Bordoni: le famiglie risparmiano anche sui consumi essenziali

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È la famigerata curva di Laffer: se aumenta la pressione fiscale oltre la sostenibilità dei contribuenti lo Stato finisce per incassare meno. È successo con le accise sui carburanti e i sta verificando anche con l'Iva, che nel 2013 sta portando incassi inferiori per 3,4 miliardi di euro rispetto al 2012. Nel largo consumo l'effetto dei soli aumenti Iva sta significando un miliardo di mancati acquisti. Lo dice Centromarca sulla base delle analisi svolte da Ref Ricerche e IRI diffuse oggi nel corso di un incontro cui hanno preso parte i vertici delle associazioni consumeriste ed esponenti del mondo politico.


Le evidenze

Le famiglie italiane quindi non sono più in grado di sostenere incrementi della pressione fiscale e stanno riducendo anche le risorse destinate ai consumi essenziali. Né le previsioni a breve appaiono confortanti:
“La normalizzazione del ciclo economico, prevista per il 2014, non sembra sufficiente a stimolare la ripresa degli acquisti di prodotti confezionati di largo consumo”, rileva il presidente di Centromarca, Luigi Bordoni (nella foto) che aggiunge: “servono scelte decise: al Governo chiediamo interventi urgenti a sostegno del potere d'acquisto delle famiglie, che sia cancellata qualsiasi ipotesi di aumento della tassazione sui consumi e che sia valutato in tutta la sua importanza l'enorme sforzo compiuto dall'industria e dalla distribuzione moderna per garantire alle famiglie un'offerta conveniente. Nel 2013 le famiglie italiane hanno potuto così risparmiare mediamente 228 euro sull'acquisto dei beni di base, pari a circa il 9% dell'investimento annuale in consumi essenziali”.

Scenari
In assenza di provvedimenti le vendite sono destinate a essere contraddistinte dal segno meno. “Anche l'ultimo semestre ha registrato un calo, seppur più contenuto rispetto alla prima parte del 2013, ma l'anno, purtroppo, chiuderà con un calo complessivo delle vendite a volume del -1,5%, con le regioni del Sud e del Centro più penalizzate rispetto a quelle del Nord. I consumi sono tornati sui livelli del 2010. Nel 2014 potrebbe iniziare una lenta inversione di tendenza, ma un aumento delle imposte finirebbe per gelare sul nascere qualsiasi ipotesi di ripresa, senza peraltro determinare un incremento del gettito fiscale per le casse dello Stato”, rileva Angelo Massaro, general manager di IRI per l'Italia e la Grecia.

Fiscal compact da ridiscutere
Infine Fedele De Novellis, economista di Ref Ricerche, sottolinea: “La crescita del 2014 resterà dell'ordine di pochi decimi di punto, inferiore alle stime del Governo. Per far ripartire il Paese servono annunci credibili, che portino le famiglie a escludere nuovi aumenti della pressione fiscale. L'Italia deve ricontrattare gli obiettivi del Fiscal Compact, in quanto portarsi su un sentiero di abbattimento del rapporto debito/Pil dell'ordine di oltre tre punti all'anno nei prossimi anni è irrealistico e controproducente”.

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