Accesso riservato
Da Novaterra i nuovi frollini formato topolino
Golosità e simpatia per tutti i bambini e le loro famiglie.
Adatti a tutti coloro che desiderano consumare prodotti dietetici sani e gustosi nonché ai consumatori celiaci intolleranti al glutine, Novaterra lancia Mickey ChocoCookies, frollini di riso con gocce di cioccolato privi di glutine. La novità si presenta in un allegro sacchetto decorato con i personaggi Disney; gli stessi biscotti sono a forma di Topolino.
Previsto un ricco piano di comunicazione mirato: raccolta punti, sito web, pubblicità trade e consumer.
Montagna propone la piccante ‘Nduja calabrese
Novità saporita per tutti gli appassionati di gustosi alimenti della tradizione gastronomica regionale. E' la 'Nduja calabrese, morbido impasto di carni di suino aromatizzate con peperoncino piccante ed affumicate al naturale con legno di faggio: si consuma spalmata sul pane, sulla bruschetta o sulla pizza, oppure in cucina, come ingrediente di sughi stuzzicanti. Montagna -il produttore- presenta la versione originale della 'Nduja, confezionandola in un pack studiato su misura per le esigenze della distribuzione moderna (involucro SV da 100 g in scatola innovativa, che garantisce una shelf-life di 180 giorni). Con l'obiettivo di supportarne il sell-in e il sell-out, l'azienda ha definito un ricco piano di operazioni promozionali ad alto potenziale di redemption.
Da Formec Biffi il nuovo Pesto Fresco Senz’aglio
Un condimento classico rivisitato in termini di qualità e modernità. Il Pesto Fresco Senz'Aglio Biffi è una specialità premium price preparata con basilico genovese dop solo di primo o secondo sfalcio lavorato a crudo, il che consente di mantenerne la freschezza e l'aroma naturale;
inoltre, il prodotto non viene pastorizzato e non contiene conservanti né coloranti. Il pack conferisce un ulteriore valore aggiunto al contenuto: una vaschetta trasparente in polipropilene da 85 g chiusa da una capsula in alluminio personalizzata ed avvolta in un cluster elegante e comunicativo, nel rispetto dell'immagine di qualità che caratterizza il brand; sul retro della confezione, sono indicati l'intera gamma di sughi freschi in monovaschetta Biffi ed alcuni consigli per l'uso ottimale
Salumificio Castoldi invita all’assaggio di Bresaolino
Focus sulle moderne tendenze alimentari. Bresaolino -ultima novità lanciata da Salumificio Castoldi- è un insaccato stagionato di puro bovino a basso contenuto di grasso e privo di fonti di glutine e lattosio, quindi altamente digeribile anche per gli intolleranti. Presentato in tre versioni -tranci da 200 g SV e da g 800/1000 SV e preaffettato in vaschetta ATM da g 100- il prodotto ha per target un consumatore attento alla qualità degli alimenti e al controllo della dieta ma anche all'innovatività del concept e alla praticità d'uso. La migliore garanzia viene dal produttore, azienda specializzata in salumi tipici del Lodigiano che concretizza il binomio tradizione-tecnologia e l'accurata selezione di materie prime offrendo al mercato proposte di alto profilo.
Valbona lancia Farciriso, mix di verdure per condire
Per una tavola ricca di prodotti buoni e sani. Farciriso Valbona è il brand che contrassegna 2 condimenti per riso composti da 12 ortaggi selezionati e lavorati secondo tradizione, così da preservare il gusto e la freschezza delle verdure appena colte. Il prodotto, facile e pronto da usare, si presenta nella variante in olio di semi di girasole e nella versione Delicato (senza olio): la prima è adatta a chi ama i sapori decisi; la seconda, invece, a chi ricerca alimenti semplici ma gustosi. Due le opzioni anche nel packaging: formato da 580 ml o da 314 ml in cluster da 3 pezzi. Su entrambi campeggiano l'icona Made in Italy -garanzia di tradizione e provenienza- e la specifica “solo le migliori verdure”, ad indicare la meticolosità nella selezione degli ingredienti
Sojasun estende il menu con i Medaglioni alla piastra
Il piacere di mangiare vegetale. La linea gastronomica Sojasun si arricchisce di un'ulteriore novità: i Medaglioni alla piastra “Pomodoro e Basilico”, pietanza a base di soia ricca di acidi grassi essenziali e proteine vegetali, priva di colesterolo, senza coloranti né conservanti, non Ogm; inoltre, risulta facilmente digeribile e contiene soltanto 145 kcal per 100 g. Il prodotto si dimostra molto adatto all'alimentazione di adulti e bambini e può costituire, quindi, una soluzione appetitosa per il pranzo di tutta la famiglia. I Medaglioni Sojasun si presentano porzionati in 4 comode vaschette con 2 medaglioni ciascuna -così da consentire di selezionare sempre la quantità desiderata- e sono molto pratici da preparare: in padella, cuociono in soli 8 minuti
Sanyo Xacti E10: 10 megapixel e zoom ottico 5x
Un piccolo gioiello tecnologico. Così Sanyo descrive la Xacti E10, nuovissima fotocamera compatta, maneggevole, dotata di un elegante telaio in alluminio, in grado di scattare foto con risoluzione massima di 10 megapixel. Adatta ad ogni tipo di situazione, grazie allo zoom ottico 5x ed al sistema anti-shake garantisce risultati di ottima qualità; il dispositivo touch sensor, dal canto suo, assicura una messa a fuoco semplice e immediata. La Xacti E10 realizza, quindi, una fusione tra accorgimenti estetici e performance funzionali, così da soddisfare anche i fotografi amatoriali più ambiziosi. L'apparecchio -coperto da garanzia di 3 anni- da aprile 2008 è reperibile presso i negozi specializzati nei colori nero e argento, al prezzo di 199,00 € (IVA inclusa).
Rinaldo Franco distribuisce in esclusiva Disney Pets
Dopo la gamma Snoopy, è tempo di Disney Pets. Questo è il nome della linea di accessori per cani e gatti commercializzata in esclusiva presso tutti i canali distributivi da Rinaldo Franco, azienda leader nel comparto petcare con oltre 50 anni di esperienza e 5mila articoli a catalogo. Composta da 4 referenze gatto (decorata con gli Aristogatti) e 14 cane (con i protagonisti di Lilly e il vagabondo), la gamma-novità attrae i proprietari di animali domestici con la simpatia dei personaggi Disney ed i retailer assecondando la tendenza a proporre articoli ricercati e griffati. La linea -che beneficerà di una campagna pubblicitaria di lancio sulle principali riviste trade- a pdv si posiziona nell'offerta permanente o fuori banco per particolari iniziative promozionali.
Reckitt Benckiser “esegue” Air Wick Symphonia
Promette di regalare un'inedita esperienza olfattiva. Air Wick Symphonia -diffusore elettrico che alterna due profumazioni- nasce nei mix Viola rilassante (che intervalla lavanda e camomilla con lavanda bianca) ed Azzurra rinfrescante (che avvicenda brezza del mattino e freschezza di bucato) ma funziona perfettamente con tutte le altre fragranze elettriche Air Wick: così ogni utilizzatore è libero di creare la propria armonia di profumi, scegliendoli da un'ampia gamma. Symphonia è dotato di due cursori indipendenti per regolare a piacimento l'erogazione delle fragranze; led luminosi segnalano quale delle due ricariche è in funzione. Se si desidera aumentare l'intensità di diffusione, si può azionare il pulsante X-press, che garantisce un'extra profumazione per 15'
Pucci lancia Gramado, il cioccolato per l’estate
Cioccolato al gusto dei tropici. Gramado è una nuova linea di cioccolato -lavorato secondo una ricetta tradizionale brasiliana- offerto in tavolette da 85 g confezionate in astucci curati e vivacemente colorati. Il prodotto nasce dalle competenze tecniche e dalla capacità di sperimentare e proporre soluzioni innovative che la divisione dolciaria di Pucci ha maturato nel corso degli anni. Gramado si ottiene partendo da una massa di cacao di alta qualità, lavorata a freddo senza l'utilizzo di macchinari di raffinatura e tempera, a cui si aggiunge lo zucchero di canna, in grado di donare quella freschezza e croccantezza che lo destagionalizzano rispetto ai competitor. Fra le 8 varietà della gamma, molto originali le tipologie lime, banana e brigadeiro (dolce tipico brasiliano).
Kodak perfeziona le cornici digitali Easyshare
Garantiscono una visualizzazione delle immagini molto più personalizzata ed intuitiva. Le nuove cornici digitali Kodak Easyshare -disponibili nelle versioni 10 pollici, 8 pollici multimedia e standard 7 pollici- presentano un design moderno ed una serie di caratteristiche innovative, fra cui l'area comandi a sfioramento: il Quick Touch Border permette -grazie a un tocco o allo scorrimento del dito- di compiere operazioni lasciando lo schermo senza impronte e macchie. Inoltre, il nuovo software Kodak Easyshare Digital Display -oltre ad organizzare e stampare le foto- facilita il trasferimento dei contenuti dal pc alla cornice. Le immagini, visualizzate in formato HD (modalità 16:9), risaltano nei display Lcd a colori, che utilizzano la tecnologia Kodak Color Science.
Intermec punta sulla stampante portatile PB50
Verso soluzioni di mobile computing a pacchetto. Intermec ha introdotto la PB50, prima stampante portatile wireless che consente agli operatori di ottenere etichette, ricevute e tag utilizzando, ovunque sia necessario, connettività Bluethoot e WLAN. La novità -che integra batteria ad alto voltaggio, alta velocità di stampa, capiente memoria Flash- fa parte della gamma Intermec supportata da tecnologia SmartSystem: questa è una piattaforma software che garantisce sviluppi, configurazione e gestione dei dispositivi Intermec, incluse le serie di computer palmari CN3, 700, CK61 e di scanner Bluethoot SR61 e SF51. L'acquisto di apparecchi portatili presso un unico fornitore affidabile presenta il vantaggio di dover gestire un solo contratto ed un'unica interfaccia
GIO’STYLE reinventa il frigorifero elettrico
Inseparabili compagni di gite, pic-nic, campeggi. I 3 nuovi frigoriferi elettrici di GIO'STYLE -che compongono la linea High Power- appagano l'occhio sul piano del design e, nel contempo, promettono elevate performance con bassi consumi energetici: la garanzia di prestazione deriva dal gruppo refrigerante perfezionato e dall'isolamento Isofoam.
Il modello Business Class -disponibile nella versione 30 l, che permette di stivare bottiglie da 2 l- è dotato di un pannello di controllo soft touch per gestire la temperatura interna; risulta, inoltre, predisposto per il rilevamento della temperatura esterna e l'accensione programmata. Tutte le varianti sono munite di doppio cavo di alimentazione da 230 volt per la casa e da 12 volt per l'auto.
Dermogella: linea di solari per ogni tipo di pelle
Abbronzatura sicura per tutti. Dermogella -brand del gruppo Dermogroup, distribuito in esclusiva da Arcasa- presenta una linea di solari espressamente studiati per rispondere alle varie esigenze di fotoprotezione e fotosensibilità della pelle.
La gamma comprende le creme Protezione Alta SPF 30, indicata per pelli chiare e delicate, Protezione Media SPF 15 -adatta per pelli già parzialmente abbronzate o scarsamente fotosensibili- e Protezione Bassa SPF 10, per pelli già abbronzate, senza problemi di pigmentazione. A queste si aggiungono il Doposole Family, dalla spiccata azione idratante, emolliente e rinfrescante, e -ultima novità- Dermogella Bebé Latte Solare, prodotto ad alta protezione (SPF 30) creato per proteggere la pelle delicata e sensibile dei bambini
Dalter fa il punto sulle grandi performance 2007
Il 2007 è stato un anno positivo per Dalter Alimentari, realtà leader nel confezionamento di formaggi grattugiati e porzionati freschi per l'horeca e l'industria alimentare. L'azienda ha fatto segnare una crescita pari al 12% a volume e al 14% a valore, con un fatturato a quota 24,3 milioni di euro; particolarmente rilevanti le performance di alcuni pack, come le bustine monodose (+73,6%), e -a livello di tagli- di filetti e cubetti. I plus all'origine del successo restano l'ampiezza di gamma, l'alto contenuto di servizio dei prodotti e la politica di qualità. Per il 2008, due le direttrici di sviluppo: la penetrazione di nuovi mercati esteri e l'affermazione dell'azienda come centro di competenza per l'industria alimentare ed il foodservice (consulente nei formaggi porzionati).
Da Guardini, la Teglia per Crostate con fondo amovibile
Sfornare crostate a regola d'arte non è più un sogno. Guardini ha messo a punto la Teglia per Crostate con fondo amovibile, soluzione ideale per chi ama preparare dolci nella cucina di casa: dopo gli stampi apribili per ottenere ciambelle che non si sfaldano, torte classiche che non si rovesciano, semifreddi che non si disfano, la Teglia con fondo amovibile assicura crostate con pasta frolla integra e superficie perfettamente decorata. Il nuovo stampo, manufatto in acciao Hi-Top e presentato nel formato con diametro di 28 cm e nei colori rosso, blu e grigio, rappresenta l'ultima release che l'azienda -sempre attenta alle esigenze dei consumatori- propone per poter realizzare crostate di ogni tipo: con la frutta fresca in estate, con la marmellata tutto l'anno.
Checkpoint Systems introduce la gamma Evolve™
Nuovi livelli di affidabilità e controllo nella gestione dei pdv. Checkpoint Systems presenta Evolve™, piattaforma tecnologicamente all'avanguardia che promette di ridurre la percentuale di differenze inventariali, incrementare i profitti e migliorare la shopping experience dei consumatori. Se combinata con i benefici offerti dall'RFID, Evolve™ può potenziare la visibilità dell'inventario, assicurando la possibilità di esporre liberamente i prodotti sugli scaffali. Dal punto di vista tecnico, la nuova soluzione garantisce un incremento delle rilevazioni pari al 25%, allarmi differenziati attraverso 2 frequenze EAS, un conteggio integrato della clientela, la gestione avanzata degli allarmi, una connettività standard Ethernet e facili upgrade da remoto.
Il Sole 24 Ore Business Media a Cibus
Il Sole 24 ORE Business Media sarà presente alla 14° edizione di CIBUS, il Salone internazionale dell'alimentazione (Parma 5-8 maggio 2008), attraverso due importanti iniziative che vedranno direttamente coinvolti il settimanale GDOWEEK e il mensile MARK UP e saranno realizzate in collaborazione con Fiere di Parma. “Alla ricerca dei consumi e degli acquisti che cambiano. La maturità dei mercati e le implicazioni per le imprese della GDO” è il tema dell'incontro Fuori Salone che si svolgerà martedì 6 maggio presso il Salone Moresco del Palazzo dei Congressi di Salsomaggiore Terme. L'appuntamento, esclusivamente su invito, si rivolge ai manager del retail e dell'industria e tratterà uno dei temi più caldi del momento, i consumi, attraverso interventi sull'analisi del mercato, come rilanciare i consumi alimentari, come orientare l'innovazione di prodotto e di formato, le nuove abitudini di consumo e i nuovi comportamenti di acquisto e le implicazioni per le imprese della distribuzione moderna. L'incontro sarà condotto da Luigi Rubinelli - direttore di MARK UP, e vedrà la partecipazione di Giuseppe Minoia - presidente GFK Eurisko e Paolo Bertozzi - amministratore delegato TradeLab. Ulteriore appuntamento con GDOWEEK sarà presso lo stand istituzionale de IL SOLE 24 ORE BUSINESS MEDIA (Pad. 9, A 018) dove la redazione del settimanale di retail sarà presente per la realizzazione di “Cibus Daily - Il quotidiano in Fiera”. Il quotidiano, organo d'informazione ufficiale della manifestazione, ospiterà gli incontri/eventi più importanti, le interviste a manager autorevoli e, in anteprima, tutte le novità di prodotto lanciate nell'ambito della manifestazione.
Vicenzi rinnova la linea di panificati Prontoforno
Appetizing quanto la promessa di prodotto. Prontoforno -brand del Gruppo Vicenzi che firma una linea di panificati- è stato oggetto di un intervento di restyling in chiave giovane e attuale, incentrato su colori caldi ed intensi, in una sfumatura che richiama le tonalità del pane appena sfornato e su un carattere più compatto e corposo, che risulta visivamente più impattante. La nuova soluzione grafica ha esordito sulle focacce (al rosmarino e alle olive) ed ora campeggia sul pack dell'ultimo lancio, la Ciabatta da 250 g. Tutti i prodotti della gamma si dimostrano non solo sostitutivi del pane a tavola, ma anche soluzioni ideali per uno spuntino in qualsiasi momento della giornata o per uno sfizioso aperitivo: bastano 10 minuti di cottura per “sfornare l'allegria”.
La novità abita nei pop-up store
Il sociologo Zygmunt Bauman dice che oggi viviamo in una società liquida. Liquida perché l'identità e l'appartenenza hanno perso significato e le strutture sociali sono diventate fluide. Tutto si fa più rapido, si dissolve e ricostruisce da un giorno all'altro. In questa liquidità nascono anche, in diversi punti del pianeta, modalità di distribuzione che nulla hanno a che fare con i parametri abituali: luoghi che oggi ci sono e domani scompaiono. Sono i pop-up store, che avevano già fatto capolino in passato ma hanno iniziato a vivere ora un successo un po' cult. Da New York a Parigi, da Tokyo a Berlino, i pop-up store compaiono al'improvviso nel contesto urbano e - altrettanto rapidamente - si dissolvono.
Il palcoscenico
Nel porto di Barcellona, nell'area commerciale sul mare, si può trovare uno strano luogo chiamato Contenedor (letteralmente, contenitore) colmo di creazioni di una griffe francese. Poi ci torni il mese dopo e scopri che Contenedor è cambiato: colori e arredamento diversi, look e commessi differenti. Guardi meglio e ti accorgi che è cambiato anche lo stilista, ora è un americano. Contenedor è un punto di vendita con un calendario che lo rende simile a un teatro: ogni mese cambia faccia e va in scena un nuovo stilista.
Scatola o contenuto
Il programma è pubblicato online e affisso in loco. Succede allora che le persone affluiscono, mese dopo mese, per amore di novità e non per fedeltà. O forse no, perché è a Contenedor che sono fidelizzati. Che pasticcio! Come si calcola, per esempio, la percentuale di ritorno sul punto di vendita? Sull'anno o sul mese? E qual è la marca: la scatola o il contenuto? Contenedor è mono-marca? Sì, c'è uno stilista per volta. Anzi, no: scusate ce ne sono dodici all'anno. Contenedor è liquido, per dirla con Zygmunt Bauman. La sua fluidità è così evidente che tutti i punti di vendita tradizionali disposti all'intorno ingrigiscono al confronto: appaiono ingessati, sono uguali a se stessi.
La velocità
Nike ha aperto un pop-up store a Soho per lanciare un nuovo modello di scarpe. È durato quattro giorni, hanno venduto tutte le scarpe e chiuso bottega. La visibilità mediatica ha generato molto più valore dei costi sostenuti e i ricavi erano - tirate le somme - solo la ciliegina. I pop-up store non sono un negozio, sono un medium in cui si vende. Si pianificano come le campagne pubblicitarie, si gestiscono come negozi. Gap ha montato un pop-up store a bordo di un pullman e ci ha girato gli Stati Uniti andando nei luoghi d'incontro dei ragazzi che vestono Gap, nelle piazze e agli angoli di strada. Ben concepito, perché le marche diventano fluide se imparano a duettare con le città liquide. Città che non vivono più intorno a un'architettura urbana (la via dello shopping, la piazza degli incontri) ma diventano luoghi di transito caratterizzate da un concept: per Milano la moda e il design, per Berlino l'arte contemporanea e le nuove tendenze, per Parigi l'eleganza, per New York il postmoderno e così via. Questo significa che le città liquide stanno diventando più simili alle marche e che le marche devono sintonizzarsi: stupire con il nuovo a Barcellona, cogliere le opportunità a Londra, essere on the road in Usa. Le città diventano liquide e non basta più il presidio del territorio, l'architettura urbana perde valore di riferimento e il vostro negozio in centro non è più un santuario. Che dirvi? Liquidità, risponderebbe Bauman.
La lezione dei pop-up store
• Rinunciare al presidio del territorio quando l'architettura urbana tende a scomparire.
• Se le mura restano fisse l'assortimento viene calendarizzato: ma non per stagione, meglio se a ritmi mensili, settimanali e su molteplici collezioni.
• La fedeltà premia la capacità di sorprendere; l'adiacenza diventa un rischio di monotonia.
• Se le mura invece spariscono, allora si può pianificare: assortimento e servizio diventano campagne di comunicazione.
• Oppure l'insegna stessa si trasforma in servizio a inseguimento: per essere disponibile nel momento e nelle modalità necessarie.
*Politecnico e Bocconi di Milano
Riso amaro
Quattro confezioni di riso a persona. È il limite agli acquisti posto da Wal-Mart per cercare di limitare il fenomeno dell'accaparramento soprattutto da parte di ristoratori che temono l'escalation dei prezzi. Il cereale infatti ha ormai raggiunto a Chiacago il prezzo di 25 dollari per hundredweight (unità di misura pari a 50,8 chili).
Il prezzo del riso è salito di oltre il 70% in quattro mesi ed è solo uno degli effetti dell'incremento del costo del greggio: con prezzi al barile superiore ai 70 dollari infatti risulta conveniente usare i cereali per la produzione di biofuel: questo fa salire la domanda e quindi i prezzi.
L'impennata del costo del riso però crea problemi che vanno ben oltre il budget delle catene di ristorazione Usa: si calcola che nel mondo oltre due miliardi di persone si sfamino grazie a questo cereale e disordini sono ormai scoppiati in almeno 30 paesi.
In Italia l'aumento porta invece a problemi abbastanza limitati sulla borsa della spesa: nell'ultimo paniere Istat infatti il riso pesa per lo 0,1% sulla spesa degli italiani; per avere un termine di paragone la pasta pesa quasi sei volte di più e il pane 13 volte in più.
Quarta gamma, continua il boom
La comodità e il risparmio di tempo giustificano una spesa maggiore? Parrebbe proprio di sì, a giudicare dal successo che i prodotti ortofrutticoli di quarta gamma (come le insalate già lavate, tagliate e mixate) continuano a ottenere nel nostro Paese.
Un fenomeno a cui Macfrut, la rassegna internazionale dell'ortofrutta di Cesena appena conclusasi ha dedicato un ampio spazio: una scelta quasi obbligata dato che il consumo di ortofrutticoli è in stagnazione o in leggera diminuzione ed anche i surgelati stanno manifestando un trend al ribasso.
Invece per la quarta gamma l'Italia è oggi il secondo mercato di riferimento in Europa dopo la Gran Bretagna, con un giro d'affari che ha sfiorato i 700 milioni di Euro nel 2007, crescendo più del 6% a valore e più del 3% in volume.
Se l'insalata è ancora la regina incontrastata di questo mercato, sta crescendo anche il consumo di frutta di quarta gamma, come dimostra il successo del Progetto Frutta Snack, i cui risultati sono stati illustrati a Cesena.
Si tratta di un'iniziativa pilota di educazione al gusto e contro l'obesità dei giovani, che possono trovare in 12 scuole di Emilia Romagna, Marche, Roma e Bari, frutta in vendita nei distributori automatici, in alternativa alle tradizionali merendine.
In tutto sono 82mila gli studenti coinvolti, un campione molto significativo anche per il mercato. Le scelte degli studenti sono andate nettamente verso la macedonia, che ha ottenuto il 51,3% degli acquisti, seguita da mela a fette (11,8%), mela a fette essiccate (11,3%) e yogurt alla frutta (8,9%).
Il punto vendita è diventato ibrido
Il fenomeno dell'ibridazione ha radici oltreoceano e trova applicazione sia nella marca, dove quest'ultimo perde la sua identità assumendo tratti valoriali che la portano a spaziare in territori lontani da quelli originari, sia nei punti di vendita, dando vita a una nuova generazione di spazi distributivi. In Italia, paese fanalino di coda nel recepire i trend più significativi, il processo dell'ibridazione distributiva sta facendo capolino solo ora in maniera sistematica tanto da segnare una tendenza in continua crescita. Ai consolidati punti di vendita tradizionali che garantiscono al consumatore un'offerta monoservizio, si sta affiancando tutta una serie di negozi ibridi caratterizzati da un'offerta trasversale che non rientra nella tradizionale distinzione tra settori o categorie merceologiche. Non si tratta di punti di vendita multifunzione dove si accede a una gamma di servizi integrativi quali, per esempio, uno spazio ludico per il passatempo dei bambini o un'area d'intrattenimento urbano fuori dall'orario di apertura, bensì di luoghi caratterizzati dalla miscellanea e dal mix di canali e merceologie che rendono la permanenza nel negozio unica nel suo genere.
Un fenomeno non-food
Nel nostro paese questo processo di trasformazione ha trovato linfa vitale inizialmente nelle librerie, che hanno saputo affiancare all'offerta di libri e pubblicazioni spazi di ristorazione e caffetterie, come la recente apertura del Design Library Café a Milano o il già avviato Bookshop & Caffetteria degli Atellani sempre nel capoluogo lombardo. È la ristorazione il principale spunto d'ibridazione che ha portato molti store a rivedere la propria conformazione merceologica trasformandosi in luoghi dove il visitatore desidera prolungare la propria permanenza in virtù di un ambiente stimolante, ricco di sorprese e coinvolgente. Sono proprio queste le leve su cui si basa Wash Bubble Bar, un locale lavanderia self-service aperto a Torino, dove, oltre a lavare la propria biancheria, i clienti possono sostare nel bar-ristorante. Come già accade a Copenhagen nel Laundromat Café o a San Francisco nel Brainwash Café, anche a Torino Wash Bubble Bar arricchisce la funzione del lavaggio con un'offerta trasversale che spazia dal ristorante al bar-caffetteria dove poter leggere libri, guardare la televisione o ascoltare musica fino all'area internet.
Chi lo richiede
Promotori del processo d'ibridazione sono i consumatori che richiedono sempre meno prodotti e viceversa vogliono più mondi su cui affacciarsi per poter trovare esperienze e culture inedite. Un fenomeno che ripercorre e interpreta le necessità di questi ultimi tempi e si riflette nella continua ricerca di offerta di percorsi esperienziali nuovi. Nascono così negozi di abbigliamento con ristorante, fiorai con caffetteria, profumerie con ristorante, pescherie con ristorazione, panetterie con caffetteria-ristorante. Ma se la ristorazione è uno dei canali maggiormente utilizzati per animare un punto di vendita, va altresì evidenziato che non è certamente l'unico sprone all'ibridazione. A Roma dal 2001 vive Tad, un concept store che si sviluppa su circa 1.000 mq spaziando dall'arredamento all'abbigliamento, dall'arte contemporanea alla cura della persona, dalla profumeria ai fiori. In quel di Palermo si trova, invece, Kursaal Kalhesa, un locale dove convivono libreria, agenzia di viaggi, ufficio di consulenza per le imprese, wine bar, internet point e ristorante. Non da meno le banche, con in testa Deutsche Bank, che a Berlino ha aperto una filiale dove coabitano servizi bancari con sala nido e galleria per lo shopping. Replicato in altre 5 agenzie, il format Q110 mixa l'offerta classica di una banca con quella di alcuni retailer che a turno decidono di condividere lo spazio della banca. Il fenomeno dell'ibridazione si sviluppa, dunque, nell'ottica di coinvolgere e interagire con il consumatore, dove il punto di vendita diventa un punto di scambio capace di sollecitare la partecipazione dell'interlocutore. Il negozio disegna, così, nuove relazioni tramutandosi in un contenitore aperto e mobile, come dimostra il recente sviluppo dei negozi temporanei, abbandonando la veste di spazio monoservizio.
Plus • Orientamento a nuovi consumatori
Minus • Perdita d'identità
La coerenza è alla base di un buon marchio
Il brand è sempre stato una risorsa importante per la vita delle aziende, ma nell'economia contemporanea lo è ancora di più: i consumatori orientano gran parte delle loro scelte d'acquisto sulla base delle emozioni associate a una certa griffe, mentre l'enorme diffusione della contraffazione a livello mondiale impone l'esigenza di una protezione che solo la registrazione del marchio può garantire. Ma le politiche di branding non possono essere improvvisate e, anzi, se mal effettuate, possono incidere in maniera molto negativa sui fatturati (reali) dell'azienda). È quanto emerso dal convegno “Come gestire e valorizzare il marchio d'impresa”, organizzato da Sistema Moda Italia, e a cui hanno partecipato Daniele Mangiarotti e Monica Pesce di Valdani Vicari & Associati.
I brand non sono trasversali
La principale funzione del brand (che è l'insieme delle promesse, associazioni, immagini ed emozioni che l'impresa crea e utilizza per rafforzare la fedeltà dei propri clienti) è quella di distinguere e tutelare i prodotti/servizi di un'azienda da quelli dei suoi concorrenti. Per questo motivo sono due le domande fondamentali che un'impresa che vuole creare un nuovo marchio deve porsi: innanzitutto quali sono gli elementi (tangibili e intangibili) che rendono distinguibile quella determinata griffe, e, in secondo luogo, qual è il pubblico di riferimento. I due esperti di Valdani Vicari & Associati hanno sottolineato infatti come al giorno d'oggi non esistano più brand “trasversali”: è dunque necessario individuare in modo puntuale i consumatori di riferimento, cercando di comprenderne il comportamento d'acquisto. Ma non basta: è importante capirne anche le percezioni e associazioni rispetto ad altri brand, in modo da non commettere errori di posizionamento. Una volta risposto a questi interrogativi si può pensare alla scelta di un nome e di un logo, decisione che deve essere ovviamente ben ponderata: in un mercato complesso come quello attuale non può essere sufficiente scegliere un nome accattivante e una bella grafica.
La coerenza in tutti i momenti di interazione con il cliente
L'aspetto fondamentale è quello della coerenza: è inutile (o addirittura controproducente) scegliere un nome seducente se poi il prodotto reale con cui il cliente entra in contatto non è corrispondente con la “brand promise”, ovvero con quello che il brand promette con il suo messaggio. La gestione del marchio deve anche tenere conto della coerenza della brand promise in tutti i momenti di relazione cliente-impresa, comprese anche le fasi pre acquisto (come il sito web) e post acquisto (programmi fedeltà e customer service). Come ha spiegato durante il convegno Sandro Veronesi, Presidente di Calzedonia: «L'importante è la coerenza, altrimenti i consumatori rimangono disorientati. Noi abbiamo deciso di mantenere ferma l'identità dei nostri negozi monomarca nei diversi paesi, senza snaturarci per venire incontro alle specificità locali. In quei singoli mercati che non hanno recepito il nostro messaggio abbiamo preferito andarcene». Molta importanza ha anche la scelta dei testimonial delle campagne di comunicazione: occorre fare attenzione a non scegliere personaggi già impegnati con numerosi sponsor, magari di prodotti e target incoerenti tra loro. In questi casi il rischio è di sbiadire il messaggio del brand.
Un monitaraggio puntuale delle strategie
Se la strategia e il posizionamento di branding sono effettuati in maniera corretta, i vantaggi per l'azienda possono essere evidenti: un marchio ben costruito è in grado di garantire un maggiore tasso di fidelizzazione dei propri clienti, che diventano meno sensibili a eventuali variazioni sul fronte prezzo e più ricettivi ai messaggi delle campagne di comunicazione. Ma, dal momento che i consumatori vivono in un mondo in continua evoluzione di valori e di contesto sociale, è chiaro che le soluzioni risultate vincenti in passato possono, da un certo momento in poi, non esserlo più. È necessario perciò un attento monitoraggio della strategia di brand: così come le aziende controllano normalmente l'andamento dei propri bilanci e dei propri investimenti, allo stesso modo è cruciale verificare il ritorno sugli investimenti nelle politiche di branding. L'ideale, hanno sottolineato i due esperti di Valdani Vicari & Associati, sarebbe effettuare un audit sulla percezione del marchio da parte dei consumatori ogni 3 anni. Anche perché i dirigenti delle aziende hanno la tendenza a “innamorarsi” del proprio marchio e a non accorgersi dunque di eventuali difficoltà. Il continuo controllo è doppiamente importante, perché il rilancio di un brand “appannato”, quando possibile, comporta delle spese almeno pari a quelle della sua creazione ex novo.
Come correggere in corsa un progetto: il gruppo Burani
Nel convegno organizzato da Smi varie testimonianze del mondo dell'imprenditoria hanno confermato come le politiche di branding vadano studiate passo dopo passo: ad esempio, Luca Bertolini, Direttore Generale di Mariella Burani Faschion Studio, ha raccontato di come alcuni anni fa il gruppo Burani, specializzato in abbigliamento di alta gamma, avesse provato a lanciare una linea di prodotti lontana dal suo core business, ovvero dedicata al mondo dei teen ager. «Sottovalutammo quella operazione - ha ammesso il manager - adottando i soliti sistemi (canale, pubblicità) a cui eravamo abituati. Il mercato infatti, fin dai primi tempi, non rispose in modo positivo. Dopo aver analizzato la situazione abbiamo compreso che avevamo sbagliato il target di riferimento, così come il testimonial». Il gruppo Burani ha in seguito optato per un deciso cambiamento di rotta dell'intera operazione, lavorando insieme a partner abituati a comunicare con il pubblico giovane e curando con attenzione la parte web. Risultato, la stessa linea di prodotto che sembrava bocciata dal mercato, oggi funziona e cresce in misura confortante.
Tesco punta sul mercato della musica digitale
Il prossimo mese Tesco aprirà un negozio online che venderà musica, film, videogiochi e programmi Tv per iPod e altri lettori digitali. Il nuovo servizio di download della catena di supermercati entrerà direttamente in concorrenza con quello di Apple, iTunes, ma anche con Hmv 7Digital e Woolworths.
Il servizio sostituirà l'attuale sito online che offre agli utenti una selezione limitata di musica in un formato che non può essere scaricato direttamente sull'iPod.
l direttore commerciale di Tesco, Graham Harris, ha dichiarato di aspettarsi che il lancio del servizio a maggio “scuota” il mercato del download attraendo una fetta più ampia di consumatori. Va detto che le vendite di musica digitale sono già in forte crescita, spinte dal crescente utilizzo di lettori portatili.
“Vogliamo creare un negozio che venda prodotti di intrattenimento facili da usare, in modo che gli utenti di Tesco di tutte le età e con qualunque grado di familiarità con la tecnologia possano utilizzarli” ha dichiarato Harris.
I prezzi del download devono ancora essere resi noti ma un portavoce di Tesco ha detto che saranno competitivi rispetto a quelli dei servizi concorrenti. Tesco Digital sarà in grado di offrire subito una selezione di 3 milioni e 300mila brani, dei quali oltre un milione e mezzo sarà in formato mp3. Film ed episodi di programmi Tv entreranno a far parte della selezione entro la fine del 2008.
Un pasto, prima di arrivare sulla tavola percorre circa 2mila Km
Pensa globale, ma mangia locale. È questa la morale dello studio presentato al Forum Internazionale dell'Energia, organizzato dalla Coldiretti in collaborazione con lo Studio Ambrosetti, e presentato dalla stessa Coldiretti.
Tra i dati più eclatanti, quello che l'86% delle merci in Italia viaggia su strada, con rischio concreto di un effetto valanga sui prezzi soprattutto nell'alimentare: si calcola che un pasto percorra quasi 2mila km prima di giungere sulle tavole, con i costi della logistica e dei trasporti che assorbono in media un quarto del fatturato delle imprese agroalimentari.
“L'alimentare -evidenzia infatti Coldiretti- è uno dei settori più sensibili all'aumento dei costi del trasporto, dovuto soprattutto agli effetti della globalizzazione, che hanno favorito la destagionalizzazione dei consumi con l'offerta di prodotti alimentari provenienti dai diversi continenti.Il rischio è che nel 2008 si verifichi un ulteriore aumento dei circa 467 euro che, in media, ogni famiglia indirizza mensilmente all'alimentazione, ma che penalizzerebbe soprattutto le famiglie meno abbienti e più numerose: queste destinano una grande parte del reddito all'acquisto di questi generi di consumo.
Meglio il made in Italy locale
Come contrastare l'effetto petrolio e risparmiare? Il consiglio è quello di scegliere prodotti locali e di stagione verificando le etichette. Ma anche quello di recarsi direttamente nei mercati all'ingrosso aperti ai cittadini, dove è possibile fare acquisti a cassetta e anche di usufruire degli eventuali saldi last-minute. “Un'altra opportunità -dice Coldiretti- che consente di ridurre le intermediazioni e di fare acquisti convenienti con il miglior rapporto prezzo/qualità è anche quella di comperare direttamente nelle 57.530 imprese agricole nazionali che vendono frutta, formaggi, vino, olio e salumi e altre specialità alimentari”.
Sul sito Campagnamica.it, con il motore di ricerca “In viaggio per Fattorie e Cantine” è possibile individuare le aziende agricole che vendono direttamente. È on line anche l'elenco.
Bio on certifica Minerv Pha la plastica biodegradabile ottenuta dalle barbabietole
Non solo da costosissimi cereali, ma anche dalle più umili barbabietole: è la bio plastica Minerv ® Pha che -oltre ad abbattere l'inquinamento derivante da plastiche prodotte da petrolio- potrebbe anche andare incontro alle necessità internazionali di ridurre la domanda in forte espansione di prodotti cerealicoli. Infatti, per la prima volta al mondo il PHA (polihydroxyalkanoato) non è ottenuto da amido di cereali, come la maggior parte dei biopolimeri oggi in commercio. Senza contare che la resa del mais (leggi anche biofuel) è solo di ¼ rispetto a quella dei polimeri tradizionali. La bioplastica da barbabietole ha invece una resa 1/1: da ogni tonnellata di scarti si ottiene l'equivalente in peso di bioplastica e a costi allineati a quelli delle plastiche di sintesi. In più, in soli 40 giorni si decompone senza inquinare.
Bioplastica made in Italy
Minerv ® Pha è realizzata da Bio on -azienda di Bologna attiva nel settore delle moderne biotecnologie- e CO.PRO.B. -Cooperativa Produttori Bieticoli, società cooperativa nel mercato saccarifero italiano-. Recentemente Minerv ® Pha è stata certificata dall'ente internazionale Vinçotte (Belgio) quale prodotto “OK Biodegradable Water” (biodegradabile nell'acqua). Minerv® Pha è particolarmente indicato per la produzione di di oggetti plastici rigidi o flessibili e sostituisce prodotti altamente inquinanti e ottenuti dal petrolio come PET, PP, PVC con i quali si producono bottiglie, packaging alimentare, componentistica auto, arredamento, fibre, pellicole per imballaggio, elettronica. Minerv® Pha ha ottime proprietà termiche: attraverso la gamma di polimerizzazione è possibile soddisfare esigenze produttive da -10°C a +180°C.
KIOSK EUROPE EXPO 2008
KIOSK EUROPE EXPO 2007 è stato l'evento fieristico più importante rivolto alla distribuzione a libero servizio lo scorso anno e KIOSK EUROPE EXPO 2008, in svolgimento presso la fiera di Essen in Germania dal 6 al 8 maggio prossimi, promette di essere ancora più grande! Quindi se siete interessati al 'customer service' non potete perdervi questo evento! La tecnologia interattiva per soluzioni self-service è la tendenza dominante nel servizio clienti per il 21° secolo. Nessun altra tecnologia vi può aiutare ad ottenere un cambiamento più sensazionale nel modo di interagire con i vostri clienti, permettendovi di fornire messaggi e servizi personalizzati nel luogo e nel momento in cui essi lo desiderano e nel contempo risparmiando costi e aumentando gli incassi! Ovunque il servizio al cliente è una variabile decisiva e la tecnologia per il self-service o i chioschi è in continua crescita. In Europa le installazioni dei chioschi stanno crescendo con percentuali superiori al 35% all'anno, e sono destinate ad aumentare ulteriormente anno dopo anno. Gli aeroporti installano chioschi per il check-in, i supermercati ogni giorno aggiungono terminali a sef service, le banche offrono ai propri clienti servizi sempre più sofisticati tramite i chioschi e anche il fast food è diventato più veloce grazie ai chioschi! In media, i chioschi portano un incremento del 18% nelle vendite, senza considerare i vantaggi intangibili di una migliore 'customer experience', un miglior servizio e una accresciuta 'brand awareness'. Le applicazioni possibili in questo settore e le opportunità per il business sono infinite .
KIOSK EUROPE EXPO 2008 è l'unica vera fiera pan-europea che offre in maniera esclusiva informazioni e notizie sulla tecnologia del self-service, nozioni essenziali per chiunque sia responsabile di un 'customer service' ben organizzato, efficiente ed accessibile. E' importante conoscere le tecnologie che stanno dietro alle odierne soluzioni self-service se si vuole sfruttare la massima potenzialità che queste soluzioni possono offrire. Chi dovrebbe partecipare a Kiosk Europe 2008 ? Qualsiasi punto vendita !! Il self-service è soprattutto ben conosciuto per le sue applicazioni nel campo del retail e infatti molti distributori già ora utilizzano in modo massiccio tutto ciò che i chioschi possono offrire, e ne raccolgono vantaggi e guadagni! Il campo di azione delle soluzioni self-service per il retail sta crescendo rapidamente man mano che i clienti acquisiscono una maggiore familiarità con la tecnologia e sono più predisposti a scegliere un chiosco rispetto ad una cassa con un operatore. Alcuni esempi di soluzioni offerte dai chioschi nel retail: terminali con scansione automatica dove il cliente può controllare i prezzi, sistemi di check-out automatici dove il cliente può scannare la spesa, metterla nei sacchetti e pagare, terminali per carte fedeltà per avere accesso e redimere i punti fedeltà, terminali per segnaletica digitale e la comunicazione per le promozioni in store, terminali informativi che offrono suggerimenti e consigli ai clienti in merito a prodotti particolari sulla base delle preferenze del cliente, chioschi per lo sviluppo delle foto, che forniscono ai clienti stampe di foto in maniera professionale e veloce. L'utilizzo del self-service nel retail può aumentare gli incassi tagliando i costi del personale, può ridurre la pressione della clientela sul personale e diminuire i tempi di attesa per i clienti e dare un servizio negli orari di chiusura del negozio. I chioschi hanno anche un grosso impatto sulla soddisfazione del cliente, in quanto può servirsi da solo velocemente e facilmente, ottenendo quanto vuole nel momento in cui lo desidera.
Buone performance per il gruppo Coin che chiude a quota 1.172 milioni (+5%)
Vendite nette a consolidate pari a 1.172 milioni di euro (+5%); Ebit pari a 144,6 milioni di euro (+12,3% sulle vendite), in miglioramento del 25,9% sul 2006; risultato netto positivo per 43,5 milioni di euro, in crescita del 322%; cash flow netto per 21,5 milioni di euro. È questa la sintesi delle performance del Gruppo Coin relative all'esercizio 2007 (1.2.07-31.1.08).
Si tratta di un risultato raggiunto grazie all'efficacia delle strategie messe in campo, che vede, tra l'altro, l'affermazione del nuovo format OVSindustry (ogni store allineato alla nuova identità realizza un +20/25%), la ristrutturazione del flagship di piazza 5 giornate a Milano e lo sviluppo di nuovi pdv all'estero, cui si aggiungono anche negozi in affiliazione. Una strategia che ha richiesto un investimento di 89 milioni di euro, che includono anche il riammodernamento del polo logistico di Calappio (Mi), attualmente operativo al 50% dei flussi.
Lo sviluppo di OVSIndustry
e il rilancio del brand Coin
Particolarmente riuscita risulta la trasformazione del nuovo concept store OVSindustry caratterizzato sia da collezioni più attente ai nuovi trend del vestire, con linee più giovanili senza tradire la politica della convenienza, sia da vetrine più luminose e ambientazioni innovative. Complessivamente, tra negozi ristrutturati e nuovi pdv, oggi in Italia si contano 240 pdv diretti (di cui 56 a insegna OVSindustry, che diventeranno 66 entro la fine del 2008) e 61 in affiliazione; inoltre, all'estero operano 17 pdv in affiliazione. Oltre un terzo dei pdv Oviesse sono situati all'interno di centri commerciali. Inoltre, sono in fase di test due nuove insegne OVS Kids e OVS Young, formati più piccoli (300-400 mq), sviluppati prevalentemente nei centri cittadini.
Relativamente a Coin, è proseguito il piano di ristrutturazione con il riposizionamento dei pdv di Treviso, Roma e Venezia. Ma l'impegno maggiore è stato rappresentato dalla riqualificazione del flagship di Milano (durata circa 10 mesi), che ha determinato un radicale cambio di posizionamento di brand mix (con il 70% dell'offerta composta da marchi, affermati e/o trendy) e ha caratterizzato il negozio come luogo divertente che si propone di incontrare il cliente con ambientazioni innovative.
Tra le altre iniziative di rilievo sui mercati esteri, oltre allo sviluppo del franchising, 4 CoinCasa e 3 Luca d'Altieri. Entro l'autunno sarà aperto nel cuore di Belgrado il primo Coin all'estero.
Ecco i vincitori dell’Rfid Italia Award
Le applicazioni Rfid si stanno diffondendo in modo ormai trasversale a tutti i settori, dai servizi pubblici al mondo produttivo. Lo testimoniano i progetti presentati all'Rfid Italia Award 2008, il premio per i migliori progetti Rfid italiani nato dalla collaborazione tra il Lab#ID dell'Università Carlo Cattaneo -Liuc e Cedites.
Oltre 40 le candidature pervenute, relative a progetti Rfid realizzati da aziende private e pubbliche in tutta Italia in contesti eterogenei. I progetti sono stati valutati dal comitato scientifico formato dai rappresentanti dei principali laboratori universitari italiani attivi nell'Rfid, dal CCR di Ispra e dal Cedites.
Il comitato scientifico ha selezionato una short list di 12 progetti (tre per ciascuna delle categorie previste). Ecco i vincitori.
Nella categoria “Progetti aziendali interni” i vincitori ex aequo sono stati Amsa (Azienda Milanese Servizi Ambientali) per l'identificazione automatica delle tipologie di autoveicoli appartenenti a una flotta e Ismett per un sistema di tracciabilità dati nelle proprie strutture sanitarie. La Landi Renzo ha prevalso nella categoria “Progetti di filiera” per la tracciabilità di impianti installati su vetture.
Il Comune di Laveno Mombello e l'Ente Parco naturale delle Prealpi Giulie (ex aequo) sono stati i vincitori nella categoria “Progetti di rilevanza sociale e ambientale” grazie al percorso Rfid per non vedenti. A Trigo è andato il primo premio nella categoria “Idee” per un sistema di tracciabilità e monitoraggio di parametri fisici nell'edilizia.
SEA Esercizi Aeroportuali ha poi ricevuto una
menzione per il migliore progetto realizzato nella provincia di Varese, relativo all'utilizzo dell'Rfid per la gestione dei processi di smistamento dei bagagli.
Il premio assegnato dal pubblico presente al convegno di proclamazione dei vincitori, ospitato dalla Liuc, è andato alla
Fondazione Irccs Istituto Dei Tumori Di Milano.
La carta fedeltà è sfruttata male
Quasi l'80% dei clienti delle catene retail del Nord America aderisce a un programma fedeltà. In America latina, Medio Oriente e nelle regioni del Pacifico i livelli di partecipazione sono, viceversa, un po' più bassi (circa il 45%), mentre, avvicinandoci alla realtà italiana, i clienti dei principali gruppi distributivi in Europa mostrano percentuali di partecipazione tra il 55% e il 60%. Sono questi i risultati presentati dall'indagine Global Omnibus Survey condotta da Nielsen nel dicembre 2007 su un panel di oltre 23.500 intervistati di 42 paesi. Il sondaggio conclude che sempre più catene al dettaglio stanno iniziando a gestire (con ottimi risultati) l'elevata quantità di dati relativi ai profili di acquisto dei clienti, trasformando le informazioni così ottenute in rilevanti azioni di merchandising e marketing.
E in Italia?
Purtroppo nel nostro paese continuiamo a parlare ancora di carte fedeltà, ossia di semplici tessere di plastica oggetto di collezione da parte dei consumatori. Simposi, pamphlet, articoli, inchieste, interventi del Garante: tutte le risorse cerebrali sono puntate su queste carte plastiche rettangolari e l'unico ardito approfondimento afferisce a potenziali intrusioni dei distributori sulla privacy del cliente. Occorre abbandonare la superficialità di analisi per affondare nella profondità di ricerca. Perché le nostre menti si fermano allo strumento, peraltro demonizzandolo, senza volontà di attaccare alle radici il problema? Vi sarebbero da approfondire, infatti, temi principeschi di loyalty management che porterebbero, ed è questo il vero e unico obiettivo, a un diretto e notevole vantaggio per il cliente. Argomenti come la correlazione tra il comportamento dei clienti nei punti di vendita e la conseguente capacità di annullare le rotture di stock, con somma gioia dei consumatori. Oppure temi come le analisi di geomarketing sulle caratteristiche del bacino d'utenza del punto di vendita e il relativo studio degli assortimenti ri-tarati ad hoc, per esempio per anziani o famiglie con bimbi. O altresì semplici basket analysis per migliorare i display merceologici in funzione del momento d'uso o del percorso cerebrale del cliente. O lo studio dell'elasticità dei target agli eventi promozionali per ottimizzare le risorse nel punto di vendita e tanti altri temi ancora.
Colpevole o innocente
L'abusata carta fedeltà è innocente o comunque ha tanti alibi. È colpevole, invece, l'incapacità manageriale di andare oltre e, quindi, il limitarsi al mero utilizzo della plastica per far ottenere regali e premi ai clienti attraverso cataloghi o collection, oppure ipotizzare la loyalty card solo come ulteriore strumento di drenaggio delle importanti falde economiche dell'industria di marca. O, per finire, pensare la carta fedeltà come pericoloso orpello mefistofelico per carpire informazioni sensibili a un povero e semplice consumatore. Dobbiamo tendere a una mirabile evoluzione verso le metodologie di vero loyalty management al fine di realizzare un cambiamento culturale-mentale passando da un focus sullo strumento a un focus sull'obiettivo: la piena soddisfazione delle istanze del cliente-consumatore.
La Gdo si prepara a conquistare la Russia
Investire in Russia converrà sempre di più nei prossimi anni, soprattutto per gli operatori della distribuzione moderna. Chi ha già sviluppato un presidio, partirà in notevole vantaggio: per ora sono pochi, almeno nell'alimentare (Metro, Auchan, Rewe), ma gli interessi verso questo paese sono destinati a crescere. L'importanza della Russia per le aziende industriali italiane (ed europee) del largo consumo è chiaramente emersa nel corso del Workshop tenutosi il 4 aprile a Milano per iniziativa del Sole 24 Ore Business Media e Mark Up, in collaborazione con l'Istituto per il commercio estero.
Le potenzialità della Gdo in Russia
Il giro d'affari del commercio al dettaglio russo è di circa 240 miliardi di dollari: circa 100 miliardi meno di quanto fattura la sola Wal-Mart (345 miliardi nel 2006), e poco meno di 20 volte le vendite di Coop Italia. Questa cifra può dare l'idea delle potenzialità del mercato russo: senza dimenticare che la distribuzione moderna rappresenta solo il 20% del commercio, esattamente il contrario di quanto avviene nei principali mercati dell'Europa occidentale dove la quota della Gda oscilla tra 40 e 80%. Con una crescita del prodotto interno lordo stimata tra 6,5% e 7% tra 2008 e 2010, un incremento dei salari reali nel 2006 pari a +13,5%, un tasso d'inflazione in discesa (tra 9 e 10% nel 2006-2007), la Russia, che già supera l'Italia per contributo al Pil mondiale (3,09% contro 2,96% dell'Italia), attira sempre più l'interesse dei gruppi europei.
Mosca e San Pietroburgo locomotive dello sviluppo
«Lo scenario presenta indici di crescita difficilmente riscontrabili in Europa occidentale - ha ricordato Luigi Rubinelli, direttore di Mark Up - con un raddoppio di superficie di vendita registrato negli ultimi due anni a Mosca e San Pietroburgo». È corretto, almeno in termini di concentrazione del business, parlare di Mosca e San Pietroburgo, le due città simbolo della Russia, che assommano il 37% della ricchezza nazionale, pur concentrando il 12% della popolazione. La regione di Mosca è leader per vendite pro capite al dettaglio (circa 2.200 dollari). Come densità distributiva, la Russia è sotto gli standard europei: 36 metri quadri per mille abitanti rispetto ai 132 dell'Italia, 289 della Francia, 257 della Germania, 215 della Spagna e 188 della Gran Bretagna.
Una crescita vicina al 20%
«Le prime 10 catene in Russia rappresentano solo il 17,5% dell'intero giro d'affari al dettaglio», ha ricordato Guido Maestri, partner Bain & Company. I formati moderni sono destinati a svilupparsi nei prossimi 2-3 anni. Nel periodo 2005-2010, il mercato russo del “food retailing” registrerà una crescita media annua del 17,5%, passando da un volume di 162 miliardi di dollari nel 2007 a oltre 250 miliardi nel 2010. «La Russia presenta oggi fattori positivi - ha spiegato Roberto Pelo, direttore ufficio Ice a Mosca - fra i quali la stabilità politica, le misure fiscali favorevoli, la crescita del Pil. Ma le criticità sono ancora numerose: fra esse non mancano la scarsa trasparenza, la recrudescenza di politiche protezionistiche, le normative doganali in continua evoluzione, la debolezza delle infrastrutture, e la fragilità del sistema bancario».
Donne e lavoratrici le acquirenti tipo delle insalate pronte
Il mercato dei prodotti pronti a base vegetale sta conoscendo uno sviluppo continuo, in totale controtendenza rispetto alla stagnazione, quando non flessione, dell’ortofrutta convenzionale.
Particolarmente brillante il trend che accompagna i prodotti a più elevato contenuto di servizio, confermato anche dalla crescita più che proporzionale del numero di confezioni rispetto alle quantità, che testimonia una progressiva personalizzazione dell’offerta con prodotti monodose per single e nuclei familiari ristretti.
Qual è il target d’elezione per questa tipologia di prodotti? La ricerca Shopper Insight recentemente condotta da IRI Information Resources Inc per Bonduelle presso ipermercati e supermercati distribuiti su tutto il territorio nazionale approfondisce sia il profilo del consumatore di Agita&Gusta sia i principali driver d'acquisto.
Donne 8 acquirenti su 10
Gli acquirenti di Agita&Gusta sono prevalentemente donne, tra le quali molte lavoratrici, nella fascia d'età tra i 35 e i 44 anni, dall'elevato potere d'acquisto, già consumatrici di insalate di IV gamma. Anche gli uomini sono consumatori, ma in misura nettamente inferiore (22%).
La modalità di consumo privilegiata è quella del pranzo (88%), principalmente sul luogo di lavoro (63%), ma anche a casa (43%).
La frequenza d'acquisto dichiarata è di una volta e mezzo la settimana e si tratta di acquisti fortemente pianificati: l'80% del campione entra nel punto di vendita avendo già l'idea di comprare un prodotto Bonduelle Agita&Gusta.
Tra i driver l'attenzione alla salute
Oltre all'elevato contenuto di servizio, tra i driver di acquisto figurano la piena adeguatezza alle occasioni tipiche di consumo, l'alto gradimento per le ricette proposte e la dimensione salutista del prodotto (fa bene alla salute/è di qualità).
La brand image di Agita&Gusta presso gli shopper appare molto positiva e solida, poiché la gamma dimostra di fornire non solo un ventaglio di soluzioni per ogni occasione, ma anche di saper soddisfare sia gli aspetti più “emozionali” del rapporto fiduciario con il consumatore (credibilità, originalità dell'offerta, legame con il mondo del benessere) sia gli aspetti prettamente funzionali (comodità, genuinità e freschezza degli ingredienti).
A cinque anni di distanza dal lancio sul mercato italiano, la gamma Agita&Gusta di Bonduelle mantiene un ruolo leader nel mercato della IV gamma in Italia; nell’ultimo anno ha evidenziato un trend di crescita a valore del +61% sull’anno precedente (fonte: dati ACNielsen AT02/03/08 L+S+LS).
Nel negozio del futuro Web e tradizione
Canali di vendita tradizionali e Internet sono destinati a convivere e a rafforzarsi reciprocamente, senza che il Web finisca per cannibalizzare i negozi fisici. Lo rivela una ricerca di Visa Europe, che parte dalle stime sulle vendite in rete. Nel 2012-2015 questo canale dovrebbe rappresentare una quota del 20% dei volumi di spesa complessivi (16,4% in Italia) ma nel contempo si vedrà anche un incremento sostanziale dell'uso della tecnologia nei punti di vendita.
Secondo lo studio The Store of the Future 2012-2015, commissionato da Visa Europe all'istituto di ricerca britannico Centre for Retail Research, tra 7 anni il destino dei negozi concepiti come lo sono oggi è incerto, con oltre un quarto degli esercenti (28,7%) che prevedono un decremento del numero di pdv. I format dei negozi sono destinati a cambiare secondo il 70% degli esercenti intervistati, che hanno dichiarato la loro intenzione di introdurre nuovi format e maggiori servizi informativi nel medio periodo.
I clienti saranno in grado di ordinare su Internet e ritirare i beni acquistati direttamente in negozio, mentre i piccoli esercizi potranno focalizzarsi su servizi e informazioni invece di mantenere costosi magazzini sovra-dimensionati. Il self scanning vedrà una forte espansione con oltre il 22% (17,2% in Italia) dei distributori che lo introdurrà presso i propri pdv.
Le etichette Rfid saranno introdotte da un terzo degli esercenti e nel futuro verranno utilizzate anche per l'offerta di promozioni, con circa il 50% (38% in Italia) dei negozianti che intende approfittare delle possibilità oggi offerte dalla tecnologia per inviare ai consumatori offerte promozionali personalizzate, ricorrendo ai dei dati contenuti nelle carte fedeltà attraverso messaggi di posta elettronica, sms o con metodi tradizionali come la posta cartacea.
Tracciare le bottiglie di vino con l’Rfid
Il settore del vino può avvantaggiarsi in modo significativo dalle applicazioni innovative rese possibili dalle tecnologie Ict in campo agroalimentare. La reale tracciabilità delle bottiglie di vino, ottenuta grazie all'applicazione di tecnologie come Rfid e codici 2D, oltre a rispondere ad un obbligo normativo può anche dare un forte impulso alla diffusione di servizi a valore aggiunto, a vantaggio sia dei produttori che dei consumatori finali. Partendo dalla bottiglia acquistata in un pdv o ordinata al ristorante, sarà possibile utilizzare il proprio cellulare o palmare per leggere la storia di quella bottiglia e dell'azienda che la produce, scoprire gli abbinamenti consigliati con i cibi, visualizzare immagini e mappe dell'area geografica di produzione, ecc. Questo è uno degli obiettivi che si propone il progetto “E-wine, tracing the bottle”, realizzato dalla Camera di Commercio di Torino e dalla Fondazione Torino Wireless in collaborazione con l'Istituto Superiore Mario Boella.
Nato dallo sviluppo di precedenti progetti sperimentali, il sistema permette di dotare le bottiglie di vino di una carta di identità elettronica, costituita da una etichetta intelligente adesiva, capace di ospitare e veicolare a consumatori, distributori, ristoratori, numerose e più complete informazioni sul vino contenuto nella bottiglia.
Opportunità per i produttori
Il sistema E-Wine, tracing the bottle, permetterà, ad esempio ai produttori di:
- differenziare i propri prodotti, rendendo disponibili una serie di informazioni più ricche e interessanti sotto il profilo commerciale;
- identificare in modo univoco la propria produzione, accrescendo la garanzia anticontraffazione;
- rendere maggiormente visibile la qualità dei propri processi produttivi attraverso l'integrazione con il sistema di tracciabilità interno all'azienda, arrivando a seguire la bottiglia nel suo intero percorso dalla vigna fino al il consumatore;
- ricostruire la distribuzione geografica del consumo dei propri prodotti e su questa base effettuare azioni di marketing mirate.
Vantaggi per i consumatori
Molteplici i vantaggi anche sul fronte del consumatore, il quale potrà fruire di contenuti informativi aggiuntivi rispetto a quelli disponibili ad oggi sulle etichette -ad esempio, informazioni sull'azienda produttrice, immagini e mappe dell'area geografica, caratteristiche organolettiche del vino, abbinamenti consigliati con i cibi ecc- fornendo maggiori garanzie sia sulla qualità del processo produttivo, sia sull'autenticità del prodotto.
Come funziona
La fruizione dei contenuti può avvenire attraverso due differenti tipologie di etichette (tag): barcode 2D e Rfid.
Nel caso del barcode 2D il consumatore può accedere ai contenuti informativi semplicemente inquadrando il codice a barre bidimensionale con la fotocamera di un telefono cellulare dotato dell'applicazione di lettura.
Nel caso del tag Rfid, il consumatore può ricevere i contenuti utilizzando, ad esempio, un palmare o altro dispositivo di lettura opportunamente attrezzati.
Un sistema in evoluzione
Il progetto renderà disponibile una piattaforma in grado di abilitare numerosi sviluppi successivi. In particolare, le informazioni disponibili potranno essere sempre più arricchite, con l'aggiunta di informazioni di tracciabilità e contenuti georeferenziati.
Sarà possibile, inoltre, creare un brand trasversale ai singoli produttori, permettendo, ad esempio, iniziative congiunte di marketing o consentendo agli organismi di tutela, come Camere di commercio e consorzi, di esercitare un maggior controllo della produzione (per esempio passando dalle tradizionali fascette numerate per i Docg a nuove forme di “fascette tecnologiche”).
Infine, dotando le bottiglie di vino di etichette intelligenti, potranno essere automatizzate le procedure di logistica e distribuzione, dall'identificazione del prodotto fino alla sua spedizione, creando le condizioni per la nascita di un operatore di logistica integrata specializzato per il settore vinicolo, capace di offrire un servizio di livello qualitativo superiore (efficienza nella spedizione, tracciamento della temperatura, automatizzazione dei processi, ecc.).
Data la flessibilità dell'architettura, il progetto potrà facilmente essere replicato in altre filiere del settore agroalimentare. Potranno infine essere implementate funzionalità specifiche, quali ad esempio il tracciamento della temperatura per i prodotti della catena del freddo.
Decathlon chiude il 2007 e si trasforma in gruppo Oxilane
Decathlon (azienda che vede il maggior azionista nella famiglia Mulliez, proprietaria del gruppo Auchan), nel presentare i dati di bilancio del 2007, annuncia anche che, si chiamerà gruppo Oxylane: un nome che, secondo le dichiarazioni aziendali, simbolizza “la convivialità, la comunicazione e il piacere dello stare bene insieme”.
I risultati di bilancio del gruppo, che conta 405 pdv (Francia ed estero) è giunto a quota 4,45 milioni di euro, con una crescita dell'11,7% (+7,5% a parità di superficie), grazie anche all'apertura di 32 nuovi pdv, di cui 11 in Francia, dove l'incremento del giro d'affari è stato pari al 6,9%, ma anche a un accresciuto investimento in comunicazione, che ha puntato a rafforzare l'immagine di “professionista dello sport”.
A livello internazionale il gruppo Oxylane realizza il 45,4% del proprio giro d'affari (+3,4% sul 2006). Ed è proprio sull'estero che sta maggiormente focalizzando il proprio sviluppo: nel 2007 sono stati 21 i nuovi pdv inaugurati. In Europa, il migliori territori di conquista del gruppo sono rappresentati da Spagna (57 pdv) e Italia (46 pdv). In Oriente, in Cina, le “postazioni” sono già arrivate a quota 14.
Decathlon brand forte
ma all'orizzonte
tante nuove insegne
In termini di nuovi nomi, comunque, il gruppo Oxylane sta sperimentando diverse nuove insegne, tutte ancora in area test, e per il momento solo in Francia. Oltre a Decathlon, infatti, sono stati inaugurati anche pdv Ataos (sport per tutte le occasioni), Rabesco (amanti sport d'acqua, con offerta anche di tessuti, libri ecc), Chullanka (sport di montagna), Fonisto (cacciatori), Toboggan (insegna discount) e, ancora, Ontario, per lo sport nella natura.
Insomma, pare che l'idea del gruppo sia quella di una forte specializzazione per i singoli sport: ma le singole insegne, ovviamente, saranno sviluppate solo se avranno un buon ritorno.
L’energetico attira anche Mediamarket
Dopo Finiper e Auchan, anche Mediamarket (insegne: Media World e Saturn) entra nel mercato domestico dell'energia elettrica. Com'è noto, la liberalizzazione del mercato energetico è stata sancita da due decreti legislativi: il Bersani n. 79 del 19 marzo 1999 (che fa riferimento alla Direttiva europea 96/92) riguardante il mercato dell'energia elettrica, e il Letta n. 164 del 23 maggio 2000 (Direttiva europea 98/30) per il mercato del gas. Entrambi hanno previsto come fase finale la libera concorrenza sul terreno dell'erogazione domestica delle utenze.
Un'occasione appetibile per gli operatori privati, che attraverso partnership con insegne del commercio moderno, ben conosciute e radicate nel territorio, possono contattare una fascia potenziale di clientela già fidelizzata alla catena di vendita. Gli accordi con i big della distribuzione, al dettaglio alimentare e non-food su grandi e medie superfici, consentono così agli operatori privati nel campo energetico di attingere da bacini d'utenza potenziali enormi (si pensi che nei punti vendita Media World entrano annualmente 80 milioni di persone), e di utilizzare un'efficace cassa di risonanza dal punto di vista promozionale e di marketing.
La catena guidata da Pierluigi Bernasconi, ceo di Mediamarket, ha scelto Sorgenia (gruppo Cir-De Benedetti) perché è un partner che garantisce coerenza con il posizionamento della catena tedesca, che tende ad accentuare gli aspetti dell'eco-compatibilità. Sorgenia punta, infatti, sulle fonti d'energia rinnovabile, con particolare accento su eolico e fotovoltaico: è infatti leader nazionale per la produzione da energia solare. L'obiettivo di Mediamarket è di raggiungere un numero di contratti stipulati in-store che oscilla da 3mila a 5mila sottoscrizioni.
I clienti di Media World e Saturn potranno scegliere fra diversi tipi di contratti: per esempio la formula “Senza Pensieri” prevede una tariffa studiata ad hoc per i clienti dei punti vendita Mediamarket, ed è il primo prodotto in Italia con una formula tutto compreso, riassunta così a Mark Up da Massimo Milita, direttore marketing Sorgenia: «Una famiglia che ha un contatore di 3 Kwh e consuma annualmente 2.880 Kwh (cioè il 7% in più della media nazionale), con la formula Senza Pensieri pagherebbe solo 30 euro al mese più Iva, che salgono a 34 euro considerando le imposte».
Il pacchetto energetico Mediamarket prevede alla sottoscrizione di un contratto, l'offerta di un Tv Standby stop, apparecchio in grado di eliminare automaticamente i consumi da stand-by di televisori e hardware collegato, che in media incidono per 256 Kw/h annui, il 10% del consumo di una famiglia media. Sorgenia è controllata per il 78,3% da Energia Holding che fa capo a CIR (gruppo De Bendetti) per 73,4%, e Verbund, primo operatore elettrico austriaco, che detiene il 26,6%. Sorgenia e Mediamarket realizzano più o meno lo stesso fatturato: la prima ha registrato ricavi pari a 1.861,7 milioni di euro nel 2007, mentre il fatturato (2006) di Mediamarket è di 1.871 milioni di euro.
Consumatori sempre più multimediali
I dati dell'undicesima edizione della Simultaneous Media Surveya firma BIGresearch hanno evidenziato che da parte dei consumatori sta aumentando con decisione la tendenza ad utilizzare più mezzi di informazione contemporaneamente.
Coloro che dichiarano questo tipo di abitudine, infatti, sono passati dall’1 al 35% del campione, definendosi simultaneamente telespettatori, navigatori online, lettori di quotidiani e magazine, ascoltatori di radio.
I media che oggi piacciono di più sono quelli capaci di creare valore agli occhi del consumatore, attivando quegli strumenti atti ad agire sulla 'facilitazione' del suo percorso informativo. In questa sfera rientrano coupon, direct mail, pagine gialle, giornali, radio, insomma tutte i mezzi che possono agevolare la migliore conoscenza ai fini dell'acquisto.
Valutando la correlazione esistente tra i media utilizzati e il comportamento d'acquisto, è interessante constatare come la tv cede di fronte alla web radio, all'istant messaging e ai blog, pur confermandosi strategica per quanto riguarda obiettivi di notorietà, awareness, immagine. A questo proposito, sample, shelfs coupon e special display disponibili presso il punto vendita rappresentano le promozioni che maggiormente influenzano l'acquisto.
Più attività contemporaneamente
L’indagine ha messo in luce ulteriori tendenze riguardanti le abitudini degli utenti. Solo il 5,5% del campione, per esempio, si è detto attento durante la messa in onda di spot televisivi, contro il 41,2% che li evita. Nel tempo libero è preminente l’attività di zapping, ma anche la telefonata all'amico, piuttosto che la chiacchierata con chi c'è in casa o semplicemente una pausa mentale.
Tra le attività che accompagnano la visione dei programmi tv, mangiare è quella che più piace, seguita da incombenze domestiche. Leggendo i giornali, invece, è facile tenere contemporaneamente accesa la tv e guardarla di tanto in tanto. Ma si ascolta anche la radio o si naviga in internet. Parallelamente, quando è la radio il media investigato, nel frattempo si leggono giornali, si naviga o si fanno svariate altre attività: in questo caso, ovviamente, non c’è spazio per la tv. Da segnalare è la crescita dell'utilizzo della radio tramite web, che conquista proseliti a qualsiasi ora del giorno.
Interessante sottolineare, infine, che a scatenare la ricerca di informazioni aggiuntive online siano ancora i media tradizionali. Al primo posto si posiziona la pubblicità sui magazine, seguita da articoli giornalistici che parlano di un prodotto o servizio e dalla tv.
Nel franchising 3mila negozi in più
Il franchising gode di buona salute nel panorama del commercio italiano. Secondo il rapporto Publimedia (scaricabile gratuitamente cliccando sul link in alto a destra: Il franchising in Italia), promosso da Fif-Confesercenti, sono aumentati marchi e punti vendita rispetto al 2007: rispettivamente +7,8% e +7,2 (64 marchi e circa 3mila negozi). Il personale occupato è salito del 5,3% mentre il giro d'affari (+8,7%) sfiora i 19 miliardi di euro.
Reti sempre più internazionali
Gli oltre 45mila punti vendita in franchising, rappresentano il 6% degli esercizi del commercio al dettaglio che operano in Italia; nell'abbigliamento la percentuale sale al 10. Anche l'internazionalizzazione delle reti tende ad aumentare: quattro franchisor su dieci hanno un responsabile sviluppo estero; il 19% è presente oltre confine con punti vendita diretti. Le aree dove si prevede una maggiore espansione sono i paesi dell'Europa dell'Est (Ucraina, Romania Russia) e l'Oriente (Asia, Cina, Giappone). L'investimento medio iniziale richiesto, passa da 70 a circa 80mila euro. In aumento la quota di franchisor che prevede un diritto d'entrata; in calo, invece, la percentuale che pretende il pagamento di una royalty.
La distribuzione regionale
Per l'analisi della distribuzione territoriale e settoriale dei punti vendita in franchising operanti in Italia, lo studio si è avvalso per la prima volta dei dati della BRD Consulting e dalla G&O, società specializzate nel geofranchising. Le aree a più alta densità di punti vendita in franchising (Pvf) sono le province lombarde e venete, e l'area costiera del tirreno centro-meridionale. La Sardegna è la regione con la più bassa diffusione di Pvf, insieme alla Val D'Aosta. Tra le regioni del Centro-Nord, quella con minor densità è la Toscana.
Nella distribuzione settoriale, prevale il settore del commercio al dettaglio non alimentare (54% dei Pvf), seguito dai servizi (39%). Il settore food raccoglie circa il 6% dei punti vendita. Spiega il presidente della Fif (Federazione italiana franchising), Patrizia De Luise: «Il franchising sta mostrando un trend in costante crescita, con un significativo aumento dei negozi e dell'occupazione. Per questo è necessario seguire questo settore e rafforzarlo sul territorio. Si tratta, infatti, di uno strumento importante sia per le imprese già esistenti, che per quelle che si affacciano per la prima volta sul mercato».
Interbrand classifica i retailer europei per valore di brand
H&M, Carrefour e Ikea sono i primi tre brand europei per valore di marca, secondo la classifica stilata da Interbrand, società internazionale specializzata nell'analisi del valore del brand. In particolare, a H&M, viene attribuito un valore di brand per il 2008 pari a 10.366 milioni di euro, seguito da Carrefour (6.620 mio euro) e Ikea (6.516 mio euro), seguiti da altri 22 retailer, tra i maggiori competitor europei attivi nel food come nel non food.
La classifica si basa su una serie di parametri elaborati dagli analisti di interbrand che tengono conto dei flussi economici prospettici (che tiene conto della dimensione, dell'incidenza delle attività all'estero (che non possono essere inferiori al 30%) e al peso della rete diretta e in franchising, secondo criteri ampiamente utilizzati per stilare analoghe focus relativi a brand industriali. Nessuna catena italiana è presente.
Cibus2008: il mondo del business a Parma
Le aziende dell'industria alimentare più apprezzata del mondo, gli operatori professionali, i buyer delle principali catene della GDO italiana ed internazionale, le associazioni di categoria e i rappresentanti delle Istituzioni si danno appuntamento a Parma dal 5 al 8 maggio 2008.
Dal 1985 è la più completa rassegna dell'Italian Food a livello internazionale (sono 2.400 i marchi del Made in Italy presenti) e in questi anni ha saputo farsi interprete delle esigenze di business dalle aziende espositrici e dalle associazioni di categoria (Federalimentare ne condivide il marchio con Fiere di Parma); si è dimostrato strumento affidabile di promozione del Made in Italy alimentare in tutto il mondo (Mincomes ed ICE, Mipaf e Buonitalia, Regione Emilia Romagna ne sostengono l'attività internazionale) e ha saputo mantenersi in linea con le esigenze del mercato globale rinnovandosi profondamente; da sempre favorisce l'incontro tra le realtà italiane del settore e le più importanti catene della GDO mondiale, presenti nei mercati di riferimento per l'export alimentare di qualità (450 i buyer esteri in rappresentanza di 59 Paesi).
Lunedì 5 maggio, a Parma, aprirà (per chiudersi giovedì 8) Cibus2008, il Salone internazionale dell'alimentazione, quattordicesima edizione. E quella di una nuova collocazione della rassegna nel calendario settimanale (lunedì-giovedì) rappresenta la prima novità di Cibus 2008, concepita per acuire la vocazione “professionale” della manifestazione.
Nell'anno che ha registrato il rallentamento dei consumi interni - “Stagnazione non più congiunturale ma strutturale…” secondo il titolare del Mipaf Paolo De Castro - con un fatturato delle vendite alimentari 2007 che si è fermato ad un +0,9%, contro il +1,8% del 2006 (fonte Federalimantare), arrivano dall'export le notizie più liete per il Made in Italy alimentare con 18 miliardi di euro di fatturato ed un +8% rispetto al 2006. Significative le performance di alcuni comparti come la birra (+44,9%), il caffè (+16,7%), il lattiero-caseario (+15,9%) e il riso (+13,6%). E dinamiche significative anche comparti già molto export-oriented come la pasta (+11,6%), la trasformazione di frutta (+13,6%) e di ortaggi (+12,1%), le acque minerali e gassose (+10,0%). Più scarse, anche se in linea con la media, le performances della carni preparate (+8,5%) e del dolciario (+7,4%). In frenata gli oli e grassi, in particolare l'olio di oliva. Significativi anche i dati che riguardano gli sbocchi-paese, dove la Germania si conferma primo partner commerciale delle aziende agroalimentari italiane, con una quota del 17,8%, seguita dagli Stati Uniti, con il 12,7% malgrado la svalutazione del dollaro, e dal Regno Unito, +10,1%.
Export e Germania Paese focus
E proprio la Germania sarà Paese Focus dell'edizione 2008 di Cibus. Una presenza, quella tedesca, forte di venticinque aziende presenti e due aree espositive distinte (nel padiglione 1 del lattiero-caseario e nel padiglione 6 dedicato ai territori ed alle Istituzioni) che, grazie alla regia del CMA Italia (filiale italiana della CMA GmbH, Centrale di Marketing del Settore Agro-Alimentare Tedesco, che rappresenta il mondo agroalimentare tedesco sulla penisola) vivrà di due momenti qualificanti. Il 5 maggio, per l'inaugurazione di Cibus 2008, saranno presenti a Parma rappresentanti delle Associazioni degli industriali e delle principali major della GDO tedesca rappresentate da una folta delegazione di buyer; mentre durante il pomeriggio del 6 maggio, in collaborazione con Lebensmittelzeitung, si terrà il convegno dal titolo “La disponibilità delle risorse alimentari nel futuro” a cui participeranno Markus Kraus, Direttore Generale CMA GmbH, Peter Esser, Direttore Lebensmittelzeitung e Ulrich Noehle, dell'Università Tecnica di TU Braunschweig.
Proprio i dati confortanti provenienti dall'export agroalimentare 2007 e il successo che stanno riscuotendo i prodotti Made in Italy sulle tavole di tutto il mondo, sono alla base del progetto di incoming di buyer esteri che di Cibus 2008 ha realizzato per questa sua quattordicesima edizione.
Incoming buyer della GDO internazionale
Un investimento di 600 mila euro; 450 buyer esteri invitati provenienti, fra gli altri, da Argentina, Australia, Austria, Brasile, Bulgaria, Canada, Cina, Corea, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Hong Kong, India, Iran, Irlanda, Kazakistan, Malesia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubbliche Baltiche (Estonia, Lettonia), Russia, Scandinavia (Finlandia, Norvegia, Svezia), Singapore, Siria, Spagna, Svizzera, Thailandia, Turchia, Ucraina, Ungheria, USA; prime conferme dalle grandi major della GDO mondiale come gli statunitensi di C&S Wholesale Grocers Inc., Costco, Food Emporium, Morton Williams Assoc. Supermarkets, Sysco, Wegman's e Whole Foods, i russi di Gourmet Club, Sedmoi Continent, Globus Gourmet, GUM, Market Union, Cash and Carry e Azbuka Vkusa, i lettoni di SIA Rimi Baltic Group, i portoghesi di Jeronimo Martins e gli uomini-acquisti di METRO, provenienti da 25 Paesi, di Auchan, di Tesco e di Carrefour.
Senza dimenticare gli oltre 2.900 buyer della GDO italiana, per i quali è in fase di definizione un'iniziativa, firmata da Cibus, dal titolo “Con gli occhi dei Buyer”. Questo, in estrema sintesi, il progetto di incoming di Cibus 2008, che si concretizzerà in una fitta serie di incontri B2B tra gli expo ed i buyer. E proprio al cruciale rapporto tra aziende e Grande Distribuzione saranno anche dedicati gli incontri “GDO e PMI: la partnership possibile. Casi eccellenti di sviluppo del business” (a cura di Food Magazine, mercoledì 7 maggio ore 10.00), ed il Convegno di Federdistribuzione (giovedì 8 maggio, ore 10.00).
Ma Cibus è, da sempre, anche il punto di riferimento mondiale per i giornalisti, gli opinion leader e per tutti gli operatori del settore che vogliano essere aggiornati a 360° sulle novità e le tendenze che animano il mondo dell'Italian Food: dalla sicurezza alimentare all'efficienza delle fasi produttive e distributive, dalle più recenti teorie in materia di nutrizione equilibrata, ai trend gastronomici più originali e gustosi. Per loro due interessanti ricerche realizzate in esclusiva per Cibus 2008: “What's Hot around the Globe”, realizzata dal Ac-Nielsen e la prima pubblicazione del “Centro Studi Cibus” incentrata sui settori produttivi del Made in Italy alimentare.
Giornata della Ristorazione Fuoricasa
E proprio per sondare una delle tendenze sociologico-alimentari più diffuse degli ultimi anni - il pasto fuoricasa - che Cibus proporrà, in collaborazione con con FIPE, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, associazione leader nel settore delle imprese che svolgono attività di ristorazione e di intrattenimento, lunedì 5 maggio la prima “Giornata della Ristorazione Fuoricasa”, un evento che porterà a Parma oltre 500 tra ristoratori e baristi grazie ai pullman organizzati da FIPE e dalle varie ASCOM locali del Centro-nord Italia. La “Giornata della Ristorazione Fuoricasa” vivrà di vari momenti dentro e fuori Cibus investendo anche la città ed il territorio. Verranno presentati i ristoranti del circuito “Bollino Blu” della provincia di Parma che proporranno menù speciali per gli operatori professionali di Cibus che potranno essere teleprenotati direttamente in Fiera nella postazione FIPE; all'interno della postazione FIPE ospitata nel padiglione 7, verranno organizzate le iniziative Risto-Show e Risto-Vip che ospiteranno ogni giorno le performances di un grande Chef e permetteranno scambi “culturali” con i ristoratori della Germania Meridionale, nel quadro di “Germania Paese Focus”; “ospiti d'onore” della “Giornata della Ristorazione Fuoricasa” i buyer delle grandi Catene di Ristorazione che riceveranno in un'area dedicata le richieste di contatto da parte di espositori.
Ma dal 5 all'8 maggio 2008 a Parma sarà possibile anche vivere l'esperienza “più dolce dell'anno”: con Dolce Italia, il salone del dolciario creato da AIDI (Associazione Industrie Dolciarie Italiane) che diffonde in Italia e all'estero la conoscenza dei prodotti dolciari italiani.
Dolce Italia
Dolce Italia rappresenta il punto di riferimento per tutte le aziende italiane del settore e i principali buyer professionali che intendono diffondere nel mondo la cultura alimentare italiana attraverso la sua grande tradizione dolciaria. Un successo crescente, quello dei dolci italiani che si fonda sulla qualità degli ingredienti, l'infinita gamma di gusti e sapori ed una tradizione dolciaria antichissima che continua grazie all'attività di un'industria con più di cento anni, ma sempre più attenta ai contenuti nutrizionali e al packaging dei propri prodotti, quale strumento di marketing e al tempo stesso raffinata espressione del senso estetico italiano. Con i suoi oltre 300 espositori provenienti da 11 paesi diversi, Dolce Italia è la più grande e completa vetrina del settore dolciario, dove il Made in Italy gioca un ruolo fondamentale ma dove trovano posto importanti presenze internazionali, la cui partecipazione arricchisce il panorama delle offerte e degli scambi. Sul fronte delle iniziative “dolci” lunedì 5 maggio, nel pomeriggio, si terrà la premiazione dei vincitori del “Vassoio d'oro” destinato ai nuovi prodotti delle aziende che espongono a Dolce Italia; mercoledì 7, sempre nel pomeriggio, è stato calendarizzato l'incontro “Fine Pasto all'italiana” organizzato da AIDI e Buonitalia che diventerà anche una simpatica iniziativa che offrirà una degustazione gratuita di abbinamenti Made in Italy (cioccolato&grappe, amaretti e Asti docg, etc…) al termine dei pranzi e delle cene consumati nei migliori ristoranti di Parma.
Come ogni anno Cibus, coinvolgendo “il meglio” delle imprese italiane ribadisce il primato di unica rassegna specializzata dell'alimentare italiano di qualità. Un evento che intende presentare al mondo degli operatori specializzati la più completa vetrina della nostra eccellenza alimentare e che, come ogni anno proporrà una fitta serie di convegni, incontri e dei workshop professionali.
Convegnistica
Il calendario ufficiale della quattordicesima edizione di Cibus propone nella mattinata di lunedì 5 maggio il protocollo della cerimonia d'inaugurazione e nel pomeriggio gli incontri professionali della “Giornata della ristorazione Fuoricasa” organizzata da Fipe con più di 500 ristoratori e la premiazione del Concorso “Vassoio d'Oro”. La giornata di martedì 6 darà spazio all'Assemblea annuale di Federalimentare (tema di quest'anno “Internazionalizzazione quale fattore di crescita e sviluppo nelle imprese”) al Convegno organizzato da CMA Italia e dalla testata specializzata Lebensmittel Zeitung dal titolo “La disponibilità delle risorse alimentari nel prossimo futuro”, a “Logisticando: facciamo strada insieme”, un incontro promosso dai Giovani Imprenditori di Federalimentare. Mercoledì 7 maggio si apriràcon l'incontro “GDO e PMI: la partnership possibile. Casi eccellenti di sviluppo del Business” cura di FOOD magazine, per proseguire con “Alimenti funzionali per il benessere del consumatore: innovazione nella tradizione” a cura SISTAL ( Società Italiana di Scienze e Tecnologie Alimentari) e SIMTREA (Società Italiana di Microbiologia agro-alimentare e ambientale). Quindi “Fine Pasto all'italiana”, convegno a cura di AIDI-Buonitalia. Giovedì 8 maggio, giornata di chiusura della quattordicesima edizione di Cibus, vedràil “Convegno di Federdistribuzione”, la tavola rotonda di AIDA (Asssociazione Italiana Diritto Alimentare) “I Contratti del Mercato Agro-Alimentare”, l'incontro della piattaforma Tecnologica “Food for Life”, i lavori del workshop “Traceback,il futuro del sistema di tracciabilità alimentare per l'Europa” a cura di Traceback-Tecnoalimenti.
Per Franco Boni, presidente di Fiere di Parma, organizzatrice, con Federalimantare, di Cibus, l'edizione 2008 del Salone internazionale dell'alimentazione sarà “Più internazionale e più piacevole… Più internazionale perché veicoleremo a Parma un grande numero di operatori professionali stranieri ed una nutrita delegazione di giornalisti specializzati, per i quali abbiamo già pensato una serie di iniziative, dentro e fuori la fiera, per rendere il soggiorno a Parma più interessante. E più piacevole perché contiamo, grazie alla nuova strada complanare, di alleviare gran parte dei disagi “viabilistici” ai nostri visitatori”.
Novità logistiche di Cibus 2008
Un progetto annunciato da anni. Un'infrastruttura imponente realizzata in tempo record. Tre chilometri e mezzo di nastro asfaltato, un ponte di 260 metri con 7 campate, per un investimento che ad opera conclusa si attesterà sui 21 milioni di euro: questa la carta d'identità della nuova strada complanare all'A1 che mette in collegamento diretto il casello dell'Autosole di Parma con il quartiere fieristico. Una risposta concreta alle domande degli espositori delle grandi manifestazioni fieristiche ospitate a Parma. Una realizzazione attesa da anni e necessaria per lo sviluppo dell'intero comparto produttivo che gravita intorno al quartiere fieristico. Il primo, grande, investimento per la realizzazione della “Nuova Fiera di Parma”. Un progetto articolato, in parte in via di definizione, destinato a dialogare opportunamente con il grande cantiere del nuovo centro commerciale, che da qui a qualche mese sorgerà a poche decine di metri dagli spazi fieristici. E investimenti anche sul versante del confort dei padiglioni espositivi: un nuovo sistema d'areazione e di climatizzazione nei padiglioni ed un nuovo fronte autostradale per rendere “più piacevole” e “più visibile” la partecipazione a Cibus 2008.
I sei tratti distintivi del made in Italy
Si è parlato molto negli ultimi tempi sulla stampa straniera di “declino” del nostro paese. Recentemente il New York Times ha descritto l'Italia come un paese triste, attraversato da un profondo e diffuso malessere. E il settimanale Newsweek ha dedicato la storia di copertina - sullo sfondo di una drammatica immagine dei cumuli d'immondizia nelle strade campane - alla “confusione dell'Italia”. Trova corrispondenza la criticità di queste rappresentazioni nella percezione che i consumatori e i cittadini stranieri hanno del nostro paese? A giudicare dalle indagini che vengono periodicamente condotte sull'immagine dell'Italia all'estero si direbbe di no. Anzi gli stranieri sembrano disposti a riconoscerci - più di quanto noi stessi siamo disposti a fare - qualità e virtù. La più recente di queste indagini è stata condotta nel novembre 2007 su un panel qualificato di osservatori stranieri da Eurisko per conto di Symbola, la Fondazione per le qualità italiane promossa da Ermete Realacci a cui aderiscono 130 piccole e grandi imprese italiane, accomunate dalla vocazione all'eccellenza.
Sei tratti distintivi
Da questa indagine sono emersi i sei tratti distintivi della qualità italiana. Al primo posto come tratto qualificante dei prodotti italiani di successo viene quasi sempre indicata l'estetica. Gli abiti, le scarpe, gli oggetti d'arredo, le auto italiane piacciono perché hanno uno stile e un design che li rende unici e riconoscibili. È una caratteristica che riguarda gli oggetti d'uso quotidiano ma anche - più in generale - tutto ciò che viene progettato e prodotto in Italia e che viene messo in relazione con il tratto che più di ogni altro caratterizza gli italiani agli occhi degli stranieri: il buon gusto, lo stile, la naturale eleganza. L'estetica viene indicata come un valore che pervade la vita quotidiana degli italiani. La seconda caratteristica associata ai prodotti italiani è una qualità che viene definita “artigianale”. Si riconosce agli italiani la passione di “fare bene il proprio lavoro”, la cura per i dettagli, la trasmissione dei saperi produttivi di generazione in generazione. È la qualità che sta alla base delle produzioni alimentari qualificate (i vini Doc, l'olio extravergine, il Parmigiano Reggiano, il caffè espresso…) ma che viene riconosciuta anche alle altre produzioni a cui viene associato il nostro “made in”. L'artigianalità italiana non è abilità ripetitiva e conservazione. Anzi viene sempre associata a un livello elevato di creatività e d'immaginazione. La sfida per il nostro paese appare oggi quella di riuscire a trasferire questi valori dalle produzioni di nicchia a quelle di massa.
Qualità sociale
Una terza caratteristica sempre associata al prodotto italiano è la cultura, intesa non solo come competenza “tecnico-funzionale” (“sapere come si fanno le cose”) ma più in generale come rapporto vivo con la propria storia e le proprie “radici”. Ai produttori italiani viene riconosciuto il senso consapevole di appartenenza a una regione, a un territorio e questo legame rappresenta un elemento forte di distintività e di identità che si trasferisce nella qualità dei prodotti. La quarta componente dell'identità italiana è la qualità sociale e relazionale. Al carattere degli italiani viene associato un forte senso della famiglia, della socialità primaria, della comunità. Questo tratto è percepito come un importante elemento di forza anche dal punto di vista economico e produttivo (l'azienda-famiglia, i distretti). Un quinto tratto distintivo della qualità italiana è rappresentato dalla varietà-molteplicità. A differenza di altri grandi paesi europei che sono più facilmente identificabili con uno stile, una cultura, una città, l'Italia è un paese a cui viene spontaneamente associata un'estrema ricchezza per quanto riguarda sia l'aspetto naturale- paesaggistico sia quello culturale e produttivo. Il valore che nella percezione degli stranieri riassume e sintetizza tutte queste componenti della qualità italiana è rappresentato dalla qualità complessiva della vita che viene associata al nostro paese. Nella percezione di chi ci osserva dall'esterno gli italiani “sanno vivere” e a questo contribuiscono i ritmi di vita più rilassati, la capacità di godere dei piccoli piaceri quotidiani. La maggiore forza del modello produttivo italiano risiede nella capacità di realizzare punti di equilibrio inediti e difficilmente imitabili tra polarità apparentemente difficili da conciliare: tradizione e modernità, artigianalità e tecnologia, estetica e funzionalità.
Un patrimonio ricco e articolato
C'è forte corrispondenza tra i valori che l'Italia e il prodotto italiano oggi interpretano e i bisogni “immateriali” - di estetica, cultura, socialità, identità, emozionalità - che stanno emergendo come prioritari presso fasce sempre più vaste di consumatori europei ed extraeuropei. La capacità dei produttori italiani di divenire pienamente consapevoli della ricchezza del proprio comune patrimonio di valori e di agire in modo coerente con essi è parte rilevante della nostra ricetta per scommettere con fiducia sul futuro.
*Gfk-Eurisko
Tassinari: «La Coop rifocalizza il core business»
«Siamo fortemente impegnati a costruire le basi per la Coop dei prossimi venti anni: per questo, stiamo rifocalizzando il nostro core business ed elaborando un nuovo modello di governance che ci permetterà di essere forti anche nel prossimo futuro» . Con queste parole, le prime dopo un periodo dedicato soprattutto a costruire questi progetti, Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia, esprime a chiare lettere la volontà di Coop di trovare nuovi modelli organizzativi, «strategie e approcci più aderenti ai mutamenti del mercato, in linea con il ruolo moderno dei retailer evoluti e rilanciando la nostra identità di cooperatori», precisa Tassinari.
Cosa significa ripensare il modello di governance?
Significa rivedere e rendere più agile il processo decisionale che coinvolge i soci, in modo da permettere alle singole cooperative di capire meglio le istanze del territorio e al sistema nazionale di dare risposte più veloci e tempestive, attraverso l'offerta di iniziative che tutelino il potere d'acquisto dei consumatori, oltre a fornire un servizio a maggiore valore aggiunto. Lo diciamo chiaramente nella nuova campagna pubblicitaria: “Insieme si può”, che rilancia mission e valori, oltre a dare concretezza ai contenuti.
In questa fase di rifocalizzazione del business, come vi state muovendo per rivitalizzare gli ipermercati, il 41% del vostro fatturato, già oggetto di svariati test lo scorso anno?
La crisi dell'ipermercato dipende da diversi fattori, tra cui anche un consumatore non più targettizzabile, che, in uno stesso pdv, presenta comportamenti diversificati, con carrelli a mosaico. Noi ne abbiamo individuati 5, che vanno dal forte presidio della convenienza, soprattutto nei consumi basici, all'emergere di categorie a maggiore valore aggiunto, che registrano crescite a due cifre e nelle quali i consumatori sono disposti a spendere, come il benessere, l'etnico, l'igiene e bellezza, i piatti pronti per citare alcuni esempi. Queste scelte sono alla base del primo cambiamento da realizzare: la riformulazione dell'offerta in chiave più moderna e coerente con le esigenze dei consumatori.
Lavorare sulla convenienza vuol dire creare spazi discount negli ipermercati e ampliare i primi prezzi?
La convenienza è un concetto che trova proprio nel riposizionamento della nostra strategia un focus ancora più puntuale a livello di innovazione dei prodotti -penso al latte in polvere per i neonati e a quello fresco Alta Qualità lanciato recentemente- ma anche di costi dei nostri processi operativi e format distributivi.
Si riferisce alla sperimentazione dell'ipermercato low cost?
Anche. Il concetto di ipermercato “lower cost” è riferito alla modalità di gestione, non vuol dire trasferire il discount nell'ipermrkt: significa adottare soluzioni organizzative che puntano a ridurre i costi, a cominciare da quello del personale grazie a un'organizzazione più mirata sul pdv. Ma una gestione low cost passa strategicamente anche per un nuovo rapporto con l'IDM, problema emergente al Sud.
Il riferimento al Sud conferma la strategicità di questo territorio per il vostro sviluppo.
Certo: lo dimostrano le recenti aperture in Sicilia, dove prevediamo di aprire 7 Ipercoop. Al contrario di altri competitor che, di fronte a un mercato difficile, preferiscono vendere, noi, pur soffrendo, vogliamo trovare soluzioni che ci permettano di migliorare le performance, nella consapevolezza che l'ipermercato rimane una formula adeguata soprattutto in queste aree che crescono con maggiore fatica e che avrebbero bisogno di più gdo.
Sta dicendo che al Sud adotterete una politica commerciale più aggressiva?
Dico che vogliamo garantire convenienza secondo i nostri valori. Oggi, questo non è possibile perché alcuni medi e piccoli distributori hanno condizioni più favorevoli, che permettono loro di proporre prezzi più competitivi dei nostri e di altri leader della gdo. Se la massa critica conta, qualcosa non funziona.
Il rapporto con l'IDM rimane contraddistinto da un elevato grado di conflittualità...
L'IDM, anche se con sfumature diverse, ha un atteggiamento non sempre lineare, che spazia da chi considera la gdo un partner importante con cui collaborare per ampliare il proprio business a chi pretenderebbe di imporre per legge norme vincolanti nelle relazioni commerciali. Noi stiamo lavorando a un nuovo modello negoziale, che comporterà, a breve, una riduzione della filiera e garantirà all'IDM, a partire dal Sud, la presenza di un unico interlocutore forte.
Potendo, cosa butterebbe via dell'ipermercato?
In realtà niente. Per natura e cultura preferisco trovare soluzioni ai problemi; l'ipermercato avrebbe bisogno di più offerta per aumentare l'attrattività.
Nemmeno il non food, comparto in difficoltà negli ipermercati? Stiamo investendo sulla supply chain: a Prato sta per diventare operativo un cedi innovativo che ha richiesto un investimento di 80 mio e; inoltre, stiamo sviluppando il global sourcing attraverso Intercoop, la nostra centrale d'acquisto di Honk Kong, che diventerà sempre più strategica per l'accesso a mercati globali, secondo i valori di Coop. Infine, stiamo migliorando le gamme di Pl, dando un carattere di maggiore distintività, oggi ancora non in linea con i valori che esprimiamo nel food.
Nel tessile abbigliamento, noto buco nero dell'ipermercato, cosa pensate di fare?
Stiamo sperimentando una partnership con Olympias, primario operatore italiano che migliorerà moda, innovazione ed ambientazione nei nostri ipermercati, creando, così, una sinergia tutta italiana.
Parliamo di Coop Voce e Coop Salute. Quali i risultati ottenuti fino a oggi?
Coop Voce ha registrato sinora circa 180.000 attivazioni con due profili tariffari, numeri in linea con le previsioni, che dimostrano la potenzialità del mercato con un effetto di calmieramento nelle tariffe. Con i 70 corner di Coop Salute, abbiamo ormai raggiunto il break even e, auspicando miglioramenti legislativi, pensiamo allo sviluppo in superstore e super.
A che punto è il progetto dell'aspirina a marchio?
Sarà disponibile a breve con il nome della molecola di base, prodotta in Italia da un'azienda nazionale, a un prezzo competitivo, in linea con analoghi prodotti di altri paesi europei. Superando il lungo e complesso iter burocratico, è un'azione di consumerismo vero, un “prodotto bandiera”, che indica una strada reale per dare convenienza al consumatore.
E per luce, gas e carburanti?
Non ci interessano iniziative spot: vogliamo realizzare progetti imprenditoriali forti e strutturati. Stiamo lavorando.
Sul vostro futuro, però, pesa l'esposto depositato un anno fa da Federdistribuzione presso la Comunità europea. Cosa vi aspettate?
Attendiamo con serenità la decisione della Commissione europea e quella conseguente del Governo italiano che, qualunque esso sia, auspichiamo difenda le leggi del Parlamento. Da parte nostra, siamo consapevoli di avere fatto il nostro dovere come imprenditori cooperativi. Nel '77, quando è uscita la prima legge fiscale sulla cooperazione, eravamo il terzo operatore con un fatturato di 535 mld di lire e 9.000 dipendenti. Oggi siamo una realtà leader da 12,1 mld e, 6,5 milioni di soci e 56.000 dipendenti. Questo è la dimostrazione di avere rispettato il patto con lo Stato. Forse non tutto il sistema imprenditoriale si è comportato allo stesso modo.
Per chiudere, che messaggio vorrebbe dare alla gdo italiana?
Essere più convinti e consapevoli del ruolo che possiamo svolgere per il miglioramento del nostro paese. Farlo con più creatività e fantasia, con una propria identità distintiva.
Intervista a Vincenzo Tassinari
“Siamo fortemente impegnati a costruire le basi per la Coop dei prossimi venti anni: per questo, stiamo rifocalizzando il nostro core business ed elaborando un nuovo modello di governance che ci permetterà di essere forti anche nel prossimo futuro”.
Con queste parole, le prime dopo un periodo dedicato soprattutto a costruire questi progetti, Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia, esprime a chiare lettere la volontà di Coop di trovare nuovi modelli organizzativi, strategie e approcci più aderenti ai mutamenti del mercato, “in linea con il ruolo moderno dei retailer evoluti e rilanciando la nostra identità di cooperatori”, precisa Tassinari.
Cosa significa ripensare il modello di governance?
Significa rivedere e rendere più agile il processo decisionale che coinvolge i soci, in modo da permettere alle singole cooperative di capire meglio le istanze del territorio e al sistema nazionale di dare risposte più veloci e tempestive, attraverso l'offerta di iniziative che tutelino il potere d'acquisto dei consumatori, oltre a fornire un servizio a maggiore valore aggiunto. Lo diciamo chiaramente nella nuova campagna pubblicitaria: “Insieme si può”, che rilancia mission e valori, oltre a dare concretezza ai contenuti.
In questa fase di rifocalizzazione del business, come vi state muovendo per rivitalizzare gli ipermercati, il 41% del vostro fatturato, già oggetto di svariati test lo scorso anno?
La crisi dell'ipermercato dipende da diversi fattori, tra cui anche un consumatore non più targettizzabile, che, in uno stesso pdv, presenta comportamenti diversificati, con carrelli a mosaico. Noi ne abbiamo individuati 5, che vanno dal forte presidio della convenienza, soprattutto nei consumi basici, all'emergere di categorie a maggiore valore aggiunto, che registrano crescite a due cifre e nelle quali i consumatori sono disposti a spendere, come il benessere, l'etnico, l'igiene e bellezza, i piatti pronti per citare alcuni esempi. Queste scelte sono alla base del primo cambiamento da realizzare: la riformulazione dell'offerta in chiave più moderna e coerente con le esigenze dei consumatori.
Lavorare sulla convenienza vuol dire creare spazi discount negli ipermercati e ampliare i primi prezzi?
La convenienza è un concetto che trova proprio nel riposizionamento della nostra strategia un focus ancora più puntuale a livello di innovazione dei prodotti -penso al latte in polvere per i neonati e a quello fresco Alta Qualità lanciato recentemente- ma anche di costi dei nostri processi operativi e format distributivi.
Si riferisce alla sperimentazione dell'ipermercato low cost?
Anche. Il concetto di ipermercato “lower cost” è riferito alla modalità di gestione, non vuol dire trasferire il discount nell'ipermrkt: significa adottare soluzioni organizzative che puntano a ridurre i costi, a cominciare da quello del personale grazie a un'organizzazione più mirata sul pdv. Ma una gestione low cost passa strategicamente anche per un nuovo rapporto con l'IDM, problema emergente al Sud.
Il riferimento al Sud conferma la strategicità di questo territorio per il vostro sviluppo.
Certo: lo dimostrano le recenti aperture in Sicilia, dove prevediamo di aprire 7 Ipercoop. Al contrario di altri competitor che, di fronte a un mercato difficile, preferiscono vendere, noi, pur soffrendo, vogliamo trovare soluzioni che ci permettano di migliorare le performance, nella consapevolezza che l'ipermercato rimane una formula adeguata soprattutto in queste aree che crescono con maggiore fatica e che avrebbero bisogno di più gdo.
Sta dicendo che al Sud adotterete una politica commerciale più aggressiva?
Dico che vogliamo garantire convenienza secondo i nostri valori. Oggi, questo non è possibile perché alcuni medi e piccoli distributori hanno condizioni più favorevoli, che permettono loro di proporre prezzi più competitivi dei nostri e di altri leader della gdo. Se la massa critica conta, qualcosa non funziona.
Il rapporto con l'IDM rimane contraddistinto da un elevato grado di conflittualità...
L'IDM, anche se con sfumature diverse, ha un atteggiamento non sempre lineare, che spazia da chi considera la gdo un partner importante con cui collaborare per ampliare il proprio business a chi pretenderebbe di imporre per legge norme vincolanti nelle relazioni commerciali. Noi stiamo lavorando a un nuovo modello negoziale, che comporterà, a breve, una riduzione della filiera e garantirà all'IDM, a partire dal Sud, la presenza di un unico interlocutore forte.
Potendo, cosa butterebbe via dell'ipermercato?
In realtà niente. Per natura e cultura preferisco trovare soluzioni ai problemi; l'ipermercato avrebbe bisogno di più offerta per aumentare l'attrattività.
Nemmeno il non food, comparto in difficoltà negli ipermercati?
Stiamo investendo sulla supply chain: a Prato sta per diventare operativo un cedi innovativo che ha richiesto un investimento di 80 mio e; inoltre, stiamo sviluppando il global sourcing attraverso Intercoop, la nostra centrale d'acquisto di Honk Kong, che diventerà sempre più strategica per l'accesso a mercati globali, secondo i valori di Coop. Infine, stiamo migliorando le gamme di Pl, dando un carattere di maggiore distintività, oggi ancora non in linea con i valori che esprimiamo nel food.
Nel tessile abbigliamento, noto buco nero dell'ipermercato, cosa pensate di fare?
Stiamo sperimentando una partnership con Olympias, primario operatore italiano che migliorerà moda, innovazione ed ambientazione nei nostri ipermercati, creando, così, una sinergia tutta italiana.
Parliamo di Coop Voce e Coop Salute. Quali i risultati ottenuti fino a oggi?
Coop Voce ha registrato sinora circa 180.000 attivazioni con due profili tariffari, numeri in linea con le previsioni, che dimostrano la potenzialità del mercato con un effetto di calmieramento nelle tariffe. Con i 70 corner di Coop Salute, abbiamo ormai raggiunto il break even e, auspicando miglioramenti legislativi, pensiamo allo sviluppo in superstore e super.
A che punto è il progetto dell'aspirina a marchio?
Sarà disponibile a breve con il nome della molecola di base, prodotta in Italia da un'azienda nazionale, a un prezzo competitivo, in linea con analoghi prodotti di altri paesi europei. Superando il lungo e complesso iter burocratico, è un'azione di consumerismo vero, un “prodotto bandiera”, che indica una strada reale per dare convenienza al consumatore.
E per luce, gas e carburanti?
Non ci interessano iniziative spot: vogliamo realizzare progetti imprenditoriali forti e strutturati. Stiamo lavorando.
Sul vostro futuro, però, pesa l'esposto depositato un anno fa da Federdistribuzione presso la Comunità europea. Cosa vi aspettate?
Attendiamo con serenità la decisione della Commissione europea e quella conseguente del Governo italiano che, qualunque esso sia, auspichiamo difenda le leggi del Parlamento. Da parte nostra, siamo consapevoli di avere fatto il nostro dovere come imprenditori cooperativi. Nel '77, quando è uscita la prima legge fiscale sulla cooperazione, eravamo il terzo operatore con un fatturato di 535 mld di lire e 9.000 dipendenti. Oggi siamo una realtà leader da 12,1 mld e, 6,5 milioni di soci e 56.000 dipendenti. Questo è la dimostrazione di avere rispettato il patto con lo Stato. Forse non tutto il sistema imprenditoriale si è comportato allo stesso modo.
Per chiudere, che messaggio vorrebbe dare alla gdo italiana?
Essere più convinti e consapevoli del ruolo che possiamo svolgere per il miglioramento del nostro paese. Farlo con più creatività e fantasia, con una propria identità distintiva.
La rivincita delle profumerie sulla Gdo
Nel 2005 l'acquisizione del leader europeo delle profumerie Marionnaud - circa 1.300 profumerie in 14 paesi, fra cui l'Italia - da parte di As Watson, filiale del colosso cinese Hutchison Whampoa, ha, nello stesso tempo, sancito le ambizioni delle grandi conglomerate cinesi e il riconoscimento dell'importanza del canale delle superfici di profumeria moderne, nate in competizione con i grandi despecializzati e in alternativa alle profumerie tradizionali. A differenza di quanto accade per i consumi nel loro insieme, quelli dei prodotti destinati alla cura e alla bellezza del corpo sono costantemente aumentati nel tempo in rapporto diretto con la crescita del reddito e il mutamento degli stili di vita che ha visto irrompere, in questo mercato al femminile, anche gli uomini.
Il modern trade
Le vendite dei prodotti di cosmesi e profumeria, al cui interno quelli dei profumi veri e propri valgono solo per il 10% circa, sono andate progressivamente concentrandosi nella moderna distribuzione alimentare fino a raggiungere il 40% dei consumi del settore e un valore in assoluto così rilevante da far derogare la distribuzione dal principio dell'uniformità del sistema espositivo per adottare, caso unico per i prodotti che si vendono a temperatura ambiente, costose scaffalature speciali intonate all'ambiente delle profumerie. La conquista della leadership da parte della distribuzione moderna è avvenuta a danno delle profumerie tradizionali e degli altri canali di commercializzazione, ma in concorrenza con le farmacie il cui peso, ancorché molto inferiore, è cresciuto a ritmi più alti. Il ricco, differenziato e dinamico mercato dei prodotti di cosmesi e profumeria, servito dalle grandi multinazionali detentrici di marchi orientati alla diversificazione per canale e da una miriade di produttori di nicchia, non poteva essere abbandonato nelle fauci massificanti della distribuzione moderna alimentare ed è così che, all'inizio degli anni '90, si sono concretizzate le condizioni per la nascita delle prime catene di profumeria moderne. Nel 1994, infatti, esplode il fenomeno Sephora che impone un nuovo modo di fare negozi specializzati, introducendo criteri di merchandising che utilizzano innovativi sistemi d'illuminazione e ambientazione a sostegno di un concept che ribalta quello delle profumerie tradizionali. Le componenti strutturali su cui si basa la profumeria moderna sono le stesse dei grandi despecializzati, vale a dire una superficie molto superiore a quella media del negozio tradizionale (Sephora negli Champs Elysées ha una superficie di vendita di 1.300 mq), orari di apertura prolungati, un sistema di vendita basato sul self-service in cui il personale svolge un ruolo di consulenza per i clienti, ma non di vendita, un sistema di merchandising raffinato che rende il cliente protagonista mediante l'utilizzo di auto tester per i profumi, la possibilità di crearsi fragranze personalizzate ecc. e infine l'integrazione dell'offerta dei prodotti con quella delle prestazioni professionali proprie del settore.
L'innovazione
I moderni negozi di profumeria adottano tutti gli strumenti di marketing retail, magari esagerando, come ha fatto Marionnaud con la carta fedeltà, i cui problemi sono all'origine della cessione, da parte della famiglia Frydman, ai cinesi. Il successo del canale moderno ha prodotto nuove segmentazioni con le profumerie monomarca e con le parafarmacie che, per come si sono sviluppate, sono delle profumerie a gamma ampliata con un corner dedicato al farmaco da banco. Nel suo insieme il canale, a differenza di quanto è accaduto con le formule di iper e super, restate immutate per quarant'anni, ha assunto le connotazioni complesse, caratteristiche di un settore in cui l'evoluzione distributiva si esprime in forma multipla (proposta, posizionamento e segmento) e il format del punto di vendita è flessibile in funzione dell'ampiezza e della composizione del bacino d'utenza, messo a disposizione dalla location.
Da LG il cellulare per fashion-addicted
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