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"GDOWEEK - La proposta editoriale e
l'offerta di comunicazione 2011"
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La comunicazione stampa
La comunicazione web
Calendario uscite
Formati e Tariffe
Diffusione
L'ORGANIZZAZIONE COMMERCIALE
Publisher
Nicola Ligasacchi
tel 02 30226605
Segreteria Commerciale
Monica Negri
tel 02 30226622
LA RETE DI VENDITA
Lombardia
Laura Ferrante
tel 02 30226125
Paolo Giorgi
tel 02 30226169
Roberto Pallini
tel 02 30226825
Monica Sposito
tel 02 30226808
Piemonte, Liguria
ADV Spazioerre srl - Torino
tel. 011 6600100, fax 011 6602875
Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia
MEZZI PUBBLICITARI di Xausa
Postioma di Paese (Tv)
tel./fax.0422.480150
Emilia Romagna, Marche
Società Futura srl - Bologna
tel. 051 230807, fax 051 225303
Toscana, Umbria
Media&Massima - Firenze
tel 055 4223085 fax 055 4361167
Lazio, Abruzzo
Intermedia - Roma
tel 06 5899247 - 06 5894534 fax 06 5819897
Campania
Salvatore Cuomo - Castelvolturno (CE)
tel 0823 851613 fax 0823 851649
Basilicata, Calabria, Puglia
Intermedia - Roma
tel 06 5899247 - 06 5894534 fax 06 5819897
Sicilia
AD Maiora
tel 091 611 5260 - fax 091 6116201
Sardegna
c/o Il sole 24 Ore - Milano
Monica Negri
tel 02 30226622
LA PUBBLICITA’
Sapore dell’anno premia i prodotti di gusto
Dopo oltre 13 anni di presenza sul mercato francese, approda nella nostra penisola Sapore dell’Anno, marchio di qualità attribuito ai prodotti dell’area food & beverage –organizzato dalla francese Monadia- basato sul giudizio indipendente di una "giuria" di consumatori rappresentativi dell’universo nazionale di riferimento.
Le aziende potranno iscriversi fino al 30 settembre 2011, dopodiché inizierà la fase dedicata alle prove di degustazione, in programma tra ottobre e novembre 2011.
I risultati riferiti dal campione, espressi in scala da 0 (“non mi piace”) a 10 (“mi piace molto”) e integrati da eventuali impressioni personali scritte, permetteranno di stabilire quali prodotti si aggiudicheranno il titolo di Sapore dell’Anno per le diverse categorie e verranno riportati alle società partecipanti per permettere loro di conoscere tutte le motivazioni del loro posizionamento nell’ambito dell’iniziativa.
La presentazione ufficiale dei vincitori avverrà a gennaio 2012 nell’ambito di un evento di premiazione durante il quale verranno proposti piatti cucinati dal esperti chef con i prodotti selezionati.
Le prove generali nel 2010
Una prima fase test, sviluppata nel 2010-2011, ha già permesso di far sperimentare ad alcune importanti aziende del settore food&beverage il potenziale dell'unica certificazione di marketing sul gusto.
La prima edizione italiana di Sapore dell’Anno ha coinvolto Silliker Italia, laboratorio specializzato in analisi sensoriali; ogni test ha visto la partecipazione di 80 consumatori, che hanno testato
da un punto di vista organolettico 12 diversi prodotti appartenenti a 6 differenti categorie
merceologiche, assegnando il titolo di Sapore dell’Anno 2011 ai seguenti prodotti:
• Formaggi Vallelata (Mozzarella, Ricotta, Stracchino) - BIG srl
• Cereali Kellogg’s (Extra Cioccolato Belga e Nocciole; Extra Mix di Frutta, Extra Classic) –
Kellogg’s
Italia
• Condimenti Freschi Vallè (Leggera, Naturalmente, Omega3) - Vallè Italia srl
o Pizza (Gorgonzola e Noci, Tartufo, Primavera) Vissana - SVILA srl
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L’utilizzo del marchio in tutte le leve di
comunicazione -ivi compreso il packaging dei prodotti interessati- sarà consentito
alle aziende vincitrici per i 14 mesi successivi all’assegnazione del premio.
Sei modi di dire greenwashing
Cresce anche in Italia la domanda di prodotti green e si molti-
plicano le iniziative di marketing che
tentano di sedurre il consumatore
proponendo un prodotto, o una marca verde. Dietro l'angolo si nasconde però un rischio: il “greenwashing”. È il termine anglosassone
che indica “quando una società o
un'organizzazione impiega più tempo e denaro ad affermare di essere
verde attraverso la pubblicità e il
marketing, piuttosto che nel mettere
in atto misure che riducano al mini-
mo il suo impatto ambientale”.
Il greenwashing è un neologismo
coniato da attivisti ambientali americani ispirandosi al whitewashing
che in inglese vuol dire nascondere,
coprire o dissimulare fatti spiacevoli
ed è utilizzato soprattutto in politica.
È un fenomeno che si sta diffon-
dendo a macchia d'olio in tutto il mondo, insieme alla crescente
attenzione delle persone verso la
sostenibilità ambientale, la riduzione dei consumi e delle emissioni.
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Allegati
- Sei modi di dire greenwashing
- Sostenibilità e messaggi che alla lunga non reggono in un’indagine realizzata da Greenbean | Gdoweek | 11 ottobre 2010 |
A Pechino, il fashion ha grande charme ma cresce il fenomeno italian sounding
Nonostante la recessione mondiale, i principali
gruppi cinesi, le catene internazionali
e importanti brand non rinunciano ai
progetti di penetrazione o di espansione
in Cina, tant'è che le aperture di store
previste nel 2010 risultano più di 700. Relativamente
al mercato dell'abbigliamento,
negli ultimi anni è cresciuto con tassi a due
cifre, raggiungendo i 50 mld/$. Attualmente
le vendite tramite i department store,
nazionali e ed esteri, contano per il 40%
del mercato.
Fino a pochi anni fa, il mercato era molto
polarizzato su due segmenti di consumatori
e due posizionamenti di prodotto: il primo
con prodotti economici, di qualità bassa,
a marchio locale e venduti principalmente
nei department store cinesi di antica concezione,
tramite la rete dei negozietti o,
ancora, da catene internazionali di primo
prezzo (ad esempio, Walmart); l'altro
posizionamento era formato da prodotti di
lusso, venduti da negozi monomarca (anche
in franchising), ma in buona parte nella
forma shop in shop nei grandi magazzini.
Più recentemente, con l'affermarsi di una
classe media cinese, sono emerse nuove
categorie di prodotti, con posizionamenti
intermedi e con un buon rapporto qualità
prezzo. Si tratta di un mercato fortemente
frammentato, spesso dominato da marchi
stranieri, ma non sempre occidentali e non
di rado italian sounding: un fenomeno preoccupante
per la sua crescente diffusione
che (Anna Pucci, Mia Mia, AnMani, Loro
Lana, Cagliari, sono solo alcuni esempi).
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Allegati
- A Pechino, il fashion ha grande charme ma cresce il fenomeno italian sounding
- Il mercato cinese è in buona parte costruito da retail esteri, ma anche da gruppi locali con brand “italiani” | Gdoweek | 11 ottobre 2010 |
Water Less, i nuovi jeans Levi’s che contribuiscono al risparmio d’acqua
All'interno della collezione autunno/inverno 2011, che sarà disponibile nei negozi Levi's a partire da giugno, Levi's presenta i nuovi WaterLess jeans in grado di far risparmiare 20 milioni di litri d'acqua.
Tutto questo mantenendo comunque un livello di qualità elevata.
Processo produttivo rielaborato
L'azienda ha rielaborato il processo produttivo tradizionale necessario a realizzare un paio di jeans, identificando una metodologia di produzione molto più eco-compatibile.
Il risultato è: 20 milioni di litri d'acqua che equivale ad un rubinetto lasciato scorrere per ben 2.177.660 minuti. Ovvero 8,5 piscine olimpioniche, o ancora 725.000 docce, o infine acqua potabile sufficiente alla sopravvivenza di una persona per 21.000 anni.
1,3 milioni di paia
La collezione europea WaterLess conta oltre 1.3 milioni di capi, per uomo e donna. Fra tutte le attività produttive il massimo risparmio nel consumo di acqua va al finissaggio Vintage Glory, che consente un risparmio pari all'88%. Il lavaggio casalingo dei jeans, infatti, utilizza circa sei litri ogni volta. Lavate i vostri jeans una volta ogni due settimane, invece che ogni settimana, per partecipare attivamente al risparmio di acqua.
Levi's dona 200 milioni di litri
Anche se in apparenza sembra che l'acqua sia presente in abbondanza, di tutta l'acqua presente sulla terra, solo l'1% è adatta ad essere utilizzata dagli esseri umani. Sul nostro pianeta, una persona su sei (1,1 miliardo di autentiche vite umane) non dispone di acqua potabile a sufficienza.
Levi's vuole contribuire alla risoluzione di questa problematica, e per questo abbiamo deciso di donare oltre 200 milioni di litri d'acqua a quelle comunità che, in tutto il mondo, ne hanno maggior bisogno. Visitando la pagina Facebook di Levis si scoprono le semplici azioni che vi permettono di donare acqua potabile a 10.000 persone per tutta la vita.
Esselunga trasferisce lo stabilimento produttivo da Firenze a Parma
Esselunga ha comunicato alle rappresentanze sindacali l'intenzione di trasferire lo stabilimento di prodotti da forno e pasticceria di Via Pistoiese a Firenze nel nuovo e moderno impianto di Parma.
Per l'esecutività di questo trasferimento si attende comunque l'esito positivo della procedura concorsuale che sta interessando la società BTT (Ex Battistero) in liquidazione.
La dirigenza Esselunga ha rassicurato i sindacati che tutti i dipendenti dello stabilimento di Via Pistoiese saranno ricollocati, alle medesime condizioni contrattuali, presso i pdv dell'azienda e/o presso il nuovo centro distributivo in costruzione a Campi Bisenzio. Questo anche in relazione alle diverse esigenze del personale medesimo e senza imporre quindi di seguire il trasferimento da Firenze a Parma.
La chiusura dello stabilimento di Via Pistoiese e il conseguente trasferimento dei dipendenti avverranno non prima dell'estate 2012.
- Si avvicina l’acquisizione di Battistero da parte di Esselunga
- Esselunga, iniziativa ecologica con Levissima
- Esselunga: +5% nel 2010
- Esselunga riapre il rinnovato superstore di Varedo
- Esselunga attiva prenotazione libri scolastici con estensione all’Università
- Esselunga a Firenze limita il servizio di consegna della spesa a domicilio
Al via la seconda edizione del concorso Lavazza “Beati e Premiati”
Dopo il grande successo riscosso nell’edizione 2010, Lavazza ha deciso di riproporre anche quest'anno il concorso Beati e Premiati per premiare i clienti più fedeli con la collezione di oggetti Lavazza Design Paradiso, frutto della creatività di giovani designer del panorama italiano e internazionale. La promozione, che si svolgerà dal primo di giugno al 31 ottobre 2011, sarà sostenuto da un’intensa campagna di comunicazione televisiva che vedrà la consolidata coppia Bonolis e Laurenti, protagonisti della Campagna Paradiso.
I premi del concorso sono oggetti dal design esclusivo frutto della creatività di giovani designer del panorama italiano ed internazionale.
Tornano la moka alata Santina e la tazzina Angiolina e a questi si aggiungono tre nuovi oggetti destinati ai collezionisti: il pratico vassoio ArcAngelo, morbido come una nuvola; la cromonuvola Lucilla, originale lampada a tecnologia Led; e i cucchiaini Sanpietrini. Tutti i dettagli del concorso sono sul sito dedicato www.designparadiso.it (in foto l'Ad Lavazza Gaetano Mele).
Nasce il più grande gruppo italiano di calzature comfort
La Newco non ha ancora un nome ma si sa già quanto dovrebbe valere per il 2013 del fatturato complessivo: circa 150 milioni di euro, un aggregato che porterà il Gruppo a
livello dei primi player del settore calzaturiero italiano.
L'operazione, oltre a consolidare ulteriormente il posizionamento dei marchi coinvolti e a dare importanza alla produzione Made in Italy, punta all'aumento delle rispettive quote di mercato.
Assetto societario
I soci fondatori della neonata “new.co.” sono:
ChGroupReti Srl - soc. di consulenza nel mondo PMI e di investimenti partecipativi
Com.Fi.Pa. S.p.A. - compagnia finanziaria di partecipazioni
I.H.P. S.p.A. - Italiana Holding di partecipazioni
Interleo S.p.A. - immobiliare e finanziaria della famiglia Migliorati
Co.Fi.S.Int. S.p.A. - Compagnia finanziaria e servizi interaziendali - rete di imprese multisettoriale.
L'Advisor Finanziario è GE Capital - Interbanca, Milano
Epta acquisisce Misa Sud Refrigerazione
Epta -gruppo leader europeo e partner globale nel settore della refrigerazione- ha acquisito Misa Sud Refrigerazione S.p.A, azienda attiva nella produzione di celle frigorifere commerciali ed industriali. Gli obiettivi della strategica operazione per Epta sono di migliorare ulteriormente la sua gamma e di confermare la sua leadership con gli operatori della catena del freddo.
Misa si affiancherà agli altri brand, già presenti nel portfolio di Epta quali: Costan, Bonnet Névé, BKT, George Barker ed Eurocryor.
Il completamento dell’offerta consentirà ad Epta una sempre maggiore cooperazione con i propri clienti della gdo, rafforzando la sua presenza nella trasformazione e conservazione agro-alimentare e nella piccola distribuzione.
La storia di Misa Sud Refrigerazione S.p.A, azienda fondata nel 1969, è caratterizzata da una costante ricerca di processi produttivi innovativi e di soluzioni tecnologicamente avanzate e qualitativamente affidabili, che le hanno consentito di conquistare, il mercato italiano ed estero. Un’ulteriore testimonianza della volontà della società di offrire prodotti di elevata qualità ed eco-compatibili è il brevetto Misa Vacuum System, per la realizzazione di pannelli isotermici, di nuova concezione.
Il nuovo format la Feltrinelli Point arriva ad Arona
Domani aprirà uno store la Feltrinelli Point ad Arona nei 150 mq di Corso Repubblica, prima occupati dalla libreria Librami, che dal 1993 ha finito per costituire un punto di riferimento nel territorio. Si tratta, in assoluto, del secondo pdv di questo format dopo Cagliari - una nuova libreria
rinnovata nel look e nella struttura organizzativa, affiliata al
franchising Feltrinelli e denominata appunto “la Feltrinelli Point”.
Al suo interno un ricco assortimento di libri (15.000) dedicati a dieci
macroaree,
un reparto dedicato all'home entertainment (con 1.000 titoli dvd e cd),
un settore
dedicato alla cartoleria di qualità, un rinnovato spazio per quotidiani e
periodici e, novità assoluta in Arona, una caffetteria
all'interno del negozio. La direzione della libreria è affidata a
Nicoletta Cardi, che proseguirà anche l'intensa attività di incontri già
pianificata. Orari di apertura: Lunedì/Giovedì: 08.00/19.30 - 21.00/23.30.
Venerdì e Sabato: 08.00/19.30 - 21.00/24.00. Domenica: 08.00/19.30 - 21.00/23.00
Nuova insegna
La Feltrinelli Point è la nuova insegna del gruppo, che raccoglierà
librerie in franchising in tutta Italia, offendo a librai-imprenditori
già esperti e radicati nel proprio territorio l'insieme di competenze,
servizi (dagli ordini speciali per i titoli non direttamente presenti in
negozio a tutti i vantaggi della Carta Più Feltrinelli,
all'integrazione con il sito di vendita online lafeltrinelli.it) ed
economie di scala di una grande catena nazionale.
L'eredità della libreria Librami
Librami è il classico esempio di cosa si intenda per "librai-imprenditori
già esperti" visti i vari eventi e iniziative locali e nazionali cui ha partecipato con successo. Vedi Salone del Libro di Torino per curare il bookshop dedicato ai giovani adulti all'interno del BookStock Village. Evento cui seguono inviti per allestimenti di bookshop tematici all'interno di fiere di settore, tra cui “Slow Fish” a Genova, e al Lingotto di Torino “Campus”, “Restructura”, “Expocasa”, “Uniamo le Energie”, “Alpi”, “Wine show”.
Ad Arona organizza ormai da anni, in collaborazione con il “Centro Aiuti per l'Etiopia”, una sua fiera del libro durante i mesi estivi. Mentre un'altra manifestazione, “La firma d'autore” in libreria, è giunta ormai alla quarta edizione con la partecipazione di autori di rilievo.
Giovani e donne: il motore della ripresa
Anni Sessanta. Forse c'è anche un po' di mitologia quando vengono citati come favolosi, ma se oggi la nostra economia è (ancora) ai primi posti nel mondo lo si deve allo sforzo fatto allora per crescere. L'Italia però era un Paese giovane che faceva figli, oggi una nazione che invecchia e senza bambini. Per tornare ad allora, ovvero ponendo la famiglia al centro dell'economia, servono importanti riforme strutturali, anche se chiederle a una classe politica che per trovare risorse per la cultura non sa far di meglio che aumentare la benzina, forse pecca di ottimismo.
La richiesta però è stata fatta con forza e con il supporto di dati inequivocabili nel corso del convegno Indicod-Ecr: "Tornare a crescere. Rilancio dei consumi e sostegno alle famiglie italiane".
I numeri presentati nel corso del convegno sul gap che il nostro Paese sta accumulando nei confronti dei partner comunitari sono impietosi, anche se sulla crisi dei consumi, la recessione, la caduta dei redditi e la paura del futuro non bastano a spiegare tutto.
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Allegati
- Giovani e donne: il motore della ripresa
- Cover story | La ripresa economica | Gdoweek | 18 aprile 2011 |
La guerra dei roses: la sostenibilità e le grandi marche
Che ruolo gioca la sostenibilità nelle
guerre competitive? In fondo la sostenibilità
è un principio, non una funzionalità
o performance di un brand. SI tratta di un
principio che tiene conto della collettività
nel rispetto delle tre p, pianeta, profitto e
persone che si traduce per l'impresa in
riduzione, efficienza, risparmio, investimento,
innovazione, sviluppo. Dove si gioca
quindi la distintività? Chi riduce di più e nel
più breve tempo? Nella rincorsa a sviluppare
nuove tecnologie e metterle a disposizione
del mercato? A innovare prodotti
e servizi? Oppure, nella comunicazione?
Questo e altro ancora. Siamo ancora agli
albori forse per trarre delle regole generiche.
E sono ancora pochi i brand e le
imprese che rappresentato un benchmark
da studiare. Ma vale la pena di provare a
guardare se le grandi guerre competitive
che negli anni hanno diviso il mondo,
Coca-Cola contro Pepsi, Nike contro
Adidas, continuano ed evolvono anche sul
La guerra Coca-Cola: tecnologie verdi
PepsiCo a tutta comunicazione
Muhtar Kent, ceo di Coca-Cola
Company, è stato uno dei pochissimi
Ceo presenti alla conferenza dell'Onu
sul clima a Copenhagen lo scorso
dicembre. Qui ha portato il “neo verbo
ambientalista” della multinazionale
con l'impegno a ridurre le emissioni
di CO2 attraverso tre macro obiettivi:
rifiuti zero, water neutrality (riduzione
del consumo dell'acqua) e tecnologia
di refrigerazione senza idrofluorocarburi
(HFC-free). La dichiarazione
seguiva di pochi giorni l'annuncio in una conferenza stampa, congiunta con
Greenpeace, del risultato di quest'ultimo obiettivo: la nuova generazione di
refrigerazione amica del pianeta. Una tecnologia che ha visto un investimento
di oltre 50 milioni di dollari. Entro il 2015, il 100% dei refrigeratori forniti da
Coca-Cola in giro per il mondo, in totale circa 10 milioni di distributori, saranno
sostituiti con un risparmio di 52,5 milioni di tonnellate di CO2, equivalenti a
circa 11 milioni di auto attive sulla strada in un anno. L'altro grande ambizioso
obiettivo è la bottiglia al 100% rinnovabile, 100% riciclabile. La risposta anche
qui sta nella tecnologia, e nella condivisione delle responsabilità con i propri
consumatori. Da un lato, investimenti tecnologici, un nuovo stabilimento in
costruzione in Usa a ciclo chiuso, e un primo traguardo con la PlantBottle, da
poco lanciata, una bottiglia in PET, plastica al 30% estratta dallo zucchero di
canna e dalla melassa brasiliana. Dall'altro, una campagna di sensibilizzazione
per il riciclo delle bottiglie e delle lattine. L'obiettivo è “zero waste”, no rifiuti. Live
positively è la campagna ombrello e la cultura che integra la sostenibilità nel
valori d'impresa e di brand di Coca-Cola. La comunicazione esterna è ancora
timida. Il tema delle Olimpiadi è quello preferito per lanciare le anticipazioni
green sia di prodotto sia di comunicazione.
Se, chiaramente, Coca-
Cola sta tentando di
definire gli standard di
sostenibilità del settore,
Pepsi vince sulla comunicazione.
Pepsi Refresh
Project, è uno dei progetti
di comunicazione sulla
collettività più efficaci e
presi ad esempio degli
ultimi tempi. Un progetto che ha portato Pepsico, per la prima volta quest'anno, a non essere presente al Super Bowl con uno spot a favore del proprio brand (del valore di
oltre 30 milioni di dollari). Ha invece sfruttato quello spazio per rivolgere
un invito alla nazione: andare sul sito Refresh Everything per candidare
e votare idee che possano contribuire a creare un mondo migliore. Ogni
mese Pepsi devolve alle idee e ai progetti più popolari che spaziano in aree
che vanno dall'ambiente all'arte e la cultura, dalla salute alla nutrizione,
dall'educazione alla comunità locale, premi che vanno da 250 mila sino a
5.000 dollari. Per un totale di 20 milioni di dollari devoluti nel 2010. Non
è una campagna di cause related marketing. Non è una campagna pubblicitaria.
Non è una campagna sui social media. È un “refreshing way”,
un nuovoterreno della sostenibilità. Come queste
grandi multinazionali, come impresa e come
marca, la stanno affrontando? Per alcune
di queste, l'origine di un nuovo modo di
fare impresa nasce dalla capacità di aver
colto la sfida lanciata da gruppi di attivisti,
prima fra tutti Greenpeace, trasformando
gli attacchi in opportunità.
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Allegati
- La guerra dei roses: la sostenibilità e le grandi marche
- Le aziende di marca e la sostenibilità | Gdoweek | 17 maggio 2010 |
Intervista a Giovanni Cobolli Gigli sull’alleanza con l’Idm per le liberalizzazioni
Giovanni Cobolli Gigli, tornato, a sorpresa, alla presidenza di Federdistribuzione, ha le idee chiare sulle
priorità dell'associazione. “Stiamo lavorando su due fronti: da un lato, incentiviamo a livello locale un concetto
di programmazione commerciale e urbanistica di tipo qualitativo, che lasci più libertà all'imprenditore.
Dall'altro, siamo determinati nel promuovere una politica di crescita del Paese centrata sullo stimolo della domanda
interna, obiettivo da ottenere attraverso sia il recupero del potere d'acquisto delle famiglie sia una nuova stagione
di liberalizzazioni. In questo senso, guardiamo con grande attenzione e preoccupazione alla manovra fiscale dalle
persone alle cose, che rischia di rallentare ulteriormente i consumi. Gli impegni a livello nazionale e locale si uniscono
nella richiesta di un maggiore coordinamento tra le regioni per quanto riguarda le decisioni relative al commercio. In
questo senso, abbiamo visto con grande favore l'indirizzo espresso dalla Conferenza delle Regioni e delle Provincie
Autonome sulla data unica di avvio dei saldi, una proposta che avevamo avanzato noi insieme a Federmoda. Tutte le
attività svolte da Federdistribuzione -prosegue Cobolli Gigli- sono finalizzate a porre in evidenza il ruolo della distribuzione
moderna per lo sviluppo del Paese attraverso: generazione di investimenti; creazione di occupazione; incidenza
positiva sulle economie del territorio, senza delocalizzare; crescita delle pmi di produzione e trasformazione e delle
imprese artigiane locali. La ragione è semplice: se la gdo è messa nelle condizioni di crescere, tutta l'economia, locale
e nazionale, ne avrà un vantaggio”.
I vantaggi, oltre che su larga scala, si ottengono anche
grazie a rapporti più proficui tra gli attori della filiera
produttiva. In questo senso, a livello di rapporti industriadistribuzione,
quali sono, oggi, le priorità?
Sono convinto che l'ottica con la quale guardare oggi il
rapporto industria-distribuzione non possa prescindere
da un'analisi complessiva del Paese, che certamente
evidenzia un momento critico, anche a causa dei problemi
strutturali che il Sistema Italia presenta. Abbiamo
bisogno di recuperare produttività ed efficienza e le filiere
possono giocare un ruolo decisivo. Per questo, più
che alle divisioni bisogna guardare a ciò che unisce e
si può fare insieme. Con l'industria certamente permangono
conflittualità negoziali, ma bisogna andare oltre
i rapporti contrattuali, guardando ai problemi di fondo
che ci coinvolgono: sostenere i consumi, promuovere
concorrenza, cercare efficienza di filiera, sollecitare un
sistema agricolo più moderno, equilibrare convenienzaqualità-
innovazione. Dobbiamo prenderne coscienza:
uniti, produciamo più valore che divisi, naturalmente
sempre nella chiarezza dei diversi ruoli che ciascuno
ricopre nel sistema.
Proprio la trasparenza, a volte, viene messa sotto accusa,
quando si parla di dereferenziare e listing fee … Questi ultimi
stanno sparendo a favore di una maggiore selezione?
Un processo di razionalizzazione dell'assortimento credo
sia inevitabile. Questo magari non vuol necessariamente
dire minor numero di referenze per categoria,
poiché le novità (vere o false che siano) sono sempre
molte. Però, certamente è in atto un serio processo
di rianalisi delle offerte, cercando di dare una struttura
più organica: minori duplicazioni, più spazio all'innovazione
(vera), alle nicchie, ai localismi, ecc. Per quanto
riguarda i listing fee, sappiamo che sono una sorta di
costo dell'inefficienza. La vera innovazione è molto rara:
secondo Nielsen, meno del 3% delle nuove referenze
(circa 27.000 nel 2009) che ci vengono proposte riescono
a raggiungere più del 30% della distribuzione, che
rappresenta l'indicatore di buona performance. Poiché
la gestione dello scaffale è un fattore critico di successo,
chi propone prodotti senza adeguati sostegni che ne
qualifichino la novità per i consumatori (ricerca, posizionamento,
comunicazione, ecc) deve partecipare alla
condivisione del rischio. Chi, invece, ha costruito una
storia di successo e vera innovazione non ha problemi
con la gdo. Il futuro dei listing fee credo sia, quindi,
legato al processo di innovazione di cui sarà capace
l'industria, fermo restando il percorso di razionalizzazione
degli assortimenti: più ci sarà autentica innovazione,
meno ci sarà bisogno di contributi all'ingresso.
Infatti, da questa esigenza di efficienza a scaffale, sono
nati i progetti di category, fino a qualche anno fa, al centro
dei rapporti idm-gdo. Oggi, sembrano a un punto fermo.
Un'esperienza da archiviare definitivamente?
L'idea del category, nato per dare maggiore efficienza
e rotazione allo scaffale, era quella di mettere insieme
informazioni e conoscenze di distribuzione e industria
(solitamente aziende leader) per ottimizzare lo spazio,
lavorando sul concetto di categoria anziché di singolo
prodotto. Questo implicava trasparenza nello scambio
di informazioni, soprattutto da parte della distribuzione
che metteva a disposizione i suoi dati interni. Il discorso
è proseguito nel mondo distributivo attraverso una maggiore
formazione del personale interno (da buyer a category)
finalizzata sempre ad una gestione ottimale dello
scaffale e dell'assortimento per massimizzare rotazioni
e margini. Questo viene fatto migliorando la capacità di
analisi delle informazioni interne ed esterne sui comportamenti
dei consumatori. In sostanza, l'idea del category
rimane valida e continua, anche se aumentano i casi nei
quali il progetto è sviluppato solamente con forze interne
alle aziende distributive.
Intanto, si cercano nuove soluzioni. Ad esempio, si parla
spesso di trust e coopetition, nuovi approcci in grado di
attivare forme di collaborazione più performanti. Concetti
astratti "da convegno" o esperienze ancora limitate?
Le imprese distributive operano in un sistema ancora
poco aperto alla concorrenza in molte sue parti e, quindi,
gravato da alti costi di inefficienza. Un sistema all'interno del quale devono competere tra loro e cercare
continuamente maggiore produttività. In questo senso,
in linea teorica, ogni strada è da valutare; però, è proprio
la forte concorrenza che rende difficili strade di coopetition.
Anche se, guardando alla storia del nostro settore,
la d.o. ne può essere considerato un esempio, avendo
più imprese messo in comune alcune funzioni, come la
gestione della marca privata, di una prima negoziazione,
del marketing, della comunicazione, ecc.
In questo contesto, le supercentrali hanno ancora valore?
Le supercentrali da sempre hanno avuto storie travagliate,
si sono formate e sciolte con frequenza. Ciò testimonia
come sia complesso trovare accordi duraturi, per la
concorrenza tra imprese e per le continue revisioni di
strategia da parte delle aziende che rendono superate
le alleanze. C'è anche un altro fatto: i giochi si decidono
sempre più nella negoziazione di 2° livello tra imprese
singole (distributive e industriali), piuttosto che con gli
sconti ottenuti dalle supercentrali. Ho, infatti, la sensazione
che sia lì che si ottengono risultati importanti,
parlando di marketing, prestazioni e controprestazioni,
vere attività che possono orientare il comportamento
del consumatore e produrre risultati positivi sia per
l'industria sia per la distribuzione. Ciò non toglie, naturalmente,
che le supercentrali abbiano ancora un ruolo
importante nell'equilibrare il rapporto tra un'industria
molto forte, con i suoi prodotti leader indispensabili negli
assortimenti, e una distribuzione parcellizzata.
Certo la crescita delle Pl, sempre più brand, che può
traformarsi anche in insegna, riequilibra la situazione.
Questa trasformazione cambia il loro ruolo oggi?
Per la distribuzione, le Pl sono fondamentali: danno
servizio al cliente (miglior rapporto qualità/prezzo), completano
l'assortimento, conferiscono credibilità, creano
fedeltà. Per i consumatori, sono un elemento di scelta
indispensabile. Per il mondo dei fornitori, occorre fare
qualche distinzione: per le pmi rappresentano un'opportunità,
aprendo nuovi e più vasti mercati; per le grandi
aziende, da un lato, sono una minaccia, dall'altro, uno
stimolo a fare sempre meglio, differenziandosi, innovando
ed investendo in comunicazione. Se le imprese leader
faranno questo, ci potrà essere complementarietà
sugli scaffali, a tutto vantaggio dei consumatori.
Liberalizzazioni: possibili mosse per ottenere qualche risultato?
Possibile aggregare altre forze, ad esempio l'idm?
Le liberalizzazioni non sembrano più di moda. Bisogna,
invece, continuare a spingerle, portandole all'attenzione
dei media e del mondo politico e cercando di evidenziare
i costi che il Paese sostiene per i limiti imposti alla
concorrenza. Uno studio realizzato da Cermes Bocconi
li ha quantificati in circa 23 miliardi all'anno per soli sei
settori del mondo dei servizi (distribuzione alimentare e
non alimentare, carburanti, farmaci, banche e assicurazioni).
Dobbiamo convincere le istituzioni ad avviare una
nuova stagione di riforme, mettendo il cittadino al centro,
invece degli interessi delle corporazioni. Per questa
spinta serve un fronte più ampio possibile e, quindi, il
coinvolgimento della idm è opportuno. Ma non solo: l'interesse
dovrebbe essere per tutto il mondo produttivo,
in qualsiasi anello della filiera. Dovrebbe diventare un tema
caro anche all'agricoltura e a tutti i settori industriali
Intervista a Luigi Bordoni sul rapporto fra innovazione, brand, filiera
Stiamo tutti sulla stessa barca in
tempesta", sintetizza Luigi Bordoni,
presidente di Centromarca e
storica voce dell’industria di marca.
In una lunga conversazione con Gdoweek, Bordoni
affronta temi nodali per i grandi brand e per l'intera
filiera. Sullo sfondo dei suoi ragionamenti, la crisi insidiosa
e selettiva che ha colpito l'economia italiana,
la mancanza di scelte di politica economica a sostegno
dei consumi, la competizione dura, vera che si
gioca ogni giorno sugli scaffali dei supermercati e
il desiderio di avviare con il trade un nuovo ciclo di
relazioni all'insegna della generazione congiunta di
valore. "Ogni sinergia oggi è preziosa per tenere alto
l'appeal dell'offerta e, quindi, le vendite". Per la marca,
questo significa "Tenere su innovazione, qualità, comunicazione,
pressione pubblicitaria, attività di trade
marketing nei punti di vendita, che devono essere di
grande qualità, per garantire qualità di esecuzione
all'intera categoria a scaffale.". Un compito non facile,
vista la contrazione dei margini determinata dalla forte
pressione promozionale esercitata in questi anni,
che, da una parte, ha contribuito a rendere il largo
consumo un settore con una dinamica dei prezzi
nettamente inferiore all'inflazione, ma, dall'altra, ha
penalizzato i conti economici. E di scenari futuri e di
effetti sulle imprese discuteranno, insieme, a giugno,
in un incontro a porte chiuse, voluto da Centromarca.
il top management di Idm e gdo.
Quale la ricetta per uscire da questa situazione?
Sul punto di vendita dobbiamo collaborare meglio
e più intensamente con le aziende della moderna
distribuzione. Un problema centrale è il recupero del
valore: non possiamo continuare con una pressione
promozionale così elevata, perché non ha prodotto i
risultati desiderati. La guerra dei prezzi ha forse rilanciato
i consumi? Non mi pare. I fondamentali su cui
lavorare li conosciamo: si chiamano qualità, innovazione,
comunicazione, qualità dei format distributivi…
Prendiamo in considerazione anche il prezzo, perché
la perdita del potere d'acquisto è un dato di fatto
incontrovertibile, ma evitiamo di trasformarlo nella variabile
centrale di relazione con il consumatore. Così
ci perdiamo tutti, a partire dal cliente.
Vero, anche se, in questi tempi di crisi, si è avuto la sensazione
che prima di tutto la marca non abbia appieno
svolto il suo ruolo, soprattutto a livello di comunicazione,
preferendo il silenzio. Come esce la marca da questo
momento un po’ buio? Il suo ruolo è cambiato?
Non sono d'accordo con questa analisi. Basta entrare
in un qualsiasi pdv per rendersi conto del ruolo centrale che la marca esercita anche nelle catene
che, in questi mesi, hanno rivisitato gli assortimenti
e razionalizzato le presenze a scaffale. La grande
marca era e resta centrale: è quella che il consumatore
desidera, che identifica la categoria e costituisce
l'elemento di riferimento qualitativo. A livello
di comunicazione, il nostro ruolo nel mercato è fuori
discussione sui mezzi classici e si sta ampliando a
mezzi nuovi come internet, dove molte delle nostre
aziende hanno avviato progetti di grande rilevanza.
Quello che dovremmo fare di più, a mio parere, a
livello di singole industrie, è lavorare sui nostri stakeholder
per evidenziare gli aspetti di eccellenza,
non sempre immediatamente percepibili, che contraddistinguono
il prodotto di marca e l'azienda.
Davvero non pensa che esistano difficoltà di comunicazione
nella gestione dei nuovi media e della rete?
I nuovi media rappresentano una nuova sfida per
tutti! Ne abbiamo discusso, non oggi, ma tre anni
fa, con 140 manager della comunicazione delle
nostre industrie e un gruppo di autorevoli giornalisti
della tv e della carta stampata, in un convegno
promosso proprio da noi. Ci sono nuovi elementi
da gestire: il primo è l'immediatezza della comunicazione;
il secondo, la possibilità per tutti di far
circolare idee, giudizi, informazioni sul web; il terzo
è l'esigenza, che le grandi marche hanno ben
presente, di comunicare sulla base di quanto si
ascolta e non esclusivamente sulla base di scelte
fatte a tavolino.
Parliamo di private label, visto che i retailer, in
questi anni, hanno molto lavorato sulla loro marca
insegna e su una loro segmentazione efficace ...
Ci sono casi di eccellenza. E, spesso, queste
aziende sono anche quelle più efficienti, che
avviano partnership redditizie con l'industria di
marca.
Le Pl sono un competitor pericoloso?
Direi che sono un competitor “difficile” nel senso
che creano un rapporto asimmetrico con i distributori:
grandi clienti e, nello stesso tempo, importanti
concorrenti. Detto questo, senza dubbio in alcune
catene la marca commerciale è cresciuta e si è posizionata
anche in ambiti premium. Ma, in generale,
la quota di mercato della Pl in Italia resta la più bassa
d'Europa. Gli stessi retailer non ritengono che
potrà raggiungere i livelli registrati altrove. Peraltro,
nel 2010 il suo tasso di crescita medio è stato inferiore
a quello registrato nel 2009. Per questo, resto
convinto che la vera partita tra industria e distribuzione
vada giocata sulla qualità della relazione.
Superando finalmente le polemiche su innovazione
vecchia e nuova, aumenti di listini, listing fee …
Occorre riconoscere che la “corsia preferenziale
per l’innovazione” ha prodotto risultati di rilievo,
dando alla materia un inquadramento condiviso,
che facilita rapporti e risultati sul campo. Anche in
tema di aumento dei listini, non registriamo i contrasti
virulenti del passato, ma valutazioni più riflessive
e oggettive sulle cause reali, sulle dinamiche
globali che determinano le tensioni inflazionistiche
in atto. Anche questo è frutto di lavoro comune e di
condivisione di analisi. In ogni modo, su tutti i terreni
dell'efficient consumer response, dalla demand
side alla logistica, ci sono ancora tante cose da
fare che porterebbero benefici a entrambi in termini
di efficienza ed efficacia. Qui l'industria è pronta a
fare la sua parte.
Anche in altri ambiti sono necessari chiarimenti. Nei
rapporti industria-distribuzione, ad esempio, un tema
caldo riguarda gli aumenti dei listini. In diverse
occasioni Lei ha affermato che i prezzi dei beni di
consumo, nell'ultimo decennio, sono aumentati la metà
rispetto al tasso di inflazione. Però, in questi primi
mesi, ci sono stati diversi aumenti dei listini e, forse,
altri ne arriveranno per la crisi internazionale.
Confermo che, nel decennio passato, i prezzi dei
prodotti di largo consumo sono aumentati del 6,5%
a fronte del 13% dell'indice Istat. Abbiamo avuto
un ruolo virtuoso, perché la forte concorrenza
presente nel settore mette al riparo il consumatore
da aumenti abnormi e indebiti. Questo effetto
della competizione si fa sempre sentire ogni volta
che un'azienda deve mettere mano ai listini, per
esempio per far fronte ad aumenti delle materie
prime, dell'energia, dei trasporti, degli imballaggi,
del costo del lavoro. È quel che è successo anche
nei primi mesi di quest'anno, come i giornali hanno
puntualmente registrato.
Uno dei temi caldi di oggi, su cui la gdo sta investendo
risorse, riguarda le liberalizzazioni. Siete disposti
ad allearvi?
Su questo tema l'allineamento c'è addirittura da
qualche anno, non solo con la moderna distribuzione,
ma anche con le associazioni dei consumatori.
Diciamo e chiediamo le stesse cose. Vogliamo che
la concorrenza sia introdotta nei settori non liberalizzati,
perché, essendo immuni da essa, finiscono
per pesare in modo abnorme sui bilanci delle
famiglie e per sottrarre risorse che potrebbero essere
destinate ai consumi. Un beneficio di almeno
3.600 euro a famiglia per anno, secondo un’analisi
dell’Università Bocconi per Federdistribuzione.
In questo contesto, servono ancora le supercentrali?
La nostra posizione non è cambiata. Fin dagli Anni
Novanta, quando nacque Intermedia, le consideriamo
strumenti che non contribuiscono all'efficienza
della filiera, all'innovazione distributiva e all'ammodernamento
del mercato. Il fatto che si esiga dal
fornitore l'estensione delle condizioni praticate al
retailer più efficiente ed efficace anche ad imprese
distributive che non lo sono, si commenta da sé. Le
supercentrali, purtroppo, costituiscono ancor oggi
pure aggregazioni di fatturato per spuntare condizioni
migliori di acquisto.
Lo stesso discorso vale per le supercentrali internazionali?
In questi casi, si tratta di aggregazioni più omogenee
dal punto di vista della tipologia di partecipanti.
Ma la perplessità sulla loro utilità non cambia …
Le cinque priorità di Walmart per conquistare il nuovo cliente globale
Il presidente e Ceo Mike Duke (in foto) di Wal-Mart Store Inc. ha richiamato l'attenzione di soci, manager e dirigenti di concentrarsi da subito sul modo di conquistare il nuovo cliente globale chiamato, per l'appunto, "the next generation customer". Duke ha sottolineato che servire questi clienti rappresenta "un percorso virtuoso per ottenere un economia più forte e una società migliore" e che fra l'altro "Walmart è il miglior retailer per raggiungere questo obiettivo". Duke ha iniziato la sua presentazione ricordando la sua adolescenza, quando viveva in una zona rurale della Georgia, e cosa ha significato per la comunità e i suoi genitori il rapporto verso il primo Walmart che aprì nel capoluogo locale. Quindi ha parlato della condivisione del valore di tendere a vivere in un mondo migliore. Così come oggi accade che “il nostro next generation customer raccoglie sotto di sé milioni di individui che aspirano a entrare nella emergente classe media globale. Essi sono connessi al mondo attraverso smart phones e social media e grazie a questo sanno, quando e dove comprare al prezzo più basso”. Quindi Duke è passato a elencare le cinque priorità della strategia Walmart.
Crescita
Duke ha definito la crescita come la prima priorità aziendale sia che provenga dalle vendite, dal numero di clienti, da nuovi negozi e da acquisizioni. Ed ha precisato che si riferisce soprattutto alle vendite in Walmart Us che rimane la maggiore priorità per l'intero Walmart U.S. team.
Edlp e Edlc
La seconda priorità è
Edlp (Everyday Low Prices) e Edlc (Everyday Low Costs): “Niente è in grado di alimentare la fedeltà da parte dei consumatori più che l'everyday low prices, in tutte le categorie, senza eccezioni”.
E-commerce
Sulla scia dei recenti investimenti effettuati negli Stati Uniti e Cina, Duke ha sottolineato l'impegno Walmart per la terza priorità, l'e-commerce globale specificando "Con i nostri negozi e i nostri prezzi bassi, si può davvero trarre vantaggio della tecnologia mobile".
Personale di talento
Il talento dei dipendenti e collaboratori è la quarta priorità di Walmart. Ciò significa una migliore formazione, ma significa anche pensare globalmente per costruire squadre che capiscano il concetto di "vivere meglio" nel mondo di oggi.
La quinta e ultima priorità
Molto sinteticamente è: Save Money. Live Better.
Wal-Mart Stores Inc.:
le cifre
Wal-Mart Stores, Inc. serve i suoi clienti più di 200 millioni di volte per settimana, presso più di 9.000 pdv sotto 60 differenti insegne in 15 Paesi, con vendite nel 2011 superiori ai 419 miliardi di dollari. Nel complesso le persone che lavorano per o con Walmart nel mondo sono 2 milioni.
Farinetti arriva in barca a New York e propone 7 mosse per l’Italia
Come previsto, il 2 giugno, al Chelsea Pier di New York ha attraccato la barca I love Barolo e Grana Padano, portata dal velista Giovanni Soldini e “armata” da Oscar Farinetti (Eataly), partita dal Porto Antico di Genova il 25 aprile scorso.
7 mosse per rilanciare l'Italia
Durante la traversata -durata 1 mese, 2 giorni e 3 ore e in quattro tappe, passando per Palma di Maiorca (30 aprile), Gibilterra (5 maggio) e Madeira (11 maggio)- i 25 partecipanti al viaggio, uomini e donne tra imprenditori, manager, musicisti, chef, artisti, hanno identificato 7 mosse da attuare subito per migliorare la situazione del nostro Paese, confrontandosi in diretta con tutti gli italiani che hanno partecipato attraverso il sito www.7mosse.it e i social network collegati.
Ci sarà un libro
Il risultato di queste discussioni “Mai contro, sempre per”, in un clima di avventura raccontato ogni giorno sul sito con video, foto, disegni e testi inviati via satellite, è stato redatto in un documento firmato da Oscar Farinetti, dal linguaggio moderato, che è stato consegnato all'arrivo al console generale d'Italia a New York. Il materiale, inoltre, è destinato a diventare un libro dal titolo “7 mosse per l'Italia”, Eataly Editore.
Alix Partners, gli americani temono ancora la crisi
Secondo una ricerca pubblicata dalla società di consulenza
internazionale AlixPartners, nonostante alcuni recenti segnali di una ripresa economica, il 63% degli americani continua a sentirsi poco fiducioso sullo stato di salute dell'economia statunitense, percentuale in significativo aumento rispetto al 49% del maggio dello scorso anno.
Pessimismo
Nei diversi sondaggi sullo stato di salute dell'economia svolti da AlixPartners, emerge che la maggioranza degli americani ritiene che ci vorranno almeno altri tre anni prima che il proprio tenore di vita (incluse le abitudini di spesa/consumi) torni ad essere quello che era prima della recessione. Con l'ultimo sondaggio svolto tra il 14 e il 15 aprile
2011, AlixPartners ha rilevato che il 61% degli americani non si aspetta di tornare al proprio tenore di vita pre-recessione almeno fino alla primavera del 2014. Da segnalare che il 10% degli intervistati ha dichiarato che non si aspetta di tornare mai ai livelli pre-crisi.
Cbre acquisisce l’affiliata PI Performance
CB Richard Ellis Group (Cbre) ha annunciato oggi l’acquisto di Cbre-PI Performance, società sua affiliata in Svizzera. L’operazione, spiega un comunicato della casamadre, risponde all'esigenza di essere in grado di far fronte in modo adeguato, anche come governance, alle crescenti domande di investimento della clientela indirizzate verso la Confederazione Elvetica.
L'unica agenzia svizzera immobiliare commerciale
Fondata nel 1997, Cbre-PI Performance è la sola agenzia di consulenza e commercializzazione di immobiliare commerciale operante in Svizzera e si è affiliata al Gruppo Cbre nel 2004; inpiega 33 professionisti a Ginevra e a Zurigo. La società fornisce una serie di servizi a 360 gradi agli investitori interessati al retail e inoltre si ocupa di immobiliare alberghiero e per il leisure time. Tra i suoi clienti si annoverno nomi come Nestlé e Rothschild Private Bank.
Hard Rock Café apre a Firenze il suo terzo spazio retail
Hard Rock Café mette a segno una tripletta tutta italiana e apre il terzo spazio con bandiera a stelle e strisce in quel di Firenze. Dopo Roma e Venezia è, infatti, la volta del capoluogo toscano dove la catena di ristoranti, nata negli anni '70 e oggi presente in 50 paesi con 126 café e 15 hotel-casino, inaugurerà nei primi giorni di luglio (probabilmente il 4) lo spazio più ampio tra quelli aperti nella penisola. Sviluppato su una superficie di 600 mq, Hard Rock Café Firenze assume la location dell'ex cinema Gambrinus, in via Brunelleschi, mantenendo le caratteristiche strutturali e architettoniche: i lampadari, le colonne di marmo, i basso rilievi della galleria sono stati conservati come erano all'origine. Con 240 posti a sedere lo spazio, che si avvale anche di un dehor, annovera aree di ristorazione che si fondono con tecnologia e design di ultima generazione nelle quali operano 110 addetti. Un nuovo contenitore per i fiorentini, dunque, che vuole essere il trait d'union tra la città e il brand del rock internazionale. “Siamo entusiasti di portare il nostro brand in una città come Firenze - commenta Stefano Pandin, director of operations Hard Rock Café Europe -. Il nostro obiettivo è quello di diventare un vero punto di incontro per la città e per le realtà musicali locali”.
Cdo a Roma presenta l’iniziativa Aperitivo in Compagnia
L'8 giugno, alle ore 17:30, presso La Compagnia delle Opere (Cdo) di Roma e del Lazio, via Ferruccio, 4/b, verrà tenuta l'iniziativa un Aperitivo in Compagnia, che sarà a sua volta l'occasione per presentare agli imprenditori di Roma la manifestazione ccc, organizzataccdalla Cod di Roma e del Lazio.
L'evento, alla sua prima edizione, si svolgerà il 7 luglio presso il Palazzo dei Congressi di Roma, Piazza John Fitzgerald Kennedy. Aperitivo in Compagnia offrirà, inoltre, la possibilità di un incontro multi-settoriale dedicato agli associati, per far conoscere le rispettive attività, infatti, ad ogni associato la Cdo darà la possibilità di presentarsi per riassumere attività e mission della propria azienda.
Obiettivo contatto diretto
Expandere with Matching mira a favorire relazioni tra imprenditori mettendoli in contatto diretto. La manifestazione rappresenta, infatti, il luogo dove imprenditori, professionisti e Pmi del Lazio si conoscono con lo scopo di creare nuove opportunità di business. Un'occasione per selezionare nuovi fornitori, conoscere potenziali partner e clienti, innovare, rafforzare il network delle imprese.
La formula della manifestazione si basa sulla programmazione degli incontri fra i partecipanti.
Momento di formazione per le Pmi
Expandere With Matching è anche un importante momento di formazione ed aggiornamento, attraverso lo svolgimento di alcuni momenti di approfondimento sotto forma di workshop su tematiche di interesse attuale per le Pmi quali: finanza bancaria ed agevolata, internazionalizzazione, innovazione, testimonianze di reti di impresa.
Coop Liguria con il Pesce Ritrovato promuove le specie trascurate
Sono 7 i pdv nelle 4 province liguri di Genova, Savona, Imperia e La Spezia coinvolte nella promozione e vendita, da parte di Coop Liguria, di specie ittiche usualmente trascurate nell'ambito del progetto Pesce Ritrovato by Fish Scale, il cui scopo è di sensibilizzare i consumatori verso un consumo ittico consapevole, finanziato dalla Commissione Europea all'interno del programma LIFE e supportato dalla Regione Liguria, cofinanziatrice del progetto.
L'Acquario di Genova coordina
Coordinato dall'Acquario di Genova, struttura gestita da Costa Edutainment, il progetto coinvolge oltre Coop Liguria altri importanti partner italiani: Legambiente, Lega Pesca, AGCI Agrital e Softeco Sismat.
«La tutela dell'ambiente è oggi più che mai una priorità per Coop Liguria - spiega il presidente Francesco Berardini - e la Cooperativa, grazie al suo peso commerciale, alla sua fitta rete di relazioni sul territorio e ai suoi programmi di attività sociali, può giocare un ruolo molto incisivo nella sensibilizzazione dei consumatori».
«L'adesione di un operatore della grande distribuzione come Coop - afferma Giuseppe Costa, presidente di Costa Edutainment - è molto importante per la buona riuscita del progetto in quanto si affianca all'azione di sensibilizzazione che noi facciamo presso i visitatori dell'Acquario di Genova e delle altre strutture che gestiamo, offrendo loro la possibilità di agire concretamente attraverso l'acquisto e il consumo di specie poco sfruttate. È solo creando una rete che coinvolge tutti gli operatori della filiera ittica che possiamo davvero fare la differenza”.
In occasione di Slow Fish
L'obiettivo del progetto presentato in occasione di Slow Fish, Pesce Ritrovato è nato allo scopo di stimolare il cambiamento delle attitudini dei consumatori, aumentando la conoscenza e, di conseguenza, l'apprezzamento di specie ittiche usualmente trascurate, promuovere ed estendere questo tipo di approccio a livello nazionale e creare una rete che raggruppi tutti gli operatori di settore: dal singolo pescatore alle cooperative di pesca, dalla vendita al dettaglio alla grande distribuzione, dai ristoratori alle catene di alberghi, fino a coinvolgere operatori turistici che propongano itinerari tematici e iniziative legate al turismo sostenibile.
Obiettivo di durata triennale
L'obiettivo ultimo del progetto, di durata triennale, è attivare un ciclo virtuoso che determini un incremento della domanda e del valore commerciale delle specie promosse dal progetto stesso, contribuendo a ridurre gli scarti, diminuire la pressione di pesca su specie oggi sovrasfruttate e preservare, quindi, la biodiversità marina.
Le settimane di Coop Liguria nel dettaglio
Nelle pescherie dei 7 punti vendita coinvolti, le specie da valorizzare saranno segnalate con apposite targhette e saranno affissi cartelloni per spiegare gli obiettivi del progetto.
Le 18 specie promosse dal progetto
Si tratta di: tombarello, aguglia, boga, lampuga, tonnetto o alletterato, pesce sciabola o pesce lama, potassolo o melù, cefali, mostella di fondo, pesce serra, palamita, sardina, sardi nella o alaccia, barracuda o luccio di mare, menola, alalunga, leccia stellata, sugarelli.
Nella giornata del 25 giugno, all'Ipercoop Il Gabbiano di Savona, i consumatori potranno partecipare alla sesta edizione dell' “Asta del pesce Ligure”, aggiudicandosi lotti pre-confezionati di pesce locale, pescato durante la notte, comprese alcune specie “ritrovate”, il cui consumo, da quando si svolge l'iniziativa (2007), ha registrato un incremento.
Ce.Di. Marche nel 2010 cresce del 6,6%
La società cooperativa Ce.Di. Marche, con sede a Piane di Camerata Picena (AN), ha presentato all'assemblea dei soci il bilancio 2010, il primo dopo la riorganizzazione avviata per garantire un assetto adeguato alle dimensioni raggiunte.
Il bilancio parla di un gruppo solido, in crescita, che, a differenza di altri, non risente della crisi per il suo forte radicamento con il territorio e con i consumatori.
Le vendite sono cresciute del 6,6% superando i 250 milioni di euro al dettaglio. In crescita anche tutti gli altri indicatori di bilancio gestionale e patrimoniali.
"I numeri ci danno ragione - commenta il direttore generale Francesco Grossi - i nostri soci hanno potuto toccare con mano la solidità del gruppo e l'efficacia delle linee gestionali intraprese. Ma soprattutto in questo bilancio 2010 troviamo conferma alla nostra scelta di governance dualistica, ovvero la presenza nella società cooperativa di due consigli, quello di Sorveglianza, con compiti di controllo e indirizzo, e quello di Gestione, con le funzioni proprie del Cda tradizionale".
Negozi di prossimità
Alla luce dei risultati di bilancio la formula dei negozi di prossimità, con formati di vendita in linea con le attuali tendenze di consumo, è risultata assolutamente vincente, ed è sulla modernizzazione di questo formato “tradizionale” che sono indirizzati i progetti di investimento dei prossimi anni.
Ce.Di. Marche affonda le sue radici nel territorio sin dal 1971. Oggi la società cooperativa, presente sul mercato con il marchio “Sì con te”, conta circa 110 punti vendita (suddivisi in superstore, supermercati e market), distribuiti sul territorio marchigiano (con forte presenza in provincia di Ancona e Macerata) e abruzzese (Teramo). Nel 2010 Ce.Di. Marche è entrata a far parte della centrale Gruppo Commerciale Selex. Nel corso del 2011 sono stati decisi investimenti per oltre 30 milioni di euro e con 6 nuove aperture e 22 ristrutturazioni. Per il 2012 sono programmate 4 nuove aperture. Il fatturato 2010 al dettaglio supera i 250 milioni di euro posizionando Ce.Di. Marche, a livello marchigiano, tra i primi tre player della grande distribuzione.
Mobile shopping: Ingenico partner di progetto NFC in Spagna
Ingenico, attivo a livello mondiale nello sviluppo e nella fornitura di sistemi di pagamento elettronico, ha partecipato al primo progetto di "Mobile Proximity Payment" in Spagna, realizzato nella località di Sitges (Barcellona).
Il progetto, attivato a metà del 2010, ha coinvolto oltre 500 negozianti che, per oltre sei mesi, hanno accettato presso i loro esercizi i pagamenti attraverso i telefoni cellulari equipaggiati con tecnologia NFC, distribuiti ad oltre 1.500 cittadini.
Quello di Sitges è stato il progetto sulla tecnologia NFC applicata ai pagamenti elettronici di maggiori dimensioni mai realizzato in Europa e con il più elevato grado di successo.
La sperimentazione è stata guidata e gestita da Visa Europe, La Caixa e l'operatore di telefonia mobile Telefonica.
Ingenico ha collaborato in qualità di partner tecnologico, fornendo i terminali di accettazione contactless del modello EFT930G, con schermo a colori e contactless integrato.
Transazioni di importo medio-basso
Circa il 90% dei clienti coinvolti nell’iniziativa ha effettivamente usato il telefonino per il pagamento e l’80% dei negozianti ha avuto l'opportunità di effettuare le transazioni utilizzando il nuovo sistema. Le operazioni fino a 20 euro non richiedevano la digitazione del Pin: questo tipo di transazioni di basso importo sono state circa il 60% delle operazioni totali. Le spese con cifre superiori potevano essere completate richiedendo al cliente l’inserimento del Pin sul terminale Ingenico in dotazione. Il sistema di pagamento Mobile Shopping ha, pertanto, dimostrato di essere particolarmente adatto e apprezzato per le transazioni di importo medio-basso che, spesso, devono anche perfezionarsi in tempi estremamente brevi.
Non solo pagamenti
"L'esperienza positiva fatta in un paese molto simile al nostro fa ben sperare che prossime sperimentazioni di pagamenti elettronici tramite telefono cellulare possano trovare analogo favore anche in Italia" -ha affermato Luciano Cavazzana, amministratore delegato di Ingenico Italia-. "La nostra Società, infatti, è in prima linea per promuovere la nuova tecnologia cellulare NFC che potrebbe, se ben sfruttata, portare vantaggi non solo nel processo di pagamento, ma anche in tutte le relazioni di Crm con il cliente, che avvengono a monte e a valle del pagamento: pensiamo alla fase di informazione sul prodotto, di selezione e scelta e, infine, di promozione e informazione per nuovi acquisiti".
Casse self-service: Ncr sigla accordo con System Retail
Ncr Corporation ha siglato un accordo in base al quale System Retail -azienda italiana specializzata nella produzione, commercializzazione e assistenza di soluzioni
software di front-end nel mercato retail- potrà offrire ai retailer italiani le casse self-service Ncr SelfServ™ Checkout, il modello di self-checkout più diffuso al
mondo, così come i terminali per il servizio assistito Ncr RealPOS™ e le periferiche di Ncr.
System Retail diventa, inoltre, Elite Partner di Ncr integrando il proprio software Pos gestionale
Sys@Evo con la tecnologia self-service e assistita per il punto cassa dell'azienda americana.
Sys@Evo è un'applicazione touch, basata sulla piattaforma
Microsoft®.NET, per la gestione del punto cassa e vanta un'ampia base installata,
tanto che è utilizzata da alcuni dei più importanti retailer in Italia.
L'integrazione tra il software System Retail Sys@Evo e le casse Ncr SelfServ Checkout è stata
ottimizzata attraverso la tecnologia brevettata Ncr SelfServ Checkout Transaction Broker. Questo
software innovativo utilizza il linguaggio XML per semplificare la connessione tra la soluzione di self-checkout e il preesistente sistema Sys@Evo del retailer, senza
la necessità di sviluppare un middleware specifico.
I giapponesi preferiscono il biologico se il cibo non è di provenienza nazionale
Ritorno alla natura. Quasi come
seguendo tacitamente una parola
d'ordine, i consumatori giapponesi
sono trasversalmente alla ricerca di
autenticità. Un movimento trasversale
che parte dalla tavola e arriva fino
alla formulazione di veri e propri stili
di vita. Si tratta di dinamiche diffuse,
difficili da circoscrivere, rintracciabili
nei supermercati interamente dedicati
al cibo organico (è il caso della catena
Natural House) così come in linee di
abbigliamento ispirate alla natura e alla
campagna (tanto che diventano di moda
i mompe, i pantaloni che indossano
i contadini per lavorare nei campi).
la sesta industria
Anche la politica è arrivata (con un
po' di ritardo) a intuire le potenzialità
del nuovo mercato, tanto che durante
un intervento in Parlamento lo scorso
gennaio, il Primo ministro Yukio Hatoyama
ha dichiarato che il suo governo
ha l'intenzione di rivitalizzare agricoltura,
silvicoltura e pesca promuovendo la
crescita di quella da lui stesso definita
come “sesta industria”.
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Allegati
- I giapponesi preferiscono il biologico se il cibo non è di provenienza nazionale
- L’intero settore alimentare è sempre più influenzato dal desiderio di vita più sana | Gdoweek | 3 maggio 2010 |
Per i giapponesi non rappresenta più uno status symbol vestire italiano
C'era una volta la moda in Giappone,
con i suoi santuari dello shopping, i
department store, i negozi monomarca, i
select shop. Oggi non si parla che di fast
fashion, abbigliamento “usa e getta”, mediamente
di tendenza, con una durata sullo
scaffale (e nel guardaroba) decisamente
ridotta. Ecco spiegato, in sintesi, cosa c'è
dietro al calo delle vendite -fino anche del
20% (McKinsey Asia Consumer and
Retail 2009)- della moda in Giappone.
“Fragile è il miglior aggettivo per descrivere
la domanda di prodotti ad alto livello
-ha detto Francesco Formiconi, direttore
operativo di Giorgio Armani Japan, in
una recente intervista al mensile Upsidetown
Japan-.
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Allegati
- Per i giapponesi non rappresenta più uno status symbol vestire italiano
- Il consumatore da brand oriented sta diventando social oriented | Gdoweek | 19 aprile 2010 |
Si avvicina l’acquisizione di Battistero da parte di Esselunga
Secondo il settimanale Il Nuovo di Parma i creditori di Battistero hanno approvato il concordato preventivo presentato dalla società proprietaria BTT Spa.
È un passaggio decisivo che evita il fallimento e nel contempo consente a Esselunga di andare avanti con la propria offerta di 5,5 milioni di euro per acquisire Battistero. In questo modo l'azienda parmense non solo non fallisce, ma riesce a farsi carico dei 994mila euro necessari a coprire il Tfr e gli stipendi non pagati ai
dipendenti.
Il debito della Battistero ammonta a 31,6 milioni e con il concordato i creditori recupereranno il 12% e le banche il 15%.
Apofruit inaugura quattro impianti fotovoltaici
Apofruit fa un nuovo passo in avanti verso la sua conversione all'energia solare, inaugurando quattro impianti fotovoltaici di grandi dimensioni realizzati sui tetti di altrettanti stabilimenti di lavorazione (Vignola, San Pietro in Vincoli, Cesena e Longiano). Si tratta di realizzazioni con una potenza complessiva di 2 MW, che hanno richiesto un investimento di 8,5 milioni di euro e vanno ad aggiungersi ai due impianti già attivi dal 2010 a Scanzano, nel materano e ad Aprilia, (Lt) che già producono circa 1,4 MW di energia solare. Complessivamente l'investimento totale del gruppo in questo settore supera i 13 milioni di euro per una potenza energetica di 3,4 MW installati.
I nuovi tetti fotovoltaici hanno reso possibile la bonifica di 20mila metri quadri di superficie dall'amianto che costituiva finora la copertura delle strutture e permettono un risparmio ambientale di Co2 pari alle emissioni in atmosfera di 1.200 autovetture circolanti l'anno. Un risultato che rafforza i progetti di sviluppo di Apofruit nel settore delle energie rinnovabili: attraverso Apo Energia, società controllata in modo paritetico tra Apofruit Italia e Opera Energia, nel corso del 2011 sarà inaugurato anche un altro grande impianto realizzato nel ragusano, in Sicilia, sul tetto dello stabilimento di Donnalucata, che permetterà al gruppo di coprire il 25% del suo fabbisogno energetico attraverso l'energia solare.
Arriva il catalogo premi Interdis 2011-2012
Interdis propone ai clienti di oltre 500 supermercati con le cinque insegne Dimeglio, Sidis, Supermercati Isa, Alis e Euroesse, il nuovo catalogo premi 2011-2012 con il pay off Per premiarti con qualcosa di unico. L’iniziativa è volta a rafforzare ulteriormente la fiducia che i clienti
ripongono nei supermercati del gruppo. A tale scopo sono stati
selezionati, infatti, esclusivamente prodotti di marche ad alta notorietà e sono
stati scelti premi con standard qualitativi elevati. I principali brand
partner sono Philips, Roncato, Tognana e Zucchi.
Per accrescere ulteriormente l’interesse dei clienti, il catalogo è affiancato da un minicollezionamento tematico, della durata di quattro mesi, con prodotti ecosostenibili firmati TVS.
Comunicazione
Sotto il profilo della comunicazione, è stata prevista una campagna radiofonica intensiva su Radio Rai e su emittenti Tv e da iniziative di carattere locale che coinvolgono emittenti locali e i punti di vendita stessi.
Gestione in proprio
Un’importante innovazione di processo risiede nella gestione diretta dell’intera operazione, sia sotto il profilo degli acquisti che della logistica. Si stima che tale scelta permetterà di ottenere un consistente saving di processo e, soprattutto, un maggior controllo della filiera rispetto alla gestione in outsourcing.
Responsabilità sociale
Per quanto riguarda la responsabilità sociale, prosegue la collaborazione, su base continuativa ed esclusiva, con Medici Senza Frontiere. Il progetto sostenuto riguarda la fornitura di kit ReSoMal (soluzioni saline per la reidratazione, ad alto contenuto di potassio) per aiutare l’associazione non profit a combattere la malnutrizione e la disidratazione dei bambini della Sierra Leone. La collaborazione con la Onlus prevede, inoltre, ulteriori azioni di supporto, tramite il consumer magazine, i siti web e azioni dirette in punto di vendita.
Bilancio Coop Centro Italia, 622 milioni nel 2010
Il problema di questa fase economica e della politica commerciale perseguita è costituito dal differenziale in contrazione dell'inflazione fra prezzi di acquisto per Coop e prezzi di vendita verso i consumatori: + 0,4% all'acquisto, -1,1% alla vendita. Nel gap di 1,5 punti deve starci la tutela del reddito dei soci e dei consumatori perseguita in tutto l'esercizio.
Nei primi quattro mesi del 2011 il fenomeno si è peraltro accentuato: l'inflazione agli acquisti è pari al 3,1% mentre l'inflazione alla vendita è dello 0,9% (gap uguale a 2,2 punti).
In questo scenario critico Coop Centro Italia presenta un risultato di bilancio 2010 contraddistinto da un fatturato di 622 milioni e da un utile netto di 7,1 milioni (superiore del 12% rispetto al 2009), dopo aver pagato imposte per 3,2 milioni e accantonato a fini prudenziali 1,6 milioni.
Significativi gli investimenti realizzati pari a circa 37 milioni per l'apertura di nuovi supermercati: Terranuova Bracciolini, Passignano sul Trasimeno, Tavernelle, Cannara, Trestina, L'Aquila Bazzano, San Giovanni di Baiano e Santa Maria degli Angeli. In dicembre, dopo oltre un decennio di attesa, hanno preso il via i lavori presso l'ex zuccherificio di Foligno.
Il 50% degli investimenti è stato realizzato da imprese locali.
Posizione favorevole ai referendum
Coop Centro Italia, in sintonia con la propria posizione sulla ecosostenibilità e le cooperative di consumo toscane (Unicoop Firenze e Unicoop Tirreno) ha preso una precisa posizione in relazione ai referendum del 12 e 13 giugno sui quesiti referendari. In particolare si considera l'acqua un bene comune, essenziale e insostituibile per la vita, il cui accesso deve essere garantito a tutti nel rispetto di vincoli ambientali, di qualità e secondo il principio di equità.
Unilever con Conad, Billa, Penny Market offre 8 milioni di pasti
Unilever, in collaborazione con il Programma Alimentare Mondiale (WFP), agenzia ONU impegnata nel combattere la fame nel mondo, e con l'impegno in esclusiva per l'operazione offerto dalle insegne Billa, Penny Market e dal Gruppo Conad lancia il progetto Tutti per 1. L'obiettivo è proteggere i bambini dalla fame; progetto attraverso il quale Unilever si impegna a donare al Programma Alimentare Mondiale circa 8 milioni di pasti scolastici ai bambini delle aree più povere del Bangladesh.
Basta acquistare un prodotto Unilever
Per contribuire a donare un pasto nelle mense scolastiche, basta acquistare 2 confezioni di un prodotto Unilever - scegliendo tra tantissimi marchi come Cornetto, Magnum, Calvé, Knorr, Dove, Mentadent, Svelto, Cif ecc. - in uno dei 200 punti vendita Billa Superstore (dal 28 giugno al 12 luglio) e in uno dei 320 Penny Market (dal 14 al 20 luglio) adererenti all'iniziativa. La campagna proseguirà poi nel mese di agosto nei Supermercati Conad e negli Ipermercati E.Leclerc-Conad.
Le motivazioni
Oggi, 200 milioni di bambini nel mondo sono malnutriti e la maggioranza di loro ha meno di 5 anni. Molti vivono in 3 paesi asiatici: Bangladesh, India, Pakistan. Nel solo Bangladesh ci sono 8 milioni di bambini che soffrono la fame.
Per questo Unilever è da tempo impegnata a livello mondiale al fianco del Programma Alimentare Mondiale, dando il proprio contributo per combattere la fame nei Paesi in via di sviluppo. Una collaborazione che nasce dalla lunga tradizione di Unilever quale azienda saldamente radicata nelle comunità locali di tutto il mondo e, in quanto tale, conscia del proprio ruolo di responsabilità sociale ed economica. Infatti, tra gli obiettivi del recente Piano per il Vivere Sostenibile di Unilever, c'è il miglioramento delle condizioni di vita di 1 miliardo di persone nel mondo entro il 2020. Con il suo impegno, Unilever sostiene la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite, in particolare il primo: estirpare la povertà estrema e la fame; e il secondo: garantire istruzione primaria per tutti.
È l’Italia il Paese partner di Anuga 2011
Con una quota del 35% sul totale valore, la Germania rimane il primo mercato di sbocco per l’export agroalimentare nazionale, che nel 2010 ha raggiunto un fatturato complessivo di 25,1 miliardi di euro mettendo a segno un incremento dell’11,6% sul 2009.
Non stupisce quindi il fatto che, anche per l’edizione 2011 di Anuga –che si svolgerà a Colonia dall’8 al 12 ottobre prossimi- l’Italia si riconferma in pole position con oltre mille espositori, sopravanzando addirittura la presenza tedesca.
Ma non è tutto: grazie al successo internazionale riscosso dal nostro food&beverage, l’Italia è stata designata Paese partner di Anuga 2011. Il che significa un programma fitto di iniziative ed eventi, in fiera e fuori salone, per promuovere le eccellenze dell'agroalimentare nazionale, settore che nel 2010, grazie a una crescita del 3,3% ha raggiunto un fatturato complessivo di 124 miliardi di euro.
Massima visibilità al made in Italy
Il Padiglione Italia –come ha spiegato Umberto Vattani, Presidente nazionale dell’Istituto Commercio Estero (ICE) nel corso della prima conferenza di presentazione dell’evento, tenutasi oggi a Milano- occuperà una superficie di circa 5.000 mq e sarà allestito da una società che ha vinto una gara europea. Obiettivo: proiettare un’immagine di eccellenza del made in Italy agroalimentare.
A questo scopo, verranno organizzati una serie di incontri e seminari che ruoteranno attorno ai temi del salutismo, del turismo enogastronomico e della sostenibilità/biodiversità.
Inoltre, ICE ha concordato con il retailer Kaufhof una serie di eventi di presentazione e promozione dei prodotti tipici italiani che si svilupperanno nell’arco del mese in circa 30 grandi magazzini della catena tedesca.
Ultimo ma non da meno, la giornata di apertura della fiera, verrà organizzata secondo un programma tutto italiano che prevede una cerimonia inaugurale alla presenza delle autorità di entrambi i paesi e una serata di gala con musica e cucina italiana: guest star il flautista Andrea Griminelli e Gualtiero Marchesi.
E come non bastasse, in segno di continuità del sodalizio tra i due paesi, Koelnmesse ha già programmato un nuovo evento B2B dedicato espressamente al food&beverage italiano: sotto il marchio Gusto Italia, si svolgerà a Colonia dal 10 al 12 giugno 2012.
Gruppo Tuo compra Doreca da Birra Peroni
Doreca, specializzata nella distribuzione horeca, dispone di 22 sedi e 38 depositi praticamente con copertura totale delle regioni d'Italia, la sede e a Roma e a Casalecchio di Reno.
Il Tuo spa è parte del Consorzio Despar Servizi che a sua volta, insieme a Coop Italia e Gigante, aderisce
a Centrale Italiana.opera nella distribuzione di prodotti alimentari con oltre 140 negozi diffusi in tutto il centro Italia con le seguenti insegne: ingrande, inpiazza, Despar, TuoDi, Eurospar e nel canale ingrosso, con i Cash&Carry Assso. Il Gruppo è, inoltre, attivo nel settore del catering con il marchio Vip Catering.
Birra Peroni, è parte del Gruppo multinazionale SABMiller con una produzione annua di birra di oltre 4,8 milioni di ettolitri, dei quali oltre un milione sono esportati in più di 40 Paesi, per un fatturato di circa 900 milioni di euro. Alfonso Bosch, Ceo di Birra Peroni ha dichiarato: "Questa operazione consentirà a Birra Peroni di continuare a concentrarsi sullo sviluppo del suo core business, sviluppando marchi di rilievo nel settore della birra e prodotti di alta qualità, e allo stesso tempo di rafforzare collaborazioni commerciali di reciproco beneficio, con gli operatori attivi nei settori della distribuzione e del commercio”.
GRANDE DISTRIBUZIONE : RAPPORTO SULLA GDA
Venerdì 17 giugno dalle ore 10.00 alle ore 12.30 presso Sede del Gruppo 24 ORE, Via Monte Rosa 91 - Milano si terrà la presentazione della nuova edizione del Rapporto sulla GDA in Italia e confronti internazionalil
L'incontro prende spunto dal lavoro multidisciplinare condotto da SymphonyIRI Group, TradeLab e MARK UP. e ha lo scopo di presentare l'edizione 2011 del Rapporto, unico nel suo genere, sulla struttura della Grande Distribuzione italiana confrontata con altri sistemi europei.
Parteciperanno all'incontro:
Giacomo Archi, Presidente e Amministratore Delegato
Henkel Italia
Angelo Massaro, Amministratore Delegato SymphonyIRI Group
Luca Pellegrini, Presidente - TradeLab
Francesco Pugliese, Direttore Generale - Conad
La partecipazione è libera, ma i posti sono limitati.
Per partecipare all'incontro inviare una e-mail a: ilibridimarkup@ilsole24ore.com,
specificando nome, cognome, azienda, funzione e telefono.
Successo per il maxi collocamento Wal-Mart Stores Inc.
Una buona notizia per il mercato finanziario e per Wal-Mart Store Inc., che è riuscito a collocare senza problemi un pacchetto obbligazionario di 18,55 miliardi di dollari (circa 13 miliardi di euro) per rifinanziare titoli in scadenza. Il pacchetto comprende un prestito a un anno per 10 miliardi di dollari (circa 7 miliardi di euro) mentre il resto è a cinque anni.
C'è anche da considerare che Walmart sta cercando uffici in Europa per una business unit appositamente dedicata a merger & acquisition e, a questo punto, avrà liquidità per procedere in tal senso.
I tassi
I motivi per cui questa operazione è da giudicarsi importante non stanno solo nel fatto che si riconferma la fiducia degli investitori in Wal-Mart Store, nonostante il prestito sia giudicato di qualità alta ma non “prime” (AA2 la valutazione di Moody’s, AA quella di Standard & Poor’s) ma soprattutto per la struttura di indicizzazione dei titoli. Nel caso specifico il titolo quinquennale è indicizzato ai certificati di credito di Wal-Mart Store Inc. con spread variabile da 10 a 75 centesimi. Sono tassi tornati ai livelli precrisi, e questo significa che sui mercati non ci sono più problemi di liquidità, naturalmente quando l’emittente è affidabile, come conferma anche il successo ottenuto da analoghe operazioni compiute da altri grandi gruppi, come Toyota o Krafts Food.
Cesare Ponti, confermato presidente Aiipa, fa il punto sull’industria alimentare
L'assemblea generale dell'AIIPA (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari) si è chiusa con la riconferma alla carica di presidente di Cesare Ponti (in foto): nato a Novara, 29.05.1940 e laureato in Economia e Commercio alla Bocconi nel 1963. Insieme al fratello Franco, rappresenta la quarta generazione alla guida della Ponti spa, fondata nel 1867 da Ponti Biagio.
Cesare Ponti ha relazionato l'Assemblea discussione e valutazione dei dati economici, consuntivo 2010 (produzione +1,6%) e congiunturali 2011; dall'altra, nel segno di un ruolo dell'industria alimentare evoluto e responsabile rispetto a tutti i cambiamenti intervenuti nella società italiana, è stata l'occasione per la presentazione delle iniziative che AIIPA promuove, o alle quali aderisce, per la tutela della salute e dei corretti stili di vita dei cittadini.
Lo scenario delle industrie alimentari secondo Aiipa
Ponti, in uno scenario con luci e ombre, ha definito l'export il punto forte per sostenere le vendite. Dal punto di vista economico, in un Paese che fatica a risalire la china della crisi internazionale ed è in ritardo rispetto ai principali Paesi concorrenti, Germania in primis, la ripresa a livello mondiale degli scambi commerciali è stata determinante per consentire all'industria alimentare italiana di mettere a segno, dopo la battuta di arresto del 2009 (-4,2%), un brillante risultato delle sue esportazioni con un +10,5%, per un valore complessivo per la prima volta superiore ai 20 miliardi di €. Il dato 2010 si inserisce, confermandolo, nel trend molto positivo (+66%) del decennio 2000/2010.
Consumi deboli
Così come l'industria nel suo complesso, anche il settore alimentare ha puntato sull'export per controbilanciare la debolezza dei consumi interni che tardano a recuperare il deficit accumulato dall'inizio della crisi. Nonostante il leggero recupero del 2010 (+ 0,3%), la perdita di oltre 6 punti negli ultimi quattro anni lascia ormai intravedere un cambiamento strutturale del modello dei consumi alimentari, che si riflette nella spesa downgrading delle famiglie italiane. I primi mesi del 2011 confermano purtroppo questa tendenza, presentando una nuova flessione nel primo trimestre. La faticosa e lenta prospettiva di recupero dei consumi trova conferma nell'alterno andamento della produzione alimentare, che realizza nel 2010 un risultato positivo (+ 1,8%) chiudendo però l'anno in frenata, che si trasforma in leggera flessione nei primi mesi del 2011 (-0,6%).
L'impennata delle materie prime
Ad appesantire un quadro già di per sé non semplice e lineare, il ritorno della speculazione sulle materie prime alimentari che nell'arco di un anno realizzano un incremento stimato intorno al 45%, con picchi per alcune derrate di oltre il 70%: un trend non solo preoccupante, ma in grado di compromettere i già precari equilibri di filiera, con la componente industriale che da anni vede una progressiva deriva dei margini, non più sostenibile per un settore industriale che fa della qualità, della ricerca e della innovazione i punti di forza di un'eccellenza alimentare simbolo del made in Italy nel mondo.
La sfida della nuova PAC
In un quadro mondiale che si proietta verso cambiamenti epocali, attraversato da trasformazioni di straordinaria rilevanza che investono intere aree geografiche d'importanza politica/strategica, con una domanda alimentare che crescerà parallelamente all'incremento della popolazione mondiale (9 miliardi di abitanti sono le previsioni per il 2050 con un aumento del 70% dei consumi attuali di cibo) è indispensabile che la PAC rimetta al centro dei propri obiettivi la valorizzazione della produzione e la competitività della filiera agro-alimentare europea. Prioritario, inoltre, che i criteri di sostegno non comportino effetti discriminatori e penalizzanti per alcune componenti della filiera stessa, e che gli operatori economici siano messi in grado di competere in un quadro paritario di diritti e doveri, evitando ogni distorsione concorrenziale che alla lunga indebolirebbe la competitività non solo di singoli attori ma dell'intero comparto agro-alimentare europeo.
Prospettive 2011
Ancora una volta l'export sarà il fattore di traino dell'economia alimentare del Paese per compensare l'andamento alterno della domanda influenzata sempre più da elementi strutturali che ne condizionano le capacità di espansione. È necessario quindi:
sostenere maggiori sforzi promozionali per l'export, che meriterebbe un più adeguato supporto da parte delle istituzioni,
puntare su una maggiore efficienza delle filiere, ottimizzando i rapporti e la cooperazione tra le diverse componenti,
fare affidamento sulla capacità di iniziativa delle imprese, incentivando e sostenendo i programmi di ricerca e di innovazione per rafforzarne la competitività e mettere in grado il sistema di affrontare le sfide del mercato globale.
Arriva la card multifunzione Qui Group con il buono pasto digitale
La proposta Qui Group è una card multifunzione, una carta elettronica che offre non solo il buono pasto, ma anche una serie di servizi utili per i consumatori e per l'insegna distributrice. Sui media è stato riportato che
diverse insegne non accettano più i buoni pasto cartacei, per via del
disvalore dovuto alle commissioni. In realtà, la stragrande maggioranza
delle catene continua ad accettare i buoni pasto, con poche eccezioni,
soprattutto a livello di singolo pdv piuttosto che di intere
catene, anche perchè riscuotendo grandi quantità di buoni pasto la gdo
spunta commissioni più favorevoli.
Vantaggi
Il buono pasto elettronico di Qui Group è
leggibile tramite terminali POS multiapplicazione di ultima
generazione, fornisce garanzie di sicurezza e consente alle catene della gdo di
migliorare la gestione perché la fatturazione procede in automatico e
viene accreditata in tempi notevolmente più brevi. E inoltre per quelle insegne che aderiscono all'intero pacchetto offerto da Qui Group è previsto il blocco delle commissioni per un periodo di due anni (buon pasto cartaceo + buono pasto elettronico + programma fedeltà + risparmio sulle transazioni).
Col medesimo POS è possibile accettare tutte le carte di pagamento, riconoscere automaticamente i programmi di fidelizzazione o ricaricare i propri cellulari e quindi integrarsi con servizi già offerti dalle insegne.
Qui Group è la società emettitrice che per prima ha sperimentato in Italia il buono pasto elettronico avendo lanciato la card elettronica già nel 2008, acquisendo clienti come le Ferrovie dello Stato o le Poste Italiane.
Sigma, in onda la campagna 2011 con Katia e Valeria
Sono le due famose comiche di Zelig, Katia Follesa e Valeria Graci, che hanno raggiunto la notorietà grazie alla trasmissione televisiva Zelig, le nuove testimonial della campagna di Sigma che torna in tv su Mediaset con due nuovi spot che andranno in onda a partire da giugno e fino a dicembre.
Il posizionamento, la convenienza delle Pl e il concorso
L'obiettivo della campagna è triplice. Si tratta di comunicare l'evoluzione del posizionamento del brand, la grande convenienza dei prodotti a marchio e il nuovo concorso premi Vinci Vinci!. La sfida era di attualizzare la comunicazione, mantenendo però lo stile Sigma, visto che si voleva capitalizzare il patrimonio ereditato dalla saga di Wanda e Carla che erano le precedenti testimonial.
Anche Katia e Valeria rappresentano due consumatrici piuttosto
particolari ma, rispetto alle prime, sono decisamente più contemporanee,
attuali, giovani, oltre ad essere da poco diventate mamme, e comunque sempre fuori
dagli schemi.
Mezzo milione di euro
Si inizierà con lo spot dedicato al maxi concorso Vinci Vinci! che durerà 9 mesi e metterà in palio un montepremi totale di circa mezzo milione di euro, attraverso la meccanica del gratta e vinci alla cassa. I prodotti Sigma si trasformano in premi messi in palio, creando situazioni comiche all'interno del supermercato.
Sigma
Il Gruppo Sigma, nato nel 1962, con sede centrale a Bologna, nel 2010 ha toccato i 3,6 miliardi di fatturato (+20% sul 2009). La sua rete è composta da circa 2.000 punti vendita. Sin dalla sua nascita, Sigma ha puntato alla realizzazione di una vasta gamma di prodotti a marchio che, ad oggi, supera le 1.100 referenze.
A Parigi, una mostra per i 125 anni di Coca-Cola
Resterà aperta sino al 26 giugno a Parigi la mostra dedicata ai 125 anni della Coca-Cola.
Ospitata presso l'Espace 125 Coca-Cola, uno spazio che è stato creato appositamente per celebrare l'anniversario della creazione della formula della bibita gassata più consumata e conosciuta al mondo, la mostra include diverse aree tematiche.
Così al piano terra si trovano uno shop con gadget da collezione e bottiglie fuori commercio, una mostra dedicata al rapporto tra Coca-Cola e lo sport, un'area multimediale e un bar-ristorante.
Al piano superiore, una galleria delle locandine pubblicitarie, che trasmettono lo spirito del brand nelle diverse epoche, nonché un'ampia esposizione di opere di artisti contemporanei, da Andy Warhol a Rockwell, che hanno come protagonista la bibita cult.
L'Espace 125 Coca-Cola (107 rue de la Boétie) è aperto dal martedì alla domenica (tranne festivi) dalle ore 10 alle 19.
PAYMENT ISTITUTION: IL VALORE DEL CLIENTE E LE PROSPETTIVE DEL MERCATO
Il Gruppo 24 ORE vi invita all’evento organizzato in collaborazione con MARK UP e Cedacri, per illustrare l’evoluzione in atto nei sistemi di pagamento e le nuove opportunità nel settore per gli operatori bancari ed extrabancari.
Durante l’incontro, attraverso il contributo di esperti e la presentazione di case history italiane e straniere, saranno illustrate le prospettive di business offerte dalla nuova regolamentazione europea (PSD) alle realtà bancarie ed extrabancarie – aziende del settore telecomunicazioni, utilities e grande distribuzione – per fornire nuovi servizi di pagamento e monetica alla propria clientela.
Per informazioni www.formazione.ilsole24ore.com/cedacri
Delhaize riduce i km percorsi dai propri camion
Il Delhaize Group ha presentato ufficialmente il suo obiettivo al ministro dei Trasporti e dei Lavori Pubblici Crevits Hilde di ridurre il numero complessivo di viaggi effettuati ogni anno, da parte dei propri mezzi, di 32.500 unità. Si tratta di una diminuzione di 5 milioni di chilometri rispetto al 2009.
Secondo l'azienda il numero di viaggi di camion nel 2010 è diminuito dell'11% ed, entro fine 2011, Delhaize Group spera di avere registrato un'ulteriore riduzione del 16%.
Migliore pianificazione
Delhaize pensa di riuscire ad ottenere questa riduzione semplicemente attraverso una pianificazione efficace del carico/scarico e dei percorsi degli autocarri. E questo nonostante che per il 2011, sia previsto un aumento del 9% del volume dei prodotti trasportati.
Inoltre, occorre aggiungere che Delhaize sta investendo nel backhauling, e cioè il sistema per cui i camion si riforniscono dai produttori sulla strada di ritorno al centro di distribuzione. L'insegna belga partecipa al Piekproject, guidato dal ministro Crevits, che studia tutte le misure messe in atto per ridurre al minimo l'inquinamento da rumore emesso durante la fase di caricamento.
Piekproject è un progetto di grande portata per trasformare le Fiandre in un gigantesco hub logistico riducendo nel contempo l'impatto ambientale a cominciare dall'inquinamento acustico.
Il progetto in questione è ritenuto strategico dal governo fiammingo.
Sarebbe auspicabile che un progetto similare fosse ideato anche per l'Italia, magari cominciando da aree omogenee.
Esselunga, iniziativa ecologica con Levissima
Fino al 12 giugno, Levissima ed Esselunga danno vita insiema a un'importante iniziativa di sensibilizzazione ambientale, con un un regalo che sottolinea l’importanza del riciclo delle bottiglie in PET.
Protagonista dell’operazione in store è LaLitro, la nuova bottiglia di acqua minerale naturale L realizzata con il 25% di PET riciclato.
La promozione
Durante il periodo della promozione acquistando, nei punti vendita Esselunga aderenti all’iniziativa, due confezioni da 6 bottiglie LaLitro il consumatore avrà la possibilità di ricevere una tovaglia in PET riciclato, disponibile in due eleganti grafiche.
La legge
Grazie all’entrata in vigore del Decreto Ministeriale n.113 del 18 maggio 2010 è possibile commercializzare in Italia l’acqua minerale in bottiglie prodotte con PET riciclato - in una percentuale massima del 50%. Così, partendo da una bottiglia in PET derivante dalla raccolta differenziata, è possibile produrre nuove bottiglie in PET per bevande - questo processo rappresenta un vero e proprio ciclo chiuso chiamato “bottle to bottle”.
10 pregiudizi da sfatare sul gelato
È un decalogo all'incontrario quello stilato dall'Istituto del Gelato Italiano, che si è avvalso dei pareri di due quotati esperti nutrizionisti per assolvere da falsi peccati.
Alle prime cinque domande risponde Michele Sculati, medico, specialista in scienza dell'alimentazione, dottore di ricerca in sanità pubblica; alle altre cinque Andrea Ghiselli, medico internista e direttore di una Unità di ricerca dell'INRAN.
1) Il gelato è un alimento vietato nelle diete per perdere peso. "Falso, anzi essendo un alimento percepito da chi è a dieta come un piacere, può addirittura migliorare la compliance, ovvero l'aderenza al regime dietetico che ci si è prefissati di perseguire. Tuttavia, è importante che il gelato venga consumato con cadenza e in porzioni ragionevoli: circa 150 kcal (±20%) come spuntino, e 100 kcal (±20%) come dessert.
2) Il gelato alla frutta è più adatto ai diabetici del gelato alle creme. "In realtà quelli alla frutta sono più zuccherini, quelli alle creme più grassi. Avendo questi ultimi un rapporto tra zuccheri e grassi più basso, in realtà è tecnicamente lecito aspettarsi una riduzione dell'indice glicemico nelle creme.
3)
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Il gelato alla soia è più salutare. "Il gelato alla soia non ha caratteristiche nutrizionali sostanzialmente diverse. (...) Non contiene colesterolo, ma gli ultimi studi sembrano dimostrare che non esiste correlazione tra significativa tra colesterolo assunto e malattie cardio-circolatorie."
4) Il gelato allo yogurt è più leggero. "In realtà il gelato allo yogurt è molto simile, sia come contenuto calorico sia di grassi, al gelato al fiordilatte. Il vantaggio semmai può risiedere nella presenza di fermenti lattici..."
5) Il gelato confezionato non utilizza materie prime di eccellenza. "Il mercato propone produzioni di eccellenza sia in ambito artigianale sia in quello industriale. Nel caso dei prodotti confezionati, basterebbe imparare a leggere l'elenco degli ingredenti e la tabella nutrizionale"
6) Il gelato può sostituire regolarmente un pasto. "No, può essere una soluzione occasionale, non abituale. Piuttosto può sostituire una portata".
7) Il gelato confezionato ha più calorie di quello artigianale. "Sbagliato generalizzare, tanto più che in entrambe le categorie abbiamo a che fare con prodotti più o meno calorici".
8) Il gelato confezionato ha più aria quindi è di minore qualità. "La quantità d'aria presente nel gelato non ha nulla a che fare con la qualità dello stesso, ma piuttosto col volume".
9) Il gelato confezionato è meno naturale di quello artigianale. "Entrambi possono essere prodotti a partire da materie prime fresche o da preparati. E in entrambi i casi fa testo l'elenco degli ingrendienti..."
10) Il gelato confezionato è meno adatto ai bambini di quello artigianale. "Dal punto di vista igienico-sanitario il gelato confezionato è decisamente sicuro perché supercontrollato in tutte le fasi produttive. In entrambi i casi, è fondamentale il mantenimento della catena del freddo".
Esselunga: +5% nel 2010
Esselunga ha chiuso il bilancio 2010 con risultati positivi ma le note a margine del bilancio non nascondono le difficoltà del momento per l’economia italiana e che, in parte, hanno già avuto riflesso sui conti del Gruppo guidato da Bernardo Caprotti (nella foto).
I numeri
Le vendite sono cresciute del 5% attestandosi a 6.5357,3 milioni di euro; a parità di rete, e quindi non tenendo conto delle due nuove aperture di Stezzano (Bg) e Desenzano (Bs) la crescita è del 2%, un dato che comunque è nettamente sopra la media del mercato, stimato in calo del 2%. In crescita anche il margine netto, salito a 213,1 milioni a fronte di 187,6 del 2009 ma in realtà, come scrive Esselunga, la performance è dovuta ai criteri di appostamento delle manifestazioni a premio prescritti dai principi contabili internazionali; “neutralizzando” l’effetto della metodologia di calcolo l’utile netto sarebbe diminuito a 197,3 milioni, con un calo di circa 17 milioni di euro rispetto all’esercizio precedente. Sull’utile ha impattato la politica deflazionistica (–3% nel biennio) praticata allo scaffale.
Investimenti
L’indebitamento finanziario netto è salito a 259,3 milioni di euro, dai 201,5 milioni di fine 2009: sui conti pesano gli investimenti effettuati nel corso del 2010, 357,9 milioni dedicati principalmente allo sviluppo e all’ammodernamento della rete vendita, dei centri di lavorazione e dei poli logistici. La politica di investimento è proseguita anche all’inizio del 2011, con la riapertura, dopo riqualificazione e ampliamento, del negozio di via Losanna a Milano e l’inaugurazione a Moncalieri di un pdv in classe energetica “A”.
L’organico medio si attesta a 19.322, in crescita rispetto al 2009, con una presenza di
personale femminile del 48%.
Esselunga prevede margini in calo nel 2011 perché la crescita dei prezzi dei listini industriali non si potrà scaricare se non in parte sui prezzi al pubblico.
Il futuro? Co-innovazione tra industria e retail
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"La distribuzione rappresenta un’area di innovazione spesso
trascurata dalle imprese industriali e dal sistema pubblico, tradizionalmente
attratto dall’innovazione di prodotto.
Una distribuzione efficiente e innovativa rappresenta una garanzia per
lo sviluppo del Sistema Paese e per rendere più efficiente il ‘go to market’
delle imprese industriali. Il futuro sta nella capacità di generare co-innovazione
nel sistema industria-distribuzione".
Sandro
Castaldo
OTTO STRADE PER CO-INNOVARE
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Boots Serum 7
Boots, numero 1 al mondo per le farmacie, ha introdotto, con enorme
successo la marca privata Serum 7, grazie ad un accordo tra P&G e Alliance
Boots, la marca è “uscita” dall’insegna diventando a tuti gli effetti un brand
a se stante distribuito in tutto il mondo.
Partnership win-win
ESPERIENZE DI CONSUMO

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Geologic Village Nato come centro di Ricerca & Sviluppo
dell’insegna Decathlon -Gruppo Oxylane- il Geologic Village è anche una
struttura di vendita che permette al cliente finale di provare (e testare) i
nuovi prodotti che verranno poi commercializzati nella catena.
Co-progettazione con il consumatore
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Nature e Découverte Un universo dedicato alla “scoperta”, il
tema è trasversale, l’esperienza che il cliente vive negli store è perfettamente coerente con la promessa-mission
del retail, fatta di scoperta e natura.
Nuove interazioni tra cliente e
prodotto
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Ilori Luxottica è il leader mondiale negli occhiali, ha
sviluppato una catena di 6.000
store, Ilori, nella segmentazione di insegne di proprietà, è il brand dedicato
al lusso. Servizio personalizzato, segmentazioni fashion e modelli esclusivi,
tra i tratti caratteristici delle boutique dell’insegna.
Coerenze tra insegna ed experience
STORE LAYOUT E DESIGN

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Duane Reade Aperti 24/ 24, i drugstore americani hanno
segmentato il layout mettendosi nei “panni” del consumatore: “Di cosa ho
bisogno?”: beni di prima necessità, alimentari e household, “Come sto?”: cosmetici e cura persona. “Come mi
sento?”: farmaci OTC e da banco.
Design su misura di bisogni
LEARNING PROCESS

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Apple Capire il prodotto e apprezzarne il valore mette in
condizione il cliente di passare da una locica value ad una logica di value for
money. Una lezione che Apple ha imparato alla grande, baste guardare i suoi
store, tcenologie a disposzione e il Genius Lab a disposizione di cliente.
Imparare per comprare
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Real Future Store Tanta tecnologia per rendere l’esperienza
d’acquisto ”convenience”, velocizzazione dei percorsi con il minucomputer
installato sul carrello, tanto “touch” per interagire con l’offerta, casse che
“leggono” il carrello per un checkout veloce.
Lo store “parlante” e hi-tech
SOCIAL NETWORK

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Privalia, Con il suo +141% sul 2009, Privalia, club privato
online con vendite a tempo che offrono prodotti con sconti che arrivano al 75%,
ci dà la misura di come siano letteralmente esplose queste nuove forme di
shopping online.
Quando il fattore
social si mescola con l’occasione
- Tassinari: “Le imprese affrontino l’innovazione con approccio olistico”
- Internet, ”mediamorfosi” della comunicazione
- Industria e distribuzione alleate per un’Italia che ritorni a crescere
- I giovani industriali: è nei mercati esteri il futuro delle imprese
- Inefficienze, malgoverno, individualismo: i mali dell’Italia visti dagli Usa
- Il consumatore, vero motore di innovazione
- La missione del retailer: anello di congiunzione tra industria e consumatore
- Linkontro Nielsen: Mediterraneo al centro dei grandi cambiamenti
- Linkontro Nielsen: non c’è innovazione senza progettualità
La missione del retailer: anello di congiunzione tra industria e consumatore
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Valorizzazione dei localismi, rapporto più diretto con il
consumatore, informazioni più leggibili dei prodotti in vendita. Il mondo del
retail si muove su più fronti. Per
Mario Maiocchi, Ad Unieuro, la mission del retailer è una: essere anello di
congiunzione tra industria e consumatore. “Al primo posto, bisogna, quindi, mettere il prodotto e l’esigenza del
consumatore” spiega. Durante il convegno sul tema “Surfing the change: innovare
per competere” coordinato da Cristina Alfieri, l’Ad racconta la sua esperienza. “La revisione dei nostri pdv è partita
dallo studio di una buona visibilità delle referenze -aggiunge-. Per il
consumatore abbiamo creato un ambiente facilmente navigabile e leggibile.”. E
per migliorare il rapporto con la forza vendita uno il segreto: incontrare
personalmente i lavoratori.
Maniele Tasca, direttore generale di Selex, punta l’attenzione sui localismi.
“Stiamo ridefinendo i nostri pdv -afferma- per adattarli alle realtà locali.
Come sarà il negozio Selex di domani? Con assortimenti differenziati rispetto alla
concorrenza. È importante valorizzare le categorie nelle quali si dice di
essere distintivi. Stiamo cercando di convincere gli imprenditori nostri soci
ad ingaggiare chi ha competenze specifiche in vari settori, dal tecnologico al
marketing”.
Anche per Roberto Masi, direttore generale di McDonald’s, il
local è il futuro. “È vero che
abbiamo un’immagine standard a livello mondiale -dice- ma operiamo sul
territorio. Quindi ritengo che puntare sui cibi locali possa essere un’arma
vincente. Stiamo pensando a nuove soluzioni per essere ancora più local e avere
una nostra tipologia di ristorazione. Il mio sogno è di far fare a chef
italiani le nostre ricette”. Ma per McDonald’s, che sta lavorando anche al
riposizionamento della categoria da fast food a casual restaurant, innovare
significa anche puntare alla sostenibiiltà ambientale. Ne è un esempio il primo
pdv europeo totalmente eco aperto a Lainate.
Per comprendere aspettative e comportamenti dei consumatori,
come spiega Giovanni Linzi, general manager sales Ibm Italia, “bisogna
avvalersi di buoni strumenti di analisi”. Ne è un esempio l’”occhio magico”
utilizzato nel settore moda. “Ha
consentito di sistematizzare le abitudini dei clienti -sottolinea- La
telecamera nelle vetrine dei negozi permette di raccogliere informazioni utili
su chi le guarda”.
- Tassinari: “Le imprese affrontino l’innovazione con approccio olistico”
- Industria e distribuzione alleate per un’Italia che ritorni a crescere
- I giovani industriali: è nei mercati esteri il futuro delle imprese
- Il consumatore, vero motore di innovazione
- Inefficienze, malgoverno, individualismo: i mali dell’Italia visti dagli Usa
- Internet, ”mediamorfosi” della comunicazione
- Linkontro Nielsen: Mediterraneo al centro dei grandi cambiamenti
- Linkontro Nielsen: non c’è innovazione senza progettualità
Tassinari: “Le imprese affrontino l’innovazione con approccio olistico”
Qual è la definizione di innovazione per Coop?
In sintesi estrema, significa essere sostenibili e responsabili nell’interesse dei nostri soci consumatori. In maniera più articolata, per Coop l’innovazione riguarda più dimensioni, ispirate, però, da un’unica filosofia d’impresa: innovare per noi significa garantire ai nostri
oltre sette milioni clienti-soci il miglior servizio, nel rispetto della tutela del potere d’acquisto, della salute, dell’ambiente e dei valori etici.
Ciò significa agire su tematiche e aree particolarmente critiche andando, talvolta, anche in controtendenza: ad esempio, vuol dire sostenere iniziative che partano dall’interesse della comunità e non da una visione di vantaggi immediati e particolaristici, come le nostre operazioni sull’acqua e sulla deforestazione.
Quali sono gli assi di sviluppo dell’innovazione per la vostra impresa?
In una mia presentazione di qualche anno fa, proprio qui al convegno Nielsen, raffigurai l’innovazione d’impresa con l’immagine di una piramide con, alla base, la relazione con il consumatore, al vertice, la missione e la visione strategica dell’impresa passando per stadi intermedi quali i processi, l’organizzazione, la cultura aziendale, senza dimenticare i prodotti-servizi. Credo che si tratti di una raffigurazione ancora di grande attualità, soprattutto in questi tempi di crisi -strutturale-, dalla quale dovremo uscire strutturalmente diversi. In altre parole, le imprese dovrebbero affrontare l’innovazione non per singoli pezzi, sia pure importanti, ma con un approccio più “olistico”, in modo che l’intero l’impianto del nostro “fare impresa” per il futuro sia connotato da forti elementi di discontinuità e di distintività.
Sul tema specifico dello sviluppo di format di vendita, cosa state facendo
in termini di innovazione?
Vogliamo non solo mantenere, ma aumentare la leadership sul mercato italiano: per raggiugnere questo obiettivo, continueremo prima di tutto in una forte politica di sviluppo. Infatti, nei prossimi due anni, apriremo 37 nuovi punti di vendita, con investimenti superiori ai 500 milioni di euro. Il piano di sviluppo si articolerà su tutto il territorio nazionale -dalla Val di Fiemme alla Val di Noto, come mi piace dire- utilizzando più formati e tipologie di vendita, secondo logiche coerenti con il territorio, compatibili con i piccoli centri così come con le grandi aree metropolitane. Non privilegeremo uno standard unico, ma porteremo format moderni per servire la comunità di quel territorio dove Coop sarà presente.
Quale innovazione per i servizi?
Crediamo molto nei servizi, perché rispondono ad un concetto più moderno ed evoluto non solo di essere distributori del prossimo futuro, ma anche di interpretare l’essenza del distributore cooperativo, che opera nell’interesse dei nostri soci-consumatori che meritano risposte più evolute alle loro esigenze. Non è un caso che siamo fra gli operatori più impegnati nell’ampliamento dei business, entrando in mercati di grande rilievo per il
consumatore, come la vendita di farmaci OTC e la telefonia mobile. A tutt’oggi, abbiamo sviluppato 105 corner Coop Salute, oltre ad essere entrati nel mondo nel farmaco da banco con prodotti a marchio Coop.
Nella telefonia mobile, abbiamo superato 800.000 utenti, offrendo un servizio conveniente, semplice e trasparente, in un settore dove operano colossi. Stiamo focalizzando la nostra attenzione anche su altri mercati, dai servizi finanziari ai carburanti e altri ancora. Non vi è dubbio che, in questo processo di ampliamento del ruolo della distribuzione moderna,
dobbiamo credere, per primi noi distributori, ma anche la politica italiana dovrebbe lavorare per varare un piano efficace di liberalizzazioni, a favore dello sviluppo dell’economia del Paese e nell’interesse dei cittadini italiani.
- I giovani industriali: è nei mercati esteri il futuro delle imprese
- Il consumatore, vero motore di innovazione
- Industria e distribuzione alleate per un’Italia che ritorni a crescere
- Inefficienze, malgoverno, individualismo: i mali dell’Italia visti dagli Usa
- Internet, ”mediamorfosi” della comunicazione
- Linkontro Nielsen: Mediterraneo al centro dei grandi cambiamenti
- Linkontro Nielsen: non c’è innovazione senza progettualità
Internet, ”mediamorfosi” della comunicazione
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La metamorfosi della comunicazione, titolo della tavola
rotonda, diventa “mediamorfosi” nella sintesi di Carlo Massarini, che ha
coordinato gli interventi alternando gli scenari di Carlo Infante (Urban
Experience) con le osservazioni di Luca Colombo (country manager Facebook),
Stefano Maruzzi (country director Google) e Roberto Binaghi (presidente IAB).
I quattro driver del cambiamento
Social network, search, mobile e video: sono i driver che
spingono i “numeri con dimensioni ecumeniche” forniti da Binaghi su fonti
Nielsen. 26 mio di italiani accedono a Internet su base mensile, il 12,4% in
più rispetto al 2010; nel mondo 500 mio di utenti sono connessi a Facebook, 300
mio in mobilità; in Italia gli utenti sono l'86% della popolazione, 22 mio su
base mensile. Per quanto riguarda il search, 131 miliardi di ricerche
effettuate nel mondo, di cui 350 mio su argomenti che riguardano il largo
consumo. Anche il video sta acquisendo importanza grazie alla maggiore
disponibilità di banda.
Scenari possibili
Velocità, grande disponibilità di informazioni, cloud e
“disintermediazione” messe a disposizione da Internet, aggiunge Infante “sono
funzionali alle domande base del sistema Paese, possono aiutare a risolvere i
problemi creati dalla disorganizzazione e dalla frammentarietà, senza mettere
in discussione il sistema retail”.
Opportunità
Internet non ha cancellato gli altri mezzi di comunicazione,
ma si è integrata senza annullarli. Ha promosso un cambio di paradigma e reso
accessibili nuovi target, come dimostra la crescita degli investimenti
pubblicitari su Internet del 15% nel 2010, pari a mille mio di euro di montante
in Italia (senza calcolare l'indotto) e al 2% del Pil (lo stesso della Fiat,
più del settore ristorazione, osserva Maruzzi). E le proiezioni per i prossimi
quattro anni, con un Pil attorno all'1%, lasciano pensare a un contributo tra i
12 e i 18 centesimi per ogni euro di crescita del Pil in Italia. Un'enorme
opportunità per le nostre aziende che pur rimanendo locali possono aprirsi al
mercato mondiale per affrontare le sfide della globalizzazione. Proprio come il
pastore sardo le cui pecore sono state “adottate” su Internet.
- Industria e distribuzione alleate per un’Italia che ritorni a crescere
- Inefficienze, malgoverno, individualismo: i mali dell’Italia visti dagli Usa
- Il consumatore, vero motore di innovazione
- Linkontro Nielsen: Mediterraneo al centro dei grandi cambiamenti
- Linkontro Nielsen: non c’è innovazione senza progettualità
I giovani industriali: è nei mercati esteri il futuro delle imprese
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“Conquistare i mercati esteri”. Se le vecchie generazioni di
industriali preferivano “coccolare” il mercato italiano, gli “eredi” guardano
con interesse ai Paesi emergenti. A Linkontro Nielsen la parola passa ai
“giovani”. A confronto ci sono Domenico Zonin, vicepresidente della Casa Vinicola Zonin, Vincenzo
Cremonini, amministratore delegato del Gruppo Cremonini e Andrea Merloni,
presidente di Indesit.
Esperienze internazionali
La tanto deprecata “fuga dei cervelli” per Zonin può
diventare un'arma vincente per l'internazionalizzazione perché “se è vero che
molti vanno via -dice- è anche vero che molti tornano con un importante
bagaglio di esperienza”.
Negli ultimi dieci anni, il Gruppo Cremonini ha raddoppiato
la quota di incidenza dei mercati esteri. “Abbiamo puntato l'attenzione sulla
Russia e sull'Africa -sottolinea l'Ad-. Il continente africano rappresenta il
15% della nostra attività, mentre il blocco dell'Est europeo si aggira intorno
al 20-25%”. Ma l'Italia rimane ancora lenta rispetto ai Paesi emergenti. “Nel
2010 la quinta azienda al mondo produttrice di vino -spiega Zonin- è cinese”.
Quali ingredienti per la crescita?
Merloni non ha dubbi: “un rapporto diretto con il
consumatore reso più facile dai nuovi strumenti di comunicazione”. Per Zonin
“vincerà chi investe sulla qualità”. Dei 3 miliardi di euro di fatturato, 680
milioni arrivano a Cremonini
dalla ristorazione. “Abbiamo recentemente approvato un nuovo
progetto di steak house”.
Rapporto distribuzione-produzione.
“Se la distribuzione sarà in grado di valorizzare il
prodotto e mantenere i valori di comunicazione, la relazione può crescere” dice
Merloni.
Particolarmente felice è il settore delle carni, funestato
tempi addietro dal fenomeno della mucca pazza. “Questo fatto ha cambiato le
regole del gioco -racconta Cremonini- e ha posto le basi del cambiamento nel
rapporto tra distribuzione e produzione. Pianificare è diventato
indispensabile”.
Futuro del Paese. Quali priorità?
Per Zonin: “Il miglioramento
arriverà dalle nuove generazioni”. Cremonini chiede riforme. Merloni auspica:
“una presa di coscienza degli italiani per un cambiamento reale, formazione e
valorizzazione del patrimonio”.
- Industria e distribuzione alleate per un’Italia che ritorni a crescere
- Il consumatore, vero motore di innovazione
- Inefficienze, malgoverno, individualismo: i mali dell’Italia visti dagli Usa
- Linkontro Nielsen: Mediterraneo al centro dei grandi cambiamenti
- Linkontro Nielsen: non c’è innovazione senza progettualità
Inefficienze, malgoverno, individualismo: i mali dell’Italia visti dagli Usa
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È una critica frontale, dura e profonda, e insieme
un'esortazione a scrollarsi di dosso il torpore che attanaglia il nostro paese,
quella che Michele Boldrin, docente alla Washington University in St.
Louis ha lanciato dal palco de
Linkontro. Dal suo osservatorio privilegiato negli Usa, questo “Savonarola col
sorriso”, ha fustigato i mali, i vizi e le inefficienze italiche, a tutti i
livelli, partendo dalla politica, passando dalle istituzioni, fino ad arrivare
al sistema produttivo. “I nostri
problemi -esordisce Boldrin- erano ben chiari già 20 anni fa, ma nessuno ha
saputo o voluto farci niente. Oggi, tre grandi questioni si parano innanzi
all'Italia: un debito pubblico enorme, la recessione e l'impossibilità delle
nostre aziende di crescere, perché improduttive”.
Il problema è la politica
Le soluzioni sono chiare: ridurre il debito, andare a
cercare la domanda in crescita nel mondo e non continuare a cullarci sugli
allori del Belpaese, ma lavorare per accrescere la produttività del sistema
industriale, anche grazie a una maggiore collaborazione tra le imprese. I toni
più accesi il professore li riserva alla politica, definita “un cancro” al
quale i cittadini devono imporre scelte chiare senza cambiali in bianco:
“Occorre riformare il mercato del lavoro -dichiara- il sistema universitario e
i servizi pubblici non con provvedimenti ridicoli pensati solo per ridurre i
costi, ma per farci assomigliare a un paese evoluto e impedire l'emorragia dei
nostri talenti, fenomeno unico nel panorama occidentale, una vera e propria
diaspora che ci sta impoverendo. Iniziamo a pensare che innovare si apprende,
non si eredita”. L'ultima stoccata Boldrin la riserva all'impresa italiana, e
alla sua incapacità di catturare la domanda mondiale in crescita: “Dobbiamo
iniziare a pensare -conclude- che 3 miliardi di persone nel mondo
vogliono comprare e che quando la nostra posizione di privilegio del made in
Italy finirà saremo fuori dal mercato globale. Dobbiamo iniziare a porci la
domanda se tutti bevono Coca-Cola, perché non mangiano pasta Barilla?”.















































