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Avvolgibili per alimenti, sostanzialmente stabili

La gestione della cucina moderna si fonda su rotoli, buste e vaschette. In tutte le case, le carteavvolgenti, i sacchetti in plastica e i vari contenitori per uso alimentare sono preziosi collaboratori domestici: veloci, versatili, affidabili. Validi
prodotti di servizio che risultano adatti sia alla preparazione culinaria sia alla conservazione: si pensi alla polivalenza
del foglio di alluminio, alla praticità delle pellicole per
microonde, che permettono di cuocere senza sporcare il forno,
o alla modularità dei sacchetti da freezer, che danno modo
di porzionare gli acquisti o di frazionare il consumo di manicaretti allestiti in anticipo.
I benefit intrinseci rendono questi prodotti un must in cucina.
Ecco perché la categoria, nonostante la crisi economica, anche
nell'ultimo periodo si mantiene sostanzialmente stabile: secondo le rilevazioni Nielsen, (a.t. 1 marzo '09) i rotoli in alluminio evidenziano un +0,6% a valore e un -0,3% a volume (confezioni) e quelli in plastica -i cui differenziali sono pari rispettivamente a -0,4% e -1,1%- confermano i propri volumi.

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Avvolgibili per alimenti, sostanzialmente stabili
Mercato | Gdoweek 481 | 11 maggio 2009 |

Il petfood è sempre in crescita

Un'oasi felice in un contesto generale ancora in affanno. I pet owner, i proprietari di animali domestici da compagnia, infatti, sembrano non rinunciare al cibo industriale già pronto e confezionato, ripagando così l'impegno crescente di produttori e catene distributive. Uno sforzo parallelo che vede da un lato lanci di novità, che assecondano le ultime tendenze in fatto di alimentazione animale, e dall'altro l'ampliamento dello spazio dedicato sia al cibo sia agli accessori, visto che aumenta anche il numero di coloro che preferiscono acquistare petfood, anziché ricorrere agli avanzi dei pasti. Il mercato ne trae forza, registrando quasi il 4% di incremento a valore, nell'anno terminante a febbraio 2009, relativamente a cani e gatti (dati Iri a.t. febbraio 2009).

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Il petfood è sempre in crescita
Mercato | Gdoweek 481 | 11/05/2009 |

Frutta di marca, il brand diventa trasversale

Storicamente la frutta di marca in Italia è quella di prima gamma, concentrata in particolare in alcune tipologie di prodotti quali mele, banane, ananas, kiwi e frutti di bosco. L'esperienza più evoluta resta comunque quella delle mele, il frutto n.1 per consumi in Italia. Le marche storiche hanno consolidato il loro posizionamento distintivo -solitamente giocato sui valori di provenienza e di filiera corta- per presidiare la parte alta del mercato, anche se sono arrivati nuovi brand che hanno esteso il mercato di marca sulla “seconda scelta”.
Oltre metà della frutta fresca venduta in Italia passa attraverso le casse della gdo: secondo le elaborazioni CSO, il canale veicola il 52% delle vendite contro il 37% del 2000. Il discount veleggia sul 6% e, pur restando lontano dalle medie europee, si conferma un terreno di conquista importante per i brand frutticoli, soprattutto nel nuovo format con dimensioni maggiori (800-1.000 mq), layout e display più curati, e assortimento mirato.

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Frutta di marca, il brand diventa trasversale
Mercato | Gdoweek 477 | 13 aprile 2009 |

Car care, c’è strada da fare per crescere

Noi italiani siamo secondi, a livello mondiale, solo agli Usa per numero di vetture in rapporto agli abitanti. Questo però non si traduce in un adeguato livello di vendite: il mercato presenta una frattura secondo due grandi categorie. Chi adora il fai-da-te sulla propria vettura, ed è utente dei prodotti car care, e chi delega completamente questo compito ad altri, in particolare a professionisti e autolavaggi. Questo chiarisce perché il mercato non abbia ancora compiuto il balzo verso una dinamica di sviluppo più decisa.
La marca ha importanza per circa uno su quattro acquirenti in gdo, mentre l'innovazione di prodotto non sembra un driver significativo di scelta. L'organizzazione dello scaffale ha invece un ruolo positivo nelle scelte di acquisto.

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Car care, c’è strada da fare per crescere
Mercato | Gdoweek 481 | 11/5/2009 |

Minestroni surgelati, il revival del basic

Dopo alcuni anni in cui i minestroni ricettati, caratterizzati anche dalla rapidità dei tempi di cottura, hanno guadagnato crescenti consensi, ora il trend sembra tornato a premiare i minestroni naturali. Pesa la tendenza verso la naturalità e i sapori basic, ma pesa soprattutto l'attenzione allo scontrino della spesa, con lo spostamento verso tipologie di prodotto con il miglior rapporto prezzo/servizio.
Prezzo medio in calo: -1,7%, in controtendenza rispetto al fresco. Si allarga il parco consumanti, ma continua la rarefazione degli atti di acquisto che caratterizza questi mesi.
Le innovazioni più significative degli ultimi anni e le operazioni che hanno maggiormente vivacizzato il reparto sono arrivate dalle industrie di marca, che continuano a vestire i panni della “locomotiva“ del settore.

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Minestroni surgelati, il revival del basic
Mercato | Gdoweek 481 | 11 maggio 2009 |

Detersivi liquidi lavatrice crescono fatturato e varianti

Cresce il doppio dell’inflazione il valore del mercato dei detersivi liquidi per lavaggio in lavatrice e aumentano del 3% anche i volumi: risultati positivi, soprattutto per super e ipermercati, se si considera che l’offerta dei discount è particolarmente incisiva nella cura tessuti, anche se nella lettura dei numeri bisogna tenere presente che gli incrementi sono anche il frutto della migrazione di consumo dal tradizionale detersivo in polvere. I dati IRI, aggiornati a febbraio 2009, segnalano il grande potenziale di vendita del canale ipermercato (come succede per tutti i prodotti adatti allo stoccaggio per lunghi periodi) e l’incremento, spettacolare in termini relativi, ma ancora modesto in numeri assoluti, delle private label, che hanno guadagnato una quota l’1,3% a valore e dell’1,9% a volume.
Dal punto di vista geografico, l’aspetto più interessante appare la netta differenza di quota (il 2,4%) tra volumi e valori registrati al Sud: significa che si vendono prodotti di minor prezzo. Infine, i dati IRI splittano il mercato in detersivi liquidi normali e concentrati. A dispetto della evidente maggiore praticità di trasporto, la quota dei secondi non solo è irrisoria (attorno allo 0,5%) ma, nel periodo di rilevazione, ha registrato un vero e proprio tracollo perdendo il 41% a volume e oltre il 48% a valore.

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Detersivi liquidi lavatrice crescono fatturato e varianti
Mercato | Gdoweek 481 | 11 maggio 2009 |

L’industria lattiero-casearia si conferma il primo settore alimentare italiano

Anche nel 2008, l'industria lattiero-casearia nazionale si è confermata il primo settore del comparto alimentare italiano grazie ai suoi 14.500 milioni di euro di fatturato, in crescita dell'1,04% sull'anno precedente. Questi alcuni dei dati presentati durante l'assemblea annuale di Assolatte (Associazione italiana lattiero-casearia), tenutasi oggi a Milano. “Non siamo comunque sfuggiti alla difficile congiuntura internazionale -precisa il presidente Giuseppe Ambrosi-. Nel 2008 la produzione è calata in volume dell'1,8% e, per la prima volta, da 10 anni a questa parte, l'export è diminuito in quantità (-5%) anche se il trend resta positivo: infatti dal 1995 al 2008 ha visto più che raddoppiare i volumi. Grazie all'industria, però, il settore ha tenuto e si è confermato uno dei motori del made in Italy, con 2.100 imprese e un quarto della produzione italiana di formaggi venduto oltre frontiera“.

Dalla ricerca effettuata da Astra Ricerche per conto di Assolatte, presentata durante l'assemblea, emerge che la recessione, che ha spinto un terzo degli italiani a ridurre i consumi alimentari, non ha in alcun modo diminuito la quota di coloro che acquistano/consumano formaggi (97%), latte (91%, il dato migliore del decennio), e yogurt (77%).
“I consumatori parlano di una contrazione nelle quantità acquistate, con valori diversi a seconda dei prodotti, ma 72 su 100 non hanno abbassato la qualità dei prodotti lattiero-caseari che acquistano”, ha commentato il sociologo Enrico Finzi. L'orientamento, in vari casi addirittura crescente, verso la maggior qualità è confermato da vari risultati specifici della ricerca svolta da Astra per Assolatte: come il trend degli yogurt probiotici e salutistici, di cui ben 8 milioni di italiani dichiarano di aver incrementato i consumi, e l'apprezzamento per i formaggi Dop, che l'87% degli italiani considera uno dei pilastri portanti del made in Italy alimentare.

Nel corso del 2008, la produzione di formaggi Dop è rimasta sostanzialmente stabile rispetto all'anno precedente attestandosi a 457.566 tonnellate (-0,3% rispetto al 2007). Il 75% di questa produzione proviene da strutture industriali, con punte del 100% per alcuni formaggi, come gorgonzola e taleggio.

Consumi in salita per formaggi Dop e yogurt
Sul fronte dei consumi interni, i singoli prodotti lattiero-caseari registrano andamenti diversi. Il 2008 registra un bilancio sostanzialmente positivo per i principali formaggi Dop (con un +4,6% in quantità per il Pecorino Romano Dop), una stabilità nei consumi di formaggi fusi e un dato positivo per la mozzarella vaccina, che ha aumentato i volumi dell'1,78%.

Continua, anche se a velocità più lenta che in passato, la crescita degli acquisti domestici di yogurt e latti fermentati, che registrano un +0,8% a volume rispetto all'anno precedente, arrivando a circa 336.000 tonnellate. Se il prodotto più consumato resta lo yogurt ai gusti (35,8% delle vendite), i santè in pochi anni sono arrivati al 29,8% di quota.

Export: volumi giù, valore sù
L'analisi dell'export rivela che l'Italia vende in tutto il mondo soprattutto formaggi: e benché nel 2008, dopo vent' anni di continui incrementi, le quantità esportate siano diminuite del 5,2%, questa flessione è stata compensata dalla crescita del 4,4% del giro d'affari.
La Francia, che copre il 19% dell'export caseario italiano, si riconferma primo mercato estero di riferimento, seguita da Usa (12,8%), Germania (12,6%) e Regno Unito (9,6%). Questi 4 Paesi assorbono oltre la metà delle esportazioni italiane di formaggi.

Con oltre 84.000 tonnellate, la mozzarella e gli altri formaggi freschi rappresentano la tipologia di formaggi italiani più venduta all'estero: nonostante il calo di oltre il 3% registrato a volume nel 2008, il loro giro d'affari è aumentato  di quasi il 5%. Hanno rallentato le esportazioni di grana padano e parmigiano reggiano, che insieme totalizzano 58.489 tonnellate, e che sono arretrate del 3,7% in quantità e del 3,69% in valore,  compensate però dalle performance dei grattugiati, che perdono poco sui volumi (-2,1%), ma guadagnano bene in valore (+10,9%). Quanto al provolone e al gorgonzola, anche se hanno visto ridursi i volumi venduti all'estero hanno “tenuto” a livello di fatturato, con il provolone che l'ha addirittura incrementato del 3%.
Complessivamente buona la situazione del pecorino, che pur perdendo oltre l'11% dei volumi, ha di fatto mantenuto invariato il valore, riuscendo a spuntare incrementi di prezzo dell'ordine del 12%, nonostante le difficoltà dell'economia americana, principale mercato di sbocco.

Il tonno è in buona salute: i prezzi aumentano ma le vendite tengono

Con un giro d'affari di quasi 700 milioni di euro il mercato del tonno in scatola è uno dei più importanti in assoluto nella gdo. I dati di Iri, aggiornati a marzo 2009, dicono anche che si tratta di un mercato in buona salute, con vendite in tenuta (+1,1%) a volume, nonostante l'aumento dei prezzi (+5,8%, dato leggermente più alto dell'inflazione food di periodo), che ha fatto lievitare il valore del 7%.
Praticità nella preparazione, salubrità degli ingredienti e costo a porzione relativamente bassi (almeno se si parla di prodotti mainstream) è il mix che garantisce il successo di una referenza che entra nella quasi totalità delle dispense italiane. La parte del leone (80% del mercato) è rappresentata dal tonno sott'olio in porzionatura fino a 300 g; più modeste e in decremento le quote del tonno naturale (11%), dei filetti (8,3%) mentre il tonno in scatole di dimensioni superiori a 300 g si accontenta di un modesto 1,3%. In grande evidenza le private label, che ormai rappresentano il 14% del valore.
Quanto alla canalizzazione delle vendite, gli ipermercati, grazie alla forte promozionalità e anche alla facilità di stoccaggio delle confezioni, oltre alla loro lunga shelf life, hanno una buona quota (19%) ottenuta però con una politica di prezzo più aggressiva: 8,56 euro al kg in media contro 9,29 dei supermercati).

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Il tonno è in buona salute: i prezzi aumentano ma le vendite tengono
Mercato | Gdoweek 486 | 15 giugno 2009 |

Mozzarella, i retailer razionalizzano l’offerta

Un classico della produzione casearia nazionale che resta il formaggio più amato dagli italiani, confermandosi mercato con andamento positivo. Del resto tra i latticini freschi la mozzarella rimane un must per l’80% dei consumatori. A trainare il mercato sembrano soprattutto ipermercati e libero servizio, anche se le performance migliori sono quelle del discount, che mette a segno un +12,5% a valore e un +7,8% a volume, anche grazie a un prezzo medio di 4,76 euro al kg, inferiore di 1/3 alla media del mercato e cresciuto sottomedia. Aspetto da considerare è che dopo anni in cui al banco assistito o nei frigoriferi self-service si è assistito a una moltiplicazione delle referenze (dalla classica palla alle trecce, dai bocconcini alla sfoglia, fino ai panetti uso cucina), ora pare che i retailer stiano invece razionalizzando l’offerta.

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Mozzarella, i retailer razionalizzano l’offerta
Mercato | Gdoweek 486 | 15 giugno 2009 |

Trimestrale positiva per le vendite a domicilio

Le vendite a domicilio non conoscono crisi. Secondo i dati rilasciati da Avedisco (Associazione vendite dirette servizio consumatori), le aziende associate hanno chiuso il primo trimestre 2009 con un fatturato di 331 milioni di euro, in lieve incremento (+0,4%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

I beni durevoli casa, con una quota di mercato del 46,7%, continuano a
essere il settore più importante della vendita diretta a domicilio,
seguito dall’alimentare (17,3%) e dalla cosmesi (15,1%).

Chi sale e chi scende
Il comparto più dinamico è stato quello classificato come cosmesi/accessori moda, con un incremento del 4,2%, seguito da quello alimentare/nutrizionale (+3,2%) e dai beni di consumo casa (+3%). Sostanziale tenuta per i beni durevoli casa (-0,5%), mentre hanno registrato una flessione il tessile (-5,4%) e soprattutto i servizi/utilities (-49,3%).

Sughi pronti, protagonisti i discount

Il mercato dei sughi pronti, nella versione Uht e nel segmento più piccolo dei freschi, beneficia dell'attaccamento alla pastasciutta da parte del consumatore italiano. L'andamento è più che positivo, anche se, scorrendo i dati, emergono chiari segnali di rimodulazione, da parte dei consumatori, delle scelte di canale, in virtù della ricerca della massima convenienza possibile. Le vendite sono cresciute del 7,2% a valore, superando quota 236,5 milioni di euro, e del 6,6% a volume, sfiorando le 46mila tonnellate in quantità. Performance tanto più significative in quanto il prezzo medio, intorno ai 5,16 ?/kg nell'anno terminante a marzo 2009, contro i 5,14 ?/kg dello stesso periodo 2008, è praticamente invariato e la pressione promozionale media è rimasta ferma intorno al 19%.

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Sughi pronti, protagonisti i discount
Mercato | Gdoweek 486 | 15 giugno 2009 |

Si aprono più imprese agricole che industriali

Il trend della nuova passione per l’orto sotto casa, che coinvolge anche nomi illustri, da Michelle Obama alla regina d’Inghilterra, ha un importante parallelo nella più concreta realtà economica: nel primo trimestre del 2009, infatti, in Italia sono nate più imprese agricole che industriali.
È quanto è emerso nel corso del recente Salone della creatività del made in Italy a tavola promosso dai giovani della Coldiretti nell’ambito della consegna dei premi Oscar Green, realizzati con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica per mettere in evidenza i più curiosi esempi di innovazione nelle campagne.

Un ruolo anticiclico
La capacità di crescita e innovazione del settore è confermata dai dati elaborati da Infocamere dai quali emerge che, nel primo trimestre di quest’anno, sono nate 10.269 imprese in agricoltura contro le 9.014 dell’industria: secondo l’Istat, l’agricoltura è l’unico settore a registrare un aumento tendenziale del valore aggiunto (+0,1%) rispetto al calo generale del 6%, nello stesso periodo. 
“Si tratta della conferma del ruolo anticiclico del settore primario che -precisa Coldiretti- sta attraversando una fase di profondo cambiamento, grazie all’ampliamento del campo di attività dalla semplice coltivazione ed allevamento a quella di trasformazione e vendita, di cura dell’ambiente, didattiche, ricreative e sociali".
Alla scomparsa di molte aziende marginali fa, quindi, da contraltare la nascita di imprese innovative spesso condotte da giovani che rispondono alle nuove domande di sicurezza alimentare e ambientale del consumatore.

I giovani agricoltori
In Italia sono quasi centomila i giovani under 35 che hanno scelto di porsi alla guida di aziende agricole, divenendo la componente più dinamica dell’agricoltura italiana.
Secondo l’indagine di Coldiretti, le aziende agricole dei giovani under 35 possiedono, infatti, una superficie superiore di oltre il 54% alla media ( 9,4 ettari rispetto alla media nazionale di 6,1), un fatturato più elevato del 75% della media (18.720 euro rispetto alla media nazionale di 10.680) e il 50% di occupati per azienda in più. Inoltre, i giovani hanno una maggiore propensione al biologico (3,7% delle aziende rispetto alla media nazionale di 2,1%), ma incontrano qualche difficoltà nell’acquisto del capitale terra, che solo nel 54% dei casi è in proprietà rispetto al 74% della media nazionale.
Nell’Unione Europea sono circa un milione mezzo gli imprenditori agricoli under 35 con una percentuale inferiore al 9% del totale. L’età media del conduttore di azienda è di 54 anni, nonostante l’allargamento abbia “ringiovanito” il settore con paesi come la Polonia dove sono giovani il 16,3% degli imprenditori agricoli rispetto al 3,9% dell’Italia e al 2,7% del Portogallo, con l’agricoltura “più vecchia” d’Europa.

Vento d’innovazione
 “Coniugare vecchi sapori e nuovi saperi è la miscela innovativa su cui poggia il successo e il cambiamento delle imprese- ha affermato Sergio Marini, presidente di Coldiretti -. Imprese che, trasformando il loro sogno imprenditoriale in un vero e proprio progetto aziendale, possono guardare oltre la crisi senza paura e costruire, così, una filiera agricola tutta italiana a vantaggio dell’agricoltura e dell’economia dell’intero Paese”.

 

Il crudo in fetta guadagna fette di mercato

Si comprano perché evitano coda al banco servito. Oppure, perché sono una soluzione semplice per preparare un pranzo quando si ha poco tempo. Ma non solo, o non solo per questo. La crescita degli affettati in busta, in particolare proprio del prosciutto crudo, segnala una vera e propria evoluzione di consumo, in cui gioca un ruolo determinante, innanzitutto, il miglioramento della qualità intrinseca del prodotto, che oggi mantiene un aspetto e un sapore fresco paragonabile a quelli del prodotto tagliato al momento.
Un risultato raggiunto grazie all'ottimizzazione delle tecnologie produttive, ma soprattutto grazie a quella del packaging, che garantisce integrità del prodotto a lungo e non ne falsa più l'aspetto, come accadeva fino a qualche anno fa. Purché, beninteso, il retailer sappia scegliere l'illuminazione più adeguata.
Packaging significa anche disponibilità di formati: da quelli di grande dimensione (poco diffusi, per la verità, anche perché le famiglie numerose comprano i salumi, in genere, in pezzi interi, che poi affettano a casa) a quelli slim, particolarmente adatti al single, o addirittura pensati per lo spuntino rompidigiuno.

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Il crudo in fetta guadagna fette di mercato
Mercato | Gdoweek 486 | 15 giugno 2009 |

A Faenza, l’Ipercoop low cost ed ecologico

Alleanza Stefanel-El Corte Inglés: aperti 5 shop-in-shop in Spagna

Prosegue lo sviluppo internazionale di Stefanel che, già presente all’estero con circa 350 store, aggiunge una nuova modalità alla sua strategia di espansione, vale a dire la formula della concession.

In quest’ottica, il Gruppo siglato un accordo per la realizzazione di corner all’interno dei department store di El Corte Ingles: sono già 5 gli shop-in-shop aperti di recente a Madrid (negli di Castellana, Serrano e Sanchinarro) e Valencia (nelle strutture di Avenida de Francia e Pintor Sorolla), ma l’obiettivo è quello di arrivare, entro il 2010, a un totale di 14, ampliando la propria presenza in altre città della penisola iberica.

Del resto, El Corte Inglés, gruppo diversificato che opera nell’alimentare –Hipercor, Opencor e Supercor-, nei viaggi -anche in Italia, a Roma e Milano-, nel bricolage, nell’ottica, nell'abbigliamento con Sfera e nell’informatica, conta una rete di oltre 70 department store nei centri storici e nei centri commerciali, che rappresentano oltre il 56% delle vendite.

Per Stefanel l'estero è un must
Oltre alla Spagna, unico Paese nel quale Stefanel ha deciso un’espansione per corner che potrebbe anche essere estesa ad altri Paesi, l’internazionalizzazione è un must: di recente è stato annunciata l’accelerazione dello sviluppo in Russia e il rafforzamento della presenza in Germania, dove al recente megastore di Colonia a gestione diretta, seguiranno le aperture, sempre dirette, di Lipsia e Francoforte.

Emilia Romagna, il gusto dell’eccellenza

Carlo Lucarelli ha scelto il salame di Felino, Marcello Fois il formaggio di fossa, Valerio Massimo Manfredi l'aceto balsamico e Francesco Guccini, ovviamente, il lambrusco. Questa volta non solo per gola, ma per farne i protagonisti di altrettanti racconti gialli inediti che, insieme a quelli di altri dieci autori sono stati raccolti nel libro Il gusto del delitto (ed. Leonardo Publishing), pubblicato l'anno scorso con l'imprimatur dell'assessorato alla Agricoltura della Regione Emilia-Romagna.
“Proponendo a quindici scrittori emiliano-romagnoli di scrivere quindici gialli ispirati a un cibo o a un vino del territorio -spiega l'assessore regionale all'Agricoltura Tiberio Rabboni- abbiamo inteso trovare una modalità sicuramente efficace, oltre che anticonvenzionale, per trasmettere non solo le emozioni che questi cibi sanno evocare, ma anche il forte legame identitario che queste produzioni vantano con i valori, la tradizione e la cultura del territorio”. Tra l'altro, attraverso un genere letterario moderno, capace di catturare l'attenzione anche di un pubblico giovane al quale è importante riuscire a trasmettere l'amore per le proprie radici.

Del resto, l'efficacia del matrimonio tra cultura ed enogastronomia è ben testimoniata dall'opera di Pellegrino Artusi, padre della cucina italiana: il suo manuale di ricette, pubblicato per la prima volta nel 1881, è ancora oggi uno dei libri più tradotti nel mondo e la sua casa natale, a Forlimpopoli (Fc), oggi splendidamente ristrutturata, è sede di convegni, incontri e centro di divulgazione di fama internazionale, che recentemente ha avuto come ospite anche il poeta-contadino Wendell Berry (vedi intervista su Gdoweek 475 del 30 marzo 2009, pagg 14-15).

Doppia vocazione

Bologna la grassa, Bologna la dotta: un dualismo che ben esprime l'anima dell'intera regione e in particolare la sua doppia vocazione agroalimentare. Una regione capace di offrire poderose produzioni agricole specializzate -basti pensare alla frutticoltura della Romagna o al distretto del pomodoro che si sviluppa tra Parma e Piacenza- e industriali, laddove il richiamo alla Food Valley con tutti i big brand della pasta piuttosto che del pomodoro, e ancora della salumeria o del lattiero-caseario, ancora più che doveroso suona addirittura pleonastico. Eppure, proprio quella di Parma è anche la provincia italiana in cui l'incidenza dei prodotti Dop/ Igp/Stg sul valore alla produzione del totale agroalimentare risulta più elevata secondo la classifica stilata dall'Osservatorio Socio Economico di Qualivita, che peraltro vede tra le top ten anche la provincia di Modena e quella di Reggio Emilia.

Due facce della stessa medaglia secondo l'assessore Rabboni (vedi intervista), che sottolinea: “In Emilia Romagna siamo stati capaci di trovare il giusto punto di equilibrio tra l'industrializzazione di alcune produzioni agricole e la salvaguardia della biodiversità. La matrice comune è il saper fare, che ha radici nella tradizione contadina del territorio”.

Duemila km di itinerari del gusto
La forza dell'Emilia Romagna risiede anche nel fatto di aver saputo prontamente trasformare tanta ricchezza enogastronomica in una risorsa turistica. Infatti, è stato uno dei primi territori in Italia a dotarsi di un sistema regionale integrato per accogliere i turisti enogastronomici. Nate nel 2001 da una legge regionale, oggi le Strade dei Vini e dei Sapori sono in tutto 15: l'ultima delle quali in ordine di tempo (fine 2008) è stata la Strada del pane e dell'Appennino bolognese. In tutto si tratta di una rete di oltre 2.000 chilometri di itinerari che, dipanandosi da Piacenza a Rimini, offrono più di 1.300 tappe fra aziende agricole, cantine, caseifici, prosciuttifici, agriturismi, botteghe artigianali.
Impossibile perdersi: il turista ha a disposizione una cartellonistica unificata e riconoscibile, materiale informativo e un sito internet (www.strade.emilia-romagna.it). Fatto questo tutt'altro che trascurabile, tanto più che il pubblico dei viaggi golosi non è soltanto italiano. Molti cultori delle eccellenze gastronomiche, infatti, arrivano da Austria, Francia, Svizzera, Germania. Turisti curiosi, capaci di organizzare un viaggio in Italia appositamente per una visita ai caselli del parmigiano reggiano (vedi foto a dx) o a una cantina di stagionatura del culatello. Magari abbinandoli alla visita di antichi borghi, castelli, parchi regionali protetti, città d'arte, piuttosto che a un soggiorno rilassante sulla Riviera adriatica. E per chi non fosse ancora sazio di cultura enogastronomica, corsi, escursioni e degustazioni per imparare l'arte della norcineria o per scoprire come funziona una salina, nella fattispecie quella di Cervia, rimessa in funzione nel 2003.
Del resto, operosità e ospitalità vanno da sempre a braccetto da queste parti.

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Emilia Romagna, il gusto dell’eccellenza
Gdoweek 481 | 11 maggio 2009 |

Nuovo concept Carrefour in Francia tra alta gamma e tecnologia

Colori e sapori di Puglia

Prima di partire alla scoperta di una delle regioni più sorprendenti d’Italia, al quarto posto nel 2007 come destinazione turistica preferita dagli italiani, il primo passo da compiere è consultare il sito www.viaggiareinpuglia.it, portale ufficiale del turismo della Regione Puglia, che ha conquistato il Bit Award 2009 con la motivazione di miglior sito turistico d’Italia.
Attivato tre anni fa -la Puglia è stata l’ultima regione d’Italia a dotarsene- oggi è uno dei più completi, grazie a protocolli e accordi con i Comuni, le Pro Loco e i quotidiani locali. Una concertazione lodevole quanto complicata, considerato che il proverbiale campanilismo italico forse è proprio qui, nel tacco della penisola, che raggiunge l’apoteosi.
D’altra parte, al di là delle reminescenze scolastiche di generazioni di scolari alle prese con il Tavoliere delle Puglie, il fatto che a tutt’oggi la regione venga spesso denominata al plurale sembra rivelare una memoria storica dello stacco -paesaggistico, culturale e persino linguistico- esistente tra il nord (Gargano, Capitanata, Murgia) e il Salento al sud, a sua volta denominato “Terra tra i due mari”.

La forza dell’aggregazione

Eppure, una matrice comune è innegabile che ci sia, e forse quella più autentica è da ricercare proprio nella tradizione rurale ed enogastronomica di un territorio fortemente vocato alle produzioni agroalimentari.
“Arrivando in Puglia, non si può non venire colpiti dalle infinite distese di vigneti che si alternano agli uliveti, i cui colori contrastano con il blu dell’Adriatico e lo smeraldo dello Ionio -commenta Enzo Russo, assessore regionale alle Risorse agroalimentari-. Colori vivaci, che si coniugano con quelli dei prodotti tipici dai sapori autentici che ormai hanno conquistato anche i buyer stranieri, soprattutto americani e giapponesi”.

All’inizio del mandato, l’Assessorato ha individuato nell’eccessiva frammentazione delle imprese e nell’età elevata degli addetti due punti di debolezza del comparto agroalimentare pugliese, e si è impegnato a trasformarli in punti di forza.
“L’obiettivo era quello di preservare un tessuto composto in prevalenza di pmi -spiega- ma anche di rafforzarlo incentivandole all’aggregazione per fare sistema attraverso la creazione di percorsi finanziari che hanno offerto delle premialità a chi, e sono stati in molti, ha fatto questa scelta. Per favorire il ricambio generazionale, abbiamo attinto alle risorse comunitarie inerenti il Programma di sviluppo rurale, che nell’ultimo quadriennio ha consentito la creazione di 2.553 nuove imprese, in massima parte facenti capo a giovani; e con la nuova programmazione prevediamo di bissare questo risultato nel corso del prossimo quadriennio”.

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Colori e sapori di Puglia
Gdoweek 486 | 15 giugno 2009 |

Ecco i vincitori degli Rfid Award 2009

Assegnati i premi Rfid Italia Award alle aziende che meglio hanno saputo usare in Italia la tecnologia Rfid. La premiazione è avvenuta nell'ambito dell'Rfid Italia Summit, evento organizzato dal Cedites, in collaborazione con il Lab#ID dell'Università Carlo
Cattaneo-Liuc
.
Il comitato Scientifico, presieduto da Luca Mari, presidente e direttore del Lab#ID e composto da Carlo Maria Medaglia dell'Università La Sapienza, Giovanni Miragliotta del Politecnico di Milano, Antonio Puliafito dell'Università di Messina, Antonio Rizzi dell'Università di Parma, Luciano Tarricone dell'Università del Salento e Marco Sironi del JRC di Ispra, ha premiato:

- Kuehne + Nagel, vincitore nella categoria “Progetti Aziendali Interni” per un nuovo sistema di gestione delle parti di ricambio
automobilistiche di un magazzino Iveco, che ha portato all'ottimizzazione di tutti i processi
logistici per velocizzare e rendere più sicure le operazioni di ingresso, stoccaggio, prelievo e
spedizione delle parti di ricambio per veicoli industriali, oltre ad assicurare la garanzia di
originalità dei pezzi.

- Coop. Agricola San Rocco e Logistic Pilot, vincitori ex-aequo nella categoria“Progetti di filiera”). L'obiettivo del progetto della Cooperativa Agricola San Rocco è stato quello di fornire agli animali da
macello una sorta di documento personale, accompagnandolo dall'allevamento al punto vendita.
Il progetto garantisce la tracciabilità bovina lungo tutta la filiera produttiva.

Il progetto “Rfid Logistics Pilot” si pone come il primo esempio in Italia di realizzazione di un
pilota Rfid di filiera nel settore del largo consumo.
Tramite la tecnologia Rfid e l'EPC network è stato possibile tracciare puntualmente il flusso dei
prodotti dal produttore al consumatore finale, valutando sul campo i benefici ottenibili grazie
all'impiego dell'Rfid nell'ambito della tracciabilità dei prodotti all'interno della supply chain,
nonché l'ottimizzazione dei processi di filiera grazie alla visibilità delle informazioni derivanti
dall'EPC Network.

- PisaMO, vincitore nella categoria “Progetti di rilevanza sociale e ambientale” per PisaPass: il primo progetto nazionale per la gestione dei permessi di mobilità urbana (accessi
alle zone a traffico limitato e parcheggi) basato su tecnologie Rfid-UHF. Filo conduttore è
l'automazione delle attività riguardanti la gestione delle autorizzazioni e degli abbonamenti per
la sosta mediante la sostituzione dei vecchi supporti cartacei con card dotate di tag e chiamate
PisaPass.

- ActValue, vincitore nella categoria “Idee”, ha presentato un progetto di ricerca europeo il cui scopo è lo sviluppo e l'integrazione di nuove tecnologie
per migliorare la tracciabilità e aumentare la garanzia di qualità nella catena di distribuzione dei
cibi freschi e surgelati. Due gli obiettivi principali: monitorare la temperatura di ogni pallet durante
la fasi di carico/scarico e trasporto allertando in tempo reale in caso il valore vada fuori soglia, E
tracciare la shelf life del singolo prodotto in base alla sua temperatura nel tempo.

Menzioni speciali
Nel corso della cerimonia sono state anche assegnate due menzioni speciali. La prima, assegnata al miglior progetto realizzato nella Provincia di Varese, a Slimpakone.
La seconda, assegnata dai partecipanti presenti all'evento, a Venaria Reale.

Voice-ID il 17 giugno a Milano

Il prossimo 17 giugno a Milano, presso il Centro Convegni dell’Hotel Michelangelo, si svolgerà la seconda edizione di Voice-ID, l'evento di Data Collection dedicato alle tecnologie vocali.
Il mercato del voice-picking a livello mondiale, secondo una ricerca di Datamonitor, vale nel 2009 487 milioni di dollari (a prezzi e cambi costanti), poco più del 2% in crescita rispetto ai 477 milioni archiviati l'anno scorso. Datamonitor vede il mercato raggiungere i 900 milioni di dollari nel 2014, con una crescita media annua del 12,8%, un ritmo più che ragguardevole in un mercato, come quello della logistica, solitamente molto prudente negli investimenti in tecnologie.

Maggiori dettagli su Voice-ID 2009 sono disponibili sul sito www.voice-id.eu, dove è anche possibile registrarsi gratuitamente per partecipare all'evento.

Kleenex partecipa all’Allergy Day

Domani, sabato 13 giugno,  2009 Kleenex®, il noto brand di fazzoletti di Kimberly-Clark, sarà a fianco di AAITO nelle principali città italiane per sostenere “L'allergia si vince”, la giornata nazionale delle allergie.
L'Allergy Day toccherà i principali centri della penisola, in primo luogo presso ambulatori e centri medici ma anche in alcune piazze, per coinvolgere quante più persone in questa iniziativa che mira a fornire una maggiore conoscenza delle diverse allergie e di come “combatterle”.

Edu-promotion
Kleenex® sarà presente con un'attività di sampling legata alla linea Kleenex® Balsam, i fazzoletti pocket e in box che, grazie alle proprie proprietà emollienti del balsamo protettivo alla Calendula, aiutano a prevenire le irritazioni cutanee. Inoltre Kleenex® Balsam sponsorizza con un banner il sito internet informativo promosso da AAITO www.pollinieallergia.net.
“Abbiamo deciso di sostenere con Kleenex® questa iniziativa seguendo la mission di Kimberly-Clark, che vuole contribuire al benessere e alla salute delle persone -commenta Roberta Campio, Marketing Director Family Care in Kimberly-Clark Italia-. Le allergie sono un fenomeno molto diffuso e una corretta educazione sanitaria è fondamentale per affrontare i sintomi al meglio e mitigarne i disagi”.

Il tema seguito sul web in Uk
L'impegno dell'azienda nel diffondere una corretta e completa informazione sulle allergie ha visto lo sviluppo di un'iniziativa analoga nel Regno Unito, dove accanto alla pubblicazione di un documento scientifico sull'incidenza delle sindromi allergiche nel Paese, è stata creata anche una forma nuova di interazione diretta con i consumatori sul tema delle allergie, attraverso Twitter, che permette di comunicare istantaneamente attraverso dei “tweet”, brevi messaggi di testo. Creando un link interattivo (www.kleenex.co.uk/UK/ Products/Hayfever.aspx) e suggerendo agli utenti di segnalare il loro livello di allergia e il luogo da dove scrivevano, Kleenex® ha realizzato una mappa delle allergie per avere una testimonianza in tempo reale delle aree più colpite. Questo tipo di canale, permette a Kleenex® di raggiungere l'audience sempre crescente sul web, in modo costruttivo e interattivo creando un contatto sinergico con i consumatori.

Coop Centro Italia, utile in crescita

Nonostante la crisi Coop Centro Italia archivia un 2008 positivo, con cash flow per 45 milioni di euro, un utile, dopo accantonamenti, per 7,6 milioni e investimenti per circa 100 milioni di euro. Nel primo semestre 2009 la crescita tendenziale di fatturato è del 3,3%

Nordiconad, crescita e sviluppo in Piemonte

Nordiconad chiude il bilancio 2008 dei suo 58 pdv piemontesi con un fatturato di 201 milioni di euro, in crescita del 6,35% rispetto all’esercizio precedente. Forte anche la crescita del fatturato del prodotto a marchio Conad, che rappresenta ormai il 20% del totale.

Lo sviluppo
Dati positivi soprattutto se inquadrati nell’attuale fase congiunturale economica. e presentati oggi a Torino, dove è stato reso noto il nuovo piano di aperture in Piemonte: la cooperativa intende avviare nella regione, entro il 2011, altri 15 pdv per complessivi 13.150 mq di superficie di vendita, nelle province di Biella, Torino, Novara, Verbania; a questi vanno aggiunti i 3.700 mq in programma ad Aosta e Saint Christophe per un fatturato aggiuntivo stimato a regime di 80 milioni di euro.
L’investimento complessivo sarà di oltre 41 milioni di euro e prevede la creazione di 400 nuovi posti di lavoro, oltre a quelli delle gallerie commerciali.
A questi numeri bisogna aggiungere quelli del centro commerciale integrato al nuovo stadio Juventus: un investimento di 90 milioni di euro, oltre 800 addetti, un fatturato del solo ipermercato stimato in 50 milioni di euro e in 150 milioni di euro per l’intero complesso commerciale.

Le opportunità
“Il Piemonte si conferma la nuova frontiera dello sviluppo della cooperativa. Il 2008 è stato un anno importante per i risultati prodotti e per le scelte strategiche che abbiamo messo in campo”, puntualizza l’Ad di Nordiconad Mauro Lusetti. “La crisi economica ci appare un’opportunità per promuovere la crescita e farci trovare pronti nel momento in cui l’economia riprenderà a marciare. Per questo dedicheremo massima attenzione allo sviluppo della rete commerciale, per dare risposte ai bisogni dei consumatori e per favorire lo sviluppo dei nostri soci”.
Nordiconad è una delle maggiori cooperative del gruppo Conad ed è costituita da oltre 600 imprenditori associati proprietari o gestori di punti di vendita. Impiega 5.369 addetti e nel 2008 ha registrato, insieme alla rete associata, un fatturato di 1.300 milioni di euro.

GDOWEEK 486

A Chiquita il Circle of Excellence Award 2009

Chiquita Brands International si è aggiudicata il Circle of Excellence Award 2009, il premio attribuito dalla DBMA (Distribution Business Management Association) all’azienda che dimostra i più alti livelli di qualità e di tecnologia nello sviluppo logistico e un forte impegno verso l’ambiente.

Chiquita è stata scelta -da una giuria internazionale formata da prestigiosi membri di università e associazioni industriali degli Stati Uniti- grazie all’impegno dimostrato nel campo della sostenibilità, certificato anche da prestigiose organizzazioni indipendenti come Rainforest Alliance, la ONG statunitense con cui l’azienda ha avviato agli inizi degli anni ‘90 un progetto di trasformazione delle pratiche agricole utilizzate per la produzione delle banane in America Latina.

Chiquita Brands International si è aggiudicata l’ambito riconoscimento anche grazie all’innovativa ricerca condotta in collaborazione con il MIT (Massachusetts Institute of Technology) per misurare le emissioni di CO2 lungo la filiera produttiva.

Nelle passate edizioni il Circle of Excellence Award è stato conferito anche a Kraft Foods, Staples Inc., Sears & Roebuck, UPS, Mercedes Benz, Coors Brewing Co.

Non è dalla simpatia che si giudica il venditore

Aspetto curato, una vigorosa stretta di mano e la battuta sempre pronta: lo stile che ha da sempre caratterizzato gli addetti delle reti commerciali non basta più per vendere in maniera efficace, specialmente in tempi di multicanalità e di crisi economica. Ne è convinto Nicola Favini, direttore generale di Logotel, una società milanese che supporta le aziende che vogliono innovare la relazione con i propri clienti. Una delle attività principali di Logotel è la formazione degli addetti alla vendita: « Il ruolo del Web e dei nuovi canali è sempre più importante - spiega Favini -. Non bisogna però dimenticare che tutti i giorni le aziende entrano in contatto con i propri clienti attraverso luoghi fisici, uomini in carne e ossa. Una delle cose più importanti nel processo di vendita sono dunque le persone, i loro comportamenti e motivazioni, che cosa dicono ai clienti e come li gestiscono». Secondo Favini, il venditore moderno dovrebbe pensare più a “come” vendere piuttosto che a “cosa” vendere: il cliente dovrebbe essere aiutato a ragionare sui benefici che potrebbe ottenere grazie al nuovo prodotto/servizio, piuttosto che interrogarsi sui possibili costi aggiuntivi.

Nuove competenze
«Non è importante che un venditore parli a raffica - puntualizza Favini - quanto piuttosto che riesca a fare domande intelligenti e insegni cose che magari anche esulano dal mero oggetto di vendita, ma che possono essere utili per il proprio cliente. Se voglio catturare l'attenzione, i primi 10 minuti devono essere spesi a condividere problemi di scenario e tendenze, piuttosto che essere dedicati immediatamente al proprio oggetto di vendita». Per comportarsi in questo modo è indispensabile acquisire una determinata serie di competenze: un problema non da poco per le aziende, che sinora si sono abituate a formare i venditori con un po' di conoscenze base, la capacità di fare relazione, qualche tecnica di negoziazione e le brochure di prodotto.

La necessità di una rivoluzione nel b2b
Queste riflessioni valgono anche per le aziende impegnate nel business to business: secondo il dirigente Logotel il b2b italiano è caratterizzato in parte da attori ancora molto prodotto-centrici, estremamente orientati all'oggetto della vendita e non al servizio offerto al cliente. Dall'altra parte esistono aziende interessate alla relazione con i propri clienti, ma che puntano soprattutto sulle capacità empatiche dei propri venditori. «Ma il cliente di una buona stretta di mano non se ne fa niente, e di bei prodotti il mondo è pieno - annota Favini -. Il b2b ha tante chance ma deve imparare tanto dal b2c, cioè deve riuscire a smaterializzare quello che vende. Il suo valore aggiunto sarà infatti sempre di più non tanto l'innovazione di prodotto, ma tutto quello che ci sta attorno: il prevendita, il post e la gestione, che alla fine non sono altro che servizi. Le aziende b2b dovrebbero dunque cercare applicare logiche simili a quelle di chi fa servizio puro, come la distribuzione retail».

Non basta la brochure  
È facile pensare che la differenziazione sia una strada molto complicata per un'azienda b2b, ma in realtà ci sono tante piccole cose che possono essere fatte per distinguersi dai concorrenti. «Anche se si vendono prodotti a basso tasso di innovazione, come dei semplici articoli di cancelleria, non basta far vedere la propria brochure, bisogna essere capaci di saper rispondere alle esigenze del proprio interlocutore», aggiunge il responsabile di Logotel. Tradotto in termini pratici, questo significa, ad esempio, inviare con tempestività un report con le risposte alle domande che il cliente ha posto durante un incontro, o fare una semplice telefonata aggiuntiva che non sia legata a problemi o richieste di fatture. Secondo Favini, però, i sales manager tendono a non occuparsi di questi aspetti.

Le business community di Logotel
Un ulteriore elemento di difficoltà è rappresentato dai problemi di comunicazione e motivazione con le reti di vendita, soprattutto per quelle aziende che hanno a che fare con reti ampie, diffuse sul territorio e spesso non di proprietà (le cosiddette reti indirette). Logotel ha costruito dei sistemi (business community network) che permettono di essere quotidianamente in contatto con queste reti periferiche: «Grazie a un intelligente uso del Web 2.0 - spiega Favini - abbiamo costruito dei network dove i nostri clienti si possono collegare per conoscere tutto quello che serve per migliorare la vendita: ad esempio, essere allineati su prodotti e servizio, comprendere meglio la propria concorrenza o partecipare a gare. Recentemente su una community abbiamo lanciato un forum su quali siano le domande più efficaci rivolte ai clienti, che ha scatenato l'interesse e gli interventi di migliaia di agenti sparsi su tutto il territorio nazionale».

La visione e le strategie di Bob McDonald nuovo ceo di P&G

Gestire un business globale intorno ai 77 miliardi di dollari, organizzare operazioni in ottanta paesi sparsi in tutto il mondo, generare valore in grado di appagare consumatori e azionisti: la giornata di Robert, Bob, McDonald non deve essere delle più semplici.
Il Coo, chief operating officer, di Procter & Gamble, in azienda da quasi trent'anni, l'uomo che due anni fa, Fortune definì una “stella nascente”, fa il punto con Gdoweek sull'avvenuta integrazione con Gillette, delle sinergie e degli obiettivi raggiunti, dei piani per il 2008 e dei nuovi sistemi di misurazione per essere sempre più un'azienda “al servizio del consumatore”.

Come sta andando l'integrazione con Gillette?

Nell'ottobre 2007, P&G e Gillette hanno celebrato il secondo anniversario della fusione in un'unica società. I progressi dell'integrazione, la più grande mai avvenuta nell'industria del largo consumo, sono in linea con il programma stabilito nel 2005. Il 99% delle nostre operazioni commerciali sono ormai integrate, il che significa che oggi ci presentiamo come un'unica società nella maggior parte del mondo. Abbiamo rispettato la tabella di marcia che prevedeva di arrivare entro tre anni ad ottenere sinergie nei costi tra 1 e 1,2 mld di dollari e di 750 mio nel fatturato come unica società.

In quale modo questa integrazione è stata sinergica per Procter & Gamble?

Si sono sviluppate molte sinergie con l'integrazione di Gillette: abbiamo inserito il personale Gillette e le sue best practice all'interno della nostra organizzazione. Inoltre, si sono aperte nuove opportunità di co-marketing tra i diversi brand e siamo stati in grado di espandere la distribuzione dei nostri prodotti in nuovi canali e mercati. Per esempio, P&G ha imparato dall'esperienza Gillette con i drugstore riuscendo così a rendere più prodotti P&G disponibili in questo canale. Allo stesso modo, i prodotti Gillette sono ora disponibili per più consumatori in Cina, grazie alla più profonda penetrazione di P&G in quel mercato. Un altro esempio è il modo in cui i brand dell'oral care di P&G e di Gillette si sono uniti per creare un'offerta per i consumatori più completa, con prodotti innovativi pensati per ogni tipo di esigenza. Nel lungo periodo, si creeranno sempre più sinergie, man mano che tecnologie e brand di P&G e Gillette avranno modo di interagire le une con le altre.
In una recente presentazione alla Morgan Stanley Consumer Conference, lei ha dichiarato l'obiettivo di ampliare la vostra presenza in una pluralità di canali distributivi.

Questo riguarda solo gli Stati Uniti o è una strategia a livello mondiale?

Con l'integrazione di Gillette, abbiamo colto l'occasione per rivedere e migliorare le best practice sia di P&G sia di Gillette nello sviluppo dei canali a livello globale. Come avete sentito nella presentazione di Morgan Stanley, prevediamo quattro grandi aree di opportunità. Prima di tutto, l'espansione in tutto il mondo di P&G nei negozi di vicinato. Collettivamente, questi piccoli negozi, soprattutto nei mercati in via di sviluppo, sono i nostri maggiori clienti al dettaglio. In secondo luogo, abbiamo l'obiettivo di espandere le vendite nei drugstore, nelle farmacie e nelle profumerie. Terzo, vogliamo ampliare l'assortimento dei marchi P&G nel canale del fai-da-te. Inoltre, un altro canale in cui vediamo grandi opportunità è il retail online.

Lei ha anche dichiarato che utilizzerete un nuovo approccio, P.R.I.S.M., per migliorare la misurazione dell'efficacia degli strumenti in-store?
Può spiegare ai nostri lettori di che cosa si tratta e come funziona?

P.R.I.S.M., Pioneering Research for an In-Store Metric, è un'iniziativa che riguarda più aziende e settori, in grado di rivoluzionare il nostro modo di pensare al negozio come un mezzo di marketing. P.R.I.S.M. misura il numero di acquirenti presenti nel pdv e dove sono passati registrando l'ora, il giorno, la corsia e la categoria, nonché quali messaggi di marketing hanno avuto l'opportunità di vedere. Il sistema è gestito da Nielsen e utilizza un processo sofisticato combinando la misurazione del traffico nel pdv, i dati di vendita e di marketing in-store, ottenendo così un modello in grado di predire con elevata accuratezza i movimenti dell'acquirente. Ciò darà a produttori e distributori una ricca fonte di informazioni per meglio soddisfare le esigenze dei loro acquirenti.

State programmando di utilizzarlo anche in Europa? E in Italia?

Terminata questa fase nel 2007, da metà del 2008 P.R.I.S.M. sarà disponibile per tutto il retail statunitense. L'obiettivo di Nielsen è di offrire nel futuro questo servizio a livello mondiale.

Quali sono i nuovi mercati per il 2008?

Dal 2001, sono tre le principali strategie di crescita che P&G ha applicato:
- Crescere, partendo dal nostro core business, vincendo con i nostri brand più importanti, vincendo nei nostri mercati più grandi e con i nostri clienti top. Dal 2001, abbiamo raddoppiato il numero di brand che generano vendite da un miliardo di dollari o più. Così come abbiamo raddoppiato i paesi in cui vendiamo per più di un miliardo di dollari e i nostri clienti top (+ di 1 mld di fatturato) sono passati da due a sette negli ultimi sette anni.
- Sviluppare business che abbiano un più elevato livello di marginalità, di crescita e di bilancio. Dal 2001, abbiamo rilevato una crescita significativa nei settori della bellezza, del health-care e della cura casa.
- Accelerare la crescita nei mercati in via di sviluppo caratterizzati da consumatori a basso reddito. Più di un terzo delle nostre entrate arrivano da questi paesi.
Queste rimangono le nostre strategie anche per il 2008.

Quali sono a suo parere le maggiori differenze nei trend di consumo tra Nord America ed Europa?

I consumatori hanno, aldilà dei localismi, gli stessi bisogni di base. Viaggiando in tutto il mondo, compresi i paesi in via di sviluppo, alla mia domanda: “Quali sono i tuoi sogni?” la risposta è sempre la stessa: “Un mondo migliore per i miei figli”. Per questo io sono fiero che la missione di P&G sia proprio quella di migliorare la vita dei consumatori. I nostri prodotti, anche se in maniera marginale, rispondono a questa domanda.
Nelle categorie in cui siamo presenti non ci sono particolari differenze tra i consumatori nordamericani e quelli europei. Ovunque i consumatori richiedono sempre più benefici a un prezzo conveniente dai prodotti che acquistano e dai negozi nei quali comprano.

E in Italia?

Sono molto soddisfatto dei progressi dei nostri clienti retail in Italia nella creazione di esperienze d'acquisto sempre più d'impatto con i nostri prodotti quella che noi chiamiamo First moment of truth (il primo momento della verità).
In P&G crediamo che esistano due momenti “della verità” per i nostri prodotti: il primo è quando l'acquirente si trova davanti allo scaffale e decide di acquistare un nostro prodotto, il secondo è quando a casa propria lo utilizza e determina se ha appagato le sue aspettative.
Nella mia esperienza, questo è il meglio che chi lavora nel largo consumo può fare: quando distributori e produttori collaborano ai livelli più alti per portare sempre più innovazione a scaffale, nel progettare strategie di marketing per lo shopper che siano innovative e programmi di category che vincano “il primo momento della verità”. Questo crea valore per tutti.

Quale direzione deve prendere l'innovazione di prodotto?
L'innovazione è la vita di P&G ed è interamente giocata sui bisogni del consumatore. I nostri billion-dollar brand (con vendite annuali di 1 mld di dollari o più) sono la nostra piattaforma primaria per l'innovazione e stiamo sempre più esplorando come espandere e migliorare questi marchi. Un buon esempio è Olay (in Italia Oil of Olaz), diventato marchio leader a livello mondiale per la cura della pelle, focalizzandosi sul desiderio dei consumatori di ottenere benefici contro l'invecchiamento.

Che cosa pensa dell'attuale crisi delle materie prime? Pensa che gli ogm possano essere una soluzione?

P&G è tranquilla circa la propria abilità nel continuare a fornire prodotti di qualità a un giusto prezzo ai nostri consumatori malgrado i costi in aumento di alcune materie prime. Noi siamo sempre attenti nel cercare modi di ridurre i costi relativi a questi aumenti. Per esempio le formule dei nostri prodotti sono state pensate per metterci in grado di utilizzare ingredienti alternativi senza influenzare le performance dei prodotti. Anche nei processi di produzione siamo attenti nell'identificare e implementare nuovi processi e macchinari che riducano i costi di produzione.

Il boom degli integratori non conosce crisi

Soltanto con le vendite realizzate in farmacia, nel 2008 il mercato degli integratori ha fatturarato 1.242 milioni di euro (+8,7% sul 2007), cui vanno aggiunti i 109,4 milioni di euro sviluppati dalla grande distribuzione (+4,2%). Sommando anche gli introiti delle erboristerie, l'intero indotto generato dal settore dei prodotti salutistici si attesta a 1.453 milioni di euro, secondo quanto emerge dallo studio realizzato da AcNielsen per FederSalus,
Federazione Nazionale Produttori Prodotti Salutistici, nata nel 1999
dall'iniziativa di 12 aziende e che oggi conta 133 associati.

Questi sono solo alcuni dei numeri del boom degli integratori, un mercato che ha conquistato il 32% della popolazione. Un italiano su tre consuma integratori e che non si tratti di un episodico exploit, ma di una cultura radicata, lo conferma il 62.1% di intervistati che ammette di utilizzare integratori da oltre due anni.

Le motivazioni all'acquisto

Nella maggior parte dei casi -secondo la ricerca “Gli Italiani e gli Integratori”, condotta su 505 utilizzatori da BocconiTrovato & Partners- le ragioni alla base dell'acquisto sono principalmente la ricerca del benessere psico-fisico (46.1%) o la risposta a specifiche esigenze di salute (42.8%).
Il canale d'acquisto preferito è ancora la farmacia, dove nel 2008 sono state vendute oltre 90 milioni di confezioni (+4,8 rispetto all'anno precedente), cui si sommano le 19 milioni di unità vendute nella grande distribuzione (super e ipermercati) e le oltre 6 milioni acquistate nel canale parafarmacia (AcNielsen).  A prescindere dal canale di acquisto, per decidere quelli più adatti il medico rimane il punto di riferimento per il 51.7% degli intervistati, mentre 1 su 3 si affida al metodo fai da te (BT&P).

Le tipologie più richieste

Al primo posto nelle scelte dei consumatori italiani ci sono gli integratori di vitamine e di minerali (52.5%), seguiti da fermenti lattici o integratori energetici (36%) e sportivi, a base di vitamine, sali minerali, aminoacidi e proteine (14.4%), categoria, questa, che vede un predominio maschile (il 23% degli utilizzatori di integratori, contro il 9.9% delle donne).
Ma l'elenco è veramente lungo: dagli integratori dietetici a base di crusche e altre fibre (8.3%), agli estratti vegetali, come aloe o papaia (7.8%), per arrivare, solo per citare i più utilizzati, a ginseng, pappa reale e tonici (7.4%).

Le preferenze espresse trovano pieno riscontro dai dati di vendita delle farmacie che, secondo dati AcNielsen, vedono al primo posto i fermenti lattici con 169,1 milioni di euro, i multivitaminici (84,9), i dimagranti (74,9), gli integratori salini (59,8), i sistemici per capelli (57,7).

Il profilo del consumatore tipo

Dallo studio promosso da FederSalus emerge che circa due terzi di utilizzatori sono donne (in media il 66.1%, che diventano il 71.6% nel Nord Ovest), con un livello di istruzione medio-alta (51.7%).
Molti sono attenti al benessere: il 42.1% degli utilizzatori infatti svolge un'attività sportiva (46.9% di uomini) e il 39.1% segue abitualmente un regime alimentare salutistico. Il profilo degli utilizzatori, così come il luogo di acquisto, è specifico a seconda della tipologia di prodotti: dai complessi vitaminici e minerali, utilizzati da Italiani di livello d'istruzione medio-alto (56.8%, con il 63.2% tra i laureati), per una scelta di benessere (57.2%), ai fermenti lattici, i cui consumatori si concentrano di più nelle regioni del Nord Ovest (43.6%) e del Sud (39.7%) e sono rappresentati soprattutto da casalinghe (49.6%) (BT&P).

Il peso crescente della gdo
Il fattore fiducia (che orienta verso la farmacia o l'erboristeria) è determinante nella scelta del canale d'acquisto per il 14.8%, mentre la variabile costo (che spinge verso il supermercato) influenza il 17.8% che si regola sulla base della convenienza (aspetto a cui sembrano particolarmente attenti gli uomini, con il 23.5%).
Dai dati emerge anche che c'è differenza tra i prodotti acquistati in farmacia, dove primeggiano fermenti lattici, multivitaminici e dimagranti e quelli presi nella grande distribuzione dove si comprano maggiormente i sostitutivi del pasto, i dimagranti e gli integratori sportivi.

La possibilità di acquistare prodotti salutistici nei supermercati e nelle parafarmacie ha influito decisamente sul boom degli integratori, infatti a due anni dalla liberalizzazione introdotta dal decreto Bersani, i punti di vendita trattanti sono passati dai 17.013 del 2006 ai 19.600 del 2008 e il nuovo segmento distributivo arriva a pesare più del 22% in termini di confezioni vendute.

Penny market Italia festeggia i 15 anni

Lo scorso 23 maggio, Penny Market (Gruppo Rewe) ha raggiunto i 15 anni di attività in Italia. Rewe, il colosso europeo con sede a Colonia (Germania), nel 1994 iniziò, infatti, il processo di internazionalizzazione, inaugurando il primo negozio ad insegna Penny Market a Cremona.
In Italia, oggi, la catena occupa 2.200 persone e sviluppa un fatturato lordo di un miliardo di euro. Penny Market Italia, con i suoi 280 discount
presenti in 16 regioni italiane -prevalentemente al nord e al centro-
serviti da 6 centri distributivi, si colloca al terzo posto tra le
catene discount presenti in Italia.

Inflazione ancora in calo per i beni di largo consumo in gdo

Promozione per battere l’inflazione. Nella moderna distribuzione, ormai le vendite dei prodotti di largo consumo sono “drogate” dai tagli prezzo, che vanno a incidere per oltre il 30%, mediamente, sui volumi del sell out. Ed è bene sottolineare “mediamente”, perché in alcuni settori il tasso di incidenza arriva addirittura al 60%. Logico quindi che, a maggio, secondo quanto emerge dall’Osservatorio Prezzi di Panel International, l’inflazione nella distribuzione moderna,  sia ulteriormente scesa attestandosi all’1,7%, quando in aprile era del 2,2%.

Crolla il prezzo del latte
L’inflazione dei prodotti di largo consumo è trascinata verso il basso dall’alimentare. In particolare il prezzo del latte cala dell’ 1,8%, quello dell’olio dell’ 1,2%, quello di yogurt e formaggi bianchi dello 0,9%. “L’impegno delle aziende di produzione e distribuzione in questo momento di crisi è molto forte -ha dichiarato Stefano Galli, amministratore delegato The Nielsen Company- e ciò si evidenzia non solo con il continuo sostegno promozionale ma anche con il generale tentativo di contenimento dei prezzi. Il consumatore è consapevole e molto attento, ricerca la miglior offerta qualità/prezzo, tende a comperare in promozione, a stoccare ciò che può ed è tornato alla buona abitudine di fare la lista della spesa per ridurre gli acquisti di impulso: comportamento rilevato nel 58% del panel. Assistiamo anche al recupero della dimensione domestica con 1 italiano su 3 che prepara più frequentemente rispetto al passato pane, torte e pasta fatta in casa e 1 italiano su 5 che esce meno a cena”.

Pac2000A-Conad bilancio lusinghiero

Un patrimonio quasi triplicato negli ultimi anni, un fatturato della sola cooperativa di oltre 1.200 milioni ed un utile netto di oltre 30 milioni di euro nel 2008. Quattro le regioni interessate (Umbria, Lazio, Campania e Calabria), quasi 1.100 soci, oltre diecimila addetti, tra diretti, indiretti e indotto. Questi i numeri del bilancio 2008 della cooperativa Pac2000A-Conad presentati ai soci in occasione dell'assemblea annuale.

I numeri
I dati sono stati  resi noti dal presidente Leonardo Antonini. Il consolidato di Gruppo nel  2008 ha superato i 1.650 milioni di euro, con un valore di produzione prossimo a 2 miliardi e una crescita percentuale quasi a due cifre.  In continua crescita, infatti, anche il patrimonio netto della cooperativa, cioè la sua capacita di finanziare lo sviluppo con mezzi propri senza ricorrere a indebitamenti: dai 129 milioni di euro del 2004 si è passati ai 187 del 2007, che sono diventati 267 milioni nel 2008. E mentre è cresciuto anche l'utile netto, arrivato a 30 milioni di euro, il grado di indebitamento dell'azienda  ha visto negli anni un sostanziale e costante decremento: era il 3,23 nel 2007 e nel 2008 si è attestato su un valore pari a 2,64. Positivi anche i dati relativi al primo quadrimestre del 2009, con un andamento positivo del 4,4% e le vendite del gruppo che hanno visto un incremento del 6,8%.

Arriva l’Igp per l’aceto balsamico di Modena

Dopo ben 13 anni di attesa, l'aceto balsamico di Modena potrà fregiarsi dell’Indicazione Geografica Protetta e di tutte le tutele ad essa associate, confermando  il primato europeo dell’Italia per i prodotti di qualità ad indicazione protetta riconosciuti, che salgono così a quota 178.

L'approvazione dell'Igp è avvenuta, con 26 voti a favore, da parte del
Comitato Permanente per le Igp e le Dop presso la Commissione europea a
Bruxelles.
L'iter è stato tra i più travagliati nella storia delle Igp. La prima
richiesta di registrazione risale infatti al 1996, e soltanto oggi è
arrivato il riconoscimento europeo per questo prodotto che, grazie al
boom dei consumi registrato nell’ultimo ventennio a livello
internazionale, oggi sviluppa un volume produttivo di circa 100 milioni
di litri, pari a un un fatturato stimato in 290 milioni di euro,
generato da oltre 60 produttori, dei quali solo una ventina di
dimensioni industriali.

Lotta alle contraffazioni
“Il riconoscimento dell’Igp per l’Aceto Balsamico di Modena ci riempie di orgoglio -ha dichiarato il Ministro Luca Zaia (Mipaaf), dandone annuncio ieri a Milano in occasione dell’inaugurazione di Tuttofood-. Siamo riusciti in pochi mesi, dopo anni di tentativi falliti, ad arricchire il nostro Atlante di prodotti di qualità e origine riconosciuta con questo principe della tavola, un concentrato di tradizione e storia amato all’estero come in Italia. L’Aceto Balsamico di Modena rappresenta la cultura e la storia di un territorio estremamente ricco di conoscenza e tradizioni. Ai Consorzi va il merito di aver creduto tenacemente in questa battaglia. Con lo stesso impegno e la stessa convinzione che dall’insediamento ad oggi ci hanno visti occupati a sostenere il riconoscimento dell’Igp per l’Aceto Balsamico di Modena, da oggi attiveremo ogni sforzo per affiancare i Consorzi e le imprese, a livello europeo e internazionale, nella tutela di questo prodotto e nel contrasto a qualsivoglia tentativo di imitazione”.

Intervista con Wendell Berry, il guru del km zero

All'ingresso di Eataly c'è una scritta: “Mangiare è un atto agricolo”. L'aforisma è di Wendell Berry, 75 anni, poeta-saggista-contadino, il profeta dell'America rurale, secondo la definizione del New York Times, nonché il promotore dell'esperienza dei farmers market, nati in California negli anni 70 e ai quali si ricollega il concetto di filiera a km zero. La svolta nella sua vita giunge quando vince una borsa di studio Guggenheim con cui viene mandato a Firenze all'inizio degli anni 60 per studiare la letteratura italiana. Colpito dalla bellezza della campagna toscana e dalla sua “buona” agricoltura, scopre la sua vera vocazione di contadino poeta e, a fine anni 60, torna nel Kentucky dove inizia a condurre una piccola fattoria, con cui fonda una comunità rurale. Gdoweek ha raccolto quest'intervista in esclusiva a Forlimpopoli, durante la visita per ritirare il Premio Artusi 2008.

Mr. Berry nella sua giornata tipo scrive, insegna e lavora nei campi?
Sì scrivo, ma leggo anche. Come lettore sono molto eclettico. La mia passione sono Shakespeare e Dante, ma mi piacciono anche Hemingway e Faulkner. Ad ogni modo l'attività che mi impegna di più è l'agricoltura e l'allevamento degli animali. Devo dire, però, che mi impegna anche la raccolta della legna con cui cerco di essere completamente indipendente dalle compagnie petrolifere. La dipendenza energetica è una delle modalità con cui il sistema si impone e ci costringe ad accettarlo.

In merito lei usa le parole totalitarismo economico: cosa intende?
Parlo della logica del capitalismo che è totalitaria: la tendenza inevitabile del libero mercato selvaggio è, infatti, ciò che avviene nel gioco del Monopoli. Io credo, invece, nella comunità locale intesa come un principio fondante e al tempo stesso come un sistema pratico per le persone al fine di realizzare un'armonica condivisione del microcosmo in cui si vive. Del resto qualsiasi cosa accada al mio vicino, in qualche modo influenza anche me.

Quindi è contrario alle grandi ricchezze? Eppure l'etica protestante a cui lei fa riferimento dà un origine divina al successo economico ...
In realtà, dal punto di vista religioso, io mi ritengo “indipendente”. Leggo soprattutto il Vangelo e, in merito al capitalismo, devo dire che così come è praticato nel mio paese, non può essere neppure lontanamente collegato agli insegnamenti di Gesù, sebbene buona parte delle persone che guidano l'economia si dichiarino religiose.

Del resto lei è contrario all'usura ...
Questa è una questione delicata dato che se si ha un sistema monetario su larga scala, ci si deve per forza basare su un sistema bancario che deve essere remunerato. Il punto è di stabilire la giusta remunerazione, esattamente come dice il Vangelo. Il tasso deve essere stabilito dalla comunità, inclusi i banchieri, e quando dico comunità parlo di una comunità locale dove tutti si conoscono e si guardano negli occhi. Che è poi la stessa garanzia di qualità offerta dai farmer market e dai negozi di vicinato: chi vende mette a garanzia la propria faccia e la propria onorabilità. In cambio però il cliente deve accettare di pagare il giusto prezzo, cioè un po' di più di quello praticato nella grande distribuzione.  

Sbaglio o parlando di grande distribuzione si riferisce a Wal-Mart?
Io non mi fido di Wal-Mart, tratta male i suoi dipendenti e non intende essere un buon vicino. Con i suoi prezzi distrugge l'economia locale e fa sì che la gente si chiuda in casa e pensi di  non avere bisogno dei suoi vicini.
È un tipico approccio dall'alto e quindi alieno, mentre il fattore chiave sta nella capacità di adattarsi all'ambiente locale, come in natura fanno gli animali. Questo del resto è lo stesso problema che ha lo Stato: non può perseguire la “local adaptation”. Ecco perché bisogna diffidare delle scelte del governo.

La sua visione non è un po' troppo pessimista? Non è che lei magari vede il rischio di una catastrofe?
Non lo sappiamo, non lo possiamo sapere; ciò che sappiamo, perché lo sentiamo dentro, è cosa è bene e il modo per praticarlo. Non è una questione di istruzione, ma di sentimento, di rapporto emotivo individuale con la propria terra al fine di capire il rapporto con essa. Cosa tanto più decisiva per i giovani che devono capire dove sono e chi sono le persone con cui vivono, capire la natura del posto e che cosa la natura consente loro di fare. Devono comprendere cioè il genius loci, quello che Alexander Pope chiamava il “genius of the place”.

Non crede che questa sensibilità verso il locale, la storia e il genius loci possa avvantaggiare l'Italia?
L'Italia, come tutti i paesi industrializzato, deve ristabilire il rapporto con il suo territorio. L'industrializzazione tenta di affermare il concetto della mobilità per cui non è importante dove vivi e cosa fai. Invece è importante volersi fermare, perché, se non altro, si comprende che se rovini il luogo dove vivi, vivrai in mezzo alle rovine.
    Ugo Stella

Il flagship di Max Mara a Milano

Gdoweek incontra Pierluigi Bernasconi

Coin punta al cuore di Milano dove aprirà un nuovo store nel 2011

Un nuovo store firmato dal Gruppo Coin, nel centro della metropoli lombarda, aprirà i battenti agli inizi del 2011.
La conferma viene direttamente da Francesco Sama, direttore generale del gruppo di Mestre. “Per quanto sia prematuro delineare in profondità il progetto -dice Sama a Gdoweek- posso anticipare che intendiamo creare un concept che interpreterà un nuovo modo di comunicare con il cliente. Per Coin è un progetto di primaria importanza, in quanto lo store andrà a collocarsi in quella che è l'area dalla più alta pedonalità in Italia. Lo store, il cui target preferenziale è il consumatore moderno, proporrà un assortimento frutto di una approfondita ricerca: un po' più sofisticato, ma non necessariamente inaccessibile dal punto di vista del prezzo. Svilupperemo un brand mix particolare, con prodotti certamente commerciali, ma assolutamente speciali per il mercato italiano”.
Un concept, quindi, che non va direttamente a collidere con il vicinissimo store de la Rinascente di piazza Duomo.

L'estensione dello store
Lo store di Coin, che si svilupperà nell'area dell'ex cinema Excelsior, in galleria del Corso (nei pressi di corso Vittorio Emanuele), conterà sette piani e una superficie complessiva di 7mila mq, di cui 3.600 commerciali. “Proprio la superficie commerciale relativamente ridotta -aggiunge Sama- cui si contrappone un numero significativo di piani, ci consentiranno di realizzare il concept accennato, con un'offerta molto selezionata e giocata sul lifestyle, invece che sulla tradizionale proposta per specifiche categorie merceologiche”.
Poco distante all'area in cui sorgerà lo store di Coin (dove i lavori di svuotamento hanno già avuto inizio), sta prendendo corpo anche il progetto di completa ristrutturazione del blocco centrale (dall'ex Stefanel alla galleria Corsia dei Servi, fino al largo Corsia dei Servi) a opera di Guglielmo Tabacchi, a.d. di Res, Real Estate Services: una vasta operazione che include numerosi negozi, tra cui, molto probabilmente anche un Apple Store. Sia per il progetto di Coin sia per quello di Res è previsto un affaccio su piazza Beccaria e la rivitalizzazione della zona circostante, attualmente in stato di degrado.

L’alimentare tiene, solo 2 consumatori su 10 riducono la spesa

Un 2008 difficile per l'industria alimentare italiana, che comunque evidenzia la sua capacità di tenuta in un momento complesso per l'economia nazionale. Lo dimostrano i dati economici presentati a Parma in occasione dell'assemblea annuale di Federalimentare: rallentano i consumi e la produzione, mentre cresce l'export.  “Nonostante le difficoltà dovute alla congiuntura internazionale -ha spiegato Gian Domenico Auricchio, presidente di Federalimentare- l'industria alimentare si conferma secondo settore produttivo del Paese, con un fatturato pari a 120 miliardi di euro dei quali l'export rappresenta il 16,7%, con una crescita in valore di quasi il 10% sul 2007.”
Federalimentare ha voluto fotografare lo spaccato della produzione e dei consumi alimentari, raccogliendo e presentando le tendenze in atto raccolte nel focus La spesa in tempo di crisi, elaborato dal proprio Centro Studi.     
Il consumatore che fa la spesa nella gdo, tra i dati prioritari del focus, continua ad avere fiducia nei prodotti di marca (+7% a fine 2008), consentendo così a 7 piccole e medie imprese del settore alimentare su 10 di guardano al 2009 con fiducia.

Svago e tempo libero i più sacrificati
Una ricerca realizzata da GPF per conto di Federalimentare (sulla base del Food monitor, ma anche attraverso un campione on line di 400 casi rappresentativi della popolazione italiana adulta), dal titolo Gli italiani e la crisi economica, conferma che i cosumatori sono molto preoccupati per gli effetti della crisi soprattutto in termini di disoccupazione (95%), precarietà del lavoro giovanile (90%), incertezza, paura del futuro e pessimismo (86%), ma anche per la tangibile e innegabile perdita del potere d'acquisto (84%). Un fattore che, come rileva la ricerca, ha già causato, nell'ultimo anno, una riduzione delle spese generali (alimentare e non) da parte dell'81% degli italiani e che nei prossimi 12 mesi vede spaccarsi il campione (esattamente al 50%) tra i pessimisti (che pensano di spendere un po' o molto di meno) e i più ottimisti, che al contrario contano di spendere di più (11%) o perlomeno la stessa cifra (39%) di quest'anno.
Le previsioni di risparmi e tagli, rispetto al budget familiare, si concentrano su svaghi e tempo libero fuori casa (il 61% degli italiani prevede tagli), abbigliamento (55%), viaggi e vacanze (51%); arredo della casa (47%); strumenti tecnologici per il tempo libero (41%); automobile (35%). Sono, invece, solo 2 su 10 (19%) gli italiani che pensano di ridurre le spese per acquisti alimentari, voce che risulta in coda alla graduatoria, subito prima della spese mediche e sanitarie (2%). Inoltre, vi è anche un 18% che pensa addirittura d'incrementare il budget dedicato a cibo e bevande.
Accano all'84% degli italiani attenti (per ragioni di budget) a sconti e offerte speciali, resta infatti lo zoccolo duro (più o meno attorno all'80%) di quanti cercano comunque la migliore qualità, che oltre il 70% degli italiani ritrova nei prodotti di marca. Si tratta di uno dei livelli più alti registrati negli ultimi 30 anni: basti pensare che per tutti gli anni Ottanta questo indice ha viaggiato tra il 55% e il 65%.
E, se il mangiare  -conferma la ricerca della GPF- resta “uno dei piaceri della vita” per 8 italiani su 10, risulta invece in flessione il piacere di cucinare: oggi avvertito da 5 italiani su 10 (erano 6 10 anni fa).
La crisi, per più di 6 italiani su 10 (il 64%) è però anche uno stimolo “per diventare più creativi e innovativi, inventare soluzioni, lavori, prodotti”.

Innovazione, antidoto per la crisi
La produzione del settore alimentare, nel primo trimestre 2009, a
fronte di un crollo del settore industriale nel suo complesso (-21,0% a
parità di giornate lavorative), ha segnato una flessione molto più
contenuta: -4,3%. Un dato che testimonia una migliore tenuta per le
note doti anticicliche del settore. In particolare a marzo, con un
-1,0% a parità di giornate lavorative sullo stesso mese 2008, il
settore ha segnato la migliore performance, prevalentemente registrata
da quei comparti legati ai prodotti di ricorrenza pasquale.
Una spiegazione deriva dalle strategie imprenditoriali del settore: il 79% delle piccole e medie imprese dell'alimentare, secondo l'ottava indagine Unioncamere e Mediobanca sui bilanci aziendali, in perfetta controtendenza rispetto al totale delle pmi (che prevedono una contrazione di fatturato e produzione nel 67% dei casi) si attendoe una conferma o in alcuni casi un aumento di fatturato nel 2009. E le strategie messe in atto per raggiungere questo obiettivo sono chiare: il 71% (contro il 40-50% di quelle degli altri comparti industriali) ha messo in cantiere investimenti, mentre il 43% ha attuato una strategia di upgrading dei prodotti. Si tratta di scelte coraggiose, soprattutto se si pensa che, nel 2008, gli acquisti alimentari delle famiglie italiane hanno raggiunto i 144,3 miliardi di euro, con un calo a valori costanti del -2,4% sull'anno precedente e che, nello stesso anno, il valore aggiunto espresso dal settore (sempre a valori costanti) è arretrato dell'1%.
Comunque, in generale, chi prevede investimenti nell'anno in corso pensa soprattutto a formule di promozione o pubblicità (42,6%), all'introduzione di nuovi prodotti sul mercato (49,1%) o al miglioramento di prodotti esistenti (57,5%), sia in termini di qualità sia di packaging.
Un approccio che contribuisce a guardare all'export con fiducia: l'83% vede possibile una conferma o un aumento di ordini (si scende al 30% circa nel caso d'imprese di settori della meccanica, beni per la casa e la persona o chimico-farmaceutico). Si tratta di proiezioni e di speranze che andranno verificate in rapporto all'evoluzione della crisi. Va detto, infatti, che a livello macro, i dati dell'export alimentare 2009 stanno esordendo con tagli prossimi al -6/7% in quantità e ancora superiori in valore.

Assocasa promuove la Pulizia sostenibile

Sono stati presentati oggi da Assocasa, l'associazione nazionale detergenti e specialità per l'industria e per la casa aderente a Federchimica, -in occasione della Tavola Rotonda sul tema della sostenibilità ambientale organizzata presso la Fiera Pulire- i dati della ricerca condotta da GfK Eurisko su un campione di 106 fra imprese private e di pulizia, Istituzioni ed enti pubblici.
L'indagine rivela l'attenzione crescente nei confronti della sostenibilità dei prodotti per la della detergenza professionale e industriale da parte delle imprese pubbliche e privare.

“La ricerca - spiega Paolo Anselmi, vice presidente dell'istituto- evidenzia come la maggior parte delle imprese abbia già oggi un alto livello di consapevolezza nei confronti della sostenibilità e sia convinta che questo tema continuerà ad essere di grande rilievo anche in futuro: il 78% degli intervistati, infatti, ritiene che l'attenzione al tema della sostenibilità, da parte di tutti, sia destinata ad aumentare e il 57% pensa che nei prossimi 2-3 anni aumenterà l'acquisto di prodotti sostenibili da parte della propria azienda”.

Forniture green
Il quadro che si delinea a partire dai dati dell'indagine mostra come il mercato della detergenza, operatori del settore e fruitori di prodotti e servizi, sia sempre più sensibile nei confronti della sostenibilità socio-ambientale che è già oggi, e lo diventerà ancora di più in futuro, una leva d'acquisto e d'offerta sempre più importante.

“Assocasa si impegna, fin dalla sua istituzione 25 anni fa, per una detergenza sempre più evoluta e impegnata a favore della sostenibilità lungo tutto il ciclo di vita del prodotto -spiega Aldo Sutter, componente del Comitato di Presidenza dell'associazione -. Oggi, agire in maniera responsabile è una dimostrazione di serietà e di qualità da parte delle aziende: per questo aderire al Charter per una Pulizia Sostenibile, il programma per la certificazione di sostenibilità delle imprese di settore, costituisce un “biglietto da visita“ importante, che può fornire al settore professionale e industriale quel valore aggiunto utile a conquistare maggiore competitività e fronteggiare in modo efficace la crisi attuale.”

Che cos'è il Charter A.I.S.E.
Il Charter A.I.S.E. per una Pulizia Sostenibile è un programma volontario che ha l'obiettivo di promuovere il continuo miglioramento nell'ambito della sostenibilità per i settori industriali rappresentati dall'A.I.S.E., l'associazione internazionale dei produttori di saponi, detergenti e prodotti per la manutenzione, cui aderisce Assocasa.
Il miglioramento continuo si applica a tutti gli stadi relativi al ciclo di vita del prodotto e si fonda sui tre “pilastri” della sostenibilità: sociale, ambientale ed economico.
Il Charter si propone così come terreno di alleanza e di comune impegno tra tutti gli attori coinvolti per rendere le iniziative di sviluppo sostenibile molto più sinergiche e condivise.

Etico, verde e sostenibile, ecco il cibo di due italiani su tre

Shopping sempre più consapevole per gli italiani, anche quando cquistano alimentari al supermercato: il 70%,  infatti, dà importanza agli aspetti etico-sociali mentre il 65% a quelli ambientali, e addirittura l’83% dà valore a una produzione con basse emissioni di CO2. Un trend confermato anche delle aziende del settore agroalimentare: l’83%, infatti, ritiene che la considerazione dei temi ambientali ed etico-sociali tenderà a crescere e il 41% ha già in programma iniziative concrete per ridurre l’impatto ambientale. Sono le opinioni e le intenzioni espresse sia dai consumatori sia dalle imprese interpellate nel corso di un’indagine effettuata dalla fondazione internazionale Dnv (Det Norske Veritas), uno dei principali organismi indipendenti di certificazione e gestione dei rischi, per comprendere l’evoluzione del settore alimentare in Italia.
Condotta nel mese di aprile, la ricerca ha rilevato in due fasi distinte il sentiment sia dell’offerta sia della domanda sui temi della sicurezza e della sostenibilità dei prodotti agroalimentari.
 
Acquisti più verdi e sostenibili
Dalla ricerca emerge in primo luogo una tendenza consolidata: i comportamenti d’acquisto dei consumatori premiano la fiducia nella marca dei prodotti e nel punto di vendita. La sicurezza e la qualità del prodotto sono considerate dei prerequisiti all’acquisto: nel 72% dei casi viene verificata solamente la data di scadenza, soprattutto dalle fasce di età più giovani (25-44 anni) e al Centro Sud. Nel 49,3% dei casi ci si affida anche alla notorietà/reputazione di marca, mentre nel 34,3% di quella del venditore/punto di vendita.
Nella valutazione del prodotto, invece, vengono adottati in misura crescente da oltre due terzi degli interpellati nuovi parametri di valutazione quali il rispetto della tematiche ambientali ed etico- sociali: il 65% del campione attribuisce importanza alla voce “Ambiente/Inquinamento”, con maggiore incidenza presso i soggetti più maturi, le donne  residenti al Nord di Italia; il 70% attribuisce importanza agli aspetti etico-sociali, con incidenza leggermente più alta presso i soggetti più maturi.
 
Bassa emissione di CO2
Alla tematica della sostenibilità viene assegnata un’importanza crescente nel sistema dei valori e nelle scelte d’acquisto dei consumatori. Questo anche se i termini “Carbon free” e “Carbon neutral”, utilizzati per indicare i prodotti realizzati attraverso una filiera agroalimentare a bassa emissione di CO2, sono di fatto sconosciuti presso tutti i target intervistati: il 94% del campione dichiara di non averne mai sentito parlare anche se l’espressione “sostenibilità” viene ricondotta correttamente all’area ambiente ed ecologia. Alla spiegazione dei due termini, invece, i consumatori reagiscono attribuendo interesse a questa caratteristica nelle scelte d’acquisto (83% degli intervistati, sommando la voce molto+ abbastanza importante). Un dato che dovrebbe comportare, per le imprese del settore, ampi spazi di manovra per attivare interventi di comunicazione e di education in grado di influenzare le decisioni di acquisto del consumatore sul tema della eco-sostenibilità.

Imprese e impatto ambientale
Le imprese interpellate nel corso dell’indagine tendono a sottolineare il valore per la food industry della certificazione della qualità e della sicurezza dei prodotti: il 71% del campione la ritiene importante e ben l’88% ritiene che le certificazioni di sicurezza e qualità emesse da terze parti indipendenti siano in ogni caso da comunicare non solo alla gdo, ma anche al consumatore finale. Nelle risposte delle imprese trova conferma il trend a favore dei prodotti verdi e sostenibili emerso dalle risposte dei consumatori: a giudizio delle imprese, il grado di considerazione dei temi ambientali ed etico sociali tenderà a crescere nei prossimi anni (82% del campione). Attualmente, invece, le imprese ritengono che i consumatori finali dei prodotti agroalimentari attribuiscano una discreta importanza sia agli aspetti di impatto ambientale sia etico-sociali, ma in misura inferiore a quanto affermato dai consumatori stessi. Secondo le imprese, infatti, le decisioni d’acquisto del consumatore tendono a essere guidate in misura maggiore da valutazioni inerenti la qualità e la sicurezza.
Comunque, ben la metà delle imprese intervistate dichiara di usare i temi ambientali come leva di marketing, mentre il 41% ha in programma iniziative concrete per ridurre l’impatto ambientale lungo tutta la filiera produttiva (tra cui l’utilizzo di energia solare e di materiale riciclabili e l’installazione di impianti fotovoltaici).
 
 
Metodologia delle ricerche
L’indagine è stata realizzata nel mese di aprile del 2009 dalla società A&F Research attraverso interviste telefoniche centralizzate da Milano e dirette in tutta Italia. I risultati ottenuti costituiscono l’esito di due indagine separate condotte rispettivamente su un campione di imprese e un campione di consumatori.  Nella “Fase Aziende” sono stati intervistati i responsabili marketing/comunicazione di aziende di produzione- trasformazione di prodotti agroalimentari (salumi, formaggi, latticini, acque minerali, olio, conserve vegetali, vini ) e responsabili marketing/buyer della gdo. Complessivamente, sono state realizzate 100 interviste così suddivise: 80 aziende di produzione – trasformazione e 20 aziende della gdo.
Nella “Fase Consumatori” sono stati contattati uomini e donne di età compresa tra i 20 e i 65 anni che all’interno del nucleo familiari sono responsabili degli acquisti di prodotti alimentari. Complessivamente sono stare realizzate 300 interviste utili ripartite pariteticamente tra Nord e Centro Sud Italia.

Tech-Airport (Swatch Group) all’aeroporto di Ginevra

Tech-Airport Holding SAS, società che fa capo a Swatch Group SA, si è aggiudicata la gara d'appalto per la gestione dei negozi di orologeria e gioielleria nell'aeroporto internazionale di Ginevra.
Entro fine 2009 è prevista l'apertura di tre nuovi negozi: una boutique Omega e una boutique multimarca (insegna Hours Passion) nella zona riservata dell'aeroporto e un punto di vendita multimarca nella zona della stazione FFS dell'aeroporto di Ginevra.

Tech-Airport gestisce già 23 punti di vendita attivi: nove al Charles de Gaulle di Roissy (Francia); otto a Orly (Francia), cinque a Nizza (Francia) e uno a Nantes (Francia), ai quali se ne aggiungerà, dal 2010, uno a Vienna (Austria).

Il continuo e proficuo rafforzamento della sua presenza in diversi aeroporti d'Europa è un esplicito riconoscimento della qualità di Tech Airport nel campo del retail multimarca nel settore degli orologi e dei gioielli nelle zone aeroportuali.

Bilancio 2008 positivo per Lavazza

L'assemblea dei soci  ha approvato il bilancio della Luigi Lavazza S.p.A. ed il consolidato 2008 del Gruppo, che registra ricavi netti per 1.121,6 milioni di euro, in crescita dell'8,7% rispetto all'esercizio precedente.
La quota di volume d'affari realizzata all'estero è aumentata dal 37,4% del 2007 al 39,8% del 2008, a testimonianza del processo di internazionalizzazione che l'impresa sta positivamente affrontando.
L'Ebitda è di 169,3 milioni di euro, pari al 15,1% dei ricavi netti (era di 177,0 milioni nel 2007) e l'utile netto consolidato è di 55,1 milioni di euro (68,5 nel 2007), pari al 4,9% dei ricavi netti. I dipendenti a chiusura dell'esercizio 2008 hanno raggiunto le 4.148 unità.

“Siamo molto soddisfatti dei risultati conseguiti dal Gruppo anche in un anno, il 2008, già segnato dalla crisi internazionale e, per il nostro settore, dalla volatilità del costo delle materie prime -commenta l'Amministratore Delegato, Gaetano Mele (nella foto) -.  Il disegno strategico e l'impegno del management ci hanno permesso di consolidare la nostra posizione di leader nel mercato italiano, e soprattutto di rafforzare la nostra presenza nei mercati esteri, dove abbiamo registrato un sensibile aumento dei volumi di vendita. Il bilancio 2008 dimostra come l'attuale indirizzo strategico dell'azienda vada nella giusta direzione, basandosi sulle seguenti logiche: sempre più investimenti in ricerca e sviluppo, innovazione di prodotto, espansione nei mercati emergenti e contenimento dei costi operativi”.

Internazionalizzazione e innovazione
L'esercizio 2008 è stato quindi caratterizzato da una significativa crescita del volume di attività, pur in un contesto di congiuntura mondiale recessiva. Il risultato è stato però sensibilmente condizionato da un lato dall'incremento del costo del caffè crudo e delle materie prime in generale e, dall'altro, dall'inclusione nel perimetro di consolidamento delle due società indiane Barista Coffee Company Limited e Fresh & Honest Café Limited, che presentano profili di redditività decisamente più contenuti rispetto alle tradizionali attività Lavazza.

Il Gruppo Lavazza ha poi proseguito nella strategia di forti investimenti sul prodotto, sull'internazionalizzazione ed infine sullo sviluppo degli impianti industriali e delle relative tecnologie produttive. Proprio il 2008 è stato anche il primo anno intero di presenza sul mercato del nuovo sistema a cialde A Modo Mio in Italia, prodotto di punta dell'offerta Lavazza per il mercato domestico, oltre che dei suoi primi lanci all'estero (in Francia, Inghilterra ed Austria). Nello stesso periodo sono state perfezionate le acquisizioni delle società brasiliane Café Grão Nobre e Café Terra Brasil, e sono stati realizzati investimenti importanti in immobilizzazioni tecniche a Gattinara e Settimo Torinese, i due maggiori siti produttivi rispettivamente per le cialde e il roast&ground.

A fine esercizio il patrimonio netto consolidato è pari a 1.125,4 milioni di euro con una posizione finanziaria netta positiva di 429,1 milioni di euro, a testimoniare la solidità della struttura patrimoniale del Gruppo Lavazza e la sua ulteriore capacità di sostenere lo sviluppo.

“Riguardo al 2009 -conclude Mele- stiamo risentendo della sensibile contrazione dei consumi che ha interessato tutti i mercati, ma già i primi segnali dell'ultimo periodo ci inducono ad un moderato ottimismo, anche alla luce della crescita importante del settore del porzionato e dell'eccellente andamento di A Modo Mio. Abbiamo confermato i nostri piani di sviluppo, compatibilmente con la congiuntura attuale, focalizzandoci sull'innovazione e sui processi di internazionalizzazione. Il 2009 si è aperto così, a gennaio, con l'annuncio di un'importante partnership quinquennale con il Politecnico di Torino per l'attività di ricerca e sviluppo, mentre l'investimento continuo all'estero e nei mercati emergenti ci permette, con ancora più forza, di presentarci al mondo come ambasciatori del gusto e del caffè espresso, prodotto icona dello stile italiano”.

Monomarca Kiko a Orio al Serio

Kiko, la nota catena di monomarca di cosmesi del Gruppo Percassi che vanta una rete di 83 pdv, di cui 66 in Italia e 17 in Spagna - ha aperto un nuovo pdv nell'aerostazione di Orio al Serio (Bg).  L'apertura di Kiko, presente nell'area partenze del terminal, segue di alcuni giorni quella del marchio Joe Black, specializzato in camiceria, posto subito dopo l'area dei controlli di sicurezza.

“In attesa di vedere completati i lavori di adeguamento dell'aerostazione, la cui conclusione è prevista per dicembre 2009 -commenta Renato Ravasio, consigliere delegato di Sacbo, società di gestione dell'Aeroporto di Bergamo Orio al Serio- , si è deciso di cominciare a rispondere alle richieste dei passeggeri in merito alle nuove tipologie di esercizi commerciali. Si tratta di un primo assaggio dell'offerta quanto più variegata che caratterizzerà i nuovi spazi a disposizione nelle aree di imbarco, con l'obiettivo di consentire la più ampia scelta di prodotti, e in particolare quelli che richiamino le tipicità di Bergamo e Lombardia”.

E-business: investimenti sotto l’1% del fatturato aziendale

La cultura dell'e-business è ancora scarsamente diffusa nelle aziende italiane, in particolare nelle pmi. Esiste una conoscenza molto frammentata e poco approfondita delle potenzialità delle applicazioni di e-businesse e dei benefici che possono generare sotto il profilo della conquista di nuovi mercati, di nuove modalità di dialogo con i propri consumatori o per ottimizzare la gestione ed i costi connessi allo svolgimento delle attività. E' questo lo scenario che emerge dal “Primo Osservatorio sull'e-business nelle imprese italiane”, commissionato all'istituto di ricerche Sinaptica da eBit Marketing and Retail Innovation.

E-commerce poco utilizzato 

Per il 98% del campione -120 tra top manager ed imprenditori di primarie aziende italiane- fare e-business significa principalmente avere un sito aziendale. Le aziende italiane utilizzano attività di web marketing (51%) e invio di newsletter (59%) per comunicare i propri prodotti e servizi; meno della metà del campione utilizza il CRM (45%) e poco più di un terzo l'extranet (38%), entrambi strumenti utilizzati per la gestione della propria base clienti.
E-commerce e acquisti online sono utilizzati solo da un terzo del campione (rispettivamente 28% e 31%) con una incidenza rispettivamente del 7,6% sul fatturato e del 7,0% sul totale acquisti.
Sfugge ai più l'ampio spettro offerto dall'e-business -dall'intranet all'extranet, dall'e-commerce all'e-procurement, ai nuovi media digitali ecc -, le caratteristiche di ciascuno strumento e soprattutto le potenzialità che possono conferire in termini di profitti alle aziende che li adottano.

Scarso ricorso ai social network
Rimane bassa la percentuale delle aziende -meno di un terzo del campione (27%)- che fanno ricorso a strumenti come il web 2.0 e attività di community (blog aziendali, forum, presenza su siti di social networking, etc.).
Tra le motivazioni che frenano gli investimenti in e-business nelle imprese, e che sono alla base della scarsa propensione del management aziendale nell'utilizzo dei relativi strumenti, figura al primo posto la mancanza di una cultura e di competenze interne (30%) ma anche di interlocutori esterni adeguati (14%).

Dall'indagine risulta inoltre che gli investimenti delle aziende italiane in strumenti di e-business sono oggi ancora a livelli estremamente bassi, pari a meno dell'1% del fatturato aziendale.
“L'investimento annuo si aggira in media sui 38 mila euro per le aziende con un fatturato di 50 milioni di euro -sottolinea Gianluca Borsotti, socio fondatore di Ebit Marketing and Retail Innovation- mentre l'investimento sale a 500 mila euro per le aziende medie, dai 50 ai 300 milioni di euro, e supera i 2 milioni di euro per le grandi aziende con fatturato oltre i 300 milioni di euro”.

Le potenzialità
Parlando delle potenzialità che si riconoscono a questi strumenti, in prima fila c'è la soddisfazione del cliente (21%), seguita dall'aumento del fatturato (16%), la riduzione dei costi (12%), il contributo allo sviluppo di nuovi prodotti (9%) e la possibilità di internazionalizzazione (5%).
La maggioranza del campione afferma che nei prossimi anni dovrà aumentare la voce di spesa relativa (in media del 25%) e che ciò comporterà un impatto positivo sui risultati dell'azienda (46%).
Tale budget si concentrerà sulle applicazioni giudicate più promettenti: soprattutto di e-commerce (per il 67%), giudicato il più produttivo, e di CRM (incremento previsto dal 56% del campione), giudicato il più rilevante.

Axis Communications premiata per le esportazioni

Axis Communications, protagonista a livello mondiale nel settore della tecnologia video di rete, ha ricevuto il premio svedese per le esportazioni. Questo premio viene assegnato alle “società svedesi che negli ultimi anni hanno registrato una forte crescita nelle esportazioni in più mercati e che al tempo stesso sono riuscite a incrementare la redditività e le attività in Svezia”.

Axis lavora da anni nel mercato mondiale e oggi esporta il 95% dei suoi prodotti. Attualmente è presente in circa 70 paesi del mondo e può contare sull'assistenza di 25.000 partner.

Epson e il patrimonio naturale dell’Europa

In occasione della Giornata Mondiale dell'Ambiente, lo scorso 5 giugno, Epson ha presentato la partnership economica e tecnologica con il progetto Wild Wonder's of Europe (WWoE). Il contributo di Epson sarà economico e tecnologico, con la fornitura delle più avanzate e innovative attrezzature. Il progetto WWoe si propone di sensibilizzare i cittadini europei per proteggere le aree ancora selvagge del continente. La modalità è: presentare la straordinaria bellezza dell'Europa ed il suo immenso patrimonio naturale, sottolineando le sfide e gli sforzi che vengono affrontati in tutto il continente per la sua conservazione, grazie all'opera di 66 tra i migliori fotografi naturalisti europei che hanno documentato la fauna e i luoghi più selvatici del continente attraverso una collezione di fotografie che attraverserà 48 paesi europei a partire dal 2010. Le prime destinazioni della mostra includono Parigi, Londra, Stoccolma, Istanbul, Bruxelles, Copenaghen, Praga e L'Aia. Il progetto prevede anche la realizzazione di concorsi, libri, programmi educativi e un sito web (www.wild-wonders.com) in cui si possono ammirare alcune fotografie della collezione e acquistare copie stampate da Epson su carte pregiate.

Il contributo
Epson fornirà al progetto WWoE gran parte delle attrezzature necessarie: tra queste i videoproiettori professionali per le mostre, anche audio-visive, e una vasta gamma di stampanti di largo formato per la stampa d'arte compresi prodotti all'avanguardia per la stampa da esterni. Inoltre, Epson metterà in palio anche stampanti fotografiche e photoviewer per chi si aggiudicherà i concorsi fotografici sulla fauna selvatica paneuropea legati all'iniziativa.

Il programma Environmental Vision
L'iniziativa di Epson si inserisce nell'ambito del suo programma Environmental Vision 2050 che si articola in quattro punti:
1) riduzione delle emissioni di CO2 del 90% nell'intero ciclo di vita dei prodotti;
2) introduzione di tutti i prodotti nel ciclo di riciclaggio e riutilizzo delle risorse;

3) riduzione dell'emissione diretta di CO2 del 90% ed eliminazione dei gas che concorrono al riscaldamento globale, diversi dalla CO2;

4) ripristino e preservazione della biodiversità come parte dell'ecosistema, con la collaborazione delle comunità locali.

Dalla casa al negozio. Viaggio nello shopping dei bambini

I bambini sono tre mercati in uno: acquistano con le proprie mance, influenzano gli acquisti dei loro genitori e rappresentano il mercato di domani. Si tratta dunque di un segmento con un potenziale di spesa enorme. In Italia ce ne sono circa 4,5 milioni di età compresa tra 3 e 11 anni: sommando le paghette settimanali, variabili secondo l'età, le mance, la remunerazione dei lavoretti che svolgono in casa, i premi conquistati per i bei voti, arriviamo a oltre 800 milioni di euro.

Little kids non significa little money, ma -come suggerisce James McNeal, uno studioso americano esperto di kids marketing- KIDS significa Keepers of Infinite DollarS.

Questo denaro in parte viene risparmiato, ma una fetta importante viene spesa: sono i bambini che decidono cosa acquistare con il loro denaro e non di rado acquistano in totale autonomia.

Ricerche con i bambini, piuttosto che sui bambini
Più in generale, il kids marketing ha fatto grandi passi avanti nelle indagini sul mondo dei bambini, soprattutto riguardo a riflessioni sui metodi di ricerca più adeguati. Non esistono tecniche di indagine specifiche per i bambini che non possano essere applicate in altri contesti, né esistono ricette che impongono di utilizzare certi ingredienti in dosi specifiche.

Dopo quasi quindici anni di attività con i bambini nell'ambito dell'Osservatorio Retailing è chiara tuttavia la consapevolezza che, anche a fini di kids marketing, si fanno ricerche con i bambini piuttosto che sui bambini.

Per indagare i bambini e lo shopping abbiamo impiegato la tecnica dei disegni, la tecnica dei collage, i focus group, lo svolgimento di temi a scuola, il sondaggio tramite questionario predisposto insieme ai bambini e somministrato da bambini a bambini, persino la drammatizzazione con una rappresentazione teatrale.

I risultati
Ebbene, che cosa emerge dalle nostre indagini?
In tutto il mondo i bambini sono frequentatori abituali del mercato e dello shopping. In media una volta alla settimana accompagnano i genitori a fare la spesa: si guardano in giro, toccano le merci, consigliano la mamma e il papà sui prodotti da acquistare, assaggiano, giocano. Ma a loro piace soprattutto comprare qualcosa per sé, e ricorrono a varie strategie per vedere esauditi i loro desideri.

Viaggio esperienziale
Per i bambini lo shopping è una spedizione che comincia dal viaggio. Oltre il 60% dei disegni realizzati dai bambini di una quarta e quinta elemen tare rappresenta il percorso: paesaggi, strade, edifici esterni, vetrine, inseriti in un contesto a volte fantastico ed esagerato. I negozi sono visti dall'esterno, e ai bambini non sfuggono i dettagli: scale di accesso, porte con maniglie a misura di bambino, tende, cartelli in vetrina che invitano gli avventori a varcare la soglia: “Aperto”, “Entrata libera”, “Avanti”, Nuovi arrivi”, “Visitate il nostro negozio”. Marche, prezzi, promozioni: tutto è osservato, annotato nella memoria e rielaborato.

Ai bambini piace lo shopping?

I bambini descrivono l'andare per negozi con molti aggettivi, anche antitetici, che variano secondo gli obiettivi, le situazioni, gli accompagnatori. Può essere divertente se si va con gli amici, frustrante se non si riesce a convincere i genitori a comprare, stressante se si visitano negozi che interessano soltanto i genitori, utile per consigliare mamma e papà su prodotti di cui capiscono poco e su cui non si sentono sicuri.
 
Lo shopping si associa a

  • valenze utilitaristiche quando si compiono acquisti funzionali (andare con i genitori al supermercato per la spesa settimanale è utile);
  • valenze edonistiche e ricreative quando è un passatempo da trascorrere con gli amici, magari andando al centro commerciale e girando per i negozi;
  • valenze negative quando il negozio non interessa diretta¬mente ai bambini, che devono aspettare a lungo i genitori che acquistano cose per loro.

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Allegati

Dalla casa al negozio. Viaggio nello shopping dei bambini
Cover story | Gdoweek 483 | 25 maggio 2009 |

McDonald’s, hamburger e wi-fi

Nasce la rete più capillare presente al momento in Italia di hot spot wi-fi, per la connessione in libertà a Internet. E la notizia non è tutta qui, perché il collegamento sarà assolutamente gratis. A proporre l’iniziativa, sulla scorta delle esperienze positive già effettuate in altri Paesi, è McDonald’s, che ha già collegato oltre 300 ristoranti dei 380 presenti sul territorio nazionale, con l’intenzione di coprire i 60 rimanenti nel giro di pochi mesi.

Un ottimo inizio anno
L’iniziativa è stata presentata stamattina da Roberto Masi, Managing Director di McDonald’s Italia, che ha anche parlato degli ottimi risultati conseguiti negli ultimi mesi dalla catena e ha annunciato l’introduzione, dopo la partnership con il parmigiano reggiano, di altri menu caratterizzati dalla presenza di prodotti tipici italiani.
Chi intende utilizzare il collegamento potrà recarsi con il suo computer portatile o con il cellulare abilitato alla ricezione in uno dei ristoranti senza obbligo di consumazione, collegarsi e chiedere una password, fornendo il numero della carta di identità e il numero di cellulare. Questo nel rispetto delle leggi che impongono ai gestori di internet point di identificare gli utenti. Riceverà un sms con la password che lo abiliterà al collegamento per 12 ore.

Quattro target multimediali
La presentazione dell’iniziativa è stata anche l’occazione per presentare gli ultimi risultati del dall’Osservatorio permanente di Future Concept Lab sulle abitudini delle nuove generazioni. Lo ha fatto il presidente, il sociologo Francesco Morace, che ha segnalato come i gruppi oggi più sensibili alla multimedialità sono: i "Linker People", 20-35enni, un nucleo generazionale aperto a qualsiasi combinazione tra fenomeni mediatici ed esperienza personale; le "Sense Girls", 25-40enni, raffinate, sensibili, esotiche, che propongono un’estetica lontana anni luce dalla volgarità mediatica; le "Singular Women", 35-50enni sempre più audaci, sicure di sé, che rispondono all’indebolimento dell’identità maschile e, il pubblico dei "Normal Breakers", 45-60enni, uomini e donne, nuovi ribelli, con una visione critica e creativa della realtà in cui vivono, per i quali la tecnologia costituisce una compagna di vita insostituibile.

McDonald’s Italia vara la rivoluzione Wi-fi

Per catturare un target di clienti professionisti e migliorare la fruizione oraria dei propri locali, McDonald's ha deciso di lanciare un servizio di Wi-Fi gratuito in 320 ristoranti in tutta Italia (su 400 totali). L'iniziativa è inserita all'interno del processo di riposizionamento che McDonald's sta affrontando in Italia da diversi anni: «Mentre negli Stati Uniti il modello del fast food regge ancora - ha spiegato oggi Roberto Masi, Managing Director McDonald's Italia - nel nostro paese (che d'altronde è il regno delle trattorie) abbiamo deciso da alcuni anni di allontanarci da questa formula e trasformare i nostri ristoranti in casual restaurant, luoghi moderni, caldi e accoglienti, allestiti all'insegna del design». Anche l'offerta di prodotto è stata nel tempo parzialmente ripensata, con l'inserimento delle insalate e, soprattutto, dei prodotti locali (parmigiano reggiano, speck, ecc). «I nostri prodotti sono di qualità - ha detto Masi - anche se una buona fetta di pubblico non lo percepisce. Persino io prima di entrare in McDonald's avevo molti pregiudizi in materia. Grazie all'introduzione dei prodotti nazionali la percezione dei consumatori è però destinata a mutare in tempi più rapidi».

Il Wi-fi secondo McDonald's
L'ultimo tassello di questo mutamento è appunto l'introduzione del Wi-Fi: ogni utente per accedere per la prima volta al servizio Wi-Fi deve innanzitutto compilare un modulo di registrazione on-line. Il navigatore ottiene così le proprie User Id e password, che sono inviate tramite Sms al numero indicato durante la registrazione. Il responsabile di McDonald's Italia ha però sottolineato che i dati non saranno utilizzati per operazioni di marketing commerciale, ma saranno soltanto trattati  nel rispetto delle normative vigenti. Il target di utenti del Wi-Fi, secondo Masi, sarà inizialmente costituito da turisti e persone con l'urgente necessità di utilizzare Internet, ma col tempo l'obiettivo é di catturare una fascia di utenti tecnologizzati (25-50 anni) e trasformare la fruizione dei ristoranti (oggi ancora molto limitata alle ore di pranzo e cena). McDonald's ha scelto Libero.it come partner del progetto: il portale sarà infatti sarà impostato a breve come punto di partenza per la navigazione dai locali McDonald's. Per promuovere il nuovo servizio, la multinazionale americana ha previsto per tutto il mese di giugno messaggi radio in onda su alcune delle principali emittenti nazionali e una campagna Web su siti e portali di informazione.

Italiani clienti infedeli

obbligo Pos
Una ricerca di Pitney Bowes Group 1 Software ha voluto raffrontare i dati sulla fedeltà dei consumatori inglesi con quelli che si riscontrano negli altri paesi europei e negli Usa. I numeri riguardanti l'Italia dicono che il tasso di abbandono dei prodotti di marca industriale sono attorno al 20%, e il dato si riferisce ai cambi di brand effettuati in maniera definitiva e non determinati da semplici contingenze come la momentanea mancanza del prodotto a scaffale o la promozione di un prodotto concorrente.

Ancora più preoccupante il dato che riguarda le insegne della grande distribuzione (e quindi i loro investimenti in carte fedeltà): gli italiani che cambiano supermercato di riferimento ogni anno sono infatti il 36%, il dato più alto tra quelli rilevati nei Paesi toccati dall'indagine.

L'importanza del fattore umano

Altri settori che vedono un alto tasso di infedeltà da parte degli italiani sono i provider Internet (un italiano su quattro cambia), i gestori di telefonia mobile (22,7% il tasso di abbandono) e le banche (20%). A quest'ultimo proposito va però considerato che solo da pochi mesi, con le iniziative Abi di trasferimento dei conti correnti senza spese e con procedure standardizzate, il cambio di istituto è davvero possibile. Le motivazioni dell'infedeltà sono, in Italia come all'estero, in prevalenza dovute al fattore umano: nel 55% dei casi non si è riconosciuti come clienti preziosi, il personale è poco disponibile (47%) e i call center sono inefficaci (42%). Tutto questo dimostra come le tecniche più raffinate di marketing rischiano di essere vanificate se non si punta anche su aspetti come la cortesia e la competenza.

Rfid Summit e Rfid Italia Award 2009 il 10 giugno a Varese

Si rinnova l’appuntamento con l’Rfid Italia Award. Il prossimo mercoledì 10 giugno, presso il Centro Congressi Ville Ponti di Varese, si terrà l’Rfid Summit 2009, evento organizzato da Cedites con la collaborazione del Lab#ID dell’Università Carlo Cattaneo – LIUC che premierà i progetti Rfid italiani vincitori dell’Rfid Italia Award 2009.

Il programma della giornata prevede interventi e tavole rotonde animati sia da rappresentanti dei maggiori laboratori Rfid italiani che, coordinati dal professor Luca Mari, direttore del Lab#ID e presidente del Comitato Scientifico del premio, hanno valutato gli oltre 40 progetti candidati, sia da esponenti mondo aziendale con le testimonianze dei vincitori dell’Rfid Italia Award 2008.

Italian Food Excellence

dmc

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