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Linkontro 2018: le 3 cose che… determinano la reputazione aziendale

Appuntamento con Linkontro Nielsen 2018, dove abbiamo chiesto ad alcune delle aziende presenti cosa significa per loro reputazione. Il punto in video-pillole con Coop, Crai, De Cecco, Ferrero...

Appuntamento con Linkontro Nielsen 2018, dove abbiamo chiesto ad alcune delle imprese presenti cosa significa per loro reputazione aziendale. Il punto in video-pillole con Coop Italia, Crai, De Cecco, Ferrero...

Storia, qualità e mission. Questi i tre valori fondanti per la reputation De Cecco, come spiega nel video sopra il direttore commerciale Luciano Berardi.

Restituire al territorio a partire da attività legate al sociale. Questo il punto di partenza della reputazione secondo Crai, in linea con la sua identità di prossimità. A spiegarlo nel video sotto il direttore marketing Mario La Viola.

Per Ferrero, come racconta nel video sotto l'Ad Alessandro D'Este, è trasparenza, coraggio, chiarezza e correttezza, nonché capacità di prendere posizione.

Sicurezza, trasparenza informativa ed etica. Questi i temi imprescindibili per la reputazione secondo Marco Pedroni, presidente di Coop Italia, delineati nel video sotto.

Persone, valori, cose. Questo il dna della reputazione Conad, come evidenzia nel video Giuseppe Zuliani, direttore comunicazione, customer marketing e relazioni esterne

Niente più prodotti, ma aziende: questo il core della reputazione nell'era della "reputation economy". Chiude con un'analisi sul tema nel video qui Michele Tesoro Tess, executive partner e senior managing director Emea di Reputation Institute.

Iri: i consumi d’Europa sono da interpretare

L’analisi delle performance per categorie merceologiche restituisce un quadro complessivo poco lineare a livello europeo. Il benessere non è certamente l’unico driver (da Gdoweek n. 8)

Il salutismo domina in Europa? Forse molto meno di quello che si potrebbe pensare guardando all’evoluzione degli assortimenti in gdo in Italia. Secondo il report Iri di aprile 2018 sugli andamenti per categorie merceologiche rilevati nei mercati chiave del vecchio continente sono proprio le categorie merceologiche classiche quelle che sembrano centrare trasversalmente ai vari mercati le prestazioni migliori anno su anno: birra, superalcolici, snack salati, gelati, acque minerali e ittico surgelato. Sono questi i segmenti trainanti in termini di vendite aggiuntive. Nell’ambito del non-alimentare i prodotti cosmetici per la cura viso e quelli per l’incontinenza sono in testa alla classifica. Sul versante opposto, a guidare il gruppo di segmenti meno performanti (e in certi casi realmente declinanti) si posizionano i latti Uht, le cola e le carni rosse surgelate. Da segnalare che il trend delle barbe lunghe (da curare con i rispettivi elettrodomestici dedicati) sta incidendo in negativo un po’ dovunque nell’ambito dei rasoi a lama maschili.

A livello assoluto, Iri misura un valore di mercato di 432 miliardi di euro che riporta a una crescita annuale di due punti percentuali. L’universo di riferimento riguarda le principali macroaree degli assortimenti gdo: food fresco-non refrigerato-surgelato, analcolici (con tè e caffè), cura casa, cura persona, dolciumi, area pet, alcolici (spirits e non). I mercati coinvolti dall’analisi sono Italia, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, Francia e Spagna. L’allineamento e la confrontabilità dei dati è garantita dai metodi di rilevazione Iri che sono stati adottati in tutti i mercati di riferimento. Per questo motivo, nell’ambito ortofrutticolo, frutta e verdura confezionata a peso variabile fanno riferimento solamente al mercato italiano perché non riscontrabili nei mercati europei adiacenti.

Una prima macroevidenza che emerge rispetto agli assortimenti è che l’area alimentare si colloca appena al di sotto della metà del valore complessivo generato in sell-out: al 46%. E nell’ultimo anno hanno dimostrato buona vitalità crescendo in tutti i 6 Paesi considerati. Ma non con la stessa velocità: freschi e surgelati paiono al momento avere un passo decisamente più grintoso, con una crescita che nel migliore prestazionale raggiunge il 7,1%. Certamente più tranquilla appare la situazione nel grocery alimentare che registra la sua prestazione più debole nel Regno Unito con una crescita dello 0,5%. Da riscontrare che a livello generale con un salto in avanti di 4 punti, freschi e freschissimi superano la soglia dei 100 miliardi di euro (102,9) e si lasciano decisamente alle spalle l’alimentare non-refrigerato (95,9), che cresce meno della media a 1,3 punti. Alcolici e analcolici rientrano comunque sempre all’interno delle prime 5 categorie in ciascun mercato. Complessivamente realizzano performance superiori alla media (rispettivamente 2,6% e 2,1%) intercettano insieme poco meno di 110 miliardi di euro (106,4). Guardando nel dettaglio dei singoli Paesi, al di là delle dimensioni, emergono anche differenti atteggiamenti di acquisto da parte dei consumatori locali. Tra i britannici i best performer risultano essere i superalcolici (a oltre 18 miliardi e con 4,4 punti di crescita); i francesi premiano freschi/freschissimi per quanto con incrementi piuttosto contenuti (1,6%); in Italia il grocery alimentare resta ancora al primo posto (16 miliardi) ormai quasi raggiunto dai refrigerati che si segnalano per un dinamismo sicuramente più accentuato (+3,4% vs +0,6%). I tedeschi rendono la Germania la regina dei freschi/freschissimi: a livello assoluto (oltre 35 miliardi di euro, più del doppio del giro d’affari italiano) e per performance di crescita: +7,1%. Un risultato inavvicinabile in tutti gli altri contesti, ma che è legato anche ad un attuale forte tasso di inflazione che ha coinvolto l’intero comparto dei latticini e derivati. Per quanto concerne il Regno Unito, da segnalare che l’ottimo momento di mercato degli snack è bilanciato in negativo da prestazioni in forte declino dei prodotti da forno e dei cereali.

Già molto evidente in Italia, emerge anche nei vicini mercati europei l’ottimo stato di salute del reparto animali, che contribuisce a portare in positivo quale best performer l’intera area dell’extra-alimentare (0,8% a livello europeo). Il che non nasconde segmenti a forte criticità: svetta quale reparto in sofferenza il baby (-3,7%). A fronte di un calo generalizzato delle nascite si contrappone ovunque un aumento del numero degli animali da compagnia e, soprattutto, cresce l’abitudine a effettuare acquisti specifici per tipologia di animale a fronte del calo della preparazione domestica di pasti e cure ad hoc. Il sell-out totale del pet sfiora intanto i 9 miliardi di euro. Cura casa e persona evidenziano andamenti trasversali flat, mentre la dinamica a valore è caratterizzata da una certa deflazione.

Linkontro 2018: le 3 cose che… fanno le aziende per le donne

A Linkontro Nielsen 2018 abbiamo chiesto ad alcune aziende presenti le loro politiche per la diversity al femminile. Il punto con Nielsen, P&G, Coca-Cola Hbc Italia, Coralis e Coricelli

Appuntamento con Linkontro Nielsen 2018, dove abbiamo chiesto ad alcune aziende presenti le loro politiche per la diversity al femminile. Il punto in video-pillole con Nielsen, P&G, Coca-Cola Hbc Italia, Coralis e Coricelli.

Da sessioni di workshop e coaching per supportare le donne sul lavoro negli snodi più difficoltosi della carriera a un periodo esteso di maternità, passando per incontri con leader femminili che raccontano i loro segreti del successo. Questo il racconto di Giovanni Fantasia, Ad di Nielsen Italia, nel video sopra.

Per P&G la diversità è un valore chiave e quella di genere è supportata con numerosissime iniziative, compreso l'ultimo corso per aiutare i manager a uscire da preconcetti e stereotipi. Il punto qui sotto con Sonia Anelli, Innovation Leader P&G.

"La mia presenza è il primo simbolo rappresentativo del passaggio dell'azienda a un'apertura al femminile. Le donne che lavorano con noi sono tutte giovani e assistite con iniziative come con la nursery per momenti come la maternità". Nel video sotto parla Chiara Coricelli, titolare di Pietro Coricelli Spa.

Donne protagoniste all'interno del Gruppo Coralis, come racconta con numerosi esempi nel video qui sotto la presidente Eleonora Graffione. Il successo delle donne nell'impresa? Vincere restando donne.

"Ci concentriamo sullo sviluppo dell'individuo, sulla valorizzazione dei singoli e sul merito anche ma non solo nelle differenze di genere", spiega nel video sotto Marco Pesaresi, direttore commerciale di Coca-Cola Hbc Italia.

Bennet rinnova altri 3 punti di vendita e potenzia il Drive

Il caffè cucina a Castelletto Ticino
Bennet inaugura i restyling dei punti di vendita di Cantù, Tavernola e Castelletto Ticino, con l'attivazione contestuale di 2 nuovi bennetdrive che portano a 12 le postazioni fisiche per il ritiro dei prodotti ordinati online

Tre nuovi (nel senso di rinnovati) punti vendita Bennet con apertura di drive per il ritiro della spesa ordinata online (bennetdrive) a Cantù e Tavernola. Cliccando su www.bennetdrive.it da qualunque dispositivo 24 ore su 24, si scelgono i prodotti per poi passare a ritirarli in qualsiasi momento della giornata nell’apposita piattaforma. La spesa viene caricata direttamente in macchina da un addetto senza costi aggiuntivi. Si paga anche al ritiro/consegna tramite Pos. Bennet Drive presenta le stesse offerte del punto di vendita, con la possibilità di ordinare anche freschissimi (ortofrutta, macelleria, pescheria) e prodotti di produzione Bennet (panetteria, pasticceria, rosticceria e cucina). Con le nuove postazioni esterne di Cantù e Tavernola, Bennet raggiunge così i 12 punti vendita dotati di questo servizio,

A Cantù e Castelletto Ticino le innovazioni riguardano soprattutto i nuovi reparti: freschi e prodotti che servono per la dispensa. Nuovo spazio anche alla ristorazione, con i corner +CheSushi, nel Bennet di Cantù, e Caffè&Cucina nel Bennet di Castelletto Ticino.

Il caffè cucina a Castelletto Ticino

Le novità si estendono ad altri reparti, come quello per la casa, dall’occorrente per i fornelli alle novità per arredare gli spazi interni ed esterni.
Particolare attenzione al tessile (varietà di telerie, adatte a qualsiasi stile d’arredamento) e al giardino, con rafforzamenti assortimentali nel fai da te e nell'elettrico.

Tornando all'alimentare, spiccano i reparti salutistica -con prodotti vegani, vegetariani, e tutti i "senza" (senza lattosio, senza glutine, senza zucchero, senza uova, senza lievito) e la parafarmacia con farmaci da banco, omeopatici, fitoterapici e prodotti per la cura della persona.

Pagamenti: nuovi servizi di SpesaPass e CassaSelf, Apple Pay e Samsung Pay, per pagare direttamente da smartphone o tramite carta.

Altra novità, i totem interattivi, attraverso i quali i clienti possono accedere in completa autonomia ai servizi offerti dal mondo Bennet Club .

 

Linkontro2018: In gdo vincono le politiche commerciali chiare

Il punto sugli andamenti di format e prodotti alla conferenza d'apertura di Linkontro Nielsen 2018

A parità di rete nel periodo gennaio-maggio (inizio) 2018 l'andamento di fatturato dei format distributivi premia i discount (+1,5%) e l'eCommerce, che cresce a doppia cifra e incide per l'1,5%. Rallentamento invece per i supermercati, che calano del 0,9% con differenze tra le diverse insegne (meglio le metrature tra 1.000-1.500), mentre continuano le difficoltà degli ipermercati (-3,3%).

Questi alcuni dei numeri raccontati da Romolo De Camillis retailer director di Nielsen Italia, durante la conferenza d'apertura di Linkontro Nielsen 2018, che anche quest'anno fa il punto sul largo consumo, tra trend in atto e previsioni future.

Bene i player locali rispetto a quelli nazionali e i formati convenience e a libero servizio, che si stanno trasformando. Andamenti positivi che dipendono più dall'insegna che dal formato.

Parlando di promozioni, in particolare, a fronte di una trasformazione dell'offerta distributiva, Nielsen ha scelto di rileggere il tessuto della gdo suddividendolo per intensità promozionale e posizionamento di prezzo. “Con questa fotografia rendiamo molto più leggibile l’impatto di queste politiche sulle performance”, spiega Giovanni Fantasia, Ad di Nielsen Italia: "Il tema che emerge è che tanto più c’è una politica commerciale chiara tanto più questa viene premiata dal consumatore".

In termini di assortimento, continua la crescita delle vendite della mdd e dei piccoli brand industriali. Nei primi quattro mesi dell’anno emerge un trend negativo (-1,9%) delle vendite a valore dei «top 20» (escluse le mdd). Trend negativo anche dei follower, dalla 21esima posizione alla 200, che calano del -1,4% (nel 2017: +2,6%). Crescita del +3,8% per la mdd (discount inclusi), mentre nel non food la crisi si aggrava.

Zara reinventa la vendita nel fast fashion retail

Il brand del gruppo Inditex aprirà un punto di vendita pilota che rivoluzionerà l’esperienza d’acquisto (da Gdoweek n. 8)

Maggio 2018 sarà una data memorabile nella storia del fast fashion retail: Zara, l’icona del gruppo Inditex, lancerà il suo punto di vendita rinnovato, di 4.000 mq di superficie e ubicato nel centro commerciale Westfield a Londra. Con questo negozio, Zara può reinventare la vendita al dettaglio di abiti ispirati all’alta moda. Il “negozio pilota” di Zara sarà un nuovo modo di effettuare acquisti da Zara da parte di clienti perennemente connessi.

Immagino una cliente ideale: mentre sorseggia il caffè del giovedì mattina, arriva un nuovo messaggio sul suo smartphone: domenica ci sarà la festa di compleanno di una sua amica! Comincia a far scorrere immagini sullo schermo per trovare qualcosa di nuovo da indossare. L’app di Zara propone una scelta di capi alla moda per soddisfare i suoi gusti, elaborata in base ai suoi precedenti acquisti e alle varie interazioni avvenute. Sceglie due abiti e si sente più rilassata. Dopo aver effettuato l’ordine, riceverà un messaggio di conferma con un codice sul suo smartphone. Non vede l’ora di ritirare il pacco. Dopo il lavoro, si reca nel negozio di Zara presso il centro Westfield per ritirare gli articoli ordinati. Gli orari di apertura sono estesi. Entra nel negozio, si dirige verso gli scanner self-service nella zona click&collect per mostrare il codice che ha ricevuto. Un robot automatico preleva il pacco dal retro e lo deposita in un armadietto che potrà aprire subito dopo. Proprio accanto agli armadietti vede alcuni spaziosi camerini. Una addetta dello staff la accompagna direttamente in uno di questi. Non deve fare la coda o aspettare. Si reca nell’area dedicata per aprire il suo pacco. Il secondo capo acquistato tramite smartphone non le piace. Deve semplicemente posarlo sul banco accanto. Zara riaccrediterà automaticamente l’importo corrispondente sulla sua carta di credito. Non è necessario ripiegare, reimballare, applicare l’indirizzo, chiudere il pacco e portarlo da un’altra parte. Però manca qualcosa. Qualche accessorio? Quando prova nuovamente la camicetta, lo schermo integrato nello specchio del camerino suggerisce abiti e altri articoli da abbinare, della taglia corretta e proposti in base ai gusti della cliente. Dopo aver scelto alcuni articoli tra quelli proposti, li ordina toccando lo schermo: li porterà l’assistente oppure arriveranno in apposite capsule tramite un sistema pneumatico. È il momento di pagare. Per rendere l’acquisto più semplice e agevole, ogni collaboratore di Zara dispone di uno scanner che rileva gli articoli e chiede la carta di credito o lo smartphone per il pagamento; la ricevuta sarà poi inviata sullo smartphone. La cliente si allontana dalla zona click&collect. Perché non cercare un regalo per l’amica in un’altra sezione dedicata di questo centro commerciale?

Nella sezione standard del negozio si possono cercare gli abiti in un modo più stimolante. L’organizzazione dell’assortimento va al di là del tradizionale criterio di genere (area dedicata alle donne, agli uomini, ecc.). Entrando nella “zona per le donne”, si trovano alcuni angoli dedicati, ognuno dei quali presenta una collezione appena arrivata “incorniciata” in modo artistico, in modo da far percepire meglio lo spirito del design. L’atmosfera è creata tramite immagini digitali visualizzate sulle pareti di questi angoli. Pensando alla sua amica, la cliente trova una giacca elegante ma estrosa che riesce a immaginarle indossata. Anche la giacca viene pagata con l’aiuto di un’assistente e del sistema di cassa mobile. La cliente esce dal negozio.

Cosa rappresenta questa storia? Come abbiamo visto attraverso il percorso di acquisto del cliente, il nuovo concept store elimina molte incombenze noiose, rendendo l’esperienza del cliente migliore rispetto al passato. Nello specifico, viene migliorata l’esperienza del cliente sotto due aspetti: immaginazione (nell’uso del prodotto) e riduzione dei momenti pesanti e noiosi durante l’acquisto. Questa filosofia è applicata ai due momenti meno gradevoli nella maggior parte dei negozi di moda: i camerini e le casse. Ma consideriamo i vantaggi cui Zara andrà incontro con questa iniziativa:

1. Zara non sta lanciando un nuovo concept store, ma un nuovo sistema di vendita che prevede negozio fisico e web/app perfettamente integrati tra loro per soddisfare i clienti.

2. Una maggiore fedeltà dei clienti determina introiti più elevati. È stato dimostrato che ridurre i momenti noiosi dell’acquisto è uno dei modi migliori per incrementare la fedeltà dei consumatori. Non solo: determina introiti più elevati; questo aspetto è fondamentale, perché le aziende realizzano guadagni più elevati non a seguito dell’aumento del prezzo medio, ma perché un maggior numero di clienti torna.

3. Vita più lunga per gli articoli. L’operazione di reimmissione degli abiti nel circuito diventa più veloce. Gli abiti restituiti sono ancora “freschi” e possono essere venduti ad altri nello stesso negozio entro poche ore.

4. Zara sfrutta l’enorme esperienza della società nella logistica e, forse, anche incrementando l’ottimizzazione dei veicoli per il percorso di ritorno, se il capo restituito non verrà tenuto in quel negozio.

5. Un’importante differenziazione: con questa iniziativa, Zara trasmette la sensazione di essere un’azienda coraggiosa, ricca di iniziativa e concentrata sul cliente.

6. Quando il cliente arriva nella zona di prelievo degli acquisti, Zara controlla il momento di apertura del pacco. Sappiamo che questa operazione determina il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore cerebrale collegato al sistema della ricompensa. Zara collega questa gradevole sensazione al suo marchio proprio nel suo negozio: è un ottimo modo per creare brand equity senza utilizzare metodi convenzionali.

7. Finora l’allestimento dei negozi Zara era quasi impossibile, perché nessuno sa mai quale sarà lo stile dei prossimi capi in arrivo. In questi punti di vendita dominano dunque gli sfondi neutri per evitare dissonanze con l’estetica dei nuovi capi, qualunque essa sia. Nell’app/web di Zara, invece, quasi ogni articolo viene visualizzato su un modello o una modella o in un contesto stimolante. È risaputo che, quando i siti web mostrano i loro prodotti in una situazione stimolante, la percentuale di incremento delle vendite è a due cifre. Paradossalmente, Zara ispira meno nel negozio multisensoriale che nel web/app, dove si possono usare solo due sensi.

8. È possibile stimolare la vendita abbinata senza essere invadenti. Il ritiro degli ordini in negozio offre ai clienti la possibilità di vedere altri prodotti disponibili. Di fatto, ben il 70% degli acquirenti che restituiscono articoli comprati tramite un negozio effettua ulteriori acquisti.

9. È possibile comprendere molto meglio i clienti e la loro vita grazie all’uso intelligente dei dati raccolti. Tramite il sistema Rfid, così come con l’uso dell’app instore e di altre modalità per raccogliere dati, Zara costruisce un sorprendente database relazionale, che non solo può gestire la fase back-end con la precisione di un orologio, ma rende anche migliore l’esperienza del cliente al momento dell’acquisto. Ad esempio, grazie alla gestione dei dati, un robot consegna il pacco, offre suggerimenti con l’immagine di un modello o di una modella che indossa quel capo, come accade tramite web/app, e Zara, tramite visualizzazione sullo specchio-schermo del camerino, consiglia prodotti che si abbinano bene agli articoli acquistati. Inoltre, gli assistenti presenti in negozio possono offrire un aiuto molto più versatile rispetto a prima, è possibile pagare direttamente a loro ecc. Questo nuovo ecosistema di vendita al dettaglio di Zara non è solo un’opera legata alla moda, ma diventa un’attività di gestione dei dati. Con lo stesso successo con cui gestisce la moda, Zara in futuro potrebbe vendere con successo prodotti acquistati con minor frequenza, in modo personalizzato ed efficace.

10. Zara non solo rinnova il suo retail, ma migliora anche l’efficienza del suo intero modello d’impresa. L’azienda riesce a raggiungere una sinergia molto maggiore tra il front-end (la parte visibile ai clienti) e il back-end (la parte che ha finora gestito).

 

Rinnovato Conad City di Rimini

Riapre dopo i lavori di ristrutturazione il punto di vendita Conad City di Rimini, ubicato in via Serpieri 12, gestito dalla società Euromarket

Riapre dopo i lavori di ristrutturazione il punto di vendita Conad City di Rimini, ubicato in via Serpieri 12, gestito dalla società Euromarket che nella città gestisce altri quattro store.  Sono stati rinnovati, stando a quanto scrive NewRimini, i reparti frutta e verdura, il panificio, la macelleria con ampia isola di prodotti pronti da cuocere. Nuovo anche il banco salumi e latticini. Sono stati dedicate delle aree apposite per i prodotti biologici, Verso natura e Sapori e dintorni Conad. Il negozio è aperto tutti i giorni dal lunedì al sabato dalle ore 8 alle ore 20, la domenica dalle ore 8,30 alle 13.

 

Carrefour Italia: via al progetto LaTTellina

Nasce dalla collaborazione con Latteria Sociale Chiuro, il progetto LaTTellina presentato da Carrefour Italia, con l’obiettivo di promuovere e valorizzare le eccellenze locali

Nasce dalla collaborazione con Latteria Sociale Chiuro, il progetto LaTTellina presentato da Carrefour Italia, con l’obiettivo di promuovere e valorizzare le eccellenze locali, come il latte valtellinese. Il progetto prevede il lancio della mozzarella prodotta in Valtellina con latte 100% locale e l’inserimento iniziale di 2 referenze, in busta singola e in busta Tripack, che saranno successivamente integrate da ulteriori formati. Per il lancio, i formati saranno venduti in un box promozionale contenente un vaso di yogurt AlpiYò ed una Mozzarella LaTTellina da 100 g in omaggio.

L’insegna ha già contribuito alla valorizzazione delle produzioni locali partecipando in precedenza  a Piemondina, marchio ideato dall’assessorato all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Piemonte.

Salvatore Cavoli, responsabile prodotti regionali Carrefour Italia, spiega: “Carrefour offre ai propri consumatori prodotti di qualità, a kilometro 0, che valorizzino il contesto economico e sociale di provenienza. Il progetto LaTTellina è un pilastro fondamentale di questo percorso”. Franco Marantelli, presidente della Latteria di Chiuro, aggiunge: “Un progetto ambizioso che ci permette di coniugare il sapere agroalimentare della Valtellina con una eccellenza gastronomica della migliore tradizione italiana rappresentata dalla mozzarella.”

 

Glamour: a Milano il primo pop-up

glamour pop up
Pronto per l’apertura il primo temporary store di Glamour, visitabile sabato 19 maggio e domenica 20 maggio, in piazza Gae Aulenti a Milano

Pronto per l’apertura il primo temporary store di Glamour, visitabile sabato 19 maggio e domenica 20 maggio, in piazza Gae Aulenti a Milano.

Lo store propone una rassegna dei must-have da vacanza, scelti dalla redazione tra i brand che hanno aderito all’iniziativa, tra cui le borse e gli zaini di Alexandra Alberta Chiolo, i gioielli e gli orologi di Calvin Klein, i trucchi di Deborah Milano Keith Haring special edition, gli outfit di Liu Jo e ancora: le valigie di Mandarina Duck, i solari Nivea Sun, i bijoux funny di Ogm, gli smalti Opi, le automobili Seat e il beachwear di Yamamay.

 

 

Penny Market ristruttura la rete

FACCIATA penny market
Per il biennio 2018-2019, Penny Market mette a punto un piano di sviluppo prevedendo investimenti per 167 milioni di euro. Sono 20 le nuove aperture in programma

Per il biennio 2018-2019, Penny Market mette a punto un piano di sviluppo prevedendo investimenti per 167 milioni di euro. Nel dettaglio, la voce più rilevante è costituita dai nuovi negozi per un totale di oltre 80,2 milioni; seguono i remodelling per 27,9 milioni. Gli investimenti generali sugli store preesistenti ammontano a 20,9 milioni, mentre si programmano anche nuovi magazzini, in Toscana e, soprattutto, in Sicilia con un hub a Catania. Per la nuova sede di Cernusco sul Naviglio, infine, si prevedono 1,8 milioni.  Nell’anno in corso sono previste circa 20 aperture, concentrate in Toscana, Lombardia, Piemonte e Sud Italia. Grazie ai nuovi store, verranno creati nel 2018 circa 100 nuovi posti di lavoro.

Gli investimenti previsti tra 2018 e 2019 manifestano la volontà di Penny Market di rafforzare la presenza in Italia, contribuendo anche allo sviluppo dei territori nei quali abbiamo deciso di operare – spiega Roberto Fagnani, cfo di Penny Market - Proprio la crescente integrazione con il tessuto socio-economico locale ci consente di rendere sempre più concreti i principi fondamentali del nostro lavoro: anticipare le esigenze dei clienti, collaborare con i produttori locali e valorizzare il nostro capitale umano”.

 

 

 

Maiora: nuovo Interspar a Terlizzi

interspar terlizzi
Consolida la sua presenza in Puglia il Gruppo Maiora che a Terlizzi (Ba) apre un punto di vendita Interspar, in viale Aldo Moro, sviluppato su 1490 mq

Consolida la sua presenza in Puglia il Gruppo Maiora che a Terlizzi (Ba) apre un punto di vendita Interspar, in viale Aldo Moro, sviluppato su 1490 mq.

“Per noi l’Interspar di Terlizzi è l’inizio di una nuova visione di un luogo, il supermercato – spiega Pippo Cannillo presidente e amministratore delegato di Despar Centro-Sudin cui offrire non solo prodotti, ma servizi, informazioni e accoglienza al consumatore, oggi sempre più attento a ciò che acquista per la sua spesa. Abbiamo progettato questo nuovo Interspar per renderlo in grado di offrire una customer experience di alto livello, iniziando così una vera rivoluzione per i nostri punti di vendita in linea con un cambio della domanda di un consumatore moderno che ha bisogno di conoscere il prodotto anche attraverso la sua provenienza, il suo sviluppo, la sua storia e,  soprattutto, richiede affidabilità”.

Lo store propone un reparto di gastronomia e panetteria con un’ampia area ristoro attrezzata con tavolini e cassa dedicata per i prodotti da consumare al momento o da asporto. Sarà possibile, infatti, consumare e acquistare prodotti realizzati direttamente nel reparto, oltre ad articoli di fornitori locali e piatti pronti. È presente un’enoteca, estesa su uno spazio di 57 mq, dotata di una vetrina refrigerata con prodotti “premium”, vini, spumanti e champagne. In zona centrale spicca il “tavolo botte” per varie degustazioni che saranno organizzate con la presenza di sommelier. Per la linea salute e benessere c’è Despar Natural, una selezione di prodotti  senza glutine, vegani, senza zucchero e biologici, pensata per andare incontro ai nuovi bisogni dei consumatori. Il reparto ortofrutta è caratterizzato dalla presenza di banchi frigo con esposizione verticale e vassoi per ortaggi e scaffali orizzontali per la frutta.

Il visual tende a fornire informazioni sulle proprietà dei prodotti e sui trend di mercato all’interno di ciascun reparto. Come sottolinea l’azienda si tratta di “un vero e proprio storytelling, attraverso cui veicolare i valori aziendali di un marchio internazionale come Despar”.

Euroverde ready to eat 100% veg

L’azienda bresciana innova la tradizione e guarda a Oriente con la nuova gamma di zuppe pronte

Tradizione italiana in versione veg e ready to eat che guardano a Oriente: Euroverde ha presentato a Cibus 2018 i tortellini in brodo di verdure fresche in monoporzione da 360 grammi e la nuova linea di zuppe ramen, con noodles freschi.

Un’innovazione che va incontro alla domanda crescente di pietanze meat free: i tortellini di sfoglia all’uovo sono ripieni di parmigiano e verdure e possono essere serviti dopo un passaggio di due minuti in microonde, mentre le zuppe ramen proposte sotto il brand premium Bontà di Stagione (Verdure e Funghi; Verdure con Ceci e Zenzero; Verdure con Verza e Fagioli Azuki) prevedono un primo riscaldamento e l’aggiunta successiva di noodles freschi per una breve cottura di 1 minuto.

“Questa proposta -dichiara l’azienda- si rivolge a un target ampio e diversificato che cerca proposte facili da preparare, curioso verso le proposte della cucina internazionale, per esempio con i sapori dell’Oriente reinterpretati in chiave nostrana”.

Megamark: l’obiettivo è capire i clienti

Leader al sud con cinque insegne, il gruppo fondato dal Cavaliere Giovanni Pomarico prosegue nel proprio sviluppo, affilando le armi a livello di offerta e servizio (da Gdoweek n. 8)

Una rete alimentare formata da oltre 500 supermercati, tra diretti e affiliati, attiva nel sud (Puglia, Campania, Molise, Basilicata e Calabria), con cinque insegne -Famila, Iperfamila, Dok, A&O e Sunrise, firma per la prossimità-, che nel loro complesso nel 2016 hanno generato un fatturato superiore a 1,250 miliardi di euro: questi numeri caratterizzano l’attività al dettaglio food di Megamark (Selex). “Siamo una galassia di esperienze e professionalità, che opera in un business focalizzato sui volumi, ma che si distingue per il focus sulla distintività e identità delle nostre insegne a livello di offerta e di attenzione alle persone, collaboratori o consumatori che siano”, spiega il Cavaliere Giovanni Pomarico. Affermazioni che si traducono in format di vendita, efficienti e attraenti. “Ampiezza di offerta e convenienza, ma non primi prezzi, qualità, praticità e comodità, in ambienti luminosi e facili da percorrere: questi gli elementi sui quali abbiamo costruito la caratterizzazione dei nostri format”, racconta Francesco Pomarico, direttore generale di Megamark. Con questo obiettivo in mente, da tempo è in atto un processo di revisione delle categorie che tiene conto delle ultime tendenze in fatto di alimentazione. “Ogni anno revisioniamo circa 80 categorie, creando assortimenti cluster per tipologie simili di negozi -spiega Moreno Bellinzona, direttore vendite del gruppo, dal quale dipende una squadra di category manager-. E il risultato è il progressivo sviluppo di quelle categorie con trend positivi, come farine, prodotti bio e del territorio, m anche il mondo legato alla salute, come il senza glutine, in negozi fortemente orientati ai freschi”.

In questo contesto, il supermercato Famila di Nocattari (Ba) testimonia bene queste dichiarazioni: su una superficie di 1.250 mq, con 11.000 referenze, i freschi, ovviamente inseriti nella corsia centrale, incidono sulle vendite per il 55%. “Il negozio è stato aperto due anni fa, il tempo corretto perchè i consumatori imparino a conoscere bene il supermercato -chiarisce Bellinzona-: infatti oggi il negozio ha triplicato il suo fatturato (da 75.000 euro), senza una grande pressione promozionale, ma agendo con continuità sugli elementi che consideriamo chiave: prodotti fatti da noi, dalle focacce al pane, presentati in banchi ampi dotati anche di forno, frutta e verdura della zona, pescato locale, anche se in banchi di dimensioni contenute. Allo stesso tempo, crescono anche i prodotti ricettati: in pescheria troviamo prodotti preparati instore, cui si aggiunge il sushi, offerto una volta alla settimana e realizzato da un artigiano locale molto richiesto nella zona-prosegue Bellinzona-. In macelleria stiamo progressivamente inserendo referenze “ready to cook”, evidenziate dal bollino “Nostra preparazione”, in un’offerta dal posizionamento elevato visto che propone anche carni premium e locali”.

Un aspetto importante nella personalizzazione dei singoli negozi riguarda il ruolo dei direttori delle singole filiali che hanno la possibilità di organizzare iniziative promozionali ad hoc, all’interno di un assortimento planogrammato dalla sede centrale. Il risultato è che, nel Famila di Nocattari, la responsabile Marilisa Procaccio (30 anni di vita da super: “È dura, ma è la mia vita: ogni giorno ci sono novità”, dice) si è inventata la distribuzione di ricette sfiziose per il pranzo della domenica o per occasioni particolari (Pasqua, compleanni, feste e anniversari) così come ha creato, lungo il corridoio centrale, una serie di promozioni che suggeriscono abbinamenti con referenze tra loro complementari: di fatto i prodotti coinvolti raggiungono rotazioni interessanti, decisamente di maggior impatto rispetto a quando il prodotto rimane a scaffale.

Un analogo lavoro di personalizzazione, è stato implementato nella rete dei Supermercati Dok, di metratura ridotta rispetto ai Famila e situati nei centri storici. In particolare, quello di Bari di via Crispi (900 mq, 8.500 sku) focalizzato sulle logiche di prossimità sta testando con successo un concetto di eCommerce, con consegne a domicilio che possono essere ordinate da piattaforma, smartphone e instore. “Si tratta di un servizio in crescita e sempre più richiesto -spiega il direttore Emanuele Tritone-: oggi siamo a 200 spese a settimana, con scontrini in aumento, al punto che abbiamo anche iniziato a chiedere un contributo minimo, per le spese sotto i 40 euro. Ma siamo certi che non si tratti di una soglia che disincentiverà i clienti al servizio. Anzi”.

Famila: i numeri dello sviluppo

famila
Il gruppo, che ha chiuso il 2017 con un fatturato al consumo di 2 miliardi di euro, conquistando un +15% a parità di rete, punta su sviluppo e comunicazione

Sono diversi gli obiettivi per il biennio 2018/2019 del Gruppo Unicomm (socio Selex) che punta sullo sviluppo e sulla comunicazione.  Novità per l'insegna Famila che ha appena avviato il servizio di spesa online sul portale Cosicomodo.it, al momento dedicato a due punti di vendita della rete ma in via di sviluppo nel resto d’Italia, e programma una serie di aperture.

Stefano Gambolò, direttore marketing del Gruppo Selex, spiega: “Il mezzo ideale per Famila è da sempre la radio e su questa linea proseguiamo con una pianificazione sulle principali emittenti”. Il direttore commerciale di Unicomm, Giancarlo Paola, commenta invece l’ultima apertura del gruppo, realizzata a Mestre. “Il nuovo Famila - dice - è solo l’ultimo tassello, in ordine temporale, di uno sviluppo strategico che riguarderà tutti i canali in cui siamo presenti e per il quale abbiamo stimato investimenti di 135 milioni di euro da qui al 2020”.

Il gruppo ha chiuso il 2017 con un fatturato al consumo di oltre 2 miliardi di euro, conquistando un +15% a parità di rete.

Nasce Accendi luce & gas Coop

Corner Accendi Coop
Luce&gas èCoop cambia nome e diventa Accendi luce & gas Coop, presentandosi con un nuovo logo e un’offerta multicanale. Si prevedono importanti investimenti per i prossimi anni

In vista della liberalizzazione del mercato tutelato di luce e gas, a maggio Luce&gas èCoop cambia nome e diventa Accendi luce & gas Coop, presentandosi con un nuovo logo e un’offerta multicanale innovativa sul web, al telefono ed in circa 300 punti di vendita Coop di tutta Italia.  Accendi fa capo a Alleanza luce & gas, la società per azioni nata nel 2014 e controllata da Coop Alleanza 3.0.

Accendi è il fornitore di energia che è qui per chiarire un nuovo punto di riferimento per tutti

Antonio Cerulli, presidente di Accendi

i consumatori – sottolinea Antonio Cerulli, presidente della società - per informare e supportare chi cerca un servizio semplice e vicino, un fornitore che risolve invece di complicare, che offre informazioni corrette e soluzioni su misura, permettendo di acquistare energia al giusto prezzo, con la convenienza e la sicurezza Coop”.

Il nuovo piano industriale per il triennio 2018-2021 prevede investimenti per 22 milioni di euro nella digitalizzazione dei processi, lo sviluppo della rete commerciale, il marketing e la comunicazione. Entro il 2021 Accendi punta a servire almeno 400 mila clienti in tutta Italia, rispetto agli attuali 50 mila, passando da 70 mila a 620 mila contatori di luce e gas serviti.  Il servizio è attivabile da tutta Italia attraverso il sito web www.accendilucegas.it o al telefono, oppure si può sottoscrivere con il supporto di consulenti energetici direttamente in circa 300 negozi di Coop Alleanza 3.0 e Unicoop Tirreno di 15 regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Veneto; l’elenco completo sul sito www.accendilucegas.it.). Si sta inoltre lavorando per ampliare il servizio anche nel resto d’Italia. Nell’arco del piano, la società passerà da 70 a 140 dipendenti.

 

Aldi: 25 negozi in due mesi e 1 milione di utenti

Aldi 25 negozi
Cresce Aldi sul territorio italiano. L’insegna ha appena inaugurato il 25esimo punto di vendita a due mesi dal suo ingresso in Italia

Cresce Aldi sul territorio italiano. L’insegna ha appena inaugurato il 25esimo punto di vendita a due mesi dal suo ingresso in Italia. Ad oggi ha coinvolto oltre un milione di clienti nella rete sviluppata nel nord del Paese. L’obiettivo è di rafforzarsi ulteriormente raggiungendo 45 aperture entro il 2018. L’ultimo store aperto si trova a Ronchi dei Legionari (Go). Già attivi i negozi in sei regioni (Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia, Lombardia, Piemonte, Trentino Alto Adige, Veneto) nei comuni di Arcore (Mb), Bagnolo Mella (Bs), Borgo Valsugana (Tn), Cantù (Co), Castellanza (Va), Concorezzo (Mb), Conegliano (Tv), Curno (Bg), Ferrara, Fidenza (Pr), Gambarare di Mira (Ve), Manzano (Ud), Marcon (Ve), Novara, Peschiera del Garda (Vr), Piacenza, Reana del Rojale (Ud), Rovereto (Tn), San Donà di Piave (Ve), Spilimbergo (Pn), Stezzano (Bg), Trento, Trieste e Verona.

Il design dei punti di vendita è stato sviluppato ad hoc per l’Italia, e presenta un’organizzazione intuitiva degli spazi che rende il prodotto visibile e facilmente fruibile. L'85% dell’assortimento è composto da linee a marchio proprio.

 

Despar: prossimità, velocità e sinergia

L’azienda in Italia chiude un 2017 positivo e guarda a un 2018 di nuovi investimenti a partire dalla Mdd, come racconta il presidente Paul Klotz (da Gdoweek n. 8)

Tempo di bilanci per Despar, che in occasione della Convention 2018 fa il punto dei risultati raggiunti lo scorso anno e delinea i prossimi obiettivi. Il futuro? Uno sviluppo fatto di aperture, ristrutturazioni e restlyling di punti di vendita, oltre che innovazione, che parte innanzitutto dalle referenze a marchio privato, con 280 lanci previsti e l’ambizione di aumentarne del 3,5% il fatturato, superando il 19% di incidenza sulle vendite (attualmente al 18,6%).

Un proposito che passa da un lavoro a stretto contatto con i produttori per intercettare e anticipare, le nuove tendenze del mercato. Ad offrirci un quadro complessivo è il presidente di Despar Italia, Paul Klotz.

Parliamo del supermercato e del consumatore di oggi …

Durante la crisi il consumatore è cambiato, ha imparato a risparmiare e a dare una seconda vita agli avanzi. Questo periodo difficile, durante il quale Despar Italia è comunque riuscita a crescere, è ormai passato. Il consumatore, però, resta diverso. Oggi non cerca più l’opulenza, ma un altro tipo di prodotto, di cui conosca tutta la filiera. Si mangia meno, ma meglio.

Per quanto riguarda le strutture di vendita: il mercato si sta trasformando e quelle grandi hanno più difficoltà di quelle piccole, per vari motivi: innanzitutto, il cliente investe meno tempo per fare la spesa e, a quella settimanale, ne preferisce una quotidiana o quasi (da noi entrano anche due volte al giorno, mattino e sera). Inoltre, la popolazione cambia: ci sono tanti single e il supermercato torna ad essere un luogo di incontro e relazione. Questo va a favore della filosofia Despar, che ha sempre puntato su strutture medie-piccole inserite nel quartiere e con bacino d’utenza limitato, luoghi dove si può anche andare in bici o a piedi.

L’arrivo del retailer tedesco Aldi, nel frattempo, ha cambiato qualcosa?

Stiamo già convivendo con Aldi nel Nord-Est, dove hanno aperto i primi punti di vendita. Stiamo vedendo i loro passi: fanno dei punti di vendita molto moderni e belli, si sono calati in una realtà che non è tedesca e devono ancora conoscere il mercato e il consumatore italiano, nonché affrontare la guerra di prezzi nella loro categoria con i competitor esistenti come Lidl ed Eurospin. Saranno molto impegnati nei prossimi anni ... poi diventeranno sicuramente un competitor. Non dimentichiamo, però, che nel frattempo altri player sono usciti dal mercato, come Billa, Dico, Sisa. Si parla tanto dei nuovi arrivati e molto poco di chi se ne va.

Passiamo alla vostra politica di sviluppo …

Abbiamo in programma nuove aperture, con format piccolo intorno ai 2.500 metri quadrati, più grande non ci interessa perché il non-food inizia ad essere inutile.

L’ampliamento passerà dalle acquisizioni o ...

Diciamo che siamo all’ascolto ... le acquisizioni non possiamo programmarle ma dobbiamo essere pronti quando il momento è buono ed essere veloci. Io, personalmente, prevedo un decennio più di acquisizioni e fusioni tra gruppi, perché le nuove aperture sono sempre più difficili: la legge sul consumo del suolo da un lato ci complica la vita, dall’altro la riqualificazione dei terreni è un processo lento e complicato. L’aiuto che riceviamo in questo senso dalle istituzioni cambia in base al Comune. C’è chi ti viene incontro dandoti il massimo aiuto, chi offre invece il massimo della complicazione

Con la vostra altra anima Despar, quella del Sud Italia, come va?

Rispetto a un paio di anni fa siamo molto più uniti, c’è un interscambio di idee, informazioni e tendenze. Abbiamo ancora un vincolo da risolvere sulle centrali di acquisto diverse. Per ora va bene così ma in futuro vedremo se c’è una strada comune. Come Despar Italia siamo anche migliorati con Spar International, ad esempio aumentando l’esportazione dei prodotti italiani verso i Paesi Spar.

Parlando di private label?

Oggi abbiamo quasi tremila referenze e ogni anno ne lanciamo di nuove sviluppandoli insieme ai nostri fornitori. La nostra quota di private label sull’incidenza delle vendite è del 18,6%, in altri Paesi europei arriva al 40%, questo significa che c’è ancora spazio di crescita. Per farlo dobbiamo convincere i nostri clienti affiliati e centri distributivi a comprare più prodotti a marchio, poi far conoscere meglio il prodotto al consumatore con campagne di marketing e degustazione, infine dobbiamo lanciare prodotti in linea con le nuove tendenze velocemente, guardando anche all’estero per anticipare. Con l’olio di palma ad esempio siamo stati i primi.

Quali saranno i prossimi nemici free-from?

Lo zucchero e a seguire la plastica. E queste sono tendenze da intercettare prima di tutto come Mdd con i nostri produttori, non possiamo andare dall’industria e dir loro cosa fare. Anzi, da un certo punto di vista si è ribaltato il processo e siamo noi i primi a proporre.

Lattiero-caseario: nella top ten dei più comprati il latte è in testa

L’anno scorso gli italiani hanno speso oltre 6,5 miliardi di euro in ipermercati, supermercati e negozi di libero servizio per comprare prodotti lattiero-caseari. Lo rivela Assolatte citando una ricerca esclusiva condotta dal Centro di ricerca su Retailing e Marketing (Rem Lab) dell’Università Cattolica di Milano e consultabile al link Latte in Pillole.

Il mercato di largo consumo dei prodotti lattiero-caseari è in crescita e si caratterizza per un’offerta sempre più vasta, sia a livello di ampliamento di gamma che di profondità dell’assortimento. L’analisi realizzata per conto di Assolatte ha analizzato tre macro-aree di prodotto (ossia latte+panna, formaggi+burro, yogurt) identificando ben diverse 31 categorie merceologiche: dalla ricotta allo yogurt bi-compartimentale, dal latte fermentato/kefir ai formaggi a pasta filata per cucinare.

Partendo da quest’analisi Assolatte ha stilato una classifica dei 10 prodotti lattiero-caseari che hanno chiuso il 2017 con il maggior giro d’affari nei punti vendita della distribuzione moderna di tutta Italia. Una classifica che fotografa le scelte d’acquisto al supermercato e la gestione del budget familiare destinato alla spesa alimentare.

Latte a lunga conservazione, mozzarella e latte fresco sono i primi tre prodotti lattiero-caseari per valore delle vendite realizzate nella distribuzione moderna nel corso del 2017. Dunque, tra Uht e fresco, il latte si conferma un caposaldo della spesa degli italiani per il food e arriva a generare oltre il 25% delle vendite complessive di prodotti lattiero-casearie realizzate dalla Gdo in Italia.

Invece, il formaggio per cui gli italiani spendono di più è la mozzarella, anche se sarebbe meglio usare il plurale vista la varietà di tipologie e formati proposti dalle aziende lattiero-casearie, e che fanno sì che in un ipermercato un cliente possa scegliere addirittura tra 77 referenze di mozzarelle, in un supermercato ne trovi 41 e in un discount 13. Complessivamente, nel 2017 – afferma Assolatte – la spesa degli italiani per acquistare la mozzarella è ammontata a 809 milioni di euro, pari al 12,4% del giro d’affari totale del settore lattiero-caseario.

Al quarto posto un altro grande classico della produzione casearia italiana: i formaggi stagionati da tavola e da grattugia, come Grana Padano e Parmigiano Reggiano. Incidono per il 7,8% sul giro d’affari realizzato dal dairy in supermercati, ipermercati e negozi a libero servizio, e l’anno scorso hanno superato i 511 milioni di euro di vendite.

Al quinto posto lo yogurt intero, con oltre 431 milioni di euro di vendite annue (6,6% di quota a valore sul totale dairy). Per individuare in modo corretto il legame tra italiani e yogurt occorre considerare anche che il sesto posto tra i prodotti lattiero-caseari per cui i consumatori spendono di più c’è lo yogurt funzionale (quasi 400 milioni di euro di vendite nel 2017) e che altre tre tipologie di yogurt (magro, greco e bi compartimento) superano ciascuno i 100 milioni di euro di vendite annue.

Il settimo prodotto lattiero-caseario più influente sul budget alimentare degli italiani è il burro, che nel 2017 tra supermercati, ipermercati e negozi a libero servizio ha raggiunto un giro d’affari di quasi 313 milioni di euro.

Dall’ottava alla decima posizione della classifica stilata da Assolatte sono presenti ben tre prodotti caseari: i formaggi da tavola interi o porzionati (244 milioni di euro di vendite nel 2017), i formaggi freschi (227 milioni di euro) e la crescenza, che da sola genera 212 milioni di euro di giro d’affari annuo.

Grom arriva a Londra

La catena italiana di gelateria Grom apre un punto di vendita a Londra a due passi da Piccadilly Circus e prosegue il suo sviluppo all'estero

La catena italiana di gelateria Grom apre un punto di vendita a Londra a due passi da Piccadilly Circus, stando a quanto scrive il giornale online Londra da vivere.

L’insegna è stata di recente acquisita da Unilever e sta sviluppando la sua presenza oltre Italia. È stata creata da Guido Martinetti e Federico Grom, partiti da una semplice idea per realizzare “il gelato come una volta”, ossia senza additivi, conservanti e coloranti, a partire da materie prime coltivate in maniera sostenibile e biologica. Il primo store è stato realizzato nel 2003 a Torino. Oggi la catena conta centinaia di gelaterie in tutta Italia, mentre all’estero è attiva in varie sedi come New York, Osaka, Dubai, Hong Kong.

 

Supermercato24 e Famila: servizio attivo a Mantova, Brescia e Varese

supermercato24
Si espande a tre nuove province, Mantova, Brescia e Varese, l’accordo tra Supermercato24 e Maxi Di Srl (Gruppo Selex) che gestisce l’insegna Famila

Si espande a tre nuove province, Mantova, Brescia e Varese,  l’accordo tra Supermercato24, il player della spesa online con consegna a domicilio, e Maxi Di Srl (Gruppo Selex) che gestisce l’insegna Famila.

Nelle tre province, che si aggiungono a Verona attiva dal 2017, gli utenti potranno fare la spesa online, agli stessi prezzi dei loro punti di vendita Famila di riferimento con la disponibilità di un assortimento di oltre 15.000 referenze tra cui oltre 500 prodotti freschi, 1.500 prodotti in offerta e 1.500 private label. La spesa sarà recapitata a domicilio entro un’ora dall’ordine, direttamente dal personal shopper che l’ha realizzata al posto loro. Il servizio è attivo 7 giorni su 7, dalle ore 9 alle ore 20, ad un costo di consegna di 4.90 euro, senza alcun canone aggiuntivo di iscrizione al servizio.

 

In un contesto in continua evoluzione, dove tutti sono sempre più propensi all’uso delle tecnologie digitali in grado di migliorare la qualità della propria vita, diventa per noi fondamentale conseguire una capillare copertura del territorio nazionale e raggiungere così con Supermercato24 sempre più persone” dichiara Federico Sargenti, amministratore delegato di Supermercato24.

Mauro Muraro direttore marketing di Maxi Di srl, aggiunge: “L’utilizzo del digitale per fare la spesa anche nelle province di Brescia, Mantova e Varese dopo la fase pilota del 2017 nella provincia di Verona ci consente di dare maggiore servizio ai nostri clienti e di competere con più forza nel canale eCommerce”.

 

Come fanno le grandi aziende? Conformità della fattura nei processi P2P

Non importa se la tua azienda è grande o piccola, se opera a livello locale o internazionale, ha bisogno di automatizzare i processi procure-to-pay (P2P). Soprattutto quando si tratta di fatturazione e conformità dei dati. Montagne di scartoffie, documenti persi e infiniti errori negli ordini: questa è la realtà di ogni azienda che non ha ancora automatizzato i processi P2P. Se vuoi che la tua azienda cresca, leggi e scopri le sfide attuali e come superarle.

Abbiamo pensato che il modo migliore per ottenere informazioni complete sulla conformità della fatturazione nelle organizzazioni più grandi sia organizzare un sondaggio e chiedere loro quali sono i problemi che affrontano quotidianamente e i loro piani per il futuro. Con il nostro partner Sharedserviceslink abbiamo parlato con P2P e professionisti della finanza che lavorano per le aziende di tutto il mondo nei settori sanitario, finanziario, retail, alimentare, moda, trasporti e bancario. L'80% degli intervistati rappresentava aziende piuttosto grandi, con un volume di fatture annuale superiore a 100.000 copie. Per quanto riguarda la posizione, il 58% delle organizzazioni era situato in Europa e il 31% in Nord America.

La varietà di settori, ubicazioni geografiche e quantità di fatture processate ci ha fornito una visione di qualità e una migliore comprensione delle maggiori sfide nei settori dei processi di fatturazione, dei contenuti, dell'archiviazione e della protezione dei dati sensibili. Allo stesso tempo, abbiamo appreso che l'automazione P2P può davvero aiutare a migliorare la conformità della fattura.

 Conformità legale

Prima di iniziare l'analisi del sondaggio, dobbiamo presentare le informazioni più importanti sulla fatturazione elettronica. Le fatture elettroniche (e-invoices) sono la soluzione moderna per la documentazione cartacea. Invece di accumulare fatture in innumerevoli cartelle, è molto più facile gestirle e archiviarle su piattaforme digitali. La fatturazione elettronica consente di risparmiare tempo, denaro e riduce gli errori umani.

La fatturazione elettronica a livello mondiale è stata implementata in due diversi modelli. Il primo è il modello post-audit, presente negli Stati Uniti, in Australia e in gran parte dell'Europa. Gli emittenti di fatture inviano i loro documenti direttamente ai destinatari. Il secondo gruppo è il modello di autorizzazione in Russia, Sud America e Turchia. I file non possono essere inviati direttamente al destinatario ma devono essere verificati e autorizzati dal ministero competente, che varia a seconda del Paese. Il sondaggio ha mostrato che entrambi i modelli legali hanno problemi simili.

Inoltre, dobbiamo ricordarci della sicurezza dei dati. Tutti i dati devono essere immagazzinati e archiviati in modo sicuro con la possibilità di recuperare rapidamente le informazioni. Inoltre, il nuovo regolamento generale sulla protezione dei dati dell'Unione europea (GDPR) entrerà in vigore il 25 maggio 2018 e le società che raccolgono e trattano i dati personali dei cittadini dell'UE devono adeguare la loro conformità al GDPR.

Le sfide di conformità

Alla domanda sulle maggiori sfide di conformità alla fatturazione nel lavoro di tutti i giorni, più della metà delle società partecipanti ha sottolineato la conformità fiscale / IVA (63%) e l'integrità del contenuto delle fatture (54%). Vale la pena ricordare che l'inosservanza delle formalità relative alle imposte o ai regolamenti IVA, o ai pagamenti IVA errati, può comportare costi aggiuntivi per l'impresa e creare un rischio di responsabilità per i responsabili dei regolamenti fiscali. Inoltre, un'azienda su cinque ha riscontrato numerosi problemi con le regole di archiviazione (22%) e la protezione dei dati sensibili (21%). In caso di violazione della sicurezza, la perdita dell'archivio aziendale di dati cruciali (ad es. Informazioni personali dei clienti) può comportare non solo multe, ma anche gravi perdite di reputazione e fiducia dei clienti.

Fatturazione multicanale

La maggior parte dei nostri intervistati ha ammesso di ricevere la maggior parte delle fatture in formato cartaceo / scansionato (77%) o inserito manualmente  per e-mail / PDF (68%). Prendendo in considerazione il numero di fatture (da 100 mila a 1,5 milioni all'anno), questo implica un carico di lavoro enorme per i dipendenti e aumenta significativamente la possibilità di errori. La fatturazione manuale rende la conformità molto più difficile e certamente lascia margini di miglioramento.

Alla domanda sui miglioramenti futuri, l'automazione P2P di gran lunga è il modo principale in cui le aziende cercano di aggiornare i propri processi (65%) e standardizzare i processi a livello globale (46%). La domanda di automazione P2P è così elevata che l'88% degli intervistati dichiara di essere interessato a migliorare l'automazione P2P, indipendentemente dal livello attuale dei processi automatizzati.

Vuoi sapere quali sono le priorità principali per quanto riguarda i processi P2P e conoscere le migliori pratiche P2P? Quali sono i tipi più popolari di automazioni P2P che funzionano? Come migliorare la tua azienda come i più grandi player sul mercato?

Le risposte a tutte quelle domande le troverai nel white paper esteso. Implica più informazioni e dati complessi che ti aiuteranno a capire meglio l'automazione P2P e la conformità delle fatture. Solo un'adeguata consapevolezza produrrà le migliori politiche e procedure. Seguendoli risparmierai tempo, aumenterai le entrate, istruirai i tuoi dipendenti e ridurrai gli errori quotidiani che possono essere evitati.

Comarch Italia

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Rapporti industria-distribuzione: alla ricerca di nuove strade

Soprattutto negli ultimi anni, complice la crisi le relazioni tra gdo e Idm sono diventate sempre più tese e muscolari. Ma non mancano ambiti di possibile e proficua sinergia: purchè tesi all’innovazione e alla differenziazione. Ecco le risposte di alcuni protagonisti del mercato (da Gdoweek n. 8)

Su un punto sono tutti d’accordo: il rilancio dei consumi passa inevitabilmente (anche) per nuove forme di collaborazione tra l’industria di marca e il mondo della grande distribuzione organizzata. Perché gli schemi classici e anche quelli introdotti in tempi più recenti, dal focus esclusivo sul prezzo alle logiche di category, non sembrano bastare più. Le difficoltà nascono, però, quando si provano a immaginare i filoni di sviluppo perché su questo terreno torna a fare capolino una diffusa percezione di contrapposizione tra gli interessi delle parti che lascia poco spazio all’innovazione.

Nei primi 100 giorni del 2018 le vendite della gdo hanno registrato un calo intorno al punto percentuale rispetto allo stesso periodo del 2017, ma due fattori lasciano immaginare un peggioramento quando saranno disponibili cifre più aggiornate: la Pasqua anticipata (nel 2017 era caduta il 16 aprile) e il peggioramento dei risultati con il trascorrere delle settimane. Un trend che arriva dopo il modesto incremento (+0,2%) rilevato da Federdistribuzione delle vendite nazionali, anche se la gdo (+1,4%) è andata sensibilmente meglio dei piccoli negozi (-0,8%). E il risultato sarebbe stato anche peggiore senza una leggera ripresa dei prezzi che ha compensato la debolezza dei volumi.

Considerato che è illusorio attendersi una crescita robusta dal 2018 (anzi, il primo trimestre dovrebbe essersi chiuso con il Pil in aumento dello 0,2% su base congiunturale, quindi un decimo in meno rispetto al precedente trimestre) non resta che capire come sta evolvendo l’atteggiamento degli attori sul fronte della domanda. “Volendo fare un confronto con il passato a breve e medio termine, il bilancio è immutato. Vi sono alcuni operatori dell’industria di marca che mostrano maggiore propensione al dialogo con la gdo e altri meno”, è il bilancio generale tracciato da Francesco Avanzini, direttore commerciale di Conad. Il principale parametro da considerare, ricorda il manager, è l’inflazione, che a marzo ha sì registrato un’accelerazione rispetto a febbraio, ma, con un +0,9% rispetto a un anno fa, resta comunque caratterizzata da un incremento molto contenuto. Soprattutto se si aggiunge che il passo in avanti rispetto al +0,5% registrato nel mese precedente è dovuto in buona parte alle componenti più volatili, come alimentari e tabacchi.

“Un altro parametro da considerare con grande attenzione è il tasso d’innovazione: sui segmenti relativamente nuovi e moderni, pensiamo al bio, c’è qualche spazio per agire sulla leva del prezzo, altrimenti l’aumento dei listini rischia di risultare completamente al di fuori delle logiche di mercato” aggiunge Avanzini. Secondo il quale è necessario un “colloquio su base continuativa con l’industria nella consapevolezza che il mercato è ormai fortemente parcellizzato non solo per numero di operatori attivi, ma anche a livello geografico e di clientela. Occorre trovare insieme, di volta in volta, la soluzione più adatta alla singola situazione”.

Avanzini cita come esempio quello che ha fatto Conad: “Abbiamo scelto alcuni campi nei quali vogliamo essere più forti e riconoscibili, e chiediamo alle industrie di fare lo stesso”.

È un appello che finora ha funzionato? “Raramente -risponde Avanzini-. Nella maggior parte dei casi il focus resta sul conto economico, così come resta la convinzione che il profilo del brand vada bene per tutti”. Avanzini fa l’esempio dei cappellini americani con misura unica che si adattano a tutte le teste. “Non funziona più così nel mondo della distribuzione -sottolinea-. I consumatori chiedono politiche commerciali e promozioni differenziate anche a livello di punto di vendita. Quindi non basta decidere di puntare per esempio sui prodotti green, ma occorrono diverse intensità di spinta per ciascuno di essi. Anche nel corso di un’unica giornata -ricorda- il consumatore frequenta più negozi e insegne e da ciascuno si attende sensibilità differenti. Se questa è l’evoluzione della domanda, il fornitore non può rispondere con un piano di marketing unico”.

Da dove ripartire allora? Fabio Sordi, direttore commerciale di Selex, invita a non dimenticare che qualsiasi negoziazione si basa, in ultima analisi, sul prezzo netto d’acquisto e sulla valutazione del suo - potenziale prima e reale dopo - prezzo di vendita. “Anche se ad alcuni può apparire banale ricordarlo, questo è il nostro mestiere -sottolinea-. È all’apparenza facile, tant’è che siamo in tantissimi a farlo. Cosa diversa è farlo bene, tutti i giorni, negli anni”. Esistono diversi approcci (a volte complementari, altre volte alternativi) su come acquistare e come vendere. Sul primo fronte si può fare riferimento ai costi industriali o al valore della marca. Anche nelle impostazioni commerciali ci sono due modelli di base: vendere al meglio ciò che si è deciso di acquistare o comprare al meglio ciò che si è deciso di vendere. “Ovviamente non esiste un sistema giusto e uno sbagliato in assoluto -spiega Sordi- perché nel mercato vediamo esempi di successo e di insuccesso con tutti questi metodi, diversamente incrociati tra di loro. Quello che è certo è che dimenticarsi di negoziare e di tenere sotto controllo il prezzo netto d’acquisto è un errore, come è un errore concentrarsi solo su di esso dimenticandosi tutto il resto”.

Data per scontata una certa muscolarità della relazione tra gdo e industria di marca, quali sono le aree per lavorare in partnership?

“Il punto di partenza per collaborare è partire dal presupposto che gli interessi tra le due parti a volte sono convergenti, ma altre non possono che essere divergenti” chiosa Sordi. Un esempio su tutti: le promozioni. “L’interesse del fornitore è di vendere il più possibile, quello del distributore di attrarre più clienti nei suoi punti di vendita -precisa il direttore commerciale di Selex-. Solo partendo dal reciproco riconoscimento di questi presupposti, si potranno trovare soluzioni compatibili per entrambi”. Il secondo punto è la disponibilità a dare al distributore un’offerta personalizzata in termini di prodotti, promozioni ad hoc e così via. “Sempre di più il mercato dà ragione a chi è in grado di adattare e personalizzare la propria offerta alle specifiche esigenze dei propri clienti” sottolinea Sordi, che invita a non trascurare mai l’importanza della sostenibilità economica. “Non ci può essere partnership con un fornitore che non mi fa guadagnare; troppi prodotti dell’industria di marca non coprono neanche i costi di distribuzione o hanno a volte margini negativi”.

Per concludere, segnala la necessità di puntare su un rapporto agile e dinamico che consenta di seguire i cambiamenti dei consumi dei clienti. In concreto come? “Se un fornitore pretende il ‘mantenimento assortimento anno precedente’, non fa l’interesse di nessuno, né del cliente, né del distributore, né, in ultima analisi, il suo”, conclude il manager di Selex. Un messaggio molto chiaro.

Non nasconde le difficoltà del momento, ma al contempo individua alcuni filoni di possibile collaborazione Alessandro Masetti, responsabile settore alimentari e liquidi di Coop Italia. “Ci sono diversi fattori che rendono inevitabile una contrapposizione muscolare tra la gdo e l’industria di marca, dall’andamento complessivo delle vendite, che continua ad essere insoddisfacente nella parte iniziale di questo 2018, alla leva promozionale classica, che non genera più vendite aggiuntive, ma si è trasformata in una azione di difesa dei fatturati dell’anno precedente e continua ad erodere vendite. Anche le nuove aperture non generano più crescite di fatturato. A tutto ciò si aggiunge il fatto che il consumatore si è evoluto nelle dinamiche di spesa e sta approcciando come soluzione di acquisto molti più canali di quanti non ne prendesse in considerazione in passato, dal commercio online al canale discount, tutti canali concorrenti”. Se tutto ciò rende inevitabile una maggiore contrapposizione, è altrettanto vero che continuano comunque ad esserci ancora mercati che crescono a due cifre.

“È il caso del biologico che sta vivendo un quinquennio di forte espansione e su alcuni mercati agricoli si candida a diventare il mainstream del futuro”, spiega Masetti. Lo stesso vale per i prodotti ad alto contenuto di servizio o di quelli che richiamano la tradizione, l’artigianalità e la tipicità, oltre al filone benessere e salute. “Molto spesso gli artefici di questi successi non sono state le grandi aziende di marca, ma realtà imprenditoriali medie o piccole che hanno interpretato i bisogni del consumatore vedendo in lui non solo un soggetto economico. È chiaro che per un distributore cavalcare questi trend diventa di vitale importanza e proprio quelle aziende che, nel tempo, hanno saputo leggere o addirittura anticipare questi trend saranno quelle con le quali sarà più facile la negoziazione”. Masetti sottolinea che la diversità di formato può generare un’area di confronto interessante tra industria e distribuzione sul fattore dell’efficienza e quindi sul recupero dei costi di filiera rendendo utile un confronto.

“A parità di prodotto, infatti, l’industria di marca può dare soluzioni logistiche e di allestimento personalizzate a seconda del modello distributivo e questo può portare a una collaborazione di medio periodo, che può spostare l’asse da una relazione puramente muscolare ad una di maggiore collaborazione volta al contenimento dei costi”.

Il vantaggio per il trade è evidente, mentre per la marca “può portare a soluzione taylorizzate e quindi durature a fronte di un delta costo iniziale spesso non così elevato, se paragonato all’investimento per il miglioramento della relazione con il distributore” aggiunge.

La personalizzazione, spiega il manager di Coop, dovrebbe riguardare anche le soluzioni promozionali che da sole spesso sono esse stesse la causa principale di perdita di margine. “Serve trovare soluzioni personalizzate che siano davvero distintive e che partano da una conoscenza profonda delle esigenze del consumatore e di che cosa sia davvero importante per lui in quel momento, se creare traffico, transazione o se puntare su un posizionamento valoriale”. La società, ricorda Masetti, va verso una maggiore individualizzazione dei bisogni e le soluzioni pensate uguali per tutti, “pur a fronte di un risparmio immediato sulla scala dei costi, difficilmente saranno la strada giusta per il futuro”.

D.It punta su forme di collaborazione che vanno al di là dell’ambito commerciale. “Puntiamo sul coinvolgimento dell’idm nei nostri programmi di loyalty ad alto valore aggiunto, sistemi premianti sempre più qualitativi e differenzianti, supportati da prodotti/brand di alta gamma e sempre più spesso accompagnati da testimonial di forte richiamo per i clienti”, racconta Alessandro Camattari, direttore commerciale e marketing di D.It Distribuzione Italiana. “A ciò si aggiungono iniziative focalizzate sulle nuove tendenze e i nuovi stili di consumo, come l’utilizzo del magazine aziendale, attraverso il quale veicoliamo ai clienti attività di co-marketing strutturate come redazionali e con l’appeal del fai da te” spiega. Un esempio in tal senso è costituito dalle rubriche periodiche dedicate al mondo del beverage, dove nel contesto di un redazionale -Il cocktail del mese- viene promosso l’utilizzo migliore di uno specifico brand/prodotto dell’industria di marca. Il canale online è un altro filone di sviluppo di partnership con i produttori. “Il nostro nuovo sito, per esempio, è strutturato come un portale di informazioni specifiche e tracciabili che incrociano informazioni di negozio e utente”. Questo significa consentire la lettura delle modalità di navigazione dell’utente stesso, individuarne gli interessi e mettere a disposizione del partner idm tutta una serie di informazioni per attività commerciali e/o di adv con contenuti mirati per segmenti specifici di interesse a seconda che l’obiettivo del partner industriale sia di engagement piuttosto che di fidelizzazione”. La app diventa un’ulteriore estensione della relazione, consentendo, con le stesse modalità del portale, il contatto con l’utente in qualsiasi luogo. “Il prossimo passo da implementare sarà l’associazione delle carte fedeltà a portale ed app per avere un profilo completo sia di navigazione sia di acquisto -aggiunge Camattari-. Con queste nuove implementazioni, stiamo allargando la relazione con l’idm anche a tutte quelle funzioni che solitamente dialogano con minor continuità con la distribuzione, prime fra tutti marketing e digital, con l’obiettivo di creare attività di valore per i nostri clienti”.

Anche Massimo Krogh, direttore acquisti di Crai, sottolinea che una certa muscolarità nei rapporti è inevitabile per diverse ragioni: “La competitività trasversale tra i format, la forte pressione promozionale del mercato, la spinta sul recupero dei volumi, la necessità sia dei retailer sia dell’industria di marca di conquistare quote di mercato, l’aggressività dei prezzi sui volantini e l’inflazione all’acquisto hanno eroso la marginalità con la conseguenza che in certi casi si arriva a stressare la negoziazione”.

Alla luce di queste considerazioni, per Krogh la vera sfida è coinvolgere tutti gli attori della filiera. Come? “Occorre condividere le logiche di category management individuando le referenze prioritarie -risponde Krogh-, mettendo in relazione i trend di consumo, le esigenze dei clienti, gli spazi espositivi, il posizionamento dei diversi format e soprattutto il ruolo che il retailer intende dare alle differenti categorie. Bisogna pensare ad attività a volantino che non rispondano più a un concetto di presidio di una certa numerica, ma che siano soprattutto qualitative e valoriali, costruite su prodotti interessanti e attrattivi per il consumatore”. Questo non basta, ma, come aggiunge Krogh, “Si devono pensare e costruire insieme azioni e iniziative promozionali mirate e personalizzate anche attraverso il Crm, fonte preziosa per conoscere e studiare il comportamento di acquisto dei clienti attraverso parametri oggettivi e misurabili”.

Dopo le ricette applicate e quelle auspicate dai big della gdo, è interessante sentire il parere dell’industria. A parlare su questo versante non sono in molti, segno di una certa disillusione nel cercare terreni di collaborazione. “La verità è che oggi funzionano le promozioni, quello che viene veicolato tramite volantini. Su tutto il resto si fatica tanto e non vedo grandi spazi di partnership con il mondo della gdo” taglia corto Salvatore La Bella, direttore commerciale di Preziosi Food.

Anche Massimo Monti, amministratore delegato di Alce Nero, si mostra prudente su questo fronte. “La lunga stagione della crisi ha impattato pesantemente sulle vendite, per cui la coperta è corta e ognuno la tira verso di sé”. Almeno in teoria, sottolinea Monti, gdo e industria di marca non dovrebbero essere in concorrenza tra loro, ma la verità è un’altra: “Siamo in presenza di una competizione serrata in cui ciascuno cerca di preservare un po’ di marginalità e non si riesce a guardare al lungo periodo”. Questa la fotografia dell’esistente, ma è inevitabile una svolta: “Se vogliamo puntare tutti a una crescita sostenibile, occorre un’equa divisione degli interessi, che coinvolga anche il consumatore”, sottolinea l’Ad di Alce Nero. Un auspicio che vale per tutte le parti in causa.

Francesco Andriani, cmo di Andriani Spa, riconosce che lavorare per logiche di category non è più sufficiente perché non contribuisce a incrementare i consumi che tendono sempre più a migrare verso altri canali, come l’acquisto online. Inoltre, le incertezze legate alle instabilità politiche e sociali possono portare, come (estrema) conseguenza, alla rinuncia all’acquisto. Il retail contemporaneo, definito moderno perché supera il punto di vendita tradizionale, deve riorganizzarsi velocemente in quanto non più idoneo al mercato.

“I fornitori più moderni e dinamici dei punti di vendita devono utilizzare le proprie capacità e risorse per informare, spiegare il corretto utilizzo, valorizzando le peculiarità per rendere l’acquisto accessibile a tutti, in particolare alle nuove generazioni, che sono più dinamiche e tendono a spostarsi più facilmente -spiega Andriani-. Le nuove tecniche di marketing del sistema d’acquisto non lavorano più per logiche di reparto, ma puntano a far vivere momenti di unicità e chiarezza che aiutano il consumatore a sentirsi più motivato e sicuro nel fare il proprio acquisto”. Cosa fa l’azienda su questo fronte? “Per promuovere le nostre linee di prodotto abbiamo adottato una strategia di marketing e comunicazione che prevede un mix di attività, online e offline, volte a diffondere la conoscenza del marchio Felicia e a valorizzare il suo posizionamento nei mercati di riferimento”. In ogni caso, il web resta il canale privilegiato del brand. “L’utilizzo dei canali social ci dà la possibilità di instaurare un dialogo diretto con il consumatore, stimolando la sua curiosità attraverso un piano editoriale ricco di contenuti -spiega Andriani-. Abbiamo inoltre implementato un’attività di comunicazione, media relation e una programmazione adv sulle principali riviste di settore”. Da segnalare, infine, la collaborazione con food blogger e influencer. “Attraverso la creazione di ricette innovative con i prodotti Andriani, si fanno portavoce del mangiar bene, sano e naturale, perfettamente in linea con la filosofia di Felicia”.

Valérie Hoff, direttore marketing de La Linea Verde, ricorda la sfida vinta di posizionare, per la prima volta in Italia, zuppe fresche accanto all’ortofrutta fresca pronta (IV gamma). “Questa collocazione è servita a far passare al cliente finale i plus della allora nuova categoria merceologica che si andava a proporre -racconta Hoff-: prodotti vegetali freschi, pronti (alto contenuto di servizio) e genuini perché fatti con materie prime freschissime, senza conservanti e realizzati con minor impatto tecnologico come fatto in casa. Sempre più si lavora insieme per sviluppare prodotti innovativi che spronino il mercato a crescere, esplorando nuovi orizzonti e intraprendano nuove sfide”.

Valérie Hoff accoglie favorevolmente “gli sforzi che nel mondo della distribuzione si stanno compiendo per valorizzare il comparto ortofrutticolo, da sempre biglietto da visita di super e superstore per la qualità del prodotto fresco e anche perché fisicamente collocato di solito all’ingresso”. Esempi di collaborazione che promettono di trovare applicazione anche altrove. Conclude Valérie Hoff: “La strada intrapresa dai retailer è apprezzabile, anche per la comunicazione che sta diventando sempre più efficace sul punto di vendita”.

#ilviaggio Video Tour: Famila e Dok di Gruppo Megamark

Nuova tappa de #ilviaggio nella rete di vendita di Gruppo Megamark in Puglia, tra assortimenti e servizi moderni, in linea con le ultime tendenze food. Unico l'obiettivo: capire e soddisfare i clienti

"Ampiezza di offerta e convenienza, ma non primi prezzi, qualità, praticità e comodità, in ambienti luminosi e facili da percorrere: questi gli elementi sui quali abbiamo costruito la caratterizzazione dei nostri format", racconta Francesco Pomarico, direttore generale di Gruppo Megamark (Selex) che opera in cinque regioni del sud (Puglia, Campania, Molise, Basilicata e Calabria) con una rete formata da oltre 500 supermercati, tra diretti e affiliati, suddivise in cinque insegne -Famila, Iperfamila, Dok, A&O e Sunrise, firma per la prossimità-.

Da tempo è in atto un forte processo di revisione delle categorie che tiene conto delle ultime tendenze in fatto di alimentazione. "Ogni anno, revisioniamo circa 80 categorie, creando assortimenti cluster per tipologie simili di negozi", spiega Moreno Bellinzona, direttore vendite del gruppo, dal quale dipende anche una squadra di category management.

Spazio quindi a farine, prodotti bio e del territorio, il mondo della salute, con il senza glutine, in negozi fortemente orientati ai freschi, come dimostra bene il supermercato Famila di Nocattari (Ba), nel quale i freschi rappresentano il 55% delle vendite.

Centrale il ruolo dei direttori di punto di vendita nella personalizzazione dei singoli store alle esigenze della clientela, che si esprime non solo in un rapporto stretto, ma nel suggerire ricette e consigli di consumo, piuttosto che nel servizio di consegne a domicilio, che possono essere ordinate da piattaforma, smartphone e instore. Interessante a questo proposito l'esperienza del Supermercato Dok di via Crispi a Bari. "Si tratta di un servizio in crescita, sempre più richiesto -spiega il direttore Emanuele Tritone- oggi siamo a 200 spese a settimana, con scontrini in aumento. Abbiamo anche chiesto un contributo alla spesa (per quelle sotto i 40 euro) ma siamo certi non sarà una soglia che disincentiverà i clienti. Anzi".

 

Si rinnova InCoop di San Terenzo

Lo store, preso in gestione da Coop Liguria, precedentemente gestito dalla cooperativa 1° maggio, è sviluppato su 300 metri quadrati

Il punto di vendita InCoop di San Terenzo, frazione del comune di Lerici, in provincia di La Spezia, è stato oggetto di lavori di ristrutturazione. Lo store, preso in gestione da Coop Liguria, precedentemente gestito dalla cooperativa 1° maggio, è sviluppato su 300 mq.  Tra le novità introdotte c’è un piccolo banco servito di pescheria. Sono presenti i banchi assistiti della macelleria e della gastronomia, il distributore di pane sfuso. Ampia la presenza dei prodotti locali.

Tra i servizi propone consegna della spesa a domicilio. È presente il Punto Soci, l’ufficio dove si possono scoprire tutti i vantaggi esclusivi riservati ai soci di Coop Liguria: dalla possibilità di tutelare il proprio risparmio aprendo un libretto di Prestito Sociale alle polizze assicurative proposte da UnipolSai, dalle convenzioni con enti e istituzioni culturali al servizio di telefonia mobile Coop Voce. La ristrutturazione ha permesso a Coop Liguria di dotare il punto di vendita di vari accorgimenti ecosostenibili.

 

 

Carrefour lancia la raccolta A tutta benza

carrefour
La nuova campagna di raccolta punti di Carrefour Italia, A Tutta Benza, è valida esclusivamente per i possessori della carta Payback

La nuova campagna di raccolta punti di Carrefour Italia, A Tutta Benza, valida esclusivamente per i possessori della carta Payback, dà diritto a un buono sconto carburante del valore di 10 euro ogni 10 punti benza, che si ottengono a fronte di una spesa di 25 euro o di 10 euro di “prodotti acceleratore” in tutti i punti di vendita Carrefour Iper, Market e Express, e online. Una volta accumulati i 10 punti benza, si può ritirare in cassa il buono sconto da 10 euro entro il 17 giugno, e utilizzarlo fino al 1° luglio 2018 nelle stazioni a marchio Esso su un rifornimento minimo di 25 litri. L’iniziativa sarà comunicata attraverso una campagna multicanale realizzata in collaborazione con l’agenzia H48 che prevede spot tv e radio, on air dal 15 al 19 maggio, contest e attivazioni social e un piano pubblicitario media.

 

Video Tour: Stammi Bene, Mercato con Cucina

Tra ristorazione e mercato, con un occhio attento prodotti freschi e del territorio per sostenere bio, salutismo e un pizzico di divertimento: ecco Stammi Bene, uno dei nuovi business di Megamark

"Siamo uno spazio ibrido, un po' ristorazione, un po' bar e un po' mercato, anime complementari unite da un file rosso: ampliare ed evolvere le logiche del bio, rendendolo più allegro e non punitivo e declinandolo con il rispetto per l'ambiente, l'attenzione allo spreco di energia, la cura verso i prodotti del territorio, oltre che di frutta e verdura, rigorosamente di stagione". Alessandro Milella, direttore dello store, spiega così Stammi Bene, il Mercato con Cucina che Megamark, nelle sue logiche di diversificazione, ha aperto lo scorso settembre nel centro di Bari.

Un luogo adatto a ogni età, insomma, che offre una selezione di prodotti del territorio,  ready-to-eat bio e sani, una ristorazione di qualità, ma accessibile (nelle due versioni di qualità e veloce, nel senso della modalità, non nel livello qualitativo) ed eventi. "Non abbiamo un target definito, per fortuna -aggiunge Milella- ma parliamo a diverse tipologie, di cui soddisfiamo le esigenze nell'arco della giornata, dai ragazzi dell'Università agli uffici, dalle famiglia ai professionisti".

Un format da replicare, quindi ... "Ancora presto per dirlo -chiarisce Francesco Pomarico, direttore generale di Megamark-: per ora siamo soddisfatti dei risultati. Per il futuro ... vedremo".

 

Ecu: restyling per il negozio di Bologna

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Riapre rinnovato il discount Ecu di Bologna, gestito da Realco, situato in via Borgo San Pietro 134, a ridosso del centro storico cittadino e a pochi passi dalla stazione ferroviaria

Riapre rinnovato il discount Ecu di Bologna,  gestito da Realco, situato in via Borgo San Pietro 134, a ridosso del centro storico cittadino e a pochi passi dalla stazione ferroviaria. Il locale si sviluppa su una superficie di circa 460 mq e conta un’offerta di circa 2.600 referenze alimentari e non.

All’interno del negozio sono presenti le principali aree merceologiche tra cui ortofrutta, pane con produzione interna, surgelati, latticini e salumi, carni confezionate, gastronomia pronta.  Il punto di vendita impiega sei persone, a salvaguardia dei posti di lavoro della precedente gestione ed in parte nuove assunzioni ad integrazione del personale esistente prima degli interventi di ristrutturazione.

 

 

Esselunga: prima parafarmacia in Toscana

parafarmacia esselunga
Esselunga replica il format già lanciato a Milano e apre in Toscana, in via Di Novoli, a Firenze, la prima parafarmacia nella regione

Il primo format della parafarmacia di Esselunga è stato lanciato nei giorni scorsi nel superstore milanese di Pioltello. L’insegna replica in Toscana e inaugura in via Di Novoli a Firenze la prima parafarmacia nella regione, aperta al pubblico dal lunedì al sabato dalle 7,30 alle 22 e la domenica dalle 9 alle 20. Nel corso del 2018 proseguirà un graduale sviluppo.

Nel reparto, presidiato da farmacisti, è disponibile un assortimento di oltre 300 referenze tra farmaci di automedicazione, farmaci senza obbligo di prescrizione, i cosidetti otc e sop, e prodotti omeopatici. L’area si completa con lo scaffale degli integratori, organizzati per funzione/bisogno, con quello della dermocosmesi suddiviso per marca e con lo scaffale dedicato alla cura dei capelli. I farmaci da banco e i dispositivi medici sono detraibili fiscalmente.

 

Retail e digitalizzazione, come muoversi in hyper-locale

Location, assortimento e prezzo: tre variabili che non possono essere considerate fisiche. Un approccio digitale, innovativo e liquido

Il retail tra innovazione e tradizione: i “fondamentali” del mestiere rimangono, ma assumono un significato diverso, più ampio, inserendosi in una rete di dati che ne permette l’utilizzo ottimale. Sempre grazie ai dati, ciascuna insegna costruisce la propria caratterizzazione e sviluppa i propri valori, con nuove prospettive sollecitate dagli sviluppi della tecnologia digitale, in primis l’artificial intelligence (AI). Ecco il punto di vista di Marco Zacchigna, consumer industry solutions leader di Ibm.

Operatività più mirata

“La digitalizzazione rende ogni processo più veloce, più scalabile e più flessibile - spiega Zacchigna -, insomma, consente di fare da un lato cose irrealizzabili per tempi e costi nel mondo fisico e, parallelamente, di rispondere in modo più rapido ai cambiamenti di attitudine del consumatore; tutto questo lascia dietro di sé delle tracce, che sono i dati”. In realtà, si tratta di un circolo virtuoso alimentato dai dati: la digitalizzazione svela una serie di informazioni che prima non era possibile reperire e ha bisogno essa stessa di dati per funzionare al meglio.

Industria e distribuzione, obiettivo comune

Ciò apre nuove prospettive anche nel rapporto tra industria e distribuzione, storicamente ‘ruvido’: “All’estero vediamo concrete realizzazioni rese possibili dalla condivisione dei dati - afferma Zacchigna -. In Italia non è ancora così comune, ma sono ottimista perché vedo che ci sono sperimentazioni in atto”. Un esempio concreto di questo tipo di progetti di integrazione è la soluzione Ibm MetroPulse che consente di identificare quali siano le forze che maggiormente impattano domanda e offerta a livello hyper-locale. Ciò avviene grazie all’utilizzo di algoritmi cognitivi che combinando dati interni dell’azienda con dati provenienti dall’esterno (meteo, traffico telefonico, eventi locali, feed social) estraggono informazioni per servire in modo differenziato ogni singolo quartiere.

( https://www-935.ibm.com/services/local-data/ )

Le applicazioni

I tre casi d’uso principali sono la previsione della domanda, la locazione ottimale di asset (store ... ) e la definizione del product mix e dell’assortimento a livello di singola SKU. Il cambiamento determinato dalla tecnologia digitale costringe a rivedere i pilastri storici che definiscono il concetto di retail, ovvero location, assortimento e prezzo. “Rimangono tre capisaldi - afferma Marco Zacchigna - ma assumono significati molto diversi rispetto a quelli cui eravamo abituati. Che senso ha parlare di location limitandosi al lato fisico, quando tutti sono sempre connessi? E anche l’assortimento, ormai con un click può ampliarsi all’infinito, e il concetto di prezzo, infine, oggi è molto più ‘liquido’ di qualche anno fa, infatti si può modificare online e nel pdv in base all’andamento degli acquisti”.

Se non è esponenziale, non è digitale

La tendenza in atto dunque, secondo Ibm, è quella di una revisione completa del retail, poiché il vero vantaggio competitivo si ottiene solo rivedendo tutti i processi in modalità congiunta e integrata. In questo percorso, Zacchigna suggerisce di “Dare priorità alla digitalizzazione dei processi cui sono legati i vantaggi competitivo di ciascun retailer, che sono diversi a seconda del tipo di attività e di come viene condotta”. Il budget costringe a dare delle priorità, ma “Se non è esponenziale, non è digitale - chiarisce Zacchigna -, non si può applicare un modello di crescita lineare a qualcosa che cresce del 50% ogni anno. Le imprese, soprattutto quelle che alle spalle hanno decine di anni di storia, fanno fatica a entrare in questo modo di lavorare”.

Supply chain, logistica, assortimenti, previsione della domanda, sono “fondamentali” e la loro importanza rimane invariata, ma possono avvantaggiarsi parecchio dell’analisi dei dati. “Oggi è possibile realizzare modelli matematici anche per le medie aziende, ci sono già innumerevoli realizzazioni anche in Italia  - dice Zacchigna - per esempio un’analisi della rete che permette di esaminare l’opportunità di alcune opzioni, come il click&collect.

 

 

 

Modello matematico o opportunity & sensation?

L’opportunità vale sempre, la sensazione… è ciò che rende insostituibile l’intervento umano, che grazie al supporto della macchina può raggiungere risultati un tempo impensabili.
“In questo contesto il punto di vendita rimane un asset fondamentale e differenziante nel retail: il processo d’acquisto stesso è oggi frammentato in micro-momenti che sono ulteriormente suddivisi in diversi touch-point, e il digitale è il collante che garantisce unicità d’esperienza” dice Zacchigna. Si chiama ReStore, il nuovo approccio Ibm al punto vendita che racchiude i vari aspetti finalizzati a rinvigorire e valorizzare il punto di vendita: il ridisegno della piattaforma per garantire flessibilità e semplice fruizione, la hyper localizzazione dell’offerta, di cui abbiamo parlato poco fa, l’interazione individualizzata con il consumatore, gli strumenti a supporto del nuovo ruolo degli assistenti di vendita e il ridisegno di un nuovo modello operativo all’interno del negozio.

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Di Leo lancia biscotti bio e pensa all’export

#Cibus2018 | La linea Fattincasa si arricchisce di una nuova referenza organic e di una selezione pensata per l’oltreconfine

Innovazione come ritorno alle origini: Di Leo, biscottificio materano, prosegue nella sua spinta all’innovazione tenendo fede ai suoi valori originari. Questa l'identità portata anche a Cibus 2018.

“La linea Fattincasa – dichiara Ezio Pinto, responsabile marketing – si arricchisce di una nuova referenza, ossia i Fattincasa Bio con Melagrana, realizzati con farina di frumento, zucchero di canna, olio extravergine d’oliva e melagrana, frutto tipico del Mediterraneo, tutti da agricoltura biologica. Di fatto questa innovazione spinge ancor più verso un biscotto che soddisfi le esigenze del consumatore e che si proponga ancor più in questa sua veste da prodotto casalingo, altro driver che influenza positivamente il processo di acquisto del consumatore. Oggi quattro consumatori su cinque acquistano prodotti biologici e, in particolare, questo trend è più evidente nelle famiglie con figli sotto i 6 anni di età. Per loro vogliamo proporre biscotti sani, buoni da mangiare e con un prezzo accessibile a tutti”.

Macfrut: medaglia d’oro per l’innovazione di Cefla

Andrea Ventura, managing director di Cefla Shopfitting, Renzo Piraccini, presidente di Cesena Fiera, e con Antonio Boschetti, direttore dell'Informatore Agrario
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La medaglia d’oro del Macfrut Innovation Award va a alla Grow-Unit di Cefla Shopfitting, per la coltivazione indoor di microgreen

La medaglia d’oro del Macfrut Innovation Award va a alla Grow-Unit di Cefla Shopfitting, per la coltivazione indoor di microgreen. La premiazione in occasione della fiera in corso a Rimini.

La Grow-Unit è un modulo per la coltivazione indoor di microgreen, ossia piantine al loro Cefla Shopfitting_Grow Unit_30-09-2017_001_mod3_previewstadio iniziale di crescita, ricche di nutrienti (fino a 40 volte in più rispetto gli ortaggi cresciuti). Una ricerca, quella delle tecnologie per il Growing, che vede all’avanguardia la società di Cefla C-Led, grazie agli studi sugli spettri luminosi ottenuti da speciali sistemi Led.

Questo premio - commenta Andrea Ventura, managing director di Cefla Shopfitting -, conferma il valore dell’innovazione che, da sempre, è uno dei nostri punti di forza. Il Growing, così come il proximity marketing, sono tecnologie che guardano al futuro e che ben si integrano nell’ossatura dello Smart Shelving System, il nostro premiato display espositivo che, fra i numerosi vantaggi dimensionali ed ergonomici, offre anche la possibilità di essere facilmente elettrificabile senza dover smontare gli elementi dello scaffale”.

La Golosa di Puglia premiata a Sapore dell’Anno 2018

#Cibus2018 | A vincere la Burratina Biologica e il Caciogrotta, due prodotti appena nati dal marchio di punta del Caseificio la Gioia Bella e presentati a Cibus 2018

La Golosa di Puglia, primo brand del Caseificio La Gioia Bella dall'anima 100% pugliese, ha vinto il premio Sapore dell’Anno 2018 con due dei propri prodotti lanciati recentemente sul mercato: la Burratina Biologica e il Caciogrotta. Queste due delle neonate referenze con cui l'azienda si è presentata a Cibus 2018.

Tra le novità anche la burrata Gourmet in bicchierino da 200 grammi, un prodotto di posizionamento alto che si unisce a una già ampia gamma di referenze lattiero casearie segmentata con diverse proposte di consumo, frutto di un'accurata selezione territoriale e qualitativa. Tra i prodotti speciali La Golosa di Puglia propone anche connubi tra eccellenze locali a latitudini diverse, come nel caso della Burrata al Gorgonzola.

"Il nostro fatturato è in forte crescita e sfiora i 12 milioni. Tra gli obiettivi per il 2019 c'è infatti quello di portare a completamento il nostro stabilimento così da triplicare la capacità produttiva attuale", spiega l'amministratore delegato e fondatore Pasquale Cinieri (in foto).

La materia prima dell'azienda è direttamente acquisita dagli allevatori della zona, a  garanzia di genuinità e freschezza dei prodotti. E mentre in Italia e in Europa si lavora con il fresco, l'export extra Ue (Arabia Saudita e Usa) passa per il frozen grazie alla nuova linea di surgelamento. Tra i prossimi Paesi su cui puntare Cina e Argentina.

Tempo di serenità fattiva

Che cosa mangeremo fra vent’anni? La spinta salutistica sarà diventata la normalità?Gli insetti saranno parte del menù? (da Gdoweek n. 8)

... queste e tante altre saranno le domande che ci porremo nei giorni di Cibus. L’eCommerce versus il banco taglio? La qualità della frutta e verdura (di questo parleremo a MacFrut) come si misura? Come saranno i Centennials? In questa ridda di quesiti, sorge un dato positivo, stiamo (finalmente) guardando al futuro, un futuro che non sappiamo come sarà ma, non per questo, ci fa paura, anzi! Il futuro, adesso che abbiamo capito che cambiare si può e, in fondo, è stimolante e arricchente, è una frontiera che si supera ogni giorno. Non è l’era dell’ottimismo un po’ “beone” degli anni 80, è una più compassata serenità: abbiamo capito che ce la possiamo fare, insieme, certamente, con creatività (quella sempre) e con un pizzico di fortuna che, si sa, aiuta gli audaci. Viviamo in un tempo difficile, non ci nascondiamo che le nubi all’orizzonte ci sono, ma con la saggezza di chi ha vinto tante battaglie, di chi qualche cicatrice ce l’ha, abbiamo imparato in questi anni, che cadere si può, ma che rialzarsi è possibile, più forti di prima, più genuinamente convinti che lavorando bene, con trasparenza e serietà alla fine si viene ripagati. Continuiamo così, la forza è dentro di noi e nessuno ce la può dare ma neppure togliere.

La moda ecofriendly di Ebarrito in un temporary store a Milano

ebarrito
Il brand di accessori handmade in Italy, Ebarrito, sbarca a Milano in un temporary store in Corso di Porta Ticinese a Milano, visitabile fino al 2 giugno

Il brand di accessori handmade in Italy, Ebarrito, sbarca a Milano in un temporary store in Corso di Porta Ticinese a Milano, visitabile fino al 2 giugno, tutti i giorni dalle 11 alle 20 con orario prolungato fino alle 22 al venerdì e sabato. In esposizione la collezione primavera estate 2018 dal titolo Instant-Love: il colpo di fulmine, ad indicare l’istante in cui si è travolti dall’emozionante momento della scelta. Saranno inoltre presentate in anteprima le novità della collezione autunno inverno 2018/2019 Equality.

Il brand nasce da un’idea di Alessandro La Micela, classe '76 e palermitano di nascita, che ha ebarritoiniziato la sua carriera come Ceo di accessori, e fondato Ebarrito nel 2009 insieme alla compagna Gloria. L’azienda di borse e scarpe in pelle nei trattamenti e nell'utilizzo dei materiali eco compatibili rispecchia la filosofia di vita della giovane coppia.

Il negozio del futuro? Secondo i retailer sarà così

Uno spazio unico dove offline e online convivono, dove si sfruttano in punti di vendita per quell'eCommerce locale dove Amazon ancora non arriva, ma soprattutto dove si offre un'esperienza che la rete non potrà mai dare

Cosa mangeremo, compreremo, ma soprattutto come e dove lo compreremo?
Questo il tema del convegno #Cibo2038, organizzato da Mark Up e Gdoweek e andato in onda a Cibus 2018. Dopo un focus sul cibo del futuro, nel corso della tavola rotonda moderata da Cristina Lazzati, direttrice dei due magazine, si è parlato del ruolo di negozio, private label ed eCommerce con i retailer.

"La nostra forza come retailer fisici è poter raggiungere con l'eCommerce, grazie ai nostri punti di vendita, anche quei piccoli paesi dove Amazon non arriva. Non solo. Per distinguerci dovremo essere furbi e fare in store cose che l'online non può fare, come essere i numeri uno del sorriso e del trattar bene il cliente attraverso i nostri dipendenti", sottolinea Mario La Viola, direttore marketing, format, rete e sviluppo Crai Secom.

"In futuro non mi immagino più un negozio solo fisico o digitale, ma un unico spazio che integrerà le due dimensioni. Non ci saranno più confini tra dentro e fuori", sostiene Stefano Ghidoni, direttore cliente e innovazione Auchan Retail Italia.

"Siamo player online e l'80% nostro fatturato è freschissimo a chilometro zero", evidenzia Marco Porcaro, Ceo di Cortilia: "Mi sembra un dato chiaro di cosa i consumatori chiedono e chiederanno in futuro alla gdo, che dovrà fare uno sforzo in tal senso. Per quanto ci riguarda, la nostra sfida, insieme ai nostri produttori, è quella di far capire che la stagionalità prodotti, ma anche variabili come il meteo, incidono sulla nostra gamma".

"Bisogna imparare a conoscere i consumatori a livello locale, per poi farsi conoscere con i propri prodotti. In Cina, ad esempio, dove l'eCommerce è molto più sviluppato, i consumatori sono legati al territorio e alla convivialità del cibo proprio come gli italiani. Si richiedono risposte rapide e velocità", spiega Manfredi Minutelli, European Food and Wine Category Leader Alibaba Group.

Parlando di trend di prodotto e private label, l'obiettivo è quello di aumentare le quote in linea con i numeri della mdd in altri Paesi europei. "Il ruolo della mdd sarà centrale per la fedeltà del cliente perché rappresenta un patto che stringiamo con lui. Dovrà rivestire un ruolo sociale per il territorio, mantenere quelle tradizioni e storie che racconteremo e affascineranno anche i consumatori di domani, millenial e centennails", prevede Lucio Fochesato, direttore generale Despar Italia.

Per quanto riguarda il novel food in Italia, invece, Fochesato ricorda: "Non dimentichiamoci che siamo un Paese di Dop e Igp, che abbiamo tradizioni come la pizza. Salutismo e italianità sono e resteranno due dei trend dell'alimentazione di domani".

 

Selfridges: a Londra un pop-up dedicato ai Rolling Stones

SELFRIDGES London East Corner at night, Credits Andrew Meredth
SELFRIDGES London East Corner at night, Credits Andrew Meredth
Il department store britannico Selfridges ha realizzato un temporary store dedicato ai Rolling stones che rimarrà aperto fino a giugno

Il department store britannico Selfridges ha realizzato, stando a quanto scrive MFfashion, un temporary store dedicato ai Rolling stones che sarà inaugurato nei prossimi giorni e rimarrà aperto fino a giugno nel flagship di Oxford street, a Londra.

Il pop-up rientra in un più ampio progetto di marketing per il tour No filter del gruppo rock. L'iniziativa è sostenuta dalla società di merchandising Bravado, che già lo scorso anno è stata responsabile del pop-up dedicato ai Beatles per celebrare il 50° anniversario dell'album Sgt. Pepper's lonely hearts club band.

Accanto a una serie di articoli in assortimento trovano spazio in esposizione alcuni abiti di scena indossati dal frontman Mick Jagger. L'installazione sarà visibile dalle quattro grandi vetrine anteriori dello store e proietterà inoltre il video del concerto Havana moon tenutosi a Cuba nel 2016 che potrà essere ascoltato tramite le cuffie messe a disposizione all'interno del negozio.

Trony rinnova il negozio di Rimini

Riapre dopo il restyling il punto di vendita di Rimini gestito da DML spa (socio Gre) Propone in assortimento 1800 referenze

Restyling per il punto di vendita Trony di Rimini che riapre al pubblico totalmente rinnovato. Il negozio, ubicato sulla Starda statale Consolare Rimini San Marino 15, gestito da DML spa (socio Gre-Grossisti riuniti elettrodomestici), conta 1800 referenze circa per un bacino d’utenza stimato di circa 1.000.000 potenziali clienti. Il team di lavoro comprende 19 addetti. Lo store occupa un'area di 2.550 mq e si sviluppa su pianta rettangolare. Presenta come primo reparto all’ingresso quello dedicato alla telefonia e fotografia.

Tra i reparti attivi:  audio/video, telefonia, informatica, videogame e accessori, climatizzatori, piccoli e grandi elettrodomestici ed elettrodomestici da incasso. Tra i vari servizi offre consegna a domicilio, installazione elettrodomestici.

Trony con questa nuova apertura porta il numero complessivo dei propri punti di vendita in Italia a 178, cui si aggiungono 13 Mini Trony, per un totale di 191 negozi.

Conad Adriatico efficienta la supply chain con Jda

L’ottimizzazione tra le scorte di magazzino rispetto al rifornimento dei punti di vendita il risultato raggiunto (da Gdoweek n. 7)

Conad Adriatico ha recentemente sviluppato e migliorato il set di processi della supply chain per ottimizzare le performance di fornitura dei 408 punti di vendita presenti nelle Marche, Abruzzo, Molise, Puglia e Basilicata, Albania e Kosovo. Il progetto, realizzato implementando la soluzione Jda Awr, è partito da un modello tradizionale di supply chian che prevedeva intervalli di fornitura da magazzino ai punti di vendita con pianificazione al più bisettimanale.

Il processo si scatenava a fronte dell’invio degli ordini secondo un crono programma prestabilito. Pur tenendo conto delle esigenze del singolo pdv, per Conad è stato importante ricalibrare le frequenze di acquisto di ogni referenza al fine di minimizzare la frammentazione degli ordini. Il tutto tenendo in considerazione i vincoli logistici come capacità di carico dei camion e quantità minime degli ordini.

La soluzione scelta è Jda Advanced Warehouse Replenishment che offre la possibilità di effettuare un’analisi giornaliera con una computazione particolare per ogni pdv, circa le necessità di approvvigionamento; il tutto incrociando le richieste conseguenti al fornitore. Consente di ottenere una vista panoramica dettagliata di entrambi i versanti, magazzino e punto di vendita, e tiene in considerazione le più accurate previsioni a livello di Sku. I risultati derivanti da questo tipo di analisi sono utilizzati per definire criteri di inventario ottimizzati, con la possibilità sia di rendere i processi di consegna flessibili e adattabili alle esigenze eventuali sia di consegna dai fornitori ai magazzini periferici. Il cambiamento sistemico descritto ha determinato un’ottimizzazione della produttività del magazzino interno di Conad Adriatico, con il risultato di ridurre in modo significativo le spese di logistica e di inventario.

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Scarpe&scarpe si rafforza nel Lazio

foto latina2 scarpe e scarpe
Potenzia la sua presenza nel Lazio l’insegna di calzature Scarpe&scarpe che realizza un punto di vendita a Latina, in viale Pier Luigi Nervi

Potenzia la sua presenza nel Lazio l’insegna di calzature Scarpe&scarpe che realizza un punto di vendita a Latina, in viale Pier Luigi Nervi, all’interno del centro commerciale Le Torri, che sarà inaugurato a fine maggio. È il decimo store nella regione e il 139esimo sul territorio italiano. Propone in assortimento scarpe, abbigliamento, valigeria, borse e accessori per uomo, donna e bambino per un totale di 4.000 referenze. Il negozio occupa un’area di 800 mq, impiega 14 addetti ed è dotato di tre casse.

In occasione dell’apertura l’insegna propone promozioni su molti articoli scontati fino al 50% per i possessori della fidelity card e per chi sottoscriverà la card in negozio.

 

DoveConviene ottimizza i metodi di calcolo degli ingressi

Stefano Portu, Ceo di DoveConviene, spiega come ottimizzare la conversione dall'online all'offline: per depurare i dati dai passaggi occasionali

Oggi i retailer hanno il problema di dare trasparenza ai loro negozi ovvero di rendere merce e prodotti visibili al consumatore, che nel 40% dei casi (secondo dati Deloitte) decide online dove acquistare e che cosa. "Per rendere la conversione dal digitale al negozio fisico efficace e misurabile come quella verso l’eCommerce -spiega Stefano Portu, Ceo e fondatore di DoveConviene- abbiamo pensato di affinare sempre più le tecnologie di calcolo degli ingressi in store. Per esempio, applicando algoritmi di clean up basati su tempo e frequenza di visita in un determinato punto di vendita, possiamo individuare le visite reali e scartare i consumatori di passaggio".

La metodologia di calcolo, ottimizzata mediante dati forniti da Nielsen, è riuscita ad attribuire statisticamente gli ingressi in negozio a una specifica azione pubblicitaria o promozionale consentendo di misurare anche l’efficacia delle campagne in termini di conversione in visite e di Roas. Nielsen, che ha realizzato un’indagine sugli stessi utenti in uscita dal punto di vendita chiedendo se effettivamente fossero stati in negozio, ha rilevato un’accuratezza delle rilevazioni di DoveConviene pari al 98,8% su un campione di 7.000 visite.

 

Cia-Conad, investimenti su sviluppo rete, oltre 300 milioni nel 2018-2020

Cia Conad

Il piano di sviluppo 2018-2020 di Cia-Conad prevede investimenti di circa 320 milioni di euro (43 milioni nel 2017), destinati a nuove aperture e ristrutturazioni totali e parziali dei punti di vendita. Nel 2018 altri interventi riguarderanno l’avvio dei lavori al Centro Montefiore di Cesena e un nuovo punto di vendita a Lendinara (Ro).

Da segnalare, fra le aperture più recenti, il superstore Conad a Forlì nel quartiere Cava (Fc) e un Conad a Osimo (An), oltre al Bar Con Sapore al Conad Cofra di Faenza (Ra) e i negozi per animali al superstore Cicogne, sempre a Faenza, e alle Befane di Rimini.

Oltre alla Romagna i territori in cui opera Cia-Conad sono Marche (40 negozi), Veneto (25) e Friuli Venezia Giulia (22) per un totale di 222 punti di vendita articolati nei canali Iper (3), Superstore (28), Conad (62), City (116) e Spesa Facile (13).

La quota di mercato di Cia-Conad nel proprio territorio è del 12,9% (Nielsen). La base sociale è rappresentata da 157 società, con 503 soci persone fisiche. Nella rete dei negozi, tra soci e addetti, sono occupate 6.451 persone, per il 65% donne. Il numero sale a 6.854 considerando anche la forza lavoro della Cooperativa e delle società di sistema (403 persone). Si conferma l’utilizzo larga­mente maggioritario di contratti a tempo indeterminato.

In provincia di Rimini, Cia-Conad ha 38 punti vendita (divisi fra 1 ipermercato, 7 Conad, 6 Superstore, 23 City, di cui uno Sapori e Dintorni, e 1 Spesa Facile) su un totale di 135 unità in Romagna e a San Marino. Gli occupati nel riminese sono circa 1.500, tra soci persone fisiche e addetti.

A Rimini è stato inaugurato da un mese (5 aprile) il nuovo Superstore che sorge nel complesso commerciale Il Lago (via della Fiera), un negozio di 2.500 mq con bar ristorante e parafarmacia, dotato di sistemi energetici a basso impatto ambientale. Nell’autunno 2018 è prevista l’inaugurazione di un nuovo Superstore da 2.000 mq a Villa Verucchio.

Innovazione non facile, conserve rosse al bivio

Promozionalità elevata, Mdd compressa dai tagli prezzo, marche in difficoltà nel trasferimento di valore aggiunto. Serve una pausa di riflessione (da Gdoweek n. 7)

Prodotti che rientrano sempre nella spesa degli italiani e che stanno vivendo il cambiamento degli stili alimentari in atto nel nostro Paese mantenendosi nel solco valoriale della tradizione: il mercato delle conserve rosse, naturali complementi della pasta e della pizza, pietanze fondanti dell’italianità a tavola, vive una congiuntura interlocutoria, nella quale le vendite sono in calo a volume e, in modo ancor più significativo, a valore e la preferenza dei consumatori si sta riposizionando verso le categorie di prodotto a maggiore contenuto di servizio.

Per il resto, con una promozionalità che sfiora il 50% del venduto, anche i prodotti Mdd sono interessati da questo andamento negativo e il rischio commodizzazione sta spingendo le marche a cercare di innalzare il valore della proposta e di riposizionarsi, pur sapendo che un’innovazione troppo radicale non sarebbe premiante nei confronti dei consumatori del lavorato di pomodoro.

“Nonostante il cambiamento delle abitudini alimentari -dichiara Federico Cappi, direttore marketing retail Conserve Italia- il primo piatto a base di pasta rimane sempre il principale ambito di utilizzo delle conserve rosse. Ricorrendo a un gioco di parole, potremmo dire che resta il nostro piatto forte. Tuttavia, anche questo piatto risente di una riduzione nelle frequenze di utilizzo facendo spazio a opzioni più leggere e meno tradizionali, scelte sempre più frequentemente dai consumatori”.

“Segmentando le vendite in base alla tipologia di prodotto -prosegue Enrico Vismara, brand manager Pomì e De Rica di Consorzio Casalasco del Pomodoro- emerge come la passata performi meglio della polpa, in virtù della sua maggiore versatilità in cucina, che i formati più piccoli siano preferiti a quelli grandi, per un cambiamento delle strutture famigliari e per abitudini di consumo che vogliono ridurre lo spreco di prodotto. Naturalmente questa dinamica non riguarda il Mezzogiorno: tradizionalmente area di consumo elevato nella quale il prezzo di vendita rappresenta un discrimine molto importante al fine di influenzare l’acquisto”. “Le private label calano in modo significativo -dichiara Carlo Erba, direttore commerciale Petti- e questo secondo noi è dovuto al posizionamento sempre più basso di numerosi brand storici che, per contrastare il calo delle vendite a volume, puntano in maniera crescente sulla leva prezzo anziché sulla differenziazione e sull’innovazione. Quando il prezzo medio di tanti brand scende così al di sotto di quello delle Mdd, è naturale che queste soffrano. Si tratta di un circolo vizioso in cui anche questi brand, che vengono promozionati a rotazione, decrescono, a discapito degli stessi retailer e del valore dell’intera categoria. In un segmento mass market come quello dei rossi riteniamo che il leitmotiv debba essere: si mangia meno, ma meglio. Per questo la linea a marchio Petti si posiziona nella fascia premium, con prodotti distintivi ma accessibili a tutti, creando così valore per tutto lo scaffale”. Analoga la valutazione espressa da Mutti: “In Italia, ma anche in Europa -spiegano dall’azienda conserviera parmense- la private label sta calando: la marca del distributore rappresenta, infatti, un second best, rispetto al quale i player di marca, come Mutti, si differenziano in termini di innovazione e qualità superiore dell’offerta prodotto. Rispetto al passato, il prezzo non è più il principale driver d’acquisto in quanto i consumatori sono disposti a pagare un prezzo maggiore a fronte di una reale offerta di qualità. Quest’ultima passa, in primo luogo, dalla scelta di una materia prima eccellente, prerequisito e fattore critico di successo per ottenere un prodotto di ottima qualità. Oggi, i consumatori hanno una sensibilità palatale molto diversa e più sofisticata rispetto al passato e ricercano la qualità piuttosto che la quantità. Per questo motivo, i consumatori sono disposti a pagare un piccolo sovrapprezzo per l’acquisto dei prodotti Mutti: si tratta, infatti, di un prezzo lievemente più alto, ma pur sempre accessibile a tutti, in particolare se rapportato all’alta qualità del prodotto offerto”.

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Antica Focacceria San Francesco rinnova il format a Fiumicino

Antica Focacceria San Francesco nell’area d’imbarco D dell’aeroporto Leonardo da Vinci a Roma-Fiumicino si ripropone al pubblico con format completamente rinnovato

Riapre con format completamente rinnovato l'Antica Focacceria San Francesco (AFSF) nell’area d’imbarco D dell’aeroporto Leonardo da Vinci a Roma-Fiumicino. Con il nuovo locale AFSF è a Palermo, Roma, Milano, Bergamo.

L'innovazione a Fiumicino non è solo di format ma anche di menù e rientra nel più ampio quadro di iniziative promosse da Adr, la società che gestisce l'aeroporto di Fiumicino, per elevare l'esperienza di acquisto e consumo in tutti gli ambiti dell'offerta merceologica dello scalo, a partire da quella enogastronomica.

Attiva nell’aeroporto Leonardo da Vinci dal 2011, AFSF si ripresenta al pubblico con uno stile essenziale e contemporaneo, pur mantenendo richiami evidenti all’architettura liberty del negozio originale di Palermo. Antica Focacceria San Francesco vuole unire l’immediatezza dello street food con la cura e l’attenzione nella realizzazione di piatti fortemente improntati alla tradizione mediterranea e siciliana in particolare, con filiera certificata, e accompagnata da vini del territorio.

Nuovi dispositivi digitali daranno ai clienti la possibilità di velocizzare l'ordine gestendolo in autonomia. Una speciale borsa da viaggio permetterà il servizio da asporto.

Giuseppe Biuso, il più giovane chef stellato europeo

La principale novità del punto di vendita è la collaborazione esclusiva con Giuseppe Biuso, chef stellato di origini palermitane, tra i più giovani nel panorama internazionale. Arrivato alla guida del ristorante Il Cappero dell’isola di Vulcano a 27 anni, Giuseppe Biuso ha mantenuto e confermato negli anni la Stella Michelin. In esclusiva per Antica Focacceria Leonardo da Vinci, Giuseppe Biuso ogni quattro mesi rivisiterà in chiave moderna tre piatti tradizionali del menu. Per l’inaugurazione del locale, Biuso reinterpreta il tipico "pani cunzatu", l’anelletto risottato con vongole veraci e fagiolo badda di Polizzi, e infine il capone in caponata, pesce capone in salsa agrodolce e caponata di melanzana.

L'origine di Antica Focacceria San Francesco risale al 1834, nello storico quartiere palermitano della Vuccirìa. Nel 2013 è entrata a far parte di Gruppo Feltrinelli diventandone uno dei pilastri nel processo di diversificazione in ambito ristorativo. Nel 2016 nasce infatti FC Retail, partnership tra Gruppo Feltrinelli e CIR food per lo sviluppo dei marchi Red (le librerie urbane con offerta ristorativa), e di Antica Focacceria San Francesco.

Adr-Aeroporti di Roma, società di Gruppo Atlantia, gestisce e sviluppa gli aeroporti di Roma Fiumicino e Ciampino e svolge altre attività connesse e complementari alla gestione aeroportuale. Fiumicino opera attraverso tre terminal passeggeri: è dedicato alla clientela business e leisure su rotte nazionali, internazionali e intercontinentali. Ciampino è principalmente utilizzato dalle compagnie aeree low cost, dagli express-courier e dalle attività di Aviazione Generale. Nel 2017 Adr ha registrato, come sistema aeroportuale, 46,9 milioni di passeggeri con oltre 230 destinazioni nel mondo raggiungibili da Roma, grazie alle circa 100 compagnie aeree operanti nei due scali. Nel 2017, secondo la certificazione ufficiale di Skytrax, Fiumicino è l’aeroporto che ha maggiormente migliorato e potenziato i propri servizi a livello mondiale, impegno che gli è valso il premio  di Airport Council International come aeroporto più apprezzato in Europa dai passeggeri.

 

 

 

Stef amplia il network della logistica del surgelato

Una crescita ottenuta grazie all’acquisizione delle attività di Fidenza e Ascoli Piceno del Gruppo Marconi, leader italiano della logistica dei surgelati, che include Orlando Marconi Trasporti
Una crescita ottenuta grazie all’acquisizione delle attività di  Fidenza e Ascoli Piceno del Gruppo Marconi, leader italiano della logistica dei surgelati, che include Orlando Marconi Trasporti
L’operazione compiuta dal Gruppo Stef è stata attuata attraverso la divisione immobiliare ImmoSTEF Italia. Quest’ultima ha acquisito una delle più importanti piattaforme di logistica surgelata d’Europa, di stanza a Fidenza (Parma), ed un impianto logistico ad Ascoli Piceno che assommano un volume di stoccaggio di 1,3 milioni di metri cubi. Inoltre sono state acquistate le attività di logistica e trasporto relative ai due siti che valgono in termini di fatturato circa 55 milioni di euro.
"Questa acquisizione rappresenta la più grande operazione del settore della logistica a temperatura controllata degli ultimi anni in Italia. Essa permette al Gruppo Stef di rafforzare in maniera significativa la propria rete dedicata al surgelato in Europa e a Stef Italia di disporre di importanti risorse per proseguire nel proprio piano di crescita », ha dichiarato Stanislas Lemor, direttore generale delegato del Gruppo Stef e presidente di Stef Italia.
"Questo accordo offre ai nostri clienti la garanzia di una continuità di servizio e di qualità che solo un gruppo solido ed ambizioso come Stef può proporre, grazie alla propria visione di crescita e sviluppo» ha aggiunto Adriano Federici, Amministratore delegato del Gruppo Marconi. Con questa acquisizione Stef Italia entra nel mercato del freddo negativo (-25°C) e completa il network italiano che arriva a 34 filiali dedicate ai prodotti alimentari freschi, ai prodotti termosensibili e ai prodotti ittici freschi.

Under Armour: primo store outlet

under armour
A Valmontone Outlet l’insegna Under Armour, brand americano specializzato in abbigliamento e calzature sportive, apre il primo punto di vendita italiano outlet

A Valmontone Outlet l’insegna Under Armour, brand americano specializzato in abbigliamento e calzature sportive, apre il primo punto di vendita italiano outlet. Il negozio,  in provincia di Roma, è il quarto previsto dal piano di investimenti in Italia di Oberalp, il partner distributivo italiano del marchio globale, che punta  a raggiungere 20 brand house nei prossimi cinque anni.

Il punto di vendita ha una superficie espositiva di circa 500 mq. Al suo interno i visitatori under armourpotranno trovare un’offerta multisport completa con un assortimento di abbigliamento e accessori per diverse discipline, dal running, al basket, al golf. Sarà presente anche una selezione della linea dedicata ai bambini.

“Under Armour  - spiega Cristina Lo Vullo, direttrice di Valmontone Outlet - sarà il tredicesimo store dell’outlet dedicato all’abbigliamento sportivo e tecnico, un settore merceologico sul quale da sempre Valmontone outlet ha deciso di puntare per andare incontro a una clientela come quella degli sportivi particolarmente attenta a qualità dei materiali e praticità delle linee”.

 

Carrefour: negli store il racconto del valore del bio

carrefour
Carrefour Italia mette in atto una serie di iniziative che coinvolgono i negozi della rete per promuovere una distribuzione equa del cibo

Durante la settimana di Milano Food City 2018, organizzata dal Comune di Milano, Carrefour Italia è al fianco di altri operatori del settore all’interno di una iniziativa solidale nata per una distribuzione più equa del cibo in città, #piusiamopiudoniamo.

L'insegna ha messo a punto una serie di iniziative all'interno di alcuni punti di vendita che coinvolgeranno i consumatori.

Il 9 e il 12 maggio, i cittadini milanesi saranno invitati a pesarsi presso, rispettivamente, il Carrefour Express di via Algarotti a Milano e l’Ipermercato Carrefour di Carugate, utilizzando le due bilance installate all’esterno dei punti di vendita. Un gesto simbolico che si potrà tradurre in alimenti da donare ai più bisognosi, attraverso Banco Alimentare, Caritas e Pane Quotidiano.

Il 9 maggio, inoltre, dalle 13.30 alle 14.30, presso il Carrefour Express di via Algarotti sarà anche presente Cristina Tajani, Assessore a Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano, assieme a Stéphane Coum, direttore operations di Carrefour Italia e Dario Boggio Marzet, Presidente del Banco Alimentare della Lombardia a sostegno dell’iniziativa benefica.

Nel Carrefour Market di City Life, venerdì 11 maggio a partire dalle ore 17.00, Carrefour Italia organizzerà un incontro di divulgazione rivolto ai propri consumatori, con l’obbiettivo di raccontare la storia, l'origine, la produzione ed il valore nutrizionale dei propri prodotti biologici.

 

Crai: via al concorso Vinci 1 anno di spesa gratis

grande concorso Crai
È dedicato alle insegne drug del gruppo Crai il concorso Vinci 1 anno di spesa gratis, attivo fino al 31 maggio nei vari punti di vendita

È dedicato alle insegne drug del gruppo Crai il concorso Vinci 1 anno di spesa gratis, attivo fino al 31 maggio nei punti di vendita che aderiscono all'iniziativa Caddy's, Caddy's Maxistore, IperSoap, Pilato, Proshop, Risparmio Casa, Saponi&Profumi, Smoll e Shuki.

In palio 1 anno di spesa gratis, equivalente a 1.300 euro, divisi in 52 buoni da 25 euro ciascuno, che andrà a dieci vincitori sorteggiati con un’estrazione finale. Inoltre i partecipanti avranno la possibilità di vincere 3 mesi di spesa gratuita, premio valido per 60 clienti, o 1 mese di spesa gratuita per 180 consumatori.

Se si effettuano 15 euro di spesa e si acquista almeno uno tra i prodotti sponsor indicati sui materiali di comunicazione, si riceverà alla cassa una cartolina gioco contenente un codice alfanumerico da inviare via sms al numero 331 6129907. Si potrà scoprire così l'eventuale vincita immediata di 3 mesi o 1 mese di spesa gratis.  Completando poi la registrazione sul sito dedicato all'operazione, www.laspesavincente.it,  i clienti parteciperanno all'estrazione finale. I buoni premio avranno la validità di 1 anno e potranno essere spesi nel proprio negozio drugstore di fiducia in cui è maturata la vincita del premio.

 

Aldi: iniziati i lavori per il secondo centro logistico

aldi landriano
Prosegue il piano di crescita sul territorio italiano dell’insegna Aldi che ha dato il via ai lavori per la costruzione della sua seconda direzione regionale

Prosegue il piano di crescita sul territorio italiano dell’insegna Aldi che ha dato il via ai lavori per la costruzione della sua seconda direzione regionale. Il polo logistico sarà realizzato a Landriano (Pv). Per la costruzione si è affidata a Vailog, società specializzata nello sviluppo logistico. Su una superficie di quasi 102.000 mq, la nuova piattaforma logistica consterà di 52.000 mq di deposito merci e circa 3.700 mq suddivisi tra uffici e un centro di formazione, l’Aldi Accademia. Una volta completato, lo stabilimento permetterà di rifornire più da vicino i punti di vendita delle regioni del Nord Ovest e di formare i nuovi collaboratori. Si prevedono circa 200 nuovi posti di lavoro.

Con il centro di Landriano, l’insegna, entrata di recente nel nostro Paese, raddoppia la sua capacità logistica in Italia: il nuovo stabilimento infatti si aggiunge a quello già esistente di Oppeano, in provincia di Verona, che vanta una superficie totale di oltre 56.000 mq e conta oltre 200 collaboratori al suo interno.

Aldi conta oggi in Italia 25 punti di vendita operativi e ha in programma un fitto calendario di nuove aperture.

PittaRosso si consolida in Puglia

foto punto vendita PittaRosso 2017
A Terlizzi, in viale Federico II, PittaRosso apre il suo quinto punto di vendita in Puglia, il terzo nella provincia di Bari. La struttura si estende su 1.000 mq

A Terlizzi, in viale Federico II, PittaRosso apre il suo quinto punto di vendita in Puglia, il terzo nella provincia di Bari. Lo store occupa uno spazio di 1.000 mq e propone un’offerta di marche e modelli di calzature e accessori per l’uomo, la donna e il bambino, rispondenti a varie e vari: dal classico al casual, dalla moda allo sport. L’apertura prevede cinque nuove assunzioni e sarà sostenuta da un piano media di lancio sul territorio.

Per festeggiare l’apertura l’insegna propone fino al 27 maggio uno sconto del 40% sull’intera collezione presente nel punto di vendita.

PittaRosso in 3 anni ha aumentato la rete di vendita in gestione diretta da 120 a oltre 230 negozi, 31 dei quali in Francia, Slovenia e Croazia. Dal 2011 l’azienda ha più che triplicato le vendite al dettaglio ed è pronta a continuare il piano di sviluppo e di espansione in Italia e all’estero.

 

 

Pasta secca, simbolo sempre forte

Reparto imprescindibile per qualsiasi retailer e qualsiasi concept: ma accanto alle referenze classiche sono sempre di più le proposte alternative (da Gdoweek n. 7)

Alimento simbolo della tradizione italiana, la pasta secca non sfugge ai cambiamenti nella abitudini alimentari. Rimane il piatto chiave nell’alimentazione degli italiani, sempre più apprezzato anche all’estero, ma è meno presente nelle dispense e negli acquisti poiché si tende a consumarla fuori casa. La tradizionalità e il vissuto di commodity non limitano, anzi alimentano, l’innovazione in questo mercato, nel quale i brand creano vivacità puntando sulla differenziazione: nuovi pack, ingredienti a caccia di una caratterizzazione nel campo del gusto, e anche forme inusuali. Il focus rimane la qualità, senza la quale, almeno in Italia, non ci sarebbe mercato. Nielsen lo stima in 700 milioni di euro, quota super + iper a febbraio 2018, stabile rispetto all’anno precedente.

Presso i pdv Conad il ruolo della pasta secca è di traffico, in ragione dell’elevata penetrazione e frequenza di consumo. L’insegna ha costruito un “mondo del primo piatto” che raccoglie referenze che promuovono il cross selling. Lo scaffale evolve: “L’importante crescita del comparto salutistico -precisa Laura Rindone, category manager Conad- ha trasformato lo scaffale, riducendo lo spazio della gamma mainstream, che occupa il 65% dello spazio, a favore dell’integrale e dei grani alternativi. Acquistano spazio crescente anche le categorie biologico e senza glutine”. Accanto alle tendenze, la tradizione, con i formati imprescindibili della pasta di semola. Completano l’offerta Conad la pasta all’uovo e nel salutistico pasta integrale, al farro, kamut, senza glutine, mix di cereali e legumi, e i segmenti minori come pizzoccheri e tortellini secchi.

Crai ha scelto di distinguere il ruolo del comparto mainstream della pasta secca da quello delle referenze premium e salutistiche: nel primo caso, l’acquisto è programmato e il ruolo sfiora quello del servizio; nel secondo caso invece si tratta di segmenti che rendono l’assortimento distintivo e specializzato. “Chi guida l’assortimento è il retailer in quanto conosce i propri clienti e soprattutto ha una identità strategica ben definita, coerente con il proprio format ed espressione della propria proposta commerciale, -spiega l’azienda-. Dunque l’impatto sul mix assortimentale dei trend bio e ‘senza’ è rilevante, perché rispondono alle nuove esigenze dei consumatori”.

Sfugge al ruolo di commodity per la pasta la strategia di Unes, che punta invece a “un ruolo sempre più reattivo alla domanda -precisa Antonella D’Andrea buyer condimenti, pasta/riso/farina, conserve di Unes-, che sta cambiando con l’ampliamento della gamma ai formati integrali e a base di grani particolari e legumi. Per questo stiamo cercando di dare più spazio a questo comparto”. La collocazione prevede la contiguità con gli scaffali di riso, farina, pasta all’uovo, sughi e conserve di pomodoro. “La semola tradizionale continua a rappresentare il 90% del mercato -afferma D’Andrea - ma tutti i nuovi inserimenti di prodotto sono stati fatti nel comparto bio e integrale, che insieme crescono del 20%”.

La pasta è tra i prodotti imprescindibili per i pdv Despar gestiti da Maiora, ubicati tra Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Abruzzo. La collocazione del reparto valorizza il cross selling, quindi adiacente a passate, polpe di pomodoro, pelati e concentrati, conserve di carne e pesce, riso. L’esposizione è articolata per segmenti. Discorso a parte merita il senza glutine, collocato nel reparto dedicato trasversale tra le categorie. Il 79% dell’assortimento è rappresentato dalla pasta di semola e all’uovo, con un’incidenza sul fatturato dell’intero segmento pari al 94%. Le referenze di pasta integrale e proteica sono in tutto 72, pari al 4,5% del fatturato, infine le 28 referenze senza glutine incidono per l’1,5% sul fatturato del segmento. Visto il ruolo, la promozione è uno strumento importante ed è forte anche la presenza a volantino. “Sull’intero volume generato dal reparto della pasta secca, la promozionalità incide del 43,5%, rappresentato dal 95% della vendita di pasta secca di semola e solo il 3% e l’1,5% rispettivamente dalla pasta all’uovo e paste proteiche -spiega Donato Milillo, buyer grocery Maiora - Despar Centro Sud-. Con la mdd, risultiamo allineati con la pasta secca di semola”.

Nel planogram Realco (Sigma) il mercato della pasta secca di semola è inserito nel mondo del primo piatto, vicino alla pasta all’uovo, al riso, i sughi e le minestre pronte, ricoprendo un ruolo di traffico e di attrazione. Nell’assortimento, anche se le quote sono ancora basse, hanno un impatto rilevante i trend salutistici. “Il nostro target è probabilmente più tradizionalista -afferma Umberto Bertaccini, responsabile acquisti di Realco (Sigma)-, da una recente ricerca è emerso che i nostri pdv di vicinato sono vissuti come il sostituto dell’antica bottega, dove il nostro socio/imprenditore diventa il protagonista della fidelizzazione. Mentre nel mercato dell’Emilia Romagna l’area del senza glutine vale il 4,2%, Realco registra il 2,7% nelle vendite e il 6% a numerica rispetto al totale della pasta secca. “Cominciano invece ad acquisire visibilità nel campo del salutistico la pasta integrale, di farro, di kamut e le paste insaporite -spiega Bertaccini-, che numericamente valgono insieme il 13,7% e sul venduto incidono per il 9,4%. La quota più rilevante del venduto è detenuta dalla pasta di semola, 87,9%, a seguire la pasta integrale che insieme a farro e kamut vale il 9,4%, di cui la pasta integrale ha la quota maggiore, il 2,7% è senza glutine. La quota numerica delle referenze riflette più o meno le quote del venduto”.

Il differente atteggiamento dei consumatori verso i segmenti che compongono il business della pasta di semola (compreso farro, kamut, altri cereali e paste funzionali) determina un ruolo non univoco della categoria anche in Coop Italia: basso coinvolgimento emotivo per la pasta di semola di grano duro classica, di uso quotidiano e acquisto routinario, mentre cresce il coinvolgimento nell’acquisto delle paste funzionali ed healthy (integrali, biologico, con altri cereali e di legumi). In Coop Italia di questo business si occupano Chiara Pagano, responsabile del reparto Primi Piatti, Pet Food, Alimenti Infanzia e Alessia Liguori e Barbara Lega che nel reparto sono responsabili rispettivamente della PL e delle Marche. “Il biologico è trasversale a tutti i segmenti -dichiara Chiara Pagano-, nella pasta di grano duro, nel funzionale, nelle paste di cereali alternativi al grano duro. Nel 2017, sul totale business, il bio ha registrato un’incidenza media a valore del 7,0% nel canale Iper+Super Nielsen (5,3% sul totale Italia), con una punta minima dello 0,8% nella pasta di semola “classica” e incidenze estremamente rilevanti nell’integrale (circa 40%) e farro (quasi 90%). Caso a sé il kamut che fino al 2017 doveva obbligatoriamente riportare la dichiarazione di prodotto bio sul pack mentre oggi tale obbligo è stato revocato dalla società proprietaria del marchio, lasciando facoltà della dichiarazione ai singoli produttori. In tutti i segmenti la crescita di fatturato dei prodotti bio è superiore al trend che si registra sugli analoghi prodotti con materia prima convenzionale. Tuttavia è anche evidente la crescita dei consumi anche in altri canali. Il segmento healthy /integrale, Kamut, Bio, farro, legumi) mediamente rappresenta a totale Italia/canali il 9.5% del valore ed il l’5,3% dei volumi. È importante sottolineare che le aree heavy user di questi prodotti sono l’area 1 e 2. Lo spazio complessivo dedicato alla categoria pasta di semola deve aumentare per rispondere alla necessità di sviluppare l’offerta sui segmenti emergenti in ampiezza e profondità”.

La quota spazio per la semola classica, ovviamente si riduce, in particolare per la pasta di fascia prezzo media. Ciò non toglie che la pasta classica rappresenti ancora oltre il 90% dei volumi e l’86% del valore, e che non si possa assolutamente prescindere da alcuni brand ed alcune tipologie di prodotto. Le promozioni con forti tagli prezzo sono fondamentali per sostenere le vendite della subcategoria della semola classica: oltre il 40% del fatturato passa attraverso le attività promozionali. Molto più contenuta per gli altri segmenti, e molto sotto la media per la PL Coop.

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