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Il circuito chiuso di Cpr System riduce del 39% l’incidenza sui costi

Dal campo al distributore sempre con il medesimo imballaggio. È uno dei plus di CPR System, che propone la movimentazione ad imballaggi riutilizzabili, capace di garantire agli utilizzatori vantaggi economici che lo rendono, di fatto, il più conveniente sul mercato. Esso si fonda, infatti, su costi di gestione calcolati in base alle reali movimentazioni effettuate ed ai servizi erogati. L'intero circuito è costruito sul computo trasparente dei movimenti degli imballaggi e sul loro rigido controllo. Il produttore ortofrutticolo ritira le cassette a sponde abbattibili, di cui è proprietario, presso i depositi Cpr, confeziona il prodotto e consegna il tutto al distributore. Cpr si occupa, poi, del ritiro e del lavaggio, e, attraverso un efficiente sistema logistico, l'imballaggio sarà nuovamente disponibile dopo 2 giorni, pronto per un nuovo ciclo di filiera.

L'impatto ambientale
Dal punto di vista dell'impatto ambientale, il sistema di imballaggi di plastica riutilizzabili (20 utilizzi in un anno per un ciclo di vita di almeno 7 anni), rappresenta un'alternativa ai tradizionali sistemi di packaging per il trasporto dei prodotti agro-alimentari, che causano forti diseconomie, conseguenti alla necessità di smaltimento dopo un unico passaggio.
Inoltre, attraverso la piattaforma telematica di nuova generazione “Cpr On-Line” (http://cpronline.cprsystem.it), i soci di Cpr possono gestire gratuitamente e in tempo reale, senza alcun vincolo temporale o geografico, le movimentazioni degli imballi.

I vantaggi economici
Rilevanti sono anche i vantaggi economici del sistema CPR, che -avendo messi insieme tutti i componenti della filiera- associa circa 800 produttori ortofrutticoli di ogni dimensione, diverse catene della gdo (fra le quali Coop Italia, Conad, Pam, A&O, Sait, Crai, Sisa, Dao, Despar Calabria, Sigma, Billa, Bennet ed altri), gli stampatori degli esclusivi imballaggi, e le aziende di servizio (trasporti, facchinaggio, movimentazione).
Secondo la ricerca comparativa dell'Università di Bologna, la cassetta Cpr 6410, a sponde abbattibili, anche grazie alla possibilità del riutilizzo e alle conseguenti riduzioni dei costi di gestione, risorse naturali, energetiche, umane, e smaltimento, determina un costo medio di 0,52 euro, mentre le spese complessive degli imballaggi non riciclabili sono molto superiori (0,89 euro per una cassetta plastica a sponde fisse, 1,36 euro per una cassetta di cartone standard, 1,61 euro per una cassetta di cartone policroma).
L'efficacia del sistema ideato da Cpr si evidenzia nella progressiva crescita del numero di movimentazioni effettuate: 97 milioni nel 2007, valore quasi raddoppiato rispetto ai 50 milioni del 2003, e nella crescita del fatturato, arrivato a 32,35 milioni nel 2007, pari al 13% in più rispetto al 2006.

Il banco cassa Cefla vince il concorso “Progettare e realizzare per tutti”

Sono stati 452 i progettisti che hanno partecipato al concorso “Progettare e realizzare per tutti”, giunto alla terza edizione, ideato per ripensare il layout di alcune aree all'interno degli Autogrill in un'ottica di accessibilità allargata, con l'obiettivo di divulgare una nuova cultura progettuale che tenga in considerazione le necessità di tutte le persone e che renda più accessibili e fruibili gli spazi della vita quotidiana.
Per ciascun tema progettuale (zona bancone, zona casse, servizi igienici) sono stati scelti tre progetti per la classifica generale e tre per quella studenti.

Categoria "zona cassa"
Il primo premio per la categoria “zona cassa” è andato a Modular P di Andreas Sicklinger (designer di Cefla Arredamenti, specializzato nella progettazione di soluzioni personalizzate e di banchi cassa tailor made per grandi clienti internazionali) con la seguente motivazione: “Per la flessibilità di impianto che permette il raddoppio o la divisione delle casse a seconda della dimensione desiderata, unita ad una buona protezione della cassa stessa senza condizionarne la fruibilità da parte dell'utente. Interessante inoltre l'ampio spazio espositivo. Il tutto risolto con un piacevole aspetto formale”.

Ergonomia e benessere
Molti gli aspetti innovativi di questo banco cassa che non si limita all'accessibilità da parte dell'utente, ma si focalizza anche sul benessere della cassiera, la quale ha la possibilità di lavorare sia in piedi che seduta.
Il progetto ha l'ulteriore vantaggio di concentrare tutta l'attrezzatura (cassa, cassetti, monitor ecc) in asse con l'operatore, permettendogli di svolgere le attività in posizione frontale, evitando le faticose torsioni del busto che si rendono invece necessarie quando una parte delle attrezzature è posizionata lateralmente.

I materiali
Per le superfici di maggiore contatto si è preferito il Corian, piacevole e caldo al tatto, ma anche resistente e facilmente modellabile dove servano bordi di protezione per evitare la caduta della merce. Metallo invece per le parti strutturali e più sottoposte a urti.

Anita e Chep lavorano in sinergia con il sistema di pooling pallet per ottimizzare la logistica

Anita (l'Associazione nazionale imprese trasporti automobilistici, aderente a Federtrasporti, con circa 3mila soci) e Chep Italia, multinazionale del settore dell'affitto dei pallet, hanno dato il via a una collaborazione con l'intento di indurre il mercato a considerare forme più efficienti di gestione dei pallet.
L'Anita, dopo la decisione di abbandonare la gestione dello scambio di pallet Eur ed Epal, riconosce che molti produttori multinazionali sono interessati all'uso dei sistemi di pooling di pallet offerti da organizzazioni come Chep, ma sottolinea, allo stesso tempo, che alcuni rivenditori italiani si rifiutano di accettare la consegna delle merci mediante tali sistemi, insistendo, invece, sul ricorso allo scambio dei pallet, anche se il costo complessivo che ne deriva per l'intera supply chain è maggiore. “Pallet -dichiara Angelo Nascenzi, funzionario dell'Associazione- vuol dire 'denaro' e in quanto tale richiede una gestione attenta da parte di tutti gli attori coinvolti nella filiera, inclusi gli operatori logistici e i trasportatori, che subiscono da un lato le modalità di gestione del pallet scelte dai produttori e, dall'altro, il potere contrattuale della gdo. Tra le imprese multinazionali si sta sviluppando l'adesione a sistemi di noleggio, modalità che in Italia incontra qualche difficoltà nell'interfacciarsi con la gdo: questa definisce le politiche di gestione dei pallet, potendo permettersi di respingere eventuali supporti/imballaggi ritenuti non idonei alla catena distributiva, quali pallet a perdere o a noleggio. Il rilascio di 'buoni pallet', fenomeno che in Italia è in crescita, comporta per l'impresa di trasporto anche l'onere di recuperare in un secondo momento i pallet non disponibili allo scambio immediato."

Posizione condivisa anche da Fedespidi
Fedespedi (Federazione nazionale imprese spedizioni internazionali) ha di recente espresso la sua insoddisfazione per i costi nascosti (riparazione, manutenzione, perdite ecc) e per i problemi qualitativi e ambientali legati allo scambio di pallet: “Lo scambio di pallet -commentano dalla Federazione- ha generato e genera agli operatori della filiera logistica, in particolare alle imprese di spedizioni internazionali, una serie di oneri gestionali ed amministrativi che non sono più sostenibili e hanno assunto sempre maggiore consistenza. Infatti, sugli operatori gravano le incombenze e le diseconomie legate ad approvvigionamento, preparazione, conservazione, amministrazione e infine scambio fisico dei pallet. Occorre un cambiamento”.
Christophe Loiseau, senior vice president Vendite e Marketing di Chep Europe, osserva che “Questo è solo l'ultimo di una serie di comunicati dei trasportatori italiani e di tutta Europa, in cui si evidenziano i costi reali derivanti dalla gestione dello scambio di pallet. In tale comunicato, si pone, inoltre, l'accento sulle irragionevoli restrizioni che alcuni rivenditori, in particolare in Italia, stanno imponendo ai propri fornitori, pretendendo che essi continuino ad utilizzare lo scambio dei pallet, benché tale sistema generi inefficienze e costi aggiuntivi lungo tutta la supply chain”. Loiseau continua sostenendo che “Il pooling di attrezzature offre anche una soluzione ambientalmente sostenibile che elimina i costi del recupero e del trasporto di pallet vuoti, così come elimina le vertenze tra produttori, trasportatori e rivenditori in merito alla quantità di pallet scambiati”.

Nel Lazio il detersivo è “alla spina”

Nelle scorse settimane è sbarcato in grande stile nei supermercati di Roma il detersivo “alla spina”: distributori self-service di detersivo acquistato sfuso, senza imballaggi e contenitori, con conseguente diminuzione di prezzo, di energia e di rifiuti inquinanti. A promuovere il progetto è stato l'Assessorato regionale all'Ambiente, e finora sono stati quattro, in poco più di un mese, i distributori inaugurati e messi in funzione in altrettanti punti vendita della capitale. Secondo l'assessore all'ambiente della Regione Lazio, Filiberto Zaratti, «L'iniziativa è stata resa possibile grazie alla collaborazione del mondo della distribuzione e delle aziende produttrici. In questo modo si avvia un percorso virtuoso che consente un minore utilizzo di energia, di acqua e di risorse ambientali. Inoltre, così si dimostra come sia possibile razionalizzare i consumi e risparmiare senza rinunciare al proprio stile di vita. Infatti, a parità di qualità, concentrazione e potere di detergenza il detersivo alla spina costa circa il 30% in meno rispetto al prodotto confezionato».

Un progetto sostenibile
Per realizzare un singolo contenitore per detersivi del peso di 75 grammi si utilizzano normalmente 239 litri d'acqua, 1.46 kWh d'energia e si emettono ben 133,9 grammi di anidride carbonica. Invece il distributore self-service consente di abbattere questi consumi riutilizzando il contenitore (messo a disposizione dei clienti a fianco dell'impianto a spina) decine di volte, diminuendo anche in maniera drastica il volume dei rifiuti direttamente alla fonte. Inoltre, ogni macchina è dotata di un contatore che visualizza dopo ogni singolo utilizzo il bilancio delle materie prime risparmiate e dell'anidride carbonica non emessa, offrendo così la possibilità di visualizzare in tempo reale i risparmi ambientali prodotti dalle proprie azioni. «Oltre al riutilizzo del contenitore - ha dichiarato ancora Zaratti - abbiamo anche posto particolare attenzione alla qualità dei detersivi sul fronte ambientale. Infatti, si tratta di prodotti ad alta biodegradabilità, composti da tensioattivi di origine vegetale e non testati su animali». Inizialmente il progetto prevede la creazione di dieci punti di distribuzione di detersivi alla spina, nella prospettiva di arrivare a una seconda fase che faccia salire il numero a una cinquantina di impianti di distribuzione installati in tutto il Lazio. I primi dati sono quelli resi noti dall'iniziativa avviata nel centro commerciale “Panorama” di via Tiburtina (il primo ad essere inaugurato): qui il distributore alla spina ha erogato in un solo mese di attività ben 5.700 litri di detersivi, 800 dei quali in ricariche.

GDO-Detersivo “alla spina”, attuali punti vendita a Roma
Panorama - via Tiburtina 757 
Panorama - Centro Commerciale “Granai”, via Rigamonti 100 
Panorama - Centro Commerciale “Roma Est”, via Collatina 858 
Crai - via Padre Lino da Parma 7

Xtel, un “gioco dell’oca” per i manager commerciali

Un “gioco dell'oca” che mette alla prova la bravura dei manager dell'area commerciale e marketing. L'idea è venuta a XTel, azienda bolognese specializzata in software per la gestione delle problematiche commerciali espressamente dedicati alle imprese produttrici di beni di largo consumo, che ha inviato a 200 aziende italiane del settore consumer goods, un gioco in cui i manager dell'area commerciale e marketing possono sfidarsi a chi raggiunge prima gli obiettivi di business.

Obiettivo performance

Con l'aiuto delle soluzioni XTel. Una sorta di “Monopoli” in cui tutte le principali figure delle aree commerciali -dal trade marketing manager al direttore di canale, al direttore commerciale- si sfidano giocando e insieme collaborano per far ottenere all'azienda le migliori performance. Per vincere bisogna ricorrere agli otto moduli della suite Sales Master One di XTel, ognuno dedicato a una problematica commerciale e rappresentato da una farfallina colorata, come il logo di XTel: scopo del gioco è collezionarne il più possibile e arrivare indenni al termine del percorso, anch'esso a forma di farfalla.

Nella scatola omaggio, XTel ha inserito anche un Cd-rom con suggerimenti su come gestire al meglio ogni processo commerciale, avvalendosi della soluzione informatica più adeguata ed efficace.

Contro l’inflazione Coop Centro Italia sconta 1.000 prodotti di marca

Partita ieri e fino al 31 dicembre del 2008, nei 62 punti di vendita Coop Centro Italia di Arezzo, Siena, Perugia, Terni, Rieti, L'Aquila, si possono acquistare con lo sconto del 5% 1.000 prodotti alimentari di tutte le marche e 100 prodotti a marchio Coop. L'iniziativa -secondo le dichiarazioni aziendali- è resa possibile dai buoni risultati di bilancio (600 mio/euro e 7 milioni di utili al netto delle tasse), raggiunti nonostante un'inflazione alimentare media registrata nei propri punti di vendita ben al di sotto di quella ufficiale: 2,4% contro il 4,9%: Coop ha riversato sui prezzi al consumo solo il 50% degli aumenti che i fornitori hanno imposto agli acquisti.
Secondo i calcoli di Coop Centro Italia, questi sconti potranno portare a un risparmio medio, da qui a fine anno, per una famiglia composta da tre persone che si attesta intorno ai 175 euro. I calcoli si basano su dati Istat, che, per una famiglia così composta, riscontra una spesa media annua alimentare di 6mila euro, pari a 115 euro a settimana: con un risparmio di 5,80 euro per ogni settimana fino alla fine del 2008 si arriva a 175 euro.

Dove il pieno costa meno
Ancora lungi dall'essere un servizio diffuso, le rare stazioni di carburanti della gdo mostrano il loro vantaggio in fato di risparmio. Come per esempio nella stazione di Coop Centro Italia, situata a Collestrada (PG), dove il gasolio si paga 1,325 euro al litro contro un prezzo di mercato di 1,488, mentre la benzina si acquista a 1,310 euro rispetto all'1,490 (dati riferiti al 20 maggio scorso): non a caso, in questa stazione di servizio le code di attesa per il pieno sono quotidianamente chilometriche. Un altro contributo al freno dell'inflazione.

Conad Adriatico viaggia a vele spiegate

Antonio Di Ferdinando, amministratore delegato di Conad Adriatico non nasconde la propria soddisfazione per la chiusura del bilancio 2007. “Nonostante le difficoltà economiche dell’anno, abbiamo registrato risultati eccezionali, che ci hanno portato ad essere la prima cooperativa del sistema Conad –precisa Di Ferdinando- Gli incassi, pari a 728,16 mio euro, hanno registrato un incremento di quasi il 14%, le vendite sono incrementate del 21%, grazie alle forti attività di sviluppo e alla centralizzazione degli ipermercati, percentuale che a parità di rete scende a + 5%, dato significativo che indica, in termini reali, una crescita delle vendite a valore del 4,5%, sostenuta da un aumento sia delle presenze (+2,15%) sia del valore dello scontrino medio (+2,77%)”. Tra i nuovi business, positivi i riscontri della tariffa telefonica Conad Insim, in attesa di poter realizzare distributori di carburante a marchio.

Il format di vendita

I risultati sono, secondo Di Ferdinando, la conferma di un posizionamento corretto, ben recepito dal consumatore, focalizzato sulla qualità, che si esprime al meglio in pdv di 1.000-1.500 mq, l’ossatura della rete, con un’incidenza di oltre il 40% sul totale. A fine 2007, supermercati e superstore erano, in totale, 109 pdv su 261 (tra cui 7 ipermercati e 7 pdv in Albania), destinati, per la fine del 2008, a diventare 135. “Si tratta di pdv fortemente sbilanciati sui freschi, che infatti rappresentano quasi il 60% degli incassi, -precisa Di Ferdinando-. Intendiamo proseguire questa strategia, sviluppandoci soprattutto in Puglia, territorio con ampie potenzialità anche se diversificate a seconda della provincia di riferimento. Il nostro obiettivo per il 2008 è rafforzarci in tutte le altre zone, soprattutto nel Salento e nell’area di Lecce, le zona più alto spendenti della regione per consumi famigliari”. Per la Puglia, è anche in fase di test un nuovo format più economico, maggiormente focalizzato sui generi vari, per contrastare la forte competizione dei tanti category killer locali specializzati in un’unica merceologia (bevande, frutta, mozzarella ecc.).

Albania ponte con l'est

L’altra importante direttrice di sviluppo di Conad Adriatico è localizzata in Albania, paese nel quale sono oggi attivi 6 pdv (che diventeranno 7 per la fine del 2008), aperti in partnership con operatori locali, sia con un’esperienza nel commercio sia provenienti da altri settori (immobiliaristi, media ecc.). A novembre, a Tirana sarà anche aperto un cedi di 6.300 mq, che svolgerà anche funzione di cash and carry per l’horeca locale.

Le Pmi puntano sull’innovazione per competere

Il 98% delle Piccole e medie imprese italiane ritiene che l'innovazione sia indispensabile per competere sui mercati nazionali e internazionali, ma anche per ridurre i costi di produzione, il 95% svolge attività di ricerva e sviluppo al proprio interno e, in media, investe il 10,3% del proprio fatturato.
È quanto emerge dall'indagine Impresa e Innovazione, svolta dall'Associazione imprenditore dell'anno di Ernst & Young tra la fine del 2007 e l'inizio del 2008 su un campione di imprenditori di aziende con fatturati compresi tra i 25 e 600 milioni di euro e un massimo di 700 dipendenti, appartenenti a diversi settori di mercato.

L'innovazione fa la differenza
Dall'analisi dei dati della ricerca emerge su più fronti che la competitività è l'obiettivo principale delle strategie delle piccole e medie imprese: in particolare, se per il 98% degli imprenditori l'innovazione è indispensabile per competere, per il 79% l'innovazione consente di differenziarsi dalla concorrenza e favorisce l'aumento delle quote di mercato.
L'evoluzione sempre più rapida dei mercati e l'elevato livello di competizione portano tuttavia gli imprenditori italiani a indirizzare la propria attenzione anche ai costi: il 45% ritiene infatti che l'innovazione sia fondamentale per ridurre i costi di produzione, a tutto vantaggio della leadership sui mercati.
Di rilievo anche l'attenzione al territorio: il 34% del campione afferma di incentivare i processi innovativi all'interno della propria azienda anche con l'obiettivo di migliorare l'impatto ambientale delle proprie attività produttive, e questo grazie all'innescarsi di un circolo virtuoso per cui una produzione più efficace significa un minor utilizzo di materiali e di energia, limitando anche i tempi di produzione. Un po' meno sentita è la propensione alla responsabilità sociale: solo il 25% degli imprenditori riconosce infatti che l'innovazione porta anche al miglioramento delle condizioni di lavoro.
Interessante la propensione tecnologica delle Pmi italiane: il 70% basa la competitività della propria azienda sulla tecnologia e il 47% ritiene, grazie alla propria attività di R&S, di essere avanti di due anni rispetto alla concorrenza. Il 68% dichiara di avere introdotto negli ultimi due anni innovazioni concrete che migliorano prodotti e/o servizi. Il 43% ha creato prodotti e/o servizi prima non esistenti, mentre il 45%, negli ultimi due anni, ha apportato migliorie ai processi; nel 23% dei casi, invece, sono stati introdotti nelle aziende processi completamente innovativi.

Brevettare è meglio
Il brevetto si conferma lo strumento più utilizzato dalle aziende per proteggere le proprie innovazioni: lo dichiara il 69% degli interpellati. Pur affermando di innovare, il 31% delle aziende preferisce invece non ricorrere al brevetto.
Nel complesso, il 72% degli imprenditori conferma che la propria azienda ha brevettato dei prodotti negli ultimi 20 anni.
Secondo l'indagine Ernst & Young, inoltre, nell'80% dei casi le aziende costituiscono al proprio interno team altamente specializzati ed esclusivamente dedicati alle attività di R&S, confermando l'importanza strategica di queste attività, che puntano anche a responsabilizzare e coinvolgere il personale dipendente, prevedendo un riconoscimento per chi sviluppa nuove idee.
Nonostante l'innovazione arrivi quasi esclusivamente dall'interno, tuttavia le Pmi non si chiudono in sé stesse e non considerano le attività di R&S di proprietà esclusiva: l'81% integra le proprie competenze e coinvolge nei propri progetti clienti e fornitori, giungendo a realizzare innovazioni sul campo, con elevate probabilità di venire accettate e promosse dal mercato.
Relativamente ai finanziamenti per la R&S, nel 56% dei casi durante gli ultimi 5 anni le aziende hanno potuto disporre almeno in parte di finanziamenti pubblici.

Per il 98% delle Pmi italiane la competizione si vince con l’innovazione

Il 98% ritiene che l'innovazione sia indispensabile per competere sui mercati nazionali e internazionali, ma anche per ridurre i costi di produzione, il 95% svolge attività di R&S al proprio interno e, in media, investe il 10,3% del proprio fatturato. È quanto emerge dall'indagine Impresa e Innovazione, svolta dall'Associazione imprenditore dell'anno di Ernst & Young tra la fine del 2007 e l'inizio del 2008 su un campione di imprenditori di aziende con fatturati compresi tra i 25 e 600 mio/euro e un massimo di 700 dipendenti, appartenenti a diversi settori di mercato.

L'innovazione fa la differenza
Dall'analisi dei dati della ricerca emerge su più fronti che la competitività è l'obiettivo principale delle strategie delle piccole e medie imprese: in particolare, il 98% degli imprenditori ritiene che l'innovazione sia indispensabile per competere sui mercati nazionali e internazionali. Inoltre,
secondo il 79%, l'innovazione consente di differenziarsi dalla concorrenza e favorisce l'aumento delle quote di mercato.
L'evoluzione sempre più rapida dei mercati e l'elevato livello di competizione portano tuttavia gli imprenditori italiani a indirizzare la propria attenzione anche ai costi: il 45% ritiene infatti che l'innovazione sia fondamentale per ridurre i costi di produzione, a tutto vantaggio della leadership sui mercati.
Di rilievo anche l'attenzione al territorio: il 34% del campione afferma di incentivare i processi innovativi all'interno della propria azienda anche con l'obiettivo di migliorare l'impatto ambientale delle proprie attività produttive, E questo grazi all'innescarsi di un circolo virtuoso per cui una produzione più efficace significa un minor utilizzo di materiali e di energia, limitando anche i tempi di produzione.
Un po' meno sentita la propensione alla responsabilità sociale: solo il 25% degli imprenditori riconosce infatti che l'innovazione porta anche al miglioramento delle condizioni di lavoro. Interessante la propensione tecnologica delle Pmi italiane: il 70% basa la competitività della propria azienda sulla tecnologia e il 47% ritiene, grazie alla propria attività di R&S, di essere avanti di due anni rispetto alla concorrenza. Il 68% dichiara di avere introdotto negli ultimi due anni innovazioni concrete che migliorano prodotti e/o servizi, mentre il 43% ha creato prodotti e/o servizi prima non esistenti, mentre il 45%, negli ultimi due anni, ha apportato migliorie ai processi; nel 23% dei casi, invece, sono stati introdotti nelle aziende processi completamente innovativi.

Brevettare è meglio
Il brevetto si conferma lo strumento più utilizzato dalle aziende per proteggere le proprie innovazioni: lo dichiara il 69% degli interpellati. Pur affermando di innovare, il 31% delle aziende preferisce invece non ricorrere al brevetto. Nel complesso, il 72% degli imprenditori conferma che la propria azienda ha brevettato dei prodotti negli ultimi 20 anni.
Secondo l'indagine Ernst & Young, inoltre, nell'80% dei casi, le aziende costituiscono al proprio interno team altamente specializzati ed esclusivamente dedicati alle attività di R&S, confermando l'importanza strategica di queste attività, che puntano in questo moda anche
responsabilizzare e coinvolgere il personale dipendente, che prevede un riconoscimento per chi sviluppa nuove idee.
Nonostante l'innovazione arrivi quasi esclusivamente dall'interno, tuttavia le Pmi non si chiudono in sé stesse e non considerano le attività di R&S di proprietà esclusiva: l'81% integra le proprie competenze e coinvolge nei propri progetti clienti e fornitori, giungendo a realizzare innovazioni sul campo, con elevate probabilità di venire accettate e promosse dal mercato.
Relativamente ai finanziamenti per la R&S, nel 56% dei casi, durante gli ultimi 5 anni le aziende hanno potuto disporre almeno in parte di finanziamenti pubblici.

Cresce la convergenza tra retail e banche

I mondi del retail e del banking tendono a compenetrarsi sempre più: le filiali bancarie si stanno organizzando per vendere prodotti diversi da quelli tradizionali e i punti di vendita della grande distribuzione da tempo offrono servizi di tipo finanziario o creditizio. Assistiamo ad una naturale convergenza tra due settori che presentano molti punti in comune: un'approfondita conoscenza del cliente, la necessità di ampliare i servizi e di migliorare l'esperienza di shopping, la gestione del denaro e dei pagamenti elettronici. Banche e retailer si devono, inoltre, confrontare con l'avanzare di nuovi formati e livelli di consumo che richiedono funzionalità estese ad attività non tradizionali e strumenti che amplifichino la soddisfazione e l'autonomia del cliente nel momento d'acquisto.

Opportunità di collaborazione
Una necessità confermata anche da una ricerca effettuata dalla School of Management del Politecnico di Milano sugli scenari di convergenza tra retail e banking, commissionata da Wincor Nixdorf, operatore che estende la propria offerta tecnologica ad entrambi i mercati. Molte le opportunità di collaborazione tra i due mondi: dalla condivisione dei dati sui consumatori per arrivare a profilazioni sempre più sofisticate alla possibilità di domiciliare l'acquisto di prodotti e servizi sul conto corrente bancario, dall'ottimizzazione dei cash management al coinvolgimento dei consumatori in obiettivi condivisi di tipo sociale-benefico.

Riprogettazione organizzativa
Rispondere ai nuovi bisogni e modelli di consumo richiede, per entrambi gli attori, una continua riprogettazione organizzativa, tanto dei punti di vendita quanto delle agenzie bancarie. A tal fine, le organizzazioni adottano le medesime tecnologie: soluzioni self-service multimediali, multi-funzione e configurabili per utente. Tecnologie che rappresentano il principale anello di congiunzione tra banking e retail e che possono contribuire non solo allo sviluppo di nuovi prodotti-servizi ma anche al miglioramento dell'esperienza di shopping del cliente.

Tetra Pak ed Hera invitano al riciclo

Ottimizzare la raccolta differenziata delle confezioni per latte, succhi di frutta, vino, sughi, legumi e altri alimenti, ed il loro conferimento nei contenitori destinati alla raccolta della carta in Emilia Romagna: questo l'obiettivo della campagna di comunicazione realizzata congiuntamente da Tetra Pak Italia e Gruppo Hera, la multiutility italiana responsabile del servizio di raccolta rifiuti nei 140 Comuni interessati dall'iniziativa.

La campagna, in programma da maggio a ottobre 2008, si articola in una serie di iniziative: affissioni stradali e nel circuito autobus, pieghevoli informativi inviati a casa agli utenti ed un progetto di educazione ambientale per le scuole. A disposizione dei cittadini anche il numero verde 800-855811 ed il sito internet www.tiriciclo.it

I benefici per l'ambiente

Riduzione dei rifiuti destinati allo smaltimento, riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra e recupero di risorse attraverso il riciclo: questi i benefici ambientali derivanti dalla raccolta differenziata. “La diffusione della raccolta differenziata dei contenitori per alimenti nei comuni serviti da Hera -commenta Michele Mastrobuono, direttore Ambiente e relazioni esterne di Tetra Pak Italia- è un risultato importante: questi vanno ad aggiungersi agli oltre 1.400 in Italia dove il servizio è già attivo. Nel 2007 oltre il 14% dei contenitori per alimenti è stato riciclato: più di 13.000 tonnellate che sono diventate nuova carta e cartone. L'obiettivo di Tetra Pak è di raggiungere entro il 2010 il 24% di riciclo effettivo dei propri contenitori, coinvolgendo 30 milioni di cittadini italiani nella raccolta differenziata”.

Come Internet sta cambiando il marketing

Nei libri di scuola tradizionalmente si è sempre parlato delle 4 “P” del marketing: prodotto, prezzo, promozione, “placement” (ovvero distribuzione). Nell'era di Internet le 4 P, assumono un altro significato: personalizzazione, penetrazione, “permission” (nel senso di chiedere il permesso ai destinatari delle informazioni) e profitto. Dag Communication ha intervistato per Top Trade Informatica i maggiori player del settore Ict per comprendere come siano cambiati i loro investimenti in comunicazione nell'era del web 2.0.  

Venditalia, in mostra anche l’idm

Il mercato della distribuzione automatica va a gonfie vele: le consumazioni fuori casa effettuate tramite vending sono state nel 2007 oltre sei miliardi, con un incremento di oltre il 10% rispetto al 2005 e dando vita a un fatturato superiore ai due miliardi di euro.

Cifre certamente importanti, ma il dato saliente che si ricava da Venditalia, il salone della distribuzione automatica che ha aperto ieri i battenti nei padiglioni cittadini della Fiera di Milano, è un altro: l’industria di marca non considera più questo canale come la cenerentola della distribuzione, ma gli dedica risorse, reti di vendita e, soprattutto, prodotti ad hoc, come gli snack Riso Scotti o i succhi Conserve Italia o, ancora, gli yogurt altoatesini di Mila e Merano.

Cambia la dislocazione delle macchine
Un’attenzione destinata con tutta probabilità a crescere perché sta cambiando la tecnologia delle macchine (la conservazione del freddo e anche del caldo è ormai un problema superato) ma soprattutto è in evoluzione la geografia delle installazioni: in Italia il vending è ancora per il 90% diffuso in luoghi definiti “protetti” come uffici, fabbriche, aziende, il 5,2% è presente nelle scuole, università e altre comunità, il 3,9% in ospedali e ministeri, mentre solo lo 0,8% in luoghi aperti al pubblico come stazioni e metropolitane, aeroporti. Da queste location si attende il maggiore impulso al settore.

Barclays scommette sulla moneta elettronica

Barclaycard Business, divisione di Barclays Global Retail and Commercial Banking (GRCB), specializzata nei processi di transazione legati ai pagamenti no-cash, intende sviluppare il servizio “acquiring”, che consiste appunto nell'insieme dei processi di pagamento tramite moneta elettronica. Il mercato italiano presenta notevoli possibilità di sviluppo, favorite, tra l'altro, dall'incidenza tuttora scarsa dei pagamenti con carte che si registra anche, e soprattutto, nel commercio al dettaglio, incluso quello su grandi e medie superfici a libero servizio. Barclaycard Business si rivolgerà in primis alle insegne leader della distribuzione moderna italiana, facendo leva sull'esperienza costruita a livello europeo e in particolare in Gran Bretagna, dove la società guidata da Bill Thomson annovera fra le sue referenze Sainsbury's e Morrisons.

La strategia di Barclayrd
«Noi puntiamo su alcune specificità che ci distinguono nel panorama italiano della monetica -precisa Delia Pedersoli, Senior International New Business Manager - riassumibili in tre aspetti cruciali per l'efficienza e la sicurezza dei processi: l'assistenza clienti attiva 24 ore su 24, la flessibilità delle soluzioni in rapporto alle esigenze dei clienti, e la gestione delle frodi che in Gran Bretagna è garantita da una squadra di persone concentrate solo su questo servizio». Delia Pedersoli, che lavora a Northampton, sede della società inglese, a circa 100 km a nord di Londra, coordinerà le attività “acquiring” di Barclaycard Business in Italia: è fiduciosa del fatto che nei prossimi cinque anni le transazioni basate sulle sole carte di credito cresceranno di quasi il 24%, passando dagli attuali 15,4 miliardi di euro agli oltre 36,3 miliardi previsti per il 2011. Per quanto riguarda la diffusione dei mezzi di pagamento soprattutto nelle spese alimentari, le abitudini degli italiani sono ancorate all'uso del contante che rappresenta il 50% delle transazioni in Gda, mentre l'altra metà si divide equamente tra Pagobancomat e carte di credito. Zoomando su questo tema (per il quale si veda anche MARK UP, ottobre 2007, pag. 55), si può precisare che a livello nazionale l'uso del contante sfiora il 70%, e solo negli ipermercati si raggiunge un equilibrio 50-50 tra monetica e cash.

Un mercato italiano complesso
Il mercato italiano presenta alcune caratteristiche pressoché sconosciute in Gran Bretagna. Per esempio, il Gestore Terminale (GT) - il “processor” che s'interpone tra l'acquirer (il Barclaycard Business della situazione) e il merchant, cioè il distributore -è figura tipicamente italica, mentre nel caso di Barclaycard Business le due entità, GT e acquirer, coincidono, e questa coesistenza è secondo Delia Pedersoli, un plus: «La complessità del mercato italiano induce, infatti, i non addetti ai lavori a confondere, nel caso di disservizi o problemi tecnici, le figure del processor e dell'acquirer». Obiettivo di Barclaycard Business non è quello di sostituirsi alle banche o ai GT, ma di offrire un'integrazione di servizio, che trova i suoi punti di forza nei minori costi promessi ai clienti della distribuzione. Al momento l'offerta Barclaycard Business non è chiara nei suoi dettagli: la società inglese non vuole fornire cifre sui “saving”, che si aggirano mediamente intorno al 10%, ma dipenderanno dal potere d'acquisto del cliente e dal grado di servizio richiesto.

Andamento delle transazioni con pagamento elettronico: 2007-2011*









































Tipo di carta



2007



2008



2009



2010



2011



Crescita 2007-2011



REVOLVING



54.746



60.716



66.855



72.131



78.000



+9,3



DI CREDITO



15.471



18.731



22.839



28.521



36.331



+23,8



DI DEBITO



39.275



41.985



44.016



43.610



41.672



+1,5




*valori in milioni di euro

Le tecniche distributive non sono casuali

Qualche settimana fa in un rinomato giornale economico, ci si poteva imbattere in un articolo in cui un novello Bob Woodward del retail elencava le mancanze che alcuni player del commercio perpetuerebbero reiteratamente ai danni dei clienti-consumatori. Tali tesi sono riportate sinteticamente nel box qui sotto.

La tesi


La replica

Occhio allo scaffale

 Le tecnicalità di merchandising propongono, come sappiamo, ben più sofisticati criteri di allocazione di prodotto a scaffale come, per esempio, la profittabilità di prodotto, la differenziazione nel caso di prodotti programmati o d'impulso, la diversa elasticità allo spazio espositivo, una possibile variante Dillon, la variante del Gm-Roi e le varie “displaystiche” orizzontali e/o verticali di famiglia e/o marca, evoluzioni del veterano Dpp. Peraltro, il differente grado di “sanità” dei prodotti adolescenziali come criterio per determinare la qualità di spazio espositivo è un concetto decisamente ardito.

Cestino vuoto
Difficilmente commentabile. Neanche un laureando in statistica con una tesi sulla teoria delle code riuscirebbe a determinare il numero dei commessi per un supermercato il sabato pomeriggio…

Prezzatura Trabocchetto
Se è così semplice, perché gli operatori del retail investono cospicue risorse, per esempio, per metodologie di datamining (Enterprise Miner o Clementine) atte alla definizione di studi di pricing dinamico ed elasticità incrociate?

Distanze 
Risulta difficile capire quale sia il fondo del supermercato, ma, quand'anche esistesse, il latte (ipotizzo fresco) non si è mai trovato in posizioni così disagevoli. Anche in questo caso (a Economia aziendale I) si insegnano metodologie di analisi mediante trolley tracking (con la tecnologia Rfid), evoluzione sofisticata del primitivo studio dei punti caldi e punti freddi.

Paghi uno compri due
Evidente un'assenza alla lezione sul Promotional Effectiveness Index (Pei) e sull'Intensity Index ovvero l'intensità promozionale. Ricordando che per Pei si intende l'efficacia promozionale ossia l'indicatore che sintetizza l'efficacia di ogni attività promozionale, valutando il rapporto tra le vendite di baseline e le vendite totali effettivamente realizzate, e che l'Intensity Index indica l'incidenza percentuale delle vendite promozionate sul totale delle vendite di un prodotto, è anche opportuno far presente che non necessariamente in tutte le categorie stressando la profondità dello sconto e/o l'Intensity Index aumenta il Pei.

Profumi artificiali
La soglia Fahrenheit per determinare il punto di profumo rassicurante… Se il neoconsumerismo pauperistico ipotizza di utilizzare queste armi per dissacrare velleitariamente le leve del retailing mix siamo a posto. Ma, coup de théâtre, ciò non toglie che in ogni caso il confine tra le più sofisticate tecniche di marketing e l'ammaliamento subliminale sia estremamente labile.

La naturalità come driver di vendita nel pet food

La naturalità non è più solo la categoria con cui gli uomini cercano di porre rimedio alla artificialità della vita di città, ma diventa anche il criterio con cui realizzare nuovi prodotti per gli amati animali domestici. Lo scopo è di garantire un approccio più ampio al problema della vita in città che finisce con il recare beneficio anche ai padroni. Questo è il concetto evidenziato dal primo forum sulla naturalità organizzato il 13 maggio da Nestlé Purina a Milano con la partecipazione della psicoterapeuta Vera Slepoj, il veterinario etologo Joel Dehasse, il presidente di Gfk Eurisko Giuseppe Minoia che ha presentato una ricerca basata su 400 interviste.

I Natural Balancers
In particolare Purina ha estrapolato un target, quello dei Natural Balancers, una tribù transnazionale che non vuole il ritorno alla natura selvaggia, ma che trova il proprio benessere psicofisico in una naturalità bilanciata, in grado di integrarsi con gli stili di vita metropolitani. Si tratta di persone che trascorrono più tempo all'aria aperta (54% contro il 49%), amano la cucina e il cucinare (58% contro il 44%), si tengono in forma (34% contro il 30%) e che quindi pongono una grande attenzione all'alimentazione dei propri gatti e cani.
A questo target Purina propone ONE Natural Balance una linea di prodotti realizzati con ingredienti naturali, cotti tutti a vapore e senza coloranti aggiunti, come il ribes nero, lo yogurt in polvere, soia, avena e cereali. Posizionamento in fascia alta.

L’Oréal e Unesco premiano la ricerca al femminile

Presso la Sala di Rappresentanza dell'Università degli Studi di Milano, cinque giovani scienziate italiane hanno ricevuto da Umberto Veronesi, presidente della giuria scientifica, altrettante borse di studio di 15.000 euro ciascuna, destinate a fornire loro un aiuto concreto per poter continuare nelle loro ricerche.
L'iniziativa italiana “L'Oréal Italia per le donne e la scienza”, che vede in cooperazione L'Oréal Italia e Unesco Italia, si inserisce nel più ampio progetto internazionale “l'Oreal Unesco for women in science” teso a valorizzare le attività di ricerca svolte da donne ricercatrici. Che fra l'altro “hanno le caratteristiche ideali, in termini di fantasia e creatività -ha affermato Umberto Veronesi- senza le quali non si può sperare di svolgere in modo fruttuoso l'attività dello scienziato”
Dal 1998, anno di lancio del progetto internazionale, sono state premiate, e quindi supportate, oltre 500 scienziate provenienti da tutto il mondo, mentre dal 2002 anno di nascita del progetto italiano, le giovani ricercatrici premiate nel nostro paese sono trenta. Un risultato importante figlio di una collaborazione, quella fra L'Oréal e Unesco, che secondo Giorgina Gallo (presidente e amministratore delegato L'Oreal Italia) è destinata a crescere perché “il mondo ha bisogno della scienza e la scienza ha bisogno delle donne”.

Le cinque premiate del 2008

I campi di ricerca definiti nel bando di concorso della borsa di studio sono incentrati sulle scienze della vita e della materia. Tuttavia si tratta di campi così ampi che le vincitrici, scelte quest'anno fra oltre 300 concorrenti, hanno presentato ricerche molto lontane fra loro i settori come biologia, astrofisica, biofisica, medicina. Dalla ricerca di Alessandra Corsi (27 anni) che analizzando gli impulsi di raggi gamma emessi dal rilascio di una gran quantità di energia (una massa solare in uno spazio di un metro cubo) ha consentito di costruire un metodo sperimentale per l'individuazione di onde gravitazionali (previste dalla teoria di Einstein ma fin qui mai rilevate), si passa a quella di Laura Ghigliotti (32 anni) che analizza le modifiche del genoma dei pesci antartici a livello cromosomico in risposta ai cambiamenti ambientali. Gli studi di Giulia Morra (34 anni) sono rivolti invece alla terapia anticancro mediante l'approfondimento del comportamento a livello atomico della proteina Hsp90 presente in molti tipi di cellule tumorali con lo scopo di trovare degli inibitori. Cinzia Perrino (33 anni) analizzando lo scompenso cardiaco, che è la causa principale di morte in età avanzata, ha studiato gli effetti della segnalazione mediata dai ricettori beta-adrenergici che aumentano la frequenza e la contrattilità cardiaca, onde individuare molecole in grado di normalizzare i beta recettori e quindi la funzionalità cardiaca. Infine, Elena Valassi (33 anni) ha presentato una ricerca clinica sulla malattia di Cushing (che consiste in una iperproduzione surrenalica di glucocorticoidi a seguito di tumore ipofisario) prima e dopo l'intervento di chirurgia transsfenoidale con il fine di stabilire l'incidenza delle complicanze metaboliche, ormonali, cardiovascolari e neoplastiche.

Nella foto da sinistra, Alessandra Corsi , Elelna Valassi, Cinzia Perrino, Laura Ghigliotti, Giorgina Gallo (presidente e a.d. L'Oreal Italia), Giulia Morra

L’inflazione trasforma la Gdo

Era dal settembre 1996 che l'inflazione, secondo le rilevazioni di marzo dell'Istat nelle grandi città, non raggiungeva quota 3,3 e addirittura il 3,5 nella zona euro e, naturalmente, questo evento ha suscitato molto scalpore e molti commenti. Se è vero che da molto tempo l'aumento dei prezzi non raggiungeva livelli così alti, è anche vero che, dalla seconda metà del 2005, l'inflazione generale e i prezzi dei prodotti alimentari hanno seguito un andamento di crescita costante e parallelo. Un andamento che non è certamente dovuto a fenomeni stagionali, ma a un complesso di cause di cui la principale è l'aumento della domanda di prodotti alimentari base da parte dei paesi emergenti. Si tratta di un fenomeno di vaste proporzioni, simile a quanto accade per il petrolio, e di una tendenza, risvolto della globalizzazione, che ha connotazioni strutturali, ed è destinata, quindi, a durare e a produrre effetti più importanti di quelli che normalmente provoca la variazione di un singolo indice macro. La tendenza in atto si manifesta nei paesi occidentali, contrariamente a quanto è successo in passato, in presenza di una caduta della domanda e di un ridotto peso della quota dei prodotti alimentari nella spesa delle famiglie. La prima conclusione che se ne può trarre è che non saranno solo le classi più disagiate della popolazione a soffrire dell'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, ma anche quella che in passato si definiva ceto medio, da cui proviene il grosso delle vendite della distribuzione di massa. L'effetto combinato della stagnazione dei redditi, della pressione fiscale e dell'inflazione provoca inevitabilmente la contrazione del potere d'acquisto dei consumatori che, con ogni probabilità, è una delle cause principali del ritorno d'interesse per la prossimità e per il commercio di centro città.

Nuovi sintomi
All'inizio degli anni '90 una situazione analoga culminò con la svalutazione della lira e fu affrontata dalla distribuzione con l'inserimento di un centinaio di prodotti di primo prezzo che non provocò, naturalmente, nessun effetto. La situazione si normalizzò grazie alla ripresa dell'economia innescata dal recupero di produttività dovuto alla svalutazione reale della lira. Successivamente, in occasione dell'adozione dell'euro, il rimescolamento delle scale prezzi e la difficoltà di comparare i prezzi, consentì alla distribuzione di sistemare i bilanci, innescando una reazione di sfiducia che ha cercato di mitigare aumentando la pressione promozionale e riducendo, di fatto, il valore medio dei prezzi. Oggi è da escludere che si possa porre rimedio alla situazione con aggiustamenti tattici come il ricorso ai primi prezzi o l'aumento della pressione promozionale. Entrambi sono soluzioni non perseguibili, sia perché il popolo dei primi prezzi, che non è composto solo da poveri, è servito da un sistema discount efficace che ha conquistato una quota importante e in continua crescita delle vendite della distribuzione moderna, sia per la debolezza della domanda alla cui ripresa non basta la leva promozionale.

Le possibili cure
Sarà necessario un ripensamento dei meccanismi di formazione dell'offerta e di riposizionamento delle insegne che si ottiene combinando in modo diverso più variabili di marketing retail, di cui la più importante è la composizione degli assortimenti per fasce di marche e prezzi. Il dato di fatto è che la maggioranza dei consumatori non è disposta a rinunciare alla qualità così come, in linea di principio, a fare sacrifici per il cibo e i prodotti di largo consumo correnti che non rappresentano più una priorità rispetto ad altri consumi, come dimostra chiaramente - a conferma del cambiato atteggiamento dei consumatori - il deprezzamento in atto del mix delle vendite dei prodotti grocery. Al cambiamento di stile di vita e della scala delle priorità dovrà corrispondere un cambiamento del modello di business che sappia coniugare convenienza con qualità, da recuperare nell'area dei prodotti a marchio e delle specialità e il rilancio della prossimità, su medie e grandi superfici che consentano l'ampliamento dell'offerta oltre l'alimentare. Esempi di come questo si possa fare con successo sono presenti in Italia o in Svizzera, da Migros o nel format City della Coop.

I frantoiani italiani promuovono la certificazione di filiera

Il Frantoio di Santa Tea di Reggello (Fi) e il Frantoio di Vertine di Gaiole in Chianti (Si) hanno ricevuto da DNV la certificazione ISO 22005:2007 per la tracciabilità di filiera agroalimentare.
Per quanto riguarda il Frantoio di Santa Tea, che pur essendo il più
antico d'Italia (1426) è sempre stato all'avanguardia nell'innovazione
come dimostra, ad esempio, l'installazione nel 1962 del primo impianto
a centrifuga al mondo per la lavorazione delle olive, la certificazione
comprende, oltre all'olio extra vergine di oliva Colline di Firenze
Dop, tutte le linee di produzione dell'azienda. Per il Frantoio di
Vertine invece la certificazione di tracciabilità è relativa all'olio
extra vergine di oliva Toscano Igp e all'olio extra vergine di oliva
Chianti Classico Dop.

Obiettivo: un centinaio di pmi certificate
La loro certificazione è il primo risultato del progetto promosso dall'Associazione Italiana Frantoiani Oleari (AIFO) in collaborazione con la stessa DNV per favorire la diffusione dei sistemi di tracciabilità certificati in ottemperanza al Reg. CE 2080/2005.
Finanziato con il contributo della Comunità Europea e dell'Italia, il progetto porterà alla certificazione di oltre 100 imprese associate in tutta Italia. Obiettivo: valorizzare la qualità e l'identità dell'olio d'oliva italiano offrendo maggiori garanzie ai consumatori sulla provenienza della materia prima e sulla sicurezza del processo produttivo lungo tutta la filiera.

Ripensare valori e consumi per costruire identità

Lo scenario descritto dal prof. Umberto Galimberti - ordinario di Filosofia della storia e Psicologia Dinamica, Università Ca’Foscari- alla platea de L’Incontro 2008 non è molto incoraggiante; specie se si considera che il claim di quest’edizione è Think Young e che sono proprio i giovani, secondo Galimberti, a correre i maggiori rischi di disgregazione e perdita di identità. “Oggi, l’unico grande valore si chiama denaro. Il denaro è il generatore simbolico di tutti i valori, che ci fa capire perfettamente cos’è l’utile, ma ci confonde sull’idea di bello e di giusto”, spiega Galimberti. Incalzato sulla possibilità di uscire da questo vuoto ideologico, ribatte: “Siamo abituati a pensare che l’Italia vada progressivamente verso il miglioramento, ma io sono più convinto che si possa anche  regredire. E la condizione giovanile nasce proprio da questa regressione dell’umanità”, che capisce l’amore attraverso i regali e gli oggetti, comunica con internet, cerca la propria identità attraverso il possesso.

 “Non dobbiamo dimenticare che l’acquisto e il consumo sono spesso una via per lenire la depressione e che chi è felice non consuma”. Una via  praticabile per formare individui dall’identità forte e definita è dimostrare interesse per il bambino costruire intorno a  lui un nucleo caldo e rassicurante, di riconoscimento, sin dalla prima infanzia. “Dobbiamo mostrarci
interessati alle domande dei nostri figli e non occuparci di loro solo per rimproverarli quando fanno rumore e ci infastidiscono. Diversamente, i ragazzi andranno a cercarsi un riconoscimento nel branco, nella discoteca, dove possono costruirsi un’identità”.

Serve, quindi, un ripensamento anche dei luoghi di socializzazione: “Penso alle scuole aperte sino a  mezzanotte, che potrebbero diventare spazi di gioco, di incontro, di divertimento anche, ma sicuri. Se, invece, con la desertificazione delle città, i centri commerciali restano l’unico luogo di relazione, la merce diventa veicolo sociale e il mondo si riduce a un luogo in cui il tempo è cadenzato dalla pubblicità, che rende obsoleti gli oggetti nel minor tempo possibile, stimolando il desiderio continuo di qualcosa di nuovo”.

La convenienza è un dovere per restare sul mercato

Sono la facilità e la velocità a reperire i prodotti, seguite dal bisogno di trovare tutto in uno stesso pdv e la piacevolezza dello store, i primi attributi che il consumatore europeo cerca nella sua shopping experience. E il prezzo? Fanalino di coda al ventitreesimo posto, secondo Jean-Jacques Vanderheede, European Director of Retail Insights di Nielsen apre l'ultima giornata dei lavori de L'Incontro 2008, non è sul prezzo e neppure sui formati che si gioca la battaglia per vincere il consumatore bensì sulla marca.

... ma prima non è necessario individuare il target?
Anche questo è un retaggio del passato, non esiste un'unicità dei comportamenti d'acquisto, bensì un mosaico di comportamenti e di bisogni che devono trovare risposta.

In un momento come questo, non è un caso però che si parli di convenienza ...
La comunicazione è importante ed è una decisione dei retailer quello di comunicare solo attraverso il prezzo e le promozioni. Gli spazi per proposte alternative ci sono e il consumatore le apprezza. Inoltre, il prezzo oggi non è più un attributo, bensì un fattore indispensabile per continuare a rimanere sul mercato.

Dalla convenienza al convenience. Come coniuga la sua teoria sul brand con l'esplosione di questo formato?
Tanto per cominciare, il consumatore non apprezza la differenziazione di prezzo tra convenience e altri formati, quando appartengono alla medesima insegna. è vero che il convenience oggi ingolosisce, ma a mio parere presto si assisterà ad una battaglia tra convenience low cost e tradizionali.

Il retail in Italia come si posiziona?
La scelta del retailer da parte del consumatore italiano si basa ancora sulle promozioni, determinando, quindi, un alto livello di infedeltà.

In conclusione, quali sono i suggerimenti per uscire da questo impasse?
Tornare ai fondamentali: l'insegna deve essere trattata come un brand, che quindi deve trovare un chiaro posizionamento in termini di offerta e di prezzi e sapersi differenziare, proponendo al cliente una shopping experience appagante.

Italia: giovani in svantaggio sistematico

“Parafrasando un recente film, l'Italia non è un paese per giovani. Anzi negli ultimi decenni sono state adottate solo politiche pubbliche a loro avverse che l'introduzione di norme sulla flessibilità del lavoro non è riuscito ad attenuare. Il rischio di saltare una generazione, una sindrome Carlo d'Inghilterra, rimane” afferma Tito Boeri, fondatore de Lavoce.it, oltre che ordinario all'Università Bocconi. Boeri punta il dito sulla mancanza di ammortizzatori sociali che non permettono ai giovani di osare, sostituiti da “un perverso legame tra altruismo privato verso i propri figli ed egoismi pubblici verso gli altri, che riduce la mobilità sociale, rendendo difficili i passaggi tra le diverse classi sociali, anche quando si è molto molto bravi”.

Andrea Boltho, il modello tedesco applicabile in Italia

“I mercati finanziari non hanno memoria”. Il professor Andrea Boltho cita Galbraith, dà il via al suo intervento sull'economia internazionale partendo dagli Stati Uniti e prevede che, malgrado gli States non se la stiano passando particolarmente bene, causa subprime e un certo atteggiamento da cicale, è probabile che, entro il 2010, il ritmo sarà di nuovo in accelerata (3,5%). Altrettanto non si può dire dell'Europa, anch'essa in ripresa nel 2010, ma a tassi inferiori (2,0%), con l'euro che però svolge il doppio ruolo: di protezione e di zavorra. L'Italia non sfugge a questa regola, ma secondo Boltho, una ripresa è possibile, soprattutto, se il nostro Paese fosse in grado di fare tesoro delle esperienze di altri paesi europei.

Quali i modelli d'ispirazione?
Quelli che hanno dato i migliori risultati: la Gran Bretagna di Margaret Thatcher, che ha visto le riforme arrivare dall'alto, un modello che non vedo applicabile in Italia; quello di Irlanda e Finlandia, che hanno messo a sedere le parti coinvolte e hanno trovato una soluzione comune, sicuramente la più morbida, ma applicabile solo su realtà dove gli interlocutori hanno un numero limitato. Poi c'è l'esperienza tedesca, dove le riforme sono state fatte dalle aziende. Tra quelle elencate, è quella che vedo come la più adatta all'Italia.

In quale modo?
Le aziende tedesche sono riuscite ad andare in controtendenza rispetto agli altri paesi europei, aumentando il numero di ore lavorate e mantenendo gli aumenti salariali al minimo. Sono riuscite, inoltre, ad abbracciare la globalizzazione utilizzandola, ad esempio, inviando i propri semilavorati all'estero per poi rielaborarli.

Che tipologia di aziende italiane vede più propense al ruolo di riformatrici?
Sono le aziende più esposte alla competizione internazionale che non potranno fare a meno di attuare recuperi di produttività, facendoli coincidere con aumenti salariali minimi. Esempi ci sono già: basta guardare alla Fiat, che in pochi anni è stata completamente riforma

GDOWEEK 437

Il pensiero globale di Carlo Jean

Dalla collina ideale, dove lo collocherebbe De Gregori, il generale Carlo Jean vede tutto. Il professore di studi strategici della Luiss e presidente del Centro Studi di Geopolitica Economica ha quello che comunemente si definisce una visione globale. L'Incontro Daily lo ha intervistato prima del suo intervento:“Scenari geopolitici e interessi nazionali” che ha aperto i lavori de L'Incontro 2008.

Come si delineerà nel breve lo scenario politico internazionale?

Per capirlo con esattezza dovremo aspettare l'esito delle elezioni americane e gli effetti dell'undicesimo piano quinquennale cinese. La visione repubblicana Usa afferma una forte contrapposizione tra le leghe democratiche occidentali e i Paesi autarchici che basano la propria economia sulla grande disponibilità di risorse primarie. La visione democratica di Hillary e Obama, invece, fonda la stabilità globale sui rapporti tra i due pilastri dell'economia mondiale: Cina e Usa. Per quanto concerne, il Paese del dragone, invece, dovrà uscire dal paradosso che lo vede esportare il 65% del suo Pil in Paesi che sfruttano quella stessa industria. Oggi è l'officina del mondo.

La continua ascesa del prezzo del petrolio genererà crisi globale?

Sono più allarmato per l'aumento dei prezzi degli alimenti primari come le granaglie, ora impiegate anche come forma di energia alternativa per la produzione di etanolo, a discapito dei bisogni dei Paesi in via di sviluppo. In Italia, l'aumento del greggio genera proventi per lo Stato.

Il made in Italy continuerà ad avere successo?

Solo se il sistema Italia manterrà un alto livello qualitativo, ma urgono le riforme per cominciare a investire un po' più sui giovani e un po' meno sugli anziani. E poi è necessario snellire il sistema amministrativo.

Qualche suggerimento?

Bisogna assolutamente accorciare alcune lungaggini. Per ottenere una licenza edilizia o commerciale ai nostri imprenditori occorrono in media tre anni. In Islanda bastano 3 giorni.

Coca-Cola investe nella politica di canale

Crisi dei consumi, era dell'insicurezza, rapporti con il trade. Maurizio Pettorino, Commercial Director di Coca-Cola HBC Italia, conferma il momento di difficoltà, ma invita a valutare con attenzione la nuova spalmatura dei consumi -su prodotti come la telefonia e i pc, sostenuti dal loro contenuto innovativo- e il peso crescente dei costi obbligati, che assorbono in modo marcato il reddito delle famiglie.

Come si possono attivare strategie di lungo periodo nell'era dell'insicurezza?

Parlerei piuttosto di era della complessità, in cui è importante che Idm e trade cooperino per costruire valore per il consumatore. Penso alle promozioni, alla gestione delle categorie, alle attività di comarketing... È il momento di passare dal “dire” al “fare”, dal dibattito alla concretizzazione delle idee. Non a caso, alcuni mesi fa, abbiamo costruito una struttura di vendita “per canali”, per relazionarci in modo nuovo ed efficace con i clienti.

Quali sono oggi i rapporti con il trade?

Le nostre relazioni con il trade e le iniziative sia di marketing sia di promozionalità, innovazione di prodotto e investimenti in attrezzature nei pdv sono da sempre ispirate all'obiettivo comune dell'accrescimento dei mercati e della generazione di maggior valore congiunto. Il trade ci riconosce un'alta capacità di "muovere" i mercati ed i consumi: nel 2008 potremo far leva su numerosi asset tra cui i Campionati Europei di Calcio e i Giochi Olimpici, di cui Coca-Cola è uno dei principali sponsor, cui saranno associate importanti campagne di comunicazione. In aggiunta, espanderemo in gdo il nuovo formato delle lattine "sleek" e questo darà ulteriore impulso alla crescita a valore delle categorie in cui siamo presenti.

L'innovazione come motore della crescita: quali sono i principali driver per voi?

L'innovazione è la chiave per affrontare la discontinuità. Occorre saper fornire al consumatore prodotti in sintonia con le sue esigenze. Ad esempio, l'anno scorso il lancio di Coca-Cola Zero ha dato un grande contributo allo sviluppo del mercato delle bevande gassate, in cui le cole rivestono il segmento di maggior peso. Oggi, con Coca-Cola regular (la rossa), Coca-Cola light (la grigia) e Coca-Cola zero (la nera) puntiamo ad una strategia che ci piace chiamare “three colas strategy”, con l'obiettivo di avere sempre, in ogni luogo di offerta e di consumo, l'intera gamma di cole per soddisfare diversi tipi di target.

Nielsen pensa a idee giovani per le nuove sfide del mercato globale

Uno scenario di sfiducia nella ripresa e di crisi profonda caratterizza oggi l'economia europea e quella italiana. Tuttavia, i numeri che testimoniano la crescita del Pil (+7,4% nel 2007 vs 5,4% mondo), della popolazione e della domanda che arrivano dai paesi emergenti -India, Brasile, Russia e Cina- consentono di guardare al futuro in chiave ottimista. Certo, serve una mentalità di approccio al mercato più aperta. è il messaggio di Stefano Fina, direttore commerciale di ACNielsen Italia, alla platea de L'Incontro 2008: “Come recita il claim di quest'anno: 'Think Young', per affrontare un biennio che si prevede ancora duro occorre pensare giovane. Guardare comunque con fiducia al futuro, con idee fresche e l'apertura mentale necessaria a vivere i nuovi player del mercato globale come opportunità e non come minaccia”.

Andare contro i tradizionalismi
Anche se le dinamiche sociali ed economiche dei nuovi paesi determinano una contrazione dell'offerta, è inutile arroccarsi su posizioni e strategie tradizionaliste. Un invito rivolto soprattutto al tessuto della piccola e media impresa italiana, ancora troppo ancorato alla leva prezzo come strumento per far crescere i volumi. “Il fattore convenienza è ancora molto importante per i consumatori, ma non fa necessariamente rima con taglio prezzo: vuol dire velocità nel fare la spesa, ampiezza dell'assortimento e della scala prezzi, comodità nel raggiungere il pdv”. Auspicabile quindi seguire il percorso delle multinazionali, che si stanno attivando per ridurre i costi logistici e per lavorare sull'innovazione. Indicazioni utili anche per i distributori, perchè lavorino in un'ottica di collaborazione con l'industria e sviluppino format sempre più modellati sulle nuove esigenze del consumatore.

Pringles lancia una linea di cracker

Si chiamano 'Stix' e sono cracker sticks. Per la prima volta, con il lancio negli Usa, Pringles (Procter & Gamble) va oltre la patatina e si addentra nel comparto bakery.
Il lancio in advertising è firmato Grey che da tempo segue la comunicazione del brand. Si tratta di uno spot di 30" in animazione dove Mr Pringles e la sua partner ballano in discoteca sulle note degli Earth Wind and Fire. Sono previsti anche annunci stampa, promozioni in store e un programma di sampling al via da questo mese. Tre sono le referenze: vanilla, honey butter e pizza-began, più una quarta di prossimo arrivo. La tradizionale confezione cilindrica ha ceduto il posto a un pack squadrato.

Spumador, operativa nuova linea di produzione

È operativa la quinta linea di imbottigliamento in asettico ad alto contenuto di innovazione tecnologica presso lo stabilimento di Sant'Andrea Bagni (Pr) di Spumador, specializzato nella produzione e nell'imbottigliamento di soft-drinks ed acque minerali. Verrà impiegata nella produzione di bevande piatte in Pet - fra le quali, integratori sportivi, tè freddo, bevande a base di frutta, bevande a base di succhi e polpe di frutta, nonchè, bevande arricchite con elementi nutritivi e funzionali.

Questa quinta linea di imbottigliamento è in grado di produrre fino a 24mila bottiglie l'ora in sette differenti formati a partire da 0,100 lt. sino a 2,0 lt. ed è il fiore all'occhiello tra i recenti investimenti effettuati dal Gruppo Spumador nello sviluppo di tecnologie innovative per il riempimento in asettico ed il packaging flessibile e diversificato che si adatta alle esigenze più specifiche di movimentazione e commercializzazione dei suoi clienti.

Una linea versatile

Fra le caratteristiche distintive di questa nuova linea, vi è anche la possibilità di realizzare bottiglie in Pet monolayer e multilayer, con etichetta roll-fed o full-body sleeve, con tappo flat o sport closure, con shrink film trasparente o personalizzato, con cartoni reclamizzati pronti da esporre, con cluster clips multiporzione. La nuova linea è inoltre caratterizzata da un'elevata flessibilità nella miscelazione degli sciroppi, dalla possibilità di trattare bevande a ph anche superiore a 4,5 (ad esempio a base latte, soia, etc.) e da un sofisticato sistema di recupero degli aromi.
Il gruppo Spumador, che ha raggiunto una produzione di 850 milioni di litri, dispone di 5 stabilimenti e 22 linee di imbottigliamento, in occasione del 120 compleanno ha provveduto anche al restyling del marchio.

L’innovazione ha bisogno di progetti creativi

Nel quarto millennio a.C. fu inventata la ruota, e con essa l'innovazione tecnologica. In Mesopotamia la ruota veniva utilizzata per realizzare vasi rudimentali. Poi ci arrivarono anche
gli inca che la usavano per far giocare i bambini. L'innovazione, di per sé, è nuda. Non porta a nulla se non si traduce in soluzioni e progetti. Al nostro paese è da sempre ascritto il merito della creatività. È la cifra qualitativa del made in Italy, su cui poggia gran parte del nostro export.

Ma al nostro paese viene anche ascritto il demerito di non investire abbastanza in innovazione. Non ha alcun senso che in Italia la ricerca gravi tanto sulle spalle delle Pmi, che contano solo sulle proprie energie, e che sia così priva di coordinamento. Perché questo genera un'enorme quantità di spreco. Se in tanti fanno la stessa cosa, in tanti ne tralasceranno altre.

Segnali dall'estero
Chi dice che l'innovazione si debba generare tutta in casa? Prototipi innovativi si trovano ovunque nel mondo. La maggior parte di questi prototipi è liberamente a disposizione del mercato, nei limiti delle procedure di sfruttamento dei brevetti. Ovviamente, non si tratta di copiare, come le imprese cinesi che, una settimana dopo l'annuncio di Steve Jobs dell'uscita sul mercato dell'iPhone, ne hanno proposto versioni praticamente identiche ma a prezzo più basso e con caratteristiche tecniche di minor pregio. Si tratta della capacità italiana di saper ascoltare i segnali deboli dell'innovazione e sintonizzarsi sull'alto di gamma per confezionare prodotti di gusto ed eleganza inimitabili. È questo il vero punto di forza del made in Italy.

Prototipi innovativi in cerca di mercato
Non dimentichiamo che siamo diventati così bravi nella manifattura perché ci mancano - da sempre - le materie prime. Così il rilancio del made in Italy potrebbe trovare un nuovo rinascimento. Facciamo un esempio. Da anni, Maggie Orth dal Mit di Boston ci dice che i tessuti non sono più quelli di una volta, che i vestiti non devono per forza essere statici. Applicando concetti di microelettronica al filato, ha messo a punto stoffe che è sufficiente stimolare (con piccole correnti elettriche) per vederle cambiare di colore e decorazione.

In Inghilterra il laboratorio d'innovazione Pdd ha messo a punto Snif, Sexy New Intelligent Fragrance, un prototipo già funzionante che permette di aggiungere una profumazione a un abito; il sistema monitora l'ambiente circostante e rilascia solo la quantità di aroma necessaria per risultare percepibile ma non invadente. L'abbigliamento è solo uno fra gli esempi possibili. In Tennessee promettono di imbrigliare i raggi solari dentro speciali tubi che, se inseriti all'interno degli edifici, possono portare luce in modo del tutto naturale. È il progetto Hybrid Solar Lighting dell'Oak Ridge Laboratory. E - come è noto - noi italiani siamo leader nell'export d'illuminazione alto di gamma. Queste innovazioni esistono già, e sarebbero utilizzabili. Ma mancano dell'anima creativa, di quel tocco di design che le sappia rendere vincenti sul mercato internazionale.

Coordinare le forze per ridurre gli sprechi
Si dovrebbe arrivare a una politica nazionale di coordinamento dell'innovazione, che comporti la fine dello spreco delle ridondanze e sia supportata da finanziamenti alla ricerca. Ma occorre essere realisti, e allora, fino a quel momento, la ricetta per l'innovazione è questa: non fu chi per primo scolpì una roccia in forma circolare a cambiare le sorti dell'umanità, ma chi osservando la forza di un bue capì che poteva collegare i due elementi fra loro, potenza e fluidità. Per ottenere qualcosa prima inesistente. Intanto, in Mesopotamia ci facevano vasi e gli inca ci facevano giocare i bambini.

Misko-Barilla adotta i pallet Chep

Misko, società del gruppo Barilla e maggior produttore di pasta greco, ha deciso di abbandonare lo scambio di pallet bianchi e di utilizzare i pallet Chep. Le motivazioni sono da ricercare nei vantaggi in termini di efficienza operativa e di riduzione dei costi rispetto allo scambio di pallet bianchi. Un altro elemento, a sostegno della decisione di Misko, è dato dalle difficoltà che stanno incontrando gli utenti dello scambio di pallet bianchi e che derivano dall’aumento delle perdite di pallet e dal crescente costo di acquisto di pallet sostitutivi dovuto al continuo aumento del prezzo del legname in tutta Europa.

“Il sistema di scambio dei pallet bianchi è difficile da gestire e comporta molti costi nascosti, come l’acquisto di nuove attrezzature per la sostituzione di quelle smarrite e la perdita di tempo per la gestione delle continue vertenze con i distributori e i fornitori di servizi logistici -afferma Aris Constantatos, direttore Logistica e Servizio Clienti di Misko-Barilla ad Atene-. Una delle nostre priorità principali è la riduzione dei rifiuti e, lavorando con un fornitore di pooling di attrezzature come Chep, la quantità di rifiuti che produrremo diminuirà drasticamente”.

L’energia verde di Edison nei pdv Metro

Edison e Metro Italia hanno firmato un accordo di collaborazione commerciale in base al quale i circa 1,2 milioni di clienti professionali del cash and carry potranno acquistare energia elettrica a condizioni vantaggiose e competitive da Edison, secondo operatore in Italia nel settore dell'energia elettrica e del gas.

Dallo scorso 11 aprile, in 44 dei 48 pdv di Metro presenti su tutto il territorio nazionale, Edison è presente con un proprio desk per proporsi come nuovo fornitore di energia elettrica a favore dei clienti che gestiscono un'attività professionale e commerciale.

Prezzo bloccato per tre anni
Edison propone l'offerta Eco3 Business, vale a dire l'unica soluzione contrattuale presente sul mercato italiano che blocca il prezzo per 3 anni. Inoltre, l'offerta prevede che l'energia fornita provenga al 100% da fonti rinnovabili, assicurando al cliente anche un vantaggio di immagine: quanti aderiranno all'offerta Eco3 Business potranno infatti qualificarsi con il marchio EcoDoc, che certifica il loro atteggiamento responsabile nei confronti dell'ambiente. Inoltre, in esclusiva per i clienti Metro, la proposta Edison prevede un ulteriore extra vantaggio che riduce ulteriormente il prezzo dell'energia.

L'attivazione del nuovo contratto non comporta oneri per il cliente: non è previsto alcun costo di adesione né cauzioni per l'attivazione. Il passaggio ad Edison non richiede nessuna modifica tecnica agli impianti e al contatore. Il cliente avrà inoltre la possibilità di recedere dal contratto in ogni momento senza oneri aggiuntivi.
L'accordo, il primo operativo in Italia fra un operatore energetico e la grande distribuzione all'ingrosso, nasce una partnership in grado di assicurare a Edison il rafforzamento della propria presenza sul mercato business dell'energia e a Metro un aumento del livello di servizio a favore della propria clientela.

Il low cost del discounter Lidl taglia i prezzi fino a -24%

Sconti fino al 24% su oltre 100 prodotti del paniere quotidiano. È l'ultima delle iniziative di Lidl, leader in Italia nel canale discount con circa 500 pdv a livello nazionale: una mossa che rivela come quella di lidl sia una politica commerciale di rottura rispetto ad altri player più orientati invece al consolidamento dei prezzi attuali.
Tra i 100 item in promozione figurano anche il burro bavarese, il burro pastorizzato, il grana padano, la fesa di tacchino in trancio, la mozzarella e le patate fritte. Si tratta, nel complesso dell'offerta, di prodotti selezionati secondo le reali esigenze delle famiglie e scelti attraverso analisi di mercato che evidenziano come, mediamente, si acquistano non più di 500 tipi di prodotti nel corso dell'anno.

Un canale in forte revival
Che il discount stia vivendo un periodo particolarmente positivo è indubbio: secondo Nielsen, il canale chiude il 2007 con un trend a valore del 10,3% e sembra migliorare le sue performance nel primo trimestre 2008 con un trend del 13,2%. Le performance registrate dal discount sono certamente favorite dalla situazione economica contingente, ma non si può negare che le strategie di low cost di Lidl figurino tra gli altri fattori che trascinano la crescita del canale. Tra queste, per esempio, oltre agli attuali tagli prezzo, va aggiunta Lidl Card, la carta di credito privativa lanciata lo scorso autunno, che risulta in buona affermazione. Ma Lidl si muove anche con tattiche di avvicinamento al consumatore locale, che l'hanno portata ad arricchire l'assortimento con prodotti di grandi marche del made in Italy, quali Ferrero, Barilla, Riso Gallo e Aia, cui si aggiungono marchi multinazionali del food e della cosmetica.

Collaborazione con i partner
Il vero punto di forza di Lidl, però, è l'offerta di prodotti a marchio proprio, che, secondo osservatori esterni, ha un differenziale di prezzo, rispetto all'offerta di super ed iper, mediamente pari a -20%. E, la strategia di low cost avrebbe potuto essere più ampia. Ma, come dicono dall'azienda “Non abbiamo potuto ridurre i prezzi di tutti i nostri prodotti, perché ovviamente anche noi siamo soggetti alla forte tensione sugli acquisti. Però, laddove i fornitori lo hanno reso possibile, abbiamo fatto sì che anche i nostri clienti potessero beneficiare dei minori costi di acquisto”.

È partnership tra Edison e Metro per vendere energia verde nei pdv del cash and carry

Edison e Metro Italia hanno firmato un accordo di collaborazione commerciale in base al quale i circa 1,2 milioni di clienti professionali del cash and carry potranno acquistare energia elettrica a condizioni vantaggiose e competitive da Edison, secondo operatore in Italia nel settore dell'energia elettrica e del gas. Dallo scorso 11 aprile, in 44 dei 48 pdv di Metro presenti su tutto il territorio nazionale, Edison è presente con un proprio desk per proporsi come nuovo fornitore di energia elettrica a favore dei clienti che gestiscono un'attività professionale e commerciale.

Prezzo bloccato per tre anni
Edison propone l'offerta Eco3 Business, vale a dire l'unica soluzione contrattuale presente sul mercato italiano che blocca il prezzo per 3 anni. Inoltre, l'offerta prevede che l'energia fornita provenga al 100% da fonti rinnovabili, assicurando al cliente anche un vantaggio di immagine: quanti aderiranno all'offerta Eco3 Business potranno infatti qualificarsi con il marchio EcoDoc, che certifica il loro atteggiamento responsabile nei confronti dell'ambiente. Inoltre, in esclusiva per i clienti Metro, la proposta Edison prevede un ulteriore extra vantaggio che riduce ulteriormente il prezzo dell'energia.
L'attivazione del nuovo contratto non comporta oneri per il cliente: non è previsto alcun costo di adesione né cauzioni per l'attivazione. Il passaggio ad Edison non richiede nessuna modifica tecnica agli impianti e al contatore. Il cliente avrà inoltre la possibilità di recedere dal contratto in ogni momento senza oneri aggiuntivi.
L'accordo, il primo operativo in Italia fra un operatore energetico e la grande distribuzione all'ingrosso, nasce una partnership in grado di assicurare a Edison il rafforzamento della propria presenza sul mercato business dell'energia e a Metro un aumento del livello di servizio a favore della propria clientela.

Piacere&benessere rilanciano La Cremeria

Solo latte fresco scremato e pastorizzato, di provenienza italiana, la cui tracciabilità è garantita sin dall'origine: è questo il plus -opportunamente evidenziato dal bollino blu presente sul pack- pensato dallo storico brand Nestlé-Motta per dare nuovo appeal alla linea dei gelati in vaschetta La Cremeria (5 gusti: Fiordilatte, Crema e cioccolato, Cioccolato e nocciola, Stracciatella, Spagnola), che pur avendo il 30% di grassi in meno rispetto alle precedenti ricette, continuano a regalare il gusto e la cremosità di sempre.

Cremosità e naturalità
Anche i test effettuati sui consumatori hanno premiato la nuova ricetta del Fiordilatte La Cremeria, che confrontato con un competitor, è stato giudicato vincente per intensità di gusto (68% vs 32%), morbidezza al cucchiaio (80% vs 20%) e cremosità (80% vs 20%).
A tutto benessere anche gli ingredienti qualificanti utilizzati per i multipack 2008. Innanzitutto lo yogurt magro, i cereali e la frutta che caratterizzano le nuove Coppette di gelato allo yogurt (fragole & muesli e ananas & muesli). I cereali e il latte fresco confluiscono nei nuovi Minibiscotti vaniglia e cacao, mentre i nuovi stecchi Pesca Tropical -gelato dentro e sorbetto fuori- puntano tutto sulla freschezza e la naturalità della frutta che li compone per l'80% in un mix di 7 diverse varietà.
"Abbiamo voluto dare valore aggiunto dal punto di vista nutrizionale -ha commentato Michael Schoetensack, direttore marketing divisione gelati Nestlé- a un prodotto che nella cremosità e nella naturalità ha sempre avuto e continuerà ad avere il proprio punto di forza".

GDOWEEK 436

GDOWEEK/AL 435

Industria alimentare e gdo: prove tecniche di collaborazione

"Il rapporto tra gdo e industria alimentare è sempre stato
deformato perché si pongono obiettivi divergenti. Il problema negli ultimi anni si è accentuato quando la distribuzione ha messo in atto un'attività di concentrazione che ha accresciuto la sua forza contrattuale soprattutto rispetto ai produttori più piccoli. Ora però si aprono scenari di cooperazione virtuosa purché la gdo diventi più selettiva, riducendo i fornitori e attuando anche rapporti in esclusiva; e purché l'industria a sua volta selezioni i partner distributivi e si prepari a uno scenario di commercio multicanale e multinazionale”. Così l'ad di Fiere di Parma Roberto Ravazzoni introduce il tema portante del convegno promosso da Federdistribuzione “Gdo e industria agroalimentare: una filiera efficiente in favore del consumatore”, dove parlerà nella sua veste di docente di economia.

Trend Futuri
Nel corso del convegno che si è tenuto oggi alle 10.30 nella Sala dei 300 vengono presentati anche i dati di una ricerca di Ac-Nielsen sui macrotrend che interesseranno gli stili di vita e i
comportamenti d'acquisto nei prossimi anni.
Un dato molto evidente è la crescente importanza del target
anziani: nel nostro Paese l'età media della popolazione residente
è di 42,5 anni, dato superato solo da quello del Giappone.
Probabilmente la maggiore anzianità della popolazione implica più consapevolezza in generale, con opportunità per i produttori che le sappiano cogliere: se si guarda infatti ai nuovi comportamenti di acquisto degli italiani, si verifica che abbiamo
una maggiore attenzione rispetto alla media mondiale per l'acquisto di prodotti locali e da produttori locali, per i prodotti a chilometri zero e per i prodotti equosolidali.
Minore attenzione invece per il packaging riciclabile. Nonostante l'emergenza rifiuti, verrebbe da dire…

Alla ricerca dei consumi e degli acquisti che cambiano

I'incontro/conversazione organizzato da GDOWEEK, Il settimanale di retail e MarkUp, il mensile per il marketing e il retail, in collaborazione con Fiere di Parma, si è tenuto martedì 6 maggio a Salsomaggiore Terme (pr) presso il Salone Moresco del Palazzo dei congressi.
L'incontro, fuori salone Cibus, è stato condotto da Luigi Rubinelli direttore di MarkUp, e vi hanno partecipato Giuseppe Minoia presidente GFK Eurisko e Paolo Bertozzi amministratore delegato di TradeLab.

I temi trattati
L'analisi del mercato oggi
Come rilanciare i consumi alimentari
Come orientare l'innovazione di prodotto e di formato
Le nuove abitudini di consumo e i nuovi comportamenti di acquisto
Le implicazioni per le imprese della distribuzione moderna

L'appuntamento, esclusivamente su invito, ha visto la partecipazione di circa 600 manager tra indusrtria e retail italiano ed estero
Per informazioni http://vittoria.moroni@ilsole24ore.com

Pernopasta si distingue per il gusto

Azienda fortemente legata al territorio, Pernopasta nasce dieci anni fa in Calabria alle spalle di Tropea, “con l'obiettivo di proporre al mercato -dice Francesca Pontoriero titolare di Pernopasta- il meglio della produzione pastaia sia secca che fresca conciliando tradizione e gusto”.

Siete presenti in gdo?

Siamo partiti con il canale ristorazione e con il dettaglio specializzato, ma da qualche anno siamo ben inseriti presso le principali insegne della Calabria. Inoltre, stiamo decollando con un piano marketing a seguito del restyling del marchio, che ci porterà a coprire tutto il mercato italiano e i maggiori mercati dell'Ue. Preciso che, in Usa e Canada, siamo già presenti con soddisfazione dall'inizio degli anni 2000.

Che cosa vi differenzia dalla concorrenza?

Il nostro assortimento si basa sulle più note specialità regionali, soprattutto del sud Italia. Offriamo però anche qualche esclusiva come la pasta al limone, all'arancio o al cacao e peperoncino. Ma ciò su cui puntiamo di più, lo ripeto, è il gusto.

Obiettivi a medio termine?

Intendiamo insistere su questo posizionamento in fascia medio alta, dove cresciamo mediamente del 15%. Sempre all'interno del piano marketing vogliamo investire anche in comunicazione per aumentare il livello di awareness e facilitare l'espansione in gdo.

Italia Zuccheri innova e veste lo scaffale

Italia Zuccheri Commerciale, nata dalla joint venture tra il
gruppo Co.Pro.B Italia Zuccheri, il maggior gruppo saccarifero
italiano e Pfeifer & Langen, terzo produttore di zucchero in
Germania, presenta a Cibus il piano di sviluppo per il 2008.
“Abbiamo un obiettivo di crescita sull'anno del 10-15%, che
intendiamo raggiungere facendo leva sugli asset distintivi della
nostra azienda: innanzitutto, la provenienza esclusivamente
italiana dello zucchero, che è certificato DNV ed è tracciabile
dalla coltivazione alla tavola”, spiega Marco Sebastianelli, direttore
commerciale. Che aggiunge: “La nostra flessibilità,
inoltre, ci consente di adeguarci ai cambiamenti del mercato e
delle dinamiche di consumo, che si spostano per esempio sempre
di più verso il fuori casa e i prodotti protagonisti di una
crescita interessante, come lo zucchero di canna e i nuovi concept
di basi e preparati per dolci”.
Proprio in quest'ultimo settore,
Italia Zuccheri ha lanciato la nuova linea di prodotti a
marchio Diamant, per la decorazione di torte, focacce e dolci
di ogni tipo e la preparazione di marmellate. “La declinazione
dell'offerta su nuove tipologie di prodotto ci consente di lavorare
anche sulla caratterizzazione del prodotto, che va a scaffale
e quindi deve avere un packaging distintivo. Operazione più
complessa per lo zucchero, commodity che non deve posizionarsi
al di sopra di un certo prezzo”, conclude Sebastianelli.

Aperitivo culturale a Salsomaggiore

Un talk show su come affrontare la crisi dei consumi e il consumatore che cambia. È stato l'aperitivo culturale che ha preceduto la cena di gala che Cibus ha offerto a circa 600 rappresentanti dell'industria e della distribuzione internazionale la sera del 6 maggio a Salsomaggiore, nel suggestivo scenario del Palazzo dei Congressi.

Il dibattito, promosso da Gdoweek e Mark Up e condotto da Luigi Rubinelli, direttore di Mark Up, ha visto colloquiare Giuseppe Minoia, presidente di Gfk Eurisko, e Paolo Bertozzi, presidente di TradeLab. Un breve ma serrato confronto che ha avuto una conclusione univoca: gdo e idm dovrebbero imparare a conoscere meglio un consumatore che, almeno nelle fasce meno impoverite dalla crisi, è ancora disposto a pagare qualcosa di più in cambio del soddisfacimento di bisogni e desideri.

Granarolo: il futuro è offrire la qualità a prezzi accessibili

II mercato dello yogurt continua
a godere di ottima salute, ma è
anche molto affollato e competitivo.
Qual è il posizionamento dei
vs brand?

Nel mercato dello yogurt siamo presenti
con due grandi brand: Yomo e
Granarolo. Nel lessico famigliare degli
italiani il primo è sinonimo di yogurt:
è il marchio che ha creato il
consumo dello yogurt nel nostro
Paese e che da sempre si connota per
qualità, genuinità e semplicità. Il suo
posizionamento è ben espresso dal
claim “Yomo, il piacere di star bene".
Infatti, Yomo è lo yogurt che aiuta a
star bene con gusto. Pensato per chi
ricerca il benessere senza artifici, attraverso
un’alimentazione sana e naturale,
ancora oggi poggia il suo successo
su Yomo Omogeneo: vero yogurt,
vera frutta e una lista di ingredienti
decisamente corta. In sostanza,
uno yogurt italiano al 100% (ottenuto
solo da latte italiano), naturale
al 100%, che conta su una fetta di
consumatori che apprezzano il valore
delle cose semplici e genuine.
Lo yogurt Granarolo fatto con latte
di Alta Qualità, invece, è rivolto a
coloro che pensano che lo yogurt
debba essere genuino, ma anche cremoso
e gratificate. Granarolo AQ,
infatti, pur essendo un prodotto decisamente
goloso, è ottenuto con ingredienti
sani, naturali e controllati,
ed è certamente lo yogurt cremoso
più rigoroso sul piano della qualità
della materia prima (solo latte fresco
italiano di alta qualità) e della genuinità
dei componenti.

Fare innovazione significa più marginalità,
oltre che distintività per la
marca. Quali sono i lanci recenti
che vi stanno dando maggior soddisfazione?

Il successo più eclatante è certamente
quello di Yomo Desiderio: una linea
composta da nove referenze di
yogurt interi, con un posizionamento
chiaro e distintivo ("lo yogurt sano,
buono come un dessert"), e uno
straordinario profilo organolettico.
Lanciato nel gennaio 2007, è stato
riconosciuto come il prodotto di
maggior successo nel mercato dello
yogurt durante tutto l’anno solare,
in termini di rotazioni a volume e a
valore (secondo le rilevazioni IRI
I+S+S).

Quali sono le linee di sviluppo future,
ovvero le aree strategiche che
intendete andare a rafforzare?

In questo momento stiamo lavorando
sulle aree core di entrambi i
brand, Yomo e Granarolo. Siamo
convinti che ci siano ancora spazi di
crescita per prodotti che godono di
plus rilevanti e distintivi, coerenti
con i Dna delle due marche e con il
profilo del nostro gruppo. Nel mercato
dello yogurt siamo il primo
operatore italiano: un primato che
impone delle responsabilità, che il
Gruppo Granarolo è pronto a cogliere.

Alla luce della contrazione dei consumi
alimentari, qual è la politica di
prezzo adottata?

Noi vogliamo offrire valore al consumatore
attraverso prodotti eccellenti
sul piano qualitativo, accessibili sul
piano del prezzo. Non è facile garantire
qualità a prezzi ragionevoli, ma
questa continua ad essere la nostra
sfida. Non intendiamo agire sulle
formulazioni per contenere i prezzi
come fanno altri. Vogliamo continuare
a garantire la massima qualità,
cercando una maggiore efficienza sul
piano dell’organizzazione interna.
Questo significa, ad esempio, dosare
con molta attenzione la comunicazione
e le politiche promozionali.
Ma non rinunceremo alla qualità.

Le novità salutistiche presentate da Parmacotto

Parmacotto presenta in anteprima a Cibus grandi novità di prodotto. L’azienda parmense, infatti, conosciuta per l'impegno nel settore della Ricerca & Sviluppo, propone soluzioni ricche, originali, gustose e in grado di rispondere alle più svariate esigenze di consumo ed abitudini alimentari.
La prima novità è Perfecto, “si tratta -spiega Stefania Rosi, nella foto, responsabile marketing Gruppo Parmacotto- di un prosciutto cotto a bassissimo contenuto di sale, solo lo 0,7% a fronte del 2% che il prosciutto cotto mediamente contiene, disponibile sia in versione a taglio sia in vaschetta per il libero servizio. Perfecto è adatto a chi deve seguire un regime alimentare iposodico ma senza rinunciare al gusto ed è, inoltre, il primo step di un progetto di prodotti rivolti ad un consumatore sempre più attento all’alimentazione”.

I nuovi tramezzini

La seconda novità sono i nuovi Tramezzini realizzati in collaborazione con Kraft. La linea propone quattro varianti, due con Jocca, lo “storico” latticino in fiocchi a base di formaggio fresco con un basso contenuto di grassi, e due con la salsa Kraft Senza Colesterolo, eletto Prodotto dell’anno nel 2008. L’assortimento è caratterizzato da originali abbinamenti di sapori e da una ricca farcitura realizzata con ingredienti freschi e selezionati che garantiscono una leggerezza e un sapore unico ai nuovi Tramezzini.
Tra le novità anche le “Specialità Toscane”: una linea di prosciutti, salame, porchette e lardi prodotti dal Salumificio Piacenti, il primo produttore di prosciutto toscano Dop, recentemente acquisito dal Gruppo Parmacotto.
E infine, Parmacotto presenta la nuova gamma di “salumi a cubetti” in un originale formato bi-pack da 140 grammi (70 grammi ciascuno). La linea comprende: pancetta dolce, pancetta affumicata e prosciutto cotto, perfetti per soddisfare tutti i gusti.

Export ok, consumi da rilanciare

Le nuove sfide e le nuove opportunità per l’industria alimentare italiana sui mercati esteri e su quello interno; i rischi derivanti dagli allarmi e dagli allarmismi sulla sicurezza di filiera; la crisi dei consumi derivante dall’aumento delle materie prime sui mercati internazionali; e infine, come era inevitabile, anche l’agenda di priorità che il secondo settore manifatturiero italiano intende discutere con l’Esecutivo che sta per insediarsi. Tutto questo c’era nel discorso che il presidente Gian Domenico Auricchio ha tenuto ieri nel corso dell’assemblea pubblica di Federalimentare.

Priorità: rilancio dei consumi
Rilanciare i consumi interni è per Auricchio una priorità assoluta. I risultati dell’export nel 2007 sono stati premianti per il nostro sistema: una crescita dell’8% che ha fatto seguito al +9% dell’anno precedente e che risulta una delle migliori performance di sempre, anche se il dato risente della rivalutazione dell’euro. Ma il mercato italiano, ha rilevato Auricchio, “ ha registrato una stanchezza senza precedenti: la contrazione delle vendite dei beni di largo consumo sta a dimostrare che ci troviamo di fronte a una crisi orizzontale della capacità di acquisto”.
Né le cose potevano andare diversamente se si guarda al trend dei prezzi: l’alimentare ha interrotto una lunga serie di anni in cui aveva svolto una sorta di funzione calmieratrice nei panieri della spesa delle famiglie e ha doppiato i dati dell’inflazione, i prezzi al consumo sono infatti aumentati negli ultimi due mesi del 5% mentre quelli alla produzione, più immediatamente sensibili all’aumento delle materie prime, addirittura del 9,8%.
La forchetta tra i due dati e la scarsa possibilità di operare ulteriormente sui margini rende centrale, secondo Auricchio, trovare rapporti non conflittuali con la grande distribuzione, attraverso una “Camera delle buone pratiche contrattuali”.

Italia ai vertici mondiali
della sicurezza alimentare

Per quanto invece riguarda lo scottante tema della sicurezza alimentare, Auricchio ha ricordato che la produzione nazionale si pone ai vertici mondiali della sicurezza ed è un prerequisito, come dimostra anche l’ingente cifra di 3 miliardi di euro, ovvero il 2,5% del fatturato di settore, spesi ogni anno.
Infine proprio su questo tema partono le richieste al nuovo governo: dal dibattito sul federalismo, ha sottolineato Auricchio, non deve sparire l’esigenza di avere un’unica sicurezza alimentare e un’unica autorità preposta a livello nazionale, così come non avrebbe senso frammentare le attività di promozione all’estero. La delega conferita al governo per la realizzazione del nuovo “codice alimentare” è scaduta. Federalimentare auspica che il nuovo esecutivo porti a compimento le iniziative volte alla semplificazione e alla razionalizzazione normativa in materia alimentare.

Valbona punta su qualità e certificazione

Far crescere contemporaneamente il brand e le private label, che già oggi rappresenta il 60% del fatturato aziendale. Un duplice obiettivo ambizioso quello che si propone Valbona, l'azienda di Pozzo Atesino (Pd) che produce un'ampia gamma di sottaceti e sottoli, salamoia e agrodolci, salse e creme spalmabili.
“Il nostro mercato di riferimento - dice Piero Antonio Cavallini responsabile commerciale e socio dell'azienda - è segmentato in maniera decisa in tre fasce: la prima è quella del primo prezzo, che a noi non interessa; invece puntiamo alla seconda, e alla terza, il cosiddetto mainstream e il premium, e vogliamo presidiarle puntando sull'innovazione di prodotto, dato che, caso credo unico nel nostro settore, abbiamo un laboratorio di ricerca e sviluppo in azienda, oltre che sulla qualità e sulle certificazioni che la attestano”

Prodotti a marchio
Sul fronte dei prodotti a marchio Valbona fornisce alcune tra le primarie catene italiane (Auchan, Iper, Conad, Selex, Crai, solo per citarne alcune) e per Conad realizza anche i prodotti della linea top Sapori e dintorni, e fornisce anche catene francesi e australiane. Altri paesi esteri, anche extraeuropei, sono presidiati tramite grossisti.
Per quanto invece riguarda i prodotti brandizzati, l'azienda veneta ha recentemente rivisto il packaging enfatizzando sia l'origine italiana dei prodotti sia le certificazioni di qualità ottenute.

Tra le novità presentate al Cibus si segnalano il Radicchio rosso di Verona grigliato e il Farciriso, presentato nelle versioni in semi di girasole e delicato (senza olio).
Valbona oggi è una realtà produttiva che occupa cento addetti, e si fregia della certificazione di filiera UNI10939 2001

La proposta mitteleuropea di Pan&Co incontra un successo a 2 cifre

Fatturato in crescita a doppia cifra per Pan&Co Italia, filiale dell’azienda austriaca specializzata nella produzione di pani speciali surgelati. Chiuso il 2007 con un incremento del 20%, le prospettive per l’anno in corso sono di una crescita di pari intensità, anche grazie al lancio di una linea di prodotti dedicata al canale Horeca. “L’Italia è il nostro secondo mercato dopo quello domestico – dichiara Emanuele Bassi, direttore commerciale di Pan&Co – siamo focalizzati principalmente sulla grande distribuzione, ma con la costruzione del nostro nuovo magazzino vogliamo impegnarci anche sull’Horeca, canale che riteniamo molto importante sotto il profilo strategico. Oggi la nostra distribuzione in Italia riguarda in modo specifico le regioni dell Centro-nord, abbiamo una presenza molto forte in Lazio, ma vogliamo espanderci un po’ in tutto il territorio”.

350 referenze
La gamma di Pan&Co si fonda su 350 referenze, per una produzione complessiva che supera le 20mila tonnellate a volume, tutte sviluppate dalla casa madre e certificate Ifs.
Prodotto top seller in Italia è il Semmel, un panino simile alla rosetta, molto versatile, che si abbina al salato e al dolce: ma nella gamma di pani speciali Pan&Co spiccano le referenze con contenuto salutistico, provenienti dalla tradizione mitteleuropea, riveduta e corretta in chiave moderna: “Al Cibus presentiamo un panino da 90 grammi con farina integrale, noci e arricchito con Omega 3 – prosegue Bassi – la nostra Linea Salute e un nuovo panino con malto e orzo, tutti dedicati alla Gdo. Nella nostra offerta abbiamo anche una linea di pane biologico, segmento che ha avuto uno sviluppo limitato in Italia per la normativa che obbliga a separare completamente la filiera, forno compreso, a differenza di quanto accade all’estero. Tuttavia, avvertiamo i primi segnali di sviluppo anche qui da noi, soprattutto in quei punti di vendita dedicati esclusivamente ai prodotti bio”.
Negli obiettivi di Pan&Co, la creazione di partnership sempre più strette con le catene della distribuzione, per continuare a foraggiare lo sviluppo anche grazie alla crescita dell’intero reparto panetteria. “Con le aziende della distribuzione, soprattutto quelle di dimensioni più piccole – conclude il direttore commerciale – vogliamo avviare progetti in cui il fornitore sia anche partner per lo sviluppo di tutto il reparto panetteria, massimizzando la flessibilità e la soddisfazione reciproca”.
Pad.3 Q 7

Qualità e versatilità: Il Pastaio di Brescia valorizza gli gnocchi

Versatilità, ampiezza di gamma e specializzazione sono i punti di forza del Pastaio di Brescia, azienda lombarda che fonda tutta la sua produzione su gnocchi e derivati freschi a base di patate. Con un fatturato di 12 milioni di euro 2007, 32% del quale realizzato sui mercati stranieri, l'azienda bresciana innova una referenza tradizionale come gli gnocchi, valorizzandoli e creando prodotti con un posizionamento qualitativo elevato, in linea con la storia aziendale. “Abbiamo due unità produttive - spiega Riccardo Rubessa, responsabile commerciale Gdo del Pastaio di Brescia - su quello storico concentriamo la produzione degli gnocchi standard, i Classici, che sono la base della nostra produzione e hanno un posizionamento di prezzo più basso. Nel nuovo stabilimento realizziamo gnocchi con impasto a freddo, che hanno performance organolettiche più elevate e rappresentano il nostro top di gamma”.

Ruolo di copacker
L'azienda bresciana si propone come copacker per importanti catene distributive italiane e straniere, per le quali sviluppa soluzioni ad hoc per quanto riguarda la ricettazione, i formati e i packaging.
Al Cibus, il Pastaio di Brescia propone gli gnocchi a marchio Patarò “Mi piaci così”, prodotti senza conservanti, a basso contenuto di colesterolo e grassi saturi, realizzati con ingredienti di qualità, ossia 95% di purea di patate con impasto a freddo.
“Tutti i nostri gnocchi - conclude Rubessa - possono essere cotti tradizionalmente in acqua bollente, oppure spadellati secondo le più moderne tendenze gastronomiche”.

I nuovi consumi raccontati da Gdoweek e Mark Up

Oggi alle 19.30 il settimanale Gdoweek e il mensile Mark Up (Il Sole 24 Ore Business Media), organizzano un incontro per parlare di consumi e acquisti che cambiano al Palazzo dei Congressi di Salsomaggiore Terme. Esclusivamente su invito, “Alla ricerca dei consumi e degli acquisti che cambiano. La maturità dei mercati e le implicazioni per le imprese della gdo” è rivolto ai manager del retail e dell'industria, ed è condotto da Luigi Rubinelli, direttore di Mark Up con la partecipazione di Giuseppe Minoia, presidente di Gfk Eurisko e Paolo Bertozzi, amministratore delegato di Trade Lab. “Sarà un colloquio in cui ragionare su come affrontare la crisi dei consumi e i cambiamenti in atto”, spiega Rubinelli. “Alcuni alimenti entrano nel paniere della spesa solo in ragione del loro prezzo basso. È una rivoluzione, ma da affrontare con ottimismo, perché c'è una fascia di consumatori disposta a spendere per alimenti “intelligenti” che hanno un valore aggiunto in chiave benessere, salute…”, commenta Minoia. Ed è proprio sul fare cultura del cibo che le aziende italiane dovranno lavorare con maggiore convinzione. All'incontro seguirà una cena di gala, che ha già ricevuto oltre 600 adesioni.

Biraghi punta sulla diversificazione del portafoglio formaggi

“Le soddisfazioni certo non ci mancano. Ma questo non ci fa dimenticare che siamo di fronte a una congiuntura difficile da affrontare”. La prima parte dell’affermazione di Claudio Testa, direttore marketing e strategie commerciali di Biraghi, è dovuta a un recente successo aziendale, la vittoria al Gran Premio 2008 marketing e innovazione, un riconoscimento che ha inteso segnalare il mix di innovazione, scelte di packaging e “promessa” presentate dalla società di Cavallermaggiore -Cuneo, e anche, aggiunge il nostro interlocutore, una “giusta gratificazione all’attività dei 250 dipendenti e agli allevatori che ogni giorno ci conferiscono 400mila litri di latte”. L’arma vincente è stato il lancio del nuovo pack, caratterizzato dall’apertura facilitata e senza forbici e dalla semplicità della chiusura. “Un semplice servizio, in apparenza –dice Testa- ma che ci ha costretto ad acquisire macchinari ad hoc, un investimento deciso dopo una serie di approfondite analisi sui bisogni dei consumatori”.

Focus sul consumatore

Ma gli allori non bastano e lo studio del consumatore è ancora al centro dell’attenzione dell’azienda. “Sul nostro mercato di riferimento la crisi dei consumi, dovuta agli aumenti delle materie prime che pure non si sono scaricati pari pari sui listini in distribuzione, si sta sentendo. Ci sono le armi classiche delle promozioni – prosegue Testa- uno strumento di marketing cui ricorriamo da sempre in stretta collaborazione con la gdo”. E poi naturalmente la comunicazione, che negli scorsi mesi ha dato ottimi riscontri all’azienda, che ha investito anche in pubblicità televisiva. Con l’intenzione di ripetere l’esperimento. E l’esportazione. “Ci stiamo concentrando piuttosto su piccoli mercati, come la Slovenia dove di recente abbiamo fatto ingresso – dice Testa- mentre altri paesi sulla carta molto più interessanti, come la Germania, si rivelano obiettivamente più difficili”. Fuori dai confini nazionali Biraghi punta molto sul gorgonzola, prodotto per cui l’azienda può contare anche sulla marchiatura Dop. Il famoso formaggio sarà oggetto di un lancio in grande stile sul mercato nazionale nei prossimi mesi, con l’obiettivo di diversificare il portafoglio prodotti, per ora concentrato sui prodotti da grattugiare. “Un comparto che abbiamo iniziato ad affrontare - conclude il nostro interlocutore- è quello del light. C’è un’esigenza crescente dei consumatori di prodotti di questo tipo e noi abbiamo già lanciato una referenza di formaggio da grattugiare con ridotta quantità di grassi”.
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