Per Ovs, Goldenpoint non è un brand da assorbire dentro la propria macchina commerciale, ma un’insegna da rilanciare mantenendone identità e autonomia. È questo il messaggio netto emerso dalla conferenza stampa: il gruppo punta a far crescere il marchio acquisito nel luglio 2025, senza snaturarlo. “L'azienda e la sua rete di vendita resta e resterà separata da Ovs”, ha detto Stefano Beraldo, Ad di Ovs, spiegando che il valore dell’operazione sta proprio nella capacità di affiancare a Ovs "insegne capaci di navigare da sole, possibilmente sempre meglio”.

Una logica che si regge su un presupposto preciso: Goldenpoint ha portato in dote una rete costruita bene, con negozi in location importanti, tanto nei centri commerciali quanto nei centri città, anche se parliamo di negozi di dimensioni limitate tra i 50 e 60 mq. Ma, al di là di questo, proprio questa qualità del network è stata uno degli asset più rilevanti individuati dal gruppo.
Prodotto al centro
La traiettoria di sviluppo parte da un’altra priorità, ribadita più volte da Beraldo: “prodotto, prodotto, prodotto”. Il lavoro, ha spiegato il manager, è stato innanzitutto di ringiovanire l’offerta, intervenendo sulle stile, sui tessuti e sui colori di tutte le categorie, soprattutto quelle che avevano perso spinta o risultavano troppo tradizionali. Il riferimento più evidente è ai leggings, rivisti in chiave più fluida e athleisure, ma il riposizionamento riguarda anche l’intimo, con meno pizzo e meno decorazione, più tagli laser, materiali confortevoli, colori naturali e una vestibilità pensata per la quotidianità oltre che per la seduzione. Un lavoro che ha riguardato, comunque, anche il beachwear, storico punto di forza del marchio, sul quale l’obiettivo è stato preservarne le caratteristiche di vestibilità, aggiornando il piano stilistico e i materiali. E, come sottolinea Beraldo, i primi segnali gli danno ragione: “Il prodotto che abbiamo cambiato finora sta uscendo bene dal negozio, piace e ci fa essere ottimisti sul futuro”.
Negozi, format e sinergie
Il secondo asse sul quale Ovs è intervenuto ha coinvolto la rete di vendita. In particolare, è stato semplificato il format con soluzioni in grado di lasciare più spazio al prodotto e meno peso alle attrezzature. Il principio è chiaro: il negozio non deve imporsi sul cliente, ma valorizzare la merce. Parallelamente è proseguito lo sviluppo della rete: tra ristrutturazioni e nuove aperture, sono stati coinvolti circa 50/60, negozi, per lo più a gestione diretta, con l’obiettivo di arrivare a circa 400 punti di vendita entro fine anno, rispetto ai poco più di 300 di partenza.
Beraldo, inoltre, stima per il 2026 un fatturato compreso tra 120 e 130 milioni di euro, rispetto ai meno di 100 milioni della Goldenpoint rilevata, sostenuto anche da una crescita superiore al 10%, a parità di rete. A fare la differenza, però, sono anche le sinergie di gruppo: condizioni d’acquisto migliori, fornitori già conosciuti, maggiore credibilità industriale e finanziaria, puntando su una qualità, che non deve essere sacrificata, ma valorizzata al giusto prezzo.
Comunicare il prodotto, non cartoline
Anche la comunicazione seguirà questa impostazione. Goldenpoint, ha riconosciuto Beraldo, in passato ha comunicato poco; ora il budget cresce, ma cambia il linguaggio. Il primo canale sarà la rete stessa, a partire dalle vetrine e dai supporti video. “Il primo mezzo di comunicazione è la vetrina”, ha precisato Beraldo. E ancora più esplicita è la direzione creativa indicata: “Stiamo ancora lavorando sulla comunicazione più adatta al posizionamento attuale di Goldenpoint, che deve essere ancorata ai suoi valori e plus”. Lontani da cartoline patinate e un immaginario convenzionale, l'idea è dare concretezza commerciale attraverso un racconto focalizzato sul prodotto: materiali, comfort, elasticità, vestibilità, contenuto tecnico
Le differenze con Kasanova
In questo quadro si inserisce anche il passaggio, rapido ma significativo, sull'operazione Kasanova, che non è andata in porto come inizialmente sperato. Beraldo ha spiegato che, al di là della qualità del network, Goldenpoint presentava un profilo molto più leggibile e coerente con competenze già presenti in OVS, soprattutto sul fronte prodotto. Kasanova, invece, avrebbe richiesto una trasformazione più profonda, in un settore meno vicino al core business del gruppo. A pesare, poi, è stato anche il nodo dei debiti e il mancato allineamento operativo del sistema bancario nel gestire rapidamente la situazione.
Goldenpoint, di fatto, è apparsa da subito un’operazione più chiara: un marchio da rilanciare, non da rifondare, più nelle corde del know how di Ovs, che, tenendo la regia delle strategie, ha lavorato a stretto contatto con il management di Goldenpoint, per ringiovanire e attualizzare prodotto e negozi, avvalendosi delle sinergie di gruppo.



















































































