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Nicolò Branca tra i vincitori del Premio Ernst & Young

Ha saputo varare significative politiche di sviluppo su scala internazionale, apportando innovazione e competizione con grande equilibrio in un’azienda famigliare che opera nel settore spirits dal 1845. Questa la motivazione con cui Niccolò Branca, -Presidente e Amministratore Delegato di Branca
International S.p.A
., la holding a totale capitale italiano della famiglia Branca a cui fanno capo le attività industriali del settore spirits e real estate- è fra i tre imprenditori vincitori della categoria Global del Premio Ernst&Young 2008.

Al timone dell’azienda di famiglia dal 1999, si è contraddistinto per l’efficace azione imprenditoriale e per la passione dimostrata nel proiettare l’italiana Fratelli Branca Distillerie S.r.l. e l’argentina F.lli Branca Destilerias S.A. a occupare posizioni sempre più solide ed estese nei mercati internazionali.

Oggi, Branca International S.p.A., con un fatturato 2007 di 149 milioni di euro, 200 dipendenti, è una affermata realtà imprenditoriale familiare italiana conosciuta in tutto il mondo.

Nuovo concept per Spizzico firmato FB

La pizza a fette ne ha decretato il successo, facendone una delle insegne cult della ristorazione veloce all’italiana, ma ora Spizzico (gruppo Autogrill) guarda oltre e innova offerta e format.

Il nuovo concept -inaugurato ieri nel pdv del centro commerciale VeronaUno di San Giovanni Lupatoto (Verona)- vuole superare il concetto del fast food tradizionale per proporsi in modo più flessibile e friendly.

In linea con il nuovo menu che, oltre alla classica pizza a fette, include tutta una serie di specialità dolci e salate da consumare lungo l’intero arco della giornata, il nuovo format, progettato da FutureBrand, propone un’atmosfera calda e accogliente, tipicamente italiana, ma al tempo stesso up-to-date, ottenuta attraverso un ampio impiego di legno chiaro, vivacizzato qua e là da tocchi di colore: verde e arancio principalmente, per richiamare il brand, uniti al viola.

Legno dunque per pareti, sedie, panchine e per il bancone, sovrastato da un grande priceboard realizzato in uno speciale materiale simile alla lavagna, ma magnetico, che consente di rinnovare i contenuti, le offerte, le comunicazioni in modo semplice ed efficace.

Particolare attenzione è stata dedicata alla comunicazione all’interno del locale, realizzata con illustrazioni e frasi alle pareti. Anziché semplici abbellimenti, i decori comunicano con i clienti usando un tono fresco e spontaneo, coerente con i valori di riferimento del brand.

Il layout è stato disegnato per lasciare all’abilità del pizzaiolo -situato in posizione decentrale- il compito di teatralizzare l’intera offerta, mentre il pdv si arricchisce di una zona caffetteria, anche questa con un’ampia offerta di specialità all’italiana.

Meno frutta e verdura per gli italiani, ma cresce l’export

Sede tradizionale di Cesena, ma con uno spostamento importante di calendario: è con questa premessa che la scorsa settimana a Roma è stata presentata nella sede dell'Ice, l'Istituto nazionale per il Commercio Estero, la ventiseiesima edizione di Macfrut. Il prossimo appuntamento della manifestazione, considerato evento fra i più importanti a livello internazionale in ambito ortofrutticolo, è stato fissato dal 7 al 9 ottobre 2009.

Consumi calanti
Secondo l'Osservatorio dei Consumi Ortofrutticoli  (organismo creato da Macfrut), da gennaio a luglio 2008 l'Italia ha spedito oltre confine oltre 2 milioni di tonnellate di prodotti ortofrutticoli (di questi, più di metà di sola frutta fresca), realizzando un fatturato totale di quasi 2 miliardi di euro, cifra superiore del 16,9% allo stesso periodo dell'anno precedente; sempre nello stesso lasso di tempo le importazioni sono state pari a 1,4 miliardi di euro. In particolare è da sottolineare il buon risultato fatto registrare dagli agrumi (+63,7% in valore): ottima performance che arriva dopo anni di stasi attenuati soltanto dai risultati eccezionali costantemente realizzati dall'esportazione del kiwi, ancora oggi il prodotto frutticolo nazionale più richiesto all'estero. In totale l'Italia produce circa 24 milioni di tonnellate di frutta, ortaggi ed agrumi freschi, per un fatturato, compreso l'indotto, che sfiora i 23 miliardi di euro. L'interscambio con l'estero nei primi 7 mesi del 2008 ha fatto registrare un saldo attivo di 532,7 milioni, contro i 351,3 dell'analogo periodo dell'anno precedente.
Sempre secondo l'Osservatorio Macfrut, nei primi mesi del 2008 rispetto al 2007 le famiglie hanno consumato meno frutta (dai 2.693.000 di tonnellate del 2007 si è scesi a 2.674.000) e meno verdura (da 2.941.000 a 2.909.000 tonnellate), mentre è cresciuto l'acquisto di ortaggi surgelati (+3,8%). La spesa totale per frutta e verdura fresca è salita a 9,1 miliardi di euro (+3,2%). Nel complesso, risulta aumentato il numero delle famiglie acquirenti (+2,5%), mentre è  invece calato il consumo medio di ortofrutta, che passa da 261 a 253 chilogrammi per nucleo familiare (-3%). Fra i canali di acquisto iper e supermercati totalizzano il 49,1% complessivo delle vendite, mentre i discount raggiungono ora il 6,1% del totale, a fronte del 5,4% riferito al periodo precedente.

In arrivo Frutta e Verdura
Uscirà a dicembre l'edizione 2008 di Frutta e Verdura - I mercati di MARK UP, curata da Roberto Della Casa. Il fascicolo affronta come di consueto lo stato dell'arte del comparto ortofrutticolo italiano nonché le sue relazioni nel contesto internazionale. Un percorso compiuto con precisione e attenzione ai dettagli dal professore di Università Bologna, il cui sodalizio con la testata e, in particolare, con questo rapporto annuale si avvicina al decimo anniversario: ne scaturisce un'analisi nel lungo periodo di grande interesse per chi professionalmente opera nel settore con la necessità di intraprendere scelte fondamentali per il proprio business.


Mapic: segnali di sobrietà e austerità

Se si volesse trovare un criterio soggettivo e per nulla scientifico per spiegare il clima non meteorologico -quello è come al solito mite- ma economico del Mapic, il salone internazionale dell’immobile commerciale che si chiude oggi a Cannes, potremmo partire dalle cassette di legno destinate a raccogliere la documentazione lasciata dagli espositori ai giornalisti: quest’anno mancavano gli inviti a cocktail e feste. Un segnale, per carità di per sé assolutamente futile, che però dà il senso della fase congiunturale che l’industria immobiliare sta vivendo e che si può riassumere con il termine di sobrietà.

Anche i Paesi dell'Est latitano
D’altra parte anche se i numeri definitivi verranno resi noti solo a termine manifestazione che si sia trattato di un Mapic in tono minore lo dice il calo dei visitatori e quello degli stand: crisi finanziaria e recessione stanno colpendo duro e anche i Paesi in controtendenza, quelli dell’Est europeo, latitano, non tanto perché in difficoltà quanto perché comincia ad essere difficile proporre progetti di sviluppo in aree ormai già affollate di strutture commerciale e con consumi che per quanto in crescita restano ancora molto lontani dai nostri standard.

Crisi con aspetti salutari
Non si respira però un’aria da ultima spiaggia: Carmen Chieregato, AD di Cogest, ad esempio parla di “crisi che certo non auspicavamo e che sta colpendo pesantemente tutti ma che avrà come conseguenza positiva il ritorno a valori fondamentali”, Pietro Malaspina, presidente del Consiglio nazionale dei Centri Commerciali professa cauto ottimismo sottolineando che “ nessuno sta chiudendo l’azienda e i valori espressi dai mercati finanziari oggi non hanno nessuna attinenza con i valori reali delle società; ci vorranno però un paio di anni per tornare alla normalità” ; Filippo Carbonari, ad di Igd sottolinea la centralità del problema della sostenibilità dei canoni e delle spese di gestone per gli “inquilini” dei centri. Per la verità abbiamo trovato anche chi –tacciamo il nome anche perché si tratta di progetti pensati di qui a cinque anni e per ora siamo tra il futuribile e la chiacchiera da bar- propone progetti di grande ambizione con strutture di vendita alimentare di problematica collocazione, ma per cui si spera di trovare entusiastici sottoscrittori. Come se la gdo in quest'ultimi mesi non abbia imparato a sapersi fare bene i suoi conti…

Tre nuovi soci per il gruppo Alce Nero & Mielizia

Con l’ingresso di tre nuovi soci e un significativo aumento di capitale, che verrà sottoscritto in due anni con un versamento di oltre 3,5 milioni di euro, il gruppo Alce Nero&Mielizia si propone di rafforzare la propria posizione di spicco nel mercato del biologico equosolidale.

Le aziende entrate a far parte nella compagine societaria del consorzio sono:

- Chocolat Stella SA, primo produttore biologico e fairtrade con sede in Svizzera, dal 2005 fornitore di Alce Nero per i prodotti a base di cacao. Già presente su vari mercati nei diversi continenti, l'azienda ticinese contribuirà all'ampliamento della presenza di Alce Nero nel comparto della cioccolata e della pralineria;

- Cooperar Sin Fronteras International, gruppo di 22 cooperative di agricoltori del Sud e Centro America già soci di Conapi, che avrà il compito di rafforzare ulteriormente il rapporto strategico diretto con i produttori equosolidali;

- Libera Terra Mediterraneo Società Consortile Srl che raccoglie tre cooperative di Libera Terra operanti in Sicilia e Puglia ed aziende che gravitano intorno al progetto.

Blukids da marchio a insegna

Raccolta fondi Auchan, Sma e Crai per Telethon

Nei 49 ipermercati Auchan, 1.600 supermercati Sma (a insegna Sma, Punto Sma, Simply, Cityper e Ipersimply) e 3.125 punti vendita Crai si effettua dal 13 novembre (fino al 31 dicembre) la raccolta fondi da donare a Telethon. Ad essere mobilitato, in particolare, è il personale addetto alle casse, che si adopererà per sensibilizzare i clienti e promuovere le semplici modalità di donazione a favore della ricerca scientifica sulle malattie genetiche. L'iniziativa è declinata con le seguenti modalità:
Negli ipermercati Auchan si può aggiungere un contributo di un euro alla spesa (documentato sullo scontrino) o donare con una Telethon Card di cinque euro, che consente di ricevere in omaggio una sfera di Natale in vetro soffiato dipinta a mano Auchan per Telethon in 6 decori differenti.
Nei supermercati Sma si può aggiungere un contributo di un euro alla spesa (documentato sullo scontrino), donare con una Telethon Card di cinque euro oppure acquistare un prodotto solidale (del cui ricavato parte viene devoluto a Telethon). Inoltre, per ogni prodotto a marchio Sma acquistato si devolve un centesimo di euro alla ricerca.
Nei punti di vendita Crai si può aggiungere un contributo di un euro alla spesa (documentato sullo scontrino), o acquistare un prodotto solidale (del cui ricavato parte viene devoluto a Telethon); inoltre per ogni prodotto a marchio Crai acquistato si devolve 1 centesimo di euro alla ricerca.

Raccolta di risorse preziose
La raccolta fondi - organizzata dal 2002 nei supermercati Sma, dal 2003 negli ipermercati Auchan e dal 2007 nei pdv Crai - ha permesso di donare a Telethon un totale di circa 10 milioni di euro. Risorse preziose che, grazie al progetto Adotta un ricercatore, consentiranno di finanziare alcuni progetti scientifici tra quelli selezionati dalla commissione medico scientifica internazionale di Telethon e guidati da ricercatori che vivono e lavorano nella stessa zona dei dipendenti e dei clienti dei punti di vendita.

Coop lancia la campagna Risparmia le energie

Nuova iniziativa per il risparmio energetico e la difesa dell’ambiente che si affianca a Coop for Kyoto, il progetto che ha coinvolto 101 siti produttivi italiani per ridurre le emissioni di gas serra. Risparmia le energie coinvolge 1.500 le famiglie in tutta Italia (un campione rappresentativo della popolazione), in un percorso annuale di informazione e sensibilizzazione attraverso step progressivi, una community on line. Le famiglie scelte come campione rappresentativo della popolazione saranno affiancate da tutor (esperti in materia) che stimoleranno le azioni da fare e promuoveranno anche iniziative sui territori, unite tutte assieme dal fatto di partecipare a una community on line che permetterà loro di attingere a continui scambi informativi, oltre che a dialogare fra loro.

La dinamica dell’iniziativa
Le 1.500 famiglie riceveranno un kit di materiali e di testi: tra questi un dossier scientifico, un manuale per il risparmio energetico ricco di consigli utili, ma anche 7 lampade a basso impatto, 3 riduttori di flusso. Le famiglie a loro volta dovranno collaborare: a partire da una situazione di partenza che sarà descritta in un questionario iniziale, così da stabilire il punto zero, dovranno tenere un diario di bordo nel quale evidenziare le scelte e le modifiche apportate ai loro consumi, rispondere ogni trimestre a un monitoraggio che tiene conto di alcuni indicatori chiave per arrivare a fine anno a un punto di arrivo.
Un progetto, quindi, che ha tutte le carte in regole per realizzare una sorta di piccola ”rivoluzione energetica” dentro le mura domestiche.
La campagna ha ricevuto il patrocinio del Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero dello Sviluppo Economico e del Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti, oltre all’adesione di importanti associazioni ambientaliste (Legambiente, WWF e Greenpeace).

L’e-commerce fa bene al business delle pmi

Una pmi italiana su quattro ha già attivato un proprio sito internet, ma solo il 14% di queste lo utilizza per l’e-commerce. Questo secondo la ricerca -realizzata da Doxa per PayPal, società leader nei servizi di pagamento on-line- condotta su un campione di 630 aziende italiane con un massimo di 50 addetti. Il settore maggiormente rappresentato online (34%) è risultato essere quello del Terziario e servizi, seguito da Industria e commercio all’ingrosso (27%), Professionisti (24%) e da ultimo Commercio al dettaglio (21%).

Potenzialità e criticità
A dimostrazione di quanto l’interesse verso il web sia in crescita
anche presso le pmi, alcuni dati: il 14% delle aziende con un sito
attivo lo ha creato nell’ultimo anno; il 26% di quelle che non sono
ancora presenti in internet si è proclamata interessata ad aprire un
sito o un negozio on-line, e di queste un 10% ha dichiarato di avere
intenzione di farlo entro un anno.
Tra i fattori che invece rappresentano un maggior freno allo sviluppo dell’ecommerce quale strumento di business, le risposte delle aziende -sia quelle già on line sia di quelle non ancora presenti in rete- hanno evidenziato al primo posto la mancanza di tempo per seguire il progetto e raccogliere le informazioni necessarie, ma anche l’assenza di sostegni o incentivi da parte delle istituzioni.

Non solo per immagine
Per il 55% delle pmi presenti sul web, il target primario del sito sono i consumatori, mentre il 35% lo utilizza anche per le attività B2B. Nella maggioranza dei casi (65%) il sito è vissuto principalmente come un mezzo per dare visibilità all’azienda, e infatti il 78% identifica il principale vantaggio nel miglioramento dell’immagine del proprio brand, ma in molti lo considerano anche un vero e proprio strumento di business. Così il 21% indica tra le finalità del sito aziendale quello di trovare nuovi clienti, il 20% lo considera un canale per vendere i propri prodotti e servizi e il 15,5% uno strumento per incrementare le relazioni con i clienti esistenti.

Le potenzialità dell'e-commerce
Per l’85,6% delle pmi intervistate, l’e-commerce rappresenta un canale commerciale in più che permette di allargare il business anche oltre confine, per l’81% consente di ridurre i costi di mediazione e per il 75% consente di accedere a prodotti altrimenti non reperibili. Queste indicazioni sono condivise dal 100% delle aziende con sito web che utilizzano PayPal per le transazioni on-line. Per il 51% delle aziende che hanno riscontrato un aumento dei margini grazie alle attività on-line, l'incremento è stato superiore al 5%, percentuale che sale all'11% per quelle dotate di servizio di e-commerce che utilizzano PayPal quale sistema di pagamento.

Il flagship milanese di B&B Italia

Tour con l’architetto tra le novità del c.c.i. Carosello

A Milano è arrivato Pop Up. Il primo temporary restaurant

Co-marketing in versione pop-up, è l'interessante iniziativa milanese che inaugura un ristorante a tempo: Pop Up -fino al 30 novembre- in via Tortona 32, a Milano.

Allestito all'interno di una ex officina, Pop Up restaurant ha caratteristiche originali, sia in termini di location sia di creatività. Lo spazio è caratterizzato da un'area cooking show -allestito in collaborazione con Bestetti e Associati, Bravo Cucine, Baxter e Candy Elettrodomestici- nella quale i pasti sono preparati davanti al pubblico e gli chef sono a disposizione per soddisfare richieste e curiosità sulle ricette proposte.

Gli chef e la “materia prima” appartengono a Convivium Banqueting, azienda fiorentina con alle spalle oltre 25 anni di esperienza in campo alimentare sia come ristorazione sia come catering.
Nintendo, invece, anima un'area ludico-ricreativa dove presenta La Guida in Cucina, il titolo per Nintendo DS che consente di selezionare, preparare e cucinare in modo semplice e pratico più di 250 piatti della cucina internazionale. Sono infatti previsti anche corsi di cucina.

“Siamo particolarmente soddisfatti dell'iniziativa -dice Silvia Sassone, curatrice del progetto e responsabile di Spoon Group, che ha sviluppato l'evento-. L'obiettivo è anche quello di verificare la creazione di un nuovo format dove ogni sigla azienda può interagire con il consumatore”.

Un'experience anche londinese
Un altro pop up (apparso improvvisamente) restaurant è quello che dal 1 novembre e per 80 giorni rimarrà aperto a Londra (fino al 19 gennaio 2009), all'interno della Royal Academy of Art. Si chiama Flash ed è guidato dallo chef Tom Collins. che propone piatti con un tocco californiano, ma anche classici della gastronomia francese. Il tutto prenotabile anche con un click al sito bookflashnow.com.

Consumi, Natale in bianco

Per i dettaglianti più che di un Bianco Natale quest’anno c’è la prospettiva di un Natale in bianco. La gelata sui consumi è ampiamente scontata e arrivano anche le prime stime sull’entità della recessione. Il tradizionale report previsionale europeo di Deloitte vede per il nostro Paese consumi natalizi in calo del 5,3%, in linea con gli altri partner della Ue mentre risulteranno in aumento le spese nell’Europa dell’Est.

Europa in negativo
Scendendo nel particolare, il 60% degli europei intervistati prevede un minor potere d’acquisto nel 2009, a seguito della crisi economica in atto. Irlanda, Spagna, Svizzera e Belgio i paesi più sensibili da questo punto di vista.
Il 59% degli Italiani privilegerà i prodotti più utili contro la media europea che si attesta al 51%.
Rimarranno però invariati i budget di spesa per i bimbi, mentre si taglierà drasticamente sui doni ad amici e colleghi: il 57% degli italiani è intenzionato a ridurre così le spese.

Spesa alimentare
I risparmi effettuati consentiranno, almeno per una consistente fetta di consumatori, di mantenere invariati i budget alimentari. Diventerà sempre più importante Internet, che un italiano su tre adopererà per effettuare confronti tra prezzi, mentre solo il 15% poi effettuerà gli acquisti on line.
L’Italia conserva le sue abitudini, e anche quest’anno l'elenco dei desideri vede in ordine, libri, denaro e abbigliamento. "Una novità -dice Dario Righetti, partner di Deloitte e responsabile Consumer Business Italia- è rappresentato dall’aumento dei regali di confezioni di cioccolato: il 62% degli italiani, in linea con la media europea, dichiara la propensione all’acquisto. Il motivo potrebbe dipendere dalla possibilità di fare un regalo a costi più contenuti". Il mercato dei regali natalizi rimarrà però dominato dai giocattoli tradizionali ma nel 2008 quelli elettronici consolidano la lo presenza.

Negli Usa
Se si varca l’Oceano, lo scenario non cambia: le previsioni sul Natale negli Usa: lo studio AlixPartners Consumer Sentiment Index Holiday 2008 rileva che il 64% degli intervistati prevede una sensibile riduzione della spesa destinata ai doni natalizi, per far fronte alla contrazione economica in corso.
In particolare, l’86% degli intervistati si attende di spendere meno di 1.000 dollari in regali (rispetto al 77% del 2007), mentre il 37% intende spendere meno di 250 dollari (21% l’anno scorso).

Come taglieranno i costi i consumatori a stelle e sctrisce? Riducendo al spesa per i singoli regali (66%); posticipando l’acquisto al periodo dei saldi e delle offerte speciali (60%); acquistare prodotti meno costosi (52%); comprare in pdv che propongono prezzi più convenienti (33%) o in negozi che vendono prodotti di seconda mano come quelli del Salvation Army.

Interdis testa la vendita di assicurazioni per la famiglia

Nell'ambito dei progetti speciali pianificati per il prossimo biennio, Interdis (2.959 pdv in 18 regioni) ha sottoscritto con La Piemontese Assicurazioni, divisione Rem (Gruppo Reale Mutua Assicurazioni) un accordo per la vendita di prodotti assicurativi per la famiglia.

Si tratta di polizze standardizzate, di facile proposizione e con tariffe semplici. Due, al momento, le polizze in fase di lancio in 8 pdv di 4 imprese associate:

  • formula capofamiglia, che copre il sottoscrittore dal danno causato a terzi in relazione a
    fatti accidentali verificatisi nell'ambito della sfera privata e di
    relazione, causati dal contraente o da suoi familiari;
  • formula abitazione, relativa ai danni materiali causati al contenuto della dimora in seguito a fulmini, incendi ed esplosioni. Inoltre, fornisce garanzie in merito a furti e scippi.

I prodotti sono stati messi a punto dalla divisione Rem del gruppo, considerato un laboratorio di eccellenza per lo sviluppo in canali innovativi di iniziative di bancassicurazione e prodotti per le famiglie, le Pmi e affinità Group.

All'interno dei diversi store, sarà allestito un corner dedicato (nella forma di floorstand corredato da crowner) presso il quale saranno presenti uno/due addetti per la corretta stipula del contratto e la corretta compilazione dei moduli.

Il cliente, prima di stipulare il contratto, può analizzare con calma a casa la polizza e, quindi, sottoscriverla, pagandola a una cassa qualsiasi del pdv, dopo, però essere passato per pratiche burocratiche presso la cassa centrale.

La copertura parte dal momento dell'emissione dello scontrino, una
novità interessante visto che, nella norma, le polizze decorrono a
partire da 24 ore dopo la sottoscrizione.

San Benedetto, azienda virtuosa secondo Coop

San Benedetto è stata premiata come una delle aziende più virtuose nel risparmio delle emissioni di CO2, nell'ambito del progetto Coop for Kyoto che Coop Italia ha promosso tra i propri fornitori. In concreto, in collaborazione con l'ente di certificazione Bureau Veritas, Coop ha vagliato i consumi energetici (in termini di energia elettrica e metano) che originano emissioni di CO2 dal 2004 al 2007 e i dati di produzione delle aziende fornitrici giungendo così a stimare le emissioni di CO2 e un indice “emissivo” derivante dal rapporto tra emissioni e produzione e dall'analisi dei dati è emersa la performance verde di San Benedetto.

Impegno costante
Un importante riconoscimento, questo, all'impegno e agli investimenti che l'azienda veneta dedica alla ricerca e allo sviluppo per favorire un minor impatto ambientale e che ha portato nello scorso luglio l'azienda a ribadirne con una campagna stampa il posizionamento di energy saving company. Da anni, infatti, in San Benedetto viene svolta un'attività di ricerca a favore del rispetto ambientale, impegno sintetizzato nella mission aziendale Risorse per la Vita, che ha portato a migliorare l'efficienza produttiva con un consistente risparmio di materie prime, energia, e ad una importante riduzione delle emissioni di CO2 per singola unità prodotta. Un percorso di ricerca che si traduce in un complessivo risparmio di energia nella produzione dei tre principali formati di acqua minerale tale da illuminare un centro di 10.000 abitanti per un intero anno ed equivalenti alla CO2 fissata da 16.000 ettari di nuovo bosco impiantato. La riduzione della materia prima, inoltre, ne agevola il riciclaggio successivo al consumo, conseguendo risultati rilevanti in termini di riduzione dell'impatto ambientale della propria attività produttiva.

Carrefour, dove la fedeltà è comune a tutte le insegne

Ottenere e accumulare punti e usufruire di sconti esclusivi attraverso gli acquisti effettuati sia in negozi di prossimità sia in quelli meno vicini. Sono alcuni dei vantaggi del nuovo programma di fedeltà promosso dal Gruppo Carrefour Italia, che -dal 18 novembre- consente agli attuali 2,3 milioni di possessori della carta SpesAmica, prima accettata nei soli pdv Gs, di utilizzarla in tutte le insegne del Gruppo: Carrefour, GS e DìperDì. Inoltre, si avrà la possibilità di ottenere quattro copie della stessa tessera, in modo da velocizzare la raccolta, ma anche di scegliere i premi da un catalogo valido su tutto il territorio nazionale.
Attualmente, sono coinvolti gli ipermercati Carrefour in Sardegna, Sicilia, Toscana e Triveneto, ma nel corso della prima parte del 2009 l'iniziativa sarà estera all'intera rete di vendita diretta e in franchising.

Una carta finanziaria multiservizio
Al progetto fedeltà si affiancano i programmi di credito al consumo di Carrefour Servizi Finanziari (CSF), oggi arricchiti con il lancio di Carta PASS MasterCard. Si tratta di una card che è contemporaneamente una carta di pagamento e di fedeltà, con incorporate diverse facilitazioni e servizi, tra cui quella di accedere a sconti e vantaggi per gli acquisti effettuati in tutti i pdv del Gruppo su tutto il territorio nazionale. Inoltre, anche gli acquisti effettuati al di fuori dei punti di vendita del Gruppo Carrefour Italia contribuiscono all'accumulo di punti extra per la raccolta SpesAmica. Infine, nei punti di vendita del circuito abilitato, Carta Pass permette di scegliere, direttamente in cassa ad ogni singolo acquisto, la forma di pagamento (fine mese senza interessi, revolving).

Viaggio nell’Rfid: l’EPC Lab di Indicod-Ecr

Progetto Gillette Future Champions 2008: vince Giovinco

Si è conclusa la prima edizione italiana di Gillette Future Champions 2008, il progetto nato con l’obiettivo di ricercare il nuovo talento sportivo italiano under 21, che si sta distinguendo per il particolare talento sportivo, fair play e forte senso della competizione.

Ha prevalso Sebastian Giovinco, eletto con il 38% dei voti. Medaglia d’argento per Luigi Datome con il 26% delle preferenze, seguito da Lorenzo Bonetti e Marco Belotti rispettivamente con il 19% e 17%.

L’iniziativa è stata promossa da Gillette (P&G). I quattro atleti sono stati votati direttamente sul sito della Gillette dal primo luglio fino al 31 ottobre.

Bordolesi in Villa il prossimo weekend

Saranno oltre 250 etichette delle più blasonate bottiglie del panorama enologico italiano e mondiale le protagoniste della terza edizione di BCM-Bordolesi Cabernet Merlot. La manifestazione, dedicata ai vini di taglio bordolese -nati da raffinate mescolanze di Merlot e Cabernet Sauvignon o Franc-, ma dallo scorso anno aperta anche ai Cabernet, i Merlot, i Petit Verdot e i Malbech di pregio, si svolgerà dal 21 al 23 novembre nella splendida cornice di Villa Da Porto, villa palladiana d'inizio Settecento situata a Monticello di Fara di Sarego (Vicenza) meglio nota come La Favorita.

Sorsi di nobiltà e di arte
Un evento enologico, ma anche mondano, di spessore internazionale, come ben esprime il sottotitolo della manifestazione: Vini aristocratici, nobili produttori. A sottolineare il forte legame da sempre esistente tra il mondo del bordolese e quello della nobiltà -basti ricordare che furono alcuni storici casati ad importare dalla Francia nell'Ottocento uno dei vitigni base: il Cabernet-, quest'anno la manifestazione vedrà riuniti una ventina di rappresentanti di "sangue blu" che ancora oggi, in diverse regioni d'Italia, esprimono vini di taglio bordolese di gran classe.
Illustri ospiti della manifestazione anche alcune autorevoli firme della moda -tra le quali Arnaldo Caprai e Salvatore Ferragamo- che hanno fatto del vino una seconda arte. Tutti personaggi legati dal fil rouge dello stile e della qualità italian style.

La terza edizione di BCM è realizzata dal Co.Vi.Vi - Consorzio Vini Vicentini “Palazzo del Vino” con il contributo di Camera di Commercio di Vicenza, Provincia di Vicenza e Regione Veneto, in collaborazione con Vicenza Qualità e l'associazione di ristoratori Le Buone Tavole dei Berici.

Percorsi ad hoc per la spesa dei non vedenti

Oggi non è facile per i non vedenti fare la spesa presso i centri commerciali, ma molte cose stanno cambiando e cambieranno nell'immediato futuro. Sono molte, per esempio, le grandi industrie alimentari che intendono inserire nelle confezioni dei prodotti alimentari le informazioni sul contenuto e la data di scadenza anche in Braille, così come già avviene su tutte le confezioni dei farmaci. Rodolfo Masto, presidente dell'Istituto dei Ciechi di Milano, interpellato da MARK UP ha evidenziato le principali criticità della gestione della spesa da parte di non vedenti e ipovedenti.

Passi necessari
Non vedenti e ipovedenti sono target group legati principalmente ai negozi di vicinato o addirittura al metodo della spesa online, funzioni assolte entrambe in maniera assistita. Uno strumento necessario a migliorare quanto più possibile la loro autonomia nei confronti del mercato è quello di dotare i nuovi centri commerciali di percorsi guida dedicati e di speciali segnaletiche. Si tratta di ottimi accorgimenti che potrebbero contribuire concretamente a cambiare le abitudini nel fare la spesa dei non vedenti e migliorarne la qualità della vita.

Una mostra per catturare l'attenzione
Per sensibilizzare l'opinione pubblica su queste tematiche, l´Istituto dei Ciechi di Milano in collaborazione con Gallerie Commerciali Italia ha organizzato una iniziativa ad hoc:  la mostra intitolata "Buio, Buio" che, dopo la tappa di Roma dal 15 al 23 ottobre, si è trasferita presso la Galleria Auchan di Cinisello Balsamo per proseguire ora con un tour di 23 tappe italiane.
Si tratta di un percorso completamente al buio attraverso quattro spazi e quattro distinte esperienze sensoriali: il bosco dell'udito, la casa del tatto, il tunnel dei profumi e la galleria del gusto. L'iniziativa viene allestita presso alcuni centri commerciali italiani del Gruppo Auchan con l'obiettivo di avvicinare il grande pubblico al mondo dei non vedenti e ipovedenti, che fa incontrare e conoscere due mondi diversi contribuendo ad abbattere le barriere dei pregiudizi che li tengono lontani.
“Siamo grati ad Auchan per averci ospitato nei loro spazi commerciali dandoci la possibilità di sensibilizzare quante più persone possibili alle tematiche dei non vedenti -  ha commentato Masto -. E per aver dimostrato, allo stesso tempo, di essere una realtà imprenditoriale importante che vive l'impegno sociale in prima persona e con grande senso di responsabilità”.

Nostromo, primo semestre record

Nostromo chiude il primo semestre 2008 in maniera positiva. 
L'azienda,  controllata dal Gruppo spagnolo Calvo ( 379,4 milioni di euro in fatturato 2007) ha chiuso la prima metà  2008 con un fatturato di 57,7 milioni di euro, con un aumento del 29% rispetto allo stesso periodo del 2007. I risultati superano del 13% gli obiettivi di budget fissati ad inizio anno. 
Il trend di crescita di deriva principalmente dal tonno all'olio, che rappresenta l'85% fatturato.
L'azienda oggi ha il 10,8% del mercato nazionale.

GDOWEEK 459

Tetra Pak certifica la sostenibilità dei suoi brik

Da sempre sensibile alle tematiche ambientali, Tetra Pak Italia non poteva trascurare la Carbon Footprint, ovvero il calcolo dell'impatto in termini di emissioni di gas ad effetto serra. Questa la finalità dello studio che l'azienda ha commissionato al Consorzio di Ricerca Applicata dell'Università di Padova, che ha calcolato l'impatto sul clima di due dei suoi più diffusi contenitori per alimenti: Tetra Brik da 200 ml e Tetra Brik Aseptic Square da 1 litro.

L'analisi, condotta secondo una metodologia rigorosa certificata da Csqa, ha preso in esame l'intero ciclo di vita delle confezioni, non soltanto la produzione. A partire dalla materia prima -in larga parte cellulosa proveniente dalle foreste scandinave tutelate, quindi rinnovabile- al marketing, al riempimento al fine vita, tutto il percorso dei due contenitori è stato quantificato.

I risultati, presentati alla fiera Ecomondo di Rimini, hanno evidenziato che le emissioni di CO2 per il Tetra Brik 200 ml sono pari a 23,02 grammi, mentre quelle per il Tetra Brik da 1 litro arrivano a 104,43 grammi. Per dare un termine di paragone, l'impatto in termini di gas serra del Tetra Brik di maggiori dimensioni è risultato pari allo 0,14% dell'impatto medio di una lampadina a basso consumo.

Dati che confermerebbero quanto già emerso da precedenti studi di comparazione LCA (Life Cycle Assessment) con altri contenitori per alimenti, che hanno evidenziato come l'impatto ambientale dei cartoni Tetra Pak sia inferiore rispetto ad altre tipologie di imballaggio.

Distribuzione, come rimotivare i clienti all’acquisto

Le discussioni sui cicli di vita di prodotti, processi o formule distributive sono sempre state interessanti. Negli anni '80 vi erano fior di pensatori della nostra business community che ipotizzavano un tracollo della tipologia dei cash & carry. Superata la soglia del terzo millennio, invece, la formula del cash & carry intelligentemente orientata all'horeca non solo è in auge, ma conquista gradualmente quote di mercato relative. Nell'area del dettaglio, qualche anno più tardi, altri sommi profeti del retail italiano ipotizzavano un declino “dei piccoli” preconizzando uno scenario di desertificazione commerciale (sullo stile francese) con un impero commerciale fatto dagli ipermercati padroni del mercato e la distribuzione “dis-organizzata” giocare un mero ruolo di vassallaggio. Certamente, il mercato della Da (distribuzione associata) in questi ultimi anni è notevolmente cambiato, ma ci si può permettere di osservare che, all'interno del ciclo di vita, siamo di fronte a una nuova e feconda maturità.

Le ragioni del cambiamento
Quali le principali cause di questa nuova “renaissance”? Dal lato della domanda, il contesto in cui ci troviamo vede un cittadino il cui reddito disponibile pro capite è inesorabilmente fermo da anni e soprattutto registra un reddito pro famiglia in calo. In più, ci troviamo in una situazione di frustrazione psico-commerciale: i consumi sono fermi e i desideri insoddisfatti. Inoltre vi è un progressivo decalage della dimensione delle famiglie e contestualmente un aumento delle medesime: in sintesi una numerica sempre maggiore di nuclei familiari, più piccoli e con pochi denari a disposizione. Nei comportamenti d'acquisto, oltre a una marcata polarizzazione dei redditi (e relativi consumi) sintetizziamo ulteriori particolarità: la bassa concentrazione degli acquisti, l'eterogeneità dei comportamenti intra-cluster reddituale, la frammentazione della spesa e soprattutto la non volontà di “tornare indietro” ossia a rinunciare a conquiste commerciali effettuate. Se intrecciamo queste caratteristiche a quelle degli ipermercati risultano palesi i punti di debolezza delle grandi superfici: distonia rispetto ai trend demografici, leadership di convenience sottratta dai discount e category killer. Ecco quindi dal lato della domanda il substrato nel quale una Da attenta ha nuove chance. Ma come approfittarne dal lato dell'offerta?

Approccio verso il cliente
Rimotivare la reason why del processo di shopping: “il piacere di fare la spesa” non è soltanto il claim di un'importante insegna della Da italiana, Sidis, ma deve diventare la parola d'ordine di ogni shopping expedition. Offerta meno appiattita: parafrasando un grande imprenditore del retail italiano… “un gatto non è una piccola tigre”. Ergo: scelte forti su una nuova profondità assortimentale “cum grano salis”. Nuove identità di layout per differenziare anche strutturalmente il piccolo punto di vendita. Marche commerciali premium: chi legifera che in ogni categoria vi deve essere necessariamente la marca commerciale? Promozioni “one shot” nel non-food: creano traffico, convenience e aspettative.

Funzioni d'impresa
Scelte nette e precise tra ruoli di sede e di singola impresa: le storiche duplicazioni e aree grigie raddoppiano solo i costi. Razionalizzazione delle insegne sul territorio: logiche di semplice geomarketing dovrebbero portare al monoinsegna o simile. Centralizzazione della logistica: perché il continuo proliferare di doppioni di piattaforme, perché non effettuare per esempio sharing di laboratori di gastronomia centralizzati? Monsieur De la Palisse direbbe che è ovvio, ma se la Da vuole vivere da protagonista il futuro del retail e giocare un ruolo importante nel proscenio commerciale italiano deve avere un approccio al cliente da artigiano, ma nel contempo una professionalità da industriale nella prassi, nell'impostazione e nelle funzioni d'impresa. Questa è la vera sfida, ma è anche l'unica strada percorribile.

L'approccio pentadimensionale vincente
Gli asset da trasformare in opportunità:

1) Data is power. Trasformare i dati in informazioni ad alto valore aggiunto. Armonizzare intelligentemente dati scanner, comportamentali, geografici e socio-demografici sintetizzandoli in prassi di contatto con i clienti.  

2) Fresh is better. Ripensare le piccole superfici come piccole boutique del fresco ricentrando l'intera offerta, con due parole d'ordine: servizio (ma non necessariamente assistito) e marginalità.  

3) Single. Lavorare moltissimo sulla gastronomia. Laboratori centralizzati per i piccoli pdv per avere prodotti per target minimi. Monoporzioni, take away, IV e V gamma, pane, prodotti sfusi.  
4) Private label. Sostenere continuamente i margini con un'assidua, pervicace e attenta politica sulle marche commerciali. Il centro non esiste più: polarizzare sulle categorie di destinazione e su quelle strabasiche.

5) Service-service-service. Perché la benzina costa sempre di più, ma la fila ai self-service nei distributori non cresce? Il retail deve semplificare la vita dei clienti e la variabile prezzo ritorna importante e non più vitale.

Entertainment a 360° a Perugia

È stato inaugurato stamattina alle porte di Perugia il Borgonovo entertainment center, il  complesso, di proprietà di Pirelli RE, occupa una slp di circa 14.000 mq all’interno di un’area di 38.000, e dà lavoro a un centinaio di addetti; lo sviluppo delle attività presenti in Borgonovo è affidato a Ségécé Italia, società specializzata nella gestione e nello sviluppo di centri commerciali e di intrattenimento, che attualmente gestisce 50 strutture in tutta Italia.

L'offerta
Borgonovo ospita al suo interno il Multiplex Giometti Cinema, con 10 sale tecnologicamente avanzate, predisposte per il cinema digitale e in 3D. Le sale ospitano complessivamente 1.700 posti acquistabili online, offrono il massimo della tecnologia audio e video.
Oltre al cinema nel complesso è presente un Virgin Active per il fitness, un villaggio di 5.000 metri quadri che offre un servizio a 360° per il benessere e l’attività sportiva. Tra le offerte per il family entertainment, la struttura Antares Planet con slot machine, videogiochi, flipper, calcio balilla e biliardi, in un ambiente attrezzato e vigilato al fine di salvaguardare il divertimento e la sicurezza di ogni singolo cliente. All’esterno del Centro, in un parco giochi permanente, sono previste ulteriori attrazioni come la pista di pattinaggio sul ghiaccio, mini quad, gonfiabili e trampolini elastici.
Spazio anche alla ristorazione con la steak house birreria Old Wild West.

Lidl: nuova comunicazione e nuovi servizi

Apre il 5 dicembre lo spazio Ambasciatori a Bologna

Dopo essersi aggiudicata, lo scorso marzo, il bando del Comune per la ristrutturazione, il restauro e la manutenzione per 12 anni, Coop Adriatica aprirà il prossimo 5 dicembre lo spazio Ambasciatori in pieno centro a Bologna, i cui lavori,iniziati un anno fa, sono in dirittura d'arrivo.

In un'area di 1.200 mq suddivisa su tre piani, troveranno spazio le insegne librerie.coop e Eataly, con l'obiettivo di abbinare cultura e prodotti tipici di qualità a prezzi accessibili.

La struttura sarà aperta tutti i giorni, fino a mezzanotte,
candidandosi a luogo d'incontro dove mangiare, comprare, leggere e
partecipare a lezioni-degustazioni, incontrare scrittori e protagonisti
della cultura alimentare e non.

La suddivisione dei piani e specificità
Ogni piano sarà caratterizzato da proposte specifiche:

  • al livello terra, troverà spazio la narrativa, con uno spazio forum e la caffetteria con un banco per panini e puntini per buongustai;
  • al primo piano, invece, i libri sul tempo libero si incontreranno con l'osteria e la gastronomia d'asporto;
  • infine, al terzo, insieme i libri per ragazzi e la saggistica si integreranno con la vineria e la birreria, oltre a un secondo spazio per incontri. 
  • Un'altra particolarità sarà rappresentata dalla disponibilità, al primo piano, di alcuni volumi della Palmaverde di Roberto Roversi, storica libreria antiquaria della città sulla poesia, il cui patrimonio è stato acquisito da Coop Adriatica.

Il bollino Valfrutta firma il fresco di qualità

Nasce Valfrutta Fresco dalla collaborazione con Apo Conerpo, Agrintesa, Conserve Italia, Fruit Modena Group, Italfrutta e Cepal, realtà produttive ortofrutticole costituite da 55 cooperative associate.
Valfrutta Fresco si presenta al mercato con un ampio assortimento dei migliori prodotti della stagione: prodotti premium in piccole confezioni biodegradabili oppure sciolti e con bollino. Sono pere, susine, fragole, ciliegie, albicocche, pesche, nettarine, arance e pomodori per quanto riguarda i freschi; rucola, scarola, valeriana, misticanza e carote julienne nei prodotti di quarta gamma.

La distribuzione sarà capillare: ai grossisti per la vendita nelle “boutique” dell'ortofrutta e alle catene della Gda, inizialmente per le superettes. Si attuerà tramite un servizio giornaliero per assicurare il massimo della freschezza, grazie a tre basi operative, 32 piattaforme e una flotta di 800 automezzi.
I plus dell'offerta comprendono anche un ampio sevizio di assistenza di vendita, tra cui iniziative in negozio, allestimento di corner attrezzati, distribuzione di materiale promozionale personalizzato per i diversi canali commerciali. Previsti 15 milioni di euro per investimenti pubblicitari iniziali su stampa e televisione.

Il Macfrut nel 2009 si sposta da aprile a novembre

Dopo 25 anni, Macfrut nel 2009 cambia data spostandosi da aprile a ottobre (7-8-9). Questo ai fini del rafforzamento della sua centralità come fiera di sistema, visto l'interesse da parte della maggioranza dei paesi dell'Europa e del Mediterraneo per una sua collocazione tra la chiusura della campagna estiva e l'inizio di quella autunnale. "Anche perché il cambiamento della data rientra in una strategia di internazionalizzazione di Macfrut come finestra sul sistema Italia -ha affermato Domenico Scarpellini, presidente di Cesena Fiera in occasione della presentazione dell'edizione 2009 all'Ice martedì 11 novembre- e come baricentro produttivo e logistico dell'Europa, snodo strategico tra le rive del Mediterraneo e i mercati Nord europei, conferendo all'Italia la grande possibilità di essere la piattaforma del Mediterraneo".

Nell'edizione 2008 i visitatori sono stati 21.000 di cui 98% operatori professionali e di questi il 23% erano esteri, con 80 delegazioni ufficiali di Paesi stranieri.

Export essenziale per l'ortofrutta italiana
A conferma del ruolo cardine dell'export, i dati presentati (fonte Gfk-Iha) parlano chiaro. Sebbene i consumi di frutta e verdura interni siano in calo, anche se lieve, nei primi 8 mesi del 2008 c'è stato un aumento significativo dell'export: +16,9% rispetto al 2007, con conseguenze positive sul saldo che passa dai 351,3 ai 532,7 milioni di Euro (+51,6%).
Del resto Paolo Bruni, presidente Fedagri, sempre nel corso della presentazione all'Ice, ha così commentato la situazione “L’Italia è il primo produttore di ortofrutta del mondo, secondo solo alla Cina, con una produzione totale pari a 24,6 milioni di tonnellate nel 2007 (9,3 di frutta e 15,3 di ortaggi), mentre i consumi interni da anni non vanno oltre gli otto o nove milioni di tonnellate. Se non riusciamo a consumare neanche un terzo di ciò che produciamo è evidente come il nostro paese sia oggi più che mai drammaticamente condannato alla esportazione”.

Sidal acquisisce tre cash and carry da Carrefour Italia

In linea con la volontà di razionalizzare la propria rete all'ingrosso (concentrandosi nelle aree storiche del nord ovest) il Gruppo Carrefour Italia ha ceduto i tre Cash and carry Docks Market di Reggio Emilia, Migliarino Pisano/Pi e Livorno a Sidal, società partecipata da Conad del Tirreno per una quota di minoranza.

Sidal opera nell'area dei cash and carry con l'insegna Zonamarket, specializzata nella fornitura di prodotti e servizi a dettaglianti tradizionali e al canale ho.re.ca.

Con questa operazione, Sidal stima di realizzare nel 2008 un fatturato di 130 milioni di euro -cifra che a regime salirà a 150 milioni di euro- con una rete di 12 pdv, concentrati prevalentemente in Toscana, ma presenti anche in Liguria, Lazio, Sardegna ed Emilia Romagna, che potrebbe rappresentare una nuova area da sviluppare.

Per il 2009,  Zonamarket, che con l'ingresso di questi tre nuovi pdv diventa la prima insegna toscana, posizionandosi, a livello nazionale, al sesto posto, prevede di rafforzare ulteriormente la propria presenza grazie a nuove aperture.

Glowelle, nuovo brand di Nestlé Usa per una “bellezza” da bere

Nestlé Usa ha un nuovo marchio. Si chiama Glowelle ed è una linea di “bellezza” da bere, realizzata per consentire alle donne, secondo quanto promesso dal sito Glowelle.com, “di sentirsi sicure, belle e assolutamente radiose”. Disponibile in due versioni -Lamponi e Jasmine; Melagrana e Lychee- Glowelle contiene antiossidanti, fito-nutrienti, estratti botanici e frutti: se bevuta regolarmente, aiuterebbe a ridurre i segni dell’invecchiamento, proteggendo ed idratando gli strati interni ed esterni della pelle. Per quanto nelle pagine del sito sia precisato che il prodotto non è stato esaminato dalla FDA, lo stesso sito mette a disposizione diversi studi che ne proverebbero l’efficacia.
Glowelle è disponibile sia in flaconcini di vetro sia in polvere (in stick) da  mescolare con acqua.
Per il momento è acquistabile solo in negozi high-end, come Neiman Marcus e Bergdorf Goodman, a $ 7 ogni bottiglietta, mentre per gli stick il costo è di $ 40 per la confezione da 7 giorni e di $ 112 per quella da 30 giorni.

Milano, città vecchia e senza shopping center

Ci sono alcuni aspetti che ci lasciano perplessi nei confronti che gli istituti di ricerca compiono sulla qualità della vita tra le varie metropoli del mondo. E tutte le volte in cui verifichiamo, accade abbastanza spesso, che ai primi posti si piazzano le capitali del Nord Europa il dubbio si acuisce, perché non si capisce bene come mai, se la qualità del vivere è così soddisfacente,  proprio in quei paesi il tasso di alcolismo e il tasso di suicidi sia tra i più alti al mondo.

Lo studio
Le capitali del Nord ottengono ovviamente risultati lusinghieri anche nell’interessante studio Global City report presentato oggi a Milano da Scenari immobiliari e Generali; una parte della ricerca mette a confronto venti grandi città europee, valutando inquinamento, infrastrutture, ricettività turistica, attenzione alla cultura, struttura demografica, strutture terziarie e commerciali.
Avremo occasione per tornarne a parlare più ampiamente. Ci vogliamo però concentrare su un aspetto estremamente interessante riguardante le due città italiane qui considerate: Milano e Roma. In particolare la metropoli lombarda due record negativi e fortemente contraddittori tra loro: la più alta percentuale di popolazione anziana, la bassissima presenza nei confini urbani di strutture commerciali integrate.

Shopping center urbani
A questo proposito, tutte le città considerate hanno una buona dotazione di shopping center. Ovviamente e città del nord emergono: il record spetta
con 435 mq ogni mille abitanti a Oslo e 394 a Stoccolma, contro una media di 243 mq. Roma si colloca lievemente al di sotto della media, con 201 mq, mentre Milano offre solo 88 mq. Il dato non stupisce dal momento che la quasi totalità dei grandi centri commerciali è situata all’esterno dell’area urbana, ma non si concilia con la struttura demografica della popolazione. La tipologia più 
diffusa è quella dei complessi compresi tra 10 e 25 mila mq; solo un ristretto numero di progetti supera i 50 mila mq, in quanto questi si trovano prevalentemente nelle aree esterne
alle grandi città.

Zamparo nuovo direttore generale di VeriFone Italia

Alessandro Zamparo è il nuovo direttore generale di VeriFone Italia, società leader nel settore dei sistemi di pagamento. Zamparo ha maturato un'esperienza ventennale nel settore della monetica, iniziando la sua carriera professionale dalla progettazione in DaSistemi, per poi crescere professionalmente e ricoprire mansioni di alto profilo e responsabilità

Coin e l’arte moderna si incontrano a Milano

Da lunedì 10 ottobre alle ore 19,00 le vetrine del department store Coin di piazzale Cantore a Milano si trasformano in un’installazione di arte moderna.

Infatti, fino al 16 novembre sarà ospitata la performance di Gaia Lucchini intitolata “A winter Fairy Tale…”, che racconta la storia di una principessa, intrappolata nelle vetrine di una metropoli buia e caotica, tenta con tutte le sue forze di tornare al suo mondo colorato.

L’iniziativa rientra nell’ambito di (Con)temporary Art, un progetto di Gisella Borioli con il patrocinio e il contributo del Comune di Milano, che presenta, nell’arco di una settimana, opere di giovani artisti in luoghi inconsueti in zona Tortona, nota come fulcro cittadino per le manifestazioni presentate nel corso del Salone del Mobile.

Lidl, l’ingrosso in un minuto

Per inseguire in consumatore sempre più preoccupato e sempre più infedele le insegne rispolverano strategie già ben collaudate e le rivestono di nuovo. Un classico evergreen è il concorso a premi, che Lidl ha reinterpretato in maniera davvero originale. D'altro canto stupire il consumatore è ormai un obbligo anche per i discount, visto che la gdo tradizionale sta spingendo i pedali sulle promozioni all'ultimo respiro.

Carrello gratis
Lidl per festeggiare l'apertura del 500esimo punto vendita sul territorio nazionale ha lanciato “Un minuto di spesa gratis”: 500 persone, estratte una per filiale, avranno a disposizione un minuto di tempo per correre all'impazzata tra le corsie di un pdv Lidl, fare incetta della merce esposta e riempire il carrello della spesa il più possibile e alla velocità della luce: ciò che verrà raccolto sarà gratis. I vincitori verranno convocati a seconda della provenienza geografica in 141 pdv dislocati in tutto in territorio nazionale, che saranno sede del gioco. Il concorso avrà luogo nei giorni 16, 20 e 23 novembre.

A Torino
Più tradizionale il concorso che si svolge a Torino per festeggiare l'apertura di una nuova filiale in città: dal 17 al 29 novembe tutti coloro che in uno dei negozi cittadini effettueranno una spesa di almeno 50 euro concorreranno all'estrazione di una Fiat 500.

Unilever: l’industria di marca è tra l’incudine e il martello

Prezzi e grande distribuzione, una tematica critica e di grande attualità sui due fronti della domanda e dell'offerta. Mentre la Gdo, proprio in questi giorni, chiama in causa l'industria di marca come responsabile principe dei rincari, ques'ultima dà una lettura diversa degli eventi. Tira acqua al proprio mulino Paolo Radi, trade categogy e customer marketing director per l'Italia di Unilever, gigante del largo consumo che con i suoi prodotti occupa circa il 5% del nostro stomaco (sotto il suo cappello vi sono marchi come Findus, 4 Salti in Padella, Knorr, Algida, Santa Rosa).
«Il consumatore oggi è più attore del proprio processo di acquisto e più infedele: si cambia facilmente un punto vendita se risulta più conveniente - ha affermato il manager presso un recente convengo in Assolombarda -. Allo stesso modo si è disposti a cambiare marca per risparmiare e, sempre per le stesse ragioni, si va molto alla ricerca delle offerte speciali». Si spiega così il fatto che il trend di crescita del canale discount sia moto più accelerato rispetto al largo consumo, food e non, nel suo complesso: parliamo di un +8,7% in valore (a marzo di quest'anno) contro un più modesto 1,5%. Anche le marche private stanno crescendo da un anno a questa parte più del mercato, raggiungendo lo scorso giugno una quota del 13,2% nel largo consumo, mentre i prodotti di marca con un posizionamento di prezzo più alto soffrono un po'.

Le sofferenze dell'industria di marca
Se le difficoltà del consumatore sono evidenti, non se la passa bene chi c'è dall'altra parte del ciclo: i produttori del largo consumo. Specie, come si è accennato, se si tratta di aziende di marca. Radi parla di incudine e martello: da un lato c'è un consumatore definito “neo-concreto”, sempre alla ricerca del giusto prezzo, mentre dall'altro sull'industria incombe il suo “lato cliente”, che è il canale di vendita della distribuzione. E la dimensione cliente per l'industria produttrice di marca è decisamente rilevante: basti pensare che per Unilever i primi 4 clienti oggi pesano percentualmente sul fatturato più dei primi 4 brand messi insieme.
A evidenziare il peso del canale vi sono anche altri dati. In Unilever Italia, per esempio, la distribuzione oggi assorbe ben l'82% degli investimenti commerciali (tesi a finanziare promozioni al consumo di vario tipo presso i punti di vendita), mentre all'adverstising diretto verso il consumatore finale è dedicato solo il 17% del budget. La prima fetta degli investimenti, tra l'altro, è in costante crescita, determinando una riduzione del fatturato netto.

Le responsabilità della Gdo
Sulle colpe che hanno innescato questo meccanismo perverso Radi non ha dubbi. «I nostri distributori sono capaci di acquistare ma incapaci di vendere, disperdono troppo in costi, hanno livelli di servizio bassi, non aprono punti vendita dove sono i nodi di traffico». E rincara la dose: «l'industria di marca negozia contratti con i distributori seguendo formule vecchissime. Noi perdiamo dai due ai tre mesi ad ogni inizio anno per la fase contrattualistica e ciò qualifica le capacità dei retailer, che cercano marginalità solo nella negoziazione».
In questo modo, osserva ancora il manager di Unilever, il distributore non riesce a trasferire al mercato gli aumenti dei costi delle materie prime e quelli, conseguenti, dei listini attuati dall'industria. Si attua così un circolo vizioso: perdendo margine la distribuzione chiede risorse extra all'industria di marca, la quale per farvi fronte è costretta a ritoccare nuovamente i prezzi. In pratica, l'industria aumenta i prezzi non solo perché aumentano i costi ma anche per le inefficienze del trade.
Per uscire dall'impasse secondo Radi si potrebbero adottare alcuni rimedi. Innanzitutto segmentare più attentamente clienti e prodotti, per cercare nuovi posizionamenti prodotto/prezzo che possano essere comunque vincenti. Poi, è opportuno evitare di spendere in innovazione che sia solo di cosmesi e che non porti reale valore.

Perché chiamarli anziani?

Leggono e fanno sport; insomma cercano di mantenere in esercizio mente e corpo. È il ritratto dei nuovi senior che emerge dalla ricerca realizzata da Format ricerche di mercato per Expo Senior, il forum della nuova età organizzato da Somedia a Milano, dove oggi si chiude.
I dati della ricerca sono molto interessanti ma viziati, almeno ad avviso di Gdoowek, da una discutibile scelta metodologica, cioè quella di valutare un campione comprendente la fascia di età tra 55 e 79 anni, in un’epoca in cui le persone sono attive dal punto di vista lavorativo almeno fino a 65-70 anni; con questa premessa, segnaliamo i dati più significativi dello studio.

Cultura in primo piano
I quotidiani sono letti da oltre il 70% del campione (dato da cui si ottiene la conferma indiretta di un fatto ben noto: date le vendite dei quotidiani  i giovani non li leggono proprio), mentre si dedicano ai libri il 68% degli ultra55enni e alle riviste il 58%. Circa un terzo ama passare il tempo con gli amici e una buona fetta (tra il 22 e il 29%) frequenta mostre, teatri, cinema. Il 13% fa volontariato.

Consumi
Per quanto riguarda i comportamenti di acquisto l’84% cerca di risparmiare ma il 25% effettua saltuariamente acquisti di lusso e il 42% dà fiducia alla marca. Il 70% destina una parte del proprio reddito a tempo libero, cultura e sport e due terzi alla cura del corpo. Nonostante i limiti di cui abbiamo detto sono dati che dovrebbero far riflettere la gdo, che certo non ha ancora compreso l’importanza strategica del target della “nuova età”.

Pubblicato il Rapporto sulla Sostenibilità 2008 Epson

Seiko Epson Corporation ha pubblicato il Rapporto sulla Sostenibilità 2008, che illustra in dettaglio le attività in difesa dell’ambiente e a favore della comunità intraprese dal Gruppo Epson nel corso del 2007. Epson si è impegnata a ridurre le emissioni di CO2, principali responsabili dell’effetto serra, dovute ai propri prodotti e attività commerciali del 90%. Il documento illustra in dettaglio i risultati raggiunti dal Gruppo nella gestione delle sostanze chimiche, il proprio sistema di contabilità ambientale, nonché una serie di attività educative intraprese a favore delle comunità in cui opera. Epson ritiene che per raggiungere tali obiettivi sia necessario un impegno collettivo. Il Rapporto 2008 indica che il Gruppo Epson ha ridotto le emissioni unitarie di CO2 del 53% rispetto all’anno di esercizio 1990, superando addirittura l’obiettivo stabilito del 50%.

Bene anche sul fronte riciclo
Inoltre, per quanto riguarda il riciclo e la conservazione delle risorse sono stati fatti enormi passi avanti: il tasso di riciclo delle periferiche è stato infatti pari al 69,3%, mentre la quantità di rifiuti generata è diminuita di 1.500 tonnellate rispetto all’esercizio 2006. Il rapporto illustra altresì le nuove iniziative avviate nell’ambito della gestione della catena di approvvigionamento, l’impegno del Gruppo per migliorare l’equilibrio lavoro/vita privata dei propri dipendenti, l’assunzione di disabili e il miglioramento delle condizioni dei contratti d’appalto in ambito manifatturiero. I rapporti sulla responsabilità sociale d’impresa sono ormai una prassi consolidata per Epson, che già dal 1999 pubblica ogni anno a giugno una relazione sulla sostenibilità insieme alla relazione annuale di bilancio.

Premiati i Retailer of the Year in Italia

Ikea, Esselunga e Decathlon sono saliti sul podio del Retailer of the year 2008, che ha celebrato quest'anno la prima edizione italiana con 25.000 voti e 55.000 valutazioni fornite attraverso il sito internet www.retaileroftheyear.it.
Nella piazza centrale della shopville Le Gru a Grugliasco (To) si è tenuta la premiazione sia dei vincitori nella classifica generale sia dei migliori retailer italiani in 14 settori merceologici.
Oltre ad essere il vincitore assoluto, Ikea è arrivato primo anche nel settore arredamento-mobili e in quello degli articoli per la casa. Ottimo il posizionamento di Media World, risultato il migliore nei settori Cd-Dvd&giochi, ed elettronica/telecomunicazioni.
I migliori retailer del 2008, in assoluto e per categoria, sono stati scelti da una rosa di 47 retailer su un totale di 126, in base a un coefficiente di significatività statistica che corrisponde alla soglia delle 500 indicazioni: sotto tale soglia il retailer è stato escluso dalla valutazione più analitica che ha costituito il follow-up della ricerca, svolto tra settembre e ottobre 2008.
I retailer così selezionati sono stati valutati in base a 9 fattori chiave: assortimento, gentilezza del personale, rapporto qualità/prezzo, servizio, promozioni, livello dei prezzi, competenza del personale, atmosfera, innovazione.
Retailer of the year è un'iniziativa sviluppata dalla società di ricerche olandese Q&A Research & Consultancy in collaborazione con Cório Italia e Metro. Lo studio è partito in Olanda e Belgio, per poi svilupparsi anche in Francia, Germania e Italia.

Classifica dei migliori per settore merceologico
Arredamento: Ikea
Articoli per la casa: Ikea
Bricolage: Leroy Merlin
Calzature: Scarpe&Scarpe
Cd-Dvd & Giochi: Media World
Elettronica: Media World
Erboristeria/profumeria: Bottega Verde
Fast food: Mc Donald's
Librerie: Feltrinelli
Moda: H&M
Neonato e bambino: Prénatal
Sport: Decathlon
Supermercati: Esselunga
Telecomunicazioni: Media World

Il consumatore ha fiducia nel cibo dell’industria

I ripetuti allarmi in merito alla sicurezza dei prodotti alimentari italiani producono un grave danno di immagine al settore, che con i suoi 113 miliardi di euro di fatturato e 18 miliardi di euro di export, rappresenta il secondo settore produttivo del Paese e occupa 400 mila persone in oltre 6.500 aziende dislocate su tutto il territorio nazionale.
Così, in occasione dei 25 anni dalla sua fondazione, Federalimentare interviene nel dibattito sulla qualità del cibo attraverso il Monitor Doxa-Federalimentare (1000 interviste a un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta oltre 15 anni) intitolato “Gusto responsabile” che, a distanza di quattro anni, rifà il punto in merito all'opinione del consumatore nei confronti del cibo che acquista e di chi lo produce.

L'opinione sul cibo
Gli italiani, secondo Doxa, continuano a fidarsi di ciò che mangiano e di chi lo produce:  il 73%  è soddisfatto del cibo che porta in tavola (75% nel 2004), il 71% ha fiducia nei confronti della sua qualità e il 62% si sente garantito dai controlli fatti dai produttori (60% nel 2004).
La marca, pur continuando a essere il primo fattore nella scelta degli acquisti alimentari (24%) risulta in calo del 4% sul 2004, mentre cresce il fattore prezzo (dal 17% al 20%). Diminuisce invece la rilevanza dell'attenzione prestata alla scadenza (dal 15% al 13%) e agli ingredienti (dal 9% al 6%).
Stabile il fattore consuetudine (“se l'ho già provato”), all'8% e quello promozioni (dall'8% al 9%). Raddoppia, invece, l'attenzione nei confronti della zona di produzione (dal 4% all'8%), in una logica di cresciuta cultura dei prodotti tipici e normati. Comunque, il 51%, secondo quanto percepito dal consumatore, ritiene più sicuri i prodotti dell'industria rispetto a quelli venduti dal contadino (comunque preferiti dal 41% del campione) e che il  rispetto delle norme igieniche (48%) e dei controlli del prodotto dall'origine al punto di vendita (42%) sono i plus in termini di sicurezza.

Etichette e controlli
L'etichetta interessa molto quando serve a orientarsi in tema di alimentazione e benessere: il 66% ritiene infatti adeguate le informazioni  che trova in etichetta per scegliere cibi coerenti con il proprio stile di vita.
E se nel 2004 erano il 69% coloro che andavano a ricercare informazioni su valori nutrizionali e, magari, sul contenuto in grassi o proteine, oggi questo interesse arriva a coinvolgere il 79% del campione.
Chi non legge le etichette, invece, lo fa perché non è in grado d'interpretarle (troppo difficili) 28%, perché non ha tempo (27%) e perché spesso sono troppo piene d'informazioni e alla fine non si capisce nulla (22%).
Infine, la sintesi sulle esigenze dei consumatori si racchiude in più controlli sulle materie prime (51%, contro il 43% del 2004), più controlli nei punti di vendita sulla scadenza e freschezza (dal 35% al 42%) e più controlli in tutte le fasi di produzione (dal 19% al 23%).

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