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Bershka apre il più grande megastore della catena

STORE & RETAIL MANAGEMENT

In programma a Milano dal 27 settembre 2010 - 3a edizione.

La 3a edizione del Master “Store & Retail Management” rappresenta un percorso di specializzazione, articolato in formula part time - sei sessioni di due giorni, che si pone l'obiettivo di trasferire ai partecipanti le conoscenze necessarie per ricoprire il ruolo di di Retail Manager e operare in aziende organizzate secondo logiche moderne e strutturate.


Negli ultimi anni il Retail è diventato una vera e propria area di Business per le aziende dalla quale dipende in maniera consistente il fatturato complessivo, la valorizzazione del Brand e lo sviluppo di nuovi mercati.

Chi opera in questa area strategica per l'azienda, il Retail Manager, ha assunto una progressiva specializzazione diventando una delle figure professionali più ricercate.

In linea con queste finalità, la Business School del Sole 24 ORE organizza dal 27 settembre un Master di Specializzazione, per analizzare i nuovi trend nel settore Retail dettati dalle nuove esigenze dei consumatori, fornire le conoscenze per promuovere il punto di vendita e le tecniche per creare una shopping experience che sappia coinvolgere ed emozionare il cliente.

Tutti gli argomenti sono affrontati attraverso una metodologia didattica interattiva, affiancando l'analisi dei singoli argomenti con Case-History, esercitazioni e testimonianze tra cui Cristina Lazzati direttore responsabile di GDOWEEK.



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SANA – 22° Salone Internazionale del Naturale

Sana ritorna a settembre in un clima internazionale e con uno sguardo mediterraneo rivolto all'apertura dell'area di libero scambio, prevista per il 2011. L'eliminazione di quote e dazi offrirà opportunità interessanti e per questo Sana ha invitato a Bologna una delegazione di buyers provenienti dai paesi di quest'area. Inoltre, grazie alla rinnovata intesa operativa tra il Ministero dello sviluppo economico, FederBio e ICE per il sostegno all'internazionalizzazione del Biologico italiano, è in programma la visita di buyers dagli Usa e dall'America del Sud.

Il bio fuori casa è il tema del “cuore mostra”. Accoglierà i visitatori un'area dimostrativa con un bio-bar con la funzione di “ristorazione veloce” e un bio-ristorante. Sana infatti sarà la piattaforma di lancio della normativa, in via di definizione, relativa alla somministrazione degli alimenti bio. Si tratta di un canale estremamente promettente perché il numero di pasti fuori casa è in continua crescita. I menu biologici apriranno nuove opportunità alla ristorazione commerciale.

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PERCORSI BIO. RISTORANTI E BAR, LE ESPERIENZE DEI PIONIERI


Una serie di interviste di Antonio Mungai ad alcuni dei pionieri della ristorazione bio

Angelo Naj Oleari, fondatore del Centro Botanico di Milano, Amos Romano del ristorante Don Claudio di Jesolo e lo chef Pietro Leeman del ristorante vegetariano Joia - Alta cucina naturale - di Milano, a vario titolo determinanti interpreti del bio, raccontano la propria avventura nelle interviste di Antonio Mungai, direttore del mensile Ristoranti - Imprese del Gusto, Gruppo24Ore.




Scelte professionali e di vita sono al centro di testimonianze volte a individuare le aree strategiche dell’impresa bio: l’acquisizione di competenze sugli alimenti e la filiera produttiva, la formazione del personale di cucina e di sala, la comunicazione dell’identità e dell’attività.


Nell’evento anche l’inedita proposta del decalogo “Il locale virtuoso”, che profila un modello d’attività adeguato all’importanza del biologico nell’economia e cultura dello stile alimentare italiano.

10 settembre - Ore: 11.00 - 13.00
Spazio incontri al BIObar,
Quadriportico, Centro Servizi


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IL BIO ESCE DI CASA (e con tutte le carte in regola)

Oggi, soprattutto nelle grandi città, per chi pranza fuori, casa bar e tavole calde sono l'unica possibilità e l'offerta (tranne qualche esempio virtuoso) è di qualità medio-bassa con scarsa attenzione alle qualità nutrizionali, alla freschezza, alla varietà.

Le proposte di cucina biologica hanno finora trovato difficoltà ad affermarsi a causa dell'assenza di una normativa precisa, relativa alla somministrazione degli alimenti bio. Una bozza di questa normativa è stata però realizzata prima dell'estate e Sana ne è la piattaforma di lancio.

Il convegno sarà infatti un'occasione importante per coinvolgere gli operatori e le organizzazioni professionali e illustrare le nuove opportunità offerte dall'opzione biologica al settore della ristorazione veloce.
 
Oggi infatti è considerevole il numero di pasti fuori casa, soprattutto nelle grandi città, in cui si concentra la maggior parte dei consumatori biologici o, comunque, di quelli che ne possiedono le caratteristiche socio-economiche. L'opportunità quindi di proporre menu biologici consente alla ristorazione commerciale (soprattutto ai bar) una diversificazione e la possibilità di soddisfare un segmento crescente di consumatori.

Agli aspetti normativi, si affiancheranno interventi sugli aspetti organizzativi, sulle complessità gestionali e sull'importanza degli aspetti nutrizionali dell'opzione biologica. Un ulteriore contributo verrà dalla testimonianza di operatori di bar, ristoranti e locali che già sperimentano menù biologici.

Moderatore Antonio Mungai,
direttore Ristoranti -Imprese del Gusto.

12 settembre - Ore: 10.30 - 13.00
Sala Concerto blocco D- Centro Servizi


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TRACE.ID FASHION

Come perseguire il miglioramento, anzi l'ottimizzazione dei processi logistici nell'industria tessile e del fashion?

Come proteggere e valorizzare i propri marchi, in modo che raggiungano il mercato nel modo più efficiente e più sicuro?


A queste domande di base, ma anche a tante altre, intende rispondere quella che nasce come quarta edizione di Trace.ID, ma che rispetto alle edizioni precedenti si presenta con un'importante novità.

L'evento infatti non intende più trattare della tracciabilità tout court, cosa che era sicuramente valida alcuni anni fa quando la manifestazione ebbe inizio, ma si specializza volta per volta in determinati settori industriali: il modo giusto, oggi, per renderla fruibile agli utenti finali ai quali è indirizzata.
Il target di questa edizione è quindi la filiera del fashion, in tutti i suoi aspetti,dalla produzione alla distribuzione al punto vendita, dall'industria tessile alle confezioni, passando per calzature e accessori.

A tal proposito sarà presentato un ricco panel di presentazioni, molte delle quali di carattere internazionale, con contenuti ed esperienze di utenti finali realizzate dagli attori del settore.

Fra le aziende di primo piano che hanno già confermato la propria presenza, possiamo citare Tagsys, leader mondiale nella RFID e specializzata nella filiera fashion, che illustrerà le sue applicazioni presso brand importanti come Bóboli, Serge Blanco/Gilbert Rugby e Rica Lewis.
Oltre alla tradizionale presenza dell'Università di Parma, che illustrerà i risultati del proprio Fashion Logistics Pilot, sarà presente anche la School of Management SDA Bocconi, con un progetto che coinvolge la griffe Versace.
E questo solo per citare alcuni nomi.

L'evento rientra nell'organizzazione della “due giorni della logistica”, il doppio appuntamento con l'ottimizzazione dei processi proposto quest'anno da Editrice TeMi.
Il giorno precedente infatti, il 10 novembre, grazie alla collaborazione con Ailog, Associazione Italiana di Logistica e Supply Chain Management, e Consorzio Dafne, Distribuzione Aziende Farmaceutiche Network Edi, si svolgerà il convegno interamente dedicato al mondo farmaceutico e sanitario, dal titolo: “L'efficienza della supply chain sanitaria, innovazione, tecnologie e casi eccellenti”. Tutte le informazioni saranno a breve disponibili sul sito www.ailog.it.

Il format per entrambi gli appuntamenti è quello di mostra-convegno, con i seguenti orari di massima: dalle ore 10.00 alle ore 17.30.

Per informazioni:

Editrice TeMi: tel 039 2302398

marketing@editricetemi.com

www.trace-id.eu.



CIBO E MIGRAZIONE ALL’IMAFESTIVAL

Cibo come tradizione culturale che crea un ponte tra il paese che ospita e la terra d'origine del migrante;
cibo come ricchezza e bagaglio di sapori, aromi e gusti capace di far sedere “attorno allo stesso tavolo” popoli e paesi diversi.
 
Cibo e migrazione secondo la visione dell'IMAF sono fonte d'ispirazione per opere d'arte.

Il Festival infatti è rivolto ad artisti di ogni provenienza, dai ventuno anni in poi, che vogliono mettere alla prova il proprio talento esprimendolo in varie forme artistiche.
Tutte le opere inviate devono essere originali.

Il festival si articola in tre concorsi indipendenti nelle città di Milano, New York e Los Angeles.

Le quattro categorie artistiche in competizione sono le seguenti:
• Film: cortometraggi (max 10'), documentari (max 15'), puntate pilota di web-magazine o web-series (max 5').
• Letteratura: racconti brevi (max 5000 battute), poesia.
• Visual Art: pittura, scultura, video, installazioni e fotografia.
• Musica: musica di ogni genere, interpretata da gruppi o solisti (max 8'). I bandi apriranno il 16 Giugno 2010 e si chiuderanno il 10 Dicembre 2010.

Le premiazioni si terranno nelle seguenti date:
• Marzo 2011 a Milano
• Aprile 2011 a New York
• Maggio 2011 a Los Angeles

In ogni città verranno selezionati 40 finalisti (10 per categoria) e 5 vincitori (1 per categoria e 1 premio del pubblico).
I finalisti e i vincitori del concorso saranno premiati con opportunità concrete: visibilità e contatti con esperti del proprio settore.

L'IMAF ha ricevuto il sostegno di diverse istituzioni.
A Milano:
• Ministero dei Beni e delle Attività Culturali;
• Provincia di Milano;
• Comune di Milano;
• GDOWeek (Il Sole24 Ore Business Media); • EMI Music;
• Subway Edizioni.

A New York:
• Istituto Italiano di Cultura (NY);
• Scalabrini International Migration Network (SIMN);
• Consolato Italiano (NY);
• Village East Cinema

A Los Angeles:
• Istituto Italiano di Cultura (LA);
• Consolato Italiano (LA).

IMAF è organizzato dall'associazione EatArt. EatArt è un'Associazione apolitica che non ha scopo di lucro, fondata come entità legale per il coordinamento interno e delle attività esterne dell'IMAF (International Migration Art Festival). EatArt ha come finalità aiutare e promuovere talenti artistici in differenti campi culturali: dal cinema alla letteratura, dalla musica alle arti figurative affinché possano emergere in contesti nazionali e internazionali.

Ulteriori informazioni 
(dal 10 Giugno 2010).

Confcommercio, consumi in fase di stop and go

L’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) segnala, sia a giugno sia a luglio 2010, una diminuzione dell’1,3% in termini tendenziali, mentre in termini congiunturali si registra nell’ultimo bimestre una contenuta tendenza al rialzo della spesa per consumi in termini reali, con variazioni pari a +0,3% a giugno e +0,1% a luglio. “Dati, questi ultimi –segnala Confcommercio- che vanno letti con estrema, prudenza in considerazione del fatto che la spesa per consumi resta su livelli assoluti decisamente distanti dai valori ante-crisi”.

Domanda ancora debole

La debolezza della domanda e le incertezze che caratterizzano i comportamenti delle famiglie sembrano avvalorati dall’ulteriore ripiegamento mostrato dal clima di fiducia delle famiglie nel mese di agosto. Sulla base di queste evidenze, si può argomentare che la debole ripresa in atto dell’economia italiana poggia esclusivamente sulla spinta delle esportazioni. Ciò rende improbabile la prospettiva di una crescita del Pil nel 2010 sensibilmente superiore al punto percentuale.

Il sentiment delle imprese

Articolata appare la situazione sul versante del sentiment delle imprese. Ad agosto a fronte di un miglioramento del clima di fiducia degli operatori delle aziende manifatturiere e dei servizi, gli imprenditori del commercio segnalano un peggioramento.
 La presenza di aspettative più favorevoli da parte delle imprese manifatturiere deriva dal miglioramento registrato dalla produzione, tendenza che interessa in misura più contenuta i beni di consumo rispetto ad altri segmenti.
Il graduale recupero dell’attività produttiva, guidato in larga misura dal miglioramento dell’export, dovrebbe essere proseguito anche nei mesi estivi.
Stando ai risultati dell’indagine rapida di Confindustria, a luglio la produzione è aumentata dell’1,2% rispetto a giugno e gli ordinativi del 3,1%.

Dinamica dei consumi

La dinamica tendenziale dell’ICC di luglio riflette una riduzione dei volumi acquistati dalle famiglie per i beni (-2,0% a giugno e luglio) ed un moderato aumento della domanda di servizi (+0,4% a luglio).
I prezzi dei beni e servizi che compongono l’ICC hanno evidenziato, a luglio 2010, un’accelerazione rispetto a quanto registrato a giugno (+1,1% a fronte dello 0,4%% del mese precedente).
Il dato ha riflesso in larga parte gli aumenti registrati nel comparto dei servizi, in particolare di quelli relativi alla mobilità.
La domanda per beni e servizi ricreativi ha mostrato, rispetto a luglio del 2009, una diminuzione dello 0,4% proseguendo nella tendenza al ridimensionamento dei consumi.
La spesa per i servizi di ristorazione e d’alloggio ha evidenziato, a luglio, una flessione dello 0,2% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, proseguendo in un trend riflessivo che permane ormai da mesi.

Ancora in crisi il settore mobilità

Anche a luglio 2010 i consumi per beni e servizi per la mobilità hanno registrato una sensibile diminuzione in termini tendenziali (-17,1%), conseguenza del netto ridimensionamento della domanda per autovetture e motocicli a cui continua ad associarsi un’evoluzione negativa della spesa per i carburanti. In progressivo miglioramento è risultata la domanda di trasporti aerei.
Si conferma anche la tendenza positiva della domanda di beni e servizi per le comunicazioni e per l’ICT domestico (+2,8% tendenziale). A questa dinamica ha contribuito essenzialmente la componente relativa ai beni mentre per i servizi la fase negativa non sembra essersi ancora esaurita.
La domanda per beni e servizi per la cura della persona ha mostrato una crescita dell’1,2% dei volumi acquistati dalle famiglie.
Gli articoli di abbigliamento e calzature hanno evidenziato, a luglio 2010, un incremento dei volumi acquistati dalle famiglie dello 0,3%. La contenuta tendenza al miglioramento registrata nell’ultimo bimestre non appare peraltro in grado di attenuare lo stato di difficoltà di un settore che sconta ormai da tempo un ridimensionamento dei consumi.

Nel mese di luglio la domanda di beni e servizi per la casa ha mostrato una crescita dell’1,5%, tendenza che continua ad essere legata, in larga parte, alla dinamica registrata dagli acquisti di elettrodomestici e TV.
Infine, per quanto concerne i consumi delle famiglie per i prodotti alimentari, le bevande e i tabacchi, la stima per luglio segnala una crescita dello 0,5% dei volumi acquistati.

Dinamiche congiunturali

I dati destagionalizzati e corretti per i valori erratici mostrano a luglio 2010 un contenuto miglioramento dell’ICC rispetto al mese precedente (+0,1%).
La modesta tendenza alla crescita registrata nell’ultimo bimestre non è comunque sufficiente a garantire il recupero dei livelli di consumo registrati ad inizio anno, già inferiori rispetto ai livelli ante-crisi, e conferma la stagnazione della domanda anche al netto della componente relativa alle autovetture.
La variazione registrata a luglio è sintesi di una stabilità della componente relativa ai servizi e di un contenuto aumento della domanda di beni.
L’andamento dell’ultimo mese evidenzia peraltro come per molti segmenti della domanda le dinamiche congiunturali presentino ancora un andamento non favorevole. Le uniche variazioni positive si registrano per la domanda di beni e servizi ricreativi, per i beni e servizi per la casa e per gli alimentari, bevande e tabacchi.
L’indicatore destagionalizzato indica le difficoltà dei consumi reali delle famiglie a trovare una sicura direzione di crescita.

GDOWEEK 30 2010

editoriale
Il gusto per la vita sostiene scelte di consumo sostenibili

intervista
Paolo De Castro, “Ue, parteciparne con serietà e coerenza alle scelte”

consumatori
Osservatorio Sana-GPF 2010: “Gli italiani vogliono vivere bene, sano e sostenibile
Istat, nel 2009 meno spese food grazie ai prezzi in deflazione
Servizio clienti: un elemento decisivo in tempo di crisi
Il target anziani è un'opportunità di business nel pieno della crescita
Coop indaga sulle scelte di consumo sostenibili

navigatori
App per iPhone, a volte il brand va fuori tema
Social networking e business, Italia ancora in ritardo
Marlene, oltre 2.000 amici su Facebook
Il Fatto Alimentare: consumerismo critico

packaging
Uova fresche in guscio Attenzione, fragilissime!

prodotti novità

MERCATI
Ortofrutta di IV gamma
I pareri di Coop e Realco (Sigma), l'assortimento in Conad ed Esselunga
La competizione è sempre più tra l'industria di marca e la private label
BLOG - Verdure di IV gamma, l'argomento appassiona uomini e donne
rassegna prodotti

ricotta
I pareri di Simply Sma e Despar
GPF - La ricotta è pronta per fare un salto di immagine
rassegna prodotti
Yogurt salute
I pareri di Sisa Sicilia e Selex
Il mercato continua a mostrarsi in buona salute, ma i margini sono in deciso calo
Yogurt, la relazione è più dinamica se i brand si “aprono”
BLOG - Gli yogurt funzionali? “Fingo di credere che facciano bene”. E li compro
rassegna prodotti

speciale casalinghi
I reparti di Esselunga, Carrefour e Finiper,
i pareri di Coin ed Ikea Factory outlet, shop-in-shop: la marca si industria per crearsi
nuovi spazi
rassegna prodotti
Monouso: private label vincenti a scaffale
rassegna prodotti

A Vado Ligure al via Molo 8.44

Dalla lavorazione del carbone allo shopping. È l'insolito percorso architettonico prescelto per il recupero dell'ex cockeria cittadina di Vado Ligure (Sv) dove il Gruppo Armatoriale Ignazio Messina ha dato vita a Molo 8.44 che oggi apre al pubblico: si tratta di un nuovo centro commerciale promosso da Global Retail, società di sviluppo che ha trasferito in questo progetto le esperienze acquisite nella realizzazione di soluzioni innovative per il real estate commerciale.
Per la sola bonifica dell'area sono stati investiti oltre 8 milioni di euro, inoltre il sito è stato
rimodellato attraverso un organico progetto di ristrutturazione urbanistica che ha richiesto tempi lunghi.

Le insegne
CBRE-Espansione Commerciale è stata incaricata della gestione e della successiva commercializzazione del progetto. Tra le insegne presenti, oltre a Coop che gestisce la locomotiva alimentare, Decathlon, Darty, H&M, Conbipel, Biella Scarpe, Undercolors of Benetton.
Caratterizzato da grandi spazi aperti, terrazze e giardini, Molo 8.44 ambisce a diventare un punto di shopping e  di socializzazione per residenti e turisti della Riviera di Ponente, e si propone di attirare anche il pubblico in transito verso il terminal crociere di Vado Ligure. La struttura gode anche di una location molto favorevole, poiché si posiziona tra Piemonte, Liguria e Lombardia, a 90 minuti da Milano, a 70 minuti da Torino e a soli 10 minuti da Savona.

I numeri del progetto
Superficie commerciale: 21.000 mq

Proposte commerciali: 65

Punti Ristoro: 7 tra ristoranti e ristobar

Superficie terrazze: 12.500 mq

Parcheggi: 1500 posti auto

Distanza dal mare: 400 metri

Lush, la store identity

Kiehl’s sceglie Açai, il frutto superantiossidante dall’Amazzonia

Lush e le sue ricette di cosmesi naturale

La boutique del naturismo Natura Bio

Shopper riutilizzabili: comarketing Auchan-WWF

Amare la natura significa rispettare l'ambiente: un parallelismo tanto immediato quanto per nulla  scontato. Simpatica quindi l'idea di Auchan di realizzare -in collaborazione con il WWF- una special edition della borsa milleusi firmata da Fulco Pratesi, fondatore italiano del WWF.
Disponibile da oggi in tutti i 51 ipermercati Auchan, dove è in vendita al prezzo di 2,50 euro, vedrà l’intero margine destinato al programma di adozione delle Oasi WWF: 51 ipermercati Auchan in tutta Italia adotteranno l’Oasi WWF del contesto territoriale di pertinenza (13 in tutto) e predisporranno un corner dove sarà possibile acquistare le borse esclusive e ricevere alcune informazioni sull’oasi adottata e sulle sue peculiarità.
Tutti i clienti che acquisteranno la borsa firmata
da Pratesi beneficeranno di un ingresso gratuito per visitare le Oasi
WWF.

Infine, per rafforzare il legame tra bambini e natura, anche la nuova
linea di prodotti scolastici realizzati da Auchan con la collaborazione
di Franco Panini Scuola sono in perfetto stile WWF, con immagini di
bellissimi cuccioli e altri animali. Anche questo progetto sostiene le
attività del WWF.

Il successo delle bag riutilizzabili
Da giugno 2009 Auchan ha avviato il progetto di messa al bando del sacchetto di polietilene, risparmiando all’ambiente 30 milioni di shopper grandi in polietilene e 180 milioni di sacchetti piccoli, per un totale di 1458 tonnellate di plastica, pari a una superficie di 45mila chilometri quadrati (circa due volte la superficie della Toscana).

Al loro posto sono state proposte differenti alternative eco-attente, ma una in particolare è stata spinta con grande vigore: la borsa riutilizzabile, sostituita gratuitamente in caso di rottura, di cui sono stati venduti fino ad oggi 1,2 milioni di esemplari.

AgroEnergia IZ è lo spin-off di Italia Zuccheri per le energie rinnovabili

Con 25 milioni di euro di capitale e 150 milioni di investimenti, i consigli di amministrazione di Co.Pro.B. ed Italia Zuccheri SpA lo scorso 29 luglio, hanno sancito la costituzione di AgroEnergia IZ spa derivante dalla scissione di Italia Zuccheri SpA. La nuova società gestirà il piano di sviluppo della produzione energetica da fonti rinnovabili e, quindi, i progetti di riconversione degli ex zuccherifici con la conseguente realizzazione di centrali alimentate da biomasse agricole provenienti da filiere locali. In particolare per il sito di Finale Emilia (MO) AgroEnergia IZ detiene il 60% di Domus Energia Srl, la società costituita di recente, insieme a Eco Spark, che ha già ottenuto l’autorizzazione per la realizzazione presso l'ex zuccherificio di una centrale elettrica da fonti rinnovabili. Italia Zuccheri continuerà invece a occuparsi della commercializzazione dei prodotti.

Riassetto chiarificatore
Lo spin-off di Italia Zuccheri SpA rappresenta il riassetto del Gruppo Co.Pro.B in chiave di specializzazione produttiva che si perfezionerà nel corso del 2011, mediante l’assunzione da parte di Co.Pro.B SCA dell’intera capacità produttiva relativa al core business zucchero. Nel contempo, per i 5.000 soci agricoltori, si chiarisce meglio il ruolo del Gruppo nella costituzione di nuove filiere agricole locali che, tra le colture praticate, offre anche nuove coltivazioni per la produzione di energia mediante, appunto, biomasse.

Nomine
A seguito del consiglio d’amministrazione di inizio agosto sono stati eletti i vertici di AgroEnergia IZ spa che vedono alla presidenza Claudio Gallerani e alla vice presidenza Piero Cavrini, mentre Stefano Montanari (in foto) è stato eletto amministratore delegato.

Intervista a Derrick de Kerckhove guru dei nuovi media

Il rapporto con lo schermo del computer estende notevolmente, come lei ha sottolineato ne La pelle della cultura, i poteri individuali di “immaginazione, concentrazione e azione”. Quali sono le influenze delle nuovissime tecnologie sulla configurazione delle modalità del consumo?

Il consumo è solo un aspetto della globalità in cambiamento. Sono molto interessato al presente, ma devo assolutamente confessare che non so ancora a che cosa assomiglierà la totalità che muta. Stiamo attraversando una fase, abbastanza avanzata, di transizione in cui le categorie di consumo e profitto divengono progressivamente più fluide. La connettività, la partecipazione cognitiva, sempre più condivisa, ha inglobato i consumatori nelle fasi di progettazione dei prodotti. Il rapporto con lo schermo del computer costituisce una strana estensione della coscienza, capace di interconnettere tutti con tutti. Lo schermo informatico ha reso possibile, per la prima volta, la diffusione dell'interazione mediatica tra numerosissime intelligenze, che contemporaneamente mettono in gioco identità, gusti, tendenze, preferenze, e che si esprimono in modo sempre più forte e definito.

Come muta l'organizzazione mentale dell'individuo immerso nella pratica costante dell'interattività, che connette senza pause il pensiero soggettivo a quello collettivo?

Prima di tutto una caratteristica che cambia è l'ipertestualità, vale a dire il fatto che, grazie alle tecnologie interattive, non solo abbiamo un accesso alla nostra memoria e alla nostra coscienza, ma abbiamo anche un accesso, sempre più veloce e sempre più pertinente, all'informazione, alla teleazione praticabile, al “telecomando”. I soggetti instaurano un rapporto ipertestuale con l'informazione.
Google, Wikipedia e altri strumenti di ricerca ci dicono che il digitale è il contenuto cognitivo di quello di cui abbiamo bisogno. Vivere costantemente nell'interattività significa essere immersi non solo in una realtà aumentata, ma in una coscienza, una cognizione aumentata. Ritengo che sia opportuno rivalutare Teilhard de Chardin e il suo concetto di noosfera. La massa pensante, adombrata dal pensiero teilhardiano, formata dall'insieme dei pensieri individuali fluttuanti al di sopra della biosfera, si sta realizzando compiutamente nella concretezza del vissuto quotidiano. I vari modi di interattività tra i soggetti, e tra i soggetti e l'ambiente, sono intelligentissimi, e producono cambiamenti molto veloci sul piano della politica, del mercato, della coscienza. L'unico modo per superare la perdita dell'identità è un ancoraggio al corpo fisico, una riscoperta della dimensione organica, che rimane ineludibile: non siamo smaterializzati affatto, perché se lo fossimo saremmo anche morti. Il solo punto di riferimento è tattile, propriocettivo.
L'interattività realizza una nuova modalità di proiezione elettronica del sistema nervoso, l'estensione appunto della valutazione tattile. Anche se emergono prodotti digitalizzati, la resistenza della materia continua a essere pertinente, come dicevano i filosofi francesi della fine del secolo scorso. Il rapporto di vita è organico, biologico.

Il pubblico sperimenta inedite modalità di creazione delle forme di rappresentazione e partecipa all'invenzione di sistemi di segni.
Come appaiono le identità tipiche degli abitanti della Rete, al contempo produttori e consumatori?

James Joyce diceva già: “My consumers aren't they my producers?”. Alvin Toffler inventava la parola pro-sumer molto tempo prima dell'apparire di Internet.
L'identità ibrida proviene naturalmente dalla nuova società, non più dello spettacolo, come era definita da Guy Debord, ma della partecipazione e della conversazione.

Il mondo digitale continua a ridefinire la vita sensoriale degli utenti. Come si configurerà, nel prossimo futuro, la fascinazione e la seduzione delle strategie pubblicitarie?

Le strategie pubblicitarie dovranno innanzitutto contare più sull'esperienza che sui concetti o sulle idee. La loro seduzione dovrà essere più fisica, richiamando il concetto di estetica in senso etimologico e il suo riferimento preciso al termine sensazione, appunto aísthesis.
Quando parlo di estetica non mi riferisco mai all'accezione comune del termine, ma evoco, ancora una volta, la dimensione organica.

In che modo si delineano le nuove frontiere del commercio elettronico nell'ambiente esperienziale che rende concreto l'ideale del network paradigm, rappresentato dalla comunicazione diffusa in Rete di ciò che Lei definisce “intelligenza connettiva”?

Sto provando a immaginare una grammatica della Rete e mi piace descrivere quest'ultima come un insieme di cristalli di neve, sempre diversi, di nodi complessi che si formano intorno a varie modalità. Google, Wikipedia, Twitter sono strutture cognitive fondamentalmente differenti, ma affidabili e costanti. L'intelligenza connettiva si configura come i fuochi d'artificio napoletani, permanenti, gli unici al mondo capaci di scoppiettare anche a mezzogiorno. La logica sociale di alcune comunità online accentua la tendenza, rendendola progressivamente più evidente, ad associare i prodotti in base ai gusti dei consumatori.

La Rete utilizza le potenzialità cognitive della connettività e fa emergere la forma del social network in tutta la sua centralità. Come descriverebbe le nuove tipologie di relazioni emergenti dal cyberspace, e in particolare dalle comunità virtuali, organizzate secondo imprevedibili logiche bottom up?

Gli elementi più rilevanti nella dimensione del bottom up sono l'immediatezza della connessione e il crescere della sua pertinenza. Nelle logiche bottom up emerge un ordine molto preciso, non segnato da confini spaziali e temporali, legato a una disponibilità perenne, un permanente essere a disposizione. Si delinea una telepresenza costante, la compresenza di tutto con tutto, un'ubiquità che crea rapporti diversi, non più limitati dallo spazio e dal tempo. Non amo particolarmente Facebook, ma devo riconoscere che si tratta di un fenomeno assolutamente stupendo, costituito da comunità caratterizzate dalla dimensione della gioventù, che creano nuove tipologie di relazioni, così come avviene con Twitter, paragonabile a un sistema nervoso pulsante. Twitter è la comunicazione istantanea tra tutti, è caratterizzato dall'iperlocalismo e al contempo è a disposizione globale. Si sta avverando la previsione di McLuhan, il quale sosteneva acutamente che sarebbe giunta un'epoca in cui tutti avrebbero osservato tutti e avrebbero fatto commenti su tutti.

Attraverso le piattaforme di social software online è molto più facile studiare l'affiorare delle tendenze. Quali sono le attuali forme di applicazione dell'intelligenza connettiva al marketing?

La convergenza dei media, che il marketing comincia a usare per coinvolgere il pubblico in maniera efficace, è una forma di intelligenza connettiva in azione. La promozione, a volte, è paragonabile a un'esplosione improvvisa, ma, in generale, il marketing richiede una collaborazione, facilitata attualmente dall'intelligenza connettiva e dalle varie possibilità di interazione con il pubblico. Il blogging è una forma di marketing molto differente rispetto a quella costituita da un video fruibile su You Tube. La regola d'oro della promozione consiste nel creare comunità. I comportamenti di coloro che si aggregano intorno alle community e alle piattaforme di social network, in cui si consolida il sentimento comunitario tra i consumatori fedeli ad un brand, sono osservabili e analizzabili.

Tra i prodotti di largo consumo ancora diffusi tramite canali tradizionali rientrano anche quelli del mondo dell'editoria. È un settore destinato a trasferirsi interamente in Rete?
Tutto il mondo dell'informazione sarà messo a disposizione sulla Rete, nell'aria cognitiva in cui siamo immersi. Se ci si chiede a che cosa servano il corpo, l'evidenza, l'archivio, l'oggetto materiale, ci si dovrà rispondere che in alcuni casi essi valgono poco, in altri, invece, molto. Non c'è dubbio che alcune industrie non possono più sopravvivere con la stessa efficienza, come, ad esempio, accade per l'industria della carta. È altrettanto indubbio, però, che i libri e i giornali cartacei continueranno ad esistere. Non tutto si convertirà in bit, anzi, l'informatica sta creando nuove forme biologiche e accadrà che il bit si trasformerà in atomo. Lo scambio tra l'analogico e il digitale è permanente, il dialogo tra il fisico e il virtuale è costante. Questo è un segno della coerenza del rapporto tra la realtà e il suo aumento. È un segno del futuro.

GDOWEEK 28 2010

editoriale
La richiesta di lifestyle
impone al retail
specializzazione
in universi sociali

sito preview
I dodici click per leggere
e scoprire il retail

osservatorio
Potenzialità green per la gdo: studio internazionale
di Deloitte

il tavolo IDM-GDO
Carpenè Malvolti
e Luigi Viale Spa

intervista
Derrick de Kerckhove:
“La convergenza
dei media è una forma
di intelligenza connettiva
in azione”

cover story
Natural...mente retail

retail
Il format Tigros
si rinnova
con shop-in-shop
ristorante e bellezza
All'architettura green servono protocolli:
una risposta è Leed
Il retail tedesco
punta su ambiente
e salute, con riflessi
positivi sul business

sviluppo reti

dinamiche di canale
L'Osservatorio Indicod-Ecr sul non food

industria
La dieta mediterranea
è sostenibile per la Terra
Sara Lee Corp.
si concentra
sul food&beverage
e vende Ambi Pur

servizi
Green IT, benefici
per l'ambiente
ma anche vantaggio competitivo
Il packaging Sealed Air coniuga innovazione
e sostenibilità
Eu.promotions esporta prodotti e know-how
Il rilancio del commercio
guarda al vicinato
Arriva il credito
al consumo europeo
Ecco come
la tecnologia Ict diventa amica dell'ambiente

culture
Industria alimentare
in Italia

Borletti aumenta l’offerta per Karstadt

Niente “spezzatino”, 100 milioni di investimento e un'offerta complessiva più elevata di quella presentata negli scorsi mesi. Sono queste le condizioni messe sul piatto per rilevare il fallimento della catena di grandi magazzini tedeschi Karstadt, da Maurizio Borletti (nella foto), Ad del Gruppo Borletti che assieme a un pool di altri investitori controlla anche  Rinascente.

L'asta
L'offerta è l'ultimo colpo di scena di una vicenda che da mesi vende contrapposto il pool di investitori di cui Borletti è il riferimento e l'inoprenditore tedesco Nicolas Berggruen, che si era in un primo momento aggiudicata l'asta per l'acquisto in cordata con l'imprenditore tessile Bcgb e che era intenzionata a suddividere la proprietà in diverse società indipendenti. Condizione necessaria perché l'aggiudicazione venisse validata era il raggiungimento di un accordo con i creditori e in particolare con Highstreet (il consorzio proprietario degli edifici dei grandi magazzini di cui fanno parte Goldman Sachs, Deutsche Bank, Generali, Pirelli Re e lo stesso Borletti). Termine ultimo per il raggiungimento dell'accordo era lo scoso 10 agosto ma non si è giunti a una solzuione soddisfacente.

Valenza strategica
Di qui la mossa di Borletti, che evidentenìmente si muove sia in una logica difensiva degli investimenti effettuati in Karstadt, sia in una logica di sviluppo, perché sin da quando deteneva il controllo di Printemps Borletti non ha fatto mistero di voler dare vita a un network europeo di grandi magazzini.
Borletti si dice ottimista sulle possibilità di chiudere la trattativa entro il prossimo 30 settembre.

Confcommercio: Centro Italia più ricco

Si sposta l'asse della ricchezza in Italia: lo segnala l'Ufficio studi di Confcommercio che, nel suo “Aggiornamento delle analisi e delle previsioni del Pil nelle regioni italiane”, analizza i cambiamenti del contributo delle Regioni italiane all'andamento del prodotto interno lordo negli ultimi anni.

Centro +1%
Cresce la ricchezza prodotta dalle Regioni del Centro Italia, diminuisce quella prodotta dal Nord Ovest, mentre restano sostanzialmente stabili sia Mezzogiorno che Nord-Est. Nel contempo, si conferma il divario Nord-Sud: la Regione meno produttiva del Nord, la Liguria, registra un Pil pro capite superiore di un quarto a quello della Regione più produttiva del Sud, l'Abruzzo. In termini assoluti, Val d'Aosta, Lombardia, Trentino ed Emilia Romagna sono le Regioni con il maggior prodotto pro capite (oltre i 32.000 euro), mentre all'estremo opposto troviamo Campania e Calabria con meno di 17.000 euro.

Il ruolo del terziario
Il rafforzamento del Centro dipende dal peso preponderante del terziario di mercato, le cui performance aggregate sono superiori alla media. Il fenomeno si verifica nei momenti critici: tra il 2008 e il 2011 il Pil del Centro passa in quota sul dato nazionale dal 21,6% al 22,1%, oltre un punto in più rispetto al 1995.
In fondo alla graduatoria delle singole Regioni si trovano, senza sorprese, quelle del Sud. La produttività media del Mezzogiorno risulta pari al 56,2% di quella del Nord-Ovest, ma spostando il confronto a livello regionale la situazione è anche peggiore: il Pil pro capite della Regione meno produttiva (la Campania), non riesce ad andare oltre il 50% del reddito medio di quella più produttiva (la Val d'Aosta). Infine, lo studio della Confederazione presieduta da Carlo Sangalli (nella foto) segnala che il Pil salirà dello 0,7% nel 2010 e dell'1% nel 2011.

Norbert Dentressangle gestirà la logistica di Gio’Style

Il Gruppo Norbert Dentressangle, leader europeo nella logistica e nei
trasporti, gestirà la logistica di Gio’Style, marchio leader nella produzione di contenitori per alimenti, borse termiche e frigoriferi portatili con sede a Urgnano (BG).

L’accordo, che si inserisce nel piano di espansione di Gio’Style, ha come leva strategica la crescita della logistica, con il duplice obiettivo di rafforzare il legame con il territorio e ampliare la presenza in Europa. L’expertise e il posizionamento del Gruppo Norbert Dentressangle a livello internazionale, porteranno al pieno sviluppo delle potenzialità del sito in cui si trova il deposito
Gio’Style, a metà tra l’A4 e la nuova bretella Brebemi e a meno di 5km dall’aeroporto di Orio al Serio.

La gestione operativa

Il Gruppo Norbert Dentressangle va ad operare in un’area preesistente di 100.000 mq, di cui 50.000 coperti, di proprietà di Gio’Style, la cui particolarità è data dall’approvvigionamento prevalentemente interno: gli stabilimenti, che coprono circa il 50% della produzione complessiva, si trovano infatti nello stesso luogo. Il restante afflusso di merci, quantificabile in circa 400 container
l’anno, deriva da una trentina di siti distribuiti in Italia e all’estero.
Il personale impiegato, tra addetti del Gruppo Norbert Dentressangle, di Gio’Style e terzisti conta oltre 200 persone.
Una parte del magazzino è dedicata alle merci del marchio Ordinett, la cui gestione è prevalentemente a referenza, con due picchi di stagionalità; un’altra è riservata ai prodotti Gio’Style, soprattutto tramite stock su bancali.

Il ciclo logistico

Il ciclo, garantito in 5 giorni lavorativi dall’ordine, prevede ricezione, stoccaggio, prelievo e spedizione delle merci verso tutti i nodi della rete commerciale, ossia: la principale gdo europea, tutte le catene europee di do it yourself, canali di grossisti e distributori in Italia e all’estero.
Advisor dell’operazione è stata la società di consulenza specializzata Temsi, che ha portato alla firma di un contratto tra le due aziende secondo la formula del 3+3. L’accordo rientra nel piano di espansione di Gio’Style e fa seguito alla recente acquisizione di Ordinett, società specializzata in
storage la cui logistica è stata trasferita presso il magazzino di Urgnano.

Vola l’export di Parmigiano e Grana negli Stati Uniti

Arriva da Parmigiano e Grana Padano, i formaggi più blasonati del made in Italy, un segnale importante che riguarda tutto il comparto caseario italiano: la ripresa di consumi (e vendite) è ormai pienamente tangibile e per di più è spiccata. Lo dicono i dati Coldiretti relativi all'export nei primi cinque mesi dell'anno dei due stagionati per eccellenza: una crescita del 49% negli Stati Uniti, principale mercato di sbocco extracomunitario. Anche le vendite in Europa vanno bene, grazie a un incoraggiante +18%, mentre sul mercato interno si registra un aumento dei consumi rispettivamente del 6,2 per cento per il Grana Padano e del 2,7 per cento per il Parmigiano Reggiano nei primi sei mesi dell'anno. Quanto al sistema caseario nazionale nel suo complesso, le esportazioni sono in crescita del 12%.
L'andamento sui mercati internazionali - precisa Coldiretti - potrebbe ulteriormente migliorare grazie a una più efficace tutela delle denominazioni contro contraffazioni come quella del Parmesan, ma anche del Parmesao, Regianito, Reggiano, Parmesano, Pamesello o Parmezan. "Sul mercato europeo il gustoso formaggio - sottolinea l'associazione - è protetto dalle imitazioni sulla base del regolamento europeo di tutela delle denominazioni che consente di intervenire giuridicamente, anche se si moltiplicano i casi di imitazione".
Particolarmente grave è la situazione proprio negli Stati Uniti dove, a fronte di una importazione media dall'Italia di circa 10mila tonnellate all'anno di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, si producono secondo Coldiretti quasi 70mila tonnellate di Parmesan.

Lavazza entra nel capitale di Green Mountain Coffee Roasters

Lavazza e Green Mountain Coffee Roasters, azienda leader del
caffè in cialde in Nord America, hanno annunciato un accordo per l'acquisto da parte di Lavazza
di azioni ordinarie pari a un valore di 250 milioni di dollari, ovvero circa il 7% delle azioni
ordinarie di GMCR attualmente in circolazione, a un prezzo per azione pari al prezzo VWAP
(prezzo medio ponderato sui volumi) su 60 giorni scontato del 7,5%.
L'investimento potrebbe
essere formalizzato nel mese di settembre, dopo l'approvazione prevista dalla normativa Hart-
Scott-Rodino Antitrust Improvements Act del 1976.

Know how tecnologico e internazionalizzazione
Le aziende hanno  reso noto che stanno lavorando a un ulteriore accordo, in base al quale
GMCR e Lavazza svilupperanno congiuntamente nuove macchine da caffè espresso con relative
cialde monoporzione, entrambe prodotte da Lavazza. Queste macchine affiancheranno,
integrando l'offerta per il consumatore, i sistemi a cialde per il caffè filtro prodotte da Keurig®,
una delle principali divisioni di GMCR.

Un ulteriore accordo potrebbe prevedere per GMCR la possibilità di distribuire,
commercializzare e vendere negli Stati Uniti e in Canada le attuali macchine da caffè espresso a
cialde, basate sulla tecnologia di Lavazza per l'uso domestico.
"Siamo molto soddisfatti di aver portato a termine quest'importante alleanza - spiega l'Amministratore Delegato di Lavazza, Gaetano Mele
-. Grazie all'ingresso nel capitale di Green Mountain Coffee Roasters,
un gruppo di grande successo nel mercato del caffè e, in particolare,
del 'porzionato' negli USA, contiamo di disporre di una piattaforma
commerciale molto solida per quel Paese. L'accordo rappresenta una
grande opportunità per cogliere appieno il potenziale dell'espresso
italiano in Nord America. Auspichiamo - conclude Mele - che questo sia
il primo passo di una collaborazione futura più ampia nell'area della
tecnologia e dello sviluppo
internazionale".
L'operazione è la più grande mai realizzata dall'azienda all'estero e consolida la
strategia di espansione del business internazionale di Lavazza, che negli ultimi quattro anni si è
fortemente intensificato, acquisendo nuove società in alcuni Paesi emergenti tra i quali India,
Brasile e Argentina.

Nuovo concept per Disney Store presso Oriocenter

Su una superficie di 270 mq, Disney ha aperto a Orio al Serio (Bg) il 16 store Disney in Italia, il terzo in Europa con il nuovo format interattivo.

Il nuovo concept, che sarà applicato entro l'anno ad altri 3 store, in Uk, con la previsione di trasformare, nei prossimi 5-7 anni più di 300 location mondiali (ad esclusione del Giappone), prevede eventi e spazi interni per intensificare l'esperienza d'acquisto e trasformare la permanenza nel negozio in un momento di magia ed emozione, in linea con il mondo tipico di Disney.

“Il nuovo design dei Disney Store, sviluppato secondo le prospettive di un bambino, è dotato delle più recenti tecnologie per creare interattività e legame tra brand e marchio” precisa Gian Paolo Scrivano, countruy director Disney Store Italia.

Un percorso con nuovi spazi tecnologici
In quest'ottica, sono stati realizzati armadi sovrastati da sei alberi, che cambiano “abito” in funzione delle stagioni; sulle pareti perimetrali, che riportano i profili delle principali storie Disney, a intervalli regolari appaiono personaggi in volo.

 Il layout, sviluppato lungo un percorso obbligato blu con inserti brillanti come stelle, si apre sul castello delle principesse dotato anche di uno Specchio Magico, sul quale, all'agitarsi della bacchetta magica, le bambini possono vedere nuove storie in esclusiva con le loro principesse preferite.

Di fronte alle casse, è stato realizzato uno spazio Disney Theatre, con megaschermo che trasmette clip scelte direttamente dai bambini su uno schermo interattivo appoggiato a un lato.

Con l'idea di garantire un'esperienza polisensoriale, a intervalli regolari, inoltre, viene immessa nell'aria la profumazione Imagination, realizzata appositamente per Disney.

Tutta la tecnologia è stata messa a punto, nell'arco degli ultimi due anni, da parte di personale interno all'azienda.

Attività in-store
Tra le attività di animazione, previste la Imagination Parade, una vera e propria parata all'interno dello store che si tiene una volta al giorno, e la cerimonia di apertura, con chiave da inserire in un apposito lucchetto affidata, ogni giorno, a un bambino diverso.

Prevista anche la possibilità di festeggiare compleanni e altri momenti importanti nella vita di un bambino.

Granarolo: “Tutto regolare, ma chi ci risarcirà?”

“Siamo giunti finalmente a conoscenza dei risultati
delle analisi eseguite dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Bologna sui
campioni del lotto di produzione n.188, a cui apparterrebbero, secondo quanto ci
è stato riferito, le due mozzarelle segnalate in Piemonte: nessuna anomalia e, per
quanto ci riguarda, nessuna sorpresa”.
Lo ha annunciato il presidente di Granarolo, Gianpiero Calzolari, facendo riferimento sia agli esiti delle analisi sulle ormai famose mozzarelle sia ai risultati dei controlli effettuati dai Nas e dalle Asl di Bologna nelle scorse settimane e in particolare il 7 luglio, proprio il giorno in cui nel caseificio bolognese, mentre i funzionari dell'Asl e i Carabinieri del Nucleo Anti Sofisticazione effettuavano prelievi e controlli sulle acque e sulle mozzarelle, nell'impianto si produceva il lotto in questione.
“Non avevamo dubbi sull'esito delle analisi -ha specificato il presidente- Granarolo
produce mozzarelle da sempre e in stabilimento non si è mai vista una mozzarella blu.
Il caso segnalato ha riguardato confezioni già aperte di cui non abbiamo mai potuto
prendere visione, conservate in condizioni che non conosciamo. Credo che il caldo
abbia giocato un brutto scherzo, anche ai soggetti che a vario titolo hanno preso la
parola su questa vicenda, alimentando sui media suggestioni prive di fondamento, che
hanno finito col produrre un danno rilevantissimo al marchio Granarolo”.

Attacco alla reputazione

“Nel picco massimo stagionale delle vendite di mozzarella -ha spiegato il direttore
generale, Rossella Saoncella- Granarolo ha subito un intenso attacco alla reputazione,
su basi del tutto pretestuose. Se si fosse trattato di una contaminazione, perché
solo due mozzarelle su un intero lotto di produzione? Una situazione paradossale, le cui
conseguenze già oggi si esprimono in danni concreti. Chi ci risarcirà?”.

“Abbiamo ricevuto centinaia di e-mail di consumatori delusi, tensioni nelle relazioni con i clienti, danni per milioni di euro, a cui si aggiungeranno quelli alla reputazione che saranno calcolabili solo nei prossimi mesi: sono questi ad oggi gli effetti della suggestione creata
intorno alle due presunte mozzarelle anomale.
In tutto questo la Società non ha mai ricevuto alcuna notifi a da parte della magistratura:
i tecnici dell'azienda sono stati chiamati a fornire informazioni agli inquirenti
nell'ambito di un'inchiesta che riguarda altri. Nessun provvedimento è stato mai
emesso al riguardo dalle autorità sanitarie”, specificano da Granarolo.

Il presidente ha ribadito che l'azienda offrirà alle Procure tutta la collaborazione
necessaria, nel rispetto delle leggi e delle regole.
“Ora mi aspetto che si metta la parola fine a questa sconcertante vicenda -ha concluso il presidente Calzolari- e che sia garantita una corretta informazione, nell'interesse di tutti, soprattutto dei nostri consumatori che continuano ad avere grande fiducia nella Granarolo”.

Walmart testa i tag Rfid nei jeans

Dopo un periodo di “relativo” silenzio attorno alle strategie Rfid di Walmart, il colosso di Bentonville ritorna al centro dell'attenzione grazie ad un nuovo progetto che prevede l'utilizzo della tecnologia dell'identificazione in radiofrequenza a livello item. Sui prodotti oggetto della sperimentazione -denim jeans, calze e intimo- verranno applicati tag Rfid UHF basati sullo standard EPCGlobal di seconda generazione.
L'iniziativa si inscrive in un progetto più ampio di Walmart teso a verificare come l'Rfid applicato a livello item possa contribuire a migliorare in maniera significativa l'accuratezza dell'inventario.

Il caso Bloomingdale's

In questo sforzo di ottimizzazione e miglioramento dei processi, il retailer Usa si trova in buona compagna. La tecnologia Rfid è, infatti, finita nel mirino anche di Bloomingdale's. La nota catena Usa di department store ha condotto un test, in collaborazione con l'Università dell'Arkansas -nota per aver già condotto sperimentazioni a livello item per Walmart- teso a verificare i miglioramenti ottenibili con l'identificazione in radiofrequenza nella gestione dell'inventario a livello item nel punto di vendita.

Il progetto ha coinvolto due grandi magazzini Bloomingdale's, uno (test store) equipaggiato con un sistema Rfid e l'altro (control store) con il sistema di gestione dell'inventario tradizionale. Il test, durato 13 settimane, era focalizzato su due reparti: denim jeans uomo e donna e prevedeva l'inventario parallelo effettuato con reader Rfid e con lettori scanner di barcode, per un totale di 10mila item.
Utilizzando l'Rfid è stato possibile completare l'inventario in 2 ore contro le 53 ore impiegate con il lettore di codici a barre, il che equivale a una media di 4.767 item all'ora con l'Rfid e 209 item/h utilizzando il barcode, pari ad una riduzione del 96% di tempo nel ciclo di counting. Inoltre, considerando l'intero periodo di 13 settimane, i ricercatori hanno verificato che grazie all'impiego dell'Rfid l'accuratezza dell'inventario è migliorata di oltre il 27%, le rotture di stock sono diminuite del 21% e gli overstock sono calati del 6%.

Il caso JCPenney

Risultati positivi anche per JCPenney che ha condotto un test nei propri pdv in collaborazione con il Centro Ricerca Rfid dell'Università dell'Arkansas. L'impatto dell'Rfid a livello di singolo item è stato analizzato nei reparti reggiseni e calzature di 2 pdv JCPenney. Lo studio, che si è sviluppato nell'arco di 15 settimane, ha coinvolto 2 test store, 3 control store ed ha interessato oltre 10mila item. Utilizzando barcode scanner, gli operatori hanno effettuato manualmente l'inventario in tutti i 5 store in tre momenti diversi.
Il sistema Rfid è diventato operativo solo a partire dalla sesta settimana in modo che i dati raccolti nelle prime cinque settimane rappresentassero la base di confronto. Nei test sono stati impiegati tag UHF Gen2, secondo lo standard EPCGlobal.
Nei control store, senza tecnologia Rfid, l'accuratezza dll'inventario è scesa del 4,48%: utilizzando il consueto sistema di conteggio, la sottostima degli stock è cresciuta dell'1,67%, mentre la sovrastima è aumentata del 2,81%. Nei test store (equipaggiati con Rfid) l'accuratezza dell'inventario è migliorata del 7,1%. Inoltre, grazie all'utilizzo dell'Rfid la sottostima degli stock è migliorata dell'1,77% e la sovrastima del 5,33%.

Querelle Esselunga-Coop, terzo capitolo

La polemica tra Esselunga e Coop non si placa: continua, spostandosi dalle pagine di pubblicità a un “botta & risposta” che tocca quote di mercato e concorrenza sleale.

Quote di mercato

In particolare, per quanto riguarda le quote di mercato e le posizioni di prevalenza, come si legge nella nota di Esselunga, “I dati sono fuorvianti perché non sono espressi in metri quadrati. Il commercio al dettaglio è infatti un servizio pubblico e si basa, come tale, sui metri quadri di vendita autorizzati dai comuni. La corretta presenza di Esselunga è la seguente:

  • Milano e provincia: 18,8% e NON 51%
  • Lucca e provincia: 33% e NON 62%
  • Monza/Brianza: 18,3% e NON 60%
  • Lecco e provincia: 13% e NON 51%

È con i metri quadrati che ci si presenta ai nastri di partenza della competizione”.

Concorrenza sleale e Antitrust

Inoltre, Esselunga smentisce di essere stata condannata per 2 volte per concorrenza sleale così come smentisce di essere stata condannata dall'Antitrust per aver alterato gli equilibri del mercato.

“Come recita il provvedimento Antitrust dell'8 aprile 2010, 'Le operazioni in esame non risultano, quindi, idonee a determinare, in capo ad Esselunga, la costituzione di una posizione dominante sui mercati interessati tale da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza'.

Infine Esselunga precisa che le pagine pubblicitarie pubblicate a luglio non si configurano come una “campagna pubblicitaria” contro Coop , “bensì di un'esposizione di fatti documentati o “testimoniabili”. Esselunga non intende attaccare nessuno, aggredire nessuno, calunniare nessuno. Esselunga non ha mai parlato di illeciti o di atti illegittimi. Tutto può essere assolutamente legale, però inconsueto, singolare”.

La catena francese Picard passa da Bc Partners a Lion Capital

È l'inglese Lion Capital la finanziaria che si è aggiudicata l'esclusiva della trattazione per Picard, catena francese dal 2004 nel portafoglio di BC Partners. La negoziazione, per ha un valore di circa 1,5 miliardi di euro, è iniziata diversi mesi addietro e dovrebbe concludersi entro la fine del 2010.

Le tante transazioni
Picard

Picard ha già vissuto diversi passaggi di proprietà: nel 1991, Carrefour aveva acquisito dalla famiglia Decelles (allora proprietaria) il 10% dell'azienza e nel 1994 era poi passata al 79%, appropriandosi del controllo di Picard. Nel 2001, però, Carrefour cedeva il business dei surgelati, per 624 milioni di euro, a Picard Surgeles, un consorzio di investitori guidato dalla finanziaria britannica Candover e dalla francese Chevrillon et Associes. Nel 2004, per un controvalore di 1,3 miliardi di euro Picard Surgeles passava di mano arrivando a Bc Partners (nota per essere stata, sempre fra il 2004 e il 2006, proprietaria di Galbani e venduta poi a Lactalis).

L'espansione continua

Nonostante i diversi passaggi di proprietà, Picard, negli anni, ha continuato a svilupparsi raggiungendo complessivamente 832 punti di vendita, in particolare nel mercato francese. “Con il nuovo shareholder Picard sarà in grado di continuare i suoi programmi di espansione, con circa 40 nuove aperture in Francia e proseguire i suoi programmi di sviluppo internazionale”, ha dichiarato Philippe Pauze, a capo di Picard.

Fresh & Easy, Farm to Store in 24

Da Sainsbury’s il negozio sull’albero

Feltrinelli punta a svilupparsi anche con il franchising

L’espansione degli store Feltrinelli ora passa anche per il franchising. Da qualche settimana, infatti, l’azienda ha dato il via a contatti con i possibili affiliati e con i fornitori per presentare il nuovo progetto: una catena di librerie in franchising con insegna la Feltrinelli.

L’obiettivo è di presentare, entro fine anno la prima libreria affiliata, primo passo per una realtà che si prevede in veloce sviluppo negli anni immediatamente a venire.

Come saranno
gli store affiliati

Si tratterà di librerie integrate, con un assortimento ampio e profondo di libri, che potrà essere completato da altre merceologie, come home video, cartoleria, giochi, musica, nella tradizione dei format più avanzati di Librerie Feltrinelli.
L’insegna sarà, ovviamente, quella storica di Feltrinelli, declinata sullo specifico formato del franchising, così come tutto il sistema di comunicazione interno al punto di vendita sarà uguale a quello che caratterizza il mondo Feltrinelli.
Allo stesso titolo, la gestione delle librerie affiliate sarà ricalcata su quella di Feltrinelli: dalla Carta Più all’intero know-how gestionale e informatico.

Una struttra dedicata

Per realizzare il progetto franchising l'azienda ha sviluppato una struttura dedicata, formata da personale di provenienza Librerie Feltrinelli, diretta da Roberto Ghiringhelli Cavallo, per anni responsabile acquisti di Librerie Feltrinelli e attualmente a capo della struttura acquisti dell’intero gruppo. In comune con la casa madre saranno in compenso tutte le funzioni di staff, dal marketing alla formazione.

Librerie Feltrinelli ha scelto la strada del franchising con lo scopo di aumentare e velocizzare le opportunità di sviluppo, rendendo sempre più capillare il proprio radicamento territoriale e unendo due principali punti di forza: il know-how e la forza del proprio marchio con l’esperienza di librai esperti, imprenditori capaci che conoscono bene la realtà in cui operano e il pubblico con cui dialogano da sempre.

Accenture: la sostenibilità? È un elemento determinante per il business

Nonostante la crisi economica, la grande maggioranza dei Ceo a livello mondiale, ovvero il 93%, ritiene che la sostenibilità sarà un elemento critico per il futuro successo delle loro aziende. Secondo i 766 Ceo interpellati da Accenture, entro dieci anni la sostenibilità sarà completamente integrata nel core business, oltre che nelle filiere produttive globali e nelle consociate. Lo sostiene lo studio A New Era of Sustainability: UN Global Compact-Accenture Ceo Study 2010, la più vasta ricerca tra top executive mai condotta fino a oggi sul tema della sostenibilità.

Cresce l’impegno dichiarato

I risultati emersi dallo studio indicano che tutte le aziende sono fortemente impegnate in questo ambito. Un’indagine sullo stesso tema, condotta nel 2007, aveva rilevato che per il 50% dei Ceo le problematiche legate alla sostenibilità erano parte integrante delle operazioni e delle strategie societarie, mentre nello studio odierno tale valore è balzato all'81%.
Nel riconoscere la portata e la complessità delle sfide globali, numerosi Ceo hanno dichiarato di avere compiuto negli ultimi tre anni progressi significativi nello sviluppo e nell'attuazione di una strategia sulla sostenibilità. Gli intervistati hanno indicato i seguenti ostacoli che si frappongono al raggiungimento degli obiettivi: - le complessità insite nell'implementazione della strategia nelle varie aree del business (49% degli intervistati);
- le priorità strategiche concomitanti (48%);
- la scarsa importanza ancora attribuita al tema da parte dei mercati finanziari (34%).

Brand, fiducia e reputazione

Secondo il 72% dei Ceo intervistati, tre elementi come brand, fiducia e reputazione risultano tra le leve più importanti che spingono ad azioni sostenibili da parte delle aziende, seguiti -in ordine decrescente- dal potenziale di crescita del fatturato e riduzione dei costi (44%), dalle motivazioni personali (42%), dalla richiesta di clienti e consumatori (39%) e dal coinvolgimento e retention del personale (31%).
E ancora: l'83% ha dichiarato che la crisi economica ha innalzato il ruolo della sostenibilità e dell'etica come generatore di fiducia nelle aziende; l'80% ha dichiarato di aver aumentato l'importanza della sostenibilità come aspetto di leadership per il top management; il 77% ha dichiarato di aver intrapreso una visione a più lungo termine del business e del ruolo della sostenibilità.

Gli altri dati dello studio

L'educazione è stata citata dal 72% del campione come elemento di sviluppo importante per il successo delle rispettive aziende, seguito dal cambiamento climatico, con il 66%.
Il 91% dei Ceo si è detto disposto ad adottare nuove tecnologie nei prossimi cinque anni per affrontare problemi legati alla sostenibilità, come lo sviluppo di energie rinnovabili e la creazione di maggiore efficienza energetica.
Il 78% degli intervistati ritiene che le aziende dovrebbero collaborare con i vari stakeholder per affrontare i problemi della sostenibilità. Esempi di possibili partnership comprendono fornitori, Ong e governi.

"Dai risultati della ricerca -commenta Peter Lacy, che ha coordinato l'indagine ed è managing director, sustainability services di Accenture per Europa, Africa e America Latina- è chiaro che le aziende di tutto il mondo siano pronte a creare programmi per la sostenibilità intesi come componenti chiave del loro core business. Se la sostenibilità si integrasse totalmente nelle aziende globali entro il prossimo decennio, i cambiamenti richiesti in termini di regole, tecnologie, investimenti e nei confronti dei consumatori sarebbero immensi, creando vincitori e vinti in tutti i settori economici. Tuttavia è positivo registrare un certo progresso e assistere a un chiaro impulso verso un'economia e un contesto di business maggiormente sostenibili".

La fiducia degli stakeholder

Sempre secondo quanto rilevato dall'indagine, altri temi prioritari che i Ceo devono affrontare dopo la crisi finanziaria globale sono la capacità di sensibilizzare gli investitori sulle conseguenze positive della sostenibilità sui risultati di un'azienda e riguadagnare la fiducia di tutti gli stakeholder.
Sul tema della creazione di un atteggiamento degli investitori più favorevole alla sostenibilità aziendale, meno del 50% degli executive interpellati (operanti presso società quotate) ha dichiarato che la sostenibilità è un tema abitualmente trattato durante le discussioni con gli analisti finanziari. Anche se la maggior parte dei Ceo ritiene che le attività condotte a favore della sostenibilità abbiano un impatto positivo sulla valutazione delle rispettive aziende - in termini di crescita del fatturato, riduzione dei costi, riduzione dei rischi e miglioramento della reputazione del brand - risulta tuttavia difficile quantificare tale valore con metriche tradizionali.

Come si è svolto lo studio

Concluso nella prima metà del 2010, lo studio è strutturato su due livelli: il primo, qualitativo, ha utilizzato 50 interviste a Ceo di 27 Paesi; il secondo ha coinvolto 766 Ceo di 25 diversi comparti industriali e operanti in 100 Paesi attraverso interviste online. Oltre la metà di questi appartengono ad aziende europee, un quinto ad aziende del Nord e Sud america, un quarto all’area asiatica, mentre i rimanenti sono operanti in Africa e Medio Oriente.

Chi è il committente

The United Nations Global Compact è una piattaforma di business impegnata a trovare risposte a tematiche sociali e ambientali per la new economy.
Global Compact punta ad ricercare un equilibrio tra gli obiettivi delle istituzioni politiche e quelle del business a livello mondiale.
Global Compact associa 7.700 imprese e stakeholder di oltre 130 Paesi.

Rinnovato il bollino Emas all’ipercoop Città delle Stelle

Per il quinto anno consecutivo, anche nel 2010 l’ipercoop Città delle Stelle di Ascoli Piceno ha ottenuto il rinnovo della Registrazione Emas, il “bollino verde” europeo che ne attesta l’eccellenza e il costante miglioramento sul fronte ambientale.

La certificazione è stata rilasciata al punto di vendita di Coop Adriatica sulla base dei risultati ottenuti nel 2009.

Dallo scorso ottobre, il pdv ha limitato ulteriormente gli sprechi e diminuito la produzione di rifiuti, grazie all’avvio della donazione in solidarietà degli alimenti invenduti: nei primi otto mesi il progetto Brutti ma buoni ha destinato oltre 12 tonnellate di prodotti -con qualche imperfezione o una data di scadenza prossima, ma ancora buoni e commestibili- alle associazioni Zarepta, che gestisce una mensa per 50 persone in difficoltà, e Code amiche, che si occupa di 180 cani e gatti, consentendo loro un risparmio complessivo di quasi 95 mila euro. Il prossimo traguardo ambientale sarà l’installazione, a novembre, di un impianto fotovoltaico in grado di produrre 100 mila kwh di energia pulita in un anno.

“L’ipercoop di Ascoli Piceno -commenta Rino Ruggeri, vicepresidente di Coop Adriatica- rappresenta per noi un laboratorio dove avviare e sperimentare progetti innovativi, misurandoli secondo gli standard europei. Si tratta del pdv dove è più visibile il nostro impegno per la sostenibilità ambientale, che Coop Adriatica rendiconta al pari di quella economica e sociale. Un patrimonio comune a tutta la rete dei nostri supermercati e ipermercati: entro il 2010, ad esempio, saliranno a 42 i negozi della Cooperativa dotati di pannelli solari, per un investimento complessivo di 25 milioni di euro”.

Nel corso del triennio successivo, con l’entrata a regime di tutti gli impianti fotovoltaici, la produzione di energia pulita di Coop Adriatica passerà da meno di 5 a oltre 7 milioni di kilowattora in un anno.

Esselunga–Coop: le polemiche continuano e coinvolgono Livorno

Si apre un nuovo fronte nella querelle tra Esselunga e Coop. Dopo il caso di Modena, i riflettori si accendono su Livorno: con una nuova pagina di pubblicità sempre intitolata Concorrenza e Libertà, ma che, questa volta, si rifà alla favola di Fedro sul lupo e l'agnello (il primo a rappresentare la Coop, il secondo Esselunga), Esselunga punta il dito sulla vendita di un'area di 2.550 mq, “l'unica disponibile in città” per la realizzazione di un supermercato, a 300 metri dal centro commerciale storico di Coop, nel quartiere San Martino.

Dopo due anni di trattative con l'insegna guidata da Bernardo Caprotti, lo spazio, di proprietà della famiglia Fremura, lo scorso aprile è stato venduto a Unicoop Tirreno per la cifra di 30 mio e, inferiore di 10 milioni di euro rispetto quella messa sul tavolo da Esselunga (40 milioni di euro).

Secondo i Fremura, l'offerta della catena milanese sarebbe arrivata dopo la firma dell'accordo. Ma la risposta non ha convinto l'imprenditore.

Da qui, la nuova pagina pubblicitaria che non solo mette a confronto le quote di mercato di Coop, Conad (entrambi della Lega) ed Esselunga sia a Modena (88, 1 per le insegne della Lega contro il 3,4 di Esselunga), sia a Livorno (72,2 Lega, assente l'insegna milanese), ma nella parte bassa prevede tre frasi, tratte da altrettanti articoli de Il Tirreno, per dimostrare l'impegno dei dirigenti di Unicoop nel bloccare gli avversari.

Con questa iniziativa, Esselunga, si legge in una nota, “non intende attaccare nessuno, aggredire nessuno, calunniare nessuno. Semplicemente, se in un'importante città dell'Italia centrale il venditore di un terreno non ha la libertà di scegliersi il cliente perché “noi a Livorno ci viviamo e lavoriamo” (Il Tirreno 19 aprile 2010), la situazione dovrebbe suscitare qualche preoccupazione. Esselunga non ha mai parlato di illeciti o di atti illegittimi. Tutto può essere assolutamente legale, però inconsueto, singolare. A tutto ciò, ben si attaglia la celebre favola di Fedro, Lupus et agnus”.

Con questa campagna Esselunga vuole dimostrare di non essere  l'aggressore, ma la vittima della situazione.

La risposta di Coop

Dopo le risposte locali, risponde duramente Ancc, che in un comunicato parla di “Storie vecchie, alcune concluse e altre nelle quali sono state ampiamente riconosciute dalla Magistratura le ragioni delle Coop”.

Viene avanzato il dubbio che questa campagna pubblicitaria possa essere “una manovra diversiva, tesa a offuscare l'impatto di un altro comunicato che Esselunga sarà costretta a far pubblicare: la condanna di Esselunga e del suo proprietario per avere agito, nella sua attività commerciale, in danno di una Coop. Il Tribunale di Milano ha riconosciuto che proprio il "paladino della libera concorrenza" ha agito con mezzi sleali per fare concorrenza a Coop (Sent. n. 4833 del 16.04.2010). Per i prossimi mesi si attendono altri pronunciamenti giudiziari su Esselunga e il suo proprietario come seguito alle sentenze già intervenute di condanna di dirigenti di Esselunga per trafugamento di informazioni commerciali della Coop (Sent. Pen. Trib. Mi n. 7130 del 21.06.2007). È la seconda volta che Esselunga viene riconosciuta responsabile di concorrenza sleale in danno di Coop. E recentemente l'Antitrust ha condannato Esselunga per non aver informato il mercato della sua espansione commerciale a seguito dell'acquisto di 59 nuovi punti di vendita sviluppando così un'operazione di concentrazione in grado di alterare gli equilibri tra i distributori (Provv. n. 20992 del 8.04.2010)”.

Anche in questo caso, vengono snocciolate quote di mercato di Esselunga, che “a Milano occupa il 51% del mercato, a Lucca il 62%, in Monza/Brianza il 60%, a Lecco il 51%”, sottolineando come l'insegna di Bernardo Caprotti “limiti la sua presenza in aree del paese ben sviluppate, a reddito medio-alto, astenendosi dal portare sviluppo in aree del Paese meno fortunate, dove il rischio imprenditoriale è maggiore e nelle quali Coop è invece impegnata a portare la sua esperienza di impresa sociale”.

In quest'ottica, “Coop tutelerà i propri diritti e i propri interessi anche verificando con l'Autorità garante della Concorrenza la correttezza della campagna pubblicitaria in atto”.

Forte ripresa mondiale degli investimenti immobiliari nel retail secondo J.L. LaSalle

Crescono gli investimenti globali nell'immobiliare retail. Il report di Jones Lang LaSalle (Jll) relativo agli investimenti globali in strutture commerciali evidenzia una forte ripresa nel secondo trimestre del 2010, arrivando a 66 miliardi di dollari, un livello analogo a quello del primo trimestre, ma quasi doppio rispetto al
valore di un anno fa. Nella prima metà nel 2010 gli investimenti diretti globali di immobili commerciali
sono stati pari a 130 miliardi di dollari.

I mercati continentali
Venendo ai dati scorporati per i singoli continenti, in Asia è stato registrato un volume di investimenti di 15 miliardi di dollari, con un calo del 34% su base trimestrale, ma notevoli diminuzioni in Giappone, Cina ed Australia, mentre Hong Kong e Taiwan hanno registrato un aumento.

In Europa, Medio Oriente e Africa sono stati registrati 29 miliardi di dollari, con un incremento del 15% rispetto ai volumi del primo trimestre, ma più dell'80% rispetto all'anno precedente (considerando anche le fluttuazioni di cambio).
Nelle Americhe il volume è stato pari a 21 miliardi di dollari, con una crescita del 54% rispetto al primo trimestre e un valore più che quadruplicato rispetto all'ultimo trimestre 2009. La crescita trimestrale in
Canada e Brasile ha superato quella degli Stati Uniti.

Tesco introduce 5 referenze di Pedon I Salvaminuti

Pedon ha siglato un accordo con Tesco per la fornitura di cinque referenze della linea I salvaminuti (linea di cereali e legumi precotti in modo naturale, veloci da preparare e con un elevato valore salutistico, grazie alla quale all'ultima edizione del Sial nel 2008 aveva vinto il premio ”Trends and Innovations Award 2008”).
Da metà luglio 2010 i prodotti sono posizionati a scaffale in 430 store della catena inglese.
Con questi inserimenti Tesco persegue l'obiettivo di rivitalizzare la categoria dei legumi e cereali secchi, avvicinando così nuovi cluster di consumatori attenti a un'alimentazione sana, che però non dispongono del tempo necessario per la preparazione dei prodotti tradizionali (tempo di cottura variabile dai 25 ai 60 minuti).
 

Rigoni di Asiago, primi sei mesi 2010: +11%

La Rigoni di Asiago chiude i primi sei mesi del 2010 con 27 mio di euro, +11% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Dato tanto più positivo se si confronta con i 48 mio di euro del totale 2009. Si tratta di un trend che continua da anni. Per dare un’idea dell’escalation, Rigoni di Asiago nel 2004 fatturava 25
mio e mezzo di euro, divenuti 45 nel 2008, con una crescita media annua
del 15%.

Tra i prodotti continua a emergere il core business, cioè la marmellata biologica Fiordifrutta (+10% di venduto nei primi sei mesi dell’anno, nel 2009 complessivamente erano stati venduti 14 milioni di vasetti), che resta leader (in valore) delle vendite di confetture in Italia.
Nocciolata cresce del 30% sul mercato nazionale e trova largo consenso
negli Stati Uniti. Recentemente, infatti, ha vinto la statuetta
d’argento alla Sofi Awards Competition, risultando “best of the best”
nella categoria “confetture, conserve, miele e burro di arachidi”.

“Dopo una pessima annata 2008 - spiega Andrea Rigoni, Ad Rigoni di Asiago spa -, dovuta allo spopolamento del
patrimonio apistico italiano, la produzione ha iniziato a crescere nel
2009 in primo luogo grazie alla decisione di sospendere l’utilizzo dei
neonicotinoidi nella concia delle sementi. Insetticidi che avevano
provocato la moria delle api. Ciò ha consentito una netta ripresa della
produzione al Nord, perché le api sono tornate in gran numero e in
buona salute”.

Malherbe presenta Quick, il Quality Burger Restaurant

Nuovo direttore commerciale per Hoover Ped (Candy Group): Emanuele Marzi

Il Business Sector Piccoli Elettrodomestici (PED) Hoover di Candy Group ha un nuovo direttore commerciale Italia: Emanuele Marzi, 37 anni. Già national key account Hoover PED, ora nella sua nuova mansione, riporta direttamente a Francesco Di Valentin, direttore di PED.

Dopo la laurea in Economia Aziendale alla Bocconi, Marzi ha iniziato nel 1999 in Indesit Company ricoprendo incarichi commerciali di crescente importanza nel rapporto con i gruppi d'acquisto e le grandi insegne della distribuzione organizzata.

Hoover è leader in Europa e in Italia nella cura e pulizia delle superfici. L'impegno continuo all'innovazione riguarda anche i valori ecologici, secondo le linee-guida di Planet Care, che permea tutte le attività del Gruppo.

Consegna dei premi Ethic Award 2009 (video)

A metà settembre debutto contemporaneo dei primi 4 Upim Pop

È 15 settembre la data “storica” che segna l’apertura dei primi Upim Pop, ovvero, la versione di Upim post acquisizione di Coin, che si presenteranno come una shopping mall all’interno delle città, con un assortimento da grande emporio e che mirano a essere anche luoghi d’incontro, di socializzazione, ribaltando completamente il concept del “vecchio” Upim.
In effetti, è quanto aveva anticipato a gennaio Stefano Beraldo, a.d. del gruppo di Mestre, in occasione della conferenza stampa di presentazione delle strategie relative all’insegna appena acquisita: “Il nuovo Upim sarà un pop, vale a store, nel senso si popolare: fresco, moderno, con in vendita proprio ciò che la gente vuole e di cui ha bisogno".

I luoghi degli opening

Quindi, il 15 settembre sarà Milano ad ospitare i due primi Upim Pop, in corso Buenos Aires e piazzale Corvetto mentre due giorni dopo, il 17, sono previsti altri due opening a Roma in piazza Santa Maria Maggiore e in via Tuscolana.
L’arredo sarà cultural moderno, con pannelli che rimandano all’iPhone e altri che alla Andy Warhol, volendo puntare, probabilmente, al coinvolgimento di generazioni di diverse età, a cui sarà data risposta alle loro esigenze ricorrendo a brand importanti in fatto di accessori, editoria, alimentari, elettronica e attrezzature sportive.

Simply Sma pubblica il primo Bilancio di sostenibilità

Simply Sma ha pubblicato il Bilancio di Sostenibilità 2009, in cui trovano evidenza sia gli impegni di carattere ambientale sia quelli rivolti al sociale. E coerentemente con le politiche green messe in atto, ha
deciso di non stamparne copie cartacee, ma di pubblicarlo sul proprio
sito (www.simplymarket.it), dove è possibile consultarlo e/o scaricarlo.
"Simply Sma si impegna già da diversi anni nella promozione di una cultura sostenibile -commenta Carlo Delmenico, Direttore Responsabilità Sociale d'Impresa di Sma spa- attraverso l’informazione e la formazione di collaboratori responsabili, la sensibilizzazione della clientela alle tematiche della solidarietà e dell’ambiente e la promozione di progetti di solidarietà concreti, che siano utili alla comunità in cui operano i nostri punti di vendita".

Negozi eco attenti
42 tonnellate di prodotti sfusi venduti ogni mese, 2 milioni di bottiglie di plastica riutilizzate per accessori d’arredo interni: due cifre che testimoniano in modo eloquente l'attenzione rivolta dal retailer ai temi dell'ecosostenibilità.
Il documento ripercorre le fasi di sviluppo dei punti di vendita eco attenti, realizzati a partire dal 2008 e caratterizzati dalla riduzione dei consumi di energia e dall’utilizzo di fonti rinnovabili, dall’uso di materiali riciclati e dalla creazione di un circuito virtuoso dei rifiuti, dall’offerta di prodotti eco attenti.

Ampio spazio è dedicato alle caratteristiche tecniche e delle innovazioni strutturali che hanno contraddistinto le aperture dei primi due punti di vendita eco-attenti a Botticino e Milano, il cui assortimento comprende tutta una serie di proposte verdi quali ad esempio gli sfusi e le ricariche, i tessuti in fibra naturale, i prodotti a basso consumo energetico e a Km zero.

Anche le attività legate al sociale non vengono trascurate, con in evidenza i risultati delle partnership storiche con Associazioni e Onlus quali Telethon, Fondazione Banco Alimentare e Caritas, ma anche la politica attuata nei confronti delle risorse umane interne, volta ad un continuo miglioramento delle condizioni lavorative e della sicurezza sul luogo di lavoro.

Censis-Confcommercio, l’onda lunga della crisi frena ancora i consumi

Anche nella prima parte del 2010 i consumi delle famiglie risultano stagnanti. Per l'immediato futuro, non si prevede una robusta ripresa (oltre il 68% del campione manterrà stabili le spese nei prossimi mesi). Inoltre, prevale un clima di cautela che spesso porta a rinviare alcune spese in programma, in particolare quelle per ristrutturare l'abitazione (per il 17,2%) e quelle per l'acquisto di nuovi elettrodomestici (14%). Ancora: le vacanze estive saranno all'insegna della sobrietà e con una tendenza - rispetto alla scorsa estate - a ridurre la durata del soggiorno, sia in Italia che all'estero; aumentano solo le vacanze brevi entro i confini nazionali e resta elevata la percentuale di chi non farà nessuna vacanza (58%).

Solo il 25% non ha cambiato stili di consumo

Un quadro a tinte fosche, quello delineato dall'indagine Censis-Confcommercio che analizza i consumi dei primi sei mesi del 2010.
In particolare, tra i consumatori è possibile individuare tre segmenti: quasi un quarto delle famiglie a causa della crisi ha dovuto rinunciare all'essenziale; una buona metà invece ha razionalizzato le spese ed eliminato il superfluo; una quota del 25% non ha mutato in modo sostanziale il proprio stile di consumo, limitando gli sprechi ma concedendosi anche qualche lusso.
“L'idea che la bassa congiuntura, rilevata ad inizio anno, fosse l'ultima appendice della crisi economica e che il quadro sarebbe presto migliorato in primavera non si è avverato”, commentano gli analisti.
La ripresa tarda a manifestarsi e le aspettative di un miglioramento delle condizioni personali appaiono ai minimi.
 Il clima di fiducia delle famiglie, ulteriormente deteriorato, sembra risentire di un contesto di incertezza, in cui si susseguono le notizie di crisi finanziarie (dalla Grecia ad altri Paesi europei), di possibili default di conti pubblici e di inevitabili sacrifici che limiteranno le possibilità di spesa di molte famiglie.

Esigui incrementi di consumi
Sebbene il 45,7% del campione abbia indicato un aumento dei consumi nei primi sei mesi dell'anno (con un incremento della quota rispetto alla precedente rilevazione) è possibile ritenere che la crescita in quantità sia molto esigua, prossima allo zero. “Ma è bene ribadire -dicono ancora gli analisti-che, nell'ambito di questa e delle precedenti rilevazioni, l'incremento dei consumi esprime quasi sempre una situazione di disagio, la spinta verso spese incomprimibili più che stili di vita improntati al benessere. In effetti, le categorie che hanno indicato con maggiore intensità incrementi di spesa negli ultimi sei mesi sono quelle a minor reddito o le famiglie più numerose o quelle collocate nel Mezzogiorno.

Le previsioni di spesa: rinvii e attendismo
In questo contesto, la maggior parte delle famiglie prevede, per i prossimi mesi, consumi stabili: il 68% esprime tale orientamento, lasciando immaginare che anche nell'immediato le spese non dovrebbero registrare una consistente ripresa.
Numerose sono le famiglie che prevedono di posticipare alcune spese programmate, rispetto a quelle che invece procederanno agli acquisti veri e propri. In una scala ideale di priorità, al primo posto tra le previsioni di spesa vi sono quelle per piccoli e grandi interventi di ristrutturazione dell'abitazione, che verranno effettuati da circa il 10% delle famiglie nei prossimi mesi, ma ai quali per ora rinuncia il 17,2%. Egualmente appaiono molto numerosi i casi di rinvio di acquisto di nuovi elettrodomestici, di mobili per la casa e di un mezzo di locomozione.
Se si guarda, infine, alle previsioni per le vacanze estive si evidenzia la tendenza ad accorciare i tempi di permanenza sia in Italia sia all'estero ed un confronto con i dati rilevati a giugno 2009 indica un leggero incremento delle famiglie che non effettueranno tra giugno e settembre 2010 nessuna vacanza.

Rinunce e virtuosismi
Nel clima di incertezza diffusa e di aspettative di ripresa, per ora andate deluse, prevale la propensione a minimizzare gli sprechi ed a contenere le spese, a ridurre le risorse destinate a svago e divertimento, a programmare viaggi e vacanze estive per quanto possibile poco costose. “Il ridimensionamento temporaneo degli stili di vita, il downsizing come filosofia quotidiana -commentano gli analisti- appare l'orientamento prevalente in larghi strati della popolazione, per molti versi anche tra le famiglie con reddito alto.
Colpisce non poco il fatto che un quarto degli intervistati abbia indicato di avere rinunciato a cose essenziali a causa del clima di crisi (era il 17% nella rilevazione effettuata a gennaio 2010), così come raggiunge il 51% la parte del campione che ha indicato di contrastare la crisi riducendo gli sprechi
I casi di rinuncia a spese essenziali appaiono diffusi soprattutto tra le famiglie del Mezzogiorno e tra chi vive da solo, ancor più con figli a carico, tra le famiglie con persone disoccupate e con reddito contenuto.

Riduzione degli sprechi

Il concetto di riduzione degli sprechi sembra accomunare invece tutti i segmenti sociali presi in considerazione, in particolare sia le famiglie più numerose e con reddito contenuto sia gli alto-spendenti. Il 50% degli intervistati con reddito compreso tra 4.000 e 6.000 euro mensili ed il 40% di quelli con oltre 6.000 euro mensili ha indicato di attuare questo tipo di comportamento, che sebbene possa variare notevolmente da persona a persona e possa essere interpretato in modo differenziato da una famiglia ad un'altra, indica la presenza diffusa di un clima “al ribasso”, di una sensazione di incertezza che non aiuta a determinare una spinta propulsiva ai consumi.
In questo contesto, si cercano forme varie di risparmio e di riorganizzazione del budget familiare riducendo pranzi e cene fuori casa, intensificando l'acquisto di prodotti con marca commerciale, riducendo le spese per svago e divertimento, razionalizzando la spesa alimentare eliminando il superfluo o cercando prodotti in offerta speciale.
“Ciò che colpisce, tuttavia, dei dati raccolti, non è tanto l'attivazione di comportamenti virtuosi ed improntati al risparmio -riprendono gli analisti- quanto il loro livello di diffusione, per molti aspetti estremamente ampio, che si registra in questo momento del Paese e che rischia, se prolungato nel tempo, di divenire un fattore ostativo alla crescita, un eccessivo virtuosismo che sembra rendere il Paese privo di una spinta vitale che si possa esprimere anche attraverso stili di consumo più brillanti.

Il clima di fiducia si deteriora

Nella prima parte del 2010 si è registrata una consistente riduzione della percentuale di persone che guardano al futuro positivamente. L'indice sintetico del clima di fiducia - ottenuto sintetizzando e ponderando le percentuali di ottimisti e pessimisti ed i dati sulle spese effettuate e sulle previsioni di spesa - registra a giugno del 2010 un ulteriore peggioramento, posizionandosi al minimo da gennaio 2009.
Il quadro si chiarisce ulteriormente se si tiene conto che molte persone sono convinte della presenza di evidenti ostacoli alla ripresa riconducibili, per molti versi, ad una classe politica con limitati orientamenti strategici. In particolare, il 34,4% delle famiglie ritiene che la classe politica sia poco focalizzata sul tentativo di risolvere i problemi strutturali del Paese, quasi il 30% ritiene che un ostacolo alla ripresa sia l'elevata disoccupazione ed il 26% segnala la diffusa presenza di corruzione.

Fase passeggera

I dati disponibili devono essere considerati con una certa cautela. La tendenza attuale al pessimismo dovrebbe essere considerata come una fase passeggera, determinata dal fatto che la ripresa economica tarda a manifestarsi; infatti, già nelle ultime settimane di giugno 2010 alcuni segnali positivi si sono manifestati e il sistema produttivo sembra rimettersi in marcia, innescando, forse, un ciclo migliore di quello registrato negli ultimi mesi. Inoltre, occorre considerare che se circa un quarto delle famiglie intervistate ultimamente ha dichiarato di rinunciare a cose essenziali, la parte restante della popolazione è stata spinta a razionalizzare i propri consumi (quindi non ha tagliato le spese) o non ha cambiato affatto le abitudini di spesa; dunque restano diffuse forze vitali alle quali andrebbero lanciati dei segnali di incoraggiamento.

Doppietta italiana per Gap e Banana Republic

Gap e Banana Republic confermano i rumors che ipotizzavano da mesi lo sbarco dei brand statunitensi sul mercato italiano e annunciano ufficialmente i primi opening milanesi delle rispettive insegne, scegliendo location una accanto all'altra ed entrambe affacciate su Corso Vittorio Emanuele.

 Il calendario delle due aperture indica nel mese di novembre l'inaugurazione dei 2.350 mq che ospiteranno su tre piani le collezioni Gap, GapKids, babyGap, GapBody e GapMaternity.

Nel corso del mese successivo è previsto invece l'opening dei 1.600 metri quadrati, dislocati su due livelli, riservati questa volta alle linee di abbigliamento prêt-à-porter femminili e maschili e alle collezioni di accessori e articoli per l'igiene personale firmati Banana Republic.

 “Sono felice di aprire in una città che rappresenta il cuore del mondo della moda, celebrando in maniera fresca e moderna la tradizione del marchio. Siamo entusiasti della prospettiva di servire i clienti italiani a Milano e oltre, riconoscendo la loro passione per lo stile e la moda -ha dichiarato in merito all'apertura di Gap Stephen Sunnucks, Presidente di Gap Inc. Europa e Alleanze Strategiche-. Confidiamo che saranno entusiasti di questo ambiente ricco e lussuoso, dove troveranno collezioni a prezzi sorprendenti” ha aggiunto Sunnucks facendo riferimento al primo opening italiano di Banana Republic.

Lo stile dei nuovi store
I progetti dei nuovi store ripropongono lo stile ormai affermato dei due marchi, che arricchiscono l'esperienza d'acquisto mettendo a disposizione dei clienti servizi di consulenza personale su appuntamento, aggiornandolo con nuove caratteristiche rispetto alla dimensione italiana delle location:

  • ancora più dinamica e contemporanea l'impronta dello spazio scelto per accogliere lo stile fresco e disinvolto di Gap adottando un concept scultoreo composto da vetri specchiati e pareti bianche fluttuanti con dettagli in vetro blu, e focalizzato sulla scalinata originale Anni Settanta realizzata dal famoso studio di architettura milanese BBPR.
  • Il basic deluxe a prezzi accessibili di Banana Republic sarà ambientato tra elementi moderni e tradizionali che mixano la tradizione italiana e le radici americane del marchio col contorno di materiali lussuosi.

Chi è Gap Inc
Gap e Banana Republic sono i brand di punta di Gap Inc. specializzata nella distribuzione internazionale di abbigliamento, accessori e prodotti per l'igiene personale sviluppati per uomo, donna, bambino e neonato, e a cui fanno capo anche i marchi Old Navy, Piperlime e Athleta.

Gap Inc. vanta una presenza internazionale diretta che si realizza oggi attraverso 3.100 store in Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Francia, Giappone e Irlanda.

Nuovi accordi di franchising sviluppati per i mercati di Australia, Asia, Europa, America Latina e Medio Oriente rendono sempre più globale la proiezione del gruppo che nel 2009 ha raggiunto un fatturato di 14,2 miliardi di dollari.

Forum Palermo il primo centro commerciale della città

Carlotta Terzi è il direttore marketing di Bakery spa

Sposata con due figli, Carlotta Terzi arriva in Bakery SpA dopo una lunga esperienza in aziende primariamente del settore alimentare. In Bakery SpA, azienda leader nella produzione di pane, focacce e pizze, parzialmente cotti e surgelati, ha l'incarico di strutturare la divisione marketing e di dare nuovo impulso ad iniziative soprattutto a livello internazionale. Nella funzione risponde a Marco Beccari Ad di Bakery.

Primo semestre positivo per Mercatone Uno

Con una crescita del fatturato che si attesta intorno all'11%, Mercatone Uno, conferma, anche nei primi sei mesi del 2010 un trend in crescita: con una rete di 90 pdv a insegna Mercatone Uno e 25 store sotto altri brand, il Gruppo supera ormai gli 800 milioni di fatturato annuo e i 30 milioni di visitatori.

 “I risultati sembrano soddisfare tutte le nostre attese -precisa Romano Cenni, presidente e fondatore-: la nuova superficie di Bologna Navile è già il primo pdv del gruppo per fatturato, con oltre 2 milioni di euro al mese, e per numero di visitatori. Si tratta di dati che ci convincono a rafforzare la presenza del nostro marchio sul territorio, tenendo fede al nostro impegno di sempre di essere vicini alle famiglie, soprattutto in momenti storici complessi come quello attuale”.

“Analizzando i dati di vendita relativi al primo semestre 2010 abbiamo colto un elemento particolarmente significativo riguardante un trend di crescita omogeneo che interessa ogni comparto merceologico –sottolinea Ettore Bandieri, Ad del gruppo-: ad esempio il settore del mobile cresce mediamente del 12%, il comparto dell’elettrodomestico aumenta di oltre il 10% così come complementi d’arredo/tessile casa registrano incrementi dell’11,5%. Trattandosi di trend distribuiti equamente anche a livello territoriale, prevediamo di proseguire sul percorso tracciato con un cauto ottimismo”.

Italian Food Excellence

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