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Tracciare le bottiglie di vino con l’Rfid

Il settore del vino può avvantaggiarsi in modo significativo dalle applicazioni innovative rese possibili dalle tecnologie Ict in campo agroalimentare. La reale tracciabilità delle bottiglie di vino, ottenuta grazie all'applicazione di tecnologie come Rfid e codici 2D, oltre a rispondere ad un obbligo normativo può anche dare un forte impulso alla diffusione di servizi a valore aggiunto, a vantaggio sia dei produttori che dei consumatori finali. Partendo dalla bottiglia acquistata in un pdv o ordinata al ristorante, sarà possibile utilizzare il proprio cellulare o palmare per leggere la storia di quella bottiglia e dell'azienda che la produce, scoprire gli abbinamenti consigliati con i cibi, visualizzare immagini e mappe dell'area geografica di produzione, ecc. Questo è uno degli obiettivi che si propone il progetto “E-wine, tracing the bottle”, realizzato dalla Camera di Commercio di Torino e dalla Fondazione Torino Wireless in collaborazione con l'Istituto Superiore Mario Boella.
Nato dallo sviluppo di precedenti progetti sperimentali, il sistema permette di dotare le bottiglie di vino di una carta di identità elettronica, costituita da una etichetta intelligente adesiva, capace di ospitare e veicolare a consumatori, distributori, ristoratori, numerose e più complete informazioni sul vino contenuto nella bottiglia.

Opportunità per i produttori

Il sistema E-Wine, tracing the bottle, permetterà, ad esempio ai produttori di:

- differenziare i propri prodotti, rendendo disponibili una serie di informazioni più ricche e interessanti sotto il profilo commerciale;

- identificare in modo univoco la propria produzione, accrescendo la garanzia anticontraffazione;

- rendere maggiormente visibile la qualità dei propri processi produttivi attraverso l'integrazione con il sistema di tracciabilità interno all'azienda, arrivando a seguire la bottiglia nel suo intero percorso dalla vigna fino al il consumatore;

- ricostruire la distribuzione geografica del consumo dei propri prodotti e su questa base effettuare azioni di marketing mirate.

Vantaggi per i consumatori

Molteplici i vantaggi anche sul fronte del consumatore, il quale potrà fruire di contenuti informativi aggiuntivi rispetto a quelli disponibili ad oggi sulle etichette -ad esempio, informazioni sull'azienda produttrice, immagini e mappe dell'area geografica, caratteristiche organolettiche del vino, abbinamenti consigliati con i cibi ecc- fornendo maggiori garanzie sia sulla qualità del processo produttivo, sia sull'autenticità del prodotto.

Come funziona

La fruizione dei contenuti può avvenire attraverso due differenti tipologie di etichette (tag): barcode 2D e Rfid.
Nel caso del barcode 2D il consumatore può accedere ai contenuti informativi semplicemente inquadrando il codice a barre bidimensionale con la fotocamera di un telefono cellulare dotato dell'applicazione di lettura.
Nel caso del tag Rfid, il consumatore può ricevere i contenuti utilizzando, ad esempio, un palmare o altro dispositivo di lettura opportunamente attrezzati.

Un sistema in evoluzione

Il progetto renderà disponibile una piattaforma in grado di abilitare numerosi sviluppi successivi. In particolare, le informazioni disponibili potranno essere sempre più arricchite, con l'aggiunta di informazioni di tracciabilità e contenuti georeferenziati.
Sarà possibile, inoltre, creare un brand trasversale ai singoli produttori, permettendo, ad esempio, iniziative congiunte di marketing o consentendo agli organismi di tutela, come Camere di commercio e consorzi, di esercitare un maggior controllo della produzione (per esempio passando dalle tradizionali fascette numerate per i Docg a nuove forme di “fascette tecnologiche”).
Infine, dotando le bottiglie di vino di etichette intelligenti, potranno essere automatizzate le procedure di logistica e distribuzione, dall'identificazione del prodotto fino alla sua spedizione, creando le condizioni per la nascita di un operatore di logistica integrata specializzato per il settore vinicolo, capace di offrire un servizio di livello qualitativo superiore (efficienza nella spedizione, tracciamento della temperatura, automatizzazione dei processi, ecc.).
Data la flessibilità dell'architettura, il progetto potrà facilmente essere replicato in altre filiere del settore agroalimentare. Potranno infine essere implementate funzionalità specifiche, quali ad esempio il tracciamento della temperatura per i prodotti della catena del freddo.

Decathlon chiude il 2007 e si trasforma in gruppo Oxilane

Decathlon (azienda che vede il maggior azionista nella famiglia Mulliez, proprietaria del gruppo Auchan), nel presentare i dati di bilancio del 2007, annuncia anche che, si chiamerà gruppo Oxylane: un nome che, secondo le dichiarazioni aziendali, simbolizza “la convivialità, la comunicazione e il piacere dello stare bene insieme”.
I risultati di bilancio del gruppo, che conta 405 pdv (Francia ed estero) è giunto a quota 4,45 milioni di euro, con una crescita dell'11,7% (+7,5% a parità di superficie), grazie anche all'apertura di 32 nuovi pdv, di cui 11 in Francia, dove l'incremento del giro d'affari è stato pari al 6,9%, ma anche a un accresciuto investimento in comunicazione, che ha puntato a rafforzare l'immagine di “professionista dello sport”.
A livello internazionale il gruppo Oxylane realizza il 45,4% del proprio giro d'affari (+3,4% sul 2006). Ed è proprio sull'estero che sta maggiormente focalizzando il proprio sviluppo: nel 2007 sono stati 21 i nuovi pdv inaugurati. In Europa, il migliori territori di conquista del gruppo sono rappresentati da Spagna (57 pdv) e Italia (46 pdv). In Oriente, in Cina, le “postazioni” sono già arrivate a quota 14.

Decathlon brand forte
ma all'orizzonte
tante nuove insegne

In termini di nuovi nomi, comunque, il gruppo Oxylane sta sperimentando diverse nuove insegne, tutte ancora in area test, e per il momento solo in Francia. Oltre a Decathlon, infatti, sono stati inaugurati anche pdv Ataos (sport per tutte le occasioni), Rabesco (amanti sport d'acqua, con offerta anche di tessuti, libri ecc), Chullanka (sport di montagna), Fonisto (cacciatori), Toboggan (insegna discount) e, ancora, Ontario, per lo sport nella natura.
Insomma, pare che l'idea del gruppo sia quella di una forte specializzazione per i singoli sport: ma le singole insegne, ovviamente, saranno sviluppate solo se avranno un buon ritorno.

L’energetico attira anche Mediamarket

Dopo Finiper e Auchan, anche Mediamarket (insegne: Media World e Saturn) entra nel mercato domestico dell'energia elettrica. Com'è noto, la liberalizzazione del mercato energetico è stata sancita da due decreti legislativi: il Bersani n. 79 del 19 marzo 1999 (che fa riferimento alla Direttiva europea 96/92) riguardante il mercato dell'energia elettrica, e il Letta n. 164 del 23 maggio 2000 (Direttiva europea 98/30) per il mercato del gas. Entrambi hanno previsto come fase finale la libera concorrenza sul terreno dell'erogazione domestica delle utenze.

Un'occasione appetibile per gli operatori privati, che attraverso partnership con insegne del commercio moderno, ben conosciute e radicate nel territorio, possono contattare una fascia potenziale di clientela già fidelizzata alla catena di vendita. Gli accordi con i big della distribuzione, al dettaglio alimentare e non-food su grandi e medie superfici, consentono così agli operatori privati nel campo energetico di attingere da bacini d'utenza potenziali enormi (si pensi che nei punti vendita Media World entrano annualmente 80 milioni di persone), e di utilizzare un'efficace cassa di risonanza dal punto di vista promozionale e di marketing.

La catena guidata da Pierluigi Bernasconi, ceo di Mediamarket, ha scelto Sorgenia (gruppo Cir-De Benedetti) perché è un partner che garantisce coerenza con il posizionamento della catena tedesca, che tende ad accentuare gli aspetti dell'eco-compatibilità. Sorgenia punta, infatti, sulle fonti d'energia rinnovabile, con particolare accento su eolico e fotovoltaico: è infatti leader nazionale per la produzione da energia solare. L'obiettivo di Mediamarket è di raggiungere un numero di contratti stipulati in-store che oscilla da 3mila a 5mila sottoscrizioni.

I clienti di Media World e Saturn potranno scegliere fra diversi tipi di contratti: per esempio la formula “Senza Pensieri” prevede una tariffa studiata ad hoc per i clienti dei punti vendita Mediamarket, ed è il primo prodotto in Italia con una formula tutto compreso, riassunta così a Mark Up da Massimo Milita, direttore marketing Sorgenia: «Una famiglia che ha un contatore di 3 Kwh e consuma annualmente 2.880 Kwh (cioè il 7% in più della media nazionale), con la formula Senza Pensieri pagherebbe solo 30 euro al mese più Iva, che salgono a 34 euro considerando le imposte».

Il pacchetto energetico Mediamarket prevede alla sottoscrizione di un contratto, l'offerta di un Tv Standby stop, apparecchio in grado di eliminare automaticamente i consumi da stand-by di televisori e hardware collegato, che in media incidono per 256 Kw/h annui, il 10% del consumo di una famiglia media. Sorgenia è controllata per il 78,3% da Energia Holding che fa capo a CIR (gruppo De Bendetti) per 73,4%, e Verbund, primo operatore elettrico austriaco, che detiene il 26,6%. Sorgenia e Mediamarket realizzano più o meno lo stesso fatturato: la prima ha registrato ricavi pari a 1.861,7 milioni di euro nel 2007, mentre il fatturato (2006) di Mediamarket è di 1.871 milioni di euro.

Consumatori sempre più multimediali

I dati dell'undicesima edizione della Simultaneous Media Surveya firma BIGresearch hanno evidenziato che da parte dei consumatori sta aumentando con decisione la tendenza ad utilizzare più mezzi di informazione contemporaneamente.
Coloro che dichiarano questo tipo di abitudine, infatti, sono passati dall’1 al 35% del campione, definendosi simultaneamente telespettatori, navigatori online, lettori di quotidiani e magazine, ascoltatori di radio.
I media che oggi piacciono di più sono quelli capaci di creare valore agli occhi del consumatore, attivando quegli strumenti atti ad agire sulla 'facilitazione' del suo percorso informativo. In questa sfera rientrano coupon, direct mail, pagine gialle, giornali, radio, insomma tutte i mezzi che possono agevolare la migliore conoscenza ai fini dell'acquisto.
Valutando la correlazione esistente tra i media utilizzati e il comportamento d'acquisto, è interessante constatare come la tv cede di fronte alla web radio, all'istant messaging e ai blog, pur confermandosi strategica per quanto riguarda obiettivi di notorietà, awareness, immagine. A questo proposito, sample, shelfs coupon e special display disponibili presso il punto vendita rappresentano le promozioni che maggiormente influenzano l'acquisto.

Più attività contemporaneamente
L’indagine ha messo in luce ulteriori tendenze riguardanti le abitudini degli utenti. Solo il 5,5% del campione, per esempio, si è detto attento durante la messa in onda di spot televisivi, contro il 41,2% che li evita. Nel tempo libero è preminente l’attività di zapping, ma anche la telefonata all'amico, piuttosto che la chiacchierata con chi c'è in casa o semplicemente una pausa mentale.
Tra le attività che accompagnano la visione dei programmi tv, mangiare è quella che più piace, seguita da incombenze domestiche. Leggendo i giornali, invece, è facile tenere contemporaneamente accesa la tv e guardarla di tanto in tanto. Ma si ascolta anche la radio o si naviga in internet. Parallelamente, quando è la radio il media investigato, nel frattempo si leggono giornali, si naviga o si fanno svariate altre attività: in questo caso, ovviamente, non c’è spazio per la tv. Da segnalare è la crescita dell'utilizzo della radio tramite web, che conquista proseliti a qualsiasi ora del giorno.
Interessante sottolineare, infine, che a scatenare la ricerca di informazioni aggiuntive online siano ancora i media tradizionali. Al primo posto si posiziona la pubblicità sui magazine, seguita da articoli giornalistici che parlano di un prodotto o servizio e dalla tv.

Nel franchising 3mila negozi in più

Il franchising gode di buona salute nel panorama del commercio italiano. Secondo il rapporto Publimedia (scaricabile gratuitamente cliccando sul link in alto a destra: Il franchising in Italia), promosso da Fif-Confesercenti, sono aumentati marchi e punti vendita rispetto al 2007: rispettivamente +7,8% e +7,2 (64 marchi e circa 3mila negozi). Il personale occupato è salito del 5,3% mentre il giro d'affari (+8,7%) sfiora i 19 miliardi di euro.

Reti sempre più internazionali
Gli oltre 45mila punti vendita in franchising, rappresentano il 6% degli esercizi del commercio al dettaglio che operano in Italia; nell'abbigliamento la percentuale sale al 10. Anche l'internazionalizzazione delle reti tende ad aumentare: quattro franchisor su dieci hanno un responsabile sviluppo estero; il 19% è presente oltre confine con punti vendita diretti. Le aree dove si prevede una maggiore espansione sono i paesi dell'Europa dell'Est (Ucraina, Romania Russia) e l'Oriente (Asia, Cina, Giappone). L'investimento medio iniziale richiesto, passa da 70 a circa 80mila euro. In aumento la quota di franchisor che prevede un diritto d'entrata; in calo, invece, la percentuale che pretende il pagamento di una royalty.

La distribuzione regionale
Per l'analisi della distribuzione territoriale e settoriale dei punti vendita in franchising operanti in Italia, lo studio si è avvalso per la prima volta dei dati della BRD Consulting e dalla G&O, società specializzate nel geofranchising. Le aree a più alta densità di punti vendita in franchising (Pvf) sono le province lombarde e venete, e l'area costiera del tirreno centro-meridionale. La Sardegna è la regione con la più bassa diffusione di Pvf, insieme alla Val D'Aosta. Tra le regioni del Centro-Nord, quella con minor densità è la Toscana.

Nella distribuzione settoriale, prevale il settore del commercio al dettaglio non alimentare (54% dei Pvf), seguito dai servizi (39%). Il settore food raccoglie circa il 6% dei punti vendita. Spiega il presidente della Fif (Federazione italiana franchising), Patrizia De Luise: «Il franchising sta mostrando un trend in costante crescita, con un significativo aumento dei negozi e dell'occupazione. Per questo è necessario seguire questo settore e rafforzarlo sul territorio. Si tratta, infatti, di uno strumento importante sia per le imprese già esistenti, che per quelle che si affacciano per la prima volta sul mercato».

Interbrand classifica i retailer europei per valore di brand

H&M, Carrefour e Ikea sono i primi tre brand europei per valore di marca, secondo la classifica stilata da Interbrand, società internazionale specializzata nell'analisi del valore del brand. In particolare, a H&M, viene attribuito un valore di brand per il 2008 pari a 10.366 milioni di euro, seguito da Carrefour (6.620 mio euro) e Ikea (6.516 mio euro), seguiti da altri 22 retailer, tra i maggiori competitor europei attivi nel food come nel non food.
La classifica si basa su una serie di parametri elaborati dagli analisti di interbrand che tengono conto dei flussi economici prospettici (che tiene conto della dimensione, dell'incidenza delle attività all'estero (che non possono essere inferiori al 30%) e al peso della rete diretta e in franchising, secondo criteri ampiamente utilizzati per stilare analoghe focus relativi a brand industriali. Nessuna catena italiana è presente.

Cibus2008: il mondo del business a Parma

Le aziende dell'industria alimentare più apprezzata del mondo, gli operatori professionali, i buyer delle principali catene della GDO italiana ed internazionale, le associazioni di categoria e i rappresentanti delle Istituzioni si danno appuntamento a Parma dal 5 al 8 maggio 2008.

Dal 1985 è la più completa rassegna dell'Italian Food a livello internazionale (sono 2.400 i marchi del Made in Italy presenti) e in questi anni ha saputo farsi interprete delle esigenze di business dalle aziende espositrici e dalle associazioni di categoria (Federalimentare ne condivide il marchio con Fiere di Parma); si è dimostrato strumento affidabile di promozione del Made in Italy alimentare in tutto il mondo (Mincomes ed ICE, Mipaf e Buonitalia, Regione Emilia Romagna ne sostengono l'attività internazionale) e ha saputo mantenersi in linea con le esigenze del mercato globale rinnovandosi profondamente; da sempre favorisce l'incontro tra le realtà italiane del settore e le più importanti catene della GDO mondiale, presenti nei mercati di riferimento per l'export alimentare di qualità (450 i buyer esteri in rappresentanza di 59 Paesi).

Lunedì 5 maggio, a Parma, aprirà (per chiudersi giovedì 8) Cibus2008, il Salone internazionale dell'alimentazione, quattordicesima edizione. E quella di una nuova collocazione della rassegna nel calendario settimanale (lunedì-giovedì) rappresenta la prima novità di Cibus 2008, concepita per acuire la vocazione “professionale” della manifestazione.

Nell'anno che ha registrato il rallentamento dei consumi interni - “Stagnazione non più congiunturale ma strutturale…” secondo il titolare del Mipaf Paolo De Castro - con un fatturato delle vendite alimentari 2007 che si è fermato ad un +0,9%, contro il +1,8% del 2006 (fonte Federalimantare), arrivano dall'export le notizie più liete per il Made in Italy alimentare con 18 miliardi di euro di fatturato ed un +8% rispetto al 2006. Significative le performance di alcuni comparti come la birra (+44,9%), il caffè (+16,7%), il lattiero-caseario (+15,9%) e il riso (+13,6%). E dinamiche significative anche comparti già molto export-oriented come la pasta (+11,6%), la trasformazione di frutta (+13,6%) e di ortaggi (+12,1%), le acque minerali e gassose (+10,0%). Più scarse, anche se in linea con la media, le performances della carni preparate (+8,5%) e del dolciario (+7,4%). In frenata gli oli e grassi, in particolare l'olio di oliva. Significativi anche i dati che riguardano gli sbocchi-paese, dove la Germania si conferma primo partner commerciale delle aziende agroalimentari italiane, con una quota del 17,8%, seguita dagli Stati Uniti, con il 12,7% malgrado la svalutazione del dollaro, e dal Regno Unito, +10,1%.

Export e Germania Paese focus
E proprio la Germania sarà Paese Focus dell'edizione 2008 di Cibus. Una presenza, quella tedesca, forte di venticinque aziende presenti e due aree espositive distinte (nel padiglione 1 del lattiero-caseario e nel padiglione 6 dedicato ai territori ed alle Istituzioni) che, grazie alla regia del CMA Italia (filiale italiana della CMA GmbH, Centrale di Marketing del Settore Agro-Alimentare Tedesco, che rappresenta il mondo agroalimentare tedesco sulla penisola) vivrà di due momenti qualificanti. Il 5 maggio, per l'inaugurazione di Cibus 2008, saranno presenti a Parma rappresentanti delle Associazioni degli industriali e delle principali major della GDO tedesca rappresentate da una folta delegazione di buyer; mentre durante il pomeriggio del 6 maggio, in collaborazione con Lebensmittelzeitung, si terrà il convegno dal titolo “La disponibilità delle risorse alimentari nel futuro” a cui participeranno Markus Kraus, Direttore Generale CMA GmbH, Peter Esser, Direttore Lebensmittelzeitung e Ulrich Noehle, dell'Università Tecnica di TU Braunschweig.

Proprio i dati confortanti provenienti dall'export agroalimentare 2007 e il successo che stanno riscuotendo i prodotti Made in Italy sulle tavole di tutto il mondo, sono alla base del progetto di incoming di buyer esteri che di Cibus 2008 ha realizzato per questa sua quattordicesima edizione.

Incoming buyer della GDO internazionale
Un investimento di 600 mila euro; 450 buyer esteri invitati provenienti, fra gli altri, da Argentina, Australia, Austria, Brasile, Bulgaria, Canada, Cina, Corea, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Hong Kong, India, Iran, Irlanda, Kazakistan, Malesia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubbliche Baltiche (Estonia, Lettonia), Russia, Scandinavia (Finlandia, Norvegia, Svezia), Singapore, Siria, Spagna, Svizzera, Thailandia, Turchia, Ucraina, Ungheria, USA; prime conferme dalle grandi major della GDO mondiale come gli statunitensi di C&S Wholesale Grocers Inc., Costco, Food Emporium, Morton Williams Assoc. Supermarkets, Sysco, Wegman's e Whole Foods, i russi di Gourmet Club, Sedmoi Continent, Globus Gourmet, GUM, Market Union, Cash and Carry e Azbuka Vkusa, i lettoni di SIA Rimi Baltic Group, i portoghesi di Jeronimo Martins e gli uomini-acquisti di METRO, provenienti da 25 Paesi, di Auchan, di Tesco e di Carrefour.
Senza dimenticare gli oltre 2.900 buyer della GDO italiana, per i quali è in fase di definizione un'iniziativa, firmata da Cibus, dal titolo “Con gli occhi dei Buyer”. Questo, in estrema sintesi, il progetto di incoming di Cibus 2008, che si concretizzerà in una fitta serie di incontri B2B tra gli expo ed i buyer. E proprio al cruciale rapporto tra aziende e Grande Distribuzione saranno anche dedicati gli incontri “GDO e PMI: la partnership possibile. Casi eccellenti di sviluppo del business” (a cura di Food Magazine, mercoledì 7 maggio ore 10.00), ed il Convegno di Federdistribuzione (giovedì 8 maggio, ore 10.00).

Ma Cibus è, da sempre, anche il punto di riferimento mondiale per i giornalisti, gli opinion leader e per tutti gli operatori del settore che vogliano essere aggiornati a 360° sulle novità e le tendenze che animano il mondo dell'Italian Food: dalla sicurezza alimentare all'efficienza delle fasi produttive e distributive, dalle più recenti teorie in materia di nutrizione equilibrata, ai trend gastronomici più originali e gustosi. Per loro due interessanti ricerche realizzate in esclusiva per Cibus 2008: “What's Hot around the Globe”, realizzata dal Ac-Nielsen e la prima pubblicazione del “Centro Studi Cibus” incentrata sui settori produttivi del Made in Italy alimentare.

Giornata della Ristorazione Fuoricasa
E proprio per sondare una delle tendenze sociologico-alimentari più diffuse degli ultimi anni - il pasto fuoricasa - che Cibus proporrà, in collaborazione con con FIPE, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, associazione leader nel settore delle imprese che svolgono attività di ristorazione e di intrattenimento, lunedì 5 maggio la prima “Giornata della Ristorazione Fuoricasa”, un evento che porterà a Parma oltre 500 tra ristoratori e baristi grazie ai pullman organizzati da FIPE e dalle varie ASCOM locali del Centro-nord Italia. La “Giornata della Ristorazione Fuoricasa” vivrà di vari momenti dentro e fuori Cibus investendo anche la città ed il territorio. Verranno presentati i ristoranti del circuito “Bollino Blu” della provincia di Parma che proporranno menù speciali per gli operatori professionali di Cibus che potranno essere teleprenotati direttamente in Fiera nella postazione FIPE; all'interno della postazione FIPE ospitata nel padiglione 7, verranno organizzate le iniziative Risto-Show e Risto-Vip che ospiteranno ogni giorno le performances di un grande Chef e permetteranno scambi “culturali” con i ristoratori della Germania Meridionale, nel quadro di “Germania Paese Focus”; “ospiti d'onore” della “Giornata della Ristorazione Fuoricasa” i buyer delle grandi Catene di Ristorazione che riceveranno in un'area dedicata le richieste di contatto da parte di espositori.

Ma dal 5 all'8 maggio 2008 a Parma sarà possibile anche vivere l'esperienza “più dolce dell'anno”: con Dolce Italia, il salone del dolciario creato da AIDI (Associazione Industrie Dolciarie Italiane) che diffonde in Italia e all'estero la conoscenza dei prodotti dolciari italiani.

Dolce Italia
Dolce Italia rappresenta il punto di riferimento per tutte le aziende italiane del settore e i principali buyer professionali che intendono diffondere nel mondo la cultura alimentare italiana attraverso la sua grande tradizione dolciaria. Un successo crescente, quello dei dolci italiani che si fonda sulla qualità degli ingredienti, l'infinita gamma di gusti e sapori ed una tradizione dolciaria antichissima che continua grazie all'attività di un'industria con più di cento anni, ma sempre più attenta ai contenuti nutrizionali e al packaging dei propri prodotti, quale strumento di marketing e al tempo stesso raffinata espressione del senso estetico italiano. Con i suoi oltre 300 espositori provenienti da 11 paesi diversi, Dolce Italia è la più grande e completa vetrina del settore dolciario, dove il Made in Italy gioca un ruolo fondamentale ma dove trovano posto importanti presenze internazionali, la cui partecipazione arricchisce il panorama delle offerte e degli scambi. Sul fronte delle iniziative “dolci” lunedì 5 maggio, nel pomeriggio, si terrà la premiazione dei vincitori del “Vassoio d'oro” destinato ai nuovi prodotti delle aziende che espongono a Dolce Italia; mercoledì 7, sempre nel pomeriggio, è stato calendarizzato l'incontro “Fine Pasto all'italiana” organizzato da AIDI e Buonitalia che diventerà anche una simpatica iniziativa che offrirà una degustazione gratuita di abbinamenti Made in Italy (cioccolato&grappe, amaretti e Asti docg, etc…) al termine dei pranzi e delle cene consumati nei migliori ristoranti di Parma.

Come ogni anno Cibus, coinvolgendo “il meglio” delle imprese italiane ribadisce il primato di unica rassegna specializzata dell'alimentare italiano di qualità. Un evento che intende presentare al mondo degli operatori specializzati la più completa vetrina della nostra eccellenza alimentare e che, come ogni anno proporrà una fitta serie di convegni, incontri e dei workshop professionali.

Convegnistica
Il calendario ufficiale della quattordicesima edizione di Cibus propone nella mattinata di lunedì 5 maggio il protocollo della cerimonia d'inaugurazione e nel pomeriggio gli incontri professionali della “Giornata della ristorazione Fuoricasa” organizzata da Fipe con più di 500 ristoratori e la premiazione del Concorso “Vassoio d'Oro”. La giornata di martedì 6 darà spazio all'Assemblea annuale di Federalimentare (tema di quest'anno “Internazionalizzazione quale fattore di crescita e sviluppo nelle imprese”) al Convegno organizzato da CMA Italia e dalla testata specializzata Lebensmittel Zeitung dal titolo “La disponibilità delle risorse alimentari nel prossimo futuro”, a “Logisticando: facciamo strada insieme”, un incontro promosso dai Giovani Imprenditori di Federalimentare. Mercoledì 7 maggio si apriràcon l'incontro “GDO e PMI: la partnership possibile. Casi eccellenti di sviluppo del Business” cura di FOOD magazine, per proseguire con “Alimenti funzionali per il benessere del consumatore: innovazione nella tradizione” a cura SISTAL ( Società Italiana di Scienze e Tecnologie Alimentari) e SIMTREA (Società Italiana di Microbiologia agro-alimentare e ambientale). Quindi “Fine Pasto all'italiana”, convegno a cura di AIDI-Buonitalia. Giovedì 8 maggio, giornata di chiusura della quattordicesima edizione di Cibus, vedràil “Convegno di Federdistribuzione”, la tavola rotonda di AIDA (Asssociazione Italiana Diritto Alimentare) “I Contratti del Mercato Agro-Alimentare”, l'incontro della piattaforma Tecnologica “Food for Life”, i lavori del workshop “Traceback,il futuro del sistema di tracciabilità alimentare per l'Europa” a cura di Traceback-Tecnoalimenti.

Per Franco Boni, presidente di Fiere di Parma, organizzatrice, con Federalimantare, di Cibus, l'edizione 2008 del Salone internazionale dell'alimentazione sarà “Più internazionale e più piacevole… Più internazionale perché veicoleremo a Parma un grande numero di operatori professionali stranieri ed una nutrita delegazione di giornalisti specializzati, per i quali abbiamo già pensato una serie di iniziative, dentro e fuori la fiera, per rendere il soggiorno a Parma più interessante. E più piacevole perché contiamo, grazie alla nuova strada complanare, di alleviare gran parte dei disagi “viabilistici” ai nostri visitatori”.

Novità logistiche di Cibus 2008
Un progetto annunciato da anni. Un'infrastruttura imponente realizzata in tempo record. Tre chilometri e mezzo di nastro asfaltato, un ponte di 260 metri con 7 campate, per un investimento che ad opera conclusa si attesterà sui 21 milioni di euro: questa la carta d'identità della nuova strada complanare all'A1 che mette in collegamento diretto il casello dell'Autosole di Parma con il quartiere fieristico. Una risposta concreta alle domande degli espositori delle grandi manifestazioni fieristiche ospitate a Parma. Una realizzazione attesa da anni e necessaria per lo sviluppo dell'intero comparto produttivo che gravita intorno al quartiere fieristico. Il primo, grande, investimento per la realizzazione della “Nuova Fiera di Parma”. Un progetto articolato, in parte in via di definizione, destinato a dialogare opportunamente con il grande cantiere del nuovo centro commerciale, che da qui a qualche mese sorgerà a poche decine di metri dagli spazi fieristici. E investimenti anche sul versante del confort dei padiglioni espositivi: un nuovo sistema d'areazione e di climatizzazione nei padiglioni ed un nuovo fronte autostradale per rendere “più piacevole” e “più visibile” la partecipazione a Cibus 2008.

I sei tratti distintivi del made in Italy

Si è parlato molto negli ultimi tempi sulla stampa straniera di “declino” del nostro paese. Recentemente il New York Times ha descritto l'Italia come un paese triste, attraversato da un profondo e diffuso malessere. E il settimanale Newsweek ha dedicato la storia di copertina - sullo sfondo di una drammatica immagine dei cumuli d'immondizia nelle strade campane - alla “confusione dell'Italia”. Trova corrispondenza la criticità di queste rappresentazioni nella percezione che i consumatori e i cittadini stranieri hanno del nostro paese? A giudicare dalle indagini che vengono periodicamente condotte sull'immagine dell'Italia all'estero si direbbe di no. Anzi gli stranieri sembrano disposti a riconoscerci - più di quanto noi stessi siamo disposti a fare - qualità e virtù. La più recente di queste indagini è stata condotta nel novembre 2007 su un panel qualificato di osservatori stranieri da Eurisko per conto di Symbola, la Fondazione per le qualità italiane promossa da Ermete Realacci a cui aderiscono 130 piccole e grandi imprese italiane, accomunate dalla vocazione all'eccellenza.

Sei tratti distintivi
Da questa indagine sono emersi i sei tratti distintivi della qualità italiana. Al primo posto come tratto qualificante dei prodotti italiani di successo viene quasi sempre indicata l'estetica. Gli abiti, le scarpe, gli oggetti d'arredo, le auto italiane piacciono perché hanno uno stile e un design che li rende unici e riconoscibili. È una caratteristica che riguarda gli oggetti d'uso quotidiano ma anche - più in generale - tutto ciò che viene progettato e prodotto in Italia e che viene messo in relazione con il tratto che più di ogni altro caratterizza gli italiani agli occhi degli stranieri: il buon gusto, lo stile, la naturale eleganza. L'estetica viene indicata come un valore che pervade la vita quotidiana degli italiani. La seconda caratteristica associata ai prodotti italiani è una qualità che viene definita “artigianale”. Si riconosce agli italiani la passione di “fare bene il proprio lavoro”, la cura per i dettagli, la trasmissione dei saperi produttivi di generazione in generazione. È la qualità che sta alla base delle produzioni alimentari qualificate (i vini Doc, l'olio extravergine, il Parmigiano Reggiano, il caffè espresso…) ma che viene riconosciuta anche alle altre produzioni a cui viene associato il nostro “made in”. L'artigianalità italiana non è abilità ripetitiva e conservazione. Anzi viene sempre associata a un livello elevato di creatività e d'immaginazione. La sfida per il nostro paese appare oggi quella di riuscire a trasferire questi valori dalle produzioni di nicchia a quelle di massa.

Qualità sociale
Una terza caratteristica sempre associata al prodotto italiano è la cultura, intesa non solo come competenza “tecnico-funzionale” (“sapere come si fanno le cose”) ma più in generale come rapporto vivo con la propria storia e le proprie “radici”. Ai produttori italiani viene riconosciuto il senso consapevole di appartenenza a una regione, a un territorio e questo legame rappresenta un elemento forte di distintività e di identità che si trasferisce nella qualità dei prodotti. La quarta componente dell'identità italiana è la qualità sociale e relazionale. Al carattere degli italiani viene associato un forte senso della famiglia, della socialità primaria, della comunità. Questo tratto è percepito come un importante elemento di forza anche dal punto di vista economico e produttivo (l'azienda-famiglia, i distretti). Un quinto tratto distintivo della qualità italiana è rappresentato dalla varietà-molteplicità. A differenza di altri grandi paesi europei che sono più facilmente identificabili con uno stile, una cultura, una città, l'Italia è un paese a cui viene spontaneamente associata un'estrema ricchezza per quanto riguarda sia l'aspetto naturale- paesaggistico sia quello culturale e produttivo. Il valore che nella percezione degli stranieri riassume e sintetizza tutte queste componenti della qualità italiana è rappresentato dalla qualità complessiva della vita che viene associata al nostro paese. Nella percezione di chi ci osserva dall'esterno gli italiani “sanno vivere” e a questo contribuiscono i ritmi di vita più rilassati, la capacità di godere dei piccoli piaceri quotidiani. La maggiore forza del modello produttivo italiano risiede nella capacità di realizzare punti di equilibrio inediti e difficilmente imitabili tra polarità apparentemente difficili da conciliare: tradizione e modernità, artigianalità e tecnologia, estetica e funzionalità.

Un patrimonio ricco e articolato
C'è forte corrispondenza tra i valori che l'Italia e il prodotto italiano oggi interpretano e i bisogni “immateriali” - di estetica, cultura, socialità, identità, emozionalità - che stanno emergendo come prioritari presso fasce sempre più vaste di consumatori europei ed extraeuropei. La capacità dei produttori italiani di divenire pienamente consapevoli della ricchezza del proprio comune patrimonio di valori e di agire in modo coerente con essi è parte rilevante della nostra ricetta per scommettere con fiducia sul futuro.

*Gfk-Eurisko

Tassinari: «La Coop rifocalizza il core business»

«Siamo fortemente impegnati a costruire le basi per la Coop dei prossimi venti anni: per questo, stiamo rifocalizzando il nostro core business ed elaborando un nuovo modello di governance che ci permetterà di essere forti anche nel prossimo futuro» . Con queste parole, le prime dopo un periodo dedicato soprattutto a costruire questi progetti, Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia, esprime a chiare lettere la volontà di Coop di trovare nuovi modelli organizzativi, «strategie e approcci più aderenti ai mutamenti del mercato, in linea con il ruolo moderno dei retailer evoluti e rilanciando la nostra identità di cooperatori», precisa Tassinari.

Cosa significa ripensare il modello di governance?
 Significa rivedere e rendere più agile il processo decisionale che coinvolge i soci, in modo da permettere alle singole cooperative di capire meglio le istanze del territorio e al sistema nazionale di dare risposte più veloci e tempestive, attraverso l'offerta di iniziative che tutelino il potere d'acquisto dei consumatori, oltre a fornire un servizio a maggiore valore aggiunto. Lo diciamo chiaramente nella nuova campagna pubblicitaria: “Insieme si può”, che rilancia mission e valori, oltre a dare concretezza ai contenuti.

In questa fase di rifocalizzazione del business, come vi state muovendo per rivitalizzare gli ipermercati, il 41% del vostro fatturato, già oggetto di svariati test lo scorso anno?
 La crisi dell'ipermercato dipende da diversi fattori, tra cui anche un consumatore non più targettizzabile, che, in uno stesso pdv, presenta comportamenti diversificati, con carrelli a mosaico. Noi ne abbiamo individuati 5, che vanno dal forte presidio della convenienza, soprattutto nei consumi basici, all'emergere di categorie a maggiore valore aggiunto, che registrano crescite a due cifre e nelle quali i consumatori sono disposti a spendere, come il benessere, l'etnico, l'igiene e bellezza, i piatti pronti per citare alcuni esempi. Queste scelte sono alla base del primo cambiamento da realizzare: la riformulazione dell'offerta in chiave più moderna e coerente con le esigenze dei consumatori.
 
Lavorare sulla convenienza vuol dire creare spazi discount negli ipermercati e ampliare i primi prezzi?
La convenienza è un concetto che trova proprio nel riposizionamento della nostra strategia un focus ancora più puntuale a livello di innovazione dei prodotti -penso al latte in polvere per i neonati e a quello fresco Alta Qualità lanciato recentemente- ma anche di costi dei nostri processi operativi e format distributivi.

Si riferisce alla sperimentazione dell'ipermercato low cost?
Anche. Il concetto di ipermercato “lower cost” è riferito alla modalità di gestione, non vuol dire trasferire il discount nell'ipermrkt: significa adottare soluzioni organizzative che puntano a ridurre i costi, a cominciare da quello del personale grazie a un'organizzazione più mirata sul pdv. Ma una gestione low cost passa strategicamente anche per un nuovo rapporto con l'IDM, problema emergente al Sud.

Il riferimento al Sud conferma la strategicità di questo territorio per il vostro sviluppo.
Certo: lo dimostrano le recenti aperture in Sicilia, dove prevediamo di aprire 7 Ipercoop. Al contrario di altri competitor che, di fronte a un mercato difficile, preferiscono vendere, noi, pur soffrendo, vogliamo trovare soluzioni che ci permettano di migliorare le performance, nella consapevolezza che l'ipermercato rimane una formula adeguata soprattutto in queste aree che crescono con maggiore fatica e che avrebbero bisogno di più gdo.

Sta dicendo che al Sud adotterete una politica commerciale più aggressiva?
Dico che vogliamo garantire convenienza secondo i nostri valori. Oggi, questo non è possibile perché alcuni medi e piccoli distributori hanno condizioni più favorevoli, che permettono loro di proporre prezzi più competitivi dei nostri e di altri leader della gdo. Se la massa critica conta, qualcosa non funziona.

Il rapporto con l'IDM rimane contraddistinto da un elevato grado di conflittualità...
L'IDM, anche se con sfumature diverse, ha un atteggiamento non sempre lineare, che spazia da chi considera la gdo un partner importante con cui collaborare per ampliare il proprio business a chi pretenderebbe di imporre per legge norme vincolanti nelle relazioni commerciali. Noi stiamo lavorando a un nuovo modello negoziale, che comporterà, a breve, una riduzione della filiera e garantirà all'IDM, a partire dal Sud, la presenza di un unico interlocutore forte.

Potendo, cosa butterebbe via dell'ipermercato?
In realtà niente. Per natura e cultura preferisco trovare soluzioni ai problemi; l'ipermercato avrebbe bisogno di più offerta per aumentare l'attrattività.

Nemmeno il non food, comparto in difficoltà negli ipermercati? Stiamo investendo sulla supply chain: a Prato sta per diventare operativo un cedi innovativo che ha richiesto un investimento di 80 mio e; inoltre, stiamo sviluppando il global sourcing attraverso Intercoop, la nostra centrale d'acquisto di Honk Kong, che diventerà sempre più strategica per l'accesso a mercati globali, secondo i valori di Coop. Infine, stiamo migliorando le gamme di Pl, dando un carattere di maggiore distintività, oggi ancora non in linea con i valori che esprimiamo nel food.

Nel tessile abbigliamento, noto buco nero dell'ipermercato, cosa pensate di fare?
Stiamo sperimentando una partnership con Olympias, primario operatore italiano che migliorerà moda, innovazione ed ambientazione nei nostri ipermercati, creando, così, una sinergia tutta italiana.

Parliamo di Coop Voce e Coop Salute. Quali i risultati ottenuti fino a oggi?
 Coop Voce ha registrato sinora circa 180.000 attivazioni con due profili tariffari, numeri in linea con le previsioni, che dimostrano la potenzialità del mercato con un effetto di calmieramento nelle tariffe. Con i 70 corner di Coop Salute, abbiamo ormai raggiunto il break even e, auspicando miglioramenti legislativi, pensiamo allo sviluppo in superstore e super.

A che punto è il progetto dell'aspirina a marchio?
Sarà disponibile a breve con il nome della molecola di base, prodotta in Italia da un'azienda nazionale, a un prezzo competitivo, in linea con analoghi prodotti di altri paesi europei. Superando il lungo e complesso iter burocratico, è un'azione di consumerismo vero, un “prodotto bandiera”, che indica una strada reale per dare convenienza al consumatore.

E per luce, gas e carburanti?
Non ci interessano iniziative spot: vogliamo realizzare progetti imprenditoriali forti e strutturati. Stiamo lavorando.

Sul vostro futuro, però, pesa l'esposto depositato un anno fa da Federdistribuzione presso la Comunità europea. Cosa vi aspettate?
 Attendiamo con serenità la decisione della Commissione europea e quella conseguente del Governo italiano che, qualunque esso sia, auspichiamo difenda le leggi del Parlamento. Da parte nostra, siamo consapevoli di avere fatto il nostro dovere come imprenditori cooperativi. Nel '77, quando è uscita la prima legge fiscale sulla cooperazione, eravamo il terzo operatore con un fatturato di 535 mld di lire e 9.000 dipendenti. Oggi siamo una realtà leader da 12,1 mld e, 6,5 milioni di soci e 56.000 dipendenti. Questo è la dimostrazione di avere rispettato il patto con lo Stato. Forse non tutto il sistema imprenditoriale si è comportato allo stesso modo.

Per chiudere, che messaggio vorrebbe dare alla gdo italiana?
 Essere più convinti e consapevoli del ruolo che possiamo svolgere per il miglioramento del nostro paese. Farlo con più creatività e fantasia, con una propria identità distintiva.

Intervista a Vincenzo Tassinari

“Siamo fortemente impegnati a costruire le basi per la Coop dei prossimi venti anni: per questo, stiamo rifocalizzando il nostro core business ed elaborando un nuovo modello di governance che ci permetterà di essere forti anche nel prossimo futuro”.

Con queste parole, le prime dopo un periodo dedicato soprattutto a costruire questi progetti, Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia, esprime a chiare lettere la volontà di Coop di trovare nuovi modelli organizzativi, strategie e approcci più aderenti ai mutamenti del mercato, “in linea con il ruolo moderno dei retailer evoluti e rilanciando la nostra identità di cooperatori”, precisa Tassinari.

Cosa significa ripensare il modello di governance?
Significa rivedere e rendere più agile il processo decisionale che coinvolge i soci, in modo da permettere alle singole cooperative di capire meglio le istanze del territorio e al sistema nazionale di dare risposte più veloci e tempestive, attraverso l'offerta di iniziative che tutelino il potere d'acquisto dei consumatori, oltre a fornire un servizio a maggiore valore aggiunto. Lo diciamo chiaramente nella nuova campagna pubblicitaria: “Insieme si può”, che rilancia mission e valori, oltre a dare concretezza ai contenuti.

In questa fase di rifocalizzazione del business, come vi state muovendo per rivitalizzare gli ipermercati, il 41% del vostro fatturato, già oggetto di svariati test lo scorso anno?
La crisi dell'ipermercato dipende da diversi fattori, tra cui anche un consumatore non più targettizzabile, che, in uno stesso pdv, presenta comportamenti diversificati, con carrelli a mosaico. Noi ne abbiamo individuati 5, che vanno dal forte presidio della convenienza, soprattutto nei consumi basici, all'emergere di categorie a maggiore valore aggiunto, che registrano crescite a due cifre e nelle quali i consumatori sono disposti a spendere, come il benessere, l'etnico, l'igiene e bellezza, i piatti pronti per citare alcuni esempi. Queste scelte sono alla base del primo cambiamento da realizzare: la riformulazione dell'offerta in chiave più moderna e coerente con le esigenze dei consumatori.

Lavorare sulla convenienza vuol dire creare spazi discount negli ipermercati e ampliare i primi prezzi?
La convenienza è un concetto che trova proprio nel riposizionamento della nostra strategia un focus ancora più puntuale a livello di innovazione dei prodotti -penso al latte in polvere per i neonati e a quello fresco Alta Qualità lanciato recentemente- ma anche di costi dei nostri processi operativi e format distributivi.

Si riferisce alla sperimentazione dell'ipermercato low cost?
Anche. Il concetto di ipermercato “lower cost” è riferito alla modalità di gestione, non vuol dire trasferire il discount nell'ipermrkt: significa adottare soluzioni organizzative che puntano a ridurre i costi, a cominciare da quello del personale grazie a un'organizzazione più mirata sul pdv. Ma una gestione low cost passa strategicamente anche per un nuovo rapporto con l'IDM, problema emergente al Sud.

Il riferimento al Sud conferma la strategicità di questo territorio per il vostro sviluppo.
Certo: lo dimostrano le recenti aperture in Sicilia, dove prevediamo di aprire 7 Ipercoop. Al contrario di altri competitor che, di fronte a un mercato difficile, preferiscono vendere, noi, pur soffrendo, vogliamo trovare soluzioni che ci permettano di migliorare le performance, nella consapevolezza che l'ipermercato rimane una formula adeguata soprattutto in queste aree che crescono con maggiore fatica e che avrebbero bisogno di più gdo.

Sta dicendo che al Sud adotterete una politica commerciale più aggressiva?
Dico che vogliamo garantire convenienza secondo i nostri valori. Oggi, questo non è possibile perché alcuni medi e piccoli distributori hanno condizioni più favorevoli, che permettono loro di proporre prezzi più competitivi dei nostri e di altri leader della gdo. Se la massa critica conta, qualcosa non funziona.

Il rapporto con l'IDM rimane contraddistinto da un elevato grado di conflittualità...
L'IDM, anche se con sfumature diverse, ha un atteggiamento non sempre lineare, che spazia da chi considera la gdo un partner importante con cui collaborare per ampliare il proprio business a chi pretenderebbe di imporre per legge norme vincolanti nelle relazioni commerciali. Noi stiamo lavorando a un nuovo modello negoziale, che comporterà, a breve, una riduzione della filiera e garantirà all'IDM, a partire dal Sud, la presenza di un unico interlocutore forte.

Potendo, cosa butterebbe via dell'ipermercato?
In realtà niente. Per natura e cultura preferisco trovare soluzioni ai problemi; l'ipermercato avrebbe bisogno di più offerta per aumentare l'attrattività.

Nemmeno il non food, comparto in difficoltà negli ipermercati?
Stiamo investendo sulla supply chain: a Prato sta per diventare operativo un cedi innovativo che ha richiesto un investimento di 80 mio e; inoltre, stiamo sviluppando il global sourcing attraverso Intercoop, la nostra centrale d'acquisto di Honk Kong, che diventerà sempre più strategica per l'accesso a mercati globali, secondo i valori di Coop. Infine, stiamo migliorando le gamme di Pl, dando un carattere di maggiore distintività, oggi ancora non in linea con i valori che esprimiamo nel food.

Nel tessile abbigliamento, noto buco nero dell'ipermercato, cosa pensate di fare?
Stiamo sperimentando una partnership con Olympias, primario operatore italiano che migliorerà moda, innovazione ed ambientazione nei nostri ipermercati, creando, così, una sinergia tutta italiana.

Parliamo di Coop Voce e Coop Salute. Quali i risultati ottenuti fino a oggi?
Coop Voce ha registrato sinora circa 180.000 attivazioni con due profili tariffari, numeri in linea con le previsioni, che dimostrano la potenzialità del mercato con un effetto di calmieramento nelle tariffe. Con i 70 corner di Coop Salute, abbiamo ormai raggiunto il break even e, auspicando miglioramenti legislativi, pensiamo allo sviluppo in superstore e super.

A che punto è il progetto dell'aspirina a marchio?
Sarà disponibile a breve con il nome della molecola di base, prodotta in Italia da un'azienda nazionale, a un prezzo competitivo, in linea con analoghi prodotti di altri paesi europei. Superando il lungo e complesso iter burocratico, è un'azione di consumerismo vero, un “prodotto bandiera”, che indica una strada reale per dare convenienza al consumatore.

E per luce, gas e carburanti?
Non ci interessano iniziative spot: vogliamo realizzare progetti imprenditoriali forti e strutturati. Stiamo lavorando.

Sul vostro futuro, però, pesa l'esposto depositato un anno fa da Federdistribuzione presso la Comunità europea. Cosa vi aspettate?
Attendiamo con serenità la decisione della Commissione europea e quella conseguente del Governo italiano che, qualunque esso sia, auspichiamo difenda le leggi del Parlamento. Da parte nostra, siamo consapevoli di avere fatto il nostro dovere come imprenditori cooperativi. Nel '77, quando è uscita la prima legge fiscale sulla cooperazione, eravamo il terzo operatore con un fatturato di 535 mld di lire e 9.000 dipendenti. Oggi siamo una realtà leader da 12,1 mld e, 6,5 milioni di soci e 56.000 dipendenti. Questo è la dimostrazione di avere rispettato il patto con lo Stato. Forse non tutto il sistema imprenditoriale si è comportato allo stesso modo.

Per chiudere, che messaggio vorrebbe dare alla gdo italiana?
Essere più convinti e consapevoli del ruolo che possiamo svolgere per il miglioramento del nostro paese. Farlo con più creatività e fantasia, con una propria identità distintiva.

La rivincita delle profumerie sulla Gdo

Nel 2005 l'acquisizione del leader europeo delle profumerie Marionnaud - circa 1.300 profumerie in 14 paesi, fra cui l'Italia - da parte di As Watson, filiale del colosso cinese Hutchison Whampoa, ha, nello stesso tempo, sancito le ambizioni delle grandi conglomerate cinesi e il riconoscimento dell'importanza del canale delle superfici di profumeria moderne, nate in competizione con i grandi despecializzati e in alternativa alle profumerie tradizionali. A differenza di quanto accade per i consumi nel loro insieme, quelli dei prodotti destinati alla cura e alla bellezza del corpo sono costantemente aumentati nel tempo in rapporto diretto con la crescita del reddito e il mutamento degli stili di vita che ha visto irrompere, in questo mercato al femminile, anche gli uomini.

Il modern trade
Le vendite dei prodotti di cosmesi e profumeria, al cui interno quelli dei profumi veri e propri valgono solo per il 10% circa, sono andate progressivamente concentrandosi nella moderna distribuzione alimentare fino a raggiungere il 40% dei consumi del settore e un valore in assoluto così rilevante da far derogare la distribuzione dal principio dell'uniformità del sistema espositivo per adottare, caso unico per i prodotti che si vendono a temperatura ambiente, costose scaffalature speciali intonate all'ambiente delle profumerie. La conquista della leadership da parte della distribuzione moderna è avvenuta a danno delle profumerie tradizionali e degli altri canali di commercializzazione, ma in concorrenza con le farmacie il cui peso, ancorché molto inferiore, è cresciuto a ritmi più alti. Il ricco, differenziato e dinamico mercato dei prodotti di cosmesi e profumeria, servito dalle grandi multinazionali detentrici di marchi orientati alla diversificazione per canale e da una miriade di produttori di nicchia, non poteva essere abbandonato nelle fauci massificanti della distribuzione moderna alimentare ed è così che, all'inizio degli anni '90, si sono concretizzate le condizioni per la nascita delle prime catene di profumeria moderne. Nel 1994, infatti, esplode il fenomeno Sephora che impone un nuovo modo di fare negozi specializzati, introducendo criteri di merchandising che utilizzano innovativi sistemi d'illuminazione e ambientazione a sostegno di un concept che ribalta quello delle profumerie tradizionali. Le componenti strutturali su cui si basa la profumeria moderna sono le stesse dei grandi despecializzati, vale a dire una superficie molto superiore a quella media del negozio tradizionale (Sephora negli Champs Elysées ha una superficie di vendita di 1.300 mq), orari di apertura prolungati, un sistema di vendita basato sul self-service in cui il personale svolge un ruolo di consulenza per i clienti, ma non di vendita, un sistema di merchandising raffinato che rende il cliente protagonista mediante l'utilizzo di auto tester per i profumi, la possibilità di crearsi fragranze personalizzate ecc. e infine l'integrazione dell'offerta dei prodotti con quella delle prestazioni professionali proprie del settore.

L'innovazione
I moderni negozi di profumeria adottano tutti gli strumenti di marketing retail, magari esagerando, come ha fatto Marionnaud con la carta fedeltà, i cui problemi sono all'origine della cessione, da parte della famiglia Frydman, ai cinesi. Il successo del canale moderno ha prodotto nuove segmentazioni con le profumerie monomarca e con le parafarmacie che, per come si sono sviluppate, sono delle profumerie a gamma ampliata con un corner dedicato al farmaco da banco. Nel suo insieme il canale, a differenza di quanto è accaduto con le formule di iper e super, restate immutate per quarant'anni, ha assunto le connotazioni complesse, caratteristiche di un settore in cui l'evoluzione distributiva si esprime in forma multipla (proposta, posizionamento e segmento) e il format del punto di vendita è flessibile in funzione dell'ampiezza e della composizione del bacino d'utenza, messo a disposizione dalla location.

Da LG il cellulare per fashion-addicted

Acciaio brillante, raffinata cromatura, piccoli LED luminosi al buio. KF510 -nuovo cellulare lanciato da LG- si presenta come elegante terminale slide dotato di caratteristiche avanzate, racchiuse in un cm di spessore e soli 100 g di peso. Sotto il grande display da 2,2 pollici e 262mila colori ¨¨ posizionato l¡¯Interactive Light Pad, che rappresenta l¡¯innovazione pi¨´ interessante: un¡¯area priva di tasti ma sensibile al tocco, provvista di icone che -in modo semplice ed intuitivo- guidano l¡¯utente nell¡¯utilizzo delle varie funzionalit¨¤. A ci¨° si aggiungono la possibilit¨¤ di personalizzazione di caratteri e icone, il risparmio energetico e le opzioni multimediali. KF510 ¨¨, insomma, un apparecchio tecnologicamente evoluto che promette di diventare icona di stile

Promozione Energizer e Total

E’ nata un'iniziativa, valida fino al 31 dicembre 2008, promossa congiuntamente da Energizer, Wilkinson -entrambi appartenenti a Gruppo Energizer- e Total: in tutte le confezioni di Pile AA e AAA Energizer Ultra+ e Ultimate, i consumatori trovano un buono del valore di 2 €, da utilizzare per un rifornimento  minimo di 40 € di carburante presso tutte le stazioni di servizio Total in Italia. La consegna del buono (i buoni non sono cumulabili) al gestore della stazione di servizio dà diritto allo sconto immediato.
 
Inoltre, a fronte dell’acquisto di un rasoio o di una confezione di lame Wilkinson i consumatori riceveranno un buono sconto di 2 €, sempre da utilizzare per un rifornimento minimo di 40 € di carburante presso i distributori Total.
 
L’iniziativa sarà supportata dai principali network radiofonici (Rtl, Deejay, Rds e Radio Rai).
 
Una seconda operazione, partita in questi giorni e che si concluderà a fine maggio, coinvolge altri due prodotti per la rasatura Wilkinson: le lame Quattro Titanium e il rasoio per donna Intuition: presso tutte le stazioni di servizio Total italiane verranno posizionati speciali espositori con i due prodotti. Con 4 rifornimenti di carburante (di almeno 30 € cad.) e aggiungendo un centesimo, (oppure con 2 € e 2 rifornimenti di carburante o 3 € con un rifornimento) potranno scegliere uno dei due prodotti Wilkinson.

A Backstage la gestione del licensing di Star Wars e Indiana Jones

Backstage è il nuovo agente italiano per il licensing della casa di produzione cinematografica di George Lucas per la gestione del licensing delle celebri franchise Star Wars e Indiana Jones e delle nuove produzioni televisive e cinematografiche ad esse legate. Backstage svilupperà, a partire da giugno, un programma di licensing che mira a coinvolgere le principali aziende italiane in attività promozionali e di merchandising.

La saga di Star Wars, uno dei franchise tra i più popolari di sempre, dopo i sei episodi classici vede la nascita di un lungometraggio in animazione: “Star Wars: The Clone Wars”,  che farà la sua comparsa sui grandi schermi nel prossimo autunno, cui seguirà una serie Tv inedita di 22 episodi da 30 minuti già pronti e altri 22 in lavorazione.

Tra le aziende già coinvolte: Hasbro con la Master Toy, Lego e McDonald’s che svilupperà una promozione Happy Meal in autunno.

Il programma di licensing di Indiana Jones si baserà sull’intero universo del celebre archeologo interpretato da Harrison Ford che a fine maggio, dopo quasi vent'anni dall’ultima avventura, torna sui grandi schermi con la pellicola “Indiana Jones e il regno del Teschio di Cristallo”, un rilancio che vede protagonisti, anche in questo caso, partner internazionali come Hasbro e Lego.

Da CGM il carrello Caterpillar NPV20ND

All’insegna dell’efficienza. CGM -concessionaria italiana dei carrelli elevatori Caterpillar- ha presentato il modello NPV20ND, destinato al trasporto orizzontale ed al sollevamento di due pallet contemporaneamente. La nuova macchina, che ha portata massima di 2 t, permette di caricare, scaricare e movimentare merci con un sostanziale raddoppio di produttività rispetto ai normali transpallet con pedana. Riunisce, inoltre, alcune delle principali innovazioni tecnologiche introdotte di recente da Caterpillar: i motori elettrici in corrente alternata, che consentono di migliorare le prestazioni dinamiche, il nuovo timone più robusto ed ergonomico, i montanti PowerAmic, che hanno portato l’altezza di sollevamento sino a 2 m ed aumentato la visibilità per l’operatore

Datalogic Scanning lancia PowerScan 8000

Una soluzione pensata per le applicazioni impegnative. PowerScan8000 di Datalogic Scanning -upgrading delle linee PowerScan, Dragon e Lynx- è una serie di lettori codici a barre per utilizzo industriale proposta in differenti opzioni: modelli cablati o cordless; standard o auto range laser (con un range da pochi cm fino a 10 m); sensore 2D megapixel (per la lettura omnidirezionale dei codici 1D, stacked e 2D). Caratterizzano la nuova famiglia la robustezza, la resistenza e la capacità di sopportare le condizioni ambientali più ostiche. E le garanzie di performance si combinano con il comfort dell’operatore nell’attività di scansione: PowerScan 8000 si dimostra pratico da usare e consente di ottenere un feedback ottimale in ambienti rumorosi e da ogni posizione

Ventura lancia BBMix: bontà + benessere

Soddisfare le esigenze nutrizionali di chi ricerca gusto e salute in tutti i momenti della giornata. E’ il posizionamento di BBmix, la nuova linea di frutta secca creata da Ventura così denominata per indicare il binomio della corretta alimentazione: B come bontà e B come benessere. Proposta in pratiche e colorate confezioni a sacchetto da 150 g, la linea si declina nelle tre varianti BBmix per la colazione (mandorle, nocciole, mango disidratato e albicocche essiccate), BBmix per le macedonie (mandorle, nocciole, noci e mirtilli rossi essiccati) e BBmix per le insalate (noci, mandorle, pomodori essiccati e semi di zucca tostati). Il prodotto partecipa attivamente all’Avon Running Tour 2008, evento itinerante per finanziare attività specifiche a favore della donna.

VI.P consegue la certificazione Iso 14001

Operare in armonia con la natura e garantire al consumatore un prodotto genuino e sicuro. A tale scopo VI.P ha ottenuto la certificazione Iso 14001:2004 per il proprio reparto BIO Val Venosta. Il riconoscimento -ottenuto mediante l’ente austriaco ÖQS- consente di monitorare gli impatti sull’ambiente delle varie attività: la definizione di una politica ambientale consente di curare l’educazione del personale al rispetto delle leggi e delle normative vigenti e di affrontare le non-conformità con azioni correttive e preventive; implica, inoltre, una gestione chiara e consapevole del consumo delle risorse e del ciclo dei rifiuti. Oltre alla Iso 14001, la divisione bio della cooperativa VI.P può vantare le certificazioni Iso 9001:2000, IFS e, per quasi tutti gli associati, GlobalGAP

Rigoni: Nocciolata con burro di cacao bio

Per tutti coloro che amano coccolarsi con le creme spalmabili al cioccolato. La Nocciolata Rigoni di Asiago, realizzata con ingredienti selezionati e certificati di alta qualità, risulta morbida -perchè la sua lavorazione, lenta ed accurata, avviene secondo un’antica tradizione- e naturale perchè la sua composizione, rigorosamente biologica, non ammette additivi, coloranti, aromi artificiali. La novità è che oggi il prodotto si presenta con una ricetta rivisitata, secondo cui l’olio di palma viene sostituito dal burro di cacao biologico: tale ingrediente pregiato incrementa la morbidezza ed esalta gli aromi delle altre materie prime, in particolare di nocciole, cacao e vaniglia. Un valore aggiunto che promette di deliziare non solo i palati più raffinati

E’ di Intermec il computer palmare CK61ex

Nuove opportunità di applicazioni efficienti in magazzino.
Il CK61ex di Intermec è un computer portatile ultra resistente con tecnologia EX near-far imaging integrata, che consente agli operatori di acquisire velocemente bar code 1D e 2D in qualsiasi orientamento (da 15 cm a 15 m), di catturare immagini, firme e documentazione, così come di beneficiare di etichette cartacee più economiche per scansioni su lunghe distanze. L’apparecchio -disponibile con un’ampia gamma di sistemi operativi embedded (incluso Windows Mobile 5.0) e comprensivo del supporto Terminal Emulation opzionale per l’integrazione con le soluzioni già presenti- viene prodotto con 128MB e 192MB RAM di memoria ed offre un supporto radio 802.11a/b/g e funzionalità di lettura e scrittura RFID

Di Gunnebo le barriere a Minitalia

Ampliamento, rinnovamento più upgrading nella sicurezza.
E’ quanto messo in atto da Minitalia Leolandia Park, che oggi -su un’area di oltre 200mila mq- presenta la versione miniaturizzata del nostro paese e numerose altre attrattive. Per la protezione di tali opere, oltre che per il benessere degli animali, la direzione del parco ha deciso di dotare i varchi di accesso di apposite barriere che scoraggino eventuali intrusi e, allo stesso tempo, non costituiscano un ostacolo per i visitatori. La scelta è ricaduta sui Tornelli DL 600 prodotti da Gunnebo Italia: compatti, robustissimi, provvisti di un’estetica curata, richiedono ridotta manutenzione e sono resistenti alle notevoli sollecitazioni fisiche, date dai numerosi passaggi e dalla collocazione in esterni.

Meroni introduce Meronello e Meronella

“Salumi & bontà” recita il payoff di brand.
Mantenendo fede a tale impegno, oggi Meroni arricchisce la propria gamma con due nuove specialità ad elevato contenuto di gusto e servizio: il Cacciatore Dop Meronello -che viene prodotto nei territori delimitati dal regolamento UE con tagli nobili di alta qualità provenienti esclusivamente da suini italiani- e la Mortadella Bologna Igp Meronella, manufatta come tradizione e disciplinare comandano e presentata nel pratico formato a metà sottovuoto da 500 g. A supporto del lancio, un simpatico testimonial -Evaristo Beccalossi- che sarà protagonista di una campagna pubblicitaria sulle principali tv locali.

GDOWEEK 431

GDOWEEK 431

Grana Padano annuncia un 2008 problematico

Venerdì 11 aprile si terrà l'Assemblea Generale del Consorzio Tutela Grana Padano, per l'occasione verranno annunciati i dati sulla produzione 2007che è ammontata a 4.271.513 forme con un -1,96% rispetto al 2006 ed è divisa per il 41,96% alle industrie e
per il 58,04% alle cooperative che hanno aumentato (+1,43%) la
loro incidenza sul totale prodotto rispetto all'anno scorso.

Nel primo trimestre del 2007, la produzione è rimasta sostanzialmente sui livelli dell'anno precedente (+0,11%); nel secondo si è verificata una leggera tendenza in diminuzione (-1,05%) per poi sfociare nel terzo che ha fatto registrare un -10,78% dovuto essenzialmente all'aumento del prezzo del latte spot che ha indotto ingenti vendite di latte.

La situazione congiunturale del settore lattiero caseario e il calo produttivo del terzo trimestre ha portato una impennata alle quotazioni del Grana Padano alla luce della convinzione che l'andamento produttivo 2007 non avrebbe generato la contribuzione differenziata.

Con queste premesse si è arrivati all'ultimo trimestre che ha registrato un +2,74% e che ha portato il totale annuo ad un -1,96% e soprattutto ha frenato l'ascesa dei prezzi.

Il 2008 si annuncia, invece, problematico, sia per il costo della materia prima alla stalla sia per le produzioni che probabilmente non gioveranno dell'ingente vendita di latte del 2007.
Continuano i segnali incoraggianti dell'andamento delle giacenze in ammasso che sono diminuite registrando un calo di 41.939 forme.

La gdo seleziona i fornitori con criteri rigidi. Meglio se certificati

Con caratteristiche -e certificazioni- ben definite in tema di qualità e sicurezza, flessibile e proattivo in termini di innovazione di prodotto e di soluzioni che conducono a un abbattimento dei costi, ma anche a un’ottimizzazione dell’efficienza: ecco l’identikit del fornitore ideale per la distribuzione moderna.

La selezione per entrare a far parte della rosa dei fornitori della gdo è rigida, basata su procedure chiare e condivise, che trasformano il rapporto in partnership.

Allegati

La gdo seleziona i fornitori con criteri rigidi. Meglio se certificati
Gdoweek 431 | 08/04/2008 |

Nuovo fondo sugli shopping center di Sonae

La finanziarizzazione dell'immobiliare non è certo un fenomeno recente. Ma sempre più spesso oggi i fondi immobiliari hanno come target i centri commerciali, perché si tratta di strutture che se ben gestite possono garantire un ritorno sul capitale più interessante -a parità di rischio- rispetto ad altre tipologie.

A livello internazionale una delle società più attive è Sonae Sierra, che ha lanciato il suo secondo fondo d'investimento, il Sierra Portugal Fund (SPF), con un capitale complessivo di 300 milioni di euro. Al fondo sono stati conferiti otto centri commerciali situati in Portogallo, per un valore di mercato di oltre 425 milioni di euro. Inoltre il portafoglio include tre nuovi progetti attualmente in fase di sviluppo sempre in Portogallo, per un valore di mercato stimabile intorno ai 35 milioni di euro, una volta completata la realizzazione.

Degli otto centri gia edificati, sette sono detenuti al 50% da Sonae e uno per intero.
Per ora il fondo è stato sottoscritto da tre grandi operatoi istituzionali che hanno aderito on impegni per 120 milioni di euro.

La creazione del fondo contribuisce ad accrescere l'attività di asset management di Sonae Sierra e anche ad apportare fondi per l'autofinanziamento, particolarmente importanti in questa fase di scarsa liquidità sui mercati finanziari.

La nuova governance di Coop Adriatica

“Siamo una cooperativa e tale vogliamo continuare a restare, ma sentiamo l'esigenza di attrezzarci con nuovi strumenti che sappiano coniugare meglio l'anima imprenditoriale di Coop con quella mutualistica e sociale, nel rispetto della rappresentanza e migliorando la nostra capacità di tutelare gli interessi dei soci, soprattutto di quelli più piccoli”. Queste le parole di Gilberto Coffari, presidente di Coop Adriatica (1.878,8 mio € il preconsuntivo 2007 con una rete di 125 super e 15 Ipercoop), nel presentare il nuovo modello di governo al via dopo un anno di lavori in corso. L'esigenza di strutturarsi secondo modalità diverse, che implicheranno anche una completa riorganizzazione aziendale, nasce dalla volontà di rispondere meglio non solo alle esigenze del mercato vista la crescita registrata a livello di gruppo (comprendendo anche le partecipate IGD, Librerie.coop, Robintur, Unipol e Pharmacoop Adriatica) quanto di mantenere elevato il livello di partecipazione dei soci (quasi un milione), elemento centrale e caratteristico dell'intero sistema.
A livello operativo, il nuovo regolamento, il cui statuto rimane invariato, prevede una maggiore separazione dei poteri grazie a una diversa suddivisione delle competenze tra il Consiglio di Amministrazione (da 15 a un massimo di 45 consiglieri, oggi sono 27, che dovrebbero salire a 30-31), il luogo dove definire le linee strategie attraverso le funzioni di sorveglianza, indirizzo strategico -anche delle società controllate- e di valutazione delle performance (non solo in senso strettamente numerico), e i diversi Comitati esecutivi destinati a svolgere, invece, un ruolo istruttorio e di proposta, che si esplicita nell'elaborazione delle politiche del gruppo, di operazioni strategiche anche per le controllate e di piani industriali e finanziari, a cui possono essere aggiunte deleghe operative.

I ruoli del top management

Cambiano anche i ruoli del management: il presidente, che oggi svolge contemporaneamente la funzione di presidente, amministratore delegato e direttore generale di gruppo, manterrà un ruolo fortemente operativo (più simile a quello dell'amministratore delegato che del presidente di rappresentanza, è stato obiettato durante la discussione), mentre il direttore generale, che dovrebbe essere nominato entro la fine dell'anno, svolgerà compiti più operativi strettamente legati all'attività commerciale e alla gestione della rete. Il rinnovo di tutte le cariche, a partire da quelle dei presidenti territoriali, iniziano dal 14 aprile per arrivare alla definizione del consiglio di amministrazione all'assemblea di giugno.
Il nuovo regolamento prevede la presenza di quote rosa, non definite numericamente o in percentuale (secondo il modello spagnolo): visto che oggi le donne presenti nel CdA sono 5, l'auspicio è che il loro numero aumenti sensibilmente, tenuto conto il 75% delle socie è donna.
Questa operazione di Coop Adriatica è la prima sperimentazione del mondo Coop, alla quale, nei prossimi mesi, dovrebbero seguire quelle delle altre cooperative, secondo modelli e modalità diversi. Non è stata infatti oggi individuata un unico progetto: anzi aggiustamenti e miglioramenti sono possibili, nella ricerca di efficienza.

Sempre più strategico il marketing via e-mail

Diffuso ed efficace. Si tratta dell'e-mail marketing, uno strumento di comunicazione pubblicitaria che prende sempre più piede. L'80% dei navigatori internet italiani è infatti iscritto ad almeno 3 diverse mailing list, il 55% degli utenti riceve le mailing list sulla propria casella di posta principale e oltre l'85% attiva le immagini contenute nelle newsletter, o immediatamente (44%) o in un secondo tempo (41%).
Questi sono i dati emersi dalla ricerca (scaricabile al link in fondo al testo) recentemente realizzata da Human Highway per ContactLab business unit di Tomato Interactive specializzata in servizi e soluzioni di e-mail e digital marketing.
Il campione oggetto dell'indagine è fortemente “internettiano”, rappresentativo di 19,1 milioni di italiani di almeno 15 anni di età che si connettono alla rete almeno una volta alla settimana, indipendentemente dal dispositivo utilizzato. Quello considerato dalla ricerca è dunque un segmento di popolazione estremamente dinamico: il 58% composto da uomini e il 42% da donne, è molto giovane (il 75% ha meno di 45 anni), urbano (il 36% abita in città superiori ai 100.000 abitanti) e istruito (l'83% ha diploma o laurea). Il 73% si connette al web tutti i giorni: l'82% usa il computer fisso, il 58% il portatile e il 14% il telefonino. Mediamente ogni giorno gli uomini ricevono 17 e-mail, le donne 19. Di queste e-mail, molte sono newsletter. Solo un'esigua minoranza, appena il 5% del popolo internet, non è iscritta a nessuna mailing list perché non ne sente la necessità (29%) o è infastidito nel riceverle (31%).
A testimoniare l'importanza del mezzo elettronico arrivano altri dati: il 45% vorrebbe essere contattato via e-mail (solo il 39% via cellulare) dal proprio gestore di telefonia cellulare per avere informazioni importanti. Addirittura, se a dover comunicare una cosa importante è la propria banca, l'e-mail vince sulla lettera.
Uno sguardo agli argomenti delle e-mail ricevute dagli utenti dice che vi sono cinque categorie che prevalgono sulle altre, con percentuali fra il 44 e il 47%: viaggi/turismo, telefonia, informazione, e-commerce, community online. In questo contesto colpisce un dato: se l'atteggiamento prevalente di fronte alle e-mail non desiderate è cancellarle senza nemmeno aprirle, più “rispettoso” è l'atteggiamento di fronte alla newsletter che non si vuole più ricevere: si clicca su “unsubscribe” e si chiede la cancellazione.

La ricerca completa realizzata per ContactLab è liberamente scaricabile al seguente indirizzo:

La distribuzione riscopre i piccoli formati

Si torna ad acquistare prodotti alimentari dal panettiere, dal fruttivendolo, al mercato e perfino dalla “signora Maria”, il piccolo esercizio stile drogheria, sotto casa. Sembra di viaggiare a ritroso nel tempo con Marty e Doc, i protagonisti del film “Ritorno al futuro”. Ma i punti di vendita tradizionali non sarebbero dovuti scomparire, spazzati via dai grandi format moderni più efficienti e gestiti da grandi imprese organizzate?

La crescita dei negozi di prossimità
In realtà l'emorragia di punti di vendita tradizionali si è arrestata: anzi, dal 2003 il numero complessivo di negozi è in crescita e continua a rappresentare, con un fatturato di 30 miliardi di euro, un mercato di tutto rilievo. La prima spiegazione di questo fenomeno riporta al servizio di prossimità, da sempre il primo criterio di scelta del punto di vendita, un servizio che acquista ancor più importanza oggi, considerando l'estrema scarsità di una risorsa soggettiva e sempre più preziosa: il tempo. Come fornitori e produttori si contendono la “share of wallet” dei consumatori, così il posizionamento fisico dei punti di vendita è strategico ai fini della “share of time”, una quota sulla quale esercitano forte concorrenza fattori costrittivi, come lavoro e famiglia, e attività d'elezione quali svago, sport, e, - perché no - “altro” shopping. Al contrario, alcuni formati del commercio moderno, fra i quali campeggia l'ipermercato, rientrano nella categoria degli esercizi “time-consuming”.
 
Le implicazioni per la distribuzione
Una seconda spiegazione al ritorno del commercio tradizionale sotto casa è legata a un fenomeno già in atto nei mercati più ricchi: gli spostamenti per acquisti finalizzati alle grandi scorte sembrano un ricordo del passato, perché il modello sociale prevalente coincide con famiglie più piccole e consumatori che utilizzano canali extra domestici per alcune occasioni di consumo, come bar e mense a pranzo, ma anche ristorazione la sera. Non va dimenticata infine la competitività dei quartieri (almeno di alcuni), e dei centri storici dal punto di vista del richiamo e delle esperienze, rispetto a punti di vendita che lavorano molto sul prezzo, ma, per usare un eufemismo, difettano di personalità. Evidenti le implicazioni per la Gda: le stesse catene della grande distribuzione, in Italia come in Europa, stanno preparando o implementando piani di sviluppo di piccole e medie superfici in posizioni urbane centrali o periferiche. Questa strategia comporta un problema di multicanalità interna rispetto al quale occorre compiere scelte di marketing e di organizzazione cercando un equilibrio tra economie di centralizzazione ed efficacie gestione differenziata per canali.

Una nuova organizzazione della filiera
Problema simile si pone anche all'industria su diversi piani: dall'organizzazione di vendita del canale (forza vendita e logistica), alle soluzioni di “in-store marketing” (merchandising e sales promotion) e persino del marketing di prodotto (prodotti e formati per il canale). Con un problema aggiuntivo di selezione o di competizione per far posto ai prodotti negli assortimenti, amplificato dalla despecializzazione o multispecializzazione anche dei piccoli formati, che riduce lo spazio delle singole categorie e di conseguenza per marche e prodotti. Chi riesce a realizzare un'offerta coerente con il formato ha l'opportunità di svincolarsi dalla spirale della politica del solo prezzo che nei grandi format tende a erodere margini per tutta la filiera, offrendo valore a un pubblico meglio segmentato.

Sconti a tutto campo in gdo

Dal prossimo 2 maggio e per tutto il 2008 chi va a fare la spesa in una struttura della grande distribuzione, o più precisamente in una delle strutture appartenenti a insegne di Federdistribuzione, potrà avere la certezza, per quindici categorie del confezionato, di trovare a scaffale almeno un prodotto scontato tra il 10 e il 40%.

Questo è il senso dell'iniziativa varata da Federdistribuzione cui aderisce il 70% della gdo italiana e che vedrà coinvolti 13mila pdv: in pratica il consumatore accorto, visitando più punti vendita e cogliendo in ognuno le occasioni migliori potrà mettere in atto un efficace strategia anti inflazione.

Delle categorie coinvolte, tredici appartengono al food e sono le più importanti del food confezionato; le altre due (detersivi e carta igienica) appartengono al non food.

Presentando l'iniziativa il presidente del Federdistribuzione, Paolo Barberini, ha segnalato che la gdo ha già nel tempo svolto un'efficace misura di contenimento dell'inflazione, aumentando i prezzi a scaffale meno dei listini industriali e ha sottolineato che iniziative di riduzione trasparente e su base volontaria dei prezzi sono molto più efficaci rispetto a calmieri rigidi concordati con le istituzioni.

Come costruire un marchio vincente

Reputazione. Un termine desueto, che parla invece di futuro. Per essere brand, di distribuzione o di prodotto, è la reputazione che conta. La nuova definizione viene da lontano. È il punto di vista del consumatore, della gente. Fuori dagli schemi accademici o dai libri di marketing. Legata al sentire, al sentirsi bene e in sintonia, più che al ritrovarsi solo su elementi materiali.

Differenti, ma vincenti
Nel fashion tutto ciò è molto chiaro. Zara, Zegna, Gucci: tre reputazioni differenti. Tutte vincenti, ma fortemente differenziate. Le leve di marketing tradizionali non bastano: campagne marketing, investimenti, market research rimangono certamente attività fondamentali. Ma sono sempre più strumentali all'unico obiettivo: il cliente. E il cliente cambia, non è più segmentato, ma frammentato. Non viene più profilato da definizioni ex ante, ma da comportamenti correlabili spesso solo ex post. Lo stesso avviene nella grande distribuzione. Tre esempi. Esselunga, Coop, Carrefour. Non sono diversi solo il layout, la gamma prodotti, il prezzo, i servizi. Cambia tra i marchi-insegna qualcosa di più profondo, difficilmente codificabile a priori, ma facilmente percepibile dalle antenne della gente. Essere reputati affidabili, seri, o, all'opposto, non credibili. Avere una reputazione. Difendere una reputazione. Si ricrea il legame tra fatto economico e natura umana. Ma se la reputazione è il sogno delle aziende, è anche il loro incubo. Perché non è pianificabile. È come l'acqua, che si diffonde e, iniziata una discesa, non la fermi.

Il motore di sviluppo
Nelle reti distributive la reputation diventa motore di sviluppo ancora più potente in quanto legata a un ambiente e a un luogo. Il nuovo marketing della distribuzione va oltre i modelli formali e fisici. Spazia sul sentire. Che resta un terreno minato, ma forse il più fertile del futuro. Fuori da schemi rigidi. Luogo di ascolto e di relazione, spazio di coinvolgimento, più che di convincimento. Con analogie con il mondo del web 2.0: la reputazione di un sito fa il suo successo, va costruito con tenacia, guardando al dentro, più che al fuori, insieme come un blog.

Le 5 parole chiave del processo
Come costruirsi la propria reputazione? Difficile farlo a priori, più facile vederlo ex post. I casi di “excellent reputation” sono basati su processi anomali, ma che, visti dall'alto, hanno punti di snodo spesso simili, sintetizzabili in 5 key word.

• Punto di vista. Avere un proprio punto di vista. Personale. Il mio punto di vista: non tanto del business, ma della vita e del mondo. Chiaro, comunicato nei fatti, non mediante proclami o mission astratte. Alcuni esempi: Diesel, Lego, Amazon, Gucci.

• Approccio.
Mai aggressivo. La gente si riconosce e mi cerca. Tramontano le politiche push anni '70, si afferma il passaparola - word of mouth - per dilagare oltre i confini immaginati. Esempi: Flicker, Asmallworld, Linkedin, ma anche Apple o Abercrombie&Fitch.

• Fiducia. La reputazione è delicata come un guscio d'uovo: non regge a furbizie. Si costruisce sulla capacità di generare fiducia, di non disattendere mai promesse o aspettative. Di accogliere. Per le aziende come per le persone. Esempi: Apple, Ikea.

• Coerenza. La reputazione è un percorso. L'attenzione ai dettagli, quasi un fatto artistico, un impegno che diventa business. O viceversa. Esempi: Media World, Gap, Unilever-Dove.

• Vantaggi. Il condividere lo stesso punto di vista porta vantaggi. Crea appagamento, ritrovamento, solidarietà. Un vantaggio ben superiore ai vantaggi economici. E, per questo, più profondo e duraturo. Esempi: tutti noi (quando ci ritroviamo in un brand).

Il successo del bio sta nel prezzo fisso

Nel 2007 Almaverde Bio ha aumentato le sue vendite del 18% raggiungendo i 22,4 milioni di euro a fronte dei 72 milioni di euro prodotti, dove la differenza è andata nei prodotti a marca privata.
L’aumento di Almaverde è un risultato molto significativo perché viene dopo un biennio 2004/2005 difficile, dove, nonostante vari tentativi, il management di Almaverde non riusciva a far decollare le vendite. Qual è stato il punto svolta? Nell’incontro con la stampa che si è tenuto a Milano il 2 aprile, per comunicare i positivi dati di vendita, è stato svelato il key factor: Renzo Piraccini il presidente del consorzio, supportato da Roberto Della Casa docente di marketing agroalimentare, ha spiegato che è bastato definire tre prezzi fissi: 0,99, 1,49 e 1,99 euro. Tali prezzi si sono fatti corrispondere a un peso tondo che ovviamente varia in funzione del tipo di merce di quel tal  prodotto, ma non è questo che conta.

Percezione di ragionevolezza del prezzo
Ciò che conta è infatti l’entità della battuta di cassa che viene percepita come ragionevole dal consumatore, a prescindere dal fatto che se, per esempio, con il biologico ci compro 750 g di pomodori, con il non biologico, a parità di cifra, ce ne comprerei magari 1.000.
Dunque è la percezione di ragionevolezza del prezzo fare la differenza, a consentire di superare la morsa del differenziale di prezzo fra bio e non-bio nel confronto diretto a parità di peso, lasciando agire le suggestioni positive del biologico e con buona pace della voce "prezzo medio" sicuramente più razionale, ma poco gratificante. Non è la prima volta che tale stratagemma commerciale è stato impiegato, ma l'importante è che abbia funzionato.

Moncaro usa gli sms per allertare il viticoltore

Moncaro, cooperativa leader nella produzione enologica nella regione Marche, tira le somme dell'innovativo servizio ai soci, attivato nel 2006, basato sull'invio di sms per la consulenza ai lavori in vigna.

Il messaggio, inviato dal server dell'azienda al telefono cellulare dell'operatore, orienta le scelte più opportune da adottare, dalla difesa della sanità dell'uva, ai tempi e ai modi d'intervento per le potature e concimazioni.
Immediati e positivi i risultati: i mezzi tecnici, quali concimi, fertilizzanti e antiparassitari, sono stati ridotti del 20% con notevoli ripercussioni sulla qualità del terreno e dell'ambiente.

Interventi mirati e tempestivi
Il servizio attivato da Moncaro ha realizzato nell'ultimo biennio l'invio di messaggi sui telefonini di 150 soci agricoltori, oltre a un data base composto dai fornitori dei mezzi tecnici, per un sempre più forte coinvolgimento e condivisione delle strategie e degli obiettivi della cooperativa.
L'alert viene inoltre usato con ottimi risultati per la consegna dei campioni delle uve prossime alla raccolta. La conoscenza dello stato della maturazione tecnologica, infatti, consente una pianificazione ottimale della vendemmia.

Risultati eccellenti per il Consorzio per la Tutela dell’Asti Spumante DOCG

Il Consorzio per la Tutela dell'Asti Spumante DOCG ha annunciato nel corso del Vinitaly i risultati di vendita per il 2007. Un anno che si distingue per una crescita del mercato a livello globale a due cifre (78.775.000; + 11,19%), marcata da un incremento del mercato italiano (+4,39%) e dell'export (+13,02%) e che ora pesa per oltre l'80% del venduto.

Italia, Germania, USA, Russia, Inghilterra sono i cinque principali mercati, tutti in crescita. La Russia continua a crescere con un + 47,89% (7 milioni di bottiglie). Uk al quarto posto con un +13,12%.

“I segnali di ripresa per l'Asti DOCG, che si erano visti lo scorso anno, si concretizzano nel 2007 in un panorama che non riguarda solo i principali mercati ma pressoché tutte le aree geografiche -ha affermato Emilio Barbero, presidente del Consorzio-. Il Progetto di Valorizzazione voluto dalla filiera ed iniziato da un anno e mezzo ha generato un effetto volano molto positivo, ed è stato di grande stimolo per tutte le aziende del Consorzio, che hanno risposto con grandi risultati. Le aziende di marca hanno di fatto generato la maggior parte di questo incremento, nei mercati di maggiore crescita”

Il risultato di vendite dell'Asti DOCG -ma anche quelle del Moscato d'Asti DOCG che superano per la prima volta il traguardo dei 10 milioni di bottiglie (11.132.000 contro 9.706.000 dell'anno precedente)- non giunge inatteso: l'accordo interprofessionale (che regola tra le categorie produttive coinvolte le rese per ettaro e il prezzo dell'uva) dell'agosto scorso ha infatti portato da 76 a 95 quintali la resa massima di uva moscato ad ettaro coerentemente con l'atteso incremento delle vendite.

Alta definizione: soppresso il formato Hd Dvd

Alla fine il Blue Ray ha vinto e l'Hd Dvd viene cancellato, ad avere perso sono però i consumatori, tutti coloro che hanno investito nel Hd Dvd, infatti Toshiba e Warner, rispettivamente produttori di lettori e di contenuti hanno annunciato che, da aprile 2008, smetteranno il formato.

Un fatto su cui Aires -Associazione Italiana Retailer Elettrodomestici
Specializzati- ha preso immediatamente una posizione: "Sappiamo per esperienza che decisioni di questo tipo scoraggiano profondamente i consumatori -ha dichiarato Pierluigi Bernasconi, Ceo di Mediamarket e Vice
Presidente di Aires-. Non solo le migliaia che nell'ultimo anno hanno comperato un lettore Hd Dvd, ma anche tutti quelli che avevano preso in considerazione la possibilità di acquistare in un prossimo futuro un lettore ad alta definizione".

La soppressione del formato Hd Dvd, a poco più di due anni dal lancio, non è una novità nella storia delle innovazioni nell'elettronica di consumo. Di fatto, la situazione oggi è simile a quella di metà anni Ottanta, quando uscirono contemporaneamente sul mercato tre formati diversi di videoregistratori a cassetta, non compatibili tra loro. Dopo una lunga lotta commerciale, nel 1988 lo standard di mercato divenne il VHS. Peccato che nel frattempo migliaia di persone avessero acquistato registratori formato BetaMax diventati di fatto inutilizzabili. "Nulla più dell'incertezza negli standard tecnologici spinge a
rimandare le decisioni di acquisto conclude Bernasconi-. E, fatto
particolarmente grave,
scoraggia in particolare quella fascia di clienti essenziali per
l'affermazione e il successo dei nuovi supporti tecnologici che sono i
trend setter".

La distribuzione del futuro sarà multiproposta

Nel 1957 l'apertura dei primi supermercati in Italia diede l'avvio alla distribuzione moderna alimentare che, considerato il mezzo secolo trascorso e lo stadio evolutivo a cui è giunta, tanto moderna non è più. In questi cinquant'anni si è passati, per fasi diverse, dall'applicazione tale quale della formula basata sul self-service e sulla vendita di prodotti grocery, al gigantismo delle aziende e delle superfici, frutto della globalizzazione e dell'internazionalizzazione del sistema economico. Il ciclo attuale, che si è avviato dopo il 2000, ha assunto connotazioni più precise con l'adozione dell'euro, in coincidenza della quale, le imprese hanno sistemato i conti economici, ma non le vendite e la soddisfazione dei clienti.

Il declino dell'iper
Gli effetti della concentrazione delle insegne sulla competitività e lo sfavorevole trend dei consumi hanno messo in crisi il modello di business con il quale la distribuzione aveva conquistato un ruolo egemone nei confronti del consumatore e dell'industria. A complicare le cose è intervenuta anche la ventata di innovazioni proveniente dai leader della distribuzione non-food. L'iper, non più protagonista del centro commerciale, vittima del gigantismo della galleria da lui stesso voluto, lascia il passo al rilancio della prossimità, cede il ruolo di grande attrattore alla galleria, in una tendenza complessiva, però, i cui risultati sono deludenti per tutti i format. All'involuzione della distribuzione che ha fatto leva sulla dimensione sono state date risposte diverse a seconda dei mercati e della cultura specifica delle imprese che vi operano. La “scuola francese”, specializzata in grandi superfici, negli ultimi dieci anni ha sperimentato molti concept nel tentativo di dare maggiore e nuova efficacia a tutti i format. Da questo grande ripensamento, che ha visto in prima fila Auchan, Carrefour e Casino, è uscito il nuovo ipermercato Carrefour, Maxi Simply di Auchan e poco più. Sono peraltro restati immutati i poli concettuali su cui si è costruita in questi cinquant'anni la distribuzione moderna alimentare: la prossimità, la grande superficie e il discount, coniugati con la variabile del servizio e il binomio un'insegna, un format.

Vicini al consumatore di riferimento: la proposta multiformat
Nello stesso periodo la distribuzione anglo-svedese ha capovolto i termini del problema e ha puntato su modelli di punto di vendita flessibili rispetto al target a cui si rivolgono, di diverso format e location, tutti identificati dalla stessa insegna, e da sue eventuali declinazioni, che rappresenta l'uniformità dell'offerta e dello stile di relazione con il consumatore. Capita così che un'insegna specializzata nella cartoleria - per esempio WhSmith - proponga una serie di merceologie e servizi diversi a seconda che si trovi in un centro commerciale, in un aeroporto o in una strada commerciale e lo stesso può dirsi per Boots che usa la farmacia come attrattore per proporre, a seconda delle opportunità offerte dalla location, lampadine o tramezzini o altro. Oppure come H&M che propone 19 diversi cluster di prodotto, in funzione della location o, infine, come Tesco che usa la sua insegna per format, location o specializzazioni diverse (come per esempio la farmacia) con un'offerta di prodotti e di servizi che hanno tutti un'unica identità, stile, qualità e convenienza vicini al loro consumatore di riferimento. I risultati delle insegne che hanno adottato l'approccio anglosassone multiproposta, multiformat, senza limiti merceologici e di funzione, tutti concepiti nell'ambito della stessa insegna, basati su un'unica scala di valori e guidati dalla filosofia della centralità del consumatore, sembrerebbero indicare che questa sarà la via maestra lungo la quale si incamminerà la distribuzione dei prossimi anni.

Per vendere in Cina bisogna anche comprare

Se è sempre vero che esiste un legame tra vendite e acquisti in un territorio (approvvigionarsi localmente consente di creare nell'area legami e conoscenze utili per una proiezione internazionale delle attività commerciali), questo è particolarmente vero nel territorio cinese. Nel paese del Dragone in molti settori (anche quelli non tipicamente sottoposti ad accordi di compensazione industriale) approvvigionamenti locali vengono imposti per legittimare un inserimento commerciale. Si parla di “approvvigionamento imposto”, una pratica che prevede il ricorso a fornitori locali quale condizione necessaria per la vendita del prodotto occidentale nel paese. La selezione delle fonti di approvvigionamento è, dunque, vincolata al ricorso al sistema di fornitura cinese, vincolo che prende la forma di una vera e propria lista di fornitori (spesso aziende pubbliche, le cosiddette Soe - State Owned Enterprise) imposta dal cliente.

Il trasferimento del know how
È noto che l'assetto industriale cinese ha subito nell'ultimo trentennio un processo di profondo rinnovamento, sulla scia della politica di riforma economica avviata da Deng Xiaoping. Le grandi aziende di Stato stanno lasciando gradualmente il posto alle imprese private, sollecitate a una rapida crescita tecnologica, organizzativa e gestionale per poter operare in un regime di mercato. Proprio per consentire una transizione più graduale, lo Stato prevede in alcuni settori vincoli di compensazione industriale, cioè un mercato protetto che consente a queste imprese di convertirsi gradualmente al regime privatistico. L'approvvigionamento imposto comporta così il trasferimento di know how da aziende leader a livello mondiale alle società cinesi, società che, quando escono dal regime pubblico, presentano un profilo di competenze modesto. Questa tipologia di accordo si inserisce in una generale politica finalizzata all'acquisizione di tecnologie e know how occidentali per supportare la crescita economica. Essa riguarda un numero ampio di settori, i cosiddetti comparti “strategici” o “incoraggiati”, legati in genere a prodotti high-tech ed Engineer-to-order (Eto).

L'ormai trentennale applicazione di questi vincoli ha permesso alla Cina di acquisire competenze fondamentali in alcuni settori e, nello stesso tempo, di migliorare il livello di professionalità della forza lavoro locale. Nella gestione di questi accordi le competenze richieste all'azienda occidentale sono elevate e variegate. Determinante è la capacità di negoziazione. La fase di contrattazione con il cliente, critica in tutte le attività commerciali, presenta, in questo caso, specifici fattori di complessità. Il livello di formalizzazione dell'accordo è superiore a quello associato ad altre tipologie di approvvigionamento perché più disciplinato a livello normativo e sottoposto ad attento controllo.

Le aziende occidentali come main contractor
Un altro aspetto importante è la capacità di miglioramento del profilo del fornitore. L'azienda occidentale responsabile del progetto deve mettere i fornitori “imposti” nella condizione di realizzare le parti di loro competenza. Questo comporta il trasferimento agli stessi di know how tecnologico e delle metodologie di produzione necessarie per ottenere gli standard qualitativi concordati con i clienti cinesi. Infine appare determinante la capacità di coordinamento della rete di fornitura locale. All'azienda occidentale può essere richiesto un importante e complesso ruolo di main-contractor, la cui parte locale (cinese) dimostra in genere un livello tecnologico e un profilo organizzativo modesti. Di qui la necessità di capacità sistemiche. Esse includono in primo luogo l'abilità ad acquisire e trasferire competenze ai vari attori e a coordinare il flusso di materiali e componenti tra i membri della rete. Inoltre l'impresa occidentale deve possedere una “competenza architetturale”, che consiste nel combinare e integrare nel progetto complessivo i contributi tecnologici e produttivi dei diversi produttori. Le attività di controllo e di programmazione della produzione, così come l'avanzamento dei flussi, possono richiedere all'impresa occidentale di collocare proprio personale presso i fornitori, in modo da monitorarne qualità e tempi. La localizzazione in Cina di infrastrutture organizzative (quali Ipo - International Purchasing Office) può agevolare le attività di gestione della commessa, assistenza alla vendita, erogazione di servizi post vendita.

*Università di Udine

Kodak lancia la stampa foto low cost

Kodak lancia la stampa domestica low cost delle foto digitali, garantendo una qualità comparabile a quella del laboratorio professionale. Lo fa presentando tre nuove stampanti multifunzione a cui si abbinano inchiostri e carte da fotografiche ad hoc, che consentono di abbattere la spesa per singola fotografia fino a 10 centesimi.

Le nuove stampanti, che saranno disponibili tra maggio e giugno nelle gss di elettronica e nelle pincipali catene della gdo non specializzata. Si differenziano per caratteristiche tecniche e prezzi: al top della gamma si posiziona Kodak Easy Share 5500, che oltre a stampare ed effettuare la scanzione ha anche la possibilità di inviare e ricevere fax, in vendita a 199 euro; Kodak Easy Share 5300 non ha la funzionalità fax e costa 149 euro, mentre Esp 3 è una entry level dal costo di 99 euro.

L'abbattimento dei costi per copia si ottiene grazie al costo contenuto delle cartucce, alle caratteristiche dei pigmenti che garantiscono una maggiore durata ma anche grazie all'offerta di value pack, con carta e cartucce. Ad esempio è possibile acquistare a 19,99 euro una confezione di 135 fogli 10x15cm più una cartuccia colore in grado di stampare altrettante fotografie.

I progetti ambiziosi di OVS all’estero

Dopo l'apertura di 17 pdv nel 2007, anche per il 2008 OVS Industry prevede di spingere fortemente sul rafforzamento dell'espansione all'estero. Nel solo mese di marzo, sono stati aperti ben 5 strutture utilizzando la formula della partnership con primari operatori locali.
Così il primo pdv della Grecia è stato aperto a Heraklion (capitale di Creta) in accordo con Fashionlink S.A., mentre la prima apertura in Libano (Beirut) è avvenuta in collaborazione con Azadea Group.
In Bosnia, con l'apertura a Sarajevo, l'insegna ha raddoppiato la propria grazie al sodalizio con Interactiv d.o.o., mentre in Arabia Saudita la rete è formata da 4 pdv, con le ultime due aperture di Riyadh e Jeddah con la partecipazione di Al Ajlan Company.

L'obiettivo è arrivare per la fine dell'anno a una rete all'estero di 40 pdv, prevedendo per l'anno in corso almeno altre 20 nuove aperture, sia in Europa Orientale sia in Medio Oriente.

Il format di vendita

A livello di concept, anche i pdv all'estero si rifanno al format definito lo scorso anno dal gruppo dirigente, che ha trasformato i pdv Oviesse in OVS Industry, ambientati in moderni loft di stile metropolitano e ispirazione post-industriale, con mattoni a vista e travi in acciaio, tutti elementi considerati essenziali per parlare con i giovani, mantenendo, comunque, uno stretto legame con quella fascia di famiglie, tradizionalmente lo zoccolo duro della clientela dell'insegna, attenta a stile, qualità e prezzo.

Pringles agli Europei con Daniele De Rossi

Un vero e proprio Dream Team per la nuova promozione di Pringles -P&G- presente sugli scaffali italiani
della gdo a partire da aprile 2008, che vedrà protagonista Daniele De Rossi "un calciatore giovane, dinamico e allegro ed in grado di comunicare valori positivi ai nostri consumatori" spiega Francesca Romiti responsabile marketing del marchio. Ad affiancarlo ci saranno anche Fernando Torres (Liverpool), Thierry Henry (Barcellona), Dirk Kuyt (Liverpool), Alexander Frei (Borussia Dortmund), Michael Owen (Newcastle) e Philipp Lahm (Bayer Monaco).

Per sostenere la nuova promozione “Dream Team Pringles”, sono previste numerose attività BTL e ATL.
Il concorso “vinci un giorno da campione”: tra tutti coloro che dal 1 Aprile al 31 Agosto 2008 caricheranno sul sito www.pringlesfootball.com un video filmando le proprie performance balistiche con il tubo di Pringle verrà estratto un vincitore che potrà incontrare De Rossi a Roma.
Inoltre, per chi che vorrà collegarsi al sito di Pringles, verrà messo online il diario quotidiano di Daniele De Rossi dal ritiro di Coverciano agli Europei in Svizzera e Austria.

Non mancherà lo spot tv sulle reti nazionali, on air da Marzo e realizzato da Grey London (titolo “Keepy Uppy”), nel quale Daniele De Rossi si esibisce in numeri "da campione" col tubo di Pringles, insieme al Dream Team.

Infine, una promozione speciale sul punto di vendita: acquistando, infatti, una delle confezioni bi-pacco di Pringles, sarà possibile ricevere immediatamente in regalo una bandana o una bandiera dell'Italia e, sempre per i pdv, verranno creati display ad hoc.

Facile e conveniente: ecco la telefonia mobile di Conad

Con il prefisso 3779, nasce la telefonia mobile di Conad, che, per questo obiettivo, lo scorso agosto aveva sottoscritto un accordo con Vodafone, come partner tecnico. Al momento, viene offerta un’unica tariffa “che consente ai componenti di uno stesso gruppo famigliare di parlare tra di loro senza spendere grandi cifre”, precisa Mauro Bosio, presidente di Conad Insim. In particolare, verso i numeri Conad e gli apparecchi fissi scatta una tariffa di 6 centesimi al minuto, che sale a 12 nel caso di altri operatori mobili; 12 i centesimi di scatto alla risposta, tariffa analoga applicata anche agli Sms.

L’attivazione, direttamente nel pdv, è sostanzialmente gratuita: infatti, a fronte dell’esborso di 10 euro per l’acquisto del kit che contiene la Sim ricaricabile, sono inclusi 10 euro di traffico telefonico.
La ricarica -da 5, 10, 20, 30 e 40 euro- viene effettuata direttamente alla cassa stampando direttamente sullo scontrino il codice Pin: in questo modo, viene eliminata la ricarica di plastica, riducendo lo smaltimento dei rifiuti.

Al momento, carte e ricariche sono disponibili in tutti i pdv del Consorzio (Margherita, Conad e E.Leclerc), ma è allo studio anche la possibilità di acquistarli in altri canali.
Tra i servizi, la possibilità di controllare il proprio credito, l’attivazione della segreteria telefonica, la ricevuta di ritorno per gli Sms. Inoltre, a conferma dell’importanza che il servizio telefonico rappresenta per Conad, nel catalogo per la raccolta punti del gruppo Immagina sono previsti premi ad hoc (nuova Sim, telefono con fotocamera, ricariche da 15 euro). “Per noi si tratta di un progetto strategico di sistema in capo al quale c’è Conad Insim, la società che abbiamo costituito per sviluppare al meglio le potenzialità e attorno alla quale si sono strette tutte le nostre cooperative”, conclude Bosio.

Gimkana della spesa tra prezzo e qualità

Fare la spesa con un occhio al portafoglio e l'altro alla qualità dei prodotti: secondo una recente indagine Nielsen, il buon rapporto qualità-prezzo è il fattore principale che influenza la scelta dei punti vendita.
La ricerca, condotta due volte l'anno su più di 26mila utenti internet in 47 mercati in Europa, Asia, Americhe e Medio Oriente, ha verificato quali sono gli elementi che determinano le scelte d'acquisto. Lo studio Nielsen ha chiesto alle persone intervistate di assegnare una priorità anche ad altri aspetti come: miglior selezione di marchi e prodotti d'alta qualità, vicinanza del punto vendita, strutture di parcheggio più comode, uso di sacchetti e confezioni riciclabili.

Abitudini d'acquisto sempre più "schizofreniche"
Uno schiacciante 85% a livello globale considera quindi fondamentale il buon rapporto qualità-prezzo nel momento in cui deve scegliere il proprio negozio. A livello europeo la preferenza sale all'87%: i consumatori più agguerriti da questo punto di vista sono quelli di Austria, Germania e Portogallo. L'Italia risulta in linea con la media europea.
Al secondo posto della classifica, troviamo la selezione attenta e mirata di marchi e prodotti d'alta qualità.

«Questo è l'esempio perfetto dell'atteggiamento schizofrenico del consumatore odierno», ha commentato Todd Hale di Nielsen. «Da un lato, siamo tutti cacciatori di buoni affari e chiediamo quindi che il rapporto qualità-prezzo sia soddisfacente, dall'altro ci aspettiamo che i retailers offrano un'ampia selezione di prodotti e marchi di grande qualità. Gli stessi consumatori possono volere il prodotto più conveniente per quel che riguarda alcune categorie, e rivolgersi invece alla qualità più alta disponibile per altre tipologie di beni».

Il senso del valore
Rispettivamente al terzo e quarto posto della classifica italiana, si sono posizionati la possibilità di parcheggiare in maniera facile e immediata e la vicinanza del punto vendita rispetto all'abitazione. Nonostante la crescente preoccupazione per il futuro dell'ambiente e per l'inquinamento, l'utilizzo di imballaggi riciclabili è un fattore determinante solo per un consumatore su cinque.

Dalla ricerca emerge che il senso di valore è condizionato da due elementi: promozioni e percezione. Quasi quattro consumatori su cinque hanno sottolineato l'importanza per un punto vendita di effettuare numerose promozioni e praticare sconti su base regolare; il 70% ha dichiarato come aspetto determinante anche il fatto di avere una reputazione di convenienza dei prezzi.

Mediaworld rinnova il sito

Il successo di un sito Internet, soprattutto se dedicato all'e-commerce, è sempre più legato all'uso di una tecnologia user-friendly: l'utilizzatore, per essere convinto a rimanere sul sito, farsene incuriosire -e quindi a comprare- deve capire precisamente che cosa ha davanti a sé e non essere distratto o dissuaso da animazioni complesse e fini a se stesse.

Una filosofia, quella di Internet easy, che molte aziende stanno adottando e che Mediaworld, con il suo sito leader nel commercio on line di elettronica ed elettrodomestici abbraccia decisamente con il rifacimento del suo sito www.mediaworld.it, on line dal 1° aprile e che si rifà, con le sua grafica leggera e di facile lettura, al classico volantino cartaceo.

Al lancio del sito, curato da Cayenne Digital, è legata un'azione di guerrilla marketing, con la distribuzione di buste adesive a forma inevitabilmente di... pesce; inoltre viene lanciato un concorso on line crea il contatto: si tratta di attaccare l'adesivo nei posti più strani e insoliti e fotografare l'azione e inviare lo scatto al sito. Le cinquanta foto giudicate più belle saranno premiate con buoni acquisto fino a 5.000 euro.

Il sito Mediaworld oggi ha 11 milioni di visitatori l'anno e oltre 95 milioni di pagine visitate. Un impulso al business è stato dato nelle scorse settimane dalla scelta di rendere possibili i pagamenti tramite transazione Sms, bypassando così i pericoli della messa on line dei dati della carta di credito.

Al Vinitaly i vini di Mr. Technogym

Nerio Alessandri patron di Technogym si presenta al Vinitaly con l'etichetta Altavita e lancia Evoca: un Sangiovese di Romagna doc Superiore 2007.
Prodotto con la guida tecnica di Enrico Giunchi e Maurizio Fiuzzi, e il coordinamento di Lorenzo Tersi, esperto del vino, insieme a Nerio Alessandri.

Evoca sintetizza un mosaico di situazioni che esprimono il particolare territorio romagnolo. Le uve con le quali è stato prodotto Evoca (che sarà seguito nel prossimo futuro da un Sangiovese di Romagna doc Riserva: Tempora, sottoposto a rapido passaggio in barrique) provengono infatti da diverse piccole aziende esistenti associate al progetto, per un totale, per ora, di 20 ettari vitati.

La conduzione è biologica, le rese bassissime (fino a 30 quintali per ettaro), con potature selezionate, un'attenta gestione della chioma delle vigne (con la 'scacchiatura', cioè l'eliminazione mirata di certi germogli, oltre che le normali spollonatura e potatura verde), i diradamenti plurimi, la vendemmia manuale in più passaggi con selezione dei grappoli.

Il vino, 13,5 gradi, esibisce profumo tipico varietale di viola arricchito da piccoli frutti rossi come ciliegia e marasca.
La vinificazione è tutta in acciaio.
Il prezzo in enoteca è di 9,50 euro.

Con Ecopoint, Crai vuole risparmiare oltre un milione di confezioni

Per contrastare l’emergenza rifiuti in Campania, il Gruppo Nocera, associato Crai ha deciso di sviluppare nella regione la formula EcoPoint, vale a dire la soluzione self service -lanciata per la prima volta a fine 2004- che permette ai consumatori di acquistare solo la quantità desiderata di prodotto, contenuto in erogatori in policarbonato trasparente, utilizzando sacchetti compostabili e biodegradabili (il cui materiale è stato certificato), che possono essere usati per ulteriori acquisti (oltre che essere smaltiti senza impatto ambientale).

Dopo questa prima apertura di fine marzo, il Gruppo Nocera prevede di aprire altri 20 pdv entro il prossimo anno, contribuendo in questo modo alla riduzione dello smaltimento dei rifiuti. Infatti, sulla base dell’esperienza finora realizzata dagli altri 12 EcoPoint aperti in tutta Italia, in un anno possono essere risparmiate oltre 750.000 tonnellate di confezioni in anno. Quindi, il pdv di Melito dovrebbe garantire un risparmio di 60.000 tonnellate, cifra destinata ad aumentare a circa 1,2 milioni di tonnellate, quando saranno attivi tutti i 20 pdv previsti in apertura nei prossimi 12 mesi.

Effetto fidelizzazione

La scelta di inserire questi spazi garantisce anche un aumento della fidelizzazione al pdv. Secondo una recente ricerca del gruppo, infatti, gli acquisti effettuati presso l’EcoPoint fidelizzano i consumatori nel 94% dei casi, non solo per la salvaguardia dell’ambiente, ma anche per la sua convenienza, grazie a prezzi che costano una percentuale compresa tra il 20 e il 70% in meno.
Gruppo Nocera, che nel 2007 ha realizzato un fatturato alle casse di circa 50 mio € con 50 pdv, prevede di aprire entro il 2009 100 pdv in affiliazione e 6 di proprietà. Entro il prossimo mese di aprile, sarà attivo un nuovo Cedi di 10.000 mq coperti a Cerreto (Ce).

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