Coop Alleanza 3.0 
focalizzati
 sui risultati

Aggiornamento al 25 maggio 2020 (fondo pagina)

“Sono un inguaribile ottimista e spero che questa difficile situazione cambierà in meglio l’approccio al mercato, il nostro e non solo -spiega Adriano Turrini, presidente di Coop Alleanza 3.0-. Siamo una cooperativa e, come tale, sentiamo molto forte la responsabilità di fare la nostra parte per i nostri soci, per le persone che lavorano per noi e per i fornitori, per mantenere coesione sociale, consapevoli che il coronavirus sta ridisegnando le nostre priorità e il nostro modo di lavorare, offrendoci anche opportunità di cambiamento impensabili”.

A cosa si riferisce?

Ad esempio, al forte aumento dell’eCommerce, nel quale siamo passati da 1.500 ordini al giorno a oltre 15.000, con esigenze di organizzazione tecnologiche e di personale, che hanno portato nuove assunzioni. Anche perché sono convinto che un certo numero di consumatori, difficili oggi da quantificare, continueranno a usare la spesa online. E noi dobbiamo tenerne conto. Un altro grande cambiamento riguarda lo smart working: abbiamo abbattuto una barriera e migliorato la produttività. Un risultato non scontato.

Presidente, facciamo il punto sulla vostra delicata situazione finanziaria (un dettaglio sui numeri a fondo intervista ndr) ...

Confermo che stiamo mantenendo gli impegni che ci siamo assunti nel febbraio dello scorso anno all’interno di un piano strategico di rilancio della durata di quattro anni. Numeri, va precisato, che si riferiscono al mercato pre Covid-19, che vanno anche oltre le nostre aspettative. Già da aprile 2019 siamo riusciti a invertire l’andamento delle vendite, tornate nettamente in positivo, con un trend proseguito nel corso dell’anno, nonostante il 50% della nostra rete siano formato da ipermercati, formula, come si sa, in difficoltà da tempo. Un risultato che deriva dalle attività messe in campo a livello sia commerciale sia finanziario, come lo smobilizzo di alcuni beni non caratteristici. In aggiunta la previsione relativa a un’uscita importante di prestito sociale non si è verificata, confermando un legame stretto e di fiducia con i soci.

A proposito di ipermercati, Extracoop avrebbe dovuto rappresentarne il rilancio …

Non ho difficoltà ad ammettere che Extracoop non è stata un’esperienza positiva. Era un test importante, nel quale abbiamo tentato di ricostruire un percorso diverso che avevamo chiamato Il piacere di fare la spesa, che, nei nostri piani, avrebbe dovuto soddisfare il bisogno di facilità richiesto dai clienti. Così non è stato e abbiamo rimesso mano a struttura e i servizi, con interventi che, mantenendo il criterio della piacevolezza e della semplificazione, incontrassero i bisogni dei clienti.

Dove siete intervenuti?

Abbiamo ampliato alcuni reparti come l’ortofrutta, che necessitava di maggiore ampiezza, a scapito di altri, come il corner dei territori, difficile da frequentare come spazio autonomo, nonostante l’apprezzamento per i prodotti. Inoltre, abbiamo rivisto il piano promozionale e allargato l’area loro dedicata. Soluzioni che stanno riportando le vendite di Extracoop a crescere.

Come immagina gli ipermercati del dopo Covid?

Come abbiamo già sperimentato, penso che il futuro vada verso un’ulteriore riduzione degli spazi con un ripensamento anche sugli assortimenti che privilegerà il food, mentre il non alimentare sarà ancora ridotto per svilupparsi online. Stiamo perdendo negli ipermercati, ma meno del mercato, così come le performance di super e prossimità sono molto positive e superiori alla media.

Come Coop siete pronti a questo cambiamento?

Il mondo Coop ha vissuto una fase piuttosto lunga, purtroppo, di appannamento alla quale abbiamo lavorato per più di un anno arrivando alla campagna “La spesa che può cambiare il mondo”, per esprimere in maniera ancora più chiara e convincente i contenuti valoriali parte del nostro dna e che danno valore aggiunto a tutte le nostre proposte. Un approccio che oggi vale ancora di più e richiede capacità di rispondere non solo alla crisi di emergenza sanitaria ma economica in arrivo.

Cambieranno i rapporti con i fornitori?

Diventeranno ancora più stretti quelli di filiera, soprattutto sui freschi. Dobbiamo metterci tutti intorno a un tavolo per ricostruire la filiera agroalimentare italiana, in termini di tracciabilità e qualità, visto che, in alcune categorie, come latte, carne e grano, legate al Made in Italy non siamo autosufficienti: dobbiamo imparare a remunerare in modo corretto per produrre quantitativi più vicini ai nostri fabbisogni e di qualità adeguata. È in questi ambiti che dobbiamo lavorare anche per distinguere il mondo Coop.

I NUMERI
Nel corso del 2019 l’ebitda adjusted (capacità di generare cassa prima di operazioni straordinarie) è tornato positivo per 33 milioni, con un recupero di 80 milioni sul 2018. Efficientamenti e incremento della produttività hanno consentito, tra l’altro, una riduzione di costi per 77 milioni di euro. Le perdite d’esercizio sono sostanzialmente dimezzate rispetto all’anno precedente. Il bilancio 2019 si chiude, infatti, con una perdita di 163,9 milioni che, tra l’altro, include svalutazioni e accantonamenti prudenziali per circa 80 mln, contro i 29 previsti. I ricavi del Gruppo in aggregato (compresi Robintur, librerie.coop e AlleanzaLuce&Gas) ammontano a 5,2 miliardi + 3% sul 2018. I risultati registrati nel 2019 e l’andamento dei primi mesi del 2020 consentono alla cooperativa di anticipare di un anno le previsioni di ritorno all’utile, atteso per la fine del 2021.

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