Corrado Cagnola, ad di Kfc Italia, ci spiega il punto di vista di una delle più grandi catene della ristorazione sul problema dell'occupazione

I ristoranti Kfc-Kentucky Fried Chicken sono oggi in 14 regioni italiane. Una delle aperture più recenti è quella nel centro commerciale Shopville Gran Reno a Casalecchio di reno. Dal 2014, anno in cui il marchio del Colonnello Harland Sanders ha debuttato nel nostro paese, sono oltre 1.400 i posti di lavoro creati da Kfc in Italia: il 52% sono donne. È vero che in mezzo, nel 2020, c'è stata la pandemia, con tutti gli strascichi che ben conosciamo. Ma sono più di 10 milioni sono i clienti serviti nel 2021, per un giro annuo d’affari complessivo di circa 65 milioni di euro.

Il sistema Kfc continua a creare occupazione sul territorio e in particolare tra i giovani. Ad oggi, le 256 posizioni a tempo pieno o part-time sono così distribuite: 175 Team Member, 69 Team MemberCook, 6 Team Leader, 5 Assistant Restaurant General Manager e un Restaurant General Manager. Di queste posizioni, 110 si trovano al Nord, 39 al Centro e 107 al Sud, con alcune delle aperture recenti o imminenti a fare da traino per quantità di posti di lavoro offerti. Le opportunità di lavoro nei ristoranti Kfc sono in continua evoluzione, con i dettagli sempre aggiornati sulle assunzioni insieme alle specifiche che riguardano i requisiti richiesti per ogni posizione.

Corrado Cagnola, ad di KFC Italia

Abbiamo posto a Corrado Cagnola, Ad di Kfc Italia, alcune domande sul tema occupazione nella ristorazione, un problema che si è complicato soprattutto negli ultimi mesi e che riguarda fra l'altro anche le attività turistiche.

Cosa ne pensa dell'attuale scarsità di manodopera nella ristorazione lamentata dalle associazioni di riferimento?
Cagnola. Il sistema Kfc è strutturato in franchising, e sono quindi di franchisee che assumono direttamente le persone. I nostri franchisee riscontrano difficoltà nel trovare lavoratori da circa un anno. La situazione, però, varia molto anche a seconda delle aree geografiche: ci vengono segnalate maggiori difficoltà a trovare personale nel Nord rispetto al Sud, nelle grandi città e nelle aree con forte turismo stagionale rispetto ai piccoli centri urbani. I nostri franchisee lamentano difficoltà sia in prima istanza nel ricevere candidature e cv, sia successivamente ai colloqui, per concretizzare l’assunzione. Chi si candida spesso non accetta i turni di lavoro che includono i week end oppure li accettano ma lasciano il lavoro dopo 6-7 giorni spesso proprio per via dei turni. Inoltre, in virtù di tale situazione, i migliori talenti vengono corteggiati non solo dalla concorrenza ma anche da altri player del settore della ristorazione, hanno quindi molte opportunità e non sempre si riesce a trattenerli.

Quanto è d’accordo da 1 a 5 (1 non d’accordo, 5 completamente concorde), con le seguenti quattro affermazioni:
A. Il reddito di cittadinanza ha disincentivato la ricerca di lavori nella ristorazione. Voto 5. Condivido l’opinione più volte ribadita anche da diversi esponenti della Fipe e di Confimprese che il reddito di cittadinanza così come è studiato disincentiva la ricerca di lavoro.

B. Le retribuzioni nel settore ristorazione commerciale (fast/casual food) sono -in media- basse o non sufficienti secondo i candidati e chi cerca lavoro
Voto 3. Il salario minimo Fipe è troppo vicino al reddito di cittadinanza. Fonte Fipe, il Contratto collettivo nazionale di lavoro per la ristorazione prevede una retribuzione minima mensile per un cameriere professionista di 1.500 euro lordi (ossia circa 1.250 euro netti), con 14 mensilità e 40 ore di lavoro settimanali. Più nel dettaglio, un apprendista cameriere guadagna mensilmente 700 euro e un cameriere professionista prende in media, al mese, 1.250 euro Ma nella stagione estiva la media può arrivare anche a 1.450 euro. Inoltre c’è un problema legato al cuneo fiscale e contributivo e al gap troppo ampio fra retribuzione netta e costo azienda.

C. C’è scarsità di lavoratori qualificati. Il futuro è formarli nell’azienda (scuole e/ accademie interne)
Voto 5. I franchisee di Kfc non ricercano necessariamente lavoratori qualificati poiché abbiamo un sistema di formazione interno molto efficace a cui partecipano tutti i nuovi Team Member. Inoltre non ci sono scuole specifiche per il nostro settore: dopo 4 anni di alberghiero noi dobbiamo ripartire quasi da capo. Impossibile trovare un manager o un direttore di ristorante formati da una scuola. Anche per questo la formazione da noi è prioritaria e i percorsi formativi sono mirati per le diverse figure professionali. Dal franchisee, agli store manager, al cuoco, agli addetti alla sala e alla cassa: tutti seguono un percorso di formazione specifico. La durata del training varia dalle 2 settimane per il personale di cassa o sala, alle 6-8 settimane per chi lavora in produzione, fino ad arrivare ai 3-6 mesi per i responsabili di turno e il direttore del ristorante.

D. C’è molto turnover?
Voto 3. Storicamente il turnover nel sistema Kfc Italia è molto basso. Tuttavia al momento non possiamo calcolare un vero e proprio tasso di turnover perché il dato sarebbe viziato dalla situazione specifica. Infatti i nostri franchisee stanno avendo difficoltà a trovare nuovo personale per sostituire chi se ne va e questo innesca un meccanismo a catena perché aggiunge lavoro al personale rimasto nel ristorante che quindi è più propenso a cercare un nuovo lavoro.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome