Nonostante la crisi Coop Centro Italia archivia un 2008 positivo, con cash flow per 45 milioni di euro, un utile, dopo accantonamenti, per 7,6 milioni e investimenti per circa 100 milioni di euro. Nel primo semestre 2009 la crescita tendenziale di fatturato è del 3,3%
Nordiconad, crescita e sviluppo in Piemonte
Nordiconad chiude il bilancio 2008 dei suo 58 pdv piemontesi con un fatturato di 201 milioni di euro, in crescita del 6,35% rispetto all’esercizio precedente. Forte anche la crescita del fatturato del prodotto a marchio Conad, che rappresenta ormai il 20% del totale.
Lo sviluppo
Dati positivi soprattutto se inquadrati nell’attuale fase congiunturale economica. e presentati oggi a Torino, dove è stato reso noto il nuovo piano di aperture in Piemonte: la cooperativa intende avviare nella regione, entro il 2011, altri 15 pdv per complessivi 13.150 mq di superficie di vendita, nelle province di Biella, Torino, Novara, Verbania; a questi vanno aggiunti i 3.700 mq in programma ad Aosta e Saint Christophe per un fatturato aggiuntivo stimato a regime di 80 milioni di euro.
L’investimento complessivo sarà di oltre 41 milioni di euro e prevede la creazione di 400 nuovi posti di lavoro, oltre a quelli delle gallerie commerciali.
A questi numeri bisogna aggiungere quelli del centro commerciale integrato al nuovo stadio Juventus: un investimento di 90 milioni di euro, oltre 800 addetti, un fatturato del solo ipermercato stimato in 50 milioni di euro e in 150 milioni di euro per l’intero complesso commerciale.
Le opportunità
“Il Piemonte si conferma la nuova frontiera dello sviluppo della cooperativa. Il 2008 è stato un anno importante per i risultati prodotti e per le scelte strategiche che abbiamo messo in campo”, puntualizza l’Ad di Nordiconad Mauro Lusetti. “La crisi economica ci appare un’opportunità per promuovere la crescita e farci trovare pronti nel momento in cui l’economia riprenderà a marciare. Per questo dedicheremo massima attenzione allo sviluppo della rete commerciale, per dare risposte ai bisogni dei consumatori e per favorire lo sviluppo dei nostri soci”.
Nordiconad è una delle maggiori cooperative del gruppo Conad ed è costituita da oltre 600 imprenditori associati proprietari o gestori di punti di vendita. Impiega 5.369 addetti e nel 2008 ha registrato, insieme alla rete associata, un fatturato di 1.300 milioni di euro.
A Chiquita il Circle of Excellence Award 2009
Chiquita Brands International si è aggiudicata il Circle of Excellence Award 2009, il premio attribuito dalla DBMA (Distribution Business Management Association) all’azienda che dimostra i più alti livelli di qualità e di tecnologia nello sviluppo logistico e un forte impegno verso l’ambiente.
Chiquita è stata scelta -da una giuria internazionale formata da prestigiosi membri di università e associazioni industriali degli Stati Uniti- grazie all’impegno dimostrato nel campo della sostenibilità, certificato anche da prestigiose organizzazioni indipendenti come Rainforest Alliance, la ONG statunitense con cui l’azienda ha avviato agli inizi degli anni ‘90 un progetto di trasformazione delle pratiche agricole utilizzate per la produzione delle banane in America Latina.
Chiquita Brands International si è aggiudicata l’ambito riconoscimento anche grazie all’innovativa ricerca condotta in collaborazione con il MIT (Massachusetts Institute of Technology) per misurare le emissioni di CO2 lungo la filiera produttiva.
Nelle passate edizioni il Circle of Excellence Award è stato conferito anche a Kraft Foods, Staples Inc., Sears & Roebuck, UPS, Mercedes Benz, Coors Brewing Co.
Non è dalla simpatia che si giudica il venditore
Aspetto curato, una vigorosa stretta di mano e la battuta sempre pronta: lo stile che ha da sempre caratterizzato gli addetti delle reti commerciali non basta più per vendere in maniera efficace, specialmente in tempi di multicanalità e di crisi economica. Ne è convinto Nicola Favini, direttore generale di Logotel, una società milanese che supporta le aziende che vogliono innovare la relazione con i propri clienti. Una delle attività principali di Logotel è la formazione degli addetti alla vendita: « Il ruolo del Web e dei nuovi canali è sempre più importante - spiega Favini -. Non bisogna però dimenticare che tutti i giorni le aziende entrano in contatto con i propri clienti attraverso luoghi fisici, uomini in carne e ossa. Una delle cose più importanti nel processo di vendita sono dunque le persone, i loro comportamenti e motivazioni, che cosa dicono ai clienti e come li gestiscono». Secondo Favini, il venditore moderno dovrebbe pensare più a “come” vendere piuttosto che a “cosa” vendere: il cliente dovrebbe essere aiutato a ragionare sui benefici che potrebbe ottenere grazie al nuovo prodotto/servizio, piuttosto che interrogarsi sui possibili costi aggiuntivi.
Nuove competenze
«Non è importante che un venditore parli a raffica - puntualizza Favini - quanto piuttosto che riesca a fare domande intelligenti e insegni cose che magari anche esulano dal mero oggetto di vendita, ma che possono essere utili per il proprio cliente. Se voglio catturare l'attenzione, i primi 10 minuti devono essere spesi a condividere problemi di scenario e tendenze, piuttosto che essere dedicati immediatamente al proprio oggetto di vendita». Per comportarsi in questo modo è indispensabile acquisire una determinata serie di competenze: un problema non da poco per le aziende, che sinora si sono abituate a formare i venditori con un po' di conoscenze base, la capacità di fare relazione, qualche tecnica di negoziazione e le brochure di prodotto.
La necessità di una rivoluzione nel b2b
Queste riflessioni valgono anche per le aziende impegnate nel business to business: secondo il dirigente Logotel il b2b italiano è caratterizzato in parte da attori ancora molto prodotto-centrici, estremamente orientati all'oggetto della vendita e non al servizio offerto al cliente. Dall'altra parte esistono aziende interessate alla relazione con i propri clienti, ma che puntano soprattutto sulle capacità empatiche dei propri venditori. «Ma il cliente di una buona stretta di mano non se ne fa niente, e di bei prodotti il mondo è pieno - annota Favini -. Il b2b ha tante chance ma deve imparare tanto dal b2c, cioè deve riuscire a smaterializzare quello che vende. Il suo valore aggiunto sarà infatti sempre di più non tanto l'innovazione di prodotto, ma tutto quello che ci sta attorno: il prevendita, il post e la gestione, che alla fine non sono altro che servizi. Le aziende b2b dovrebbero dunque cercare applicare logiche simili a quelle di chi fa servizio puro, come la distribuzione retail».
Non basta la brochure
È facile pensare che la differenziazione sia una strada molto complicata per un'azienda b2b, ma in realtà ci sono tante piccole cose che possono essere fatte per distinguersi dai concorrenti. «Anche se si vendono prodotti a basso tasso di innovazione, come dei semplici articoli di cancelleria, non basta far vedere la propria brochure, bisogna essere capaci di saper rispondere alle esigenze del proprio interlocutore», aggiunge il responsabile di Logotel. Tradotto in termini pratici, questo significa, ad esempio, inviare con tempestività un report con le risposte alle domande che il cliente ha posto durante un incontro, o fare una semplice telefonata aggiuntiva che non sia legata a problemi o richieste di fatture. Secondo Favini, però, i sales manager tendono a non occuparsi di questi aspetti.
Le business community di Logotel
Un ulteriore elemento di difficoltà è rappresentato dai problemi di comunicazione e motivazione con le reti di vendita, soprattutto per quelle aziende che hanno a che fare con reti ampie, diffuse sul territorio e spesso non di proprietà (le cosiddette reti indirette). Logotel ha costruito dei sistemi (business community network) che permettono di essere quotidianamente in contatto con queste reti periferiche: «Grazie a un intelligente uso del Web 2.0 - spiega Favini - abbiamo costruito dei network dove i nostri clienti si possono collegare per conoscere tutto quello che serve per migliorare la vendita: ad esempio, essere allineati su prodotti e servizio, comprendere meglio la propria concorrenza o partecipare a gare. Recentemente su una community abbiamo lanciato un forum su quali siano le domande più efficaci rivolte ai clienti, che ha scatenato l'interesse e gli interventi di migliaia di agenti sparsi su tutto il territorio nazionale».
La visione e le strategie di Bob McDonald nuovo ceo di P&G
Gestire un business globale intorno ai 77 miliardi di dollari, organizzare operazioni in ottanta paesi sparsi in tutto il mondo, generare valore in grado di appagare consumatori e azionisti: la giornata di Robert, Bob, McDonald non deve essere delle più semplici.
Il Coo, chief operating officer, di Procter & Gamble, in azienda da quasi trent'anni, l'uomo che due anni fa, Fortune definì una “stella nascente”, fa il punto con Gdoweek sull'avvenuta integrazione con Gillette, delle sinergie e degli obiettivi raggiunti, dei piani per il 2008 e dei nuovi sistemi di misurazione per essere sempre più un'azienda “al servizio del consumatore”.
Come sta andando l'integrazione con Gillette?
Nell'ottobre 2007, P&G e Gillette hanno celebrato il secondo anniversario della fusione in un'unica società. I progressi dell'integrazione, la più grande mai avvenuta nell'industria del largo consumo, sono in linea con il programma stabilito nel 2005. Il 99% delle nostre operazioni commerciali sono ormai integrate, il che significa che oggi ci presentiamo come un'unica società nella maggior parte del mondo. Abbiamo rispettato la tabella di marcia che prevedeva di arrivare entro tre anni ad ottenere sinergie nei costi tra 1 e 1,2 mld di dollari e di 750 mio nel fatturato come unica società.
In quale modo questa integrazione è stata sinergica per Procter & Gamble?
Si sono sviluppate molte sinergie con l'integrazione di Gillette: abbiamo inserito il personale Gillette e le sue best practice all'interno della nostra organizzazione. Inoltre, si sono aperte nuove opportunità di co-marketing tra i diversi brand e siamo stati in grado di espandere la distribuzione dei nostri prodotti in nuovi canali e mercati. Per esempio, P&G ha imparato dall'esperienza Gillette con i drugstore riuscendo così a rendere più prodotti P&G disponibili in questo canale. Allo stesso modo, i prodotti Gillette sono ora disponibili per più consumatori in Cina, grazie alla più profonda penetrazione di P&G in quel mercato. Un altro esempio è il modo in cui i brand dell'oral care di P&G e di Gillette si sono uniti per creare un'offerta per i consumatori più completa, con prodotti innovativi pensati per ogni tipo di esigenza. Nel lungo periodo, si creeranno sempre più sinergie, man mano che tecnologie e brand di P&G e Gillette avranno modo di interagire le une con le altre.
In una recente presentazione alla Morgan Stanley Consumer Conference, lei ha dichiarato l'obiettivo di ampliare la vostra presenza in una pluralità di canali distributivi.
Questo riguarda solo gli Stati Uniti o è una strategia a livello mondiale?
Con l'integrazione di Gillette, abbiamo colto l'occasione per rivedere e migliorare le best practice sia di P&G sia di Gillette nello sviluppo dei canali a livello globale. Come avete sentito nella presentazione di Morgan Stanley, prevediamo quattro grandi aree di opportunità. Prima di tutto, l'espansione in tutto il mondo di P&G nei negozi di vicinato. Collettivamente, questi piccoli negozi, soprattutto nei mercati in via di sviluppo, sono i nostri maggiori clienti al dettaglio. In secondo luogo, abbiamo l'obiettivo di espandere le vendite nei drugstore, nelle farmacie e nelle profumerie. Terzo, vogliamo ampliare l'assortimento dei marchi P&G nel canale del fai-da-te. Inoltre, un altro canale in cui vediamo grandi opportunità è il retail online.
Lei ha anche dichiarato che utilizzerete un nuovo approccio, P.R.I.S.M., per migliorare la misurazione dell'efficacia degli strumenti in-store?
Può spiegare ai nostri lettori di che cosa si tratta e come funziona?
P.R.I.S.M., Pioneering Research for an In-Store Metric, è un'iniziativa che riguarda più aziende e settori, in grado di rivoluzionare il nostro modo di pensare al negozio come un mezzo di marketing. P.R.I.S.M. misura il numero di acquirenti presenti nel pdv e dove sono passati registrando l'ora, il giorno, la corsia e la categoria, nonché quali messaggi di marketing hanno avuto l'opportunità di vedere. Il sistema è gestito da Nielsen e utilizza un processo sofisticato combinando la misurazione del traffico nel pdv, i dati di vendita e di marketing in-store, ottenendo così un modello in grado di predire con elevata accuratezza i movimenti dell'acquirente. Ciò darà a produttori e distributori una ricca fonte di informazioni per meglio soddisfare le esigenze dei loro acquirenti.
State programmando di utilizzarlo anche in Europa? E in Italia?
Terminata questa fase nel 2007, da metà del 2008 P.R.I.S.M. sarà disponibile per tutto il retail statunitense. L'obiettivo di Nielsen è di offrire nel futuro questo servizio a livello mondiale.
Quali sono i nuovi mercati per il 2008?
Dal 2001, sono tre le principali strategie di crescita che P&G ha applicato:
- Crescere, partendo dal nostro core business, vincendo con i nostri brand più importanti, vincendo nei nostri mercati più grandi e con i nostri clienti top. Dal 2001, abbiamo raddoppiato il numero di brand che generano vendite da un miliardo di dollari o più. Così come abbiamo raddoppiato i paesi in cui vendiamo per più di un miliardo di dollari e i nostri clienti top (+ di 1 mld di fatturato) sono passati da due a sette negli ultimi sette anni.
- Sviluppare business che abbiano un più elevato livello di marginalità, di crescita e di bilancio. Dal 2001, abbiamo rilevato una crescita significativa nei settori della bellezza, del health-care e della cura casa.
- Accelerare la crescita nei mercati in via di sviluppo caratterizzati da consumatori a basso reddito. Più di un terzo delle nostre entrate arrivano da questi paesi.
Queste rimangono le nostre strategie anche per il 2008.
Quali sono a suo parere le maggiori differenze nei trend di consumo tra Nord America ed Europa?
I consumatori hanno, aldilà dei localismi, gli stessi bisogni di base. Viaggiando in tutto il mondo, compresi i paesi in via di sviluppo, alla mia domanda: “Quali sono i tuoi sogni?” la risposta è sempre la stessa: “Un mondo migliore per i miei figli”. Per questo io sono fiero che la missione di P&G sia proprio quella di migliorare la vita dei consumatori. I nostri prodotti, anche se in maniera marginale, rispondono a questa domanda.
Nelle categorie in cui siamo presenti non ci sono particolari differenze tra i consumatori nordamericani e quelli europei. Ovunque i consumatori richiedono sempre più benefici a un prezzo conveniente dai prodotti che acquistano e dai negozi nei quali comprano.
E in Italia?
Sono molto soddisfatto dei progressi dei nostri clienti retail in Italia nella creazione di esperienze d'acquisto sempre più d'impatto con i nostri prodotti quella che noi chiamiamo First moment of truth (il primo momento della verità).
In P&G crediamo che esistano due momenti “della verità” per i nostri prodotti: il primo è quando l'acquirente si trova davanti allo scaffale e decide di acquistare un nostro prodotto, il secondo è quando a casa propria lo utilizza e determina se ha appagato le sue aspettative.
Nella mia esperienza, questo è il meglio che chi lavora nel largo consumo può fare: quando distributori e produttori collaborano ai livelli più alti per portare sempre più innovazione a scaffale, nel progettare strategie di marketing per lo shopper che siano innovative e programmi di category che vincano “il primo momento della verità”. Questo crea valore per tutti.
Quale direzione deve prendere l'innovazione di prodotto?
L'innovazione è la vita di P&G ed è interamente giocata sui bisogni del consumatore. I nostri billion-dollar brand (con vendite annuali di 1 mld di dollari o più) sono la nostra piattaforma primaria per l'innovazione e stiamo sempre più esplorando come espandere e migliorare questi marchi. Un buon esempio è Olay (in Italia Oil of Olaz), diventato marchio leader a livello mondiale per la cura della pelle, focalizzandosi sul desiderio dei consumatori di ottenere benefici contro l'invecchiamento.
Che cosa pensa dell'attuale crisi delle materie prime? Pensa che gli ogm possano essere una soluzione?
P&G è tranquilla circa la propria abilità nel continuare a fornire prodotti di qualità a un giusto prezzo ai nostri consumatori malgrado i costi in aumento di alcune materie prime. Noi siamo sempre attenti nel cercare modi di ridurre i costi relativi a questi aumenti. Per esempio le formule dei nostri prodotti sono state pensate per metterci in grado di utilizzare ingredienti alternativi senza influenzare le performance dei prodotti. Anche nei processi di produzione siamo attenti nell'identificare e implementare nuovi processi e macchinari che riducano i costi di produzione.
Il boom degli integratori non conosce crisi
Soltanto con le vendite realizzate in farmacia, nel 2008 il mercato degli integratori ha fatturarato 1.242 milioni di euro (+8,7% sul 2007), cui vanno aggiunti i 109,4 milioni di euro sviluppati dalla grande distribuzione (+4,2%). Sommando anche gli introiti delle erboristerie, l'intero indotto generato dal settore dei prodotti salutistici si attesta a 1.453 milioni di euro, secondo quanto emerge dallo studio realizzato da AcNielsen per FederSalus,
Federazione Nazionale Produttori Prodotti Salutistici, nata nel 1999
dall'iniziativa di 12 aziende e che oggi conta 133 associati.
Questi sono solo alcuni dei numeri del boom degli integratori, un mercato che ha conquistato il 32% della popolazione. Un italiano su tre consuma integratori e che non si tratti di un episodico exploit, ma di una cultura radicata, lo conferma il 62.1% di intervistati che ammette di utilizzare integratori da oltre due anni.
Le motivazioni all'acquisto
Nella maggior parte dei casi -secondo la ricerca “Gli Italiani e gli Integratori”, condotta su 505 utilizzatori da BocconiTrovato & Partners- le ragioni alla base dell'acquisto sono principalmente la ricerca del benessere psico-fisico (46.1%) o la risposta a specifiche esigenze di salute (42.8%).
Il canale d'acquisto preferito è ancora la farmacia, dove nel 2008 sono state vendute oltre 90 milioni di confezioni (+4,8 rispetto all'anno precedente), cui si sommano le 19 milioni di unità vendute nella grande distribuzione (super e ipermercati) e le oltre 6 milioni acquistate nel canale parafarmacia (AcNielsen). A prescindere dal canale di acquisto, per decidere quelli più adatti il medico rimane il punto di riferimento per il 51.7% degli intervistati, mentre 1 su 3 si affida al metodo fai da te (BT&P).
Le tipologie più richieste
Al primo posto nelle scelte dei consumatori italiani ci sono gli integratori di vitamine e di minerali (52.5%), seguiti da fermenti lattici o integratori energetici (36%) e sportivi, a base di vitamine, sali minerali, aminoacidi e proteine (14.4%), categoria, questa, che vede un predominio maschile (il 23% degli utilizzatori di integratori, contro il 9.9% delle donne).
Ma l'elenco è veramente lungo: dagli integratori dietetici a base di crusche e altre fibre (8.3%), agli estratti vegetali, come aloe o papaia (7.8%), per arrivare, solo per citare i più utilizzati, a ginseng, pappa reale e tonici (7.4%).
Le preferenze espresse trovano pieno riscontro dai dati di vendita delle farmacie che, secondo dati AcNielsen, vedono al primo posto i fermenti lattici con 169,1 milioni di euro, i multivitaminici (84,9), i dimagranti (74,9), gli integratori salini (59,8), i sistemici per capelli (57,7).
Il profilo del consumatore tipo
Dallo studio promosso da FederSalus emerge che circa due terzi di utilizzatori sono donne (in media il 66.1%, che diventano il 71.6% nel Nord Ovest), con un livello di istruzione medio-alta (51.7%).
Molti sono attenti al benessere: il 42.1% degli utilizzatori infatti svolge un'attività sportiva (46.9% di uomini) e il 39.1% segue abitualmente un regime alimentare salutistico. Il profilo degli utilizzatori, così come il luogo di acquisto, è specifico a seconda della tipologia di prodotti: dai complessi vitaminici e minerali, utilizzati da Italiani di livello d'istruzione medio-alto (56.8%, con il 63.2% tra i laureati), per una scelta di benessere (57.2%), ai fermenti lattici, i cui consumatori si concentrano di più nelle regioni del Nord Ovest (43.6%) e del Sud (39.7%) e sono rappresentati soprattutto da casalinghe (49.6%) (BT&P).
Il peso crescente della gdo
Il fattore fiducia (che orienta verso la farmacia o l'erboristeria) è determinante nella scelta del canale d'acquisto per il 14.8%, mentre la variabile costo (che spinge verso il supermercato) influenza il 17.8% che si regola sulla base della convenienza (aspetto a cui sembrano particolarmente attenti gli uomini, con il 23.5%).
Dai dati emerge anche che c'è differenza tra i prodotti acquistati in farmacia, dove primeggiano fermenti lattici, multivitaminici e dimagranti e quelli presi nella grande distribuzione dove si comprano maggiormente i sostitutivi del pasto, i dimagranti e gli integratori sportivi.
La possibilità di acquistare prodotti salutistici nei supermercati e nelle parafarmacie ha influito decisamente sul boom degli integratori, infatti a due anni dalla liberalizzazione introdotta dal decreto Bersani, i punti di vendita trattanti sono passati dai 17.013 del 2006 ai 19.600 del 2008 e il nuovo segmento distributivo arriva a pesare più del 22% in termini di confezioni vendute.
Penny market Italia festeggia i 15 anni
Lo scorso 23 maggio, Penny Market (Gruppo Rewe) ha raggiunto i 15 anni di attività in Italia. Rewe, il colosso europeo con sede a Colonia (Germania), nel 1994 iniziò, infatti, il processo di internazionalizzazione, inaugurando il primo negozio ad insegna Penny Market a Cremona.
In Italia, oggi, la catena occupa 2.200 persone e sviluppa un fatturato lordo di un miliardo di euro. Penny Market Italia, con i suoi 280 discount
presenti in 16 regioni italiane -prevalentemente al nord e al centro-
serviti da 6 centri distributivi, si colloca al terzo posto tra le
catene discount presenti in Italia.
Inflazione ancora in calo per i beni di largo consumo in gdo
Promozione per battere l’inflazione. Nella moderna distribuzione, ormai le vendite dei prodotti di largo consumo sono “drogate” dai tagli prezzo, che vanno a incidere per oltre il 30%, mediamente, sui volumi del sell out. Ed è bene sottolineare “mediamente”, perché in alcuni settori il tasso di incidenza arriva addirittura al 60%. Logico quindi che, a maggio, secondo quanto emerge dall’Osservatorio Prezzi di Panel International, l’inflazione nella distribuzione moderna, sia ulteriormente scesa attestandosi all’1,7%, quando in aprile era del 2,2%.
Crolla il prezzo del latte
L’inflazione dei prodotti di largo consumo è trascinata verso il basso dall’alimentare. In particolare il prezzo del latte cala dell’ 1,8%, quello dell’olio dell’ 1,2%, quello di yogurt e formaggi bianchi dello 0,9%. “L’impegno delle aziende di produzione e distribuzione in questo momento di crisi è molto forte -ha dichiarato Stefano Galli, amministratore delegato The Nielsen Company- e ciò si evidenzia non solo con il continuo sostegno promozionale ma anche con il generale tentativo di contenimento dei prezzi. Il consumatore è consapevole e molto attento, ricerca la miglior offerta qualità/prezzo, tende a comperare in promozione, a stoccare ciò che può ed è tornato alla buona abitudine di fare la lista della spesa per ridurre gli acquisti di impulso: comportamento rilevato nel 58% del panel. Assistiamo anche al recupero della dimensione domestica con 1 italiano su 3 che prepara più frequentemente rispetto al passato pane, torte e pasta fatta in casa e 1 italiano su 5 che esce meno a cena”.
Pac2000A-Conad bilancio lusinghiero
Un patrimonio quasi triplicato negli ultimi anni, un fatturato della sola cooperativa di oltre 1.200 milioni ed un utile netto di oltre 30 milioni di euro nel 2008. Quattro le regioni interessate (Umbria, Lazio, Campania e Calabria), quasi 1.100 soci, oltre diecimila addetti, tra diretti, indiretti e indotto. Questi i numeri del bilancio 2008 della cooperativa Pac2000A-Conad presentati ai soci in occasione dell'assemblea annuale.
I numeri
I dati sono stati resi noti dal presidente Leonardo Antonini. Il consolidato di Gruppo nel 2008 ha superato i 1.650 milioni di euro, con un valore di produzione prossimo a 2 miliardi e una crescita percentuale quasi a due cifre. In continua crescita, infatti, anche il patrimonio netto della cooperativa, cioè la sua capacita di finanziare lo sviluppo con mezzi propri senza ricorrere a indebitamenti: dai 129 milioni di euro del 2004 si è passati ai 187 del 2007, che sono diventati 267 milioni nel 2008. E mentre è cresciuto anche l'utile netto, arrivato a 30 milioni di euro, il grado di indebitamento dell'azienda ha visto negli anni un sostanziale e costante decremento: era il 3,23 nel 2007 e nel 2008 si è attestato su un valore pari a 2,64. Positivi anche i dati relativi al primo quadrimestre del 2009, con un andamento positivo del 4,4% e le vendite del gruppo che hanno visto un incremento del 6,8%.
Arriva l’Igp per l’aceto balsamico di Modena
Dopo ben 13 anni di attesa, l'aceto balsamico di Modena potrà fregiarsi dell’Indicazione Geografica Protetta e di tutte le tutele ad essa associate, confermando il primato europeo dell’Italia per i prodotti di qualità ad indicazione protetta riconosciuti, che salgono così a quota 178.
L'approvazione dell'Igp è avvenuta, con 26 voti a favore, da parte del
Comitato Permanente per le Igp e le Dop presso la Commissione europea a
Bruxelles.
L'iter è stato tra i più travagliati nella storia delle Igp. La prima
richiesta di registrazione risale infatti al 1996, e soltanto oggi è
arrivato il riconoscimento europeo per questo prodotto che, grazie al
boom dei consumi registrato nell’ultimo ventennio a livello
internazionale, oggi sviluppa un volume produttivo di circa 100 milioni
di litri, pari a un un fatturato stimato in 290 milioni di euro,
generato da oltre 60 produttori, dei quali solo una ventina di
dimensioni industriali.
Lotta alle contraffazioni
“Il riconoscimento dell’Igp per l’Aceto Balsamico di Modena ci riempie di orgoglio -ha dichiarato il Ministro Luca Zaia (Mipaaf), dandone annuncio ieri a Milano in occasione dell’inaugurazione di Tuttofood-. Siamo riusciti in pochi mesi, dopo anni di tentativi falliti, ad arricchire il nostro Atlante di prodotti di qualità e origine riconosciuta con questo principe della tavola, un concentrato di tradizione e storia amato all’estero come in Italia. L’Aceto Balsamico di Modena rappresenta la cultura e la storia di un territorio estremamente ricco di conoscenza e tradizioni. Ai Consorzi va il merito di aver creduto tenacemente in questa battaglia. Con lo stesso impegno e la stessa convinzione che dall’insediamento ad oggi ci hanno visti occupati a sostenere il riconoscimento dell’Igp per l’Aceto Balsamico di Modena, da oggi attiveremo ogni sforzo per affiancare i Consorzi e le imprese, a livello europeo e internazionale, nella tutela di questo prodotto e nel contrasto a qualsivoglia tentativo di imitazione”.
Intervista con Wendell Berry, il guru del km zero
All'ingresso di Eataly c'è una scritta: “Mangiare è un atto agricolo”. L'aforisma è di Wendell Berry, 75 anni, poeta-saggista-contadino, il profeta dell'America rurale, secondo la definizione del New York Times, nonché il promotore dell'esperienza dei farmers market, nati in California negli anni 70 e ai quali si ricollega il concetto di filiera a km zero. La svolta nella sua vita giunge quando vince una borsa di studio Guggenheim con cui viene mandato a Firenze all'inizio degli anni 60 per studiare la letteratura italiana. Colpito dalla bellezza della campagna toscana e dalla sua “buona” agricoltura, scopre la sua vera vocazione di contadino poeta e, a fine anni 60, torna nel Kentucky dove inizia a condurre una piccola fattoria, con cui fonda una comunità rurale. Gdoweek ha raccolto quest'intervista in esclusiva a Forlimpopoli, durante la visita per ritirare il Premio Artusi 2008.
Mr. Berry nella sua giornata tipo scrive, insegna e lavora nei campi?
Sì scrivo, ma leggo anche. Come lettore sono molto eclettico. La mia passione sono Shakespeare e Dante, ma mi piacciono anche Hemingway e Faulkner. Ad ogni modo l'attività che mi impegna di più è l'agricoltura e l'allevamento degli animali. Devo dire, però, che mi impegna anche la raccolta della legna con cui cerco di essere completamente indipendente dalle compagnie petrolifere. La dipendenza energetica è una delle modalità con cui il sistema si impone e ci costringe ad accettarlo.
In merito lei usa le parole totalitarismo economico: cosa intende?
Parlo della logica del capitalismo che è totalitaria: la tendenza inevitabile del libero mercato selvaggio è, infatti, ciò che avviene nel gioco del Monopoli. Io credo, invece, nella comunità locale intesa come un principio fondante e al tempo stesso come un sistema pratico per le persone al fine di realizzare un'armonica condivisione del microcosmo in cui si vive. Del resto qualsiasi cosa accada al mio vicino, in qualche modo influenza anche me.
Quindi è contrario alle grandi ricchezze? Eppure l'etica protestante a cui lei fa riferimento dà un origine divina al successo economico ...
In realtà, dal punto di vista religioso, io mi ritengo “indipendente”. Leggo soprattutto il Vangelo e, in merito al capitalismo, devo dire che così come è praticato nel mio paese, non può essere neppure lontanamente collegato agli insegnamenti di Gesù, sebbene buona parte delle persone che guidano l'economia si dichiarino religiose.
Del resto lei è contrario all'usura ...
Questa è una questione delicata dato che se si ha un sistema monetario su larga scala, ci si deve per forza basare su un sistema bancario che deve essere remunerato. Il punto è di stabilire la giusta remunerazione, esattamente come dice il Vangelo. Il tasso deve essere stabilito dalla comunità, inclusi i banchieri, e quando dico comunità parlo di una comunità locale dove tutti si conoscono e si guardano negli occhi. Che è poi la stessa garanzia di qualità offerta dai farmer market e dai negozi di vicinato: chi vende mette a garanzia la propria faccia e la propria onorabilità. In cambio però il cliente deve accettare di pagare il giusto prezzo, cioè un po' di più di quello praticato nella grande distribuzione.
Sbaglio o parlando di grande distribuzione si riferisce a Wal-Mart?
Io non mi fido di Wal-Mart, tratta male i suoi dipendenti e non intende essere un buon vicino. Con i suoi prezzi distrugge l'economia locale e fa sì che la gente si chiuda in casa e pensi di non avere bisogno dei suoi vicini.
È un tipico approccio dall'alto e quindi alieno, mentre il fattore chiave sta nella capacità di adattarsi all'ambiente locale, come in natura fanno gli animali. Questo del resto è lo stesso problema che ha lo Stato: non può perseguire la “local adaptation”. Ecco perché bisogna diffidare delle scelte del governo.
La sua visione non è un po' troppo pessimista? Non è che lei magari vede il rischio di una catastrofe?
Non lo sappiamo, non lo possiamo sapere; ciò che sappiamo, perché lo sentiamo dentro, è cosa è bene e il modo per praticarlo. Non è una questione di istruzione, ma di sentimento, di rapporto emotivo individuale con la propria terra al fine di capire il rapporto con essa. Cosa tanto più decisiva per i giovani che devono capire dove sono e chi sono le persone con cui vivono, capire la natura del posto e che cosa la natura consente loro di fare. Devono comprendere cioè il genius loci, quello che Alexander Pope chiamava il “genius of the place”.
Non crede che questa sensibilità verso il locale, la storia e il genius loci possa avvantaggiare l'Italia?
L'Italia, come tutti i paesi industrializzato, deve ristabilire il rapporto con il suo territorio. L'industrializzazione tenta di affermare il concetto della mobilità per cui non è importante dove vivi e cosa fai. Invece è importante volersi fermare, perché, se non altro, si comprende che se rovini il luogo dove vivi, vivrai in mezzo alle rovine.
Ugo Stella
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Coin punta al cuore di Milano dove aprirà un nuovo store nel 2011
Un nuovo store firmato dal Gruppo Coin, nel centro della metropoli lombarda, aprirà i battenti agli inizi del 2011.
La conferma viene direttamente da Francesco Sama, direttore generale del gruppo di Mestre. “Per quanto sia prematuro delineare in profondità il progetto -dice Sama a Gdoweek- posso anticipare che intendiamo creare un concept che interpreterà un nuovo modo di comunicare con il cliente. Per Coin è un progetto di primaria importanza, in quanto lo store andrà a collocarsi in quella che è l'area dalla più alta pedonalità in Italia. Lo store, il cui target preferenziale è il consumatore moderno, proporrà un assortimento frutto di una approfondita ricerca: un po' più sofisticato, ma non necessariamente inaccessibile dal punto di vista del prezzo. Svilupperemo un brand mix particolare, con prodotti certamente commerciali, ma assolutamente speciali per il mercato italiano”.
Un concept, quindi, che non va direttamente a collidere con il vicinissimo store de la Rinascente di piazza Duomo.
L'estensione dello store
Lo store di Coin, che si svilupperà nell'area dell'ex cinema Excelsior, in galleria del Corso (nei pressi di corso Vittorio Emanuele), conterà sette piani e una superficie complessiva di 7mila mq, di cui 3.600 commerciali. “Proprio la superficie commerciale relativamente ridotta -aggiunge Sama- cui si contrappone un numero significativo di piani, ci consentiranno di realizzare il concept accennato, con un'offerta molto selezionata e giocata sul lifestyle, invece che sulla tradizionale proposta per specifiche categorie merceologiche”.
Poco distante all'area in cui sorgerà lo store di Coin (dove i lavori di svuotamento hanno già avuto inizio), sta prendendo corpo anche il progetto di completa ristrutturazione del blocco centrale (dall'ex Stefanel alla galleria Corsia dei Servi, fino al largo Corsia dei Servi) a opera di Guglielmo Tabacchi, a.d. di Res, Real Estate Services: una vasta operazione che include numerosi negozi, tra cui, molto probabilmente anche un Apple Store. Sia per il progetto di Coin sia per quello di Res è previsto un affaccio su piazza Beccaria e la rivitalizzazione della zona circostante, attualmente in stato di degrado.
L’alimentare tiene, solo 2 consumatori su 10 riducono la spesa
Un 2008 difficile per l'industria alimentare italiana, che comunque evidenzia la sua capacità di tenuta in un momento complesso per l'economia nazionale. Lo dimostrano i dati economici presentati a Parma in occasione dell'assemblea annuale di Federalimentare: rallentano i consumi e la produzione, mentre cresce l'export. “Nonostante le difficoltà dovute alla congiuntura internazionale -ha spiegato Gian Domenico Auricchio, presidente di Federalimentare- l'industria alimentare si conferma secondo settore produttivo del Paese, con un fatturato pari a 120 miliardi di euro dei quali l'export rappresenta il 16,7%, con una crescita in valore di quasi il 10% sul 2007.”
Federalimentare ha voluto fotografare lo spaccato della produzione e dei consumi alimentari, raccogliendo e presentando le tendenze in atto raccolte nel focus La spesa in tempo di crisi, elaborato dal proprio Centro Studi.
Il consumatore che fa la spesa nella gdo, tra i dati prioritari del focus, continua ad avere fiducia nei prodotti di marca (+7% a fine 2008), consentendo così a 7 piccole e medie imprese del settore alimentare su 10 di guardano al 2009 con fiducia.
Svago e tempo libero i più sacrificati
Una ricerca realizzata da GPF per conto di Federalimentare (sulla base del Food monitor, ma anche attraverso un campione on line di 400 casi rappresentativi della popolazione italiana adulta), dal titolo Gli italiani e la crisi economica, conferma che i cosumatori sono molto preoccupati per gli effetti della crisi soprattutto in termini di disoccupazione (95%), precarietà del lavoro giovanile (90%), incertezza, paura del futuro e pessimismo (86%), ma anche per la tangibile e innegabile perdita del potere d'acquisto (84%). Un fattore che, come rileva la ricerca, ha già causato, nell'ultimo anno, una riduzione delle spese generali (alimentare e non) da parte dell'81% degli italiani e che nei prossimi 12 mesi vede spaccarsi il campione (esattamente al 50%) tra i pessimisti (che pensano di spendere un po' o molto di meno) e i più ottimisti, che al contrario contano di spendere di più (11%) o perlomeno la stessa cifra (39%) di quest'anno.
Le previsioni di risparmi e tagli, rispetto al budget familiare, si concentrano su svaghi e tempo libero fuori casa (il 61% degli italiani prevede tagli), abbigliamento (55%), viaggi e vacanze (51%); arredo della casa (47%); strumenti tecnologici per il tempo libero (41%); automobile (35%). Sono, invece, solo 2 su 10 (19%) gli italiani che pensano di ridurre le spese per acquisti alimentari, voce che risulta in coda alla graduatoria, subito prima della spese mediche e sanitarie (2%). Inoltre, vi è anche un 18% che pensa addirittura d'incrementare il budget dedicato a cibo e bevande.
Accano all'84% degli italiani attenti (per ragioni di budget) a sconti e offerte speciali, resta infatti lo zoccolo duro (più o meno attorno all'80%) di quanti cercano comunque la migliore qualità, che oltre il 70% degli italiani ritrova nei prodotti di marca. Si tratta di uno dei livelli più alti registrati negli ultimi 30 anni: basti pensare che per tutti gli anni Ottanta questo indice ha viaggiato tra il 55% e il 65%.
E, se il mangiare -conferma la ricerca della GPF- resta “uno dei piaceri della vita” per 8 italiani su 10, risulta invece in flessione il piacere di cucinare: oggi avvertito da 5 italiani su 10 (erano 6 10 anni fa).
La crisi, per più di 6 italiani su 10 (il 64%) è però anche uno stimolo “per diventare più creativi e innovativi, inventare soluzioni, lavori, prodotti”.
Innovazione, antidoto per la crisi
La produzione del settore alimentare, nel primo trimestre 2009, a
fronte di un crollo del settore industriale nel suo complesso (-21,0% a
parità di giornate lavorative), ha segnato una flessione molto più
contenuta: -4,3%. Un dato che testimonia una migliore tenuta per le
note doti anticicliche del settore. In particolare a marzo, con un
-1,0% a parità di giornate lavorative sullo stesso mese 2008, il
settore ha segnato la migliore performance, prevalentemente registrata
da quei comparti legati ai prodotti di ricorrenza pasquale.
Una spiegazione deriva dalle strategie imprenditoriali del settore: il 79% delle piccole e medie imprese dell'alimentare, secondo l'ottava indagine Unioncamere e Mediobanca sui bilanci aziendali, in perfetta controtendenza rispetto al totale delle pmi (che prevedono una contrazione di fatturato e produzione nel 67% dei casi) si attendoe una conferma o in alcuni casi un aumento di fatturato nel 2009. E le strategie messe in atto per raggiungere questo obiettivo sono chiare: il 71% (contro il 40-50% di quelle degli altri comparti industriali) ha messo in cantiere investimenti, mentre il 43% ha attuato una strategia di upgrading dei prodotti. Si tratta di scelte coraggiose, soprattutto se si pensa che, nel 2008, gli acquisti alimentari delle famiglie italiane hanno raggiunto i 144,3 miliardi di euro, con un calo a valori costanti del -2,4% sull'anno precedente e che, nello stesso anno, il valore aggiunto espresso dal settore (sempre a valori costanti) è arretrato dell'1%.
Comunque, in generale, chi prevede investimenti nell'anno in corso pensa soprattutto a formule di promozione o pubblicità (42,6%), all'introduzione di nuovi prodotti sul mercato (49,1%) o al miglioramento di prodotti esistenti (57,5%), sia in termini di qualità sia di packaging.
Un approccio che contribuisce a guardare all'export con fiducia: l'83% vede possibile una conferma o un aumento di ordini (si scende al 30% circa nel caso d'imprese di settori della meccanica, beni per la casa e la persona o chimico-farmaceutico). Si tratta di proiezioni e di speranze che andranno verificate in rapporto all'evoluzione della crisi. Va detto, infatti, che a livello macro, i dati dell'export alimentare 2009 stanno esordendo con tagli prossimi al -6/7% in quantità e ancora superiori in valore.
Assocasa promuove la Pulizia sostenibile
Sono stati presentati oggi da Assocasa, l'associazione nazionale detergenti e specialità per l'industria e per la casa aderente a Federchimica, -in occasione della Tavola Rotonda sul tema della sostenibilità ambientale organizzata presso la Fiera Pulire- i dati della ricerca condotta da GfK Eurisko su un campione di 106 fra imprese private e di pulizia, Istituzioni ed enti pubblici.
L'indagine rivela l'attenzione crescente nei confronti della sostenibilità dei prodotti per la della detergenza professionale e industriale da parte delle imprese pubbliche e privare.
“La ricerca - spiega Paolo Anselmi, vice presidente dell'istituto- evidenzia come la maggior parte delle imprese abbia già oggi un alto livello di consapevolezza nei confronti della sostenibilità e sia convinta che questo tema continuerà ad essere di grande rilievo anche in futuro: il 78% degli intervistati, infatti, ritiene che l'attenzione al tema della sostenibilità, da parte di tutti, sia destinata ad aumentare e il 57% pensa che nei prossimi 2-3 anni aumenterà l'acquisto di prodotti sostenibili da parte della propria azienda”.
Forniture green
Il quadro che si delinea a partire dai dati dell'indagine mostra come il mercato della detergenza, operatori del settore e fruitori di prodotti e servizi, sia sempre più sensibile nei confronti della sostenibilità socio-ambientale che è già oggi, e lo diventerà ancora di più in futuro, una leva d'acquisto e d'offerta sempre più importante.
“Assocasa si impegna, fin dalla sua istituzione 25 anni fa, per una detergenza sempre più evoluta e impegnata a favore della sostenibilità lungo tutto il ciclo di vita del prodotto -spiega Aldo Sutter, componente del Comitato di Presidenza dell'associazione -. Oggi, agire in maniera responsabile è una dimostrazione di serietà e di qualità da parte delle aziende: per questo aderire al Charter per una Pulizia Sostenibile, il programma per la certificazione di sostenibilità delle imprese di settore, costituisce un “biglietto da visita“ importante, che può fornire al settore professionale e industriale quel valore aggiunto utile a conquistare maggiore competitività e fronteggiare in modo efficace la crisi attuale.”
Che cos'è il Charter A.I.S.E.
Il Charter A.I.S.E. per una Pulizia Sostenibile è un programma volontario che ha l'obiettivo di promuovere il continuo miglioramento nell'ambito della sostenibilità per i settori industriali rappresentati dall'A.I.S.E., l'associazione internazionale dei produttori di saponi, detergenti e prodotti per la manutenzione, cui aderisce Assocasa.
Il miglioramento continuo si applica a tutti gli stadi relativi al ciclo di vita del prodotto e si fonda sui tre “pilastri” della sostenibilità: sociale, ambientale ed economico.
Il Charter si propone così come terreno di alleanza e di comune impegno tra tutti gli attori coinvolti per rendere le iniziative di sviluppo sostenibile molto più sinergiche e condivise.
Etico, verde e sostenibile, ecco il cibo di due italiani su tre
Shopping sempre più consapevole per gli italiani, anche quando cquistano alimentari al supermercato: il 70%, infatti, dà importanza agli aspetti etico-sociali mentre il 65% a quelli ambientali, e addirittura l’83% dà valore a una produzione con basse emissioni di CO2. Un trend confermato anche delle aziende del settore agroalimentare: l’83%, infatti, ritiene che la considerazione dei temi ambientali ed etico-sociali tenderà a crescere e il 41% ha già in programma iniziative concrete per ridurre l’impatto ambientale. Sono le opinioni e le intenzioni espresse sia dai consumatori sia dalle imprese interpellate nel corso di un’indagine effettuata dalla fondazione internazionale Dnv (Det Norske Veritas), uno dei principali organismi indipendenti di certificazione e gestione dei rischi, per comprendere l’evoluzione del settore alimentare in Italia.
Condotta nel mese di aprile, la ricerca ha rilevato in due fasi distinte il sentiment sia dell’offerta sia della domanda sui temi della sicurezza e della sostenibilità dei prodotti agroalimentari.
Acquisti più verdi e sostenibili
Dalla ricerca emerge in primo luogo una tendenza consolidata: i comportamenti d’acquisto dei consumatori premiano la fiducia nella marca dei prodotti e nel punto di vendita. La sicurezza e la qualità del prodotto sono considerate dei prerequisiti all’acquisto: nel 72% dei casi viene verificata solamente la data di scadenza, soprattutto dalle fasce di età più giovani (25-44 anni) e al Centro Sud. Nel 49,3% dei casi ci si affida anche alla notorietà/reputazione di marca, mentre nel 34,3% di quella del venditore/punto di vendita.
Nella valutazione del prodotto, invece, vengono adottati in misura crescente da oltre due terzi degli interpellati nuovi parametri di valutazione quali il rispetto della tematiche ambientali ed etico- sociali: il 65% del campione attribuisce importanza alla voce “Ambiente/Inquinamento”, con maggiore incidenza presso i soggetti più maturi, le donne residenti al Nord di Italia; il 70% attribuisce importanza agli aspetti etico-sociali, con incidenza leggermente più alta presso i soggetti più maturi.
Bassa emissione di CO2
Alla tematica della sostenibilità viene assegnata un’importanza crescente nel sistema dei valori e nelle scelte d’acquisto dei consumatori. Questo anche se i termini “Carbon free” e “Carbon neutral”, utilizzati per indicare i prodotti realizzati attraverso una filiera agroalimentare a bassa emissione di CO2, sono di fatto sconosciuti presso tutti i target intervistati: il 94% del campione dichiara di non averne mai sentito parlare anche se l’espressione “sostenibilità” viene ricondotta correttamente all’area ambiente ed ecologia. Alla spiegazione dei due termini, invece, i consumatori reagiscono attribuendo interesse a questa caratteristica nelle scelte d’acquisto (83% degli intervistati, sommando la voce molto+ abbastanza importante). Un dato che dovrebbe comportare, per le imprese del settore, ampi spazi di manovra per attivare interventi di comunicazione e di education in grado di influenzare le decisioni di acquisto del consumatore sul tema della eco-sostenibilità.
Imprese e impatto ambientale
Le imprese interpellate nel corso dell’indagine tendono a sottolineare il valore per la food industry della certificazione della qualità e della sicurezza dei prodotti: il 71% del campione la ritiene importante e ben l’88% ritiene che le certificazioni di sicurezza e qualità emesse da terze parti indipendenti siano in ogni caso da comunicare non solo alla gdo, ma anche al consumatore finale. Nelle risposte delle imprese trova conferma il trend a favore dei prodotti verdi e sostenibili emerso dalle risposte dei consumatori: a giudizio delle imprese, il grado di considerazione dei temi ambientali ed etico sociali tenderà a crescere nei prossimi anni (82% del campione). Attualmente, invece, le imprese ritengono che i consumatori finali dei prodotti agroalimentari attribuiscano una discreta importanza sia agli aspetti di impatto ambientale sia etico-sociali, ma in misura inferiore a quanto affermato dai consumatori stessi. Secondo le imprese, infatti, le decisioni d’acquisto del consumatore tendono a essere guidate in misura maggiore da valutazioni inerenti la qualità e la sicurezza.
Comunque, ben la metà delle imprese intervistate dichiara di usare i temi ambientali come leva di marketing, mentre il 41% ha in programma iniziative concrete per ridurre l’impatto ambientale lungo tutta la filiera produttiva (tra cui l’utilizzo di energia solare e di materiale riciclabili e l’installazione di impianti fotovoltaici).
Metodologia delle ricerche
L’indagine è stata realizzata nel mese di aprile del 2009 dalla società A&F Research attraverso interviste telefoniche centralizzate da Milano e dirette in tutta Italia. I risultati ottenuti costituiscono l’esito di due indagine separate condotte rispettivamente su un campione di imprese e un campione di consumatori. Nella “Fase Aziende” sono stati intervistati i responsabili marketing/comunicazione di aziende di produzione- trasformazione di prodotti agroalimentari (salumi, formaggi, latticini, acque minerali, olio, conserve vegetali, vini ) e responsabili marketing/buyer della gdo. Complessivamente, sono state realizzate 100 interviste così suddivise: 80 aziende di produzione – trasformazione e 20 aziende della gdo.
Nella “Fase Consumatori” sono stati contattati uomini e donne di età compresa tra i 20 e i 65 anni che all’interno del nucleo familiari sono responsabili degli acquisti di prodotti alimentari. Complessivamente sono stare realizzate 300 interviste utili ripartite pariteticamente tra Nord e Centro Sud Italia.
Tech-Airport (Swatch Group) all’aeroporto di Ginevra
Tech-Airport Holding SAS, società che fa capo a Swatch Group SA, si è aggiudicata la gara d'appalto per la gestione dei negozi di orologeria e gioielleria nell'aeroporto internazionale di Ginevra.
Entro fine 2009 è prevista l'apertura di tre nuovi negozi: una boutique Omega e una boutique multimarca (insegna Hours Passion) nella zona riservata dell'aeroporto e un punto di vendita multimarca nella zona della stazione FFS dell'aeroporto di Ginevra.
Tech-Airport gestisce già 23 punti di vendita attivi: nove al Charles de Gaulle di Roissy (Francia); otto a Orly (Francia), cinque a Nizza (Francia) e uno a Nantes (Francia), ai quali se ne aggiungerà, dal 2010, uno a Vienna (Austria).
Il continuo e proficuo rafforzamento della sua presenza in diversi aeroporti d'Europa è un esplicito riconoscimento della qualità di Tech Airport nel campo del retail multimarca nel settore degli orologi e dei gioielli nelle zone aeroportuali.
Bilancio 2008 positivo per Lavazza
L'assemblea dei soci ha approvato il bilancio della Luigi Lavazza S.p.A. ed il consolidato 2008 del Gruppo, che registra ricavi netti per 1.121,6 milioni di euro, in crescita dell'8,7% rispetto all'esercizio precedente.
La quota di volume d'affari realizzata all'estero è aumentata dal 37,4% del 2007 al 39,8% del 2008, a testimonianza del processo di internazionalizzazione che l'impresa sta positivamente affrontando.
L'Ebitda è di 169,3 milioni di euro, pari al 15,1% dei ricavi netti (era di 177,0 milioni nel 2007) e l'utile netto consolidato è di 55,1 milioni di euro (68,5 nel 2007), pari al 4,9% dei ricavi netti. I dipendenti a chiusura dell'esercizio 2008 hanno raggiunto le 4.148 unità.
“Siamo molto soddisfatti dei risultati conseguiti dal Gruppo anche in un anno, il 2008, già segnato dalla crisi internazionale e, per il nostro settore, dalla volatilità del costo delle materie prime -commenta l'Amministratore Delegato, Gaetano Mele (nella foto) -. Il disegno strategico e l'impegno del management ci hanno permesso di consolidare la nostra posizione di leader nel mercato italiano, e soprattutto di rafforzare la nostra presenza nei mercati esteri, dove abbiamo registrato un sensibile aumento dei volumi di vendita. Il bilancio 2008 dimostra come l'attuale indirizzo strategico dell'azienda vada nella giusta direzione, basandosi sulle seguenti logiche: sempre più investimenti in ricerca e sviluppo, innovazione di prodotto, espansione nei mercati emergenti e contenimento dei costi operativi”.
Internazionalizzazione e innovazione
L'esercizio 2008 è stato quindi caratterizzato da una significativa crescita del volume di attività, pur in un contesto di congiuntura mondiale recessiva. Il risultato è stato però sensibilmente condizionato da un lato dall'incremento del costo del caffè crudo e delle materie prime in generale e, dall'altro, dall'inclusione nel perimetro di consolidamento delle due società indiane Barista Coffee Company Limited e Fresh & Honest Café Limited, che presentano profili di redditività decisamente più contenuti rispetto alle tradizionali attività Lavazza.
Il Gruppo Lavazza ha poi proseguito nella strategia di forti investimenti sul prodotto, sull'internazionalizzazione ed infine sullo sviluppo degli impianti industriali e delle relative tecnologie produttive. Proprio il 2008 è stato anche il primo anno intero di presenza sul mercato del nuovo sistema a cialde A Modo Mio in Italia, prodotto di punta dell'offerta Lavazza per il mercato domestico, oltre che dei suoi primi lanci all'estero (in Francia, Inghilterra ed Austria). Nello stesso periodo sono state perfezionate le acquisizioni delle società brasiliane Café Grão Nobre e Café Terra Brasil, e sono stati realizzati investimenti importanti in immobilizzazioni tecniche a Gattinara e Settimo Torinese, i due maggiori siti produttivi rispettivamente per le cialde e il roast&ground.
A fine esercizio il patrimonio netto consolidato è pari a 1.125,4 milioni di euro con una posizione finanziaria netta positiva di 429,1 milioni di euro, a testimoniare la solidità della struttura patrimoniale del Gruppo Lavazza e la sua ulteriore capacità di sostenere lo sviluppo.
“Riguardo al 2009 -conclude Mele- stiamo risentendo della sensibile contrazione dei consumi che ha interessato tutti i mercati, ma già i primi segnali dell'ultimo periodo ci inducono ad un moderato ottimismo, anche alla luce della crescita importante del settore del porzionato e dell'eccellente andamento di A Modo Mio. Abbiamo confermato i nostri piani di sviluppo, compatibilmente con la congiuntura attuale, focalizzandoci sull'innovazione e sui processi di internazionalizzazione. Il 2009 si è aperto così, a gennaio, con l'annuncio di un'importante partnership quinquennale con il Politecnico di Torino per l'attività di ricerca e sviluppo, mentre l'investimento continuo all'estero e nei mercati emergenti ci permette, con ancora più forza, di presentarci al mondo come ambasciatori del gusto e del caffè espresso, prodotto icona dello stile italiano”.
Monomarca Kiko a Orio al Serio
Kiko, la nota catena di monomarca di cosmesi del Gruppo Percassi che vanta una rete di 83 pdv, di cui 66 in Italia e 17 in Spagna - ha aperto un nuovo pdv nell'aerostazione di Orio al Serio (Bg). L'apertura di Kiko, presente nell'area partenze del terminal, segue di alcuni giorni quella del marchio Joe Black, specializzato in camiceria, posto subito dopo l'area dei controlli di sicurezza.
“In attesa di vedere completati i lavori di adeguamento dell'aerostazione, la cui conclusione è prevista per dicembre 2009 -commenta Renato Ravasio, consigliere delegato di Sacbo, società di gestione dell'Aeroporto di Bergamo Orio al Serio- , si è deciso di cominciare a rispondere alle richieste dei passeggeri in merito alle nuove tipologie di esercizi commerciali. Si tratta di un primo assaggio dell'offerta quanto più variegata che caratterizzerà i nuovi spazi a disposizione nelle aree di imbarco, con l'obiettivo di consentire la più ampia scelta di prodotti, e in particolare quelli che richiamino le tipicità di Bergamo e Lombardia”.
E-business: investimenti sotto l’1% del fatturato aziendale
La cultura dell'e-business è ancora scarsamente diffusa nelle aziende italiane, in particolare nelle pmi. Esiste una conoscenza molto frammentata e poco approfondita delle potenzialità delle applicazioni di e-businesse e dei benefici che possono generare sotto il profilo della conquista di nuovi mercati, di nuove modalità di dialogo con i propri consumatori o per ottimizzare la gestione ed i costi connessi allo svolgimento delle attività. E' questo lo scenario che emerge dal “Primo Osservatorio sull'e-business nelle imprese italiane”, commissionato all'istituto di ricerche Sinaptica da eBit Marketing and Retail Innovation.
E-commerce poco utilizzato
Per il 98% del campione -120 tra top manager ed imprenditori di primarie aziende italiane- fare e-business significa principalmente avere un sito aziendale. Le aziende italiane utilizzano attività di web marketing (51%) e invio di newsletter (59%) per comunicare i propri prodotti e servizi; meno della metà del campione utilizza il CRM (45%) e poco più di un terzo l'extranet (38%), entrambi strumenti utilizzati per la gestione della propria base clienti.
E-commerce e acquisti online sono utilizzati solo da un terzo del campione (rispettivamente 28% e 31%) con una incidenza rispettivamente del 7,6% sul fatturato e del 7,0% sul totale acquisti.
Sfugge ai più l'ampio spettro offerto dall'e-business -dall'intranet all'extranet, dall'e-commerce all'e-procurement, ai nuovi media digitali ecc -, le caratteristiche di ciascuno strumento e soprattutto le potenzialità che possono conferire in termini di profitti alle aziende che li adottano.
Scarso ricorso ai social network
Rimane bassa la percentuale delle aziende -meno di un terzo del campione (27%)- che fanno ricorso a strumenti come il web 2.0 e attività di community (blog aziendali, forum, presenza su siti di social networking, etc.).
Tra le motivazioni che frenano gli investimenti in e-business nelle imprese, e che sono alla base della scarsa propensione del management aziendale nell'utilizzo dei relativi strumenti, figura al primo posto la mancanza di una cultura e di competenze interne (30%) ma anche di interlocutori esterni adeguati (14%).
Dall'indagine risulta inoltre che gli investimenti delle aziende italiane in strumenti di e-business sono oggi ancora a livelli estremamente bassi, pari a meno dell'1% del fatturato aziendale.
“L'investimento annuo si aggira in media sui 38 mila euro per le aziende con un fatturato di 50 milioni di euro -sottolinea Gianluca Borsotti, socio fondatore di Ebit Marketing and Retail Innovation- mentre l'investimento sale a 500 mila euro per le aziende medie, dai 50 ai 300 milioni di euro, e supera i 2 milioni di euro per le grandi aziende con fatturato oltre i 300 milioni di euro”.
Le potenzialità
Parlando delle potenzialità che si riconoscono a questi strumenti, in prima fila c'è la soddisfazione del cliente (21%), seguita dall'aumento del fatturato (16%), la riduzione dei costi (12%), il contributo allo sviluppo di nuovi prodotti (9%) e la possibilità di internazionalizzazione (5%).
La maggioranza del campione afferma che nei prossimi anni dovrà aumentare la voce di spesa relativa (in media del 25%) e che ciò comporterà un impatto positivo sui risultati dell'azienda (46%).
Tale budget si concentrerà sulle applicazioni giudicate più promettenti: soprattutto di e-commerce (per il 67%), giudicato il più produttivo, e di CRM (incremento previsto dal 56% del campione), giudicato il più rilevante.
Axis Communications premiata per le esportazioni
Axis Communications, protagonista a livello mondiale nel settore della tecnologia video di rete, ha ricevuto il premio svedese per le esportazioni. Questo premio viene assegnato alle “società svedesi che negli ultimi anni hanno registrato una forte crescita nelle esportazioni in più mercati e che al tempo stesso sono riuscite a incrementare la redditività e le attività in Svezia”.
Axis lavora da anni nel mercato mondiale e oggi esporta il 95% dei suoi prodotti. Attualmente è presente in circa 70 paesi del mondo e può contare sull'assistenza di 25.000 partner.
Epson e il patrimonio naturale dell’Europa
In occasione della Giornata Mondiale dell'Ambiente, lo scorso 5 giugno, Epson ha presentato la partnership economica e tecnologica con il progetto Wild Wonder's of Europe (WWoE). Il contributo di Epson sarà economico e tecnologico, con la fornitura delle più avanzate e innovative attrezzature. Il progetto WWoe si propone di sensibilizzare i cittadini europei per proteggere le aree ancora selvagge del continente. La modalità è: presentare la straordinaria bellezza dell'Europa ed il suo immenso patrimonio naturale, sottolineando le sfide e gli sforzi che vengono affrontati in tutto il continente per la sua conservazione, grazie all'opera di 66 tra i migliori fotografi naturalisti europei che hanno documentato la fauna e i luoghi più selvatici del continente attraverso una collezione di fotografie che attraverserà 48 paesi europei a partire dal 2010. Le prime destinazioni della mostra includono Parigi, Londra, Stoccolma, Istanbul, Bruxelles, Copenaghen, Praga e L'Aia. Il progetto prevede anche la realizzazione di concorsi, libri, programmi educativi e un sito web (www.wild-wonders.com) in cui si possono ammirare alcune fotografie della collezione e acquistare copie stampate da Epson su carte pregiate.
Il contributo
Epson fornirà al progetto WWoE gran parte delle attrezzature necessarie: tra queste i videoproiettori professionali per le mostre, anche audio-visive, e una vasta gamma di stampanti di largo formato per la stampa d'arte compresi prodotti all'avanguardia per la stampa da esterni. Inoltre, Epson metterà in palio anche stampanti fotografiche e photoviewer per chi si aggiudicherà i concorsi fotografici sulla fauna selvatica paneuropea legati all'iniziativa.
Il programma Environmental Vision
L'iniziativa di Epson si inserisce nell'ambito del suo programma Environmental Vision 2050 che si articola in quattro punti:
1) riduzione delle emissioni di CO2 del 90% nell'intero ciclo di vita dei prodotti;
2) introduzione di tutti i prodotti nel ciclo di riciclaggio e riutilizzo delle risorse;
3) riduzione dell'emissione diretta di CO2 del 90% ed eliminazione dei gas che concorrono al riscaldamento globale, diversi dalla CO2;
4) ripristino e preservazione della biodiversità come parte dell'ecosistema, con la collaborazione delle comunità locali.
Dalla casa al negozio. Viaggio nello shopping dei bambini
I bambini sono tre mercati in uno: acquistano con le proprie mance, influenzano gli acquisti dei loro genitori e rappresentano il mercato di domani. Si tratta dunque di un segmento con un potenziale di spesa enorme. In Italia ce ne sono circa 4,5 milioni di età compresa tra 3 e 11 anni: sommando le paghette settimanali, variabili secondo l'età, le mance, la remunerazione dei lavoretti che svolgono in casa, i premi conquistati per i bei voti, arriviamo a oltre 800 milioni di euro.
Little kids non significa little money, ma -come suggerisce James McNeal, uno studioso americano esperto di kids marketing- KIDS significa Keepers of Infinite DollarS.
Questo denaro in parte viene risparmiato, ma una fetta importante viene spesa: sono i bambini che decidono cosa acquistare con il loro denaro e non di rado acquistano in totale autonomia.
Ricerche con i bambini, piuttosto che sui bambini
Più in generale, il kids marketing ha fatto grandi passi avanti nelle indagini sul mondo dei bambini, soprattutto riguardo a riflessioni sui metodi di ricerca più adeguati. Non esistono tecniche di indagine specifiche per i bambini che non possano essere applicate in altri contesti, né esistono ricette che impongono di utilizzare certi ingredienti in dosi specifiche.
Dopo quasi quindici anni di attività con i bambini nell'ambito dell'Osservatorio Retailing è chiara tuttavia la consapevolezza che, anche a fini di kids marketing, si fanno ricerche con i bambini piuttosto che sui bambini.
Per indagare i bambini e lo shopping abbiamo impiegato la tecnica dei disegni, la tecnica dei collage, i focus group, lo svolgimento di temi a scuola, il sondaggio tramite questionario predisposto insieme ai bambini e somministrato da bambini a bambini, persino la drammatizzazione con una rappresentazione teatrale.
I risultati
Ebbene, che cosa emerge dalle nostre indagini?
In tutto il mondo i bambini sono frequentatori abituali del mercato e dello shopping. In media una volta alla settimana accompagnano i genitori a fare la spesa: si guardano in giro, toccano le merci, consigliano la mamma e il papà sui prodotti da acquistare, assaggiano, giocano. Ma a loro piace soprattutto comprare qualcosa per sé, e ricorrono a varie strategie per vedere esauditi i loro desideri.
Viaggio esperienziale
Per i bambini lo shopping è una spedizione che comincia dal viaggio. Oltre il 60% dei disegni realizzati dai bambini di una quarta e quinta elemen tare rappresenta il percorso: paesaggi, strade, edifici esterni, vetrine, inseriti in un contesto a volte fantastico ed esagerato. I negozi sono visti dall'esterno, e ai bambini non sfuggono i dettagli: scale di accesso, porte con maniglie a misura di bambino, tende, cartelli in vetrina che invitano gli avventori a varcare la soglia: “Aperto”, “Entrata libera”, “Avanti”, Nuovi arrivi”, “Visitate il nostro negozio”. Marche, prezzi, promozioni: tutto è osservato, annotato nella memoria e rielaborato.
Ai bambini piace lo shopping?
I bambini descrivono l'andare per negozi con molti aggettivi, anche antitetici, che variano secondo gli obiettivi, le situazioni, gli accompagnatori. Può essere divertente se si va con gli amici, frustrante se non si riesce a convincere i genitori a comprare, stressante se si visitano negozi che interessano soltanto i genitori, utile per consigliare mamma e papà su prodotti di cui capiscono poco e su cui non si sentono sicuri.
Lo shopping si associa a
- valenze utilitaristiche quando si compiono acquisti funzionali (andare con i genitori al supermercato per la spesa settimanale è utile);
- valenze edonistiche e ricreative quando è un passatempo da trascorrere con gli amici, magari andando al centro commerciale e girando per i negozi;
- valenze negative quando il negozio non interessa diretta¬mente ai bambini, che devono aspettare a lungo i genitori che acquistano cose per loro.
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Allegati
- Dalla casa al negozio. Viaggio nello shopping dei bambini
- Cover story | Gdoweek 483 | 25 maggio 2009 |
McDonald’s, hamburger e wi-fi
Nasce la rete più capillare presente al momento in Italia di hot spot wi-fi, per la connessione in libertà a Internet. E la notizia non è tutta qui, perché il collegamento sarà assolutamente gratis. A proporre l’iniziativa, sulla scorta delle esperienze positive già effettuate in altri Paesi, è McDonald’s, che ha già collegato oltre 300 ristoranti dei 380 presenti sul territorio nazionale, con l’intenzione di coprire i 60 rimanenti nel giro di pochi mesi.
Un ottimo inizio anno
L’iniziativa è stata presentata stamattina da Roberto Masi, Managing Director di McDonald’s Italia, che ha anche parlato degli ottimi risultati conseguiti negli ultimi mesi dalla catena e ha annunciato l’introduzione, dopo la partnership con il parmigiano reggiano, di altri menu caratterizzati dalla presenza di prodotti tipici italiani.
Chi intende utilizzare il collegamento potrà recarsi con il suo computer portatile o con il cellulare abilitato alla ricezione in uno dei ristoranti senza obbligo di consumazione, collegarsi e chiedere una password, fornendo il numero della carta di identità e il numero di cellulare. Questo nel rispetto delle leggi che impongono ai gestori di internet point di identificare gli utenti. Riceverà un sms con la password che lo abiliterà al collegamento per 12 ore.
Quattro target multimediali
La presentazione dell’iniziativa è stata anche l’occazione per presentare gli ultimi risultati del dall’Osservatorio permanente di Future Concept Lab sulle abitudini delle nuove generazioni. Lo ha fatto il presidente, il sociologo Francesco Morace, che ha segnalato come i gruppi oggi più sensibili alla multimedialità sono: i "Linker People", 20-35enni, un nucleo generazionale aperto a qualsiasi combinazione tra fenomeni mediatici ed esperienza personale; le "Sense Girls", 25-40enni, raffinate, sensibili, esotiche, che propongono un’estetica lontana anni luce dalla volgarità mediatica; le "Singular Women", 35-50enni sempre più audaci, sicure di sé, che rispondono all’indebolimento dell’identità maschile e, il pubblico dei "Normal Breakers", 45-60enni, uomini e donne, nuovi ribelli, con una visione critica e creativa della realtà in cui vivono, per i quali la tecnologia costituisce una compagna di vita insostituibile.
McDonald’s Italia vara la rivoluzione Wi-fi
Per catturare un target di clienti professionisti e migliorare la fruizione oraria dei propri locali, McDonald's ha deciso di lanciare un servizio di Wi-Fi gratuito in 320 ristoranti in tutta Italia (su 400 totali). L'iniziativa è inserita all'interno del processo di riposizionamento che McDonald's sta affrontando in Italia da diversi anni: «Mentre negli Stati Uniti il modello del fast food regge ancora - ha spiegato oggi Roberto Masi, Managing Director McDonald's Italia - nel nostro paese (che d'altronde è il regno delle trattorie) abbiamo deciso da alcuni anni di allontanarci da questa formula e trasformare i nostri ristoranti in casual restaurant, luoghi moderni, caldi e accoglienti, allestiti all'insegna del design». Anche l'offerta di prodotto è stata nel tempo parzialmente ripensata, con l'inserimento delle insalate e, soprattutto, dei prodotti locali (parmigiano reggiano, speck, ecc). «I nostri prodotti sono di qualità - ha detto Masi - anche se una buona fetta di pubblico non lo percepisce. Persino io prima di entrare in McDonald's avevo molti pregiudizi in materia. Grazie all'introduzione dei prodotti nazionali la percezione dei consumatori è però destinata a mutare in tempi più rapidi».
Il Wi-fi secondo McDonald's
L'ultimo tassello di questo mutamento è appunto l'introduzione del Wi-Fi: ogni utente per accedere per la prima volta al servizio Wi-Fi deve innanzitutto compilare un modulo di registrazione on-line. Il navigatore ottiene così le proprie User Id e password, che sono inviate tramite Sms al numero indicato durante la registrazione. Il responsabile di McDonald's Italia ha però sottolineato che i dati non saranno utilizzati per operazioni di marketing commerciale, ma saranno soltanto trattati nel rispetto delle normative vigenti. Il target di utenti del Wi-Fi, secondo Masi, sarà inizialmente costituito da turisti e persone con l'urgente necessità di utilizzare Internet, ma col tempo l'obiettivo é di catturare una fascia di utenti tecnologizzati (25-50 anni) e trasformare la fruizione dei ristoranti (oggi ancora molto limitata alle ore di pranzo e cena). McDonald's ha scelto Libero.it come partner del progetto: il portale sarà infatti sarà impostato a breve come punto di partenza per la navigazione dai locali McDonald's. Per promuovere il nuovo servizio, la multinazionale americana ha previsto per tutto il mese di giugno messaggi radio in onda su alcune delle principali emittenti nazionali e una campagna Web su siti e portali di informazione.
Italiani clienti infedeli
Ancora più preoccupante il dato che riguarda le insegne della grande distribuzione (e quindi i loro investimenti in carte fedeltà): gli italiani che cambiano supermercato di riferimento ogni anno sono infatti il 36%, il dato più alto tra quelli rilevati nei Paesi toccati dall'indagine.
L'importanza del fattore umano
Altri settori che vedono un alto tasso di infedeltà da parte degli italiani sono i provider Internet (un italiano su quattro cambia), i gestori di telefonia mobile (22,7% il tasso di abbandono) e le banche (20%). A quest'ultimo proposito va però considerato che solo da pochi mesi, con le iniziative Abi di trasferimento dei conti correnti senza spese e con procedure standardizzate, il cambio di istituto è davvero possibile. Le motivazioni dell'infedeltà sono, in Italia come all'estero, in prevalenza dovute al fattore umano: nel 55% dei casi non si è riconosciuti come clienti preziosi, il personale è poco disponibile (47%) e i call center sono inefficaci (42%). Tutto questo dimostra come le tecniche più raffinate di marketing rischiano di essere vanificate se non si punta anche su aspetti come la cortesia e la competenza.
Rfid Summit e Rfid Italia Award 2009 il 10 giugno a Varese
Si rinnova l’appuntamento con l’Rfid Italia Award. Il prossimo mercoledì 10 giugno, presso il Centro Congressi Ville Ponti di Varese, si terrà l’Rfid Summit 2009, evento organizzato da Cedites con la collaborazione del Lab#ID dell’Università Carlo Cattaneo – LIUC che premierà i progetti Rfid italiani vincitori dell’Rfid Italia Award 2009.
Il programma della giornata prevede interventi e tavole rotonde animati sia da rappresentanti dei maggiori laboratori Rfid italiani che, coordinati dal professor Luca Mari, direttore del Lab#ID e presidente del Comitato Scientifico del premio, hanno valutato gli oltre 40 progetti candidati, sia da esponenti mondo aziendale con le testimonianze dei vincitori dell’Rfid Italia Award 2008.
Surgelati: il mercato 2008 registra un +1% a volume
Comodi, sicuri e caratterizzati da un corretto rapporto qualità/prezzo: grazie a questo mix, la congiuntura economica recessiva ha risparmiato gli alimenti surgelati che hanno chiuso il 2008 con un incremento di oltre un +1% a volume (+0.6% retail).
I segmenti più dinamici sono stati quelli dei vegetali, delle patate, dei prodotti ittici e della carne (rossa e bianca).
I prodotti vegetali hanno mostrato andamenti diversificati: a fronte di una buona tenuta dei vegetali semplici, si registra una stasi delle zuppe e minestroni e una decisa frenata delle referenze ricettate. Il comparto delle patate è avanzato dell'1,7% e tale dato può essere letto positivamente se si considera che nell'ultimo lustro si è avuto un incremento dei consumi decisamente elevato.
I prodotti ittici hanno mostrato una discreta vitalità: il consumatore esplora con convinzione le aree dell'innovazione (panati e pastellati - che possono essere preparati sia fritti che in forno - sono cresciuti nel 2008 del 5.4%). Questo progresso si spiega con l'attuale esigenza del consumatore di toccare con mano il “value for money” del prodotto che acquista e apprezzarne la convenience (prodotti pronti al consumo, già eviscerati, spellati, spinati ecc.).
Le carni surgelate (rossa e bianca) hanno mostrato indici altamente positivi; in particolare la carne bianca ha mostrato un + 5% che, se sommato al dato registrato nel 2007 (+ 16%), porta ad un aumento nel biennio del 21%. Tale crescita si deve alla fiducia che il consumatore ripone nel sistema di controllo di filiera e nelle raccomandazioni dei nutrizionisti più affermati che consigliano il consumo di piatti leggeri ed equilibrati.
Per sostenere la ripresa serve innovazione
È interessante notare come il consumatore italiano sia il meno propenso
-a livello europeo- a scendere a patti sulla qualità alimentare e
continui ad indirizzarsi con buone percentuali verso un acquisto di
surgelati di marche note, in grado di assicurare alti standard
organolettici e di sicurezza.
Infine, va ricordato che in Italia il consumo pro capite di prodotti surgelati è tra i più bassi
d'Europa (13.5 kg); il che evidenzia ottime potenzialità di crescita,
sebbene l'offerta globale del fresco sia sicuramente molto più alta di
quella rintracciabile nei principali Paesi europei.
“Per quanto riguarda il primo quadrimestre 2009, dalle nostre prime rilevazioni, sembra che il settore nel suo complesso stia mantenendo le proprie posizioni e alcuni dei segmenti storici del surgelato (ittico, vegetali, patate) continuano a marciare con buona incidenza -commenta Vittorio Gagliardi, Presidente dell'Istituto Italiano Alimenti Surgelati-. È appena il caso di segnalare due dati: quello relativo all'ittico surgelato (+ 1.5%) e quello dei vegetali (+ 8.5%). Questi segnali ci fanno ritenere che anche il 2009 si inscriverà nel solco di costante crescita fatta registrare negli ultimi 20 anni dal mercato dei surgelati in Italia. Sarà ancora una volta l'innovazione, intesa non soltanto dal punto di vista del prodotto ma anche dell'approccio verso la categoria, a trainare questa auspicata crescita. Dal nostro osservatorio, possiamo certamente prevedere che il ridotto potere d'acquisto, l'aumento dei single, la recente incidenza nei consumi delle scelte degli extracomunitari (l'8% della popolazione - circa 5 milioni), i principi di una alimentazione bilanciata, l'incremento dei pasti fuori casa saranno i parametri fondamentali che orienteranno le principali aziende del settore nel loro sforzo innovativo”.
Upim inaugura il nuovo centro logistico a Pontenure (PC)
Il Centro Logistico di Pontenure è una piattaforma logistica con 54mila metri quadri di superficie coperta, concepita per gestire 70mila referenze e spedire oltre 350mila metri cubi di merce, i quali corrispondono a 3.613 vagoni e 32mila tonnellate. Si tratta per ora di servire una rete che conta 150 pdv diretti e 200 in franchising.
L'investimento è di circa 6 milioni di euro e consentirà di sostenere i piani di sviluppo aziendali dei prossimi anni, dando lavoro a 30 dipendenti Upim cui si aggiungeranno altre 150/200 persone. Engineering 2K è il general contractor, Vailog lo sviluppatore, la proprietà e di Deka Immobilien Investment Gmbh.
I plus della realizzazione
Pontenure, situata a una decina di chilometri a sud di Piacenza, offre una spiccata vocazione logistica essendo posta fra la autostrada A1 e la ferrovia Piacenza-Bologna. Le ribalte sono 72 con l'aggiunta della ribalta ferroviaria.
Come dotazione tecnologica si evidenziano le lampade a basso contenuto energetico e la produzione di acqua calda sanitaria mediante pannelli solari. In più il Centro di Pontenure offre un tetto realizzato con pannelli fotovoltaici per una potenza complessiva di 2,8 Mwatt e installato sulla totalità della superficie. L'entrata in esercizio del nuovo tetto consentirà di risparmiare 1.600 tonnellate di emissioni di CO2 l'anno: l'equivalente del piantunamento ex-novo di un bosco di 75 ettari.
Bilancio 2008 positivo per Co.Pro.B.
L’assemblea dei soci di Co.Pro.B., Cooperativa leader nazionale di produzione saccarifera, ha approvato il bilancio d’esercizio al 31 dicembre 2008. In un contesto caratterizzato da un’importante flessione di mercato, Co.Pro.B. ha dato prova di essere una realtà solida chiudendo il 2008 con un fatturato pari a 97 milioni di euro contro gli 82 milioni di euro del 2007. Tale risultato risulta avvalorato da un utile netto in crescita rispetto all’anno precedente e che si attesta intorno ai 530 mila euro.
La chiusura del bilancio del 2008 è stata caratterizzata da un margine operativo lordo (Ebitda) pari a 6,9 milioni di euro e da un risultato operativo della società (Ebit) che si è attestato sui 4 milioni di euro.
Sempre nel 2008, i ricavi consolidati del Gruppo Co.Pro.B. si sono attestati oltre i 284 milioni di euro contro i 270 milioni di euro del 2007.
Aumento del capitale sociale
Da registrare l’aumento del capitale sociale che nel 2008 ha raggiunto i 18,2 milioni di euro (più che triplicato rispetto al 2007) in seguito all’entrata nella Cooperativa di due nuovi soci finanziatori: Finbieticola SpA e Fondosviluppo SpA che hanno apportato rispettivamente 7 e 5 milioni di euro.
L’assemblea ordinaria ha inoltre deliberato, riconoscendo ai 1.790 soci che hanno conferito barbabietole nella campagna bieticolo-saccarifera 2008-2009, una maggiorazione di prezzo complessiva di 1,46 milioni di euro, di cui 993 mila quale ristorno unitario garantito a tutti i conferenti, pari a 1,07 euro a tonnellata (+4% del prezzo industriale delle bietole). I restanti 467 mila euro sono stati suddivisi fra quei soci conferenti che hanno consegnato il prodotto con la migliore qualità tecnico-produttiva e che hanno così beneficiato di un ulteriore premio di 1,62 euro per ogni tonnellata (+6% del prezzo industriale delle bietole). Si tratta di numeri in linea con quelli dell’anno precedente in considerazione anche di una riduzione della superficie coltivata a barbabietole che nel 2008 è stata di 15 mila ettari e che ha portato ad una produzione nazionale di zucchero di circa 115 mila tonnellate contro una produzione del 2007 di circa 129 mila tonnellate.
Per i consumi di aprile deboli segnali di ripresa
Secondo le stime di Confcommercio, la fase più acuta della crisi può ritenersi superata (primo trimestre del 2009), anche se ancora non si vedono segnali concreti di un consolidamento del clima di fiducia e della ripresa dei consumi.
Tra incertezza e fiducia
Il trend della domanda delle famiglie, al netto delle componenti stagionali ed accidentali, appare ancora connotata da incertezza del dato congiunturale in volume, che ad aprile, dopo un mese di marzo positivo, torna a ridursi seppure in misura marginale (-0,4%). L’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC), oltre a evidenziare una stagnazione in termini tendenziali, impone una lettura dei dati con la stessa cautela di quelli relativi a marzo, in considerazione dell’influenza esercitata dal diverso periodo in cui è caduta la Pasqua negli ultimi due anni. Segnali di un contesto meno negativo rispetto ai mesi finali del 2008 e all’inizio del 2009 sembrano provenire dalle indagini relative al clima di fiducia delle famiglie, che mostra, nel mese di maggio, una moderata crescita posizionandosi sui livelli della fine del 2007. A questo dato, nel mese di maggio, si è associata una contenuta inversione di tendenza del clima di fiducia anche sul versante delle imprese manifatturiere e dei servizi.
L’estrema incertezza che caratterizza il quadro congiunturale è confermata anche dall’indagine rapida di Confindustria di maggio 2009. Infatti, la produzione industriale ha registrato, dopo il rimbalzo di aprile, una flessione dell’1,0% in termini congiunturali a cui si è associata anche una riduzione degli ordinativi (-1,2%).
Trend dei consumi
La stabilità registrata ad aprile dall’ICC riflette una sostanziale stasi della domanda sia per i beni sia per i servizi ed evidenzia l’attenuarsi delle dinamiche negative per quasi tutti i settori considerati. Solo per la mobilità il dato dell’ultimo mese mostra un arretramento rispetto ad aprile 2008.
La dinamica dei prezzi al consumo, relativa al paniere dei beni e servizi che compongono l’ICC, ha evidenziato anche nel mese di aprile 2009 una contenuta flessione (-0,1%), evoluzione che ha interessato in misura più sensibile i beni.
Ad aprile, la domanda per beni e servizi ricreativi ha registrato, dopo un bimestre sostanzialmente negativo, una moderata crescita (+0,8%): riflette, insieme al permanere di una dinamica positiva dei giochi pubblici, il miglioramento della domanda relativa ai prodotti per il tempo libero. La domanda per i servizi di ristorazione e d’alloggio mostra, invece, una flessione (–1,6% in termini tendenziali), proseguendo su un trend negativo che permane ormai da alcuni mesi. Anche la dinamica della domanda relativa ai beni e servizi per la mobilità ha mostrato, dopo il rimbalzo di marzo, un contenuto arretramento (-0,3%), con riflessi meno positivi, rispetto al mese precedente, della domanda di autovetture e motocicli da parte di persone fisiche, confermando la debolezza strutturale del mercato solo in parte attenuata dagli incentivi all’acquisto. Per quanto riguarda la domanda di beni e servizi per le comunicazioni e per l’ICT domestico, il dato di aprile 2009, pur segnalando il permanere di una dinamica positiva, conferma la tendenza al ridimensionamento dei tassi di crescita scesi da valori superiori al 10% della fine del 2008 al 5,2% dell’ultimo mese. A tale andamento ha contribuito sia una minor dinamicità della domanda di beni che la stagnazione della componente relativa ai servizi.
Meno negativo solo l’abbigliamento
La domanda per beni e servizi per la cura della persona ha mostrato anche ad aprile un’evoluzione non particolarmente favorevole (-0,8%), andamento a cui ha concorso una dinamica meno positiva rispetto allo scorso anno dei consumi per prodotti farmaceutici e terapeutici.
Gli acquisti di articoli d’abbigliamento e calzature hanno evidenziato ad aprile, dopo un lungo periodo di consistenti riduzioni, una contenuta tendenza all’aumento (+0,4%).
La domanda di beni e servizi per la casa ha subito un’ulteriore flessione delle quantità vendute (-1,5% in termini tendenziali). Il decremento, sia pure di intensità meno elevata rispetto a quanto registrato negli ultimi mesi, conferma il permanere di una situazione critica per tutti i segmenti considerati nell’aggregato, inclusi gli elettrodomestici.
Infine, per quanto concerne la domanda delle famiglie per i prodotti alimentari, le bevande e i tabacchi, si segnala un’ulteriore contrazione dei volumi acquistati (-0,7%).
Café do Brasil acquisisce Metropolitan Coffee Company
Cafè do Brasil, l' azienda napoletana produttrice dei caffè a marchio Kimbo e Kosè, ha acquisito la britannica Metropolitan Coffee Company, società di distribuzione di bevande per il canale horeca, nel Regno Unito.
Con questa operazione Metropolitan Coffee Company diventa una filiale della Cafè do Brasil, pur continuando ad operare con lo stesso nome.
L'azienda italiana conferma, così, il suo obiettivo di rafforzarsi in quei mercati strategici per la promozione all'estero dell'espresso italiano.
“Questa acquisizione rappresenta per noi un passo molto importate per rafforzare, nel food market del Regno Unito, il brand Caffè Kimbo come sinonimo di vero espresso italiano -commenta Michele Rubino, CEO di Cafè do Brasil- ed è parte di quel progetto di espansione all'estero che vede coinvolta l'azienda ormai da qualche anno. Con Metropolitan c'è una naturale sinergia: noi abbiamo il know how tecnico, la passione per il caffè di qualità, Metropolitan ha la conoscenza del mercato locale e della distribuzione”.
L'intera gamma di prodotti a marchio Caffè Kimbo è stata presentata durante Caffè Culture '09, la più importante manifestazione britannica dedicata al mondo del caffè e delle caffetterie che si è tenuta il 20 ed il 21 Maggio scorsi all'Olympia National Hall, Londra.
Il lancio dei prodotti sul mercato è previsto entro giugno 2009.
In autunno a Cesena il primo summit europeo della frutta
Si terrà il 6 ottobre prossimo a Cesena e sarà organizzato da CSO - Centro Servizi Ortofrutticoli e Cesena Fiere con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, il primo European Fruit Summit, che vedrà la partecipazione principali operatori mondiali di settore dalla Spagna, alla Nuova Zelanda, alla Francia, al Belgio, all'Italia.
Organizzato per panel di discussione su prodotto, il Convegno sarà moderato da Chris White, direttore generale di Eurofruit Magazine e sarà l'occasione per fare il punto sulle previsioni di produzione della frutta invernale: pere, kiwi e agrumi, sia a livello italiano sia europeo e mondiale, mentre per quanto riguarda la frutta estiva, sarà l'occasione per elaborare considerazioni sulla campagna con la presentazione e discussione dei dati di consuntivo elaborati dal CSO.
Il Gruppo Argenta installerà 182 distributori automatici a Venezia
Si è svolta mercoledì 3 giugno 2009 la gara indetta dal Comune di Venezia per la ricerca di un soggetto con il quale stipulare un contratto di adesione al Club Amici di Venezia e di comodato d’uso per l’installazione di distributori automatici di cibi e bevande in una serie di locazioni messe a disposizione da parte del Comune stesso.
Il numero di distributori che sarà possibile collocare in luogo pubblico, o aperto al pubblico, è il seguente: 14 in agenzie Actv/Vela; 36 in 13 imbarcaderi Actv; 2 provvisori a fianco dei bagni pubblici Giardinetti ex Reali (in attesa del ripristino dell’imbarcadero fronte Giardinetti); 27 a bordo delle motonavi di linea Actv; 23 nella terraferma veneziana (Parco San Giuliano e check point Asm Ztl bus), per un totale di 102; oltre a questi circa altri 80 distributori saranno collocati in uffici e sedi dell’Amministrazione comunale.
Alla gara hanno partecipato due aziende leader del settore: IVS Italia Spa, con sede in Seriate (Bg) e Gruppo Argenta Spa con sede a Carpi (Mo).
Le offerte economiche dei concorrenti -che si impegnano, in caso di aggiudicazione, a versare al Comune una quota fissa di 500 mila euro annui per la durata quinquennale del contratto- dovevano essere in aumento rispetto alla percentuale base del 15%, fissata dal Comune, sugli importi incassati con i distributori destinati alla vendita al pubblico.
L’offerta di IVS è stata del 15,1% e quella del Gruppo Argenta del 17,5%: pertanto il Gruppo Argenta si è aggiudicato la gara.
Coop Adriatica apre il primo Ipercoop low cost in Emilia-Romagna
“A Faenza abbiamo scelto di sperimentare una struttura innovativa che unisce convenienza, qualità, attenzione all'ambiente e che amplia l'offerta della città, già dotata di due supermercati”, precisa Gilberto Coffari, presidente di Coop Adriatica a proposito di questo Ipercoop.
I numeri dell'Ipercoop
All'interno del c.c.i. Le Maioliche ( in grado di ospitare 50 pdv), l'Ipercoop ha un'area di vendita di 5.600 mq, con un assortimento di oltre 20.000 referenze, particolarmente ampio nei prodotti freschi.
A questi si aggiunge un'ampia offerta di primi prezzi ( circa 450 referenze) e di prodotti Coop (tra cui il nuovo vino in brick, le merendine equilibrate per i bambini, la cola senza coloranti, il pane a 1 euro il chilo). Presente anche una selezione di “eccellenze” con il marchio Principi del gusto e Fior Fiore, oltre prodotti tipici del territorio e locali con la firma Le cose di qui.
"Si tratta del primo pdv che realizziamo in regione con la formula low cost, capace cioè di contenere i costi grazie a una gestione più attenta e flessibile, a fronte della nostra qualità a prezzi accessibili”, sintetizza Tiziana Primori, vicepresidente e direttore commerciale della cooperativa.
Attivo anche un distributore di detersivi alla spina per piatti e bucato, oltre che l'area Coop Salute, l'Ottico, come servizi aggiuntivi.
L'aspetto ecologico
Oltre a un forte accento su progetti che orientino il comportamento d'acquisto verso prodotti sostenibili dal punto di vista ambientale, in questa struttura Coop Adriatica si è sforzata di implementare soluzioni che garantiscano elevati risparmi di energia e acqua: da qui nasce la scelta -già percorsa- di utilizzare fonti rinnovabili grazie a un impianto di teleriscaldamento, mentre un sistema elettronico di gestione consentirà di ottimizzare il rendimento degli impianti.
Inoltre, sarà attivato un impianto fotovoltaico integrato in grado di produrre fino a 300 chilowatt e vasche per la raccolta della pioggia da utilizzare per l'irrigazione del verde.
Presenti anche barriere antirumore.
ETHIC AWARD 2006 – LA GIURIA
Giulia Ceriani, BABA
Stefano Senesi, CERTIQUALITY
Davide Paradiso, CONAI
Guido Leoni, CTM ALTRO MERCATO
Marella Caramazza, FONDAZIONE ISTUD
Giuseppe Minoia, GFK EURISKO
Andrea Poggio, LEGAMBIENTE
Carla Cardelli, MEDICI SENZA FRONTIERE
Antonio Zaniboni, PIME
Alessandro Beda, SODALITAS
Paolo Pastore, TRANSFAIR ITALIA
Marina Catena, WORLD FOOD PROGRAMME - ONU
ETHIC AWARD 2006 – I VINCITORI
Si è svolta Giovedì 18 gennaio 2007, presso la Sagrestia del Bramante Via Caradosso 1, Milano alle ore 17.00, la cerimonia di consegna degli di Ethic Award 2006 – il premio alla responsabilità sociale e di impresa, organizzato e promosso da GDOWEEK – il settimanale di retail in collaborazione con KPMG Advisory.
La 5° edizione di Ethic Award ha premiato le migliori 10 iniziative di responsabilità sociale ed impegno etico sostenute dalle aziende che operano nei beni di consumo e nella distribuzione, che nel corso dell’anno 2006 si sono distinte per impegno, attenzione e sensibilità verso iniziative legate allo sviluppo sostenibile.
Ethic Award 2006 premia due vincitori assoluti ex-equo:
- NORDICONAD per il progetto di collaborazione tra l’impresa Nordiconad e la cooperativa Ghanacoop, per la distribuzione di prodotti equosolidali provenienti dal Ghana.
Un’iniziativa che racchiude in se un duplice obiettivo: un “progetto di autosviluppo per una comunità ganese di 600 persone ” insieme ad un “percorso concreto di integrazione”, attraverso la costruzione di un ponte commerciale tra comunità immigrata e popolazione residente nella terra di origine.
- AZIENDA SAN MATTEO per il progetto aziendale di responsabilità sociale che coinvolge ogni attività dell’impresa, dai prodotti, ai dipendenti e le loro famiglie. Una iniziativa complessa volta alla perfetta integrazione e salvaguardia dell’ ambiente oltre che della comunità locale nella quale è inserita l’azienda.
Tutte le iniziative ed i progetti in concorso, siano essi rivolti alla comunità locale o internazionale, al miglioramento dei processi interni all’azienda, alla comunità ospedaliera o alla ricerca scientifica e alla tutela ambientale sono stati attentamente valutati da una giuria composta da autorevoli rappresentanti di associazioni benefiche, no-profit, ambientaliste e consumeristiche e del mondo della ricerca.
I parametri di valutazione sono stati: obiettivi, aspetti innovativi e distintivi del progetto, durata, risorse coinvolte, investimenti, risultati ottenuti e mission aziendale.
“Un premio che valorizza l’impegno delle aziende sempre più protagoniste di un processo di sviluppo globale, aziende che mettono a disposizione delle agenzie umanitarie non solo risorse ma soprattutto la loro preziosa esperienza tecnica, che arriva al cuore del problema e dunque a coloro che hanno davvero bisogno di aiuto.” cosi commenta, Marina Catena funzionario del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, giurato e testimonial di Ethic Award 2006.
Anche quest’anno, Ethic Award ha rappresentato l’impegno e l’attenzione che GDOWEEK e KPMG Advisory, costantemente dedicano all’etica d’impresa, attraverso il riconoscimento e la premiazione delle iniziative che meglio hanno saputo valorizzare i contenuti etici e sociali, nella convinzione e nella speranza che tali presupposti rappresentino per le imprese una priorità di intervento necessaria ad arrivare a costruire un modello economico basato sullo sviluppo sostenibile.
Elenco dei 10 migliori Progetti
Etich Award 2006
- CHIUDONO GLI ISTITUTI, APRIAMO LE FAMIGLIE di ARTSANA
- LOLLYPOT, UNA PENTOLA CHE DARA' DA MANGIARE A MOLTI BAMBINI di BALLARINI & FIGLI
- GRAZIE ECOLUCART AIUTA LA SCUOLA di CARTIERA LUCCHESE
- “I MALATESTA" di COOP ADRIATICA
- CAMICIA SOLIDAL COOP di COOP ITALIA
- ECOPOINT CRAI – LA SPESA SENZA SPRECHI di CRAI
- LIFEGATE JEANS di LIFEGATE
- PROGETTO SWAZILAND, KUNANISA PER DIRE NO AGLI OGM,Sì ALL’INDIPENDENZA ALIMENTARE di NATURA Sì
- DISTRIBUZIONE DI PRODOTTI EQUOSOLIDALI IN COLLABORAZIONE CON GHANACOOP di NORDICONAD
- PROGETTO DI RESPONSABILITA' SOCIALE SAN MATTEO di SAN MATTEO
Oriocenter si candida a ecocentro, con iniziative ecocompatibili
Aria, terra, acqua e fuoco: intorno a questi temi, Oriocenter, uno dei principali c.c.i. italiani di proprietà di Commerz Real AG (il braccio immobiliare di Commerz Bank), di fronte all'aeroporto di Orio al Serio (Bg), sta realizzando un ambizioso progetto dedicato all'ecocompatibilità.
Si tratta di un una serie di iniziative educative e commerciali con le quali “Vogliamo dimostrare la differenza del nostro approccio rispetto a quello di altri centri commerciali, italiani e stranieri”, sottolinea Giancarlo Bassi, presidente consorzio operatori Oriocenter. L'importanza del progetto ha fatto sì che Commerz Real AG lo consideri come un laboratorio pilota, che potrebbe anche essere esportato (Uk, Spagna e Turchia).
Intorno ai temi tematici, nelle diverse gallerie, saranno costruite vere e proprie installazioni -arcipelaghi, come li definisce Ermanno Canali, presidente dell'agenzia Canali&C, a cui è stata affidata tutta la comunicazione intra ed extra centro- focalizzate su un tema specifico.
In questi spazi saranno forniti suggerimenti, idee, stimoli per vivere una vita ecocompatibile. Ovviamente, tutti i materiali espositivi e strutturali sono naturali o a basso impatto ambientale.
L'obiettivo è quello di innescare comportamenti virtuosi, suggerendo anche dei prodotti, caratterizzati da una segnalazione nel caso siano disponibili negli store del cci, anche se questa disponibilità non rappresenta un prerequisito.
Interessante il legame con Costa Edutainment, che gestisce l'Acquario di Genova e che, a luglio, agosto (e forse settembre) ricreerà, nella zona acqua, un ambiente marino con coralli, spiegando a bambini e famiglie come preservarli.
Infine, per manifestare anche sull'esterno l'approccio ecologico, le facciate del centro commerciale saranno completamente ricoperte da piante evergreen formando, così, un giardino verticale.
OVS segmenta e apre il primo OVS Kids
Unicoop Firenze mette al bando gli shopper in polietilene
Dal 29 maggio, in tutti i 98 punti di vendita di Unicoop Firenze -che in un anno vedono passare dalle casse oltre 68 milioni di clienti- i tradizionali shopper in plastica sono stati sostituiti da sacchetti completamente biodegradabili e compostabili in Mater-Bi, famiglia di bioplastiche sviluppate e commercializzate da Novamont, biodegradabile e compostabile naturalmente in conformità con le norme europee UNI EN 13432 e UNI EN 14995.
I nuovi sacchetti sostituiranno integralmente oltre 50 milioni di
shopper in plastica e, potendo essere riutilizzati per la raccolta
differenziata, diventeranno un potente mezzo per promuovere una
raccolta di qualità del rifiuto organico, aiutando così anche il
riciclo di qualità delle altre filiere.
Realizzati con un materiale di seconda generazione -risultato delle evoluzioni della bioraffineria Novamont di Terni, con un miglioramento del polimero in termini di contenuto di materia prima rinnovabile ottenuto grazie allo sfruttamento di materie prime non alimentari e conseguente diminuzione dell'impatto ambientale- i nuovi sacchetti si fregiano, tra le tante certificazioni internazionali, anche del nuovo marchio “CIC Compostabile” che permette di riconoscere
immediatamente i sacchi compostabili.
Incentivi per promuovere il riuso
Con l'iniziativa Diamo una mano all'ambiente -presentata a fine maggio a Firenze in occasione di Terra Futura- Unicoop Firenze intende
promuovere una campagna di comunicazione per la promozione della
raccolta differenziata ("usa e riusa il sacchetto per la raccolta
differenziata della frazione organica destinata al compostaggio") e
della riduzione degli imballaggi che si concretizzerà anche in
iniziative di formazione e informazione per soci e consumatori, oltreché
per le scuole.
La cooperativa si era già mossa da tempo in questa direzione, sollecitando fra soci e consumatori comportamenti volti al "riuso". In un anno e mezzo sono state distribuite gratuitamente ai soci 660.000 borse per fare la spesa, in materiali resistenti, adatti a contenere tanta spesa e durare nel tempo. Un altro mezzo milione di borse, con il marchio l'Ambiente in mente è stato acquistato da soci e clienti che si sono attrezzati a fare a meno delle borse usa e getta. Infatti nel 2008 sono stati complessivamente venduti nei pdv della cooperativa cinque milioni di shopper in meno rispetto all'anno precedente, nonostante l'aumento delle vendite e dei clienti. Un risultato importante, ma certo non decisivo: dal 1° gennaio 2008 ad oggi sono stati 70 milioni gli shopper che sono usciti dai pdv della cooperativa, 840 tonnellate di plastica che sono finiti in discarica, negli inceneritori, o dispersi nell'ambiente.
Proprio per incentivare comportamenti "virtuosi" da parte di soci e clienti, a partire dal mese di giugno tutti coloro che faranno la spesa nei punti vendita di Unicoop Firenze con le borse "riuso" riceveranno 2 punti in omaggio.
Euronics sceglie un new media per la pubblicità: You Tube
La caratteristica essenziale della soluzione scelta da Euronics sta nel fatto che direttamente nella pagina di You Tube, sotto la barra di navigazione, sarà possibile visionare i prodotti in offerta, sfogliare il volantino e guardare il video della campagna Tv.
Lo sviluppo della campagna è stato concepito nell'ottica della continuità con l'utilizzo della piattaforma web 2.0, cui You Tube appartiene, e con l'obiettivo di avvicinarsi a un target più giovane che fa un uso costante e diversificato di internet.
Euronics è la prima catena di elettronica che utilizza la soluzione masthead anche per via della completezza di informazioni che è in grado di veicolare.
Ecco come è cambiato il contact center
Negli ultimi cinque anni il contact center in Italia si è trasformato: i contatti oggi si sviluppano al 50% per telefono, e un altro 20% via telefonino. Seguono l’e-mail (9%) web (7%), fax (5%), posta (4%), sms (3%) chat (2%). I dati sono stati resi noti in occasione del convegno “Crm e lead generation” organizzato da Siseco. Il telefono si conferma canale preferenziale: il costo del contatto via telefono è alto, ma lo è anche la soddisfazione del cliente, che sembra preferire canali immediati, come la chat, rispetto ad altri come mail o web. Crescono poi i costi di gestione del personale, si abbassano le altre spese.
La ripartizione dei costi
“La voce che incide maggiormente è quella per le spese del personale operativo del contact center: nel 2004 rappresentava il 65%, oggi il 71 -afferma Mario Massone, fondatore di CMMC,
Customer Management Multimedia Callcenter, realtà che rappresenta la
comunità di aziende che in Italia impiega call center integrati-. Pesano di più anche le spese per altro personale (staff, formazione, tecnologie), passate dall’8 al 9,5%». Sono scesi di 2.5 punti percentuali il costo di canoni e spese di traffico telefonico e dati (7,5 nel 2004, oggi 5). Ammortamenti vari, come le spese di ICT (information e communication technology) sono scese da 4 a 3. Anche i costi commerciali, marketing e comunicazione si sono abbassati, passando da 3 a 2. Dimezzati i costi di manutenzione e servizi vari, da 7 a 3,5”.
Cambiano le aspettative del cliente
Si sono modificate anche le aspettative del cliente, che vuole servizi e comunicazioni sempre più rapidi, erogati attraverso modalità di fruizione semplici e personalizzate, salvaguardando privacy e sicurezza. “In questo periodo particolarmente difficile –spiega Roberto Lorenzetti, amministratore delegato di Siseco- il Crm abbassa i costi e crea opportunità di business concrete, che in molti casi hanno aumentato il fatturato dei nostri clienti. Siseco è la prima azienda in Italia in grado di fornire un pacchetto “all inclusive”, nel suo pacchetto è disponibile l’intera Guida Monaci: 500.000 anagrafiche complete, verificate ed aggiornate, comprensive di partita Iva”.
Sisley Young, da brand a monomarca
Etruria Sma: avanti adagio, oltre la crisi
Il fatturato 2008 di Etruria Sma ha raggiunto 167 milioni di euro, registrando una crescita di 6,2 milioni di euro rispetto all’anno precedente (+3,8%).
“Le scelte coraggiose che abbiamo intrapreso in passato per consolidare la nostra situazione patrimoniale e la competitività si sono rivelate fondamentali per la tenuta del gruppo”, ha precisato nel corso dell’Assemblea Graziano Costantini, direttore generale dell’azienda, sottolineando, a dimostrazione della validità delle strategie adottate, la disponibilità di un patrimonio netto di 22 milioni di euro, la proprietà diretta di 52.000 mq di superfici immobiliari e il rafforzamento del fondo rischi sui crediti.
UniEuro lancia la promozione Viaggia gratis
Nuova iniziativa promozionale UniEuro che, in collaborazione con Viaggiare.it, lancia la promozione Viaggia gratis.
L’iniziativa, attiva dal 28 maggio al 28 giugno, prevede l’erogazione, alla cassa, di un buono scontro del valore del 25% del prezzo del prodotto acquistato, a scelta tra quelli caratterizzati dal bollo Viaggia Gratis; questo sconto dovrà essere speso a ottobre e novembre sia nei pdv UniEuro sia sul sito.
Inoltre, a partire da una spesa minima di 250 euro, anche cumulabili, ai clienti sono offerti voli e viaggi in tutta Europa. In particolare, da 250 a 499 i clienti riceveranno voucher per un biglietto aereo di andata e ritorno, tasse aeroportuali comprese, per una città europea a scelta; da 500 a 999 euro, il voucher comprenderà due biglietti aerei per una città europea a scelta, mentre, infine, per spese superiori a 1.000 euro, il premio in palio sarà un week end per due persone in una città a scelta tra Amsterdam, Barcellona, Berlino, Londra, Madrid e Parigi.
Slow Food e il suo manifesto politico per una nuova agricoltura in Europa
Il manifesto è un appello a favore delle produzioni di qualità e basata sulla difesa delle tipicità regionali, sulla sostenibilità ambientale e sul perseguimento dell'equità dei rapporti e della distribuzione dei redditi. Tutti temi di grande rilevanza programmatica a livello europeo.
Il documento, che è stato inviato ai maggiori partiti con l'invito a diffonderlo, è a disposizione di tutti i candidati sul sito internet di Slowfood. Coloro i quali lo condivideranno potranno dare la propria adesione inviando una e-mail all'indirizzo centrostudi@slowfood.it con i contatti completi del firmatario.
Qualche giorno prima delle elezioni sarà pubblicato l'elenco di chi ha sottoscritto il documento.
L'agricoltura deve diventare centrale nell'attività UE
"Queste elezioni - dichiara Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia - cadono in un momento storico particolare: la grande crisi che stiamo vivendo ci invita a ripensare i nostri stili di vita e il nostro agire quotidiano. L'alimentazione, intesa non solo da un punto di vista nutrizionale, ma anche e soprattutto nella sua visione più ampia che tocca vari aspetti, dall'agricoltura ai cambiamenti climatici, riveste un ruolo importantissimo. Queste tematiche riguardano tutti, sia i produttori che i consumatori, da considerare non più come realtà contrapposte ma come alleati. L'agricoltura deve diventare centrale nell'attività dell'UE, perchè le decisioni prese dal parlamento europeo influenzano la vita degli stati membri non solo a livello di produzioni agroalimentari, ma più in generale di qualità della vita."






















































