Dal nuovo Osservatorio Food Court emerge che le prime 5 catene per punti vendita sono Billy Tacos, I Love Poke, La Piadineria, McDonald’s, e Old Wild West

Sono oltre 150 le food court mappate dal primo Osservatorio nazionale al quale hanno collaborato come partner Assofranchising, Atri (Associazione travel retail Italia), Cncc (Consiglio nazionale dei centri commerciali), Confimprese, Federfranchising e Ubri (Unione brand della ristorazione italiana). Il 50% delle food court nel nord ovest.

L’Osservatorio nazionale food court analizza la presenza e lo sviluppo delle piazze della ristorazione non solo nei centri commerciali, ma anche nell'ambito del travel retail sia aeroportuale sia di stazione e nelle location urbane. Principali obiettivi di questa prima edizione: dare una definizione quantitativa e qualitativa al concetto di Food Court; mappare e studiare in modo organico questo format; offrire uno strumento di lavoro che favorisca l’attività di leasing dei gestori immobiliari e lo sviluppo retail delle insegne di ristorazione.

Innanzitutto vediamo la definizione di food court elaborata dall'Osservatorio: "La Food Court è un’area dedicata alla ristorazione in cui si annoverano almeno 5 unità destinate a brand nazionali, internazionali e locali, ognuno con il proprio format e la propria identità distinta, che presentano un’offerta diversificata e sinergica. L’area è organizzata con tavoli pertinenziali e/o comuni ed è gestita con una visione unitaria in termini di brand mix, servizi e attività di marketing. Il design è studiato per creare un ambiente funzionale, confortevole e riconoscibile".

Nei centri commerciali 9 food court su 10 

Oltre il 90% delle Food Court è nei centri commerciali e in destinazioni dello shopping similaria. Il totale dei punti di consumo ammonta a poco meno di 1.350 unità, per una media di quasi 9 locali per singola food court, media che sale a 10 nelle strutture di grande dimensione (>40.000 mq di Gla). Dallo studio emerge che i primi 5 player per diffusione di punti vendita sono (in ordine alfabetico): Billy Tacos, I Love Poke, La Piadineria, McDonald’s, Old Wild West. Nella categoria del travel retail, le food court si posizionano nei principali aeroporti nazionali per dimensione e numero di passeggeri, mentre quelli di dimensione media o media-piccola vedono una forte presenza di ristorazione distribuita in tutta l’aerostazione. Nelle stazioni ferroviarie, le food court hanno accelerato lo sviluppo negli anni precedenti e contestuali alla pandemia. Gli asset protagonisti di questo sviluppo vantano un footfall che spazia da 30 a 210 milioni di viaggiatori l’anno.

Il campione qualitativo relativo ai brand di ristorazione (30 insegne, tra locali, nazionali e internazionali) ha dichiarato di aver aperto, in media, il primo punto di consumo all’interno di una food court nel 2012 e di avere ad oggi 21 ristoranti, il 18% dei quali gestito in franchising. Le nuove aperture all’interno di food court portate a termine nel 2023 vedono una media di circa 3 punti vendita per singola insegna, che salgono a 4 nelle previsioni per il 2024. Elemento centrale nello studio, il dato sul price point medio: per il 33,3% del campione è sotto i 10 euro, per il 60% tra 10 e 20 euro, per il 6,6% sopra i 20 euro.

Sentiment di landlord e tenant

Per circa il 96% del cluster qualitativo dei centri commerciali (campione rappresentativo di quasi il 20% del totale centri commerciali censiti), la presenza della food court è considerata strategica per motivazioni che includono il fatturato, il footfall, la capacità di attrazione e il tempo di permanenza. Questo dato va di pari passo con la percezione dell’andamento complessivo della food court, che nell’84% dei casi vede una valutazione positiva. Analogamente, la quasi totalità degli operatori del travel retail (86%), sia aeroportuali che di stazione, considera strategica la presenza della food court all’interno dei rispettivi asset e nel 78% dei casi attribuisce a questa tipologia di spazio un trend di performance positivo. Oltre l'86% del campione dei retailer intervistati considera strategica la presenza all'interno delle food court e il 60% giudica positivo il trend delle proprie performance in questi contesti. Tra le principali motivazioni, l’importanza dei flussi che genera la food court e la sua capacità attrattiva.

La mappatura è stata realizzata attraverso un’indagine online condotta sui portali internet di tutti i centri commerciali italiani in gestione e/o di proprietà di società associate al Cncc, integrata da un’indagine online sui portafogli immobiliari di società non associate e ancora grazie al coinvolgimento diretto di numerose aziende attive sia nel comparto dei centri commerciali sia in quello del travel retail. Nel complesso sono stati vagliati circa 500 asset distribuiti sull'intero territorio nazionale. Le analisi qualitative, invece, sono il risultato del coinvolgimento diretto delle community di riferimento attraverso questionari specifici per il rispettivo cluster (landlord centri commerciali, landlord travel retail, retailer).

Il Report sui centri commerciali presentato oggi "è un’iniziativa molto importante per tutti gli operatori della ristorazione, così come ritengo lo sia per le proprietà dei centri commerciali -commenta Vincenzo Ferrieri, ceo Gioia Group e Presidente Ubri- un lavoro che ci aiuterà a scegliere con attenzione e a migliorare le strategie di sviluppo in questo ambito. Altro segnale positivo emerso dal lavoro dell’Osservatorio è lo spirito collaborativo di tutte le associazioni coinvolte, sempre più questa vocazione a fare sistema sta diventando un valore distintivo per il food retail. Infine e non meno preziosa è la capacità di saper interpretare dati e statistiche, da cui siamo quotidianamente sommersi ma che sono efficaci solo se analizzati e sintetizzati, così da diventare la base di reali confronti tra parti".

"i centri commerciali sono protagonisti di una vera e propria rivoluzione copernicana -aggiunge Maria Luisa Castiglioni, ceo di Durini Milano, tra i fondatori Ubri- è un’opportunità ineludibile aprire un dialogo, orizzontale, aperto e diretto tra i landlord e i loro tenant, per fissare le premesse di un futuro prospero e sostenibile per tutti”.

"Nel corso degli ultimi 10-15 anni la ristorazione ha subito un importante processo di evoluzione, passando dal concetto di food quale elemento necessario del viaggio a fattore che porta valore aggiunto al viaggio stesso -commenta Stefano Gardini, presidente Atri Associazione travel retail Italia-. La grande discriminante rimane sempre e comunque la configurazione degli spazi a disposizione. Se da un lato la food court ottimizza gli spazi a disposizione e consente all’utenza una chiara visione dell’offerta e all’operatore una facilità operativa e gestionale, dall’altro richiede elevati spazi, spesso incompatibili con quelli presenti in molti scali. Laddove vengono realizzati importanti interventi infrastrutturali che allarghino gli spazi aeroportuali non è raro vedere posizionate food court in punti strategici, soprattutto dove elevati sono gli afflussi di persone in air side, cosa che di contro rischia di essere difficile. Anche in questo caso non è raro vedere nello stesso aeroporto anche ristorazione diffusa localizzata nei passaggi di flussi strategici per cogliere appieno tutte le potenzialità espresse dalla ristorazione. Le food court per funzionare bene necessitano di ampi spazi, grande visibilità e di essere localizzate in punti nevralgici. Nel caso aeroportuale, questi elementi si riscontrano quando le food court vengono localizzate in air side in posizioni ben visibili dai percorsi che i passeggeri si trovano a compiere. L’assenza di questi elementi ha spesso spinto i gestori degli scali di media dimensione, nell’ambito dei processi di riconfigurazione delle aree commerciali/operative finalizzate all’adeguamento infrastrutturale, a localizzare gli spazi F&B all’interno dei flussi commerciali retail. Questo peraltro riflette una innegabile esigenza: quella di massimizzare la footfall di tali spazi per ottimizzare i ricavi”. 

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