Home Blog Pagina 418

Fare e-commerce significa catturare attenzione e fiducia degli internauti

Ad aprile 2009, solo il 16% della popolazione
italiana dichiara di aver fatto acquisti online. Si
tratta di un fenomeno che oggi, in parte, trova
una limitazione strutturale nel proprio sviluppo:
infatti circa il 40% degli italiani non possiede un
computer e il 20% di essi non ha un collegamento
internet. Tale quadro si va ulteriormente
ad avvalorare interpellando le fasce di età più
matura: in particolare due su tre over 55 anni
non hanno un computer e circa uno su tre non
ha accesso ad internet. Un'altra barriera di natura
più attitudinale è “il non sentire il bisogno
di questo servizio”.
Raccogliendo circa il 30%
delle citazioni, l'item indica come una parte degli
italiani non riconosce significativi vantaggi
nell'acquisto in rete. Inoltre, ad oggi permane
ancora una significativa diffidenza rispetto a
questo canale commerciale: il 25% dei rispondenti
dichiara di non fidarsi di chi fa vendite on
line e il 20% di fare pagamenti in rete.

Target preferenziale: young adult

Guardando ora un po' più da vicino questo
mondo dell'e-commerce, attraverso gli occhi
di chi gli si è già avvicinato, scopriamo, innanzitutto,
che l'acquirente online è costituito da un
target ben specifico: si tratta principalmente di
giovani, di età 15-34 anni -con una forte concentrazione
nella fascia young adult 25-34-,
che lavorano, con un livello di istruzione alto ed
appartenenti alla classe socio economica alta.
Alla luce della penetrazione dell'e-commerce e
della connotazione dell'attuale fruitore del servizio,
possiamo oggi parlare quindi di un fenomeno
di nicchia, targettizzato. Questo è il quadro
sul mondo dell'e-commerce che si evince
dalla ricerca condotta ad aprile 2009 da Ipsos
Italia
in esclusiva per Gdoweek, effettuata
presso un campione nazionale rappresentativo
dell'universo individui dai 15 anni e più.

Viaggi ed elettronica i più gettonati

L'acquirente online ha comportamenti di acquisto
sostanzialmente occasionali: si avvicina
a questo servizio “una volta ogni tanto (60%)”
e spesso mosso da “necessità specifiche
(35%)”. Ha una buona conoscenza dei siti ecommerce
e, tra questi, quelli che spiccano
per notorietà sono: i siti dedicati a viaggi e vacanze
(75%), alla vendita di apparecchiature
elettroniche (42%), di libri e riviste (38%), di abbigliamento,
calzature ed accessori (33%) ed
in coda i siti per scaricare a pagamento musica
e film (19%). Diversamente, è marginale la
conoscenza dei siti per la “spesa corrente”: ad
esempio siti di super/ipermkt (inferiore al 10%).
I siti maggiormente esperiti sono naturalmente
i più conosciuti, anche se con differenze relative
di pesi. Il mondo dei viaggi e vacanze trova
una quasi totale coincidenza tra conoscenza
ed utilizzo. Risulta quindi il mondo che ha oggi
un significativo e primario ruolo di driver nell'avvicinare
all'e-commerce. A seguire, e in ordine,
troviamo poi i siti per la vendita di apparecchiature
elettroniche, libri e riviste e abbigliamento/
calzature/accessori, che hanno un
interessante livello d'uso, anche se piuttosto distante
da quello di conoscenza (20% circa d'utilizzo
vs 35%-40% di notorietà).
Inoltre, viaggi e vacanze -in primis- e le categorie
merceologiche sopra descritte -a seguire-
sono anche quelle per le quali si registra un
più elevato livello di esperienza di acquisto (del
tutto simile a quello di utilizzo del sito). Tale evidenza,
può essere, a nostro giudizio, la testimonianza
del fatto che l'attitudine, la predisposizione
all'acquisto online è l'elemento scatenante
la ricerca in rete di siti specifici di vendita;
la loro conoscenza e visitazione sembra
quindi fortemente legata ad un bisogno specifico
e alla marcata intenzionalità, predisposizione
all'acquisto.

Forti reticenze sulla spesa domestica

Le categorie merceologiche per le quali si è registrato
un minor livello di conoscenza e frequentazione
dei siti, sono anche quelle per le
quali si registra una maggiore refrattarietà all'acquisto
in rete: una per tutte gli alimentari
(56%). Al suo fianco. troviamo i gioielli (62%), e
con livelli di resistenza inferiori, i prodotti per
bambini (28%) e i prodotti assicurativi (23%).
Infine, la contenuta conoscenza di siti di super/
ipermercati per la “spesa corrente” si traduce
anche in una bassissima abitudine alla
spesa online: 4% degli acquirenti sulla rete.
La principale motivazione di mancata adesione
risulta essere ancora una volta afferente ad
una dimensione attitudinale: la preferenza a
scegliere di persona i prodotti da comprare
(75%). Marginale, ma significativa (intorno al
10%), la quota di chi dichiara di farsi frenare dal
costo della consegna a domicilio della spesa
domestica.

Commento di Raffaella Merlini,
responsabile new business di Ipsos Italia
(ha collaborato Fiorenza De Vincenzi)

Le giornate di studio di Syngenta sul mercato agroalimentare sardo

Il secondo e il terzo appuntamento con le giornate formative organizzate dal Mercato Agroalimentare della Sardegna di Sestu (Ca) in collaborazione con Syngenta, si svolgeranno rispettivamente il 7 e l’8 luglio. Entrambi gli incontri,  rivolti ai protagonisti del settore agricolo sardo, si terranno a partire dalle 15 presso la sala conferenze del Mercato Agroalimentare della Sardegna e saranno dedicati a due tra le più importanti colture orticole dell’isola: il carciofo e il pomodoro in serra.
Queste due giornate fanno seguito a quella di apertura, svoltasi il 28 maggio e dedicata, in generale, ai principali prodotti della produzione agricola locale, che ha registrato un notevole interesse da parte degli operatori.
Il Mercato Agroalimentare della Sardegna, posto a 10 km da Cagliari, è importante non solo perché rappresenta il più grande centro di aggregazione del commercio all'ingrosso agroalimentare dell'isola, ma anche perché punta a diventare un polo di valenza internazionale nell'ambito Mediterraneo.

Upim in giro per Milano con Ape Piaggio

Fino a fine mese, Upim sta testando una modalità diversa di entrare in contatto con clienti, nuovi e fedeli grazie a un'Ape Piaggio adeguatamente “vestito” che gira per la città, fermandosi in due/tre location -per lo più piazze centrali e semicentrali- caratterizzate da un elevato traffico pedonale.

L'obiettivo principale del test, iniziato con il Salone del Mobile, è quello di diffondere il brand intercettando nuovi consumatori attraverso l'impulso, associato alla volontà di studiare le dinamiche di acquisto in luoghi meno consueti del normale.

Certo non si tratta di aprire un nuovo canale di vendita, ma di rafforzare l'identità del brand.

L'assortimento, rifornito direttamente dal magazzino centrale, comprende abbigliamento donna, uomo e bambino, oltre al tessile casa, agli stessi prezzi adottati nella rete classica; esclusa finora la profumeria.

Ad oggi, le location più ricettive dal punto di vista delle vendite, certo di entità limitata, ma comunque interessanti, si sono rivelate Zona Tortona (vissuta durante le giornate del Salone del Mobile, con la proposta di articoli per la casa) e piazza Mirabello, in pieno centro storico.

Nessun commento sulla possibilità di estendere l'iniziativa a Milano (con un maggior numero di veicoli) o in altre città e luoghi. Per ora, rimane un test,  interessante, ma un semplice test.

L’advertising non ha più un modello dominante

Intervenire dopo un'ora di discorso di Philip Kotler (si veda il link a destra) non deve essere facile, ma Giuliano Noci, docente di economia e organizzazione aziendale al Politecnico, riesce a reggere il confronto. E lo fa ammettendo che la comunità scientifica “è al palo” perché non è “ancora in grado di individuare un paradigma certo le strategie per le aziende”.


Vero fino a un certo punto perché poi Noci descrive la situazione e indica la via d'uscita che va nel senso di cercare nuove strade e mezzi per la comunicazione pubblicitaria e soprattutto nell'engagement dei propri clienti. Entrate nelle loro vite, nelle loro conversazioni è l'indicazione del docente del Politecnico che parte con un quadro originale della pubblicità online.


“Cent'anni fa si diceva che solo il 50% dell'investimento pubblicitario colpiva nel segno ma non si sapeva quale 50%”. Poi è arrivata Internet che prima assicurava clic through rate (Ctr, quanti clic riceve un messaggio pubblicitario online) del 3% e oggi dello 0,1%. In più secondo alcune indagini solo il 16% degli utenti clicca sui banner e negli Stati Uniti l'online display advertising è in calo.


Se anche la pubblicità online mostra segni di crisi avranno allora ragione quelli che sostengono che l'advertising sta morendo?


Un po' difficile da credere. Più che altro deve cambiare mezzi e approcciare in altro modo i consumatori.


“Stiamo vivendo una mediamorfosi”, osserva Noci. Per 75 anni è stato utilizzato un modello “spray and pray” che significa diffondiamo e poi vediamo il risultato con l'esposizione di ognuno di noi a dosi massicce di messaggi unidirezionali. Nel frattempo però la situazione è cambiata. Perdono terreno i media tradizionali e aumenta il tempo dedicato a quelli nuovi (mobile). La fortuna dell'Italia è che qui tutto marcia più lentamente, ma anche nella Penisola i consumatori sono più difficili da raggiungere. E allora diventano più importanti nuovi media come il punto vendita dove si prendono spesso le decisioni di acquisto limitate però a un ristretto numero di brand che il consumatore ha in testa grazie alla comunicazione precedente.


Oggi il consumatore chiede personalizzazione, rilevanza e interattività, ama scegliere ma non troppo, e il media mix vede in netto calo la stampa, in leggero calo la Tv, in crescita Internet e l'out of home. E se pensate a qualche canale alternativo Noci suggerisce, senza scherzare, la pubblicità nei display degli ascensori dall'impatto “devastante”.


Il quadro è questo con i big boss delle corporation estremo baluardo della conservazione che si oppone al nuovo mondo della comunicazione. Big boss che si rifiutano di accettare un mondo dove il focus dell'advertising diventa il “parlare con gli individui”. Dove non si punta sulla massa ma sul target, dove bisogna trovare le opportunità per entrare nelle conversazioni e nella vita dei consumatori. E allora il problema non è, come sostiene Kotler, fare comunicazione sui social network, ma come i social network cambiano il paradigma della pubblicità. Facebook e simili, aggiunge Noci, abilitano l'ascolto e l'obiettivo è la creazione della comunicazione che l'individuo cerca e che ritiene di valore.


Per questo è sempre più importante “non cosa ma come comunicare che si traduce in learning, nell'imparare”.
E quindi ascolto e non solo survey per cogliere i tratti socio demografici. Non bisogna buttare a mare tutto ciò che è stato fatto finora, la pubblicità tabellare ci può ancora stare (ma non con dosi massicce) ma in mezzo c'è la search engine optimization (il marketing sui motori di ricerca), gli advergame e messaggi che da intertistial (si infilano fra un contenuto e l'altro) devono essere vivistitial conquistandosi spazio (gli ascensori). Senza dimenticare l'advertising on demand di Google e la pubblicità come servizio. 
Un modello dominante non esiste più.

Internet delle Cose, l’Rfid sarà uno dei pilastri fondamentali

Il concetto di Internet delle Cose, all'interno del quale la tecnologia Rfid gioca un ruolo di primo piano, rappresenta uno dei cardini sui quali costruire l'Internet del futuro, che potremmo chiamare Web 3.0. La visione di fondo è quella di un'infrastruttura-network globale che colleghi oggetti fisici e virtuali attraverso lo sfruttamento delle capacità di comunicazione e data capture. Attorno a questo tema, la Commissione europea sta compiendo un notevole sforzo per mobilitare gli stakeholder, specialmente quelli coinvolti in progetti di R&S nati in seno alla Ue. La paternità del concetto di Internet of Things -secondo Gérald Santucci, responsabile del direttorato generale Informazione, Società e Media della Ue- va attribuita a Kevin Ashton, che lo utilizzò per primo nel corso di una presentazione alla Procter&Gamble nel 1998: “L'aggiunta di Rfid e altri sensori agli oggetti di tutti i giorni porterà ad un Internet delle Cose e sancirà la fondazione di una nuova era di percezione delle macchine”. Sin dall'inizio, Internet of Things (IOT) è stata identificata con la visione di “cose” di uso quotidiano -dagli apparecchi tv agli spazzolini da denti alle attrezzature sportive- costruite in modo da essere wireless e avere in sé una capacità di computing che le metta in grado di comunicare e condividere informazioni. Una prospettiva, quella dell'IOT, tanto suggestiva da ritrovarne l'eco anche in Shaping Things, il manifesto sul rapporto tra design, tecnologia, sostenibilità e futuro, firmato da Bruce Sterling, autorevole esponente della letteratura cyberpunk.

Network mondiale di network
Oggi, a undici anni dal suo conio, il termine IOT è riconosciuto da governi, università e industria globale come il concetto più adeguato per esprimere l'idea generale di oggetti, specialmente di uso quotidiano, che sono leggibili, riconoscibili, localizzabili, accessibili e persino controllabili via Internet. In sostanza, ci troviamo di fronte ad un “network mondiale di network”, basato su protocolli standard di comunicazione, in cui oggetti singoli sono interconnessi e operano in cooperazione. “In questo contesto -spiega Santucci-, gli oggetti quotidiani includono non solo i pochi device elettronici che utilizziamo ogni giorno e i prodotti ad alto sviluppo tecnologico come veicoli e apparecchi, ma tutte le 'cose' che normalmente non pensiamo elettroniche -come abiti e cibo; materiali, parti e sottoinsiemi; commodities e articoli di lusso; edifici, monumenti e marciapiedi; e molti altri oggetti che appartengono alla popolazione, pari a circa 50.000 miliardi di cose esistenti oggi sulla terra”. L'IOT non può essere ridotto ad una specifica tecnologia o applicazione ma comprende varie soluzioni tecnologiche -Rfid, network di sensori, attuatori, TCP/IP, tecnologie mobili, software ecc- che permettono di identificare oggetti e raccogliere, immagazzinare, processare e trasferire informazioni non solo in ambienti fisici ma anche tra mondi fisici e virtuali. Rfid, Near Field Communication, ZigBee e Bluetooth sono fra le tecnologie chiave attualmente al centro dell'IOT. Attorno all'idea dell'IOT si sono messi al lavoro anche diversi vendor e user che hanno costituito la IPSO (IP for Smart Objects Alliance) che vede tra i soci fondatori Cisco, Sap e Sun Microsystem. IPSO ha messo a punto un protocollo open-source in modo che ogni device, senza limitazioni di energia o memoria, possa avere un indirizzo IP.

Tre principali applicazioni
L'implementazione dell'IOT, come è facile intuire, potrà apportare benefici a livello planetario sia per l'economia sia per la società.
Al momento, sono tre gli scenari applicativi delineati a livello di Commissione Europea. Il primo concerne le “cose in movimento”, in particolare in ambiti come retail, logistica, food e farmaceutica e fa perno sull'Rfid. Il secondo livello riguarda gli ubiquitous intelligent devices, un livello applicativo che corrisponde alla cosiddetta ambient intelligence, dove i device possono eseguire operazioni in base a un set predeterminato di azioni e perfino prendere decisioni seguendo dinamicamente i cambiamenti di preferenza degli user. Troviamo, infine, le applicazioni di tipo ambient and assisted living legate al miglioramento della qualità della vita e, in generale, alla vita pubblica dei cittadini: dai trasporti intelligenti ai sistemi di diagnosi dei veicoli, dalla pianificazione della gestione energetica alla telemedicina solo per citarne alcune. Il progressivo sviluppo dell'IOT, va da sé, renderà necessario riscrivere le regole della privacy.

Rfid - Il caso Mir:ror 

Abiti, giochi, farmaci, documenti e qualsiasi oggetto possono essere connessi a Internet grazie a Mir:ror, lettore Rfid creato da Violet. Mir:ror si connette ad un computer tramite porta Usb. Incollando sull'oggetto uno Ztamp (tag Rfid) esso diventa visibile a Mir:ror, quando questo viene avvicinato alla sua superficie, Mir:ror reagisce, segnala con un suono il riconoscimento, poi lancia l'azione associata a quell'oggetto.

NFC - tikitag apre al web

La tecnologia Near Field Communications rappresenta un'evoluzione dell'Rfid che connette dispositivi elettronici, come i telefoni cellulari, su brevi distanze. Un esempio interessante al riguardo è rappresentato da tikitag, un servizio avviato da Alcatel-Lucent con Bell Labs, che consente di collegarsi a contenuti o applicazioni online semplicemente toccando un device NFC.

Zigbee - network wireless

ZigBee è un'altra promettente soluzione sulla strada dell'Internet of Things. Si tratta di un insieme di protocolli di comunicazione che utilizzano piccole radio antenne digitali a bassa potenza, basato sullo standard IEEE 802.15.4 per reti wireless. Nella sua qualità di standard globale, ZigBee può offrire un networking senza fili a tutta una serie di device, dagli interruttori della luce ai termostati, ai dispositivi medici.

Mediamarket ha un nuovo CFO

Stefano Biffi, 44 anni laureato in economia alla Bocconi, è stato nominato CFO di Mediamarket, la catena di elettronica comprendente le insegne Media World, Saturn e Media World Compra on line ed entra nel cda sostituendo Willy Weck. Con questa nomina il board di Mediamarket diventa tutto italiano. Biffi proviene da Ikea Italia Retail.

Come si evolvono i cash and carry indipendenti

Il futuro dei cash and carry è sempre più legato a un'offerta mirata per la ristorazione. Se al nord si tratta di un concetto ormai affermato, al sud ci sono ancora spazi di manovra collegati soprattutto al turismo.
Del resto quella del cash & carry è una formula distributiva in divenire. Sin dalla sua nascita in Italia, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, ha conosciuto un'evoluzione sia dimensionale sia nell'approccio al mercato.
Ha vissuto un primo importante impulso per mano essenzialmente di operatori indipendenti ed imprese di tipo prettamente famigliare. Si è poi rafforzata con lo sviluppo, anche in Italia, all'inizio degli anni Settanta, di Metro, specialista e leader mondiale del canale.
Oggi, anche questa formula
non è esente dalle difficoltà imposte dalla congiuntura attuale.

Ebbene, quali sono gli interventi che i cash & carry stanno attuando per contrastare gli effetti della crisi economica?
A questo interrogativo ci si propone di rispondere, focalizzando
l'attenzione in particolare sulle realtà indipendenti che, non beneficiando delle economie di scala tipiche delle catene, sono costrette ad individuare approcci innovativi e originali per competere efficacemente in un mercato che si presenta difficoltoso.

Il mercato
La formula cash & carry attualmente vede coinvolte una moltitudine eterogenea di realtà imprenditoriali, che
vanno dal leader a piccoli operatori indipendenti, da insegne specializzate riconducibili a catene della grande distribuzione a quelle appartenenti a gruppi o ad operatori della distribuzione organizzata.

I leader di riferimento

Anche il gruppo tedesco, presente sull'intero territorio italiano con circa 50 negozi, declinati in tre format (Classico, Junior ed Eco), differenti per superficie e struttura d'offerta, ha puntato negli ultimi anni su entrambi i principali target del canale, l'ho.re.ca e i retailer. L'accreditamento verso i primi è stato acquisito attraverso azioni finalizzate all'affermazione della cultura alimentare, rafforzate da costanti iniziative di comunicazione, informazione e formazione verso i soggetti in target.
Un'altra area strategica è quella ambientale: tale orientamento si traduce, ad esempio, in un'accurata selezione degli imballi per le Pl, al fine di scegliere soluzioni efficienti e rispettose dell'ambiente.

Le realtà indipendenti
 Evidentemente i C+C indipendenti non hanno la possibilità di progettare ed implementare, come Metro e Selex, azioni istituzionali forti. Inoltre, sono anche meno appealing nell'attirare eventuali iniziative di co-branding o partnership con aziende significative operanti in altri comparti.
Per fare il punto della situazione, Focus Management ha avviato il monitoraggio sistematico di una serie di realtà aziendali usufruendo del coordinamento scientifico di Sandro Castaldo (Sda Bocconi).

Per saperne di più, scarica il PDF ...

L’industria dolciaria reagisce bene alla crisi

Nonostante le difficoltà generali, l’andamento dell’industria dolciaria ha avuto un esito positivo, con una lieve crescita dei volumi produttivi e un incremento del 4,6% in valore, che ha consentito di superare gli 11 miliardi di euro di fatturato complessivo del settore.

Il trend dei comparti
Nel dettaglio, dopo un periodo di rallentamento, vi è stato un buono il recupero del comparto dei prodotti di confetteria, che ha messo a segno un incremento del 4,3% in valore, arrivando così a quota 1,3 miliardi di euro.
In crescita anche il comparto dei prodotti da forno, +1,6% a volume e +6,5% a valore, che pesa per il 40% sul totale dell’intera produzione dolciaria, corrispondente a un valore di oltre 4,5 miliardi di euro.
Il comparto del cioccolato e prodotti a base di cacao cresce in linea con la media del settore dolciario, e quindi del 4,1% in valore, attestandosi a quasi 3,5 miliardi di euro.
Meno positivo, invece, il trend del comparto gelatiero, che perde quasi il 4% a volume, bilanciato da una crescita dell’1,2% in valore. La produzione 2008 di questo segmento è stata pari a quasi 2 miliardi di euro.
L’export ha tenuto, seguendo l’andamento generale del settore alimentare: nel 2008 le esportazioni dei dolci italiani sono calate complessivamente dello 0,8% in volume, a fronte comunque di un’apprezzabile crescita del 5% in valore. Questo ha consentito nel 2008 una crescita del saldo commerciale a 1,2 miliardi di euro con un incremento di quasi il 9% sull’anno precedente

L’AIDI e il rinnovo delle cariche
All’AIDI (Associazione industria dolciaria italiana) aderiscono aziende piccole, medie e grandi, rappresentative di oltre l’80% della produzione dolciaria nazionale. Parlando all’Assemblea, il presidente Umberto Rondani (in foto) ha sottolineato la capacità delle aziende dolciarie di reagire anche nei momenti di difficoltà: questo grazie alla ricerca e all’innovazione continue, ma soprattutto grazie al rapporto di stretta fiducia che hanno saputo costruire con i consumatori: non è un caso se, proprio di recente, il Reputation Institute di New York ha attribuito alla Ferrero il riconoscimento di azienda con la migliore reputazione al mondo.
Umberto Rondani è stato rieletto presidente dell’Associazione. Nel corso dell’Assemblea sono stati inoltre riconfermati nella carica di vice-presidente Alessandro Ambrosoli, Alberto Bauli e Filippo Ferrua (vice-presidente Ferrero), ed è stato inoltre dato il benvenuto nella squadra dei vice-presidenti a Paolo Barilla.

Tesco: vendite in crescita nei primi quattro mesi 2009

Sono le attività internazionali a trainare la crescita di Tesco, delle prime 13 settimane dell’anno: le vendite registrano un incremento del 20,1%, a tassi costanti, a fronte di un aumento del 12,6% di quelle del gruppo (esclusa la benzina).

I risultati più performanti sono realizzati in Asia (+43,8%) grazie al buon andamento della Corea del Sud grazie alla conversione della rete Homever.

Anche in Uk la situazione indica segnali positivi, con una crescita delle vendite del 4,3% a parità di rete, a cui ha contribuito il recente rilancio delle attività di fidelizzazione.

Prima linea di accessori H&M firmata da Jimmy Choo

Si amplia la rosa degli stilisti che legano una loro collezione esclusiva con H&M: dalla metà di novembre, in 200 negozi selezionati in tutto il mondo saranno disponibili modelli di scarpe firmati dal noto stilista Jimmy Choo, che riesce a creare calzature glamour e sexy allo stesso tempo.

È la prima volta che H&M firma una collezione design di accessori, che comprenderà scarpe, borse e altri accessori per donna e uomo.

Mosaico di idee per l’innovazione retail

Una collezione di Polaroid per questo innovation blog dedicato al retail. Gli scatti arrivano da tutto il mondo, le idee sono applicabili ovunque. Da notare: i big del non food che attaccano il food dal lato convenience con l'obiettivo di “offrire tutto sotto lo stesso tetto” vale per il discount Target così come per la gss Toys “R” Us; le ibridazioni d'esperienza che vedono nascere nuovi format garantiti dalle rispettive expertise. è il caso di Chez Jean per Casino e Relay. Assodata l'evoluzione delle Pl in corner e dei corner in stand alone, fenomeno diffuso anche in Italia nel tessile abbigliamento, ecco Viaitalia, francese di nascita, ma italienne nel concept, sempre a firma di Casino, che evolve l'”etnico” italiano in store, complice l'acquisizione di una catena del settore. Anche Carrefour, scatenato ultimamente nei test, si lancia in una nuova impresa e punta all'alto di gamma con il nuovo Carrefour di Parigi, che si focalizza sull'alimentare top con l'inserimento di Fauchon e vini pregiati. Per chi non vuole inventare, ma deve rinnovare, ottimo l'esempio delle farmacie islandesi, mentre per chi vuole celebrare il consumo e i suoi riti, il giapponese Ranking Ranqueen è una delle risposte più avanzate. Infine, l'anti Ikea, Design within Reach, propone un passaggio filosofico: dal low cost d'elite, all'elite per tutti.

Per saperne di più, scarica il PDF ...

Allegati

Mosaico di idee per l’innovazione retail
Cover Story | Gdoweek 485 | 8 giugno 2009 |

Esselunga sbarca a Torino

Esselunga

Una struttura di 4.500 mq, con un parcheggio coperto per 900 posti auto e 150 addetti: sono i numeri del nuovo superstore Esselunga, aperto oggi a Rivalta (To) in via Torino, in linea con quanto annunciato all'inizio dell'anno dal presidente Bernardo Caprotti (vedi Gdoweek 465, 19/1/2009, pag. 13).

L'edificio, che è stato disegnato dall'architetto Fabio Nonis, si trova lungo la strada provinciale che collega il capoluogo con Pinerolo lungo la quale sono stati realizzate cinque rotatorie, tra cui quella sulla Volvera (nel territorio di Orbassano) per facilitare la viabilità.

In quest'ottica, anzi dopo approfonditi studi di settore, è stata creata anche una piazza pubblica attrezzata.
Dal punto di vista dell'offerta, il superstore presenta il classico assortimento di Esselunga, con ortofrutta, sfusa e confezionata all'inizio del percorso, il pesce fresco già pulito con una selezione di sushi, carne, gastronomia, dolci e pane con panificazione in loco, enoteca, profumeria, lo spazio AVF audio, video e fotografia e vendita di giornali e riviste, il tutto arricchito dalle classiche Pl (Esselunga, Naturama, Pronti in tavola, Pronti da cuocere, Esselunga Bio, Top).

Presente nel mall anche il Bar Atlantic (disegnato da Vico Magistretti) realtà ormai consolidata che sarà ulteriormente sviluppata.

Per sostenere l'apertura, viene proposta la campagna promozionale Sapori del Piemonte -presenta anche in altri 10 pdv della regione- con un paniere di circa 100 prodotti della filiera corta nel rispetto della tradizione locale.

Per Tesco, la Cina è sempre più vicina

La crisi economica non rallenta la volontà di espansione di Tesco  in Cina. Che anzi, tramite Zhuang Nanbin, vice presidente di Tesco (Cina),  ha annunciato un’accelerazione delle sue attività, in questo Paese, dove è sbarcato ormai da cinque anni.
Sono infatti una decina di progetti e di relativi accordi per lo sviluppo commerciale siglati da Tesco, di cui 4 vedranno la luce entro il 2011. Si tratta di nuove intese commerciali che, sempre secondo i dati di Tesco, ammontano a un valore di circa 52,81 milioni di euro.
Tra i progetti più significativi vi è anche  una vera propria area con residenza e centro commerciale di proprietà diretta, in apertura entro la fine di quest’anno a Fusan, città nel nord est della Cina: si estende su 500mila mq (500 gli appartamenti previsti), di cui circa 46mila dedicati al centro commerciale, che avrà tra i suoi punti di forza la food court e l’area benessere, che include anche una palestra.
Attualmente, Tesco sta negoziando con numerose aziende che andranno a occupare i negozi della galleria commerciale, tra cui diversi brand occidentali.

La forza di Tesco
Secondo l’ultimo report di China Knowledge (marzo 2009),  Tesco conta nel Paese 58 ipermercati e 5 convenience stores. Le prospettive di sviluppo però, sono anche frutto di un’operazione test, partita lo scorso anno: Tesco ha aperto a Shangai alcuni
convenience stores e, considerati i buoni riscontri,  nel giro di 2/3 anni, la catena ne aggiungerà un
centinaio  in tutta l’area.
La catena inglese, oltre che in Cina, è attiva anche nella Repubblica Ceca, Ungheria, India, Giappone, Malaysia, Polonia, Irlanda, Slovakia, Sud Corea, Thailandia, Turchia e USA. In complesso, i punti di vendita Tesco sono 4.308, di cui 2.282 in Uk.
Nel 2008 il gruppo ha chiuso il bilancio con un giro d’affari di 61,11 miliardi di euro. Le previsioni per il 2009, secondo dichiarazioni aziendali, si attestano su una crescita di circa il 15%.

Partnership a tre per studiare l’universo beauty

Ims Health, Iri e Npd Group, società di studi di marketing, annunciano il lancio del primo studio di Congiuntura Beauty Multicanale con i risultati a fine dicembre 2008.

Forti delle loro rispettive expertises,  i tre istituti hanno unito le loro competenze e hanno consolidato le vendite dei mercati del beauty (fragranze, makeup, skincare) attraverso l’assemblamento dei principali canali distributivi: Lcc (ipermercati e supermercati; specialisti drug), farmacie e parafarmacie, profumerie.

La gdo tallona il canale profumerie
Con un valore complessivo stimato in 5,8 miliardi di euro, nel 2008 l’Universo Beauty ha evidenziato un trend di crescita del 2,9% rispetto all’anno precedente.

La ripartizione per canale di vendita riconferma al primo posto le profumerie selettive, con una quota a valore del 34,5%, in leggero calo (-1,3%) sul 2007, seguite però a breve distanza da iper e super con una quota del 31,2% in leggero incremento (+0,4%) e quindi dal canale farmacia con il 23,2% (+3,6%).
La restante parte è data dal canale specialisti drug, che grazie al forte incremento registrato (+13,6% sul 2007) totalizzano il 9,1% di quota, seguito da quello emergente delle parafarmacie con il restante 1,9%.

In un contesto di difficoltà economiche e di crescente attenzione
all’acquisto da parte dei consumatori, il servizio congiunto fornito dai 
tre partner permetterà di comprendere meglio le tendenze dei
consumatori nei diversi canali di vendita, con dettagli per categorie e
segmenti del mercato.
Lo studio fornisce anche un panorama delle
performance dei principali attori del mercato beauty.

Franchising in buona salute

Il franchising dimostra ancora una volta il suo dinamismo, anche in una fase recessiva dell’economia. I dati di Assofranchising presentati oggi dal presidente Graziano Fiorelli (nella foto), mostrano infatti un comparto in buona salute. A cominciare dal giro d’affari complessivo, che supera i 21 miliardi registrando un incremento, piccolo ma non disprezzabile, del 1,40%. In linea, il numero dei franchisor operanti in Italia registra un + 0,6%. Tiene anche il numero dei franchisee, passati dai 52.725 del 2007 a 53.434 del 2008, con un incremento dell’1,34. In lieve calo gli addetti, passati da 182.908 a 182.215; il computo comprende anche i titolari franchisee dei pdv. 53 le reti straniere presenti con un master franchisor nel nostro Paese, 62 i pdv che in media gestisce ogni rete.

Tenuta dimensionale

Nella lettura dei dati Fiorelli sottolinea innanzitutto “la tenuta dimensionale media delle reti, un indicatore che in questa fase di crisi comprova una capacità di consolidamento in corso dei network: il franchising è sempre meno sperimentazione di formula e sempre più modalità distributiva organica, da salvaguardare quale “patrimonio”. Un altro aspetto è che  se si considerano le reti piccole, o ancora ai primi passi, ci sono ancora interessanti potenziali di sviluppo. “Certo- dice Fiorelli- c’è chi fa un passo indietro (il franchising non è una formula magica, non è adatto a tutte le situazioni, e richiede – anzi impone – un approccio consapevole). Ma ci sono molte situazioni in “stand-by”, e molte imprese che includono ora fra le scelte distributive strategiche l’opzione franchising con più convinzione.”

Gastronomia ittica, in fase di grande evoluzione

La gastronomia ittica sta vivendo una fase di grande cambiamento strutturale e di approccio al mercato. Innanzitutto, sul versante competitivo, dove in questi mesi si assiste alla nascita di gruppi industriali di dimensioni più rilevanti, attraverso acquisizioni e incorporazioni di aziende e brand. Le ragioni di questo fenomeno sono sostanzialmente due: raggiungere una massa critica di maggiori dimensioni, che significa potere agire con più forza sul mercato e integrare know how che permette alle aziende di spingere con più forza sul pedale dell’innovazione di prodotto.
Per raggiungere l’obiettivo convenienza, che è importante anche in questo settore, le aziende riducono la battuta di cassa, restringendo il formato e le grammature delle confezioni, cercando al contempo di veicolare un’immagine di forte distintività.

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra 

Allegati

Gastronomia ittica, in fase di grande evoluzione
Mercato | Gdoweek 486 | 15 giugno 2009 |

Biscotti benessere, la carta più giocata è quella salutistica

È sul concetto della prima colazione, come momento di consumo imprescindibile nel quadro di un'alimentazione sana ed equilibrata, che si stanno concentrando le attività di informazione e comunicazione avviate per convincere gli italiani a non dimenticarsi del breakfast e a mettere in tavola un menu nutrizionalmente corretto. Negli ultimi anni l'offerta nel segmento benessere si è andata ampliando e segmentando in base a precise esigenze del consumatore. Altrettanto non sembra essere accaduto all'interno dei punti di vendita, dove lo scaffale dei prodotti da forno per la prima colazione resta mediamente affollato e poco leggibile. Sono infatti poche le insegne in cui i biscotti salutistici hanno un display dedicato, in molte finiscono sullo scaffale dei dietetici oppure tra i prodotti per celiaci.
Sono comunque finiti i tempi dei biscotti salutistici “punitivi”, ora il motto sembra essere "altrettanto buono al palato ma migliore per l'organismo".

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra 

Allegati

Biscotti benessere, la carta più giocata è quella salutistica
Mercato | Gdoweek 486 | 15 giugno 2009 |

Avvolgibili per alimenti, sostanzialmente stabili

La gestione della cucina moderna si fonda su rotoli, buste e vaschette. In tutte le case, le carteavvolgenti, i sacchetti in plastica e i vari contenitori per uso alimentare sono preziosi collaboratori domestici: veloci, versatili, affidabili. Validi
prodotti di servizio che risultano adatti sia alla preparazione culinaria sia alla conservazione: si pensi alla polivalenza
del foglio di alluminio, alla praticità delle pellicole per
microonde, che permettono di cuocere senza sporcare il forno,
o alla modularità dei sacchetti da freezer, che danno modo
di porzionare gli acquisti o di frazionare il consumo di manicaretti allestiti in anticipo.
I benefit intrinseci rendono questi prodotti un must in cucina.
Ecco perché la categoria, nonostante la crisi economica, anche
nell'ultimo periodo si mantiene sostanzialmente stabile: secondo le rilevazioni Nielsen, (a.t. 1 marzo '09) i rotoli in alluminio evidenziano un +0,6% a valore e un -0,3% a volume (confezioni) e quelli in plastica -i cui differenziali sono pari rispettivamente a -0,4% e -1,1%- confermano i propri volumi.

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra

Allegati

Avvolgibili per alimenti, sostanzialmente stabili
Mercato | Gdoweek 481 | 11 maggio 2009 |

Il petfood è sempre in crescita

Un'oasi felice in un contesto generale ancora in affanno. I pet owner, i proprietari di animali domestici da compagnia, infatti, sembrano non rinunciare al cibo industriale già pronto e confezionato, ripagando così l'impegno crescente di produttori e catene distributive. Uno sforzo parallelo che vede da un lato lanci di novità, che assecondano le ultime tendenze in fatto di alimentazione animale, e dall'altro l'ampliamento dello spazio dedicato sia al cibo sia agli accessori, visto che aumenta anche il numero di coloro che preferiscono acquistare petfood, anziché ricorrere agli avanzi dei pasti. Il mercato ne trae forza, registrando quasi il 4% di incremento a valore, nell'anno terminante a febbraio 2009, relativamente a cani e gatti (dati Iri a.t. febbraio 2009).

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra

Allegati

Il petfood è sempre in crescita
Mercato | Gdoweek 481 | 11/05/2009 |

Frutta di marca, il brand diventa trasversale

Storicamente la frutta di marca in Italia è quella di prima gamma, concentrata in particolare in alcune tipologie di prodotti quali mele, banane, ananas, kiwi e frutti di bosco. L'esperienza più evoluta resta comunque quella delle mele, il frutto n.1 per consumi in Italia. Le marche storiche hanno consolidato il loro posizionamento distintivo -solitamente giocato sui valori di provenienza e di filiera corta- per presidiare la parte alta del mercato, anche se sono arrivati nuovi brand che hanno esteso il mercato di marca sulla “seconda scelta”.
Oltre metà della frutta fresca venduta in Italia passa attraverso le casse della gdo: secondo le elaborazioni CSO, il canale veicola il 52% delle vendite contro il 37% del 2000. Il discount veleggia sul 6% e, pur restando lontano dalle medie europee, si conferma un terreno di conquista importante per i brand frutticoli, soprattutto nel nuovo format con dimensioni maggiori (800-1.000 mq), layout e display più curati, e assortimento mirato.

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra

Allegati

Frutta di marca, il brand diventa trasversale
Mercato | Gdoweek 477 | 13 aprile 2009 |

Car care, c’è strada da fare per crescere

Noi italiani siamo secondi, a livello mondiale, solo agli Usa per numero di vetture in rapporto agli abitanti. Questo però non si traduce in un adeguato livello di vendite: il mercato presenta una frattura secondo due grandi categorie. Chi adora il fai-da-te sulla propria vettura, ed è utente dei prodotti car care, e chi delega completamente questo compito ad altri, in particolare a professionisti e autolavaggi. Questo chiarisce perché il mercato non abbia ancora compiuto il balzo verso una dinamica di sviluppo più decisa.
La marca ha importanza per circa uno su quattro acquirenti in gdo, mentre l'innovazione di prodotto non sembra un driver significativo di scelta. L'organizzazione dello scaffale ha invece un ruolo positivo nelle scelte di acquisto.

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra 

Allegati

Car care, c’è strada da fare per crescere
Mercato | Gdoweek 481 | 11/5/2009 |

Minestroni surgelati, il revival del basic

Dopo alcuni anni in cui i minestroni ricettati, caratterizzati anche dalla rapidità dei tempi di cottura, hanno guadagnato crescenti consensi, ora il trend sembra tornato a premiare i minestroni naturali. Pesa la tendenza verso la naturalità e i sapori basic, ma pesa soprattutto l'attenzione allo scontrino della spesa, con lo spostamento verso tipologie di prodotto con il miglior rapporto prezzo/servizio.
Prezzo medio in calo: -1,7%, in controtendenza rispetto al fresco. Si allarga il parco consumanti, ma continua la rarefazione degli atti di acquisto che caratterizza questi mesi.
Le innovazioni più significative degli ultimi anni e le operazioni che hanno maggiormente vivacizzato il reparto sono arrivate dalle industrie di marca, che continuano a vestire i panni della “locomotiva“ del settore.

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra

Allegati

Minestroni surgelati, il revival del basic
Mercato | Gdoweek 481 | 11 maggio 2009 |

Detersivi liquidi lavatrice crescono fatturato e varianti

Cresce il doppio dell’inflazione il valore del mercato dei detersivi liquidi per lavaggio in lavatrice e aumentano del 3% anche i volumi: risultati positivi, soprattutto per super e ipermercati, se si considera che l’offerta dei discount è particolarmente incisiva nella cura tessuti, anche se nella lettura dei numeri bisogna tenere presente che gli incrementi sono anche il frutto della migrazione di consumo dal tradizionale detersivo in polvere. I dati IRI, aggiornati a febbraio 2009, segnalano il grande potenziale di vendita del canale ipermercato (come succede per tutti i prodotti adatti allo stoccaggio per lunghi periodi) e l’incremento, spettacolare in termini relativi, ma ancora modesto in numeri assoluti, delle private label, che hanno guadagnato una quota l’1,3% a valore e dell’1,9% a volume.
Dal punto di vista geografico, l’aspetto più interessante appare la netta differenza di quota (il 2,4%) tra volumi e valori registrati al Sud: significa che si vendono prodotti di minor prezzo. Infine, i dati IRI splittano il mercato in detersivi liquidi normali e concentrati. A dispetto della evidente maggiore praticità di trasporto, la quota dei secondi non solo è irrisoria (attorno allo 0,5%) ma, nel periodo di rilevazione, ha registrato un vero e proprio tracollo perdendo il 41% a volume e oltre il 48% a valore.

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra

Allegati

Detersivi liquidi lavatrice crescono fatturato e varianti
Mercato | Gdoweek 481 | 11 maggio 2009 |

L’industria lattiero-casearia si conferma il primo settore alimentare italiano

Anche nel 2008, l'industria lattiero-casearia nazionale si è confermata il primo settore del comparto alimentare italiano grazie ai suoi 14.500 milioni di euro di fatturato, in crescita dell'1,04% sull'anno precedente. Questi alcuni dei dati presentati durante l'assemblea annuale di Assolatte (Associazione italiana lattiero-casearia), tenutasi oggi a Milano. “Non siamo comunque sfuggiti alla difficile congiuntura internazionale -precisa il presidente Giuseppe Ambrosi-. Nel 2008 la produzione è calata in volume dell'1,8% e, per la prima volta, da 10 anni a questa parte, l'export è diminuito in quantità (-5%) anche se il trend resta positivo: infatti dal 1995 al 2008 ha visto più che raddoppiare i volumi. Grazie all'industria, però, il settore ha tenuto e si è confermato uno dei motori del made in Italy, con 2.100 imprese e un quarto della produzione italiana di formaggi venduto oltre frontiera“.

Dalla ricerca effettuata da Astra Ricerche per conto di Assolatte, presentata durante l'assemblea, emerge che la recessione, che ha spinto un terzo degli italiani a ridurre i consumi alimentari, non ha in alcun modo diminuito la quota di coloro che acquistano/consumano formaggi (97%), latte (91%, il dato migliore del decennio), e yogurt (77%).
“I consumatori parlano di una contrazione nelle quantità acquistate, con valori diversi a seconda dei prodotti, ma 72 su 100 non hanno abbassato la qualità dei prodotti lattiero-caseari che acquistano”, ha commentato il sociologo Enrico Finzi. L'orientamento, in vari casi addirittura crescente, verso la maggior qualità è confermato da vari risultati specifici della ricerca svolta da Astra per Assolatte: come il trend degli yogurt probiotici e salutistici, di cui ben 8 milioni di italiani dichiarano di aver incrementato i consumi, e l'apprezzamento per i formaggi Dop, che l'87% degli italiani considera uno dei pilastri portanti del made in Italy alimentare.

Nel corso del 2008, la produzione di formaggi Dop è rimasta sostanzialmente stabile rispetto all'anno precedente attestandosi a 457.566 tonnellate (-0,3% rispetto al 2007). Il 75% di questa produzione proviene da strutture industriali, con punte del 100% per alcuni formaggi, come gorgonzola e taleggio.

Consumi in salita per formaggi Dop e yogurt
Sul fronte dei consumi interni, i singoli prodotti lattiero-caseari registrano andamenti diversi. Il 2008 registra un bilancio sostanzialmente positivo per i principali formaggi Dop (con un +4,6% in quantità per il Pecorino Romano Dop), una stabilità nei consumi di formaggi fusi e un dato positivo per la mozzarella vaccina, che ha aumentato i volumi dell'1,78%.

Continua, anche se a velocità più lenta che in passato, la crescita degli acquisti domestici di yogurt e latti fermentati, che registrano un +0,8% a volume rispetto all'anno precedente, arrivando a circa 336.000 tonnellate. Se il prodotto più consumato resta lo yogurt ai gusti (35,8% delle vendite), i santè in pochi anni sono arrivati al 29,8% di quota.

Export: volumi giù, valore sù
L'analisi dell'export rivela che l'Italia vende in tutto il mondo soprattutto formaggi: e benché nel 2008, dopo vent' anni di continui incrementi, le quantità esportate siano diminuite del 5,2%, questa flessione è stata compensata dalla crescita del 4,4% del giro d'affari.
La Francia, che copre il 19% dell'export caseario italiano, si riconferma primo mercato estero di riferimento, seguita da Usa (12,8%), Germania (12,6%) e Regno Unito (9,6%). Questi 4 Paesi assorbono oltre la metà delle esportazioni italiane di formaggi.

Con oltre 84.000 tonnellate, la mozzarella e gli altri formaggi freschi rappresentano la tipologia di formaggi italiani più venduta all'estero: nonostante il calo di oltre il 3% registrato a volume nel 2008, il loro giro d'affari è aumentato  di quasi il 5%. Hanno rallentato le esportazioni di grana padano e parmigiano reggiano, che insieme totalizzano 58.489 tonnellate, e che sono arretrate del 3,7% in quantità e del 3,69% in valore,  compensate però dalle performance dei grattugiati, che perdono poco sui volumi (-2,1%), ma guadagnano bene in valore (+10,9%). Quanto al provolone e al gorgonzola, anche se hanno visto ridursi i volumi venduti all'estero hanno “tenuto” a livello di fatturato, con il provolone che l'ha addirittura incrementato del 3%.
Complessivamente buona la situazione del pecorino, che pur perdendo oltre l'11% dei volumi, ha di fatto mantenuto invariato il valore, riuscendo a spuntare incrementi di prezzo dell'ordine del 12%, nonostante le difficoltà dell'economia americana, principale mercato di sbocco.

Il tonno è in buona salute: i prezzi aumentano ma le vendite tengono

Con un giro d'affari di quasi 700 milioni di euro il mercato del tonno in scatola è uno dei più importanti in assoluto nella gdo. I dati di Iri, aggiornati a marzo 2009, dicono anche che si tratta di un mercato in buona salute, con vendite in tenuta (+1,1%) a volume, nonostante l'aumento dei prezzi (+5,8%, dato leggermente più alto dell'inflazione food di periodo), che ha fatto lievitare il valore del 7%.
Praticità nella preparazione, salubrità degli ingredienti e costo a porzione relativamente bassi (almeno se si parla di prodotti mainstream) è il mix che garantisce il successo di una referenza che entra nella quasi totalità delle dispense italiane. La parte del leone (80% del mercato) è rappresentata dal tonno sott'olio in porzionatura fino a 300 g; più modeste e in decremento le quote del tonno naturale (11%), dei filetti (8,3%) mentre il tonno in scatole di dimensioni superiori a 300 g si accontenta di un modesto 1,3%. In grande evidenza le private label, che ormai rappresentano il 14% del valore.
Quanto alla canalizzazione delle vendite, gli ipermercati, grazie alla forte promozionalità e anche alla facilità di stoccaggio delle confezioni, oltre alla loro lunga shelf life, hanno una buona quota (19%) ottenuta però con una politica di prezzo più aggressiva: 8,56 euro al kg in media contro 9,29 dei supermercati).

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra

Allegati

Il tonno è in buona salute: i prezzi aumentano ma le vendite tengono
Mercato | Gdoweek 486 | 15 giugno 2009 |

Mozzarella, i retailer razionalizzano l’offerta

Un classico della produzione casearia nazionale che resta il formaggio più amato dagli italiani, confermandosi mercato con andamento positivo. Del resto tra i latticini freschi la mozzarella rimane un must per l’80% dei consumatori. A trainare il mercato sembrano soprattutto ipermercati e libero servizio, anche se le performance migliori sono quelle del discount, che mette a segno un +12,5% a valore e un +7,8% a volume, anche grazie a un prezzo medio di 4,76 euro al kg, inferiore di 1/3 alla media del mercato e cresciuto sottomedia. Aspetto da considerare è che dopo anni in cui al banco assistito o nei frigoriferi self-service si è assistito a una moltiplicazione delle referenze (dalla classica palla alle trecce, dai bocconcini alla sfoglia, fino ai panetti uso cucina), ora pare che i retailer stiano invece razionalizzando l’offerta.

Per saperne di più scarica il pdf-white paper cliccando sopra

Allegati

Mozzarella, i retailer razionalizzano l’offerta
Mercato | Gdoweek 486 | 15 giugno 2009 |

Trimestrale positiva per le vendite a domicilio

Le vendite a domicilio non conoscono crisi. Secondo i dati rilasciati da Avedisco (Associazione vendite dirette servizio consumatori), le aziende associate hanno chiuso il primo trimestre 2009 con un fatturato di 331 milioni di euro, in lieve incremento (+0,4%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

I beni durevoli casa, con una quota di mercato del 46,7%, continuano a
essere il settore più importante della vendita diretta a domicilio,
seguito dall’alimentare (17,3%) e dalla cosmesi (15,1%).

Chi sale e chi scende
Il comparto più dinamico è stato quello classificato come cosmesi/accessori moda, con un incremento del 4,2%, seguito da quello alimentare/nutrizionale (+3,2%) e dai beni di consumo casa (+3%). Sostanziale tenuta per i beni durevoli casa (-0,5%), mentre hanno registrato una flessione il tessile (-5,4%) e soprattutto i servizi/utilities (-49,3%).

Sughi pronti, protagonisti i discount

Il mercato dei sughi pronti, nella versione Uht e nel segmento più piccolo dei freschi, beneficia dell'attaccamento alla pastasciutta da parte del consumatore italiano. L'andamento è più che positivo, anche se, scorrendo i dati, emergono chiari segnali di rimodulazione, da parte dei consumatori, delle scelte di canale, in virtù della ricerca della massima convenienza possibile. Le vendite sono cresciute del 7,2% a valore, superando quota 236,5 milioni di euro, e del 6,6% a volume, sfiorando le 46mila tonnellate in quantità. Performance tanto più significative in quanto il prezzo medio, intorno ai 5,16 ?/kg nell'anno terminante a marzo 2009, contro i 5,14 ?/kg dello stesso periodo 2008, è praticamente invariato e la pressione promozionale media è rimasta ferma intorno al 19%.

Per saperne di più scarica il Pdf-white paper cliccando sopra

Allegati

Sughi pronti, protagonisti i discount
Mercato | Gdoweek 486 | 15 giugno 2009 |

Si aprono più imprese agricole che industriali

Il trend della nuova passione per l’orto sotto casa, che coinvolge anche nomi illustri, da Michelle Obama alla regina d’Inghilterra, ha un importante parallelo nella più concreta realtà economica: nel primo trimestre del 2009, infatti, in Italia sono nate più imprese agricole che industriali.
È quanto è emerso nel corso del recente Salone della creatività del made in Italy a tavola promosso dai giovani della Coldiretti nell’ambito della consegna dei premi Oscar Green, realizzati con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica per mettere in evidenza i più curiosi esempi di innovazione nelle campagne.

Un ruolo anticiclico
La capacità di crescita e innovazione del settore è confermata dai dati elaborati da Infocamere dai quali emerge che, nel primo trimestre di quest’anno, sono nate 10.269 imprese in agricoltura contro le 9.014 dell’industria: secondo l’Istat, l’agricoltura è l’unico settore a registrare un aumento tendenziale del valore aggiunto (+0,1%) rispetto al calo generale del 6%, nello stesso periodo. 
“Si tratta della conferma del ruolo anticiclico del settore primario che -precisa Coldiretti- sta attraversando una fase di profondo cambiamento, grazie all’ampliamento del campo di attività dalla semplice coltivazione ed allevamento a quella di trasformazione e vendita, di cura dell’ambiente, didattiche, ricreative e sociali".
Alla scomparsa di molte aziende marginali fa, quindi, da contraltare la nascita di imprese innovative spesso condotte da giovani che rispondono alle nuove domande di sicurezza alimentare e ambientale del consumatore.

I giovani agricoltori
In Italia sono quasi centomila i giovani under 35 che hanno scelto di porsi alla guida di aziende agricole, divenendo la componente più dinamica dell’agricoltura italiana.
Secondo l’indagine di Coldiretti, le aziende agricole dei giovani under 35 possiedono, infatti, una superficie superiore di oltre il 54% alla media ( 9,4 ettari rispetto alla media nazionale di 6,1), un fatturato più elevato del 75% della media (18.720 euro rispetto alla media nazionale di 10.680) e il 50% di occupati per azienda in più. Inoltre, i giovani hanno una maggiore propensione al biologico (3,7% delle aziende rispetto alla media nazionale di 2,1%), ma incontrano qualche difficoltà nell’acquisto del capitale terra, che solo nel 54% dei casi è in proprietà rispetto al 74% della media nazionale.
Nell’Unione Europea sono circa un milione mezzo gli imprenditori agricoli under 35 con una percentuale inferiore al 9% del totale. L’età media del conduttore di azienda è di 54 anni, nonostante l’allargamento abbia “ringiovanito” il settore con paesi come la Polonia dove sono giovani il 16,3% degli imprenditori agricoli rispetto al 3,9% dell’Italia e al 2,7% del Portogallo, con l’agricoltura “più vecchia” d’Europa.

Vento d’innovazione
 “Coniugare vecchi sapori e nuovi saperi è la miscela innovativa su cui poggia il successo e il cambiamento delle imprese- ha affermato Sergio Marini, presidente di Coldiretti -. Imprese che, trasformando il loro sogno imprenditoriale in un vero e proprio progetto aziendale, possono guardare oltre la crisi senza paura e costruire, così, una filiera agricola tutta italiana a vantaggio dell’agricoltura e dell’economia dell’intero Paese”.

 

Il crudo in fetta guadagna fette di mercato

Si comprano perché evitano coda al banco servito. Oppure, perché sono una soluzione semplice per preparare un pranzo quando si ha poco tempo. Ma non solo, o non solo per questo. La crescita degli affettati in busta, in particolare proprio del prosciutto crudo, segnala una vera e propria evoluzione di consumo, in cui gioca un ruolo determinante, innanzitutto, il miglioramento della qualità intrinseca del prodotto, che oggi mantiene un aspetto e un sapore fresco paragonabile a quelli del prodotto tagliato al momento.
Un risultato raggiunto grazie all'ottimizzazione delle tecnologie produttive, ma soprattutto grazie a quella del packaging, che garantisce integrità del prodotto a lungo e non ne falsa più l'aspetto, come accadeva fino a qualche anno fa. Purché, beninteso, il retailer sappia scegliere l'illuminazione più adeguata.
Packaging significa anche disponibilità di formati: da quelli di grande dimensione (poco diffusi, per la verità, anche perché le famiglie numerose comprano i salumi, in genere, in pezzi interi, che poi affettano a casa) a quelli slim, particolarmente adatti al single, o addirittura pensati per lo spuntino rompidigiuno.

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra 

Allegati

Il crudo in fetta guadagna fette di mercato
Mercato | Gdoweek 486 | 15 giugno 2009 |

A Faenza, l’Ipercoop low cost ed ecologico

Alleanza Stefanel-El Corte Inglés: aperti 5 shop-in-shop in Spagna

Prosegue lo sviluppo internazionale di Stefanel che, già presente all’estero con circa 350 store, aggiunge una nuova modalità alla sua strategia di espansione, vale a dire la formula della concession.

In quest’ottica, il Gruppo siglato un accordo per la realizzazione di corner all’interno dei department store di El Corte Ingles: sono già 5 gli shop-in-shop aperti di recente a Madrid (negli di Castellana, Serrano e Sanchinarro) e Valencia (nelle strutture di Avenida de Francia e Pintor Sorolla), ma l’obiettivo è quello di arrivare, entro il 2010, a un totale di 14, ampliando la propria presenza in altre città della penisola iberica.

Del resto, El Corte Inglés, gruppo diversificato che opera nell’alimentare –Hipercor, Opencor e Supercor-, nei viaggi -anche in Italia, a Roma e Milano-, nel bricolage, nell’ottica, nell'abbigliamento con Sfera e nell’informatica, conta una rete di oltre 70 department store nei centri storici e nei centri commerciali, che rappresentano oltre il 56% delle vendite.

Per Stefanel l'estero è un must
Oltre alla Spagna, unico Paese nel quale Stefanel ha deciso un’espansione per corner che potrebbe anche essere estesa ad altri Paesi, l’internazionalizzazione è un must: di recente è stato annunciata l’accelerazione dello sviluppo in Russia e il rafforzamento della presenza in Germania, dove al recente megastore di Colonia a gestione diretta, seguiranno le aperture, sempre dirette, di Lipsia e Francoforte.

Emilia Romagna, il gusto dell’eccellenza

Carlo Lucarelli ha scelto il salame di Felino, Marcello Fois il formaggio di fossa, Valerio Massimo Manfredi l'aceto balsamico e Francesco Guccini, ovviamente, il lambrusco. Questa volta non solo per gola, ma per farne i protagonisti di altrettanti racconti gialli inediti che, insieme a quelli di altri dieci autori sono stati raccolti nel libro Il gusto del delitto (ed. Leonardo Publishing), pubblicato l'anno scorso con l'imprimatur dell'assessorato alla Agricoltura della Regione Emilia-Romagna.
“Proponendo a quindici scrittori emiliano-romagnoli di scrivere quindici gialli ispirati a un cibo o a un vino del territorio -spiega l'assessore regionale all'Agricoltura Tiberio Rabboni- abbiamo inteso trovare una modalità sicuramente efficace, oltre che anticonvenzionale, per trasmettere non solo le emozioni che questi cibi sanno evocare, ma anche il forte legame identitario che queste produzioni vantano con i valori, la tradizione e la cultura del territorio”. Tra l'altro, attraverso un genere letterario moderno, capace di catturare l'attenzione anche di un pubblico giovane al quale è importante riuscire a trasmettere l'amore per le proprie radici.

Del resto, l'efficacia del matrimonio tra cultura ed enogastronomia è ben testimoniata dall'opera di Pellegrino Artusi, padre della cucina italiana: il suo manuale di ricette, pubblicato per la prima volta nel 1881, è ancora oggi uno dei libri più tradotti nel mondo e la sua casa natale, a Forlimpopoli (Fc), oggi splendidamente ristrutturata, è sede di convegni, incontri e centro di divulgazione di fama internazionale, che recentemente ha avuto come ospite anche il poeta-contadino Wendell Berry (vedi intervista su Gdoweek 475 del 30 marzo 2009, pagg 14-15).

Doppia vocazione

Bologna la grassa, Bologna la dotta: un dualismo che ben esprime l'anima dell'intera regione e in particolare la sua doppia vocazione agroalimentare. Una regione capace di offrire poderose produzioni agricole specializzate -basti pensare alla frutticoltura della Romagna o al distretto del pomodoro che si sviluppa tra Parma e Piacenza- e industriali, laddove il richiamo alla Food Valley con tutti i big brand della pasta piuttosto che del pomodoro, e ancora della salumeria o del lattiero-caseario, ancora più che doveroso suona addirittura pleonastico. Eppure, proprio quella di Parma è anche la provincia italiana in cui l'incidenza dei prodotti Dop/ Igp/Stg sul valore alla produzione del totale agroalimentare risulta più elevata secondo la classifica stilata dall'Osservatorio Socio Economico di Qualivita, che peraltro vede tra le top ten anche la provincia di Modena e quella di Reggio Emilia.

Due facce della stessa medaglia secondo l'assessore Rabboni (vedi intervista), che sottolinea: “In Emilia Romagna siamo stati capaci di trovare il giusto punto di equilibrio tra l'industrializzazione di alcune produzioni agricole e la salvaguardia della biodiversità. La matrice comune è il saper fare, che ha radici nella tradizione contadina del territorio”.

Duemila km di itinerari del gusto
La forza dell'Emilia Romagna risiede anche nel fatto di aver saputo prontamente trasformare tanta ricchezza enogastronomica in una risorsa turistica. Infatti, è stato uno dei primi territori in Italia a dotarsi di un sistema regionale integrato per accogliere i turisti enogastronomici. Nate nel 2001 da una legge regionale, oggi le Strade dei Vini e dei Sapori sono in tutto 15: l'ultima delle quali in ordine di tempo (fine 2008) è stata la Strada del pane e dell'Appennino bolognese. In tutto si tratta di una rete di oltre 2.000 chilometri di itinerari che, dipanandosi da Piacenza a Rimini, offrono più di 1.300 tappe fra aziende agricole, cantine, caseifici, prosciuttifici, agriturismi, botteghe artigianali.
Impossibile perdersi: il turista ha a disposizione una cartellonistica unificata e riconoscibile, materiale informativo e un sito internet (www.strade.emilia-romagna.it). Fatto questo tutt'altro che trascurabile, tanto più che il pubblico dei viaggi golosi non è soltanto italiano. Molti cultori delle eccellenze gastronomiche, infatti, arrivano da Austria, Francia, Svizzera, Germania. Turisti curiosi, capaci di organizzare un viaggio in Italia appositamente per una visita ai caselli del parmigiano reggiano (vedi foto a dx) o a una cantina di stagionatura del culatello. Magari abbinandoli alla visita di antichi borghi, castelli, parchi regionali protetti, città d'arte, piuttosto che a un soggiorno rilassante sulla Riviera adriatica. E per chi non fosse ancora sazio di cultura enogastronomica, corsi, escursioni e degustazioni per imparare l'arte della norcineria o per scoprire come funziona una salina, nella fattispecie quella di Cervia, rimessa in funzione nel 2003.
Del resto, operosità e ospitalità vanno da sempre a braccetto da queste parti.

Allegati

Emilia Romagna, il gusto dell’eccellenza
Gdoweek 481 | 11 maggio 2009 |

Nuovo concept Carrefour in Francia tra alta gamma e tecnologia

Colori e sapori di Puglia

Prima di partire alla scoperta di una delle regioni più sorprendenti d’Italia, al quarto posto nel 2007 come destinazione turistica preferita dagli italiani, il primo passo da compiere è consultare il sito www.viaggiareinpuglia.it, portale ufficiale del turismo della Regione Puglia, che ha conquistato il Bit Award 2009 con la motivazione di miglior sito turistico d’Italia.
Attivato tre anni fa -la Puglia è stata l’ultima regione d’Italia a dotarsene- oggi è uno dei più completi, grazie a protocolli e accordi con i Comuni, le Pro Loco e i quotidiani locali. Una concertazione lodevole quanto complicata, considerato che il proverbiale campanilismo italico forse è proprio qui, nel tacco della penisola, che raggiunge l’apoteosi.
D’altra parte, al di là delle reminescenze scolastiche di generazioni di scolari alle prese con il Tavoliere delle Puglie, il fatto che a tutt’oggi la regione venga spesso denominata al plurale sembra rivelare una memoria storica dello stacco -paesaggistico, culturale e persino linguistico- esistente tra il nord (Gargano, Capitanata, Murgia) e il Salento al sud, a sua volta denominato “Terra tra i due mari”.

La forza dell’aggregazione

Eppure, una matrice comune è innegabile che ci sia, e forse quella più autentica è da ricercare proprio nella tradizione rurale ed enogastronomica di un territorio fortemente vocato alle produzioni agroalimentari.
“Arrivando in Puglia, non si può non venire colpiti dalle infinite distese di vigneti che si alternano agli uliveti, i cui colori contrastano con il blu dell’Adriatico e lo smeraldo dello Ionio -commenta Enzo Russo, assessore regionale alle Risorse agroalimentari-. Colori vivaci, che si coniugano con quelli dei prodotti tipici dai sapori autentici che ormai hanno conquistato anche i buyer stranieri, soprattutto americani e giapponesi”.

All’inizio del mandato, l’Assessorato ha individuato nell’eccessiva frammentazione delle imprese e nell’età elevata degli addetti due punti di debolezza del comparto agroalimentare pugliese, e si è impegnato a trasformarli in punti di forza.
“L’obiettivo era quello di preservare un tessuto composto in prevalenza di pmi -spiega- ma anche di rafforzarlo incentivandole all’aggregazione per fare sistema attraverso la creazione di percorsi finanziari che hanno offerto delle premialità a chi, e sono stati in molti, ha fatto questa scelta. Per favorire il ricambio generazionale, abbiamo attinto alle risorse comunitarie inerenti il Programma di sviluppo rurale, che nell’ultimo quadriennio ha consentito la creazione di 2.553 nuove imprese, in massima parte facenti capo a giovani; e con la nuova programmazione prevediamo di bissare questo risultato nel corso del prossimo quadriennio”.

Allegati

Colori e sapori di Puglia
Gdoweek 486 | 15 giugno 2009 |

Ecco i vincitori degli Rfid Award 2009

Assegnati i premi Rfid Italia Award alle aziende che meglio hanno saputo usare in Italia la tecnologia Rfid. La premiazione è avvenuta nell'ambito dell'Rfid Italia Summit, evento organizzato dal Cedites, in collaborazione con il Lab#ID dell'Università Carlo
Cattaneo-Liuc
.
Il comitato Scientifico, presieduto da Luca Mari, presidente e direttore del Lab#ID e composto da Carlo Maria Medaglia dell'Università La Sapienza, Giovanni Miragliotta del Politecnico di Milano, Antonio Puliafito dell'Università di Messina, Antonio Rizzi dell'Università di Parma, Luciano Tarricone dell'Università del Salento e Marco Sironi del JRC di Ispra, ha premiato:

- Kuehne + Nagel, vincitore nella categoria “Progetti Aziendali Interni” per un nuovo sistema di gestione delle parti di ricambio
automobilistiche di un magazzino Iveco, che ha portato all'ottimizzazione di tutti i processi
logistici per velocizzare e rendere più sicure le operazioni di ingresso, stoccaggio, prelievo e
spedizione delle parti di ricambio per veicoli industriali, oltre ad assicurare la garanzia di
originalità dei pezzi.

- Coop. Agricola San Rocco e Logistic Pilot, vincitori ex-aequo nella categoria“Progetti di filiera”). L'obiettivo del progetto della Cooperativa Agricola San Rocco è stato quello di fornire agli animali da
macello una sorta di documento personale, accompagnandolo dall'allevamento al punto vendita.
Il progetto garantisce la tracciabilità bovina lungo tutta la filiera produttiva.

Il progetto “Rfid Logistics Pilot” si pone come il primo esempio in Italia di realizzazione di un
pilota Rfid di filiera nel settore del largo consumo.
Tramite la tecnologia Rfid e l'EPC network è stato possibile tracciare puntualmente il flusso dei
prodotti dal produttore al consumatore finale, valutando sul campo i benefici ottenibili grazie
all'impiego dell'Rfid nell'ambito della tracciabilità dei prodotti all'interno della supply chain,
nonché l'ottimizzazione dei processi di filiera grazie alla visibilità delle informazioni derivanti
dall'EPC Network.

- PisaMO, vincitore nella categoria “Progetti di rilevanza sociale e ambientale” per PisaPass: il primo progetto nazionale per la gestione dei permessi di mobilità urbana (accessi
alle zone a traffico limitato e parcheggi) basato su tecnologie Rfid-UHF. Filo conduttore è
l'automazione delle attività riguardanti la gestione delle autorizzazioni e degli abbonamenti per
la sosta mediante la sostituzione dei vecchi supporti cartacei con card dotate di tag e chiamate
PisaPass.

- ActValue, vincitore nella categoria “Idee”, ha presentato un progetto di ricerca europeo il cui scopo è lo sviluppo e l'integrazione di nuove tecnologie
per migliorare la tracciabilità e aumentare la garanzia di qualità nella catena di distribuzione dei
cibi freschi e surgelati. Due gli obiettivi principali: monitorare la temperatura di ogni pallet durante
la fasi di carico/scarico e trasporto allertando in tempo reale in caso il valore vada fuori soglia, E
tracciare la shelf life del singolo prodotto in base alla sua temperatura nel tempo.

Menzioni speciali
Nel corso della cerimonia sono state anche assegnate due menzioni speciali. La prima, assegnata al miglior progetto realizzato nella Provincia di Varese, a Slimpakone.
La seconda, assegnata dai partecipanti presenti all'evento, a Venaria Reale.

Voice-ID il 17 giugno a Milano

Il prossimo 17 giugno a Milano, presso il Centro Convegni dell’Hotel Michelangelo, si svolgerà la seconda edizione di Voice-ID, l'evento di Data Collection dedicato alle tecnologie vocali.
Il mercato del voice-picking a livello mondiale, secondo una ricerca di Datamonitor, vale nel 2009 487 milioni di dollari (a prezzi e cambi costanti), poco più del 2% in crescita rispetto ai 477 milioni archiviati l'anno scorso. Datamonitor vede il mercato raggiungere i 900 milioni di dollari nel 2014, con una crescita media annua del 12,8%, un ritmo più che ragguardevole in un mercato, come quello della logistica, solitamente molto prudente negli investimenti in tecnologie.

Maggiori dettagli su Voice-ID 2009 sono disponibili sul sito www.voice-id.eu, dove è anche possibile registrarsi gratuitamente per partecipare all'evento.

Kleenex partecipa all’Allergy Day

Domani, sabato 13 giugno,  2009 Kleenex®, il noto brand di fazzoletti di Kimberly-Clark, sarà a fianco di AAITO nelle principali città italiane per sostenere “L'allergia si vince”, la giornata nazionale delle allergie.
L'Allergy Day toccherà i principali centri della penisola, in primo luogo presso ambulatori e centri medici ma anche in alcune piazze, per coinvolgere quante più persone in questa iniziativa che mira a fornire una maggiore conoscenza delle diverse allergie e di come “combatterle”.

Edu-promotion
Kleenex® sarà presente con un'attività di sampling legata alla linea Kleenex® Balsam, i fazzoletti pocket e in box che, grazie alle proprie proprietà emollienti del balsamo protettivo alla Calendula, aiutano a prevenire le irritazioni cutanee. Inoltre Kleenex® Balsam sponsorizza con un banner il sito internet informativo promosso da AAITO www.pollinieallergia.net.
“Abbiamo deciso di sostenere con Kleenex® questa iniziativa seguendo la mission di Kimberly-Clark, che vuole contribuire al benessere e alla salute delle persone -commenta Roberta Campio, Marketing Director Family Care in Kimberly-Clark Italia-. Le allergie sono un fenomeno molto diffuso e una corretta educazione sanitaria è fondamentale per affrontare i sintomi al meglio e mitigarne i disagi”.

Il tema seguito sul web in Uk
L'impegno dell'azienda nel diffondere una corretta e completa informazione sulle allergie ha visto lo sviluppo di un'iniziativa analoga nel Regno Unito, dove accanto alla pubblicazione di un documento scientifico sull'incidenza delle sindromi allergiche nel Paese, è stata creata anche una forma nuova di interazione diretta con i consumatori sul tema delle allergie, attraverso Twitter, che permette di comunicare istantaneamente attraverso dei “tweet”, brevi messaggi di testo. Creando un link interattivo (www.kleenex.co.uk/UK/ Products/Hayfever.aspx) e suggerendo agli utenti di segnalare il loro livello di allergia e il luogo da dove scrivevano, Kleenex® ha realizzato una mappa delle allergie per avere una testimonianza in tempo reale delle aree più colpite. Questo tipo di canale, permette a Kleenex® di raggiungere l'audience sempre crescente sul web, in modo costruttivo e interattivo creando un contatto sinergico con i consumatori.

Coop Centro Italia, utile in crescita

Nonostante la crisi Coop Centro Italia archivia un 2008 positivo, con cash flow per 45 milioni di euro, un utile, dopo accantonamenti, per 7,6 milioni e investimenti per circa 100 milioni di euro. Nel primo semestre 2009 la crescita tendenziale di fatturato è del 3,3%

Nordiconad, crescita e sviluppo in Piemonte

Nordiconad chiude il bilancio 2008 dei suo 58 pdv piemontesi con un fatturato di 201 milioni di euro, in crescita del 6,35% rispetto all’esercizio precedente. Forte anche la crescita del fatturato del prodotto a marchio Conad, che rappresenta ormai il 20% del totale.

Lo sviluppo
Dati positivi soprattutto se inquadrati nell’attuale fase congiunturale economica. e presentati oggi a Torino, dove è stato reso noto il nuovo piano di aperture in Piemonte: la cooperativa intende avviare nella regione, entro il 2011, altri 15 pdv per complessivi 13.150 mq di superficie di vendita, nelle province di Biella, Torino, Novara, Verbania; a questi vanno aggiunti i 3.700 mq in programma ad Aosta e Saint Christophe per un fatturato aggiuntivo stimato a regime di 80 milioni di euro.
L’investimento complessivo sarà di oltre 41 milioni di euro e prevede la creazione di 400 nuovi posti di lavoro, oltre a quelli delle gallerie commerciali.
A questi numeri bisogna aggiungere quelli del centro commerciale integrato al nuovo stadio Juventus: un investimento di 90 milioni di euro, oltre 800 addetti, un fatturato del solo ipermercato stimato in 50 milioni di euro e in 150 milioni di euro per l’intero complesso commerciale.

Le opportunità
“Il Piemonte si conferma la nuova frontiera dello sviluppo della cooperativa. Il 2008 è stato un anno importante per i risultati prodotti e per le scelte strategiche che abbiamo messo in campo”, puntualizza l’Ad di Nordiconad Mauro Lusetti. “La crisi economica ci appare un’opportunità per promuovere la crescita e farci trovare pronti nel momento in cui l’economia riprenderà a marciare. Per questo dedicheremo massima attenzione allo sviluppo della rete commerciale, per dare risposte ai bisogni dei consumatori e per favorire lo sviluppo dei nostri soci”.
Nordiconad è una delle maggiori cooperative del gruppo Conad ed è costituita da oltre 600 imprenditori associati proprietari o gestori di punti di vendita. Impiega 5.369 addetti e nel 2008 ha registrato, insieme alla rete associata, un fatturato di 1.300 milioni di euro.

GDOWEEK 486

A Chiquita il Circle of Excellence Award 2009

Chiquita Brands International si è aggiudicata il Circle of Excellence Award 2009, il premio attribuito dalla DBMA (Distribution Business Management Association) all’azienda che dimostra i più alti livelli di qualità e di tecnologia nello sviluppo logistico e un forte impegno verso l’ambiente.

Chiquita è stata scelta -da una giuria internazionale formata da prestigiosi membri di università e associazioni industriali degli Stati Uniti- grazie all’impegno dimostrato nel campo della sostenibilità, certificato anche da prestigiose organizzazioni indipendenti come Rainforest Alliance, la ONG statunitense con cui l’azienda ha avviato agli inizi degli anni ‘90 un progetto di trasformazione delle pratiche agricole utilizzate per la produzione delle banane in America Latina.

Chiquita Brands International si è aggiudicata l’ambito riconoscimento anche grazie all’innovativa ricerca condotta in collaborazione con il MIT (Massachusetts Institute of Technology) per misurare le emissioni di CO2 lungo la filiera produttiva.

Nelle passate edizioni il Circle of Excellence Award è stato conferito anche a Kraft Foods, Staples Inc., Sears & Roebuck, UPS, Mercedes Benz, Coors Brewing Co.

Non è dalla simpatia che si giudica il venditore

Aspetto curato, una vigorosa stretta di mano e la battuta sempre pronta: lo stile che ha da sempre caratterizzato gli addetti delle reti commerciali non basta più per vendere in maniera efficace, specialmente in tempi di multicanalità e di crisi economica. Ne è convinto Nicola Favini, direttore generale di Logotel, una società milanese che supporta le aziende che vogliono innovare la relazione con i propri clienti. Una delle attività principali di Logotel è la formazione degli addetti alla vendita: « Il ruolo del Web e dei nuovi canali è sempre più importante - spiega Favini -. Non bisogna però dimenticare che tutti i giorni le aziende entrano in contatto con i propri clienti attraverso luoghi fisici, uomini in carne e ossa. Una delle cose più importanti nel processo di vendita sono dunque le persone, i loro comportamenti e motivazioni, che cosa dicono ai clienti e come li gestiscono». Secondo Favini, il venditore moderno dovrebbe pensare più a “come” vendere piuttosto che a “cosa” vendere: il cliente dovrebbe essere aiutato a ragionare sui benefici che potrebbe ottenere grazie al nuovo prodotto/servizio, piuttosto che interrogarsi sui possibili costi aggiuntivi.

Nuove competenze
«Non è importante che un venditore parli a raffica - puntualizza Favini - quanto piuttosto che riesca a fare domande intelligenti e insegni cose che magari anche esulano dal mero oggetto di vendita, ma che possono essere utili per il proprio cliente. Se voglio catturare l'attenzione, i primi 10 minuti devono essere spesi a condividere problemi di scenario e tendenze, piuttosto che essere dedicati immediatamente al proprio oggetto di vendita». Per comportarsi in questo modo è indispensabile acquisire una determinata serie di competenze: un problema non da poco per le aziende, che sinora si sono abituate a formare i venditori con un po' di conoscenze base, la capacità di fare relazione, qualche tecnica di negoziazione e le brochure di prodotto.

La necessità di una rivoluzione nel b2b
Queste riflessioni valgono anche per le aziende impegnate nel business to business: secondo il dirigente Logotel il b2b italiano è caratterizzato in parte da attori ancora molto prodotto-centrici, estremamente orientati all'oggetto della vendita e non al servizio offerto al cliente. Dall'altra parte esistono aziende interessate alla relazione con i propri clienti, ma che puntano soprattutto sulle capacità empatiche dei propri venditori. «Ma il cliente di una buona stretta di mano non se ne fa niente, e di bei prodotti il mondo è pieno - annota Favini -. Il b2b ha tante chance ma deve imparare tanto dal b2c, cioè deve riuscire a smaterializzare quello che vende. Il suo valore aggiunto sarà infatti sempre di più non tanto l'innovazione di prodotto, ma tutto quello che ci sta attorno: il prevendita, il post e la gestione, che alla fine non sono altro che servizi. Le aziende b2b dovrebbero dunque cercare applicare logiche simili a quelle di chi fa servizio puro, come la distribuzione retail».

Non basta la brochure  
È facile pensare che la differenziazione sia una strada molto complicata per un'azienda b2b, ma in realtà ci sono tante piccole cose che possono essere fatte per distinguersi dai concorrenti. «Anche se si vendono prodotti a basso tasso di innovazione, come dei semplici articoli di cancelleria, non basta far vedere la propria brochure, bisogna essere capaci di saper rispondere alle esigenze del proprio interlocutore», aggiunge il responsabile di Logotel. Tradotto in termini pratici, questo significa, ad esempio, inviare con tempestività un report con le risposte alle domande che il cliente ha posto durante un incontro, o fare una semplice telefonata aggiuntiva che non sia legata a problemi o richieste di fatture. Secondo Favini, però, i sales manager tendono a non occuparsi di questi aspetti.

Le business community di Logotel
Un ulteriore elemento di difficoltà è rappresentato dai problemi di comunicazione e motivazione con le reti di vendita, soprattutto per quelle aziende che hanno a che fare con reti ampie, diffuse sul territorio e spesso non di proprietà (le cosiddette reti indirette). Logotel ha costruito dei sistemi (business community network) che permettono di essere quotidianamente in contatto con queste reti periferiche: «Grazie a un intelligente uso del Web 2.0 - spiega Favini - abbiamo costruito dei network dove i nostri clienti si possono collegare per conoscere tutto quello che serve per migliorare la vendita: ad esempio, essere allineati su prodotti e servizio, comprendere meglio la propria concorrenza o partecipare a gare. Recentemente su una community abbiamo lanciato un forum su quali siano le domande più efficaci rivolte ai clienti, che ha scatenato l'interesse e gli interventi di migliaia di agenti sparsi su tutto il territorio nazionale».

La visione e le strategie di Bob McDonald nuovo ceo di P&G

Gestire un business globale intorno ai 77 miliardi di dollari, organizzare operazioni in ottanta paesi sparsi in tutto il mondo, generare valore in grado di appagare consumatori e azionisti: la giornata di Robert, Bob, McDonald non deve essere delle più semplici.
Il Coo, chief operating officer, di Procter & Gamble, in azienda da quasi trent'anni, l'uomo che due anni fa, Fortune definì una “stella nascente”, fa il punto con Gdoweek sull'avvenuta integrazione con Gillette, delle sinergie e degli obiettivi raggiunti, dei piani per il 2008 e dei nuovi sistemi di misurazione per essere sempre più un'azienda “al servizio del consumatore”.

Come sta andando l'integrazione con Gillette?

Nell'ottobre 2007, P&G e Gillette hanno celebrato il secondo anniversario della fusione in un'unica società. I progressi dell'integrazione, la più grande mai avvenuta nell'industria del largo consumo, sono in linea con il programma stabilito nel 2005. Il 99% delle nostre operazioni commerciali sono ormai integrate, il che significa che oggi ci presentiamo come un'unica società nella maggior parte del mondo. Abbiamo rispettato la tabella di marcia che prevedeva di arrivare entro tre anni ad ottenere sinergie nei costi tra 1 e 1,2 mld di dollari e di 750 mio nel fatturato come unica società.

In quale modo questa integrazione è stata sinergica per Procter & Gamble?

Si sono sviluppate molte sinergie con l'integrazione di Gillette: abbiamo inserito il personale Gillette e le sue best practice all'interno della nostra organizzazione. Inoltre, si sono aperte nuove opportunità di co-marketing tra i diversi brand e siamo stati in grado di espandere la distribuzione dei nostri prodotti in nuovi canali e mercati. Per esempio, P&G ha imparato dall'esperienza Gillette con i drugstore riuscendo così a rendere più prodotti P&G disponibili in questo canale. Allo stesso modo, i prodotti Gillette sono ora disponibili per più consumatori in Cina, grazie alla più profonda penetrazione di P&G in quel mercato. Un altro esempio è il modo in cui i brand dell'oral care di P&G e di Gillette si sono uniti per creare un'offerta per i consumatori più completa, con prodotti innovativi pensati per ogni tipo di esigenza. Nel lungo periodo, si creeranno sempre più sinergie, man mano che tecnologie e brand di P&G e Gillette avranno modo di interagire le une con le altre.
In una recente presentazione alla Morgan Stanley Consumer Conference, lei ha dichiarato l'obiettivo di ampliare la vostra presenza in una pluralità di canali distributivi.

Questo riguarda solo gli Stati Uniti o è una strategia a livello mondiale?

Con l'integrazione di Gillette, abbiamo colto l'occasione per rivedere e migliorare le best practice sia di P&G sia di Gillette nello sviluppo dei canali a livello globale. Come avete sentito nella presentazione di Morgan Stanley, prevediamo quattro grandi aree di opportunità. Prima di tutto, l'espansione in tutto il mondo di P&G nei negozi di vicinato. Collettivamente, questi piccoli negozi, soprattutto nei mercati in via di sviluppo, sono i nostri maggiori clienti al dettaglio. In secondo luogo, abbiamo l'obiettivo di espandere le vendite nei drugstore, nelle farmacie e nelle profumerie. Terzo, vogliamo ampliare l'assortimento dei marchi P&G nel canale del fai-da-te. Inoltre, un altro canale in cui vediamo grandi opportunità è il retail online.

Lei ha anche dichiarato che utilizzerete un nuovo approccio, P.R.I.S.M., per migliorare la misurazione dell'efficacia degli strumenti in-store?
Può spiegare ai nostri lettori di che cosa si tratta e come funziona?

P.R.I.S.M., Pioneering Research for an In-Store Metric, è un'iniziativa che riguarda più aziende e settori, in grado di rivoluzionare il nostro modo di pensare al negozio come un mezzo di marketing. P.R.I.S.M. misura il numero di acquirenti presenti nel pdv e dove sono passati registrando l'ora, il giorno, la corsia e la categoria, nonché quali messaggi di marketing hanno avuto l'opportunità di vedere. Il sistema è gestito da Nielsen e utilizza un processo sofisticato combinando la misurazione del traffico nel pdv, i dati di vendita e di marketing in-store, ottenendo così un modello in grado di predire con elevata accuratezza i movimenti dell'acquirente. Ciò darà a produttori e distributori una ricca fonte di informazioni per meglio soddisfare le esigenze dei loro acquirenti.

State programmando di utilizzarlo anche in Europa? E in Italia?

Terminata questa fase nel 2007, da metà del 2008 P.R.I.S.M. sarà disponibile per tutto il retail statunitense. L'obiettivo di Nielsen è di offrire nel futuro questo servizio a livello mondiale.

Quali sono i nuovi mercati per il 2008?

Dal 2001, sono tre le principali strategie di crescita che P&G ha applicato:
- Crescere, partendo dal nostro core business, vincendo con i nostri brand più importanti, vincendo nei nostri mercati più grandi e con i nostri clienti top. Dal 2001, abbiamo raddoppiato il numero di brand che generano vendite da un miliardo di dollari o più. Così come abbiamo raddoppiato i paesi in cui vendiamo per più di un miliardo di dollari e i nostri clienti top (+ di 1 mld di fatturato) sono passati da due a sette negli ultimi sette anni.
- Sviluppare business che abbiano un più elevato livello di marginalità, di crescita e di bilancio. Dal 2001, abbiamo rilevato una crescita significativa nei settori della bellezza, del health-care e della cura casa.
- Accelerare la crescita nei mercati in via di sviluppo caratterizzati da consumatori a basso reddito. Più di un terzo delle nostre entrate arrivano da questi paesi.
Queste rimangono le nostre strategie anche per il 2008.

Quali sono a suo parere le maggiori differenze nei trend di consumo tra Nord America ed Europa?

I consumatori hanno, aldilà dei localismi, gli stessi bisogni di base. Viaggiando in tutto il mondo, compresi i paesi in via di sviluppo, alla mia domanda: “Quali sono i tuoi sogni?” la risposta è sempre la stessa: “Un mondo migliore per i miei figli”. Per questo io sono fiero che la missione di P&G sia proprio quella di migliorare la vita dei consumatori. I nostri prodotti, anche se in maniera marginale, rispondono a questa domanda.
Nelle categorie in cui siamo presenti non ci sono particolari differenze tra i consumatori nordamericani e quelli europei. Ovunque i consumatori richiedono sempre più benefici a un prezzo conveniente dai prodotti che acquistano e dai negozi nei quali comprano.

E in Italia?

Sono molto soddisfatto dei progressi dei nostri clienti retail in Italia nella creazione di esperienze d'acquisto sempre più d'impatto con i nostri prodotti quella che noi chiamiamo First moment of truth (il primo momento della verità).
In P&G crediamo che esistano due momenti “della verità” per i nostri prodotti: il primo è quando l'acquirente si trova davanti allo scaffale e decide di acquistare un nostro prodotto, il secondo è quando a casa propria lo utilizza e determina se ha appagato le sue aspettative.
Nella mia esperienza, questo è il meglio che chi lavora nel largo consumo può fare: quando distributori e produttori collaborano ai livelli più alti per portare sempre più innovazione a scaffale, nel progettare strategie di marketing per lo shopper che siano innovative e programmi di category che vincano “il primo momento della verità”. Questo crea valore per tutti.

Quale direzione deve prendere l'innovazione di prodotto?
L'innovazione è la vita di P&G ed è interamente giocata sui bisogni del consumatore. I nostri billion-dollar brand (con vendite annuali di 1 mld di dollari o più) sono la nostra piattaforma primaria per l'innovazione e stiamo sempre più esplorando come espandere e migliorare questi marchi. Un buon esempio è Olay (in Italia Oil of Olaz), diventato marchio leader a livello mondiale per la cura della pelle, focalizzandosi sul desiderio dei consumatori di ottenere benefici contro l'invecchiamento.

Che cosa pensa dell'attuale crisi delle materie prime? Pensa che gli ogm possano essere una soluzione?

P&G è tranquilla circa la propria abilità nel continuare a fornire prodotti di qualità a un giusto prezzo ai nostri consumatori malgrado i costi in aumento di alcune materie prime. Noi siamo sempre attenti nel cercare modi di ridurre i costi relativi a questi aumenti. Per esempio le formule dei nostri prodotti sono state pensate per metterci in grado di utilizzare ingredienti alternativi senza influenzare le performance dei prodotti. Anche nei processi di produzione siamo attenti nell'identificare e implementare nuovi processi e macchinari che riducano i costi di produzione.

Il boom degli integratori non conosce crisi

Soltanto con le vendite realizzate in farmacia, nel 2008 il mercato degli integratori ha fatturarato 1.242 milioni di euro (+8,7% sul 2007), cui vanno aggiunti i 109,4 milioni di euro sviluppati dalla grande distribuzione (+4,2%). Sommando anche gli introiti delle erboristerie, l'intero indotto generato dal settore dei prodotti salutistici si attesta a 1.453 milioni di euro, secondo quanto emerge dallo studio realizzato da AcNielsen per FederSalus,
Federazione Nazionale Produttori Prodotti Salutistici, nata nel 1999
dall'iniziativa di 12 aziende e che oggi conta 133 associati.

Questi sono solo alcuni dei numeri del boom degli integratori, un mercato che ha conquistato il 32% della popolazione. Un italiano su tre consuma integratori e che non si tratti di un episodico exploit, ma di una cultura radicata, lo conferma il 62.1% di intervistati che ammette di utilizzare integratori da oltre due anni.

Le motivazioni all'acquisto

Nella maggior parte dei casi -secondo la ricerca “Gli Italiani e gli Integratori”, condotta su 505 utilizzatori da BocconiTrovato & Partners- le ragioni alla base dell'acquisto sono principalmente la ricerca del benessere psico-fisico (46.1%) o la risposta a specifiche esigenze di salute (42.8%).
Il canale d'acquisto preferito è ancora la farmacia, dove nel 2008 sono state vendute oltre 90 milioni di confezioni (+4,8 rispetto all'anno precedente), cui si sommano le 19 milioni di unità vendute nella grande distribuzione (super e ipermercati) e le oltre 6 milioni acquistate nel canale parafarmacia (AcNielsen).  A prescindere dal canale di acquisto, per decidere quelli più adatti il medico rimane il punto di riferimento per il 51.7% degli intervistati, mentre 1 su 3 si affida al metodo fai da te (BT&P).

Le tipologie più richieste

Al primo posto nelle scelte dei consumatori italiani ci sono gli integratori di vitamine e di minerali (52.5%), seguiti da fermenti lattici o integratori energetici (36%) e sportivi, a base di vitamine, sali minerali, aminoacidi e proteine (14.4%), categoria, questa, che vede un predominio maschile (il 23% degli utilizzatori di integratori, contro il 9.9% delle donne).
Ma l'elenco è veramente lungo: dagli integratori dietetici a base di crusche e altre fibre (8.3%), agli estratti vegetali, come aloe o papaia (7.8%), per arrivare, solo per citare i più utilizzati, a ginseng, pappa reale e tonici (7.4%).

Le preferenze espresse trovano pieno riscontro dai dati di vendita delle farmacie che, secondo dati AcNielsen, vedono al primo posto i fermenti lattici con 169,1 milioni di euro, i multivitaminici (84,9), i dimagranti (74,9), gli integratori salini (59,8), i sistemici per capelli (57,7).

Il profilo del consumatore tipo

Dallo studio promosso da FederSalus emerge che circa due terzi di utilizzatori sono donne (in media il 66.1%, che diventano il 71.6% nel Nord Ovest), con un livello di istruzione medio-alta (51.7%).
Molti sono attenti al benessere: il 42.1% degli utilizzatori infatti svolge un'attività sportiva (46.9% di uomini) e il 39.1% segue abitualmente un regime alimentare salutistico. Il profilo degli utilizzatori, così come il luogo di acquisto, è specifico a seconda della tipologia di prodotti: dai complessi vitaminici e minerali, utilizzati da Italiani di livello d'istruzione medio-alto (56.8%, con il 63.2% tra i laureati), per una scelta di benessere (57.2%), ai fermenti lattici, i cui consumatori si concentrano di più nelle regioni del Nord Ovest (43.6%) e del Sud (39.7%) e sono rappresentati soprattutto da casalinghe (49.6%) (BT&P).

Il peso crescente della gdo
Il fattore fiducia (che orienta verso la farmacia o l'erboristeria) è determinante nella scelta del canale d'acquisto per il 14.8%, mentre la variabile costo (che spinge verso il supermercato) influenza il 17.8% che si regola sulla base della convenienza (aspetto a cui sembrano particolarmente attenti gli uomini, con il 23.5%).
Dai dati emerge anche che c'è differenza tra i prodotti acquistati in farmacia, dove primeggiano fermenti lattici, multivitaminici e dimagranti e quelli presi nella grande distribuzione dove si comprano maggiormente i sostitutivi del pasto, i dimagranti e gli integratori sportivi.

La possibilità di acquistare prodotti salutistici nei supermercati e nelle parafarmacie ha influito decisamente sul boom degli integratori, infatti a due anni dalla liberalizzazione introdotta dal decreto Bersani, i punti di vendita trattanti sono passati dai 17.013 del 2006 ai 19.600 del 2008 e il nuovo segmento distributivo arriva a pesare più del 22% in termini di confezioni vendute.

Penny market Italia festeggia i 15 anni

Lo scorso 23 maggio, Penny Market (Gruppo Rewe) ha raggiunto i 15 anni di attività in Italia. Rewe, il colosso europeo con sede a Colonia (Germania), nel 1994 iniziò, infatti, il processo di internazionalizzazione, inaugurando il primo negozio ad insegna Penny Market a Cremona.
In Italia, oggi, la catena occupa 2.200 persone e sviluppa un fatturato lordo di un miliardo di euro. Penny Market Italia, con i suoi 280 discount
presenti in 16 regioni italiane -prevalentemente al nord e al centro-
serviti da 6 centri distributivi, si colloca al terzo posto tra le
catene discount presenti in Italia.

Inflazione ancora in calo per i beni di largo consumo in gdo

Promozione per battere l’inflazione. Nella moderna distribuzione, ormai le vendite dei prodotti di largo consumo sono “drogate” dai tagli prezzo, che vanno a incidere per oltre il 30%, mediamente, sui volumi del sell out. Ed è bene sottolineare “mediamente”, perché in alcuni settori il tasso di incidenza arriva addirittura al 60%. Logico quindi che, a maggio, secondo quanto emerge dall’Osservatorio Prezzi di Panel International, l’inflazione nella distribuzione moderna,  sia ulteriormente scesa attestandosi all’1,7%, quando in aprile era del 2,2%.

Crolla il prezzo del latte
L’inflazione dei prodotti di largo consumo è trascinata verso il basso dall’alimentare. In particolare il prezzo del latte cala dell’ 1,8%, quello dell’olio dell’ 1,2%, quello di yogurt e formaggi bianchi dello 0,9%. “L’impegno delle aziende di produzione e distribuzione in questo momento di crisi è molto forte -ha dichiarato Stefano Galli, amministratore delegato The Nielsen Company- e ciò si evidenzia non solo con il continuo sostegno promozionale ma anche con il generale tentativo di contenimento dei prezzi. Il consumatore è consapevole e molto attento, ricerca la miglior offerta qualità/prezzo, tende a comperare in promozione, a stoccare ciò che può ed è tornato alla buona abitudine di fare la lista della spesa per ridurre gli acquisti di impulso: comportamento rilevato nel 58% del panel. Assistiamo anche al recupero della dimensione domestica con 1 italiano su 3 che prepara più frequentemente rispetto al passato pane, torte e pasta fatta in casa e 1 italiano su 5 che esce meno a cena”.

Pac2000A-Conad bilancio lusinghiero

Un patrimonio quasi triplicato negli ultimi anni, un fatturato della sola cooperativa di oltre 1.200 milioni ed un utile netto di oltre 30 milioni di euro nel 2008. Quattro le regioni interessate (Umbria, Lazio, Campania e Calabria), quasi 1.100 soci, oltre diecimila addetti, tra diretti, indiretti e indotto. Questi i numeri del bilancio 2008 della cooperativa Pac2000A-Conad presentati ai soci in occasione dell'assemblea annuale.

I numeri
I dati sono stati  resi noti dal presidente Leonardo Antonini. Il consolidato di Gruppo nel  2008 ha superato i 1.650 milioni di euro, con un valore di produzione prossimo a 2 miliardi e una crescita percentuale quasi a due cifre.  In continua crescita, infatti, anche il patrimonio netto della cooperativa, cioè la sua capacita di finanziare lo sviluppo con mezzi propri senza ricorrere a indebitamenti: dai 129 milioni di euro del 2004 si è passati ai 187 del 2007, che sono diventati 267 milioni nel 2008. E mentre è cresciuto anche l'utile netto, arrivato a 30 milioni di euro, il grado di indebitamento dell'azienda  ha visto negli anni un sostanziale e costante decremento: era il 3,23 nel 2007 e nel 2008 si è attestato su un valore pari a 2,64. Positivi anche i dati relativi al primo quadrimestre del 2009, con un andamento positivo del 4,4% e le vendite del gruppo che hanno visto un incremento del 6,8%.

Arriva l’Igp per l’aceto balsamico di Modena

Dopo ben 13 anni di attesa, l'aceto balsamico di Modena potrà fregiarsi dell’Indicazione Geografica Protetta e di tutte le tutele ad essa associate, confermando  il primato europeo dell’Italia per i prodotti di qualità ad indicazione protetta riconosciuti, che salgono così a quota 178.

L'approvazione dell'Igp è avvenuta, con 26 voti a favore, da parte del
Comitato Permanente per le Igp e le Dop presso la Commissione europea a
Bruxelles.
L'iter è stato tra i più travagliati nella storia delle Igp. La prima
richiesta di registrazione risale infatti al 1996, e soltanto oggi è
arrivato il riconoscimento europeo per questo prodotto che, grazie al
boom dei consumi registrato nell’ultimo ventennio a livello
internazionale, oggi sviluppa un volume produttivo di circa 100 milioni
di litri, pari a un un fatturato stimato in 290 milioni di euro,
generato da oltre 60 produttori, dei quali solo una ventina di
dimensioni industriali.

Lotta alle contraffazioni
“Il riconoscimento dell’Igp per l’Aceto Balsamico di Modena ci riempie di orgoglio -ha dichiarato il Ministro Luca Zaia (Mipaaf), dandone annuncio ieri a Milano in occasione dell’inaugurazione di Tuttofood-. Siamo riusciti in pochi mesi, dopo anni di tentativi falliti, ad arricchire il nostro Atlante di prodotti di qualità e origine riconosciuta con questo principe della tavola, un concentrato di tradizione e storia amato all’estero come in Italia. L’Aceto Balsamico di Modena rappresenta la cultura e la storia di un territorio estremamente ricco di conoscenza e tradizioni. Ai Consorzi va il merito di aver creduto tenacemente in questa battaglia. Con lo stesso impegno e la stessa convinzione che dall’insediamento ad oggi ci hanno visti occupati a sostenere il riconoscimento dell’Igp per l’Aceto Balsamico di Modena, da oggi attiveremo ogni sforzo per affiancare i Consorzi e le imprese, a livello europeo e internazionale, nella tutela di questo prodotto e nel contrasto a qualsivoglia tentativo di imitazione”.

Intervista con Wendell Berry, il guru del km zero

All'ingresso di Eataly c'è una scritta: “Mangiare è un atto agricolo”. L'aforisma è di Wendell Berry, 75 anni, poeta-saggista-contadino, il profeta dell'America rurale, secondo la definizione del New York Times, nonché il promotore dell'esperienza dei farmers market, nati in California negli anni 70 e ai quali si ricollega il concetto di filiera a km zero. La svolta nella sua vita giunge quando vince una borsa di studio Guggenheim con cui viene mandato a Firenze all'inizio degli anni 60 per studiare la letteratura italiana. Colpito dalla bellezza della campagna toscana e dalla sua “buona” agricoltura, scopre la sua vera vocazione di contadino poeta e, a fine anni 60, torna nel Kentucky dove inizia a condurre una piccola fattoria, con cui fonda una comunità rurale. Gdoweek ha raccolto quest'intervista in esclusiva a Forlimpopoli, durante la visita per ritirare il Premio Artusi 2008.

Mr. Berry nella sua giornata tipo scrive, insegna e lavora nei campi?
Sì scrivo, ma leggo anche. Come lettore sono molto eclettico. La mia passione sono Shakespeare e Dante, ma mi piacciono anche Hemingway e Faulkner. Ad ogni modo l'attività che mi impegna di più è l'agricoltura e l'allevamento degli animali. Devo dire, però, che mi impegna anche la raccolta della legna con cui cerco di essere completamente indipendente dalle compagnie petrolifere. La dipendenza energetica è una delle modalità con cui il sistema si impone e ci costringe ad accettarlo.

In merito lei usa le parole totalitarismo economico: cosa intende?
Parlo della logica del capitalismo che è totalitaria: la tendenza inevitabile del libero mercato selvaggio è, infatti, ciò che avviene nel gioco del Monopoli. Io credo, invece, nella comunità locale intesa come un principio fondante e al tempo stesso come un sistema pratico per le persone al fine di realizzare un'armonica condivisione del microcosmo in cui si vive. Del resto qualsiasi cosa accada al mio vicino, in qualche modo influenza anche me.

Quindi è contrario alle grandi ricchezze? Eppure l'etica protestante a cui lei fa riferimento dà un origine divina al successo economico ...
In realtà, dal punto di vista religioso, io mi ritengo “indipendente”. Leggo soprattutto il Vangelo e, in merito al capitalismo, devo dire che così come è praticato nel mio paese, non può essere neppure lontanamente collegato agli insegnamenti di Gesù, sebbene buona parte delle persone che guidano l'economia si dichiarino religiose.

Del resto lei è contrario all'usura ...
Questa è una questione delicata dato che se si ha un sistema monetario su larga scala, ci si deve per forza basare su un sistema bancario che deve essere remunerato. Il punto è di stabilire la giusta remunerazione, esattamente come dice il Vangelo. Il tasso deve essere stabilito dalla comunità, inclusi i banchieri, e quando dico comunità parlo di una comunità locale dove tutti si conoscono e si guardano negli occhi. Che è poi la stessa garanzia di qualità offerta dai farmer market e dai negozi di vicinato: chi vende mette a garanzia la propria faccia e la propria onorabilità. In cambio però il cliente deve accettare di pagare il giusto prezzo, cioè un po' di più di quello praticato nella grande distribuzione.  

Sbaglio o parlando di grande distribuzione si riferisce a Wal-Mart?
Io non mi fido di Wal-Mart, tratta male i suoi dipendenti e non intende essere un buon vicino. Con i suoi prezzi distrugge l'economia locale e fa sì che la gente si chiuda in casa e pensi di  non avere bisogno dei suoi vicini.
È un tipico approccio dall'alto e quindi alieno, mentre il fattore chiave sta nella capacità di adattarsi all'ambiente locale, come in natura fanno gli animali. Questo del resto è lo stesso problema che ha lo Stato: non può perseguire la “local adaptation”. Ecco perché bisogna diffidare delle scelte del governo.

La sua visione non è un po' troppo pessimista? Non è che lei magari vede il rischio di una catastrofe?
Non lo sappiamo, non lo possiamo sapere; ciò che sappiamo, perché lo sentiamo dentro, è cosa è bene e il modo per praticarlo. Non è una questione di istruzione, ma di sentimento, di rapporto emotivo individuale con la propria terra al fine di capire il rapporto con essa. Cosa tanto più decisiva per i giovani che devono capire dove sono e chi sono le persone con cui vivono, capire la natura del posto e che cosa la natura consente loro di fare. Devono comprendere cioè il genius loci, quello che Alexander Pope chiamava il “genius of the place”.

Non crede che questa sensibilità verso il locale, la storia e il genius loci possa avvantaggiare l'Italia?
L'Italia, come tutti i paesi industrializzato, deve ristabilire il rapporto con il suo territorio. L'industrializzazione tenta di affermare il concetto della mobilità per cui non è importante dove vivi e cosa fai. Invece è importante volersi fermare, perché, se non altro, si comprende che se rovini il luogo dove vivi, vivrai in mezzo alle rovine.
    Ugo Stella

Italian Food Excellence

dmc

Sei un digital manager? La tua impresa è impegnata nella Digital Transformation?

Gli aggiornamenti sulle ultime innovazioni e trend, per gestire la trasformazione culturale in azienda e identificare nuove opportunità di business

css.php