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San Daniele: un temporary per festeggiare il 50° del consorzio

Milano, zona Brera: questa la location scelta dal Consorzio del prosciutto di San Daniele per il temporary shop realizzato in collaborazione con l'Ersa del Friuli Venezia Giulia per festeggiare i 50 anni della fondazione dello stesso e celebrare nel contempo il 150°anniversario dell'unità d'Italia.

Per tutto il giorno, gli avventori potranno gustare spuntini a base di
San Daniele, accompagnati da un'ampia selezione di pani regionali
italiani e vini friulani.

Due settimane con il San Daniele

Inaugurato lunedì 10 maggio, il temporary -ubicato in corso Garibaldi 59A, nello stesso spazio che per le festività di fine anno aveva ospitato il temporary Ferrero- resterà aperto dal lunedì al sabato sino al 21 maggio dalle 10 alle 21,30.

Davvero ricco il programma delle attività: la mattina, corsi di cucina gratuiti a tema (per un massimo di 20 iscritti) e al sabato brunch. Il pomeriggio, appuntamenti dedicati alla cucina e allo spettacolo con ospiti del mondo dell'enogastronomia friulana e non e dalle 19.30 alle 21.30, happy hour con DJ e musica dal vivo.
 Il 19 maggio il temporary ospiterà la presentazione ufficiale di Aria di Festa, la grande celebration che animerà San Daniele del Friuli dal 24 al 27 giugno, quattro giorni in cui l'intero comune friulano si mobilita per celebrare il suo prodotto-simbolo.

Pane, vino e prosciutto

Il temporary milanese rappresenta la prima tappa di “San Daniele il prosciutto per ogni Pane italiano”, un'iniziativa che celebra le tante realtà regionali d'Italia espresse dall'alimento che più facilmente si abbina con il prosciutto. Con l'aiuto di un qualificato panel di 20 esperti -uno per ciascuna regione italiana- e di 10 a livello nazionale - il concorso indetto dal Consorzio è arrivato a a definire dapprima 60 pani diversi, perfetti da abbinare al San Daniele, insieme ai panificatori artigiani che meglio li interpretano, e successivamente una rosa di 20 tipi di pane, ognuno simbolicamente rappresentativo di una regione italiana. Tutti proposti quotidianamente presso il temporary a clienti e visitatori, che potranno a loro volta esprimere la loro preferenza sull'abbinamento meglio riuscito.

Scompare uno dei due eredi Ferrero

E successo in Sud Africa, dove si trovava per una missione di lavoro, insieme al padre Michele e altre trenta persone dello staff. Un infarto se lo è portato via a 47 anni mentre girava in bicicletta durante una pausa. Pietro Ferrero lascia la moglie e tre figli, ma soprattutto lascia al fratello Giovanni quello che probabilmente era destinato ad essere suo: il timone di comando del Gruppo quando il padre avesse lasciato. Apprezzato per le sue doti personali e di manager, non sarà facile sostituirlo in un azienda così importante per le sorti nazionali, soprattutto in un momento così delicato per l'economia.

Nuovi vertici e nuova governance per Inres del sistema Coop

Si è completata nei primi mesi del 2011 la nuova fisionomia di Inres, l'Istituto Nazionale di Progettazione, Consulenza e Ingegneria del sistema Coop. Infatti dopo la nomina della presidenza (presidente del Consorzio è attualmente Tino Cesari, vice presidente di Coop Estense, affiancato da tre vicepresidenti nelle figure di Roberto Zamboni, direttore tecnico e sviluppo di Coop Adriatica, che assume anche l'incarico di presidente vicario, di Giuseppe Nicolo, presidente di Promogeco, struttura tecnica di Novacoop con delega allo sviluppo e di Stefano Cesari, direttore tecnico di Unicoop Firenze), il Consiglio di Amministrazione, alla presenza di Enrico Migliavacca di ANCC-Associazione Nazionale delle Cooperative dei Consumatori, su proposta del presidente Tino Cesari ha compiuto un importante ed ulteriore passo in avanti per un significativo rafforzamento di INRES a conferma della fiducia riposta dalle cooperative socie nel consorzio.
È stato infatti assunto Franco Susini, in qualità di Ad alla gestione, che affiancherà l'attuale presidenza ed il Cda.
La scelta della nuova governance rafforza l'impegno delle cooperative dei consumatori per un rinnovato sviluppo della struttura nazionale che presidia la progettazione e la realizzazione di nuovi supermercati, ipermercati e centri commerciali, offrendo servizi ad elevato valore aggiunto e presidiando il tema dell'innovazione tecnologica in Coop, fondamentale per affrontare la sfida dei prossimi anni per coop sul tema dello sviluppo, del risparmio energetico e della salvaguardia dell'ambiente.

Coop presenta la sua nuova campagna ambientale

Coop con la campagna intende comunicare impegni concreti e programmati ribaltando il percors logico: anziché partire dalla fonte (cioè le foreste) parte dai prodotti che finiscono sul mercato e che provengono da un albero. Non sempre è evidente che dentro ogni prodotto di carta o di legno acquistato c'è una materia prima che deriva proprio da un albero, così come non sono sempre note le pratiche di produzione e la loro sostenibilità.

Nuovo logo Amici delle foreste
Proprio per meglio evidenziare questi aspetti e fornire ai consumatori elementi per una scelta consapevole spunta il nuovo logo coniato da Coop Amici delle foreste apposto sui prodotti in legno che hanno certificazioni ambientali di enti terzi come Fsc e TFT.
Alle origini della campagna sta dunque l'impegno a non commercializzare prodotti fabbricati con legno proveniente da foreste primarie e da alberi a rischio di estinzione, nonché aumentare progressivamente l'utilizzo di carta riciclata o certificata.

Carta
Tutta la carta utilizzata per la comunicazione (dai volantini alle riviste per i soci ai cataloghi) è già in carta riciclata post consumo o certificata FSC. I prodotti a base carta a marchio Coop (fazzoletti, rotolo cucina, carta per fotocopia, carta igienica) sono realizzati secondo rigorosi standard di ecosostenibilità, come FSC o con cellulosa riciclata.

Legno
Entro la fine del 2011 tutti i mobili da arredo interno e esterno, nonché gli accessori da cucina immessi in vendita nei negozi Coop saranno fabbricati con legno certificato FSC o TFT, sempre entro la fine del 2011 anche una parte significativa dei quaderni in vendita saranno a certificazione FSC con completamento del progetto entro il 2012.

Obiettivi interni Coop
Coop si pone l'obiettivo di utilizzare esclusivamente carta riciclata o FSC negli uffici delle proprie sedi e agirà su tutta la filiera invitando i fornitori a rispettare gli stessi criteri esplicitati sopra nella selezione dei prodotti. Nei prossimi anni Coop intende, infatti, aumentare progressivamente i prodotti a base carta (quali i fazzoletti, la carta igienica, la cancelleria e gli articoli per la scuola) fabbricati con carta riciclata o FSC.
“Questa nostra nuova campagna -spiega Vincenzo Tassinari  presidente del consiglio di gestione di Coop Italia- è la convinta e coerente continuazione del nostro impegno per l'ambiente. Già oggi con le nostre azioni sui prodotti a base carta ogni anno salviamo l'equivalente di oltre 500 campi di calcio. Il nostro obiettivo è raddoppiare il risultato alla fine della campagna che andrà avanti per tappe successive e arriverà fino al 2015 con l'obiettivo di mettere in vendita solo articoli fabbricati con legno proveniente da filiere certificate, così come almeno il 51% degli articoli di carta del nostro assortimento”.

Nielsen linkontro 26-29 maggio 2011

L’importanza dell’innovazione per competere sui mercati di domani è un imperativo categorico per le aziende italiane, nonostante il momento di crisi, acutizzato dai recenti terremoti ecologici, finanziari, politici e sociali che hanno scosso il Giappone e il Nord Africa, generando un onda d'urto che coinvolge anche il nostro Paese. Se ne parlerà approfonditamente nel corso della 27ma edizione de Linkontro, la tre giorni di incontri e dibattiti serrati alla presenza di 400 manager, organizzata da Nielsen dal 26 al 29 maggio a Santa Margherita di Pula in Sardegna, per fare il punto sull’economia e sui consumi.
Si parlerà non solo di prodotti del futuro, ma di new media e nuovi linguaggi di comunicazione, di nuovi concept ed esperienze d’acquisto, di smart consumers, di acquisti digitali. E Gdoweek anche quest'anno curerà il quotidiano dell'iniziativa per raccontare gli eventi e i segnali che vengono fuori dall'evento. Cliccando qui trovate il link ad uno degli articoli principali dell'edizione 2010 da cui potete saltare agli altri.

Agenda

Surfing the change, prove tecniche di innovazione

giovedì 26 maggio

Ore 17.45

Apertura dei lavori
- Scenari italiani
Coordina: Andrea Cabrini, Direttore - Class CNBC

Innovazione e competitività
Roberto Pedretti, The Nielsen Company Italy
La crisi del Mediterraneo: visioni e implicazioni
Vittorio Emanuele Parsi, Università Cattolica
Italia: l’innovazione alla base di un nuovo sviluppo
Conversazione con: On. Paolo Romani
Ministro per lo Sviluppo Economico
On. Enrico Letta, vice segretario nazionale PD
Intervengono:
Giuseppe Lavazza, Lavazza
Francesco Pugliese, Conad

venerdì 27 maggio

Ore 8.45

Economia e imprese

Coordina: Andrea Cabrini

L’Italia vista dall’estero: le sfide da affrontare
sui mercati globali

Michele Boldrin, Washington University in St. Louis

La crisi del Mediterraneo: visioni e implicazioni

Vittorio Emanuele Parsi, Università Cattolica

Giovani punti di vista: il futuro che ci aspetta

Domenico Zonin, Casa Vinicola Zonin

Vincenzo Cremonini, Gruppo Cremonini

Andrea Merloni, Indesit

Giuseppe Lavazza, Lavazza

TG Innovazione

Conduce: Jole Saggese

Notizie, filmati, interviste
sull’innovazione a 360°

Ore 11.45

La metamorfosi delle comunicazione
Coordina: Carlo Massarini

Tag Cloud Live: Carlo Infante
Conversazione con:

Luca Colombo, Facebook

Stefano Maruzzi, Google

Roberto Binaghi, IAB

La distribuzione per lo sviluppo del paese
Coordina: Roberto Ravazzoni,  Università di Modena e Reggio Emilia
Camillo De Berardinis, ADM
Vincenzo Tassinari, Coop Italia
Giovanni Cobolli Gigli, Federdistribuzione

sabato 28 maggio
Ore 8.45

Scenari di mercato

Coordina: Andrea Cabrini

Diverse, Demanding and Connected
Consumer

Christophe Cambournac,
The Nielsen Company

Competere con la distribuzione:
le frontiere dell’innovazione


Sandro Castaldo, Università Bocconi

Surfing the Change: innovare per competere
Maria Cristina Alfieri, direttore Food conversa con:

Giovanni Linzi, IBM

Roberto Masi, McDonald’s

Maniele Tasca, Selex

Mario Maiocchi, Unieuro

TG Innovazione
Conduce: Jole Saggese

Notizie, filmati, interviste
sull’innovazione a 360°

Futuro e sostenibilità
Coordina: Maria Cristina Alfieri

Shopping Center: benvenuti nel 2030

Luca Molinari, Università di Napoli

Verso un futuro sostenibile

Richard Davis, Aegis Media

Intervengono:

Vincenzo Tassinari, Coop Italia

Leo Wencel, Nestlé

Felice La Salvia, Natura Sì

Sami Kahale, Procter & Gamble

www.linkontronielsen.it

Il business salute si radica nei centri commerciali

Offrire soluzioni per bisogni diversificati, dal cibo al bricolage, dall'abbigliamento al cinema: i centri commerciali, nella loro filosofia di marketing, puntano a rendere questi luoghi deputati a rispondere a ogni esigenza. E, ora, il trend emergente è quello di aggiungere allo shopping e al divertimento anche i servizi dedicati alla salute.

Il check-up a orario continuato
Un trend che si sta affermando in particolare in quei centri commerciali con un vissuto di vicinato, come per esempio il Bonola di Milano (locomotiva Ipercoop), dove da pochi mesi è stato inaugurato il poliambulatorio FDMedical, che propone, privatamente, 22 specializzazioni, tra cui le più richieste cardiologia, agopuntura, nutrizione, podologia e oculistica. “Abbiamo scelto di entrare in questo c.c.i. -spiega Valeria Fagioli, responsabile di FDMedical- perché è un vero punto di incontro non solo per i locali, visto che vi sono anche molti uffici; soprattutto, già esiste un centro di terapia fisica: quindi, la nostra offerta è coerente e sinergica. In effetti, le nostre aspettative sono state raggiunte. Tanto che ora, oltre a nuove iniziative in altri c.c.i., pensiamo di ampliare il servizio aggiungendo anche analisi, quali quelle del sangue”. Quest'ultimo servizio è tra i più richiesti al Centro Diagnostico Italiano aperto lo scorso novembre al Portello di Milano (locomotiva Iper), dopo quello nel c.c.i. di Rho (Mi). “Crediamo in questo posizionamento -spiega Elena Gavardi, responsabile comunicazione CDI- perché consente di usufruire di orari rispondenti alle esigenze dei clienti. Inoltre, la nostra presenza può suggerire la prevenzione, che è la nostra filosofia, insieme a quella di ambientare i nostri centri in uno stile moderno, che non ricorda gli ospedali e nel quale trovano spazio anche iniziative culturali”. “Le potenzialità di sviluppo dell'offerta medica nei centri commerciali sono davvero interessanti -spiega Sergio Dordoni, direttore generale di Cardea-. Dopo il poliambulatorio nel c.c.i. Carrefour Assago, a breve ne apriremo un altro nel Freccia Rossa di Brescia”. Eppure, secondo Gallerie Commerciali, braccio immobiliare di Auchan, non sarebbe facile trovare operatori del settore salute in grado di offrire servizi che, oltre alla qualità, garantiscano anche profittabilità. “Il nostro obiettivo -dicono infatti dalla direzione di Auchan- è sicuramente di estendere questo tipo di servizio alle gallerie commerciali, a partire dai c.c.i. di Rescaldina e Cesano Boscone (Mi) dove abbiamo già attivato studi medici dentistici. Attualmente, però, l'offerta degli operatori è scarsa e non del tutto soddisfacente”.

Il servizio pubblico trova spazio in galleria
Un poliambulatorio di medicina generale dell'Asl all'interno del Centro Empoli (locomotiva Coop), che sarà aperto a maggio, è forse poco profittevole, ma “Oltre ad avere il pregio di portare servizi di pubblica utilità in luoghi deputati al commercio e allo svago -spiegano dalla direzione di Unicoop Firenze offre la possibilità di avvicinare il cittadino al poliambulatorio, riducendo l'ansia che può cogliere chi si reca in questi luoghi”.

Waitrose introduce una linea convenience a marca privata

Waitrose continua sull'investire sull'asse di sviluppo food-to-go ovvero nell'ambito più ampio del ready meal. Come per altro era anticipato dallo chef Waitrose Neil Nugent nell'intervista realizzata a Milano (guarda video), in occasione del convegno  organizzato in ottobre da Gdoweek e Mark Up, in collaborazione con Medusa del Gruppo Regnoli.
Nel precisare che il brand Good To Go era stato concepito specificatamente per chi viaggia (ed infatti comprende i classici alimenti da consumarsi spostandosi), ha aggiunto che oltre ai sandwich, ci sono panini e frullati, nonché un certo numero di "prodotti senza pane" come le foglie di lattuga romana.
"Questo traguardo segna un altro interessante passo avanti per il nostro business e dimostra la nostra intenzione di crescere nel ready meal", ha detto il direttore generale Mark Price.

Inoltre, sebbene sia stata creata avendo in mente l'obiettivo convenience, la linea Good To Go sarà disponibile in tutta la catena Waitrose e quindi non solo nei negozi di convenienza TIC 17.

Sainsbury’s archivia un 2010 positivo e riconosce bonus ai dipendenti

Risultati positivi per Sainsbury’s nel bilancio 2010. Il retailer britannico ha infatti registrato un incremento di vendite inclusa l'Iva del 7,1%. Il fatturato è così arrivato a  22.943 milioni di sterline, pari a circa 25 miliardi di euro. I profitti sono saliti del 9% cento, a 665 milioni di sterline (circa 720 milioni di euro).
Gli altri due dati interessanti sono la crescita esclusa la vendita di carburanti e la crescita a perimetro costante che sono rispettivamente: il 4,9% e il 2,3%. Valori comunque degni di nota nel contesto europeo.

Cresce il non food
Le performance sono dovute soprattutto all'exploit del non food, cresciuto tre volte più dell'alimentare, e dal successo dei nuovi punti di vendita, che hanno ottenuto risultati superiori del 15% rispetto alle previsioni. La crescita del profitto per azione è salito del 10%. Risultati secondo il Gruppo molto positivi  in un quadro di grande incertezza economica destinato a perdurare, anche per tutto quest'anno.
Il Ceo Justin King ha dichiarato: "Sainsbury's ha continuato a funzionare bene, superando i 21 milioni di transazioni
ogni settimana, un milione in più rispetto all'anno precedente.
Abbiamo
inoltre aggiunto una superficie lorda di 135mila mq  creando oltre 6.000 nuovi posti di lavoro."
E ha poi aggiunto
"La forte crescita delle vendite, combinata con un
risparmio di produttività e lo stretto controllo sui costi operativi,
hanno contribuito a garantire una buona crescita di profitto. Anche i

nostri colleghi hanno saputo fornire un ottimo servizio, addirittura superando i nostri impegnativi obiettivi nella qualità del servizio al cliente, e siamo perciò lieti di
pagare loro un bonus di 60 milioni di sterline (69 milioni di euro)."

Vini doc igt docg, tra innovazione di consumo e tradizione di qualità

Oltre la crisi, spendendo sul mercato la propria immagine fortemente connotata territorialmente e capitalizzando un cambiamento valoriale (compresi codici comunicativi e messaggi legati al consumo) portato a compimento in questi ultimi anni.
Il vino, uno dei settori più importanti dell’agroalimentare italiano, con una buona spendibilità anche oltreconfine per il quale rimane uno dei migliori biglietti da visita dell’Italia intera (vedi alle pagine 26-30), prosegue nel suo cammino di farsi “traghettatore della memoria” verso la società futura. Ossia, nello spostare le valenze tradizionaliste del savoir faire antico, nei modi e nelle occasioni di consumo contemporanee. Un compito spesso reso palese dalla comunicazione del vino, nella quale proprio questi due elementi di tradizione e propensione al nuovo convivono in equilibrio.
Del resto, un settore estremamente polverizzato, fattore che è forza e debolezza al tempo stesso, con pochi marchi nazionali importanti e una ricerca qualitativa diffusa e capillare, ha spesso avuto con il mondo della comunicazione un rapporto episodico, dettato da obiettivi di breve periodo, piuttosto che da strategie durature.

Intervengono gli esperti Nielsen Roberto Zucchi, Claudia Rossi.

Segue l'analisi di Blogmeter: Vino, sui social media si discute di marchi di qualità

Buyer e importatori in Uk: i pareri di Selfridges, Asda, Tesco e WF

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando in alto

Allegati

Vini doc igt docg, tra innovazione di consumo e tradizione di qualità
Mercato | Gdoweek | 4 aprile 2011 |

I format si evolvono offrendo servizi e soluzioni coerenti con il core business

Rafforzamento dell'assortimento dei format generalisti (mainstream) e sviluppo di nuovi concept specialistici: tra queste due alternative strategiche si giocano, secondo la ricerca Format e Innovazione commissionata da Adm all'Università di Parma e coordinata da Davide Pellegrini, le possibili evoluzioni dei format distributivi alimentari in Italia e in Europa.

Il quadro di riferimento
La ricerca (vedi GDOWEEK n. 415 pagg. 58-59 e n. 416 pagg. 75-76) sul tema dell'innovazione) mette in luce la crescente omologazione tra i diversi paesi in tema di evoluzione distributiva per l'esistenza di un consumatore europeo con esigenze simili. Operativamente ciò si concretizza in una serie di macrotendenze, che riguardano:
la crisi dell'ipermercato e della sua capacità di attrazione nelle aree extraurbane;
la riscoperta della prossimità attraverso formule moderne, come i convenience declinati in diverse modalità e i format ristorativi;
la crescente importanza del servizio rispetto al prezzo, che spinge i retailer -generalisti o di nicchia- verso soluzioni caratterizzate da un contenuto maggiore di qualità e valore;
l'ampliamento del portafoglio servizi, leva strategica di differenziazione tra i diversi competitor.

Riposizionare l'offerta
Soprattutto per gli ipermercati (al contrario di supermercati e superstore, che sono riusciti a mantenere nel tempo una loro identità più definita), il rinnovamento passa per l'approfondimento dei temi legati al category e alla gestione degli assortimenti. Come sottolinea la ricerca, il tema delle merci continua ad essere centrale per i distributori come modalità per trasmettere distintività. Finora questa strategia si è tradotta sostanzialmente nella copertura di segmenti premium (es: biologico, equo solidale, tipico, ecologico, alto di gamma) e value utilizzando come principale strumento di intervento le private label. Queste sono state sottoposte a un processo di segmentazione per coprire tutte le fasce di prezzo, sviluppando una politica di marca più rigorosa su tutte le linee, anche quelle non firmate direttamente dall'insegna, come quelle di primo prezzo. I freschi sono destinati a rafforzare la loro centralità, mentre il non food continua il ruolo di “spina nel fianco” nonostante gli sforzi di alcuni retailer (es: Carrefour con la linea globale Tex by Max Azria, Coop con l'abbigliamento equo solidale, oltre a George per Asda).

L'ampliamento dei servizi
La differenziazione trova nuovi spazi competitivi nell'offerta di servizi extra settoriali, considerati opportunità innovative per generare traffico e differenziazione. Mentre all'estero i retailer già da tempo hanno “invaso” il terreno bancario, assicurativo, finanziario, legale e turistico, in Italia le insegne si sono impegnate, con convinzioni diverse, sul fronte culturale, ristorativo, finanziario e turistico e, soprattutto, sui mercati protetti (farmaci, carburanti e telefonia in testa, a cui si aggiungono i primi test sull'energia e il gas). Si affacciano tentativi anche nella vendita di auto, oltre che attività più locali come il servizio di lavanderia, l'angolo per il trasferimento dei soli da parte degli extacomunitari, il pagamento di utenze e bollette. Difficile, ad oggi, valutare i reali ritorni economici di queste attività, soprattutto di quelle più complesse, che richiedono organizzazioni ad hoc. Al rischio di scarsa redditività, si aggiunge anche quello della possibile incoerenza con il core business dell'insegna. Per questo, l'area si apre a partnership con l'IDM, in alcuni casi già realizzate (progetto Unilever/Persil per le lavanderie in store, Nescafè e i corner caffetteria, punti gastronomici con Barilla e Ferrero).

Ibrido sì, ma leggibile
Ostacoli simili riguardano anche quelle formule “ibride”, che stanno conoscendo una certa diffusione e che contemplano la contemporanea presenza di più spazi, in un unico punto di vendita, legati a discount, servizio e ristorazione. Perplessi anche i retailer, che stanno cercando di dare una caratterizzazione chiara ai test in atto.

Format specialistici
La definizione e implementazione di formati di vendita radicalmente diversi dal core business rimane appannaggio di poche catene, soprattutto straniere (a parte Coop con librerie ed elettronica di consumo). Si tratta di scelte che ogni insegna decide singolarmente e i cui risultati dipendono non solo dalla coerenza con il core business, ma anche dalla convinzione e dal know how con cui l'insegna si cimenta.

Come stanno cambiando i format: alcune alternative possibili

Parole chiave
Convenience store
Luxury convenience store
24 hours store
Evoluzioni Si consolida la ricerca di pdv che risolvano l'esigenza sia di completamento della spesa giornaliera sia di emergenza, in luoghi “nuovi”, come le stazioni ferroviarie, o con orari sempre più dilatati. Il focus riguarda soprattutto piatti pronti, vini e bevande.

Parole chiave
Attrattività gallerie commerciali
Riposizionamento non food
Ubicazioni urbane
Potenziamento dei freschi
Servizi di velocità
Evoluzioni
La ricerca del riposizionamento dell'ipermercato passa per un ripensamento dell'offerta, soprattutto per quanto riguarda il non food, e l'implementazione di servizi a più alto valore, nell'area del risparmio di tempo.

Parole chiave
Iper discountizzati
Super di convenienza
Discount di marca
Mini-iper di prossimità
Super ristorativi
Evoluzioni
Aldilà dei test e dei risultati ottenuti, molti, in Italia come in Europa, considerano ancora a rischio le formule ibride, soprattutto quando non sono accompagnate da scelte di posizionamento multi target (es: freschi e area primi prezzi).

Galeries Lafayette mettono il campo da tennis sul terrazzo

Se ai campioni viene riservata la terra battuta del celebre Roland Garros ai frequentatori del grande magazzino viene offerta la terra posta sulla terrazza de la Galeries Lafayette Haussmann che per altro garantisce anche un fantastico panorama. I clienti potranno allenarsi gratis con una semplice prenotazione. Anche palle, racchette e scarpe saranno dati in prestito gratuito.

Per segnalare l'iniziativa le 24 grandi finestre del pdv saranno allestite con palline da tennis colorate.
Si noti che questa sarà anche l'occasione per Roland Garros e Lacoste per festeggiare i loro 40 anni di partnership attraverso una T-shirt anniversario in vendita a 60 euro in edizione limitata.
Si tratta di un tipico esempio di come i francesi riescono a coniugare un'iniziativa promozionale con un evento internazionale di grande richiamo, molto legato alla Francia e alla sua immagine.

In.Al.Pi a Tuttofood presenta il burro aromatizzato da Cascina San Cassiano

In.Al.Pi. ha avviato una collaborazione con Cascina San Cassiano, azienda di Alba specializzata in prodotti tipici piemontesi, per la produzione a marchi abbinati del burro aromatizzato Goloserie di campagna.
La Cascina San Cassiano, aromatizzerà il burro In.Al.Pi. in otto diverse varianti di gusto:

arancia, cannella, fragola limone, acciughe, salvia, aglio orsino, erba cipollina, tartufo.
Per In.Al.Pi. questo costituisce l'opportunità di qualificare la propria brand image in termini di specialità tipica e di legame con il territorio, sebbene il segmento non possa raggiungere volumi rilevanti.
La strategia in essere prevede comunque di usare il canale gdo prima in Area 1 e poi progressivamente nelle altre aree. 

Business game Sda Bocconi premia le idee innovative

Sarà un business game a raccogliere e premiare le idee più innovative che potranno arrivare da studenti, imprenditori, aspiranti manager o persone interessate al settore, nell’ambito dei prodotti food & beverage.
La competizione on line, organizzata dalla Sda Bocconi, ha già aperto i battenti, gli interessati potranno registrarsi sino al 1° giugno, l’obiettivo è lanciare un nuovo prodotto nel settore alimentare.
Il game si chiama Entrepreneur Challenge, si svolgerà in inglese  e metterà in palio la partecipazione gratuita a un corso di management proprio nel settore food & beverage

20 posti in palio
I primi venti classificati prenderanno parte al corso di due giornate "Food and beverage industry: learning from leaders", il 18 e 19 luglio alla Sda Bocconi e potranno assistere a una lezione tenuta dai docenti del Master of management in Food & Beverage. Un settore in cui l’Italia è leader, ma che vive una competizione internazionale, che coinvolge soprattutto gli aspetti del marketing e della comunicazione, sui marchi, e soprattutto sul controllo della qualità.
I master in management su cibo e vino sono molto in voga in ambito internazionale, esistono anche Mba- master in business administration – focalizzati sul cibo o sul vino, dalla California, a Bordeaux, sino a Wine Mba del Mib di Trieste.
“Per avere successo non basta più avere un prodotto di qualità. Sono necessarie competenze e tecniche manageriali, combinate con sensibilità e cultura specifiche di questo settore,” spiega Massimiliano Bruni, direttore del MFB e coordinatore dell’iniziativa.

Come si svolge l’Entrepreneur Challenge

Una volta registrati al sito -http://summerschool.sdabocconi.it/ffb.html- i partecipanti potranno effettuare il login per giocare una sola volta, avranno a disposizione due ore nelle quali elaborare un business case in inglese, che sarà affidato loro online. Si tratterà di un caso di studio ambientato nell’industria alimentare per mettere alla prova le qualità analitiche, manageriali e imprenditoriali dei partecipanti.
La valutazione si baserà per il 70% sulla qualità degli elaborati e per il 30% sulla velocità nel rispondere. Le best practice saranno illustrate agli aspiranti imprenditori e manager del settore, classificati tra i venti vincitori del business game, con tutti gli aspetti critici di strategia, branding e posizionamento.
Sono previste le testimonianze di operatori del settore e una visita a un’azienda italiana leader. A fine corso un sommelier terrà una lezione di degustazione vini.

Precisazione di Conad su dimissioni di De Berardinis

In merito alla notizia riportata da un'agenzia di stampa online secondo la quale l'ad di Conad sarebbe in procinto di lasciare la guida del Consorzio, Conad fa sapere che non vi è alcun atto formale in questo senso, ma solo la volontà di CdB, espressa da qualche mese, di non ricandidarsi ad un mandato successivo e di lasciare Conad nei tempi e nei modi più congeniali all'agenda istituzionale del Consorzio; una volontà di cui il Cda ha dovuto prendere atto con rammarico, essendo CdB da oltre 20 anni un punto di riferimento per tutto il mondo Conad e non solo, oltre che una guida solida e capace, a cui va tutta la gratitudine della comunità aziendale.

Carrefour, il Ceo Olofsson assume la responsabilità diretta della Francia

Al momento della sua nomina Lars Olofsson aveva promesso di rendere più agile Carrefour e di rilanciare le vendite francesi. Ora dopo aver preso il controllo del mercato francese, che è il più importante, la situazione si fa serrata e i tempi per convincere azionisti e investitori del raggiungimento dei risultati proposti potrebbero diventare un po' stretti.

Il piano di rinnovamento
A settembre scorso era stato presentato un piano da 1,5 miliardi di euro per rinnovare i 500 ipermercati Carrefour in Europa occidentale, scommettendo su un nuovo formato, con prezzi più bassi e più prodotti a marca privata con l'obiettivo di incrementare vendite e profitti fino al 2015.

Circa questo progetto di rinnovamento degli store, occorre precisare però che l'azionista, manifestamente su posizioni critiche, Knight Vinke Asset Management LLC, ha inviato al Cda una lettera datata 11 aprile. Nella missiva, resa nota pochi giorni fa, in proposito la Knight Vinke dichiara, in un modo che non ammette repliche: "Il piano di rinnovamento costituisce l'ultima occasione per Carrefour e non si può permettere che fallisca in nessun caso". Il clima non era dei più distesi se si considera la precedente richiesta, proveniente dallo stesso gruppo di azionisti che fa capo a Knight Vinke,
di rivedere il piano di quotazione separata delle unità immobiliari
con sede a Parigi. Una richiesta che ha avuto l'effetto di posporre il piano di spin off.

Andamento del titolo negli anni
Da quando Olofsson ha preso il timone nel 2009 il titolo in borsa è salito del 13% anche se però occorre ricordare che si vende a meno della metà del suo valore di un decennio fa. Nello stesso periodo il numero 1 della distribuzione mondiale, Walmart Stores Inc., ha guadagnato il 6.3% mentre il numero 3, Tesco Plc, che segue Carrefour in classifica,  ha più che raddoppiato il valore.

Seconde dimissioni
McCann è il secondo dirigente senior che lascia quest'anno, sollevando dubbi circa le performance del business francese di Carrefour, il format Planet e la forza del team esecutivo di Carrefour. La lotta è per stare al passo con i rivali francesi tra cui Casino Guichard-Perrachon SA, che dichiara di guadagnare quote di mercato. Del resto Carrefour ha detto che in Francia le vendite sono cresciute dell'1,8%, mentre Casino ha riportato un aumento del 4,5% per lo stesso periodo. (Fonte Blomberg)

I pagamenti mobili muovono i primi passi

Grandi cambiamenti sono in arrivo nel mondo dei sistemi di pagamento elettronici grazie allo sviluppo delle tecnologie -NFC e contactless, in particolare- che abilitano a transazioni in modalità mobile e che vedono nel telefono cellulare uno degli strumenti privilegiati per attuare questa "rivoluzione". È bene, però, rimanere con i piedi per terra, perché è ancora lunga la strada da compiere per arrivare ad una diffusione capillare di questi sistemi, sebbene non manchino esempi incoraggianti. Il punto di riferimento è rappresentato dal Mobile Payment, che si declina in diversi modelli, tutti centrati sul telefono cellulare come strumento di interazione principale. Una modalità che potrebbe trovare terreno fertile in Italia dove il telefono cellulare raggiunge l'85% della popolazione, con una penetrazione che è seconda solo a quella della tv e ben superiore alle connessioni Internet. A questo si associa l'evoluzione del device, che diventa sempre più uno strumento interattivo e multimediale con molteplici potenzialità (1 italiano su 3 possiede un telefono di tipo smartphone). Nel 2010 sono stati censiti 107 servizi di Mobile Payment in Italia rispetto ai 78 servizi disponibili nel 2009, secondo quanto emerge dall'Osservatorio NFC & Mobile Payment della School of Management del Politecnico di Milano.

Altri articoli del dossier:

Ingenico: mobile payment a sitges con telefoni cellulari nfc

Verifone Italia: Aci Informatica gestisce il transato elettronico con payware express

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Allegati

I pagamenti mobili muovono i primi passi
Dossier | Pagamenti di prossimità con il cellulare | Gdoweek | 21 marzo 2011 |

Formaggi freschi industriali, Pl e promozioni frenano la crescita

Bene i consumi, ma crescita delle Pl e pressione promozionale penalizzano le marche; il mercato dei formaggi freschi cresce a valore del 3% a fronte di un aumento del 3,3% a volume secondo i dati forniti da SymphonyIRI. Le promozioni rappresentano oltre il 40% del valore del mercato, con punte del 45% per la crescenza e del 46,2% per i tomini. Le Pl toccano una quota a valore del 18,7%, crescendo del 4,2% mentre a volume la quota è del 14,5%, con variazione del 6,5%. A differenza di quanto successo con i prodotti di marca però le Pl hanno fatto registrare una netta diminuzione della pressione promozionale, scesa di quasi tre punti al 26,6%. Delle 43 referenze in media presentate sugli scaffali ben 13,5 sono in media di crescenza, seguite dalle 10 di ricotta. La tipologia con il miglior incremento di vendita è quella dei tomini, che hanno registrato una crescita di fatturato del 20,1% a valore e del 16% a volume. Nessuna referenza ha registrato diminuzione di fatturato.

Seguono le rilevazioni di Gdoweek

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Formaggi freschi industriali, Pl e promozioni frenano la crescita
Mercato | Gdoweek | 4 aprile 2011 |

A Tuttofood, i nuovi modelli di relazione industria-distribuzione

Sono i nuovi modelli di relazione tra industria e distribuzione l'argomento del seminario organizzato da Business International, in occasione della terza edizione di Tuttofood. Un argomento particolarmente caldo in un momento come questo dove, solo nella cooperazione e nella partnership, sarà possibile individuare la strada per raggiungere maggiore efficienza ed efficacia dell'intera filiera distributiva.

Un percorso non semplice, ma obbligato.
In particolare, i partecipanti: Marina Bassi, capo servizio Gdoweek,
Luca Lanini, docente di logistica agroalimentare e di
supply chain management presso l'Università Cattolica di Milano e Paolo Conti, autore del libro “La leggenda del buon
cibo italiano” e direttore di Rfid Italia si sono confrontati sui seguenti punti:

  • sviluppare una relazione collaborativa e accrescere il livello di integrazione
  • condividere informazioni per rendere più teso il flusso delle merci
  • gestire la complessità degli accordi commerciali per creare efficienza
  • nuove strategie di partnership industria-distribuzione-provider per il recupero di efficienza nella filiera dei costi

Carta casa, funzionalità e design spingono il reparto

Consumi in diminuzione apparente a volume, valori che tengono grazie agli aumenti di prezzo derivanti dal premio che il mercato riconosce a funzionalità e innovazione. I dati salienti del mercato carta casa, elaborati da SymphonyIRI, evidenziano un giro d'affari per circa 290 milioni di euro, senza alcuna variazione nel giro di 12 mesi. Sfiorano invece i 403 milioni le unità vendute. Perché parliamo di calo apparente? Perché i volumi sono contati a unità e le bobine oggi sono più grandi. Il mercato si divide in rotoli di dimensioni standard (50 strappi), rotoloni e bobine, con oltre 500 strappi; queste ultime un tempo riservate all'utilizzo professionale sono entrate con discreto successo negli assortimenti continuativi nonostante i problemi di spazio che presentano. Per quanto riguarda i formati di più ridotta dimensione, le funzioni d'uso sono senz'altro l'aspetto privilegiato dalla clientela, che apprezza innovazioni come la carta con due trattamenti diversi a seconda del “verso”; da un lato puliscono, dall'altro asciugano. Soprattutto in fascia medio alta sta assumendo una maggiore importanza anche la funzione decorativa della carta, stampata in alta definizione.

Segue la rilevazione prezzi di Gdoweek

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Carta casa, funzionalità e design spingono il reparto
Mercato | Gdoweek | 4 aprile 2011 |

Popai Ordine & Extra-Vaganze sesta edizione

Intervista a Daniele Rama sull’Europa e la sfida asiatica sulle materie prime

In un mercato mondiale nel quale ricchezza e consumi, si stanno spostando sempre più ad Est, il settore primario del Vecchio Continente si trova di fronte a una sfida dalla quale dipende la sua sopravvivenza come soggetto capace di intercettare la domanda mondiale di alimenti. Ancora più complessa la posizione dell'agricoltura italiana, che può contare su vantaggi peculiari in termini di riconoscibilità della nostra tradizione e qualità su tutto il palcoscenico mondiale, ma deve fare i conti con un territorio molto limitato e fragile, con una struttura produttiva polverizzata e con una carenza infrastrutturale che limitano la nostra capacità competitiva.
Daniele Rama, docente di Economia e Gestione del Sistema Agroalimentare, Università Cattolica del S. Cuore, Cremona e curatore dell'Osservatorio Latte ci introduce le ragioni di questo fenomeno, tratteggiando i fattori che stanno guidando la crescita del consumo mondiale del bianco alimento e dei suoi derivati.
“La domanda mondiale di latte è in crescita -spiega Rama- perché sta aumentando il numero della popolazione mondiale e, contemporaneamente, in alcune regioni, penso all'Asia, si sta verificando una crescita economica rilevante. Soddisfatti i bisogni principali della popolazione, in molti possono rivolgersi a beni considerati di lusso, per noi normali, come possono essere il latte e i suoi derivati. Non ultimi intervengono anche fattori culturali: latte e formaggi sono considerati prodotti tipicamente occidentali, europei e nordamericani, quindi c'è una sorta di emulazione nel consumo in tutto il pianeta”.
creare partnership
interprofessionali
per filiere competitive

Come mai in una situazione del mercato con queste caratteristiche, l'Europa non riesce a fare crescere le sue esportazioni?

Non stiamo approfittando dell'espansione del mercato mondiale del latte. L'Europa ha dei suoi mercati privilegiati che a volte si aprono a volte si chiudono: pensiamo al mercato russo, grande boom nella seconda metà degli anni Novanta, poi stanchezza, oggi si sta riprendendo. Per il resto l'Europa sta vivendo una sorta di sostanziale immobilismo, con una produzione bloccata e con consumi stabili. Credo che l'uscita dal sistema delle quote potrà dare un nuovo slancio alla produzione, quindi una maggiore capacità di esportazione.

Non crede sia un problema di costi di produzione che rendono il latte europeo poco competitivo rispetto ad altri competitor mondiali?

Naturalmente, il mercato mondiale del latte si regge su latte intero in polvere destinato a essere ricostituito e bevuto così, oppure trasformato. Partendo da una polvere di latte, che è una commodity, chi offre il prezzo più basso vince: per esempio, i neozelandesi sono molto competitivi sul versante costi, infatti le loro esportazioni in Asia stanno aumentando. L'Europa ha standard di sicurezza, sostenibilità ambientale, tracciabilità assolutamente elevati, quindi con un costo più rilevante. Il ruolo dell'Europa sarà di rispondere alla domanda crescente di prodotti di qualità elevata, compresi i fattori ambientali e di benessere animale. Tuttavia, è difficile fare breccia sui mercati, soprattutto quelli di nuova apertura senza alcun background culturale sulla qualità. Il contenimento dei costi è naturalmente necessario, ma non sarà mai un fattore competitivo per l'Europa. È esemplificativo della mia visione l'andamento delle esportazioni dei nostri formaggi grana: in questi anni l'export mondiale è cresciuto di quattro o cinque volte. La crescita delle esportazioni ha coinciso con una fase decrescente del ciclo dei prezzi, ma è interessante notare come nella seconda parte del 2009 e del 2010 le esportazioni hanno tenuto, pur con prezzi in crescita. Certo con qualche difficoltà, determinate dai tassi di cambio sfavorevoli, per esempio sul mercato statunitense, ma l'impressione è che se si conquistano dei mercati, anche con i prezzi bassi, poi si riesce a mantenerli in virtù di qualità e differenziazione.

Oggi, la sopravvivenza di alcune filiere locali è a rischio, per via della concorrenza mondiale, condotta sui costi di produzione che estromette i nostri agricoltori e allevatori dal mercato. Quali possono essere le contromisure da prendere?

Credo che le filiere debbano iniziare a ragionare in un'ottica di partnership interprofessionale, per fare collimare le esigenze di tutti i soggetti. L'esempio diretto che posso portare è l'iniziativa condotta da Ferrero in collaborazione con In.Al.Pi e le associazioni di categoria degli allevatori piemontesi, per la quale abbiamo sviluppato un metodo di calcolo del prezzo all'origine che tiene conto dell'andamento complessivo del mercato del latte alla luce delle caratteristiche della nostra filiera. L'azienda dolciaria piemontese aveva interesse nel mantenere una quota del suo latte in polvere prodotta localmente. Quindi, introducendo un meccanismo di pagamento del latte agli allevatori che parta da una quota fissata convenzionalmente, indicizzata di mese in mese, abbiamo ottenuto un accordo che riunisce gli interessi di tutti i soggetti. Il meccanismo è complesso e tiene conto di numerosi fattori, tra cui le quotazioni locali e quelle europee, visto che l'Italia è un paese importatore di latte, e le voci di costo di produzione. Perché, per mantenere in vita una filiera locale e la possibilità di fare partnership, gli operatori devono poter produrre in maniera economicamente sostenibile.

Ritiene che questo meccanismo di indicizzazione possa essere applicato ad altre filiere?

Per esempio, nel grano duro l'Italia è in difficoltà, ma l'industria di trasformazione ha la necessità di mantenere una produzione locale. Sotto il profilo dei costi, il grano duro italiano non è competitivo, ma in un'ottica di partnership di filiera si possono mantenere in vita, con profitto, le produzioni.

Primo trimestre 2011 molto positivo per Kraft Foods

Il 2011 è iniziato in maniera molto positiva per Kraft Foods, che ha reso noti i dati della sua prima trimestrale d’anno. Il giro d’affari consolidato a livello globale è stato di 12,6 miliardi di dollari, pari a circa 9 miliardi di euro. Le vendite a parità di perimetro sono aumentate del 4,6%. Di questo 3,6% della crescita è dovuto all’incremento dei prezzi, ma il restante 0,9% all'aumento dei volumi. L'andamento è stato positivo su tutti i mercati internazionali. Va anche considerato che la Pasqua molto avanzata ha avuto sul trimestre un’influenza negativa per circa l’1,5% del fatturato, che sarà recuperato nel trimestre in corso.

Profitti in crescita
Il profitto è calcolato in 1,6 miliardi di dollari, pari a 1,15 miliardi di euro equivalenti a circa il 13% del giro d’affari. L’utile operativo escludendo il peso delle acquisizioni, tra cui quella molto rilevante di Cadbury (acquisita a inizio anno con un opa su poco meno del 72% per 19 miliardi dollari del capitale) è stato di 1,8 miliardi di dollari, con una crescita del 18% rispetto al medesimo periodo del 2010. Il guadagno per azione è stato di 0,45 dollari (33 centesimi di euro).

Beretta a Tuttofood presenta il kebab in vaschetta

Una novità assoluta per il mercato italiano è stata presentata a Tuttofood da Beretta con il suo kebab Semplici Piaceri
non solo in vaschetta a fette con formato da 110 g, ma anche nella linea Lo Spuntino Zero24 in formato da 40 g.
Con il kebab Beretta intende intercettare lo stile di consumo street food. Del resto il kebab è sempre
più gradito in Italia, sia per il suo tipico gusto,
che nella ricetta Beretta è costituito dal connubio di fesa di tacchino e vitello, cotto
al forno, con le erbe e aromi, che per la praticità e velocità di consumo.

Nuova idea di famiglia alla base del C&A in fase di test in Olanda

Il nuovo approccio C & A si basa sulla visione che l'idea tradizionale di una famiglia (marito, moglie e due figli) è in fase di trasformazione e, pertanto, il negozio si rivolge alle famiglie di un solo componente, alla comunità gay e alle minoranze etniche.

Target  ridefiniti
Il negozio è suddiviso dunque in sezioni per gli acquirenti ventenni, per i giovani genitori e bambini e per le donne over 45. Oltre ad disporre di un nuovo layout, C & A ha anche aggiornato le sue attrezzature  e i camerini di prova. Inoltre, sta prestando più attenzione al miglioramento del customer service. L'azienda proporrà capi di abbigliamento basici, ma alla moda.

GDOWEEK 16 2011

editoriale

Alla ripresa non serve la burocrazia, semmai l'artigianalità creativa

osservatorio

BCE: all'Italia il primo posto europeo nel ricorso al cash

Prezzi a confronto: Billa e Ld

intervista
Antonello Sinigaglia: Simply firma nuove pl, benzine ed azionariato

universi
Dalla farmacia alla gdo: petcare in evoluzione

Etruria Sma, ottimizzazione logistica e sviluppo della rete con gli store a insegna Zampy

Maxi Zoo: plus segmentazione

Metamorfosi dei messaggi: il pet è sempre più umano

retail
Le nuove frontiere della fedeltà

Comunicare retail senza sprechi

Target, relazioni virtuose con l'ambiente e le persone

Il circolo virtuoso di Diffusione Tessile

È in crescita il fast fashion firmato Cache Cache

sviluppo reti

industria
Fonti di Vinadio: attenzione al benessere e all’ambiente

King's ridisegna prosciutteria

Chanteclair si concentra su gamma & advertising

Candy, 50 anni sotto il segno dell’efficienza

Materis: vernici al servizio del consumatore bricoleur

servizi
Reputazione e visione guidano le strategie "verdi" aziendali
Martini legge il business con soluzioni Explan-Ibm

Network Eures, mobilità dei lavoratori in Europa

opinioni
La tassazione degli incentivi all'esodo: sgradita sorpresa

Un tempo, a Voghera decideva la casalinga ...

culture
Icone della creatività italiana in mostra

Esselunga Lissone ospita il Temporary Store Misura

Lo spazio, interamente brandizzato, è di 140 mq all’ingresso del centro commerciale Esselunga di Lissone, tra la zona ricreativa e il punto Fidaty.
Per il segmento dei biscotti e degli integrativi si tratta di una modalità abbastanza innovativa.
Un team di promoter durante la giornata accoglierà i visitatori con coupon di confezioni omaggio e li inviterà a partecipare ad un gioco tramite cui sarà possibile vincere prodotti Misura oltreché acquistarli. Fra questi si segnala la linea Equilibrio della capienza di 700 g, realizzato esclusivamente per i pdv Esselunga.

Promuovere una filosofia alimentare
Misura, con questa iniziativa, rinnova il suo sforzo verso il wellness food con prodotti concepiti per offrire, in ogni momento della giornata, un piacere all’insegna del gusto e di 3 stili alimentari: Leggerezza, "Tutto il gusto e la leggerezza che cerchi per sentirti sempre il forma"; Equilibrio, "Tutto il gusto e l'equilibrio dei nutrienti più preziosi per stare bene ogni giorno"; e Libertà, "Tutto il gusto e la libertà di scegliere ciò che è più adatto alle tue esigenze".

I sindacati pongono condizioni per fare entrare Walmart in Sudafrica

Il South African Competition Tribunal (più o meno equivalente alla nostra autority per la concorrenza) riprende oggi le sue audizioni sul supposto ingresso di Walmart in Sudafrica attraverso la fusione con Massmart.
Nel frattempo si è costituita una coalizione internazionale di organizzazioni sindacali che ha dichiarato che Walmart nell'entrare in Sudafrica deve rispettare l'economia ed i lavoratori sudafricani ed è passata alle vie di fatto.

Sudafrica e Nord America
La
coalizione dei sindacati che comprende il South Africa Commercial, Catering and Allied Workers Union (SACCAWU) (SACCAWU), UNI Global Union
e la United Food and Commercial Workers Union (UFCW) del Nord
America, ha detto, infatti, che presenterà degli atti per chiedere che il Tribunale consenta
l'affare solo se Walmart si impegna al rispetto delle condizioni di trattamento dei lavoratori in termini di diritti sindacali e dei prodotti di sourcing a livello locale.

"Abbiamo
preparato i documenti che dimostrano che
Walmart in
tutto il mondo tenta di sopprimere i sindacati e di non rispettare i diritti dei lavoratori -dichiara Christy Hoffman di UNI Global Union, la federazione sindacale
a livello mondiale in rappresentanza di 20 milioni di lavoratori-
. Nei
paesi in cui la società non è legalmente obbligata ad accettare un
sindacato, come negli Stati Uniti e in Canada, ha brutalmente represso
tutti i tentativi di organizzare i lavoratori. E n
ei paesi dove è costretta ad accettare una forza lavoro
sindacalizzata, Walmart ha tentato in ogni modo di attaccare i loro diritti".

Governo dalla parte dei sindacati
Il
governo si unirà ai sindacati circa le preoccupazioni sull'impatto della fusione
Walmart-Massmart per quanto riguarda l'occupazione e, a sua volta, ha chiesto delle condizioni vincolanti per far sì che Walmart mantenga le promesse che sta
facendo ai sudafricani, incluso il rispetto dei diritti sindacali
e accordi collettivi esistenti, la sicurezza del lavoro, appalti locali
e il sostegno per le piccole imprese, il rispetto del
lo
Stato di diritto e delle pratiche non discriminatorie, al fine di
garantire che l'affare non comprometta il piano della
New Growth Path, introdotto dal governo sudafricano nello scorso novembre. Un piano che dovrebbe dare sviluppo a tutta la società sudafricana in modo equo e senza eclusioni di gruppi sociali.

L'Università di Berkeley fornisce consulenza
Per
dimostrare gli effetti devastanti di
Walmart, SACCAWU in collaborazione
con l'UFCW, ha messo insieme una documentazione redatta da economisti ed
esperti internazionali del lavoro da presentare al Competition Tribunal.
Questo include un contributo da parte di Kenneth Jacobs, presidente del
Centro di ricerca per il Lavoro e la formazione della University of California
a Berkeley.
Jacobs ha studiato estensivamente
Walmart e i suoi effetti sui lavoratori e le comunità locali in cui opera negli Stati Uniti.
Jacobs ha detto che Walmart ha depresso i salari nelle comunità in cui opera (vedi intervista di Gdoweek a Wendel Berry guru americano del km zero) e in molti casi ha trasferito i costi sociali sui contribuenti, perché i suoi dipendenti sono più propensi a ricorrere al bisogno di assistenza pubblica per la sanità e altri servizi di assistenza. Aggiunge anche che il modello di business seguito da Walmart induce una tremenda pressione sui fornitori per ridurre i costi, con il risultato che molti di loro pur di non perdere gli ordini sono costretti a pagare i dipendenti al di sotto del salario minimo legale o di violare le  leggi sulla sicurezza pur di raggiungere gli obiettivi. In gioco c'è dunque la possibilità di una crescita equa e solida della società sudafricana.

Problemi globali approccio globale
Sembra quindi che Walmart venga attaccata poiché vuol dettare le condizioni per rapporti industriali e di lavoro al di fuori dei contratti di lavoro, ma anche perché esaspera i rapporti di affari nella propria supply chain. Non si può dunque escludere che Marchionne, avendo vissuto a lungo in Canada, possa avere dunque trovato l'ispirazione in Walmart, (che è il più grande retailer del mondo) per la strategia di ridefinizione in proprio dei rapporti industriali e di lavoro. Altrettanto interessante, però, è il fatto che i sindacati di fronte a problemi globali abbiano assunto un approccio globale mettendo insieme Sudafrica e Nord America, nonché l'aiuto di una importante Università statunitense.

Ingenico: Cavazzana nominato amministratore delegato

Il Cda di Ingenico Italia, azienda attiva nel settore dei sistemi di pagamento elettronico e consociata del Gruppo Ingenico S.A, ha nominato Luciano Cavazzana, già direttore generale, alla carica di amministratore delegato.

“Il nuovo ruolo di Luciano Cavazzana -si legge in una nota- permetterà
all'Azienda di affrontare con ancora maggiore decisione le nuove sfide
che si presenteranno sia nell'area dell'evoluzione dell'offerta, con
nuovi prodotti e nuove value propositions, che nel settore dei
servizi”.

Nel 2010 Ingenico Italia ha fatturato oltre 54 milioni di euro, avendo distribuito solo nello scorso anno più di 300.000 terminali di pagamento (circa l'80% del mercato - stima della Società).

La casa domotica di BTicino

In occasione del Salone del Mobile, BTicino ha inaugurato a Milano il primo concept store, progettato da Migliore+Servetto Associati.

Il modello è quello dell'experience space nel quale è possibile vedere e testare i prodotti tecnologici per la casa: dalle placche a muro con gli interruttori ai sistemi domotici, di controllo luci e distribuzione dei segnali.

L'esperienza avviene tramite un “tunnel emozionale”, un percorso nel quale attraverso il controllo della luce, l'utilizzo di display touch e video, superfici riflettenti e postazioni audio, BTicino si racconta ai propri clienti.
I prodotti nuovi e di design sono evidenziati da box illuminati, e accostati alle più suggestive installazioni BTicino tema dei video attivati dai touch screen.

Al termine del percorso, l'area lounge domotica illustra l'applicazione della tecnologia BTicino nei vari ambienti, oltre a offrire uno spazio accogliente dove sedersi; per le consulenze sono allestite altre due sale.
Il concept store, che misura 260 mq, è uno spazio di consulenza e formazione per i professionisti dell'installazione, e per tutti gli altri una maniera per avvicinarsi alla domotica, conoscerne le possibilità e approfittare di una sapiente guida per inserire la tecnologia nella propria abitazione.

Coop Adriatica: presenta il bilancio di sostenibilità 2010

La sostenibilità come valore guida dell'intera governance aziendale: Coop Adriatica completa un processo iniziato nel 2002 e mette la responsabilità sociale al centro della propria azione. Con la presentazione del bilancio consuntivo di sostenibilità, la catena distributiva cooperativa (1 milione e 128mila soci sparsi in quattro regioni; un fatturato superiore ai 2 miliardi di euro e una rete di vendita articolata su 18 iper e 160 supermercati) riafferma un concetto secondo il quale l'attenzione all'etica, all'ambiente, ai diritti di tutti i portatori di interessi non è un freno che limita i confini del business, bensì un volano competitivo molto forte. “Credo che la responsabilità sociale - spiega il presidente Gilberto Coffari - si possa tradurre come un modello di governance allargata, che non si limita allo stretto perimetro dell'azienda, ma coinvolge nel profondo le relazioni interne ed esterne, con rapporti fondati su trasparenza, fiducia e responsabilità”. Coffari, che ha snocciolato tutte le iniziative messe in atto da Coop Adriatica in questo senso nell'ultimo anno, dall'impegno sulla riduzione dei prezzi (-5%) all'iniziativa Brutti ma Buoni che ha permesso di salvare dalla distruzione 830 tonnellate di cibo; dall'investimento sulle energie rinnovabili (33 gli impianti fotovoltaici installati, per 2,8 milioni di kWh di energia pulita), ha chiuso il suo intervento richiamando l'attuale situazione di immobilismo che attanaglia il nostro paese: “Non dobbiamo cercare scorciatoie - dichiara il presidente - per uscire dalla crisi contraendo i diritti e dimenticandosi dell'ambiente. All'opposto, solo non abbassando la guardia su questi temi avremo il giusto slancio per il nostro futuro”.

BC Partners nuovo socio di maggioranza di Gruppo Coin

Financière Tintoretto S.A., società controllata da fondi gestiti da PAI Partners, ha sottoscritto oggi un accordo vincolante con Icon srl, società di nuova costituzione controllata dai fondi assistiti da BC Partners, per la vendita dell’intera partecipazione detenuta in Giorgione Investimenti S.p.A, la quale, a sua volta, controlla il 69,3% del capitale sociale di Gruppo Coin S.p.A.

Il valore dell'operazione
Il corrispettivo complessivo della vendita della partecipazione detenuta da Giorgione in Gruppo Coin è pari a euro 644.572.337,50 e corrisponde a un prezzo di euro 6,50 per ciascuna azione Gruppo Coin.

I tempi dell'operazione
Nell’ambito di questa operazione -e subordinatamente al suo completamento-, Giorgione si è impegnata ad acquistare al closing le azioni Gruppo Coin detenute dal management della società, che rappresentano il 2,1% del capitale Gruppo Coin, nonché le azioni Gruppo Coin detenute da Dicembre 2007 S.p.A. (circa il 7,3 % del capitale sociale).

L’intera operazione è condizionata all’ottenimento dell’autorizzazione da parte delle Autorità Antitrust, oltre che alla messa a disposizione dei fondi che le banche si sono già impegnate ad erogare.

Il perfezionamento dell’operazione è previsto per la fine di giugno.
Completata l’operazione, Icon, attraverso Giorgione, lancerà un’offerta pubblica di acquisto su tutte le rimanenti azioni Gruppo Coin al prezzo di euro 6,50 per azione.

Il management investirà in Icon con BC Partners.

Mediamarket chiude il 2010 con una crescita del 7%

Mediamarket, la realtà italiana di Mediamarkt Saturn Holding GmbH con le insegne Media World, Saturn e Media World Compra On Line, archivia l’anno 2010 con 2,514 miliardi di euro (net Vat) di fatturato pari a una crescita del 7% rispetto al 2009 rispetto ad una media di settore che si assesta tra lo 0% e -1% (fonte Gfk). Il 15% di quota di mercato conferma il ruolo determinante di Mediamarket nella consumer electronics e più in generale rispetto al panorama dell'economia nazionale giova sottolineare che, nella classifica assoluta per fatturato delle aziende italiane, la catena si posiziona al 55° posto, dieci posizioni più in alto rispetto al 2009.

Forte crescita nell'e-commerce

Eccellente risultato anche per le vendite via Web realizzate attraverso il portale di e-commerce Media World Compra On Line, che chiude il 2010 con 53,2 milioni (net VAT) di fatturato (+19,5% sul 2009), 25 milioni di utenti unici, 50 milioni di accessi e 547 milioni di page views all’anno. Nel contempo il sito istituzionale del retailer www.mediaworld.it supera i 20 milioni di visitatori annuali per oltre 90 milioni di pagine visualizzate.

Nel 2010 inaugurati 5 store nel 2011 ne sono previsti 6
I punti vendita sono 104 (88 Media World e 16 Saturn) presenti su tutto il territorio nazionale. Nel 2010 sono stati inaugurati 5 nuovi megastore (Saturn Catania, Saturn Stezzano, Media World Bolzano, Media World Grosseto e Saturn Napoli) per un investimento superiore ai 22 milioni di euro.
Nel 2011 sono previste 6 nuove aperture – per oltre 24 milioni di investimento e circa 400/500 assunzioni – che porteranno gli attuali 7.500 collaboratori a quota 8.000.

Formazione
Nel 2010 sono stati spesi più di 2,5 milioni per le attività di formazione, da sempre tra gli asset fondamentali dell’azienda; fiore all’occhiello in questo ambito rimane il Master in Retail Management (Mcu) realizzato in collaborazione con il Mip di Milano e rivolto ai direttori di punto vendita e al middle/top management.
Per quanto riguarda l’advertising, l’investimento ha superato i 68 milioni di euro con oltre 160.000.000 di volantini stampati

Progammi 2011
Il 2011 di Mediamarket ha già visto l'inizio della diffusione della Media World To Go, la prima vending machine di prodotti di elettronica di consumo. Cinque distributori automatici a brand Media World sono già operativi presso l’Ospedale San Raffaele di Milano, la stazione Centrale di Milano, gli aeroporti di Milano Malpensa e Orio al Serio e le aree di servizio Scaligera Sud e San Zenone. Entro la fine dell’anno la catena prevede di collocare circa 10 vending machine in luoghi ad elevato passaggio pedonale.

Digital Technology, perdura il trend negativo

Trend ancora negativo nel primo trimestre 2011 per il mercato della Digital Technology e i suoi differenti comparti, dovuto alla critica situazione finanziaria. Il mercato ICT, secondo i dati Sirmi, registra una contrazione della spesa End User pari al -2,5%.
Tutti i segmenti del mercato IT decrescono, fatta eccezione per il Software, che mantiene un andamento flat.
Il calo più sostanziale è registrato dai Servizi, sia nella componente Servizi di gestione (-2,8%), ma soprattutto nella componente Servizi di Sviluppo (-5,9%).

Parziale ripresa nelle TLC
Per quanto riguarda il Mercato TLC, nel 2011 è attesa una parziale ripresa della spesa, non tale tuttavia da far chiudere l’anno con un tasso di crescita di segno positivo. Il primo trimestre del 2011 si chiude infatti con un calo totale della spesa del -2,3%; su tale mercato si registra il perdurare del rallentamento del mercato TLC fisse, che decrescono del -4,1%.

A giudizio di Sirmi, non sono attesi per l’intero anno particolari segnali di ripresa del mercato; pertanto  l’andamento dell’anno si manterrà ai livelli attuali.

Granoro cambia look in occasione Tuttofood 2011

In occasione di Tuttofood 2011il Pastificio Attilio Mastromauro Granoro avrà
l’opportunità di far conoscere ai visitatori il suo nuovo look e il restyling della veste grafica dei prodotti: una espressione propositiva e originale nei confronti del mercato, un chiaro segnale di come Granoro sia
attenta all’evolversi delle logiche ad esso connesse, pur mantenendosi legata ai principi di sempre.

Le linee interessate sono i Formati Normali, Gli Speciali, Pasta all’Uovo e Pasta Biologica, che
rappresentano (sul fronte pack) un campo di grano, oltre al nastro tricolore, per sottolineare come il prodotto messo in
tavola da Granoro sia rigorosamente italiano, nel rispetto della più antica tradizione pastaria nazionale.
Queste quattro nuove vesti sono associate a colori e tonalità ben distinte tra di loro: per i Formati Normali una
luminosa veste bianca; gli Speciali ricorderanno il giallo oro del grano duro al sole; Giallo caldo sarà la tonalità
associata alla Pasta all’Uovo mentre verde è la veste della Pasta Biologica, ottenuta senza l’uso di pesticidi e
concimi chimici.

La convenienza di Oviesse è intelligente

Oviesse riattualizza il proprio
posizionamento e la
propria immagine approfondendo
il system: “Un mondo
completo di risposte”. Per farlo
si è avvalso di un progetto di
comunicazione dell'agenzia
milanese “Le balene colpiscono
ancora” e, per la definizione
degli spazi dell'offerta merceologica
dell'architetto Paolo
Lucchetta. Il nuovo ambiente
e la risposta informativa e di
servizio è partita dalle esigenze
del cliente e da un suo ragionamento
tipo: “Compro un capo
di qualità per piacermi, piacere,
in un ambiente piacevole”.

Valori. Al primo posto dei
valori di posizionamento troviamo
sempre la convenienza,
seguita dalla segmentazione,
dalla piacevolezza della relazione,
dalla complementerietà
merceologica, dalla libertà di
scegliere. “All'interno di questa
cornice -spiega a GDOWEEK
Fabio Pampani, direttore generale
-abbiamo rafforzato il
nostro posizionamento di base
articolato sul conformato donna,
grandi taglie uomo, le camice,
l'intimo e naturalmente
consolidato il nostro settore di
punta, il bambino”. La comunicazione
invita alla riscoperta
della funzione del prodotto,
alle prestazioni. Nei pdv dove
la nuova immagine è già attiva
l'azienda ammette una crescita
del fatturato a mq del 15%

Ethic Award 2004 – Morale: se l’etica è autentica crea valore

Good ethics is a good business: l'azienda
che agisce correttamente, è la prima
a trarne vantaggio. L'espressione,
usata da uno dei componenti della
giuria intervenuto alla terza edizione
del premio “Ethic Award”, promosso
da GDOWEEK in collaborazione
con KPMG Business Advisory Services
, e con il patrocinio del comune
di Milano, sintetizza la profondità
in cui va radicalizzandosi il dibattito
sull'etica nel business. Spesso
usata come sinonimo di csr (corporate
social responsibility) o confusa
con le azioni di marketing a causa
sociale, l'etica nel business alimenta
dibattiti, convegni, tavole rotonde,
indagini. La mancanza di trasparenza
nei processi aziendali, infatti, e la
miopia dello sfruttamento rischiano di rompere equilibri ambientali e sociali
provocando fenomeni regressivi: ristrutturazioni,
risparmiatori traditi, scelte sbagliate,
crack. Il caso Parmalat è andato ad
aggiungersi a quello americano di Enron
portando in primo piano il problema
delle regole, la trasparenza, il rapporto
dell'azienda con chi contribuisce al suo
successo. Avanza la consapevolezza della
responsabilità aziendale sulle condizioni
di chi vive nel territorio dove l'impresa
trae le sue risorse. “L'etica della trasparenza
deve diventare il faro delle strategie
e comportamenti della politica, delle
amministrazioni e delle imprese -dice
Anna Maria Martoni, presidente dei
giovani di Confindustria-. Non è solo un
imperativo morale. È l'unica strada possibile
per garantire un futuro all'Italia. È
da qui che dobbiamo partire”.

Giuseppe D'Ippolito, presidente di Associazione Consumatori Utenti Maria Teresa Pecchini, rappresentante di Botteghe del mondo
“L'etica richiama un ambito in cui la propria responsabilità è circoscritta in un quadro di norme. La responsabilità sociale è qualcosa di più: è farsi carico di problemi che appartengono ad altri soggetti rispetto a quelli del mondo
strettamente aziendale. Si rischia di far passare per opere meritorie i comportamenti conformi alle norme”.

“Vanno premiate le iniziative rivolte veramente verso la responsabilità sociale: sono quelle di imprese che operano in modo responsabile a partire dalla propria attività, che, ad esempio riducono il rischio inquinamento se il loro core business è nella produzione chimica. E che operano correttamente nel rapporto con i dipendenti”.
Stefano Senesi, responsabile nuovi schemi di certificazione di Certiquality Maria Carla
Cardelli,
responsabile
raccolta fondi
di Medici senza
frontiere
“Il marketing sociale acquista valore se è supportato da una gestione misurabile dei processi produttivi. Anzi il controllo di questi processi deve essere un prerequisito. Se, ad esempio, l'azienda opta per la certificazione ambientale Iso 14001, questo è indice di un impegno ecologico nei suoi processi ”.

“Le aziende fanno iniziative di crm
perchè vogliono un ritorno sugli
investimenti. Ma crescono anche le
aziende che si attivano nel sociale
senza pubblicizzare il loro impegno.
Tra gli stake holder, non bisogna
dimenticarsi dei dipendenti. In futuro
vedo la possibilità di collaborazione tra
aziende profit e no profit”.
Lidia Pomati,
responsabile
sviluppo
progetti di Pime
(Pontificio
istituto missioni
estere)
Paolo Ricotti,
presidente
di Planet life
economy
foundation
“Le aziende stanno sensibilizzandosi ai
temi della responsabilità sociale. Prima si
avvicinavano a queste iniziative solo per
la propria immagine o per trarne vantaggi
fiscali. Ora invece si lasciano coinvolgere
dalle motivazioni forti. Le iniziative vanno
monitorate per evitare sprechi,
soprattutto quando operano organismi
umanitari di grandi dimensioni”.

“Etica è un termine ambiguo. Preferisco
corporate social responsibility, in cui
social è comprensivo dell'interesse per
l'ambiente. Cause related marketing
può essere un concetto ingannevole.
Non è coerente un'azienda che inquina,
mentre sostiene finanziariamente
l'apertura di un ospedale”.
Gianfranco
Faina, direttore
generale
di Conai
Paolo Brichetti,
direttore
generale
di CTMAltromercato
“Etico è il comportamento responsabile
dell'azienda verso gli stake holder. Ma
l'etica va distinta dalla charity, che è
completamente disinteressata. Certo, il
cause related marketing non va
demonizzato, purché proceda all'interno
di un sistema di regole che permetta
un controllo trasparente. E servono
azioni risolutive di un problema”.

“L'etica e il crm sono due valori positivi
ma diversi. Il consumatore, nel breve
termine, è più sensibile alle iniziative di
charity, più che ai cambiamenti del
comportamento etico all'interno
dell'azienda, che richiede un percorso
più lungo. Su questa strada le imprese
vanno incalzate dai consumatori: che
possono premiare quelle corrette”.
Giuseppe
Minoia,
presidente
di Eurisko
Pietro Lanzini
ricercatore
di Iefe -
università
Bocconi
“Certe finalità di marketing nelle
iniziative sociali a volte rasentano
l'impresentabilità. Il consumatore è
molto diffidente su quanto sfugge al
suo controllo, mentre è sensibile a
iniziative, anche limitate, ma che è in
grado di dominare. Il rischio è quello di
veder preferire operazioni egoistiche a
un'iniziativa volta davvero al sociale”.

“Verso la responsabilità ambientale è
cambiata la prospettiva negli ultimi
anni. Non è più vista come un peso ,
ma come un'opportunità di vantaggio
competitivo. Dall'etica come costo
necessario -tu inquini, tu paghi e ripari
con la certificazione ambientaleall'etica
come plus di immagine sui
concorrenti, fidelizzazione, quota
mercato, premium price di segmenti
particolarmente verdi.”
Andrea Poggio,
vice direttore
nazionale
di Legambiente
Alessandro
Beda,
vicepresidente
di Sodalitas
“Non vedo un'involuzione rispetto a
qualche anno fa, quando è partito
l'interesse per le iniziative di marketing
sociale. Ritengo che vada evidenziata
l'esigenza di un controllo sulle iniziative
di carattere sociale. Noto un aumento
di interesse per progetti di respiro
internazionale in collaborazione con
organismi riconosciuti. Ancora deboli,
invece, le iniziative ambientali”.

“La corporate social responsibility
comprende il cause related marketing,
le azioni filantropiche, la governance
dei processi produttivi. È un'azione
legittima, ma non meritocratica. C'è
chi auspica un controllo coercitivo
o su base volontaria. Vale la sanzione
sociale: il consumatore può punire
un'azienda se questa ha frodato”.
Paolo Pastore,
direttore
generale
di Transfair
Italia
Marina Catena,
responsabile
nazionale
raccolta
fondi privati
Programma
Alimentare
Nazioni Unite
“L'azienda emoziona il consumatore con
la charity, ma resiste a introdurre
cambiamenti correttivi nei suoi processi di
produzione. Non bisogna lasciarsi
prendere dalla voglia di risultati immediati
che spesso non corrispondono alle
attese. L'etica nei processi va a
vantaggio dell'azienda stessa:
good ethics is a good business”.
“C'è un problema di comunicazione tra
imprese e associazioni umanitarie. Se
queste sono di grandi dimensioni, non
hanno gli strumenti per monitorare “chi”
è andato a sfamare un euro o un sacco
di riso. Serve una dose di sano cinismo
da ambo le parti. Deve avvantaggiarsi
sia l'azienda in immagine, sia
l'associazione in risultati”.

Fenomeno europeo
Dal “Libro Verde” del 2002, quando la Commissione
europea ha elaborato i concetti di sostenibilità
e di impatto sociale, è proseguito il
dibattito sulla volontarietà e la regolamentazione
delle iniziative di corporate social responsibility.
Nello scenario della nuova Europa
a 25 e del varo della costituzione europea,
il tema dell'etica è emerso anche nel dibattito
attorno alle radici culturali del vecchio continente.
A sottolinearne le tradizioni filosofiche,
umanistiche e religiose si sono levate le voci
più autorevoli, con chiari riferimenti alle ispirazioni
originarie dell'agire economico e ai
suoi riflessi nello spazio e nel tempo. “Bisogna
tener presenti i più piccoli e i più poveri- dice
l'arcivescovo emerito di Milano Carlo Maria
Martini, una delle voci ritenute super partes
della cultura europea-. Se non c'è questa attenzione,
non c'è vera politica. C'è solo potenza
e dominio. E questo fa paura, perché alla
fine è quello che produce le guerre”. E continua:”
Radici laiche e cristiane non andrebbero
contrapposte, ma considerate in quanto
convergono nel primato dell'uomo e in quanto
sono espressioni di libertà che si attuano in
maniera diversa ma non contrapposta, non distruggendosi
l'un l'altra ma dialogando reciprocamente”.

Nuovo universo semantico
Rispetto ambientale, ecologia, etica d'impresa,
responsabilità, cause related marketing,
corporate social responsibility, trasparenza, controllo, charity, volontariato. Anche questa
terminologia sta prendendo piede in azienda
mixandosi con quella dell'azienda classica:
marketing, finanza, profitto, competizione,
ottimizzazione, costi, rendimento ecc.. Tutto
questo generato forse dalla catastrofe dell'11
settembre 2001 sembra aver fatto crollare i
modelli precedenti di società e di grande
azienda. Se prima questa esaltava un solo
obiettivo e una sola regola -fare soldi- creando
un mondo uguale a sé, cercando di assediare la
sfera pubblica, ora questo delirio di onnipotenza
(teorizzato già nel 1932 nel libro The
modern corporation and private property
) ha
avuto una battuta d'arresto. Per un ripensamento
definitivo. L'interesse per la corporate
social responsibility rappresenta la fase di questa
riflessione: le opportunità commerciali
non sono più il metro di ogni valore, le imprese
non sono più libere di sfruttare tutto e
tutti per il profitto, gli esseri umani non sono
più creature che badano esclusivamente ai
propri interessi e ai beni materiali.

Il linguaggio dell'etica sostituisce
quello del marketing?

La sostenibilità diventa il vero business. La responsabilità
aumenta i risparmi. Il capitale
umano è la chiave del successo. S'infittisce il
dibattito sugli asset intangibili, sulle attività
che dipendono dal cervello di chi lavora. C'è
da credergli? Forse è ancora presto per risposte
definitive. Nella comunicazione di marketing
fanno breccia nel consumatore argomenti che fino a pochi anni fa non erano altrettanto convincenti
come la convenienza immediata, il regalo,
lo sconto. Non è più raro trovare nei dépliant
promozionali o nei cataloghi premi delle
carte fedeltà anche un settore ethics di questo
tenore: “Ti offriamo inoltre gli ultimi aggiornamenti
in fatto di solidarietà e attività a
sfondo sociale” cui segue un elenco di iniziative
legate al sostegno della lotta contro uno
spettro di malattia, per la costruzione di un
ospedale in Africa, con l'invito a trasformare
parte dei punti accumulati in un contributo all'organizzazione
umanitaria coinvolta.

Il Premio Ethic Award 2004
È in questo contesto che ha preso vita il premio
alle più innovative azioni di responsabilità
sociale, che per il terzo anno GDOWEEK
ha promosso in collaborazione con Kpmg. “E'
un'occasione per fare il punto dei rapporti tra
etica e business -dice il direttore responsabile
di GDOWEEK Luigi Rubinelli-. Con questo
riconoscimento vogliamo chiederci se, e come,
le iniziative di responsabilità sociale delle
imprese, stanno spostandosi più verso il
marketing o verso un vero impegno nel campo
sociale, oltre l'operatività aziendale. Sappiamo,
infatti, quanto sia difficile il controllo
del risultato finale di questi interventi e quanto
grande sia il rischio che vengano utilizzati
all'interno di una miope ottica aziendale. Altrettanto
rischioso è l'abuso del termine etica
per operazioni puramente commerciali”. È
emersa subito una stratificazione di significati e di considerazioni, sintetizzate da ognuno dei
14 giurati (vedi pagg 106/107). Richard
Bolwjin, di Kpmg mette in luce i diversi livelli
in cui possono inquadrarsi le iniziative
aziendali. da quello più basso, legato alla pura
conformità alle leggi, a quello che oltrepassa la
logica del business.
Lo stesso discorso può applicarsi alla comunicazione.
“Le aziende che uniscono iniziative di
charity e marketing, in effetti, stanno saltando
un passaggio -nota Bolwjin-. Prima di passare
a iniziative di charity devono prima assicurarsi
di operare correttamente nel loro business, altrimenti
la contraddizione prima o poi esplode.
Di qui l'esigenza di lavorare alla trasparenza
e correttezza dei processi interni prima di attivarsi
in iniziative sociali”. Del resto ormai anche
in Italia abbiamo esempi di crack di multinazionali
che sbandieravano il loro impegno
in attività sociali mentre da anni i loro processi
interni contravvenivano alle leggi, frodando
gli azionisti e il fisco.

Meccanica del premio
Obiettivo del premio è stato quello di mettere
in luce i casi più innovativi -rispetto all'obiettivo
sociale- messi in atto dalle aziende. Alla
proposta di GDOWEEK hanno risposto 52
candidature, rispetto alle 40 dello scorso anno.
Sono state, quindi, individutate le cinque macroaree
corrispondenti ai principali stakeholder
di riferimento: ambiente, personale e processi
interni, unità ospedaliere e ricerca scientifica,
comunità locale e comunità internazionale. Così suddivise, sono state sottoposte per
una prima valutazione a una giuria super partes
(vedi pagg. 104-105) formata da esponenti
di associazioni ambientaliste, di organizzazioni
non governative di impegno sociale, di enti
che promuovono la cultura della csr nelle
aziende, istituti di ricerca, università, organizzazioni
dell'Onu. Il lavoro della giuria si è svolto
presso la sede di GDOWEEK il 27 ottobre.
Preceduto da un dibattito tra i componenti, ha
messo in luce la serietà e l'autonomia delle valutazioni,
i criteri di riferimento, la necessità di
conoscere la storia dell'azienda per contestualizzare
l'iniziativa candidata e prendere coscienza
anche dei limiti in cui la scelta avveniva.
Ogni componente della giuria ha potuto
votare, per ogni singola area, il progetto più interessante
al fine di scegliere quello vincitore in
ogni area e i migliori dopo il primo. Alla fine è
stato chiesto di scegliere l'iniziativa che, in assoluto,
rispondesse ai criteri di innovazione,
utilità sociale, coerenza con la situazione attuale
dell'azienda, efficacia nel raggiungimento
dei risultati. I vincitori, i primi classificati per
ogni singola area, sono stati proclamati nella
cerimonia di premiazione, avvenuta nella cornice
della sacrestia bramantesca della basilica
di Santa Maria delle Grazie a Milano, il 10
novembre. A consegnare i premi è stato don
Antonio Mazzi, fondatore della comunità
Exodus, per il recupero dei giovani in difficoltà
di cui è noto l'impegno a favore delle
persone emarginate e delle fasce più deboli
della società.

Area ambiente Storicamente il primo degli interessi sociali dell'economia

Area personale eprocessi internie La risorsa umana è l'asset intangibile

Area comunità ospedale ricerca scientifica Per la vitam

Area comunità locale Aiutare il territorio da cui l'impresa si alimenta

Area comunità internazionali Globalizzare la solidarietà

Ethic award La cerimonia

Il vincitore 2004 La solidarietà ha una carta in più

Allegati

Ethic Award 2004 – Morale: se l’etica è autentica crea valore

Il sito della settimana: www.interdis.it

Fraganze su Internet, l’idea è diffusa da France Telecom

A fianco (Henry
Thomas/France
Télécom) un esempio
di dispositivi
per la diffusione
degli odori inseriti
in due “torri” simili
a casse audio.

La polisensorialità sbarca su
Internet grazie ad una tecnologia
che consente la trasmissione
di odori e profumi
via Web. Lo dimostra il progetto
Exhalia realizzato da
France Télécom, che ha raccolto
in un portale le applicazioni
multimediali e i siti “profumati”
dei suoi partner.
Il sistema. Rientra in un
concetto più generale di diffusione
di fragranze su una rete
di telecomunicazioni ed è stato
sviluppato in collaborazione
con Osmooze (diffusori, vedi
foto nel box), Robertet (aromi
e profumi) e Cacharel.

Il processo. Tre le fasi salienti
del processo. L'odore viene
indicizzato dal web designer
dell'applicazione in base
al nome, alla durata e all'intensità
della diffusione. Il file
viene inserito in una pagina
web, Il software Exhalia decodifica
quindi le informazioni
ricevute e le adatta al diffusore
nel quale si trova la cartuccia
dell'odore corrispondente (o
invita ad inserire la cartuccia
giusta). Lo stesso principio,
con le dovute varianti, può essere
applicato anche alla tv.
Le potenzialità. La possibilità
di aggiungere una dimensione
olfattiva ai sistemi
multimediali apre nuove prospettive
in termini di marketing
e di comunicazione. L'odore
ha infatti un impatto diretto
sulle persone, permette
una memorizzazione marcata
del messaggio e sviluppa un
nuovo piacere sensoriale.

Le applicazioni. A breve
termine, il progetto Exhalia si presta ad un ampio spettro di
applicazioni professionali, soprattutto
nei punti di vendita
e nelle agenzie turistiche. A
lungo termine potrà venire
esteso anche al grande pubblico:
consultazioni di menù
di ristoranti aromatizzati, acquisto
di fiori on-line accompagnato
dai profumi del bouquet
ecc. Fra i primi utilizzatori
di questa tecnologia figurano
gli operatori del mondo della profumeria e dell'alimentare.

Cacharel. Grazie ad animazioni
ludiche e interattive,
il sito Cacharel invita a scoprire
on-line i propri profumi,
dal classico Anaïs Anaïs alle
creazioni più recenti come
Noa Fleur.

Vini di Borgogna. Il
Bureau Interprofessionnel
des vins de Bourgogne ha
realizzato un'applicazioni
multimediale olfattiva denominata
Arom@s. Il navigatore
viene guidato in un
tour olfattivo nelle vigne e
nelle cantine sottolineato da
profumi evocanti il sottobosco,
la vaniglia, il cassis e la
mora.

 

C’è sempre più innovazione in cantiere nel retailing dei prodotti per l’edilizia

La distribuzione del materiale
per l'edilizia è
sottoposta in questi anni
ad una profonda revisione
delle sue capacità e del
suo ruolo. Se nel lessico
e nelle abitudini del settore
i punti vendita per l'edilizia
sono ancora chiamati
“i magazzini”, nei fatti essi
si stanno via via caratterizzando
come spazi di relazione
e interazione tra domanda
ed offerta e di generazione
e accumulo di
valore tangibile per il
cliente.
L'analisi del campo di forze
-esterne ed interne alle
organizzazioni commerciali-
in cui la distribuzione
del materiale edile è oggi
immersa può offrire spunti
interessanti per individuare
il comportamento
competitivo degli operatori
del settore.

La domanda cresce. Il
settore delle costruzioni è
in crescita costante da un
decennio. Una serie di
elementi positivi hanno
sostenuto il suo ciclo di
sviluppo (Figura 1). Agli
sgravi fiscali per le ristrutturazioni
si sono affiancati
i cantieri delle grandi opere
pubbliche e -su tuttolo
spostamento degli investimenti
delle famiglie
dal mercato mobiliare a
quello immobiliare.
La forte evoluzione del
settore ha portato alla
crescita del numero degli
imprenditori edili. Questi
ultimi si sono trovati nella
necessità di rispondere
alle esigenze di una domanda
molto sostenuta,
ricorrendo anche all' outsourcing
di manodopera,
di macchinari, di competenze
tecniche. In molte aree geografiche
il privato ha inoltre sviluppato
un comportamento
d'acquisto piuttosto indipendente
e articolato. Accompagnata
dall'installatore,
dall'architetto, oppure
da sola, il sabato mattina
la famiglia visita le rivendite,
si informa, chiede
preventivi, fa confronti, ritorna
più volte, poi decide
il da farsi.

La concorrenza si allarga. Le imprese appartenenti
al commercio all'ingrosso
e al dettaglio di
materiali da costruzione -
censite dal CRESME nel
2003- sono circa 14.000.
Altre 6.000 appartengono
a settori del commercio
affini, quali la vendita di
apparecchiature termoidrauliche
e igienico-sanitarie
per la casa. Queste
ultime, su particolari categorie merceologiche, si
configurano come concorrenti
diretti delle rivendite.
Le grandi superfici organizzate
stanno sviluppando
sul territorio modelli e
formati commerciali innovativi,
orientati al privato
ma anche all'imprenditore
artigiano, il primo cliente
della rivendita.
Bricocenter, un'insegna
leader nella commercializzazione
di articoli per il fai
da te, ha ad esempio recentemente
annunciato il
varo di un piano di sviluppo
della sua rete di negozi
in franchising, con l'obiettivo
di arrivare a 50 affiliati
in 5 anni. Con queste
aperture l'azienda si
pone un obiettivo sia di
copertura sia di sviluppo
di un sistema di franchising
pluriformato.

Nella costruzione degli
edifici il fenomeno dell'
outsourcing descritto al
punto precedente sta
inoltre comportando l'affermazione
degli “specialisti
di fase” (posatori, intonacatori,
isolatori dei tetti,
ecc.). Questi imprenditori
sono -in genere- focalizzati
su specifiche tecnologie
di prodotto (il prodotto
per la posa, per l'intonacatura,
per l'isolamento,
ecc.). Per questa ragione
essi ricercano sovente
una relazione diretta con
le imprese di produzione.
L'effetto che ne deriva
può essere il salto del distributore.
La prefabbricazione di
manufatti in cemento e
della carpenteria ha introdotto
un'ulteriore complessità
di mercato. Per le
rivendite questi prodotti possono essere elementi
di un'offerta potenziata,
se sono inseriti in assortimento.
In ogni caso essi
erodono quote di vendita
del materiale edilizio più
”tradizionale”.

Il produttore cambia. Prendiamo ad esempio il
cemento. Nel giro di un anno
Holcim Cementi, un'
impresa leader nella produzione
della “materia grigia”
delle costruzioni, ha
lanciato sul canale una decina
di novità, proponendo
prodotti più facili da impiegare
e conservare. Al tempo
stesso si è resa protagonista
di un grande investimento
in formazione manageriale
dedicato alle rivendite,
senza alcuna costrizione
per gli stessi
commercianti ma con l'intento
di sviluppare relazioni
di lungo periodo nel canale.
La tecnologia sta
cambiando radicalmente
molti prodotti per l'edilizia
e sta rendendo più facile e
rapida l'attività di pura costruzione.
Molte complessità
sono risolte a monte
nella filiera produttiva, nelle
decisioni della ricerca e
sviluppo dei nuovi materiali,
nelle scelte relative a dosaggi
e miscele, nella formalizzazione
delle procedure
e delle tecniche di impiego
dei prodotti, nell'informazione
al mercato,
nella condivisione col distributore
e col cliente finale
delle conoscenze applicative.
Alcuni marchi hanno cominciato
ad affiancare alla
tradizionale comunicazione
al distributore una propria
comunicazione al
cliente finale e agli influenzatori
(ad esempio architetti
e progettisti), con l'obiettivo
di agire sul canale
anche in ottica pull.

L'associazionismo si
afferma.
Nati e cresciuti in
altri settori del commercio,
i raggruppamenti tra imprese
rappresentano ormai,
anche sul mercato italiano
della distribuzione di
materiale per l'edilizia,
un'interessante opportunità.
Il tema è caldo e molti imprenditori
del settore hanno
voglia di confrontarsi
sull'argomento. Fioriscono
nuove iniziative, alcuni
gruppi potenziano la loro
presenza territoriale aggregando
operatori e investendo
in servizi comuni,
altri si separano più o meno
consensualmente e riconfigurano
gli assetti di
base. In taluni casi si assiste
al passaggio da un associazionismo
volto a
spuntare prezzi migliori ad
un altro, dove è il gruppo
nel suo complesso che intende
affermarsi sul mercato.
In questa mutata prospettiva
la sfida è giocata
sia sul fronte interno (coordinamento
organizzativo,
standard minimi di efficienza
operativa e finanziaria,
ecc. ) sia su quello esterno.
Con la ricerca dell'affermazione
del gruppo come
“entità di mercato” in
grado di preservare il valore
delle identità dei singoli
partecipanti.

L'assortimento si amplia. Il portafoglio dei prodotti
della rivendita è più
che raddoppiato in meno
di 10 anni. Oggi in una rivendita
di medie dimensioni
sono fisicamente presenti
almeno 3000 articoli
diversi, 100 fornitori, 20
categorie merceologiche.
L'imprenditore che commercia
in prodotti per l'edilizia
è quindi chiamato a
governare una complessità
degli assortimenti crescente.
Questo fenomeno è rilevabile
sia in termini di profondità,
che comporta un aggiornamento
continuo sulle
novità che giungono dai
produttori, sia in termini di
ampiezza, che significa
nuove tipologie di prodotto
da conoscere, situazioni
d'acquisto insolite per il
settore, processi logistici
particolari, relazioni stabili
con fornitori non convenzionali.
Pensiamo ad esempio ai
prodotti per l'abbigliamento
da lavoro. Le tute, i pantaloni,
le scarpe infortunistiche,
l'occhialeria protettiva
sono gestiti secondo il
concetto della collezione,
il contenuto di innovatività
è marcato, si ampliano le
referenze e crescono gli
stock di prodotto. Sui
punti vendita si affacciano
acquirenti diversi dal solito
ed è necessaria una esposizione
più incisiva del prodotto
e, se possibile, una
vetrina. Tutto ciò in un sito
che non di rado continua
ad apparire come un vero
e proprio “magazzino”.
Si pensi poi all'importanza
assunta da certi prodotti
ad elevata stagionalità, come
i mobili da giardino, o
ai prodotti dell'arredo bagno,
sino a giungere -in
certi casi- alle spugne e
agli accappatoi.

Il servizio diventa centrale. I piazzali delle rivendite
sono da sempre il luogo
deputato allo scambio
di opinioni.
In essi il personale di vendita
fornisce al cliente pareri
sui prodotti e sulle modalità
di impiego, lo accompagna
nelle zone di
stoccaggio per osservare
e analizzare i materiali, organizza
sopralluoghi sui
cantieri, prima durante e
dopo la messa in opera
dei prodotti. Queste attività oggi -ancor
più di ieri- rappresentano
un fattore differenziante
dell'offerta commerciale
delle rivendite e
un valore tangibile per la
domanda.
L'effervescenza del mercato
delle costruzioni rende,
infatti, necessario agli
imprenditori edili artigiani
ricercare le cosiddette
economie di velocità: i
cantieri vanno allestiti rapidamente,
le opere civili
sono realizzate in tempi
contenuti, ecc.. Per questo
i piccoli costruttori acquisiscono
sempre più
servizi di terzi.
C'è meno tempo di prima
per sperimentazione e apprendimento
e c'è quindi
più bisogno di affidarsi a
partner commerciali affidabili,
in grado di garantire
una consulenza a 360°
negli acquisti, di trasportare
e depositare i materiali
nei luoghi giusti (ad
esempio con un camion
provvisto di gru, all'altezza
da terra dove i prodotti sono
impiegati) e nei tempi
giusti (cioè non dopo, ma
neanche molto prima del
necessario).
Gli imprenditori delle costruzioni
non hanno più il
tempo per organizzare in
proprio alcuni servizi complementari
(ad esempio il
trasporto dei detriti e dei
materiali di risulta) e hanno
allora bisogno di trovare
rapidamente macchinari
a noleggio a caldo o a
freddo, con o senza operatore
a bordo.
Tutto ciò impone al distributore
un'importante riflessione
su quali sono le
competenze e le risorse
che devono essere valorizzate
nell'azienda commerciale
per sviluppare
questi servizi e per erogarli
con continuità.

La comunicazione si
articola.
Accanto al materiale
informativo dei produttori, presente sul banco
delle rivendite di materiale
edilizio, comincia ad
affacciarsi una comunicazione
propria del punto
vendita, realizzata attraverso
i volantini promozionali,
la cartellonistica, una
maggiore ricerca dell'esposizione
di alcune categorie
di prodotto, la sperimentazione
di azioni di direct
marketing, magari
sfruttando l'occasione del
contatto col cliente che si
ha all'invio delle fatture
d'acquisto.
Il fenomeno prende decisamente
corpo se a comunicare
è il raggruppamento
d'impresa. Alcune
insegne di respiro internazionale
promuovono il
brand con grande intensità.
Altri gruppi e consorzi
si affacciano alla comunicazione,
creando marchi
comuni e sviluppano azioni
promozionali locali, realizzate
in autonomia o in
co-marketing con produttori
attenti alle strategie di
trade marketing.
I raggruppamenti di imprese
commerciali più sensibili
si interrogano e riconfigurano
il loro approccio al
mercato, cercando da un
lato di salvaguardare gli
elementi di unicità locale e
dall'altro di fare emergere
gli aspetti e i “segni” comuni,
secondo un approccio
alla comunicazione
sintetizzato nella figura 2.
Le implicazioni manageriali
che da esso possono
derivare sono:
“puntare con forza” su
quegli aspetti già condivisi
tra tutti e già esplicitati al
cliente (quadrante 1). Ad
esempio investendo con
decisione sulla comunicazione
del brand, se le imprese
hanno già definito
un marchio identificativo
del gruppo;
“far emergere” nella relazione
coi clienti quegli elementi
del retailing mix comuni
a tutte le imprese del
raggruppamento ma che
non sono ancora comunicati
abbastanza (quadrante
2). L' esempio può essere
una lista di servizi post-
vendita offerti da tutte
le imprese del gruppo, ma
non promozionati;
“mettere a sistema” tutti
quegli elementi che sono
già esplicitati nella relazione
con la domanda delle
singole imprese commerciali
ma sui quali c'è bisogno
di trovare degli elementi
“comuni” (quadrante
3). Ad esempio rispetto
alle modalità di comunicazione
locale (format
brochure, contenuto dei
volantini, ecc.) adottate
dalle varie rivendite.

Il pricing si complica. Lo sviluppo della dimensione
servizio sul punto
vendita alimenta un'ulteriore
e conclusiva riflessione
sul tema del prezzo.
L'offerta di pacchetti integrati
di beni e servizi complica
il pricing della fornitura
e l'analisi delle diverse
modalità di valorizzazione
fa emergere differenti
posizionamenti cognitivi
delle imprese sullo scacchiere
della competizione.
Coesistono il mark up sul
prodotto per il servizio, il
prezzo congiunto prodotto
+ servizio, il prezzo disgiunto
di prodotto e servizio.
Nel primo caso è privilegiato
il ruolo primario di
rivenditore di materiali, nel
secondo si comunica al
mercato la funzione di fornitore
di soluzioni complete,
nel terzo la rivendita
tende a porsi in confronto
diretto con altri e diversi
operatori, specialisti di
quegli specifici servizi accessori.

Conclusioni. Le dinamiche
in atto nel settore impongono
agli imprenditori
della rivendita di materiale
edile la massima concentrazione
nella messa a
punto dei propri programmi
di crescita e la massima
dedizione nella gestione
dell'operatività delle
proprie organizzazioni.
L'attenzione si focalizza
sulla conquista e sul
mantenimento nel tempo
delle “quote di fiducia”
della domanda. Di questo
processo l'impresa commerciale
può -se lo vuoleassumersi
il ruolo di garante,
consolidando il privilegio
di rappresentare
l'interlocutore quotidiano
del cliente, ma innestando
su questa relazione
tutti quegli elementi di innovazione
e rassicurazione
che possono giungere
dal contributo dei produttori
e dalla cooperazione
con altri soggetti della distribuzione.

Perugina lancia una raffinata campagna stampa, seppur scolastica…

Prodotto: Collezione spezie e Scuola del Cioccolato Perugina
Cliente: Nestlé
Agenzia: Lowe Pirella
Direzione creativa: Piero
Lo Faro
Copy: Elena Tralli
Fotografia: Stefan Kirchen e Luca Perazzoli

Ritorno in comunicazione
per Perugina, che avvia
una nuova campagna stampa,
con la firma di Lowe Pirella,
dedicata a due inediti della
sua produzione: la linea di
cioccolato Collezione Spezie,
tavolette da degustazione e
cioccolatini e la recentemente
aperta Scuola del Cioccolato
Perugina
. Il marchio di Nestlé
Italia
, si candida come
guida all'assaggio e alla conoscenza del cioccolato e, per
farlo, immerge il logo della
scuola in un'invitante crema
al cioccolato.

Il secondo soggetto, dedicato
alla linea di cioccolato variegata
alla spezie, recita:
“Quando passione e innovazione
si uniscono, nasce sempre
qualche cosa di speciale”
la firma è sempre della Scuola
del Cioccolato, che attribuisce
così autorevolezza alle
tavolette da degustazione e, sfruttando un gioco di specchi,
anche a se stessa. Insomma
l'uovo e la gallina.

 

Innovazione e servizio, tutto incluso nei pack Huhtamaki

Chi è
Lorenzo Modanese
40 anni, laureato in
Economia e Commercio

Dal 2002 lavora
in Huhtamaki

Attualmente, ricopre la
carica di amministratore
delegato

Huhtamaki è presente con i suoi prodotti
in tutto il mondo, è quotata alla borsa
di Helsinki e il suo fatturato è pari a 2,2
miliardi di euro, di cui circa la metà è realizzato
in Europa. In Italia, ha chiuso il 2003
con un fatturato complessivo di circa 106
milioni di euro. Il gruppo sviluppa il suo business
in due grandi aree: il packaging primario
(contenitori in plastica, carta, imballaggi
flessibili) per l'industria alimentare (è
uno dei leader mondiali del packaging per
gelato) o della detergenza e il food service
(contenitori monouso per l'impiego da parte
del consumatore finale). A livello mondiale,
il giro d'affari è realizzato al 50% con
il packaging primario e al 50% con i prodotti
per il food service. In Italia, circa l'80%
del fatturato viene, infatti, sviluppato da
prodotti pensati per il consumatore finale,
suddivisi in prodotto da scaffale e ristorazione,
che pesano rispettivamente il 65% e il
35%. “Il settore che in questo momento registra
il maggior sviluppo è quello della ristorazione
-precisa l'amministratore di Huhtamaki
Italia, Lorenzo Modanese-, anche se
in Italia non è ancora così evidente”.

GDOWEEK Ma le potenzialità ci sono...
Senza dubbio, anche se in un paese con
grandi tradizioni culturali e culinarie come
il nostro è più difficile cambiare le abitudini.
In Inghilterra (ma anche in Spagna),
ad esempio, il concetto di pasto veloce,
con tutto quello che ne consegue dal punto
di vista dei contenitori alimentari utilizzati,
è già molto radicato.

GDOWEEK Come chiuderete l'esercizio
2004, considerati gli aumenti del petrolio,
che per voi rappresenta la materia prima?

Il mercato risente di una forte stagnazione
dei consumi in molte categorie, tra cui il
monouso. Nel nostro settore, purtroppo,
questa stagnazione, che fa seguito a un periodo
in cui il mercato del monouso cresceva
a ritmi elevati, è diventata strutturale.
Questo ha portato a grossi cambiamenti
nel panorama competitivo, sono nate
nuove aziende e oggi c'è un eccesso di capacità
produttiva, soprattutto nell'area del
monouso in plastica, che ha creato progressivamente
una grossa tensione sui
prezzi. Per quanto riguarda il costo del petrolio,
allo stato attuale la situazione può
essere definita esplosiva e va denunciata: in
un contesto di regressione, sovra capacità
produttiva e prezzi decrescenti il mercato
delle materie prime ha subito negli ultimi
quattro/cinque mesi un'impennata assurda:
il polistirolo viene pagato, oggi, quasi
l'80% in più del mese di maggio. Per il settore
del monouso, un mercato che vale circa
350 mio di euro dove l'Italia gioca un
ruolo di primo piano in Europa, si sta registrando
un'enorme tensione, che rischia
di generare seri problemi di sopravvivenza
per alcune aziende.

GDOWEEK Con una situazione di questo
tipo, quindi, non è possibile spingere
sulle promozioni per migliorare le vendite?

Noi, i prezzi dovremmo aumentarli, ma
troviamo una forte opposizione; AIPPM -
l'associazione delle industrie del monouso
in plastica- non ha aderito all'accordo tra
governo, Centromarca e distributori, ritenendolo
totalmente sbagliato e contro il
mercato. In un settore come il nostro, in
cui il costo della materia prima incide per
almeno il 50% sul prodotto, se continuano
gli aumenti e non possiamo ritoccare i
listini, l'impatto sulle aziende sarà devastante.
Noti che stiamo parlando di una
categoria -il monouso in plastica- che per
il trade sviluppa alte marginalità e quindi
sarebbe in grado di assorbire un aumento
anche del 40% non spostando di molto il
guadagno; tenuto poi conto che il consumatore
non ha una grande sensibilità al
prezzo di questi prodotti.

GDOWEEK Era prevedibile che con la
guerra in Irak i prezzi del petrolio salissero.
Non siete riusciti a fare delle scorte?

I produttori di polimeri nel mondo sono
pochissimi, 6/7 e sono gli stessi che lavorano
il petrolio. C'è, quindi, un forte controllo
del mercato sul fronte dei prezzi, ma
soprattutto della disponibilità del prodotto.
Sul fronte tecnico, il polistirolo grezzo
assorbito in un giorno di produzione è talspeculativo o fare scorte, bisognerebbe
avere spazi enormi, farsi carico di costi di
logistica e di stoccaggio altissimi. Infine, a
monte, c'è un problema di indisponibilità
oltre la quantità proporzionale ai consumi
delle aziende trasformatrici.

GDOWEEK Quale soluzione suggerirebbe
per sbloccare la situazione di crisi?

Le aziende trasformatrici e il trade dovrebbero
condividere le problematiche
che sta affrontando il settore, arrivando a
comprendere che le esigenze di aumenti
di prezzo sono reali e non speculative e
definire modi e tempi con cui rapportare
di più il mercato all'andamento delle materie
prime. Inoltre, l'industria deve ancora
migliorare la propria struttura dei
costi, ma anche il trade deve fare uno
sforzo. All'estero il sistema è molto più
efficiente: Tesco o Wal-Mart possono lavorare
con margini ridotti perché hanno
costi bassi. Noi tendiamo da anni a una
maggior efficienza, ma purtroppo il costo
della materia prima, su cui non abbiamo
alcun controllo, incide almeno per il
50% sul costo del prodotto.

GDOWEEK Dove avete operato per ridurre
i costi e mantenere i risultati?

Abbiamo avviato un progetto di business
process re-engineering, andando a verificare
se in ogni attività ci fossero delle attività
migliorabili. Abbiamo progressivamente
ridotto il personale di circa il 20%
negli ultimi tre anni, introdotto nuove
tecnologie per automatizzare parte del
processo ed eliminato le ridondanze in
ogni singola area. C'è, però, ancora molto
da fare sul fronte logistico, ma nella
supply chain l'ottenimento dell'efficienza
non dipende solo da chi vende, ma anche
da chi compra. Nel largo consumo, ad
esempio, si lavora su piattaforme centralizzate
-la frammentazione dei punti di
consegna resta però ancora elevata-, ma
nella ristorazione questa efficienza non c'è
ancora e le consegne vengono ancora effettuate
al singolo punto di cottura! La gestione
logistica della ristorazione è quindi
assai impattante a livello di costi. Il problema
potrebbe essere bypassato con l'appoggio
a grossisti -come accade ad esempio
in Inghilterra o in centro Europa- dove
esiste ancora un'alta frammentazione e
una tendenza alla territorialità. Grossista e
aziende produttrici, spesso, sono in competizione;
mentre negli altri paesi hanno
trovato un loro ruolo.

GDOWEEK Il discount sta crescendo
anche nel vostro settore?

Sì, ma vive le stesse tensioni del largo consumo
a livello di prezzo e sta applicando
le stesse logiche di gestione della crisi, ci
ha quindi aiutato come volume, ma non
come listino o marginalità.

GDOWEEK L'innovazione potrebbe
aiutarvi a superare l'impasse?

Quando si dipende da una sola materia
prima, gestire momenti di crisi è ancora
più difficile. Il gruppo crede, quindi, nello
sviluppo di materiali alternativi e sta lavorando
in particolar modo per sviluppare
più prodotti di carta. Negli Stati Uniti, siamo
leader nel largo consumo con prodotti
monouso in fibra pressata che lanceremo
anche in Italia. Nella plastica, stiamo sviluppando
prodotti con migliori caratteristiche
di biodegradabilità, anche se bisogna
sottolineare che i prodotti in plastica monouso
andrebbero gestiti nell'ambito della
filiera del recupero. In questo senso, sono
favorevole allo sviluppo della termovalorizzazione
che pemetterebbe di minimizzare
l'impatto sull'ambiente. In Italia, non ci sono
però ancora le strutture e la volontà per
portare avanti questo discorso.


 

Igd, l’edificio preso di mira è a Milano, in Piazza Affari

Novità in casa Igd spa,
l'Immobiliare grande distribuzione
cui Coop Adriatica
e Unicoop Tirreno hanno
conferito la proprietà dei loro
immobili. L'operazione di
conferimento a una società costituita ad hoc è stata a suo
tempo progettata per consentire
alle cooperative cedenti di
concentrarsi sul loro core business.
Non tutto il mondo
cooperativo segue questa strategia; Coop Estense, ad esempio,
ha preferito cedere i suoi
immobili a un fondo immobiliare,
l'Estense-grande distribuzione,
gestito da Bnl.

Gescom. Igd ha acquisito
tra l'altro il controllo di Gescom,
società che si occupa
della gestione dei centri commerciali
Coop; a partire dal
prossimo primo gennaio a
presiedere Gescom sarà Domenico
Pellicanò
, che ha confermato
a GDOWEEEK come
il progetto di quotare in
Borsa Igd ormai sia giunto a
una fase avanzata. “Contiamo
-dice Pellicanò- di perfezionare
l'operazione entro i primi
mesi del 2005. Lo scopo è
quello di raccogliere sul mercato
i capitali necessari ad ampliare
il nostro raggio d'azione,
anche al di fuori del mondo
cooperativo”. La quotazione,
già annunciata nella primavera
2003 (vedi GDOWEEK
275 pag 33) era stata poi rimandata
considerando le difficoltà
in cui versava il mercato
borsistico.

Portafoglio. In portafoglio
di Igd ci sono attualmente 8
centri commerciali (per 7 dei
quali possiede anche la galleria),
3 ipermercati e un supermercato.
I negozi in galleria
sono 323, cui si aggiungono 2
pdv singoli. La superficie
complessiva ammonta a
256.685. Le operazioni più
rilevanti compiute dall'inizio
del 2003 riguardano il conferimento
de Le porte di Napoli
di Afragola (valore 72,5 milioni
di euro), l'acquisto del centro
commerciale Casilino di
Roma (51,1 milioni di euro)
e, all'inizio di quest'anno, l'acquisizione
per oltre 66 milioni
di euro del centro Le fonti del
corallo di Livorno. Per finanziare
le operazioni è stata ceduta
la galleria del Centro Lame
di Bologna, con un ricavo
da 25,4 milioni di euro.

Risultati. L'esercizio 2003
di IGD si è chiuso con un fatturato
attestatosi a 29,9 milioni
di euro, in crescita del
25,43% rispetto al valore del
2002 ed un utile d'esercizio di
8,8 milioni di euro, con un incremento
del 76,17%. A livello
consolidato, il fatturato del
ha raggiunto un valore di oltre
44,8 milioni di euro con un
utile pari a 8,5 milioni di euro.
I dati della holding però
non sono confrontabili in
modo omogeneo perché tra i
due esercizi è avvenuta l'acquisizione
di Gescom.

Coop Adriatica apre e ristruttura

Intesa attività di Coop Adriatica (oltre 1,7 mld
€ di fatturato nel 2003 con 13 Ipercoop e 102
supermercati) che, nell'arco di una settimana, ha
aperto il centro commerciale I Portici a Forlì, avviato
il progetto Eureka (vedi pag. 39), uno spazio
culturale all'interno del Centro Lame di Bologna
e “festeggiato” la ristrutturazione e l'ampliamento
dell'Ipercoop del centro Lame (oggi 8.000
mq, grazie a un'aggiunta di 800 mq) secondo le
linee strategiche adottate dal gruppo tese a valorizzare
l'area dei freschi e dei piatti pronti. “Per il
prossimo anno abbiamo in calendario altre sette
aperture, oltre ad altre iniziative sulle quali stiamo
lavorando”, spiega a GDOWEEK Pierluigi Stefanini,
presidente di Coop Adriatica.

Location. Il centro commerciale I Portici
occupa l'ex area industriale Orsi Mangelli
(specializzata nella produzione di seta a ridosso
della stazione, non lontano dal centro cittadino.
La struttura, che ha una dimensione
di 10.000 mq di vendita comprendente un
supermercato integrato, un'altra media superficie
di abbigliamento (Bernardi) e 35
pdv, è stata progettata e gestita da Promocentro
Italia, che, nella scelta delle insegne
della galleria, ha voluto privilegiare insegne
locali e, comunque, italiane.

Concept. L'ormai classico format Coop. Si
tratta della maggiore superficie della città.

Assortimento. Focalizzato sui freschi: vendita
assistita per pesce, carne, pane e pasticceria, gastronomia.
Ortofrutta sfusa con forte incidenza
prodotti biologici.

Servizi. Disponibile parcheggio per 600 posti
auto, divisi su due livelli (raso e interrato). Con
una barriera casse composta da 10 elementi e un
organico di 55 addetti, sono previste vendite annuali
intorno a circa 13 mio €. Orario: 8,00 -
20,00 da martedì a sabato; 15,00 -20,00 il lunedì.
La galleria segue gli stessi orari, posticipando
di un'ora l'apertura mattutina (9,00).

Simply festeggia il 50° con la partnership con Telethon

Sma raggiunge il traguardo dei 50 anni dall’apertura del primo supermercato in Italia. Per festeggiare questo momento della sua storia, l’azienda presenta alcune iniziative come:
- consolidamento della partnership con Telethon attraverso il lancio della linea private label Simply-Telethon
- una mostra fotografica con immagini tratte dall’archivio dell’azienda che illustra il "com’eravamo" negli anni Sessanta e Settanta sia come organizzazione del pdv che come clientela
- il concorso di talenti Un racconto nel carrello in cui la sfida è quella di comporre un brano in cui si parli di un’esperienza divertente vissuta in un pdv della rete.

È aumentata la consapevolezza  dei consumatori
Nell’ultima indagine del Cermes Bocconi Crisi economica e marketing emerge che, a seguito della grave congiuntura economica negativa, è aumentata la consapevolezza dei consumatori sui prodotti utilizzati, come dichiara l’80,2% degli intervistati. Sempre dall’indagine emerge che quasi il 77% degli intervistati ritiene che la qualità della marca commerciale sia migliorata notevolmente.
Simply vuole aggiungere valore alla propria lanciando, in occasione del 50° anniversario, nuovi prodotti a marchio Simply, sui quali il logo della Fondazione Telethon suggella e consolida la partnership e integra le devoluzioni fatte dai clienti.

Caso unico
La realizzazione di oltre 2.000 articoli Pl, dalla pasta ai prodotti per l’igiene personale, dalla spremuta al gorgonzola, dai detersivi per la pulizia della casa alla linea bio è un caso unico nel suo genere in Italia che prevede “La collaborazione con Telethon è iniziata nel 2002 e in nove anni, sono stati devoluti oltre 8 milioni e 900 mila euro, di cui 1 milione e 182 mila solo nel 2010 -commenta il direttore generale Antonello Sinigaglia-. Abbiamo voluto sfruttare l’occasione del 50° per confermare il nostro impegno nei confronti della Fondazione, per continuare a sostenere lo studio scientifico sulle neuropatie di Charcot-Marie Tooth di tipo 4B1 della professoressa Alessandra Bolino”. 

Dieci pdv eco-attenti
La politica di rispetto per l’ambiente perseguita da Simply ha portato dal 2008 all’apertura di dieci punti di vendita eco-attenti che coniugano diversi aspetti sostenibili: dal risparmio energetico al riciclo dei materiali e dei rifiuti, dai prodotti ecologicamente attenti all’impegno concreto verso la comunità che ospita i punti vendita. Il punto vendita che ospita le iniziative di oggi fa parte della rosa degli eco attenti insieme alle sedi: in località Botticino - provincia di Brescia, a Milano anche in via Pecetta, a Roma a Tor Bella Monaca, a Catania in località Tremestieri Etneo, in provincia di Ancona a Senigallia e Osimo, a Parma, in provincia di Modena a Carpi e in provincia di Oristano a Santa Giusta.

La storia in breve
L’insegna Sma nasce in Italia nel 1961, sviluppandosi inizialmente nei centri urbani di Roma e Milano. Dal 2004, Sma spa opera nel settore della grande distribuzione italiana con tre formule commerciali: le superette di vicinato a insegna Punto, i supermercati di prossimità a insegna Simply e i piccoli ipermercati d’attrazione a insegna IperSimply. Dal lancio della formula commerciale Simply nel 2005, l’azienda ha intrapreso un percorso di revisione a 360° del proprio Dna, per offrire alla clientela punti vendita sempre più moderni, funzionali e attenti alle tematiche socio-ambientali.

Walmart si espande in Brasile

Un investimento nell'ordine di 500 milioni di euro è stato annunciato Walmart in Brasile, per fare fronte alla crescente domanda di acquisto. Secondo quanto dichiarato da Marcos Samaha, capo delle operazioni in Brasile, il progetto prevede l'apertura di 80 nuovi stores, tra i quali ipermercati, discount e garndi magazzini. Il target sarà la fascia medio bassa della popolazione, che costituisce il core target in un paese di 190 milioni di abitanti in grande crescita, ma ancora con grandi sperequazioni tra le classi sociali.

Le 80 nuove aperture saranno in tutti i formati di Walmart  Brasile, ma più della metà sarà indirizzata verso i gruppi di consumatori di fascia C, D: "Il nostro piano di espansione continuerà a sostenere lo sviluppo socio-economico della popolazione brasiliana -ha aggiunto Marcos Samaha- L'attenzione nei formati finalizzate alla classe media emergente sarà ancora più forte nel 2011".
Negli ultimi cinque anni, Walmart ha investito 2.5 miliardi di euro in Brasile, con la costruzione di 177 negozi. L'anno scorso, la società ha aperto 45 nuovi negozi, mentre i ricavi sono cresciuti del 13% arrivando a un fatturato di 9,2 miliardi di euro.

Conad Adriatico investe e assume nelle Marche, Abruzzo e Molise

Conad Adriatico investe nelle Marche, in Abruzzo e in Molise. Per lo sviluppo dell’area marchigiana, in particolare nelle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, la cooperativa ha previsto interventi per 8 milioni di euro in due anni, che serviranno a realizzare 10 nuovi punti di vendita per un giro d’affari stimato di circa 50 milioni. I 62 punti di vendita di Conad Adriatico presenti ad oggi nelle tre province marchigiane (due Conad Superstore, tre Conad, dieci Conad City, un Todis, sedici Margherita e trenta negozi tradizionali L’Alimentare), hanno sviluppato nel 2010 un fatturato di 70 milioni di euro, cresciuto del 6,4% nei primi tre mesi del 2011. La quota di mercato Conad nella regione è del 7,3% (10% in ciascuna delle tre province).

Magazzino per i freschi
Sempre nel 2011, Conad Adriatico investirà ulteriori 25 milioni tra Abruzzo e Molise, regioni dove detiene quote di mercato rispettivamente del 24,2% e del 24,7% e dove sono previsti 7 nuovi punti di vendita, oltre a un nuovo magazzino per prodotti freschi e freschissimi. Il nuovo polo del freddo di 17.300 mq., in costruzione a San Salvo (Ch), concentrerà la gestione dei freschi, dei salumi e latticini, dell’ortofrutta, delle carni e dei surgelati. La copertura del magazzino ospiterà un impianto fotovoltaico con una superficie di esposizione solare di 11.200 mq, capace di produrre 1 megawatt di energia elettrica.
Secondo quanto riportato da Il Tempo questi investimenti corrispondono a 200 nuovi posti di lavoro.

La rete
In totale, la rete con cui opera Conad Adriatico, che comprende, oltre
a Marche, Abruzzo, Basilicata, anche la Puglia, è composta da 9
ipermercati E.Leclerc Conad, 14 superstore Conad, 61 supermercati
Conad, 134 Conad City, 16 Todis, 59 Margherita e 45 tradizionali
L’Alimentare.

La strategia estera: Albania
Nella strategia della cooperativa c’è anche l’estero, in particolare l’Albania, dove vengono esportati, in particolare, prodotti dei fornitori marchigiani. Attualmente i punti di vendita nel Paese delle aquile sono sedici, mentre altri due verranno aperti prima dell’estate.

Popai Ordine & Extra-Vaganze: il futuro prossimo del retail

Reinventarsi costantemente è l'ossessione dei retailer, a caccia di un consumatore che chiede una sola cosa: “Una buona ragione per entrare in negozio”, sintetizza John Ryan, editor di Retail Week. Intanto, pur in un mondo pervaso dalla tecnologia, la rete di vendita mantiene un'importanza cruciale, a patto di saper cambiare “in linea con le osservazioni del consumatore”, come sostiene Alberto Baldan, direttore generale laRinascente.

Sono questi alcuni dei temi su cui si è concentrata la sessione di apertura di Ordine Extra-vaganze, il convegno annuale organizzato da Popai Italia presso lo IULM di Milano e moderato da Daniele Tirelli, presidente di Popai Italia con il sostegno di numerosi sponsor.

Tecnologia e multicanalità
“Il cliente si evolve e ha sempre più accesso alla tecnologia -spiega Jim Crafword, executive director del Global Retail Council- ma la multicanalità non va verso una maggiore chiarezza per il consumatore”. Ne consegue, invece, la necessità di creare una shopping experience unificata e integrata, capace di seguire il consumatore da casa al pdv. E per questo ha mostrato alcune soluzioni tecnologiche
avanzate in Usa, Giappone e Europa, tutte a base di iPhone, con cui realizzare una comunicazione personalizzata per il singolo consumatore nella direzione dell'augmented reality.

I mall di domani
Luca Pellegrini, presidente del settore accademico in comunicazione d'impresa, consumi e pubblicità all'Università IULM, si è, invece, concentrato sulle conseguenze della crisi del modello ipermercato.
Per il prossimo futuro potrebbe essere più adatto lo sviluppo di mall di stile anglosassone, che non hanno la superficie alimentare come locomotiva; allo stesso tempo, continueranno a crescere i pdv di vicinato, così come i centri cittadini, all’insegna di una maggiore specializzazione.

Le potenzialità del mercato Usa
Infine, Richard Stools, board of director dell'Association Retail Environment statunitense (ARE), ha proposto un panorama della situazione in Usa prospettando un boom del retail previsto intorno al 2015-2016, i cui segnali si avvertono già oggi.

Coop propone Fashion Freedom la moda prodotta in Africa

Si chiama Fashion Freedom ed è un marchio di moda etica, nato in seno a un progetto di sviluppo e riduzione della povertà in Africa, sostenuto dalla collaborazione fra Coop, la prima insegna della grande distribuzione in Italia e International Trade Centre, l'agenzia delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione Mondiale del Commercio che ha sede a Ginevra.

Giovani stilisti
Alta Moda/AltaRoma ha dato vita nel 2010 al concorso “Who's on next?” alla ricerca di giovani talenti creativi. che vengono utilizzati da un lato tre giovani stilisti (il turco Erkan Coruh, Rosa Clandestino alias Silvia Arguello, la spagnola Elisa Palomino) che nel luglio scorso hanno vinto il concorso. Questi giovani hanno creato i modelli che sono stati realizzati da 30 comunità di donne africane povere e marginalizzate che vivono soprattutto nelle aree rurali e urbane di Kenya e Uganda.

Materiali biologici
Dai materiali organici e di riuso prendono forma tshirt glamour e particolari che, a partire dalla fine di aprile troveranno la loro distribuzione, negli iper e in alcuni supermercati di Coop. Una prima collezione che unisce lo stile alla solidarietà a un prezzo accessibile (le t-shirt 100% cotone hanno un prezzo che non supera i 20,00 euro, la variante bambini a 7.90 euro). Con questa offerta infatti si permette ai soci e consumatori Coop di contribuire in modo costruttivo a un progetto di sviluppo.

Il progetto

L'intero progetto e' una sorta di filo teso fra l'alta moda e l'Africa con tanti soggetti a reggere il gioco. Il programma di moda etica ITC infatti stabilisce un legame tra le comunità africane marginalizzate e il settore della moda. ITC trasferisce competenze e capacità tecniche alle comunità africane garantendo condizioni di lavoro giuste e fornendo un'assistenza che va dallo sviluppo del prodotto, alla formazione delle lavoratrici, alla possibilità di definire un'agenda sociale autogestita dalle comunità (agenda che implica tra l'altro l'educazione per i bambini, l'assistenza sanitaria…). Il programma, attraverso un incubatore di impresa che si trova a Nairobi, in Kenya, riesce a garantire ai lavoratori un equo compenso, secondo i criteri del Fair Labour, e a ridurre al minimo l'impatto ambientale dei processi produttivi.

Arcadia apre il secondo Topshop negli Usa

Philip Green (in foto), titolare di Arcadia Group a sua volta prorietario del brand Topshop, aprirà il suo secondo negozio americano a Chicago dopo quello di New York. La location sarà nella centralissima Michigan Avenue.
Il negozio offrirà merce che non verrà offerta nel negozio   Topshop di New York prima di due settimane dopo. "Fa parte del nostro piano di espansione americana di aprire negozi che abbiano un mix offerta di un po' diverso da negozio a negozio".

Caratteristiche del pdv
Ricavato dal sito ove si trovava prima una libreria, ha tre piani con 30.000 mq di superficie con abbigliamento donna e accessori a livello seminterrato e primo piano. Al secondo piano si troverà l'offerta per uomo a etcihetta Topman.
Nel building ci saranno 30 spogliatoi, due cabine per DJ, un servizio di
personal shopping, uno shoe lounge e un make-up lounge per donna.
I prodotti progettati specificamente per lo store di Chicago comprendono sia oggetti tipici a tema, come una camicia di seta fantasia con un vecchio poster di viaggio siglato "Chicago" e t-shirt da uomo con le mappe della città. Merce nuova arriverà nel negozio su base mensile.

Green, ha aggiunto che prevede di raggiungere 12-15 località degli Stati Uniti, fra cui San Francisco, Las Vegas, Los Angeles e Miami e, con un secondo negozio, New York.
Ha detto anche che ha compiuto un sopralluogo nelle Hawaii questa settimana, "ma per ora è una location ancora troppo lontana".

Il lancio dovrebbe richiedere un investimento stimato di circa una decina di milioni di euro.

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dmc

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