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Agip e Unieuro, il co-marketing fa il pieno di carburante e fedeltà

Il pieno di benzina si fa di giorno in giorno più caro. Ed ecco che gdo e imprese leader -in numero crescente- si ingegnano per sviluppare iniziative di co-marketing per assicurare ai clienti una sosta al rifornimento certamente meno stressante, almeno per il portafogli. E creare empatia e fidelizzazione sia all'insegna sia alla stazione di servizio.
L'ultima iniziativa in ordine di tempo è quella sviluppata da Unieuro, che consente, con l'acquisto di prodotti di elettronica, di ricevere buoni sconto in carburante Agip (solo dal 3 al 16 luglio): in particolare, chi acquista prodotti segnalati sul volantino e nei punti di vendita dell'insegna -scegliendo tra Tv Lcd, cellulari, computer portatili, navigatori satellitari e tanti altri articoli - riceve sconti in buoni benzina fino al 30% del valore dei prodotti acquistati.

Il carburante sempre al centro
Tra le iniziative di co-marketing più datate vi è quella tra Esselunga e Q8: le due aziende, anche quest'anno, rendono disponibili per i clienti ulteriori possibilità di utilizzare i punti accumulati con gli acquisti e i “pieni”. Infatti, i punti della campagna promozionale Q8 possono essere utilizzati per richiedere punti del programma Fìdaty Esselunga e viceversa.
È invece “monodirezionale” la promozione Qui Fai il Pieno di punti, attivata lo scorso marzo e valida fino allo stesso mese del 2009, l'operazione di co-marketing tra i supermercati Tigros (Agorà) ed Erg: i titolari della Tigros card, facendo il pieno alla Erg possono accumulare punti per ottenere i premi del catalogo Collection mon amour 2008 di Tigros.

Le imprese di interscambio
Uscendo dal canale della gdo, tra le altre iniziative di co-marketing che collaborano a ridurre il costo del pieno di benzina vi è quella attivata da Mirabilandia con Erg: mostrando il biglietto d'ingresso al parco divertimento, chi si reca a una delle stazioni di servizio Erg che partecipa alla promozione riceve uno sconto di 1 euro a fronte di un rifornimento di almeno 30 euro. E, ai clienti che effettueranno un rifornimento di carburante di almeno 40 euro, verrà consegnato un buono sconto utilizzabile presso il Parco divertimenti per l'acquisto di un biglietto “categoria intero”.
Infine, ultima ma non tale, anche perché ripete un'iniziativa già promossa nel 2006, vi è l'operazione di co-marketing sviluppata da Energizer e Total: chi acquista una confezione Blister Stilo di pile Energizer trova all'interno della confezione (venduta a prezzo scontato) un buono sconto carburante di 2 euro, non cumulabile, utilizzabile per ogni rifornimento minimo di 40 euro di carburante presso le stazioni di servizio Total di tutta Italia.
In fondo, gdo e imprese non fanno che adeguarsi all'obiettivo del pacchetto-energia del Governo, che riporta il titolo “Aiutare la diminuzione del costo del carburante”.

L’olio Salov arriva nei piatti di Autogrill

Il ritorno di un brand storico dell’alimentare grazie a un marchio particolare e di prestigio come Autogrill: anche così si può spiegare l’operazione che ha portato Salov a stringere una partnership triennale per la fornitura di olio d'oliva ai ristoranti della catena.
Salov, produttore lucchese (la sede è sul lago di Massaciuccoli) tra i coleader in Italia e leader assoluto in mercati strategici come gli Usa, la Gran Bretagna e il Giappone, opera con due marchi: Sagra per l’Italia e Filippo Berio prevalentemente per l’estero.

L’accordo con Autogrill è appunto finalizzato al rilancio di Berio come brand nazionale, dopo che per anni l’azienda non lo ha potuto impiegare per la presenza dell’olio dei Fratelli Berio a Oneglia. Il produttore ligure aveva registrato prima il marchio, di cui Salov ha poi acquisito la proprietà.
Salov è un’azienda controllata sin dalla fondazione, avvenuta 90 anni fa, dalla famiglia Fontana; l’accordo con Autogrill prevede la fornitura di olio a marchio Filippo Berio sia per l’utilizzo nei ristoranti sia per la vendita nei market: in tutto 160 ristoranti e 260 centri shopping. L’obiettivo è anche di entrare in mercati, come quello francese, dove Autogrill è molto forte mentre Salov non ha ancora espresso al meglio le proprie potenzialità commerciali.

GDOWEEK 443

Despar raddoppia i prodotti private label

Despar Italia, gruppo italiano di spicco nel panorama della distribuzione associata, nato nel 1960 e costituito da 12 imprese presenti in tutta Italia, rafforza la sua vocazione nel commercio di prossimità e vicinato con investimenti nella ristrutturazione della rete esistente, nell'apertura di nuovi punti di vendita in centri commerciali di servizio (piccoli e vicini al centro urbano), e nello sviluppo di nuovi formati “comodi” come Despar Express e Despar Facile.

Fatturato in crescita
Antonino Gatto, presidente di Despar Italia, ha presentato nel corso della convention nazionale tenutasi all'hotel villaggio Baia Samuele a Punta Sampieri, Scicli (Rg), i risultati 2007 del gruppo, sottolineando le buone performance economiche nonostante la congiuntura preoccupante del mercato: il fatturato è aumentato dell'8,2% salendo a 4,035 miliardi di euro, con un incremento della superficie di vendita pari a +5,7%; la crescita a parità (LFL) è stata dunque del 2,5%, che è comunque un dato decisamente sopra la media. I 2.044 punti di vendita che fanno capo alle 12 imprese Despar Italia si articolano in 1.579 Despar Market, 250 Eurospar, 59 Interspar, 4 cah and carry e 152 negozi con altre insegne.

Il raddoppio delle private label
Un ruolo particolarmente strategico nello sviluppo di Despar Italia sarà giocato dal potenziamento delle marche private. Dalla linea salutistica all'intimo donna, dalle specialità alimentari locali ai primi prezzi, dal biologico al prodotto di filiera certificata: Despar Italia coprirà tutti gli spazi, come si dice in gergo calcistico, schierando una formazione completa di private label, compatta in difesa (primi prezzi), consolidata a centrocampo (Despar e marchi di fantasia) e rinnovata nell'attacco, con le linee di prodotti alimentari salutistici, i prodotti premium nell'alimentare, e l'arrivo delle novità nel campo non-alimentare (bazar e tessile-abbigliamento).
Despar Italia punta al raddoppio delle private label che saliranno complessivamente a oltre 2.000 referenze nel 2010 dalle attuali 1.082. «Il consumatore sceglie le marche del distributore per almeno una delle seguenti ragioni -spiega Gianluca di Venanzo, responsabile sviluppo prodotto a marchio Despar -: vuole prodotti di qualità e convenienti, alternativi alla marca, ma con rassicurazione paragonabile a quella del leader di mercato». Oggi il fatturato Despar nelle marche private (oltre 197,8 milioni di euro, +13,12% nel 2007 rispetto all'anno precedente) è realizzato per il 68% dalla linea Despar, seguita da Passo dopo Passo (26%), dal biologico (3%) e dagli altri marchi di fantasia (3%).

Una concorrenza agguerrita
L'introduzione di nuove referenze nel triennio 2008-2010 avvicinerà Despar alla concorrenza più agguerrita e qualificata, soprattutto in termini di numerica (i competitor hanno mediamente 2.400 referenze), con la prospettiva di raddoppiare la presenza delle proprie marche nella spesa dei clienti. «Oggi l'incidenza delle marche private sul totale mercato grocery è pari al 13% -precisa di Venanzo -ciò vuol dire una quota doppia se si considera il singolo carrello della spesa». Il posizionamento preferenziale sui lineari è una condizione necessaria per lo sviluppo dell'assortimento a marca privata: «Per posizione preferenziale -spiega di Venanzo - intendiamo soprattutto la collocazione del prodotto ad altezza occhi, vicino al leader con prezzo differenziante».

Il gruppo Giv capofila di Wine Experience

Partirà il prossimo settembre Wine Experience, il programma di promozione al consumo di vini di qualità che verrà sviluppato nel prossimo triennio in Germania, Regno Unito e Francia.
Il progetto, presentato dal Gruppo Italiano Vini e recentemente approvato dall'Unione europea, prevede un investimento complessivo di 2,5 milioni di euro, che verranno coperti per il 50% dalla Ue, per il 30% dal nostro Ministero e per il restante 30% dalla società cooperativa veronese che, attraverso le 14 cantine di proprietà per complessivi 1.250 ettari di vigneto, è presente in tutte le zone vitivinicole più importanti della penisola, distribuite in dieci regioni italiane.

Azioni differenziate per paese
Il programma prevede una serie di attività di comunicazione, informazione e formazione tagliate su misura dei singoli mercati. “Il consumatore tedesco è sempre più attento alla qualità, mentre in Uk purtroppo sta prevalendo la logica del prezzo -spiega a Gdoweek Rolando Chiossi, presidente uscente del GIV e tra gli ispiratori del progetto-. La Francia? Continua ad essere poco propensa ad aprire ai vini italiani, ma per fortuna abbiamo a disposizione la rete, estesa e sempre più qualificata, dei ristoranti italiani attivi Oltralpe”.

Obiettivo finale del progetto resta comunque quello di sostenere il settore vitivinicolo comunitario nei confronti della crescente concorrenza dei paesi extra europei.

Maestri Pastai punta alla gdo

Essere più conosciuti negli Stati Uniti che in Italia per una realtà produttiva campana può suonare strano eppure questa è la situazione commerciale di Maestri Pastai, una piccola azienda cui ha dato vita un gruppo alimentare di Mercato san Severino, in provincia di Salerno.

Molto noto sul mercato Usa, il marchio oggi è distribuito da noi solo nei negozi di alta gastronomia; ora l’azienda sta cercando di entrare nella grande distribuzione con la sua gamma di prodotti premium, realizzati con grano di alta qualità e trafilatura in bronzo. I formati vanno dalle paste corte a quelle lunghe, fino ai formati particolari come le paste aromatizzate e quelle tipiche regionali (fusilli avellinesi, trofie, orecchiette).

Uno dei segreti della produzione è l’essiccazione lenta (da 20 a 56 ore) che garantisce tenuta alla cottura e il miglior assorbimento dei condimenti. Altra peculiarità dell’azienda è il confezionamento in pack trasparente: “Un rischio che corriamo potendo contare su una qualità di prodotto tale che impedisce il sia pur minimo sfarinamento”.
L’obiettivo è raggiungere le principali insegne del Nord Italia, in un settore che oggi è sempre più concorrenziale.

Accordo Salov Autogrill

Il ritorno di un brand storico dell’alimentare grazie a un medium particolare e di prestigio come Autogrill. Anche così si può spiegare l’operazione che ha portato Salov ha stringere una partnership triennale per la fornitura di olio di oliva ai ristoranti della catena.

Salov, produttore lucchese (la sede è sul lago di Massaciuccoli) di olio tra i coleader in Italia e leader assoluto in mercati fondamentali come gli Usa, la Gran Bretagna e il Giappone, opera con due marchi: Sagra per l’Italia e Filippo Berio, prevalentemente per l’estero. L’accordo con Autogrill è appunto finalizzato al rilancio di Berio come brand nazionale, dopo che per anni l’azienda non lo ha potuto usare per la presenza dell’olio dei Fratelli Berio di Oneglia, che avevano registrato prima il loro marchio, di cui Salov ha poi acquisito la proprietà.

Salov è un’azienda controllata sin dalla fondazione, avvenuta 90 anni fa, dalla famiglia Fontana; l’accordo con Autogrill prevede la fornitura di olio a marchio Filippo Berio sia per l’utilizzo nei ristoranti sia per le vendita nei market la bottegaccia: in tutto 160 ristoranti e 260 centri di shopping. Ma l’obiettivo è anche quello di entrare in mercati, come ad esempio quello francese, dove Autogrill è molto forte mentre Salov non ha ancora espresso al meglio le proprie potenzialità commerciali.

Sul prossimo numero di Gdoweekm@il, scaricabile su questo stesso sito da lunedì 7 luglio, pubblicheremo un'intervista sull'accordo e sulle strategie commerciali di Salov al direttore generale Alberto Baraldi.

Latteria Soresina: prosegue la crescita del Gruppo

Un'ulteriore crescita dimensionale che consentirà il trasferimento di know-how ed il conseguimento di proficue economie di scala. E' ciò che motiva la recente fusione fra Latteria Soresina, Latteria di Piadena e Latteria Cà dei Corti: grazie a tale operazione, il gruppo Soresina -che comprende anche Alimentari Val d'Enza- proseguirà il proprio percorso strategico, che si fonda su distintività, marca, innovazione e internazionalizzazione e richiede, quindi, strutture e investimenti difficilmente sostenibili sotto determinate dimensioni. Le stime relative all'anno 2008 indicano grandi numeri: un totale latte lavorato di circa 3 milioni di quintali, 500mila forme di Grana Padano commercializzate (oltre agli altri prodotti della gamma), un fatturato complessivo a quota 250 milioni di euro.

Softwork arricchisce il proprio portfolio apparati RFID

Si estende l'offerta di Softwork, primario distributore di tecnologia RFID attiva e passiva. L'ultima novità è Long Range Gate Antenna 3D - ISC.ANT 1300/680-A, dispositivo di FEIG Electronic per la lettura e la scrittura di transponder HF a 13,56 MHz standard ISO 15693, ISO 18000-3 ed EPC. Fra i plus prestazionali del nuovo gate, la luce di lettura fino a 95 cm con orientamento tri-dimensionale del transponder, la facile installazione ed il set-up tramite Dynamic Antenna Tuner (ISC.DAT), l'amministrazione e il controllo remoto attraverso interfaccia LAN Ethernet (RJ45), il firmware upgradabile; tali vantaggi si coniugano con il design innovativo ed i costi contenuti. I campi d'applicazione elettivi? Identificazione di persone e controllo accessi, librerie, asset management, event management

Orange Business Services presenta Cisco TelePresence

Riunione virtuale con presenze live. E' la promessa di Cisco TelePresence, soluzione innovativa in grado di trasformare il modo di operare delle aziende, visto che -in virtù di una rete IP convergente- permette agli interlocutori di comunicare in tempo reale, come se si trovassero nella stessa stanza. In questo modo i dipendenti di imprese globali possono collaborare con efficacia, accelerare i processi decisionali, instaurare relazioni che tengano conto delle differenze culturali, rispondere subito alle sollecitazioni dei clienti ed assicurare la continuità aziendale, aumentando nel contempo la competitività dell'organizzazione. Inoltre, il servizio permette risparmi significativi e consente di operare in modo ecologicamente responsabile, grazie al minore inquinamento generato

Ingenico ottiene nuova certificazione Abi per il retail

Installazioni sicure e conformi agli standard bancari EMV anche in ambito retail. La PinPad Ingenico i3070 ha recentemente ottenuto l'omologazione CO.GE.BAN. - Progetto Microcircuito, relativa a due differenti configurazioni: integrata nei server di pagamento o stand alone, cioè connessa direttamente al Centro di Autorizzazione come un normale terminale di pagamento. Ingenico i3070 è piccola, multi-funzionale, programmabile, molto adatta all'uso in gdo: l'ergonomia, l'ampio display grafico, le ridotte dimensioni, la connettività seriale, USB e Ethernet la rendono estremamente versatile. Si tratta della prima PinPad nel mondo dei pagamenti in grado di gestire in modo completo e sicuro tutte le tipologie di carta: magnetica, microchip e senza contatto (gestione dell'interfaccia in radio-frequenza).

Da Metrologic Instruments Italia un nuovo scanner laser a pistola

Obiettivo: ergonomia & performance. MS9590 VoyagerGSTM di Metrologic Instruments Italia è un nuovo scanner laser nella classica forma “a pistola”, molto apprezzata dagli utilizzatori. Il prodotto promette elevate prestazioni di lettura di codici monodimensionali in una grande varietà di applicazioni, nella vendita al dettaglio innanzitutto. Oltre che per la forma, studiata in modo da ridurre l'affaticamento dell'operatore, il dispositivo si connota per l'attivazione ad infrarossi, l'alta profondità di campo, una velocità di lettura di 100 scansioni al secondo e l'impiego della tecnologia CodeGate®, che consente di completare la trasmissione dei dati con un singolo azionamento del grilletto. I dati trasmessi possono essere formattati in conformità ai requisiti del sistema host.

Più labile il confine tra marche private e industriali

Il confine tra marca privata e marca industriale, negli ultimi anni, è stato travalicato e, soprattutto nell'area delle promozioni, non si riesce più a notare la differenza (concettuale) tra le promozioni delle private label e quelle dei marchi industriali. I primi segnali si scorgono dalla lettura di semplici indicatori quali la pressione promozionale e la profondità degli sconti. La pressione delle private label ha raggiunto livelli significativi, rasentando in diverse categorie quelli dei prodotti leader.

Se partiamo dal presupposto, come giustamente sostiene il prof. Gianpiero Lugli, che la marca commerciale ha una bassa penetrazione di mercato, non dovrebbe di conseguenza essere utilizzata per la promozione delle vendite. Dato che gli sconti si rivolgono a consumatori che non sono clienti abituali dell'insegna, il prezzo normale della commerciale non può essere noto ai consumatori che si vuole attrarre. Un'offerta poco efficace, in quanto il cliente è disposto a cambiare insegna per inseguire la convenienza nell'acquisto quasi esclusivamente per le marche industriali.

La genesi del processo
Per comprendere questa apparente contraddizione, è importante studiare la genesi del processo. Con il mercato in recessione, le marche industriali leader hanno perso punti di quota e, nel tentativo di riconquistarli, hanno abiurato il loro “credo” inforcando la leva promozionale. In un semplice gioco causa-effetto ciò si è riflesso sulla marca commerciale, seguendo pedissequamente il mark down rispetto alla marca. Di conseguenza, per rianimare le vendite di marca commerciale, molte insegne hanno realizzato una promozione di prezzo almeno pari, come incidenza alla media delle vendite in promozione, della categoria vendite del proprio portafoglio prodotti.

Basta l'instabilità delle quote dei leader a giustificare l'esplosione della promozionalità della marca commerciale? Se la marca leader cessa di svolgere il suo ruolo di difesa del valore ricorrendo alla promozione, la marca commerciale non può che subire una riduzione della sua quota. Di conseguenza, molte insegne hanno ritenuto che, per le marche commerciali posizionate a ridosso del leader, non vi era altra possibilità al di fuori dell'inseguimento del competitor di riferimento nella riduzione del valore.

Spesso i retailer dimenticano che l'obiettivo dell'industria di marca è l'aumento delle vendite del proprio portafoglio prodotti, mentre il retail dovrebbe
avere l'occhio sempre fisso sull'Ebit di pdv e l'aumento delle vendite della marca commerciale deve essere solo strumentale al raggiungimento di tale risultato e non il fine ultimo. Il problema è che ci si è lasciati prendere la mano: si notano in giro comportamenti un po' buffi, come la promozionesulla marca commerciale di primo prezzo o su quella premium. Tutto ciò è forse anche colpa delle condizioni d'acquisto in quanto il dead net è difficoltoso? Chi può dirlo! In ogni caso,
se si vuole essere coerenti con la nomenclatura, forse occorrerebbe ristabilire il giusto e reale confine tra la gestione di una marca privata e un prodotto di marca.

Wine Experience promuove il vino di qualità

Partirà il prossimo settembre Wine Experience, il programma di promozione al consumo di vini di qualità che verrà sviluppato nel prossimo triennio in Germania, Regno Unito e Francia. Il progetto, presentato dal Gruppo Italiano Vini e recentemente approvato dall'Unione europea, prevede un investimento complessivo di 2,5 milioni di euro, che verranno coperti per il 50% dalla Ue, per il 30% dal nostro Ministero e per il restante 20% dalla società cooperativa veronese che, attraverso le 14 cantine di proprietà per complessivi 1.250 ettari di vigneto, è presente in tutte le zone vitivinicole più importanti della penisola, distribuite in dieci regioni italiane.

Azioni differenziate per paese
Il programma prevede una serie di attività di comunicazione, informazione e formazione tagliate su misura dei singoli mercati. “Il consumatore tedesco è sempre più attento alla qualità, mentre in Uk purtroppo sta prevalendo la logica del prezzo - spiega a Gdoweek Rolando Chiossi, presidente uscente del GIV e tra gli ispiratori del progetto-. La Francia? Continua ad essere poco propensa ad aprire ai vini italiani, ma per fortuna abbiamo a disposizione la rete, estesa e sempre più qualificata, dei ristoranti italiani attivi Oltralpe”. Obiettivo finale del progetto resta comunque quello di sostenere il settore vitivinicolo comunitario nei confronti della crescente concorrenza dei paesi extra europei.

Coop Lombardia premia soci e clienti fotografi in erba

Accesso riservato

Italiani sempre più attratti dalle promozioni

La disponibilità degli italiani verso una comunicazione diversificata e integrata su più mezzi sta via via crescendo. A sostenerlo è una ricerca che Astra ha realizzato per AssoComunicazione. Secondo lo studio, che si basa su un campione statistico di 2000 interviste realizzate nel mese di aprile, dal 2006 a oggi quasi sette milioni in più di italiani nel fare gli acquisti hanno utilizzato sconti, altrettanti le offerte speciali, 3 milioni e mezzo in più rispetto al 2006 hanno comprato confezioni risparmio, quasi sei milioni in più hanno fatto ricorso a buoni sconto, e sette milioni in più hanno sfruttato prodotti o campioni in regalo. Sono quasi stabili invece le tessere fedeltà e i programmi di fidelizzazione in genere (16,2 milioni di utilizzatori nel 2008 rispetto a 15,7 milioni rilevati nel 2006). Complessivamente, sono oltre 5 milioni e mezzo gli italiani in più (+10%) rispetto al 2006 ad aver utilizzato attività promozionali nell'acquisto di prodotti. Chi vi ricorre è soprattutto donna (95%), casalinga (99%), di età compresa fra 35 e 65 anni, in comuni con popolazione superiore a 30 mila abitanti. Ne usufruiscono anche laureati (97%), appartenenti a un ceto medio-superiore o superiore (97%), impiegati, quadri e docenti (96%), tutti con possibilità di accesso a internet (93%).
 
Il presidente di Assocomunicazione Enrico Finzi, illustrando la ricerca, ha sottolineato che mediamente un italiano ha “risposto” a 3,8 diversi tipi di attività promozionale promossi da aziende nell'ultimo anno, rispetto al 3,2 registrato nel 2006. In questo contesto il direct si avvantaggia proprio del suo approccio cross mediale. La ricerca ha approfondito anche l'universo degli internauti indagando soprattutto l'ambito dei veri utilizzatori della rete (recent really internet users), ovvero quelli che l'hanno usata almeno una volta negli ultimi tre mesi. Una percentuale in moderata crescita rispetto al 2006: 29,7% nel 2006, 32,1% nel 2008. Dai quasi quindici milioni (14,9 milioni) del 2006 siamo insomma saliti a 16 milioni e 300 mila nel 2008. Dall'analisi degli intervistati i “veri” fruitori della rete sono prevalentemente uomini (39%), per il 66% giovani fra 15 e 24 anni, ma anche di età compresa fra 25 e 34 anni (50%) e fra 35 e 44 anni (41%).

Delverde, prosegue il rilancio

Prosegue a pieno ritmo il piano di risanamento e di rilancio di Delverde. La proprietà, il fondo di investimento Faro srl facente capo a Pierluigi Zappacosta, a meno di tre anni dall'acquisizione del pastificio di Fara S. Martino ha annunciato un'operazione che rientra nella strategia di rafforzamento strategico annunciata nel settembre del 2005.

È stato infatti sottoscritto nei giorni scorsi un accordo tra gli attuali soci di Delverde Industrie Alimentari e un nuovo partner industriale, Molinos Rio Della Plata SA, azienda leader nell'agroalimentare in Sud America.
Molinos aveva già manifestato interesse per il marchio all'epoca del fallimento del 2005. L'accordo con la proprietà attuale prevede un aumento di capitale complessivo di 8 milioni di euro finalizzato alla realizzazione di un piano di investimenti a supporto del piano strategico presentato dall'amministratore delegato Leonardo Valenti e condiviso dai soci.

L'aumento di capitale (con un sovrapprezzo del 20%) è stato già sottoscritto per 2,5 milioni di euro da Faro, nell'assemblea straordinaria del 20 giugno, e verrà sottoscritto, nei prossimi giorni, da Molinos Rio della Plata per un importo di 5,5 milioni di euro. Dopo l'aumento, pertanto, la nuova compagine sociale vedrà il fondo Faro con una quota del 42,95%, l'azienda sudamericana al 34,78% e infine Igi al 22,28%.

Gli italiani sono i più preoccupati del futuro dei loro risparmi

Gli italiani sono il popolo meno idnebitato d'Europa ma anche il più preoccupato sul futuro dei propri risparmi. Lo dice Genworth Financial, società internazionale nei servizi assicurativi e finanziari che ha lanciato a livello europeo un indice per la misurazione della vulnerabilità finanziaria percepita dai consumatori: il Genworth Index.

Quando il risparmio è pari almeno a un mese di stipendio
Nel nostro Paese solo il 28% degli intervistati dichiara di possedere risparmi pari ad almeno quanto guadagna in un mese, contro il 64% degli svedesi ed il 62% dei tedeschi. Gli spagnoli si attestano al 27%.
Solo il 10% degli italiani ritiene di poter sostenere un eventuale aumento del debito familiare.

Cosa succede negli altri paesi europei
Negli altri paesi si va da un minimo del 33% di Germania, Gran Bretagna e Irlanda a un massimo del 54% per la Norvegia. Spagna al 34%.
Negli ultimi 12 mesi solo il 49% del campione in Italia dichiara di non aver mai avuto problemi con le scadenze di pagamento (bollette, rate finanziamenti, …).
Spagnoli, tedeschi e francesi sono, rispettivamente al 63%, 64% e 69%. Sono riusciti a rispettare le scadenze ben il 94% degli svedesi.
Solo 25 italiani su 100 - il dato più basso in Europa - dice di riuscire a mantenere gli impegni assunti senza alcuna difficoltà. Gran Bretagna, Francia e Spagna sono al 49%, 51% e 52%. La Svezia al top con l'88%.

Infine, tre italiani su quattro dichiarano di aspettarsi che le condizioni finanziarie familiari future restino stabili o siano in peggioramento.

L’Oréal e dm, partner di bellezza in Germania

Grazie a Beauty Terminal, una postazione interattiva progettata da L'Oréal ed altre aziende, L'Oréal e dm, il retailer tedesco specializzato in prodotti di detergenza e bellezza che opera con quasi 2.000 pdv in Europa, hanno migliorato le vendite (e la redditività) della categoria dello skincare, acquisendo nuove clienti attraverso l'offerta di un servizio personalizzato di analisi della pelle.

Beauty Terminal è una scaffalatura rigida, che può essere installata nei pdv in 15 minuti, dotata di un sistema interattivo che permette alle clienti di capire quali sono i prodotti L'Orèal più adatti alla propria pelle. Per ottenere queste informazioni, che vengono anche stampate, alle clienti è sufficiente appoggiare sulla fronte, per pochi secondi, un batuffolo di cotone, che successivamente deve essere immesso in un apposito spazio per procedere a un esame della pelle.

Utilizzando questo sistema, presente anche nel nuovo Real Future Store di Metro, dm e L'Oréal sono riuscite a spingere la linea Casting Creme Gloss, ampliando notevolmente il parco clienti (+14% nuove acquirenti), benefici che si sono riflessi sull'intera categoria dello skincare, cresciuta del 15%; le vendite L'Oréal sono aumentate del 20%.

Motorola annuncia lo switch pronto per l’azienda all-wireless

Cresce la domanda di infrastrutture wireless efficaci e facili da gestire. Motorola Enterprise Mobility Business risponde con lo switch wireless RFS6000, basato su processore multi-core ed indirizzato alla media impresa. Il nuovo switch -coerente con un’impostazione in cui la rete WLAN è a disposizione di tutta l'organizzazione aziendale- si fonda sull'architettura Motorola Wi-NG, può supportare sino a 48 access point 802.11a/b/g/n e offre la connettività wi-fi sino a un massimo di 2mila utenti: consente, quindi, risparmi interessanti rispetto alle reti cablate Ethernet ed elimina la necessità di gestire voce e dati con cavi separati per ogni utente. L’RFS6000 dedica grande attenzione alla sicurezza: è, infatti, dotato di crittografia WPA/WPA2, integra un firewall e supporta le tecnologie VPN, AAA server e NAC.

Coop: sale il fatturato

Le quote di mercato si tengono erodendo i margini. Una considerazione scontata in epoca di contrazione drastica dei consumi e che trova una conferma nei dati di bilancio presentati nel corso dell'assemblea del consorzio nazionale Coop Italia.
Il leader della gdo italiana oggi detiene una quota del 17,7% del mercato, un fatturato di 12,2 miliardi di euro (+3,2% su base annua), 1394 punti vendita, 63 dei quali aperti nel 2007, 56.000 addetti (+3,4%), dei quali l'83,6% assunti a tempo indeterminato, circa 6,7 milioni di di cui 250.000 nuovi soci (+3,3%).

“Nel 2007 -ha affermato Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia- Coop ha continuato a garantire il contenimento del livello dei prezzi mantenendo la propria inflazione al +1,2% a fronte di un dato medio Istat del +2,9%. E' un trend che continua da circa 8 anni e che si traduce in un vantaggio complessivo per i nostri soci e consumatori superiore al 14%, L'impegno nel contenimento dei prezzi ha però inevitabilmente provocato una diminuzione, lo 0,4%, dei margini commerciali”.

Il presidente Coop-Ancc (l'associazione nazionale in cui si riconoscono 128 imprese) Aldo Soldi (nella foto) ha messo l'accento sull'importanza delle liberalizzazioni: “Coop ha operato sul versante aperto dalle liberalizzazioni sia con la vendita dei farmaci da banco nei CoopSalute , con 73 corner aperti generando un risparmio pari a 9,6 milioni di euro sia con la telefonia mobile CoopVoce, con oltre 190.000 attivazioni. Non a caso proprio i settori economici toccati seppur parzialmente dalle liberalizzazioni e su cui Coop ha lavorato hanno generato effetti positivi per i consumatori. I prezzi dei farmaci da banco hanno subito un abbassamento del 11% e la telefonia si è assestata su un meno 7%”.

Nel corso dell'assemblea è stato annunciato anche la partnership con la società Olimpias del gruppo Benetton. L'obiettivo è puntare a una qualificazione dell'offerta di capi di abbigliamento negli ipercoop; i primi effetti saranno visibili con la prossima collezione primavera estate (sugli scaffali da febbraio 2009) interamente progettata all'interno dell'accordo.

La Picota spagnola punta alla gdo

Nel 2007, a causa dell'annata di scarsa resa, la ciliegia Picota Dop era stata commercializzata in Italia soltanto in alcuni negozi di specialità gastronomiche, mentre per il 2008 -supportata dalla campagna di comunicazione al trade sviluppata dal Consorzio- l'obiettivo dei produttori è quello di inserirla anche nella grande distribuzione.

Frutto snack

Una ciliegia, si sa, tira l'altra, e questo vale in particolar modo per la Picota del Jerte Dop, dato che la varietà spagnola -protetta dal 1996 dalla denominazione di origine europea- oltre che dotata di elevate caratteristiche organolettiche e nutrizionali è naturalmente priva di picciolo, dal quale si stacca una volta matura, senza alcuna perdita di succo in quanto il punto di distacco di “rimargina” perfettamente e rapidamente. Una particolarità che, oltre a conferirle distintività, la rende particolarmente indicata per il consumo snack.

Forte frammentazione produttiva

La zona geografica di produzione della Picota Dop è attribuita a solo a ciliegie Picota originarie nei Comuni del nord della provincia di Cacedes compresi nella zona agricola montana Trasierra-Gredos Sud. La coltivazione avviene in piccoli possedimenti (1,6 ha di media), a loro volta suddivisi in particelle, su terrazzamenti sostenuti da gradoni di pietra che impediscono l'utilizzo di mezzi meccanici.
Secondo la media degli ultimi anni, la produzione annua si attesta sulle 10.500 tons.

Stagionalità lunga

Il Consorzio di tutela della Dop, che esegue i controlli e analisi su qualità e origine del prodotto, sia in campo sia nei magazzini di selezione e confezionamento, riserva il marchio Dop unicamente alla categoria extra.
Il periodo di commercializzazione della Picota comincia dai primi giorni del mese di maggio e può arrivare fino a metà agosto per il prodotto raccolto nella parte più alta della valle.
L'imballaggio più richiesto è la vaschetta da 500gr oppure la cassetta di cartone da 2 kg, secondo le specifiche norme dettate dall'UE e, quindi, è
contrassegnato da un'etichetta che riporta la classificazione, il marchio Dop, il calibro e la natura del prodotto (Picota).
La fascia di prezzo è medio-alta, ma, in ogni caso, allineata alle quotazioni di stagione.

Darty puntualizza il format, con un mix di shop-in-shop e brand

Accesso riservato

La responsabilità sociale di Assobirra

Birra

Oltre 10 milioni di italiani consumano birra, che piace soprattutto per il gusto, ma anche perché le sue caratteristiche di naturalità e di gradazione alcolica contenuta la rende compatibile con uno stile di vita improntato al benessere, mentre per i giovani vanta un vissuto di bevanda di tendenza.
Non a caso sono rivolte principalmente ai giovani molte delle iniziative di informazione e sensibilizzazione relative al consumo responsabile delle bevande alcoliche in generale, ivi inclusa appunto la birra, promosse da Assobirra.
Oltre al programma informativo “Guida tu la vita. Bevi responsabile” avviato nel 2007 e tuttora in corso, varie aziende associate (Birra Castello, Birra Forst, Birra Menabrea, Birra Peroni, Carslberg Italia, Heineken Italia, HTS 1892 Theresianer, Inbev Italia) si sono impegnate a riportare sulle etichette dei prodotti e sui propri materiali di comunicazione la dicitura beviresponsabile.it che rimanda al sito creato ad hoc da Assobirra, che propone un percorso a tappe per introdurre al consumo responsabile di alcol. Sezioni specifiche sono dedicate ai target “a rischio” (bambini, adolescenti, ex alcolisti, persone che assumono particolari farmaci, donne in gravidanza) e a particolari situazioni (guida, lavoro). Il tutto ricorrendo a modalità interattive per educare senza annoiare.

Consumi in crescita

Il 2007 è stato un anno record per il settore birraio italiano, come si evince dai dati dell’ultimo Annual Report Assobirra. In crescita i consumi, pari a 18,5 milioni di ettolitri per un consumo pro capite di circa 31 litri (+3,7% sul 2006), la produzione, che ha toccato i 13,46 milioni di ettolitri (+5%) e soprattutto l’export, che con oltre il milione di ettolitri mette a segno una crescita di quasi il 40%.

Fuori casa piace quasi quanto il vino

Secondo la 12° edizione della ricerca “Gli italiani e la birra” condotta da Makno, a bere birra è il 62% degli italiani. Le tipologie di birra preferite sono, nell’ordine: Pils (51,5%), Lager (17%), Ale (5,1%), Weizen (3,7%), Analcolica (1,9%), d’Abbazia (1,4%), Bock (1%) e Blanche (0,8%).
Il testa a testa tra birra e vino è sempre meno impari: nei pasti fuori casa, secondo lo studio Makno, si dividono ormai quasi equamente le preferenze dei consumatori. Nei pasti fuori casa infrasettimanali entrambi si attestano su una quota intorno al 14%, mentre durante i week end il vino rimane in vantaggio ma di poco: a preferirlo è il 43,6% del campione, mentre il 40% sceglie la birra.
Nel 2006 la forbice era decisamente più elevata, con 8 punti di differenza. Un cambiamento sicuramente in parte riconducibile al fattore prezzo, ma anche al fatto che le nuove generazioni sono sempre più propense al consumo di birra, e non solo per accompagnare la pizza.

Chi vende in Cina deve tutelare il marchio

Un simbolo o un segno grafico è passibile di registrazione se è distintivo, distinguibile e lecito (cioè non depositato precedentemente e consentito dalla legge cinese sui marchi). L'esperienza delle società che da tempo operano in questo territorio dimostra che, prima di effettuare qualsiasi operazione commerciale in Cina, è utile provvedere alla registrazione del marchio.

La tempestività è molto importante: ricordiamo che nel paese del dragone vige il principio della priorità di registrazione. Questo principio rende proprietario dei diritti il soggetto che per primo deposita un marchio. Qualora si verifichi ciò, il “legittimo” proprietario, oltre a rischiare di subire l'utilizzo del marchio da parte di terzi, non potrà nemmeno commercializzare sul territorio cinese i propri prodotti poiché cadrebbe in violazione di diritti. In Cina si segnalano diversi casi in cui soggetti terzi registrano marchi a scopo di estorsione: una volta acquisita la titolarità di un marchio altrui cercano di venderlo (tipicamente a prezzi molto elevati) al legittimo titolare.

Le assonanze
Un aspetto importante è quello della “versione cinese” del marchio, con cui s'intende la sua traduzione nella lingua locale: questa pratica non è richiesta dalla legge della Repubblica Popolare Cinese, ma è consigliabile dal punto di vista legale e commerciale. La mancata registrazione della versione cinese del marchio può comportare i medesimi problemi derivanti dalla mancata registrazione di quello originale: anche in questo caso verrebbe meno la tutela giuridica. Inoltre, qualora l'azienda straniera non proponesse al mercato una versione cinese del proprio marchio, sarebbero i consumatori stessi a farlo, da soli, sulla base della somiglianza fonetica; l'assonanza trovata, però, spesso si allontana dal significato del prodotto o può addirittura fornire una risonanza negativa. Un esempio è offerto dal famoso profumo Poison che rischiava di essere tradotto con Duyao (veleno).

Comunicazione parallela
Cosa deve sapere dunque un'azienda per poter pensare alla versione cinese del proprio marchio? Innanzi tutto, che la lingua cinese è una lingua a ideogrammi, cioè simboli che, oltre a essere parola, sono anche rappresentazione grafica di un'idea o di un concetto. Ancor più dell'alfabeto, quindi, si prestano a una funzione di comunicazione parallela, nel senso che trasmettono un messaggio esplicito, dato dalla parola, e uno implicito, dato dalle associazioni di significato evocate dai segni.

Con la traduzione del proprio marchio in cinese non si deve solamente affermare qualcosa, ma creare anche espressioni in grado di suggerire ed evocare associazioni mentali funzionali alla vendita e alla diffusione del prodotto. Un'altra componente fondamentale di ogni lingua è la fonetica. È possibile scegliere il nome di un marchio prediligendo il rispetto della sonorità piuttosto che del contenuto. L'alternativa (più efficace) è ricercare un compromesso tra sonorità e contenuto attraverso la scelta (non sempre possibile) di ideogrammi che permettano di mantenere affinità sonora e semantica con il nome originale. Alcuni esempi di questa soluzione: Coca-Cola con l'attuale traduzione in cinese Kekou-Kele (delizioso), Mercedes-Benz che ha tradotto il nome Benz con Benchi (veloce), Lego con Legao (divertimento superiore), Singer con Shengjia (famiglia vincente), Carrefour con Jialefu (casa felice).

*Università di Udine

Anche Dico firma una linea equo e solidale

Dico lancia una nuova linea a marchio Equosolidale, certificata Fairtrade, che sarà in assortimento nei 300 punti di vendita dell'insegna a partire dal 4 luglio. L'insegna di discount di Coop propone già da tempo prodotti certificati Faitrade. “Dopo i risultati positivi riscontrati nella prima fase sperimentale dell'autunno scorso -dichiara Claudio Zoffoli, responsabile comunicazione e marketing di Dico-, abbiamo scelto di sviluppare una nostra linea esclusiva, in collaborazione con il nostra fornitore Commercio Alternativo”. E, anche gli prodotti certificati Fairtrade già proposti in precedenza nei pdv Dico prenderanno il nome di Equosolidale e saranno adattati alla nuova linea.

Discount con solidarietà
Non è un fatto nuovo che i retailer del discount, anche in Italia, promuovano la solidarietà. Lo scorso autunno, infatti, Lidl, il discounter tedesco leader in Italia nel canale con 495 pdv, ha iniziato a proporre FairGlobe, una propria linea di prodotti certificati Fairtrade. Una filosofia etica, quella di Lidl, che spazia anche nella tematiche ambientali, come per esempio, confermato dall'offerta di prodotti ittici certificati Msc (Marine stewardship Council), ente internazionale che ha sviluppato standard ecologici per la salguaduardia del patrimonio ittico globale.

L'etica certifica il business
E, che nonostante la crisi dei consumi, l'inflazione e i bassi salari, i prodotti solidali, in Italia e nel mondo confermano il trend in crescita di una sensibilità etica da parte del consumatore. Tanto che, nel 2007, le vendite globali dei prodotti certificati Fairtrade sono aumentate del 47% nel 2007, portando il volume d'affari a quota 2,3 mld/euro e coinvolgendo oltre un milione e mezzo di produttori e lavoratori in 58 Paesi in via di sviluppo.

Acqua del rubinetto, buona e filtrata

A parole gli italiani si fidano dell’acqua del rubinetto: oltre tre quarti dei nostri connazionali afferma infatti che abbia valenza positive. Nella realtà poi l’acqua degli acquedotti, proveniente dal rubinetto o filtrata, è bevuta solo dal 28% delle famiglie.
Potenza indubbiamente del marketing degli imbottigliatori di acqua minerale ma è corresponsabile anche qualche problema di sapore e caratteristiche.

Acqua del rubinetto troppo ricca di calcare
Rivela una ricerca di Gfk Eurisko che per il 52% degli italiani l’acqua del rubinetto è troppo ricca di calcare, mentre il 24% lamenta la presenza di cloro.
Sono dati presentati nel corso di un incontro con Brita, società tedesca leader a livello mondiale nella produzione dei sistemi di filtrazione dell’acqua potabile. L’azienda offre caraffe filtranti per uso domestico, caratterizzate dalla presenza di speciali filtri denominati Maxtra, ognuno dei quali riesce a trattare circa 100 litri di acqua. Le caraffe hanno un apposito indicatore che segnala quando è il momento di cambiare il filtro.

Presente nel dettaglio specializzato, Brita ora sta testando la presenza in gdo, dopo un primo esperimento svoltosi nel Carrefour di Assago e conclusosi con successo. Il costo di un litro di acqua filtrato con Brita si aggira sui 6 centesimi di euro. Ma il risparmio non consiste solo nel lato economico ma anche dal punto di vista dell'impatto ambientale, non più bottiglie di plastica e non più automezzi che girano per trasportare tonnellate d'acqua.

Interdis promuove la private label Dimeglio con 100mila euro

Nei 600 punti di vendita a insegna Dimeglio (Gruppo Interdis), dallo scorso 16 giugno e fino al 16 agosto, è attiva la promozione “Dimeglio regala un anno di spesa” , che coinvolge tutti i 742 prodotti a marchio dell'insegna: acquistandone due per la stessa spesa, i clienti potranno vincere 15 “spese gratis per un anno” ossia 15 voucher da 5.000 euro ciascuno (spendibili nei punti di vendita del network), centinaia di buoni spesa e 15 viaggi ai Tropici.

Creare traffico nei pdv
Interdis ha realizzato la promozione con diversi obiettivi: incrementare il traffico nei pdv, aumentare sia l'equity sia le vendite dei prodotti a marchio d'insegna. "In un periodo in cui si registra una crisi dei consumi derivante dal ridotto potere d'acquisto -conferma Giorgio Santambrogio, direttore generale marketing di Interdis- Dimeglio ha sviluppato un piano di convenienza che vuole coinvolgere il cliente e promuovere in maniera incisiva il prodotto a marchio d'insegna”.
L'iniziativa -che si inserisce in un ventaglio di iniziative, che culmineranno nell'evento di novembre, per festeggiare il decennale d'insegna- è supportata da una campagna di advertising radiofonica realizzata su RadioRai e da molteplici azioni di comunicazione veicolate attraverso il sito web www.dimeglio.it, il materiale pop dedicato e la stampa locale.

Caro prezzi, troppe accuse contro la distribuzione

La distribuzione commerciale in Italia è più spesso ricordata come responsabile degli incrementi dei prezzi dei beni di consumo piuttosto che come settore produttivo con un suo autonomo significato all'interno del sistema economico. Sono i servizi a essere considerati ancillari rispetto all'industria. All'interno dei servizi, la socio-cultura economica prevalente nel nostro paese considera il trade come sostanzialmente inutile. Un male necessario, mai protagonista del processo di creazione di ricchezza.

La "badante" dei commercianti
  
Apertura eccessivamente polemica? Consideriamo qualche fatto.
1) Il nostro è l'unico paese che ha la badante dei commercianti: il Garante per la sorveglianza dei prezzi. La Svizzera ha Mister Prezzi perché ha una diversa distribuzione dei poteri tra authority e quindi a tale soggetto è affidato il compito che da noi spetta all'Antitrust. Quando, all'epoca dell'istituzione di questo garante in Italia, un giornalista andò a intervistare quello svizzero, questi con grande chiarezza rispose che si occupava di prezzi della distribuzione dell'acqua, pedaggi autostradali, tariffe elettriche. Si tratta di monopoli naturali che, quindi, necessitano di regolamentazione. Non immagino la reazione dei cittadini svizzeri se il loro garante si occupasse del sistema di pricing dei negozi grandi o piccini della Confederazione.

2) Gli economisti sono concordi nel definire priva di logica l'iniziativa italiana. Nessuno lo dice, però. Difendere l'autonomia dell'unico settore completamente liberalizzato, appunto il commercio, non porta alcun vantaggio.

3) Sono divenute frequenti le incursioni del legislatore nei meccanismi di contrattazione tra fornitori e distributori, soprattutto se grandi. Sorprese negative sono sempre possibili su tale fronte e sarà meglio prestarvi attenzione.

4) I nostri politici non brillano per capacità di analisi economico-industriale eppure con straordinario e praticamente unico intuito bipartisan hanno scoperto che la filiera agroalimentare in Italia è lunga e questo genera inefficienze e speculazioni. Sono quasi certo di non avere mai sentito pronunciare, prima di qualche settimana fa, la parola “filiera” da coloro che sono oggi le maggiori cariche dello Stato.

5) Il termine speculazione vorrebbe indicare, secondo le intenzioni di chi denuncia piccoli e grandi distributori commerciali, un comportamento scorretto o addirittura illecito da parte di tali agenti economici. Il codice penale agli articoli 501 e 501bis chiarisce la questione: la speculazione si ha quando si attuano comportamenti che determinano la rarefazione sul mercato delle merci in attesa che, in conseguenza dell'illecito accaparramento, tali beni ottengano quotazioni più elevate. C'è speculazione se si nasconde la merce. Ma nessuno di quelli che utilizzano tale termine pensa correttamente alla fattispecie giuridica sopra ricordata. La differenza è rilevante.

6) È proprio la sfiducia nel mercato che genera l'ossessione contro la distribuzione commerciale. I fautori dei controlli e della regolamentazione anche dove non c'è bisogno si rifugiano in un altro equivoco, relativo alla cosiddetta moral suasion. L'idea di moral suasion nasce come schema economico nel quale una banca centrale coopera con le banche commerciali al fine di ottenere comportamenti coerenti con i propri obiettivi. Nel caso di contesti concorrenziali, popolati da una pluralità indistinta di soggetti senza specifici poteri, il meccanismo è logicamente ininfluente in quanto la suasion è già implicita nei meccanismi di mercato (provi a vendere a prezzi troppo elevati? Butti la merce e perdi i ricavi: questo convincerà l'operatore).

Un problema culturale
La conclusione è amara. Forse il modello di liberalizzazione in un solo settore non funziona: così, invece di essere portata a esempio virtuoso, la distribuzione commerciale è oggetto di attacchi continui da tutte le parti. La sua debolezza sta in un deficit culturale che non riusciamo a colmare in Italia. Ingenuamente si tende a pensare che le disfunzioni del sistema economico si generino e si debbano curare presso l'ultimo anello della filiera, appunto quello della delivery al consumatore finale. Questo semplicemente perché è l'anello visibile.

Investire per ribaltare la cultura dominante
• La distribuzione commerciale italiana si preoccupa in primis di innovare.
• Crea, poi, relazioni con il cliente mettendolo al centro del processo di creazione di valore.
• Investe in capitale umano e fisico.
• Accresce ulteriormente il grado di competizione tra formati, insegne, categorie.
• Accanto a tutto ciò, però, bisognerebbe pensare anche a investire energie e risorse per mutare i rapporti di forza nella rappresentanza degli interessi presso le sedi istituzionali.
• Per promuovere e governare un radicale cambiamento culturale presso i naturali interlocutori.

Coop Adriatica trasforma i Plenty Market in InCoop

Grazie al nulla osta ottenuto dal Garante della Concorrenza, Coop Adriatica amplia la propria rete a Bologna con la trasformazione in InCoop di quattro pdv con una dimensione di 180-400 mq a insegna Plenty Market acquisiti da Albrea.
I primi due pdv saranno già operativi da luglio, a cui seguirà a settembre la riconversione degli altri, con un'offerta di prodotti freschi e confezionati.
Per questa operazione di ristrutturazione che ha l'obiettivo di “creare una rete di piccoli negozi di vicinato di qualità”, come precisa Giberto Coffari, presidente di Coop Adriatica, è programmato un investimento di circa 1,5 milioni di euro.
Con la presenza di InCoop, Coop Adriatica intende anche calmierare i prezzi, visto che “oggi si attestano tra il 10 e il 20% al di sopra di quelli dei supermercati Coop”, sottolinea Tiziana Primori, vicepresidente e direttore commerciale.

I risultati 2007

Coop Adriatica ha chiuso il 2007 con vendite pari a 1.879 milioni di euro, con una rete di 15 Ipercoop e 124 supermercati in Emilia-Romagna, Veneto, Marche e Abruzzo. In particolare, le vendite degli ipermercati sono rimaste sostanzialmente stabili (+0,9% a rete totale) grazie anche all'apertura di corner Coop Salute in tutti i pdv, mentre quelle dei super sono aumentate del 2,1%. Secondo il piano strategico 2008-2010, uno dei must della cooperativa riguarda la sostenibilità ambientale: per il prossimo triennio sono stati stanziati circa 14 milioni di euro per impianti fotovoltaici: quattro Ipercoop sono già interamente alimentati con energie rinnovabili, mentre sono 26 i pdv che adottano il programma di risparmio energetico GreenLight.

Rigoni di Asiago sponsorizza Goletta Verde

Rigoni di Asiago è tra gli sponsor del progetto Goletta Verde per l'estate 2008. L'azienda veneta, leader in Italia nella produzione di miele e confetture biologiche, intende in questo modo rafforzare quei valori che sono il motore dell'attività dell'azienda, come il rispetto per l'ambiente e delle risorse che lo costituiscono, attraverso una produzione ecosostenibile e biologica.
Una sensibilità nei confronti dell'habitat che per Rigoni di Asiago è sempre in primo piano e che ha deciso di condividere con Legambiente.
Una partnership, quella con l'associazione ambientalista, che ha avuto inizio durante l'inverno 2007 con il programma didattico Bioalimenta il Domani, che ha visto la partecipazione di molte scuole italiane, ed è proseguita nella primavera 2008 con l'iniziativa del Treno Verde, che ha girato l'Italia monitorando lo stato ambientale delle più belle città italiane. E che procederà quest'estate iintorno alle coste italiane.

Le tappe di Rigoni

Goletta Verde si svolge durante il periodo di Luglio e Agosto 2008 toccando numerose località sia del versante adriatico sia di quello tirrenico, partendo da Palermo per il primo e da Savona per il secondo. Oltre alla normale attività di distribuzione di materiale informativo a bordo e in aree dedicate a terra, Rigoni organizzerà attività di degustazione dei propri prodotti e promozione all'interno dei punti di vendita dove è previsto lo scalo portuale.
Ecco il calendario: Portovenere (3-07), Isola d'Elba (05/08-07), Ostia (10-07), Otranto (22-07), Tropea (29-07), Cagliari (04-08), Ancona (07-08), Rimini (09-08) e Trieste (16-08).

Selex cresce del 10% e punta a chiudere il 2008 a quota 8,2 mld

Se il 2007 è stato archiviato da Selex come anno positivo, con un fatturato di 7,42 miliardi (+ 5,5% rispetto al 2006), i risultati dei primi cinque mesi del 2008 lasciano spazio a conclusioni ancora migliori. Infatti, in questo periodo, i volumi d’affari del Gruppo hanno fatto registrare una crescita che, a parità d’imprese, raggiunge il 7,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, pari al 3% in più rispetto alla media del settore (+ 4,9%, fonte Nielsen). Però, con le nuove aperture realizzate in questa prima parte dell’anno e l’ingresso in Selex, da gennaio, di Nuova Distribuzione –azienda operativa in Lombardia e nella provincia di Alessandria con 41 super e ipermercati con insegna SuperDì e IperDì- la crescita del Gruppo nel 2008 raggiunge il 10,4%. Sulla base di questi risultati, Selex ipotizza un fatturato al consumo che, a fine 2008, dovrebbe raggiungere 8,2 miliardi.

La crescita è multicanale
Sempre nel periodo, il dettaglio diretto Selex ha registrato una crescita del + 9% a rete corrente, con buone performance in tutti i canali. Il trend più positivo si è avuto nei canali superstore e miniiper che, con l’apporto di numerose nuove aperture, hanno messo a segno un aumento del 15%. Ancora più positivo l’incremento sviluppato dagli hard discount, 19%, canale presidiato da Selex anche nel formato drogherie-markt, con l’insegna Schlecker (+ 12,7%).
La strategia del Gruppo di Trezzano punta sullo sviluppo e l’innovazione in tutti i canali e in tutte le regioni d’Italia, dove è presente con una rete commerciale di oltre 3.000 punti di vendita. “Nell’attuale fase di generale sfiducia e di stallo dei consumi– sottolinea Marcello Cestaro, presidente di Selex – perseguiamo i nostri obiettivi di crescita e di soddisfazione dei consumatori, perfezionando costantemente la nostra offerta commerciale. Non solo espandendo la rete di vendita, ma anche con assortimenti e servizi sempre più in linea con l’evoluzione dei consumi”.
Nel 2008 le 24 imprese del Gruppo Selex investiranno oltre 240 milioni per lo sviluppo e l’ammodernamento della rete. Nel corso dell’anno sono previste 117 nuove unità, per 100mila mq di superficie di vendita, e la ristrutturazione di numerosi punti di vendita.
Da gennaio 2009, il Gruppo rafforzerà ulteriormente il suo presidio sul territorio attraverso l’alleanza tra Zerbimark, socio Selex attivo prevalentemente nelle province di Bergamo e Brescia, e Brix Distribuzione, altra realtà lombarda. Insieme, daranno vita a un gruppo integrato di supermercati del valore di 210 milioni di fatturato.

L’Asia traina l’advertising mondiale

La pubblicità in Europa registra un incremento del 4% nel 2007 sui big five a fronte di una crescita mondiale del 5%. A fare da traino sono paesi come Cina con +14% e India con +21%. Sono questi i dati del mercato pubblicitario mondiale secondo IAA, International Advertising Association che setttimana scorsa ha presentato a Milano la ricerca dal titolo “Scenario Internazionale della Pubblicità” elaborata da Nielsen Media Research.
Secondo la survey, l'asse degli investimenti pubblicitari si sta spostando dagli Stati Uniti all'area Asia-Pacifico: se il mercato americano resiste e primeggia con una quota di mercato del 32 %, la Cina si piazza al quarto posto (27%) e cresce a ritmi elevati e costanti. L'Europa conferma la sua posizione (29%), il Sudamerica è in crescita (11%), l'Africa è all'ultimo posto (1%).
Nel cambiamento, comunque, si intravedono segnali di continuità: seppure con peculiarità locali, il media mix utilizzato è simile un po' ovunque: quasi sempre la televisione si ritaglia la fetta di mercato più importante (58,8%), seguita da stampa (31,7%), radio (2,6%), outdoor (3,1%) e cinema (0,3%).
Pur registrando indicatori di sviluppo sempre a due cifre, Internet, ormai al 3,5%, merita un discorso a se stante anche perché il suo sviluppo, pubblicitariamente parlando, varia da paese a paese, in considerazione dei diversi parametri sociali, economici e culturali.
In ogni caso la tecnologia gioca un ruolo di primaria importanza nel proporre nuovi media e nel modificare profondamente le modalità di fruizione degli stessi. Molte sono le dinamiche in tal senso e tutte convergono sulla necessità di misurare i cosiddetti “3 schermi” (Tv, Internet e mobile) e trovare il più possibile correlazioni con i relativi comportamenti di acquisto.

Sinigaglia: «Sma si riposiziona con Simply»

Nata nel giugno 2005, come risposta “di fascia alta” ai discount, in questi tre anni Simply ha cambiato più volte pelle. Un percorso all'insegna della reattività, non privo di battute d'arresto e di ripensamenti, con sperimentazioni coraggiose che hanno portato a una reinterpretazione dei formati classici con una personalità di marca definita e la giusta alchimia tra storia e innovazione. Simply diventa così ufficialmente l'unica insegna di Sma per i supermarket, come già successo per Punto Sma nelle superette, mentre Sma diventa marchio-ombrello dell'insegna.

Antonello Sinigaglia, direttore generale Sma«Simply è un progetto aziendale complesso, che ci ha permesso di segmentare molto meglio rispetto al passato il nostro portafoglio negozi in funzione dei clienti e del ruolo ricoperto da ciascun pdv nel proprio bacino di utenza - chiarisce a Gdoweek Antonello Sinigaglia, direttore generale Sma - Con l'apertura di pdv a insegna Simply Sma e Ipersimply Sma, siamo a un nuovo punto di partenza, nel quale Sma svolge la funzione di denominatore comune di un posizionamento e di un perimetro definito, che il consumatore sa riconoscere grazie a un assortimento razionalizzato senza essere limitato, cui si aggiungono qualità, servizio e una politica prezzi chiara ed aggressiva».

Si tratta di cambiamenti sostanziali che trasformano radicalmente la fisionomia di Simply...
È più che altro un percorso logico. I contesti economici si modificano velocemente così come le esigenze dei consumatori: i retailer hanno il compito di adeguarsi con risposte appropriate. Simply è nata per rispondere agli hard discount, con un ambiente più gradevole e senza promozioni, secondo la logica prezzi “every day low price”. Con questa strategia abbiamo registrato successi importanti, anche se non uniformi in tutta Italia. Intanto, il discount ha modificato la propria natura, aggiungendo brand, banchi serviti, promozioni, facendo pubblicità e lanciando carte fedeltà. Questo ci ha spinto a rivedere le logiche commerciali e l'utilizzo delle leve per poter dare la giusta offerta: ci siamo spostati su una logica di bacini, con una segmentazione più chiara dell'insegna.

Qual è oggi la missione di Simply?
È un progetto aziendale che riposiziona la rete di Sma nell'area della prossimità e dell'attrazione, mantenendo i plus qualitativi dell'offerta Sma, declinata con logiche di prezzo più competitive sperimentate e riadattate in Simply.

In questi anni è nata anche Maxisimply. Qual è il suo futuro?
Attualmente i MaxiSimply sono tre, due a Milano e uno a Rovigo. Tutti sono destinati a trasformarsi in Simply Sma o Ipersimply Sma, a seconda della metratura.

È la dimensione, quindi, la base della segmentazione?
Anche, ma non solo. I Simply Sma sono pdv tra gli 800 e i 2.500 mq, mentre gli Ipersimply Sma sono strutture dai 2.500 ai 4.500 mq, con un ruolo di attrazione simile agli ipermarket, ancora con insegna Cityper.

Quali sono i tempi previsti per la riconversione della rete?
Oggi la rete diretta è formata da 273 pdv tra cui 129 Cityper e Sma, con 39 Simply e 9 Ipersimply già attivi. L'obiettivo è trasformarne una buona parte nei prossimi due anni e aprirne anche di nuovi, circa 15 l'anno.

Per Simply niente franchising, allora?
Ovviamente sì, a patto che le dimensioni siano coerenti con il formato e il ruolo. Del resto i nostri partner si riferiscono sempre all'ultima evoluzione disponibile.

Anche Crai, con cui avete creato di recente una partnership, potrebbe avvalersi di queste opportunità?
Se volessero sì, anche se non è la priorità. Al momento la nostra partnership ha portato all'apertura di un Punto Sma in Sardegna e altri due Simply Sma sono previsti entro l'anno. Il focus dell'alleanza, oltre che sulle condizioni d'acquisto, è sulla realizzazione di piattaforme logistiche, che stiamo già attuando in Lazio.

Torniamo al posizionamento di prezzo. Simply è nata come formula edlp, eppure oggi le promozioni sono decisamente presenti.
È vero: rispetto al progetto iniziale, abbiamo parzialmente modificato approccio, inserendo un certo numero di offerte promozionali, ma solo in quelle categorie basiche, nelle quali il consumatore italiano cerca e misura la convenienza di un'insegna.

Parliamo di non food che, proposto shop-in-shop, rappresenta un elemento di distinzione per Ipersimply.
La logica shop-in-shop risponde alla consapevolezza di non poter fare tutto; abbiamo operato delle scelte, puntando solo su alcune merceologie specifiche, come il tessile, l'intimo, il bambino, oltre che la profumeria. Nell'ambientazione e nella costruzione degli assortimenti, ci siamo liberamente ispirati al “category killer” mixando marchi noti e private label.

Intanto Simply è diventato anche un progetto internazionale.
Sì, sotto il marchio Simply Market. Siamo molto orgogliosi di aver esportato un concept vincente in Francia, Spagna e Polonia. Ogni paese l'ha declinato secondo le proprie caratteristiche, anche se la matrice rimane facilmente riconoscibile. In Polonia, ad esempio, l'insegna è diversa, ma il format è lo stesso.

Appartenere a un gruppo internazionale offre ben altri vantaggi, soprattutto sul fronte degli acquisti ...
Che infatti abbiamo sfruttato, soprattutto in alcune aree come il tessile, anche se manteniamo una nostra autonomia di personalizzazione.

Eppure, a livello societario, vi siete organizzati come entità separate: in Italia il Gruppo Auchan ne ha quattro: Sma, Auchan, Gallerie Commerciali e Accord Italia. Non è un controsenso?
No. È la volontà e la filosofia dell'azionista di riferimento che non vuole mescolare i mestieri, neanche quelli che sembrano tra loro più vicini, come ipermercati e super. Anzi, il successo della famiglia Mulliez è stato quello di concentrare un progetto su un uomo, una squadra, lasciando responsabilità e libertà per fare business.

Intervista con Antonello Sinigaglia, Dg di SMA

Nata nel giugno 2005, come risposta “di fascia alta” ai discount, in questi tre anni Simply ha cambiato più volte pelle: un percorso all'insegna della reattività, non privo di battute d'arresto e di ripensamenti, con sperimentazioni coraggiose che hanno portato a una reinterpretazione dei formati classici con una personalità di marca definita, che ha trovato la giusta alchimia tra storia e innovazione. Simply diventa così ufficialmente l'unica insegna di Sma per i supermkt, come già successo per Punto Sma nelle superette, mentre Sma diventa marchio-ombrello, endorser dell'insegna.

“Simply è un progetto aziendale complesso che ci ha permesso di segmentare molto meglio rispetto al passato il nostro portafoglio negozi in funzione dei clienti e del ruolo ricoperto da ciascun pdv nel proprio bacino di utenza -chiarisce a Gdoweek Antonello Sinigaglia, direttore generale Sma S.p.a.-. Con l'apertura di pdv a insegna Simply Sma e Ipersimply Sma (vedi Galleria) siamo a un nuovo punto di partenza, nel quale Sma svolge la funzione di denominatore comune di un posizionamento e di un perimetro definito, che il consumatore sa riconoscere grazie a un assortimento razionalizzato senza essere limitato, cui si aggiungono qualità, servizio e una politica prezzi chiara ed aggressiva, in un ambiente soft con shop-in-shop per il non food”.

Si tratta di cambiamenti sostanziali che trasformano radicalmente la fisionomia di Simply...
è più che altro un percorso logico. I contesti economici si modificano velocemente così come le esigenze dei consumatori: i retailer hanno il compito di adeguarsi con risposte appropriate. Simply è nata per rispondere agli hard discount, con un ambiente più gradevole e senza promozioni, secondo la logica prezzi every day low price. Con questa strategia abbiamo registrato successi importanti, anche se non uniformi in tutta Italia. Intanto, il discount ha modificato la propria natura, aggiungendo brand, banchi serviti, promozioni, facendo pubblicità e lanciando carte fedeltà. Questo ci ha spinto a rivedere le logiche commerciali e l'utilizzo delle relative leve per riuscire a dare la giusta offerta: ci siamo spostati su una logica di bacini, con una segmentazione più chiara dell'insegna.

Oggi qual è la mission di Simply?
è un progetto aziendale che riposiziona la rete di Sma nell'area della prossimità e dell'attrazione, mantenendo i plus qualitativi e di ampiezza dell'offerta Sma, declinata con logiche di prezzo più competitive sperimentate e riadattate in Simply.

In questi anni è nata anche Maxisimply. Qual è il suo futuro?
Attualmente i MaxiSimply sono tre, due a Milano e uno a Rovigo. Tutti sono destinati a trasformarsi in Simply Sma o Ipersimply Sma, a seconda della metratura.

... è la dimensione, quindi, la base della segmentazione?
Anche, ma non solo. I Simply Sma sono pdv tra gli 800 e i 2.500 mq, mentre gli Ipersimply Sma sono strutture dai 2.500 ai 4.500 mq, con un ruolo di attrazione simile agli ipermkt, attualmente ancora con insegna Cityper.

Quali i tempi previsti per la riconversione della rete?
Oggi la rete diretta è formata da 273 pdv tra cui 129 Cityper e Sma, con 39 Simply e 9 Ipersimply già attivi. L'obiettivo è di trasformarne una buona parte nei prossimi 2 anni e in aggiunta aprirne di nuovi, circa 15 l'anno.

Per Simply niente franchising, allora?
Ovviamente sì, a patto che le dimensioni siano coerenti con il format e il ruolo. Del resto i nostri partner si riferiscono sempre all'ultima evoluzione disponibile.

Anche Crai, con il quale avete creato di recente una partnership, potrebbe avvalersi di queste opportunità?
Se volessero sì, anche se non è la priorità. Al momento la nostra partnership ha portato all'apertura, in Sardegna, ai primi di aprile, di un Punto Sma; altri due Simply Sma sono previsti entro l'anno. Il focus dell'alleanza, oltre che sulle condizioni di acquisto, è sulla realizzazione di piattaforme logistiche, che stiamo già attuando in Lazio.

Torniamo al posizionamento di prezzo. Simply è nata come formula edlp, eppure oggi le promozioni sono decisamente presenti...
è vero: rispetto al progetto iniziale, abbiamo parzialmente modificato approccio, inserendo un certo numero di offerte promozionali, ma solo in quelle categorie basiche, nelle quali il consumatore italiano cerca e misura la convenienza di un'insegna.

Parliamo di non food che, proposto in shop-in-shop, rappresenta un elemento di distinzione di Ipersimply.
La logica degli shop-in-shop risponde alla consapevolezza di non poter fare tutto; abbiamo operato delle scelte, puntando solo su alcune merceologie specifiche, come il tessile, l'intimo, il bambino, oltre che la profumeria. Nell'ambientazione e nella costruzione degli assortimenti, ci siamo liberamente ispirati a category killer mixando brand noti e private label.

Intanto Simply è diventato anche un progetto internazionale.
Sì, sotto il marchio Simply Market. Siamo molto orgogliosi di avere esportato un concept vincente in Francia, Spagna e Polonia. Ogni Paese l'ha declinato secondo le proprie caratteristiche, anche se la matrice rimane facilmente riconoscibile. In Polonia, ad esempio, l'insegna è diversa, ma il format è lo stesso.

Appartenere a un gruppo internazionale offre ben altri vantaggi, soprattutto sul fronte degli acquisti ...
Che infatti abbiamo sfruttato, soprattutto in alcune aree -come il tessile-, anche se manteniamo una nostra autonomia di personalizzazione.

Eppure, a livello societario, vi siete organizzati come entità separate: in Italia il Gruppo Auchan ne ha 4, Sma Spa, Auchan Spa, Gallerie Commerciali Spa e Accord Italia Spa. Non è un controsenso?
No. È la volontà e la filosofia dell'azionista di riferimento che non vuole mescolare i mestieri, neanche quelli che sembrano tra loro più vicini, come ipermercati e super. Anzi, il successo della famiglia Mulliez è stato quello di concentrare un progetto su un uomo, una squadra, lasciando responsabilità e libertà per fare business.

I detergenti sono sempre più diversificati

Si sviluppa all'insegna della specializzazione il mercato dei detergenti per pavimenti. I prodotti per la pulizia delle grandi superfici sono, infatti, sempre più mirati. Ecco, allora, referenze dedicate specificamente alle diverse tipologie di materiale, quali il marmo, il parquet, il cotto, la ceramica oppure il granito. Di fatto questi prodotti offrono un duplice vantaggio: da una parte consentono di pulire e rendere brillante il pavimento, dall'altra parte agiscono in modo delicato, non aggressivo, rendendo possibile una pulizia frequente. In tal senso danno la garanzia di non rovinare anche i materiali più pregiati. Va proprio in tale direzione la linea Emulsio Ravviva, che comprende una vasta serie di detergenti ad hoc. È il caso dei prodotti pensati per marmo e pietre naturali, a base di estratti naturali attivi a pH neutro, che donano brillantezza ma senza aggredire le superfici. Il detergente dedicato al cotto antico e moderno contiene, invece, olio purissimo di lino, mentre la referenza per il parquet ha, tra gli ingredienti, l'olio di cedro. Mastro Lindo propone, invece Acquactive, pensato per le superfici più delicate. Grazie alla sua formula a pH neutro, che combina la delicatezza dell'acqua con la forza pulente di Mastro Lindo, rispetta e valorizza la luminosità di marmi e parquet. Anche Quasar offre un prodotto per marmi e parquet, che non necessita di risciacquo.

Le performance
Alcuni prodotti puntano sulla performance. Il focus non è, quindi, sul tipo di materiale bensì sulla specificità dell'azione svolta. Cillit Bang, per esempio, offre un detergente dalla particolare forza sgrassante, ideale nel caso di sporco ostinato. È, invece, di Ajax Expel, che aiuta a prevenire la presenza di scarafaggi, formiche e altri animali striscianti. Il medesimo brand propone anche una versione disinfettante, che consente di eliminare il 99,9% dei batteri. In linea di massima si tratta di prodotti che non sono utilizzati in maniera continuativa. Le consumatrici temono, infatti che, proprio a fronte della specificità e del potere pulente, possano danneggiare i pavimenti. Tendono, quindi, a impiegarli quando hanno necessità di un'azione particolarmente vigorosa oppure su aree ben delimitate della casa (per esempio i pavimenti del bagno).

Le cere
Un ambito specifico è costituito, poi, dalle cere. Si tratta di sostanze a effetto lucidante, che rendono la superficie particolarmente brillante e lucente per lungo tempo. Questo segmento, dopo un periodo di stasi, è stato recentemente reso più dinamico da una serie di novità. È il caso, tra gli altri, della gamma Emulsio Lavaincera, che permette di detergere, lucidare e proteggere i pavimenti. Il prodotto (disponibile in due versioni: per pavimenti e per parquet e cotto) può essere utilizzato direttamente sul pavimento oppure diluito in un secchio d'acqua. Non richiede l'uso della lucidatrice né necessita di risciacquo. È, pertanto, estremamente pratico e veloce.

La profumazione
Un'interessante area di sviluppo è costituita dal profumo. Accanto alle note olfattive più tradizionali (per esempio il limone oppure la lavanda) sono comparse varianti più innovative. Fabuloso, per esempio, realizza una versione alla vaniglia e una tropicale. Ajax, invece, offre Fête des Fleurs, che porta in casa il profumo e la freschezza di un giardino fiorito. I detergenti Emulsio Ravviva sono, poi, arricchiti con oli essenziali aroma terapici alla lavanda bianca, ai fiori di loto e al tè verde. In questo modo regalano un gradevole profumo e una sensazione di benessere a tutta la casa. Si ispira all'aromaterapia anche la linea Home Therapy di Mastro Lindo, che spazia dal mix pompelmo e tè verde al connubio fruttato arancia e kiwi. In concreto le nuove profumazioni rispondono al bisogno, sempre più sentito dalla consumatrice, di avere un segno tangibile, diretto della pulizia della casa. Si tratta di una sorta di gratificazione olfattiva e di una prova che il pavimento è stato davvero pulito. Proprio per questo è essenziale che l'aroma sia percepibile ma non eccessivo, non invadente: deve “aleggiare” nell'ambiente senza pervaderlo.

Il prezzo
Il range di prezzo è abbastanza vasto. Tendenzialmente si va da un minimo di 1 euro a un massimo di oltre 4 euro. Il posizionamento economico sembra derivare da tre elementi principali. In primo luogo conta la specificità del prodotto: le referenze più mirate (per esempio dedicate a un certo materiale) sono mediamente più costose di quelle rivolte genericamente ai pavimenti. In seconda battuta emerge l'influenza del brand. I nomi di riferimento della detergenza casa (che sono anche quelli che operano una maggiore pressione pubblicitaria) si collocano nella fascia premium price. In terza istanza si rileva il ruolo del formato. Anche se a una prima occhiata i flaconi appaiono molto simili, in pratica il contenuto oscilla da 750 ml a 1 litro e mezzo. Non bisogna d'altra parte, dimenticare che, in questo mercato, la pressione promozionale è marcata. Pur essendosi stabilizzata, rimane, infatti, su livelli alti.

Le private label
Le marche commerciali della grande distribuzione mostrano nel complesso una buona penetrazione. Naturalmente sono maggiormente presenti nei subcomparti meno specialistici, come, per esempio, l'area dei detergenti generici per grandi superfici. D'altra parte stanno progressivamente facendo la propria comparsa anche in ambiti più di nicchia, come quello delle superfici pregiate oppure del parquet. Di fatto è probabile che l'affinamento della conoscenza sul prodotto e l'esperienza delle marche private spinga i consumatori a sperimentarne l'impiego anche in settori più delicati, in cui il rischio (e il timore) di provocare danni è più consistente.

Il comportamento d'acquisto
Soprattutto nel sub segmento costituito dai prodotti più semplici e indifferenziati, il consumatore non mostra grande fedeltà alla marca. A fronte della frequenza delle iniziative promozionali tende, cioè, a muoversi da un brand all'altro, privilegiando di volta in volta quello con maggiori margini di sconto. In tal senso l'attenzione al risparmio rimane molto forte, soprattutto negli ultimi anni in cui il consumatore tende a comprimere certe spese a favore di altre. Tuttavia emerge una maggiore disponibilità a spendere allorché il prodotto offre un beneficio tangibile in termini di praticità, risparmio di tempo oppure di fatica. Una conferma è rappresentata dal successo dei detergenti che non necessitano di risciacquo. Il prezzo più elevato è compensato, qui, dalla rapidità di utilizzo: non dovendo risciacquare, i tempi sono dimezzati.

Sabatini Calzature: distintività e servizio ai clienti con tecnologia Rfid di Softwork

Nata nel 1896, come piccolo laboratorio per realizzare calzature su misura, oggi Sabatini Calzature unisce la vocazione artigianale alle tecnologie più avanzate nel settore calzaturiero, sintetizzate in due grandi linee di prodotto: la Linea Moda, che utilizza il marchio Sabatini ed abbina i contenuti moda con la fruizione di un prodotto per il tempo libero, e la Linea Tecnica, presentata con il marchio Hergos per i prodotti specialistici ed esclusivi per il canale ortopedico. In questa cornice e quale ulteriore elemento distintivo del marchio Sabatini opera il Sistema Vision, progettato e realizzato da Isrim, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Elettronica e dell'Informazione dell'Università degli Studi di Perugia. Basato sulla tecnologia Rfid, il Sistema Vision di Isrim è un dispositivo in grado di riconoscere una determinata calzatura al cui interno, in fase di produzione, viene inserito un tag Rfid: appoggiando la scarpa in prossimità dello chassis Vision parte in automatico una clip video sul monitor, posto in prossimità del dispositivo Vision, che descrive la calzatura, e fornisce informazioni sui materiali utilizzati, sulle tipologie di utilizzo consigliate e sull'azienda produttrice.

Supporto informativo

Il cliente finale ha così la possibilità di conoscere approfonditamente il prodotto che sta per acquistare e di capire se risponde alle sue esigenze. Il Sistema Vision è un plus di Sabatini Calzature particolarmente utile per il cliente in fase di acquisto di un prodotto della linea Hergos: Sabatini è infatti specializzata nella produzione di calzature ortopediche di alta qualità, un settore che richiede una conoscenza approfondita dei problemi relativi ai difetti di deambulazione e di postura; il Sistema Vision può quindi supportare il personale dei pdv ed i fruitori di tali prodotti, aiutandoli a meglio individuare la calzatura idonea per la correzione del difetto individuato. Ecco, nel dettaglio, come agisce il sistema Vision: quando il cliente del negozio avvicina la scarpa di suo interesse allo chassis Vision, il tag nascosto nella calzatura trasmette il suo numero Id al reader inglobato nello chassis stesso che, collegato al Pc, lo associa ad un preciso record e, quindi, video clip.

Rollout nei pdv

Dopo la fase iniziale di test e sperimentazioni nell'estate 2007, è iniziata la produzione e distribuzione a tutta la prima linea della rete commerciale europea della Sabatini Calzature di 100 kit Vision corredati di software e clip video generiche, sui prodotti e sull'azienda, caricate su un cd. Nei prossimi mesi è prevista la realizzazione di altre clip video, una per linea di prodotto, con l'inserimento delle etichette Rfid all'interno delle relative calzature e lo stampaggio in injection moulding di altri kit Vision. La prima linea commerciale ha iniziato a distribuire nei vari pdv il dispositivo e una prima campionatura di calzature dotate di Rfid dimostrativa.

Il sistema Rfid di Softwork

Le componenti tecnologiche

Lo chassis Vision racchiude al suo interno il sistema Rfid di riconoscimento del tag inglobato nella calzatura, operativo alla banda Hf (13.56 MHz): si tratta, in particolare, del controller Rfid Mid Range Cpr.Mr50 Usb che, collegato a una paddle antenna, raggiunge una distanza di lettura del tag fino a 25cm. Definito anche mini-reader per le sue ridotte dimensioni (9,3 x 6,2 x 2,7 cm), il controller del progetto Vision opera in conformità agli standard Iso 15693, Iso 14443A/B ed Epc, con funzione di anti collisione. I tag, invece, sono Paper Label autoadesivi, dimensioni 54x83mm, chip Philips I-Code SLI.

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