Il Caseificio di Canossa, di proprietà di Dalter Alimentari, ha siglato un accordo con il caseificio di Selvapiana per la costituzione della nuova società consortile Colline di Selvapiana e di Canossa. La nuova realtà sarà dotata di 21 caldaie attive per la produzione di Parmigiano Reggiano di montagna e di un magazzino di stagionatura dalla capacità di 14.000 forme.
L'iniziativa si inserisce in continuità con le scelte strategiche di Dalter Alimentari, che a Reggio Emilia confeziona formaggi grattugiati e porzionati freschi per il canale horeca e l'industria alimentare. La volontà è quella di perseguire, attraverso l'integrazione verticale, il controllo totale della filiera: dopo l'acquisto, nel 2007, del 50% delle quote del caseificio di Canossa e la successiva acquisizione totale nel 2009, ora la decisione di creare questa nuova realtà che garantirà un notevole aumento della capacità produttiva, le caldaie attive passeranno da 12 a 21, e un miglioramento dei costi fissi. Gli investimenti deliberati in fase di attuazione, consentiranno inoltre un aggiornamento ed un ampliamento degli impianti, con possibilità di inserimenti di altre caldaie, e l'introduzione di tecnologie all'avanguardia.
I caseifici di Canossa (Dalter) e di Selvapiana si consorziano
La famiglia degli yogurt salutistici interpretata da 2 insegne di superstore: Esselunga e Gs
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Metodologia della ricerca |
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| Lay out e display |
Il lineare degli yogurt e dessert è di complessivi 10 moduli di banco, con vasca larga alla base e 5 ripiani da 50 cm. Gli yogurt salutistici e per l'infanzia ne occupano 2, con una sequenza che divide le due famiglie di prodotti ed allinea in verticale le varianti di sapori. Considerando lo sviluppo complessivo dello spazio, ad ogni variante risultano assegnati 22 cm., con un facing in pratica di 2 o 3 pezzi per ciascuna. Non ci sono particolari segnalazioni circa le caratteristiche dei prodotti, per cui è presupposta la conoscenza diretta da parte dei consumatori. Il contesto appare ordinato e ben fornito e le date di scadenza sono ampiamente nei termini. |
Agli yogurt e dessert sono riservati 5 moduli di banco complessivi, con vasca larga e 5 moduli da 50 cm., nei quali solo agli yogurt per l'infanzia è riservato uno spazio abbastanza definito di circa mezzo modulo, mentre quelli salutistici per adulti sono esposti mescolati con gli altri yogurt che si possono definire "normali". Non è quindi quantificabile uno spazio espositivo specifico, ma il facing di questi yogurt è apparso di uno o due pezzi per variante. Non ci sono altre informazioni oltre a quelle dei cartellini prezzo. Il banco presentava alcuni spazi vuoti per presumibili rotture di stock. Le date di scadenza sono apparse nei termini. |
La categoria degli yogurt continua a mostrare un notevole dinamismo, arricchendosi di nuovi prodotti che si indirizzano da un lato al fattore gusto (cremosità, sapori, ecc.) e dall'altro agli aspetti definibili come salutistici per gli adulti (leggerezza, produzione biologica, particolari aggiunte di fermenti, ecc.) o destinati direttamente all'infanzia. Ed è proprio di queste ultime famiglie di prodotti che si occupa questa ricerca, condotta presso due superstore di Milano, Esselunga di viale Umbria e Gs di corso Lodi, in posizioni piuttosto vicine tra loro, ma con un'interpretazione di questa realtà alquanto diversa, sia sotto gli aspetti quantitativi che qualitativi dell'offerta. In termini di dimensioni, infatti, l'assortimento di Esselunga negli yogurt salutistici per adulti è più del doppio di quello di Gs, mentre c'è un allineamento in quelli per bambini. Anche gli spazi sono considerevolmente diversi e così pure il display, che da Gs in pratica non prevede una famiglia specifica per gli yogurt per adulti, posizionati insieme con quelli normali. Quanto ai prodotti, l'offerta è quasi esclusivamente indirizzata verso prodotti di marca, con un sola linea a marca commerciale Esselunga di yogurt biologico. Da entrambi, non ci sono particolari informazioni che illustrino le caratteristiche di questi prodotti. |
| Prodotti | Sono state individuate 89 varianti complessive, di cui 69 per adulti e 20 per l'infanzia. Le marche presenti sono rispettivamente 12 e 5, con una media di circa 6 e 4 per ciascuna. Nella famiglia per adulti è presente anche una linea biologica a marca commerciale, ma per il resto sono presenti solo marche di larga diffusione. |
Le varianti complessive rilevate sono 43, di cui 26 per adulti (con 6 marche) e 17 per bambini (pure con 6 marche). La media è quindi rispettivamente di circa 4 e 3 varianti per marca. Non è presente in queste famiglie la marca commerciale, né ci sono primi prezzi. |
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| Plus | Offerta ampia e profonda. | Non si notano elementi di differenziazione positiva. |
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| Minus | Gioverebbe forse qualche informazione. |
Offerta limitata e frazionata. |
Il primo Report di sostenibilità per Bolton Manitoba Alimentari
Bolton Manitoba Alimentari ha pubblicato il primo report sulla responsabilità sociale d'impresa che costituisce la testimonianza di un lavoro aziendale fondato sul senso di responsabilità verso l'ambiente e le persone, con l'obiettivo di una qualità a 360 gradi per quanto riguarda il pesce e in particolare il tonno che costituisce la materia prima del brand Rio Mare. Qualità Responsabile esprime infatti un concetto di qualità perseguita responsabilmente lungo tutta la filiera, dal momento in cui il pesce viene pescato fino a quando il prodotto arriva sulla tavola. Una scelta che conferma e valorizza l'impegno dell'azienda nel corso degli anni e indica la strada sulla quale continuerà il suo sviluppo.
Sette Aree
Le sette aree di impegno per una politica di sostenibilità ambientale e di responsabilità sociale sono: la pesca del tonno e la tutela dell’ecosistema; il rispetto dell’ambiente; il rispetto delle persone; la tracciabilità dei prodotti; la scelta e gestione delle materie prime; le analisi e i controlli; la nutrizione e il benessere. Per ogni area sono definiti principi e azioni specifiche che, cosa importante, impegneranno anche i fornitori.
Bennet apre l’ipermercato n°64 a Cornaredo
Cornaredo è la seconda apertura di Bennet del 2011 dopo Sacile in Friuli Venezia Giulia lo scorso marzo. e dopo l’apertura nel 2010 del Parco Shopping Center a Vanzaghello e precede invece l’inaugurazione del nuovo ipermercato di Sedriano prevista a novembre. I parcheggi gratuiti disponibili per la clientela, sono 815 di cui oltre 400 coperti. L’ipermercato, che al suo interno dispone di 28 casse, di cui 4 casse selfscan, offre l’opportunità di lavoro a 180 dipendenti, dando naturalmente priorità ai residenti della zona.
Servizi
Nel pdv di Cornaredo Bennet mette a disposizione i suoi servizi come la Carta Bennet Club e la Carta Bennet Club Money si possono ottenere sconti esclusivi sui prodotti. Un altro vantaggio, con la Carta Bennet Club Money, l’intero importo degli acquisti verrà addebitato il 10 del mese successivo, senza ulteriori spese ed interessi.
La raccolta punti riserva poi diversi premi per la casa, il tempo libero e la famiglia, l’attivazione dei cellulari, la consegna a domicilio per i prodotti ingombranti, i pagamenti rateali, lo sviluppo e la stampa delle foto.
Rete
A livello nazionale invece il numero di ipermercati Bennet sale a 64 così distribuiti:
•27 in Lombardia
•24 in Piemonte
•7 nel Triveneto
•5 in Emilia Romagna
•1 in Liguria
I dipendenti sono più di 8.000.
Prime soluzioni Carrefour Planet a Paderno Dugnano
Per il centenario Nivea, Beiersdorf punta sull'innovazione con la prima realizzazione di un'isola interattiva attiva dal 6 giugno scorso all'interno del nuovo Carrefour Planet di Paderno Dugnano la prima implementazione italiana del relativo format francese ancora in lavorazione.
Above e below the line
L'isola Pop Channel, brevetto internazionale di Majrani Europe, mette insieme i valori della comunicazione di marca in chiave above the line (tramite monitor), con quelli del below the line, cioè la miglior esposizione del prodotto nello store. E in più fornisce anche strumenti di misurazione dell'efficacia della comunicazione.
Pop Channel
Con Pop Channel Majrani intende valorizzare l'offerta di prodotto, comunicarla al meglio e analizzare con dati aggregati la dimensione dell'audience, rendendo finalmente misurabile ed efficace la comunicazione in-store.
Italian Popai Award 2011 premia Visual Display
Kit Scarpine Fisiologiche Chicco, realizzato per Artsana da Visual Display, si è aggiudicato il Best in Show (il riconoscimento che la giuria assegna alla migliore realizzazione in assoluto) tra tutti i Gold Winners, e si è aggiudicato pure il riconoscimento della giuria critica istituita da quest'anno
Vincitori
best in show
Kit scarpine fisiologiche chicco, progetto di Visual Display. Cliente: artsana.
categoria durevole
Paguro, progetto realizzato ed iscritto in gara da Heineken Italia.
Categoria non durevole
Kit scarpine fisiologiche chicco, progetto di Visual Display. Cliente: Artsana.
Categoria attività sul pdv
Duracell ultra power, progetto di Proxima. Cliente: Procter & Gamble.
Categoria shopfitting - arredo per il pdv
Expo armillari, progetto di Giovanardi. Cliente: Prada Categoria shopfitting - concept di pdv
Nuovo concetto di gommista, progetto di A&A Design di Alessandro Luciani. Cliente: Pirelli Tyre
Categoria innovazione per il pdv
Digital merchandising, progetto di Accenture
Premio della giuria critica
Kit scarpine fisiologiche chicco, progetto di Visual Display. Cliente: Artsana.
Composizione delle giurie
Il comitato della giuria è composto da personalità di rilievo specialiste del mondo del marketing e della comunicazione, provenienti dalle più importanti industrie di marca italiane: Ottica Avanzi, Artsana, Bauli, Bricocenter, Campari, Carrefour, The Walt Disney Company Italia, Ferrero, Giochi Preziosi, L'Oréal Italia, Luxottica Group, Mars, Mondo Convenienza, Nike Italia, Perfetti Van Melle, Sonae Sierra e Telecom Italia.
Da quest'anno è stata poi istituita anche una giuria critica, composta da importanti firme del giornalismo e da personalità del mondo accademico, che hanno valutato i progetti in gara secondo criteri estranei alle pure dinamiche del marketing aziendale, ponendo il focus sull'estetica, la creatività e la tecnica di realizzazione dei progetti.
Ortofrutta piemontese promossa dai farmer locali nei pdv Nordiconad
Filiera corta per valorizzare il territorio, sostenere l'agricoltura locale, fidelizzare il consumatore. Il progetto portato avanti sui prodotti ortofrutticoli tra Nordiconad e Ortofruit Italia, organizzazione di produttori che riunisce 500 cooperative piemontesi, aderente a Fedagri Confcooperative Piemonte, fa leva sulla provenienza locale di peperoni, pomodori e melanzane, come elemento di differenziazione qualitativa e di rassicurazione rispetto a filiere che hanno ormai assunto dimensioni globali. Anzi, nei 120 punti vendita Nordiconad sparsi tra Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta che aderiranno a questo progetto, la comunicazione pop sarà scritta in dialetto, ad affermare ulteriormente il legame con il territorio, mentre durante le promozioni in store, che vedranno la distribuzione di materiale informativo e la creazione di isole riservate ai prodotti locali, sarà proprio l'agricoltore a illustrare le caratteristiche dei propri prodotti. Così tra una “tùmatica” (pomodoro cuore di bue) e una “marzana” (melanzana globosa) il consumatore sarà fidelizzato con la consapevolezza di contribuire alla salvaguardia degli agricoltori locali minacciati dalla prepotenza dei mercati globalizzati.
Maurizio Bortolan nuovo direttore commerciale e marketing di Number 1 Logistics Group
Maurizio Bortolan è il nuovo direttore commerciale e marketing di Number 1 Logistics Group,
operatore logistico specializzato del mondo grocery e largo consumo, che fa parte del Gruppo Barilla.
Bortolan si è laureato in Scienze dell'Informazione nel 1997 e ha conseguito un Master in Business
Administration nel 2002 presso la SDA Bocconi di Milano. Ha iniziato la sua carriera in Sap Italia
come consultant fino al 2001. Successivamente è entrato nel Gruppo Merloni con il ruolo di
responsabile logistica Europa. Nel 2005 è passato in Ceva Logistics dove ha ricoperto diversi ruoli nell'area Business Development fino a ricoprire l'incarico di direttore di divisione.
Number 1 Logistics Group è leader nel settore food da diversi anni, con un fatturato sviluppato in
Italia di circa 300 milioni di euro e un indotto di oltre 3.000 persone.
UNA GIORNATA DEDICATA ALL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA PER
Per fare il punto sulle più moderne tecnologie per la conservazione di cibi, Ipack-Ima Spa, società che organizza la più importante manifestazione fieristica dedicata a processing, packaging e material handling (food e non food), organizza in collaborazione con Mark Up l’incontro "Tecnologie per Freschi, Freschissimi e Convenience Food" che si terrà il 15 giugno, in Sala Collina, nella Sede del Sole 24 Ore, in Via Monte Rosa 91 a Milano, a partire dalle 9.00.
Il convegno è patrocinato da UNIDO - Organizzazione per lo Sviluppo Industriale delle Nazioni Unite - e vede la partecipazione di esperti e accademici che rifletteranno sui molteplici aspetti legati alle tecnologie alimentari nell’ambito di prodotti differenti, ma uniti dalla caratteristica comune di richiamare ad una alimentazione genuina, tradizionale, che l’industria del packaging deve saper rispettare e conservare con le più moderne ed avanzate tecnologie.
Una giornata di incontri, dibattiti, seminari, dimostrazioni live, che vedrà due le sessioni tecnologiche: una dedicata ai Freschi e Freschissimi - in cui si spazia dall'analisi approfondita del quadro economico, all'organizzazione della filiera fino alla qualità dei prodotti - e una focalizzata sui Prodotti Convenience, con focus su microbiologia e igiene, tecnologia del sottovuoto, alimenti senza glutine e sviluppo di nuovi packaging nel rispetto ambientale.
Chiuderà la giornata una Tavola Rotonda per discutere sul futuro dei prodotti al consumo con i maggiori esponenti della GDO, dell'HO.RE.CA (Hotellerie, Restaurant, Catering) e dell'industria alimentare.
Il programma completo dell'evento è on line all'indirizzo: http://www.ipackima.it/sicurezza-alimentare/
Pubblicità sui social media: occorre un nuovo modello
La crescente attenzione ai consumatori esperti da parte delle marche sui social media sta producendo risultati positivi sul fronte dell’e-commerce, più complessa appare, invece, la valutazione quando si tratta di pubblicità. Una recente indagine Mintel rivela, infatti, che il 66% degli utenti di social network dichiara di prestare raramente attenzione alla pubblicità presente sui siti di social media, e il 56% non ama acquistare prodotti pubblicizzati su questi siti – ritenendo che le marche debbano andare oltre le inserzioni pubblicitarie classiche per influenzare le decisioni d’acquisto dei consumatori.
Inoltre, la percentuale dei consumatori che dichiara di non guardare la pubblicità presente sui social network sale al 70% tra gli utenti nella fascia di età che va dai 25 ai 34 anni. I consumatori realmente “attenti” all’advertising sui siti social -secondo il rapporto Mintel- rappresentano l’11%, mentre quasi un terzo (31%) ascolta le raccomandazioni su prodotti e servizi ospitate dai social network che frequenta.
Interagire con i consumatori
“La nostra indagine non suggerisce che la pubblicità sui social network è inefficace -spiega Cecilia Liao, senior technology analist di Mintel- ma indica che questi utenti di social network possono non trovare particolarmente memorabile la pubblicità sui canali social, perlomeno ad un livello cosciente. Ciò sottolinea il fatto che le imprese che vogliono avvalersi dei social media come strumento promozionale devono guardare oltre gli annunci basati sul testo o i banner interattivi ed investire in un coinvolgimento reale con i consumatori. Le pubblicità statiche -prosegue Liao- non sono sempre la soluzione migliore per interagire con i consumatori. I marketer dovrebbero utilizzare i social network per comunicare ai consumatori e coinvolgerli attraverso contenuti organici a questi ambiti relazionali e campagne creative interessanti”.
La ricerca della convenienza
I social network si stanno sempre più affermando come strumento privilegiato nella ricerca delle convenienza, come testimonia l’impetuosa crescita dei siti di social buying. Circa il 15% degli utenti di social network utilizza questi siti per scoprire offerte convenienti e il 13% per cercare informazioni sui brand. Le donne sono più attive degli uomini nei social network: l’83% delle femmine dichiara di aver usato diversi siti contro il 77% dei maschi, ma solo il 10% delle donne, raffrontato al 18% degli uomini, apprezza l’idea del commercio attraverso i social network.
L’ottimismo dell’Eire 2011
Delle due l’una: o tutti gli operatori presenti all’Eire, la rassegna immobiliare che chiude oggi i suoi battenti alla Fiera di Milano, hanno da proporre progetti di grande livello e sicura redditività o i conti non tornano troppo se si prendono per buone le professioni di ottimismo che abbiamo sentito aggirandoci per gli stand.
Per restare al settore che ci compete, quello del retail, l’Agenzia del territorio ha denunciato l’ennesima caduta della compravendita di negozi. -9% nel primo trimestre del 2011 rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente e perlopiù le operazioni di acquisto, se si eccettuano le rare transazioni di megastrutture si tratta in grande maggioranza di operazioni che riguardano negozi marginali perlopiù acquisiti da immigrati.
Polemiche
Un momento di alto interesse si è avuto nel convegno promosso da Popai e Cncc, Consiglio nazionale dei centri commerciali, che ha visto l’amminstratore delegato di Mediamarket, Pierluigi Bernasconi, molto polemico nei confronti delle modalità di definizione dei bacini di utenza propagandati in fase di commercializzazione e sulla loro localizzazione extraurbana, ma vi torneremo sulla pagine di Gdoweek.
Oggi chiusura della Fiera con la presentazione del Manifesto del real estate, una serie di punti programmatici su cui dovrebbero convergere le decine di associazioni che in Italia rappresentano il mattone. Auguri.
Tesco raddoppia i pdv con servizio Click & Collect
Tesco intende capitalizzare le nuove prospettive offerte dalla "nuova era di vendita al dettaglio" che si sta manifestando nel mondo.
Secondo il Ceo Philip Clarke (in foto) nel suo discorso al British Retail Consortium: "La rivoluzione digitale che ha messo il turbo alla globalizzazione sta trasformando il comportamento di consumatori e imprese.
La rivoluzione digitale motore del cambiamento
Questa rivoluzione aumenta la concorrenza, abbassa i prezzi, crea nuove imprese virtuali, permettendo alle persone di vendere merci senza la presenza di un essere umano in mezzo".
E per stressare il cambiamento realizzato negli ultimi vent'anni ha aggiunto: "Quando sono arrivato in Tesco gran parte dell'Europa era dietro una cortina di ferro, la Cina era un paese di cui si sapeva poco e Tesco significava un’insegna che nel Regno Unito vendeva prodotti alimentari e poco più".
Entro fine anno
A luglio, Tesco amplierà il servizio Click & Collect includendo l'abbigliamento e successivamente anche la spesa grocery.
Tesco per altro ha già annunciato l'intenzione di introdurre i servizi on-line per il food a Praga entro quest'anno e a Varsavia entro l'inizio del prossimo anno. La società inoltre ha piani per lanciare attività on-line a Shanghai, Bangkok, Kuala Lumpur, Budapest e Bratislava.
Groupon entra nei pdv grazie alla carta di fedeltà
Groupon, sito pioniere nel collective shopping, entra nei supermercati grazie ad un test avviato negli Usa, che permetterà ai possessori di carta fedeltà Big Y Foods, di redimere presso i punti di vendita nel Massachusetts i coupon acquistati online .
L'offerta iniziale riguarda confezioni di piatti pronti ittici proposte ai consumatori con uno sconto del 40%.
I clienti che intendono usufruire del deal (così viene chiamata l'offerta del giorno nel mondo degli acquisti collettivi) non devono fare altro che indicare il numero della propria carta fidelity al momento dell'acquisto del coupon. Ai consumatori che non dispongono di carta fedeltà viene, invece, generato automaticamente un account. Essendo caricato sulla carta fedeltà, il coupon viene redento automaticamente al momento della transazione in cassa.
Nuova vita per i web coupon
L’inserimento del meccanismo dei coupon all’interno dei programmi fedeltà del retail potrebbe risolvere diversi problemi: eliminare le possibili frodi legate alla distribuzione dei web coupon da stampare a casa e, cosa più importante, aprire nuove opportunità di utilizzo per uno strumento “tradizionale” come il coupon.
Una recente ricerca condotta da Morpace negli Usa evidenzia che il 67% dei consumatori ha utilizzato dei coupon scaricati e stampati dal web. Dalla survey, che ha convolto 1.000 shopper, emerge che l’incidenza è significativamente più alta per le donne (72%) rispetto ai maschi (59%). Inoltre, un terzo degli shopper sa di poter trovare i coupon su Internet, ma non li ha mai scaricati. Il 58% di quelli che non utilizza i coupon online ha dichiarato di non voler spendere del tempo per ricercarli, mentre il 29% ha affermato di non utilizzarli in genere e il 13% non ha trovato dei coupon adatti alle proprie esigenze di shopping.
LA PUBBLICITA’
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"GDOWEEK - La proposta editoriale e
l'offerta di comunicazione 2011"
Scarica il Listino 2011:
La comunicazione stampa
La comunicazione web
Calendario uscite
Formati e Tariffe
Diffusione
L'ORGANIZZAZIONE COMMERCIALE
Publisher
Nicola Ligasacchi
tel 02 30226605
Segreteria Commerciale
Monica Negri
tel 02 30226622
LA RETE DI VENDITA
Lombardia
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tel 02 30226125
Paolo Giorgi
tel 02 30226169
Roberto Pallini
tel 02 30226825
Monica Sposito
tel 02 30226808
Piemonte, Liguria
ADV Spazioerre srl - Torino
tel. 011 6600100, fax 011 6602875
Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia
MEZZI PUBBLICITARI di Xausa
Postioma di Paese (Tv)
tel./fax.0422.480150
Emilia Romagna, Marche
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tel. 051 230807, fax 051 225303
Toscana, Umbria
Media&Massima - Firenze
tel 055 4223085 fax 055 4361167
Lazio, Abruzzo
Intermedia - Roma
tel 06 5899247 - 06 5894534 fax 06 5819897
Campania
Salvatore Cuomo - Castelvolturno (CE)
tel 0823 851613 fax 0823 851649
Basilicata, Calabria, Puglia
Intermedia - Roma
tel 06 5899247 - 06 5894534 fax 06 5819897
Sicilia
AD Maiora
tel 091 611 5260 - fax 091 6116201
Sardegna
c/o Il sole 24 Ore - Milano
Monica Negri
tel 02 30226622
Sapore dell’anno premia i prodotti di gusto
Dopo oltre 13 anni di presenza sul mercato francese, approda nella nostra penisola Sapore dell’Anno, marchio di qualità attribuito ai prodotti dell’area food & beverage –organizzato dalla francese Monadia- basato sul giudizio indipendente di una "giuria" di consumatori rappresentativi dell’universo nazionale di riferimento.
Le aziende potranno iscriversi fino al 30 settembre 2011, dopodiché inizierà la fase dedicata alle prove di degustazione, in programma tra ottobre e novembre 2011.
I risultati riferiti dal campione, espressi in scala da 0 (“non mi piace”) a 10 (“mi piace molto”) e integrati da eventuali impressioni personali scritte, permetteranno di stabilire quali prodotti si aggiudicheranno il titolo di Sapore dell’Anno per le diverse categorie e verranno riportati alle società partecipanti per permettere loro di conoscere tutte le motivazioni del loro posizionamento nell’ambito dell’iniziativa.
La presentazione ufficiale dei vincitori avverrà a gennaio 2012 nell’ambito di un evento di premiazione durante il quale verranno proposti piatti cucinati dal esperti chef con i prodotti selezionati.
Le prove generali nel 2010
Una prima fase test, sviluppata nel 2010-2011, ha già permesso di far sperimentare ad alcune importanti aziende del settore food&beverage il potenziale dell'unica certificazione di marketing sul gusto.
La prima edizione italiana di Sapore dell’Anno ha coinvolto Silliker Italia, laboratorio specializzato in analisi sensoriali; ogni test ha visto la partecipazione di 80 consumatori, che hanno testato
da un punto di vista organolettico 12 diversi prodotti appartenenti a 6 differenti categorie
merceologiche, assegnando il titolo di Sapore dell’Anno 2011 ai seguenti prodotti:
• Formaggi Vallelata (Mozzarella, Ricotta, Stracchino) - BIG srl
• Cereali Kellogg’s (Extra Cioccolato Belga e Nocciole; Extra Mix di Frutta, Extra Classic) –
Kellogg’s
Italia
• Condimenti Freschi Vallè (Leggera, Naturalmente, Omega3) - Vallè Italia srl
o Pizza (Gorgonzola e Noci, Tartufo, Primavera) Vissana - SVILA srl
@font-face {
font-family: "Cambria";
}@font-face {
font-family: "ArialMT";
}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; }
L’utilizzo del marchio in tutte le leve di
comunicazione -ivi compreso il packaging dei prodotti interessati- sarà consentito
alle aziende vincitrici per i 14 mesi successivi all’assegnazione del premio.
Sei modi di dire greenwashing
Cresce anche in Italia la domanda di prodotti green e si molti-
plicano le iniziative di marketing che
tentano di sedurre il consumatore
proponendo un prodotto, o una marca verde. Dietro l'angolo si nasconde però un rischio: il “greenwashing”. È il termine anglosassone
che indica “quando una società o
un'organizzazione impiega più tempo e denaro ad affermare di essere
verde attraverso la pubblicità e il
marketing, piuttosto che nel mettere
in atto misure che riducano al mini-
mo il suo impatto ambientale”.
Il greenwashing è un neologismo
coniato da attivisti ambientali americani ispirandosi al whitewashing
che in inglese vuol dire nascondere,
coprire o dissimulare fatti spiacevoli
ed è utilizzato soprattutto in politica.
È un fenomeno che si sta diffon-
dendo a macchia d'olio in tutto il mondo, insieme alla crescente
attenzione delle persone verso la
sostenibilità ambientale, la riduzione dei consumi e delle emissioni.
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Allegati
- Sei modi di dire greenwashing
- Sostenibilità e messaggi che alla lunga non reggono in un’indagine realizzata da Greenbean | Gdoweek | 11 ottobre 2010 |
A Pechino, il fashion ha grande charme ma cresce il fenomeno italian sounding
Nonostante la recessione mondiale, i principali
gruppi cinesi, le catene internazionali
e importanti brand non rinunciano ai
progetti di penetrazione o di espansione
in Cina, tant'è che le aperture di store
previste nel 2010 risultano più di 700. Relativamente
al mercato dell'abbigliamento,
negli ultimi anni è cresciuto con tassi a due
cifre, raggiungendo i 50 mld/$. Attualmente
le vendite tramite i department store,
nazionali e ed esteri, contano per il 40%
del mercato.
Fino a pochi anni fa, il mercato era molto
polarizzato su due segmenti di consumatori
e due posizionamenti di prodotto: il primo
con prodotti economici, di qualità bassa,
a marchio locale e venduti principalmente
nei department store cinesi di antica concezione,
tramite la rete dei negozietti o,
ancora, da catene internazionali di primo
prezzo (ad esempio, Walmart); l'altro
posizionamento era formato da prodotti di
lusso, venduti da negozi monomarca (anche
in franchising), ma in buona parte nella
forma shop in shop nei grandi magazzini.
Più recentemente, con l'affermarsi di una
classe media cinese, sono emerse nuove
categorie di prodotti, con posizionamenti
intermedi e con un buon rapporto qualità
prezzo. Si tratta di un mercato fortemente
frammentato, spesso dominato da marchi
stranieri, ma non sempre occidentali e non
di rado italian sounding: un fenomeno preoccupante
per la sua crescente diffusione
che (Anna Pucci, Mia Mia, AnMani, Loro
Lana, Cagliari, sono solo alcuni esempi).
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Allegati
- A Pechino, il fashion ha grande charme ma cresce il fenomeno italian sounding
- Il mercato cinese è in buona parte costruito da retail esteri, ma anche da gruppi locali con brand “italiani” | Gdoweek | 11 ottobre 2010 |
Water Less, i nuovi jeans Levi’s che contribuiscono al risparmio d’acqua
All'interno della collezione autunno/inverno 2011, che sarà disponibile nei negozi Levi's a partire da giugno, Levi's presenta i nuovi WaterLess jeans in grado di far risparmiare 20 milioni di litri d'acqua.
Tutto questo mantenendo comunque un livello di qualità elevata.
Processo produttivo rielaborato
L'azienda ha rielaborato il processo produttivo tradizionale necessario a realizzare un paio di jeans, identificando una metodologia di produzione molto più eco-compatibile.
Il risultato è: 20 milioni di litri d'acqua che equivale ad un rubinetto lasciato scorrere per ben 2.177.660 minuti. Ovvero 8,5 piscine olimpioniche, o ancora 725.000 docce, o infine acqua potabile sufficiente alla sopravvivenza di una persona per 21.000 anni.
1,3 milioni di paia
La collezione europea WaterLess conta oltre 1.3 milioni di capi, per uomo e donna. Fra tutte le attività produttive il massimo risparmio nel consumo di acqua va al finissaggio Vintage Glory, che consente un risparmio pari all'88%. Il lavaggio casalingo dei jeans, infatti, utilizza circa sei litri ogni volta. Lavate i vostri jeans una volta ogni due settimane, invece che ogni settimana, per partecipare attivamente al risparmio di acqua.
Levi's dona 200 milioni di litri
Anche se in apparenza sembra che l'acqua sia presente in abbondanza, di tutta l'acqua presente sulla terra, solo l'1% è adatta ad essere utilizzata dagli esseri umani. Sul nostro pianeta, una persona su sei (1,1 miliardo di autentiche vite umane) non dispone di acqua potabile a sufficienza.
Levi's vuole contribuire alla risoluzione di questa problematica, e per questo abbiamo deciso di donare oltre 200 milioni di litri d'acqua a quelle comunità che, in tutto il mondo, ne hanno maggior bisogno. Visitando la pagina Facebook di Levis si scoprono le semplici azioni che vi permettono di donare acqua potabile a 10.000 persone per tutta la vita.
Esselunga trasferisce lo stabilimento produttivo da Firenze a Parma
Esselunga ha comunicato alle rappresentanze sindacali l'intenzione di trasferire lo stabilimento di prodotti da forno e pasticceria di Via Pistoiese a Firenze nel nuovo e moderno impianto di Parma.
Per l'esecutività di questo trasferimento si attende comunque l'esito positivo della procedura concorsuale che sta interessando la società BTT (Ex Battistero) in liquidazione.
La dirigenza Esselunga ha rassicurato i sindacati che tutti i dipendenti dello stabilimento di Via Pistoiese saranno ricollocati, alle medesime condizioni contrattuali, presso i pdv dell'azienda e/o presso il nuovo centro distributivo in costruzione a Campi Bisenzio. Questo anche in relazione alle diverse esigenze del personale medesimo e senza imporre quindi di seguire il trasferimento da Firenze a Parma.
La chiusura dello stabilimento di Via Pistoiese e il conseguente trasferimento dei dipendenti avverranno non prima dell'estate 2012.
- Si avvicina l’acquisizione di Battistero da parte di Esselunga
- Esselunga, iniziativa ecologica con Levissima
- Esselunga: +5% nel 2010
- Esselunga riapre il rinnovato superstore di Varedo
- Esselunga attiva prenotazione libri scolastici con estensione all’Università
- Esselunga a Firenze limita il servizio di consegna della spesa a domicilio
Al via la seconda edizione del concorso Lavazza “Beati e Premiati”
Dopo il grande successo riscosso nell’edizione 2010, Lavazza ha deciso di riproporre anche quest'anno il concorso Beati e Premiati per premiare i clienti più fedeli con la collezione di oggetti Lavazza Design Paradiso, frutto della creatività di giovani designer del panorama italiano e internazionale. La promozione, che si svolgerà dal primo di giugno al 31 ottobre 2011, sarà sostenuto da un’intensa campagna di comunicazione televisiva che vedrà la consolidata coppia Bonolis e Laurenti, protagonisti della Campagna Paradiso.
I premi del concorso sono oggetti dal design esclusivo frutto della creatività di giovani designer del panorama italiano ed internazionale.
Tornano la moka alata Santina e la tazzina Angiolina e a questi si aggiungono tre nuovi oggetti destinati ai collezionisti: il pratico vassoio ArcAngelo, morbido come una nuvola; la cromonuvola Lucilla, originale lampada a tecnologia Led; e i cucchiaini Sanpietrini. Tutti i dettagli del concorso sono sul sito dedicato www.designparadiso.it (in foto l'Ad Lavazza Gaetano Mele).
Nasce il più grande gruppo italiano di calzature comfort
La Newco non ha ancora un nome ma si sa già quanto dovrebbe valere per il 2013 del fatturato complessivo: circa 150 milioni di euro, un aggregato che porterà il Gruppo a
livello dei primi player del settore calzaturiero italiano.
L'operazione, oltre a consolidare ulteriormente il posizionamento dei marchi coinvolti e a dare importanza alla produzione Made in Italy, punta all'aumento delle rispettive quote di mercato.
Assetto societario
I soci fondatori della neonata “new.co.” sono:
ChGroupReti Srl - soc. di consulenza nel mondo PMI e di investimenti partecipativi
Com.Fi.Pa. S.p.A. - compagnia finanziaria di partecipazioni
I.H.P. S.p.A. - Italiana Holding di partecipazioni
Interleo S.p.A. - immobiliare e finanziaria della famiglia Migliorati
Co.Fi.S.Int. S.p.A. - Compagnia finanziaria e servizi interaziendali - rete di imprese multisettoriale.
L'Advisor Finanziario è GE Capital - Interbanca, Milano
Epta acquisisce Misa Sud Refrigerazione
Epta -gruppo leader europeo e partner globale nel settore della refrigerazione- ha acquisito Misa Sud Refrigerazione S.p.A, azienda attiva nella produzione di celle frigorifere commerciali ed industriali. Gli obiettivi della strategica operazione per Epta sono di migliorare ulteriormente la sua gamma e di confermare la sua leadership con gli operatori della catena del freddo.
Misa si affiancherà agli altri brand, già presenti nel portfolio di Epta quali: Costan, Bonnet Névé, BKT, George Barker ed Eurocryor.
Il completamento dell’offerta consentirà ad Epta una sempre maggiore cooperazione con i propri clienti della gdo, rafforzando la sua presenza nella trasformazione e conservazione agro-alimentare e nella piccola distribuzione.
La storia di Misa Sud Refrigerazione S.p.A, azienda fondata nel 1969, è caratterizzata da una costante ricerca di processi produttivi innovativi e di soluzioni tecnologicamente avanzate e qualitativamente affidabili, che le hanno consentito di conquistare, il mercato italiano ed estero. Un’ulteriore testimonianza della volontà della società di offrire prodotti di elevata qualità ed eco-compatibili è il brevetto Misa Vacuum System, per la realizzazione di pannelli isotermici, di nuova concezione.
Il nuovo format la Feltrinelli Point arriva ad Arona
Domani aprirà uno store la Feltrinelli Point ad Arona nei 150 mq di Corso Repubblica, prima occupati dalla libreria Librami, che dal 1993 ha finito per costituire un punto di riferimento nel territorio. Si tratta, in assoluto, del secondo pdv di questo format dopo Cagliari - una nuova libreria
rinnovata nel look e nella struttura organizzativa, affiliata al
franchising Feltrinelli e denominata appunto “la Feltrinelli Point”.
Al suo interno un ricco assortimento di libri (15.000) dedicati a dieci
macroaree,
un reparto dedicato all'home entertainment (con 1.000 titoli dvd e cd),
un settore
dedicato alla cartoleria di qualità, un rinnovato spazio per quotidiani e
periodici e, novità assoluta in Arona, una caffetteria
all'interno del negozio. La direzione della libreria è affidata a
Nicoletta Cardi, che proseguirà anche l'intensa attività di incontri già
pianificata. Orari di apertura: Lunedì/Giovedì: 08.00/19.30 - 21.00/23.30.
Venerdì e Sabato: 08.00/19.30 - 21.00/24.00. Domenica: 08.00/19.30 - 21.00/23.00
Nuova insegna
La Feltrinelli Point è la nuova insegna del gruppo, che raccoglierà
librerie in franchising in tutta Italia, offendo a librai-imprenditori
già esperti e radicati nel proprio territorio l'insieme di competenze,
servizi (dagli ordini speciali per i titoli non direttamente presenti in
negozio a tutti i vantaggi della Carta Più Feltrinelli,
all'integrazione con il sito di vendita online lafeltrinelli.it) ed
economie di scala di una grande catena nazionale.
L'eredità della libreria Librami
Librami è il classico esempio di cosa si intenda per "librai-imprenditori
già esperti" visti i vari eventi e iniziative locali e nazionali cui ha partecipato con successo. Vedi Salone del Libro di Torino per curare il bookshop dedicato ai giovani adulti all'interno del BookStock Village. Evento cui seguono inviti per allestimenti di bookshop tematici all'interno di fiere di settore, tra cui “Slow Fish” a Genova, e al Lingotto di Torino “Campus”, “Restructura”, “Expocasa”, “Uniamo le Energie”, “Alpi”, “Wine show”.
Ad Arona organizza ormai da anni, in collaborazione con il “Centro Aiuti per l'Etiopia”, una sua fiera del libro durante i mesi estivi. Mentre un'altra manifestazione, “La firma d'autore” in libreria, è giunta ormai alla quarta edizione con la partecipazione di autori di rilievo.
Giovani e donne: il motore della ripresa
Anni Sessanta. Forse c'è anche un po' di mitologia quando vengono citati come favolosi, ma se oggi la nostra economia è (ancora) ai primi posti nel mondo lo si deve allo sforzo fatto allora per crescere. L'Italia però era un Paese giovane che faceva figli, oggi una nazione che invecchia e senza bambini. Per tornare ad allora, ovvero ponendo la famiglia al centro dell'economia, servono importanti riforme strutturali, anche se chiederle a una classe politica che per trovare risorse per la cultura non sa far di meglio che aumentare la benzina, forse pecca di ottimismo.
La richiesta però è stata fatta con forza e con il supporto di dati inequivocabili nel corso del convegno Indicod-Ecr: "Tornare a crescere. Rilancio dei consumi e sostegno alle famiglie italiane".
I numeri presentati nel corso del convegno sul gap che il nostro Paese sta accumulando nei confronti dei partner comunitari sono impietosi, anche se sulla crisi dei consumi, la recessione, la caduta dei redditi e la paura del futuro non bastano a spiegare tutto.
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Allegati
- Giovani e donne: il motore della ripresa
- Cover story | La ripresa economica | Gdoweek | 18 aprile 2011 |
La guerra dei roses: la sostenibilità e le grandi marche
Che ruolo gioca la sostenibilità nelle
guerre competitive? In fondo la sostenibilità
è un principio, non una funzionalità
o performance di un brand. SI tratta di un
principio che tiene conto della collettività
nel rispetto delle tre p, pianeta, profitto e
persone che si traduce per l'impresa in
riduzione, efficienza, risparmio, investimento,
innovazione, sviluppo. Dove si gioca
quindi la distintività? Chi riduce di più e nel
più breve tempo? Nella rincorsa a sviluppare
nuove tecnologie e metterle a disposizione
del mercato? A innovare prodotti
e servizi? Oppure, nella comunicazione?
Questo e altro ancora. Siamo ancora agli
albori forse per trarre delle regole generiche.
E sono ancora pochi i brand e le
imprese che rappresentato un benchmark
da studiare. Ma vale la pena di provare a
guardare se le grandi guerre competitive
che negli anni hanno diviso il mondo,
Coca-Cola contro Pepsi, Nike contro
Adidas, continuano ed evolvono anche sul
La guerra Coca-Cola: tecnologie verdi
PepsiCo a tutta comunicazione
Muhtar Kent, ceo di Coca-Cola
Company, è stato uno dei pochissimi
Ceo presenti alla conferenza dell'Onu
sul clima a Copenhagen lo scorso
dicembre. Qui ha portato il “neo verbo
ambientalista” della multinazionale
con l'impegno a ridurre le emissioni
di CO2 attraverso tre macro obiettivi:
rifiuti zero, water neutrality (riduzione
del consumo dell'acqua) e tecnologia
di refrigerazione senza idrofluorocarburi
(HFC-free). La dichiarazione
seguiva di pochi giorni l'annuncio in una conferenza stampa, congiunta con
Greenpeace, del risultato di quest'ultimo obiettivo: la nuova generazione di
refrigerazione amica del pianeta. Una tecnologia che ha visto un investimento
di oltre 50 milioni di dollari. Entro il 2015, il 100% dei refrigeratori forniti da
Coca-Cola in giro per il mondo, in totale circa 10 milioni di distributori, saranno
sostituiti con un risparmio di 52,5 milioni di tonnellate di CO2, equivalenti a
circa 11 milioni di auto attive sulla strada in un anno. L'altro grande ambizioso
obiettivo è la bottiglia al 100% rinnovabile, 100% riciclabile. La risposta anche
qui sta nella tecnologia, e nella condivisione delle responsabilità con i propri
consumatori. Da un lato, investimenti tecnologici, un nuovo stabilimento in
costruzione in Usa a ciclo chiuso, e un primo traguardo con la PlantBottle, da
poco lanciata, una bottiglia in PET, plastica al 30% estratta dallo zucchero di
canna e dalla melassa brasiliana. Dall'altro, una campagna di sensibilizzazione
per il riciclo delle bottiglie e delle lattine. L'obiettivo è “zero waste”, no rifiuti. Live
positively è la campagna ombrello e la cultura che integra la sostenibilità nel
valori d'impresa e di brand di Coca-Cola. La comunicazione esterna è ancora
timida. Il tema delle Olimpiadi è quello preferito per lanciare le anticipazioni
green sia di prodotto sia di comunicazione.
Se, chiaramente, Coca-
Cola sta tentando di
definire gli standard di
sostenibilità del settore,
Pepsi vince sulla comunicazione.
Pepsi Refresh
Project, è uno dei progetti
di comunicazione sulla
collettività più efficaci e
presi ad esempio degli
ultimi tempi. Un progetto che ha portato Pepsico, per la prima volta quest'anno, a non essere presente al Super Bowl con uno spot a favore del proprio brand (del valore di
oltre 30 milioni di dollari). Ha invece sfruttato quello spazio per rivolgere
un invito alla nazione: andare sul sito Refresh Everything per candidare
e votare idee che possano contribuire a creare un mondo migliore. Ogni
mese Pepsi devolve alle idee e ai progetti più popolari che spaziano in aree
che vanno dall'ambiente all'arte e la cultura, dalla salute alla nutrizione,
dall'educazione alla comunità locale, premi che vanno da 250 mila sino a
5.000 dollari. Per un totale di 20 milioni di dollari devoluti nel 2010. Non
è una campagna di cause related marketing. Non è una campagna pubblicitaria.
Non è una campagna sui social media. È un “refreshing way”,
un nuovoterreno della sostenibilità. Come queste
grandi multinazionali, come impresa e come
marca, la stanno affrontando? Per alcune
di queste, l'origine di un nuovo modo di
fare impresa nasce dalla capacità di aver
colto la sfida lanciata da gruppi di attivisti,
prima fra tutti Greenpeace, trasformando
gli attacchi in opportunità.
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Allegati
- La guerra dei roses: la sostenibilità e le grandi marche
- Le aziende di marca e la sostenibilità | Gdoweek | 17 maggio 2010 |
Intervista a Giovanni Cobolli Gigli sull’alleanza con l’Idm per le liberalizzazioni
Giovanni Cobolli Gigli, tornato, a sorpresa, alla presidenza di Federdistribuzione, ha le idee chiare sulle
priorità dell'associazione. “Stiamo lavorando su due fronti: da un lato, incentiviamo a livello locale un concetto
di programmazione commerciale e urbanistica di tipo qualitativo, che lasci più libertà all'imprenditore.
Dall'altro, siamo determinati nel promuovere una politica di crescita del Paese centrata sullo stimolo della domanda
interna, obiettivo da ottenere attraverso sia il recupero del potere d'acquisto delle famiglie sia una nuova stagione
di liberalizzazioni. In questo senso, guardiamo con grande attenzione e preoccupazione alla manovra fiscale dalle
persone alle cose, che rischia di rallentare ulteriormente i consumi. Gli impegni a livello nazionale e locale si uniscono
nella richiesta di un maggiore coordinamento tra le regioni per quanto riguarda le decisioni relative al commercio. In
questo senso, abbiamo visto con grande favore l'indirizzo espresso dalla Conferenza delle Regioni e delle Provincie
Autonome sulla data unica di avvio dei saldi, una proposta che avevamo avanzato noi insieme a Federmoda. Tutte le
attività svolte da Federdistribuzione -prosegue Cobolli Gigli- sono finalizzate a porre in evidenza il ruolo della distribuzione
moderna per lo sviluppo del Paese attraverso: generazione di investimenti; creazione di occupazione; incidenza
positiva sulle economie del territorio, senza delocalizzare; crescita delle pmi di produzione e trasformazione e delle
imprese artigiane locali. La ragione è semplice: se la gdo è messa nelle condizioni di crescere, tutta l'economia, locale
e nazionale, ne avrà un vantaggio”.
I vantaggi, oltre che su larga scala, si ottengono anche
grazie a rapporti più proficui tra gli attori della filiera
produttiva. In questo senso, a livello di rapporti industriadistribuzione,
quali sono, oggi, le priorità?
Sono convinto che l'ottica con la quale guardare oggi il
rapporto industria-distribuzione non possa prescindere
da un'analisi complessiva del Paese, che certamente
evidenzia un momento critico, anche a causa dei problemi
strutturali che il Sistema Italia presenta. Abbiamo
bisogno di recuperare produttività ed efficienza e le filiere
possono giocare un ruolo decisivo. Per questo, più
che alle divisioni bisogna guardare a ciò che unisce e
si può fare insieme. Con l'industria certamente permangono
conflittualità negoziali, ma bisogna andare oltre
i rapporti contrattuali, guardando ai problemi di fondo
che ci coinvolgono: sostenere i consumi, promuovere
concorrenza, cercare efficienza di filiera, sollecitare un
sistema agricolo più moderno, equilibrare convenienzaqualità-
innovazione. Dobbiamo prenderne coscienza:
uniti, produciamo più valore che divisi, naturalmente
sempre nella chiarezza dei diversi ruoli che ciascuno
ricopre nel sistema.
Proprio la trasparenza, a volte, viene messa sotto accusa,
quando si parla di dereferenziare e listing fee … Questi ultimi
stanno sparendo a favore di una maggiore selezione?
Un processo di razionalizzazione dell'assortimento credo
sia inevitabile. Questo magari non vuol necessariamente
dire minor numero di referenze per categoria,
poiché le novità (vere o false che siano) sono sempre
molte. Però, certamente è in atto un serio processo
di rianalisi delle offerte, cercando di dare una struttura
più organica: minori duplicazioni, più spazio all'innovazione
(vera), alle nicchie, ai localismi, ecc. Per quanto
riguarda i listing fee, sappiamo che sono una sorta di
costo dell'inefficienza. La vera innovazione è molto rara:
secondo Nielsen, meno del 3% delle nuove referenze
(circa 27.000 nel 2009) che ci vengono proposte riescono
a raggiungere più del 30% della distribuzione, che
rappresenta l'indicatore di buona performance. Poiché
la gestione dello scaffale è un fattore critico di successo,
chi propone prodotti senza adeguati sostegni che ne
qualifichino la novità per i consumatori (ricerca, posizionamento,
comunicazione, ecc) deve partecipare alla
condivisione del rischio. Chi, invece, ha costruito una
storia di successo e vera innovazione non ha problemi
con la gdo. Il futuro dei listing fee credo sia, quindi,
legato al processo di innovazione di cui sarà capace
l'industria, fermo restando il percorso di razionalizzazione
degli assortimenti: più ci sarà autentica innovazione,
meno ci sarà bisogno di contributi all'ingresso.
Infatti, da questa esigenza di efficienza a scaffale, sono
nati i progetti di category, fino a qualche anno fa, al centro
dei rapporti idm-gdo. Oggi, sembrano a un punto fermo.
Un'esperienza da archiviare definitivamente?
L'idea del category, nato per dare maggiore efficienza
e rotazione allo scaffale, era quella di mettere insieme
informazioni e conoscenze di distribuzione e industria
(solitamente aziende leader) per ottimizzare lo spazio,
lavorando sul concetto di categoria anziché di singolo
prodotto. Questo implicava trasparenza nello scambio
di informazioni, soprattutto da parte della distribuzione
che metteva a disposizione i suoi dati interni. Il discorso
è proseguito nel mondo distributivo attraverso una maggiore
formazione del personale interno (da buyer a category)
finalizzata sempre ad una gestione ottimale dello
scaffale e dell'assortimento per massimizzare rotazioni
e margini. Questo viene fatto migliorando la capacità di
analisi delle informazioni interne ed esterne sui comportamenti
dei consumatori. In sostanza, l'idea del category
rimane valida e continua, anche se aumentano i casi nei
quali il progetto è sviluppato solamente con forze interne
alle aziende distributive.
Intanto, si cercano nuove soluzioni. Ad esempio, si parla
spesso di trust e coopetition, nuovi approcci in grado di
attivare forme di collaborazione più performanti. Concetti
astratti "da convegno" o esperienze ancora limitate?
Le imprese distributive operano in un sistema ancora
poco aperto alla concorrenza in molte sue parti e, quindi,
gravato da alti costi di inefficienza. Un sistema all'interno del quale devono competere tra loro e cercare
continuamente maggiore produttività. In questo senso,
in linea teorica, ogni strada è da valutare; però, è proprio
la forte concorrenza che rende difficili strade di coopetition.
Anche se, guardando alla storia del nostro settore,
la d.o. ne può essere considerato un esempio, avendo
più imprese messo in comune alcune funzioni, come la
gestione della marca privata, di una prima negoziazione,
del marketing, della comunicazione, ecc.
In questo contesto, le supercentrali hanno ancora valore?
Le supercentrali da sempre hanno avuto storie travagliate,
si sono formate e sciolte con frequenza. Ciò testimonia
come sia complesso trovare accordi duraturi, per la
concorrenza tra imprese e per le continue revisioni di
strategia da parte delle aziende che rendono superate
le alleanze. C'è anche un altro fatto: i giochi si decidono
sempre più nella negoziazione di 2° livello tra imprese
singole (distributive e industriali), piuttosto che con gli
sconti ottenuti dalle supercentrali. Ho, infatti, la sensazione
che sia lì che si ottengono risultati importanti,
parlando di marketing, prestazioni e controprestazioni,
vere attività che possono orientare il comportamento
del consumatore e produrre risultati positivi sia per
l'industria sia per la distribuzione. Ciò non toglie, naturalmente,
che le supercentrali abbiano ancora un ruolo
importante nell'equilibrare il rapporto tra un'industria
molto forte, con i suoi prodotti leader indispensabili negli
assortimenti, e una distribuzione parcellizzata.
Certo la crescita delle Pl, sempre più brand, che può
traformarsi anche in insegna, riequilibra la situazione.
Questa trasformazione cambia il loro ruolo oggi?
Per la distribuzione, le Pl sono fondamentali: danno
servizio al cliente (miglior rapporto qualità/prezzo), completano
l'assortimento, conferiscono credibilità, creano
fedeltà. Per i consumatori, sono un elemento di scelta
indispensabile. Per il mondo dei fornitori, occorre fare
qualche distinzione: per le pmi rappresentano un'opportunità,
aprendo nuovi e più vasti mercati; per le grandi
aziende, da un lato, sono una minaccia, dall'altro, uno
stimolo a fare sempre meglio, differenziandosi, innovando
ed investendo in comunicazione. Se le imprese leader
faranno questo, ci potrà essere complementarietà
sugli scaffali, a tutto vantaggio dei consumatori.
Liberalizzazioni: possibili mosse per ottenere qualche risultato?
Possibile aggregare altre forze, ad esempio l'idm?
Le liberalizzazioni non sembrano più di moda. Bisogna,
invece, continuare a spingerle, portandole all'attenzione
dei media e del mondo politico e cercando di evidenziare
i costi che il Paese sostiene per i limiti imposti alla
concorrenza. Uno studio realizzato da Cermes Bocconi
li ha quantificati in circa 23 miliardi all'anno per soli sei
settori del mondo dei servizi (distribuzione alimentare e
non alimentare, carburanti, farmaci, banche e assicurazioni).
Dobbiamo convincere le istituzioni ad avviare una
nuova stagione di riforme, mettendo il cittadino al centro,
invece degli interessi delle corporazioni. Per questa
spinta serve un fronte più ampio possibile e, quindi, il
coinvolgimento della idm è opportuno. Ma non solo: l'interesse
dovrebbe essere per tutto il mondo produttivo,
in qualsiasi anello della filiera. Dovrebbe diventare un tema
caro anche all'agricoltura e a tutti i settori industriali
Intervista a Luigi Bordoni sul rapporto fra innovazione, brand, filiera
Stiamo tutti sulla stessa barca in
tempesta", sintetizza Luigi Bordoni,
presidente di Centromarca e
storica voce dell’industria di marca.
In una lunga conversazione con Gdoweek, Bordoni
affronta temi nodali per i grandi brand e per l'intera
filiera. Sullo sfondo dei suoi ragionamenti, la crisi insidiosa
e selettiva che ha colpito l'economia italiana,
la mancanza di scelte di politica economica a sostegno
dei consumi, la competizione dura, vera che si
gioca ogni giorno sugli scaffali dei supermercati e
il desiderio di avviare con il trade un nuovo ciclo di
relazioni all'insegna della generazione congiunta di
valore. "Ogni sinergia oggi è preziosa per tenere alto
l'appeal dell'offerta e, quindi, le vendite". Per la marca,
questo significa "Tenere su innovazione, qualità, comunicazione,
pressione pubblicitaria, attività di trade
marketing nei punti di vendita, che devono essere di
grande qualità, per garantire qualità di esecuzione
all'intera categoria a scaffale.". Un compito non facile,
vista la contrazione dei margini determinata dalla forte
pressione promozionale esercitata in questi anni,
che, da una parte, ha contribuito a rendere il largo
consumo un settore con una dinamica dei prezzi
nettamente inferiore all'inflazione, ma, dall'altra, ha
penalizzato i conti economici. E di scenari futuri e di
effetti sulle imprese discuteranno, insieme, a giugno,
in un incontro a porte chiuse, voluto da Centromarca.
il top management di Idm e gdo.
Quale la ricetta per uscire da questa situazione?
Sul punto di vendita dobbiamo collaborare meglio
e più intensamente con le aziende della moderna
distribuzione. Un problema centrale è il recupero del
valore: non possiamo continuare con una pressione
promozionale così elevata, perché non ha prodotto i
risultati desiderati. La guerra dei prezzi ha forse rilanciato
i consumi? Non mi pare. I fondamentali su cui
lavorare li conosciamo: si chiamano qualità, innovazione,
comunicazione, qualità dei format distributivi…
Prendiamo in considerazione anche il prezzo, perché
la perdita del potere d'acquisto è un dato di fatto
incontrovertibile, ma evitiamo di trasformarlo nella variabile
centrale di relazione con il consumatore. Così
ci perdiamo tutti, a partire dal cliente.
Vero, anche se, in questi tempi di crisi, si è avuto la sensazione
che prima di tutto la marca non abbia appieno
svolto il suo ruolo, soprattutto a livello di comunicazione,
preferendo il silenzio. Come esce la marca da questo
momento un po’ buio? Il suo ruolo è cambiato?
Non sono d'accordo con questa analisi. Basta entrare
in un qualsiasi pdv per rendersi conto del ruolo centrale che la marca esercita anche nelle catene
che, in questi mesi, hanno rivisitato gli assortimenti
e razionalizzato le presenze a scaffale. La grande
marca era e resta centrale: è quella che il consumatore
desidera, che identifica la categoria e costituisce
l'elemento di riferimento qualitativo. A livello
di comunicazione, il nostro ruolo nel mercato è fuori
discussione sui mezzi classici e si sta ampliando a
mezzi nuovi come internet, dove molte delle nostre
aziende hanno avviato progetti di grande rilevanza.
Quello che dovremmo fare di più, a mio parere, a
livello di singole industrie, è lavorare sui nostri stakeholder
per evidenziare gli aspetti di eccellenza,
non sempre immediatamente percepibili, che contraddistinguono
il prodotto di marca e l'azienda.
Davvero non pensa che esistano difficoltà di comunicazione
nella gestione dei nuovi media e della rete?
I nuovi media rappresentano una nuova sfida per
tutti! Ne abbiamo discusso, non oggi, ma tre anni
fa, con 140 manager della comunicazione delle
nostre industrie e un gruppo di autorevoli giornalisti
della tv e della carta stampata, in un convegno
promosso proprio da noi. Ci sono nuovi elementi
da gestire: il primo è l'immediatezza della comunicazione;
il secondo, la possibilità per tutti di far
circolare idee, giudizi, informazioni sul web; il terzo
è l'esigenza, che le grandi marche hanno ben
presente, di comunicare sulla base di quanto si
ascolta e non esclusivamente sulla base di scelte
fatte a tavolino.
Parliamo di private label, visto che i retailer, in
questi anni, hanno molto lavorato sulla loro marca
insegna e su una loro segmentazione efficace ...
Ci sono casi di eccellenza. E, spesso, queste
aziende sono anche quelle più efficienti, che
avviano partnership redditizie con l'industria di
marca.
Le Pl sono un competitor pericoloso?
Direi che sono un competitor “difficile” nel senso
che creano un rapporto asimmetrico con i distributori:
grandi clienti e, nello stesso tempo, importanti
concorrenti. Detto questo, senza dubbio in alcune
catene la marca commerciale è cresciuta e si è posizionata
anche in ambiti premium. Ma, in generale,
la quota di mercato della Pl in Italia resta la più bassa
d'Europa. Gli stessi retailer non ritengono che
potrà raggiungere i livelli registrati altrove. Peraltro,
nel 2010 il suo tasso di crescita medio è stato inferiore
a quello registrato nel 2009. Per questo, resto
convinto che la vera partita tra industria e distribuzione
vada giocata sulla qualità della relazione.
Superando finalmente le polemiche su innovazione
vecchia e nuova, aumenti di listini, listing fee …
Occorre riconoscere che la “corsia preferenziale
per l’innovazione” ha prodotto risultati di rilievo,
dando alla materia un inquadramento condiviso,
che facilita rapporti e risultati sul campo. Anche in
tema di aumento dei listini, non registriamo i contrasti
virulenti del passato, ma valutazioni più riflessive
e oggettive sulle cause reali, sulle dinamiche
globali che determinano le tensioni inflazionistiche
in atto. Anche questo è frutto di lavoro comune e di
condivisione di analisi. In ogni modo, su tutti i terreni
dell'efficient consumer response, dalla demand
side alla logistica, ci sono ancora tante cose da
fare che porterebbero benefici a entrambi in termini
di efficienza ed efficacia. Qui l'industria è pronta a
fare la sua parte.
Anche in altri ambiti sono necessari chiarimenti. Nei
rapporti industria-distribuzione, ad esempio, un tema
caldo riguarda gli aumenti dei listini. In diverse
occasioni Lei ha affermato che i prezzi dei beni di
consumo, nell'ultimo decennio, sono aumentati la metà
rispetto al tasso di inflazione. Però, in questi primi
mesi, ci sono stati diversi aumenti dei listini e, forse,
altri ne arriveranno per la crisi internazionale.
Confermo che, nel decennio passato, i prezzi dei
prodotti di largo consumo sono aumentati del 6,5%
a fronte del 13% dell'indice Istat. Abbiamo avuto
un ruolo virtuoso, perché la forte concorrenza
presente nel settore mette al riparo il consumatore
da aumenti abnormi e indebiti. Questo effetto
della competizione si fa sempre sentire ogni volta
che un'azienda deve mettere mano ai listini, per
esempio per far fronte ad aumenti delle materie
prime, dell'energia, dei trasporti, degli imballaggi,
del costo del lavoro. È quel che è successo anche
nei primi mesi di quest'anno, come i giornali hanno
puntualmente registrato.
Uno dei temi caldi di oggi, su cui la gdo sta investendo
risorse, riguarda le liberalizzazioni. Siete disposti
ad allearvi?
Su questo tema l'allineamento c'è addirittura da
qualche anno, non solo con la moderna distribuzione,
ma anche con le associazioni dei consumatori.
Diciamo e chiediamo le stesse cose. Vogliamo che
la concorrenza sia introdotta nei settori non liberalizzati,
perché, essendo immuni da essa, finiscono
per pesare in modo abnorme sui bilanci delle
famiglie e per sottrarre risorse che potrebbero essere
destinate ai consumi. Un beneficio di almeno
3.600 euro a famiglia per anno, secondo un’analisi
dell’Università Bocconi per Federdistribuzione.
In questo contesto, servono ancora le supercentrali?
La nostra posizione non è cambiata. Fin dagli Anni
Novanta, quando nacque Intermedia, le consideriamo
strumenti che non contribuiscono all'efficienza
della filiera, all'innovazione distributiva e all'ammodernamento
del mercato. Il fatto che si esiga dal
fornitore l'estensione delle condizioni praticate al
retailer più efficiente ed efficace anche ad imprese
distributive che non lo sono, si commenta da sé. Le
supercentrali, purtroppo, costituiscono ancor oggi
pure aggregazioni di fatturato per spuntare condizioni
migliori di acquisto.
Lo stesso discorso vale per le supercentrali internazionali?
In questi casi, si tratta di aggregazioni più omogenee
dal punto di vista della tipologia di partecipanti.
Ma la perplessità sulla loro utilità non cambia …
Le cinque priorità di Walmart per conquistare il nuovo cliente globale
Il presidente e Ceo Mike Duke (in foto) di Wal-Mart Store Inc. ha richiamato l'attenzione di soci, manager e dirigenti di concentrarsi da subito sul modo di conquistare il nuovo cliente globale chiamato, per l'appunto, "the next generation customer". Duke ha sottolineato che servire questi clienti rappresenta "un percorso virtuoso per ottenere un economia più forte e una società migliore" e che fra l'altro "Walmart è il miglior retailer per raggiungere questo obiettivo". Duke ha iniziato la sua presentazione ricordando la sua adolescenza, quando viveva in una zona rurale della Georgia, e cosa ha significato per la comunità e i suoi genitori il rapporto verso il primo Walmart che aprì nel capoluogo locale. Quindi ha parlato della condivisione del valore di tendere a vivere in un mondo migliore. Così come oggi accade che “il nostro next generation customer raccoglie sotto di sé milioni di individui che aspirano a entrare nella emergente classe media globale. Essi sono connessi al mondo attraverso smart phones e social media e grazie a questo sanno, quando e dove comprare al prezzo più basso”. Quindi Duke è passato a elencare le cinque priorità della strategia Walmart.
Crescita
Duke ha definito la crescita come la prima priorità aziendale sia che provenga dalle vendite, dal numero di clienti, da nuovi negozi e da acquisizioni. Ed ha precisato che si riferisce soprattutto alle vendite in Walmart Us che rimane la maggiore priorità per l'intero Walmart U.S. team.
Edlp e Edlc
La seconda priorità è
Edlp (Everyday Low Prices) e Edlc (Everyday Low Costs): “Niente è in grado di alimentare la fedeltà da parte dei consumatori più che l'everyday low prices, in tutte le categorie, senza eccezioni”.
E-commerce
Sulla scia dei recenti investimenti effettuati negli Stati Uniti e Cina, Duke ha sottolineato l'impegno Walmart per la terza priorità, l'e-commerce globale specificando "Con i nostri negozi e i nostri prezzi bassi, si può davvero trarre vantaggio della tecnologia mobile".
Personale di talento
Il talento dei dipendenti e collaboratori è la quarta priorità di Walmart. Ciò significa una migliore formazione, ma significa anche pensare globalmente per costruire squadre che capiscano il concetto di "vivere meglio" nel mondo di oggi.
La quinta e ultima priorità
Molto sinteticamente è: Save Money. Live Better.
Wal-Mart Stores Inc.:
le cifre
Wal-Mart Stores, Inc. serve i suoi clienti più di 200 millioni di volte per settimana, presso più di 9.000 pdv sotto 60 differenti insegne in 15 Paesi, con vendite nel 2011 superiori ai 419 miliardi di dollari. Nel complesso le persone che lavorano per o con Walmart nel mondo sono 2 milioni.
Farinetti arriva in barca a New York e propone 7 mosse per l’Italia
Come previsto, il 2 giugno, al Chelsea Pier di New York ha attraccato la barca I love Barolo e Grana Padano, portata dal velista Giovanni Soldini e “armata” da Oscar Farinetti (Eataly), partita dal Porto Antico di Genova il 25 aprile scorso.
7 mosse per rilanciare l'Italia
Durante la traversata -durata 1 mese, 2 giorni e 3 ore e in quattro tappe, passando per Palma di Maiorca (30 aprile), Gibilterra (5 maggio) e Madeira (11 maggio)- i 25 partecipanti al viaggio, uomini e donne tra imprenditori, manager, musicisti, chef, artisti, hanno identificato 7 mosse da attuare subito per migliorare la situazione del nostro Paese, confrontandosi in diretta con tutti gli italiani che hanno partecipato attraverso il sito www.7mosse.it e i social network collegati.
Ci sarà un libro
Il risultato di queste discussioni “Mai contro, sempre per”, in un clima di avventura raccontato ogni giorno sul sito con video, foto, disegni e testi inviati via satellite, è stato redatto in un documento firmato da Oscar Farinetti, dal linguaggio moderato, che è stato consegnato all'arrivo al console generale d'Italia a New York. Il materiale, inoltre, è destinato a diventare un libro dal titolo “7 mosse per l'Italia”, Eataly Editore.
Alix Partners, gli americani temono ancora la crisi
Secondo una ricerca pubblicata dalla società di consulenza
internazionale AlixPartners, nonostante alcuni recenti segnali di una ripresa economica, il 63% degli americani continua a sentirsi poco fiducioso sullo stato di salute dell'economia statunitense, percentuale in significativo aumento rispetto al 49% del maggio dello scorso anno.
Pessimismo
Nei diversi sondaggi sullo stato di salute dell'economia svolti da AlixPartners, emerge che la maggioranza degli americani ritiene che ci vorranno almeno altri tre anni prima che il proprio tenore di vita (incluse le abitudini di spesa/consumi) torni ad essere quello che era prima della recessione. Con l'ultimo sondaggio svolto tra il 14 e il 15 aprile
2011, AlixPartners ha rilevato che il 61% degli americani non si aspetta di tornare al proprio tenore di vita pre-recessione almeno fino alla primavera del 2014. Da segnalare che il 10% degli intervistati ha dichiarato che non si aspetta di tornare mai ai livelli pre-crisi.
Cbre acquisisce l’affiliata PI Performance
CB Richard Ellis Group (Cbre) ha annunciato oggi l’acquisto di Cbre-PI Performance, società sua affiliata in Svizzera. L’operazione, spiega un comunicato della casamadre, risponde all'esigenza di essere in grado di far fronte in modo adeguato, anche come governance, alle crescenti domande di investimento della clientela indirizzate verso la Confederazione Elvetica.
L'unica agenzia svizzera immobiliare commerciale
Fondata nel 1997, Cbre-PI Performance è la sola agenzia di consulenza e commercializzazione di immobiliare commerciale operante in Svizzera e si è affiliata al Gruppo Cbre nel 2004; inpiega 33 professionisti a Ginevra e a Zurigo. La società fornisce una serie di servizi a 360 gradi agli investitori interessati al retail e inoltre si ocupa di immobiliare alberghiero e per il leisure time. Tra i suoi clienti si annoverno nomi come Nestlé e Rothschild Private Bank.
Hard Rock Café apre a Firenze il suo terzo spazio retail
Hard Rock Café mette a segno una tripletta tutta italiana e apre il terzo spazio con bandiera a stelle e strisce in quel di Firenze. Dopo Roma e Venezia è, infatti, la volta del capoluogo toscano dove la catena di ristoranti, nata negli anni '70 e oggi presente in 50 paesi con 126 café e 15 hotel-casino, inaugurerà nei primi giorni di luglio (probabilmente il 4) lo spazio più ampio tra quelli aperti nella penisola. Sviluppato su una superficie di 600 mq, Hard Rock Café Firenze assume la location dell'ex cinema Gambrinus, in via Brunelleschi, mantenendo le caratteristiche strutturali e architettoniche: i lampadari, le colonne di marmo, i basso rilievi della galleria sono stati conservati come erano all'origine. Con 240 posti a sedere lo spazio, che si avvale anche di un dehor, annovera aree di ristorazione che si fondono con tecnologia e design di ultima generazione nelle quali operano 110 addetti. Un nuovo contenitore per i fiorentini, dunque, che vuole essere il trait d'union tra la città e il brand del rock internazionale. “Siamo entusiasti di portare il nostro brand in una città come Firenze - commenta Stefano Pandin, director of operations Hard Rock Café Europe -. Il nostro obiettivo è quello di diventare un vero punto di incontro per la città e per le realtà musicali locali”.
Cdo a Roma presenta l’iniziativa Aperitivo in Compagnia
L'8 giugno, alle ore 17:30, presso La Compagnia delle Opere (Cdo) di Roma e del Lazio, via Ferruccio, 4/b, verrà tenuta l'iniziativa un Aperitivo in Compagnia, che sarà a sua volta l'occasione per presentare agli imprenditori di Roma la manifestazione ccc, organizzataccdalla Cod di Roma e del Lazio.
L'evento, alla sua prima edizione, si svolgerà il 7 luglio presso il Palazzo dei Congressi di Roma, Piazza John Fitzgerald Kennedy. Aperitivo in Compagnia offrirà, inoltre, la possibilità di un incontro multi-settoriale dedicato agli associati, per far conoscere le rispettive attività, infatti, ad ogni associato la Cdo darà la possibilità di presentarsi per riassumere attività e mission della propria azienda.
Obiettivo contatto diretto
Expandere with Matching mira a favorire relazioni tra imprenditori mettendoli in contatto diretto. La manifestazione rappresenta, infatti, il luogo dove imprenditori, professionisti e Pmi del Lazio si conoscono con lo scopo di creare nuove opportunità di business. Un'occasione per selezionare nuovi fornitori, conoscere potenziali partner e clienti, innovare, rafforzare il network delle imprese.
La formula della manifestazione si basa sulla programmazione degli incontri fra i partecipanti.
Momento di formazione per le Pmi
Expandere With Matching è anche un importante momento di formazione ed aggiornamento, attraverso lo svolgimento di alcuni momenti di approfondimento sotto forma di workshop su tematiche di interesse attuale per le Pmi quali: finanza bancaria ed agevolata, internazionalizzazione, innovazione, testimonianze di reti di impresa.
Coop Liguria con il Pesce Ritrovato promuove le specie trascurate
Sono 7 i pdv nelle 4 province liguri di Genova, Savona, Imperia e La Spezia coinvolte nella promozione e vendita, da parte di Coop Liguria, di specie ittiche usualmente trascurate nell'ambito del progetto Pesce Ritrovato by Fish Scale, il cui scopo è di sensibilizzare i consumatori verso un consumo ittico consapevole, finanziato dalla Commissione Europea all'interno del programma LIFE e supportato dalla Regione Liguria, cofinanziatrice del progetto.
L'Acquario di Genova coordina
Coordinato dall'Acquario di Genova, struttura gestita da Costa Edutainment, il progetto coinvolge oltre Coop Liguria altri importanti partner italiani: Legambiente, Lega Pesca, AGCI Agrital e Softeco Sismat.
«La tutela dell'ambiente è oggi più che mai una priorità per Coop Liguria - spiega il presidente Francesco Berardini - e la Cooperativa, grazie al suo peso commerciale, alla sua fitta rete di relazioni sul territorio e ai suoi programmi di attività sociali, può giocare un ruolo molto incisivo nella sensibilizzazione dei consumatori».
«L'adesione di un operatore della grande distribuzione come Coop - afferma Giuseppe Costa, presidente di Costa Edutainment - è molto importante per la buona riuscita del progetto in quanto si affianca all'azione di sensibilizzazione che noi facciamo presso i visitatori dell'Acquario di Genova e delle altre strutture che gestiamo, offrendo loro la possibilità di agire concretamente attraverso l'acquisto e il consumo di specie poco sfruttate. È solo creando una rete che coinvolge tutti gli operatori della filiera ittica che possiamo davvero fare la differenza”.
In occasione di Slow Fish
L'obiettivo del progetto presentato in occasione di Slow Fish, Pesce Ritrovato è nato allo scopo di stimolare il cambiamento delle attitudini dei consumatori, aumentando la conoscenza e, di conseguenza, l'apprezzamento di specie ittiche usualmente trascurate, promuovere ed estendere questo tipo di approccio a livello nazionale e creare una rete che raggruppi tutti gli operatori di settore: dal singolo pescatore alle cooperative di pesca, dalla vendita al dettaglio alla grande distribuzione, dai ristoratori alle catene di alberghi, fino a coinvolgere operatori turistici che propongano itinerari tematici e iniziative legate al turismo sostenibile.
Obiettivo di durata triennale
L'obiettivo ultimo del progetto, di durata triennale, è attivare un ciclo virtuoso che determini un incremento della domanda e del valore commerciale delle specie promosse dal progetto stesso, contribuendo a ridurre gli scarti, diminuire la pressione di pesca su specie oggi sovrasfruttate e preservare, quindi, la biodiversità marina.
Le settimane di Coop Liguria nel dettaglio
Nelle pescherie dei 7 punti vendita coinvolti, le specie da valorizzare saranno segnalate con apposite targhette e saranno affissi cartelloni per spiegare gli obiettivi del progetto.
Le 18 specie promosse dal progetto
Si tratta di: tombarello, aguglia, boga, lampuga, tonnetto o alletterato, pesce sciabola o pesce lama, potassolo o melù, cefali, mostella di fondo, pesce serra, palamita, sardina, sardi nella o alaccia, barracuda o luccio di mare, menola, alalunga, leccia stellata, sugarelli.
Nella giornata del 25 giugno, all'Ipercoop Il Gabbiano di Savona, i consumatori potranno partecipare alla sesta edizione dell' “Asta del pesce Ligure”, aggiudicandosi lotti pre-confezionati di pesce locale, pescato durante la notte, comprese alcune specie “ritrovate”, il cui consumo, da quando si svolge l'iniziativa (2007), ha registrato un incremento.
Ce.Di. Marche nel 2010 cresce del 6,6%
La società cooperativa Ce.Di. Marche, con sede a Piane di Camerata Picena (AN), ha presentato all'assemblea dei soci il bilancio 2010, il primo dopo la riorganizzazione avviata per garantire un assetto adeguato alle dimensioni raggiunte.
Il bilancio parla di un gruppo solido, in crescita, che, a differenza di altri, non risente della crisi per il suo forte radicamento con il territorio e con i consumatori.
Le vendite sono cresciute del 6,6% superando i 250 milioni di euro al dettaglio. In crescita anche tutti gli altri indicatori di bilancio gestionale e patrimoniali.
"I numeri ci danno ragione - commenta il direttore generale Francesco Grossi - i nostri soci hanno potuto toccare con mano la solidità del gruppo e l'efficacia delle linee gestionali intraprese. Ma soprattutto in questo bilancio 2010 troviamo conferma alla nostra scelta di governance dualistica, ovvero la presenza nella società cooperativa di due consigli, quello di Sorveglianza, con compiti di controllo e indirizzo, e quello di Gestione, con le funzioni proprie del Cda tradizionale".
Negozi di prossimità
Alla luce dei risultati di bilancio la formula dei negozi di prossimità, con formati di vendita in linea con le attuali tendenze di consumo, è risultata assolutamente vincente, ed è sulla modernizzazione di questo formato “tradizionale” che sono indirizzati i progetti di investimento dei prossimi anni.
Ce.Di. Marche affonda le sue radici nel territorio sin dal 1971. Oggi la società cooperativa, presente sul mercato con il marchio “Sì con te”, conta circa 110 punti vendita (suddivisi in superstore, supermercati e market), distribuiti sul territorio marchigiano (con forte presenza in provincia di Ancona e Macerata) e abruzzese (Teramo). Nel 2010 Ce.Di. Marche è entrata a far parte della centrale Gruppo Commerciale Selex. Nel corso del 2011 sono stati decisi investimenti per oltre 30 milioni di euro e con 6 nuove aperture e 22 ristrutturazioni. Per il 2012 sono programmate 4 nuove aperture. Il fatturato 2010 al dettaglio supera i 250 milioni di euro posizionando Ce.Di. Marche, a livello marchigiano, tra i primi tre player della grande distribuzione.
Mobile shopping: Ingenico partner di progetto NFC in Spagna
Ingenico, attivo a livello mondiale nello sviluppo e nella fornitura di sistemi di pagamento elettronico, ha partecipato al primo progetto di "Mobile Proximity Payment" in Spagna, realizzato nella località di Sitges (Barcellona).
Il progetto, attivato a metà del 2010, ha coinvolto oltre 500 negozianti che, per oltre sei mesi, hanno accettato presso i loro esercizi i pagamenti attraverso i telefoni cellulari equipaggiati con tecnologia NFC, distribuiti ad oltre 1.500 cittadini.
Quello di Sitges è stato il progetto sulla tecnologia NFC applicata ai pagamenti elettronici di maggiori dimensioni mai realizzato in Europa e con il più elevato grado di successo.
La sperimentazione è stata guidata e gestita da Visa Europe, La Caixa e l'operatore di telefonia mobile Telefonica.
Ingenico ha collaborato in qualità di partner tecnologico, fornendo i terminali di accettazione contactless del modello EFT930G, con schermo a colori e contactless integrato.
Transazioni di importo medio-basso
Circa il 90% dei clienti coinvolti nell’iniziativa ha effettivamente usato il telefonino per il pagamento e l’80% dei negozianti ha avuto l'opportunità di effettuare le transazioni utilizzando il nuovo sistema. Le operazioni fino a 20 euro non richiedevano la digitazione del Pin: questo tipo di transazioni di basso importo sono state circa il 60% delle operazioni totali. Le spese con cifre superiori potevano essere completate richiedendo al cliente l’inserimento del Pin sul terminale Ingenico in dotazione. Il sistema di pagamento Mobile Shopping ha, pertanto, dimostrato di essere particolarmente adatto e apprezzato per le transazioni di importo medio-basso che, spesso, devono anche perfezionarsi in tempi estremamente brevi.
Non solo pagamenti
"L'esperienza positiva fatta in un paese molto simile al nostro fa ben sperare che prossime sperimentazioni di pagamenti elettronici tramite telefono cellulare possano trovare analogo favore anche in Italia" -ha affermato Luciano Cavazzana, amministratore delegato di Ingenico Italia-. "La nostra Società, infatti, è in prima linea per promuovere la nuova tecnologia cellulare NFC che potrebbe, se ben sfruttata, portare vantaggi non solo nel processo di pagamento, ma anche in tutte le relazioni di Crm con il cliente, che avvengono a monte e a valle del pagamento: pensiamo alla fase di informazione sul prodotto, di selezione e scelta e, infine, di promozione e informazione per nuovi acquisiti".
Casse self-service: Ncr sigla accordo con System Retail
Ncr Corporation ha siglato un accordo in base al quale System Retail -azienda italiana specializzata nella produzione, commercializzazione e assistenza di soluzioni
software di front-end nel mercato retail- potrà offrire ai retailer italiani le casse self-service Ncr SelfServ™ Checkout, il modello di self-checkout più diffuso al
mondo, così come i terminali per il servizio assistito Ncr RealPOS™ e le periferiche di Ncr.
System Retail diventa, inoltre, Elite Partner di Ncr integrando il proprio software Pos gestionale
Sys@Evo con la tecnologia self-service e assistita per il punto cassa dell'azienda americana.
Sys@Evo è un'applicazione touch, basata sulla piattaforma
Microsoft®.NET, per la gestione del punto cassa e vanta un'ampia base installata,
tanto che è utilizzata da alcuni dei più importanti retailer in Italia.
L'integrazione tra il software System Retail Sys@Evo e le casse Ncr SelfServ Checkout è stata
ottimizzata attraverso la tecnologia brevettata Ncr SelfServ Checkout Transaction Broker. Questo
software innovativo utilizza il linguaggio XML per semplificare la connessione tra la soluzione di self-checkout e il preesistente sistema Sys@Evo del retailer, senza
la necessità di sviluppare un middleware specifico.
I giapponesi preferiscono il biologico se il cibo non è di provenienza nazionale
Ritorno alla natura. Quasi come
seguendo tacitamente una parola
d'ordine, i consumatori giapponesi
sono trasversalmente alla ricerca di
autenticità. Un movimento trasversale
che parte dalla tavola e arriva fino
alla formulazione di veri e propri stili
di vita. Si tratta di dinamiche diffuse,
difficili da circoscrivere, rintracciabili
nei supermercati interamente dedicati
al cibo organico (è il caso della catena
Natural House) così come in linee di
abbigliamento ispirate alla natura e alla
campagna (tanto che diventano di moda
i mompe, i pantaloni che indossano
i contadini per lavorare nei campi).
la sesta industria
Anche la politica è arrivata (con un
po' di ritardo) a intuire le potenzialità
del nuovo mercato, tanto che durante
un intervento in Parlamento lo scorso
gennaio, il Primo ministro Yukio Hatoyama
ha dichiarato che il suo governo
ha l'intenzione di rivitalizzare agricoltura,
silvicoltura e pesca promuovendo la
crescita di quella da lui stesso definita
come “sesta industria”.
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Allegati
- I giapponesi preferiscono il biologico se il cibo non è di provenienza nazionale
- L’intero settore alimentare è sempre più influenzato dal desiderio di vita più sana | Gdoweek | 3 maggio 2010 |
Per i giapponesi non rappresenta più uno status symbol vestire italiano
C'era una volta la moda in Giappone,
con i suoi santuari dello shopping, i
department store, i negozi monomarca, i
select shop. Oggi non si parla che di fast
fashion, abbigliamento “usa e getta”, mediamente
di tendenza, con una durata sullo
scaffale (e nel guardaroba) decisamente
ridotta. Ecco spiegato, in sintesi, cosa c'è
dietro al calo delle vendite -fino anche del
20% (McKinsey Asia Consumer and
Retail 2009)- della moda in Giappone.
“Fragile è il miglior aggettivo per descrivere
la domanda di prodotti ad alto livello
-ha detto Francesco Formiconi, direttore
operativo di Giorgio Armani Japan, in
una recente intervista al mensile Upsidetown
Japan-.
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Allegati
- Per i giapponesi non rappresenta più uno status symbol vestire italiano
- Il consumatore da brand oriented sta diventando social oriented | Gdoweek | 19 aprile 2010 |
Si avvicina l’acquisizione di Battistero da parte di Esselunga
Secondo il settimanale Il Nuovo di Parma i creditori di Battistero hanno approvato il concordato preventivo presentato dalla società proprietaria BTT Spa.
È un passaggio decisivo che evita il fallimento e nel contempo consente a Esselunga di andare avanti con la propria offerta di 5,5 milioni di euro per acquisire Battistero. In questo modo l'azienda parmense non solo non fallisce, ma riesce a farsi carico dei 994mila euro necessari a coprire il Tfr e gli stipendi non pagati ai
dipendenti.
Il debito della Battistero ammonta a 31,6 milioni e con il concordato i creditori recupereranno il 12% e le banche il 15%.
Apofruit inaugura quattro impianti fotovoltaici
Apofruit fa un nuovo passo in avanti verso la sua conversione all'energia solare, inaugurando quattro impianti fotovoltaici di grandi dimensioni realizzati sui tetti di altrettanti stabilimenti di lavorazione (Vignola, San Pietro in Vincoli, Cesena e Longiano). Si tratta di realizzazioni con una potenza complessiva di 2 MW, che hanno richiesto un investimento di 8,5 milioni di euro e vanno ad aggiungersi ai due impianti già attivi dal 2010 a Scanzano, nel materano e ad Aprilia, (Lt) che già producono circa 1,4 MW di energia solare. Complessivamente l'investimento totale del gruppo in questo settore supera i 13 milioni di euro per una potenza energetica di 3,4 MW installati.
I nuovi tetti fotovoltaici hanno reso possibile la bonifica di 20mila metri quadri di superficie dall'amianto che costituiva finora la copertura delle strutture e permettono un risparmio ambientale di Co2 pari alle emissioni in atmosfera di 1.200 autovetture circolanti l'anno. Un risultato che rafforza i progetti di sviluppo di Apofruit nel settore delle energie rinnovabili: attraverso Apo Energia, società controllata in modo paritetico tra Apofruit Italia e Opera Energia, nel corso del 2011 sarà inaugurato anche un altro grande impianto realizzato nel ragusano, in Sicilia, sul tetto dello stabilimento di Donnalucata, che permetterà al gruppo di coprire il 25% del suo fabbisogno energetico attraverso l'energia solare.
Arriva il catalogo premi Interdis 2011-2012
Interdis propone ai clienti di oltre 500 supermercati con le cinque insegne Dimeglio, Sidis, Supermercati Isa, Alis e Euroesse, il nuovo catalogo premi 2011-2012 con il pay off Per premiarti con qualcosa di unico. L’iniziativa è volta a rafforzare ulteriormente la fiducia che i clienti
ripongono nei supermercati del gruppo. A tale scopo sono stati
selezionati, infatti, esclusivamente prodotti di marche ad alta notorietà e sono
stati scelti premi con standard qualitativi elevati. I principali brand
partner sono Philips, Roncato, Tognana e Zucchi.
Per accrescere ulteriormente l’interesse dei clienti, il catalogo è affiancato da un minicollezionamento tematico, della durata di quattro mesi, con prodotti ecosostenibili firmati TVS.
Comunicazione
Sotto il profilo della comunicazione, è stata prevista una campagna radiofonica intensiva su Radio Rai e su emittenti Tv e da iniziative di carattere locale che coinvolgono emittenti locali e i punti di vendita stessi.
Gestione in proprio
Un’importante innovazione di processo risiede nella gestione diretta dell’intera operazione, sia sotto il profilo degli acquisti che della logistica. Si stima che tale scelta permetterà di ottenere un consistente saving di processo e, soprattutto, un maggior controllo della filiera rispetto alla gestione in outsourcing.
Responsabilità sociale
Per quanto riguarda la responsabilità sociale, prosegue la collaborazione, su base continuativa ed esclusiva, con Medici Senza Frontiere. Il progetto sostenuto riguarda la fornitura di kit ReSoMal (soluzioni saline per la reidratazione, ad alto contenuto di potassio) per aiutare l’associazione non profit a combattere la malnutrizione e la disidratazione dei bambini della Sierra Leone. La collaborazione con la Onlus prevede, inoltre, ulteriori azioni di supporto, tramite il consumer magazine, i siti web e azioni dirette in punto di vendita.
Bilancio Coop Centro Italia, 622 milioni nel 2010
Il problema di questa fase economica e della politica commerciale perseguita è costituito dal differenziale in contrazione dell'inflazione fra prezzi di acquisto per Coop e prezzi di vendita verso i consumatori: + 0,4% all'acquisto, -1,1% alla vendita. Nel gap di 1,5 punti deve starci la tutela del reddito dei soci e dei consumatori perseguita in tutto l'esercizio.
Nei primi quattro mesi del 2011 il fenomeno si è peraltro accentuato: l'inflazione agli acquisti è pari al 3,1% mentre l'inflazione alla vendita è dello 0,9% (gap uguale a 2,2 punti).
In questo scenario critico Coop Centro Italia presenta un risultato di bilancio 2010 contraddistinto da un fatturato di 622 milioni e da un utile netto di 7,1 milioni (superiore del 12% rispetto al 2009), dopo aver pagato imposte per 3,2 milioni e accantonato a fini prudenziali 1,6 milioni.
Significativi gli investimenti realizzati pari a circa 37 milioni per l'apertura di nuovi supermercati: Terranuova Bracciolini, Passignano sul Trasimeno, Tavernelle, Cannara, Trestina, L'Aquila Bazzano, San Giovanni di Baiano e Santa Maria degli Angeli. In dicembre, dopo oltre un decennio di attesa, hanno preso il via i lavori presso l'ex zuccherificio di Foligno.
Il 50% degli investimenti è stato realizzato da imprese locali.
Posizione favorevole ai referendum
Coop Centro Italia, in sintonia con la propria posizione sulla ecosostenibilità e le cooperative di consumo toscane (Unicoop Firenze e Unicoop Tirreno) ha preso una precisa posizione in relazione ai referendum del 12 e 13 giugno sui quesiti referendari. In particolare si considera l'acqua un bene comune, essenziale e insostituibile per la vita, il cui accesso deve essere garantito a tutti nel rispetto di vincoli ambientali, di qualità e secondo il principio di equità.
Unilever con Conad, Billa, Penny Market offre 8 milioni di pasti
Unilever, in collaborazione con il Programma Alimentare Mondiale (WFP), agenzia ONU impegnata nel combattere la fame nel mondo, e con l'impegno in esclusiva per l'operazione offerto dalle insegne Billa, Penny Market e dal Gruppo Conad lancia il progetto Tutti per 1. L'obiettivo è proteggere i bambini dalla fame; progetto attraverso il quale Unilever si impegna a donare al Programma Alimentare Mondiale circa 8 milioni di pasti scolastici ai bambini delle aree più povere del Bangladesh.
Basta acquistare un prodotto Unilever
Per contribuire a donare un pasto nelle mense scolastiche, basta acquistare 2 confezioni di un prodotto Unilever - scegliendo tra tantissimi marchi come Cornetto, Magnum, Calvé, Knorr, Dove, Mentadent, Svelto, Cif ecc. - in uno dei 200 punti vendita Billa Superstore (dal 28 giugno al 12 luglio) e in uno dei 320 Penny Market (dal 14 al 20 luglio) adererenti all'iniziativa. La campagna proseguirà poi nel mese di agosto nei Supermercati Conad e negli Ipermercati E.Leclerc-Conad.
Le motivazioni
Oggi, 200 milioni di bambini nel mondo sono malnutriti e la maggioranza di loro ha meno di 5 anni. Molti vivono in 3 paesi asiatici: Bangladesh, India, Pakistan. Nel solo Bangladesh ci sono 8 milioni di bambini che soffrono la fame.
Per questo Unilever è da tempo impegnata a livello mondiale al fianco del Programma Alimentare Mondiale, dando il proprio contributo per combattere la fame nei Paesi in via di sviluppo. Una collaborazione che nasce dalla lunga tradizione di Unilever quale azienda saldamente radicata nelle comunità locali di tutto il mondo e, in quanto tale, conscia del proprio ruolo di responsabilità sociale ed economica. Infatti, tra gli obiettivi del recente Piano per il Vivere Sostenibile di Unilever, c'è il miglioramento delle condizioni di vita di 1 miliardo di persone nel mondo entro il 2020. Con il suo impegno, Unilever sostiene la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite, in particolare il primo: estirpare la povertà estrema e la fame; e il secondo: garantire istruzione primaria per tutti.
È l’Italia il Paese partner di Anuga 2011
Con una quota del 35% sul totale valore, la Germania rimane il primo mercato di sbocco per l’export agroalimentare nazionale, che nel 2010 ha raggiunto un fatturato complessivo di 25,1 miliardi di euro mettendo a segno un incremento dell’11,6% sul 2009.
Non stupisce quindi il fatto che, anche per l’edizione 2011 di Anuga –che si svolgerà a Colonia dall’8 al 12 ottobre prossimi- l’Italia si riconferma in pole position con oltre mille espositori, sopravanzando addirittura la presenza tedesca.
Ma non è tutto: grazie al successo internazionale riscosso dal nostro food&beverage, l’Italia è stata designata Paese partner di Anuga 2011. Il che significa un programma fitto di iniziative ed eventi, in fiera e fuori salone, per promuovere le eccellenze dell'agroalimentare nazionale, settore che nel 2010, grazie a una crescita del 3,3% ha raggiunto un fatturato complessivo di 124 miliardi di euro.
Massima visibilità al made in Italy
Il Padiglione Italia –come ha spiegato Umberto Vattani, Presidente nazionale dell’Istituto Commercio Estero (ICE) nel corso della prima conferenza di presentazione dell’evento, tenutasi oggi a Milano- occuperà una superficie di circa 5.000 mq e sarà allestito da una società che ha vinto una gara europea. Obiettivo: proiettare un’immagine di eccellenza del made in Italy agroalimentare.
A questo scopo, verranno organizzati una serie di incontri e seminari che ruoteranno attorno ai temi del salutismo, del turismo enogastronomico e della sostenibilità/biodiversità.
Inoltre, ICE ha concordato con il retailer Kaufhof una serie di eventi di presentazione e promozione dei prodotti tipici italiani che si svilupperanno nell’arco del mese in circa 30 grandi magazzini della catena tedesca.
Ultimo ma non da meno, la giornata di apertura della fiera, verrà organizzata secondo un programma tutto italiano che prevede una cerimonia inaugurale alla presenza delle autorità di entrambi i paesi e una serata di gala con musica e cucina italiana: guest star il flautista Andrea Griminelli e Gualtiero Marchesi.
E come non bastasse, in segno di continuità del sodalizio tra i due paesi, Koelnmesse ha già programmato un nuovo evento B2B dedicato espressamente al food&beverage italiano: sotto il marchio Gusto Italia, si svolgerà a Colonia dal 10 al 12 giugno 2012.
Gruppo Tuo compra Doreca da Birra Peroni
Doreca, specializzata nella distribuzione horeca, dispone di 22 sedi e 38 depositi praticamente con copertura totale delle regioni d'Italia, la sede e a Roma e a Casalecchio di Reno.
Il Tuo spa è parte del Consorzio Despar Servizi che a sua volta, insieme a Coop Italia e Gigante, aderisce
a Centrale Italiana.opera nella distribuzione di prodotti alimentari con oltre 140 negozi diffusi in tutto il centro Italia con le seguenti insegne: ingrande, inpiazza, Despar, TuoDi, Eurospar e nel canale ingrosso, con i Cash&Carry Assso. Il Gruppo è, inoltre, attivo nel settore del catering con il marchio Vip Catering.
Birra Peroni, è parte del Gruppo multinazionale SABMiller con una produzione annua di birra di oltre 4,8 milioni di ettolitri, dei quali oltre un milione sono esportati in più di 40 Paesi, per un fatturato di circa 900 milioni di euro. Alfonso Bosch, Ceo di Birra Peroni ha dichiarato: "Questa operazione consentirà a Birra Peroni di continuare a concentrarsi sullo sviluppo del suo core business, sviluppando marchi di rilievo nel settore della birra e prodotti di alta qualità, e allo stesso tempo di rafforzare collaborazioni commerciali di reciproco beneficio, con gli operatori attivi nei settori della distribuzione e del commercio”.
GRANDE DISTRIBUZIONE : RAPPORTO SULLA GDA
Venerdì 17 giugno dalle ore 10.00 alle ore 12.30 presso Sede del Gruppo 24 ORE, Via Monte Rosa 91 - Milano si terrà la presentazione della nuova edizione del Rapporto sulla GDA in Italia e confronti internazionalil
L'incontro prende spunto dal lavoro multidisciplinare condotto da SymphonyIRI Group, TradeLab e MARK UP. e ha lo scopo di presentare l'edizione 2011 del Rapporto, unico nel suo genere, sulla struttura della Grande Distribuzione italiana confrontata con altri sistemi europei.
Parteciperanno all'incontro:
Giacomo Archi, Presidente e Amministratore Delegato
Henkel Italia
Angelo Massaro, Amministratore Delegato SymphonyIRI Group
Luca Pellegrini, Presidente - TradeLab
Francesco Pugliese, Direttore Generale - Conad
La partecipazione è libera, ma i posti sono limitati.
Per partecipare all'incontro inviare una e-mail a: ilibridimarkup@ilsole24ore.com,
specificando nome, cognome, azienda, funzione e telefono.
Successo per il maxi collocamento Wal-Mart Stores Inc.
Una buona notizia per il mercato finanziario e per Wal-Mart Store Inc., che è riuscito a collocare senza problemi un pacchetto obbligazionario di 18,55 miliardi di dollari (circa 13 miliardi di euro) per rifinanziare titoli in scadenza. Il pacchetto comprende un prestito a un anno per 10 miliardi di dollari (circa 7 miliardi di euro) mentre il resto è a cinque anni.
C'è anche da considerare che Walmart sta cercando uffici in Europa per una business unit appositamente dedicata a merger & acquisition e, a questo punto, avrà liquidità per procedere in tal senso.
I tassi
I motivi per cui questa operazione è da giudicarsi importante non stanno solo nel fatto che si riconferma la fiducia degli investitori in Wal-Mart Store, nonostante il prestito sia giudicato di qualità alta ma non “prime” (AA2 la valutazione di Moody’s, AA quella di Standard & Poor’s) ma soprattutto per la struttura di indicizzazione dei titoli. Nel caso specifico il titolo quinquennale è indicizzato ai certificati di credito di Wal-Mart Store Inc. con spread variabile da 10 a 75 centesimi. Sono tassi tornati ai livelli precrisi, e questo significa che sui mercati non ci sono più problemi di liquidità, naturalmente quando l’emittente è affidabile, come conferma anche il successo ottenuto da analoghe operazioni compiute da altri grandi gruppi, come Toyota o Krafts Food.
Cesare Ponti, confermato presidente Aiipa, fa il punto sull’industria alimentare
L'assemblea generale dell'AIIPA (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari) si è chiusa con la riconferma alla carica di presidente di Cesare Ponti (in foto): nato a Novara, 29.05.1940 e laureato in Economia e Commercio alla Bocconi nel 1963. Insieme al fratello Franco, rappresenta la quarta generazione alla guida della Ponti spa, fondata nel 1867 da Ponti Biagio.
Cesare Ponti ha relazionato l'Assemblea discussione e valutazione dei dati economici, consuntivo 2010 (produzione +1,6%) e congiunturali 2011; dall'altra, nel segno di un ruolo dell'industria alimentare evoluto e responsabile rispetto a tutti i cambiamenti intervenuti nella società italiana, è stata l'occasione per la presentazione delle iniziative che AIIPA promuove, o alle quali aderisce, per la tutela della salute e dei corretti stili di vita dei cittadini.
Lo scenario delle industrie alimentari secondo Aiipa
Ponti, in uno scenario con luci e ombre, ha definito l'export il punto forte per sostenere le vendite. Dal punto di vista economico, in un Paese che fatica a risalire la china della crisi internazionale ed è in ritardo rispetto ai principali Paesi concorrenti, Germania in primis, la ripresa a livello mondiale degli scambi commerciali è stata determinante per consentire all'industria alimentare italiana di mettere a segno, dopo la battuta di arresto del 2009 (-4,2%), un brillante risultato delle sue esportazioni con un +10,5%, per un valore complessivo per la prima volta superiore ai 20 miliardi di €. Il dato 2010 si inserisce, confermandolo, nel trend molto positivo (+66%) del decennio 2000/2010.
Consumi deboli
Così come l'industria nel suo complesso, anche il settore alimentare ha puntato sull'export per controbilanciare la debolezza dei consumi interni che tardano a recuperare il deficit accumulato dall'inizio della crisi. Nonostante il leggero recupero del 2010 (+ 0,3%), la perdita di oltre 6 punti negli ultimi quattro anni lascia ormai intravedere un cambiamento strutturale del modello dei consumi alimentari, che si riflette nella spesa downgrading delle famiglie italiane. I primi mesi del 2011 confermano purtroppo questa tendenza, presentando una nuova flessione nel primo trimestre. La faticosa e lenta prospettiva di recupero dei consumi trova conferma nell'alterno andamento della produzione alimentare, che realizza nel 2010 un risultato positivo (+ 1,8%) chiudendo però l'anno in frenata, che si trasforma in leggera flessione nei primi mesi del 2011 (-0,6%).
L'impennata delle materie prime
Ad appesantire un quadro già di per sé non semplice e lineare, il ritorno della speculazione sulle materie prime alimentari che nell'arco di un anno realizzano un incremento stimato intorno al 45%, con picchi per alcune derrate di oltre il 70%: un trend non solo preoccupante, ma in grado di compromettere i già precari equilibri di filiera, con la componente industriale che da anni vede una progressiva deriva dei margini, non più sostenibile per un settore industriale che fa della qualità, della ricerca e della innovazione i punti di forza di un'eccellenza alimentare simbolo del made in Italy nel mondo.
La sfida della nuova PAC
In un quadro mondiale che si proietta verso cambiamenti epocali, attraversato da trasformazioni di straordinaria rilevanza che investono intere aree geografiche d'importanza politica/strategica, con una domanda alimentare che crescerà parallelamente all'incremento della popolazione mondiale (9 miliardi di abitanti sono le previsioni per il 2050 con un aumento del 70% dei consumi attuali di cibo) è indispensabile che la PAC rimetta al centro dei propri obiettivi la valorizzazione della produzione e la competitività della filiera agro-alimentare europea. Prioritario, inoltre, che i criteri di sostegno non comportino effetti discriminatori e penalizzanti per alcune componenti della filiera stessa, e che gli operatori economici siano messi in grado di competere in un quadro paritario di diritti e doveri, evitando ogni distorsione concorrenziale che alla lunga indebolirebbe la competitività non solo di singoli attori ma dell'intero comparto agro-alimentare europeo.
Prospettive 2011
Ancora una volta l'export sarà il fattore di traino dell'economia alimentare del Paese per compensare l'andamento alterno della domanda influenzata sempre più da elementi strutturali che ne condizionano le capacità di espansione. È necessario quindi:
sostenere maggiori sforzi promozionali per l'export, che meriterebbe un più adeguato supporto da parte delle istituzioni,
puntare su una maggiore efficienza delle filiere, ottimizzando i rapporti e la cooperazione tra le diverse componenti,
fare affidamento sulla capacità di iniziativa delle imprese, incentivando e sostenendo i programmi di ricerca e di innovazione per rafforzarne la competitività e mettere in grado il sistema di affrontare le sfide del mercato globale.















































