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Vf acquisisce Timberland

Timberland è sinonimo di calzature impermeabili, ma la sua proprietà, detenuta ancora dalla famiglia del fondatore Nathan Swartz, non è rimasta impermeabile all’offerta di acquisto a 43 dollari per azione fatta da Vf Corporation, major dell’abbigliamento sportivo e informale che possiede tra l’alto marchi come Wrangler e North Face.

I vantaggi sul fatturato
L’offerta di Vf a cui Timberland ha dato la sua adesione ha un valore complessivo di 2 miliardi di dollari.
L’operazione dovrebbe giungere a compimento nel terzo trimestre dell’anno e dovrebbe aportare sul fatturato consolidato del Gruppo un beneficio di 700 milioni di dollari, tenendo conto che Timberland fattura attorno a 1,6 miliardi di dollari all’anno. I ricavi della business unit abbigliamento sportivo e outdoor di Vf grazie all’acquisizione nelle previsioni degli analisti dovrebbe crescere del 50% sin dal 2012.

Assolatte: volano le vendite oltrefrontiera dei formaggi italiani

A dispetto della crisi, per il secondo anno consecutivo, anche per il 2010 la bilancia commerciale del settore lattiero caseario si è chiusa in attivo per 154 milioni di euro, com'è emerso dai dati presentati durante l'assemblea annuale di Assolatte, tenutasi il 15 giugno a Milano. Un risultato che appare ancora più eclatante se si considera lo sfavorevole contesto economico internazionale che ha caratterizzato il 2010. “Dobbiamo impegnarci per
far sì che il lattiero caseario possa mantenere il suo ruolo di primo
comparto del settore alimentare italiano e motore trainante della
filiera del latte. Per riuscire a vincere la battaglia della
competitività abbiamo bisogno dell'appoggio delle Istituzioni, cui
chiediamo provvedimenti concreti che semplifichino la burocrazia e
snelliscano la normativa”, ha sottolineato Giuseppe Ambrosi, presidente dell'associazione che rappresenta oltre il 90% del fatturato industriale del comparto lattiero caseario nazionale. Un settore che ha chiuso il 2010 sfiorando i 14,8 miliardi di euro di fatturato.

Vocazione export
Nel corso del 2010, le esportazioni hanno superato le 272.000 tonnellate generando ben 1,6 miliardi di euro di fatturato, mettendo a segno un +8% in volume e un +15% in valore rispetto all'anno precedente. Particolarmente positivi i dati delle vendite di formaggi italiani nei tradizionali mercati di sbocco, come Francia (+11% in volume nel 2010), Germania (+12,8%), Gran Bretagna (+8,6%) e Stati Uniti (+7,3%).

Sul fronte del mercato interno, il 2010 è stato caratterizzato da consumi stabili, quando non in calo, e da una concorrenza sempre più agguerrita. Ciò non toglie, che l'industria lattiero casearia abbia vissuto nel 2010  momenti difficili, soprattutto nei mesi in cui le quotazioni dei prodotti hanno toccato i minimi storici, andando ben al di sotto della marginalità minima.

Acque minerali, I big player preferiscono giocare sempre di più in Tv

Con una penetrazione tra le famiglie italiane che sfiora il 99%, l'acqua minerale è certamente la rappresentazione paradigmatica del prodotto di largo consumo. In Italia deteniamo il primato mondiale del consumo di acqua in bottiglia e abbiamo un tessuto produttivo articolato che si suddivide tra grandi gruppi industriali, con politiche commerciali e strategie comunicative di respiro nazionale, e piccole realtà locali, che hanno posizioni di forza limitate ai territori d'origine e una scarsa capacità di affermare la marca oltre i propri confini.
Ovvio che, in una situazione così configurata, di grande concentrazione al vertice, il pallino della comunicazione rimanga in mano ai big del mercato, che utilizzano, coerentemente con le caratteristiche del prodotto, “armi di comunicazione di massa” per accrescere nei confronti dei consumatori, la riconoscibilità del brand e dei suoi valori. Si tratta, spesso, di campagne seriali, nelle quali i protagonisti si ripetono stagione dopo stagione: il tessuto comunicativo è intinto nei valori intrinseci dell'acqua, vista come veicolo di depurazione, di sanità, di salubrità. Ma, sempre più spesso, questo messaggio nucleare finisce per trovarsi in secondo piano, vagamente offuscato dall'impiego di personaggi dello spettacolo o dello sport e dall'uso dell'ironia e di messaggi fortemente indirizzati al target.

Segue analisi Nielsen Media

Approfondimento su dati Nielsen Consumer Panel di D. Bernieri: Si consuma acqua più leggera nel prezzo e nell'eco-impatto

Segue analisi di Blogmeter

Nel web scorrono parole a fiumi, sono gli italiani che parlano molto di acqua

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Allegati

Acque minerali, I big player preferiscono giocare sempre di più in Tv
Mercato | Gdoweek | 2 mggio 2011 |

Coin, primo trimestre 2011 stabile

Primo trimestre 2011 all’insegna della stabilità per il Gruppo Coin. Le vendite sotto insegna sono risultate  pari a 377,1 milioni di euro, con una diminuzione dello 0,1% rispetto al medesimo periodo dell’esercizio
precedente.
Il margine operativo lordo si è attestato a 30,3 milioni di euro (8,7% sulle vendite), con una crescita del +22,5%; il risultato prima della imposte è positivo per 4,2 milioni di euro in crescita di +3,8 milioni di euro rispetto ad Aprile 2010.

Fatti rilevanti del primo trimestre

Tra le attività svolte nel primo trimestre 2011 si segnalano:
1)  il proseguimento del piano di conversione della rete ex Upim con la ristrutturazione e riapertura di 7 negozi con il format OVS Industry, 2 con il format OVS Kids, 2 con insegna Coin ed infine 2 negozi con il nuovo formato Upim Pop. Tutti questi negozi registrato risultati positivi delle vendite;

2) la ristrutturazione di 14 negozi OVS nei quali è stato implementata la nuova immagine OVS industry; complessivamente sono stati ristrutturati con il nuovo formato 78 negozi e nella quasi totalità questi stanno evidenziando performance
migliori rispetto al formato precedente;
3) la ristrutturazione dei negozi Coin di Vicenza e Cagliari;
4) la conclusione, nei primi giorni del nuovo esercizio, del processo di conversione dei negozi della catena Magnolia, acquisita da OVS, con la ristrutturazione e riapertura di complessivi 34 negozi di cui 30 con insegna OVS Kids e 4 con il
formato T-Wear;

5) la continuazione del processo di internazionalizzazione del Gruppo con ulteriori aperture di negozi in Cina ed India.

Il gruppo Rewe in Germania sta testando un nuovo format per Penny

Secondo Lebensmittel Zeitung, i siti pilota dell'iniziativa Penny Market si trovano a Düren, Düsseldorf, Herne e Essen. Il nuovo formato si avvicina di più a un supermarket tradizionale piuttosto che un discounter e comunque è molto diverso dal concept Ambiente che Penny ha introdotto in diversi paesi stranieri, compresa l'Italia.
Il nuovo cocept si focalizza su freschezza e qualità con scaffali stile supermercato sebbene di poca pretesa e funzionali. Le vendite di Penny nei primi tre mesi del 2011 sono 3% al di sotto dello stesso periodo dell'anno scorso.

Walmart introduce chioschi per i servizi finanziari

Walmart ha avviato un nuovo programma che prevede l'introduzione nei propri pdv di chioschi dedicati all'erogazione di servizi finanziari alla clientela.
Il retailer Usa avvierà la prossima settimana l'implementazione dei “MoneyCenter in a box”, che rappresentano la versione automatizzata di alcuni servizi che Walmart già offre in modalità assistita, come l'incasso di assegni, il pagamento di bollette, i bonifici bancari, ecc.

Roll-out

Il “MoneyCenter in a box”, che assomiglia ad dispositivo Atm (tipo bancomat) verrà progressivamente posizionato in tutti quei punti di vendita che non dispongono dei servizi completi MoneyCenter. L'annuncio è stato dato da Jane Thompson, capo uscente dei servizi finanziari di Walmart, durante il forum annuale Underbanked Financial Services tenutosi a New Orleans.

Il servizio MoneyCenter, attualmente proposto in oltre 1.000 sui 3.815 punti di vendita che compongono la rete Walmart, rappresenta una delle aree più profittevoli per il Big retailer.
I nuovi chioschi consentiranno agli shopper anche di effettuare la ricarica delle carte prepagate Walmart, emesse da Green Dot Corp.

GDOWEEK 20 2011

editoriale
Il trust si rende davvero necessario? Provare per credere

osservatorio
Osservatorio Sign M&T
Esselunga vince al super
Carrefour all'iper

Sicilia: sviluppo arrestato

Grand Prix One: Mirabel - Montreal (Canada)

Prezzi a confronto: Ipercoop e Eurospin

tavolo idm-gdo
Le opinioni del Gruppo Trevalli: Cooperlat e Conad Adriatico

intervista
Parla Luigi Bordoni, Centromarca: innovazione, sì ma per tutti
Parla Giovanni Cobolli Gigli, Federdistribuzione: allearsi con l'idm per liberalizzare

cover story
Aziende di marca e retailer: l'unione fa la fiducia

Le sfide del branding al tempo della crisi

In un contesto sfiduciato dove è finito il brand value?

retail
I big della gdo mondiale in cerca di nuovi mercati
Convengono le pl, oppure i brand in promozione?

Prove di partnership per differenziare il tipico

C&A ridisegna layout e logo

sviluppo reti

industria
Carne bovina: più consumi, ma la filiera è in sofferenza
Nescafé innova in chiave benessere
La differenziazione traina le vendite del latte fresco

Due formati, una strategia per i monomarca di Crocs
Crocs ottimizza il riordino con soluzione Sterling

Cotton Usa si propone come partner di valore

servizi
Le tecnologie mobili mutano profondamente lo shopping
Internet sul cellulare in crescita del 27%

Cercare lavoro al tempo di Facebook

Una direttiva comunitaria contro i cattivi pagatori

In arrivo una terza proroga per il Sistri?
Le imprese rifiutano le nuove procedure sui rifiuti

opinioni
Programma post laurea: management e tecnologia
Apprendistato: una riforma che non riforma veramente

culture
Borotalco si mostra in versione tricolore

GDOWEEK 15 2011

editoriale

Piccoli social media crescono sulla rete, passate parola ...

intervista
Daniele Rama

Creare partnership interprofessionali per filiere competitive

consumi
Bankitalia e Confcommercio: consumi reali su solo dal 2015 CartaSi: un database per capire chi, come
e dove spende

comunicazione

Nivea compie cent'anni, ma ne dimostra molti di meno

packaging

Più sicurezza e protezione per i prodotti
food e non food con i sistemi antieffrazione

navigatori
La nuova comunicazione video viene trasmessa in diretta via web
Shopping online: Italia al terzo posto
nella classifica dei prezzi più bassi in Europa

IL MERCATO

acque
minerali

I big player preferiscono giocare sempre
di più in televisione
Si consuma acqua più leggera nel prezzo e
nell'eco-impatto
I prodotti

birre

Web e artigianalità: i media e i messaggi
sono in evoluzione
Conversazioni spumeggianti, soprattutto
nelle bacheche virtuali
C'è un posizionamento più alto della birra
nell'immaginario dei consumatori italiani
I prodotti

tonno
in scatola

Promosso e ormai maturo
La rilevazione di Gdoweek ... item x item
I prodotti

sughi
pronti

Il basilico batte il pomodoro
I pareri di Coralis e Cedi Sisa Centro
Nord e l'assortimento di Esselunga

La rilevazione di Gdoweek ... item x item

I prodotti

GDOWEEK 21 2011

editoriale

Continueremo a imparare con curiosità e serietà ...

intervista

Cesare Galli: “Abbiamo strumenti efficaci anti contraffazione”

news

Consumi

Istat, crescono i consumi a scapito del risparmio

Comunicazione

Bacardi Together tiene insieme televisione, web, concorsi

Packaging

Easy-open: quando la comodità d'uso
contribuisce al posizionamento convenience

Packaging

Navigatori

La comunicazione su Twitter costringe le aziende a “rendersi interessanti”

Navigatori

Lanci di prodotto

IL MERCATO
pasta fresca non ripiena

Il media mix è in evoluzione

Pasta fresca, una passione che non tramonta, anzi ora seduce anche i nuovi italiani

Semola e promozioni danno impulso alle vendite

I prodotti

formaggi fusi a fette

Tutti in tivù, ma in numero ridotto

I consumi sono in crescita alimentati dal target famiglia

I prodotti

succhi e nettari di frutta

Estate poco calda, mercato freddo

I pareri e gli assortimenti di Cedi Sisa Nord, Sicilcand e Cuorebio

Un frullato di discussioni: ciclisti, stracittadine, salute e promozioni

La rilevazione di Gdoweek ... item x item

I prodotti

caramelle e pastigliaggi

Carrefour e Il Gigante: layout, display e offerta a confronto

I prodotti

trattamento bucato

Le drogherie sottraggono additivi

La rilevazione di Gdoweek ... item x item

I prodotti

Prima assemblea Aidepi dell’industria della pasta e dei dolci

Si è svolta questa mattina la prima assemblea di Aidepi, l'Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane. Nel corso dell'incontro il presidente Paolo Barilla (in foto) ha ribadito “…l'importanza della nuova Associazione, in un momento in cui le aziende hanno piu' che mai bisogno di unire le proprie conoscenze e competenze per far fronte in maniera propositiva alle grandi ed urgenti sfide che toccano tutti gli operatori economici e non solo. Stando insieme le aziende associate ad Aidepi avranno una rappresentanza numericamente maggiore e saranno più efficaci nel mettere a disposizione di tutte le persone e dei decisori politici le loro migliori competenze per il miglioramento di tanti aspetti della vita. Gli operatori della filiera agro-alimentare stanno vivendo un periodo di profondi cambiamenti; quelli climatici; la scarsità delle materie prime; la volatilità dei prezzi, la salute delle persone dovuta a malnutrizione e denutrizione; sono tutti temi trasversali che devono essere affrontati con una nuova e piu' aperta cultura associativa. ”

“Questo approccio non potra' altro che generare innovazione positiva nei processi organizzativi delle imprese stesse e nel loro modo di operare sui mercati. Di questo beneficeranno tutti, le imprese, i consumatori, le comunita' in cui operiamo e l'ambiente che ci ospita.” Ha concluso Paolo Barilla.

Settore della pasta
Tra gli obiettivi della nuova Associazione, anche quello di consolidare una cultura imprenditoriale della qualità, sia sotto il punto di vista della sicurezza alimentare, sia da quello, altrettanto delicato ed urgente, delle tematiche nutrizionali.
Analizzando i settori si vede che il 2010 si è concluso per il settore della Pasta con un aumento dei volumi prodotti del +1,7%, a fronte di un calo del -3,2% in valore, legato al rientro delle quotazioni delle materie prime e dei prezzi alla produzione della prima parte dell'anno. In cifra assoluta, la produzione ha raggiunto la quota di 3,3 mln di tonnellate, corrispondente a un fatturato di 4,3 miliardi di euro. L'Italia ha mantenuto il suo ruolo leader, con una quota pari al 26% della produzione mondiale e a circa il 70% di quella europea. Al consumo interno è stato destinato un quantitativo di pasta per oltre 1,5 mln di tonnellate, per un valore che supera i 2,6 miliardi di euro.

Settore dolciario
Anche l'Industria Dolciaria ha messo a segno nel 2010 una buona crescita della produzione: +1,9% in volume e +4,5% in valore. In cifra assoluta, la produzione complessiva è stata poco meno inferiore a 1,9 mln di tonnellate, per un valore di oltre 12 miliardi di euro. La “best performance” va al comparto del “cioccolato e prodotti a base di cacao”, che sono cresciuti complessivamente di oltre il +4% in volume e del +8,9% in valore.
Positiva la performance anche dei “prodotti da forno”, comparto che rappresenta il 60% circa sul totale dell'intera produzione dolciaria, con un +1,9% in volume e un +3,2% in valore.
In apprezzabile recupero il comparto dei “prodotti di confetteria”, che è cresciuto del +0,9% in volume e del +2,9% in valore.
In flessione il comparto dei “gelati”, con una contrazione del -2,1% in volume, cui ha corrisposto un +0,4% in valore.
Nel 2010, i consumi interni di prodotti dolciari sono aumentati complessivamente del +2,3% rispetto al 2009. È un trend molto significativo, in controtendenza rispetto alla forte stagnazione, come abbiamo visto poco fa, dei consumi alimentari complessivi.

Il motore è l'estero
Come per l'Industria Alimentare nel suo insieme, anche per la pasta e il dolciario, la spinta alla crescita è stata determinata dall'export.
Per quanto riguarda la Pasta, l'export si conferma come il volano di sfogo dell'intera produzione nazionale, basti pensare che sui mercati esteri è stata destinata una quota pari al 53% in volume e al 39% in valore della produzione nazionale di pasta, tornando a superare i volumi dei consumi domestici.
Altrettanto positivo l'export dolciario che nel 2010 è cresciuto del +8,5% in volume, a fronte di una crescita del +11,3% in valore. La propensione all'export del settore dolciario, ovvero la quota destinata alle esportazioni sul totale della produzione, ha toccato il 22% in valore ed il 40% in volume. Il saldo commerciale ha raggiunto 1,4 miliardi di euro, mettendo a segno un + 11% sull'anno precedente.
Sono indici che, per entrambi i settori, dimostrano un'apertura del comparto sui mercati esteri accresciuta e superiore alla media del “food and drink” nazionale.

La ricetta Mercadona per alimentare il Trust in tempo di crisi

Il tema del Trust, su cui Focus Management
sta lavorando intensamente,
viene affrontato brillantemente
da Mercadona, che fa leva
sui reali rapporti di collaborazione
che l'insegna spagnola ha saputo
costruire nel tempo con i fornitori,
per offrire una risposta efficace ai
propri clienti in difficoltà.
È nota la strategia dell'azienda guidata
dal presidente Juan Roig di
passare una parte importante dei
propri acquisti attraverso rapporti
di fornitura esclusiva, long-life,
nell'ambito dei quali, in una logica
di reale integrazione, i fornitoripartner
e Mercadona studiano congiuntamente
il conto economico di
prodotto, con modalità trasparenti,
fissando il prezzo finale ed i margini
del produttore e del distributore.
aCCordI InteGratI
esClusIvI e vItalIzI
Più in dettaglio, Mercadona lavora
con più di 2.000 fornitori, oltre 100
dei quali sono integrated supplier
(tra i quali i produttori di Pl, come
Hacendado, Bosque Verde, Deliplus,
Compy, sulle cui confezioni
viene riportato il nome del fornitore)
con i quali la catena ha impostato
un rapporto di stretta cooperazione
a lungo termine, siglando un impegno
reciproco Sound Business
Practices Framework Agreement.

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Allegati

La ricetta Mercadona per alimentare il Trust in tempo di crisi
Modelli imprenditoriali: co-creation fra industria e distribuzione | Gdoweek | 13 settembre 2010 |

Cina, megamercato in espansione dove la gdo italiana è assente

Il sistema distributivo in Cina è in questi
anni in forte espansione, in linea con
quella che può definirsi una vera e propria
rivoluzione dei consumi con tassi di
crescita a due e tre cifre a seconda della
categoria merceologica.
La stessa struttura dei consumi sta cambiando
e così le modalità di acquisto; si
moltiplicano di conseguenza le aperture e
le diverse tipologie di punti di vendita, da
convenience store, a super e ipermercato
a specialty e department store.
Dall'11 dicembre 2004 la Cina ha aperto
anche agli investitori stranieri il mercato
al dettaglio e all'ingrosso, ma le principali
catene internazionali erano già presenti
da metà degli anni Novanta. Nella maggioranza
dei casi hanno saputo ben affermare
i propri marchi e, ancora oggi, stanno
investendo in nuove aperture per una
maggiore copertura del mercato, al fine di
conquistare quote di mercato e rafforzare
la propria posizione competitiva.
La filiera distributiva è alquanto complessa,
soprattutto per alcune categorie di
prodotti importati (ad esempio l'agroalimentare)
e prevede una serie di passaggi
e di figure di raccordo. Tra queste, le più
importanti sono i trader, gli importatori, i
trasportatori ed esperti logistici e, infine,
i distributori (in certi casi queste ultime
figure sono rappresentate dalla stessa
impresa, mentre in altre esistono diversi
livelli). Supermercati e grandi magazzini
acquistano solitamente dagli importatori
e in alcuni casi dai distributori di zona.

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Allegati

Cina, megamercato in espansione dove la gdo italiana è assente
Le insegne estere presenti ormai da anni in Cina potenziano la loro posizione competitiva | Gdoweek | 13 settembre 2010 |

In crescita Conad Adriatico nel 2010, grazie a sviluppo rete e promozionalità

Il fatturato di 867 milioni di euro di Conad Adriatico presenta un utile di 6,3 milioni di euro. Cifre che fanno prevedere, nel 2011, la realizzazione di un fatturato di circa 948,5 milioni di euro, grazie allo sviluppo sia della rete sia dell'attrazione esercitata dagli store.

La rete
Conad Adriatico opera con una rete complessiva di 325 punti di vendita in cinque regioni italiane (Marche, Abruzzo, Molise, Puglia e Basilicata), tra ipermercati E.Leclerc Conad (9), super e superstore Conad (66), Conad City (134) e Margherita (59) nell'ambito della prossimità, e i discount Todis (12), oltre ai tradizionali L'Alimentare (45).

La presenza in Albania
A ciò si aggiungono 13 store in Albania, tra supermercati Conad e discount che, rispetto alla situazione italiana, contengono nell'insegna un riferimento a Conad quale marchio ombrello di riferimento. Questo anche per la forte incidenza dei prodotti a marchio.

Lo sviluppo
Ambizioni i piani di sviluppo che prevedono investimenti cospicui in tutte le zone in cui l'insegna è attiva per ampliare la propria presenza: o progetti di sviluppo, infatti, prevedono circa una trentina di store in Italia e una decina in Albania, che porteranno a 23 il numero dei punti di vendita Conad presenti oltre l'Adriatico, per un giro d'affari di 31,4 milioni di euro contro i 20,9 del 2009 (+50,2 per cento), ed un investimento stimato in 4 milioni di euro.

Promozioni e convenienza

I risultati vanno attribuiti, secondo Di Ferdinando, alla capacità di avere capito e soddisfatto i bisogni dei consumatore offrendo qualità, soprattutto nei freschi, prodotti a marchio e convenienza, in zone, come quelle in cui opera Conad Adriatico, particolarmente sensibili alla leva prezzo. Da qui la scelta sia di proporre promozioni in maniera massiccia sia di entrare nel canale dei discount.

Formazione
Sempre ingenti gli investimenti dedicati alla formazione, dal momento che il rapporto con la clientela del socio e degli addetti è considerato alla base del successo dell'insegna e della sua distintività dai concorrenti. In quest'ottica, durante la convention che si è tenuta a Pugno Chiuso (Fg) lo scorso sabato e domenica (che ha portato all'elezione del nuovo presidente della cooperativa, Maurizio Pavone), sono state anche effettuate le finale per proclamare i migliori banconisti di ortofrutta, pescheria, macelleria e gastronomia di tutta la rete Conad Adriatico. In premio: un viaggio studio in California.

FoodSaver racconta le abitudini degli italiani in cucina

Nonostante i ritmi frenetici della vita moderna, la maggior parte degli italiani preferisce mangiare a casa sia a pranzo sia a cena, anche nei giorni feriali. Una scelta probabilmente infuenzata dall'esigenza di risparmiare, ma anche fortemente connessa al valore che tradizionalmente la nostra società assegna al desco familiare.
Secondo lo studio realizzato da ART per  FoodSaver, marchio di riferimento nei sistemi di confezionamento sotto vuoto del gruppo JCS-Jarden Consumer Solutions, condotto su un campione di 199 donne tra i 35 e i 54 anni, residenti a Milano e Roma, il 99,5% degli italiani consuma la cena in casa durante i giorni lavorativi, percentuale che sende al 97% nei fine settimana. E  persino durante i giorni lavorativi, la maggior parte degli intervistati (55,8%) ha dichiarato di consumare il pranzo a casa.

La percentuale di chi pranza a casa durante i giorni lavorativi è più alta a Roma che a Milano, probabilmente questo è dovuto al fatto che molti nella capitale sono impiegati nella Pubblica Amministrazione dove è più facile che si lavori fino alle 14:00/15:00 o che si abbia una pausa pranzo più lunga.

Il tempo per cucinare
A dimostrazione di quanto sia importante la cucina all’interno della cultura e della tradizione italiana, i dati mostrano che, quando ne hanno il tempo, gli italiani si dedicano alla cucina. La percentuale più bassa di persone che cucinano si registra in riferimento al pranzo durante i giorni lavorativi (41,7%), mentre sale nel fine settimana (95%). Analoghe percentuali si registrano in relazione alla cena (98% durante la settimana e 90,5% durante il fine settimana).

Per la preparazione del pranzo durante i giorni lavorativi gli italiani impiegano fino a mezz’ora (49,4%) o fino a un’ora (50,6%), ma non di più, ma nel week-end dedicano anche oltre un’ora alla preparazione del pranzo (20,1%).

Il tempo impiegato alla preparazione della cena mostra, invece, andamenti curiosi. Se, infatti, la maggior parte degli intervistati dedica dai 31 ai 60 minuti, sia durante la settimana sia durante i week-end (rispettivamente 68,2% e 48,3%), nel fine settimana si registra una forte crescita delle persone che impiegano anche più di un’ora per fare da mangiare (13,3% contro il 3,6% dei giorni lavorativi).
Evidentemente, la maggiore disponibilità di tempo spinge le persone a stare di più in cucina, consentendo loro di accontentare anche le diverse preferenze alimentari all’interno del nucleo familiare.

Nel week-end cresce però ugualmente il numero di persone che dedicano meno di 30 minuti alla preparazione della cena (38,3%, contro il 28,2% dei giorni lavorativi).

Sealed Air acquisisce Diversey

Sealed Air Corporation e Diversey Holdings, Inc. hanno sottoscritto un accordo in base al quale Sealed Air acquisisce Diversey, un fornitore di soluzioni globali per il mercato della sanitizzazione, per un importo complessivo di $ 4,3 miliardi. La transazione sarà perfezionata nell'anno in corso e produrrà effetti positivi a conclusione del primo esercizio annuo.

Secondo i termini dell'accordo, gli azionisti di Diversey riceveranno $ 2,1 miliardi in contanti e un valore aggregato di 31,7 milioni di azioni Sealed Air, valutate $ 25,68 ciascuna (chiusura di mercato del 31 maggio 2011), per un importo complessivo di $ 2,9 miliardi. Diversey è una
società per azioni controllata dai membri della famiglia Johnson e Clayton, Dubilier & Rice,
LLC.
Al termine della transazione gli azionisti di Diversey saranno proprietari di
circa il 15% del pacchetto azionario di Sealed Air.

Il core business

Diversey è un fornitore mondiale di soluzioni di pulizia, igiene e sanitizzazione nel settore industriale e retail di alimenti e bevande, del foodservice, della salute, dell'ospitalità e dell'edilizia. Nel 2010 Diversey ha registrato un fatturato netto di $ 3,1 miliardi, con un margine operativo lordo rettificato di $ 453 milioni.
Sealed Air è un produttore leader di soluzioni di sistemi alimentari ed industriali di packaging che permettono di garantire la freschezza dei prodotti e la loro conservabilità con un dispendio minimo di energia e una percentuale estremamente ridotta di scarti. Sealed Air, che è presente in 52 paesi e dà
lavoro a oltre 16.000 dipendenti, ha fatto registrare nel 2010 un fatturato di $ 4,5 miliardi.

Le prospettive

La fusione fra Diversey e Sealed Air dara vita ad un leader globale che potrà sfruttare al meglio importanti megatrend fra i quali la sicurezza dei generi
alimentari, la salute, l'igiene e la sostenibilità. Grazie a Diversey, Sealed Air beneficerà di un mercato di oltre $ 40 miliardi nel settore della sanitizzazione in cui una legislazione sempre più stringente richiede una competenza e un know-how molto estesi.

I caseifici di Canossa (Dalter) e di Selvapiana si consorziano

Il Caseificio di Canossa, di proprietà di Dalter Alimentari, ha siglato un accordo con il caseificio di Selvapiana per la costituzione della nuova società consortile Colline di Selvapiana e di Canossa. La nuova realtà sarà dotata di 21 caldaie attive per la produzione di Parmigiano Reggiano di montagna e di un magazzino di stagionatura dalla capacità di 14.000 forme.
L'iniziativa si inserisce in continuità con le scelte strategiche di Dalter Alimentari, che a Reggio Emilia confeziona formaggi grattugiati e porzionati freschi per il canale horeca e l'industria alimentare. La volontà è quella di perseguire, attraverso l'integrazione verticale, il controllo totale della filiera: dopo l'acquisto, nel 2007, del 50% delle quote del caseificio di Canossa e la successiva acquisizione totale nel 2009, ora la decisione di creare questa nuova realtà che garantirà un notevole aumento della capacità produttiva, le caldaie attive passeranno da 12 a 21, e un miglioramento dei costi fissi. Gli investimenti deliberati in fase di attuazione, consentiranno inoltre un aggiornamento ed un ampliamento degli impianti, con possibilità di inserimenti di altre caldaie, e l'introduzione di tecnologie all'avanguardia.

La famiglia degli yogurt salutistici interpretata da 2 insegne di superstore: Esselunga e Gs

  Metodologia
della ricerca
Lay out
e
display
Il lineare degli yogurt e
dessert è di complessivi 10
moduli di banco, con vasca
larga alla base e 5 ripiani da
50 cm. Gli yogurt salutistici e
per l'infanzia ne occupano 2,
con una sequenza che divide
le due famiglie di prodotti ed
allinea in verticale le varianti di
sapori. Considerando lo
sviluppo complessivo dello
spazio, ad ogni variante
risultano assegnati 22 cm.,
con un facing in pratica di 2 o
3 pezzi per ciascuna. Non ci
sono particolari segnalazioni
circa le caratteristiche dei
prodotti, per cui è
presupposta la conoscenza
diretta da parte dei
consumatori. Il contesto
appare ordinato e ben fornito
e le date di scadenza sono
ampiamente nei termini.
Agli yogurt e dessert sono
riservati 5 moduli di banco
complessivi, con vasca larga e
5 moduli da 50 cm., nei quali
solo agli yogurt per l'infanzia è
riservato uno spazio
abbastanza definito di circa
mezzo modulo, mentre quelli
salutistici per adulti sono
esposti mescolati con gli altri
yogurt che si possono definire
"normali". Non è quindi
quantificabile uno spazio
espositivo specifico, ma il
facing di questi yogurt è
apparso di uno o due pezzi
per variante. Non ci sono altre
informazioni oltre a quelle dei
cartellini prezzo. Il banco
presentava alcuni spazi vuoti
per presumibili rotture di
stock. Le date di scadenza sono apparse nei termini.
La categoria degli yogurt
continua a mostrare un
notevole dinamismo, arricchendosi
di nuovi prodotti
che si indirizzano da
un lato al fattore gusto
(cremosità, sapori, ecc.)
e dall'altro agli aspetti definibili
come salutistici
per gli adulti (leggerezza,
produzione biologica,
particolari aggiunte di fermenti,
ecc.) o destinati direttamente
all'infanzia.
Ed è proprio di queste ultime
famiglie di prodotti
che si occupa questa ricerca,
condotta presso
due superstore di Milano,
Esselunga di viale Umbria
e Gs di corso Lodi, in
posizioni piuttosto vicine
tra loro, ma con un'interpretazione
di questa
realtà alquanto diversa,
sia sotto gli aspetti quantitativi
che qualitativi dell'offerta.
In termini di dimensioni,
infatti, l'assortimento
di Esselunga negli
yogurt salutistici per
adulti è più del doppio di
quello di Gs, mentre c'è
un allineamento in quelli
per bambini. Anche gli
spazi sono considerevolmente
diversi e così pure
il display, che da Gs in
pratica non prevede una
famiglia specifica per gli
yogurt per adulti, posizionati
insieme con quelli
normali. Quanto ai prodotti,
l'offerta è quasi
esclusivamente indirizzata
verso prodotti di marca,
con un sola linea a
marca commerciale Esselunga
di yogurt biologico.
Da entrambi, non ci
sono particolari informazioni
che illustrino le caratteristiche
di questi prodotti.
Prodotti Sono state individuate 89
varianti complessive, di cui 69
per adulti e 20 per l'infanzia.
Le marche presenti sono
rispettivamente 12 e 5, con
una media di circa 6 e 4 per
ciascuna. Nella famiglia per
adulti è presente anche una
linea biologica a marca
commerciale, ma per il resto
sono presenti solo marche di
larga diffusione.
Le varianti complessive
rilevate sono 43, di cui 26 per
adulti (con 6 marche) e 17
per bambini (pure con 6
marche). La media è quindi
rispettivamente di circa 4 e 3
varianti per marca. Non è
presente in queste famiglie la
marca commerciale, né ci
sono primi prezzi.
Plus Offerta ampia e profonda. Non si notano elementi di
differenziazione positiva.
Minus Gioverebbe forse qualche
informazione.
Offerta limitata e frazionata.

Il primo Report di sostenibilità per Bolton Manitoba Alimentari

Bolton Manitoba Alimentari ha pubblicato il primo report sulla responsabilità sociale d'impresa che costituisce la testimonianza di un lavoro aziendale fondato sul senso di responsabilità verso l'ambiente e le persone, con l'obiettivo di una qualità a 360 gradi per quanto riguarda il pesce e in particolare il tonno che costituisce la materia prima del brand Rio Mare. Qualità Responsabile esprime infatti un concetto di qualità perseguita responsabilmente lungo tutta la filiera, dal momento in cui il pesce viene pescato fino a quando il prodotto arriva sulla tavola. Una scelta che conferma e valorizza l'impegno dell'azienda nel corso degli anni e indica la strada sulla quale continuerà il suo sviluppo.

Sette Aree
Le sette aree di impegno per una politica di sostenibilità ambientale e di responsabilità sociale sono: la pesca del tonno e la tutela dell’ecosistema; il rispetto dell’ambiente; il rispetto delle persone; la tracciabilità dei prodotti; la scelta e gestione delle materie prime; le analisi e i controlli; la nutrizione e il benessere. Per ogni area sono definiti principi e azioni specifiche che, cosa importante, impegneranno anche i fornitori.

Bennet apre l’ipermercato n°64 a Cornaredo

Cornaredo è la seconda apertura di Bennet del 2011 dopo Sacile in Friuli Venezia Giulia lo scorso marzo. e dopo l’apertura nel 2010 del Parco Shopping Center a Vanzaghello e precede invece l’inaugurazione del nuovo ipermercato di Sedriano prevista a novembre.  I parcheggi gratuiti disponibili per la clientela, sono 815 di cui oltre 400 coperti. L’ipermercato, che al suo interno dispone di 28 casse, di cui 4 casse selfscan, offre l’opportunità di lavoro a 180 dipendenti, dando naturalmente priorità ai residenti della zona.

Servizi
Nel pdv di Cornaredo Bennet mette a disposizione i suoi servizi come la Carta Bennet Club e la Carta Bennet Club Money si possono ottenere sconti esclusivi sui prodotti. Un altro vantaggio, con la Carta Bennet Club Money, l’intero importo degli acquisti verrà addebitato il 10 del mese successivo, senza ulteriori spese ed interessi.

La raccolta punti riserva poi diversi premi per la casa, il tempo libero e la famiglia, l’attivazione dei cellulari, la consegna a domicilio per i prodotti ingombranti, i pagamenti rateali, lo sviluppo e la stampa delle foto.

Rete
A livello nazionale invece il numero di ipermercati Bennet sale a 64 così distribuiti:

•27 in Lombardia

•24 in Piemonte

•7 nel Triveneto

•5 in Emilia Romagna

•1 in Liguria
I dipendenti sono più di 8.000.

Prime soluzioni Carrefour Planet a Paderno Dugnano

Per il centenario Nivea, Beiersdorf punta sull'innovazione con la prima realizzazione di un'isola interattiva attiva dal 6 giugno scorso all'interno del nuovo Carrefour Planet di Paderno Dugnano la prima implementazione italiana del relativo format francese ancora in lavorazione.

Above e below the line
L'isola Pop Channel, brevetto internazionale di Majrani Europe, mette insieme i valori della comunicazione di marca in chiave above the line (tramite monitor), con quelli del below the line, cioè la miglior esposizione del prodotto nello store. E in più fornisce anche  strumenti di misurazione dell'efficacia della comunicazione.

Pop Channel
Con Pop Channel Majrani intende valorizzare l'offerta di prodotto, comunicarla al meglio e analizzare con dati aggregati la dimensione dell'audience, rendendo finalmente misurabile ed efficace la comunicazione in-store.

Italian Popai Award 2011 premia Visual Display

Kit Scarpine Fisiologiche Chicco, realizzato per Artsana da Visual Display, si è aggiudicato il Best in Show (il riconoscimento che la giuria assegna alla migliore realizzazione in assoluto) tra tutti i Gold Winners, e si è aggiudicato pure il riconoscimento della giuria critica istituita da quest'anno

Vincitori
best in show
Kit scarpine fisiologiche chicco, progetto di Visual Display. Cliente: artsana.

categoria durevole
Paguro, progetto realizzato ed iscritto in gara da Heineken Italia.

Categoria non durevole
Kit scarpine fisiologiche chicco, progetto di Visual Display. Cliente: Artsana.

Categoria attività sul pdv
Duracell ultra power, progetto di Proxima. Cliente: Procter & Gamble.
Categoria shopfitting - arredo per il pdv
Expo armillari, progetto di Giovanardi. Cliente: Prada Categoria shopfitting - concept di pdv
Nuovo concetto di gommista, progetto di A&A Design di Alessandro Luciani. Cliente: Pirelli Tyre

Categoria innovazione per il pdv
Digital merchandising, progetto di Accenture

Premio della giuria critica

Kit scarpine fisiologiche chicco, progetto di Visual Display. Cliente: Artsana.

Composizione delle giurie
Il comitato della giuria è composto da personalità di rilievo specialiste del mondo del marketing e della comunicazione, provenienti dalle più importanti industrie di marca italiane: Ottica Avanzi, Artsana, Bauli, Bricocenter, Campari, Carrefour, The Walt Disney Company Italia, Ferrero, Giochi Preziosi, L'Oréal Italia, Luxottica Group, Mars, Mondo Convenienza, Nike Italia, Perfetti Van Melle, Sonae Sierra e Telecom Italia.
Da quest'anno è stata poi istituita anche una giuria critica, composta da importanti firme del giornalismo e da personalità del mondo accademico, che hanno valutato i progetti in gara secondo criteri estranei alle pure dinamiche del marketing aziendale, ponendo il focus sull'estetica, la creatività e la tecnica di realizzazione dei progetti.

Ortofrutta piemontese promossa dai farmer locali nei pdv Nordiconad

Filiera corta per valorizzare il territorio, sostenere l'agricoltura locale, fidelizzare il consumatore. Il progetto portato avanti sui prodotti ortofrutticoli tra Nordiconad e Ortofruit Italia, organizzazione di produttori che riunisce 500 cooperative piemontesi, aderente a Fedagri Confcooperative Piemonte, fa leva sulla provenienza locale di peperoni, pomodori e melanzane, come elemento di differenziazione qualitativa e di rassicurazione rispetto a filiere che hanno ormai assunto dimensioni globali. Anzi, nei 120 punti vendita Nordiconad sparsi tra Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta che aderiranno a questo progetto, la comunicazione pop sarà scritta in dialetto, ad affermare ulteriormente il legame con il territorio, mentre durante le promozioni in store, che vedranno la distribuzione di materiale informativo e la creazione di isole riservate ai prodotti locali, sarà proprio l'agricoltore a illustrare le caratteristiche dei propri prodotti. Così tra una “tùmatica” (pomodoro cuore di bue) e una “marzana” (melanzana globosa) il consumatore sarà fidelizzato con la consapevolezza di contribuire alla salvaguardia degli agricoltori locali minacciati dalla prepotenza dei mercati globalizzati.

Maurizio Bortolan nuovo direttore commerciale e marketing di Number 1 Logistics Group

Maurizio Bortolan è il nuovo direttore commerciale e marketing di Number 1 Logistics Group,
operatore logistico specializzato del mondo grocery e largo consumo, che fa parte del Gruppo Barilla.

Bortolan si è laureato in Scienze dell'Informazione nel 1997 e ha conseguito un Master in Business
Administration nel 2002 presso la SDA Bocconi di Milano. Ha iniziato la sua carriera in Sap Italia
come consultant fino al 2001. Successivamente è entrato nel Gruppo Merloni con il ruolo di
responsabile logistica Europa. Nel 2005 è passato in Ceva Logistics dove ha ricoperto diversi ruoli nell'area Business Development fino a ricoprire l'incarico di direttore di divisione.

Number 1 Logistics Group è leader nel settore food da diversi anni, con un fatturato sviluppato in
Italia di circa 300 milioni di euro e un indotto di oltre 3.000 persone.

UNA GIORNATA DEDICATA ALL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA PER

Per fare il punto sulle più moderne tecnologie per la conservazione di cibi, Ipack-Ima Spa, società che organizza la più importante manifestazione fieristica dedicata a processing, packaging e material handling (food e non food), organizza in collaborazione con Mark Up l’incontro "Tecnologie per Freschi, Freschissimi e Convenience Food" che si terrà il 15 giugno, in Sala Collina, nella Sede del Sole 24 Ore, in Via Monte Rosa 91 a Milano, a partire dalle 9.00.


Il convegno è patrocinato da UNIDO - Organizzazione per lo Sviluppo Industriale delle Nazioni Unite - e vede la partecipazione di esperti e accademici che rifletteranno sui molteplici aspetti legati alle tecnologie alimentari nell’ambito di prodotti differenti, ma uniti dalla caratteristica comune di richiamare ad una alimentazione genuina, tradizionale, che l’industria del packaging deve saper rispettare e conservare con le più moderne ed avanzate tecnologie.



Una giornata di incontri, dibattiti, seminari, dimostrazioni live, che vedrà due le sessioni tecnologiche: una dedicata ai Freschi e Freschissimi - in cui si spazia dall'analisi approfondita del quadro economico, all'organizzazione della filiera fino alla qualità dei prodotti - e una focalizzata sui Prodotti Convenience, con focus su microbiologia e igiene, tecnologia del sottovuoto, alimenti senza glutine e sviluppo di nuovi packaging nel rispetto ambientale.

Chiuderà la giornata una Tavola Rotonda per discutere sul futuro dei prodotti al consumo con i maggiori esponenti della GDO, dell'HO.RE.CA (Hotellerie, Restaurant, Catering) e dell'industria alimentare.


Il programma completo dell'evento è on line all'indirizzo: http://www.ipackima.it/sicurezza-alimentare/



Pubblicità sui social media: occorre un nuovo modello

La crescente attenzione ai consumatori esperti da parte delle marche sui social media sta producendo risultati positivi sul fronte dell’e-commerce, più complessa appare, invece, la valutazione quando si tratta di pubblicità. Una recente indagine Mintel rivela, infatti, che il 66% degli utenti di social network dichiara di prestare raramente attenzione alla pubblicità presente sui siti di social media, e il 56% non ama acquistare prodotti pubblicizzati su questi siti – ritenendo che le marche debbano andare oltre le inserzioni pubblicitarie classiche per influenzare le decisioni d’acquisto dei consumatori.

Inoltre, la percentuale dei consumatori che dichiara di non guardare la pubblicità presente sui social network sale al 70% tra gli utenti nella fascia di età che va dai 25 ai 34 anni. I consumatori realmente “attenti” all’advertising sui siti social -secondo il rapporto Mintel- rappresentano l’11%, mentre quasi un terzo (31%) ascolta le raccomandazioni su prodotti e servizi ospitate dai social network che frequenta.

Interagire con i consumatori

“La nostra indagine non suggerisce che la pubblicità sui social network è inefficace -spiega Cecilia Liao, senior technology analist di Mintel- ma indica che questi utenti di social network possono non trovare particolarmente memorabile la pubblicità sui canali social, perlomeno ad un livello cosciente. Ciò sottolinea il fatto che le imprese che vogliono avvalersi dei social media come strumento promozionale devono guardare oltre gli annunci basati sul testo o i banner interattivi ed investire in un coinvolgimento reale con i consumatori. Le pubblicità statiche -prosegue Liao- non sono sempre la soluzione migliore per interagire con i consumatori. I marketer dovrebbero utilizzare i social network per comunicare ai consumatori e coinvolgerli attraverso contenuti organici a questi ambiti relazionali e campagne creative interessanti”.

La ricerca della convenienza

I social network si stanno sempre più affermando come strumento privilegiato nella ricerca delle convenienza, come testimonia l’impetuosa crescita dei siti di social buying. Circa il 15% degli utenti di social network utilizza questi siti per scoprire offerte convenienti e il 13% per cercare informazioni sui brand. Le donne sono più attive degli uomini nei social network: l’83% delle femmine dichiara di aver usato diversi siti contro il 77% dei maschi, ma solo il 10% delle donne, raffrontato al 18% degli uomini, apprezza l’idea del commercio attraverso i social network.

L’ottimismo dell’Eire 2011

Delle due l’una: o tutti gli operatori presenti all’Eire, la rassegna immobiliare che chiude oggi i suoi battenti alla Fiera di Milano, hanno da proporre progetti di grande livello e sicura redditività o i conti non tornano troppo se si prendono per buone le professioni di ottimismo che abbiamo sentito aggirandoci per gli stand.

Per restare al settore che ci compete, quello del retail, l’Agenzia del territorio ha denunciato l’ennesima caduta della compravendita di negozi. -9% nel primo trimestre del 2011 rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente e perlopiù le operazioni di acquisto, se si eccettuano le rare transazioni di megastrutture si tratta in grande maggioranza di operazioni che riguardano negozi marginali perlopiù acquisiti da immigrati.

Polemiche
Un momento di alto interesse si è avuto nel convegno promosso da Popai e Cncc, Consiglio nazionale dei centri commerciali, che ha visto l’amminstratore delegato di Mediamarket, Pierluigi Bernasconi, molto polemico nei confronti delle modalità di definizione dei bacini di utenza propagandati in fase di commercializzazione e sulla loro localizzazione extraurbana, ma vi torneremo sulla pagine di Gdoweek.

Oggi chiusura della Fiera con la presentazione del Manifesto del real estate, una serie di punti programmatici su cui dovrebbero convergere le decine di associazioni che in Italia rappresentano il mattone. Auguri.

Tesco raddoppia i pdv con servizio Click & Collect

Tesco intende capitalizzare le nuove prospettive offerte dalla "nuova era di vendita al dettaglio" che si sta manifestando nel mondo.
Secondo il Ceo Philip Clarke (in foto) nel suo discorso al British Retail Consortium: "La rivoluzione digitale che ha messo il turbo alla globalizzazione sta trasformando il comportamento di consumatori e imprese.

La rivoluzione digitale motore del cambiamento
Questa rivoluzione aumenta la concorrenza, abbassa i prezzi, crea nuove imprese virtuali, permettendo alle persone di vendere merci senza la presenza di un essere umano in mezzo".
E per stressare il cambiamento realizzato negli ultimi vent'anni ha aggiunto: "Quando sono arrivato in Tesco gran parte dell'Europa era dietro una cortina di ferro, la Cina era un paese di cui si sapeva poco e Tesco significava un’insegna che nel Regno Unito vendeva prodotti alimentari e poco più".

Entro fine anno
A luglio, Tesco amplierà il servizio Click & Collect includendo l'abbigliamento e successivamente anche la spesa grocery.
Tesco per altro ha già annunciato l'intenzione di introdurre i servizi on-line per il food a Praga entro quest'anno e a Varsavia entro l'inizio del prossimo anno. La società inoltre ha piani per lanciare attività on-line a Shanghai, Bangkok, Kuala Lumpur, Budapest e Bratislava.

Groupon entra nei pdv grazie alla carta di fedeltà

Groupon,  sito pioniere nel collective shopping, entra nei supermercati grazie ad un test avviato negli Usa, che permetterà ai possessori di carta fedeltà Big Y Foods, di redimere presso i punti di vendita nel Massachusetts i coupon acquistati online .
L'offerta iniziale riguarda confezioni di piatti pronti ittici proposte ai consumatori con uno sconto del 40%.
I clienti che intendono usufruire del deal (così viene chiamata l'offerta del giorno nel mondo degli acquisti collettivi) non devono fare altro che indicare il numero della propria carta fidelity al momento dell'acquisto del coupon. Ai consumatori che non dispongono di carta fedeltà viene, invece, generato automaticamente un account. Essendo caricato sulla carta fedeltà, il coupon viene redento automaticamente al momento della transazione in cassa.

Nuova vita per i web coupon

L’inserimento del meccanismo dei coupon all’interno dei programmi fedeltà del retail potrebbe risolvere diversi problemi: eliminare le possibili frodi legate alla distribuzione dei web coupon da stampare a casa e, cosa più importante, aprire nuove opportunità di utilizzo per uno strumento “tradizionale” come il coupon.
Una recente ricerca condotta da Morpace negli Usa evidenzia che il 67% dei consumatori ha utilizzato dei coupon scaricati e stampati dal web. Dalla survey, che ha convolto 1.000 shopper, emerge che l’incidenza è significativamente più alta per le donne (72%) rispetto ai maschi (59%). Inoltre, un terzo degli shopper sa di poter trovare i coupon su Internet, ma non li ha mai scaricati. Il 58% di quelli che non utilizza i coupon online ha dichiarato di non voler spendere del tempo per ricercarli, mentre il 29% ha affermato di non utilizzarli in genere e il 13% non ha trovato dei coupon adatti alle proprie esigenze di shopping.

LA PUBBLICITA’

Scarica:
"GDOWEEK - La proposta editoriale e
l'offerta di comunicazione 2011"


Scarica il Listino 2011:
La comunicazione stampa
La comunicazione web

Calendario uscite
Formati e Tariffe
Diffusione



L'ORGANIZZAZIONE COMMERCIALE

Publisher
Nicola Ligasacchi
tel 02 30226605

Segreteria Commerciale
Monica Negri
tel 02 30226622


LA RETE DI VENDITA

Lombardia

Laura Ferrante
tel 02 30226125

Paolo Giorgi
tel 02 30226169

Roberto Pallini
tel 02 30226825

Monica Sposito
tel 02 30226808

Piemonte, Liguria
ADV Spazioerre srl - Torino
tel. 011 6600100, fax 011 6602875

Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia
MEZZI PUBBLICITARI di Xausa
Postioma di Paese (Tv)
tel./fax.0422.480150

Emilia Romagna, Marche
Società Futura srl - Bologna
tel. 051 230807, fax 051 225303

Toscana, Umbria
Media&Massima - Firenze
tel 055 4223085 fax 055 4361167

Lazio, Abruzzo
Intermedia - Roma
tel 06 5899247 - 06 5894534 fax 06 5819897

Campania
Salvatore Cuomo - Castelvolturno (CE)
tel 0823 851613 fax 0823 851649

Basilicata, Calabria, Puglia
Intermedia - Roma
tel 06 5899247 - 06 5894534 fax 06 5819897

Sicilia
AD Maiora
tel 091 611 5260 - fax 091 6116201

Sardegna
c/o Il sole 24 Ore  - Milano
Monica Negri
tel 02 30226622

Sapore dell’anno premia i prodotti di gusto

Dopo oltre 13 anni di presenza sul mercato francese, approda nella nostra penisola Sapore dell’Anno, marchio di qualità attribuito ai prodotti dell’area food & beverage –organizzato dalla francese Monadia- basato sul giudizio indipendente di una "giuria" di consumatori rappresentativi dell’universo nazionale di riferimento.

Le aziende potranno iscriversi fino al 30 settembre 2011, dopodiché inizierà la fase dedicata alle prove di degustazione, in programma tra ottobre e novembre 2011.

I risultati riferiti dal campione, espressi in scala da 0 (“non mi piace”) a 10 (“mi piace molto”) e integrati da eventuali impressioni personali scritte, permetteranno di stabilire quali prodotti si aggiudicheranno il titolo di Sapore dell’Anno per le diverse categorie e verranno riportati alle società partecipanti per permettere loro di conoscere tutte le motivazioni del loro posizionamento nell’ambito dell’iniziativa.
 La presentazione ufficiale dei vincitori avverrà a gennaio 2012 nell’ambito di un evento di premiazione durante il quale verranno proposti piatti cucinati dal esperti chef con i prodotti selezionati.

Le prove generali nel 2010

Una prima fase test, sviluppata nel 2010-2011, ha già permesso di far sperimentare ad alcune importanti aziende del settore food&beverage il potenziale dell'unica certificazione di marketing sul gusto.

La prima edizione italiana di Sapore dell’Anno ha coinvolto Silliker Italia, laboratorio specializzato in analisi sensoriali; ogni test ha visto la partecipazione di 80 consumatori, che hanno testato
da un punto di vista organolettico 12 diversi prodotti appartenenti a 6 differenti categorie
merceologiche, assegnando il titolo di Sapore dell’Anno 2011 ai seguenti prodotti:

• Formaggi Vallelata (Mozzarella, Ricotta, Stracchino) - BIG srl
• Cereali Kellogg’s (Extra Cioccolato Belga e Nocciole; Extra Mix di Frutta, Extra Classic) –
Kellogg’s
Italia

• Condimenti Freschi Vallè (Leggera, Naturalmente, Omega3) - Vallè Italia srl

o Pizza (Gorgonzola e Noci, Tartufo, Primavera) Vissana - SVILA srl

@font-face {
font-family: "Cambria";
}@font-face {
font-family: "ArialMT";
}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }

L’utilizzo del marchio in tutte le leve di
comunicazione -ivi compreso il packaging dei prodotti interessati- sarà consentito
alle aziende vincitrici per i 14 mesi successivi all’assegnazione del premio.

Sei modi di dire greenwashing

Cresce anche in Italia la domanda di prodotti green e si molti-
plicano le iniziative di marketing che
tentano di sedurre il consumatore
proponendo un prodotto, o una marca verde. Dietro l'angolo si nasconde però un rischio: il “greenwashing”. È il termine anglosassone
che indica “quando una società o
un'organizzazione impiega più tempo e denaro ad affermare di essere
verde attraverso la pubblicità e il
marketing, piuttosto che nel mettere
in atto misure che riducano al mini-
mo il suo impatto ambientale”.
Il greenwashing è un neologismo
coniato da attivisti ambientali americani ispirandosi al whitewashing
che in inglese vuol dire nascondere,
coprire o dissimulare fatti spiacevoli
ed è utilizzato soprattutto in politica.
È un fenomeno che si sta diffon-
dendo a macchia d'olio in tutto il mondo, insieme alla crescente
attenzione delle persone verso la
sostenibilità ambientale, la riduzione dei consumi e delle emissioni.

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Allegati

Sei modi di dire greenwashing
Sostenibilità e messaggi che alla lunga non reggono in un’indagine realizzata da Greenbean | Gdoweek | 11 ottobre 2010 |

A Pechino, il fashion ha grande charme ma cresce il fenomeno italian sounding

Nonostante la recessione mondiale, i principali
gruppi cinesi, le catene internazionali
e importanti brand non rinunciano ai
progetti di penetrazione o di espansione
in Cina, tant'è che le aperture di store
previste nel 2010 risultano più di 700. Relativamente
al mercato dell'abbigliamento,
negli ultimi anni è cresciuto con tassi a due
cifre, raggiungendo i 50 mld/$. Attualmente
le vendite tramite i department store,
nazionali e ed esteri, contano per il 40%
del mercato.
Fino a pochi anni fa, il mercato era molto
polarizzato su due segmenti di consumatori
e due posizionamenti di prodotto: il primo
con prodotti economici, di qualità bassa,
a marchio locale e venduti principalmente
nei department store cinesi di antica concezione,
tramite la rete dei negozietti o,
ancora, da catene internazionali di primo
prezzo (ad esempio, Walmart); l'altro
posizionamento era formato da prodotti di
lusso, venduti da negozi monomarca (anche
in franchising), ma in buona parte nella
forma shop in shop nei grandi magazzini.
Più recentemente, con l'affermarsi di una
classe media cinese, sono emerse nuove
categorie di prodotti, con posizionamenti
intermedi e con un buon rapporto qualità
prezzo. Si tratta di un mercato fortemente
frammentato, spesso dominato da marchi
stranieri, ma non sempre occidentali e non
di rado italian sounding: un fenomeno preoccupante
per la sua crescente diffusione
che (Anna Pucci, Mia Mia, AnMani, Loro
Lana, Cagliari, sono solo alcuni esempi).

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Allegati

A Pechino, il fashion ha grande charme ma cresce il fenomeno italian sounding
Il mercato cinese è in buona parte costruito da retail esteri, ma anche da gruppi locali con brand “italiani” | Gdoweek | 11 ottobre 2010 |

Water Less, i nuovi jeans Levi’s che contribuiscono al risparmio d’acqua

All'interno della collezione autunno/inverno 2011, che sarà disponibile nei negozi Levi's a partire da giugno, Levi's presenta i nuovi WaterLess jeans in grado di far risparmiare 20 milioni di litri d'acqua.
Tutto questo mantenendo comunque un livello di qualità elevata.

Processo produttivo rielaborato
L'azienda ha rielaborato il processo produttivo tradizionale necessario a realizzare un paio di jeans, identificando una metodologia di produzione molto più eco-compatibile.
Il risultato è: 20 milioni di litri d'acqua che equivale ad un rubinetto lasciato scorrere per ben 2.177.660 minuti. Ovvero 8,5 piscine olimpioniche, o ancora 725.000 docce, o infine acqua potabile sufficiente alla sopravvivenza di una persona per 21.000 anni.

1,3 milioni di paia
La collezione europea WaterLess conta oltre 1.3 milioni di capi, per uomo e donna. Fra tutte le attività produttive il massimo risparmio nel consumo di acqua va al finissaggio Vintage Glory, che consente un risparmio pari all'88%. Il lavaggio casalingo dei jeans, infatti, utilizza circa sei litri ogni volta. Lavate i vostri jeans una volta ogni due settimane, invece che ogni settimana, per partecipare attivamente al risparmio di acqua.

Levi's dona 200 milioni di litri
Anche se in apparenza sembra che l'acqua sia presente in abbondanza, di tutta l'acqua presente sulla terra, solo l'1% è adatta ad essere utilizzata dagli esseri umani. Sul nostro pianeta, una persona su sei (1,1 miliardo di autentiche vite umane) non dispone di acqua potabile a sufficienza.
Levi's vuole contribuire alla risoluzione di questa problematica, e per questo abbiamo deciso di donare oltre 200 milioni di litri d'acqua a quelle comunità che, in tutto il mondo, ne hanno maggior bisogno. Visitando la pagina Facebook di Levis si scoprono le semplici azioni che vi permettono di donare acqua potabile a 10.000 persone per tutta la vita.

Esselunga trasferisce lo stabilimento produttivo da Firenze a Parma

Esselunga ha comunicato alle rappresentanze sindacali l'intenzione di trasferire lo stabilimento di prodotti da forno e pasticceria di Via Pistoiese a Firenze nel nuovo e moderno impianto di Parma.
Per l'esecutività di questo trasferimento si attende comunque l'esito positivo della procedura concorsuale che sta interessando la società BTT (Ex Battistero) in liquidazione.

La dirigenza Esselunga ha rassicurato i sindacati che tutti i dipendenti dello stabilimento di Via Pistoiese saranno ricollocati, alle medesime condizioni contrattuali, presso i pdv dell'azienda e/o presso il nuovo centro distributivo in costruzione a Campi Bisenzio. Questo anche in relazione alle diverse esigenze del personale medesimo e senza imporre quindi di seguire il trasferimento da Firenze a Parma.

La chiusura dello stabilimento di Via Pistoiese e il conseguente trasferimento dei dipendenti avverranno non prima dell'estate 2012.

Al via la seconda edizione del concorso Lavazza “Beati e Premiati”

Dopo il grande successo riscosso nell’edizione 2010, Lavazza ha deciso di riproporre anche quest'anno il concorso Beati e Premiati per premiare i clienti più fedeli con la collezione di oggetti Lavazza Design Paradiso, frutto della creatività di giovani designer del panorama italiano e internazionale. La promozione, che si svolgerà dal primo di giugno al 31 ottobre 2011, sarà sostenuto da un’intensa campagna di comunicazione televisiva che vedrà la consolidata coppia Bonolis e Laurenti, protagonisti della Campagna Paradiso.
I premi del concorso  sono oggetti dal design esclusivo frutto della creatività di giovani designer del panorama italiano ed internazionale.
Tornano la moka alata Santina e la tazzina Angiolina e a questi si aggiungono tre nuovi oggetti destinati ai collezionisti: il pratico vassoio ArcAngelo, morbido come una nuvola; la cromonuvola Lucilla, originale lampada a tecnologia Led; e i cucchiaini Sanpietrini. Tutti i dettagli del concorso sono sul sito dedicato www.designparadiso.it (in foto l'Ad Lavazza Gaetano Mele).

Nasce il più grande gruppo italiano di calzature comfort

La Newco non ha ancora un nome ma si sa già quanto dovrebbe valere per il 2013 del fatturato complessivo: circa 150 milioni di euro, un aggregato che porterà il Gruppo a
livello dei primi player del settore calzaturiero italiano.
L'operazione, oltre a consolidare ulteriormente il posizionamento dei marchi coinvolti e a dare importanza alla produzione Made in Italy, punta all'aumento delle rispettive quote di mercato. 

Assetto societario
I soci fondatori della neonata “new.co.” sono:

ChGroupReti Srl - soc. di consulenza nel mondo PMI e di investimenti partecipativi

Com.Fi.Pa. S.p.A. - compagnia finanziaria di partecipazioni
I.H.P. S.p.A. - Italiana Holding di partecipazioni
Interleo S.p.A. - immobiliare e finanziaria della famiglia Migliorati
Co.Fi.S.Int. S.p.A. - Compagnia finanziaria e servizi interaziendali - rete di imprese multisettoriale.

L'Advisor Finanziario è GE Capital - Interbanca, Milano

Epta acquisisce Misa Sud Refrigerazione

Epta -gruppo leader europeo e partner globale nel settore della refrigerazione- ha acquisito Misa Sud Refrigerazione S.p.A, azienda attiva nella produzione di celle frigorifere commerciali ed industriali. Gli obiettivi della strategica operazione per Epta sono di migliorare ulteriormente la sua gamma e di confermare la sua leadership con gli operatori della catena del freddo.

Misa si affiancherà agli altri  brand, già presenti nel portfolio di Epta quali: Costan, Bonnet Névé, BKT, George Barker ed Eurocryor.
Il completamento dell’offerta consentirà ad Epta una sempre maggiore cooperazione con i propri clienti della gdo, rafforzando la sua presenza nella trasformazione e conservazione agro-alimentare e nella piccola distribuzione.

La storia di Misa Sud Refrigerazione S.p.A, azienda fondata nel 1969, è caratterizzata da una costante ricerca di processi produttivi innovativi e di soluzioni tecnologicamente avanzate e qualitativamente affidabili, che le hanno consentito di conquistare, il mercato italiano ed estero. Un’ulteriore testimonianza della volontà della società di offrire prodotti di elevata qualità ed eco-compatibili è il brevetto Misa Vacuum System, per la realizzazione di pannelli isotermici, di nuova concezione.

Il nuovo format la Feltrinelli Point arriva ad Arona

Domani aprirà uno store la Feltrinelli Point ad Arona nei 150 mq di Corso Repubblica, prima occupati dalla libreria Librami, che dal 1993 ha finito per costituire un punto di riferimento nel territorio. Si tratta, in assoluto, del secondo pdv di questo format dopo Cagliari - una nuova libreria
rinnovata nel look e nella struttura organizzativa, affiliata al
franchising Feltrinelli e denominata appunto “la Feltrinelli Point”.

Al suo interno un ricco assortimento di libri (15.000) dedicati a dieci
macroaree,
un reparto dedicato all'home entertainment (con 1.000 titoli dvd e cd),
un settore
dedicato alla cartoleria di qualità, un rinnovato spazio per quotidiani e
periodici e, novità assoluta in Arona, una caffetteria
all'interno del negozio. La direzione della libreria è affidata a
Nicoletta Cardi, che proseguirà anche l'intensa attività di incontri già
pianificata. Orari di apertura: Lunedì/Giovedì: 08.00/19.30 - 21.00/23.30.
Venerdì e Sabato: 08.00/19.30 - 21.00/24.00. Domenica: 08.00/19.30 - 21.00/23.00

Nuova insegna
La Feltrinelli Point è la nuova insegna del gruppo, che raccoglierà
librerie in franchising in tutta Italia, offendo a librai-imprenditori
già esperti e radicati nel proprio territorio l'insieme di competenze,
servizi (dagli ordini speciali per i titoli non direttamente presenti in
negozio a tutti i vantaggi della Carta Più Feltrinelli,
all'integrazione con il sito di vendita online lafeltrinelli.it) ed
economie di scala di una grande catena nazionale.

L'eredità della libreria Librami
Librami è il classico esempio di cosa si intenda per "librai-imprenditori
già esperti" visti i vari eventi e iniziative locali e nazionali cui ha partecipato con successo. Vedi Salone del Libro di Torino per curare il bookshop dedicato ai giovani adulti all'interno del BookStock Village. Evento cui seguono inviti per allestimenti di bookshop tematici all'interno di fiere di settore, tra cui “Slow Fish” a Genova, e al Lingotto di Torino “Campus”, “Restructura”, “Expocasa”, “Uniamo le Energie”, “Alpi”, “Wine show”.
Ad Arona organizza ormai da anni, in collaborazione con il “Centro Aiuti per l'Etiopia”, una sua fiera del libro durante i mesi estivi. Mentre un'altra manifestazione, “La firma d'autore” in libreria, è giunta ormai alla quarta edizione con la partecipazione di autori di rilievo.

Giovani e donne: il motore della ripresa

Anni Sessanta. Forse c'è anche un po' di mitologia quando vengono citati come favolosi, ma se oggi la nostra economia è (ancora) ai primi posti nel mondo lo si deve allo sforzo fatto allora per crescere. L'Italia però era un Paese giovane che faceva figli, oggi una nazione che invecchia e senza bambini. Per tornare ad allora, ovvero ponendo la famiglia al centro dell'economia, servono importanti riforme strutturali, anche se chiederle a una classe politica che per trovare risorse per la cultura non sa far di meglio che aumentare la benzina, forse pecca di ottimismo.
La richiesta però è stata fatta con forza e con il supporto di dati inequivocabili nel corso del convegno Indicod-Ecr: "Tornare a crescere. Rilancio dei consumi e sostegno alle famiglie italiane".
I numeri presentati nel corso del convegno sul gap che il nostro Paese sta accumulando nei confronti dei partner comunitari sono impietosi, anche se sulla crisi dei consumi, la recessione, la caduta dei redditi e la paura del futuro non bastano a spiegare tutto.

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Giovani e donne: il motore della ripresa
Cover story | La ripresa economica | Gdoweek | 18 aprile 2011 |

La guerra dei roses: la sostenibilità e le grandi marche

Che ruolo gioca la sostenibilità nelle
guerre competitive? In fondo la sostenibilità
è un principio, non una funzionalità
o performance di un brand. SI tratta di un
principio che tiene conto della collettività
nel rispetto delle tre p, pianeta, profitto e
persone che si traduce per l'impresa in
riduzione, efficienza, risparmio, investimento,
innovazione, sviluppo. Dove si gioca
quindi la distintività? Chi riduce di più e nel
più breve tempo? Nella rincorsa a sviluppare
nuove tecnologie e metterle a disposizione
del mercato? A innovare prodotti
e servizi? Oppure, nella comunicazione?
Questo e altro ancora. Siamo ancora agli
albori forse per trarre delle regole generiche.
E sono ancora pochi i brand e le
imprese che rappresentato un benchmark
da studiare. Ma vale la pena di provare a
guardare se le grandi guerre competitive
che negli anni hanno diviso il mondo,
Coca-Cola contro Pepsi, Nike contro
Adidas, continuano ed evolvono anche sul
La guerra Coca-Cola: tecnologie verdi
PepsiCo a tutta comunicazione
Muhtar Kent, ceo di Coca-Cola
Company, è stato uno dei pochissimi
Ceo presenti alla conferenza dell'Onu
sul clima a Copenhagen lo scorso
dicembre. Qui ha portato il “neo verbo
ambientalista” della multinazionale
con l'impegno a ridurre le emissioni
di CO2 attraverso tre macro obiettivi:
rifiuti zero, water neutrality (riduzione
del consumo dell'acqua) e tecnologia
di refrigerazione senza idrofluorocarburi
(HFC-free). La dichiarazione
seguiva di pochi giorni l'annuncio in una conferenza stampa, congiunta con
Greenpeace, del risultato di quest'ultimo obiettivo: la nuova generazione di
refrigerazione amica del pianeta. Una tecnologia che ha visto un investimento
di oltre 50 milioni di dollari. Entro il 2015, il 100% dei refrigeratori forniti da
Coca-Cola in giro per il mondo, in totale circa 10 milioni di distributori, saranno
sostituiti con un risparmio di 52,5 milioni di tonnellate di CO2, equivalenti a
circa 11 milioni di auto attive sulla strada in un anno. L'altro grande ambizioso
obiettivo è la bottiglia al 100% rinnovabile, 100% riciclabile. La risposta anche
qui sta nella tecnologia, e nella condivisione delle responsabilità con i propri
consumatori. Da un lato, investimenti tecnologici, un nuovo stabilimento in
costruzione in Usa a ciclo chiuso, e un primo traguardo con la PlantBottle, da
poco lanciata, una bottiglia in PET, plastica al 30% estratta dallo zucchero di
canna e dalla melassa brasiliana. Dall'altro, una campagna di sensibilizzazione
per il riciclo delle bottiglie e delle lattine. L'obiettivo è “zero waste”, no rifiuti. Live
positively è la campagna ombrello e la cultura che integra la sostenibilità nel
valori d'impresa e di brand di Coca-Cola. La comunicazione esterna è ancora
timida. Il tema delle Olimpiadi è quello preferito per lanciare le anticipazioni
green sia di prodotto sia di comunicazione.
Se, chiaramente, Coca-
Cola sta tentando di
definire gli standard di
sostenibilità del settore,
Pepsi vince sulla comunicazione.
Pepsi Refresh
Project, è uno dei progetti
di comunicazione sulla
collettività più efficaci e
presi ad esempio degli
ultimi tempi. Un progetto che ha portato Pepsico, per la prima volta quest'anno, a non essere presente al Super Bowl con uno spot a favore del proprio brand (del valore di
oltre 30 milioni di dollari). Ha invece sfruttato quello spazio per rivolgere
un invito alla nazione: andare sul sito Refresh Everything per candidare
e votare idee che possano contribuire a creare un mondo migliore. Ogni
mese Pepsi devolve alle idee e ai progetti più popolari che spaziano in aree
che vanno dall'ambiente all'arte e la cultura, dalla salute alla nutrizione,
dall'educazione alla comunità locale, premi che vanno da 250 mila sino a
5.000 dollari. Per un totale di 20 milioni di dollari devoluti nel 2010. Non
è una campagna di cause related marketing. Non è una campagna pubblicitaria.
Non è una campagna sui social media. È un “refreshing way”,
un nuovoterreno della sostenibilità. Come queste
grandi multinazionali, come impresa e come
marca, la stanno affrontando? Per alcune
di queste, l'origine di un nuovo modo di
fare impresa nasce dalla capacità di aver
colto la sfida lanciata da gruppi di attivisti,
prima fra tutti Greenpeace, trasformando
gli attacchi in opportunità.

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La guerra dei roses: la sostenibilità e le grandi marche
Le aziende di marca e la sostenibilità | Gdoweek | 17 maggio 2010 |

Intervista a Giovanni Cobolli Gigli sull’alleanza con l’Idm per le liberalizzazioni

Giovanni Cobolli Gigli, tornato, a sorpresa, alla presidenza di Federdistribuzione, ha le idee chiare sulle
priorità dell'associazione. “Stiamo lavorando su due fronti: da un lato, incentiviamo a livello locale un concetto
di programmazione commerciale e urbanistica di tipo qualitativo, che lasci più libertà all'imprenditore.
Dall'altro, siamo determinati nel promuovere una politica di crescita del Paese centrata sullo stimolo della domanda
interna, obiettivo da ottenere attraverso sia il recupero del potere d'acquisto delle famiglie sia una nuova stagione
di liberalizzazioni. In questo senso, guardiamo con grande attenzione e preoccupazione alla manovra fiscale dalle
persone alle cose
, che rischia di rallentare ulteriormente i consumi. Gli impegni a livello nazionale e locale si uniscono
nella richiesta di un maggiore coordinamento tra le regioni per quanto riguarda le decisioni relative al commercio. In
questo senso, abbiamo visto con grande favore l'indirizzo espresso dalla Conferenza delle Regioni e delle Provincie
Autonome sulla data unica di avvio dei saldi, una proposta che avevamo avanzato noi insieme a Federmoda. Tutte le
attività svolte da Federdistribuzione -prosegue Cobolli Gigli- sono finalizzate a porre in evidenza il ruolo della distribuzione
moderna per lo sviluppo del Paese attraverso: generazione di investimenti; creazione di occupazione; incidenza
positiva sulle economie del territorio, senza delocalizzare; crescita delle pmi di produzione e trasformazione e delle
imprese artigiane locali. La ragione è semplice: se la gdo è messa nelle condizioni di crescere, tutta l'economia, locale
e nazionale, ne avrà un vantaggio”.

I vantaggi, oltre che su larga scala, si ottengono anche
grazie a rapporti più proficui tra gli attori della filiera
produttiva. In questo senso, a livello di rapporti industriadistribuzione,
quali sono, oggi, le priorità?

Sono convinto che l'ottica con la quale guardare oggi il
rapporto industria-distribuzione non possa prescindere
da un'analisi complessiva del Paese, che certamente
evidenzia un momento critico, anche a causa dei problemi
strutturali che il Sistema Italia presenta. Abbiamo
bisogno di recuperare produttività ed efficienza e le filiere
possono giocare un ruolo decisivo. Per questo, più
che alle divisioni bisogna guardare a ciò che unisce e
si può fare insieme. Con l'industria certamente permangono
conflittualità negoziali, ma bisogna andare oltre
i rapporti contrattuali, guardando ai problemi di fondo
che ci coinvolgono: sostenere i consumi, promuovere
concorrenza, cercare efficienza di filiera, sollecitare un
sistema agricolo più moderno, equilibrare convenienzaqualità-
innovazione. Dobbiamo prenderne coscienza:
uniti, produciamo più valore che divisi, naturalmente
sempre nella chiarezza dei diversi ruoli che ciascuno
ricopre nel sistema.

Proprio la trasparenza, a volte, viene messa sotto accusa,
quando si parla di dereferenziare e listing fee … Questi ultimi
stanno sparendo a favore di una maggiore selezione?

Un processo di razionalizzazione dell'assortimento credo
sia inevitabile. Questo magari non vuol necessariamente
dire minor numero di referenze per categoria,
poiché le novità (vere o false che siano) sono sempre
molte. Però, certamente è in atto un serio processo
di rianalisi delle offerte, cercando di dare una struttura
più organica: minori duplicazioni, più spazio all'innovazione
(vera), alle nicchie, ai localismi, ecc. Per quanto
riguarda i listing fee, sappiamo che sono una sorta di
costo dell'inefficienza. La vera innovazione è molto rara:
secondo Nielsen, meno del 3% delle nuove referenze
(circa 27.000 nel 2009) che ci vengono proposte riescono
a raggiungere più del 30% della distribuzione, che
rappresenta l'indicatore di buona performance. Poiché
la gestione dello scaffale è un fattore critico di successo,
chi propone prodotti senza adeguati sostegni che ne
qualifichino la novità per i consumatori (ricerca, posizionamento,
comunicazione, ecc) deve partecipare alla
condivisione del rischio. Chi, invece, ha costruito una
storia di successo e vera innovazione non ha problemi
con la gdo. Il futuro dei listing fee credo sia, quindi,
legato al processo di innovazione di cui sarà capace
l'industria, fermo restando il percorso di razionalizzazione
degli assortimenti: più ci sarà autentica innovazione,
meno ci sarà bisogno di contributi all'ingresso.

Infatti, da questa esigenza di efficienza a scaffale, sono
nati i progetti di category, fino a qualche anno fa, al centro
dei rapporti idm-gdo. Oggi, sembrano a un punto fermo.
Un'esperienza da archiviare definitivamente?


L'idea del category, nato per dare maggiore efficienza
e rotazione allo scaffale, era quella di mettere insieme
informazioni e conoscenze di distribuzione e industria
(solitamente aziende leader) per ottimizzare lo spazio,
lavorando sul concetto di categoria anziché di singolo
prodotto. Questo implicava trasparenza nello scambio
di informazioni, soprattutto da parte della distribuzione
che metteva a disposizione i suoi dati interni. Il discorso
è proseguito nel mondo distributivo attraverso una maggiore
formazione del personale interno (da buyer a category)
finalizzata sempre ad una gestione ottimale dello
scaffale e dell'assortimento per massimizzare rotazioni
e margini. Questo viene fatto migliorando la capacità di
analisi delle informazioni interne ed esterne sui comportamenti
dei consumatori. In sostanza, l'idea del category
rimane valida e continua, anche se aumentano i casi nei
quali il progetto è sviluppato solamente con forze interne
alle aziende distributive.

Intanto, si cercano nuove soluzioni. Ad esempio, si parla
spesso di trust e coopetition, nuovi approcci in grado di
attivare forme di collaborazione più performanti. Concetti
astratti "da convegno" o esperienze ancora limitate?

Le imprese distributive operano in un sistema ancora
poco aperto alla concorrenza in molte sue parti e, quindi,
gravato da alti costi di inefficienza. Un sistema all'interno del quale devono competere tra loro e cercare
continuamente maggiore produttività. In questo senso,
in linea teorica, ogni strada è da valutare; però, è proprio
la forte concorrenza che rende difficili strade di coopetition.
Anche se, guardando alla storia del nostro settore,
la d.o. ne può essere considerato un esempio, avendo
più imprese messo in comune alcune funzioni, come la
gestione della marca privata, di una prima negoziazione,
del marketing, della comunicazione, ecc.

In questo contesto, le supercentrali hanno ancora valore?

Le supercentrali da sempre hanno avuto storie travagliate,
si sono formate e sciolte con frequenza. Ciò testimonia
come sia complesso trovare accordi duraturi, per la
concorrenza tra imprese e per le continue revisioni di
strategia da parte delle aziende che rendono superate
le alleanze. C'è anche un altro fatto: i giochi si decidono
sempre più nella negoziazione di 2° livello tra imprese
singole (distributive e industriali), piuttosto che con gli
sconti ottenuti dalle supercentrali. Ho, infatti, la sensazione
che sia lì che si ottengono risultati importanti,
parlando di marketing, prestazioni e controprestazioni,
vere attività che possono orientare il comportamento
del consumatore e produrre risultati positivi sia per
l'industria sia per la distribuzione. Ciò non toglie, naturalmente,
che le supercentrali abbiano ancora un ruolo
importante nell'equilibrare il rapporto tra un'industria
molto forte, con i suoi prodotti leader indispensabili negli
assortimenti, e una distribuzione parcellizzata.

Certo la crescita delle Pl, sempre più brand, che può
traformarsi anche in insegna, riequilibra la situazione.
Questa trasformazione cambia il loro ruolo oggi?

Per la distribuzione, le Pl sono fondamentali: danno
servizio al cliente (miglior rapporto qualità/prezzo), completano
l'assortimento, conferiscono credibilità, creano
fedeltà. Per i consumatori, sono un elemento di scelta
indispensabile. Per il mondo dei fornitori, occorre fare
qualche distinzione: per le pmi rappresentano un'opportunità,
aprendo nuovi e più vasti mercati; per le grandi
aziende, da un lato, sono una minaccia, dall'altro, uno
stimolo a fare sempre meglio, differenziandosi, innovando
ed investendo in comunicazione. Se le imprese leader
faranno questo, ci potrà essere complementarietà
sugli scaffali, a tutto vantaggio dei consumatori.

Liberalizzazioni: possibili mosse per ottenere qualche risultato?
Possibile aggregare altre forze, ad esempio l'idm?


Le liberalizzazioni non sembrano più di moda. Bisogna,
invece, continuare a spingerle, portandole all'attenzione
dei media e del mondo politico e cercando di evidenziare
i costi che il Paese sostiene per i limiti imposti alla
concorrenza. Uno studio realizzato da Cermes Bocconi
li ha quantificati in circa 23 miliardi all'anno per soli sei
settori del mondo dei servizi (distribuzione alimentare e
non alimentare, carburanti, farmaci, banche e assicurazioni).
Dobbiamo convincere le istituzioni ad avviare una
nuova stagione di riforme, mettendo il cittadino al centro,
invece degli interessi delle corporazioni. Per questa
spinta serve un fronte più ampio possibile e, quindi, il
coinvolgimento della idm è opportuno. Ma non solo: l'interesse
dovrebbe essere per tutto il mondo produttivo,
in qualsiasi anello della filiera. Dovrebbe diventare un tema
caro anche all'agricoltura e a tutti i settori industriali

Intervista a Luigi Bordoni sul rapporto fra innovazione, brand, filiera

Stiamo tutti sulla stessa barca in
tempesta", sintetizza Luigi Bordoni,
presidente di Centromarca e
storica voce dell’industria di marca.
In una lunga conversazione con Gdoweek, Bordoni
affronta temi nodali per i grandi brand e per l'intera
filiera. Sullo sfondo dei suoi ragionamenti, la crisi insidiosa
e selettiva che ha colpito l'economia italiana,
la mancanza di scelte di politica economica a sostegno
dei consumi, la competizione dura, vera che si
gioca ogni giorno sugli scaffali dei supermercati e
il desiderio di avviare con il trade un nuovo ciclo di
relazioni all'insegna della generazione congiunta di
valore. "Ogni sinergia oggi è preziosa per tenere alto
l'appeal dell'offerta e, quindi, le vendite". Per la marca,
questo significa "Tenere su innovazione, qualità, comunicazione,
pressione pubblicitaria, attività di trade
marketing nei punti di vendita, che devono essere di
grande qualità, per garantire qualità di esecuzione
all'intera categoria a scaffale.". Un compito non facile,
vista la contrazione dei margini determinata dalla forte
pressione promozionale esercitata in questi anni,
che, da una parte, ha contribuito a rendere il largo
consumo un settore con una dinamica dei prezzi
nettamente inferiore all'inflazione, ma, dall'altra, ha
penalizzato i conti economici. E di scenari futuri e di
effetti sulle imprese discuteranno, insieme, a giugno,
in un incontro a porte chiuse, voluto da Centromarca.
il top management di Idm e gdo.

Quale la ricetta per uscire da questa situazione?

Sul punto di vendita dobbiamo collaborare meglio
e più intensamente con le aziende della moderna
distribuzione. Un problema centrale è il recupero del
valore: non possiamo continuare con una pressione
promozionale così elevata, perché non ha prodotto i
risultati desiderati. La guerra dei prezzi ha forse rilanciato
i consumi? Non mi pare. I fondamentali su cui
lavorare li conosciamo: si chiamano qualità, innovazione,
comunicazione, qualità dei format distributivi…
Prendiamo in considerazione anche il prezzo, perché
la perdita del potere d'acquisto è un dato di fatto
incontrovertibile, ma evitiamo di trasformarlo nella variabile
centrale di relazione con il consumatore. Così
ci perdiamo tutti, a partire dal cliente.

Vero, anche se, in questi tempi di crisi, si è avuto la sensazione
che prima di tutto la marca non abbia appieno
svolto il suo ruolo, soprattutto a livello di comunicazione,
preferendo il silenzio. Come esce la marca da questo
momento un po’ buio? Il suo ruolo è cambiato?

Non sono d'accordo con questa analisi. Basta entrare
in un qualsiasi pdv per rendersi conto del ruolo centrale che la marca esercita anche nelle catene
che, in questi mesi, hanno rivisitato gli assortimenti
e razionalizzato le presenze a scaffale. La grande
marca era e resta centrale: è quella che il consumatore
desidera, che identifica la categoria e costituisce
l'elemento di riferimento qualitativo. A livello
di comunicazione, il nostro ruolo nel mercato è fuori
discussione sui mezzi classici e si sta ampliando a
mezzi nuovi come internet, dove molte delle nostre
aziende hanno avviato progetti di grande rilevanza.
Quello che dovremmo fare di più, a mio parere, a
livello di singole industrie, è lavorare sui nostri stakeholder
per evidenziare gli aspetti di eccellenza,
non sempre immediatamente percepibili, che contraddistinguono
il prodotto di marca e l'azienda.

Davvero non pensa che esistano difficoltà di comunicazione
nella gestione dei nuovi media e della rete?

I nuovi media rappresentano una nuova sfida per
tutti! Ne abbiamo discusso, non oggi, ma tre anni
fa, con 140 manager della comunicazione delle
nostre industrie e un gruppo di autorevoli giornalisti
della tv e della carta stampata, in un convegno
promosso proprio da noi. Ci sono nuovi elementi
da gestire: il primo è l'immediatezza della comunicazione;
il secondo, la possibilità per tutti di far
circolare idee, giudizi, informazioni sul web; il terzo
è l'esigenza, che le grandi marche hanno ben
presente, di comunicare sulla base di quanto si
ascolta e non esclusivamente sulla base di scelte
fatte a tavolino.

Parliamo di private label, visto che i retailer, in
questi anni, hanno molto lavorato sulla loro marca
insegna e su una loro segmentazione efficace ...

Ci sono casi di eccellenza. E, spesso, queste
aziende sono anche quelle più efficienti, che
avviano partnership redditizie con l'industria di
marca.

Le Pl sono un competitor pericoloso?

Direi che sono un competitor “difficile” nel senso
che creano un rapporto asimmetrico con i distributori:
grandi clienti e, nello stesso tempo, importanti
concorrenti. Detto questo, senza dubbio in alcune
catene la marca commerciale è cresciuta e si è posizionata
anche in ambiti premium. Ma, in generale,
la quota di mercato della Pl in Italia resta la più bassa
d'Europa. Gli stessi retailer non ritengono che
potrà raggiungere i livelli registrati altrove. Peraltro,
nel 2010 il suo tasso di crescita medio è stato inferiore
a quello registrato nel 2009. Per questo, resto
convinto che la vera partita tra industria e distribuzione
vada giocata sulla qualità della relazione.

Superando finalmente le polemiche su innovazione
vecchia e nuova, aumenti di listini, listing fee …


Occorre riconoscere che la “corsia preferenziale
per l’innovazione” ha prodotto risultati di rilievo,
dando alla materia un inquadramento condiviso,
che facilita rapporti e risultati sul campo. Anche in
tema di aumento dei listini, non registriamo i contrasti
virulenti del passato, ma valutazioni più riflessive
e oggettive sulle cause reali, sulle dinamiche
globali che determinano le tensioni inflazionistiche
in atto. Anche questo è frutto di lavoro comune e di
condivisione di analisi. In ogni modo, su tutti i terreni
dell'efficient consumer response, dalla demand
side alla logistica, ci sono ancora tante cose da
fare che porterebbero benefici a entrambi in termini
di efficienza ed efficacia. Qui l'industria è pronta a
fare la sua parte.

Anche in altri ambiti sono necessari chiarimenti. Nei
rapporti industria-distribuzione, ad esempio, un tema
caldo riguarda gli aumenti dei listini. In diverse
occasioni Lei ha affermato che i prezzi dei beni di
consumo, nell'ultimo decennio, sono aumentati la metà
rispetto al tasso di inflazione. Però, in questi primi
mesi, ci sono stati diversi aumenti dei listini e, forse,
altri ne arriveranno per la crisi internazionale.

Confermo che, nel decennio passato, i prezzi dei
prodotti di largo consumo sono aumentati del 6,5%
a fronte del 13% dell'indice Istat. Abbiamo avuto
un ruolo virtuoso, perché la forte concorrenza
presente nel settore mette al riparo il consumatore
da aumenti abnormi e indebiti. Questo effetto
della competizione si fa sempre sentire ogni volta
che un'azienda deve mettere mano ai listini, per
esempio per far fronte ad aumenti delle materie
prime, dell'energia, dei trasporti, degli imballaggi,
del costo del lavoro. È quel che è successo anche
nei primi mesi di quest'anno, come i giornali hanno
puntualmente registrato.

Uno dei temi caldi di oggi, su cui la gdo sta investendo
risorse, riguarda le liberalizzazioni. Siete disposti
ad allearvi?

Su questo tema l'allineamento c'è addirittura da
qualche anno, non solo con la moderna distribuzione,
ma anche con le associazioni dei consumatori.
Diciamo e chiediamo le stesse cose. Vogliamo che
la concorrenza sia introdotta nei settori non liberalizzati,
perché, essendo immuni da essa, finiscono
per pesare in modo abnorme sui bilanci delle
famiglie e per sottrarre risorse che potrebbero essere
destinate ai consumi. Un beneficio di almeno
3.600 euro a famiglia per anno, secondo un’analisi
dell’Università Bocconi per Federdistribuzione.

In questo contesto, servono ancora le supercentrali?

La nostra posizione non è cambiata. Fin dagli Anni
Novanta, quando nacque Intermedia, le consideriamo
strumenti che non contribuiscono all'efficienza
della filiera, all'innovazione distributiva e all'ammodernamento
del mercato. Il fatto che si esiga dal
fornitore l'estensione delle condizioni praticate al
retailer più efficiente ed efficace anche ad imprese
distributive che non lo sono, si commenta da sé. Le
supercentrali, purtroppo, costituiscono ancor oggi
pure aggregazioni di fatturato per spuntare condizioni
migliori di acquisto.

Lo stesso discorso vale per le supercentrali internazionali?

In questi casi, si tratta di aggregazioni più omogenee
dal punto di vista della tipologia di partecipanti.
Ma la perplessità sulla loro utilità non cambia …

Le cinque priorità di Walmart per conquistare il nuovo cliente globale

Il presidente e Ceo Mike Duke (in foto) di Wal-Mart Store Inc. ha richiamato l'attenzione di soci, manager e dirigenti di concentrarsi da subito sul modo di conquistare il nuovo cliente globale chiamato, per l'appunto, "the next generation customer". Duke ha sottolineato che servire questi clienti rappresenta "un percorso virtuoso per ottenere un economia più forte e una società migliore" e che fra l'altro "Walmart è il miglior retailer per raggiungere questo obiettivo". Duke ha iniziato la sua presentazione ricordando la sua adolescenza, quando viveva in una zona rurale della Georgia, e cosa ha significato per la comunità e i suoi genitori il rapporto verso il primo Walmart che aprì nel capoluogo locale. Quindi ha parlato della condivisione del valore di tendere a vivere in un mondo migliore. Così come oggi accade che “il nostro next generation customer raccoglie sotto di sé milioni di individui che aspirano a entrare nella emergente classe media globale. Essi sono connessi al mondo attraverso smart phones e social media e grazie a questo sanno, quando e dove comprare al prezzo più basso”. Quindi Duke è passato a elencare le cinque priorità della strategia Walmart.

Crescita
Duke ha definito la crescita come la prima priorità aziendale sia che provenga dalle vendite, dal numero di clienti, da nuovi negozi e da acquisizioni. Ed ha precisato che si riferisce soprattutto alle vendite in Walmart Us che rimane la maggiore priorità per l'intero Walmart U.S. team.

Edlp e Edlc
La seconda priorità è
Edlp (Everyday Low Prices) e Edlc (Everyday Low Costs): “Niente è in grado di alimentare la fedeltà da parte dei consumatori più che l'everyday low prices, in tutte le categorie, senza eccezioni”.

E-commerce
Sulla scia dei recenti investimenti effettuati negli Stati Uniti e Cina, Duke ha sottolineato l'impegno Walmart per la terza priorità, l'e-commerce globale specificando "Con i nostri negozi e i nostri prezzi bassi, si può davvero trarre vantaggio della tecnologia mobile".

Personale di talento
Il talento dei dipendenti e collaboratori è la quarta priorità di Walmart. Ciò significa una migliore formazione, ma significa anche pensare globalmente per costruire squadre che capiscano il concetto di "vivere meglio" nel mondo di oggi.

La quinta e ultima priorità
Molto sinteticamente è: Save Money. Live Better.

Wal-Mart Stores Inc.:
le cifre
Wal-Mart Stores, Inc. serve i suoi clienti più di 200 millioni di volte per settimana, presso più di 9.000 pdv sotto 60 differenti insegne in 15 Paesi, con vendite nel 2011 superiori ai 419 miliardi di dollari. Nel complesso le persone che lavorano per o con Walmart nel mondo sono 2 milioni.

Farinetti arriva in barca a New York e propone 7 mosse per l’Italia

Come previsto, il 2 giugno, al Chelsea Pier di New York ha attraccato la barca I love Barolo e Grana Padano, portata dal velista Giovanni Soldini e “armata” da Oscar Farinetti (Eataly), partita dal Porto Antico di Genova il 25 aprile scorso.

7 mosse per rilanciare l'Italia
Durante la traversata -durata 1 mese, 2 giorni e 3 ore e in quattro tappe, passando per Palma di Maiorca (30 aprile), Gibilterra (5 maggio) e Madeira (11 maggio)- i 25 partecipanti al viaggio, uomini e donne tra imprenditori, manager, musicisti, chef, artisti, hanno identificato 7 mosse da attuare subito per migliorare la situazione del nostro Paese, confrontandosi in diretta con tutti gli italiani che hanno partecipato attraverso il sito www.7mosse.it e i social network collegati.

Ci sarà un libro
Il risultato di queste discussioni “Mai contro, sempre per”, in un clima di avventura raccontato ogni giorno sul sito con video, foto, disegni e testi inviati via satellite, è stato redatto in un documento firmato da Oscar Farinetti, dal linguaggio moderato, che è stato consegnato all'arrivo al console generale d'Italia a New York. Il materiale, inoltre, è destinato a diventare un libro dal titolo “7 mosse per l'Italia”, Eataly Editore.

Alix Partners, gli americani temono ancora la crisi

Secondo una ricerca pubblicata dalla società di consulenza
internazionale AlixPartners, nonostante alcuni recenti segnali di una ripresa economica, il 63% degli americani continua a sentirsi poco fiducioso sullo stato di salute dell'economia statunitense, percentuale in significativo aumento rispetto al 49% del maggio dello scorso anno.

Pessimismo
Nei diversi sondaggi sullo stato di salute dell'economia svolti da AlixPartners, emerge che la maggioranza degli americani ritiene che ci vorranno almeno altri tre anni prima che il proprio tenore di vita (incluse le abitudini di spesa/consumi) torni ad essere quello che era prima della recessione. Con l'ultimo sondaggio svolto tra il 14 e il 15 aprile
2011, AlixPartners ha rilevato che il 61% degli americani non si aspetta di tornare al proprio tenore di vita pre-recessione almeno fino alla primavera del 2014. Da segnalare che il 10% degli intervistati ha dichiarato che non si aspetta di tornare mai ai livelli pre-crisi.

Cbre acquisisce l’affiliata PI Performance

CB Richard Ellis Group (Cbre) ha annunciato oggi l’acquisto di Cbre-PI Performance, società sua affiliata in Svizzera. L’operazione, spiega un comunicato della casamadre, risponde all'esigenza di essere in grado di far fronte in modo adeguato, anche come governance, alle crescenti domande di investimento della clientela indirizzate verso la Confederazione Elvetica.

L'unica agenzia svizzera immobiliare commerciale
Fondata nel 1997, Cbre-PI Performance è la sola agenzia di consulenza e commercializzazione di immobiliare commerciale operante in Svizzera e si è affiliata al Gruppo Cbre nel 2004; inpiega 33 professionisti a Ginevra e a Zurigo. La società fornisce una serie di servizi a 360 gradi agli investitori interessati al retail e inoltre si ocupa di immobiliare alberghiero e per il leisure time. Tra i suoi clienti si annoverno nomi come Nestlé e Rothschild Private Bank.

Hard Rock Café apre a Firenze il suo terzo spazio retail

Hard Rock Café mette a segno una tripletta tutta italiana e apre il terzo spazio con bandiera a stelle e strisce in quel di Firenze. Dopo Roma e Venezia è, infatti, la volta del capoluogo toscano dove la catena di ristoranti, nata negli anni '70 e oggi presente in 50 paesi con 126 café e 15 hotel-casino, inaugurerà nei primi giorni di luglio (probabilmente il 4) lo spazio più ampio tra quelli aperti nella penisola. Sviluppato su una superficie di 600 mq, Hard Rock Café Firenze assume la location dell'ex cinema Gambrinus, in via Brunelleschi, mantenendo le caratteristiche strutturali e architettoniche: i lampadari, le colonne di marmo, i basso rilievi della galleria sono stati conservati come erano all'origine. Con 240 posti a sedere lo spazio, che si avvale anche di un dehor, annovera aree di ristorazione che si fondono con tecnologia e design di ultima generazione nelle quali operano 110 addetti. Un nuovo contenitore per i fiorentini, dunque, che vuole essere il trait d'union tra la città e il brand del rock internazionale. “Siamo entusiasti di portare il nostro brand in una città come Firenze - commenta Stefano Pandin, director of operations Hard Rock Café Europe -. Il nostro obiettivo è quello di diventare un vero punto di incontro per la città e per le realtà musicali locali”.

Cdo a Roma presenta l’iniziativa Aperitivo in Compagnia

L'8 giugno, alle ore 17:30, presso La Compagnia delle Opere (Cdo) di Roma e del Lazio, via Ferruccio, 4/b, verrà tenuta l'iniziativa un Aperitivo in Compagnia, che sarà a sua volta l'occasione per presentare agli imprenditori di Roma la manifestazione ccc, organizzataccdalla Cod di Roma e del Lazio.
L'evento, alla sua prima edizione, si svolgerà il 7 luglio presso il Palazzo dei Congressi di Roma, Piazza John Fitzgerald Kennedy. Aperitivo in Compagnia offrirà, inoltre, la possibilità di un incontro multi-settoriale dedicato agli associati, per far conoscere le rispettive attività, infatti, ad ogni associato la Cdo darà la possibilità di presentarsi per riassumere attività e mission della propria azienda.

Obiettivo contatto diretto
Expandere with Matching mira a favorire relazioni tra imprenditori mettendoli in contatto diretto. La manifestazione rappresenta, infatti, il luogo dove imprenditori, professionisti e Pmi del Lazio si conoscono con lo scopo di creare nuove opportunità di business. Un'occasione per selezionare nuovi fornitori, conoscere potenziali partner e clienti, innovare, rafforzare il network delle imprese.
La formula della manifestazione si basa sulla programmazione degli incontri fra i partecipanti.

Momento di formazione per le Pmi
Expandere With Matching è anche un importante momento di formazione ed aggiornamento, attraverso lo svolgimento di alcuni momenti di approfondimento sotto forma di workshop su tematiche di interesse attuale per le Pmi quali: finanza bancaria ed agevolata, internazionalizzazione, innovazione, testimonianze di reti di impresa.

Coop Liguria con il Pesce Ritrovato promuove le specie trascurate

Sono 7 i pdv nelle 4 province liguri di Genova, Savona, Imperia e La Spezia coinvolte nella promozione e vendita, da parte di Coop Liguria, di specie ittiche usualmente trascurate  nell'ambito del progetto Pesce Ritrovato by Fish Scale, il cui scopo è di sensibilizzare i consumatori verso un consumo ittico consapevole, finanziato dalla Commissione Europea all'interno del programma LIFE e supportato dalla Regione Liguria, cofinanziatrice del progetto.

L'Acquario di Genova coordina
Coordinato dall'Acquario di Genova, struttura gestita da Costa Edutainment, il progetto coinvolge oltre Coop Liguria altri importanti partner italiani: Legambiente, Lega Pesca, AGCI Agrital e Softeco Sismat.
«La tutela dell'ambiente è oggi più che mai una priorità per Coop Liguria - spiega il presidente Francesco Berardini - e la Cooperativa, grazie al suo peso commerciale, alla sua fitta rete di relazioni sul territorio e ai suoi programmi di attività sociali, può giocare un ruolo molto incisivo nella sensibilizzazione dei consumatori».
«L'adesione di un operatore della grande distribuzione come Coop - afferma Giuseppe Costa, presidente di Costa Edutainment - è molto importante per la buona riuscita del progetto in quanto si affianca all'azione di sensibilizzazione che noi facciamo presso i visitatori dell'Acquario di Genova e delle altre strutture che gestiamo, offrendo loro la possibilità di agire concretamente attraverso l'acquisto e il consumo di specie poco sfruttate. È solo creando una rete che coinvolge tutti gli operatori della filiera ittica che possiamo davvero fare la differenza”.

In occasione di Slow Fish
L'obiettivo del progetto presentato in occasione di Slow Fish, Pesce Ritrovato è nato allo scopo di stimolare il cambiamento delle attitudini dei consumatori, aumentando la conoscenza e, di conseguenza, l'apprezzamento di specie ittiche usualmente trascurate, promuovere ed estendere questo tipo di approccio a livello nazionale e creare una rete che raggruppi tutti gli operatori di settore: dal singolo pescatore alle cooperative di pesca, dalla vendita al dettaglio alla grande distribuzione, dai ristoratori alle catene di alberghi, fino a coinvolgere operatori turistici che propongano itinerari tematici e iniziative legate al turismo sostenibile.

Obiettivo di durata triennale
L'obiettivo ultimo del progetto, di durata triennale, è attivare un ciclo virtuoso che determini un incremento della domanda e del valore commerciale delle specie promosse dal progetto stesso, contribuendo a ridurre gli scarti, diminuire la pressione di pesca su specie oggi sovrasfruttate e preservare, quindi, la biodiversità marina.
Le settimane di Coop Liguria nel dettaglio
Nelle pescherie dei 7 punti vendita coinvolti, le specie da valorizzare saranno segnalate con apposite targhette e saranno affissi cartelloni per spiegare gli obiettivi del progetto.

Le 18 specie promosse dal progetto
Si tratta di: tombarello, aguglia, boga, lampuga, tonnetto o alletterato, pesce sciabola o pesce lama, potassolo o melù, cefali, mostella di fondo, pesce serra, palamita, sardina, sardi nella o alaccia, barracuda o luccio di mare, menola, alalunga, leccia stellata, sugarelli.

Nella giornata del 25 giugno, all'Ipercoop Il Gabbiano di Savona, i consumatori potranno partecipare alla sesta edizione dell' “Asta del pesce Ligure”, aggiudicandosi lotti pre-confezionati di pesce locale, pescato durante la notte, comprese alcune specie “ritrovate”, il cui consumo, da quando si svolge l'iniziativa (2007), ha registrato un incremento.

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