Formaggi duri e semiduri, i pareri di Sigma, Tuo, Conad

Categoria di prodotti tradizionale e trasversale,
i formaggi duri e semiduri vivono
una fase di mercato interlocutoria,
con crescite nelle categorie più grandi
come dimensioni e flessioni in altre meno
allettanti per il consumatore d’oggi.
Di certo, in una categoria che ha una
penetrazione elevatissima tra i nuclei famigliari italiani,
in qualità di alimento tipico della nostra tradizione,
non si potevano aspettare grandi scossoni sotto il
profilo dei numeri, anche se alcuni segnali di risveglio
nell’aria fanno ben sperare per il futuro dei grandi
Dop nazionali.
Secondo Nielsen, le vendite in volume dei formaggi
duri e semiduri sono in flessione (poco più di 168mila
tonnellate nell’anno terminante a gennaio 2010,
contro le 170mila nello stesso periodo precedente)
a fronte di un ulteriore incremento delle famiglie
trattanti (sono più di 22,1 milioni contro i 23,3 milioni
dell’universo) e una frequenza d’acquisto che è rimasta
pressoché invariata.
A scendere leggermente, invece, è la spesa media,
che passa da quasi 77 euro a poco più di 74 euro, un
effetto, anche questo, del generalizzato aumento della
pressione promozionale che le catene distributive
hanno messo in campo per sostenere i consumi.

Intervengono:
Sigma, Andrea Facchini
Tuo - Despar, Umberto Bertaccini
Conad, Giovanni Panzeri
Nielsen, Antonio Decaro

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Allegati

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Mercato | Gdoweek | 10 maggio 2010 |

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