Impatto generale, efficacia ed idoneità della proposta: queste le linee guida in base alle quali la giuria del Popai Global Award ha premiato le migliori realizzazioni di Pop e retail marketing a livello mondiale.
I premi, assegnati in occasione dell’ultimo Euroshop, sono stati in tutto 23, suddivisi in tre sezioni (temporary, semi-permanent e permanent), ciascuna delle quali splittata nelle diverse categorie merceologiche.
Per paese di appartenenza, da segnalare il buon piazzamento raggiunto dai progetti made in Australia, Gold Winners nella categoria Food Retailers sia per la sezione Temporary, con il floor stand Oreo Dump Bin, realizzato da Pop Art Australia per Kraft Foods, sia per la sezione permanent con il Display realizzato da Retail Logic per la Tomato Sauce Masterfoods in bottiglia di Mars Food Australia.
A progetti australiani sono andati anche i premi per il miglior temporary delle categorie beauty (andato all’espositore realizzato da Visy Glama per L’Oréal men Expert Excell 5), bevande alcoliche e sales promotion, entrambi assegnati a id8 Studio per il pallet e la promozione ideati per Jack Daniels Harley Davidson di Brown Forman Australia.
Australiani anche i premi della sezione semi-permanent assegnati a Megara Australia per Braun Expressive Floor Stand (Procter&Gamble) e per L’Oréal Professional Playball Counter Spinner, primi classificati rispettivamente per la categoria department store/mass market e ambiente/eco design. E nella sezione Permanet il premio assegnato allo shop-in-shop Eukanuba Aisle, realizzato da 5P Group per P&G Pet care Australia.
A bocca asciutta, invece, gli italiani,m che potranno però rifarsi alla prossima edizione, in programma l'anno prossimno a las Vegas in occasione del GlobalShop 2012.
Australia primadonna al 1° Popai Global Award
Per Deichmann fatturato in crescita +12,5%, a 3,93 mld di euro
Anno positivo per il Gruppo Deichmann, leader europeo nella vendita di calzature con sede a Essen, in Germania, che ha registrato un aumento del volume delle vendite pari al 12,5% (+6% di incremento like-for-like). Un tasso di crescita che è il migliore risultato degli ultimi 20 anni.
Fatturato a 3,9 mld di euro
Il giro d'affari consolidato, al netto degli effetti valutari del gruppo, operativo in 19 Paesi europei e negli Stati Uniti, ha raggiunto quota 3,93 miliardi di euro.
A livello mondiale nel 2010 Deichmann ha venduto 152 milioni di paia di scarpe, 14 milioni in più rispetto all'anno precedente (+10%). A fine 2010 il gruppo contava 2.939 negozi monomarca (+6,2% rispetto ai 2.767 nel 2009) e circa 30.000 dipendenti (+7,1% rispetto ai 28.000 nel 2009).
Risultati positivi anche in Italia
In occasione della recente conferenza stampa di presentazione dei risultati finanziari, Heinrich Deichmann, Ceo del gruppo, ha annunciato un nuovo logo aziendale (in foto) e un'ulteriore espansione delle attività di vendita “Ci aspettavamo un risultato simile: il nostro obiettivo per il futuro è
continuare ad ampliare la nostra presenza a livello mondiale con sempre
maggiore forza e convinzione”.
Circa il 55% del fatturato totale del gruppo proviene attualmente dall'estero e risultati positivi sono stati registrati anche in Italia, dove il gruppo è attivo dall'inizio del 2008: il fatturato 2010 si è chiuso con un aumento in valore del 5,40% però con un +7,60% di aumento dei punti di vendita.
Il che denota che l'aumento è molto influenzato dall'incremento dei pdv.
13 nuovi store in Italia
Nel 2010 Deichmann Calzature ha aperto in Italia 13 nuovi store che, sommati ai 28 pdv già esistenti, hanno ampliato la rete di vendita a 41 negozi gestiti direttamente. Massicce azioni di marketing, campagne adv sulla carta stampata e in tv, hanno contribuito a incrementare la brand awareness del marchio. Gli ottimi risultati di vendita sono stati conseguiti grazie a una maggiore conoscenza del mercato italiano e ad un sempre migliore assortimento di modelli di calzature, grazie a un attento monitoraggio delle tendenze della moda, per poter soddisfare i gusti e i fabbisogni del cliente italiano. “Nel 2011 prevediamo un'ulteriore espansione nel Nord e al Centro Italia -commenta Matthias Sommer, Ad Deichmann Calzature- a partire dal mese di marzo apriremo quattro nuovi store a Sacile (PN), Astuti (AL), Trevi (PG) e Forlì, a cui seguiranno altre aperture nel resto del Paese, tra cui un nuovo negozio in provincia di Napoli”.
Per incrementare ulteriormente la conoscenza del marchio sono previsti anche per il 2011 investimenti in marketing e adv e una campagna pubblicitaria televisiva per promuovere le collezioni Primavera/Estate e Autunno/Inverno 2011.
Saturn, store di tecnologia, intrattenimento e cultura
Bnp rilancia sul real estate commerciale
Bnl è stata la prima banca a credere nello sviluppo dell'immobiliare retail come veicolo di investimento. Lo ha fatto dando vita nel 2003 al Fondo immobiliare chiuso Estense Grande distribuzione, con un portafoglio composto perlopiù da immobili acquisiti dalla Coop Estense. Il fondo viene a scadenza nel 2013; Bnp (il Gruppo il cui capofila è Paribas e nel quale è confluita Bnl) si sta preparando alla dismissione degli asset del fondo ma certo non vuole abbandonare il comparto.
La business unit
Lo dimostra il fatto che Bnp Paribas Real Estate Advisory Italy ha costituito una nuova area denominata Retail business unit, che sarà dedicata alle transazioni (investment & sale) di immobili ad uso retail/commerciale o assimilabile e alla consulenza specialistica nelle principali aree di interesse commerciale a livello nazionale e con due tipologie di prodotto: Large retail (Centri commerciali, gallerie commerciali, retail park, superfici specializzate, outlet factory, ipermercati, cash&carry, health&fitness centre, flaghsip store, grandi magazzini) e Urban retail (negozi, agenzie bancarie, hard discount, supermercati, superfici di ristorazione).
L'unità, che risponderà direttamente all’ad, Roberto Nicosia, sarà guidata da Marco Pellizzari.
Heinemann inaugura all’aeroporto di Bologna due duty free shop
Il Gruppo Heinemann, uno dei tre maggiori competitors mondiali sul mercato dei duty free aeroportuali (230 negozi in 49 paesi; fatturato vicino ai 2 miliardi di euro e 5.000 dipendenti), sbarca in Italia, aprendo due duty free shop all'aeroporto Marconi di Bologna. Si tratta di due punti di vendita di circa 100 metri quadri ciascuno, uno agli imbarchi Schengen, l'altro nell'area riservata agli extra Schengen, che offriranno grandi brand internazionali e prodotti del made in Italy nel food, cosmetica e profumeria e accessori di marca, come da consuetudine.
“Arriviamo a Bologna - dichiara Claus Heinemann, socio della società “di
famiglia” - portando il nostro know how lungo 131 anni. Riteniamo che
l'aeroporto emiliano abbia tutte le carte in regola per proseguire in
questo sviluppo e che sia un punto di partenza per trovare nuove
opportunità sul mercato italiano”. Heinemann gestirà i duty free shop
all'interno dell'aeroporto di Bologna attraverso la controllata Travel
Retail Italiana, costituita per l'occasione, con un contratto di 10
anni.
In aeroporto brand internazionali, ma anche tipicità
“Il progetto - dichiara Stefano Gardini, direttore business non aviation dell'Aeroporto di Bologna - rientra in un piano di completa ristrutturazione dell'aeroporto che inizierà il prossimo aprile e terminerà dopo circa 22 mesi. Rivedremo completamente tutti i flussi interni all'aerostazione, accrescendo le superfici commerciali (da 3.600 a 5.300 metri quadri) e ponendo grande attenzione all'experience del passeggero, facendo leva su grandi brand internazionali, ma anche su qualità e tipicità. Ritengo che l'aeroporto di Bologna abbia le carte in regola per operare un cambio di marcia anche sotto il profilo commerciale nei prossimi 2-3 anni”. I numeri d'oggi danno ragione alla visione prospettica di Gardini: il Marconi ha chiuso il 2010 a quota 5,5 milioni di passeggeri, il 15% in più rispetto ai 2009 ed è il quarto aeroporto italiano per connettività internazionale. Secondo le previsioni, nel 2020 i passeggeri in transito nel capoluogo emiliano saranno oltre 8 milioni.
Cantina Ponte lancia una linea di vini per la gdo
La Cantina Ponte lancia sul mercato una nuova gamma di prodotti ideata per un consumatore che ricerca l’innovazione attraverso i valori della tradizione e della genuinità. Il canale prescelto è la gdo e si è studiato quindi un nuovo pack e una chiusura tappo a vite, con una bottiglia “collio”. Il brand è Viticoltori Ponte che porta il suo nome: 10 vini di cui 6 frizzanti. Il team creativo ha studiato una forma particolare di etichetta che riprende i tratti del logo aziendale con una chiara indicazione del forte legame con il territorio d’origine.
“Puntiamo con grande interesse al canale alla gdo -afferma il direttore generale Massimo Benetello- e con Il nuovo packaging abbiamo voluto trasmettere i valori della tradizione e della genuinità con concetti innovativi per offrire ai nostri estimatori vini di qualità, di uso quotidiano”.
Della linea fanno parte i frizzanti: Chardonnay Veneto Igp, Raboso Rosato Veneto Igp, Verduzzo Dorato Veneto Igp, Prosecco Doc Frizzante Spago, Spumante Manzoni Dry, Prosecco Extra Dry, per i vini fermi il Cabernet Veneto Igp, lo Chardonnay Veneto Igp, il Merlot Veneto Igp e il Pinot Grigio Veneto Igp e sono proposti in una fascia di prezzo che va dai 2 ai 5 €.
Viticoltori Ponte
Cantina storica fondata nel 1948, Viticoltori Ponte è una delle realtà più dinamiche del vigneto Italia, con circa 1.500 soci, 2.000 ettari vitati e quattro punti di vinificazione, che si estendono in un vasto territorio dal nord di Venezia fino alla zona pedemontana della provincia di Treviso. Attualmente produce oltre 9 mio di bottiglie distribuite in 60 province italiane e in 22 stati esteri, per un giro d’affari globale di 16,5 mln di euro.
Billa nel 2011 spinge sul marketing
Prima novità a proposito di Billa Card, a partire dal 3 marzo. Il metodo di collezione dei punti elettronici è nuovo: 1 punto ogni euro speso. Inoltre, i punti potranno essere convertiti in bollini -per ottenere senza ulteriori contributi in denaro i premi delle collezioni in corso- oppure in buoni spesa. In questo caso si otterrà uno sconto immediato secondo il rapporto per cui 1.000 punti equivalgono a 10 euro di sconto.
Seconda iniziativa, che prenderà il via sempre dal 3 marzo, è la special promotion Avventure animali. Catturali tutti, una collezione di figurine completamente dedicata al mondo animale che comprende 180 figurine e 7 puzzle. Si prevede che
i possessori della Billa Card possano acquistare l'album a 2,90 € (3,90 per gli altri clienti) e per ogni 10 euro di spesa verrà regalata una bustina di figurine. Per velocizzare la raccolta, anche i punti accumulati sulla Billa Card potranno essere convertiti in bustine (una ogni 50 punti). La raccolta ha anche uno scopo educativo: di ogni animale sono riportate il nome in inglese e una descrizione.
“L'insegna Billa e il Gruppo Rewe si pongono come priorità l'obiettivo
di rendere sempre più forte ed esclusivo il rapporto con il cliente -ha dichiarato Rosanna Ungaro, direttore marketing & comunicazione di
Rewe Italia (in foto)-. Conoscere i nostri clienti diventa più che mai strategico
per offrire un livello di servizio realmente su misura: è in
quest'ottica che stiamo anche investendo in attività di Crm, oltre a
raccogliere in modo puntuale i feedback e i suggerimenti dei clienti.
Proprio per questo è attivo in numerosi punti vendita il Punto Ascolto,
un vero e proprio sportello presso il quale i consumatori possono
esprimere la propria opinione, i consigli, i suggerimenti per migliorare
i servizi che offriamo.”
Sostenibilità e ecologia
In tema Csr, Billa, così come tutto il Gruppo Rewe, si impegna su più fronti: dall'energia utilizzata in tutta la rete dei punti vendita, proveniente esclusivamente da fonti rinnovabili, alle proposte alternative alle buste della spesa in plastica, fino alle collezioni in palio che rispettano l'ambiente e mettono in palio solo prodotti totalmente ecosostenibili.
Seguendo questa direzione, la nuova raccolta a bollini che verrà inaugurata in primavera in partnership con Tcc consentirà di collezionare stoviglie e bicchieri in vetro rigorosamente riciclato.
Un’Alleanza per l’agricoltura
L'agricoltura è un fattore strategico di sviluppo per il Paese. Partendo da questa convinzione oltre cinquecento titolari di imprese agricole laziali hanno dato vita a un'iniziativa destinata a estendersi anche ad altre regioni. Si tratta dell'Alleanza per l'Agricoltura che vede unirsi Cia, Confagricoltura, Legacoop, Fedagri, Confcooperative, Agci e Confapi. Associazioni sindacali e cooperazione, caratterizzate da esperienze, orientamenti socio-politici diversi che si ritrovano per indicare alle istituzioni, dal governo nazionale a quelle regionali e locali, i provvedimenti necessari per garantire - nelle intenzioni - sviluppo e reddito delle imprese, che significa lavoro, capacità di interventi sui mercati, garanzie e tutela dei cittadini consumatori e dei rapporti con la gdo.
Non solo km zero
Giuseppe Codispoti, presidente di Legacoop agroalimentare Lazio, ha aperto i lavori della assemblea costitutiva affermando: «Noi abbiamo raccolto il grido di dolore ma anche di speranza che viene dalle imprese, che ci chiede unità», sottolineando come ll settore agricolo risulti ampiamente sottovalutato anche a causa di «un'immagine dell'agroalimentare italiano fatta di “chilometri zero” o “farmers' market”. Bisogna invertire questa tendenza e fare uscire l'agricoltura dal ruolo di “cenerentola”.
Gruppo Sigma e Fedagri in partnership per offrire produzione locale
Ridurre la distanza tra luoghi di produzione e di vendita, migliorando la redistribuzione della redditività di filiera in un’ottica di collaborazione tra settore primario e distribuzione. Strizzando l’occhio al paradigma della filiera corta che, pur con tutti i suoi limiti, piace sempre di più al consumatore contemporaneo. Questo il succo dell’operazione I Frutti della Cooperazione, voluto da Fedagri/Confcooperative in partnership con Gruppo Sigma che vuole offrire una risposta alle inquietudini del cliente d’oggi in materia di freschezza e bontà degli alimenti, soprattutto dei freschi e dei trasformati con un forte legame con il territorio d’origine.
Dal 3 al 12 marzo
In 60 punti di vendita della catena Realco, aderente al Gruppo Sigma, sparsi sul territorio emiliano-romagnolo, dal 3 al 12 marzo, i clienti potranno trovare vini, salumi, carni, ortofrutta fresca e trasformata e prodotti lattiero caseari, realizzati da cooperative locali. “La vicinanza delle aree di coltivazione ai mercati di destinazione –spiega Aldo Puccini, consigliere delegato del Gruppo Sigma – permette di ridurre significativamente i costi di trasporto, distribuzione e conservazione e, quindi, di contenere le emissioni di anidride carbonica e il dispendio di energia, contribuendo così in modo efficace alla salvaguardia dell’ambiente. Garantendo, nello stesso tempo ai nostri clienti prodotti buoni, freschi e convenienti”. I frutti della Cooperazione verterà anche su un’attività di comunicazione “in shop” con una serie di materiali informativi distribuiti ai clienti che spiegheranno le finalità dell’operazione e su materiale illustrativo (locandine, poster) che evidenzierà quali prodotti saranno coinvolti.
QS Mba Tour mette in contatto le business school con i candidati
QS Mba tour propone a neolaureati e giovani imprenditori, al fine di candidarsi a un master in business administration, un'ampia vetrina di corsi in management e business di importanti business school internazionali. Due le inziative a breve: Roma e Milano.
Qs Mba Tour a Roma, appuntamento all'Hotel Nazionale
Durante l'evento di Roma dell'Mba Tour (www.topmba.com/scholarships), all'Hotel Nazionale, Piazza Capranica 101, ore 14.00 - 18.00, gli interessati potranno incontrare i responsabili delle selezioni di alcune tra le migliori università del mondo, come Imperial College, Hult, IE Instituto de Empresa, University of Brighton Business School.
Il consiglio è di portare con sé un curriculum vitae in inglese, e di cercare di capire se il master in Imprenditoria, o marketing in International business, in Australia o in Svizzera, offra delle opportunità anche per finanziare il corso di studi e sostenere le spese per vivere in una capitale internazionale.
In particolare l'EM Lyon Business School offre borse di studio Entrepreneurial Scholarship di €15.000 - circa 50% del costo dell'Mba - a candidati con almeno tre anni di esperienza professionale, che dovranno inviare un breve saggio sul tema: “L'imprenditorialità e le sue applicazioni, oltre alla creazione di un nuovo business”.
IE Business Madrid School cerca candidate donne per l'assegnazione delle borse di studio “Scholarships for Women” per il programma Mba, valore € 22.500.
A Milano TopMba Connect 121
Lunedì 7 marzo, a Milano
ore 18.00 - 22.00, presso il Marriott Hotel, Viale Washington 66; l'appuntamento è dedicato a quei candidati che sono a uno stadio più avanzato nella ricerca della business school. Si offre, quindi, la possibilità agli interessati di indicare con quali delle business school partecipanti si desidera avere un incontro privato di 25 minuti. Le business school indicano specifici pre-requisiti per l’ammissione ai propri corsi e gli incontri sono organizzati tra business school e candidati le cui aspettative siano complementari.
È essenziale registrare la propria partecipazione e caricare il proprio cv online su www.topmba.com/connect, con la possibilità di incontrare le seguenti business school: Melbourne Business School Vlerick Leuven Gent Management School, Hec Paris, Insead, Trinity Mba Dublin, Business School Il Sole 24 Ore, Luiss Business School, Rotterdam School of Management, Sda Bocconi, Mip Politecnico Di Milano.
Italiani protagonisti ad Euroshop
Tecnologia, design, efficienza, sostenibilità sono stati i motivi conduttori di EuroShop 2011, che si chiude, oggi, a Düsseldorf dopo cinque giorni intensi, fitti di incontri, workshop e appuntamenti. L'edizione di quest'anno e stata la più grande degli ultimi 45 anni, con oltre 2.000 espositori provenienti da 53 paesi, su una superficie fieristica di oltre 107mila metri quadrati. Particolarmente significativa la presenza delle aziende italiane che, con oltre 180 unità, rappresenta il gruppo di espositori esteri più numeroso.
La rassegna tedesca -che si tiene con una cadenza triennale- ha confermato la propria centralità per il mondo del retail sia sotto il profilo dell'innovazione delle soluzioni esposte in fiera sia per quanto riguarda l'afflusso dei visitatori, caratterizzato da un alto tasso di internazionalità, ma soprattutto dalla qualità dei contatti.
Sostenibilità protagonista
Il mix di questi elementi ha fatto di EuroShop un appuntamento particolarmente dinamico, vivace e ricco di incontri: i segnali positivi di cui il mercato aveva estremamente bisogno in un frangente come quello attuale.
La sostenibilità abbinata all'innovazione di prodotto, come preannunciato, è stato il tema forte di questa edizione, declinata in tutti i suoi aspetti: risparmio energetico e maggiore efficienza per gli impianti frigoriferi, riduzione delle emissioni di CO2, refrigeranti rispettosi dell´ambiente, carrelli per la spesa in plastica al 100% riciclata, materiali per allestimento e arredamenti dei pdv sempre piu green.
Ma non solo. Un ruolo di crescente importanza nel punto di vendita viene rivestito dall´illuminazione, che diventa un elemento di forte connotazione dell'identità del punto di vendita e di valorizzazione dell'offerta per ogni specifico reparto merceologico.
Tecnologia Led
La fa da padrona, in questo senso, la tecnologia Led -molto presente in questa edizione- grazie alla qualità illuminotecnica e, fatto molto significativo, ai consistenti risparmi in termini di costi, che in alcuni casi possono arrivare fino al 50%. Questo focus generalizzato sul green retail è stato sottolineato da uno speciale show, denominato Sustainovation, che aveva come obiettivo quello di mostrare come si possono realizzare soluzioni di prodotto innovative e sostenibili. Il tutto attraverso la combinazione di due processi, ovvero Prodotto-Ciclo-Analisi e la ricerca applicata del materiale sulla base della più grande biblioteca e database di materiali del mondo, il Material ConneXion.
Queste sono alcune delle suggestioni, che verranno riprese da Layout, il magazine di Gdoweek dedicato all'innovazione del punto di vendita nelle prossime uscite, emerse dalla kermesse tedesca, che ha lanciato segnali incoraggianti, soprattutto per le imprese italiane, sempre in prima fila sul fronte dell'eccellenza e dell'innovazione.
Blackstone acquisisce Centro
Blackstone Group ha acquisito oggi i 588 centri commerciali Usa a insegna Centro, detenuti dalla omonima società australiana. Il valore dell’acquisizione è di 9,4 miliardi di dollari (circa 7 miliardi di euro), pagati in parte rilevando la pesante situazione debitoria dell'insegna (1,38 miliardi di dollari, circa 1 miliardo di euro).
Acquisizione di breve durata
Il portafoglio di Centro include 560 shopping center e 28 altri store. Alla transazione, una delle più importanti da quando è scoppiata la crisi finanziaria, si è giunti dopo un’asta che ha visto come competitor di Blackstone Morgan Stanley Real Estate. Secondo quanto dichiarato dagli acquirenti, il break even dovrebbe avvenire nel giro di 3-5 anni. Si tratta quindi di una tipica operazione finanziaria e non industriale destinata a risanare i conti per poi rivendere incamerando un florido capital gain.
Continua la crescita di Almaverde Bio: +12,4%
I prodotti a marchio Almaverde Bio nel 2010 fanno registrare un fatturato di 29,4 milioni di euro con un incremento del 12,4% rispetto al 2009. Questi dati fanno seguito ai 26,2 milioni del 2009 con un + 7.5% e i 24,3 milioni del 2008 con un incremento del +8,7%.
“Il mercato -dichiara Renzo Piraccini, presidente di Almaverde Bio- ha premiato il valore del nostro marchio e questo risultato è la conferma della validità della politica che stiamo perseguendo volta a garantire al consumatore una identità e una riconoscibilità dei prodotti biologici Almaverde Bio.
La nuova compagine sociale è composta da imprese con forte specializzazione nel biologico e che stanno puntando con grande impegno allo sviluppo del marchio sia in Italia che all'estero”.
Germania e Grecia
La commercializzazione dei prodotti a marchio Almaverde Bio oggi si concentra per l'85% sul mercato italiano e per il 15% sui mercati esteri dell'Unione Europea tra cui spiccano, in particolare, la Germania e la Grecia.
La penetrazione dei prodotti nel mercato si è consolidata sul canale della gdo con una quota del 75%.
Nuovi arrivi del 2010
Si tratta di: Isalpa di Asti controllata dalla F.lli Saclà, per olive, oli, aceti, sottoli, sottaceti, legumi, marmellate e confetture, pesti e condimenti; Natura Nuova di Bagnacavallo (Ra) per polpe di frutta e prodotti della gastronomia vegetale; Molino Spadoni (Ra) per il comparto delle farine, del pane e derivati e dei prodotti da forno; Circeo Pesca (Pg) per il pesce fresco e i prodotti ittici.
Le quattro aziende suddette vanno ad aggiungersi a Canova di Longiano (FC) del Gruppo Apofruit (frutta e verdura fresca, frutta e verdura di IV e V gamma); Fileni Simar di Cingoli (MC) (carni bianche e carni rosse); V.Besana di Napoli (frutta secca ed essiccata); Fruttagel di Alfonsine (RA) (succhi e nettari di frutta, passate e polpe di pomodoro, ortaggi surgelati); Oranfrizer di Catania (spremute fresche di agrumi); Novissime di Cesena (FC) del Gruppo Eurovo (uova e oviprodotti); Astra Bio di Cremona (pasta di semola, all'uovo e paste speciali).
- Il punto debole del biologico sta nella comunicazione
- Certificazione bio di rigore per gli espositori food del Sana
- Nuova certificazione Bioagricert per la cosmesi naturale e bio
- Tuttofood, Milano 8-11 maggio 2011, aggiunge BtoBio e Safe Food Tech
- Prossimo esordio di Molino Spadoni col marchio Almaverde Bio
- Finiper lancia Bio e Zerotre, nuove linee sostenibili
- Biodiversity Friend certifica la tutela della biodiversità
- Ismea, il piacere del bio porta a +9% i consumi
Gruppo Coin: risultati preliminari in crescita
Soddisfazione da parte di Gruppo Coin per i risultati preliminari del 2010, che mostrano tutte le insegne in crescita: in particolare, le vendite nette sotto insegna si attetestano a 1.761 milioni di euro (+41%), le vendite nette risultano pari a 1.641 milioni di Euro (+36%), mentre il margine operativo lordo si rivela superiore a 200 milioni di euro (+ 34%) rispetto allo stesso periodo del l'anno precedente.
I dati preliminari sono stati annunciati alla fine del Consiglio di Amministrazione, tenutosi il 28 febbraio.
“Siamo molto soddisfatti dell'efficace processo di integrazione di Upim che, già dal primo anno, contribuisce in modo significativo al Mol del Gruppo” ha affermato l'Ad Stefano Beraldo al margine della riunione del Cda.
Al via il progetto Eccellenze Alimentari Italiane
Diventare, entro cinque anni, la firma di garanzia di riferimento dell’alta gamma alimentare italiana per il mercato italiano e internazionale, sia nel canale retail sia in quello dell’alta ristorazione, grazie ad accordi di partnership con pmi selezionate, espressione delle migliori tradizioni artigianali nei rispettivi settori merceologici, alle quali offrire una regia commerciale e di marketing coordinata.
Questa la mission di Eccellenze Alimentari Italiane, società per azioni nata a metà del 2010 dalla volontà di un gruppo di industriali lombardo veneti facenti capo alla investing company IFK, prima società italiana quotata sull’AIM Italia.
Primo piatto: pasta
Un progetto ambizioso, che non si può dire non sia partito con il piede giusto, considerato il fatto che tra le prime aziende “cooptate” da Eai -questo il sub band che accompagnerà la marca del produttore- c’è una griffe di indiscusso valore: la marchigiana Pastificio Latini.
Che per l’occasione ha accettato di rivedere il packaging delle proprie linee di pasta d’alta gamma: look total black per la linea dedicata alla ristorazione e total white per quella riservata al retail (gdo e normal trade).
Altra azienda selezionata è la toscana Boscovivo, presente nel paniere Eai con una linea di prodotti a base di tartufi (marchio Boscovivo), e una di specialità gastronomiche (salse, sughi condimenti) a marchio Le Specialità di Caterina. Ma l’esplorazione dei “giacimenti gastronomici” nazionali da valorizzare continua: l’obiettivo di Eai, infatti, è di raggiungere entro il 2015 un portafoglio prodotti di un centinaio di referenze, per giro d’affari di oltre 20 milioni di euro.
Massimo Sanità è il nuovo direttore generale adesivi al consumo Henkel
Laureato in Economia, originario di Valenza, 36 anni, Massimo Sanità è il nuovo direttore generale adesivi al consumo Henkel Italiana. Tra i marchi più noti della divisione ci sono Loctite Super Attak, Pritt, Pattex e Ariasana.
Le esperienze precedenti sono state in Procter&Gamble, Unilever. Nel 2006 è approdato in Sara Lee Household & Body Care con il compito di sviluppare le relazioni con i clienti della gdo. Dal 2008 è country manager della filiale ungherese di Sara Lee Household & Body Care.
Sanità avrà come principale obiettivo il proseguimento dello sviluppo del business in Italia attraverso la crescita della quota di mercato, il rafforzamento della posizione dei marchi presenti nei segmenti professionali e l'ottimizzazione della rete distributiva.
Il fatturato netto di Rewe Group è in crescita del 4%
Rewe Group di Colonia, sulla base dei dati preliminari, ha aumentato il fatturato netto per il 2010 del 4%, sfiorando i 53 miliardi di euro. Escludendo i dettaglianti indipendenti e le partecipazioni di capitale, le vendite sono aumentate del 3,5% raggiungendo i 38,9 miliardi
di euro.
Alain Caparros, ceo di Rewe Group, ha commentato che "se da un lato è chiaro che il format supermercati è stato caratterizzato da una crescita sopra la media per il settore, dall'altro, è altrettanto chiaro che Penny in Germania non ha soddisfatto le nostre aspettative". Penny in Germania ha perso, infatti, l'1,2% del fatturato, realizzando 6,9
miliardi di euro. All'estero, invece, il discount è cresciuto del
3,5%, con punte del +4,3% in Romania e +3,8% in Repubblica Ceca.
Le vendite sono andate bene nei supermercati Rewe, negli ipermercati Toom (in Germania), con una crescita del 6,4% rispetto all'anno precedente, totalizzando 14,5 miliardi di euro. In questo caso, però, oltre a una crescita sulle attuali aree di vendita grazie all'evoluzione concettuale dell'offerta, hanno giocato le acquisizioni di Delhaize Group (in Germania) di una parte di Coop DE e dei negozi Tengelmann.
Segmenti in crescita sono stati il B2B, salito del 6,7% a 6,2 miliardi di euro e il consolidato di vendita nel segmento viaggi e turismo d'affari è salito del 4,4% a 4,3 miliardi di euro (fonte Planet Retail).
SALES MANAGEMENT
Il master part time organizzato dal Il Sole 24 ORE ha l'obiettivo di fornire gli strumenti indispensabili per ricoprire con successo il ruolo di Sales Manager, approfondendo non solo le tematiche tradizionali legate alle politiche commerciali e alle strategie distributive in azienda, ma anche le connessioni tra Sales Management e marketing, budget e leadership.
Particolare valore aggiunto sarà rappresentato dalla docenza a cura di Manager e Consulenti che operano da anni nel campo, che permetterà di apprendere non solo strategie e modelli teorici ma anche strumenti e tecniche di eccellenza operativa.
Per informazioni e iscrizioni
L’economia ristagna. La ripresa?
Secondo il preconsuntivo sull'attività nel 2010
di Merger & Acquisitions by KPMG la ripresa sarà guidata dagli icon brand e dal Made in Italy. Quelli
che fanno del 2010 l'anno
peggiore di sempre del mercato
M&A in Italia, sono numeri da brivido: solo 14,6
miliardi di euro di controvalori
scambiati rispetto ai 34 miliardi
del 2009, con un calo del 57%. Un crollo
che risulta mitigato solo dal numero
di transazioni, che fanno registrare un
+22% rispetto lo scorso anno, raggiungendo
quota 240 operazioni.
Per saperne di più, scarica il PDF ...
Allegati
- L’economia ristagna. La ripresa?
- Ripresa guidata dagli icon brand e dal Made in Italy | Gdoweek | 24 gennaio 2011 |
Innovare nel retailing per crescere: Kasanova e l’universo casalinghi
è possibile fare innovazione nel retailing in settori maturi? Il caso della F.lli Fontana azienda cresciuta nella commercializzazione di casalinghi attraverso una rete di negozi a insegna/marchio Kasanova, che ad oggi conta 250 dipendenti con un volume d'affari di 50 milioni di euro, è significativo.
La storia: da grossista a franchisor
Una storia innovativa che per essere compresa appieno richiede di tornare ai primi anni 90 e ricordare com'era la distribuzione in Italia e in particolare quella del settore casalinghi. Uno scenario che vedeva da un lato i negozi di “porcellane” di fascia alta, quelli nei quali si entrava in occasione delle ricorrenze familiari, che proponevano solo marchi prestigiosi nei corredi da tavola e negli argenti; dall'altro i dettaglianti più simili a dei bazar mediorientali dove “si vendeva di tutto” con un assortimento che andava dai casalinghi di fascia medio-bassa al pentolame corrente all'oggettistica per la cucina in plastica alla ferramenta.
La F.lli Fontana, con sede ad Arcore in provincia di Milano, altro non era che un'azienda con una buona tradizione di grossista per questa seconda categoria di dettaglianti, con una gamma molto ampia di prodotti di livello medio e medio-basso: una ventina di dipendenti e un fatturato di circa 10 miliardi di lire. E' in quel periodo che, in quanto grossista, inizia ad avvertire grandi difficoltà. Il comportamento dei clienti non era orientabile in base ad una precisa politica commerciale di assortimento o di servizio; non si riuscivano ad individuare leve per fidelizzare i dettaglianti, che andavano esclusivamente alla ricerca della convenienza di prezzo.
Come se ciò non bastasse, non esistendo rapporti di esclusiva tra i produttori e i grossisti, i primi potevano tranquillamente scavalcare i secondi arrivando direttamente a proporsi dal negoziante. L'intuizione vincente fu quella di virare completamente a favore della costruzione di una catena di negozi in franchising con il marchio, nato nel 1994, Kasanova. L'amante della Casa. In quel periodo, in Lombardia, un altro imprenditore aveva già seguito un simile indirizzo.
La F.lli Fontana, imparando dagli errori del pioniere e cogliendo i vantaggi del second mover, acquisì il responsabile della rete del concorrente e rilevò i franchisee, partendo con un progetto di franchising puro e con un investimento sul marchio di cinquecento milioni di lire, una enormità rispetto al fatturato, un segnale inequivocabile sulla direzione che si voleva imprimere.
L'attività di grossista venne completamente abbandonata in favore del franchising Kasanova, diventando l'unico caso italiano nella distribuzione dei casalinghi ...
Per continuare a leggere la storia di Kasanova scarica il PDF
Cresce il business a quattro zampe
59 milioni di animali domestici abitano le case degli italiani: praticamente uno per ogni abitante umano. Un segno di grande attaccamento dei nostri connazionali per cani, gatti & co, ma anche un fenomeno economico sempre più rilevante, come spiega anche il rapporto reso oggi noto da Assalco, l'Associazione nazionale tra le imprese per l'alimentazione e la cura degli animali da compagnia.
NUMERI
Secondo i dati del rapporto, curato in collaborazione con Iri, Anmvi (l'Associazione dei veterinari) e Zoomark, nel 2007, il mercato pet ha superato i 1.750 milioni di euro; in
particolare 450 milioni sono stati spesi per l'alimentazione dei cani e 669 milioni per i gatti.
A volume si tratta di circa 450 mila tonnellate, vendute in massima parte in gdo e negozi specializzati.
Il pet care, denominazione che definisce i prodotti per il benessere, la cura e l'igiene degli animali da compagnia, vale circa 420milioni di euro.
Il mercato italiano degli animali da compagnia
| Valore (mio euro) |
Quota a valore |
2007/06 | |
| alimenti cane | 450,00 | 25,7% | +6,0% |
| alimenti gatto | 668,60 | 38,2% | +4,6% |
| snack & treats | 44,00 | 2,5% | +7,8% |
| alimenti altri animali | 169,70 | 9,7% | nd |
| pet care | 419,10 | 23,9% | nd |
| totale | 1.751,40 | 100% | nd |
Fonte: Assalco
CONSUMI
Il consumo di pet food, negli ultimi 20 anni -ha rilevato il presidente di Assalco Luigi Schiappapietra-, è cresciuto in maniera costante e con percentuali a doppia cifra, passando dalle 75.600 tonnellate del 1983 ai valori attuali e solo negli ultimi tre anni si è assistito a un rallentamento della dinamica di crescita, complici le difficoltà congiunturali.
Negli ultimi anni, infatti, gli acquisti si sono polarizzati sulle fasce estreme, con il 25% delle vendite in fascia superpremium e il 47% in fascia discount.
Gli italiani sono però i più propensi agli acquisti di fascia alta, come ha rilevato una recente indagine condotta in cinque paesi (Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Spagna): l'attuale 25% infatti risulta in aumento rispetto al 21% registrato nel 2006 ed è ben più alto rispetto all'11% dei francesi o al 13% dei tedeschi.
Il consumatore ipertecnologico: sfida e opportunità per Retail e Idm
Consumatori più consapevoli, informati e “intelligenti” rappresentano allo stesso tempo una sfida e un'opportunità per le aziende della distribuzione e del largo consumo. È stato questo il punto di partenza del convegno “Smarter consumer - Abitudini ed etica del consumatore nell'etica digitale” promosso da IBM che ha visto confrontarsi retail e IDM sulle strategie da mettere in atto per interagire con un consumatore sempre meno “clusterizzabile” e che grazie a dispositivi mobile, social network, comunicazioni globali oggi può accedere a informazioni su prodotti, prezzi, aziende e opinioni.
E proprio i social network rappresentano un paradigma di riferimento imprescindibile per chi si occupa di marketing: i consumatori chiedono alle aziende un rapporto sempre più simile a quello che loro hanno con la propria cerchia, vogliono essere ascoltati, parlano di convenienza, cercano servizio.
È questa una delle evidenze emerse dalla ricerca europea sul consumatore smarter condotto da IBM Institute for Business Value e presentato da Marco Fregonese, strategy & change leader IBM Italia. “Le aziende devono operare per creare fiducia e reinventare la relazione con i clienti -ha spiegato Fregonese- ma devono anche cercare di comprenderli meglio utilizzando strumenti analitici, profilandoli tenendo conto che i parametri tradizionali come età, sesso, ecc sono meno importanti rispetto al passato”.
Consumismo vizio della modernità
Decisamente meno “scientifico” ma non per questo meno provocatorio l'approccio al consumatore proposto dal filosofo Umberto Galimberti: “il consumismo è il primo dei vizi della modernità ed ha provocato una sorta di assenza del desiderio nelle persone, non si desidera più perché quasi tutti i bisogni sono soddisfatti. Si è perduto il rapporto con le cose, buttandole, tutto deve avere una data di scadenza”. Altrettanto pungente il giudizio sui social media: “Attraverso queste procedure di autoaffermazione si manifesta una ricerca dell'identità personale, parlo perché esisto. In questi ambiti, il consumo viene vissuto come un esercizio di potere non come luogo del desiderio”. Anche sul tema dell'ambiente Galimberti non ha risparmiato battute: “Abbiamo costruito etiche che funzionano solo per gli uomini e non per gli enti di natura. Da come si affrontano le tematiche ambientali non si capisce se l'ambiente rappresenti un mezzo o un fine”.
L'obbligo della trasparenza
“Questo nuovo paradigma del tutti con tutti tipico dei social network deve costringere le aziende ad essere più trasparenti -ha sostenuto Gino Lugli, AD di Ferrero, rispondendo alle sollecitazioni di Maria Cristina Alfieri, conduttrice della tavola rotonda-. Ogni azienda deve guardare dentro di sé, cercare la propria identità e mostrarsi per quello che si è. In futuro, le scelte dei consumatori saranno sempre più legate all'identità e all'equity delle aziende”. Non solo prodotti di qualità ma anche un costante ascolto dei consumatori, sembra essere questo il passaggio obbligato che attende le aziende, la ricerca di un dialogo a due vie che può portare addirittura un gruppo come Kraft a cambiare il nome di un prodotto in Australia dopo un sondaggio condotto sui social network, come ha spiegato Silvia Bagliani, direttore marketing di Kraft Foods Italia. “Abbiamo introdotto sul mercato il prodotto con un nome provvisorio per poi lanciare una survey su Facebook chiedendo ai consumatori di proporre dei nomi alternativi. Nel giro di pochi giorni, il mondo dei social network ha espresso le sue preferenze bocciando il nome inizialmente prescelto dai blogger ed aiutandoci a trovare quello definitivo”.
Come cambia il ruolo del pdv
Decisamente più cauto nei confronti del social network è stato Francesco Pugliese, direttore generale di Conad: “è un fenomeno sicuramente interessante e da seguire ma che per ora riguarda una massa di consumatori ancora limitata. Nel rapporto con i consumatori dobbiamo partire dalle cose essenziali: qualità, offerta adeguata rispetto al contesto concorrenziale, al prezzo corretto e con la giusta promozionalità personalizzata”. Anche Roberto Cuccaroni, direttore generale di Euronics, ha riconosciuto nella convenienza la leva principale ma, ha ammonito, non deve essere l'unica. “Nei nostri pdv si stanno ampliando le aree dove il prodotto può essere provato dai consumatori ed è meno massificato. È vero che Internet aiuta il consumatore a reperire informazioni ma non può esaurire le sue necessità, il pdv deve quindi diventare un luogo esperienziale e di ascolto del cliente”.
Non fa distinzioni tra negozio fisico e virtuale l'AD di Media Market Pierluigi Bernasconi. “Il fatto di parlare alla nostra customer base, rappresentata dai clienti che visitano i nostri punti di vendita, si è rivelata una strategia vincente. Oggi agiamo in uno scenario profondamente mutato. In precedenza le aziende sviluppavano le strategie e poi cercavano gli strumenti per realizzarle, oggi si esplorano gli strumenti e si sviluppano le strategie”.
Coin: non tutto il Private vien per nuocere
Le critiche che più frequentemente
vengono rivolte agli investitori finanziari
riguardano l'orizzonte temporale
di permanenza all'interno delle
aziende partecipate (a volte inferiore
ai due anni), giudicato troppo
breve e meramente speculativo e
l'utilizzo dell'indebitamento bancario
(la cosiddetta “leva finanziaria”)
portato al limite (se non oltre) della
sostenibilità.
Per saperne di più, scarica il PDF ...
Allegati
- Coin: non tutto il Private vien per nuocere
- Principali operazioni 2007-2010 - Private Equity & Consumer Market | Gdoweek | 12 luglio 2010 |
Kimbo individua i valori vincenti di Napoli
Cafè do Brasil ha creato un innovativo progetto di formazione dal titolo Kimbo Identity. Durato tre mesi, si è snodato attraverso un percorso di incontri diretti e confronti tra gli 83 dipendenti dell'azienda e i docenti della Focus Consulting, coordinatore del progetto. Sono stati creati sette team di ricerca in cui ogni addetto di Cafè do Brasil ad ogni livello ha contribuito a definire la Kimbo Identity portando la sua esperienza. In azienda e non solo.
Per questo, nel lavoro svolto dai vari gruppi, c'è stato chi ha voluto inserire opere letterarie dedicate al caffè o video girati nei locali storici della città che illustrano questa passione napoletana e nazionale.
Questo ha fatto emergere i valori presenti nel Dna dell'azienda a partire dai quali, come identità condivisa, l'azienda intende affrontare con determinazione le prossime sfide.
Sette i valori identificati
Ecco i valori della Kimbo Identity identificati dai dipendenti della società.
1 Passione - Come quella napoletana per il caffè che ha conquistato tutta l'Italia.
2 Impegno e motivazione - che si esprimono in un'analisi continua della performance lavorativa e nella fedeltà per la propria azienda.
3 Rispetto - ovvero la capacità di ascoltare e valutare in modo aperto idee e opinioni di tutti.
4 Lo Spirito di squadra - condiviso da tutti i dipendenti dell'azienda facendoli sentire partecipi del progetto di crescita messo in atto da Cafè do Brasil.
5 Responsabilità e Coerenza - inteso soprattutto come “sentiment” verso il territorio campano in cui l'azienda è insediata e di cui Cafè do Brasil vuole diventare “ambasciatore”.
6 Orientamento al Cliente - motore propulsivo di un'azienda tesa non solo a soddisfare il consumatore, ma ad intuire e anticipare le sue esigenze con il coraggio di cambiare e innovare.
7 Centralità della Persona - Valore alle risorse umane, alle aspettative dei dipendenti e alla attenzione alla loro formazione permanente.
Tra video online e partnership, il futuro della comunicazione sostenibile
Si afferma l'ambiente come valore di marca e la sostenibilità guida l'innovazione,
prende piede la rendicontazione, che coinvolge terze parti credibili,
tra queste partenariati con Ong, i social media iniziano a sostituirsi all'informazione
scritta, crescono le certificazioni e le etichette nutrizionali (o carbon footprints).
Nuove tendenze sociali e nuovi stili di consumo,
la crisi ambientale, sempre più
all'attenzione quotidiana, grazie anche alla
marea nera del Golfo del Messico, la presenza
crescente dei social media nella nostra vita
e il bisogno delle aziende di tagliare i costi
e fare sempre più efficienza, saranno anche
in Italia una forza propulsiva per la comunicazione
messa al servizio della sostenibilità.
Per saperne di più, scarica il PDF ...
Allegati
- Tra video online e partnership, il futuro della comunicazione sostenibile
- Gdoweek | 12 luglio 2010 |
Allargare la share of wallet con totem e telefono cellulare
Abituati come siamo ai bassi ranking dell'Italia in quasi tutti i settori importanti, almeno rallegriamoci dei pochissimi in cui eccelliamo. Abbiamo un'ottima cucina e siamo i più eleganti, ma qui ci interessa sfruttare un altro aspetto che mette al top gli italiani: la penetrazione ed il forte utilizzo del telefono cellulare. Su questo strumento semplice e sofisticato, che tutti hanno in tasca, si basa questa piattaforma di lavoro rivoluzionaria e tutta italiana, che comincia a funzionare nel nordest del nostro paese.
Il funzionamento è idealmente semplice. Il telefonino affianca e poi sostituisce la normale carta fedeltà che in questo modo può diventare virtuale. L'iscrizione alla fidelity non richiede la compilazione di noiosi moduli, pieni di dati dichiarativi e non verificabili. Basta chiamare con il proprio apparecchio un numero gratuito, indicato nel punto di vendita da un apposito totem situato all'ingresso.
Questi totem, per funzionare, richiedono solo una presa di corrente perché sono dotati di un sistema cellulare, quindi s'installano e si collegano autonomamente alla rete in pochi minuti.
Ma come funziona la faccenda? ...
Per leggere tutto l'articolo SCARICA il PDF
Allegati
- Allargare la share of wallet con totem e telefono cellulare
- Il telefonino come modalità di micromarketing applicata alla gdo | Gdoweek 439 | 3 giugno 2008 |
Il punto debole del biologico sta nella comunicazione
I consumi dei prodotti "senza chimica" crescono, i consumatori meno. Per spiegare il valore aggiunto dell'offerta, e giustificarne il premium price positioning, c'è bisogno di più informazione. Soprattutto istituzionale.
Nell'ultimo anno, un italiano su cinque risulta essersi avvicinato al mondo del biologico: infatti il 20% della popolazione italiana dichiara di aver acquistato negli ultimi 12 mesi almeno un prodotto bio. Un fenomeno che assume una maggior rilevanza nel centro Italia e presso i target più evoluti (lavoratori, di livello socio-economico superiore) e con bambini.
Una minor vicinanza al “biologico” è invece oggi rilevabile presso i residenti nel sud Italia (ove la penetrazione di acquisto scende all'11%), di estrazione socio-economica inferiore.
Questo è il quadro sui consumi bio che si evince da una ricerca condotta a giugno 2009 da Ipsos Italia in esclusiva per Gdoweek, effettuata presso un campione nazionale rappresentativo dell'universo individui dai 15 anni in su. Se da un lato, una significativa parte degli italiani non acquirenti dimostra una contenuta conoscenza dell'offerta biologica, dall'altro, chi la sceglie dimostra di averne una buona familiarità; dimostra anche di essere in possesso di un quadro informativo chiaro a supporto dell'identificazione dei prodotti bio a scaffale: cercano la dicitura “da agricoltura biologica” (79%), il bollino verde e blu con la spiga contornata dalle stelle dell'Unione Europea (52%), o l'etichetta con il marchio dell'organismo di controllo e certificazione (37%).
Freschi strategici per la fidelizzazione
La genuinità e la naturalità sono i core values dell'offerta biologica: una naturalità sostenuta dal metodo di coltivazione naturale/tradizionale (23% degli acquirenti) e senza concimi chimici/pesticidi (32%). La naturalità ha quindi una positiva ricaduta sulla percezione di salubrità dei prodotti biologici (sani 15% e non nocivi 9%), ma anche sulla loro bontà letta in chiave di un gusto più vero, autentico. I prodotti ortofrutticoli sono la categoria alimentare maggiormente acquistata nel comparto biologico (77%), seguiti a distanza da uova (42%), formaggi (25%) e carne (24%). Chi sceglie di acquistare queste categorie di prodotti bio lo fa con una certa abitudine: circa il 70% degli acquirenti delle diverse tipologie di prodotto dichiara di comprarle spesso. Siamo di fronte, quindi, a un acquirente piuttosto fedele e convinto.
I canali di acquisto preferenziali sono il supermercato e l'ipermercato, anche se emergono con una certa rilevanza (con citazioni tra il 30% e il 20%) anche il mercato contadino e i negozi specializzati del biologico e del naturale. L'offerta di prodotti biologici in gdo è considerata abbastanza ampia, anche se circa un terzo degli acquirenti la desidererebbe più articolata e differenziata. In particolare per quanto riguarda ortofrutta, formaggi, pasta e riso, biscotti e dolci, carne e latte. Dando uno sguardo al ruolo del brand, come fattore di garanzia, emerge che buona parte degli acquisti ricade su marche note, ma anche in questo contesto emerge la forza delle private label (33% del monte acquisti biologici).
Le motivazioni principali che portano a scegliere prodotti bio dell'insegna sono, innanzitutto, una maggiore accessibilità senza compromessi qualitativi (costa meno ed è altrettanto valida 50%), oltre alla fiducia nell'insegna quale garante della qualità. Passando alle modalità di consumo, nelle case in cui entrano i prodotti biologici, i destinatari dell'acquisto risultano essere tutti i componenti della famiglia. Fuori casa, il consumo è limitato all'agriturismo: altrove non vengono cercati menu bio, in quanto non considerati necessari, ma anche perché raramente disponibili.
Informazione e prezzo le barriere
Sta di fatto che la maggior parte degli italiani (l'80% della popolazione) non si lascia ancora convincere dai prodotti biologici. Due sono i filoni prevalenti che motivano oggi questa distanza: da una parte troviamo la mancanza di conoscenza di questi prodotti (il 19% del campione dichiara di non conoscere i prodotti biologici e un 12% di non aver ben chiaro quali essi siano), e dall'altra, la percezione di un posizionamento di prezzo più alto rispetto a quello dei prodotti classici. L'area del prezzo assume due declinazioni differenti: una prima che rimanda alla mancanza di attribuzione di un significativo valore aggiunto ai prodotti, tanto da giustificarne un posizionamento di prezzo più alto (non credo che siano veramente migliori degli altri prodotti, citato dal 30% del campione, non ritengo giusto che questi prodotti debbano costare più degli altri, citato dal 10% dei non acquirenti); una seconda, e fortemente compatibile con il periodo corrente di crisi economica, che rimanda semplicemente al costo: un 12% della popolazione dichiara di non potersi permettere di spendere di più per i prodotti biologici.
Commento di Raffaella Merlini,
responsabile new business di Ipsos Italia,
su questionario a cura di Gdoweek
Unica ricetta per discount e super: offrire food, sano, eco e bio
Il mercato sta cambiando e le strategie dei retailer si adattano per individuare nuovi target e bisogni. Il successo del bio
Alimentazione ed ambiente: sono questi i driver lungo i quali si giocherà maggiormente, nel prossimo futuro, la concorrenza tra i retailer in Germania, secondo una recente analisi effettuata da IGD. Già da qualche anno, le principali insegne, discount o multiformato, hanno rafforzato le proprie linee bio a marchio, ma il trend è destinato a rafforzarsi, visto anche il successo crescente registrato dalle catene specializzate, come Basic, una delle realtà più innovative (e recenti) che si gioca il mercato con Bio Company, AlNatura e Denn's Bio.
La centralità del prezzo
Prevedibile una riduzione dei consumi. Per questo, il prezzo rimane centrale nell'orientare scelte ed acquisti dei consumatori, che hanno visto aumentare
• l'inflazione al consumo, passata dal 2,3 nel 2007 al 2,6 quest'anno;
• quella del comparto alimentare, dal 3,0% nel 2007 alla previsione del 3,2% nel 2008;
• la disoccupazione (12,3% nel 2007, 12,6% l'ipotesi per il 2008).
Rapporti industria distribuzione
Atteso anche un inasprimento dei rapporti con l'industria. A ciò non sarebbero estranei gli assestamenti che le diverse aziende retail dovranno affrontare e che metteranno sul piano delle negoziazioni, dopo le acquisizioni avvenute negli ultimi due anni (come il passaggio dell'insegna Plus da Tengelmann a Edeka, o la vendita della catena di supermercati Extra a Rewe da parte di Metro).
Secondo IGD, lo sforzo dei distributori si concentrerà sulla ricerca di nuove economie di scala soprattutto nella gestione della filiera, oltre che in una semplificazione dei processi organizzativi interni, grazie anche all'introduzione di più adeguati e innovativi strumenti di IT.
Nuovi business
Un'area destinata a crescere per l'ingresso in business nuovi, quali:
• fiori (must per tutte le insegne)
• viaggi, dove Rewe è la seconda agenzia nazionale
• sviluppo foto
• telefonia, declinata in diverse modalità: Aldi, il primo a partire, e Rewe puntano su tariffe discount per cellulari (Aldi Talk e Ja mobil!), mentre Lidl preferisce l'offerta di soluzioni adsl che incrementi l'utilizzo di internet.
• Essenziale per tutti i retailer, l'ampliamento degli orari di vendita dei pdv, che per ora non contemplano il sabato e nemmeno aperture domenicali straordinarie.
LE PRIORITA' DI ALCUNI RETAILER E LE LORO INSEGNE
EDEKA
• Definizione di nuovi concept innovativi
• Centralizzazione delle attività di acquisto e di negoziazione
• Re-branding sotto un'unica insegna di formule analoghe
• Sviluppo delle private label).
Insegne
| Edeka Marktkauf |
ipermercati superstore |
| E-center E-Neukauf E-Aktiv |
super |
| Edeka Nah &Gut | convenience |
| Netto | discount |
| Edeka | C+C |
REWE
• Rinnovamento delle insegne Penny e Rewe
• Lancio di un nuovo concept nel format convenience
• Rafforzamento delle Pl, con attenzione ai prodotti bio
• Consolidamento in Germania
• Sviluppo all'estero, sia nell'Europa dell'Est, sia consolidando posizione in Italia
Insegne
| Toom Globus |
ipermercati |
| Rewe | super |
| Rewe NahKauf | vicinato |
| Penny | discount |
| Felgro Selgros* |
C+C |
* in partnership al 50% con il gruppo Otto
TENGELMANN
• Rollout del nuovo format di Kaiser, lanciato a Colonia
• Forte accento sul convenience e sui freschi
• Ridefinizione strategie nei supermercati
Insegne
| Kaiser | superstore e super |
| Kik | tessile |
| Obi | bricolage |
LIDL
• Incrementare la presenza delle insegne in portafoglio.
Insegne
| Lidl | discount |
| Handelshof Concord Kaufland |
ipermercato |
METRO
• Rivedere il posizionamento di Real, oggi con performance non soddisfacenti
• Ottimizzare i processi d'acquisto, soprattutto internazionali
• Sviluppare nuove Pl per rafforzare offerta e immagine di prezzo
Insegne
| Real | ipermercati, |
| Kaufhof | department store |
| Saturn Media Markt |
elettronica di consumo |
| Metro | C+C |
ALDI
• Sviluppare credenziali nell'area dei cibi bio e salutistici
• Ampliare l'offerta di Pl non food
• Incrementare il portafoglio prodotti con nuovi brand
Insegne
| Aldi | discount |
- Il low cost del discounter Lidl taglia i prezzi fino a -24%
- LIDL LANCIA IL “CLUB LOW COST”
- Ibm supporta il rollout Rfid del gruppo Metro
- È partnership tra Edison e Metro per vendere energia verde nei pdv del cash and carry
- Trader Joe’s, il gioiello d’oltreoceano di Albrecht (Aldi)
- Rewe apre Bipa a Milano
- Rewe acquisisce Centrale Lazio
- AlNatura, il vicinato tedesco del biologico per intenditori
- Per il retailer tedesco Basic il biologico deve essere per tutti
L’Expo lancia Shangai capitale del lusso
Hong Kong, Pechino e Shanghai occupano,
rispettivamente, il quinto, sesto e
ottavo posto nel mondo per importanza nel
settore retail e per la capacità di attrarre investimenti
e marchi del lusso. Nonostante gli
affitti degli spazi retail siano ormai carissimi,
Shanghai rimane una città ad elevatissimo
potenziale e rappresenta il 30% del totale dei
consumi di tutta la Cina. I principali brand
internazionali e i retailer continueranno a
investire qui, probabilmente con modelli di
business diversi.
Allegati
- L’Expo lancia Shangai capitale del lusso
- L\'Expo di Shangai e i suoi effetti sui consumi | Gdoweek | 24 gennaio 2011 |
Ultima intervista a Carlo Cannella: più green economy in gdo
Il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach sosteneva che
un popolo può migliorare migliorando la propria
alimentazione: rivelatore è il titolo di uno scritto del
1862, Il mistero del sacrificio o l'uomo è ciò che
mangia, che suggerisce un'unità inscindibile fra
psiche e corpo, intendendo esprimere il concetto
che per pensare meglio ci si deve alimentare meglio.
Una tesi, questa, ripresa per certi versi anche dalla
scienza moderna. “Il valore delle abitudini alimentari
italiane nel mantenere il benessere della popolazione è
indiscusso: il Seven Countries Study ha dimostrato che
le abitudini alimentari mediterranee sono le più protettive
sia per le malattie metabolico-degenerative sia per il
rischio tumori” afferma, infatti, ribadendolo ancora una
volta, Carlo Cannella, professore ordinario di Scienza
dell'alimentazione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia
dell'Università La Sapienza di Roma, in cui è direttore
della Scuola di specializzazione in Scienza dell'Alimentazione
e presidente del Corso di Laurea di Dietista, ma
anche consulente di trasmissioni quali Superquark e
Tg2 Salute.
Dieta mediterranea, cibo della tradizione.
Uno stile alimentare adottato proprio da
tutti? E i giovani …
Difficile forzare le nuove generazioni verso la dieta mediterranea,
che certamente non mette la carne al primo
posto. Anzi, ne prevede un uso moderato, privilegiando,
invece, cibi come ortofrutta, cereali, legumi e olio d'oliva.
Ovviamente, non è facile trasferire questa cultura
alle nuove generazioni, soprattutto ora che le donne,
impegnate nel mondo del lavoro, non sono più in grado
di tramandare quelle tradizioni alimentari che hanno
portato la dieta mediterranea alla ribalta internazionale
in qualità di modello guida per una dieta sana ed equilibrata.
Intanto, la globalizzazione, pur, per certi versi,
positiva, ci sta portando a mangiare un po' tutti gli stessi
cibi, dagli identici sapori. Così da Helsinky a Tunisi, ci
si trova nel piatto il medesimo minestrone surgelato,
certamente ottimo, ma ben lungi da quelle che sono le
tradizioni locali.
Che fare allora?
Molto potrebbero fare la società, le istituzioni, i media
attraverso una corretta informazione su come alimentarsi,
focalizzandosi anche sul concetto di salvaguardia
del patrimonio della biodiversità. Da parte mia,
raccomando di tornare a frequentare almeno una volta
la settimana, quei mercatini rionali che offrono tante
opportunità di scelta di verdure locali per fare un buon
minestrone con i prodotti del nostro territorio. Anche in
famiglia, sarebbe opportuno rispolverare abitudini salutari:
rimettere al centro della tavola la fruttiera a ogni
pasto, dando il buon esempio ai figli, magari sbucciandogli
una mela.
Il ritorno al mondo rurale, in stile Slow
Food di Petrini è quindi un modello cui
guardare?
No, io ammiro molto Carlo Petrini, che tanto si è dedicato
alla salvaguardia delle tradizioni alimentari a livello
nazionale e internazionale. Come lui, ritengo che i valori
del passato vadano difesi, ma ritengo che un eccesso
in questo senso comporti il rischio di mummificare
questi prodotti trasformandoli in cibi eccessivamente
di nicchia e poco vicini alla nostra realtà. Sono, invece,
convinto che l'innovazione e il progresso tecnologico,
anche in campo alimentare, vadano considerati come
strumenti fondamentali per lo sviluppo di alimenti consoni
ai moderni stili alimentari.
Il cibo per autocurarsi: un fenomeno che il
consumatore prende sul serio. Fa bene?
Il cibo-medicina è stato preso in esame da parte
dell'Efsa: l'Autorità europea per la sicurezza alimentare,
proprio di recente, ha espresso un giudizio sulla
validità scientifica di 800 claim salutistici usati sulle
etichette e negli spot. Una parte dei pareri è già stata
pubblicata, bocciando il 66% delle 523 diciture esaminate.
Non c'è, quindi, una evidenza scientifica sulla
validità di quei prodotti che promettono di curare ora
questa disfunzione, ora un'altra. In ogni caso, ritengo
che una corretta alimentazione sia un validissimo contributo
per prevenire malattie. Il cibo non cura e non
può essere usato come medicina.
In tutto questo, gli alimenti industriali sono
necessariamente penalizzati?
No, anzi. Come dicevo anche in precedenza, l'industria
alimentare, grazie alle sua capacità di innovazione,
anche sotto il profilo tecnologico, contribuisce
allo sviluppo di prodotti in grado di soddisfare, con un
elevato grado di sicurezza, le esigenze del moderno
consumatore.
Mentre la distribuzione moderna …
La gdo ha grandi meriti indiscussi, con un'offerta amlia,
che consente di soddisfare le richieste di ogni ceto
sociale. Ma deve accettare la sfida del confronto sulla
biodiversità, che va ricercata e mantenuta attraverso un
rapporto con i produttori del territorio. E poi, “sganciandosi”
dalle politiche commerciali che non tengano in
considerazione la green economy. Un buon esempio,
tra gli altri, è la scelta di Coop rispetto all'acqua del
rubinetto di casa.
Nutrizione, well-being, biodiversità e sostenibilità
sono le tematiche dell'Expo
2015. È possibile garantire tutto ciò all'intero
pianeta?
Con una politica di programmazione, affidandosi a
esperti scientifici dei singoli settori, si potrebbero delineare
percorsi utili a questo obiettivo. Purtroppo, però, non
sono riuscito a comprendere la direzione presa dagli
organizzatori dell'Expo: il 2015 è sempre più vicino e,
anche se oggi non ne sono più il presidente, l'Inran, che
svolge attività di ricerca, informazione e promozione nel
campo degli alimenti e della nutrizione ai fini della tutela
del consumatore e del miglioramento qualitativo delle
produzioni agro-alimentari, nonostante abbia presentato
le proprie credenziali, non è mai stata finora presa in
considerazione.
Nordiconad raggiunge 1,3 mld nel 2010
La performance positiva ottenuta da Nordiconad, una delle otto cooperative che fanno parte dell'universo del retailer bolognese, ha dato un contributo significativo ai risultati complessivi di Conad. Nordiconad, infatti, ha chiuso l'anno scorso con un fatturato di 1,3 miliardi di euro. “Nel corso del 2011 - dichiara Mauro Lusetti (in foto),
Ad di Nordiconad - investiremo 100 milioni di euro per il sostegno alle
famiglie contro il caro vita e 82 milioni di euro per lo sviluppo della
rete”.
La strategia complessiva 2011 di Conad
Italianità, allargamento del business verso l'extra alimentare, una presa di posizione decisa verso tutti i laccioli che frenano lo sviluppo commerciale e sociale del nostro paese. Il futuro di Conad, tratteggiato dal direttore generale Francesco Pugliese, si fonda su queste linee guida, che traghetteranno la catena cooperativa verso una dimensione più moderna ed evoluta, sulla base di quanto hanno fatto i retailer oltreconfine, in primis Leclerc, storico partner transalpino di Conad. “In un mercato alimentare - spiega Pugliese - che andrà inevitabilmente contraendosi, anche per via del progressivo invecchiamento della popolazione, dobbiamo cercare altre strade di sviluppo che ci permettano di rispondere con più puntualità alle esigenze dei consumatori d'oggi”. Pugliese snocciola i numeri ottenuti con carburanti e parafarmacie a marchio Conad, settori che stanno avendo un riscontro molto forte tra i cittadini italiani. “Anche se - commenta il direttore generale - proprio qui stiamo assistendo a un'opposizione molto forte da parte delle lobby. Su questo vogliamo essere molto chiari: Conad è dalla parte dei cittadini e delle famiglie, per dare loro un risparmio vero e concreto”. Il giro d'affari nazionale ha raggiunto quota 9,7 miliardi di euro, con una crescita del 5,1% rispetto al 2009.
Nuova immagine e razionalizzazione
Conad, nel corso dell'anno, ridefinirà la sua immagine complessiva, procedendo a una razionalizzazione delle insegne: Margherita rimarrà per i pdv di stretta prossimità, sotto i 250 metri quadri; Conad City per i pdv fino a 600 mq; Conad fino a 1.500 mq e Conad Superstore oltre i 1.500 metri quadri. “Siamo una catena italiana - conclude Pugliese con una malcelata punta d'orgoglio - abbiamo contribuito a sventare l'invasione dei retailer stranieri, con le nostre prerogative di sempre. Per questo celebreremo il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia con iniziative promozionali ed esponendo un tricolore in ogni negozio. Nei comuni che ce lo permetteranno, il 17 marzo manterremo aperti i nostri punti vendita…”.
Emiliano Maria Cappuccitti è il nuovo direttore del personale Birra Peroni
Emiliano Maria Cappuccitti, 38 anni, ha assunto la carica di direttore risorse umane di Birra Peroni, parte del gruppo SABMiller, che oggi impiega un totale di oltre 70.000 dipendenti in 60 Paesi e che produce e commercializza nel mondo marchi rinomati di birre come Peroni, Nastro Azzurro e Pilsner Urquell.
In questo incarico si occuperà di coordinare i processi e le politiche di gestione del personale di Birra Peroni.
Nel suo percorso di carriera Cappuccitti ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità nell'area delle Risorse Umane all'interno di aziende multinazionali: Vodafone Italia, Coca-Cola HBC, Gruppo Fiat.
Sosushi apre a Torino in Stazione Porta Nuova
Sosushi Train è l'ultimo format in ordine di tempo della catena di ristorazione giapponese in franchising, Sosushi, che inaugura il 1° marzo pv alla stazione di Torino Porta Nuova, dopo aver vinto il bando con Grandi Stazioni.
Con questa inaugurazione Sosushi per la prima volta si trova all'interno di un luogo di transito come la stazione della quarta città italiana e per la prima volta porta nei suoi punti di vendita l'originale modo di servire il sushi, per altro tipico, facendolo scorrere su di un nastro trasportatore, il kaiten.
La location servirà pasti veloci e take away, ma ci sarà anche la possibilità di gustare un sushi creativo grazie alla contaminazione tra tradizione giapponese e cucina piemontese.
I pdv in funzione in Italia sono 24. Le aperture in corso sono 6 compresa quella di Torino.
Smartbox, lo store di Parigi
EEqual di Ovs Industry, la prima collezione di Ennio Capasa
Dopo sei mesi dall'accordo raggiunto con tra Ovs Industry e Costume National, arriva negli store Ovs industry la linea esclusiva Eequal, il marchio creato da Ennio Capasa e formato dalla lettera iniziale del suo nome accostata alla parola equal, per esprimere la filosofia del progetto: avvicinare la moda al grande pubblico.
Dal 23 febbraio, la collezione è disponibile nel flagship di Milano in via Torino, mentre, dal primo di marzo i capi saranno messi in vendita anche in altri 115 store della catena, scelti sulla base delle caratteristiche della clientela.
L'offerta
Parliamo di una collezione primavera-estate con quattro capsule: concept e mood diversi, pur nella classicità dello stile, per garantiranno ampia scelta e varietà, adottando una strategia commerciale in controtendenza rispetto alle limited edition proposte da altri retailer di abbigliamento. Infatti la collaborazione tra Ovs e Costume National durerà almeno tre anni.
“Ho sentito il desiderio e la responsabilità di diffondere una mia idea
di moda disegnando prodotti accessibili a tutti e proponendo creatività
alta a prezzi bassi. Vestiti di ogni giorno e abiti per occasioni
speciali per persone che già conoscono e amano la moda, ma soprattutto
per le nuove generazioni che si riconoscono nella mia idea di stile:
essenziale, sofisticato e contemporaneo. Un'idea di moda democratica, un
progetto che studiavo da qualche anno e che ho realizzato, con
orgoglio, con OVS industry, azienda italiana che sta dimostrando la
volontà e le capacità di competere su questo mercato con i grandi gruppi
giapponesi, spagnoli, svedesi e americani”, precisa Ennio Capasa.
Corner personalizzato
A livello espositivo, la collezione Equal, il cui lancio è sostenuto da campagne pubblicitarie su stampa, è proposta shop-in-shop personalizzati, dal lay-out essenziale per dare maggiore risalto ai capi proposti.
“Dobbiamo spiegare bene ai nostri clienti che hanno davanti un prodotto diverso da quello cui erano abituati -precisa Stefano Beraldo, Ad di Gruppo Coin-. Eequal porta dentro OVS industry know how e capacità nuove. Si è formato un gruppo di lavoro sofisticato, ma veloce e dinamico, ricco di contributi, che ha messo insieme l'esperienza di un grande retailer come OVS industry e la sensibilità e il gusto di Ennio Capasa. Continua, per il nostro Gruppo, il percorso di introduzione di segmenti di abbigliamento dedicati a un target allargato di clienti: Eequal è rivolto ai più esigenti, a chi si forma un gusto internazionale guardando a esperienze oltreoceano e porta cultura aggiornata in un Paese, come l'Italia, fino ad oggi territorio di conquista dei grandi gruppi mondiali.
0
false
14
18 pt
18 pt
0
0
false
false
false
/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:"Tabella normale";
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:"";
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:12.0pt;
font-family:"Times New Roman";
mso-ascii-font-family:Cambria;
mso-ascii-theme-font:minor-latin;
mso-hansi-font-family:Cambria;
mso-hansi-theme-font:minor-latin;
mso-fareast-language:EN-US;}
E' una bella sfida che ci appassiona perché, ancora una volta, valorizza competenze diverse, per un modo sperimentale di fare e di vendere moda”.
Terranova lancia lo store online
È operativo da ieri lo store online di Terranova®, la catena italiana di abbigliamento e
marchio di punta di Teddy -multinazionale romagnola attiva da 50 anni nel
settore della moda- che conta oltre 560 pdv in 33 Paesi nel mondo.
Nel negozio virtuale sarà possibile acquistare le collezioni donna, uomo
e gli accessori di Terranova direttamente online collegandosi al
sito www.terranovastyle.com.
I tempi di consegna standard sono comunque garantiti in 24/72 ore attraverso i migliori corrieri internazionali.
Brand italiano
“Attraverso il web intendiamo cogliere l'opportunità di ampliare la nostra
clientela, di sperimentare nuovi linguaggi e di interagire con un pubblico sempre
più vasto rivolgendoci anche a mercati, come quello del Nord Europa, già
abituato da anni all'acquisto elettronico, ma con la forza di un marchio italiano
che da sempre conserva un appeal unico” spiega Alessandro Bracci, direttore
generale del gruppo Teddy.
Terranovastyle.com è un sito, al momento, bilingue (italiano/inglese) e consegna
in tutti i Paesi dell'Unione Europea, fatta eccezione per Malta e per Cipro.
Affiliazione online
Progettando il suo website Terranova ha però dedicato una particolare
attenzione al mercato italiano offrendo la possibilità, grazie all'affiliazione online,
di acquistare i capi direttamente sulla rete e di ritirarli -senza alcuna spesa di
trasporto- presso un qualsiasi punto di vendita monomarca Terranova oppure di
prenotare i capi online ed eventualmente di acquistarli presso un punto vendita.
“Attualmente -prosegue Bracci- la stragrande maggioranza dei nostri franchisee italiani ha aderito al progetto che permette loro di essere sempre più parte integrante dell'azienda, di
entrare nel mondo del business online e di aumentare la visibilità e la notorietà sia
del proprio punto di vendita che del marchio Terranova”.
Intervista a Mario Boselli sulle ipotesi di vendita di Coin e laRinascente
In questi ultimi tempi, si rincorrono e si infittiscono voci
di manovre finanziarie relative alla cessione di laRinascente
e Gruppo Coin, che stimolano le ambizioni d’acquisto
da parte di fondi di investimento italiani e stranieri.
Quali effetti avranno i cambi di proprietà sull'evoluzione futura della
formula italiana dei department store, rilanciata proprio in questi anni
dal dinamismo di Coin e laRinascente? E cambierà qualcosa per
la moda italiana nel rapporto con il retail specializzato? Gdoweek
lo ha chiesto a Mario Boselli, presidente
della Camera Nazionale della Moda Italiana,
che sottolinea il valore cruciale di una
gestione accorta e strategica allo sviluppo
delle due insegne italiane.
Come valuta una possibile cessione a nuovi
investitori, italiani o stranieri, di laRinascente
e Coin?
Non vorrei entrare nel merito. Chiaramente,
preferirei rimanessero in mani italiane.
Tuttavia, se arrivassero investitori stranieri,
l’importante è che siano capaci, seri ed affidabili.
Tra una realtà italiana mal gestita e un
controllo straniero efficiente, non possono
esistere dubbi. È il mercato che sceglie,
come ha sempre fatto: la realtà mal gestita
esce dal mercato, quella gestita correttamente
vince.
Non crede che il cambio di proprietà di laRinascente e di Coin potrebbe avere effetti sui rapporti con i fornitori e
sulla moda Made in Italy?
No. Credo che la situazione non dovrebbe cambiare
di tanto, perché le scelte di offerta devono tener conto
del mercato e dei consumatori, che guardano più alla
qualità e alle caratteristiche del prodotto piuttosto che
al Paese del brand che lo propone. A tal riguardo, va
comunque sottolineato e ricordato come il Made in
Italy rappresenti un plus rispetto ad altre produzioni.
Quale auspica possa essere l'evoluzione di Coin e laRinascente
rispetto ai department store internazionali?
Coin e laRinascente sono già brand a livello internazionale
e ognuno farà la propria parte in questo mondo
globalizzato. Fino ad alcuni anni fa, i department americani
e francesi avevano certamente una leadership:
se andavo a comparare Bloomingdales, Saks Fifth
Avenue o Galeries Lafayette con i nostri, l’impressione
era fossimo un po’ i cugini poveri. Negli ultimi anni,
mi pare che le nostre due insegne abbiano realizzato
un recupero veramente ottimo in termini di velocità e
di qualità. Bisogna, comunque, sempre considerare
che siamo in presenza di dimensioni sostanzialmente
diverse. È lo stesso discorso che mi capita di fare
spesso nel paragonare le fashion week internazionali
e le sfilate di Milano, una città che si percorre tutta,
seguendo la cerchia dei Navigli, nel tempo che ci si
impiega ad attraversare uno solo dei 18 arrondissement
di Parigi. Milano è una bomboniera: Coin Piazza
5 Giornate e laRinascente di Piazza Duomo sono più
che coerenti con la loro città. Se, però, vengono messe
a confronto con strutture sulla Fifth Avenue a New York,
a Parigi oppure a Londra, è chiaro che non possono
essere la stessa cosa, perché il contesto che le ospita
non è il medesimo.
Al di là della questione relativa agli eventuali cambi di
proprietà, come pensa si collochino oggi Coin e laRinascente
nel segmento moda italiano?
Entrambe rappresentano lo stile di vita italiano, sia
tradizionale sia nelle loro più attuali evoluzioni. Come
Galeries Lafayette a Parigi o Saks Fifth Avenue a New
York, Coin e laRinascente rappresentano la grande distribuzione
italiana. Ognuno di questi retailer ha la sua
particolarità, ma tutti offrono collezioni di qualità molto
diverse tra loro: all’interno di queste strutture, infatti, si
possono trovare, spesso su piani diversi, la primissima
linea dei grandi stilisti, le seconde linee, il pret-à-portér
di marchi meno "nobili", il fast-fashion internazionale
e italiano. Un percorso nuovo, quest’ultimo, che si
colloca al di sotto dei grandi nomi della moda e che,
in Italia, sta avendo molto successo con marchi come
Pinko, Liu-Jo e Patrizia Pepe.
Come ha visto evolvere il concetto di department store
nel corso degli anni?
Una volta il grande magazzino era il posto dove
andava a fare acquisti per tutta la famiglia. Oggi laRinascente è una vera boutique multimarca, con un
ventaglio di brand e prodotti di alto livello, una scelta
vincente, certamente non fatta a caso. Dico sempre
che i destini delle istituzioni e delle aziende camminano
sulle gambe degli uomini: sono le persone che
hanno cambiato le organizzazioni, che le hanno rivoltate
come un calzino. Quella di Coin e laRinascente è
stata una rivoluzione compiuta a livello di proprietà e,
di conseguenza, di management. Dietro certi successi
ci sono nomi e cognomi: da un lato, Maurizio Borletti,
presidente e socio di laRinascente, affiancato da persone
come l’Ad Vittorio Radice e il direttore generale
Alberto Baldan; dall’altro, i cambiamenti nell’assetto
societario, il passaggio di proprietà e la riorganizzazione
che hanno portato Stefano Beraldo, in veste di Ad,
ai vertici del Gruppo Coin. Ho rapporti di grande stima
sia con Borletti che con Beraldo, tanto per citarne uno
per parte. Gente con una marcia in più, con una visione
perseguita con determinazione, che ha coraggio e
crede in quello che fa.
Quali ritiene siano state le scelte vincenti che hanno permesso
a entrambi i gruppi di affermarsi e mantenere la
propria leadership negli anni?
Grande innovazione e focalizzazione su fasce di
clientela: hanno ascoltato il mercato e hanno risposto
in modo adeguato. È cambiato il centro decisionale,
sono state fatte scelte di marketing, di segmentazione
dei prodotti, di focalizzazione mirate a singoli target di
clientela. Questo vale per laRinascente come per Coin
e le altre insegne del gruppo (OVS e dintorni). Credo
che entrambi, più di altri department store, abbiano
innovato l’ambiente e il clima che si respira all’interno,
modernizzando così l’esperienza dell’acquisto, segmentando
l’offerta, ampliandola e acquisendo, quindi,
sempre più fan.
Una grande differenza rispetto ai department store
internazionali, però, riguarda la dimestichezza con l’ecommerce.
In Italia, invece il canale web continua a
essere ignorato da entrambi i gruppi …
Sono certo che questa tendenza verrà seguita anche
qui. Saremo un po’ in ritardo in Italia, ma ci arriveremo.
Se andiamo ad esaminare la crisi del 2009, gli unici
due canali che hanno mantenuto le posizioni nel b2c
sono stati proprio la vendita internet e gli outlet. Il web
sarà sempre più importante; se non hanno ancora imboccato
questa direzione, avranno avuto le loro ragioni
e lo faranno certamente.
Esistono, o potrebbero esistere, sinergie tra Camera Moda
e i due gruppi? Se sì, di quale tipo?
Ci potrebbero certo essere punti di contatto. Ad esempio,
i due gruppi potrebbero accogliere e dare spazio
alle collezioni prodotte dai giovani stilisti che hanno fatto
parte dell’Incubatore della Moda o che rientrano nel
progetto NewUpcomingDesigners, entrambi promossi
e organizzati da Camera Nazionale della Moda Italiana.
Operativamente, come Camera della Moda abbiamo
avviato discorsi più concreti con laRinascente, anche
per una questione di ubicazione, considerato che,
essendoci da poco spostati dalla precedente sede in
zona Fiera a Palazzo Giureconsulti, siamo proprio a 200
metri dallo store di piazza Duomo. Si tratta di una vicinanza
non solo fisica, ma anche strategica, vista anche
il maggiore feeling con i marchi moda top di laRinascente.
Allo stesso tempo, personalmente nutro grande
rispetto per il lavoro che sta facendo Beraldo con linee
come Equal, in collaborazione con Ennio Capasa.
Delorme apre a Milano il primo pdv italiano
Delorme, storico marchio francese di tessili per la casa sbarca a Milano. La location prescelta per il debutto italiano è A67 Home, in Via Statuto 21, nel cuore di Brera.
Il gruppo transalpino –di cui fanno parte i marchi Yves Delorme, Kenzo, Hugo Boss, Pierre Frey, Olivier Desforges, Iosis- presenta le sue collezioni dedicate alla camera da letto, al bagno, alla tavola e alla cucina. A queste si aggiungono Baby Delorme, tessili dedicati ai bimbi, e una nuova linea di profumazioni per l’ambiente.
A67 Home diventa il primo punto di vendita Yves Delorme in Italia, progettato secondo il lay-out delle boutique Delorme nel mondo.
A67 Home ospita inoltre Emile Henry, storico marchio francese produttore di ceramiche dedicate alla tavola e alla cottura e offre un piccolo spazio relax dove è possibile consultare e acquistare i libri di cucina a tema di Bibliotheca Culinaria.
LE CATENE DEL FRESCO: carne, latte e derivati.Trasformazione, packaging, tracciabilità e supply-chain.
Il prossimo 3 marzo si terrà a Milano, in via Bartolomeo d’Alviano 76, presso il Centro di Formazione Golgi Redaelli, il secondo appuntamento del 2011 di In-Formare. La qualità del cibo a convegno 2011 (www.ominrete.it/in-formare.html) dedicato alle filiere di carne, latte e derivati.
IN-FORMARE - La qualità del cibo a convegno rappresenta un ciclo di giornate di studio dedicate a tecnologie e processi per garantire e gestire la sicurezza alimentare, leggi e normative, studi scientifici, innovazioni industriali e nuove tecnologie.
Il corso è rivolto a:
• Responsabili e addetti dell’Assicurazione Qualità delle aziende agroalimentari e Gdo,
• Responsabili di Produzione
• Responsabili Ricerca e Sviluppo
• Supply chain e Logistica
• Consulenti in sicurezza alimentare
La giornata di studio affronterà le principali tematiche concernenti la qualità dei prodotti freschi a base di carne, latte e derivati: i requisiti igienici minimi delle materie prime, le criticità dei processi di produzione e confezionamento, con particolare riguardo agli aspetti di tracciabilità e supply chain.
Questi gli argomenti:
Antropologie e tecnologie del fresco alimentare
Giovanni Ballarini - Professore Emerito dell'Università degli Studi di Parma
Problematiche microbiologiche e shelf life di prodotti freschi (carne, latte e derivati)
Professoressa Laura Franzetti - DiSTAM - Università degli Studi di Milano
Criticità emergenti e possibili soluzioni per la gestione delle produzioni di preparazioni gastronomiche freschissime
Dottoressa Elsa Cugola - M&C Consulting - Bologna
Applicazione di tecniche spettroscopiche rapide nel vicino infrarosso per la sicurezza e l'autenticità dei prodotti freschi di origine animale
Dottoressa Tiziana Cattaneo - Direttore incaricato Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura - Unità di Ricerca per i processi dell'industria agroalimentare - CRA IAA - Milano
Prospettive e opportunità dalle nuove norme sull'etichettatura nutrizionale. Valorizzazione delle proprietà nutrizionali dei prodotti carnei, dalla materia prima al trasformato
Dottoressa Giovanna Saccani - Reparto prodotti Carnei stagionati - Stazione Sperimentale per le Industrie delle conserve Alimentari - Parma
Sicurezza alimentare: tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti freschi, fra obblighi di legge e standard volontari
Ingegner Armando Romaniello - Certiquality
Tecnologie Rfid per la gestione della cold chain. Aspetti tecnologici e strategici
Professor Antonio Rizzi – Logistica e Supply Chain Management – Rfid Lab – Dipartimento di Ingegneria Industriale – Università degli Studi di Parma
Ingegner Andrea Volpi - Lab manager Rfid Lab – Dipartimento di Ingegneria Industriale – Università degli Studi di Parma
La quota di partecipazione alla giornata di studio è di euro 245,00+Iva.
Gli appuntamenti di IN-FORMARE - La qualità del cibo a convegno proseguiranno ad aprile con “Autocontrollo e crisis management: come si evolve la capacità di garantire la sicurezza alimentare”, a giugno con il corso dedicato agli “Alimenti “targetizzati”: diete particolari, trend di sviluppo e nuovi prodotti” , a settembre con la giornata su “Nuovi ingredienti e semilavorati alimentari: caratteristiche sensoriali, tecnologiche e nutrizionali. L’impatto sul costo del prodotto”, e a novembre, approfondendo il tema “GDO, copacker e marca industriale. Standard economici, produttivi e di qualità nei rapporti di filiera”.
Per informazioni e iscrizioni:
OM editoria e comunicazione
via Euripide 7 – 20145 Milano
tel. 02 91534731 - 320 0208080 - 328 3544479
www.ominrete.it
in-formare@ominrete.it
Per i giornalisti:
Bruna Moroni
bruna.moroni@ominrete.it
tel. 3283544479
Valentina Oldani
valentina.oldani@ominrete.it
tel. 32002080880
Comitato scientifico:
Prof. Luigi Bonizzi - Direttore Dipartimento di Patologia Animale, Igiene e Sanità Pubblica Veterinaria - Università degli Studi di Milano
Prof.ssa Maria Luisa Cortesi - Dipartimento di Scienze Zootecniche e Ispezione degli Alimenti - Università degli Studi di Napoli Federico II
Dr Giorgio Giraffa - Dirigente Centro Ricerca per le Produzioni Foraggere e Lattiero- Casearie
D.ssa Raffaella Mercogliano - Dipartimento di Scienze Zootecniche e Ispezione degli Alimenti - Università degli Studi di Napoli Federico II
Prof.ssa Ambrogina Pagani - Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche - Facoltà di Agraria - Università degli Studi di Milano
Prof.ssa Nicoletta Pellegrini - Dipartimento di Sanità Pubblica - Sezione Igiene - Facoltà di Agraria - Università degli Studi di Parma
Prof. Erasmo Neviani - Dipartimento di Genetica, Biologia dei microrganismi, Antropologia e Evoluzione - Università degli Studi di Parma
Dr Antonio Trifirò - Qualità e Tecnologia di processo - Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari - Rep. Prodotti di Origine Vegetale - Conserve Tradizionali
































































