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Avvicendamento al vertice di Conai

Dal 1° gennaio di quest'anno Walter Facciotto assume la carica di direttore generale di CONAI, Consorzio Nazionale Imballaggi, subentrando a Giancarlo Longhi, di cui è stato vice a partire dal 1999.

Walter Facciotto ha maturato la sua esperienza nel mondo del packaging in oltre 25 anni di attività, principalmente nel settore cartotecnico e del cartone ondulato per il quale ha ricoperto, per diversi anni, incarichi associativi sia nazionali sia internazionali. Sulla base dell’esperienza acquisita, che si è poi estesa anche agli altri materiali, ha inoltre contribuito, sin dall’inizio, alla definizione e all’affermazione del modello italiano di gestione dei rifiuti di imballaggio, rappresentato dal sistema consortile CONAI.

Deloitte conferma Wal-Mart leader mondiale

Ammonta a 3.800 miliardi di dollari il giro d’affari dei 250 big retailer internazionali censiti dallo studio "2010 Global Powers of Retailing" di Deloitte nell’anno fiscale 2008, con una crescita del  5,5%. I margini netti, però, sono scesi dal 3,7 al 2,4% a causa della recessione mondiale, che affonda le sue radici nel 2008.
Il rapporto evidenzia che i due terzi dei 184 retailer che hanno reso noti i risultati relativi agli utili 2008, hanno registrato un forte decrescita del margine netto, distinguendo tra i retailer europei, che hanno ridotto la redditività dal 4,1% al 2,7% del 2008, mentre quelli nordamericani hanno subito un calo inferiore passando dal 3,6% al 2,4%.

Le top ten
Lo studio Deloitte che, come ogni anno, stila la classifica dei migliori 250 retailer in base al loro volume d’affari, conferma al primo posto il colosso statunitense Wal-Mart (405,6 milioni di $, con crescita del 9,4%) e al secondo quello francese Carrefour, pur con un fatturato di tre volte inferiore, ovvero 129,8 milioni di $ (+4,3%). Al terzo posto, inverdendosi di posizione con Tesco (+12%), sale Metro (+4,8%).
Guadagna due posizioni Schwarz, ora al quinto posto ((+12,3%), seguito da Kroger (+7,2%) e da Home Depot (+1,9%), che perde due posizioni. Costco (+11,2%) sale dal nono all’ottavo posto, tallonato da Aldi (+5,1%), che guadagna una posizione, mentre al decimo si trova Target (+6,1%), registrando una perdita di due posizioni.

La classifica italiana
Davvero buone le performance sviluppate da 5 dei 6 retailer presenti nella classica dei 250 big.
Coop passa dalla posizione 52 alla 46, mentre Conad si colloca 69simo con un guadagno di 8 posizioni.  Esselunga sale di 7 posizioni e diventa il 114simo big, e Pam raggiunge il 205simo posto guadagnando ben 22 posti, mentre Finiper sale al 224simo salendo di 14 posizioni. Performance negative invece per Luxottica che perde 8 posizioni ed è ora 182sima.

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Gdoweek | 13 gennaio 2010 |

Lavazza si rafforza nelle bevande calde con l’acquisizione di Ercom

Prima delle festività natalizie, Lavazza ha firmato il contratto preliminare di acquisto di Ercom S.p.A., società che opera sul mercato internazionale con i marchi Eraclea, Dulcinea e Whittington.

Il perfezionamento dell'operazione -previsto nei primi mesi del 2010- è condizionato all'approvazione da parte dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
L'accordo vede, quale venditore della maggioranza, Alicros SpA -finanziaria che fa capo alla famiglia Garavoglia, che controlla anche il gruppo Campari- insieme agli azionisti storici di Ercom.
I venditori sono stati assistiti, per la parte finanziaria, dall'advisor Vitale & Associati nonché, per la parte legale, dallo Studio Giliberti, Pappalettera, Triscornia.
Si chiude con questa acquisizione un 2009 positivo per Lavazza (nella foto, l'Ad Gaetano Mele), che
vede un fatturato in linea con l'esercizio precedente (oltre 1,1
miliardi di euro), nonostante la crisi
economica mondiale. L'azienda ha raggiunto gli obiettivi prefissati e
ha confermato sia i piani di sviluppo a lungo termine, in Italia e
all'estero, sia la strategia di forti investimenti sul prodotto.

Un new business che complementa l'offerta
Ercom è leader in Italia nelle bevande calde di alta gamma e nei preparati per sorbetti e granite. Storica azienda milanese, si è sviluppata nel canale Horeca  grazie alla continua innovazione di prodotto unita ai contenuti di servizio.
Le cioccolate, l'orzo, i tè e i preparati dimostrano la notevole capacità di creazione o reinvenzione di prodotti che sono da tempo diffusamente presenti nei bar e nelle caffetterie italiane. Il successo conseguito in Italia si è poi ripetuto nell'esportazione nei paesi più attenti all'arte italiana del caffè, mercati nei quali l'azienda conta di crescere ulteriormente.
Il fatturato consolidato di Eraclea stimato per l'anno 2009 si attesterà attorno a 25/26 milioni di euro.
L'azienda occupa 61 addetti e conta su una forza vendita di 99 agenti distribuiti sul territorio nazionale.

Con il piano Vog 2010, le mele Marlene si concentrano

L’assemblea generale del VOG ha approvato la strategia VOG 2010, che racchiude le linee guida del futuro assetto commerciale e organizzativo del Consorzio di Terlano (Bz).
Il nuovo asset del VOG nasce con l’obiettivo di rendere più snella ed efficace l’attività commerciale del Consorzio attraverso un processo di riorganizzazione interna.

“La strategia VOG 2010 nasce con l’obiettivo di consolidare la nostra posizione sul mercato e, sul lungo periodo, di garantire ricavi equi ai nostri produttori -ha affermato il Presidente Georg Kössler-. Grazie alla nuova strategia riusciremo ad offrire un servizio più efficiente ai nostri clienti, rispondendo in modo più rapido e efficace alle loro richieste e alla evoluzione del mercato“.

“Oggi la singola cooperativa non è più in grado di tener testa alle sfide internazionali del mercato -ha aggiunto il direttore Gerhard Dichgans-. La parola d’ordine è serrare le file ed è questa la strada indicata nel nostro programma, che rappresenta inoltre l’adeguamento della nostra struttura ai requisiti formali richiesti dal vigente regolamento europeo per poter continuare a godere dello status di organizzazione di produttori”.

Il meccanismo del nuovo assetto
Il programma prevede la creazione di 4 Pool che, a partire da agosto 2010, riuniranno al loro interno le 18 Cooperative frutticole che fanno parte del Consorzio, suddividendole in maniera omogenea in base alle diverse zone di produzione.

I pool, che insieme commercializzeranno la totalità delle mele da tavola prodotte dai singoli membri, lavoreranno secondo le medesime direttive di fornitura, cernita e conteggio, pagando i singoli produttori frutticoli in base al loro status di membri e ai volumi forniti.

I direttori delle 18 cooperative socie inoltre, saranno direttamente coinvolti nelle decisioni commerciali, garantendo a ogni cooperativa la possibilità di controllare e influenzare le scelte strategiche del Consorzio.

Ogni pool nominerà un rappresentante che farà parte del gruppo di lavoro centrale, che sarà presieduto dal direttore del VOG, e avrà il compito di definire la programmazione generale delle vendite, l’individuazione degli obiettivi di produzione e di ricavo, nonché l’uso dei marchi e delle strategie di marketing a sostegno degli obiettivi di fatturato.

In futuro quindi, grazie a questa struttura, il Consorzio coordinerà interamente il processo di vendita, che sarà fatturato in toto a livello centrale e suddiviso in otto settori strategici di attività, ognuno corrispondente a un mercato target.

Danone continua a sviluppare le categorie

In un contesto diverso, ossia in assenza di una crisi come quella che stiamo vivendo da un paio di anni, “visto il massiccio investimento promozionale
realizzato nel 2009, il mercato sarebbe esploso”, 
sottolinea Luca Casaura, direttore marketing di Danone. E invece le cose sono andate diversamente: “Negli ultimi 12 mesi i consumi a volume hanno solo tenuto, soprattutto grazie al forte incremento della pressione promozionale, che ha però in parte contribuito a diluire il valore del mercato” aggiunge
Casaura.
Questa difficile situazione non ha però fermato il
percorso di Danone, che ha continuano a innovare le categorie dov’è presente, con una serie ininterrotta di ampliamenti di gamma e di novità di
prodotto, e a investire in comunicazione in modo intenso e continuativo. A dispetto della crisi. Tanto che l’azienda ha appena riconfermato per il prossimo biennio il centro media Mindshare, che gestirà un budget stimato in 55 milioni di euro annui.

Ma cosa si aspetta Danone per l’anno che sta
per cominciare?

Prevediamo una sostanziale tenuta del mercato,
senza improvvise accelerazioni né stop di rilievo, in linea con quanto abbiamo registrato nel corso del 2009. Infatti, finora, la crisi del mercato non
è entrata nella “terza fase”, quella sociale, e contiamo che questo non succeda, almeno nel breve periodo.

Secondo voi, quali sono i maggiori fattori critici nello scenario attuale?

I fattori critici sono principalmente due. Il primo è
certamente la crisi dei consumi che rappresenta un forte elemento di rischio da tenere sotto controllo. Il secondo fattore critico è legato ai costi dell’innovazione, in particolare in rapporto alla distribuzione e alla pubblicità. Nonostante il calo complessivo del mercato pubblicitario registrato nel 2009, i listini in Italia sono rimasti pressoché stabili e questo
può porre delle barriere ai lanci di nuovi prodotti.
In sostanza, dunque, i costi da sostenere per l’innovazione frenano la capacità delle grandi aziende di poter accelerare l’uscita dalla crisi.

Che mezzi hanno a disposizione le aziende per rilanciare le vendite?

La strada da percorrere e sostenere se si vuole
puntare allo sviluppo è sempre quella dell’innovazione, unita e abbinata alla comunicazione. Innovare comporta dei costi, ma è sicuramente la via
principale per uscire dalla crisi. Durante i periodi
di incertezza economica il consumatore accresce
la sua attenzione rispetto al “value for money” di
un prodotto: l’imperativo, quindi, è quello di uscire
dalla guerra dei prezzi per operare una differenziazione sul piano qualitativo basata sull’innovazione.

Danone è da sempre un’azienda molto vivace
sul fronte dell’innovazione. Quali novità verranno lanciate nel 2010 e in quale aree?

In effetti Danone ha fatto dell’innovazione la chiave del suo successo. Basti pensare che la maggioranza del fatturato (ben il 75%) viene da marchi che 10 anni fa non esistevano, come Actimel, Activia e Danacol. Anche quest’anno il motore dell’innovazione ci ha portati al lancio di successo della gamma Delizia di Activia. Non ci fermeremo qui, il 2010 sarà un altro anno a forte spinta innovativa.

Anche sul fronte pubblicitario siete un big spender. Confermerete i vostri budget anche nel 2010?
Quest’anno in Italia non abbiamo registrato una riduzione del costo dei GRP in linea con quanto avvenuto in altri Paesi; la stabilità dei listini ha quindi portato a un calo generale degli investimenti. L’opportunità per il 2010 è che le aziende tornino a investire, una volta consolidati i propri conti economici. Lavorare per un riequilibrio tra investimenti pubblicitari e promozionali rappresenta un’altra opportunità di sviluppo per Danone: la chiave per farlo rimane sempre l’innovazione.

Come vi state ponendo nei confronti dei nuovi media e della comunicazione via satellite?  E quali sono le previsioni per il 2010?

Oggi Danone investe in maniera massiccia sui nuovi media, e sul web in particolare. In linea con i cambiamenti in atto nella dieta mediatica degli italiani, ci stiamo indirizzando anche su nuove frontiere rappresentate dalle tv digitali e satellitari. Non abbandoniamo però la televisione tradizionale che, per noi, resta sempre il mezzo più importante.

L’ambiente e la sostenibilità sono due temi che stanno guadagnando sempre più spazio nelle logiche di acquisto e di consumo dei consumatori. Come si sta muovendo Danone su questi fronti?

A livello internazionale, il tema dell’ambiente sta acquisendo un’importanza sempre crescente. L’Italia è attualmente tra i Paesi europei quello in cui vige maggiore preoccupazione per la natura e per le tematiche di sostenibilità ambientale. Danone ha iniziato ad alleggerire la sua “impronta ambientale” già diversi anni fa attraverso interventi sull’intera filiera, sia in fase di produzione sia nell’ambito della distribuzione e della logistica. Nel 2010 questo impegno verrà mantenuto e rafforzato fino a coinvolgere il mix di alcuni prodotti, diventando così “tangibile” per il consumatore finale.

Henkel Italia: il brand non smette di innovare

Saper vedere oltre la crisi. Essere marca significa svolgere un ruolo da faro del mercato, anche nelle fasi congiunturali difficili. Nel caso di Henkel -multinazionale attiva su più categorie afferenti il personal care e la detergenza casa- ciò si traduce in un forte impegno in termini di qualità e innovazione, valori che sempre più spesso entrano in sinergia con istanze etiche. Basti pensare al progetto di responsabilità sociale Dixan per la Scuola, che dal 2000 fornisce aiuti economici e strutturali alle scuole ed agli studenti, o alla recente introduzione dell'alfabeto braille sulle confezioni a marchio Dixan, Perlana, Bio Presto, General, Pril.

La chiusura del terzo trimestre 2009 è l'occasione per fare il punto della situazione, tracciando le linee guida della prevedibile evoluzione economica e sintetizzando i focus della strategia aziendale. Ne parla Vincenzo Vitelli, amministratore delegato di Henkel Italia.

Quale dinamica di mercato è lecito attendersi nei prossimi mesi?

Pur permanendo alcune aree di incertezza, da parte degli istituti specializzati esiste un certo consenso sul fatto che la ripresa sia ormai iniziata a livello mondiale. Sarà indubbiamente un percorso lento e trainato dalle economie emergenti; negli altri paesi si osserverà una risalita molto più contenuta: secondo Prometeia, in Italia il Pil crescerà nell'ordine dello 0-1%, differenziale che compenserà in misura minima il calo di 5 punti accusato quest'anno. Diverso è il discorso per il largo consumo, che -rispetto ad altri settori- ha subito contraccolpi meno negativi grazie soprattutto a politiche di prezzo finalizzate a sostenere consumi: in questo caso, se nell'anno in corso la flessione si attesta intorno all'1,5-2% (-1,3% circa per il grocery), per il 2010 si attende una lieve crescita (0,5-1,5%), che consentirà al comparto di riapprossimarsi ai risultati 2008.

Sul piatto della bilancia pesano di più le minacce o le opportunità?

Nello scenario descritto permangono alcuni fattori di incertezza. Il primo in assoluto è l'onda lunga della disoccupazione, fenomeno che tradizionalmente si manifesta con un certo ritardo e richiede un surplus di tempo per risolversi, a discapito della disponibilità alla spesa. D'altro canto, giocherà a favore della domanda la probabile dinamica dei prezzi, che risaliranno meno rapidamente dei costi. Sull'evoluzione dei valori al consumo incideranno positivamente anche le ristrutturazioni aziendali, conseguenze classiche delle crisi, che agiranno da generatori di efficienza e, quindi, di ottimizzazione degli oneri di gestione.

Il contenimento dei prezzi garantirà al trade una redditività soddisfacente?

Quello dei rapporti con la gdo rappresenta, oggi, un versante piuttosto critico: il potenziale di tensione deriva essenzialmente dal fatto che i retailer stanno soffrendo a causa di margini più ristretti rispetto al passato. La dialettica industria-trade, quindi, potrà vivere qualche momento conflittuale: il problema è che in Italia non siamo riusciti a “fare sistema”, dunque i fattori di competitività tendono a basarsi unicamente sul prezzo. Nel corso del 2009 si è verificato un forte incremento dell'intensità promozionale, sia in termini di numerosità delle azioni sia sul piano dei livelli di sconto, anche se -a partire da settembre/ottobre- si è notato un lieve rallentamento.

Rilevate evoluzioni interessanti nei comportamenti dei consumatori?

Un fattore di sviluppo su cui potremo contare riguarda proprio i nuovi trend di consumo: la tendenza a vivere di più la casa ed il cambiamento di alcune abitudini di vita rappresentano un incentivo alla creatività delle aziende, che -cavalcando le esigenze emergenti- devono cercare di fornire nuovi stimoli ai consumatori attraverso la proposta di soluzioni inedite, fatte bene, vocate alla funzionalità. L'innovazione deve dimostrarsi in grado di individuare ed assecondare i nuovi orientamenti: fra questi, un fronte da tenere in grande considerazione è, senza dubbio, quello dell'etica e della responsabilità sociale, che offre molteplici spunti innovativi e riscuote una crescente considerazione da parte del mercato.

Su quali leve le marche dovrebbero agire con maggiore intensità?

Indipendentemente dalle contingenze, la marca resta il motore della vera crescita. Dal grande brand ci si aspetta innovazione e continua riconferma dei valori di qualità su cui ha saputo costruire la propria immagine. Quindi -se continuerà a fare il proprio mestiere- la marca aiuterà sicuramente il rilancio: forse non riuscirà a riprendersi la market share di qualche anno fa, ma certamente non accuserà ulteriori flessioni (nel grocery, 70% circa). Fra i plus a supporto, il fatto che le marche danno origine alle innovazioni e per prime ne beneficiano e, soprattutto in certi settori, la capacità dei brand di giocare bene sui prezzi salvaguardando i propri valori premianti.

Ripartiranno gradualmente anche le attività di comunicazione?

In questi mesi stiamo osservando una leggerissima ripresa degli investimenti pubblicitari. Anche se, al momento, è difficile stimare un trend prolungato, credo che nel largo consumo confezionato si assisterà ad una crescita delle attività di comunicazione in tutte le forme e su tutti i canali, tradizionali ed innovativi. I media che, in questi ultimi due anni, si sono segnalati come particolarmente interessanti -web e canali tv satellitari in primis- verranno ulteriormente utilizzati come strumenti per veicolare messaggi innovativi, cioè a maggiore contenuto di informazione. Articolando il piano comunicazionale su più mezzi, l'azienda può veicolare ai target-group il mix di informazioni ed emozioni che possa meglio colpire la loro sensibilità.

In che misura le attività di R&S hanno risentito della fase recessiva?

L'innovazione non si improvvisa: nella maggiori aziende le attività di R&S seguono strategie a medio/lungo termine. La fase congiunturale negativa, quindi, su tale fronte non ha provocato conseguenze importanti. Per quanto ci riguarda, nelle varie aree di business stiamo lavorando su diverse novità di prodotto, che beneficiano di upgrading in termini di qualità e performance o si avvalgono di formulazioni più naturali e rispettose dell'ambiente e della salute umana. In area colorazione capelli, per esempio, abbiamo recentemente presentato Essential Color, prodotto che dimostra come sia possibile ottenere un valido risultato di colorazione mediante una formula assolutamente priva di ammoniaca. Nella categoria detergenti lavastoviglie, invece, con il brand Pril abbiamo lanciato un brillantante di nuova generazione, attivo sia sulle stoviglie che sulle pareti della macchina e contenente aceto, ingrediente naturale e vocato alla pulizia delle superfici. Il tema della naturalità sale alla ribalta anche con riferimento ai detergenti piatti (Nelsen all'Argilla naturale) ed ai collutori, categoria in cui -sotto l'egida del brand Antica Erboristeria- abbiamo recentemente lanciato un prodotto provvisto di un posizionamento inedito (a base di 8 erbe). E lo sforzo innovativo si estende dai prodotti alle iniziative comunicazionali, con azioni inedite e sinergiche ai fini della trasmissione dei valori a cui i consumatori risultano più sensibili.

Il management di Righi rileva l’azienda

Righi S.r.l., l'azienda reggiana leader nella produzione e distribuzione di gastronomia tradizionale surgelata -torte salate, snack, erbazzone e altre specialità emiliane- è stata ceduta dalla multinazionale olandese Royal Wessanen -che ne aveva assunto il controllo nel 2005- a un gruppo di manager italiani guidati da Marco Barbieri e Andrea Melioli.

Barbieri, in Righi dal 1995, presiederà il nuovo CdA e manterrà l'incarico di direttore commerciale e marketing. Melioli, manager con consolidata esperienza nel settore food (Barilla, Fiorucci, Greci) sarà vice presidente e Amministratore Delegato.

Advisor dei manager per l'operazione è stata Global Strategy, società di consulenza strategica che ha assistito i medesimi nello studio di fattibilità dell'operazione, coordinando i consulenti fiscali (BOCG) e legali (Studio Ricci).

Obiettivi di sviluppo
“Il piano di rilancio della società si fonda su alcune linee di intervento -dichiara l'Ad Andrea Melioli-: crescita nei segmenti di prodotto tradizionale, di produzione interna, mediante una strategia di penetrazione commerciale sui diversi canali di vendita; innovazione di prodotto e di servizio con riferimento ai diversi segmenti di domanda, sia con prodotti propri che commercializzati; efficienza industriale e generale d'azienda. Le attività di sviluppo all'estero, che è uno dei nostri obiettivi, verranno avviate progressivamente nei prossimi mesi”.

MULTICANALITA’: ORGOGLIO O PREGIUDIZIO?


Il progetto di ricerca ideato e condotto da Nielsen, Nielsen Online, Connexia e la School of Management del Politecnico di Milano,  si propone con l'edizione 2009 di continuare a studiare i trend evolutivi già evidenziati nelle edizioni precedenti e in particolare di analizzare:



  • la propensione del consumatore alla multicanalità lungo il processo di relazione con le imprese;
  • il consumo dei media;
  • il ruolo del Mobile e non solo di Internet lungo tutto il processo;
  • la risposta delle imprese ai cambiamenti in corso.

    e ancora.....
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LA GESTIONE DEI PALLET NEL SETTORE DEL LARGO CONSUMO

Chi si occupa di logistica conosce bene che uno dei temi caldi, spesso trascurati, nei dibattiti tra addetti ai lavori riguarda il mondo dei pallet.
Il pallet è l'imballaggio terziario più utilizzato per la movimentazione, lo stoccaggio ed il trasporto delle unità di carico e gioca un ruolo di assoluto rilievo nell'ambito delle attività di distribuzione delle merci; se si pensa, infatti, che un pallet Epal (lo standard adottato dal settore del largo consumo) ha un valore di quasi 9 euro, si comprende come la questione pallet sia nei primi posti dell'agenda dei direttori logistici delle aziende di produzione e distribuzione e dei loro operatori logistici.
Ad oggi, nel settore del largo consumo, l'interscambio differito di pallet Epal rimane la modalità di scambio più diffusa. Ciò costringe le imprese a organizzare delle contromisure che si traducono in un incremento generale dei costi operativi, difficilmente quantificabile in quanto caratterizzato da fattori di costo spesso affogati nelle normali attività aziendali. E' proprio con lo scopo di valutare il peso effettivo della gestione del pallet per gli attori del largo consumo di un'impresa che dal 2006 presso il C-Log (Centro di Ricerca sulla Logistica della LIUC) è attivo un Osservatorio Pallet, in collaborazione con il Politecnico di Milano.
“Le indagini condotte presso gli attori della filiera del largo consumo” - spiega il prof. Fabrizio Dallari, direttore dell'Osservatorio - “hanno evidenziato le ben note criticità del sistema di interscambio pallet Epal. In particolare, nonostante il sistema Epal sia sulla carta un “sistema chiuso”, si è registrato un elevato valore delle perdite non fisiologiche dei pallet circolanti nel sistema e, conseguentemente, un incremento generale dei costi amministrativi per tutte le imprese coinvolte: dalla contabilità dei buoni pallet alla gestione dei saldi dare/avere, dalla gestione dei contenziosi al rapporto con i riparatori di pallet”.

Per condividere i risultati della ricerca con tutti gli attori della filiera (produttori, distributori, operatori logistici e autotrasportatori) il prossimo 3 marzo 2010 presso l'aula magna dell'Università Carlo Cattaneo LIUC di Castellanza si terrà il convegno “La Gestione dei pallet nel settore del largo consumo”, in cui saranno evidenziate le criticità per la filiera, i costi del sistema interscambio e le best practices adottate da alcune primarie aziende di produzione, di distribuzione e di trasporto dei beni di largo consumo.

L'evento, patrocinato da Federlegno Arredo e da Indicod ECR, coinvolgerà tutti gli attori della filiera dei beni di largo consumo: aziende di produzione, distributori e operatori logistici.
Interverranno inoltre anche aziende che si occupano di produzione, riparazione e commercializzazione di pallet che presenteranno soluzioni innovative per il recupero e la gestione del parco pallet, anche nell'ottica di una maggiore sostenibilità ambientale.

La partecipazione al convegno è gratuita previa registrazione.


Per informazioni

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Un'innovazione estetica e pratica.
Il sistema brevettato permette alla base di pinzare la tasca trasparente che può facilmente essere estratta ed il messaggio sostituito.
La personalizzazione può avvenire stampando logo o messaggio direttamente sul supporto o tramite etichette adesive o resinate applicate

Verso la nuova Gd Plus

Dalla metà di gennaio, dovrebbe essere reso noto il nome della nuova aggregazione tra Carrefour Italia e Agorà Network (Iperal, Poli, Sogegross e Tigros), dopo lo scioglimento della supercentrale Gd Plus, voluto per permettere a ciascun socio la massima flessibilità nell'individuazione delle forme più idonee di relazione con il mondo dell'industria.

In realtà, i dissensi più che su visioni diverse rispetto ai rapporti con l'idm avrebbero riguardato l'operazione di Finiper attraverso Unes-Sisa e il mancato avviso agli altri soci dell'ingresso di un nuovo partner nella compagine della supercentrale.

Si apre così una nuova fase negli equilibri della gdo italiana, che dovrebbe portare alla creazione di inedite alleanze piuttosto che al rafforzamento di quelle ancora attive -Centrale Italiana e Esd Italia-.

Coop Adriatica lancia la Carta solidale

Coop Adriatica ha lanciato la Carta solidale, finalizzata a finanziare la nascita della prima cooperativa sociale che utilizzerà i beni strappati alla criminalità nel comune di Lentini (Siracusa) e in quelli di Ramacca, Belpasso e Motta Santanastasia (Catania).
I terreni in questione -80 ettari di agrumeti e oliveti, oggi abbandonati all'incuria, o addirittura deliberatamente danneggiati- ritorneranno fertili grazie al lavoro di 15 giovani cooperatori, che li coltiveranno e ne commercializzeranno i frutti: derivati degli agrumi, come limoncello e marmellate biologiche, che arriveranno sulle tavole, e saranno in distribuzione anche nei negozi di Coop Adriatica, con il marchio Libera Terra.

Una ricarica di solidarietà
Disponibile nei due tagli del valore di 1 e 5 euro, la Carta solidale è
stata lanciata in occasione delle festività natalizie, ma sarà una
presenza fissa nei 156 pdv della cooperativa.
Simile a una ricarica telefonica, la nuova Carta solidale  è collocata nello stesso spazio, presso le casse, dei 16 ipermercati e 138 supermercati di Coop Adriatica in Emilia-Romagna, Veneto, Marche e Abruzzo. Può essere acquistata da tutti, soci Coop e clienti, come qualsiasi altro prodotto: basta consegnarla alla cassiera e chiedere di passarne il codice a barre una o più volte, a seconda della cifra che si intende devolvere. La tessera è riutilizzabile anche in seguito. Nel retro, sono riportate le finalità e le motivazioni del sostegno a Libera, la cooperativa fondata da Don Luigi Ciotti.

“Da tempo -sottolinea il presidente di Coop Adriatica Gilberto Coffari- promuoviamo la vendita dei prodotti di queste cooperative, con il marchio Libera Terra. Oggi, per la prima volta, chiediamo ai soci e ai consumatori di collaborare, in prima persona, a fare nascere e vivere queste imprese che concretizzano i valori di solidarietà, legalità, sviluppo fondato sulla giustizia”.
Nel 2009, si stima che i negozi di Coop Adriatica abbiano venduto oltre 630 mila euro di prodotti Libera Terra.

Sma: adeguare l’offerta alle esigenze dei clienti

“Per fortuna, abbiamo fatto scelte strategiche importanti prima che il mercato mostrasse segnali di crisi così acuti, come da un anno a questa parte. Questa capacità di visione ci ha permesso di sapere interpretare meglio il mercato, impegnati da tempo come siamo nella riformulazione dei nostri formati distributivi. E i risultati ci stanno dando ragione”. Con il suo classico sorriso, Antonello Sinigaglia, direttore generale di Sma, guarda al 2010 con la consapevolezza di chi sa di raccogliere i frutti di un lavoro complesso e impegnativo che, iniziato quattro anni fa con il lancio del primo Simply, ha modificato la formula del canale super di casa Auchan in chiave più aderente al mercato.
“Oggi siamo nella fase conclusiva di questa profonda trasformazione della rete Sma che terminerà la prossima estate con il rebranding degli ultimi 50 store. Il consumatore ha ormai chiaro, nella mente come nel carrello e nel portafoglio, che Simply, nelle sue diverse declinazioni (che comprendono, oltre a IperSimply, anche Punto Sma), non è una semplice operazione di immagine, ma un cambio di passo radicale rispetto al passato, in grado di garantire maggiore convenienza, chiarezza di assortimento, qualità e rispetto dell'ambiente, ingrediente sempre più strategico e presente nelle nostre realizzazioni. La dimostrazione di essere sulla strada giusta ci viene dai risultati: negli store già trasformati, i riscontri sono positivi a livello sia di volumi sia di nuovi clienti; ciò ha portato ad un aumento dello scontrino medio, anche in seguito ad alcune modifiche nell'offerta, nel rispetto del ruolo di ogni negozio. Insomma, è ormai tempo di girare pagina e prevedere un futuro più sereno”.

Vuol dire che, dal 2010, prevedete una ripresa dei consumi?

È difficile fare previsioni, come segnalano tutti gli indicatori. La situazione è complicata e anche noi, come i principali retailer del mercato, registriamo performance negative a parità di rete, nonostante l'incidenza positiva della rete già trasformata in Simply e Ipersimply. Siamo in una situazione di sofferenza a livello di margini, ridotti per garantire ai nostri clienti il livello desiderato di convenienza, nonostante gli aumenti dei listini da parte dell'idm.

Questo significa che avete modificato l'offerta?

L'abbiamo fatto nella misura in cui serviva ai nostri clienti, adattando le risposte in funzione dei diversi bacini di utenza: questo ha comportato un incremento dei freschi tradizionali rispetto alla gamma dei piatti pronti così come di tutti i prodotti commodity rispetto alle referenze caratterizzate da un maggiore contenuto di servizio. Questo approccio, però, non vale in maniera standardizzata in tutta la rete: nelle grandi città, ad esempio, i prodotti a elevato valore aggiunto hanno mantenuto un'alta attrattività come soluzioni in grado di garantire importanti risparmi di tempo. Lo vediamo dalle vendite soddisfacenti registrate dalla nostra linea di macelleria monoporzione x 1, pensata per single. Nella stessa ottica di rispondere in maniera puntuale alle esigenze locali, a Milano, abbiamo aperto un pdv Punto Sma in pieno centro, vicino all'università Statale, nel quale l'offerta di piatti pronti, nelle loro diverse segmentazioni, è stata mantenuta su standard elevati e, anzi, abbiamo realizzato un'area dove poter mangiare quanto acquistato direttamente nel punto di vendita. Come si vede, si tratta di una strategia che va ben oltre le logiche di micro marketing e nasce dalla convinzione che soltanto chi riuscirà ad adeguare la propria offerta alle esigenze delle diverse fasce di clientela che frequentano i pdv sarà in grado di rafforzare la propria quota di mercato e l'immagine dell'insegna rispetto ai concorrenti. Tassativo, quindi, avere le antenne giuste nei posti giusti per avere rapporti preferenziali in particolare con i produttori locali.

Quanto valgono oggi i prodotti locali all'interno degli assortimenti di Sma?

Sono una delle nostre leve più importanti, sui quali abbiamo investito in maniera importante in due direzioni: sia come presenza di marche e prodotti in assortimento per quantificare e qualificare il rapporto con il territorio sia come produttori di Pl, sempre più strategiche. Nella prima ipotesi, molta attenzione è riservata ai prodotti km zero, un plus che evidenzia la condivisione di un complesso rapporto di filiera, che comporta una maggiore vicinanza con i fornitori. Lo sforzo è ingente, perché quando parliamo di questo genere di merceologie, ci riferiamo al fatto che anche tutti gli ingredienti che compongono quell'item rispettano le logiche del chilometro zero. Ciò richiede un impegno importante non solo negli acquisti, ma anche nella logistica a livello centrale e di pdv. Per quanto riguarda i nostri prodotti a marchio, il ricorso a piccole e medie imprese locali italiane è un must: fa parte della nostra mission, tanto che, oggi, il 95% delle nostre Pl è prodotto da fornitori italiani. Anche in questo caso, il nostro obiettivo è di lavorare ancora sulla filiera per ottimizzarla ulteriormente.

Come si concilia questa spinta al localismo con il vostro essere un gruppo internazionale?

Puntando sui valori del nostro mestiere, vale a dire quello di saper fare supermercati, secondo un approccio che è uguale in tutti i Paesi, in termini di formato e di logiche di gestione, ma si adatta alle regioni e punta al localismo nell'assortimento e nelle politiche promozionali per dare all'insegna personalità e caratterizzazione. È uno sforzo importante che si esprime nell'appartenenza a Auchan Super, che raggruppa tutte le divisioni presenti nei diversi Paesi. Questo legame, nel 2009, è stato reso ancora più evidente a livello di comunicazione interna, con la realizzazione di manifesti nelle diverse lingue dei Paesi in cui operiamo che riportano i nostri valori distintivi: convenienza, qualità, focus sul personale, accento sulle private label, centralità dei freschi, attenzione al servizio ed a una spesa veloce. È un modo per sottolineare, prima di tutto ai collaboratori, che siamo parte di un grande gruppo, ma, allo stesso tempo, siamo un'azienda nazionale, che punta su regionalismo e localismo per soddisfare i bisogni della propria clientela, con l'obiettivo di arrivare, entro il 2015, a una rete europea complessiva di 5.000 pdv.

Uno dei temi caldi del 2010 sarà la gestione della pressione promozionale, arrivata ormai a livelli molto elevati. Come pensate di attrezzarvi?

Sconti e promozioni fanno parte del nostro dna e sono strumenti di cui non possiamo fare a meno, visto che le fanno anche i discount. Inoltre, il loro ruolo è cambiato e oggi incidono sulla scelta di un pdv in maniera più significativa rispetto al passato. La vera sfida che ci attende, quindi, sarà quella di proporre delle promozioni interessanti a livello di prodotto per renderle più efficaci.

Quando una promozione è efficace?

Significa acquistare quello che vogliamo vendere. Una promozione è efficace quando il consumatore la ritiene interessante come opportunità di acquisto in quel momento, garantendo a noi distributori margini. Dobbiamo tornare a fare il mestiere che facevamo in passato, vale a dire assumere un ruolo attivo nella ricerca di prodotti e pack speciali a prezzi particolari, con l'idea di movimentare l'offerta e differenziarla dai competitor.

Nel 2008, avete aperto a Botticino (Bs) il primo store Simply ecologico, esperienza che avete ripetuto quest'anno a Milano. Nel 2010, metterete in campo ulteriori novità?

L'esperienza dello store di Botticino (ndr: premiato come uno dei migliori progetti nell'area greening come supermercato ecocompatibile all'ultima edizione dell'Etich Award) è stata importante per capire la fattibilità e la compatibilità economica delle soluzioni sperimentate, alcune delle quali sono diventate parte integrante del format della rete. Sono ben sei le soluzioni implementate da Botticino in tutti gli store della rete, dai cestini ecologici ai separatori nei banchi freschi, per citarne alcuni. Si tratta di un working progress, in cui la struttura di Botticino è uno dei laboratori nel quale massimizzare le soluzioni eco-compatibili da inserire progressivamente nell'intera insegna.

Quali i sogni nel cassetto per il 2010?

Continuare ad ampliare la rete: senza sviluppo non si può sopravvivere. Dobbiamo conciliare questa esigenza con gli investimenti ridotti previsti a budget e questo ha un solo significato: adottare un approccio più selettivo nella ricerca delle location, che devono essere di qualità per garantire ritorni adeguati. Ma il vero traguardo per noi è, terminata la trasformazione della rete, lanciare e consolidare il nuovo brand Simply, testimone di convenienza, qualità e modernità.

Nestlé investe in R&S per produrre biscotti di nuova generazione

Nestlé ha inaugurato a Santiago del Cile un Centro di Ricerca e Sviluppo globale per la produzione di prodotti da forno e snack a base di cereali. Il nuovo Centro guiderà la Ricerca e lo Sviluppo di Nestlé a livello globale nel campo dei biscotti e degli snack a base di cereali, focalizzandosi sia sull'innovazione sia sul lancio di nuovi prodotti.
Lo sviluppo di nuove tecnologie nel Centro di Ricerca di Santiago -che raccoglierà specialisti di diverse discipline, dalla nutrizione
all'ingegneria, dallo sviluppo del prodotto al controllo qualità- contribuirà a ridurre ulteriormente i livelli di zuccheri e grassi per ottenere prodotti più leggeri senza comprometterne il gusto e la consistenza. La struttura inoltre svilupperà biscotti con ingredienti bioattivi per migliorare la salute dell'apparato digerente e prodotti fortificati per fronteggiare specifiche insufficienze di micronutrienti; in definitiva, adatterà la produzione di biscotti ai gusti e alle esigenze locali.

“La ricerca in questo Centro fornirà grandi opportunità per l'innovazione in un'importante categoria di prodotti -ha dichiarato durante l'evento Paul Bulcke, CEO Nestlé-. Ci permetterà di offrire ai consumatori dell'America Latina, e non solo, la scelta di biscotti gustosi, salutari e più nutrienti”.

Un mercato profittevole e in crescita
Il valore del mercato dei biscotti e snack a base di cereali è ammontato nel 2008 a 1.4 miliardi di CHF, con il 60% delle vendite in America Latina.
In generale il Sud America è una regione importante per Nestlé; l'azienda è presente qui da molti decenni e nel 2008 ha raggiunto un fatturato di 15,5 miliardi di CHF. In Cile, in particolare, Nestlé è presente da 76 anni e oggi possiede 7 strutture produttive in differenti aree del Paese.
Il nuovo Centro a Santiago trarrà beneficio dalla sinergia tra R&D e la produzione di biscotti, grazie alla sua posizione privilegiata presso il sito industriale di Nestlé a Maipú che vede impiegate più di 1.200 persone.
Il Centro lavorerà a stretto contatto con altre strutture di Ricerca e Sviluppo Nestlé a livello globale e si impegnerà sia in iniziative governative locali sia in partnership con Università Internazionali come la Pontificia Universidad Católica de Cile e l'Universidad de Chile.
Il network globale di Centri di R&D di Nestlé conta 28 Research, Development and Technology Centre e dà impiego a circa 5.000 persone.

Conad: convenienza valore strategico

Indietro non si torna, anzi si stanno verificando cambiamenti radicali che segneranno in maniera profonda il business. Questo il presupposto di partenza di Camillo De Berardinis, Ad di Conad che sottolinea come “il 2009 sarà ricordato per i segnali lasciati dalla crisi con i quali tutti gli operatori del mercato saranno costretti a fare i conti anche nel prossimo futuro. I dati di mercato vanno letti in maniera attenta per capire bene quali strade seguire, visto che le difficoltà dei consumi vissute quest'anno sono il risultato di trend strutturali e congiunturali che hanno già messo in moto cambiamenti radicali nelle strategie di distributori e industria. Con questo dovremo confrontarci ulteriormente non solo il prossimo anno, ma anche in quelli a venire, sorretti da una prima timida ripresa del clima di fiducia”.

Adeguare i formati distributivi

“Ci sono due aspetti che incidono sulla nostra visione e impattano direttamente sul nostro core business: da un lato, il fatto che in Europa le vendite a mq calino, in parallelo all'aumento la superficie totale di rete moderna, questo implica che siamo di fronte a una progressiva saturazione del mercato. Un fenomeno che si manifesta anche in Italia dove da tre anni le vendite a rete omogenea diminuiscono e lo stesso sviluppo, che ha permesso alla gdo di crescere in questi anni, comincia a frenare -spiega De Berardinis-.
In secondo luogo, è cambiata la percentuale di rete moderna presente per regione: siamo passati da una situazione disomogenea a una più standardizzata. Infatti, oggi, Molise, Abruzzo e Sardegna sono le regioni con le maggiori percentuali di presenza di gdo, con incidenze superiori a Lombardia e Emilia (al 9° posto), fino a poco tempo fa considerate roccaforti della gd questo significa che la concorrenza è ormai elevata in tutto il territorio nazionale. Inoltre, non solo aumenta la concorrenza, ma cresce soprattutto la selezione di insegne e formati da parte dei consumatori. Super e ipermercati, quindi, devono meglio attrezzarsi per intercettare le diverse tipologie di consumo: consapevoli che il non food è una storica debolezza degli ipermercati, stiamo lavorando molto sui freschi e sulla loro origine italiana, con sempre maggiore attenzione alla costruzione di filiere più efficaci, cercando partnership con i diversi consorzi locali. Infine, siamo sempre più impegnati nello sforzo di continuare a garantire convenienza in tutte le merceologie, senza rinunciare alla qualità ed alla sostenibilità ambientale, visto che l'attenzione verso questi elementi fondamentali non è diminuita con la crisi. Tutt'altro: semplicemente il consumatore non vuole pagare sovrapprezzi per questi requisiti. Si tratta di un fattore culturale rilevante, che segna un'evoluzione del modello di consumo”.

Nuovi modelli di acquisto

Secondo De Berardinis, i consumatori stanno cambiano pelle. “Lo vediamo dalle modifiche del mix del carrello che sta perdendo valore anche per la ricerca continua di prodotti caratterizzati da maggiore convenienza. In questo contesto, va sottolineato il nuovo ruolo assunto dalle Pl, che, pur ancora lontane dalle quote registrate in Uk, Germania e Francia, rispondono a questa esigenza di convenienza e qualità”. La conferma di questa nuova centralità viene anche dall'andamento delle vendite a valore, secondo i dati Nielsen relativi al settore: nel periodo gennaio-luglio 2009, i prodotti a marchio hanno trainato il mercato registrando un incremento del 5,3% a fronte di una contrazione del mercato pari a -3,0%.“Usciti ormai dalla pura imitazione del prodotto di marca, le private label si dimostrano sempre più forti sul piano dell'offerta e dell'innovazione: quest'anno, ad esempio -continua De Berardinis- abbiamo lanciato Conad Kids, una gamma di prodotti destinata ai piccoli consumatori con una forte caratterizzazione sugli aspetti legati a una sana e corretta alimentazione, senza dimenticare il successo che Sapori & Dintorni continua a registrare, non solo in Italia, ma anche all'estero, all'interno dell'alleanza Coopernic”.

Ridurre la pressione promozionale

Tra i temi caldi del 2010, un posto di rilievo spetta alla politica promozionale che, secondo De Berardinis, ha raggiunto livelli eccessivamente elevati, con alti investimenti, non sempre sostenuti da adeguati ritorni. “Nel primo semestre 2009 la pressione promozionale ha superato al 24%, incidenza molto alta, che non garantisce però vendite aggiuntive e questa situazione impone una riflessione di lungo periodo. Per quanto ci riguarda, in alcune categorie, pur avendo una minore pressione promozionale (-2%) rispetto ai concorrenti, stiamo ottenendo risultati superiori -spiega de Berardinis-. Un altro fattore da segnalare è il peso crescente dei prodotti a marchio del distributore anche nelle attività promo”.

Ripensare la prossimità

Conad è divenuto leader nel canale supermercati, su cui continuerà a concentrare risorse importanti, ma tra le attività che contraddistingueranno il 2010 ci sarà una rinnovata attenzione al ruolo della prossimità. “Conad è presente in questo canale da sempre con due insegne: Margherita, con una maggiore connotazione di servizio, e Conad City, la cui leva principale è rappresentata dal prezzo -precisa De Berardinis-. Stiamo riflettendo da tempo sulla necessità di concentrare la nostra attenzione su questo formato, ma ci stiamo sempre più convincendo che queste due anime possono tranquillamente convivere: si tratta di scegliere la formula più adatta in funzione del contesto. Del resto, la rivitalizzazione del formato passa non solo da prezzi e offerta ma anche, e soprattutto,quando parliamo di prossimità dai servizi solo così potrà guadagnare in maggiore competitività. In quest'ambito, stiamo effettuando importanti sperimentazioni nell'area dei pagamenti come dimostra l'introduzione, in Toscana, della possibilità di pagare alcune tipologie di bollette (luce, gas, multe e tributi comunali come la tarsu e altro) direttamente alla cassa del punto di vendita. In sintesi: l'obiettivo è quello di trasformare questo formato in un riferimento a 360°, grazie a nuovi servizi che ne arricchiscano la funzione d'uso”.

Ampliamenti del business: un bilancio
Certo non tutte le nuove attività intraprese ottengono lo stesso successo: dalla telefonia, ad esempio, Conad è uscito a fine ottobre. “Conad Insim, nonostante gli sforzi e gli investimenti profusi, non stava raggiungendo gli obiettivi di crescita che ci eravamo prefissati nel medio periodo. Ci siamo resi conti che saremmo rimasti operatori marginali all'interno di un mercato più difficile di quello che ci si immagina, caratterizzato, inoltre, da uno sviluppo lento. A questo punto, meglio uscire e concentrare altrove le risorse, finanziarie, imprenditoriali e culturali”. Infatti, Conad entrerà in un nuovo settore con il nuovo formato l'Ottico. “Per l'Italia si tratta di un progetto innovativo, che ripercorre le esperienze che abbiamo già felicemente realizzato con carburanti e parafarmacie, attività nelle quali continuiamo a registrare tassi interessanti di sviluppo e un elevato gradimento da parte dei consumatori. Attualmente le parafarmacie attive sono 40 e l'obiettivo è quello di arrivare a 100 corner nell'arco del prossimo triennio, sempre che la normativa non venga nuovamente modificata, come potrebbero indicare alcuni emendamenti presentati di recente in Parlamento”. Analoghe difficoltà normative esistono per le stazioni di carburante, nonostante i grandi volumi commercializzati. “Ad oggi, i 5 impianti operativi erogano circa 58 milioni di litri di carburante e nei prossimi mesi sono previste 5 aperture per arrivare a un erogato totale di 120 milioni di litri”.

La sperimentazione sull'ottica
“Tornando all'ottica -precisa De Berardinis- per questo concept sono state adottate soluzioni analoghe a quelle della parafarmacia, ampiamente consolidate in questi anni nell'esperienza di Conad, oltre che da Leclerc in Francia. In pratica, stiamo per aprire 2-3 cantieri di ottica nella formula sia interna al pdv sia con location esterna, sul mall. In termini di assortimento, in linea con la nostra mission e il nostro approccio che i consumatori conoscono bene, cercheremo di proporre un'offerta di qualità a prezzi competitivi”.

Vending green per Coca-Cola entro il 2015

Entro il 2015, The Coca-Cola Company sostituirà gradualmente tutti i suoi distributori automatici che ancora fanno uso di idroclorofluorocarburi con altri che impiegano refrigeranti più rispettosi dell'ambiente.
Lo ha annunciato la stessa multinazionale, in un comunicato congiunto con Greenpeace.
In tutto il mondo, sono circa 10 milioni i distributori automatici della Coca-Cola e delle aziende partner. La loro sostituzione comporterà un risparmio in emissioni di gas serra stimato in 52,5 milioni di tonnellate durante l'intero ciclo di vita di queste macchine, corrispondente a qualcosa come 11 milioni di macchine in meno sulle strade ogni anno.

A partire dall'anno 2000, sono 50 i milioni di dollari investiti da Coca-Cola nello sviluppo di tecnologie di raffreddamento per i distributori automatici sostenibili dal punto di vista dell'ambiente. La ricerca si è focalizzata su due tipi di gas: anidride carbonica compressa, per le macchine di maggiori dimensioni, e raffreddamento a idrocarburi per quelle più piccole.

Babbo Natale più generoso del previsto secondo Confcommercio

Il consolidamento della fiducia dei consumatori si è riflesso in un discreto andamento delle vendite nel periodo natalizio. Nelle prime rilevazioni condotte da Confcommercio si segnala qualche timido degnale di ripresa.

Le categorie

La ristorazione ha sostanzialmente tenuto rispetto all'anno precedente facendo registrare un lieve calo intorno all'1%: circa 10 milioni di clienti che hanno scelto di festeggiare al ristorante Natale e Capodanno. Nell'abbigliamento l'anticipo dei saldi (ne parliamo sotto) ha invece portato a un fermo totale nei capispalla, mentre le vendite di accessori sono rimaste in linea con quelle dell'anno precedente. La gdo ha visto un buon andamento della gastronomia e delle specialità regionali. Un forte impulso è stato dato da politiche promozionali molto aggressive.
Nel non food bene bricolage, profumeria, articoli sportivi ed elettronica di consumo, con vendite trainate dalle tv di nuova generazione e dai decoder per il digitale terrestre. Il dettaglio alimentare tradizionale  ha registrato un aumento di vendite stimato nello 0,5%. Sono calate molto le vendite di pacchi aziendali, ma in compenso il trend del regalo utile con prodotti tipici di qualità è in costante aumento; i mercati ambulanti hanno fatto registrare un incremento dell'1% con un andamento molto diversificato a seconda dei settori merceologi: male l'abbigliamento, molto meglio il tessile per la casa, gli articoli da regalo e l'oggettistica. Infine, le librerie hanno fatto registrare un lieve calo, con un trend in recupero negli ultimi giorni prima delle feste.

Il monitoraggio di Nielsen

In linea con le indicazioni di Confcommercio Nielsen, che ha monitorato giorno per giorno le vendite di super e ipermercati. Il bilancio, almeno nel Nord Italia, è stato messo a forte rischio il 21 e il 22 dicembre, giorni in cui le difficoltà meteorologiche hanno reso molto difficili gli spostamenti; con un rush finale nei giorni successivi è avvenuto un recupero che ha portato il fatturato complessivo a crescere dell'1% rispetto al 2008.

I saldi

Per quanto riguarda le prospettive dei saldi, Confesercenti si aspetta un miglioramento delle vendite; il giro di affari secondo le stime della Confederazione dovrebbe su una spesa media a famiglia di 340 euro, 270 dei quali per scarpe, giubbotti, maglie ed altri generi di vestiario. 6 italiani su 10 aspettano i saldi per gli acquisti più importanti. Il 24% degli italiani acquista nel centro città, il 27% dove capita, solo il 20% nei centri commerciali.
Dal suo canto Confcommercio, che ha commissionato un sondaggio ad hoc alla società Format, il 69,3% dei consumatori approfitterà dei saldi invernali 2010; il 67,4% ha dichiarato di attendere saldi per acquistare “qualsiasi tipo di prodotto”, mentre scende la quota di chi attende gli sconti solo per acquistare prodotti griffati o comunque di marca, dal 49% al 32,6%. L'abbigliamento fa sempre la parte del leone registrando il 97,1% di preferenze, seguono le calzature con il 76,5%, la biancheria intima 39,4%, gli accessori come i guanti, le cinte, le scarpe, i cappelli, ecc. con il 34,3%.
Il 68,4% degli intervistati spenderà tra i 100 e i 300 euro per un capo con lo sconto.

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Sicurezza online: principali minacce e previsioni 2010

Nel 2009 le maggiori minacce online hanno avuto origine da rogue/finti software di sicurezza, dai principali motori di ricerca, dai social network e dai siti e servizi Web 2.0. È quanto emerge dal rapporto State of the Internet 2009 pubblicato da CA Inc. Lo studio, basato sui dati raccolti dai ricercatori del Global Security Advisor Team di CA, segnala l'andamento registrato nel primo semestre del 2009 e anticipa le principali minacce per il 2010, incluso un aumento del “malvertising” e la possibilità che nasca un nuovo worm di dimensioni pari a quelle di Conficker.

I bersagli più appetibili
“I cybercriminali hanno concentrato le loro attenzioni sulle destinazioni online più gettonate perché sono quelle che rendono di più -dichiara Rossano Ferraris, Research Engineer della divisione Internet Security Business Unit di CA-. I truffatori si aggiornano costantemente su trend, eventi di grande visibilità, festività, ecc. in modo da focalizzare gli attacchi sui bersagli più redditizi. Motori di ricerca, come Google e Yahoo, o siti di social networking, come Twitter o Facebook, hanno la massa critica che attira questo genere di criminali. Oltre al software di Internet Security, l'arma migliore contro le attuali minacce è rappresentata da un'opera di sensibilizzazione degli utenti privati sui potenziali pericoli nascosti nelle attività online.”
Mentre continuano ad aumentare le truffe basate sullo spam e sul phishing, la classifica 2009 dei veicoli di diffusione dei malware ha visto al primo posto la rete Internet con il 78%, seguita dall'e-mail (allegati o phishing) con il 17% e infine dai supporti rimovibili (come chiavette USB, portafoto digitali, ecc.) con il 5%.

Ecco alcune previsioni di CA riguardanti la sicurezza online nel 2010:

- Cresceranno gli exploit che sfruttano le ottimizzazioni dei motori di ricerca e il Malicious Advertising (Malvertising) come mezzi di diffusione dei malware.

- Potrebbe nascere un nuovo worm di dimensioni pari a quelle di Conficker. La crescente popolarità delle applicazioni basate su Web e la scoperta di vulnerabilità critiche per nuove soluzioni, in particolare per i nuovi sistemi operativi Windows 7 e Google Chrome, sono ottime opportunità per la diffusione di nuovi worm.

- Continueranno ad aumentare le tecnologie basate su Web 2.0 come i social network, portando con sé una proliferazione delle minacce che sfruttano tale mezzo di comunicazione.

- Aumenterà la popolarità degli attacchi DoS (Denial of Service) come gesto di dissenso etico. È probabile che vengano nuovamente scelti come preda i siti Web più popolari come Twitter e Facebook.

- Trojan “bancari”: questi trojan si presentano come minacce in ambito bancario, orchestrate allo scopo di trafugare le identità degli utenti a scopo di lucro.

- Gli autori di malware si concentreranno sulla piattaforma a 64 bit e sui computer Apple.

Beretta: continueremo a innovare l’area snack

Innovazione per contrastare gli effetti della crisi economica e per presentarsi all’appuntamento della ripresa con la marcia giusta. Beretta prosegue nel suo cammino iniziato ormai un paio di stagioni fa che sta traghettando l’industria salumiera verso nuovi mercati, diventando un gruppo alimentare che vuole rispondere a tutto tondo ai bisogni del consumatore contemporaneo, in termini di servizio e time saving, senza rinnegare i valori che l’hanno accompagnata finora nel più tradizionale comparto dei salumi. Con l’analisi di Sabino Gravina, direttore marketing&strategie del Gruppo Beretta, abbiamo proiettato l’industria salumiera lombarda nel suo prossimo futuro, cercando di dare una risposta agli interrogativi che stanno attanagliando il Lcc in questo frangente di difficoltà.
“L’uscita dalla crisi sarà molto lunga -spiega- sicuramente una larga fetta di aziende sono state obbligate a rivedersi internamente per essere più efficienti e leggere, aumentando la produttività e riducendo i costi. Nell’alimentare, finora, i riflessi sull’occupazione sono stati minori, ma in altri settori la situazione è più pesante.
La crisi, inoltre, ha determinato un altro problema importante: ci sono pochi soldi; ma oggi non si parla più di difesa del potere d’acquisto, la priorità è mantenere il posto di lavoro.
È in atto un cambiamento delle priorità di acquisto e consumo: per difendere il livello di benessere acquisito i consumatori puntano al risparmio, comprano in promozione, riducono gli sprechi, ricercano il miglior rapporto qualità/prezzo e premiano le marche private. In generale ritengo che la ripresa sarà lentissima e che questi cambiamenti diventeranno strutturali”.

La crisi ha determinato fattori di sviluppo? E come ha cambiato gli equilibri tra gdo e idm?

Questa crisi sta selezionando aziende e brand, sopravvivranno le più efficienti, le meglio posizionate, chi sta rivedendosi puntando sulla ripresa, mentre molte altre saranno espulse dal mercato. Chi usa questo momento per irrobustirsi, chi fa innovazione, chi dialoga e investe col consumatore intercettando i cambiamenti, sarà premiato in futuro. La crisi ha colpito entrambi e la competizione in corso vede tutti contro tutti: per restare a galla ognuno fa le sue mosse, è una lotta per la sopravvivenza.

In che modo la crisi ha impattato sul mondo dei salumi?

Finora circa il 50% del business del settore salumi passava per il dettaglio tradizionale e questo dava fiato alle centinaia di realtà sparse su tutto il territorio nazionale. Dal momento in cui il dettaglio tradizionale perde ulteriormente importanza rispetto alla gdo, si comprime lo spazio di mercato e molte aziende locali puntano sulla gdo, scatenando una competizione che evidenzia la debolezza strutturale del nostro settore rispetto alla forza della gdo: siamo in troppi e troppo piccoli. Questa peculiarità era sopportabile quando c’era un robusto dettaglio tradizionale, per anni la cassaforte che bilanciava i ridotti margini della gdo, permettendo alle aziende di investire e fare innovazione; la situazione sta diventando sempre più critica.

Quale ruolo mantiene un’azienda di marca come Beretta in questo scenario di incertezza?

Abbiamo spinto con decisione sulla strada dell’innovazione, tutto il portafoglio prodotti è stato cambiato nell’arco di due anni, abbiamo innovato e abbiamo sviluppato nuovi segmenti. Non ci siamo adattati, anzi abbiamo accelerato. Oggi siamo premiati meglio della media, l’innovazione ci permette di calmierare le aree più critiche del nostro business mainstream e pensiamo che usciremo dalla crisi più forti di prima. Abbiamo anche rivisto i nostri processi produttivi e la nostra organizzazione commerciale, per essere più competitivi e generare risorse per la ricerca e sviluppo ma anche guardando a uno scenario che sta cambiando. Il consumatore cerca oggi risposte ai suoi nuovi bisogni, ma a un prezzo accessibile e questo è il nostro compito principale.

In che modo si dipanerà la vostra innovazione nel 2010?

Continueremo a sviluppare l’area merende e spuntini, Zero24 ma anche i piatti pronti freschi; Viva la Mamma è considerata la marca trainante dei meals solution e abbiamo in programma nuovi sviluppi, soprattutto in questo momento in cui i piatti pronti non stanno vivendo un momento felice. Oggi il consumatore ha più tempo, è tornato a cucinare e chiede ai brand qualcosa in più. Il tempo rimarrà comunque la risorsa più importante e l’industria dovrà soddisfare il consumatore in questa direzione. Ritengo che oggi abbiamo raggiunto la prima fase di sviluppo dei piatti pronti, ora dobbiamo individuare e lanciare la seconda. Da gennaio rilanceremo anche i salami confezionati, con la presentazione di due linee e due brand diversi, con posizionamento differente tra loro, che rispondano ai bisogni nell’area della modernità e della tradizione.

Ci saranno novità per quanto riguarda la comunicazione, soprattutto sui canali utilizzati?
Ritengo che ci sia solo uno strumento principale per poter raggiungere i consumatori in tempi brevi e con una adeguata copertura di contatti: la Tv, sia quella generalista sia quella satellitare. Per questo siamo tornati in televisione con investimenti importanti, supportando Zero 24. Poi, se devo rafforzare la mia comunicazione su un brand, posso aggiungere radio, stampa e i nuovi media. Per i prodotti di largo consumo non di nicchia, non si può prescindere dalla televisione.

L’ambiente è una delle parole più in voga nella business community di questi tempi: qual è la sua opinione in merito?

Se ne parla tanto e si fa poco, e chi fa poco sembra fare tanto. Guardare al proprio impatto sull’ambiente è doveroso, ma oggi fare di più ha dei riflessi importanti sui costi e non si può intervenire al rialzo sul prezzo di vendita dei prodotti, soprattutto in questo momento. È necessario quindi creare regole, meccanismi e certificazioni che premino chi si impegna concretamente verso la salvaguardia dell’ambiente.

Pasta: idm e gdo convocate da Mr Prezzi

Pastai a rapporto da Mr Prezzi sulla congruità della formazione del prezzo al
dettaglio della pasta rispetto a quelli all’ingrosso e della materia prima.
Al
termine di un’osservazione protrattasi per un anno, in cui sono emerse
problematiche sull’andamento dei prezzi della pasta al dettaglio, Roberto Sambuco,
Garante per la sorveglianza dei prezzi, ha spedito la convocazione
al tavolo di confronto per il 19 gennaio prossimo nella sede del Ministero dello
Sviluppo Economico
.

In particolare ne sono destinatari il SACO (l’ex Direzione generale sviluppo agroalimentare, qualità e tutela
del consumatore) del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali; Federalimentare; Confapi;
Confcommercio; Confesercenti; ANC‐Conad; ANCC‐Coop; Federdistribuzione; CNA Alimentare;
Confartigianato; UNIPI‐Unione Industriale Pastai Italiani; Italmopa‐Associazione Industriale Mugnai Pastai
d’Italia
; Unioncamere e ISMEA.

Unifarm realizza Farmakopea, linea in private label per i farmacisti

Reagire alle sfide del mercato e delle liberalizzazioni: è con questa filosofia che Unifarm ha sviluppato Farmakopea, una linea di prodotti da banco e senza obbligo
di prescrizione di proprietà di farmacisti proposta a prezzi mediamente più bassi del 25% rispetto ai leader del mercato di riferimento, pur con l'assoluta garanzia di qualità e sicurezza.

La private label dei farmacisti
Il progetto nasce alla fine del 2005 dalla collaborazione tra Farmacisti ed Unifarm, il loro braccio operativo. La realizzazione della linea ha richiesto oltre 4 anni di impegno. La registrazione di un Farmaco, cioè la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di una AIC (autorizzazione all'immissione in commercio), infatti è una procedura molto complessa, che non richiede solo l'investimento di importanti risorse economiche, ma anche e soprattutto competenze tecniche, scientifiche, regolatorie e conoscenza del mercato.
La linea comprende 16 referenze: 5 diverse forme farmaceutiche (compresse effervescenti, bustine effervescenti, compresse deglutibili, sciroppi, supposte) e si avvale di 3 siti produttivi, costituendo una gamma ampia e completa di farmaci di autoprescrizione che risponde alle più frequenti domande di salute dei cittadini.
La linea Farmakopea è già presente nelle 480 farmacie socie di Unifarm e viene distribuita in tutte le farmacie italiane attraverso la struttura commerciale di Unifarm, oltre che nelle parafarmacie della grande distribuzione.

I numeri chiave
Unifarm spa è una società di Farmacisti nata a Trento nel 1970 e opera nel settore della distribuzione intermedia, dei servizi alla Farmacia e della produzione di farmaci e supplementi nutrizionali.
Nel 2008, il fatturato consolidato di Unifarm è stato di 311 milioni di euro, con un utile netto pari a 49.897.850 euro.

Il boom del digitale traina la ripresa della distribuzione

Il boom dei decoder e del digitale terrestre sta risollevando le sorti del comparto "Non food" della distribuzione italiana: secondo quanto segnala Nielsen, i segnali di ripresa sono evidenti. Il 2008 aveva visto il comparto Non food chiudere a -0,5% nelle grandi superfici (Iper+Super). Il 2009, anno difficile su tutti i fronti, ha fatto registrare fino ad agosto performance molto negative (-3,3%). Già a settembre il Non food ha mostrato però una timida ripresa e a ottobre ha messo a segno un deciso +1,4%. Secondo l'analisi di Nielsen a risollevare le sorti dell'intero comparto è stata la vendita di televisori Lcd e Plasma e di decoder.

In realtà a settembre si è registrato un buon andamento anche per altri settori, quali il “fai da te” e il “giardinaggio”, probabilmente per il fatto che le famiglie in tempi di crisi cercano di ridurre le spese, dedicandosi in prima persona a lavori manuali prima demandati ad altri. Tuttavia i “Televisori Lcd e Plasma” e i “Decoder”, con rispettivamente 13 milioni e 8 milioni di euro in più rispetto all'anno scorso soltanto nel mese di ottobre, sono senza dubbio i segmenti che guidano la crescita. Queste due categorie sono in forte ascesa già da inizio anno (con un trend di +25% e +199% rispettivamente), ma fino ad agosto la loro importanza in valore assoluto non era tale da rianimare l'intero comparto tecnologico della Grande distribuzione.

Il cambiamento di rotta è stato influenzato in maniera decisiva dal calendario dello switch-off: a partire da settembre il passaggio al digital terrestre è avvenuto in regioni molto popolose quali Piemonte, Lazio e la Campania. Ad esempio in Trentino Alto Adige gli acquisti di decoder a ottobre 2009 sono stati superiori a quelli effettuati nei 21 mesi precedenti. In Piemonte, oltre ai decoder, anche le vendite di Tv Lcd e Plasma a settembre e ottobre sono risultate quasi quattro volte superiori rispetto alla media dei mesi precedenti. In Lazio e in Campania le famiglie si sono dimostrate più previdenti, ricorrendo all'acquisto dei decoder già a ottobre, ovvero prima dell'addio definitivo al segnale analogico.


Il settore, evidenzia Nielsen, presenta ancora margini di crescita interessanti: nonostante l'esposizione mediatica abbia accelerato l'acquisto di decoder e Tv con decoder integrato, la maggioranza delle regioni deve ancora passare al digitale terrestre. Ci sono infatti alcune regioni che non hanno ancora fatto registrare crescite significative negli acquisti di queste categorie. Tenuto conto che lo switch-off sarà graduale e terminerà soltanto nel secondo trimestre 2012 con Sicilia e Calabria, è evidente come questo mercato rappresenterà un'opportunità aggiuntiva per la Grande distribuzione per tutto il 2010 e, in misura minore, anche nel 2011 e 2012. Inoltre, anche se al momento è preferito l'acquisto dei decoder (che consente di sostenere costi più ridotti), ulteriori fatturati potrebbero venire dall'incremento delle vendite di Tv con digitale terrestre incluso. La distribuzione, avverte Nielsen, avrà però il non facile compito di creare un'offerta che possa convincere i consumatori a effettuare gli acquisti nei propri punti vendita piuttosto che nelle catene dell'elettronica specializzata.

Oltre 2 miliardi a Natale la spesa degli italiani per i prodotti tipici

Gli italiani acquisteranno per Natale prodotti alimentari tipici per un valore superiore ai 2 miliardi di euro. È una stima di Coldiretti, convinta che la necessità di risparmiare porti a scegliere regali utili senza rinunciare alla tradizione e quindi a privilegiare, negli acquisti, prodotti alimentari da regalare a se stessi o agli altri. Un comportamento reso ancor più significativo in virtù dell’incremento del 3% in valore per le spese dedicate a cibi e bevande. Incrementi ancora superiori si hanno per i prodotti legati al territorio poiché secondo un’indagine Coldiretti-Swg, in vista del Natale, nel 2009 un italiano su tre ha acquistato regolarmente cibi a denominazione di origine, con un aumento del 5% rispetto allo scorso anno.

La forza della tradizione
L'affermarsi di uno stile di vita attento alla riscoperta della tradizione a tavola, che si esprime con la preparazione fai da te di ricette personali per serate speciali o con omaggi per gli amici, contribuisce a spingere la richiesta di produzioni tipiche locali.
Secondo un sondaggio on line condotto dal sito www.coldiretti.it, per quasi quattro italiani su dieci (39%) quello enogastronomico è il “regalo che si vorrebbe trovare sotto l'albero“ seguito dal 21% che sceglie un capo di abbigliamento, il 15% cd/dvd, il 13% l'ultima novità della tecnologia informatica (altro il 12%).
La possibilità di scelta è favorita dal record conquistato dall'Italia in Europa nelle produzioni tipiche con 193 prodotti a denominazione di origine Dop/Igp (oltre il 20% del totale riconosciuto dall'Unione Europea) senza contare le 4.471 specialità tradizionali censite dalle regioni e i 469 vini Doc, Docg e a Indicazione geografica tipica (Igt). Tra i più gettonati ci sono - continua la Coldiretti - i vini, i formaggi, i salumi, gli oli di oliva e legumi, frutta secca e altri prodotti con ovvia impennata per i prodotti tipici del Natale come gli spumanti, le lenticchie, zamponi e cotechini la cui produzione viene assorbita quasi completamente durante le feste di fine anno.

Riduzione effetto serra
Molto diffusi sono gli omaggi raccolti nei tradizionali cesti di vimini, che variano da poche decine a centinaia di euro, ma la tendenza del 2009 è quella di regalare cesti a “chilometri zero” salva clima, che contengono esclusivamente prodotti del territorio provenienti dalle vicinanze, evitando di far percorrere ai cibi lunghe distanze prima di giungere in tavola, limitando così l’emissione di gas ad effetto serra dovuto al trasporto.
Secondo la Coldiretti è possibile ridurre di un terzo il costo dei cesti alimentari da regalo confezionandoli da soli e facendo acquisti direttamente nelle oltre 63mila imprese agricole nazionali o nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica che vendono frutta, formaggi, vino, olio e salumi e altre specialità alimentari. Spesso durante il periodo natalizio sono previste iniziative con mercatini degli agricoltori di Campagna Amica per far conoscere direttamente le caratteristiche e i metodi di produzione ed è anche possibile fare a prezzi più convenienti.

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Gdoweek 508 | 21 dicembre 2009 |

Nuovo Consiglio di Gestione di Coop Italia

A distanza di un anno dal varo della nuova governante duale di Coop Italia, il Consiglio di Sorveglianza di Coop Italia, presieduto da Ernesto Dalle Rive (presidente di Novacoop), ha nominato il nuovo Consiglio di Gestione.

Alla conferma di Vincenzo Tassinari in qualità di presidente e di Mario Cifiello, con le deleghe al marketing e alla pianificazione strategiche, si aggiungono diverse nuove nomine.

In particolare, alla vicepresidenza è stata designata Maura Latini, una lunga esperienza in Unicoop Firenze dove ricopre l'incarico di direttore commerciale ipermercati. Maura Latini avrà la delega sul prodotto a marchio e la comunicazione.

Nuovo ingresso anche per Alessandro Mazzoli, direttore generale di Centrale Adriatica, che focalizzerà la sua attività sulla gestione delle politiche commerciali dei canali.

Entrano in consiglio per la prima volta anche Roberto Fiammenghi e Liborio Rosafio (già dirigenti di Coop Italia) ai quali sono state affidate le deleghe rispettivamente del canale supermercati acquisti food e amministrazione finanza e affari societari.

Il cibo sprecato responsabile del 10% dei gas serra

"Il 10 % delle emissioni di gas serra dei Paesi sviluppati deriva dalla produzione di cibo che viene giornalmente gettato": così ha affermato oggi Andrea Segrè -ideatore e presidente di Last Minute Market, spin off dell’Università di Bologna e Preside della Facoltà di Agraria dello stesso ateneo- durante il suo intervento a Copenaghen al Klimaforum 09, il Forum Globale della Società Civile sui cambiamenti climatici, che si svolge parallelamente al Climate Change Summit delle Nazioni Unite e che coinvolge scienziati, accademici, ricercatori, scrittori che si incontrano per cercare soluzioni alla crisi climatica globale e discutere dei temi ad essa connessi.

I numeri dello spreco
Secondo studi dell'istituto, se il modello Last Minute Market venisse
implementato sull’intero territorio italiano da tutto il settore
distributivo dall’ingrosso al dettaglio, si potrebbero recuperare
all’anno ben 244.252 tonnellate di cibo per un valore complessivo di
928.157.600 euro. Sarebbe inoltre possibile fornire tre pasti al giorno
a 636.600 persone e risparmiare 291.393 tonnellate di CO2 che sono
invece attualmente prodotte a causa dello smaltimento del cibo come
rifiuto. Per neutralizzare tutta questa CO2 sarebbero necessari
586.205.532 mq di area boschiva equivalenti a 58.620 Ha o a 117.200
campi da calcio.
"I Paesi europei -ha commentato Segrè- hanno cibo a disposizione in
quantità tre volte maggiore di quello di cui avrebbero bisogno, eppure
in Europa -e non in Africa- ancora 43 milioni di persone sono a rischio
di sicurezza alimentare. Con il cibo gettato a livello mondiale non
solo si potrebbero nutrire 3 miliardi di persone, ma recuperandolo, e
dunque prevenendo la formazione dei rifiuti, si potrebbe dare un grande
contributo alla lotta contro il riscaldamento globale".

La mission di LMM
Last Minute Market si occupa di recuperare cibo (ma non solo) ancora in perfette condizioni igienico-sanitarie ma escluso dalla vendita per meri motivi commerciali (perché prossimo alla data di scadenza, perché difettoso nella confezione, perché prodotto o acquistato in eccesso ecc.), lungo tutta la catena agroalimentare, dal campo alla tavola, per poi distribuirlo agli enti caritativi che operano nel terzo settore. Un sistema originale di recupero degli
sprechi, che è sostenibile non solo da un punto di vista economico e
sociale, ma anche e soprattutto ambientale.

Layout 507s

I consumi 2010 e 2011 saranno migliori del previsto

Pil a +1,0 nel 2010 e +1,1% nel 2011; consumi a +0,7% nel 2010 e +1,1% nel 2011. Sono queste le previsioni di crescita per l’Italia che l’Ufficio Studi di Confcommercio ha rivisto al rialzo individuando nell’effetto “trascinamento”, generato dalla positiva performance di alcuni indicatori congiunturali negli ultimi mesi del 2009, un’importante “eredità” per una crescita più robusta nel 2010.
Rispetto allo scorso Natale, in aumento l’acquisto di alimentari,
utensileria per la casa, calzature e foto-ottica; in calo libri,
profumi, giocattoli; tengono abbigliamento, informatica, telefonia, Cd.
In particolare, la distribuzione della spesa per gli acquisti di Natale
vedrà in crescita gli alimentari (+3% rispetto a Natale 2008) e
l’utensileria per la casa e ferramenta (+1,8%), mentre i cali più
sensibili si registreranno per i libri (-2,6%) e prodotti di profumeria
(-2,2%).

Crescita congiunturale
Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio, i dati del Pil relativi al terzo trimestre del 2009 lasciano ben sperare sul definitivo superamento della pesante recessione che ha caratterizzato il 2009. Infatti, la crescita congiunturale dello 0,6% è il sintomo di una ripresa, seppur ancora fragile, dell’attività produttiva. Così come la domanda per consumi delle famiglie che, dopo essere tornata a crescere già nel secondo trimestre del 2009 (+0,1% rispetto al primo trimestre dell’anno), nel terzo trimestre ha confermato l’uscita dalla recessione (+0,4% rispetto al secondo trimestre). A questo si devono aggiungere gli indicatori congiunturali che evidenziano, da alcuni mesi, un netto miglioramento del clima di fiducia, sia delle famiglie che delle imprese.
Questo insieme di segnali, unitamente alle stime sull’andamento dell’ultimo quarto dell’anno in corso che dovrebbe confermare le attuali crescite congiunturali, porta a ritenere che il 2009 lascerà un’eredità positiva di circa otto decimi di punto di crescita. Per questo motivo è possibile rivedere al rialzo le previsioni della dinamica del Pil per il 2010 e il 2011, portandole, rispettivamente, a +1,0% (da +0,7%) e a +1,1% (da +0,9%).

Ripercussioni disoccupazione
Naturalmente, la prudenza resta d’obbligo, soprattutto perché, come tutte le recessioni del passato, anche e soprattutto questa avrà ripercussioni pesanti sul mercato del lavoro. Se la recessione del ’93, di gran lunga inferiore come intensità a quella attuale, determinò comunque un processo di espulsione di manodopera, soprattutto dai settori industriali, che durò per circa in quinquennio e che si interruppe invertendo la tendenza grazie all’introduzione di misure di flessibilità nelle tipologie e nei contratti di lavoro, oggi il processo risulta più difficile, perché nemmeno i servizi, tradizionale volano occupazionale, riusciranno a riassorbire le eccedenze.
D’altra parte è bene ricordare che la ripresa di questi mesi parte da livelli particolarmente ridotti dell’attività produttiva. In termini reali e comparabili, il Pil del terzo trimestre 2009 si posiziona sui livelli di fine 2001 e la spesa delle famiglie ritorna ai livelli di metà 2005. Ciò definisce, in sostanza, la misura corretta per interpretare oggi il concetto di ‘ripresa’.
Tornando alla questione occupazione, per il biennio 2009-2010, è prevedibile una riduzione degli occupati di circa 6-700mila unità, una parte delle quali sarà costituita da persone che hanno raggiunto il limite dell’età pensionabile e che non viene rimpiazzata da nuovi occupati. Conseguentemente, è da attendersi un peggioramento del tasso di disoccupazione (intorno all’8,5% nella media del 2010), con accentuazioni negative sulla componente giovanile e nelle aree meridionali.

La mission di Nestlé Purina? Innovare per aprire nuovi segmenti di mercato

Dopo un 2008 in cui si è confermata come la realtà più importante del petcare in Italia, con 370 milioni di euro di fatturato e un contributo superiore al 50% sulla crescita della categoria, Purina si avvia a chiudere un altro esercizio positivo. “Grazie ai continui sforzi d'innovazione e rinnovamento dei marchi-chiave e all'elevato livello di servizio che garantiamo a stakeholder e consumatori, abbiamo ottenuto ottimi risultati anche nei primi mesi del 2009“, esordisce Lucio Scaratti, direttore generale Purina Sud Europa e presidente europeo di Fediaf (Federazione Europea delle Industrie Alimenti Animali Familiari). E sono proprio innovazione, qualità e capacità di offrire non solo prodotti ma anche servizi a valore aggiunto (come numero verde e servizio di assistenza tossicologica) i fattori su cui l'azienda punta per continuare a crescere e a differenziarsi, contribuendo così allo sviluppo della categoria.

C'è ancora margine di sviluppo in Italia per il petcare?
C'è un grande potenziale di sviluppo, visto che circa metà delle famiglie ha almeno un pet e che la percentuale degli animali nutrita con petfood industriale (oltre il 45%) è sensibilmente inferiore alla media europea. Inoltre, il settore sta dando prova di una sorprendente resistenza alla crisi: i consumatori sono propensi a continuare a spendere e la categoria è una delle meno sensibili al prezzo.

Che ruolo può giocare la gdo nella crescita del petfood?

Un rapporto con la distribuzione basato sulla trasparenza e la collaborazione sinergica è fondamentale. Per questo, nel 2010, proseguiremo nello sviluppo e nell'implementazione di “Purina TradeCare.Relazioni di valore”, per studiare politiche comuni che accrescano il valore della categoria. Per favorire l'implementazione del progetto, e in particolare per risolvere le problematiche legate in particolare alla supply chain, nel 2009 è nata la figura del TradeCare manager.

Qual è oggi il ruolo della marca e su quali leve deve agire in un contesto di crisi come quello attuale?

La nostra vocazione è l'innovazione, in quanto asse portante del nostro sviluppo e, in qualità di leader, è anche una nostra responsabilità nei confronti del mercato. Innoviamo per aprire nuovi segmenti di mercato e differenziarci dalle private label con una strategia commerciale complementare e assolutamente non conflittuale. In particolare, in un momento di crisi, saper offrire prodotti e servizi con un elevato livello di innovazione è la chiave di volta per distinguersi e avere successo sul mercato. Per questo Purina investe ingenti risorse in attività di R&S che ci consentono di innovare e rinnovare del 50% il nostro portafoglio prodotti ogni 3 anni, grazie al lavoro svolto presso i nostri 5 centri di ricerca.

Dove concentrerete l'innovazione nel 2010?
Continueremo a focalizzarci sui segmenti di mercato in cui possiamo promuovere l'ampiezza dei nostri investimenti in R&S per sviluppare prodotti che assicurino ai pet benessere e longevità. Sul totale del mercato si confermano trainanti gli alimenti secchi sia per cani (con un tasso di crescita del +8,4%) sia per gatti (+7,1%) e un ulteriore sviluppo la nicchia dei fuori pasto e snack (+12,4%) e il segmento monoporzione cane e gatto (fonte Assalco). Come brand di riferimento nella cura e nutrizione dei pet si confermano: Gourmet, che si caratterizza per qualità e innovazione; Purina One, che si distingue per naturalità, scientificità e innovazione, e Purina Pro Plan, gamma di prodotti superpremium per cani e gatti, venduta esclusivamente nel canale specializzato, e all'avanguardia nell'introduzione di innovazioni nutrizionali. Innovazione e rinnovamento sono state le parole chiave anche per due brand storici Purina: Felix, che ha lanciato un nuovo formato, e Friskies, che ha rinnovato la linea gatto e rivoluzionato la linea cane con numerose novità.

Come informate gli shopper su queste novità?

Uno dei pillar della strategia TradeCare è il category management, proprio per consentire ai retailer di gestire il punto vendita in maniera più efficace e funzionale e far sì che parli allo shopper con un linguaggio semplice e diretto, supportandolo nel processo di acquisto. Invece al trade specializzato (veterinari, allevatori e rivenditori), abbiamo dedicato SpecialCare, una strategia pensata per creare sinergia e collaborazione con cui Purina offre know-how, risorse dedicate e strumenti di formazione ad hoc per garantire ai punti di vendita dei risultati tangibili ai consumatori una comunicazione più chiara e un servizio a valore aggiunto che consenta loro di effettuare gli acquisti con più facilità e consapevolezza.

Che ruolo ha la comunicazione?

Così importante che nell'ultimo anno abbiamo aumentato di oltre il 50% l'investimento per consolidare il brand Purina come punto di riferimento nel mercato. Stiamo continuando a focalizzarci sulle attività a supporto dei nostri brand strategici per creare un rapporto più diretto e continuo con il consumatore. Ad esempio, da gennaio ad oggi, abbiamo implementato campagne di comunicazione tv che hanno coinvolto tutti i nostri brand strategici, rinforzate da campagne tv e radio, per aggiornare costantemente il consumatore sulle nostre novità. Siamo, inoltre, fortemente convinti che sia importante favorire lo sviluppo di una cultura generale del petcare e della corretta relazione con gli animali. Sono nati così progetti e servizi come la campagna di educazione rivolta a bambini ed adulti “A scuola di petcare” e il numero verde Purina per Voi, con un team di veterinari dedicato 24/h al giorno.

Cosa state facendo sui nuovi media?

In un'ottica di pianificazione integrata abbiamo deciso di investire ingenti risorse anche sulle nuove tecnologie, funzionali alla strategia di coinvolgimento diretto del consumatore nei valori Purina. Abbiamo lanciato un importante progetto in ambito “digital”: un'innovativa piattaforma web composta dal sito Purina.it, completamente rinnovato, e da Petpassion.tv, un social network dove condividere immagini, video, foto, informazioni e soprattutto emozioni che nascono dall'amore per gli animali da compagnia.

Salvatore Petroli è il nuovo presidente dell’Inran

Salvatore Petroli è il nuovo direttore generale dell’INRAN
(Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione)
e sarà in
carica dal prossimo 18 dicembre.

Nato a Napoli, laureato in giurisprudenza, proviene da una lunga carriera al
Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, in cui ha
ricoperto diversi e prestigiosi incarichi, anche in ambito internazionale. È stato, tra l’altro, Addetto per le questioni agricole alla
Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione Europea a Bruxelles dal
1986 al 1994, Direttore della Direzione Generale delle politiche Comunitarie
e Internazionali del Ministero delle Politiche Agricole nel 2000 e,
successivamente, Direttore della Direzione Generale per le Politiche
Agroalimentari. Nel 2005 gli viene conferito l’incarico di Direttore
Generale della Trasformazione Agroalimentare e dei Mercati e dal 2008
diventa Capo del Dipartimento delle Politiche Europee e Internazionali.

“Fin dai primi anni in cui ho iniziato a lavorare per il Ministero delle
Politiche Agricole -afferma  Petroli- ho avuto modo di conoscere
l’Istituto Nazionale per la Nutrizione e sono convinto che, per l’alto
contenuto professionale dei ricercatori e di tutto il personale, esso possa
tornare ad essere il punto di riferimento e di eccellenza sui temi
dell’alimentazione, della nutrizione e dell’educazione alimentare.”

Grande soddisfazione anche da parte del presidente Carlo Cannella: “Con il
nuovo direttore l’INRAN acquisisce una collaudata competenza nel settore
amministrativo e gestionale che sicuramente contribuirà al rilancio
dell’Ente, avviato fin dall’inizio del mio mandato”.

Il nuovo volto del c.c.i. La Romanina

Il 60% delle donne sa che un’alimentazione equilibrata è fondamentale

La ricerca, svolta su 500 donne tra i 30 e i 60 anni, dall'Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna, O.N.Da con il supporto del Pastificio Rana evidenzia che il 60% delle donne è consapevole che un'alimentazione sana ed equilibrata è uno strumento cardine per la tutela e la prevenzione della salute. E fin qui niente di particolarmente sorprendente così come il fatto che il livello di sensibilità cresce in presenza dei figli. Più interessante invece è che a 2 donne su 3 è capitato di bocciare un prodotto dopo averne letto gli ingredienti o la tabella nutrizionale. Di queste in particolare il 38% è stata dissuasa dall'acquisto a causa dell'elevato contenuto di grassi o dalla presenza di grassi idrogenati, il 36% dalla presenza di conservanti, il 30% dai coloranti, il 10% dalla provenienza estera.

Educazione alimentare
Un altro punto chiave è la mancanza di educazione alimentare, 3 donne su 4 apprezzerebbero che si facesse ancora più informazione e magari in televisione (68%). “Un punto focale della ricerca -spiega il Michele Carrubaf, ordinario di Farmacologia all'Università degli Studi di Milano e presidente della Società Italiana dell'Obesità- è che le donne chiedono una maggiore partecipazione all'educazione alimentare da parte della scuola. È assolutamente vero. Le Istituzioni devono adeguarsi con iniziative dedicate. A Milano, per esempio, con Milano Ristorazione, abbiamo ideato menù equilibrati e gustosi per i pasti nelle scuole, trasformando la refezione in un momento educativo".

Organizzato a Londra pranzo antispreco per 5.000 persone

Mercoledì 16 dicembre a Londra, 5.000 persone di tutte le classi sociali hanno partecipato, in Trafalgar Square, ad un pranzo intorno ad una lunghissima tavola imbandita, sotto la colonna di Nelson, simbolo della Gran Bretagna. Straordinario il successo dell’iniziativa che, nonostante il freddo e la neve, ha visto  una massiccia partecipazione di pubblico. È intervenuto anche il vescovo di Londra, Richard John Carew Chartres.

I cibi offerti sono stati recuperati secondo i principi antispreco che caratterizzano da dieci anni l’esperienza italiana di Last Minute Market: prodotti freschi destinati ad essere buttati via dai supermercati della zona, perché vicini alla data di scadenza o esteticamente non perfetti.

L’evento, dal titolo Feeding the 5.000 (www.feeding5k.org ) è stato organizzato da Tristram Stuart, autore del libro “Sprechi. Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare” edito in Italia da Bruno Mondadori.

Finiper: modernizzare la rete la priorità 2010

“Retailer di marca o economico di fascia bassa: per le insegne che vogliono avere un futuro non ci sono altre alternative. Questa affermazione vale soprattutto per gli ipermercati: la sfida di questo formato nei prossimi anni sarà quella di affermare e, in qualche caso consolidare, questo passaggio da semplice luogo d'acquisto a brand in grado di dare al consumatore quello che vuole in termini di merce e servizi”. Con questa convinzione, Roberto Polloni, direttore marketing di Finiper, sottolinea le strade che il gruppo intende seguire lungo questa strada. “Il nostro mestiere è quello di vendere merce, circondando il consumatore di prodotti, food e non food, facendo scelte drastiche sulle categorie che si vogliono trattare e sapendo che il prezzo, variabile sempre più strategica, deve rispondere a un'esigenza fondamentale: essere accessibile”.

Ci dia una definizione di prezzo accessibile ...

Per Iper significa proporre un prezzo che sia il più chiaro possibile e soprattutto bilanciato, cioè un prezzo che sia espressione di un corretto rapporto tra aspettative del cliente, valore percepito e valore reale del prodotto. Per rafforzare questa scelta di price positioning, abbiamo costruito un'offerta assortimentale ampia e profonda sui nostri marchi, realizzata su una scala prezzi articolata, che consente di incontrare le esigenze di tutti i target di consumo con un'adeguata soglia di prezzo nelle diverse categorie merceologiche.

Come vi siete mossi in un anno difficile come questo?

Dal punto di vista dei risultati, abbiamo tenuto: i nostri clienti hanno sì ridotto il loro potere di acquisto, ma hanno mantenuto le frequenze di acquisto, come dimostra la lettura dei dati relativi a Carta Vantaggi, la nostra carta fedeltà. In termini operativi, abbiamo mantenuto la nostra promessa di posizionamento: siamo quelli dei freschi, che, in momenti di difficoltà come quelli che stiamo vivendo, hanno rafforzato la loro attrattività, grazie al fatto che il consumatore può scegliere la quantità che desidera con buoni effetti sul portafoglio. Allo stesso tempo, a livello di assortimento, abbiamo lavorato per garantire visibilità alla nostra linea di primi prezzi Valis, presente in maniera trasversale nel food e nel non food.

Avete incrementato i primi prezzi, quindi?

No. Non li abbiamo né ampliati né spinti in maniera evidente. Semplicemente abbiamo raccolto i frutti di un lavoro, iniziato tempo fa come risposta ai discount, creando un brand unico e trasversale, con un analogo posizionamento, chiaro, in tutto l'assortimento. Proprio questa visualizzazione di un brand unico sui primi prezzi abbinata alla focalizzazione sui freschi ci ha permesso di raccogliere vantaggi e aumentare la fidelizzazione.

Il vostro assortimento non è fatto solo di primi prezzi e prodotti basic, ma anche di linee a marchio premium come Amarsi & Piacersi e Terre d'Italia. Soddisfazione anche in questo caso?

Sì, abbiamo registrato analoghi risultati: entrambe le gamme sono cresciute.

Quali sono i progetti più importanti in fase di realizzazione nel 2010?

L'anno prossimo saremo impegnati in un intenso processo di reimpostazione della nostra rete, con un focus importante sul non food in linea con le soluzioni adottate sia nella nostra più recente apertura di Vittuone (Mi) all'interno del c.c.i Il Destriero sia nello storico store di Montebello (Pv). In particolare, l'Iper Vittuone rappresenta un primo passo per un approccio più selettivo nel tessile-abbigliamento che privilegia alcuni mondi specifici: l'intimo per uomo, donna e bambino, ambiti consolidati nei quali abbiamo una storia positiva di risultati, e l'abbigliamento per uomo, con una più netta focalizzazione sul casual che, nel tempo, ha garantito performance interessanti. Sempre in ambito tessile, stiamo testando soluzioni più innovative come la realizzazione di aree in stile outlet, all'esterno dei nostri ipermercati. Tre di queste strutture sono già attive in altrettante superfici (Seriate/Bg, Montebello/Pv e Varese), ma pensiamo a un'ulteriore estensione ad altri store nel corso dell'anno. Infine, incentiveremo la presenza di Progetto Casa, area bricolage in diretta concorrenza con le principali insegne del settore, esperimento iniziato nel 2008, che sarà ampliato ed arricchito di servizi ad hoc con artigiani; si tratta di una sfida complicata che sappiamo essere una necessità per diverse tipologie di consumatori. Del resto il servizio rappresenta una chiave importante del nostro modo di operare, come dimostra il progetto Iper Più, messo a punto quest'anno, con il quale vogliamo dimostrare che anche i servizi possono essere gestiti secondo logiche di standardizzazione identiche ai beni di largo consumo. Certo questo richiede un grande sforzo, soprattutto nei confronti dei fornitori. Ma ci stiamo lavorando con l'obiettivo di consolidare il business, ampliandolo ulteriormente, da aprile.

Un tema strategico del prossimo futuro riguarda la sostenibilità ambientale. Come state affrontando questo argomento?

Lavorando su più fronti. In primis, rafforzeremo ulteriormente il posizionamento “iNaturale”, il brand che esprime il nostro impegno per un commercio responsabile e sostenibile, e che, a livello di comunicazione in-store, è ormai esteso a tutta la rete. Abbiamo già a disposizione della clientela un ampio assortimento di shopper ecocompatibili (dal sacchetto in Mater-bi a quello naturale in cartafrutta, a quello in cotone biologico, fino al borsone in plastica riutilizzabile), mentre il 90% delle confezioni dei prodotti freschi di nostra preparazione o lavorazione è di origine naturale, e con una nuova comunicazione al pubblico. Inoltre, completeremo l'estensione nei pdv di erogatori self service di detersivi, progetto che abbiamo di recente ripreso, dopo essere stati i primi a lanciarlo, nell'Iper Busnago, nel 1993, addirittura in anticipo rispetto al mercato, non ancora pronto per accogliere questa tecnologia. Sul tema della sostenibilità è in arrivo il portale interattivo www.inaturale.it che raccoglie e presenta tutte le attività dell'azienda a favore della riduzione dell'impatto ambientale.

State studiando l'ingresso in nuovi business?

Ne abbiamo già affrontati diversi, dai farmaci all'ottica, dall'energia alle auto, con risultati di cui siamo soddisfatti e che vedrà certo ulteriori novità, di cui oggi è ancora prematuro parlare. Dal nostro punto di vista, nuovi business sono anche la presenza della cantinetta con l'area ristoro e del forno a legna per pizza e pollo arrosto: tutte proposte innovative, che soddisfano nuove esigenze latenti dei consumatori.

Vedremo novità anche in ambito food?
Sì: una delle priorità, già a partire dalla fine di quest'anno, è il lancio e il sostegno della linea a marchio iNaturale, con la quale intendiamo presidiare in maniera più puntuale il mondo del biologico e dell'ecologico, garantendo, come da nostro standard, qualità e prezzi adeguati. Siamo convinti che non si tratti ancora di un trend consolidato, ma di una tendenza in crescita, a volte più per moda che per convinzione reale. Molto dipende dalle caratteristiche dei bacini di utenza: a Milano, ad esempio, esiste una sensibilità molto forte, forse legata anche alle problematiche di inquinamento della città. In ogni caso, si tratta di un mondo destinato ad assumere un'incidenza crescente, anche se pur sempre nicchia. Allo stesso tempo, pensiamo di completare l'offerta dei freschi in un'ottica di servizio, introducendo nuove famiglie e categorie, come porzionati e pronti all'uso, ovviamente senza mai dimenticare prezzi accessibili.

Cosa riserva il 2010 a Finiper come sviluppo?

In realtà, per l'anno prossimo non è in calendario nessuna nuova apertura; come dicevo, la priorità del 2010 è la modernizzazione della rete.

Chiudiamo con un suggerimento: quali sono i retailer stranieri che considera un riferimento per l'implementazione di nuove attività?

A Tesco e Sainsbury's riconosco di avere una marcia in più nell'affrontare il tema strategico delle relazioni con il consumatore. Rumors di mercato dicono che a breve arriverà in Italia Nectar in partnership con un importante retailer: sarà interessante vedere come il mercato si trasformerà.Dal punto di vista dell'offerta commerciale, trovo interessante il concept Drive Auchan, evoluzione importante della spesa virtuale in aperta concorrenza con i supermercati. In Francia, si sta espandendo, diventando un business sempre più significativo; non altrettanto mi sembra stia succedendo in Italia, ma forse è solo questione di tempo e di redditività. Vedremo anche in questo caso di prepararci a un contrasto adeguato.

Coin Upim: accordo raggiunto

Dopo le molte voci che si sono rincorse in questi anni, finalmente l’operazione Coin Upim è arrivata alla conclusione con l’acquisizione del 100% di Upim srl da parte di Gruppo Coin, permettendogli così di acquisire un’indiscussa leadership nel settore dell’abbigliamento in Italia.

Infatti, Gruppo Coin si  rafforzerà sul territorio grazie all’estensione a una rete di location di eccellente qualità dei diversi formati del gruppo: la rete diretta di Upim (135 store + 15 Blu Kids) sarà trasformata in tempi rapidi in ovs industry e Coin, mentre la rete in franchising continuerà a mantenere l'insegna Upim.
Con questa operazione, il management del gruppo guidato dall'Ad Stefano Beraldo prevede anche di aumentare la propria efficienza operativa, ottimizzando risorse e competenze.

Operazione chiusa entro gennaio 2010
Come si legge nel comunicato, l’acquisizione sarà perfezionata con l’assegnazione, agli azionisti di Upim di una partecipazione pari al 7,5% del capitale sociale di Gruppo Coin.

Negli accordi è anche previsto che, prima del perfezionamento della transazione, l’indebitamento netto di Upim venga ridotto per un ammontare pari a 52,5 milioni; inoltre saranno raggiunti accordi specifici con altri creditori per ridurre ulteriormente l’indebitamento.

Il closing dell’operazione, comunque soggetta all’autorizzazione da parte dell’Antitrust, è previsto entro gennaio 2010.

La A di Autogrill arriva al Louvre

Autogrill ha inaugurato a Parigi i Restaurants du Monde, la food court più grande d’Europa e nel museo più visitato al mondo, il Louvre. Lo spazio di ristorazione, situato al primo piano del Carrousel du Louvre, con vista sulla piramide capovolta, si compone di 7 ristoranti e 3 caffetterie sviluppati su una superficie di 1.800 mq, e gestiti direttamente da Autogrill France impiegando circa 200 collaboratori. La progettazione dello spazio è dovuta allo studio internazionale di architettura Chapman Taylor. L’investimento, secondo le dichiarazioni dell’azienda, è nell’ordine di 3,8 milioni di euro.

I numeri

700 posti a sedere e 400 ricette del patrimonio gastronomico mondiale sono il biglietto da visita di questa nuova prestigiosa iniziativa. Lo spazio, infatti, propone un’offerta culinaria cosmopolita come i visitatori del Louvre e quindi adatta alle più differenti abitudini alimentari – cucina francese, italiana, spagnola, mediterranea, asiatica e americana, anche se non rivolta solo ai turisti; secondo le analisi di Autogrill, infatti, il 60% della clientela dovrebbe essere parigina. Le previsioni sono di due milioni di pasti serviti ogni anno (5.500 al giorno), con ricavi che nel 2010 dovrebbero attestarsi intorno ai 10 milioni di euro per arrivare a regime nel giro di un paio di anni a oltre 13 milioni.

Metro e Aia: un anno di matrimonio felice

La partnership funziona. A un anno dalla stipula dell’accordo tra AIA (l’Associazione Italiana Allevatori) e Metro, i risultati del lavoro comune sono molto soddisfacenti, come ha detto oggi nel corso dell’assemblea AIA Dominique Minnaert, direttore generale di Metro Italia Cash and Carry.

L’intesa prevede che i prodotti di origine animale venduti nei 48 punti di vendita Metro siano identificati con il marchio Italialleva, rispettando i relativi disciplinari di produzione a garanzia sia di Metro sia dell’utilizzatore finale.

Tredici le filiere sviluppate e suddivise tra carni, latticini e uova, con un fatturato complessivo di oltre 21 milioni di euro, 20 dei quali derivanti dalle carni. Nei prossimi tre mesi saranno attivate quattro nuove filiere: tacchino, coniglio, suino e mozzarella campana. L’obiettivo per il 2010 è il raddoppio del fatturato.

Microsoft, Mars e Cisco le aziende in cui si lavora meglio in Italia

Secondo il Great Place to Work Institute Italia, è Microsoft la società in Italia dove si lavora meglio. La classifica dei Best Workplaces 2009 ha tenuto in considerazione le migliorie apportate dalla filiale italiana dell'azienda di Bill Gates che permettono di facilitare la vita dei dipendenti: dall'asilo interno all'assistenza medica, passando per la dotazione di Pc portatili, smartphone e banda larga a casa così da favorire il telelavoro.

La seconda posizione è andata a Mars Italia, la consociata della multinazionale Mars Inc. tra i leader mondiali nei mercati del cioccolato e dell'alimentazione per animali da compagnia, mentre ad aggiudicarsi sul terzo gradino del podio è Cisco Systems Italy.

L'elenco delle top ten si completa, nell'ordine, con Elica, Nissan Italia, W.L. Gore & Associati, Tetra Pak, Janseen- Cilag, FedEx Express, Medtronic Italia, Everis Italia e GetaLine.

Tra le aziende del largo consumo in classifica, PepsiCo Italia (12° posto),  S.C. Johnson Italy (14°),  Kellogg Italia (24°) e Guaber (31°), mentre per quanto riguarda i retailer, da segnalare Decathlon Italia (11°), Mediamarket (Media World e Saturn) al 19°, McDonald's Italia (23°),  Leroy Merlin Italia (24°) e Bon Prix (30°).

Il Premio
Great Place to Work® Institute è una società di ricerca e consulenza manageriale che ha base negli Stati Uniti e uffici internazionali affiliati in tutto il mondo.
Un Great Place to Work è un ambiente nel quale i dipendenti "si fidano delle persone per cui lavorano, sono orgogliosi di ciò che fanno, e si trovano bene con le persone con cui lavorano".
Lo studio dunque si basa sulle qualità delle relazioni che si stabiliscono tra i dipendenti, tra loro e la dirigenza e tra i dipendenti stessi e la loro occupazione/azienda.

Cosmetica, profumo di business

Anche gli ultimi dati confermano che il mercato della bellezza ha una dinamica anticiclica rispetto ai trend economici; nel 2009 il giro d’affari sul mercato interno dell’industria dei prodotti cosmetici è infatti aumentato anche se solo dello 0,5%, toccando i 6.057,3 milioni di euro; migliore la performance dei canali tradizionali, che hanno messo a segno un aumento dell’1,5%, con un fatturato complessivo di 5.325,8 milioni, a fronte dei 731,5 dei canali professionali. Il fatturato complessivo delle imprese, 8,3 miliardi di euro, è invece in calo, a causa della diminuzione delle esportazioni.

I consumi

I dati sono quelli dell’ultimo Osservatorio di Unipro, l’Associazione italiana delle imprese cosmetiche, che per quanto riguarda i consumi interni stima un valore complessivo di 9,1 miliardi, con una canalizzazione delle vendite che privilegia sempre più la gdo (come vediamo in tabella), con un giro d’affari nell’anno di 3,6 miliardi di euro. In aumento anche le farmacie mentre il dettaglio tradizionale fa più fatica.
Commentando i dati il presidente di Unipro, Fabio Franchina, ha parlato di un mercato in evidente redifinizione strutturale, che si accentuerà nel 2010, tenendo conto che il consumatore è diventato sempre più attento a selezionare il miglior mix tra canale, prezzo e qualità.

Andamento e previsioni del mercato della cosmesi

  II sem
2009
I sem
2010
Valore
2009
Gdo  +2,4% +2,5%  3.600
Profumeria  -3,8%  -1,5% 2.320
Farmacie  +2,7&  +3,1%  1.400

Fonte Unipro, dati in milioni di euro

La ricetta anticrisi del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene

Secondo l'anteprima dati 2009 IRI Infoscan relativi al canale gdo, il prosecco è oggi lo spumante più venduto in assoluto, con una crescita di fatturato annua superiore al 14%. Vende cinque volte di più del Pinot, supera l'intera tipologia del Classico, e fattura più dell'intero comparto degli Champagne.
Un risultato in gran parte dovuto al corretto rapporto qualità-prezzo, mai tanto importante quanto nei momenti di crisi. Per questo, come avverte il Consorzio di Tutela, i produttori dovranno evitare l'automatismo DOCG uguale maggiore prezzo.
Per mantenere tale equilibrio, il Consorzio assegna un ruolo importante al Distretto, in quanto sistema territoriale capace di definire progetti di lungo termine e strategia condivisa.
“Il primo passo sarà quello di creare un linguaggio comune a tutti i produttori -afferma il presidente Franco Adami-. A questo scopo, dall'inizio del 2010 abbiamo organizzato una serie di incontri con i produttori con i quali andremo a condividere la strategia di comunicazione studiata con Robilant&Associati, per comunicare la nuova identità DOCG”.
Un altro strumento per promuovere la DOCG sarà poi fare conoscere il territorio, e in questo senso il turismo sarà strategico. In quest'ottica si inserisce anche il progetto per il riconoscimento delle colline di Conegliano Valdobbiadene a Patrimonio Unesco che, proprio qualche giorno fa, ha fatto un nuovo e importante passo avanti con un parere positivo da parte della Regione Veneto  e con l'interessamento ministeriale.

Il distretto in cifre
Secondo l'annuale rapporto del Consorzio di tutela, tra il 2003 e il 2008 la produzione del prosecco è cresciuta di oltre il 40%, grazie ai nuovi impianti, e parallelamente alla crescita il fatturato è passato da un giro di affari di 250 milioni a 370 milioni di euro. L'incremento è confermato dalla crescita dello spumante, tipologia a maggiore valore aggiunto, che ha raggiunto l'86% della produzione totale.
La suddivisione del mercato vede per lo spumante il mercato nazionale al 69,1% e l'export al 30,9%, mentre per il frizzante il mercato nazionale rappresenta il 72,4% e l'estero è al 27,6% con il mercato europeo, che rimane comunque il principale sbocco (76,6%). Nell'ambito dei mercati extra europei, aumenta la quota di spumante con un'incidenza pari al 23,4% dei volumi in bottiglia e risulta significativo l'incremento del Nord America con il 15,8% delle esportazioni totali.
Con riferimento alla condotta delle imprese sul mercato interno dello spumante si evidenzia un aumento del peso delle vendite verso il Nord Ovest (+2,3%), mentre nel Nord Est si riscontra una crescita per il Superiore di Cartizze (+8,3%).
Diminuisce invece, in termini relativi, il ruolo delle vendite della denominazione verso le regioni centro-meridionali del Paese.

Canale gdo in crescita
Dall'analisi dei canali di sbocco in Italia, si rileva la generale crescita della gdo, che si attesta oltre il 3%per gli spumanti e assume un peso rilevante per il frizzante (+13%).
L'horeca si conferma come canale di riferimento del mix delle versioni a Denominazione, con un ruolo prevalente nel caso dello spumante (34,9% delle vendite).
Le vendite al pubblico si rafforzano per tutte le tipologie, con un'interessante crescita per il Superiore di Cartizze (+1,3%), che sfiora il 10% delle vendite sul mercato domestico.

Forte sviluppo nei mercati europei
In termini di volumi esportati, la Germania si conferma mercato driver delle vendite rispetto a tutte le tipologie della denominazione, con il 37,5%. Per lo spumante, va segnalato anche l'aumento significativo delle vendite destinate a Svizzera e Regno Unito, corrispondenti rispettivamente al 18,7% e al 6,2% dei volumi commercializzati sui mercati internazionali. Sulla scia di questi cambiamenti, si assiste alla forte crescita dei mercati extra europei (+9,2%), che vedono l'interessante crescita delle quote esportate verso il mercato nordamericano, che raggiungono il 15,7%. In quest'ambito gli Stati Uniti detengono la maggioranza del market share con il 9,6%.

Paolo De Castro torna alla guida della Fondazione Qualivita

Dopo tre anni, Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo, torna alla guida di Qualivita, la  Fondazione senese che si occupa di tutela e valorizzazione dei prodotti a denominazione di origine europei.

Il nuovo CdA ha approvato il programma delle attività 2010 che prevede la realizzazione di numerosi progetti fra i quali Qualigeo Encyclopedia, un'opera in sei volumi, in lingua inglese, dedicata ai prodotti agroalimentari a Indicazione geografica di tutto il mondo, che sarà presentata in occasione dell'Expo 2015, come contributo dell'Italia alla promozione di una cultura sul cibo legata ai territori, alla sostenibilità e soprattutto alla qualità.

Le iniziative del 2010 della Fondazione Qualivita sono sostenute con il contributo del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e dalla Fondazione MPS.

Aperto nella stazione di Napoli il primo la Feltrinelli Express

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A quasi dieci anni dall’apertura del megastore di Napoli, Feltrinelli ha inaugurato nella stazione centrale della città partenopea la prima Feltrinelli Express, un pdv di 1.100 mq su due piani (livello binari e metropolitana) aperto dalle 7 alle 22, 365 giorni l’anno. Si tratta del primo negozio Feltrinelli all’interno del progetto Grandi Stazioni, che coinvolge tutte le principali stazioni ferroviarie italiane. Nei prossimi anni, Librerie Feltrinelli aprirà in 8 delle Grandi Stazioni previste, da Torino Porta Nuova a Milano Centrale (entrambe nel 2010), da Verona a Bologna, Bari, Firenze e Mestre.

Layout e offerta a misura di viaggiatori

Assortimento e layout sono quelli dello “standard Feltrinelli”, significativamente adattati a un target composto da persone in movimento, viaggiatori e pendolari, il cui tempo di permanenza in stazione (e in libreria) risulta più compresso rispetto ad altri momenti d’acquisto. Il pdv è caratterizzato da larghi spazi per consentire percorribilità anche con bagagli ingombranti, edicola duplicata e alcuni spezzoni di proposta sia al piano binario che a quello metropolitana Entrambi i piani ospitano punti informazione per aiutare i clienti nelle ricerche, così come totem interattivi per consultare l’assortimento del negozio, ordinare titoli non presenti in quel momento nel pdv e, per i titolari carta Più, verificare il saldo punti e controllare il proprio profilo.

Corner LeFeL e reparto alimentari

Oltre all’edicola e all’ampio assortimento di libri, musica, home video e games, il pdv ospita un corner LefeL, il nuovo marchio Feltrinelli dedicato all’oggettistica e al design.
Una novità assoluta è rappresentata dall’inserimento nelle Feltrinelli Express di un reparto alimentari. Un’offerta di alta qualità che comprende confetture e miele da agricoltura biologica, cioccolata, caramelle, tè, infusi e succhi, cracker e biscotti.
Lo store Feltrinelli di Napoli Centrale vuole giocare un ruolo importante anche nella vita del quartiere, con particolare attenzione ai bambini, pensando ai quali è stata realizzata un’area con tavoli per lo studio, prese per i pc e un collegamento wi-fi.

Procter & Gamble rileva Ambi Pur

Procter & Gamble ha siglato con la Sara Lee Corporation un’offerta vincolante per l’acquisto del marchio Ambi Pur, leader dei deodoranti per l’ambiente, per 320 milioni di euro.
Secondo i termini dell’accordo, P&G acquisterà Ambi Pur ed altri prodotti per l’igiene della toilette che hanno una presenza in Europa Occidentale e Asia.

La chiusura della transazione, che sarà soggetta alle consuete verifiche degli organi preposti, è attesa durante l’esercizio fiscale in corso, che terminerà il 30 giugno 2010.

Durante il periodo di verifica, sia P&G che Sara Lee, avvieranno le consultazioni con le parti sociali e gli enti governativi regolatori. P&G ha inoltre affermato che questa transazione non dovrebbe avere un impatto materiale sui risultati del proprio esercizio fiscale.

Natale, tempo di regali … e di furti nei negozi

In occasione del Natale 2009 si assisterà in Europa ad un aumento dei furti in ambito retail che supererà il valore di 4,8 miliardi di euro stimato lo scorso anno. Durante le festività i retailer riscontreranno furti superiori al doppio della media annuale, che per l'Italia è stata dell'1,36% nel 2009. Sono queste le previsioni di Checkpoint Systems, leader globale per il controllo delle differenze inventariali.

Sabato pomeriggio giorno critico

Il Centre of Retail Research, che ha recentemente pubblicato i dati 2009 del Barometro Mondiale dei furti nel Retail -ricerca sui furti commessi all'interno dei punti vendita patrocinata da Checkpoint Systems- spiega come i retailer inizino a subire furti legati ad articoli natalizi già a partire dai primi di ottobre, ma che il reale incremento dei taccheggi si riscontri a partire dalla metà di novembre, per raggiungere il suo culmine tra la seconda e la terza settimana di dicembre. Dagli studi del CRR si evince inoltre che i maggiori tentativi di furto vengono effettuati intorno alle 14.15 del sabato pomeriggio.
A partire dalla quarta settimana i tentativi di furto invece tendono a diminuire, questo perché gran parte dei prodotti rubati a Natale vengono rivenduti sul mercato nero e quindi devono essere già ampiamente disponibili nel periodo pre-natalizio.

Abbigliamento e lingerie i più rubati

Per ciò che concerne i prodotti che saranno maggiormente soggetti ai tentativi di furto nel Natale 2009, Checkpoint Systems prevede che verranno confermati i dati emersi dal Barometro Mondiale dei furti nel Retail, e che quindi saranno i capi di abbigliamento e accessori moda, insieme alla lingerie, gli articoli che “andranno maggiormente a ruba” durante queste festività. La percentuale di taccheggi di questi prodotti è pari all'1,85% del fatturato retail. A seguire, ci saranno i prodotti alimentari: panettoni, spumanti, carni, prodotti ittici e cibi esotici raggiungono una percentuale pari all'1,8. Nella classifica si trovano poi profumi, creme dopobarba e in generale tutti i prodotti per la cura del corpo, soprattutto quelli offerti in confezioni regalo (1,58%), dvd, bluray e giochi per consolle (1,46%), orologi di marca (0,96%), vini pregiati e alcolici di alta gamma (0,82%) e infine attrezzature e abbigliamento sportivo (0,66%).

Le contromisure

“La difficoltà di gestire la grande quantità di richieste che arrivano ogni anno a ridosso delle festività costringe spesso i retailer ad affrontare il problema dei furti chiudendo i prodotti più costosi all'interno di vetrine, che richiedono l'assistenza del personale di vendita -commenta Salvador Cañones, country manager di Checkpoint Systems per l'Italia-. Questa soluzione però, se da un lato tenta di diminuire i furti, dall'altro tende a scoraggiare l'acquisto. Le soluzioni offerte da Checkpoint Systems supportano i retailer nel superare questo limite, offrendo diverse possibilità per esporre liberamente gli articoli all'interno del punto vendita senza rinunciare alla sicurezza offerta da soluzioni antitaccheggio innovative. In questo modo i retailer possono sfruttare al massimo le potenzialità del libero servizio esponendo i prodotti in modo sicuro anche durante i maggiori picchi di lavoro”.

Carrefour, un unico brand forte per tutti i format

Per Carrefour Italia il 2009 sarà ricordato come un anno importante, uno spartiacque che segna una netta differenziazione rispetto al passato in termini di insegne, sviluppo delle private label e anche di politica promozionale. Infatti, dopo anni di investimenti su Gs, fino allo scorso anno candidato ideale come marchio ombrello per rilanciare la nuova vita di DìperDì, ecco che Carrefour viene designato come unica firma del gruppo, in aggiunta agli ipermercati, in sintonia con le linee guida espresse a giugno da Lars Olofsson, Ceo del gruppo in Francia. “Il processo di convergenza delle insegne Gs e DìperDì in Carrefour Market e Carrefour Express rappresenta un cambio che ha l’obiettivo di renderci più forti sul mercato, a livello nazionale ed internazionale -chiarisce Giuseppe Brambilla di Civesio, amministratore delegato del Gruppo Carrefour Italia-. Stiamo vivendo un’esperienza unica, una sfida sicuramente ambiziosa, per affermarci come un retailer multiformato con un unico brand forte e segmentato per tipologie di vendita. Tutto ciò ha implicato una riorganizzazione profonda delle attività del gruppo finalizzata ad ottenere benefici in termini di razionalizzazione dei costi e di semplicità di utilizzo, dandoci la possibilità di estendere anche ai nostri clienti vantaggi in termini di prezzi al consumo più convenienti e competitivi”.

Quali le logiche alla base di questa operazione di convergenza?

Questo processo di unificazione rappresenta il risultato finale di un più ampio processo di armonizzazione partito all’inizio dell’anno, che ha coinvolto, in primis, le logiche di fidelizzazione con l’affermazione di SpesAmica, storica carta fedeltà di Gs, come unica fidelity del gruppo. Il successo dell’operazione è confermato dall’aumento del numero delle carte, passate da oltre 2 milioni a 3,5. La seconda tappa di avvicinamento alla conversione ha riguardato i prodotti a marchio, con l’inserimento di Carrefour come unica firma per le Pl: anche in questo caso una mossa anticipatoria, iniziata a gennaio con il latte fresco e oggi in fase di conclusione, per dare subito ai nostri consumatori risultati tangibili e abituarli alle nuove logiche.

Quali sono le caratteristiche di Carrefour Market e Carrefour Express?

Oltre che per l’offerta e la fidelizzazione, si distinguono per il forte risalto alla convenienza, nostra vocazione storica, soprattutto sui prodotti di base e sulle Pl. In particolare, Carrefour Express si connota per una spesa veloce, completa e comoda, in linea con il concetto anglo-sassone di convenience. Per superstore e supermercati, invece, la scelta di abbinare la parola Market nasce dalla volontà di sottolineare il ruolo del mercato, soprattutto per quanto riguarda i freschi, centrali nell’offerta.

Quali i tempi previsti per riconvertire la rete, composta da oltre 1.000 store?

Molto veloci: il processo di convergenza, iniziato in Lombardia a fine agosto con Carrefour Express e da fine ottobre con Carrefour Market, coinvolgerà entro fine 2009 circa 70 store, con la previsione di terminare la conversione entro il 2010, sia nella rete diretta sia tra gli affiliati, ai quali stiamo già presentando i progetti.

Una sfida notevole anche in termini di risorse …

Gli investimenti sono decisamente ingenti, ma necessari per affermare la chiara volontà di reagire in maniera efficace alla situazione del mercato.

L’inserimento del brand Carrefour implica anche una revisione strutturale dei formati?

Anche in questo ambito, come nel nostro stile, abbiamo adottato un approccio pragmatico e concreto, che richiede azioni diverse in funzione della modernità dei formati. Nell’ambito della prossimità, l’adozione di Carrefour Express ha comportato interventi più significativi, in termini di ambientazioni, colori e servizi, per ammodernare una rete che aveva bisogno di maggiore caratterizzazione e personalità. Evidente che questo processo, dove opportuno per le caratteristiche strutturali dei singoli pdv, ci vedrà impegnati anche nei prossimi anni.
Diverso il discorso sulla rete Gs, che, in questi anni, ha conosciuto costanti rinnovamenti ed evoluzioni, che la rendono maggiormente in linea con le impostazioni di Carrefour Market. In particolare, entro la fine del 2010 sono previsti interventi meno radicali soprattutto per quei negozi extraurbani e rurali localizzati in zone di maggiore attrazione, che prevedono l’adattamento dei layout per permettere una migliore presentazione della nostra offerta e maggiore visibilità ad offerte e promozioni.

In Francia, Carrefour ha lanciato nuovi prototipi, quali Carrefour City e Carrefour Contact. È prevedibile uno sbarco anche sul mercato italiano?

Probabilmente faremo delle sperimentazioni, ma si tratta di concept adattabili solo a un numero ristretto della nostra rete. Per questo siamo convinti che Carrefour Express con la sua proposta che combina grocery e un’offerta specializzata, con banchi assistiti di gastronomia e macelleria e disponibilità di prodotti pronti da cuocere o da preparare, rappresenti la formula più adatta al mercato italiano.

Quali sono le prime reazioni dei consumatori?

I consumatori si dimostrano soddisfatti. Infatti, le vendite sono cresciute in maniera sensibile, a conferma che la clientela è sempre ben disposta di fronte a proposte nuove ed interessanti.

La promozionalità spinta rappresenta uno dei pilastri della vostra politica commerciale unica su tutti i formati. Eppure, quest’anno, la pressione promozionale ha raggiunto nella gdo livelli molto elevati, anche preoccupanti. Come pensate di muovervi?

Le promozioni in Italia sono importanti e piacciono a tutte le tipologie di consumatori: per questo, continueremo a proporle, con incidenze diverse nei vari formati, utilizzando la loro attrattività di prezzo soprattutto quando riferite ai prodotti di base e alle Pl.
È chiaro che il tema della promozionalità in quanto tale è più ampio e implica un ripensamento verso logiche più complesse, come quelle dell’every day low price. In quest’ottica, da giugno, a Genova, in 30 negozi di prossimità stiamo testando un nuovo approccio che prevede, nel grocery, una sensibile riduzione dei prezzi, che compensi l’assenza di promozioni, centrali, invece, nell’area dei freschi. Si tratta di un test importante, i cui effetti saranno valutati nei prossimi mesi e con il quale vogliamo dimostrare il nostro interesse a sperimentare strade innovative.

Parliamo di Pl: quali le priorità per il 2010?

Rimangono un elemento strategico tanto nella fascia bassa, dove stiamo valutando l’inserimento della gamma Carrefour Discount, sia nel top di gamma. Inoltre, il 2010 ci vedrà impegnati nell’ingresso in nuove famiglie, presidiate finora solo dall’idm soprattutto nell’ambito del non food di servizio, che ormai riteniamo di essere in grado di coprire in maniera efficace.

Il 2009 per Carrefour Italia è stato anche l’anno della vendita di alcuni ipermercati in Puglia e Sicilia. Si tratta di una fuoriuscita definitiva dal Sud o state lavorando a progetti che vi permettano di presidiare meglio questo territorio?
Bisogna giocare le battaglie che si sa di poter vincere nell’interesse dell’impresa e del consumatore. Con questa logica, abbiamo deciso di cedere a cooperative locali quegli ipermercati che non ci permetteva di raggiungere gli obiettivi economici di ritorno che ci eravamo aspettati. Questo non significa affatto che vogliamo abbandonare il Sud: abbiamo tutte le intenzioni di rimanere soprattutto con super, ma anche con ipermercati, in quelle aree ben presidiate, nelle quali deteniamo importanti quote di mercato, come Napoli e provincia e Palermo.

Uno dei temi chiavi del prossimo futuro riguarda la salvaguardia dell’ambiente e la sostenibilità degli store. Come vi state muovendo in questi ambiti?

Abbiamo lavorato molto su questa area -anche se ne abbiamo parlato poco- arrivando a ottenere risparmi di energia pari a circa il 29%, con riduzioni di CO2 equivalenti alle emissioni di una media città italiana.
Abbiamo concentrato gli sforzi sul risparmio energetico con l’utilizzo di un sistema computerizzato per il riscaldamento dei pdv, lampade a led, banchi refrigerati chiusi nei surgelati così come nei salumi e latticini, pompe ad assorbimento, cestini per spesa in materiale riciclato e altro ancora, ma siamo consapevoli che c’è ancora da fare, anche in altri ambiti. Tra le nuove frontiere, infatti, insieme all’idm, vorremmo lavorare sulla riduzione degli imballi secondari all’interno di Ecr. È un obiettivo ambizioso, ma questo non spaventa. Anzi.

Multitarget e multiformat coordinate del brand Coop

Multitarget e multiformat: sono questi i concetti che individuano il percorso lungo il quale nel 2009 e, ancor più nel 2010, Coop intende muoversi per rispondere in maniera più puntuale al consumatore, come chiarisce bene Vincenzo Tassinari, presidente del Consiglio di gestione di Coop. “Da sempre ci rivolgiamo ad un ampio e articolato target di consumatori. In questa società multitarget il nostro principale obiettivo è quello di servire i clienti ad un livello territoriale nazionale il più capillare ed esteso possibile, attraverso format di vendita articolati in modo da soddisfare i bisogni dei clienti sia nelle grandi città che nei piccoli centri, fino ad arrivare alle piccole comunità montane. Come mi piace dire, dalla Val di Noto alla Val di Fiemme”.

Gli effetti della crisi?
Con un core target che supera i 7 milioni di clienti soci, Coop è particolarmente attenta anche alle esigenze di soggetti diversi sia per condizioni di reddito che per stile di vita e di consumo. Una quota non marginale di nostri clienti sta subendo l'attuale crisi economica con un duro impatto sul reddito disponibile e, di conseguenza, anche sulle capacità di far fronte alle spese quotidiane. Negli ultimi mesi abbiamo registrato una significativa flessione dei consumi e una riduzione della frequenza di spesa, che stiamo cercando di mitigare con iniziative di convenienza mirate sui prodotti di prima necessità e sulle nostre Pl. Questo, al fine di mantenere alto il livello dei valori di Coop, che i nostri soci, soprattutto giovani, intendono perseguire anche nei loro atti di acquisto. Per quello che riguarda il prossimo anno, le previsioni non sono rosee: stiamo elaborando i nostri budget prevedendo consumi food a -0,2% e non food a -1,7% sul 2009. La crisi c'è, eccome, e servirebbero politiche economiche più decise nell'indirizzo della ripresa dei consumi.

Format: nuove sperimentazioni in vista?

L'orientamento multitarget ha come conseguenza la scelta di proporsi sul mercato come un sistema distributivo “multiformat”. Il modello di sviluppo di Coop è adattivo rispetto al territorio, con store che spaziano dai piccoli negozi di vicinato agli ipermercati di grandi dimensioni, con una rete strutturata di format diversi, caratterizzati da una proposta commerciale articolata, per poter offrire alternative di spesa e di assortimento sia alimentare sia non alimentare. Attualmente, abbiamo avviato nuovi format per presidiare con maggiore capillarità i centri città e, allo stesso tempo, integrare le esperienze della grande distribuzione con altri servizi. Già oggi Coop Salute e Coop Voce rappresentano integrazioni di questo genere, ma ne abbiamo altre, come la ristorazione e le librerie, senza dimenticare la partnership al 40% con Eataly. Inoltre, abbiamo sperimentato punti di vendita capaci di offrire un buon servizio, con strutture di costi più snelle sia a monte che a valle, in modo da ridurre i costi di funzionamento a fronte di un buon livello di servizio. Innovazione e sperimentazione a tutto campo sono le chiavi sulle quali opereremo fortemente per il rafforzamento della nostra presenza sul mercato.

Su quali tipologie di vendita punta la strategia di sviluppo?

Il piano di sviluppo di Coop è significativamente orientato verso il Sud con l'apertura di sei nuovi ipermercati, in aree dove importanti distributori hanno deciso di abbandonare o di interrompere la loro espansione. Da questo punto di vista sono state significative le ultime aperture in Sicilia e la recente acquisizione di ipermercati Carrefour in Puglia e Basilicata che stiamo trasformando in Ipercoop. Il nostro piano di sviluppo 2009-2011 prevede l'apertura di 66 tra super e superette, con un piano di investimenti di circa 2 miliardi e la previsione di un aumento della quota di mercato di circa 2 punti. Per quanto riguarda i nuovi servizi, con ormai 95 Coop Salute e oltre 400.000 attivazioni abbiamo dimostrato che, pur in un ambito limitato di liberalizzazioni, si può raggiungere il punto di equilibrio economico con soddisfazione del consumatore e, degno di nota, calmierando i prezzi come fondamento delle liberalizzazioni. Oltre ad avere in fase di implementazione nuove tecnologie e servizi web, stiamo riflettendo sull'utilizzo della rete per gestire i cataloghi interattivi, in particolare per i prodotti non food, per i quali stiamo già facendo test in alcuni store. Tutto questo perché siamo convinti che la crisi porterà ad una nuova cultura di consumo: per noi, si tratta di interpretarla come opportunità/necessità di ampliare la nostra offerta e di intercettare nuove fasce di consumatori, oltre che fidelizzare maggiormente quelle che già abbiamo. Tutto ciò nella vocazione storica della Coop: far crescere cooperazione e cooperatori.

Quali cambiamenti nell'offerta occorrono per stare dalla parte dei consumatori?

Stiamo assistendo ad una vera e propria polarizzazione dei consumi. Da una parte, cresce il consumo dei prodotti basici e delle materie prime per la preparazione dei piatti, dall'altra si stanno sviluppando importanti nicchie nell'area dei prodotti di alta qualità, tipici e delle specialità. Nello specifico, Coop sta coprendo queste nicchie prevalentemente attraverso lo sviluppo della linea Fiorfiore a marchio Coop che sta crescendo molto bene (+18%). Per quanto riguarda i settori in maggiore difficoltà, si tratta prevalentemente del non food, del tessile, dei prodotti di elettronica di consumo, settori nei quali, in questi ultimi due anni, i clienti hanno significativamente ridotto la propensione all'acquisto; sarà necessario, dunque, rifocalizzare l'offerta su un nuovo modello più coerente alla situazione e puntare sull'innovazione fondamentale per il rilancio. Per quello che riguarda il focus delle nostre politiche commerciali, per il 2010 riconfermeremo la politica “Dalla tua parte noi”, un'iniziativa che, come dimostrano i risultati positivi del 2009, è stata apprezzata dai nostri consumatori in quanto solidale verso i problemi di perdita di reale capacità d'acquisto di beni e servizi, che hanno intaccato anche l'area che fino ad oggi pareva intoccabile, quella dei prodotti di largo e generale consumo alimentare. Le imprese leader debbono dimostrare, proprio in questi momenti, di stare dalla parte dei loro clienti consumatori.

Qual è il competitor straniero che ha meglio gestito l'attuale congiuntura?

In generale le insegne da noi osservate si sono mosse in due direzioni: in primo luogo hanno rafforzato la proposta di convenienza, in particolare sui marchi propri, con riposizionamenti (es. Mercadona) e sviluppo di nuove linee prodotto dedicate (come, ad esempio, Tesco). Una seconda direzione è stata quella di soddisfare nuove esigenze di consumo che la crisi ha fatto emergere, in primo luogo, la necessità del cliente di risparmiare pur tutelando il proprio tenore di vita. Si tratta di intercettare consumi normalmente coperti da altri canali distributivi quali l'Horeca o da marchi/canali premium. La sensazione è che chi ha puntato su questi fattori stia ottenendo i risultati migliori e uscirà rafforzato da questa situazione di crisi. Una mia osservazione riguarda però tutta la distribuzione moderna italiana. Occorre che ognuno punti alla propria distintività, alla propria “personalità”, attraverso la quale convincere i consumatori ad entrare nei negozi con le nostre insegne. Smettiamola di “copiarci”, di fare, in ultima analisi, tutti la stessa cosa. Un'ottima scuola di retailing differenziato a mio parere è quella statunitense, dove Wal-Mart il gigante da 270 miliardi di dollari, non ha “ucciso” tutti i concorrenti: Wegmans, Dorothy Lane, Trader Joe's e Meyers sono ottime catene distributive che riescono, con la loro distintività, non solo a sopravvivere, ma anche ad avere buona redditività e buona potenzialità di sviluppo. Questa è una chiave per il retailer italiano del futuro: diventare marca “insegna” a tutti gli effetti e su questa base sviluppare le proprie politiche distintive e differenziate.

In definitiva, come si uscirà da questa crisi?
Tutti dicono che da questa crisi si uscirà diversi. Allora occorre discontinuità, un cambio di passo nel nostro modo di fare impresa distributiva. È finito un ciclo di oltre 20 anni di lusinghieri risultati. Chi guarda indietro a questi successi, a mio parere, ha perso. Coop sta mettendocela tutta, stiamo lavorando per un significativo processo di cambiamento: dalla “governance” ai processi operativi e commerciali. Già nel 2010 ci presenteremo sul mercato con importanti proposte innovative: una Coop diversa, più veloce, efficiente e tempestiva nel cogliere opportunità e farle cogliere ai nostri consumatori. Sono ottimista, ce la faremo e questo sarebbe un buon segno non solo per noi, ma anche per il Paese che mai come in questo momento ha bisogno di soggetti imprenditoriali che si rimbocchino le maniche per dare reali e significative risposte di cambiamento e alla modernizzazione del Paese.

Esselunga apre il 140° punto di vendita

Esselunga

Ad Arcore, in provincia di Monza e Brianza, Esselunga ha aperto ieri il suo 140° store, un classico superstore della catena sviluppato su circa 2.900 mq con un parcheggio coperto di oltre 340 posti auto.

Per la realizzazione dello store, situato nell’area nord della città, è stato eseguito un importante progetto di ristrutturazione che ha riguardato sia l’immobile, in passato gestito da altre insegne sia della viabilità.

In particolare, in accordo con l’amministrazione comunale, è stata realizzata una rotatoria, a cui sono stati aggiunti spartitraffico al centro della carreggiata, per rendere più sicuro l’attraversamento pedonale.

Dal punto di vista dell’offerta, si tratta di un superstore che ripercorre le tradizionali logiche della catena, con ampio spazio ai freschi e alle marche commerciali in tutte le loro declinazioni, tra cui Pronti in tavola, Pronti da cuocere, la linea Esselunga Bio, i prodotti ecologici con certificazione Ecolabel e la nuova linea premium Esselunga Top.

Attivo anche il servizio di spesa online con consegna a domicilio, mentre l’orario di vendita va dalle 8,00 alle 21,00 dal lunedì al sabato. Nel mese di dicembre, il superstore è aperto anche tutte le domeniche (dalle 8,00 alle 20,00).

Conad denuncia gli ostacoli sulla via delle liberalizzazioni

Un esempio: dall’apertura del primo impianto Conad – nel novembre 2005 – ad oggi (quinto distributore), il risparmio per gli automobilisti nei cinque impianti è stato di 7,7 milioni di euro, pari ad una media di 7,1 centesimi al litro. Quattro soli centesimi di risparmio al litro sul totale erogato equivalgono al valore dei consumi nazionali di pasta secca.
Inoltre occorre precisare che ogni impianto Conad ha un erogato medio di carburanti nove volte superiore ad uno della rete tradizionale: 13,9 milioni di litri contro 1,6 milioni.
Questo è uno dei temi emersi dalla tavola rotonda organizzata da Ancd Conad su “L’evoluzione del commercio tra protezionismo e apertura dei mercati: il ruolo della distribuzione commerciale”, in occasione della presentazione dell’ottavo Rapporto Ancd Conad sulla legislazione commerciale.
C'è però da considerare l’effetto delle iniziative a livello parlamentare e regionale, tese a riportare indietro lo stato delle liberalizzazioni limitando l’apertura di nuovi distributori e ridimensionando il comparto delle parafarmacie. Una situazione che costituirebbe la limitazione della libertà di scelta del consumatore.
«Il rischio concreto è che non si proceda sulla strada delle riforme -sottolinea il direttore generale di Ancd Conad Sergio Imolesi- il protezionismo non è lo strumento idoneo a tutelare le imprese e ridare vigore all’economia. L’Italia ha bisogno di altro: la scelta obbligata è l’apertura dei mercati alla concorrenza. Auspichiamo regole trasparenti, lontane dalle speculazioni finanziarie che hanno determinato l’attuale crisi economica».
Con questa posizione di arretramento il consumatore nesubisce le conseguenze per due motivi: perché viene privato della convenienza di servizi ancor più apprezzati nell’attuale momento di difficoltà economica e poi per il blocco del processo di modernizzazione del Paese.

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