Amari, una tradizione che si punta a rivitalizzare

Categoria tradizionale nel mondo degli alcolici italiani, gli amari vivono una congiuntura di mercato interlocutoria. Da un lato la destrutturazione dei pasti, le campagne anti alcol condotte a livello governativo e i venti recessivi che hanno investito il nostro paese, stanno limitando il raggio d'azione di questo tipo di prodotti, schiacciati come sono in una fruizione che da sempre si è collocata nel dopo pasto e verso un target maschile e maturo. Dall'altro, proprio la tradizionalità, il radicamento del consumo e “la fedeltà” nei confronti delle marche più rappresentative sono i capisaldi da cui le aziende stanno partendo per rinnovare l'immagine del prodotto, allargando lo spettro dei consumatori potenziali e dando nuova linfa al mercato che, altrimenti, oggi risulta essere in affanno, nonostante, con i suoi 10 milioni di litri venduti l'anno, sia il secondo per dimensioni nel mondo degli alcolici dietro gli spumanti.
Tra i top spender sul mercato pubblicitario, i brand più importanti strizzano l'occhio ai consumatori più giovani, proponendo nuove formule di consumo e nuovi momenti, spesso rivitalizzando e attualizzando il bagaglio della tradizione. Se quest'operazione è più agevole e profittevole nell'horeca, canale imprescindibile per il “bere miscelato”, la valorizzazione della categoria nella gdo appare più complessa: tra concentrazione delle operazioni
promozionali nel periodo delle festività e uno scaffale tuttora piuttosto confuso, gli amari faticano a trovare una nuova e più chiara identità, che in qualche maniera segni una discontinuità con il passato, senza stravolgere la tradizionalità della categoria. Su questa sfida, si giocherà il successo di questa o quell'altra marca nel futuro a breve termine.

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/wp-content/uploads/sites/7/2014/10/153_16.pdf” target=”_blank”>Amari, una tradizione che si punta a rivitalizzare
Mercati | Gdoweek 459 | 18/11/2008 | di Davide Bernieri |

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