Home Blog Pagina 450

Dal produttore al consumatore

Saltare i canali di vendita tradizionali e comprare direttamente dal produttore, sia per risparmiare che per assicurarsi una maggiore qualità e genuinità: un fenomeno di nicchia ma sempre più in voga che, nel 2007, ha raggiunto un fatturato di 2,5 miliardi di euro, registrando una crescita del 4,2% sul 2006. Lo afferma Coldiretti, aggiungendo che, nel 2007, sette italiani su dieci hanno fatto almeno una volta acquisti direttamente dal produttore agricolo, giudicandoli in maggioranza convenienti con un risparmio atteso del 30%: accanto alla ricerca della convenienza, è stata soprattutto la qualità e la freschezza dei prodotti acquistati a spingere il trend positivo. Secondo il rapporto dell'Osservatorio sulla vendita diretta delle aziende agricole promosso da Coldiretti e Agri2000, nel 2007 i frantoi, le cantine, le malghe e le cascine dove è possibile comperare direttamente sono saliti a un totale di 57.530, con un aumento del 48% rispetto al 2001.

Cosa si acquista in cascina
I prodotti maggiormente acquistati dai produttori agricoli sono frutta e verdura (il 28%), vino (il 37 %), olio (il 20%), formaggi (l'1%), le carni e i salumi (l'8%) e miele (il 3%). Intanto, quest'anno, avranno maggior favore anche in Italia i mercati esclusivi degli agricoltori, i cosiddetti farmers market, dove è possibile fare la spesa direttamente, grazie all'entrata in vigore del Decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.301 del 29 dicembre 2007. Dal 2008, infatti, i Comuni hanno la possibilità di avviare mercati gestiti dagli agricoltori localizzati anche in zone centrali e con frequenza giornaliera, settimanale o mensile, a seconda delle esigenze. Esperienze di farmer's market sono già state attivate da Coldiretti in quasi tutte le regioni italiane.

Origine in evidenza per l’oliva italiana

Nell'olio d'oliva il duello fra etichetta industriale e agricola vede prevalere quest'ultima con l'entrata in vigore del decreto sull'indicazione obbligatoria della provenienza per i prodotti vergine ed extravergine. Un provvedimento, fortemente voluto da Coldiretti, che ha raccolto in una regione produttiva come la Puglia oltre 20.000 firme di sostegno. In concreto viene introdotta la dicitura d'origine nazionale, estendibile ai 38 extravergini a denominazione di origine (Dop), a prodotti acquistabili direttamente nelle aziende agricole, a prodotti industriali selezionati e riconoscibili per la presenza di avvisi quali da olive “raccolte in Italia”, “coltivate in Italia”, “prodotte in Italia”, “100% olive italiane” o, in ultima istanza, esplicitando il nome dell'azienda agricola fornitrice della materia prima e non solo il luogo dello stabilimento di confezionamento dell'olio. Il mondo agricolo chiede in parallelo un sistema di controlli negli stabilimenti per assicurare che tutti i prodotti etichettati dopo il 17 gennaio 2008 rispettino le condizioni fissate dal decreto. Il recente sequestro a Foggia di clorofilla utilizzata in uno stabilimento specializzato per adulterare olio d'oliva, è la dimostrazione della necessità di salvaguardare il comparto anche in termini di sicurezza alimentare da frodi e sofisticazioni, in particolare per quelle confezioni destinate a finire su mercati stranieri e sui canali a elevata competitività di prezzo.

L’influenza delle offerte promozionali

La ricerca effettuata da Dinamiche, presentata nel numero 419 di Gdoweek, fa il punto sull'efficacia e la qualità delle offerte promozionali e sull'importanza del materiale pubblicitario. Lo studio, realizzato grazie a oltre 1.000 interviste a campione, prende in esame l'influenza di questi fattori sui vari settori merceologici. L'indagine è corredata da una serie di tabelle e grafici, oltre che da un'esaustiva analisi per l'interpretazione dei dati.

Scarica la ricerca "L'influenza delle offerte promozionali"

In Lunigiana le castagne sono Dop

Sono appena otto, tra castanicoltori e mulini, le aziende che possono fregiarsi del marchio europeo Dop (in protezione transitoria a livello nazionale) sulla farina di castagne prodotta in Lunigiana. Una vera "nanodop" per numero di aderenti e anche per quantità: 700 quintali. La farina, commercializzata con il nuovo marchio della produzione 2007, è lavorata secondo i metodi della tradizione montanara della zona che si estende nella provincia di Massa Carrara. Una nicchia che gli otto associati intendono valorizzare puntando sulla specificità del territorio, uno dei meno battuti della penisola, e della castanicoltura locale.

Il castagno ricopre fittamente le montagne della Lunigiana: se ne contano oltre venti varietà, oltre alla castagna selvatica piccola e non commestibile. L'estensione di questi alberi in Lunigiana è stimata in 28mila ettari. La particolarità della farina di castagne della zona sta nell'essere un "blend", una miscela di varietà diverse, prodotta da castagni non coltivati come in un frutteto, ma lasciati liberi di svilupparsi sui loro terreni.

Il procedimento di lavorazione indicato nel disciplinare prevede l'essiccazione a fuoco di legno di castagno per 40 giorni nel metato: è un graticcio su cui le castagne vengono asciugate dal calore sottostante. Poi c'è una selezione manuale per eliminare le selvatiche e quelle danneggiate, infine la macinatura a pietra.

La farina di castagne Dop della Lunigiana, al momento commercializzata solo dall'antico molino Rossi di Fivizzano, viene proposta in confezioni da 500 grammi, 1kg e 5 kg, distribuita sia nel canale tradizionale che, in piccola quota, nella gdo. Partirà inoltre un piano di comunicazione mirato alla conoscenza delle ricette tradizionali lunigianesi: oltre al classico castagnaccio, le "lasagne bastarde", la polenta e il pane di Morrocca.

Immobiliare in crisi a Parigi e Londra

L'ultimo segnale in ordine di tempo è il rapporto sul quarto trimestre 2007, reso noto da Atisreal: per l'industria del mattone europea ormai è crisi. A soffrire, secondo il rapporto della società immobiliare d'Oltralpe, sono soprattutto le ubicazioni di maggior pregio per gli investitori istituzionali: gli uffici “tripla A”, nel centro di Parigi e Londra. Netta la caduta delle transazioni in queste due città chiave: -20% a Parigi (520mila metri quadrati locati nel periodo considerato a fronte dei 643mila del 2006) e addirittura -40% nella City (205mila metri contro 329mila).

Due i fattori concomitanti nelle difficoltà dell'industria immobiliare: sul fronte della domanda, i segnali di recessione sempre più forti, sul fronte dell'offerta la crisi dei subprime Usa (e UK). In particolare, la mancanza di liquidità sta portando le banche a stringere i cordoni della borsa, rendendo più complicato (e comunque più costoso) l'accesso al credito, necessario come l'ossigeno alle iniziative immobiliari.

Come i subprime condizionano l'economia reale
La crisi degli uffici di Londra si accompagna alla caduta del mercato degli immobili commerciali in tutto il Regno Unito. Gli organi d'informazione economica hanno dato, a inizio 2008, ampio spazio alle notizie sul crollo in Borsa delle società di retailing, a partire da Marks & Spencer, per via della diminuzione dei consumi e quindi dei profitti. L'aggiornamento, a tutto il 2007, del FTSE commercial property index, indica una caduta dei rendimenti immobiliari in questo settore del 5% su base annua e del 7% su base trimestrale. I risultati, che arrivano dopo quasi 15 anni di crescita ininterrotta delle performance, è un indice inequivocabile, secondo gli analisti inglesi, del sentimento negativo sui consumi. D'altro canto, le possibilità d'acquisto di molte famiglie inglesi (come di molte italiane) sono fortemente limitate dalla crescita delle rate di mutui concessi con molta leggerezza.

Leclerc ritira i prodotti troppo cari

In Francia la difesa del potere d'acquisto non spetta più solo ai sindacati o alle associazioni dei consumatori, ma vede scendere (rumorosamente) in campo uno dei leader della grande distribuzione transalpina, il Gruppo Leclerc. Due giorni fa, Michel-Edouard Lecler, patron della catena, ha fatto pubblicare sulla stampa francese una pagina a pagamento nella quale ha minacciato di ritirare dagli scaffali, a partire da febbraio, sei noti articoli che avrebbero subito rincari eccessivi negli ultimi mesi. Si tratta di un formaggio del gruppo Bel (La celebre vacca che ride), di un prodotto Aiax, di due creme antirughe ( L'Oréal e Nivea), uno sciroppo (Orangina) e un dolce Brossard. Secondo Leclerc, le tariffe (ossia i prezzi pagati dai distributori agli industriali) di questi articoli sarebbero aumentate negli ultimi 5 mesi fra il 18,3% e il 20,6%, un incremento giudicato insostenibile dal Gruppo d'oltralpe anche tenendo conto della crescita dei prezzi delle materie prime.

La difesa degli industriali
La replica degli industriali non si è fatta attendere: Jean-René Buisson, presidente dell'ANIA, l'associazione delle industrie alimentari francesi, ha dichiarato: «Leclerc ha preso degli esempi caricaturali, e cerca di indurre in errore i consumatori facendogli credere che siano i prezzi finali ad essere aumentati del 20%, quando invece si tratta semplicemente delle tariffe». Buisson ha poi avvertito il Gruppo Leclerc: se volete davvero rendere concreto il vostro proposito, ritirando i sei articoli, dovete rispettare il preavviso legale di un mese, in caso contrario vi denunceremo.

Una riforma sullo sfondo
Secondo molti commentatori francesi è improbabile che Leclerc dia seguito alle sue minacce, ma, quel che è certo, è che da settimane le catene della Gdo francese cercano di far leva sull'inquietudine dei connazionali per la crescita dell'inflazione (al +2,6%). Sullo sfondo, secondo l'Agenzia France Press, c'è la possibilità di una nuova riforma della Legge Galland, che attualmente permette agli industriali di imporre la stessa tariffa a tutti i distributori.

Nuove idee per i reparti carne e pesce

Pensare l'assortimento in funzione dei momenti di consumo, e dei tanti possibili modi di fare cultura di prodotto, per dare un'impostazione innovativa ai reparti dei freschissimi: è quanto propone con il “laboratorio di idee” So Fresh Lab -mostra allestita da SG Consulting- che movimenterà la manifestazione So Fresh! in programma dal 17 al 18 gennaio alla Fiera di Bologna.

Il consumatore è il fulcro
Il concept proposto si avvale sia di modalità di presentazione inusuali che di forme di comunicazione ed informazione - grazie anche a tecnologie di ultima generazione - in grado di ottimizzare il livello di servizio del punto di vendita. Per esempio nelle carni, anziché la solita divisione per specie animale (carni di pollo, tacchino, maiale, manzo ecc), si proporrà un assortimento pensato in funzione delle modalità di utilizzo dei prodotti: arrosti, griglia, fettine. E all'interno di ciascuna tipologia si declineranno le diverse carni. Per esempio negli arrosti, troveremo quello di pollo, di tacchino, di maiale, di manzo, ordinati e comunicati secondo tre parametri evidenziati da una scala colore: 1) la digeribilità. 2) il tempo di preparazione e cottura della carne. 3) la quantità di prodotto crudo da acquistare per porzione. Tali informazioni saranno riportate in modo chiaro e semplice su cartelli di servizio posti a fianco di ciascun banco di vendita.

Ambientazione multisensoriale e corner ristorante
Un altro elemento innovativo sarà costituito dall'ambientazione del reparto. Entrare nell'area dedicata al pesce o alla carne sarà rispettivamente come andare al mare o in montagna, grazie alle gigantografie dei pannelli che decorano le pareti, agli elementi di arredo (come spiagge, barche con reti, carri di fieno ed erba sulle pareti) e alla diffusione di aromi. Negli ultimi tempi è cambiato il concetto stesso di supermercato: oggi non si acquista solo il prodotto da preparare a casa, ma sempre di più si acquistano piatti pronti o addirittura si consuma l'alimento direttamente sul punto di vendita. Per cui, ecco l'area della fruizione del prodotto: So Fresh Lab propone un format di ristorazione inusuale, basato sulla semplicità e l'innovazione dei piatti proposti. Inoltre, in appositi corner si potranno gustare menù a base di pesce e carni grigliate; oppure ritirarli per consumarli altrove. Un'attenzione particolare sarà data ai menu etnici con corner dedicati al kebab o al sushi bar.

Le promozioni mensili di B’io

Nei rapporti tra industria e distribuzione non mancano gli aspetti di conflittualità, ma quando entrambi condividono la stessa mission è più facile smussare gli angoli. È questo il caso di B'io, che in questi giorni ha lanciato il progetto “12 mesi di trasparenza”, che vedrà ogni mese un'azienda fornitrice protagonista di un'originale campagna sviluppata in tutti i pdv della rete.

La promozione B'io: il produttore del mese
La promozione prevede un'evidenziazione a scaffale degli articoli del produttore del mese, tutti proposti con un taglio prezzo del 10%, ma anche la distribuzione alla clientela di materiale informativo (cartoline, calendario) atto a farne conoscere la storia e i metodi di produzione, nonché corner di assaggio organizzati dalla stesse aziende. Coerentemente con la scelta di trasparenza fatta dalla catena su tutta l'offerta proposta, non mancherà l'indicazione del “prezzo giusto”, ovvero un'informazione chiara e completa sulla composizione del prezzo finale. I clienti inoltre potranno lasciarsi ispirare dai produttori “in trasparenza”, realizzando un disegno, una poesia, un racconto o qualsiasi altro contributo creativo ad essi dedicato, magari coinvolgendo i propri figli in una sorta di rappresentazione artistica dell'eccellenza bio: ogni mese gli autori dell'opera più originale potranno partire per una vacanza in un bio-hotel a scelta.

Nata nel 2002 da un'idea di Ecor - prima azienda italiana di distribuzione di prodotti bio - la rete dei negozi B'io oggi coinvolge oltre 250 punti vendita specializzati in alimentazione naturale, distribuiti sul territorio nazionale, con più di 500 addetti e un fatturato complessivo di circa 100 milioni di euro.

Sempre più vino nei consumi Usa

Il vino è un prodotto sempre più venduto negli Stati Uniti: nel 2007, il consumo di bottiglie è cresciuto per il quindicesimo anno consecutivo (+ 4% nel 2006). Secondo lo studio Impact Databank pubblicato dal Washington Post, a questi ritmi gli Usa nel 2015 supereranno anche la Francia, finora leader planetario indiscusso. Vari fattori contribuiscono al trend: la pubblicità sugli effetti benefici del consumo moderato, la conquista di nuovi target (giovani e donne lavoratrici con alto reddito), il marketing ammiccante con etichette definite molto "friendly" dagli esperti del settore. Per quanto riguarda le preferenze, lo Chardonnay è il prodotto più famoso negli Usa, quello che ha fatto innamorare del vino la generazione dei baby-boomers: nel 2007 ha venduto 64 milioni di casse. Una recente ricerca, però, sostiene che il fascino dello Chardonnay sta perdendo qualche colpo tra i più giovani, che sembrano staccarsi dai gusti mielosi e speziati cari ai sessantenni, preferendo invece vini più freschi. Gli analisti, infine, ritengono che i vini di fascia media americani e australiani continueranno ad attrarre i consumatori statunitensi, mentre le bottiglie del vecchio continente - anche a causa dell'euro forte - saranno destinate a subire qualche contraccolpo: stime recenti parlano di aumenti dal 10 al 30% nel 2008.

Più distributori per Carrefour

Con i nuovi distributori di carburante aperti lo scorso dicembre nel centro commerciale di Leinì (To) a fianco del punto di vendita di Torino-corso Grosseto, salgono a quota 18 gli impianti gestiti da Carrefour, situati in prossimità dei parcheggi dei principali centri commerciali dove sono presenti gli ipermercati del Gruppo.
A Nichelino (To), Portogruaro (Ve), Massa, Camerano (An), Calenzano (Fi), e Leinì (To), i distributori sono a insegna Carrefour, mentre ad Aosta, Burolo (To), Giussano (Mi), Casoria (Na), e Torino-Corso Grosseto sono in co-branding rispettivamente con Tamoil (i primi due), Erg, Q8 e Shell. I restanti 7 hanno invece la bandiera delle principali compagnie petrolifere.
Le due nuove stazioni di carburanti, situate su una superficie di circa 2.000 mq, erogano benzina verde e gasolio e si articolano in 3 isole multi-dispenser con 3 erogatori: uno self-service 24h e 2 in post-pay alla cassa posizionata in uscita. Nelle ore di chiusura entrambi gli impianti funzioneranno in modalità self-service ante-pay.
La politica di prezzo, in linea con la strategia di offrire al consumatore un prodotto il più conveniente possibile, prevede sconti fino a 7 centesimi al litro rispetto al prezzo medio depositato dalle compagnie. Chi paga con Carta Pass, la carta di credito degli ipermercati Carrefour, gode di un ulteriore sconto di 5 centesimi.
Lo sviluppo delle stazioni di rifornimento carburanti presso le aree di vendita riflette la volontà del gruppo di attivare servizi extra core-business. Oltre agli impianti per la distribuzione di carburanti e i 5 autolavaggi a insegna Carrefour, i servizi attivati dal gruppo francese comprendono: servizio di telefonia mobile 1UNOmobile (si veda MARK UP, maggio 2007, pag. 55), 20 corner per la vendita di farmaci senza obbligo di prescrizione, vendita di ricariche telefoniche on-line, servizi finanziari e prestiti personali attraverso Carrefour Servizi finanziari nata nel 2004; e infine vendita di voli low-cost e pagamento delle bollette di elettricità presso i supermercati diretti ubicati nel comune di Torino.

La Gdo aiuta a risparmiare

Edonismo e voglia di divertirsi in calo, accortezza e prudenza nei comportamenti d'acquisto in crescita; in sintesi, più preoccupato. Questo è il profilo del consumatore italiano nel 2008, delineato dal sondaggio (400 survey telefoniche come campione rappresentativo nazionale) effettuato da Ancc-Coop Italia/Kkienn nei primi giorni del 2008.

La gdo aiuta a risparmiare
A far quadrare i conti, secondo l'opinione degli intervistati, contribuisce la gdo: il 56%, infatti, ritiene che supermercati e discount abbiano consentito ai cosumatori di risparmiare, con le loro politiche di prezzo. Così, nel 2008, la spesa sarà effettuata per il 32% nei supermercati medi (+3% rispetto il 2007), e nel 27% dei casi in ipermercati e centri commerciali (con un calo del 5%).

A sorpresa, crescerà dal 10% all'11% la scelta d'acquistare nei negozi tradizionali, mentre rimangono stabili le preferenze nei confronti dei mercati rionali (7%). I consumatori metteranno sempre più prodotti italiani nel carrello: li aumenterà il 44% degli intervistati, contro un 5% che dichiara di volerli diminuire, mentre il 51% manterrà un comportamente stabile. Il 58% degli intervistati continuerà ad acquistare prodotti di primo prezzo, mentre il 26% dichiara di voler aumentare la quota di spesa in questa fascia. Per quanto riguarda i prodotti tipici e locali, i consumatori stabili saranno il 68%, quelli più propensi all'acquisto il 23%.

Le private label (le marche dei supermercati) saranno preferite dal 21% in più dei clienti, mentre per le grandi marche non si rilevano incrementi. In controtendenza invece i prodotti biologici: il 22% ne diminuirà l'acquisto a fronte di un 19% che lo aumenterà.

Il lato maschile del pianeta bellezza

Accesso riservato

La cosmesi maschile

Accesso riservato

I saldi valgono 2,5 miliardi di euro

Secondo un sondaggio Confcommercio/Format sui saldi invernali 2008, il 64% dei consumatori farà acquisti in sconto, generando un giro d'affari stimato in oltre 2,5 miliardi di euro, in aumento di circa il 40% rispetto a quanto incassato l'anno precedente. Solo uno “zoccolo duro” di consumatori, l'11%, si è dichiarato non interessato ai saldi. Circa la metà dei patiti delle promozioni concentrerà la propria attenzione sugli articoli griffati: i capi di abbigliamento sono i più gettonati (93%), seguiti dalle scarpe (69%), dagli articoli sportivi (58%) e dalla biancheria intima (55%).

Target differenziati
Sui prodotti griffati, o comunque di marca, si orientano in prevalenza gli uomini, i giovani ed i giovanissimi (fino a 34 anni); le persone con un titolo di studio medio alto/alto (medie superiori/laurea) e che risiedono nelle regioni del Nord ovest; i single e i non coniugati. Quelli che attendono i saldi per acquistare una merce alla quale stavano pensando da tempo sono in prevalenza i giovani. In controtendenza sono risultati i consumatori più avanti negli anni. Attendono i saldi per gli acquisti anche le famiglie, in particolare quelle delle regioni del Centro Italia e del Meridione, e quelle che risiedono nelle grandi aree metropolitane del paese, comprese quelle del Nord Italia.

Il grado di soddisfazione
Tra i consumatori che hanno avuto occasione di acquistare in saldo in passato, il 77,7% giudica la qualità dei prodotti venduti “molto” o “abbastanza” buona, mentre il 62,6% giudica la varietà dei prodotti “molto” o “abbastanza” buona. Il 42% di chi ha acquistato in saldo in passato afferma di aver riscontrato difficoltà nella prova del capo e il 63,5% nel cambiare la merce dopo l'acquisto. Per quanto riguarda l'informazione, il 55% dei consumatori si ritiene molto o abbastanza informato sull'esatto significato della tipologia di vendita inerente i saldi, ed il 45% su quella inerente le “vendite promozionali”. Il 43% conosce il significato delle “vendite di liquidazione” e il 36% di quelle denominate “sottocosto”.

Bene trasparenza e liberalizzazioni
Le iniziative dei commercianti per rendere chiari e trasparenti i saldi vengono giudicate come “iniziative utili” dal 68,1% dei consumatori. Più nel dettaglio il 22,6% le giudica “utili e a difesa del consumatore e del commercio” e il 45,5% le giudica “utili, anche se non sempre riescono a tutelare gli acquirenti”. Il 66% dei consumatori e il 40% dei commercianti si sono dichiarati invece d'accordo sulla liberalizzazione dei saldi. Secondo l'82% dei primi e il 58% dei secondi, i saldi liberi porterebbero più convenienza sul fronte prezzi e, per l'80% dei consumatori e il 57% degli esercenti, anche un aumento dei consumi. Lo sconto considerato “ideale” da entrambe le categorie si aggira intorno al 40%.

Luci e ombre per le calzature

Segnali di recupero per il settore calzaturiero che, dopo un triennio difficile, conferma la tendenza al riequilibrio delle principali variabili congiunturali.
Questo è in sintesi quanto emerge dall'indagine condotta da Anci (Associazione nazionale calzaturifici italiani), dalla quale affiora un andamento meno penalizzante per il comparto seppur con problemi strutturali che impediscono alle imprese di confermare l'ottimismo per il prossimo futuro.

Diversificazione, internazionalizzazione e specializzazione nella fascia medio-alta sono i trend percorsi dalle società che più hanno saputo cavalcare la crisi che ha attanagliato il settore. Tra i segnali favorevoli, il ritorno alla crescita del saldo commerciale che nei primi otto mesi del 2007 ha toccato i 2,5 miliardi di euro con una crescita del 15,3% sull'analogo periodo 2006; le dinamiche di prezzo, che grazie al recupero dei margini sugli anni passati, registrano una crescita del 3% sul mercato interno e del 2,6% su quello estero del livello dei prezzi alla produzione; e le dinamiche dei flussi di esportazione mediamente in aumento.

Nei primi otto mesi del 2007 le vendite all'estero hanno registrato, infatti, un valore di 4.805 milioni di euro, corrispondente a 178,5 milioni di paia, circa 5 milioni in più rispetto all'anno precedente. Ma se da una parte le vendite oltre confine si confermano in crescita, dall'altra si nota un rallentamento della richiesta interna, causato dal generale clima d'incertezza e dalla bassa crescita dei redditi disponibili.
Non va però trascurata la ripresa della domanda nei primi otto mesi dell'anno, dovuta probabilmente ad acquisti rimandati nelle scorse stagioni.

La vendita diretta fattura un miliardo

Fare acquisti standosene comodamente a casa propria è una formula che piace agli italiani. Nei primi nove mesi del 2007, le imprese associate ad Avedisco (Associazione vendite dirette servizio consumatori, fondata nel 1969), hanno registrato un fatturato di 988 milioni di euro e, soprattutto grazie all'ottimo andamento del terzo trimestre (+9%), hanno segnato una crescita del 4,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
La vendita diretta, insomma, gode di buona salute, considerato che il valore delle vendite del commercio al dettaglio in sede fissa nello stesso periodo ha invece segnato una modesta crescita, dello 0,5% rispetto al 2006 secondo dati Istat.

Una forza vendita di 217mila incaricati
Si riconferma anche il trend di crescita della forza vendita: a fine settembre gli incaricati delle 32 imprese associate ad Avedisco - che utilizzano tre modalità: porta a porta classico, party plan e marketing multilivello - sfioravano le 217mila unità, in aumento del 9%. Tra le aziende con la rete più capillare, da segnalare Avon Cosmetics, che conta 56.000 incaricati, Tupperware (30.000), Forever Living (25.000), mentre Vorwerk Folletto, prima azienda per fatturato, ne conta 4.000.

Beni durevoli e prodotti alimentari
Il settore trainante è sempre quello dei beni durevoli per la casa (arredamento, casalinghi, elettrodomestici), che con circa 458 milioni di fatturato, pressoché stabile rispetto ai primi tre trimestri 2006, incide per il 46,3% sul totale delle vendite a domicilio. Al secondo posto, con un peso di circa il 21% sul totale fatturato, in crescita dell'8,5%, si posiziona il comparto dei prodotti nutrizionali; circa due terzi del valore arriva dagli integratori alimentari (+10,4%), il resto dagli alimenti surgelati (+3,3%). Al terzo posto si collocano i cosmetici e gli accessori per la moda, con un peso del 13,7% sul totale, in crescita del 2,3%.

Tra i settori più dinamici da segnalare anche il tessile, che pur in crescita del 9,4% pesa solo il 3,9% sul totale fatturato, e i beni di consumo per la casa (perlopiù detergenti), che rappresentano circa il 10% della torta, in crescita del 7,4%. A seguire i servizi (utilities), che con un fatturato di 17,6 milioni di euro rappresentano solo l'1,8% del totale, con un trend di tutto rispetto: +6,2%. In forte crescita (+19,9%) la categoria "altro", che con un'incidenza del 3,4% fornisce un'altra conferma alle potenzialità di sviluppo di nuovi business nel settore delle vendite dirette.

A Parigi il primo Mondiale dei dolci

Località: Parigi-nord Villepinte, giorni: 29-31 marzo. Partecipanti: 12 coppie (uomo-donna) di professionisti provenienti da tutto il mondo. Queste le caratteristiche essenziali dell'iniziativa voluta da DGF, distributore francese di dolciumi, e dagli organizzatori di Europain & Intersuc, la fiera biennale per i professionisti del pane, dolci, gelati e gastronomia, che si terrà nella stessa località pari luogo e periodo. Le coppie già scelte sono quelle di Giappone, Canada, Messico, Marocco, Vietnam, Polonia, Francia, che insieme alle rimanenti saranno poste in 12 box e si misureranno su 10 preparazioni prestabilite che saranno riprese in diretta: si va dal bignè alla crostatina, dal cioccolatino al dessert.

La fiera Europain
Questa proposta del mondiale, legata agli antichi mestieri e al recupero del saper fare in un'ottica di qualità, si colloca all'interno di molte altre iniziative similari che si svolgono durante la fiera Europain, come la Coppa del Mondo della panificazione (giunta alla sesta edizione) e la Coppa Internazionale Louis Lesaffre (seconda edizione). Fra le varie sezioni della fiera, quella più interessante è lo Spazio Innovazioni, giunto alla seconda edizione. Al suo interno si intendono valorizzare molteplici aspetti dell'innovazione in ambiti come risparmio tempo, produttività, sicurezza alimentare, sviluppo sostenibile. Quest'anno ad Europain si prevedono 600 espositori e 80mila visitatori provenienti da oltre 140 paesi, anche grazie al notevole investimento fatto in comunicazione per tenere le 27 conferenze stampa direttamente nei paesi di origine, soprattutto in estremo oriente e Sudamerica.

Perché la benzina è così cara

La globalizzazione ha creato nuovi confini di competizione, privi di vincoli amministrativi e basati sul tempo, che hanno spinto le grandi corporation (su cui governi e pubblici poteri locali riescono sempre meno a intervenire) verso un'impresa globale a network, idonea a operare in contesti aperti.

Mercati di scarsità
Nell'economia dei mercati globali, l'intensità competitiva va oltre la numerosità e le quote di vendita dei concorrenti, per misurare piuttosto direzione e complessità delle relazioni tra un'impresa rispetto ai competitor. Un'alta interdipendenza (cioè la presenza di forti relazioni con i mercati) segnala così una bassa competizione, come avviene per le economie di scarsità, che equivalgono ai monopoli e ai cartelli. Qui le imprese controllano le vendite nei vari mercati, fissando nelle diverse aree il prezzo e le quantità prodotte e vendute.

L'industria petrolifera esprime un moderno esempio di global management in condizioni di scarsità d'offerta, che si concretizza in un ridotto numero di grandi corporation, pochi world brand e una clientela mantenuta omogenea nei bisogni e stabile nei consumi. La bassa interdipendenza competitiva è aumentata, inoltre, dal controllo esercitato dai produttori sui canali distributivi. Questi ultimi configurano degli ambiti locali di vendita, inseriti però in network globali di produzione, marketing e logistica.

La situazione italiana
In Italia (che presenta un'attività di raffinazione multicountry, un importante sistema logistico e forti consumi interni), il retail della benzina si concentra, per esempio, sulle imprese del settore petrolifero con un'alta concentrazione delle quote di mercato (Agip 30%, Esso 18%, Q8 10%, Ip 8%, Tamoil 8%, Erg 7%, Api 8%). Sono minime le vendite in altri canali, in particolare la Gdo. In sintesi, è un tipico oligopolio distributivo locale, governato tuttavia da una gestione globale dell'offerta. D'altro canto, il global management mira proprio a preservare la condizione base dell'economia di scarsità, cioè una ridotta intensità di concorrenza, come dimostrano le soft entry dei colossi cinesi Sinopec, Cnooc e PetroChina.

La visita medica si fa al supermercato

I centri commerciali ambiscono a diventare “centri di soluzioni” per i problemi del cliente-cittadino, quindi aldilà del prodotto: l’offerta di servizi si fa sempre più sofisticata, ad esempio con quelli dedicati alla salute. Da metà novembre, al Portello di Milano - centro commerciale urbano con un superstore Iper (Gruppo Finiper) come locomotiva e una piazza con oltre 30 attività commerciali classiche - il Centro Diagnostico Italiano ha aperto una nuova sede, dove è possibile eseguire prelievi di laboratorio, privatamente e con il Servizio Sanitario Nazionale.

Tra i plus principali, gli orari di apertura continuati -dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 18.00- e il vantaggio di poter sfruttare anche il sabato mattina (dalle 7.30 alle 12.00) per effettuare dei prelievi. Presso la sede del CDI, inoltre, non manca il poliambulatorio dove, anche su prenotazione telefonica, si eseguono visite di allergologia, cardiologia, dietologia, chirurgia, oculistica, ginecologia, otorinolaringoiatria, urologia.

Non è la prima volta che in Italia, all’interno di un centro commerciale, viene inserita un’area legata alla salute. Il primo centro commerciale a offrire quest’opportunità è stato I Gigli di Campi Bisenzio (Firenze), con un Medical Center, aperto oltre un anno fa, presso il quale sono possibili anche sconti a fronte dell’acquisto di farmaci otc e sop effettuati nella parafarmacia dell’ipermercato Panorama (locomotiva alimentare del centro). Anche il Servizio Dentistico presente in due diversi Ipermercati Auchan (a Rescaldina-Mi e Cesano Boscone-Mi), sta garantendo risultati soddisfacenti.

Carta low cost per dilazionare la spesa

Nel tourbillon che ha movimentato il mondo della Gdo (falce e carrello e dintorni per intenderci), è rimasta in secondo piano un'iniziativa clamorosa: Lidl Italia ha lanciato una carta di credito low cost. “Compri oggi e paghi a gennaio 2008” non è solo uno slogan, ma una vera dilazione di pagamento della spesa.

La spesa a rate
Per quale motivo è clamorosa questa campagna? Perché la politica del discount si basa essenzialmente su una gestione che mira a ridurre al minimo i costi su tutta la filiera: dai capitolati d'acquisto con i fornitori alla logistica, fino all'allestimento dei punti vendita, notoriamente spartani. Si va al discount per risparmiare, senza rinunciare a un buon rapporto qualità-prezzo. Il discount ha una funzione di vicinato, si rivolge alle fasce sociali meno abbienti, o ai consumatori più evoluti che tendono a distribuire gli acquisti su diversi punti vendita.

Risparmio e pagamento cash erano la regola. Per il discount il pagamento alla cassa non è mai stato messo in discussione. Oggi invece Lidl introduce il finanziamento alla spesa, iniziativa che solo pochi anni fa sarebbe stata giudicata assurda, in contraddizione con importi medi e tipo di prodotti acquistati.

Un circolo vizioso
Se si deve finanziare la spesa al discount, che si presume basica, significa che qualcosa non funziona, che siamo vicini al sistema “overspending” americano dove tutti spendono denaro “fittizio” rispetto a quello che guadagnano. Crescono i debiti, i consumi ristagnano. È proprio questa l'impressione: si è andati oltre il consumo edonistico (auto di grossa cilindrata, vacanze due volte l'anno), oltre l'indebitamento spinto.

È una situazione dove il mercato, per far spendere i clienti, deve finanziare anche gli acquisti di pasta, formaggio, biscotti, insomma dei prodotti di largo consumo. È un circolo vizioso che porta a chiedersi, in primo luogo, se c'è qualcuno che guadagna realmente e, in secondo luogo, se siamo in presenza di una grande giostra dove i soldi che girano sono sempre gli stessi.

Qualcuno dirà: «È un servizio per gli anziani, per gli extracomunitari». Se fosse così non saremmo messi meglio: ammettiamo dunque che le fasce più deboli non siano più tutelate, dovendo indebitarsi per comprare gli spaghetti? E quindi che le aziende si accollino un ruolo sociale che spetterebbe alla politica? Serve un ripensamento di valori e importanza del consumismo rispetto allo stato sociale. Il volo Ryan Air Milano-Londra si pagherà presto a rate?
*Marketing&Trade

Bollicine italiane da 1,2 miliardi

Un 2007 frizzante per il mondo dello spumante italiano, che si accinge a superare le 300 milioni d bottiglie consumate nell'anno, con una previsione di fatturato totale all'origine che sfiora gli 1,2 miliardi di euro, pari a un valore al consumo che si aggira sui 2,1 miliardi. Nel complesso, si stima che circa il 50% della produzione valichi i confini italiani, per raggiungere 47 paesi in tutto il mondo e, nonostante l'euro forte, sono proprio le vendite all'estero a registrare i maggiori incrementi (+13%). Lo studio annuale dell'Osservatorio spumanti (Ismea) scandisce il valore all'origine delle diverse tipologie di prodotto: l'Asti Docg è in prima fila, con una quota del 29%, seguito dagli spumanti prodotti con metodo charmat (27%), mentre il prosecco di Valdobbiadene Doc è a quota 26%. Chiudono la classifica il Franciacorta Docg - Trento Doc e gli altri spumanti di metodo classico, che detengono il 18% del mercato a valore.

I segmenti maggiormente positivi
Trend record soprattutto per il Prosecco. Come anche per l'Asti Docg: secondo le previsioni del Consorzio per la Tutela, a conclusione d'anno e a 18 mesi dall'avvio del piano di valorizzazione dell'Asti, il 2007 segnerà un totale di 79 milioni di bottiglie consumate, con una crescita del 14% rispetto allo scorso anno. La qualità dei prodotti paga anche all'estero, soprattutto in termini di incremento della quota di mercato: in Usa e in Svizzera Asti e Prosecco hanno superato lo Champagne, mentre nel Regno Unito si registra un aumento dei consumi vicino al 30%. Vi è però un neo, soprattutto per quanto riguarda il mercato italiano, che vede circa l'80% delle vendite passare per il canale della Gdo: il 70-75% dei consumi degli spumanti continua a mantenersi concentrato nelle festività di fine anno.

L’intrattenimento arriva in lavanderia

Sull'onda della proliferazione del vending, l'automatismo e il self-service riscoprono nuovi adepti. È stata recentemente inaugurata a San Giovanni Lupatoto, in quel di Verona, un'inedita lavanderia ad acqua self-service progettata da Orange, catena di centri per il lavaggio con oltre 60 negozi in Italia e Spagna, che vuole essere un nuovo modo di pensare lo spazio-lavanderia. La società veronese ha ideato, infatti, un nuovo concept store dove servizio ed entertainment si fondono dando vita a uno spazio che invoglia alla permanenza.
All'interno della lavanderia self-service i clienti hanno a disposizione postazioni internet, area cinema surround, spazio Playstation, videonoleggio, palestra soft per bambini, distributore automatico di farmaci nonché di bevande e snack, oltre a un servizio di stiro fai da te. Tutto concorre, dunque, a intrattenere il cliente all'interno del locale nei 60 minuti impiegati dalla lavatrice per il ciclo completo di lavaggio e asciugatura, invitandolo a ingannare il tempo in pieno relax e divertimento.

Nel 2008 nuove aperture in Italia
Fare leva sull'entertainment per creare valore aggiunto. Su questo diktat si basa il nuovo concept di Orange che da semplice lavanderia self-service si trasforma in un luogo dove l'attesa assume un piacere inaspettato. E inaspettata è anche la risposta della gente che già dai primi giorni, a detta della società veronese, accoglie con entusiasmo la proposta Orange. Grazie all'idea di sviluppare l'entertainment in lavanderia, Orange ha in previsione per il 2008 l'apertura di 40 punti di vendita in franchising in Italia per un investimento complessivo di oltre 1 milione di euro. Dunque l'entertainment sembra essere la chiave, non solo per sviluppare il settore, ma anche per fidelizzare la clientela al punto tale da creare un rapporto che va al di là dell'utilizzo primario dell'ambiente lavanderia. Nulla vieta, infatti, di poter entrare nel locale per fruire del distributore automatico di farmaci, soprattutto durante i giorni festivi quando le farmacie sono chiuse, oppure della vending machine di bibite e snack. Potrebbe diventare, dunque, un servizio socialmente utile nel quale trovare, con un dovuto ampliamento dell'offerta, quello che occorre in caso di necessità al fine di rappresentare molto di più di una semplice lavanderia: un punto di ritrovo nel quale cogliere tutte le risposte alle proprie esigenze.

Un servizio molto richiesto dagli immigrati
Non dimentichiamo, inoltre, che il servizio di lavanderia self-service è tornato in auge anche grazie al cambiamento che la società sta vivendo: sono, infatti, sempre più gli stranieri che vivono nel nostro paese e che necessitano di servizi in modo continuativo e perentorio. Rappresentano, di fatto, un nuovo target group su cui puntare per creare nuovi business, senza tralasciare che, come tutti i consumatori, possono essere soggetti a infedeltà nei confronti sia dei brand che delle insegne. Ecco, dunque, che ritorna il tema dell'entertainment come catalizzatore di clienti, che a nostro parere potrebbe essere affiancato da altri utili servizi quali, per esempio, distributori automatici di documenti, supermercati self-service aperti 24 ore su 24 oppure macchine per lo sviluppo di fotografie.

L'obiezione.
In un paese come l'Italia, dove il proliferare delle lavanderie self- service comincia a farsi sentire, potrà bastare giocare la carta dell'entertainment per catturare la fiducia dei consumatori?

Vetrine hi-tech per battere la Gdo

Schiavi del prezzo. Questa, volenti o nolenti, è la condanna che grava sulle spalle di tutte le insegne della Gdo, costrette a comprimere ogni anno i costi interni e di gestione per compensare l'erosione dei margini. Gli operatori della distribuzione, quest'anno, non avranno più l'arma dei finanziamenti “tarocchi” di cui hanno colpevolmente abusato a fine 2006.

Il trucco della Gdo
Qual era il trucco? I volantini proponevano prezzi stracciati, praticamente sottocosto, mentre l'insegna recuperava in parte il margine perduto ricevendo dalle società finanziarie cospicui rimborsi. Questi erano generati da una formula di finanziamento disorientante: metà periodo a tasso zero, con possibilità di uscire anticipatamente dal finanziamento, e seconda metà del periodo a Taeg altissimi.

Nel 2006 questo meccanismo promozionale, oltre ad aver ingannato migliaia di clienti, ha sottratto molta domanda al canale retail che, tuttavia, quest'anno ha la possibilità di rifarsi. Ogni negozio, infatti, può chiedere alle proprie finanziarie di riferimento formule convenienti per i suoi clienti, rivolgendosi a chi l'anno scorso è rimasto scottato dalle formule Gdo.

Prodotti e vetrine
Ciò premesso, bisogna decidere se dare maggior peso e spazio alle tecnologie o privilegiare invece le funzionalità. La scelta ha conseguenze importanti sulla struttura del visual del negozio, specie in occasione dell'assalto natalizio. Per spingere sulle tecnologie, è bene puntare le proprie carte sulle ultime novità: Amd, Intel e Microsoft, ma anche Ati, nVidia e gli altri produttori di dispositivi multimediali, possono fare la parte del leone in una vetrina che, tecnologicamente, garantirà un posizionamento migliore rispetto alla Gdo.

Dal lato opposto, si trova chi punta sui benefici. In questo caso, bisogna fornire la massima visibilità a tutti i prodotti che generano comodità e hanno un proprio sex appeal. Cornici multimediali, smartphone, Gps che imparano la strada dalle informazioni degli altri automobilisti (come gli ultimi modelli di TomTom) saranno i re di queste vetrine. Però non basta esporre i prodotti per assicurare il successo del negozio: sarà necessario stabilire una relazione con i clienti, comunicando i vantaggi della propria offerta commerciale.

Target da non trascurare: lavoratori atipici e aziende
Un'ultima considerazione: tutti i collaboratori coordinati e continuativi possono accedere ai benefici di legge per acquistare un computer con un bonus statale di 200 euro, che scade il 31 dicembre 2007. È un'altra occasione di business per i negozi, perché questi clienti sono spesso ignorati dalla Gdo. I grandi magazzini, impegnati nella logica del “fast take away”, non vogliono occuparsi delle trafile burocratiche legate all'erogazione del bonus.

Le imprese costituiscono un target da non trascurare. Le scadenze dei budget di fine anno e la necessità di molte aziende di consumare gli ultimi residui, insieme alla necessità di trovare costi da scaricare per chi è nella fortunata situazione di eccesso di utile fiscale, sono un mix che genera una domanda di Information Technology, solo in parte assorbita dalla Gdo. Questo apre le porte a iniziative di “direct marketing” presso le aziende, con offerte di prodotti, servizi hardware più software.

Le private label conquistano gli scaffali

Le private label delle insegne della gdo - prodotti alimentari, detersivi, alimenti per animali, pentole e abbigliamento firmati con il logo dell'insegna o con nomi di fantasia - coinvolgono ormai quasi tutti i settori merceologici. Nel 2006, secondo i dati Iri, negli ipermercati hanno registrato il 14,4% (+0,7% rispetto al 2005) delle vendite per volume e il 10,4% per valore (+0,6%), mentre nei supermercati i due anni sono stati del tutto simili per volume e valore (rispettivamente 15,8% e 12,4%).

Nel complesso, il fatturato delle private label si aggira sui 7,5 miliardi di euro con percentuali ben lontane da Svizzera (45%), Gran Bretagna (28%), Germania (33%), Spagna (26%) e Francia (24%). Il trend di crescita maggiore si registra nelle due fasce opposte: le linee premium, che segnano un +21,5%, e quelle di primo prezzo, che salgono del 10%.

Il segmento premium è ormai un must
Differenziarsi dai competitor, incrementare il valore della categoria e soprattutto ottenere una maggior fidelizzazione del consumatore: sono questi i plus su cui si basa lo sviluppo del segmento premium, che comprende una selezione di prodotti di nicchia e della tradizione gastronomica. Ormai quasi tutte le catene italiane, riprendendo quanto già fatto da insegne estere come Tesco, Monoprix e Carrefour, hanno una propria linea che, rispetto a quella standard (con un margine medio tra il 10-15%), è in grado di garantire un ritorno economico più elevato.

Carrefour, nel 2000, è stato il primo retailer a lanciare Terre d'Italia, linea composta da 208 prodotti, presente anche nei pdv Gs e negli Iper (Finiper). Poco tempo dopo, Conad ha introdotto Sapori&Dintorni (75 prodotti), che ha preso anche la strada dell'estero, grazie alla sua partecipazione nel gruppo d'acquisto europeo Copernic; Unes ha preferito puntare sul brand Viaggiatore goloso, abbinando l'idea della ricerca dei prodotti al viaggio. Crai ha sviluppato la linea Piaceri Italiani (95 referenze), selezionando le materie prime di alta qualità, con valori di cultura regionale.

I nuovi ingressi nel top price
Nel 2007, a conferma del trend, il quadro competitivo si è ulteriormente arricchito con l'ingresso in questo business di altri operatori. Auchan, che già presidiava il segmento con la linea Sapori delle regioni (oltre 100 referenze) ha introdotto anche in Italia la linea gourmet Mmm!, composta da circa 60 prodotti. Esselunga ha promosso la linea Top, mentre Sisa ha creato la linea Gusto&Passione: 45 le referenze (in previsione di raddoppiare entro fine 2008). Sigma ha optato per il brand Scelto (11 le attuali proposte).

Si vende più birra nei supermercati

La birra è un trend sempre più diffuso anche nel nostro paese, tanto che il 6,6% degli italiani dichiara di consumarla tutti i giorni, il 27,5 abitualmente e il 34,8% in maniera sporadica (Fonte Assobirra, luglio 2007). Il consumo pro-capite si aggira ormai sui 30,3 litri, grazie al suo gusto - che ben si abbina alla cucina mediterranea - così come al suo prezzo, inferiore a quello del suo principale competitor, il vino.

La tendenza positiva del mercato è confermata dalle vendite nella gdo, salite dell'8% nel 2007 (il segmento più venduto è quello Standard, seguito dal Sophistication), sfiorando gli 890 milioni di euro (dati IRI, anno terminante agosto 2007). Questo è solo il dato minore, perché in realtà il 65% dei consumi di birra avviene ancora prevalentemente nei canali bar e ristorazione.

Iniziative per il "bere consapevole"
Resta il fatto che - pur se alcune aziende propongono anche la versione analcolica - la birra è una bevanda alcolica. Il bere con moderazione e consapevolezza è un concetto difficile da comunicare, soprattutto al target dei giovani, tra i maggiori estimatori della spumeggiante bevanda. Così, nell'ambito del piano di prevenzione messo in campo dal Ministero della Sanità, gli industriali della birra promuovono due diverse iniziative che puntano a promuovere il “bere consapevole”.
La prima coinvolgerà le autoscuole, dove si svolgeranno corsi specifici sulle problematiche legate alla guida e all'alcol. La seconda è rivolta alle donne in gravidanza: Assobirra ha siglato un accordo con la Società italiana di ostetricia e ginecologia, con 5mila medici impegnati a far conoscere i danni che l'alcol può provocare ai nascituri. Il retailer inglese Tesco, infine, nel dichiarare che sta considerando seriamente il problema, ha rifiutato di vendere nei suoi pdv un tipo di birra che ha un prezzo inferiore a quello dell'acqua minerale.

Ortofrutta italiana sui mercati extra Ue

Sarà finanziato per il 50% dall'Unione Europea, che ha stanziato 4 milioni di euro, per il 20% da AGEA (Ministero delle Politiche Agricole e Forestali) e per il 30% dalle imprese interessate: stiamo parlando del piano triennale di promozione dei consumi di ortofrutta fresca e trasformata italiana, che a partire dal prossimo gennaio coinvolgerà alcuni dei mercati extra Ue in cui l'export dei nostri prodotti ha maggiori potenzialità di sviluppo, come Stati Uniti, Russia e Giappone. Il progetto, che avrà come capofila il CSO -Centro Servizi Ortofrutticoli-, farà leva sugli aspetti salutistici e le potenzialità nutrizionali dell'ortofrutta fresca e trasformata, lanciando modelli di consumo legati alla dieta mediterranea, che oggi rappresenta uno degli stili alimentari più accreditati per il benessere fisico e per combattere il problema dell'obesità nei paesi occidentali.

Coinvolti molti big del settore
Nello specifico, sono previste azioni mirate sui seguenti prodotti: pesche e nettarine, kiwi, pere, susine e arance rosse e, per il trasformato, passate di pomodoro, ortaggi in scatola, legumi, frutta sciroppata, prodotti surgelati. Tra le aziende coinvolte dall'iniziativa figurano Apoconerpo, Apofruit, Salvi, Mazzoni, Europfruit, Spreafico, Zani, Oranfrizer, Conserve Italia e Orogel. Nel 2007, l'Italia ha ottenuto da Bruxelles l'approvazione di ben 13 progetti, per un finanziamento complessivo pari a 34 milioni di euro. Nel 2006, le proposte approvate erano state 6, per un totale di 7,4 milioni di euro di risorse ottenute.

La spesa veloce si fa in stazione

Aspiag Service lancia la sfida sul terreno della facilità e rapidità nel fare la spesa. Raccogliendo la richiesta dei consumatori, che hanno sempre i minuti contati ma che non rinunciano alla qualità, ha ideato “Despar è facile…”, un layout originale pensato per chi vive in modo dinamico, dove tutto è a portata di mano, facile da individuare e da scegliere.

Il primo pdv è stato inaugurato il 15 novembre nella stazione ferroviaria di Treviso, con piacevole stupore dei viaggiatori che non si aspettavano di trovare l'insegna Despar sul primo binario.
Il layout è originale e invitante, a partire dagli effetti cromatici.
Il supermercato è suddiviso in tre aree, corrispondenti ad altrettante tipologie d'acquisto. Basta scegliere uno dei tre colori per orientarsi (e acquistare a colpo sicuro).

Arancio è la zona take-away dove trovare tanti snack pronti da gustare, panini, pizze e varie prelibatezze, dolci e salate, per tutti i gusti. C'è anche un ricco assortimento di bevande: acqua, succhi di frutta, bibite, birra.
Azzurro è la zona dedicata alla festa, dove cercare un regalo all'ultimo minuto, con ampia scelta di giocattoli, libri, fiori, ma anche dolci, cioccolata, vini, spumanti e liquori, valigeria, articoli da viaggio e tanto altro.
Verde è l'area market dove il cliente può dedicarsi alla spesa di tutti i giorni senza farsi mancare nulla, dall'antipasto al dessert, dall'igiene personale e della casa all'acquisto del cibo per gli animali.
L'orario d'apertura è continuato dalle 7:00 alle 21:00. Dopo la prima apertura a Treviso, un secondo “Despar è facile..” è stato inaugurato l'11 dicembre, nella stazione ferroviaria di Trieste. A breve ne seguiranno altri, collocati sia all'interno delle stazioni sia nei centri storici delle città.

La top ten delle Pmi alimentari

Da uno studio settoriale condotto da Icm Advisors, società internazionale indipendente di business advisory e ricerca economico-finanziaria, emergono le dieci piccole-medie imprese più performanti nel settore alimentare. Acetum, Casa Vinicola Sartori, Casoni Fabbricazione Liquori, Fonti di Vinadio, Gruppo Galbusera, Icam, Molinari Italia, Morato Pane, Mutti e Valsoia sono infatti, a detta di Icm, le Pmi chespiccano in termini di crescita del fatturato e redditività. Ciò che ha contribuito maggiormente allo sviluppo di queste imprese è senza dubbio la capacità di crearsi una ben definita identità di marca legata a fattori quali l'unicità del made in Italy e l'eccellenza qualitativa del prodotto. Fra gli asset intangibili, il brand è d'altra parte un punto di forza del settore alimentare e sta acquisendo sempre maggiore valore economico-finanziario. Facilmente identificabile e valutabile, il marchio rappresenta in media dal 20 al 40% del valore d'impresa, con apici in aziende totaly brand-driven in cui arriva ad abbracciare il 40-60% del valore di mercato della società.

Uno sguardo al settore
Negli ultimi anni il comparto alimentare ha registrato un andamento poco brillante dovuto in parte all'elevata frammentazione e a un insufficiente livello di servizi. In aiuto a questo stato di complessità il settore si è giocato nel 2006 la carta delle esportazioni, che hanno trasformato il modello organizzativo del comparto tanto da renderlo, probabilmente, uno dei pilastri dell'industria europea. Ciò nonostante, l'industria alimentare italiana deve puntare a migliorare il livello competitivo delle sue aziende, fortificando l'immagine e il peso del made in Italy sui mercati mondiali e contrastando il fenomeno sempre crescente della contraffazione e delle imitazioni.

I brasiliani di JBS SA entrano in Cremonini

Il più grande produttore ed esportatore di carne bovina nel mondo, la brasiliana JBS SA, si allea con Cremonini, leader italiano nello stesso settore e primo produttore europeo di carne in scatola (marchio Montana).
Per la società di Castelvetro di Modena (si veda in particolare l'intervista a Vincenzo Cremonini, amministratore delegato di Cremonini spa, MARK UP maggio 2006, pagg.18-21), si schiudono nuove prospettive di business e proficui scenari commerciali, soprattutto per quanto riguarda l'ampliamento delle fonti di reperimento della materia prima, e le reciproche sinergie in chiave distributiva. «A Cremonini l'operazione garantisce l'accesso privilegiato ai principali bacini d'approvvigionamento mondiale della carne bovina, oltre che il rafforzamento del presidio globale dell'intera filiera produttiva -commenta Vincenzo Cremonini -. L'aumento di capitale rafforzerà la struttura economica e finanziaria di Inalca (uno dei marchi di produzione del gruppo, controllata al 100% da Cremonini spa) che potrà accelerare il proprio sviluppo in Europa, Russia e Africa».

Un'operazione da 225 milioni di euro
Il controvalore complessivo dell'affare è di 225 milioni di euro, calcolato sulla base di un “enterprise value” di Inalca spa pari a 600 milioni di euro. Al termine dell'operazione, che avverrà prevalentemente mediante aumento di capitale in Inalca spa, JBS SA e Cremonini spa deterranno, ognuna in parti uguali, il 50% del capitale Inalca. Cremonini spa si è riservata una “put option” in base alla quale potrà esercitare il diritto a cedere la propria quota del 50% nell'arco temporale compreso tra il quarto e il decimo anno a partire dal closing dell'operazione. La put option potrà essere esercitata a condizione che l'Ebitda consolidato di Inalca sia pari ad almeno 60 milioni di euro e un prezzo determinato in base a un multiplo dell'Ebitda variabile da 5 a 10 volte. JBS SA, che ha registrato un fatturato consolidato nei primi 9 mesi del 2007 pari 2.865 milioni di euro, è il più importante esportatore di carni trasformate a livello mondiale con una capacità giornaliera di macellazione pari a 51.800 capi (Cremonini ne macella 3.500). JBS è acronimo di José Batista Sobrinho, il Cremonini del Brasile, fondatore di un impero da 10,5 miliardi di dollari (stima 2007), le cui origini risalgono al 1953, da un piccolo allevamento di Anapolis, cittadina nello stato del Goias.

I numeri dei due gruppi
A JBS fanno oggi capo 23 stabilimenti in Brasile, 6 in Argentina, 8 negli Usa e 4 in Australia. Cremonini spa è uno dei più importanti gruppi alimentari europei con un fatturato di 1.044,5 milioni di euro relativo solo alla produzione (il consolidato di gruppo è stato nel 2006 di 2,38 miliardi euro), presente non solo nella macellazione e nella trasformazione di carne bovina, ma anche nel food service con la società MARR, nella ristorazione a bordo treno e nelle stazioni ferroviarie, aeroportuali e autostradali

Il consumo e la percezione del caffè

Accesso riservato

Si riposiziona il marchio Galbi

Galbani ha appena lanciato, con marchio Galbi, una nuova linea di dessert a base di panna cotta, Delicata Panna Cotta, che si accosta alla linea a base di ricotta e a quella dei budini. Un'area presidiata da aziende importanti come Danone, Parmalat, Muller, Scaldasole, Cameo, ma con ulteriori previsioni di crescita. La vera notizia consiste però nel fatto che per la distribuzione dei freschissimi, cui afferiscono le tre linee di dessert, Lactalis, proprietaria di Galbani, ha deciso di appoggiarsi alla società Lactalis Nestlé, da tempo operante all'estero, mentre in Italia solo da inizio 2007 con il nome Lactalis Nestlé Prodotti Freschi Italia (LPNF Italia). Le linee Galbi si vanno quindi ad aggiungere a marchi come Frùttolo, Mio, Lc1 e Sveltesse, per i quali LNPF Italia ha da tempo acquisito competenze specifiche, in grado di valorizzare al meglio l'offerta Galbani sui freschi, altrimenti caratterizzata verso prodotti con shelf life più lunga.

Una nuova strategia di posizionamento
Di fatto per Galbi si è anche pensato un nuovo posizionamento, che sarà supportato dalla campagna pubblicitaria, per la quale, accanto ai valori storici di Galbani, collegati alla affidabilità e qualità, si aggiunge la dimensione del piacere e del buon umore. La nuova linea di panna cotta comprende due referenze con gusto cioccolato e caramello. Entrambe in cartone da 2x100 gr, con un apporto calorico di 182 Kcal a vasetto, che è leggermente superiore a quello dei budini e delle ricotte. Nella fase di lancio, novembre - gennaio, della Delicata Panna Cotta verrà fatta una promozione con taglio di prezzo per le 6 referenze di Cremoso Budino (linea che comprende il budino al cioccolato: l'articolo più altovendente di Galbi, con 1.000 tonnellate vendute nel 2006 pari al 76% del fatturato) e le 4 referenze Dolce Ricottine. I budini, nella usuale confezione da 4x115 g, saranno proposti al prezzo di 2,15 euro, mentre a partire da febbraio il costo salirà a 2,55 euro. Le ricotte passeranno da 1,60 a 1,80 euro. Dopo questi tre mesi di prezzi contenuti per invitare alla prova dei prodotti, a partire da febbraio partirà la campagna Tv basata sul claim “La dolcezza porta dolcezza”, che punta sulla valorizzazione del concetto di buonumore.

Unicoop investe sull’ambiente

Lo stile dell'architetto pistoiese Adolfo Natalini non passa inosservato: le linee volute per il nuovo centro commerciale di Empoli ricordano per alcuni elementi ricorrenti i Gigli di Campi Bisenzio (Fi).
Il risultato di questo nuovo progetto, la cui locomotiva è rappresentata da un superstore Coop e da altri esercizi commerciali nella galleria, è nell'insieme delle sue scelte sinergiche: armonico e funzionale, tecnologico e sostenibile. Porta la firma congiunta degli architetti Natalini e Funaro, con la collaborazione di Inres.
L'intervento di Empoli, costato complessivamente 80 milioni di euro, ha portato alla realizzazione di un nuovo svincolo della superstrada Firenze-Pisa-Livorno e nuove opere di collegamento con la viabilità urbana.

L'impianto a pannelli
Elemento fondamentale del progetto è senza dubbio l'impianto fotovoltaico: 4.500 mq di pannelli che forniscono alla struttura energia pulita, a oggi il più grande in Italia a livello di centri commerciali. Si calcola che in questo modo il supermercato di Unicoop Firenze sia in grado di far fronte al 30% del proprio fabbisogno energetico, con un risparmio che supera i 500.000 kwh e un abbattimento della produzione di Co2 pari a ben 250 tonnellate l'anno.
Particolare attenzione è stata rivolta all'impatto ambientale, fatto che ha determinato una gestazione del progetto molto lunga per trovare un equilibrio tra parco, zone sportive e infrastrutture, ma soprattutto la giusta mediazione con il territorio. Il colpo d'occhio finale è quello di un arioso porticato, affiancato da due torri (la principale similitudine con i Gigli), che si affaccia sul verde: un polmone naturale urbano di oltre 7 ettari con piste ciclabili, vialetti, colline e un laghetto. Il parcheggio è stato realizzato sotto l'area di vendita e può ospitare 1.600 auto, di cui 1.000 al coperto. La galleria è caratterizzata da una struttura a gradoni, ornata di verde, che permette l'accesso dal parco.
L'offerta complessiva raggruppa 60 attività, di cui 35 negozi tradizionali, tre grandi superfici specializzate nel non-food (Media World per l'elettronica di consumo, Oviesse per l'abbigliamento e Obi per il bricolage).

La pubblicità che si vede dall’aereo

La trovata è di Ad-Air Group. La società londinese è riuscita, dopo cinque anni di ricerche, a creare il primo network aereo globale. Si tratta dell'istallazione di giganteschi cartelloni visibili dall'alto quando gli aerei sono in decollo o in atterraggio. Le aree individuate corrispondono a quattro territori chiave: Nord America, Europa, Asia Pacifico e Middle East. Fra i trenta hub selezionati, da London Heathrow a Paris Charles De Gaulle, da Dallas Fort Worth Int. a Chicago O'Hare Int., da Tokyo Narita Int. a Bangkok Suvarnabhumi Int, sono compresi anche Milano Malpensa e Roma Fiumicino.

Ad-Air ha già ottenuto il permesso di realizzare le sue zone pubblicitarie in dodici di questi aeroporti. Del resto, una simile pianificazione rappresenta una formidabile opportunità di marketing, dal momento che i passaggeri a bordo vivono momenti di passività (nell'imminenza del touchdown finiscono i programmi d'intrattenimento) e non possono far altro che guardare fuori dei finestrini. Difficile, quindi, non notare la pubblicità posta negli spazi limitrofi dei più importanti aeroporti.
Le dimensioni di questo tipo di impianto sono il triplo di quelle dell'Old Trafford, lo stadio del Manchester United. I messaggi realizzati su questo supporto (una sorta di rete di plastica sospesa da terrra) possono raggiungere l'ampiezza di 20.000 metri quadrati di superficie.
Dimensioni a parte, il circuito gode di innegabili caratteristiche allettanti, come la qualità dell'audience: in media chi vola, sia per business sia per piacere, ha una certa disponibilità economica e appartinene a un livello socio-culturale medio se non alto.

Disney estende il brand all’ortofrutta

La Walt Disney Company, azienda leader nell'intrattenimento per bambini, ha di recente esteso il proprio marchio anche a frutta e verdura. L'ultima iniziativa di brand extension della multinazionale ha visto apporre il logo Disney su prodotti salutari come la frutta e la verdura, con l'intento dichiarato di promuovere una sana alimentazione e pensare, così, al benessere dei suoi piccoli clienti.

All'interno della divisione prodotti per il consumo è stata creata di recente una linea di referenze a marchio “Disney Garden”, che comprende sia ortofrutta biologica sia convenzionale, realizzata in collaborazione con i più importanti produttori di frutta e verdura, e con spedizionieri statunitensi e internazionali. La commercializzazione di questi item è gestita dalla società statunitense Imagination-Farm, che si occupa anche di verificare che i fornitori rispettino rigorosi standard di qualità, e che è stata fondata con la finalità di incrementare il consumo di ortofrutta da parte dei bambini.

Le referenze di frutta e verdura caratterizzate da personaggi - Minni, Topolino, Paperino, Pluto - e dai protagonisti di cartoni animati - “gli Incredibili”, “Toy Story” e “Cars” - si presentano infatti come alternative agli snack, essendo al tempo stesso facili da gustare a scuola così come a casa. La gamma Disney Garden include “Disney Garden foodles”, snack nutrienti per gustare ad esempio mele a fette, uva e formaggio. “Disney Garden Fresh Veggies & Sauce” sono invece ortaggi di quarta gamma tagliati a pezzettini: ad esempio monetine di carote, che vanno cotte 5 minuti nel microonde. Non mancano inoltre le referenze monoporzione: “Disney Garden Quick Snacks” è infatti una linea di ortofrutta (mele o sedano) pronta per il consumo.

Nuovo negozio monomarca per Bialetti

Gioca in casa il nuovo flagship store Bialetti. Inaugurato in quel di Brescia, dove ha sede l'azienda, lo store rappresenta una vetrina sul mondo Bialetti fatto di design, prestigio e caffè. Fiore all'occhiello di Bialetti Industrie, lo store bresciano rientra in un progetto ambizioso che porterà entro fine anno all'apertura di 8 punti di vendita di proprietà sul territorio italiano. L'azienda conta, inoltre, di espandere lo sviluppo anche all'estero entro il 2008 . Con un format che vuole essere, dunque, un modello di riferimento per l'estensione della rete retail, il flagship store bresciano si presenta su una superficie commerciale di 160 mq e strizza l'occhio a design e soluzioni razionali nonché innovative senza, però, sottrarsi dall'esprimere calore e accoglienza.

Un'esposizione che valorizza il made in Italy

L'esposizione raccoglie tutti i prodotti cult del marchio dell'Omino con i baffi: da Moka Express a Mukka Express fino all'innovativa Cuor di Moka. Non manca l'alto di gamma con Bialetti Collection che raccoglie le versioni più raffinate nel campo delle caffettiere, degli strumenti da cottura in acciaio e alluminio antiaderente, dei piccoli elettrodomestici e degli accessori coordinati per la cucina e la tavola. Al suo interno anche un angolo degustazione arredato per evocare nel visitatore momenti piacevoli della giornata come, per esempio, la prima colazione, e un angolo caffetteria per ritrovare il gusto della convivialità e della socialità targata made in Italy.

In esclusiva negli iper Finiper 3.000 Suv DR5

Nei 25 Iper del Gruppo Finiper sarà messa in vendita, a partire dal 12 dicembre, l'autovettura DR5, un SUV prodotto da DR Motor Company. Si tratta di una partnership innovativa per entrambi i soggetti coinvolti. Per il distributore, un “articolo” nuovo, anche se per il Gruppo Finiper non è un'assoluta novità: in passato ha, infatti, enfatizzato alcune sue nuove aperture con vendite promozionali di auto. In questo caso, però, l'operazione è più strategica che tattica, un'estremizzazione di tutto-sotto-lo-stesso-tetto; infatti, la DR5 viene lanciata e venduta per 6 mesi a un prezzo diverso da quello di listino, 15.900 euro anziché 16.900, in esclusiva presso tutti gli Iper del gruppo. Per DR Motor Company si apre così la possibilità di entrare in uno spazio in cui il proprio target si muove con elevata frequenza.

Un contatto diretto con il pubblico
Tutti i punti di vendita della catena proporranno uno spazio interno dedicato dove il venditore della casa produttrice guiderà il cliente all'acquisto. Saranno così evitati anche i costi relativi agli investimenti di routine in comunicazione, ponendo a contatto diretto la clientela potenziale con il prodotto. Una vera e propria concessionaria in buona sostanza, messa nella condizione di incontrare un vasto pubblico. È una prova ulteriore della flessibilità e della centralità delle strutture della distribuzione moderna, come già si è potuto osservare con la vendita dei parafarmaci e della benzina.

Parte da Rovigo il rilancio della Serenissima

Si candida a diventare il primo porto dell’Adriatico. La sua collocazione è prevista, secondo i piani, entro la fine del 2010 se non ci saranno intoppi, al largo del delta del Po, in mare aperto a poco più di 2 miglia nautiche dalla costa: in modo da poter essere raggiunto dalle chiatte di carico/scarico, ma anche da presentare una profondità superiore ai 25 metri. Si tratterà di una piattaforma a mare a disposizione delle grandi navi da trasporto intercontinentali, capace di offrire uno scalo ideale per le imbarcazioni in arrivo dalla Cina. La struttura ha una dimensione progettuale iniziale di 55.000 mq, con doppio lato di attracco e spazi coperti per ospitare il cross-docking nelle rotture di carico. Arrivo e ripartenza possono avvenire in modo rapido e concorrenziale. Come richiesto dal mercato.
 
Un grande polo infrastrutturale 
Rovigo vuole riportare il Veneto al centro dei giochi. Come? Immagina un futuro logistico di prima grandezza per un territorio che gode di doppia componente di favore: una preziosa libertà di spazi in una regione sovraffollata e un reticolo di infrastrutture di trasporto servite, finora, per aggirare la provincia e catapultarsi verso mete di maggiore interesse e rilevanza strategica. Ha deciso di coinvolgere tutti gli attori in campo, appoggiandosi a Verona, Padova e Venezia, con il chiaro intento di non escludere nessuno. Ed è, forse, questa la chiave di lettura che porterà al risultato finale. Intanto attorno all’interporto del capoluogo sono sorti altri 7 poli logistici per circa 14 milioni di mq strutturati, solo 6 dei quali rimasti ancora sul mercato. Sono pronti a smistare l’afflusso di merci proveniente da Oriente. Lo faranno via acqua (Mantova, Ferrara, Cremona, Venezia, Trieste), ferro e gomma, approfittando dell’incrocio dei due grandi corridoi di transito europei sulle direttrici est/ovest e nord/sud. I promotori mirano a sfruttare ogni opportunità territoriale concessa: il sistema viario fluviomarittimo già navigabile, per esempio, ma anche gli ampi lotti edificabili disponibili (nel Polesine come nell’entroterra) nonché un sistema viario stradale ormai a regime. L’intera iniziativa, in gran parte già operativa, non manca di riscuotere interessi concreti.

Un progetto che guarda a Oriente
È in arrivo a Rovigo anche la svedese Ikea, pronta ad aprire il maggiore centro logistico meridionale del suo sistema di movimentazione merci europeo; la stessa piattaforma a mare ha già ricevuto concrete offerte di acquisto da parte di investitori bancari cinesi. Proposte che non sono state accettate: la gestione rimarrà a Interporto Rovigo, mentre fra i soci promotori spicca il porto di Venezia. Attualmente il sistema accoglie mais e soia, acque minerali, inerti, forniture meccaniche. Ovviamente le potenzialità sono estremamente più elevate. Si assiste, per certi versi, al rilancio strategico di una vocazione antica: come se la regione volesse rimettersi in competizione con gli scali anseatici del nord europeo con un progetto che intende far decollare il Veneto di 3ª generazione. Il lancio dell’intero sistema logistico andrà di pari passo con gli investimenti turistici, volti a creare un unico pacchetto propositivo: quella idrovia da centinaia di km, capace di integrare il Garda, le lagune, il delta, le città rinascimentali, le spiagge e, ovviamente, Venezia.

L’obiezione
Il delicato equilibrio naturale non ha mai impedito agli olandesi, per esempio, di darsi strategie globali. Sarà così anche per il Polesine e la laguna del 2010.

Carrefour scommette sul proprio brand

I programmi di Carrefour per il prossimo anno vedranno aumentare ulteriormente l'enfasi sulla marca-insegna. In particolare, continuerà l'opera di razionalizzazione delle private label, che oggi rappresentano il 27% del fatturato, attraverso una maggiore offerta di prodotto (in particolare food), ma anche con una concentrazione sui prodotti a marchio Carrefour.

Il riposizionamento nel mercato francese
Grazie a un ufficio acquisti centralizzato e globale, crescerà anche il non food, soprattutto tessile, casa e abbigliamento, con l'introduzione di maggiore design e qualità. In Francia, si stanno testando anche nuovi sistemi di merchandising sia sul food sia sul non food; i risultati dei test verranno implementati nel 2009. Negli ipermercati francesi, due terzi dei prodotti sono stati riposizionati (o lo saranno entro il 2008), mentre il numero degli articoli è passato da 17.500 ai 20.000 (di cui 4.000 prodotti nuovi). Il gruppo ha ridimensionato l'offerta di numero 1, il primo prezzo dell'insegna, da cui sono state depennate 700 referenze, mentre è stata arricchita l'offerta di biologico ed equo-solidale.

In Italia presto addio all'insegna DìperDì
Inoltre, molti dei proventi previsti sono attesi dall'estero, con l'annunciato ingresso in India attraverso un partner locale: la firma della joint venture è prevista per il primo trimestre 2008, e la prima apertura per il 2009. Per garantire la crescita internazionale, non sono escluse nuove acquisizioni: al momento il Gruppo sta negoziando la quota di maggioranza di Migros Turchia. Per quanto riguarda l'Italia, Jose Luis Duran, presidente di Carrefour, ha espresso anche l'obiettivo di riconvertire i circa mille convenience DìperDì in GS Express, oltre che di vendere alcuni ipermercati definiti «buchi neri, che distruggono valore ogni giorno».

La riconversione dell'insegna Champion
Se in Spagna i Champion sono stati riconvertiti in Carrefour Express senza troppi problemi, avendo una quota di mercato intorno al 2%, sull'analoga operazione in Francia, dove l'insegna ha l'8,5% di market share, Carrefour va più con i piedi di piombo. Sul formato ipermercato, i test sono in corso su 7 pdv (in totale sono 60 gli ipermercati Champion) e sembrano dare risultati positivi. Più complicata l'operazione supermarket, che andrà a coinvolgere 940 pdv. Al momento, sono i sei Champion della Bretagna ad essere stati coinvolti nel test del nuovo formato. I sei pdv, che vanno dai 1.600 ai 2.500 metri quadrati, sono stati riconvertiti ed inaugurati tutti tra la fine di ottobre e metà novembre.

Nuovo spazio per le referenze food
Tra le differenze più evidenti: l'introduzione del grigio quale codice colore dominante e una comunicazione aerea leggera e minimalista; inoltre, si moltiplicano le referenze food, in particolare i piatti pronti surgelati (da circa 50 referenze a 100) che, per l'occasione, lasciano il classico modello armadio e optano per una presentazione in vasca più armadio (in Italia, adottata già dallo scorso anno dall'ipermarket Carrefour di Limbiate). A ciò si aggiungono espositori per freschi e freschissimi -dagli affettati da asporto, all'ortofrutta di quarta e quinta gamma- con espositori con vasca e scaffali inclinati, in modo da evidenziare il fronte del pack. Mantenuta qualche referenza a marchio Champion, così come la linea Pl Reflets de France, cui però è stata accostata la filiera garantita Carrefour. Infine, grande enfasi è stata data alla complementarietà: un'assoluta novità per l'insegna.

Aspiag Service acquista da Lombardini

Aspiag Service (Despar Nordest) ha raggiunto un accordo con il Gruppo Lombardini l'acquisto dei 62 supermercati Pellicano (33.000 mq la superficie totale) di Veneto e Friuli Venezia Giulia, che nel 2006 hanno realizzato un fatturato stimato di circa 140 milioni di euro. Il totale dei punti di vendita Aspiag, che lo scorso hanno ha chiuso con un bilancio di 1,322 milioni di euro, arriva così a quota 584 (inclusi gli affiliati).
“Per noi - ha dichiarato Rudolf Staudinger, presidente di Aspiag Service - si tratta di un significativo passo avanti verso l'obiettivo che ci ripromettiamo di raggiungere entro il 2010 il 15% di quota di mercato nel Triveneto, nostro bacino d'elezione”. Entro febbraio 2008 i pdv prenderanno le insegne Despar o Eurospar (nessun pdv ha le dimensioni necessarie per assumere l'insegna Interspar).
L'integrazione dei nuovi supermercati nel sistema logistico e gestionale di Aspiag, sempre secondo dichiarazioni aziendali, non presenta particolari difficoltà, grazie alla presenza capillare sul territorio del gruppo e alle sue 8 piattaforme distributive.
“La cessione - ha spiegato spiega Andrea Lombardini, amministratore delegato di Comprabene Spa ( società che gestisce i supermercati Pellicano) - è la naturale conseguenza della decisione strategica di Lombardini di concentrare la propria attività di gestione sui supermercati nel Nordovest e in Sardegna. Da parte nostra, continueremo ad investire a nordest, privilegiando le insegne LD Discount, Pellicano Iper e i cash&carry GrosMarket”.
Tutti gli oltre 550 dipendenti dei punti di vendita acquisiti saranno confermati nell'organico di Aspiag Service, che vedrà così salire a circa 6.000 il numero dei propri collaboratori.

I marchi Dop vendono di più grazie alla Gdo

La Gdo è il primo partner commerciale dei prodotti Dop e Igp italiani. Sul mercato interno, la ripartizione delle vendite per canale vede al primo posto la grande distribuzione con un 49% sul totale (quota che salirebbe al 60% se calcolata sulle vendite in Italia), in crescita di 2 punti rispetto il 2005. Il dettaglio tradizionale è in lieve calo (18%), mentre la ristorazione è in incremento dal 5% all'8%.

Soffre invece la vendita diretta (dall'8% al 3%), ma si attende una forte ripresa nel 2008 grazie alle agevolazioni previste per i farmers market nella prossima Finanziaria. Questi sono i dati diffusi dall'Osservatorio socio economico Qualivita - Fondazione Monte dei Paschi di Siena, che dal 2002 si occupa di valorizzare i prodotti agroalimentari di qualità.

Export e fatturato
Il sistema nazionale delle Dop/Igp interessa ben 164 denominazioni già registrate e oltre 119.000 aziende. Il paniere dei prodotti agricoli e alimentari, nel 2006, ha espresso un fatturato alla produzione di 4,9 miliardi di euro, pari a 9,2 miliardi al consumo.

Il trend è positivo anche per l'export, che con un giro d'affari di 996 milioni di euro nel 2006 (20% del fatturato alla produzione) segna una crescita del 13,8% rispetto il 2005. Sale anche la quota delle esportazioni destinate ai paesi extra Ue, che ormai pesano il 32% (+13%) del fatturato complessivo svolto all'estero.

In termini di valore assoluto, le prime 15 denominazioni totalizzano più del 90% del fatturato complessivo. In testa alla classifica si confermano grana padano, prosciutto di Parma e parmigiano reggiano, che insieme rappresentano oltre la metà del fatturato delle Dop/Igp. La bresaola della Valtellina Igp sale al settimo posto, mentre la mela della Val di Non arriva al nono.

Considerando invece l'incidenza economica delle Dop/Igp sui territori di provenienza, la classifica cambia in base alla forza della produzione tutelata e alla ricchezza della zona interessata. Ai primi posti troviamo allora il prosciutto di Parma, con un'incidenza del 28,8% sul valore aggiunto agroalimentare della provincia, prosciutto San Daniele (27,6%), bresaola della Valtellina (21,4%), mela Val di Non (8,3%), parmigiano reggiano (4,7%), speck Alto Adige (4,2%), mozzarella di bufala (1,8%), grana padano (1,3%), e i formaggi della valtellina casera e asiago, entrambi con una quota intorno all'1,3%.

L’innovazione salva la Gdo: +1%

Sono due i fattori che mantengono positive le vendite in ipermercati e supermercati: le nuove aperture (al ritmo di 2 al giorno) e il lancio di prodotti innovativi. E, sebbene le vendite totali crescano appena dell'1%, quelle del mercato food e grocery segnano un +3,3%, pari a 36,3 miliardi di euro (dati IRI, anno terminante agosto 2007). L'incremento è certamente non esaltante, ma se si analizzano i trend dei singoli mercati, si possono trovare segmenti con dinamiche particolarmente positive, grazie all'inserimento di prodotti rispondenti alle esigenze sempre più specifiche del consumatore.

Food & beverage
Nell'alimentare, crescono maggiormente, rispetto alla media, quegli articoli improntati al servizio ed alla praticità d'uso, come i piatti pronti/specialità, che, sul totale mercato, sviluppano un +10,7%, ma, considerando il solo segmento dei primi piatti di gastronomia fresca, raggiungono un +32%. Si riconferma inoltre la tendenza di crescita diffusa su tutto il settore salutistico e del wellness, guidata da un mercato consolidato come lo yogurt, che ha segnato un +3,4% per il totale mercato, mentre il segmento salute che ha conosciuto un aumento del 16%. Anche cereali, prodotti dietetici e integratori alimentari (+77%), registrano incrementi a due cifre. Analizzando i trend per target, come per esempio quello giovane, un mercato come quello delle merendine, che già incassa 100 milioni di euro, grazie a numerosi lanci di nuove referenze con soluzioni e sapori freschi, riesce a crescere del 15,7%. Nel beverage si rileva un forte dinamismo per le energy drink (+50,3%), il thé freddo e le birre analcoliche light (+27,8%), segmenti caratterizzati da lanci innovativi e supportati da attività di comunicazione, ma anche da operazioni mirate di merchandising.

Home & personal care
Tra gli articoli con crescite superiori al 4% si rilevano le candeggine, i deodoranti ad azione continua, ed altri prodotti per eliminare odori. Nel macro-settore del personal care, mediamente piuttosto piatto, fanno eccezione l'oral care (+3,8%) per via di prodotti nuovi con funzionalità specifiche nei dentifrici e grazie alle performance dei colluttori (+34,6%), che hanno cominciato ad essere presenti nella grande distribuzione con referenze tipicamente farmaceutiche.

Ulteriori approfondimenti sono presenti nel numero 415 di Gdoweek - Al Mercati &Innovazione.

Il riciclo fa risparmiare 4 miliardi

La prevenzione, il recupero e il riciclo dei rifiuti di imballaggio sono delle attività che mobilitano l'intera società, cittadini, istituzioni e aziende. In questo agire collettivo si inserisce l'attività del Conai, Consorzio Nazionale Imballaggi, costituito dai produttori e utilizzatori di imballaggi per perseguire gli obiettivi di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio previsti dalla legislazione europea e recepiti in Italia attraverso il Decreto Ronchi (ora Dlgs. 152/06).
I dati relativi a dieci anni di attività, raccolti nel “Dossier Prevenzione 2007 - 10 anni di progetti e soluzioni per imballaggi ecocompatibili-” fotografano lo state dell'arte in Italia. Riguardo al recupero sono 8.000.000 di tonnellate gli imballaggi recuperati, pari al 66% dell'immesso al consumo. Conai stima che in dieci anni di attività, la pratica del riciclo abbia fatto risparmiare complessivamente 4 miliardi di euro.

I risultati di dieci anni di attività
Sul fronte della prevenzione i risultati più significativi sono: 1) 420 milioni di euro di costi socio-ambientali evitati all'intera collettività. 2) Oltre 5 milioni le tonnellate di CO2 non emesse in atmosfera in dieci anni: un costo ambientale evitato pari al viaggio annuale di 460.000 autotreni per 100 km. 3) 300 milioni di imballaggi primari in meno immessi sul mercato grazie alla riduzione del peso degli imballaggi nel settore alimentare. 4) Nel settore dei detergenti, grazie al crescente utilizzo di prodotti concentrati, si è ridotto del 50% il volume e il peso dei contenitori. 5) Le imprese che hanno avviato un sistema di gestione ambientale certificato sono cresciute del 50% in 10 anni. Nel settore del riciclo, la disponibilità dei materiali riciclati è passata da 21 a 33 milioni di tonnellate, contestualmente la disponibilità di rifiuti di imballaggi è cresciuta dal 14 al 21%, determinando un fatturato complessivo delle aziende impegnate nel settore del riciclo e recupero di 40 miliardi di euro, circa il 3% del PIL. Si calcola che siano 25.000 gli addetti per ogni milione di tonnellata di materiali avviati a riciclo, a confronto dei 1.000 impiegati nella discarica.

Adolescenti sempre più multimediali

Uno scenario che certo non piacerebbe a un tradizionalista e che fa riflettere le aziende quello delineato dalla ricerca Junior e Teens 2007 realizzata da Doxa e presentata nell'ambito del recente Licensing Forum organizzato da Kasachok.
Scopo dell'indagine era mettere in luce le attività svolte dai bambini tra 5 e 13 anni (gli “junior”) e dagli adolescenti dai 14 ai 18 anni (i “teens”) e le loro preferenze in fatto di marchi di abbigliamento.
Particolarmente interessanti appaiono i dati sulla fruizione dei media da parte degli adolescenti, perché le loro scelte, a differenza di quelle dei ragazzi di minore età, sono da considerarsi frutto di giudizio autonomo.

I media preferiti
Alla domanda “quali attività avete svolto ieri?” l'impiego del cellulare per l'invio di sms ha ricevuto una risposta quasi plebiscitaria: il 77%, seguita dal 59% di fruitori della televisione (a dimostrazione quindi che anche questo media rischia di diventare obsoleto, almeno nella forma odierna), dal 35% della radio e del 16% di Internet. Solo il 6% dichiara di essersi dedicato alla lettura di un libro.
L'uso del cellulare cresce con il crescere dell'età: il 95% dei ragazzi tra 17 e 18 anni ne fa un impiego giornaliero; la quota decresce all'85% nella fascia 14-16 anni e al 74% per il target 11-13 anni.
Per quanto riguarda la televisione, la fruizione massima avviene tra le 20 e le 21, con una quota del 62% per i teens, 24 punti in più del picco pomeridiano delle ore 17, quindi la collocazione oraria di alcuni programmi probabilmente andrebbe ristudiata.
Infine, per quanto concerne Internet, la ricerca dà un risultato abbastanza scontato per chi conosce il mondo della scuola: il 95% degli adolescenti che naviga lo fa per trovare chi fa i compiti al suo posto.

Un tracciante svela il falso Grana

Tra pochi mesi saranno immesse sul mercato le prime forme di Grana Padano Dop (prodotte dal settembre scorso nei 174 caseifici aderenti al Consorzio di tutela) contenenti un tracciante biologico e naturale, approvato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Si tratta di una coltura di microrganismi isolati dal latte destinato alla produzione di Formaggio Grana, coltivati, normalizzati e inattivati.

I poteri del lactobacillo
«Il lactobacillo tracciante -precisa il presidente del Consorzio di Tutela, Nicola Cesare Baldrighi- sarà uno strumento decisivo che completerà i metodi analitici già attivati da tempo. Si tratta di una grande innovazione a tutela del consumatore, perché renderà impossibile spacciare sul mercato altro formaggio per Grana Padano Dop».

Il lactobacillo sarà assolutamente biologico e naturale, perché si tratta di un organismo che è già naturalmente presente nel latte.
«È stato moltiplicato fisiologicamente ed inattivato, per essere inserito nella caldaia che contiene 1.000 litri di latte - spiega Baldrighi - nei quali si scioglie una minuscola provetta da 2 ml, grande come la falange di un dito. Avrà un Dna specifico e la sua concentrazione nel formaggio diverrà la spia più sicura e certa che si accenderà solo se quel formaggio è autentico Grana Padano».
La presenza del tracciante viene rilevata mediante specifica metodica analitica eseguita su quantità anche minime (1 g) del formaggio in stagionatura o già posto in commercio.

Il futuro di Nestlé passa dal fuori casa

Nestlé spinge sul business del beverage fuori casa e non esclude la possibilità di effettuare acquisizioni a sostegno dello sviluppo di questa divisione, dalla quale si aspetta il raddoppio delle vendite entro i prossimi dieci anni.
È quanto ha dichiarato Marc Caira (nella foto), capo della Nestlé Professional Unit in occasione dell'inaugurazione del Nestlé Professional Beverage Centre a Orbe (Svizzera).
La struttura, situata all'interno del centro che presiede allo sviluppo dell'expertise di gruppo a livello mondiale per caffè e cereali, godrà delle sinergie di R&D di un sito industriale che occupa oltre 1.100 persone.
L'apertura del nuovo Beverage Centre avviene sulla scia dell'annuncio dell'ottobre scorso, quando Peter Brabeck-Lemathe, Ceo e chairman del gruppo, ufficializzò la strategia di transizione entro il 2009 della divisione FoodService Strategic Business verso la Nestlé Professional, una unit gestita a livello globale dedicata ai mercati del beverage e dell'out-of-home.
Questa area di business rappresenta uno dei tre assi strategici di sviluppo per il gruppo, assieme alla divisione nutrizione e a quella che racchiude i brand più popolari a livello mondiale.

Nestlé Professional in cifre
Con un fatturato annuale di oltre 6 miliardi di franchi svizzeri e 10mila dipendenti in 97 Paesi, Nestlé Professional è leader mondiale nei food services. La nuova divisione avrà la piena responsabilità operativa dal 2008 e finanziaria a partire dal 2009.
Nestlé Professional si rivolge ad un mondo, quello del catering e dei food services, dalle prospettive decisamente promettenti, visto che circa la metà dello spending consumer per alimenti e bevande avviene nel canale fuori casa. Per rendere l'idea delle opportunità che offre questo mercato, basti pensare che a livello mondiale sono installate oltre 16 milioni di vending machine per il beverage e che ogni anno nel fuori casa si consumano oltre 210 miliardi di tazze di caffè (33% di crescita in 10 anni).

I prodotti Dop valgono 9,2 miliardi

Sono 54.678 in Italia le aziende agricole coinvolte nella filiera dei prodotti Dop (Denominazione di origine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta), alle quali si aggiungono 5.718 trasformatori.
Sono i dati della prima rilevazione censuaria realizzata da Istat in uno studio sui prodotti di qualità Dop e Igp.

Produzione diversificata
Tra i dati di maggiore rilievo evidenziati dallo studio, emerge la dinamicità del comparto, che non solo cresce nel numero di denominazioni (da 156 del 2005 a 164 nel 2007), ma anche in quello delle aziende coinvolte.
«Queste produzioni -ha spiegato Mario Adua dell'Istat- hanno una rilevanza, in termini di aziende coinvolte, maggiore delle produzioni biologiche, ma anche dell'agriturismo. Si tratta di circa 28.500 aziende, per 29 mila allevamenti e 26.500 ettari».
I settori principali sono rappresentati da ortofrutticoli e cereali, oli extravergine di oliva, formaggi e preparazioni di carni. Minori, ma pur sempre rappresentative di una tradizione territoriale che può dare valore all'impresa, sono le carni e altri prodotti di origine animale, gli aceti diversi dagli aceti di vino, i prodotti della panetteria, spezie e oli essenziali.

Giro d'affari importante
Si tratta un patrimonio diversificato ed economicamente importante della produzione agroalimentare che si pone anche come fattore qualificante a livello nazionale e internazionale. Secondo l'analisi di Nomisma (presentata nell'ambito del salone Agrifood di Verona), i prodotti con origine territoriale certificata rappresentano il 20,2% dell'export del settore.
Il giro d'affari dei prodotti Dop e Igp è di 9,2 miliardi di euro al consumo e di 4,3 miliardi alla produzione, di cui l'export vale circa 900 milioni di euro (dati 2006 Nomisma).
La forte polverizzazione dell'offerta, però, secondo gli operatori del settore agricolo, penalizza la loro competitività. «Servono quindi strategie di filiera strutturata, in grado di coinvolgere tutti i protagonisti del settore - ha detto Antonio Borsetto della giunta esecutiva di Confagricoltura -. Qualcosa si sta muovendo, con alcuni consorzi di tutela che hanno attivato partnership e iniziative promozionali e di marketing insieme a Gdo e horeca».

In Italia il miele finisce in bellezza

Considerato un prodotto salutare, leggero e senza effetti sull'ecosistema, il miele non sembra spopolare sul mercato nazionale, tanto da non riuscire a conquistare il podio degli alimenti preferiti dagli italiani. Nel nostro paese, infatti, questo prodotto naturale non ha molto successo: il consumo procapite raggiunge appena i 400 grammi annui, ben il 35% in meno rispetto alla media europea.

La crescita del consumo nascosto di miele
Occorre altresì precisare che negli ultimi decenni si è registrato un incremento esponenziale nell'uso di miele “nascosto”, presente in molti articoli quali corn flakes, yogurt, brioche, barrette ai cereali, biscotti, caramelle e integratori alimentari.
Ma non solo. Anche nel settore farmaceutico, soprattutto nella cosmesi, l'utilizzo di miele sembra rappresentare una formula vincente: lo confermano i dati divulgati dall'Associazione italiana industrie prodotti alimentari (Aiipa), che stimano che il 40% del consumo sia attualmente assorbito dall'industria alimentare, farmaceutica e cosmetica (rispetto a una quota pari al 15% registrata 30 anni fa). Un trend che nei prossimi 4-5 anni raggiungerà la soglia del 50%. Su 20.000 tonnellate di miele consumate in media ogni anno in Italia sono, dunque, circa 8.000 quelle che diventano una componente di alcuni prodotti.
 
Un prodotto da grande distribuzione
Delle restanti 12.000 tonnellate, gli italiani ne consumano una metà come ingrediente da cucina, mentre un altro 50% è utilizzato come alimento singolo. Per quanto concerne invece i canali di vendita, la grande distribuzione è dominante con l'81,5% delle vendite, mentre il dettaglio registra un più esiguo 18,5%. Le confezioni maggiormente apprezzate sono quelle da 500 g, che coprono da sole il 60% delle vendite con oltre 5.400 t di prodotto, seguite da quelle da un chilogrammo (16,3% per 1.400 t), da 400 g (11,4% per 1.000 t) e da 250 g (6,8% del mercato con un volume di 625 t). Il comparto registra nella sua totalità un giro d'affari di oltre 64 milioni di euro e solo il 50% dei consumi sono coperti dalla produzione nazionale.

Italian Food Excellence

dmc

Sei un digital manager? La tua impresa è impegnata nella Digital Transformation?

Gli aggiornamenti sulle ultime innovazioni e trend, per gestire la trasformazione culturale in azienda e identificare nuove opportunità di business

css.php