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Conad Centro Nord: focus sulle categorie

Tione Dao Conad
La cooperativa sta rivedendo la struttura acquisti per passare dal modello tradizionale basato sul fornitore (buyer) a quello più attuale orientato alla domanda (da Gdoweek n. 3/2017)

Attiva in Lombardia e nelle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza, Conad Centro Nord è una delle 8 cooperative associate al consorzio nazionale Conad. Associa 436 imprenditori con oltre 240 punti di vendita tra diretti e affiliati/associati con quota di mercato del 6,49%. La cooperativa sta riorganizzando la struttura acquisti per focalizzarla sul category management, per mettere al centro la categoria. Questo processo durerà per il prossimo biennio, come spiega Stefano Ferrari, vice direttore commerciale e marketing di Conad Centro Nord.

A quale modello organizzativo tende Conad Centro Nord?
Il modello organizzativo che si vuole portare avanti è quello che riunisce in un’unica figura il ruolo di buyer e category, per porre al centro della negoziazione la categoria, e non, come una volta, il fornitore. Il category avrà la responsabilità dei margini dei prodotti di una categoria ed è un processo ormai inevitabile perché legato al nuovo progetto assortimentale di Conad. L’aspetto positivo consiste in una struttura più leggera rispetto ad altri modelli organizzativi che separano l’attività di category da quella di buying, con una figura, quella del category, dallo sguardo più ampio e con più margini d’azione, e con attenzione prevalente alle vendite.

Che ruolo ha la marca del distributore?
La marca del distributore è prioritaria e fondamentale per costruire la categoria, perché l’assortimento fa parte della relazione con il cliente, ne è il punto di partenza, con ruolo economico e di distintività per l’insegna. Riteniamo questa nuova organizzazione molto più logica, anche perché questo approccio è già in atto da qualche anno a livello nazionale.

Qual è la gerarchia nella definizione degli assortimenti?
L’approccio per categorie è partito dalla Centrale:  l’assortimento Lcc è per il 70-75% definito su base nazionale, per il rimanente 25-30% su base locale, con differenze anche rilevanti a seconda delle categorie e tenendo in considerazione la possibilità di opportunità negoziali con l’industria. Nelle marche del distributore l’assortimento è omogeneo su tutto il territorio con scelte locali molto limitate: per esempio, i formati della pasta oppure il vino. Gli assortimenti sono definiti dalla Centrale in 4 declinazioni, corrispondenti ai canali Ipermercato, Superstore, Conad e City. La novità a livello locale è il passaggio da una gestione molto orientata al magazzino a una logica di vendita, quindi di punto di vendita con il nuovo progetto di Assortimento Obbligatorio a PuntoVendita.

In che cosa consiste quindi il ruolo del category?
Stiamo lavorando su 7 cluster assortimentali, o punti di vendita ideali, “spacchettando” l’assortimento definito a livello nazionale: per esempio, l canale Conad  (600 -1.500 mq), si divide a sua volta  in 3 tipologie: il ruolo del category consiste appunto nel definire e classificare quel 25-30% di quota locale dell’assortimento. I suoi strumenti sono le linee guida assortimentali della Centrale, le indicazioni strategiche e il patrimonio informativo di cui dispone; inoltre il category si interfaccia con un’altra funzione di recente costituzione e nella quale lavorano 3 addetti, quella dei planogrammi, utile perché le referenze trovino poi collocazione su un display coerente alle strategie espositive e linee guida definite. Il magazzino appena avviato sarà il risultato di tutti questi elementi, a favore di una maggiore omogeneità della rete. L’obiettivo è far evolvere il ruolo dei category, anche individuando un percorso mentale “comune, omogeneo” e strumenti operativi standard.

E la distintività?
Probabilmente è la sfida più complessa del progetto e dell’evoluzione richiesta ai category. La marca del distributore è il primo mezzo, ma distintività significa anche “asciugare” la parte mainstream del mercato, dove gli attori si sono moltiplicati solo per motivi tattici e non quindi indispensabili per il consumatore.  Mantenendo la leggibilità della scala prezzi occorre operare sui segmenti premium, che aggiungono valore e varietà all’assortimento, migliorando vendite e redditività dello scaffale.

Parliamo di prezzi e promozioni
La struttura assortimentale è assimilabile a un rombo con dimensione marginale di primo prezzo e premium price, e con la parte mainstream dominante; ma tende ad assumere la forma del triangolo, dove viene marginalizzato il primo prezzo (anche  in seguito alla politica Edlp basata sulle Private Label) e cresce il vertice cioè il segmento premium, che include le nuove tendenze di consumo. Alcune categorie andranno razionalizzate, altre ampliate. L’indirizzo strategico di Conad punta a ridimensionare la promozionalità, destinando risorse al posizionamento quotidiano. Anche le marche dovranno adeguarsi al percorso delle private label, passate dagli anni del “Bis” all’attuale claim “Bassi e Fissi”. È un percorso graduale rallentato dal fatto che mentre il continuativo viene letto dal consumatore nel medio termine, la diminuzione della promozionalità mostra immediatamente i suoi effetti sulle vendite.

Le conseguenze sulla contrattazione con l’industria?
Se il category dovrà massimizzare la resa economica degli spazi, in base al ruolo della categoria, puntando su vendita (categorie di traffico) e redditività (categorie di servizio), allora nella contrattazione la responsabilità del successo (o dell’insuccesso) di un prodotto ricadrà prevalentemente sull’industria, la quale, anche grazie a un rapporto più trasparente con la distribuzione, dovrà proporre prodotti che diano un valore aggiunto al distributore. Il percorso però è ancora lungo.

SkinLabo e ProfumeriaWeb vanno a nozze

Angelo_Muratore ceo di skinlabo
SkinLabo, brand italiano di cosmetica nativo digitale, creato nel 2016, sceglie come partner distributivo di riferimento in ambito beauty ProfumeriaWeb

SkinLabo, brand italiano di cosmetica nativo digitale, creato nel 2016, sceglie come partner distributivo di riferimento in ambito beauty ProfumeriaWeb, eCommerce per la vendita di profumi, cosmetici e prodotti di bellezza a prezzi vantaggiosi. La partnership consentirà a SkinLabo di perseguire al meglio la mission che ne rappresenta la filosofia di business: offrire cosmesi di qualità premium a prezzi competitivi, grazie proprio alla distribuzione esclusivamente online.

“ProfumeriaWeb rappresenta il partner ideale per un brand come SkinLabo che cavalca il trend del mercato e si posiziona come Alice Farella Monti 2primo brand full beauty made in Italy distribuito esclusivamente online -dichiara Angelo Muratore, Ceo di SkinLabo–. Recenti studi mostrano come il valore degli acquisti online in ambito beauty abbia superato lo scorso anno i 170 milioni di euro, con un aumento del +22% rispetto all’anno precedente. A fronte dei molti indicatori che suggeriscono per i prossimi anni un tasso di crescita ancora superiore alla media, SkinLabo persegue i suoi obiettivi di crescita puntando tutto su un modello di business audace ed essenziale: eliminare tutto il superfluo e puntare sulla qualità premium del prodotto e sull’accesso democratico alla bellezza, grazie a un canale distributivo innovativo come l’eCommerce.” Alice Farella Monti, Chief Operating Officer di SkinLabo, aggiunge: “Su ProfumeriaWeb sono disponibili oltre 8.000 prodotti, fortemente scontati e consegnati in 2/3 giorni lavorativi dall’ordine. Entrare a far parte di una rete vendita così strutturata, con all’attivo più di 120.000 clienti e oltre 600.000 visite solo a dicembre scorso, rappresenta per SkinLabo una vetrina davvero eccellente”.

Conad Sapori e Dintorni di Venezia si rinnova

Conad-Sapori-Dintorni
I lavori di restyling hanno permesso di inserire nuovi reparti, potenziare e ammodernare quelli già esistenti e adeguare lo store alle tecnologie green

Si rifà il look il negozio Conad Sapori e Dintorni del Lido, a Venezia, riaperto dopo i lavori di adeguamento. Il punto di vendita, gestito dalla società Insieme,  occupa sessanta dipendenti.

I lavori di ammodernamento hanno permesso di inserire un nuovo reparto pescheria con banco servito, che completa la proposta commerciale del negozio. Sono stati potenziati i reparti freschi. In gastronomia è stato introdotto il reparto friggitoria e ampliata la proposta commerciale di gastronomia calda con diverse soluzioni pronte per il pranzo e la cena. Anche l’impianto di illuminazione è stato rinnovato e adeguato alle moderne tecnologie ecosostenibili.

 

Al Supermercato del Futuro di Coop si paga con il cellulare

supermercato del futuro coop
L' App Mobysign è un mobile payment non legato a nessuno esercente, carrier telefonico, banca, tipo di dispositivo, circuito di pagamento

La tecnologia mobile fa il suo ingresso al Supermercato del Futuro di Coop Lombardia dove viene introdotta la possibilità di pagare con lo smartphone grazie all' App Mobysign, un mobile payment non legato a nessuno esercente, carrier telefonico, banca, tipo di dispositivo, circuito di pagamento.

Mobysign. L’app utilizzata all’interno dello store Coop viene integrata in pochi passaggi da altre App, siti eCommerce, portali di home banking e sistemi cassa e consente agli utenti di uscire di casa solo con il cellulare, fare la spesa come se si avesse il portafogli, dimenticando i pin delle diverse carte. Basta infatti confermare il pagamento sullo smartphone con l’impronta digitale o digitando un pin unico scelto in fase di registrazione, valido per tutti i mezzi di pagamento disponibili per l’utente. L'App Mobysign è scaricabile dai principali store. Perché sia valida bisogna registrare una carta di credito o debito, giftcard, loyalty e il giorno dopo  l’Iban per gli instant payment. Al Supermercato del Futuro l’innesco della transazione avviene leggendo un QRcode alla cassa; Mobysign in generale offre anche altre modalità, come l’esibizione di un barcode, la digitazione di un numero di telefono o nickname, ed altre ancora. Secondo il CEO di Mobysign, Antonio Bonsignore: “L'App Mobysign ha anticipato i concept della PSD2 ed ha al suo attivo diversi brevetti per la autenticazione del cliente finale, validi in tutta Europa per i più elevati livelli di sicurezza e per l’utilizzo delle più moderne tecnologie in ambito mobile.”

 

Leroy Merlin promuove la responsabilità sociale d’impresa

Leroy Merlin
L'insegna francese ha presentato, in occasione della tappa torinese del Salone della CSR, tre progetti legati alla responsabilità sociale e ambientale d’impresa

L’insegna del fai da te, Leroy Merlin, ha presentato in occasione della tappa torinese del Salone della CSR, che si è svolta questa mattina nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Torino, tre progetti legati alla responsabilità sociale e ambientale d’impresa.  “Il Salone della CSR è l’evento di settore più importante in Italia, e siamo molto felici di prendervi parte quest’anno

Luca Pereno, coordinatore sviluppo sostenibile di Leroy Merlin Italia
Luca Pereno, coordinatore sviluppo sostenibile di Leroy Merlin Italia

– dichiara Luca Pereno, coordinatore sviluppo sostenibile di Leroy Merlin Italia. – Proprio un territorio fertile come quello di Torino ci ha permesso di lavorare in maniera efficiente e incisiva con partner locali accreditati, con cui abbiamo stretto delle collaborazioni importanti. I progetti che presentiamo sono una parte rappresentativa del nostro più ampio calendario di iniziative CSR a livello nazionale, tutte accomunate dal desiderio di garantire a tutti una casa bella, sana e che aiuti a risparmiare”.

I progetti. L’azienda francese ha promosso il progetto Orto Fai da Noi, il primo orto di comunità creato  in collaborazione con l’associazione Orti Alti che sarà attivato nel punto di vendita di Torino Giulio Cesare, dove un ampio terreno incolto di proprietà del negozio verrà trasformato in un grande orto urbano. L’area infatti sarà suddivisa in 20 appezzamenti destinati ad altrettante famiglie, che avranno a disposizione cassoni in legno per coltivare ortaggi ed erbe e una cassetta per il ricovero degli attrezzi. Le aree comuni saranno allestite con tavoli e altri arredi per favorire i momenti di incontro e per dare spazio a numerose attività di formazione sull’orticultura, rivolte soprattutto alle scuole. Le iscrizioni, aperte a tutti, saranno attive dal 1 marzo 2017 compilando il form al link: csr.leroymerlin.it/ambiente/orto-fai-da-noi/.

Il secondo progetto riguarda la Lotta alla povertà energetica, realizzato in collaborazione con il Politecnico di Torino.  I ricercatori del Politecnico e dell’Università individueranno con Caritas un campione di 100 famiglie le cui bollette energetiche sono in parte o del tutto pagate dai servizi Caritas piemontesi. Questi ultimi invieranno i propri volontari, precedentemente formati, per fornire consulenza su come risparmiare energia nella vita quotidiana e per mettere a disposizione dei nuclei famigliari, per un periodo non inferiore a un anno, un kit di dispositivi per il risparmio energetico commercializzati da Leroy Merlin e di facile installazione. Al termine del periodo di sperimentazione verranno raccolte ed esaminate le bollette energetiche per verificare le effettive riduzioni dei consumi.

Ultimo dei tre progetti è la ristrutturazione di Casa Speranza, in partnership con CISV Torino, situata all’interno della Parrocchia Maria Santissima Speranza Nostra di via Ceresole, che ospiterà nelle prossime settimane 12 migranti richiedenti asilo. Questo progetto comprende lavori di rifacimento importanti che coinvolgono la ristrutturazione dei bagni, la messa a norma dell’impianto elettrico e l’imbiancatura per creare così 6 camere da letto e aree comuni.

 

 

Penny Market sostiene la Community #Noncifermanessuno

penny market dona un sorriso 1
L’insegna, patrner del Banco Alimentare, regalerà un pacco di riso per ogni interazione degli utenti/studenti registrati al sito della Community

Il progetto #Noncifermanessuno, ideato da Luca Abete, ha l’obiettivo di fornire una porzione di riso per ogni interazione dei clienti sul sito della Community #Noncifermanessuno. Banco Alimentare ne è partner e da quest’anno gode del sostegno di Penny Market che lancia l’iniziativa Dona un SorRISO!. L’insegna regalerà, infatti, un pacco di riso per ogni interazione degli utenti/studenti registrati al sito della Community. L’obiettivo del progetto ideato nel 2014 è raggiungere 15.000 kg di riso, pari a 150.000 porzioni.

“Questo progetto nasce dalla voglia di motivare e spronare i giovani d’oggi per permettergli di affrontare al meglio le difficoltà e penny market dona un sorriso 2realizzarsi non solo a livello universitario ma anche personale. - afferma Luca Abete - Come tutti gli anni mi impegnerò per donare loro il giusto entusiasmo e sono sicuro che tutti i ragazzi, a loro volta, si impegneranno per donare un SorRISO! con Penny Market. È bello sapere che ci sono aziende in Italia che non solo credono in noi ma si impegnano anche per dare un contributo concreto alle persone meno fortunate”. Il CFO di Penny Market Italia, Roberto Fagnani, aggiunge: “Da diversi anni sosteniamo con molte iniziative, sia locali che nazionali, il Banco Alimentare e questo progetto non solo ci è sembrato da subito in linea con i valori del nostro marchio ma ci permette anche di contribuire alla crescita sociale del nostro Paese.”

 

Unieuro lancia la promozione Passione Casa

cover unieuro
La promozione sarà valida dall’1 al 23 marzo in tutti i punti di vendita aderenti e sul sito unieuro.it. A supporto dell'iniziativa è prevista una campagna di comunicazione TV e radio

Passione Casa è il nuovo appuntamento dedicato ai consumatori Unieuro che desiderano rinnovare i propri elettrodomestici. L’insegna lancia infatti dall’1 al 23 marzo la promozione valida in tutti i punti di vendita aderenti e sul sito unieuro.it a cui si può accedere acquistando uno degli elettrodomestici coinvolti nell’attività promozionale come lavatrici, lavasciuga, asciugatrici, frigoriferi, forni, piani cottura e climatizzatori. Si riceverà in regalo uno smart TV Hitachi Full HD da 43’’, del valore di 499 euro. Nel volantino sono previsti inoltre sconti su articoli di tutte le altre categorie merceologiche. A supporto della nuova edizione di Passione Casa è prevista una campagna di comunicazione TV e radio.

Per l’industria italiana la Mdd è scelta strategica

Variabili in gioco, opportunità da cogliere, stato delle relazioni con i retailer: Ibc ha realizzato una ricerca ad hoc insieme a TradeLab per gettare uno sguardo al mondo dei copacker (da Gdoweek n. 3/2017)

C’è una precisa scelta strategica da parte dell’industria verso le marche del distributore: al netto dei puristi di marca e degli specialisti copacker, le Mdd non risultano mai un ripiego e neppure rappresentano un’ultima spiaggia rivelatasi fortunata. Si tratta, al contrario, di un secondo ambito di business, in particolare per le tante Pmi su cui si fonda il tessuto produttivo italiano, che viene perseguito proattivamente e con una forte focalizzazione sui volumi. Sul mercato Lcc post crisi, il copacking non è più visto come una soluzione d’emergenza, per accrescere il livello di saturazione degli impianti di produzione e puntellare le industrie alle prese con tante difficoltà su più fronti (innalzamento costi di produzione, restringimento mercato, difficoltà di accesso al credito per investimenti). Rappresenta una formula consolidata e smart per approcciare il mercato che permette di superare le logiche del passato di contrapposizione con il trade per ottenere ricadute positive su tutte le funzioni aziendali, dalla R&S alla logistica. In ultima analisi, lavorando per gdo e discounter, le medie imprese italiane riescono a investire (e a rendere sostenibile) l’aggiornamento industriale. In questo contesto economico e in questo clima sociale, produrre Mdd è un elemento di stabilizzazione del rapporto tra industria e grandi clienti e uno stimolo a cogliere in maniera nuova  i  segnali  provenienti  dal mercato stesso. Non solo per i piccoli, ma anche per i grandi gruppi industriali con brand forti e riconosciuti dal mercato.
“Produrre prodotti Mdd oggi -dichiara Luca Pellegrini, presidente di TradeLab- non è un salvagente, non è un segnale che sancisce la difficoltà di un’azienda, ma ha sempre una  motivazione  proattiva. Quest’attività è utilizzata dalle industrie con l’obiettivo di consolidare il loro rapporto con le insegne e intessere una relazione con il trade su nuove basi”. L’attenzione della ricerca Ibc-TradeLab si è soffermata su 75 imprese di produzione, forse non statisticamente rappresentative, ma in ogni caso significative per avere uno spaccato della media impresa italiana agroalimentare (il 50% del campione fattura fra i 500 e i 100 milioni di euro). Un ulteriore parametro significativo: sono state scelte aziende che facessero sia copacking sia attività a marchio proprio. Tralasciati volutamente i puristi e gran parte degli specialisti conto terzi. Un dato che smentisce dunque la minaccia della Mdd nei confronti dell’identità aziendale: guardando al campione, il 92% delle imprese copacker inserite fornisce alla distribuzione sia i prodotti a marchio retail, sia i prodotti a marchio proprio. Segmentando questo dato, emerge un’altra valenza: ben il 55% del campione ha debuttato sugli scaffali con un prodotto branded per poi sviluppare, successivamente, anche la Mdd. “Se indaghiamo le ragioni che spingono le aziende a diventare copacker -prosegue Pellegrini- troviamo la saturazione degli impianti produttivi, di certo uno degli elementi più importanti per la produzione industriale, nei quali anche le scale minime sono importanti al fine di ottenere un risultato positivo”. “Dal nostro punto di vista -dichiara Massimo Bianco, amministratore delegato di Soavegel- diventare copacker di catene importanti ci ha spinto a confrontarci con un nuovo modo di sviluppare i prodotti, in modo congiunto. Pensiamo alle catene del frozen che operano door to door: ci spingono a un’innovazione continua della quale beneficia l’intera nostra produzione”. “Credo che fare Mdd in alcune categorie -aggiunge Giuseppe Mastrolia, Ad di Newlat, gruppo alimentare che ha una quota del 20% attribuibile all’attività di copacker- sia difficile: pensiamo alla pasta di semola, mercato estremamente inflazionato, nel quale il prezzo è l’unica variabile. Noi vogliamo andare controcorrente, proponendo ai nostri clienti un prodotto di qualità, con un pack ecosostenibile e un forte richiamo alla tradizione partenopea”. Puntando al miglioramento delle relazioni con i distributori, stazionano in fondo alla classifica della ricerca le ragioni difensive che spingono un’industria a cimentarsi nella produzione di Mdd: per esempio, il recuperare i volumi persi con l’indebolimento della marca industriale. Altro stereotipo smentito dalla ricerca TradeLab è l’aleatorietà della Mdd, in particolare l’estrema difficoltà nel mantenere relazioni di lungo termine con un trade sempre più competitivo e alla ricerca del prezzo come fattore dirimente nella scelta di questo o quel fornitore. “Colpisce -prosegue Luca Pellegrini- l’analisi della durata dell’impegno delle aziende nel comparto Mdd: ben il 43,6% del campione opera sul mercato da 20 anni e oltre, il 35,9% dai 10 ai 19 anni; solo il 5,1% produce a marchio d’insegna da meno di cinque anni. Se facciamo una media, siamo attorno ai 18 anni di attività, un tempo molto lungo specialmente in un’epoca di veloci cambiamenti”. Puntare sull’Mdd, quindi, non è una scelta tattica per tappare le falle, bensì una strategia a più ampio respiro. Lo si evince anche dalle prospettive che i copacker hanno affidato a TradeLab: secondo i dati oltre il 61% del campione si attende una crescita nel triennio 2017-2020, da contenuta a consistente, sopra il 5%. “Oggi la nostra quota è ancora bassa -spiega Roberto Bechis, managing director di Meggle Italia- attorno al 7-10%, vogliamo espanderla, ma non a tutti i costi. Ritengo che le Mdd richiedano un’attenzione e un servizio dedicato, programmazione e trasparenza. Solo rivolgendosi ad aziende che hanno nel loro patrimonio questi valori, la Mdd diviene un elemento competitivo differenziante a scaffale. Soprattutto se si possono infonderle dei valori come il bio o il 100% veg”. “Nei salumi la tipicità è un valore premiante -aggiunge Paola Spiezia, direttore commerciale dell’omonima azienda- in Italia e anche sui mercati stranieri, nei quali le tradizioni campane e del Mezzogiorno hanno una platea di consumatori ancora molto sensibile”.
I contratti fra copacker e insegne, talvolta, presentano la rottura dei rapporti di fornitura, anche se solo un terzo del campione ha dichiarato di aver sofferto di questa evenienza. Tra le cause più importanti, l’ingresso di un concorrente più aggressivo sul prezzo e la discussione con il management della catena riguardo ai margini commerciali, fattori ai quali imputare congiuntamente il 73% delle rotture in gdo e ben l’89,5% sul canale discount. Le tendenze fin qui illustrate, risultano essere più evidenti sul canale discount, che garantisce ai copacker di certo volumi di vendita più elevati, ma margini ridotti rispetto alla gdo e una maggiore tensione sul prezzo, quale elemento competitivo. L’aspetto positivo che viene sottolineato dagli industriali è la più solida competenza produttiva che la controparte discount mette in campo: nella definizione del prodotto da portare a scaffale viene posta maggiore attenzione strategica, seguendo un percorso gradito dal produttore, rendendo il risultato finale meno aggredibile dai concorrenti.
Su entrambi i canali è poco diffuso in ogni caso il fornitore unico: in oltre l’80% del campione i contratti sono condivisi. Tra le motivazioni per questa scelta, sono a pari merito quelle di carattere produttivo “garantirsi un fornitore di riserva” e quelle sul prezzo, con una certa competizione stimolata tra i due copacker, in particolar modo sul canale discount. “In generale -aggiunge Pellegrini- pensiamo che Idm e Mdd hanno due approcci negoziali differenti tra loro: estremizzando, nel primo caso dopo la contrattazione il prodotto va inserito in una scala prezzi, nel secondo caso il prodotto è la scala prezzi”. E questo suona ancor più vero sul canale discount, nel quale la Mdd in alcune categorie è l’unica alternativa. “Uno degli aspetti che differenziano l’essere copacker per catene italiane e straniere -dichiara Sante Ludovico, amministratore unico di La Pizza +1 (35% del fatturato Mdd tra Italia ed Europa)- sono i volumi: diverso è servire una catena come Auchan (che solo in Francia ha 450 iper) o il frammentato settore distributivo italiano. Altro elemento in gioco è la qualità della contrattazione: in Italia si dialoga con più figure”.
Non è più un’eresia parlare di innovazione di prodotto quando si prende in esame la Mdd. Tuttavia, secondo alcuni copacker, il trasferimento coatto dell’innovazione di prodotto, dalla marca alla Mdd, ridurrebbe l’efficacia dell’innovazione stessa. Quasi il 25% degli intervistati da TradeLab concorda con questa visione egemonica del trade nel suo rapporto con l’industria. Una fetta più ampia del campione, tuttavia, ritiene che non sia il trasferimento rapido dell’innovazione dall’Idm alla Mdd a pregiudicarne la redditività, bensì che sia l’aggressività dei competitor a contrarne lo spazio di espansione potenziale. “Lavorare con le catene distributive di tutto il mondo -dichiara Luca Zocca, marketing manager di Pedon- porta un duplice beneficio al nostro business: espandiamo il mercato ed entriamo in contatto con realtà, stili di consumo, pack differenti. Tutti concetti che possiamo, successivamente, introdurre in Italia. La richiesta di innovazione da parte dei retailer stranieri spesso ci spinge a migliorare ed evolvere su molti fronti: abbiamo sviluppato un pack realizzato a partire dagli scarti di legumi che è poi stato adottato da Waitrose per tutti i suoi prodotti secchi”.

Mdd: rapporti occasionali? No, grazie!

“Siamo un comparto che conta”, così titola la ricerca IBC-TradeLab dedicata ai copacker. Brindiamo a questa consapevolezza, era tempo! (da Gdoweek n. 3/2017)

L'editoriale del nuovo numero. Di collaborazione tra industria e distribuzione si è parlato parecchio, ma quella che passa attraverso la Marca del distributore sembra ormai avere un sapore diverso. Non mancano le spine ... i margini risicati, certo, ma la differenza la fa la competenza dei buyer. Il buyer, sempre ricercato dall’industria, talvolta sembrerebbe peccare di eccesso di cultura  “commerciale” a discapito di quella di “prodotto”, un limite che pare più diffuso nella gdo rispetto ai discount, dove le competenze sono più verticali. Non basta, infatti, conoscere le ultime tappe del prodotto, dall’arrivo in  gdo al consumatore, è necessario anche sapere da dove arriva quel prodotto, la strada che ha fatto, trovare il modo di compensare  la limitatezza dei margini attraverso una maggiore efficientazione logistica; un obiettivo che può essere raggiunto solo attraverso la collaborazione delle parti. La Mdd è e sarà sempre di più la “firma” di un’insegna e proprio per questo resta indispensabile trattare i propri fornitori come partner da far crescere e vivere, se è possibile, serenamente.

Gdoweek, il n. 3 in distribuzione

Nel n. 3/2017 la Cover Story: approccio al copacking di doppia natura: per il discount e per la gdo due mestieri "differenti".

Nuova tappa per #ilviaggio nel mondo delle eccellenze retail: i #TopStore di Gruppo Poli

Coop entra in Calabria: primo accordo di master franchising tra Alleanza 3.0 e Gruppo AZ

Stagionalità e localismo alla base del reparto gastronomia. Importante lo standard qualitativo

Despar Servizi: Marcel Dondarini è il nuovo category manager

Marcel Dondarini despar servizi
Dondarini seguirà le attività della centrale di acquisti Aicube e lo sviluppo del Piano Promozionale Nazionale per le insegne Despar e Altasfera

Il bolognese Marcel Dondarini entra nell’organico di Despar Servizi, partner di Pam Panorama, Gruppo Vegé e Ingross Levante in Aicube, assumendo il ruolo di category manager. “Far parte di un Gruppo con un’insegna del calibro mondiale come Despar è un grande orgoglio ed è di per sé molto stimolante – spiega Dondarini - Soprattutto perché entro in un sistema con solide strutture e componenti giovani che hanno voglia di crescere e migliorarsi quotidianamente: sono davvero entusiasta per l’avvio di questo nuovo percorso professionale.” Il presidente di Despar Servizi, Pippo Cannillo, aggiunge: “Siamo lieti di accogliere Marcel Dondarini nella nostra squadra di lavoro. Certamente la sua esperienza, maturata in varie organizzazioni di prestigio e diversi canali distributivi, accrescerà il nostro know-how e ci aiuterà a raggiungere gli obiettivi prefissati”.

Dondarini seguirà le attività della centrale di acquisti Aicube e, in collaborazione con il direttore commerciale Antimo Cefarelli, lo sviluppo del Piano Promozionale Nazionale per le insegne Despar e Altasfera.

 

Prima di approdare a Despar Servizi, realtà che conta oltre 800 supermercati, fra diretti e affiliati, ha ricoperto vari ruoli:  a Market Ingross (Gruppo Vegè) in cui svolse il ruolo di buyer settore freschi oltre ad occuparsi della gestione dei volantini pubblicitari per i Cash con l’insegna Alta Sfera e dei supermercati Di Meglio. Competenze che fino al 2015 Dondarini mette al servizio del Gruppo Crai e successivamente del Gruppo Sisa.

 

 

 

Insight e relazione nel futuro del retail

Le tecnologie proposte da Microsoft promuovono Cortana nel lato utente e nel backoffice. Il retailer può comprendere più a fondo le attitudini e propensioni del consumatore dai suoi comportamenti (da Gdoweek n. 2/2017)

Cortana  è  l’assistente  virtuale nata in ambiente Windows e  Windows  Phone  che  consente  all’utente di relazionarsi con essa (e quindi con il device e Internet)  con il linguaggio naturale. Secondo Microsoft, già da oggi Cortana può essere impiegata nel retail come mediatrice tra le esigenze del consumatore e l’offerta presente sul mercato, indirizzando l’utente tenendo conto della sua posizione fisica, del profilo, degli acquisti precedenti e delle sue preferenze. Tutto questo grazie ai dati di profilazione  dei retailer, dall’attività social e da molteplici basi di dati oggi disponibili e correlati alle attività sostenute.
Il consumatore è sempre più esigente e i retailer devono dare risposte adeguate. Per approfondire il tema Gdoweek ha incontrato Tiziana Olivieri, direttore della divisione enterprise e partner di Microsoft Italia. “Microsoft ha fornito le proprie tecnologie basate sul cloud per diversi progetti retail, molti in fase di sviluppo e che verranno rilasciati nel corso dei prossimi mesi. L’esperienza conseguita con il Supermercato del Futuro di Coop ha messo in evidenza come lo sviluppo del retail è correlato alle informazioni che si possono estrarre dall’attività di vendita nel suo complesso e dalla relazione con il consumatore”. Oggi, la grande distribuzione in particolare, si accorge del consumatore solo quanto transita alla barriera casse e legge la fidelity card. Su tutta l’attività svolta in corsia non vi è nessuna visibilità. Ma la tecnologia cambia questa prospettiva: “Tutto ciò che il consumatore svolge all’interno del supermercato è oggi leggibile e codificabile in precise informazioni grazie a sensori, app e robot che supportano la struttura di vendita. Ma non solo la tecnologia consente di instaurare con il consumaore un rapporto inedito. Basti pensare che nel Supermercato del Futuro sono installati display in grado di dare informazioni su 6.000 prodotti in base alle caratteristiche del consumatore”. Ma cosa s’intende per attività all’interno del punto di vendita? Per Microsoft ogni azione del consumatore è un dato da cui si può estrarre informazione di businesss, afferma Tiziana Olivieri: “L’esperienza del Supermercato del Futuro è importante per capire le dinamiche chiave da analizzare. Il consumatore che prende un qualsiasi prodotto e lo ripone nel carrello, effettua una delle tante azioni che costantemente si ripetono. Per esempio, il fatto che un prodotto sia preso e poi rimesso a scaffale, oppure il soffermarsi in determinati luoghi così come tutti gli altri aspetti comportamentali si possono tradurre in informazioni di business”.
La business intelligence e gli analytics sono tecnologie disponibili da anni ma oggi ciò che è cambiato è la possibilità di usufruire di una quantità di dati sterminata effettuando elaborazioni impossibili fino a pochi anni fa. Microsoft interpreta la business intelligence con Cortana Analytics, una soluzione che eredita dal concetto di assistant i suoi punti di forza. “Cortana Analytics ha la sua value proposition nell’essere una soluzione end-to-end. In altre parole permette di raccogliere il dato direttamente dal sensore e trasformarlo in informazione di business con la massima flessibilità”. Sono i retailer che devono interpretare in modo corretto le opportunità che la tecnologia oggi offre anche perché, gli studi di mercato, fanno emergere uno scenario sempre più competitivo. Secondo una ricerca di Deloitte, le aspettative del consumatore si alzeranno sempre di più verso i retailer, ai quali è richiesto non solo di  dare risposte ma anche prevedere i bisogni.

Gli integratori alimentari ora qualificano il negozio

Un ulteriore reparto che cresce nell'ottica della prevenzione e del wellness con l'introduzione di nuovi segmenti di prodotto (da Gdoweek n. 2/2017)

Comprendono prodotti funzionali, salutisti, biologici e vegetali. Gli integratori alimentari si inseriscono nell’onda positiva del benessere con incrementi significativi. Oggi otto italiani su dieci utilizzano integratori alimentari, in un’ottica prevalentemente salutistico-preventiva che ha sostenuto lo sviluppo di nuove categorie di prodotti. L’Italia è il principale mercato europeo, ed è quello che ha registrato il maggior tasso di crescita negli ultimi anni. Secondo le elaborazioni di New Line Ricerche di Mercato per FederSalus, l’anno terminante a ottobre 2016 ha evidenziato per il mercato totale un incremento del 4,7% in volume e del 5,9% in valore per una quantità pari a 191,5 milioni di confezioni vendute e quasi 2,7 miliardi di euro. In termini di canali la farmacia mantiene un ruolo predominante con l’84% dei volumi (ma il 92% in valore) rispetto al 14% circa dei format moderni e al 2% dei Corner Pharma. Lo scenario per il reparto integratori è sicuramente favorevole. Come osserva Claudio Mancini Cilla, responsabile reparto integratori alimentari Gruppo Gabrielli, “il settore degli integratori alimentari nei nostri punti di vendita ha conosciuto negli ultimi anni, dal 2014 al 2016, uno sviluppo importante, tanto da poter essere considerato la categoria con la più alta crescita di volumi (+38%) e di fatturato (+40%) nel periodo considerato. L’assortimento viene di volta in volta calibrato e implementato sulla base della vendibilità dei prodotti già testati nel canale farmacia. La costruzione assortimentale segue la logica dello spazio a disposizione in base alla metratura”.
Anche secondo Fabrizio Maggiore, category food del Gruppo Megamark, gli integratori macinano numeri positivi ormai da anni: “nei nostri supermercati e ipermercati abbiamo registrato nell’ultimo anno volumi in crescita di quasi il 20%, un trend superiore alla media. Tutti i segmenti registrano performance significative con la sola eccezione delle lecitine, in particolare incrementi importanti spettano ai prodotti formulati con aloe ed energetici. Dal punto di vista della definizione degli assortimenti è stata rafforzata la penetrazione numerica dei punti di vendita con un assortimento medio da 50 a 100 referenze a seconda dei cluster. Un aspetto di cui bisogna tener conto nella strutturazione degli assortimenti è la stagionalità. Prendiamo il caso del mondo dell’estate, con vendite significative sia nella fase pre-estiva (prodotti per il benessere&bellezza, dietetici e drenanti-depurativi) sia nella fase estiva (vitaminici e sali minerali). Vi sono poi tipologie che vanno tutto l’anno come i prodotti per l’intestino”. “Per quanto riguarda il layout -spiega Giuseppe Spano, category manager grocery 2 di Conad Centro Nord- i dietetici-salutisti (suddivisi in integratori veri e propri, pasti-sostitutivi pasto e dolcificanti) vengono posizionati nelle prime corsie, accanto ad una zona di alto traffico come il reparto Prima Colazione. Si tratta di una categoria di servizio che può influenzare l’immagine del punto di vendita percepita dal consumatore. Nell’ambito degli integratori rientrano anche i dolcificanti che vengono però collocati a fianco dello scaffale dello zucchero. Nella definizione degli assortimenti, abbiamo unificato gli integratori con i sostitutivi pasto, sviluppando un display orizzontale per funzioni d’uso. L’obiettivo è quello di migliore la lettura dello scaffale da parte dei clienti sia per funzione d’uso sia per marca”. Claudio Mancini Cilla sottolinea ancora come il servizio merchandising rivesta un ruolo determinante nella gestione del comparto “in quanto tutti i prodotti sono gestiti direttamente in punto di vendita tanto come ordini che come consegne”. “Un aspetto rilevante -sottolinea Giuseppe Spano- è la comunicazione  instore sulla categoria. Si tratta di mercati complessi che richiedono inparticolare indicazioni precise sulle funzioni d’uso: da un lato il display va comunicato a livello grafico con indicazioni specifiche, dall’altro è necessario operare nel punto di vendita con iniziative di ‘in store activation’ con hostess e cartellonistica ad hoc”.

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Video tour: il Despar di Venezia Ponte Rialto

Tour nello lo store Despar di Venezia vicino al Ponte di Rialto, aperto a dicembre, che rappresenta, insieme a quello di Teatro Italia, la volontà di Despar Nordest di sviluppare formati di prossimità

Tour nello lo store Despar di Venezia vicino al Ponte di Rialto aperto a dicembre, che rappresenta, insieme a quello di Teatro Italia, la volontà di Despar Nordest di sviluppare formati di prossimità che parlino alla clientela turistica nazionale e internazionale.

Parallelamente, si punta ad essere un punto di riferimento per i consumatori locali grazie al focus su freschi, qualità, servizio e convenienza.

Video Tour: chi è il gruppo indiano V-Mart Retail

La mission di uno dei top 6 retailer attivi nel subcontinente indiano spiegata dal suo presidente

Lalit-AgarwalPrice less fashion. Questa la filosofia di V-Mart Retail spiegata dal presidente Lalit Agarwal. Parliamo di uno dei top 6 retailer attivi nel subcontinente indiano.

La sua unica insegna è VMart, che propone dal food all'abbigliamento e si rivolge alle famiglie con store tra i 900 e 1.000 metri quadrati.

 

Video Tour: l’Interspar di Parma

Con questa apertura Despar Nordest rafforza la propria presenza in Emilia-Romagna, che, nel piano triennale stilato dall'azienda, rappresenta il territorio sul quale concentrare gli sforzi.

Il prototipo di Despar Nordest per svilupparsi nella regione Emilia-Romagna, dove lo scorso anno il gruppo ha incrementato il fatturato del 10%. Questo il format Interspar di Parma, all'interno del quale vi proponiamo un tour

Zuiki aumenta fatturato e rete vendita

zuiki
È un percorso in ascesa quello di Zuiki, di Ennepi srl, che chiude il 2016 con un fatturato di 130 milioni di euro, in crescita del 20% rispetto al 2015

È un percorso in ascesa quello dell’insegna di abbigliamento Zuiki, di proprietà della Ennepi srl, che chiude il 2016 con un fatturato di circa 130 milioni di euro, in crescita del 20% rispetto al 2015. Il piano di sviluppo del brand ha messo a segno nel corso dello scorso anno otto new opening su tutto il territorio nazionale e ventuno re-opening tra ampliamenti e restyling. L’ultimo in ordine di tempo il flagship store aperto a Roma, in via del Corso, su una superficie di quasi 500 mq che porta a 130 le strutture Zuiki presenti sul territorio nazionale. Il piano retail ha permesso a Zuiki di ottenere il riconoscimento Cncc Retailer Awards 2016, l’appuntamento annuale, organizzato dal Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali.

La strategia aziendale per il 2016 ha posto particolare attenzione allo sviluppo degli spazi vendita, con il lancio di un nuovo zuikiconcept architettonico che prevede ambienti spaziosi, progettati su superfici dai 500 ai 1.000 mq, moderni e sofisticati, pronti a garantire una maggiore profondità di assortimento delle proposte in esposizione. Il nuovo layout include, oltre alla riprogettazione del concept store in termini di quadratura e di restyling della parte visual, anche un’operazione di rebranding del logo. L’azienda privilegia i centri commerciali ed i centri storici delle città, con sensibile attenzione all’integrazione tra il layout dei punti di vendita e le caratteristiche architettoniche delle location scelte.

 

 

 

Da Conad San Salvo si impara a cucinare

conad san salvo
All'interno dello store Conad di via Gargheta a San Salvo, in provincia di Chieti, si svolgeranno corsi di cucina tenuti dallo chef Silvano Foia

L’insegna Conad fidelizza la clientela programmando quattro appuntamenti dedicati ad altrettanti corsi per imparare a cucinare ricette a base di pesce. L’iniziativa è dei  Supermercati Raspa Conad di via Gargheta a San Salvo, in provincia di Chieti, che organizzano corsi di cucina tenuti dallo chef Silvano Foia. Il primo è in programma martedì 28 febbraio a cui seguiranno gli altri appuntamenti per i successivi martedì.  Si inizierà con gli antipasti, i primi, i secondi veloci, secondi al forno.

Aldi: in video il nuovo format discount, più moderno

La catena prosegue con la maxy operazione di ammodernamento dei negozi in Germania, tra design in legno chiaro, faretti al led e una nuova formula di accoglienza. Stessa proposta anche in Italia?

Un ambiente più accogliente e caldo, tra design in legno chiaro, faretti al led e un'esposizione più ordinata che migliora e semplifica il percorso d'acquisto, con tocchi tecnologici come lo schermo di benvenuto. Così Aldi (Süd) prosegue con la maxy operazione di ammodernamento dei propri negozi in Germania.

L'upgrade del format discount dovrebbe coinvolgere entro il 2019 oltre 1.860 punti di vendita nella zona Sud e Ovest del Paese, stando a quando riportato dallo Spiegel. Nel video appena pubblicato su YouTube la catena mostra l'operazione di restyling effettuata, promuovendone il valore di prossimità e servizio al cliente. Dobbiamo aspettarci la stessa proposta anche in Italia?

Succhi e acque fruttate allargano la funzionalità

Categoria molto ampia, costruita su molteplici esigenze, con dinamiche estremamente variegate. Ma per tutti s'impone il trend del benessere (da Gdoweek n. 2/2017)

Il mercato delle acque aromatizzate e dei succhi presenta a livello distributivo una differenziazione riguardo al ruolo dei prodotti nelle superfici dei pdv. Mentre i succhi, soprattutto quelli classici che rappresentano la pancia del mercato, vengono considerati commodity, le acque aromatizzate e le novità movimentano, invece, la categoria attraendo nicchie di consumatori e target più specifici.
Carrefour posiziona i succhi di frutta in genere vicino alle bibite, anche se ci possono essere variazioni a seconda del formato di vendita. Il mercato delle acque aromatizzate è in fase di start-up: a breve verranno inserite una 15ina di referenze. In un ambito di prossimità come quello d’elezione di Crai la collocazione può variare a seconda delle dimensioni del pdv e del posizionamento, ma in genere succhi e acque sono a fine percorso, con le bevande. La suddivisione tra reparto e area frigo vale anche per Bio C’Bon, che suddivide i succhi per la famiglia nei formati da litro e le confezioni in pack per i bambini, posizionati nel reparto, dalle acque aromatizzate, smoothie e tisane fredde, collocate nel frigo in abbinamento alla IV gamma, per la vendita in cross selling. “Abbiamo avvertito una leggera flessione nella vendita dei succhi freschi nel formato più grande -spiega Leonardo Ciriello, responsabile acquisti Bio C’Bon- mentre i succhi per i bambini e lo snacking salutistico sono in crescita, alcune referenze in maniera particolare, per esempio l’acqua di cocco”. Megamark al momento non tratta il segmento delle acque aromatizzate. Il comparto dei succhi di frutta, negli ultimi anni, è stato rafforzato invece con l’inserimento di referenze biologiche e con referenze “funzionali” come bevande piatte base aloe, tisane (in bottiglia da consumare fredde) e succhi senza zuccheri.

I dati di mercato diffusi da Iri e aggiornati a ottobre 2016 riferiscono un calo generalizzato a volume e a valore, in alcuni segmenti anche a due cifre. L’andamento è confermato da buyer e category. “Il mercato dei succhi di frutta a lunga conservazione è in sofferenza da alcuni anni -afferma Gianluca Longoni, category succhi di frutta, birra e alcolici di Carrefour Italia-, e nel 2016 sconta anche l’impatto della torrida estate precedente. L’aspetto trainante del mercato è legato ad acquisti che premiano la qualità della materia prima e che hanno un prezzo base al litro più elevato. Sono i prodotti innovativi, rispettosi dell’ambiente, con alta percentuale di frutta e bassa presenza di zuccheri aggiunti, meno calorie, anche attraverso la scelta di formati più piccoli, provenienza certificata e controllata della materia prima”. Il fatturato quindi tiene meglio. Aiutano le vendite le esposizioni di prodotti naturali nel settore del fresco e dell’ortofrutta, con shelf life più brevi e ricettazioni particolari, di prezzo più elevato. Una tendenza confermata da Crai: “La categoria beneficia del fenomeno salutistico e vede in aumento il pubblico adulto, che seleziona il prodotto in base alle sue proprietà nutritive -spiega Arnaldo Giavazzi, buyer freschi, surgelati, bevande e commercializzato di Crai-. Il fenomeno del salutistico e naturale inizia a incidere in maniera notevole sul comparto, in quanto è diventato un vero e proprio stile di vita. Ai tradizionali succhi e nettari, si sommano  bevande alla frutta funzionali e salutistiche, nonché biologiche”.
La pancia del mercato resta quella dei succhi in formato 200x3 o x6 rivolte ai bambini, poi i brick e i Pet da litro, sempre nei gusti classici pesca, pera, albicocca e arancia. “Tra i prodotti con trend di vendita interessanti -prosegue Giavazzi- ci sono il formato 50 cl in vetro, spesso associato alle referenze bio, e i formati per il consumo out of home. Si consolida l’interesse crescente per i prodotti biologici e addizionati di fibre, fattore che sta dinamizzando fortemente il comparto creando opportunità per produttori e retailer”. In crescita il mercato delle acque aromatizzate, nonostante il posizionamento premium. “L’incremento più consistente a valore riguarda i super drink -dice Ciriello per Bio C’Bon-. Proponiamo anche i centrifugati, con una shelf life un po’ più breve e misti di frutta e verdura, che abbiamo inserito da un anno a questa parte e che funzionano particolarmente bene nella stagione estiva”. Per l’alto di gamma Bio C’Bon ha un marchio esclusivo di succhi francese, preparato espressamente per l’insegna: Très Presses.

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Clai studia da primo produttore di salame

fabio Lorenzoni direttore vendite Clai
Investimenti per incrementare la capacità produttiva di trasformazione carni: la Coop di Imola vende direttamente (Macellerie del contadino) e in gdo, anche come copacker (da Gdoweek n. 2/2017)

Da sempre Clai lavora esclusivamente “suini 100% italiani controllati in tutte le fasi della filiera -sottolinea Fabio Lorenzoni, direttore vendite salumi di Clai- ma purtroppo l’etichettatura non permette ancora di mettere in evidenza il plus della nazionalità, fattore che abbiamo cominciato a comunicare ai consumatori nel 2016”.
Nata nel 1962, a Imola, nell’ambito dell’associazionismo cattolico, la Cooperativa Lavoratori Agricoli Imolesi (Clai) è oggi composta da 300 soci, 133 dei quali sono allevatori. Il marchio è conosciuto dai buyer ed è così presente in tutta Italia e in tutti i formati, principalmente nel banco al taglio.
Il contatto con i consumatori, sin dal 1966, è affidato alla rete di negozi, oggi 9, con l’insegna Macellerie del contadino, che sono, come spiega Lorenzoni, macellerie tradizionali adeguate alle esigenze moderne. “Valgono il 7% del fatturato -aggiunge Pietro D’Angeli, direttore generale Clai- e sono fondamentali perché restituiscono il contatto quotidiano con la clientela finale”.
Le Macellerie del Contadino propongono salumi della casa e carne fresca, ma anche molta gastronomia, in modo da far vedere le preparazioni al cliente, e occupano in tutto 66 persone.
Alcune di queste macellerie sono state inserite anche nel progetto social di Clai, l’evento ,in diretta streaming Facebook, MasterClai 2016: una sfida tra cuochi a suon di piatti a base di salumi Clai scelti dai fan di Facebook. “I social valorizzano la dinamicità della clientela nell’esperienza di consumo -afferma ancora D’Angeli-  introducendo contenuti spesso innovativi, e inoltre ampliano la platea di ascoltatori”.

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Il Gruppo Maiora (Despar) amplia la rete in Puglia

Con questa nuova apertura, Maiora prosegue un intenso programma di investimenti nel centro-sud. Il supermercato è stato inaugurato a Canosa di Puglia (Bt)

Consolida la sua presenza in Puglia l’insegna Eurospar, gestita dal Gruppo Maiora (concessionaria Despar) , che apre a Canosa di Puglia (Bt), in via Ugo La Malfa, un nuovo supermercato, sviluppato su una superficie di 1.000 metri quadrati ed esteso su pianta rettangolare. Con questa nuova apertura, Maiora prosegue un intenso programma di investimenti nel centro-sud. Un mese fa a Trani l’azienda ha trasformato in Eurospar un ex oleificio dismesso, entro maggio invece sarà la volta di Bari e Crotone, quest’ultima per il canale cash&carry.

 Lo store apre sul reparto ortofrutta e chiude con acqua e surgelati lungo un percorso che si snoda su cinque corsie.  Ampia Ortofrutta 2 eurospar canosa Gruppo Maioravisibilità si dà ai reparti freschi, cuore pulsante degli store dell’Abete. L’ortofrutta è esposta su vaschette dal design innovativo, disposte sui murali refrigerati che ne garantiscono la freschezza. L’attiguo reparto macelleria propone il laboratorio a vista all’interno del quale vengono preparate e confezionate le carni. Il reparto panetteria propone diverse tipologie di panificati sfornati ogni ora, per tutto l’orario di apertura del negozio.

Il regolamento di Brands Award 2017

 

Brands Award 2017 è organizzato da GDOWEEK e da MARK UP, in collaborazione con AE Apparecchi Elettrodomestici, su dati forniti da IRI e da GFK.

Brands Award è l’unica iniziativa che premia le migliori “performance” annue di marca nei beni di largo consumo attraverso criteri oggettivi e riscontrabili che coinvolgono i consumatori finali, il retail moderno e il mondo social.

Per partecipare a Brands Award NON occorre iscriversi, né pagare alcun importo: concorrono tutti i beni del largo consumo presenti oggi sul mercato.

I criteri di selezione delle marche sono oggettivi (dati di vendita IRI e GFK) e i prodotti in nomination vengono sottoposti ad altri due livelli di giudizio: consumatori, giuria di buyer/category/direttori acquisti della DO.

I vincitori scaturiranno quindi da tre classifiche che, pesate in modo uguale, indicheranno i vincitori di categoria e il vincitore assoluto:

  1. Le performance di vendita

Per le categorie merceologiche Alimentari Freschi, Alimentari Confezionati, Dolciario, Bevande, Alcolici e Birra, Detergenza Cura Casa, Detergenza e Cura Tessuti, Igiene&Bellezza e Petfood, i dati IRI, finalizzati alla definizione delle nomination, prendono in considerazione i seguenti parametri:

  1. Marche già presenti sul mercato: la crescita di quota di mercato e di vendite a valore registrate nel 2016 per ognuna delle categorie analizzate (a.t. febbraio 2017) – le prime sei per ogni categoria;
  2. Migliori lanci del 2016: distribuzione ponderata, quota a valore e fatturato acquisti a sei mesi dal lancio – i primi tre per ogni categoria.

Per le categorie degli Elettrodomestici Cura della Casa, Cura della Persona, Mondo della Colazione e Preparazione del Cibo i dati GFK, finalizzati alla definizione delle nomination, prendono in considerazione la crescita di quota di mercato e di vendite a valore registrate nel 2016 (a.t. febbraio 2017), le prime 4 referenze per le marche esistenti e i primi 2 miglior lanci 2016 per ciascuna categoria .

  1. Le preferenze del consumatore

Le nomination definite da IRI e da GFK verranno sottoposte al panel di consumatori web di Toluna, rappresentativo dell’universo familiare italiano, che decreterà anche il PREMIO CONSUMATORE.

  1. Il giudizio dei buyer, category e direttori acquisti della DO

Le nomination definite verranno inoltre votate da esperti della distribuzione. Il giudizio dei retailer decreterà anche il PREMIO RETAILER.

I prodotti in nomination saranno sottoposti al giudizio delle giurie e tale giudizio sarà insindacabile ed inappellabile. Verranno premiati il vincitore dei “prodotti esistenti” e il vincitore dei “prodotti in lancio” per ciascuna categoria in gara.

NOVITA’ 2017: I social media

I brand in nomination potranno anche partecipare, previa iscrizione, ai PREMI SOCIAL.

Blogmeter analizzerà i profili ufficiali delle aziende in nomination, attraverso l’analisi dei social istituzionali e/o di brand. Saranno utilizzati degli indicatori per misurare il seguito (follower, fan, iscritti) e la capacità di coinvolgimento del brand su facebook, twitter e instagram. Il giudizio sui social media decreterà 6 vincitori:

  • Facebook istituzionale e di brand
  • Twitter istituzionale e di brand
  • Instagram istituzionale e di brand

I risultati verranno pubblicati su GDOWEEK n°12, distribuito durante la serata di Premiazione del 6 luglio 2017, sui siti di GDOWEEK e di Mark UP e diffusi nei comunicati stampa relativi al Premio.

Carrefour Italia aderisce a M’Illumino di meno

carrefour
I 1.065 punti di vendita Carrefour spegneranno le insegne e i totem stradali oggi tra le 18 e le 19 per aderire alla campagna ideata e realizzata da Caterpillar

I 1.065 punti di vendita Carrefour spegneranno le insegne e i totem stradali oggi tra le 18 e le 19 per aderire alla campagna M’Illumino di meno, giunta quest’anno alla diciottesima edizione, ideata e realizzata da Caterpillar, programma in onda su RAI Radio 2. La sede di Carrefour Italia a Milano, inoltre, entrerà in modalità notturna, parzializzando le luci dei propri uffici.

Per Carrefour Italia, l’iniziativa rappresenta l’occasione per rinforzare l’attività di incentivazione sulla riduzione dei consumi, rivolta a tutti i propri clienti e collaboratori. Nei negozi, infatti, i clienti sono sensibilizzati all’acquisto di alcuni prodotti Eco Planet, sostenibili e attenti all’ecosistema; ai collaboratori vengono suggeriti accorgimenti e consigli per uno stile di vita sostenibile, in linea con la filosofia e l'attenzione verso l’ambiente, propria di Carrefour. Viene incentivato, ad esempio, l’utilizzo del Car Pooling grazie al quale molti colleghi sul territorio potranno raggiungere il posto di lavoro condividendo l’auto. Carrefour Italia ha anche ideato un coinvolgimento attivo delle famiglie dei propri collaboratori attraverso la pubblicazione sulla intranet aziendale e su Carrefour Life Magazine dei disegni dei bambini dedicati alla loro idea di Supereroe Ecosostenibile.

Gli oltre 1.000 dipendenti della sede di Milano avranno anche l’opportunità di iscriversi al servizio di car sharing elettrico Share’ngo a condizioni molto vantaggiose, per ampliare ancora di più l’utilizzo di un servizio di mobilità.

 

Ups testa la consegna a domicilio con i droni

Ups ha condotto a termine con successo il test di un drone che, lanciato dalla sommità di un furgone della flotta, effettua autonomamente la consegna di un pacco presso un’abitazione e torna al veicolo, mentre il corriere prosegue lungo il percorso per eseguire un'altra consegna. Il test è avvenuto in collaborazione con Workhorse Group, sviluppatore di droni e camion elettrici a batteria con sede in Ohio, che ha costruito il drone e il furgone elettrico Ups utilizzato per il test.

“Questo test si differenzia da tutto ciò che finora abbiamo fatto con i droni. Comporta implicazioni per le future consegne, in particolare in località rurali dove spesso i nostri furgoni devono percorrere chilometri per effettuare una singola consegna - ha affermato Mark Wallace, senior vice president of global engineering and sustainability di Ups. Immaginate un percorso di consegna triangolare con fermate che si trovano a chilometri di distanza dalla strada. L'invio di un drone da un furgone per effettuare anche solo una di queste consegne può tradursi in una riduzione di costosi chilometri percorsi. Si tratta di un grande passo nella direzione del rafforzamento dell'efficienza del nostro network e della riduzione delle emissioni”.

Grazie a Orion, il software di Ups di ottimizzazione e navigazione integrate su strada in uso negli Stati Uniti, la riduzione di anche un solo chilometro per driver al giorno, nel corso di un anno, può comportare per Ups un risparmio fino a 50 milioni di dollari. Ogni giorno per Ups viaggiano circa 102.000 corrieri. Le consegne rurali sono le più onerose da espletare, a causa dei costi in termini di tempo e di veicolo necessari per completare ciascuna consegna. In questo test, il drone ha effettuato una consegna mentre l'autista continuava a percorrere la strada per eseguirne un'altra. Per Ups, questo rappresenta un possibile ruolo da affidare ai droni in futuro.

“I driver sono il volto della nostra azienda e questo non cambierà - ha proseguito Wallace. Ciò che ci interessa è il potenziale aiuto che i droni possono dare agli autisti in vari punti dei loro percorsi, consentendo loro di risparmiare tempo e di soddisfare le crescenti esigenze di servizio al cliente risultanti dalla crescita dell'e-commerce.”

Il drone impiegato per il test era il Workhorse HorseFly UAV Delivery System, un drone di consegna ottacottero, a elevata efficienza, completamente integrato nella linea Workhorse di veicoli da consegna elettrici/ibridi, che si aggancia al tetto dell'autocarro. Una gabbia sospesa sotto il drone si estende mediante un portello all'interno del veicolo, il driver Ups all’interno carica un pacco nella gabbia e, premendo un pulsante su un touch-screen, invia il drone all’indirizzo lungo un percorso autonomo prestabilito. Il drone HorseFly a batteria si ricarica quando è agganciato. Ha un autonomia di volo di 30 minuti e può trasportare un pacco che pesa fino a 4,5 kg.

“È fantastico vedere questa tecnologia applicata in modo così pratico - ha affermato Stephen Burns, fondatore e CEO di Workhorse. Il drone è completamente autonomo. Non richiede un pilota. Pertanto, mentre il drone è in volo l'autista è libero di effettuare altre consegne”.

A differenza di tutti i test precedenti, il test del drone Ups più recente dimostra che i droni potrebbero aiutare a effettuare consegne a domicilio non urgenti, integrandosi nelle operazioni quotidiane.

Al Mondadori Megastore di Milano entra Mozzarella Bistrot

Mozzarella Bistrot
Il bistrot di Fattorie Garofalo è sviluppato anche all’esterno dello store Mondadori con due ampi dehors. Si candida a diventare anche luogo di convivialità

Il punto di vendita di Mondadori di via Marghera, a Milano, ospita il bistrot Mozzarella Bistrot di Fattorie Garofalo sviluppato anche all’esterno dello store con due ampi dehors. Il locale ha i colori dell’acciaio del caseificio, quelli naturali del rovere, del foraggio e della terra e, infine, quello della mozzarella, il bianco. Il format vuole evidenziare naturalità e artigianalità della mozzarella di bufala attraverso un design semplice, firmato da Antonio Zagaria e Costa Group, che coniughi tradizione e innovazione.

Raffaele Garofalo, presidente di Fattorie Garofalo, spiega: “Questo Mozzarella Bistrot, posto al centro di un’attività che trae forza dalla diffusione culturale, diventerà un luogo dedicato alla produzione di eventi che avranno come tema conduttore centrale le eccellenze e le tipicità dell’agroalimentare Made in Italy, che sono ben rappresentati nella Dieta Mediterranea, patrimonio immateriale Unesco”. “La forza dei nostri prodotti – prosegue - è anche nella storia spesso affascinante che li ha generati e, al pari dei nostri beni monumentali, richiamano in Italia ogni anno milioni di turisti provenienti da tutto il mondo”. Mario Resca, presidente di Mondadori Retail, aggiunge: “Un nuovo spazio di incontro e convivialità arricchisce la proposta culturale del nostro Megastore”.
Fattorie Garofalo. L’azienda, con sede a Capua, conta 10mila capi bufalini allevati nel casertano ed un fatturato da 70 milioni di euro generato dalla vendita di Mozzarella di bufala Campana, carne e salumi di bufalo ed energia elettrica verde, ottenuta da biogas e fotovoltaico.  Oggi punta ad un’ambiziosa operazione di espansione nel food retail diretto, con 6 milioni di euro di investimenti all’anno.

Exquisa dal biologico fino all’hummus, tutto è in cambiamento

Kurt Bortolameotti amministratore delegato di Exquisa
Nuove referenze e nuovi approcci al mercato: l'azienda rafforza l'offerta verso free from, vegano e filiera controllata (da Gdoweek n. 2/2017)

Abbraccia finalmente anche il mondo del biologico il formaggio spalmabile, allargando i suoi orizzonti. Il merito è di Exquisa, l’azienda parte del Gruppo Karwendel,guidato dalla terza generazione della famiglia Huber, che nello scorso mese di novembre ha lanciato il Formaggio Fresco Cremoso Bio e i Fiocchi di Latte Bio. “Proponiamo al mercato Italiano un prodotto di qualità superiore al prodotto standard -spiega l’ad Kurt Bortolameotti- che nasce da filiera controllata e possiede tutte le certificazioni necessarie per essere etichettato come biologico. Con queste referenze, partendo dal buon latte selezionato di qualità, rimarchiamo ancora una volta i nostri valori di naturalità e genuinità.
Contiamo di invogliare i consumatori a gustare il formaggio spalmabile e i fiocchi nelle più svariate occasioni della giornata”. Il 2016 ha visto anche la nascita di Fitline, lo spalmabile con solo lo 0,2% di grassi, ricco di proteine.
Queste novità completano la linea di Exquisa, composta, tra le altre referenze, dallo spalmabile classico, dal light, dal senza lattosio, dalle erbe, dai Fiocchi di latte con yogurt e senza lattosio. Già oggi la nuova linea biologica è presente in molte strutture della gdo. “Oggi è possibile trovarle, per esempio, già presso le insegne Coop, Conad, Auchan, Bennet, Megamark”.
Exquisa è stata impegnata in una campagna di comunicazione su più mezzi: la radio (Rtl 102.5 Radio Italia Solo Musica Italiana, Subasio agosto-settembre e dicembre), i settimanali di cucina le affissioni (nella zona del Trentino Alto Adige nel mese di dicembre), sia per promuovere il proprio brand che le nuove referenze biologiche.

L'intero articolo su Gdoweek n. 2/2017

United food of the world, cibi dal mondo in gdo

Per i retailer i prodotti etnici sono ormai un universo di grande interesse non solo nel confezionato ma anche nel fresco e in gastronomia (da Gdoweek n. 2/2017)

“Cose buone dal mondo”: mai come ora sembra di grande attualità lo slogan che ha accompagnato Kraft Italia per tanto tempo, nel secolo scorso. Solo che ora a portare agli italiani le cose buone dal mondo non è un solo brand o un’unica azienda, ma sono i retailer per i quali i prodotti etnici rappresentano un universo di grande interesse e in rapida evoluzione. Soprattutto per i loro clienti italiani. Lo sdoganamento dei prodotti etnici è frutto dell’evoluzione della società e dell’affermarsi di nuovi stili di consumo. Tanto che ormai, probabilmente, è arrivato il momento di trovare una definizione più calzante alla categoria, che passi dalla nicchia dispregiativa dell’etnico agli orizzonti seducenti dell’er-sotic, crasi di cibo erotico ed esotico (copyright Enrico Finzi).
Il mondo dei cibi dal mondo, in effetti, è molto cambiato negli ultimi anni. Sembra passato molto tempo da quando questi alimenti erano chiaramente destinati a un pubblico di nuovi italiani o a una nicchia di consumatori esterofili, e in quanto tali venivano considerati un mero completamento dell’offerta del punto di vendita, con assortimenti minimali, prodotti a basso valore aggiunto e rotazioni modeste. Anche l’esposizione era minima, tanto che, tranne poche eccezioni, trovare una scatola di cous-cous o una salsa di soia richiedeva pazienza mentre scovare un pacco di quinoa o di riso basmati era una vera e propria caccia al tesoro. Altri tempi. Oggi la proposta di alimenti delle tradizioni alimentari di tutto il mondo è diventato un punto di vanto per molte catene. E così, chi anche non aveva inserito il sushi, i tacos, i noodles o la papaya nella sua lista della spesa, difficilmente non si accorge della loro presenza nel negozio poiché oggi molti retailer segnalano in modo evidente (e spesso accattivante) questo genere di prodotti “esotici”, spingendone così l’acquisto di impulso. L’interesse per il mondo degli chef e per la gastronomia in genere, l’apertura (anche in provincia) di ristoranti fusion o che propongono cucine di altri paesi (la metà degli italiani ci è entrata almeno una volta e il 20% li frequenta una volta al mese), l’apertura delle nuove generazioni alla contaminazione culturale, il maggior  cosmopolitismo  e  la  “democratizzazione” dei viaggi all’estero hanno portato, piuttosto rapidamente, a superare la barriera di diffidenza, ritrosia e sospetto con cui è stata vista a lungo la cucina etnica. E il desiderio di sperimentare nuovi sapori è diventato cross-generazionale. Risultato: oggi, quasi l’85% della popolazione ha familiarizzato con il cibo etnico e il 57% ne ha aumentato il consumo rispetto a cinque anni fa, come dice una ricerca dell’Osservatorio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (Isz).
Dal mondo della ristorazione il consumo di alimenti etnici si è così spostato nelle case dei consumatori, incoraggiati anche dalla maggiore disponibilità di questi prodotti sugli scaffali dei punti di vendita.  Oggi, secondo la ricerca Isz, 3 italiani su 4 dichiarano di acquistare cibi etnici e di farlo nei supermercati (48,3% contro il 17,2% di chi va a comprarli nei negozi gestiti da stranieri). E quasi il 62% li cucina personalmente, magari usandoli per reinterpretare la cucina tradizionale italiana. Lo conferma il Rapporto Coop 2016, da cui emerge non soo che l’85% degli italiani ha già provato una qualche cucina etnica ma anche che quasi un terzo utilizza abitualmente alimenti extra-italiani nella sua alimentazione mensile.   I numeri del sell-out attestano questo trend. Il carrello etnico è quello che cresce di più nella gdo e, secondo il Rapporto Coop, nel primo semestre dell’anno scorso ha messo a segno un ragguardevole +8% a volume, dimostrando il maggior dinamismo tra tutti gli stili di shopping. Un salto in avanti che non sembra riconducibile alla comunità straniera residente in Italia, pari a circa 5 milioni di persone. Ad accostarsi alle cucine del mondo sono soprattutto gli italiani. I consumatori “autoctoni”, curiosi e aperti ad altri sapori, sono un target sfaccettato. Giovani figli della globalizzazione, certo, ma non solo: secondo una ricerca dell’Osservatorio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (Isz), l’acquirente-tipo di alimenti etnici è donna, ha oltre 35 anni, è mamma e lavora, risiede al nord e ha un livello di istruzione medio-alto. Sarebbe sbagliato pensare, però, a un consumo elitario: mai come oggi il cibo etnico mette d’accordo alto e bassospendenti visto che, in ragione del suo costo spesso contenuto, rappresenta un lusso esotico alla portata di tutti. Le motivazioni per cui si mangia etnico emerse dalla ricerca dell’Isz sono infatti diverse: per mangiare qualcosa di diverso (51,4%), ma anche per ragioni culturali (31,1%) ed economiche (7,4%).

L'intero articolo su Gdoweek n. 2/2017

#ilviaggio: video tour nei #TopStore di Gruppo Poli

Seconda tappa de #ilviaggio tra le eccellenze del retail: ecco i #TopStore di Gruppo Poli, raccontati da Mauro Poli

Nuova tappa per il #viaggio nel mondo delle eccellenze retail. Questa volta i protagonisti sono i #TopStore di Gruppo Poli, storica realtà leader in Trentino Alto Adige, che opera con 69 store diffusi capillarmente sul territorio attraverso diversi formati e insegne:

  • i MiniPoli, per sviluppare il servizio di prossimità;
  • i Supermercati Poli e Orvea, che identificano i negozi medio-grandi con assortimenti completi e ad altro contenuto di servizio;
  • gli IperPoli e IperOrvea, i superstore maggiormente orientati a politiche di Edlp;
  • gli Amort Supermarkets, formula fortemente votata alla convenienza, che parla anche al canale catering e alle nuove forme di accoglienza turistica con negozi curati e senza fronzoli, dove trovare qualità a basso costo, senza volantini nè promozioni, in linea con le logiche di Edlp.

"Per le insegne del gruppo Poli la differenziazione dell'assortimento rappresenta un must, un elemento di distintività rispetto ai competitor che si concretizza in progetti prevalentemente legati al territorio e alle sue eccellenze", Mauro Policosì Mauro Poli, direttore affari generali del gruppo Poli, terza generazione che gestisce l'azienda, spiega una delle particolarità che contraddistinguono le performance della rete e dei #TopStore in particolare.

Coop Lombardia promuove la mobilità sostenibile

Il Supermercato del Futuro di Coop, al Bicocca Village di Milano, ospita domani, l’iniziativa Il gusto di guidare…elettrico promossa da Coop Lombardia e Car Server

Il Supermercato del Futuro di Coop, al Bicocca Village di Milano, ospita domani, 24 febbraio, l’iniziativa Il gusto di guidare…elettrico promossa da Coop Lombardia e Car Server, player del noleggio a lungo termine, in collaborazione con Nissan. Il progetto indirizza un’offerta esclusiva ai soci Coop Lombardia per il noleggio di automobili all’interno dei punti di vendita della cooperativa. “La nuova sfida di questa iniziativa – spiega Alfredo De Bellis, vice presidente Coop Lombardia - è orientare i nostri soci Coop anche per una mobilità elettrica, ci crediamo ed anche nei nostri principali negozi effettueremo degli interventi alle infrastrutture con l’installazione di colonnine di ricarica in grado di ripristinare l’80% di carica in soli 30 minuti, giusto il tempo di fare la spesa”.

Sarà inoltre attivato un servizio di auto sostitutiva ad alimentazione tradizionale per sostenere le esigenze di maggiore autonomia in particolari periodi dell’anno, come quello delle vacanze estive. È infine allo studio la realizzazione di un’infrastruttura di ricarica presso i principali punti di vendita Coop con colonnine in grado di ripristinare l’80% di carica in soli 30 minuti, giusto il tempo di fare la spesa.

In occasione dell’evento M’illumino di meno, promosso dalla trasmissione radiofonica Caterpillar in onda su Radio Due, in

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Alfredo De Bellis, vice presidente Coop Lombardia

programma venerdì 24 febbraio, il Supermercato del futuro esporrà l’auto elettrica grazie all’iniziativa di Coop Lombardia  in accordo con Car Server. Verranno utilizzate per la presentazione due autovetture, la prima partirà simbolicamente dall’Ipercoop di Crema, dove è presente la colonnina di ricarica, la seconda transiterà in alcuni punti di vendita di Milano, per confluire poi al Supermercato del futuro. All’interno dello store si potrà al tempo stesso fare una pedalata solidale a staffetta per produrre l’elettricità necessaria al funzionamento del videowall centrale:  20 minuti di pedalata per dar vita a un affresco elettronico con i dati del risparmio energetico di Coop.

A livello nazionale Coop aderisce all’evento coinvolgendo oltre 1.100 negozi Coop che osserveranno il “silenzio energetico”: ovvero lo spegnimento simbolico delle luci.

Unopiù potenzia la presenza in Germania

unopiù
L'insegna apre a Monaco di Baviera il 4° punto di vendita in Germania dopo le aperture di Berlino, Düsseldorf e Francoforte. Il negozio è il 26esimo in Europa

Nel cuore di Monaco di Baviera apre il 9 marzo il nuovo flagship store Unopiù, specializzato nell'arredamento per esterni di alta gamma. È il 4° punto di vendita in Germania dopo le aperture di  Berlino, Düsseldorf e Francoforte, e il 26esimo in Europa dove l’insegna è presente in Italia, Francia e Spagna. Il negozio è stato realizzato in Brienner Strasse 49, all'incrocio con Augusten Strasse, in pieno centro cittadino, sviluppato su una superficie di quasi 1.000 metri quadrati, suddivisi in 3 piani.

La scelta di investire in Germania, secondo quanto spiega Maurizio Motta, amministratore delegato dell'azienda, risiede nel “grande potenziale di un marchio del Made in Italy come Unopiù".

Motta spiega: "La Germania è per fatturato il nostro terzo mercato ma abbiamo ancora molto lavoro da fare per svilupparlo e affermare con maggior forza il nostro brand, d'altronde Monaco è una delle città più ricche d'Europa dove c'è molta passione per il design e l'arredamento. Noi poi non vendiamo solo arredi da esterno: siamo un marchio "lifestyle", i nostri arredi, accessori e pergole si possono vivere in mille situazioni diverse tutto l'anno”.

Gruppo Gabrielli contro lo spreco di risorse

Il Gruppo Gabrielli partecipa a M'illumino di meno
Il Gruppo Gabrielli partecipa a M'illumino di meno, l'iniziativa promossa dal programma radiofonico Caterpillar su Radio 2

Le insegne distributive aderiscono all’iniziativa promossa dal programma radiofonico Caterpillar su Radio 2 M'Illumino di meno che si terrà domani. Il Gruppo Gabrielli ha voluto personalizzare questa edizione intervenendo sul risparmio degli acquisti e applicando per l’occasione uno sconto del 10 % sulla spesa effettuata dalle ore 18 alle ore 19 nei propri punti di vendita. L'edizione 2017 si caratterizza, infatti, non soltanto per gli spegnimenti o la riduzione di intensità energetica, ma anche per l'impegno nell'adottare un gesto di condivisione contro lo spreco di risorse,  compreso quello alimentare.

“Sempre pronti a cogliere l'opportunità di aderire ad iniziative volte a promuovere e tutelare condotte green in maniera poliedrica – dichiara Barbara Gabrielli vicepresidente del Gruppo Gabrielli – con un semplice gesto si può contribuire al benessere dell'ambiente e soprattutto sensibilizzare la collettività verso gesti virtuosi ed ecosostenibili”.

 

Brasile: un’opportunità per il Made in Italy

I grandi marchi italiani svolgono una funzione di traino per l'export alimentare in Brasile, dove è molto forte la domanda di Mdd cresciute del 45% in valore nel 2016, che potrebbero rappresentare uno sbocco interessante per il business (da Gdoweek n. 2/2017)

Prezzo e qualità certificata: due fattori che il mercato retail brasiliano chiede, e chiederà sempre più in futuro, per qualificare l’offerta e incontrare le richieste di una società sempre più polarizzata sotto il profilo della capacità di acquisto. L’appeal del Made in Italy nei settori food&drink è un valore aggiunto per conquistare una platea di quasi 200 milioni di persone, delle quali una larga fetta di origini italiane, con 30 milioni residenti nel solo Stato di San Paolo. Anche in un Paese immenso e diversificato per abitudini e caratteristiche come il Brasile, sono numeri determinanti nell’affermazione dei prodotti italiani, oggi, comunque, conosciuti da una classe sociale abbiente che attribuisce al Made in Italy innate valenze qualitative. Una clientela potenziale che, al di là di vantare origini italiane, è disposta a spendere di più per ottenere un prodotto 100% italiano, come dimostra la recente apertura di uno store Eataly proprio a San Paolo. Oggi le importazioni dall’Italia valgono circa 200 milioni di euro: 30 milioni sono realizzati dal solo vino, la categoria che, secondo le previsioni, vivrà la crescita più rilevante fino al 2020. La maggior parte dei prodotti italiani non è reperibile fuori da San Paolo, Rio de Janeiro e Brasilia. Il Brasile rappresenta lo 0,1% dell’export italiano, incidenza che sale allo 0,3% se includiamo il Made in Italy prodotto in Brasile. Nel triennio 2017-19 le previsioni dell’Ambasciata italiana a Brasilia indicano un tasso di crescita medio annuo delle esportazioni italiane in Brasile pari a circa il 3%. Un fenomeno che può incrementare le partnership tra aziende italiane e insegne distributive brasiliane è la crescita delle vendite di prodotti Mdd (Marche del distributore), che stanno sostenendo le vendite Lcc nel loro complesso, facendo leva su un prezzo medio competitivo. Secondo una ricerca Kantar Worldpanel, il numero di famiglie brasiliane che ha acquistato un prodotto Mdd entro il primo semestre 2016 ha raggiunto i 32,6 milioni, evidenziando una crescita del 45% in valore rispetto al 2010. Al momento, però, non esistono ancora nelle principali catene del Paese (vedi Gdoweek 1, 10/1/2017, pag 42-44) linee specifiche dedicate al Made in Italy, siano esse premium o di base. Vino, olio, conserve rosse, balsamico, oltre che i formaggi, sono oggi le categorie che, a scaffale mostrano, al momento, le capacità di crescita più interessanti, sia nelle catene internazionali che dominano il mercato sia in quelle locali, fra le quali molte con nomi “italianeggianti”. Anzi, uno dei fattori che potrebbe limitare la penetrazione del Made in Italy in Brasile è proprio la presenza di numerosi mercati “italian sounding”, basati su prodotti realizzati direttamente nel Paese sudamericano, da aziende che si ispirano alla nostra tradizione (magari per antica discendenza) e che occupano il mercato locale ben conosciuto.

Sephora lancia il servizio online Click&Collect

sephora
L’insegna avvia l’esperienza multicanale ampliando la propria attività anche sul web con un servizio attivo a partire dal 6 marzo

L’insegna di cosmetica Sephora avvia l’esperienza multicanale ampliando la propria attività anche sul web. Sarà attivo a partire dal 6 marzo il nuovo servizio dell’insegna, completamente gratuito, Click&Collect che consente di ordinare online sul sito Sephora.it o tramite l’apposita app e ritirare personalmente i prodotti acquistati in store, 2 ore dopo, individuando il negozio più vicino.

 

 

Marca: le mdd crescono, ma…

Il rapporto sullo stato dell'arte del mondo delle private label mostra sì dati in crescita, soprattutto per le linee premium, ma suggerisce anche di lavorare ancora sul livello di qualità e di sicurezza (da Gdoweek n. 2/2017)

Convenienti, sicuri e sostenibili. Così i consumatori italiani percepiscono i prodotti a marchio del distributore, di cui apprezzano, sempre più, in particolare le categorie premium e bio.
Due segmenti che hanno contribuito non poco alle performance di queste referenze nel 2016, come ha messo bene in evidenza il tredicesimo Rapporto Marca realizzato da Adem Lab con la collaborazione di Iri e presentato nel corso della recente fiera svoltasi a gennaio a Bologna.

Dai dati presentati da Gianmaria Marzoli, vice presidente di Iri Worldwide, risulta che nell’arco dell’ultimo anno (ottobre 2015-settembre 2016) le vendite di private label hanno registrato una crescita globale dell’1,7% a valore e dello 0,2% a volume, raggiungendo una quota di mercato del 18,5% e registrando, quindi, un incremento dello 0,3% rispetto all’anno precedente. Il fatturato nei canali iper, super e libero servizio ha toccato i 9,76 miliardi di euro, con una penetrazione importante nel canale discount nel quale la mdd è arrivata a raggiungere il 54% di quota. Analizzando i singoli comparti, i dati di Iri evidenziano come le linee premium siano aumentate del 13,8% a valore e del 12,4% a volume, così come quelle di prodotti biologici hanno registrato +16,1% a valore e +14,4% a volume; ottime performance hanno messo a segno anche i prodotti free from: tutte cifre che certificano come le catene siano state in grado di cogliere bene i trend in atto tra le preferenze di consumo. Diverso, invece, lo stato di salute delle linee mdd di primo prezzo che hanno perso terreno sia a valore sia a volume(rispettivamente del 22,2% e del 24,5%), evidenziando la necessità di un ripensamento da parte delle catene.

Per quanto riguarda i canali, le private label sono vendute principalmente nei supermercati (67,3%) e nei punti di vendita di vicinato e libero servizio (18,1%), mentre mostrano segnali di affanno negli ipermercati, dove la quota è calata dello 0,3%, attestandosi al 15,6%.
Detto questo, rimane il fatto che gli assortimenti di mdd si ampliano in tutti i canali, cati con un ritmo più leggero (+0,29%) che nei supermercati, dove mostrano un maggiore vigore (+3,46%), per arrivare alle performance interessanti di libero servizio e specializzati (+5%). Come è facile immaginare, a crescere di più sono state le referenze premium (+11%) e quelle bio (+18%), dei quali, come ha precisato Marzoli “I consumatori apprezzano la qualità, ma anche la convenienza, che continua a essere un elemento centrale nelle scelte di acquisto. L’analisi dei dati di vendita mostra che le private label giocano un ruolo fondamentale nel trasmettere ai clienti i valori delle insegne, alla base del rapporto di fiducia. Del resto -aggiunge Marzoli- è noto che i consumatori frequentano più insegne per completare la spesa, ma ce n’è una in cui comprano di più: la prima, quella cioè con cui hanno stabilito un rapporto di fiducia più forte”.

L'intero articolo su Gdoweek n. 2/2017

Bricocenter riqualifica gli spazi pubblici

Bricocenter - Insieme per il nostro quartiere logo 2017 (1)
L’iniziativa vede coinvolti cittadini e personale Bricocenter ma anche associazioni no profit, parrocchie, scuole, circoli culturali. Ognuno può proporre la propria idea da realizzare

Insieme per il nostro quartiere è il progetto solidale avviato da Bricocenter e dedicato alla manutenzione, alla valorizzazione e al miglioramento degli spazi delle città. L’iniziativa vede coinvolti, nella logica di una lavoro di squadra, cittadini e personale Bricocenter ma anche associazioni no profit, parrocchie, scuole, circoli culturali. L’invito che l’insegna rivolge a chi partecipa è di riqualificare un’area pubblica dedicata ai giovani, sistemare il parchetto sotto casa o riverniciare le strutture dedicate agli anziani, in sintesi prendersi cura degli spazi comuni, attraverso piccoli e semplici gesti quotidiani.

 

Come partecipare. Bricocenter ha posto il 4 maggio 2017 come termine per la presentazione delle idee da realizzare collegandosi al sito Bricocenter - Insieme per il nostro quartiere logo 2017 (1)www.bricocenter.it. Seguirà un incontro in negozio in cui poter presentare il proprio progetto alla comunità che sceglierà a sua volta quali idee si trasformeranno in azioni concrete. L’insegna metterà a disposizione il proprio personale e i prodotti necessari alla realizzazione del progetto.

 

 

L’insegna Sandrino fa il bis a Milano

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L'insegna di gelateria artigianale, caffetteria e pasticceria ha siglato un accordo con Pretto Food and Retail per l’acquisizione di due store, precedentemente a marchio Pretto

Doppia apertura a Milano per l’insegna di gelateria artigianale, caffetteria e pasticceria Sandrino, attiva con dodici punti di vendita sul territorio italiano. L'azienda ha siglato un accordo con Pretto Food and Retail per l’acquisizione di due store, precedentemente a marchio Pretto. Il primo negozio è stato inaugurato in Piazza Duca d’Aosta il 18 febbraio, il secondo sarà inaugurato il 25 marzo a Porta Ticinese.

Alessandro Salerno, amministratore di Sandrino Srl, sottolinea: “Per noi queste due aperture, in una piazza importante e competitiva come

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Alessandro Salerno, Ad di Sandrino

Milano, rappresentano un passo importante non solo in termini di sviluppo ma anche come vetrina privilegiata per iniziare a sottoporre il nostro format e la qualità dei nostri prodotti ai grandi player internazionali”.

L’insegna, presente a Modugno (Ba), Campomarino di Maruggio (Ta), Bari, Brindisi, Taranto, Sanremo (Im), Gallipoli (Le), Mesagne (Br), Casamassima (Ba) conta oggi un giro d’affari 2016 di poco inferiore ai 7 milioni di euro.

Pronti per la nuova prossimità

Come sta cambiando la superette e quali saranno le sue nuove sfide: tratta l’argomento il direttore prossimità di Carrefour Italia, Gabriele Di Teodoro (da Gdoweek n. 2/2017)

La prossimità si sta evolvendo verso nuove formule in linea con le esigenze di un consumatore che vuole un’alimentazione sana, prodotti pronti, prezzi giusti: partendo da questi presupposti, abbiamo messo a punto dei nuovi format, con un occhio più attento alla ristorazione, come The Urban Life ed express Eat&Shop, ma stiamo lavorando anche su altro”. Gabriele Di Teodoro, direttore prossimità di Carrefour Italia, parte da qui per spiegare le intenzioni e la volontà del gruppo di lavorare, a 360 gradi, nella definizione di nuovi formati che superino il concetto di superette come l’abbiamo intesa fino ad oggi.

Cosa hanno in comune Eat&Shop e The Urban Life?
Entrambi interpretano risposte alle nuove esigenze dei consumatori che chiedono sempre più spesso soluzioni pasto, secondo logiche più da ristorazione che da retailer classici, in maniera ancora più spinta quando rappresentiamo la prossimità.

Come si differenziano tra loro?
Eat&Shop è l’evoluzione del classico store express, pensato sia per chi vuole fare una spesa completa sia per chi chiede un’alternativa alla pausa pranzo o per cena. Per noi ha voluto dire abbinare alla tradizionale offerta una vasta proposta di prodotti pronti da consumare sia come take away sia nell’area predisposta all’interno. Requisito principale: proporre un’alimentazione sana, con soluzioni pasto preparate al momento, sotto gli occhi dei clienti, bio e di qualità. The Urban Life, invece, rappresenta un nuovo business: non è un supermercato, nè un bar, nè una gastronomia, nè un locale: è un po’ di tutto questo, come dimostra la “compresenza” di un bar, di soluzioni pasto street food, con la possibilità di utilizzare spazi comuni, con connessione wi-fi gratuita. Qui parliamo a un target più giovane, che non fa la spesa, ma ama la convivialità.

A quale sviluppo pensate per questi format?
Vogliamo crescere con entrambi, anche se con modalità e tempi diversi. Come ho già detto, express Eat&Shop è la superette in chiave moderna: è un mondo che conosciamo, è il nostro mestiere. Quindi lo sviluppo seguirà le normali direttrici, basate sulla ricerca di location ad hoc. Vuol dire centri città e zone con un target composto sia da residenti sia da uffici. Per The Urban Life, il discorso è diverso: qui stiamo esplorando un nuovo terreno, che dobbiamo imparare a conoscere meglio, ma che siamo convinti soddisfi le esigenze di un target che, oggi, non trova spazi adeguati. Per questo, stiamo pensando ad altre città, soprattutto quelle con un buon flusso turistico.

Lavorare su formati così diversi non fa correre il rischio di perdere identità?
No. Semmai il contrario: ad esempio, The Urban Life contiene solo il logo di express (ndr: la e), eppure i nostri clienti ci hanno riconosciuto subito. In realtà, questa segmentazione di format ci dà un vantaggio in prospettiva, cioè la possibilità di aumentare le nostre opzioni di sviluppo e di ricerca di location, con nuove formule più innovative, essenziali per il futuro.

Crai lancia il nuovo catalogo premi

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Il nuovo catalogo premi Crai, per l’anno 2017/2018, si chiama Fedeltà che premia e sarà valido dal 20 febbraio 2017 al 3 marzo 2018

Il nuovo catalogo premi Crai, per l’anno 2017/2018, si chiama Fedeltà che premia e consente, dal 20 febbraio 2017 al 3 marzo 2018, di collezionare un punto per ogni euro di spesa, e scegliere gratuitamente uno dei premi proposti.

I premi in palio. Il catalogo mette a disposizione prodotti che spaziano dalla casa al tempo libero. Tra i tanti ci sono i tessili per la casa, come tovaglie da tavola o biancheria per la camera da letto, o accessori e utensili per la cucina, come il servizio di piatti, i bicchieri e le pentole, ma anche per il tempo libero, in particolare per chi ama il giardinaggio o il fitness, e per gli amici a quattro zampe. C’è inoltre una sezione composta da giochi ludici e didattici. Nel caso in cui non si hanno i punti richiesti, il cliente potrà utilizzare la soglia minima di punti indicata e aggiungere una piccola somma in denaro come contributo. Sarà possibile scegliere tra tanti premi dei più svariati ambiti, ad esempio

Con la raccolta punti sarà inoltre possibile scegliere anche tra gift card, ad esempio di Trony del valore di 15 euro, o di Miglior Locandina FEDELTà CHE PREMIA Crai 1Sorriso Dental Plus, per usufruire di sconti fino al 40% su servizi odontoiatrici. Tanti anche i buoni disponibili, per la pulizia e la cura della propria automobile o per ottenere delle ricariche telefoniche, oltre a un cofanetto Smartbox. Inoltre, Crai dà ai propri clienti la possibilità di richiedere dei buoni sconto da 3, 5, 10 e 20 euro da riscuotere sulla propria spesa all’interno del punto di vendita di fiducia.

Solidarietà e attenzione al cliente. L’insegna sostiene con la raccolta punti la onlus Okapia, promotrice di progetti di craiscolarizzazione e formazione professionale in Africa. In particolare, destinatario dei fondi ottenuti attraverso la raccolta punti sarà il Progetto Scuola in Rwanda, volto alla costruzione di aule scolastiche e alla formazione di docenti nella nazione africana. Inoltre all’interno del catalogo è stata inserita una sezione dedicata alla scuola: grazie ai buoni raccolti dai genitori sarà possibile fornire attrezzatture e materiale didattico alle scuole italiane pubbliche, private e paritarie.  “Il catalogo ha come focus la famiglia, mettendo al centro il cliente e i suoi bisogni. – afferma Mario La Viola, direttore marketing, format, rete e sviluppo Crai – Vogliamo essere sempre più vicini alle reali esigenze dei clienti che ci frequentano quotidianamente, premiando la fedeltà attraverso premi belli e, soprattutto, utili.”

 

Carrefour market si rafforza a Bologna

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Il gruppo Diana Distribuzioni apre a Bologna il Carrefour market di via San Pio V 7, esteso su una superficie di 800 metri quadrati

Il gruppo Diana Distribuzioni apre a Bologna il Carrefour market di via San Pio V 7, esteso su una superficie di 800 metri quadrati e con un team di lavoro formato da 16 collaboratori. Il supermercato sarà aperto tutti i giorni dalle 8 alle 21 e la domenica dalle 8 alle 13. Le operazioni di pagamento sono agevolate da quattro casse.

Il Viaggiator Goloso: nuovo shop in shop al Centro di Arese

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Lo shop in shop si estende su una superficie di 140 metri quadrati dedicati esclusivamente alla marca del distributore e si trova all'interno dell’Iper La Grande I

 

Conquista sempre più spazio il Viaggiator Goloso, brand premiun di Unes, diventato, all’interno dell’Iper La Grande i del centro commerciale Il Centro di Arese (Mi), uno shop in shop ancora più esteso sviluppato su una superficie di 140 metri quadrati. All'interno dell'ipermercato era già stata sviluppata questa partnership intra-group: in fase di inaugurazione si era trattato di spazi più limitati (legati a banchi presenti nell'area dei freschi e a una parete dedicata), per poi svilupparsi lungo una delle corsie dell'ipermercato con un paio di metri lineari. Oggi il corner prevede due gondole da 20 metri ciascuna, un corridoio da 5,50 metri e, al centro, due vasche centrali aperte. In questo spazio sono proposti in assortimento anche freschi e surgelati.

 

Coop Alleanza 3.0 lancia l’eCommerce EasyCoop a Roma

Il nuovo servizio offre in assortimento oltre 10 mila prodotti da ordinare sul sito e ricevere a casa. Partenza dalla capitale con un magazzino dedicato al commercio online e il supporto della società partecipata Digitail. Come funziona il modello.

Parte da Roma ma ha una prospettiva nazionale il nuovo servizio EasyCoop, eCommerce lanciato oggi, 20 febbraio, da Coop Alleanza 3.0. I consumatori della capitale potranno trovare in assortimento sul sito oltre 10 mila prodotti, da ordinare online e ricevere a casa. Tra questi anche 3 mila articoli freschi (come frutta, verdura, carne, pesce, salumi, latticini, pane e pasticceria), la gamma completa delle linee a marchio Coop e tante specialità tipiche locali.

Per lo sviluppo e la gestione del servizio Coop Alleanza 3.0 aveva dato vita a inizio 2016 a Digitail, società partecipata specializzata in soluzioni digitali per la vendita al dettaglio. L'obiettivo globale è in linea con la mission retail, come sottolinea Andrea Zocchi, amministratore delegato di Digitail: "I prezzi sono bassi sempre e le promozioni quelle di un ipermercato a cui si vanno aggiungere quelle specifiche del canale online".

Il modello
EasyCoopEasyCoop serve i consumatori di Roma residenti all’interno del Grande Raccordo Anulare, utilizzando un magazzino dedicato all’eCommerce. Il sito per l'acquisto online punta a proporsi come facile e intuitivo. I clienti possono creare più liste della spesa (anche per altre persone, per esempio i genitori anziani), salvandole e modificandole secondo esigenza. Gli ordini si possono effettuare in qualunque momento, per un importo minimo di 50 euro.

Il servizio di consegna è disponibile dal giorno successivo a quello in cui viene effettuato l’ordine, dal lunedì al sabato dalle 8 alle 22, con fasce e costi personalizzabili e flessibili: da tutta la giornata fino a un minimo di un’ora (per esempio 19.15-20.15), a partire da un contributo per la consegna di 2,90 euro. Il pagamento può essere effettuato direttamente online, oppure alla consegna con carta di credito, prepagata o bancomat.

Per offrire un'ulteriore garanzia, inoltre, i clienti vengono avvisati dell’orario preciso di consegna per sms, con circa una mezzora di anticipo, indicando anche il nome e il codice identificativo dell’addetto incaricato di portare la spesa.

Deichmann si espande in Sicilia

deichmann
Doppia apertura per l’insegna di calzature Deichmann che in Sicilia apre due negozi. I nuovi punti di vendita si trovano a Catania e Belpasso (Ct)

Doppia apertura per l’insegna di calzature Deichmann che in Sicilia apre il 23 febbraio due negozi. I nuovi punti di vendita si trovano a Catania e Belpasso (Ct). Il primo è stato realizzato in via Etnea 125-127, in pieno centro cittadino, ad angolo con piazza Stesicoro; il secondo all’interno del centro commerciale Etnapolis.

 

Futuro incerto per otto negozi Trony a Roma

Trony
Iniziano a circolare i primi rumors su un possibile interesse da parte di alcune insegne distributive a rilevare le otto strutture. Tra queste ci sarebbe Euronics

Il Tribunale di Roma dichiara il fallimento del Gruppo Edom Spa che nella Capitale controllava otto store a insegna Trony ubicati a Vigna Stelluti, via Tiburtina, Romanina, via Appia, Bufalotta, Cinecittà 2, Ponte Milvio, e via Oceano Pacifico, nei quali erano impiegati 180 lavoratori.

Secondo quanto riporta L’Unico quotidiano la sentenza mette fine alla procedura in concordato fallimentare che aveva consentito ai soci Edom di continuare l’esercizio da marzo del 2015 a oggi. La vicenda giudiziaria sarebbe iniziata anni fa con l’inchiesta per frode e riciclaggio che portò all’arresto, nel 2013, di Alessandro Febbraretti, a capo del marchio nella città capitolina.

L’iter prevede adesso che si proceda con la liquidazione: i creditori potranno presentarsi per l’ammissione al passivo entro il 23 maggio, mentre l’esame è fissato il 22 di giugno. trony

Iniziano intanto a circolare i primi rumors su un possibile interesse da parte di alcune insegne distributive a rilevare le otto strutture. Tra queste ci sarebbe Euronics. Al momento però sono solo ipotesi non confermate.

Per quanto riguarda la situazione lavorativa degli impiegati, gli stessi addetti di Ponte Milvio, Appio, Euroma2 e Domus Romanina hanno espresso la loro posizione in una nota nella quale tengono a precisare che "da più di un mese questa vicenda è stata seguita con serietà, concretezza, e soprattutto grande discrezione, da Michele Baldi, capogruppo della Lista Zingaretti. Lui stesso ha ritenuto opportuno, in modo serio, non far trapelare niente sui giornali proprio per non compromettere tutte quelle iniziative a salvaguardia dei lavoratori nei delicati passaggi che si sono succeduti e di fatto trovando soluzioni concrete che, nel rispetto del ruolo della Magistratura e dei curatori, stanno portando a soluzione la nostra vicenda. Il nostro augurio, considerato che siamo in dirittura d'arrivo, è che non ci siano ulteriori strumentalizzazioni e ingerenze che rischino di ledere una delicata situazione in cui sono coinvolte centinaia di famiglie".

 

Sant’Anna: in arrivo il the freddo senza zucchero

AlbertoBertoneIMGL8647_aIl Gruppo Sant’Anna di Vinadio, leader dell’acqua minerale e secondo player del the freddo prodotto per infusione con il marchio SanThé, ha messo a punto una ricetta che risponde all’esigenza del consumatore moderno, che ha sempre più sete di bevande naturali, meno caloriche e con meno zuccheri. Una tendenza, questa, che sta investendo il mercato a livello globale, soprattutto dopo la recente raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di limitare il consumo di zuccheri a meno del 10% delle calorie totali giornaliere.

Attento alle esigenze dei consumatori, quindi, il Gruppo Sant’Anna introduce un'innovazione nel mercato: il primo the senza zuccheri aggiunti. “Da sempre Sant’Anna ha costruito la sua relazione di fiducia con i consumatori grazie alla naturalità dei suoi prodotti – dichiara l’AD Alberto Bertone – ed è per questo stesso aspetto che vogliamo continuare ad essere riconosciuti. Lo stesso rispetto per la natura che contraddistingue la nostra acqua minerale si deve ritrovare negli altri prodotti. Così il nostro SanThé, vero infuso di the in acqua Sant’Anna, ha conquistato in fretta tutti quei consumatori che prediligono prodotti naturali e ricette gustose e semplici.”

Dal 2012 l’azienda di Vinadio ha puntato infatti sulla diversificazione, affiancando alla produzione di acqua minerale anche una gamma di the freddo che ha debuttato sul mercato con i gusti classici (limone, pesca, the verde e deteinato) e si è ampliata l’anno scorso con una linea benessere arricchita da ingredienti funzionali come Melograno, Litchis, Mandarino, Mirtillo, Ananas e Limone-Zenzero. Oggi la gamma si arricchisce con il nuovo SanThé Zero, che arriverà a scaffale dal prossimo aprile ed è la prima di una serie di novità programmate dall’azienda per il 2017.Luca_Cheri

“Abbiamo già proposto il prodotto alle principali insegne della grande distribuzione – spiega Luca Cheri, direttore commerciale – e la risposta è stata di grande entusiasmo, perché SanThé Zero è una vera innovazione, il primo prodotto del segmento the che soddisfa la richiesta crescente dei consumatori attenti al benessere e a consumare bevande meno zuccherate. Inoltre – prosegue Cheri – è un prodotto trasversale, che si presta al consumo a casa e fuori,  adatto per i bambini, che non devono assumere quantità eccessive di zucchero, per le donne attente alla linea, per gli sportivi che considerano bevande e cibi come parte irrinunciabile di uno stile di vita sano, che contribuiscono al benessere al pari dell’attività fisica.”

Nell’ultimo anno il settore R&D dell’azienda di Vinadio è stato molto impegnato su una graduale riduzione degli zuccheri nelle referenze della gamma SanThé “e da tempo ci eravamo posti l’obiettivo ambizioso di arrivare ad ottenere un prodotto senza zuccheri aggiunti, in grado di soddisfare anche l’esigenza di gusto - spiega l’AD Alberto Bertone. Siamo riusciti a produrre in asettico un prodotto composto da solo the nero e succo di pesca, senza zuccheri aggiunti né sostituti dello zucchero. Siamo orgogliosi di introdurre per primi sul mercato questa innovazione.”

Pewex, focus su freschi, qualità e convenienza

Questa la ricetta di Paolo e Sante Cetorelli, titolari della catena romana Pewex, per creare una relazione unica con i propri consumatori (da Gdoweek n. 2/2017)

Grande attenzione ai prodotti freschi, soprattutto alla carne, prezzi molto convenienti uguali in tutti negozi della rete, un’offerta massificata all’inizio dello store o sul mall centrale (proprio di fronte ai banchi al taglio) che evidenzia bene le iniziative promozionali, uno stretto legame con i dipendenti, basato sulla loro professionalità e sui loro mestieri, una vera e propria partnership con i fornitori nel comune obiettivo di realizzare grandi volumi e, quindi, buoni guadagni: queste le linee distintive di Pewex, la catena romana fondata e guidata dai fratelli Paolo e Sante Cetorelli, fino ad oggi composta da 13 punti di vendita, con una dimensione compresa tra i 1.400 e i 2.200 mq.

“Il punto di forza dei nostri supermercati è rappresentato dai freschi, offerti sia a vendita assistita, con banchi al taglio che propongono da sempre anche offerte scontate per quantità, sia a libero servizio, con esposizioni impattanti, grazie a shop in shop per singole merceologie e a una comunicazione che fa leva sul prezzo” spiega Paolo Cetorelli. “La nostra filosofia è semplice: offriamo prodotti di qualità a prezzi estremamente convenienti, un approccio che ci ha premiato da sempre e che continua a darci soddisfazione”. E i numeri lo dimostrano: nel 2016, Pewex ha registrato un fatturato pari a 300 milioni di euro e l’obiettivo del 2017 è anche più ambizioso. “Quest’anno prevediamo un incremento significativo di fatturato grazie anche alle performance del nuovo store che stiamo per aprire, entro aprile, sempre a Roma nel quartiere La Magliana: sarà il nostro supermercato più grande, sviluppato su un’area complessiva di circa 3.500 mq”.
“I nostri supermercati, a fronte di un assortimento di base profondo e uguale per tutti, si differenziano tra loro ogni volta per integrazioni ‘costruite su misura’ rispetto alle diverse caratteristiche del bacino di utenza”, spiega Sante Cetorelli. Così per l’ultimo supermercato aperto lo scorso anno, che si trova sulla Cassia, nel quartiere Olgiata, uno dei quartieri residenziali top della capitale, è stata  definita  un’offerta  di  fascia  più  alta,  con  un’atmosfera luminosa e più aperta (che ricorda vagamente Esselunga). “Nello store di via Cassia l’impatto delle promozioni è stato parzialmente ridotto, almeno nella corsia di ingresso, a vantaggio di un’esposizione più pulita in grado di dare maggiore evidenza a un’offerta più profonda, in tutte le categorie, nella quale tenere conto anche delle nuove tendenze di consumo”, aggiunge Paolo Cetorelli. Infatti, in questo store, è stata creata un’area focalizzata sui prodotti senza glutine, vegani e bio, quest’ultima in partnership con Aiab Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, così come particolare attenzione è stata dedicata ai vini, per i quali è stato realizzato uno spazio enoteca, in legno, con i vini suddivisi per regione e la presenza anche di vini biologici, senza sulfiti aggiunti. “Inseriremo progressivamente queste referenze anche negli altri store, quando diventeranno un fenomeno consolidato”, precisa Paolo Cetorelli.
In quest’ottica, lo store di Ciampino e quello di Tor Bella Monaca (quello che realizza ad oggi il più alto fatturato, 55 milioni di euro su una superficie di 2.100 mq) rappresentano tipologie di supermercato diverse, anche se le logiche commerciali rimangono le stesse. “Oltre ai prezzi aggressivi, la forza del supermercato di Ciampino, frequentato da una clientela variegata di fascia media, sta nella massificazione della merce e delle offerte, per un consumatore, come quello romano, che ama la quantità, stile mercato e vuole scegliere tra diverse opzioni di una stessa referenza o fare l’affare grazie a promozioni particolarmente efficaci -chiarisce Sante Cetorelli-. Soluzioni che nel super Pewex di Tor Bella Monaca, sono ancora più accentuate, anche per meglio soddisfare i consumatori con redditi bassi. In quest’ottica, accanto al pesce fresco, abbiamo anche un vasto reparto di pesce surgelato anche sfuso, per rispondere a tutte le tasche e necessità”.

La convenienza, infatti, rimane un driver essenziale: così, oltre alle promozioni per quantità, tipiche dei banchi freschi, sono create iniziative a sorpresa, con sconti particolari a fine giornata, piuttosto che promo dedicate a target specifici. “Siamo stati tra i primi ad inventare le promozioni giornaliere per disoccupati ed anziani che prevedono ulteriori sconti sulla spesa in aggiunta a quelli praticati instore -spiega ancora Paolo Cetorelli-. Del resto, il nostro lavoro ci spinge anche a svolgere un ruolo sociale, che tenga conto dei bisogni dei meno fortunati”. Questa politica commerciale deriva sia dalla partecipazione al Consorzio Gros e al Sun, che permettono contratti vantaggiosi nella gestione con le multinazionali e le grandi aziende, sia da un rapporto molto stretto con tutti gli altri fornitori, soprattutto locali. “Con loro siamo riusciti a creare una relazione molto stretta -conclude Paolo Cetorelli- che ci garantisce continuità di offerta, ma anche flessibilità nelle quantità in modo da creare dinamismo e sorprendere i clienti”. Che apprezzano.

Il retail visto con gli occhi dei Millennials

Dal Think Tank idee innovative e disruptive dove primeggia l’idea di ibridazione e di spazi hub. La parola ai professionisti che hanno premiato i progetti vincitori a Marca Bologna (da Gdoweek n. 2/2017)

Il mondo del retail è da sempre molto attento all’innovazione e il Think Tank Award, il progetto nato cinque anni fa da Gdoweek e dall’Università Commerciale Luigi Bocconi, ne è sempre stato testimonianza. I progetti vincitori nelle rispettive categorie, premiati quest’anno, per l’edizione 2015-2016, in occasione della fiera Marca di Bologna, sono riassunti in queste pagine: ne abbiamo parlato con le aziende e i professionisti coinvolti nella giuria, chiedendo loro di fare un bilancio ed evidenziarne le tendenze.

Gli occhi dei ragazzi rappresentano per tutte le aziende un’importante apertura verso l’innovazione. “La loro presenza è fondamentale -afferma Mario Gasbarrino, presidente e Ad di Unes-: noi adulti dobbiamo dare loro spazio e accettare qualche errore”. Rispetto ai progetti, prosegue l’Ad, “Ho rilevato la tendenza a portare sull’offline i vantaggi del digitale, con una maggiore interazione, in modo da rinnovare l’esperienza d’acquisto verso una maggiore personalizzazione. È stato interessante osservare come alcuni lavori candidati abbiano trasformato in opportunità di business il soddisfacimento di esigenze sino ad ora inesplorate in ambito retail. Inoltre, uno sforzo trasversale è stato quello di affiancare al modello di business principale altre modalità di ingaggio a volte molto distanti dall’attività primaria. Apprezzabile anche la capacità di identificare nuovi modelli a partire da settori tradizionali, senza snaturarli”. Un dato evidenziato anche da Eleonora Graffione, presidente del Consorzio Coralis: “Per assurdo, la generazione che oggi ha 20-30 anni è ipertecnologica, ma anche tradizionalista sotto certi aspetti. La proposta di format legati alla mamma e alla nonna, qualcosa di vicino e accogliente, è un segnale da cogliere”.

In questo contesto, lo store subisce una trasformazione. “Da luogo dove avviene una transazione commerciale diventa un ambiente vitale dove è piacevole ritrovarsi e vivere una vera esperienza, elemento che dà molta ispirazione per  i nostri pdv -afferma Grégoire Kaufman, direttore merci e marketing di Carrefour Italia-. Non a caso si torna ai valori della famiglia: è il contro-effetto della modernità. Un’altra tendenza è quella del cibo come benessere e cura, e l’ambiente, tendenza che si allarga dal food a tutte le categorie. Da sottolineare, l’ecosistema che si è sviluppato tra digitale e store fisico, con un rinnovato interesse per il negozio tradizionale”.

Paolo Mamo, presidente e Ad di Altavia Italia, evidenzia, invece, “la maggiore maturità dei Millennials verso la tecnologia, molto presente e mai prevaricante. Nel progetto vincitore, Hubdate, lanciano un ponte per la costruzione di un linguaggio comune con una generazione diversa”. Citando la visione Olivetti, Mamo spiega come i giovani posseggano la capacità di cambiare orizzonti e punti di vista. “Su questa base abbiamo costruito Altavia Lab, laboratorio di ricerca e sviluppo, attivo dal 2016 e focalizzato sui giovani talenti. Il tema è integrare questa creatività con il resto dell’azienda in un mix armonico di esperienza e visione. Il mio sogno è accogliere in azienda più del 30% di persone sotto i 30 anni d’età”. Certo l’autoreferenzialità rimane un rischio, ma ...“vince l’innovazione, perché un’idea veramente nuova e geniale è di per sé fattibile. E nel retail tradizionale sono spesso proprio le idee a mancare”.

Progetti complessi e accurati nella fase di ideazione e progettazione, sottolinea Francesco Morace, presidente di Future Concept Lab: “In chiave di people knowledge innovation, ho visto proposte sviluppate a partire dall’ascolto sul campo dei potenziali consumatori, sulla base di ipotesi di ricerca precise. Infine la ricerca all’ibridazione del pdv come spazi hub”. Anche la tendenza alla sintonia con l’identità valoriale dei rispettivi gruppi di lavoro viene apprezzata da Morace, accanto all’attenzione a nuclei generazionali considerati poco interessanti in passato, quali kids o senior. “Viceversa, si percepiva una certa sfiducia nell’osare format con un maggiore portato di innovazione”. Difficile raggiungere l’equilibrio tra fattibilità e innovazione.

“Ritengo  che  il  coinvolgimento  dei  giovani,  all’interno di determinati processi, sia fondamentale -dichiara Marco Bordoli, Ad Crai Secom-, perché consente a tutti di ampliare le “vedute” attraverso stimoli interessanti e creativi. In questa edizione del Think Tank sono state presentate idee brillanti che mi hanno colpito molto e di cui farò tesoro per trarre spunti di applicazione futuri”.

L’aspetto interessante secondo Giorgio Santambrogio, presidente Adm e Ad di Gruppo VéGé, non sono solo i progetti in sé, quanto “l’avere ben intercettato le esigenze di un target nuovo come i Millennials, anche a livello transnazionale. Occorre però fare sempre attenzione ad integrare armonicamente l’innovazione estrema con il mainstream e questo ruolo deve essere assunto da un top management d’esperienza e nel contempo aperto. Ai ragazzi in ogni caso suggerisco di essere maggiormente orientati non solo verso una realizzazione prototipale ‘one shot’, ma piuttosto verso qualcosa che si può replicare su larga scala. Avere una fucina di idee come questa è comunque intrigante perché permette di elaborare intuizioni che diventano nuovi progetti”. Ma allora quanto deve pesare la considerazione sulla fattibilità economica? “Poco o niente -risponde Gasbarrino-: è più importante che l’idea sia vincente e disruptive; alla sostenibilità si penserà dopo. A meno che la realizzazione dell’idea non prosciughi tutte le risorse dell’azienda”. Anche Kaufman sottolinea come i giovani facciano invece fatica a fare cose totalmente diverse: “Dov’è il sogno vero? La costrizione economica per un progetto di questo tipo secondo me non ha molto senso, mentre ce l’ha a livello pedagogico. Se facciamo il conto economico di una innovazione prima di farla vivere, la uccidiamo subito”.
Troppo ancorati a un layout tradizionale, invece: questo il parere di Eleonora Graffione, presidente del Consorzio Coralis: “Ho visto tante buone idee, ma non un progetto che mi abbia davvero emozionato. Forse la scuola è troppo ancorata al passato, e infatti spesso la vera formazione avviene in azienda. Purtroppo però, il passaggio generazionale è difficile, quindi interveniamo con corsi di formazione e occasioni di lavoro che mettano insieme le generazioni”; eppure, “Diverse idee mi sono piaciute molto -dichiara Mario Galietti, responsabile divisione Shopper Based Design di Procter & Gamble- anche se alcuni progetti che, scritti meno di un anno fa erano novità sul mercato, oggi non sono più tali perché qualcuno li ha realizzati. Nell’insieme, però, ho trovato grande maturità nel ripensare i format in chiave innovativa, a volte con elementi di ingenuità legati all’inesperienza. Ma, si sa, il retail probabilmente è uno dei business più articolati e complessi”.

Certo è che la voglia di lavorare nell’ambito del retail cresce. “Non riusciamo a soddisfare tutte le richieste che crescono molto anche per conseguenza dell’online -spiega Sandro Castaldo, Università Bocconi che di Think Tank è stato uno degli ideatori-; eppure un numero crescente di studenti dei nostri master finisce per lavorare presso le principali insegne, mentre, poco tempo fa, ad attrarre era soprattutto l’industria di marca. L’importante è che l’Università dia strumenti che possano essere implementati facilmente e non una conoscenza solo teorica”.  Secondo Monica Grosso la percezione della carriera nel retail si divide in due: da una parte i Paesi più avanzati (Francia, Stati Uniti, Uk), dove c’è domanda anche perché i ragazzi considerano la gdo uno sbocco formativo importante; dall’altra Spagna e Italia, dove esiste meno consapevolezza da parte dei giovani di questo settore economico, anche se l’interesse per il retail cresce se si parla di livello executive.  Certo è che, in questi ultimi 5 anni, il Think Tank Award ha visto una notevole evoluzione dei progetti, a vantaggio della dimensione tecnologica e della multicanalità; non sono mancati sviluppi concreti grazie sia a incubatori universitari sia all’interesse delle aziende. “Hubdate è sicuramente il progetto più interessante, perché controintuitivo -prosegue Castaldo-. Gli altri erano più autoreferenziali e focalizzati sul target del futuro, i giovani, che probabilmente tra 20 anni avranno dimenticato il format super, puntando sull’ibridazione”. Da sempre i progetti vengono focalizzati sui temi del momento, “dalla rivitalizzazione del food o alla multicanalità, un tempo nuova -spiega Grosso-; oggi, la preferenza va ad ambiti come la sostenibilità e green”.

Editoriale: “Il futuro ha gli occhi di un bambino”

Verso il futuro senza voltarsi, ricordando ( da Gdoweek n. 2/2017)

Felice di dedicare la cover story di questo numero al Think Tank Award, il premio che mette in luce i progetti dei giovani dedicati al retail. Una gara combattuta a colpi di idee, innovazione, squadre fortissime cui non manca né il know-how né l’inventiva e neppure un sano livello di competizione. Gdoweek ha 60 anni ma è un giornale giovane, un settimanale la cui ambizione è scrivere sempre la “prossima” notizia, cogliere l’ultima tendenza (nel mondo del retail, ovviamente), e ogni volta che diamo spazio a un progetto Think Tank (in pratica in tutti i numeri) sento che questa ambizione trova soddisfazione.  Il successo di questa edizione, l’interesse dimostrato dai retailer che si sono prestati (e li ringrazio di cuore) a leggere e giudicare i progetti, mi conferma che stiamo (tutti) imparando quanto è importante ascoltare il futuro, quanto sia importante ibridare il genio dell’esperienza con quello dell’inconsapevolezza. Mi piacerebbe un giorno provare con i bambini far costruire a loro il negozio, il super del futuro, Stefano Paschina, patron di Ludum, scuola dell’infanzia iperinnovativa ha fatto costruire loro “La città leggera” e indovinate la prima cosa che è sparita? La burocrazia…

Gdoweek, il n. 2 in distribuzione

Schermata 2017-02-06 alle 11.39.01Nel n. 2 la Cover Story: Think Tank Award: i vincitori. I progetti protagonisti dell'edizione 2016 raccontati da chi li ha valutati

La ricetta dei fratelli Cetorelli, titolari della catena Pewex

Le nuove formule della prossimità secondo Carrefour Italia

Cibi etnici, un elemento distintivo per gli assortimenti della gdo

 

Percassi potenzia l’insegna Lego sul territorio

Lego store Marcianise
Il settimo store dell'insegna sarà inaugurato il 22 febbraio a Marghera (Ve), all’interno del centro commerciale Nave de Vero

Si espande sul territorio italiano l’insegna del Gruppo Percassi Lego che inaugura il 22 febbraio il suo settimo store. La struttura si trova a Marghera (Ve), all’interno del centro commerciale Nave de Vero, in via Pietro Arduino 20. Tra i servizi proposti al cliente c’è Pick a Brick che permette di acquistare mattoncini sfusi tra una vasta scelta di pezzi disponibili; il Build a mini per costruire, personalizzare e acquistare la propria minifigure, scegliendo ogni più piccolo dettaglio del personaggio collezionabile Lego, dal cappello al colore degli abiti. L’assortimento prevede anche prodotti della linea Lego Creator Expert.

Il piano di sviluppo prevede una serie di nuove aperture nel corso dei prossimi anni.

 

 

Italian Food Excellence

dmc

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