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Crai cresce e pensa all’espansione all’estero

Con un fatturato alle casse di 3.500 mio € (+11% sul 2007, che, a parità di rete, diventa +1,5%) e una rete di 2.500 pdv di 250-700 mq (con un ruolo sociale importante) basta sul modello federale che vede 11 poli del territorio nazionale, con 19 cedi, Crai guarda con tranquillità al futuro, consapevole della validità della strategia basata sul claim Genuinamente italiano.

Formato privilegiato rimangono il vicinato e la prossimità, nei quali Crai assolve anche una funzione sociale, in collaborazione con le istituzioni, come è avvenuto in Val Canonica, dove a Ceto (Bs) è stato aperto il Market Crai gestito dalla cooperativo Il Sorriso con il sostegno del Comune.

Intanto, è in aumento sia l'affiliazione sia il numero dei soci: nel 2008, è diventato parte della cooperativa Pilato, società per azioni di Vitulazio (Ce), che dal non food si sta spostando all'alimentare

Prodotti a marchio

Tra gli asset di crescita del gruppo, le Pl, che nel 2008 hanno migliorato le loro performance, “Le nostre Pl hanno registrato una crescita del 18%, superiore al mercato -precisa Marco Bordoli, direttore generale Crai Secom- e quest'anno prevediamo di ampliare ancora le gamme Filiera Garantita, 100% Italiana di carni avicole, rosse e ortofrutta”.

EcoPoint, soluzione per l'ambiente e la convenienza
Anche l'esperienza EcoPoint si rivela un fattore sempre più differenziante, che nel prossimo futuro sarà ulteriormente ampliata: i 30 i corner oggi attivi nell'ambito dei secchi diventeranno 50 entro fine anno, grazie all'ampliamento in nuovi pdv. A ciò, si aggiungono due nuovi moduli, attivati a Conegliano (Tv), presso un affiliato di Ama Crai: EcoPoint Piccoli Amici, che propone alimenti sfusi per cani e gatti (in prevalenza crocchette e mix), ed EcoPoint Blu, specializzato in detersivi sfusi. In entrambi i casi, i prodotti sono proposti con un differenziale di prezzo che varia dal 15 al 60% in meno rispetto ai prodotti confezionati.
EcoPoint è stato esportata anche all'estero: in Svizzera, nel Canton Ticino sono attivi i primi tre.

Sviluppo estero

“Per quanto riguarda l'estero, stiamo lavorando su più fronti -precisa Giuseppe Parolini, vice direttore generale e direttore generale estero Crai Secom-: oltre che ottimizzare l'esperienza di Piazza Italia in Cina, adottando una struttura più industriale, stiamo cercando di cogliere nuove opportunità in Europa, non solo sviluppando la rete, ma con partnership in altre aree”. Crai, infatti, vede la propria espansione all'estero in maniera duttile e flessibile: possibili molte soluzioni, dall'apertura di pdv all'esportazione di prodotti quali la Linea Piaceri Italiani (partnership già attiva con il gruppo francese Casino), a corner presso altre catene anche non specificatamente alimentari, fino allo sviluppo di un servizio di rifornimento per il canale ho.re.ca.

Geodis Logistics acquisisce Sincrolog

Geodis, la multinazionale francese tra i protagonisti in Europa nella fornitura di trasporti e logistica, ha acquisito il 100 % delle quote della società Sincrolog.
Circa 20 milioni di euro di fatturato della sola parte logistica, oltre 250.000 mq di aree totali di cui più di 125.000 di superfici coperte: questi alcuni dei numeri salienti di Sincrolog, che dispone di magazzini ubicati in zone strategiche e collegati con le arterie di comunicazione autostradali e intermodali più importanti.

L’eccesso di marketing rallenta l’innovazione

Le raffinate e spesso complicate analisi di marketing aiutano l'innovazione aziendale o piuttosto la ostacolano? È questa la provocazione più interessante emersa dal convegno “Come far leva sull'innovazione per aumentare la produttività” organizzato dal Centro formazione management del terziario (Cfmt). In un momento difficile come quello attuale le imprese cercano di fare di tutto per distinguersi sul mercato ed essere innovative, ma secondo Nicola Favini, direttore generale di Logotel Italia, gli schemi utilizzati sono vecchi: «Innovare è avere il coraggio di rivoluzionare davvero le cose, sfruttando le intuizioni che nascono all'interno dell'azienda o grazie alla contaminazione tra settori. Le aziende invece si affidano ancora a strumenti come il benchmark, che al massimo può servire a mettersi sul livello degli altri. Oppure si confida nei focus group, dimenticando che raramente le buone idee arrivano dai clienti finali. I manager si ostinano poi a voler calcolare il ritorno sugli investimenti delle innovazioni: ma è difficile ottenere delle cifre su qualcosa che nessuno ha mai sperimentato». Il vero cambiamento, conclude Favini, è cambiare il modo in cui le aziende concepiscono se stesse.

L'innovazione è soft
Detto in termini più accademici, si tratta di adottare un'innovazione di tipo soft, ovvero più legata ai processi interni piuttosto che agli investimenti It o ai nuovi prodotti (la cosiddetta hard innovation): «La produttività oggi non dipende più solo dalla tecnologia - spiega Roberta Sebastiani, docente dell'Università Cattolica di Milano - ma anche dalla capacità di creare valore per il cliente. Inoltre la realtà italiana è meno adatta a sviluppare un'innovazione di tipo hard. Dobbiamo guardare a quello che siamo stati più capaci di fare nel tempo, come la capacità di creare significati ed esperienze o costruire network di persone e relazioni». L'innovazione, anche se soft, richiede però un importante cambio di prospettiva: le aziende, anche se produttrici di manufatti del tutto materiali, devono porsi nella prospettiva del servizio. Un esempio di azienda italiana che ha operato un mutamento in questo senso è la Cgt, un tempo semplice distributore nazionale delle macchine da lavoro Caterpillar. A partire dal 1994 questa società ha infatti deciso di non essere più identificata con il prodotto ma piuttosto col tipo di servizio offerto. Oggi infatti Cgt offre una sorta di mix tra noleggio, acquisto, rivendita usato e assistenza, così da minimizzare le ore di fermo degli apparecchi e garantire un'efficace manutenzione. Dopo un'iniziale titubanza della Caterpillar, il modello della Cgt è stato successivamente adottato a livello europeo.

Cosa fare nelle fasi recessive
L'attuale ciclo economico dovrebbe indurre altre aziende a svolte di questo tipo: « Nella fase espansiva dell'economia - ha spiegato Luigi Campiglio, professore di Politica economica all'Università Cattolica di Milano - per un'impresa è più utile cercare di mettere a punto nuovi prodotti. Ma in un fase recessiva come questa si sopravvive con l'innovazione di processo, che permette a un'azienda di razionalizzare i costi ». D'altronde è difficile differenziarsi puntando esclusivamente sulla novità di prodotto, che rappresenta un elemento a cui i consumatori sono abbastanza assuefatti: secondo una ricerca citata sulla Gdo citata nel corso del convegno da Campiglio, nel giro di due anni il tasso di rotazione dei prodotti supera il 40%. In pratica poco più di un articolo su due supera i due anni di vita sugli scaffali dei nostri supermercati.

Avvicendamento al vertice di Granarolo

Il Consiglio di amministrazione di Granarolo Spa, riunitosi oggi a Bologna presso la sede sociale, ha nominato presidente Gianpiero Calzolari, 54 anni, bolognese, già vicepresidente della società e presidente di Granlatte, la cooperativa che controlla Granarolo Spa con il 77% delle azioni (altri azionisti: Banca Intesa 20%; Cooperlat 3%).

Calzolari -che sarà affiancato dal vice presidente vicario, Bruno Altini- prende così il posto di Luciano Sita, che lascia l'azienda dopo 18 anni per dedicarsi a tempo pieno all'incarico di presidente di Legacoop Agroalimentare a Roma.

Trimestrale positiva
Il Cda di Granarolo Spa, nella stessa seduta, ha approvato i risultati della relazione trimestrale al 31/03/09 che, nonostante la congiuntura economica negativa, evidenziano un ulteriore miglioramento degli indicatori gestionali e finanziari: l'Ebitda (margine operativo lordo) cresce del 10% rispetto allo stesso periodo del 2008 (portando la sua incidenza sul fatturato al 9,4%) e il risultato prima delle tasse si attesta sugli 8 milioni di euro.
Migliora anche la posizione finanziaria netta, che scende a 87 milioni (erano 108 milioni al 31/12/08), dei quali ben 48 sono da ascrivere al credito Iva vantato nei confronti dell'Erario.

Risorse pubbliche per il rilancio del Biellese

La Camera di Commercio di Biella, in collaborazione con l’Unione Industriale Biellese, ha promosso una serie di progetti con lo scopo di sostenere lo sviluppo economico e sociale del territorio di loro competenza. Lo scopo è quello di attrarre nel Biellese nuove realtà imprenditoriali da tutta Italia e dall’estero e permettere un rilancio ed un incremento della competitività del territorio grazie ad agevolazioni finanziarie rivolte sia a beneficiari privati che pubblici, che già operano o desiderano accedere a diversi settori produttivi come:

- produzione di beni (industrie manifatturiere, meccaniche, edili, chimiche, farmaceutiche, alimentari, tessili etc.);
- servizi alla produzione ( trasporti, telecomunicazioni, ICT, ricerca & sviluppo etc.);

- energetico (energie rinnovabili, elettricità, ecologia etc.).

I contributi

In termini economici e finanziari, i sostegni sono di notevole entità e sono rapportati alla tipologia dell’impresa stessa: da un contributo massimo di cinque milioni di euro per le piccole imprese fino a un massimo di 10 milioni per le più grandi. Gli incentivi sono proporzionati all’investimento che l’imprenditore intende attuare nel Biellese e dipenderanno anche dal livello di conformità alle vigenti norme in merito al risparmio energetico ed innovazione tecnologica a cui la nuova azienda si atterrà.
Da un punto di vista logistico, l’area industriale del Biellese mette a disposizione dei nuovi imprenditori strutture equivalenti a 500.000 mq di superficie per nuovi insediamenti e nuovi poli tecnologici.

OVS Industry continua l’espansione all’estero

OVS industry  prosegue nel progetto di diffusione dell'insegna all'estero. Dopo la recente inaugurazione di Sarajevo, sono cinque le nuove aperture nel mese di maggio: Dubai, Damasco, Aleppo, Tallinn e Chisinau.
Un'operazione che rappresenta soltanto i primi step del progetto di espansione all'estero pianificato da OVS industry per il 2009. Entro la fine dell'anno l'azienda veneziana (Gruppo Coin) prevede, infatti, di contare circa 70 store all'estero suddivisi tra Europa Orientale e Medio Oriente.

In Siria
OVS industry apre i primi negozi in Siria, a Damasco al Cham City Center e ad Aleppo al Shahba Mall, in partnership con SAS.ME Enterprise, trading company attiva sul mercato siriano dal 2006. Una prima assoluta invece, nel mercato moldavo, a Chisinau presso lo Shopping Mall Dova, attraverso il partner commerciale Supronex srl.
OVS industry inaugura poi il primo store a Dubai, nel prestigioso Dubai Mall nella capitale degli Emirati Arabi (a questo si riferisce la foto), confermando nuovamente Al Ajalan Co. come partner e, infine, apre il secondo store in Estonia, all'interno del centro commerciale Rocca al Mare Keskus di Tallinn con Regrain OÜ.
I cinque nuovi store OVS industry si presentano come moderni loft post industriali con mattoni a vista e travi in acciaio arredati con dettagli ricercati dal gusto vintage.  A queste nuove aperture e in generale sull'espansione della gdo italiana all'estero si occuperà Gdoweek nel numero 485, in spedizione la prossima settimana.

Nuovo farmaco Coop: è il Paracetamolo Coop

Dal 15 giugno sugli scaffali degli 89 CoopSalute, sarà disponibile il secondo farmaco firmato da Coop: il Paracetamolo Coop, in commercio in una confezione da 20 compresse al prezzo di 1,50 euro.

La scelta è caduta su questo prodotto, realizzato negli stabilimenti di Zeta Farmaceutici, in quanto “Si tratta del principio attivo più venduto nel mercato italiano dei farmaci di automedicazione -sottolinea Vincenzo Tassinari, presidente del Consiglio di Gestione di Coop Italia- è una strada sulla quale intendiamo continuare, partendo proprio dai prodotti che le famiglie italiane usano maggiormente per la propria salute”.

Coop spera di bissare l'esperienza realizzata con l'Acetilsalicilico Coop: in sette mesi di commercializzazione -da maggio 2008 ad aprile 2009- nei corner CoopSalute, sono state vendute 400.000 confezioni, cifra che qualifica questo prodotto come il più venduto di CoopSalute.

Benessere e cura della persona: nasce Joycare Spa

Daniela Lutti, da anni trasferitasi in Cina e fondatrice ed azionista di compagnie internazionali, ritorna in Italia puntando sul futuro del marchio Joycare, noto nel mercato dei prodotti per il benessere e la cura della persona.
La giovane imprenditrice emiliana ha rilevato il marchio Joycare da Life Tool Technologies -azienda nata nel 2006 dalla joint venture tra Merloni Progetti ed il Gruppo Joycare/T-Logic- creando la nuova azienda Joycare Spa.

Coin: risultati stabili grazie a riposizionamento e acquisizioni

Gruppo Coin chiude il 2008 con moderato calo delle vendite (-0,7) a parità compensato dallo sviluppo, mentre il margine operativo si attesta a 133,7 mio € a fronte di un risultato netto positivo (38,2 mio €).

Ampliamento della rete
“Considerando il contesto economico, i risultati raggiunti nell'esercizio 2008 sono soddisfacenti e resi possibili anche grazie ad importanti attività di riposizionamento, di miglioramento di efficienza e di ampliamento della rete”, spiega Stefano Beraldo, Ad del Gruppo, fortemente concentrato, per quanto riguarda OVSindustry, sullo sviluppo tramite acquisizioni.

In particolare, il piano di riconversione della rete Melablu, acquisita alla fine dello scorso anno, procede bene: sono già stati riconvertiti 34 pdv ed, entro agosto, in linea con i piani prestabiliti, tutti i 50 negozi saranno operativi in rete sotto l'insegna OVSindustry o sue brand extension.
I lavori di ampliamento della rete OVS proseguiranno nel corso dell'anno con la trasformazione dei 7 store DEM (marchio di abbigliamento), la cui acquisizione sarà definitiva entro i primi di luglio.

Vendite 2009

“Dopo un primo trimestre in leggera flessione er le numerose piogge, le vendite si stanno riprendendo con il caldo di questo mese di maggio che ci permettono di dire che siamo in linea con i nostri piani”, sottolinea Beraldo.

Sky è sempre più competitiva nella raccolta pubblicitaria

Perché si è scatenata la guerra delle Tv in Italia? Cos'è successo in questi ultimi mesi tra Rai, Mediaset e Sky? Facciamo il punto prendendo in considerazione i dati di ascolto e raccolta pubblicitaria. Nel settembre 2003, quando Sky Italia si presentò sul mercato dopo la fusione di Tele+ e Stream, la Rai era attestata sul 43.01%, Mediaset sul 44.29%, La7 sul 2.43% e Sky sul 2.33%. A fine 2008 la Rai si ferma al 41.86%, Mediaset scende al 40.01%, Sky arriva a quota 9.27%. Per la pay-tv via satellite un invidiabile +7% circa a fronte del -4% abbondante di Mediaset. Si stima che ogni punto di share guadagnato o perduto valga sul mercato pubblicitario circa 50 milioni di euro di raccolta. Passiamo alla raccolta pubblicitaria.

Nel 2007 la torta è stata così suddivisa: 2.88 miliardi di euro a Mediaset col 62.6% della raccolta, 1.37 miliardi alla Rai col 29.8%, 210 milioni a SKY col 4.6%. Per il 2009 la Rai avrebbe stimato una perdita di 50 milioni con la raccolta ferma, allo scorso settembre, a 1.13 miliardi. Alla chiusura del penultimo trimestre del 2008 SKY era già a 196 milioni con prospettive di chiusura dell'anno con una lieve crescita. Anche se per Sky gli introiti pubblicitari contano appena per il 7% rispetto al fatturato complessivo, il resto proviene tutto dagli abbonamenti. Cosa ben diversa per Mediaset (80% del fatturato) e Rai (40%, il resto arriva dal canone e dagli accordi con le istituzioni). Nel secondo trimestre fiscale del 2009, Sky Italia ha riportato utili operativi per 10 milioni di dollari e il numero di nuovi abbonati è cresciuto di 322 mila unità a oltre 4,7 milioni alla fine del trimestre. Rupert Murdoch prevede un incremento del numero di sottoscrizioni. Mediaset Premium, per voce del vicepresidente Pier Silvio Berlusconi, ha più di 600 mila abbonati, con un trend in crescita.

Carrefour testa un nuovo concept Dia

Entro fine maggio, in Francia, Gruppo Carrefour testerà un nuovo format discount a insegna Dia.

Grazie all'esperienza positiva registrata in Spagna, è stato studiato un nuovo concept che armonizza layout, insegna e Pl a marchio Dia, del resto già presenti nei discount Ed, firma utilizzata dal Gruppo Carrefour in Francia negli ultimi otto anni per il canale discount.

I primi due piloti saranno operativi a Villeneuve Saint Georges e Mâcon.

Il green business in mostra a Firenze

Il tema è di quelli all'ordine del giorno: come favorire e sperimentare nuove opportunità di green & social business, cioè nell'ambito della sostenibilità e dell'economia responsabile? Una risposta pratica può venire dalla Borsa delle Imprese Responsabili, Green Business Meeting in calendario il 29 e 30 maggio a Firenze.
La fiera offre opportunità di relazioni e di affari, per favorire il green business per tutti gli attori di sistema pubblico, privato e non profit, attraverso incontri one-to-one e workshop tecnici sui vari aspetti del business green. Aspetti che possono essere partenariato in progetti, finanziamenti pubblici e bandi, adesione a network, ricerca e sviluppo di prodotti e servizi, ricerca e sviluppo commerciale e, infine, servizi finanziari green. Le aziende e gli enti potranno partecipare agli incontri bilaterali secondo due modalità: Company, aziende/enti presenti con una propria postazione fissa all'interno della Borsa; Participant, ovvero operatori interessati ad incontri one to one con le Companies presenti.

La Borsa è promossa dalla Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus
per conto del sistema Banca Etica, Regione Toscana e Adescoop
in partnership con Fabrica Ethica, Premio Toscana Ecoefficiente,
Unioncamere Toscana e Camera di Commercio di Firenze.

Autogrill si amplia in Germania

Grazie all'accordo con Tank & Rast, principale concedente delle aree di servizio in Germania, Autogrill amplia la propria presente nel Paese con 11 pdv, che si aggiungono alle 5 aree di ristoro già attiv dal dicembre 2008.

Con questa operazione, Autogrill prevede di arrivare a gestire, per la fine dell'anno, circa 16 aree, che a regime, nel 2010, genereranno ricavi attesi pari a circa 31 milioni di euro.

In Germania, Autogrill opera già nel canale aeroportuale.

G.R.E. si riorganizza

G.R.E. (Grossisti Riuniti Elettrodomestici), ha annunciato la   ristrutturazione della propria organizzazione, a seguito della quale verrà eliminata la Direzione generale della società; nel contempo viene però potenziata la struttura commerciale che dovrà mettere in atto strategie adeguate alla complessità del mercato.
Sarò quindi prevista una nuova funzione di direttore Commerciale che riporterà direttamente al Cda. Renato Picinini, attuale Direttore Generale, rimmarrà in seno alla soceità fino alla fine di quest'anno.

G.R.E. nasce nel 1972 per volontà di 8 aziende con lo scopo di capitalizzare la capacità di acquisto delle realtà consociate. Nel 1996, dopo l’acquisizione del marchio Trony, G.R.E. attua la strategia dell’insegna comune, lanciando il marchio come insegna nazionale.  Attualmente la società è controllata da 27 aziende azioniste con partecipazione paritetica. Ha dichiarato per l’anno fiscale 2007 un fatturato di 1.400 milioni di euro. La società è presieduta da Giuseppe Ferlito.

Sephora: 18 mesi di corso per 15 nuovi store manager

Sephora, in tempi di crisi e di contrazione dell'occupazione, va contro corrente: fra il 20 giugno e la fine luglio, vengono selezionati 15 giovani che verranno assunti come store manager. L'aspetto interessante è il percorso formativo di prim'ordine che viene offerto ai giovani, cui non è richiesta una esperienza specifica. L’azienda del Gruppo LVMH Italia offre infatti l'assunzione immediata e quindi un percorso di crescita all’interno del mondo Sephora, che prevede di conoscere la realtà di varie città italiane nei suoi più di 100 beauty store.
Il progetto formativo, della durata complessiva di 18 mesi, si struttura in 4 fasi:
- 3 mesi come venditore
- 3 mesi come venditore/specialista
- 9 mesi come specialista
- 3 mesi come affiancamento Store Manager

Contro i racket per gli imprenditori, formazione ed espulsione da Confindustria

La mafia è, di fatto, una grande holding company con un fatturato complessivo di circa 130 miliardi di euro e un utile che sfiora i 70 miliardi, al netto degli investimenti: il solo ramo commerciale della criminalità mafiosa (e non) ha superato i 92 mld/euro. Sono dati tratti dal Rapporto 2008 di Sos Impresa (Confesercenti), associazione nata a Palermo nel 1991 e ora radicata in tutta Italia.

Videosorveglianza
Per quanto sia infiltrata, sia a livello nazionale sia internazionale, in ogni area e attività economica, è comunque nel mezzogiorno che la mafia, nelle sue denominazioni di 'ndrangheta, camorra e sacra corona unita, è maggiormente radicata. E la battaglia per rompere i legami tra la criminalità organizzata e il tessuto imprenditoriale, a partire dall'espulsione da Confindustria (come dichiarato dalle associazioni industriali di Sicilia e Calabria) comincia ad assumere aspetti qualitativi. A questo si aggiungono le diverse iniziative di carattere amministrativo, come per esempio, quella messa incampo recentemente dalla Sicilia, che ha deciso di realizzare corsi di formazioni antiracket -obbligatori per chi decide di avviare una nuova attività- per gli imprenditori. “In questi corsi -dice a a Gdoweek Roberto Di Mauro, assessore regionale alla Cooperazione e al Commercio- si insegna la legislazione antiracket, mettendo in grado, tra l'altro, di conoscere le diverse attività e come comportarsi in caso di richiesta del pizzo. Accanto a questo abbiamo anche previsto finanziamenti per la videosiveglianza, strumento utile per uscire dal ricatto mafioso. In Sicilia si respira realmente aria nuova”.

Confronti in calabria
A livello di proposte, in Calabria, Francesco Sulla, assessore regionale alle Attività produttive- vorrebbe introdurre, una volta appurato il coinvolgimento dell'azienda nella dazione alla criminalità organizzata, l'esclusione della stessa da gare d'appalto, bandi di finanziamento pubblico e la sospensione temporanea dei permessi dell'attività. “In questo modo -spiega Sulla a Gdoweek- si tutela l'imprenditore colpito dal ricatto della 'ndrangheta e, in più, si darebbe una motivazione economica alla volontà di non pagare il 'pizzo' per il rischio generale di mettere in crisi l'attività e quindi giustificare il rifiuto. Si tratta di proposte su cui, a breve, ci confronteremo con Confindustria”.

Conad Adriatico: al centro la formazione

Tre le direttrici strategiche individuate da Conad Adriatico per superare un 2009 difficile: formazione spinta del personale a tutti i livelli, innovazione tecnologica per raggiungere più elevati livelli di efficienza e sviluppo delle Pl “con la quota più bassa nel mondo Conad, soprattutto per una questione di cultura, mentre nei 7 pdv in Albania la quota cresce in maniera vertiginosa -precisa Antonio Di Ferdinando, Ad di Conad Adriatico-. Per questo il nostro obiettivo del prossimo triennio è arrivare a una quota del 16-17%, obiettivo che pensiamo alla nostra portata attraverso un maggiore coinvolgimento di soci e addetti secondo una logica premiante”.

Del resto, proprio attraverso un sistema analogo di premi, Conad Adriatico punta sulla formazione degli addetti, per i quali ha preparato dei book formativi con info su prodotti, loro caratteristiche organolettiche, suggerimenti gastronomici, sulla conservazione e sul taglio, nella convinzione che il contatto diretto addetti -consumatore garantisca i maggiori livelli di fedeltà.

Formati distributivi
I supermercati Conad rimangono il core business aziendale, con un'incidenza del 53%. Lo sviluppo della rete, che dovrebbe veder coinvolto anche il canale Margherita per il quale si sta studiando un rinnovamento radicale (a partire dal nome che vedrebbe anche la firma Conad), è affidato all'associazionismo.

Già dall'inizio dell'anno sono arrivati 50 nuovi pdv con il Gruppo Ferì (ex di meglio).
In Puglia, è in fase di test un nuovo format, più economico, che, accanto a generi vari a prezzi convenienti, aggiunge una specializzazione in un'unica merceologia dei freschi.

In procinto di avviarsi, anche il canale discount a insegna Todis, dopo la costituzione di una società ad hoc con Pac 2000A, che da sempre ha sviluppo questo concept.
Progetti di nuovi formati anche in Albania, considerata una testa di ponte per territori come la Serbia e il Kosovo, dove accanto sarà sviluppata una formula discount con l'insegna Supermercati Todis, per far convivere due anime.

La rete di vendita di Conad Adriatico

Formato 2008 2009
E.Leclerc Conad Ipermercati 7  7
Superstore Conad 1  15
 Conad supermercati 108  169
 Margherita prossimità 96  100
 L'Alimentare  51  51
 TOTALE  263  342

San Benedetto coopera con il Ministero dell’Ambiente

Il forum si è svolto a Trieste: Acqua Minerale San Benedetto di Scorzè (Venezia) e il Ministero italiano dell'Ambiente hanno stipulato un accordo volontario per la promozione di progetti comuni finalizzati all'analisi e alla neutralizzazione dell'impatto sul clima dell'acqua imbottigliata. Due gli obiettivi principali condivisi. Il primo è di garantire acqua minerale “a emissioni zero” di carbonio, contribuendo in modo significativo al raggiungimento da parte dell'Italia degli obiettivi del protocollo di Kyoto, con la riduzione del 6,5% delle emissioni di CO2 in atmosfera entro il 2012.
Il secondo è di costruire un "modello" virtuoso per il settore acque minerali dato che si tratta di produzione profondamente legata ad una risorsa naturale primaria.

Acqua minerale carbon neutral
L'accordo di collaborazione consentirà all'azienda - che ha svolto il ruolo di sponsor ufficiale del G8 Ambiente - di classificare il prodotto imbottigliato quale acqua minerale “carbon neutral” e al Ministero di identificare gli standard delle modalità di calcolo dell'impronta di carbonio (“carbon footprint”) per la sua neutralizzazione. L'azienda, inoltre, intende compensare le emissioni tramite l'acquisto di crediti di riduzione secondo gli standard volontari riconosciuti dalle leggi vigenti.
Gli interventi di riduzione saranno valutati nella loro fattibilità tecnica ed economica e poi selezionati per ciascuna delle attività del ciclo di vita del prodotto: dalla captazione dell'acqua di falda al trasporto del prodotto finito e all'eventuale smaltimento degli imballaggi.

Le iniziative pilota proposte da San Benedetto
Progetto Trigenerazione per la produzione di energia elettrica, vapore, acqua calda e fredda.
Ottimizzazione della climatizzazione degli impianti, mediante il recupero di calore del 30% delle aree di imbottigliamento dello stabilimento di Scorzè.
Ottimizzazione energetica degli impianti d'imbottigliamento, con la sostituzione di motorizzazioni con motori ad alta efficienza e installazione di inverter all'inizio per 6 impianti di imbottigliamento.
Progetto riduzione peso bottiglie, utilizzando meno PET, con conseguente riduzione di emissioni di CO2.
Progetto riciclo PET, con l'utilizzo di materie plastiche riciclate.

Coop presenta il secondo farmaco a marchio

Non mancheranno certo gli spunti di interesse dall'appuntamento fissato presso la sede della Lega nazionale delle cooperative a Roma il prossimo 26 maggio. In quell'occazione sarà presentato ufficialmente il secondo farmaco a marchio Coop, disponibile  dal prossimo 15 giugno sugli scaffali degli 89 CoopSalute, i corner aperti da Coop  in altrettanti punti vendita in tutta Italia e che si affiancherà all'acido acetilsalicilico (ovvero l'Aspirina) già venduta da tempo.
Nell’occasione saranno non solo illustrati i risultati raggiunti dopo la liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco, ma sarà chiarita anche la posizione di Coop sulle novità che potrebbero arrivare in materia. E si tratta di nuove, non molto rassicuranti per i fautori della libertà di impresa, perché in Parlamento sono state presentate proposte di legge tese a reintrodurre il monopolio delle farmacie. Ai lavori interverranno Vincenzo Tassinari presidente del Consiglio di Gestione di Coop Italia e  Aldo Soldi presidente di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori-Coop).

I Penny Bazar di M&S fanno il tutto esaurito in mezza giornata

I grandi magazzini britannici Marks & Spencer hanno festeggiato i 125 anni di attività con un'iniziativa di grande successo che ha richiamato le origini del retailer inglese, quando per sbaragliare la concorrenza aveva coniato la formula “tutto a un penny”.

Nei 300 pdv M&S, sono state allestite delle aree Original Penny Bazaar con un assortimento di ben 60 item -mug, boxer, articoli di pelletteria, calzettoni, gemelli, dolci ecc- al prezzo fisso di un penny.

Entusiastica l'accoglienza del pubblico: basti pensare che mercoledì 20 maggio, davanti al flagship londinese Marble Arch di Oxford Street, alle 5 del mattino c'era già una coda di oltre un migliaio di persone, che alle 9 del mattino -quando Sir Stuart Rose, executive chairman dell'insegna ha tagliato il nastro del bazar affiancato dalla ex modella Twiggy- si sono azzuffate per accapparrarsi gli articoli in promozione.

Risultato: ben 174 negozi hanno esaurito tutta la merce del bazaar durante la prima ora di apertura e i restanti entro l'ora di pranzo. Su tutta la rete, nella mattinata sono state servite 900.000 persone, pari al triplo dei visitatori solitamente registrati in un normale mercoledì mattina. Complessivamente sono stati venduti 2 milioni di articoli, con una media di 60 articoli al secondo.

Functional food: il primo fu uno yogurt

Aiutano a mantenersi in salute e a vivere meglio. Ricchi di sostanze attive (dai fermenti lattici agli antiossidanti, dai minerali alle vitamine) oppure arricchiti con ingredienti funzionali (come fitosteroli e Omega 3), i functional food sono i protagonisti dello scenario alimentare del terzo millennio.
In Italia, secondo uno studio di Bain&Company, dopo anni di continua crescita, nel 2007 hanno sfiorato i 6 miliardi di euro di giro d'affari conquistando l'8% del giro d'affari del food&beverage italiano, a un solo punto percentuale di distanza dai prodotti tipici.

Il ruolo di spicco giocato dal lattiero-caseario
Il segmento più importante del mondo dei functional food è quello degli “yogurt salute”, sia da bere sia al cucchiaio: secondo i dati elaborati da IRI relativi al 2008, in gdo sono cresciuti in un anno del 6,3%, arrivando a 560 milioni di euro di vendite, pari al 4% circa dell'intero settore lattiero-caseario italiano. Del resto, proprio all'Italia viene riconosciuto il merito di essere stata il paese pioniere in questo campo: infatti il primo yogurt funzionale probiotico lanciato in Italia risale addirittura agli anni '80.
Da allora la ricerca ha fatto passi da gigante e la gamma dei prodotti lattiero-caseari prebiotici, probiotici e simbiotici si è notevolmente ampliata, offrendo prodotti creati specificamente per rispondere a esigenze diverse dei consumatori: dalla regolarità intestinale al miglioramento delle difese immunitarie al controllo del colesterolo.
Non solo: tra i nutrizionisti si sta facendo strada anche una filosofia scientifica che ritiene i prodotti lattiero-caseari come alimenti funzionali "naturalmente ricchi" perché le loro proprietà funzionali sono riconducibili a composti naturalmente presenti nell'alimento, come i fermenti lattici ad esempio.

Sul tema, un convegno a Tuttofood
A fare il punto sui functional food, delineando lo scenario italiano, analizzando le case history più significative, approfondendo i filoni di ricerca e il quadro normativo europeo, sarà il convegno “L'industria alimentare italiana e gli alimenti funzionali: la tradizione presenta il benessere”, che si terrà giovedì 11 giugno a Fieramilano in occasione di  Tuttofood.  L'incontro costituisce la prima delle iniziative che le Organizzazioni del Sistema Confindustria realizzeranno in vista dell'Expo Milano 2015 dedicato al tema dell'alimentazione. “Siamo orgogliosi di poter portare a questo evento la testimonianza di Assolatte, che è particolarmente significativa, visto che il lattiero-caseario è il settore più rappresentativo nell'universo degli alimenti funzionali -commenta Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte-. Le industrie del settore lattiero-caseario italiano hanno investito da anni in questo settore, promuovendone lo sviluppo e creando prodotti che hanno saputo soddisfare le esigenze di target diversi di consumatori italiani”.

Apre Eurocarne: si prevede un 2009 comunque positivo

Questa mattina a Verona si è aperta la 24ª edizione di Eurocarne, il salone internazionale delle tecnologie per la lavorazione, conservazione, refrigerazione e distribuzione delle carni. Il settore vale 60 miliardi di euro, di cui 24 alla voce export.

Emilia Arosio, presidente di Assofoodtec, dichiara che "il 2008 è stato
positivo per il settore delle macchine e delle tecnologie per la
lavorazione della carne. Per quanto riguarda il 2009, siamo più cauti, ma nel complesso lo
consideriamo positivo".

Per quanto riguarda le prospettive future, per le varie tipologie di carne bovina, suina e avicola, secondo Aldo Muraro presidente di Una (Unione
nazionale avicoltori) la carne del futuro sarà sempre più
avicola.  Infine, per Renzo Fossato Uniceb e Ugo Sassi Gran Suino Padano, l'importante è che qualunque sia il tipo, essa deve controllata e certificata: dunque l'etichettatura potrebbe essere una soluzione vincente, per i produttori e per il consumatore.

Eurocarne è una manifestazione internazionale leader in ambito europeo,
con 338 espositori, di cui il 32 per cento esteri, e oltre 80
delegazioni da Europa centro-orientale, Sud America, Asia, Russia, Cina
e Medio Oriente.

Selex punta sulla private label e realizza un +2,8% da inizio 2009

Le private label sono ormai familiari al consumatore, che sempre più ne privilegia l'acquisto. Un fatto confermato anche dai dati presentati lo scorso 20 maggio alla Convention Marche Commerciali Selex svoltasi a Milano, che evidenziano una crescita del 50%, negli ultimi due anni, della marca privata del Gruppo.
“Lo sviluppo della marca commerciale- come ha spiegato Marcello Cestaro, presidente del Gruppo- è al centro delle nostre strategie. I prodotti Selex rappresentano il cuore  dell'assortimento nei  nostri supermercati e ipermercati di tutta Italia, l'elemento trainante e distintivo per garantire ai  clienti il miglior rapporto qualità-prezzo. I risultati raggiunti fino a oggi confermano la validità di questa nostra impostazione”.
Nel 2009 grazie anche alla riduzione dei costi di alcune materie prime, Selex ha ribassato i prezzi di vendita su oltre il 50% dei propri prodotti a marchio, soprattutto quelli ad alta rotazione e di acquisto quotidiano. “Questo -- ha sottolineato Riccardo Francioni, procuratore generale di Selex-  insieme a un'intensa attività promozionale focalizzata sulla marca commerciale, ci permette di raggiungere i nostri clienti con un'offerta davvero competitiva”.
Il Gruppo Selex conta più di 2.000 referenze a marca privata e, entro il 2011, ne inserirà altre 500 rafforzando la sua presenza in  comparti strategici, come l'ortofrutta a filiera controllata e il non food, ampliando anche il portafoglio prodotti delle linee speciali, come Selex Più e Selex Convenienza.

I numeri di Selex
Nel corso della Convention sono stati presentati i dati di IRI relativi alle vendite del Gruppo Selex LCC nei primi quattro mesi di quest'anno, che evidenziano un aumento, a parità di rete di vendita, del + 2,8%, contro una media di mercato del + 0,6% e del +11,5% a rete corrente, cioè comprese le nuove aperture, rispetto a una media del +3,8%.
Selex ha chiuso il 2008 con un fatturato di 8.200 milioni di euro, raggiungendo una quota di mercato della distribuzione nazionale dell'8,4%.
 

Confindustria: contro la crisi servono le liberalizzazioni

Il dato del Pil a -5,9%, per quanto non inatteso dagli analisti, è arrivato come una doccia fredda su chi si aspettava un rallentamento della dinamica della crisi: proprio da questo numero è partita Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, nel suo atteso intervento di chiusura de L'Incontro Nielsen. Un discorso denso di spunti su come affrontare una crisi che si potrà superare soltanto con politiche  economiche forti da parte del Governo, come il supporto all'innovazione e una reale apertura di tutti i mercati oggi protetti alle liberalizzazioni, comprese energia, finanza, telecomunicazioni e distribuzione, mentre alle imprese toccherà il compito di dimostrarsi sempre più proattive  per affrontare la stagione del cambiamento.

Priorità ambientali
Per Marcegaglia l'intervento, per quanto non coordinato in maniera ottimale, dei governi e delle banche centrali, è riuscito a limitare i danni potenziali di uno tsunami finanziario che comunque è destinato a non lasciare più nulla come prima e che costringerà l'economia italiana a una lunga rincorsa per il recupero. Due i principali driver di sviluppo su cui si dovrà concentrare nei prossimi mesi l'azione delle imprese. Il primo è il rispetto dell'ambiente, contenendo l'utilizzo di risorse energetiche inquinanti e non rinnovabili. Le industrie italiane hanno già un comportamento più virtuoso dei concorrenti di altri paesi, ci sono però notevoli spazi di miglioramento, anche a parità di tecnologia produttiva. Serve però un accordo globale per non lasciare un ingiustificabile vantaggio competitivo a chi invece pur di risparmiare non intende mettere in pratica comportamenti virtuosi.

Scenari geopolitici
Il secondo aspetto su cui si dovranno focalizzare le imprese, almeno quelle export oriented, è prendere atto che la geopolitica subirà un cambiamento epocale. Gli Usa a lungo non potranno più essere il motore dello sviluppo, perché i loro consumi, pompati dal credito facile, rimarranno stagnanti; nel mondo però ci saranno nei prossimi anni 500 milioni di nuovi consumatori “affluenti” e saranno tutti in Asia o nell'Europa del Nord. Nel 2007, l'Italia è diventato il secondo esportatore extra Ue dopo la Germania. Il compito è quello di mantenere questo risultato orientando adeguatamente la bussola del business.    

Energia pulita per 25 pdv di Coop Adriatica

Un piano da 16 milioni di euro per portare il fotovoltaico in 25 punti di vendita in Emilia Romagna, Veneto, Marche e Abruzzo entro la fine del 2009, e produrre così 3,75 milioni di chilowattora di energia pulita all'anno: l'equivalente della piantumazione di circa 2.700 alberi. È l'investimento varato da Coop Adriatica per la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico nelle quattro regioni in cui opera: i pannelli occuperanno una superficie complessiva di circa 56.000 mq e, nell'arco dell'anno, consentiranno di abbattere di 1.880 tonnellate le emissioni in atmosfera di anidride carbonica.

Dei 25 impianti previsti, 14 sono già stati realizzati: si tratta di quelli a Villanova di Castenaso, Pianoro, Calderara di Reno, San Giovanni in Persiceto, San Ruffillo, Ozzano Emilia, Zola Predosa e Cento in provincia di Bologna; Ravenna e Rimini; Schio (Vi); San Benedetto (Ap), Jesi (An) e Civitanova (Mc).
Ai quali entro dicembre se ne aggiungeranno altri 11: si tratta delle strutture di Budrio, Granarolo e San Lazzaro di Savena nel Bolognese; Forlì I Portici, Faenza via Fornarina e ipercoop Le Maioliche in Romagna; San Donà di Piave, Vittorio Veneto e Costa di Rovigo in Veneto; Ascoli Piceno nelle Marche e San Giovanni Teatino (Ch) in Abruzzo.

Un display informa sui benefici ambientali
L'impianto più grande tra quelli già in funzione è stato inaugurato ieri al Centronova di Villanova di Castenaso, alle porte di Bologna. La struttura -che ha comportato investimenti per oltre 2 milioni di euro- è composta da 1.680 pannelli, collocati sopra il tetto del parcheggio della galleria commerciale, per una superficie di circa 5.700 mq. L'energia prodotta, destinata ad alimentare parte dei consumi dell'ipercoop, sarà di 340 mila chilowattora all'anno, e abbatterà di 170 tonnellate le emissioni di CO2: come se si piantassero 240 alberi.
Per consentire ai cittadini di verificare i benefici prodotti, nella piazza centrale del Centronova è stato collocato un display, con un contatore aggiornato in tempo reale, che evidenzia la quantità di energia elettrica prodotta, le tonnellate di anidride carbonica risparmiate e l'equivalente in alberi piantati.
A mano a mano, i display verranno collocati anche nei pdv già alimentati dal sole e in quelli dove verrà prossimamente installato il fotovoltaico.

Tesco rivede l’assortimento di Fresh & Easy

Un'aggiunta di 1.000 referenze alle 3.500 dell'offerta base, con l'inserimento soprattutto di prodotti low cost e di brand nazionali (dei quali continuano a non essere accettati i coupon), con un occhio attento alle preferenze della popolazione di lingua ispanica: parte da qui l'evoluzione che Tesco sta disegnando per Fresh & Easy, l'insegna attualmente a quota 120 pdv con la quale il colosso inglese è sbarcato a fine 2007 per conquistarsi una quota significativa del mercato, grazie a una mission focalizzata sulla disponibilità di prodotti pronti.

Alla ricerca del fine tuning con il consumatore
Nonostante le dichiarazioni dell'azienda parlino di semplice azione di fine tuning per soddisfare le nuove esigenze dei consumatori di fronte alla crisi, gli obiettivi prefissati sembrano più lontano.

La crescita dell'insegna, infatti, ha subito un rallentamento, in linea con la minore propensione alla spesa dei consumatori: così il traguardo dei 200 pdv, che doveva essere centrato entro il febbraio di quest'anno, è slittato al novembre del 2010, nonostante in alcune zone della California del Nord i pdv rimangano chiusi pur essendo già pronti a livello di attrezzature.
Inoltre, le perdite attese sono risultate di maggiore entità del previsto e si sono attestate sui 200 milioni di dollari.

Secondo il portavoce di Tesco, Jonathan Church, le difficoltà sono da attribuire soprattutto al mercato, visto che il format ha dimostrato di funzionare bene nelle zone non presidiate da supermercati e superstore, mentre nelle zone urbane arranca, forse anche perché la politica spinta nelle aperture ha fatto accettare anche location meno appetibili.

Le perplessità degli analisti
Per alcuni analisti questo indicherebbe una sottovalutazione delle caratteristiche del mercato americano e ciò potrebbe ripercuotersi sull'immagine per Tesco e sulle sue mire di espansione internazionale in Paesi lontani dalla mentalità inglese come Cina, India e Giappone.

Gdoweek incontra Carlo Petrini

La campagna UE sulla sicurezza alimentare si basa sull’Alto Adige

Conclusosi con successo il primo anno della campagna informativa UE volta a migliorare le conoscenze relative ai marchi di qualità europea, nel 2009 verranno messe in atto ulteriori misure per sostenere la diffusione delle informazioni per i marchi UE di qualità Igp e Doc, sinonimo di comprovata qualità e sicurezza.
In quattro paesi, Germania, Italia, Polonia e Repubblica Ceca, per spiegare il significato del marchio UE verranno usati tre prodotti testimonial: Mela Alto Adige Igp, Speck Alto Adige Igp e Vini Doc dell'Alto Adige.

Questo vuol dire che per il consumatore sono previste oltre 900 giornate di degustazione di prodotti, con marchio di qualità europeo, nei vari supermercati in Germania e Italia. Gli operatori, cioè rappresentanti commerciali, gli operatori gastronomici e della stampai, verranno invitati durante l'anno nelle città tedesche, italiane, polacche e ceche in occasione di degustazioni enologiche e seminari. Infine, durante un viaggio stampa in Alto Adige, i giornalisti tedeschi e italiani potranno conoscere direttamente sul posto i prodotti UE e la loro origine garantita da metodi di produzione tradizionali regolamentati da disciplinari tecnici di produzione.

Parmalat compra parte dell’australiana National Foods

Parmalat torna a comprare. Firmato l'accordo che prevede di acquistare l'attività di lavorazione di latte fresco dall'australiana National Foods per un controvalore di 40 milioni di euro. Il buon esito dell'accordo è soggetto al via libera dell'antitrust australiano.

L'acquisizione riguarda i due stabilimenti produttivi di Lidcombe a 10 km da Sidney e di Clarence Gardens nei sobborghi di Adelaide prevede anche le licenze per distribuire i prodotti nel New South Wales, South Australia e Australia Capital Territory.

National Foods negli ultimi 12 mesi ha fatturato circa 115 milioni di euro con brand come Pura, Dairy Farmers, Berri Juice (succhi di frutta), Yoplait (yogurt), Tasmanian Heritage (formaggi).

Comunicare al consumatore: è sempre un mix tra tecnologia e prossimità

La comunicazione verso i consumatori in ambiente retail è oggi più che mai soggetta a dinamiche complesse che invitano a una riflessione sui media e sulle tecnologie -il digitale in particolare- in grado di abilitare nuove forme di interazione. “Le tecnologie digitali hanno moltiplicato le possibilità di piattaforme e canali attraverso cui comunicare -afferma Cesare Massarenti, professore di Comunicazione e Sistemi Interattivi alla Facoltà di Sociologia dell'Università di Milano-Bicocca e di CrossMedia al Politecnico di Torino-. Al tempo stesso, questa pluralità di tecnologie ha posto grossi problemi alle strutture preposte alla concezione-produzione degli elementi comunicativi, che si sono trovate a dover gestire una complessità senza precedenti.

Una sfida acuita dal concetto di mobilità personale …

Oggi una persona in mobilità può ricevere su più sistemi di accesso (schermi, cellulari, smartphone, netbook, navigatori satellitari, console per videogiochi) messaggi, elementi comunicativi che in diversi modi sono collegati al retail. Se poi troviamo la modalità -e questa è una delle più grosse difficoltà a livello concettuale per le agenzie- di collegare il mondo in mobilità con l'affissione dinamica digitale entriamo in un ambito che riguarda al tempo stesso la comunicazione verso le persone (fornire indicazioni su come fermarsi in determinati luoghi o andare a cercare certi beni in luoghi specifici) e la comunicazione in loco, come il digital signage.

Entrambe queste forme rientrano in una logica di prossimità.

E' proprio sulla combinazione delle funzionalità e della specificità di ogni strumento che la comunicazione può diventare estremamente efficace. Coloro che sapranno costruire dei messaggi che spaziano sull'insieme di questi strumenti riusciranno ad attirare seriamente l'attenzione dell'end user e spingere all'acquisto.

Come giudica le implementazioni di digital signage nel retail italiano?

E' un mondo ancora molto difficile da decifrare, ci sono poche esperienze positive, molte dubbie e molte altre negative, tanto in Italia che all'estero. Nel nostro Paese si contano meno esperienze per cui risulta più difficile valutare la qualità dei risultati. Diverse esperienze di DS non hanno funzionato perché, per ammissione stessa di alcuni utilizzatori, non è stato capito lo strumento. A ciò si aggiunge il fatto di non aver compreso la relazione che intercorre tra pubblico e strumento, cioè come il potenziale compratore percepisce quello che gli viene mostrato.

Quali insegnamenti trarre dalle esperienze negative?

L'utilizzo dei video, ad esempio, non dà risultati probanti. Mostrare un video come se fosse una ripresa della pubblicità televisiva non funziona bene perché il tempo di attenzione degli shopper è brevissimo (tra 2 e 4 secondi), quindi uno spot di 15 secondi riprogrammato in negozio non ha alcun senso. Ciò vale a maggior ragione per la pubblicità digitale su grandi schermi in esterno o nelle stazioni, dove l'advertising basato sul modello degli spot lunghi non funziona assolutamente.

Passiamo ai casi di successo …

A livello internazionale spiccano i casi di retailer come Wal-Mart o delle catene di alberghi Accor o Hilton che hanno creato delle modalità comunicative molto efficaci. L'abilità è stata quella di combinare sugli schermi l'advertising con informazioni utili al cliente (meteorologia, eventi sportivi ecc) e che lo interessino immediatamente, non tanto i telegiornali. Non bisogna cadere nell'errore di riproporre la televisione all'interno dei punti di vendita: il retail non è un canale televisivo a circuito chiuso.

Su cosa puntare allora?

In primo luogo la comunicazione deve essere legata a quel determinato momento e a quello specifico spazio nel quale si trovano i consumatori. Ritorniamo, quindi, al concetto di comunicazione di prossimità.

Quali sono le forme di comunicazione digitale emergenti?

Sicuramente quelle legate ai navigatori satellitari e ai nuovi smartphone, per le quali si sta cercando ancora di costruire un linguaggio. Vedo questi strumenti come un intermediario tra la grande cartellonistica e il punto di vendita. Entrambe le modalità -navigatore/smartphone da una parte e cartellone elettronico dall'altra- vanno legate sotto il profilo comunicativo a quello che il consumatore vedrà nel negozio, magari attraverso associazioni di immagini. Se non si stabilisce questo nesso semantico, gli sforzi comunicativi si rivelano inutili.

E' il concetto di cross promotion applicato alla comunicazione in mobilità?

L'accortezza sta nel pubblicizzare non solo il prodotto che si trova nelle immediate vicinanze dello schermo ma anche qualcos'altro che può essere scaricato via Internet oppure inviato in qualche altra modalità.

Ci può fare un esempio?

Wal-Mart ha avviato da un anno un programma, dai risultati molto positivi, che mette a disposizione il download di musica e video a sostituzione della vendita di cd e dvd. Il relativo reparto è stato, di conseguenza, fortemente ridimensionato, diminuendo il numero dei titoli, e attivando una comunicazione ad hoc su display interattivi con la possibilità di scaricare film e mp3. Il cliente, tramite appositi schermi, può effettuare i suoi ordini e pagare direttamente a Wal-Mart. Un'impostazione del genere si può tranquillamente applicare anche agli e-book, i libri elettronici.

Un nuovo modo di comunicare implica anche un nuovo linguaggio?

Sicuramente. Una delle cose che mancano completamente nel digital signage è la riflessione sul linguaggio. Si parla principalmente di tecnologie, di difficoltà nel passare dalla carta al digitale per i grandi operatori della pubblicità outdoor, molto meno di come gestire il “tempo della comunicazione” oltre allo spazio, nel caso del digital signage. A differenza dei palinsesti televisivi, dove si ragiona su grandi numeri, nel DS il contatto, proprio per le ragioni legate alla prossimità di cui si parlava prima, è legato forzatamente a piccoli numeri, che poi diventando grandi se rilanciati in un'ottica di network estesi.

Un altro concetto che merita una riflessione è l'interattività. Non crede che, a volte, questo concetto venga usato in modo improprio?
L'interattività può essere estremamente utile in certe occasioni, soprattutto quelle in cui viene introdotto un elemento ludico. Significativo al riguardo un progetto partito in un grande magazzino di Helsinki, in via di replicazione a Melbourne e Montreal, dove i visitatori, nella zona d'ingresso, possono mapparsi un percorso di shopping; grazie a un sistema interattivo che permette di prendere fisicamente un simbolo o una foto dell'oggetto che si ricerca, di cui non si conosce l'ubicazione, e trasferirla sulla mappa del magazzino, l'oggetto va a piazzarsi automaticamente nella zona dove viene venduto. Non solo, viene anche indicato il percorso per arrivare a quell'area. Questa applicazione è la variante di una soluzione ideata per il turismo in Finlandia, dove le persone, all'uscita dell'aeroporto o della stazione hanno a disposizione un sistema analogo che permette loro di orientarsi molto facilmente in città.

Una soluzione semplice da usare. E' questa la strada?

La tecnologia deve essere totalmente trasparente e “invisibile”. La persona, quale che sia la sua competenza informatica, non deve trovare barriere ma un aiuto nella tecnologia.

Nestlé apre in Giappone un centro per la ricerca scientifica di base

L'inaugurazione del centro, che avverrà il 1° giugno, è inserita all'interno del programma congiunto di ricerca Food for Life, annunciato da Junichi Hamada, rettore dell'Università di Tokyo, e da Peter van Bladeren (in foto), direttore del Nestlé Science and Research Center. L'investimento, da parte di Nestlé, ammonta a circa 1 milione di franchi svizzeri in 3 anni, e prevede l'istituzione di un cattedra presso l'università giapponese, con trasferta di scienziati dal Nestlé Science and Research
Center
di Losanna (Svizzera).

Invecchiamento in salute
Il programma, che partirà il 1 giugno 2009, affronterà in ambito di
nutrizione e salute, temi di punta del XXI secolo come l'invecchiare in salute, con focus su
mobilità e capacità cognitive. Grazie alla condivisione di conoscenze
ed esperienze, questa ricerca getterà le basi scientifiche per lo
sviluppo di nuovi prodotti in grado di apportare benefici per la salute
dei consumatori sia in Giappone, sia nel resto del mondo.

Prima azienda non asiatica
Nestlé, presente in Giappone dal 1913, è la prima azienda non asiatica, nell'ambito nutrizione, salute e benessere, a contribuire al programma accademico dell'Università di Tokyo. Nestlé Japan possiede tre stabilimenti ed è particolarmente presente nelle categorie caffè, cioccolato, prodotti nutrizionali, oltreché pet food.

L’iper Auchan di Mestre introduce il self-shopping Joya di Datalogic

L'ipermercato Auchan di Mestre (Ve) ha introdotto cassaXpress, il nuovo servizio di self-shopping basato su
Joya, l'innovativo pod di Datalogic.
Prelevando il terminale Joya da uno dei 4 dispenser situati agli ingressi dell'ipermercato, il consumatore può dare inizio ad una shopping experience personalizzata. Tramite Joya è possibile, infatti, ricevere informazioni su quanto si sta spendendo durante, contenuti e offerte.
I clienti che utilizzano il servizio cassaXpress hanno a disposizione 24 casse automatiche di auto pagamento, per garantire un checkout rapido senza dovere togliere nessun prodotto dal carrello. Nel punto di vendita ci sono inoltre 12 casse self-checkout Cassamica e 20 casse tradizionali servite dall'operatore.

270 terminali disponibili

L'accesso al servizio cassaXpress è riservato ai possessori di Carta Auchan e Carta Accord: pagando con la Carta Accord, si potrà usufruire anche di uno sconto speciale del 5%, fino al 31 dicembre 2009, sul totale degli acquisti.
In totale sono 270 i terminali Joya a disposizione, caratterizzati dalla cover personalizzata con i colori scelti da Auchan. Un servizio in crescita destinato a toccare, a breve, la quota di 400 pod a completa disposizione della clientela, che potrà inoltre, rivolgersi alle hostess del servizio cassaXpress per qualsiasi consiglio.

Rifkin: “La condivisione sarà la nuova rivoluzione”

Dopo il carbone e il petrolio, sarà l'idrogeno a fare da propulsore per una nuova rivoluzione industriale, la terza, che entro 25 anni impiegherà una rete distributiva di questa fonte “verde” per creare energia elettrica condivisa, come accade per le informazioni su Internet. Questo parallelismo tra rete energetica e web sarà la base del nuovo modello di sviluppo necessario a cavalcare la “tempesta perfetta” cui siamo di fronte.

Un momento di crisi, ma anche di opportunità, soprattutto per l'Europa. L'economista Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends, spiega a Gdoweek: “La Commissione Europea e i presidenti dei 27 paesi membri si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas nocivi e ad aumentare l'efficienza energetica del 20%. E le aziende, vero motore del cambiamento, sono in prima linea per sfruttare al massimo le potenzialità offerte dalle energie rinnovabili”. Oltre 100 direttori generali di imprese europee e statunitensi hanno dato vita al Third Industrial Revolution Ceo Roundtable, di cui Rifkin è direttore, proprio per stabilire una relazione e un interscambio continuo con le istituzioni e lavorare insieme a un futuro più green.

Consigliere per l'energia del Presidente Barack Obama, Rifkin si sente investito di una missione importante verso gli Stati Uniti: sviluppare la cultura di questo nuovo modello di business, ancora piuttosto debole. “Il Presidente Obama ha la sensibilità per capire l'importanza di questo cambio di paradigma, ma non ha sufficiente storia alle spalle per sganciarsi da un modo di vedere convenzionale, da un approccio che prevede il trasferimento delle risorse tradizionali, come il petrolio, da Ovest a Est”. Per diventare davvero competitivi, nel nuovo modello di business, ogni paese deve essere in grado di produrre energia in maniera autonoma, così da creare una rete interconnessa di risorse: “Sono convinto che il Presidente Obama, che è stato eletto grazie a Internet, riuscirà presto a comprendere l'importanza di creare questa rete”, conclude, ottimista, Rifkin.

Pasta secca: specialità in primo piano

Il dato era scontato, dopo la grande evidenza che la stampa ha dato per mesi alla questione del rincaro dei prezzi: il mercato della pasta è cresciuto di oltre il 30% a valore. Meno prevedibile un altro dato ricavabile dall'analisi di IRI (con numeri aggiornati ad anno terminante a febbraio 2009): sono saliti anche i consumi (+1,7%), a riprova, da un lato, che le vendite di pasta sono anelastiche e, dall'altro, che, in epoca di difficoltà economica, il piatto di spaghetti rimane il miglior modo per saziarsi spendendo poco. I dati Iri segnalano un netto aumento delle vendite di prodotti a marchio d'insegna, trascinato non solo dall'economicità del prezzo, ma anche e soprattutto dalla qualità percepita. Non a caso la fascia premium inizia a essere presidiata dai retailer come, ad esempio, Carrefour (Terre d'Italia), Esselunga con Top e Conad (Sapori&Dintorni). La distribuzione geografica delle vendite conferma che i maggiori consumi (oltre il 35% a volume e oltre un terzo a valore) avvengono nel Sud e dietro questo fenomeno vi sono sia motivi culturali sia solide ragioni economiche: il minor reddito delle famiglie e il maggior numero dei componenti dei nuclei; la ripartizione territoriale del mercato giustifica il peso notevole (oltre il 20% a sia a valore che a volume) del libero servizio, proporzionalmente più forte nelle aree meridionali.

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Allegati

Pasta secca: specialità in primo piano
Mercato | Gdoweek 481 | 11 maggio 2009 |

GDOWEEK 483

SOMMARIO 483

Estendo propone un nuovo servizio SMALL

SMALL è un nuovo servizio di garanzia per piccoli elettrodomestici , cioè prodotti di valore compreso tra i 49 e i 250 euro che nei tre anni di durata dall’acquisto comprende:

- la protezione del danno accidentale per 60 giorni

- il servizio di pick up and return a domicilio
- la possibilità di riacquisto di un prodotto uguale o equivalente nel caso non sia riparabile.

Fino a poco tempo fa era molto difficile pensare di riuscire a proporre una garanzia per prodotti di prezzo inferiore a 250 euro. Estendo SMALL tende, invece, a proporsi a un mercato che offre grandi numeri e grandi possibilità di sviluppo.
SMALL 150 e SMALL 250 sono infatti garanzie ideate per piccoli elettrodomestici, navigatori satellitari, lettori multimediali, macchine fotografiche, videocamere e si aggiungono alla gamma già proposta da Estendo nel fornire assistenza tecnica a elettrodomestici, TV, Computer e tutti i prodotti del mondo digitale.

illycaffè, 2008 positivo

illycaffè archivia un 2008 positivo. I risultati di bilancio sono stati presentati all'assemblea ordinaria degli azionisti ed evidenziano un consolidato di 280 milioni di euro (+3,6% rispetto all'anno precedente). L'Ebidta è pari a 38,236 milioni di euro, in linea con quello del 2007; l'utile netto è di 8 milioni di euro (+13,1%). Il numero dei dipendenti nel mondo è passato da 747 a 783. Il peso complessivo delle vendite fuori dall'Italia è stato del 54% circa.

Le attività
Nel corso del 2008 è divenuta operativa la joint-venture con Coca-Cola attraverso la creazione della società Ilko Coffee International, per distribuire e promuovere a livello globale i prodotti in lattina “ready-to-drink” illy issimo. Inoltre è proseguita l'attività di lancio sui mercati internazionali del sistema a capsule Metodo Iperespresso, prodotto di punta dell'offerta illycaffè per l'espresso a casa. Sempre nel corso dell'anno è stato perfezionato l'acquisto del 50% della società Itaca, per potenziare le attività commerciali nel vending. La catena in franchising espressamente illy, ha superato quota 220 locali, dislocati in una trentina di Paesi.
Infine, l'Università del caffè - il centro di eccellenza che offre una formazione completa teorica e pratica ai coltivatori, ai professionisti dell'ospitalità e ai consumatori su tutte le tematiche attinenti al caffè - ha aperto 5 nuove sedi a Londra, Atene, Istanbul, New York e Bogotà che si sono aggiunte alle 9 già esistenti.

Nuova iniziativa Metro per i giovani talenti

Metro Italia continua la sua politica di sostegno alle iniziative enogastronomiche che valorizzano il territorio e i nuovi talenti. Così dal 19 al 23 maggio, diventa, diventa sponsor di Ristorerò, la manifestazione promossa dalla Confesercenti di Bergamo in memoria di Vittorio Cerea, il più noto e importante ristoratore della città nata per individuare e lanciare nuovi talenti.

"Sul tema dell'alimentazione di qualità Metro non può mancare -precisa Dominique Minnaert, direttore generale di Metro Italia-. Con la nostra partecipazione oltre che ricordare uno dei nostri clienti più prestigiosi, vogliamo sostenere l'offerta del territorio in modo che le eccellenze enogastronomiche locali diventino una fiorente ricchezza turistica".

In Italia Metro è presente con 48 magazzini in 16 regioni.

Mom&Kids identifica le cinque mamme tipo

Dimmi che mamma sei e io ti dirò come consumi. FutureBrand ha presentato i risultati di Moms&Kids,  una ricerca effettuata su un campione di 1.030 donne di età compresa tra 25/49 anni con figli tra gli 0 e i 10 anni, in 4 diversi Paesi (Italia, Giappone, Usa, UK e Olanda).
La ricerca, svolta con il metodo della domanda con risposta sollecitata, ha esplorato l'interesse e la disponibilità del campione di donne-madri verso se stesse, il compagno, i figli, l'educazione, le vacanze, le marche, lo shopping, gli hobbies e le scelte alimentari.

Le cinque tipologie
Sono emerse cinque diverse tipologie di mamma, che corrispondono ad altrettanti stili di
consumo:

- la celebrity type (10%), la madre modaiola che ha come maggiore interesse lo status benestante e mostrarsi un modello aspirazionale per le altre donne. Compra roba di lusso anche per i bambini, vuole essere notata. È interessata a tenere un rapporto di complicità con il marito.
- la impulse type (22%), la madre istintiva che incentra i suoi maggiori sforzi verso una vita ampia di relazione, soprattutto con altre mamme. Piuttosto giovane ha smesso di studiare dopo le superiori. È facilmente influenzabile e va pazza per le promozioni.
- la natural type (22%), la madre intelligente che privilegia la semplicità. Sia lei sia il marito sono laureati. Mette in primo piano le cose che contano. Si preoccupa degli altri e dell'ambiente. Condivide con il marito interessi e passioni.
- la economy type (23%), la madre formica che come interesse prevalente stabilità e sicurezza. Giovane e casalinga, pensa al futuro. La principale occupazione è di trovare il modo di spendere meno. Scarsa attenzione alla qualità.
- la unconcerned type (23%), la madre passiva di fatto disinteressata verso tutto quello che la circonda. Non ha un'istruzione elevata e il reddito è basso. Consumatrice passiva, tradizionalista, non segue le mode al limite copia le altre mamme. Guarda molto la TV.

Da queste tipologie seguono poi che caratteristiche hanno i figli, il loro stile di vita, il canale più adatto ad essi per l'acquisto di prodotti, la modalità di comunicazione più efficaci.
La conclusione, comune a tutti e 5 i tipi, è che comunque tutte le mamme condividono il desiderio di poter mollare tutto ogni tanto e prendersi cura di sé.

L'azienda
FutureBrand opera nella consulenza di marca con una presenza globale
garantita da 24 sedi in 18 diversi Paesi e ha come mission aiutare i propri clienti a creare marche forti. Con
una gamma completa di servizi, che spaziano dalla definizione del posizionamento della
marca alla corporate identity, dal  packaging design al naming.

A Malta apre il primo upim home

In linea con i processi di extention di reparto che variety e department store stanno vivendo negli ultimi tempi, anche Upim ha deciso di trasformare in stand alone il proprio reparto casa, progetto già allo studio da qualche tempo. 
Il primo pdv upim home ha aperto nei giorni scorsi a Malta, nella città di Gozo in uno spazio di 150 mq diviso per tipologie di spazio abitative; l'assortimento è composto da mobili, tessile casa, complementi di arredo e accessori per la cucina e il bagno, con item anche della collezione Croff, inserita nell'offerta della catena dallo scorso ottobre.

“La casa è uno dei settori che contraddistingue da sempre Upim, con un'offerta di oggetti arredamento non solo belli e durevoli, ma che si presentano come elementi dell'ambiente domestico in grado di accogliere emozioni, dare protezione  suscitare meraviglia, come sottolinea il nostro claim”, precisa l'Ad Luca Rossetto, che pensa anche in Italia a stand alone con l'insegna upim casa.

Del resto,  upim  si posiziona già tra le prime dieci catene italiane del settore casa, che rappresenta più del 14% del fatturato globale.

Per quanto riguarda lo sviluppo all'estero, l'apertura a Malta conferma la validità della
partnership con il Gruppo Michele Peresso, grazie alla quale è stata possibile l'apertura
del primo pdv lo scorso marzo; a breve, a questa si aggiungeranno altri 2 store.

IBM, soluzioni per un mondo più intelligente

Il nostro mondo e i nostri sistemi stanno diventando sempre più intelligenti e non solo in senso metaforico: le nostre strade possono essere meno trafficate, l'acqua meno inquinata e più disponibile, le cure mediche più efficaci e meno costose, il cibo più sicuro e tracciabile”. Kevin Bishop, IBM Marketing &Communications Vice President Northeast Europe, ne è convinto, e vede davanti a sé un mondo in cui l'intelligenza sta permeando sistemi, processi e infrastrutture che permettono di sviluppare, produrre, comprare, distribuire e vendere qualunque tipo di prodotto. Grazie a una rete di interconnessioni sempre più profonde, tutti i dati a disposizione delle aziende possono essere trasformati in tempo reale in indicazioni basilari per il miglioramento degli oggetti di uso quotidiano e del nostro modo di vivere.

Anche il retail è interessato da questa trasformazione?

Tutti i settori si stanno evolvendo e niente è più dinamico e aggiornato del modo in cui vendiamo e compriamo: dall'agorà dell'antica Grecia ai moderni superstore, i mercati sono sempre stati il barometro più sensibile dei cambiamenti sociali ed economici. Tuttavia, oggi, il modello comune di retail è in difficoltà: le perdite si aggirano sui 40 miliardi di dollari all'anno, pari al 3,5% delle vendite, a causa di inefficienze della supply chain. Anche nell'industria alimentare si registrano enormi sprechi, quantificabili in 48 miliardi di dollari ogni anno solo negli USA, senza contare le inefficienze generate dai cosiddetti “food miles”: migliaia di chilometri lungo cui viaggiano i prodotti prima di raggiungere il mercato su cui saranno venduti.

Ci sono conseguenze dirette sui comportamenti di consumo?
Certamente. Un recente studio condotto da IBM Institute per Business Value su 30mila consumatori mostra come l'ansia per la crisi economica spinge ad appoggiarsi sempre più alle insegne di fiducia, da un lato, e a prendere in considerazione nuove possibilità, dall'altro. Saranno quindi solo i retailer in grado di attivare strategie reali e concrete a mantenere una posizione di leadership, mentre la gran parte dei player attuali è ancora ferma su un modello ormai superato.

Quali sono, quindi, le tre direttive principali lungo cui muoversi?

È il nuovo modello economico mondiale a chiedere al sistema di adattarsi a catene logistiche globali, nuovi modi e location inedite -fisiche e virtuali- per interagire con un consumatore più attento e “sveglio”. Dovrà essere un modo di fare business interconnesso a ogni livello, così che il sistema possa essere rimodellato sulle indicazioni dei consumatori in ogni momento, dal design del prodotto alla sua distribuzione. E poi tracciabile e misurabile, e intelligente, così da consentire la trasformazione di una quantità enorme di dati in valore reale, in tempo reale.

Per ripartire, gli economisti consigliano di investire in infrastrutture

Dinamiche  e trend dell'economia globale  e italiana. Sono stati in sintesi gli argomenti trattati nella prima mattinata della tre giorni di conferenze de L'Incontro Nielsen 2009. A coordinare gl'interventi di alcuni accademici e di un manager il professor Roberto Ravazzoni dell'Università di Modena.
La kermesse è iniziata con le considerezioni di Andrea Boltho, Fellow Tutor in Economics de The Magdalene College of Oxford che ha paragonato l'attuale situazione congiunturale mondiale con due grandi crisi del passato: il New Deal e il crollo del sistema bancario scandinavo degli anni 90.

Ciclicità e cupidigia
“Cupidigia” è la parola chiave utilizzata da Boltho per spiegare le cause dell'estrema debolezza dei mercati internazionali e in particolare di quello americano e cupididigia è anche il cavallo su cui puntare per uscire dalla recessione. Infatti, il professore ha dimostrato come la fase di flessione odierna sia iniziata nel mercato immobiliare statunitense a causa della smodata concessione di mutui sub. Agevolazione  creditizia che, in concomitanza con gli sbalzi di prezzo di petrolio e materie prime, ha determinato la caduta dei titoli finanziari nelle borse di tutto il mondo: “Le crisi sono cicliche e durano mediamente un triennio -ha detto l'economista keynesiano-. Potrebbe andare anche peggio, ma le manovre fiscali di alcuni Paesi dimostrano una possibilità di ripresa”. In questo senso, non ha precedenti storici la politica economica della Cina che nel breve periodo ha deciso di investire  circa il 6% del suo pil per incentivare la crescita.

La situazione italiana
Focus sull'Italia per Francesco Daveri, professore ordinario del dipartimento  di economia dell'Università di Parma: “Purtroppo non è vero che in Italia la crisi sia inferiore rispetto quella di altri Stati -ha spiegato il docente-. Infatti, nel nostro Paese la contrazione del Pil rispetto all'anno scorso si attesta al -4,5% contro il -3% di media dell'area euro. Percentuale, quella dello stivale che ammonterebbe al -20% se proiettata a ritroso negli ultimi 15 anni:
“L'Italia è carente negli investimenti in tecnologia -ha detto Daveri-  elemento che ha , invece, garantito una netta ripresa del pil in Irlanda e Finlandia”.

Il web e le connessioni
Dello stesso avviso Kevin Bishop, Marketing & Communication Vice President Northeast Europe di IBM, durante il suo intervento ha stimato che entro il 2011 saranno 2 miliardi le persone con accesso al web: “Grazie a una rete di interconnessioni tra infrastrutture sempre più intense -ha detto Bishop- i dati a disposizione delle imprese possono essere impiegate per ottenere informazioni al fine di migliorare la vita delle persone”. L'innovazione  che invertirà le tendenze negative dell'economia globale.

L’Incontro Nielsen 2009 fotografa il cambiamento

L'economia dell'esperienza modifica i rapporti tra i soggetti della business community e il modo con cui avvicinare con profitto il consumatore contemporaneo. La 25esima edizione de L'Incontro Nielsen, in svolgimento al Forte Village di Santa Margherita di Pula (Ca) fino al 16 maggio, incentra la sua attenzione sul cambiamento in atto nel modo di fare business, sulle modalità con cui industria e distribuzione possono uscire da questa fase e su come la politica può accompagnare e facilitare questa rivoluzione. Tra linguaggi alternativi e un approccio più evoluto al modo di produrre e vendere, nonostante la crisi economica in atto scenari foschi per il futuro a breve. Tre giorni di lavori in terra sarda, incentrati sulle relazioni virtuose possibili tra i vari soggetti economici, che si snoderanno tra i contributi dell'economista Jeremy Rifkin e la sua terza rivoluzione industriale all'idrogeno, introdotto da Stefano Galli, Ad di The Nielsen Company, tra le richieste del mondo imprenditoriale portate avanti da Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, e le risposte della politica per bocca di Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione che parteciperanno agli incontri in programma, insieme ad esponenti del mondo accademico, della distribuzione e dell'industria di marca.
Gdoweek seguirà tutto lo svolgimento de L'Incontro Nielsen con il suo Daily, quotidiano realizzato e distribuito durante la manifestazione, mentre Il Sole 24 ORE Business Media, con le sue due testate Gdoweek e Mark Up, dedicherà ai 500 manager intervenuti, in rappresentanza di 250 aziende leader della produzione di beni di consumo, media, servizi e nuove tecnologie, una mostra multimediale incentrata sull'evoluzione del mondo del retail.

Da ProCarton sensibilità ambientale e tutela dei soggetti deboli

Pro Carton presenta a L'Incontro Nielsen 2009 una mostra interattiva che racconta l'approccio degli ipovedenti al packaging e l'attenzione che l'industria di marca mette (o dovrebbe mettere) nella realizzazione di aperture facili e nell'uso di materiali confortevoli, per chi non può contare in maniera completa sull'uso dei 5 sensi.
Nata sulla base dei risultati di una ricerca realizzata in collaborazione con il Politecnico di Milano, la mostra coinvolgerà i partecipanti al Convegno in una sessione di prova al buio di riconoscimento delle confezioni e di apertura e chiusura delle stesse, per sensibilizzare sul tema, che sarà oggetto anche di una relazione tenuta da ProCarton durante la 3 giorni sarda.
“Il nostro obiettivo è spiegare che si può investire in modo intelligente su un packaging che lavori in un'ottica di servizio, migliorando la vita quotidiana di un numero crescente di persone”, precisa Piero Capodieci, presidente di Pro Carton. Che si dice ottimista e fiducioso sul mood attuale e crede nella ripresa, capace di aprire buone prospettive anche per il mercato del cartone e cartoncino, dal momento che le vendite dei prodotti che utilizzano questi materiali come imballo sono calate a fine 2008 e nella prima parte dell'anno per la riduzione delle scorte, e non tanto dei consumi. “La situazione non potrà che migliorare nel corso del 2009, anche se alcune dinamiche di consumo saranno cambiate per sempre: c'è una nuova scala di priorità, in cui il consumatore attiva un ripensamento delle spese inutili e si concentra anche sulla portata 'etica' del suo acquisto”. Anche in considerazione della crescente attenzione che industria e distribuzione dimostrano per i temi dell'ecocompatibilità, del risparmio energetico e dello smaltimento dei rifiuti: “Oggi la sensibilità ambientale sta diventando un elemento di differenziazione, soprattutto per le insegne, che hanno saputo cogliere, oltre al riscontro positivo in termini di immagine, l'importanza dei risparmi che questo approccio consente, sul fronte logistico e degli imballaggi, per esempio”.
Capodieci, infine, guarda al futuro convinto che lo scenario di crisi e turbamento attuale si sia quasi completamente normalizzato, ma con qualche preoccupazione: “Gli interventi degli Stati e i piani programmatici fissati durante il G20 hanno dato un senso di tranquillità generale, ma per le imprese di produzione probabilmente il peggio deve ancora venire: non ci sarà meno rigore sull'erogazione di credito, e dal momento che le società italiane -soprattutto quelle che lavorano con beni di investimento- sono sottocapitalizzate, si potrebbero verificare chiusure e tagli”.

Gdoweek incontra Paolo Barberini

Antegnate Shopping Center

Il commercio elettronico è fermo ai valori del 2008

Turismo fermo e crescita delle vendite di abbigliamento. Questa è una delle tendenze attuali dell'e-commerce in Italia così come emergono dall'Osservatorio B2C del Politecnico di Milano presentato presso l'evento organizzato da Netcomm (il Consorzio del commercio elettronico italiano).
Lo scorso anno il fatturato dell'e-commerce è cresciuto del 18% sul 2007, arrivando a quasi 6 miliardi di euro (5,914 nello specifico), costituiti per il 55% dal turismo online, per il 21% da servizi come ticketing e ricariche, per il 9% da informatica ed elettronica, per meno dell'8% dalle assicurazioni. Si tratta di un valore assoluto di poco inferiore a quanto era stato previsto ad ottobre, prima della grande crisi, ma comunque positivo alla luce di ciò che è seguito.

Il "polso" del 2009
L'andamento registrato per i primi tre mesi del 2009, infatti, è a crescita zero: 1.280 milioni di euro di fatturato, come nel 2008. Non che ci si potesse aspettare un trend molto diverso e anche Alessandro Perego, responsabile scientifico Osservatorio B2C, lo conferma: “Il dato è in linea con le nostre aspettative e anche con la situazione internazionale”. Le previsioni sono logicamente piatte per tutto il 2009: attualmente il Politecnico stima un modesto +0,4% di crescita in valore, ma il dato potrebbe cambiare molto quando sarà presentata, il prossimo ottobre, la prossima edizione dell'Osservatorio B2C.
Questo, tuttavia, non significa che il commercio elettronico rallenterà nel complesso: diminuirà del 10% lo scontrino medio, passando dai 250 euro del 2008 a 225 ma, per contro, è atteso un aumento del 10% delle vendite in volumi. Una speranza è alimentata dall'opinione delle aziende interpellate dall'indagine del Politecnico, che per l'80% si dichiarano fiduciose in un incremento del proprio giro d'affari online. Inoltre, c'è la linfa che potrebbero portare le vendite all'estero, attualmente pari al 17% del totale ma attese in crescita del 20%.

Dominano i servizi, crescono i prodotti
Se l'utenza nostrana del Web continua a essere restia nell'acquistare sulla Rete (solo 5,6 milioni di persone hanno vissuto l'esperienza almeno una volta), anche l'offerta italiana di siti di e-commerce persevera nella propria generale arretratezza. Vi sono casi di eccellenza messi in campo da aziende che da anni operano del settore, sottolinea Perego, ma in linea generale gli operatori nel nostro Paese sono ancora pochi e, soprattutto, balza all'occhio l'assenza dalla Rete della grande distribuzione con particolare riferimento a quella food, settore dove solo 1 azienda su 10 opera online.
Sarà anche per questo motivo che in Italia sulle vendite Web continuano a prevalere i servizi (nel 2008 sono stati il 68% del totale) mentre alcuni prodotti non sono acquistati affatto. “I consumatori non comprano i prodotti semplicemente perché non li trovano; provate ad acquistare dei mobili online e vedete se ci riuscite”, commenta provocatoriamente Perego.
I dati del primo trimestre 2009 segnalano tuttavia un cambiamento nel paniere italiano degli acquisti online: diminuisce il fatturato dei servizi (-3% per il turismo) e si muovono in controtendenza molti beni tangibili: +4% per informatica ed elettronica, +19% per editoria e audiovisivi e, come si accennava, un netto +36% per l'abbigliamento, che segnala la vitalità del modello di comportamento degli italiani e anche una tendenza all'evoluzione dell'offerta.

Italian Food Excellence

dmc

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