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Gruppo Coin: risultati preliminari in crescita

Soddisfazione da parte di Gruppo Coin per i risultati preliminari del 2010, che mostrano tutte le insegne in crescita: in particolare, le vendite nette sotto insegna si attetestano a 1.761 milioni di euro (+41%), le vendite nette risultano pari a 1.641 milioni di Euro (+36%), mentre il margine operativo lordo si rivela superiore a 200 milioni di euro (+ 34%) rispetto allo stesso periodo del l'anno precedente.

I dati preliminari sono stati annunciati alla fine del Consiglio di Amministrazione, tenutosi il 28 febbraio.

“Siamo molto soddisfatti dell'efficace processo di integrazione di Upim che, già dal primo anno, contribuisce in modo significativo al Mol del Gruppo” ha affermato l'Ad Stefano Beraldo al margine della riunione del Cda.

Arrivano in Italia i monomarca Rituals

Al via il progetto Eccellenze Alimentari Italiane

Diventare, entro cinque anni, la firma di garanzia di riferimento dell’alta gamma alimentare italiana per il mercato italiano e internazionale, sia nel canale retail sia in quello dell’alta ristorazione, grazie ad accordi di partnership con pmi selezionate, espressione delle migliori tradizioni artigianali nei rispettivi settori merceologici, alle quali offrire una regia commerciale e di marketing coordinata.
Questa la mission di Eccellenze Alimentari Italiane, società per azioni nata a metà del 2010 dalla volontà di un gruppo di industriali lombardo veneti facenti capo alla investing company IFK, prima società italiana quotata sull’AIM Italia.

Primo piatto: pasta

Un progetto ambizioso, che non si può dire non sia partito con il piede giusto, considerato il fatto che tra le prime aziende “cooptate” da Eai -questo il sub band che accompagnerà la marca del produttore- c’è una griffe di indiscusso valore: la marchigiana Pastificio Latini.
Che per l’occasione ha accettato di rivedere il packaging delle proprie linee di pasta d’alta gamma: look total black per la linea dedicata alla ristorazione e total white per quella riservata al retail (gdo e normal trade).
Altra azienda selezionata è la toscana Boscovivo, presente nel paniere Eai con una linea di prodotti a base di tartufi (marchio Boscovivo), e una di specialità gastronomiche (salse, sughi condimenti) a marchio Le Specialità di Caterina. Ma l’esplorazione dei “giacimenti gastronomici” nazionali da valorizzare continua: l’obiettivo di Eai, infatti,  è di raggiungere entro il 2015 un portafoglio prodotti di un centinaio di referenze, per giro d’affari di oltre 20 milioni di euro.

Massimo Sanità è il nuovo direttore generale adesivi al consumo Henkel

Laureato in Economia, originario di Valenza, 36 anni, Massimo Sanità è il nuovo direttore generale adesivi al consumo Henkel Italiana. Tra i marchi più noti della divisione ci sono Loctite Super Attak, Pritt, Pattex e Ariasana.

Le esperienze precedenti sono state in Procter&Gamble, Unilever. Nel 2006 è approdato in Sara Lee Household & Body Care con il compito di sviluppare le relazioni con i clienti della gdo. Dal 2008 è country manager della filiale ungherese di Sara Lee Household & Body Care.
Sanità avrà come principale obiettivo il proseguimento dello sviluppo del business in Italia attraverso la crescita della quota di mercato, il rafforzamento della posizione dei marchi presenti nei segmenti professionali e l'ottimizzazione della rete distributiva.

Il fatturato netto di Rewe Group è in crescita del 4%

Rewe Group di Colonia, sulla base dei dati preliminari, ha aumentato il fatturato netto per il 2010 del 4%, sfiorando i 53 miliardi di euro. Escludendo i dettaglianti indipendenti e le partecipazioni di capitale, le vendite sono aumentate del 3,5% raggiungendo i 38,9 miliardi
di euro.
Alain Caparros, ceo di Rewe Group, ha commentato che "se da un lato è chiaro che il format supermercati è stato caratterizzato da una crescita sopra la media per il settore, dall'altro, è altrettanto chiaro che Penny in Germania non ha soddisfatto le nostre aspettative". Penny in Germania ha perso, infatti, l'1,2% del fatturato, realizzando 6,9
miliardi di euro. All'estero, invece, il discount è cresciuto del
3,5%, con punte del +4,3% in Romania e +3,8% in Repubblica Ceca.

Le vendite sono andate bene nei supermercati Rewe, negli ipermercati Toom (in Germania), con una crescita del 6,4% rispetto all'anno precedente, totalizzando 14,5 miliardi di euro. In questo caso, però, oltre a una crescita sulle attuali aree di vendita grazie all'evoluzione concettuale dell'offerta, hanno giocato le acquisizioni di Delhaize Group (in Germania) di una parte di Coop DE e dei negozi Tengelmann.

Segmenti in crescita sono stati il B2B, salito del 6,7% a 6,2 miliardi di euro e il consolidato di vendita nel segmento viaggi e turismo d'affari è salito del 4,4% a 4,3 miliardi di euro (fonte Planet Retail).

Testanera sponsor della Milano Fashion Week

SALES MANAGEMENT

Il master part time organizzato dal Il Sole 24 ORE ha l'obiettivo di fornire gli strumenti indispensabili per ricoprire con successo il ruolo di Sales Manager, approfondendo non solo le tematiche tradizionali legate alle politiche commerciali e alle strategie distributive in azienda, ma anche le connessioni tra Sales Management e marketing, budget e leadership.

Particolare valore aggiunto sarà rappresentato dalla docenza a cura di Manager e Consulenti che operano da anni nel campo, che permetterà di apprendere non solo strategie e modelli teorici ma anche strumenti e tecniche di eccellenza operativa.

Per informazioni e iscrizioni

L’economia ristagna. La ripresa?

Secondo il preconsuntivo sull'attività nel 2010
di Merger & Acquisitions by KPMG la ripresa sarà guidata dagli icon brand e dal Made in Italy. Quelli
che fanno del 2010 l'anno
peggiore di sempre del mercato
M&A in Italia, sono numeri da brivido: solo 14,6
miliardi di euro di controvalori
scambiati rispetto ai 34 miliardi
del 2009, con un calo del 57%. Un crollo
che risulta mitigato solo dal numero
di transazioni, che fanno registrare un
+22% rispetto lo scorso anno, raggiungendo
quota 240 operazioni.

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L’economia ristagna. La ripresa?
Ripresa guidata dagli icon brand e dal Made in Italy | Gdoweek | 24 gennaio 2011 |

Innovare nel retailing per crescere: Kasanova e l’universo casalinghi

è possibile fare innovazione nel retailing in settori maturi? Il caso della F.lli Fontana azienda cresciuta nella commercializzazione di casalinghi attraverso una rete di negozi a insegna/marchio Kasanova, che ad oggi conta 250 dipendenti con un volume d'affari di 50 milioni di euro, è significativo.

La storia: da grossista a franchisor
Una storia innovativa che per essere compresa appieno richiede di tornare ai primi anni 90 e ricordare com'era la distribuzione in Italia e in particolare quella del settore casalinghi. Uno scenario che vedeva da un lato i negozi di “porcellane” di fascia alta, quelli nei quali si entrava in occasione delle ricorrenze familiari, che proponevano solo marchi prestigiosi nei corredi da tavola e negli argenti; dall'altro i dettaglianti più simili a dei bazar mediorientali dove “si vendeva di tutto” con un assortimento che andava dai casalinghi di fascia medio-bassa al pentolame corrente all'oggettistica per la cucina in plastica alla ferramenta.

La F.lli Fontana, con sede ad Arcore in provincia di Milano, altro non era che un'azienda con una buona tradizione di grossista per questa seconda categoria di dettaglianti, con una gamma molto ampia di prodotti di livello medio e medio-basso: una ventina di dipendenti e un fatturato di circa 10 miliardi di lire. E' in quel periodo che, in quanto grossista, inizia ad avvertire grandi difficoltà. Il comportamento dei clienti non era orientabile in base ad una precisa politica commerciale di assortimento o di servizio; non si riuscivano ad individuare leve per fidelizzare i dettaglianti, che andavano esclusivamente alla ricerca della convenienza di prezzo.
Come se ciò non bastasse, non esistendo rapporti di esclusiva tra i produttori e i grossisti, i primi potevano tranquillamente scavalcare i secondi arrivando direttamente a proporsi dal negoziante. L'intuizione vincente fu quella di virare completamente a favore della costruzione di una catena di negozi in franchising con il marchio, nato nel 1994, Kasanova. L'amante della Casa. In quel periodo, in Lombardia, un altro imprenditore aveva già seguito un simile indirizzo.
La F.lli Fontana, imparando dagli errori del pioniere e cogliendo i vantaggi del second mover, acquisì il responsabile della rete del concorrente e rilevò i franchisee, partendo con un progetto di franchising puro e con un investimento sul marchio di cinquecento milioni di lire, una enormità rispetto al fatturato, un segnale inequivocabile sulla direzione che si voleva imprimere.
L'attività di grossista venne completamente abbandonata in favore del franchising Kasanova, diventando l'unico caso italiano nella distribuzione dei casalinghi ...

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Cresce il business a quattro zampe

59 milioni di animali domestici abitano le case degli italiani: praticamente uno per ogni abitante umano. Un segno di grande attaccamento dei nostri connazionali per cani, gatti & co, ma anche un fenomeno economico sempre più rilevante, come spiega anche il rapporto reso oggi noto da Assalco, l'Associazione nazionale tra le imprese per l'alimentazione e la cura degli animali da compagnia.

NUMERI

Secondo i dati del rapporto, curato in collaborazione con Iri, Anmvi (l'Associazione dei veterinari) e Zoomark, nel 2007, il mercato pet ha superato i 1.750 milioni di euro; in
particolare 450 milioni sono stati spesi per l'alimentazione dei cani e 669 milioni per i gatti.
A volume si tratta di circa 450 mila tonnellate, vendute in massima parte in gdo e negozi specializzati.
Il pet care, denominazione che definisce i prodotti per il benessere, la cura e l'igiene degli animali da compagnia, vale circa 420milioni di euro.

Il mercato italiano degli animali da compagnia

Valore
(mio euro)
Quota a
valore
2007/06
alimenti cane 450,00 25,7% +6,0%
alimenti gatto 668,60 38,2% +4,6%
snack & treats 44,00 2,5% +7,8%
alimenti altri animali 169,70 9,7% nd
pet care 419,10 23,9% nd
totale 1.751,40 100% nd

Fonte: Assalco

CONSUMI

Il consumo di pet food, negli ultimi 20 anni -ha rilevato il presidente di Assalco Luigi Schiappapietra-, è cresciuto in maniera costante e con percentuali a doppia cifra, passando dalle 75.600 tonnellate del 1983 ai valori attuali e solo negli ultimi tre anni si è assistito a un rallentamento della dinamica di crescita, complici le difficoltà congiunturali.

Negli ultimi anni, infatti, gli acquisti si sono polarizzati sulle fasce estreme, con il 25% delle vendite in fascia superpremium e il 47% in fascia discount.

Gli italiani sono però i più propensi agli acquisti di fascia alta, come ha rilevato una recente indagine condotta in cinque paesi (Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Spagna): l'attuale 25% infatti risulta in aumento rispetto al 21% registrato nel 2006 ed è ben più alto rispetto all'11% dei francesi o al 13% dei tedeschi.

Il consumatore ipertecnologico: sfida e opportunità per Retail e Idm

Consumatori più consapevoli, informati e “intelligenti” rappresentano allo stesso tempo una sfida e un'opportunità per le aziende della distribuzione e del largo consumo. È stato questo il punto di partenza del convegno “Smarter consumer - Abitudini ed etica del consumatore nell'etica digitale” promosso da IBM che ha visto confrontarsi retail e IDM sulle strategie da mettere in atto per interagire con un consumatore sempre meno “clusterizzabile” e che grazie a dispositivi mobile, social network, comunicazioni globali oggi può accedere a informazioni su prodotti, prezzi, aziende e opinioni.
E proprio i social network rappresentano un paradigma di riferimento imprescindibile per chi si occupa di marketing: i consumatori chiedono alle aziende un rapporto sempre più simile a quello che loro hanno con la propria cerchia, vogliono essere ascoltati, parlano di convenienza, cercano servizio.
È questa una delle evidenze emerse dalla ricerca europea sul consumatore smarter condotto da IBM Institute for Business Value e presentato da Marco Fregonese, strategy & change leader IBM Italia. “Le aziende devono operare per creare fiducia e reinventare la relazione con i clienti -ha spiegato Fregonese- ma devono anche cercare di comprenderli meglio utilizzando strumenti analitici, profilandoli tenendo conto che i parametri tradizionali come età, sesso, ecc sono meno importanti rispetto al passato”.

Consumismo vizio della modernità

Decisamente meno “scientifico” ma non per questo meno provocatorio l'approccio al consumatore proposto dal filosofo Umberto Galimberti: “il consumismo è il primo dei vizi della modernità ed ha provocato una sorta di assenza del desiderio nelle persone, non si desidera più perché quasi tutti i bisogni sono soddisfatti. Si è perduto il rapporto con le cose, buttandole, tutto deve avere una data di scadenza”. Altrettanto pungente il giudizio sui social media: “Attraverso queste procedure di autoaffermazione si manifesta una ricerca dell'identità personale, parlo perché esisto. In questi ambiti, il consumo viene vissuto come un esercizio di potere non come luogo del desiderio”. Anche sul tema dell'ambiente Galimberti non ha risparmiato battute: “Abbiamo costruito etiche che funzionano solo per gli uomini e non per gli enti di natura. Da come si affrontano le tematiche ambientali non si capisce se l'ambiente rappresenti un mezzo o un fine”.

L'obbligo della trasparenza

“Questo nuovo paradigma del tutti con tutti tipico dei social network deve costringere le aziende ad essere più trasparenti -ha sostenuto Gino Lugli, AD di Ferrero, rispondendo alle sollecitazioni di Maria Cristina Alfieri, conduttrice della tavola rotonda-. Ogni azienda deve guardare dentro di sé, cercare la propria identità e mostrarsi per quello che si è. In futuro, le scelte dei consumatori saranno sempre più legate all'identità e all'equity delle aziende”. Non solo prodotti di qualità ma anche un costante ascolto dei consumatori, sembra essere questo il passaggio obbligato che attende le aziende, la ricerca di un dialogo a due vie che può portare addirittura un gruppo come Kraft a cambiare il nome di un prodotto in Australia dopo un sondaggio condotto sui social network, come ha spiegato Silvia Bagliani, direttore marketing di Kraft Foods Italia. “Abbiamo introdotto sul mercato il prodotto con un nome provvisorio per poi lanciare una survey su Facebook chiedendo ai consumatori di proporre dei nomi alternativi. Nel giro di pochi giorni, il mondo dei social network ha espresso le sue preferenze bocciando il nome inizialmente prescelto dai blogger ed aiutandoci a trovare quello definitivo”.

Come cambia il ruolo del pdv

Decisamente più cauto nei confronti del social network è stato Francesco Pugliese, direttore generale di Conad: “è un fenomeno sicuramente interessante e da seguire ma che per ora riguarda una massa di consumatori ancora limitata. Nel rapporto con i consumatori dobbiamo partire dalle cose essenziali: qualità, offerta adeguata rispetto al contesto concorrenziale, al prezzo corretto e con la giusta promozionalità personalizzata”. Anche Roberto Cuccaroni, direttore generale di Euronics, ha riconosciuto nella convenienza la leva principale ma, ha ammonito, non deve essere l'unica. “Nei nostri pdv si stanno ampliando le aree dove il prodotto può essere provato dai consumatori ed è meno massificato. È vero che Internet aiuta il consumatore a reperire informazioni ma non può esaurire le sue necessità, il pdv deve quindi diventare un luogo esperienziale e di ascolto del cliente”.

Non fa distinzioni tra negozio fisico e virtuale l'AD di Media Market Pierluigi Bernasconi. “Il fatto di parlare alla nostra customer base, rappresentata dai clienti che visitano i nostri punti di vendita, si è rivelata una strategia vincente. Oggi agiamo in uno scenario profondamente mutato. In precedenza le aziende sviluppavano le strategie e poi cercavano gli strumenti per realizzarle, oggi si esplorano gli strumenti e si sviluppano le strategie”.

Coin: non tutto il Private vien per nuocere

Le critiche che più frequentemente
vengono rivolte agli investitori finanziari
riguardano l'orizzonte temporale
di permanenza all'interno delle
aziende partecipate (a volte inferiore
ai due anni), giudicato troppo
breve e meramente speculativo e
l'utilizzo dell'indebitamento bancario
(la cosiddetta “leva finanziaria”)
portato al limite (se non oltre) della
sostenibilità.

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Allegati

Coin: non tutto il Private vien per nuocere
Principali operazioni 2007-2010 - Private Equity & Consumer Market | Gdoweek | 12 luglio 2010 |

Kimbo individua i valori vincenti di Napoli

Cafè do Brasil ha creato un innovativo progetto di formazione dal titolo Kimbo Identity. Durato tre mesi, si è snodato attraverso un percorso di incontri diretti e confronti tra gli 83 dipendenti dell'azienda e i docenti della Focus Consulting, coordinatore del progetto. Sono stati creati sette team di ricerca in cui ogni addetto di Cafè do Brasil ad ogni livello ha contribuito a definire la Kimbo Identity portando la sua esperienza. In azienda e non solo.
Per questo, nel lavoro svolto dai vari gruppi, c'è stato chi ha voluto inserire opere letterarie dedicate al caffè o video girati nei locali storici della città che illustrano questa passione napoletana e nazionale.
Questo ha fatto emergere i valori presenti nel Dna dell'azienda a partire dai quali, come identità condivisa, l'azienda intende affrontare con determinazione le prossime sfide.

Sette i valori identificati
Ecco i valori della Kimbo Identity identificati dai dipendenti della società.

1 Passione - Come quella napoletana per il caffè che ha conquistato tutta l'Italia.

2 Impegno e motivazione - che si esprimono in un'analisi continua della performance lavorativa e nella fedeltà per la propria azienda.

3 Rispetto - ovvero la capacità di ascoltare e valutare in modo aperto idee e opinioni di tutti.

4 Lo Spirito di squadra - condiviso da tutti i dipendenti dell'azienda facendoli sentire partecipi del progetto di crescita messo in atto da Cafè do Brasil.

5 Responsabilità e Coerenza - inteso soprattutto come “sentiment” verso il territorio campano in cui l'azienda è insediata e di cui Cafè do Brasil vuole diventare “ambasciatore”.
6 Orientamento al Cliente - motore propulsivo di un'azienda tesa non solo a soddisfare il consumatore, ma ad intuire e anticipare le sue esigenze con il coraggio di cambiare e innovare.

7 Centralità della Persona - Valore alle risorse umane, alle aspettative dei dipendenti e alla attenzione alla loro formazione permanente.

Tra video online e partnership, il futuro della comunicazione sostenibile

Si afferma l'ambiente come valore di marca e la sostenibilità guida l'innovazione,
prende piede la rendicontazione, che coinvolge terze parti credibili,
tra queste partenariati con Ong, i social media iniziano a sostituirsi all'informazione
scritta, crescono le certificazioni e le etichette nutrizionali (o carbon footprints).
Nuove tendenze sociali e nuovi stili di consumo,
la crisi ambientale, sempre più
all'attenzione quotidiana, grazie anche alla
marea nera del Golfo del Messico, la presenza
crescente dei social media nella nostra vita
e il bisogno delle aziende di tagliare i costi
e fare sempre più efficienza, saranno anche
in Italia una forza propulsiva per la comunicazione
messa al servizio della sostenibilità.

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Tra video online e partnership, il futuro della comunicazione sostenibile
Gdoweek | 12 luglio 2010 |

Allargare la share of wallet con totem e telefono cellulare

Abituati come siamo ai bassi ranking dell'Italia in quasi tutti i settori importanti, almeno rallegriamoci dei pochissimi in cui eccelliamo. Abbiamo un'ottima cucina e siamo i più eleganti, ma qui ci interessa sfruttare un altro aspetto che mette al top gli italiani: la penetrazione ed il forte utilizzo del telefono cellulare. Su questo strumento semplice e sofisticato, che tutti hanno in tasca, si basa questa piattaforma di lavoro rivoluzionaria e tutta italiana, che comincia a funzionare nel nordest del nostro paese.

Il funzionamento è idealmente semplice. Il telefonino affianca e poi sostituisce la normale carta fedeltà che in questo modo può diventare virtuale. L'iscrizione alla fidelity non richiede la compilazione di noiosi moduli, pieni di dati dichiarativi e non verificabili. Basta chiamare con il proprio apparecchio un numero gratuito, indicato nel punto di vendita da un apposito totem situato all'ingresso.

Questi totem, per funzionare, richiedono solo una presa di corrente perché sono dotati di un sistema cellulare, quindi s'installano e si collegano autonomamente alla rete in pochi minuti.

Ma come funziona la faccenda? ...

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Allargare la share of wallet con totem e telefono cellulare
Il telefonino come modalità di micromarketing applicata alla gdo | Gdoweek 439 | 3 giugno 2008 |

Il punto debole del biologico sta nella comunicazione

I consumi dei prodotti "senza chimica" crescono, i consumatori meno. Per spiegare il valore aggiunto dell'offerta, e giustificarne il premium price positioning, c'è bisogno di più informazione. Soprattutto istituzionale.

Nell'ultimo anno, un italiano su cinque risulta essersi avvicinato al mondo del biologico: infatti il 20% della popolazione italiana dichiara di aver acquistato negli ultimi 12 mesi almeno un prodotto bio. Un fenomeno che assume una maggior rilevanza nel centro Italia e presso i target più evoluti (lavoratori, di livello socio-economico superiore) e con bambini.
Una minor vicinanza al “biologico” è invece oggi rilevabile presso i residenti nel sud Italia (ove la penetrazione di acquisto scende all'11%), di estrazione socio-economica inferiore.
Questo è il quadro sui consumi bio che si evince da una ricerca condotta a giugno 2009 da Ipsos Italia in esclusiva per Gdoweek, effettuata presso un campione nazionale rappresentativo dell'universo individui dai 15 anni in su. Se da un lato, una significativa parte degli italiani non acquirenti dimostra una contenuta conoscenza dell'offerta biologica, dall'altro, chi la sceglie dimostra di averne una buona familiarità; dimostra anche di essere in possesso di un quadro informativo chiaro a supporto dell'identificazione dei prodotti bio a scaffale: cercano la dicitura “da agricoltura biologica” (79%), il bollino verde e blu con la spiga contornata dalle stelle dell'Unione Europea (52%), o l'etichetta con il marchio dell'organismo di controllo e certificazione (37%).

Freschi strategici per la fidelizzazione

La genuinità e la naturalità sono i core values dell'offerta biologica: una naturalità sostenuta dal metodo di coltivazione naturale/tradizionale (23% degli acquirenti) e senza concimi chimici/pesticidi (32%). La naturalità ha quindi una positiva ricaduta sulla percezione di salubrità dei prodotti biologici (sani 15% e non nocivi 9%), ma anche sulla loro bontà letta in chiave di un gusto più vero, autentico. I prodotti ortofrutticoli sono la categoria alimentare maggiormente acquistata nel comparto biologico (77%), seguiti a distanza da uova (42%), formaggi (25%) e carne (24%). Chi sceglie di acquistare queste categorie di prodotti bio lo fa con una certa abitudine: circa il 70% degli acquirenti delle diverse tipologie di prodotto dichiara di comprarle spesso. Siamo di fronte, quindi, a un acquirente piuttosto fedele e convinto.
I canali di acquisto preferenziali sono il supermercato e l'ipermercato, anche se emergono con una certa rilevanza (con citazioni tra il 30% e il 20%) anche il mercato contadino e i negozi specializzati del biologico e del naturale. L'offerta di prodotti biologici in gdo è considerata abbastanza ampia, anche se circa un terzo degli acquirenti la desidererebbe più articolata e differenziata. In particolare per quanto riguarda ortofrutta, formaggi, pasta e riso, biscotti e dolci, carne e latte. Dando uno sguardo al ruolo del brand, come fattore di garanzia, emerge che buona parte degli acquisti ricade su marche note, ma anche in questo contesto emerge la forza delle private label (33% del monte acquisti biologici).
Le motivazioni principali che portano a scegliere prodotti bio dell'insegna sono, innanzitutto, una maggiore accessibilità senza compromessi qualitativi (costa meno ed è altrettanto valida 50%), oltre alla fiducia nell'insegna quale garante della qualità. Passando alle modalità di consumo, nelle case in cui entrano i prodotti biologici, i destinatari dell'acquisto risultano essere tutti i componenti della famiglia. Fuori casa, il consumo è limitato all'agriturismo: altrove non vengono cercati menu bio, in quanto non considerati necessari, ma anche perché raramente disponibili.

Informazione e prezzo le barriere

Sta di fatto che la maggior parte degli italiani (l'80% della popolazione) non si lascia ancora convincere dai prodotti biologici. Due sono i filoni prevalenti che motivano oggi questa distanza: da una parte troviamo la mancanza di conoscenza di questi prodotti (il 19% del campione dichiara di non conoscere i prodotti biologici e un 12% di non aver ben chiaro quali essi siano), e dall'altra, la percezione di un posizionamento di prezzo più alto rispetto a quello dei prodotti classici. L'area del prezzo assume due declinazioni differenti: una prima che rimanda alla mancanza di attribuzione di un significativo valore aggiunto ai prodotti, tanto da giustificarne un posizionamento di prezzo più alto (non credo che siano veramente migliori degli altri prodotti, citato dal 30% del campione, non ritengo giusto che questi prodotti debbano costare più degli altri, citato dal 10% dei non acquirenti); una seconda, e fortemente compatibile con il periodo corrente di crisi economica, che rimanda semplicemente al costo: un 12% della popolazione dichiara di non potersi permettere di spendere di più per i prodotti biologici.

Commento di Raffaella Merlini,
responsabile new business di Ipsos Italia,
su questionario a cura di Gdoweek

Unica ricetta per discount e super: offrire food, sano, eco e bio

Il mercato sta cambiando e le strategie dei retailer si adattano per individuare nuovi target e bisogni. Il successo del bio
Alimentazione ed ambiente: sono questi i driver lungo i quali si giocherà maggiormente, nel prossimo futuro, la concorrenza tra i retailer in Germania, secondo una recente analisi effettuata da IGD. Già da qualche anno, le principali insegne, discount o multiformato, hanno rafforzato le proprie linee bio a marchio, ma il trend è destinato a rafforzarsi, visto anche il successo crescente registrato dalle catene specializzate, come Basic, una delle realtà più innovative (e recenti) che si gioca il mercato con Bio Company, AlNatura e Denn's Bio.

La centralità del prezzo
Prevedibile una riduzione dei consumi. Per questo, il prezzo rimane centrale nell'orientare scelte ed acquisti dei consumatori, che hanno visto aumentare

• l'inflazione al consumo, passata dal 2,3 nel 2007 al 2,6 quest'anno;

• quella del comparto alimentare, dal 3,0% nel 2007 alla previsione del 3,2% nel 2008;

• la disoccupazione (12,3% nel 2007, 12,6% l'ipotesi per il 2008).

Rapporti industria distribuzione
Atteso anche un inasprimento dei rapporti con l'industria. A ciò non sarebbero estranei gli assestamenti che le diverse aziende retail dovranno affrontare e che metteranno sul piano delle negoziazioni, dopo le acquisizioni avvenute negli ultimi due anni (come il passaggio dell'insegna Plus da Tengelmann a Edeka, o la vendita della catena di supermercati Extra a Rewe da parte di Metro).

Secondo IGD, lo sforzo dei distributori si concentrerà sulla ricerca di nuove economie di scala soprattutto nella gestione della filiera, oltre che in una semplificazione dei processi organizzativi interni, grazie anche all'introduzione di più adeguati e innovativi strumenti di IT.

Nuovi business
Un'area destinata a crescere per l'ingresso in business nuovi, quali:
• fiori (must per tutte le insegne)
• viaggi, dove Rewe è la seconda agenzia nazionale
• sviluppo foto
• telefonia, declinata in diverse modalità: Aldi, il primo a partire, e Rewe puntano su tariffe discount per cellulari (Aldi Talk e Ja mobil!), mentre Lidl preferisce l'offerta di soluzioni adsl che incrementi l'utilizzo di internet.

• Essenziale per tutti i retailer, l'ampliamento degli orari di vendita dei pdv, che per ora non contemplano il sabato e nemmeno aperture domenicali straordinarie.

LE PRIORITA' DI ALCUNI RETAILER E LE LORO INSEGNE

EDEKA
• Definizione di nuovi concept innovativi
• Centralizzazione delle attività di acquisto e di negoziazione
• Re-branding sotto un'unica insegna di formule analoghe
• Sviluppo delle private label).

Insegne

Edeka
Marktkauf
ipermercati
superstore
E-center
E-Neukauf
E-Aktiv
super
Edeka Nah &Gut convenience
Netto discount
Edeka C+C

REWE
• Rinnovamento delle insegne Penny e Rewe
• Lancio di un nuovo concept nel format convenience
• Rafforzamento delle Pl, con attenzione ai prodotti bio
• Consolidamento in Germania
• Sviluppo all'estero, sia nell'Europa dell'Est, sia consolidando posizione in Italia

Insegne

Toom
Globus
ipermercati
Rewe super
Rewe NahKauf vicinato
Penny discount
Felgro
Selgros*
C+C

* in partnership al 50% con il gruppo Otto

TENGELMANN
• Rollout del nuovo format di Kaiser, lanciato a Colonia
• Forte accento sul convenience e sui freschi
• Ridefinizione strategie nei supermercati

Insegne

Kaiser superstore e super
Kik tessile
Obi bricolage

LIDL
• Incrementare la presenza delle insegne in portafoglio.

Insegne

Lidl discount
Handelshof
Concord
Kaufland
ipermercato

METRO
• Rivedere il posizionamento di Real, oggi con performance non soddisfacenti
• Ottimizzare i processi d'acquisto, soprattutto internazionali
• Sviluppare nuove Pl per rafforzare offerta e immagine di prezzo

Insegne

Real ipermercati,
Kaufhof department store
Saturn
Media Markt
elettronica di consumo
Metro C+C


ALDI
• Sviluppare credenziali nell'area dei cibi bio e salutistici
• Ampliare l'offerta di Pl non food
• Incrementare il portafoglio prodotti con nuovi brand

Insegne

Aldi discount

L’Expo lancia Shangai capitale del lusso

Hong Kong, Pechino e Shanghai occupano,
rispettivamente, il quinto, sesto e
ottavo posto nel mondo per importanza nel
settore retail e per la capacità di attrarre investimenti
e marchi del lusso. Nonostante gli
affitti degli spazi retail siano ormai carissimi,
Shanghai rimane una città ad elevatissimo
potenziale e rappresenta il 30% del totale dei
consumi di tutta la Cina. I principali brand
internazionali e i retailer continueranno a
investire qui, probabilmente con modelli di
business diversi.

Allegati

L’Expo lancia Shangai capitale del lusso
L\'Expo di Shangai e i suoi effetti sui consumi | Gdoweek | 24 gennaio 2011 |

Ultima intervista a Carlo Cannella: più green economy in gdo

Il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach sosteneva che
un popolo può migliorare migliorando la propria
alimentazione: rivelatore è il titolo di uno scritto del
1862, Il mistero del sacrificio o l'uomo è ciò che
mangia
, che suggerisce un'unità inscindibile fra
psiche e corpo, intendendo esprimere il concetto
che per pensare meglio ci si deve alimentare meglio.
Una tesi, questa, ripresa per certi versi anche dalla
scienza moderna. “Il valore delle abitudini alimentari
italiane nel mantenere il benessere della popolazione è
indiscusso: il Seven Countries Study ha dimostrato che
le abitudini alimentari mediterranee sono le più protettive
sia per le malattie metabolico-degenerative sia per il
rischio tumori” afferma, infatti, ribadendolo ancora una
volta, Carlo Cannella, professore ordinario di Scienza
dell'alimentazione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia
dell'Università La Sapienza di Roma, in cui è direttore
della Scuola di specializzazione in Scienza dell'Alimentazione
e presidente del Corso di Laurea di Dietista, ma
anche consulente di trasmissioni quali Superquark e
Tg2 Salute.

Dieta mediterranea, cibo della tradizione.
Uno stile alimentare adottato proprio da
tutti? E i giovani …

Difficile forzare le nuove generazioni verso la dieta mediterranea,
che certamente non mette la carne al primo
posto. Anzi, ne prevede un uso moderato, privilegiando,
invece, cibi come ortofrutta, cereali, legumi e olio d'oliva.
Ovviamente, non è facile trasferire questa cultura
alle nuove generazioni, soprattutto ora che le donne,
impegnate nel mondo del lavoro, non sono più in grado
di tramandare quelle tradizioni alimentari che hanno
portato la dieta mediterranea alla ribalta internazionale
in qualità di modello guida per una dieta sana ed equilibrata.
Intanto, la globalizzazione, pur, per certi versi,
positiva, ci sta portando a mangiare un po' tutti gli stessi
cibi, dagli identici sapori. Così da Helsinky a Tunisi, ci
si trova nel piatto il medesimo minestrone surgelato,
certamente ottimo, ma ben lungi da quelle che sono le
tradizioni locali.

Che fare allora?

Molto potrebbero fare la società, le istituzioni, i media
attraverso una corretta informazione su come alimentarsi,
focalizzandosi anche sul concetto di salvaguardia
del patrimonio della biodiversità. Da parte mia,
raccomando di tornare a frequentare almeno una volta
la settimana, quei mercatini rionali che offrono tante
opportunità di scelta di verdure locali per fare un buon
minestrone con i prodotti del nostro territorio. Anche in
famiglia, sarebbe opportuno rispolverare abitudini salutari:
rimettere al centro della tavola la fruttiera a ogni
pasto, dando il buon esempio ai figli, magari sbucciandogli
una mela.

Il ritorno al mondo rurale, in stile Slow
Food di Petrini è quindi un modello cui
guardare?

No, io ammiro molto Carlo Petrini, che tanto si è dedicato
alla salvaguardia delle tradizioni alimentari a livello
nazionale e internazionale. Come lui, ritengo che i valori
del passato vadano difesi, ma ritengo che un eccesso
in questo senso comporti il rischio di mummificare
questi prodotti trasformandoli in cibi eccessivamente
di nicchia e poco vicini alla nostra realtà. Sono, invece,
convinto che l'innovazione e il progresso tecnologico,
anche in campo alimentare, vadano considerati come
strumenti fondamentali per lo sviluppo di alimenti consoni
ai moderni stili alimentari.

Il cibo per autocurarsi: un fenomeno che il
consumatore prende sul serio. Fa bene?

Il cibo-medicina è stato preso in esame da parte
dell'Efsa: l'Autorità europea per la sicurezza alimentare,
proprio di recente, ha espresso un giudizio sulla
validità scientifica di 800 claim salutistici usati sulle
etichette e negli spot. Una parte dei pareri è già stata
pubblicata, bocciando il 66% delle 523 diciture esaminate.
Non c'è, quindi, una evidenza scientifica sulla
validità di quei prodotti che promettono di curare ora
questa disfunzione, ora un'altra. In ogni caso, ritengo
che una corretta alimentazione sia un validissimo contributo
per prevenire malattie. Il cibo non cura e non
può essere usato come medicina.

In tutto questo, gli alimenti industriali sono
necessariamente penalizzati?

No, anzi. Come dicevo anche in precedenza, l'industria
alimentare, grazie alle sua capacità di innovazione,
anche sotto il profilo tecnologico, contribuisce
allo sviluppo di prodotti in grado di soddisfare, con un
elevato grado di sicurezza, le esigenze del moderno
consumatore.

Mentre la distribuzione moderna …

La gdo ha grandi meriti indiscussi, con un'offerta amlia,
che consente di soddisfare le richieste di ogni ceto
sociale. Ma deve accettare la sfida del confronto sulla
biodiversità, che va ricercata e mantenuta attraverso un
rapporto con i produttori del territorio. E poi, “sganciandosi”
dalle politiche commerciali che non tengano in
considerazione la green economy. Un buon esempio,
tra gli altri, è la scelta di Coop rispetto all'acqua del
rubinetto di casa.

Nutrizione, well-being, biodiversità e sostenibilità
sono le tematiche dell'Expo
2015. È possibile garantire tutto ciò all'intero
pianeta?

Con una politica di programmazione, affidandosi a
esperti scientifici dei singoli settori, si potrebbero delineare
percorsi utili a questo obiettivo. Purtroppo, però, non
sono riuscito a comprendere la direzione presa dagli
organizzatori dell'Expo: il 2015 è sempre più vicino e,
anche se oggi non ne sono più il presidente, l'Inran, che
svolge attività di ricerca, informazione e promozione nel
campo degli alimenti e della nutrizione ai fini della tutela
del consumatore e del miglioramento qualitativo delle
produzioni agro-alimentari, nonostante abbia presentato
le proprie credenziali, non è mai stata finora presa in
considerazione.

Nordiconad raggiunge 1,3 mld nel 2010

La performance positiva ottenuta da Nordiconad, una delle otto cooperative che fanno parte dell'universo del retailer bolognese, ha dato un contributo significativo ai risultati complessivi di Conad. Nordiconad, infatti, ha chiuso l'anno scorso con un fatturato di 1,3 miliardi di euro. “Nel corso del 2011 - dichiara Mauro Lusetti (in foto),
Ad di Nordiconad - investiremo 100 milioni di euro per il sostegno alle
famiglie contro il caro vita e 82 milioni di euro per lo sviluppo della
rete”.

La strategia complessiva 2011 di Conad
Italianità, allargamento del business verso l'extra alimentare, una presa di posizione decisa verso tutti i laccioli che frenano lo sviluppo commerciale e sociale del nostro paese. Il futuro di Conad, tratteggiato dal direttore generale Francesco Pugliese, si fonda su queste linee guida, che traghetteranno la catena cooperativa verso una dimensione più moderna ed evoluta, sulla base di quanto hanno fatto i retailer oltreconfine, in primis Leclerc, storico partner transalpino di Conad. “In un mercato alimentare - spiega Pugliese - che andrà inevitabilmente contraendosi, anche per via del progressivo invecchiamento della popolazione, dobbiamo cercare altre strade di sviluppo che ci permettano di rispondere con più puntualità alle esigenze dei consumatori d'oggi”. Pugliese snocciola i numeri ottenuti con carburanti e parafarmacie a marchio Conad, settori che stanno avendo un riscontro molto forte tra i cittadini italiani. “Anche se - commenta il direttore generale - proprio qui stiamo assistendo a un'opposizione molto forte da parte delle lobby. Su questo vogliamo essere molto chiari: Conad è dalla parte dei cittadini e delle famiglie, per dare loro un risparmio vero e concreto”.  Il giro d'affari nazionale ha raggiunto quota 9,7 miliardi di euro, con una crescita del 5,1% rispetto al 2009.

Nuova immagine e razionalizzazione
Conad, nel corso dell'anno, ridefinirà la sua immagine complessiva, procedendo a una razionalizzazione delle insegne: Margherita rimarrà per i pdv di stretta prossimità, sotto i 250 metri quadri; Conad City per i pdv fino a 600 mq; Conad fino a 1.500 mq e Conad Superstore oltre i 1.500 metri quadri. “Siamo una catena italiana - conclude Pugliese con una malcelata punta d'orgoglio - abbiamo contribuito a sventare l'invasione dei retailer stranieri, con le nostre prerogative di sempre. Per questo celebreremo il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia con iniziative promozionali ed esponendo un tricolore in ogni negozio. Nei comuni che ce lo permetteranno, il 17 marzo manterremo aperti i nostri punti vendita…”.

Emiliano Maria Cappuccitti è il nuovo direttore del personale Birra Peroni

Emiliano Maria Cappuccitti, 38 anni,  ha assunto la carica di direttore risorse umane di Birra Peroni, parte del gruppo SABMiller, che oggi impiega un totale di oltre 70.000 dipendenti in 60 Paesi e che produce e commercializza nel mondo marchi rinomati di birre come Peroni, Nastro Azzurro e Pilsner Urquell.
In questo incarico si occuperà di coordinare i processi e le politiche di gestione del personale di Birra Peroni.
Nel suo percorso di carriera Cappuccitti ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità nell'area delle Risorse Umane all'interno di aziende multinazionali: Vodafone Italia, Coca-Cola HBC, Gruppo Fiat.

Sosushi apre a Torino in Stazione Porta Nuova

Sosushi Train è l'ultimo format in ordine di tempo della catena di ristorazione giapponese in franchising, Sosushi, che inaugura il 1° marzo pv alla stazione di Torino Porta Nuova, dopo aver vinto il bando con Grandi Stazioni.

Con questa inaugurazione Sosushi per la prima volta si trova all'interno di un luogo di transito come la stazione della quarta città italiana e per la prima volta porta nei suoi punti di vendita l'originale modo di servire il sushi, per altro tipico, facendolo scorrere su di un nastro trasportatore, il kaiten.

La location servirà pasti veloci e take away, ma ci sarà anche la possibilità di gustare un sushi creativo grazie alla contaminazione tra tradizione giapponese e cucina piemontese.
I pdv in funzione in Italia sono 24. Le aperture in corso sono 6 compresa quella di Torino.

Smartbox, lo store di Parigi

EEqual di Ovs Industry, la prima collezione di Ennio Capasa

Dopo sei mesi dall'accordo raggiunto con tra Ovs Industry e Costume National, arriva negli store Ovs industry la linea esclusiva Eequal, il marchio creato da Ennio Capasa e formato dalla lettera iniziale del suo nome accostata alla parola equal, per esprimere la filosofia del progetto: avvicinare la moda al grande pubblico.

Dal 23 febbraio, la collezione è disponibile nel flagship di Milano in via Torino, mentre, dal primo di marzo i capi saranno messi in vendita anche in altri 115 store della catena, scelti sulla base delle caratteristiche della clientela.

L'offerta
Parliamo di una collezione primavera-estate con quattro capsule: concept e mood diversi, pur nella classicità dello stile, per garantiranno ampia scelta e varietà, adottando una strategia commerciale in controtendenza rispetto alle limited edition proposte da altri retailer di abbigliamento. Infatti la collaborazione tra Ovs e Costume National durerà almeno tre anni.

“Ho sentito il desiderio e la responsabilità di diffondere una mia idea
di moda disegnando prodotti accessibili a tutti e proponendo creatività
alta a prezzi bassi. Vestiti di ogni giorno e abiti per occasioni
speciali per persone che già conoscono e amano la moda, ma soprattutto
per le nuove generazioni che si riconoscono nella mia idea di stile:
essenziale, sofisticato e contemporaneo. Un'idea di moda democratica, un
progetto che studiavo da qualche anno e che ho realizzato, con
orgoglio, con OVS industry, azienda italiana che sta dimostrando la
volontà e le capacità di competere su questo mercato con i grandi gruppi
giapponesi, spagnoli, svedesi e americani”, precisa Ennio Capasa.

Corner personalizzato
A livello espositivo, la collezione Equal, il cui lancio è sostenuto da campagne pubblicitarie su stampa, è proposta shop-in-shop personalizzati, dal lay-out essenziale per dare maggiore risalto ai capi proposti.

“Dobbiamo spiegare bene ai nostri clienti che hanno davanti un prodotto diverso da quello cui erano abituati -precisa Stefano Beraldo, Ad di Gruppo Coin-. Eequal porta dentro OVS industry know how e capacità nuove. Si è formato un gruppo di lavoro sofisticato, ma veloce e dinamico, ricco di contributi, che ha messo insieme l'esperienza di un grande retailer come OVS industry e la sensibilità e il gusto di Ennio Capasa. Continua, per il nostro Gruppo, il percorso di introduzione di segmenti di abbigliamento dedicati a un target allargato di clienti: Eequal è rivolto ai più esigenti, a chi si forma un gusto internazionale guardando a esperienze oltreoceano e porta cultura aggiornata in un Paese, come l'Italia, fino ad oggi territorio di conquista dei grandi gruppi mondiali.

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E' una bella sfida che ci appassiona perché, ancora una volta, valorizza competenze diverse, per un modo sperimentale di fare e di vendere moda”.

Vandana Shiva videointervista a Terra Madre

Terranova lancia lo store online

È operativo da ieri lo store online di Terranova®, la catena italiana di abbigliamento e
marchio di punta di Teddy -multinazionale romagnola attiva da 50 anni nel
settore della moda- che conta oltre 560 pdv in 33 Paesi nel mondo.
Nel negozio virtuale sarà possibile acquistare le collezioni donna, uomo
e gli accessori di Terranova direttamente online collegandosi al
sito www.terranovastyle.com.
I tempi di consegna standard sono comunque garantiti in 24/72 ore attraverso i migliori corrieri internazionali.

Brand italiano

“Attraverso il web intendiamo cogliere l'opportunità di ampliare la nostra
clientela, di sperimentare nuovi linguaggi e di interagire con un pubblico sempre
più vasto rivolgendoci anche a mercati, come quello del Nord Europa, già
abituato da anni all'acquisto elettronico, ma con la forza di un marchio italiano
che da sempre conserva un appeal unico” spiega Alessandro Bracci, direttore
generale del gruppo Teddy.

Terranovastyle.com è un sito, al momento, bilingue (italiano/inglese) e consegna
in tutti i Paesi dell'Unione Europea, fatta eccezione per Malta e per Cipro.

Affiliazione online

Progettando il suo website Terranova ha però dedicato una particolare
attenzione al mercato italiano offrendo la possibilità, grazie all'affiliazione online,
di acquistare i capi direttamente sulla rete e di ritirarli -senza alcuna spesa di
trasporto- presso un qualsiasi punto di vendita monomarca Terranova oppure di
prenotare i capi online ed eventualmente di acquistarli presso un punto vendita.
“Attualmente -prosegue Bracci- la stragrande maggioranza dei nostri franchisee italiani ha aderito al progetto che permette loro di essere sempre più parte integrante dell'azienda, di
entrare nel mondo del business online e di aumentare la visibilità e la notorietà sia
del proprio punto di vendita che del marchio Terranova”.

Intervista a Mario Boselli sulle ipotesi di vendita di Coin e laRinascente

In questi ultimi tempi, si rincorrono e si infittiscono voci
di manovre finanziarie relative alla cessione di laRinascente
e Gruppo Coin, che stimolano le ambizioni d’acquisto
da parte di fondi di investimento italiani e stranieri.
Quali effetti avranno i cambi di proprietà sull'evoluzione futura della
formula italiana dei department store, rilanciata proprio in questi anni
dal dinamismo di Coin e laRinascente? E cambierà qualcosa per
la moda italiana nel rapporto con il retail specializzato? Gdoweek
lo ha chiesto a Mario Boselli, presidente
della Camera Nazionale della Moda Italiana,
che sottolinea il valore cruciale di una
gestione accorta e strategica allo sviluppo
delle due insegne italiane.

Come valuta una possibile cessione a nuovi
investitori, italiani o stranieri, di laRinascente
e Coin?

Non vorrei entrare nel merito. Chiaramente,
preferirei rimanessero in mani italiane.
Tuttavia, se arrivassero investitori stranieri,
l’importante è che siano capaci, seri ed affidabili.
Tra una realtà italiana mal gestita e un
controllo straniero efficiente, non possono
esistere dubbi. È il mercato che sceglie,
come ha sempre fatto: la realtà mal gestita
esce dal mercato, quella gestita correttamente
vince.

Non crede che il cambio di proprietà di laRinascente e di Coin potrebbe avere effetti sui rapporti con i fornitori e
sulla moda Made in Italy?

No. Credo che la situazione non dovrebbe cambiare
di tanto, perché le scelte di offerta devono tener conto
del mercato e dei consumatori, che guardano più alla
qualità e alle caratteristiche del prodotto piuttosto che
al Paese del brand che lo propone. A tal riguardo, va
comunque sottolineato e ricordato come il Made in
Italy rappresenti un plus rispetto ad altre produzioni.

Quale auspica possa essere l'evoluzione di Coin e laRinascente
rispetto ai department store internazionali?

Coin e laRinascente sono già brand a livello internazionale
e ognuno farà la propria parte in questo mondo
globalizzato. Fino ad alcuni anni fa, i department americani
e francesi avevano certamente una leadership:
se andavo a comparare Bloomingdales, Saks Fifth
Avenue o Galeries Lafayette con i nostri, l’impressione
era fossimo un po’ i cugini poveri. Negli ultimi anni,
mi pare che le nostre due insegne abbiano realizzato
un recupero veramente ottimo in termini di velocità e
di qualità. Bisogna, comunque, sempre considerare
che siamo in presenza di dimensioni sostanzialmente
diverse. È lo stesso discorso che mi capita di fare
spesso nel paragonare le fashion week internazionali
e le sfilate di Milano, una città che si percorre tutta,
seguendo la cerchia dei Navigli, nel tempo che ci si
impiega ad attraversare uno solo dei 18 arrondissement
di Parigi. Milano è una bomboniera: Coin Piazza
5 Giornate e laRinascente di Piazza Duomo sono più
che coerenti con la loro città. Se, però, vengono messe
a confronto con strutture sulla Fifth Avenue a New York,
a Parigi oppure a Londra, è chiaro che non possono
essere la stessa cosa, perché il contesto che le ospita
non è il medesimo.

Al di là della questione relativa agli eventuali cambi di
proprietà, come pensa si collochino oggi Coin e laRinascente
nel segmento moda italiano?


Entrambe rappresentano lo stile di vita italiano, sia
tradizionale sia nelle loro più attuali evoluzioni. Come
Galeries Lafayette a Parigi o Saks Fifth Avenue a New
York, Coin e laRinascente rappresentano la grande distribuzione
italiana. Ognuno di questi retailer ha la sua
particolarità, ma tutti offrono collezioni di qualità molto
diverse tra loro: all’interno di queste strutture, infatti, si
possono trovare, spesso su piani diversi, la primissima
linea dei grandi stilisti, le seconde linee, il pret-à-portér
di marchi meno "nobili", il fast-fashion internazionale
e italiano. Un percorso nuovo, quest’ultimo, che si
colloca al di sotto dei grandi nomi della moda e che,
in Italia, sta avendo molto successo con marchi come
Pinko, Liu-Jo e Patrizia Pepe.

Come ha visto evolvere il concetto di department store
nel corso degli anni?

Una volta il grande magazzino era il posto dove
andava a fare acquisti per tutta la famiglia. Oggi laRinascente è una vera boutique multimarca, con un
ventaglio di brand e prodotti di alto livello, una scelta
vincente, certamente non fatta a caso. Dico sempre
che i destini delle istituzioni e delle aziende camminano
sulle gambe degli uomini: sono le persone che
hanno cambiato le organizzazioni, che le hanno rivoltate
come un calzino. Quella di Coin e laRinascente è
stata una rivoluzione compiuta a livello di proprietà e,
di conseguenza, di management. Dietro certi successi
ci sono nomi e cognomi: da un lato, Maurizio Borletti,
presidente e socio di laRinascente, affiancato da persone
come l’Ad Vittorio Radice e il direttore generale
Alberto Baldan; dall’altro, i cambiamenti nell’assetto
societario, il passaggio di proprietà e la riorganizzazione
che hanno portato Stefano Beraldo, in veste di Ad,
ai vertici del Gruppo Coin. Ho rapporti di grande stima
sia con Borletti che con Beraldo, tanto per citarne uno
per parte. Gente con una marcia in più, con una visione
perseguita con determinazione, che ha coraggio e
crede in quello che fa.

Quali ritiene siano state le scelte vincenti che hanno permesso
a entrambi i gruppi di affermarsi e mantenere la
propria leadership negli anni?

Grande innovazione e focalizzazione su fasce di
clientela: hanno ascoltato il mercato e hanno risposto
in modo adeguato. È cambiato il centro decisionale,
sono state fatte scelte di marketing, di segmentazione
dei prodotti, di focalizzazione mirate a singoli target di
clientela. Questo vale per laRinascente come per Coin
e le altre insegne del gruppo (OVS e dintorni). Credo
che entrambi, più di altri department store, abbiano
innovato l’ambiente e il clima che si respira all’interno,
modernizzando così l’esperienza dell’acquisto, segmentando
l’offerta, ampliandola e acquisendo, quindi,
sempre più fan.

Una grande differenza rispetto ai department store
internazionali, però, riguarda la dimestichezza con l’ecommerce.
In Italia, invece il canale web continua a
essere ignorato da entrambi i gruppi …

Sono certo che questa tendenza verrà seguita anche
qui. Saremo un po’ in ritardo in Italia, ma ci arriveremo.
Se andiamo ad esaminare la crisi del 2009, gli unici
due canali che hanno mantenuto le posizioni nel b2c
sono stati proprio la vendita internet e gli outlet. Il web
sarà sempre più importante; se non hanno ancora imboccato
questa direzione, avranno avuto le loro ragioni
e lo faranno certamente.

Esistono, o potrebbero esistere, sinergie tra Camera Moda
e i due gruppi? Se sì, di quale tipo?

Ci potrebbero certo essere punti di contatto. Ad esempio,
i due gruppi potrebbero accogliere e dare spazio
alle collezioni prodotte dai giovani stilisti che hanno fatto
parte dell’Incubatore della Moda o che rientrano nel
progetto NewUpcomingDesigners, entrambi promossi
e organizzati da Camera Nazionale della Moda Italiana.
Operativamente, come Camera della Moda abbiamo
avviato discorsi più concreti con laRinascente, anche
per una questione di ubicazione, considerato che,
essendoci da poco spostati dalla precedente sede in
zona Fiera a Palazzo Giureconsulti, siamo proprio a 200
metri dallo store di piazza Duomo. Si tratta di una vicinanza
non solo fisica, ma anche strategica, vista anche
il maggiore feeling con i marchi moda top di laRinascente.
Allo stesso tempo, personalmente nutro grande
rispetto per il lavoro che sta facendo Beraldo con linee
come Equal, in collaborazione con Ennio Capasa.

Delorme apre a Milano il primo pdv italiano

Delorme, storico marchio francese di tessili per la casa sbarca a Milano. La location prescelta per il debutto italiano è A67 Home, in Via Statuto 21, nel cuore di Brera.
Il gruppo transalpino –di cui fanno parte i marchi Yves Delorme, Kenzo, Hugo Boss, Pierre Frey, Olivier Desforges, Iosis- presenta le sue collezioni dedicate alla camera da letto, al bagno, alla tavola e alla cucina. A queste si aggiungono Baby Delorme, tessili dedicati ai bimbi, e una nuova linea di profumazioni per l’ambiente.

A67 Home diventa il primo punto di vendita Yves Delorme in Italia, progettato secondo il lay-out delle boutique Delorme nel mondo.

A67 Home ospita inoltre Emile Henry, storico marchio francese produttore di ceramiche dedicate alla tavola e alla cottura e offre un piccolo spazio relax dove è possibile consultare e acquistare i libri di cucina a tema di Bibliotheca Culinaria.

LE CATENE DEL FRESCO: carne, latte e derivati.Trasformazione, packaging, tracciabilità e supply-chain.

Il prossimo 3 marzo si terrà a Milano, in via Bartolomeo d’Alviano 76, presso il Centro di Formazione Golgi Redaelli, il secondo appuntamento del 2011 di In-Formare. La qualità del cibo a convegno 2011 (www.ominrete.it/in-formare.html) dedicato alle filiere di carne, latte e derivati.

IN-FORMARE - La qualità del cibo a convegno  rappresenta un ciclo di giornate di studio dedicate a tecnologie e processi per garantire e gestire la sicurezza alimentare, leggi e normative, studi scientifici, innovazioni industriali e nuove tecnologie.

Il corso è rivolto a:
• Responsabili e addetti dell’Assicurazione Qualità delle aziende agroalimentari e Gdo,
• Responsabili di Produzione
• Responsabili Ricerca e Sviluppo
• Supply chain e Logistica
• Consulenti in sicurezza alimentare

La giornata di studio affronterà le principali tematiche concernenti la qualità dei prodotti freschi a base di carne, latte e derivati: i requisiti igienici minimi delle materie prime, le criticità dei processi di produzione e confezionamento, con particolare riguardo agli aspetti di tracciabilità e supply chain.

Questi gli argomenti:
Antropologie e tecnologie del fresco alimentare
Giovanni Ballarini - Professore Emerito dell'Università degli Studi di Parma

Problematiche microbiologiche e shelf life di prodotti freschi (carne, latte e derivati)
Professoressa Laura Franzetti - DiSTAM - Università degli Studi di Milano

Criticità emergenti e possibili soluzioni per la gestione delle produzioni di preparazioni gastronomiche freschissime
Dottoressa Elsa Cugola - M&C Consulting - Bologna

Applicazione di tecniche spettroscopiche rapide nel vicino infrarosso per la sicurezza e l'autenticità dei prodotti freschi di origine animale
Dottoressa Tiziana Cattaneo
- Direttore incaricato Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura - Unità di Ricerca per i processi dell'industria agroalimentare - CRA IAA - Milano

Prospettive e opportunità dalle nuove norme sull'etichettatura nutrizionale. Valorizzazione delle proprietà nutrizionali dei prodotti carnei, dalla materia prima al trasformato
Dottoressa Giovanna Saccani
- Reparto prodotti Carnei stagionati - Stazione Sperimentale per le Industrie delle conserve Alimentari - Parma

Sicurezza alimentare: tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti freschi, fra obblighi di legge e standard volontari
Ingegner Armando Romaniello
- Certiquality

Tecnologie Rfid per la gestione della cold chain. Aspetti tecnologici e strategici
Professor Antonio Rizzi
– Logistica e Supply Chain Management – Rfid Lab – Dipartimento di Ingegneria Industriale – Università degli Studi di Parma
Ingegner Andrea Volpi - Lab manager Rfid Lab – Dipartimento di Ingegneria Industriale – Università degli Studi di Parma

La quota di partecipazione alla giornata di studio è di euro 245,00+Iva.

Gli appuntamenti di IN-FORMARE - La qualità del cibo a convegno proseguiranno ad aprile con “Autocontrollo e crisis management: come si evolve la capacità di garantire la sicurezza alimentare”, a giugno con il corso dedicato agli “Alimenti “targetizzati”: diete particolari, trend di sviluppo e nuovi prodotti” , a settembre con la giornata su “Nuovi ingredienti e semilavorati alimentari: caratteristiche sensoriali, tecnologiche e nutrizionali. L’impatto sul costo del prodotto”, e a novembre, approfondendo il tema “GDO, copacker e marca industriale. Standard economici, produttivi e di qualità nei rapporti di filiera”.

Per informazioni e iscrizioni:
OM editoria e comunicazione
via Euripide 7 – 20145 Milano
tel. 02 91534731 - 320 0208080 - 328 3544479
 
www.ominrete.it

in-formare@ominrete.it

Per i giornalisti:
Bruna Moroni
bruna.moroni@ominrete.it
tel. 3283544479

Valentina Oldani
valentina.oldani@ominrete.it
tel. 32002080880



Comitato scientifico:


Prof. Luigi Bonizzi - Direttore Dipartimento di Patologia Animale, Igiene e Sanità Pubblica Veterinaria - Università degli Studi di Milano


Prof.ssa Maria Luisa Cortesi - Dipartimento di Scienze Zootecniche e Ispezione degli Alimenti - Università degli Studi di Napoli Federico II


Dr Giorgio Giraffa - Dirigente Centro Ricerca per le Produzioni Foraggere e Lattiero- Casearie


D.ssa Raffaella Mercogliano - Dipartimento di Scienze Zootecniche e Ispezione degli Alimenti - Università degli Studi di Napoli Federico II


Prof.ssa Ambrogina Pagani - Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche - Facoltà di Agraria - Università degli Studi di Milano


Prof.ssa Nicoletta Pellegrini - Dipartimento di Sanità Pubblica - Sezione Igiene - Facoltà di Agraria - Università degli Studi di Parma


Prof. Erasmo Neviani - Dipartimento di Genetica, Biologia dei microrganismi, Antropologia e Evoluzione - Università degli Studi di Parma


Dr Antonio Trifirò - Qualità e Tecnologia di processo - Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari - Rep. Prodotti di Origine Vegetale - Conserve Tradizionali

THINK TANK PREMIAZIONE VIDEO

Roberto Mozzi nuovo channel team leader di NCR Italia

Roberto Mozzi, 55 anni, assume la responsabilità per il canale di vendita indiretto di NCR
Italia
, a lui riporteranno i responsabili di canale, Stefano Dal Chiele e Marco
Petrillo
, rispettivamente Retail e FSD Channel Manager, e Giuseppe Bonora account per il
gruppo Bassilichi.

Questa responsabilità arriva a Mozzi dopo una lunga carriera interna a NCR, dove il manager è
entrato nel 1996 nel ruolo di Area Sales Director Worldwide Customer Services, NCR Italia. Da
allora, Mozzi ha ricoperto vari incarichi all'interno della multinazionale americana leader nelle
tecnologie self-service, da Regional Sales Director Italia, Europa Orientale, Turchia ed Iberia
nella divisione Worlwide Customer Services, fino alla posizione di Area Sales Director e Global
Account Manager della divisione financial.
Dal 2008 Mozzi è stato FSD Director di NCR Italia,
con responsabilità sulla divisione dedicata alle banche.

Starbucks in Uk introduce il primo store a “limitata brandizzazione”

Starbucks

La catena Starbucks Coffee House sta per aggiornare il suo store (in foto) presso il Covent Garden di Londra trasformandolo nel suo primo negozio debranded del Regno Unito.
La nuova filiale in Neal Street sarà uno Starbucks a "limitata brandizzazione", con la valorizzazione di aspetti estetici più locali cioè legati agli altri edifici della zona. Vengono conservate e evidenziate caratteristiche come la pavimentazione originale e la muratura dell'edificio in stile georgiano.

L'inizio negli Usa
La strategia parte dagli Usa dove Starbucks ha aperto l'anno scorso il suo primo punto vendita "depotenziato" dal punto di vista della store identity. L'obiettivo era di superare l'immagine che la società si è tirata dietro durante la recessione.
Si spera che questa iniziativa del Regno Unito, che si rivolge verso nuovi clienti, riesca anche a richiamarne molti di quelli già clienti Starbucks che sono rimasti delusi dal marchio.

CARTONE e YOUR DATE I PROGETTI VINCITORI ASSOLUTI EX AEQUO DI THINK TANK AWARD 2010

Il "retail del futuro" progettato dagli studenti universitari

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Whole Foods Market presenta il Parmigiano Reggiano

Henkel introduce nella propria flotta i veicoli elettrici Renault

Henkel è la prima impresa privata a testare il modello per lo sviluppo della mobilità elettrica a zero emissioni proposto da E-Moving, progetto di Renault e della multi-utility A2A. Ieri, presso la sede di Henkel Italia a Milano, Jacques Bousquet, presidente di Renault Italia, ha consegnato a Giacomo Archi, presidente e amministratore delegato di Henkel Italia, un Kangoo Express Z.E., il primo veicolo 100% elettrico
della gamma Renault che sarà introdotto nella flotta Henkel.
Inizialmente, la vettura sarà
destinata alla direzione generale per le varie attività di servizi generali e permetterà a Henkel di
avvicinarsi alla mobilità 100% elettrica, verificandone vantaggi, caratteristiche, modalità di utilizzo
e potenziale integrazione in flotta, coerentemente con le proprie politiche di sviluppo sostenibile.

Ricarica con card di riconoscimento Rfid

Kangoo Express Z.E. è una furgonetta elettrica, lunga 4,2m ed equipaggiata con una
motorizzazione elettrica da 44 kW, è dotata di batterie agli ioni di litio di ultima generazione, che consente un’autonomia media di 160 km. Parallelamente alla consegna del Kangoo Express Z.E., una colonnina di ricarica è stata installata da A2A presso la sede di Henkel Italia, in via Amoretti a Milano, onde consentire le attività di rifornimento dell’energia elettrica necessaria all’alimentazione del veicolo. Grazie all’utilizzo di una card di riconoscimento Rfid in dotazione al veicolo, Henkel potrà
effettuare il pieno di elettricità presso tutte le infrastrutture di ricarica A2A installate sul suolo
pubblico, oltre a quella installata presso la propria sede. Alla Kangoo Express Z.E si affiancherà a breve un’altra vettura elettrica, la Renault FluenceZ.E.

L'impegno di Henkel lungo l'intera catena del valore
“La sostenibilità fa parte del nostro Dna -spiega Giacomo Archi-. Il nostro impegno è concreto e vede tutte le attività e i
processi orientati allo sviluppo sostenibile lungo l’intera catena del valore, con obiettivi precisi e
un continuo monitoraggio dei risultati raggiunti. Per ciò che riguarda la mobilità, stiamo attuando
una serie di iniziative per ridurre l’impatto ambientale degli spostamenti dei nostri dipendenti e dei
prodotti. Stiamo rinnovando la flotta aziendale -prosegue Archi- introducendo veicoli che possano abbassare
significativamente le emissioni di CO2 per chilometro; abbiamo sviluppato un servizio di car
pooling per i dipendenti, ai quali offriamo anche delle convenzioni con Atm e Ferrovie leNord
per usufruire di sconti sugli abbonamenti ai mezzi pubblici. Abbiamo scelto un servizio di pony
express in bicicletta per le consegne urbane e continuiamo a investire per potenziare il servizio
intermodale per il trasporto dei prodotti”.

Trasporto intermodale

Per quanto riguarda la movimentazione dei prodotti, dal 2008 Henkel collabora con i
maggiori partner logistici per definire le rotte di trasporto intermodale e aumentare
l’efficienza delle consegne. La decisione di coprire su rotaia i collegamenti tra gli stabilimenti
e i centri logistici distribuiti in Europa ha già prodotto risultati significativi: evitando il trasporto
su strada, Henkel ha calcolato un risparmio annuo di circa 7.000 tonnellate di CO2 per la
movimentazione di quasi 86.000 tonnellate di cosmetici, e la riduzione del 55% delle
emissioni legate al trasporto dei detersivi.

Riduzione emissioni CO2

In Italia, nel 2009 sono state risparmiate quasi 3.300 tonnellate di CO2 grazie
all’ottimizzazione della logistica dei detersivi. Nel 2010 è stato aumentato dal 38% al 40%
l’utilizzo del trasporto intermodale per le navette che collegano gli stabilimenti di Lomazzo
(Como) e Ferentino (Frosinone), e le unità produttive al polo di Ceva Logistics ad Arese
(Milano). Limitando notevolmente il ricorso a copacker esterni, sono stati effettuati oltre
1.200 viaggi in meno in un anno.
È stato inoltre ridotto il numero di viaggi tra le fabbriche e
i magazzini centrali, con una diminuzione di 1.500 viaggi rispetto al 2009 che ha consentito
di ridurre di 650 tonnellate il CO2 immesso in atmosfera.
La concentrazione di alcune produzioni ha, infine, contribuito a ridurre il numero delle navette
tra le strutture di Lomazzo e Ferentino, contando nel 2009 ben 400 viaggi in meno rispetto
all’anno precedente.

Nella foto:
Jacques Bousquet, presidente di Renault Italia (a destra), consegna a Giacomo Archi, presidente e
amministratore delegato di Henkel Italia, un Kangoo Express Z.E 100% elettrico.

Inditex inaugura il flagship milanese di Stradivarius

Il flagship store Stradivarius è stato aperto il 16 febbraio in Corso Buenos Aires angolo Via Palazzi, dove prima c'era la cartoleria C'Art. La superficie su due piani dovrebbe superare i 1.000 mq.
Fra le altre iniziative si segnala che il 17 e 18 febbraio, dalle 16 alle 19, la blogger autrice di TheFashionFruit.com Veronica Ferraro consiglierà le clienti in veste di personal shoppee.
L'8 marzo ci sarà una serata dedicata invece alle "Stradive".
Stradivarius è un marchio di abbigliamento giovane che fa capo a Inditex insieme a Zara, Pull & Bear, Massimo Dutti, Bershka, Oysho, Zara Home e Uterqüe. 

Think Tank Award vincono ex aequo Cartone e Your Date

Ieri sera a Milano si è svolta la premiazione della prima edizione del Think Tank Award 2010, Young ideas for retail organizzato da GDOWEEK con cui il settimanale del Gruppo 24 Ore intende incentivare la creatività giovanile al fine di sviluppare l'innovazione del mondo del retail.
La cerimonia è stata condotta dal direttore di Gdoweek Cristina Lazzati che ha così commentato "ho dato vita al progetto Think Tank, perché si mettesse in moto un ciclo virtuoso, di creatività e di stimolo dove i giovani fossero portati a
misurasi con progetti che devono, almeno sulla carta, 'sapere' di
realtà. E li ringrazio per aver lavorato con molto impegno e tanto entusiamo a
questo progetto."

Vincitori assoluti ex aequo
Il vincitore assoluto è in realtà un ex aequo fra il progetto Cartone e il progetto Your Date. Cartone, arredi temporanei a basso impatto, è stato realizzato dagli studenti Jacopo Bonacci, Valentina Raffaelli, Ayse Simsekci, Lisa Detavernier, Quynh Nhu Nguyen, Sinead Gilmore del Politecnico di Milano, Facoltà di Design, sotto la supervisione dei docenti Luisa Collina e Valentina Auricchio. Cartone contempla soluzioni di arredo temporanee resistenti, personalizzabili e, al tempo stesso, economiche ed ecologiche, in quanto rinnovabili e riciclabili.

Mentre Your Date, matrimoni (ma non solo) su misura, è stato realizzato dagli studenti Antonio De Nisco,
Annalisa Di Masi,
Valentina Franzese,
Dario Ranieri,
Dario Siviero,
Francesco Sodano,
Barbara Veroni, enfatizza il significato delle cerimonie e degli eventi che scandiscono la vita di ogni persona con un unico pdv si offrono tutti i prodotti ed i servizi per l'evento. Gli studenti sono dell'Università commerciale Luigi Bocconi, Corso di trade marketing e category management con i docenti: Sandro Castaldo e Monica Grosso.

Com'è organizzato il premio
I 14 progetti finalisti, descritti in modo dettagliato sul sito http://www.thinktank.gdoweek.it/, erano suddivisi in quattro categorie di retail design: 
1 Green e CSR, il punto di vendita verde: vincitore Cartone
2 Food, il punto di vendita food: vincitore Elti
3 Trasversalità, l'ibridazione del punto di vendita: vincitore Your Date

4 Multicanalità, l'integrazione del pdv con internet e mobile: vincitore Rock'n ScRoll
I progetti erano realizzati dagli studenti iscritti ad un corso di laurea
delle tre Università: Bocconi di Milano, Politecnico di Milano e LUM Jean Monnet di Bari.

Giuria
La giuria composta dai top manager dei principali retailer italiani e preseduta dal sociologo Francesco Morace presidente del Future Concept Lab, ha proclamato per ciascuna di queste categorie un vincitore. Fra questi è stato selezionato il miglior progetto in assoluto.

Sponsor
Thin Tank Award è stato organizzato grazie al contributo degli sponsor
ADT Fire & Security,
Gruppo Pozzi e
Symphony IRI Group.

Cbre: cresce in Europa il mercato immobiliare retail

Si moltiplicano i segnali di una ripresa del mercato immobiliare in europa, con il retail a fare da capofila. Secondo l'ultimo aggiornamento del Monitor Europeo delle Valutazioni
realizzato da CB Richard Ellis (CBRE), i valori del mercato continentale sono tornati a
crescere nel 2010. Dopo il crollo significativo che ha interessato il mercato nel periodo 2008/09 in
tutta l'area europea (rispettivamente -11,7% e -9,6%), la crescita annuale registrata dall'indice è stata
pari al +2,6%.

La geografia
Al risultato, però, hanno contribuito in modo differente i diversi paesi Europei,
riflettendo lo spostamento d'interesse crescente degli investitori verso i mercati occidentali dove
l'economia è più robusta e i principali indicatori hanno ripreso a crescere.
Il Regno Unito, che aveva anticipato gli altri mercati nell'inizio della ripresa a metà 2009, ha fatto
registrare la crescita annua maggiore nel 2010 (+8,9%), seguito dalla Francia (+4,4%), dai paesi del
Nord Europa (+3,4%), e dalla Germania (+1,4%). Insieme, questi mercati hanno rappresentato la
maggioranza degli investimenti europei, sia nel quarto trimestre 2010 sia nell'anno nel suo
complesso. Anche i paesi nella Cee hanno contribuito positivamente alla crescita dei valori nel 2010
(+0,8%), pur se principalmente realizzata grazie alla performance della Polonia, il quarto mercato con
la performance individuale migliore fra tutti i mercati monitorati.
Entrando nel dettaglio, il settore retail ha mostrato la crescita maggiore nei valori (+3,5%), mentre gli
uffici hanno fatto registrare una crescita più contenuta (+3,2%).

Export salumi 2010: il trend si conferma positivo

Nei primi nove mesi del 2010, secondo i dati recentemente diffusi da Istat ed elaborati da Assica, sono state inviate oltre i confini nazionali 89.743 tonnellate di salumi italiani (+13,8%) per un valore di 700,1 milioni di euro (+13,4%).
Dopo l’eccellente risultato registrato nelle prime due frazioni dell’anno, i dati relativi al terzo trimestre 2010 l’export ha mostrato una nuova brillante affermazione soprattutto in termini di fatturato. Nel periodo luglio-settembre, infatti, le esportazioni hanno riguardato 32.500 tonnellate di prodotti (+13,2%) per 256,6 milioni di euro (+15,2%).
Performance che confermano la dinamicità del settore -ancora una volta sopra la media rispetto all’industria alimentare (+9,9%), e di poco inferiore all’industria in generale (+15,1%)- che nel terzo trimestre ha evidenziato una notevole accelerazione recuperando parte della flessione registrata nei primi nove mesi del 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008 (-23,1%).

Le performance per tipologia di prodotto
Protagonisti dell’export 2010 sono i prosciutti crudi (+10,3% in quantità e +12% in valore) che hanno visto un importante aumento sia degli invii di prodotti in osso sia di quelli disossati, affermandosi su tutti i principali Ue ed extra Ue, in particolare Francia, Germania, Regno Unito e Usa.
Ottima la performance di mortadella e wurstel (+18,3% in quantità e +16,8% in valore), grazie all’importante incremento della domanda comunitaria, in particolare di Francia e Regno Unito, oltre che dei paesi terzi.
Brillante anche l’andamento delle esportazioni di salami (+14,8% in quantità e +14,2% in valore), la cui presenza si è rafforzata soprattutto all’interno del mercato comunitario in particolare su quello tedesco e oltre i confini comunitari su quello svizzero.
Buono anche il trend evidenziato dalle esportazioni di prosciutti cotti (+10,5% in quantità e +10,7% in valore) sostenuto dalla domanda dei partner comunitari “storici” e dal notevole impulso di quella dei Paesi terzi in particolare Usa.
Notevole anche il risultato degli invii di pancetta stagionata (+39,5% in quantità e +36,9% in valore) riconducibile agli straordinari incrementi registrati nel primo e terzo trimestre dalla domanda austriaca e sostenuto anche dai rilevanti aumenti di quella di tutti gli altri principali mercati di riferimento (Regno Unito Francia e Germania).
In recupero le esportazioni di bresaola (+5,2% in quantità e +7,1% in valore) grazie al buon ritmo evidenziato dai mercati comunitari.

Ue ultraperformante, ma non solo
Ottimo l’andamento degli scambi intracomunitari, saliti nel periodo gennaio-settembre a 71.150 tonnellate (+12,5%) per un valore di 553,7 milioni di euro (+12,5%). All’interno del mercato unico, grazie a una diffusa ripresa della domanda per tutte le principali categorie di salumi, hanno mostrato un risultato molto positivo Germania (+9,2% per circa 18.200 tons e +15,6% per 158,1 mio euro), Francia (+16,1% per oltre 18.000 tons e +15,5% per 134,4 mio euro) e Regno Unito (+28,1% per circa 9.500 tons e +14,6% per 85,8 mio euro) a cui hanno fatto eco le buone performance di Slovenia (+23,1 in quantità e +19% in valore) e Malta (+9,2% in quantità e +2,4% in valore). Bene, anche gli invii verso la Spagna (+3,4% e +11,1%), tornati positivi.
Molto vivace anche la dinamica verso i mercati extra Ue, arrivati al traguardo delle 18.600 tonn (+18,8%) e i 146,4 milioni di euro (+16,8%).
In termini di fatturato, la classifica delle principali piazze di riferimento è rimasta quella nota con la Svizzera al primo posto seguita da Usa, Giappone e Croazia. Brillante in particolare il risultato degli Stati Uniti: 3.325 tons (+26,7%) e 34,8 mio euro (+22,9%).

La tecnologia di consumo chiude male il 2010

L'ultimo Natale non è stato la migliore delle feste per il mercato italiano della tecnologia di consumo, che ha dovuto fare i conti con numeri al ribasso. Vero è che, dopo una prima metà dell'anno caratterizzata da una ripresa, il terzo trimestre del 2010 aveva evidenziato un rallentamento ma le aspettative (ed anche i primi dati parziali) per l'ultima parte dell'anno erano comunque positive. Al contrario, secondo quanto rilevato da Gfk, il mercato italiano dei technical consumer goods ha osservato nel quarto trimestre dell'anno un giro d'affari pari a 6 miliardi di euro, chiudendo con un -2,2% rispetto al quarto trimestre del 2009 (che invece era stato l'unico periodo in progresso di quell'anno). Il 2010 della tecnologia di consumo è stato comunque positivo anche se piuttosto asfittico (+0,7%), per un giro d'affari complessivo pari a 19.889 milioni di euro.

Piccoli e grandi elettrodomestici
Entrando nel dettaglio dei singoli comparti, nel quarto trimestre del 2010 il mercato dei piccoli elettrodomestici ha presentato un andamento confortante (+4,9%) e un fatturato pari a 462 milioni di euro. Il prodotto che ha contribuito maggiormente alla crescita è stato quello degli aspirapolvere. Altra conferma del Natale 2010 sono state le macchine da caffè che continuano a aumentare le vendite anche dopo anni di trend a doppia cifra. La performance dei piccoli elettrodomestici è stata ottima lungo tutto il 2010: +4,5%. Grazie al massiccio sostegno degli inventivi statali l'anno è stato molto buono anche per i grandi elettrodomestici (+4,4%). L'unico segmento che nel corso dell'anno ha sofferto, perché non sostenuto da specifici incentivi, è stato quello del “freddo”. Buoni i numeri anche nel quarto trimestre del 2010 (+2,4%) dei grandi elettrodomestici, per un controvalore pari a 1.063 milioni di euro, soprattutto grazie alla spinta di categorie come lavaggio e cottura.

Fotografia ed elettronica
Performance secondo le aspettative invece per la Fotografia, che ha chiuso il quarto trimestre del 2010 con un giro d'affari pari a 225 milioni di euro e un trend positivo del +2,1%. Nell'intero anno la crescita è stata del 4,2%. Il comparto è stato trainato dall'andamento delle vendite di fotocamere compatte, che rappresentano sempre il segmento più importante del mercato. D'altra parte però le fotocamere reflex, sebbene con un peso inferiore, sono il segmento che presenta i livelli di sviluppo più elevati. Il nuovo segmento mirrorless, ovvero le fotocamere a lenti intercambiabili ma non riconducibili alla tecnologia reflex, stenta invece a decollare. L'ultimo trimestre dell'anno ha invece confermato il rallentamento del mercato dell'elettronica di consumo che, dopo un periodo particolarmente favorevole (+3,6% nel 2010), ha segnato un -2,8% e un giro d'affari di 1.868 milioni di euro. Si mantiene comunque positiva la performance degli apparecchi Tv che, soprattutto nei mesi di novembre e dicembre, hanno beneficiato del passaggio al digitale delle regioni del Nord. Costante la crescita del segmento Led che, con il Natale, ha superato il 50% del fatturato totale dei Tv Lcd.

Crisi per informatica e telefonia
La crisi continua invece a colpire l'informatica, che ha chiuso il quarto trimestre a 957 milioni di euro (-5,3%), per un decremento complessivo nel 2010 del 3,8% rispetto al 2009. Ad esempio il mercato dei Pc mobile continua a mostrare un valore negativo e al di sotto delle aspettative; secondo Gfk la domanda di questo prodotto è molto debole e il prezzo medio continua a scendere. Al contrario, all'interno del prodotto desk computer, crescono le vendite dei computer da tavolo All In One con monitor integrato. Infine, la telefonia si conferma il grande malato della tecnologia di consumo: il settore ha sviluppato nel quarto trimestre 2010 un giro d'affari di 1.012 milioni di euro, con un trend negativo del -5,4%. Nel corso dell'intero anno la flessione è stata addirittura del 7,2% rispetto al 2009. Gli smartphone, sebbene in aumento, non sono infatti ancora in grado di contrastare il calo delle vendite dei cellulari tradizionali.

Video tour gli shop-in-shop secondo laRinascente

GDOWEEK 6 2011

editoriale

Un circolo virtuoso di creatività e stimolo, ovvero: think tank

network

osservatorio

Area euro e italia, per pil e sentiment crescita al rallentatore Torino e genova: gdo debole

Prezzi a confronto Esselunga e Ld

intervista

Mario Boselli - Coin, laRinascente: tra Italia ed estero vinca il migliore

cover story

Department store: sfida all'ombra della madonnina

Grandi magazzini e grandi capitali in gioco
retail

C3: presidio del territorio con formati differenti
Ekk: cibo, ospitalità e green dall'abruzzo

Whole Foods rinsalda la relazione col cliente

Monnalisa sceglie lo sviluppo sostenibile

Rapid' Flore, un bouquet di prossimità e category killer

Il verde di ikea e coop stimola i social network

I vincitori del Think Tank Award - "Emerge il segno dell'autentico spirito italiano", Francesco Morace, presidente della giuria

sviluppo reti

industria

Successo per i gift in scatola in Italia

Corman lancia la linea eco-sostenibile organyc

Nel film "Immaturi" è in scena Viva la mamma

Riunione Industrie Alimentari: distintività per competere Servizi Euroshop, innovazione nel segno della sostenibilità Clienti sempre più mobili e il marketing si adegua

Wincor Nixdorf, ecco il self per un retail che cambia Formazione a filiera corta, i plus della realtà francese

opinioni
La velocità della rete è una priorità

culture

Essere o non essere un gadget? è questo il problema per Lanier
il graphic design in mostra alla Triennale di Milano

COMUNICARE LA PROGETTAZIONE

Giovedì 17 febbraio Il Sole 24 Ore organizza, presso la sede dell'Ordine degli Architetti di Milano, in Via Solferino 19, una tavola rotonda sul tema Comunicare la progettazione. Nuovi e vecchi bisogni informativi, nuovi e vecchi media.

Il nuovo Arketipo verrà distribuito gratuitamente in anteprima a tutti i partecipanti insieme al DVD che raccoglie le annate pubblicate prima del restying.

Il Gruppo 24 Ore festeggia il 50esimo numero del mensile Il Sole 24 Ore Arketipo con un restyling grafico e invita professionisti della comunicazione e delle arti grafiche, responsabili di aziende leader nel settore dell'Edilizia e tecnici professionisti fruitori di vecchi e nuovi media a riflettere sullo scenario dei bisogni informativi, sulle esigenze di comunicazione delle aziende e i nuovi e vecchi linguaggi che un'agenzia deve saper mixare per cogliere l'attenzione dei progettisti tecnici.

Programma degli interventi

Ore 18,00-19,00
Carlo Meo
, Amministratore delegato di M&T

Adriana Spazzoli, Responsabile marketing e comunicazione Mapei

Giovanni Ciardulli, Direttore Creativo DNART
Codici Creativi di Comunicazione e Delegato regionale per la Toscana della Unicom (Unione delle agenzie di comunicazione italiane)
Il punto di vista dell’agenzia. Ogni volta un progetto nuovo anche nei linguaggi. Quali le problematiche da affrontare per creare messaggi che generano attenzione, ricordo e azione nella promozione di prodotti e servizi B2B sostenibili dal punto di vista architettonico.

Viviana Abate, Marketing Manager Velux Italia
Il punto di vista dell’azienda. Come comunica un’azienda leader nel mercato di prodotti per l’edilizia e l’architettura, quali le sue strategie di comunicazione per differenziarsi dai competitor e i valori da trasmettere. Quali sono le “sinapsi” aziendali che recepiscono le modalità con cui i professionisti ricercano informazioni su prodotti e servizi.

Maurizio Carones, Consigliere Commissione Cultura Ordine degli Architetti PPC di Milano
Il punto di vista del progettista/lettore. Bisogni informativi e strumenti di aggiornamento e approfondimento per chi progetta. Quando uno strumento di informazione è utile per il professionista tecnico? Quali sono le esigenze del professionista? La pubblicità come strumento informativo per il professionista B2B. Cosa manca per rispondere alle esigenze conoscitive dei professionisti?

Ore 19,00 – 19,20
Michela Coin, Responsabile Settore Ricerche di Mercato del Gruppo 24 Ore
I bisogni informativi dei professionisti tecnici nella ricerca TNS Infratest 2010 del Gruppo 24 Ore. Cosa sta cambiando per i professionisti e che ruolo hanno i classici strumenti di informazione come riviste, libri, banche dati nell’era del web 2.0?

Ore 19,20-19,40
IL RESTYLING DE IL SOLE 24 ORE ARKETIPO
Massimo Pitis, Art Director Studio Pitis a colloquio con Giuseppe Turchini - Direttore Scientifico, Donatella Bollani - Direttore Responsabile

Il restyling della rivista a cinque anni dalla sua nascita. Il brief e il rapporto con il committente. L’architettura grafica della rivista a supporto delle architetture e dei progetti in edilizia. Con un occhio ai lettori fedeli e un occhio all’evoluzione della professione del tecnico che progetta.

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