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Sviluppo rete Non food dal 26 agosto al 2 settembre 2022

Action apre a Savigliano (Cn) il suo dodicesimo negozio italiano. Crescono anche Portobello, con due aperture a Ravenna e Belpasso (Ct), e Primark che entra in Emilia Romagna con l'undicesimo store realizzato a Casalecchio di Reno (Bo). Infine, Mondadori Bookstore rinnova la libreria di Brindisi

ACTION
Via Mellonera 16
Savigliano (Cn)
900 mq
Action

Data di apertura
4 agosto 2022
Format e location
Il negozio rispecchia il concept store della catena discount non food, presente in Italia con 12 negozi.
Offerta
Sorpresa e prezzi bassi distinguono l'offerta di Action che conta circa 6.000 articoli di oltre 350 brand conosciuti e più di 70 a marchio per 14 categorie: articoli per la casa e lo sport, biancheria, cancelleria, decorazione, abbigliamento, giocattoli, prodotti per la pulizia della casa e la cura della persona, giardinaggio e il fai da te, multimedia, cibo e bevande e articoli per gli animali domestici. Due terzi dell’assortimento cambia costantemente con oltre 150 nuovi prodotti introdotti ogni settimana.
Servizi
Orario: lun-sab 8.30-20.30; domenica 9-20.
Addetti e casse
Il negozio è gestito da uno store manager supportato da un team di 20 collaboratori, tutti neo assunti.

MONDADORI BOOKSTORE
Corso Garibaldi 38/A
Brindisi
200 mq
Mondadori

Data di apertura
1 agosto 2022
Format e location
La libreria riapre dopo i lavori di restyling e dispone di spazi per incontri di intrattenimento e condivisione.
Offerta
Dispone di 15.000 volumi a scaffale tra narrativa, saggistica, classici, poesia, arte insieme a un settore professionale. Tra le novità, un reparto dedicato ai fumetti, dai manga ai supereroi alla graphic novel. È dedicata ai giovani lettori un’area specifica dove si possono trovare anche giochi didattici e libri illustrati. Completano l'offerta le ultime novità musicali e dischi in vinile, prodotti di cartoleria, gift box e gift card.
Servizi
Orario: lun-sab 9-13 e 16.30-20.30; domenica 10.30-13 e 17.30-22.
Addetti e casse
Non disponibile.

PORTOBELLO
Via Bussato 74
Ravenna
684 mq
Portobello spa

Data di apertura
9 agosto 2022
Format e location
Il negozio è stato realizzato all'interno del centro commerciale Esp e rappresenta il 29esimo store della catena.
Offerta
Propone un assortimento di casalinghi, prodotti per la cura della casa, tecnologia, elettrodomestici, abbigliamento, benessere e tempo libero.
Servizi
Orario: lun-dom 9-21.
Addetti e casse
Impiega 12 addetti.

PORTOBELLO
Contrada Valcorrente
Belpasso (Ct)
888 mq
Portobello

Data di apertura
4 agosto 2022
Format e location
Lo store si trova in galleria, all'interno del centro commerciale Etnapolis e rimane in linea con il format dell'insegna.
Offerta
L'assortimento si sviluppa su quattro macro categorie: casalinghi, elettronica e regali, tessile e abbigliamento, cura della persona e della casa.
Servizi
Orario: lun-dom 9.30-21.
Addetti e casse
Dà lavoro a 13 persone.

PRIMARK
Via Marilyn Monroe 2
Casalecchio di Reno (Bo)
4.300 mq
Primark

Data di apertura
9 agosto 2022
Format e location
Il punto di vendita è situato all'interno del centro commerciale Gran Reno. Ad oggi sono 11 gli store dell'insegna sul territorio italiano. Questo store è il primo in Emilia Romagna.
Offerta
L'assortimento comprende capi d'abbigliamento e accessori moda duomo, donna, bambino e un'ampia gamma di articoli firmati Primark anche per la casa e il beauty. Presente anche la collezione Primark Cares, che propone indumenti realizzati con materiali riciclati.
Servizi
Orario: lun-dom 9-21.
Addetti e casse
Sono impiegate 150 persone.

L’illuminazione custom sui format retail

Illuminazione
Soluzioni personalizzate di illuminazione per alcuni retailer da parte di iMoon

Il cliente torna nel negozio fisico se si trova bene e vive un’esperienza coinvolgente. Ma le spese di gestione di un pdv sono sempre più alte e la tecnologia deve diminuirle. Al design viene dato il compito della sintesi di coinvolgimento e ottimizzazione e l’illuminazione riveste una componente fondamentale sul successo del negozio. Ecco che iMoon, azienda specializzata nella creazione di soluzioni illuminotecniche per il settore del Food & Fashion Retail, offre la sua esperienza verso il futuro degli ambienti condivisi. Ne abbiamo parlato con Massimiliano Giussani, direttore commerciale Italia di iMoon. “Vivere un’esperienza positiva genera nella mente del cliente un punto di ancoraggio -dice Giussani-, che infonde una sensazione di sicurezza e fiducia: il cliente tornerà nel negozio in cui si è sentito a suo agio”. I retailer sono quindi chiamati a sviluppare una forte brand identity grazie a elementi distintivi, che si fondono con lo spazio espositivo. Anche il format, inteso nel senso più tradizionale del termine, lascia spazio a un design del layout più flessibile dello store a favore del coinvolgimento della clientela. La luce è al centro di tutto ed è ideale per comunicare e generare benessere.

Illuminazione personalizzata e originale

Per meglio seguire i concept più innovativi anche non caratterizzati da una dimensione industriale iMoon si è affidata prima al suo team Makris, ora affiancato dalla divisione iMoon Custom. La divisione Custom di iMoon è specializzata nella creazione di soluzioni illuminotecniche personalizzate e originali per il settore del Food & Fashion Retail. Makris è un brand interno al mondo iMoon per la realizzazione di prodotti custom. La ricerca dei materiali è la parte più importante e viene usata ogni forma d’innovazione, dalla manifattura additiva a nuovi materiali (wrapping, stampa 3d, schiuma poliuretanica ignifuga). Lavora anche per alberghi, con disegni specifici richiesti dal cliente e realizzati con componentistica di iMoon. Nella prossima fase Makris si specializzerà su prodotti iconici, lasciando l’attività alla divisione iMoon Custom.

Scegliere iMoon

Sono diversi i retailer che hanno già scelto la visione integrata di iMoon per tutti gli spazi. Tra questi spicca la catena Dodecà, dove il logo dell’insegna, inciso sul paralume, dà vita a un corpo illuminante esclusivo, in armonia con l’ambiente circostante. La soluzione Dart Number scelta invece per Il Gigante, rispecchia perfettamente l’immagine coordinata sia nei colori e nelle finiture, che attraverso l’inserimento del marchio. Per il flagship store di Eurospar in Svizzera, iMoon ha sviluppato l’innovativo “Concept Ambient”: un sistema plug-in che consente l’installazione su unico binario elettrificato di tutti gli elementi tecnici, dai molteplici corpi illuminanti (lineari, spot e dedicati), all’illuminazione di emergenza, fino alle casse audio wi-fi e a qualsiasi elettronica alimentata a 220V.

Oltre l'estetica il risparmio

Si parla sempre più di risparmi economici e ambientali, un punto nel quale Massimiliano Giussani crede molto. Una corretta progettazione permette oggi una riduzione fino al 70% dei costi di elettricità, rispetto alla vecchia tecnologia, mantenendo la stessa illuminazione. Le vasche (2.000-2.500 lux) e gli scaffali (1.000 lux) sono già passate da 25 W/m2 ai 15 W/m2 possibili con i led: con i nuovi layout si va verso gli 8 W/m2. Il ritorno dall’investimento è quasi sempre ottenuto in meno di un anno. Anche nelle gallerie commerciali, che spesso sono allestite con 1.000/2.000 faretti in gran parte di tipo vecchio, il rientro è veloce, tipicamente di 1,5 anni. In definitiva, la soluzione custom, ovvero personalizzata, è un cardine del futuro. Lo sviluppo ad hoc di una soluzione specifica per format, replicabile in tutti i punti di vendita dell’insegna, assicura importanti vantaggi in termini di riconoscibilità del brand, di maggiore visibilità delle aree a più alto rendimento e, infine, di versatilità.

A B2Cheese partecipano anche Cibus e PricewaterhouseCoopers (PwC) Italia

B2Cheese 2022

Due nuove firme di prestigio entrano a far parte della squadra della seconda edizione di B2Cheese, il salone nazionale per operatori (B2B) dedicato all’intera filiera lattiero-casearia organizzato da Promoberg, in agenda il 29 e 30 settembre 2022 alla Fiera di Bergamo. Stiamo parlando di Cibus - il Salone Internazionale dell’Alimentazione, la più importante fiera dedicata all’agroalimentare italiano e appuntamento imperdibile per tutta la community -, e di PricewaterhouseCoopers (PwC) Italia - oltre 7.000 professionisti esperti nei servizi di consulenza di direzione e strategica, revisione di bilancio e consulenza legale e fiscale, operanti in 24 uffici sparsi lungo lo Stivale; complessivamente il network multinazionale PwC è attivo in 156 Paesi, con oltre 295.000 professionisti.

Cibus sarà presente a Bergamo con uno spazio espositivo, mentre il 29 e 30 marzo 2023 sarà B2Cheese a trasferirsi alla Fiera di Parma per mettersi in vetrina a Cibus. Le due fiere stringono quindi un’alleanza tecnica strategica, per promuovere le relative eccellenze anche a livello internazionale. La provincia di Bergamo detiene il primato continentale dei formaggi Dop (nove); nel 2019 il capoluogo orobico ha ottenuto il riconoscimento di ‘Città Creativa Unesco per la Gastronomia’ grazie alle Cheese Valleys orobiche. Nel 2021, insieme alle Città creative per la gastronomia di Parma e Alba, ha fondato il Distretto della Gastronomia italiana. Parma è invece il cuore della Food Valley, conosciuta in tutto il mondo per le sue eccellenze gastronomiche.

PwC Italia sarà presente a B2Cheese con un convegno sui principali trend del settore lattiero-caseario: la trasformazione digitale, lo sviluppo sostenibile e i loro effetti sull’intero comparto, anche in vista dei nuovi contratti di filiera. Il caro energia, l’aumento dei costi delle materie prime e il senso di instabilità stanno condizionando i consumi interni, mentre l’export ha ripreso a crescere: se il 2022 si chiuderà con il segno positivo, il merito sarà delle vendite all’estero. Il settore lattiero-caseario è oggi rappresentato da numerose realtà produttive presenti in tutto il Paese e le imprese per rilanciare gli investimenti nel settore, restare competitive in un mercato in continua evoluzione e non rinunciare alla qualità dei loro prodotti, devono progettare una strategia comune in un’ottica di collaborazione.

Durante l’evento si individueranno le opportunità e le possibili aree di applicazione di interventi per la trasformazione digitale, per capire come possano rappresentare un vantaggio competitivo per l’intera filiera. Si discuterà anche di come le aziende lattiero-casearie possano valorizzare un approccio condiviso, in una più ampia prospettiva di sviluppo sostenibile ESG.

Sia B2Cheese sia Cibus daranno spazio anche ai protagonisti della Grande distribuzione organizzata (Gdo), che si sta confermando fondamentale per la promozione delle eccellenze enogastronomiche a tavola.

Per maggiori informazioni: www.b2cheese.it

Le specialità bavaresi: bontà premium di alta qualità

Specialità Bavaresi

Tutti conosciamo la Baviera per la bellezza dei suoi territori che abbracciano vastissimi alpeggi, laghi incontaminati e una natura generosa. Paesaggi unici che l’hanno resa un'ambita destinazione turistica, ma anche la culla di grandi eccellenze gastronomiche: birre impareggiabili, carni di alta qualità, latticini, formaggi freschi e stagionati. Specialità che devono la loro bontà a materie prime ottime, processi produttivi all’avanguardia e un sapere senza tempo. Dove modernità e tradizione si completano senza riserve.

Prodotti apprezzati in tutti i mercati europei: a partire dalla birra, una delle eccellenze di punta della regione, conosciuta in tutto il mondo e tutelata dal 1516 d.C. dal celebre “Editto della purezza” che ancora oggi vincola la produzione all’uso di orzo, luppolo e acqua. Ma anche i latticini sono degni di nota, insieme ai formaggi, a specialità come lo yogurt, il burro e a molte altre prelibatezze con il gusto unico del buon latte. Una materia prima che nasce su pascoli incontaminati, monitorata e certificata, prima di essere sottoposta a lavorazioni che uniscono il sapere della tradizione a processi produttivi evoluti. La carne, non per ultima, rappresenta una vera e propria bontà premium: dedicata a consumatori attenti, viene costantemente controllata e garantita da un attento sistema di certificazioni.

Qualità e bontà da sole non bastano, per questo il Ministero per le politiche agricole della Baviera, insieme alla sua agenzia per la promozione dei prodotti agroalimentari della Baviera, ha previsto anche quest’anno numerose attività offline e online per promuovere le specialità di diverse aziende e incentivarne l’acquisto.

A breve partiranno le "Settimane Bavaresi" promozioni instore con degustazioni e distribuzione di materiali informativi, affiancate da un roadshow itinerante che quest'anno avrà respiro nazionale e raggiungerà anche le città del Sud Italia. Online, insieme alle attività previste sulla pagina Facebook “Baviera all’italiana”, ampio spazio troveranno le nuove collaborazioni con quattro diverse food blogger con le quali verranno realizzate 30 video ricette stagionali e ulteriori 14 video con taglio edutainment, sviluppate per promuovere il lancio del canale YouTube "Baviera all’italiana".

Tante iniziative di un presidio sempre più capillare per amplificare la notorietà di eccellenze uniche che sicuramente troveranno i favori di tanti italiani.

Per saperne di più: https://www.bavieraallitaliana.it/trade/

 

 

Coin accompagna il back to work con “Colors in the City”

La catena italiana di department store lancia la nuova campagna digital e offline per le proposte autunno-inverno. La parola chiave è energia

Colori ed energia. Queste le parole al centro della nuova campagna di comunicazione digitale e offline con la quali Coin accompagna il periodo del back to work, un momento di ritorno alla routine lavorativa sempre più "sentito" dalla collettività e oggetto anche sui social di numerosi meme. La catena di deparment store lancia dunque le nuove proposte autunno-inverno esprimendo vitalità e forza nella campagna advertising “Colors in the City”, ideata dalla direzione marketing di Coin, con la collaborazione del fotografo Paolo Santambrogio e dello stylist Alessandro Buzzi.

Le tonalità prescelte sono ispirate alla palette istituzionale di Coin e, all’interno della comunicazione, l'insegna ha deciso di dare spazio ad alcuni dei brand presenti nella propria rete di punti di vendita, tra i quali Hugo By Hugo Boss, Gap, Superdry, La Martina, Dkny, Stefanel, Momonì, Gianni Chiarini, OOF Wear. La campagna sarà veicolata attraverso tutti i canali digitali (social, sito, newsletter) e in store (vetrine fisiche, vetrine digitali, monitor interni e videowall).
"Coin riparte dai colori, per una stagione all’insegna dell’energia e della ripartenza. La nuova campagna che lanciamo oggi è l’ennesimo step di un più ampio percorso di innovazione che l’azienda sta portando avanti, un progetto che coinvolge Coin a 360 gradi, che parte dai nostri store – che nell’ultimo anno si sono arricchiti con un brand mix quanto mai attuale, e con nuovi format che hanno da subito riscontrato un grande successo per la loro contemporaneità, come Lifestyle Hub, Beauty Innovation e Coin Season – e dal nostro marketplace, per arrivare a caratterizzare la nostra comunicazione", spiega Monica Gagliardi, direttore marketing e digital transformation di Coin SpA.

 

Perché il reso non è mai gratuito

Inditex, risultati economici dei primi nove mesi 2023
L'evoluzione del sistema dei resi gratuiti, tipici dell’eCommerce non food: uno studio ad hoc di Sendcloud, azienda olandese che fornisce servizi per chi si occupa di online. Il caso di Zara

 

“I pasti gratis non esistono”, sentenziava Milton Friedman, economista di riferimento del liberismo, e il concetto vale anche per il sistema dei cosiddetti “resi gratuiti” tanto in voga nell’e-commerce. Ad analizzarne il funzionamento è Rob van den Heuvel, ceo e co-founder di Sendcloud (azienda olandese che fornisce servizi per le spedizioni per gli eCommerce).

Il grande equivoco

L’analisi, che Gdoweek pubblica in esclusiva per l’Italia, parla di questo meccanismo come “il più grande equivoco nella storia degli eCommerce. Anche se la formula può sembrare attraente, i resi non siano mai gratuiti: proprio come costa denaro spedire un pacco da A a B, costa anche rimandare la spedizione al mittente - segnala l’esperto -. Il fatto che spesso i consumatori non sostengano questi costi da soli non significa che gli oneri non esistano. Spetta infatti ai rivenditori pagare il conto salato di questa pratica”.

Evoluzione in atto

Per molto tempo i rivenditori si sono fatti carico dei costi di restituzione: gli acquisti online non erano molto comuni e i retailer volevano incoraggiare le persone ad accedervi nel modo più semplice possibile. Offrendo questa opzione, piattaforme emergenti come Zalando e Amazon hanno guadagnato enormi quote di mercato. “Grazie alle loro economie di scala, inoltre, questi giganti dell'eCommerce sono stati in grado di ridurre al minimo i costi logistici per pacco, rendendo molto più difficile per i piccoli commercianti competere”, ricorda den Heuvel.

Ma ora la tendenza sta cambiando. Il recente annuncio di Zara di iniziare a far pagare i clienti per i resi potrebbe infatti comportare un effetto domino tra i rivenditori, anche se non sarà facile far passare il cambio di rotta a consumatori abituati a ottenere gratis questo servizio.

I costi reali

Infatti, ricorda l’esperto, molti consumatori hanno perso di vista il fatto che esiste una notevole quantità di tempo e denaro celata dietro l'intero processo di spedizione e restituzione. Dal costo dell'imballaggio e del dipendente addetto a impacchettare la consegna, fino al fattorino.

Secondo una ricerca di Sendcloud in collaborazione con Nielsen, l'86% degli acquirenti online italiani restituisce regolarmente un prodotto se non è soddisfatto e un altro 55% dichiara di considerare il reso è una grande seccatura.

Non si torna indietro

Ci sono tre ragioni per cui non sembrano esservi le condizioni per lasciare a metà strada questo cambiamento. In primo luogo, il rovescio della medaglia dei resi gratuiti è che incoraggiano i consumatori a utilizzarli esponenzialmente.

C’è poi il tema della scarsa consapevolezza. Quando si sommano tutti i costi associati a una restituzione, un rivenditore perde in media 12,50 euro. “L’implementazione di una piccola commissione di restituzione può indurre i consumatori a ripensare il loro vorace comportamento di restituzione”.

Infine c’è la questione della sostenibilità. “Gli articoli restituiti percorrono mediamente una distanza raddoppiata e vengono (ri)imballati almeno due volte: un processo costoso che nuoce soprattutto all'ambiente e alle sue risorse”.

In conclusione, per van den Heuvel è tempo di cambiare rotta. “I resi a pagamento non costituiscono solo un passo importante nella riduzione dei costi logistici, ma offrono anche l'opportunità all'intero settore dell'eCommerce di valutare in modo critico il nostro futuro comportamento di restituzione”.

 

 

Antitaccheggio, le nuove tendenze in atto

Antitaccheggio
Come ci si può difendere oggi? Quali i nuovi antitaccheggio sul mercato? Lo abbiamo chiesto a tre protagonisti del settore

Nel 2020 le differenze inventariali nel retail gdo in Italia sono state di circa 3,48 miliardi di euro (l’1,41% del fatturato annuo), tra le cause prevalgono nettamente i taccheggi, di qui la ricerca di soluzioni antitaccheggio da parte dei retailer. Il dato emerge dallo studio La Sicurezza nel Retail in Italia 2021, realizzato da Crime&tech, spin-off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il supporto di Checkpoint Systems Italia e la collaborazione del Laboratorio per la Sicurezza. Il report è stato redatto raccogliendo i dati da un campione di security manager appartenenti a 33 gruppi aziendali del settore retail e gdo, per un totale di oltre 9.900 punti di vendita.

Quali articoli subiscono taccheggi

Per quanto riguarda le tipologie di articoli, i più soggetti a furti e taccheggi (per numero di pezzi rubati e per valore) risultano essere gli alcolici, seguiti da caramelle e cioccolato, prodotti in scatola, salumi e formaggi, caffè e profumeria. Il valore medio della merce rubata nei taccheggi singoli è pari a 48 euro, questo valore varia però significativamente in base ai settori merceologici considerati.

Per quanto riguarda le misure di protezione dei singoli prodotti, le più utilizzate sono placche/etichette antitaccheggio applicate in-store (83% dei rispondenti, di cui il 72% le applica in tutti i punti di vendita), scaffali chiusi o vetrine (54%), e placche/etichette antitaccheggio alla fonte (48%). Per tracciare una panoramica delle tendenze nell’ambito dell’antitaccheggio, abbiamo sentito l’opinione di tre aziende: Checkpoint Systems, Omnisint e Sensormatic.

Soluzioni antitaccheggio

“Nell’antitaccheggio sta crescendo la richiesta di maggiori informazioni su qualità e quantità dei prodotti che sono soggetti ai tentativi di furto -afferma Alberto Corradini, business unit director Italy di Checkpoint Systems-. È in atto un’evoluzione dei punti di vendita retail, che siano food o non food, con nuove modalità di cassa/experience. L’antitaccheggio si sta adeguando a questi cambiamenti, offrendo Eas sempre più intelligenti e quindi in grado di fornire più informazioni sulle singole referenze protette alla fonte”.

Secondo Mauro Barosi, managing director di Omnisint, partner affiliato esclusivo di Nedap Retail, una tendenza particolarmente importante è quella di legare la logistica all’antitaccheggio attraverso le più innovative soluzioni Rf e Rfid (Radio Frequency Identification).

“Mediante l’Rfid -sostiene Barosi-, non solo il negozio avrà informazioni in merito a quanti prodotti sono stati eventualmente rubati, ma potrà costantemente monitorare la posizione di tali prodotti”. È infatti possibile integrare il tracciamento di ogni singolo prodotto, grazie al codice univoco che gli corrisponde, per informazioni sempre più dettagliate. Per questo motivo, la tecnologia Rfid è importante non solo come integrazione alle operazioni di check-out, ma anche come strumento per la gestione degli inventari e nei magazzini. “Reputiamo -dice Corradini- che l’Rfid sarà sempre più applicato, anche in altri mercati verticali, che si tratti di Diy, Food & Beverage, Elettronica o Pharma. È per questo motivo che Checkpoint Systems, anticipando queste tendenze, ha lanciato le soluzioni Rfid per il Grey Market nel Beverage e RFreshID per la gestione dei prodotti freschi”.

“La sicurezza garantita e il design più elegante sono le due richieste più gettonate dai retailer -precisa Barosi-. Nelle nostre soluzioni proponiamo l’integrazione di più tecnologie per aumentare il controllo: per esempio le antenne antitaccheggio dotate di sistemi integrati per la rilevazione delle borse schermate e di dispositivi jammer o di distaccatori magnetici. Altra richiesta è la maggiore copertura di protezione delle antenne, per ottenere, soprattutto nel settore fashion, varchi più ampi”.

Servizi complementari

Le soluzioni di antitaccheggio sono ormai diventate parte integrante del facility, sono quindi fondamentali. È necessario però implementare i servizi complementari, quindi il monitoraggio dei dati e la possibilità del settaggio da remoto, per prevenire interventi tecnici in loco per la riparazione di eventuali guasti. “In definitiva -aggiunge Mauro Barosi-, ciò che più conta nel mondo della sicurezza fisica attiva sono l’estetica, gli impianti funzionanti su varchi sempre più ampi, le alte prestazioni, il minor numero di allarmi impropri e l’assistenza per interventi tempestivi”. Per Luca Cappellini, retail director Italy di Sensormatic, l’antitaccheggio sta sempre più trasformandosi da commodity a servizio che deve essere gestito per ottenere il 100% della sua efficacia. “La tecnologia può essere affiancata da un servizio tecnico, di consulenza o di formazione -sottolinea Cappellini-, ma il retailer non può essere “abbandonato” una volta terminata l’installazione, tale atteggiamento ridurrebbe drasticamente la profittabilità dei sistemi stessi. Noi offriamo assistenza a 360gradi, formiamo il personale sul punto di vendita, effettuiamo servizi di labeling sulla merce in esposizione e svolgiamo periodici audit per verificare la corretta adozione delle soluzioni antitaccheggio, inoltre tutti i nostri sistemi, sia in MagnetoAcustica (Am) che in Radio Frequenza (Rf), sono telegestibili da remoto, per poter fornire assistenza proattiva e immediata ai nostri clienti. Vogliamo che i nostri sistemi siano un aiuto per il retailer, non un’attività in più da gestire”.

“Stiamo lavorando su due fronti -aggiunge Corradini-. Da una parte cerchiamo di favorire l’introduzione della tecnologia Rfid in tutti i settori merceologici, con soluzioni integrate e che coinvolgono tutta la filiera, dal centro di produzione al punto di vendita, come per esempio RFreshID che consente ai retailer di monitorare accuratamente in store e in tempo reale i livelli di inventario e la gestione delle scorte, identificando allo stesso tempo le date di scadenza vicine o superate. Dall’altra parte stiamo migliorando le possibilità di protezione con Rf Metal, un’etichetta studiata per proteggere i prodotti metallici, categoria che fino ad oggi non era possibile proteggere”. Secondo Cappellini le soluzioni antitaccheggio non si limitano più alle sole barriere in uscita o alle casse, ma ora la loss prevention è sempre più legata all’intelligenza artificiale “noi promuoviamo già da diversi anni soluzioni di Computer Vision per monitorare ogni angolo del punto di vendita e fornire al retailer sicurezza, ma anche insights di valore sul comportamento d’acquisto dei propri clienti”. L’antenna Check-out di Nedap per il mondo della gdo è invece un dispositivo completamente personalizzabile nel design, che viene integrata direttamente nelle casse. In questo modo, l’eventuale furto viene bloccato ancora prima che il soggetto varchi l’uscita.
“Un prodotto che ha riscosso molto successo nel mondo del Fashion Retail è l’antenna ID Top Nedap -conclude Barosi-. È una soluzione poco invasiva che può essere installata a soffitto o a parete, mantenendo le stesse funzionalità delle altre antenne”.

Sigma festeggia l’anniversario con un concorso a premi

Sigma
Sigma conta 1200 referenze a marchio del distributore e lancia il nuovo concept Bottega Moderna in collaborazione con Sisa

Sigma festeggia il 60esimo compleanno con il concorso “La Fortuna fa 60”. Da settembre 2022 a gennaio 2023, infatti, verrà lanciata l’iniziativa che comprende promozioni e premi. Inoltre, è previsto un concorso istant win e un’estrazione finale con quattro automobili in palio.
L’azienda bolognese ha presentato anche il logo correlato con il motto rivisitato “Da 60 anni buoni come sai, vicini a come sei”.

Espansione della rete Sigma

Sigma, realtà fondata nel 1962 a Bologna come Società Italiana Gruppi Mercantili Associati, ha raggiunto importanti traguardi grazie all’espansione della rete. Inizialmente, infatti, si trattava di una realtà che operava su scala regionale che con il tempo ha progressivamente ampliato la propria presenza sull’intero territorio italiano. L’impegno di Sigma si concretizza, inoltre, nell’alleanza strategica con Sisa in D.It, centrale multinsegna e multibrand della distribuzione organizzata, con un fatturato di 3 miliardi di euro e una quota di mercato nazionale che ricopre circa il 2%. Inoltre, Sigma ha raggiunto quota 500 punti di vendita con diversi format che privilegiano la prossimità.
“Sigma ha come primo punto distintivo i negozi gestiti da soci imprenditori -commenta Alessandro Camattari, direttore commerciale e marketing D.It-. Il nostro sessantesimo è un importante traguardo da celebrare perché racconta la nostra storia, rappresenta i nostri valori, afferma i nostri principi e disegna il nostro futuro”.

Mdd in espansione

Sul fronte mdd, a oggi l'azienda conta 1200 prodotti a marchio suddivisi in 5 linee: Sigma, Gusto&Passione, Equilibrio&Piacere, VerdeMio e Primo. Inoltre, è prevista un’implementazione dell’assortimento delle private label con nuovi item. I prodotti a marchio Sigma rappresentano circa il 12% delle vendite, ma l’azienda si è posta un obiettivo virtuoso per il prossimo trienno: raggiungere quota 18%.
La mdd Sigma sarà protagonista con Sisa del nuovo concept Bottega Moderna per format di 200 e 350 metri quadrati. Si tratta di un progetto lanciato a giugno e oggi pronto al debutto. Si chiama Sigusta e vuole proporre un modo di fare la spesa innovativo che punta sulla facilità e la velocità senza tralasciare efficacia e la cura.

Bomaki uramakeria, format esotico dove l’estetica incontra il gusto

Bomaki uramakeria
Bomaki uramakeria ha oggi 9 locali, di cui 7 a Milano e 2 a Torino. L’ingresso dei fondi permetterà di accelerare lo sviluppo

La recente apertura, la prima del 2022, e nona nel complesso, di Bomaki uramakeria in corso Garibaldi 79 a Milano, coincide con, e contrassegna una, fase molto importante per la catena specializzata in cucina dai sapori e dai colori nippo-brasiliani: l’ingresso di Bic Capital e Augens Capital, i due fondi che hanno investito in Bomaki uramakeria con una quota di maggioranza. I tre soci fondatori, Giuseppe Grasso, Francesco Zambon (ceo) e l’executive chef Jeric Bautista, rimarranno al fianco, con il restante 25%, di Bic e Augens Capital nel futuro progetto di espansione. Senza dimenticare, nella compagine delle anime di Bomaki, anche Farida El Tantawi, la interior designer della catena. L’ingresso dei partner finanziari segna, dunque, una nuova fase.

Per Augens Capital è il primo investimento nella ristorazione in Italia, mentre Bic Capital aggiunge Bomaki alla sua scuderia di marchi, dopo aver sostenuto l’investimento in catene e società come Flower Burger, Glovo, Healthy Poke, La Piadineria, Panino Giusto, Temakinho. Bomaki è un luogo caratterizzato da un concetto fusion di cucina: già il nome rivela il gusto per il mix di culture gastronomiche, perché unisce l’aggettivo “bom” (buono, in brasiliano) e il termine “maki” -il roll della cucina giapponese- che definisce l’essenza di questo nuovo format nato nel 2013. Fra i piatti di Bomaki, una vasta scelta di roll, temaki, burritos, tartare, e ancora il tataki di salmone e la cheesecake alla frutta esotica. Solo per fare qualche esempio. L’uramaki è in sostanza un roll di riso, ripieno di gambero, ma realizzato e presentato “in mille modi diversi”.

I design interni

Bomaki non è solo cucina nippo-brasiliana, ma anche un luogo che evoca atmosfere esotiche, particolari, diverse dall’ordinario. Un ambiente caratterizzato da elementi d’arredo pop e ricercati nel contempo, come i lampadari realizzati con materiali di recupero, o gli interni contraddistinti da carta da parati (di Iannelli&Volpi) che ricordano foreste tropicali; o come le ceramiche azulejos che rievocano le atmosfere sudamericane.

“Accenti esotici incontrano dettagli naturali in una sorta di evasione metropolitana -aggiunge Giuseppe Grasso-. Nell’arredamento predomina il legno, i lampadari, caratterizzati da cromie variegate, sono dell’architetto Alvaro Catalan, fatti con materiale riciclato (bottiglie di plastica e paglia), le sedie colorate, azzure, sono in stile Thonet. Una parte del compenso di Catalan va in beneficenza a bambini sudamericani. Questo è un elemento distintivo del nostro format. Insieme alla carta da parati in stile jungle che cambia in tutti i locali, usiamo sempre le piastrelle azulejos, perché danno l’effetto delle cucine brasiliane. Uno dei nostri slogan è todo mundo è pais”.

Bomaki uramakeria: la formula

Lo spazio di Bomaki uramakeria in corso Garibaldi a Milano ospita fino a 100 coperti. L’obiettivo “ambizioso”, come sottolinea Grasso, di sviluppo prevede l’apertura di almeno 4 ristoranti all’anno; “ambizioso” perché Bomaki ha bisogno di location medio-grandi, con superfici medie intorno a 200 mq, minimo 70-80 sedute.
Il fatturato medio annuo oscilla fra 1,5 e 1,6 milioni di euro, ma i ricavi dipendono molto dalle dimensioni del locale: ci sono ristoranti che realizzano anche più di 2,5 milioni di euro l’anno. Il coperto medio va da 25-35 euro, ma per il pranzo si può scendere a 16-17 euro.
La formula di Bomaki si basa su piatti in costante evoluzione caratterizzati dalla creatività di Jeric Bautista, socio e capo-chef. La proposta gastronomica accosta a uramaki, sashimi (proposto con crema di gaspacho al mango) e temaki, i profumi e i colori del Brasile, un format divenuto di tendenza grazie ai punti di forza rappresentati dalla scelta delle materie prime, dagli accostamenti e dal rapporto qualità-prezzo. L’uramaki è la specialità predominante della cucina, ma il menù è molto ampio.

Gli uramaki vengono composti in vari mix originali: “Uno dei roll più venduti è il nostro astice gratinato al mango, un uramaki con gambero impanato all’interno, carpaccio di mango sopra, astice gratinato alla fiamma sopra, uno dei piatti più venduti da bomaki” precisa Giuseppe Grasso. L’offerta include l’abbinamento con caipirinha in gusti diversi (mango, maracuja), il cliente si mette a suo agio, aiutato dalla musica in sottofondo, soprattutto bossa nova.
Quello di Bomaki è un progetto che non si limita all’ambito enogastronomico: i fondatori hanno anche aderito al “Sustainable Restaurant Program” e ottenuto la certificazione Friend of the Sea, che prevede la promozione di buone pratiche di consumo ecosostenibile del prodotto ittico, sostenendo attività di pesca e acquacoltura certificate. Bomaki è anche plastic free, e tutti gli elementi delle confezioni per il servizio di consegna sono in materiale bio-compostabile.

Video Tour: Coop.fi, il nuovo format di superstore

Un incendio lo scorso giugno aveva danneggiato lo store Coop.fi di Ponte a Greve (Fi) che riapre totalmente rinnovato e con alcune novità

Riapre totalmente rinnovato il punto di vendita Coop.fi (Unicoop Firenze) di Ponte a Greve (Fi), danneggiato da un incendio lo scorso giugno. Lo store oggi si presenta con una nuova organizzazione degli spazi di vendita, più grandi rispetto al passato, e un percorso di spesa più lineare, come spiega nel video il direttore Simone Bini.

Nel caso della collaborazione con Unicoop Firenze e della ricostruzione di Ponte a Greve, ci hanno guidato tre valori: il fortissimo legame con il territorio e la comunità locale, che ci ha permesso di esprimere al massimo il valore sociale, il tema della sostenibilità ambientale, che non è più una promessa ma diventa una priorità a cui contribuire con atti concreti a livello soggettivo -sottolinea l'architetto Paolo Lucchetta-. Terzo ma non ultimo: il fatto che Unicoop Firenze a Ponte a Greve potrà avere un palcoscenico della qualità e della ricerca dei prodotti locali. Il progetto del nuovo supermercato è semplice ma non per questo banale, ci sono dei gesti forti, come il benvenuto verde e l’albero della socialità, insieme alla valorizzazione delle mansioni all’interno del personale, ad esempio con la declinazione dei diversi reparti e spazi come botteghe rinascimentali, luogo di produzione a vista oltre che di vendita”.

Daniela Mori, presidente del Consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, aggiunge: “L’evento del 3 giugno scorso è stato tragico e, allo stesso tempo, foriero di opportunità, perché ci ha spinto a ripensarci e a proiettarci avanti nel tempo, rinsaldando vecchi legami e allacciandone di nuovi, valorizzando il territorio di Ponte a Greve".

Le caratteristiche del punto di vendita

Il punto di vendita si apre con il reparto frutta e verdura, dove vengono privilegiati i prodotti di stagione e spazio ai prodotti da agricoltura biologica. Nella zona di ingresso si trova un’ampia varietà di piante da interno ed esterno e di fiori recisi. Ampia la proposta di freschissimi con la forneria, posta nella parte iniziale del percorso di spesa, con produzione interna, macelleria e pescheria dove domina la presenza del marchio PAT (Pescato nell’Arcipelago Toscano), pescato il giorno precedente alla vendita. Segue la gastronomia. Non mancano i prodotti free from e i vini. Quanto agli extra-alimentari, il reparto è organizzato come una sorta di nicchia, in cui il consumatore può avere una visione di insieme e l'idea di tutte le possibilità a disposizione con un solo sguardo. I settori all'interno del reparto sono quattro, ognuno con uno spazio ben identificato: si tratta dell'area casa, di quella cartoleria/giocattolo, dei tessili, nelle declinazioni per la casa e intimo persona, e della mesticheria con prodotti per il fai da te, per il giardinaggio, la cura dell'auto e la pulizia della casa, a cui si affianca una proposta di prodotti “quotidiani”. Presente anche una selezione di piccoli elettrodomestici. Anche nell'extra alimentare, l'offerta della Cooperativa segue una logica di stagionalità. Cambiano posto le acque, su richiesta dei consumatori, che prediligono un posizionamento a metà spesa, dopo i freschissimi, per chi fa una spesa rapida, ma che comprende le bevande. Dopo l’area dei freschissimi si arriva alla barriera delle casse veloci posizionate dietro allo spazio ristoro dove è disponibile un menu declinato per i vari momento della giornata tra cui pizza alla pala, angolo hamburger e patatine fritte, proposta sushi e poke. Disponibile il servizio take away e il totem interattivo per pagare in modo automatico e veloce.

Le iniziative green di Coop.fi

Il compito di ripulire l’aria dagli inquinanti è parzialmente affidato alla Fabbrica dell’Aria, soluzione naturale e innovativa, progettata e realizzata da PNAT per migliorare la qualità dell’aria negli ambienti interni. Inoltre, Unicoop Firenze, insieme a Pnat, Lucchetta Retail ed Inres ha inserito una struttura che ospita piante in coltivazione tipo idroponica. Si tratta di una modalità di coltivazione delle piante fuori suolo, ovvero senza terra e grazie all’acqua, nella quale vengono sciolte le sostanze nutritive necessarie alla crescita. Infine nell'area ristoro è stato inserito un albero. “La collaborazione con Unicoop Firenze funziona perché la Cooperativa è molto coinvolta nel contrasto alle problematiche ambientali e nella ricerca delle migliori soluzioni di sostenibilità, anche se queste comportano dei costi" aggiunge Stefano Mancuso, neurobiologo vegetale.

Frankly Bubble Tea alla conquista dell’Italia

Frankly Bubble Tea
Frankly Bubble Tea punta a svilupparsi a livello nazionale e a diventare anche leader europeo nel segmento nei prossimi 3-4 anni

Il primo locale Frankly Bubble Tea ha aperto il 3 dicembre 2016, a Milano, in via Orefici, come precisa Franco Borgonovo, fondatore di Frankly Bubble Tea, insieme alla socia Lati Ting. “A quel tempo ero ancora nella consulenza, l’ho apert23o con la mia socia Lati, una ragazza nata a Hong Kong e cresciuta a Vancouver, in Canada, dove il bubble tea era, ed è, molto diffuso. In Italia, al contrario, pressoché sconosciuto: fu lei a farmi conoscere questo prodotto. Il negozio è partito molto bene. Ho lasciato il mio lavoro nella multinazionale della consulenza, abbiamo aperto il secondo e terzo store e da lì è partita l’avventura imprenditoriale”. Che arriva ad oggi con una proiezione di sviluppo che vede nel 2025-2026 l’ambizioso progetto di espansione in Italia e dal 2023 anche fuori dai confini nazionali. Frankly ha 8 negozi in 5 città d’Italia (Torino, Bologna, Bergamo, Milano e Pavia), ma aspira ad affermarsi come leader europeo del settore.

Che cos’è il Bubble Tea?
È una bevanda a base di tè nata a Taiwan negli anni Ottanta del secolo scorso, dagli anni Duemila si è diffusa dall’Asia in Canada e Usa, in Canada è popolare come Starbucks, ci sono migliaia di negozi, l’anno scorso si è quotata la prima catena con valore 4 miliardi di dollari, e se ne quoterà un’altra quest’anno a 9 miliardi di dollari. Fuori Europa è un mercato enorme, nel nostro Continente è un settore quasi per nulla praticato, tranne che nel Regno Unito, in particolare  Londra.
La versione più popolare è a base di tè con aggiunta di topping (palline colorate alla frutta, oppure palline nere di tapioca), che si consuma con una cannuccia leggermente più larga di quella comune: è quindi un misto tra snack e bevanda, un prodotto giovane, l’80% dei nostri clienti ha tra 15 e 25 anni, quindi Gen Z. Questo perché è un prodotto  personalizzabile: una volta scelta la bevanda ci sono un sacco di toppings, e si possono regolare dolcezza e temperatura (calda, a temperatura ambiente, fredda, ghiacciata).

Come si acquista: in locali self-service?
Principalmente con l’asporto: anzi, la bevanda è nata per il take away, è un drink da passeggio. Il cliente ordina il prodotto preparato al momento dai nostri operatori, tè fatto giornalmente, consegnato in bicchieri sigillati e trasparenti, coperti con una pellicola di Pla che impedisce al contenuto di versarsi. È perfetto per asporto e consegna, le cannucce, fatte di canna da zucchero, sono biodegradabili in due settimane. Il format ispiratore è Starbucks. Tra l’altro il 20% del nostro fatturato arriva anche dal caffè, un caffè simile a quello di Starbucks.

Qual è il vostro più grande pdv? Sono tutti diretti?
Come dimensioni, Bologna, 200 mq, gli altri sono tutti abbastanza piccoli, con metrature da 30 a 35 mq, quello in Stazione Centrale a Milano è 15 mq. Ma, se guardo i fatturati, le cose cambiano: Orefici (35 mq) e Milano Stazione Centrale fronte binari fatturano tanto. Orefici rimarrà il nostro flagship store.
Il locale a Bologna, dicevo,  è molto grande, frequentato soprattutto da studenti universitari: il consumo è da asporto, mentre il delivery incide per il 15-20%.
In genere, il fatturato medio di un nostro locale oscilla fra 700.000 e 900.000 euro, sui 35 mq. I negozi nelle location secondarie fanno ricavi tra 200.000 e 250.000 euro l’anno. Sono tutti diretti. Stiamo facendo una raccolta di capitale per aprirne altri, 4-5 almeno quest’anno, stiamo studiando anche il canale franchising.  Da qui a fine 2022 agli 8 negozi aperti aggiungeremo 4 nuove aperture, e dal 2023 il franchising.

È entrato un nuovo socio?
Per sostenere il nostro sviluppo è partita  questa campagna su Mamacrowd con l’obiettivo di raccogliere fino a un milione di euro. Mamacrowd è la più importante piattaforma italiana per  l’equity crowdfunding, che permette di investire nelle migliori startup e pmi italiane. Con le risorse raccolte, Frankly amplierà anche il team e svilupperà la digitalizzazione per creare una base clienti proprietaria premiando i più fedeli.  Dal canto suo il fondo di gruppo Azimuth (Alicrowd 29) verserà 1 milione di euro.

Autogrill lancia il concept Amore Do Eat Better

Amore Do Eat Better Autogrill
I menù di Amore Do Eat Better sono firmati da chef italiani che collaborano con Autogrill da tempo, come Sal De Riso per la pasticceria

Presente in 30 Paesi con oltre 34.000 collaboratori e una rete di circa 3.300 punti di vendita nella ristorazione per chi viaggia, Autogrill lancia Amore Do Eat Better, un nuovo concept di cucina fast casual all’italiana nonché primo format con servizio al tavolo in autostrada con un brand di Autogrill. Aperto nei locali di Montepulciano Est, sulla A1, Amore Do Eat Better si presenta con uno spiccato stile italiano, sia nelle ricette sia nel mood del locale: ambiente informale, servizio accogliente, piatti e ricette regionali pensate da grandi chef e realizzate con ingredienti premium.

“Autogrill concentra da sempre un’attenzione particolare allo studio delle tendenze del settore e alle esigenze dei propri clienti. In questa direzione prosegue il percorso di sviluppo dell’offerta attraverso nuovi concept di ristorazione e format pensati per soddisfare al meglio i bisogni di chi viaggia -commenta Luca D’Alba, commercial director Europe & Italy di Autogrill-. Con il lancio di Amore Do Eat Better e l’introduzione della formula del servizio al tavolo, intendiamo rispondere alle nuove richieste dei clienti che sono attenti al proprio benessere e all’autenticità del prodotto e dell’esperienza di sosta”.

Amore Do Eat Better dopo Montepulciano

Per quanto riguarda lo sviluppo, dopo il primo locale a Montepulciano, segue quello di Badia Al Pino (Ar). Le future aperture sono tutte previste in autostrada, ma Autogrill non esclude anche eventuali opportunità in altri canali. Ogni elemento del concept, dagli arredi alle stoviglie fino all’architettura, punta a valorizzare la cucina e il design italiani. Il layout è stato pensato per rappresentare tre ambientazioni che raccontano la varietà del nostro Paese: tre sale, Nord - Centro - Sud, accompagnano i clienti in un viaggio attraverso l’Italia. Così la sala Nord si ispira alla città di Milano con elementi che riprendono la moda e il design, la sala Centro si rifà all’arte delle trattorie toscane e romane e, infine, la sala Sud ricorda i colori delle regioni meridionali.

Arredi sostenibili

L’architettura del locale è sostenibile. “Per Autogrill sostenibilità significa anche progettare e costruire edifici che tengano conto di tutti gli aspetti ecologici relativi alla scelta dei materiali da utilizzare e al miglior impiego delle risorse naturali, nella prospettiva del risparmio energetico e della salvaguardia dell’ambiente”, prosegue D’Alba. Autogrill è, inoltre, attenta alla qualità e alla sicurezza della propria supply chain e delle materie prime, oltre che alla provenienza degli alimenti. Si impegna, dunque, a sviluppare partnership con i fornitori a cui viene richiesto il rispetto dei più alti standard qualitativi.

Menù firmati

I tratti distintivi di Amore Do Eat Better non sono solo il servizio al tavolo e il design dallo stile e dal sapore nostrani. Punto di forza è la cucina con una selezione di piatti e ricette regionali e contaminazioni internazionali che compongono un’offerta varia e ampia. I menu sono firmati da alcuni chef italiani, che da tempo collaborano con Autogrill: Andrea Ribaldone, per la pasta, Renato Bosco, “pizzaricercatore”, Simone Salvini, per i piatti green e vegani, Luca Montersino e Sal De Riso, per la pasticceria. Un viaggio nella gastronomia italiana che parte dall’ambiente e prosegue nel piatto.

È ufficiale il passaggio di Selfridges a Central e Signa

Selfridges

Circa 5 miliardi di euro. In mancanza di cifre ufficiali, è il valore più accreditato tra gli addetti ai lavori della transazione che ha visto passare il controllo di Selfridges nelle mani di Central Group (che, tra gli altri, ha in portafoglio l’italiana Rinascente) e Signa. Il gruppo tailandese e quello austriaco acquisiscono il 50% a testa del retailer britannico, completando così un'operazione tra le più importanti degli ultimi anni.Selfridges

Big del retail

Dall’operazione nasce uno dei principali gruppi di lusso al mondo con una presenza in 8 Paesi e i 18 negozi della realtà acquisita, raggruppati sotto quattro marchi (Selfridges in Gran Bretagna, Brown Thomas e Arnotts in Irlanda, infine De Bijenkorg in Olanda), che si aggiungono ai 22 già in portafoglio a Central e Signa, più altri due che apriranno a breve, a Dusseldorf e Vienna. L’accordo prevede anche l’integrazione della piattaforma e-commerce di Selfridges, che ha 30 milioni di visitatori mensili e organizza spedizioni in 130 Paesi.

SelfridgesIl management

A guidare il nuovo gruppo sarà Stefano Della Valle (ceo di Central Group Europe), mentre Anne Pitcher, attuale ad dell’azienda acquisita, rimarrà in carica fino al termine dell’integrazione.

Il fatturato congiunto di Signa e Central ammontava a 5 miliardi di sterline nel pre-pandemia ed è atteso in crescita, tra l’acquisizione e nuove aperture, a quota 7 miliardi entro il 2024.

L’evoluzione

Fondata nel 1908 dal magnate della distribuzione Harry Gordon Selfridge, Selfridges conta attualmente 10mila dipendenti in tutto il mondo ed è controllata dalla famiglia Weston, proprietaria della catena dal 2003. Le voci di una possibile vendita si susseguivano da tempo e hanno avuto un’accelerata proprio alla luce della pandemia che ha reso più importante il ruolo dimensionale per affrontare i marosi del mercato.

SelfridgesCentral Group è controllata dalla famiglia Chirathivat e opera nel segmento retail in Tailandia, Vietnam ed Europa: oltre alla già citata Rinascente, ha in portafoglio i retail Robinson e Supersports, nonché la catena alberghiera Centara. Oltre a Selfridges, Central Group è proprietaria con Signa dei department store KaDeWe e Globus. Signa è invece un network composto da cinque piattaforme commerciali indipendenti, con specializzazioni nell’abbigliamento di lusso, nel lifestyle, nel food e nel fashion sportivo. Fondato a Innsbruck nel 2020, è il più grande operatore immobiliare dell’Austria tra partecipazioni dirette e finanziarie.

La Samaritaine Paris Pont Neuf, una passeggiata nella joie de vivre

La Samaritaine Paris Pont Neuf
La Samaritaine Paris Pont Neuf offre al visitatore un’esperienza poliedrica, alla scoperta di brand iconici e di ricerca, dalla cura di sé all’abbigliamento

La Samaritaine Paris Pont Neuf, department store del lusso di proprietà del gruppo LVMH situato nel cuore di Parigi, riaperto a giugno 2021, dopo 17 anni di lavori, rappresenta storicità e avanguardia, luce e intimità, in un luogo di scoperta per un’esperienza eclettica grazie a un’offerta ampia, che spazia dai marchi di lusso ai corner multimarca fino al ricco programma di eventi in continuo divenire. Un vissuto di contrasti forti, tra il passato in stile Art Nouveau e Art Déco e la modernità. A tenere viva lacuriosità dei parigini e ad attirare i turisti alla ricerca della joie de vivre francese è stato il concept ideato e gestito da Dfs, società di travel retail di lusso nota in Italia per il Fondaco dei Tedeschi di Venezia.

Come si articola il percorso

La Samaritaine Paris Pont Neuf  si sviluppa su 7 livelli, ognuno specializzato in un mondo: il -1 è dedicato a beauty e servizi, il piano terra agli accessori, il primo alla moda femminile, il secondo a orologi e gioielli, il terzo all’abbigliamento maschile, il quarto alle calzature femminili, mentre il quinto è occupato quasi completamente dall’area Voyage, uno spazio di 1.000 mq dove sono protagonisti gastronomia, mixology, arte ed esperienze.

La scalinata Art Déco

Entrando dal lato Pont Neuf l’effetto è assicurato: nell’atrio, vero e proprio cuore dell’edificio, guardando la conciergerie, il visitatore è catturato dall’imponente scalinata in stile Art Déco, restaurata con una cura maniacale e riportata alla bellezza originaria di un tempo, da cui partono le gallerie, delimitate da antiche balaustre che contrastano con le nuove scale mobili.Molto scenografico il grande tetto a cupola in vetro con il telaio in ferro, stile torre Eiffel, sotto cui si snoda per 115 metri l’affresco Peacock, uno dei capolavori dell’Art Nouveau parigina. Il pavimento disegnato appositamente per questo progetto trae ispirazione dai sanpietrini dei passaggi coperti parigini, un fil rouge che si ritrova su diversi piani, per dare forma e concretezza all’idea di passeggiata all’interno dello store.
L’atrio, con i pannelli di vetro curvi montati su strutture metalliche a incastro a creare eleganti vetrine espositive e con il colonnato di vetro che delimita l’area di alta gioielleria, si presenta come un vasto volume aperto.

Una passeggiata a La Samaritaine Paris Pont Neuf

I piani sono invece caratterizzati da un’atmosfera più intima. Il visitatore deve andare alla scoperta di una collezione in continua evoluzione, racchiusa in ogni negozio affacciato sulla “passeggiata”. Minimali gli elementi che connotano gli spazi dei singoli brand: rastrelliere e specchi, qualche imbottito e tappeto per rendere più confortevole l’esperienza. All’insegna della personalizzazione lo spazio L’Apartément, al primo piano, curato dai designer Chloé Nègre, Karine Chahin e Virginie de Graveron, dove i personal stylist aiutano le clienti a comporre i propri look.
A firmare la beauty area invece è lo studio Hubert De Malherbe: 3.400 mq che si estendono dall’edificio Pont-Neuf a quello che si affaccia su rue Rivoli.
Al metallo della struttura, in questa zona si affiancano il legno dei pavimenti in parquet e degli espositori in essenze pregiate, che abbinati all’effetto pietra dei banconi e delle postazioni delle aree di servizi (Bespoke Beauty, per maquillage personalizzati, Studio de Beauté per trattamenti capelli, manicure e pedicure con Cinq Monde spa per i trattamenti corpo) conferiscono all’ambiente un tono minimal e professionale.

Oltre allo spazio Voyage, sotto la cupola di vetro dell’ultimo piano, La Samaritaine Paris Pont Neuf ha selezionato una scelta esclusiva di professionisti del mangiare e del bere, i cui corner sono distribuiti nei piani, mettendo in mostra gli aspetti più autentici di Parigi e della sua gastronomia, i cui prodotti si possono acquistare.
Al piano terra è anche presente Loulou, concept-store con una selezione di oggetti per il classico regalo dell’ultimo minuto, ovviamente dal sapore francese.

Aspiag Service: “Crescere in nuove aree geografiche”

Despar Aspiag Service
Storicamente attiva nel Triveneto e in Emilia-Romagna, da quest’anno Aspiag Service apre anche in Lombardia, dove prevede 60 negozi entro il 2026

Dopo un 2021 all’insegna del consolidamento delle quote di mercato e della crescita, grazie a nuove aperture, partnership con nuovi affiliati e l’inaugurazione del centro direzionale e logistico di Castel San Pietro Terme (Bo), Aspiag Service, che opera con il marchio Despar in Triveneto, Emilia-Romagna e Lombardia, non si ferma nel suo programma di espansione.
Lo confermano le parole di Harald Antley, presidente di Aspiag Service: “I nostri sforzi sono orientati all’assorbimento dell’inflazione e degli aumenti in atto. Lo sviluppo rimane strategico, in termini di nuove aperture e ristrutturazioni, per questo abbiamo deciso di non distribuire dividendi, ma di reinvestire tutto il cashflow per operazioni sia nelle regioni che presidiamo storicamente che sia in nuove aree”.

I prossimi passi di Aspiag Service

Il 2022 segna l’ingresso di Aspiag Service in Lombardia “dove abbiamo elaborato un piano di sviluppo ambizioso che ci porterà a investire in questa regione oltre 300 milioni di euro nel prossimo quadriennio” ha dichiarato Antley durante la conferenza stampa di presentazione dei dati di bilancio 2021. Il primo passo di questo percorso sarà l’apertura, per la fine di quest’anno, del primo punto di vendita a insegna Interspar in regione, con l’obiettivo di arrivare nel quadriennio 2022-2026 a un totale di 60 punti di vendita fra diretti e affiliati, utilizzando tutte le insegne Despar, Eurospar e Interspar (la firma per una superficie di vendita massima di 2.500 mq)”. L’idea di base è seguire uno sviluppo con l’apertura di una media di 15 esercizi l’anno, che porteranno alla creazione stimata di circa 1.600 nuovi posti di lavoro.

L'andamento del 2021

Il punto di partenza di questo piano è un 2021 chiuso con vendite alle casse pari a 2,474 miliardi di euro (+1,7%), un utile netto che si mantiene a doppia cifra, attestandosi a 13 milioni di euro. Grazie a questi risultati, Aspiag Service (controllata da Spar Austria, sul cui fatturato totale ha un’incidenza pari al 25%) ha consolidato all’8,3% (+0,2%)  la propria quota di mercato nell’area Nielsen di riferimento (la 2). I collaboratori sono aumentati (+142), arrivando a un totale di 8.659 addetti (di cui il 64% è donna), con il 90% dei contratti a tempo indeterminato e un livello molto basso di turnover. Parlando di vendite, si è registrata una spesa media ancora in forte crescita, come testimoniato dall’aumento del numero degli scontrini passato dai 68,6 milioni registrati nel 2020 ai 76,9 milioni del 2021, con un graduale ritorno anche del valore dello scontrino medio agli indicatori pre Covid. L’incremento delle vendite è derivato anche dall’ampliamento dell’offerta a scaffale di linee mdd, che, con le loro 6.244 referenze totali, rappresentano circa il 25,7% dell’intero fatturato di Aspiag Service.
Il 2021 è stato inoltre l’anno in cui la società ha meglio organizzato il proprio processo di multicanalità delle vendite: l’eCommerce ha totalizzato vendite per 5,9 milioni di euro, più che raddoppiate rispetto ai 2,7 milioni dell’anno precedente, realizzate nei 40 punti di vendita (6 in più rispetto al 2020) coinvolti nell’iniziativa, che hanno consegnato una media di 6.500 spese al mese.

Gli investimenti nel 2021 hanno raggiunto i 103,8 milioni di euro, + 8% sul 2020, principalmente per l’apertura, la ristrutturazione e la riqualificazione della rete di vendita e per il rafforzamento di quella logistica. In totale sono stati aperti 14 nuovi punti di vendita (5 diretti e 9 affiliati), consentendo alla rete Despar di raggiungere i 565 esercizi commerciali complessivi. Grazie alla propria catena logistica, composta da 10 piattaforme, il polo Agrologic di Monselice e il nuovo hub logistico Despar di Castel San Pietro Terme, Aspiag Service ha spedito, nel solo 2021, 111 milioni di colli grazie a più di 254 mila consegne.

L'eCommerce

Anche lo sviluppo dell’eCommerce proseguirà con determinazione nel 2022 e interesserà anche il territorio lombardo, Milano compresa. “Come Aspiag Service facciamo parte sia di un gruppo multinazionale europeo che negli anni ha maturato diverse esperienze di vendita multicanale in differenti Paesi, sia del Consorzio Despar Italia -spiega Francesco Montalvo, amministratore delegato di Aspiag Service-. Abbiamo iniziato a sviluppare la nostra strategia di eCommerce affidandoci a un player esterno efficiente ed esperto come Everli, che potesse accompagnarci in questo percorso, con l’obiettivo di studiare passo dopo passo i bisogni del mercato per rispondere poi in maniera sempre più puntale, implementando la nostra strategia eCommerce. Sicuramente l’eCommerce sarà importante anche per il nostro sviluppo in Lombardia: studieremo il mercato, i bisogni dei consumatori e le loro abitudini e saremo pronti a perfezionare e sviluppare la nostra offerta”.

Leggi anche:
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In Bricoman Tecnomat gestione dell’energia con sistemi Bems

Bricoman Tecnomat
Intervenire efficacemente sulla gestione energetica dell’edificio: il caso Tecnomat - Bricoman con i sistemi Bems per comfort e risparmi

Nel periodo particolare in cui l'Europa si trova oggi, Bricoman Tecnomat, retail specializzato in prodotti professionali per la costruzione e la ristrutturazione della casa, è un interessante esempio di efficienza energetica nella distribuzione. Per sottolineare l’importanza dei professionisti, da marzo 2022 l’azienda ha cambiato l’insegna in Tecnomat, mantenendo il nome dell’azienda in Bricoman.

Il tipico negozio Tecnomat è una struttura di notevoli dimensioni: l’ampia superficie (5-10mila mq), si sposa con un’altezza di 10 metri, raggiungendo una volumetria importante. I punti di vendita sono oggi 28, con una crescita prevista di 3 o 4 l’anno per arrivare a 40 nel 2024, e un più ambizioso piano a lungo termine nel 2030 con 70 negozi e un fatturato di 4 miliardi di euro.

Sistemi Bems

Tutti i 28 punti di vendita attuali sono stati equipaggiati con sistemi di building energy management system (Bems), usando apparecchiature di vari fornitori (Honeywell, Schneider e altri) e rivolgendosi a diverse aziende (Co2Save, Quinto, Enel X) per l’installazione e la gestione. L’azienda è certificata Iso 50001 e il Bems è stato rilevante nel relativo processo. Ogni nuovo punto di vendita è ora aperto con questo sistema in funzione.

In nove store l’efficientamento energetico è stato affidato a Quinto Impianti, che ha impostato l’azione sulla tecnologia di Trend by Honeywell Bt. Nella tecnologia Bems, tutti i parametri sono ottimizzati grazie alla capacità di auto-apprendimento del sistema, che si adatta a ogni condizione. Questo permette sincronizzazione degli impianti ed ottimizzazione dei consumi, con un risparmio energetico medio annuo del 35%.

Telegestione di Bems per Bricoman Tecnomat

Il sistema Bems per Bricoman svolge la telegestione ed il controllo in remoto di tutte le apparecchiature collegate, nel caso specifico degli impianti di climatizzazione delle aree vendita. Per assicurare ambienti confortevoli, la gestione non ha riguardato solo i consumi energetici, ma anche parametri quali la temperatura, l’umidità e i livelli di Co2 nell’aria, con attenzione alla qualità della stessa e al comfort. Una corretta analisi ha generato una forte riduzione dei consumi di energia elettrica, specialmente nei mesi in cui la climatizzazione può essere ridotta al semplice ricircolo di aria. Qualità dell’aria significa anche sicurezza e salubrità degli ambienti. La crisi pandemica ha evidenziato l’importanza di un ricambio continuo e controllato: si tratta di un aspetto fondamentale per garantire alla clientela il massimo del comfort in ogni situazione.

Abbonamento gratuito a Paramount+ per i membri di Walmart+

Walmart punta a fidelizzare i membri della sua community Walmart+. In quest’ottica va inquadrata la scelta di offrire un abbonamento Paramount+ Essential senza costi aggiuntivi.

Guanto di sfida

La mossa appare come una sfida ad Amazon, che ha portato il suo programma di abbonamento Prime a circa 200 milioni di membri su scala globale. Dunque, la più grande tra le catene di grande distribuzione tradizionali va all’attacco del leader mondiale delle vendite online scegliendo di portare la competizione sul terreno di casa di quest’ultimo.

Il servizio

Walmart+, attivo dal 2020 negli Stati Uniti, è simile ad Amazon Prime: al costo di 98 dollari all'anno (o 12,95 mensili), è possibile acquistare sul sito di Walmart e non pagare la spedizione, oltre a ricevere più velocemente la merce. Ora, insieme con l'abbonamento e senza costi aggiuntivi verrà inclusa la sottoscrizione a Paramount+, che da sola costa 59 dollari all'anno.

Il piano Paramount+ Essential darà ai membri di Walmart+ accesso all’ampia gamma di contenuti della Paramount+, dagli acclamati drammi originali come "1883" e "Star Trek: Strange New Worlds", al prescolare più famoso al mondo, "Paw Patrol", ai recenti film di successo come "Sonic the Hedgehog 2”, fino agli sport dal vivo.

Negli scorsi mesi Walmart aveva discusso sia con Disney che con Comcast (Peacock) per includere i loro abbonamenti nella sua offerta. Inoltre, tutti gli abbonati a Walmart+ possono già usufruire di sei mesi di Spotify Premium gratis.

“Già oggi Walmart+ offre ai membri un valore reale nella loro vita quotidiana, dalla spesa al rifornimento del serbatoio e altro ancora. Con l'aggiunta di Paramount+, stiamo dimostrando la nostra capacità unica di aiutare i membri a risparmiare ancora di più e vivere meglio offrendo intrattenimento anche a un prezzo inferiore”, ha affermato Chris Cracchiolo, vicepresidente senior e direttore generale del programma-. “L'85% delle famiglie statunitensi utilizza servizi di streaming 1 e Paramount+ ha i contenuti premium e l'ampio appeal che i nostri membri stanno cercando”.

“La Paramount ha uno stretto rapporto con Walmart da anni e i clienti Walmart si collegano con i marchi, i contenuti e i personaggi amati dalla Paramount ogni giorno attraverso una gamma di prodotti di consumo disponibili nei negozi Walmart", ha aggiunto Jeff Shultz, chief strategy officer e chief business development ufficiale, Paramount Streaming-. "Ora, accoppiare l'ampia portata di Walmart in tutto il Paese con i contenuti ampi e popolari di Paramount+ che offrono qualcosa per tutti è un'opportunità unica per espandere la nostra partnership”.

Sainsbury’s sperimenta un veicolo a idrogeno

Sainsburys

Sainsbury's proverà il primo camion elettrico a celle a combustibile refrigerato a emissioni zero del Regno Unito. A realizzarlo due aziende lo specialista del trasporto refrigerato di Rossendale, Solomon Commercials, ed Electra Commercial Vehicles, con sede a Blackburn, che produce camion elettrici.

Le caratteristiche

Si tratta di un veicolo alimentato da un motore elettrico che sfrutta l’elettricità generata da una cella a combustibile: un dispositivo elettrochimico che consente di ottenere energia elettrica da una reazione chimica tra idrogeno e ossigeno senza alcun processo di combustione termica.

“Abbiamo realizzato questo camion da 19 tonnellate con quattro cilindri di tipo tre che gli forniscono una capacità di 20 kg di idrogeno a 350 bar”, ha spiegato Ben Smith, amministratore delegato di Electra.

Programma green

L'Electra eCargo Fcev verrà utilizzato da Sainsbury’s nell’ambito di “Road to Hydrogen”, un progetto finanziato dal governo britannico per velocizzare la transizione energetica nel campo dei trasporti.

"Dotato di una cella a combustibile Proton Motors HY45, il veicolo avrà un tempo di funzionamento di 9-10 ore, dopodiché potrà tornare alla base necessitando di una rapida ricarica di idrogeno in modo che possa essere spostato in due turni", ha aggiunto  Smith.

Parmigiano Reggiano sperimenta l’etichetta digitale

Parmigiano Reggiano etichetta digitale
Il Consorzio del Parmigiano Reggiano Dop testa il micro-transponder della grandezza di un granello di sale sviluppato da p-Chip

La digitalizzazione sta trasformando l’agroalimentare. Il Consorzio del Parmigiano Reggiano Dop, tra i brand simbolo del made in Italy nel mondo, è protagonista di un’azione avanguardistica: un’innovativa etichetta digitale in grado di rendere ancora più tracciabile e sicuro il prodotto. Una garanzia in più sull’autenticità del formaggio nell’interesse dei produttori, di tutta la catena distributiva e del consumatore finale.

L'etichetta digitale di Parmigiano Reggiano

Il Consorzio rappresenta un sistema costituito da oltre 300 caseifici che producono circa 4 milioni di forme di Parmigiano Reggiano ogni anno, con 2 mila aziende agricole, produttrici di latte nell’area della Dop, tra le 5 province di Parma, Reggio-Emilia, Modena, parte di Mantova e di Bologna. La nuova etichetta digitale è basata su un micro-transponder microscopico di silicio sviluppato da p-Chip, società di semiconduttori con sede negli Usa. Il dispositivo p-Chip viene integrato nella placca di caseina che dal 2002 costituisce il sistema di tracciabilità del Parmigiano Reggiano e la carta d’identità del formaggio introdotta dal Consorzio. “Il Consorzio oltre all’attività di vigilanza e tutela della Dop è attenta alle innovazioni e al miglioramento: c’è interesse sempre maggiore per avere sistemi più smart e informatizzati da parte della filiera -sottolinea Alberto Pecorari, responsabile Servizi Istituzionali del Consorzio-. Miglioriamo la tracciabilità esistente con un sistema più evoluto, 4.0, che supera alcuni limiti degli attuali sistemi utilizzati. La placca di caseina, per esempio, riproduce un codice univoco che va messo su ogni singola forma e ha stampato un QrCode che nel corso della stagionatura del formaggio (arriva anche oltre 40 mesi) può presentare problemi di identificazione. Il p-Chip permette, al contrario, durabilità e andando a leggerlo viene attivato, geolocalizzato, consentendo in real time la registrazione della produzione senza errori. Ne stiamo studiando la robotizzazione sulle placche: serve automatizzazione delle linee”.

Una smart label su 100mila forme

Il Consorzio di Tutela ha annunciato di essere il primo a introdurre queste etichette digitali nell’alimentare. La nuova smart label digitale verrà applicata su 100 mila forme di Parmigiano Reggiano di alcuni caseifici tra maggio e giugno 2022 come test pilota operativo. “Verso fine anno ci saranno delle valutazioni generali. Se funziona, il passaggio successivo sarà l’applicazione a tutta la produzione di Parmigiano Reggiano. Si potrebbe cominciare ad applicare il p-Chip alle prime forme nel 2023 e dal 2024 sarebbero sul mercato (servono almeno 12 mesi di stagionatura per diventare Parmigiano). Il progetto rappresenta il primo step di un percorso che guarda avanti a possibili nuove implementazioni digitali. “Per ora le informazioni sono quelle del giorno e caseificio in cui è stata prodotta la forma, ma si possono ampliare. Si potrebbe, in futuro legare anche la blockchain, con dati immodificabili, mettere anche il p-Chip sul packaging”. Lo strumento è anche un aiuto in più contro la contraffazione e un ulteriore elemento distintivo rispetto ai prodotti evocativi dell’italian sounding. “Possono dare un aiuto in più al consumatore per identificare il vero dal falso”.

Chi c'è dietro

Il progetto vede in campo tre attori: oltre al Consorzio c’è p-Chip che ha sviluppato l’etichetta digitale e l’azienda Kaasmerk Matec uno dei principali produttori europei di etichette in caseina per formaggi. “Questa tecnologia innovativa digitale che abbiamo sviluppato, secondo noi rivoluziona il tracciamento dei prodotti fisici -spiega Massimo Baio, direttore dello sviluppo dei mercati per l’Europa, Middle East e Africa di p-Chip Corporation-. È un micro trasponder in silicio, della dimensione di un grano di sale, 0,5 per 0,5 millimetri e spessore di 0,1 millimetro. Con i tecnici del Consorzio abbiamo convenuto di posizionarlo all’interno della caseina che viene già applicata dal 2002 sulle varie forme, prodotta dall’azienda Kaasmerk Matec in Olanda e Francia. Questo p-Chip, idoneo anche al contatto con gli alimenti, come certificato da analisi internazionali, è collegato ai sistemi informatici delle varie aziende. E consente una tracciabilità elettronica. Può avere impieghi multipli, beni di consumo, prodotti farmaceutici, agricoltura, acquacoltura e molti altri settori. Offriamo ai clienti l’ingegneria di processo la consulenza commerciale, l’integrazione dei sistemi informatici e con la blockchain e l’analisi dei dati. Per il Parmigiano Reggiano rappresenta un rafforzamento di un brand già molto curato: il QrCode non garantisce oggi un grado di sicurezza ottimale a livello blockchain: come gate servono sistemi crittografati che non possono essere violati”.

L’evoluzione dei sistemi di pagamento verso il digitale

Sistemi di pagamento digitali
Tra i sistemi di pagamento crescono gli strumenti digitali e si aprono nuove strade nelle relazioni fra clienti e retailer sia fisici sia virtuali

Superate le diffidenze verso l’uso dell’uso dei nuovi sistemi di pagamento da parte dei clienti e verificati i vantaggi per i retailer, le tecnologie e gli strumenti per il pagamento elettronico hanno le caratteristiche per diventare veicolo di informazioni e servizi in grado di coinvolgere l’esperienza di acquisto. Perché questo avvenga sono necessari una maggiore conoscenza delle potenzialità offerte dalle tecnologie e dalle soluzioni disponibili per i pagamenti digitali e un abbassamento delle difese di alcune aree di privilegio.

L'Italia indietro nei sistemi di pagamento

Nonostante la crescita del 2021, l’Italia resta il paese con un numero di transazioni pro-capite effettuate con carte di credito molto più basso rispetto ad altri paesi con economie avanzate. “Molto resta ancora da fare per facilitare e consolidare, soprattutto nei piccoli punti di vendita, l’accesso ai pagamenti digitali; se, per esempio, la cancellazione o la riduzione delle commissioni fisse per i pagamenti tramite pos, l’eliminazione delle commissioni per importi inferiori ai 5 o 10 euro o del costo del noleggio del pos, sostituite dall’offerta di nuovi servizi, vanno in questa direzione, la comunicazione agli esercenti dei cambiamenti fatti a loro favore dagli attori tradizionali del sistema bancario non è stata fatta in modo adeguato”, spiega Ivano Asaro, direttore dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano. La crescita dei pagamenti effettuati attraverso l’uso di strumenti digitali che si è verificata nel 2021 (+22% rispetto al 2020) indica che i pagamenti elettronici sono diventati una consuetudine, al punto che, secondo una ricerca sulle attitudini dei clienti condotta dall’Osservatorio Digital del Politecnico di Milano, il 76% delle persone che hanno utilizzato i pagamenti digitali nell’anno passato ha dichiarato di volerlo fare anche in futuro. Il 61% di coloro che hanno aderito al cash back hanno affermato di utilizzare di più i pagamenti digitali da quando hanno partecipato all’iniziativa, nonostante sia stata bloccata.

La spinta dell'eCommerce

“Negli ultimi due anni dallo scoppio della pandemia -racconta Asaro-, c’è stata probabilmente una svolta nella concezione del consumatore rispetto ai pagamenti digitali. Il lockdown ha fatto in modo che molte persone si avvicinassero per la prima volta all’eCommerce e, quando gli utenti si trovano a utilizzare questi strumenti con una certa frequenza -spiega Asaro-, la maggior parte di questi difficilmente torna indietro o quantomeno al livello precedente, perché si trovano bene, soprattutto abbattono dei muri di insicurezza, di timore legato al mondo dei pagamenti digitali e all’online ancora di più, perché c’è tutto il tema delle frodi, dei dati delle carte”. Sul lato esercenti, evidenzia Asaro, i pagamenti digitali sono stati una manna dal cielo, perché hanno permesso a molti, anche i più piccoli, di continuare a lavorare, mentre i consumatori hanno potuto accedere a questi servizi utilizzando i pagamenti digitali.
“È stato l’eCommerce a far scatenare i pagamenti digitali ed è l’eCommerce che per primo ha messo in evidenza la necessità di pagare in maniera unattended (non presidiata) -spiega Roberto Liscia, presidente del Consorzio Netcomm-. Quello che è cresciuto molto, è il pagamento utilizzando altri strumenti non necessariamente basati sulle carte”; si fanno infatti spazio forme di transazione digitale come i pagamenti contactless, quelli per piccole transazioni, quelli basati su wallet e i sistemi basati sull’utilizzo del mobile. “I wallet -continua Liscia-, sono quelli che hanno avuto una maggiore crescita nei pagamenti per l’eCommerce, in particolare PayPal che rappresenta più del 40% delle transazioni nell’eCommerce”. I pagamenti elettronici aprono la strada a nuovi servizi, come il buy now pay later, il pagamento differito in 3 rate al di sotto di una certa soglia, dove i protagonisti sono Klarna, Clearpay, Scalapay, a cui recentemente si è aggiunto PayPal.

Gli strumenti dei sistemi di pagamento

Quando si parla di pagamenti digitali, sottolinea Liscia, ”occorre ragionare su diversi livelli, il primo livello è quello degli strumenti, il secondo livello è come sono vestiti gli strumenti (se c’è o non c’è il wallet), il terzo livello riguarda l’aggiunta al vestito di interfaccia di servizi come il pagamento differito” che sta diventando un elemento che si sposa con i comportamenti delle nuove generazioni che acquistano online e che in questo modo hanno la possibilità di pagare piccoli importi con un differimento di tempo limitato. “Gli strumenti wallet e gli strumenti buy now pay later -aggiunge Liscia-, sono leve di relazione e di ingaggio valutati con grande positività dal consumatore e acquirente online”. Sono strumenti che allargano il mercato, facilitano e incrementano la vendita e sono strumenti che “più gli altri li hanno più tu sei costretto ad averli”, perché altrimenti è come avere un’offerta più debole rispetto al concorrente. Si tratta di strumenti che hanno un costo per i merchant, per cui è ancora in fase di analisi quanto l’aumento del costo si traduca in aumento delle vendite ed aumento del margine.

Cosa può fare il digitale in store

I percorsi di evoluzione dei pagamenti digitali vanno nella direzione dell’interfaccia utilizzata per i pagamenti, della filiera con cui è fatto il pagamento, dal circuito delle carte di credito o di debito o quello del bonifico banca su banca, dei sistemi di valutazione del rischio. Sul fronte dei pagamenti digitali nei punti di vendita, si fanno strada gli strumenti che possono essere utilizzati dagli esercenti per migliorare il modo di fare business e allo stesso tempo consentano di diversificare servizi offerti al cliente. “Sul mercato sono arrivati quelli che vengono chiamati gli smart pos -spiega Asaro-, pos basati sul sistema operativo Android che aprono la strada a una convergenza dei sistemi dei registratori di cassa con i pos. Un esercente può arrivare ad avere uno smart pos in cassa che permette di gestire tante app di pagamento accettabili, di gestire il magazzino, l’ordine e il riordine automatico della merce, di avere il tracciamento dei prodotti, di fare attività di marketing rivolte ai clienti, generare QrCode in automatico, proporre sconti ai clienti”, con il pos che diventa strumento di lavoro per l’esercente e non solo per accettare le carte.

Primo semestre in crescita per Deliveroo

Primo semestre in crescita per Deliveroo, che rispetto al medesimo periodo del 2021 vede crescere i ricavi nell’ordine del 12%

Va in archivio con i principali indicatori in crescita il primo semestre di Deliveroo, che rispetto al medesimo periodo del 2021 vede crescere i ricavi nell’ordine del 12%, gli ordini del 10% e il valore lordo delle transazioni del 7% (a valuta costante). In miglioramento l’Ebitda, che resta sempre in terreno negativo, ma passa -106 a -68 milioni di sterline (equivalenti a circa 80 milioni di euro).

Meglio il primo trimestre

Una nota diffusa dalla società spiega che il primo trimestre è stato migliore del secondo, il che non stupisce a considerare il rallentamento della crescita economica verificatori a livello locale per il permanere di un’inflazione elevata e – in parallelo – lo scoppio della guerra in Ucraina. Il valore lordo delle transazioni ha segnato un progresso anno su anno del 12% tra gennaio e marzo e del 2% tra aprile e giugno.

A livello geografico, Deliveroo ha rafforzato le proprie quote di mercato soprattutto in Gran Bretagna e in Italia. Quanto al nostro Paese, viene sottolineato il rafforzamento nell’offerta di generi alimentari grazie al rafforzamento dell’intesa con Esselunga, oltre che con altri retailer, simile a quelle adottate nel Regno Unito con Waitrose, Sainsbury’s, Co-op, Asda e Spar.

Accelerazione in vista

“Deliveroo è impegnata a realizzare una crescita profittevole. Puntiamo a portare il business al traguardo della profittabilità dell’Ebitda rettificato e quindi ancora alla generazione di flusso di cassa positivo – sottolinea Will Shu, fondatore e ceo di Deliveroo. A marzo abbiamo delineato il nostro percorso verso la profittabilità e le leve per realizzarlo. Da inizio anno abbiamo fatto buoni progressi per realizzare il nostro piano per la profittabilità, nonostante le maggiori difficoltà per i consumatori e il rallentamento della crescita durante il periodo. Siamo fiduciosi che dal secondo semestre del 2022 in poi vedremo ulteriori crescite grazie alle azioni già intraprese, nonché i benefici che derivano dalle nuove iniziative”.

Quindi aggiunge: “Restiamo fiduciosi nella nostra capacità di adattarci finanziariamente a ogni ulteriore cambiamento nel contesto macroeconomico. Continuiamo a essere entusiasti delle opportunità che abbiamo di fronte e della nostra capacità di sfruttarle al meglio”.

 

 

Innovazione logistica, Walmart punta sul consolidation centre hi-tech

Il gigante Usa della distribuzione ha creato in Pennsylvania una struttura ad alta incidenza di automazione che promette di triplicare i flussi di merci gestiti

Walmart è da sempre un punto di riferimento per le innovazioni nel campo della grande distribuzione. L’ultima novità è la creazione di un consolidation centre in Pennsylviania, al quale sarà affidato un ruolo di hub rispetto ai centri logistici presenti sul territorio, con l’obiettivo di innovare i processi logistici, rendendoli più rapidi ed efficienti.

Le caratteristiche

La struttura, ubicata a Lebanon e con una superficie di circa 1.200 metri quadrati, è caratterizzata da un’elevata automazione dei processi e vede al lavoro 500 persone, quota destinata a raddoppiare nel giro di pochi mesi. Proprio l’automazione consentirà di gestire flussi di merci tripli rispetto ai centri tradizionali. Il che consentirà di consegnare il prodotto giusto al negozio giusto, in modo che i clienti possano trovare i prodotti di cui hanno bisogno, ottimizzando così le tempistiche e minimizzando le possibilità di errore. Il centro di consolidamento servirà tutti i 42 centri di distribuzione regionali negli Stati Uniti.

“La struttura offrirà ancora più opportunità ai fornitori di piccole e medie dimensioni, che non effettuano spedizioni a livello nazionale, la possibilità di offrire i loro prodotti a tutti i 4.700 negozi Walmart”, sottolinea una nota diffusa dalla società.

Il precedente in California

Si tratta della seconda struttura di questo tipo realizzata da Walmart. La prima risale al 2019 ed è ubicata a Colton, in California.

I centri di consolidamento hanno un ruolo specializzato nello spostamento rapido dei prodotti durante il viaggio verso gli scaffali dei negozi, in modo da soddisfare i consumatori, che diventano sempre più esigente. Ciascuno ha la capacità di ricevere merce generica dai fornitori in carichi di merci più piccoli, noti nel settore come Ltl, letteralmente “less than truckload”, tradotto in italiano come trasporto stradale a carico parziale e consolidarli in carichi di merci più grandi, noti come carichi di camion completi (“full truckload”). Quindi il prodotto viene spedito ai centri di distribuzione regionali, nei quali viene smistato per la distribuzione ai negozi. A quel punto i fornitori possono consegnare la merce in un'unica sede per il consolidamento rispetto alla spedizione di ordini separati per ciascuno dei 42 centri di distribuzione regionali. Questa automazione semplifica l’evasione degli ordini di acquisto e riduce dei tempi di consegna.

 

 

Nova Coop, bonus da 200 euro ai dipendenti contro il carovita

La misura una tantum va a vantaggio di tutto i circa 5mila tra dipendenti e somministrati in regime continuativo, per un valore complessivo di circa un milione di euro

Un bonus straordinario da 200 euro per ciascuno dei circa 5mila tra dipendenti e somministrati in regime continuativo. Lo ha disposto la presidenza di Nova Coop in accordo con il consiglio di amministrazione per fronteggiare il carovita, che a luglio in Italia ha fatto segnare un balzo nell’ordine del 7,9% rispetto allo stesso mese dello scorso anno e dello 0,4% se il confronto viene fatto con giugno, con accenti più marcati per il cosiddetto carrello della spesa, cioè il paniere di beni alimentari, della cura della casa e della persona, salito del 9,1% a livello tendenziale, a segnare un progresso non si osservava da settembre 1984.

Anche Nova Aeg, società attiva nel settore luce e gas controllata da Nova Coop, ha scelto di estendere questa premialità ai suoi circa 50 dipendenti.

Misure che certamente non saranno sufficienti a fronteggiare le difficoltà emergenti di tante famiglie, ma che offrono una boccata d'ossigeno in attesa di (auspicati) interventi da parte del legislatore.

In una nota diffusa dalla società viene sottolineato che la forte spinta inflazionistica, dovuta al rincaro delle fonti energetiche e alla carenza delle materie prime, si è scaricata con particolare vigore sul settore della grande distribuzione dove la cooperativa ha agito “da subito per cercare il più possibile di difendere il potere di acquisto dei consumatori, assorbendo parte dei rincari di listino dovuti ai fenomeni inflattivi e accettando di ridurre le proprie marginalità”.

A queste misure si aggiunge ora la volontà di Nova Coop di premiare le proprie lavoratrici e i propri lavoratori devolvendo a loro favore il maxi-premio ricevuto nel corso del 2022 dalla Lotteria degli scontrini attraverso il bonus da 200 euro, anziché destinare l’importo a tonificare il proprio conto economico.

Accordo tra Everli e Abbi Group per semplificare la spesa online

Il marketplace su Internet e il gruppo della distribuzione sardo a marchio Despar hanno raggiunto un’intesa per mettere insieme i punti di forza delle due realtà

 

Lo sviluppo dell’e-commerce resta al centro delle strategie dei retailer, alla luce del crescente interesse mostrato dai consumatori verso questo canale. Anche quelli tradizionalmente più restii, lo hanno scoperto durante la pandemia e da lì in avanti hanno cominciato a farne largo uso. In questo scenario si inquadra l’accordo raggiunto tra Everli e Despar Sardegna (gruppo Abbi) che permetterà ai clienti dei due brand di fare la spesa online, contando sull’innovazione del marketplace online e sulla qualità e la convenienza dell’offerta della rete della seconda.

Si parte con 9mila referenze

La partnership, attiva con tre punti vendita a insegna Despar nell’area di Cagliari (Cagliari, Quartu Sant’Elena e Selargius) ha già reso disponibili sulla piattaforma di Everli quasi 9mila referenze, grazie alla vasta gamma di prodotti in offerta (il 20% dell’assortimento) e delle linee a marchio privato tra cui scegliere, come Cuore dell’Isola e La Rosa dei Gusti.

Everli rivendica di essere l’unica piattaforma per la spesa online che consente di scegliere il proprio supermercato di fiducia tra quelli dell’area circostante, approfittando di promozioni esclusive e scegliendo i propri prodotti preferiti all’interno di una vastissima offerta. L’ordine effettuato online (il servizio è attivo dal lunedì alla domenica dalle 9.00 alle 21.00) viene affidato a uno shopper, che si reca al punto vendita per fare la spesa per il cliente, consegnandola a casa o all’indirizzo desiderato all’orario concordato, anche in giornata.

Le dichiarazioni dei manager

“Siamo orgogliosi di annunciare la nostra collaborazione con Despar Sardegna, insegna appartenente al gruppo Abbi della Fratelli Ibba, un player di enorme rilievo che ci consente di ampliare l’offerta per i nostri clienti e di migliorare la capillarità della nostra presenza in Sardegna” - ha dichiarato Federico Sargenti, ceo di Everli. La mission di Everli è ridurre le complessità legate all’acquisto e garantire serenità ai consumatori quando fanno la spesa. Sono certo che questa partnership permetterà a moltissime persone di ordinare online i loro prodotti preferiti in maniera semplice e veloce, senza rinunciare alla qualità e alla convenienza del proprio punto vendita di fiducia”.

Per Stefano Ibba, direttore generale di Abbi Group, “la partnership con Everli consentirà ai punti di vendita aderenti Despar Sardegna di ampliare l’offerta di servizi che il punto vendita offre e soprattutto rispondere alle esigenze d’acquisto dei consumatori, attraverso un servizio personalizzato con un partner di riconosciuta esperienza nel canale online”.

 

Obicà Mozzarella Bar: un rebranding che parte da Milano

Obicà Mozzarella Bar
Obicà Mozzarella Bar ha avviato un processo di evoluzione del brand con il locale milanese di via Cusani, per una nuova fase di espansione della rete

Italianità, cosmopolitismo, freschezza, semplicità e convivialità, questi i valori che contraddistinguono Obicà Mozzarella Bar, l’insegna di ristorazione che dal 2004 ha nella mozzarella di bufala campana dop il suo caposaldo. A cominciare proprio dal nome: in dialetto napoletano Obicà (“eccolo qua”) è una espressione usata per indicare qualcosa di sorprendente proprio come la mozzarella in tutte le sue declinazioni. Ma Obicà è anche una catena che conta 20 locali tra Italia (8 ristoranti) ed estero (12 locali in Uk, Usa, Portogallo e Giappone) con l’obiettivo per il 2022 di consolidarsi nei mercati in cui è presente (Italia, Uk e Usa) e avviare nuove aperture in franchising in Turchia e Portogallo. Sono previste, infatti, due inaugurazioni in Italia, due aperture a Istanbul e una a Lisbona. Per il secondo semestre di quest’anno l’obiettivo è di crescere rispetto alle vendite del 2019 e chiudere con un fatturato superiore ai 40 milioni di euro (incluso il franchising).

Cosa offre il menù Obicà Mozzarella Bar

Menù con prodotti di qualità della cultura italiana e location dal design contemporaneo in posizioni strategiche in centro città sono i punti di forza dell’insegna, che ha come target di riferimento una clientela business tra i 25-45 anni. Con la recente apertura del locale milanese in via Cusani, il brand ha avviato un processo di rebranding voluto dalla famiglia Scudieri che ha acquisito il gruppo nel giugno 2021. “Con l’acquisizione di Obicà da parte della famiglia Scudieri, già attiva nel settore della ristorazione dal 2014 con il marchio Eccellenze Campane, è iniziata per noi una nuova fase di evoluzione ed espansione. Il nuovo ristorante in via Cusani rappresenta il primo passo di questo progetto in cui l’esperienza del cliente diventa ancora più centrale -dichiara Davide Di Lorenzo, ceo del Gruppo Obicà Mozzarella Bar -. Non solo un nuovo design e un nuovo modo di comunicare, ma soprattutto la volontà di offrire un viaggio gastronomico lussuoso nel rispetto della semplicità della cucina italiana che si rispecchia nei nostri piatti”.

Il progetto architettonico

Obicà Mozzarella Bar 2

L’evoluzione del brand si esprime soprattutto nel progetto architettonico dello spazio interno di via Cusani, ideato e curato dallo studio Labics. L’idea è quella di concepire gli interni come se fossero aree urbane pronte ad accogliere il pubblico per un momento di convivialità. Questo giustifica la scelta di materiali da esterni come il mattone e di altri elementi tipici di un paesaggio urbano come le ringhiere o i parapetti. L’uso di questi elementi, ai quali si aggiunge il legno massello per i tavoli, dotati di una grana e di una texture ben definite, trasmette l’idea di artigianalità, la stessa che si ritrova nel processo di produzione del cibo italiano. Obicà ha costruito così una identità visiva riconoscibile e associata al buon cibo. L’atmosfera è resa ancora più accogliente grazie all’uso della fragranza “O” di Obicà, creata su misura e diffusa da Integra Fragrances all’interno del ristorante milanese. Per rendere il brand anche olfattivo.

D.It: nuovi format e focus sulla qualità per resistere

Sigma D.It
In D.It attenzione all’inflazione, ma non solo. Priorità a mdd, al lancio del nuovo format Sigusta e allo sviluppo dell’online

Nuovi format, ampliamento delle mdd, sforzo di garantire convenienza: per il direttore commerciale e marketing di D.It Alessandro Camattari sono queste alcune delle priorità sulle quali la centrale sta lavorando nello scenario attuale. Oggi D.It raccoglie 9 gruppi distributivi (Sigma, Realco Soc. Coop., Consorzio Europa, Cedi Sigma Campania S.p.A., San Francesco S.r.l., Distribuzione Sisa Centro Sud, Sisa Sicilia, Supercentro S.p.A., Europa Commerciale e Lombardi & C.), attivi con circa un migliaio di punti di vendita Sisa e Sigma nella Penisola. Tra le principali novità va sottolineato il nuovo format di prossimità Sigusta, al quale alcune imprese lavorano dallo scorso giugno e che è stato presentato ufficialmente all’ultima edizione di Marca, la manifestazione delle mdd che si tiene a Bologna.

Parliamo di Sigusta, di cosa si tratta?
È il nuovo format di ultra prossimità sviluppato dalla centrale D.It. Una moderna bottega tra 200 e 350 mq di vendita, da declinare in base alle identità territoriali, sia per il canale Sisa che per Sigma. Abbinerà una spesa veloce e facile all’accoglienza e la possibilità di stabilire una relazione più stretta con il cliente. Circa il 40% dell’offerta sarà dedicata a freschi e freschissimi, con l’ortofrutta con vendita assistita e il food to go all’ingresso, per valorizzare e richiamare il concept del mercato urbano, seguiti da panetteria, macelleria, salumi e formaggi non industriali, sempre a vendita assistita. A completamento il non food con funzione di servizio, nei reparti cura casa, cura persona e pet.

Dalla pandemia all’Ucraina, quale impatto?
Lo scenario è molto complicato e fare previsioni è difficile. Una situazione di totale rottura rispetto al passato che ci costringe a navigare a vista. Tutto il comparto alimentare è stato toccato, i costi energetici sono balzati ai primi posti nei conti economici delle nostre aziende. Chi negli anni è riuscito a crearsi una sorta di paracadute grazie al prodotto a marchio, in questo momento si sente un po’ più al sicuro. Il livello inflattivo che incameriamo sulla mdd è sicuramente più contenuto rispetto all’industria di marca, ma si tratta di un dato fisiologico. Il fatto rilevante è che si sta creando un allargamento della forbice di prezzo tra prodotto a marchio e prodotto industriale.

Come evolve la strategia di D.It?
Per i prossimi tre anni investiremo in maniera decisa sul prodotto a marchio, con l’obiettivo di conquistare 3-4 punti di quota rispetto al 12% attuale: vogliamo arrivare al 16-18% nell’arco del prossimo triennio. Una scelta che non poteva più essere rimandata, nonostante la d.o. storicamente sia composta da ottimi venditori di prodotti Idm. Ma oggi bisogna cambiare il paradigma.

Cosa fate a tutela della convenienza?
Abbiamo iniziato a proporre una serie di panieri di convenienza per una spesa base. Aumenteremo l’incidenza promozionale sul prodotto a marchio, ragionando in maniera diversa rispetto ai ruoli delle categorie, in parte con una logica hi-low, in parte in logica di riposizionamento di prezzo con un’incidenza promozionale molto bassa. Il tema di fondo è che non possiamo più permetterci di essere generalisti nelle scelte. Le aziende che stanno tenendo meglio sono quelle che hanno fatto scelte chiare e radicali in termini di posizionamento, non solo sulla mdd.

Ad esempio, presidiando anche la fascia premium.
Certo, soprattutto attraverso il presidio dei localismi. In quest’ottica, tre anni fa abbiamo inaugurato la partnership con Slow Food Italia che per noi seleziona imprese di dimensioni medio piccole, connotate localmente, che sviluppano un segmento della linea premium. Questa soluzione ci permette, zona per zona, di sviluppare prodotti freschissimi per i nostri soci e valorizzare al meglio i localismi. Cosa più complessa per la g.d., ma che è, invece, nel dna della d.o.. Il livello di qualità anche per la mdd mainstream per noi rimane un must.

E l’eCommerce?
Abbiamo lanciato la piattaforma a giugno 2020, roll out a gennaio 2021, con circa 70 negozi collegati, il 10% della rete. Inizialmente ero scettico. Invece i dati dicono che l’incidenza delle categorie acquistate online è esattamente la stessa del negozio fisico, con uno scontrino medio quattro volte superiore. I freschi si confermano il punto di forza delle nostre insegne, anche perché la scelta strategica è stata di proporre l’assortimento specifico del singolo punto di vendita e identiche scelte commerciali.

Nessuna differenza tra online e offline?
È chiaro che il negozio attiva acquisti d’impulso che online sono più complessi: per questo abbiamo cercato di inserire elementi di discontinuità, in più lo stiamo arricchendo con contenuti redazionali prendendo spunto da esperienze anglosassoni. Per lo scaffale virtuale cerchiamo di privilegiare la marca privata ma non a discapito del prodotto industriale. Teniamo presente che circa il 30% degli inserimenti nel carrello virtuale passano dalla funzione diretta di ricerca del cliente.

Risultati che giustificano i costi?
ll click&collect sotto il profilo costi e ricavi non sposta nulla. Invece, quando c’è una forte presenza di home delivery l’incidenza sui costi è altissima ed è molto difficile fare economie di scala.

 

In che contesto operano i retailer oggi secondo Selex

Maniele Tasca, direttore generale Selex
Maniele Tasca, direttore generale di Selex
Per superare la situazione incerta di oggi, servono strumenti, comportamenti e visioni diverse. Parola di Maniele Tasca, dg di Gruppo Selex

Maniele Tasca, direttore generale di Selex, racconta il contesto nel quale, in questi primi mesi del 2022, i retailer si trovano ad operare.“Viviamo un’epoca di incertezza, nella quale non abbiamo a disposizione quei parametri di riferimento ai quali siamo stati abituati finora. Dobbiamo fare i conti con situazioni nuove: l’inflazione alla vendita, per esempio, ha implicazioni immediate sulle abitudini dei consumatori di cui dobbiamo tenere conto nella formazione degli assortimenti delle nostre reti”.

Quale scelte comporta questo scenario economico?
Serve prima di tutto capacità analitica alla ricerca di equilibri tra inflazione, che cresce in maniera non lineare ma differenziata per singole categorie e in funzione delle diverse causali, aumenti delle materie prime e dei costi energetici, a fronte di un carrello della spesa sempre più all’insegna dell’economicità.
Non possiamo riversare sui clienti tutti gli aumenti dei listini e dei costi che stiamo sopportando. Finora in Selex ci siamo riusciti. Lo scenario, però, è in peggioramento e non possiamo contenere ulteriormente l’inflazione, purtroppo.

Quali le priorità di Selex, quindi?
Da un lato, aumentare i prezzi dove necessario e in modo graduale; dall’altro, insieme all’industria, dobbiamo impegnarci per combattere le speculazioni ed evitare anticipi o eccessi di inflazione, dove non si giustifica. È in gioco la tenuta dei consumi e questo riguarda tutti gli attori della filiera che devono agire con grande responsabilità. Per questo, in Selex dovremo anche fare delle scelte a livello assortimentale, perché il ruolo di certi prodotti non trova più giustificazione se cambia radicalmente il loro posizionamento di prezzo o la politica promozionale. Sono valutazioni non semplici ma dobbiamo adattarci ai cambiamenti

Forse serve anche un’evoluzione dei rapporti con l’industria, meno conflittuale e complessa di quanto successo in questi ultimi anni ...
Come dicevo, stiamo vivendo un periodo particolare e complicato. Ora siamo in mezzo a una tempesta: cerchiamo di viverla, mettendo a disposizione tutte le nostre energie.
Vale per noi di Selex e anche per l’industria di marca. Certo, quando la situazione si calmerà, dovremo ripensare e rivedere alcuni comportamenti, da entrambe le parti.

Cosa vuol dire in concreto?
Per quanto ci riguarda applicheremo una maggiore selettività nelle partnership di medio e lungo periodo, tanto con i fornitori delle nostre private label quanto con l’industria di marca in generale. Siamo convinti che, quando la situazione si tranquillizzerà (speriamo presto), si dovrà anche tornare verso una riduzione dei listini, soprattutto quelli aumentati per spinte speculative. Deve essere anche chiaro, però, che ci ricorderemo di chi è cresciuto in maniera non coerente, chi ha proposto aumenti non dettati da situazioni contingenti, chi ci ha messo in difficoltà. Anche perché noi oggi sappiamo valutare l’impatto degli aumenti: abbiamo a disposizione dati, sappiamo analizzare l’effetto dei costi delle materie prime e di quelli energetici, sappiamo valutare il mercato e le prospettive.

In questo quadro, quale il ruolo delle mdd?
Sono sempre più un riferimento per i consumatori sotto diversi aspetti, per la loro qualità, ma anche economicità. La nostra linea premium, ad esempio, ha registrato un incremento del 26% nell’ultimo anno, un risultato che conferma anche il ruolo delle mdd come pilastro di crescita.
Una crescita legata al miglioramento continuo della qualità dei prodotti in senso organolettico, ma anche in termini di sostenibilità, soprattutto come rispetto dell’ambiente, con packaging che privilegiano l’utilizzo di materiali riciclabili e sostenibili. Inoltre, abbiamo rafforzato il confronto sia con l’industria di marca sia con i nostri concorrenti per ottimizzare l’assortimento, migliorando la produttività. Ma stiamo lavorando anche a nuovi progetti.

Di cosa si tratta, in particolare?
La presa in carico del brand Consilia ci consente di aggiungere la loro esperienza a quella dei marchi Selex con l’obiettivo di prendere il meglio in un processo di convergenza guidato dalla volontà di dare la migliore soluzione possibile ai clienti e massimizzare, allo stesso tempo, le sinergie di acquisto.

Per quanto riguarda lo sviluppo della rete, invece, i vostri progetti cambiano?
No. Anche nel 2022 per noi continua ad essere centrale l’ammodernamento della rete, sia come aggiornamento dei negozi sia come nuove aperture, in linea con il programma che ha previsto per quest’anno investimenti pari a 450 milioni di euro. La rete è la nostra chiave per interpretare i bisogni del consumatore e rispondere alle nuove tendenze, in un contesto che si evolve molto rapidamente. E questa capacità di adattamento si ottiene prima di tutto valorizzando le nostre insegne sul territorio, con le loro particolarità.

Caro-energia, Inalpi chiede l’intervento delle istituzioni

Il presidente dell’azienda casearia, Ambrogio Invernizzi, ha inviato una missiva al governatore del Piemonte e a due assessori regionali, sottolineando l’importanza di supportare le attività produttive

 

“Gentilissimi, alla luce del panorama che si è andato configurando in questi ultimi mesi, e delle prospettive tutt’altro che rosee che si paventano per i tempi a venire, riteniamo necessario richiedere, come Inalpi Spa, un confronto dal quale possa scaturire la definizione di un percorso di supporto a questo difficile e complesso periodo”. Inizia così la missiva inviata da Ambrogio Invernizzi, presidente dell’azienda lattiero-casearia di Moretta, al Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, all’assessore all’Agricoltura Marco Protopapa e all’assessore allo Sviluppo Attività Produttive Andrea Tronzano.

L’appello

“La nostra azienda che oggi occupa 300 dipendenti negli stabilimenti di Moretta e Peveragno (entrambe in provincia di Cuneo) e interessa mille famiglie di conferitori latte, affronta ormai quotidianamente una battaglia per contrastare i rincari che rischiano di minare fortemente la progettualità futura”, ricorda Invernizzi. L’azienda ha varato un piano investimenti da 148 milioni di euro per il quinquennio 2021-2025 “che punta alla realizzazione di importanti infrastrutture produttive e per il completamento di un percorso di totale sostenibilità dei nostri plant. Un investimento che avrà però anche un impatto fondamentale sui livelli occupazionali aziendali, sui conferitori coinvolti che raddoppieranno la loro numerica e sulla crescita dell’indotto di settore”, si legge nella missiva.

Costi crescenti

Un’azienda sana, dunque, che tuttavia rischia di dover fare i conti con “forti problematiche legate alla possibilità di fare fronte agli ingenti rincari in materia di energia, ma anche di trasporti, materie prime per la realizzazione di imballi e confezioni”. A questo proposito Invernizzi ricorda che se ad agosto 2021 il costo del gas era stato di 300mila euro, nello stesso mese di quest’anno si è saliti a un milione e mezzo. Mentre per l’energia elettrica il balzo è stato da 300mila a un milione di euro.

A questo si aggiungono problemi di classificazione normativa. “I requisiti che definiscono un’azienda energivora prevedono una base di calcolo distribuita in 3 anni. Tale definizione permette, come ben di vostra conoscenza, l’accesso a benefici che producono una riduzione degli oneri di sistema pagati e maggiori incentivi fiscali sotto forma di crediti di imposta che consentono all’azienda un considerevole risparmio”, ricorda il numero uno dell’azienda. “Tale valutazione prende però in considerazione un lasso di tempo estremamente ampio, durante il quale tutto si è andato modificando, con un accrescimento esponenziale dei costi”.

Da qui la richiesta di procedere a “una riclassificazione che potrebbe quindi risultare di estremo aiuto per molte realtà economiche che di fatto sviluppano un’attività a grande consumo energetico ma che non si vedono riconosciuti nessun tipo di supporto”.

 

Elettrodomestici ed elettronica sono i più acquistati online

elettrodomestici elettronica
Secondo la ricerca il 75% dei consumatori ha comprato elettrodomestici ed elettronica tramite canali di eCommerce almeno una volta

Il comportamento dei consumatori in relazione a elettrodomestici ed elettronica acquistata tramite eCommerce è ben preciso. La ricerca Digital Commerce Experience, realizzata da Vtex in collaborazione con Bva Doxa, offre nuovi spunti per comprendere quali siano le categorie merceologiche più in auge online.

Elettrodomestici ed elettronica sul podio

I beni durevoli sono la categoria merceologica maggiormente acquistata online. Il 75% del campione, infatti, afferma di aver comprato almeno una volta un elettrodomestico o un prodotto di elettronica tramite eCommerce. Nello specifico, i consumatori prediligono i marketplace per questo tipo di acquisti, spinti anche dalla comparazione dei prezzi. Se la categoria fashion, pur sfruttando l’eCommerce, ha ancora necessità della finestra fisica per una questione anche solo tattile, per i beni durevoli non è così. Per comprare un elettrodomestico o un prodotto di elettronica si ha una minore necessità di vederlo di persona, se non per valutarne le misure (che pure sono presenti nelle schede online). Gli eCommerce che commercializzano questa categoria di prodotti sono molti e si sfidano per la gara al prezzo, permettendo al consumatore di fare una ricerca giorno per giorno e valutare il rivenditore più conveniente.
Indicativamente, quando l’acquisto si conclude online, la tendenza è quella di muoversi nell’ambito di un numero ristretto di siti conosciuti alla ricerca del prezzo migliore.

In generale, viene effettuata almeno una visita in store prima dell’acquisto online; in questa fase un modo per agganciare il cliente evitandone la dispersione sui vari marketplace, potrebbe essere l’esistenza di un sito del negozio, magari con la presenza di totem che permettono l’acquisto diretto in eCommerce mentre si è nello store fisico.

 

Green Logistics Expo torna a Padova per la seconda edizione

Green Logistics Expo
La fiera b2b Green Logistics Expo vuole essere promotrice di una logistica sostenibile e un nuovo punto di riferimento per il settore

La logistica torna a incontrarsi nella seconda edizione di Green Logistics Expo, Il Salone internazionale della Logistica sostenibile, che si terrà dal 5 al 7 ottobre 2022. Si tratta di uno dei più importanti appuntamenti b2b dedicato alla logistica in ogni suo aspetto. La manifestazione è stata organizzata da Senaf presso il polo fieristico di Padova. “Green Logistics Expo si avvicina e possiamo dire che sarà un’edizione molto sentita da tutto il comparto -commenta Marco Valsecchi, direttore generale di Padova Hall-. L’esposizione vuole essere uno strumento per accompagnare la costruzione di un’identità unitaria del settore, che si appresta a realizzare i grandi cambiamenti, necessari per il Paese”.

Il programma di Green Logistics Expo

Saranno quattro le aree espositive che rappresentano al meglio la realtà della logistica sia in Italia, sia in Europa: Intermodalità, Logistica Industriale, City&Logistics, eCommerce. Sono stati organizzati eventi e dibattiti su temi urgenti, come la convergenza dei fondi pubblici sulla logistica o la necessità di fare i conti con la transizione green. In apertura ci sarà il convegno inaugurale “Investimeni, infrastrutture, riforme. La logistica per trasformare l’Italia”. A seguire un focus di Telecom Italia S.p.A. Tim e uno di Rete ferroviaria italiana, due occasioni per conoscere investimenti, cantieri e inaugurazioni delle strutture finanziate dal Pnrr.

I promotori

Oltre al patrocinio di Interporto Padova, Green Logistics Expo è supportata dal Ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibile e dalle principali associazioni di categoria, protagoniste dell’esposizione. Sos-Logistica, Assologistica, Anita (Associazione Nazionale Imprese Trasporti Automobilistici) e Uir (Unione Interporti Riuniti), saranno presenti con un’area espositiva ad hoc.

Green Logistics Expo per un settore in crescita

La logistica italiana continua a crescere, il fatturato dell’ultimo anno ha visto un aumento del 3,5% con un fatturato di 86 miliardi di euro. La direzione tracciata per i prossimi dieci anni dall’Allegato Infrastrutture al Def 2022 individua gli interventi per il comparto, che verranno realizzati grazie ai 61 miliardi di euro del Pnrr. Green Logistics Expo vuole essere promotore di una logistica sostenibile che promette di diventare un nuovo punto di riferimento del settore.

 

Retail e pagamenti senza barriera cassa

Senza barriera cassa

La sosta alla cassa per pagare la spesa da sempre rappresenta uno dei momenti critici (e meno gradevole per il cliente) di un supermercato, al punto da spingere le insegne a trovare soluzioni che consentano di evitarla o ridurne la durata. Era stata Amazon, qualche anno fa, con Amazon Go, a proporre la prima soluzione che consentisse al cliente di un punto di vendita di entrare, prelevare i prodotti dagli scaffali ed uscire dal negozio con il costo della spesa addebitato direttamente sulla propria carta di credito. Da allora, è cominciata la corsa verso lo store del futuro, caratterizzata dall’assenza di barriera casse. Se Walmart aveva iniziato a percorrere una propria strada con Scan&Go anche altre società, fra le quali diverse start up, hanno iniziato a sviluppare tecnologie concorrenti o alternative a Just Walk Out di Amazon. E mentre Amazon ha deciso di vendere anche ai concorrenti la propria soluzione per il pagamento senza cassa, la lista delle società che hanno iniziato a sperimentare le soluzioni per il pagamento senza barriere cassa si è via via allungata. L’emergenza sanitaria causata dal Covid-19, che ha portato a un aumento dei pagamenti con le carte per il timore delle persone per i contatti fisici, ha dato una spinta alla sperimentazione, senza però esempi in Italia.

Chi ha sperimentato senza cassa

Tesco sta sperimentando una tecnologia per il pagamento senza barriera cassa nel Tesco GetGo a Holborn, nel centro di Londra (Uk). La soluzione utilizza sensori di peso collocati sugli scaffali e un sistema di intelligenza artificiale che traccia il movimento delle persone all’interno del punto di vendita e controlla i prodotti che vengono prelevati dagli scaffali. La tecnologia impiegata è Easyout di Trigo. All’ingresso nel punto di vendita viene identificata la sagoma della persona, invece di effettuare il riconoscimento facciale, evitando i problemi di privacy. Per fare gli acquisti nel punto di vendita è necessario scaricare sull’ smartphone l’app Tesco.com e poi selezionare il QrCode che viene generato nello smartphone all’ingresso del negozio. Il costo della spesa viene addebitato automaticamente quando il cliente esce dal punto di vendita.

Sainsbury’s aveva sperimentato la prima vendita senza casse a Londra nella primavera del 2019. I clienti potevano utilizzare lo smartphone per la scansione dei prodotti mentre facevano la spesa nel negozio. Nel novembre del 2021 Saisbury’s ha scelto di adottare una soluzione modificata per le proprie esigenze della tecnologia Just Walk out di Amazon nel proprio punto di vendita di Holborn Circus. Nello SmartShop Pick & Go il cliente scarica la app, all’ingresso del pdv inquadra il QrCode sullo schermo posto sulla barriera; l’app è collegata alla carta di credito o debito del cliente. All’uscita dal negozio riceve la ricevuta digitale sullo smartphone. Addetti al punto di vendita sono a disposizione delle persone per assistere i clienti e per il rifornimento degli scaffali.

Sempre nel Regno Unito a gennaio di quest’anno, Aldi è diventato il primo discount ad utilizzare il pagamento senza cassa in un punto di vendita aperto a Greenwich a Londra. La tecnologia utilizzata è quella di AiFi, che prevede che, per entrare in negozio, i clienti debbano scaricare l’app Aldi Shop & Go. Anche Albert Heijn, la catena olandese di supermercati di proprietà di Ahold Delhaize, ha adottato la tecnologia di Aifi per il suo punto di vendita collocato di fronte all’aeroporto Schiphol di Amsterdam. Si tratta di un punto di vendita di 250 mq non presidiato in cui, dalla fine del 2019, i frequentatori dell’aeroporto possono fare la spesa in modo veloce. L’uso di una soluzione per il pagamento senza cassa è in fase di test anche in Germania, presso un piccolo punto di vendita di Lekkerland, società del gruppo Rewe, a Colonia. Pick&Go, questo è il nome della soluzione, è stata sviluppata dalla divisione di Rewe che si occupa della digitalizzazione e si basa sulla tecnologia Trigo Vision della società israeliana Trigo. La scelta di Lekkerland prevede che, in questo store, sia possibile continuare ad effettuare pagamenti anche con i metodi tradizionali. 

Anche non food

Non solo i retailer del food stanno sperimentando format senza casse. Per esempio, Decathlon già nel 2019 ha iniziato a sperimentare nei suoi store olandesi Decathlon Scan & Go app. L’app, che si basa sulla tecnologia sviluppata dalla società britannica MishiPay, consente a cliente di effettuare la scansione del codice a barre del prodotto e pagare utilizzando lo smartphone senza doversi fermare alla barriera cassa. Attraverso l’app è possibile disattivare il tag Rfid collocato sul prodotto. La soluzione per il self-checkout che prevede che una app venga scaricata sullo smartphone è stata utilizzata per la prima volta da Leroy Merlin nel punto di vendita di Lyon-Bron nel sud della Francia. La soluzione utilizzata, basata sulla tecnologia MishiPay, prevede che il cliente, una volta prelevato l’articolo dallo scaffale, evidenzi il codice a barre del prodotto, paghi attraverso la app, esca dal negozio e riceva la ricevuta digitale sullo smartphone. Nel caso il cliente uscisse senza pagare il sensore lancia l’allarme.

Infine, l’Ikea app, introdotta per la prima volta dal retailer svedese in Canada, offre ai clienti che hanno scaricato l’app sul proprio smartphone di pagare utilizzando una linea dedicata. Il cliente traccia i prodotti prelevati dallo scaffale utilizzando lo smartphone, li depone nel carrello e man mano ottiene la somma degli acquisti. Viene infine prodotto un QrCode da far riprendere da uno schermo all’uscita del punto di vendita; il pagamento viene fatto utilizzando uno dei metodi di pagamento previsti in quel negozio.

Summer Garden Party: il livestream shopping di Leroy Merlin

Livestream shopping leroy merlin
Il livestream di Leroy Merlin è stato presentato dagli speaker di Radio Deejay Andrea & Michele con l’intervento di Tracy di Masterchef

Leroy Merlin punta sul Livestream Shopping e dopo il successo del primo appuntamento Barbecue, che spettacolo!, è stato presentato lo show in diretta Summer Garden Party. Nella diretta streaming trasmessa sul sito leroymerlin.it le ultime novità sull’arredo e la decorazione degli spazi esterni. Il Live show ha dato il via ufficiale alla nuova campagna promozionale multicanale Summer Garden, valida fino al 15 agosto. Inoltre, Leroy Merlin ha lanciato il concorso Il mio Summer Garden, grazie al quale i clienti potranno vincere fino a 200 euro di buoni spesa.

La Summer Garden Party

Il livestream di Leroy Merlin, Summer Garden Party, è stato presentato dagli speaker di Radio Deejay Andrea & Michele. Gli esperti sono stati Roberto, di Leroy Merlin Nova Milanese, e Federico, architetto Leroy Merlin Torino Giulio Cesare, che hanno condiviso idee su come arredare il giardino o il terrazzo e sull’organizzazione di una festa serale. Inoltre, presente anche Tracy, vincitrice dell’ultima edizione di Masterchef, che ha preparato due ricette da aperitivo sul barbecue. Per i propri eventi di livestream shopping Leroy Merlin si è affidata al servizio di Marlene, soluzione di live streaming per eCommerce già utilizzata da aziende come Dmail, Victoria's Secret e Kasanova.

Coinvolgimento allo shopping

Durante il Summer Garden Party i clienti hanno potuto interagire con gli esperti di Leroy Merlin via chat. Gli spettatori hanno ricevuto suggerimenti in tempo reale e procedere all’acquisto nel corso della diretta stessa senza abbandonare lo show. La live experience diventa, così, uno strumento strategico utile per valorizzare le competenze degli esperti Leroy Merlin, mostrare ai clienti i prodotti in situazioni d’uso, ma anche entrare in contatto e rafforzare il proprio legame con la community. Si tratta di uno strumento di coinvolgimento allo shopping, che unisce la partecipazione alla comodità dello shopping online e sono in molti ad averne compreso le potenzialità. Per esempio, da poco YouTube ha lanciato una collaborazione con Shopify per la quale sarà possibile partecipare proprio a eventi di live shopping. “Le live sono un format innovativo che ci permette di attirare e coinvolgere i clienti appassionati, proponendo loro di vivere insieme, in diretta live, un’esperienza di intrattenimento, acquisto e conversazione -spiega Caterina Clasa Nincevich, community & network manager di Leroy Merlin Italia-. Le connessioni emotive e le interazioni create con la community diventano il vero driver di acquisto”.

Chi compra prodotti per pet online è guidato dalla routine

prodotti per pet
Solo il 17% di chi compra prodotti per pet sceglie l’eCommerce, ma lo fanno con costanza optando maggiormente per i siti dei retailer

Gli acquisti di prodotti e cibo per pet online sono limitati. A rivelarlo la ricerca Digital Commerce Experience, realizzata da Vtex in collaborazione con Bva Doxa. Lo studio si concentra sui comportamenti di acquisto online ed evidenzia le esigenze dei consumatori sui prodotti, le piattaforme e i pagamenti. Solo il 17% del campione preso in esame afferma di comprare abitualmente prodotti per il proprio pet tramite canali online. Si tratta, principalmente, di coppie senza figli, heavy buyers (soggetti dediti alle compere su eCommerce) e chi predilige il personal computer come device per la navigazione. Tuttavia, nonostante la bassa percentuale chi compra questa categoria merceologica online è un affezionato che spesso rende routine l’acquisto sui siti.

Un acquisto emotivamente disinvestito

Il processo di acquisto di prodotti e mangimi per i pet è emotivamente disinvestito. Si tratta di compere effettuate con cadenza regolare in cui prevalgono convenienza in termini di comparazione di prezzi e accesso alle promozioni, e comodità con la consegna a domicilio. L’83% dei consumatori sceglie sempre lo stesso sito, spinto dalla possibilità di aderire a programmi fedeltà che spesso sono facilmente utilizzabili sia per il canale online, sia per quello offline, creando un vero e proprio strumento omnicanale che permette al consumatore di spostarsi tra lo store e l’eCommerce con tutti i vantaggi correlati.

Competitività dei prezzi dei prodotti per pet online

L’acquisto dei prodotti per gli animali da compagnia, quindi, è funzionale e pertanto non richiede di accurata scelta in quanto solitamente i nostri pet hanno un’alimentazione standard e abitudinaria. Tutto si gioca sui prezzi, e la qualità passa in secondo piano: non è particolarmente necessario recarsi nel canale offline se la genuinità di una referenza e tastabile solo dalla scritta in etichetta. Gli acquisti, quindi, vengono fatti di giorno tra un’attività e l’altra, proprio perché ripetitivi. Molti gli eCommerce che propongono il riacquisto automatico, con un piccolo sconto. In questo contesto, sono rilevanti anche le confezioni multipack che permettono di fare scorta a un prezzo più conveniente.

Il frigorifero al centro di un mondo di servizi

Frigorifero
Contratti versatili sul frigorifero rendono il fresco/freddo un punto di risparmio e di esperienza utente essenziale su tutti i formati di store

Il frigorifero è parte della customer experience e la gestione del freddo diventa un'occasione di risparmio. Unità gestite a isole a temperatura controllate, geolocalizzazione, connessione su reti private virtuali e sicure, manutenzione a distanza con algoritmi di intelligenza artificiale, eventualmente con contratti a noleggio per passare da Capex a Opex sembrano questioni da ambienti informatici, ma non è (solo) questo. Energia, rete e servizi con attenzione alle spese operative sono oggi le basi anche di un’attività che prevede la refrigerazione. Continuando il parallelo con l’informatica, potremmo definire il nuovo riferimento di business come Fridge as a service, frigorifero al centro di un mondo di servizi. I recenti cambiamenti, avvenuti purtroppo non solo nel nome della trasformazione digitale, ma anche di questioni più rilevanti come sovrappopolazione, pandemia e guerre, stanno sagomando la refrigerazione nei supermercati in modo radicalmente diverso rispetto a quanto immaginato finora. L’evoluzione della distribuzione moderna è influenzata dal modo in cui i consumatori vivono gli spazi cittadini e stanno guidando la trasformazione dei format dei negozi e nei negozi. Una nuova customer experience, sostenibilità e prossimità sono le parole chiave del tempo che viviamo. I negozi di vicinato, che erano già in crescita, hanno visto un’ulteriore accelerazione verso una spesa veloce e ricercata, aumentando la fidelizzazione della clientela. Inoltre, altre necessità, come il 24 ore per alcuni generi, hanno portato alla nascita del quick commerce, un nuovo format che completa perfettamente la rete esistente.

L'ottimizzazione del frigorifero Arneg

“Il mercato d’oggi richiede ottimizzazioni di vario genere, che si riflettono in riduzione delle aree frigo e non per i supermercati, in un’ottimizzazione dei negozi di prossimità e sulla nascita di self-service aperti 24 ore su 24 -spiega Massimiliano Bonin, responsabile vendite Italia di Oscartielle- il programma Industria 4.0 ha spinto molto il nostro mercato sia nel 2021, sia in questo primo scorcio del 2022”. Oscartielle è un produttore italiano che rientra nella galassia di Arneg. Con le sue specificità: “siamo forti nel plug-in, frigorifero con motore a bordo e tra loro interconnesse, per le quali offriamo la telegestione”.
L’attuale domanda di mercato, insomma, richiede costante innovazione nelle categorie merceologiche che nei punti di vendita della gdo vengono gestite a temperatura controllata fresco/freddo. Questa trasformazione si vede principalmente su tecnologia, design e attenzione, anche nei modelli di business, ma l’evoluzione del frigorifero riguarda anche il tipo di servizio, come monodose-porzionato, ready-to-eat e altre proposte.
“Arneg propone il frigorifero Korinthos 3 e il Venezia LX -spiega Luca Masiero, direttore vendite di Arneg Italia-; rispettando le dimensioni di una vetrina tradizionale, Korinthos 3 riunisce in un unico mobile il servizio assistito (accesso posteriore) e self-service (accesso frontale). Perfetta per freschi porzionati e cross-selling, questa vetrina è particolarmente indicata per l’esposizione di salumi, latticini, gastronomia e pasticceria. Venexia LX, invece, permette di realizzare i layout più evoluti in ogni tipologia di spazio commerciale, tra i quali gastronomia, pasticceria, carne e pesce. Torniamo sul modello di business, che è cambiato molto, e molto in fretta. L’esempio forse più significativo è la grande crescita del noleggio. “Questo servizio offre la certezza dei costi e molti store la preferiscono -riprende Bonin-; Oscartielle ha i suoi modelli con assistenza propria, con un parco di circa duemila unità dedicate a questo ramo d’attività”. La contrattualistica disponibile è molto differenziata e si mostra robusta per le varie esigenze del presente. Un’altra grande modifica richiesta dal cambiamento di modello di business è la tipologia di accesso al frigo. “Il 90% dell’industria alimentare chiede oggi frigoriferi aperti, che hanno un consumo molto maggiore di quelli chiusi; Oscartielle sta lavorando su frigo aperti ma con consumi da frigo chiusi”.Frigorifero Arneg esterno
Nell’ambito dei consumi energetici, Arneg mette una particolare attenzione. Oltre a fornire impianti integrati a Co2  in grado di provvedere sia alla refrigerazione che al riscaldamento/condizionamento del punto di vendita con notevoli risparmi, già da anni l’azienda sottoscrive contratti di vendita con la previsione del consumo già contrattualizzata. Nelle nuove soluzioni trova sempre più spazio il software, in particolare l’intelligenza artificiale. La piattaforma Arneg Data Power fornisce monitoraggio, manutenzione predittiva e previsione dei consumi del negozio. Le attrezzature possono essere gestite online grazie a connessioni di rete privata virtuale (Vpn): Arneg è certificata Iso/Iec 27001, garantendo alle Vpn i massimi standard di sicurezza.

Risparmio energetico per Epta

Se la scelta tra aperto e chiuso, benché importante, è un particolare, le nuove esigenze richiedono nuove soluzioni di tipo più generale. “SlimFit Costan coniuga il design dei banchi remoti con l’ottimizzata capienza e la compattezza delle soluzioni a gruppo incorporato -spiega Giorgio de Ponti, product strategy manager di Epta-: questa nuova collezione completa di vetrine self-contained è ideale per arredare con classe l’intera area a libero servizio di piccole superfici, minimarket e convenience store”.
L’energia è sempre più al centro dell’agenda di Paesi, corporation, cittadini e punti di vendita. La sola refrigerazione pesa per il 40% dei consumi energetici di un punto di vendita, quindi si deve operare in questa direzione, considerando l’estetica ma puntando sull’efficienza.
“A conferma del commitment del Gruppo, molte soluzioni sono già in Classe B o C, ovvero best-in-class nel regolamento Energy Label -continua de Ponti-, come la gamma di Integral SlimFit o di banchi remoti GranFit Costan”. La famiglia SlimFit promuove la sostenibilità: l’illuminazione a Led e il refrigerante naturale con propano R290 collocano queste soluzioni tra le migliori vetrine nell’ambito del nuovo regolamento Energy Labelling. Degni di nota anche i sistemi Fte (Full Transcritical Efficiency) ed Ete (Extreme Temperature Efficiency), che aprono la strada alla refrigerazione naturale a Co2. È, infatti, possibile sostituire completamente gli Hcfc e Hfc con Co2 transcritica in qualsiasi condizione climatica o di mercato, con un risparmio di energia tra il 15 e il 23%.

Un’economia climaticamente neutra si staglia molto in lontananza, ma con grandi probabilità di essere oggetto di continua revisione. Si tratta di quanto previsto dall’European Green Deal: gli obiettivi oggi indicati sono per il 2050, ma questa è una data estremamente mobile. Anche l’ozono è sotto osservazione, con l’antico protocollo di Montreal modificato dall’emendamento di Kigali (2016) diventato legge italiana nel recentissimo febbraio 2022. “Epta vuole accompagnare retailer, operatori horeca e food&beverage, agli adeguamenti normativi sugli F-gas -conclude de Ponti-, con soluzioni a prova di futuro”. E il futuro del frigo sembra una metafora di un più ampio futuro a metà tra trasformazione energetica e modifica del tessuto sociale.
I vecchi refrigeranti chimici ad idrofluorocarburi (Hfc) sono arrivati a pesare per il 4,4% delle emissioni serra in Italia. Vanno quindi rapidamente eliminati, in favore di una nuova generazione di sistemi di refrigerazione a Co2. Il frigorifero Life-C4R di Epta punta ad accelerare la diffusione di una nuova generazione di sistemi di refrigerazione commerciale ad alta efficienza, basati sul refrigerante R744/CO2 e adatti per qualsiasi mercato e condizione climatica. I risultati provengono da un progetto triennale su sette installazioni pilota realizzate in Italia, Spagna e Romania da Epta Iberia e Daas, partner del progetto insieme ad Epta. Si tratta di soluzioni che rendono possibile la completa eliminazione degli Hfc. I dati prodotti dagli impianti nel corso dei tre anni di osservazione hanno, inoltre, dimostrato la convenienza economica delle tecnologie Epta impiegate nell’ambito del Life-C4R: se confrontate con impianti a Co2 tradizionali, infatti, riducono il consumo annuo di energia tra il 15% al 23%.
Inoltre, l’analisi Lca dell’intero ciclo di vita delle emissioni di gas serra delle tecnologie Life-C4R secondo gli standard di Lccp (Life Cycle Climate Performance) evidenzia come la scelta dei sistemi Epta possa ridurre le emissioni complessive di Co2 fino al 20%.

Fashion ed eCommerce: i consumatori comprano moda online

fashion
Il 45% dei consumatori acquista con frequenza prodotti fashion tramite eCommerce, ma l'experience passa ancora per lo store

I consumatori prediligono il canale online per l'acquisto di prodotti fashion. Lo rivela la ricerca Digital Commerce Experience, realizzata da Vtex in collaborazione con Bva Doxa, analizza i comportamenti di acquisto online e le nuove tendenze rispetto alle diverse categorie merceologiche. Lo studio evidenzia le esigenze dei consumatori sia in termini di prodotto, sia di piattaforma preferita. In questo modo, brand e retailer hanno possibilità di comprendere dove e come canalizzare la propria forza.

L’offline resta per tastare con mano il fashion

Secondo la ricerca Vtex-Bva Doxa, il 79% del campione ha acquistato almeno una volta prodotti inerenti il mondo del fashion, mentre ben il 45% lo fa con frequenza. Il canale scelto è principalmente il sito specializzato multi-marca: solo 1 su 3 preferisce comprare direttamente dal sito del produttore. In particolare la scelta dell’eCommerce per i capi di abbigliamento e simili permette l’accesso a un assortimento completo rispetto al canale fisico, che spesso non possiede in store tutte le referenze; inoltre, acquistando i prodotti moda online è possibile effettuare una comparazione dei prezzi precisa, senza dimenticare la comodità della consegna a casa sempre più spesso inclusa nel prezzo. In questo contesto, il canale fisico ha il solo scopo di tastare con mano qualità e taglie; proprio per questo, risulta importante per il brand e per il retailer concentrarsi sul concetto di omnicanalità che sfrutti i lati positivi dell’eCommerce e del canale fisico per creare una customer experience di alto livello e precisa. E lo dimostrano anche i dati: il 48% degli acquirenti fashion prova i prodotti in negozio per poi migrare online ed effettuare l’acquisto.

 

Uniqlo festeggia i 20 anni della collezione Ut

Uniqlo
Il brand giapponese Uniqlo rilancia le iconiche t-shirt con le grafiche pop realizzate negli anni con la collezione Ut e un archivio storico

Uniqlo, azienda giapponese produttrice e distributrice di abbigliamento casual, annuncia il lancio di Ut Archive Project per festeggiare il ventesimo anniversario di Ut, acronimo di Uniqlo graphic t-shirt, collezione di magliette con grafiche artistiche di stampo pop da tutto il mondo. Il progetto rilancerà una raccolta di Ut tra quelle più iconiche degli ultimi anni. Inoltre, verrà messo online l’Ut Archive Site, una libreria digitale che accompagnerà i consumatori in un viaggio per entrare in contatto con la storia di Uniqlo e con i nuovi aspetti della street culture. Il lancio avverrà l’8 agosto online e il 9 agosto in store.

Selezionati 18 design

Per l’anniversario di Ut sono stati selezionati 18 design dagli archivi della collezione che dimostrano quanto il progetto sia saldamente legato al LifeWear nell’arte, nella musica, nel cinema, nei cartoni animati e in tutti gli aspetti della pop culture globale. Tra questi, sarà disponibile una Ut del 2003 con la grafica di Jean-Michel Basquiat e un pezzo dedicato all’artista Andy Warhol. Ci sarà anche la Ut Black Jack del 2006 con i disegni di Osamu Tezuka e una Ut con grafica del 2009 dedicata alla serie di videogiochi Street Fighter.

Uniqlo Ut Archive Site

L’Ut Archive Site, parte dell’Ut Archive Project, rappresenta l’impegno di Uniqlo nei confronti dell’arte grafica. Con il progetto il brand giapponese intende dare valore ai capolavori legati all’arte, ma anche a personaggi iconici e collaborazioni con marchi da tutto il mondo.

Ut UniqloUna curiosità: il grafico e art director di Uniqlo, Kosuke Kawamura, direttore creativo di Ut da aprile 2022, ha progettato il logo usando la tecnica del collage per rendere omaggio alla storia di Ut.

Bilance smart: pesare il prodotto è una nuova esperienza

Bilance per alimenti
Le ultime tendenze del settore bilance per la gdo con i brand Digi e Omega. Pesare gli alimenti diventa una shopping experience di alto livello

Da sempre le bilance per alimenti svolgono un ruolo fondamentale tra gli strumenti di gestione dei punti di vendita in gdo e, da diverso tempo, sono parte integrante dell’esperienza di shopping dei clienti. Per assolvere a questo duplice ruolo i modelli più recenti puntano su ricchezza funzionale da un lato e semplicità dall’altro. Vediamo le ultime tendenze del settore insieme ai brand Digi e Omega.

Le bilance Omega

Il mondo delle bilance Omega ruota intorno al concetto modulare delle Freestyle, che prevede la suddivisione in tre categorie: compact, advance ed extreme. Ognuna di queste, a sua volta, contiene diversi modelli/configurazioni. Pur conservando un family feeling sul design, tutte e tre le categorie propongono soluzioni che prevedono stampanti a cassetto o su colonna, con doppio gruppo di stampa, o ancora modelli integrati nei banchi dei punti cassa, grazie alle check-out con scanner piani o biottici. Le differenze sostanziali tra le tre categorie si riscontrano nelle tecnologie utilizzate. Si parte da modelli con firmware fino ad arrivare alle soluzioni pc-based, con la possibilità di scegliere tra diversi formati di tastiere e/o monitor (sui modelli compact vengono montati monitor Tft a led retroilluminati, sugli advance monitor con tastiera capacitiva mentre sugli extreme si trovano monitor touchscreen capacitivi). Le bilance elettroniche Omega Freestyle possono essere monitorate, programmate, aggiornate e gestite da remoto tramite cloud. In maniera autonoma, le bilance effettuano un auto-check scadenzato di tutti i parametri di funzionamento e, in caso di alert, comunicano le criticità alla piattaforma centralizzata Dws (DitronWebService). Le comunicazioni sono totalmente asincrone e questo consente un’ottimizzazione nell’utilizzo delle risorse di rete e una comunicazione praticamente real-time dell’informazione. I servizi del Dws permettono di eseguire diagnosi sulle bilance ogni volta che viene riscontrata un’anomalia di funzionamento. Le informazioni critiche sono prelevate direttamente dal dispositivo, senza dover necessariamente contattare il cliente per l’esposizione della problematica. I servizi del Dws consentono inoltre di intervenire, in base alla tipologia di segnalazioni ricevute, anche in maniera predittiva, consigliando al cliente interventi specifici per evitare periodi di inoperatività.Bilancia Omega

Le bilance Omega permettono di gestire flussi dati di diverso genere, come ingredienti, tracciabilità, variazioni di prezzo, promozioni, immagini/video, palinsesti pubblicitari e servizi. “L’affermazione che negli ultimi anni riflette al meglio l’azienda -afferma Carlo Criscuolo, direttore generale di Omega Bilance- è che “con Omega Bilance puoi anche pesare”. È chiaramente una provocazione, che però descrive pienamente la filosofia del progetto. La bilancia Omega può, infatti, trasformarsi in una piattaforma, un touch-point, una fonte di dati, un aggregatore di periferiche, divenendo così il punto di incontro tra il digitale e il fisico, sfruttando in pieno le potenzialità del software Freestyle per rendere la bilancia (che comunque continua ad adempiere alla sua funzionalità primaria, pesare e stampare etichette) veicolo di servizi e interconnessioni”.

Le bilance Digi

Gli ultimi modelli lanciati da Digi Italia sono le bilance pc-based SM-6000 e SM-5300X. Le prime sono da banco e self-service. Con uno schermo disassato e il display con orientamento verticale, permettono di far risaltare il digital signage proposto a lato cliente, lasciando comunque piena visibilità del prodotto.
La Serie SM-5300X offre una gamma completa di bilance, adatte sia alle operazioni da banco, sia per il self-service e il preincarto. La base pc le rende uno strumento flessibile adatto ai bisogni della gdo, con un display lato cliente da 10 pollici per le promozioni. Oltre alle funzionalità “standard” di questi dispositivi, come la gestione del digital signage o della tracciabilità, le soluzioni di pesatura Digi per il retail offrono svariate innovazioni come e.Label e Infotag, che permettono di declinare l’etichettatura elettronica anche presso il banco servito, con modelli dedicati resistenti all’acqua e alle basse temperature. Le etichette elettroniche sono connesse direttamente alla bilancia, condividendone quindi ogni aggiornamento, per un cambio prezzi immediato.
Un’altra soluzione proposta in combinazione con le bilance Digi è Speed ID, che, tramite un dispositivo indossabile Rfid, permette all’operatore di fare il login automatico: niente più codici o password: è sufficiente avvicinarsi alla bilancia per eseguire le operazioni, aumentando l’efficienza del banco.

“Altre soluzioni molto richieste dalla gdo -afferma Federico Tanesini, presidente Digi Italia– in particolare a seguito della pandemia, sono quelle della gestione degli ordini in-store ed eCommerce. Grazie a OrderGO, gli operatori possono ricevere le ordinazioni direttamente sulla bilancia, pesandole tramite una procedura guidata. Il prodotto è poi messo a disposizione del cliente per il ritiro al banco o degli operatori del picking”.
Oltre a migliorare le classiche operazioni di registrazione e gestione della tracciabilità tramite scanner e procedure guidate, Digi ha creato una soluzione per una gestione completa della tracciabilità delle produzioni in-store: MaxProduction. Mettendo in comunicazione magazzino e laboratori attraverso un software installato su bilancia etichettatrice, si tiene traccia di tutti gli ingredienti utilizzati per le preparazioni interne, delle giacenze e dei costi sostenuti, oltre a eseguire tutte le operazioni di pesatura ed etichettatura con un unico strumento. Digi ha sviluppato una soluzione per il self-scanning utilizzando il dispositivo mobile del cliente per rendere le operazioni più smart, anche nel reparto self: grazie a un QrCode e alla funzione Bluetooth, il cliente può inquadrare i codici e inviare alla bilancia i dati degli articoli scansionati, per un’operatività completamente contactless. Il cliente non deve più ricordarsi i codici articolo, mentre ai retailer si assicura una selezione sempre corretta, oltre che la riduzione dei contatti con gli strumenti di pesatura.

Md riduce l’illuminazione negli store e mira alla sostenibilità

Md
L’azione di efficientamento energetico di Md diventa un esempio per tutti i retailer, in ottica di risparmio e riduzione delle emissioni di Co2

Md lancia il progetto Zero Sprechi con la sperimentazione finalizzata al risparmio energetico. Il test è stato effettuato su 12 punti di vendita su tutto il territorio nazionale, tra l’11 e il 20 luglio. Negli store è stato spento il 50% dell’impianto di illuminazione dell’area di vendita. Gli ottimi risultati riscontrati hanno portato all’applicazione del modello in tutti i negozi Md a partire dalla prossima settimana. La scelta, per la salvaguardia dell’ambiente, porterà a un risparmio di circa 10 milioni di Kwh all'anno, cioè 1870 Tep (tonnellate equivalenti di petrolio). “Dopo una settimana di prova -spiega il presidente di Md, Patrizio Podini- è stato fatto un sondaggio tra i consumatori, secondo il quale la quasi totalità delle persone non aveva vissuto nessun disagio dalla diminuzione dell’illuminazione, in pratica su una fila di faretti di un corridoio, un led è acceso e uno è spento. Md Zero SprechiMa, in ogni caso, tutti i nostri clienti interpellati sono stati concordi nel dire che si tratta di un’iniziativa che fa bene alla natura, al Paese, a tutti. Inoltre, i led, che già ci hanno permesso di ridurre i consumi, ci garantiscono una forte luminescenza, oltre alle vetrate da cui filtra luce naturale”.

Un’azione concreta per il pianeta

Lo spegnimento della metà delle luci all’interno dei punti di vendita non ha penalizzato i prodotti a scaffale che rimangono visibili chiaramente, e ha ricevuto un’accoglienza positiva sia da parte dei clienti, sia del personale. I punti di vendita scelti per il test sono stati selezionati in base alle diverse caratteristiche che permettessero risultati eterogenei da analizzare. Inoltre, la selezione è avvenuta anche in base a format, fatturato e collocazione geografica. Con l’introduzione di questo sistema in tutti gli store, si garantirà una drastica diminuzione delle emissioni di Co2 e si consentirà la reimmissione in circolo di energia. La scelta è stata possibile grazie all’impianto elettrico di Md che consente una parzializzazione. “Si tratta di un risparmio che aiuta tutti a vivere meglio, coerente con le logiche di sostenibilità che tutti i retailer dichiarano di seguire e che raccontano nei loro bilanci di sostenibilità -continua Podini-. Anche noi stiamo preparando il nostro e siamo convinti che, visto che supponiamo che i costi dell’energia continueranno ad aumentare, lavorare sulla riduzione dell’illuminazione è una delle azioni concrete che tutti i retailer possono facilmente adottare. Un piccolo risparmio che aiuta tutti, un’azione che guarda al futuro, non solo economico, ma soprattutto di sostegno al pianeta. Mi auguro che anche altri possano seguire questa nostra decisione”.

Md in ottica win win

Md si contraddistingue da tempo per la propria politica energetica. I punti di vendita e i centri distributivi di nuova realizzazione, infatti, sono dotati di impianti fotovoltaici, monitoraggio dei consumi della rete da remoto, segnalazione in tempo reale ai singoli negozi degli allarmi che segnalano le porte aperte delle celle. “Ogni anno investiamo per promuovere nuovi progetti e attività di efficientamento -commenta Podini- perché ci assumiamo un compito di responsabilità nei confronti della nostra comunità, in cui vogliamo favorire il benessere in un’ottica win win”. Visione che verrà riassunta nella prima relazione sulla sostenibilità, propedeutica alla redazione di un bilancio già nel prossimo esercizio. E sull’autunno il presidente conclude: “Sarà un periodo pesante. Continuiamo a ricevere aumenti di listino da parte dei fornitori. Vedremo cosa succederà, ma saranno tempi non facili”.

 

Roncadin in partnership con Intesa Sanpaolo per crescere

Roncadin partnership Intesa Sanpaolo
La collaborazione tra Roncadin e Intesa Sanpaolo per favorire le piccole e medie imprese della filiera produttiva Roncadin

Siglato l’accordo di partnership tra Intesa Sanpaolo e Roncadin, produttrice di pizze surgelate, per agevolare le aziende parte del processo produttivo e distributivo. L’obiettivo è sostenere le piccole e medie imprese del territorio legate alla filiera Roncadin per permettere loro di avere a disposizione gli strumenti necessari. In particolare, verrà favorito il supporto finanziario verso gli imprenditori della filiera che intendono realizzare nuovi impianti o ampliamenti, specialmente in ottica sostenibile. “Lavoriamo costantemente per avere una filiera sempre più sostenibile, corta, locale e che favorisce produttori attenti alla qualità, alla sostenibilità e al benessere dei lavoratori -spiega Dario Roncadin, Amministratore delegato-. Un impegno in linea con la nostra scelta, compiutasi a fine 2021, di diventare Società Benefit, portatrice di un modello di sviluppo basato sulla responsabilità verso l’ambiente, il territorio e le persone”.

Programma Filiere Intesa Sanpaolo

Roncadin è arrivata a occupare circa 780 persone nell’area pordenonese, realizzando 100 milioni di pezzi all’anno con un fatturato di 148,5 milioni di euro. L’azienda produce pizze surgelate sia per il proprio marchio, sia per le mdd nazionali e internazionali. Oltre alle pizze surgelate ha introdotto di recente tra le referenze anche gli impasti freschi da banco frigo. L’obiettivo di Roncadin è crescere investendo sullo sviluppo dello stabilimento e sull’acquisizione di piccole e medie imprese già operanti nel settore. “Grazie al Programma Filiere di Intesa Sanpaolo -continua Roncadin-, dunque, potremo portare nel mondo con ancora maggiore efficacia la bandiera del miglior Made in Italy, quello che è anche sinonimo di sviluppo condiviso e crescita del bene comune”.

Facilitare gli investimenti green

Intesa Sanpaolo si propone di agevolare, tra le altre cose, l’accesso al credito dei fornitori strategici segnalati dal capofiliera per facilitarne gli investimenti, in particolare quelli destinati all’efficientamento energetico, alla riduzione dei consumi idrici, alla valorizzazione dell’agricoltura biologica e a quella 4.0. “L’eccellenza dei prodotti alimentari è al centro del nostro Programma Sviluppo Filiere -spiega Massimiliano Cattozzi, responsabile direzione Agribusiness di Intesa-, con l’intento di sostenere in maniera decisa sia la capofiliera sia i fornitori che implementano la catena di produzione. A tali finalità si affiancano nell’accordo gli investimenti relativi alla transizione ambientale, energetica e tecnologica in coerenza con gli interventi del Pnrr”.

Nel comparto agroalimentare Intesa Sanpaolo ha già avviato 170 contratti di filiera, che hanno coinvolto oltre 6.500 fornitori, un giro d’affari complessivo di oltre 22 miliardi di euro e oltre 22.000 dipendenti del capofiliera.

Abercrombie&Fitch torna in Italia con un nuovo concept store

Il centro Arese Abercrombie&Fitch
Il brand americano Abercrombie&Fitch apre un punto di vendita a Il Centro di Arese con Getaway

Abercrombie&Fitch, marchio di riferimento statunitense per l’abbigliamento giovanile, torna in Italia aprendo uno punto di vendita a Il Centro di Arese (Mi). Il brand aveva chiuso i battenti di via Matteotti a Milano nel 2019, lasciando nel nostro Paese solo alcune insegne dell’associato Hollister Co. A Il Centro Abercrombie&Fitch presenterà la nuova gamma di prodotti per uomo e donna #AbercrombieToday. Il nuovo store si trova al piano terra ed è il primo negozio in Europa che collabora con l'azienda Getaway. Il brand ha deciso di puntare sull’omnicanalità attraverso un concept store che fa da trampolino per l’eCommerce.

"Siamo entusiasti di rientrare nel mercato italiano -commenta Kristin Scott, presidente globale del brand- con una nuova esperienza di shopping omnichannel all'avanguardia per il marchio Abercrombie & Fitch”.

Abercrombie&Fitch a Milano

Abercrombie&Fitch approda in Italia nel 2009 con lo storico store di via Matteotti a Milano. I prodotti di qualità venivano venduti a una fascia di prezzo media. Il punto di vendita aveva riscosso uno straordinario successo non tanto per i prodotti in vendita, quanto per il marketing studiato ad hoc: giovani ragazze e ragazzi di bell’aspetto esposti come vetrina all’ingresso del negozio, che spingevano centinaia di giovanissime (ma anche giovanissimi) a scattare una polaroid. Una forma di “butta dentro” con un modus operandi estremamente funzionale anche se poco politically correct. Quando, alla vigilia della pandemia, il brand ha chiuso battenti, gli affezionati non erano più molti avendo perso l’appeal della novità che ha caratterizzato il boom del primo decennio del 2000.

Intanto Netflix, da aprile scorso, ha messo in catalogo “White Hot”, il documentario sull’ascesa e la caduta di Abercrombie&Fitch.

Berberè: una pizza sostenibile nel rispetto dell’inclusività

Pizzeria Berberè
Berberè punta sulla formazione e sulla condivisione con la propria pizza sostenibile. Tra i valori, il rispetto per chi lavora e per la biodiversità

Due imprenditori, 200 dipendenti, 15 locali in Italia e uno a Londra: sono questi gli ingredienti di Berberè, l’insegna di pizzerie nata nel 2010 a Bologna da un’idea di Matteo e Salvatore Aloe basata sulla cultura gastronomia artigianale. Punto di forza della catena è l’artigianalità del prodotto che fa sì che l’impasto della pizza sia realizzato giornalmente in ogni locale partendo da acqua, farine semintegrali biologiche e lievito madre vivo, grazie alla formazione on job del personale. I locali, tutti gestiti direttamente, si sviluppano prevalente nel Nord Italia (5 a Milano, 3 a Torino, uno a Verona,  Bologna, Castel Maggiore e Roma) -oltre all’apertura inglese- e si presentano con un concept architettonico e creativo diverso per ogni location. Pizzeria BerberèNel rispetto della storia di ogni spazio e con l’intento di valorizzarne le caratteristiche peculiari, ogni ristorante è arredato con allestimenti studiati ad hoc. Nonostante questa diversità, esiste un fil rouge che rende i locali armonici: la presenza di oggetti che trasferiscono la filosofia di Berberè, la cucina a vista che rende trasparente la preparazione, un wall painting realizzato da artisti contemporanei che restituisce distintività a ogni location.

La valorizzazione delle diversità in Berberè

Lo staff di Berberè con 28 nazionalità diverse, con una età media di 25 anni, dove il 70% -11 locali su 15- è guidato da donne nel ruolo di store manager. La condivisione è, invece, alla base della formazione del personale e nell’unione di competenze diverse: dal pizzaiolo al cuoco, dal produttore che fornisce gli ingredienti al personale di sala a diretto contatto con la clientela. L’insegna ripone un’attenzione particolare alla sostenibilità. “La salvaguardia del pianeta, il risparmio delle risorse non rinnovabili, la riduzione delle emissioni di Co2 e dello spreco alimentare, sono tutti ingredienti della sostenibilità e, sono convinto, coinvolgono direttamente la ristorazione che può farsi voce di questo cambiamento necessario -afferma Matteo Aloe, co-fondatore e chef di Berberè-. Chi lavora in questo ambito deve sentirsi investito di una responsabilità pubblica. Per abbracciare la sostenibilità, ogni ristoratore deve introdurre piccoli e grandi accorgimenti in diversi ambiti: alimenti, energia, rifiuti, qualità del lavoro e trasporti. Non è più una sfida ma un’esigenza stringente per salvare il nostro Pianeta. Pizzeria Berberè

La logistica da non sottovalutare

La ristorazione non è solo il piatto, ma per arrivare al piatto un ingrediente viene coltivato/allevato/prodotto, poi impacchettato e trasportato … Forse uno degli elementi meno discussi è proprio la parte logistica e di packaging dove sia per necessità economiche sia di igiene si produce una quantità pazzesca di rifiuti”. Sostenibilità per Berberè significa, dunque, non solo preservare l’ambiente, ma creare un mondo socialmente ed economicamente più equo. Dai prodotti utilizzati alla scelta dei fornitori fino ai contratti di lavoro, tutto contribuisce a fare impresa in modo etico. Contadini e allevatori sono scelti secondo parametri relativi al rispetto del lavoro, impiego della terra, valorizzazione delle tradizioni produttive di ogni territorio. Tra le azioni concrete, la trasformazione di tutte le forniture elettrice in 100% energia green e l’utilizzo di packaging per il delivery completamente sostenibile. Per raggiungere l’obiettivo di impatto zero.

La catena è presente sui social media con un linguaggio fresco e attento all’inclusività. Inoltre, realizza un magazine cartaceo, in italiano e in inglese, per descrivere tutto ciò che ruota attorno alla cultura della pizza. 24 Hour Pizza People ha, infatti, l’obiettivo di raccontare la connessione sociale che si crea attorno a questo alimento, attraverso gli intrecci di relazioni urbane, persone, luoghi, immagini e leggende metropolitane.

In arrivo General Store by Walmart in partnership con Gateway

General Store by Walmart
Il big retailer americano Walmart alla prima esperienza con il micro-retail con General Store, per un’esperienza completa nella natura

Walmart annuncia l’apertura del primo General Store by Walmart in collaborazione con l’azienda Getaway che si occupa di fornire container mobili utilizzabili come store. Si tratta di piccole rivendite al dettaglio per aggiungere punti di vendita in avamposti di viaggio selezionati in tutto il paese, punti di snodo, e sarà la prima esperienza per Walmart di micro-retail. Walmart e Getaway hanno affermato che la partnership vuole aiutare a rendere i viaggi nella natura ancora più facili e convenienti. Il primo General Store verrà posizionato in Texas, a Wimberley vicino ad Austin e San Antonio.

I prossimi punti di vendita

“Collaborando con Walmart, siamo in grado di intensificare i nostri sforzi verso un pubblico più ampio e offrire ai nostri clienti più tempo libero -commenta Carlos Becil, Ceo di Geatway-, aiutandoli a prepararsi per i loro soggiorni e a godersi i comfort della natura una volta arrivati”. Walmart prevede l’apertura di altri quattro punti di vendita General Store entro la fine del 2022. Le località previste sono Moodus in Connecticut, Running Springs in California, Roscoe a New York e Osceola in Mossouri.

Le referenze in General Store by Walmart

Tra le referenze dei General Store ci saranno prodotti stagionali, che Walmart acquista da piccole imprese locali, e prodotti di uso quotidiano. Non mancherà l’attrezzatura da escursionismo, per attività ricreative e per i falò. Il catalogo sarà disponibile anche tramite la pagina Getaway shopping sul sito web di Walmart (https://www.walmart.com/shop/getaway). Becil precisa che la missione dell’azienda è aiutare le persone a disconnettersi e trascorrere del tempo di qualità nella natura dopo l’esperienza della pandemia.

ReStore lancia i primi punti di vendita senza personale

ReStore
ReStore diventa pioniere del phygital nella gdo italiana con casse automatiche e store senza personale per un’esperienza di spesa veloce

ReStore – Your eGrocery Solution, azienda leader nell'eCommerce per la gdo, lancia i supermercati senza casse e personale. Si tratta della prima iniziativa simile in Italia, adatta a piccoli negozi di prossimità, temporary store, ma anche negozi di medie dimensioni. L’iniziativa nasce dall’accordo siglato con Lifvs, società svedese che gestisce mini negozi di alimentari nelle zone rurali in strutture simili a container aperti 24 ore al giorno, e che fornirà in esclusiva per l’Italia la tecnologia del software StoreKey. La messa in campo del progetto avrà tempi brevi, circa 60 giorni, una vera novità per la gdo italiana e un’opportunità per i retailer che permetterà loro di adattarsi alle esigenze di acquisto veloce. Una soluzione adatta in particolare ai giovani, i nuovi shopper, che unisce rapidità alla necessità di toccare con mano la qualità dei prodotti.

ReStore senza cassa

La piattaforma di ReStore

La soluzione di ReStore fornirà ai retailer una piattaforma all-in-one per monitorare gli assortimenti permettendo una gestione completa dei negozi non presidiati. Tramite l’app i clienti potranno accedere allo store, scegliere i prodotti e pagare. La tecnologia, inoltre potrà essere utilizzata anche su container pre-allestiti, autoalimentati da pannelli solari, che possono essere spostati e posizionati a seconda delle necessità in punti strategici.
I primi a lanciare una soluzione simile, senza cassa e controllo all’uscita, è stata Amazon con Amazon Go che, tuttavia, non è ancora approdata in Italia. ReStore senza cassa

Una soluzione anche per i brand

L’iniziativa di ReStore, inoltre, è utile anche per i brand che desiderano aprire punti di vendita in snodi strategici senza l’impegno di un negozio fisso. In particolare, per quei marchi che vogliono optare e tastare il terreno con dei temporary store.
“Con questo importante accordo siglato con Lifvs ci posizioniamo come pionieri nel phygital applicato alla gdo in Italia -commenta Barbara Labate, Ceo di ReStore-. Già diversi retailer si sono mostrati interessati a questa nuova soluzione, vedendo l’opportunità di presidiare territori dove non sono normalmente presenti, realizzando dei piccoli punti di vendita fisici: aree turistiche, moli, località di villeggiatura”.

Gruppo VèGè e le sfide economiche di oggi

Edoardo Gamboni Gruppo VèGè
Negli ultimi due anni la gdo ha assorbito gli aumenti, ma ora serve una responsabilità più condivisa: l'appello del Gruppo VèGè all'idm

Edoardo Gamboni, direttore commerciale di Gruppo VèGè, spiega il suo punto di vista e quali sono secondo la sua ottica gli elementi di complessità dell’attuale contesto economico. Inflazione, forti incrementi dei costi energetici, rapporti con l’idm sempre più complessi da gestire per la rigidità di alcune imprese, pressione promozionale irrazionale, crescita continua dei discount e diffusione di servizi come il quick commerce che riducono ulteriormente gli spazi della gdo. “Tutto questo crea preoccupazione ed evidenzia la grande debolezza della gdo come settore, rendendoci tutti vulnerabili nella gestione dell’intera filiera, fattori che richiederebbero un intervento da parte della politica, perché la situazione sta diventando sempre più insostenibile”, ribadisce Gamboni.

Fattori che dipendono dal conflitto Russia- Ucraina?

In parte sì, perché rendono la situazione del mercato ancora più volubile, ma si tratta dell’ultima goccia di una serie di eventi, da due anni a questa parte, che hanno portato a un aumento dell’inflazione che non conoscevamo dagli anni Settanta e che pone questioni su cui tutti dobbiamo ragionare con onestà. Siamo di fronte a una situazione nuova e temo ci aspettino tempi peggiori, se il livello di inflazione non sarà ridotto. In altri Paesi del mondo, soprattutto in Asia, è al 2%. Da noi è più alta, con un percepito ancora superiore. Eppure, per calmierare la situazione, come retailer da due anni stiamo intervenendo con azioni importanti che da emergenza sono diventati normalità, assorbendo aumenti di listini che si aggiungono ai costi in più cui far fronte. Una situazione non più sostenibile: è tempo che tutti i componenti della filiera si assumano responsabilità.

Chiaro il riferimento all’industria di marca...

È arrivato il momento per le imprese produttrici di fare la loro parte in maniera trasparente, onesta e diretta per salvaguardare non solo il rapporto con noi retailer, ma anche con tutta la filiera made in Italy e con il consumatore. Finora abbiamo assorbito gli aumenti che l’industria ha richiesto: a volte produttivi, a volte industriali, a volte ingiustificati anche perché speculativi, comunque arrivati fino al 20%. Noi di Gruppo VèGè abbiamo cercato soluzioni di ogni sorta pur di venire incontro all’idm: abbiamo sottoscritto contratti con sconti provvisori di accompagnamento, definito listini a tempo da verificare sul trend del mercato. Abbiamo condiviso, straordinariamente, iniziative di riduzione di formato, volte a tutelare due logiche: evitare aumenti di listino e di spreco alimentare, specie laddove resistevano confezioni non più adatte a consumi pratici. Inoltre, abbiamo concordato modifiche di pressione promozionale per periodi tali da attenuare l’avvento di forte inflazione.

In questa situazione quali sono le priorità?

In Gruppo VèGè vorremmo evitare l’applicazione di nuovi, secondi e terzi listini, inevitabilmente motivo di eventuali ed ulteriori differenti posizioni con l’idm. Calo dei consumi, perdita di margine, trasferimento dei consumatori verso altri canali, sono le priorità sulle quali lavoriamo, unitamente alla irrinunciabile competitività che sempre ci contraddistingue. La proposta di condividere per un determinato periodo di tempo anche minore pressione, o l’applicazione di un listino di emergenza a termine dopo il quale tornare al precedente, sono soluzioni del tutto nuove, non facili da comprendere da ambedue le parti, ma sono fonte di dialogo e confronto che rivolgiamo a chiunque dell’industria. E poi la rete vendita: nuovi negozi, operazioni straordinarie delle nostre Imprese, ristrutturazione di quelli meno recenti, maggiori servizi, iniziative nazionali di maketing, scelta assortimenti locali, restano sani a saldi principi commerciali a cui ci ispiriamo: meglio si fanno, maggiori saranno i consumatori che meno privilegeranno altri format.

Quindi all’industria di marca cosa chiedete di fare?

Di scegliere. La gdo non è tutta uguale e forte allo stesso modo: qualcuno non reggerà alla lunga questa competizione. Per questo serve che l’industria di marca prenda una posizione premiando quei retailer che stanno lavorando con risultati positivi e conti economici solidi. Tutti dobbiamo rinunciare a qualcosa e alcune rigidità dell’industria, che rispetto alla gdo ha continuato a registrare redditività più elevate e non risicate, non aiutano a trovare un terreno comune per mantenere soddisfatti i consumatori su qualità e convenienza dei prodotti. Per questo è necessario che l’idm si impegni ad analizzare i progetti, capire chi cresce e chi saranno i capitani del prossimo futuro. Anche perché, dobbiamo lavorare tutti insieme per preservare il valore della nostra produzione agro-alimentare made in Italy, che rischia di essere sempre più penalizzata.

Come Gruppo VéGé come state intervenendo?

Come dicevo, stiamo crescendo in maniera solida: i nostri canali sono tutti in positivo a parità di rete. Continuiamo a svilupparci come dimostrano le 130 nuove aperture effettuate, nell’ultimo anno, nei diversi format dalle nostre aziende socie. Dal 2012, VéGé ha registrato tassi di crescita a due cifre a livello sia di sell-in, il valore di acquisto che più interessa all’idm, sia di sell-out. Per questo siamo fiduciosi, nonostante le criticità dello scenario di mercato. Allo stesso tempo, abbiamo anticipato operazioni importanti, come quella sulla scuola anche al Sud e, da settembre, lanceremo una nuova iniziativa a supporto delle società sportive locali.

BricksLab e MediaWorld: la piattaforma in tutti gli store

BricksLab
Due i tipi di abbonamenti ai contenuti multimediali BricksLab, che offrono anche l’accesso all’archivio storico del Corriere della Sera

La piattaforma digitale di contenuti education ideata da Mr Digital, BricksLab, sceglie MediaWorld per la distribuzione dei propri prodotti. La partnership prenderà il via il 18 agosto quando sarà possibile acquistare presso gli store del marchio una card attivabile online che permette di avere un abbonamento premium annuale. L’abbonamento consente l’accesso agli 11.000 contenuti della piattaforma BricksLab, che viene costantemente aggiornata dai prodotti resi disponibili dai partner. Tra i contenuti presenti, video, audio, presentazioni, podcast, mappe concettuali, materiali interattivi e quiz.

Chi è BricskLab

La piattaforma BricskLab nasce nel 2019 per fornire contenuti didattici dei più importanti editori scolastici, di partner qualificati e di docenti. Si tratta di risorse multimediali sviluppate dall’azienda e materiali reperibili sul web con l’obiettivo di creare un ambiente di apprendimento semplice e ludico che può essere utilizzato dagli insegnanti per creare lezioni interattive, ma anche da studenti che vogliono approfondire gli argomenti e agevolarne il ripasso. “Lavoriamo a stretto contatto con le scuole per favorire l’integrazione digitale, perché siamo convinti che possa portare a una didattica più inclusiva e accessibile che non si limita a trasmettere nozioni agli studenti, ma li rende protagonisti -spiega Andrea Russo, Amministratore delegato di Mr Digital-. Con la piattaforma BricksLab vogliamo dare ai docenti uno strumento in più per integrare facilmente contenuti digitali selezionati nelle loro lezioni”.
La collaborazione tra BircksLab e MediaWorld permette, così, l’ampliamento del bacino di utenza e la possibilità di rendere più semplice l’abbonamento alla piattaforma.

L’abbonamento a BricksLab

L’abbonamento a BricksLab è disponibile in due versioni. La prima offre l’accesso alla piattaforma a 79,90 euro, mentre la seconda aggiunge l’accesso all’archivio storico del Corriere della Sera, il tutto a 99,90 euro. Al momento della registrazione dell’abbonamento, inoltre, sarà possibile scegliere tra il profilo studente e quello docente, che dà la possibilità di costruire lezioni e schede interattive.  

Come si stanno muovendo i big retailer internazionali

Retailer internazionali Kaufland
Un'analisi sui risultati dei retailer internazionali dallo studio Global Powers of Retailing 2022 di Deloitte e dal ranking della National Retail Federation

Tempo di classifiche che analizzano e confrontano l’andamento dei retailer internazionali, indicando chi sale e chi scende, chi punta sul proprio Paese d’origine e chi preferisce misurarsi con l’espansione all’estero. Partiamo da Deloitte e dall’edizione 2022 del suo studio chiamato Global Powers of Retailing, che esamina i risultati finanziari nell’esercizio luglio 2020-giugno 2021 di 250 retailer a livello globale.

Complessivamente, queste realtà hanno registrato un fatturato globale pari a 5.110 miliardi di dollari (poco meno di 4.700 miliardi di euro), mettendo a segno un progresso del 5,2% rispetto all’anno precedente. In testa si conferma per il 20esimo anno di fila Walmart, davanti ad Amazon, con Costco a completare un podio made in Usa.

La classifica dei retailer internazionali

Al quarto posto la prima presenza europea di big retailer internazionali, con la tedesca Schwarz Group (titolare dei marchi Lidl e Kaufland, vendite per 106,4 miliardi di dollari nel 2020), che precede un altro terzetto di realtà americane:The Home Depot (che guadagna due posizioni in un anno, sottraendone una a testa alla coppia che segue), The Kroger e Walgreens Boots Alliance.

Il discounter tedesco Aldi si posiziona ottava, mentre la giapponese JD.com occupa il nono gradino, con un balzo in avanti di quattro posizioni, a testimonianza del successo dell’eCommerce. Chiude la top 10 un altro retailer statunitense, Target Corp, che guadagna una posizione. Nell’ultimo anno solo queste imprese hanno visto aumentare le vendite in media del 12,4%, più del doppio rispetto alle 250 prese in esame. Di pari passo tra le top 10 la marginalità è cresciuta di 0,4 punti percentuali, nonostante la pressione esercitata per l’intensa concorrenza, dall’aumento dei costi del lavoro, dall’inflazione e dagli investimenti online.

La pandemia ha spinto l'eCommerce

“L’anno della pandemia ha registrato una rapida crescita di numerosi player del mondo retail: gli eCommerce sono esplosi grazie al moltiplicarsi degli acquisti online, le aziende specializzate in food & drink che principalmente interagivano con ristoranti e il mondo dell’hospitality hanno visto aumentare le vendite grazie al passaggio al consumo casalingo di numerosi prodotti”, racconta Enrico Cosio, partner e responsabile del settore retail, wholesale & distribution di Deloitte. Che ricorda anche come i retailer specializzati in bricolage e fai da te abbiano avuto “enormi benefici grazie alle attività di rinnovamento delle abitazioni per adattarle alla nuova vita da smart working”.
Questa crescita è stata parzialmente impattata dalle perdite dei retailer in ambito fashion & luxury e travel. Da un lato 69 aziende su 250 hanno registrato vendite in diminuzione rispetto all’esercizio fiscale precedente, dall’altro ben 158 hanno chiuso con profitto. Nel 2019/20 il progresso annuo era stato del 4,4%, mentre, se si considera l’arco temporale quinquennale, il Cagr (indicatore finanziario della crescita media annua) è nell’ordine del 4,7%. Una precisazione: lo studio utilizza tassi di crescita composti e ponderati sulle vendite anziché medie aritmetiche pure; di conseguenza le imprese di grandi dimensioni tendono a pesare di più rispetto alle piccole sul tasso di crescita finale.

I ricavi all'estero dei retailer internazionali

Interessante vedere anche i retailer internazionali con i maggiori ricavi al di fuori del Paese in cui hanno i rispettivi headquarter: nell’ordine, si tratta di Amazon, gruppo Schwarz e Aldi Einkauf. È quanto si ricava dal Top 50 Global Retailers, ranking stilato dalla Nrf National Retail Federation, l’associazione Usa del commercio e da Kantar, società di analisi dei dati e consulenza). Nella top 10 delle vendite all’estero c’è una massiccia presenza di operatori della gdo, a cominciare dal secondo posto di Gruppo Schwarz, che ha una forte focalizzazione sull’Europa e nell’ultimo biennio ha ristrutturato numerosi negozi. A completare il podio è Aldi (98,95 miliardi), protagonista di forti investimenti per migliorare l’esperienza in negozio e online. Al quarto posto troviamo Walmart, che genera oltre l’80% del fatturato nel mercato domestico ed è solo quarta all’estero con vendite pari a 84,34 miliardi di dollari nel corso del 2020. Nel corso del 2021, il gigante della gdo fondato da Sam Walton ha bilanciato il disinvestimento dai mercati internazionali deboli, da ultimo il Sud Africa, con un crescente focus sulle strategie omnichannel e sull’offerta di servizi in store. In questo modo, spiegano gli analisti, ha accresciuto il proprio appeal presso la clientela alto-spendente, ponendosi come concorrente di Amazon (che intanto sta puntando su miglioramenti continui della catena logistica), grazie anche a un potenziamento eCommerce. Al quinto posto troviamo invece l’olandese Ahold Delhaize, che sta puntando soprattutto sugli Usa, seguito dal gruppo francese Carrefour, con buone performance soprattutto in Argentina e Brasile, mentre in nona posizione si colloca la nipponica Seven & I, che sta rapidamente sviluppando il suo modello di minimarket in franchising anche negli Usa.

Wholesale e fashion retail

Tra gli operatori wholesale, da segnalare le performance di CostCo, ottava nel ranking delle vendite internazionali grazie all’espansione soprattutto in Canada e nell’Asia-Pacifico, e il decimo di Metro, focalizzata sull’omnichannel. La riapertura dei negozi ha dato nuovo brio a Ikea, che tuttavia ha visto la sua crescita zavorrata da alcuni colli di bottiglia in sede di approvvigionamento della materia prima, con il risultato che si piazza al settimo posto.
Dal canto suo, la moda resiste alle criticità e continua ad essere tra i settori più rappresentati con otto gruppi tra i primi 50 retailer internazionali per vendite all’estero. A guidare la classifica di settore è H&M (21esima a livello generale), davanti a TJX, Fast Retailing, Sephora (che registra i maggiori progressi da un anno all’altro grazie ai massicci investimenti in nuovi punti di vendita), Inditex (scivolato dal 18esimo al 36esimo posto), Decathlon, C&A e Zalando.
Secondo l’analisi di Nrf, infine, nel 2022 la parola d’ordine è “digitalizzazione”, tanto sul fronte dell’offerta, quanto dell’organizzazione interna.

Sormapaper, packaging resistenti ed eco-friendly per l’ortofrutta

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Sorma Group arricchisce la gamma delle innovative confezioni monomateriali in carta e cellulosa con nuove soluzioni che preservano la shelf life dei prodotti e, al contempo, ne rendono visibile qualità e grado di maturazione ai consumatori

Nell’evoluzione green del settore ortofrutticolo il packaging svolge un ruolo di primo piano. Alle caratteristiche tecniche di robustezza e traspirabilità, a garanzia di una buona shelf life dei prodotti, si sommano le esigenze dei consumatori, che chiedono visibilità del contenuto e completa riciclabilità.

Sorma, gruppo leader a livello mondiale nella progettazione e realizzazione di sistemi di confezionamento, selezione e pesatura per il settore ortofrutticolo, risponde a tutte queste esigenze con la gamma plasticfree Sormapaper, costituita da vari modelli e formati di confezioni in carta 100% certificata FSC (il marchio della gestione responsabile delle foreste), completamente riciclabili. Le confezioni Sormapaper sono adatte a contenere un’ampia varietà di frutta e verdura (patate, cipolle, agrumi, frutta da nocciolo e ortaggi) fino a un peso di 2 kg e possono essere assemblate dalle confezionatrici Sorma con l’aggiunta di un kit specifico per ogni modello, senza dover quindi investire in macchine apposite per la lavorazione della carta.

L’offerta di modelli e formati della gamma Sormapaper è sempre più completa. Ad arricchirla ulteriormente il rivoluzionario Sormapaper Vertbag, versione in carta e cellulosa della classica confezione in rete Vertbag di Sorma in plastica.

Il Paper Vertbag, pensato per contenere patate e cipolle, è costituito da una rete tubolare in cellulosa, che conferisce visibilità e traspirabilità al prodotto, e da un’ampia banda in carta brandizzabile e personalizzabile.

La rete permette quindi al consumatore di verificare lo stato di conservazione del suo acquisto e il passaggio d’aria tra le maglie favorisce la shelf life del contenuto limitando gli scarti nei punti vendita.

La banda è disponibile in due larghezze, una più stretta per confezioni fino ad un kg e una più larga per grammature fino a 2 kg, ed è stampata senza l’utilizzo di solventi e a favore di colori a base d’acqua.

Altre due novità, specifiche per diverse tipologie di frutta e verdura, sono le retine in cellulosa con etichetta in carta FSC per confezionamento verticale e orizzontale e i cestini retinati, ovvero cestini in carta avvolti da una rete in cellulosa, anch’essi con etichetta in carta FSC. Questi ultimi adatti a ortaggi e frutta più delicati come pesche, nettarine, ciliegie e in generale a tutti i prodotti che solitamente vengono confezionati all’interno di cestini.

Grazie all’innovativa composizione eco-friendly e alle performance tecniche di robustezza e traspirabilità, la linea Sormapaper garantisce un facile riciclo del packaging ed evita lo spreco alimentare inserendosi perfettamente nel percorso di sostenibilità che stanno compiendo aziende e retailer.

Ovs acquisisce il brand bolognese Les Copains

Ovs acquisisce Les Copains
Continua il progetto di rafforzamento di Ovs con l’obiettivo di ampliare la platea di consumatori, acquisendo anche Les Copains

Ovs S.p.A. annuncia l’acquisizione del brand bolognese Les Copains. Il marchio, che si affermò tra gli anni ’70 e ’90, era noto ai giovani consumatori grazie agli iconici minipull a righe e ai giacconi di lana fredda. Ovs intende inserire, quindi, nel suo assortimento anche le collezioni Les Copains continuando a seguire la strategia per rafforzarsi come marketplace. L’obiettivo è quello di ampliare la platea di consumatori e avvicinarsi sempre più ai diversi stili di vita di diverse fasce di clienti, offrendo un ventaglio di referenze completo e adatto alle differenti esigenze d’acquisto.

Inserimento nella rete di vendita

La collezione Les Copains verrà inserita all’interno di una delle insegne del gruppo (non ancora resa nota) a partire dalla primavera-estate del 2023. Il prezzo delle collezioni, come dichiara l’azienda, sarà più accessibile rispetto al passato, in linea con le fasce di prezzo del brand Piombo (parte di Ovs) per un consumatore con un potere d’acquisto medio.

Chi è Les Copains

Lo storico brand, di proprietà della famiglia Zambelli dal 2019, era stato dichiarato fallito lo scorso marzo. Ovs subentra acquisendo Les Copains con un investimento di 1,4 milioni di euro, ma rinunciando al lotto completo. Infatti, le 25 lavoratrici dell’azienda bolognese e i diversi macchinari (ndr, valutati da fonti esterne pari a un valore di quasi due milioni) non sono stati comprati dal gruppo guidato da Stefano Beraldo. “Una vicenda che ci lascia sorpresi e anche delusi -commenta Eros Bolognesi della Filctem-Cgil-. Sorpresi per il fatto che nessun altro acquirente si sia presentato all’asta, mentre a suo tempo oltre una ventina di aziende e un paio di fondi avevano mostrato interesse, non solo per il marchio, ma alcuni anche a tutto il pacchetto industriale. Delusione, invece, per le 25 lavoratrici, molte delle quali hanno lavorato per diversi anni all’interno di Les Copains contribuendo alla sua crescita e alla sua storia”.
Le lavoratrici riceveranno la cassa integrazione fino a fine anno, resta da capire se Ovs avrà intenzione di assumerle a sua volta e su questo Bolognesi aggiunge: “Per il momento non abbiamo notizie. Purtroppo, da questa vicenda si rischia di perdere professionalità e che il tessuto imprenditoriale e cittadino bolognese perda un marchio storico come Les Copains”.

 

Sviluppo rete in Area 4 dal 22 al 29 luglio 2022

Multicedi (VéGé) procede a ritmo sostenuto il piano di espansione e cresce a Potenza con un Decò Maxistore e a Caianello (CE) con Decò Superstore. Anche Eurospin si rafforza a Tricase (Le)

DECO' MAXISTORE
Via della Meccanica 3
Potenza
1.000 MQ
Multicedi (VéGé)

Data di apertura
22 luglio 2022
Format e location
Il punto di vendita si allinea alla consueta formula dell'insegna.
Offerta
Sono oltre 10.000 le referenze in assortimento che comprendono 1.000 prodotti Decò e 150 Gastronauta.
Servizi
Orario: lun-sab 9-21; domenica 9.30-13.30 e 17.20.
Addetti e casse
Occupa 28 persone e dispone di cinque casse.

DECO' SUPERSTORE
Via Ceraselle
Caianello (Ce)
1.600 mq
Multicedi (VéGé)

Data di apertura
23 luglio 2022
Format e location
Il punto di vendita si trova all'interno del centro commerciale Vento Forte, adiacente il petstore Ayoka.
Offerta
Conta in assortimento 15.000 item con enfasi ai freschi, aree dedicate al proteico, al vegan, al nickel free.
Servizi
Orario: lun-dom 8.30-20.30. Effettua sconto agli over 65 ed è dotato di un ecompattatore.
Addetti e casse
Dà lavoro a 40 collaboratori e dispone di cinque casse.

EUROSPIN
Via Vittorio Emanuele II
Tricase (Le)
Eurospin

Data di apertura
23 luglio 2022
Format e location
Lo store è stato realizzato sulla strada provinciale 81, in area periferica.
Offerta
L'offerta comprende migliaia di articoli alimentari e non alimentari.
Servizi
Orario: lun-sab 7.30-21.30; domenica 8-13 e 16.30-21.
Addetti e casse
Non disponibile.

Disponibile da MediaWorld la card di BricksLab

Dal 18 agosto negli store di MediaWorld sarà disponibile la nuova Card BricksLab per attivare l’abbonamento alla piattaforma digitale per studenti e docenti

La card di BricksLab, piattaforma digitale di contenuti education ideata da Mr Digital, unisce i contenuti didattici dei più importanti editori scolastici, di partner qualificati e docenti con risorse multimediali originali sviluppate internamente e ulteriori materiali reperibili sul web. Grazie alla nuova partnership con la catena MediaWorld, la card sarà disponibile a partire dal 18 agosto nei 116 store sul territorio nazionale con la possibilità di abbonamento annuale Premium, che consente l’accesso a tutti gli oltre 11.000 contenuti didattici della piattaforma tra cui video, audio, presentazioni, podcast, mappe concettuali, materiali interattivi e quiz. “Con la piattaforma BricksLab vogliamo dare ai docenti uno strumento in più per integrare facilmente contenuti digitali accuratamente selezionati e di qualità nelle loro lezioni e permettere ad alunni e alunne di ogni ordine e grado di ripassare o approfondire i contenuti studiati a scuola, ma anche di esplorare nuovi mondi, grazie alla possibilità di reperire facilmente le risorse, in un ambiente di navigazione sicuro”,  dichiara Andrea Russo, Ad di MR Digital.

Le modalità di attivazione

La card è disponibile in due versioni: la prima, dal costo di 79,90 euro, offre l’accesso a BricksLab, mentre la seconda, dal costo di 99,90 euro, aggiunge l’accesso all’archivio storico del Corriere della sera. Inoltre, è possibile scegliere fra due profili: studente, pensato per offrire ad alunni e alunne delle scuole di ogni ordine e grado un luogo in cui reperire agevolmente e in totale sicurezza contenuti di qualità; docente per gli insegnanti con la possibilità di costruire lezioni interattive e schede da condividere con i propri studenti. In questa seconda possibilità è presente anche lo spazio Community per potersi confrontare con altri docenti.

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