Supermac declina freschi e politica flessibile dei prezzi
Sigma chiude il 2010 in crescita del 20% e nomina Antonello Basciu alla presidenza
Quello che sta per concludersi è stato per Sigma -Società italiana gruppi mercantili associati con sede a Bologna, aderente a Confcooperative- un anno particolarmente positivo, a dispetto del perseverare della crisi dei consumi.
Il Gruppo, infatti, chiuderà l'anno con un fatturato previsto di 3,6 miliardi di euro (+20% sul 2009), contando su una rete di 2.100 punti di vendita, di cui 19 superstore, 428 supermercati, 582 superette, più di 1.000 negozi di vicinato, oltre 80 discount e 12 cash and carry.
Si tratta di performance particolarmente positive -frutto anche delle strategie rese possibili grazie alla partnership avviata nel 2004 con Coop Italia nell'ambito di Centrale Italiana- che assumono ancora più valore alla luce dei festeggiamenti per i primi 50 anni di attività di Sigma, che saranno celebrati con una serie di iniziative a partire da marzo 2011 e sino al 2012.
Cambio al vertice
Aldo Puccini, da sette anni al vertice di Sigma passa il testimone. Riconfermato lo scorso giugno per il terzo mandato, ha infatti deciso di lasciare la presidenza a favore del suo vice Antonello Basciu, direttore generale di CS&D Sardegna: centro distributivo con 371 punti di vendita distribuiti in maniera capillare in tutta l'isola e 600 milioni di fatturato alle casse, CS&D rappresenta la prima realtà distributiva sarda.
“Nel costume del nostro Paese - ha affermato Aldo Puccini- non è così usuale adattarsi a nuovi e diversi ruoli, ma la mia decisione è finalizzata, nella nuova veste di Consigliere delegato, a creare le condizioni utili per realizzare un modello di Centrale più rispondente alle attuali esigenze di mercato e, in prospettiva, accogliere ulteriori opportunità di sviluppo. Punteremo a connotare, in chiave sempre più imprenditoriale, lo spirito sociale e cooperativo, che deriva a Sigma anche dalla sua pluridecennale appartenenza a Confcooperative”.
“La nostra Centrale -ha dichiarato il neo presidente Antonello Basciu- è nota per la sua naturale vocazione all'ascolto degli associati e alla partecipazione dei più importanti eventi degli stessi. Assumo questo prestigioso incarico con grande entusiasmo e la piena consapevolezza delle sfide che ci attendono. Per cominciare, sentiamo l'esigenza di essere più efficienti, di intensificare l'attività imprenditoriale, per offrire alle imprese appartenenti al nostro sistema una filiera equa e ancor più competitiva”.
Metro Group vende i 34 store Saturn francesi a Htm Group
Metro ha confermato di essere giunta ad un accordo di vendita dei 34 store Saturn francesi a Htm Group prorietario dell'insegna Boulanger, ma non ha rivelato il valore della transazione. L'operazione, descritta da Metro come parte del piano di “strategic portfolio optimisation", è in attesa dell'autorizzazione da parte dell'autorithy francese.
Nel 2009 Saturn ha realizzato 583 milioni di euro di fatturato con circa 2.000 dipendenti che manterranno tutti i posti di lavoro. Htm manterrà anche tutti e 34 i pdv e li convertirà nell'insegna Boulanger dopo un periodo di transizione di parecchi mesi.
La notizia dell'interesse da parte della famiglia Mulliez, proprietaria di Auchan e di Htm, verso Saturn France era già circolata su Le Figaro a fine ottobre.
Wincor Nixdorf e Edenred avviano progetto di gestione telematica dei buoni pasto
Wincor Nixdorf e Edenred, proprietaria del marchio Ticket Restaurant, hanno annunciato l'avvio su scala nazionale di un nuovo progetto -il primo a livello internazionale- di gestione telematica dei buoni pasto in grado di rendere più efficiente, veloce e sicura ogni transazione attraverso i ticket.
Moneta elettronica
L'iniziativa consente, in pratica, di trasformare il buono pasto in una sorta di “moneta elettronica” e di abbatterne gli oneri di gestione. Ogni ticket infatti, nel prossimo futuro e nei pdv che aderiranno al progetto, potrà essere gestito completamente in automatico attraverso un innovativo sistema informatico basato sul Web, con tutte le garanzie di sicurezza ed efficienza che questo può garantire rispetto ai tradizionali processi manuali e via posta ordinaria.
Wincor Nixdorf ha infatti realizzato in collaborazione con Edenred una nuova piattaforma software in grado di seguire tutto il ciclo di vita economico del buono pasto, dall'emissione all'incasso, attraverso il suo codice a barre identificativo.
Database centralizzato
Il cuore del sistema è il database centralizzato ospitato nei data center di Wincor Nixdorf che, tramite collegamento con i sistemi informativi dei diversi emettitori, sarà in grado di censire un mercato che conta oltre 500 milioni di ticket all'anno, per un valore complessivo di 2,5 miliardi di euro. A questo database centralizzato ogni retailer potrà accedere in qualunque momento e in modo automatico via Web per verificare la validità del buono pasto presentato dal cliente e registrarne nel caso l'incasso, attraverso un particolare software distribuito con licenza ad uso gratuito da Wincor Nixdorf e che potrà essere integrato su ogni singola cassa. Ogni operatore nel punto di vendita dovrà infatti semplicemente rilevarne il codice a barre tramite il tradizionale scanner e il sistema in pochi secondi darà l'esito della transazione, con modalità molto simili a quelle in uso per le carte di credito.
Oltre all'immediatezza del sistema e alla riduzione dei tempi di raccolta e incasso, l'innovazione tecnologica porterà un altro importante beneficio a tutte le insegne operanti nel territorio italiano, poiché, offrendo maggiori garanzie sull'effettivo incasso dei singoli buoni, permetterà di trasformare l'attuale costo variabile di gestione degli stessi in fisso.
Nessun costo aggiuntivo
La soluzione realizzata da Wincor Nixdorf, già attiva e disponibile, dovrà ora essere accolta e recepita dal mercato. I retailer, che oggi hanno già manifestato forte interesse verso l'iniziativa, aderendo al progetto potranno utilizzare il protocollo per collegare ogni singola cassa al database centralizzato di Edenred, senza costi aggiuntivi. L'obiettivo della società è però quello di poter estendere nel medio periodo l'innovazione anche ai medio-piccoli esercenti.
Secondo Nielsen, cucina e tecnologia sotto l’albero di Natale 2010
Gli acquisti per le prossime festività natalizie ruotano attorno a due tematiche principali: cucina e tecnologia. Ad affermarlo è The Nielsen Company, che confrontando le risultanze di fonti diverse, nota come le prime tre settimane di preparazione al Natale (15 novembre- 5 dicembre) abbiano evidenziato una concentrazione della spesa su alcune categorie.
I trend più interessanti
Per esempio, osservando gli andamenti delle categorie più stagionali del periodo -rilevati da Nielsen Trade- e segmentando le stesse per tipologia di consumo, evidenzia che i prodotti per la preparazione e consumo di cibo in casa segnano trend di crescita interessanti: pentole, bicchieri, piatti, e posate usa e getta, frullatori, forni a microonde, food processors, sacchetti per cottura; lenticchie e zamponi e strutto, lievito, uova, liquori e decorazioni
per dolci, polenta pronta, formaggi per fonduta, salmone affumicato, pesce sotto sale e frutta secca.
In difficoltà rispetto allo scorso anno invece i prodotti più strettamente legati alla ricorrenza: panettoni, pandori, torroni, spumanti e champagne. Il cui acquisto è stato evidentemente rimandato a ridosso delle feste, per evitare doppioni, usufruire degli sconti dell'ultima ora, o quanto meno incassare la tredicesima.
Regali
Per quanto riguarda i regali, come rileva Nielsen BuzzMetric, nello stesso periodo
il consueto passaparola in rete -consigli, suggerimenti, osservazioni ecc- ha generato oltre 19 mila conversazioni, circa 1.300 in più rispetto allo stesso periodo del 2009.
Ne emerge che I telefoni cellulari, in particolare gli smartphone, rimangono i più desiderati interessando il 24% delle conversazioni (di cui la metà sull'iPhone), mentre i tablet si posizionano subito a ridosso con il 23% dei
messaggi totali (49% sull'iPad).
Consolle
Sul fronte delle consolle e dei videogiochi -altro settore molto discusso in rete- la PlayStation batte la Wii con il 37% delle conversazioni contro il 34%. Kinect, la nuova interfaccia di gioco Xbox recentemente lanciata, arriva al 19% dei messaggi.
Libri e saggistica catalizzano il 17% dei messaggi (in lieve crescita rispetto al Natale 2009).
Da segnalare il fatto che tra le prime 5 posizioni della
classifica dei libri più venduti nella settimana tra il 13 e il 19 dicembre (fonte Nielsen Bookscan) ce ne siano ben di cucina, che durante le feste diventano una buona idea regalo.
Conforama diventa sudafricana e intanto Fnac va al miglior offerente
Alla fine, sarà Steinhoff International Holdings ad acquisire Conforama, catena francese di magazzini per la vendita
di mobili e oggetti per la casa per la quale erano stati in lizza anche i tedeschi di Metro.
Il proprietario, la holding Ppr, ha avviato trattative in esclusiva con l'azienda sudafricana, preferita a colossi del private equity come Carlyle e Permira e a But (retailer controllato dai fondi di Colony Capital, Goldman Sachs Group Inc. e Merchant Equity Partners).
Secondo indiscrezioni, la cessione sarà realizzata sulla base di un prezzo di oltre 1,2 miliardi di euro a cui si aggiunge il rimborso del debito contratto dalla stessa Conforama con Ppr. Il trasferimento della partecipazione è previsto per i primi giorni di marzo.
Prossimo atto: Fnac
La cessione della catena di arredamento è coerente con la politica del gruppo francese guidato dal magnate Francois- Henri Pinault, che già un anno fa aveva annunciato la volontà di abbandonare i business legati alla grande distribuzione per sfruttare appieno il boom del lusso nei mercati emergenti, asiatici ma non solo.
Già quattro anni fa, i magazzini Printemps sono stati acquisiti da un gruppo guidato dalla famiglia Borletti. Ora, dopo la cessione di Conforama, l'attenzione della holding è puntata sulla vendita di Fnac, sulla cui cessione i rumor si susseguono da almeno un anno. Sfumato l'accordo con i tedeschi di Metro (Media World e Saturn), da gennaio 2011 prenderà la guida della società Alexandre Bompard (già radio Europe 1), che avrà il compito di esaminare nuove offerte. Secondo quanto diffuso da importanti organi di stampa, la prestigiosa catena specializzata in prodotti culturali (libri e dvd) e tecnologici -nata in Francia a fine anni 50 e oggi presente in Italia, Belgio, Svizzera, Spagna, Portogallo, Brasile e Taiwan- sarebbe in vendita per 2 miliardi di euro.
Retail 2020: prospettive per il retail italiano
“Oggi stiamo assistendo a un importante cambio di tendenza: mentre i grandi retailer propongono sconti e promozioni, i consumatori investono i loro soldi su chi offre servizio e qualità. Non sarà che più che nell'era della miseria siamo entrati in quella dell'eccesso e della saturazione?”
Da questa valutazione di Daniele Tirelli, presidente di Popai Italia, è partito un confronto, anche serrato, tra i sei membri del Comitato Scientifico di Popai sui trend possibili del retail di domani.
Al dibattito, hanno partecipato Gianni Forcolini, docente di ruolo e ricercatore Lighting Design Dipartimento Indaco, Politecnico di Milano; Cristina Lazzati, direttore responsabile di Gdoweek; Paolo Lucchetta, architetto e fondatore di RetailDesign; Gianpiero Lugli, professore ordinario di marketing distributivo e preside dell'Università di Parma; Luca Pellegrini, professore ordinario di Marketing Università Iulm e Karin Zaghi, lecturer dipartimento di Marketing, Università Bocconi.
Molti i temi affrontati: nuovi rapporti tra idm e gdo, all'insegna della coopetition, visto l'eccesso di interesse verso alcuni comparti -ad esempio i funzionali- a discapito di altri -i freschi- sia i layout dei pdv, rifocalizzandosi sul consumatore, necessità di ricreare empatia tra gli ambienti del largo consumo che ha perso il suo ruolo di avanguardia e modernità e i consumatori, che cercano dagli store esperienza, fruibilità, leggibilità (dell'ambiente, dell'assortimento, del materiale pop, ecc), socialità, informazioni e corsi (anche di base), per imparare a cucinare e anche a navigare in una cultura low cost, caratterizzata da budget limitati, ma con voglia di alta qualità e prestazioni, in un ambiente che ha risorse limitate con le quali dobbiamo tutti imparare a convivere.
CDC acquisisce la catena di negozi Essedi Shop
L'acquisizione degli 81 negozi della catena Essedi Shop, che si aggiungono ai 191 della catena Computer Discount ed ai 180 della catena Amico, porta CDC (320 mio/euro fatturato 2009), azienda distributrice di prodotti informatici e con una rete capillare di filiali con formula cash & carry dedicate a rivenditori e operatori professionali di IT, a superare quota 450 punti di vendita, rafforzando il gruppo in questo segmento del mercato, con una quota che dopo l'operazione salirà a circa il 20% del segmento computer shop.
I negozi erano di Brain Technology
L'acquisizione è avvenuta rilevando da Brain Technology, precedente proprietaria, il ramo di azienda che gestisce la rete in franchising Essedi (81 pdv, di cui 7 gestiti direttamente), l'intero capitale di Essedi Shop srl, che ha la gestione dei sette pdv diretti, e di Brain Industries Srl, operativa nella produzione dei computer high-end dedicati all'insegna, con una capacità produttiva di circa 10.000 pezzi/anno.
“CDC -ha dichiarato il presidente Giuseppe Diomelli- ha colto questa opportunità di crescita valutando positivamente il notevole allargamento della numerica distributiva e soprattutto la non sovrapponibilità tra i punti di vendita rilevati e quelli esistenti, sia a livello geografico che per tipologia di clienti che infine per struttura dell'offerta.”
Essedi offre di coprire aree in cui CDC non era presente
I negozi Essedi, che non cambieranno insegna né posizionamento commerciale a seguito dell'acquisizione, operano su piazze in larga misura non coperte dagli attuali punti vendita delle catene commerciali CDC e si rivolgono a target di clientela diversi, a cui offrono prodotti (Apple, componentistica) il cui peso era finora poco marcato nel mix di vendita dei canali retail di CDC. Un'operazione, quindi, che oltre all'ampliamento della rete di vendita, permetterà a CDC di acquisire nuovi spazi di business e competenze in termini di product management, garantendosi una crescita diquota di mercato nel segmento dei computer shop.
“Con l'ampliamento del business -aggiunge Enrico dell'Artino, A.d. di CDC- la nostra azienda avrà l'opportunità di realizzare notevoli sinergie, potendo gestire tutti i servizi comuni in saturazione delle proprie competenze e delle capacità operative attuali. Ne consegue che CDC non dovrà accollarsi costi strutturali addizionali né modificare la propria organizzazione, il che si tradurrà in un miglioramento globale della produttività pro/capite e dell'Ebitda.”
Tempi e modi
L'operazione avrà inizio effettivo dal prossimo 1° gennaio e avrà i primi positivi effetti sul bilancio 2011.
Secondo Stefano Ferraro, presidente di Brain Technology, "l'operazione, realizzata con l'advisory di KON e Pnn, oltre a portare a un rafforzamento della rete di vendita Essedi all'interno del gruppo leader nazionale nella distribuzione retail di tecnologia informatica, rafforza la collaborazione già esistente con CDC e consente a Brain Technology di focalizzare ulteriormente la propria attività nelle aree a valore aggiunto quali i servizi internet della divisione Playnet, i servizi tecnici di Computer Care, la formazione di Talent Box e le nuove iniziative nel commercio elettronico già in programma per il 2011".
Chi è CDC
Cdc opera sul mercato italiano della distribuzione di Information Technology con un fatturato 2009 consolidato di circa 320 milioni di euro. La società gestisce la maggiore rete di cash & carry di IT sul territorio italiano, con una clientela di oltre 30.000 imprese ed operatori specializzati attivi nel settore IT.
CDC, inoltre, controlla la rete di negozi in franchising specializzati in prodotti informatici e tecnologia digitale ad insegna Computer Discount, leader nel segmento computer shop per giro di affari e notorietà del brand.
L'azienda opera inoltre sul mercato della pubblica amministrazione e delle grandi aziende anche attraverso la vendita di prodotti informatici a marchio proprio.
A Svicom il CNCC Italy Awards 2010 per il Gran Shopping Mongolfiera di Molfetta
Svicom rivince il premio con l´iniziativa di guerrilla marketing Incontri poco scontati del centro commerciale Gran Shopping Mongolfiera di Molfetta
Il premio è il maggiore riconoscimento in Italia per un centro commerciale ed è conferito dal Consiglio Nazionale
dei Centri Commerciali alle strutture che si siano distinte durante
l'anno per l'eccellenza, in termini di originalità e risultati, delle
attività di marketing.
Svicom a Molfetta ha applicato nuove tecniche “non convenzionali”, denominate di guerrilla marketing, nella convinzione che il marketing rappresenti un fattore critico di successo anche nella gestione dei centri commerciali. Nella fattispecie di Gran Shopping Mongolfiera ha piazzato manichini lungo zone di passaggio con effetti sorprendenti e appunto non convenzionali (www.granshoppingmongolfiera.it).
I servizi di Svicom
Svicom, con oltre 25 centri commerciali gestiti e commercializzati nel tempo, è azienda leader nel mercato dei servizi ai centri commerciali svolge attività di assistenza tecnica, per conto della proprietà del centro, accompagnando gli operatori commerciali nell´apertura dei punti di vendita, sia in fase di start-up del centro che in caso di ricommercializzazione delle vacancy. Nella fase seguente si occupa del supporto marketing per sviluppare le vendite del centro commerciale.
Applicata al settore vitivinicolo la tecnologia Rfid/EPC del Lab di Indicod-Ecr
Il Lab di Indicod-Ecr ha applicato al settore vitivinicolo l’esperienza sviluppata nella tecnologia Rfid/EPC, attraverso due esperienze di ricerca. La prima è stata condotta in collaborazione con Agriconsulting, società per la consulenza e lo sviluppo delle attività agricole e ambientali, che mira a esplorare il campo della rintracciabilità e l’anticontraffazione dei prodotti vitivinicoli di qualità attraverso l’applicazione della tecnologia Rfid/EPC.
Il progetto ha interessato il sistema di Barricaia della cantina Barone Ricasoli applicando la tecnologia Rfid con l’intento di identificare le botti mentre queste vengono spostate, lavorate e stoccate, e la linea produttiva, per identificare le singole bottiglie e il cartone che le contiene.
Nella seconda applicazione, Indicod-Ecr ha affiancato GuidottiCentroStampa, azienda italiana di punta del settore delle arti grafiche, nello studio per l’applicazione della tecnologia Rfid/EPC direttamente alle etichette che vestono le bottiglie.
Il Progetto Barone Ricasoli
Partito con l’obiettivo di realizzare un manuale operativo di rintracciabilità per il settore vitivinicolo di qualità, il progetto si è orientato in seguito verso l’individuazione di tecnologie innovative applicabili alla rintracciabilità e alla anticontraffazione nell’ambito del mercato, a tutela del marchio aziendale e del consumatore. Durante lo svolgimento del progetto sono, poi, emerse esigenze di approfondimento di aspetti operativi interni all’azienda, come la gestione delle barrique.
Il progetto, realizzato con il supporto del Lab di Indicod-Ecr, ha preso come riferimento per la sperimentazione il prodotto Casalferro IGT della Barone Ricasoli.
Nell’ambito dello studio delle linee guida, è stato sperimentato l’utilizzo degli standard di identificazione a radiofrequenza EPC promossi da Indicod-Ecr. Lo standard EPC consente di identificare univocamente un prodotto mediante la serializzazione del tag in radiofrequenza: il codice EPC è composto dal codice GTIN-13 (noto anche come EAN-13) e da un numero seriale che inizializza l’item.
Per quanto riguarda la gestione e la tracciabilità delle barrique, i benefici di efficienza nell’utilizzo dell’identificazione secondo lo standard EPC si concentrano sulla riduzione degli errori di gestione e di riconoscimento delle botti. La soluzione in radiofrequenza, inoltre, permette di ridurre i tempi fissi di ricerca della posizione di una specifica barrique tra altre che fanno parte dello stesso lotto d’acquisto e provengono dallo stesso fornitore. Risulta inoltre possibile gestire le informazioni relative alle barrique e i controlli ad esse legati, con un sensibile risparmio di tempo da parte degli operatori.
Nell’ambito della gestione della logistica in uscita, è necessario distinguere le fasi di allestimento ordini e spedizione. Nel processo di allestimento ordini, si è stimato che, rispetto all’attuale procedura di gestione dei magazzini, svolta manualmente o con l’ausilio di tecnologia in radiofrequenza (presente in un’azienda parte del Consorzio Tuscania) si possa raggiungere un aumento di efficienza pari al 15-20%.
La presenza del tag EPC sulle bottiglie, sui colli e sull’unità logistica, abbinata al lettore Rfid, non solo riduce i tempi di controllo e permette una rapida e precisa correzione dell’eventuale errore di prelievo, ma permette anche di migliorare l’accuratezza del processo di allestimento ordini verificando il 100% dei prelievi effettuati dal magazzino.
Nel processo di spedizione si stima che, mediante l’utilizzo della tecnologia Rfid/EPC, rispetto agli attuali processi, si possa incrementare l’efficienza del sistema di circa il 35%, grazie all’automatizzazione dei controlli delle unità logistiche mono-articolo e mono-lotto in uscita dagli stabilimenti e dai magazzini produttivi. Inoltre è stato possibile leggere l’etichetta Rfid, notoriamente limitata sulle letture inerenti prodotti/packaging metallici o liquidi, non solo sui colli da 6 o 8 bottiglie, ma anche sulla singola bottiglia all’interno del collo che transita sulla rulliera.
Per massimizzare i benefici, è fondamentale lo studio approfondito inerente il posizionamento del tag sulla bottiglia: nel caso specifico di questa sperimentazione, il tag è stato applicato sotto la retroetichetta, cogliendo una soluzione ottimale sia dal punto di vista funzionale che estetico.
La partnership con GuidottiCentroStampa
La collaborazione tra il Lab di Indicod-Ecr e GuidottiCentroStampa, tuttora in corso, esplora invece il mondo delle applicazioni della tecnologia Rfid/EPC attraverso l’impostazione grafica, la scelta del materiale e dei componenti di quella che sarà l’etichetta destinata a “vestire” il prodotto finale.
Grazie a questa collaborazione sarà possibile (come già si è verificato) realizzare campionature complete, precedenti la produzione industriale, che vengono inviate al cliente e la cui applicazione e validazione vengono seguite (anche presso il cliente stesso) sino all'esito positivo.
Il focus della cooperazione tra Indicod-Ecr e GuidottiCentroStampa è incentrato sullo studio di applicazioni di rilievo per quanto concerne i prodotti vitivinicoli, in particolare sulla tracciabilità delle bottiglie, apponendo sotto l’etichetta un tag Rfid/EPC, al fine di favorirne la lettura ottimale lungo la filiera.
Il Lab di Indicod-Ecr è nato nel 2007 come laboratorio di sperimentazione della tecnologia Rfid/EPC e viene realizzato da Indicod-Ecr in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano e con i più importanti partner del panorama nazionale ed internazionale.
A Natale, iniziativa pro Veneto in Autogrill
Il 25 e il 26 dicembre, in tutti gli Autogrill d'Italia, scatta l'operazione Compra Veneto: l'incasso ricavato dalla vendita di prodotti “made in Veneto” sarà devoluto a favore delle popolazioni venete devastate dall'alluvione del 31 ottobre scorso.
Una comunicazione on-pack aiuterà i clienti a riconoscere i prodotti di “Compra Veneto”, una settantina, con un ampio paniere di tipicità locali proviene dalla migliore tradizione agroalimentare veneta, con numerose certificazioni: dai panettoni al Pan del Doge, al Dolse de le Comari, al Bussolà di Burano; vini DOC quali, per fare solo qualche esempio, il Bianco di Custoza, il Valpolicella, il Soave Classico, l'Amarone, il Bardolino; salumi come la Sopressa Veneta o la Sopressa Vicentina DOP; formaggi quali l'Asiago DOP.
“Ringrazio la società Autogrill per questo intervento molto concreto -ha sottolineato il presidente del Veneto Luca Zaia, Commissario delegato per il superamento dell'emergenza alluvione- che ci dà una mano ad affrettare i tempi del ritorno alla normalità per le imprese e le famiglie devastate dall'acqua”. “Con l'impegno della rete di Autogrill, come di altre aziende nazionali -ha dichiarato Gianmario Tondato Da Ruos, Ad di Autogrill- ci si augura che l'alluvione veneta divenga un fattore condiviso e di sensibilizzazione del consumatore italiano, come è stato per le altre calamità che hanno afflitto ma anche dato stimoli di crescita ai territori”.
Nell'iniziativa sono impegnati oltre 450 pdv, in un periodo in cui ogni
anno l'azienda registra nella propria rete di punti di vendita in Italia
circa 400 milioni di contatti.
Risultati positivi di Ecopremiati, catalogo a impatto zero di Sadas
Ecopremiati, il catalogo a premi a impatto zero lanciato nel 2010 dal Gruppo Sadas dove si incentivano i comportamenti virtuosi dal punto di vista della sostenibilità, sta registrando incoraggianti risultati positivi da parte dei consumatori.
Lo conferma Stefano Frascolla, direttore marketing Sadas, che circa i dati relativi ai comportamenti responsabili adottati dai consumatori nei primi 9 mesi, ha così commentato: “L'iniziativa di maggior successo è stata sicuramente quella legata alle shopper ecologiche. Il loro riutilizzo da parte dei consumatori ha permesso di risparmiare 60.000 borsine in plastica. Molto apprezzata anche la possibilità di restituire al supermercato olio esausto e volantini promozionali scaduti: in questi mesi sono stati riportati 7.000 volantini che saranno correttamente smaltiti e 3.000 litri di olio esausto che verranno riutilizzati per la produzione di Biodiesel”.
Questi risultati confermano la correttezza del riconscimento assegnato dalla giuria dell'Ethic Award 2010 di Gdoweek per l'area consumatori di cui è utile ricordare le motivazioni:
“Progetto capace di interagire con il consumatore in modo forte, completo e coinvolgente. Un importante sforzo educativo implementato da un retailer locale attraverso una raccolta punti sostenibile a tutto tondo”.
“Progetto dall'impatto ecologico uguale a zero, dai prodotti selezionati alla valorizzazione delle azioni sostenibili condotte dal consumatore, accompagnata da efficaci strumenti educational”.
Ovs industry lancia la linea Puma kids
Che il mondo del bambino rappresenti un'attrazione importante per le insegne non food è confermato anche da OVS industry che, a partire da dicembre, ha introdotto, in alcuni selezionati store, la collezione calzature e abbigliamento bambino -da 0 a 14 anni- di Puma, azienda leader nel segmento sportlifestyle.
La collaborazione prende avvio con le calzature e sarà completata con il progressivo inserimento di una linea di abbigliamento la prossima primavera-estate.
Assortimento modificato
Puma ha lavorato per adattare il proprio assortimento Kids alle specifiche esigenze di OVS industry e al suo consumatore target: così le calzature avranno colori e modellature realizzate appositamente per gli store OVS industry e i nuovi negozi OVS kids.
La linea di abbigliamento comprenderà T-shirts, shorts e completi sportivi coordinati ai temi delle sneakers.
Total look in funzione delle esigenze del bambino
OVS industry con Puma proporrà un total look divertente e confortevole, pensando ai “passi” che un bambino compie durante le sue giornate: così saranno disponibili modelli mid unisex con lo stile dei modelli vintage basket tipici del brand (Unlimited Mid Kids), scarpe unisex di ispirazione retro-running, in versione kid e junior (Puma Strict); non mancheranno proposte ispirate al design della Speed Cat Mid e alla Future Cat Mid (917 Lo Houston), così come ballerine vulcanizzate in canvas (Sonia Ballet Kids).
Zara Home Kids propone capi Liberty Fabrics
Dal 17 dicembre, il minisito di acquisti online Zara Home Kids, che si trova sull'homepage di Zara Home, si è arricchito di una nuova collezione prestigiosa: si tratta di una linea chiamata Liberty Fabrics, circa 100 articoli, tra biancheria per il letto, camicie, scarpine e pagliaccetti per bebè realizzati con i classici tessuti di Liberty, nota azienda inglese di tessuti (non collegata al noto retailer di Regent Street a Londra).
La collezione, realizzate in nove diverse fantasie, è un'esclusiva di Zara.
La linea dovrebbe essere proposta anche in tutti i 77 negozi Zara Home nel mondo a partire dal prossimo anno.
Emd si fa più forte con l’ingresso di Casino
Dopo Syntrade (Svizzera) ed EuromadiPort (Portogallo), leader nei rispettivi mercati, EMD, tra le principali centrali di acquisto europee (cui aderisce anche Selex), si arricchisce di un nuovo partner: EMC Distribution (Casino, Leader price e Monoprix)
La partnership con EMD consentirà alla centrale di acquisto del gruppo Casino di rafforzare la competitività dei suoi prodotti. Infatti, i 15 membri di EMD raggruppano circa 500 operatori del settore della distribuzione alimentare con circa 150.000 punti di vendita.
Tale partnership consentirà a EMD di consolidare la propria leadership in Europa. In effetti, la nuova adesione avviene nel momento in cui EMD provvede a riorganizzare le proprie modalità di funzionamento e di amministrazione, alla guida di un nuovo team direttivo.
La nuova compagine, volutamente snella, saprà garantire un coordinamento efficace e un collegamento operativo tra le varie strutture di acquisto.
Chi è Casino
Gruppo multiformato, è uno dei leader mondiali del commercio alimentare, raggiunge un fatturato pari a 26,7 miliardi di euro; il gruppo conta circa 11.000 punti di vendita, di cui 9.364 in Francia, e 200.000 collaboratori in tutto il mondo.
Informazioni su EMD
Operante in 16 Paesi europei, EMD è leader nel settore degli acquisti relativi alla distribuzione alimentare. Forte di un fatturato potenziale di circa 130 miliardi di euro, la centrale d'acquisto rafforza la collaborazione con l'industria dei prodotti di marca e con i fornitori delle marche commerciali.
Carrefour attiva programma di verifica della supply chain europea
Il Gruppo Carrefour ha creato, con la società di consulenza nei tarsporti, bp2r, un team di lavoro ad hoc per misurare le prestazioni a livello delle singole country dal punto di vista dei trasporti e logistica, al fine di estendere le situazioni più virtuose al resto dell'Europa e migliorare così l'efficienza complessiva di tutta l'area.
Tre sono le fasi in cui è articolato il programma
Nella prima fase è stata messa a punto la rete di trasporti per l'insegna, mediante 115 criteri, divisi in sette aree fra cui: struttura di management, acquisti, performance operative e monitoraggio delle performance.
Durante il secondo step, sono state esaminate con molta attenzione le attività di Carrefour in Spagna e Belgio, Paesi presi come esempio virtuoso al fine di creare un data base con le best practices. Questa fase durerà fino a fine anno. Nel terzo step, a inizio 2011, ci sarà la disamina delle attività Carrefour a livello europeo dove saranno coinvolti tutti i Paesi.
Nella seconda metà del 2011 ci saranno i risultati pratici con i previsti risparmi.
Alix Partners: Natale austero in Europa
Meno regali e meno lusso sono le parole d'ordine della stagione natalizia in Europa, vista la debole fiducia dei consumatori in una ripresa dell’economia, e la tendenza di ridurre il più possibile le spese. Secondo i dati di uno studio della società di consulenza internazionale AlixPartners, il 55% degli europei occidentali ha in programma di spendere meno per i regali di Natale rispetto allo scorso anno.
Tali risultati emergono da un contesto macroeconomico caratterizzato da tagli nei bilanci dei vari paesi e dalle conseguenti politiche di austerity introdotte in Europa occidentale, che potrebbero aver amplificato ulteriormente le preoccupazioni dei consumatori.
Profili nazionali
L'analisi è stata effettuata effettuato a settembre 2010 su un campione di 5.000 consumatori
dell’Europa occidentale (1.000 adulti di età superiore ai 18 anni per
ogni paese campione: Italia, Germani,a Francia, Spagna, Gran Bretagna).
I dati sono stati successivamente ponderati per riflettere i profili
delle diverse popolazioni nazionali. L'elaborazione dei dati rivela che sono tre in particolare gli elementi che stanno maggiormente contribuendo ad una riduzione della spesa per i regali di Natale: l’aumento delle spese familiari (per il 48% del campione), l'incertezza del proprio futuro finanziario (44%) ed una diminuzione del reddito familiare (41%).
Si prevede quindi una diminuzione della spesa media del 6% nell’Europa occidentale, con gli italiani tra i più ottimisti (riduzione prevista dell’1%), seguiti dai tedeschi (-3%). La palma d’oro dei pessimisti se la aggiudicano invece gli inglesi, con una diminuzione del 13% e dagli spagnoli (-9%).
Harrods apre una Pet Spa di lusso
Un nome spiritoso -Ooh La La- per il nuovo servizio, tanto originale quanto sfizioso, offerto dai grandi magazzini Harrods di Londra: un centro termale di lusso per animali da compagnia.
Situata al quarto piano dello store, la Pet Spa infatti è un lugo decisamente chic, riservato a un pubblico di owner decisamente danaroso (si parte da una tariffa base di 100 sterline) propone tutto il repertorio dei trattamenti classici -dai massaggi al reiki, dai fanghi ai bagni di vapore, per arrivare alle consulenze nutrizionali- oltre a tutta una serie di servizi specifici: dalla pedicure per cani, con o senza decorazione delle unghie, alla lucidatura del guscio con olio di oliva per la tartarughe.
Ovviamente di livello anche i servizi di intrattenimento -musica soffusa, morbidi sofà, tazze di latte e vaniglia calde accompagnate da piccole delikatessen-, che nulla hanno da invidiare a quelli offerti dalle spa "per umani" più esclusive.
VeriFone ottiene la certificazione PCI PTS 3.0 per la linea VX Evolution
I sistemi di punta della nuova famiglia di prodotti VX Evolution di VeriFone Systems sono stati omologati per essere in linea con gli ultimi requisiti di sicurezza della certificazione PCI Payment Transaction Security (PTS) 3.0 per i pagamenti.
PCI PTS 3.0 si basa sui requisiti esistenti per aumentare la sicurezza, ampliare il campo di applicazione del programma di conformità con l'aggiunta di tre nuovi moduli per i protocolli aperti, l'integrazione lettura e scambio dei dati in totale sicurezza. Il terminale portatile VX 680, la soluzione da tavolo VX 520 e la PIN Pad VX 820 hanno ottenuto tutti la versione più aggiornata della omologazione di sicurezza PCI PTS.
PCI PTS 3.0 assicura che i dispositivi di inserimento del Pin, che usano protocolli di sicurezza e di comunicazione aperti, non sono vulnerabili. Esso, inoltre, offre un primo step verso la crittografia point-to-point (crittografia end-to-end) permettendo ai dati dei possessori di carta di essere sicuri e protetti dopo essere stati letti dal terminale.
Il nuovo approccio sostenibile di Zara
Cosmesi, Centromarca risponde all’Antitrust
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato al termine del procedimento I-701 riguardante presunti aumenti coordinati e al di sopra dell’inflazione, dei prezzi dei prodotti cosmetici praticati tra il 2000 e il 2007 presso la gdo, ha aperto una procedura di infrazione.
La reazione del’industria di marca non si è fatta attendere.
Centromarca ha, infatti, contestato la fondatezza delle contestazioni, annunciando ricorso al Tar e segnalando alcuni punti per cui non accetta sa ricostruzione e l’interpretazione dei fatti da parte dell’Autorità. In particolare segnala che non solo la variazione dei prezzi è sempre stata al di sotto dell’inflazione ma anche che le industrie oggetto di indagine hanno praticato, nel periodo esaminato, prezzi inferiori alla media di settore e che l’andamento dei prezzi dei prodotti cosmetici è sempre stato fortemente differenziato tra azienda e azienda.
Il mercato
Sempre a proposito di mercato della cosmesi e della profumeria, gli ultimi dati di vendita resi noti segnalano una congiuntura con luci e ombre. Dalle analisi di PD Group, istituto di ricerche di mercato che si occupa specificamente di profumeria selettiva, emerge che i consumatori spendono di più per i prodotti di bellezza rispetto agli anni precedenti. Infatti, il mercato Prestige (marche selettive in profumeria) in Italia, nei primi nove mesi di quest’ anno, è cresciuto del 1,1% a valore rispetto allo scorso anno. Il risultato è particolarmente interessante se si considera che analogo confronto compiuto a settembre 2009, rispetto all’anno precedente, evidenziava un calo del 3,1% a valore. Prosegue anche quest’anno, però, il trend negativo dei prodotti mass market venduti nelle profumerie, che registrano una flessione a valore del -6,6% rispetto allo scorso anno.
Il contributo negativo di questi prodotti comprime il trend totale del mercato delle profumerie selettive, la cui crescita del sell out a totale risulta solo del +0,3% a valore rispetto al 2009.
Tuttofood, Milano 8-11 maggio 2011, aggiunge BtoBio e Safe Food Tech
Nata nel 2007, Tuttofood si propone di diventare la principale fiera mondiale in ambito food per il 2015, anno in cui, sempre a Milano, si svolgerà l'Expo mondiale. Per realizzare questo ambizioso obiettivo stante competitor come l'Anuga di Colonia (che è la principale fiera di settore Mondiale), seguita dal Sial di Parigi e l'Alimentaria di Barcellona, come ha dichiarato Enrico Pazzali Ad di Fiera Milano "occorre realizzare qualcosa di assolutamente unico e innovativo, sfruttando altresì la rete alberghiera e di trasporti che solo Milano può offrire al fine di puntare a essere la fiera mondiale di riferimento così come lo è il made in Italy alimentare".
Per questo motivo a Tuttofood si aggiungono altre due eventi che si svolgeranno al suo interno: Safe Food Tech, la fiera della tecnologia e delle soluzioni per alimenti in sicurezza, ideata e organizzata da Ipack-Ima, e BtoBio Expo, World Organic Expo dedicato ai prodotti biologici rigorosamente certificati in ambito non solo food.
Infine, c'è da sottolineare che Fiera Milano sta cercando di attirare un set selezionato di buyer internazionali che possano davvero interessare alle aziende espositrici.
Bavaria conquista il Best Marketing Effort award 2010
Durante la cerimonia dei NIMA Award (Istituto olandese per il Marketing), tenutasi a fine novembre in Olanda, il birrificio Bavaria ha ricevuto il Best Marketing Effort 2010.
La giuria ha premiato Bavaria per la sua capacità di trasformare il marchio in un brand unico nel suo genere e per la sua missione di trasmettere l'imnnagine di marca alle generazioni future. Contrariamente alle tendenze del momento, Bavaria ha realizzato investimenti significativi per il restyling del brand, optando per un unico colore di gamma ed un unico concept design, per il lancio di Bavaria 0,0% (analcolica) e per l'efficace programma promozionale attivato in occasione dei Mondiali di calcio in Sud Africa.
I NIMA Awards sono conferiti all'azienda che maggiormente si è impegnata nell'area marketing durante l'anno, alle tre migliori combinazioni prodotto/mercato, e alle migliori case histories o concetti nel marketing.
ADT, ecco come prevenire i furti nei punti di vendita
Una campagna informativa volta ad aiutare i retailer a potenziare le proprie misure di sicurezza e a prevenire i furti: è l’iniziativa messa in campo da ADT, gruppo attivo a livello internazionale nella fornitura di soluzioni globali di antincendio e sicurezza.
Nei momenti di crisi, le differenze inventariali intaccano ulteriormente i margini dei retailer, con un’incidenza media dell’1,6% sul fatturato. “La maggior parte dei furti è contenuta in termini di volume ma ad alto valore, con una spiccata preferenza per profumi, batterie, rasoi, prodotti elettronici, cibi sottovuoto, musica, videogiochi e intrattenimento e si verifica nel corso del fine settimana e nei momenti di maggiore affluenza -spiega Luca Cappellini, marketing manager di ADT Fire & Security-. I ladri abituali effettuano una rapida analisi delle misure di sicurezza in essere per identificare possibili falle e cercano la loro opportunità in quei negozi in cui la sicurezza è minima o addirittura non presente”.
I consigli di ADT
Il momento di maggior affluenza, la calca nei negozi, l’aumento nel numero di transazioni e gli acquisti di emergenza sono tutti fattori che contirbuiscono a far lievitare le opportunità di furto. Proprio per questo, ADT ha messo a punto una serie di suggerimenti per aiutare i retailer a prevenirle, vediamoli in dettaglio.
1. Sistemi di sicurezza ben visibili: telecamere di videosorveglianza, antenne antitaccheggio con etichette e centraline elettroniche di protezione tramite cavi, rappresentano un disincentivo significativo e sono molto efficaci.
2. Adottare misure di sicurezza che favoriscono le vendite e non impattano l’estetica del negozio o l’esperienza di acquisto. Conviene evitare per esempio l’inserimento di prodotti all’interno di vetrine, catene di sicurezza, ecc.
3. Prestare particolare attenzione ai punti più vulnerabili del negozio come i camerini, l’uscita di emergenza, ecc.
4. Disporre di un sistema di TVCC ad alta definizione con telecamere posizionate nei punti giusti per identificare e seguire comportamenti sospetti.
5. Disporre di sistemi anti-intrusione, preferibilmente collegati a una centrale di monitoraggio o alle forze dell’ordine, con sensori evoluti per gli orari in cui il negozio è chiuso.
6. Identificare la merce più appetibile per i ladri al fine di adottare misure di sicurezza supplementari. Valore, dimensione, novità e localizzazione nel negozio aumentano il rischio di sottrazione di un prodotto.
7. Disporre di dispositivi come il metal detector per rilevare l’ingresso di borse foderate di metallo, pensate appositamente per inibire l’antitaccheggio.
8. Istruire i dipendenti sulle tecniche di vigilanza utilizzando le immagini del negozio stesso per identificare i comportamenti abituali dei ladri occasionali.
Se il negozio già dispone di misure di sicurezza è possibile incrementare il livello di protezione:
- Con sistemi che individuino il tentativo di manomissione delle etichette di protezione su abbigliamento e merce (etichette rigide allarmate).
- Assicurandosi che gli articoli con componenti metallici o liquidi siano efficacemente rilevati dall’antitaccheggio. In questo senso la tecnologia acusto-magnetica, affermano in ADT, offre un livello di affidabilità superiore a quella a radio frequenza.
I furti dei dipendenti
Infine, sulla base dei dati contenuti nel report annuale ADT dal titolo “Loss prevention 2010: retailers battling shrink in tough times”, non va dimenticato il fatto che il furto da parte dei dipendenti continua a rappresentare la principale fonte di perdita del settore, sia in operazioni di cassa (annullamenti o depositi), sia in magazzino.
In questo senso, i retailer hanno a loro disposizione strumenti che permettono di controllare anche questi aspetti:
- Avvalersi di software di analisi e gestione che permettano di tracciare le operazioni di cassa e localizzare trend e transazioni problematiche (annulli, rimborsi, pagamenti con carta di credito, sconti, …).
- Adottare soluzioni tecnologiche che assicurino maggiore precisione nell’inventario. I punti critici in cui si registra il maggior numero di furti nella catena di approvvigionamento sono la superficie di vendita (78%), il magazzino (68%) e i centri di distribuzione, soprattutto la zona di ricevimento e di carico.
- Migliorare la capacità di analisi dell’enorme quantità di dati forniti dalle soluzioni di business intelligence per identificare i punti conflittuali e prendere le misure necessarie a prevenire le sottrazioni.
- Aumentare la consapevolezza di tutti gli attori della catena –dalla direzione fino ai commessi– sul fatto che possono adottare migliori pratiche operative e lavorative e contare su dispositivi elettronici che riducano al minimo la ripercussione dei furti sui risultati.
“Integrare tutti i sistemi all’interno di un’unica piattaforma permette di aumentare il controllo sulle perdite -conclude Luca Cappellini-. È importante considerare la sicurezza da un punto di vista complessivo associando diversi sistemi come quelli anti-intrusione, antifurto, controllo degli accessi, software specifici, protezione alla fonte e Rfid per ridurre le cause sconosciute delle differenze inventariali in tutta la catena di approvvigionamento”.
Una copia completa dello studio è disponibile all’indirizzo http://www.retailsystemsresearch.com/_document/summary/1037.
Dopo Roma centro, L’Occitane apre alla stazione Termini
Continua il piano di allargamento della rete L'Occitane. Anche in questo caso, come in Via Frattina a Roma centro, si tratta di un monomarca boutique di 30 mq, ove i cinque sensi giocano un ruolo determinante al fine di costituire una shopping experience particolare per il target femminile. L'Occitane significa infatti: la donna d'Occitania e non caso c'è anche una fondazione con lo stesso nome che si occupa di sostenere gli ipovedenti, l'emancipazione economica delle donne in Burkina Faso e la conservazione del “sapere della natura” in Provenza.
Nello shop secondo la tradizione provenzale, i muri hanno un colore tendente verso l'ocra della tipica tradizione provenzale, i pavimenti sono in cotto con le mattonelle ottagonali tipiche del meridione francese, mobili in legno italiano e metallo invecchiato. Per L'Occitane, inoltre è determinante la scelta degli ingredienti:
naturali, di origine vegetale e dove possibile, provenienti da
agricoltura biologica.
A livello mondiale la catena conta 1.500 negozi in 84 paesi al mondo, i 15 in Italia sono destinati a diventare 30 entro il 2012.
Nonno Nanni adotta sistema radiofrequenza per velocizzare magazzino
Il progetto di Latteria Montello, realizzato con la consulenza di Altevie Technologies azienda specializzata nella piattaforma Sap, costituisce una soluzione tecnologicamente avanzata per il nostro Paese.
Si chiama “Prelievo per spedizione mobile” e utilizza barcode e tecnologie wireless con terminali in radiofrequenza (tipo Pda) che si interfacciano al sofware gestionale Sap.
Obiettivo velocizzare
L'obiettivo di questo progetto è da cercarsi principalmente dalla necessità di una gestione più precisa di ogni fase di confezionamento del prodotto (tracciando i materiali coinvolti nei vari processi aziendali fino alla consegna al cliente) finalizzata alla velocizzazione delle fasi di prelievo e stoccaggio. Nonno Nanni è un brand di prodotti freschi e quindi legato a materiali “con scadenza” e criticità tipiche.
Le fasi
- Imballaggio: l’operatore di magazzino prende in carico le consegne da evadere attraverso un terminale in radiofrequenza. Creato il pallet, l’operatore lo dichiara su terminale e il sistema crea un codice Handling Unit (HU) con la numerazione prevista per il Serial Shipping Container Code (SSCC) e stampa un’etichetta che viene incollata sulla pedana. Alla conferma dell’operazione, tutti i dati elaborati localmente vanno a modificare la consegna in SAP.
- Carico merce: la merce viene trasferita al punto di carico automezzi. Qui viene caricata sui camion effettuando una quadratura tra gli SSCC creati per la consegna e i pallet caricati, mediante lettura del barcode.
- Gestione gadget, locandine, kit promozionali: può presentarsi la necessità di spedire ai clienti anche materiali vari di altro genere (gadget, locandine, kit promozionali) non realizzati nelle linee di confezionamento.
L’operatore può eseguire il prelievo di questi materiali tramite terminalino, leggendone direttamente il codice a barre. Questi materiali vengono posti in un’unità d’imballo a parte, e successivamente caricati nell’automezzo.
La crisi spinge gli italiani alla multicanalità
La crisi economica spinge sempre di più i consumatori italiani a scegliere la multicanalità come strategia per orientare al meglio le proprie scelte d’acquisto. È quanto emerge dall’Osservatorio Multicanalità 2010, un progetto di ricerca promosso da Nielsen e la School of Management del Politecnico di Milano, che si basa un campione di 7.000 individui di età superiore a 14 anni. Secondo l’indagine sono 23 milioni i consumatori italiani che possono essere definiti multicanale (sulla base delle definizioni Nielsen che si possono leggere a questo link), una quota pari al 44% della popolazione e un numero in aumento di ben 2,6 milioni rispetto all’anno precedente: si tratta di persone che vivono il processo di acquisto e la relazione con la marca attraverso più punti di contatto (Web in primis) e con un maggior coinvolgimento nel processo e nelle decisioni di acquisto.
La crescita della multicanalità
Se nel 2009 gli scenari di consumo dipendevano dagli effetti della crisi e già favorivano una crescita della multicanalità come fenomeno di consumo, nel 2010 il perdurare della recessione ha accelerato l’evoluzione di parte dei consumatori più tradizionali verso una maggiore razionalità nelle proprie strategie d’acquisto. Milioni di utenti hanno infatti deciso di mettere in discussione le proprie scelte consolidate di prodotti e servizi, optando per una più accurata ricerca di maggiori informazioni su tutti i media, con l’obiettivo prioritario di contenere le proprie spese in un frangente economico tanto difficile. La crisi ha spinto soprattutto il cluster dei “Tradizionali Coinvolti” verso un maggior coinvolgimento nelle proprie decisioni di acquisto. In totale sono circa 23 milioni le persone (tra cosiddetti Reloaded e Open minded) che dimostrano una propensione multicanale nel loro rapporto con la marca e nei processi di acquisto, un dato in aumento del 12% rispetto ai 20,5 milioni di individui multicanale del 2009.
Alto gradimento per la pubblicità
Ma in che modo le aziende possono riuscire a intercettare questi consumatori sempre più evoluti? A sorpresa l’indagine Nielsen evidenzia una crescita del gradimento della pubblicità sui tutti i mezzi, sia nei formati classici che in quelli più innovativi. Nei canali tradizionali dominano ancora le iniziative in punto vendita, gradite dal 74% dei consumatori, seguono le affissioni con 66% del gradimento e le tradizionali iniziative pubblicitarie sulla carta stampata (64%). Nel 2010 si rafforza l’apprezzamento persino per la pubblicità televisiva (+3% rispetto al 2009) e per quella radiofonica (+6% rispetto al 2009).Tra le dieci iniziative di comunicazione o di pubblicità maggiormente gradite dai consumatori italiani assumono sempre più un ruolo chiave anche le forme di advertising su Internet: con il 50% del gradimento, il sito aziendale risulta essere la tipologia online in assoluto più apprezzata. Inoltre, crescono con un tasso elevato l’apprezzamento dei blog aziendali (dal 21% del 2007 al 34% del 2010), le newsletter (dal 22% del 2007 al 31% del 2010) e i video pubblicitari virali su Internet (dal 17% del 2007 al 30% del 2010).
La potenza del buzz
Non desta dunque sorpresa che Internet, ormai ritenuto anche dall’utente medio il canale migliore per cercare informazioni sui prodotti, sarà nel 2010 il media che registrerà il più alto tasso di crescita (+12,6%) per quanto riguarda l’advertising. Le previsioni parlano di una chiusura di 2010 che per la prima volta vedrebbe la Rete italiana superare quota 1 miliardo di euro di investimenti. Ma oltre alla pubblicità tradizionale, Internet deve essere attentamente presa in considerazione dalle aziende anche per la potenza del word of mouth, il passaparola su prodotti e servizi che dilaga in rete, con decine di migliaia di messaggi difficilmente governabili dalle corporate. Che non si tratti soltanto di sterile chiacchiericcio è evidente da un dato: il 38% dei consumatori acquista un prodotto dopo aver letto un giudizio positivo visto in Rete, mentre il 34% vi rinuncia se si imbatte in commenti negativi.
Intervista a Daniele Fornari sul futuro della gdo dopo la crisi
“La crisi sta mettendo in discussione tutta una serie di paradigmi di marketing, tanto che, se cerchiamo di capire gli scenari futuri utilizzando i modelli tradizionali rischiamo di sbagliare”. Partendo da queste premesse, Daniele Fornari, professore di Trade marketing all’Università di Parma e ricercatore al Cermes - Università Bocconi afferma che il retail si deve focalizzare sull’obiettivo di soddisfare i bisogni del consumatore.
Quali sono i paradigmi cui fa riferimento?
Li chiamo paradigmi di marketing, perché quando parliamo di distribuzione, di comportamenti dei consumatori e di politiche commerciali, in qualche modo parliamo di fenomeni di marketing. Se proviamo ad andare indietro di qualche anno e rileggiamo gli scenari previsivi che si facevano per gli ipermercati, si ipotizzava un forte sviluppo delle quote di mercato, mentre per i format di prossimità si assumeva la possibilità di un processo di rilevante ridimensionamento. Si prevedeva, altresì, una espansione del livello di internazionalizzazione del sistema distributivo italiano. Negli ultimi due anni, si sono registrate tendenze opposte con un rallentamento dello sviluppo degli ipermercati, una “rinascita” dei punti di vendita di prossimità riqualificati e addirittura un fenomeno di contrazione della presenza della distribuzione internazionale. E ancora: quando è iniziata la crisi, si pensava che questa avrebbe favorito il discount, come anche i primi prezzi, perché il paradigma utilizzato nel passato era che la crisi economica significava domanda di convenienza e, quindi, orientamento dei consumatori a frequentare punti di vendita con questo tipo di posizionamento.
Invece …
Queste previsioni si sono rivelate meno consistenti, al punto che nessuno è in grado di dire cosa succederà a breve. Gli economisti prevedono andamenti della crisi differenti, rappresentandola con curve di analisi spesso contrapposte. Per alcuni, la crisi sarà molto lunga, per altri si registrano segnali di ripresa. Nouriel Roubini ha sostenuto, in un suo recente studio: “La crisi non è finita”, che i fattori che hanno determinato la situazione attuale sono ancora tutti da rimuovere.
Quindi, se prevediamo uno scenario di ripresa economica nel mercato distributivo si avrà un certo tipo di evoluzione, oppure, diversamente, in assenza di un’effettiva ripresa, si potranno avere altre dinamiche.
C’è anche chi ipotizza anche una ripresa dei processi inflazionistici …
Al riguardo, si confrontano due scuole di pensiero. Una ipotizza che non ci siano rischi di forti variazioni dei prezzi, a causa della bassa domanda e dei consumi stagnanti. Ma c’è invece chi, analizzando le dinamiche dei prezzi delle materie prime, ritiene che potremmo trovarci presto in una situazione inflattiva preoccupante. È evidente che, se l’inflazione dovesse raggiungere livelli alti, la domanda di convenienza dei consumatori avrebbe un ruolo più rilevante e, ancora una volta, potrebbe spingerlo a modificare il livello di preferenza per i canali di vendita e per le politiche commerciali delle imprese.
La gdo deve dunque focalizzarsi maggiormente sulla customer satisfaction?
Sì, assumendo che i consumatori hanno elaborato nuovi modelli di consumo basati sulle logiche del “value for money”, dove value sta per valore e money per convenienza. La percezione che il consumatore ha della convenienza è, comunque, un fatto relativo e soggettivo tanto da giudicare il livello del prezzo dei prodotti e dei pdv in funzione delle contropartite di “valore” ricevute. Queste contropartite riguardano la qualità dei prodotti, la loro funzionalità, il livello di servizio ricevuto nel pdv. Quindi, giudica un dato prezzo alto se non percepisce la contropartita del valore, mentre lo ritiene equo se, a fronte di quel prezzo, pur se alto, riceve una contropartita superiore.
Quindi, non prezzo basso a tutti i costi?
La crisi sta facendo diventare il consumatore più razionale tanto da averlo stimolato a valutare la convenienza non solo in base al mero prezzo pagato per i prodotti ma in base al “conto economico” complessivo della spesa. In questo conto economico entrano in gioco numerose variabili, come i costi di trasferimento, i costi di stoccaggio, il costo-opportunità del tempo, la qualità del servizio ricevuto, l’esperienzialità dello shopping.
Questo porta a riflettere su un altro paradigma che è entrato in crisi: i primi prezzi. Questi prodotti sarebbero dovuti essere tra quelli a maggiore tasso di crescita in questi ultimi due anni.
Non è stato, invece, così e questo conferma che il consumatore non è disposto ad acquistare i primi prezzi a qualsiasi costo.
Anzi è disposto a privilegiare i prodotti e le marche premium se ne percepisce i valori.
Come, per esempio, la marca commerciale?
La marca commerciale è la sintesi dei modelli value for money, è la risposta dei supermercati al discount e, in qualche modo è, il tentativo delle insegne di consolidare a tutti livelli la fedeltà del ta. Ed è anche un segnale che evidenzia un nuovo approccio di marketing da parte della gdo per reagire alla crisi economica. Dietro al suo sviluppo ci sono numerose tematiche commerciali che, stimolate dalla crisi, stanno spingendo le imprese ad avere comportamenti più coerenti con le attuali condizioni di mercato.
Puntare, quindi, radicalmente sulle private label?
No, assolutamente. Anzi, in Inghilterra, dove la marca privata ha raggiunto alti livelli, è in atto un processo di contenimento dello spazio dato alla marca commerciale rivalutando, per diverse categorie di prodotto, il ruolo delle marche industriali. Il rapporto con la marca industriale è soprattutto una questione associata al grado di sostituibilità delle marche nei processi di spesa dei consumatori. La Pl cresce, ma a scapito di quelle marche che non hanno investito sui processi di differenziazione. L’orientamento della gdo tenderà ad essere sempre più un processo di scrematura dell’assortimento, con una modificazione della profondità delle categorie di prodotto.
Quindi logiche assortimentali più in chiave di marketing? E i buyer?
Questa crisi, se continuerà, credo comporterà, nella gdo, un maggior peso di chi “conosce” il consumatore: oggi, non basta essere bravi nella negoziazione con l’industria; è fondamentale, altresì, saper vendere. Così, se il ruolo del buyer è quello di acquistare i prodotti alle condizioni migliori, fino a che punto sono in grado di acquistare i prodotti che si vendono di più? Può anche succedere che il buyer acquisti prodotti che poi a scaffale finiscano per avere tassi di rotazione molto bassi e che, alla fine, rappresentino un costo. Andiamo verso una situazione in cui le logiche d’acquisto della distribuzione saranno meno di tipo finanziario, cioè legate agli sconti di fornitura, e più di tipo commerciale. In sintesi, sarà sempre più importante acquistare in funzione delle vendite e quindi maturare, anche per chi si occupa di acquisti, maggiori competenze di marketing. Se la crisi sarà lunga, avrà un impatto anche sulle strutture organizzative, sui processi aziendali, e sulle competenze manageriali.
Minore influenza della figura del buyer significa anche minore valore delle supercentrali d’acquisto?
Le supercentrali sono nate per spuntare migliori prezzi con l’industria e che le alleanze tra insegne diverse, sostenute comunque dalla presenza di insegne-guida, comportavano dei vantaggi negoziali. Con il calo dei consumi, la torta si è ridotta: ora il rischio è che le supercentrali contribuiscano a far sopravvivere competitor che, probabilmente, senza l’insegna guida della supercentrale, non avrebbero ottenuto i vantaggi negoziali che sono riusciti ad ottenere. Secondo me, la crisi sta facendo riflettere sul loro ruolo. Il vantaggio competitivo, fino a ieri, per la gdo, era la funzione dell’acquisto, per questo erano così importanti i buyer: oggi, oltre ai fornitori, contano sempre di più i consumatori e avvalersi di bravi marketing manager, avere bei pdv, saper realizzare promozioni innovative e ottimizzare la gestione degli scaffali sono elementi fondamentali. In questa prospettiva, ritengo che le supercentrali nazionali potrebbero avere alcuni problemi di consolidamento.
È più competitivo il discount evoluto, quasi assimilabile a un supermercato, o il classico formato hard?
Il discount? Cresceva a doppia cifra nel 2004. Oggi, a parità di rete ha una crescita negativa, mentre a rete complessiva cresce di soli 3%. Agli inizi della crisi, se ne ipotizzava una crescita forte. In realtà,
negli ultimi tempi, soprattutto la formula soft, sta soffrendo molto più dei supermercati e addirittura più dei superstore. In base ai classici paradigmi ci saremmo aspettati un boom della crescita dei discount perché in concomitanza di una crisi economica la risposta del consumatore avrebbe dovuto essere questa. Tra le principali cause vi è quella che il discount si è riposizionato nella formula soft e in alcuni casi si è quasi soprapposto al supermercato perché ha modificato gli assortimenti, aumentando la profondità della gamma, ha introdotto massicciamente le marche leader, ha cominciato a fare le promo come i super e a inserire i prodotti freschi. In alcuni casi, poi, si è messo addirittura a fare la pubblicità come i super. Ha quindi perso quella posizione distintiva, la sua natura hard. Nel momento in cui il discount perde questa sua natura e si avvicina al super in realtà perde il suo riferimento di clientela, spesso configurandosi quasi come un “brutto supermercato”. Per contro, chi ha mantenuto la sua formula hard mantiene un trend positivo. Inoltre, il supermercato ha reagito: ha inserito i primi prezzi,
svolge attività promozionali sempre più forti e, soprattutto, ha sviluppato la marca commerciale, che sta crescendo molto ed è una delle poche note positive della distribuzione moderna: in qualche modo anche la marca commerciale ha rappresentato una risposta al discount.
Quale futuro si può ipotizzare per il canale ipermercato?
Sono diverse le motivazioni che hanno messo in difficoltà il format dell’ipermercato. Tra le ragioni contingenti e congiunturali, si evidenzia che il consumatore comincia a fare meglio il conto economico della spesa, cioè considera, oltre al fattore prezzo del prodotto, tutti quegli elementi che incidono sul costo, quali il tempo, il costo del carburante e di trasporto, il servizio atteso e quant’altro. Su queste basi, il consumatore ha compreso che, in alcune situazioni, è complessivamente più conveniente andare tre volte la settimana al pdv sottocasa, piuttosto che all’ipermercato perché, oltre ai maggiori costi, limita anche il rischio di stoccaggio, evitando lo stimolo dell’offerta che gli propone l’iper. Infatti, ed è questo il tema primario, il consumatore, andando all’iper, finiva per comprare molto più di quanto consumava, in particolare relativamente ai prodotti freschi. Nostre analisi, ci indicano che, mediamente, acquistava 100 e consumava 80: quindi, non è che il consumatore, oggi, consumi di meno, ma semplicemente acquista meno. L’effetto negativo ricade in particolare sulle imprese, che quindi registrano un calo delle vendite. Un’altra causa del rallentamento degli ipermercati è che la popolazione italiana è invecchiata: è vero che lo diciamo da da oltre 20 anni, ma intanto è effettivamente invecchiata e gli iper, comportano per i consumatori anziani un processo di spesa più faticoso. Va aggiunto che l’iper sta soffrendo soprattutto a causa del non food, che vale circa il 40% del business, a seguito della competizione derivante dal consolidamento degli specializzati (i cosiddetti category killer), frequentati dal consumatore per le migliori condizioni di assistenza pre e post vendita. Infine, non si può tralasciare di dire che, chi ha sviluppato queste superfici in area 4, ha dovuto affrontare una concorrenza anche da parte della distribuzione tradizionale, ben inserita nei mercati locali. Con tutto ciò, la realtà di fondo è che l’ipermercato è un canale maturo in tutta Europa e il grande dilemma è quello di quale ruolo di marketing attribuire al non food: deve servire per comunicare la convenienza e quindi per creare traffico nelle grandi superfici, o piuttosto deve essere venduto con un livello di servizio adeguato, in modo tale da generare situazioni di fedeltà da parte dei consumatori? È chiaro che, se si sceglie la seconda strategia, bisogna comunicare al consumatore un livello più alto di specializzazione, di servizio, di merchandising, di assistenza. Il tentativo di rilancio di Carrefour con Planet (nella foto) che ha inserito la formula dello shop in shop, va in questa direzione: permette di comunicare il livello di specializzazione sulle singole merceologie di prodotto. Sono, quindi, diverse le ragioni che spiegano il rallentamento degli iper e dire oggi quale sarà il futuro di questa formula è difficile. Personalmente, penso che dipenderà dalla capacità di soddisfare meglio le necessità personali del consumatore, quindi, di dare un livello maggiore di servizio, ma molto dipenderà dalla congiuntura economica.
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- 4° Consumer & Retail Summit: consumi stabili o in modesta crescita, parola di Mariano Bella
Datalogic: fornitura di 400 palmari al Gruppo D.M.O
Il Gruppo Datalogic, attivo nel mercato dei lettori di codici a barre, di mobile computer per la raccolta dati, di sistemi a tecnologia Rfid e visione, attraverso la controllata Datalogic Mobile, fornirà al Gruppo D.M.O. circa 400 palmari per un valore di circa 400.000,00 euro, per l’aggiornamento e la gestione del loro magazzino centrale.
Grazie alla partnership conclusa con Datalogic e ad un sofisticato sistema informatico, il Gruppo D.M.O. azienda padovana specializzata nella gestione diretta dei punti vendita con i brand CAD, Determarket, Target, Beauty Star e l’Isola dei Tesori, sarà in grado di monitorare, in tempo reale, le uscite dei prodotti dagli oltre 300 punti di vendita sparsi su tutto il territorio italiano e gestire efficacemente l’assortimento.
Tutti gli operatori delle filiali saranno dotati dei palmari Datalogic Memor™ in grado di garantire una trasmissione dei dati in tempo reale al sistema informatico, mentre gli addetti al magazzino centrale utilizzeranno i terminali Skorpio Gun™ e Kyman™ per l’aggiornamento costante dei dati di ingresso, prelievo e uscita della merce.
Snai ottiene la certificazione Iso 27001
Snai, concessionario di Stato per i giochi pubblici, ha ottenuto da IMQ la certificazione Iso 27001 relativa al “Sistema di gestione sicurezza informazioni”, che attesta il livello di definizione e applicazione controllata dei livelli di riservatezza, integrità e disponibilità delle informazioni aziendali, a protezione dei dati dei clienti, dei dati aziendali nel complesso e in ottemperanza alle disposizioni di legge.
La certificazione Iso 27001 si aggiunge alle altre attestazioni di qualità e sicurezza ottenute negli anni da Snai, come la Iso 9001 “Sistema di gestione per la Qualità del servizio”, a conferma della visione dell'azienda come un insieme di processi tra loro in stretta relazione e finalizzati a fornire prodotti che rispondano in modo costante alle attese del mercato e ai requisiti richiesti dalle Autorità regolamentari, nell’ottica del continuo miglioramento delle prestazioni e della piena soddisfazione del cliente.
Dok, il supermercato secondo Megamark (Selex)
JLL: Italia ai margini della ripresa del real estate commerciale
Gli immobili commerciali italiani interessano gli investitori internazionali, però solo se le strutture sono di elevato livello, una merce abbastanza rara nel nostro Paese, e così l'Italia è rimasta un po' ai margini della grande ripresa degli investimenti cross border registrata in Europa nel primo semestre 2010: secondo i dati di Jones Lang LaSalle nel periodo si è toccato un valore superiore al doppio rispetto al medesimo periodo del 2009: 10,6 miliardi di euro contro
i 5 miliardi dell'anno scorso.
Italia
Nel nostro Paese il volume totale degli investimenti nel settore retail ha raggiunto la cifra di 559 milioni nel primo semestre 2010, con un calo del 27% rispetto allo stesso periodo del 2009. Poche sono le transazioni registrate, ma di
rilevanti dimensioni, come ad esempio il deal che ha riguardato il centro commerciale Porta di Roma, che
da sola vale 440 milioni ed è risultata la seconda transazione per dimensioni avvenuta in Europa. Escludendo questa transazione, che non è particolarmente significativa per
misurare lo stato di salute di un mercato, è evidente come il volume transato sia veramente limitato. Per
trovare un volume d'investimento analogo bisognerebbe tornare agli albori del mercato degli investimenti
commerciali e comunque prima del 2002.
Permane, nella percezione degli investitori internazionali, una grande differenza tra il Nord e un Sud che richiama ancora poco interesse.
Carrefour entra nel cuore delle città con il concept City Café
In attesa dei riscontri per il rilancio degli ipermercati con la formula Planet, Carrefour sta per inaugurare il suo primo store a insegna Carrefour City Café (come anticipato da Gdoweek nel n. 494 di settembre 2009): il 16 dicembre, infatti, il nuovo concept store sarà aperto in Francia, a Bordeaux in area test.
Il concept store
L’innovazione del format consiste nel fatto che il locale è tutto dedicato alla ristorazione: una parte con degustazione sul posto, un’altra per l’acquisto di prodotti pronti (snack, sandwich, bibite fresche, ma anche il reparto panetteria e pasticceria), per un totale di oltre 700 referenze. Esteso tra i 70 e i 100 mq, il negozio sarà aperto 7 giorni su 7, con orari prolungati.
Secondo quanto confidato da Gérard Dorey, direttore esecutivo della divisione Prossimità di Carrefour alla stampa francese “Si tratta di un nuovo ‘mestiere’ per Carrefour, ma siamo interessati a penetrare il mondo del vicinato e continueremo su questa strada”.
Un secondo store verrà infatti aperto entro il primo semestre del 2011.
Il nuovo format Famila secondo Megamark (Selex)
Edeka in Germania testa formato basato sulla private label
Il test Edeka è in corso presso lo store di 800 mq che in precedenza aveva l'insegna discount Edeka Diska.
Si trova in Sassonia, fra Norimberga e il confine ceco, un land con un Pil procapite simile a quello della Cechia e quindi più basso rispetto alla media tedesca. L'assortimento si basa su 3.500 referenze, comprensive di prodotti di marche leader e prodotti private label della linea Gut & Günstig riguardante 8 categorie merceologiche grocery, con una quota complessiva non superiore al 30% (quindi circa un migliaio di referenze).
I risultati, dopo le prime due settimane seguenti la conversione, sono stati molto interessanti: la crescita delle vendite è a due cifre.
Revolution Gruppo Sistemi 2000 e Legambiente insieme per “Ridurre si può 2010”
Durante la settimana europea della riduzione dei rifiuti, tenutasi a fine novembre, Legambiente -che ha allestito 98 banchetti informativi tra supermercati e piazze di 80 comuni italiani- e Revolution Gruppo Sistemi 2000 hanno realizzato la campagna “Ridurre si può 2010”, per sensibilizzare i cittadini sulla necessità di ridurre lo spreco di risorse attraverso pratiche responsabili come la preferenza per packaging limitati e una corretta raccolta differenziata.
Hanno votato in 20.000
La risposta dei cittadini è stata molto positiva: tra oltre 50.000 cittadini che hanno aderito all’iniziativa, 20.000 hanno votato per la sostituzione dei sacchetti per la spesa in plastica non riciclabile, scegliendo tra le diverse proposte: il 73,4% preferirebbe la borsa riutilizzabile, il 16,2% sceglierebbe il sacchetto in bioplastica e il 10,4% adotterà la busta di carta.
“Ritengo la nostra adesione a questa iniziativa, fortemente voluta da Legambiente, di fondamentale importanza per dimostrare come le aziende possano giocare un ruolo importante nella lotta per la diminuzione dei rifiuti, soprattutto in un settore ad alto potenziale di diminuzione di impatto ambientale, come quello della gdo”, ha detto Sergio Lupi, fondatore e Presidente di Revolution Gruppo Sistemi 2000.
Sacchetti in esposizione
Per sottolineare la propria vocazione green, Revolution Gruppo Sistemi 2000 ha esposto negli stand di Legambiente i suoi cestini per la spesa Re-Tappo, realizzati con la plastica ricavata dal riciclo di 1.100 tappi di bottiglie. L’adozione di questo tipo di attrezzature comporta dei sensibili vantaggi ambientali: ogni cestino è realizzato con 1,4 kg di plastica riciclata (su un totale di 1,7 kg); tenuto conto che, per produrre un kilogrammo di plastica occorrono circa 2 kg di petrolio greggio e che una fornitura media di un supermercato corrisponde a 100 cestini, si può calcolare che, per ogni supermercato, si possono risparmiare mediamente 280 kg di petrolio.
“Se volessimo estendere questo dato a livello nazionale, potremmo ipotizzare che se tutti gli 11.234 supermercati italiani (dati Infocommercio) sostituissero i cestini tradizionali con quelli in plastica riciclata, si risparmierebbero circa 3.145.520 kg di petrolio greggio”,
conclude Sergio Lupi.
Marchio ObjecTo per i souvenir di Torino
Da qualche tempo, i turisti in visita nel capoluogo piemontese hanno a disposizione tutta una serie di originali souvenir “targati” ObjecTO - Official Torino Souvenir, nato grazie a una riuscita partnership tra pubblico (Città di Torino) e privato (una decina di agenzie e studi grafici e di design coinvolti, in prevalenza torinesi, come lo studio Brunazzi&Associati che ha rivisitato il logo, ideato dall’architetto Elena Daniolo Vallan, e redatto il manuale di immagine coordinata.
“In pratica -spiega Maria Stefania Salvo, che segue il progetto per l’Assessorato Commercio e Turismo- il rischio d’impresa viene assunto dalle aziende partner, alle quali mettiamo a disposizione l’utilizzo del marchio depositato ObjecTo e garantiamo la nostra collaborazione per la promozione dell’iniziativa. Una percentuale degli utili ottenuti dalle vendite viene messa a disposizione dell’amministrazione comunale, che li utilizzerà per altri progetti”.
La linea completa dei gadget ObjecTO (circa 70 gli articoli in catalogo, ai quali se ne aggiungeranno via via di nuovi) è in vendita al pubblico presso i punti informativi di Turismo Torino e Provincia, in Piazza Castello angolo via Garibaldi e presso la Stazione Ferroviaria Porta Nuova. Mentre una selezione più o meno estesa degli stessi si può trovare presso sette bookshop museali e in numerosi negozi (a oggi circa 40, prevalentemente librerie, cartolerie e tabaccherie), oltre che in occasione di fiere e manifestazioni.
Epta, impianti a CO2 in condizioni climatiche estreme
Epta, gruppo attivo nel settore della refrigerazione commerciale per la gdo, con i marchi Costan, Bonnet Névé, BKT, George Barker ed Eurocryor, ha realizzato due nuovi impianti a CO2 in Grecia ed in Australia, rispettivamente nel Green Store Stamata del Gruppo Alfa Beta Vassilopoulos di Atene e nel Super IGA di Lynwood.
Le progressive restrizioni sull’uso dei refrigeranti sintetici hanno favorito l’impiego dell’anidride carbonica quale soluzione naturale più vantaggiosa. Infatti, se si considera la metodologia TEWI (Total Equivalent Warming Impact), che calcola l’impatto totale da effetto serra di una macchina o un sistema energetico nel corso della sua vita utile, risulta che gli impianti a CO2 realizzati da Epta presentano valori più bassi rispetto ai sistemi tradizionali.
L’installazione presso il Green Store Stamata ad Atene, la prima in Grecia, costituisce un caso esemplare. Dall’analisi preliminare delle performance è emerso che l’indice TEWI dell’impianto a CO2 di Epta avrà un valore di 730t rispetto alle 1377t della soluzione a R404A, con un risparmio, in termini di emissioni del 47% ed una diminuzione dei costi, durante il suo intero ciclo di vita, del 37%.
Superate le cento installazioni a CO2
Gli impianti Epta riscuotono consenso anche nei Paesi in cui le condizioni climatiche sono estreme. Tra le diverse referenze in Australia, infatti, spicca il Super IGA di Lynwood, dove il Team Epta CO2
, in collaborazione con i tecnici del distributore AJ Baker & Sons, ha risolto questo problema progettando un sistema in grado di garantire l’efficienza del gas refrigerante a CO2, nonostante le elevate temperature.
“Siamo molto orgogliosi di aver superato le cento installazioni a CO2 -dichiara John Austin-Davies, responsabile del product management di Epta-. Le competenze acquisite grazie ai numerosi impianti subcritici e transcritici realizzati ci hanno consentito, inoltre, di organizzare in UK un Training Center che finora ha coinvolto più di 100 professionisti, di diverse nazionalità, per l’aggiornamento costante sulle nuove tecnologie a CO2
. Questa struttura ha da poco ottenuto la certificazione 'City and Guilds' quale attestato della massima esperienza e serietà”.
GDOWEEK 43 2010
Editoriale
Innovazione del paradigma di pensiero cercasi ...
Scenario
L'economia è morta, viva l'economia
Introduzione
alla lettura
I 20 mercati
Vino Doc, Docg, Igt Italiano
Snack salati freschi
Affettati
Formaggi da grattugia
Altri formaggi freschi tradizionali
Altri Piatti Pronti
Specialità ittiche fresche
Verdura quarta gamma
Pasta fresca ripiena
Pizze surgelate
Uova
Pronti da gelare
Altre bevande piatte (no gas)
Biscotti
Pasticceria
Altri infusi
Caramelle
Cibo gatti
Deodoranti azione istantanea casa
Pannolini per adulti
Culture
Hello! Logos
La crescita di Tesco è pilotata dalle attività internazionali
I dati relativi ai risultati del terzo trimestre sono stati appena resi noti da Tesco e parlano di una crescita considerevole dell'area internazionale, in particolare dell'Asia che, in assoluto, cresce del 23,4% che però a parità di rete si ridimensiona a un 4,3% che a sua volta palesa un piccolo rallentamento rispetto al 5% del secondo trimestre.
Altrettanto interessante è la crescita negli Usa con 38,5% e 9,8% a parità di rete. Aumento attribuibile, secondo Tesco, a un significativo aumento del numero di clienti.
Il
Ceo Terry Leahy ha commentato: "Mano a mano che il recupero a livello mondiale dell'economia acquisice consistenza la nostra strategia ad ampio raggio abbinata al focus sull'aumento di produttività ci consente di mantenere una crescita sostenibile e profittevole, dando valore ai nostri clienti e ai nostri azionisti".



































































