Home Blog Pagina 449

Barclays scommette sulla moneta elettronica

Barclaycard Business, divisione di Barclays Global Retail and Commercial Banking (GRCB), specializzata nei processi di transazione legati ai pagamenti no-cash, intende sviluppare il servizio “acquiring”, che consiste appunto nell'insieme dei processi di pagamento tramite moneta elettronica. Il mercato italiano presenta notevoli possibilità di sviluppo, favorite, tra l'altro, dall'incidenza tuttora scarsa dei pagamenti con carte che si registra anche, e soprattutto, nel commercio al dettaglio, incluso quello su grandi e medie superfici a libero servizio. Barclaycard Business si rivolgerà in primis alle insegne leader della distribuzione moderna italiana, facendo leva sull'esperienza costruita a livello europeo e in particolare in Gran Bretagna, dove la società guidata da Bill Thomson annovera fra le sue referenze Sainsbury's e Morrisons.

La strategia di Barclayrd
«Noi puntiamo su alcune specificità che ci distinguono nel panorama italiano della monetica -precisa Delia Pedersoli, Senior International New Business Manager - riassumibili in tre aspetti cruciali per l'efficienza e la sicurezza dei processi: l'assistenza clienti attiva 24 ore su 24, la flessibilità delle soluzioni in rapporto alle esigenze dei clienti, e la gestione delle frodi che in Gran Bretagna è garantita da una squadra di persone concentrate solo su questo servizio». Delia Pedersoli, che lavora a Northampton, sede della società inglese, a circa 100 km a nord di Londra, coordinerà le attività “acquiring” di Barclaycard Business in Italia: è fiduciosa del fatto che nei prossimi cinque anni le transazioni basate sulle sole carte di credito cresceranno di quasi il 24%, passando dagli attuali 15,4 miliardi di euro agli oltre 36,3 miliardi previsti per il 2011. Per quanto riguarda la diffusione dei mezzi di pagamento soprattutto nelle spese alimentari, le abitudini degli italiani sono ancorate all'uso del contante che rappresenta il 50% delle transazioni in Gda, mentre l'altra metà si divide equamente tra Pagobancomat e carte di credito. Zoomando su questo tema (per il quale si veda anche MARK UP, ottobre 2007, pag. 55), si può precisare che a livello nazionale l'uso del contante sfiora il 70%, e solo negli ipermercati si raggiunge un equilibrio 50-50 tra monetica e cash.

Un mercato italiano complesso
Il mercato italiano presenta alcune caratteristiche pressoché sconosciute in Gran Bretagna. Per esempio, il Gestore Terminale (GT) - il “processor” che s'interpone tra l'acquirer (il Barclaycard Business della situazione) e il merchant, cioè il distributore -è figura tipicamente italica, mentre nel caso di Barclaycard Business le due entità, GT e acquirer, coincidono, e questa coesistenza è secondo Delia Pedersoli, un plus: «La complessità del mercato italiano induce, infatti, i non addetti ai lavori a confondere, nel caso di disservizi o problemi tecnici, le figure del processor e dell'acquirer». Obiettivo di Barclaycard Business non è quello di sostituirsi alle banche o ai GT, ma di offrire un'integrazione di servizio, che trova i suoi punti di forza nei minori costi promessi ai clienti della distribuzione. Al momento l'offerta Barclaycard Business non è chiara nei suoi dettagli: la società inglese non vuole fornire cifre sui “saving”, che si aggirano mediamente intorno al 10%, ma dipenderanno dal potere d'acquisto del cliente e dal grado di servizio richiesto.

Andamento delle transazioni con pagamento elettronico: 2007-2011*









































Tipo di carta



2007



2008



2009



2010



2011



Crescita 2007-2011



REVOLVING



54.746



60.716



66.855



72.131



78.000



+9,3



DI CREDITO



15.471



18.731



22.839



28.521



36.331



+23,8



DI DEBITO



39.275



41.985



44.016



43.610



41.672



+1,5




*valori in milioni di euro

Le tecniche distributive non sono casuali

Qualche settimana fa in un rinomato giornale economico, ci si poteva imbattere in un articolo in cui un novello Bob Woodward del retail elencava le mancanze che alcuni player del commercio perpetuerebbero reiteratamente ai danni dei clienti-consumatori. Tali tesi sono riportate sinteticamente nel box qui sotto.

La tesi


La replica

Occhio allo scaffale

 Le tecnicalità di merchandising propongono, come sappiamo, ben più sofisticati criteri di allocazione di prodotto a scaffale come, per esempio, la profittabilità di prodotto, la differenziazione nel caso di prodotti programmati o d'impulso, la diversa elasticità allo spazio espositivo, una possibile variante Dillon, la variante del Gm-Roi e le varie “displaystiche” orizzontali e/o verticali di famiglia e/o marca, evoluzioni del veterano Dpp. Peraltro, il differente grado di “sanità” dei prodotti adolescenziali come criterio per determinare la qualità di spazio espositivo è un concetto decisamente ardito.

Cestino vuoto
Difficilmente commentabile. Neanche un laureando in statistica con una tesi sulla teoria delle code riuscirebbe a determinare il numero dei commessi per un supermercato il sabato pomeriggio…

Prezzatura Trabocchetto
Se è così semplice, perché gli operatori del retail investono cospicue risorse, per esempio, per metodologie di datamining (Enterprise Miner o Clementine) atte alla definizione di studi di pricing dinamico ed elasticità incrociate?

Distanze 
Risulta difficile capire quale sia il fondo del supermercato, ma, quand'anche esistesse, il latte (ipotizzo fresco) non si è mai trovato in posizioni così disagevoli. Anche in questo caso (a Economia aziendale I) si insegnano metodologie di analisi mediante trolley tracking (con la tecnologia Rfid), evoluzione sofisticata del primitivo studio dei punti caldi e punti freddi.

Paghi uno compri due
Evidente un'assenza alla lezione sul Promotional Effectiveness Index (Pei) e sull'Intensity Index ovvero l'intensità promozionale. Ricordando che per Pei si intende l'efficacia promozionale ossia l'indicatore che sintetizza l'efficacia di ogni attività promozionale, valutando il rapporto tra le vendite di baseline e le vendite totali effettivamente realizzate, e che l'Intensity Index indica l'incidenza percentuale delle vendite promozionate sul totale delle vendite di un prodotto, è anche opportuno far presente che non necessariamente in tutte le categorie stressando la profondità dello sconto e/o l'Intensity Index aumenta il Pei.

Profumi artificiali
La soglia Fahrenheit per determinare il punto di profumo rassicurante… Se il neoconsumerismo pauperistico ipotizza di utilizzare queste armi per dissacrare velleitariamente le leve del retailing mix siamo a posto. Ma, coup de théâtre, ciò non toglie che in ogni caso il confine tra le più sofisticate tecniche di marketing e l'ammaliamento subliminale sia estremamente labile.

La naturalità come driver di vendita nel pet food

La naturalità non è più solo la categoria con cui gli uomini cercano di porre rimedio alla artificialità della vita di città, ma diventa anche il criterio con cui realizzare nuovi prodotti per gli amati animali domestici. Lo scopo è di garantire un approccio più ampio al problema della vita in città che finisce con il recare beneficio anche ai padroni. Questo è il concetto evidenziato dal primo forum sulla naturalità organizzato il 13 maggio da Nestlé Purina a Milano con la partecipazione della psicoterapeuta Vera Slepoj, il veterinario etologo Joel Dehasse, il presidente di Gfk Eurisko Giuseppe Minoia che ha presentato una ricerca basata su 400 interviste.

I Natural Balancers
In particolare Purina ha estrapolato un target, quello dei Natural Balancers, una tribù transnazionale che non vuole il ritorno alla natura selvaggia, ma che trova il proprio benessere psicofisico in una naturalità bilanciata, in grado di integrarsi con gli stili di vita metropolitani. Si tratta di persone che trascorrono più tempo all'aria aperta (54% contro il 49%), amano la cucina e il cucinare (58% contro il 44%), si tengono in forma (34% contro il 30%) e che quindi pongono una grande attenzione all'alimentazione dei propri gatti e cani.
A questo target Purina propone ONE Natural Balance una linea di prodotti realizzati con ingredienti naturali, cotti tutti a vapore e senza coloranti aggiunti, come il ribes nero, lo yogurt in polvere, soia, avena e cereali. Posizionamento in fascia alta.

L’Oréal e Unesco premiano la ricerca al femminile

Presso la Sala di Rappresentanza dell'Università degli Studi di Milano, cinque giovani scienziate italiane hanno ricevuto da Umberto Veronesi, presidente della giuria scientifica, altrettante borse di studio di 15.000 euro ciascuna, destinate a fornire loro un aiuto concreto per poter continuare nelle loro ricerche.
L'iniziativa italiana “L'Oréal Italia per le donne e la scienza”, che vede in cooperazione L'Oréal Italia e Unesco Italia, si inserisce nel più ampio progetto internazionale “l'Oreal Unesco for women in science” teso a valorizzare le attività di ricerca svolte da donne ricercatrici. Che fra l'altro “hanno le caratteristiche ideali, in termini di fantasia e creatività -ha affermato Umberto Veronesi- senza le quali non si può sperare di svolgere in modo fruttuoso l'attività dello scienziato”
Dal 1998, anno di lancio del progetto internazionale, sono state premiate, e quindi supportate, oltre 500 scienziate provenienti da tutto il mondo, mentre dal 2002 anno di nascita del progetto italiano, le giovani ricercatrici premiate nel nostro paese sono trenta. Un risultato importante figlio di una collaborazione, quella fra L'Oréal e Unesco, che secondo Giorgina Gallo (presidente e amministratore delegato L'Oreal Italia) è destinata a crescere perché “il mondo ha bisogno della scienza e la scienza ha bisogno delle donne”.

Le cinque premiate del 2008

I campi di ricerca definiti nel bando di concorso della borsa di studio sono incentrati sulle scienze della vita e della materia. Tuttavia si tratta di campi così ampi che le vincitrici, scelte quest'anno fra oltre 300 concorrenti, hanno presentato ricerche molto lontane fra loro i settori come biologia, astrofisica, biofisica, medicina. Dalla ricerca di Alessandra Corsi (27 anni) che analizzando gli impulsi di raggi gamma emessi dal rilascio di una gran quantità di energia (una massa solare in uno spazio di un metro cubo) ha consentito di costruire un metodo sperimentale per l'individuazione di onde gravitazionali (previste dalla teoria di Einstein ma fin qui mai rilevate), si passa a quella di Laura Ghigliotti (32 anni) che analizza le modifiche del genoma dei pesci antartici a livello cromosomico in risposta ai cambiamenti ambientali. Gli studi di Giulia Morra (34 anni) sono rivolti invece alla terapia anticancro mediante l'approfondimento del comportamento a livello atomico della proteina Hsp90 presente in molti tipi di cellule tumorali con lo scopo di trovare degli inibitori. Cinzia Perrino (33 anni) analizzando lo scompenso cardiaco, che è la causa principale di morte in età avanzata, ha studiato gli effetti della segnalazione mediata dai ricettori beta-adrenergici che aumentano la frequenza e la contrattilità cardiaca, onde individuare molecole in grado di normalizzare i beta recettori e quindi la funzionalità cardiaca. Infine, Elena Valassi (33 anni) ha presentato una ricerca clinica sulla malattia di Cushing (che consiste in una iperproduzione surrenalica di glucocorticoidi a seguito di tumore ipofisario) prima e dopo l'intervento di chirurgia transsfenoidale con il fine di stabilire l'incidenza delle complicanze metaboliche, ormonali, cardiovascolari e neoplastiche.

Nella foto da sinistra, Alessandra Corsi , Elelna Valassi, Cinzia Perrino, Laura Ghigliotti, Giorgina Gallo (presidente e a.d. L'Oreal Italia), Giulia Morra

L’inflazione trasforma la Gdo

Era dal settembre 1996 che l'inflazione, secondo le rilevazioni di marzo dell'Istat nelle grandi città, non raggiungeva quota 3,3 e addirittura il 3,5 nella zona euro e, naturalmente, questo evento ha suscitato molto scalpore e molti commenti. Se è vero che da molto tempo l'aumento dei prezzi non raggiungeva livelli così alti, è anche vero che, dalla seconda metà del 2005, l'inflazione generale e i prezzi dei prodotti alimentari hanno seguito un andamento di crescita costante e parallelo. Un andamento che non è certamente dovuto a fenomeni stagionali, ma a un complesso di cause di cui la principale è l'aumento della domanda di prodotti alimentari base da parte dei paesi emergenti. Si tratta di un fenomeno di vaste proporzioni, simile a quanto accade per il petrolio, e di una tendenza, risvolto della globalizzazione, che ha connotazioni strutturali, ed è destinata, quindi, a durare e a produrre effetti più importanti di quelli che normalmente provoca la variazione di un singolo indice macro. La tendenza in atto si manifesta nei paesi occidentali, contrariamente a quanto è successo in passato, in presenza di una caduta della domanda e di un ridotto peso della quota dei prodotti alimentari nella spesa delle famiglie. La prima conclusione che se ne può trarre è che non saranno solo le classi più disagiate della popolazione a soffrire dell'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, ma anche quella che in passato si definiva ceto medio, da cui proviene il grosso delle vendite della distribuzione di massa. L'effetto combinato della stagnazione dei redditi, della pressione fiscale e dell'inflazione provoca inevitabilmente la contrazione del potere d'acquisto dei consumatori che, con ogni probabilità, è una delle cause principali del ritorno d'interesse per la prossimità e per il commercio di centro città.

Nuovi sintomi
All'inizio degli anni '90 una situazione analoga culminò con la svalutazione della lira e fu affrontata dalla distribuzione con l'inserimento di un centinaio di prodotti di primo prezzo che non provocò, naturalmente, nessun effetto. La situazione si normalizzò grazie alla ripresa dell'economia innescata dal recupero di produttività dovuto alla svalutazione reale della lira. Successivamente, in occasione dell'adozione dell'euro, il rimescolamento delle scale prezzi e la difficoltà di comparare i prezzi, consentì alla distribuzione di sistemare i bilanci, innescando una reazione di sfiducia che ha cercato di mitigare aumentando la pressione promozionale e riducendo, di fatto, il valore medio dei prezzi. Oggi è da escludere che si possa porre rimedio alla situazione con aggiustamenti tattici come il ricorso ai primi prezzi o l'aumento della pressione promozionale. Entrambi sono soluzioni non perseguibili, sia perché il popolo dei primi prezzi, che non è composto solo da poveri, è servito da un sistema discount efficace che ha conquistato una quota importante e in continua crescita delle vendite della distribuzione moderna, sia per la debolezza della domanda alla cui ripresa non basta la leva promozionale.

Le possibili cure
Sarà necessario un ripensamento dei meccanismi di formazione dell'offerta e di riposizionamento delle insegne che si ottiene combinando in modo diverso più variabili di marketing retail, di cui la più importante è la composizione degli assortimenti per fasce di marche e prezzi. Il dato di fatto è che la maggioranza dei consumatori non è disposta a rinunciare alla qualità così come, in linea di principio, a fare sacrifici per il cibo e i prodotti di largo consumo correnti che non rappresentano più una priorità rispetto ad altri consumi, come dimostra chiaramente - a conferma del cambiato atteggiamento dei consumatori - il deprezzamento in atto del mix delle vendite dei prodotti grocery. Al cambiamento di stile di vita e della scala delle priorità dovrà corrispondere un cambiamento del modello di business che sappia coniugare convenienza con qualità, da recuperare nell'area dei prodotti a marchio e delle specialità e il rilancio della prossimità, su medie e grandi superfici che consentano l'ampliamento dell'offerta oltre l'alimentare. Esempi di come questo si possa fare con successo sono presenti in Italia o in Svizzera, da Migros o nel format City della Coop.

I frantoiani italiani promuovono la certificazione di filiera

Il Frantoio di Santa Tea di Reggello (Fi) e il Frantoio di Vertine di Gaiole in Chianti (Si) hanno ricevuto da DNV la certificazione ISO 22005:2007 per la tracciabilità di filiera agroalimentare.
Per quanto riguarda il Frantoio di Santa Tea, che pur essendo il più
antico d'Italia (1426) è sempre stato all'avanguardia nell'innovazione
come dimostra, ad esempio, l'installazione nel 1962 del primo impianto
a centrifuga al mondo per la lavorazione delle olive, la certificazione
comprende, oltre all'olio extra vergine di oliva Colline di Firenze
Dop, tutte le linee di produzione dell'azienda. Per il Frantoio di
Vertine invece la certificazione di tracciabilità è relativa all'olio
extra vergine di oliva Toscano Igp e all'olio extra vergine di oliva
Chianti Classico Dop.

Obiettivo: un centinaio di pmi certificate
La loro certificazione è il primo risultato del progetto promosso dall'Associazione Italiana Frantoiani Oleari (AIFO) in collaborazione con la stessa DNV per favorire la diffusione dei sistemi di tracciabilità certificati in ottemperanza al Reg. CE 2080/2005.
Finanziato con il contributo della Comunità Europea e dell'Italia, il progetto porterà alla certificazione di oltre 100 imprese associate in tutta Italia. Obiettivo: valorizzare la qualità e l'identità dell'olio d'oliva italiano offrendo maggiori garanzie ai consumatori sulla provenienza della materia prima e sulla sicurezza del processo produttivo lungo tutta la filiera.

Ripensare valori e consumi per costruire identità

Lo scenario descritto dal prof. Umberto Galimberti - ordinario di Filosofia della storia e Psicologia Dinamica, Università Ca’Foscari- alla platea de L’Incontro 2008 non è molto incoraggiante; specie se si considera che il claim di quest’edizione è Think Young e che sono proprio i giovani, secondo Galimberti, a correre i maggiori rischi di disgregazione e perdita di identità. “Oggi, l’unico grande valore si chiama denaro. Il denaro è il generatore simbolico di tutti i valori, che ci fa capire perfettamente cos’è l’utile, ma ci confonde sull’idea di bello e di giusto”, spiega Galimberti. Incalzato sulla possibilità di uscire da questo vuoto ideologico, ribatte: “Siamo abituati a pensare che l’Italia vada progressivamente verso il miglioramento, ma io sono più convinto che si possa anche  regredire. E la condizione giovanile nasce proprio da questa regressione dell’umanità”, che capisce l’amore attraverso i regali e gli oggetti, comunica con internet, cerca la propria identità attraverso il possesso.

 “Non dobbiamo dimenticare che l’acquisto e il consumo sono spesso una via per lenire la depressione e che chi è felice non consuma”. Una via  praticabile per formare individui dall’identità forte e definita è dimostrare interesse per il bambino costruire intorno a  lui un nucleo caldo e rassicurante, di riconoscimento, sin dalla prima infanzia. “Dobbiamo mostrarci
interessati alle domande dei nostri figli e non occuparci di loro solo per rimproverarli quando fanno rumore e ci infastidiscono. Diversamente, i ragazzi andranno a cercarsi un riconoscimento nel branco, nella discoteca, dove possono costruirsi un’identità”.

Serve, quindi, un ripensamento anche dei luoghi di socializzazione: “Penso alle scuole aperte sino a  mezzanotte, che potrebbero diventare spazi di gioco, di incontro, di divertimento anche, ma sicuri. Se, invece, con la desertificazione delle città, i centri commerciali restano l’unico luogo di relazione, la merce diventa veicolo sociale e il mondo si riduce a un luogo in cui il tempo è cadenzato dalla pubblicità, che rende obsoleti gli oggetti nel minor tempo possibile, stimolando il desiderio continuo di qualcosa di nuovo”.

La convenienza è un dovere per restare sul mercato

Sono la facilità e la velocità a reperire i prodotti, seguite dal bisogno di trovare tutto in uno stesso pdv e la piacevolezza dello store, i primi attributi che il consumatore europeo cerca nella sua shopping experience. E il prezzo? Fanalino di coda al ventitreesimo posto, secondo Jean-Jacques Vanderheede, European Director of Retail Insights di Nielsen apre l'ultima giornata dei lavori de L'Incontro 2008, non è sul prezzo e neppure sui formati che si gioca la battaglia per vincere il consumatore bensì sulla marca.

... ma prima non è necessario individuare il target?
Anche questo è un retaggio del passato, non esiste un'unicità dei comportamenti d'acquisto, bensì un mosaico di comportamenti e di bisogni che devono trovare risposta.

In un momento come questo, non è un caso però che si parli di convenienza ...
La comunicazione è importante ed è una decisione dei retailer quello di comunicare solo attraverso il prezzo e le promozioni. Gli spazi per proposte alternative ci sono e il consumatore le apprezza. Inoltre, il prezzo oggi non è più un attributo, bensì un fattore indispensabile per continuare a rimanere sul mercato.

Dalla convenienza al convenience. Come coniuga la sua teoria sul brand con l'esplosione di questo formato?
Tanto per cominciare, il consumatore non apprezza la differenziazione di prezzo tra convenience e altri formati, quando appartengono alla medesima insegna. è vero che il convenience oggi ingolosisce, ma a mio parere presto si assisterà ad una battaglia tra convenience low cost e tradizionali.

Il retail in Italia come si posiziona?
La scelta del retailer da parte del consumatore italiano si basa ancora sulle promozioni, determinando, quindi, un alto livello di infedeltà.

In conclusione, quali sono i suggerimenti per uscire da questo impasse?
Tornare ai fondamentali: l'insegna deve essere trattata come un brand, che quindi deve trovare un chiaro posizionamento in termini di offerta e di prezzi e sapersi differenziare, proponendo al cliente una shopping experience appagante.

Italia: giovani in svantaggio sistematico

“Parafrasando un recente film, l'Italia non è un paese per giovani. Anzi negli ultimi decenni sono state adottate solo politiche pubbliche a loro avverse che l'introduzione di norme sulla flessibilità del lavoro non è riuscito ad attenuare. Il rischio di saltare una generazione, una sindrome Carlo d'Inghilterra, rimane” afferma Tito Boeri, fondatore de Lavoce.it, oltre che ordinario all'Università Bocconi. Boeri punta il dito sulla mancanza di ammortizzatori sociali che non permettono ai giovani di osare, sostituiti da “un perverso legame tra altruismo privato verso i propri figli ed egoismi pubblici verso gli altri, che riduce la mobilità sociale, rendendo difficili i passaggi tra le diverse classi sociali, anche quando si è molto molto bravi”.

Andrea Boltho, il modello tedesco applicabile in Italia

“I mercati finanziari non hanno memoria”. Il professor Andrea Boltho cita Galbraith, dà il via al suo intervento sull'economia internazionale partendo dagli Stati Uniti e prevede che, malgrado gli States non se la stiano passando particolarmente bene, causa subprime e un certo atteggiamento da cicale, è probabile che, entro il 2010, il ritmo sarà di nuovo in accelerata (3,5%). Altrettanto non si può dire dell'Europa, anch'essa in ripresa nel 2010, ma a tassi inferiori (2,0%), con l'euro che però svolge il doppio ruolo: di protezione e di zavorra. L'Italia non sfugge a questa regola, ma secondo Boltho, una ripresa è possibile, soprattutto, se il nostro Paese fosse in grado di fare tesoro delle esperienze di altri paesi europei.

Quali i modelli d'ispirazione?
Quelli che hanno dato i migliori risultati: la Gran Bretagna di Margaret Thatcher, che ha visto le riforme arrivare dall'alto, un modello che non vedo applicabile in Italia; quello di Irlanda e Finlandia, che hanno messo a sedere le parti coinvolte e hanno trovato una soluzione comune, sicuramente la più morbida, ma applicabile solo su realtà dove gli interlocutori hanno un numero limitato. Poi c'è l'esperienza tedesca, dove le riforme sono state fatte dalle aziende. Tra quelle elencate, è quella che vedo come la più adatta all'Italia.

In quale modo?
Le aziende tedesche sono riuscite ad andare in controtendenza rispetto agli altri paesi europei, aumentando il numero di ore lavorate e mantenendo gli aumenti salariali al minimo. Sono riuscite, inoltre, ad abbracciare la globalizzazione utilizzandola, ad esempio, inviando i propri semilavorati all'estero per poi rielaborarli.

Che tipologia di aziende italiane vede più propense al ruolo di riformatrici?
Sono le aziende più esposte alla competizione internazionale che non potranno fare a meno di attuare recuperi di produttività, facendoli coincidere con aumenti salariali minimi. Esempi ci sono già: basta guardare alla Fiat, che in pochi anni è stata completamente riforma

GDOWEEK 437

Il pensiero globale di Carlo Jean

Dalla collina ideale, dove lo collocherebbe De Gregori, il generale Carlo Jean vede tutto. Il professore di studi strategici della Luiss e presidente del Centro Studi di Geopolitica Economica ha quello che comunemente si definisce una visione globale. L'Incontro Daily lo ha intervistato prima del suo intervento:“Scenari geopolitici e interessi nazionali” che ha aperto i lavori de L'Incontro 2008.

Come si delineerà nel breve lo scenario politico internazionale?

Per capirlo con esattezza dovremo aspettare l'esito delle elezioni americane e gli effetti dell'undicesimo piano quinquennale cinese. La visione repubblicana Usa afferma una forte contrapposizione tra le leghe democratiche occidentali e i Paesi autarchici che basano la propria economia sulla grande disponibilità di risorse primarie. La visione democratica di Hillary e Obama, invece, fonda la stabilità globale sui rapporti tra i due pilastri dell'economia mondiale: Cina e Usa. Per quanto concerne, il Paese del dragone, invece, dovrà uscire dal paradosso che lo vede esportare il 65% del suo Pil in Paesi che sfruttano quella stessa industria. Oggi è l'officina del mondo.

La continua ascesa del prezzo del petrolio genererà crisi globale?

Sono più allarmato per l'aumento dei prezzi degli alimenti primari come le granaglie, ora impiegate anche come forma di energia alternativa per la produzione di etanolo, a discapito dei bisogni dei Paesi in via di sviluppo. In Italia, l'aumento del greggio genera proventi per lo Stato.

Il made in Italy continuerà ad avere successo?

Solo se il sistema Italia manterrà un alto livello qualitativo, ma urgono le riforme per cominciare a investire un po' più sui giovani e un po' meno sugli anziani. E poi è necessario snellire il sistema amministrativo.

Qualche suggerimento?

Bisogna assolutamente accorciare alcune lungaggini. Per ottenere una licenza edilizia o commerciale ai nostri imprenditori occorrono in media tre anni. In Islanda bastano 3 giorni.

Coca-Cola investe nella politica di canale

Crisi dei consumi, era dell'insicurezza, rapporti con il trade. Maurizio Pettorino, Commercial Director di Coca-Cola HBC Italia, conferma il momento di difficoltà, ma invita a valutare con attenzione la nuova spalmatura dei consumi -su prodotti come la telefonia e i pc, sostenuti dal loro contenuto innovativo- e il peso crescente dei costi obbligati, che assorbono in modo marcato il reddito delle famiglie.

Come si possono attivare strategie di lungo periodo nell'era dell'insicurezza?

Parlerei piuttosto di era della complessità, in cui è importante che Idm e trade cooperino per costruire valore per il consumatore. Penso alle promozioni, alla gestione delle categorie, alle attività di comarketing... È il momento di passare dal “dire” al “fare”, dal dibattito alla concretizzazione delle idee. Non a caso, alcuni mesi fa, abbiamo costruito una struttura di vendita “per canali”, per relazionarci in modo nuovo ed efficace con i clienti.

Quali sono oggi i rapporti con il trade?

Le nostre relazioni con il trade e le iniziative sia di marketing sia di promozionalità, innovazione di prodotto e investimenti in attrezzature nei pdv sono da sempre ispirate all'obiettivo comune dell'accrescimento dei mercati e della generazione di maggior valore congiunto. Il trade ci riconosce un'alta capacità di "muovere" i mercati ed i consumi: nel 2008 potremo far leva su numerosi asset tra cui i Campionati Europei di Calcio e i Giochi Olimpici, di cui Coca-Cola è uno dei principali sponsor, cui saranno associate importanti campagne di comunicazione. In aggiunta, espanderemo in gdo il nuovo formato delle lattine "sleek" e questo darà ulteriore impulso alla crescita a valore delle categorie in cui siamo presenti.

L'innovazione come motore della crescita: quali sono i principali driver per voi?

L'innovazione è la chiave per affrontare la discontinuità. Occorre saper fornire al consumatore prodotti in sintonia con le sue esigenze. Ad esempio, l'anno scorso il lancio di Coca-Cola Zero ha dato un grande contributo allo sviluppo del mercato delle bevande gassate, in cui le cole rivestono il segmento di maggior peso. Oggi, con Coca-Cola regular (la rossa), Coca-Cola light (la grigia) e Coca-Cola zero (la nera) puntiamo ad una strategia che ci piace chiamare “three colas strategy”, con l'obiettivo di avere sempre, in ogni luogo di offerta e di consumo, l'intera gamma di cole per soddisfare diversi tipi di target.

Nielsen pensa a idee giovani per le nuove sfide del mercato globale

Uno scenario di sfiducia nella ripresa e di crisi profonda caratterizza oggi l'economia europea e quella italiana. Tuttavia, i numeri che testimoniano la crescita del Pil (+7,4% nel 2007 vs 5,4% mondo), della popolazione e della domanda che arrivano dai paesi emergenti -India, Brasile, Russia e Cina- consentono di guardare al futuro in chiave ottimista. Certo, serve una mentalità di approccio al mercato più aperta. è il messaggio di Stefano Fina, direttore commerciale di ACNielsen Italia, alla platea de L'Incontro 2008: “Come recita il claim di quest'anno: 'Think Young', per affrontare un biennio che si prevede ancora duro occorre pensare giovane. Guardare comunque con fiducia al futuro, con idee fresche e l'apertura mentale necessaria a vivere i nuovi player del mercato globale come opportunità e non come minaccia”.

Andare contro i tradizionalismi
Anche se le dinamiche sociali ed economiche dei nuovi paesi determinano una contrazione dell'offerta, è inutile arroccarsi su posizioni e strategie tradizionaliste. Un invito rivolto soprattutto al tessuto della piccola e media impresa italiana, ancora troppo ancorato alla leva prezzo come strumento per far crescere i volumi. “Il fattore convenienza è ancora molto importante per i consumatori, ma non fa necessariamente rima con taglio prezzo: vuol dire velocità nel fare la spesa, ampiezza dell'assortimento e della scala prezzi, comodità nel raggiungere il pdv”. Auspicabile quindi seguire il percorso delle multinazionali, che si stanno attivando per ridurre i costi logistici e per lavorare sull'innovazione. Indicazioni utili anche per i distributori, perchè lavorino in un'ottica di collaborazione con l'industria e sviluppino format sempre più modellati sulle nuove esigenze del consumatore.

Pringles lancia una linea di cracker

Si chiamano 'Stix' e sono cracker sticks. Per la prima volta, con il lancio negli Usa, Pringles (Procter & Gamble) va oltre la patatina e si addentra nel comparto bakery.
Il lancio in advertising è firmato Grey che da tempo segue la comunicazione del brand. Si tratta di uno spot di 30" in animazione dove Mr Pringles e la sua partner ballano in discoteca sulle note degli Earth Wind and Fire. Sono previsti anche annunci stampa, promozioni in store e un programma di sampling al via da questo mese. Tre sono le referenze: vanilla, honey butter e pizza-began, più una quarta di prossimo arrivo. La tradizionale confezione cilindrica ha ceduto il posto a un pack squadrato.

Spumador, operativa nuova linea di produzione

È operativa la quinta linea di imbottigliamento in asettico ad alto contenuto di innovazione tecnologica presso lo stabilimento di Sant'Andrea Bagni (Pr) di Spumador, specializzato nella produzione e nell'imbottigliamento di soft-drinks ed acque minerali. Verrà impiegata nella produzione di bevande piatte in Pet - fra le quali, integratori sportivi, tè freddo, bevande a base di frutta, bevande a base di succhi e polpe di frutta, nonchè, bevande arricchite con elementi nutritivi e funzionali.

Questa quinta linea di imbottigliamento è in grado di produrre fino a 24mila bottiglie l'ora in sette differenti formati a partire da 0,100 lt. sino a 2,0 lt. ed è il fiore all'occhiello tra i recenti investimenti effettuati dal Gruppo Spumador nello sviluppo di tecnologie innovative per il riempimento in asettico ed il packaging flessibile e diversificato che si adatta alle esigenze più specifiche di movimentazione e commercializzazione dei suoi clienti.

Una linea versatile

Fra le caratteristiche distintive di questa nuova linea, vi è anche la possibilità di realizzare bottiglie in Pet monolayer e multilayer, con etichetta roll-fed o full-body sleeve, con tappo flat o sport closure, con shrink film trasparente o personalizzato, con cartoni reclamizzati pronti da esporre, con cluster clips multiporzione. La nuova linea è inoltre caratterizzata da un'elevata flessibilità nella miscelazione degli sciroppi, dalla possibilità di trattare bevande a ph anche superiore a 4,5 (ad esempio a base latte, soia, etc.) e da un sofisticato sistema di recupero degli aromi.
Il gruppo Spumador, che ha raggiunto una produzione di 850 milioni di litri, dispone di 5 stabilimenti e 22 linee di imbottigliamento, in occasione del 120 compleanno ha provveduto anche al restyling del marchio.

L’innovazione ha bisogno di progetti creativi

Nel quarto millennio a.C. fu inventata la ruota, e con essa l'innovazione tecnologica. In Mesopotamia la ruota veniva utilizzata per realizzare vasi rudimentali. Poi ci arrivarono anche
gli inca che la usavano per far giocare i bambini. L'innovazione, di per sé, è nuda. Non porta a nulla se non si traduce in soluzioni e progetti. Al nostro paese è da sempre ascritto il merito della creatività. È la cifra qualitativa del made in Italy, su cui poggia gran parte del nostro export.

Ma al nostro paese viene anche ascritto il demerito di non investire abbastanza in innovazione. Non ha alcun senso che in Italia la ricerca gravi tanto sulle spalle delle Pmi, che contano solo sulle proprie energie, e che sia così priva di coordinamento. Perché questo genera un'enorme quantità di spreco. Se in tanti fanno la stessa cosa, in tanti ne tralasceranno altre.

Segnali dall'estero
Chi dice che l'innovazione si debba generare tutta in casa? Prototipi innovativi si trovano ovunque nel mondo. La maggior parte di questi prototipi è liberamente a disposizione del mercato, nei limiti delle procedure di sfruttamento dei brevetti. Ovviamente, non si tratta di copiare, come le imprese cinesi che, una settimana dopo l'annuncio di Steve Jobs dell'uscita sul mercato dell'iPhone, ne hanno proposto versioni praticamente identiche ma a prezzo più basso e con caratteristiche tecniche di minor pregio. Si tratta della capacità italiana di saper ascoltare i segnali deboli dell'innovazione e sintonizzarsi sull'alto di gamma per confezionare prodotti di gusto ed eleganza inimitabili. È questo il vero punto di forza del made in Italy.

Prototipi innovativi in cerca di mercato
Non dimentichiamo che siamo diventati così bravi nella manifattura perché ci mancano - da sempre - le materie prime. Così il rilancio del made in Italy potrebbe trovare un nuovo rinascimento. Facciamo un esempio. Da anni, Maggie Orth dal Mit di Boston ci dice che i tessuti non sono più quelli di una volta, che i vestiti non devono per forza essere statici. Applicando concetti di microelettronica al filato, ha messo a punto stoffe che è sufficiente stimolare (con piccole correnti elettriche) per vederle cambiare di colore e decorazione.

In Inghilterra il laboratorio d'innovazione Pdd ha messo a punto Snif, Sexy New Intelligent Fragrance, un prototipo già funzionante che permette di aggiungere una profumazione a un abito; il sistema monitora l'ambiente circostante e rilascia solo la quantità di aroma necessaria per risultare percepibile ma non invadente. L'abbigliamento è solo uno fra gli esempi possibili. In Tennessee promettono di imbrigliare i raggi solari dentro speciali tubi che, se inseriti all'interno degli edifici, possono portare luce in modo del tutto naturale. È il progetto Hybrid Solar Lighting dell'Oak Ridge Laboratory. E - come è noto - noi italiani siamo leader nell'export d'illuminazione alto di gamma. Queste innovazioni esistono già, e sarebbero utilizzabili. Ma mancano dell'anima creativa, di quel tocco di design che le sappia rendere vincenti sul mercato internazionale.

Coordinare le forze per ridurre gli sprechi
Si dovrebbe arrivare a una politica nazionale di coordinamento dell'innovazione, che comporti la fine dello spreco delle ridondanze e sia supportata da finanziamenti alla ricerca. Ma occorre essere realisti, e allora, fino a quel momento, la ricetta per l'innovazione è questa: non fu chi per primo scolpì una roccia in forma circolare a cambiare le sorti dell'umanità, ma chi osservando la forza di un bue capì che poteva collegare i due elementi fra loro, potenza e fluidità. Per ottenere qualcosa prima inesistente. Intanto, in Mesopotamia ci facevano vasi e gli inca ci facevano giocare i bambini.

Misko-Barilla adotta i pallet Chep

Misko, società del gruppo Barilla e maggior produttore di pasta greco, ha deciso di abbandonare lo scambio di pallet bianchi e di utilizzare i pallet Chep. Le motivazioni sono da ricercare nei vantaggi in termini di efficienza operativa e di riduzione dei costi rispetto allo scambio di pallet bianchi. Un altro elemento, a sostegno della decisione di Misko, è dato dalle difficoltà che stanno incontrando gli utenti dello scambio di pallet bianchi e che derivano dall’aumento delle perdite di pallet e dal crescente costo di acquisto di pallet sostitutivi dovuto al continuo aumento del prezzo del legname in tutta Europa.

“Il sistema di scambio dei pallet bianchi è difficile da gestire e comporta molti costi nascosti, come l’acquisto di nuove attrezzature per la sostituzione di quelle smarrite e la perdita di tempo per la gestione delle continue vertenze con i distributori e i fornitori di servizi logistici -afferma Aris Constantatos, direttore Logistica e Servizio Clienti di Misko-Barilla ad Atene-. Una delle nostre priorità principali è la riduzione dei rifiuti e, lavorando con un fornitore di pooling di attrezzature come Chep, la quantità di rifiuti che produrremo diminuirà drasticamente”.

L’energia verde di Edison nei pdv Metro

Edison e Metro Italia hanno firmato un accordo di collaborazione commerciale in base al quale i circa 1,2 milioni di clienti professionali del cash and carry potranno acquistare energia elettrica a condizioni vantaggiose e competitive da Edison, secondo operatore in Italia nel settore dell'energia elettrica e del gas.

Dallo scorso 11 aprile, in 44 dei 48 pdv di Metro presenti su tutto il territorio nazionale, Edison è presente con un proprio desk per proporsi come nuovo fornitore di energia elettrica a favore dei clienti che gestiscono un'attività professionale e commerciale.

Prezzo bloccato per tre anni
Edison propone l'offerta Eco3 Business, vale a dire l'unica soluzione contrattuale presente sul mercato italiano che blocca il prezzo per 3 anni. Inoltre, l'offerta prevede che l'energia fornita provenga al 100% da fonti rinnovabili, assicurando al cliente anche un vantaggio di immagine: quanti aderiranno all'offerta Eco3 Business potranno infatti qualificarsi con il marchio EcoDoc, che certifica il loro atteggiamento responsabile nei confronti dell'ambiente. Inoltre, in esclusiva per i clienti Metro, la proposta Edison prevede un ulteriore extra vantaggio che riduce ulteriormente il prezzo dell'energia.

L'attivazione del nuovo contratto non comporta oneri per il cliente: non è previsto alcun costo di adesione né cauzioni per l'attivazione. Il passaggio ad Edison non richiede nessuna modifica tecnica agli impianti e al contatore. Il cliente avrà inoltre la possibilità di recedere dal contratto in ogni momento senza oneri aggiuntivi.
L'accordo, il primo operativo in Italia fra un operatore energetico e la grande distribuzione all'ingrosso, nasce una partnership in grado di assicurare a Edison il rafforzamento della propria presenza sul mercato business dell'energia e a Metro un aumento del livello di servizio a favore della propria clientela.

Il low cost del discounter Lidl taglia i prezzi fino a -24%

Sconti fino al 24% su oltre 100 prodotti del paniere quotidiano. È l'ultima delle iniziative di Lidl, leader in Italia nel canale discount con circa 500 pdv a livello nazionale: una mossa che rivela come quella di lidl sia una politica commerciale di rottura rispetto ad altri player più orientati invece al consolidamento dei prezzi attuali.
Tra i 100 item in promozione figurano anche il burro bavarese, il burro pastorizzato, il grana padano, la fesa di tacchino in trancio, la mozzarella e le patate fritte. Si tratta, nel complesso dell'offerta, di prodotti selezionati secondo le reali esigenze delle famiglie e scelti attraverso analisi di mercato che evidenziano come, mediamente, si acquistano non più di 500 tipi di prodotti nel corso dell'anno.

Un canale in forte revival
Che il discount stia vivendo un periodo particolarmente positivo è indubbio: secondo Nielsen, il canale chiude il 2007 con un trend a valore del 10,3% e sembra migliorare le sue performance nel primo trimestre 2008 con un trend del 13,2%. Le performance registrate dal discount sono certamente favorite dalla situazione economica contingente, ma non si può negare che le strategie di low cost di Lidl figurino tra gli altri fattori che trascinano la crescita del canale. Tra queste, per esempio, oltre agli attuali tagli prezzo, va aggiunta Lidl Card, la carta di credito privativa lanciata lo scorso autunno, che risulta in buona affermazione. Ma Lidl si muove anche con tattiche di avvicinamento al consumatore locale, che l'hanno portata ad arricchire l'assortimento con prodotti di grandi marche del made in Italy, quali Ferrero, Barilla, Riso Gallo e Aia, cui si aggiungono marchi multinazionali del food e della cosmetica.

Collaborazione con i partner
Il vero punto di forza di Lidl, però, è l'offerta di prodotti a marchio proprio, che, secondo osservatori esterni, ha un differenziale di prezzo, rispetto all'offerta di super ed iper, mediamente pari a -20%. E, la strategia di low cost avrebbe potuto essere più ampia. Ma, come dicono dall'azienda “Non abbiamo potuto ridurre i prezzi di tutti i nostri prodotti, perché ovviamente anche noi siamo soggetti alla forte tensione sugli acquisti. Però, laddove i fornitori lo hanno reso possibile, abbiamo fatto sì che anche i nostri clienti potessero beneficiare dei minori costi di acquisto”.

È partnership tra Edison e Metro per vendere energia verde nei pdv del cash and carry

Edison e Metro Italia hanno firmato un accordo di collaborazione commerciale in base al quale i circa 1,2 milioni di clienti professionali del cash and carry potranno acquistare energia elettrica a condizioni vantaggiose e competitive da Edison, secondo operatore in Italia nel settore dell'energia elettrica e del gas. Dallo scorso 11 aprile, in 44 dei 48 pdv di Metro presenti su tutto il territorio nazionale, Edison è presente con un proprio desk per proporsi come nuovo fornitore di energia elettrica a favore dei clienti che gestiscono un'attività professionale e commerciale.

Prezzo bloccato per tre anni
Edison propone l'offerta Eco3 Business, vale a dire l'unica soluzione contrattuale presente sul mercato italiano che blocca il prezzo per 3 anni. Inoltre, l'offerta prevede che l'energia fornita provenga al 100% da fonti rinnovabili, assicurando al cliente anche un vantaggio di immagine: quanti aderiranno all'offerta Eco3 Business potranno infatti qualificarsi con il marchio EcoDoc, che certifica il loro atteggiamento responsabile nei confronti dell'ambiente. Inoltre, in esclusiva per i clienti Metro, la proposta Edison prevede un ulteriore extra vantaggio che riduce ulteriormente il prezzo dell'energia.
L'attivazione del nuovo contratto non comporta oneri per il cliente: non è previsto alcun costo di adesione né cauzioni per l'attivazione. Il passaggio ad Edison non richiede nessuna modifica tecnica agli impianti e al contatore. Il cliente avrà inoltre la possibilità di recedere dal contratto in ogni momento senza oneri aggiuntivi.
L'accordo, il primo operativo in Italia fra un operatore energetico e la grande distribuzione all'ingrosso, nasce una partnership in grado di assicurare a Edison il rafforzamento della propria presenza sul mercato business dell'energia e a Metro un aumento del livello di servizio a favore della propria clientela.

Piacere&benessere rilanciano La Cremeria

Solo latte fresco scremato e pastorizzato, di provenienza italiana, la cui tracciabilità è garantita sin dall'origine: è questo il plus -opportunamente evidenziato dal bollino blu presente sul pack- pensato dallo storico brand Nestlé-Motta per dare nuovo appeal alla linea dei gelati in vaschetta La Cremeria (5 gusti: Fiordilatte, Crema e cioccolato, Cioccolato e nocciola, Stracciatella, Spagnola), che pur avendo il 30% di grassi in meno rispetto alle precedenti ricette, continuano a regalare il gusto e la cremosità di sempre.

Cremosità e naturalità
Anche i test effettuati sui consumatori hanno premiato la nuova ricetta del Fiordilatte La Cremeria, che confrontato con un competitor, è stato giudicato vincente per intensità di gusto (68% vs 32%), morbidezza al cucchiaio (80% vs 20%) e cremosità (80% vs 20%).
A tutto benessere anche gli ingredienti qualificanti utilizzati per i multipack 2008. Innanzitutto lo yogurt magro, i cereali e la frutta che caratterizzano le nuove Coppette di gelato allo yogurt (fragole & muesli e ananas & muesli). I cereali e il latte fresco confluiscono nei nuovi Minibiscotti vaniglia e cacao, mentre i nuovi stecchi Pesca Tropical -gelato dentro e sorbetto fuori- puntano tutto sulla freschezza e la naturalità della frutta che li compone per l'80% in un mix di 7 diverse varietà.
"Abbiamo voluto dare valore aggiunto dal punto di vista nutrizionale -ha commentato Michael Schoetensack, direttore marketing divisione gelati Nestlé- a un prodotto che nella cremosità e nella naturalità ha sempre avuto e continuerà ad avere il proprio punto di forza".

GDOWEEK 436

GDOWEEK/AL 435

Industria alimentare e gdo: prove tecniche di collaborazione

"Il rapporto tra gdo e industria alimentare è sempre stato
deformato perché si pongono obiettivi divergenti. Il problema negli ultimi anni si è accentuato quando la distribuzione ha messo in atto un'attività di concentrazione che ha accresciuto la sua forza contrattuale soprattutto rispetto ai produttori più piccoli. Ora però si aprono scenari di cooperazione virtuosa purché la gdo diventi più selettiva, riducendo i fornitori e attuando anche rapporti in esclusiva; e purché l'industria a sua volta selezioni i partner distributivi e si prepari a uno scenario di commercio multicanale e multinazionale”. Così l'ad di Fiere di Parma Roberto Ravazzoni introduce il tema portante del convegno promosso da Federdistribuzione “Gdo e industria agroalimentare: una filiera efficiente in favore del consumatore”, dove parlerà nella sua veste di docente di economia.

Trend Futuri
Nel corso del convegno che si è tenuto oggi alle 10.30 nella Sala dei 300 vengono presentati anche i dati di una ricerca di Ac-Nielsen sui macrotrend che interesseranno gli stili di vita e i
comportamenti d'acquisto nei prossimi anni.
Un dato molto evidente è la crescente importanza del target
anziani: nel nostro Paese l'età media della popolazione residente
è di 42,5 anni, dato superato solo da quello del Giappone.
Probabilmente la maggiore anzianità della popolazione implica più consapevolezza in generale, con opportunità per i produttori che le sappiano cogliere: se si guarda infatti ai nuovi comportamenti di acquisto degli italiani, si verifica che abbiamo
una maggiore attenzione rispetto alla media mondiale per l'acquisto di prodotti locali e da produttori locali, per i prodotti a chilometri zero e per i prodotti equosolidali.
Minore attenzione invece per il packaging riciclabile. Nonostante l'emergenza rifiuti, verrebbe da dire…

Alla ricerca dei consumi e degli acquisti che cambiano

I'incontro/conversazione organizzato da GDOWEEK, Il settimanale di retail e MarkUp, il mensile per il marketing e il retail, in collaborazione con Fiere di Parma, si è tenuto martedì 6 maggio a Salsomaggiore Terme (pr) presso il Salone Moresco del Palazzo dei congressi.
L'incontro, fuori salone Cibus, è stato condotto da Luigi Rubinelli direttore di MarkUp, e vi hanno partecipato Giuseppe Minoia presidente GFK Eurisko e Paolo Bertozzi amministratore delegato di TradeLab.

I temi trattati
L'analisi del mercato oggi
Come rilanciare i consumi alimentari
Come orientare l'innovazione di prodotto e di formato
Le nuove abitudini di consumo e i nuovi comportamenti di acquisto
Le implicazioni per le imprese della distribuzione moderna

L'appuntamento, esclusivamente su invito, ha visto la partecipazione di circa 600 manager tra indusrtria e retail italiano ed estero
Per informazioni http://vittoria.moroni@ilsole24ore.com

Pernopasta si distingue per il gusto

Azienda fortemente legata al territorio, Pernopasta nasce dieci anni fa in Calabria alle spalle di Tropea, “con l'obiettivo di proporre al mercato -dice Francesca Pontoriero titolare di Pernopasta- il meglio della produzione pastaia sia secca che fresca conciliando tradizione e gusto”.

Siete presenti in gdo?

Siamo partiti con il canale ristorazione e con il dettaglio specializzato, ma da qualche anno siamo ben inseriti presso le principali insegne della Calabria. Inoltre, stiamo decollando con un piano marketing a seguito del restyling del marchio, che ci porterà a coprire tutto il mercato italiano e i maggiori mercati dell'Ue. Preciso che, in Usa e Canada, siamo già presenti con soddisfazione dall'inizio degli anni 2000.

Che cosa vi differenzia dalla concorrenza?

Il nostro assortimento si basa sulle più note specialità regionali, soprattutto del sud Italia. Offriamo però anche qualche esclusiva come la pasta al limone, all'arancio o al cacao e peperoncino. Ma ciò su cui puntiamo di più, lo ripeto, è il gusto.

Obiettivi a medio termine?

Intendiamo insistere su questo posizionamento in fascia medio alta, dove cresciamo mediamente del 15%. Sempre all'interno del piano marketing vogliamo investire anche in comunicazione per aumentare il livello di awareness e facilitare l'espansione in gdo.

Italia Zuccheri innova e veste lo scaffale

Italia Zuccheri Commerciale, nata dalla joint venture tra il
gruppo Co.Pro.B Italia Zuccheri, il maggior gruppo saccarifero
italiano e Pfeifer & Langen, terzo produttore di zucchero in
Germania, presenta a Cibus il piano di sviluppo per il 2008.
“Abbiamo un obiettivo di crescita sull'anno del 10-15%, che
intendiamo raggiungere facendo leva sugli asset distintivi della
nostra azienda: innanzitutto, la provenienza esclusivamente
italiana dello zucchero, che è certificato DNV ed è tracciabile
dalla coltivazione alla tavola”, spiega Marco Sebastianelli, direttore
commerciale. Che aggiunge: “La nostra flessibilità,
inoltre, ci consente di adeguarci ai cambiamenti del mercato e
delle dinamiche di consumo, che si spostano per esempio sempre
di più verso il fuori casa e i prodotti protagonisti di una
crescita interessante, come lo zucchero di canna e i nuovi concept
di basi e preparati per dolci”.
Proprio in quest'ultimo settore,
Italia Zuccheri ha lanciato la nuova linea di prodotti a
marchio Diamant, per la decorazione di torte, focacce e dolci
di ogni tipo e la preparazione di marmellate. “La declinazione
dell'offerta su nuove tipologie di prodotto ci consente di lavorare
anche sulla caratterizzazione del prodotto, che va a scaffale
e quindi deve avere un packaging distintivo. Operazione più
complessa per lo zucchero, commodity che non deve posizionarsi
al di sopra di un certo prezzo”, conclude Sebastianelli.

Aperitivo culturale a Salsomaggiore

Un talk show su come affrontare la crisi dei consumi e il consumatore che cambia. È stato l'aperitivo culturale che ha preceduto la cena di gala che Cibus ha offerto a circa 600 rappresentanti dell'industria e della distribuzione internazionale la sera del 6 maggio a Salsomaggiore, nel suggestivo scenario del Palazzo dei Congressi.

Il dibattito, promosso da Gdoweek e Mark Up e condotto da Luigi Rubinelli, direttore di Mark Up, ha visto colloquiare Giuseppe Minoia, presidente di Gfk Eurisko, e Paolo Bertozzi, presidente di TradeLab. Un breve ma serrato confronto che ha avuto una conclusione univoca: gdo e idm dovrebbero imparare a conoscere meglio un consumatore che, almeno nelle fasce meno impoverite dalla crisi, è ancora disposto a pagare qualcosa di più in cambio del soddisfacimento di bisogni e desideri.

Granarolo: il futuro è offrire la qualità a prezzi accessibili

II mercato dello yogurt continua
a godere di ottima salute, ma è
anche molto affollato e competitivo.
Qual è il posizionamento dei
vs brand?

Nel mercato dello yogurt siamo presenti
con due grandi brand: Yomo e
Granarolo. Nel lessico famigliare degli
italiani il primo è sinonimo di yogurt:
è il marchio che ha creato il
consumo dello yogurt nel nostro
Paese e che da sempre si connota per
qualità, genuinità e semplicità. Il suo
posizionamento è ben espresso dal
claim “Yomo, il piacere di star bene".
Infatti, Yomo è lo yogurt che aiuta a
star bene con gusto. Pensato per chi
ricerca il benessere senza artifici, attraverso
un’alimentazione sana e naturale,
ancora oggi poggia il suo successo
su Yomo Omogeneo: vero yogurt,
vera frutta e una lista di ingredienti
decisamente corta. In sostanza,
uno yogurt italiano al 100% (ottenuto
solo da latte italiano), naturale
al 100%, che conta su una fetta di
consumatori che apprezzano il valore
delle cose semplici e genuine.
Lo yogurt Granarolo fatto con latte
di Alta Qualità, invece, è rivolto a
coloro che pensano che lo yogurt
debba essere genuino, ma anche cremoso
e gratificate. Granarolo AQ,
infatti, pur essendo un prodotto decisamente
goloso, è ottenuto con ingredienti
sani, naturali e controllati,
ed è certamente lo yogurt cremoso
più rigoroso sul piano della qualità
della materia prima (solo latte fresco
italiano di alta qualità) e della genuinità
dei componenti.

Fare innovazione significa più marginalità,
oltre che distintività per la
marca. Quali sono i lanci recenti
che vi stanno dando maggior soddisfazione?

Il successo più eclatante è certamente
quello di Yomo Desiderio: una linea
composta da nove referenze di
yogurt interi, con un posizionamento
chiaro e distintivo ("lo yogurt sano,
buono come un dessert"), e uno
straordinario profilo organolettico.
Lanciato nel gennaio 2007, è stato
riconosciuto come il prodotto di
maggior successo nel mercato dello
yogurt durante tutto l’anno solare,
in termini di rotazioni a volume e a
valore (secondo le rilevazioni IRI
I+S+S).

Quali sono le linee di sviluppo future,
ovvero le aree strategiche che
intendete andare a rafforzare?

In questo momento stiamo lavorando
sulle aree core di entrambi i
brand, Yomo e Granarolo. Siamo
convinti che ci siano ancora spazi di
crescita per prodotti che godono di
plus rilevanti e distintivi, coerenti
con i Dna delle due marche e con il
profilo del nostro gruppo. Nel mercato
dello yogurt siamo il primo
operatore italiano: un primato che
impone delle responsabilità, che il
Gruppo Granarolo è pronto a cogliere.

Alla luce della contrazione dei consumi
alimentari, qual è la politica di
prezzo adottata?

Noi vogliamo offrire valore al consumatore
attraverso prodotti eccellenti
sul piano qualitativo, accessibili sul
piano del prezzo. Non è facile garantire
qualità a prezzi ragionevoli, ma
questa continua ad essere la nostra
sfida. Non intendiamo agire sulle
formulazioni per contenere i prezzi
come fanno altri. Vogliamo continuare
a garantire la massima qualità,
cercando una maggiore efficienza sul
piano dell’organizzazione interna.
Questo significa, ad esempio, dosare
con molta attenzione la comunicazione
e le politiche promozionali.
Ma non rinunceremo alla qualità.

Le novità salutistiche presentate da Parmacotto

Parmacotto presenta in anteprima a Cibus grandi novità di prodotto. L’azienda parmense, infatti, conosciuta per l'impegno nel settore della Ricerca & Sviluppo, propone soluzioni ricche, originali, gustose e in grado di rispondere alle più svariate esigenze di consumo ed abitudini alimentari.
La prima novità è Perfecto, “si tratta -spiega Stefania Rosi, nella foto, responsabile marketing Gruppo Parmacotto- di un prosciutto cotto a bassissimo contenuto di sale, solo lo 0,7% a fronte del 2% che il prosciutto cotto mediamente contiene, disponibile sia in versione a taglio sia in vaschetta per il libero servizio. Perfecto è adatto a chi deve seguire un regime alimentare iposodico ma senza rinunciare al gusto ed è, inoltre, il primo step di un progetto di prodotti rivolti ad un consumatore sempre più attento all’alimentazione”.

I nuovi tramezzini

La seconda novità sono i nuovi Tramezzini realizzati in collaborazione con Kraft. La linea propone quattro varianti, due con Jocca, lo “storico” latticino in fiocchi a base di formaggio fresco con un basso contenuto di grassi, e due con la salsa Kraft Senza Colesterolo, eletto Prodotto dell’anno nel 2008. L’assortimento è caratterizzato da originali abbinamenti di sapori e da una ricca farcitura realizzata con ingredienti freschi e selezionati che garantiscono una leggerezza e un sapore unico ai nuovi Tramezzini.
Tra le novità anche le “Specialità Toscane”: una linea di prosciutti, salame, porchette e lardi prodotti dal Salumificio Piacenti, il primo produttore di prosciutto toscano Dop, recentemente acquisito dal Gruppo Parmacotto.
E infine, Parmacotto presenta la nuova gamma di “salumi a cubetti” in un originale formato bi-pack da 140 grammi (70 grammi ciascuno). La linea comprende: pancetta dolce, pancetta affumicata e prosciutto cotto, perfetti per soddisfare tutti i gusti.

Export ok, consumi da rilanciare

Le nuove sfide e le nuove opportunità per l’industria alimentare italiana sui mercati esteri e su quello interno; i rischi derivanti dagli allarmi e dagli allarmismi sulla sicurezza di filiera; la crisi dei consumi derivante dall’aumento delle materie prime sui mercati internazionali; e infine, come era inevitabile, anche l’agenda di priorità che il secondo settore manifatturiero italiano intende discutere con l’Esecutivo che sta per insediarsi. Tutto questo c’era nel discorso che il presidente Gian Domenico Auricchio ha tenuto ieri nel corso dell’assemblea pubblica di Federalimentare.

Priorità: rilancio dei consumi
Rilanciare i consumi interni è per Auricchio una priorità assoluta. I risultati dell’export nel 2007 sono stati premianti per il nostro sistema: una crescita dell’8% che ha fatto seguito al +9% dell’anno precedente e che risulta una delle migliori performance di sempre, anche se il dato risente della rivalutazione dell’euro. Ma il mercato italiano, ha rilevato Auricchio, “ ha registrato una stanchezza senza precedenti: la contrazione delle vendite dei beni di largo consumo sta a dimostrare che ci troviamo di fronte a una crisi orizzontale della capacità di acquisto”.
Né le cose potevano andare diversamente se si guarda al trend dei prezzi: l’alimentare ha interrotto una lunga serie di anni in cui aveva svolto una sorta di funzione calmieratrice nei panieri della spesa delle famiglie e ha doppiato i dati dell’inflazione, i prezzi al consumo sono infatti aumentati negli ultimi due mesi del 5% mentre quelli alla produzione, più immediatamente sensibili all’aumento delle materie prime, addirittura del 9,8%.
La forchetta tra i due dati e la scarsa possibilità di operare ulteriormente sui margini rende centrale, secondo Auricchio, trovare rapporti non conflittuali con la grande distribuzione, attraverso una “Camera delle buone pratiche contrattuali”.

Italia ai vertici mondiali
della sicurezza alimentare

Per quanto invece riguarda lo scottante tema della sicurezza alimentare, Auricchio ha ricordato che la produzione nazionale si pone ai vertici mondiali della sicurezza ed è un prerequisito, come dimostra anche l’ingente cifra di 3 miliardi di euro, ovvero il 2,5% del fatturato di settore, spesi ogni anno.
Infine proprio su questo tema partono le richieste al nuovo governo: dal dibattito sul federalismo, ha sottolineato Auricchio, non deve sparire l’esigenza di avere un’unica sicurezza alimentare e un’unica autorità preposta a livello nazionale, così come non avrebbe senso frammentare le attività di promozione all’estero. La delega conferita al governo per la realizzazione del nuovo “codice alimentare” è scaduta. Federalimentare auspica che il nuovo esecutivo porti a compimento le iniziative volte alla semplificazione e alla razionalizzazione normativa in materia alimentare.

Valbona punta su qualità e certificazione

Far crescere contemporaneamente il brand e le private label, che già oggi rappresenta il 60% del fatturato aziendale. Un duplice obiettivo ambizioso quello che si propone Valbona, l'azienda di Pozzo Atesino (Pd) che produce un'ampia gamma di sottaceti e sottoli, salamoia e agrodolci, salse e creme spalmabili.
“Il nostro mercato di riferimento - dice Piero Antonio Cavallini responsabile commerciale e socio dell'azienda - è segmentato in maniera decisa in tre fasce: la prima è quella del primo prezzo, che a noi non interessa; invece puntiamo alla seconda, e alla terza, il cosiddetto mainstream e il premium, e vogliamo presidiarle puntando sull'innovazione di prodotto, dato che, caso credo unico nel nostro settore, abbiamo un laboratorio di ricerca e sviluppo in azienda, oltre che sulla qualità e sulle certificazioni che la attestano”

Prodotti a marchio
Sul fronte dei prodotti a marchio Valbona fornisce alcune tra le primarie catene italiane (Auchan, Iper, Conad, Selex, Crai, solo per citarne alcune) e per Conad realizza anche i prodotti della linea top Sapori e dintorni, e fornisce anche catene francesi e australiane. Altri paesi esteri, anche extraeuropei, sono presidiati tramite grossisti.
Per quanto invece riguarda i prodotti brandizzati, l'azienda veneta ha recentemente rivisto il packaging enfatizzando sia l'origine italiana dei prodotti sia le certificazioni di qualità ottenute.

Tra le novità presentate al Cibus si segnalano il Radicchio rosso di Verona grigliato e il Farciriso, presentato nelle versioni in semi di girasole e delicato (senza olio).
Valbona oggi è una realtà produttiva che occupa cento addetti, e si fregia della certificazione di filiera UNI10939 2001

La proposta mitteleuropea di Pan&Co incontra un successo a 2 cifre

Fatturato in crescita a doppia cifra per Pan&Co Italia, filiale dell’azienda austriaca specializzata nella produzione di pani speciali surgelati. Chiuso il 2007 con un incremento del 20%, le prospettive per l’anno in corso sono di una crescita di pari intensità, anche grazie al lancio di una linea di prodotti dedicata al canale Horeca. “L’Italia è il nostro secondo mercato dopo quello domestico – dichiara Emanuele Bassi, direttore commerciale di Pan&Co – siamo focalizzati principalmente sulla grande distribuzione, ma con la costruzione del nostro nuovo magazzino vogliamo impegnarci anche sull’Horeca, canale che riteniamo molto importante sotto il profilo strategico. Oggi la nostra distribuzione in Italia riguarda in modo specifico le regioni dell Centro-nord, abbiamo una presenza molto forte in Lazio, ma vogliamo espanderci un po’ in tutto il territorio”.

350 referenze
La gamma di Pan&Co si fonda su 350 referenze, per una produzione complessiva che supera le 20mila tonnellate a volume, tutte sviluppate dalla casa madre e certificate Ifs.
Prodotto top seller in Italia è il Semmel, un panino simile alla rosetta, molto versatile, che si abbina al salato e al dolce: ma nella gamma di pani speciali Pan&Co spiccano le referenze con contenuto salutistico, provenienti dalla tradizione mitteleuropea, riveduta e corretta in chiave moderna: “Al Cibus presentiamo un panino da 90 grammi con farina integrale, noci e arricchito con Omega 3 – prosegue Bassi – la nostra Linea Salute e un nuovo panino con malto e orzo, tutti dedicati alla Gdo. Nella nostra offerta abbiamo anche una linea di pane biologico, segmento che ha avuto uno sviluppo limitato in Italia per la normativa che obbliga a separare completamente la filiera, forno compreso, a differenza di quanto accade all’estero. Tuttavia, avvertiamo i primi segnali di sviluppo anche qui da noi, soprattutto in quei punti di vendita dedicati esclusivamente ai prodotti bio”.
Negli obiettivi di Pan&Co, la creazione di partnership sempre più strette con le catene della distribuzione, per continuare a foraggiare lo sviluppo anche grazie alla crescita dell’intero reparto panetteria. “Con le aziende della distribuzione, soprattutto quelle di dimensioni più piccole – conclude il direttore commerciale – vogliamo avviare progetti in cui il fornitore sia anche partner per lo sviluppo di tutto il reparto panetteria, massimizzando la flessibilità e la soddisfazione reciproca”.
Pad.3 Q 7

Qualità e versatilità: Il Pastaio di Brescia valorizza gli gnocchi

Versatilità, ampiezza di gamma e specializzazione sono i punti di forza del Pastaio di Brescia, azienda lombarda che fonda tutta la sua produzione su gnocchi e derivati freschi a base di patate. Con un fatturato di 12 milioni di euro 2007, 32% del quale realizzato sui mercati stranieri, l'azienda bresciana innova una referenza tradizionale come gli gnocchi, valorizzandoli e creando prodotti con un posizionamento qualitativo elevato, in linea con la storia aziendale. “Abbiamo due unità produttive - spiega Riccardo Rubessa, responsabile commerciale Gdo del Pastaio di Brescia - su quello storico concentriamo la produzione degli gnocchi standard, i Classici, che sono la base della nostra produzione e hanno un posizionamento di prezzo più basso. Nel nuovo stabilimento realizziamo gnocchi con impasto a freddo, che hanno performance organolettiche più elevate e rappresentano il nostro top di gamma”.

Ruolo di copacker
L'azienda bresciana si propone come copacker per importanti catene distributive italiane e straniere, per le quali sviluppa soluzioni ad hoc per quanto riguarda la ricettazione, i formati e i packaging.
Al Cibus, il Pastaio di Brescia propone gli gnocchi a marchio Patarò “Mi piaci così”, prodotti senza conservanti, a basso contenuto di colesterolo e grassi saturi, realizzati con ingredienti di qualità, ossia 95% di purea di patate con impasto a freddo.
“Tutti i nostri gnocchi - conclude Rubessa - possono essere cotti tradizionalmente in acqua bollente, oppure spadellati secondo le più moderne tendenze gastronomiche”.

I nuovi consumi raccontati da Gdoweek e Mark Up

Oggi alle 19.30 il settimanale Gdoweek e il mensile Mark Up (Il Sole 24 Ore Business Media), organizzano un incontro per parlare di consumi e acquisti che cambiano al Palazzo dei Congressi di Salsomaggiore Terme. Esclusivamente su invito, “Alla ricerca dei consumi e degli acquisti che cambiano. La maturità dei mercati e le implicazioni per le imprese della gdo” è rivolto ai manager del retail e dell'industria, ed è condotto da Luigi Rubinelli, direttore di Mark Up con la partecipazione di Giuseppe Minoia, presidente di Gfk Eurisko e Paolo Bertozzi, amministratore delegato di Trade Lab. “Sarà un colloquio in cui ragionare su come affrontare la crisi dei consumi e i cambiamenti in atto”, spiega Rubinelli. “Alcuni alimenti entrano nel paniere della spesa solo in ragione del loro prezzo basso. È una rivoluzione, ma da affrontare con ottimismo, perché c'è una fascia di consumatori disposta a spendere per alimenti “intelligenti” che hanno un valore aggiunto in chiave benessere, salute…”, commenta Minoia. Ed è proprio sul fare cultura del cibo che le aziende italiane dovranno lavorare con maggiore convinzione. All'incontro seguirà una cena di gala, che ha già ricevuto oltre 600 adesioni.

Biraghi punta sulla diversificazione del portafoglio formaggi

“Le soddisfazioni certo non ci mancano. Ma questo non ci fa dimenticare che siamo di fronte a una congiuntura difficile da affrontare”. La prima parte dell’affermazione di Claudio Testa, direttore marketing e strategie commerciali di Biraghi, è dovuta a un recente successo aziendale, la vittoria al Gran Premio 2008 marketing e innovazione, un riconoscimento che ha inteso segnalare il mix di innovazione, scelte di packaging e “promessa” presentate dalla società di Cavallermaggiore -Cuneo, e anche, aggiunge il nostro interlocutore, una “giusta gratificazione all’attività dei 250 dipendenti e agli allevatori che ogni giorno ci conferiscono 400mila litri di latte”. L’arma vincente è stato il lancio del nuovo pack, caratterizzato dall’apertura facilitata e senza forbici e dalla semplicità della chiusura. “Un semplice servizio, in apparenza –dice Testa- ma che ci ha costretto ad acquisire macchinari ad hoc, un investimento deciso dopo una serie di approfondite analisi sui bisogni dei consumatori”.

Focus sul consumatore

Ma gli allori non bastano e lo studio del consumatore è ancora al centro dell’attenzione dell’azienda. “Sul nostro mercato di riferimento la crisi dei consumi, dovuta agli aumenti delle materie prime che pure non si sono scaricati pari pari sui listini in distribuzione, si sta sentendo. Ci sono le armi classiche delle promozioni – prosegue Testa- uno strumento di marketing cui ricorriamo da sempre in stretta collaborazione con la gdo”. E poi naturalmente la comunicazione, che negli scorsi mesi ha dato ottimi riscontri all’azienda, che ha investito anche in pubblicità televisiva. Con l’intenzione di ripetere l’esperimento. E l’esportazione. “Ci stiamo concentrando piuttosto su piccoli mercati, come la Slovenia dove di recente abbiamo fatto ingresso – dice Testa- mentre altri paesi sulla carta molto più interessanti, come la Germania, si rivelano obiettivamente più difficili”. Fuori dai confini nazionali Biraghi punta molto sul gorgonzola, prodotto per cui l’azienda può contare anche sulla marchiatura Dop. Il famoso formaggio sarà oggetto di un lancio in grande stile sul mercato nazionale nei prossimi mesi, con l’obiettivo di diversificare il portafoglio prodotti, per ora concentrato sui prodotti da grattugiare. “Un comparto che abbiamo iniziato ad affrontare - conclude il nostro interlocutore- è quello del light. C’è un’esigenza crescente dei consumatori di prodotti di questo tipo e noi abbiamo già lanciato una referenza di formaggio da grattugiare con ridotta quantità di grassi”.
PAD. 1 A 30

Cresce il business del fuori casa

Il fuori casa come canale privilegiato di sbocco per l’industria alimentare italiana di qualità. Così si potrebbe riassumere il del convegno presentato dalla Fipe, la federazione italiana dei pubblici esercizi, nel corso della prima giornata del Cibus. Di food e horeca hanno parlato, assieme al presidente della Federazione, Lino Stoppani, imprenditori della produzione e della ristorazione e docenti. In particolare, il mondo accademico è stato rappresentato dal professor Luca Pellegrini, dello Iulm di Milano, che partendo dai dati del monitoraggio continuo del mercato dell’out of home che compie con la società di consulenza TradeLab ha delineato alcuni possibili scenari per il futuro uno sviluppo che vedrà presumibilmente anche un ruolo più attivo per la gdo) e Francesco Fagotto, dell’ateneo patavino, che ha invece segnalato da un canto la necessità per gli operatori della ristorazione di cambiare modello di business, dall’altro la contemporanea esigenza di radicali modifiche della normativa fiscale e dei contratti di lavoro.

Italia leader in Europa

Cuore dell’incontro è stata la presentazione della ricerca dell’Ufficio studi Fipe sui consumi fuori casa in Europa. Il valore del mercato è stimato in 335 miliardi di euro nell’area euro e 483 miliardi di euro nell’Unione a 27 Paesi.
Considerando i 13 paesi aderenti alla moneta unica si verifica che analizzando i dati dei quattro maggiori stati consumatori (Germania, Francia, Italia e Spagna) si raggiungono 257 miliardi di euro, il 77% del valore dell’Eurozona e il 54% del valore complessivo riferito all’Unione allargata. Passando alla realtà di casa nostra, la spesa per le consumazioni alimentari extradomestiche rappresenta ormai un terzo dei consumi food degli italiani. Il mutamento degli equilibri tra consumi alimentari domestici e consumi alimentari extradomestici è uno dei segnali più forti del cambiamento dei modelli sociali. Un mutamento, sottolinea la ricerca, che coinvolge sia il modello di produzione (società industriale contro società terziaria), il modello delle relazioni familiari (si mangia fuori casa perché i figli sono costretti a rimanere più al lungo tra le mura domestiche e cercano quando possibile di evaderne), gli stili alimentari (pasti destrutturati, moltiplicazione delle occasioni di consumo, ecc.). Nei Paesi dell’Unione europea il consumo domestico resta, a differenza di quanto accade nel mondo anglosassone, prevalente rispetto al consumo extra-domestico.

Servizio ed export: la forza della salumeria italiana

Anche per il 2007, secondo dati Federalimentare, la salumeria si attesta al quarto posto nella classifica dei principali comparti produttivi dell'alimentare, con 7,5 mio di euro di fatturato. Chiediamo a Francesco Pizzagalli, presidente di Assica, di commentarci l'andamento di un settore fortemente strategico per l'economia nazionale.

Ritiene soddisfacente il bilancio dell'ultimo anno?

La salumeria italiana vive oggi una situazione complessa: a fronte di uno sviluppo settoriale tipico di un comparto maturo, negli ultimi anni è stata capace di introdurre alcune innovazioni, come le confezioni in atmosfera modificata, che hanno permesso di coniugare i prodotti della tradizione con le esigenze dei consumatori moderni. Anche grazie allo sviluppo di questo nuovo mercato, dai primi dati consuntivi del 2007 abbiamo la percezione che il mercato italiano possa segnare una piccola crescita. Nel contempo, viviamo un costante e deciso aumento delle spedizioni all'estero, giunte ormai a superare il 10% del valore della produzione. Il 2007 si è chiuso con un incremento in quantità di oltre il 4% e in valore di oltre il 6,5%.

Quali sono le famiglie di prodotto trainanti?

Nel 2007 sembra aver avuto la maggiore crescita il prosciutto crudo, che ha raggiunto per la prima volta il prosciutto cotto in testa alle preferenze dei consumatori. Buone performance vengono anche dalla mortadella e dai wurstel, mentre i salami paiono sostanzialmente stabili.

Quali sono le aree di prodotto e/o i canali nelle quali individuate le più interessanti potenzialità di sviluppo?

Lo sviluppo del preconfezionato sta permettendo, anche nei salumi, l'elaborazione di alcune politiche di brand che sicuramente possono considerarsi uno stimolo positivo per la crescita delle aziende del settore. Questa nuova possibilità di “firmare” le fette -unita ad una scarsa cultura del brand tra le aziende della salumeria- ha tuttavia portato ad un'enorme crescita delle Private Label. Si tenga conto che le confezioni in Atp sono un settore particolarmente dinamico anche sul fronte dell'esportazione, visto che permettono di aumentare la penetrazione in Paesi con una scarsa cultura salumiera -nei quali è complesso e costoso formare personale che sappia trattare e servire in maniera corretta i nostri prodotti- e nei canali della distribuzione moderna internazionale dove è limitatissima la presenza dei banchi assistiti e tutto viene venduto in modalità self service. Ne è dimostrazione, per esempio, la forte crescita del Regno Unito che è diventato in pochi anni il nostro terzo mercato di rifermento.
Il settore suinicolo è in crisi per sovrapproduzione e per la concorrenza estera.

Quale è la ricetta per risanare l'intera filiera?

Tutto il settore ha un grave problema di redditività, che si posiziona ormai a livelli di guardia. Oggi ci troviamo di fronte a una grave crisi dell'intera filiera, che si sta riversando in maniera maggiore sull'allevamento il quale sconta un eccesso di produzione a livello italiano ed europeo, a cui si è aggiunta una crescita imprevista -quantomeno nella dimensione- dei costi dei mangimi. Al tempo stesso in tutta Europa emerge evidente la quasi impossibilità di aumentare i prezzi al consumo di carne suina e prodotti derivati, a causa della debolezza dei consumi e della pressione commerciale esercitata dal crescente potere della gdo. Da ciò deriva la generale sofferenza di tutte le componenti produttive della filiera. Una difficoltà che potrà essere superata agendo da un lato sull'offerta di carne suina e, dall'altro, attraverso la definizione di regole più eque nei rapporti con la distribuzione. Il prezzo dei mangimi, tenendo conto che le scorte mondiali di cereali sono ai livelli minimi dagli anni '50, non sembra infatti poter beneficiare dell'annunciato aumento della produzione della campagna 2007.

2.400 marchi per il made in Italy e 450 buyer esteri

Apre oggi la XIV edizione del Salone internazionale dell'alimentazione con una nuova collocazione nel calendario settimanale (lunedì-giovedì) concepita per acuire la vocazione professionale della manifestazione.
Con 2.400 marchi del made in Italy presenti, il Cibus, anche in questa edizione 2008, si caratterizza come la fiera più completa dell'Italian food, con la missione di favorire l'incontro tra le realtà italiane del settore e le più importanti catene della gdo mondiale dei mercati di riferimento per l'export alimentare, presenti con 450 buyer esteri in rappresentanza di 59 Paesi. Aspetto significativo, in quanto a fronte di una sostanziale stagnazione dei consumi nel mercato domestico il 2007, è il bilancio, chiusosi con un +8% e 18 miliardi di euro di fatturato.

Germania primo partner con l'Italia
La Germania -che con una quota del 17,8% (seguita dagli Stati Uniti, con il 12,7% e dal Regno Unito, +10,1%), si conferma primo mercato-sbocco delle aziende agroalimentari italiane- quest'anno è il Paese Focus. Una presenza, quella tedesca, forte di 25 aziende e due aree espositive distinte (nel padiglione 1 del lattiero-caseario e nel padiglione 6 dedicato ai territori ed alle istituzioni) che, grazie alla regia del Cma Italia (filiale italiana della Cma GmbH, Centrale di Marketing del Settore Agro-Alimentare Tedesco) vive di due momenti qualificanti. Oggi, per l'inaugurazione di Cibus 2008, sono presenti a Parma rappresentanti delle Associazioni degli industriali e delle principali major della gdo tedesca, rappresentate da una folta delegazione di buyer; mentre domani durante il pomeriggio del 6 maggio, in collaborazione con Lebensmittelzeitung, si terrà il convegno dal titolo “La disponibilità delle risorse alimentari nel futuro” a cui participeranno Markus Kraus, Direttore Generale CMA GmbH, Peter Esser, Direttore Lebensmittelzeitung e Ulrich Noehle, dell'Università Tecnica di TU Braunschweig.

Dolce Italia e ristorazione fuori casa
Dal punto di vista dell'offerta vi segnaliamo Dolce Italia, il salone del dolciario creato da Aidi (Associazione Industrie Dolciarie Italiane) che diffonde in Italia e all'estero la conoscenza dei prodotti dolciari italiani, essendo sempre più attenta ai contenuti nutrizionali e al packaging dei propri prodotti, quale strumento di marketing e al tempo stesso raffinata espressione del senso estetico italiano. Con i suoi oltre 300 espositori provenienti da 11 paesi diversi, Dolce Italia è la più grande e completa vetrina del settore dolciario. In tale ambito, oggi pomeriggio, si terrà la premiazione dei vincitori del “Vassoio d'oro” destinato ai nuovi prodotti delle aziende che espongono a Dolce Italia. Da non dimenticare, infine, che sempre oggi si svolge la prima “Giornata della Ristorazione Fuoricasa”, un evento che porta a Parma più di 500, tra ristoratori e baristi, grazie ai pullman organizzati da Fipe e dalle varie Ascom locali del Centro-Nord Italia, e che si propone di sondare un trend socio-alimentare molto diffuso. Le iniziative riguardano non solo la fiera ma anche la città e il territorio. Come esempio citiamo i ristoranti del circuito “Bollino blu” che proporranno menù speciali per gli operatori del Cibus.
Nella foto, Roberto Ravazzoni, Ad Fiere di Parma.

Il Parmigiano Reggiano punta su sportivi, bimbi e anziani

Il Parmigiano reggiano Dop, nell'ambito delle produzioni Dop si colloca al terzo posto per valore al consumo e incide per oltre il 15% sul fatturato totale del paniere Ue. Nel 2007 ha segnato un incremento delle quotazioni all'origine dell'11,1%: una ripresa, però, erosa dall'aumento dei costi di produzione (+10%). A Giuseppe Alai, presidente del Consorzio del formaggio Parmigiano reggiano, abbiamo chiesto di delineare un quadro dell'attuale situazione del mercato e le sue prospettive.

Con il rincaro delle materie prime, incluse quelle per l'alimentazione animale, che ricadute ci sono sul prezzo al consumo?

Nonostante un aumento dei costi del 10% per l'energia, gli interessi passivi e le impennate dei prezzi sui cereali, sul mondo dei consumi vi è stata una ricaduta di appena il 2%. È evidente che i costi sono stati assorbiti in buona parte dalle imprese. Anche per questo occorre sostenere il comparto mettendo in campo ogni possibile azione finalizzata ad assicurare maggiore stabilità: dal rispetto dei piani produttivi alle integrazioni tra i caseifici, che portino a un miglioramento della commercializzazione, fino all'incremento delle vendite dirette in latteria attraverso punti di vendita qualificati.

Qual è il trend dei consumi in Italia?

Nel corso del 2007 vi è verificato un aumento dei consumi in Italia, pari a un +2,9% in valore e un +1% in volume.
Ancora più significativo è stato l'apprezzamento all'estero: benché non sia possibile distinguere tra grana padano e parmigiano reggiano, i dati aggregati Eurostat evidenziano un +16,2%.
Un trend assolutamente positivo, soprattutto nell'ambito dei 13 paesi legati all'euro, dove si riscontrano i maggiori incrementi di consumo, mentre su paesi extra Ue soffriamo la rivalutazione dell'euro sulle altre monete.

Quali sono le strategie per valorizzare il prodotto in Italia? E all'estero?

Sport, bimbi e anziani sono i tre pilastri della comunicazione in Italia. Infatti, abbiamo deciso di orientarci a un posizionamento di mercato diverso, con sponsorizzazioni insieme al Coni per le Olimpiadi in Cina e a fianco della Squadra olimpica fino al 2010. E, avvalendoci del supporto di alcune Università abbiamo puntato a una enfatizzazione delle peculiarità organolettiche e nutrizionali del parmigiano reggiano sia nell'ambito della pediatria sia in quello della geriatria. All'estero, dove il rapporto prioritario è con importatori locali, giochiamo sul riconoscimento internazionale del nostro prodotto, avvalendoci di media locali, dove siamo presenti in servizi dedicati alla cucina. Ci avvaliamo però anche della collaborazione della distribuzione locale, dove spingiamo per effettuare promozioni. E, il budget stanziato per il 2008, è pari a 8 milioni di euro per i mercati esteri e a 5 milioni di euro per quello nazionale.

L'ultima sentenza della Commissione europea, che ribadisce il divieto dell'utilizzo del nome parmesan, è un reale freno alla contraffazione?

Con quella sentenza abbiamo vinto sul piano della protezione, ma abbiamo bisogno che la legge attuale sia modificata, per andare a colmare alcune lacune. Occorre, per esempio, che ogni paese dell'Unione abbia l'obbligo di tutelare tutti i singoli prodotti Dop e Igp, indipendentemente dal fatto che siano o meno prodotti in quel paese. La tutela delle Dop sta assumendo rilievo anche all'interno della Commissione europea. Però, anche la politica deve assumersi delle responsabilità: il 26 febbraio il governo italiano si è impegnato per portare al tavolo dell'Ue la modifica della legge su questi principi di base.

Pomì presenta una ricerca sulla sostenibilità

Quanto vale, secondo il consumatore, un'agricoltura sostenibile, in un contesto di totale controllo della filiera? Come si può superare il timore degli Ogm?
A queste e altre domande risponde la ricerca realizzata da Interactive Market Research in collaborazione con Pomì (Boschi Food& Beverage), che sarà presentata oggi, 5 maggio alle 16, nella sala stampa delle Fiere di Parma.
Tra i punti caldi della ricerca emerge che il consumatore desidera un prodotto naturale, senza coloranti o conservanti e, soprattutto, senza Ogm. Ma l'analisi di Interactive Market Research dimostra come sia ancora diffusa una conoscenza approssimativa del problema Ogm. Infatti, il 71% degli intervistati è in grado di scrivere correttamente l'acronimo Ogm, ma, sebbene il 55% del campione abbia un netto atteggiamento di contrarietà, una percentuale elevata (33%) risponde “non so” alle domande legate al tema della salute, rimarcando un importante 20% di disinformati.

“Pomì -dichiara Marco Crotti, presidente di Boschi Food&Beverage- si è fatto promotore di questa iniziativa, di interesse scientifico e sociologico, perché crede nell'importanza di sensibilizzare operatori e consumatori sul ruolo fondamentale della filiera agro-alimentare per l'equilibrio naturale dell'ambiente. Un dialogo con il consumatore sui temi dell'agroalimentare del futuro è un serio impegno che la nostra azienda intende assumersi”.

Gfk e Tns, matrimonio nelle ricerche di mercato

Tns e Gfk, due giganti mondiali della ricerca, hanno confermato la volontà di unirsi in forma paritetica per dar vita a quello che sarebbe il secondo player del settore a livello globale.
Dal merger, soggetto alle necessarie valutazioni delle Autorità antitrust, nascerebbe GfK-Tns, con a capo in qualità di chief executive officer l'attuale uomo al vertice di Tns, David Lowden. Hajo Riesenbeck e Donald Brydon, chairman, rispettivamente, di GfK e TNS, diventerebbero co-chairmen. L'operazione offre ai due gruppi l'opportunità di estendere la propria presenza nei mercati emergenti: Asia, America Latina ed Europa dell'Est in particolare.
Il merger avverrà anche in Italia, dove operano GfK Eurisko e Tns Infratest. La prima realtà è frutto dell'acquisizione di Eurisko da parte di GfK operata a fine 2004, mentre la seconda è nata da un'analoga operazione compiutasi, sempre 4 anni, fa tra Tns Abacus e NFO Infratest.
Nel nostro paese l'integrazione dei due gruppi dovrebbe salvaguardare, nella nuova denominazione, la sigla di Eurisko, in ragione del “peso” sul nostro mercato dell'istituto, leader nel segmento delle ricerche sul consumatore con un fatturato 2007 di circa 52 milioni di euro.
Sempre in queste settimane, l'istituto guidato da Lucchi sta concludendo l'operazione che porterà a integrare nel gruppo GfK Panel Services, che diventerà una business unit di Gfk Eurisko. È ancora da decidere se, poi, continuerà ad agire con il proprio attuale nome o se offrirà i propri servizi come GfK Eurisko.

Le joint venture non funzionano in Cina

È recente l'annuncio dell'uscita di Fiat dalla joint venture (Jv) con Nanjing. Attratta nell'orbita di Saic, cioè della principale impresa automobilistica cinese, Nanjing si è mostrata reticente alle richieste di investimenti in nuovi prodotti e iniziative commerciali avanzate dal socio italiano. La lista dei fallimenti, o almeno “logoramenti”, di joint venture in terra cinese include nomi eccellenti come Peugeot, Foster's (birra), Fletcher Challenge (acciaio), insieme a molti altri nelle telecomunicazioni. E sono inoltre diversi i casi di imprese che rivedono la loro presenza in Cina dalla forma joint a quella wholly, cioè rinunciano a un partner locale per diventare interamente proprietarie (e padrone) del business. Le alleanze costituiscono matrimoni di convenienza e, dunque, sopravvivono fintanto che questa convenienza sussiste per entrambe le parti. Se questo è vero in generale, lo è ancora di più in un contesto come quello cinese, dove la mutevolezza del contesto industriale e legislativo può modificare rapidamente il bilancio delle convenienze. La Wholly Foreign Owned Enterprise (Wfoe) è società a esclusivo capitale straniero, capitale che può essere conferito in valuta estera, macchinari e impianti, diritti di proprietà industriale, tecnologia e know how. I conferimenti in diritti reali e know how non possono comunque superare il 20% del capitale sociale.

L'evoluzione
In passato questa seconda soluzione era osteggiata dal governo cinese, interessato ad accompagnare gli operatori esteri con soggetti locali capaci di assorbirne imprenditorialità e know how. Per restare al settore automobilistico, la joint venture era una scelta obbligata e anche numericamente limitata (non più di due). In seguito all'ingresso della Cina nel Wto, molti di questi vincoli sono stati rilassati. Due sono i principali vantaggi della Wfoe. Primo, maggior autonomia e rapidità decisionale, non essendoci una controparte (cinese) con cui dover condividere ogni scelta. Una controparte che spesso presenta motivazioni diverse da quelle occidentali e collocate su un orizzonte di (più) breve periodo. Secondo, maggior controllo sul know how e tecnologia trasferiti in Cina, e dunque minori rischi di espropriazione della proprietà intellettuale. D'altra parte, una joint venture consente eventuali contenziosi legali tra parti entrambe cinesi. Tuttavia la totale proprietà estera, e dunque l'assenza di un partner, può generare problemi di inserimento nel contesto locale, con possibili difficoltà di approvvigionamento, reclutamento, legittimazione sociale e tutela legale. Aspetti non irrilevanti in un ambiente dove l'appartenenza relazionale (“guanxi”) costituisce una criticità importante del business. Esistono inoltre alcuni benefici fiscali (e più in generale agevolazioni governative) rivolte alle Jv e assenti per le Wfoe.

(*) Università di Udine

VANTAGGI

JOINT VENTURE
• Presenza di partner autoctoni che possono garantire un miglior inserimento nel contesto industriale locale e e alcuni benefici fiscali
• Superiore protezione in caso di contenzioso

WHOLLY FOREIGN OWNED ENTERPRISE
 • Maggior livello di controllo
• Flessibilità strategica e operativa
• Riduzione del rischio di perdere know how

SVANTAGGI

JOINT VENTURE
• Decisioni necessariamente condivise
• Obiettivi non convergenti
• Partner problematici
• Sottrazione di tecnologia proprietaria

WHOLLY FOREIGN OWNED ENTERPRISE
• Investimenti
• Costi di switching
 • Tempi superiori

*Università di Udine

Dalle salse ai sughi freschi, il brand Biffi trova nuovo slancio

Il trend dei consumi premia i cibi freschi ed ecco che un'azienda storicamente attestata in area grocery qual è Formec Biffi, che da sempre fonda il proprio core business sulla produzione di salse -sia a marchio proprio (Biffi per il canale gdo e Gaia per il canale catering/horeca) sia soprattutto a marchio dell'insegna- da alcuni anni ha deciso di puntare con decisione sul mercato dei sughi freschi.

Ricettazioni esclusive
“Tutta la gastronomia fresca è un comparto che gode di ottima salute -commenta il direttore generale Filippo Benvenuto- perché da un lato le famiglie moderne hanno sempre meno tempo per cucinare e dall'altro i prodotti freschi consentono di ottenere un effetto home made più elevato rispetto ai cibi conservati. E un sugo fresco, specie se offre il plus di una ricettazione particolarmente curata e magari originale, è un favoloso facilitatore in cucina: il tempo di cuocere la pasta e si è subito pronti a portare in tavola una pastasciutta da chef”.

Inaugurata 6 mesi fa, la linea dei sughi freschi Biffi si compone oggi di 12 referenze: 4 pesti, 4 a base di pesce e 4 specialità, tutte in monovaschetta da 85-90g -formato ideale per condire due porzioni di pasta- che conservate a 0-4 °C offrono una shelf life di 90gg. “Si tratta di ricettazioni esclusive -sottolinea Benvenuto- studiate dal nostro laboratorio di R&S per differenziarci dai principali competitor del mercato, che vivendo i sughi come prodotto di complemento sono invece attestati principalmente su ricette più classiche”.

Rotazioni elevate
Il posizionamento prescelto dall'azienda per i sughi freschi è in fascia premium, ma nonostante il prezzo medio di un 10-20% superiore a quelli dei leader, i prodotti stanno dando grandi soddisfazioni all'azienda lodigiana, che infatti sta già lavorando a nuove ricettazioni. “L'ampiezza di gamma è importante -spiega Benvenuto- per fidelizzare lo zoccolo duro degli shopper più altoconsumanti, ma soprattutto per rafforzare il posizionamento del brand Biffi come specialista nel segmento. Anche se nella maggior parte dei casi, andiamo a scaffale con 3/4 facing e quindi con i prodotti più altovendenti, ovvero il pesto senz'aglio, il sugo radicchio e speck e il sugo all'astice, che stanno evidenziando rotazioni sorprendenti”. Insomma, non che Formec Biffi -che ha chiuso il 2007 con un fatturato di 49 milioni di euro (+13% sul 2006)- abbia deciso di cambiar pelle, anzi, forte di una struttura molto flessibile, intende continuare a presidiare le diverse aree di business. Per il 2008, l'obiettivo è arrivare a un giro d'affari di 60 milioni di euro, composto per il 47% dalla produzione a marchio proprio, per un altro 40% dalla produzione contoterzi e per il restante 13% da un'altra attività ormai "storica" dell'azienda: quella di confezionamento e distribuzione dei prodotti Solvay (bicarbonato). “Per tutto il 2008 -afferma Benvenuto- concentreremo i nostri sforzi sull'allargamento distributivo e sulle esposizioni preferenziali, dopodiché potremo passare a investire in comunicazione consumer”.

La ricetta anticrisi si chiama qualità

“Cibus è fondamentale per la diffusione del Made in Italy alimentare, per le piccole e medie imprese”. Così Giandomenico Auricchio, presidente Federalimentare, riafferma l'importanza strategica della rassegna parmense.

Il Cibus certo non arriva in un buon momento ...
Gli ultimi 12 mesi ci hanno costretto a fare i conti con fenomeni ingenti per alcuni comparti dell'agroalimentare italiano: l'aumento esponenziale dei prezzi di alcune materie prime; l'attacco, spesso ingiustificato, dei media sulla sicurezza alimentare; gli effetti negativi derivati da una politica agricola mondiale che non sempre tiene conto delle esigenze di approvvigionamento dell'alimentare. Ci sono anche novità positive, che mostrano il grande dinamismo delle imprese italiane e la loro capacità di confrontarsi con il mercato.
Il prezzo non diventerà un fattore discriminante?
Oltre la stagnazione dei consumi e da difficoltà degli italiani con minore capacità di spesa ad arrivare alla fine del mese, esistono segnali interessanti di consumi dinamici e di target emergenti di consumatori. Non tutti i “carrelli della spesa”, infatti sono in flessione: esiste una tendenza alla crescita del carrello dei prodotti “etnici”, “salute”, “pronti” e una buona tenuta di quello “lusso”.

Emergenze alimentari: come evitare crisi come quelle della bufala?
Nonostante le crisi, più mediatiche che reali, la sicurezza dei nostri prodotti non è in discussione e nessun Paese al mondo può vantare una qualità alimentare superiore alla nostra. Nostro obiettivo è potenziare la comunicazione a tutela dell'immagine delle nostre imprese che ogni anno investono circa 3 miliardi di euro in sicurezza.

Cosa si sta facendo contro il falso made in Italy?
L'industria alimentare deve fare i conti con il problema dell'“italian sounding”: cibi e bevande che nel mondo vengono prodotti e venduti utilizzando in maniera impropria parole, immagini, marchi e ricette che si richiamano all'Italia: un fenomeno con un giro d'affari di 52 miliardi di euro l'anno. Venendo poi ai risultati positivi cito l'esempio più recente. Come presidente del Comitato per la tutela dei marchi e la lotta alla contraffazione di Confindustria ho accolto con entusiasmo la vittoria di Ferrero in Cina: la contraffazione, anche in un paese lontano e difficile può essere attaccata e vinta anche semplicemente adottando le leggi in vigore.

Cresce l’Rfid nella filiera agroalimentare

La tecnologia Rfid, grazie alle possibilità di monitoraggio e tracking offerte, sta diventando oggetto di applicazioni e sperimentazioni sempre più frequenti nella filiera agroalimentare. Fra i progetti più attuali figura l'Rfid Logistcs Pilot, avviato presso l'Rfid Lab dell'Università di Parma, che ha l'obiettivo di testare sul campo e verificare a livello di filiera i benefici derivanti dall'utilizzo dell'identificazione in radiofrequenza e del sistema EpcGlobal. Al progetto aderiscono realtà quali Auchan, Chiesi, Cecchi Corriere, Conad, Danone, Grandi Salumifici Italiani, Goglio, Nestlé, Number 1, Lavazza, Parmacotto, Parmalat.

Un progetto di filiera

La filiera oggetto del pilota coinvolge un produttore, il suo magazzino prodotti finiti o quello di un operatore logistico, il cedi del distributore e i relativi punti di vendita. Su oltre 20.000 cartoni di prodotto verranno applicati tag Rfid all'uscita delle linee di produzione, in cui verrà codificato il seriale univoco Sgtin. Il flusso di cartoni e pallet, anch'essi identificati mediante tag Rfid e seriale Sscc, verrà quindi tracciato attraverso magazzini e depositi fino allo scaffale del pdv. Una volta rilevate dal campo, le informazioni di tracciabilità relative a pallet e cartoni verranno scambiate e condivise dai sistemi informativi mediante i meccanismi dell'Epc Network. La sperimentazione sul campo coinvolgerà la base logistica di Mamiano (Pr) di Parmacotto, il centro di distribuzione di Calcinate (Bg) e i pdv Auchan di Curno (Bg) e Rescaldina (Mi).

Cold Chain Pilot

Un altro progetto che vede protagonista l'Università di Parma è il Cold Chain Pilot, che mira a studiare e
realizzare il monitoraggio della temperatura nella catena logistica frutticola post-raccolta
per il mantenimento della catena del freddo. L'iniziativa si inserisce nell'ambito delle attività previste dal progetto Frutticoltura Post Raccolta, presentato da CRPV, Centro Ricerche Produzioni Vegetali e da una ventina di partner accademici e industriali, e finanziato dalla Regione Emilia Romagna. Il progetto, finalista all'edizione 2008 dell'Rfid Italia Award, è stato realizzato coinvolgendo 2 centri di distribuzione della Cooperativa Emiliafrutta (Apo Conerpo) e 6 pdv con lo scopo di monitorare, tramite Rfid, la temperatura delle ciliegie di Vignola durante l'attraversamento dell'intera cold chain fino alla consegna ai clienti nei punti di vendita NordiConad.
L'Università di Parma unitamente a Di.Tech, fornitore di soluzioni informatiche, si è occupata della supervisione del progetto, dell'implementazione del software di elaborazione e dell'analisi dei dati. Montalbano Technology ha fornito i tag con sensori di temperatura e Feig Electronic i reader.
Il progetto, condotto nel 2007, ha avuto una durata di un mese in coincidenza con il periodo di raccolta delle ciliegie di Vignola in Italia. Durante tale periodo, i partner del progetto hanno taggato circa 120 cassette, applicando a ciascuna un sensore di temperatura Rfid. E' stato utilizzo un tag di tipo semiattivo, dotato di batteria e operante a 13,56 MHz in conformità agli standard Iso 15693. Il tag, attivato al momento del confezionamento delle ciliegie presso la cooperativa ApoConerpo tramite un reader, iniziava a memorizzare coppie di dati tempo/temperatura all'interno del chip. Alla fine della cold chain, i tag sono stati fatti pervenire all'Università di Parma da ciascun pdv, dove sono stati acquisiti, tramite un secondo reader, i dati tempo/temperatura memorizzati in ciascuno di essi. Al termine dell'acquisizione e rimozione dei dati, i tag sono stati quindi rispediti al produttore ApoConerpo per essere riutilizzati. Un terzo reader è stato, infine, utilizzato per disattivare i tag presso i pdv a conclusione della fase di vendita delle ciliegie di Vignola.

Federdistribuzione contro il caro prezzi

Contro il caro prezzi, le insegne di Federdistribuzione dal 2 maggio si impegnano a inserire in ogni promozione almeno una referenza per ognuna delle categorie di prodotto che, oltre a essere quelle più colpite dal rialzo dei prezzi, nel contempo rappresentano le principali voci di spesa delle famiglie, raccogliendo il 30% degli acquisti abituali effettuati in un supermercato.

Gli sconti saranno compresi tra il 10 e il 40% e saranno effettuati da oltre 13.000 esercizi. Le aziende daranno adeguata evidenza all’operazione, eventualmente anche attraverso apposite vetrofanie e/o cartellonistica, che segnaleranno le categorie di prodotti che i consumatori troveranno sullo scaffale a prezzo scontato.
"Con questa iniziativa vogliamo fornire con certezza alle famiglie opportunità d'acquisto con sconti rilevanti sulla spesa effettuata regolarmente", ha commentato Paolo Barberini, Presidente di Federdistribuzione, "dando in questo modo un forte segnale alle famiglie italiane di responsabilizzazione del settore e fiducia e positività per il loro futuro". L'iniziativa sarà in essere fino alla fine del 2008.

La creatività diffusa favorisce l’innovazione

Alla fine degli anni '80 (così come oggi) innovazione e invenzione coincidevano: trovare nuovi prodotti/servizi era considerato la chiave di volta per sbaragliare i concorrenti nel mercato. E gli investimenti in Ricerca e Sviluppo aumentavano, per mettere a disposizione dell'inventore le risorse necessarie a scoprire nuovi ritrovati della scienza e della tecnica. La conclusione sembrava ovvia: esiste un legame diretto e proporzionale tra i budget spesi per inventare nuovi prodotti/servizi e i ritorni economici per l'azienda. Negli anni '90 questo trend ha subito un brusco stop; in diversi settori di mercato, all'aumento dei budget in R&D non è corrisposto un aumento in ritrovati e scoperte, sia perché i successi in termini di prodotti inventati progrediscono in maniera non lineare, sia perché nuove barriere si frappongono per la scoperta di sempre più rivoluzionarie invenzioni. Inoltre, l'inventore è una merce costosa e rara; spesso è un individualista che agisce da solo. La risposta allo “stallo delle invenzioni” è stata il passaggio a un numero più ampio di persone: affidarsi a manager capaci di perseguire la creatività aziendale. La competenza distintiva per i manager è rappresentata dal Pensiero Laterale in grado di generare nuove idee e concetti; un pensiero esplorativo che procede per “salti”, differenziandosi dal Pensiero Verticale che é invece logico, selettivo e sequenziale.

Dal manager creativo alla creatività diffusa
 Benché si sostenga che la creatività non sia una dote innata, ma una competenza che può essere modellata attraverso percorsi formativi, i manager creativi rimangono un manipolo ristretto nel mercato del lavoro e diventano l'obiettivo principale delle ricerche di personale delle aziende, che se li rubano vicendevolmente (la guerra dei Talenti). Si fa largo l'idea che non debbano operare solo pochi “specialisti della creatività”, ma che la propensione a generare idee debba essere ricercata fra tutta la popolazione dell'organizzazione, di qualsiasi ruolo e livello professionale. Tutte le risorse umane vengono finalmente riconosciute come “materia prima della creatività”. È questa “creatività diffusa”, questa ricerca delle idee allargata a tutta la popolazione aziendale, che costituisce l'approccio all'innovazione, non legata al genio dell'inventore e a una stretta cerchia di manager superdotati, ma dipendente dalla capacità dell'organizzazione di far leva su tutte le risorse della popolazione per generare il “pensiero laterale”. È necessario, quindi, che l'azienda ponga in atto una serie di politiche che facilitino l'insorgere di nuove idee, che ne premino la proposizione, che non le affossino quando non sono in linea con la logica sequenziale sempre adottata (considerando quindi anche l'errore o l'insuccesso come eventualità possibili e accettabili).

Innovazione e competitività
Nel panorama delle aziende che il Great Place To Work Institute Italia ha indagato in questi anni, non mancano esempi significativi di società che hanno fatto della capacità di sfruttare le doti di innovazione delle persone un valore aziendale e uno strumento essenziale della propria competitività. Il vero problema è però rappresentato dal fatto che molti imprenditori e manager non ne sono convinti... spesso si sente ancora dire che solo la competizione stimola l'innovazione. La semplificazione pare eccessiva: se la mancanza di competizione può generare immobilismo, non è esclusivamente la competizione esasperata che può far nascere una forte spinta all'innovazione. A dimostrazione di ciò, basta guardare il panorama che ci circonda: la competizione c'è, è serrata, … Ma l'innovazione? Ed allora si invocano gli investimenti in ricerca e sviluppo - che sono sacrosanti - ma che da soli non possono garantire i risultati attesi.  


*Amministratore Delegato Great Place to Work Institute Italia

Italian Food Excellence

dmc

Sei un digital manager? La tua impresa è impegnata nella Digital Transformation?

Gli aggiornamenti sulle ultime innovazioni e trend, per gestire la trasformazione culturale in azienda e identificare nuove opportunità di business