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Cresce il business del fuori casa

Il fuori casa come canale privilegiato di sbocco per l’industria alimentare italiana di qualità. Così si potrebbe riassumere il del convegno presentato dalla Fipe, la federazione italiana dei pubblici esercizi, nel corso della prima giornata del Cibus. Di food e horeca hanno parlato, assieme al presidente della Federazione, Lino Stoppani, imprenditori della produzione e della ristorazione e docenti. In particolare, il mondo accademico è stato rappresentato dal professor Luca Pellegrini, dello Iulm di Milano, che partendo dai dati del monitoraggio continuo del mercato dell’out of home che compie con la società di consulenza TradeLab ha delineato alcuni possibili scenari per il futuro uno sviluppo che vedrà presumibilmente anche un ruolo più attivo per la gdo) e Francesco Fagotto, dell’ateneo patavino, che ha invece segnalato da un canto la necessità per gli operatori della ristorazione di cambiare modello di business, dall’altro la contemporanea esigenza di radicali modifiche della normativa fiscale e dei contratti di lavoro.

Italia leader in Europa

Cuore dell’incontro è stata la presentazione della ricerca dell’Ufficio studi Fipe sui consumi fuori casa in Europa. Il valore del mercato è stimato in 335 miliardi di euro nell’area euro e 483 miliardi di euro nell’Unione a 27 Paesi.
Considerando i 13 paesi aderenti alla moneta unica si verifica che analizzando i dati dei quattro maggiori stati consumatori (Germania, Francia, Italia e Spagna) si raggiungono 257 miliardi di euro, il 77% del valore dell’Eurozona e il 54% del valore complessivo riferito all’Unione allargata. Passando alla realtà di casa nostra, la spesa per le consumazioni alimentari extradomestiche rappresenta ormai un terzo dei consumi food degli italiani. Il mutamento degli equilibri tra consumi alimentari domestici e consumi alimentari extradomestici è uno dei segnali più forti del cambiamento dei modelli sociali. Un mutamento, sottolinea la ricerca, che coinvolge sia il modello di produzione (società industriale contro società terziaria), il modello delle relazioni familiari (si mangia fuori casa perché i figli sono costretti a rimanere più al lungo tra le mura domestiche e cercano quando possibile di evaderne), gli stili alimentari (pasti destrutturati, moltiplicazione delle occasioni di consumo, ecc.). Nei Paesi dell’Unione europea il consumo domestico resta, a differenza di quanto accade nel mondo anglosassone, prevalente rispetto al consumo extra-domestico.

Servizio ed export: la forza della salumeria italiana

Anche per il 2007, secondo dati Federalimentare, la salumeria si attesta al quarto posto nella classifica dei principali comparti produttivi dell'alimentare, con 7,5 mio di euro di fatturato. Chiediamo a Francesco Pizzagalli, presidente di Assica, di commentarci l'andamento di un settore fortemente strategico per l'economia nazionale.

Ritiene soddisfacente il bilancio dell'ultimo anno?

La salumeria italiana vive oggi una situazione complessa: a fronte di uno sviluppo settoriale tipico di un comparto maturo, negli ultimi anni è stata capace di introdurre alcune innovazioni, come le confezioni in atmosfera modificata, che hanno permesso di coniugare i prodotti della tradizione con le esigenze dei consumatori moderni. Anche grazie allo sviluppo di questo nuovo mercato, dai primi dati consuntivi del 2007 abbiamo la percezione che il mercato italiano possa segnare una piccola crescita. Nel contempo, viviamo un costante e deciso aumento delle spedizioni all'estero, giunte ormai a superare il 10% del valore della produzione. Il 2007 si è chiuso con un incremento in quantità di oltre il 4% e in valore di oltre il 6,5%.

Quali sono le famiglie di prodotto trainanti?

Nel 2007 sembra aver avuto la maggiore crescita il prosciutto crudo, che ha raggiunto per la prima volta il prosciutto cotto in testa alle preferenze dei consumatori. Buone performance vengono anche dalla mortadella e dai wurstel, mentre i salami paiono sostanzialmente stabili.

Quali sono le aree di prodotto e/o i canali nelle quali individuate le più interessanti potenzialità di sviluppo?

Lo sviluppo del preconfezionato sta permettendo, anche nei salumi, l'elaborazione di alcune politiche di brand che sicuramente possono considerarsi uno stimolo positivo per la crescita delle aziende del settore. Questa nuova possibilità di “firmare” le fette -unita ad una scarsa cultura del brand tra le aziende della salumeria- ha tuttavia portato ad un'enorme crescita delle Private Label. Si tenga conto che le confezioni in Atp sono un settore particolarmente dinamico anche sul fronte dell'esportazione, visto che permettono di aumentare la penetrazione in Paesi con una scarsa cultura salumiera -nei quali è complesso e costoso formare personale che sappia trattare e servire in maniera corretta i nostri prodotti- e nei canali della distribuzione moderna internazionale dove è limitatissima la presenza dei banchi assistiti e tutto viene venduto in modalità self service. Ne è dimostrazione, per esempio, la forte crescita del Regno Unito che è diventato in pochi anni il nostro terzo mercato di rifermento.
Il settore suinicolo è in crisi per sovrapproduzione e per la concorrenza estera.

Quale è la ricetta per risanare l'intera filiera?

Tutto il settore ha un grave problema di redditività, che si posiziona ormai a livelli di guardia. Oggi ci troviamo di fronte a una grave crisi dell'intera filiera, che si sta riversando in maniera maggiore sull'allevamento il quale sconta un eccesso di produzione a livello italiano ed europeo, a cui si è aggiunta una crescita imprevista -quantomeno nella dimensione- dei costi dei mangimi. Al tempo stesso in tutta Europa emerge evidente la quasi impossibilità di aumentare i prezzi al consumo di carne suina e prodotti derivati, a causa della debolezza dei consumi e della pressione commerciale esercitata dal crescente potere della gdo. Da ciò deriva la generale sofferenza di tutte le componenti produttive della filiera. Una difficoltà che potrà essere superata agendo da un lato sull'offerta di carne suina e, dall'altro, attraverso la definizione di regole più eque nei rapporti con la distribuzione. Il prezzo dei mangimi, tenendo conto che le scorte mondiali di cereali sono ai livelli minimi dagli anni '50, non sembra infatti poter beneficiare dell'annunciato aumento della produzione della campagna 2007.

2.400 marchi per il made in Italy e 450 buyer esteri

Apre oggi la XIV edizione del Salone internazionale dell'alimentazione con una nuova collocazione nel calendario settimanale (lunedì-giovedì) concepita per acuire la vocazione professionale della manifestazione.
Con 2.400 marchi del made in Italy presenti, il Cibus, anche in questa edizione 2008, si caratterizza come la fiera più completa dell'Italian food, con la missione di favorire l'incontro tra le realtà italiane del settore e le più importanti catene della gdo mondiale dei mercati di riferimento per l'export alimentare, presenti con 450 buyer esteri in rappresentanza di 59 Paesi. Aspetto significativo, in quanto a fronte di una sostanziale stagnazione dei consumi nel mercato domestico il 2007, è il bilancio, chiusosi con un +8% e 18 miliardi di euro di fatturato.

Germania primo partner con l'Italia
La Germania -che con una quota del 17,8% (seguita dagli Stati Uniti, con il 12,7% e dal Regno Unito, +10,1%), si conferma primo mercato-sbocco delle aziende agroalimentari italiane- quest'anno è il Paese Focus. Una presenza, quella tedesca, forte di 25 aziende e due aree espositive distinte (nel padiglione 1 del lattiero-caseario e nel padiglione 6 dedicato ai territori ed alle istituzioni) che, grazie alla regia del Cma Italia (filiale italiana della Cma GmbH, Centrale di Marketing del Settore Agro-Alimentare Tedesco) vive di due momenti qualificanti. Oggi, per l'inaugurazione di Cibus 2008, sono presenti a Parma rappresentanti delle Associazioni degli industriali e delle principali major della gdo tedesca, rappresentate da una folta delegazione di buyer; mentre domani durante il pomeriggio del 6 maggio, in collaborazione con Lebensmittelzeitung, si terrà il convegno dal titolo “La disponibilità delle risorse alimentari nel futuro” a cui participeranno Markus Kraus, Direttore Generale CMA GmbH, Peter Esser, Direttore Lebensmittelzeitung e Ulrich Noehle, dell'Università Tecnica di TU Braunschweig.

Dolce Italia e ristorazione fuori casa
Dal punto di vista dell'offerta vi segnaliamo Dolce Italia, il salone del dolciario creato da Aidi (Associazione Industrie Dolciarie Italiane) che diffonde in Italia e all'estero la conoscenza dei prodotti dolciari italiani, essendo sempre più attenta ai contenuti nutrizionali e al packaging dei propri prodotti, quale strumento di marketing e al tempo stesso raffinata espressione del senso estetico italiano. Con i suoi oltre 300 espositori provenienti da 11 paesi diversi, Dolce Italia è la più grande e completa vetrina del settore dolciario. In tale ambito, oggi pomeriggio, si terrà la premiazione dei vincitori del “Vassoio d'oro” destinato ai nuovi prodotti delle aziende che espongono a Dolce Italia. Da non dimenticare, infine, che sempre oggi si svolge la prima “Giornata della Ristorazione Fuoricasa”, un evento che porta a Parma più di 500, tra ristoratori e baristi, grazie ai pullman organizzati da Fipe e dalle varie Ascom locali del Centro-Nord Italia, e che si propone di sondare un trend socio-alimentare molto diffuso. Le iniziative riguardano non solo la fiera ma anche la città e il territorio. Come esempio citiamo i ristoranti del circuito “Bollino blu” che proporranno menù speciali per gli operatori del Cibus.
Nella foto, Roberto Ravazzoni, Ad Fiere di Parma.

Il Parmigiano Reggiano punta su sportivi, bimbi e anziani

Il Parmigiano reggiano Dop, nell'ambito delle produzioni Dop si colloca al terzo posto per valore al consumo e incide per oltre il 15% sul fatturato totale del paniere Ue. Nel 2007 ha segnato un incremento delle quotazioni all'origine dell'11,1%: una ripresa, però, erosa dall'aumento dei costi di produzione (+10%). A Giuseppe Alai, presidente del Consorzio del formaggio Parmigiano reggiano, abbiamo chiesto di delineare un quadro dell'attuale situazione del mercato e le sue prospettive.

Con il rincaro delle materie prime, incluse quelle per l'alimentazione animale, che ricadute ci sono sul prezzo al consumo?

Nonostante un aumento dei costi del 10% per l'energia, gli interessi passivi e le impennate dei prezzi sui cereali, sul mondo dei consumi vi è stata una ricaduta di appena il 2%. È evidente che i costi sono stati assorbiti in buona parte dalle imprese. Anche per questo occorre sostenere il comparto mettendo in campo ogni possibile azione finalizzata ad assicurare maggiore stabilità: dal rispetto dei piani produttivi alle integrazioni tra i caseifici, che portino a un miglioramento della commercializzazione, fino all'incremento delle vendite dirette in latteria attraverso punti di vendita qualificati.

Qual è il trend dei consumi in Italia?

Nel corso del 2007 vi è verificato un aumento dei consumi in Italia, pari a un +2,9% in valore e un +1% in volume.
Ancora più significativo è stato l'apprezzamento all'estero: benché non sia possibile distinguere tra grana padano e parmigiano reggiano, i dati aggregati Eurostat evidenziano un +16,2%.
Un trend assolutamente positivo, soprattutto nell'ambito dei 13 paesi legati all'euro, dove si riscontrano i maggiori incrementi di consumo, mentre su paesi extra Ue soffriamo la rivalutazione dell'euro sulle altre monete.

Quali sono le strategie per valorizzare il prodotto in Italia? E all'estero?

Sport, bimbi e anziani sono i tre pilastri della comunicazione in Italia. Infatti, abbiamo deciso di orientarci a un posizionamento di mercato diverso, con sponsorizzazioni insieme al Coni per le Olimpiadi in Cina e a fianco della Squadra olimpica fino al 2010. E, avvalendoci del supporto di alcune Università abbiamo puntato a una enfatizzazione delle peculiarità organolettiche e nutrizionali del parmigiano reggiano sia nell'ambito della pediatria sia in quello della geriatria. All'estero, dove il rapporto prioritario è con importatori locali, giochiamo sul riconoscimento internazionale del nostro prodotto, avvalendoci di media locali, dove siamo presenti in servizi dedicati alla cucina. Ci avvaliamo però anche della collaborazione della distribuzione locale, dove spingiamo per effettuare promozioni. E, il budget stanziato per il 2008, è pari a 8 milioni di euro per i mercati esteri e a 5 milioni di euro per quello nazionale.

L'ultima sentenza della Commissione europea, che ribadisce il divieto dell'utilizzo del nome parmesan, è un reale freno alla contraffazione?

Con quella sentenza abbiamo vinto sul piano della protezione, ma abbiamo bisogno che la legge attuale sia modificata, per andare a colmare alcune lacune. Occorre, per esempio, che ogni paese dell'Unione abbia l'obbligo di tutelare tutti i singoli prodotti Dop e Igp, indipendentemente dal fatto che siano o meno prodotti in quel paese. La tutela delle Dop sta assumendo rilievo anche all'interno della Commissione europea. Però, anche la politica deve assumersi delle responsabilità: il 26 febbraio il governo italiano si è impegnato per portare al tavolo dell'Ue la modifica della legge su questi principi di base.

Pomì presenta una ricerca sulla sostenibilità

Quanto vale, secondo il consumatore, un'agricoltura sostenibile, in un contesto di totale controllo della filiera? Come si può superare il timore degli Ogm?
A queste e altre domande risponde la ricerca realizzata da Interactive Market Research in collaborazione con Pomì (Boschi Food& Beverage), che sarà presentata oggi, 5 maggio alle 16, nella sala stampa delle Fiere di Parma.
Tra i punti caldi della ricerca emerge che il consumatore desidera un prodotto naturale, senza coloranti o conservanti e, soprattutto, senza Ogm. Ma l'analisi di Interactive Market Research dimostra come sia ancora diffusa una conoscenza approssimativa del problema Ogm. Infatti, il 71% degli intervistati è in grado di scrivere correttamente l'acronimo Ogm, ma, sebbene il 55% del campione abbia un netto atteggiamento di contrarietà, una percentuale elevata (33%) risponde “non so” alle domande legate al tema della salute, rimarcando un importante 20% di disinformati.

“Pomì -dichiara Marco Crotti, presidente di Boschi Food&Beverage- si è fatto promotore di questa iniziativa, di interesse scientifico e sociologico, perché crede nell'importanza di sensibilizzare operatori e consumatori sul ruolo fondamentale della filiera agro-alimentare per l'equilibrio naturale dell'ambiente. Un dialogo con il consumatore sui temi dell'agroalimentare del futuro è un serio impegno che la nostra azienda intende assumersi”.

Gfk e Tns, matrimonio nelle ricerche di mercato

Tns e Gfk, due giganti mondiali della ricerca, hanno confermato la volontà di unirsi in forma paritetica per dar vita a quello che sarebbe il secondo player del settore a livello globale.
Dal merger, soggetto alle necessarie valutazioni delle Autorità antitrust, nascerebbe GfK-Tns, con a capo in qualità di chief executive officer l'attuale uomo al vertice di Tns, David Lowden. Hajo Riesenbeck e Donald Brydon, chairman, rispettivamente, di GfK e TNS, diventerebbero co-chairmen. L'operazione offre ai due gruppi l'opportunità di estendere la propria presenza nei mercati emergenti: Asia, America Latina ed Europa dell'Est in particolare.
Il merger avverrà anche in Italia, dove operano GfK Eurisko e Tns Infratest. La prima realtà è frutto dell'acquisizione di Eurisko da parte di GfK operata a fine 2004, mentre la seconda è nata da un'analoga operazione compiutasi, sempre 4 anni, fa tra Tns Abacus e NFO Infratest.
Nel nostro paese l'integrazione dei due gruppi dovrebbe salvaguardare, nella nuova denominazione, la sigla di Eurisko, in ragione del “peso” sul nostro mercato dell'istituto, leader nel segmento delle ricerche sul consumatore con un fatturato 2007 di circa 52 milioni di euro.
Sempre in queste settimane, l'istituto guidato da Lucchi sta concludendo l'operazione che porterà a integrare nel gruppo GfK Panel Services, che diventerà una business unit di Gfk Eurisko. È ancora da decidere se, poi, continuerà ad agire con il proprio attuale nome o se offrirà i propri servizi come GfK Eurisko.

Le joint venture non funzionano in Cina

È recente l'annuncio dell'uscita di Fiat dalla joint venture (Jv) con Nanjing. Attratta nell'orbita di Saic, cioè della principale impresa automobilistica cinese, Nanjing si è mostrata reticente alle richieste di investimenti in nuovi prodotti e iniziative commerciali avanzate dal socio italiano. La lista dei fallimenti, o almeno “logoramenti”, di joint venture in terra cinese include nomi eccellenti come Peugeot, Foster's (birra), Fletcher Challenge (acciaio), insieme a molti altri nelle telecomunicazioni. E sono inoltre diversi i casi di imprese che rivedono la loro presenza in Cina dalla forma joint a quella wholly, cioè rinunciano a un partner locale per diventare interamente proprietarie (e padrone) del business. Le alleanze costituiscono matrimoni di convenienza e, dunque, sopravvivono fintanto che questa convenienza sussiste per entrambe le parti. Se questo è vero in generale, lo è ancora di più in un contesto come quello cinese, dove la mutevolezza del contesto industriale e legislativo può modificare rapidamente il bilancio delle convenienze. La Wholly Foreign Owned Enterprise (Wfoe) è società a esclusivo capitale straniero, capitale che può essere conferito in valuta estera, macchinari e impianti, diritti di proprietà industriale, tecnologia e know how. I conferimenti in diritti reali e know how non possono comunque superare il 20% del capitale sociale.

L'evoluzione
In passato questa seconda soluzione era osteggiata dal governo cinese, interessato ad accompagnare gli operatori esteri con soggetti locali capaci di assorbirne imprenditorialità e know how. Per restare al settore automobilistico, la joint venture era una scelta obbligata e anche numericamente limitata (non più di due). In seguito all'ingresso della Cina nel Wto, molti di questi vincoli sono stati rilassati. Due sono i principali vantaggi della Wfoe. Primo, maggior autonomia e rapidità decisionale, non essendoci una controparte (cinese) con cui dover condividere ogni scelta. Una controparte che spesso presenta motivazioni diverse da quelle occidentali e collocate su un orizzonte di (più) breve periodo. Secondo, maggior controllo sul know how e tecnologia trasferiti in Cina, e dunque minori rischi di espropriazione della proprietà intellettuale. D'altra parte, una joint venture consente eventuali contenziosi legali tra parti entrambe cinesi. Tuttavia la totale proprietà estera, e dunque l'assenza di un partner, può generare problemi di inserimento nel contesto locale, con possibili difficoltà di approvvigionamento, reclutamento, legittimazione sociale e tutela legale. Aspetti non irrilevanti in un ambiente dove l'appartenenza relazionale (“guanxi”) costituisce una criticità importante del business. Esistono inoltre alcuni benefici fiscali (e più in generale agevolazioni governative) rivolte alle Jv e assenti per le Wfoe.

(*) Università di Udine

VANTAGGI

JOINT VENTURE
• Presenza di partner autoctoni che possono garantire un miglior inserimento nel contesto industriale locale e e alcuni benefici fiscali
• Superiore protezione in caso di contenzioso

WHOLLY FOREIGN OWNED ENTERPRISE
 • Maggior livello di controllo
• Flessibilità strategica e operativa
• Riduzione del rischio di perdere know how

SVANTAGGI

JOINT VENTURE
• Decisioni necessariamente condivise
• Obiettivi non convergenti
• Partner problematici
• Sottrazione di tecnologia proprietaria

WHOLLY FOREIGN OWNED ENTERPRISE
• Investimenti
• Costi di switching
 • Tempi superiori

*Università di Udine

Dalle salse ai sughi freschi, il brand Biffi trova nuovo slancio

Il trend dei consumi premia i cibi freschi ed ecco che un'azienda storicamente attestata in area grocery qual è Formec Biffi, che da sempre fonda il proprio core business sulla produzione di salse -sia a marchio proprio (Biffi per il canale gdo e Gaia per il canale catering/horeca) sia soprattutto a marchio dell'insegna- da alcuni anni ha deciso di puntare con decisione sul mercato dei sughi freschi.

Ricettazioni esclusive
“Tutta la gastronomia fresca è un comparto che gode di ottima salute -commenta il direttore generale Filippo Benvenuto- perché da un lato le famiglie moderne hanno sempre meno tempo per cucinare e dall'altro i prodotti freschi consentono di ottenere un effetto home made più elevato rispetto ai cibi conservati. E un sugo fresco, specie se offre il plus di una ricettazione particolarmente curata e magari originale, è un favoloso facilitatore in cucina: il tempo di cuocere la pasta e si è subito pronti a portare in tavola una pastasciutta da chef”.

Inaugurata 6 mesi fa, la linea dei sughi freschi Biffi si compone oggi di 12 referenze: 4 pesti, 4 a base di pesce e 4 specialità, tutte in monovaschetta da 85-90g -formato ideale per condire due porzioni di pasta- che conservate a 0-4 °C offrono una shelf life di 90gg. “Si tratta di ricettazioni esclusive -sottolinea Benvenuto- studiate dal nostro laboratorio di R&S per differenziarci dai principali competitor del mercato, che vivendo i sughi come prodotto di complemento sono invece attestati principalmente su ricette più classiche”.

Rotazioni elevate
Il posizionamento prescelto dall'azienda per i sughi freschi è in fascia premium, ma nonostante il prezzo medio di un 10-20% superiore a quelli dei leader, i prodotti stanno dando grandi soddisfazioni all'azienda lodigiana, che infatti sta già lavorando a nuove ricettazioni. “L'ampiezza di gamma è importante -spiega Benvenuto- per fidelizzare lo zoccolo duro degli shopper più altoconsumanti, ma soprattutto per rafforzare il posizionamento del brand Biffi come specialista nel segmento. Anche se nella maggior parte dei casi, andiamo a scaffale con 3/4 facing e quindi con i prodotti più altovendenti, ovvero il pesto senz'aglio, il sugo radicchio e speck e il sugo all'astice, che stanno evidenziando rotazioni sorprendenti”. Insomma, non che Formec Biffi -che ha chiuso il 2007 con un fatturato di 49 milioni di euro (+13% sul 2006)- abbia deciso di cambiar pelle, anzi, forte di una struttura molto flessibile, intende continuare a presidiare le diverse aree di business. Per il 2008, l'obiettivo è arrivare a un giro d'affari di 60 milioni di euro, composto per il 47% dalla produzione a marchio proprio, per un altro 40% dalla produzione contoterzi e per il restante 13% da un'altra attività ormai "storica" dell'azienda: quella di confezionamento e distribuzione dei prodotti Solvay (bicarbonato). “Per tutto il 2008 -afferma Benvenuto- concentreremo i nostri sforzi sull'allargamento distributivo e sulle esposizioni preferenziali, dopodiché potremo passare a investire in comunicazione consumer”.

La ricetta anticrisi si chiama qualità

“Cibus è fondamentale per la diffusione del Made in Italy alimentare, per le piccole e medie imprese”. Così Giandomenico Auricchio, presidente Federalimentare, riafferma l'importanza strategica della rassegna parmense.

Il Cibus certo non arriva in un buon momento ...
Gli ultimi 12 mesi ci hanno costretto a fare i conti con fenomeni ingenti per alcuni comparti dell'agroalimentare italiano: l'aumento esponenziale dei prezzi di alcune materie prime; l'attacco, spesso ingiustificato, dei media sulla sicurezza alimentare; gli effetti negativi derivati da una politica agricola mondiale che non sempre tiene conto delle esigenze di approvvigionamento dell'alimentare. Ci sono anche novità positive, che mostrano il grande dinamismo delle imprese italiane e la loro capacità di confrontarsi con il mercato.
Il prezzo non diventerà un fattore discriminante?
Oltre la stagnazione dei consumi e da difficoltà degli italiani con minore capacità di spesa ad arrivare alla fine del mese, esistono segnali interessanti di consumi dinamici e di target emergenti di consumatori. Non tutti i “carrelli della spesa”, infatti sono in flessione: esiste una tendenza alla crescita del carrello dei prodotti “etnici”, “salute”, “pronti” e una buona tenuta di quello “lusso”.

Emergenze alimentari: come evitare crisi come quelle della bufala?
Nonostante le crisi, più mediatiche che reali, la sicurezza dei nostri prodotti non è in discussione e nessun Paese al mondo può vantare una qualità alimentare superiore alla nostra. Nostro obiettivo è potenziare la comunicazione a tutela dell'immagine delle nostre imprese che ogni anno investono circa 3 miliardi di euro in sicurezza.

Cosa si sta facendo contro il falso made in Italy?
L'industria alimentare deve fare i conti con il problema dell'“italian sounding”: cibi e bevande che nel mondo vengono prodotti e venduti utilizzando in maniera impropria parole, immagini, marchi e ricette che si richiamano all'Italia: un fenomeno con un giro d'affari di 52 miliardi di euro l'anno. Venendo poi ai risultati positivi cito l'esempio più recente. Come presidente del Comitato per la tutela dei marchi e la lotta alla contraffazione di Confindustria ho accolto con entusiasmo la vittoria di Ferrero in Cina: la contraffazione, anche in un paese lontano e difficile può essere attaccata e vinta anche semplicemente adottando le leggi in vigore.

Cresce l’Rfid nella filiera agroalimentare

La tecnologia Rfid, grazie alle possibilità di monitoraggio e tracking offerte, sta diventando oggetto di applicazioni e sperimentazioni sempre più frequenti nella filiera agroalimentare. Fra i progetti più attuali figura l'Rfid Logistcs Pilot, avviato presso l'Rfid Lab dell'Università di Parma, che ha l'obiettivo di testare sul campo e verificare a livello di filiera i benefici derivanti dall'utilizzo dell'identificazione in radiofrequenza e del sistema EpcGlobal. Al progetto aderiscono realtà quali Auchan, Chiesi, Cecchi Corriere, Conad, Danone, Grandi Salumifici Italiani, Goglio, Nestlé, Number 1, Lavazza, Parmacotto, Parmalat.

Un progetto di filiera

La filiera oggetto del pilota coinvolge un produttore, il suo magazzino prodotti finiti o quello di un operatore logistico, il cedi del distributore e i relativi punti di vendita. Su oltre 20.000 cartoni di prodotto verranno applicati tag Rfid all'uscita delle linee di produzione, in cui verrà codificato il seriale univoco Sgtin. Il flusso di cartoni e pallet, anch'essi identificati mediante tag Rfid e seriale Sscc, verrà quindi tracciato attraverso magazzini e depositi fino allo scaffale del pdv. Una volta rilevate dal campo, le informazioni di tracciabilità relative a pallet e cartoni verranno scambiate e condivise dai sistemi informativi mediante i meccanismi dell'Epc Network. La sperimentazione sul campo coinvolgerà la base logistica di Mamiano (Pr) di Parmacotto, il centro di distribuzione di Calcinate (Bg) e i pdv Auchan di Curno (Bg) e Rescaldina (Mi).

Cold Chain Pilot

Un altro progetto che vede protagonista l'Università di Parma è il Cold Chain Pilot, che mira a studiare e
realizzare il monitoraggio della temperatura nella catena logistica frutticola post-raccolta
per il mantenimento della catena del freddo. L'iniziativa si inserisce nell'ambito delle attività previste dal progetto Frutticoltura Post Raccolta, presentato da CRPV, Centro Ricerche Produzioni Vegetali e da una ventina di partner accademici e industriali, e finanziato dalla Regione Emilia Romagna. Il progetto, finalista all'edizione 2008 dell'Rfid Italia Award, è stato realizzato coinvolgendo 2 centri di distribuzione della Cooperativa Emiliafrutta (Apo Conerpo) e 6 pdv con lo scopo di monitorare, tramite Rfid, la temperatura delle ciliegie di Vignola durante l'attraversamento dell'intera cold chain fino alla consegna ai clienti nei punti di vendita NordiConad.
L'Università di Parma unitamente a Di.Tech, fornitore di soluzioni informatiche, si è occupata della supervisione del progetto, dell'implementazione del software di elaborazione e dell'analisi dei dati. Montalbano Technology ha fornito i tag con sensori di temperatura e Feig Electronic i reader.
Il progetto, condotto nel 2007, ha avuto una durata di un mese in coincidenza con il periodo di raccolta delle ciliegie di Vignola in Italia. Durante tale periodo, i partner del progetto hanno taggato circa 120 cassette, applicando a ciascuna un sensore di temperatura Rfid. E' stato utilizzo un tag di tipo semiattivo, dotato di batteria e operante a 13,56 MHz in conformità agli standard Iso 15693. Il tag, attivato al momento del confezionamento delle ciliegie presso la cooperativa ApoConerpo tramite un reader, iniziava a memorizzare coppie di dati tempo/temperatura all'interno del chip. Alla fine della cold chain, i tag sono stati fatti pervenire all'Università di Parma da ciascun pdv, dove sono stati acquisiti, tramite un secondo reader, i dati tempo/temperatura memorizzati in ciascuno di essi. Al termine dell'acquisizione e rimozione dei dati, i tag sono stati quindi rispediti al produttore ApoConerpo per essere riutilizzati. Un terzo reader è stato, infine, utilizzato per disattivare i tag presso i pdv a conclusione della fase di vendita delle ciliegie di Vignola.

Federdistribuzione contro il caro prezzi

Contro il caro prezzi, le insegne di Federdistribuzione dal 2 maggio si impegnano a inserire in ogni promozione almeno una referenza per ognuna delle categorie di prodotto che, oltre a essere quelle più colpite dal rialzo dei prezzi, nel contempo rappresentano le principali voci di spesa delle famiglie, raccogliendo il 30% degli acquisti abituali effettuati in un supermercato.

Gli sconti saranno compresi tra il 10 e il 40% e saranno effettuati da oltre 13.000 esercizi. Le aziende daranno adeguata evidenza all’operazione, eventualmente anche attraverso apposite vetrofanie e/o cartellonistica, che segnaleranno le categorie di prodotti che i consumatori troveranno sullo scaffale a prezzo scontato.
"Con questa iniziativa vogliamo fornire con certezza alle famiglie opportunità d'acquisto con sconti rilevanti sulla spesa effettuata regolarmente", ha commentato Paolo Barberini, Presidente di Federdistribuzione, "dando in questo modo un forte segnale alle famiglie italiane di responsabilizzazione del settore e fiducia e positività per il loro futuro". L'iniziativa sarà in essere fino alla fine del 2008.

La creatività diffusa favorisce l’innovazione

Alla fine degli anni '80 (così come oggi) innovazione e invenzione coincidevano: trovare nuovi prodotti/servizi era considerato la chiave di volta per sbaragliare i concorrenti nel mercato. E gli investimenti in Ricerca e Sviluppo aumentavano, per mettere a disposizione dell'inventore le risorse necessarie a scoprire nuovi ritrovati della scienza e della tecnica. La conclusione sembrava ovvia: esiste un legame diretto e proporzionale tra i budget spesi per inventare nuovi prodotti/servizi e i ritorni economici per l'azienda. Negli anni '90 questo trend ha subito un brusco stop; in diversi settori di mercato, all'aumento dei budget in R&D non è corrisposto un aumento in ritrovati e scoperte, sia perché i successi in termini di prodotti inventati progrediscono in maniera non lineare, sia perché nuove barriere si frappongono per la scoperta di sempre più rivoluzionarie invenzioni. Inoltre, l'inventore è una merce costosa e rara; spesso è un individualista che agisce da solo. La risposta allo “stallo delle invenzioni” è stata il passaggio a un numero più ampio di persone: affidarsi a manager capaci di perseguire la creatività aziendale. La competenza distintiva per i manager è rappresentata dal Pensiero Laterale in grado di generare nuove idee e concetti; un pensiero esplorativo che procede per “salti”, differenziandosi dal Pensiero Verticale che é invece logico, selettivo e sequenziale.

Dal manager creativo alla creatività diffusa
 Benché si sostenga che la creatività non sia una dote innata, ma una competenza che può essere modellata attraverso percorsi formativi, i manager creativi rimangono un manipolo ristretto nel mercato del lavoro e diventano l'obiettivo principale delle ricerche di personale delle aziende, che se li rubano vicendevolmente (la guerra dei Talenti). Si fa largo l'idea che non debbano operare solo pochi “specialisti della creatività”, ma che la propensione a generare idee debba essere ricercata fra tutta la popolazione dell'organizzazione, di qualsiasi ruolo e livello professionale. Tutte le risorse umane vengono finalmente riconosciute come “materia prima della creatività”. È questa “creatività diffusa”, questa ricerca delle idee allargata a tutta la popolazione aziendale, che costituisce l'approccio all'innovazione, non legata al genio dell'inventore e a una stretta cerchia di manager superdotati, ma dipendente dalla capacità dell'organizzazione di far leva su tutte le risorse della popolazione per generare il “pensiero laterale”. È necessario, quindi, che l'azienda ponga in atto una serie di politiche che facilitino l'insorgere di nuove idee, che ne premino la proposizione, che non le affossino quando non sono in linea con la logica sequenziale sempre adottata (considerando quindi anche l'errore o l'insuccesso come eventualità possibili e accettabili).

Innovazione e competitività
Nel panorama delle aziende che il Great Place To Work Institute Italia ha indagato in questi anni, non mancano esempi significativi di società che hanno fatto della capacità di sfruttare le doti di innovazione delle persone un valore aziendale e uno strumento essenziale della propria competitività. Il vero problema è però rappresentato dal fatto che molti imprenditori e manager non ne sono convinti... spesso si sente ancora dire che solo la competizione stimola l'innovazione. La semplificazione pare eccessiva: se la mancanza di competizione può generare immobilismo, non è esclusivamente la competizione esasperata che può far nascere una forte spinta all'innovazione. A dimostrazione di ciò, basta guardare il panorama che ci circonda: la competizione c'è, è serrata, … Ma l'innovazione? Ed allora si invocano gli investimenti in ricerca e sviluppo - che sono sacrosanti - ma che da soli non possono garantire i risultati attesi.  


*Amministratore Delegato Great Place to Work Institute Italia

L’evoluzione di Aiazzone

Accesso riservato

Da Novaterra i nuovi frollini formato topolino

Golosità e simpatia per tutti i bambini e le loro famiglie.
Adatti a tutti coloro che desiderano consumare prodotti dietetici sani e gustosi nonché ai consumatori celiaci intolleranti al glutine, Novaterra lancia Mickey ChocoCookies, frollini di riso con gocce di cioccolato privi di glutine. La novità si presenta in un allegro sacchetto decorato con i personaggi Disney; gli stessi biscotti sono a forma di Topolino.
Previsto un ricco piano di comunicazione mirato: raccolta punti, sito web, pubblicità trade e consumer.

Montagna propone la piccante ‘Nduja calabrese

Novità saporita per tutti gli appassionati di gustosi alimenti della tradizione gastronomica regionale. E' la 'Nduja calabrese, morbido impasto di carni di suino aromatizzate con peperoncino piccante ed affumicate al naturale con legno di faggio: si consuma spalmata sul pane, sulla bruschetta o sulla pizza, oppure in cucina, come ingrediente di sughi stuzzicanti. Montagna -il produttore- presenta la versione originale della 'Nduja, confezionandola in un pack studiato su misura per le esigenze della distribuzione moderna (involucro SV da 100 g in scatola innovativa, che garantisce una shelf-life di 180 giorni). Con l'obiettivo di supportarne il sell-in e il sell-out, l'azienda ha definito un ricco piano di operazioni promozionali ad alto potenziale di redemption.

Da Formec Biffi il nuovo Pesto Fresco Senz’aglio

Un condimento classico rivisitato in termini di qualità e modernità. Il Pesto Fresco Senz'Aglio Biffi è una specialità premium price preparata con basilico genovese dop solo di primo o secondo sfalcio lavorato a crudo, il che consente di mantenerne la freschezza e l'aroma naturale;
inoltre, il prodotto non viene pastorizzato e non contiene conservanti né coloranti. Il pack conferisce un ulteriore valore aggiunto al contenuto: una vaschetta trasparente in polipropilene da 85 g chiusa da una capsula in alluminio personalizzata ed avvolta in un cluster elegante e comunicativo, nel rispetto dell'immagine di qualità che caratterizza il brand; sul retro della confezione, sono indicati l'intera gamma di sughi freschi in monovaschetta Biffi ed alcuni consigli per l'uso ottimale

Salumificio Castoldi invita all’assaggio di Bresaolino

Focus sulle moderne tendenze alimentari. Bresaolino -ultima novità lanciata da Salumificio Castoldi- è un insaccato stagionato di puro bovino a basso contenuto di grasso e privo di fonti di glutine e lattosio, quindi altamente digeribile anche per gli intolleranti. Presentato in tre versioni -tranci da 200 g SV e da g 800/1000 SV e preaffettato in vaschetta ATM da g 100- il prodotto ha per target un consumatore attento alla qualità degli alimenti e al controllo della dieta ma anche all'innovatività del concept e alla praticità d'uso. La migliore garanzia viene dal produttore, azienda specializzata in salumi tipici del Lodigiano che concretizza il binomio tradizione-tecnologia e l'accurata selezione di materie prime offrendo al mercato proposte di alto profilo.

Valbona lancia Farciriso, mix di verdure per condire

Per una tavola ricca di prodotti buoni e sani. Farciriso Valbona è il brand che contrassegna 2 condimenti per riso composti da 12 ortaggi selezionati e lavorati secondo tradizione, così da preservare il gusto e la freschezza delle verdure appena colte. Il prodotto, facile e pronto da usare, si presenta nella variante in olio di semi di girasole e nella versione Delicato (senza olio): la prima è adatta a chi ama i sapori decisi; la seconda, invece, a chi ricerca alimenti semplici ma gustosi. Due le opzioni anche nel packaging: formato da 580 ml o da 314 ml in cluster da 3 pezzi. Su entrambi campeggiano l'icona Made in Italy -garanzia di tradizione e provenienza- e la specifica “solo le migliori verdure”, ad indicare la meticolosità nella selezione degli ingredienti

Sojasun estende il menu con i Medaglioni alla piastra

Il piacere di mangiare vegetale. La linea gastronomica Sojasun si arricchisce di un'ulteriore novità: i Medaglioni alla piastra “Pomodoro e Basilico”, pietanza a base di soia ricca di acidi grassi essenziali e proteine vegetali, priva di colesterolo, senza coloranti né conservanti, non Ogm; inoltre, risulta facilmente digeribile e contiene soltanto 145 kcal per 100 g. Il prodotto si dimostra molto adatto all'alimentazione di adulti e bambini e può costituire, quindi, una soluzione appetitosa per il pranzo di tutta la famiglia. I Medaglioni Sojasun si presentano porzionati in 4 comode vaschette con 2 medaglioni ciascuna -così da consentire di selezionare sempre la quantità desiderata- e sono molto pratici da preparare: in padella, cuociono in soli 8 minuti

Sanyo Xacti E10: 10 megapixel e zoom ottico 5x

Un piccolo gioiello tecnologico. Così Sanyo descrive la Xacti E10, nuovissima fotocamera compatta, maneggevole, dotata di un elegante telaio in alluminio, in grado di scattare foto con risoluzione massima di 10 megapixel. Adatta ad ogni tipo di situazione, grazie allo zoom ottico 5x ed al sistema anti-shake garantisce risultati di ottima qualità; il dispositivo touch sensor, dal canto suo, assicura una messa a fuoco semplice e immediata. La Xacti E10 realizza, quindi, una fusione tra accorgimenti estetici e performance funzionali, così da soddisfare anche i fotografi amatoriali più ambiziosi. L'apparecchio -coperto da garanzia di 3 anni- da aprile 2008 è reperibile presso i negozi specializzati nei colori nero e argento, al prezzo di 199,00 € (IVA inclusa).

Rinaldo Franco distribuisce in esclusiva Disney Pets

Dopo la gamma Snoopy, è tempo di Disney Pets. Questo è il nome della linea di accessori per cani e gatti commercializzata in esclusiva presso tutti i canali distributivi da Rinaldo Franco, azienda leader nel comparto petcare con oltre 50 anni di esperienza e 5mila articoli a catalogo. Composta da 4 referenze gatto (decorata con gli Aristogatti) e 14 cane (con i protagonisti di Lilly e il vagabondo), la gamma-novità attrae i proprietari di animali domestici con la simpatia dei personaggi Disney ed i retailer assecondando la tendenza a proporre articoli ricercati e griffati. La linea -che beneficerà di una campagna pubblicitaria di lancio sulle principali riviste trade- a pdv si posiziona nell'offerta permanente o fuori banco per particolari iniziative promozionali.

Reckitt Benckiser “esegue” Air Wick Symphonia

Promette di regalare un'inedita esperienza olfattiva. Air Wick Symphonia -diffusore elettrico che alterna due profumazioni- nasce nei mix Viola rilassante (che intervalla lavanda e camomilla con lavanda bianca) ed Azzurra rinfrescante (che avvicenda brezza del mattino e freschezza di bucato) ma funziona perfettamente con tutte le altre fragranze elettriche Air Wick: così ogni utilizzatore è libero di creare la propria armonia di profumi, scegliendoli da un'ampia gamma. Symphonia è dotato di due cursori indipendenti per regolare a piacimento l'erogazione delle fragranze; led luminosi segnalano quale delle due ricariche è in funzione. Se si desidera aumentare l'intensità di diffusione, si può azionare il pulsante X-press, che garantisce un'extra profumazione per 15'

Pucci lancia Gramado, il cioccolato per l’estate

Cioccolato al gusto dei tropici. Gramado è una nuova linea di cioccolato -lavorato secondo una ricetta tradizionale brasiliana- offerto in tavolette da 85 g confezionate in astucci curati e vivacemente colorati. Il prodotto nasce dalle competenze tecniche e dalla capacità di sperimentare e proporre soluzioni innovative che la divisione dolciaria di Pucci ha maturato nel corso degli anni. Gramado si ottiene partendo da una massa di cacao di alta qualità, lavorata a freddo senza l'utilizzo di macchinari di raffinatura e tempera, a cui si aggiunge lo zucchero di canna, in grado di donare quella freschezza e croccantezza che lo destagionalizzano rispetto ai competitor. Fra le 8 varietà della gamma, molto originali le tipologie lime, banana e brigadeiro (dolce tipico brasiliano).

Kodak perfeziona le cornici digitali Easyshare

Garantiscono una visualizzazione delle immagini molto più personalizzata ed intuitiva. Le nuove cornici digitali Kodak Easyshare -disponibili nelle versioni 10 pollici, 8 pollici multimedia e standard 7 pollici- presentano un design moderno ed una serie di caratteristiche innovative, fra cui l'area comandi a sfioramento: il Quick Touch Border permette -grazie a un tocco o allo scorrimento del dito- di compiere operazioni lasciando lo schermo senza impronte e macchie. Inoltre, il nuovo software Kodak Easyshare Digital Display -oltre ad organizzare e stampare le foto- facilita il trasferimento dei contenuti dal pc alla cornice. Le immagini, visualizzate in formato HD (modalità 16:9), risaltano nei display Lcd a colori, che utilizzano la tecnologia Kodak Color Science.

Intermec punta sulla stampante portatile PB50

Verso soluzioni di mobile computing a pacchetto. Intermec ha introdotto la PB50, prima stampante portatile wireless che consente agli operatori di ottenere etichette, ricevute e tag utilizzando, ovunque sia necessario, connettività Bluethoot e WLAN. La novità -che integra batteria ad alto voltaggio, alta velocità di stampa, capiente memoria Flash- fa parte della gamma Intermec supportata da tecnologia SmartSystem: questa è una piattaforma software che garantisce sviluppi, configurazione e gestione dei dispositivi Intermec, incluse le serie di computer palmari CN3, 700, CK61 e di scanner Bluethoot SR61 e SF51. L'acquisto di apparecchi portatili presso un unico fornitore affidabile presenta il vantaggio di dover gestire un solo contratto ed un'unica interfaccia

GIO’STYLE reinventa il frigorifero elettrico

Inseparabili compagni di gite, pic-nic, campeggi. I 3 nuovi frigoriferi elettrici di GIO'STYLE -che compongono la linea High Power- appagano l'occhio sul piano del design e, nel contempo, promettono elevate performance con bassi consumi energetici: la garanzia di prestazione deriva dal gruppo refrigerante perfezionato e dall'isolamento Isofoam.
Il modello Business Class -disponibile nella versione 30 l, che permette di stivare bottiglie da 2 l- è dotato di un pannello di controllo soft touch per gestire la temperatura interna; risulta, inoltre, predisposto per il rilevamento della temperatura esterna e l'accensione programmata. Tutte le varianti sono munite di doppio cavo di alimentazione da 230 volt per la casa e da 12 volt per l'auto.

Dermogella: linea di solari per ogni tipo di pelle

Abbronzatura sicura per tutti. Dermogella -brand del gruppo Dermogroup, distribuito in esclusiva da Arcasa- presenta una linea di solari espressamente studiati per rispondere alle varie esigenze di fotoprotezione e fotosensibilità della pelle.
La gamma comprende le creme Protezione Alta SPF 30, indicata per pelli chiare e delicate, Protezione Media SPF 15 -adatta per pelli già parzialmente abbronzate o scarsamente fotosensibili- e Protezione Bassa SPF 10, per pelli già abbronzate, senza problemi di pigmentazione. A queste si aggiungono il Doposole Family, dalla spiccata azione idratante, emolliente e rinfrescante, e -ultima novità- Dermogella Bebé Latte Solare, prodotto ad alta protezione (SPF 30) creato per proteggere la pelle delicata e sensibile dei bambini

Dalter fa il punto sulle grandi performance 2007

Il 2007 è stato un anno positivo per Dalter Alimentari, realtà leader nel confezionamento di formaggi grattugiati e porzionati freschi per l'horeca e l'industria alimentare. L'azienda ha fatto segnare una crescita pari al 12% a volume e al 14% a valore, con un fatturato a quota 24,3 milioni di euro; particolarmente rilevanti le performance di alcuni pack, come le bustine monodose (+73,6%), e -a livello di tagli- di filetti e cubetti. I plus all'origine del successo restano l'ampiezza di gamma, l'alto contenuto di servizio dei prodotti e la politica di qualità. Per il 2008, due le direttrici di sviluppo: la penetrazione di nuovi mercati esteri e l'affermazione dell'azienda come centro di competenza per l'industria alimentare ed il foodservice (consulente nei formaggi porzionati).

Da Guardini, la Teglia per Crostate con fondo amovibile

Sfornare crostate a regola d'arte non è più un sogno. Guardini ha messo a punto la Teglia per Crostate con fondo amovibile, soluzione ideale per chi ama preparare dolci nella cucina di casa: dopo gli stampi apribili per ottenere ciambelle che non si sfaldano, torte classiche che non si rovesciano, semifreddi che non si disfano, la Teglia con fondo amovibile assicura crostate con pasta frolla integra e superficie perfettamente decorata. Il nuovo stampo, manufatto in acciao Hi-Top e presentato nel formato con diametro di 28 cm e nei colori rosso, blu e grigio, rappresenta l'ultima release che l'azienda -sempre attenta alle esigenze dei consumatori- propone per poter realizzare crostate di ogni tipo: con la frutta fresca in estate, con la marmellata tutto l'anno.

Checkpoint Systems introduce la gamma Evolve™

Nuovi livelli di affidabilità e controllo nella gestione dei pdv. Checkpoint Systems presenta Evolve™, piattaforma tecnologicamente all'avanguardia che promette di ridurre la percentuale di differenze inventariali, incrementare i profitti e migliorare la shopping experience dei consumatori. Se combinata con i benefici offerti dall'RFID, Evolve™ può potenziare la visibilità dell'inventario, assicurando la possibilità di esporre liberamente i prodotti sugli scaffali. Dal punto di vista tecnico, la nuova soluzione garantisce un incremento delle rilevazioni pari al 25%, allarmi differenziati attraverso 2 frequenze EAS, un conteggio integrato della clientela, la gestione avanzata degli allarmi, una connettività standard Ethernet e facili upgrade da remoto.

Il Sole 24 Ore Business Media a Cibus

Il Sole 24 ORE Business Media sarà presente alla 14° edizione di CIBUS, il Salone internazionale dell'alimentazione (Parma 5-8 maggio 2008), attraverso due importanti iniziative che vedranno direttamente coinvolti il settimanale GDOWEEK e il mensile MARK UP e saranno realizzate in collaborazione con Fiere di Parma. “Alla ricerca dei consumi e degli acquisti che cambiano. La maturità dei mercati e le implicazioni per le imprese della GDO” è il tema dell'incontro Fuori Salone che si svolgerà martedì 6 maggio presso il Salone Moresco del Palazzo dei Congressi di Salsomaggiore Terme. L'appuntamento, esclusivamente su invito, si rivolge ai manager del retail e dell'industria e tratterà uno dei temi più caldi del momento, i consumi, attraverso interventi sull'analisi del mercato, come rilanciare i consumi alimentari, come orientare l'innovazione di prodotto e di formato, le nuove abitudini di consumo e i nuovi comportamenti di acquisto e le implicazioni per le imprese della distribuzione moderna. L'incontro sarà condotto da Luigi Rubinelli - direttore di MARK UP, e vedrà la partecipazione di Giuseppe Minoia - presidente GFK Eurisko e Paolo Bertozzi - amministratore delegato TradeLab. Ulteriore appuntamento con GDOWEEK sarà presso lo stand istituzionale de IL SOLE 24 ORE BUSINESS MEDIA (Pad. 9, A 018) dove la redazione del settimanale di retail sarà presente per la realizzazione di “Cibus Daily - Il quotidiano in Fiera”. Il quotidiano, organo d'informazione ufficiale della manifestazione, ospiterà gli incontri/eventi più importanti, le interviste a manager autorevoli e, in anteprima, tutte le novità di prodotto lanciate nell'ambito della manifestazione.

Vicenzi rinnova la linea di panificati Prontoforno

Appetizing quanto la promessa di prodotto. Prontoforno -brand del Gruppo Vicenzi che firma una linea di panificati- è stato oggetto di un intervento di restyling in chiave giovane e attuale, incentrato su colori caldi ed intensi, in una sfumatura che richiama le tonalità del pane appena sfornato e su un carattere più compatto e corposo, che risulta visivamente più impattante. La nuova soluzione grafica ha esordito sulle focacce (al rosmarino e alle olive) ed ora campeggia sul pack dell'ultimo lancio, la Ciabatta da 250 g. Tutti i prodotti della gamma si dimostrano non solo sostitutivi del pane a tavola, ma anche soluzioni ideali per uno spuntino in qualsiasi momento della giornata o per uno sfizioso aperitivo: bastano 10 minuti di cottura per “sfornare l'allegria”.

La novità abita nei pop-up store

Il sociologo Zygmunt Bauman dice che oggi viviamo in una società liquida. Liquida perché l'identità e l'appartenenza hanno perso significato e le strutture sociali sono diventate fluide. Tutto si fa più rapido, si dissolve e ricostruisce da un giorno all'altro. In questa liquidità nascono anche, in diversi punti del pianeta, modalità di distribuzione che nulla hanno a che fare con i parametri abituali: luoghi che oggi ci sono e domani scompaiono. Sono i pop-up store, che avevano già fatto capolino in passato ma hanno iniziato a vivere ora un successo un po' cult. Da New York a Parigi, da Tokyo a Berlino, i pop-up store compaiono al'improvviso nel contesto urbano e - altrettanto rapidamente - si dissolvono.

Il palcoscenico
Nel porto di Barcellona, nell'area commerciale sul mare, si può trovare uno strano luogo chiamato Contenedor (letteralmente, contenitore) colmo di creazioni di una griffe francese. Poi ci torni il mese dopo e scopri che Contenedor è cambiato: colori e arredamento diversi, look e commessi differenti. Guardi meglio e ti accorgi che è cambiato anche lo stilista, ora è un americano. Contenedor è un punto di vendita con un calendario che lo rende simile a un teatro: ogni mese cambia faccia e va in scena un nuovo stilista.

Scatola o contenuto
Il programma è pubblicato online e affisso in loco. Succede allora che le persone affluiscono, mese dopo mese, per amore di novità e non per fedeltà. O forse no, perché è a Contenedor che sono fidelizzati. Che pasticcio! Come si calcola, per esempio, la percentuale di ritorno sul punto di vendita? Sull'anno o sul mese? E qual è la marca: la scatola o il contenuto? Contenedor è mono-marca? Sì, c'è uno stilista per volta. Anzi, no: scusate ce ne sono dodici all'anno. Contenedor è liquido, per dirla con Zygmunt Bauman. La sua fluidità è così evidente che tutti i punti di vendita tradizionali disposti all'intorno ingrigiscono al confronto: appaiono ingessati, sono uguali a se stessi.

La velocità
Nike ha aperto un pop-up store a Soho per lanciare un nuovo modello di scarpe. È durato quattro giorni, hanno venduto tutte le scarpe e chiuso bottega. La visibilità mediatica ha generato molto più valore dei costi sostenuti e i ricavi erano - tirate le somme - solo la ciliegina. I pop-up store non sono un negozio, sono un medium in cui si vende. Si pianificano come le campagne pubblicitarie, si gestiscono come negozi. Gap ha montato un pop-up store a bordo di un pullman e ci ha girato gli Stati Uniti andando nei luoghi d'incontro dei ragazzi che vestono Gap, nelle piazze e agli angoli di strada. Ben concepito, perché le marche diventano fluide se imparano a duettare con le città liquide. Città che non vivono più intorno a un'architettura urbana (la via dello shopping, la piazza degli incontri) ma diventano luoghi di transito caratterizzate da un concept: per Milano la moda e il design, per Berlino l'arte contemporanea e le nuove tendenze, per Parigi l'eleganza, per New York il postmoderno e così via. Questo significa che le città liquide stanno diventando più simili alle marche e che le marche devono sintonizzarsi: stupire con il nuovo a Barcellona, cogliere le opportunità a Londra, essere on the road in Usa. Le città diventano liquide e non basta più il presidio del territorio, l'architettura urbana perde valore di riferimento e il vostro negozio in centro non è più un santuario. Che dirvi? Liquidità, risponderebbe Bauman. 

La lezione dei pop-up store  
• Rinunciare al presidio del territorio quando l'architettura urbana tende a scomparire.
• Se le mura restano fisse l'assortimento viene calendarizzato: ma non per stagione, meglio se a ritmi mensili, settimanali e su molteplici collezioni.
• La fedeltà premia la capacità di sorprendere; l'adiacenza diventa un rischio di monotonia.
• Se le mura invece spariscono, allora si può pianificare: assortimento e servizio diventano campagne di comunicazione.
• Oppure l'insegna stessa si trasforma in servizio a inseguimento: per essere disponibile nel momento e nelle modalità necessarie.

*Politecnico e Bocconi di Milano

Riso amaro

Quattro confezioni di riso a persona. È il limite agli acquisti posto da Wal-Mart per cercare di limitare il fenomeno  dell'accaparramento soprattutto da parte di ristoratori che temono l'escalation dei prezzi. Il cereale infatti ha ormai raggiunto a Chiacago il prezzo di 25 dollari per hundredweight (unità di misura pari a 50,8 chili).

Il prezzo del riso è salito di oltre il 70% in quattro mesi ed è solo uno degli effetti dell'incremento del costo del greggio: con prezzi al barile superiore ai 70 dollari infatti risulta conveniente usare i cereali per la produzione di biofuel: questo fa salire la domanda e quindi i prezzi.

L'impennata del costo del riso però crea problemi che vanno ben oltre il budget delle catene di ristorazione Usa: si calcola che nel mondo oltre due miliardi di persone si sfamino grazie a questo cereale e disordini sono ormai scoppiati in almeno 30 paesi.

In Italia l'aumento porta invece a problemi abbastanza limitati sulla borsa della spesa: nell'ultimo paniere Istat infatti il riso pesa per lo 0,1% sulla spesa degli italiani; per avere un termine di paragone la pasta pesa quasi sei volte di più e il pane 13 volte in più.

Quarta gamma, continua il boom

La comodità e il risparmio di tempo giustificano una spesa maggiore? Parrebbe proprio di sì, a giudicare dal successo che i prodotti ortofrutticoli di quarta gamma (come le insalate già lavate, tagliate e mixate) continuano a ottenere nel nostro Paese.
Un fenomeno a cui Macfrut, la rassegna internazionale dell'ortofrutta di Cesena appena conclusasi ha dedicato un ampio spazio: una scelta quasi obbligata dato che il consumo di ortofrutticoli è in stagnazione o in leggera diminuzione ed anche i surgelati stanno manifestando un trend al ribasso.

Invece per la quarta gamma l'Italia è oggi il secondo mercato di riferimento in Europa dopo la Gran Bretagna, con un giro d'affari che ha sfiorato i 700 milioni di Euro nel 2007, crescendo più del 6% a valore e più del 3% in volume.

Se l'insalata è ancora la regina incontrastata di questo mercato, sta crescendo anche il consumo di frutta di quarta gamma, come dimostra il successo del Progetto Frutta Snack, i cui risultati sono stati illustrati a Cesena.

Si tratta di un'iniziativa pilota di educazione al gusto e contro l'obesità dei giovani, che possono trovare in 12 scuole di Emilia Romagna, Marche, Roma e Bari, frutta in vendita nei distributori automatici, in alternativa alle tradizionali merendine.

In tutto sono 82mila gli studenti coinvolti, un campione molto significativo anche per il mercato. Le scelte degli studenti sono andate nettamente verso la macedonia, che ha ottenuto il 51,3% degli acquisti, seguita da mela a fette (11,8%), mela a fette essiccate (11,3%) e yogurt alla frutta (8,9%).

Il punto vendita è diventato ibrido

Il fenomeno dell'ibridazione ha radici oltreoceano e trova applicazione sia nella marca, dove quest'ultimo perde la sua identità assumendo tratti valoriali che la portano a spaziare in territori lontani da quelli originari, sia nei punti di vendita, dando vita a una nuova generazione di spazi distributivi. In Italia, paese fanalino di coda nel recepire i trend più significativi, il processo dell'ibridazione distributiva sta facendo capolino solo ora in maniera sistematica tanto da segnare una tendenza in continua crescita. Ai consolidati punti di vendita tradizionali che garantiscono al consumatore un'offerta monoservizio, si sta affiancando tutta una serie di negozi ibridi caratterizzati da un'offerta trasversale che non rientra nella tradizionale distinzione tra settori o categorie merceologiche. Non si tratta di punti di vendita multifunzione dove si accede a una gamma di servizi integrativi quali, per esempio, uno spazio ludico per il passatempo dei bambini o un'area d'intrattenimento urbano fuori dall'orario di apertura, bensì di luoghi caratterizzati dalla miscellanea e dal mix di canali e merceologie che rendono la permanenza nel negozio unica nel suo genere.

Un fenomeno non-food
Nel nostro paese questo processo di trasformazione ha trovato linfa vitale inizialmente nelle librerie, che hanno saputo affiancare all'offerta di libri e pubblicazioni spazi di ristorazione e caffetterie, come la recente apertura del Design Library Café a Milano o il già avviato Bookshop & Caffetteria degli Atellani sempre nel capoluogo lombardo. È la ristorazione il principale spunto d'ibridazione che ha portato molti store a rivedere la propria conformazione merceologica trasformandosi in luoghi dove il visitatore desidera prolungare la propria permanenza in virtù di un ambiente stimolante, ricco di sorprese e coinvolgente. Sono proprio queste le leve su cui si basa Wash Bubble Bar, un locale lavanderia self-service aperto a Torino, dove, oltre a lavare la propria biancheria, i clienti possono sostare nel bar-ristorante. Come già accade a Copenhagen nel Laundromat Café o a San Francisco nel Brainwash Café, anche a Torino Wash Bubble Bar arricchisce la funzione del lavaggio con un'offerta trasversale che spazia dal ristorante al bar-caffetteria dove poter leggere libri, guardare la televisione o ascoltare musica fino all'area internet.

Chi lo richiede
Promotori del processo d'ibridazione sono i consumatori che richiedono sempre meno prodotti e viceversa vogliono più mondi su cui affacciarsi per poter trovare esperienze e culture inedite. Un fenomeno che ripercorre e interpreta le necessità di questi ultimi tempi e si riflette nella continua ricerca di offerta di percorsi esperienziali nuovi. Nascono così negozi di abbigliamento con ristorante, fiorai con caffetteria, profumerie con ristorante, pescherie con ristorazione, panetterie con caffetteria-ristorante. Ma se la ristorazione è uno dei canali maggiormente utilizzati per animare un punto di vendita, va altresì evidenziato che non è certamente l'unico sprone all'ibridazione. A Roma dal 2001 vive Tad, un concept store che si sviluppa su circa 1.000 mq spaziando dall'arredamento all'abbigliamento, dall'arte contemporanea alla cura della persona, dalla profumeria ai fiori. In quel di Palermo si trova, invece, Kursaal Kalhesa, un locale dove convivono libreria, agenzia di viaggi, ufficio di consulenza per le imprese, wine bar, internet point e ristorante. Non da meno le banche, con in testa Deutsche Bank, che a Berlino ha aperto una filiale dove coabitano servizi bancari con sala nido e galleria per lo shopping. Replicato in altre 5 agenzie, il format Q110 mixa l'offerta classica di una banca con quella di alcuni retailer che a turno decidono di condividere lo spazio della banca. Il fenomeno dell'ibridazione si sviluppa, dunque, nell'ottica di coinvolgere e interagire con il consumatore, dove il punto di vendita diventa un punto di scambio capace di sollecitare la partecipazione dell'interlocutore. Il negozio disegna, così, nuove relazioni tramutandosi in un contenitore aperto e mobile, come dimostra il recente sviluppo dei negozi temporanei, abbandonando la veste di spazio monoservizio.

Plus • Orientamento a nuovi consumatori

Minus • Perdita d'identità

La coerenza è alla base di un buon marchio

Il brand è sempre stato una risorsa importante per la vita delle aziende, ma nell'economia contemporanea lo è ancora di più: i consumatori orientano gran parte delle loro scelte d'acquisto sulla base delle emozioni associate a una certa griffe, mentre l'enorme diffusione della contraffazione a livello mondiale impone l'esigenza di una protezione che solo la registrazione del marchio può garantire. Ma le politiche di branding non possono essere improvvisate e, anzi, se mal effettuate, possono incidere in maniera molto negativa sui fatturati (reali) dell'azienda). È quanto emerso dal convegno “Come gestire e valorizzare il marchio d'impresa”, organizzato da Sistema Moda Italia, e a cui hanno partecipato Daniele Mangiarotti e Monica Pesce di Valdani Vicari & Associati.

I brand non sono trasversali
La principale funzione del brand (che è l'insieme delle promesse, associazioni, immagini ed emozioni che l'impresa crea e utilizza per rafforzare la fedeltà dei propri clienti) è quella di distinguere e tutelare i prodotti/servizi di un'azienda da quelli dei suoi concorrenti. Per questo motivo sono due le domande fondamentali che un'impresa che vuole creare un nuovo marchio deve porsi: innanzitutto quali sono gli elementi (tangibili e intangibili) che rendono distinguibile quella determinata griffe, e, in secondo luogo, qual è il pubblico di riferimento. I due esperti di Valdani Vicari & Associati hanno sottolineato infatti come al giorno d'oggi non esistano più brand “trasversali”: è dunque necessario individuare in modo puntuale i consumatori di riferimento, cercando di comprenderne il comportamento d'acquisto. Ma non basta: è importante capirne anche le percezioni e associazioni rispetto ad altri brand, in modo da non commettere errori di posizionamento. Una volta risposto a questi interrogativi si può pensare alla scelta di un nome e di un logo, decisione che deve essere ovviamente ben ponderata: in un mercato complesso come quello attuale non può essere sufficiente scegliere un nome accattivante e una bella grafica.

La coerenza in tutti i momenti di interazione con il cliente
L'aspetto fondamentale è quello della coerenza: è inutile (o addirittura controproducente) scegliere un nome seducente se poi il prodotto reale con cui il cliente entra in contatto non è corrispondente con la “brand promise”, ovvero con quello che il brand promette con il suo messaggio. La gestione del marchio deve anche tenere conto della coerenza della brand promise in tutti i momenti di relazione cliente-impresa, comprese anche le fasi pre acquisto (come il sito web) e post acquisto (programmi fedeltà e customer service). Come ha spiegato durante il convegno Sandro Veronesi, Presidente di Calzedonia: «L'importante è la coerenza, altrimenti i consumatori rimangono disorientati. Noi abbiamo deciso di mantenere ferma l'identità dei nostri negozi monomarca nei diversi paesi, senza snaturarci per venire incontro alle specificità locali. In quei singoli mercati che non hanno recepito il nostro messaggio abbiamo preferito andarcene». Molta importanza ha anche la scelta dei testimonial delle campagne di comunicazione: occorre fare attenzione a non scegliere personaggi già impegnati con numerosi sponsor, magari di prodotti e target incoerenti tra loro. In questi casi il rischio è di sbiadire il messaggio del brand.

Un monitaraggio puntuale delle strategie
Se la strategia e il posizionamento di branding sono effettuati in maniera corretta, i vantaggi per l'azienda possono essere evidenti: un marchio ben costruito è in grado di garantire un maggiore tasso di fidelizzazione dei propri clienti, che diventano meno sensibili a eventuali variazioni sul fronte prezzo e più ricettivi ai messaggi delle campagne di comunicazione. Ma, dal momento che i consumatori vivono in un mondo in continua evoluzione di valori e di contesto sociale, è chiaro che le soluzioni risultate vincenti in passato possono, da un certo momento in poi, non esserlo più. È necessario perciò un attento monitoraggio della strategia di brand: così come le aziende controllano normalmente l'andamento dei propri bilanci e dei propri investimenti, allo stesso modo è cruciale verificare il ritorno sugli investimenti nelle politiche di branding. L'ideale, hanno sottolineato i due esperti di Valdani Vicari & Associati, sarebbe effettuare un audit sulla percezione del marchio da parte dei consumatori ogni 3 anni. Anche perché i dirigenti delle aziende hanno la tendenza a “innamorarsi” del proprio marchio e a non accorgersi dunque di eventuali difficoltà. Il continuo controllo è doppiamente importante, perché il rilancio di un brand “appannato”, quando possibile, comporta delle spese almeno pari a quelle della sua creazione ex novo.

Come correggere in corsa un progetto: il gruppo Burani 
Nel convegno organizzato da Smi varie testimonianze del mondo dell'imprenditoria hanno confermato come le politiche di branding vadano studiate passo dopo passo: ad esempio, Luca Bertolini, Direttore Generale di Mariella Burani Faschion Studio, ha raccontato di come alcuni anni fa il gruppo Burani, specializzato in abbigliamento di alta gamma, avesse provato a lanciare una linea di prodotti lontana dal suo core business, ovvero dedicata al mondo dei teen ager. «Sottovalutammo quella operazione - ha ammesso il manager - adottando i soliti sistemi (canale, pubblicità) a cui eravamo abituati. Il mercato infatti, fin dai primi tempi, non rispose in modo positivo. Dopo aver analizzato la situazione abbiamo compreso che avevamo sbagliato il target di riferimento, così come il testimonial». Il gruppo Burani ha in seguito optato per un deciso cambiamento di rotta dell'intera operazione, lavorando insieme a partner abituati a comunicare con il pubblico giovane e curando con attenzione la parte web. Risultato, la stessa linea di prodotto che sembrava bocciata dal mercato, oggi funziona e cresce in misura confortante.

Tesco punta sul mercato della musica digitale

Il prossimo mese Tesco aprirà un negozio online che venderà musica, film, videogiochi e programmi Tv per iPod e altri lettori digitali. Il nuovo servizio di download della catena di supermercati entrerà direttamente in concorrenza con quello di Apple, iTunes, ma anche con Hmv 7Digital e Woolworths.
Il servizio sostituirà l'attuale sito online che offre agli utenti una selezione limitata di musica in un formato che non può essere scaricato direttamente sull'iPod.
l direttore commerciale di Tesco, Graham Harris, ha dichiarato di aspettarsi che il lancio del servizio a maggio “scuota” il mercato del download attraendo una fetta più ampia di consumatori. Va detto che le vendite di musica digitale sono già in forte crescita, spinte dal crescente utilizzo di lettori portatili.
“Vogliamo creare un negozio che venda prodotti di intrattenimento facili da usare, in modo che gli utenti di Tesco di tutte le età e con qualunque grado di familiarità con la tecnologia possano utilizzarli” ha dichiarato Harris.
I prezzi del download devono ancora essere resi noti ma un portavoce di Tesco ha detto che saranno competitivi rispetto a quelli dei servizi concorrenti. Tesco Digital sarà in grado di offrire subito una selezione di 3 milioni e 300mila brani, dei quali oltre un milione e mezzo sarà in formato mp3. Film ed episodi di programmi Tv entreranno a far parte della selezione entro la fine del 2008.

Un pasto, prima di arrivare sulla tavola percorre circa 2mila Km

Pensa globale, ma mangia locale. È questa la morale dello studio presentato al Forum Internazionale dell'Energia, organizzato dalla Coldiretti in collaborazione con lo Studio Ambrosetti, e presentato dalla stessa Coldiretti.
Tra i dati più eclatanti, quello che l'86% delle merci in Italia viaggia su strada, con rischio concreto di un effetto valanga sui prezzi soprattutto nell'alimentare: si calcola che un pasto percorra quasi 2mila km prima di giungere sulle tavole, con i costi della logistica e dei trasporti che assorbono in media un quarto del fatturato delle imprese agroalimentari.
“L'alimentare -evidenzia infatti Coldiretti- è uno dei settori più sensibili all'aumento dei costi del trasporto, dovuto soprattutto agli effetti della globalizzazione, che hanno favorito la destagionalizzazione dei consumi con l'offerta di prodotti alimentari provenienti dai diversi continenti.Il rischio è che nel 2008 si verifichi un ulteriore aumento dei circa 467 euro che, in media, ogni famiglia indirizza mensilmente all'alimentazione, ma che penalizzerebbe soprattutto le famiglie meno abbienti e più numerose: queste destinano una grande parte del reddito all'acquisto di questi generi di consumo.

Meglio il made in Italy locale

Come contrastare l'effetto petrolio e risparmiare? Il consiglio è quello di scegliere prodotti locali e di stagione verificando le etichette. Ma anche quello di recarsi direttamente nei mercati all'ingrosso aperti ai cittadini, dove è possibile fare acquisti a cassetta e anche di usufruire degli eventuali saldi last-minute. “Un'altra opportunità -dice Coldiretti- che consente di ridurre le intermediazioni e di fare acquisti convenienti con il miglior rapporto prezzo/qualità è anche quella di comperare direttamente nelle 57.530 imprese agricole nazionali che vendono frutta, formaggi, vino, olio e salumi e altre specialità alimentari”.
Sul sito Campagnamica.it, con il motore di ricerca “In viaggio per Fattorie e Cantine” è possibile individuare le aziende agricole che vendono direttamente. È on line anche l'elenco.

Apple store west

Accesso riservato

Bio on certifica Minerv Pha la plastica biodegradabile ottenuta dalle barbabietole

Non solo da costosissimi cereali, ma anche dalle più umili barbabietole: è la bio plastica Minerv ® Pha che -oltre ad abbattere l'inquinamento derivante da plastiche prodotte da petrolio- potrebbe anche andare incontro alle necessità internazionali di ridurre la domanda in forte espansione di prodotti cerealicoli. Infatti, per la prima volta al mondo il PHA (polihydroxyalkanoato) non è ottenuto da amido di cereali, come la maggior parte dei biopolimeri oggi in commercio. Senza contare che la resa del mais (leggi anche biofuel) è solo di ¼ rispetto a quella dei polimeri tradizionali. La bioplastica da barbabietole ha invece una resa 1/1: da ogni tonnellata di scarti si ottiene l'equivalente in peso di bioplastica e a costi allineati a quelli delle plastiche di sintesi. In più, in soli 40 giorni si decompone senza inquinare.

Bioplastica made in Italy

Minerv ® Pha è realizzata da Bio on -azienda di Bologna attiva nel settore delle moderne biotecnologie- e CO.PRO.B. -Cooperativa Produttori Bieticoli, società cooperativa nel mercato saccarifero italiano-. Recentemente Minerv ® Pha è stata certificata dall'ente internazionale Vinçotte (Belgio) quale prodotto “OK Biodegradable Water” (biodegradabile nell'acqua). Minerv® Pha è particolarmente indicato per la produzione di di oggetti plastici rigidi o flessibili e sostituisce prodotti altamente inquinanti e ottenuti dal petrolio come PET, PP, PVC con i quali si producono bottiglie, packaging alimentare, componentistica auto, arredamento, fibre, pellicole per imballaggio, elettronica. Minerv® Pha ha ottime proprietà termiche: attraverso la gamma di polimerizzazione è possibile soddisfare esigenze produttive da -10°C a +180°C.

KIOSK EUROPE EXPO 2008

KIOSK EUROPE EXPO 2007 è stato l'evento fieristico più importante rivolto alla distribuzione a libero servizio lo scorso anno e KIOSK EUROPE EXPO 2008, in svolgimento presso la fiera di Essen in Germania dal 6 al 8 maggio prossimi, promette di essere ancora più grande! Quindi se siete interessati al 'customer service' non potete perdervi questo evento! La tecnologia interattiva per soluzioni self-service è la tendenza dominante nel servizio clienti per il 21° secolo. Nessun altra tecnologia vi può aiutare ad ottenere un cambiamento più sensazionale nel modo di interagire con i vostri clienti, permettendovi di fornire messaggi e servizi personalizzati nel luogo e nel momento in cui essi lo desiderano e nel contempo risparmiando costi e aumentando gli incassi! Ovunque il servizio al cliente è una variabile decisiva e la tecnologia per il self-service o i chioschi è in continua crescita. In Europa le installazioni dei chioschi stanno crescendo con percentuali superiori al 35% all'anno, e sono destinate ad aumentare ulteriormente anno dopo anno. Gli aeroporti installano chioschi per il check-in, i supermercati ogni giorno aggiungono terminali a sef service, le banche offrono ai propri clienti servizi sempre più sofisticati tramite i chioschi e anche il fast food è diventato più veloce grazie ai chioschi! In media, i chioschi portano un incremento del 18% nelle vendite, senza considerare i vantaggi intangibili di una migliore 'customer experience', un miglior servizio e una accresciuta 'brand awareness'. Le applicazioni possibili in questo settore e le opportunità per il business sono infinite .
KIOSK EUROPE EXPO 2008 è l'unica vera fiera pan-europea che offre in maniera esclusiva informazioni e notizie sulla tecnologia del self-service, nozioni essenziali per chiunque sia responsabile di un 'customer service' ben organizzato, efficiente ed accessibile. E' importante conoscere le tecnologie che stanno dietro alle odierne soluzioni self-service se si vuole sfruttare la massima potenzialità che queste soluzioni possono offrire. Chi dovrebbe partecipare a Kiosk Europe 2008 ? Qualsiasi punto vendita !! Il self-service è soprattutto ben conosciuto per le sue applicazioni nel campo del retail e infatti molti distributori già ora utilizzano in modo massiccio tutto ciò che i chioschi possono offrire, e ne raccolgono vantaggi e guadagni! Il campo di azione delle soluzioni self-service per il retail sta crescendo rapidamente man mano che i clienti acquisiscono una maggiore familiarità con la tecnologia e sono più predisposti a scegliere un chiosco rispetto ad una cassa con un operatore. Alcuni esempi di soluzioni offerte dai chioschi nel retail: terminali con scansione automatica dove il cliente può controllare i prezzi, sistemi di check-out automatici dove il cliente può scannare la spesa, metterla nei sacchetti e pagare, terminali per carte fedeltà per avere accesso e redimere i punti fedeltà, terminali per segnaletica digitale e la comunicazione per le promozioni in store, terminali informativi che offrono suggerimenti e consigli ai clienti in merito a prodotti particolari sulla base delle preferenze del cliente, chioschi per lo sviluppo delle foto, che forniscono ai clienti stampe di foto in maniera professionale e veloce. L'utilizzo del self-service nel retail può aumentare gli incassi tagliando i costi del personale, può ridurre la pressione della clientela sul personale e diminuire i tempi di attesa per i clienti e dare un servizio negli orari di chiusura del negozio. I chioschi hanno anche un grosso impatto sulla soddisfazione del cliente, in quanto può servirsi da solo velocemente e facilmente, ottenendo quanto vuole nel momento in cui lo desidera.

Buone performance per il gruppo Coin che chiude a quota 1.172 milioni (+5%)

Vendite nette a consolidate pari a 1.172 milioni di euro (+5%); Ebit pari a 144,6 milioni di euro (+12,3% sulle vendite), in miglioramento del 25,9% sul 2006; risultato netto positivo per 43,5 milioni di euro, in crescita del 322%; cash flow netto per 21,5 milioni di euro. È questa la sintesi delle performance del Gruppo Coin relative all'esercizio 2007 (1.2.07-31.1.08).
Si tratta di un risultato raggiunto grazie all'efficacia delle strategie messe in campo, che vede, tra l'altro, l'affermazione del nuovo format OVSindustry (ogni store allineato alla nuova identità realizza un +20/25%), la ristrutturazione del flagship di piazza 5 giornate a Milano e lo sviluppo di nuovi pdv all'estero, cui si aggiungono anche negozi in affiliazione. Una strategia che ha richiesto un investimento di 89 milioni di euro, che includono anche il riammodernamento del polo logistico di Calappio (Mi), attualmente operativo al 50% dei flussi.

Lo sviluppo di OVSIndustry

e il rilancio del brand Coin

Particolarmente riuscita risulta la trasformazione del nuovo concept store OVSindustry caratterizzato sia da collezioni più attente ai nuovi trend del vestire, con linee più giovanili senza tradire la politica della convenienza, sia da vetrine più luminose e ambientazioni innovative. Complessivamente, tra negozi ristrutturati e nuovi pdv, oggi in Italia si contano 240 pdv diretti (di cui 56 a insegna OVSindustry, che diventeranno 66 entro la fine del 2008) e 61 in affiliazione; inoltre, all'estero operano 17 pdv in affiliazione. Oltre un terzo dei pdv Oviesse sono situati all'interno di centri commerciali. Inoltre, sono in fase di test due nuove insegne OVS Kids e OVS Young, formati più piccoli (300-400 mq), sviluppati prevalentemente nei centri cittadini.
Relativamente a Coin, è proseguito il piano di ristrutturazione con il riposizionamento dei pdv di Treviso, Roma e Venezia. Ma l'impegno maggiore è stato rappresentato dalla riqualificazione del flagship di Milano (durata circa 10 mesi), che ha determinato un radicale cambio di posizionamento di brand mix (con il 70% dell'offerta composta da marchi, affermati e/o trendy) e ha caratterizzato il negozio come luogo divertente che si propone di incontrare il cliente con ambientazioni innovative.
Tra le altre iniziative di rilievo sui mercati esteri, oltre allo sviluppo del franchising, 4 CoinCasa e 3 Luca d'Altieri. Entro l'autunno sarà aperto nel cuore di Belgrado il primo Coin all'estero.

Ecco i vincitori dell’Rfid Italia Award

Le applicazioni Rfid si stanno diffondendo in modo ormai trasversale a tutti i settori, dai servizi pubblici al mondo produttivo. Lo testimoniano i progetti presentati all'Rfid Italia Award 2008, il premio per i migliori progetti Rfid italiani nato dalla collaborazione tra il Lab#ID dell'Università Carlo Cattaneo -Liuc e Cedites.
Oltre 40 le candidature pervenute, relative a progetti Rfid realizzati da aziende private e pubbliche in tutta Italia in contesti eterogenei. I progetti sono stati valutati dal comitato scientifico formato dai rappresentanti dei principali laboratori universitari italiani attivi nell'Rfid, dal CCR di Ispra e dal Cedites.
Il comitato scientifico ha selezionato una short list di 12 progetti (tre per ciascuna delle categorie previste). Ecco i vincitori.

Nella categoria “Progetti aziendali interni” i vincitori ex aequo sono stati Amsa (Azienda Milanese Servizi Ambientali) per l'identificazione automatica delle tipologie di autoveicoli appartenenti a una flotta e Ismett per un sistema di tracciabilità dati nelle proprie strutture sanitarie. La Landi Renzo ha prevalso nella categoria “Progetti di filiera” per la tracciabilità di impianti installati su vetture.
Il Comune di Laveno Mombello e l'Ente Parco naturale delle Prealpi Giulie (ex aequo) sono stati i vincitori nella categoria “Progetti di rilevanza sociale e ambientale” grazie al percorso Rfid per non vedenti. A Trigo è andato il primo premio nella categoria “Idee” per un sistema di tracciabilità e monitoraggio di parametri fisici nell'edilizia.
SEA Esercizi Aeroportuali ha poi ricevuto una
menzione per il migliore progetto realizzato nella provincia di Varese, relativo all'utilizzo dell'Rfid per la gestione dei processi di smistamento dei bagagli.
Il premio assegnato dal pubblico presente al convegno di proclamazione dei vincitori, ospitato dalla Liuc, è andato alla
Fondazione Irccs Istituto Dei Tumori Di Milano.

La carta fedeltà è sfruttata male

Quasi l'80% dei clienti delle catene retail del Nord America aderisce a un programma fedeltà. In America latina, Medio Oriente e nelle regioni del Pacifico i livelli di partecipazione sono, viceversa, un po' più bassi (circa il 45%), mentre, avvicinandoci alla realtà italiana, i clienti dei principali gruppi distributivi in Europa mostrano percentuali di partecipazione tra il 55% e il 60%. Sono questi i risultati presentati dall'indagine Global Omnibus Survey condotta da Nielsen nel dicembre 2007 su un panel di oltre 23.500 intervistati di 42 paesi. Il sondaggio conclude che sempre più catene al dettaglio stanno iniziando a gestire (con ottimi risultati) l'elevata quantità di dati relativi ai profili di acquisto dei clienti, trasformando le informazioni così ottenute in rilevanti azioni di merchandising e marketing.

E in Italia?
Purtroppo nel nostro paese continuiamo a parlare ancora di carte fedeltà, ossia di semplici tessere di plastica oggetto di collezione da parte dei consumatori. Simposi, pamphlet, articoli, inchieste, interventi del Garante: tutte le risorse cerebrali sono puntate su queste carte plastiche rettangolari e l'unico ardito approfondimento afferisce a potenziali intrusioni dei distributori sulla privacy del cliente. Occorre abbandonare la superficialità di analisi per affondare nella profondità di ricerca. Perché le nostre menti si fermano allo strumento, peraltro demonizzandolo, senza volontà di attaccare alle radici il problema? Vi sarebbero da approfondire, infatti, temi principeschi di loyalty management che porterebbero, ed è questo il vero e unico obiettivo, a un diretto e notevole vantaggio per il cliente. Argomenti come la correlazione tra il comportamento dei clienti nei punti di vendita e la conseguente capacità di annullare le rotture di stock, con somma gioia dei consumatori. Oppure temi come le analisi di geomarketing sulle caratteristiche del bacino d'utenza del punto di vendita e il relativo studio degli assortimenti ri-tarati ad hoc, per esempio per anziani o famiglie con bimbi. O altresì semplici basket analysis per migliorare i display merceologici in funzione del momento d'uso o del percorso cerebrale del cliente. O lo studio dell'elasticità dei target agli eventi promozionali per ottimizzare le risorse nel punto di vendita e tanti altri temi ancora.

Colpevole o innocente
 L'abusata carta fedeltà è innocente o comunque ha tanti alibi. È colpevole, invece, l'incapacità manageriale di andare oltre e, quindi, il limitarsi al mero utilizzo della plastica per far ottenere regali e premi ai clienti attraverso cataloghi o collection, oppure ipotizzare la loyalty card solo come ulteriore strumento di drenaggio delle importanti falde economiche dell'industria di marca. O, per finire, pensare la carta fedeltà come pericoloso orpello mefistofelico per carpire informazioni sensibili a un povero e semplice consumatore. Dobbiamo tendere a una mirabile evoluzione verso le metodologie di vero loyalty management al fine di realizzare un cambiamento culturale-mentale passando da un focus sullo strumento a un focus sull'obiettivo: la piena soddisfazione delle istanze del cliente-consumatore.

La Gdo si prepara a conquistare la Russia

Investire in Russia converrà sempre di più nei prossimi anni, soprattutto per gli operatori della distribuzione moderna. Chi ha già sviluppato un presidio, partirà in notevole vantaggio: per ora sono pochi, almeno nell'alimentare (Metro, Auchan, Rewe), ma gli interessi verso questo paese sono destinati a crescere. L'importanza della Russia per le aziende industriali italiane (ed europee) del largo consumo è chiaramente emersa nel corso del Workshop tenutosi il 4 aprile a Milano per iniziativa del Sole 24 Ore Business Media e Mark Up, in collaborazione con l'Istituto per il commercio estero.

Le potenzialità della Gdo in Russia
Il giro d'affari del commercio al dettaglio russo è di circa 240 miliardi di dollari: circa 100 miliardi meno di quanto fattura la sola Wal-Mart (345 miliardi nel 2006), e poco meno di 20 volte le vendite di Coop Italia. Questa cifra può dare l'idea delle potenzialità del mercato russo: senza dimenticare che la distribuzione moderna rappresenta solo il 20% del commercio, esattamente il contrario di quanto avviene nei principali mercati dell'Europa occidentale dove la quota della Gda oscilla tra 40 e 80%. Con una crescita del prodotto interno lordo stimata tra 6,5% e 7% tra 2008 e 2010, un incremento dei salari reali nel 2006 pari a +13,5%, un tasso d'inflazione in discesa (tra 9 e 10% nel 2006-2007), la Russia, che già supera l'Italia per contributo al Pil mondiale (3,09% contro 2,96% dell'Italia), attira sempre più l'interesse dei gruppi europei.

Mosca e San Pietroburgo locomotive dello sviluppo
«Lo scenario presenta indici di crescita difficilmente riscontrabili in Europa occidentale - ha ricordato Luigi Rubinelli, direttore di Mark Up - con un raddoppio di superficie di vendita registrato negli ultimi due anni a Mosca e San Pietroburgo». È corretto, almeno in termini di concentrazione del business, parlare di Mosca e San Pietroburgo, le due città simbolo della Russia, che assommano il 37% della ricchezza nazionale, pur concentrando il 12% della popolazione. La regione di Mosca è leader per vendite pro capite al dettaglio (circa 2.200 dollari). Come densità distributiva, la Russia è sotto gli standard europei: 36 metri quadri per mille abitanti rispetto ai 132 dell'Italia, 289 della Francia, 257 della Germania, 215 della Spagna e 188 della Gran Bretagna.

Una crescita vicina al 20%
«Le prime 10 catene in Russia rappresentano solo il 17,5% dell'intero giro d'affari al dettaglio», ha ricordato Guido Maestri, partner Bain & Company. I formati moderni sono destinati a svilupparsi nei prossimi 2-3 anni. Nel periodo 2005-2010, il mercato russo del “food retailing” registrerà una crescita media annua del 17,5%, passando da un volume di 162 miliardi di dollari nel 2007 a oltre 250 miliardi nel 2010. «La Russia presenta oggi fattori positivi - ha spiegato Roberto Pelo, direttore ufficio Ice a Mosca - fra i quali la stabilità politica, le misure fiscali favorevoli, la crescita del Pil. Ma le criticità sono ancora numerose: fra esse non mancano la scarsa trasparenza, la recrudescenza di politiche protezionistiche, le normative doganali in continua evoluzione, la debolezza delle infrastrutture, e la fragilità del sistema bancario».

Donne e lavoratrici le acquirenti tipo delle insalate pronte

Il mercato dei prodotti pronti a base vegetale sta conoscendo uno sviluppo continuo, in totale controtendenza rispetto alla stagnazione, quando non flessione, dell’ortofrutta convenzionale.
Particolarmente brillante il trend che accompagna i prodotti a più elevato contenuto di servizio, confermato anche dalla crescita più che proporzionale del numero di confezioni rispetto alle quantità, che testimonia una progressiva personalizzazione dell’offerta con prodotti monodose per single e nuclei familiari ristretti.

Qual è il target d’elezione per questa tipologia di prodotti? La ricerca Shopper Insight recentemente condotta da IRI Information Resources Inc per Bonduelle presso ipermercati e supermercati distribuiti su tutto il territorio nazionale approfondisce sia il profilo del consumatore di Agita&Gusta sia i principali driver d'acquisto.

Donne 8 acquirenti su 10

Gli acquirenti di Agita&Gusta sono prevalentemente donne, tra le quali molte lavoratrici, nella fascia d'età tra i 35 e i 44 anni, dall'elevato potere d'acquisto, già consumatrici di insalate di IV gamma. Anche gli uomini sono consumatori, ma in misura nettamente inferiore (22%).

La modalità di consumo privilegiata è quella del pranzo (88%), principalmente sul luogo di lavoro (63%), ma anche a casa (43%).

La frequenza d'acquisto dichiarata è di una volta e mezzo la settimana e si tratta di acquisti fortemente pianificati: l'80% del campione entra nel punto di vendita avendo già l'idea di comprare un prodotto Bonduelle Agita&Gusta.

Tra i driver l'attenzione alla salute
Oltre all'elevato contenuto di servizio, tra i driver di acquisto figurano la piena adeguatezza alle occasioni tipiche di consumo, l'alto gradimento per le ricette proposte e la dimensione salutista del prodotto (fa bene alla salute/è di qualità).
La brand image di Agita&Gusta presso gli shopper appare molto positiva e solida, poiché la gamma dimostra di fornire non solo un ventaglio di soluzioni per ogni occasione, ma anche di saper soddisfare sia gli aspetti più “emozionali” del rapporto fiduciario con il consumatore (credibilità, originalità dell'offerta, legame con il mondo del benessere) sia gli aspetti prettamente funzionali (comodità, genuinità e freschezza degli ingredienti).
A cinque anni di distanza dal lancio sul mercato italiano, la gamma Agita&Gusta di Bonduelle mantiene un ruolo leader nel mercato della IV gamma in Italia; nell’ultimo anno ha evidenziato un trend di crescita a valore del +61% sull’anno precedente (fonte: dati ACNielsen AT02/03/08 L+S+LS).

Nel negozio del futuro Web e tradizione

Canali di vendita tradizionali e Internet sono destinati a convivere e a rafforzarsi reciprocamente, senza che il Web finisca per cannibalizzare i negozi fisici. Lo rivela una ricerca di Visa Europe, che parte dalle stime sulle vendite in rete. Nel 2012-2015 questo canale dovrebbe rappresentare una quota del 20% dei volumi di spesa complessivi (16,4% in Italia) ma nel contempo si vedrà anche un incremento sostanziale dell'uso della tecnologia nei punti di vendita.

Secondo lo studio The Store of the Future 2012-2015, commissionato da Visa Europe all'istituto di ricerca britannico Centre for Retail Research, tra 7 anni il destino dei negozi concepiti come lo sono oggi è incerto, con oltre un quarto degli esercenti (28,7%) che prevedono un decremento del numero di pdv. I format dei negozi sono destinati a cambiare secondo il 70% degli esercenti intervistati, che hanno dichiarato la loro intenzione di introdurre nuovi format e maggiori servizi informativi nel medio periodo.

I clienti saranno in grado di ordinare su Internet e ritirare i beni acquistati direttamente in negozio, mentre i piccoli esercizi potranno focalizzarsi su servizi e informazioni invece di mantenere costosi magazzini sovra-dimensionati. Il self scanning vedrà una forte espansione con oltre il 22% (17,2% in Italia) dei distributori che lo introdurrà presso i propri pdv.

Le etichette Rfid saranno introdotte da un terzo degli esercenti e nel futuro verranno utilizzate anche per l'offerta di promozioni, con circa il 50% (38% in Italia) dei negozianti che intende approfittare delle possibilità oggi offerte dalla tecnologia per inviare ai consumatori offerte promozionali personalizzate, ricorrendo ai dei dati contenuti nelle carte fedeltà attraverso messaggi di posta elettronica, sms o con metodi tradizionali come la posta cartacea.

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