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Primark programma lo sviluppo in Italia e nel mondo

Primark
L'insegna si espande sul territorio italiano aprendo il suo terzo store all’interno del centro commerciale I Gigli, a Campi Bisenzio, sviluppato su una superficie di 4.900 metri quadrati

All’interno del centro commerciale I Gigli, a Campi Bisenzio, Primark apre un nuovo store di 4.900 metri quadrati con un’offerta che propone le collezioni donna, uomo, bambino, inclusi calzature, accessori, biancheria intima, casa e beauty. Lo store segue lo stile contemporaneo e moderno di Primark e ha 64 camerini e 56 casse, accesso al WiFi e tre zone relax, per ricaricarsi durante lo shopping.

Damien Defforey, direttore generale Primark Italia, commenta: “Siamo molto felici di aprire qui, a Campi Bisenzio, il nostro terzo negozio in Italia. Non vediamo l’ora di offrire ai nostri clienti “amazing fashion at amazing prices”, per tutta la famiglia.”

Lo sviluppo dell’insegna. Primark, che conta oggi più di 330 monomarca in 11 paesi, ha fatto il suo ingresso in Italia ad Arese (Mi) nell’aprile del 2016 mentre ha aperto il suo secondo store a Brescia, nel dicembre 2016. Il piano di sviluppo nel mondo prevede quattro aperture a giugno, in Europa e negli Stati Uniti: a Hilversum (Olanda), Tarragona (Spagna), South Shore (Massachusetts, Stati Uniti) e Llandudno (Regno Unito).

 

Una specializzazione nelle birre di alta qualità

ProgettoBirra propone una gamma di birre di eccellenza. L’azienda non si occupa solo della distribuzione dei prodotti ma anche della valorizzazione dei brand con attività di marketing e di comunicazione e con azioni in store. Intervista a Sandro Vecchiato, general manager

ProgettoBirra si conferma società di riferimento nella distribuzione di birre speciali nel segmento off trade. Oggi ha un portfolio altamente specializzato in birre di qualità, con sede a Imola, è in grado di distribuire sia in diretta che attraverso centrali di acquisto. “La società propone un portfolio composto unicamente da birre di eccellenza -afferma Sandro Vecchiato, general manager di ProgettoBirra-. Una altissima specializzazione, che ha permesso all’azienda di avere un forte sviluppo in questi ultimi anni. ProgettoBirra inoltre non si occupa solo di distribuzione, ma di gestione dei brand a 360° grazie ad attività di marketing sia in termini di comunicazione trade, con presenza sui migliori magazine trade italiani, sia con attività di comunicazione verso i consumatori finali, con pianificazioni in Tv, affissioni, sia in store”. Far crescere la cultura birraria in Italia, per questo motivo organizza corsi di degustazione, cultura per l’intera filiera di distribuzione: dai buyer fino ai direttori dei punti vendita.

Quali le principali criticità e quali le prospettive?
Il mercato delle birre speciali è in forte e continua evoluzione. Lo scenario è in continua mutazione, e comporta una forte capacità di rispondere a quelle che sono le esigenze di mercato. I grandi gruppi distributivi dimostrano sempre più interesse nel segmento delle birre speciali, e il fenomeno dei microbirrifici porta sugli scaffali una grande molteplicità di nuove etichette. Tutto questo conduce a una frammentazione e ad una confusione da parte del consumatore finale. È proprio verso il consumatore finale che ci rivolgiamo, è lì che vediamo il futuro: oggi sceglie, si informa, vuole capire cosa sta acquistando e cosa berrà. E proprio in questa scelta può trovare nei prodotti di ProgettoBirra ciò che cerca.

In quali aree state investendo e qual è il vostro grado di innovazione?
Qualità del servizio, cura del brand e distribuzione: da sempre questi sono i milestone di ProgettoBirra, su cui ha costruito la propria storia, e su questi vogliamo continuare ad investire.

Qual è la situazione nei diversi canali distributivi?
ProgettoBirra è parte del gruppo di Interbrau, azienda che importa e distribuisce sia in on che in off trade. Come sul mercato offtrade, anche sull on i consumatori sono sempre piu alla ricerca di qualità e innovazione. Bevono meno, ma vogliono bere meglio.

Come sono i vostri rapporti con la gdo?
Il canale moderno è un segmento di mercato di grande interesse. Nella costruzione della strategia di sviluppo di un brand diventa oggi imprescindibile la valutazione se inserirlo o no, e come, nel canale moderno.

Siete presenti in tutte le insegne di questo canale? Con quali prodotti?
Siamo presenti su tutto il territorio nazionale, copriamo tutte le insegne più importanti. Il nostro portfolio prodotti spazia dalle eccellenze birrarie Belghe a quelle tedesche, dalle scozzesi alle americane, fino all’Italia con Birra Antoniana. A seconda delle Insegne e del progetto distributivo, costruiamo la gamma per ogni insegna. Grazie al suo sistema distributivo, ProgettoBirra può inviare i prodotti sia alle centrali di acquisto, che in diretta.

Quanto pesa per voi questo canale? Un peso destinato a crescere?
È sempre più in crescita. Questo grazie ad una costante rafforzamento della cultura birraria in Italia, che porta il consumatore finale ad avere una maggiore attenzione verso le specialità.

Come cambia (o è cambiato) il vostro marketing e la vostra comunicazione?
Negli ultimi anni la strategia di comunicazione è notevolmente cambiata. Oggi non si parla più di “comunicare”, ma di “coinvolgere” sia la filiera distributiva, sia i consumatori finali, nel progetto. Ogni piano media preparato deve essere capace non solo di comunicare un brand, ma di raccontare una storia, appassionare. E deve essere capace di “ascoltare”, non solo mandare un messaggio. Questo il motivo per cui sempre più importante è l’utilizzo di diversi media per raggiungere un sempre più ampio target, raccontare la storia, le peculiarità, i valori di ogni brand. E creare community di appassionati capaci di veicolare i valori e le peculiarità di ogni brand.

Moderna con Eté parla gourmet

Nuova tappa de #ilviaggio, tra le eccellenze del retail italiano: siamo a Salerno, da Moderna, con l'insegna Eté e il suo format di fascia alta a base di qualità, servizio e convenienza (da Gdoweek n.9)

Conciliare tradizione e innovazione, cortesia e  competenza,  qualità  e  convenienza,  nuovi  sapori  e  vecchie  ricette:  in  questa  capacità di leggere il mercato e di intervenire velocemente sui punti di vendita consiste la forza di Moderna, la società fondata da Nicola Mastromartino con il padre, della quale parla sorridendo,  vincendo parte della sua abituale timidezza. “Siamo un’azienda relativamente giovane che sta lavorando con impegno per farsi conoscere e dimostrare la propria identità e voglia di crescere in una zona complessa, per tanti motivi, come il Sud. Con semplicità e determinazione, vogliamo offrire soluzioni di vendita più innovative e ricercate, in linea con i nuovi trend di mercato che anche qui si stanno affermando, senza dimenticare la tradizione e la conoscenza del territorio, leve importanti per intercettare e fidelizzare fasce sempre più ampie di clientela”.
Attualmente Moderna opera in un territorio che abbraccia la Campania con le sue principali città: Salerno, la terra d’origine dove si trova la sede centrale, che convive con il Cedi, Avellino, Benevento, Caserta e la vicina Napoli, cui si aggiunge la Calabria. La rete comprende un totale di 140 punti di vendita, suddivisi tra le insegne Eté, la firma di riferimento di Moderna, e Dimeglio (54 pdv con una metratura tra i 250 e i 500 mq), mentre Eté (riferimento al termine francese estate) è segmentata in tre formati: maxistore (1.500-3.000 mq),  super  (700-1.500  mq)  e  market (250-750 mq). “I punti di forza di questa insegna sono rappresentati da elementi tradizionali, come la convenienza,  la  cortesia  del  personale,  la  qualità,  il  rapporto con le persone, mixati con una maggiore attenzione sia al localismo, che prevede la presenza di prodotti esclusivi sia alle nuove tendenze, come nel bio. L’attenzione maniacale che poniamo a tutti questi aspetti ci premia nei confronti di consumatori sempre più attenti quando devono decidere di scegliere un punto di vendita”, spiega Mastromartino.

L'intero articolo su Gdoweek n. 9

Assolatte: picco della domanda mondiale di burro

Da qualche mese le quotazioni all’ingrosso del burro hanno conosciuto un’improvvisa impennata: da inizio anno la crescita è stata dell’80% e il prezzo medio ha superato i 5 euro al kg. “Per le nostre aziende è un problema di grande importanza – afferma Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte. Quando ci si trova con aumenti così importanti è impossibile rimanere fermi. Non un grande problema per i consumatori, perché la spesa annuale per questo alimento è davvero irrisoria”.
Gli italiani, infatti, consumano davvero poco burro: il consumo pro-capite non supera i 2 kg/anno. Il condimento più utilizzato dagli italiani resta, infatti, l’olio d’oliva.

Ma vediamo le ragioni di questa impennata, che sono molteplici.

Carenza di latte a livello europeo: per contrastare la crisi di mercato dello scorso anno, l’Unione europea ha deciso di finanziare gli allevatori europei perché riducessero le produzioni. Molte aziende agricole - soprattutto nel nord Europa – si sono così adeguate per ottenere il premio comunitario (14 centesimi per ogni Kg di latte non prodotto). La produzione sta ora ripartendo ma ci vorranno mesi per recuperare il tempo perduto. In Italia, in realtà, la disponibilità di latte cresce, ma le tensioni sui mercati mondiali arrivano anche a casa nostra, a causa dell’insufficiente produzione nazionale.

Carenza di burro: il latte è un prodotto che si conserva poco, pertanto deve essere immediatamente trasformato. Le destinazioni classiche sono il formaggio – come in Italia – oppure il latte scremato in polvere e il burro. Da alcuni anni si rileva un aumento della domanda mondiale di formaggio, e il latte viene quindi dirottato verso la sua produzione, a discapito di quella di burro e latte in polvere. In pochi mesi gli stock comunitari si sono così azzerati e ci troviamo oggi ad affrontare il problema non solo del prezzo ma anche della carenza di materie prime.

Aumento della domanda: l’auspicio è che dipenda dalla fine della demonizzazione del burro e dalla rivalutazione di questo prezioso alimento. In ogni modo, dopo alcuni mesi di stasi, la domanda mondiale di burro è in forte aumento. E con la domanda in aumento e l’offerta in calo, i prezzi non possono che crescere.

Tetra Pak e Conad promuovono il riciclo

Tetra Pak riciclare conviene
Riciclare Conviene è la campagna ambientale itinerante, promossa da Tetra Pak e Conad, che dopo la tappa di Piacenza si sposterà in altre città

Riciclare Conviene è la campagna ambientale itinerante, promossa da Tetra Pak e Conad. Nella città di Piacenza, dove il progetto si è appena concluso, sono stati raccolti 3.000 cartoni Tetra Pak nella postazione del Conad di via Modenesi. In cambio sono stati erogati 1.062 eco-scontrini convertiti in buoni sconto da 5 euro sulla spesa. Dopo aver coinvolto la città piacentina la campagna farà tappa in altre città italiane.

Gli organizzatori commentano: “Come già ricordato all’arrivo in città, questa iniziativa non ha sostituito il servizio cittadino gestito da Iren per la raccolta differenziata dei contenitori Tetra Pak insieme alla carta. Ora dunque l’impegno deve proseguire, per questi come per tutti gli altri materiali che possono essere recuperati e avviati a riciclo”.

 

 

 

 

Video: Lowe’s e la nuova app per muoversi nello store

Una app innovativa che permette di muoversi all'interno degli store e, attraverso un progetto sulla realtà aumentata di Google, di verificare la correttezza tra le dimensioni degli oggetti che si vogliono acquistare e lo spazio disponibili a casa

Un'esperienza in 3d che permette ai consumatori non solo di muoversi all'interno dello store in maniera più agile, trovando più facilmente i prodotti che si stanno cercando e si vogliono acquistare, ma dà anche la possibilità di prendere le misure delle camere di casa propria in modo da avere a disposizione tutti i dati necessari per realizzare arredamenti e lavori domestici: queste le opzioni offerte da Lowe's Vision, l'innovativa app che il dipartimento Innovation Labs dell'insegna di bricolage ha messo a punto con Google grazie al progetto Tango (focalizzato sulla possibilità di integrare realtà aumentata e smartphone).

 

Con questa app, che può essere utilizzata all'interno degli store, ma anche fuori, si aprono nuove sfide e opportunità per rendere lo shopping un'esperienza unica e anche più facile, essendo tutto concentrato all'interno degli smartphone

Boggi Milano si indirizza sull’omnichannel

Boggi Milano
Boggi Milano entra in una nuova dimensione coniugando online e offline. L’insegna propone infatti nuovi servizi ai propri clienti e nuove tecnologie per una migliore shopping experience

Per garantire una migliore shopping experience, Boggi Milano entra in una nuova dimensione coniugando online e offline. L’insegna propone infatti nuovi servizi  ai propri clienti. Il primo è il Click&Collect che consente di acquistare online i prodotti e decidere in quale dei negozi monomarca Boggi Milano ritirare la merce. Se i capi sono già disponibili nello store prescelto sarà possibile ritirarli in giornata, altrimenti la consegna è prevista entro un massimo di 5 giorni. Il secondo servizio è il Reserve in Store che consente al cliente di prenotare online un capo e provarlo in negozio, assistito da un personal shopper. Con questa funzionalità il consumatore si reca su appuntamento nello store Boggi Milano prescelto e sarà certo di trovare la taglia e il colore di quanto intende acquistare. Il terzo servizio è Order in Store grazie al quale si può effettuare un ordine online da un negozio fisico Boggi Milano tramite i tablet in possesso dei digital assistant garantendo così al cliente la disponibilità di quanto desidera. Effettuato il pagamento instore, il cliente può decidere dove farsi recapitare la merce: nel negozio in cui ha acquistato o in un altro store, a casa o, se in viaggio, in un’altra città.

 

Boggi Milano per integrare al meglio la tecnologia al servizio del consumatore ha ideato a adottato anche un nuovo sistema tecnologico, green oriented, chiamato FTF che ha consentito l’eliminazione della classica fidelity card trasformandola in formato digitale. Il sistema consiste in una trasmissione di dati via bluetooth tra lo smartphone e il meccanismo FTF presente nei negozi, nel rispetto della privacy. Il cliente può associare il proprio profilo allo smartphone senza dover scaricare alcuna App. Dopo questa prima operazione il consumatore diventa riconoscibile in tutti i negozi Boggi Milano off e online così da poter beneficiare di tutti i vantaggi ovunque si trovi.

Video: i nuovi obiettivi di Walmart

Doug McMillon, presidente e Ceo di Walmart, spiega quali sono i prossimi obiettivi che il gruppo distributivi si sta ponendo per mantenere il proprio ruolo di leader anche nei prossimi anni, in tutti i canali

Rendere alle famiglie la vita più facile, anche con nuovi strumenti tecnologici er fare la spesa come Sva&Go e il Pick Up, cambiare modalità di lavoro, seguire una maggiore disciplina, essere ancora più efficienti per caratterizzati come il retailer che gode della maggiore fiducia dei consumatori: sono questi i nuovi obiettivi che si è posto Walmart, secondo le parole del presidente e Ceo Doug McMillon

La Coop di Cervia si rinnova

Coop Cervia
Si presenta completamente rinnovato il punto di vendita Coop di Cervia (Ra), ristrutturato grazie a un investimento pari a un milione di euro

Si presenta completamente rinnovato il punto di vendita Coop di Cervia (Ra), di viale Roma 5, ristrutturato grazie a un investimento di Coop Alleanza 3.0 pari a un milione di euro. Il restyling ha modificato la struttura che si propone oggi con reparti rinnovati come i banchi assistiti della gastronomia, nel quale è stato attivato il servizio pronto cuoci, della pescheria, del pane e della pasticceria. Per una maggiore comodità di spesa il reparto pescheria è dotato anche di confezioni take-away. È stato dato ampio spazio ai reparti freschi e freschissimi, come nel caso della piazza dell’ortofrutta, che valorizza i prodotti di stagione legati al territorio. Presente pure la cantinetta dei vini che dà particolare risalto alle produzioni enologiche locali e alle birre artigianali. Spazio anche alle eccellenze del territorio con i prodotti evidenziati con la comunicazione di Territori.coop; la Coop di viale Roma inoltre offre tutto l’assortimento dei prodotti a marchio Coop, compresi quelli della linea d’eccellenza Fior Fiore e quella biologica Vivi Verde. Tra le novità anche l’ampliamento dell’assortimento di prodotti parafarmaceutici dedicati alla salute e al benessere.  All’interno del supermercato trova spazio la biblioteca libera e gratuita di Seminar libri. Il negozio, che occupa una superficie di 750 metri quadrati, sposa il progetto Brutti ma buoni, l’attività di recupero e donazione in solidarietà dei prodotti invenduti con la onlus Un Posto a tavola.

 

 

 

 

Il Gruppo Md investe in Sardegna

Esterno - MD
Nuovo punto di vendita per l’insegna Md Discount che inaugura uno store a Samugheo (Or), esteso su 600 mq, ubicato in via Kennedy 143

Nuovo punto di vendita per l’insegna Md Discount che inaugura uno store a Samugheo (Or), esteso su 600 mq, ubicato in via Kennedy 143. Con la nuova struttura l’azienda porta a 83 le superfici attive sull’Isola.

 

L’MD di Samugheo dispone di tre casse e cinque corsie simmetriche di vendita. All’ingresso il reparto ortofrutta a libero servizio offre frutta e verdura di stagione, anche da agricoltura biologica. I reparti assistiti di gastronomia e macelleria, insieme al corner del pane in doratura a libero servizio, completano l’offerta insieme agli oltre 2000 prodotti a marchio privato presenti in assortimento. Per finire, l’area dedicata al no food propone elettrodomestici, casalinghi e articoli high tech a costi concorrenziali rispetto agli specialisti del settore.

“Il negozio sorge appena fuori dal centro storico del paese, sulla Strada Provinciale 143 che

Patrizio Podini, presidente Gruppo MD
Patrizio Podini, presidente Gruppo MD

congiunge l’abitato ai comuni vicini della Barbagia.  Una collocazione che permette così di servire agevolmente non solo gli oltre 3000 abitanti di Samugheo – afferma il presidente di MD S.p.A Cavalier Patrizio Podini -, ma anche un vasto territorio, dove la grande distribuzione è ancora poco presente.  Basti pensare che il punto di vendita più vicino della stessa tipologia si trova a 20 km dalla città oristanese”.

 

Coop Alleanza 3.0 il primo bilancio non si scorda mai

Coop Alleanza
Coop Alleanza 3.0 (427 punti di vendita in 12 regioni d'Italia) ha chiuso il suo primo bilancio, quello 2016, con ricavi della gestione caratteristica pari a 4,7 miliardi di euro che salgono a 5,1 miliardi se si includono i ricavi da attività non-food e di servizio

"Un bilancio di tenuta e innovazione che getta le basi per un futuro solido e ricco di opportunità". Così Coop Alleanza 3.0 commenta i risultati dell'esercizio 2016, il primo da quando si è formata la più grande cooperativa di consumatori italiana, nata appunto il 1° gennaio 2016 dalla fusione di Coop Adriatica, Coop Consumatori Nordest e Coop Estense.
Nel Piano strategico 2017-2019, Coop Alleanza 3.0 prevede investimenti pari a 875 milioni di euro, dei quali 450 milioni saranno impiegati per rinnovare più di un terzo dei negozi e sviluppare nuovi servizi.
Nel mese di febbraio 2017 sono partiti due progetti di rilievo: l’accordo di master franchising con Gruppo Az, che ha portato i prodotti Coop in 34 negozi in Calabria, e l’e-commerce EasyCoop, attivo a Roma, con un’offerta di quasi 13.000 prodotti.

Ricavi totali di oltre 5 miliardi di euro
Coop Alleanza 3.0 ha chiuso il suo primo bilancio con ricavi della gestione caratteristica pari a 4,7 miliardi: stiamo, quindi, parlando di una delle prime cinque centrali di acquisto italiane per sell-out: un fatturato che le permette di concorrere con imprese della gd del calibro di Auchan e Carrefour.
A livello di Gruppo, cioè comprendendo anche i risultati dei settori non-food come carburanti, turismo, librerie, il valore della produzione del consolidato raggiunge 5,1 miliardi (+8% sul 2015).
Il patrimonio netto totale consolidato è di 2,5 miliardi, l'utile supera i 14,8 milioni.
Al 31 dicembre 2016, i soci sono 2,7 milioni; 110.000 i nuovi soci nel 2016.

Riduzioni dei prezzi su 5.000 prodotti
Fra le "actions" realizzate dalla Cooperativa per contribuire alla tutela dei risparmi dei consumatori, ricordiamo l'abbassamento dei prezzi su 5.000 prodotti di largo e frequente consumo. I soci-consumatori, che generano con i loro acquisti al dettaglio il 79% dei ricavi di Coop Alleanza 3.0, hanno fruito - grazie a promozioni, raccolta punti e iniziative dedicate - di risparmi esclusivi pari a 161,5 milioni di euro che salgono a 480,9 milioni se si considerano anche gli interventi a favore di tutti i consumatori.

Investimenti per nuove aperture e ristrutturazioni
A fine dicembre 2016 a Coop Alleanza 3.0 fanno capo 427 punti di vendita in 12 regioni (includendo anche le controllate) e più di 22.000 lavoratori, oltre il 90% assunti a tempo indeterminato.
Per sviluppo, ristrutturazione e innovazione dei punti di vendita, Coop Alleanza 3.0 ha investito circa 100 milioni di euro, dei quali 24 milioni di euro destinate alle regioni del centro-sud.
Ha  aperto 19 nuovi negozi, ristrutturandone 24, inclusi i restyling. Lavoro analogo anche sugli ipercoop e sui supermercati delle società controllate, per sostenere lo sviluppo della cooperazione nel centro-sud, con 3 aperture e 10 ristrutturazioni.

In arrivo i Pet Store Coop
Per quanto riguarda le attività para-commerciali e non-food, Alleanza ha lavorato non poco anche sulle aree S&B (Salute e Benessere), sui corner Ottico Coop, i reparti Gioielli Coop, gli spazi bar ristorazione La buona pausa.
Fra le nuove proposte, i negozi Coop specializzati in cibo e prodotti per animali domestici.

Un altro punto di forza è l’attenzione alla sostenibilità ambientale (ricordiamo la recentissima, aprile 2017, apertura a Formigine-Modena) e alla relazione con i 3.000 fornitori, di cui 1.400 locali, valorizzati anche attraverso il progetto Territori.Coop che mette al centro i migliori prodotti e produttori, e le promozioni “Sapori, si parte!” che portano nei supermercati e ipermercati del gruppo le eccellenze enogastronomiche italiane.

Prestito sociale
A fine 2016 i libretti sono oltre 460.000, per un valore complessivo di 4,3 miliardi di euro. Il Prestito sociale di Coop Alleanza 3.0 è garantito dal patrimonio della Cooperativa e disciplinato da un Regolamento che ne norma trasparenza e liquidità (vincolo di liquidità non inferiore al 30% e vincolo nell’immobilizzarlo in attrezzature, impianti e partecipazioni non superiore al 30%), oltre che da un corposo sistema di controlli e verifiche anche attraverso organi di vigilanza indipendenti.

In aprile 2017 le prime elezioni sociali di Coop Alleanza 3.0 hanno confermato la volontà dei soci di partecipare attivamente alla vita della Cooperativa: in quasi 120.000 hanno votato nei negozi per eleggere 1.041 i loro rappresentanti (presidenti e consiglieri di Zona) nei nuovi 58 Consigli di Zona soci, scegliendo tra oltre 1.900 candidati.

 

Il nuovo buyer deve giocare più in squadra

Flessibile, dinamico, trasparente, capace di ascolto, focalizzato sulla qualità prima che sul prezzo, collaborativo, specializzato: questi alcuni dei requisiti richiesti oggi ai buyer in strutture acquisti ripensate per il ruolo centrale delle Mdd (da Gdoweek n.9)

In un contesto di crescente complessità, le catene stanno rimodellando le loro strutture interne e ripensando alcuni ruoli chiave, tra cui gli acquisti e il buyer rappresentano esempi evidenti della necessità di rinnovare le funzioni, suddividendo e specializzando le competenze, accrescendo la professionalità degli addetti anche tenendo conto delle propensioni di ciascuno e creando maggiore multidisciplinarità all’interno del management, in tutti i ruoli. Il buyer contemporaneo, anche grazie al progressivo affermarsi dei category manager, che svolgono una funzione complementare e non sovrapponibile, ha subito un’evoluzione profonda e, pur mantenendo inalterate alcune caratteristiche, quali la capacità di mediazione e la spiccata focalizzazione sul prezzo, ha assimilato funzioni di marketing: di fatto, vede il prodotto in un’ottica più ampia, trasformandosi in un vero specialista capace di allargare lo spettro della sua azione anche a funzioni di scouting. Lo spartiacque di questo cambiamento è da tutti riconosciuto come l’affermazione dei prodotti Mdd anche nel nostro Paese: in parallelo con l’aumento sia dell’incidenza dei prodotti a marchio nell’offerta delle catene e nelle preferenze del consumatore sia della loro segmentazione, il buyer ha dovuto approfondire le sue conoscenze, attingendo ad ambiti, quali territori finora meno esplorati, filiere e produttori di nicchia e nuovi. Il prezzo, che pur rimane strategico, non è più, quindi, la variabile più importante nelle scelte di formazione dell’offerta, ma uno degli elementi chiave.

“Se per la negoziazione classica con l’industria di marca il modus operandi del buyer non si è modificato più di tanto -dichiara Francesco Avanzini, direttore commerciale di Conad- con la valutazione della performance commerciale di un prodotto e la trattativa sul prezzo d’acquisto, abbiamo assistito a un’evoluzione evidente dettata dallo sviluppo dei prodotti a marchio. In questo caso il buyer non deve avere solo competenze commerciali, bensì anche di marketing. In particolare guardando ai freschissimi, il buyer deve essere un vero e proprio esperto, deve conoscere le filiere, averne una competenza profonda, da vero specialista. Soprattutto di questi tempi, nei quali il prodotto a marchio cresce nei suoi
segmenti premium, il buyer deve poter selezionare prodotti per i quali la qualità è un elemento competitivo strategico”.

“Naturalmente -dichiara Giancarlo Paola, direttore commerciale di Gruppo Unicomm (Selex)- anche le capacità di contrattazione sono competenze caratteristiche di questa figura, nonostante alcune catene stiano sdoppiando queste due funzioni, tra chi si occupa di scouting e chi di prezzi. Nel nostro gruppo, alcuni anni fa abbiamo ridisegnato la struttura organizzativa degli uffici commerciali e anche la figura del buyer è stata rivista. Oggi chi ha questo ruolo segue un numero inferiore di categorie e questo di sicuro favorisce una maggiore specializzazione. Inoltre abbiamo creato delle strutture di supporto quali ufficio category, ufficio pricing, space allocation e altro, che forniscono ai buyer report strutturati per una corretta analisi delle dinamiche del mercato, degli assortimenti e soprattutto segnala i prodotti necessari a soddisfare i nuovi modelli di consumo”. Siamo di fronte a una metamorfosi di questa figura,  come  sottolinea  anche  Gabriele  Nicotra, della direzione acquisti Unes: “Per i buyer l’effetto più tangibile degli anni di crisi è  stato  il  ruolo  di  centralità  del  prodotto,  quale  mezzo  primario  per  raggiungere  il  cliente. In quest’ottica, i contratti con l’Idm si sono modificati privilegiando le condizioni in fattura e abbandonando alcune voci fuori fattura imbarazzanti, anche se la situazione non è ancora totalmente sana. Nelle strutture più  snelle,  dove  la  pratica  di  sdoppiare  le
competenze  non  è  attuabile  -aggiunge  Nicotra- si assiste a un approccio differenziato: da  un  lato,  quello  tipico  commerciale,  che  comprende le politiche inerenti ai prodotti di  marca,  l’analisi  dei  dati  di  mercato,  la  verifica  dei  budget  pubblicitari  e  dei  piani  promozionali.  Dall’altro,  un  approccio  “industriale”  sui  prodotti  a  marchio,  che  devono essere coerenti con la scala valoriale dell’azienda,  oltre  che  basati  su  un’analisi  attenta  e  maniacale  della  scheda  tecnica,  una valutazione critica degli ingredienti, una focalizzazione sul processo produttivo. Inutile dire che con l’importanza crescente della Mdd, la seconda modalità è quella più importante”.

La transizione dei retailer da distributori di prodotti a un ruolo che vede la crescente incidenza dei prodotti a marchio ha determinato grandi ripercussioni sulla struttura interna delle insegne, talvolta rimodellata in virtù dell’esperienza e delle prospettive in chiave Mdd. Un esempio che conferma questa tendenza è la riorganizzazione dell’area acquisti di Coop Italia, dettata proprio dal peso riconosciuto alle private label. “Fino alla riorganizzazione che abbiamo implementato un anno fa -spiega Alessandro Mazzoli, direttore commercial food di Coop Italia- avevamo una struttura specifica che lavorava solo per le private label. Oggi quest’articolazione è stata superata, in virtù di un’organizzazione unica che opera su entrambi i campi, permettendoci di lavorare sia a livello mainstream, sia sulla tipicità locale, uno dei valori cardine della nostra politica assortimentale. Il nostro approccio verso il prodotto a marchio prevede non solo il focus su convenienza e prezzo basso, ma soprattutto una serie di valori etici, ambientali, legati al benessere animale, che necessariamente devono fare parte del bagaglio di conoscenza che chiediamo al nostro buyer. Che è sempre stato un uomo di marketing e oggi è anche un uomo qualità, capace di controllare tutta la filiera”.

Lavora sulla tipicità dei territori anche Carrefour Italia, attraverso una struttura che si occupa di freschi e di grocery su tutto il territorio nazionale e  coordina  attività  di  sourcing,  negoziazione  e  sviluppo,  incentrata  su  due  figure  distinte:  il  category e il buyer, che lavorano a stretto contatto. Come ha sottolineato Grégoire Kaufman, direttore commerciale  e  marketing  di  Carrefour  Italia  (vedi  Gdoweek  8-2017,  pagg.  36-38),  il  buyer  si  occupa di negoziare con i fornitori e degli aspetti commerciali, mentre il category adotta una visione più  analitica  e  di  marketing,  in  collaborazione  con il responsabile della Mdd, con l’obiettivo di conciliare  la  strategia  commerciale  di  ciascun  fornitore con quella dell’insegna. Questo significa ascoltare l’azienda multinazionale, ma anche il piccolo  produttore  attraverso  una  discussione  sempre viva e attiva. Analizzando le funzioni attribuite al buyer emergono processi e attività eterogenei, tutti strettamente connessi e accomunati da una forte componente strategica. Ciò è maggiormente evidente non solo nelle catene a forte vocazione Mdd, ma anche nel canale discount. “La capacità di pianificare a lungo termine le proprie mosse, unite ad intuito ed attitudine alla sperimentazione -spiega Eduardo Tursi, amministratore delegato acquisti di Lidl Italia- fanno sì che il buyer possa essere paragonato ad un imprenditore in miniatura, dotato di grande responsabilità e potere decisionale. Nelle caratteristiche di un buon compratore si inseriscono a pieno titolo dinamismo e flessibilità, dovendo condurre il proprio operato con un occhio dentro e uno fuori dall’azienda, anche perchè, nello sviluppo di una referenza, risulta fondamentale la collaborazione che si instaura con il fornitore. Infatti, il buyer, dopo avergli fornito dettagliati input sul prodotto desiderato, deve far prevalere il proprio senso critico, tenendo come modello di riferimento i benchmark di mercato, anche a livello organolettico. Il processo di sviluppo è una fase delicata, in cui il prodotto prende forma e prevede in parallelo la definizione di un corretto prezzo di vendita al pubblico. Una chiara fotografia del contesto, con un focus sui maggiori player del segmento, sono elementi alla base di ogni decisione: essendo qualità e prezzo i valori distintivi della nostra offerta, è evidente come il raggiungimento di questo binomio sia un obiettivo imprescindibile per la commercializzazione di qualsiasi prodotto”.

Quali le evoluzioni possibili? I buyer di domani saranno certo portati ad affinare ancora di più le proprie doti di ascolto al fine di cogliere tempestivamente trend, abitudini e stili di vita emergenti per convertirli in nuove referenze. I tempi si accorceranno, così come le distanze, con un evidente orientamento alla tipicità territoriale, uno dei fattori sempre più al centro della sua attività. “In questo senso, abbiamo ancora tanto lavoro da fare -conclude Mazzoli-, se pensiamo che ad oggi i prodotti tutelati, che compongono uno dei più importanti patrimoni italiani, sono 846, ai quali si aggiungono tante altre tipicità minori ancora non inserite. Noi come Coop vogliamo svolgere con i nostri buyer questo ruolo di scoperta e di tutela, in coerenza con i nostri valori e coinvolgendo la nostra base sociale, che già partecipa alle fasi di selezione e sviluppo delle referenze. Guardando al futuro, è importante mantenere rapporti corretti con i fornitori all’insegna della chiarezza: per questo stiamo implementando una piattaforma digitale rivolta ai produttori con i quali abbiamo rapporti di medio/lungo termine, allo scopo di avere un dialogo trasparente e aperto con tutti: non vogliamo che il compratore agisca con troppa discrezionalità, per innamoramento di un prodotto/fornitore, ma secondo criteri chiari a disposizione di tutti”.

Esselunga con la Nazionale Cantanti per la Partita del Cuore

Nei supermercati della catena di Torino (Corso Traiano) e provincia (Moncalieri e Rivalta), presso il Punto Fìdaty, è possibile acquistare i biglietti per l'evento

Esselunga sostiene la nuova edizione della Partita del Cuore al fianco dell’Associazione Nazionale Cantanti, che si terrà il 30 maggio allo Juventus Stadium di Torino. I biglietti per il match sono in vendita nei supermercati della catena di Torino (Corso Traiano) e provincia (Moncalieri e Rivalta) presso il Punto Fìdaty è possibile inoltre acquistare i biglietti per la Tribuna Nord al prezzo di 10 euro.

La partita, trasmessa in diretta su Rai 1 a partire dalle 21, ha come obiettivo la raccolta di 2 milioni e mezzo di euro, nella speranza di superare la cifra di incassi e donazioni del 2015. Il ricavato andrà a beneficio della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus, che utilizzerà i fondi per la costruzione di una nuova area per la criogenia (una delle più moderne metodologie per il trattamento di numerosi tumori) e della Fondazione Telethon, impegnata nel sostegno alla ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare.

Prosegue lo sviluppo dell’insegna MiniTrony

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Prosegue il progetto di sviluppo di affiliazione della Dical srl, che, con l’apertura in contemporanea di 3 MiniTrony porta a 5 la rete della nuova insegna

Tre nuove aperture per l’insegna MiniTrony: a Montepaone (Cz), Santo Stefano di Rogliano (Cs) e ad Acri (Cs). I negozi si estendono rispettivamente su una superficie di 300 mq con un assortimento da 3.000 item, 400 mq e 3.500 referenze e 500 mq e 3.000 articoli.

Prosegue il progetto di sviluppo di affiliazione della Dical srl, che, con l’apertura in contemporanea di 3 MiniTrony, porta a cinque il numero dei punti di vendita con la nuova insegna cui si aggiungono i 14 negozi affiliati Trony.

Tra i vari servizi offrono consegna a domicilio, installazione elettrodomestici. Tra i reparti attivi, tutti quelli compresi nelle categorie del format MiniTrony: un'offerta completa per le sezioni audio/video, telefonia, informatica, videogame e accessori, climatizzatori, grandi elettrodomestici ed elettrodomestici da incasso.

Gruppo 3A (Auchan): lo sviluppo dell’azienda

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Il Gruppo 3A inaugura oggi un nuovo capannone esteso su 7 mila metri quadrati che si aggiungono ai 22 mila già esistenti

I dati del bilancio 2016 del Gruppo 3A saranno presentati oggi all’assemblea dei soci dal presidente Giorgio Guasco e dal direttore Santo Cannella. Numeri in crescita secondo quanto anticipa un articolo su La Stampa.it. Ma anche i dati pubblicati da Reportaziende la identificano come tra le prime tre aziende in provincia per fatturato. A riprova della crescita, 3A amplia le sue strutture e inaugura un nuovo capannone esteso su 7 mila metri quadrati che si aggiungono ai 22 mila esistenti (con servizi automatizzati), realizzato con un investimento pari a 1,8 milioni di euro. La struttura ospita il parcheggio sul tetto dell’edificio. Una scelta effettuata per lasciare ampio spazio ai camion in transito.

Il Gruppo. Il Gruppo 3A è lo storico master franchisee di Auchan Retail Italia con l'insegna Simply. Ha 109 soci e affiliati attivi in Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e qualche presenza in Lombardia. Conta oggi 49 dipendenti diretti nella sede di Quarto e altri 140 lavorano nelle cooperative di movimentazione e trasporto.

Il Gruppo sta attualmente lavorando su più fronti, da un lato rafforzando la collaborazione con Auchan per implementare i servizi e proporne di nuovi, dall’altro ha definito un accordo commerciale con D’Italy. Il presidente Giorgio Guasco a La Stampa dice: “I prodotti compariranno sui nostri scaffali, ma abbiamo già aperto un negozio con marchio D’Italy a Ventimiglia e speriamo presto anche ad Asti”.

 

Pam local potenzia la presenza a Genova

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Il nuovo store rientra in un piano di sviluppo dell’insegna sul territorio nazionale che prevede entro la fine dell’anno circa 20 nuove inaugurazioni

Seconda apertura per Pam local a Genova dove inaugura un nuovo punto di vendita in via Cantore 99/r, situato nel quartiere Sampierdarena. “Genova è una città strategica per noi di Pam local. Il format è molto amato dai nostri clienti grazie alla sua comodità, velocità e convenienza e i risultati ci motivano nel portare avanti un piano di sviluppo ambizioso e offrire a questa città un servizio ancora più capillare” commenta Andrea Zoratti, direttore divisione prossimità di Pam Panorama.

 

Il nuovo store rientra in un piano di sviluppo dell’insegna sul territorio nazionale che prevede entro la fine dell’anno circa 20 nuove inaugurazioni. “Abbiamo un duplice obiettivo- aggiunge Zoratti -  introdurre il format nelle città dove non è ancora presente e rendere più puntuale il servizio dove invece Pam local ha già conquistato i nostri clienti”.

 

 

 

Primo opening per Havaianas in Riviera romagnola

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Il monomarca Havaianas, brand brasiliano di infradito in gomma, apre il suo primo store a Riccione, in viale Ceccarini 92

Il monomarca Havaianas, brand brasiliano di infradito in gomma, apre il suo primo store a Riccione, lungo la principale via dello shopping della città, in viale Ceccarini 92, esteso su una superficie di circa 100 mq con due grandi vetrine su strada, per regalare un angolo di Brasile anche al litorale romagnolo. Si tratta del quinto negozio dell'insegna sul territorio italiano. L’offerta propone le collezioni del brand, dalle calzature all’abbigliamento e agli accessori, messe in risalto all’interno del punto di vendita da materiali e display dalle tonalità neutre.

 

Primigi accoglie il brand Igi&Co

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La proposta dello store Primigi, realizzato all’interno del centro commerciale Al Battente di Ascoli Piceno, si arricchisce del marchio Igi&Co

La proposta dello store Primigi, realizzato all’interno del centro commerciale Al Battente di Ascoli Piceno, si arricchisce del marchio Igi&Co. Il punto di vendita, che ha cambiato location scegliendo spazi più ampi e spostandosi dall’ala sinistra della galleria a quella destra, si estende su una superficie 157 mq di cui 124 di vendita, rispetto ai 100 precedenti. L’attuale area vendita prevede uno spazio di 87 mq riservato al marchio Primigi e i restanti 37 a Igi&Co.

Unes va a nozze con Flixbus

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Si avvia la partnership tra Unes e Flixbus che si concretizza con l’iniziativa avviata oggi che sarà fruibile fino al 25 giugno nei negozi dell'insegna e a bordo degli autobus

La partnership tra Unes e Flixbus si concretizza con una iniziativa proposta ai consumatori a cui viene data la possibilità di utilizzare buoni sconto per viaggiare e fare la spesa. La promozione, in programma fino al 25 giugno, prevede, infatti, un buono sconto del valore di 3 euro per l’acquisto di biglietti viaggio Flixbus ad ogni spesa effettuata nei supermercati del gruppo Unes aderenti all’iniziativa. Nello stesso periodo, a bordo di autobus Flixbus sarà possibile scaricare un buono spesa dello stesso valore da utilizzare in tutti i punti di vendita Unes, U2 Supermercato e il Viaggiator Goloso.

I buoni sconto Flixbus, spendibili dal 26 maggio al 31 agosto, sono validi per l’acquisto di biglietti viaggio su tutte le tratte operate dal vettore in Italia e in Europa. Mentre i coupon Unes saranno utilizzabili dal 26 maggio sino al 2 luglio in tutti i punti di vendita a fronte di una spesa minima di 20 euro.

“Siamo davvero felici di aver stretto questa partnership con Flixbus, una realtà giovane, innovativa e controcorrente proprio come noi – dichiara Rossella Brenna, direttore marketing e vendite di Unes - Grazie alle iniziative che abbiamo ideato, quest’estate i nostri clienti potranno viaggiare e fare la spesa approfittando di condizioni esclusive”.

 

Il banco servito rivive con il category

Fiorucci propone una segmentazione del mercato salumi più "tagliata" sul consumatore: un progetto che sarà tailor-made e focalizzato prevalentemente sulle aree 3-4 Nielsen (da Gdoweek n. 9)

Alberto Alfieri è da quattro anni amministratore delegato di Fiorucci, uno dei marchi più importanti nella salumeria al banco e a libero servizio sia nazionale sia a livello mondiale (ha uno stabilimento attivo dal 1979 a Richmond-Virginia). Nato a Parma, 54 anni fa, Alfieri è alla guida di un’importante realtà produttiva italiana con quasi 170 anni di storia (nacque a Norcia nel 1850), entrata nel 2011 nella scuderia internazionale di Campofrio Food Group (CFG) con 30 impianti di produzione e vendite annuali pari a quasi 2 miliardi di euro, che è stata a sua volta acquisita (2013) da Sigma Alimentos (6,1 miliardi di euro di fatturato, 68 impianti di distribuzione in 18 paesi), il più grande produttore e distributore di prodotti alimentari refrigerati e congelati in Messico e filiale della holding industriale messicana Alfa, compagnia messicana con investimenti in molteplici settori, dall’energia all’elettronica, dalle comunicazioni all’alimentare. Sigma commercializza e distribuisce prodotti alimentari in Messico, Stati Uniti, America Centrale ed Europa. Il  nucleo  produttivo  italiano  di Fiorucci  è  nel  Lazio,  a  Santa  Palomba  (Roma).  Altri  due  stabilimenti  sono  a  Lesignano  de  Bagni  (Pr)  e  a  San  Daniele  del  Friuli  (Ud)  dove  Fiorucci  produce  e  stagiona  anche  i  prosciutti  crudi,  fra  i  quali,  appunto,  quelli  a  marchio  consortile  Parma  e  San  Daniele.  Alfieri è stato 11 anni in Parmalat e 8 in Ferrarelle e Danone a capo dei paesi-mercati dell’est Europa. Con lui approfondiamo soprattutto il nuovo progetto category presentato a Marca 2017.
Quale sarà il perimetro di applicazione del progetto category?
Sarà il banco al taglio, area di vendita che si presenta agli occhi del consumatore in modo molto confuso. La vendita assistita è dominata da una figura, quella del tagliatore/affettatore, che ha secondo noi gradatamente perso, con tutte le dovute eccezioni specifiche di ambito territoriale, la sua funzione di esperto di prodotto e quindi di suggeritore, di consigliere. Noi proponiamo una suddivisione del prodotto nel banco al taglio che rifletta i desiderata del consumatore e soprattutto le sue motivazioni di acquisto: il risultato di questa segmentazione sarà un reparto più ordinato e chiaro che offrirà ai consumatori un orientamento più in linea con le esigenze odierne di consumo e quindi con i criteri più aggiornati di scelta.
Quale sarà il principio di segmentazione?
Non più solo prezzo o promozione, ma una distinzione legata agli effettivi interessi del consumatore: il quale non cerca solo e subito l’offerta e/o la promozione, ma distingue i prodotti innanzitutto partendo dal suo stile di alimentazione e di vita. Un progetto di segmentazione del mercato o della categoria aiuterebbe a indirizzare il cliente su parametri diversi dal prezzo, partendo dalle grandi aree di consumo che riflettono, a loro volta, macro-tendenze in termini di stili di vita e abitudini alimentari: salutistico (es. senza sale, gluten-free, senza lattosio allergeni), naturale/bio (senza conservanti o con conservanti naturali), con carne 100% di origine italiana; e poi tutta l’area del prodotto tipico-locale (dop, igp, specialità regionali) che è l’area della tradizione.
È vero che il banco al taglio non sta andando benissimo in termini di vendite?
È vero, il reparto “deli” (in base ai dati IRI relativi a febbraio 2017) ha registrato un calo del 3,2% a volume rispetto al -0,5% del libero servizio. Il calo è forte soprattutto nelle regioni del Nord, mentre nel Centro-Sud il banco salumi rimane leader indiscusso. Anche se il banco assistito con il 59% dei volumi, resta il protagonista del mercato, il prodotto confezionato e il preaffettato in particolare, sembrano rispondere meglio a esigenze di praticità e comunicazione che il cliente trova più immediatamente con e sulla vaschetta. Questo fenomeno è più tipico del Nord Italia.
Il vostro target geografico-distributivo prevalente?
È il Centro-Sud Italia, per due ragioni: perché in queste regioni abbiamo il più alto numero di categorie nel banco al taglio, e poi perché siamo leader nel “deli” nelle aree Nielsen 3-4. Anche se Fiorucci è un marchio nazionale (e internazionale: vendiamo in 60 paesi del mondo), circa il 42% del mercato nel Centro-Sud transita attraverso il “normal trade”: per Fiorucci rimane elevato il focus sul canale di vendita tradizionale.
Chi segue nello specifico questo progetto in azienda?
Lo seguiranno I nostri uffici “trade marketing” che proporranno ai clienti gdo un progetto, ci tengo a sottolinearlo, molto “tailor made”, realizzato, cioè, su misura in base alle esigenze del singolo cliente e sulla configurazione locale della sua struttura commerciale e assortimentale.

H&M si ristruttura e chiude quattro megastore

Il più importante è il flagship store di Piazza San Babila a Milano, nel quale potrebbe subentrare un nuovo format della casa svedese. Intanto, il rischio è per 95 famiglie, quelle degli addetti complessivi dei 4 store, che H&M sembra non voglia (o non possa) ricollocare

C'è chi chiude per crisi vera, c'è chi getta la spugna perché gli affitti non sono più sostenibili. E c'è chi, come H&M, che non è in crisi, fattura bene, è una multinazionale, e si può può permettere qualunque cifra in termini di affitti, stacca la spina a 4 grandi negozi semplicemente perché ne ha aperti troppi...
H&M chiude quattro punti di vendita importanti per dimensioni e storia. Il più illustre è quello di Piazza San Babila a Milano, che è anche il primo H&M italiano, aperto nel 2013, il megastore da cui partì lo sviluppo della catena svedese nel nostro paese.
"La decisione di chiudere i punti di vendita è legata alla sostenibilità economica di questi specifici negozi. Il settore retail è in continua evoluzione e l'azienda deve adeguarsi a questi cambiamenti". Così commenta l'azienda, secondo quanto riportato da Pambianconews.
A chiudere sono, oltre al megastore di Piazza San Babila, gli H&M di Corso Buenos Aires angolo San Gregorio, e a quelli ubicati nei centri commerciali Cremona Due e Le Barche a Mestre.
Nel caso degli store milanesi, la sovrapposizione dovuta a un eccesso di aperture negli ultimi anni sembra la causa più evidente. A due passi da Piazza San Babila H&M ha aperto nel 2014 un altro megastore in Piazza Duomo, mentre in Corso Buenos Aires ha inaugurato di recente un grande punto di vendita su 6 piani al civico 8, non molto lontano dal negozio che andrà a chiudere.
Circola l'ipotesi che il negozio destinato alla chiusura in Piazza San Babila ospiterà un nuovo format, sempre della casa svedese (Cheap Monday, Monki, o Weekday), in apertura il prossimo anno.
La chiusura dei quattro "store" genera 95 esuberi che, si teme, non possano essere ricollocati, al contrario di quanto avvenuto a Milano per una precedente chiusura e rilocazione. È difficile, al momento, capire il motivo per cui il personale non possa essere ricollocato nel nuovo formato che potrebbe inaugurare il prossimo anno in San Babila.
Sembra invece certo il trasferimento degli uffici di H&M da Roma a Milano. Ma su nessuno di questi punti l'azienda rilascia commenti.

Scarpe&Scarpe continua il piano di sviluppo

Scarpe&Scarpe
Si espande sul territorio italiano l’insegna Scarpe&Scarpe, il brand di calzature con sede a Torino, che conta attualmente una rete di 135 punti di vendita

Si espande sul territorio italiano l’insegna Scarpe&Scarpe, il brand di calzature con sede a Torino, che conta attualmente una rete di 135 punti di vendita. La prossima apertura è in programma il primo giugno a Ravenna, all’interno del centro commerciale Esp, in via Marco Bussato 226.

Il punto di vendita, esteso su una superficie di 1.043 mq, si sviluppa su pianta rettangolare.  L’offerta, composta da 3.800 item, propone le collezioni di scarpe, abbigliamento, borse, valigie e accessori per uomo, donna e bambino. Occupa 12 addetti e dispone di tre casse. L’opening party vedrà la presenza della testimonial del brand Cristina Chiabotto.

 

Simply Etruria, cooperativa in crescita

Registra buone perfomance per il 2016 la Cooperativa Simply Etruria, master franchisee del Gruppo Auchan per i negozi a insegna Simply dell’Italia centrale

Registra buone perfomance per il 2016 la Cooperativa senese Simply Etruria, master franchisee del Gruppo Auchan per i negozi a insegna Simply dell’Italia centrale, che chiude il bilancio dello scorso anno con un fatturato di oltre 211 milioni di euro.

“Il 2016 - dice Graziano Costantini, direttore generale di Simply Etruria - è stato un anno in cui si è visto qualche timido segnale di ripresa dei consumi. Noi abbiamo affrontato questi anni di crisi economica come una opportunità di crescita attraverso il rafforzamento degli elementi strategici, ovvero la sostenibilità dei negozi anche in chiave energetica, la selezione dei prodotti e la loro gestione in magazzini tecnologicamente avanzati, l’attenzione ai localismi diversi per ogni territorio da noi servito e la qualità elevata dei servizi che eroghiamo”. E aggiunge: “Nei prossimi anni continueremo a lavorare per costruire un’offerta commerciale e un assortimento adeguato all’evoluzione dei consumi e alla crescente sensibilità dei nostri clienti, sempre più attenti nelle scelte di spesa, ai prodotti locali, al Made in Italy, ai cibi legati al benessere e al salutistico”.

 

I principali dati economici del 2016. I dati forniti dall’azienda registrano un incremento di tutti i settori merceologici. Il risultato ante imposte si consolida superiore ai 4 milioni di euro e il risultato netto di esercizio continua a essere superiore ai 3 milioni di euro. Resta solida anche la situazione patrimoniale: il capitale investito netto sale a 67 milioni di euro e il patrimonio netto si avvicina a 36,5 milioni di euro, rappresentando oltre il 54% dell’intero capitale investito. Sul fronte occupazionale, il gruppo Etruria, di cui fanno parte la Cooperativa, le controllate, e la rete di vendita, che comprende i soci e i loro dipendenti, dà lavoro complessivamente a oltre 3 mila persone. Etruria lavora in Toscana, Umbria, Alto Lazio con presenze in Liguria, Emilia Romagna e Abruzzo.

 

Crai: la prossimità è il nostro mondo

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Assortimenti mirati, localismo, fidelizzazione, capacità di relazione con i clienti eCommerce, al via a breve: ecco i punti fermi del gruppo nel food e nel drugstore (da Gdoweek n. 9)

Con una quota di mercato 2016 pari all’11,83% e un fatturato alle casse stimato in 5,8 mld di euro per la rete aggregata food e drug (+9% rispetto al 2015), gruppo Crai si conferma co-leader nella prossimità. In crescita anche la rete di vendita, con 328 nuove aperture, di cui 262 nel canale food e 66 per il drug. A ciò si aggiungono nuove attività in cantiere, con una strategia chiara, delineata dall’Ad Marco Bordoli.
Quali le priorità di Crai per quest’anno e il prossimo futuro?
Confermiamo il percorso strutturale che caratterizza il Dna della società, che pone al centro il negozio, food e drugstore, come elemento chiave che condiziona le scelte e la gestione delle risorse. È un percorso intrapreso ormai da 8 anni che ci sta dando soddisfazioni importanti: una crescita continua nei fatturati e nelle quote di mercato in entrambi i comparti, anche se riteniamo che ci siano ancora spazi di miglioramenti dal punto di vista qualitativo e quantitativo. Prima di tutto, vogliamo migliorare la qualità della rete di vendita rendendola, soprattutto per il food, più identitaria e distintiva, con caratteristiche specifiche legate alla presenza del marchio insegna e con un’offerta commerciale più focalizzata e impattante; allo stesso tempo, intendiamo migliorare le performance e aumentare il numero dei negozi a insegna Crai.
Nuovi soci in vista, quindi ...
Se si fanno avanti società che condividono il nostro approccio strategico e hanno una visione coerente del mercato sono le benvenute, ma la priorità è far crescere i nostri soci, con nuovi negozi e maggiori incassi. Il primo driver di crescita è l’aumento della produttività dei negozi esistenti: migliori risultati economici rendono più sano tutto il gruppo.
Come pensate di valorizzare soci e rete?
Siamo attivi su due fronti: il primo consiste nel “fare catena”, cioè creare una riconoscibilità dell’insegna e dei suoi servizi a livello nazionale, senza dimenticare le strategie locali attuate dai soci che continueranno a essere l’elemento distintivo di Crai; il secondo fronte è offrire ai soci strumenti evoluti per crescere. In questo senso, da gennaio la carta fedeltà ha circolarità nazionale, dopo i primi tre mesi di test adesso andiamo a regime: vuol dire che in tutti i 2.300 negozi della rete Crai in Italia i consumatori vengono riconosciuti e ottengono gli stessi benefici. E i risultati si vedono: la penetrazione della carta cresce e oggi abbiamo un patrimonio di 1,1 milioni di clienti. Il progetto di Crm con Dunnhumby sviluppa  ulteriormente  la  relazione  con  il  cliente  verso  attività  mirate  sul  suo  profilo  e comportamento d’acquisto. Stessa logica anche  per  l’eCommerce  sul  quale  stiamo  lavorando insieme al Politecnico di Milano. Non mancano strumenti legati al credito, come ad esempio Crai Fidi che dal 2016 è focalizzata, oltre che sull’offerta di credito per finanziare le scorte, sulla concessione di finanziamenti a  tasso  e  costo  zero  per  gli  imprenditori  che decidono di ristrutturare il proprio pdv adeguandolo  all’identità  del  format  Crai.  Il  risultato è che l’attività di riammodernamento ha portato tassi di crescita a parità del 10-15%.
Qual è oggi l’identità del negozio Crai?
Per noi il punto di vendita è un animale vivo. Quest’anno ci concentreremo sull’ultra prossimità, i negozi sotto i 300 mq, cluster nel quale siamo co-leader di mercato con 800 store. Siamo convinti che questa tipologia possa svolgere un ruolo importante e reddituale, a patto di avere il focus sul suo ruolo e sulla proposta commerciale. A breve partiremo con alcuni store pilota sviluppati in un gruppo di lavoro che include i rappresentanti dei Cedi. Le novità coinvolgono il mix assortimentale, la gestione degli spazi, la visibilità dei prodotti, lo spazio da dedicare alle categorie in modo che emerga una logica di servizio, di identità e di valore, a partire dal prodotto a marchio, facilmente percepibile da parte del cliente.
Quali i feedback ottenuti finora?
I risultati vedono un livello di soddisfazione crescente dei consumatori su tutti gli item e in particolare sui capisaldi strutturali strategici del nostro posizionamento, come l’italianità, il  servizio,  la  vicinanza  e  la  relazione  con  il  cliente.  Si tratta  di  dati  che  emergono  da  misurazioni sulla customer satisfaction che Crai opera annualmente lungo l’intera filiera e che ci indicano anche le aree su cui lavorare per migliorare le performance. Per esempio, come venditori di prodotti del territorio non abbiamo ancora il livello di riconoscibilità che potremmo avere. Come centrale verifichiamo da  parte  dei  soci  la  richiesta  di  un nostro  ruolo più forte, soprattutto nello sviluppo di attività con l’industria, e un ruolo crescente di coordinamento commerciale per far leggere meglio l’identità del sistema Crai anche da parte dell’industria. Inoltre, visti i molteplici progetti in corso, come centrale Crai stiamo ampliando l’organico con nuove figure.
Cosa rappresenta per voi il drugstore?
Una presenza importante e in crescita, che si è sviluppata con dinamiche diverse rispetto al food: nel drugstore abbiamo aggregato società con una propria storia e identità, che
continueremo a valorizzare non uniformandole sotto un’unica insegna, ma sviluppando percorsi comuni tra gli operatori, in termini sia commerciali sia di attività (formazione e sinergie operative). Per essere più efficaci un anno fa abbiamo costituito un’unità organizzativa dedicata nella Direzione Marketing e Format.
Infine, l’eCommerce. Quando l’operatività?
Partirà un test nei mesi estivi che entrerà a regime a fine anno: un approccio coerente con la strategia di Crai che, per food e drugstore, mira a valorizzare la rete, portare clienti e incrementare i guadagni. L’offerta prevederà l’assortimento standard, con focus sulla valorizzazione del localismo. Non solo: sarà un eCommerce di prossimità con una logica di servizio strutturata e importante, mirata sulla formula del Click & Collect, con un cliente che sceglie il pdv più comodo. L’obiettivo, nell’infrastruttura tecnologica e nella scelta dei partner, è avere un pacchetto flessibile con business plan per i prossimi 5 anni.

Tripletta per l’insegna Arcaplanet

Arcaplanet
In Piemonte, Sardegna e Lombardia, l’insegna distributiva Arcaplanet inaugura tre store portando a quota 190 la sua rete vendita

In Piemonte, Sardegna e Lombardia, l’insegna distributiva Arcaplanet inaugura tre store portando a quota 190 la sua rete vendita. Il primo è stato realizzato a Torino in via Sansovino 122; il secondo a Oristano in via Cagliari 6 e l’ultimo a Legnano (Mi) in via per Busto Arsizio 20.

 

I negozi si allineano alla tradizione dell’insegna proponendo un layout con spazi moderni e un’offerta di oltre 8.000 referenze tra accessori e alimenti per cani, gatti, piccoli animali, roditori, pesci, anfibi e uccelli, un’ampia selezione trasversale di prodotti esclusivi e specializzati, dietetici e veterinari, di alimentazione biologica e vegetariana, cibo secco e umido, accessori dai tappetini igienici per cani alle lettiere per gatto, dai giochi ai guinzagli, ai “trasportini”. Tra i servizi propone l’incisione personalizzata delle medagliette da guinzaglio. All’interno dei punti di vendita è stato realizzato il Totem che offre consulenza professionale veterinaria e varie altre funzioni tra cui il catalogo con tutti i prodotti presenti in assortimento.

 

Nuovo look per Coop San Vitale di Bologna

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La Coop San Vitale di via Massarenti 100, a Bologna, riapre dopo i lavori di ristrutturazione. L'investimento è di 2 milioni di euro. Il negozio, ampio 900 mq, impiega una cinquantina di lavoratori

La Coop San Vitale di via Massarenti 100, a Bologna, inaugurata nel novembre del 1978, è un negozio storico della cooperativa. Riapre al pubblico dopo i lavori di ristrutturazione, che hanno interessato anche la facciata esterna, realizzati grazie a un investimento, da parte di Coop Alleanza 3.0, di 2 milioni di euro.

Il negozio, ampio 900 metri quadrati, impiega una cinquantina di lavoratori, ed è pensato per le esigenze della spesa quotidiana. È stato rinnovato il layout espositivo che presenta al suo interno il nuovo servizio di pane self, affiancato al reparto del pane e pasticceria, servito da addetti, con una proposta arricchita da piccola pasticceria e paste da colazione, oltre al servizio di panineria food to go. Tra le novità anche il banco della gastronomia assistito e il nuovo reparto dei prodotti freschissimi, in cui trovano spazio le eccellenze legate al territorio. Presente pure la cantinetta dei vini che dà particolare risalto alle produzioni enologiche locali e alle birre artigianali. Sul perimetro i banchi della macelleria e della pescheria. L’offerta è inoltre composta dai prodotti a marchio Coop, compresi quelli delle linee Fior Fiore e Vivi Verde, oltre a una vasta offerta di prodotti salutistici e biologici.

 

Fatturato in aumento per Conad Adriatico

conad centro nord
Numeri in crescita per Conad Adriatico che nel 2016 ha sviluppato un fatturato di 1.009 milioni di euro con un incremento del +4,8% rispetto al 2015

Numeri in crescita per Conad Adriatico che nel 2016 ha sviluppato un fatturato di 1.009 milioni di euro ossia 46,4 milioni di euro in più rispetto al 2015 (+4,8%) con 377 punti di vendita nelle Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia, Albania e Kosovo. Conad Adriatico detiene una quota di mercato del 12,7% ed è leader di mercato in Abruzzo (24,9%, in crescita di 0,5 punti percentuali rispetto al 2015) e nel Molise (20,6%). In Abruzzo, dove l’insegna è presente con 130 punti di vendita, si registra un fatturato 2016 pari a 493,5 milioni di euro (+2,4% rispetto al 2015). Nel Molise invece, dove la cooperativa opera con 17 punti di vendita, è stato sviluppato un fatturato di 65,2 milioni di euro, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente.

 

“È il contributo di Conad alla debolissima ripresa dei consumi, una ripresa che il governo

Antonio Di Ferdinando, Ad di Conad Adriatico
Antonio Di Ferdinando, Ad di Conad Adriatico

dovrebbe sostenere con riforme strutturali, investimenti e la liberalizzazione dei mercati di cui il Paese ha bisogno – sottolinea il direttore generale di Conad Adriatico Antonio Di Ferdinando- Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti in un anno segnato da una debolissima ripresa dei consumi e da un’inflazione che rialza la testa. Ancora una volta siamo pronti a rilanciare ragionando in modo realistico sugli ostacoli che ci troviamo di fronte, individuando ambiti di sviluppo e anticipando possibili soluzioni per rafforzare la competitività e l’efficienza delle imprese dei nostri soci e della cooperativa”.

 

Lo sviluppo. Il piano strategico di sviluppo 2016-2019 di Conad Adriatico è supportato da 86 milioni di euro di investimenti, di cui 61 milioni finalizzati a nuove aperture e 25 milioni all’ammodernamento della rete di vendita (nel 2017 sono previsti 22 nuovi esercizi, di cui 7 in Albania, per una superficie di 10.546 mq).

 

 

A Lille, il primo Leclerc Drive pedonale

Thomas Pocher, associato E.Leclerc, una lunga esperienza nella gestione della formula Drive, ha inaugurato di recente a Lille (cittadina del nord della Francia, non lontana dal confine con il Belgio) primo Leclerc Drive pedonale. "Una formula in test destinata ad attirare una clientela aggiuntiva", ha dichiarato Michel Edouard Leclerc alla stampa francese specializzata (Lsa).

Non si tratta del primo Drive urbano (ne esiste già uno a Rouen, per esempio), ma è il primo chiaramente orientato ai clienti che arrivano a piedi: la spesa viene effettuata via online (su computer o altro dispositivo mobile) e ritirata in questo negozio, che si propone non come un semplice store Click&Collect, ma una sorta di "conciergerie di prossimità", grazie alla presenza di personale che cerca una relazione con la clientela.

Lo store si trova nel cuore di Lille, Place Louise de Bettignies, e si sviluppa su una superficie totale di 50 mq: 15 mq sono destinati agli acquisti e 35 allo stoccaggio delle spese acquistate, pronte da ritirare. Gli ordini vengono preparati nel magazzino principale di Croix (che dispone di 12.000 referenze, le stesse dell'ipermercato di Waterloo, rispetto alle 8.200 presenti nella maggior parte dei supermercati dell’insegna) e sono disponibili entro tre ore massime grazie a 6 navette che consegnano durante l’arco della giornata.

L’ampiezza delle consegne va dalle 10,00 alle 22,00: dalle 10,00 alle 17, la consegna viene effettuata nell'arco di un'ora, mentre sono necessarie 2-3 ore per la fascia oraria 18,00-22,00 ore; in ogni caso gli ordini vengono "chiusi" alle 19,30.

Per i clienti che desiderano, Leclerc Drive offre la consegna a domicilio ... a piedi naturalmente

Ovs strizza l’occhio ai mercati esteri

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Nei prossimi cinque anni Ovs conta di aprire circa 150 negozi a gestione diretta e di proseguire anche l’espansione del franchising

Nei prossimi cinque anni Ovs conta di aprire circa 150 negozi a gestione diretta e di proseguire anche l’espansione del franchising con OvsKids e BluKids, tramite un centinaio di nuove aperture. Lo dichiara Stefano Beraldo in un’intervista rilasciata a Repubblica nella quale spiega: “Cresceremo anche per linee interne. Abbiamo già introdotto nuove categorie di prodotti che stanno dando ottimi riscontri, come una linea dedicata alla maternità”.

 

L’interesse dell’insegna è di espandersi e consolidare la presenza anche all’estero. Parte a

Stefano Beraldo ad Ovs
Stefano Beraldo

settembre, per esempio, la conversione di 150 store in Svizzera di Charles Voegele. Per accelerare sulla crescita domestica e internazionale, inoltre, si potrebbe optare per la collaborazione con nuove insegne. A riguardo Beraldo aggiunge: “Abbiamo dimostrato con Voegele di saper gestire il rischio, andando per gradi. Inoltre, ora che generiamo utili e flussi di cassa, abbiamo anche le spalle più solide e le risorse finanziare necessarie per crescere per linee esterne”.

Il settore del petfood gode di buona salute

petfood convegno

L’ultimo Rapporto Assalco 2016 (realizzato in collaborazione con Iri e Anmvi) indica un incremento del +2,7% rispetto al 2015 per il totale mercato Petfood cane/gatto per un valore complessivo di circa 1.971 milioni di euro. L’argomento è stato al centro del secondo incontro Buyer Pet della distribuzione moderna, organizzato a Bologna Fiere, in occasione della recente Rassegna Internazionale Zoomark 2017 da Rinaldo Franco Spa.

Oltre al segmento food cane/gatto dove il grocery sviluppa il 57% del giro d’affari, sono stati censiti in gdo gli alimenti per altri animali (16 milioni), le lettiere (67 milioni) e gli accessori (72 milioni, +6%).

Obiettivo dell’incontro è stato di favorire il confronto tra i player del settore, individuando petfood convegnonuovi concept e attività per sviluppare il sell-out della categoria PetCare. Al tavolo dei relatori: Alessandro Caner, Area Manager Acquisti Scatolame e Petfood Aspiag (Gruppo Despar), Claudio Casali, Buyer Area Pet Il Gigante e Dan Franco, Presidente di Rinaldo Franco Spa. A fare da moderatore al dibattito è intervenuto Armando Brescia, Direttore del quotidiano on-line Distribuzione Moderna. Nella seconda parte è intervenuta Cristina Lazzati, Direttrice delle riviste Mark Up e GDOweek con un’intervista ad Alberto Moretti, Direttore Marketing Canali Distributivi di Conad che ha illustrato il progetto di apertura dei nuovi PetStore Conad.

 

I canali. Sono i due canali del mass market (super, iper e superette)  e dello specialistico (PetShop, catene specializzate e garden center) a contendersi le preferenze dei proprietari degli oltre 60 milioni di animali presenti in Italia (di cui circa 15 milioni di cani e gatti e ben 30 milioni di pesci in 1,6 milioni di acquari). Una contesa giocata su più fronti, a cominciare dal livello di servizio e dall’ampiezza di assortimento (in media 250 referenze nei super, 500 negli Iper, 1500 nei PetShop indipendenti e 2000 referenze nelle catene specializzate). Nel segmento dell’accessoristica ad esempio, proprio la grande distribuzione organizzata ha fatto passi da gigante negli ultimi anni con una crescita del 27% del giro d’affari nel 2016 per il solo reparto dell’igiene. Il segmento snack per cani piccoli, oltre ad essere il comparto più dinamico e che apporta margini maggiori, è quello sul quale è possibile applicare contenuti innovativi, sia di prodotto che di packaging. Durante il corso dell’evento è inoltre emerso che il saldo tra le aperture e chiusure di negozi è positivo: con 215 nuove aperture (di cui 90 facenti capo a catene specializzate) e 125 cessazioni di attività di PetShop indipendenti. Di fatto le nuove aperture hanno già acquisito una clientela nuova, con più alta capacità di spesa, senza riscontrare la “cannibalizzazione” dell’assortimento del grocery.

 

 

 

Agilità per le nuove economie

La tensione ad andare oltre è il motore per la crescita in accordo con il cliente e le sue sempre nuove abitudini... L'editoriale della direttrice Cristina Lazzati (da Gdoweek n. 9)

Ne parliamo spesso di coinvolgimento, coinvolgiamo il cliente, lo ascoltiamo, diamo delle risposte ... la tecnologia può venire in aiuto, è fuori di dubbio, ma impone nuovi linguaggi.  Agilità è anche questo, non basta avere i contenuti giusti, è necessrio anche trovare le giuste forme. Pensiamo alla Wellness economy, tutto quel mondo che d’imperio ha cambiato molti degli assortimenti, vegani, vegetariani, che ha allargato lo spazio per i freschi, che ha contaminato anche altri mondi, i negozi di sport che vendono cereali per la colazione, le farmacie che offrono frutta fresca e menù dietetici,  gli alberghi che si attrezzano sempre di più per diventare centri sportivi e le palestre che aprono ristoranti. Uno scorcio su come le abitudini di consumo in continuo cambiamento abbiano rivoluzionato interi modi di fare retail, hotelerie, ristorazione ... certo non tutti hanno afferrato appieno la portata. Soffrono le  farmacie che hanno ampliato l’offerta ma non hanno cambiato “linguaggio”, soffrono nella gdo i primi prezzi che riempiono di dubbi il cliente del benessere, soffrono gli hotel che fanno vetrina, ma non offrono interazione ... agilità non è frenesia, agilità è nello sguardo, nel vedere oltre i propri confini.

Arca inaugura un nuovo centro distributivo a Cesena

Arca_Cesena

Ha inaugurato oggi a Cesena un nuovo centro distributivo di Arca, società che fa capo al Gruppo Unicomm di Vicenza, associato a Selex Gruppo Commerciale. La nuova struttura, che sorge nei pressi dell'uscita autostradale Cesena Nord, è stata realizzata su un lotto di 50.000 mq, occupa una superficie di 30.000 mq di cui 23.000 destinati ai prodotti secchi, 4.000 ai freschi e i rimanenti ai servizi. Sono oltre 13.000 le referenze trattate, circa 22 milioni i colli movimentati e 170 i collaboratori.

Il nuovo centro distributivo di Cesena diventa così il polo logistico di riferimento, in sostituzione dei vecchi centri distributivi, in grado di rifornire tutti i canali di vendita dell'azienda romagnola, ossia i supermercati Famila, i supermercati A&O e i cash & carry C+C.

Il nuovo polo, moderno ed efficiente, è dotato delle più avanzate tecnologie, ma soprattutto attento alla sostenibilità e al risparmio energetico. Come in tutte le più recenti realizzazioni del Gruppo Unicomm, infatti, nel nuovo centro di Cesena sono state adottate molteplici soluzioni innovative per ridurre al minimo l'impatto ambientale e i consumi energetici e, nello stesso tempo, per recuperare efficienza nella movimentazione delle merci, ottimizzando anche i trasporti tra i centri di distribuzione e i punti di vendita.

Maxi Zoo, l’obiettivo è arrivare a 250 negozi in Italia

Maxi zoo
Nel piano di sviluppo 2017-2020 sono previste non solo le aperture di negozi fisici, ma i Future Store 2.0, nuovo concept ispirato alla cross-canalità. Per il 2020 l'obiettivo dell'azienda è arrivare a 250 pubnti di vendita in Italia

Ambiziosi i piani di business 2017-2020 presentati da Maxi Zoo, la più grande catena retail europea specializzata in alimenti e accessori per animali, che fa parte del gruppo tedesco Fressnapf.

Sul mercato italiano l’azienda prevede di arrivare a 250 punti di vendita nel 2020. Entro la fine dell’estate 2017, Maxi Zoo introdurrà i Future Store 2.0, nuovo concetto di punto vendita che semplifica gli acquisti e agevola i flussi dei clienti, aumentando l’interesse durante la visita negli store: sarà dato maggior risalto ai prodotti non-food e agli snack, preparando il punto di vendita alla cross-canalità.

Previsto anche il potenziamento dei marchi esclusivi: obiettivo per l’Italia è raggiungere l'incidenza del 55% sul fatturato, 10 punti percentuali in più rispetto al 2016.

"Raggiungere i 250 punti di vendita migliorando l’esperienza d’acquisto dei nostri clienti, è la grande sfida che ci siamo posti per questo triennio -conferma Marco Premoli, Ceo di Maxi Zoo Italia-. L’Italia, con Francia e Polonia, fa parte dei paesi europei sui quali il Gruppo Fressnapf intende focalizzare la propria espansione".

eCommerce e strategia Crm
Entrambe, l'e-Commerce e le strategie di Crm, rientrano negli obiettivi a breve termine di Maxi Zoo Italia. Lo shop online sarà il cardine della strategia cross-channel per tutta l’Europa. Gruppo Fressnapf sta testando un proprio sistema di eCommerce da sviluppare nei diversi paesi europei.
La stessa strategia viene applicata al Programma fedeltà (Loyalty Program), per massimizzare la personalizzazione in ogni paese: integrerà il pagamento con punti fedeltà, le scontistiche dedicate e le attività di charity che già fanno parte delle attività di Maxi Zoo in Italia.

I risultati 2016
L'aumento del fatturato in Italia (+21% rispetto al 2015) è il risultato degli investimenti (5 milioni di euro, +40%) e delle nuove aperture: i punti di vendita a dicembre 2016 sono 75, quindici in più rispetto al 2015. I collaboratori sono 530, +15% rispetto all’anno precedente.
Le private label rappresentano il 43% del fatturato, +5 punti percentuali in più del 2015.
Gruppo Fressnapf cresce anche in Europa: il fatturato complessivo 2016 è di 1,86 miliardi di euro. La Germania è in testa con 1,18 miliardi di euro.

GRUPPO FRESSNAPF IN EUROPA
-Investimenti: 43 milioni di euro (+26,5% vs 2015)- Punti di vendita: 1.378 (+60 vs 2015)
- Collaboratori: 11.000 (+9%)
- Private label: 45% (+7% vs 2015)

I retailer che utilizzano il nuovo sistema Apple Pay

Il sistema di pagamento della casa di Cupertino approda in Italia e abilita ai pagamenti i device portatili della Mela. Le catene che accettano il servizio sono già molte, tra cui Carrefour, Supermercato24, Unieuro, Sephora, Mondadori Store.

Da Carrefour l’innovativo sistema di pagamento è già disponibile e funzionante sui dispositivi POS che presentano il logo Contactless. Per poterlo utilizzare non è necessario aprire un nuovo conto in banca, basta semplicemente richiedere la Carta PASS presso gli sportelli Carrefour Banca o sul sito www.carrefourbanca.it che funziona con tutti i terminali nel mondo del circuito Mastercard.

Anche Supermercato24, il primo player italiano della spesa online con consegna a casa anche entro un’ora, mette a disposizione dei suoi clienti Apple Pay, rendendo la spesa ancora più veloce. “Supermercato24, è nato dall’esigenza sempre più forte nella nostra società contemporanea di un servizio in grado di offrire uno dei valori più preziosi, il tempo – ha dichiarato Federico Sargenti, amministratore delegato di Supermercato 24. Siamo molto orgogliosi di essere una delle prime realtà italiane a poter offrire ai nostri clienti la possibilità di pagare anche con l’innovativo sistema Apple Pay in totale sicurezza”.

Il nuovo sistema di pagamento è disponibile anche da Unieuro, insegna italiana leader nella distribuzione di elettronica di consumo ed elettrodomestici. L'azienda era da tempo alla ricerca di un nuovo sistema di pagamento mobile che garantisse semplicità e sicurezza sia per gli acquisti online che offline e che fosse in linea con il proprio approccio multi canale. “La nostra strategia è quella di offrire ai nostri clienti una shopping experience omni-canale - afferma Bruna Olivieri, chief omnichannel officer di Unieuro. Possono infatti acquistare nel nostro sito, utilizzando la nuova App oppure recandosi in negozio; siamo sempre disponibili a offrire loro nuove soluzioni tecnologiche utili a semplificare il processo di acquisto. Apple Pay è perfettamente in linea con il nostro approccio dal momento che rende i pagamenti semplici, rapidi e sicuri. Abbiamo deciso di integrare Apple Pay perché facilita e rende più piacevole l'esperienza di acquisto, sia online che offline”.

Anche da Sephora, che vuole mettere al primo posto la tranquillità del cliente, è disponibile l’innovativa formula di pagamento: l’introduzione di Apple Pay è una scelta al passo coi tempi e lo shopping diventa finalmente immediato e sicuro, da vivere in serenità con i device della vita di tutti i giorni.

Apple Pay è anche in libreria: Mondadori Store introduce il sistema nei propri punti vendita delle principali città italiane, semplificando la fase di acquisto e migliorando i tempi di chiusura della transazione, che avviene in pochi secondi avvicinando il proprio iPhone al lettore.

 

Milano Retail Tour: 3 concept vincenti con l’ibridazione

Room Mate Giulia, Womo e Deus Ex Machina: in video tre tappe che offrono nuova ispirazione al mondo retail

Un viaggio nel capoluogo lombardo alla scoperta di tre format capaci di vincere grazie a un approccio ibrido e moderno, in grado di cogliere appieno le esigenze del proprio target di riferimento. Ad accompagnarci in questo percorso di scoperta offerto da Confimprese ai propri associati sono gli esperti di Milano Retail Tour e TradeLab (organizzatori dell'evento).

L'Hotel Room Mate Giulia riesce a trionfare in un settore in crisi proponendo un modello di alloggio dall'atmosfera altamente domestica, il design elegante e caldo, ma soprattutto una proposta localizzata e diversificata della catena spagnola Room Mate in base alle città di riferimento. Il modello è quello del grande competitor Airbnb, di cui si riescono a "rubare" gli elementi vincenti. Un esempio di flessibilità e d'innovazione importante per quel retail fisico che si trova davanti colossi come Amazon.

Storytelling ad alto tasso di memorabilità e category mix ad alta redditività sono invece due tratti distintivi dello store Womo (What Original Men Own), che intercetta appieno il trend contemporaneo di cura del corpo maschile incarnato soprattutto da shaving e grooming. Stesso discorso per Deus Ex Machina, brand australiano che con il Deus Cafe Milano richiama motociclisti, bikers e non solo attraverso una proposta altamente trasversale (caffetteria, ristorante, officina, negozio, eventi...).

 

A Ovs di Milano il certificato di sostenibilità Breeam

ovs corso buenos aires milano
Il flagship store di Corso Buenos Aires a Milano vanta la certificazione ambientale volontaria Breeam International Refurbishment and Fit-Out 2015

Il flagship store di Corso Buenos Aires a Milano vanta la certificazione ambientale volontaria Breeam International Refurbishment and Fit-Out 2015 affidata in base a requisiti valutati positivamente: una progettazione integrata tra tutte le figure coinvolte, una gestione del cantiere e dell’acquisto dei materiali fatta in maniera sostenibile, fino al controllo approfondito su tutti i sistemi impiantistici locali attraverso l’attività del commissioning avanzato. Ovs store ovs corso buenos aires milanoBuenos Aires Milano è stato valutato in maniera particolarmente positiva anche per la gestione energetica e dei rifiuti prodotti, per le azioni a favore della mobilità sostenibile e per l’attenzione nell’uso delle risorse idriche.
Queste scelte ecosostenibili hanno consentito di avere processi di gestione quotidiana del negozio semplificati ed un risparmio previsto per gli anni futuri in termini energetici ed economici, con conseguente riduzione delle emissioni inquinanti in ambiente.

Nativa ha coordinato le figure professionali coinvolte nella raccolta della documentazione e, in collaborazione con Habitech, nella scelta della strategia più adeguata al raggiungimento degli obiettivi in ottica di certificazione.

Video Tour: Retuna, il centro commerciale basato sul riciclo creativo

Un centro commerciale che ospita 15 negozi che hanno, come elemento comune, la capacità di riutilizzare prodotti di scarto, dando loro un maggiore contenuto, riducendo, allo stesso tempo, l'impatto ambientale

Offrire prodotti di buona qualità, derivanti da materiale di scarto: questa la mission di Retuna Återbruskagalleria, primo centro commerciale di upcycling, che si trova nella cittadina di Eskilstuna, in Svezia, a circa 100 chilometri da Stoccolma.

La struttura, sviluppata su due piani, ospita 15 negozi, la cui esposizione ricrea uno spazio domestico, con una caffetteria, una conference room, una sala per la formazione e un laboratorio per la rimessa a nuovo dei prodotti usati. Il progetto è nato perchè la discarica del Comune non riusciva a smaltire i rifiuti, costituiti, spesso, da prodotti di buona qualità.

Da qui l'idea di utilizzare questo materiale di scarto per creare nuovi oggetti di maggior valore, come, ad esempio, una libreria da una cassetta della frutta.

Retuna non si concentra solo sull'attività di manutenzione e vendita degli oggetti, ma anche nella diffusione di una cultura di riduzione dell'impatto ambientale dei consumi.

 

Caso tratto dall'Osservatorio Kiki Lab Retail Observa®️

Lillapois apre un nuovo punto di vendita a Milano

Lillapois2È stato appena inaugurato a Milano, in Corso Indipendenza 24, il nuovo drugstore Lillapois, l’ottavo nel capoluogo lombardo. Con una superficie di 190 mq, il nuovo negozio propone un assortimento di circa 10.000 referenze con prodotti per la cura dei capelli, del corpo e del viso, per la detergenza e l'igiene personale, per la depilazione e la rasatura, per l'igiene della casa, prodotti della parafarmacia, fino a quelli per la prima infanzia.

Le numerose promozioni dedicate anche ai possessori de LaTua!Card (carta fedeltà degli ipermercati Auchan e dei supermercati Simply), da quasi un anno sono accessibili anche tramite l’e-commerce sul sito shop.lillapois.com. Per tutti i possessori della carta fedeltà il costo della spedizione dei prodotti è ridotto e per tutti i clienti che desiderano fare un regalo la confezione e il biglietto sono sempre in omaggio.

L’insegna Lillapois – catena specializzata in bellezza, cura della persona e igiene della casa, che fa parte del gruppo Auchan Retail Italia – è stata lanciata nel 2014 e oggi è presente con 59 negozi nel Nord Italia e in Europa. Nel mese di novembre si è aggiudicata il Premio Insegna dell’Anno 2016/2017 nella categoria drugstore.

PittaRosso apre a Cinisello Balsamo e si rafforza in Lombardia

PittaRosso apre a Cinisello Balsamo un nuovo "store" (oltre 800 mq) nel centro commerciale La Fontana: è il 16° nella provincia di Milano e conferma il forte orientamento allo sviluppo della catena in Lombardia

Con il nuovo "store" in apertura a Cinisello Balsamo, a nord di Milano, nel centro commerciale La Fontana (al 1° piano, nello spazio lasciato libero da Brico Sport), PittaRosso rafforza la presenza in Lombardia, regione nella quale l'insegna ha già 37 punti di vendita. Quello di Cinisello è il 16° negozio PittaRosso nella provincia di Milano. Il nuovo negozio ha una superficie di vendita di 878 mq (leggermente sotto la media PittaRosso che è di 1.500 mq, ma pur sempre grande), e prevede 4 nuove assunzioni.
L'assortimento è quello classico di PittaRosso (calzature uomo, donna, bambino) con attenzione alle sportive, rappresentate da tutti i principali marchi leader di mercato. Ricordiamo che l'assortimento PittaRosso prevede anche borse e accessori, scarpe tecniche (per esempio da lavoro e da ballo), accessori.
Preceduta da un intenso battage pubblicitario, con distribuzione porta a porta di 110.000 volantini, affissioni a Cinisello Balsamo e nelle zone limitrofe al centro commerciale, e camion vela itinerante (ormai un medium pubblicitario-promozionale molto usato nel commercio), l'inaugurazione del nuovo negozio sarà accompagnata da una promozione speciale, con sconto 10% su tutto l'assortimento (fino al 21 maggio), e ribassi fino al 60% sino al 4 giugno su una selezione di articoli.

Andrea Cipolloni amministratore delegato PittaRosso
Andrea Cipolloni amministratore delegato PittaRosso

Il giro di affari della catena ha registrato un consistente incremento a doppia cifra, e cresce sull'onda delle continue aperture: PittaRosso ha 200 punti di vendita in Italia, Francia, Croazia e Slovenia, ma ne programma 30 nuovi nel nostro paese e Oltralpe. La catena guidata da Andrea Cipolloni si pone l'ambiziosa meta di superare la soglia degli 800 milioni di euro di fatturato nei prossimi tre anni.
"Le nuove aperture rispondono a due obiettivi –precisa Andrea Cipolloni, amministratore delegato di PittaRosso– consolidare la nostra presenza in Italia, dove il potenziale è ancora altissimo, e portare avanti il processo di espansione in Europa, in particolare in Francia".

A proposito del succitato giro d'affari in aumento: PittaRosso ha chiuso il 2016 con fatturato pari a 345 milioni di euro, +25% rispetto al 2015. Un risultato che conferma un quinquennio di crescita, mediamente superiore al 20% annuo. La catena di calzature sta facendo molta pubblicità anche sui canali televisivi nazionali, e investe nel contempo in sponsorizzazioni sportive: basta ricordare l'accordo biennale siglato di recente con Ducati Corse, il team di MotoGP. La partnership prevede che il marchio PittaRosso compaia su tute e moto dei due piloti del Team Ducati, Jorge Lorenzo e Andrea Dovizioso, e dei collaudatori Michele Pirro e Casey Stoner.

PittaRosso, acquisita nel 2011 da 21 Investimenti di Alessandro Benetton, fa parte da gennaio 2015 di una nuova proprietà, Lion Capital, specializzato nel segmento retail e beni di consumo con circa 6 miliardi di investimenti in Europa e in America.
La storia di PittaRosso ha quasi cent'anni: le origini risalgono a quando i quattro fratelli Pittarello cominciarono ad aprire in Veneto una catena di negozi di calzature (a insegna Pittarello) modernizzando e sviluppando un'attività di commercio al dettaglio nata nei mercati all'aperto di Padova.

Simmenthal: ripartono le degustazioni on the road

Il brand leader nel mercato della carne in scatola, Simmenthal, anche quest’estate attraversa l'Italia col tour "Come fai se in cucina non ce l’hai?"

Da metà maggio ha inizio il viaggio itinerante, un percorso di assaggio in stile on the road a bordo di un caratteristico Apecar colorato che farà tappa nei principali centri commerciali di 15 città italiane.
Ad ogni tappa il mezzo di trasporto, facilmente riconoscibile, si trasforma in una ridente cucina da strada. A bordo uno chef accoglie gli ospiti per mostrare come è possibile preparare fantasiose ricette con i prodotti Simmenthal, dalla linea classica al petto di pollo, dai sapori italiani salvia e rosmarino alle insalate di pollo, per terminare con spuntì tonno e zenzero.

Obiettivo dell’attività è far conoscere la versatilità del brand ai consumatori e l’adattabilità dei prodotti nelle diverse occasioni.

Questa settimana l'Apecar Simmenthal sarà a Milano, il 20 e 21 maggio, presso La Bicocca. Sono previste poi altre tappe, da Torino a Milano, da Firenze a Roma, da Napoli a Rimini, da Padova a Perugia, da Catania a Catanzaro, da Bari a Modena (location da confermare).

Zalando testa la consegna geolocalizzata

zalando parcify
Zalando sta testando in Belgio il suo primo servizio di consegna geolocalizzato, che permette al corriere di intercettare il cliente attraverso il gps

Per semplificare la vita dei propri clienti Zalando sta testando in Belgio il suo primo servizio di consegna geolocalizzato, che permette al corriere di intercettare il cliente attraverso il gps del suo smartphone e di raggiungerlo ovunque si trovi. Il test verrà effettuato per un periodo di tre mesi nelle città di Bruxelles, Gent e Anversa in collaborazione con la startup belga Parcify.

 

I retailer sono sempre più “in musica” con Soundreef

In Italia sono oltre 40 mila i punti di vendita della gdo che hanno scelto di trasmettere in store attraverso l'Ente di Gestione Indipendente

Dal 2011 al 2016 il numero di negozi che trasmette la musica di Soundreef è costantemente cresciuto, arrivando a conquistare 1/3 del mercato, per un totale di 28,7 milioni di ascoltatori raggiunti all’anno in Italia. Questi i dati presentati dalla società fondata da Davide D’Atri, riconosciuta a marzo 2016 come entità di gestione indipendente dall’Intellectual Property Office del Regno Unito. Parliamo di oltre 40mila punti di vendita tra catene internazionali e nazionali, tra le quali figurano Limoni, Marionnaud LeRoy Merlin, Iper la Grande I, Bennet, C&A, Virgin Active, Arcaplanet, Scarpe & Scarpe, Happy Casa.

Grazie all’utilizzo dei sistemi digitali, Soundreef rendiconta l'utilizzo del servizio in-store legato alla musica di sottofondo al 100% in modo analitico e gli aventi diritto, attraverso il proprio account online, possono verificare il dettaglio di tutti passaggi effettuati. La società, alternativa a realtà come la Siae, amministra e raccoglie compensi su oltre 150.000 brani per conto di oltre 9.000 autori, editori, etichette discografiche e artisti in Italia e più di 20.000 nel mondo.

“Il servizio che proponiamo è molto competitivo – spiega Davide D’Atri, fondatore e amministratore delegato di Soundreef-. Chi sceglie la nostra selezione di brani può arrivare a risparmiare anche il 50% rispetto alle tariffe richieste da Siae per la diffusione della musica in un esercizio pubblico. Costruiamo inoltre palinsesti musicali ad hoc, che tengono conto della clientela presente nel negozio diversa in base alle fasce orarie, al giorno della settimana e alla ricorrenza dell’anno”.

Carrefour Italia: tre livelli per gli acquisti

Un'organizzazione articolata con categorye buyer che ha l'obiettivo di creare un dialogo continuo con i fornitori, oltre i temi commerciali verso un'integrazione più efficace. (da Gdoweek n.8)

Grégoire Kaufman, direttore commerciale e marketing di Carrefour Italia, coordina una struttura acquisti che integra attraverso varie figure in continuo dialogo ogni aspetto della relazione con i fornitori, dai temi di carattere commerciale alla strategia del distributore, fino all’integrazione con i localismi.
Quali figure prevede la struttura acquisti in Carrefour?
Accanto alla figura del buyer abbiamo il ruolo del category, poi un capo prodotto per la marca del distributore, in numero differente a seconda delle famiglie di ciascun plateau di prodotti. A coordinamento di questi ruoli ci sono 4 “capi plateau”, che nei Pgc (prodotti di largo consumo), seguono rispettivamente liquidi, drogheria, detergenza e profumeria, e i prodotti freschi a libero servizio (Pls).
I capi plateau sono coordinati dai direttori dei settori come Pgc, Pft (fresco tradizionale), con i plateau ortofrutta, macelleria, ittico, pane e pasticceria e presto anche un referente per la ristorazione, poi dai direttori Bazar, Efcs, ovvero elettronica di consumo, e tessile. I direttori, insieme a due responsabili (qualità e pricing), riportano gerarchicamente al sottoscritto.
Come avviene la comunicazione tra le diverse funzioni?
Le decisioni che coinvolgono più funzioni vengono prese insieme nella quotidianità del lavoro di ciascuno: i responsabili di ciascuna categoria lavorano in open space e si confrontano continuamente. La definizione di prezzi e promozioni per esempio è demandata a un plateau dedicato, ma nel confronto costante con category e buyer.
Buyer e category: quali sono le loro competenze?
Il buyer si occupa di negoziazione con i fornitori e aspetti commerciali, il category adotta una visione più analitica e di marketing, in collaborazione con il responsabile della marca privata, per conciliare la strategia commerciale di ciascun fornitore con quella dell’insegna. Questo significa per esempio ascoltare l’azienda multinazionale ma anche il piccolo produttore attraverso una discussione sempre viva e attiva.
Come componete gli assortimenti nel rispetto dei localismi?
Gli assortimenti sono sempre elaborati a livello nazionale, sia per i pdv diretti che per quelli in franchising, e quindi anche per l’online che propone i prodotti presenti in negozio. Centralmente viene definita la quota che ciascuna regione potrà destinare ai prodotti locali, in termini di numerica di referenze e fornitori; la scelta effettiva dei prodotti e fornitori viene fatta a livello locale. L’incidenza dei fornitori locali sull’assortimento dipende molto da regione a regione, dal 5% al 20%. Per i singoli formati e le particolarità regionali abbiamo un Comitato Regionale composto da un mix tra responsabili commerciali e responsabili dei pdv.
Come scegliete i fornitori? E per la pl?
Non facciamo differenza tra marca privata e non privata, per noi sono tutti fornitori, la scelta la fa il cliente. Non siamo noi né il fornitore a scegliere, il nostro lavoro come retailer consiste nel dare ai clienti la possibilità di scegliere. La selezione dei fornitori locali avviene grazie a una squadra di buyer Pgc e Pft dedicata che, su tutto il territorio italiano, si occupa di sourcing, negoziazione e sviluppo di attività coordinate sul pdv, in contatto diretto con le aziende. I capo prodotto della marca del distributore, in tutto una decina, raccolgono le proposte dei fornitori e a seconda della categoria viene fatta un’asta regionale, nazionale o internazionale. Questo offre ai produttori italiani la possibilità di sviluppare la pl per Carrefour anche nel resto d’Europa. È avvenuto per la mozzarella e altri formaggi tipici, per i quali prima ci rifornivamo da un produttore tedesco, mentre oggi se ne occupa uno italiano, nonostante il costo del latte in Italia sia maggiore che in Germania, proprio grazie al rapporto privilegiato con Carrefour Italia. Vale anche per il caffè o la passata, ma non solo per prodotti tipici italiani.
È cambiato il rapporto con l’industria di marca?
I rapporti tra industria e distribuzione si sono molto professionalizzati, perché il business è sempre più complesso e le persone sono più professionali.
Sappiamo che con una negoziazione più forte e prezzi più bassi si può avere un guadagno, ma si può guadagnare ancora di più lavorando sulla condivisione delle strategie insieme ai produttori e agendo in maniera coordinata per il miglioramento della catena produttiva, per avere una supply chain più razionale. Non significa rinunciare del tutto a puntare sulla negoziazione, ma ammettere invece che non sempre è un rapporto di forza a portare il migliore risultato.

Bricocenter si consolida in Sicilia

bricocenter
Continua il piano di sviluppo dell’insegna del fai da te Bricocenter (Adeo), che, dopo le recenti aperture di Massa e Roma, potenzia la presenza in Sicilia

Continua il piano di sviluppo dell’insegna del fai da te Bricocenter (Adeo), che, dopo le recenti aperture di Massa e Roma, potenzia la propria presenza in Sicilia dove, il primo giugno, inaugura un nuovo punto di vendita, realizzato ad Alcamo, in provincia di Trapani, in via Gammara 25. Tra i servizi propone il centro colore, il taglio legno, il ritiro di acquisti online e la duplicazione chiavi.

 

Il direttore del negozio, Claudio Caso, sottolinea: “Il nostro store è un luogo di scambio dove condividere la cultura del “fare insieme” attraverso numerose iniziative che coinvolgano l’intera comunità”.

 

 

Il Gruppo Pam punta sul format Metro

Pam
Il punto di vendita Pam Vicenza di viale Antonio Mazzini 29 cambia insegna e diventa Pam Metro, fortemente orientato sulle nuove tendenze alimentari

Il punto di vendita Pam Vicenza di viale Antonio Mazzini 29 cambia insegna e diventa Pam Metro, fortemente orientato sulle nuove tendenze alimentari: tra i prodotti a scaffale infatti è possibile trovare prodotti biologici, etnici e vegan ma anche un vasto assortimento dedicato a chi soffre di intolleranze alimentari o a chi sceglie di portare in tavola le eccellenze italiane, come i prodotti DOP e IGP.  Inoltre sarà possibile trovare tutte le linee a marchio Pam Panorama: dalla linea Pam Panorama con una gamma di prodotti selezionati e utili per la vita di tutti i giorni, alle Fresche Bontà, la linea di piatti pronti; da I Tesori con i suoi prodotti gourmet ai Semplici e Buoni che comprende prodotti senza lattosio, senza glutine, con pochi zuccheri e grassi, e ricchi di fibre, la linea Bio, fino ad Arkalia, la linea dedicata alla cura del corpo.

 

La filosofia antispreco. In assortimento trovano spazio anche prodotti monoporzione per evitare lo spreco alimentare. Inoltre l’insegna effettua uno sconto del 50% su tutti i prodotti prossimi alla scadenza. Per ridurre il consumo di carta e applicare prezzi più bassi tutti i giorni, è stata presa la decisione di non realizzare volantini,

 

 

Eataly fa il suo ingresso a Mosca

Eataly
Lo store è stato realizzato al quarto piano del centro commerciale Kievsky. Il punto di vendita, che sarà ufficialmente inaugurato il 25 maggio, è dedicato all’arte e alla letteratura

Al quarto piano del centro commerciale Kievsky sarà realizzato Eataly, che sarà ufficialmente inaugurato il 25 maggio. Lo store, dedicato all’arte e alla letteratura, occupa una superficie di 7.000 metri quadrati e conta circa 900 posti a sedere, 19 punti ristoro tra cui 2 caffetterie, 11 corner take away, 6 ristorantini tematici, un ristorante gourmet e 6 laboratori di produzione a vista: mozzarella, formaggi, birra, gelato, pane e pasticceria. Eataly Mosca ospita anche la Scuola, un’aula per lezioni di cucina e degustazioni. Il Mercato delle eccellenze italiane offre una selezione di oltre 6.000 prodotti. Nel corso dell’anno ospiterà cene letterarie, mostre d'arte, concerti ed eventi. Il personale di Eataly Mosca è composto da circa 400 dipendenti, di cui 35 tra chef e sous chef.

 

“Siamo finalmente arrivati a Mosca, una delle città più belle e dinamiche del mondo. Siamo lieti di aver trovato in Prostor un ottimo partner che oggi ha il compito di rappresentare Eataly, il concept italiano dedicato al cibo di alta qualità più diffuso al mondo. - dichiara Oscar Farinetti, fondatore di Eataly - Tra le eccellenze in vendita non mancano alcuni tra i migliori prodotti russi che abbiamo selezionato con attenzione”.

 

Apple di piazza Liberty a Milano: c’è ma non si vede

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Lo store Apple sarà sottoterra e l’ingresso sarà costituito da una scalinata-anfiteatro che andrà a coprire quasi tutta la piazza

“Più che un negozio vogliamo creare un punto d’incontro e di ispirazione, un crocevia di tecnologia e creatività nel centro di Milano. Ecco come Apple Piazza Liberty si aprirà alla città per renderla ancora più viva”. Apple presenta così, sul suo sito, il punto di vendita realizzato in Piazza Liberty a Milano. Al momento ci si può soltanto fare un’idea grazie al rendering che la casa di Cupertino pubblica online offrendo una panoramica del negozio che dovrebbe essere inaugurato entro l’anno.

 

Lo store milanese sarà sottoterra, come quello sulla 5th Avenue a New York, e l’ingresso Applesarà costituito da una scalinata-anfiteatro che andrà a coprire quasi tutta la piazza e che scenderà verso una cascata d’acqua, sormontata da una grande fontana a livello strada. Ironizzando sulla struttura Apple scrive “Lo store c’è ma non si vede. Grazie a un’originale soluzione architettonica, si nasconde sotto l’accogliente anfiteatro esterno”. Si scende nello store passando tra due alti pareti d’acqua: sono quelle che formano la grande fontana, omaggio alle piazze italiane e al legame tra Milano e i suoi navigli.

Il progetto è stato firmato dall’archistar Norman Foster, e si comporrà anche di una seconda struttura vetrata, che ospiterà le scale d’accesso al negozio. Il parallelepipedo di vetro, simbolo dell’Apple store, verrà posizionato alle spalle dell’anfiteatro, quasi al confine con via San Paolo, visibile anche da corso Vittorio Emanuele.

L’azienda Meloni rilancia l’insegna Smoll

Dà il via a una nuova strategia commerciale l’azienda Meloni che ha avviato un progetto di restyling e riposizionamento dell’insegna drugstore Smoll

Dà il via a una nuova strategia commerciale l’azienda Meloni che ha avviato un progetto di restyling e riposizionamento del proprio logo e dell’insegna drugstore Smoll investendo sullo sviluppo retail sia dei negozi che dei corner BeautyTù. “Stiamo lavorando fortemente – afferma il neo responsabile marketing Francesco Manfredi - non solo nel semplice restyling del logo e nel cambiamento di pay-off, ma anche con un intervento di natura architettonico-comunicativa sul concept store della nostra insegna. L’obiettivo, infatti, è quello di individuare il target del nostro cliente-tipo e capire come poter comunicare meglio sia all’interno che all’esterno del punto di vendita”.

 

Il format. Il nuovo concept riguarderà anche il format e il layout interno dei negozi (gondole, scaffali e illuminazione, ad esempio) nonché le logiche di comunicazione instore, declinate attraverso display system e materiale pop esposto. Il primo esempio del nuovo flagship è lo store di Montecassiano (Mc) che con una superficie superiore a 500 mq riesce ad esprimere bene le potenzialità del format

Il piano di sviluppo. L’attuale rete vendita conta su da 20 negozi di proprietà e 6 in affiliazione. Il programma di espansione del brand prevede entro l’anno l’apertura di quattro punti di vendita di proprietà e 5 in franchising.

La tecnologia. Per stare al passo coi tempi, l’azienda ha lanciato l’app Smoll, disponibile sia per Android che iOs, che consente di fare acquisti online e punta soprattutto a fidelizzare i clienti più giovani e digitali, ai quali si rivolgeranno anche altre iniziative di interazione che saranno realizzate all’interno dei negozi. “Il nostro obiettivo è di differenziarci dai nostri competitor, creando uno “smart drugstore” aggiunge Manfredi.

 

 

Amici di Scuola di Esselunga: 22 milioni alle scuole

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Ha coinvolto oltre 10.000 istituti scolastici italiani il progetto Amici di Scuola promosso da Esselunga, sviluppato da settembre a novembre 2016

Ha coinvolto oltre 10.000 istituti scolastici italiani il progetto Amici di Scuola organizzato e promosso da Esselunga, sviluppato da settembre a novembre 2016. Alle scuole sono stati donati oltre 22 milioni di euro in materiale didattico e digitale. Le scuole di Lombardia, Toscana, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Liguria e Lazio, grazie a un catalogo dedicato, hanno richiesto in particolare: LIM (lavagne interattive multimediali) del valore di 2.700 euro ciascuna, videoproiettori, tablet, computer, ma anche stampanti o materiale di studio, carta fotocopie, pennarelli e vocabolari. I dati a livello di comune sui premi e sul valore donato alle scuole sono disponibili sul sito www.esselunga.it.

Archiviata la seconda edizione del progetto, Esselunga è già pronta a lanciare la terza, in programma a partire dall’11 settembre fino al 5 novembre. Per partecipare bisognerà presentare la Carta Fìdaty: ogni 25 euro di spesa e/o 50 punti fragola si riceverà un ‘buono scuola’ che si dovrà consegnare all’istituto che si desidera premiare. Inoltre sarà possibile anticipare la raccolta dei buoni scuola con l’acquisto dei testi scolastici e del materiale scolastico, dal 29 giugno al 10 settembre.

Ortofrutta: è tempo di collaborazione

Un reparto che da sempre è un biglietto da visita per le insegne, al quale oggi il cliente presta ancora più attenzione e il cui successo attraversa tutta la filiera (da Gdoweek n. 8)

Creare  distintività  andando  a  stressare  sempre  più  la  differenziazione  del  prodotto, arrivando a creare partnership con le aziende sementiere per realizzare cultivar con determinate caratteristiche, che soddisfino i desideri dei consumatori. In aggiunta, una virata sulla qualità e sul sapore, mentre per anni si è badato maggiormente alla quantità e all’estetica: un plus di valore, quello del sapore, da spendere soprattutto per le referenze a marchio. E ancora, la ricerca di nuove soluzioni per ampliare il calendario di offerta di certe referenze sia attraverso tecniche di coltivazione innovative sia approcciando fornitori che offrano merce in contro stagione. Ovviamente senza tralasciare tracciabilità, territorialità, sicurezza, etica del lavoro e sostenibilità ambientale, tutti valori ormai imprescindibili per gli alimentari in generale, ma soprattutto per i freschi. Queste le leve principali che i più importanti retailer italiani stanno adottando per valorizzare il reparto ortofrutta, che si conferma strategico per la costruzione e il mantenimento della reputazione delle insegne. Anche perché insalate, mele e pomodori sono sempre più griffati con i marchi dei distributori, quindi rimandano direttamente alla brand awareness dell’insegna, con ambizioni esplicite di marca. Si tratta di un lavoro che inizia dalle filiere, sempre più integrate con le insegne, anzi plasmate a loro immagine e somiglianza, pur senza arrivare a investimenti diretti che prevedano l’acquisto di terreni o macchinari. Almeno per ora. Un comparto, quello di frutta e verdura, vivace anche dal punto di vista del fatturato: nel 2016, nonostante prezzi più o meno stabili, i consumi di ortofrutta in Italia sono cresciuti a valore dell’1,4% rispetto al  2015 (a fronte di 13,7 miliardi di spesa), per un volume di 8,27 milioni di tonnellate (secondo dati Macfrut consumer’s trend). La gdo rimane il canale più importante per la vendita di queste categorie fresche, dato rimasto stabile nel 2016 nei confronti dell’anno precedente, con una quota pari al 62%. I supermercati veicolano il 35% dei volumi, i discount il 14%, gli ipermercati l’11% e le superette il 2%. Vediamo ora come i principali protagonisti del mercato si stanno muovendo.
Da poco più di otto mesi Carrefour Italia ha raggruppato la centrale acquisti ortofrutta a Milano: “Questo ci permette di lavorare in modo diverso con i fornitori e prendere con loro impegni più consistenti per il ritiro del prodotto -spiega il responsabile ortofrutta dell’insegna Andrea Rossi - impegno che ovviamente riguarda anche la produzione, incentivata a garantire determinate quantità e caratteristiche di prodotto”. Carrefour non chiede l’esclusiva di prodotto ai  propri  fornitori,  ma  sta  segmentando  le  forniture  in  base  alla  latitudine  dei  campi  coltivati:  “Ci  stiamo  focalizzando  su  alcuni  areali e varietà specifiche -racconta Rossi-: ad esempio prendiamo il pomodoro Marinda solo dall’area di Pachino, che consideriamo ideale per specifiche tecniche, suolo, acqua e know how dei coltivatori. Inoltre, interveniamo sulle tecniche colturali: concimazioni e trattamenti chimici  devono  essere  del  50%  inferiori  in  quantità rispetto ai limiti ammessi in Italia”. Inoltre, per avere un prodotto a scaffale con una finestra temporale più ampia, l’insegna sceglie  fornitori  sparsi  da  nord  a  sud  della  penisola,  dove,  grazie  a  climi  diversi,  si  verificano tempi di raccolta differenti. Carrefour sta anche realizzando dei panel test con i clienti per raccogliere i loro pareri sulle diverse referenze ortofrutticole. Una fonte preziosa di informazioni sui desiderata degli shopper, sulle quali ragionare con la filiera produttiva, per capire se e come si possono assecondare e a fronte di quali costi. Il reparto si caratterizza anche per un assortimento rinnovato di continuo: “Solo quest’anno inseriremo 25 nuovi prodotti nella filiera sia di Viver Sano, come il Limone di Siracusa Igp, sia di Terre d’Italia -afferma Rossi-. Stiamo anche mettendo a punto un nuovo packaging per avvicinare il più possibile i consumatori ai produttori. Vorremmo inserire nelle confezioni un folder per spiegare in maniera più corretta le varie possibilità di consumo: il pomodoro Marinda, se consumato verde ha un certo gu-sto, mentre, se mangiato quando è rosso, ne ha un altro. Vogliamo anche dare informazioni sulle modalità di conservazione: quanti sanno che i pomodori non andrebbero in frigo?” Anche l’ortofrutta di Crai si sta muovendo: il gruppo ha infatti inaugurato una nuova Piattaforma Ortofrutta, estesa su 2.000 mq, che affiancherà i 14 poli utilizzati adesso dai soci per il rifornimento del reparto ortofrutta, con una previsione stimata di traffico di circa 8 mila colli al giorno. Il nuovo polo di Segrate (Mi) permetterà così di centralizzare gli acquisti. In questa prima fase, la piattaforma servirà circa 1.000 punti di vendita. Grazie alla presenza di celle coibentate a diverse temperature, sarà possibile trattare più di 400 referenze di freschi, freschissimi e secchi: frutta e verdura, ma anche legumi e frutta secca.
Coop ha fatto delle filiere un fattore distintivo già dalla fine degli anni Ottanta. La scelta è stata quella di instaurare rapporti di lunga durata, anche ultradecennali, con i propri fornitori: “In questo modo riusciamo a offrire garanzie ai produttori e ad avere un prezzo favorevole per i nostri soci e consumatori -racconta Claudio Mazzini, responsabile commerciale freschissimi di Coop Italia-. Inoltre, così siamo in grado di gestire meglio le situazioni critiche, legate ad esempio ai cambiamenti climatici che possono compromettere le forniture”. Anche per questo oggi Coop Italia lavora prevalentemente con cooperative o produttori aggregati nelle Op, cioè le Organizzazioni di produttori. Mazzini, che è anche un agronomo, conosce bene  pregi  e  difetti  di  tutta  la  filiera  e  non  nasconde  le  criticità  che,  negli  anni  scorsi,  hanno contribuito, forse anche più della crisi economica, al calo dei consumi di ortofrutta: “Per  troppo  tempo  -lamenta-  si  è  pensato  solamente  come  obiettivi  importanti  alla  quantità  per  ettaro,  alla  facilità  di  stacco  dei  frutti  e  alla  loro  shelf  life  più  che  alla  qualità, intesa come sapore e caratteristiche organolettiche.  Il  risultato  è  stato  che  interi  comparti  ortofrutticoli  sono  entrati  in  crisi:  dalle  pesche  alle  mele,  passando  per  i  pomodori,  per  citare  degli  esempi.  Anche  noi  abbiamo  commesso  qualche  errore  -ammette  Mazzini-,  ma  da  un  paio  d’anni abbiamo invertito la rotta, partendo dall’innovazione  varietale”.  In  particolare,  l’insegna  cooperativa  si  è  concentrata  su  agrumi e ortaggi, per migliorare la qualità e allargare  il  calendario  della  disponibilità  a  scaffale: “Ma c’è ancora parecchio lavoro da fare -precisa Mazzini- ad esempio sulle filiere del pomodoro e delle mele”. Un altro aspetto su cui concentrarsi riguarda l’innovazione delle tecniche agronomiche: “L’agricoltura è una fabbrica a cielo aperto e, in quest’ottica, oggi la tecnologia è di grande aiuto agli imprenditori agricoli -spiega Mazzini-. In linea con questa logica, per esempio, diamo priorità ai fornitori di ciliegie che usano reti per proteggere le piante da agenti atmosferici e insetti patogeni”. A livello di strategie per dare risalto al reparto, Coop sta cercando di fornire un’offerta segmentata per diverse occasioni di consumo. “L’ortofrutta è un settore nel quale il consumatore ci rinnova la fiducia di settimana in settimana: questo significa che non possiamo derogare sulla qualità”, avverte Mazzini. Ma gli agricoltori come reagiscono a queste richieste a maggiore valore aggiunto? “Mediamente bene -conclude Mazzini- anche perché ormai hanno capito che l’unico modo per competere con gli altri produttori dell’area mediterranea, che hanno costi di produzione più bassi, è proprio quello di puntare sulla qualità”. Negli ultimi due anni Conad ha riorganizzato il comparto ortofrutta, razionalizzando l’assortimento e inserendo nuovi prodotti che valorizzino soprattutto la territorialità delle diverse zone geografiche. Questo ha comportato precise scelte per quanto riguarda i fornitori, a partire dalla predilezione per rapporti di lunga durata; in aggiunta, il Consorzio bolognese chiede loro di seguire linee guida ben precise per la coltivazione. Chiaro lo scopo: offrire merce di qualità a prezzi accessibili , con prodotti non confrontabili con i competitor. Per questo punta molto anche sulla logistica, cercando soluzioni che portino a scaffale frutta e verdura al giusto grado di maturazione, senza aver subito stress termici. Da sempre biglietto da visita di Esselunga, con reparti situati quasi sempre all’ingresso di supermercati e superstore a insegna, anche l’insegna fondata da Bernardo Caprotti sta trasformando il rapporto con alcune filiere nel segno della qualità e della distintività. Un buon esempio è rappresentato dalla categoria delle mele: se, fino a qualche anno fa, sugli scaffali si trovavano solo frutti senza marchi, da qualche tempo sono state, invece, introdotte brand come Ambrosia, la prima mela club di Rivoira di cui Esselunga ha l’esclusiva, Pink Lady, Envy, Crimson Snow Kanzi e più di recente Rockit, la mini mela venduta in tubi trasparenti. Un chiaro segnale del fatto che per soddisfare le esigenze dei clienti è necessario ampliare l’offerta sfruttando l’innovazione varietale.

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