Fnac non vede margini di sviluppo nel mercato italiano

Retail

L'acquisizione (l'ultima in ordine di tempo) della sartoria romana Brioni da parte di PPR (Gruppo Pinault Printemps Redoute) ha confermato gli orientamenti di François-Henry Pinault, presidente del più grande polo mondiale del luxury dopo Lvmh, in materia di investimenti e scelte strategiche: puntare tutto sul lusso e ridimensionare, laddove non sia possibile dismettere, le attività retail.

Cura dimagrante
La severa cura dimagrante prevista dal nuovo piano industriale di Fnac mette fine a una lunga stagione di rumours e ipotesi sempre smentiti. Ma alla luce dei risultati negativi del 2011, Pinault prevede di tagliare 510 posti di lavoro, di cui 310 in Francia. Gli 80 milioni di economie necessari verranno ricavati anche da interventi sui costi generali dei punti di vendita, compresa la rinegoziazione degli affitti.
La preoccupazione maggiore è infatti il dimezzamento del risultato operativo, sceso a 90 milioni di euro. Il forte calo delle vendite nel 3° trimestre 2011 (-4,2%) è controbilanciato da una crescita delle vendite on-line (+20%) che rappresentano l'11% del giro d'affari.

Sbilanciamento sul grigio

Fondata nel 1954 come catena di librerie, Fnac si è nel tempo fortemente polarizzata sull'elettronica di consumo che rappresenta oggi il 59% delle vendite. Il forte calo dei consumi in questo mercato ha contribuito largamente al risultato negativo (-5,4% il fatturato dei punti di vendita nel 2011). Nonostante il segno negativo, le vendite di libri (-1%) sono andate meglio rispetto a quelle dell'assortimento consumer electronics (-3%), e dell'aggregato musica registrata/giochi (-9%) che rappresenta la terza voce dell'offerta (18%) dopo l'editoria.
Christophe Deshayes, storico amministratore delegato di Fnac Italia (in Francia Fnac ha cambiato top manager ad ogni stagione), conferma che sono allo studio diverse opzioni per la filiale italiana e che una decisione sarà presa nel corso del 2012: "Siamo in Italia da 11 anni e, con l'aiuto di gruppo Fnac, abbiamo investito molto per aprire 8 megastore, il sito e-commerce www.fnac.it, una sede e un deposito. Dopo perdite iniziali molto importanti siamo riusciti a migliorare la nostra performance economica ogni anno, anche nel biennio 2009-2010. Tuttavia, nonostante gli sforzi, Fnac continua a essere in perdita dall'inizio.
Il patto con il gruppo era quello di raggiungere il pareggio e di generare un cash flow positivo sufficiente a fornire le risorse per sviluppare il concept Fnac in Italia. L'aggravarsi del contesto economico, a partire dall'estate 2011, nei paesi della zona euro e soprattutto in Italia ha messo tutto questo in discussione. Alla luce dei risultati 2011 e delle tendenze dei mercati della tecnologia e dei prodotti editoriali per i prossimi anni, in Italia non sussistono più le condizioni per raggiungere il pareggio né per sviluppare la nostra insegna. Di conseguenza il gruppo Fnac ha deciso di studiare le varie opzioni possibili per la sua filiale italiana e prenderà una decisione nel corso dell'anno".

Fra queste opzioni, Fnac potrebbe seguire la policy applicata nelle filiali svizzere (i negozi rimangono, ma tutto il business viene gestito dalla Francia), o la più dura linea francese con ridimensionamento del personale sotto forma di blocco turnover e assunzioni.

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