Home Blog Pagina 427

A Cantina Cormons il Premio europeo per l’innovazione cooperativa

È stato assegnato ieri a Bruxelles alla Cantina Cormons -azienda vitivinola friulana aderente a Fedagri-Confcooperative- il “Premio europeo per l’innovazione cooperativa".

La cantina Cormons è stata creata alla fine degli anni ‘60 nell'intento
di rendere omaggio alle secolari tradizioni vitivinicole della regione
friulana, che si conciliano con metodi moderni di vinificazione e
sviluppo della comunità locale.
La motivazione del premio fa riferimento appunto alle attività innovative legate alla produzione, trasformazione e commercializzazione del vino avviate dalla cantina e alla natura integrata di tali innovazioni lungo l'intera filiera.

Innovazione chiave competitiva
 Il Premio per l’innovazione è stato istituito da Cogeca
(Confederazione Generale Cooperative Agricole) nell’ambito del
programma di lavoro 2008–2009 quale strumento per aumentare la
consapevolezza in seno alle cooperative della necessità di impegnarsi nel trovare soluzioni innovative, contribuendo anche a
trasmettere i risultati raggiunti dalle cooperative nella catena
agroalimentare.
“Proprio nel pieno della peggiore crisi finanziaria e economica dei nostri giorni -questo il commento di Paolo Bruni, presidente Fedagri e vicepresidente Cogeca- diventa sempre più indispensabile riuscire a individuare soluzioni innovative e creative per affrontare i problemi economici e vincere la sfida della competitività: una strada che le cooperative agroalimentari italiane stanno percorrendo da tempo con  successo”.

Progetto di digital signage per le librerie Mondadori Franchising

Mondadori Franchising ha realizzato un progetto di digital signage, rivolto al pubblico delle librerie, attraverso l'architettura multimediale di Infracom Network Application.
In 300 punti vendita Librerie Mondadori ed Edicolè attivi sul territorio nazionale è stato implementato un sistema di video proiezione per la diffusione di un palinsesto di messaggi promozionali e pubblicitari relativi ai titoli Mondadori ma anche ad inserzionisti terzi oltre a segnalazioni di eventi, inviti a presentazioni, incontri con gli autori e altre iniziative aperte al pubblico nelle stesse librerie.

Maxi schermi video 

Il sistema si compone di maxi schermi video, progettati e fatti realizzare da Infracom Network Application appositamente per l'impiego in Mondadori Franchising, della connessione di rete -che collega i pdv al server centrale e utilizza il backbone in fibra ottica proprietario del Gruppo Infracom- e dell'applicativo sviluppato ad hoc per gestire il palinsesto dei contenuti multimediali, distribuiti centralmente dagli Enterprise Data Center di Infracom Network Application.

Gestione del palinsesto 

Il palinsesto viene deciso dalla direzione marketing di Mondadori Franchising, mentre l'applicativo che gestisce la rotazione e la messa in onda dei contenuti utilizza il server centrale residente nel Data Center di Infracom Network Application e viene utilizzato da Mondadori in modalità outsourcing. Quando la direzione sviluppa un nuovo palinsesto periodico di contenuti multimediali, ogni pdv Mondadori può scaricarlo via web e salvarlo sul Pc collegato a ciascun maxi schermo. In questo modo, il palinsesto stesso verrà proiettato in loop continuo nel pdv, integrato con gli eventuali contenuti sviluppati su base locale.

Comunicazione segmentata 

Questa soluzione consente non solo di diffondere messaggi pubblicitari relativi ai titoli in catalogo dell'editore Mondadori o alle relative classifiche di vendita, ma anche messaggi di inserzionisti terzi, che scelgono di acquistare spazi sul network per comunicare anche su base locale (ossia nelle città in cui sono attive le Librerie Mondadori ed i punti vendita Edicolè), oppure perché credono nelle potenzialità di segmentazione del pubblico garantite dall'insegna Mondadori Franchising a livello nazionale.
Il sistema può ospitare anche trailer di film (ad esempio co-marketing fra lancio di pellicole in uscita nelle sale e i libri da cui gli stessi film sono tratti,), annunci di mostre, reading o incontri fra autori e pubblico e altri eventi a carattere culturale in programma nel punto vendita o nella città.

Esercizi commerciali al dettaglio: meno alimentare più abbigliamento

Il 2008 è stato un annus horribilis per il commercio. Sono oltre 120mila infatti, e in maggioranza operanti nel commercio al dettaglio, gli esercizi commerciali che hanno definitivamente abbassato le serrande. E il saldo tra aperture e chiusure è negativo per 38.860 unità, un numero più consistente rispetto all'anno precedente, che aveva visto un calo di -35.819 unità. Le previsioni per il 2009 sono di un ulteriore saldo negativo tra le 30 e le 50 mila unità. Sono numeri che si ricavano dal Rapporto sul terziario reso noto da Confcommercio.

I numeri

Nel complesso, l'area degli esercizi specializzati alimentari (panetterie, fruttivendoli) si è contratta di 12.521 punti di vendita. Quanto ai settori non food, si è registrata una crescita generalizzata di punti di vendita soprattutto fra i negozi di abbigliamento e calzature, questo grazie alla maggiore diffusione del franchising, ma soprattutto perché la gdo non è ancora riuscita a ottenere quote realmente significative di mercato. La riprova è che l'unica area dove si è riscontrata una diminuzione di esercizi tradizionali è stato quello dei mobili, elettrodomestici e ferramenta, tutti comparti ben presidiati dalle gss.

I consumi
Se si guarda ai fatturati, il 2008 è stato un anno pesantemente negativo per le imprese del commercio che, dopo il lento recupero nel 2006 e nel 2007, hanno registrato in termini reali un decremento del 3% per il forte calo dei consumi.  Per i prossimi anni, il Rapporto stima una contrazione del 4,3% per il 2009 ed una variazione zero per il 2010.
Per quanto concerne infine i consumi delle famiglie, nel 2008 si è registrata una flessione dell'1%. La tendenza a comprimere la spesa si è concentrata soprattutto sulla domanda di beni, diminuita del 2,4% (-7,3% i beni durevoli, -1,3% quelli non durevoli), mentre per i servizi si è registrato un deciso contenimento della crescita rispetto agli anni precedenti (+0,4%). A flettere è stata soprattutto la spesa per la mobilità (-5,1%), la domanda di servizi di trasporto (-7,4%) e la spesa per gli elettrodomestici (-7,1%). Nel food la spesa si è ridotta in maniera significativa per l'acquisto di prodotti ittici (-5,4%) ed il consumo di pane e cereali, frutta, latte uova e formaggi che hanno registrato una flessione superiore al 3%.

Rana sbarca in Svizzera con i ristoranti Da Giovanni

Il Pastificio Rana ha siglato un accordo di franchising con Coop Svizzera per l'apertura entro il 2015 di 45 ristoranti “Da Giovanni” presso i punti di vendita Coop della regione elvetica, di cui quattro entro la fine del 2009.

In questo contesto si inserisce l'inaugurazione del primo ristorante “Da Giovanni” oltre confine, avvenuta il 17 giugno 2009 presso il centro commerciale Center Eleven di Oerlikon (Zurigo) alla presenza di Gian Luca Rana, Ad del gruppo veronese (in foto) e di Giovanni Rana (Presidente).

Formula show food
Partito in Italia nel 2007, il progetto ha visto l'apertura di ristoranti “Da Giovanni” all'interno dei principali centri commerciali del Nord Italia. Anche in Svizzera -secondo mercato in Europa per consumo di pasta procapite- “Da Giovanni” si sviluppa secondo il concept che avvicina la formula della ristorazione veloce allo “show food”: a differenza delle comuni modalità di ristorazione veloce, ogni piatto viene preparato di fronte al cliente, in una grande cucina a vista. La velocità di servizio è garantita dal fatto che la pasta fresca Rana cuoce in tempi brevissimi. Gli spazi, eleganti e luminosi, sono valorizzati dai materiali a vista in rame ed in legno chiaro. Tutto ha una forte connotazione italiana e richiama i valori chiave del Pastificio Rana: tradizione, creatività, competenze e passione per la qualità.

Un piano di espansione internazionale
Il progetto di ristorazione del Pastificio Rana prevede un piano di espansione in Italia e all'estero. In particolare all'estero sono previste nuove aperture nel Regno Unito, Spagna e, nel lungo periodo, negli Stati Uniti.
Come rende noto l'azienda, lo sviluppo in questi paesi sarà determinato anche dalle opportunità che verranno dai mercati stessi e dall'individuazione di possibili partner locali, molto importanti, soprattutto nella fase iniziale, per la costruzione di una catena.

GDOWEEK 485

Carel premiata per l’innovazione Ict

Carel, produttore e distributore di controlli e sistemi elettronici per il condizionamento dell'aria e la refrigerazione, insieme a Oracle, leader nel software per il business, ha vinto l'edizione 2009 del Premio Innovazione ICT di Smau Bologna per la categoria "Sistemi Gestionali Integrati".
Il gruppo Carel ha allineato il suo modello di business e le soluzioni di Information Technology e armonizzato processi aziendali, organizzazione e sistema informativo, utilizzando l'Erp e la Business Intelligence di Oracle.

Sostanziale tenuta del mercato dei salumi italiani

In un periodo complesso come l'attuale, il settore dei salumi italiani mostra una sostanziale tenuta. L'attivo commerciale, infatti, ha registrato un ulteriore, pur se leggero, miglioramento, passando da 679 a 682 milioni di euro (+0,5%). Le vendite sul mercato interno sono salite dell'1%.

L'Assemblea di Assica
Sono alcuni dei dati presentati all'Assemblea annuale di Assica (Associazione Industriali delle Carni aderente a Confindustria), svoltasi recentemente a Roma, e che ha visto la riconferma alla presidenza di Francesco Pizzagalli.
 “In questa situazione di crisi economica -ha dichiarato Pizzagalli- i nostri prodotti, con la loro distintività qualitativa rispetto ai concorrenti internazionali, mantengono il loro appeal presso i consumatori italiani e internazionali. Questa specificità della nostra salumeria è uno degli elementi che ci lega all'immagine del made in Italy alimentare che si identifica nel saper fare dei nostri produttori: ovvero nella “ricetta”, nelle tecnologie e nella cultura della qualità, inclusa la scelta della materia prima, a prescindere dalla sua origine”.
La globalizzazione dei mercati, pur rallentata dalla crisi, rimane la realtà con cui le aziende devono sapersi confrontare e, per il settore, rappresenta la principale opportunità di crescita e, al tempo stesso, una fonte di minacce per l'aumento della concorrenza legata anche (ma non solo) ai noti fenomeni di contraffazione e agro pirateria.

I consumi interni
Nel complesso, la produzione di salumi (compresa la bresaola) si è fermata a quota 1,169 milioni di t, con una flessione -0,7% per un controvalore di 7.578 mlioni di euro (+1%).
Piccole variazioni rispetto al 2007. Il prosciutto cotto è sempre al primo posto con una quota pari al 24,8% del totale dei salumi (era del 25% nel 2007), mentre quella del prosciutto crudo scende di un decimale al 21,8%, così come quella del salame all'8,5%. Sale invece al 20,4% la quota di consumi di mortadella/wurstel, mentre quella di “altri salumi” si conferma al 23,2%.

Export in crescita
Hanno chiuso in lieve aumento le esportazioni. Nel periodo gennaio-dicembre sono state inviate all'estero oltre 106.200 t di prodotti (+0,3%) per un corrispettivo di circa 832 milioni di euro (+1,5%).  A fronte del trend lievemente positivo in quantità delle esportazioni, le importazioni, per il secondo anno consecutivo, hanno evidenziato un risultato negativo in quantità (-1,5%), ma positivo in valore (+6,4%). L'attivo commerciale del settore ha quindi registrato un
leggero miglioramento, passando da 679 a 682 milioni di euro (+0,5%).
All'interno del mercato unico, hanno evidenziato un deciso calo, in quantità (-6,7%) e valore (-6,2%), le esportazioni verso la Francia, che ha così perso il ruolo di principale piazza di destinazione per i salumi nazionali in termini di volumi. Negativa è risultata anche la performance verso la Germania (-2,6%, in quantità e -1,3% in valore) che, però, grazie alla maggiore contrazione registrata dalla Francia, è divenuta il principale partner commerciale per l'Italia, anche in termini di volumi oltre che di fatturato.

L'Italia prima in Europa per tipicità
Ben 31 salumi italiani hanno ottenuto i riconoscimenti Dop e Igp. Nell'ambito della salumeria, i prodotti italiani costituiscono il gruppo più numeroso, rappresentando oltre il 33% del patrimonio di prodotti carnei tutelati dall'Unione Europea. Pur nella rigidità delle ricette tradizionali (prodotti Dop e Igp) e con i limiti tecnologici della produzione dei salumi, i progressi nelle tecniche di produzione hanno portato a un generale miglioramento del profilo nutrizionale di questi prodotti. Alla diminuzione dei grassi nella materia prima è stata accompagnata una minore aggiunta degli stessi grassi nei prodotti macinati (salami, mortadelle). Tutto ciò ha portato a una diminuzione dell'apporto energetico di questi prodotti che, in alcuni casi significativi come il prosciutto, si è addirittura dimezzato. Al tempo stesso, il miglioramento dei sistemi di produzione, il costante controllo dei periodi di asciugatura e stagionatura, la maggiore attenzione nella quantità e qualità delle spezie utilizzate ha comportato una significativa riduzione dei sali, in primis il cloruro di sodio.

Rifinanziato sino al 2011 il Progetto Fruitness

È stata approvata dalla Commissione Europea la richiesta di proseguimento fino al 2011 del Progetto Fruitness che promuoverà il consumo di pesche, nettarine, pere, kiwi e susine in Germania, Regno Unito, Austria, Polonia e Svezia.

Il supereroe della frutta tornerà quindi a divertire ed informare i bambini e i genitori di mezza Europa per altri 3 anni grazie al rifinanziamento del Progetto, per un importo pari a 3,5 milioni di euro.
Il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali finanzierà il 20% dell’intero importo,  mentre il 50% sarà sostenuto dall’Unione Europea e il restante 30% dal CSO-Centro Servizi Ortofrutticoli di Ferrara, capofila del progetto.

Bilancio positivo per lo scorso triennio
Fruitness -La frutta è un gioco da ragazzi- è l’unico progetto di promozione approvato dall’Unione Europea per il settore ortofrutta, che deve il suo successo all'approccio giocoso con cui si è scelto di fare educazione alimentare.

I primi tre anni di vita di Fruitness hanno portato a risultati invidiabili, sommando infatti i contatti raggiunti con il sito www.fruitness.eu e quelli ottenuti attraverso la pubblicazione di comunicati stampa si stimano 3 milioni di contatti utili.

Le promozioni sui punti di vendita della grande distribuzione europea hanno coinvolto una media di 13 catene distributive per anno raggiungendo un totale di 8.295 punti vendita oggetto di promozione in tre anni.

Comunicazione web e in-store promotion
Il progetto farà leva soprattutto sulla comunicazione web che rappresenta oggi uno dei veicoli più efficaci per parlare ai bambini. 
Sui punti di vendita della gdo saranno realizzate promozioni in-store che partiranno già con le pesche e nettarine in piena estate per poi proseguire con le susine e le pere e terminare con il kiwi, in modo da coprire per l’intero anno solare una gamma rilevante dell’offerta tipica nazionale.

Coop lancia una linea per bambini sovrappeso

L’Italia, con milione di bambini italiani tra i 6 e gli 11 anni in sovrappeso o obesi, è il primo Paese in Europa per dimensioni del problema. Coop, sotto la supervisione del Comitato Scientifico composto da Ecog (European Childhood Obesity Group) e Sio (Società italiana dell’obesità),  lancia una campagna per una corretta alimentazione dell’infanzia: una nuova  linea di prodotti “virtuosi” destinati ai bambini (la linea  Club 4-10), sviluppati seguendo le regole contenute nelle “Linee guide Coop per una corretta alimentazione dell’infanzia”, tra cui una merendina innovativa, un’etichetta nutrizionale ad hoc, un sito web dedicato al tema.

I numeri del sovrappeso
L’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) stima che in Europa l’obesità interesserà, entro il 2010, 150 milioni di adulti e 15 milioni di bambini. In Italia un’indagine condotta un anno fa nelle scuole italiane dal Ministero del Lavoro e della Salute coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità su un campione di circa 46.000 bambini di terza elementare di 18 regioni italiane, ha concluso che il 23,6% dei bambini è soprappeso ed il 12,3% è obeso. Riportando questi valori a tutta la popolazione italiana di età compresa fra 6 e 11 anni, si stima che oltre un milione di bambini possano essere soprappeso od obesi: il che fa dell’Italia il primo paese europeo per dimensioni del problema. La questione è ancora più spiazzante se si pensa che 4 genitori su 10 di bambini in sovrappeso non sembrano accorgersene, né prendono in considerazione la necessità di una migliore alimentazione unita ad un’adeguata attività fisica.  È oramai un problema di sanità pubblica di portata mondiale tanto che gli esperti hanno coniato il termine “globesity”.

Le iniziative di Coop
Coop torna ad occuparsi del tema e dopo precedenti iniziative di educazione al consumo consapevole e ad una sana alimentazione, lancia nella seconda metà del 2009 (da giugno a dicembre) una nuova campagna per una corretta alimentazione dell’infanzia. Lo fa con iniziative concrete che vogliono incidere sui comportamenti dei singoli e al tempo stesso avviare attività di emulazione da parte degli altri competitor. Tra le prime iniziative attuate la stesura delle “Linee guida Coop per una corretta alimentazione dell’infanzia” a cui segue la creazione di una merendina rivoluzionaria nella formula nutrizionale.  Una sorta di simbolo di una nuova linea dedicata esclusivamente ai bambini dai 4 ai 10 anni di età, denominata  Club 4-10, che progressivamente verrà introdotta sugli scaffali degli oltre 1.300 punti vendita Coop in tutta Italia. 
 
Il primo prodotto Club 4-10
La merendina è il primo dei prodotti del Club 4-10. Una tortina fatta di farina, zucchero, uova fresche e frutti in 2 gusti (albicocca e ciliegia): la ricetta prevede come per tutti i prodotti a marchio Coop l’assenza di coloranti, di grassi idrogenati e di ogm. Inoltre, rispetto alle merendine più vendute, la tortina Coop ha la percentuale più alta di frutta (21,3%) la percentuale più alta di fibre (albicocca 9,3% e ciliegia 10,5%) che contribuiscono ad abbassare l’indice glicemico del prodotto, il minor apporto calorico (meno di 300 kcal per 100 g), non ha sale, gli aromi utilizzati sono esclusivamente naturali ed  è l’unica che non ha grassi aggiunti. La merendina è stata sviluppata per garantire al bambino un adeguato apporto nutrizionale e si è riusciti ad ottenere un ottimo risultato organolettico. Il prodotto, è semplice anche nel packaging.

Ortofrutta, rallentano i consumi nel primo quadrimestre

Le famiglie italiane nei primi 4 mesi del 2009 hanno speso per frutta e verdura fresche oltre 4,3 miliardi di Euro cui si devono aggiungere 264 milioni di Euro per i surgelati. Il dato  emerge dal rapporto quadrimestrale dell'Osservatorio dei Consumi Ortofrutticoli delle Famiglie Italiane, realizzato per Cesena Fiera da GFK- Eurisko.

Aumentano le famiglie acquirenti
Nel complesso le famiglie italiane ne hanno consumato 2.680.000 tonnellate, pari al +0.56% sul 2008, spendendo 4.333 milioni di Euro. L'aumento è solo apparente, in quanto determinato da un incremento delle famiglie acquirenti, mentre l'acquisto medio per famiglia è sceso a 117,8 kg, con una flessione del -3,04%. Scende anche la spesa media annua: 189,90 Euro (-2,06%).

Spesa media in calo
Per quanto riguarda la frutta il consumo decresce in generale del -0,3% nonostante le famiglie acquirenti crescano del +3,8%. L'acquisto medio subisce una flessione del -4%, passando dai 65,8 kg per nucleo nel 2008 ai 63,2 per il 2009. Per le verdure fresche si assiste a cali inferiori: -2% negli acquisti medi e -1% per la spesa media che nel 2009 si assesta  a 100,4 Euro.

Aumenta il discount e diminuiscono gli ambulanti

L'Osservatorio di Macfrut rileva che ne quadrimestre il 51,7% del valore degli acquisti di frutta fresca da parte delle famiglie è avvenuta nella gdo tradizionale, così come il 51,3% delle verdure. Salita la quota dei discount all'8,5% in valore per la verdura (contro il 6,6 del 2008) per la verdura fresca e al 6,1% per la frutta. Calano gli ambulanti (22% contro il 25,2% del 2008). 
        
  Consumi di ortofrutta nel I quadrimestre 2009 

  2008 2009   var %
Volumi (.000 tons) 2.665 2.680   +0,56
Valore (milioni di Euro)     4.255  4.333  +1,83
Famiglie acquirenti (milioni)     21,9  22,7   +3,8
Acquisto medio  (kg)   121,5  117,8  -3,04
Spesa media (Euro)   193,90  189,90  -2,06
Prezzo medio (Euro/kg)  1,61  1,63  +1,24

Fonte: Macfrut-Gfk Eurisko

Auchan apre il 27° distributore di benzina

Ad Ancona, di fronte al centro commerciale cittadino, è stato aperto il primo distributore Auchan-Tamoil, che consente un risparmio di 6/7 centesimi al litro. È aperto 24 ore su 24, sette giorni su sette.
La stazione di servizio dispone di cinque colonnine multiprodotto per il rifornimento self service -di cui una riservata ai mezzi pesanti- e di due casse per il pagamento.

Iper realizza il sito Luogo ideale

I segreti dello chef, l’enoteca, la vetrina dei sapori declinata per città, ma anche non food, massime filosofiche e una community (enoblog e newletter): sono alcuni dei punti di forza del nuovo portale tridimensionale www.luogo ideale.it inaugurato in questi giorni da Iper.
Oltre alla versione consultabile -in pdf-  del magazine cartaceo di Iper, il sito presenta anche novità e approfondimenti attraverso video, interviste ai personaggi, immagini dei luoghi visitati, capaci di attirare e far interagire tutti i lettori della rivista e non solo.

Primo store Bikkembergs: vita da calciatore in diretta

Giovanni Pomarico nuovo presidente di Gruppo Selex

Dopo nove anni, il Cav. Marcello Cestaro, titolare, insieme al fratello Mario, del Gruppo Unicomm, lascia di presidenza di Gruppo Selex, mandato che oggi viene affidato al Cav. Giovanni Pomarico, 65 anni, già vicepresidente del gruppo, oltre che presidente e amministratore unico del Gruppo Megamark (320 pdv) e uno dei pionieri della distribuzione organizzata nel Mezzogiorno.

Nel corso dell'assemblea è stato anche rinnovato il Cda: come vicepresidente sono stati nominati Dario Brendolan (Commerciale Brendolan) e Salvatore Abate (Roberto Abate) a cui si aggiungono, come consigliere, oltre a Cestaro, Marco Franchini (Nuova Distribuzione), Giangiuseppe Murgia (Superemme) e Luciano Revello (Maxi Dimar).

"Il mio desiderio e anche il mio obiettivo - ha affermato Pomarico - è di proseguire nel solco tracciato dal mio predecessore con coerenza e determinazione. Nella certezza che solo unite, le medie imprese distributive dinamiche potranno continuare a crescere e confrontarsi con successo in un mercato sempre più competitivo e complesso".

I programmi 2009 di Gruppo Selex

Nei primi quattro mesi di quest'anno, nonostante il perdurare della stagnazione dei consumi, Selex ha registrato un aumento delle vendite a parità di rete del + 2,8%, contro una crescita media del mercato inferiore all'1%.

Grazie alle numerose nuove aperture, la crescita nel primo quadrimestre dell'anno è stata dell'11,5%, rispetto a una media generale del 3,8% (Fonte: Iri, Lcc aprile 2009).

 Nel corso di quest'anno, Selex completerà il piano di aperture di 92 nuovi punti di vendita per un totale di 86.000 mq di superficie e la ristrutturazione di molte unità esistenti, per un investimento complessivo di 275 milioni di euro e 750 nuovi posti di lavoro.

Torino, archeologia industriale e shopping

Nel cuore di Torino, all’interno del comprensorio delle ex Officine Savigliano, il Gruppo Policentro è stata oggi annunciata l’apertura del nuovo complesso commerciale Snos Gallery Centre.
Il progetto è dello studio torinese Granma Architetti Associati e la realizzazione dell’intero complesso Snos è stata curata dall’Impresa Rosso di Torino a partire dall’anno 2003.
Snos Gallery Centre si trova sul lato Nord del grande progetto di recupero urbano denominato “Spina Centrale”, in un quartiere caratterizzato da un nuovo e recente sviluppo residenziale e terziario e si inserisce in un programma di riqualificazione urbana promosso e sviluppato dalla città di Torino su un’area sottoposta a vincoli e indirizzi attuativi che hanno reso necessario un costante e proficuo confronto tra il “developer” del progetto e tutti gli Enti competenti, tra i quali la Sovrintendenza per i Beni Architettonici e Culturali, la Regione Piemonte e la città di Torino.

Il mix merceologico
Per quanto riguarda l’offerta commerciale, la superficie complessiva di circa 14.000 mq ospita un ipermercato a insegna Il Gigante, tre grandi superfici specializzate, una cinquantina di negozi, con un mix delle insegne commerciali di ultima generazione più diffuse, una food court  che coprirà una superficie di 800 mq ed un’area di intrattenimento per famiglie di oltre 1.800 mq 1.500 i posti auto e 100mila persone il bacino di utenza a 10 minuti di auto, considerando i nuovi insediamenti nel quartiere.

Gli immigrati imprenditori sono in crescita

A dispetto della crisi, continua l'espansione dell'imprenditoria immigrata in Italia. Secondo Movimprese -la rilevazione trimestrale condotta per conto di Unioncamere da InfoCamere, la società consortile di informatica delle Camere di Commercio italiane- nei primi tre mesi del 2009 sono stati poco meno di 10mila (per l'esattezza 9.975) gli immigrati che hanno aperto un'impresa individuale iscrivendo i loro nomi nei registri camerali, mentre altri 7.612 hanno chiesto di cancellarlo.

Bilancio in attivo

Il bilancio demografico del trimestre chiude dunque in attivo per gli imprenditori immigrati, che infatti evidenzia un incremento di 2.363 unità, pari a un tasso di crescita dello 0,98% (a fronte del -0,99% fatto registrare dal complesso delle imprese individuali).
In definitiva, a fine marzo il numero delle imprese individuali con un titolare nato in un paese extra Ue ammontava a 242.969 unità, corrispondenti al 7,2% di tutte le imprese individuali italiane (3.396.224).

Scarica GdoweekM@il 487

Allegati

Scarica GdoweekM@il 487
Gdoweek 487 | 22 giugno 2009 |

Sicurezza alimentare: fiduciosi e diffidenti in sostanziale pareggio

Un responsabile acquisti su cinque considera
oggi i prodotti alimentari sicuri tanto quanto lo
erano quindici anni fa, ma l'opinione del rimanente
80% si spacca in due: un 40% circa li ritiene
più sicuri e un altro 40% meno sicuri. Interessante
è il fatto che dietro a questi due paritetici
gruppi di acquirenti, esistano due target
che si differenziano per profilo: chi si dimostra
fiducioso sul tema è prevalentemente “young
adult”, di istruzione e ceto sociale alto e residente
al nord ovest; chi è più critico è di estrazione
socio-culturale bassa e abita prevalentemente
al sud. Sostanzialmente differenti anche
le motivazioni a supporto della propria posizione
sull'argomento: più ricche ed articolate
quelle di chi vede i prodotti alimentari più sicuri
ed afferenti innanzitutto ad un riconosciuto
maggior livello di controlli (72%), quindi ad
un miglioramento delle tecniche produttive
(60%), di conservazione (50%) e di confezionamento
(47%). Chi nutre insicurezza, invece,
adduce come principale ragione la minor naturalità
dei prodotti -più conservanti, Ogm-
(84%), e secondariamente una maggior attenzione
al prezzo che alla qualità degli stessi
(33%). Questo è un primo inquadramento sull'argomento
“sicurezza alimentare” che si
evince da una ricerca condotta ad aprile 2009
da Ipsos Italia in esclusiva per Gdoweek su
un campione nazionale rappresentativo dell'universo
responsabili acquisto.

Memoria corta? Non proprio
Qual è il grado di preparazione e quindi la sensibilità
sul tema sdella sicurezza alimentare dei
responsabili acquisti? Elevato il livello di notorietà
delle crisi alimentari occorse nell'ultio
ventennio: il 93% degli intervistati ne ricorda
correttamente almeno una. Emergono tra tutti
i fenomeni di natura epidemiologica quali
quelli riguardanti le carni - mucca pazza 74%
e aviaria 55% -, quindi altri inerenti a problemi
di controlli sulla produzione (formaggi avariati
39%, vino al metanolo 27%). Ma gli italiani sentono
di aver ricevuto sufficienti garanzie sul fatto
che i rischi alimentari siano stati superati (e
implicitamente che non riaccadranno)? In
realtà non tutti. E forse, la spaccatura di opinione
sulla sicurezza alimentare descritta precedentemente
dipende proprio dalla percezione
di una media rassicurazione agita in merito:
infatti il 50% degli intervistati si ritiene non
sufficientemente garantito in materia. Il sentiment
prevalente è che sono mancate contromisure,
soprattutto in tema di “severità dei
controlli” (81%), sanzioni più severe per le
aziende coinvolte (38%) e norme legislative
più stringenti (33%). In questo contesto le categorie
merceologiche viste più a rischio sono
il pesce (40%) e gli insaccati (31%). Carne, latticini,
frutta e verdura sono annoverati tra i prodotti
piuttosto sicuri: se questa è una realtà, bisogna
però mettere anche in evidenza che
una quota variabile tra il 30% e il 40% degli intervistati
considera queste categorie poco
controllate/poco sicure. Infine, in merito al
baby food gli intervistati non nutrono sostanziali
dubbi sulla sua sicurezza (solo il 6% si dichiara
insicuro sui controlli fatti).

Rassicurazioni e rischi percepiti

Quali sono i fattori che impattano maggiormente
sulla percezione di sicurezza di un alimento?
Nell'ambito dei freschi la provenienza
del prodotto è sicuramente un elemento determinante:
più del 50% dei rispondenti la citano
come un ingrediente di garanzia per la sua
sicurezza. Seguono, ma ad una certa distanza,
l'aspetto del prodotto (20%) e la data di
scadenza (19%). Nei confezionati, ritroviamo
la data di scadenza (36%) e in aggiunta a questa
la lista degli ingredienti (30%); marca e tipo
di confezione contribuiscono a garantire sicurezza
del prodotto per poco meno del 20%.
In generale i prodotti freschi sono visti come
più sicuri (47%), probabilmente perché per loro
natura ci si aspetta che siano maggiormente
sottoposti a controlli. Seguono, quasi pariteticamente,
i prodotti provenienti da agricoltura
biologica (43%) e, con esplicita contrapposizione
concettuale, i prodotti di marca (29%),
ove il brand è il garante di qualità, e i prodotti
del contadino (27%), l'archetipo della naturalità
e genuinità.
Quali sono invece i fattori precipui di rischio visti
dagli acquirenti? A seguito di sollecito, lne
esce un elenco piuttosto ricco e composito,
con livelli piuttosto assimilabili di considerevole
preoccupazione: cattiva conservazione dei
prodotti e muffe; additivi chimici (conservanti,
coloranti ...), residui chimici da agricoltura,
scarsa qualità e/o contaminazione delle materie
prime e infine ormoni.

Commento a cura di Raffaella Merlini,
responsabile new business di Ipsos Italia
(ha collaborato Fiorenza De Vincenzi)

La frutta col “bollino”? È rassicurante

Che la frutta fresca sia uno degli alimenti più diffusi sulla tavola degli italiani, non è un dato che sorprende: il 95% delle famiglie dichiara di acquistarla abitualmente e la metà di queste di farlo 2/3 volte alla settimana, ma è interessante registrare che ben il 90% degli acquirenti di frutta fresca ha dichiarato di essersi rivolto alla frutta di marca. E circa un terzo di loro si dichiara acquirente regolare.
Ce lo rivela una ricerca condotta a fine febbraio 2009, in esclusiva per Gdoweek, da Ipsos Italia sulle abitudini di acquisto della frutta fresca, effettuata presso un campione nazionale rappresentativo dell'universo responsabili acquisti.

Per saperne di più scarica il PDF ...

Allegati

La frutta col “bollino”? È rassicurante
Gdoweek 477 | 13 aprile 2009 | di Raffaella Merlini (Ipsos Italia) |

Cevoli ospite a L’Incontro Nielsen

Un imprenditore con l'hobby del cabaret. Così ama definirsi Paolo Cevoli, l'ospite voluto e offerto da Meridiana per la serata inaugurale di questa 25° edizione de L'Incontro. Riccionese trapiantato a Bologna, Cevoli di professione fa il consulente nel settore della ristorazione. Ha portato sul palcoscenico dello Zelig personaggi subito amati dal grande pubblico come Cangini Palmiro (“Prima viene il cognome e poi il nome per una questione di educazione e di rispetto”), assessore alle attività varie ed eventuali del Comune di Roncofritto. Laurea in giurisprudenza -“Un perfetto mix fra studio-impegno-cazzeggiamento” scrive nel suo curriculum “meno normale”-Cevoli ha al suo attivo anche un'originale produzione editoriale: Cent'anni di Roncofritto (2002) che ha vinto il Premio Forte dei Marmi, Mare mosso bandiera rossa (2003) che ha vinto il Premio Flaiano, - Maiali & menaggment (2004) “che non ha vinto niente”.

Meno packaging, meno rifiuti. Una scelta sostenibile

Nella società dei consumi, è evidente come la spazzatura prodotta sia direttamente proporzionale agli acquisti effettuati dai cittadini-consumatori. Questo non tanto, o non solo, per via dei nuovi stili di consumo alimentari -basti pensare alla penetrazione raggiunta da prodotti servizio pressoché inesistenti sino a una decina d'anni fa quali piatti pronti e ortofrutta di quarta e quinta gamma- quanto per il breve ciclo di vita che caratterizza tutta una serie di articoli (vedi telefonia mobile, elettronica, piccoli elettrodomestici ecc) ad elevato tasso di sostituzione, vuoi per moda vuoi perché, quando si guastano, “costa meno sostituirli che ripararli”.

Un terzo dei rifiuti è pack
In termini di peso -ma la quota sarebbe parecchio superiore se si riuscisse a fare la stessa stima in termini di volumi- si calcola che nel complesso gli imballaggi incidano per oltre il 23% sul totale rifiuti urbani -pari a 33 milioni di tonnellate-, quota che sale al di sopra del 33% qualora se ne consideri l'incidenza sulla sola frazione secca, pari al 70% del totale (stime Conai-Consorzi su dati relativi al 2007). e, plastica.

Consumatori poco consapevoli
Un problema di cui i consumatori italiani forse non sono del tutto consci, infatti alla domanda “quali sono le fonti di inquinamento che ritiene più preoccupanti”, infatti, l'eccessivo uso di imballaggi si posiziona soltanto all'ottavo posto (16%), mentre la voce rifiuti solidi urbani (40%) guadagna la terza posizione dietro al traffico (al primo posto con il 68%) e alle emissioni delle industrie (67%).

Informare per rassicurare
Proprio questa è la sfida che si trova a dover raccogliere il mondo della ricerca -pubblica e privata- impegnata sul fronte dello sviluppo di nuovi materiali e nuove applicazioni eco-friendly. Un new business che promette nuova linfa al settore dei produttori di imballaggi, che a livello mondiale vale circa 500 miliardi di dollari, di cui l'Italia, con un fatturato di circa 31 miliardi di dollari (pari a circa 24 miliardi di euro) rappresenta il 6%, quota che la colloca tra i dieci Paesi maggiori produttori di packaging, al terzo posto in Europa alle spalle di Germania e Francia.

Per saperne di più, scarica il PDF ...

Allegati

Meno packaging, meno rifiuti. Una scelta sostenibile
Cover story | Gdoweek 475 | 30 marzo 2009 |

Fare e-commerce significa catturare attenzione e fiducia degli internauti

Ad aprile 2009, solo il 16% della popolazione
italiana dichiara di aver fatto acquisti online. Si
tratta di un fenomeno che oggi, in parte, trova
una limitazione strutturale nel proprio sviluppo:
infatti circa il 40% degli italiani non possiede un
computer e il 20% di essi non ha un collegamento
internet. Tale quadro si va ulteriormente
ad avvalorare interpellando le fasce di età più
matura: in particolare due su tre over 55 anni
non hanno un computer e circa uno su tre non
ha accesso ad internet. Un'altra barriera di natura
più attitudinale è “il non sentire il bisogno
di questo servizio”.
Raccogliendo circa il 30%
delle citazioni, l'item indica come una parte degli
italiani non riconosce significativi vantaggi
nell'acquisto in rete. Inoltre, ad oggi permane
ancora una significativa diffidenza rispetto a
questo canale commerciale: il 25% dei rispondenti
dichiara di non fidarsi di chi fa vendite on
line e il 20% di fare pagamenti in rete.

Target preferenziale: young adult

Guardando ora un po' più da vicino questo
mondo dell'e-commerce, attraverso gli occhi
di chi gli si è già avvicinato, scopriamo, innanzitutto,
che l'acquirente online è costituito da un
target ben specifico: si tratta principalmente di
giovani, di età 15-34 anni -con una forte concentrazione
nella fascia young adult 25-34-,
che lavorano, con un livello di istruzione alto ed
appartenenti alla classe socio economica alta.
Alla luce della penetrazione dell'e-commerce e
della connotazione dell'attuale fruitore del servizio,
possiamo oggi parlare quindi di un fenomeno
di nicchia, targettizzato. Questo è il quadro
sul mondo dell'e-commerce che si evince
dalla ricerca condotta ad aprile 2009 da Ipsos
Italia
in esclusiva per Gdoweek, effettuata
presso un campione nazionale rappresentativo
dell'universo individui dai 15 anni e più.

Viaggi ed elettronica i più gettonati

L'acquirente online ha comportamenti di acquisto
sostanzialmente occasionali: si avvicina
a questo servizio “una volta ogni tanto (60%)”
e spesso mosso da “necessità specifiche
(35%)”. Ha una buona conoscenza dei siti ecommerce
e, tra questi, quelli che spiccano
per notorietà sono: i siti dedicati a viaggi e vacanze
(75%), alla vendita di apparecchiature
elettroniche (42%), di libri e riviste (38%), di abbigliamento,
calzature ed accessori (33%) ed
in coda i siti per scaricare a pagamento musica
e film (19%). Diversamente, è marginale la
conoscenza dei siti per la “spesa corrente”: ad
esempio siti di super/ipermkt (inferiore al 10%).
I siti maggiormente esperiti sono naturalmente
i più conosciuti, anche se con differenze relative
di pesi. Il mondo dei viaggi e vacanze trova
una quasi totale coincidenza tra conoscenza
ed utilizzo. Risulta quindi il mondo che ha oggi
un significativo e primario ruolo di driver nell'avvicinare
all'e-commerce. A seguire, e in ordine,
troviamo poi i siti per la vendita di apparecchiature
elettroniche, libri e riviste e abbigliamento/
calzature/accessori, che hanno un
interessante livello d'uso, anche se piuttosto distante
da quello di conoscenza (20% circa d'utilizzo
vs 35%-40% di notorietà).
Inoltre, viaggi e vacanze -in primis- e le categorie
merceologiche sopra descritte -a seguire-
sono anche quelle per le quali si registra un
più elevato livello di esperienza di acquisto (del
tutto simile a quello di utilizzo del sito). Tale evidenza,
può essere, a nostro giudizio, la testimonianza
del fatto che l'attitudine, la predisposizione
all'acquisto online è l'elemento scatenante
la ricerca in rete di siti specifici di vendita;
la loro conoscenza e visitazione sembra
quindi fortemente legata ad un bisogno specifico
e alla marcata intenzionalità, predisposizione
all'acquisto.

Forti reticenze sulla spesa domestica

Le categorie merceologiche per le quali si è registrato
un minor livello di conoscenza e frequentazione
dei siti, sono anche quelle per le
quali si registra una maggiore refrattarietà all'acquisto
in rete: una per tutte gli alimentari
(56%). Al suo fianco. troviamo i gioielli (62%), e
con livelli di resistenza inferiori, i prodotti per
bambini (28%) e i prodotti assicurativi (23%).
Infine, la contenuta conoscenza di siti di super/
ipermercati per la “spesa corrente” si traduce
anche in una bassissima abitudine alla
spesa online: 4% degli acquirenti sulla rete.
La principale motivazione di mancata adesione
risulta essere ancora una volta afferente ad
una dimensione attitudinale: la preferenza a
scegliere di persona i prodotti da comprare
(75%). Marginale, ma significativa (intorno al
10%), la quota di chi dichiara di farsi frenare dal
costo della consegna a domicilio della spesa
domestica.

Commento di Raffaella Merlini,
responsabile new business di Ipsos Italia
(ha collaborato Fiorenza De Vincenzi)

Le giornate di studio di Syngenta sul mercato agroalimentare sardo

Il secondo e il terzo appuntamento con le giornate formative organizzate dal Mercato Agroalimentare della Sardegna di Sestu (Ca) in collaborazione con Syngenta, si svolgeranno rispettivamente il 7 e l’8 luglio. Entrambi gli incontri,  rivolti ai protagonisti del settore agricolo sardo, si terranno a partire dalle 15 presso la sala conferenze del Mercato Agroalimentare della Sardegna e saranno dedicati a due tra le più importanti colture orticole dell’isola: il carciofo e il pomodoro in serra.
Queste due giornate fanno seguito a quella di apertura, svoltasi il 28 maggio e dedicata, in generale, ai principali prodotti della produzione agricola locale, che ha registrato un notevole interesse da parte degli operatori.
Il Mercato Agroalimentare della Sardegna, posto a 10 km da Cagliari, è importante non solo perché rappresenta il più grande centro di aggregazione del commercio all'ingrosso agroalimentare dell'isola, ma anche perché punta a diventare un polo di valenza internazionale nell'ambito Mediterraneo.

Upim in giro per Milano con Ape Piaggio

Fino a fine mese, Upim sta testando una modalità diversa di entrare in contatto con clienti, nuovi e fedeli grazie a un'Ape Piaggio adeguatamente “vestito” che gira per la città, fermandosi in due/tre location -per lo più piazze centrali e semicentrali- caratterizzate da un elevato traffico pedonale.

L'obiettivo principale del test, iniziato con il Salone del Mobile, è quello di diffondere il brand intercettando nuovi consumatori attraverso l'impulso, associato alla volontà di studiare le dinamiche di acquisto in luoghi meno consueti del normale.

Certo non si tratta di aprire un nuovo canale di vendita, ma di rafforzare l'identità del brand.

L'assortimento, rifornito direttamente dal magazzino centrale, comprende abbigliamento donna, uomo e bambino, oltre al tessile casa, agli stessi prezzi adottati nella rete classica; esclusa finora la profumeria.

Ad oggi, le location più ricettive dal punto di vista delle vendite, certo di entità limitata, ma comunque interessanti, si sono rivelate Zona Tortona (vissuta durante le giornate del Salone del Mobile, con la proposta di articoli per la casa) e piazza Mirabello, in pieno centro storico.

Nessun commento sulla possibilità di estendere l'iniziativa a Milano (con un maggior numero di veicoli) o in altre città e luoghi. Per ora, rimane un test,  interessante, ma un semplice test.

L’advertising non ha più un modello dominante

Intervenire dopo un'ora di discorso di Philip Kotler (si veda il link a destra) non deve essere facile, ma Giuliano Noci, docente di economia e organizzazione aziendale al Politecnico, riesce a reggere il confronto. E lo fa ammettendo che la comunità scientifica “è al palo” perché non è “ancora in grado di individuare un paradigma certo le strategie per le aziende”.


Vero fino a un certo punto perché poi Noci descrive la situazione e indica la via d'uscita che va nel senso di cercare nuove strade e mezzi per la comunicazione pubblicitaria e soprattutto nell'engagement dei propri clienti. Entrate nelle loro vite, nelle loro conversazioni è l'indicazione del docente del Politecnico che parte con un quadro originale della pubblicità online.


“Cent'anni fa si diceva che solo il 50% dell'investimento pubblicitario colpiva nel segno ma non si sapeva quale 50%”. Poi è arrivata Internet che prima assicurava clic through rate (Ctr, quanti clic riceve un messaggio pubblicitario online) del 3% e oggi dello 0,1%. In più secondo alcune indagini solo il 16% degli utenti clicca sui banner e negli Stati Uniti l'online display advertising è in calo.


Se anche la pubblicità online mostra segni di crisi avranno allora ragione quelli che sostengono che l'advertising sta morendo?


Un po' difficile da credere. Più che altro deve cambiare mezzi e approcciare in altro modo i consumatori.


“Stiamo vivendo una mediamorfosi”, osserva Noci. Per 75 anni è stato utilizzato un modello “spray and pray” che significa diffondiamo e poi vediamo il risultato con l'esposizione di ognuno di noi a dosi massicce di messaggi unidirezionali. Nel frattempo però la situazione è cambiata. Perdono terreno i media tradizionali e aumenta il tempo dedicato a quelli nuovi (mobile). La fortuna dell'Italia è che qui tutto marcia più lentamente, ma anche nella Penisola i consumatori sono più difficili da raggiungere. E allora diventano più importanti nuovi media come il punto vendita dove si prendono spesso le decisioni di acquisto limitate però a un ristretto numero di brand che il consumatore ha in testa grazie alla comunicazione precedente.


Oggi il consumatore chiede personalizzazione, rilevanza e interattività, ama scegliere ma non troppo, e il media mix vede in netto calo la stampa, in leggero calo la Tv, in crescita Internet e l'out of home. E se pensate a qualche canale alternativo Noci suggerisce, senza scherzare, la pubblicità nei display degli ascensori dall'impatto “devastante”.


Il quadro è questo con i big boss delle corporation estremo baluardo della conservazione che si oppone al nuovo mondo della comunicazione. Big boss che si rifiutano di accettare un mondo dove il focus dell'advertising diventa il “parlare con gli individui”. Dove non si punta sulla massa ma sul target, dove bisogna trovare le opportunità per entrare nelle conversazioni e nella vita dei consumatori. E allora il problema non è, come sostiene Kotler, fare comunicazione sui social network, ma come i social network cambiano il paradigma della pubblicità. Facebook e simili, aggiunge Noci, abilitano l'ascolto e l'obiettivo è la creazione della comunicazione che l'individuo cerca e che ritiene di valore.


Per questo è sempre più importante “non cosa ma come comunicare che si traduce in learning, nell'imparare”.
E quindi ascolto e non solo survey per cogliere i tratti socio demografici. Non bisogna buttare a mare tutto ciò che è stato fatto finora, la pubblicità tabellare ci può ancora stare (ma non con dosi massicce) ma in mezzo c'è la search engine optimization (il marketing sui motori di ricerca), gli advergame e messaggi che da intertistial (si infilano fra un contenuto e l'altro) devono essere vivistitial conquistandosi spazio (gli ascensori). Senza dimenticare l'advertising on demand di Google e la pubblicità come servizio. 
Un modello dominante non esiste più.

Internet delle Cose, l’Rfid sarà uno dei pilastri fondamentali

Il concetto di Internet delle Cose, all'interno del quale la tecnologia Rfid gioca un ruolo di primo piano, rappresenta uno dei cardini sui quali costruire l'Internet del futuro, che potremmo chiamare Web 3.0. La visione di fondo è quella di un'infrastruttura-network globale che colleghi oggetti fisici e virtuali attraverso lo sfruttamento delle capacità di comunicazione e data capture. Attorno a questo tema, la Commissione europea sta compiendo un notevole sforzo per mobilitare gli stakeholder, specialmente quelli coinvolti in progetti di R&S nati in seno alla Ue. La paternità del concetto di Internet of Things -secondo Gérald Santucci, responsabile del direttorato generale Informazione, Società e Media della Ue- va attribuita a Kevin Ashton, che lo utilizzò per primo nel corso di una presentazione alla Procter&Gamble nel 1998: “L'aggiunta di Rfid e altri sensori agli oggetti di tutti i giorni porterà ad un Internet delle Cose e sancirà la fondazione di una nuova era di percezione delle macchine”. Sin dall'inizio, Internet of Things (IOT) è stata identificata con la visione di “cose” di uso quotidiano -dagli apparecchi tv agli spazzolini da denti alle attrezzature sportive- costruite in modo da essere wireless e avere in sé una capacità di computing che le metta in grado di comunicare e condividere informazioni. Una prospettiva, quella dell'IOT, tanto suggestiva da ritrovarne l'eco anche in Shaping Things, il manifesto sul rapporto tra design, tecnologia, sostenibilità e futuro, firmato da Bruce Sterling, autorevole esponente della letteratura cyberpunk.

Network mondiale di network
Oggi, a undici anni dal suo conio, il termine IOT è riconosciuto da governi, università e industria globale come il concetto più adeguato per esprimere l'idea generale di oggetti, specialmente di uso quotidiano, che sono leggibili, riconoscibili, localizzabili, accessibili e persino controllabili via Internet. In sostanza, ci troviamo di fronte ad un “network mondiale di network”, basato su protocolli standard di comunicazione, in cui oggetti singoli sono interconnessi e operano in cooperazione. “In questo contesto -spiega Santucci-, gli oggetti quotidiani includono non solo i pochi device elettronici che utilizziamo ogni giorno e i prodotti ad alto sviluppo tecnologico come veicoli e apparecchi, ma tutte le 'cose' che normalmente non pensiamo elettroniche -come abiti e cibo; materiali, parti e sottoinsiemi; commodities e articoli di lusso; edifici, monumenti e marciapiedi; e molti altri oggetti che appartengono alla popolazione, pari a circa 50.000 miliardi di cose esistenti oggi sulla terra”. L'IOT non può essere ridotto ad una specifica tecnologia o applicazione ma comprende varie soluzioni tecnologiche -Rfid, network di sensori, attuatori, TCP/IP, tecnologie mobili, software ecc- che permettono di identificare oggetti e raccogliere, immagazzinare, processare e trasferire informazioni non solo in ambienti fisici ma anche tra mondi fisici e virtuali. Rfid, Near Field Communication, ZigBee e Bluetooth sono fra le tecnologie chiave attualmente al centro dell'IOT. Attorno all'idea dell'IOT si sono messi al lavoro anche diversi vendor e user che hanno costituito la IPSO (IP for Smart Objects Alliance) che vede tra i soci fondatori Cisco, Sap e Sun Microsystem. IPSO ha messo a punto un protocollo open-source in modo che ogni device, senza limitazioni di energia o memoria, possa avere un indirizzo IP.

Tre principali applicazioni
L'implementazione dell'IOT, come è facile intuire, potrà apportare benefici a livello planetario sia per l'economia sia per la società.
Al momento, sono tre gli scenari applicativi delineati a livello di Commissione Europea. Il primo concerne le “cose in movimento”, in particolare in ambiti come retail, logistica, food e farmaceutica e fa perno sull'Rfid. Il secondo livello riguarda gli ubiquitous intelligent devices, un livello applicativo che corrisponde alla cosiddetta ambient intelligence, dove i device possono eseguire operazioni in base a un set predeterminato di azioni e perfino prendere decisioni seguendo dinamicamente i cambiamenti di preferenza degli user. Troviamo, infine, le applicazioni di tipo ambient and assisted living legate al miglioramento della qualità della vita e, in generale, alla vita pubblica dei cittadini: dai trasporti intelligenti ai sistemi di diagnosi dei veicoli, dalla pianificazione della gestione energetica alla telemedicina solo per citarne alcune. Il progressivo sviluppo dell'IOT, va da sé, renderà necessario riscrivere le regole della privacy.

Rfid - Il caso Mir:ror 

Abiti, giochi, farmaci, documenti e qualsiasi oggetto possono essere connessi a Internet grazie a Mir:ror, lettore Rfid creato da Violet. Mir:ror si connette ad un computer tramite porta Usb. Incollando sull'oggetto uno Ztamp (tag Rfid) esso diventa visibile a Mir:ror, quando questo viene avvicinato alla sua superficie, Mir:ror reagisce, segnala con un suono il riconoscimento, poi lancia l'azione associata a quell'oggetto.

NFC - tikitag apre al web

La tecnologia Near Field Communications rappresenta un'evoluzione dell'Rfid che connette dispositivi elettronici, come i telefoni cellulari, su brevi distanze. Un esempio interessante al riguardo è rappresentato da tikitag, un servizio avviato da Alcatel-Lucent con Bell Labs, che consente di collegarsi a contenuti o applicazioni online semplicemente toccando un device NFC.

Zigbee - network wireless

ZigBee è un'altra promettente soluzione sulla strada dell'Internet of Things. Si tratta di un insieme di protocolli di comunicazione che utilizzano piccole radio antenne digitali a bassa potenza, basato sullo standard IEEE 802.15.4 per reti wireless. Nella sua qualità di standard globale, ZigBee può offrire un networking senza fili a tutta una serie di device, dagli interruttori della luce ai termostati, ai dispositivi medici.

Mediamarket ha un nuovo CFO

Stefano Biffi, 44 anni laureato in economia alla Bocconi, è stato nominato CFO di Mediamarket, la catena di elettronica comprendente le insegne Media World, Saturn e Media World Compra on line ed entra nel cda sostituendo Willy Weck. Con questa nomina il board di Mediamarket diventa tutto italiano. Biffi proviene da Ikea Italia Retail.

Come si evolvono i cash and carry indipendenti

Il futuro dei cash and carry è sempre più legato a un'offerta mirata per la ristorazione. Se al nord si tratta di un concetto ormai affermato, al sud ci sono ancora spazi di manovra collegati soprattutto al turismo.
Del resto quella del cash & carry è una formula distributiva in divenire. Sin dalla sua nascita in Italia, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, ha conosciuto un'evoluzione sia dimensionale sia nell'approccio al mercato.
Ha vissuto un primo importante impulso per mano essenzialmente di operatori indipendenti ed imprese di tipo prettamente famigliare. Si è poi rafforzata con lo sviluppo, anche in Italia, all'inizio degli anni Settanta, di Metro, specialista e leader mondiale del canale.
Oggi, anche questa formula
non è esente dalle difficoltà imposte dalla congiuntura attuale.

Ebbene, quali sono gli interventi che i cash & carry stanno attuando per contrastare gli effetti della crisi economica?
A questo interrogativo ci si propone di rispondere, focalizzando
l'attenzione in particolare sulle realtà indipendenti che, non beneficiando delle economie di scala tipiche delle catene, sono costrette ad individuare approcci innovativi e originali per competere efficacemente in un mercato che si presenta difficoltoso.

Il mercato
La formula cash & carry attualmente vede coinvolte una moltitudine eterogenea di realtà imprenditoriali, che
vanno dal leader a piccoli operatori indipendenti, da insegne specializzate riconducibili a catene della grande distribuzione a quelle appartenenti a gruppi o ad operatori della distribuzione organizzata.

I leader di riferimento

Anche il gruppo tedesco, presente sull'intero territorio italiano con circa 50 negozi, declinati in tre format (Classico, Junior ed Eco), differenti per superficie e struttura d'offerta, ha puntato negli ultimi anni su entrambi i principali target del canale, l'ho.re.ca e i retailer. L'accreditamento verso i primi è stato acquisito attraverso azioni finalizzate all'affermazione della cultura alimentare, rafforzate da costanti iniziative di comunicazione, informazione e formazione verso i soggetti in target.
Un'altra area strategica è quella ambientale: tale orientamento si traduce, ad esempio, in un'accurata selezione degli imballi per le Pl, al fine di scegliere soluzioni efficienti e rispettose dell'ambiente.

Le realtà indipendenti
 Evidentemente i C+C indipendenti non hanno la possibilità di progettare ed implementare, come Metro e Selex, azioni istituzionali forti. Inoltre, sono anche meno appealing nell'attirare eventuali iniziative di co-branding o partnership con aziende significative operanti in altri comparti.
Per fare il punto della situazione, Focus Management ha avviato il monitoraggio sistematico di una serie di realtà aziendali usufruendo del coordinamento scientifico di Sandro Castaldo (Sda Bocconi).

Per saperne di più, scarica il PDF ...

L’industria dolciaria reagisce bene alla crisi

Nonostante le difficoltà generali, l’andamento dell’industria dolciaria ha avuto un esito positivo, con una lieve crescita dei volumi produttivi e un incremento del 4,6% in valore, che ha consentito di superare gli 11 miliardi di euro di fatturato complessivo del settore.

Il trend dei comparti
Nel dettaglio, dopo un periodo di rallentamento, vi è stato un buono il recupero del comparto dei prodotti di confetteria, che ha messo a segno un incremento del 4,3% in valore, arrivando così a quota 1,3 miliardi di euro.
In crescita anche il comparto dei prodotti da forno, +1,6% a volume e +6,5% a valore, che pesa per il 40% sul totale dell’intera produzione dolciaria, corrispondente a un valore di oltre 4,5 miliardi di euro.
Il comparto del cioccolato e prodotti a base di cacao cresce in linea con la media del settore dolciario, e quindi del 4,1% in valore, attestandosi a quasi 3,5 miliardi di euro.
Meno positivo, invece, il trend del comparto gelatiero, che perde quasi il 4% a volume, bilanciato da una crescita dell’1,2% in valore. La produzione 2008 di questo segmento è stata pari a quasi 2 miliardi di euro.
L’export ha tenuto, seguendo l’andamento generale del settore alimentare: nel 2008 le esportazioni dei dolci italiani sono calate complessivamente dello 0,8% in volume, a fronte comunque di un’apprezzabile crescita del 5% in valore. Questo ha consentito nel 2008 una crescita del saldo commerciale a 1,2 miliardi di euro con un incremento di quasi il 9% sull’anno precedente

L’AIDI e il rinnovo delle cariche
All’AIDI (Associazione industria dolciaria italiana) aderiscono aziende piccole, medie e grandi, rappresentative di oltre l’80% della produzione dolciaria nazionale. Parlando all’Assemblea, il presidente Umberto Rondani (in foto) ha sottolineato la capacità delle aziende dolciarie di reagire anche nei momenti di difficoltà: questo grazie alla ricerca e all’innovazione continue, ma soprattutto grazie al rapporto di stretta fiducia che hanno saputo costruire con i consumatori: non è un caso se, proprio di recente, il Reputation Institute di New York ha attribuito alla Ferrero il riconoscimento di azienda con la migliore reputazione al mondo.
Umberto Rondani è stato rieletto presidente dell’Associazione. Nel corso dell’Assemblea sono stati inoltre riconfermati nella carica di vice-presidente Alessandro Ambrosoli, Alberto Bauli e Filippo Ferrua (vice-presidente Ferrero), ed è stato inoltre dato il benvenuto nella squadra dei vice-presidenti a Paolo Barilla.

Tesco: vendite in crescita nei primi quattro mesi 2009

Sono le attività internazionali a trainare la crescita di Tesco, delle prime 13 settimane dell’anno: le vendite registrano un incremento del 20,1%, a tassi costanti, a fronte di un aumento del 12,6% di quelle del gruppo (esclusa la benzina).

I risultati più performanti sono realizzati in Asia (+43,8%) grazie al buon andamento della Corea del Sud grazie alla conversione della rete Homever.

Anche in Uk la situazione indica segnali positivi, con una crescita delle vendite del 4,3% a parità di rete, a cui ha contribuito il recente rilancio delle attività di fidelizzazione.

Prima linea di accessori H&M firmata da Jimmy Choo

Si amplia la rosa degli stilisti che legano una loro collezione esclusiva con H&M: dalla metà di novembre, in 200 negozi selezionati in tutto il mondo saranno disponibili modelli di scarpe firmati dal noto stilista Jimmy Choo, che riesce a creare calzature glamour e sexy allo stesso tempo.

È la prima volta che H&M firma una collezione design di accessori, che comprenderà scarpe, borse e altri accessori per donna e uomo.

Mosaico di idee per l’innovazione retail

Una collezione di Polaroid per questo innovation blog dedicato al retail. Gli scatti arrivano da tutto il mondo, le idee sono applicabili ovunque. Da notare: i big del non food che attaccano il food dal lato convenience con l'obiettivo di “offrire tutto sotto lo stesso tetto” vale per il discount Target così come per la gss Toys “R” Us; le ibridazioni d'esperienza che vedono nascere nuovi format garantiti dalle rispettive expertise. è il caso di Chez Jean per Casino e Relay. Assodata l'evoluzione delle Pl in corner e dei corner in stand alone, fenomeno diffuso anche in Italia nel tessile abbigliamento, ecco Viaitalia, francese di nascita, ma italienne nel concept, sempre a firma di Casino, che evolve l'”etnico” italiano in store, complice l'acquisizione di una catena del settore. Anche Carrefour, scatenato ultimamente nei test, si lancia in una nuova impresa e punta all'alto di gamma con il nuovo Carrefour di Parigi, che si focalizza sull'alimentare top con l'inserimento di Fauchon e vini pregiati. Per chi non vuole inventare, ma deve rinnovare, ottimo l'esempio delle farmacie islandesi, mentre per chi vuole celebrare il consumo e i suoi riti, il giapponese Ranking Ranqueen è una delle risposte più avanzate. Infine, l'anti Ikea, Design within Reach, propone un passaggio filosofico: dal low cost d'elite, all'elite per tutti.

Per saperne di più, scarica il PDF ...

Allegati

Mosaico di idee per l’innovazione retail
Cover Story | Gdoweek 485 | 8 giugno 2009 |

Esselunga sbarca a Torino

Esselunga

Una struttura di 4.500 mq, con un parcheggio coperto per 900 posti auto e 150 addetti: sono i numeri del nuovo superstore Esselunga, aperto oggi a Rivalta (To) in via Torino, in linea con quanto annunciato all'inizio dell'anno dal presidente Bernardo Caprotti (vedi Gdoweek 465, 19/1/2009, pag. 13).

L'edificio, che è stato disegnato dall'architetto Fabio Nonis, si trova lungo la strada provinciale che collega il capoluogo con Pinerolo lungo la quale sono stati realizzate cinque rotatorie, tra cui quella sulla Volvera (nel territorio di Orbassano) per facilitare la viabilità.

In quest'ottica, anzi dopo approfonditi studi di settore, è stata creata anche una piazza pubblica attrezzata.
Dal punto di vista dell'offerta, il superstore presenta il classico assortimento di Esselunga, con ortofrutta, sfusa e confezionata all'inizio del percorso, il pesce fresco già pulito con una selezione di sushi, carne, gastronomia, dolci e pane con panificazione in loco, enoteca, profumeria, lo spazio AVF audio, video e fotografia e vendita di giornali e riviste, il tutto arricchito dalle classiche Pl (Esselunga, Naturama, Pronti in tavola, Pronti da cuocere, Esselunga Bio, Top).

Presente nel mall anche il Bar Atlantic (disegnato da Vico Magistretti) realtà ormai consolidata che sarà ulteriormente sviluppata.

Per sostenere l'apertura, viene proposta la campagna promozionale Sapori del Piemonte -presenta anche in altri 10 pdv della regione- con un paniere di circa 100 prodotti della filiera corta nel rispetto della tradizione locale.

Per Tesco, la Cina è sempre più vicina

La crisi economica non rallenta la volontà di espansione di Tesco  in Cina. Che anzi, tramite Zhuang Nanbin, vice presidente di Tesco (Cina),  ha annunciato un’accelerazione delle sue attività, in questo Paese, dove è sbarcato ormai da cinque anni.
Sono infatti una decina di progetti e di relativi accordi per lo sviluppo commerciale siglati da Tesco, di cui 4 vedranno la luce entro il 2011. Si tratta di nuove intese commerciali che, sempre secondo i dati di Tesco, ammontano a un valore di circa 52,81 milioni di euro.
Tra i progetti più significativi vi è anche  una vera propria area con residenza e centro commerciale di proprietà diretta, in apertura entro la fine di quest’anno a Fusan, città nel nord est della Cina: si estende su 500mila mq (500 gli appartamenti previsti), di cui circa 46mila dedicati al centro commerciale, che avrà tra i suoi punti di forza la food court e l’area benessere, che include anche una palestra.
Attualmente, Tesco sta negoziando con numerose aziende che andranno a occupare i negozi della galleria commerciale, tra cui diversi brand occidentali.

La forza di Tesco
Secondo l’ultimo report di China Knowledge (marzo 2009),  Tesco conta nel Paese 58 ipermercati e 5 convenience stores. Le prospettive di sviluppo però, sono anche frutto di un’operazione test, partita lo scorso anno: Tesco ha aperto a Shangai alcuni
convenience stores e, considerati i buoni riscontri,  nel giro di 2/3 anni, la catena ne aggiungerà un
centinaio  in tutta l’area.
La catena inglese, oltre che in Cina, è attiva anche nella Repubblica Ceca, Ungheria, India, Giappone, Malaysia, Polonia, Irlanda, Slovakia, Sud Corea, Thailandia, Turchia e USA. In complesso, i punti di vendita Tesco sono 4.308, di cui 2.282 in Uk.
Nel 2008 il gruppo ha chiuso il bilancio con un giro d’affari di 61,11 miliardi di euro. Le previsioni per il 2009, secondo dichiarazioni aziendali, si attestano su una crescita di circa il 15%.

Partnership a tre per studiare l’universo beauty

Ims Health, Iri e Npd Group, società di studi di marketing, annunciano il lancio del primo studio di Congiuntura Beauty Multicanale con i risultati a fine dicembre 2008.

Forti delle loro rispettive expertises,  i tre istituti hanno unito le loro competenze e hanno consolidato le vendite dei mercati del beauty (fragranze, makeup, skincare) attraverso l’assemblamento dei principali canali distributivi: Lcc (ipermercati e supermercati; specialisti drug), farmacie e parafarmacie, profumerie.

La gdo tallona il canale profumerie
Con un valore complessivo stimato in 5,8 miliardi di euro, nel 2008 l’Universo Beauty ha evidenziato un trend di crescita del 2,9% rispetto all’anno precedente.

La ripartizione per canale di vendita riconferma al primo posto le profumerie selettive, con una quota a valore del 34,5%, in leggero calo (-1,3%) sul 2007, seguite però a breve distanza da iper e super con una quota del 31,2% in leggero incremento (+0,4%) e quindi dal canale farmacia con il 23,2% (+3,6%).
La restante parte è data dal canale specialisti drug, che grazie al forte incremento registrato (+13,6% sul 2007) totalizzano il 9,1% di quota, seguito da quello emergente delle parafarmacie con il restante 1,9%.

In un contesto di difficoltà economiche e di crescente attenzione
all’acquisto da parte dei consumatori, il servizio congiunto fornito dai 
tre partner permetterà di comprendere meglio le tendenze dei
consumatori nei diversi canali di vendita, con dettagli per categorie e
segmenti del mercato.
Lo studio fornisce anche un panorama delle
performance dei principali attori del mercato beauty.

Franchising in buona salute

Il franchising dimostra ancora una volta il suo dinamismo, anche in una fase recessiva dell’economia. I dati di Assofranchising presentati oggi dal presidente Graziano Fiorelli (nella foto), mostrano infatti un comparto in buona salute. A cominciare dal giro d’affari complessivo, che supera i 21 miliardi registrando un incremento, piccolo ma non disprezzabile, del 1,40%. In linea, il numero dei franchisor operanti in Italia registra un + 0,6%. Tiene anche il numero dei franchisee, passati dai 52.725 del 2007 a 53.434 del 2008, con un incremento dell’1,34. In lieve calo gli addetti, passati da 182.908 a 182.215; il computo comprende anche i titolari franchisee dei pdv. 53 le reti straniere presenti con un master franchisor nel nostro Paese, 62 i pdv che in media gestisce ogni rete.

Tenuta dimensionale

Nella lettura dei dati Fiorelli sottolinea innanzitutto “la tenuta dimensionale media delle reti, un indicatore che in questa fase di crisi comprova una capacità di consolidamento in corso dei network: il franchising è sempre meno sperimentazione di formula e sempre più modalità distributiva organica, da salvaguardare quale “patrimonio”. Un altro aspetto è che  se si considerano le reti piccole, o ancora ai primi passi, ci sono ancora interessanti potenziali di sviluppo. “Certo- dice Fiorelli- c’è chi fa un passo indietro (il franchising non è una formula magica, non è adatto a tutte le situazioni, e richiede – anzi impone – un approccio consapevole). Ma ci sono molte situazioni in “stand-by”, e molte imprese che includono ora fra le scelte distributive strategiche l’opzione franchising con più convinzione.”

Gastronomia ittica, in fase di grande evoluzione

La gastronomia ittica sta vivendo una fase di grande cambiamento strutturale e di approccio al mercato. Innanzitutto, sul versante competitivo, dove in questi mesi si assiste alla nascita di gruppi industriali di dimensioni più rilevanti, attraverso acquisizioni e incorporazioni di aziende e brand. Le ragioni di questo fenomeno sono sostanzialmente due: raggiungere una massa critica di maggiori dimensioni, che significa potere agire con più forza sul mercato e integrare know how che permette alle aziende di spingere con più forza sul pedale dell’innovazione di prodotto.
Per raggiungere l’obiettivo convenienza, che è importante anche in questo settore, le aziende riducono la battuta di cassa, restringendo il formato e le grammature delle confezioni, cercando al contempo di veicolare un’immagine di forte distintività.

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra 

Allegati

Gastronomia ittica, in fase di grande evoluzione
Mercato | Gdoweek 486 | 15 giugno 2009 |

Biscotti benessere, la carta più giocata è quella salutistica

È sul concetto della prima colazione, come momento di consumo imprescindibile nel quadro di un'alimentazione sana ed equilibrata, che si stanno concentrando le attività di informazione e comunicazione avviate per convincere gli italiani a non dimenticarsi del breakfast e a mettere in tavola un menu nutrizionalmente corretto. Negli ultimi anni l'offerta nel segmento benessere si è andata ampliando e segmentando in base a precise esigenze del consumatore. Altrettanto non sembra essere accaduto all'interno dei punti di vendita, dove lo scaffale dei prodotti da forno per la prima colazione resta mediamente affollato e poco leggibile. Sono infatti poche le insegne in cui i biscotti salutistici hanno un display dedicato, in molte finiscono sullo scaffale dei dietetici oppure tra i prodotti per celiaci.
Sono comunque finiti i tempi dei biscotti salutistici “punitivi”, ora il motto sembra essere "altrettanto buono al palato ma migliore per l'organismo".

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra 

Allegati

Biscotti benessere, la carta più giocata è quella salutistica
Mercato | Gdoweek 486 | 15 giugno 2009 |

Avvolgibili per alimenti, sostanzialmente stabili

La gestione della cucina moderna si fonda su rotoli, buste e vaschette. In tutte le case, le carteavvolgenti, i sacchetti in plastica e i vari contenitori per uso alimentare sono preziosi collaboratori domestici: veloci, versatili, affidabili. Validi
prodotti di servizio che risultano adatti sia alla preparazione culinaria sia alla conservazione: si pensi alla polivalenza
del foglio di alluminio, alla praticità delle pellicole per
microonde, che permettono di cuocere senza sporcare il forno,
o alla modularità dei sacchetti da freezer, che danno modo
di porzionare gli acquisti o di frazionare il consumo di manicaretti allestiti in anticipo.
I benefit intrinseci rendono questi prodotti un must in cucina.
Ecco perché la categoria, nonostante la crisi economica, anche
nell'ultimo periodo si mantiene sostanzialmente stabile: secondo le rilevazioni Nielsen, (a.t. 1 marzo '09) i rotoli in alluminio evidenziano un +0,6% a valore e un -0,3% a volume (confezioni) e quelli in plastica -i cui differenziali sono pari rispettivamente a -0,4% e -1,1%- confermano i propri volumi.

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra

Allegati

Avvolgibili per alimenti, sostanzialmente stabili
Mercato | Gdoweek 481 | 11 maggio 2009 |

Il petfood è sempre in crescita

Un'oasi felice in un contesto generale ancora in affanno. I pet owner, i proprietari di animali domestici da compagnia, infatti, sembrano non rinunciare al cibo industriale già pronto e confezionato, ripagando così l'impegno crescente di produttori e catene distributive. Uno sforzo parallelo che vede da un lato lanci di novità, che assecondano le ultime tendenze in fatto di alimentazione animale, e dall'altro l'ampliamento dello spazio dedicato sia al cibo sia agli accessori, visto che aumenta anche il numero di coloro che preferiscono acquistare petfood, anziché ricorrere agli avanzi dei pasti. Il mercato ne trae forza, registrando quasi il 4% di incremento a valore, nell'anno terminante a febbraio 2009, relativamente a cani e gatti (dati Iri a.t. febbraio 2009).

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra

Allegati

Il petfood è sempre in crescita
Mercato | Gdoweek 481 | 11/05/2009 |

Frutta di marca, il brand diventa trasversale

Storicamente la frutta di marca in Italia è quella di prima gamma, concentrata in particolare in alcune tipologie di prodotti quali mele, banane, ananas, kiwi e frutti di bosco. L'esperienza più evoluta resta comunque quella delle mele, il frutto n.1 per consumi in Italia. Le marche storiche hanno consolidato il loro posizionamento distintivo -solitamente giocato sui valori di provenienza e di filiera corta- per presidiare la parte alta del mercato, anche se sono arrivati nuovi brand che hanno esteso il mercato di marca sulla “seconda scelta”.
Oltre metà della frutta fresca venduta in Italia passa attraverso le casse della gdo: secondo le elaborazioni CSO, il canale veicola il 52% delle vendite contro il 37% del 2000. Il discount veleggia sul 6% e, pur restando lontano dalle medie europee, si conferma un terreno di conquista importante per i brand frutticoli, soprattutto nel nuovo format con dimensioni maggiori (800-1.000 mq), layout e display più curati, e assortimento mirato.

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra

Allegati

Frutta di marca, il brand diventa trasversale
Mercato | Gdoweek 477 | 13 aprile 2009 |

Car care, c’è strada da fare per crescere

Noi italiani siamo secondi, a livello mondiale, solo agli Usa per numero di vetture in rapporto agli abitanti. Questo però non si traduce in un adeguato livello di vendite: il mercato presenta una frattura secondo due grandi categorie. Chi adora il fai-da-te sulla propria vettura, ed è utente dei prodotti car care, e chi delega completamente questo compito ad altri, in particolare a professionisti e autolavaggi. Questo chiarisce perché il mercato non abbia ancora compiuto il balzo verso una dinamica di sviluppo più decisa.
La marca ha importanza per circa uno su quattro acquirenti in gdo, mentre l'innovazione di prodotto non sembra un driver significativo di scelta. L'organizzazione dello scaffale ha invece un ruolo positivo nelle scelte di acquisto.

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra 

Allegati

Car care, c’è strada da fare per crescere
Mercato | Gdoweek 481 | 11/5/2009 |

Minestroni surgelati, il revival del basic

Dopo alcuni anni in cui i minestroni ricettati, caratterizzati anche dalla rapidità dei tempi di cottura, hanno guadagnato crescenti consensi, ora il trend sembra tornato a premiare i minestroni naturali. Pesa la tendenza verso la naturalità e i sapori basic, ma pesa soprattutto l'attenzione allo scontrino della spesa, con lo spostamento verso tipologie di prodotto con il miglior rapporto prezzo/servizio.
Prezzo medio in calo: -1,7%, in controtendenza rispetto al fresco. Si allarga il parco consumanti, ma continua la rarefazione degli atti di acquisto che caratterizza questi mesi.
Le innovazioni più significative degli ultimi anni e le operazioni che hanno maggiormente vivacizzato il reparto sono arrivate dalle industrie di marca, che continuano a vestire i panni della “locomotiva“ del settore.

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra

Allegati

Minestroni surgelati, il revival del basic
Mercato | Gdoweek 481 | 11 maggio 2009 |

Detersivi liquidi lavatrice crescono fatturato e varianti

Cresce il doppio dell’inflazione il valore del mercato dei detersivi liquidi per lavaggio in lavatrice e aumentano del 3% anche i volumi: risultati positivi, soprattutto per super e ipermercati, se si considera che l’offerta dei discount è particolarmente incisiva nella cura tessuti, anche se nella lettura dei numeri bisogna tenere presente che gli incrementi sono anche il frutto della migrazione di consumo dal tradizionale detersivo in polvere. I dati IRI, aggiornati a febbraio 2009, segnalano il grande potenziale di vendita del canale ipermercato (come succede per tutti i prodotti adatti allo stoccaggio per lunghi periodi) e l’incremento, spettacolare in termini relativi, ma ancora modesto in numeri assoluti, delle private label, che hanno guadagnato una quota l’1,3% a valore e dell’1,9% a volume.
Dal punto di vista geografico, l’aspetto più interessante appare la netta differenza di quota (il 2,4%) tra volumi e valori registrati al Sud: significa che si vendono prodotti di minor prezzo. Infine, i dati IRI splittano il mercato in detersivi liquidi normali e concentrati. A dispetto della evidente maggiore praticità di trasporto, la quota dei secondi non solo è irrisoria (attorno allo 0,5%) ma, nel periodo di rilevazione, ha registrato un vero e proprio tracollo perdendo il 41% a volume e oltre il 48% a valore.

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra

Allegati

Detersivi liquidi lavatrice crescono fatturato e varianti
Mercato | Gdoweek 481 | 11 maggio 2009 |

L’industria lattiero-casearia si conferma il primo settore alimentare italiano

Anche nel 2008, l'industria lattiero-casearia nazionale si è confermata il primo settore del comparto alimentare italiano grazie ai suoi 14.500 milioni di euro di fatturato, in crescita dell'1,04% sull'anno precedente. Questi alcuni dei dati presentati durante l'assemblea annuale di Assolatte (Associazione italiana lattiero-casearia), tenutasi oggi a Milano. “Non siamo comunque sfuggiti alla difficile congiuntura internazionale -precisa il presidente Giuseppe Ambrosi-. Nel 2008 la produzione è calata in volume dell'1,8% e, per la prima volta, da 10 anni a questa parte, l'export è diminuito in quantità (-5%) anche se il trend resta positivo: infatti dal 1995 al 2008 ha visto più che raddoppiare i volumi. Grazie all'industria, però, il settore ha tenuto e si è confermato uno dei motori del made in Italy, con 2.100 imprese e un quarto della produzione italiana di formaggi venduto oltre frontiera“.

Dalla ricerca effettuata da Astra Ricerche per conto di Assolatte, presentata durante l'assemblea, emerge che la recessione, che ha spinto un terzo degli italiani a ridurre i consumi alimentari, non ha in alcun modo diminuito la quota di coloro che acquistano/consumano formaggi (97%), latte (91%, il dato migliore del decennio), e yogurt (77%).
“I consumatori parlano di una contrazione nelle quantità acquistate, con valori diversi a seconda dei prodotti, ma 72 su 100 non hanno abbassato la qualità dei prodotti lattiero-caseari che acquistano”, ha commentato il sociologo Enrico Finzi. L'orientamento, in vari casi addirittura crescente, verso la maggior qualità è confermato da vari risultati specifici della ricerca svolta da Astra per Assolatte: come il trend degli yogurt probiotici e salutistici, di cui ben 8 milioni di italiani dichiarano di aver incrementato i consumi, e l'apprezzamento per i formaggi Dop, che l'87% degli italiani considera uno dei pilastri portanti del made in Italy alimentare.

Nel corso del 2008, la produzione di formaggi Dop è rimasta sostanzialmente stabile rispetto all'anno precedente attestandosi a 457.566 tonnellate (-0,3% rispetto al 2007). Il 75% di questa produzione proviene da strutture industriali, con punte del 100% per alcuni formaggi, come gorgonzola e taleggio.

Consumi in salita per formaggi Dop e yogurt
Sul fronte dei consumi interni, i singoli prodotti lattiero-caseari registrano andamenti diversi. Il 2008 registra un bilancio sostanzialmente positivo per i principali formaggi Dop (con un +4,6% in quantità per il Pecorino Romano Dop), una stabilità nei consumi di formaggi fusi e un dato positivo per la mozzarella vaccina, che ha aumentato i volumi dell'1,78%.

Continua, anche se a velocità più lenta che in passato, la crescita degli acquisti domestici di yogurt e latti fermentati, che registrano un +0,8% a volume rispetto all'anno precedente, arrivando a circa 336.000 tonnellate. Se il prodotto più consumato resta lo yogurt ai gusti (35,8% delle vendite), i santè in pochi anni sono arrivati al 29,8% di quota.

Export: volumi giù, valore sù
L'analisi dell'export rivela che l'Italia vende in tutto il mondo soprattutto formaggi: e benché nel 2008, dopo vent' anni di continui incrementi, le quantità esportate siano diminuite del 5,2%, questa flessione è stata compensata dalla crescita del 4,4% del giro d'affari.
La Francia, che copre il 19% dell'export caseario italiano, si riconferma primo mercato estero di riferimento, seguita da Usa (12,8%), Germania (12,6%) e Regno Unito (9,6%). Questi 4 Paesi assorbono oltre la metà delle esportazioni italiane di formaggi.

Con oltre 84.000 tonnellate, la mozzarella e gli altri formaggi freschi rappresentano la tipologia di formaggi italiani più venduta all'estero: nonostante il calo di oltre il 3% registrato a volume nel 2008, il loro giro d'affari è aumentato  di quasi il 5%. Hanno rallentato le esportazioni di grana padano e parmigiano reggiano, che insieme totalizzano 58.489 tonnellate, e che sono arretrate del 3,7% in quantità e del 3,69% in valore,  compensate però dalle performance dei grattugiati, che perdono poco sui volumi (-2,1%), ma guadagnano bene in valore (+10,9%). Quanto al provolone e al gorgonzola, anche se hanno visto ridursi i volumi venduti all'estero hanno “tenuto” a livello di fatturato, con il provolone che l'ha addirittura incrementato del 3%.
Complessivamente buona la situazione del pecorino, che pur perdendo oltre l'11% dei volumi, ha di fatto mantenuto invariato il valore, riuscendo a spuntare incrementi di prezzo dell'ordine del 12%, nonostante le difficoltà dell'economia americana, principale mercato di sbocco.

Il tonno è in buona salute: i prezzi aumentano ma le vendite tengono

Con un giro d'affari di quasi 700 milioni di euro il mercato del tonno in scatola è uno dei più importanti in assoluto nella gdo. I dati di Iri, aggiornati a marzo 2009, dicono anche che si tratta di un mercato in buona salute, con vendite in tenuta (+1,1%) a volume, nonostante l'aumento dei prezzi (+5,8%, dato leggermente più alto dell'inflazione food di periodo), che ha fatto lievitare il valore del 7%.
Praticità nella preparazione, salubrità degli ingredienti e costo a porzione relativamente bassi (almeno se si parla di prodotti mainstream) è il mix che garantisce il successo di una referenza che entra nella quasi totalità delle dispense italiane. La parte del leone (80% del mercato) è rappresentata dal tonno sott'olio in porzionatura fino a 300 g; più modeste e in decremento le quote del tonno naturale (11%), dei filetti (8,3%) mentre il tonno in scatole di dimensioni superiori a 300 g si accontenta di un modesto 1,3%. In grande evidenza le private label, che ormai rappresentano il 14% del valore.
Quanto alla canalizzazione delle vendite, gli ipermercati, grazie alla forte promozionalità e anche alla facilità di stoccaggio delle confezioni, oltre alla loro lunga shelf life, hanno una buona quota (19%) ottenuta però con una politica di prezzo più aggressiva: 8,56 euro al kg in media contro 9,29 dei supermercati).

Per saperne di più leggi il pdf-white paper cliccando sopra

Allegati

Il tonno è in buona salute: i prezzi aumentano ma le vendite tengono
Mercato | Gdoweek 486 | 15 giugno 2009 |

Mozzarella, i retailer razionalizzano l’offerta

Un classico della produzione casearia nazionale che resta il formaggio più amato dagli italiani, confermandosi mercato con andamento positivo. Del resto tra i latticini freschi la mozzarella rimane un must per l’80% dei consumatori. A trainare il mercato sembrano soprattutto ipermercati e libero servizio, anche se le performance migliori sono quelle del discount, che mette a segno un +12,5% a valore e un +7,8% a volume, anche grazie a un prezzo medio di 4,76 euro al kg, inferiore di 1/3 alla media del mercato e cresciuto sottomedia. Aspetto da considerare è che dopo anni in cui al banco assistito o nei frigoriferi self-service si è assistito a una moltiplicazione delle referenze (dalla classica palla alle trecce, dai bocconcini alla sfoglia, fino ai panetti uso cucina), ora pare che i retailer stiano invece razionalizzando l’offerta.

Per saperne di più scarica il pdf-white paper cliccando sopra

Allegati

Mozzarella, i retailer razionalizzano l’offerta
Mercato | Gdoweek 486 | 15 giugno 2009 |

Trimestrale positiva per le vendite a domicilio

Le vendite a domicilio non conoscono crisi. Secondo i dati rilasciati da Avedisco (Associazione vendite dirette servizio consumatori), le aziende associate hanno chiuso il primo trimestre 2009 con un fatturato di 331 milioni di euro, in lieve incremento (+0,4%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

I beni durevoli casa, con una quota di mercato del 46,7%, continuano a
essere il settore più importante della vendita diretta a domicilio,
seguito dall’alimentare (17,3%) e dalla cosmesi (15,1%).

Chi sale e chi scende
Il comparto più dinamico è stato quello classificato come cosmesi/accessori moda, con un incremento del 4,2%, seguito da quello alimentare/nutrizionale (+3,2%) e dai beni di consumo casa (+3%). Sostanziale tenuta per i beni durevoli casa (-0,5%), mentre hanno registrato una flessione il tessile (-5,4%) e soprattutto i servizi/utilities (-49,3%).

Sughi pronti, protagonisti i discount

Il mercato dei sughi pronti, nella versione Uht e nel segmento più piccolo dei freschi, beneficia dell'attaccamento alla pastasciutta da parte del consumatore italiano. L'andamento è più che positivo, anche se, scorrendo i dati, emergono chiari segnali di rimodulazione, da parte dei consumatori, delle scelte di canale, in virtù della ricerca della massima convenienza possibile. Le vendite sono cresciute del 7,2% a valore, superando quota 236,5 milioni di euro, e del 6,6% a volume, sfiorando le 46mila tonnellate in quantità. Performance tanto più significative in quanto il prezzo medio, intorno ai 5,16 ?/kg nell'anno terminante a marzo 2009, contro i 5,14 ?/kg dello stesso periodo 2008, è praticamente invariato e la pressione promozionale media è rimasta ferma intorno al 19%.

Per saperne di più scarica il Pdf-white paper cliccando sopra

Allegati

Sughi pronti, protagonisti i discount
Mercato | Gdoweek 486 | 15 giugno 2009 |

Italian Food Excellence

dmc

Sei un digital manager? La tua impresa è impegnata nella Digital Transformation?

Gli aggiornamenti sulle ultime innovazioni e trend, per gestire la trasformazione culturale in azienda e identificare nuove opportunità di business