Giuseppe Pan/Regione Veneto: sostenere l’economia ittica

Il Veneto rappresenta oggi un modello per riposizionare la pesca in Italia e riprogettarla per creare valore, con una particolare attenzione alla gestione sostenibile  delle  risorse  del  mare.  Le  organizzazioni  di  produttori  venete,  in  collaborazione  con  il  Mipaaf,  hanno  creato  dei  consorzi  per  una  gestione  sostenibile  degli  stock  ittici  e  l’accorciamento  della  filiera  a  vantaggio  dei  pescatori sia di pesce sia di molluschi bivalvi. Una fra tutte, O.P. Bivalvia Veneto, che associa oltre 170 imbarcazioni ed è specializzata nella pesca di vongole di mare rappresentando la prima organizzazione di pescatori certificata M.S.C., nonché biologica con il marchio Ecolabel. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Pan, assessore all’Agricoltura e Pesca della Regione Veneto.
Quale ruolo riveste l’economia ittica in una regione come il Veneto storicamente vocata alla pesca e all’acquacoltura?
Con 150 km di costa e una diversificata presenza di lagune, valli da pesca e ambienti deltizi, la pesca e l’acquacoltura in Veneto da millenni rappresenta un’attività economica e sociale in grado di esaltare la bellezza e l’unicità di ecosistemi di particolare pregio ma anche fragili dal punto di vista ambientale. Tutti i mestieri e le attività che caratterizzano il settore produttivo ittico veneto sono funzione sia dell’elevata biodiversità degli ecosistemi acquatici delle nostre aree costiere , che determina una flotta molto articolata e un variegato utilizzo di attrezzi di pesca, sia, relativamente all’acquacoltura, di capacità imprenditoriali da sempre all’avanguardia a livello nazionale e non solo -basti pensare alla vallicoltura, alla molluschicoltura e alla troticoltura. Si può quindi affermare che non vi è altra regione in Italia nel cui territorio coesistano una varietà così differenziata di mestieri e tipologie sia di pesca sia di acquacoltura come nella Regione Veneto.
Il settore primario è in sofferenza in tutt’Italia. Può darci qualche indicazione in merito alla situazione della pesca in Veneto?
Il principale ostacolo allo sviluppo del settore in Veneto risulta lo stesso che insiste a livello nazionale ovvero il forte stato di sofferenza di alcuni importanti stock ittici, ove seguendo la politica comunitaria del settore bisogna assicurare una “pesca sostenibile” che riesca a garantire cioè l’equilibrio tra la capacità di pesca e le risorse disponibili, attraverso l’adozione di sistemi di pesca (Piani di Gestione) più selettivi e meno impattanti per l’ambiente. La ricerca e la sistematica raccolta dati sul pescato risulta fondamentale al raggiungimento del suddetto obiettivo. Ciò premesso, ritengo doveroso evidenziare che nelle nostre acque costiere sono sempre maggiori le richieste e l’occupazione di importanti aree marine per finalità che nulla hanno a che fare con la pesca e l’acquacoltura: vedi opere di infrastrutturazione per finalità energetiche, portuali e turistiche che comportano ovviamente un inasprimento delle conflittualità con l’intero mondo della pesca verso queste sottrazioni per la maggior parte permanenti di aree marine. Altro problema sta nei mutamenti climatici responsabili di aggravare i fenomeni di erosione delle nostre aree deltizie e costiere, particolarmente fragili i cui impatti negativi si ripercuotono sulle retrostanti aree vallivo-lagunari attraverso il deposito di materiali e sedimenti sabbiosi  che provocano perdita di produttività.
Le politiche europee in tema di affari marittimi e della pesca dell’Unione Europea sono in sintonia con le strategie nazionali e regionali?
Le risorse finanziarie del Fondo Feamp sono finalizzate al raggiungimento di precisi obiettivi della Pcp che la Ue ha fissato come prioritari per la sostenibilità delle risorse ittiche e contro l’eccessivo sfruttamento delle stesse. A ciascun Stato/regione che intende perseguire detti obiettivi vengono assegnate importanti risorse finanziarie (ndr: per la regione del Veneto il Programma Operativo Feamp 2014-2020 mette a disposizione 45 milioni di euro). Il raggiungimento degli obiettivi comporta infatti un costo per il comparto produttivo, a cominciare dal minor pescato, con conseguente ricerca di alternative di reddito e occupazione, come prevede il Reg. (Ue) n. 508/14 relativo al Fondo Feamp. L’accorciamento della filiera ittica, la lavorazione e la trasformazione del pescato da parte delle cooperative della pesca, le azioni mirate all’innovazione dei processi attraverso la tracciabilità sono solo alcuni esempi di azioni mirate al  rafforzamento della competitività dell’intera filiera ittica. Le politiche Ue sono dunque in perfetta sintonia con le strategie nazionali e regionali di settore.



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