Home Blog Pagina 254

Gdoweek, il n. 9 in distribuzione

00_GDOWEEK09_2016_CoverNel numero 9 di Gdoweek la cover story: Temporary store, palcoscenico per brand

Le nuove sfide di Coop: Domenico Brisigotti spiega Coop Italian Food, la mission, gli obiettivi e le sfide

Scaffale petfood: le evoluzioni di un comparto strategico, alla ricerca di un ruolo ancora più definito

Scaffale petfood: le evoluzioni di un comparto strategico, alla ricerca di un ruolo ancora più definito

 

03_GDOWEEK09_2016_Sommario

Costco, quando la fedeltà paga

Un retailer con una formula originale, che continua ad aumentare le vendite e la fedeltà dei clienti. La sfida più recente: il biologico (da Gdoweek 8 - 2016)

32_GDOWEEK08_2016_Costco2Un modello di business inossidabile quello di Costco che deve molto del suo successo, alla sua formula club, infatti, due terzi del suo margine operativo lordo arrivano dalla quota di iscrizione annuale dei suoi membri. Nel 2015, Costco ha realizzato un fatturato di 113 miliardi di dollari con una rete di circa 700 punti di vendita sparsi tra Usa, Canada, Regno Unito , Giappone e altri Paesei dell’Estremo Oriente e Spagna (dati ad agosto 2015), basandosi su una formula di business particolare, in un layout a metà tra l’hard discount e il cash & carry, in superfici di grandi dimensioni. Per l’accesso all’interno degli store è previsto, da parte dei clienti, la sottoscrizione di una membership card che permette di acquistare dal food all’elettronica, dall’abbigliamento all’arredamento, fino a una gamma di servizi che, oltre a un articolato programma di sconti e di promozioni, si amplia verso altri business, dall’assistenza sanitaria ai mutui, alle facilitazioni (telefonia, segretariato, ecc) per la gestione di attività commerciali fino a ogni genere di assicurazioni.

Negli store Carrefour arrivano i prodotti Piemunto

Piemunto
Carrefour Italia presenta i 150 prodotti a marchio Piemunto che spaziano dal latte allo yogurt ai formaggi e valorizzano l’alta qualità del latte piemontese

Carrefour Italia presenta 150 prodotti a marchio Piemunto, nuovo brand che identifica un "pacchetto" di prodotti che spaziano dal latte, allo yogurt, ai formaggi e che hanno l'obiettivo di valorizzare, anche con il nome, l’alta qualità del latte piemontese e il suo utilizzo. In particolare, l'offerta è stata inserita nel Carrefour Market di Torino Monte Cucco, store di riferimento per la catena sia in città sia a livello nazionale, alla presenza di Giorgio Ferrero, assessore all'agricoltura, caccia e pesca, e ai rappresentanti dell’Associazione Regionale Allevatori Piemonte.

In tempi brevi, Carrefour prevede di distribuire i prodotti Piemunto in oltre 100 punti di vendita sotto le diverse insegne del retailer (Carrefour Market e Carrefour Express) in Piemonte, coprendo dagli ipermercati alla prossimità.

"L’accordo con la Regione Piemonte conferma l’attenzione di Carrefour Italia verso i valori dei prodotti della filiera locale e il nostro impegno nell’offrire prodotti di eccellenza e qualità ai nostri clienti -ha sottolineato Grégoire Kaufman, direttore commerciale e marketing Carrefour Italia-. Auspichiamo che la concreta realizzazione del marchio Piemunto sia solo il primo esempio di future collaborazioni anche nel resto d’Italia”. Salvatore Cavoli, responsabile acquisti regionali Carrefour Italia, aggiunge: “I prodotti con questo brand rappresentano non solo l’eccellenza piemontese, ma un esempio di virtuosa collaborazione tra pubblico e privato, che hanno come obiettivo comune lo sviluppo dell’economia territoriale valorizzando i piccoli produttori e garantendo così un servizio di alto livello a cittadini e clienti”.

 

Leroy Merlin dota due store nel Lazio di EcoIsola Rafe

Leroy Merlin_EcoIsola Roma Laurentina
Il consumatore deve indicare il tipo di prodotto da smaltire e identificarsi con la carta regionale dei servizi, quindi inserire il rifiuto nello sportello indicato

I punti di vendita Leroy Merlin di Roma Laurentina, di via Bruno Pontecorvo, e di Ciampino, all’interno del parco commerciale di via Kennedy, sono stati dotati dei nuovi cassonetti intelligenti per la raccolta dei rifiuti elettronici. Ecolight, consorzio nazionale per la gestione dei RAEE, ha posizionato i primi due cassonetti intelligenti EcoIsola del Lazio dove i cittadini possono conferire gratuitamente i rifiuti elettronici di piccole dimensioni come frullatori, smartphone, tablet, trapani, rasoi elettrici, lampadine a risparmio energetico e neon non più funzionanti contribuendo così alla raccolta dei RAEE e ad un maggiore rispetto dell’ambiente. Con queste ultime due EcoIsole, salgono a 40 i cassonetti intelligenti per la raccolta dei piccoli RAEE che Ecolight ha posizionato in prossimità di centri commerciali o grandi punti di vendita.

L’EcoIsola RAEE è di dimensioni contenute (1,5x1,2x1,5 metri) e interamente automatizzata. Il consumatore deve indicare il tipo di prodotto da smaltire e identificarsi con la carta regionale dei servizi, quindi inserire il rifiuto nello sportello indicato. Al termine viene rilasciato uno scontrino. Quando i contenitori interni sono pieni, la macchina avvisa i tecnici per lo svuotamento via sms. I rifiuti conferiti vengono tracciati dal momento del conferimento fino al trattamento e recupero.

“L’EcoIsola RAEE risponde a due esigenze importanti: anzitutto, agevolano il cittadino-consumatore nel conferire correttamente il proprio rifiuto elettronico. Studiate per essere messe nelle aree commerciali ad alta frequentazione, le EcoIsole diventano facilmente raggiungibili e utilizzabili”, spiega Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight tra i maggiori consorzi nazionali per la gestione dei RAEE. “Inoltre, questi cassonetti permettono di dare una risposta concreta all’Uno contro Zero che prevedere per la grande distribuzione l’obbligo di ritirare i piccoli RAEE gratuitamente”.

 

 

Crai lancia il concorso Vinci il Brasile

crai brazil
Facendo una spesa minima di 15 euro, con scontrino unico, negli store dell’insegna si ha la possibilità di partecipare all’estrazione di un viaggio e soggiorno per due persone a Rio de Janeiro

Vinci il Brasile è il concorso, aperto fino al 4 giugno, messo a punto dal Gruppo Crai, pubblicizzato da una campagna televisiva su Rai Uno di cui è testimonial d’eccezione Fabrizio Frizzi.  Facendo una spesa minima di 15 euro, con scontrino unico, negli store dell’insegna si ha la possibilità di partecipare all’estrazione di un viaggio e soggiorno per due persone a Rio de Janeiro oltre a centinaia di premi high tech e sportivi: 4 TV Samsung Curvo 3D, 10 Go Pro Adventure, 10 GPS Garmin Extrex Touche 25, 35 Samsung Gear, 50 Fit Band Garmin Vivosmart HR e 100 palloni volley Mikasa.

Con lo scontrino in mano, ci si può collegare al sito http://craiweb.it/vinci/index-brasile.php, inserirne gli estremi e partecipare all’estrazione prevista entro il 20 giugno 2016.

Progetti ambiziosi per Sun che mettono al centro Consilia

Risultati premianti per un consorzio i cui soci sono profondamente radicati nel territorio e non hanno mai smesso di investire nel loro lavoro (da Gdoweek 8 - 2016)

29_GDOWEEK08_2016_Sun2Due anni da leader: questo il risultato dell’intenso lavoro di questi anni di Gruppo Sun, una rete totale di 560 store in tutti i formati, al dettaglio e all’ingrosso, che intende continuare con questo ritmo. “Nel biennio 2013-2015, secondo i dati Nielsen, abbiamo registrato una crescita superiore rispetto a tutte le altre realtà della gdo -spiega il direttore generale Stefano Rango-. Incrementi, che vanno attribuiti alle prerogative dei soci, realtà societarie storiche e radicate sul territorio, parte integrante del contesto sociale, che hanno continuato a investire per aumentare il proprio vantaggio competitivo e crescere strutturalmente, nonostante il momento difficile per l’economia”.

Quali sono le priorità del Consorzio?
La marca Consilia è al centro dei nostri interessi. Stiamo attuando la revisione del packaging, che verrà completata entro il 2017. Da lì partiremo con importanti investimenti in comunicazione, con l’agenzia J. Walter Thompson, mirati a posizionare Consilia come un vero e proprio brand, anche esplicitando ai consumatori i nomi delle aziende fornitrici. Per il 2016, l’obiettivo è colmare l’opportunity gap con le insegne concorrenti, la cui marca privata supera il 20% dell’assortimento totale, mentre Consilia è al 17%. Lo faremo ampliando l’offerta nelle categorie di tendenza e recuperando quote in quelle core, attraverso una rivisitazione degli assortimenti, privilegiando quei fornitori, che mirano alle eccellenze italiane. Rivedremo anche i posizionamenti di prezzo, alla luce dell’incidenza promozionale.

29_GDOWEEK08_2016_Sun_tab

Decò festeggia 10 anni e programma 100 store in un biennio

logo_deco
Decò sottolinea i risultati conquistati nell’ultimo decennio: 400 store in 8 regioni. Il piano di sviluppo prevede il consolidamento dell'insegna sul territorio italiano

Decò ha festeggiato dieci anni alla Città della Scienza di Napoli sottolineando i risultati conquistati nell’ultimo decennio: i 132 punti di vendita attivi nel 2006 oggi sono arrivati a quota 400, presenti in 8 regioni d’Italia e un fatturato, che nell’arco di dieci anni si è più che raddoppiato fino a raggiungere oltre 700 milioni di euro.

Per Giandomenico Barbano, direttore generale Multicedi, questo traguardo rappresenta “un punto di partenza”. “Dopo la diffusione del marchio anche in Sicilia e Calabria, grazie all’importante partnership avviata con la F.lli Arena srl è nostra intenzione continuare l’espansione – spiega Barbano - Partiamo dall’implementazione e ottimizzazione continua del nostro know-how aziendale per raggiungere l’importante obiettivo di far compiere altri percorsi al progetto Decò, evolvendo l'intera Multicedi verso livelli di ambizione molto più alti. Abbiamo, infatti, anche presentato i new model business che guideranno il nostro sviluppo e che andranno ad affiancare Decò, riposizionandosi quindi su diversi mercati in maniera completamente differente location per location, piazza per piazza in base alla tipologia del singolo micro mercato”.

Il piano di espansione. Giandomenico Barbano sottolinea la volontà dell'insegna di consolidarsi sul territorio italiano. E dichiara: “Nonostante i punti di vendita Decò siano concentrati nel centro-sud d'Italia abbiamo grandi ambizioni per quanto riguarda lo sviluppo del brand, puntando a un progetto di espansione sull'intero territorio nazionale, in cui gli accordi di partnership rispondono ad una scelta strategica con una chiara visione per il futuro: un piano di sviluppo che prevede, per il prossimo biennio, all'incirca 100 nuove aperture”.

La manifestazione napoletana ha visto la partecipazione tra gli altri di Giorgio Sant'Ambrogio AD di Végé, Luigi Cantone professore marketing e strategic management  Università degli Studi Federico II, Romolo De Camillis Retail director di Nielsen, Vito Gulli, presidente di  generale conserve, Luigi Amodio, direttore di Città della Scienza, Federico Luperi, direzione innovazione e nuovi media di Adnkronos e  Attilio Rocco direttore acquisti Multicedi che hanno  affrontato le principali tematiche del futuro della GDO con “la simpatica intrusione” di Leonardo Manera, comico di Zelig.

 

Speciale Cibus 2016 – Coop Italian Food: esportare il Made in Italy

Qualificare il potenziale delle imprese verso gli interlocutori internazionali: questo l’obiettivo di Coop Italian Food per valorizzare l’export italiano (da Gdoweek 9 - 2016)

Qualificare il potenziale delle imprese verso gli interlocutori internazionali: questo l’obiettivo di Coop Italian Food per valorizzare l’export italiano

“Coop Italian Food, CIF, proprietà al 100% di Coop Italia, è il modello con il quale vogliamo cambiare il senso di marcia dell’export alimentare italiano, proponendoci, grazie alla nostra reputation e alla capacità di selezionare aziende e prodotti, come aggregatore in grado di offrire ai retailer internazionali una risposta concreta ai bisogni sul Made in Italy”. Domenico Brisigotti, Ad di CIF, ne spiega obiettivi e sfide.

Perché un retailer straniero dovrebbe rivolgersi a Coop Italian Food?
La value proposition di Coop si differenzia dalle proposte esistenti per la capacità di rivolgersi a retailer internazionali con pacchetti di prodotti e servizi pensati per loro, tenuto conto che operano in paesi con gradi diversi di maturità, offrendo, quindi, differenti posizionamenti anche di prezzo (premium, core, entry level). Ai compratori stranieri,  Coop si propone come garante della complessità italiana, in grado di esprimere, finalmente, l’ampiezza e la varietà dell’offerta del nostro Paese. Inoltre, Coop è un nome conosciuto anche fuori dall’Italia, quindi, la relazione sarà prevalentemente tra imprese e non con il singolo buyer.

08_GDOWEEK09_2016_Coop_BrisigottiQuali sono gli obiettivi di CIF?
Creare un network di imprese. Voglio chiarire che la partecipazione è aperta a tutte le imprese italiane dell’agroalimentare, non solo private label ma anche i marchi industriali.

Ad oggi a che punto siete?
Terminata la fase concettuale e creata la macchina operativa a livello di organizzazione, logistica, sistemi informativi, logiche di marketing, abbiamo iniziato a misurarci sul campo: siamo già sugli scaffali di E.Leclerc, per citare un nome noto, ma anche in Cina, Hong Kong, Taiwan, Bulgaria, Cipro, Estonia e Ungheria; stiamo negoziando negli Usa e negli altri Paesi europei. Inoltre, siamo presenti sulla piattaforma Tmall di Alibaba per il commercio elettronico in Cina.

Cosa chiedete alle imprese italiane?
Di fare squadra con noi.  Il nostro slogan è “insieme si può fare”: non sono solo parole. CIF è una macchina operativa: spesso le aziende italiane devono affrontare problemi logistici e di spedizione che possiamo favorire aggregando le produzioni. Ed è a queste aziende che CIF si rivolge, offrendo loro una possibilità di fare sistema; Coop ci mette esperienza e credibilità. Un progetto che gode anche dell’appoggio delle istituzioni, dal Ministero dello Sviluppo Economico all’Ice.

In pratica che cosa offrite?
Una serie di convenzioni che abbiamo sottoscritto e che permettono alle imprese che decidono di aggregarsi di raggiungere rapidamente le condizioni necessarie per operare sui mercati internazionali: parliamo della certificazione della Food & Drug Administration per gli Usa, piuttosto che della traduzione delle etichette. Soluzioni operative basiche che la piccola e media impresa italiana, da sola, fa fatica a ottenere e inevitabilmente riversa sul prezzo, riducendo la competitività dei prodotti italiani sugli scaffali dei retailer stranieri. Mettendo insieme le forze, possiamo spendere meno e generare maggior valore nel momento in cui viene strutturata l’offerta.

Come si sviluppa l’approccio con i retailer internazionali?
Partendo dall’analisi delle condizioni del retailer di destinazione, lo mettiamo in condizione di diventare il maggior “esperto” di Made in Italy nella propria area geografica. A questo scopo, mettiamo a loro disposizione non un semplice pacchetto di prodotti, ma una struttura di offerta mirata e centrata sull’italianità, composta anche da servizi di consulenza, necessari per costruire valore. Valore basato sulla disponibilità di un network di imprese capaci di soddisfare domande su segmenti specifici e con la garanzia dei sistemi di controllo Coop e dei suoi rapporti con queste imprese. Non va dimenticato che offerte efficaci devono tenere conto anche dei diversi gradi di maturità dei vari sistemi. Stati Uniti e Cina sono contesti differenti sotto vari aspetti: da una parte, abbiamo un mercato maturo, con una cultura agroalimentare composita e pronta ad accettare cambiamenti e innovazioni; dall’altra, un mercato giovane e in crescita, con tradizioni culinarie antiche e radicate, difficile da scalfire. Tradotto, vuol dire che in Usa chiedono soluzioni tailor made evolute sulle gamme e i brand, mentre in Cina funzionano anche i prodotti a marchio Coop. La consapevolezza di queste differenze rende più agevole formulare una proposta vincente.

Sulla base dei vostri primi test, cosa cercano i retailer stranieri?
In Asia, al contrario di quanto pensavamo, non richiedono tanto i prodotti classici del Made in Italy, quanto dolci, prodotti a base di cioccolato, surgelati. All’opposto, negli Stati Uniti l’interesse si focalizza sui basici della cucina italiana, con richieste anche di fascia alta. E poi il tema del biologico: la domanda arriva soprattutto dagli Usa, ma anche dall’Europa. Crescono anche le richieste per prodotti salutistici e free from, mercati per i quali l’essere un prodotto italiano è considerato un valore.

Gli obiettivi del 2016 ...
Sviluppare il business con i clienti già attivi e trovarne di nuovi in Usa ed Europa, in primis. Stiamo lavorando in Cina, negli Emirati Arabi, in Sud America e in Giappone, che sarà il mercato asiatico più interessante in termini di volumi, anche se è il più esigente per il livello di attenzione sulle merci.

Ha collaborato Barbara Trigari

Speciale Cibus 2016 – Le nuove sfide della logistica del freddo si vincono con la tecnologia

Dopo l’ottimizzazione lungo la supply chain, la prossima grande evoluzione sarà nella consegna al punto di vendita e al consumatore (da Gdoweek 4 - 2016)

Dopo l’ottimizzazione lungo la supply chain, la prossima grande evoluzione sarà nella consegna al punto di vendita e al consumatore

(Nella foto l'area Cargo City dell'aeroporto milanese della Malpensa, dove Dhl sta investendo in una nuova piattaforma logistica attiva dal 2018)

Uno dei più frammentati e complessi dell’intero settore dei servizi è il mondo della logistica; non solo perché veicola ogni bene e servizio lungo la supply chain fino al punto finale di destino, ma anche perché utilizza modelli misti in house e outsourcing con declinazione più o meno sofisticata, che ne complicano l’analisi di scenario. Infatti, nel comparto, convivono soggetti più evoluti come i 4Pl (fourth party logistic service provider), che si configurano come integratori logistici dei produttori, prendendo in carico, spesso, anche alcune fasi del fine linea produttivo, e la contract logistic: logistica per conto terzi, più minuta, spesso alle prese con problemi di permanenza sul mercato. In ogni caso, il modello che si va affermando è quello dell’outsourcing evoluto, in quanto garantisce i massimi standard qualitativi, la flessibilità necessaria al cambiamento e le economie di scala maggiori a fronte di investimenti importanti. Per quanto riguarda la logistica del freddo, la situazione è ancora più esasperata in termini d’investimenti, in quanto sono necessari standard di movimentazione e stoccaggio che richiedono asset particolarmente onerosi. In questo scenario, vi sono alcuni big player in grado di gestire quote rilevanti di mercato garantendo impieghi di risorse crescenti. Tuttavia se la gestione lungo la supply chain gode da tempo di processi automatizzati e monitorati senza soluzioni di continuità e nei prossimi anni si entrerà probabilmente in una fase nuova per quanto riguarda il delivery al punto finale, soprattutto nell’ambito B2c e nei punti di vendita con i freschissimi.

La spinta dell’eCommerce
I grandi numeri in Europa dello sviluppo logistico saranno ancorati al crescente fenomeno del commercio elettronico sui freschi e freschissimi. Al di là dei confini, a Est Europa che potranno marcare crescite quantitative sui canali fisici standard, la stagnazione demografica del vecchio continente contribuirà a mostrare uno shift dei canali commerciali a volumi più o meno costanti o in lieve crescita. Così se oggi il fresco è veicolato quasi totalmente al punto di vendita, nell’arco di un ventennio, una frazione di esso prenderà la destinazione del consumatore finale, bypassando il punto di vendita.
Le previsioni in tal senso non sono e non possono essere precise ma, alcuni esperti, azzardano una quota del 10% per gli alimentari venduti online nei prossimi cinque anni. Ovviamente le previsioni sono particolarmente critiche in quanto dipendono, in larga misura, dall’offerta e da come questa si evolverà. Per esempio, l’introduzione sul mercato di AmazonFresh è sicuramente un vettore di sviluppo dell’intero mercato (vedi articolo pag 16-17). In Italia l’eCommerce alla fine del 2016 supererà ampiamente i 17 miliardi di euro di fatturato; occorre sottolineare che l’export varrà sempre di più. Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, l’eCommerce crossborder effettuato attraverso piattaforme globali (Amazon, eBay e altre) potrebbe valere 1,5 miliardi di euro con grandi prospettive di crescita. L’alimentare, e in particolare il fresco, ha nella logistica del freddo un asset determinante senza il quale non può svilupparsi. Se tutto ciò attiene la logistica di consegna e il delivery puntuale, l’ambito industriale dei grandi volumi può contare su operatori altamente strutturati che negli ultimi anni stanno investendo in tecnologie e miglioramento dei processi al fine di massimizzare l’efficienza.

Investimenti ed esperienze
La movimentazione e delivery di alimentari sottoposti a temperatura controllata nel freddo presenta, come noto, una problematica di fondo: la catena del freddo deve essere ininterrotta pena deperimento. A questo si somma anche la necessità della veicolazione extra piattaforma preservando l’integrità non solo da aggressioni termiche. Un’esperienza importante in questo ambito è stata quella di Expo, in cui il comprensorio espositivo è stato approvvigionato di alimentari freschi per i sei mesi dell’esposizione. La gestione è stata in carico a Stef Logistica con un’organizzazione progettata non solo per veicolare gli alimenti in e out dall’esposizione con il rispetto dei parametri termici e temporali, ma anche con l’obiettivo di garantire l’integrità delle derrate anche in termini di protezione e accesso agli stock. L’organizzazione messa a punto da Stef ha visto il potenziamento del presidio milanese con un team di 20 collaboratori, un sistema di customer service dedicato h24, tre piattaforme logistiche (52.000 mq nell’area di Milano), 8 camion per le consegne. Il servizio di immagazzinaggio, ordini e picking è stato garantito h24 sette giorni su sette con consegne notturne tra le 23 e le 3. Una case history resa possibile, grazie a una piattaforma organizzativa con processi rigorosamente definiti. Come accennato, gli investimenti per la logistica di ampia scala sono molto importanti e lo saranno sempre più. Una tendenza confermata dall’accordo stipulato da Dhl Express con Sea, per la costruzione nel Cargo City di Malpensa Milano, di una piattaforma logistica di grandi dimensioni. Con una superficie prevista a lavori ultimati di 46.000 mq e un investimento di 90 milioni di euro, l’operatore tedesco leader mondiale nel trasporto espresso internazionale, prevede di presidiare tutto il Nord Ovest milanese fronteggiando una crescita delle movimentazioni prevista a doppia cifra.

La criticità della movimentazione
Nella logistica del freddo, uno degli aspetti maggiormente critici è la movimentazione al di fuori delle piattaforme logistiche e dai magazzini a temperatura controllata. Nelle consegne al punto di vendita e per tragitti brevi, il delta termico è tranquillamente assorbito dalle strutture preposte. In prospettiva, pensando al food eCommerce fresco a largo raggio, la problematica può diventare più critica. Per avere contezza delle difficoltà di preservazione degli alimenti a livello termico, fa testo uno studio dell’Università di Bologna sul monitoraggio delle temperature di un carico di vino da Livorno a Toronto. Pur non trattandosi di fresco, lo studio è significativo in quanto mette in luce quali sbalzi termici le protezioni devono sopportare: oltre 25 °C end-to-end con punte di 60°C. Una sfida tutta tecnologica.

L’articolo completo su Gdoweek n. 4 – 2016

Crai contribuisce alla creazione del reparto di terapia intensiva neonatale di Torino

crai terapia intensiva
Il reparto è costituito da uno spazio di 750 mq suddiviso in quattro aree: terapia intensiva, terapia sub intensiva e patologia neonatale ed amministrativa

Il gruppo Crai ha sostenuto la Fondazione Crescere Insieme al Sant’Anna che ha inaugurato il nuovo reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino alla presenza di John e Lavinia Elkann in qualità di madrina e Andrea Agnelli.

In questi dieci anni la Fondazione ha sostenuto il grande progetto finanziando ricerche, iniziative ed acquisti di nuove attrezzature grazie alla generosità, alla disponibilità ed all’aiuto di alcune grandi aziende, tra le quali Juventus Football Club, Fiat Group, Crai, Fondazione Sandretto Rebaudengo, Ascom e gruppi bancari, grazie ad importanti testimonial appartenenti al mondo dello sport, dello spettacolo, della cultura e soprattutto al sostegno affezionato di tante persone.

Tutto ciò ha permesso l’apertura nel 2011 del nuovo Nido Fisiologico, primo passo del progetto di ristrutturazione. Il nuovo reparto di terapia intensiva neonatale è costituito da uno spazio di 750 mq suddiviso in quattro aree: terapia intensiva, terapia sub intensiva e patologia neonatale ed amministrativa. È una struttura nella quale i genitori potranno stare accanto ai loro piccoli 24 ore su 24 e faranno parte integrante del percorso di cura. Ospita 30 posti - culla nelle aree di terapia intensiva, subintensiva e patologia neonatale ed è dotato delle più moderne strumentazioni tecnologiche.

 

 

 

Calzedonia punta sull’estero a partire dalla Francia

calzedonia antonio marras
In Francia investe 200 milioni per rafforzare la propria presenza. L’obiettivo è di aprire altri 150 negozi diretti, rispetto ai 145 attualmente operativi

“Apriremo direttamente i nostri negozi”. Sandro Veronesi, il patron del colosso italiano Calzedonia-Intimissimi-Tezenis, punta sull’estero con un occhio di riguardo alla Francia dove investe 200 milioni per consolidare e rafforzare la propria presenza con l’obiettivo di aprire altri 150 negozi, rispetto ai 145 attualmente operativi, con i marchi Calzedonia, Intimissimi e Tezenis e senza ricorrere al sistema del franchising.

Il gruppo ha chiuso il bilancio 2015 con quasi due miliardi di fatturato, ottenuto prima di tutto da Calzedonia e, a seguire, dagli altri due marchi, Intimissimi e Tezenis, con un +9,3% rispetto all’anno prima, e una redditività (ebitda) del 18% a 360milioni di euro e un utile netto di 114 milioni. Il gruppo si avvale di un apparato manifatturiero fatto da un centro stile alla periferia di Verona e da una dozzina di stabilimenti soprattutto nell’Est Europa, nello Sri Lanka e perfino in Etiopia.

Nasce C-LED , nuova società di Cefla

cefla
C-Led è rivolta alle imprese che operano nei settori dell'illuminazione industriale, del visual merchandising, dell'interior design e dell'illuminazione pubblica

È stata costituita lo scorso aprile C-LED Srl, società di Cefla, leader nel settore delle attrezzature espositive in ambito retail e gdo, rivolta alle imprese che operano nei settori dell'illuminazione industriale, del visual merchandising, dell'interior design e dell'illuminazione pubblica.
C-LED è nata come spin-off di Elca Technologies, altra società di Cefla specializzata in sistemi elettronici per l'automazione industriale, dispositivi medicali e illuminazione, ed è diretta da Enzo Cuoghi. Elca Technologies continuerà la propria attività di produzione di apparecchiature microelettroniche e micromeccaniche, in particolare per la Business Unit Medical Equipment di Cefla, mentre a C-LED sarà affidato anche lo sviluppo dei sensori beacon che fanno parte della tecnologia del “proximity marketing”, che consente di geolocalizzare le persone in uno spazio indoor e inviare messaggi personalizzati su utenze profilate.

“La mission di C-LED è di accelerare l'evoluzione dell'innovazione nell'illuminazione attraverso lo sviluppo della tecnologia e di tecniche di produzione avanzate, che siano in grado di anticipare il mercato e le sue esigenze più ambiziose. – spiega Cuoghi - C-LED nasce con personale competente e motivato, che esprime una forte propensione alla ricerca e alla capacità di essere dei veri partner dei propri clienti. Il nostro obiettivo è di far crescere questa realtà nel rispetto dei valori di Cefla, offrendo al mercato soluzioni illuminanti di alta qualità e affidabili nel tempo”.

T-Frutta, l’app che fa risparmiare, sbarca a Bologna

t-frutta
T-Frutta utilizza un sistema, proprietario e brevettato, basato su una tecnologia unica di riconoscimento dei dati contenuti negli scontrini di cassa cosiddetti “parlanti”

T-Frutta è un’app che introduce il meccanismo del cash-back e permettere ai consumatori di risparmiare denaro quando acquistano prodotti delle marche in promozione negli store della gdo. Il nuovo servizio via smartphone, lanciato un anno fa da UBIQ, start-up nata da uno spin-off dell’Università di Parma e acquisita da SIA a inizio 2016, è già disponibile a Milano, Modena, Roma, Torino e nell’area Monza-Brianza. Oggi è stato attivato a Bologna e provincia e presto arriverà anche a Reggio Emilia e Parma. Entro l’estate sarà esteso su tutto il territorio nazionale. “Con questa iniziativa – ha commentato Davide Pellegrini, Co-founder di T-frutta – intendiamo rivolgerci da un lato ai consumatori più orientati all’uso di strumenti digitali come app, wallet, mobile payment e interessati alle promozioni personalizzate, dall’altro alle industrie di marca che cercano nuove modalità di contatto e di fidelizzazione della clientela.”

Come funziona. T-Frutta utilizza un sistema, proprietario e brevettato, basato su una tecnologia unica di riconoscimento dei t-fruttadati contenuti negli scontrini di cassa cosiddetti “parlanti”. L’accredito del denaro avviene su conto corrente bancario, PayPal o tramite assegno ed è spendibile liberamente, senza alcun vincolo o obbligo di nuova spesa o conversione in buoni. L’app è scaricabile gratuitamente dall’App Store o Google Play. Gli acquisti possono essere effettuati in tutti i negozi che utilizzano scontrini riportanti i dettagli dei prodotti comperati. Poi, si fotografa lo scontrino e lo si invia attraverso l’App a T-Frutta che, dopo aver letto le informazioni contenute nella ricevuta, accredita il denaro, che il consumatore può ricevere con la modalità prescelta e spendere come e dove vuole.

T-Frutta in cifre. A dodici mesi dal lancio, sono oltre 45.000 gli utenti attivi, più di 373.000 gli scontrini gestiti, per un cash-back erogato ai consumatori di oltre 478.000 euro.Le aziende del largo consumo che hanno già utilizzato T-Frutta sono circa 25. Tra queste Unilever, Barilla, Ferrero, San Pellegrino, Bolton Food, Lavazza, Grandi Salumifici Italiani, Heineken, Nivea Beiersdorf, Conserve Italia, ParmaReggio, Monini, Ponti, Branca, Campari, Fater, Rana, Alpro, Procter & Gamble, Auricchio, Yakult, A&D e Industrie Cartarie Tronchetti.

 

 

 

U2 Supermercati adotta l’Avancassa Controcorrente

Esterno-U2-Supermercato
Il progetto è partito il 25 aprile in quattro negozi dove sono state inserite in Avancassa Controcorrente tutte le referenze il cui posizionamento nutrizionale è risultato essere uguale o superiore a due

Avancassa Controcorrente è il progetto di Unes/U2 Supermercati, presentato dall’amministratore delegato Mario Gasbarrino al Cibus, che prevede entro il 2016 in tutti i punti vendita dell’insegna la conversione degli avancassa in Avancassa Controcorrente con prodotti alimentari ipocalorici, ricollocando i prodotti attualmente presenti in aree diverse all’interno dello store. “Per completare questo progetto abbiamo ritenuto che le nostre scelte assortimentali non potessero essere basate solo sulla nostra esperienza commerciale ma necessitassero di una valutazione ed una validazione scientifica che ci consentisse di evitare il confitto prodotto buono Vs prodotto cattivo. -afferma Mario Gasbarrino - Da questa necessità, è nata la partnership con la facoltà di Economia dell’Università di Parma”.

Quattro store pilota. Il progetto è partito il 25 aprile in quattro negozi dove sono state inserite in Avancassa Controcorrente tutte le referenze il cui posizionamento nutrizionale è risultato essere uguale o superiore a due. In due dei quattro supermercati, ossia Monza Cederna e Meda, è stato abbinato ai prodotti Avancassa il System di Comunicazione realizzato ad hoc, con l’indicazione del posizionamento nutrizionale per ogni prodotto. Il System prevede più strumenti: Slim inseriti in corrispondenza di ciascun prodotto e che ne indicano puntualmente il posizionamento nutrizionale mediante il numero di stelle attribuito; Crowner dedicato sopra a ciascuna Avancassa che esprime il significato delle stelle; Folder distribuito in ogni shopper, utile al fine di spiegare l’intera iniziativa ai Consumatori; Maxi Totem posizionato all’ingresso dei Supermercati utile a promuovere e spiegare la scelta Avancassa Contocorrente. Negli altri due negozi, Novara Umbria, Magenta Espinasse, è stato implementato lo stesso assortimento ma senza alcuna comunicazione a supporto, affinché funzionino da Contro test. Così facendo U2 sarà in grado di monitorare l’impatto della scelta assortimentale definita e l’efficacia della comunicazione dedicata. Anche la comunicazione realizzata ad hoc per il progetto vuole essere chiara e semplice. La selezione dei prodotti da inserire in Avancassa Controcorrente è basata su un criterio di valutazione scientifica, grazie a un software certificato dal Dipartimento di Economia di Parma la cui funzione è calcolare il posizionamento nutrizionale di un prodotto, sintetizzabile in un valore compreso tra 1 e 5 stelle. Più stelle si hanno più c'è qualità nutrizionale.

 

 

Eridania lancia Tropical Moscovado, il nuovo zucchero integrale di canna

Tropical Moscovado EridaniaIl marchio icona della dolcificazione in Italia dal 1899 lancia Tropical Moscovado, ampliando così la propria offerta di zucchero di canna. Sarà per il suo caratteristico colore, sarà per il suo aroma esotico, sarà per i suoi molteplici utilizzi in cucina, soprattutto nella preparazione dei dolci, fatto sta che lo zucchero di canna sta conquistando anche in Italia sempre più estimatori. Eridania negli ultimi anni ha attuato una vera e propria rivoluzione in questo campo grazie a Tropical, la gamma di zuccheri di canna di alta qualità che soddisfano le più svariate esigenze di dolcificazione e di preparazione in cucina: da Tropical Demerara, a Tropical&Stevia fino a Tropical Bio e al nuovissimo . Varietà molto nota all’appassionato pubblico dei foodlovers, il Moscovado è uno zucchero di canna integrale ottenuto spremendo la canna e concentrando il succo per evaporazione dell’acqua, così da trattenerne tutti i principi nutritivi.

Le caratteristiche organolettiche: Tropical Moscovado è caratterizzato da piccoli cristalli di colore scuro ricchi di melassa. Al naso regala un piacevole aroma caramellato e in bocca evidenzia un retrogusto che richiama delicate note di liquirizia. L’utilizzo: la sua ridotta granulometria, caratterizzata da cristalli piccoli e scuri, regala una morbida consistenza e una texture facilmente amalgamabile che lo rendono particolarmente adatto a dolcificare bevande calde e fredde. Ma Tropical Moscovado si rivela soprattutto un utile ingrediente in cucina per tutte le preparazioni ricche e aromatiche: dai lievitati e basi di pan di Spagna alle frolle rustiche e pralineria, fino alle proposte di biscotteria e pasticceria, quali biscotti pandizenzero, torte al caffé e al cioccolato, torte alla frutta, creme, budini e puddings. Il formato: Doypack da 500 g con zip "apri e chiudi" che consente di garantire la freschezza del prodotto.

Speciale Cibus 2016 – CONVEGNO Alla scoperta del Made in Italy all’estero

Alla scoperta del Made in Italy all'estero: Coop Italia - Domenico Brisigotti, E.Leclerc - Frederic Gheeraert

Alla scoperta del Made in Italy all'estero:

  • Coop Italia - Domenico Brisigotti
  • E.Leclerc - Frederic Gheeraert

Modera: Cristina Lazzati

Tesco studia l’ingresso in Spagna nel Corte Inglès

Tesco e El Corte Inglès svilupperanno un accordo di commercializzazione incrociata di prodotti tipici inglesi e spagnoli attraverso le rispettive filiali. Un test era già partito alla fine dell'anno scorso in 5 Tesco dell'area londinese, ma ora la partnership verrà estesa a nuovi punti di vendita

Tesco, la più importante catena della distribuzione in Inghilterra, nonché 5° gruppo retail a livello mondiale (classifica Deloitte), svilupperà una collaborazione incrociata con i grandi magazzini spagnoli El Corte Inglès che venderanno in UK una serie di prodotti tipici della Spagna in altri punti di vendita Tesco fuori Londra, come Brighton, Cambridge, Edinburgo, Twickenham, dopo i primi test (pare riusciti) in 5 Tesco dell'area londinese. Lo riferiscono The Guardian e la rivista online Retail Gazette.
È un modo relativamente nuovo per un gigante della distribuzione come Tesco quello di attivare "wholesale partnership" con altre catene estere, forse anche più economico, e molto più redditizio dell'aprire punti di vendita che poi la crisi costringe a chiudere: Tesco ha dovuto gettare la spugna e ritirarsi dagli Usa, dalla Corea del Sud, dal Giappone, mercati con i quali non ha nessuna intenzione di rompere i legami commerciali.
Oggi Tesco lavora in modalità "wholesale" in oltre 20 mercati internazionali inclusa l'India, e anche in Spagna, tramite il più importante attore nazionale nella categoria department store, proporrà i classici prodotti che connotano il paese dell'Old River Thames.

 

 

Speciale Cibus 2016 – Le tecnologie collaborative riducono le rotture di stock

Un progetto avviato da Danone con Conad Tirreno ha ridotto del 7% le rotture di stock e migliorato l’efficienza

La collaborazione fra industria e distribuzione si basa sulla sperimentazione di un progetto di logistica collaborativa, nel quale tutte le funzioni, dalla redazione degli ordini sul punto di vendita alla consegna finale, sono esercitate dalla filiale italiana della società alimentare transalpina. L’obiettivo è di ridurre le rotture di stock, gli extra costi conseguenti e di incrementare l’efficienza del reparto, generando così valore per tutti gli attori della filiera coinvolti, consumatori compresi. “Questa nuova partnership -spiega Stefania Ferrari, customer & logistic solutions manager di Danone- rientra nella strategia di Danone di logistica collaborativa. La collaborazione di filiera, superando il confine del perimetro aziendale, spinge le aziende di settore a ricercare soluzioni comuni e innovative in grado di incrementare l’efficienza complessiva. Utilizzando la tecnologia sia in fase della previsione dei flussi tra produttore e distributore, sia nel monitoraggio/rendicontazione di tutte le operazioni effettuate”

056_Logistica_freschi_Servizi2Quali sono i tratti innovativi introdotti da questo progetto?
È la prima volta che un progetto di questo tipo ha luogo nel fresco, settore nel quale non ci sono grandi esempi di valorizzazione del rapporto di fornitura, attraverso una proposta di logistica collaborativa nel tentativo di minimizzare i costi. Danone negli ultimi due anni ha sviluppato un sistema dedicato a 86 ipermercati che prevede che una persona all’interno del pdv prenda ordini e interagisca con i nostri modelli previsionali riducendo contemporaneamente gli out of stock e l’invenduto. Il processo si completa con la consegna diretta dei prodotti, quindi tutto il processo ordine-consegna ha subito una revisione. Forti di questo sistema abbiamo intavolato una discussione con Conad Tirreno per la nostra gestione degli ordini dei freschi, tendendo al controllo di tutti gli aspetti, dall’assortimento alla gestione della comunicazione, prevedendo, per i 300 pdv di Conad Tirreno, un recupero di efficienza del 10-15% tra riduzione dell’out of stock e dell’invenduto.

Perché la scelta di Conad Tirreno come partner di questa sperimentazione?
Conad Tirreno è un nostro cliente Gold, uno dei nostri primi 10 in termini di dimensioni, con una buona marginalità e con ottime prospettive di crescita. Con loro lavoriamo in modalità Open Book, mettendo sul piatto tutte le opportunità. Stiamo aprendo due cantieri, uno dedicato allo sviluppo delle vendite e l’altro in un’ottica di logistica collaborativa, per recuperare competitività su entrambi i lati della nostra partnership. In questa prima parte del progetto ci siamo focalizzati su 25 store  Conad del Tirreno in Toscana e Liguria. Con la collaborazione di Iri abbiamo misurato gli out of stock a scaffale due volte al giorno per due settimane, domenica compresa.

056_Logistica_freschi_Servizi1Quali sono le innovazioni introdotte sotto il profilo tecnico?
Tra gli aspetti pratici, la nostra logistica collaborativa ha evidenziato la riduzione dei buchi nei trasporti, attraverso una preparazione mista multifornitore che comprenda prodotti di altre aziende per migliorare l’efficienza di ogni singolo viaggio. Inoltre, la gestione diretta prevede di togliere una movimentazione del prodotto nel cedi Conad, servendo direttamente il pdv con risparmi di extra costi.

In che modo la tecnologia favorisce queste forme di logistica collaborativa?
Tutto il sistema si basa su tecnologia Rfid: attraverso l’uso di tag Rfid sui pallet e di porte taggate che prevedono la lettura dei barcode è possibile tenere sotto controllo tutto il flusso logistico, con notevoli vantaggi in termini di risparmio di tempo e di ottimizzazione delle procedure. L’integrazione di un sistema come questo con i nostri modelli previsionali di analisi della prevedibilità della domanda permette di integrare forecast collaborativi e di migliorare tutto il processo

Quale sarà la road map prevista per il 2016?
Nel 2016 avvieremo soluzioni di questo tipo con altri 4-5 clienti, secondo un piano triennale sviluppato da Danone Italia all’interno delle best pratices del Gruppo. I risultati (vedi box con i numeri riferiti a Conad Tirreno, ndr) lo confermano: in futuro questa sarà un’esperienza che esporteremo in altri paesi.

Procter & Gamble sceglie Checkpoint Systems per proteggere i prodotti Gillette

AutoPeg-Yellow for Gilette-Fusion_1Per le lamette da barba e per tutti quei prodotti ad alto rischio di furto che sono esposti al libero servizio a broche Checkpoint Systems, fornitore leader a livello globale di soluzioni per la disponibilità della merce nel settore retail, ha progettato un dispositivo specifico: si chiama iS AutoPeg Tag. Si applica velocemente e in modo sicuro sia alle confezioni con singolo che con doppio foro, ed è facilmente rimossa in cassa per il suo riutilizzo.

Attualmente più di 3.000 punti vendita stanno proteggendo le lamette Gillette di Procter & Gamble con l'innovativa soluzione. L’etichetta assicura che le lamette da barba siano disponibili e di facile accesso per i clienti così da non trovare scaffali vuoti o da non dover chiedere il prodotto al personale del punto vendita. Inoltre vista la sua facile rimozione, rende le operazioni in cassa veloci. Il dispositivo occupa poco spazio, è facile verificare la sua corretta applicazione, permette al cliente di toccare e leggere le informazioni sul prodotto ed offre uno sguardo di insieme dell’esposizione migliore per la categoria di prodotto.

Iper, La grande i, la prossima settimana decolla la spesa drive

Iper la grande i assunzioni

Iper, La grande i a Milano-Portello si appresta a varare la formula dell'acquisto Click&Collect, vale a dire spesa online, ritiro in-store in modalità "drive" nel senso, cioè, come moto, che le auto si fermano, il cliente paga alla cassa dedicata, carica e riparte. Il progetto è già studiato da tempo e la sua implementazione è prevista anche ad Arese (Mi) all'interno del nuovo ipermercato.
Non c'è intenzione di fare concorrenza alle insegne che si occupano di eCommerce -come Clicca il pomodoro di Esselunga e  Prime Now di Amazon-, ma di gestire il nuovo servizio testando una modalità diversa, che non prevede home delivery (vale a dire la consegna con furgone), ma un ruolo attivo del consumatore, che potrà scegliere un basket di prodotti studiato in maniera da adattarsi al target locale, sottolineando il suo ruolo di valorizzare il concetto di servizio e di prossimità.

 

Speciale Cibus 2016 – La tecnologia del gluten free sviluppa opportunità

Riferimento nel surgelato gluten free, Dr Schär rafforza l’intera strategia a supporto del consumo in sicurezza

Pioniere nella produzione di pizze surgelate senza glutine, il gruppo altoatesino Dr Schär cavalca la crescita che il segmento sta registrando in tutto il mondo. E lo fa investendo 11 milioni di euro in uno stabilimento a Borgo Valsugana, inaugurato lo scorso settembre, da adibire unicamente alla produzione di pizze surgelate e con il progetto dei Mr Free Pizza Point, guardando quindi sia al consumo domestico che a quello fuori casa. “Il Pizza Center, con una capacità produttiva di 15 milioni di pizze all’anno, ci consentirà di centralizzare e incrementare la produzione per rispondere alle richieste dei mercati di tutti i paesi in cui è presente il Gruppo”, afferma Hannes Berger, amministratore delegato del Gruppo Dr Schär.

044_DrShar_industriaIl ruolo della pizza nel mercato dei surgelati gluten free?
Nel mercato dei surgelati la pizza senza glutine gioca la parte del leone. L’abbiamo lanciata 10 anni fa e oggi è uno dei prodotti trainanti. Il mercato italiano assorbe il 50% dei volumi venduti e viene richiesta sia per il consumo domestico che per il fuori casa. In generale per pizza e surgelati senza glutine Dr Schär è leader in Italia sia nel canale gdo che nelle farmacie.

Ci sono delle differenze tra il prodotto pizza rivolto al mercato italiano e quello commercializzato all’estero?
No, la ricetta è la stessa. La pizza è uno dei simboli della cucina italiana nel mondo e abbiamo scelto di essere ambasciatori della vera italianità senza variazioni legate ai gusti dei paesi di destinazione.

Nel 2009 avete intercettato la difficoltà dei celiaci e degli intolleranti al glutine di trovare prodotti adeguati alla propria alimentazione nel fuori casa e avete istituito la divisione Foodservice per la fornitura all’horeca e successivamente i progetti Mr. Free Bar e il neonato Mr. Free Pizza Point.
Il progetto Mr. Free Bar è iniziato alla fine del 2014 e rappresenta la prima rete in Italia di bar dove si possono trovare prodotti senza glutine: dalla prima colazione alla pausa pranzo fino agli snack e al dolce. Tutta la linea è distribuita in monoporzioni e i prodotti da riscaldare sono in confezioni infornabili che permettono la cottura in contemporanea con alimenti contenenti glutine senza rischi di contaminazioni. Oggi i Mr. Free Bar sono circa 200 e sono riconoscibili per il logo Mr. Free in vetrofania. Il bar aderenti al network sono raccolti nel portale www.glutenfreeroads.com, inoltre Dr Schär dà un supporto nelle attività di marketing e nella formazione del personale. Il progetto Mr Free Pizza Point nasce invece nell’aprile 2015 con la riorganizzazione del network dei circa 400 Ds Pizza Point. Oltre alla dismissione del marchio Ds, con cui Dr. Schär si presentava nella grande distribuzione e l’identificazione delle referenze senza glutine dell’azienda sotto l’unico marchio Schär sia per il canale farmaceutico che nella gdo, il network dei pizza point è stato ricostituito sotto l’insegna Mr Free Pizza Point seguendo criteri selettivi più severi, che hanno portano a una forte riduzione  dei locali, sia in termini di sicurezza alimentare che di qualità per dare massima garanzia al cliente.  A riprova di ciò, le pizzerie Mr Free sono inserite nella Guida per l’alimentazione fuori casa dell’Aic (Associazione italiana celiachia) nel sito dell’Associazione.

Gluten free, biologico, vegan, vegetariano, salutista, avete la percezione che si stia creando un “universo” nuovo su cui lavorare in termini di category insieme alla gdo?
Secondo la nostra esperienza, più che inseriti tra le varie categorie merceologiche di un reparto di prodotti salutistici, per il consumatore è più comodo trovare i prodotti senza glutine tutti accorpati. Abbiamo sempre proposto il gluten free come una tipologia specifica per chi soffre di celiachia o di intolleranza al glutine e non come categoria salutista tout court, quindi anche sul piano espositivo riportiamo questo approccio, supportati anche dai dati di vendita, che indicano un incremento del 40% dei volumi rispetto a una disposizione sul lineare a fianco dei prodotti convenzionali.

Come vi difendete dalla concorrenza della private label?
Puntiamo sull’innovazione e la qualità. La gdo deve appoggiarsi a terzi che hanno un approccio più artigianale rispetto al nostro: solo in Italia siamo presenti con 100-150 referenze e ne produciamo oltre 300 a livello di gruppo. Un altro aspetto che ci differenzia è il servizio che siamo in grado di offrire al consumatore celiaco grazie a un’approfondita conoscenza delle sue esigenze maturata in trent’anni di collaborazione con l’Aic.

Speciale Cibus 2016 – L’Agri Tech conquista lo spazio di relazione

Dalle serre instore ai campi coltivati sui tetti dei supermercati passando per le vertical farm, è il retailer a produrre e vendere nei propri spazi per evidenziare, qualora ce ne fosse bisogno, l’identità fresca del proprio assortimento. (da Gdoweek 8 - 2016)

Insalata in galleria
Peperoncini, melanzane pomodori coltivati onsite: siamo da Urban Harvest, ristorante Vegetariano all’interno del lussuoso centro commerciale K11 di Shanghai; non dimentichiamo la “mushroom room”, la stanza dei funghi, colti freschi al momento dell’ordine e sotto gli occhi degli avventori. K11 ha una forte impronta di sostenibilità e non ha mancato di sottolinearlo con i fatti, dai giardini verticali alla selezione delle insegne del suo retail mix. L’urban farming è un’opportunità per i retailer, oggi forse ancora troppo costosa, ma se utilizzata nel giusto contesto, può veicolare, come in questo caso, un’immagine di Csr innovativa.

L’orto di Eataly Torino nel punto di vendita

Eataly-Orto-Rinn.Ott_.-Vasca-N2 copia

Ricola usa il giardino verticale per fare urban advertising a Milano

Ricola

Segev Kitchen Garden a Tel Aviv, arreda i locali con i prodotti utilizzati in cucina
© Yoav GurinSegev-Kitchen-Garden-Restaurant-in-Israel_Photography by Yoav Gurin copia

Speciale Cibus 2016 – Formazione e high tech per il vino in Gdo

Trasmettere il reale valore del vino è un obiettivo strategico per retailer e produttori. Occorre migliorare la cultura del consumatore (da Gdoweek 8 - 2016)

Tante, forse troppe, le etichette di vini esposte sugli scaffali della grande distribuzione. Certamente abbastanza da creare disorientamento nel consumatore che, colto dall’imbarazzo della scelta, passa nel reparto vino più tempo rispetto agli altri settori. Come salvarlo dall’improvviso capogiro, che la semplice divisione tra rossi, rosati, bianchi e bollicine, non è sufficiente a calmare? Le ricette messe a punto dalle varie insegne tengono conto di un percorso di maturazione che lo shopper ha seguito in questi anni. Attento al prezzo sì, ma anche alla qualità. Curioso, sensibile agli stimoli conoscitivi e ai consigli, predilige le denominazioni d’origine come garanzia della provenienza ed è intrigato dalla riscoperta dei vitigni autoctoni nei quali ritrova il richiamo all’autenticità dei sapori. Per questo cliente, le insegne hanno ripensato il category management del reparto, arricchendolo d’informazioni e cercando di ridurre i tempi d’individuazione del vino. Ma troppe suddivisioni e troppa cartellonistica rischia di ottenere l’effetto opposto. Perciò ci si affida alle nuove tecnologie per dar voce alle etichette.

86_GDOWEEK08_2016_Vini_itUn tuffo in cantina
Puntano sulla divisione tra vini basic e vini di qualità, Iper La grande i e Conad. La prima sta creando all’interno del reparto degli ambienti distinti, evocativi delle cantine, per i vini più meritevoli con zone degustazioni (o li sposta in altri reparti per suggerire degli abbinamenti). “Spesso nel formato 0,75 -spiega Antonella Emilio, direttore comunicazione e responsabile relazioni esterne Iper Montebello Spa- ci sono vini di qualità medio bassa, caratterizzati da denominazioni non restrittive che consentono l’imbottigliamento anche in luoghi diversi rispetto a quello di produzione, forniti da grandi cantine o imbottigliatori. L’esigenza di Iper, La grande i è quindi, per prima cosa distinguere, magari in un altro scaffale, posizionati insieme ai grandi formati, i vini “da consumo” da quelli di valore, da “cantinetta” a prescindere dal formato”. Luci soffuse e un ambiente stile cantina è il concept del reparto ideale anche per Valerio Frascaroli, buyer bevande alcoliche di Conad: “Una volta separati i vini da tavola, sui quali c’è ben poco da dire, la comunicazione al consumatore va concentrata sui vini Doc/Docg e Igt qualitativi, la maggior chiarezza a scaffale la si ottiene attraverso una sistemazione per regione; poco efficace la divisione per fasce di prezzo poiché rischia di ghettizzare alcuni prodotti ottimi, ma di medio costo. A parte, ma tutti insieme, andrebbero messi i vini da pasticceria e da dessert, così come gli spumanti e gli champagne. Detto questo, grandi investimenti andrebbero rivolti alla formazione del personale di reparto: non un sommelier, ma semplicemente alcuni degli addetti del punto di vendita che nei momenti di maggior afflusso diano consigli sugli abbinamenti o sulla corretta modalità di consumo”. La formazione degli addetti è fondamentale anche per Michele Bonato, buyer di Ecornaturasì: “Proponiamo la divisione dell’assortimento per regioni, evidenziando aspetti importanti per il nostro consumatore quali: filiera, vini vegani con relativo marchio di certificazione, vini senza solfiti, ecc, caratteristiche che il personale deve saper spiegare”.

La geografia conta
La provenienza regionale è il modello di segmentazione del reparto più diffuso nella gdo. È considerato il più efficace, per citare alcuni esempi, da Italy Discount, spiega Giovanni Filippini della direzione acquisti, “insieme al prezzo e alla destinazione d’uso”. Adelio Bellagente, responsabile commerciale di S&C Consorzio Distribuzione Italia, manifesta un’attenzione particolare alla localizzazione del negozio “lasciando la possibilità ai Soci di meglio adattare gli assortimenti e le attività promo alle caratteristiche della clientela del singolo punto di vendita”. Mentre l’abbinamento tra vini autoctoni e prodotti tipici locali è la strategia scelta da Selex. “La linea Le vie dell’uva -sottolinea Dario Triarico, buyer Mdd di Selex- conta oggi più di 50 etichette e circa 3 milioni di bottiglie vendute all’anno. Oggi il nostro marchio rappresenta un punto di riferimento chiaro e preciso sui nostri scaffali”.

Educare il cliente

Nell’attesa che gli addetti instore diventino esperti di vino, Carrefour si avvale ancora a un sommelier professionista a supporto di attività di degustazione in store, che aumentino la competenza e la conoscenza del prodotto da parte dei clienti e conseguentemente il grado di frequenza d’acquisto della categoria. “Le etichette parlanti -precisa Umberto Mazza, senior buyer manager Carrefour- possono rappresentare una delle modalità di comunicazione maggiormente efficace con l’obiettivo di integrare informazione e qualità dei singoli prodotti”. La strada dell’educazione al consumo e dell’autonomia nella scelta è stata intrapresa anche da Despar, che ha organizzato -racconta Simone Pambianco, product manager Mdd Despar- dei corsi serali teorico-pratici con esperti qualificati, rimborsando completamente il costo di iscrizione con un buono spesa”. Sigma ha invece utilizzato dei video tutorial di degustazione condotti da sommelier di prestigio internazionale, trasmessi all’interno dei punti di vendita e sul sito internet. In Sigma si intende “operare con strumenti integrati che mirino a rafforzare la cultura del buon bere nei clienti. Il 2015 -dice Alessandro Pritoni, national category manager Sigma- ha visto il realizzarsi di un’operazione che ha coinvolto i vini a nostro marchio come acceleratori di punti per la collection avente come premi oggetti inerenti il mondo dei vini (calici, decanter, strumenti di degustazione)”.

Etichette parlanti
Alla necessità di comunicare una mole di informazioni non gestibili nello spazio disponibile a scaffale, viene in soccorso la tecnologia. “Il Gruppo Vegé -spiega Fabio Bocchini, category manager- ha introdotto, per la prima volta nella distribuzione italiana, in 100 supermercati, il sistema beacon, attraverso cui i consumatori hanno ricevuto automaticamente sul proprio smartphone informazioni dettagliate su alcune etichette esposte davanti a loro”. Penny Market sta lavorando molto sulla leggibilità delle etichette dei suoi fornitori completandole con schede tecniche a cui il consumatore può accedere attraverso il QR code. “Per le referenze 75cl -afferma Michele Jeva, direttore acquisti di Penny Market- guardiamo a fornitori diretti che in etichetta evidenzino la cantina di produzione e imbottigliamento, le caratteristiche del prodotto, il momento di consumo, la temperatura di servizio e i possibili abbinamenti durante i pasti”.

Speciale Cibus 2016 – CONVEGNO PROGETTO SEAFOOD EXPO

Blue Convenience: ready meals a base di pesce; idee, progetti e case history di successo. Area "Agorà del Pesce" stand D 125 Sea Food

 

Conduce l’incontro Cristina Lazzati

Interverranno:
• Gustavo De Ponti – Direttore nuovi progetti Sealed Air – Italia
• Massimo Davoli - Buyer prodotti ittici NORD CONAD
• Giovanna Del Bene – Bugnion Tutela Marchi e Brevetti
• Giovanni Ferrarese Ittica Gesia s.r.l. Cavarzere
• Gabriele Chiodi - Chiodi Consulting Rimini

Leroy Merlin e Fsc Italia: “Legno sì ma certificato”

Leroy Merlin-FSC_Campagna Giardino 2016_2
Leroy Merlin Italia e Forest Stewardship Council® Italia hanno siglato un accordo per immettere nel mercato arredi da giardino in legno certificato FSC

Leroy Merlin Italia e Forest Stewardship Council® Italia, organizzazione no profit attiva per la gestione responsabile delle foreste, hanno siglato un accordo sottolineando il comune impegno di immettere nel mercato arredi da giardino realizzati in legno certificato FSC, ovvero legno proveniente esclusivamente da foreste gestite in modo responsabile certificati. Insieme da ormai due anni in questo percorso, le due realtà hanno lavorato per raggiungere l'obiettivo di immettere nel mercato almeno un 30 per cento in più di prodotti in legno certificato rispetto a quelli già a catalogo.

Leroy Merlin-FSC_Campagna Giardino 2016_1Oggi la percentuale degli arredi giardino certificati venduti da Leroy Merlin Italia, che nel 2014,  alla partenza della campagna, era del 10%, ha raggiunto il 96%: ossia se nel 2014 erano stati acquistati in totale 6465 pezzi, di cui solo il 10% (618) effettivamente classificato come “certificato FSC”, per la campagna 2015 il numero di pezzi è raddoppiato (13911) e la componente in legno tropicale certificato FSC è salita al 50%, per un totale di 6933 pezzi. Per il 2016 si stima già dagli ordini che il numero di pezzi certificati sarà ulteriormente raddoppiato (35157) e che in totale i prodotti in legno marchiato FSC (tropicale e non tropicale) saranno il 96% dei prodotti totali da giardino.

“Guidare il cliente verso un consumo responsabile e sostenibile è un nostro imperativo. La collaborazione con FSC Italia, in questo e altri progetti, ci aiuta a trasmettere ai nostri clienti le corrette informazioni, così come è importante il lavoro sui nostri fornitori, attraverso la diffusione e la condivisione della nostra ‘politica gestione legno’” spiega Luca Pereno, coordinatore sviluppo sostenibile Leroy Merlin Italia. "Il legno tropicale, come ad esempio il tek, è quello più adatto per gli arredi da giardino, per questo è utilizzato in modo massiccio - sottolinea Diego Florian, direttore FSC Italia - Il nostro sistema di certificazione prevede il monitoraggio della tracciabilità di questo legno, che deve provenire da foreste tropicali gestite in modo responsabile, anche a tutela delle popolazioni e degli animali che da queste forestedipendono, per cui si va a proteggere un intero ecosistema'.

 

Speciale Cibus 2016 – CONVEGNO La ricerca oltre lo scaffale

L' Accademia De Nigris nell’ambito delle attività legate alla Ricerca e Sviluppo, in collaborazione con l’Università degli Studi Parma organizza per oggi, fra le attività collaterali di Cibus, il convegno La ricerca oltre lo scaffale, che prevede la presenza di relatori provenienti dal mondo della ricerca, delle istituzioni, dell’industria e della distribuzione. L’appuntamento è al Centro Congressi S.Elisabetta al Parco Area delle Scienze 93/A dell’Università degli studi di Parma, a partire dalle 18.30.

La modernità del passato
“Abbiamo bisogno di ricerca e innovazione per poter tornare a guardare indietro -afferma Armando De Nigris di Acetifici Italiani Modena-. Tradizione e Naturalità sono driver di sviluppo che trasversalmente interessano la grande industria alimentare e i retailer più sensibili a questi temi. Con la nostra ricerca abbiamo dimostrato come la gestione accurata di un processo naturale possa generare qualità. Nel processo produttivo dell’aceto questo è tradizionalmente legato all’uso della madre. L’unicità del lavoro che abbiamo svolto è data dal fatto di evidenziare l’apporto qualitativo che ogni specie di batterio caratterizzante la madre dell’aceto offre i ogni fase della fermentazione. Per la prima volta in una matrice aceto sono stati collegati i dati analitici chimici con quelli di microbiologia molecolare”.

Il ruolo nella filiera
Il convegno intende ricollocare la R&S al suo giusto ruolo nella filiera come conseguente fautore di attività di trading up a scaffale, in Italia e nel mondo. Le conclusioni vengono illustrate dal senatore Andrea Olivero, viceministro Mipaaf. Presenti Mario Gasbarrino (Unes) e Giuseppe Zuliani (Conad); coordina il direttore di Mark Up-Gdoweek, Cristina Lazzati. È prevista per gli ospiti internazionali la simultanea in inglese.

 

DeNigris_programma

Privalia, vendite e profitti in aumento

Privalia Mobile
L’outlet online di moda e lifestyle chiude l’anno con un fatturato a 405 milioni di euro, al netto di resi e tasse. L’utile netto è di 11 milioni di euro

Aumentano del 23%, a cambi costanti, le vendite di Privalia, l’outlet online di moda e lifestyle, che chiude l’anno con un  fatturato a 405 milioni di euro, al netto di resi e tasse. Salgono anche i profitti, attestandosi a quasi 25 milioni di euro (6,4%) di ebitda. L’utile netto è di 11 milioni di euro. Privalia, dopo aver venduto nel corso dell’esercizio 2015 la società tedesca Dress for Less, si è concentrata sul proprio core business di outlet online di moda e lifestyle in Italia, Spagna, Brasile e Messico. “Il modello di business di Privalia si base sul concetto di “opportunità”, inteso come un’occasione imperdibile ma di breve durata – spiega José Manuel Villanueva - Questo rende il mobile più affine ai clienti che vogliono godere di queste offerte, a qualsiasi ora e ovunque si trovino”.

 

Speciale Cibus 2016 – CONVEGNO Alla scoperta del Made in Italy all’estero

Che cosa vogliono i retailer stranieri dal Made in Italy?.

Auchan e Simply sostengono la Partita del Cuore

partita del cuore
I proventi saranno destinati alla Fondazione Telethon e alla Fondazione Bambino Gesù Onlus, unite dallo stesso obiettivo: la ricerca e la cura

Auchan e Simply per il primo anno saranno allo Stadio Olimpico di Roma, mercoledì 18 maggio, per affiancare la squadra Cinema Stars nel match contro la Nazionale Cantanti: La 25^Partita del Cuore, i cui proventi saranno destinati alla Fondazione Telethon e alla Fondazione Bambino Gesù Onlus, unite dallo stesso obiettivo: la ricerca e la cura. La raccolta fondi alle casse è in corso negli ipermercati Auchan e nei supermercati Simply, IperSimply e PuntoSimply fino al 29 maggio, ed è incentrata tutta sul “cuore”: un cuore di biscotto in pasta frolla Grondona, infatti, è dato in omaggio ai clienti che alle casse donano 1 euro.

La Partita del Cuore, in diretta su Rai Uno alle ore 21.20, con la conduzione di Fabrizio Frizzi, in collaborazione con Rai Radio 2 e con la multi-piattaforma di Rai 1,  vedrà lo Stadio Olimpico “vestito” a festa.

È possibile acquistare i biglietti su www.listicket.com e, a Roma e in provincia, anche in tutti gli ipermercati Auchan e i supermercati Simply. Costo biglietto: 5 euro per le Curve e i Distinti, 10 euro per la Tribuna Tevere e 15 euro per la Tribuna Monte Mario.

 

 

La Piadineria apre uno store a Valdichiana Outlet Village

La Piadineria, Lonato (2)
La struttura, realizzata da Costa Group, propone un ambiente casual e familiare al tempo stesso, giocato su alcuni elementi chiave, rintracciabili in tutti i negozi

La Piadineria, marchio controllato da Gruppo La Piadineria, ha inaugurato un nuovo punto di vendita al Valdichiana Outlet Village, realizzato grazie alla collaborazione con Costa Group che ha già lavorato alla progettazione e realizzazione degli store di Mantova Outlet Village, Il Leone Shopping Center Lonato, La Bufalotta a Roma, Nave de Vero a Marghera e Arese Shopping Center.

La Piadineria, attiva con 104 punti di vendita in Italia, dislocati  in centri commerciali e aree urbane del Nord e Centro Italia, propone un ambiente casual e familiare al tempo stesso, giocato su alcuni elementi chiave, rintracciabili in tutti i negozi: uso di materiali semplici e naturali come ceramica, legno e ferro, ampio spazio lasciato alla comunicazione aziendale, cucina a vista, e utilizzo di colori rosso e bianco che rimandano all'immagine corporativa del brand. Il frontale rosso dell'area vendita richiama le cucine tradizionali di una volta e la vetrata a vista permette al cliente di seguire in diretta preparazione e farcitura della piadina. Ci sono grandi menuboard per una comunicazione chiara e immediata e pannellature in truciolare, materiale semplice, naturale ed ecologico su cui si inseriscono loghi e immagini La Piadineria. L’intento è di ricreare un ambiente familiare.

 

Fidenza Village sinergizza con Cibus di Parma

Fidenza Village, il Factory Outlet Centre a un'ora circa d'auto da Milano (autostrada A1 Mi-Bologna) è noto ai milanesi quanto ai cittadini fidentini (e parmensi) per il caratteristico autobus che parte tutti i giorni dal centro del capolouogo lombardo. È la navetta che trasporta spesso anche visitatori e turisti stranieri di passaggio. E quello di Fidenza è uno dei più noti Factory Outlet Centre italiani (e fra i più longevi), magari meno famoso e grande di McArthurGlen, ma con un posizionamento da sempre distintivo e non privo di riscontri. Sembra scontato, ma come poteva Fidenza Village non far leva sull'attrattività del Cibus durante questa settimana? I partecipanti alla Edizione n.18 di Cibus possono ricevere, allo stand (padiglione 4) dell’ingresso centrale, un invito per visitare Fidenza Village, e magari approfittare degli sconti fino al 30% sul prezzo outlet. Il servizio navetta, quotidiano e gratuito, prevede tre partenze al giorno dalle Fiere di Parma (ore 11, 14 e 15) e di rientro da Fidenza Village (h. 14.30 e 17.30).
Dal 9 al 12 maggio anche gli ospiti di Ente Fiere di Parma possono usufruire dell’hospitality di Fidenza Village. Il portale di accesso italiano di Value Retail al territorio parmense si mette al servizio di uno dei più importanti appuntamenti che coinvolgono Parma e la sua provincia a livello internazionale: Cibus, appunto.  Fidenza Village è da anni partner delle Fiere di Parma e conferma la propria volontà di fare squadra con il territorio per supportare tutti gli attori impegnati nel più importante Salone internazionale del comparto alimentare.
Su prenotazione, alle 18, si potrà prendere una navetta luxury da Fidenza Village con rientro in alberghi come Parma e Congressi, Hotel San Marco, Starshotels Du Parc, Grand Hotel De La Ville, NH Parma Hotel. Per prenotazioni telefonare 334 6880799 o inviare una email a bus@valueretail.com

Auchan lancia Piacere&Piacersi con Juliana Moreira

auchan moreira
A Piacere & Piacersi è collegato anche il concorso Belli come il Sole, promosso da Auchan in collaborazione con alcuni noti marchi del settore beauty

Auchan lancia l’iniziativa Piacere & Piacersi, dedicata alla bellezza, al maquillage e alla cura del corpo, in programma fino al 15 maggio. Testimonial della nuova promozione è Juliana Moreira, la conduttrice televisiva del programma tv Paperissima Sprint, protagonista di tre filmati pubblicati sulla pagina Facebook di Auchan, e utilizzati anche per una campagna video banner e pre-roll su YouTube.

Plan.Net Italia, l’agenzia del Gruppo Serviceplan, ha realizzato la comunicazione dell’intera campagna, che comprende il volantino tradizionale e digitale, nel quale sono stati inseriti consigli per prendersi cura del proprio corpo e molti contenuti interattivi con video e schede prodotto per saperne di più sui prodotti in offerta, l’allestimento dei punti di vendita, e un insieme di newsletter. Inoltre è stata lanciata un’apposita campagna display. A Piacere & Piacersi è collegato anche il concorso Belli come il Sole, promosso da Auchan in collaborazione con alcuni noti marchi del settore beauty.

Il concorso permette di vincere una vacanza e prodotti da 100 euro. Per partecipare bisogna acquistare almeno 15 euro di articoli nel reparto Igiene&bellezza, in modo da ricevere un codice per giocare sul sito www.bellicomeilsole.auchan.it

Speciale Cibus 2016 – Formaggi, un mondo in rapida evoluzione

Rappresentano una delle merceologie che incide di più. Anzi, nell’ambito dei prodotti a peso imposto, i formaggi sono la seconda voce di contribuzione al fatturato totale della gdo. L’offerta nei format moderni è in evoluzione costante: il driver principale è sicuramente il take away, modalità d’acquisto in crescita da tempo, che costituisce insieme al prodotto confezionato a peso fisso circa tre quarti del valore sviluppato dal reparto nel suo complesso. La formula ha raggiunto una penetrazione interessante (quasi il 90% delle famiglie italiane acquista una proposta take away almeno una volta l’anno). E in questo ambito dare più spazio e più scelta alle confezioni a peso variabile sembra essere oggi un fattore di attrazione capace di aumentare la frequenza di visita nell’insegna.
64_GDOWEEK07_2016_Formaggi1

Oltre che nelle modalità di acquisto, il panorama dei formaggi sta mutando anche dal punto di vista delle proposte merceologiche rispetto al passato, non da ultimzzo per l’introduzione di novità soprattutto sul  versante salutista e di prodotti industriali a maggior contenuto di servizio e valore aggiunto. Il panorama resta, però, molto articolato. L’assortimento complessivo continua a richiedere un esercizio di equilibrio tra le diverse tipologie di formaggi a libero servizio e al banco taglio.  Come dice Stefano Sciancalepore, responsabile acquisti freschi di Megamark: “Il mercato sta evolvendo velocemente, passando dai classici italici, erborinati, paste filate, caciotte  verso prodotti più evoluti, con stagionature differenti, affinature speciali, forme e porzioni più moderne. Gli assortimenti sono cambiati perché esiste una proposta in termini di ricettazione e stagionatura che va oltre i vecchi e tradizionali parametri. E il prezzo è una costante da tenere sempre in debita considerazione per rendere interessante e competitiva la proposta d’assortimento”. Il premio di tutto ciò è: “Un lieve vento in poppa”.

Strategie di assortimento differenziate
Ma come si struttura il display dei formaggi? E quali sono le scelte da fare tenendo conto che, spesso, tipologie con caratteristiche diverse devono convivere e integrarsi: schematizzando, formaggi industriali di marca a libero servizio accanto a prodotti tipici, al banco, in cui la marca scompare. A parere di Stefano Sciancalepore “l’industria non incide per niente nella creazione dell’assortimento. Facciamo le nostre scelte a prescindere”. Il problema semmai è nel sovraffollamento dello scaffale. A causa dei nuovi mercati rappresentati dal vegano, dal bio, dai prodotti senza lattosio, si è persa la leggibilità di fondo. “L’insegna deve fare delle scelte, a volte difficili, ma necessarie. Il mondo del senza lattosio per ampiezza e profondità di gamma sta togliendo spazio ai prodotti della generazione precedente. Questo è un bene da un punto di vista del valore unitario, ma non va dimenticato che si tratta di prodotti che al momento rappresentano atti di acquisto non ancora significativi. Occorre averli, per essere in linea con i trend di mercato, ma senza eccedere”.

L’opinione di Sisa, formulata da Germano Ottone direttore marca del distributore Sisa, Tecla Ardizzoni, responsabile acquisti Mdd e Gloria Ballandi, responsabile acquisti di sede, è che “le logiche di definizione degli assortimenti si basano su scelte di profittabilità e  sulle regionalità. Inoltre, è indispensabile mantenere un corretto mix tra le aziende produttrici. Le marche più propositive e generalmente le più presenti sui media nazionali, sono quelle che hanno la possibilità di sostenere il loro prodotto a scaffale con attività di visual merchandising e di in store promotion. Favoriscono i consumi perché migliorano l’impatto espositivo e, di conseguenza, il rapporto con il retailer”.

Vendita assistita o a libero servizio?
La dinamica dell’acquisto non è più la stessa.  Dove è presente, il banco assistito continua a svolgere un ruolo importante, sia in termini di valore sia per l’immagine dell’insegna. In genere, i retailer utilizzano la formula di vendita assistita abbinata alla  vendita in take away.  Eppure a ognuna delle due formule occorre assegnare uno specifico ruolo di mercato, che assume un’importanza diversa a seconda del suo collocamento, rispetto al percorso del cliente.  Nel caso in cui il banco assistito sia presentato prima del banco take away, appare chiaro che s’intende assegnare  alla formula assistita un ruolo primario; mentre al take away  si riserva un ruolo di servizio. In caso contrario, è il banco a svolgere un compito di integrazione.
E quali sono le problematiche principali del banco assistito, spazio che consente elevate marginalità, ma anche costi di gestione non indifferenti?64_GDOWEEK07_2016_Formaggi4
Secondo Nicolò Salmaso, assistente category surgelati e latticini di Migross, “uno dei problemi fondamentali del retail è quello di trovare banconisti con competenze specifiche, dovendo maneggiare prodotti a minor durabilità e più esposti all’ambiente esterno. Va ammesso che le insegne della distribuzione moderna in genere riducono gli investimenti sulla formazione degli addetti perché puntano sul contenimento dei costi. Questo è uno dei motivi per cui si privilegia il take away, con prodotti preconfezionati nel punto di vendita oppure forniti da produttori locali. I vantaggi del take away sono riassumibili in questi punti: il risparmio di tempo per il consumatore, il fatto di avere un prezzo chiaro e immediatamente percepibile rispetto al banco al taglio e, infine, una minore criticità dal punto di vista igienico-sanitario”. La costruzione di un layout merceologico è vincolata alla scelta di quali formaggi inserire all’interno del  banco assistito e quali destinare al  take away. Nel caso di Migross il take away si incentra in particolare sulle principali Dop come Grana Padano e Parmigiano Reggiano e sui formaggi più conosciuti nell’area in cui opera (il veronese), vale a dire Asiago, Montasio, Monte Veronese.
“La nostra insegna -spiega Salmaso- sta al momento cercando di promuovere attraverso il take away alcuni formaggi tipici del Veneto (L’Angelico del Grappa, il Morlacco del Grappa,  il Bastardo del Grappa e il Dolce Raggio) contraddistinti dal marchio ‘Frutti di un Territorio’ e prodotti da Centro Veneto Formaggi, che fornisce sia le forme sia il preconfezionato. Si tratta di produzioni locali che utilizzano latte 100% veneto e mirano a incrementare la cultura del formaggio: un’operazione positiva considerando le buone rotazioni”.

64_GDOWEEK07_2016_Formaggi2L’innovazione a libero servizio
Per quanto riguarda le referenze a libero servizio a peso imposto, gli assortimenti sono abbastanza standardizzati e incentrati sui formaggi industriali di marca. È tuttavia in quest’area che si sviluppano maggiormente le innovazioni, come i prodotti ‘pronti in tavola’ o ‘pronti da cucinare’ costituiti da formaggi preaffettati e porzionati di grana (scaglie, cubetti, grattugiati). “Si tratta di tipologie a maggior contenuto di immediata usabilità che hanno visto aumentare negli anni lo spazio loro dedicato”.
Fra gli esempi di chi sale e chi scende si può citare il trend positivo dei formaggi a fette naturali che ha  penalizzato i formaggi fusi a fette.
Mantenendo un ragionamento schematico e generale, si evidenzia come il banco assistito sia caratterizzato da un vissuto selezionato, di qualità elevata e diversificazione dell’offerta che tiene conto in particolare dei localismi. Il display dei formaggi confezionati a peso imposto è certamente più standardizzato, con una presenza significativa della marca industriale  (laddove nel banco al taglio il brand rimane praticamente assente, molto più di quanto accade nei salumi) e prodotti che hanno una performance  simile in tutte le aree geografiche.

Le private label puntano sui classici
Le marche del distributore -come le marche d’industria- svolgono un ruolo significativo soprattutto nei formaggi confezionati a peso imposto. Vantano una quota a valore di circa il 23%. La loro presenza varia alquanto per tipologie presidiate, ma queste risultano essere, solitamente, quelle che fanno i maggiori volumi. Il segmento principale di copertura è rappresentato dai formaggi grana e altri duri, con una quota della marca del distributore del 38% sulle vendite in valore. Seguono i formaggi da tavola interi e porzionati con il 30%, quindi mascarpone (28%), ricotta e mozzarelle (con circa il 25%) e crescenza (con il 20%). Il ruolo assunto dalla private label, grazie anche al posizionamento di convenienza, è sottolineato dal fatto che in questi segmenti strategici essa rappresenta il primo (come nei grana e altri duri) o il secondo player (come nelle mozzarelle).
Secondo Stefano Sciancalepore di Megamark “la marca del distributore segue a ruota i trend, senza esasperare ed esagerare nelle proposte. Il suo limite è da ricercare soprattutto nei  volumi disponibili, che in alcuni casi inficiano il potenziale. Altro punto debole è l’innovazione di prodotto. Compito del retail è provare, esplorare e ricercare formaggi che stupiscano i consumatori, sempre più attenti e desiderosi di novità, ripeto, senza eccedere”.
Anche Elisa Damoli, category manager private label di Migross, sottolinea come per la private label sia difficile portare a scaffale  grosse novità. “Abbiamo in assortimento soprattutto i formaggi classici della pl come fontal, maasdam, emmental, mozzarelle. Da settembre 2015 abbiamo tuttavia  provato a cambiare: sono state lanciate nel take away vaschette trasparenti di prodotti freschissimi, come burrata, stracciatella con il marchio Fresco Mio”.
Per Sisa nell’assortimento a marchio del distributore le prospettive future  sono in particolare legate all’ampliamento della gamma nei segmenti biologico e salutistico, con l’arrivo per esempio dei prodotti delattosati.

Le promozioni incidono
Sicuramente la promozionalità è un fattore importante in questo mercato per la sua capacità di attrarre il consumatore. Lo stesso si può dire in generale per la leva del prezzo nella competizione orizzontale tra le insegne, soprattutto in tempi di crisi. 64_GDOWEEK07_2016_Formaggi3In cifre, nella distribuzione moderna le promozioni di taglio prezzo superano 1,3 miliardi di euro, vale a dire quasi un quarto delle vendite in valore. Tra le categorie top promozionate, considerando tipologie a peso imposto e a peso variabile, spiccano formaggi fusi, spalmabili, crescenze e mozzarelle, formaggi stagionati e formaggi duri tipici.  Negli ultimi anni è aumentata la loro presenza in volantino e ci sono state sempre più proposte di cut-price con un incremento dell’aggressività a breve termine. La pressione promozionale incide in termini di volumi mediamente per il 37-38% sull’intera categoria. Ma, aspetto non secondario, essa è molto più elevata per le tipologie a peso imposto rispetto a quelle a peso variabile: oltre il 45% contro il 28%. Questo può spiegare, in parte, gli spostamenti  di quote e le preferenze strategiche del retail all’interno delle tipologie di vendita negli ultimi anni.

Esselunga e la famiglia Cerea, accordo per un centro di pasticceria

esselunga
L’obiettivo dell'accordo tra Esselunga e la famiglia Cerea è di realizzare un centro di alta pasticceria a Pioltello, dove si trova già la sede logistica della catena

Bernardo Caprotti, patron di Esselunga, stringe un accordo con la famiglia bergamasca Cerea, che gestisce il locale Da Vittorio a Brusaporto, in provincia di Bergamo. L’imprenditore ha l’obiettivo di realizzare un centro di alta pasticceria a Pioltello, dove si trova già la sede logistica della catena. Si evolve dunque la già consolidata intesa grazie alla quale sui banchi di Esselunga si aveva la pasticceria fresca prodotta dai fratelli Cerea a Brusaporto. In questo caso si tratterebbe di un vero laboratorio dove, sotto la supervisione e i consigli degli chef bergamaschi, per rivoluzionare la pasticceria della grande distribuzione.

 

Pam: passaggio di quote per la famiglia Bastianello

gruppo pam
Il gruppo è attivo con 650 punti di vendita in Italia, ha registrato nel 2014 un fatturato di 2,4 miliardi e conta su un patrimonio immobiliare di oltre735mila metri quadrati

La famiglia Bastianello, ai vertici della Vis, la società che attraverso Gecos detiene il 100% del gruppo di supermercati Pam, ufficializza il passaggio generazionale.

Arturo Bastianello, possessore del 16,67% di Vis, da lui presieduta, ha donato in nuda proprietà in parti eguali il 16% ai suoi quattro eredi Alessandro, Tito Francesco, Maria Francesca e Federico, riservandosi l'usufrutto. Stessa cosa hanno fatto le due sorelle, Marina e Cristina, con i figli Marella e Virginia, e Francesco e Olimpia.

Il gruppo è attivo con 650 punti di vendita in Italia, ha registrato nel 2014 un fatturato di 2,4 miliardi e conta su un patrimonio immobiliare di oltre735mila metri quadrati.

Cibus 2016: obiettivo benessere. Un’edizione che riparte dalla salute

Sinergia è la parola d’ordine che è riecheggiata con maggiore frequenza durante il convegno di apertura della 18ma edizione di Cibus

Sinergia è la parola d’ordine che è riecheggiata con maggiore frequenza durante il convegno di apertura della 18ma edizione di Cibus

Sull’onda del successo planetario ottenuto da Expo, ma anche alla luce degli ottimi risultati prodotti dal Piano straordinario per il Made in Italy, che ha permesso all’export alimentare nazionale di superare i 34 miliardi di euro nel 2014 (+2,7% sul 2014), tutte le figure istituzionali che si sono avvicendate sul palco dei relatori hanno sottolineato l’importanza che il saper fare sistema riveste per la salute di un comparto tanto strategico per l’economia nazionale.

“Trovare soluzioni intelligenti per mettere a sistema le diverse capacità produttive è fondamentale per poter gestire e vincere la competizione globale -ha dichiarato Ivan Scalfarotto, Sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico-. Le fiere sono un momento di esaltazione collettiva di talenti individuali, e Cibus è indubbiamente un brand prezioso per il Made in Italy nel mondo, specie in chiave anticrisi”. Non poteva che insistere sul tasto della unitarietà, ma non non ha voluto nascondersi dietro un dito il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, che ha ricordato le molte criticità del settore, in primis la sofferenza di alcune filiere (vedi zootecnia). “Agricoltura e industria devono collaborare e non fronteggiarsi. L’esperienza di Expo ci deve servire per costruire un modello di collaborazione nuovo. Da parte nostra ci impegneremo sul fronte del potenziamento dei contratti di filiera”, ha sottolineato, sollecitando un maggior dialogo tra i diversi livelli produttivi. Assolutamente di rilievo la partecipazione del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che ha focalizzato il suo intervento sull’importanza che il cibo riveste per la salute dei consumatori e sul livello di sicurezza e ricerca espresso dal settore agroalimentare nazionale. Un tema quello del benessere sul quale su focalizza sempre più l’attenzione di consumatori e industria, che presenta anche importanti risvolti economici. Tanto che è sembrata assolutamente  logica l’affermazione fatta da Lorenzin in chiusura del suo intervento ha auspicato la partecipazione del Dicastero come patrocinante della prossima edizione di Cibus.​

Il Centro fa…centro con 1 milione di presenze

DAVIDE PADOA INAUGURAZIONE IL CENTRO arese
Davide Padoa, ceo di Design International

Il centro commerciale Il Centro, inaugurato ad Arese (Mi) il 14 aprile 2016, uno dei più grandi d'Italia con 93.000 mq di Gla, e il più grande della Lombardia, ha toccato il milione di presenze, in meno di 20 giorni dall’apertura. Lo shopping centre realizzato da Finiper (Iper la grande i) di Marco Brunelli sulle ceneri dell'Alfa Romeo, con progetto di Design International (nella foto il Ceo, Davide Padoa), ospita 250 negozi, non pochi dei quali nuovi per il mercato italiano, come Primark, all'interno di una galleria innovativa e concepita con criteri di massima percorribilità e visibilità. La notizia arrivata oggi conferma l'impatto del nuovo polo commerciale come destinazione fortemente calamitante non solo in termini di shopping.

Restyling per la profumeria di Coin Excelsior Venezia

Il department store conta su uno spazio più grande con una selezione di brand e linee di prodotto esclusive

 

di Barbara Trigari

Il Gruppo Coin ha realizzato appositamente per la location veneziana del secondo Coin Excelsior italiano (dopo quello di Roma in Via Cola di Rienzo) un reparto profumeria con forte enfasi sui temi della selettività e distintività. Si rivolge, insieme al premium department store sviluppato su 4 piani, Coin_Corte Centrale_profumeria_3ai turisti e ai cittadini veneziani con una proposta spesso esclusiva in termini di brand o linee di prodotto, e sempre selettiva per quanto riguarda l’assortimento nell'abbigliamento e accessori, che affianca modernità e stile tradizionale.

coin_Limosani_BeHappy_2La profumeria si sviluppa su 270 mq, mentre prima della ristrutturazione la superficie era di 200 mq, e amplia il proprio assortimento per venire incontro alle richieste della clientela con fragranze firmate Tom Ford, Bottega Veneta, Cartier, Jo Malone London, Mugler, Maison Margiela.

L'obiettivo è trasmettere il concetto di essere un punto di riferimento, una casa accogliente, aperta a tutti e, allo stesso tempo, lussuosa. Il format verrà replicato in altre location importanti italiane, e all'estero, dove la prima tappa sarà Mosca.

 

Speciale Cibus 2016 – CONVEGNO: Alla scoperta del Made in Italy all’estero

Oggi 9 maggio, alle 17:00 PAD. 7 STAND D115/D117

Cosa rende un prodotto italiano interessante agli occhi di una catena soprattutto se straniera? Come declinare la presenza di un brand a scaffale in modo che trasmetta valore, distintività, originalità? Cosa chiedono i buyer e i category per valorizzare i prodotti italiani?
A queste ed altre domande cercheremo di rispondere nel Salotto di Gdoweek e Mark Up in una serie di incontri con retailer italiani ed esteri che ci racconteranno il loro punti di vista sugli elementi di forza e di debolezza dei prodotti che rientrano sotto il cappello del Made in Italy.

Nella giornata di oggi interverranno:

Aspiag Nordest – Stefania Micoli

Spar Austria – Norbert Moharitsch

L’Angelica apre un temporary store in Stazione Centrale a Milano

Temporay L'Angelica Centrale MilanoDopo il temporary store recentemente inaugurato all’interno del Green Park di Riccione e tutt’ora aperto, Istituto Erboristico L’Angelica replica a Milano in Stazione Centrale con un elegante negozio che accoglie viaggiatori, e non, in transito al piano binari. Una vera e propria oasi di relax in cui, prima di partire per un viaggio o prepararsi ad un incontro di lavoro, sarà possibile abbandonarsi agli intensi profumi delle tisane, dei tè, e degli infusi.

Il concept dello store punta precisamente ad offrire un piacevole attimo di relax, avvolti da un’atmosfera armoniosa e naturale, nel cuore di un luogo dove il dinamismo e la fretta la fanno da padrone. L’esperienza della natura si trasforma così in un momento esclusivo: a tutti coloro che vorranno entrare nel magico mondo L’Angelica, verrà offerto un assaggio gratuito di una tisana o un infuso e sarà una piacevole occasione per scoprire l’intera gamma di prodotti L’Angelica: Nutraceutica, Personale Care e Oral Care, una linea completa che permetterà ai visitatori di conoscere direttamente il prestigioso marchio L’Angelica nella sua totalità.

Speciale Cibus 2016 – Pomodoro trasformato addio alla commodity?

L’inserimento di referenze premium e a elevato livello di servizio mira a recuperare marginalità al reparto. Centro strategico è la marca del distributore (da Gdoweek 8 - 2016)

C’è un obiettivo che accomuna retail e industria nel mercato del pomodoro trasformato: essere competitivi a scaffale e, contemporaneamente, generare valore per aumentarne la redditività. Il comparto vanta un livello di penetrazione che sfiora il 100%, eppure nella gdo ha iniziato a perdere quota in tutti i segmenti. In controtendenza appaiono solo i sughi pronti, che crescono (+5%), ma rappresentano una piccola quota del mercato. Per ribaltare la situazione nella restante parte del mercato, le aziende si stanno impegnando a creare prodotti, packaging e formati nuovi. Puntano su qualità e italianità delle materie prime, etica del lavoro e sostenibilità ambientale. In parallelo c’è da vincere la sfida della comunicazione, non solo pubblicitaria ma anche divulgativa: far capire ai consumatori l’importanza di un’alimentazione sana, della quale il pomodoro può essere un elemento fondamentale. Infine, ultimo ma non meno importante, occorre migliorare l’integrazione e aggregazione di tutti i componenti della filiera per distribuire meglio le risorse, anche perché nelle campagne, soprattutto al Sud, si fa fatica a far quadrare i conti.

102_GDOWEEK08_2016_Pomodoro_intRidurre l’incidenza promozionale
Alla distribuzione il mondo della produzione chiede principalmente una cosa: smettere di considerare i derivati del pomodoro come commodity. Un atteggiamento che concretamente porterebbe una riduzione delle vendite in promozione. L’incidenza promo oggi riguarda circa il 37% del totale. Forse è anche per questo motivo che quella dei derivati del pomodoro è una delle categorie dove il consumatore risulta più infedele al brand e finisce per scegliere in base al prezzo. Dal canto loro i retailer cercano al contrario un difficile equilibrio tra la necessità di trasmettere ai consumatori un elevato percepito di convenienza con promozioni e prodotti di primo prezzo e il bisogno di aumentare i margini. Lo perseguono con l’inserimento di referenze premium, allargando la platea bio, spingendo sulle private label (nonostante nel 2015 la quota di vendita sia calata dell’8% a volume e a valore), dando sempre più spazio a prodotti con un alto livello di servizio come le passate aromatizzate e i sughi pronti. Questo il quadro che emerge dalla ricognizione fatta sentendo le principali aziende di trasformazione, le catene della gdo e cercando un riscontro sul campo su come sono organizzati gli scaffali di alcuni ipermercati.

Nuova linfa al comparto
“Per dare dinamicità e nuova linfa a questo comparto la nostra strategia è lavorare su prodotti innovativi, nuove ricette che abbiano anche alto valore aggiunto -spiega il direttore acquisti di Crai, Carmelo Carriero-. In primis cerchiamo di presidiare i nuovi trend: non a caso nella linea Crai Bio che è stata lanciata da poco ci sono due referenze di pomodoro, la Passata e la Polpa di Pomodoro Bio”. Osservando la gondola Crai in un punto di vendita in provincia di Torino si nota come la passata a marchio dell’insegna nel classico formato da 700 grammi sia collocata nella migliore posizione a scaffale, sovrastando la stessa tipologia proposta dalla marca di riferimento. I pelati si guadagnano soltanto la parte bassa, ma lo schema riproposto è il medesimo: in posizione prioritaria la private label, poi i marchi. Una zona riservata è dedicata al bio: ai concentrati e alle referenze particolari, con formati più ridotti. La scontistica è applicata principalmente sulle referenze a marchio del distributore. “La private label è uno dei nostri asset strategici -sottolinea Carriero- è un elemento caratterizzante della vision e della strategia di Crai che insieme ad altri elementi, come il format, l’assortimento e la comunicazione, consente di rafforzare la brand identity dell’insegna. Inoltre, è un elemento che fidelizza la clientela”.

Esposizione consolidata
Nell’iper di Casalecchio, alle porte di Bologna, Carrefour propone uno scaffale piuttosto tradizionale. Anche in questo caso nel ripiano centrale spicca la passata private label (nelle varianti classica e rustica), sopra e sotto i principali brand nazionali. Nello scaffale inferiore finiscono i pelati, il concentrato e una gamma di primo prezzo quasi del tutto composta da referenze a marchio dell’insegna. Poco spazio viene concesso al bio e per questa categoria manca il prodotto del distributore. Alla fine dello scaffale, affacciata sul corridoio centrale, risalta l’isola di offerte su bancale. “È una categoria di traffico che vive molto di attività promozionali soprattutto su passata e polpa -ammette il direttore drogheria dolce e salata Carrefour Italia, Roberto Borin-. C’è molta competizione sui prezzi, con il risultato di svilire la categoria. Carrefour sta cercando di portare valore aggiunto lavorando con fornitori e brand che investono in maniera adeguata sulla qualità, sui prodotti legati al territorio e sulla comunicazione”.

Un ruolo d’onore al bio
Esselunga nel reparto derivati del pomodoro mette in primo piano la passata bio con il proprio marchio. In generale lo scaffale del retailer di Pioltello si caratterizza per un alto numero di referenze premium, molte delle quali in piccoli formati. Alta immagine, pur mantenendo una percezione di prezzo conveniente. L’integrazione viene lasciata alle marche principali del mercato italiano. Anche Esselunga propone la classica isola promozioni fuori scaffale. Lo schema espositivo viene replicato sulla polpa, con molto spazio per la private label, sia classica che bio. In un iper situato in una zona popolare della periferia di Bologna, Coop mostra un reparto dove le marche d’impresa hanno più spazio dell’etichetta della cooperativa; il bio c’è , ma non troppo in evidenza. Lo caratterizza però il fatto di essere affidato a prodotti di aziende del territorio. Anche Conad ha costruito lo scaffale puntando sul proprio marchio con le passate classica e rustica, entrambe inserite nel paniere dei ‘bassi e fissi’. Attorno a queste ruotano i brand più noti, poi una buona scelta di prodotti bio e di sughi pronti.

L’articolo completo su Gdoweek n. 8 – 2016

Alce Nero al restyling completo del packaging

Presentata a Cibus 2016 la nuova veste dei prodotti pensata per valorizzare il concetto di circolarità con cambio di confezioni e grafica.

L'idea è quella di rispondere a un consumatore è sempre più attento ai messaggi e ai valori comunicati dalla marca. Così Alce Nero punta su un importante restyling del packaging per tutti i prodotti, volto ad implementare l'identità distintiva del brand.

Il cambiamento presentato in occasione di Cibus 2016 coinvolge la grafica con piccole variazioni, mentre l’intero system delle confezioni si trasforma in misura più sostanziale, con inserimento sul fronte di ingredienti principali, lavorazione e materie prime. Una sintesi visual che vuole premiare il concetto di circolarità.

“Nostro obiettivo è quello di garantire ai pack un miglior impatto a scaffale e dare massima informazione per il fruitore, evidenziando fortemente la materia prima e la sua composizione. Entro la fine del 2017 il restyling sarà completato su tutte le referenze”, spiega  Gianluca Puttini, direttore marketing e trade marketing di Alce Nero.

A livello di prodotto è recente l'introduzione a scaffale della linea senza glutine in quattro formati di pasta, cui si aggiungeranno presto i frollini e i sostitutivi del pane. Alce Nero porta poi in fiera anche le nuove referenze in ambito di farine, molte delle quali macinate a pietra e a base di grani provenienti dalla propria filiera.

Il Gruppo Alce Nero ha chiuso il 2015 a 65 milioni di euro di fatturato con performance positive su tutti i canali distributivi.

Speciale Cibus 2016 – L’attuale reparto ortofrutta e le sue evoluzioni

I retailer ritengono ormai maturi i tempi per un approccio alla gestione di frutta e verdura con una logica più orientata alla valorizzazione delle differenti categorie presenti (da Gdoweek 8 - 2016)

Il retail conferma il ruolo strategico dell’ortofrutta e cerca per questo di intercettare in maniera proattiva le richieste emergenti da parte della domanda, adoperandosi a rinnovare il reparto. Come? Attraverso percorsi di analisi e di avvicinamento al proprio cliente-consumatore autenticamente distintivi. Anche per gli operatori del comparto sembrano maturi i tempi per approcciarsi alla gestione dell’ortofrutta con una logica più marcatamente orientata alla valorizzazione delle differenti categorie presenti nel punto di vendita, impiegando un approccio scientifico, utile a soddisfare il cliente-consumatore e funzionale a sostenere le performance di reparto, esprimendo indicatori economici soddisfacenti. Il comparto ortofrutta ha chiuso, infatti, il 2015 con il segno positivo. A fronte di prezzi medi stabili, il mercato domestico registra un volume di acquisto al consumo in crescita rispetto al 2014 per la frutta pari al +3,7% e per gli ortaggi al +2,2% (Fonte: Rapporto 2015 Macfrut Consumers’ Trend), per un totale superiore alle 8 milioni di tonnellate. Analizzando le dinamiche di acquisto sul fronte dei canali distributivi, gdo e normal trade, è interessante notare come:

- lato gdo assistiamo all’ulteriore aumento della quota espressa, che in dieci anni evolve dal 48% al 62% a volume. Tale crescita è trainata dal discount, format che, con un’incidenza del 13% dal 2006 al 2015 raddoppia il proprio peso e dal supermercato che negli ultimi quattro anni, consolidando una quota pari al 35%, si conferma luogo preferenziale per l’acquisto di ortofrutta in Italia.

- lato normal trade, a fronte di un forte ridimensionamento a livello nazionale e un’incidenza che passa dal 53% del 2006 all’odierno 38%, si evidenzia un peculiare dinamismo intra-canale. In particolare, si registra un incremento della quota relativa ai negozi specializzati che veicolano il 20% degli acquisti con un +5% rispetto al 2014, a fronte di una sostanziale riduzione del ruolo degli ambulanti, che, con il 16% del 2015, vedono dimezzarsi la propria quota a volume nell’arco del decennio.

Gdoweek ha chiesto a Michele Leone, responsabile commerciale ortofrutta Apulia distribuzione, Maurizio Nasato, caposettore acquisti F&V Pam Panorama e Emanuele Tulli, buyer ortofrutta Cedi Marche un opinione sul fenomeno evolutivo del raparto.

Come ritiene debba evolvere l’attuale concept del reparto ortofrutta, per rispondere alla rinnovate esigenze della domanda?

Leone: Stiamo cercando di far capire ai consumatori che siamo a conoscenza di tutte le informazioni legate al prodotto; lavoriamo quindi alacremente per aumentare questa consapevolezza, mediante tutti gli strumenti di cui Apulia Distribuzione dispone. La nostra mission è distribuire un prodotto sempre più fresco, non dimenticandoci l’aspetto legato alla durata ecco perché puntiamo verso una shelf-life sempre più lunga.

Nasato: La tendenza multietnica ed innovativa (modelli di consumo, diete ecc.) porta la domanda ad una sempre più elevata frammentazione; consumi un tempo a noi ignoti sono emersi (daikon, bieta cinese, curcuma, ginger, goji, platano, bananito e sarebbe una lista assai lunga) in presenza di volumi complessivi non crescenti, da cui la necessità di fare spazio a nuovi frutti e verdure a parità di area complessiva. È necessario operare attraverso una ottimizzazione che riduca quanto destinato ai prodotti storici e verticalizzare le esposizioni ove possibile, per mantenere le aree assegnate. Registriamo un sempre più marcato orientamento verso il Pronto e/o Veloce, con penalizzazione di frutta e verdura tradizionali e, per contro, più tempo indirizzato a mondatura, lavaggio e cottura (carciofi, cardi, funghi ecc).

Tulli: Immaginiamo un reparto ortofrutta dove la marca del distributore abbia un ruolo sempre più importante, soprattutto nel controllo delle filiere, e dove sia necessaria la presenza dei pochi brand che esistono in questo comparto. La profondità assortimentale la farà da padrone; sarà necessario spingere sulle destinazioni d’uso delle singole referenze e, per far questo, il prodotto confezionato con un packaging comunicativo ed accattivante, avrà ampi margini di crescita. Obiettivo soddisfare l’evoluzione dei nuovi stili e occasioni di consumo, in continuo cambiamento.

La promozione dell’ortofrutta

Qual è il trend promozionale registrato nella vostra catena con riferimento all’ortofrutta e quali i ritorni prodotti in termini di efficacia della leva?

Leone: Siamo in linea con i dati di Nielsen in quanto la pressione promozionale è effettivamente diminuita. Ci rendiamo conto che le politiche adottate stanno garantendo risultati positivi. Riscontriamo un incremento di fatturato, sinonimo del fatto che il cliente ci sta dando ragione, favorendo la sostenibilità economica.

Nasato: Nel nostro caso emerge una tendenza ad aumentare la leva promozionale, con opportunità di acquisto particolari ed instore; l’orientamento a spostare sulla superficie di vendita le azioni, per disimpegnarsi sul volantino, crea un insieme di promozioni, che forse da Nielsen non viene mappato. Ne scaturisce solo un calo dell’incidenza del volantino.

Tulli: Anche per noi nel 2015 la pressione promozionale si è ridotta di alcuni punti; per quanto riguarda la classica comunicazione a volantino, crediamo che sia necessario comunicare non solo la convenienza dei prodotti, ma anche il loro valore. Da inizio 2016 abbiamo iniziato a promuovere prodotti premium, Dop e Igp con adeguate evidenziazione a volantino, per comunicare le caratteristiche e le proprietà distintive del prodotto e del territorio di provenienza. In aggiunta alla comunicazione a volantino, sempre più spazio e risorse sono dedicate alle attività di CRM; strumento, questo, che ci consente di soddisfare nel miglior modo le singole esigenze di acquisto e che diventerà sempre più strategico.

Le aree di lavoro produzione-distribuzione

Quali aree di lavoro ritiene strategico presidiare nel rapporto con i fornitori di prodotti ortofrutticoli?

Leone: Innanzitutto, siamo alla continua ricerca di fornitori con requisiti di qualità necessari e certificazioni riconosciute, per creare un rapporto più improntato alla collaborazione in qualità di partner, piuttosto che imprese interessate a limitarsi al ruolo di fornitori spot. A tal proposito gli strumenti di comunicazione e marketing strategico di cui l’azienda dispone, sono improntati non solo all’individuazione di nuovi partner, ma anche al coinvolgimento continuo di quelli già acquisiti, per aumentarne ulteriormente la visibilità agli occhi del consumatore.

Nasato: Intravvedo tre sentieri: il prolungamento delle campagne con l’affermazione dei prodotti ‘precoce / tardivo’, favoriti anche dalla minor rigidità del clima nel nostro Paese; una maggior sinergia distribuzione/ produzione per sollecitare la produzione di varietà emergenti e che l’agricoltura tradizionale sarebbe restia ad adottare (melograno, berries ecc.); operare sulla comunicazione, involucro e marketing per sostenere la frutta e verdura, pur essendo abituati ad appoggiarla su una cassetta, che comunque si vende lo stesso.

Tulli: L’evoluzione del rapporto con il fornitore rappresenta una delle principali leve di sviluppo per il settore ortofrutticolo; il nuovo consumatore, sempre più esigente in termini di qualità e di servizio, può essere soddisfatto solamente in un rapporto di partnership fra distributore e fornitore, che abbia come obiettivo comune la sua soddisfazione e la sostenibilità economica di tutti gli attori della filiera. Qualità di prodotto e qualità di servizio tout court, sono elementi che i nostri fornitori non possono farci mancare.

94_GDOWEEK08_2016_OrtofruttaIl category management applicato

Adottate politiche category management nella gestione del reparto?

Leone: La nostra azienda ha una struttura di category management dedicata che applica le logiche di gestione alla rete di vendita ed ai differenti reparti.

Nasato: La gestione dell’assortimento, la valutazione degli indicatori economici e la ripartizione per cluster avviene in relazione alla potenzialità del punto di vendita. Il reparto è stato suddiviso in 10 aggregati merceologici (frutta, verdura, piante & fiori, legumi e semi secchi, 4° gamma verdura, 4° gamma frutta, 5° gamma, frutta secca, frutta e verdura bio, olive); ciascuno di essi esprime un proprio conto economico e al loro interno, viene poi valorizzato il localismo, che è considerato da noi un elemento strategico.

Tulli: In ortofrutta l’attività di category management è iniziata dal mondo della IV gamma, per poi andarsi a spostare verso altre categorie importanti del reparto. Partendo sempre dalle esigenze, richieste e tendenze del consumatore e del mercato, lavoriamo per garantire al nostro consumatore soddisfazione e completezza di acquisto, cercando di rispettare e nello stesso tempo garantire gli obiettivi che ci siamo preposti. Il cliente-tipo è attento alla tracciabilità, ricerca l’origine e ha un occhio di riguardo per il prodotto a km zero.

Speciale Cibus 2016 – Workshop Supermercato 24

supermercato24-teamSu Supermercato24 si fanno fare la spesa 500 italiani al giorno! Come funziona: si sceglie online il proprio supermercato di fiducia e si selezionano i prodotti delle proprie marche preferite, uno shopper selezionato dall’azienda farà la spesa per conto dell’utente e la spesa verrà consegnata dove desiderato, all’ora desiderata, anche in 1 ora.

Enrico Pandian, CEO e fondatore dell’innovativa startup Supermercato24, sarà a CIBUS per presentare l’evoluzione del rapporto dei consumatori con l’Industria di Marca e il suo trend di crescita.  L’appuntamento è per lunedì 9 maggio 2016 alle ore 16:00 Sala Workshop  - Pad 4

Speciale Cibus 2016 – Pasta, nuovi pretendenti insidiano la semola

Un tempo dicevi pasta e pensavi allo spaghetto di grano duro. Oggi pasta significa anche altro: Kamut, cereali, riso ... lo scaffale cambia. Ai retailer la scelta: dove si mette lo specialty? E il regionale? Il gluten-free? (da Gdoweek 8 - 2016)

Un tempo dicevi pasta e pensavi allo spaghetto di grano duro. Oggi pasta significa anche altro: Kamut, cereali, riso ... lo scaffale cambia. Ai retailer la scelta: dove si mette lo specialty? E il regionale? Il gluten-free?

La pasta secca, compresa quella all’uovo, sviluppa nei format moderni un volume di oltre 700.000 tonnellate per un valore corrispondente che supera i 1.100 milioni di euro. Attualmente le vendite sono trainate soprattutto dai prodotti salutistici (integrale, kamut, pasta senza glutine). 112_GDOWEEK08_2016_Pasta_BoxAlla pasta secca di semola resta l'onore di fare circa il 90% dei volumi e rimanere per il momento il primo segmento del reparto. All'arrivo davanti allo scaffale il consumatore impatta in un assortimento suddiviso per marche e fasce di prezzo. Il prezzo determina il posizionamento e la differenziazione tra primi prezzi, marche del distributore (convenienza), fascia centrale occupata dal leader e, a salire, la proposta premium. Le variabili fra un retailer e l'altro nel display sono costituite soprattutto dalle marche regionali, che in alcune aree possono avere un ruolo importante. Anche le abitudini di consumo di un’area piuttosto che di un’altra determinano un diverso rapporto tra i vari segmenti. Così la pasta secca all’uovo ha un picco di vendite nel Nordest (30% sul totale Italia) mentre il consumo salutista è più concentrato al Nord rispetto al Centro-sud. Se guardiamo alle logiche di definizione degli assortimenti, il quadro risulta più chiaro e determinato dall'incidenza della marca leader. Come evidenzia Gloria Ballandi, responsabile acquisti di sede di Sisa: “Nella pasta secca il primatista è incontrastato. Esistono, tuttavia, realtà locali altrettanto forti e radicate in contesti specifici. In questo comparto, la regionalità incide per forza di cose. Con un player dominante in ambito nazionale agli altri protagonisti restano aperte le potenzialità territoriali”. Lo stesso discorso vale secondo Sisa per le logiche espositive. “La marca di riferimento propone layout, merchandising ed anche proposte innovative di prodotto che sostiene sia all’interno del negozio sia sui media nazionali”. Che la regionalità sia un fattore importante lo conferma Filippo Marano, category manager food di Multicedi. “L’insegna Decò è interregionale. Giocoforza i nostri assortimenti nella categoria si adeguano alle specificità territoriali, dando spazio a marchi locali e a formati speciali che accentuano il livello di attrazione e fidelizzazione dell’acquirente”. Anche secondo il Pastificio Granoro il localismo è essenziale per differenziare gli assortimenti. Uniformare senza regionalizzare significa appiattire gli assortimenti. In Puglia non si può fare a meno di avere 2-3 competitor regionali. Lo stesso vale per Sicilia, Campania e tutte le regioni con elevata presenza di pastifici locali. Il produttore locale differenzia gli scaffali e lega il negozio al territorio.

Il ruolo del salutismo
Vi è da chiedersi se le paste salutiste stiano determinando davvero nuovi equilibri rispetto all’offerta di semola tradizionale, dati i loro trend di crescita in doppia cifra. Le proposte integrali, con grani antichi, con legumi, senza glutine hanno fatto registrare nel complesso un interessante +25% nel 2015. Benché questo segmento marginale valga ancora solo il 5% del mercato totale, incassa in ogni caso un'attenzione crescente. Secondo Filippo Marano di Multicedi “il segmento salutistico sicuramente sta trainando la categoria in questa fase. Registriamo incrementi considerevoli nel breve e medio periodo. Cresce anche la numerica delle referenze e i brand sono sempre più numerosi. A oggi, dunque, l’ipotesi di collocarle in uno scaffale dedicato diventa probabilmente una necessità dettata dalla accentuata segmentazione, specie nelle superfici di vendita più grandi che permettono tale estensione”. Fra i fornitori si ritiene che le referenze speciali dovrebbero essere collocate con la altre paste ed avere la più ampia profondità di assortimento. Lo scaffale salutistico tenderebbe a ghettizzare il consumatore; l'esposizione comune consentirebbe viceversa anche all'acquirente che abitualmente non consuma questi prodotti di avere un elemento di confronto in più. L'assortimento andrebbe rivisto senza spingere su una eccessiva proposta di marche differenti: meglio rispondere (a parità di facing espositivi) a un numero di esigenze più ampio.112_GDOWEEK08_2016_Pasta

 

Coop Alto Garda, ricavi in calo nel 2015

coop alto garda
La cooperativa del Trentino nel 2015 registra i ricavi netti delle vendite al dettaglio che hanno raggiunto quota 29.238.481 euro, cioè l'1,25% in meno rispetto al 2014

Coop Alto Garda, cooperativa di consumo del Trentino, nel 2015 registra i ricavi netti delle vendite al dettaglio che hanno raggiunto quota 29.238.481 euro, cioè l'1,25% in meno rispetto al 2014 (-370.117 euro).  “Nonostante gli sforzi compiuti – sottolinea Chiara Maino, presidente della cooperativa– il bilancio 2015 chiude con una perdita di 383.515 euro, risultato in parte prevedibile per il ridimensionamento dei consumi alimentari. La recessione, infatti, ha lasciato segni profondi anche sul consumo alimentare: un tempo rientrava fra le spese obbligate mentre ora le famiglie risparmiano pure in questo ambito”.

Ai 16 mila soci, quindi, presumibilmente non sarà stornato nulla. Se ne discuterà comunque la prossima settimana in occasione dell’assemblea che si terrà al Palacongressi a Riva, durante la quale si dovrà approvare il bilancio chiuso lo scorso 31 dicembre e per discutere di alcune questioni ad incominciare dalla modifica dei rapporti con Sait che rifornisce, in esclusiva, tutti i punti di vendita della catena.

Nel corso degli ultimi anni, Coop Alto Garda ha effettuato investimenti e riorganizzato la rete vendita. Nonostante tutto si è registrato un calo delle vendite e un anno, il secondo consecutivo, con il segno negativo.  “Gli anni che ci aspettano richiedono al movimento cooperativo di trovare nuovi orizzonti di impresa e di solidarietà, non inferiori a quelli disegnati e praticati nel dopo-guerra. – spiega Chiara Maino - Non è in crisi il modello cooperativo, è in discussione il tessuto imprenditoriale e produttivo dell’intero Paese. Compito nostro è reagire, innovare e investire, seguendo  quei  valori  di  giustizia  sociale  e  responsabilità  che  definiscono  l’originalità  della  cooperazione. Coop Alto Garda vuole da un lato perseguire una maggiore convenienza per i soci consumatori, dall’altro intende realizzare un importante piano d’impresa con l’obiettivo di migliorare le performance di mercato e reddituali. Il bilancio di una cooperativa non è  la  semplice  sommatoria  di  numeri:  dobbiamo  guardare  al  bilancio  di  sostenibilità sociale e, in tal senso, Coop Alto Garda ha mantenuto l’impegno quotidiano verso i soci, la comunità e il territorio”.

Speciale Cibus 2016 – Alimentazione: come insegnare ai clienti uno stile sano

Iniziative promozionali e culturali adottate dai retailer per diminuire le cattive abitudini alimentari (da Gdoweek 8 - 2016)

Iniziative promozionali e culturali adottate dai retailer per diminuire le cattive abitudini alimentari

L’obesità sarà il tabacco del prossimo decennio. Ne sono convinti gli analisti di tutto il mondo, che illustrano le similitudini esistenti tra la lotta condotta contro il fumo, che ha portato a una significativa diminuzione dei tabagisti in Occidente, e quella contro i chili di troppo, una vera e propria piaga contemporanea, in particolare tra i bambini e le famiglie con un posizionamento socio economico medio/basso.

La sfida all’obesità, quindi, passerà per forza dal retail, luogo nel quale le scelte alimentari si concretizzano, un’arena privilegiata, quindi, nella quale si possono portare avanti obiettivi di miglioramento, privilegiando prodotti più naturali e a ridotto tenore di grassi/zuccheri/additivi, lavorando sia sull’assortimento sia soprattutto su iniziative, promozionali e culturali, tese a diffondere informazioni più corrette sui consumi alimentari.

Il mio negozio preferito mi fa ingrassare

40_GDOWEEK08_2016_MktNutri2“Di certo le politiche assortimentali e, ancor di più, quelle promozionali possono contribuire a far cambiare le scelte delle famiglie verso opzioni più salutari -dichiara Giampiero Lugli ordinario di marketing operativo all’Università di Parma-. Finora, infatti, si è cercato di educare le persone a tenere comportamenti alimentari virtuosi puntando su un apprendimento cognitivo, quando invece la scelta del cibo è soprattutto determinata dalla mente emotiva; questo implica che, per avere successo, occorre mettere in campo nuovi strumenti. In particolare, si tratta di ridefinire il contesto e le norme sociali in modo da facilitare abitudini alimentari più salutari”.

Ridefinire l’offerta e lo scaffale in base ai contenuti nutrizionali? Oppure agire sui comportamenti d’acquisto, introducendo etichette nutrizionali incentivanti/disincentivanti? Il tema è caldo, in alcuni mercati più avanzati, come quello Uk, i retailer stanno applicando entrambi questi principi, per esempio sostituendo snack dolci in avancassa con alternative salutari. Una decisione, ad esempio, adottata da Tesco sin al 1994, catena pioniera seguita dagli altri competitor. L’ultima in ordine di tempo è stata Morrisons, che ha sostituito gli snack dallo scorso febbraio scorso.

Thun inaugura uno store nel cuore di Torino

brindisi_apertura thun
Madrina dello store è stata Elena Santarelli. Al taglio del nastro anche Ilona Thun, l'ad Paolo Denti e Vittorio Brumotti, campione di bike trial e volto noto della televisione

Nel cuore dello shopping torinese, Thun apre un nuovo store, situato in via Garibaldi 20BIS/L. “Thun crede moltissimo nell’importanza della location e nell’offerta dei migliori standard di accoglienza, personalizzazione e servizio al cliente. - spiega Paolo Denti,  amministratore delegato di Thun - Lo stile e il calore che da sempre ci contraddistinguono sono alla base del successo del nostro brand, che oggi conquista fasce sempre più ampie di appassionati, anche tra i giovani e le nuove famiglie. Forti di questo consenso, confortato anche dai positivi dati di fatturato che stiamo registrando in questi mesi (+10%), vogliamo intensificare ulteriormente la nostra presenza sul territorio italiano, per essere sempre più vicini ai clienti e amici che ci dimostrano tanto affetto”. Gli articoli Thun sono attualmente presenti in 1100 negozi in Europa, di cui 315 monomarca.

 Il negozio torinese ha avuto come madrina Elena Santarelli, neo mamma alla sua prima uscita ufficiale dopo la nascita di Greta. Al taglio del nastro anche Ilona Thun, Paolo Denti e Vittorio Brumotti, campione di bike trial e volto noto della televisione.

U2 e Carrefour portano a scaffale prodotti palm free

palm free
Le insegne distributive ampliano il proprio assortimento con prodotti palm free. U2 e Carrefour portano sugli scaffali dei propri store rispettivamente 29 e 40 referenze

Le insegne distributive ampliano il proprio assortimento con prodotti palm free. È il caso di U2 e Carrefour che portano sugli scaffali dei propri store rispettivamente 29 e 40 referenze. U2 propone  14 tipi di frollini e altri dolci come i Baci di dama e i Cantuccini  affiancati da quattro tipi di torte, crostata di albicocche, frutti di bosco mirtilli e ciliege, due tipi di focacce e nove merendine  e snack dolci e salati,  molti dei quali rientrano nella linea Viaggiator Goloso.

Carrefour, dopo l’esordio a gennaio con un gruppo di dieci biscotti senza olio tropicale,  ha aggiornato l’assortimento con biscotti integrali, taralli,  grissini, pane morbido, bruschette,  strudel, focacce e crackers prodotti da aziende come Galbusera, Panarello, Quality Food, Grssinbon, Bottoli, Colussi.

 

 

Amazon propone l’artigianato sardo

amazon
Amazon apre con la Regione Sardegna una nuova sezione del negozio Made In Italy di Amazon.it, Amazon.co.uk e Amazon.de dedicata all'eccellenza dei prodotti dell’artigianato dell’Isola

Le botteghe artigiane sarde approdano su Amazon che ha inaugurato, con la Regione Sardegna, una nuova sezione del negozio Made In Italy di Amazon.it, Amazon.co.uk e Amazon.de dedicata all'eccellenza dei prodotti dell’artigianato dell’Isola.  Sul web saranno in vendita creazioni in vetro, maschere fenicie e puniche in cuoio, monili etnici isolani, pannelli decorativi in tessuto fino ai complementi di arredo nei legni tipici sardi, e le produzioni appartenenti al progetto di promozione dell’artigianato sardo promosso dalla Regione col portale www.sardegnaartigianato.com.

La selezione di Amazon.it include Terrapintada, un  gruppo di tre artigiani-designer che dal 1996 progettano, sperimentano TERRAPINTADA amazone realizzano interamente a mano ceramiche caratterizzate da un segno marcatamente contemporaneo; Kernos Ceramiche, azienda cagliaritana che dal 2003 produce pezzi artistici interamente realizzati a mano, che vanno dal vaso al pannello pittorico passando dal servizio da tavola al complemento d’arredo;  La KERNOS CERAMICHE amazonPinokkieria di Maestrodascia che ospita al suo interno una vasta fauna di animali legnosi e personaggi che si riferiscono più in generale all’immaginario storico della Sardegna, tra i quali soldati nuragici, Shardana, personaggi Giudicali, pastorelli e tutta un’allegra famigliola di bestiole realizzate con legni di recupero, o con essenze locali, tutto con un occhio di attenzione all’ambiente.

MAESTRODASCIA amazonI clienti possono trovare le informazioni specifiche di ogni prodotto, tra cui le immagini, le descrizioni delle botteghe dove i prodotti sono stati realizzati e le tecniche utilizzate e comprare i prodotti su Amazon.it, Amazon.co.uk e su Amazon.de e,  molto presto, una selezione di prodotti sarà disponibile anche sul sito Amazon.com.

"L’intento di questo segmento del Marketplace è quello di far conoscere i prodotti tipici italiani nel mercato nazionale ed estero” ha dichiarato Francois Saugier, Direttore Servizi ai Seller in Europa di Amazon. Francois Nuyts, Country Manager Amazon di Italia e Spagna aggiunge: “Durante gli ultimi 12 mesi, il numero di aziende italiane che hanno esportato i loro prodotti con Amazon è cresciuto di più del 135% e hanno fatturato più di 165 milioni di euro in esportazioni".

Italian Food Excellence

dmc

Sei un digital manager? La tua impresa è impegnata nella Digital Transformation?

Gli aggiornamenti sulle ultime innovazioni e trend, per gestire la trasformazione culturale in azienda e identificare nuove opportunità di business

css.php