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Ikea cresce e prepara nuove sfide

Con un fatturato di 1,38 miliardi euro e una rete di 15 pdv, Ikea Italia archivia l’esercizio 2009 con una crescita del 3,8% che, a parità di rete, scende all’1%, nonostante il buon andamento dei tre nuovi pdv aperti tra settembre ‘08 e agosto ’09, tra cui soltanto Parma è a regime, mentre l’apporto di Rimini e Collegno (con il nuovo spazio Glass House, test internazionale) si limita da giugno in poi.

Le priorità: prezzi ed efficienza
Le performance positive sono attribuite dall’Ad Roberto Monti al continuo lavoro di ricerca di un sempre più conveniente rapporto qualità/prezzo, che ha portato, negli ultimi 10 anni, a un progressivo calo dei prezzi Ikea rispetto agli indici Istat. Questi risultati derivano anche da un’accentuata razionalizzazione a livello di filiera e dei processi produttivi per ottenere una maggiore efficienza.

Altre priorità riguardano il rinnovamento dei percorsi interni degli store nella logica di semplificare i processi di acquisto: in questo senso un ruolo sempre più importante è attribuito a Internet, sia come strumento per velocizzare gli acquisti e la ricerca di soluzioni personalizzate per la propria casa grazie alla disponibilità di piattaforme online che permettono di disegnare progetti ad hoc, sia come strumento di fidelizzazione in grado di entrare in contatto più rapidamente con la clientela, a livello locale, come dimostrano recenti esperienze a Bari.

La crescita della rete

Allo stesso tempo, Ikea lavora sulla crescita della rete. In particolare, entro marzo 2010 sono previste 3 nuovi store: Trieste Villesse, una struttura di 29.700 mq con una capacità di attrazione regionale e oltre confine, dove, nel giro di due anni, sarà aperto il primo shopping center italiano di proprietà e gestito direttamente da Ikea, tramite un’apposita società Inter Ikea Centre Group. Sarà un cci pensato per la famiglia, nel quale il management italiano utilizzerà parte dell’esperienza già realizzata all’estero, dove Ikea gestisce già 22 shopping center in 7 paesi con la previsione di aprirne altri 12.

Entro febbraio 2010 è prevista l’apertura di Salerno, il secondo store della Campania, mentre nei mesi successivi l’attenzione sarà puntata su San Giuliano con il terzo store dell’area milanese.

“Certo in parte questo implicherà una cannibalizzazione dei fatturati degli altri due store, ma siamo convinti che, dopo una prima fase, il mercato ne risentirà positivamente – precisa Monti- anche perché siamo convinti che Milano abbia le potenzialità per sostenere l’impatto di un quarto store, ancora in fase di studio”.

Fragolì Toschi si aggiudica a Londra la Gold Medal “Best in Class” 2009

Il riconoscimento dell’International Wine and Spirits Competition di
Londra è stato assegnato a Fragolì Toschi. Premiati anche il Lemoncello e
Sambuca Stardust. Fragolì Toschi ha ricevuto il riconoscimento più prestigioso nella categoria Spirits all'International Wine and Spirits Competition di Londra: la Gold Medal (Best in Class) 2009.

Ideata nel 1969 da un appassionato chimico enologo, oggi l'IWSC è il concorso di riferimento mondiale sia in campo enologico sia dei distillati: i prodotti che ottengono il punteggio più alto sono consacrati Best in Class, ovvero migliori della categoria.
“Il premio -afferma Massimo Toschi, amministratore delegato dell'azienda- è per noi motivo d'orgoglio. Fragolì Toschi può attualmente vantare i più alti riconoscimenti in ben cinque Paesi: Germania, Estonia, Russia, USA ed oggi anche nel Regno Unito”.
Sempre a Londra, in occasione dell'International Wine and Spirits Competition, Toschi ha ricevuto riconoscimenti per altri due suoi prodotti della gamma dei liquori: la Silver Medal 2009 al Lemoncello Toschi e la Bronze Medal 2009 alla Sambuca Stardust.

I numeri di Toschi
Toschi Vignola, che ha chiuso il 2008 a quota 28 milioni di euro di fatturato, ha alla base della sua strategia  l'innovazione e la qualità nel rispetto della tradizione e del territorio.
Nota per le ciliegie sotto spirito, l'azienda è attualemente strutturata in tre divisioni specializzate a seconda dell'offerta: Toschi Tradizionale propone ai consumatori e ai professionisti prodotti come le amarene in sciroppo, la frutta sotto spirito e i liquori; Toschi La Gelateria offre una vasta gamma per le gelaterie e pasticcerie artigianali, mentre Toschi Aceto Balsamico di Modena comprende una linea di prodotti a marchio Gino Toschi.

Upim rilancia la linea Ever

Una novità che sa di tradizione nel reparto cosmesi di Upim: è stato presentato il restyling di Ever, un marchio storico creato dall'insegna negli anni Sessanta. Sono150 le referenze della linea, con aspetto del tutto nuovo grazie alla rivisitazione di packaging, logo e gamme colori.

Posizionamento invariato   
La gamma si distingue per la varietà delle scelte cromatiche e per il rapporto qualità/prezzo; il posizionamento non è cambiato (costi tra 4 e 7 euro) e ha come prodotti di punta i due best seller mascara e cipria. Target è soprattutto quello delle giovani donne dinamiche.
Quattro le aree merceologiche: Labbra (lip gloss, matite, rossetti star light, tubetti pure gloss); Viso (ciprie, correttore, fard, fondotinta, ombretti cotto mono e trio, terra abbronzante); Mani (smalti, curativi unghie); Occhi (deep liner, mascara allunga ciglia, mascara alta definizione, mascara volume, matite occhi).

L’Home Art Design di Lefel arriva a Milano

La Rinascente punta sulla shopping therapy

"Sono veneziano e so che a Venezia l'acqua c'è sempre, alta o bassa, e con questo devo fare i conti. Lo stesso vale per il mercato: esiste sempre, anche quando vive una fase negativa; si tratta solo di individuare alternative valide, che ci permettano di navigare bene. E noi sappiamo che il punto d'arrivo, definito dal piano industriale tre anni fa, non è in discussione. Forse ci metteremo solo più tempo a realizzarlo, ma la direzione è quella giusta”. Fronte alta, viso aperto, il tono e i gesti sicuri di chi sa che, anche in tempi difficili, la strada è ben indicata e segnata, Alberto Baldan, direttore generale de la Rinascente, esprime con chiarezza la propria visione del futuro in tema di department store. Le operatività rimangono le quattro, già dichiarate: upgrading dell'offerta, continuo inserimento di brand fashion nell'abbigliamento di donna e uomo, ristrutturazione della rete nazionale e dei piani del flagship di Milano e passaggio dal self service al servizio assistito. “Vogliamo riappropriarci delle radici e dell'essenza della nostra insegna: il lusso è da sempre nel nostro dna, da quando, sin dagli anni 70, vantavamo la collaborazione dei migliori designer italiani, come Giò Ponti, Bruno Munari e Franco Albini, per citarne alcuni. Oggi, tutti i nostri sforzi sono orientati ad attualizzare questo approccio attraverso un corretto mix assortimentale in un ambiente raffinato, elemento strategico essenziale per sottolineare la centralità del consumatore. E anche nel 2009 il nostro obiettivo non cambia: non vendiamo beni di prima necessità, ma lusso accessibile e, quindi, continueremo ad essere il punto di riferimento per tutti quei consumatori, italiani e stranieri, evoluti ed amanti dello stile e della moda, sempre alla ricerca di qualità e innovazione”.

Come si comporterà il consumatore del 2009?

Prevedo due opzioni: da una parte, una frequenza più bassa a parità di scontrino; dall'altra, uno scontrino più basso per una maggiore incidenza di capi più economici, ma sempre con un contenuto valoriale elevato. Certo continueranno ad esserci i top spender, quelli in grado di effettuare anche oggi un acquisto da più di 1.000 euro, senza battere ciglio, per un rossetto Armani in edizione esclusiva piuttosto che una bottiglia da collezione di serie limitata -come gli oggetti della collezione Crystallized Swarovski-. Del resto, il nostro target è molto esteso: persone dai 25 ai 75 anni, integrate nel tessuto sociale, sensibili al contenuto di bellezza e di status dei brand con un reddito medio-alto. Tante le tipologie: dagli shopping addicted agli indecisi, fino ai mordi e fuggi, che sanno cosa vogliono, acquistano il prodotto ed escono. Il mix resterà lo stesso anche l'anno prossimo!
Quali strategie attuerete per farlo tornare?
Continueremo a fare bene quello che stiamo facendo, anche se con un passo più lento: siamo convinti che il cliente compri perché si innamora del prodotto o del brand e questo non cambia anche in una congiuntura difficile. In quest'ottica, anzi, vogliamo che i nostri store siano vissuti non solo come una shopping experience piacevole e serena, ma come una shopping therapy con funzione antidepressiva, grazie alla possibilità di comprare articoli di lusso, anche con una battuta di cassa bassa -e ce ne sono!-, proprio perchè l'atto d'acquisto rappresenta un'esperienza aspirazionale, che deve dare soddisfazione a chi la fa.

Non farete, quindi, interventi sull'offerta?

Assolutamente no. Per essere coerenti con la nostra strategia non possiamo né vogliamo toccare il livello dell'offerta e tanto meno quello del servizio, elementi che finora ci hanno premiato permettendoci di essere in controtendenza rispetto al mercato. Del resto, abbiamo sempre avuto linee moda a prezzi più accessibili, ma non prevediamo di ampliarle, politica che vale anche per le private label, progressivamente ridotte in questi ultimi tre anni. Oggi, semmai, è tempo di essere più realisti e di concentrarci sulle leve gestionali: il focus è puntato sui costi e su investimenti mirati con break-even più brevi. Tutto per un unico obiettivo: far stare bene il cliente.

Un'area strategica dei department store sono i servizi: quali le priorità in quest'ambito?

L'implementazione di nuovi servizi è un processo lungo e complicato che richiede una conoscenza maniacale del consumatore. Stiamo lavorando molto sui dati provenienti dalle nostre carte fedeltà, cercando di capire, per singola piazza, le esigenze, attuali e latenti, dei nostri clienti. Questo sforzo ci ha portato, quest'anno, a introdurre per Natale la possibilità di regalare cesti natalizi alimentari, che vanno da 57 a 800 euro, con specialità di altissimo livello e qualità. Inoltre, ai clienti top spender, diamo l'opportunità di fare regali speciali come quelli nati dalla collaborazione con Swarovski con il quale abbiamo anche un'esclusiva per la caratterizzazione degli ambienti dei pdv. Anche in questo caso, il nostro obiettivo rimane uno solo: cercare di sorprendere e soddisfare il cliente, recuperando il legame con la città.


Pensate di modificare il format?

No. Proseguiremo nell'implementazione di quello che abbiamo definito in questi anni tanto nei flagship -piazza Duomo a Milano e via Tritone a Roma, operativo entro tre anni-, quanto nei pdv core, di minore dimensione, tra i 5.000 e i 6.000 mq. La dimensione non incide sul posizionamento dell'insegna, che, infatti, non cambia: si tratta sempre di location centrali, raggiungibili a piedi in città importanti per dimensioni e affluenza turistica, con un'offerta basata su un forte mix di brand, definite in funzione delle caratteristiche della singola città e servizi coerenti. L'obiettivo è quello di avere le migliori location, a livello di ubicazione, building e layout per stringere un legame forte con la città, come è sempre stato per Milano. Per questo, quando non è possibile mantenere coerenza con i nostri standard, preferiamo impegnarci nella ricerca di una location adatta, è il caso sia del pdv di Palermo, che chiuderà a marzo 2009 per riaprire a inizio 2010 nella nuova sede di via Roma, sia del pdv di viale Certosa a Milano che, entro il 2011, sarà trasferito all'interno del quartiere residenziale e commerciale in fase di costruzione Milano Santa Giulia, nella zona sud della città.

Quali gli interventi più importanti sulla rete?

Come dicevo, a marzo, partiranno i lavori di ristrutturazione del pdv di Palermo -4.300 mq-, affidati allo Studio Albanese, oltre che ad altri studi di architettura che hanno già collaborato nella messa a punto di piazza Duomo.
Nel processo di ristrutturazione del flagship milanese, il cui completamento è previsto entro il 2011, il 2009 sarà l'anno del lancio del concept dedicato al design, al livello meno uno; successivamente ci dedicheremo al rifacimento della casa più tradizionale, al sesto piano. Infine, sarà completamente riammodernato sia il primo piano, dedicato all'uomo casual, sia il quarto, focalizzato invece sulla donna classica.
Un sogno da realizzare nel prossimo futuro.
Trovare una location di 30.000 mq in centro città come quella del nostro flagship di piazza Duomo, per realizzare, finalmente, un department store in linea con le esperienze dei grandi retailer europei. Lo store di piazza Duomo con i suoi 17.000 mq è il più grande negozio italiano, taglia con la quale non riusciamo a soddisfare le molte richieste che riceviamo, soprattutto da parte delle prime linee fashion e della gioielleria, che avrebbero bisogno di maggiore respiro. Cerchiamo di ovviare a questo limite con la rotazione. Ma certo se avessimo maggiore spazio...
In questo senso, l'unica strada percorribile rimane l'ampliamento in edifici vicini, mantenendo così un'unica location e un nucleo centrale a conferma del ruolo. Un'idea ambiziosa, realizzabile solo quando la città e lo stesso Paese saranno davvero coscienti del ruolo trainante che può avere un department store. Ma in questo senso c'è ancora molto da fare.

La Rinascente, un’idea firmata Vittorio Radice

Dopo avere risanato Habitat, rilanciato Selfridges e diretto le divisioni casa e abbigliamento di Marks & Spencer, nel 2005, Vittorio Radice torna in Italia come Ad di Rinascente, nominato dalla nuova proprietà (Investitori Associati, Deutsche Bank, Pirelli Re e la famiglia Borletti).

Ambiziosa la sfida, ma chiara la visione strategica: ridisegnare l'insegna di grandi magazzini e trasformarla in un luogo d'incontro privilegiato per lo shopping, lo stile, il lusso e il tempo libero, ridandole quell'allure internazionale, in linea con i principali nomi di riferimento dei department store europei.
Al primo posto negli highlight, il manager comasco pone la trasformazione dal binomio prodotto=redditività a quello di spazio=redditività. Un'equazione che significa un cambio di paradigma radicale, partito dal flagship di Milano Piazza Duomo (il gioiello di famiglia, quasi il 50% del fatturato) e scandito da un fitto piano di ristrutturazioni con tappe precise e una “data di scadenza” fissata al 2012, a cui si aggiunge il contemporaneo lavoro sul resto della rete, con un'immagine e contenuti ancora di basso profilo.
“Oggi, a distanza di 4 anni, abbiamo fatto circa il 10% del nostro processo di riposizionamento, ma abbiamo ancora molto da fare” dichiara a Gdoweek Vittorio Radice.

Nonostante la molta strada fatta, il percorso è ancora lungo …

È vero: abbiamo aperto il primo cantiere nel 2006 qui a Milano, lavorando contemporaneamente su alcuni altri store (Padova, Roma Fiume, Firenze e Cagliari); ciononostante, davanti a noi abbiamo ancora molto lavoro, che comprende l'implementazione di nuovi servizi, nuovi store, nuove categorie di prodotto e di attenzione ai cambiamenti degli stili di consumo. Il tutto accompagnato da strategie di affermazione dell'insegna, sempre più fortemente connotate da brand di lusso accessibile, con un posizionamento di prezzo adeguato, per dare a clienti e visitatori -oltre 14 milioni nel caso di Milano Duomo- non solo un'esperienza di shopping, ma un'occasione di entertainment a 360° gradi, proponendo un luogo di curiosità e aggregazione, dove si può passare del tempo, senza necessariamente fare dello shopping.

In questo processo, quali sono le maggiori difficoltà incontrate?
Di certo la parte più difficile non riguarda tanto la logistica, la definizione degli assortimenti, la modifica e il rifacimento di spazi, luci e pavimenti, tutti aspetti che, pur nella loro complessità, sono relativamente semplici da realizzare e possono essere calendarizzati. Gli ostacoli maggiori riguardano, invece, il passaggio dalla formula self service -con il personale alle casse e il layout costituito principalmente da percorsi più o meno guidati con prodotti appesi- alla formula di servizio assistito, basato sulla conoscenza del prodotto, la capacità di comunicazione e l'attitudine al servizio. Si tratta di un passaggio realmente difficile, soprattutto per chi è cresciuto ed è stato formato per un concept self-service, come molte delle 2.000 persone che lavorano nei nostri store. Portarle a modificare il loro atteggiamento verso il full service è un'operazione molto, molto difficile.

Intanto, sempre nel flagship milanese, a luglio è arrivato anche il Design Supermarket, il nuovo reparto dedicato alla casa ...

Si tratta di un progetto significativo e strategico per noi, che vuole rappresentare un punto di riferimento per il design in Italia. Il nostro approccio è stato quello di renderlo il più possibile accessibile, alla portata di tutti, mettendo ogni persona nelle condizioni di capire, toccare, sperimentare e usare il design. A Milano, dove il design è nato, non poteva mancare un reparto così: una vera piazza d'armi, a livello di offerta, con mix ampio e corretto, in un ambiente raffinato. Del resto, per la Rinascente, si tratta di un ritorno al passato, considerato che già negli anni Sessanta avevamo creato il Compasso d'oro, con la collaborazione di designer di prestigio. È stato quindi naturale per noi riproporlo in uno spazio ad hoc, in linea con i tempi e i gusti di oggi.

Si tratta di una proposta esclusiva per Milano?

Certo che no. La formula del Design Supermarket sarà riproposta anche in altri store della rete, soprattutto quelli più prestigiosi. Penso soprattutto a Roma, dove nel 2012 apriremo un flagship di dimensioni analoghe a quello di Milano, che avrà la sua Food Hall e il suo Design Supermarket, oltre a tutto il resto.

Ricomincia la crescita con nuove aperture …

I percorsi vanno di pari passo. L'appuntamento più importante è il flagship di Roma, nel 2012, ma nel 2010 apriremo la nuova struttura di Palermo, traslocata in una location centrale più consona. Anche qui sarà previsto un piano dedicato alla casa che, probabilmente, avrà una connotazione design, molto più fresca, nuova e coinvolgente in termini di novità e ricerca, anche se in spazi ridotti.

Intanto, è in fase finale la ristrutturazione del flagship di Piazza del Duomo. Quali i prossimi passi?

A completamento del progetto Design Supermarket, l'anno prossimo andremo a rivisitare il sesto piano, che manterrà la sua connotazione di reparto dedicato alla casa, ma con un carattere ben più innovativo e, ovviamente, diverso dal design. Dopo la riqualificazione di uomo classico e donna classica, nel 2011, sarà il turno del rifacimento della facciata e della ristrutturazione e dell'ampliamento del piano terra del reparto Youth Store, quel Jam Store che si trasformerà in Rinascente Annex. Come dicevo, ancora un percorso lungo, molto lungo per continuare a sorprendere e soddisfare i nostri clienti.

La Rinascente apre il Design Supermarket

La Rinascente: Vittorio Radice parla in video

Intervista con Roger Botti: per la marca non basta la seduzione ci vuole il rituale

Il consumatore cambia e con lui cambiano i modi del processo, emotivo e razionale, che porta alla scelta del prodotto e all'atto di acquisto. “Si tratta di una tesi che potrebbe suonare lapalissiana -afferma Roger Botti direttore creativo di RobilantAssociati- se non fosse che, per via dello sviluppo dei media interattivi, il rapporto fra la marca e il consumatore ha subito una fortissima accelerazione verso situazioni inimmaginabili fino a pochi anni fa”.

Allude al fatto che il marketing ha puntato sulla visibilità dimenticando la credibilità?

La visibilità come must appartiene alla fase precedente a quella attuale. Prima una marca trasmetteva dei valori identitari che sembravano irrinunciabili. Cosa è cambiato? I prodotti sono diventati indifferenziati. Lo prova il fatto che, benché il consumatore sia abitudinario e conservatore nelle scelte, improvvisamente è diventato infedele verso le marche e le insegne. Una contraddizione apparente: in realtà continua a essere abitudinario, solo che con l'appiattimento dell'offerta considera ininfluente il valore della marca. Il prezzo rimane una variabile importante, ma in termini diversi rispetto ad anni fa: si usava dire infatti “chi più spende meno spende”. Ora invece si pensa “chi meno spende è sveglio e in gamba”. Guardiamo, per esempio, a come sono considerati nel loro entourage gli anziani che comprano singoli prodotti alle condizioni migliori qua e là nella gdo dopo aver letto tutti i volantini delle varie insegne: diventano degli opinion leader.

Quindi la marca deve reinventare i paradigmi della comunicazione?

Le aziende cercano comunque di lavorare sul valore della marca che, però, deve partire da valori di prodotto differenzianti, altrimenti è un lavoro del tutto inutile, compresi gli investimenti. Quando si disegna un nuovo pack la sua memorabilità, riconoscibilità, coerenza con la marca, continuano a essere paradigmi tutt'ora in essere. Tuttavia bisogna prestare attenzione al fatto che non basta più qualificare il prodotto in modo suggestivo, eroico, vincente, bensì occorre puntare soprattutto alla credibilità, per esempio mediante un uso appropriato della parte testuale che compare sul retro del pack. Lì il linguaggio è tecnico, adatto a descrivere aspetti nutrizionali e tecnico-scientifici, che si rivolgono alla parte razionale del consumatore. Sono informazioni utili, talvolta imposte dalla legge, che mirano alla parte innovativa dei consumatori, caratterizzati da un livello di consapevolezza molto più alto da quando usano il web. Navigano su internet per qualunque fesseria, leggono la confezione e vanno subito a controllare.

La credibilità diviene basilare e dipende dal livello d'informazioni disponibile ...

Dirò di più, è il retro del pack il key point. Non si tratta solo del suo ruolo, come rinforzo della credibilità del prodotto e quindi della marca, ma anche come link fra il pack fisico e il web che offre un prolungamento virtuale del pack. Entrambi questi oggetti sono interattivi al contrario dell'advertising che piove dall'alto in modo unidirezionale, ed è uguale per tutti, non personalizzabile. Il pack, invece, è sempre stato interattivo, lo apri, lo chiudi, lo usi, ci lavori. E il web lo è per definizione. L'interazione fra web e pack è un ambito su cui investigare, insostituibile quando si studia la comunicazione di un prodotto al fine di aumentare la credibilità. Se prima credibilità e visibilità viaggiavano insieme e bastava spendere in pubblicità, ora non si è nemmeno certi che investendo si ottenga visibilità.

Quindi non è più possibile costruire marche mito come Martini o Mulino Bianco?
I grandi brand sono grandi totem. Però creare un grande totem oggi è una mission impossible. Tutti i grandi miti si sono costruiti nel tempo e ora cercano di preservare il loro valore: ma se si parte da zero è costosissimo. Intendiamoci, se un azienda ha i mezzi può tentare l'impresa, ma non è detto che funzioni perché tutte le giovani generazioni, che preannunciano le caratteristiche dei consumatori di domani, non guardano la Tv generalista. Guardano solo le trasmissioni più dissacratorie, sulle Tv musicali, e per di più in multitasking, cioè scrivono un sms, mentre hanno aperto facebook e la Tv è accesa. Difficile che gli rimanga impresso qualcosa basato sulla comunicazione classica.

E come fare per intercettarli?

Bisogna ridimensionare gli obiettivi numerici con una segmentazione più precisa del target in gruppi e sottogruppi, sviluppando con essi una relazione di tipo interattivo. Le marche una volta avevano una posizione imperativa con la quale imponevano dall'alto prodotti e stili di vita. Ma una posizione imperativa significa una comunicazione sovraccarica, con destinatari che sono ormai stanchi. E la reazione più pronta viene proprio dai giovani che con il loro desiderio di autodeterminarsi finiscono per amare le posizioni “contro”. Questo, in termini di mercato, significa che cercano marche che dimostrano di parlare specificatamente a loro. Attenzione però: se si progetta di rivolgersi a loro non è un impresa facile, perché il loro linguaggio ha dialetti molto di nicchia. E se un adulto prova, invece, a usare il loro linguaggio senza conoscerlo a fondo, viene subito scoperto e trattato come un vecchio rimbambito. Esattamente lo stesso effetto che si ottiene quando le aziende si affacciano su Facebook. Come fare allora? Si tratta di riuscire a instaurare una relazione, del tipo uno a uno, dove non solo la marca non è imperativa, ma sono i giovani a sceglierla lasciando a loro anche spazi d'interazione, modifica, personalizzazione. In questo senso possono diventare molto generosi assumendo il ruolo di propalatori del messaggio al posto dei media.

Su cosa punterebbe quindi per far sì che un prodotto di marca si affermi?

I prodotti sono da guardare con un'ottica diversa perché possiedono molte altre caratteristiche potenziali rispetto a prima. Fra queste, la più interessante è il rituale di consumo che è determinante per costruire affezione. Se, infatti, un prodotto è in grado di realizzare una nuova ritualità di consumo, entra con forza nel nostro abitudinario ed è poi molto difficile annullarlo. In sintesi, ci vuole un prodotto in grado di proporre un rituale, rinforzato da una comunicazione non imperativa, ma interattiva, basata non solo sulla seduzione, ma su cose vere da raccontare e da verificare sul web. L'applicazione del rituale farà il resto.

Le famiglie italiane usano la tecnologia per informarsi e conoscere le promozioni

Buona parte delle famiglie italiane sta scoprendo modi nuovi per fare la spesa in maniera intelligente e risparmiare, sfruttando le nuove tecnologie, internet, telefonino e chioschi self-service per informarsi su prezzi e promozioni. E' quanto emerge dalla ricerca commissionata da NCR Corporation e realizzata da BuzzBack Market Research: i consumatori, stretti dalla morsa dei costi e da ritmi di vita intensi, si aspettano di trovare un punto di vendita efficiente per effettuare i propri acquisti nel minor tempo possibile, ma facendo attenzione alla spesa.

La crisi economica influenza le decisioni di acquisto dei consumatori che si rivolgono alle promozioni per risparmiare: il 66% degli italiani intervistati dichiara di comprare prodotti in sconto e il 55% di sfruttare le offerte limitate nel tempo, inoltre, il 46% sceglie di comprare al supermarket anche i prodotti non food se particolarmente convenienti.

Familiarità con le tecnologie
Il quadro offerto dalla ricerca NCR mostra un’evoluzione nei comportamenti d’acquisto delle famiglie italiane probabilmente accelerata dalla crisi. Infatti:

- il 59% degli italiani usa Internet più frequentemente per trovare prodotti e verificare i prezzi;

- il 33% dichiara di decidere gli acquisti consultando internet prima di recarsi sul punto di vendita;
- il 28% vorrebbe ricevere comparazione di prezzi, e informazioni su prodotti, offerte speciali e promozioni in corso nei negozi sul proprio cellulare o con la posta elettronica;
- più della metà, il 58% cambia negozio per trovare promozioni più convenienti.
La ricerca evidenzia una decisa familiarità dei consumatori italiani con le nuove tecnologie che vengono usate per indirizzare i propri acquisti. Infatti, gli intervistati dichiarano che preferirebbero fare la spesa in un punto di vendita che offra chioschi self-service che aiutino a localizzare i prodotti (47%) e dotato di display e schermi all’interno che mostrino i prodotti in offerta e le promozioni in corso (52%).

Importanza delle tecnologie self-service

La tecnologia è, quindi, vista come un fattore di positiva differenziazione che aumenta la fidelizzazione dei clienti.
“Spesso si tende a pensare che in una situazione di flessione dell’economia i consumatori siano motivati nella decisione di acquisto solo dal prezzo, ma questa ricerca mostra come sia importante per i retailer tenere in considerazione la qualità e la gamma dei servizi offerti che figurano ai primi posti nelle aspettative dei propri clienti -commenta Flavio Ballarini, amministratore delegato di NCR Italia. I consumatori mostrano una netta preferenza per quei retailer che soddisfano le loro aspettative aumentando la gamma di opzioni self-service sul web, sul cellulare e sul punto di vendita. Questo tipo di tecnologie stanno assumendo un ruolo sempre più decisivo per conquistare un vantaggio competitivo nei confronti degli altri retailer.”
Anche le aspettative nei confronti del personale sul punto di vendita sono diverse, se chi vuole risparmiare tempo va alla cassa self-service, c’è una decisa propensione ad avere assistenza nel trovare l’esatta ubicazione dei prodotti (56%), ad avere del personale addetto al rifornimento della merce a scaffale, soprattutto quella in sconto (46%). Infine il 60% vorrebbe avere consigli e maggiori informazioni su sconti e promozioni.

Nuovo concorso Basko Gratta e Stravinci!

L'insegna Basko (Gruppo Sogegross) ha lanciato il concorso Gratta e Stravinci!, che terminerà il 31 ottobre. La meccanica è la seguente: per ogni 20 € di spesa fatta presso uno store della catena, si avrà diritto a ricevere una cartolina. Rimuovendo la parte argentata presente su di essa, sarà possibile verificare la vincita immediata di uno dei prodotti (food e non food, 52 referenze per un totale di 362mila item) messi in palio, oppure quella di uno dei 4 mila buoni spesa del valore di 25,00 € cadauno. Inoltre, i possessori di una cartolina -vincente o non- dopo averla compilata con i dati richiesti, potranno inserirla, entro il 31 ottobre, nell'apposita urna presente in ogni store, partecipando così all'estrazione finale che vede in palio dieci Buoni Spesa Basko del valore di 5 mila € cadauno.

Nuovo concept di Redipane nel cuore di Modena

Non solo pane, per quanto questo prodotto sia la vera leva emozionale di richiamo. Ma anche caffetteria con dolci e pasticceria, oltre a lunch e snack veloci, sostanzialmente basati prodotti da forno. Il tutto con un focus sui prodotti locali, sempre da forno. Come, per esempio, i panini caldi d’autore, sempre declinati con ingredienti semplici e di elevata qualità, combinati con maestria e innovazione. È questa l’offerta merceologica del nuovo store RediPane, inaugurato lo scorso 11 settembre a Modena.
La cornice è quella dell’antico forno San Giorgio (nasce intorno al 1500, rilevato nel 1902 dalla famiglia Morandi), rimasto chiuso per un paio d’anni: un locale storico che, per la sua ristrutturazione, ha richiesto la supervisione della Sovrintendenza alle Belle Arti e inaugurato con il patrocinio della Città di Modena. Il progetto di rinascita è stato voluto dalla famiglia Gaibazzi-Tagliavini di Parma, che costruisce da quasi un secolo, con il marchio Tagliavini, forni e attrezzature per panifici e pasticcerie. “Certamente –commenta però Andrea Gaibazzi, amministratore delegato dell’azienda- il nuovo locale non ha sconfinamenti nostalgici, ma è un ambiente moderno, accogliente e soprattutto attuale, pur nel rispetto delle tradizioni”.

Concept di cultura
Con una superficie di circa 600 mq, il locale è sostanzialmente diviso in due macro aree: quello della ristorazione, che garantisce oltre 60 posti a sedere, e quello del banco assistito con panetteria, pasticceria e caffetteria (tra i servizi, anche quello del catering).
Il progetto di interior è stato curato dalla divisione design e arredi di Tagliavini Spa. L’ambientazione, particolarmente studiata nei dettagli, ha cercato di fondere con equilibrio scorci del passato con gli attuali stili di vita.
Il concept del locale è studiato per favorire il coinvolgimento del cliente ora per ora, giorno per giorno: aperto dalle 7 di mattina fino alle 21, il negozio è ora un bar per un cappuccino con croissant, una panetteria che sforna pane fresco a tutte le ore, un luogo per pranzare e poi, più tardi, dove gustare un tè, fino ad arrivare all’aperitivo. Non mancheranno neppure eventi di connotazione culturale -incontri con artisti, gastronomi, presentazione di libri ecc- che contribuiranno a creare curiosità ed empatia con il punto di vendita.

Intervista con Caterina Schiavon: dopo la crisi, un Nuovo Rinascimento

Quando “Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente“: apre così, parafrasando Mao Zedong, l'Osservatorio Tendenze Ipsos 2009. Un bel salto, rispetto all'effetto perturbante creato dai toponi neri che “infestavano” quello del 2006, quando in tempi non sospetti aveva preannunciato l'attuale crisi.
“L'ottimismo di oggi nasce dalla consapevolezza che siamo in un momento di svolta epocale. Dalle ceneri nasce sempre qualcosa d'altro. È la fine di un'era basata su parametri vecchi, una sorta di Nuovo Rinascimento”, è il commento di Caterina Schiavon, direttore dell'area di Ricerca Sociosemiotica di Ipsos Italia, per la quale tra l'altro dal 2000 si occupa della lettura dei dati del monitoraggio continuativo per trarne tendenze e modelli culturali in avanzamento.

La crisi fa paura, e la paura paralizza: oggi è più proattiva l'offerta o la domanda?

Molto spesso c'è una maggiore originalità nella domanda rispetto a quello che viene proposto. Del resto, chiedere è più facile di quanto non sia dare, significa investire tempo e denaro, mentre sognare non costa nulla. È proprio nei momenti di crisi, quando vengono messi in discussione i vecchi valori, che la gente ha bisogno di trovarne di nuovi. E in una società sempre più individualistica, non può fare altro che cercarli dentro di sé. Non a caso, un valore che sta esplodendo in questo momento è appunto quello del sogno. Per reagire a questo apparente immobilismo, la gente ha sempre più bisogno di evasione e di sogno, o per meglio dire di un'utopia cui tendere. Per uscire dal contingente e riuscire a rinnovarsi.

Quindi la crisi come opportunità di crescita...

Sicuramente. Siamo figli di una società senza sogni, di una società del benessere che ha saturato il mercato soddisfacendo e addirittura creando molti bisogni, senza però trasmettere un valore progettuale. Da un lato, il must della società capitalistica è sempre stato quello di soddisfare l'immediato, senza pensare in chiave progettuale. Dall'altro, il benessere crea una sorta di pigrizia, sia intellettuale sia culturale, che porta a delle cadute valoriali. Mentre è proprio quando si sta peggio che si creano delle tensioni che possono essere anche foriere di cambiamento. La voglia di migliorare rimette in moto le energie, ma anche le emozioni e appunto i sogni, che hanno un forte potere rivoluzionario. Per questo, la crisi va vista come un'occasione per il singolo, ma anche per la società, di rigenerarsi.

Per reagire al fantasma della povertà c'è chi sceglie la frugalità e chi la gratificazione: due mondi contrapposti?

No, anzi in realtà sono il rovescio della stessa medaglia, in quanto entrambi gli atteggiamenti esprimono la volontà di uscire da una situazione di stallo. Del resto, la frugalità oggi è ben di più della necessità di risparmiare, è un valore e, in quanto tale, è anche piacere: il piacere della decrescita, di essere quelli che sono capaci di fare la spesa giusta, di evitare gli sprechi, di non inquinare ecc. Così il piacere del consumo ragionato diventa la nuova ricchezza. D'altra parte, il concetto di gratificazione oggi non coincide più tanto con la volontà di accedere a prodotti di lusso, ma piuttosto con la pretesa di poter vivere sempre esperienze di lusso. Persino nella frugalità, dove il lusso appunto sta nella valorizzazione della ricerca del frugale, dell'acquisto giusto.

Si sta delineando un nuovo concetto di lusso, meno venale e più accessibile ...

Proprio così. Si tratta di un lusso non tangibile, e per questo meno banale, perché non tanto razionale quanto emozionale. Del resto, il lusso reale è per pochi, mentre quello emozionale circonda il prodotto, di qualsiasi fascia di prezzo esso sia, e ne rende più gradevole/soddisfacente l'acquisto. Ecco quindi che anche l'outlet, il supermercato, o il discount possono offrire ai consumatori esperienze di lusso, non tanto in termini di assortimento bensì di servizio, di attenzione e di relazione con la clientela.

Non c'è il rischio che l'apparenza conti più della sostanza?
Certo, infatti sarebbe un errore sottovalutare la qualità, che invece resta un forte ancoraggio, soprattutto nel food. Anzi, direi che dovrebbe essere un prerequisito, ma da sola non basta: una marca di successo oggi deve saper veicolare un progetto insieme al prodotto. Un esempio di successo è il forte sviluppo registrato dall'area del wellness, molto emozionale, ma anche molto progettuale: ti vendo oggi qualcosa che può aiutarti a costruire il tuo domani.

Insomma, è più importante innovare la comunicazione del prodotto?

Direi di sì: senza nulla togliere all'attività di R&S, innovazione è anche saper guardare in modo diverso, cambiare il punto di vista. Piuttosto di saturare gli scaffali di nuovi prodotti che magari di innovativo hanno ben poco, meglio concentrarsi su altre leve di marketing. E sulla veicolazione di concetti uptodate. Oltre al coinvolgimento emozionale, indicherei la trasparenza, perché per fidelizzare -lo dice la parola stessa- c'è bisogno che si crei un rapporto di fiducia con il consumatore, che ha sempre più strumenti per “annusare” gli inganni. Basti pensare ai social network, che sono un eccezionale strumento di contestazione dal basso. E poi il senso di comunità e di appartenenza: le persone, oggi, hanno bisogno di appartenenza, vogliono avere rapporti orizzontali e non solo gerarchici. Una realtà portata fortemente alla luce appunto dai nuovi media.

Il mondo delle imprese sa utilizzare il web?

Poco: occorre investire nella ricerca di nuove modalità di comunicazione e nuovi linguaggi altrimenti non funziona. Avere un sito-vetrina non serve a nulla, deve essere push and pull, ovvero interattivo, per creare partecipazione e aggregazione. Vanno poi tenuti d'occhio i blog: sul web c'è un mare di banalità, ma prima o poi viene fuori un'idea nuova, nuove richieste che possono veramente spostare i consumi. Anche i blog aziendali, sia per uso interno sia esportabili, sono uno strumento utile per rafforzare l'immagine dell'azienda, che poi è fatta di persone. La convergenza mediatica, inoltre, favorisce la convergenza culturale.

Per finire, un'indicazione per migliorare la shopping experience?

Stupire con saggezza, interpretare i desideri inespressi, dare risposta a più domande. Più che sul mordi e fuggi dei temporary store, punterei sulla rivalutazione dei concept store. E poi sulla capacità di mixare ibridazioni, perché è la stessa realtà che è sempre più ibrida e complessa.

Il Sud traina la crescita dei prodotti Dop e Igp

L'agroalimentare italiano di qualità continua la sua espansione: secondo l'ultima rilevazione elaborata dall'Istat, al 31 dicembre 2008 i prodotti che avevano ottenuto la certificazione Dop, Igp e Stg (Specialità tradizionali garantite) erano 175, ovvero 9 in più rispetto all'anno precedente. Di questi ben 167 risultano attivi (con una produzione e/o trasformazione certificata). I dati 2008 non fanno che rafforzare il primato nazionale nella produzione alimentare di qualità: da anni infatti l'Italia è il primo Paese europeo per numero di riconoscimenti conseguiti. I settori maggiormente rappresentati nel nostro paese sono gli ortofrutticoli e cereali (57 prodotti), gli oli extravergine di oliva (38), i formaggi (35) e le preparazioni di carni (30), mentre le carni e gli altri settori (altri prodotti di origine animale, aceti diversi dagli aceti di vino, prodotti di panetteria, spezie, oli essenziali e prodotti ittici) comprendono 15 specialità.

Più produttori che trasformatori
Nel complesso, gli operatori (ovvero le aziende attive) coinvolti sono pari a 80.600 unità; di questi il 92,8% sono esclusivamente produttori e il 5,8% solo trasformatori, mentre il restante 1,4% svolge contemporaneamente entrambe le attività. Le aziende agricole coltivano una superficie di 132.200 ettari (+3,2%, rispetto al 2007) e gestiscono inoltre 46.290 allevamenti (+1.900 strutture, pari a +4,3%). I produttori sono più numerosi nei settori dei formaggi (34.000 aziende, che gestiscono 37.800 allevamenti), degli oli extravergine di oliva (18.167 unità, che coltivano 88.814 ettari) e degli ortofrutticoli e cereali (15.450 imprese, che coltivano 42.921 ettari). Nonostante operatori e strutture produttive con il marchio di qualità risultino storicamente radicati nel Nord del paese, l'Istat segnala un progressivo rafforzamento dei prodotti di qualità nelle regioni meridionali. Rispetto al 2007, infatti, gli incrementi maggiori si verificano nel Mezzogiorno, dove aumentano sia i produttori (+1.439 aziende, pari a +7,9%) che gli allevamenti (+1.188 strutture, pari a +8,4%), nonché la superficie agricola (+2.724,7 ettari, pari a +11%). 

La crescita degli ultimi 4 anni
 L'analisi Istat rileva una crescita delle diverse certificazioni. Al 31 dicembre 2008 le specialità Dop italiane riconosciute dall'Ue erano complessivamente 114 (3 prodotti in più rispetto alla stessa data dell'anno precedente). Nel corso del 2008 sia il settore dei formaggi che quello degli ortofrutticoli e cereali hanno ottenuto un nuovo riconoscimento. Inoltre, una tutela Dop è stata attribuita, per la prima volta, a un prodotto ittico (la Tinca gobba dorata del Pianalto di Poirino). Per quanto riguarda il marchio Igp, rispetto al 2007 hanno ottenuto questo riconoscimento 6 nuovi prodotti, di cui 3 compresi nel settore degli ortofrutticoli e cereali, per un totale di 60 produzioni Igp. Molto meno vasto è invece il panorama degli Stg, che possono contare su un unico prodotto tutelato, ovvero la mozzarella. La corsa alla tutela è ancora più evidente se si raffronta la situazione del 2004 con quella del 2008: in questo arco temporale i prodotti riconosciuti sono passati da 146 a 175 (+29 unità), con le specialità attive che da 129 sono diventate 167 (+38 prodotti). I produttori sono aumentati da 54.200 a 76.000 (+40,2%), mentre gli allevamenti da 28.600 a 46.300 (+17.700 strutture). La superficie delle produzioni tutelate ha inoltre registrato un incremento di 18.800 ettari, passando da 113.400 a 132.200 ettari, mentre le aziende di trasformazione sono salite da 5.700 a 5.800 unità.

Elettrodomestici: tiene il bianco secondo Gfk

L’acquisto di un elettrodomestico di grande dimensione è vissuto sempre più come un investimento; i produttori sono riusciti a proporre tecnologie innovative e così, in un quadro fortemente negativo per le vendite di elettronica di consumo in Europa, il “bianco” se la cava nettamente meglio.
All’interno del comparto si nota che le lavatrici registrano un trend moderatamente negativo, affiancate con la stessa tendenza dalle lavastoviglie anche se si tratta di un mercato diverso come penetrazione nelle famiglie. Se si analizzano le asciugabiancheria, benché la domanda globale abbia subìto una flessione a doppia cifra, più di 90.000 unità di prodotti alti di gamma cioè dotati di heating pump e di classe A sono state vendute nel 2009 (meno di 30.000 unità lo scorso anno).
Il mercato dei frigoriferi infine registra un forte trend positivo per gli apparecchi in classe A con più di 300.000 unità vendute (rispetto alle 200.000 unità del 2008).

L'analisi di Gfk
Gfk, cui si devono i dati, registra una tendenza dell’ acquirente a muoversi verso prodotti più alti di gamma e tecnologicamente più avanzati in quasi tutti i paesi. Le punte più evidenti di questo trend sono rappresentate dal successo dei frigoriferi no frost e dei piani di cottura ad induzione oltre che dall'attenzione al risparmio energetico.
L’istituto ha anche analizzato i mercati dell’Europa dell’Est rilevando che gli effetti della crisi economica sono stati molto pesanti e la crescita a doppia cifra registrata negli anni precedenti si è trasformata in flessione a doppia cifra nei primi mesi del 2009. La Polonia è stata l’unico Paese di questa area a resistere al trend negativo, mentre Russia e Ucraina stanno pagando a caro prezzo il rafforzamento dell’Euro, registrando tassi di inflazione a due cifre Se si considera che si tratta di prodotti di importazione, le conseguenze sui prezzi sono molto pesanti dato che in quei paesi i consumatori hanno limitate capacità d’acquisto e quindi il crollo delle vendite è inevitabile.

Il biologico italiano sfiora i 3 miliardi di euro al consumo

Vale oltre 32 miliardi di euro (46 miliardi di dollari), conta una superficie di oltre 32 milioni di ettari e 1,2 milioni di aziende in 141 Paesi: sono i dati relativi all'agricoltura biologica mondiale, presentati al Sana di Bologna, che negli ultimi anni ha fatto registrare un sensibile sviluppo, con tassi di crescita dal 10 al 20% annuo.
Nel 2008, la superficie coltivata, senza sostanze chimiche di sintesi, è cresciuta di 1,5 milioni di ettari e le vendite, sono aumentate di circa 5 miliardi di euro (7,5 miliardi di dollari), raggiungendo un valore più che doppio di quello registrato solo nel 2000.
L'Europa è il maggior mercato mondiale per i prodotti biologici (gli Usa seguono a breve distanza, anche grazie al deprezzamento del dollaro). Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia sono i Paesi in cui il mercato biologico è più significativo, mentre quelli in cui è più elevato il consumo pro capite sono la Svizzera, con oltre 100 euro, in crescita dell'11%, e l'Austria, seguiti da Danimarca (intorno ai 100 euro di spesa annua a testa) e Svezia (con un 36% della spesa alimentare nel 2008).

I “grandi” coltivatori
Al primo posto tra i Paesi con maggiori coltivazioni biologiche vi è l'Australia, con 12 milioni di ettari, mentre l'Italia, con una superficie bio pari a circa 1 milione di ettari, occupa il sesto posto (dopo Australia, Argentina, Brasile, Cina e Stati Uniti) a livello mondiale e il primo a livello europeo, in un testa a testa con la Spagna e davanti a Germania e Gran Bretagna.
L'Italia figura anche al primo posto in Europa per il numero di aziende agricole che hanno scelto il metodo biologico, adottando tecniche di coltivazione moderne e rispettose dell'ambiente. Il nostro paese è poi il primo produttore al mondo di ortaggi (con otto volte la superficie a ortaggi biologici spagnola), cereali (con circa 250mila ettari), agrumi, uva (con 38mila ettari, il doppio della Francia) e olive bio, e si colloca al secondo posto per il riso biologico (dopo la Thailandia).
Sul territorio nazionale vengono coltivati e realizzati numerosi altri prodotti biologici, vere e proprie eccellenze agroalimentari uniche al mondo: nel corso degli anni numerose aziende biologiche italiane hanno vinto premi prestigiosi nei concorsi internazionali dedicati a prodotti come vino, olio, formaggi.

L'export italiano
Indirizzando una parte significativa della produzione bio all'estero, l'Italia è anche il maggior esportatore mondiale di prodotti biologici (che raggiungono gli scaffali di tutta Europa, Stati Uniti e Giappone) per un valore di circa 900 milioni di euro. Ovvio che, il costante sviluppo dell'agricoltura biologica dimostra la sempre maggiore attenzione dei produttori alla salvaguardia dell'ambiente e della salute e la crescente consapevolezza dei consumatori dell'importanza di acquistare prodotti alimentari naturali e garantiti.

Consumi in Italia
Ciò nonostante però, i consumi di prodotti bio nel nostro Paese non sono all'altezza dei primati produttivi, collocandosi attorno al 3% della spesa alimentare complessiva delle famiglie italiane, contro quote che, per alcune tipologie di prodotti, sfiorano il 20% in altri stati europei come Svizzera, Liechtenstein, Austria, Germania e Paesi scandinavi. Il mercato del biologico italiano è stimato tra i 2,8 e i 3 miliardi di euro, con circa 1,8 miliardi di vendite al dettaglio in negozi specializzati, supermercati, vendite dirette delle aziende agricole (particolarmente per olio, vino e ortofrutta), consegne a domicilio e gruppi d'acquisto.
La ristorazione scolastica vale tra i 200 e i 250 milioni di euro. Per quanto riguarda la grande distribuzione (che, pur sensibile al biologico, offre comunque una gamma limitata di prodotti), nonostante la crisi generale di consumi nei primi sei mesi del 2009 gli acquisti di prodotti bio confezionati in Italia hanno fatto registrare un incremento del 7.4% in valore e dell'8.5% in quantità rispetto al 2008, per circa 350 milioni di euro (dati Ismea/AcNielsen).

Il trend nei canali di vendita
Tra i settori che hanno evidenziato gli incrementi maggiori si segnalano l'ortofrutta, le bevande e le uova (il cui consumo è aumentato di oltre il 35% dal 2005 al 2007). Ma vanno bene tutte le categorie di prodotti: ogni giorno nella grande distribuzione si acquistano 15 tonnellate di yogurt e oltre 40 mila litri di latte biologici. Per ciò che concerne le diverse aree geografiche del paese, il consumo è più forte nelle regioni del Nord Ovest e del Nord Est. Il canale dei punti di vendita specializzati in soli prodotti biologici (oltre un migliaio di negozi distribuiti in tutta Italia, anche se in prevalenza concentrati al nord e al centro) ha segnato performance anche superiori, facendo registrare una crescita media dal 10% (negozi indipendenti) al 15% (punti vendita affiliato in franchising).

La vendita diretta
Analogo andamento positivo per le vendite dirette degli agricoltori (sono circa 2mila quelli che offrono direttamente al pubblico i loro prodotti in spacci aziendali e in banchi ai mercati) e per i gruppi d'acquisto. Il settore produttivo si caratterizza per dati assolutamente originali, se confrontati con la situazione generale dell'agricoltura italiana: altissima la percentuale di donne imprenditrici (25%), di giovani (il 50% ha meno di 50 anni), di scolarizzazione elevata (il 50% dei produttori bio ha il diploma, il 17% la laurea) e la propensione alle nuove tecnologie (il 52% utilizza Internet).
Da rilevare, infine, la diffusione dei prodotti bio nella ristorazione collettiva: in circa 750 Comuni italiani, infatti, le mense scolastiche utilizzano alimenti biologici per un totale di oltre 1 milione di pasti al giorno.

Confetture, le ricette sono light, il mercato no

Cresce a due cifre (+10,5% nell'anno terminante
ad aprile 2009) il valore del mercato
delle confetture (+3,5% a volume). Un risultato
che, in un periodo di recessione e per
una tipologia di prodotto in parte voluttuaria,
è da considerarsi più che positivo.Dai dati
iri si evidenzia una crescita delle Pl in linea
con quella del mercato; i prodotti di insegna superano
a volume un terzo del mercato, mentre a valore rappresentano
meno di un quarto (il 22,8%); la disparità è
dovuta al fatto che i prodotti a marchio di insegna sono
offerti a un prezzo sensibilmente inferiore rispetto a
quelli branded: se il prezzo medio del mercato è infatti
stimato in 5,12 euro per chilogrammo, il prezzo delle
Pl è computato in 3,39 euro a fronte dei 6,03 euro dei
prodotti di marca.

I canali
Per quanto riguarda la canalizzazione,
si segnala la forza delle piccole superfici, che
detengono oltre il 19% di quota, un dato che si spiega
anche con la forte omogeneità di prezzo tra i vari
format. Per la lettura corretta dei dati e del commento
occorre una precisazione: usiamo indifferentemente i
termini “confettura” e “marmellata” perché medesimo è il
mercato di riferimento, ma dal punto di vista merceologico
va ricordato che la confettura contiene pezzi di frutta,
la marmellata (perlopiù di agrumi) no.

La politica del'industria di marca
La crescita di valore del mercato appare guidata soprattutto
dal comparto delle confetture senza zucchero aggiunto.
Un fenomeno che si è avviato già qualche anno
fa, ma che non appare sul breve destinato a scemare: la
maggiore attenzione al controllo del peso e l'accresciuta
consapevolezza della necessità di combattere malattie
come il diabete con la prevenzione stanno spingendo
sempre più l'offerta verso prodotti light ad alto valore aggiunto.
E infatti, l'industria non solo sta cavalcando con
successo questo trend, ma ha anche aumentato le ricettazioni,
ha ampliato la proposta di confezioni puntando
anche all'uso fuori casa della confettura come snack
rompidigiuno.

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra 

Allegati

Confetture, le ricette sono light, il mercato no
Mercato | Gdoweek 493 | 7 settembre 2009 |

Simply lancia a Milano il supermercato verde

Inaugurato oggi pomeriggio in via Novara 15 il primo supermercato “verde” di Milano a insegna Simply Sma. Si tratta di un progetto che declina la sostenibilità in tutti i suoi diversi aspetti: dal risparmio energetico al riciclo dei materiali e dei rifiuti, dai prodotti ecologicamente attenti all’impegno concreto verso la comunità. Un pdv che il direttore generale di Sma Antonello Sinigaglia definisce “La tappa di un percorso di responsabilità sociale, che Sma sta sviluppando in questi ultimi anni; siamo convinti che questa struttura riscuoterà un grande successo, perché i consumatori sono maturi e soprattutto attenti alle tematiche socio-ambientali. E’ anche per questo motivo che abbiamo previsto ulteriori investimenti in questa direzione nel prossimo futuro”.

Il layout

2.500 mq di superficie disposti su due piani e sviluppati in un’ottica “ecocompatibile a 360 gradi”. Gli accessori d’arredo sono in materiali riciclati: la plastica di carrelli, gettoni, cestini della spesa, evidenziatori promozionali, separatori dei banchi frigoriferi e dei clienti alla cassa (sono state utilizzate ben 32.000 bottiglie riciclate); il legno dei pannelli della gastronomia; lo smalto delle piastrelle dei servizi ricavato da neon esausti.
Sugli scaffali una ricca selezione di prodotti ecoattenti: dallo sfuso di alimentari (nella foto) e detersivi alle produzioni equosolidali e biologiche, dagli articoli a basso consumo energetico a quelli 100% in fibre naturali. Inoltre, per sensibilizzare i clienti ai temi del riciclo, i comuni sacchetti di plastica saranno affiancati da sacchetti biodegradabili in amido di patate e da borse cabas riutilizzabili.

Il risparmio energetico

I numerosi interventi tecnici realizzati all’interno del supermercato Simply Sma hanno ridotto al minimo i consumi e si prevede annualmente un risparmio energetico di 296.800 kWh, pari al 16% dei consumi del supermercato. Inoltre, anche grazie l’utilizzo di energia rinnovabile, si evita l’emissione circa 1 milione di kg di CO2 all’anno. La fornitura elettrica utilizzata per coprire il fabbisogno proviene dalle centrali idroelettriche della Valle d’Aosta.

Il sociale

Il nuovo pdv di via Novara può contare sulla partnership con Legambiente, per il recupero naturalistico e la valorizzazione di un’area in prossimità del supermercato. Attenzione non solo all’ambiente, ma anche a coloro che nell’ambiente ci vivono. Simply Sma ha, infatti, stretto nuove importanti collaborazioni nel sociale: con l’Istituto dei Ciechi di Milano, per l’accompagnamento dei non vedenti durante la spesa, e con l’Associazione Banco Alimentare della Lombardia Danilo Fossati Onlus, per la donazione dei prodotti alimentari ancora edibili ma non più commercializzabili al Piccolo Cottolengo di Don Orione.

Nestlé apre a Shangai la più grande fabbrica per la produzione di minestre al mondo

Nestlé ha inaugurato il 5 settembre scorso a Shangai la più grande fabbrica per la produzione di minestre al mondo.
Il sito produttivo darà lavoro a 1.500 persone e fornirà la capacità necessaria per far fronte alla crescente domanda per Totole, il principale brand di minestre in Cina.
Una volta completata, la nuova fabbrica, realizzata con un investimento di 320 milioni di Yuan (pari a circa 32 milioni di euro e dotata di una tecnologia all’avanguardia), produrrà 100.000 tonnellate di minestre all’anno, quantitivo doppio rispetto a quello della struttura attuale.
Con questo nuovo impianto, Totole non solo diventerà il maggiore produttore di minestre al mondo ma sarà anche leader in tecnologia, qualità del prodotto e sicurezza.

21 fabbriche

Nestlé e Totole hanno siglato un accordo di partnership in Svizzera nell’agosto del 1999 con il quale Nestlé ha acquistato una partecipazione dell’80% di Totole.
Da quando Nestlé ha iniziato a investire in Cina 20 anni fa ha aperto 21 fabbriche nel Paese.
Circa il 98% dei prodotti fabbricati in Cina sono venduti nel Paese. Oggi Nestlé conta circa 13.000 dipendenti.

Rapporto Coop, scenari in grigio

Prima è toccato alle banche (e tutto sommato era giusto così), poi alle imprese e adesso la crisi bussa alla porta dei consumatori. Chi si aspettava parole confortanti dal tradizionale appuntamento con il rapporto Coop è rimasto deluso perché, per ricorrere alle parole usate da Aldo Soldi presidente di Ancc-Coop (nella foto: “il peggio forse non è ancora arrivato”).
Profeti di sventura? No, i vertici della Coop (assieme a Soldi il parterre dei relatori vedeva, al solito, Vincenzo Tassinari, presidente del Consiglio di Gestione di Coop, ed Enrico Migliavacca, vicepresidente di Ancc-Coop) partono dal clima di consumo che ha registrato nella tarda primavera un secco peggioramento. I redditi degli italiani sono diminuiti poco (-0,4% nel primo trimestre 2009, a fronte del -5,9% del Pil), ma i consumi nel medesimo periodo sono scesi del 2,6%. La spiegazione è semplice: gli italiani stanno cercando di incrementare i loro risparmi nel timore di un domani peggiore. Uno spettro soprattutto li agita: il rischio di perdere il lavoro e che non si tratta di un timore campato per aria lo dimostra anche l’allarme occupazione lanciato ieri da Emma Marcegaglia.

Carrelli e vacanze

Meno consumi non significa però pauperismo a tutti i costi: cambiano gli stili di vita, si modulano le spese (“lo stesso consumatore può mettere nel carrello la pasta di primo prezzo e il parmigiano stagionato 30 mesi”, dice Vincenzo Tassinari) e la percezione di quello che si ritiene necessario; ai carrelli semivuoti di giugno nei supermarket hanno fatto da contraltare le località turistiche piene a luglio e d’agosto; ma molti di coloro che hanno fatto le ferie presumibilmente non hanno fatto debiti come si era cominciato a fare negli scorsi anni, ma hanno rimandato l’acquisto di beni durevoli e semidurevoli.

Al rapporto Coop dedicheremo ampi spazi nei prossimi numeri di Gdoweek; anticipiamo qui solo il dato delle previsioni di consumo, che saliranno e a ritmi modesti (sotto l’1%) solo a partire dal 2011.

IL BIOLOGICO ITALIANO PARLA CON I RETAILER INTERNAZIONALI

Internazionalizzazione del biologico italiano: questo il tema portante su cui si basa il convegno Modelli di successo nella vendita di prodotti biologici: confronto fra le maggiori catene distributive italiane e Nord e Sud americane” che si terrà venerdì 11, dalle ore 16:45 alle 18:45 presso il Padiglione 19 di BolognaFiere, dove oggi ha aperto i battenti SANA 2009, il 21° Salone Internazionale del Naturale.

L'incontro -organizzato da FederBio, ICE e Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con Bologna Fiere- si presenta come occasione per coinvolgere i più importanti operatori del settore agroalimentare del Nord e del Sud America (durante SANA 2009, sono presenti 16 tra operatori e buyer provenienti dal Sud America e 15 provenienti dall'America settentrionale) nel mercato del biologico italiano e per fare in modo di raccogliere e rilanciare le informazioni, le esperienze e l'interesse per il bio nazionale da Bologna al resto del mondo.

Il progetto di internazionalizzazione del biologico
La firma dell'accordo di settore tra il Ministro Scajola e Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio, e l'intesa operativa tra ICE e la Federazione stessa dello scorso marzo, hanno dato il via al progetto, che ha preso inizialmente in considerazione i mercati del Nord e del Sud America, quali aree di espansione delle produzioni biologiche italiane. L'obiettivo della collaborazione tra ICE e FederBio è quello di creare un'espansione del mercato e dei canali di distribuzione attraverso la diffusione di dati scientifici, ricerche e documentazione inerenti alle relazioni fra dieta bio-mediterranea, stili di vita e prevenzione delle malattie, dando vita a network multidisciplinari fra l'industria biologica italiana e i pediatri, i medici, i nutrizionisti e tutte le altre professionalità collegate al bio-benessere, con l'apertura innanzitutto degli sportelli promozionali a New York e a San Paolo del Brasile presso gli uffici ICE.

Complessivamente, si prevede che l'iniziativa coinvolgerà oltre 50 imprese e consorzi del biologico italiano e 40 fra i maggiori buyer del Nord e Sud America.

Work in progress
Più nel dettaglio il progetto ha visto l'apertura a New York e a San Paolo del Brasile di due uffici dedicati alla promozione del biologico italiano, che operano in maniera stabile; una campagna di formazione rivolta ai buyer e alla stampa estera; networking event con degustazioni di prodotti quali vino e olio biologico, aceto balsamico e Parmigiano.

Inoltre, la presenza a FISPAL, a San Paolo del Brasile, dal 14 al 16 giugno scorso, che ha visto l'organizzazione di due workshop tenuti da esperti del settore legati ai temi della dieta bio-mediterranea e agli aspetti nutrizionali dei prodotti biologici; la presenza a Fancy Food a New York dal 28 al 30 giugno scorso, in cui sono stati organizzati incontri B2B all'interno dello stand del progetto ICE-Federbio e degustazioni di prodotti biologici, per mettere in luce le caratteristiche nutrizionali dei prodotti utilizzati per la dieta bio-mediterranea, con il coinvolgimento attivo di esperti del settore di FederBio.

“L'esperienza del Fancy Food per esempio ci permette di dire che nel complesso l'interesse e il consumo dei prodotti biologici negli USA non solo è già affermato e solido ma in continua crescita, anche se momentaneamente rallentata dalla crisi -
commenta Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio-. Il "Made in Italy" biologico è tenuto in grande considerazione e possiede grande appeal per la fascia "medio-alta" dei consumatori, come nel caso del vino e dell'aceto balsamico, ma anche dell'olio e di tutti gli altri prodotti che caratterizzano l'offerta italiana”.

Il progetto si concretizzerà anche attraverso l'organizzazione negli USA di due workshop per operatori specializzati sui temi della dieta bio-mediterranea e degli alimenti speciali, il primo a Boston, a fine settembre, in concomitanza con la manifestazione Natural Product Expo East e il secondo, a novembre, all'interno del Kosherfest nel New Jersey. Altri progetti in altre zone del mondo altrettanto interessate al bio made in Italy verranno portati avanti in collaborazione con altri altri enti e istituzioni interessati quali Buonitalia e Simest.

Quando il concorso regala una casa

La crisi (in via di superamento) aguzza l'ingegno. Dopo l'iniziativa della catena varesina Tigros che, in occasione del trentennale, ha lanciato una promozione che mette in palio dieci posti di lavoro (vedi l'editoriale di Gdoweek n.494 del 14 settembre), è ora un centro commerciale a proseguire su questa strada, quella cioè di andare incontro ai bisogni concreti dei clienti. Il c.c. "Il Ducale" di Vigevano (Pv) ha, infatti, organizzato il concorso “Vinci la tua Casa”, che dal 1° settembre offre a tutti i clienti la possibilità di vincere un appartamento.

Partner

Grazie all’impegno degli operatori e delle proprietà (Euro Edes - Il Sagittario - Coop Lombardia Soc Coop A.r.l. - Il consorzio degli Operatori), tutti i clienti del Ducale avranno la possibilità di vincere un bilocale di nuova costruzione presso la Residenza Susanne a Gambolò, un appartamento ricercato appositamente sul territorio, al fine di rafforzare il legame che da sempre Il Ducale ha voluto creare con il comune e la cittadinanza. L’immobile, in parte già completato, è realizzato dall’impresa costruttrice Edil Carnevale, in sinergia con l’agenzia immobiliare Studio Casa. Oltre all'appartamento, il Ducale, grazie a una partnership con il Centro dell’Arredamento di Corbetta, regala gli arredi per tutta la casa.

Per potersi aggiudicare il premio, sarà sufficiente effettuare acquisti nei punti di vendita del Centro Commerciale, raccogliere gli scontrini e imbucare la cartolina, mentre per gli arredi sarà sufficiente giocare a tombola durante le domeniche di apertura previste fino a dicembre (6 settembre - 4 ottobre - 1 novembre - 6 dicembre). Mercoledì 23 dicembre nell'ambito di una festa, verrà estratta la cartolina vincente.

RETAILER OF THE YEAR

Il premio, organizzato da Q&A Research and Consultancy, coinvolge i retailer che i consumatori proporranno partecipando al sondaggio on line dal 1° giugno al 15 ottobre 2009.

Ai retailer invece il compito di informare i propri clienti attraverso il materiale promozionale messo a disposizione dell'organizzazione del premio e scaricabile dal sito alla sezione retailer

I consumatori sono chiamati a proporre, in fase preliminare, le catene di negozi da loro preferite e a giudicare, in un momento successivo, il totale delle catene scelte in base a nove diversi criteri di valutazione.

Le catene di negozi con più di 400 voti nella categoria di appartenenza e un minimo di 750 giudizi espressi, sempre nella propria categoria, parteciperanno automaticamente ad una delle nomine.

Il retailer con la media più alta sarà proclamato “Retailer of the Year”.

La premiazione avrà luogo il 4 novembre alle ore 16.00 presso il Centro Commerciale Shopville Le Gru a Grugliasco, in via Crea 10.
 
Vedi l'aggiornamento delle votazioni espresse

Per maggiori informazioni

Actimel Danone studia lo stress degli italiani

Uno spaccato sociale del Paese risultante da un'intelligente iniziativa di marketing. Si potrebbe anche così riassumere il bilancio della ricerca condotta sul Web da Danone sul  sito actimel.it, riservato al suo yogurt probiotico. Tema dell'indagine:  "Scopri il tuo stress". Ne risulta un quadro non del tutto confortante: una gran parte degli italiani non ha ancora scoperto i benefici dell'attività fisica e si lascia andare a diete più o meno bizzarre per cercare di combattere ansia, stanchezza e i tanti problemi che si legano a questa situazione.

Supporto accademico
L'indagine, condotta su un campione di 4.190 persone (59,6% donne e 40,4% uomini, con un'età media di 38 anni), offre sicuramente risultati poco tranquillizzanti. Considerando tre diversi livelli di valutazione (stressati, qualche segnale di stress e non stress) il 54,6% degli intervistati si considera “stressati”, mentre il 35,5% sostiene di manifestare comunque “primi segnali da stress”. Solo poco più del 10% delle persone, quindi, ritiene di non presentare fastidi associabili a questa situazione, anche se l'analisi, condotta con il supporto della professoressa Daniela Lucini, dell'Università di Milano, ha evidenziato chiaramente che chi conduce una vita sedentaria corre maggiori rischi di stressarsi.

Coop lancia il marchio Vivi Verde Coop

Per meglio sensibilizzare i consumatori sui temi della salvaguardia dell'ambiente, Coop Italia ha deciso di raggruppare tutti i prodotti a marchio provenienti da agricoltura biologica e quelli non alimentari a basso impatto, realizzati con criteri sostenibili e di compatibilità ambientale, sotto un unico brand: Vivi Verde Coop.

Impegno ambientale a 360°

Oltre alle 300 referenze di prodotti biologici a marchio, per i quali Coop ha deciso di escludere dalla lista degli ingredienti sia i grassi tropicali sia gli aromi, anche se naturali, la nuova linea Vivi Verde Coop comprenderà anche i prodotti Coop garantiti dal marchio europeo di qualità ecologica Ecolabel, come i detergenti per la pulizia della casa, i prodotti in carta riciclata al 100% e le nuove lampade a risparmio energetico. Oltre ai piatti e bicchieri monouso in PLA, materiale naturale di nuova concezione che deriva dall'amido di mais, la linea pile ricaricabili e i detersivi sfusi.

La nuova linea di prodotti a marchio Vivi Verde Coop -che sarà a breve disponibile in tutti i pdv del gruppo- verrà presentata ufficialmente in occasione della 21° edizione del SANA - Salone internazionale del Naturale in programma a Bologna, dal 10 al 13 settembre 2009.

GDOWEEK 494

Coty protegge alla fonte i cosmetici Rimmel con soluzione Checkpoint Systems

Coty Beauty, divisione dedicata alla cosmesi di Coty, multinazionale operante nel settore della bellezza e dei profumi, ha scelto la tecnologia RF-Eas di Checkpoint Systems per la protezione alla fonte di tutti i prodotti a marchio Rimmel.
L'esigenza di supportare i retailer nella lotta alle differenze inventariali nel settore cosmesi ha portato Coty a considerare quali fossero le soluzioni migliori per difendere i propri prodotti all'interno dei pdv, senza tuttavia intaccare in alcun modo l'estetica delle proprie referenze e l'esperienza d'acquisto del consumatore.
Coty ha deciso quindi di adottare sull'intera linea di cosmetici Rimmel la soluzione di protezione alla fonte di Checkpoint Systems, che consiste nell'inserimento di un'etichetta antitaccheggio RF direttamente all'interno del packaging degli articoli.

Grazie a questa implementazione, i prodotti Rimmel possono essere liberamente esposti all'interno del pdv, senza che il packaging ne venga intaccato. Con la protezione alla fonte, inoltre, si riesce ad offrire un vantaggio notevole ai retailer che, ricevendo nel pdv gli articoli già protetti, non hanno necessità di impiegare il proprio personale nell'attività di etichettatura finalizzata all'antitaccheggio.

Nuovo pack bivalva

"Coty ha deciso di proteggere alla fonte i prodotti Rimmel avvalendosi non solo della tecnologia RF-Eas ma anche del nuovo packaging bivalva che valorizza l'esposizione del prodotto -spiega Nadia Pizzocaro, trade marketing manager Coty Beauty-. L'implementazione delle etichette antitaccheggio  ha coinciso con la revisione del pack, che enfatizza graficamente i core benefit dei nostri prodotti. Oggi  possiamo contare su un prodotto sicuro al 100% e di grande visibilità sui punti di vendita”.

“Per il settore dell'Health & Beauty, la protezione alla fonte si configura in assoluto come la soluzione più all'avanguardia, perché meglio di qualsiasi altra consente di proteggere il prodotto senza modificarne in alcun modo l'estetica e la fruibilità sul punto di vendita -afferma Salvador Cañones, country manager di Checkpoint Systems per l'Italia-. Coty riconosce il valore del libero accesso, e per questo ha scelto la nostra tecnologia per garantire ai retailer gli standard di sicurezza più elevati con delle soluzioni che al contempo contribuiscono ad incrementare le vendite”

Luca Venturelli nuovo direttore generale di Fujitsu

Luca Venturelli, 40 anni, è stato nominato direttore generale di Fujitsu, responsabile per le attività in Italia di Fujitsu Technology Solutions e di Fujitsu Services.
La nomina si inserisce nel processo di evoluzione e integrazione che Fujitsu, quarto player del settore nei servizi IT a livello mondiale, sta compiendo verso un’unica ‘One Fujitsu’; l’obiettivo è la costituzione di una società sempre più globale, in grado di accompagnare e supportare i clienti all’interno del nuovo contesto internazionale, incentrata sull’offerta Dynamic Infrastructure arricchita in area Application Services.

Luca Venturelli affiancherà gli altri country manager di Spagna, Portogallo, Francia, Benelux e Olanda che riportano, nell'ambito della region Southern Western Europe al vice president Pierfilippo Roggero, che manterrà anche il ruolo di presidente e amministratore delegato di Fujitsu Tecnology Solutions.

STORE & RETAIL MANAGEMENT

Negli ultimi anni il Retail è diventato una vera e propria area di Business per le aziende dalla quale dipende in maniera consistente il fatturato complessivo, la valorizzazione del Brand e lo sviluppo di nuovi mercati.
Chi opera in questa area strategica per l'azienda, il Retail Manager, ha assunto una progressiva specializzazione diventando una delle figure professionali più ricercate.
In linea con queste finalità, la Business School del Sole24 ore organizza dal 14 settembre un Master di Specializzazione, per analizzare i nuovi trend nel settore Retail dettati dalle nuove esigenze dei consumatori, fornire le conoscenze per promuovere il pv e le tecniche per creare una shopping experience che sappia coinvolgere ed emozionare il cliente.
Tutti gli argomenti sono affrontati attraverso una metodologia didattica interattiva, affiancando l'analisi dei singoli argomenti con Case-History, esercitazioni e testimonianze tra cui Cristina Lazzati direttore responsabile di GDOWEEK.

È possibile scaricare la brochure del master sul sito: http://www.formazione.ilsole24ore.com

Il Lab#ID della Liuc accreditato centro di ricerca e trasferimento tecnologico in Questio

Il Lab#ID, laboratorio Rfid nato all’interno della facoltà di Ingegneria dell’Università Carlo Cattaneo–Liuc di Castellanza (Va) grazie al contributo della Camera di Commercio di Varese e della Regione Lombardia e con la collaborazione dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, è stato accreditato in Questio come Centro di Ricerca e Trasferimento Tecnologico.

Questio, acronimo di Quality Evaluation in Science and Technology for Innovation Opportunity, è lo strumento attraverso il quale la Regione Lombardia ha reso disponibile sul web (www.questio.it) il repertorio dei protagonisti della ricerca, del trasferimento tecnologico e dell’innovazione in Lombardia. Uno strumento rivolto alle imprese, alle associazioni e ai privati che devono orientarsi e acquisire servizi di ricerca e di trasferimento tecnologico, e agli stessi centri di ricerca per favorire la conoscenza e il confronto reciproco.

Walmart.com aggiunge un milione di nuovi item

Il sito Walmart.com aggiunge un milione di nuovi item al proprio assortimento di prodotti online grazie al lancio di Walmart Marketplace (WM), un programma che consente a un selezionato gruppo di retailer di offrire prodotti di nicchia attraverso il portale del colosso di Bentonville.

Walmart Marketplace amplia ulteriormente il catalogo di Walmart.com con nuovi prodotti e marche all'interno di alcune delle categorie più popolari online, tra cui casa, bambino, abbigliamento, giocattoli e articoli sportivi/ sport memorabilia.
Walmart.com ha selezionato accuratamente alcuni retailer in base al loro alto livello di servizio al cliente, all'ampiezza di assortimento in termini di marchi e di qualità e dei prodotti.

I partner

Attualmente WM include i seguenti retailer:

- CSN Stores: casa, bambino, articoli sportivi e scarpe;

- eBags : borse e valige;

- Pro Team: una controllata di Dreams che tratta abbigliamento sportivo su licenza.

Tutti gli acquisti effettuati presso i retailer presenti su Walmart Marketplace sono gestiti attraverso i processi di checkout sicuro di Walmart.com. Il portale WM si occupa della gestione dell'ordine e dell'assistenza, inclusi imballaggio e spedizione, customer service, cambi e resi.
Nei prossimi mesi, è previsto il potenziamento del programma Walmart Marketplace con l'inserimento di nuovi retailer partner.

Faitrade al Sana con i prodotti bio di Libera Terra

Si arricchiscono le referenze certificate Fairtrade con nuovi prodotti che saranno presentati durante Sana, il Salone internazionale del naturale, alla Fiera di Bologna, dal 10 al 13 settembre prossimi.
Pedano, azienda che opera nel settore dell'arredamento naturale fin dagli anni settanta, propone per la prima volta in Italia cuscini curativi e trapunte per grandi e bambini in cotone certificato Fairtrade.
Si accresce anche la linea Alce Nero il biologico equosolidale con nuovi prodotti certificati Fairtrade: il latte di riso Basmati, le confetture extra con frutti tropicali e mango.
Libera Terra, marchio dell'associazione che propone prodotti coltivati nelle terre confiscate ai mafiosi, unisce il valore sociale e la qualità organolettica con la proposta di una marmellata bio di agrumi di Sicilia e zucchero di canna equosolidale. Il nuovo prodotto verrà presentato al convegno Insieme per la legalità, la giustizia sociale e il commercio equo e sostenibile, sabato 12, ore 16, Cuore Mostra, alla presenza di don Luigi Ciotti, presidente di Libera.
 
Tante novità bio
Numerose aziende licenziatarie del marchio Fairtrade saranno inoltre presenti alla fiera: Arlotti & Sartoni, Baule Volante, Sane Bontà, Quality Bio, Abafoods, Felicetti, Apofruit, Padovana Macinazione, F.lli Damiano, Pierpaoli.
Segnaliamo inoltre il convegno "Il futuro del biologico. Un caso di successo nonostante la crisi", appuntamento organizzato da CCPB, socio del nostro consorzio, che si terrà venerdì 11 settembre alle ore 9.30 (Sala Notturno, blocco D) cui interverrà Adriano Poletti, amministratore delegato del Consorzio

Conad lancia la linea Kids

Nei pdv Conad è presente un’interessante novità: Conad Kids, la linea di prodotti pensati in modo specifico per i bambini dai 5 ai 10 anni, per aiutarli a costruire un’alimentazione corretta e completa. L'aspetto più innovativo è rappresentato dalle etichette di questi prodotti. Sulle confezioni Conad Kids, si trovano, infatti, strumenti per “educare” ai principi della buona alimentazione, informazioni e suggerimenti per uno stile di vita attivo, una guida verso un percorso alimentare corretto.


Collaborazione con l’Università

L’obiettivo di Conad Kids è cercare di mediare
tra i desideri e le richieste dei bambini e ciò che
secondo i genitori è giusto per loro.
Conad ha selezionato merendine, biscotti, nettari,
gelati e tanti altri prodotti gustosi, ma equilibrati dal punto di vista  nutrizionale.
Tutti i prodotti sono stati analizzati e validati
in collaborazione con un nutrizionista
dell’Università di Modena, che ha
anche realizzato alcuni esempi di abbinamento
per aiutare le mamme a costruire, a seconda
del prodotto, una colazione, una merenda
o un pasto principale corretto. Simbolo e mascotte della linea il
Leoncino che presentiamo nell'immagine e che sta a significare che le giornate vanno affrontate con grinta.

Tokyo Midtown, “non luogo” per intenditori

A Tokyo, l’Italian style di Dean & De Luca

Secondo Findomestic gli italiani tornano a risparmiare

Secondo i dati di agosto e quelli del periodo estivo rilevati dall'Osservatorio mensile di Findomestic Banca, migliora l'ottimismo degli italiani sulle proprie prospettive economiche; in particolare un terzo delle famiglie giudica migliorate le proprie capacità di risparmio. Più articolati i giudizi sulla situazione italiana nel suo complesso (economica, politica e sociale): l'ottimismo continua a scendere in maniera sensibile fra coloro che hanno il grado di istruzione dell'obbligo poiché evidentemente si sentono più marginalizzati dalla crisi. Se si passa a una disamina per aree geografiche, l'unica parte d'Italia fortemente ottimista è il Nord/Est; mentre continua la discesa della fiducia nel Nord-Ovest e nel Centro. Il Sud, che è in lieve crescita, si attesta su dati vicini alla media nazionale.

Intenzioni di acquisto
L'esame delle intenzioni d'acquisto di beni durevoli a tre mesi fa registrare un deciso aumento degli elettrodomestici (+5,1% sul mese precedente); di telefoni cellulari (+3%). Incrementi minori nell'intenzione di ristrutturare le proprie abitazioni (+2,4%) e di acquistare TV, Hi-Fi e video (+1,6%).
In particolare il settore della telefonia evidenzia il valore più elevato dall'inizio della rilevazione (+14,4%). L'intenzione di acquistare mobili continua a crescere, anche se di poco, e passa dal 12,9% del mese di luglio a 13,5% di agosto.
Sono stazionarie le intenzioni di comperare case, motocicli, scooter, attrezzature fai da te e pc. Da segnalare il calo significativo delle previsioni d'acquisto a tre mesi di auto nuove (-2,1% in due mesi) e auto usate ( -3,2%).
Anche le intenzioni concernenti viaggi, vacanze (-11,7% rispetto a luglio) sono in discesa. Stessa sorte subiscono le previsioni d'acquisto legate all'abbigliamento sportivo, che ad agosto sono risultate in calo di 7,3 punti rispetto al mese di luglio.

Coin sbarca a Budapest con il primo department store della città

In linea con le strategie delineate dalla fine dello scorso anno, Gruppo Coin prosegue lo sviluppo all’estero e sbarca a Budapest per aprire il primo department store della città.
Centralissima la location: lo storico palazzo Dorottya, sede dell’antica Casa Wurm progettata nell’Ottocento da Mihaly Pollack.
Il team di architetti di Gruppo Coin ha lavorato a stretto contatto con la Sovrintendenza locale per recuperare la maestosità dello storico palazzo mitteleuropeo.

L’offerta Coin

L’obiettivo dell’insegna è quello di puntare sulla ricercatezza dei particolari e sul rigore delle forme con un brand mix che si concentra sull’abbigliamento uomo e donna, i relativi accessori, la profumeria e la casa.

Presente un’ampia selezione di marchi italiani e internazionali quali Armani Jeans, Class di Roberto Cavalli, Custo, Liu Jo, Marella e Penny Black, ai quali si aggiungono noti brand sia streetwear come Scervino Street, Richmond e Blauer sia di accessori (1° Classe Alviero Martini, Borbonese, Braccialini ecc).

In occasione dell’apertura la madrina dell’evento, Paris Hilton, ha presentato anche la linea di abbigliamento che ha ideato, la Paris Hilton Clothing Line.

Un nuovo OVS industry

L’offerta del gruppo guidato da Stefano Beraldo è completata dalla presenza di un OVS industry adiacente, che si aggiunge ai 10 già presenti in Ungheria.

Gruppo Coin ha chiuso il 2008 con un vendite pari a 1.145,4 mio euro.

Stop ai sacchetti di plastica in Coop Adriatica

In anticipo sulla norma che li mette al bando dal gennaio 2011, Coop Adriatica elimina le borsine di plastica usa e getta dai suoi 151 punti di vendita. Verranno sostituite da quelle a basso impatto ambientale, per carichi pesanti e leggeri. Le borsine riutilizzabili, in grado di sopportare carichi fino a 20 chili, sono disponibili in due materiali diversi: in polipropilene, decorate con disegni colorati e fantasiosi (in vendita a 0,85 euro) oppure in cotone da agricoltura biologica (a 1,05 euro). Si tratta dell'alternativa più conveniente e ecologica, dal momento che questi contenitori hanno lunga durata. Le biodegradabili al 100%, composte da derivati dell'amido di mais, sono adatte invece a portare carichi leggeri e, una volta utilizzate, si dissolvono in breve tempo senza rilasciare agenti inquinanti; per questo sono idonee anche a contenere i rifiuti organici della raccolta differenziata. Il prezzo di vendita delle usa e getta in amido di mais (0,15 euro) è pari al costo di produzione, più alto di quello delle usa e getta tradizionali.

Benefici evidenti
Il passaggio ai nuovi contenitori ecologici si tradurrà in una significativa riduzione dell'impatto ambientale dei punti di vendita di Coop Adriatica, dove nel solo 2008 erano stati utilizzati 43,7 milioni di sacchetti tradizionali, equivalenti a 306 tonnellate di plastica, prodotti con 450 tonnellate di petrolio. Si tratta di un'iniziativa in linea con le altre realizzate da Coop Adriatica per la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico: dall'utilizzo dei banchi frigo per i surgelati chiusi da uno sportello, all'installazione di impianti fotovoltaici sui tetti dei punti di vendita, dall'introduzione degli erogatori di detersivi “alla spina”, all'eliminazione sugli scaffali delle vecchie lampadine a incandescenza.

Il bio? Lo acquisto al vending e all’ora che voglio

Un mondo che rimane ancora di nicchia quello del biologico. Per incentivarne i consumi, monitorare la loro penetrazione, verificare l'efficacia di un canale di vendita alternativo, studiarne le modalità organizzative e i costi della filiera con sistema di distribuzione automatica, Pro.BER (Associazione dei produttori Biologici e Biodinamici dell'Emilia Romagna) ha dato il via, lo scorso metà agosto, all'iniziativa “biovending”, cofinanziata dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, che vede la collocazione di alcune vending machine in alcuni punti di vendita, scuole e aziende.

Bionegozio automatico
"Vi sono due tipologie di distributori -spiega Daniele Ara, responsabile sportello mense bio e per la diffusione bio nella ristorazione collettiva di Pro.BER- uno del tipo 'negozio' per una vera e propria spesa, e un'altra con soli snack, che verrà inserita nelle scuole”.
Le biovending dedicate alla spesa contengono diverse confezioni di un ricco paniere di prodotti (circa 15 le aziende produttrici coinvolte) quali formaggi, latte, yogurt, uova, succhi di frutta, the, conserve, confetture, pasta, olio, aceto, caffè e farina. “in queste poche settimane -aggiunge Ara- abbiamo notato che i prodotti a maggiore rotazione sono stati i latticini, forse anche per la familiarità ormai acquisita dal consumatore nei confronti del latte fresco proposto con questa tipologia di vendita”.
Relativamente ai distributori per la spesa, i gestori e le aziende coinvolte nell'iniziativa sono attualmente Franco Varoli, Franco Adorni e l'Azienda Agricola Moscattini, che hanno l'incarico di gestire i distributori collocati a Bagnolo San Vito (Mn), a Sala Baganza (Pr), presso il distributore del latte in via Provinciale 6, a Langhirano (Pr), nel supermercato Conad a Formigine (Mo) e presso il distributore del latte in via Sant'Antonio Loc. Colombaro.
"Entro metà settembre, in concomitanza con la riapertura delle scuole - conclude Ara- partirà la seconda fase della sperimentazione: in collaborazione con il Gruppo Argenta posizioneremo 5 biovending in alcune scuole e aziende ospedaliere, ma anche uffici”.

Il locale che accetta i Ticket Restaurant si trova via smartphone

Accor Services lancia Goowic, l'applicazione per smartphone di ultima generazione che offre un interessante servizio: localizza e segnala il locale desiderato e in particolare tutti quelli che accettano i Ticket Restaurant. Per usufruire del servizio, basta scaricare direttamente dall'Apple Store l'applicazione Goowiclite (che è gratuita) sul proprio iPhone. Il sistema tramite il GPS integrato è in grado di fornire il percorso dettagliato e la mappa per raggiungere il locale scelto.
L'applicazione che fa parte del progetto Accor Mobile, è stata realizzata da G-Italia in partnership con FIPE, Città del Vino e Mixer.  Goowic è da subito disponibile per iPhone e a breve sarà pronto anche per Blackberry e Simbian.
Una simile applicazione dovrebbe incentivare l'utilizzo dei buoni pasto anche al di fuori dell'ambito intervallo pranzo.

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Gdoweek 492 | 2 settembre 2009 |

El Corte Inglés frena la crescita segnando -3,5% nel fatturato

Considerato che il valore delle vendite del commercio nel mercato spagnolo sono calate mediamente del 7,2%, la diminuzione del 3,5% di quelle registrate da El Cortes Inglés esprimono una capacità di tenuta del Gruppo di fronteggiare la crisi. Secondo i dati presentati lo scorso 28 agosto, il fatturato al 29 febbraio 2009 del retailer spagnolo si è fermato a quota 17,36 miliardi, con un attivo netto di 382 milioni di euro (Ebitda -17% sull'esercizio precedente).
“Il negativo contesto economico -ha commentato Isidoro Alvarez, presidente del Gruppo- non ci ha impedito di proseguire il nostro programma di sviluppo sia della rete sia della implementazione di tecnologie innovative”. Infatti, El Corte Inglés ha destinato 1,8 miliardi di euro agli investimenti che saranno dedicati all'apertura di circa un centinaio di nuovi store, prevalentemente in Spagna.

Segmentazione del business
Analizzando le entrate del Gruppo, si riscontra che il 55,7% è determinato dai grandi magazzini, il 17,8% dagli ipermercati (Hipercor) e il 2,3% dai supermercati (Supercor).
Tra gli altri importanti business di El Corte Inglés vi è quello dei viaggi, che determina il 13,3% del fatturato consolidato del Gruppo.

NatureWorks e Avantium svilupperanno biopolimeri da risorse rinnovabili

NatureWorks e Avantium, aziende attive nel settore dei materiali sostenibili, collaboreranno per lo sviluppo di una nuova generazione di polimeri prodotti a partire da risorse rinnovabili.
L'alleanza si basa sull'attività di Avantium volta a creare monomeri e polimeri a partire dalla biomassa a uso non alimentare e sugli ottimi risultati conseguiti da NatureWorks nello sviluppo di un'ampia gamma di mercati finali e prodotti per il suo biopolimero Ingeo(TM).

Inizialmente NatureWorks condurrà prove interne su un gruppo selezionato di polimeri Avantium per applicazioni quali l'elettronica per uso personale, sistemi automobilistici, fibre e altre applicazioni tecniche dei materiali plastici; la durata prevista di questo periodo di prova è di circa un anno. Tale fase sarà preliminare all'introduzione sul mercato di questa nuova generazione di biopolimeri, che completerebbe l'attuale gamma di prodotti NatureWorks Ingeo(TM).

Paolo Palomba nuovo direttore generale Altro Mercato

Rafforzare il marchio, ampliare la diffusione dei prodotti dell'economia giusta e sviluppare ulteriori formati per la rete distributiva associata: questi gli obiettivi che Paolo Palomba, nuovo direttore generale del Consorzio Altro Mercato, intende centrare nel prossimo futuro, sulla base della grande crescita che questi prodotti hanno registrato nell'ultimo decennio.

Palomba, 49 anni, ha alle spalle un articolato percorso di esperienze manageriali, maturate soprattutto all'interno di realtà distributive di primaria importanza come Conad e Sigma.

Confronto GDO-IDM su innovazione e fidelizzazione

Carrefour conosce meglio i clienti grazie a Teradata

I clienti  di Carrefour si recano nei punti di vendita francesi dell'insegna in media 50 volte l'anno (una a settimana) e acquistano tra le 20-25 linee di prodotto, con quasi l' 80% di spesa effettuata con la carta fedeltà Carrefour.
Carrefour, che possiede il più grande database clienti della Francia, in termini di capacità di gestione delle informazioni e dati storici dei clienti, sta espandendo il suo Teradata Active Enterprise Data Warehouse per rinforzare le attività di business analytics del reparto marketing.

Le soluzioni Teradata consentono a Carrefour di monitorare le attività di marketing su oltre 14 milioni di famiglie, più della metà di tutte le famiglie francesi. Carrefour riesce così a ottenere una visione a 360 gradi in tempo reale dei propri clienti attraverso molteplici canali: brand, ipermercati e supermercati.
Il Teradata Active EDW fornisce alla divisione marketing di Carrefour i tre elementi chiave
necessari per raggiungere i suoi obiettivi: una grande capacità di calcolo per la gestione di
consistenti volumi di dati, una rapida implementazione e la possibilità di esaminare ed estrarre dati in tempo reale per fornire risposte puntuali alle crescenti richieste dei suoi numerosi utenti business.

Analisi più dettagliate

La nuova piattaforma di enterprise intelligence consente un'analisi più dettagliata dei dati relativi al comportamento dei consumatori e al potere di acquisto, ma anche una gestione ottimale delle campagne di marketing: l'ambiente Teradata permette, infatti, a più di 70 utenti in contemporanea di effettuare query complesse ottenendo le risposte desiderate secondo necessità. L'arco di tempo necessario ai team Carrefour e Teradata, costituito da circa 20 specialisti, per ampliare il progetto data warehouse è stato di sei mesi, durante i quali i dati sono stati integrati, sono stati sviluppati i data model e sono state effettuate le prove di carico. Con il sostegno di Teradata, Carrefour mira a migliorare notevolmente il suo database di marketing intelligence entro il 2010-11 beneficiando in tal modo di una fotografia a livello globale dei suoi negozi e clienti. L'obiettivo del retailer transalpino è quello di arrivare a personalizzare ogni punto di vendita, ipermercato e supermercato, in base alle preferenze ed esigenze delle utenze locali.

In Italia non rallenta la crescita della pubblicità on line

La crisi economica globale ha frenato la crescita dell'advertising online a livello europeo, ma il mercato italiano dovrebbe riuscire a mantenere nel 2009 un tasso di sviluppo a doppia cifra. È quanto segnala l'ultima versione del rapporto annuale AdEx presentato da Iab Europe. Se per tutto il 2008 l'advertising online del Vecchio Continente aveva mantenuto una crescita del tutto soddisfacente (+20% rispetto all'anno precedente), nei primi sei mesi del 2009 alcuni dei mercati più maturi (Regno Unito, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia) hanno registrato un rallentamento significativo. La frenata non ha però riguardato quei paesi dove la pubblicità on line era meno sviluppata. Tra questi l'Italia, che conferma le sue previsioni di crescita per l'anno in corso al 10,5%; si tratta di una performance nettamente superiore alla media europea che si dovrebbe attestare, secondo i dati del rapporto, al +2,4%.

Buone prospettive per il search
La ricerca Iab Europe prevede che l'arresto della crescita del settore della pubblicità online terminerà nel 2010, quando lo sviluppo del mercato europeo dovrebbe raggiungere un +6,5%. Il search (ovvero la pubblicità legata ai motori di ricerca) sarà il mezzo con la maggiore capacità di ripresa: con una crescita pari all'8% nel 2009, rappresenta infatti circa la metà (46%) del totale del mercato pubblicitario online a livello europeo. Al contrario, il display online - in linea con gli altri mezzi del display advertising -registrerà in Europa un incremento modesto e pari allo 0,4%. Negativo invece l'andamento dei classified (i piccoli annunci pubblicitari, - 4,7% nel 2009), a causa della debolezza dei principali mercati di riferimento (immobiliare, automobilistico e del lavoro).

Avanza il mobile
Segnali confortanti arrivano dal mobile advertising, destinato a crescere di oltre il 50% nel 2009. Rispetto al display e al search, la piattaforma mobile garantisce nuove opportunità di promozione, tra le quali il location-based advertising e il social networking. I nuovi format sviluppati espressamente per il mobile (come le applicazioni sponsorizzate scaricabili gratuitamente per l'iPhone) stanno iniziando a farsi strada, favorendo le strategie dei brand. Un'indagine condotta a maggio 2009 da Screen Digest per Iab Europe sui principali investitori pubblicitari in Europa conferma le buone prospettive per il Web advertising: il 70% degli intervistati intende allocare più soldi nell'advertising online per l'anno in corso, benché il budget complessivo dedicato alla spesa pubblicitaria sia inferiore alla doppia cifra. La ricerca sottolinea come, benché vi sia interesse per i nuovi format (social media, in-game e mobile advertising) nel breve termine la maggior parte degli inserzionisti opteranno per format già consolidati come il search, i banner tradizionali e i display video. Il search, in particolare, trarrà beneficio da questa tendenza grazie alla sua capacità di generare risultati misurabili sul breve periodo.

Ottimismo per il 2010
«La performance positiva del mercato italiano della pubblicità online per il 2009 - ha commentato Layla Pavone, presidente Iab Italia - in controtendenza rispetto alla crescita media europea del settore nonostante la congiuntura economica, testimonia un costante interesse per il mezzo Internet e le sue potenzialità per il business da parte degli investitori nel nostro paese. Questo ci porta ad affrontare con ottimismo il 2010, fiduciosi che possa essere l'anno della ripresa di una crescita a doppia cifra anche per l'advertising digitale, come stimato dal rapporto AdEx ».

Gli europei e la crisi: il volontariato sostituisce lo shopping

Come affrontano la crisi gli italiani? Sentendosi più buoni: il volontariato non solo è utile ma serve anche, almeno per un italiano su quattro, a usare il tempo che prima era dedicato allo shopping.
Lo dice una ricerca a livello europeo realizzata dalla shopping community Ciao, che mette a fuoco la diversità dell'impatto della recessione nei vari Paesi europei.

Francesi tranquilli, italiani e inglesi meno
Nel Regno Unito, una persona su cinque non compra nulla prima di aver esaustivamente ricercato l'oggetto del desiderio su Internet. In Germania lo fa il 27%, in Francia il 13%, mentre in Spagna e Italia cercano on line una persona su dieci.
I paesi dove la crisi sembra avere avuto un'influenza maggiore tra i consumatori sono l'Italia e il Regno Unito. Rispettivamente l'86% degli italiani e l'82% degli inglesi afferma di percepire che l'attuale situazione economica ha avuto un impatto diretto sulle loro tasche. Il paese meno preoccupato è la Francia, dove il 63% dichiara di essere ancora in attesa degli effetti tangibili della recessione. Una vera eccezione nel contesto europeo dato che per la maggior parte degli europei la priorità è risparmiare.

Risparmi in fumo
La ricerca è fonte anche di notizie curiose. Ad esempio, un inglese su tre ha deciso di risparmiare tagliando le spese legate al vizio del fumo (per la cronaca recenti ricerche effettuate da noi dimostrerebbero invece che le sigarette sono l'ultima cosa sui cui gli italiani fumatori taglierebbero).  Un tedesco su dieci mette come priorità la spesa per la decorazione della casa - più del doppio di ogni altro paese europeo. Infine Il 36% dei francesi risponde alla crisi facendo più feste con gli amici.
Infine, confermiano la nostra vocazione di formiche: il 65% degli italiani  sta facendo degli sforzi non indifferenti per risparmiare il più possibile. In Spagna la quota è del 57%, 54% nel Regno Unito, 41% in Francia e solo 29% in Germania.

GDOWEEK 493

Italian Food Excellence

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