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Nonno Nanni adotta sistema radiofrequenza per velocizzare magazzino

Il progetto di Latteria Montello, realizzato con la consulenza di Altevie Technologies azienda specializzata nella piattaforma Sap, costituisce una soluzione tecnologicamente avanzata per il nostro Paese.
Si chiama “Prelievo per spedizione mobile” e utilizza barcode e tecnologie wireless con terminali in radiofrequenza (tipo Pda) che si interfacciano al sofware gestionale Sap.

Obiettivo velocizzare
L'obiettivo di questo progetto è da cercarsi principalmente dalla necessità di una gestione più precisa di ogni fase di confezionamento del prodotto (tracciando i materiali coinvolti nei vari processi aziendali fino alla consegna al cliente) finalizzata alla velocizzazione delle fasi di prelievo e stoccaggio. Nonno Nanni è un brand di prodotti freschi e quindi legato a materiali “con scadenza” e criticità tipiche.

Le fasi
- Imballaggio: l’operatore di magazzino prende in carico le consegne da evadere attraverso un terminale in radiofrequenza. Creato il pallet, l’operatore lo dichiara su terminale e il sistema crea un codice Handling Unit (HU) con la numerazione prevista per il Serial Shipping Container Code (SSCC) e stampa un’etichetta che viene incollata sulla pedana. Alla conferma dell’operazione, tutti i dati elaborati localmente vanno a modificare la consegna in SAP.

- Carico merce: la merce viene trasferita al punto di carico automezzi. Qui viene caricata sui camion effettuando una quadratura tra gli SSCC creati per la consegna e i pallet caricati, mediante lettura del barcode.
- Gestione gadget, locandine, kit promozionali: può presentarsi la necessità di spedire ai clienti anche materiali vari di altro genere (gadget, locandine, kit promozionali) non realizzati nelle linee di confezionamento.
L’operatore può eseguire il prelievo di questi materiali tramite terminalino, leggendone direttamente il codice a barre. Questi materiali vengono posti in un’unità d’imballo a parte, e successivamente caricati nell’automezzo.

La missione del macellaio Dickson in New York City

La crisi spinge gli italiani alla multicanalità

La crisi economica spinge sempre di più i consumatori italiani a scegliere la multicanalità come strategia per orientare al meglio le proprie scelte d’acquisto. È quanto emerge dall’Osservatorio Multicanalità 2010, un progetto di ricerca promosso da Nielsen e la School of Management del Politecnico di Milano, che si basa un campione di 7.000 individui di età superiore a 14 anni. Secondo l’indagine sono 23 milioni i consumatori italiani che possono essere definiti multicanale (sulla base delle definizioni Nielsen che si possono leggere a questo link), una quota pari al 44% della popolazione e un numero in aumento di ben 2,6 milioni rispetto all’anno precedente: si tratta di persone che vivono il processo di acquisto e la relazione con la marca attraverso più punti di contatto (Web in primis) e con un maggior coinvolgimento nel processo e nelle decisioni di acquisto.

La crescita della multicanalità
Se nel 2009 gli scenari di consumo dipendevano dagli effetti della crisi e già favorivano una crescita della multicanalità come fenomeno di consumo, nel 2010 il perdurare della recessione ha accelerato l’evoluzione di parte dei consumatori più tradizionali verso una maggiore razionalità nelle proprie strategie d’acquisto. Milioni di utenti hanno infatti deciso di mettere in discussione le proprie scelte consolidate di prodotti e servizi, optando per una più accurata ricerca di maggiori informazioni su tutti i media, con l’obiettivo prioritario di contenere le proprie spese in un frangente economico tanto difficile. La crisi ha spinto soprattutto il cluster dei “Tradizionali Coinvolti” verso un maggior coinvolgimento nelle proprie decisioni di acquisto. In totale sono circa 23 milioni le persone (tra cosiddetti Reloaded e Open minded) che dimostrano una propensione multicanale nel loro rapporto con la marca e nei processi di acquisto, un dato in aumento del 12% rispetto ai 20,5 milioni di individui multicanale del 2009.

Alto gradimento per la pubblicità
Ma in che modo le aziende possono riuscire a intercettare questi consumatori sempre più evoluti? A sorpresa l’indagine Nielsen evidenzia una crescita del gradimento della pubblicità sui tutti i mezzi, sia nei formati classici che in quelli più innovativi. Nei canali tradizionali dominano ancora le iniziative in punto vendita, gradite dal 74% dei consumatori, seguono le affissioni con 66% del gradimento e le tradizionali iniziative pubblicitarie sulla carta stampata (64%). Nel 2010 si rafforza l’apprezzamento persino per la pubblicità televisiva (+3% rispetto al 2009) e per quella radiofonica (+6% rispetto al 2009).Tra le dieci iniziative di comunicazione o di pubblicità maggiormente gradite dai consumatori italiani assumono sempre più un ruolo chiave anche le forme di advertising su Internet: con il 50% del gradimento, il sito aziendale risulta essere la tipologia online in assoluto più apprezzata. Inoltre, crescono con un tasso elevato l’apprezzamento dei blog aziendali (dal 21% del 2007 al 34% del 2010), le newsletter (dal 22% del 2007 al 31% del 2010) e i video pubblicitari virali su Internet (dal 17% del 2007 al 30% del 2010).

La potenza del buzz
Non desta dunque sorpresa che Internet, ormai ritenuto anche dall’utente medio il canale migliore per cercare informazioni sui prodotti, sarà nel 2010 il media che registrerà il più alto tasso di crescita (+12,6%) per quanto riguarda l’advertising. Le previsioni parlano di una chiusura di 2010 che per la prima volta vedrebbe la Rete italiana superare quota 1 miliardo di euro di investimenti. Ma oltre alla pubblicità tradizionale, Internet deve essere attentamente presa in considerazione dalle aziende anche per la potenza del word of mouth, il passaparola su prodotti e servizi che dilaga in rete, con decine di migliaia di messaggi difficilmente governabili dalle corporate. Che non si tratti soltanto di sterile chiacchiericcio è evidente da un dato: il 38% dei consumatori acquista un prodotto dopo aver letto un giudizio positivo visto in Rete, mentre il 34% vi rinuncia se si imbatte in commenti negativi.

Intervista a Daniele Fornari sul futuro della gdo dopo la crisi

“La crisi sta mettendo in discussione tutta una serie di paradigmi di marketing, tanto che, se cerchiamo di capire gli scenari futuri utilizzando i modelli tradizionali rischiamo di sbagliare”. Partendo da queste premesse, Daniele Fornari, professore di Trade marketing all’Università di Parma e ricercatore al Cermes - Università Bocconi afferma che il retail si deve focalizzare sull’obiettivo di soddisfare i bisogni del consumatore.

Quali sono i paradigmi cui fa riferimento?

Li chiamo paradigmi di marketing, perché quando parliamo di distribuzione, di comportamenti dei consumatori e di politiche commerciali, in qualche modo parliamo di fenomeni di marketing. Se proviamo ad andare indietro di qualche anno e rileggiamo gli scenari previsivi che si facevano per gli ipermercati, si ipotizzava un forte sviluppo delle quote di mercato, mentre per i format di prossimità si assumeva la possibilità di un processo di rilevante ridimensionamento. Si prevedeva, altresì, una espansione del livello di internazionalizzazione del sistema distributivo italiano. Negli ultimi due anni, si sono registrate tendenze opposte con un rallentamento dello sviluppo degli ipermercati, una “rinascita” dei punti di vendita di prossimità riqualificati e addirittura un fenomeno di contrazione della presenza della distribuzione internazionale. E ancora: quando è iniziata la crisi, si pensava che questa avrebbe favorito il discount, come anche i primi prezzi, perché il paradigma utilizzato nel passato era che la crisi economica significava domanda di convenienza e, quindi, orientamento dei consumatori a frequentare punti di vendita con questo tipo di posizionamento.

Invece …

Queste previsioni si sono rivelate meno consistenti, al punto che nessuno è in grado di dire cosa succederà a breve. Gli economisti prevedono andamenti della crisi differenti, rappresentandola con curve di analisi spesso contrapposte. Per alcuni, la crisi sarà molto lunga, per altri si registrano segnali di ripresa. Nouriel Roubini ha sostenuto, in un suo recente studio: “La crisi non è finita”, che i fattori che hanno determinato la situazione attuale sono ancora tutti da rimuovere.
Quindi, se prevediamo uno scenario di ripresa economica nel mercato distributivo si avrà un certo tipo di evoluzione, oppure, diversamente, in assenza di un’effettiva ripresa, si potranno avere altre dinamiche.

C’è anche chi ipotizza anche una ripresa dei processi inflazionistici …

Al riguardo, si confrontano due scuole di pensiero. Una ipotizza che non ci siano rischi di forti variazioni dei prezzi, a causa della bassa domanda e dei consumi stagnanti. Ma c’è invece chi, analizzando le dinamiche dei prezzi delle materie prime, ritiene che potremmo trovarci presto in una situazione inflattiva preoccupante. È evidente che, se l’inflazione dovesse raggiungere livelli alti, la domanda di convenienza dei consumatori avrebbe un ruolo più rilevante e, ancora una volta, potrebbe spingerlo a modificare il livello di preferenza per i canali di vendita e per le politiche commerciali delle imprese.

La gdo deve dunque focalizzarsi maggiormente sulla customer satisfaction?

Sì, assumendo che i consumatori hanno elaborato nuovi modelli di consumo basati sulle logiche del “value for money”, dove value sta per valore e money per convenienza. La percezione che il consumatore ha della convenienza è, comunque, un fatto relativo e soggettivo tanto da giudicare il livello del prezzo dei prodotti e dei pdv in funzione delle contropartite di “valore” ricevute. Queste contropartite riguardano la qualità dei prodotti, la loro funzionalità, il livello di servizio ricevuto nel pdv. Quindi, giudica un dato prezzo alto se non percepisce la contropartita del valore, mentre lo ritiene equo se, a fronte di quel prezzo, pur se alto, riceve una contropartita superiore.

Quindi, non prezzo basso a tutti i costi?

La crisi sta facendo diventare il consumatore più razionale tanto da averlo stimolato a valutare la convenienza non solo in base al mero prezzo pagato per i prodotti ma in base al “conto economico” complessivo della spesa. In questo conto economico entrano in gioco numerose variabili, come i costi di trasferimento, i costi di stoccaggio, il costo-opportunità del tempo, la qualità del servizio ricevuto, l’esperienzialità dello shopping.
Questo porta a riflettere su un altro paradigma che è entrato in crisi: i primi prezzi. Questi prodotti sarebbero dovuti essere tra quelli a maggiore tasso di crescita in questi ultimi due anni.
Non è stato, invece, così e questo conferma che il consumatore non è disposto ad acquistare i primi prezzi a qualsiasi costo.
Anzi è disposto a privilegiare i prodotti e le marche premium se ne percepisce i valori.

Come, per esempio, la marca commerciale?

La marca commerciale è la sintesi dei modelli value for money, è la risposta dei supermercati al discount e, in qualche modo è, il tentativo delle insegne di consolidare a tutti livelli la fedeltà del ta. Ed è anche un segnale che evidenzia un nuovo approccio di marketing da parte della gdo per reagire alla crisi economica. Dietro al suo sviluppo ci sono numerose tematiche commerciali che, stimolate dalla crisi, stanno spingendo le imprese ad avere comportamenti più coerenti con le attuali condizioni di mercato.

Puntare, quindi, radicalmente sulle private label?

No, assolutamente. Anzi, in Inghilterra, dove la marca privata ha raggiunto alti livelli, è in atto un processo di contenimento dello spazio dato alla marca commerciale rivalutando, per diverse categorie di prodotto, il ruolo delle marche industriali. Il rapporto con la marca industriale è soprattutto una questione associata al grado di sostituibilità delle marche nei processi di spesa dei consumatori. La Pl cresce, ma a scapito di quelle marche che non hanno investito sui processi di differenziazione. L’orientamento della gdo tenderà ad essere sempre più un processo di scrematura dell’assortimento, con una modificazione della profondità delle categorie di prodotto.

Quindi logiche assortimentali più in chiave di marketing? E i buyer?

Questa crisi, se continuerà, credo comporterà, nella gdo, un maggior peso di chi “conosce” il consumatore: oggi, non basta essere bravi nella negoziazione con l’industria; è fondamentale, altresì, saper vendere. Così, se il ruolo del buyer è quello di acquistare i prodotti alle condizioni migliori, fino a che punto sono in grado di acquistare i prodotti che si vendono di più? Può anche succedere che il buyer acquisti prodotti che poi a scaffale finiscano per avere tassi di rotazione molto bassi e che, alla fine, rappresentino un costo. Andiamo verso una situazione in cui le logiche d’acquisto della distribuzione saranno meno di tipo finanziario, cioè legate agli sconti di fornitura, e più di tipo commerciale. In sintesi, sarà sempre più importante acquistare in funzione delle vendite e quindi maturare, anche per chi si occupa di acquisti, maggiori competenze di marketing. Se la crisi sarà lunga, avrà un impatto anche sulle strutture organizzative, sui processi aziendali, e sulle competenze manageriali.

Minore influenza della figura del buyer significa anche minore valore delle supercentrali d’acquisto?

Le supercentrali sono nate per spuntare migliori prezzi con l’industria e che le alleanze tra insegne diverse, sostenute comunque dalla presenza di insegne-guida, comportavano dei vantaggi negoziali. Con il calo dei consumi, la torta si è ridotta: ora il rischio è che le supercentrali contribuiscano a far sopravvivere competitor che, probabilmente, senza l’insegna guida della supercentrale, non avrebbero ottenuto i vantaggi negoziali che sono riusciti ad ottenere. Secondo me, la crisi sta facendo riflettere sul loro ruolo. Il vantaggio competitivo, fino a ieri, per la gdo, era la funzione dell’acquisto, per questo erano così importanti i buyer: oggi, oltre ai fornitori, contano sempre di più i consumatori e avvalersi di bravi marketing manager, avere bei pdv, saper realizzare promozioni innovative e ottimizzare la gestione degli scaffali sono elementi fondamentali. In questa prospettiva, ritengo che le supercentrali nazionali potrebbero avere alcuni problemi di consolidamento.



È più competitivo il discount evoluto, quasi assimilabile a un supermercato, o il classico formato hard?

Il discount? Cresceva a doppia cifra nel 2004. Oggi, a parità di rete ha una crescita negativa, mentre a rete complessiva cresce di soli 3%. Agli inizi della crisi, se ne ipotizzava una crescita forte. In realtà,
negli ultimi tempi, soprattutto la formula soft, sta soffrendo molto più dei supermercati e addirittura più dei superstore. In base ai classici paradigmi ci saremmo aspettati un boom della crescita dei discount perché in concomitanza di una crisi economica la risposta del consumatore avrebbe dovuto essere questa. Tra le principali cause vi è quella che il discount si è riposizionato nella formula soft e in alcuni casi si è quasi soprapposto al supermercato perché ha modificato gli assortimenti, aumentando la profondità della gamma, ha introdotto massicciamente le marche leader, ha cominciato a fare le promo come i super e a inserire i prodotti freschi. In alcuni casi, poi, si è messo addirittura a fare la pubblicità come i super. Ha quindi perso quella posizione distintiva, la sua natura hard. Nel momento in cui il discount perde questa sua natura e si avvicina al super in realtà perde il suo riferimento di clientela, spesso configurandosi quasi come un “brutto supermercato”. Per contro, chi ha mantenuto la sua formula hard mantiene un trend positivo. Inoltre, il supermercato ha reagito: ha inserito i primi prezzi,
svolge attività promozionali sempre più forti e, soprattutto, ha sviluppato la marca commerciale, che sta crescendo molto ed è una delle poche note positive della distribuzione moderna: in qualche modo anche la marca commerciale ha rappresentato una risposta al discount.

Quale futuro si può ipotizzare per il canale ipermercato?

Sono diverse le motivazioni che hanno messo in difficoltà il format dell’ipermercato. Tra le ragioni contingenti e congiunturali, si evidenzia che il consumatore comincia a fare meglio il conto economico della spesa, cioè considera, oltre al fattore prezzo del prodotto, tutti quegli elementi che incidono sul costo, quali il tempo, il costo del carburante e di trasporto, il servizio atteso e quant’altro. Su queste basi, il consumatore ha compreso che, in alcune situazioni, è complessivamente più conveniente andare tre volte la settimana al pdv sottocasa, piuttosto che all’ipermercato perché, oltre ai maggiori costi, limita anche il rischio di stoccaggio, evitando lo stimolo dell’offerta che gli propone l’iper. Infatti, ed è questo il tema primario, il consumatore, andando all’iper, finiva per comprare molto più di quanto consumava, in particolare relativamente ai prodotti freschi. Nostre analisi, ci indicano che, mediamente, acquistava 100 e consumava 80: quindi, non è che il consumatore, oggi, consumi di meno, ma semplicemente acquista meno. L’effetto negativo ricade in particolare sulle imprese, che quindi registrano un calo delle vendite. Un’altra causa del rallentamento degli ipermercati è che la popolazione italiana è invecchiata: è vero che lo diciamo da da oltre 20 anni, ma intanto è effettivamente invecchiata e gli iper, comportano per i consumatori anziani un processo di spesa più faticoso. Va aggiunto che l’iper sta soffrendo soprattutto a causa del non food, che vale circa il 40% del business, a seguito della competizione derivante dal consolidamento degli specializzati (i cosiddetti category killer), frequentati dal consumatore per le migliori condizioni di assistenza pre e post vendita. Infine, non si può tralasciare di dire che, chi ha sviluppato queste superfici in area 4, ha dovuto affrontare una concorrenza anche da parte della distribuzione tradizionale, ben inserita nei mercati locali. Con tutto ciò, la realtà di fondo è che l’ipermercato è un canale maturo in tutta Europa e il grande dilemma è quello di quale ruolo di marketing attribuire al non food: deve servire per comunicare la convenienza e quindi per creare traffico nelle grandi superfici, o piuttosto deve essere venduto con un livello di servizio adeguato, in modo tale da generare situazioni di fedeltà da parte dei consumatori? È chiaro che, se si sceglie la seconda strategia, bisogna comunicare al consumatore un livello più alto di specializzazione, di servizio, di merchandising, di assistenza. Il tentativo di rilancio di Carrefour con Planet (nella foto) che ha inserito la formula dello shop in shop, va in questa direzione: permette di comunicare il livello di specializzazione sulle singole merceologie di prodotto. Sono, quindi, diverse le ragioni che spiegano il rallentamento degli iper e dire oggi quale sarà il futuro di questa formula è difficile. Personalmente, penso che dipenderà dalla capacità di soddisfare meglio le necessità personali del consumatore, quindi, di dare un livello maggiore di servizio, ma molto dipenderà dalla congiuntura economica.

Datalogic: fornitura di 400 palmari al Gruppo D.M.O

Il Gruppo Datalogic, attivo nel mercato dei lettori di codici a barre, di mobile computer per la raccolta dati, di sistemi a tecnologia Rfid e visione, attraverso la controllata Datalogic Mobile, fornirà al Gruppo D.M.O. circa 400 palmari per un valore di circa 400.000,00 euro, per l’aggiornamento e la gestione del loro magazzino centrale.

Grazie alla partnership conclusa con Datalogic e ad un sofisticato sistema informatico, il Gruppo D.M.O. azienda padovana specializzata nella gestione diretta dei punti vendita con i brand CAD, Determarket, Target, Beauty Star e l’Isola dei Tesori, sarà in grado di monitorare, in tempo reale, le uscite dei prodotti dagli oltre 300 punti di vendita sparsi su tutto il territorio italiano e gestire efficacemente l’assortimento.

Tutti gli operatori delle filiali saranno dotati dei palmari Datalogic Memor™ in grado di garantire una trasmissione dei dati in tempo reale al sistema informatico, mentre gli addetti al magazzino centrale utilizzeranno i terminali Skorpio Gun™ e Kyman™ per l’aggiornamento costante dei dati di ingresso, prelievo e uscita della merce.

Snai ottiene la certificazione Iso 27001

Snai, concessionario di Stato per i giochi pubblici, ha ottenuto da IMQ la certificazione Iso 27001 relativa al “Sistema di gestione sicurezza informazioni”, che attesta il livello di definizione e applicazione controllata dei livelli di riservatezza, integrità e disponibilità delle informazioni aziendali, a protezione dei dati dei clienti, dei dati aziendali nel complesso e in ottemperanza alle disposizioni di legge.

La certificazione Iso 27001 si aggiunge alle altre attestazioni di qualità e sicurezza ottenute negli anni da Snai, come la Iso 9001 “Sistema di gestione per la Qualità del servizio”, a conferma della visione dell'azienda come un insieme di processi tra loro in stretta relazione e finalizzati a fornire prodotti che rispondano in modo costante alle attese del mercato e ai requisiti richiesti dalle Autorità regolamentari, nell’ottica del continuo miglioramento delle prestazioni e della piena soddisfazione del cliente.

Dok, il supermercato secondo Megamark (Selex)

JLL: Italia ai margini della ripresa del real estate commerciale

Gli immobili commerciali italiani interessano gli investitori internazionali, però solo se le strutture sono di elevato livello, una merce abbastanza rara nel nostro Paese, e così l'Italia è rimasta un po' ai margini della grande ripresa degli investimenti cross border registrata in Europa nel primo semestre 2010: secondo i dati di Jones Lang LaSalle nel periodo si è toccato un valore superiore al doppio rispetto al medesimo periodo del 2009: 10,6 miliardi di euro contro
i 5 miliardi dell'anno scorso.

Italia
Nel nostro Paese il volume totale degli investimenti nel settore retail ha raggiunto la cifra di 559 milioni nel primo semestre 2010, con un calo del 27% rispetto allo stesso periodo del 2009. Poche sono le transazioni registrate, ma di
rilevanti dimensioni, come ad esempio il deal che ha riguardato il centro commerciale Porta di Roma, che
da sola vale 440 milioni ed è risultata la seconda transazione per dimensioni  avvenuta in Europa. Escludendo questa transazione, che non è particolarmente significativa per
misurare lo stato di salute di un mercato, è evidente come il volume transato sia veramente limitato. Per
trovare un volume d'investimento analogo bisognerebbe tornare agli albori del mercato degli investimenti
commerciali e comunque prima del 2002.
Permane, nella percezione degli investitori internazionali, una grande differenza tra il Nord e un Sud che richiama ancora poco interesse.

Carrefour entra nel cuore delle città con il concept City Café

In attesa dei riscontri per il rilancio degli ipermercati con la formula Planet, Carrefour sta per inaugurare il suo primo store a insegna Carrefour City Café (come anticipato da Gdoweek nel n. 494 di settembre 2009): il 16 dicembre, infatti, il nuovo concept store sarà aperto in Francia, a Bordeaux in area test.

Il concept store

L’innovazione del format consiste nel fatto che il locale è tutto dedicato alla ristorazione: una parte con degustazione sul posto, un’altra per l’acquisto di prodotti pronti (snack, sandwich, bibite fresche, ma anche il reparto panetteria e pasticceria), per un totale di oltre 700 referenze. Esteso tra i 70 e i 100 mq, il negozio sarà aperto 7 giorni su 7, con orari prolungati.

Secondo quanto confidato da Gérard Dorey, direttore esecutivo della divisione Prossimità di Carrefour alla stampa francese “Si tratta di un nuovo ‘mestiere’ per Carrefour, ma siamo interessati a penetrare il mondo del vicinato e continueremo su questa strada”.

Un secondo store verrà infatti aperto entro il primo semestre del 2011.

Il nuovo format Famila secondo Megamark (Selex)

Edeka in Germania testa formato basato sulla private label

Il test Edeka è in corso presso lo store di 800 mq che in precedenza aveva l'insegna discount Edeka Diska.
Si trova in Sassonia, fra Norimberga e il confine ceco, un land con un Pil procapite simile a quello della Cechia e quindi più basso rispetto alla media tedesca. L'assortimento si basa su 3.500 referenze, comprensive di prodotti di marche leader e prodotti private label della linea Gut & Günstig riguardante 8 categorie merceologiche grocery, con una quota complessiva non superiore al 30% (quindi circa un migliaio di referenze).
I risultati, dopo le prime due settimane seguenti la conversione, sono stati molto interessanti: la crescita delle vendite è a due cifre.

Revolution Gruppo Sistemi 2000 e Legambiente insieme per “Ridurre si può 2010”

Durante la settimana europea della riduzione dei rifiuti, tenutasi a fine novembre, Legambiente -che ha allestito 98 banchetti informativi tra supermercati e piazze di 80 comuni italiani- e Revolution Gruppo Sistemi 2000 hanno realizzato la campagna “Ridurre si può 2010”, per sensibilizzare i cittadini sulla necessità di ridurre lo spreco di risorse attraverso pratiche responsabili come la preferenza per packaging limitati e una corretta raccolta differenziata.

Hanno votato in 20.000
La risposta dei cittadini è stata molto positiva: tra oltre 50.000 cittadini che hanno aderito all’iniziativa, 20.000 hanno votato per la sostituzione dei sacchetti per la spesa in plastica non riciclabile, scegliendo tra le diverse proposte: il 73,4% preferirebbe la borsa riutilizzabile, il 16,2% sceglierebbe il sacchetto in bioplastica e il 10,4% adotterà la busta di carta.

“Ritengo la nostra adesione a questa iniziativa, fortemente voluta da Legambiente, di fondamentale importanza per dimostrare come le aziende possano giocare un ruolo importante nella lotta per la diminuzione dei rifiuti, soprattutto in un settore ad alto potenziale di diminuzione di impatto ambientale, come quello della gdo”, ha detto Sergio Lupi, fondatore e Presidente di Revolution Gruppo Sistemi 2000.

Sacchetti in esposizione
Per sottolineare la propria vocazione green, Revolution Gruppo Sistemi 2000 ha esposto negli stand di Legambiente i suoi cestini per la spesa Re-Tappo, realizzati con la plastica ricavata dal riciclo di 1.100 tappi di bottiglie. L’adozione di questo tipo di attrezzature comporta dei sensibili vantaggi ambientali: ogni cestino è realizzato con 1,4 kg di plastica riciclata (su un totale di 1,7 kg); tenuto conto che, per produrre un kilogrammo di plastica occorrono circa 2 kg di petrolio greggio e che una fornitura media di un supermercato corrisponde a 100 cestini, si può calcolare che, per ogni supermercato, si possono risparmiare mediamente 280 kg di petrolio.
“Se volessimo estendere questo dato a livello nazionale, potremmo ipotizzare che se tutti gli 11.234 supermercati italiani (dati Infocommercio) sostituissero i cestini tradizionali con quelli in plastica riciclata, si risparmierebbero circa 3.145.520 kg di petrolio greggio”,
conclude Sergio Lupi.

Marchio ObjecTo per i souvenir di Torino

Da qualche tempo, i turisti in visita nel capoluogo piemontese hanno a disposizione tutta una serie di originali souvenir “targati” ObjecTO - Official Torino Souvenir, nato grazie a una riuscita partnership tra pubblico (Città di Torino) e privato (una decina di agenzie e studi grafici e di design coinvolti, in prevalenza torinesi, come lo studio Brunazzi&Associati che ha rivisitato il logo, ideato dall’architetto Elena Daniolo Vallan, e redatto il manuale di immagine coordinata.
“In pratica -spiega Maria Stefania Salvo, che segue il progetto per l’Assessorato Commercio e Turismo- il rischio d’impresa viene assunto dalle aziende partner, alle quali mettiamo a disposizione l’utilizzo del marchio depositato ObjecTo e garantiamo la nostra collaborazione per la promozione dell’iniziativa. Una percentuale degli utili ottenuti dalle vendite viene messa a disposizione dell’amministrazione comunale, che li utilizzerà per altri progetti”.

La linea completa dei gadget ObjecTO (circa 70 gli articoli in catalogo, ai quali se ne aggiungeranno via via di nuovi) è in vendita al pubblico presso i punti informativi di Turismo Torino e Provincia, in Piazza Castello angolo via Garibaldi e presso la Stazione Ferroviaria Porta Nuova. Mentre una selezione più o meno estesa degli stessi si può trovare presso sette bookshop museali e in numerosi negozi (a oggi circa 40, prevalentemente librerie, cartolerie e tabaccherie), oltre che in occasione di fiere e manifestazioni.

Epta, impianti a CO2 in condizioni climatiche estreme

Epta, gruppo attivo nel settore della refrigerazione commerciale per la gdo, con i marchi Costan, Bonnet Névé, BKT, George Barker ed Eurocryor, ha realizzato due nuovi impianti a CO2 in Grecia ed in Australia, rispettivamente nel Green Store Stamata del Gruppo Alfa Beta Vassilopoulos di Atene e nel Super IGA di Lynwood.

Le progressive restrizioni sull’uso dei refrigeranti sintetici hanno favorito l’impiego dell’anidride carbonica quale soluzione naturale più vantaggiosa. Infatti, se si considera la metodologia TEWI (Total Equivalent Warming Impact), che calcola l’impatto totale da effetto serra di una macchina o un sistema energetico nel corso della sua vita utile, risulta che gli impianti a  CO2 realizzati da Epta presentano valori più bassi rispetto ai sistemi tradizionali.

L’installazione presso il Green Store Stamata ad Atene, la prima in Grecia, costituisce un caso esemplare. Dall’analisi preliminare delle performance è emerso che l’indice TEWI dell’impianto a CO2 di Epta avrà un valore di 730t rispetto alle 1377t della soluzione a R404A, con un risparmio, in termini di emissioni del 47% ed una diminuzione dei costi, durante il suo intero ciclo di vita, del 37%.

Superate le cento installazioni a CO2
Gli impianti Epta riscuotono consenso anche nei Paesi in cui le condizioni climatiche sono estreme. Tra le diverse referenze in Australia, infatti, spicca il Super IGA di Lynwood, dove il Team Epta CO2
, in collaborazione con i tecnici del distributore AJ Baker & Sons, ha risolto questo problema progettando un sistema in grado di garantire l’efficienza del gas refrigerante a CO2, nonostante le elevate temperature.
“Siamo molto orgogliosi di aver superato le cento installazioni a CO2 -dichiara John Austin-Davies, responsabile del product management di Epta-. Le competenze acquisite grazie ai numerosi impianti subcritici e transcritici realizzati ci hanno consentito, inoltre, di organizzare in UK un Training Center che finora ha coinvolto più di 100 professionisti, di diverse nazionalità, per l’aggiornamento costante sulle nuove tecnologie a CO2
. Questa struttura ha da poco ottenuto la certificazione 'City and Guilds' quale attestato della massima esperienza e serietà”.

GDOWEEK 43 2010

Editoriale
Innovazione del paradigma di pensiero cercasi ...

Scenario

L'economia è morta, viva l'economia

Introduzione
alla lettura

I 20 mercati
Vino Doc, Docg, Igt Italiano

Snack salati freschi

Affettati
Formaggi da grattugia

Altri formaggi freschi tradizionali

Altri Piatti Pronti

Specialità ittiche fresche

Verdura quarta gamma

Pasta fresca ripiena

Pizze surgelate

Uova

Pronti da gelare

Altre bevande piatte (no gas)

Biscotti

Pasticceria

Altri infusi

Caramelle

Cibo gatti

Deodoranti azione istantanea casa

Pannolini per adulti

Culture
Hello! Logos

La pesca sostenibile di Whole Foods (Usa)

La crescita di Tesco è pilotata dalle attività internazionali

I dati relativi ai risultati del terzo trimestre sono stati appena resi noti da Tesco e parlano di una crescita considerevole dell'area internazionale, in particolare dell'Asia che, in assoluto, cresce del 23,4% che però a parità di rete si ridimensiona a un 4,3% che a sua volta palesa un piccolo rallentamento rispetto al 5% del secondo trimestre.
Altrettanto interessante è la crescita negli Usa con 38,5% e 9,8% a parità di rete. Aumento attribuibile, secondo Tesco, a un significativo aumento del numero di clienti.
Il
Ceo Terry Leahy ha commentato: "Mano a mano che il recupero a livello mondiale dell'economia acquisice consistenza la nostra strategia ad ampio raggio abbinata al focus sull'aumento di produttività ci consente di mantenere una crescita sostenibile e profittevole, dando valore ai nostri clienti e ai nostri azionisti".

Coop premia tre fornitori per l’efficienza energetica

Partita nel 2006, quando Coop ha invitato i fornitori di prodotto a marchio ad adottare azioni mirate alla riduzione dei consumi energetici in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra sancite dal Protocollo di Kyoto, quest'anno le aziende più virtuose sono risultate Kimberly-Clark (prodotti a base di carta), Cartiera Lucchese (prodotti a base di carta) e Surgital (pasta, sughi e piatti pronti surgelati). Sono aziende che hanno aderito al progetto Coop for Kyoto, avviando azioni volte a migliorare la propria efficienza energetica. In totale, sono 110 le imprese coinvolte (altre 93 intendono aderire) e grazie al progetto, fra 2007 e 2009, è stata evitata l'emissione di 38.041 tonnellate di anidride carbonica: come se 1000 famiglie avessero rinunciato all'energia elettrica per oltre 24 anni.

Certificazioni

Così, nonostante i segnali poco rassicuranti della conferenza a Cancun (dove si decide il futuro dell'accordo di Kyoto) in tema dell'impegno sul fronte ambientale, Coop procede speditamente con la collaborazione dei propri fornitori.
I dati forniti dai produttori sono stati raccolti e verificati da Bureau Veritas (organizzazione internazionale che si occupa di certificazione, nonché tra i partner di Coop in questa iniziativa).
Relativamente al gruppo dei 110 stabilimenti dei fornitori più consolidati e che hanno aderito fin dall'inizio al progetto, nel triennio 2007-2009 le quantità di merci prodotte sono aumentate del 12,8 %, le emissioni solo del 7,4 % grazie appunto al miglioramento dell'efficienza: se nel 2007 ogni tonnellata di prodotto comportava per la sua fabbricazione mediamente un'emissione di 228 Kg di CO2, nel 2009 per una tonnellata di merce prodotta si sono emesse mediamente 217 Kg CO2, con un miglioramento del 4.8 %.
In questo triennio i fornitori che si sono maggiormente distinti sono stati Kimberly-Clark (- 10.936 tonnellate di CO2), Cartiera Lucchese (- 4.874 tonnellate di CO2) e Surgital (- 2.629 tonnellate di CO2) che per questo ricevono un attestato da Coop a riconoscimento dei risultati raggiunti.

“C'è ancora molto cammino da fare -dichiara Maurizio Zucchi, direttore qualità Coop Italia- e Coop ha intenzione di proseguire nell'attività di sensibilizzazione dei propri fornitori, in particolare delle aziende che presentano situazioni meno efficienti. Ci impegneremo quindi per invertire i trend negativi ed a stimolare e valorizzare i fornitori più virtuosi. Un dato molto confortante è che ulteriori 93 stabilimenti italiani di nostri fornitori hanno inviato i loro dati, proponendosi per l'adesione al progetto”.

Popai e le prospettive del nuovo decennio per il retail italiano

Il 16 dicembre 2010 presso il WJC - World Join Center, Via Achille Papa 30, Milano, sette esperti di settore, sotto l'egida di Popai, si confronteranno sul futuro del retail nel nostro paese: dal marketing allo store design, dall’economia alla cultura di consumo e ad altri temi ancora.
La tavola rotonda si svolgerà alle ore 14,30 seguirà poi l’assemblea generale riservata ai soci Popai Italia.

Presenti alla tavola rotonda
Saranno presenti al tavolo di discussione: Luca Pellegrini ordinario di Marketing - Università IULM Milano,  Pierluigi Sacco ordinario Politica Economica - Università  IULM, Gianpiero Lugli ordinario Marketing Distributivo,  Cristina Lazzati direttore responsabile - Gdoweek, Paolo Lucchetta architetto, fondatore di RetailDesign docente architettura interni Politecnico Milano, Gianni Forcolini docente di ruolo e ricercatore di Lighting Design Politecnico di Milano. Karin Zaghi
Lecturer Università Bocconi Milano.

Gli Emirati Arabi spiegano perché ridurre l’impatto ecologico

Findomestic, crescono le forme di consumo alternative

Riprendono lievemente i consumi ma il percorso per il  recupero del terreno perduto sarà lungo. Crollano le vendite di auto (ma il dato non era certo sorprendente), in compenso, crescono le spese per la casa. Il tradizionale appuntamento con l'Osservatorio Findomestic segnala che pur in un contesto di
precarietà le famiglie italiane sono intenzionate a continuare ad acquistare, ma sono consapevoli che occorra farlo
con maggiore prudenza e dopo essersi informate adeguatamente senza abbandonarsi alle emozioni. Per questo scende per la prima anche la dinamica del credito al consumo.

Nuove forme di consumo
Interessante rilevare che con le difficoltà economiche dell'ultimo periodo favoriscono l'emergere di nuove forme di consumo
quali i farmer market, la banca del tempo, il car pooling e i gruppi di acquisto solidali (GAS). La banca del tempo, che è una
sorta di baratto di servizi per lavori di manutenzione, cucina, ripetizioni, baby sitting ecc., è vista con interesse dai
giovani e dalle donne. Il car pooling è considerato sempre più positivamente e ha superato la dimensione dei luoghi
di lavoro ed ora, grazie ai social network, conosce una più ampia possibilità di diffusione. I GAS sono invece visti con
favore dalle donne tra i 35 e i 55 anni e sono utilizzati per entrare in contatto con una rosa selezionata di produttori
che offrono una qualità di beni migliore, in alcuni casi anche dal punto di vista ecologico, limando i costi di trasporto e
di stoccaggio. Accanto a questa tipologia la crisi sta anche facendo emergere forme di cooperazione tra famiglie più
orientate al risparmio che alla qualità. Si tratta di pool d'acquisto che mirano ad ottenere dai fornitori i prezzi
all'ingrosso.

Assegnati i premi per l’imprenditore dell’anno 2010 di Ernst & Young

Ieri sera a Milano, presso Palazzo Mezzanotte, si è svolta la cerimonia di assegnazione dei premi Ernst & Young. Due gli imprnditori premiati inerenti il retail: Alberto Bertone (in foto), presidente e Ad delle Fonti di Vinadio, proprietario del marchio Sant'Anna, per la categoria Food&Beverage, con la seguente motivazione: "per aver fatto dell'innovazione tecnologica la propria bandiera, sino a divenire la prima azienda in Italia e nel mondo nel mercato delle acque naturali ad utilizzare un materiale innovativo per realizzare bottiglie in plastica naturale completamente biodegradabili" e Iginio Straffi, presidente e Ad di Rainbow per la categoria Categoria Retail & Consumer Products: “per aver saputo eccellere nella qualità dell'animazione, nella grafica e nei contenuti, arrivando a competere con i più grandi dell'animazione come Disney e Warner Bros".

Vincitore nazionale
Stefano Landi, presidente di Landi Renzo, gruppo di Cavriago
(RE), leader mondiale nel settore dell'eco-mobility progettando, producendo e commercializzando componenti e
sistemi di alimentazione GPL e metano.
Gli altri premiati sono: Gian Luigi Cola e Massimo Toffolutti, per l'energy; Stefano Neri per l'emerging; Davide Trevisani per gli industrial products. 

Effetto crisi, in Grecia Aldi Sud chiude due terzi della sua rete

La chiusura avverrà entro fine dicembre: 250 dipendenti di Aldi Hellas sono già stati licenziati a fine novembre e altri 500 seguiranno la stessa sorte entro fine febbraio.
Secondo Planet Retail, alcuni retailer sarebbero interessati a rilevare la parte restante della rete Aldi. Si tratterebbe di Alfa-Beta Vassilopoulos (Delhaize Group), Lidl (Schwarz Group), ma anche il Rewe Group, che fin'ora non era presente in Grecia. Nel frattempo, cosa strana che fa capire anche quanto sia confusa la situazione in Grecia, Aldi ha annunciato che le vendite nel 2010 sono salite senza avere fatto crescere in modo significativo la rete esistente e il fatturato dovrebbe andare oltre i 100 milioni di euro. 

Il cda di Aldi Hellas è giunto anche a un accordo con i rappresentati sindacali dei dipendenti, accordo con cui viene definito il perimetro delle dismissioni e il bonus economico che verrà riconosciuto a quelli che si dimetteranno. Rimane il fatto che al dipendente spetterà di scegliere se proseguire a lavorare con il nuovo proprietario oppure ricevere il bonus.

Test Nuove Aperture 6

Test Nuove Aperture 5

Test Nuove aperture 4

Test numero 2

Premiazione Ethic Award 2010 (video)

L’Ethic Award 2010 al Gruppo Finiper (video)

Cibus Tour si terrà a Parma dal 15 al 17 aprile 2011

La prima edizione del Cibus Tour "Sapori, saperi e salute" si terrà il prossimo aprile presso gli stand di Fiere di Parma. Durerà tre giorni dal 15 al 17 è avrà orario esteso dalla 11 alle 23.
Concepito come evento cerniera rispetto a Cibus, che ha cadenza biennale e che avrà luogo dal 7 al 10 maggio 2012, Cibus Tour nasce con l'obiettivo di promuovere il food italiano presso i consumatori e le famiglie.

Tre i settori in cui si articolerà l'evento:
Cibus - Bio
È il settore dedicato agli alimenti biologici e ai prodotti sviluppati e commercializzati in un ottica di sostenibilità.
Cibus "Terroir"
È l'area che accoglierà le eccellenze delle regioni italiane. Si potranno degustare ma anche acquistare le tipicità italiane.
Pianeta Nutrizione
Collezione di eventi/presentazioni per approfondire le tematiche della "sana alimentazione" e degli aspetti nutrizionali.
In più si aggiunge l'evento "Po(r)co ma buono" in collaborazione con Slow Food Italia che illustra l'impiego della carne suina in cucina.

Il prezzo del biglietto d'ingresso sarà di 5 euro (gratis per i minori di 14 anni).

Prossimo esordio di Molino Spadoni col marchio Almaverde Bio

Grazie all'acquisizione del Molino Briganti di Savio di Ravenna, destinato a diventare il primo in Italia dedicato esclusivamente alla produzione di farine 100% biologiche, Molino Spadoni, leader nel mercato italiano delle farine e impegnato in un forte processo di sviluppo in diversi mercati food, arricchirà la propria offerta con una gamma di prodotti -farine, prodotti da forno, pane e derivati- che utilizzeranno in licensing il marchio Almaverde Bio.
La produzione 100% bio di farine e prodotti derivati partirà entro la primavera 2011
e rientra nel progetto del Gruppo Spadoni di creazione di un articolato e completo polo alimentare.

“L'acquisizione del Molino Briganti de la conseguente licenza d'uso del prestigioso marchio Almaverde Bio -commenta Leonardo Spadoni (in foto), AD del Gruppo romagnolo- va inquadrata nel nostro progetto di creazione di una filiera nazionale per la produzione di grano biologico, completa di sistemi innovativi di stoccaggio e un impianto molitorio interamente dedicato”.
L'obiettivo è raggiungere in 3 anni un fatturato di 3 milioni di euro in
un comparto che dimostra notevoli potenzialità di sviluppo.

McArthurGlen, 2010 roseo

L'outlet non risente della crisi, anzi, le difficoltà economiche sono un suo involontario alleato. Potrebbe essere questa la spiegazione per comprendere come in un anno certo non brillante per il retail, per l'abbigliamento e per i consumi McArthurGlen abbia messo a segno risultati di tutto rispetto: 649 milioni di fatturato: +5% a rete costante, +16% se si considera l'apporto dell'outlet di Caserta inaugurato a inizio 2010.
Un apporto fondamentale ai risultati di quest'anno è arrivato dalla presenza di turisti, favorito dalla posizione strategica delle cinque strutture presenti. Ma vediamo nel dettaglio i risultati delle cinque strutture.

Gli outlet
Serravalle: è diventato il primo outlet di Europa a dieci anni dalla nascita. Boom della presenza di russi, che rappresentano il 51% di stranieri che acquistano al centro; l'incremento del volume d'affari derivante da queste presenze è stato del 70%.
Veneto Designer Outlet: ha inaugurato il primo museo archeologico virtuale all'interno di uno shopping center. Anche qui boom di turisti, con aumento delle vendite del 57%; in previsione un ampliamento per altri 6500 metri quadrati.

La Reggia di Caserta: operativo da dieci mesi ha registrato presenze del 15% superiori alle previsioni; in arrivo altri 4.500 metri quadrati.

A Castel Romano il turismo è aumentato del 69%, i russi rappresentano il 41% del totale; in arrivo altri 8000 mq.
Saranno invece 6000 i metri che si aggiungeranno entro il 2012 al Barberino outlet; il turismo rappresenta il 15% del fatturato.

Velofood, servizio consegne in bicicletta

Velofood, idea nata dalla sinergia tra la food agency
Levàa e il corriere espresso in bicicletta di Urban Bike Messengers,
è il primo e unico servizio tutto compreso, a zero emissioni, per la gestione della regalistica natalizia: dalla comunicazione e promozione, all'organizzazione fino alla distribuzione.
Come funziona?
Nel sito internet è possibile acquistare le ciclo-strenne, specificando gli indirizzi delle consegne, che avvengono mediante la
"flotta a zero emissioni”: cioè le biciclette dei corrieri di Urban Bike
Messenger.
Mediante la foood agency, a questo si aggiunge anche  la scelta dei fornitori mirando all'aspetto nutrizionale del cibo, coniugando così sostenibilità e una buona alimentazione.
La copertura geografica del servizio, per ovvi motivi, è relativa al solo
territorio cittadino di Milano.

Tesco intende estendere ancora l’offerta etnica

Un portavoce di Tesco afferma che le linee di prodotti asiatici, medio orientali e afrocaraibici sono le aree con il maggior tasso di crescita in ambito food pari al 35%: “C'è una domanda crescente di cibo proveniente dalle terre di origine della gente che si è stabilita di recente in Gran Bretagna”. Le nuove linee riguarderanno 
Turchia, Sri Lanka, America Latina, Filippine e Africa.
L'insegna ha già raddoppiato il numero di linee di prodotti etnici nel corso degli ultimi dodici mesi raggiungendo ora i 3mila prodotti complessivi.

Forte attenzione ai freschi nel maxistore Decò

Assegnato a Inalpi il premio Italialleva 2010

In occasione della manifestazione Allevatorissima 2010 dedicata al mondo dei frisonisti della provincia cuneese, In.Al.Pi. è stata insignita del premio Italialleva 2010 che è un riconoscimento da parte del mondo allevatoriale, varato da Aia (Associazione Italiana Allevatori) più di 4 anni fa, verso le imprese che
tutelano e valorizzano, attraverso l’adesione al progetto di filiera
Italialleva, la produzione zootecnica nazionale. A ritirare il premio Silvano Barattero, vice presidente e Mauro Barattero consigliere In.Al.Pi.

Cosa è Italialleva
Italialleva è un sistema di certificazione dell'origine dei prodotti che quotidianamente escono dagli allevamenti italiani "uno strumento realizzato da Aia per garantire al consumatore e alla filiera alimentare l’origine italiana del latte -dichiara Roberto Chialva, presidente della cooperativa Compral-Latte, APA Cuneo e Arap- e della carne prodotti negli allevamenti del nostro Paese. Italialleva offre all’allevatore la possibilità di essere nuovamente protagonista della filiera agroalimentare garantendo rintracciabilità, sicurezza alimentare, benessere animale e tutela ambientale."

La presenza sulla confezione In.Al.Pi. del bollino blu di Italialleva significa dare ai clienti e ai consumatori la certezza che si tratta di un prodotto che utilizza latte interamente italiano, proveniente da allevamenti controllati e monitorati, con animali alimentati con prodotti naturali.

Gdoweek cambia sede domani 1° dicembre

Da domani la redazione di Gdoweek, insieme a tutte le altre testate di Business Media, si trasferisce da Via Patecchio a Milano nella nuova sede operativa de Il Sole 24 Ore, in Via Pisacane 1 a Pero, alle porte di Milano, a meno di un 1 km dal nuovo polo fieristico di Rho Fiera.

Per chi volesse venire a trovarci è utile sapere che l'edificio (in foto) è posto giusto di fronte alla fermata della metropolitana linea rossa di Molino Dorino, la stessa linea in cui, cinque fermate prima, si trova quella di Lotto che corrisponde alla sede centrale del quotidiano in Via Monterosa a Milano.

Il centralino risponde al numero 02-3022.1, mentre per ogni informazione ulteriore si può chiamare la segreteria di redazione al numero 02-3022.6225.

Tutto Coop Solo Food: nuovo concept dedicato al tipico e alle Pl

Cartiera Lucchese vince a Parigi il premio di Carrefour sullo sviluppo sostenibile

Cartiera Lucchese spa, azienda a capo del Gruppo multinazionale Lucart Group, ha vinto la seconda edizione del premio Trophées Développement Durable, indetto da Carrefour e dedicato al tema dello sviluppo sostenibile, per la categoria “Progression”.
La giuria del premio, che ha visto la partecipazione di 2.200 fornitori del gruppo Carrefour, ha classificato Lucart Group al primo posto soprattutto per via dell'impegno dimostrato nella riduzione di emissioni CO2 e nella gestione degli acquisti sostenibili.
La cerimonia di premiazione si è tenuta a Parigi.

Il premio Trophées Développement Durable è inserito nell'ambito di un progetto a lungo termine promosso da Carrefour che mira a riunire tutti i fornitori del gruppo intorno al tema dello sviluppo sostenibile e, attraverso loro, sensibilizzare anche il grande pubblico.

Lucart Group

Il gruppo multinazionale Lucart Group è leader a livello europeo per le carte monolucide sottili per imballaggi flessibili e rientra tra i primi 10 produttori europei di carte e prodotti tissue.
La capacità produttiva di carta di Lucart Group è superiore a 280.000 tonnellate/anno, ripartita su 9 macchine continue e 53 linee di converting. Il fatturato consolidato nel 2009 è stato di oltre 318 milioni di euro e le persone impiegate sono più di 1.000. La superficie totale degli stabilimenti produttivi è superiore a 860.000 mq. Lo stabilimento di Diecimo (Lucca) è uno dei più grandi stabilimenti europei dedicati alla produzione e trasformazione di carta tissue.

Intervista a Massimo Di Felice sul ripensare le forme sociali in chiave ecologica

Massimo Di Felice insegna Teorie
e tecniche dei nuovi media

all'Università di San Paolo.
Dirige il gruppo di ricerca Atopos,
coordina una ricerca su
“Reti digitali e sostenibilità” con il partenariato
dell'azienda brasilana Petrobras. Ha di recente
pubblicato il volume “Paesaggi post-urbani. Le
forme comunicative dell'abitare” (Bevivino, Milano,
2010), uno studio intorno alle più recenti
modifiche del rapporto esistente tra spazio e individuo.
Ha, infine organizzato un convegno dal
titolo Ecosofia (San Paolo, 23 e 24 Novembre)
che vede la presenza congiunta di docenti universitari
(Michel Serres, Michel Maffesoli,
Alberto Abruzzese
), esponenti della società
civile, rappresentanti delle aziende e delle istituzioni
brasiliane.

Da molti anni Lei sta creando una rete operativa
intorno al tema della sostenibilità.
Quale significato particolare hanno per lei i
concetti di ecologia e sostenibilità?

I due concetti rientrano in una più radicale trasformazione
del rapporto uomo/ambiente che le
nuove tecnologie stanno diffondendo o determinando.
Vi sono, in particolare, due trasformazioni
fondamentali: una riguarda la percezione dell'ambiente,
l'altra l'azione concreta dei diversi soggetti
in gioco. La digitalizzazione del mondo trasforma
l'ambiente in una semplice informazione alla portata
di tutti; ciò determina, da un lato, una visione
del mondo come parte integrante e insuperabile
della società, dall'altro, una visione di esso come
sistema complesso, all'interno del quale ogni singolo
evento o catastrofe naturale può ripercuotersi
sull'intero sistema modificandone equilibri e configurazioni.
Ne deriva in ultimo un'immagine del
mondo come sistema comunicativo complesso in
cui le parti sono fragili e strettamente organiche
tra loro, costantemente soggette al cambiamento
qualora una sola parte o un solo punto di esso
dovesse mutare. I diversi nodi della rete non
sono compartimenti a tenuta stagna, bensì parti
continuamente connesse tra loro. Questa stessa
immagine del mondo esterno si ripercuote sul
mondo sociale, ora inteso come sistema comunicativo
complesso in cui ogni singolo settore deve il
suo sviluppo o benessere alla presenza e all'azione
congiunta di altri settori. In questo senso ritengo
ormai necessaria una visione e un'azione concreta
che preveda la partecipazione e la sinergia di diversi
attori: economici, politici, sociali e culturali.
Si tratta di una visione “ecologica” del mondo che
supera in tutto la grande tradizione occidentale
dell'antropocentrismo, legata ad una concezione
dualistica di uomo e ambiente, e strettamente
dipendente dalla pratica della scrittura, una tecnologia
la cui peculiarità è quella di separare l'interno
dall'esterno, il sociale dal naturale, le singole parti
o settori tra loro. Il concetto di ecologia diviene
totale o inglobante; indica una visione “complessa”
in cui tutto, ivi compreso lo sviluppo industriale e
tecnologico, non può essere separato dall'evoluzione
culturale, sociale e politica. Nessuna parte può
essere pensata come zona autonoma e preservata;
la sua esistenza e il suo benessere dipendono dalla
sinergia tra le varie parti in gioco.

Il termine ecosofia. Qual è il significato, che
cosa sottende?


Il termine ecosofia è stato già largamente usato.
Penso, ad esempio, ad uno degli ultimi scritti
di Michel Maffesoli (Matrimonium, Cnrs, Paris,
2010). Ecosofia è un concetto utile a ripensare le
forme politiche e sociali attraverso un sentire e una
visione ecologiche. Il convegno che organizziamo
vuole essere infatti un contenitore all'interno del
quale ripensare nuovi patti sociali, patti frutto
di un'interazione creativa e innovativa tra i vari
attori sociali. Un contenitore dove dar vita ad una
logica complessa ed ecologica, una logica capace di
inglobare in modo armonico sviluppi tecnologici
e profitti economici, consumi e innovazioni culturali,
forme e sistemi politici. Una logica dove il
profitto non può più essere pensato solo in termini
matematici e industriali; un profitto economico,
certo, ma anche sociale, politico e culturale, aperto
alla crescita e al benessere delle nuove generazioni.
Una logica che impone infine una trasformazione
filosofica: la fine della centralità esclusiva dell'umano
a favore di punti di vista ed elementi non-umani
(animali, vegetali, risorse).

Una cultura “sostenibile” direttamente legata
alla diffusione e alle potenzialità delle
nuove tecnologie. Una cultura che determina
nuove forme e dinamiche del conflitto
sociale. Quale ricaduta particolare essa ha
sul versante del consumo e su quello della
produzione?
Consumi e produzione oggi formano un sistema
comunicativo complesso. Non possono più essere
pensate come parti che agiscono in modo unidirezionale,
autonomo o verticale: dalla produzione
al consumo e viceversa. L'azienda è una parte del
sistema; deve pertanto continuamente negoziare
la sua azione con quella di altri parti o nodi della
rete. La nascita di un nuovo prodotto deve tener
conto di una serie di informazioni quali il territorio
di riferimento, le configurazioni geo-economiche,
l'immaginario e gli stili di vita diffusi. Detto in altri
termini: nessuno detiene il monopolio dell'informazione.
La riuscita di un prodotto dipende quindi
dalla capacità di inglobare nella sua configurazione
quante più informazioni possibili. Dalla capacità di
mediare e accogliere informazioni diverse, provenienti
dal mondo sociale, culturale e ambientale.
Questo è, a mio avviso, un modo “etico” di procedere:
riconoscere la necessità e l'utilità di accogliere
e mediare istanze diverse, produrre un'azione che
tenga conto e renda partecipi i diversi attori in
gioco, creare un ecosistema all'interno del quale
ognuno produce o contribuisce a produrre simultaneamente
evoluzioni economiche, culturali
e territoriali. Penso in particolare all'esperienza
dell'azienda brasiliana Natura, un'azienda che produce
secondo i criteri fissati dall'Agenda 21, rispettando
l'ecosistema brasiliano e contribuendo a far
crescere economicamente e culturalmente gruppi e
parti del territorio.

Qual è il raggio d'azione specifico della distribuzione,
dove le sembra più necessario
una svolta green, sul fronte della logistica,
dei consumi energetici? Mi fa un esempio
virtuoso su questo versante?


La distribuzione è oggi una complessa pratica
comunicativa. Consumiamo infatti non solo dei
prodotti fisici ma anche e soprattutto oggetti dotati
di molteplici informazioni. Informazioni sul luogo
stesso dell'acquisto, sui modi attraverso cui quel
prodotto è realizzato e distribuito. Informazione e
immaginario orientano in modo decisivo le nostre
pratiche di consumo. Ne consegue che anche la
distribuzione, come la produzione, deve tener
conto nella sua azione di istanze diverse: bisogni
territoriali, aspirazioni sociali, idee e visioni del
mondo, gusti ed estetiche, immaginari e stili di vita
diffusi. La distribuzione stessa può, inoltre, essere
fatta attraverso le reti; ciò comporta, da un lato, un
enorme risparmio energetico e un migliore impatto
ambientale, dall'altro, una maggiore possibilità
di accesso al grande pubblico da parte dei piccoli
produttori. Penso in particolare alle comunità
indigene (comunità che attraverso le reti hanno
cominciato a produrre e distribuire differenti prodotti
artigianali) e alle comunità che abitano le foreste
(comunità che, in questi anni, hanno creato e
sviluppato progetti legati alla produzione di oggetti
ricavati dalla gomma o legati alla bio-diversità). La
digitalizzazione ha reso possibile la diffusione di
prodotti ecologici, la creazione di piccole e medie
imprese, la pratica di rapporti diretti tra produttori
locali e consumatori, di oltrepassare le rigide barriere
imposte dalla distribuzione classica.

Lei lavora anche in Brasile. Esiste, a suo avviso,
una differenza tra contesto brasiliano ed
europeo nella concezione e nella pratica di
un discorso ecologico o sostenibile?


Esistono una serie di differenze qualitative dovute
a molteplici ragioni storico-sociali. In primo luogo,
la cultura brasiliana, figlia dell'incrocio tra nativi,
africani ed europei, ha sviluppato e sviluppa un
rapporto molto più organico e “familiare” con il
corpo, la natura e l'ambiente circostante. In secondo
luogo, il Brasile non si è organizzato nei decenni
scorsi in forme virtuose di Welfare State; ciò ha
portato diverse imprese ha considerare il proprio
ruolo non solo e semplicemente in chiave economico-
industriale ma anche sociale e culturale. Le
aziende hanno effettivamente colmato il “vuoto”
dovuto alla quasi totale assenza del pubblico e dello
Stato. Alla Petrobras si devono, per esempio, numerosissimi
investimenti nella sfera culturale, sociale
e ambientale: cinema, gallerie, centri culturali,
progetti sociali e di ricerca. Questa pratica o anche
questa tradizione rende oggi il contesto brasiliano
più aperto ed adatto ad una logica “ecologica” di
cui abbiamo parlato prima. La crisi o il declino del
Welfare State in Europa non ha ancora invece portato
alla creazione di architetture sociali capaci di
sostituire l'antica forma politico-sociale con nuove
dinamiche in grado di rispondere efficacemente ai
bisogni e ai disagi che la contemporaneità impone.
Ritengo tuttavia che la centralità del discorso ecologico
e di un'economia sostenibile stia crescendo in
modo significativo in entrambi i contesti.

Feltrinelli Express in Milano C.le (video)



A Londra l’ortofrutta arriva dal cielo a km zero



Il primo Roadhouse Grill in un centro commerciale

Ha aperto oggi a Busnago, in provincia di Monza Brianza, la 23ma steakhouse
della catena lanciata nel 2001 dal Gruppo Cremonini, che si caratterizza per l'offerta di carne alla griglia conservizio al tavolo e con target famiglie.
Si tratta del primo Roadhouse Grill aperto all’interno di un Centro Commerciale, un nuovo
canale di sviluppo della catena per il quale è stato messo a punto un format adeguato al mercato delle food court dei centri commerciali, dove la velocità del servizio è un importante valore aggiunto.
Ubicato all’interno del Centro Commerciale il GLOBO di Busnago, si estende su una superficie di 460 metri quadrati, con 140 posti a sedere. Secondo le previsioni, i 30 dipendenti del locale di Busnago serviranno circa 100.000 pasti all'anno, con un fatturato annuo medio a regime stimato in circa 2 milioni di euro.
Prossime aperture: Rovigo, San Lazzaro (BO), Roma Salaria, Milano Stazione
Centrale.

Mercatone Uno in aiuto del Veneto

Mercatone Uno è azienda desiderosa di mantenere uno stretto rapporto con il territorio in cui opera. Per questo motivo  ha deciso di avviare un’iniziativa per aiutare le famiglie colpite dalle recenti inondazioni. Si tratta di una campagna promozionale che prevede uno sconto del 10% su molti prodotti (arredamento ed il complemento d’arredo; elettrodomestici; articoli per la casa; articoli da lavoro; giocattoli e puericultura).

La campagna sarà accompagnata dall'invio a 500mila persone di una lettera che spiega questa campagna, con il dettaglio sulla meccanica di fruizione dello sconto del 10%.

Si è tenuto conto anche del social marketing visto che la promozione è visibile anche sulla “fan page” di Facebook del gruppo.

Slot di carico e scarico: raccomandazioni ECR per ridurre le attese

Indicod-Ecr ha presentato le linee guida ECR per l'implementazione di un modello di gestione delle merci in arrivo presso una piattaforma logistica, sia essa un centro distributivo della gdo che un magazzino dell'industria, attraverso un sistema di prenotazione di fasce orarie o slot puntuali.
Le linee guida, elaborate da un gruppo di lavoro congiunto industria-distribuzione coordinato da Giuseppe Luscia - project manager di Indicod-Ecr - e con il supporto di Andrea Fossa di Hermes, si basano su un sistema di gestione dei mezzi in arrivo fondato sulla prenotazione, dove l'arco orario di ricezione viene definito in base alla stima dei volumi medi in arrivo e suddiviso in fasce orarie o slot puntuali, tenendo conto dei flussi in arrivo e della loro variabilità dovuta a stagionalità o promozioni. In questo modo si riducono drasticamente le code di mezzi in attesa permettendo una migliore pianificazione degli scarichi e dei carichi.
Distributori, produttori e operatori logistici ottengono, attraverso l'applicazione di queste soluzioni, vantaggi legati alla razionale gestione dei picchi di volumi e più in generale una maggiore possibilità di pianificazione grazie ad una accresciuta visibilità sulle consegne.

Vantaggi per il distributore

- una migliore programmazione dei flussi in arrivo;

- l'ottimizzazione della pianificazione e dell'organizzazione di chi riceve/allestisce i carichi anche in funzione della possibilità di conoscere in anticipo la complessità dei carichi in arrivo;

- la sincronizzazione dei flussi in e out dai centri di distribuzione;

- l'aumento dell'affidabilità delle consegne e più in generale del livello di servizio ricevuto;

- la maggiore garanzia rispetto ai tempi di attesa allo scarico con riferimento a quanto contenuto nell'ultimo accordo sull'autotrasporto in cui si stabilisce in 2 ore il tempo di attesa massimo.

Benefici per il produttore

I benefici per il produttore, legati ai benefici del distributore, si basano su:

- un maggior livello di servizio offerto;

- l'ottimizzazione dei trasporti;

- un maggior controllo sui livelli di servizio offerti dall'operatore logistico.


Vantaggi per l'operatore logistico


- la riduzione delle attese allo scarico;

- un migliore utilizzo dei mezzi;
- una migliore gestione dei tempi di guida;

- una maggiore possibilità di pianificare consegne multidrop;

- la distribuzione degli orari di arrivo su fasce orarie più ampie o, al minimo, superamento della necessità di presentazione delle bolle di consegna entro la mattinata.

Interfaccia utente standard

“Le linee guida sugli slot di scarico -commenta Giuseppe Luscia- rappresentano un supporto importante ad un tema ancora oggi molto critico per le imprese e per la produttività dell'intera filiera e risponde alle implicazioni normative su un tema di grande importanza per il nostro Paese come quello della logistica e dei trasporti. Indicod-Ecr si sta impegnando per dare sostegno concreto alle aziende nella fase di implementazione e per far conoscere le esperienze delle aziende già impegnate su questo fronte. Sta inoltre predisponendo un'interfaccia utente standard per agevolare l'attività di chi prenota e per ridurre al minimo le complessità derivanti da svariati sistemi proprietari.

Le testimonianze di Carrefour, Dhl e Fater

Anche i rappresentati delle aziende che stanno già applicando le linee guida ECR nella gestione degli slot di scarico hanno sottolineato i benefici riscontrati e attesi.
“Carrefour vede nell'ottimizzazione dei flussi di trasporto in-out una grande opportunità di creazione di valore per l'intera filiera distributiva. In quest'ambito -spiega Matteo Gasparini, responsabile trasporti di Carrefour Italia- si inserisce l'ottimizzazione dell'ultimo miglio del flusso inbound attraverso la riduzione del tempo medio di attesa. Questo obiettivo può essere efficacemente raggiunto con l'implementazione di un sistema di prenotazione delle finestre temporali di scarico capace di gestire la complessità del flusso in ingresso, ma allo stesso tempo di garantire flessibilità, facilità di utilizzo e informazioni tempestive ai diversi utilizzatori, siano essi produttori, provider logistici o trasportatori”.
“L'esperienza maturata nell'applicazione degli slot di carico e scarico, presso il Campus di Corteolona -afferma Giorgio Cidri, operations planning di Dhl Supply Chain- ha mostrato i molti benefici che derivano da questo strumento di pianificazione ma, allo stesso tempo, ha anche evidenziato gli attuali punti critici legati alla filiera del trasporto che possono essere superati solo con l'impegno di tutti gli attori ad una riduzione delle inefficienze, come ad esempio le soste inutili”.

Infine, secondo Luciano Basti, responsabile logistica distributiva di Fater “l'espressione delle massime potenzialità e delle migliori performance dei magazzini, è possibile solo a fronte di processi di lavoro ben organizzati, di una pianificazione dei flussi ed una corretta previsione delle risorse. I sistemi operativi ci vengono in soccorso per migliorare l'efficacia e accrescere l'efficienza, per cui il sistema di gestione degli slot di scarico o di carico è una valida opportunità per cogliere velocemente importanti benefici come: la regolamentazione dei flussi fisici, la razionalizzazione del lavoro gestionale, lo snellimento dei flussi di comunicazione”.

LA “PESCA SOSTENIBILE” DI FINIPER IL VINCITORE ASSOLUTO DI ETHIC AWARD 2010


Si è svolta mercoledì 24 novembre 2010 la cerimonia di premiazione di Ethic Award 2010, il premio per un futuro sostenibile organizzato da GDOWEEK, il settimanale di retail del Gruppo 24 ORE.









77 i progetti che hanno concorso e 7 i riconoscimenti assegnati.


Ethic Award 2010 al miglior progetto in assoluto, e ai vincitori delle sei aree in gara: Greening, Processi industriali, Retailer locale e territorio-comunità, il consumatore, Minoranze e società, il Sud del mondo.


 


I VINCITORI:


 


Vincitore Assoluto Ethic Award 2010

Pesca sostenibile: “Amo il pesce pescato all'amo” del  Gruppo Finiper


“Progetto di politica ambientale capace di sensibilizzare e far luce su un tema ancora “poco considerato” che coinvolge l'intera filiera del pesce, dalla produzione al consumo.


Prima tappa di un percorso di ampio respiro a salvaguardia della sostenibilità ambientale degli alimenti, in cui un autorevole retailer si assume la responsabilità di produttore.”




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Vincitori di area




“Processi Industriali”
La tecnologia Smart Grid di Indesit Company


Sofisticato know-how tecnologico al servizio dell'ambiente. Un passo concreto verso un vero sistema di gestione delle risorse energetiche e di riduzione degli sprechi. Un'ottima sperimentazione sui frigoriferi "intelligenti", finalizzata alla gestione centrale dei consumi, per ottenere una distribuzione dell'energia puntuale e tempestiva.



“Greening”
Pesca sostenibile: “Amo il pesce pescato all'amo” di Finiper


“Progetto di politica ambientale capace di sensibilizzare e far luce su un tema ancora “poco considerato” che coinvolge l'intera filiera del pesce, dalla produzione al consumo.


Prima tappa di un percorso di ampio respiro a salvaguardia della sostenibilità ambientale degli alimenti, in cui un autorevole retailer si assume la responsabilità di produttore.”



“Retailer locale e territorio-comunità"
Mangiando si impara di Nordiconad  


Un importante progetto di educazione alimentare promosso da un retailer locale che ha saputo coniugare, nel suo territorio, business e sviluppo sostenibile con risultati a favore dell'ambiente e del sociale. Un percorso ludico formativo che si rivolge ai bambini delle elementari, consumatori di domani, con l'obiettivo di farli crescere consapevoli dell'importanza di un'alimentazione sostenibile.



“Il Consumatore”
Ecopremiati di Sadas, Despar


Progetto capace di interagire con il consumatore in modo forte, completo e coinvolgente. Un importante sforzo educativo implementato da un retailer locale attraverso una raccolta punti “sostenibile a tutto tondo”. Progetto dall'impatto ecologico uguale a zero, dai prodotti selezionati alla valorizzazione delle azioni sostenibili condotte dal consumatore, accompagnata da efficaci strumenti “educational”.



“Minoranze e Società”
Cucine ad elevata accessibilità di Ikea Italia Retail Progetto innovativo nato con l'intento di offrire un aiuto concreto a sostegno di una fascia che a livello nazionale non ha l'attenzione che merita. Un nuovo e “rispettoso” approccio al target dei disabili con l'offerta professionale di prodotti di arredo funzionali e di buon design ad un prezzo contenuto.



“Il Sud del Mondo” 
Africa milk project di
Granarolo 




Un progetto olistico a supporto dello sviluppo di una nazione, che risponde ad un nuovo modo di fare economia nei paesi del Sud.


Un valido esempio di social business capace di mettere a profitto gli sforzi dei piccoli allevatori locali coinvolti, che vede l'attività economica solidale alla base di un processo di crescita.



I riconoscimenti sono stati assegnati da un'autorevole giuria composta da 17 membri (Anna Bartolini- Commissione ABF di banca d'Italia e docente IULM “Diritto del consumatore”, Irma Biseo- WWF italy, Donatella Bollani- Direttore di Arketipo Gruppo 24 Ore,  Carlo Federico Bonini- Programma mondiale alimentare delle Nazioni Unite, Marella Caramazza- Fondazione Istud, Marco Cuppini- Indicod ECR, Eric Ezechieli- The natural step, Paolo Fregosi- ADM, Cristina Gabetti- scrittrice, Laura La Posta- Il Sole 24 Ore, Gabriele Masera e Matteo Ruta- Politecnico di Milano dip. Building Enviroment Sceince and Tecnology, Anna Meroni- Politecnico di Milano dip. Industrial Design, Arts, Communication and Fashion, Paolo Pastore- Transfair Italia, Andrea Poggio- Legambiente,  Roberto Salvan- Unicef, Sissi Semprini Green Bean) e dal presidente di giuria Monica Fabris - GPF.


 


Ethic Award 2010 è stato realizzato con il patrocinio di ADM e Indicod-ECR e grazie al contributo degli sponsor Barilla,
Epta
,
Henkel Italia
Procter & Gamble.


 


L'ottava edizione di Ethic Award è stata anche l'occasione per un confronto sul tema della comunicazione, che ha visto protagonisti esperti del settore e retailer.



“Il marketing della verità.
Come raccontarlo, come farsi ascoltare e capire. Un contributo per un nuovo linguaggio per comunicare la sostenibilità”,  il titolo dell'incontro, introdotto dall'intervento di Monica Fabris, presidente GPF, “La sostenibilità nei fatti e nelle parole” e  coordinato da Cristina Lazzati, direttore di GDOWEEK.


Si sono confrontati sull'argomento: Paolo Iabichino - Ogilvy;  Laura La Posta - Il Sole 24 ORE,  Andrea Poggio - Legambiente, Valerio Di Bussolo - Ikea e Massimo Dongiovanni - Centrale Adriatica.



 
per informazioni


 




 

Il Gruppo Finiper vince l’Ethic Award 2010

Ieri sera presso la sede del Gruppo 24 Ore in Via Monterosa a Milano si è svolta la cerimonia di assegnazione dell'Ethic Award organizzato da Gdoweek. Il direttore Cristina Lazzati e il publisher area gdo Nicola Ligasacchi hanno consegnato il premio al Gruppo Finiper per il progetto Amo il pesce pescato all'amo con le seguenti motivazioni:

- Progetto di politica ambientale capace di sensibilizzare
e far luce su un tema ancora “poco considerato” che coinvolge
l'intera filiera del pesce, dalla produzione al consumo.

- Prima tappa di un percorso di ampio respiro a salvaguardia
della sostenibilità ambientale degli alimenti, in cui
un autorevole retailer si assume la responsabilità di produttore.

La cerimonia di premiazione è stata preceduta dalla tavola rotonda moderata da
Cristina Lazzati sul tema della comunicazione greening, Il marketing della verità, e introdotta da Monica Fabris,
presidente GPF e della giuria dell'Ethic Award, con un intervento sul tema dell'evoluzione nel tempo del
concetto di sostenibilità nella società italiana.

Il progetto Finiper
Prendendo punto e slancio dalle nuove norme
a tutela delle risorse ittiche, che limitano la pesca
indiscriminata nel Mare Adriatico, Finiper
ha deciso di iniziare la sua politica ambientale
dal reparto ittico, recuperando un'antica tecnica di pesca del pesce spada, una delle
specie più minacciate.

Oltre alla tutela del pesce, si consuma
anche meno gasolio, sia perché con la barca
si sta in mare al massimo 4/5 giorni contro i
15/30 delle grosse imbarcazioni, sia perché
queste barche operano nel mare Adriatico e non
nell'Atlantico e in altri oceani. Inoltre, arrivato sui banchi,
il prodotto viene gestito nella maggioranza
dei punti di vendita da ex pescatori, perché
l'azienda, per valorizzare le competenze, ha creato
al proprio interno una vera e propria scuola
dei mestieri. Attualmente, Finiper sta certificando
le filiere dei prodotti alimentari, pesce spada
compreso, ed è partita con un ampio e
articolato piano informativo nei pdv, grazie a
etichette, filmati o brochure, e su vari mezzi
di comunicazione, fino alla sponsorizzazione di
fumetti dedicati editi dal Gambero Rosso.

Risultati
Il progetto, che ha
richiesto un investimento di 475 mila euro, ha
generato un aumento del numero dei clienti al
banco pescheria: da gennaio a settembre 2010,
il 92,8% del pesce spada venduto dagli Iper è
stato pescato all'amo, un dato molto significativo
dal momento che costa il 40% in più
rispetto a quello proveniente dall'estero.

I premiati delle sei categorie in lizza
Il premio è organizzato in categorie ciascuna delle quali ha un vincitore fra i quali viene scelto il vincitore assoluto. Ecco i premiati:

Greening - Gruppo Finiper Amo il pesce pescato all'amo
Il consumatore - Sadas Despar Catalogo premi a impatto zero per gli eco clienti
Retail e territorio - Nordiconad Mangiando s'impara
Minoranze e società - Ikea Cucine a elevata accessibilità
Il sud del mondo - Granarolo Africamilkproject, filiera del latte in Tanzania
Processi industriali - Indesit La tecnologia Smart Grid

Italian Food Excellence

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