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Sardegna Più: restyling e sviluppo della rete Coop

Si sviluppa sul territorio sardo l'insegna Coop grazie al lavoro di Sardegna Più, Coop Master di Sardegna che sta ristrutturando la rete e ampliando la presenza

Aggiornamento 1 settembre 2021

Il progetto di sviluppo e restyling della rete di Sardegna Più, Coop Master di Sardegna, prosegue. Dopo le ristrutturazioni realizzate in via Liri a Quartu e via Lenin a Serrenti, e il restyling del punto di vendita di Serramanna, si inaugurano lo store di Capoterra, località Torre degli Ulivi, aperto in partnership col neo-affiliato Gia.cri srl e il punto di vendita di Cagliari, ultima apertura in ordine di tempo.

Settembre

Si conclude il restyling del negozio di via Mameli a Cagliari, situato nel quartiere di Stampace e in prossimità del caratteristico centro storico di Cagliari. Lo store si
sviluppa su una superficie di circa 320 mq. In assortimento sono disponibili oltre 900 prodotti a marchio Coop. In questo punto di vendita, così come nel ristrutturato store di  Is Maglias (sempre a Cagliari), è stato inserito il reparto di pescheria servita.

Luglio

Il negozio realizzato a Capoterra è situato in prossimità della costa meridionale su una superficie di circa 200 mq che comprende i reparti di ortofrutta, surgelati, secchi, gastronomia, salumi e formaggi. In assortimento trovano spazio oltre 800 prodotti a marchio Coop e numerosi prodotti del territorio tra cui le etichette dei vini sardi di qualità.

Il direttore generale Simone Perra spiega: “Siamo davvero felici di aver condiviso questa esperienza di crescita con due ottime imprenditrici del territorio, con le quali condividiamo, ancora prima di progetti economici, dei significativi aspetti valoriali, etici e morali. Sbarchiamo a Torre degli Ulivi, centro di 5.000 abitanti (frazione di Capoterra), che vedrà il supermercato Incoop come punto di riferimento per i consumatori amanti del risparmio e della qualità”.

Giugno

Lo store di Serrenti, situato in via Lenin, nell’area del Medio Campidano, riapre dopo i lavori di ristrutturazione.

"Sono contento di presentare oggi uno store importante rinnovato con alcuni elementi, credo, di originalità -spiega Simone Perra, direttore generale di Sardegna Più-. Continuiamo a prenderci cura dei nostri negozi, rivisitandoli e portando diverse migliorie e alcune nuove
idee in modo costante, in modo tale da distinguerci in modo competitivo sul mercato. Così come a Serrenti, abbiamo voluto quasi arredare il negozio facendo perno su elementi come quadri e cornici che di norma vengono proposti in un contesto abitativo domestico. Aspiriamo a creare, in questo modo, curiosità e appartenenza a una grande giovane famiglia, pur mantenendo saldi i nostri consolidati valori".

Alla base della filosofia dell'insegna sull'Isola c'è la valorizzazione e il rispetto del territorio,  la necessità di offrire prodotti sani, sicuri e di qualità. In linea con questi principi è stato sviluppato l'assortimento di questo negozio. Il punto di vendita di Serrenti si sviluppa su una superficie di 800 mq rivisitati in ogni spazio con un'offerta ampia che prevede in area freschi i reparti assistiti di macelleria, pescheria, gastronomia, salumeria e ortofrutta a libero servizio.

Il piano di sviluppo

Simone Perra, direttore generale di Sardegna Più srl e Supersardissimi srl, evidenzia i progetti di sviluppo e restyling della rete. “Siamo partiti con la ristrutturazione del punto di vendita di via Liri a Quartu lo scorso marzo -dice- e ora proseguiamo il nostro progetto nel rivestire i nostri negozi con i colori dei valori più importanti che tentiamo di trasmettere col nostro lavoro ai consumatori. Abbiamo lavorato anche a Serrenti per avvicinarci sempre più a un format lineare e luminoso. Le prossime tappe ci vedranno protagonisti a Serramanna (24 giugno), via Is maglias a Cagliari (1 luglio) e via Mameli sempre su Cagliari il prossimo 14 luglio”.

 

Mondo Convenienza si rafforza in Lombardia

Mondo Convenienza apre al centro commerciale di Rescadlina (Mi) il suo nono punto di vendita in Lombardia, rafforzando la sua presenza in una delle regioni chiave per lo sviluppo dell'insegna

Il nuovo punto di vendita Mondo Convenienza di via Togliatti a Rescaldina, nell'omonimo centro commerciale, si può riassumere schematicamente in 3 cifre chiave: 3 milioni di euro l'investimento per restyling e ristrutturazione; circa 3.000 mq di spazi espositivi e 75 consulenti dell’arredo al servizio dei clienti.

Il nuovo Mondo Convenienza si aggiunge agli 8 già presenti in Lombardia, portando il totale nazionale a 44 punti di vendita visitati ogni anno da oltre 12 milioni di persone. La rete al dettaglio è supportata da 41 snodi (hub) logistici in Italia. Il piano di crescita in Italia prevede, entro il primo semestre 2022, l’apertura di altri quattro punti di vendita, tra megastore e negozi di prossimità per andare incontro alle nuove abitudini di consumo e a tutte le differenti esigenze di acquisto dei clienti.

"Il nostro progetto di crescita ed espansione in Italia prosegue -commenta Dario Carosi, Cio di Mondo Convenienza-. Milano e la Lombardia si confermano territori strategici e siamo particolarmente lieti di aver contribuito al restyling di uno spazio commerciale storico e di grande affluenza. Il nostro impegno è creare punti di vendita di grande qualità, tecnologicamente avanzati ed ecosostenibili e offrire la migliore esperienza di acquisto, grazie a prodotti di filiera made in Italy, a servizi innovativi in-store e online e a un approccio consulenziale omnicanale per soddisfare tutte le necessità dei clienti".

Servizi e novità tecnologiche: dalla videochiamata alle ricariche per auto elettriche

Nel Mondo Convenienza di Milano Rescaldina sono previsti 50.000 visitatori solo nella prima settimana. Il nuovo negozio valorizza l’offerta di soluzioni di arredo realizzate con prodotti di filiera italiana per provenienza geografica, qualità e controllo del processo produttivo, per un totale di 136 aree espositive dedicate ai vari ambienti della casa. Lo stesso percorso espositivo, grazie a lightbox che ne riproducono le immagini, è un omaggio a Milano, capitale del design e dell’arredamento, e al suo hinterland, tra architettura urbana e storia del territorio, mentre i materiali decorativi rievocano la tradizione del design.

Ai servizi già disponibili (acquisto online, live chat sul sito, assistenza e vendita telefonica), si aggiungono importanti novità tecnologiche introdotte per garantire ai clienti, accanto ai vantaggi dei negozi fisici, la comodità e velocità dei servizi online, in un’ottica di integrazione omnicanale. Tra queste, la videochiamata in store, che diventa un vero e proprio canale di vendita: grazie a un avanzato software interno, sarà possibile condurre da remoto e in tempo reale gli appuntamenti di vendita con i clienti, anche qualora i negozi dovessero essere chiusi per necessità legate alla situazione sanitaria.

Altro servizio: il tablet corredato con Mobile Pos, a disposizione di ciascun consulente di vendita, per concludere direttamente con un unico interlocutore tutte le fasi dell’acquisto: dalla consulenza sulla scelta dei prodotti, alla progettazione fino all’ordine e all’eventuale finanziamento con le aziende partner di credito al consumo.

Entro dicembre 2021 verranno inserite nel parcheggio stazioni di ricarica rapida per tutte le auto elettriche.

 

Santambrogio a Cibus: “Digitalizzazione decisiva per il futuro dell’Italia”

giorgio santambrogio vege
Il vice presidente vicario di Federdistribuzione è intervenuto al convegno inaugurale di Cibus in corso di svolgimento presso Fiere di Parma

“Un Paese più digitale è un Paese più efficiente. Lo è perché rende più competitivo tutto il sistema produttivo, semplifica i servizi ai cittadini, contribuisce a velocizzare la transizione ecologica e la mobilità sostenibile”. È la convinzione di Giorgio Santambrogio, neo vice presidente vicario di Federdistribuzione con delega alla digitalizzazione, che si è espresso in questi termini intervenendo al convegno inaugurale di Cibus 2021, in corso di svolgimento presso Fiere di Parma.

La spinta della pandemia

Senza dimenticare la sua drammaticità, la pandemia ha fatto scoprire a chi finora lo aveva sottovalutato l’importanza di disporre di infrastrutture tecnologiche adeguate, senza le quali le attività economiche bloccate dai lockdown non sarebbero potute andare avanti, con conseguenze ancora peggiori di quelle che abbiamo conosciuto al picco dell’emergenza sanitaria.

Partendo da questa consapevolezza, Santambrogio si è soffermato sul valore della trasformazione digitale per lo sviluppo economico e sociale dell’Italia. Trasformazione che ha il compito di migliorare e rendere più efficienti tutti i servizi, pubblici e privati. 

Il contributo del Pnrr

Non è un caso se il 27% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) sono dedicate proprio alla transizione digitale, sviluppata lungo due assi principali: la banda ultra-larga e la trasformazione della Pubblica Amministrazione. Da qui l’invito dell’esponente di Federdistribuzione ad accelerare sulla digitalizzazione, che può aiutare a vincere anche un’altra sfida decisiva come l’inclusione e la coesione dei territori e delle comunità.

Il ruolo del retail

Detto della cornice, per Santambrogio il mondo del retail e della distribuzione organizzata deve essere protagonista attivo del cambiamento. La digitalizzazione infatti impatta positivamente sull’evoluzione dei punti vendita e dei servizi che offrono, l’esperienza di acquisto, ascolta e soddisfa bisogni vecchi e nuovi dei consumatori, rende chiara la tracciabilità dei prodotti, contribuisce al raggiungimento degli obbiettivi di sostenibilità e rende più efficiente la lotta contro lo spreco alimentare e il risparmio di risorse.

“Un anno e mezzo di emergenza sanitaria ha reso inconfutabile l’urgenza di potenziare e rendere meno disomogenea digitalizzazione delle aziende del retail”, ha ricordato nel suo intervento. L’elenco delle esperienze di successo da cui trarre esempio e ispirazione è lungo, ha ricordato l’esperto. “Omnicanalità, consolidamento della logistica (robotizzata) con l’apertura di nuovi magazzini e utilizzo dei punti vendita a supporto dell’online, estensione dei sistemi di self scanning e self check-out per agevolare l’impiego di mezzi di pagamento di ultima generazione, collaborazioni con operatori esterni per velocizzare i servizi di consegna, i chioschi digitali, la tracciabilità, la blockchain …giusto per citarne alcuni”.

Non resta, dunque, che concretizzare gli impegni presi. “Quello che dobbiamo fare adesso è coordinare progetti, risorse e operatività nella consapevolezza che il tempo utile per agire è ora e che le energie non vanno disperse, avendo sempre presente che dobbiamo avere come focus di tutti i nostri progetti, le persone”, ha concluso Santambrogio.

Salute, benessere e italianità guideranno i consumi di domani

La voglia di innovazione non è facile da saziare, anche perché il suo significato cambia, evolve, seguendo stimoli esterni ed interni.
Nel 2021, osserviamo già alcune tendenze che si stanno facendo largo, figlie di un modo di vedere la vita (e la sua caducità) cambiato. Ci siamo scoperti più fragili, lo sforzo per tutti è ritrovare un proprio “posto” inteso sia come luogo, di lavoro e di vita, sia come ruolo, sociale, lavorativo, diverso. Abbiamo scoperto nel tempo cose di noi cui non avevamo mai (o più) pensato e altre nuove, istanze, bisogni, che non sapevamo di avere. La salute è tornata in cima alla lista, il benessere fisico e mentale sono nuove priorità, non perché prima non fossero importanti ma oggi sappiano che non sono scontate.

La ricerca anche di un benessere più ampio, che abbraccia ciò che ci circonda, che si infila dietro le quinte delle produzioni, che diventa sempre più verde. Molte delle risposte il cliente oggi le cerca nel cibo, bene rifugio, promotore di appagamento, socialità. Nascono nuove curiosità, persino la voglia di viaggiare trova una sua risposta nella ricerca di sapori lontani, esotici, senza bisogno di green pass. Bisogni cui la nostra produzione agroalimentare è più che in grado di appagare, si vedono i primi risultati, partendo proprio dai processi. La tradizione artigianale si ingegna nel trovare la stessa cura e qualità optando per una maggiore industrializzazione. In agricoltura inizia una ricerca di nuove culture, si riscopre la biodiversità e corre il biologico.

La richiesta di proteine di origine vegetale guida l’industria a nuove proposte. Le aziende che innovano oggi, poi, si devono umanizzare, dare un volto e una storia al prodotto, avvicinandosi al cliente. Tornano in campo l’empatia e l’ascolto. Dicevamo salute fisica ma anche mentale, spuntano sugli scaffali i mental drink, altri cibi per la mente verranno, per sostenere una popolazione che invecchia ma ancora attiva. Continua la cavalcata degli arricchiti e dei senza ma con formulazioni nuove che sanno meno di costrizione e più di libera scelta, anche di gusto. Gli stimoli non mancano, ad aziende e retailer il compito di cercare le risposte giuste.

Bolton conquista la statunitense Wild Planet Foods

L’acquisizione consente alla multinazionale italiana di accelerare  nel processo di internazionalizzazione e crescere nella produzione di conserve ittiche sostenibili

Un’acquisizione che accelera la presenza internazionale di Bolton Group e il presidio di un settore importante come la produzione di conserve ittiche sane e sostenibili. La società milanese ha acquisito la statunitense Wild Planet Foods, pioniera in questo segmento di mercato.

L’accordo segue l’acquisizione -nel 2019- di Tri Marine, una delle aziende più importanti a livello internazionale nella filiera del tonno sostenibile e risponde all'obiettivo di rafforzare Bolton Group come protagonista globale in questo mercato.

 

Sviluppo congiunto

Bolton Group e Wild Planet lavoreranno insieme per lo sviluppo di una catena di approvvigionamento responsabile d’eccellenza, un percorso che entrambe le aziende hanno abbracciato da tempo. Sin dalla sua fondazione Wild Planet ha commercializzato tonno pescato al 100% in modo responsabile, grazie a metodi di pesca con canna e lenza.  Tutti i prodotti nel portafoglio di Wild Planet rispettano i più alti standard di sostenibilità.

Analogamente, l'impegno di Bolton Group in quest’ambito è molto forte e radicato, come dimostra l’obiettivo di raggiungere il 100% di pesca sostenibile per il tonno entro il 2024, obiettivo a portata di mano considerato che l'azienda oggi è già al 70%.

Nel comunicato relativo all’acquisizione viene sottolineato che i due gruppi condividono “gli stessi valori, la stessa natura di imprese familiari e lo stesso solido spirito imprenditoriale alla base del loro successo”.

Non a caso, il fondatore e presidente dell’azienda Usa, Bill Carvalho, sottolinea che le due aziende “sono in sintonia su molti aspetti. Entrambi i gruppi hanno una vera passione imprenditoriale per l’eccellenza del prodotto, con l'obiettivo di generare valore per i nostri consumatori”. Inoltre, aggiunge: “Condividiamo una profonda e radicata etica aziendale  e la volontà di costruire relazioni durature con fornitori e clienti. Infine, è fondamentale  il nostro comune impegno a preservare i nostri oceani e il pianeta per le generazioni future”.

 

Brand distinti

Bolton manterrà il nome Wild Planet e fa sapere che investirà nella continua crescita dell’azienda. Oltre a sostenere il posizionamento storico del marchio come prima azienda di conserve ittiche negli Stati Uniti focalizzata sulla sostenibilità con prodotti ad alto valore nutrizionale e con l'obiettivo di proteggere l’ecosistema marino per le generazioni future

 

“Apprezziamo molto la cultura e i risultati di Wild Planet e non vediamo l'ora di iniziare questo nuovo ed entusiasmante capitolo insieme -dichiara Marina Nissim, executive chairwoman di Bolton Group-. Siamo sempre più concentrati ad espandere la nostra crescita internazionale e vogliamo posizionarci come attore globale con marche iconiche e sostenibili”.

 

 

 

Zalando punta sui brand

zalando
La piattaforma online di moda sta potenziando la propria offerta con la copertura di designer e creativi per conquistare nuovo pubblico

L’obiettivo sembra quello di conquistare il segmento di consumatori più attento al design e ai brand. Zalando, una delle più note piattaforme online di moda e lifestyle leader in Europa, punta sulla categoria Designer per affermarsi come partner affidabile, fresco e inclusivo per firme di lusso e stilisti.

 

Nuovi marchi in vetrina

Nel corso dell’ultimo anno questa sezione ha accolto oltre 50 nuovi brand (tra cui Missoni, Christopher Kane, 032C e Mansur Gavriel), proponendoli a una clientela che, a livello europeo, supera quota 45 milioni. Inoltre, da settembre la multinazionale tedesca collabora con la piattaforma di designer e creativi Not Just a Label (Njal) che offre agli stilisti la possibilità di connettersi a un pubblico globale e li incoraggia a produrre una moda che sia più sostenibile e supporti maggiormente le comunità locali e la maestria artigiana.

Secondo quanto comunicato dalle due società, Njal porterà in Zalando Designer numerosi brand emergenti provenienti da background diversi.

 

Strategie social

Riccardo Vola, director Southern Europe and gift cards di Zalando
Riccardo Vola, director Southern Europe and gift cards di Zalando

“Da sempre l'italianità è sinonimo di lusso e innovazione; per questo siamo lieti di poter offrire ai nostri clienti in Italia un assortimento di marchi di lusso sempre più ampio ed accessibile, migliorando anche l’esperienza d’acquisto -sottolinea Riccardo Vola, director Italy and Spain di Zalando-. Con l’inserimento di oltre 50 brand contemporanei solo nel 2021, facciamo un ulteriore passo verso il nostro obiettivo di diventare Starting Point for Fashion e punto di riferimento per i clienti italiani, tra cui tantissimi della Generazione Z e Millennial”. Target che spiegano la grande attenzione prestata ai social network. Di fatti Designer ha da poco introdotto una nuova esperienza che punta a ispirare i clienti e aiutarli a scoprire un’intrigante gamma di articoli di lusso in un ambiente dedicato che utilizza un esclusivo linguaggio visivo e ospita Designer Brand Home personalizzate. Qui i brand griffati possono pubblicare le storie che si celano dietro al design e presentare editoriali stagionali con collezioni accuratamente selezionate, come nella vetrina di un grande magazzino di lusso.

Lusso personalizzato

Infine, il portale ha da poco lanciato una campagna di marketing dedicata, Il lusso secondo te, nella quale vengono esplicitate le caratteristiche di Zalando Designer e si invitano i consumatori a immergersi in un nuovo mondo di lusso all’insegna di fluidità, autoespressione e inclusività.

Con la regia di Vincent Haycock, la fotografia di Coco Capitán, l’impostazione stilistica di Ib Kamara e l’attore Lachlan Watson come protagonista, la campagna si presenta come un’esperienza filmica digitale e coinvolgente che fonde il mondo di TikTok con una serie interattiva di video shoppable intitolata The Life of Liberty.

Italian Snack Food a Cibus con Mr.Beans

Dolci e salati, i legumi proposti come snack a utilizzo molteplice: dalla merenda all'aperitivo o come integratori di proteine

Italian Snack Food partecipa a Cibus 2021 con l'intento di presentare e spingere i nuovi snack salati e dolci realizzati con farine di legumi italiani a marchio Mr.Beans. L'azienda si avvale di materie prime italiane, selezionate, non solo per garanzia di qualità, ma anche di sostenibilità e tracciabilità. Mr. Beans si posiziona sul mercato all'interno di un segmento in espansione ed evoluzione sulla spinta degli acquisti mirati al benessere.
“Mr. Beans è il modo divertente di inserire nella nostra dieta i legumi sotto forma di snack” commenta Cristina Valenti, Co-Fondatrice di Italian Snack Food. Partendo dai valori nutrizionali e di sostenibilità dei legumi, sempre più in prima linea per quanto riguarda gli alimenti di maggior pregio per una dieta corretta e salubre, si tratta di assecondarne i consumi creando nuove occasioni di utilizzo, più facili e pratiche rispetto ai dettami della cucina tradizionale. “Noi li abbiamo resi gustosi e divertenti. Prodotti ideali per tutti, che ambiscono a non essere un prodotto salutistico di nicchia, ma che puntino a catturare l’attenzione dei consumatori. “
I legumi utilizzati sono la lenticchia rossa della Puglia, il cece della Toscana, il pisello verde dell’Emilia e  il fagiolo Borlotto del Piemonte. Provengono da una attenta filiera di produzione in cui sono garantite la sostenibilità e la tracciabilità.
Si collocano0 a scaffale come spezza fame, merenda per bambini, snack da aperitivo e per chi cerca di integrare proteine e fibre. I prodotti Mr Beans si presentano sia nella versione salata (con estrusi di legumi in 4 varianti di gusto) sia nella variante dolce con barrette al cioccolato fondente o ai mirtilli rossi.

Novità e curiosità tra gli stand di Cibus 2021

novità cibus 2021

Tornano ad animarsi i padiglioni della Fiera di Parma per la XX edizione di Cibus, il salone dell'agroalimentare. Raccogliamo in questo articolo alcune delle novità che possono essere viste agli stand da martedì 31 agosto a venerdì 3 settembre.

1. Il cuore verde carbon neutral di Monini

La sostenibilità al cuore delle strategie di Monini. L’azienda spoletina si presenta a Cibus come primo grande player italiano del settore a realizzare un progetto integrale di carbon neutrality. Al Cibus anche l'ingresso nel segmento delle olive da tavola per l’azienda spoletina. Padiglione 05 - Stand D 008

2. De Cecco e il presidio salutistico

Nel 2021 De Cecco ha evidenziato buone performance di crescita su tutto il segmento delle Specialità di Semola, sull’Integrale, Kamut, Multicereali e Senza Glutine. Oltre ai 7 Cereali sono state lanciate altre linee come Il Senza Glutine, il Farro Integrale Biologico, la Pasta con Cereali alternativi quali Kamut. Padiglione 05 - Stand C 016.

3. Lo stand di Zucchi nato dalla tempesta

Tra le novità presentate in fiera da Zucchi, l'Olio extra vergine di oliva 100% italiano da filiera certificata sostenibile Zucchi e l'Olio di semi di mais 100% italiano da filiera tracciata e certificata, una nuova eccellenza ottenuta dal germe del mais e arricchita con Vitamina E e Vitamina B6. Ma anche lo stand sostenibile di Zucchi attira l'attenzione: tutta la struttura è stata realizzata con legno certificato “filiera solidale Pefc Vaia 2018”, proveniente cioè dagli schianti causati dalla tempesta Vaia, che nel 2018 ha colpito le foreste alpine del Nord Ovest. Tutti i materiali di comunicazione sono inoltre stampati su carta Fsc e con vernici all’acqua, mentre lo stand è illuminato da lampade Led a risparmio energetico. Padiglione 05 - Stand G 008

4. Il brand Venere passa a Riso Scotti

A seguito dell’accordo di filiera e di esclusiva mondiale siglato con Sapise, che detiene la proprietà del marchio Venere, Riso Scotti porta al Cibus in anteprima la linea dedicata all’Italia e ai mercati internazionali. Padiglione 06 – Stand D046

5. Il brand Medusa si estende ai sughi ittici

Diverse le novità per Cesare Regnoli & Figlio Srl tra cui la linea dei Fritti & Cucinati Medusa, come il classico fritto misto con molluschi e crostacei, i filetti di alici fritte, i pesciolini fritti e le pepite di baccalà fritto (certificato Msc per una pesca sostenibile). Spazio anche alla nuovissima linea di sughi freschi di pesce, disponibile in tre differenti ricettazioni: il sugo allo scoglio, il sugo alle vongole e il sugo al tonno e olive. Padiglione 03 - Stand C 014

 

6. Sostenibilità a partire dalle cialde per Caffé Borbone

Cialda Eco Borbone Cibus

La cialda compostabile con incarto riciclabile 100% è l’ultima novità, in termini di sostenibilità, lanciata sul mercato da Caffè Borbone che concretizza il suo impegno per la natura e l’ambiente. Al filtro in carta, che rende la cialda smaltibile nell’umido e, quindi, compostabile, certificata Cic (Consorzio Italiano Compostatori), e alla scatola in cartone che prevede la certificazione Fsc (il marchio della gestione forestale responsabile), si aggiunge quindi l’utilizzo di un incarto primario, riciclabile nel contenitore della carta, certificato Aticelca (associazione dei tecnici cartari italiani). Padiglione 06 - Stand E 016

7. Dimmidisì estende Gusto d'Oriente con la zuppa Phuket

DimmidiSì presenta in anteprima all’edizione 2021 di Cibus una novità tra le zuppe fresche e pronte Gusto d’Oriente: la Zuppa Phuket. Un prodotto che incontra i gusti di un target giovane, dinamico, curioso, attratto dalle cucine orientali. Ispirata alla famosa ricetta thailandese Tom Yum, è una zuppa dal sapore agrodolce e piccante grazie a ingredienti tipici: lemongrass, latte di cocco, coriandolo e peperoncino. Padiglione 03 - Stand H 025

8. Terra e Oro e l'erogatore di miele squeeze

Terra e Oro porta a Cibus una nuova linea di prodotti nel comparto dei dolcificanti, con packaging innovativi e ampliamenti di gamma come il nuovo Miele di Fiori Sq (squeeze) da 1 kg. La gamma delle referenze è molto ampia e diversificata e commercializzata con differenti brand.Padiglione 06 - Stand I 052

9. Gruppo Eurovo entra nel segmento degli integratori alimentari con Lypro

Gruppo Eurovo debutta nel segmento degli integratori alimentari con Lypro, nuovo brand di prodotti a base di proteine delle uova, per offrire ai consumatori la possibilità di scoprire le preziose proprietà dell’uovo attraverso modalità di consumo innovative. A Cibus 2021 saranno presentati i primi prodotti: Lypro Chewing Gum, confetti masticabili senza zuccheri a base di proteine d’uovo, e Lypro Instant Immuno Energy, integratore in polvere solubile con proteine d’uovo e Vitamina C.

10. Premium e proteine vegetali per la pasta Rummo

Rummo punta sulla pasta premium di semola e sulle referenze con elevato contenuto di proteina e fibra come quelle ai Ceci di Toscana e alle Lenticchie Rosse, proposte ideali per i condimenti a base di verdure. Padiglione 06 - stand I 052

 

Lekkerland aderisce a C3

La divisione italiana del grossista entra nel consorzio guidato da Maggiorino Maiorana, che fa parte della centrale di acquisti Forum

Novità nel panorama della distribuzione organizzata. Lekkerland Italia si appresta a entrare nel Consorzio C3, uno dei più importanti della distribuzione moderna, aderente alla Centrale di acquisti Forum, che ha una quota di mercato del 9%.

Di fatto, l’azienda, attiva nella distribuzione di prodotti dolciari, beverage e d’impulso sul canale tradizionale e Out of home e considerata come un punto di riferimento per i piccoli commercianti, bar e attività rivolte al pubblico, aderirà ufficialmente al Consorzio dal 1° gennaio 2022.

 

Collaborazione tra canale tradizionale e d.o.

“L’adesione di Lekkerland al Consorzio C3 in qualità di soci, rappresenta un passaggio fondamentale nel nostro percorso di crescita -sottolinea il presidente Antonio Sareni, per il quale la novità “costituisce un elemento motivazionale ed un'ulteriore spinta all’espansione di Lekkerland sul territorio nazionale”. Quindi rivendica: “ La nostra organizzazione è l’unica del canale tradizionale e impulso in grado di collaborare con altre realtà della distribuzione moderna”.

 

Gli fa eco il presidente del consorzio Maggiorino Maiorana, che si dice molto soddisfatto per il nuovo ingresso. “Si tratta di una realtà strutturata che risponde ai valori delle imprese del nostro gruppo, caratterizzate da una gestione agile e dinamica che, unita alla forte radicazione sul territorio, porta valore aggiunto a tutta la filiera distributiva delle imprese associate”.

I consumi in casa favoriscono l’andamento agroalimentare

Il carrello della spesa è sempre più orientato agli acquisti gastronomici a valore aggiunto, ne parliamo nel nostro Speciale Cibus 2021

La differente e ridotta mobilità della popolazione è uno dei fattori principali che influenzano la domanda di beni primari nel retail. La centralità domestica significa continuare a mantenere una parte importante dei consumi di base (soprattutto alimentari) in casa. Fattore che determina un forte impatto sui mercati del largo consumo confezionato. Da quanto rilevato dalle indagini Iri, è cambiato il rapporto di forza tra formati distributivi, a beneficio del discount (+16,1% delle vendite nei primi quattro mesi del 2021) e, parzialmente, anche dei supermercati. L’eCommerce intanto viaggia ancora in doppia cifra, nonostante sia passato più di un anno dall’inizio della pandemia.

Segui lo speciale Cibus 2021 su Gdoweek

Dinamiche persistenti

Il largo consumo ha chiuso il 2020 con una crescita a volume del 6,6% e a valore del 7,8%: numeri davvero inediti. Anche i primi mesi di quest’anno hanno visto proseguire queste dinamiche positive: il dato del progressivo ad aprile segna 5,8% a volume e +4,5% nella spesa. A livello di reparti, sicuramente alimentari e bevande hanno beneficiato del travaso dal fuori casa segnando performance commerciali di tutto rispetto. L’alimentare ha raggiunto durante lo scorso anno +7,2% in termini di volumi, mentre le bevande hanno segnato +4,5%.

Negli ultimi mesi Iri ha osservato un raffreddamento dei prezzi principalmente dovuto allo spostamento degli acquisti verso i canali di basso prezzo e alla ripresa delle promozioni nel comparto del largo consumo. In particolare, il forte aumento dell’incidenza dei discount tende a spostare il paniere medio della spesa su livelli di costo più bassi, offrendo questa tipologia per missione un prezzo mediamente inferiore del 30% rispetto ai formati classici. Nel 2021 la promozione ritorna ad avere un ruolo importante per gestire la concorrenza orizzontale tra formati. In un contesto di inasprimento della competitività di prezzo fra canali, è logico attendersi un rinnovato uso del up&down per contrastare o difendere le posizioni conquistate. Anche questo fattore spinge in basso i prezzi medi della spesa. Interessante infine notare come l’appiattimento dei prezzi (+0,1%) del comparto nel secondo semestre 2020 celi una certa polarizzazione dell’offerta, con prodotti premium e primi prezzi (sia di marca che a marca del distributore) che comprimono la fascia mainstream.

La migrazione della domanda verso formati distributivi più piccoli sta riducendo la numerica assortimentale. Si riscontra in modo esteso la tendenza a comprimere la profondità assortimentale. La pandemia, insomma, ha dato l’avvio a quel processo di razionalizzazione degli scaffali di cui tanto si è discusso in passato, ma che poco veniva praticato. I consumatori hanno continuato a evolvere i propri stili di consumo e cercano sugli scaffali nuove risposte alle loro mutate esigenze. I nuovi prodotti che sono stati in grado di incontrare quella che era la richiesta dei consumatori, hanno sviluppato performance estremamente interessanti.

Il basket di spesa -riporta Iri- è diventato sempre più alimentare, guidato dall’espansione dei prodotti freschi confezionati. Il fresco a contenuto di servizio rimane una tendenza di fondo, aiutata anche da sviluppo tecnologico e ammodernamento dei concept distributivi. La domanda da farsi è: che ne sarà del banco assistito nel medio periodo? Un’ipotesi tutta da verificare potrebbe essere che prenda sempre più spazio una formula dedicata a specialità di alta gamma, ribaltandone completamente il posizionamento di prezzo.

Dop-Economy, un pilastro fondamentale del made in Italy

Dop-Economy

Anche in periodo emergenziale la Dop-Economy italiana ha evidenziato la solidità e la forza di un sistema che ribadisce un trend di ininterrotta ascesa negli ultimi 10 anni. A Cibus 2021 il presidente e il direttore della Fondazione Qualivita, Cesare Mazzetti e Mauro Rosati, ribadiscono i numeri di questo comparto agroalimentare. Un pilastro fondamentale dell’export, ma anche della trasformazione alimentare nazionale. Le dop-igp sono usate soprattutto in condimenti (42% delle indicazioni geografiche coinvolte) e primi piatti (41%), salumi (33%) e dolci (31%), seguono poi formaggi e gelati (25%), marmellate, pizze e bevande (23%).

Appuntamento

1° settembre - ore 10,30

Il Made in Italy agroalimentare

SALA PLENARIA – PAD. 1

Nel complesso, si stima un valore alla produzione di origine destinato a prodotti trasformati pari a 260 milioni di euro. Nel panorama mondiale, l’industria alimentare europea detiene la leadership per fatturato (quasi 1.300 miliardi di euro) distanziando di alcune lunghezze quella cinese (1.000 mld) e statunitense (800 mld di euro). L’industria alimentare italiana si configura invece al terzo posto nel ranking europeo, dopo Francia e Germania, con 145 miliardi di euro. Quella italiana rappresenta la sesta potenza mondiale per export di prodotti alimentari, un posizionamento in crescita durante la pandemia, trainato anche dall’ottima reputazione di cui gode il food & beverage made in Italy presso i consumatori di tutto il mondo (come evidenziato dai risultati delle consumer survey realizzate da Nomisma nei top mkt di export). Non c’è dubbio che tra gli artefici di tale good reputation ci siano i prodotti ad indicazione geografica, il cui peso sulle vendite oltre frontiera del F&B italiano arriva vicino al 25% e, contestualmente, spiega un posizionamento di prezzo all’export che per alcuni comparti (come formaggi e salumi) è il più alto tra tutti i competitor internazionali.

Ma il ruolo delle indicazioni geografiche sul sistema agroalimentare non si esaurisce con il contributo all’export e alla reputation. I prodotti certificati dop e igp esprimono evidenti riflessi socioeconomici nei territori di produzione: basti pensare ai prosciutti e salumi Dop che coinvolgono l’80% dei suini allevati in Italia o anche ai vini Dop e Igp che derivano dalla trasformazione del 70% delle uve prodotte nel nostro Paese.

Si tratta ora di capire come valorizzare ulteriormente questo connubio virtuoso tra Dop-Economy e sistema agroalimentare nazionale, in particolare alla luce del nuovo scenario post-pandemico.

Diretta streaming disponibile su https://www.youtube.com/watch?v=bLA4IgeQQxo

 

Gli eventi e gli appuntamenti a Cibus 2021

Speciale CIBUS
Eventi e Convegni

Cibus 2021, la XX edizione del Salone Internazionale dell’Alimentazione di Parma, diventa l’appuntamento della ripartenza dell’agroalimentare italiano. In esposizione i nuovi prodotti chiamati a trainare la ripresa dei consumi interni e a sostenere l’export internazionale, in tutte le merceologie: dai salumi ai formaggi, dalla pasta al pomodoro, dall’olio ai prodotti da forno, dal beverage al grocery, dai surgelati ai prodotti locali.

La riapertura della manifestazione (l’edizione del 2020 è stata cancellata a causa dell’emergenza) coincide con una ripresa dell’export dell’agroalimentare: i dati Istat, elaborati da Federalimentare, riferiscono di una crescita significativa nel primo semestre 2021. Da Fiere Parma è stato allocato un budget record per favorire l’incoming di buyer internazionali, già consolidato dalla piattaforma B2B My Business Cibus e dai webinar di Cibus Lab, nonché dalla partecipazione di Cibus alla fiera Food Hotel China di Shanghai (lo scorso novembre) e al Gulfood di Dubai (21 febbraio 2021).

Tutti i convegni sono stati organizzati in una cornice unica e coerente, chiamata Cibus Forum, anche per sottolineare la continuità con quanto elaborato nello scorso Cibus Forum del settembre 2020.

Martedì 31 Agosto

Ore 10.45 | Sala Plenaria - Pad 1
Agroalimentare, nuovi modelli e prospettive per la crescita industria e retail: la ripartenza è omnicanale

Ore 14.30 | Sala Plenaria - Pad 1
Made in Italy alimentare, la ripartenza comincia da qui
A cura di Federalimentare, Sponsored by Deloitte
Alla presenza di Luigi Di Maio, ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e di Carlo Bonomi, presidente di Confindustria

Ore 15.00 | Sala Pietro Barilla
Concorso Birra dell’anno

Ore 15.00 | Sala Workshop - Pad 4
Beverfood industry: sostenibilità e competitività

Mercoledì 1 Settembre

Ore 10.00 | Sala Workshop - Pad 4
Aziende food e startup: un matrimonio possibile?
(Su invito)

Ore 10.00 | Sala Pietro Barilla
Il banconista passione e professione

Ore 10.30 | Sala Plenaria - Pad 1
Il Made in Italy agroalimentare e le indicazioni geografiche: le strategie per spingere la crescita

Ore 11.30 | Sala Pietro Barilla
Deloitte market monitor: le frontiere evolutive del food service

Ore 12.00 | Sala Workshop - Pad 4
La sostenibilità. Una filosofia imprenditoriale che guarda alla persona come bene primario e all’ambiente come eredità per le future generazioni

Ore 14.00 | Sala Workshop - Pad 4
Food industry monitor: sostenibilità ed economia circolare fattori competitivi per le imprese

Ore 15.00 | Sala Plenaria - Pad 1
L’informazione nutrizionale in Europa fra rischi e opportunità
A cura di Confagricoltura

Ore 16.00 | Sala Pietro Barilla
Filiera horeca. Un confronto diretto per riscrivere le regole

Ore 16.30 | Sala Workshop - Pad 4
La filiera delle bevande analcoliche, rischi ed opportunità

Giovedì 2 Settembre

Ore 10.30 | Sala Plenaria - Pad 1
Farm to fork: food waste and sustainability in Europe

Ore 10.30 | Sala Workshop - Pad 4
L’efficienza energetica nella catena del freddo

Ore 11.00 | Spazio 2 - Pad 2 (1° Piano)
Ifs global markets: una grande opportunità per le pmi

Ore 12.00 | Sala Pietro Barilla
Pnrr: strumenti per i giovani imprenditori dell’agroalimentare

Ore 14.00 | Sala Plenaria - Pad 1
Tespi Awards

Ore 14.30 | Sala Pietro Barilla
Mutti e l’ambiente. Riflessioni su presente e futuro

Ore 14.30 | Sala Workshop - Pad 4
Agricoltura 100

Ore 16.30 | Sala Pietro Barilla
Filiera del Made in Italy: origine, qualità, sostenibilità
A cura di Grande Impero in collaborazione con Confagricoltura

Pulito profondo e rispetto per il pianeta: il meglio per il tuo bucato da Spuma di Sciampagna

NUOVE FORMULE PIÙ CONCENTRATE ED EFFICACI A BASSE TEMPERATURE.

La linea di Detersivi Lavatrice Spuma di Sciampagna contribuisce a tutelare l’ambiente grazie alla selezione di materiali e di processi produttivi sempre più sostenibili. Le sue formule sono diventate ancora più concentrate, così da impiegare meno acqua, garantendo la stessa efficacia usando un minor quantitativo di prodotto, anche a basse temperature. Queste formule, inoltre, sono appositamente studiate per essere dermatologicamente testate e si prendono cura delle fibre rispettando la pelle grazie a ingredienti di origine naturale.

La gamma è composta da 5 tipologie di prodotti:

- Marsiglia, con sapone di origine naturale. Con questo prodotto puoi detergere a fondo tutti i capi, anche i più delicati, sia bianchi che colorati, e lasciarti coccolare dal profumo della tradizione;

- Fresco Puro è imbattibile nel neutralizzare i cattivi odori. Un detersivo perfetto per lavare i tuoi capi dopo l’attività sportiva o quando i tuoi vestiti sono stati a contatto con odori forti, per esempio in cucina o al ristorante;

- Pulito e Igiene, per un triplice vantaggio: colori brillanti, capi smacchiati e perfettamente igienizzati. Una tecnologia pulente con Olio di Tea Tree che conquista!

- Per il bucato bianco affidati, invece, all’efficacia del detersivo Bianco Puro. La sua formula concentrata ha un’azione antigrigio per restituire, lavaggio dopo lavaggio, un bianco brillante. Puoi usarlo anche sui capi colorati: avrai sempre un pulito impeccabile dai colori vivaci.

- E se non vuoi rinunciare a un dettaglio nero nel tuo outfit quotidiano, c’è la soluzione perfetta anche per i capi neri e scuri. Nero Puro aiuta a prevenire lo sbiadimento delle tonalità scure, ravvivandole così da mantenere la loro lucentezza originale.

NUOVE CONFEZIONI PIÙ ATTENTE ALL’AMBIENTE!

Anche i flaconi ed i tappi dosatori sono stati rinnovati. Il loro design è appositamente studiato per diminuire la quantità di plastica impiegata. Ma l’impegno green di Spuma di Sciampagna continua con la scelta di usare la plastica riciclata nella produzione dei flaconi e con la proposta delle Ecoricariche: pratiche confezioni realizzate con il 70% di plastica in meno rispetto ai flaconi tradizionali.

Piccole azioni, importanti abitudini quotidiane per uno stile di vita sostenibile che rendono Spuma di Sciampagna un’amica, la migliore amica, del tuo bucato e dell’ambiente!

Spuma di Sciampagna. È naturale volersi bene. 

Scopri la linea completa: https://spumadisciampagna.it/prodotti-per-la-casa/

A Milano Conad lancia il formato Urban

Spesa facile format Urban Milano
A promuovere l’iniziativa è la cooperativa Cia Commercianti Indipendenti Associati, con l'insegna Spesa Facile. L’obiettivo è conquistare nuovi clienti, attirandoli tra chi è interessato a una spesa veloce, basata sul libero servizio

“L’obiettivo principale è conquistare nuovi clienti tra coloro che sono interessati a una spesa veloce, puntando su una maggiore caratterizzazione dell’offerta rispetto al passato”. Gianluca Abriani, responsabile dei canali di ultra prossimità di Cia Commercianti Indipendenti Associati sintetizza così la decisione di lanciare Urban, nuovo formato del gruppo Conad, con l’apertura di un punto di vendita a insegna Spesa Facile in via Venini (non distante da piazzale Loreto) a Milano.

Si tratta di una struttura di circa 300 metri quadrati, inserita laddove finora operava un Conad City.

 

Evoluzione in corso

Rispetto al formato precedente, Urban ha una maggiore caratterizzazione.

“È confermata l’assenza del banco gastronomia e dei salumi al taglio con la totalità dell'offerta libero servizio, ma abbiamo deciso di affiancare alla frutta e verdura confezionate, anche un’offerta sfusa”, spiega Abriani, ricordando che questa soluzione costituisce una peculiarità anche rispetto ai formati simili dei concorrenti.

A completare l'offerta vi sono salumi, formaggi, gastronomia take away, carne e pesce in atmosfera modificata e, infine il pane, quest'ultimo “dorato quotidianamente nel punto di vendita dai nostri addetti con in aggiunta anche una proposta di pane e dolci confezionati”, ricorda Abriani, che precisa: “Sin dall'inizio del mio percorso in Conad mi hanno insegnato che la spesa quotidiana è incentrata su latte, pane e frutta e verdura. Quindi non vogliamo assolutamente far mancare la freschezza in tutte queste importantissime categorie".

La proposta commerciale del nuovo Urban ben si sposa con l'offerta del Conad Supermercato poco distante: i due punti di vendita avranno la stessa linea prezzi al pubblico a confermare l’approccio sinergico che caratterizza le strategie del gruppo guidato da Francesco Pugliese.

 

Target di riferimento

Per quanto riguarda la clientela di riferimento, Abriani chiarisce che si tratta di "clienti di  fascia medio-alta, a cominciare da quel cliente Urban-business che lavora negli uffici del quartiere e dai giovani che cercano oggi una spesa veloce e non sono disposti a fare la fila al banco e in cassa”.

Per questo, come specifica Abriani, sono state inserite 3 casse veloci come ulteriore servizio per la clientela.

Sviluppo potenziale

Urban è un progetto pilota che potrebbe essere esportato in altre aree di Milano e anche in città differenti,  “pur nella consapevolezza delle specificità di ogni zona e in centro, dove sarà fondamentale lavorare su un assortimento che possa rispondere in maniera ottimale alle esigenze della clientela”, conclude Abriani.

Il totem per i pagamenti, un passo nella trasformazione digitale di Todis

Todis ha iniziato la sperimentazione per i pagamenti extra spesa dai chioschi instore, ne abbiamo parlato con Massimo Lucentini che ci ha illustrato anche i progetti in divenire

L’introduzione, a livello di test, dei chioschi multimediali per la gestione dei pagamenti extra spesa all’interno di due punti di vendita è l’occasione per fare il punto sulla strategia di trasformazione digitale di Todis, l’insegna “soft discount” con circa 260 punti di vendita nel centro sud Italia, appartenente al mondo Conad, che si fonda principalmente su un assortimento composto da private label, circa il 60%, ma con un’attenzione alla gestione dei reparti freschi e freschissimi simile a quello di un supermercato tradizionale, “non a caso ci definiscono il Decathlon dell’alimentare”, dice Massimo Lucentini, managing director di Todis. “Uno degli aspetti che ci caratterizza -continua il manager-, fatturando alle casse poco meno di un miliardo di euro con 200 affiliati, è il fatto di riuscire a essere snelli, sfruttando questa dimensione a filiera corta, per essere più reattivi sul mercato ed essere molto rapidi a implementare soluzioni nuove per essere sempre un passo in avanti rispetto agli altri, o quanto meno non essere un passo indietro. Se parliamo di digitalizzazione uno dei più grandi progetti in divenire sarà l’introduzione di una fidelity card, che non sia una carta fisica ma sia gestita in digitale. La sfida più grande è creare uno strumento che abbia una utilità, sempre presente sullo smartphone dei clienti”.

I pagamenti digitali non impattano sull'operatività della barriera casse nei pdv Todis

Tornando al totem, “C’è stata una forte spinta da parte della rete -sottolinea Lucentini- per introdurre sistemi di pagamento per bollette, pagamenti della pubblica amministrazione, ricariche telefoniche, gestione delle gift card all’interno dello store, molti nostri concorrenti lo fanno in barriera casse, ma noi non abbiamo box informazioni presidiato e la nostra barriera casse è composta al massimo 5 o 6 postazioni e le operazioni devono essere veloci, non potevamo quindi permetterci di appesantire quel processo. Così, anche visto quello che è successo nella ristorazione fast food, un settore in cui non c’era molto da inventare, ma in cui i chioschi multimediali per gli ordini e i pagamenti hanno rappresentato una vera innovazione, abbiamo deciso di introdurli all’interno dello store”. L’hardware scelto per i totem è configurato da VisioSpot e il software di gestione è di Argentea, società che si occupa di pagamenti digitali.

Il totem è un esempio di un processo digitale utile -dice Lucentini-, non solo un mero sfoggio di capacità tecnologia fine a sé stessa. Il test è iniziato in due punti di vendita in provincia di Roma a Testa di lepre, e l’altro ad Assisi a Santa Maria degli Angeli e sta procedendo bene, il roll out è previsto per il prossimo autunno”. Il totem ha come funzionalità i pagamenti dei diversi operatori telefonici, della pubblica amministrazione, degli operatori energetici o la gestione delle gift card dei principali circuiti, si possono utilizzare solo strumenti digitali come bancomat, carte di credito o come Apple, Google Pay o ancora Satispay, quindi non il contante. “La fase più complessa, paradossalmente, è stata quella amministrativa perché ogni operatore ha il suo standard e le procedure sono diverse, ma una volta superato questo scoglio, lato utente l’interfaccia grafica è molto intuitiva e l’utilizzo è semplice”.

Ma il digitale è anche parte della strategia di comunicazione di Todis, “c’è un passaggio culturale rilevante nei packaging, abbiamo studiato i pack dell’industria e della concorrenza e la questione più rilevante è la comunicazione delle informazioni, abbiamo voluto superare questa barriera mettendo in mano dei nostri clienti che fossero leggibili con caratteri più grandi dando indicazioni su elementi nutritivi”. Il QR code, che è un elemento ponte tra un mondo fisico e digitale è invece “stato introdotto solo sulle passate di pomodoro certificate “zerotruffe” -precisa il manager- ma lo usiamo sui volantini cartacei per raccontare il nostro mondo dei fornitori, un esempio è quello sulle birre che rimanda a un video e informazioni sulla filiera, è un elemento che tendiamo ad esaltare avendo il 98% di fornitori italiani. Il volantino è anche in versione digitale ed è la pagina più visitata del sito, un sondaggio fatto tra i nostri clienti via Internet, solo il 30% di loro utilizza e legge quello cartaceo, sul volantino raccontiamo la nostra azienda, i nostri prodotti e nostri marchi. Abbiamo inoltre aumentato la nostra presenza sul web, assumendo risorse che si occupano in particolare di marketing nell’online, e che fino a qualche anno fa non esistevano nella nostra struttura”.

Dall'eCommerce al marketplace Todisbazar.it per il non food

Non si può infine non prendere in considerazione la crescita dell’online, che ha accelerato durante l’emergenza Covid “Todisacasa.it è il nostro portale dedicato al grocery che è cresciuto nei picchi del Covid fino a 11 volte a parità di rete -dice Lucentini- , ma il peso relativo resta sempre entro il 3%, con una crescita del 60% rispetto al periodo preCovid. Un peso preponderante lo ha la consegna a casa, che facciamo attraverso una società gestita da Conad e furgoni brandizzati anche Todis. Un altro grande progetto lanciato a giugno, è stata la creazione di un eCommerce sul non food per gestire tutto ciò che è ingombrante. Avevamo un sistema di prenotazione online dei prodotti ingombranti che non potevamo tenere nel punto di vendita ma che potevano essere prenotati e ritirati in negozio. Lo abbiamo ora trasformato in un marketplace all’indirizzo todisbazar.it assieme a un partner, che ci permette di gestire un catalogo di oltre 1.500 referenze dagli elettrodomestici all’arredo casa, ma anche pet, bricolage e arredo giardino con la consegna direttamente a casa”.

Video Tour: il Despar di Bari

Il punto sul format convenience, aperto all'interno della stazione ferroviaria del capoluogo pugliese, spiegato dal direttore sviluppo Luigi Peschchera.

Luigi Peschechera, direttore sviluppo di Maiora despar Centro Sud, ci guida all'interno di uno dei più piccoli store della rete dell'impresa fondata dalla famiglia Cannillo, lo store Despar che si trova all'interno della stazione ferroviaria di Bari, aperto già da qualche tempo.

Lo store si caratterizza per essere un format convenience, in grado di risolvere i bisogni sia dei viaggiatori sia delle persone che lavorano nei molti uffici circostanti (banche, aziende, uffici regionali), oltre che nelle rispettive abitazioni.

L'assortimento è stato studiato per garantire una spesa completa, che prevede sia brand industriali leader sia mdd con una politica commerciale che segue le logiche dell'Every Day Low Price, anche per evitare di avere un'eccessiva movimentazione di prodotti dovute a promozioni che questo negozio non sarebbe in grado di sostenere.

 

Particolare attenzione viene dedicata di prodotti adatti ai viaggiatori, come panini imbottiti, bibite fresche, frutta e verdura tagliata, ecc.

 

"Il negozio ha sempre lavorato bene, raggiungendo il budget previsto, anche se durante la pandemia è stato penalizzato dalla mancanza di viaggiatori e personale negli uffici, numeri in ripresa in questi ultimi mesi", conclude Peschechera.

 

 

Multicedi sceglie il calcio

Partnership tra il brand Decò e tre club del Centro-Sud: Napoli, Bari e Roma

Il calcio è tra le principali vetrine per i brand, industriali o retail, che vogliono conquistare spazio in Italia. In quest'ottica, Multicedi (VéGé) ha deciso di legare la sua insegna ammiraglia Decò a tre grandi squadre del Centro-Sud Italia: SSC Napoli, AS Roma e SSC Bari.

Dunque, oltre a rinnovare la storica partnership ha con la società partenopea, l’azienda di distribuzione organizzata con una presenza radicata in Campania, Lazio e Puglia torna ad affiancare i giallorossi e, per la prima volta, entra a far parte del network di aziende che sostengono il sodalizio pugliese, del quale sara main sponsor, con il logo che campeggerà sulla casacca ufficiale.

 

Radicamento territoriale

Per Napoli e Roma, impegnate in Serie A, Decò sarà supermercato ufficiale. Per quanto concerne i capitolini, la partnership si estende al team femminile, fresco di trionfo nella finale di Coppa Italia della scorsa stagione.

Le partnership sono accompagnate da una campagna di comunicazione di lungo periodo, intesa a esaltare la relazione esistente tra i tre club e i territori di riferimento. Decò racconta, così, la passione collettiva per il pallone attraverso delle espressioni dialettali o vernacolari, ormai entrate di diritto nell’immaginario dei tifosi e nel lessico sportivo corrente: se a Roma er cucchiaio è un gesto tecnico ormai patrimonio identitario e a Napoli impazza il tormentone o’ tiraggir, a Bari nessuno ha dimenticato u trenin, colorita esultanza post-gol diventata negli anni Novanta simbolo sportivo di un’intera città.

 

I motivi della scelta

“La scelta di investire in modo così mirato nel calcio -commenta Vittorio Amatucci, direttore commerciale di Multicedi- nasce dalla volontà di valorizzare il forte legame di Multicedi e Decò alla cultura e alle eccellenze enogastronomiche del territorio. Le tre società sportive partner sono state selezionate proprio per il lustro che hanno saputo dare alla tradizione calcistica delle regioni in cui Multicedi sta concentrando il proprio sviluppo”.

 

Amazon punta sui department store

amazon
Il leader mondiale delle vendite online si prepara a un nuovo cambio di rotta nel retail fisico. L’obiettivo è crescere nell’abbigliamento e negli articoli per la casa con una rete di vendita

Non c’entra l’addio di Jeff Bezos alla guida operativa, né si può parlare di un cambio di rotta improvviso. La decisione di Amazon di puntare sui negozi fisici è perfettamente in linea con il profilo di un’azienda che sin dall’inizio ha saputo fare della capacità di adattarsi ai continui mutamenti della domanda il suo tratto caratteristico.

Secondo quanto pubblicato con grande risalto dai media statunitense, il gigante delle vendite online sta lavorando all’apertura di nuovi negozi fisici con l’obiettivo di rafforzare le sue quote di mercato in settori come l’abbigliamento, gli articoli per la casa e l’elettronica.

 

Punti di vendita e assortimento

Il Wall Street Journal segnala che l’obiettivo è puntare su punti di vendita di circa 2.800 metri quadrati, più piccoli della maggior parte dei grandi magazzini (che solitamente occupano oltre 9mila metri quadrati) e più in linea con quelli delle dimensioni di Kohl’s e TJ Maxx.
In termini di assortimento, il fil rouge prevederà di puntare sui grandi marchi.

Scelte strategiche

Dopo che per anni ha sottratto quote di mercato alle catene tradizionali puntando sulla velocità e i costi ridotti dell’online, tanto da arrivare di recente a superare Walmart come il più grande venditore al dettaglio al mondo al di fuori della Cina, ora Amazon li sfida sul loro terreno. Un passo in questo senso la società lo aveva già fatto negli anni scorsi, anche se in piccolo, acquistando Whole Foods Market e aprendo librerie fisiche Amazon Books, negozi di alimentari a marchio Amazon e minimarket senza cassa.

Ora una nuova mossa in grande stile, con la sensazione che l’obiettivo sarà di integrare i vari canali, con quello fisico utile a far crescere la visibilità e consentire ai consumatori di provare i vestiti. Anche se proprio l’abbigliamento, da tempo in difficoltà per la crescente concorrenza che ha fatto calare sensibilmente i margini, è tra i comparti in maggiore difficoltà dopo che la pandemia ha fatto crollare gli acquisti. Tanto che grandi nomi come JC Penney, Lord & Taylor e Neiman Marcus hanno dichiarato bancarotta nei mesi scorsi. Resta grande la curiosità in merito alla ventata di novità che saprà portare Amazon.

 

Commenti

Secondo Eddie Capel, Ceo di Manhattan Associates, azienda tecnologica leader nei software per la gestione della supply chain e del commercio omnicanale, questa mossa di Amazon conferma l’importanza per i retailer di logiche di omnicanalità allo scopo di offrire una migliore customer experience alla propria clientela. 

“Fino ad ora, i retailer bricks and mortar affermati hanno avuto come principale difesa contro Amazon la loro presenza nei negozi locali. Una volta che questo ‘fossato’ è stato violato, difendere il ‘fortino’ diventa molto più impegnativo. Cerchiamo di essere chiari-continua il manager-: Amazon è molto bravo in quello che fa e portando un approccio digital first al retail bricks and mortar offrirà certamente nuove opzioni creative e tecnologiche al consumatore. Oltre all’acquisizione di Whole Foods e alla sua partnership con Kohls, questa mossa nell’ambito del retail fisico convalida quello che i negozi fisici sono un elemento vitale di un’esperienza di shopping OMNIchannel centrata sul consumatore. Per come la vediamo noi -conclude Capel-, l’annuncio di questa scelta strategica a favore di una rete fisica proprietaria rappresenta un’opportunità per tutti i retailer di raddoppiare e andare ‘all in’ sull’omnichannel. Per sopravvivere a questa prossima fase dell’evoluzione di Amazon i retailer dovrebbero preparare i propri sistemi e processi per un nuovo mercato che sarà dominato da quei marchi che sono in grado di offrire esperienze di acquisto personalizzate e senza soluzione di continuità simultaneamente attraverso i canali fisici e digitali.”

Tesco crede negli store senza casse

La catena punta sulla tecnologia cashierless

Si fa la spesa al supermarket e si esce senza passare dalle casse, con i vantaggi che ne derivano in termini di tempo trascorso in fila. È la novità di casa Tesco, che ha lanciato a Londra il primo punto di vendita Tesco Express basato su tecnologia cashierless, che significa che i clienti possono “uscire” senza pagare alla cassa. Una soluzione resa possibile dal fatto che il gruppo britannico si è dotato di un sistema che consente di aggiungere automaticamente i prodotti a un carrello della spesa digitale. Con la sicurezza garantita da un sistema di monitoraggio diffuso tramite telecamere.

Il sistema, basato  sulla soluzione Just Walk Out di Amazon, è destinato a diffondersi nei prossimi anni con il duplice obiettivo di migliorare l’esperienza dei consumatori e ridurre i costi del personale. Tesco si dice convinta di riuscire per la gran parte a convertire i punti di vendita già esistendo, ottimizzando così costi e tempistiche per la transizione.

La decisione del gigante della distribuzione moderna è al tempo stesso innovativa e difensiva, considerato che proprio Amazon ha da qualche anno aperto Amazon Go, negozi alimentari senza casse. Gli acquirenti possono scansionare un’app per smartphone per entrare, ritirare la merce e uscire. Poco dopo ricevono una ricevuta via e-mail e vengono fatturati dal loro account Amazon.

Anche altri operatori tradizionali della gdo si stanno muovendo in questa direzione. Carrefour (Francia), Shufersal (Israele) e Conad in Italia stanno testando o utilizzando tecnologie cashierless sviluppate quasi sempre da startup per avvicinarsi al modello di supermercato senza casse.

L’identità digitale arriva al supermercato

La Coop ha avviato a Firenze il servizio di attivazione dello Spid

Oltre 800 identità digitali “create” nell’arco di poche settimane. È il primo bilancio del servizio di attivazione dello Spid promosso da Unicoop Firenze, l’identità digitale personale, attraverso la quale il cittadino può accedere ai servizi online della pubblica amministrazione (Inps e Agenzia delle entrate solo per fare due esempi) e dei privati aderenti. È inoltre una delle modalità attraverso cui si può scaricare il Green Pass.

La sperimentazione, partita a inizio luglio in quattro punti di vendita Coop del capoluogo toscano e ampliata ad altri 14 sul finire dello scorso luglio, si sta rivelando un successo.

Nel solo punto vendita del Centro*Gavinana di Firenze, fanno sapere dalla cooperativa, sono già state rilasciate 619 identità digitali e le prenotazioni sono a quota 692.

A Ponte a Greve, dove il servizio è partito con l'apertura del punto di vendita temporaneo lo scorso 28 luglio, le attivazioni sono 189 e 201 le prenotazioni. A Gavinana i prossimi appuntamenti disponibili sono a partire dai primi giorni di settembre, dalla fine dell'ultima settimana di agosto per Ponte a Greve.

 

Conta il radicamento territoriale

La scelta di avviare questo servizio sembra indicare la volontà di fidelizzare la clientela, soprattutto quella che ha meno familiarità con la tecnologia, oltre a rispondere all’anima sociale che tradizionalmente caratterizza lo spirito cooperativo. “Chi non ha un pc, chi non ha le competenze per motivi culturali o anagrafici: il digital divide (termine inglese che indica la distanza tra chi sa usare le nuove tecnologie e chi non riesce) colpisce un po’ tutti”, spiega una nota di Unicoop Firenze.

La procedura per l'ottenimento dello Spid si svolge in un’area dedicata del supermercato, dove un dipendente Coop, appositamente formato, supporta il cittadino durante tutta la procedura.

 

Come funziona

Per accedere al servizio occorre prenotarsi chiamando al numero 800 050 760 (ogni giorno dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 18,00), lo stesso da contattare per concludere l’ultima fase, quella del riconoscimento digitale, presentando i moduli già scaricati e riempiti ed avendo già fatto alcune operazioni dal proprio pc di casa. Durante la prenotazione è possibile indicare il supermercato scelto con l'indicazione dell'orario a cui presentarsi nello spazio individuato per questa attività, che si svolge da lunedì a sabato (9,00-12,30/15,30-19,00).

 

Conad: avanti senza esitazioni per consolidare la rete

Archiviato un 2020 dai grandi risultati, il 2021 è considerato un anno di consolidamento in vista di ulteriori rafforzamenti (da Gdoweek 11)

“Il conto economico del 2020 è molto positivo, con risultati importanti per la cooperativa e per i soci: con un giro d’affari di quasi 1,8 miliardi la soddisfazione è alta, ma anche la preoccupazione per i prossimi mesi -racconta Ivano Ferrarini, Ad di Conad Centro Nord-. Siamo di fronte a un consumatore molto cambiato nelle sue abitudini che non sappiamo se torneranno quelle prima del Covid o muteranno ancora, mentre i dati, dopo le fasi tremende del lockdown, sono altamente volatili e altalenanti, con anche, a volte, delle punte negative”.

Un quadro complesso da gestire, che richiede ...
Prima di tutto, calma, per capire meglio cosa serve, e prudenza, perché è difficile fare previsioni. Con questo spirito, abbiamo definito per il 2021 budget prudenti, partendo dall’ultima situazione conosciuta, quella del 2019, e disegnato il nostro business plan, consapevoli di operare in un mercato sempre più competitivo, che ha visto, ad esempio, tornare sulla cresta dell’onda gruppi non particolarmente concorrenziali.

Per questo state per acquisire una società storica della d.o. come L’Alco?
Abbiamo fatto un’offerta, insieme ad altri competitor. Non sappiamo ancora se andrà a buon fine: dipende da molti fattori, tra cui le condizioni di accesso. Detto questo, guardiamo con attenzione a operazioni che si caratterizzano per una presenza in bacini secondari e una rete di vendita medio-grande, tra i 1.000 e i 1.500 mq. Caratteristiche vicine alle nostre, come struttura, anima e dimensione. Vedremo cosa succederà. Al momento non c’è niente di certo in nessuna direzione.

È certo, invece, che avete ormai archiviato l’acquisizione di Auchan Italia come un argomento del passato ...
Archiviato è una parola grossa. Diciamo che stiamo vivendo la fase 2, forse la più difficile di tutta l’operazione, quella che vuole trasformare la mentalità di chi lavora nelle diverse tipologie di vendita grazie alla presenza dei nostri soci. Proprio l’affermarsi di questa figura, il baricentro del nostro sistema, rappresenta un salto culturale importante, una forte spinta al cambiamento, che tocca la gestione dei negozi nel loro complesso, ma anche alle relazioni con i dipendenti e la comunità. A noi servono 3-4 anni per creare un socio indipendente in grado di lavorare in maniera efficiente e redditizia nel suo negozio, insieme a persone preparate con una sintonia comune nella visione del business.

A che punto siete con questa costruzione di soci in linea con i vostri criteri?
In due anni, abbiamo fatto molto, ma il lavoro è ancora tanto. Dopo essere partiti con la gestione diretta della rete abbinata a un’attività di tutor da parte dei soci, oggi stiamo lavorando per individuare le persone giuste per questo ruolo sia nel nostro mondo sia tra le persone ex Auchan, che vogliono provare questa esperienza. Circa il 50% dei nuovi soci proviene infatti dal mondo Auchan e il nostro focus quest’anno è metterli nella condizione di esprimere al meglio il loro potenziale nei nostri format. Alcune situazioni sono già definite, ad esempio a Bergamo, San Rocco (Pc) e Roncadelle (Bs), altre stanno maturando con l’obiettivo di affrontare il 2022 più forti e agili per consolidare nelle nostre aree le quote di mercato.

A livello di rete di vendita, state definendo format di nuova generazione?
Sì, in linea con indicazioni stabilite dal consorzio, aggiornate a livello locale. Siamo concentrati sia sull’apertura di nuovi superstore (3.000-3.500 mq) sia sul consolidamento degli ipermercati Spazio Conad, con una dimensione di 4-5.000 mq più piccola rispetto agli standard di Auchan. Finora abbiamo in primis lavorato sul rilancio dei punti di vendita per rimetterli a regime, ma da inizio anno stiamo progressivamente puntualizzando offerta e servizi, oltre che inserendo l’extralimentare (presente anche nei superstore).

E per quanto riguarda Sapori&Dintorni quali sono i vostri progetti?
Nel 2020 abbiamo aperto Piacenza, in un ex pdv Simply, mentre quest’anno apriremo in centro a Cremona e nel 2022 a Bergamo, nell’ex Teatro Nuovo. Negozi che si andranno ad aggiungere a una rete di 6 negozi (Brescia, Parma, Piacenza e 3 a Milano), che, a parte qualche rara eccezione, non ha soffer-to durante il lockdown. Anzi questi negozi (hanno ampliato il loro raggio d’azione con locker, click&collect e altri servizi di supporto alla clientela, una direttrice de-stinata a svilupparsi anche nel prossimo futuro.

Tra le attività da sviluppare rientra anche l’eCommerce?
Noi lo stiamo facendo da un po’ sia in maniera autonoma, con Altro Servizio Conad già attivo in circa 50 negozi, sia attraverso l’accordo sottoscritto con Deliveroo dal Consorzio. Inoltre, stiamo partecipando al progetto nazionale, che dovrebbe diventare operativo nella seconda parte dell’anno. Per noi l’eCommerce è parte integrante del concetto di servizio insito nella nostra mission, da declinare utilizzando tutte le opzioni possibili: vuol dire telefono, Whatsapp, click&collect nei punti di vendita più grandi, consapevoli che, soprattutto in aree competitive come la Lombardia, soluzioni di home delivery o simili sono un elemento distintivo per il consumatore nella scelta dell’insegna. Certo al momento si tratta di un servizio ancora antieconomico, ma è necessario per continuare a crescere e rafforzare la reputazione delle nostre insegne.

Follower i nuovi consumatori

Social e brand: quale rapporto e quali nuove opportunità? Un’analisi su categorie, generazioni e tendenze facendo chiarezza sul perché essere sui social può fare la differenza nella comunicazione di marca (da Gdoweek 12)

I consumatori del next normal continuano a preferire il contatto con i brand attraverso i media tradizionali, ma la vera partita si gioca nel mondo digitale, a suon di follower, challenge, reaction, influencer e tendenze del momento. La comunicazione di marca non può oggi esimersi dall’essere digitale sviluppando i suoi contenuti in chiave collaborativa e rendendo i consumatori protagonisti del purpose aziendale. Dagli scaffali agli schermi degli smartphone i brand, oggi, si muovono in ottima multicanale e cross channel attraverso un’ibridazione costante tra reale e virtuale che vede negli utenti social gli attori protagonisti della mission aziendale. La presenza sui social diventa occasione di confronto e ascolto costante, cartina tornasole dell’impatto che un brand ha sulla quotidianità di chi lo sceglie.

E come portare, dunque, gli elementi della brand identity nel mondo social? E soprattutto, quali portare? Intanto, diciamolo subito: non è necessario essere su tutti i social. Vale, oggi più che mai, la regola del less is more: meglio la presenza su un solo social ma ben indirizzato, con una identità chiara e una forte attenzione alla community. Il tutto, ricordandoci che ogni social parla a un target diverso, con il suo linguaggio, le sue regole e i suoi tempi. C’è, anche, da tenere a mente, un discorso di generazione. La GenZ, ad esempio, preferisce un rapporto con la marca attraverso i social, partecipando a challenge e interagendo con gli influencer; i Millennials ricercano il purpose del brand nella sua comunicazione e sono dunque attenti a modalità di storytelling che evidenzino il valore sociale della marca; la GenX, invece, è più orientata al sito web e alla presenza del brand su social più noti, Facebook in cima. Basta così? No, perché i social, oggi, parlano all’ibridazione tra generazioni facendo nascere nuovi contenuti dei quali i brand devono tener conto se vogliono tenere vivo il dialogo con la community di riferimento.

L’abbattimento della barriera brand-consumatore passa anche dalle app di messaggistica, Whatsapp, Messenger e Telegram che permettono di rispondere con celerità alle richieste e di creare liste broadcast dedicate agli utenti con news, promozioni e offerte.

FACEBOOK

Perché esserci: è il social più usato al mondo e grazie alle pagine aziendali permette una interazione friendly e costantemente aggiornata, integrando tab personalizzate e aggiungendo cataloghi di prodotti, strumenti di ricerca e garantendo un’assistenza continua a clienti in essere e potenziali. Permette, inoltre, di integrare foto, post, linkare articoli facendo crescere la social reputation del brand. Come ingaggiare: in maniera tradizionale, utilizzando contenuti testuali e fotografici, invito all’utilizzo della chat, link a contenuti dedicati pubblicati sul sito.

Alcuni esempi in pillole:

Winni’s arricchisce la sua pagina con il marketplace dedicato e un racconto dell’essere green che si sviluppa con una comunicazione interattiva sulla versatilità dei prodotti.

ACE Italia vede tra gli elementi di successo lo storytelling su progetti dedicati all’ambiente e engagement su abitudini sostenibili, tutorial grafici sotto il cappello dell’hashtag #IgieneOgniGiorno. La collaborazione con gli Youtuber di Casa Surace, e personaggi dello spettacolo coinvolge sia media tradizionali che digitali e parla attraverso meme e challenge.

INSTAGRAM

Perché esserci: La componente fotografica si completa con la possibilità di creare, utilizzando lo strumento delle story, una biblioteca tematica sempre accessibile e in grado di comunicare con il sito web dedicato. Lo storytelling si sviluppa con la creazione di reel, brevi video personalizzabili con adesivi, scritte e gif e caroselli di foto e video per tenere alto il livello di entertainment e garantire una lunga permanenza sul profilo.

Come ingaggiare: attribuendo un equilibrio grafico al profilo che rispetti la brand identity e inviti ad approfondire i singoli post; utilizzando i caroselli fotografici per raccontare un prodotto, il making of, evidenziare le particolarità tenendo così alto il livello di entertainment e garantendo una maggiore permanenza sul profilo. I reel, brevi video personalizzabili con adesivi, scritte e gif, permettono una esperienza immersiva ma devono essere pochi ma identitari. Call to action attraverso hashtag dedicati e tag e/o punti di vista nei commenti tengono alto il livello di engagement.

Alcuni esempi in pillole:

Estathé: ironia, meme, call to action e un senso di freschezza diffuso. Protagoniste le situazioni della quotidianità trasformate in meme video e fotografici e l’invito a condividere i piatti che vengono accompagnati dal thé con l’hashtag #ETuConCosaLoBevi.

Alce Nero nel suo profilo racconta le particolarità delle materie prime e il making of dei prodotti finali. Lo fa, oltre che con i post, con un archivio di story che porta il consumatore a vivere le esperienze della raccolta dei prodotti e ad approfondire curiosità e temi legati al biologico nel blog dedicato FattiDiBio.

TWITTER

Perché esserci: per la capacità di raccontare con immediatezza il brand attraverso le tendenze, diventando parte di un momento sociale. Il focus è tutto sulla capacità di interazione costante: tweet, retweet e commenti attivano l’engagement, generando un dialogo tra brand e consumatore. Il newsjacking, l’utilizzo di un trend, un tema caldo per inserirsi nelle conversazioni in rete, trova il suo ambiente ideale su Twitter con una condizione: non fermarsi alla prima occasione di real time marketing.

Come ingaggiare: cavalcando l’onda del momento in ottica real time, invitando al dialogo, alla partecipazione e raccolta di informazioni e punti di vista in merito a un determinato argomento, mantenendo, nel tono di voce, ben riconoscibile l’identità di marca.

Un esempio in pillole:

Oreo con il suo intervento durante il blackout della finale del SuperBowl, nel 2013, è diventato uno dei casi di newsjacking più citati al mondo. Oggi, il suo account Twitter continua sulla logica dell’immediatezza del momento con contenuti che guardano alla diversity, e a citazioni cinematografiche e legate alle notizie del momento.

CLUBHOUSE

Perché esserci: per instaurare un dialogo radiofonico con i propri clienti e portare l’esperienza del brand in altri contesti, legando la personalità di marca a un confronto collettivo. Esserci anche per mettersi in ascolto dei consumatori e intercettarne desideri, caratteristiche, richieste.

Come ingaggiare: le varie stanze permettono di coinvolgere i presenti su temi specifici nei quali si può far strada l’esperienza di un brand. Certamente è un social che permette un livello di ingaggio particolare, grazie alla possibilità di poter realmente sentire la voce dei consumatori, i loro punti di vista e considerazioni in merito alla marca.

Alcuni esempi in pillole:

Grana Padano è intervenuto in una stanza di Clubhouse, “I persuasori occulti”, facendo ripensare uno spot ai presenti e chiedendo ai consumatori perché avrebbero consigliato o sconsigliato il prodotto. Un modo, questo, per definire nuove modalità di ascolto collettivo.

Un po’ come hanno fatto anche Barilla e Peroni, tra i primi ad approdare sul social, accettando la sfida di un dialogo diretto, immediato e senza filtri con i consumatori.

TIKTOK

Perché esserci: è il social più amato dalla GenZ e quello più trasversale e libero. Tutto giocato sul tema dell’intrattenimento immediato e sorprendente, TikTok è forte di un imperativo: mettersi in gioco per divertire e far divertire. Le challenge sono gli evergreen di questo social. Affinché funzionino e siano accettate devono essere facilmente replicabili e abbinate a un brano musicale ben riconoscibile. Attenzione ai target: il social ha rapidamente conquistato anche la GenX ed è facile incontrare nonni da migliaia di follower.

Come ingaggiare: proponendo contenuti che prevedono lo stich, il duetto e filtri dedicati, sorprendendo e divertendosi con contenuti inaspettati e ricercati.

Alcuni esempi in pillole:

• Attivissimo su TikTok, Vigorsol ha ribaltato l’hashtag #maiunagioia mostrando l’altra faccia della medaglia. La #sempreungioiachallende permette di ribaltare una situazione, seppur virtualmente, di tristezza e di personalizzare il proprio volto con il filtro.

Ringo alimenta la sua presenza su TikTok con challenge a suon di musica con i talenti della GenZ. La challenge del 2021 permette agli utenti di duettare con gli influencer del momento, usando lo strumento dello stich e passandosi l’iconico tubo di biscotti da uno schermo all’altro.

Red Bull sposa la causa di TikTok: intrattenimento puro con una buona dose di adrenalina. Il social diventa lo scenario ideale per raccontare un mondo di motori, sport e atteggiamento pronto a sfidare ogni limite, invitando i follower, con moderazione, a fare altrettanto.

PINTEREST

Perché esserci: è il social della narrazione visiva, dell’ispirazione, dello storytelling dove raccogliere suggestioni del brand e dei suoi clienti, misurando la percezione del brand e il desiderio di sposarne valori e indentità.

Come ingaggiare: utilizzando le bacheche di co-creazione “build it!”, e invitando i clienti che utilizzano il prodotto a condividere le proprie idee dando loro la possibilità di mettere in mostra la propria creatività.

Un esempio in pillole:

Chiquita utilizza il profilo Pinterest per raccontare il mondo e la storia del brand, anche con uno slancio fortemente vintage, insieme a ricette, suggestioni e tips and tricks, tutti da segnare con il pin.

SPOTIFY

Perché esserci: per diventare parte del mood del cliente, arricchire un momento, condividere stati d’animo, raccontare in modo nuovo e inaspettato il proprio brand.

Come ingaggiare: utilizzando podcast per aprire le porte alla storia del brand, per educational o entertainment pure e attraverso la realizzazione di playlist dedicate alla condivisione di momenti di quotidianità con il cliente.

Alcuni esempi in pillole

• Il tempo di cottura? Non più sulla confezione della pasta ma indicato da una playlist. Scegli il tipo di pasta ed ecco i 10, 5 o 7 minuti necessari: è l’idea di Barilla che abbina ai diversi formati di pasta una playlist per cucinare con il mood giusto.

• Portare la shopping experience fuori dal punto di vendita attraverso la riproduzioni degli stessi suoni del punto di vendita. È l’idea di Lidl che nel 2019 lancia la playlist Allt annat är olidligt (in svedese: Tutto il resto è insopportabile), raccolta di suoni e voci tipici del supermercato. Una curiosità: la playlist è tornata virale nel 2021 grazie a uno YouTuber, Mark The Hammer che ha realizzato un video parodia sul suo canale.

YOUTUBE

Perché esserci: è il secondo social più usato al mondo dopo Facebook, il primo più usato in Italia. Con un pubblico trasversale, insieme alla possibilità di creare delle video gallery proprietarie, YouTube vede in prima linea tutorial, approfondimenti, challenge e storytelling ad alto tasso emozionale con una regola imprescindibile: la qualità del materiale inserito, adatto a un pubblico attento alla ricerca dell’immagine, della giusta musica e rilevanza. Elementi, questi, che fanno ben tollerare anche una durata importante.

Come ingaggiare: con contenuti giocati sull’emozione, (un esempio su tutti: il cortometraggio Barilla con Claudio Santamaria dedicato alla Carbonara) con tutorial, challenge e approfondimenti dedicati a temi di tendenza per i consumatori.

Alcuni esempi in pillole:

• La collaborazione tra ACE Italia e gli YouTuber di Casa Surace si traduce con una serie di video tutorial che, all’insegna dell’ironia, spiegano come utilizzare al meglio i prodotti del brand.

• La Roche-Posay raccoglie sul suo canale approfondimenti dedicati alla cura della pelle e alla scelta dei migliori trattamenti tra quelli proposti dalla maison

Garnier si rivolge a un target giovane e sceglie di ingaggiare attraverso challenge e tutorial a cura di volti noti del mondo YouTube.

Aperol porta l’immagine della convivialità sul digitale con challenge orientate a unire persone e creativi di tutto il mondo e ballare, cantare, cucinare e brindare insieme, condividendo sul social i video, per poi trasformare il tutto in iniziative di beneficenza.

Rigoni di Asiago gioca, invece, la carta delle ricette e della narrazione delle materie prime con video brevi dedicati al “fallo anche tu” e più lunghi dedicati, invece, ad approfondimenti.

Social e brand: quale rapporto e quali nuove opportunità? Un’analisi su categorie, generazioni e tendenze facendo chiarezza sul perché essere sui social può fare la differenza nella comunicazione di marca.

Se il caffè diventa social

Dici caffè e dici Italia, condivisione, casa. Il matrimonio perfetto tra social e caffè era, dunque, inevitabile. La sfida diventa quella di dar valore al brand e farlo emergere nel mare magnum di post e contenuti dedicati con una identità chiara e in linea con il target. Due esempi che hanno colpito la nostra attenzione sono Caffè Borbone e Nespresso. Per entrambi, la comunicazione social si affianca alla presenza di influencer in linea con il target. Caffè Borbone, forte della tradizione napoletana, ha scelto i The Jackal, comici partenopei che hanno associato la loro presenza a campagne su media tradizionali e social. Il tema? Ironizzare sulla dissonanza tra vita vera e pubblicità rispecchiando l’ironia napoletana in un sodalizio di tradizione e tendenze social. Nespresso sceglie invece l’imprenditrice Chiara Ferragni. Una scelta con ricadute importanti sul target Nespresso che spinge verso un posizionamento premium, glamour ed esclusivo. A corredo della collaborazione, una capsule in co-branding con macchina del caffè, coffee mug e traver mug e un temporary cafè nel cuore di Brera, a Milano, dove vivere l’esperienza Nespresso e condividerla, grazie a spazi perfettamente instagrammabili, con la propria rete.

Comunicare la sostenibilità

Sui social con un obiettivo: comunicare la sostenibilità, condividerne i valori e raccontare la filiera. È il caso di Armatore, che su Instagram racconta le modalità di pesca sostenibile esplicitando la reason why di marca. Grazie ai post della pagina è possibile salire a bordo con i pescatori Armatore e seguire le campagne di pesca del Tonno rosso e delle Alici, core business del brand. I post di maggiore risalto sono accompagnati da articoli sul sito dedicato con focus sul rispetto dell’ecosistema marino e della tutela. Non solo: nella sua comunicazione social Armatore accende i riflettori su tutta la filiera della sostenibilità evidenziando il coinvolgimento attivo del territorio di Cetara e di tutti gli attori coinvolti nel processo di pesca, fabbricazione e distribuzione e garantendo un compenso sempre equo, la tutela costante dei luoghi di lavoro e una formazione orientata alla cultura del rispetto dell’ambiente e delle sue risorse.

Anche Naturasì, forte di un expertise trentennale nel biologico e nell’agricoltura, traduce il suo impegno in una comunicazione social diversificata. Su Instagram si alternano rubriche tematiche dedicate alle storie dei produttori, alle ricette da realizzare con i prodotti a marchio e sul progetto Laboratorio2050, un viaggio verso la sostenibilità che si declina con contenuti visual e un podcast dedicato. Su YouTube si fanno spazio brevi video dal taglio divulgativo, Pillole di Coscienza, dedicati all’agricoltura che ritornano su Facebook insieme a tutorial e ad un apprezzato Lunario dedicato alle attività agricole. Una strategia efficiente per parlare a target diversi di un progetto condiviso. Nella cura della persona, interessante la strategia di Nivea che si muove tra canali diversi focalizzando sempre l’attenzione sulla sostenibilità dei prodotti e del packaging con tutorial, challenge e un engagement su più livelli, diversificato sulla base del social.

Despar Nord Ovest si rafforza a Savona

Un Despar Express nel centro di Savona è una delle più recenti aperture del gruppo 3A

Continua la crescita di Gruppo 3A Despar Nord Ovest che di recente (fine luglio) ha aperto un nuovo store Despar Express in centro a Savona con i soci Angelo Melara e Donatella Gaggero al loro terzo Despar in provincia di Savona.

“Ogni giorno noi ed i nostri collaboratori ci mettiamo a disposizione della comunità, investendo il 100% delle nostre energie per garantire un servizio all’altezza delle esigenze del cliente” afferma Donatella Gaggero, titolare del nuovo punto di vendita e dei Despar di Spotorno e Bergeggi.

Si tratta di un negozio di prossimità che si sviluppa su una superficie di 120 mq e propone un assortimento completo fortemente incentrato sulle mdd del gruppo (la mainstream Despar e la top di gamma Despar Premium) per una spesa sia quotidiana sia settimanale, che spazia dall’ortofrutta alla gastronomia (servita e confezionata), mentre la carne viene proposta solo confezionata in un murale dedicato, che comprende anche prodotti pronti come le verdure già pronte sottovuoto.

Accanto è stato inserito un armadio frigorifero per pasta fresca di fascia premium, prodotta da La Ginestra, azienda locale artigianale.

Particolare cura è stata posta sia ai formati di piccole dimensioni per single sia ai piatti pronti del reparto gastronomia, realizzando pensando alle esigenze degli uffici presenti in zona.

 

Per rispondere meglio a questi bisogni, il reparto gastronomia nella sua interezza (vale a dire sia il banco assistito sia il murale del confezionato) è stato affidato in gestione a Stefano Griffo, titolare di negozi specializzati in zona (Casa del formaggio a Savona e Albissola Superiore), che ha messo a punto un assortimento che dia spazio anche alle specialità locali, punto di forza del negozio.

 

 

Il design fa la differenza nei pagamenti self-checkout

Un report di Ecr Retail Loss Group fa il punto sull’importanza della progettazione per evitare analisi errate e frustrazione ai consumatori quando fanno la spesa nei negozi della gdo

Il design è decisivo per evitare errori in fase di scansione, oltre che frustrazione nei consumatori. Si può sintetizzare così quanto emerge dalla ricerca realizzata da Ecr Retail Loss Group e intitolato Self-Checkout Loss: Three Ways to Rethink Sco (self-checkout, ndr) Design.

Gli analisti sottolineano come le perdite nel retail possano essere ridotte attraverso l’adozione di un approccio più strategico al design, grazie a un vero e proprio pensiero progettuale. Il report segnala infatti che un design povero può portare a scansioni erronee (se non addirittura di mancate), provocando nei clienti reazione negative che possono anche arrivare a lasciare quel punto di vendita per lo scarso livello di servizio del pagamento automatico, con il risultato di non incassare e "registrare" una vendita persa.

Evoluzione di mercato

Il mercato delle postazioni di self-checkout, quelle in cui i clienti possono autonomamente scannerizzare e pagare i prodotti acquistati, è in forte crescita con un Cagr annuo del 10,3%. Imponendo il distanziamento sociale, la pandemia da Covid-19 ha accelerato il suo processo di espansione, in particolare per quanto riguarda l’uso di pagamenti contactless e via cellulare.

Dunque, se le tecnologie Sco hanno dimostrato di poter migliorare la customer experience, offrendo al tempo stesso un vantaggio anche per i retailer in termini di miglioramento della produttività, esiste la possibilità che esse generino al contrario impatti negativi sulla profittabilità, creando discrepanze nell’inventario. Infatti, uno studio condotto congiuntamente in Europa e negli Stati Uniti da tredici imprese del settore retail, insieme a due fornitori di sistemi Sco, ha fatto emergere che un maggior uso di tecnologie di self checkout ha provocato un aumento nelle perdite.

 

La vision di Checkpoint

Partendo da questa analisi, Checkpoint Systems punta su una soluzione alternativa di etichette Rf, che permette di disattivarle solo quando il pagamento finale è stato confermato, il che significa che i prodotti non pagati attivano il sistema di allarme all’uscita.

Attraverso il posizionamento di sensori di disattivazione delle etichette Rf sulla bilancia peso nell’area buste, queste etichette possono essere disattivate tramite una sola operazione al ricevimento di un messaggio di conferma di avvenuto pagamento, attivato dal software Sco. Un sistema di questo tipo, sottolineano dall’azienda, garantisce una soluzione più sicura al retailer, pur assicurando una customer experience altrettanto gradevole.

 

 

Nuovo cda per Ergon

Eletti sette membri, con Paolo Canzonieri alla presidenza. Allo stesso tempo il gruppo siciliano che operano con i marchi Despar e Altasfera, oltre che Ard nell'area dei discount, avvia il processo di semplificazione

Novità in casa Syneos, capogruppo di Ergon (che fa parte di Despar, e opera in Sicilia con le insegne Despar, Interspar, Altasfera e Ard discount), che ha chiuso il bilancio consolidato 2020 con ricavi per 609 milioni di euro (+18% sull’anno precedente), un patrimonio di 47 milioni e un margine operativo lordo di 17 milioni.

Il nuovo Cda

L’assemblea dei soci ha rinnovato il consiglio di amministrazione, che è composto da sette consiglieri, con Paolo Canzonieri designato presidente e Marco Sgarioto amministratore delegato.

A completare il board sono Gaetano Alioto, Clara Cavalieri, Stefania Di Quattro, Fabiano Iacono e Danilo Occhipinti. Maria Luisa Maione è il sindaco unico, mentre la revisione è stata affidata alla società EY.

La catena di direzione sarà completata dai capi divisione, dai direttori delle funzioni di staff, dai responsabili di area, nonché –precisa una nota societaria– “dalle figure operative ed esecutive che assicureranno la piena efficienza della organizzazione aziendale”.

Processo di ottimizzazione

In parallelo Syneos ha annunciato l’avvio di un processo di semplificazione del gruppo che, dopo i tempi tecnici necessari, sarà composto dalla Capogruppo stessa e da poche società operative, la maggiore delle quali sarà Ergon, che abbandonerà la sua struttura consortile per detenere l’intera rete di negozi e continuare a svilupparla attraverso una organizzazione strutturata per business unit.

 

“Gli andamenti sono in linea con il nuovo piano che prevede un costante miglioramento del mol annuale e complessivo, grazie a un equilibrio tra i margini che dovranno garantire adeguata competitività alla rete diretta e affiliata e i costi che, in riduzione anche grazie alla semplificazione societaria, saranno costantemente monitorati per assicurarne adeguato equilibrio”, sottolinea nella nota Gianni Cavalieri.

La crescita delle rete

Su questo tema, Sgarioto sottolinea: “Lo sviluppo avverrà per linee sia interne, con ammodernamenti e ristrutturazioni della rete esistente, sia esterne attraverso l’acquisizione di posizioni nuove o esistenti che abbiano elevati standard commerciali”.

Per sostenere queste logiche di sviluppo il cda prevede importanti investimenti nel prossimo triennio per complessivi 32 milioni di euro, “ampiamente sostenibili in relazione alla redditività e ai flussi registrati dall'azienda”, conclude.

La trasformazione del largo consumo nel new normal

Cosa è cambiato nel 2020 allo scenario economico del largo consumo, in termini di vendite, prezzi, promozioni, rapporti con il retail. La situazionedei primi mesi e i possibili sviluppi (da Gdoweek 12)

Come noto, la pandemia ha innescato forti discontinuità e oggi ci si deve confrontare con una realtà economica complessa e con un ampliamento dei divari sociali.
L’accelerazione del piano vaccinale sarà probabilmente l’elemento chiave per schiarire l’orizzonte per imprese e famiglie, ma è difficile aspettarsi un ritorno alla normalità pre-Covid in tempi brevi. La nuova realtà nei comportamenti dei cittadini italiani si traduce in una ridotta mobilità della popolazione. Questo è uno dei fattori principali che influenzano la domanda di beni primari nel retail. Più gente a casa, a causa delle restrizioni e per le chiusure dei punti di ristorazione e, ultimo ma non ultimo, per la maggiore diffusione dello smart working, significa continuare a mantenere una parte importante dei consumi di base (soprattutto alimentari) fra le mura domestiche. Questi fattori hanno ovviamente un forte impatto sui mercati del largo consumo confezionato.
La lontananza dalla normalità a causa del Covid ha comportato forti modifiche, anche strutturali, nel comparto con cui tutti gli operatori dovranno fare i conti anche in futuro, nonostante i risultati dello scorso anno siano stati più che brillanti.

Il largo consumo infatti ha chiuso il 2020 con una crescita a volume del 6,6% e a valore del 7,8%: numeri davvero inediti. Anche i primi mesi di quest’anno hanno visto proseguire queste dinamiche positive: il dato del progressivo ad aprile segna 5,8% a volume e +4,5% nella spesa. A livello di reparti, sicuramente alimentari e bevande hanno beneficiato del travaso dal fuori casa segnando performance commerciali di tutto rispetto. L’alimentare ha raggiunto durante lo scorso anno +7,2 in termini di volumi, mentre le bevande hanno segnato +4,5%. Il cura casa, grazie anche alla necessità di igienizzazione degli ambienti determinata dalla pandemia, ha ribaltato dinamiche in precedenza flettenti: parliamo di una crescita pari al 9,3% nei volumi. L’unico reparto a essere stato parzialmente penalizzato durante lo scorso anno è stato quello del cura persona (+3,5% a volume), che ha sofferto nelle voci del beauty e della cosmesi a causa delle limitazioni nei contatti sociali.

Cosa è accaduto ai canali distributivi? L’anno anomalo che abbiamo vissuto ha portato anche altri grandi mutamenti. È cambiato infatti il rapporto di forza tra formati distributivi (vediamo cambiamenti di quota pari a quasi 5 punti percentuali a distanza di un anno), con la forte crescita del discount (+16,1% delle vendite nei primi quattro mesi del 2021) e il conseguente calo costante di quota delle grandi superfici.
I discount sono in forte espansione, i supermercati in leggera crescita. Pesante invece la crisi delle grandi superfici (soprattutto quelle poste in centri commerciali al di fuori dell’ambito urbano) e della prossimità classica (le superette). Per queste due formule la pandemia ha accentuato i problemi strutturali che erano già evidenti da tempo e per questo è a nostro avviso necessario un profondo ripensamento strategico da parte degli operatori presenti in questa offerta. Per gli ipermercati pesano però le perduranti limitazioni imposte durante i fine settimana. Interlocutoria la performance dei superstore con fasi positive e negative alternate. Il formato forse non sta vivendo uno dei momenti più brillanti della sua storia, ma pensiamo che le sue potenzialità siano ancora intatte per un contesto di mercato come quello italiano. L’eCommerce intanto viaggia ancora a doppia cifra nonostante sia passato più di un anno dall’inizio della pandemia. Il canale virtuale ha acquisito ormai un ruolo chiave nelle scelte dei consumatori. Durante il 2020 questo canale ha registrato crescite superiori al 120%.

Quali tra questi trend del retail si consolideranno? Quali scelte continuerà a fare il consumatore? A nostro modo di vedere i discount manterranno ancora un passo elevato così come pure i supermercati. La prossimità classica si assesterà sui livelli bassi raggiunti a fine 2020, mentre i drugstore probabilmente arresteranno la loro corsa con l’affievolirsi della domanda per prodotti direttamente collegati alla pandemia (disinfettanti, sanificatori, dispositivi per la protezione personale), ma questo eventuale rallentamento fisiologico sarà maggiormente riscontrabile solo nella seconda parte del 2021. Infine, l’eShopping del largo consumo potrebbe arrivare ad assorbire quest’anno 2,5 punti di quota delle vendite. Una crescita ancora importante che potrebbe proiettare il canale fra i principali contributori allo sviluppo delle vendite del largo consumo confezionato.
Negli ultimi mesi abbiamo osservato un raffreddamento dei prezzi principalmente dovuto allo spostamento degli acquisti verso i canali di basso prezzo e alla ripresa delle promozioni che stanno nel comparto del largo consumo. In particolare, il forte aumento dell’incidenza dei discount che, offrendo per missione un prezzo mediamente inferiore del 30% rispetto ai formati classici, tende a spostare il paniere medio della spesa su livelli di costo più bassi. La prima parte del 2021 mostra dei rimbalzi soprattutto nei mesi primaverili, visto che i prezzi si confrontano necessariamente con i rialzi anomali della controcifra 2020. Possiamo aspettarci un riallineamento sui livelli dello scorso anno nel secondo semestre. Nel 2021 la promozione ritorna ad avere un ruolo importante per gestire la concorrenza orizzontale tra formati dopo l’abbandono della leva durante i primi mesi dell’epidemia. In un contesto di inasprimento della competitività di prezzo fra canali era logico attendersi un rinnovato uso del “up&down” per contrastare o difendere le posizioni conquistate. Anche questo fattore spinge in basso i prezzi medi della spesa. Interessante anche notare come l’appiattimento dei prezzi (+0,1%) del comparto del secondo semestre 2020 celi una certa polarizzazione dell’offerta con prodotti premium e primi prezzi (sia di marca che marca del distributore) che comprimono la fascia mainstream.
Le spinte inflazionistiche degli ultimi periodi sulle materie prime del food & beverage (grano +12%, soia +15%), che sino a oggi sono stati pagati principalmente dalle aziende del settore, probabilmente tenderanno a essere scaricati a valle con conseguenti aumenti dei prezzi al consumo.

La migrazione della domanda verso formati distributivi più piccoli sta riducendo la numerica assortimentale. Tuttavia, anche limitando il campo di osservazione all’interno della distribuzione moderna “classica” (iper e supermercati), si riscontra la tendenza a comprimere la profondità assortimentale. La pandemia insomma ha dato l’avvio a quel processo di razionalizzazione degli scaffali di cui tanto si è discusso in passato, ma che poco veniva praticato: il dato medio indica nel 2020 una riduzione della numerica dei prodotti offerti. Occorre notare che le crescite che si registrano negli ultimi mesi sono frutto del confronto con i cali anomali dei primi periodi della pandemia nel 2020 e non rappresentano la tendenza in atto. Tuttavia il dato medio nasconde un maggior peso di canali con assortimenti limitati come i discount. Infatti, si evidenziano trend contrapposti: la distribuzione moderna classica riduce l’offerta e il discount la aumenta grazie anche all’ingresso dei prodotti di marca.

Lo stimolo della domanda ha comunque influenzato in parte la profondità assortimentale spingendo alcune voci in controtendenza: ad esempio i prodotti be safe aumentano gli assortimenti e la minor frequentazione di bar e ristoranti aumenta l’offerta di bollicine nel retail proprio per far fronte a una crescita della richiesta domestica.

È un peccato però che il processo di razionalizzazione abbia anche penalizzato l’innovazione. Nel 2020 l’attività di lancio di prodotti a scaffale ha avuto un periodo di stanca. L’incidenza dei lanci si è un po’ affievolita (-0,3 punti percentuali): urgenze, difficoltà logistiche di breve e soprattutto l’incertezza sul futuro hanno congelato in parecchi casi il processo di revisione dell’offerta. Questo non è bene perché, come anche dimostrato dalle nostre indagini, i consumatori hanno continuato a evolvere i propri stili di consumo e quindi cercano sugli scaffali nuove risposte alle loro mutate esigenze. I nuovi prodotti che sono stati in grado di incontrare quella che era la richiesta dei consumatori hanno sviluppato performance estremamente interessanti. Il diverso assetto competitivo e le difficoltà economiche contribuiscono a diffondere le marche del distributore nel paniere medio. Questa tendenza è risultata molto concentrata nell’ambito dell’alimentare, mentre non ha coinvolto più di tanto le altre voci della spesa. Il successo delle marche del distributore però va ben interpretato. Infatti, la gran parte della loro crescita è la conseguenza dello sviluppo dei discount; più consumatori acquistano in questo canale e inevitabilmente più si diffonde la presenza di marchi d’insegna nel paniere medio. Se però misuriamo cosa succede all’interno dei singoli formati (ovvero non consideriamo gli spostamenti degli acquisti fra i canali) scopriamo che i prodotti di marca industriale tengono bene le posizioni e non c’è un travaso importante di acquisti verso le mdd. Il prodotto di marca ha perciò saputo comunque reggere l’urto all’interno dei suoi canali d’elezione, cioè supermercati ed ipermercati.

Ma il basket di spesa è diverso non solo per le marche che lo compongono ma anche per le categorie acquistate: che prevedono più food e meno “chimico”, ad eccezione dei prodotti per la protezione individuale. Il basket è diventato sempre più alimentare guidato dall’espansione dei prodotti freschi confezionati. Il fresco a contenuto di servizio rimane una tendenza di fondo aiutata anche da sviluppo tecnologico e ammodernamento dei concept distributivi. La domanda da farsi è: che ne sarà del banco assistito nel medio periodo? Un’ipotesi tutta da verificare potrebbe essere che in questo servizio prenda sempre più spazio una formula dedicata a specialità di alta gamma, ribaltando completamente il posizionamento di prezzo tra le due tipologie di offerta.

Cia punta su Cesena Con Conad City

Conad City Osoppo Cesena
La cooperativa guidata da Luca Panzavolta prosegue nel suo programma di espansione nel segmento dei punti di vendita di prossimità

La prossimità è uno dei segmenti su cui stanno puntando con maggiore decisione gli operatori della distribuzione organizzata. Una politica in controtendenza rispetto a qualche anno fa (quando a dominare la scena erano le grandi superfici, molte delle quali fuori dai centri cittadini), che è stata accelerata dalla pandemia. Perché si è capito che, in molte circostanze, la disponibilità dei prodotti a pochi passi da casa è più importante di un’ampia scelta di opzioni.

 

Recenti aperture

L’ultima novità arriva da Cia Conad, che ha da poco inaugurato a Cesena un Conad City: ubicato in via Osoppo, impiega 12 persone e vede la gestione affidata alla società La villa snc. La superficie complessiva di vendita è di circa 460 metri quadri.

Foto: Fabio Blaco

“Il Conad City di via Osoppo -dichiara l’amministratore delegato di CIA-Conad, Luca Panzavolta- era uno dei punti di vendita acquisiti da Auchan nell’ambito della operazione strategica con cui Conad è diventato il primo gruppo della grande distribuzione organizzata in Italia. Serve un’area importante per la città, quella di Villachiaviche e Sant’Egidio, con una clientela principalmente di prossimità. Il cambio di insegna viene ora seguito da una completa ristrutturazione che, unita alla comprovata professionalità dei soci che hanno in gestione il negozio, siamo certi porterà il marchio Conad a entrare ancora più nel cuore dei cesenati”.

I plus dello store

Il supermercato punta sulla cura dei prodotti freschi e sulle referenze del territorio romagnolo, in particolare per l’ortofrutta, oltre che per salumeria, carni e formaggi. I clienti possono trovare all’interno la macelleria servita con lavorazione tradizionale, il pesce confezionato, la gastronomia ricca di pietanze calde e fredde pronte da mangiare.

Il City dispone di parcheggio gratuito e consente il pagamento con Conad Card.

Gli orari di apertura sono dal lunedì al  sabato dalle 7,00 alle 20,00, mentre la domenica dalle 8,30 alle 12,30.

Video Tour: lo store Action di Vanzaghello (Mi)

Action è una nuova insegna discount non food arrivata in Italia ad aprile. Si tratta di un brand di origine olandese specializzata nel non food, già presente in otto Paesi europei, con una rete complessiva di 1.700 negozi e un organico complessivo di 50.000 impiegati.

I primi store sono stati aperti a Vanzaghello (Mi) e a Torino e oggi può contare su una rete di 7 punti di vendita in Lombardia e Piemonte.

L’obiettivo è potenziare la propria presenza sviluppandosi nel nord ovest con negozi stand alone di dimensione compresa tra gli 800 e i 1.000 mq in grado di proporre un assortimento di circa 6.000 item, suddivise in 14 categorie merceologiche tra mdd Action e brand esclusivi (ancora con etichette in lingua straniera in attesa di raggiungere volumi più importanti) proposti in formati famiglia, per sottolineare meglio il concetto di convenienza.

In linea con la mission discount, infatti, prezzi sono mediamente sotto i 2 euro, cui si aggiungono alcune offerte, poste all’ingresso del negozio, che propongono a meno di 1 euro per circa 1.500 referenze delle 6.000 totali.

 

I consumatori cambiano … ecco come

Per i consumatori è molto importante che i marchi abbiano valori forti sia nel supporto al cliente sia nella sostenibilità

Un nuovo tipo di consumatore si affaccia sul mercato: dopo 18 mesi di prove difficili, di confinamenti e restrizioni, di nuove abitudini, le persone sono molto cambiate, sono diventate più consapevoli, hanno modificato comportamenti di consumo, hanno scoperto -o riscoperto- una serie di valori. Una serie di indicatori, la cui evoluzione è stata tracciata da Toluna con un Consumer Barometer continuativo, dice che oggi più che mai per le marche è importante capire non solo che i consumatori sono cambiati, ma anche come e, meglio ancora, farlo mentre questi cambiamenti accadono per intercettare i nuovi bisogni mentre si stanno formando. Il 25% dei consumatori, secondo il tracking di Toluna, dichiara di interagire con brand che condividono i loro valori, il 38% dice di aver smesso di acquistare marche non allineate e il 57% pensa di favorire quei brand che sente sulla stessa lunghezza d’onda riguardo a temi importanti come il rispetto delle persone e dell’ambiente. Durante i lockdown molti consumatori hanno provato nuove marche perché non avevano la possibilità di accedere a prodotti e servizi consueti e il 16% di questi ha continuato a farlo anche quando non esistevano più limitazioni oggettive all’acquisto, mantenendo una nuova abitudine. Scoperte che sono state rafforzate da un’ulteriore conoscenza e che in molti casi hanno risposto a quella domanda di condivisione di valori. Oggi, secondo il tracking di Toluna, l’85% dei consumatori a livello globale ritiene che le marche debbano rendere conto ai consumatori di come producono, della loro sostenibilità sociale e ambientale, e, sempre a livello globale, circa la metà dei consumatori ha smesso di sostenere con i propri acquisti determinate marche.

Il Consumer Barometer ci dice poi che continueranno a cucinare in casa. È iniziata una nuova relazione con il cibo, meno abitudinaria e più avventurosa, ma anche più consapevole degli effetti che il cibo ha sulla salute sull’ambiente. Non c’è solo la sostenibilità tra i valori personali che i consumatori chiedono ai brand di rispettare: c’è anche il bisogno di essere sostenuti con gesti concreti, che diano un significato alla relazione con la marca attraverso interesse, fiducia e affidabilità, a maggior ragione visto che il 45% dei consumatori continuerà a fare trade down e questo implica sviluppare una comprensione continua e profonda dei comportamenti, dei bisogni e delle domande dei consumatori.

Molto è cambiato anche nei comportamenti in fatto di salute, benessere e bellezza. Anche in questi segmenti le marche devono relazionarsi con persone che hanno acquisito nuove abitudini e nuove capacità e intendono portarle avanti: ¼ dei consumatori a livello globale dice che continuerà a prendersi cura di sé a casa, come quando parrucchieri e barbieri erano chiusi, il 58% è interessato in prodotti e soluzioni per migliorare il proprio benessere e vitamine e integratori sono entrati a far parte stabilmente della routine del 41% dei consumatori e più in generale spenderanno di più per prodotti di igiene e cura della persona.

La vicinanza è un valore che tocca anche le insegne: le nuove abitudini di consumo fanno sentire i loro effetti anche sui canali d’acquisto. E se l’accelerazione digitale -in 12 mesi quello che sarebbe altrimenti avvenuto in 5 anni- ha portato un boom dell’eCommerce e dell’home delivery, il suo contraltare è stata la ri-scoperta dei negozi di prossimità e quelli indipendenti fino al rapporto diretto con la marca, acquistando dal sito web senza intermediari. Quest’ultima tendenza, più forte in Usa che in Italia, indica che il 22% vorrebbe comprare certi prodotti direttamente dalla marca, mentre il 33% vorrebbe acquistare una quota maggiore di grocery dal negozio locale, il 34% si dice aperto a provare nuove marche e se il 31% ha amato la convenienza di ricevere i prodotti direttamente sulla soglia di casa, il 20% dice che continuerà a utilizzare il servizio di click and collect.

Le metriche di ieri si possono applicare ancora in un mondo profondamente segnato da un’emergenza globale? I modelli tradizionali basati su awareness, familiarità, consideration e utilizzo presuppongono un framework lineare e una misurazione del successo passato o attuale. Funzionavano quando i messaggi passavano esclusivamente attraverso i media di massa, da uno a molti e dall’alto in basso, senza esplorare le aspettative dei consumatori, considerando il brand momentum. Oggi i brand devono monitorare la loro rilevanza in progress, sviluppare innovazioni che si adattano alle esigenze delle persone riducendo il time to market, dimostrare di essere dalla loro parte. E per farlo devono capire i consumatori per definire i bisogni e come soddisfarli, utilizzando i dati per definire la strategia e comunicando chiaramente i propri valori per costruire relazioni più forti e significative.

 

Consilia, marca del distributore sempre più brand

Continua l'evoluzione del brand di Consorzio Sun (socio Selex dal 2021), che si è affidata all’agenzia Auge per realizzare  il restyling del logo e del packaging

Non più solo marca del distributore, ma brand autonomo, con caratteristiche uniche. È questa l’evoluzione di Consilia, presente in tutti i punti di vendita degli aderenti a consorzio Sun (Selex).

Un progetto realizzato a valle di quanto emerso da un’indagine condotta sui consumatori dall’Università Cattolica di Piacenza, che riguarderà progressivamente le oltre 2mila referenze ed è già oggi apprezzabile su pasta, gelati e conserve animali.

 

Le direttrici del restyling

“Mentre di norma le mdd beneficiano degli investimenti in comunicazione dell’insegna principale, Consilia, brand che che non rappresenta l'insegna di nessun socio, deve diventare una vera marca, con caratteristiche ben precise che la differenziano da qualsiasi altro marchio”. Spiega così l’obiettivo dell’iniziativa Federica Ariagno, socio e direttore esecutivo di Auge Communication, la società che ha curato il restyling.

L’agenzia, con sedi a Milano, Firenze e Brescia, ha studiato un sistema di comunicazione per il packaging orientato a valorizzare il livello qualitativo dei prodotti Consilia.

Partendo da uno spunto semantico, come suggerisce Ariagno: “Consilia ha in sé il concetto di consiglio”, la comunicazione è stata rivolta ad un target attento più alla qualità che al prezzo, con la promessa forte della scelta migliore valutata e selezionata da Consilia e, a supporto, il fatto che Consilia non solo selezioni, ma scelga e consigli il meglio per tutti noi.

Il logo è stato ripensato per trasmettere fiducia e qualità. L’idea del consiglio diventa dunque un segno grafico comune e ben comprensibile, l’icona del “fumetto”, all'interno del quale Consilia parla al consumatore della referenza e delle sue qualità.

Un linguaggio visivo che si adatterà ad ognuna delle famiglie di prodotti: non più lo stesso format grafico e tipografico uguale per tutti i prodotti, ma ogni pack adotterà uno stile grafico e tipografico in linea con lo scaffale di riferimento. Così il brand Consilia diventa maggiormente credibile e soprattutto a fuoco su ogni categoria merceologica, con una nuova scelta di colori ed immagini.

Il tormentone sociale estivo de Il Viaggiator Goloso

Il brand premium di Unes lancia la campagna di comunicazione estiva affidandosi ancora all’agenzia Melismelis

“Dimmi che… senza dirmi che” è uno dei tormentoni più in voga del momento sui social network. Partito durante gli Europei di calcio con i calciatori italiani ripresi a gesticolare secondo i luoghi comuni internazionali, ha conosciuto in queste settimane diverse versioni a livello locale e settoriale.

A cavalcare il trend è il Viaggiator Goloso, il brand top di gamma di Unes, che ha scelto il tormentone per la campagna di comunicazione che celebra l’estate. A realizzarla è stata Melismelis, agenzia creativa che con l’azienda ha una partnership di lungo corso.

 

Viaggio nei sapori autentici

La campagna, che racconta il viaggio nel gusto fra alcuni dei sapori più autentici e genuini de il Viaggiator Goloso, si sviluppa in quattro soggetti.

Si parte con Dimmi che ami l’estate senza dirmi che ami l’estate, ideato per promuovere i nuovi gelati e sorbetti su stecco firmati il Viaggiator Goloso, mentre il Dimmi che ami la Puglia senza dirmi che ami la Puglia celebra il gusto della stracciatella, preparata con latte 100% italiano. Completano il quadro le due declinazioni con Feta Dop e Tortelli Cacio e Pepe che strizzano l’occhio, rispettivamente, alla Grecia e a Roma.

Con pianificazione sia off sia online, la campagna sarà on air fino a fine agosto su Ooh, stampa, social e digital. Il primo canale, oltre alla personalizzazione di maxi bus, prevede alcune maxi-formati a Milano - in Stazione Centrale, Corso Garibaldi, via Stephenson, Piazzale Cadorna, Porta Genova e Porta Romana - e a Torino.

 

 

 

 

 

Il Viaggiator Goloso è molto più di un brand: è una vera esperienza che ti fa viaggiare coi sensi”, spiega Massimo Melis, ceo di Melismelis. Mentre la responsabile marketing & comunicazione di Unes Supermercati, Gaia Mentasti, sottolinea l’ispirazione a “un trend social molto attuale che gioca con immagini e simboli iconici che rappresentano sentimenti, momenti o luoghi di cui sono emblemi inconfondibili e popolari, con l’obiettivo di esprimere i valori del brand”.

 

Iges rileva dodici pdv Fortè in Sicilia

Forté hard discount
Cambiano gli equilibri del retail in Sicilia, con questa operazione siglata dalla società del gruppo PAC2000A

Continua il dinamismo nel settore della gdo. Iges, la società che fa parte del gruppo PAC 2000A che opera nel mondo dei discount con l'insegna Todis, ha rilevato dodici punti di vendita a marchio Fortè, ubicati tra Palermo e Trapani. A vendere è stata la Meridi, società del patron del Calcio Catania Antonino Pulvirenti, con esperienze imprenditoriali anche nel campo degli alberghi e delle compagnie aeree, oltre che alla guida di imprese agricole e campi da golf.

L’intesa è stata raggiunta a valle della richiesta –da parte di Fortè– di accedere alla procedura di concordato preventivo. Nei giorni scorsi i giornali locali avevano indicato in pole position per l’acquisizione Eurospin, anche se evidentemente gli abboccamenti iniziali non hanno avuto seguito.

 

I contenuti dell'accordo

Ad annunciare la conclusione positiva delle trattative sono stati i sindacati, specificando in una nota: “Secondo quanto comunicato, con la procedura 52 lavoratori saranno trasferiti a più società affiliate alla Iges srl”.

I rappresentanti dei lavoratori si mostrano soddisfatti dell’esito, ricordando che si tratta di una realtà da un anno in amministrazione straordinaria. “Una storia travagliata quella dei lavoratori Fortè che, negli ultimi anni, si sono sottoposti a sacrifici estenuanti dovendo ancora percepire diverse mensilità -ha spiegato la sindacalista Mimma Calabrò-. Abbiamo già formulato richiesta di incontro alle nuove società subentranti alle quali chiederemo garanzie occupazionali per i lavoratori coinvolti. Confidiamo che presto anche gli altri 113 lavoratori dei punti di vendita dislocati nell’intera rete vendita siciliana possano anch’essi transitare in altre società mettendo fine ad una situazione drammatica”.

Sembra dunque risolversi positivamente una situazione complicata che si trascinava da anni in un territorio, come la Sicilia, che di recente ha vissuto altri momenti difficili, dal fallimento del gruppo Roberto Abate nel 2019 (i cui store sono stati acquisiti da Md) e alle difficoltà legate al gruppo Sma-Auchan (i cui store sono stati acquisiti da diversi operatori locali, tra cui Gruppo Arena, Radenza/Crai).

 

Carrefour porta la spesa in spiaggia … e in barca

Carrefour 2026
L’iniziativa Spesa in vacanza, lanciata in collaborazione con Everli, punta a fidelizzare ulteriormente la clientela, raggiungendola nelle località di vacanza

Se Maometto non va alla montagna, è la montagna a raggiungere Maometto, un concetto che sembra ben adattarsi alle politiche di fidelizzazione da parte della gdo, che conoscono un nuovo step con la spesa recapitata direttamente nei luoghi di vacanza.

A lanciare l’iniziativa, Carrefour Italia ed Everli che portano gli acquisti in numerose località italiane: dalla Liguria, con Sanremo, Imperia, Savona e Genova (Sestri Ponente, Genova Centro, Nervi), passando per Marina di Carrara, Lido di Ostia, Napoli Mergellina, arrivando fino a Cagliari.

Con Spesa in vacanza, il gruppo francese amplia il servizio di recapito già presente in 64 città: ai clienti sarà sufficiente indicare l’indirizzo di recapito e specificare il punto esatto in cui ricevere la spesa all'interno del porto. Inoltre, fino a fine agosto, collegandosi al link Carrefour.it.everli.com, i clienti Carrefour potranno usufruire di uno sconto di 5 euro su una spesa minima di 75 euro, inserendo il codice SUMMERCRF1.

Carrefour Italia ed Everli aggiungono così un nuovo tassello al proprio impegno nell’offrire servizi innovativi e rispondere sempre più puntualmente alle esigenze del consumatore, orientato a un utilizzo crescente delle soluzioni proposte dal delivery”, rivendica la nota che accompagna l’annuncio della nuova iniziativa.

Risparmio Casa cresce nel Lazio con un megastore

Il gruppo specializzato in prodotti per la cura della casa e della persona ha inaugurato un nuovo punto di vendita a Monterosi (Vt), rilevato dal fallimento di Mercatone Uno

Continua a crescere la rete di vendita Risparmio Casa, catena di 123 negozi dedicata ai prodotti per la cura della casa e della persona. Di recente, il gruppo italiano ha inaugurato un nuovo punto vendita a Monterosi (Vt), un ex Mercatone Uno. Per la precisione, il megastore è ubicato in località Prato della Fontana – SS Cassia Km 40.

Parliamo di un esercizio commerciale di 6.000 mq, il 13esimo punto di vendita aperto da inizio anno in Italia, a conferma della strategia di crescita che sta caratterizzando l’azienda laziale. Oltre a offrire qualità e risparmio, la nuova apertura porta con sé anche opportunità di lavoro per il territorio, grazie all’inserimento di 45 nuove risorse. Infatti, in seguito a un accordo sindacale, l’azienda assorbirà e assumerà tutti gli ex dipendenti di Mercatone Uno di Monterosi.

Le caratteristiche del punto di vendita

Il format è in linea con quello classico dell’azienda, basato su un assortimento di oltre 25mila referenze divise tra prodotti per la pulizia e cura della casa, bellezza e cura della persona, casalinghi e giocattoli. Non solo grandi marche, ma anche una vasta proposta di marchi propri.

“La nuova apertura di questo megastore si inserisce nel nostro piano di sviluppo del 2021”, sottolinea in una nota Fabio Tomassini, Ad di Risparmio Casa. Che ricorda come l’obiettivo sia di puntare su convenienza e qualità per mostrare “fiducia e ascolto verso il cliente, da sempre al primo posto. Siamo orgogliosi di poter creare nuove occasioni di sviluppo e occupazione per i territori e le comunità locali e di aver salvaguardato e garantito il posto di lavoro agli ex dipendenti di Mercatone Uno di Monterosi. La nostra forza sono le persone che ogni giorno lavorano con entusiasmo per rendere tutto questo possibile; ed è proprio su questo entusiasmo che si basa il segreto del nostro successo, che ci dà un ulteriore stimolo per fare sempre di più e nel miglior modo possibile”.

La scelta della marca nell’era new normal

Lavorare sul processo decisionale e d’acquisto a più livelli, dalla percezione all’esperienza, per un ritorno in valore misurabilee (da Gdoweek 12)

È ormai chiaro a tutti quanto il contesto in cui oggi si sceglie una marca sia cambiato sensibilmente rispetto al pre-Covid sotto tutti gli aspetti: politico, personale, professionale, sociale ed economico. Il 37% degli italiani, non a caso, pensa che la propria vita sia cambiata nel lungo termine. Un elemento cui si aggiunge la crescita al ricorso alla tecnologia, che ha aumentato il parterre di marchi a disposizione degli utenti e l’accessibilità agli stessi. “Durante il giorno compiamo circa 35mila scelte, ovvero una ogni 2 secondi, molte di queste le facciamo in modo automatico e inconsapevole, altre a seguito di un processo più conscio e ragionato. Capire come funziona quest’ultimo, ovvero come si prendono le decisioni, come queste sono influenzate e come si pensa alle marche, sono i primi tre step essenziali per arrivare a farsi scegliere”, spiega Monica Sala, brand health tracking leader di Ipsos, nel corso dell’appuntamento “Dancing with duality”, il quarto della serie di webinar “And now what?”. Il processo decisionale delle persone, innanzitutto, è dinamico e non binario, un continuum dove processi cognitivi, razionali e inconsci si attivano e operano congiuntamente. Il modo in cui scegliamo, dunque, è flessibile rispetto al contesto, da qui l’importanza di saper leggere l’attualità oggi più che mai, data la rilevanza dei cambiamenti apportati dalla pandemia.

I brand, in tutto questo, vivono nella mente delle persone come network di associazioni (colori, emozioni, immagini, forme e ricordi) che tanto più sono forti e distintive, tanto più consentono di attivare scorciatoie mentali per farsi riconoscere e selezionare. Le marche devono dunque imparare a interagire con le persone a più livelli, spostandosi da quello più inconscio a quello più razionale. La marca leader, per esempio, punterà a rinforzare un processo decisionale già automatico nei propri confronti per restare nella top of mind del cliente. Chi si pone invece come follower tenderà a creare un momento di stop che interrompa il riferimento intuitivo automatico al leader del mercato, attingendo a processi più razionali. Vi è poi un terzo livello d’interazione che punta infine a giustificare apertamente la scelta del consumatore con elementi molto fattivi.

Sono tre, in particolare, le leve che le marche possono utilizzare per rafforzare, modificare o giustificare il processo di scelta: identità, percezione ed esperienza. Identità significa creare asset distintivi per facilitare le scelte intuitive e attirare l’attenzione. Vi è poi il lavoro sulla percezione della marca e su come questa è mappata nella mente del consumatore. Da ultimo, ma non per importanza, l’esperienza, perché nel momento in cui si utilizza un prodotto/servizio e lo si trova rispondente alle proprio aspettative (altrimenti detto: il brand fa effettivamente quello che promette), il legame con la marca si rafforza significativamente.

Un esempio di lettura determinante del contesto e risposta sincrona da parte della marca, con attivazione di tutte e tre le leve sopracitate, è quello di McDonald’s. L’insegna ha dovuto infatti ribaltare la percezione usuale del fast-food, notoriamente associato a un’alimentazione poco sana e di scarsa qualità, per rispondere ai nuovi trend orientati alla preferenza per ingredienti locali, sicurezza, naturalità e una dieta priva di carne. Un vero e proprio percorso di riduzione della dissonanza cognitiva che, lato percezione, ha coinvolto l’offerta di prodotti (attenzione alla filiera italiana), il packaging (scelta di un’immagine più genuina) e la comunicazione (ricorso a chef star, ecc.). McDonald’s ha altresì riorganizzato i punti di vendita (cucine a vista che suggeriscono la preparazione al momento, nuovi layout ecc.) per agire sul livello esperienziale e, lato identità, ha creato un logo più green con relativo rebranding. Si tratta in questo caso di un investimento importante e di un cambio di contesto che, rispetto alla propria categoria, ha richiesto di coinvolgere tutte le leve per restare competitivi. In molti casi, tuttavia, è ovviamente possibile scegliere solo una delle tre leve per una strategia più mirata. In questo senso “la brand purpose può essere un asset forte e vincente, ma solo nel momento in cui è gestito in modo autentico e limpido, così da trasferire i valori di brand senza restituire la percezione di un fine utilitaristico”.

Focalizzandoci sull’esperienza con la marca, un tema centrale nel post Covid più ancora che nel pre-Covid è la customer experience. Parliamo di un elemento spesso critico ma che, se valorizzato, rappresenta forse il plus competitivo più importante.

Il consumatore, non a caso, oggi ha come riferimento il modello di servizio in stile Amazon, che insieme ad altri player ha alzato l’asticella delle aspettative, rendendo l’utente sempre più demanding. “La customer experience non è più solo una misurazione della soddisfazione, ma l’imperativo di business che può fare la differenza tra successo e fallimento, in quanto elemento differenziante in un contesto sempre più complesso”, conferma Federica Aceto, cx leader di Ipsos. Le priorità, in quest’ambito, si possono ridurre sempre a tre elementi principali: capire quale sia il ritorno sull’investimento, quale il posizionamento del brand rispetto ai leader e come arrivare all’eccellenza, nonché il cosiddetto “close the loop”, ovvero quali siano le azioni da intraprendere per gestire e rispondere al feedback dei clienti. Parlando del primo tema, ovvero del valore reale della customer experience, Ipsos ha ad esempio calcolato per un’importante realtà di automotive un aumento di 120 milioni di sterline di vendite annue, a fronte dell’incremento di un punto percentuale della soddisfazione media dei clienti su questo fronte. Un ritorno dunque elevato a fronte di un miglioramento apparentemente esiguo. Per effettuare una misurazione di questo tipo, vi sono diversi aspetti da considerare: si parte dalla necessità di individuare i giusti kpi e il migliore momento di raccolta, per poi passare all’integrazione di quanto ottenuto con altri dati rilevanti che consentano la messa a punto di analisi avanzati e relative insight, passando infine ad adattare il design dell’esperienza stessa ai risultati, con il supporto anche di neuroscienze e psicologia comportamentale.

Un approccio che, sempre in termini di Roi, può essere difficile da cogliere perché si concretizza con indicatori diversi: la retention dei clienti, la share of spent rispetto ai competitor, il passaparola positivo e un risparmio grazie all’efficienza operativa. La sfida sta dunque nella quantificazione del legame tra kpi dell’indagine e risultati aziendali e finanziari, così da giustificare in modo più solido la spesa e inserire a buon diritto l’esperienza del cliente come priorità nell’agenda aziendale. Per farlo, spiega Aceto, una soluzione può essere “l’indagine longitudinale abbinata ai dati finanziari raccolti nello stesso periodo di tempo, per costruire un simulatore basato su modelli statistici multivariati”. Il piano di comunicazione interna che ne deriva dovrà pertanto focalizzarsi su diversi livelli, a partire dal c-level per la definizione della strategia aziendale, passando al team che si occupa della customer experience, da dotare degli strumenti necessari, per arrivare infine alla front line, che necessiterà di formazione ad hoc per interagire efficacemente con il cliente finale. Giunti a questo punto, l’altro concetto essenziale che si inserisce giocoforza nel percorso strategico del brand è quello dei diversi touchpoint e dell’omnicanalità. Un termine che nella teoria non è certo nuovo, ma che lo scoppio della pandemia ha imposto di concretizzare più velocemente nella pratica. “L’omnicanalità ha assunto un’importanza enorme nell’ultimo anno, nonché sempre più allargata tra i vari stakeholder e funzioni aziendali, passando da un ruolo tattico a uno strategico. L’approccio a quest’ultima deve essere quindi olistico”, sottolinea David Parma, managing partner Ipsos Strategy3. Un terzo dei consumatori, per esempio, dichiara che, al momento, il suo canale d’acquisto primario è quello online. Questo in tutti i 16 Paesi monitorati dalla relativa indagine Ipsos, Italia inclusa. Un altro terzo circa, pure con differenze in base al settore merceologico, privilegia ugualmente offline ed eCommerce, mentre la parte restante si mantiene focalizzata sul negozio, con la quota più alta per l’alimentare (61%) e le più basse per vestiti e accessori (33%), casa ed elettronica (28%) nonché giochi (27%).

Il digitale, però va ben oltre l’eCommerce. “Per i consumatori significa accesso a tutta una serie di nuove esperienze e servizi”, ribadisce Parma. Il voice commerce, ad esempio, è atteso entro il 2024 come qualcosa di consolidato all’interno del nostro lifestyle. Non si tratta più, dunque, di vendere online come semplice modalità aggiuntiva, ma di rivedere il proprio business all’interno di un nuovo sistema di canali. Non a caso un colosso come Walmart sta investendo già da tempo sull’offrire ai propri clienti un’esperienza senza soluzione di continuità, espandendo la capacità di servirli con il merchandise nei negozi, mentre continua al contempo a lavorare lato eCommerce. Si tratta, in sintesi, di diventare una struttura phygital: una visione spesso e volentieri di più facile adozione per quei nativi digitali che passano successivamente al mondo dei punti di vendita fisici, forti del loro modello agile, più che per i cosiddetti retailer tradizionali. Questa prospettiva apre a sua volta a nuove frontiere della competitività. Pur restando fondamentale, infatti, l’importanza della valorizzazione dei dati e del loro utilizzo come guida per costruire l’esperienza dell’utente, sarà importante non perdere di vista il fattore umano, quel “tocco” differenziante in grado di arricchire e colmare eventuali gap. Il 68% dei consumatori, a tal proposito, sostiene di aver affrontato nel passato recente dei problemi durante lo shopping online. I disagi sono diversi e vanno da ritardi nella consegna all’eccesso di email ricevute da marche/negozi, passando per la difficoltà di reso, la lacuna di informazioni e immagini sul prodotto e così via. Per gestire l’omnicanalità con successo è quindi necessario agire su più dimensioni, dai bisogni allo sviluppo dei nuovi prodotti, passando per la creazione di una connessione emotiva e l’ottimizzazione di una navigazione complessiva dell’ecosistema di marca. Il punto centrale sta nel capire a monte su quali leve intervenire per agire a livello globale, con un’analisi strategica iniziale rispetto alla categoria di riferimento e al proprio posizionamento di marca, così da intervenire con oculatezza ed efficacia.

Le maggiori criticità dell’eCommerce

  • Ritardi di consegna (25%)
  • Scoperta tardiva che gli articoli sono esauriti (16%)
  • Troppe email da marche/negozi (14%)
  • Non abbastanza informazioni/immagini del prodotto (13%)
  • Il monitoraggio della consegna non era accurato (13%)
  • Impossibile applicare sconti/promozioni (12%)
  • Scarsa qualità degli articoli ordinati (11%)
  • Difficoltà di reso (11%)
  • Difficoltà nel trovare i prodotti sul sito (10%)
  • Scarso servizio clienti (10%)
  • Il sito era difficile da navigare (10%)

Le preferenze d’acquisto post Covid

Food & grocery Personal care & cosmetics Furniture & home decor Jewelry, fashion accessories Clothing & footwear Home electronics Toys & games
Negozio 61% 46% 40% 38% 33% 28% 27%
eCommerce 10% 18% 23% 27% 27% 32% 32%
Negozio ed eCommerce 29% 36% 38% 35% 40% 39% 41%

Fonte: Ipsos

Certosa Salumi entra nel portafoglio di Veronesi

Il gruppo veneto, che conta già brand come Aia e Negroni, con questa operazione rafforza il suo posizionamento nel campo degli affettati da libero servizio

Una nuova acquisizione che rafforza la quota di mercato nella produzione di affettati da libero servizio e di salumi della tradizione italiana. Il gruppo Veronesi, già leader dell’agroalimentare italiano con i marchi Aia, Negroni e Veronesi, ha finalizzato l’acquisizione di Certosa Salumi, società emiliana specializzata nella produzione, nella stagionatura e nel confezionamento dei salumi della tradizione italiana.

Una operazione che conferma la strategia del gruppo di Quinto di Valpantena (Vr) orientata alla crescita nella fascia dell’alimentare di qualità. Infatti Certosa è specializzata nel salame felino Igp.

Sinergie possibili

Veronesi fa sapere che l’acquisizione consentirà di sviluppare sinergie e opportunità per la crescita del Gruppo nei mercati internazionali, dove da sempre grazie ai marchi Negroni e Montorsi porta sulle tavole dei consumatori alcune delle eccellenze del made in Italy agroalimentare. “Con piacere accogliamo nel nostro gruppo questa realtà produttiva che ci consentirà di rafforzare la nostra presenza sul mercato e continuare a crescere nel settore della salumeria in cui operiamo da anni -afferma Luigi Fasoli, amministratore delegato del Gruppo Veronesi-. Si tratta di una operazione all’insegna del Made in Italy nel cuore della food valley emiliana in cui già operiamo da decenni e che custodisce un pezzo del saper fare del nostro Paese”.

Chi è Certosa Salumi

Fondata nel 2010 e con sede in provincia di Parma, Certosa Salumi dispone di uno stabilimento di oltre 10mila metri quadri dotato delle più moderne tecnologie per la produzione e stagionatura dei salami, oltre a linee all’avanguardia per il confezionamento dei salumi affettati dedicati al libero servizio. Le produzioni sono inoltre certificate per l’export verso Paesi come Stati Uniti, Canada, Giappone e Brasile. Nel 2020 la società ha registrato un fatturato complessivo di 32,6 milioni di euro. Con la conferma degli attuali livelli occupazionali, il sito continuerà a operare in continuità.

 

I numeri di Gruppo Veronesi

Parliamo del primo gruppo italiano con filiera completa e integrata che parte dalla produzione dei mangimi sino alla trasformazione e distribuzione delle carni e dei salumi della tradizione gastronomica italiana. Con circa  9.000 dipendenti distribuiti in 23 siti produttivi in Italia, il Gruppo Veronesi ha chiuso il 2020 con ricavi netti consolidati pari a 3,13 miliardi di euro, confermandosi tra le principali realtà italiane dell'agroalimentare per fatturato. A questo risultato hanno contribuito le vendite sul mercato italiano e internazionale: nel 2020 l’export Made in Italy ha raggiunto oltre 70 Paesi e rappresenta il 16% del fatturato totale.

Dm accelera sulla strada della digitalizzazione

Dm drogherie markt e ShopFully confermano la partnership, indicando come obiettivo il rafforzamento della distribuzione digitale del volantino per aumentare il traffico nei 56 punti di vendita italiani del retailer

Non solo processi di gestione interna dell’azienda e commercio elettronico. Le strade della digitalizzazione sono molteplici, accomunate dall’obiettivo di fare efficienza per aumentare la produttività e difendere i margini in una fase di crescente competizione sul fronte dell’offerta.

Uno degli ultimi esempi arriva da dm drogerie markt, tra le principali catene commerciali europee di prodotti per la cura della persona e della casa, che ha confermato la partnership con ShopFully, tech company italiana attiva nel drive-to-store, indicando come obiettivo dell’accordo il rafforzamento della distribuzione digitale del volantino per aumentare il traffico nei 56 punti di vendita del retailer in Italia.

Risultati ottenuti 

La collaborazione tra i due operatori, iniziata nel 2018, ha prodotto risultati positivi nel primo trimestre dell’anno, con un aumento di visite in negozio nell’ordine del 33% tra gli utenti coinvolti nell’attività fatta da ShopFully rispetto all’ultimo trimestre del 2020.

Al centro delle attività pianificate per i prossimi mesi, grazie alla piattaforma tecnologica della tech company, c’è l’utilizzo dei tre marketplace di ShopFully (DoveConviene, PromoQui e VolantinoFacile) e di tutti i canali digitali, per raggiungere il 100% dei responsabili di acquisto geolocalizzati vicino ai negozi fisici del retailer.

Nel documento che annuncia il rinnovo della partnership, dm drogerie markt sottolinea la capacità di ShopFully nel fornire dati e insight rilevanti sulle iniziative svolte, in particolare riguardo le visite nello store.

Codè Crai Ovest e lo spreco alimentare

Nuova campagna di sensibilizzazione verso un fenomeno come lo spreco alimentare, verso il quale si sta registrando un'attenzione sempre maggiore

Nemmeno la pandemia, con le difficoltà di approvvigionamento emerse soprattutto nelle prime settimane dalla diffusione globale del coronavirus, ha fermato il fenomeno dello spreco alimentare, che anzi ha visto crescere le proprie dimensioni.

Secondo uno studio realizzato nei mesi scorsi dalla Scuola Superiore Sant’Anna per l’Osservatorio Metronomo, il 44% delle aziende intervistate ha segnalato per il 2020 una crescita dello spreco alimentare nell’ordine del 15%, con il 41% di frutta e verdura è andato disperso.

Numeri che fanno impressione se parametrati alle difficoltà che tante famiglie stanno attraversando in questa fase. Ed è così che le campagne di sensibilizzazione assumono un peso crescente per stimolare comportamenti virtuosi. L’ultimo annuncio in questo campo arriva da Codè Crai Ovest: dal 26 Agosto in tutti i punti di vendita Crai di Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta partirà la campagna anti-spreco Aiutaci a salvare il cibo, attraverso la quale i consumatori potranno trovare un reparto dedicato ai prodotti in scadenza, caratterizzato da sconti fino al 50%.

“Lo stile della spesa è cambiato e i consumatori sono sempre più attenti agli sprechi”, è la constatazione dalla quale parte Rossella Pastorino, responsabile marketing & comunicazione Codè Crai Ovest. A questo proposito cita una recente indagine Nielsen che ha messo in evidenza come circa il 30% dello spreco alimentare in Italia avvenga tra le mura domestiche, quindi a partire dalla spesa. Coldiretti ha stimato che sono 5,2 milioni le tonnellate di alimenti finiti nella spazzatura nel 2020 e che gli sprechi domestici rappresentano in valore ben il 54% del totale.

Gli obiettivi dell'operazione

“Volendo essere sempre più vicini alle esigenze dei nostri clienti abbiamo scelto di impegnarci in questa campagna anti spreco che consentirà di acquistare la qualità che da sempre al centro della nostra insegna ma al tempo stesso di alleggerire il conto alla cassa", sottolinea Pastorino, che aggiunge: “Da molti anni promuoviamo iniziative concrete, capaci di produrre un impatto significativo in termini di sostenibilità. Siamo sicuri che la campagna Aiutaci a salvare il cibo darà riscontri estremamente positivi, consentendo a noi e ai nostri consumatori di compiere azioni concrete nel contrasto allo spreco alimentare”.

Visioni di lungo periodo

Questa iniziativa si aggiunge ad altre attività organizzate da Codè Crai Ovest nei suoi punti di vendita per limitare l’ecological footprint e contribuire a combattere il cambiamento climatico. Alcuni esempi in questo senso sono l’utilizzo di materiali di consumo riciclabili o compostabili nei banchi di gastronomia, ortofrutta e macelleria, l’utilizzo di carta riciclata e la crescente proposta di dispenser per la vendita del prodotto sfuso, dall’acqua in vetro ai detersivi fino alla frutta secca.

Bennet continua a crescere in Lombardia

Il gruppo rafforza la sua presenza in Lombardia grazie all'acquisto dell’ipermercato Carrefour di San Giuliano Milanese. Si consolida anche la rete BennetDrive

Non si ferma nemmeno ad agosto il consolidamento nel mercato nazionale della gdo. Bennet (VéGé) ha infatti annunciato l’acquisizione dell’ipermercato e del centro commerciale Carrefour di San Giuliano Milanese, portando così a quota 74 il totale dei propri punti di vendita.

L’acquisizione non è una novità per il gruppo con quartier generale a Como, dato che la politica di acquisizioni è in atto dalla fine del 2019, quando sono stati rilevati l’ipermercato e la galleria commerciale di Bagnolo Cremasco ed è proseguita nel corso del 2020 con il passaggio sotto l’insegna Bennet di nove ipermercati e superstore ex Auchan in Lombardia.

 

Obiettivi dell'acquisizione

L’azienda fa sapere che verrà garantita l’occupazione di tutti i 120 dipendenti operativi a San Giuliano Milanese, dato che Bennet ha individuato nell’area milanese un territorio con un buon potenziale di crescita.  Le due attività che passano sotto il controllo di Bennet sono infatti situate lungo la via Emilia, un asse stradale di forte afflusso e passaggio verso il capoluogo regionale. L’attuale superficie di vendita dell’ipermercato è di circa 7.300 mq, mentre il centro commerciale, in cui oltre all’ipermercato sono attivi circa 20 negozi, supera i 16.500 mq di Gla.

 

“Questa acquisizione rappresenta un passaggio importante nella strategia di crescita di Bennet -sottolinea Adriano De Zordi, consigliere delegato di Bennet-. Con questo ulteriore progetto rafforziamo la nostra presenza nel cuore della Lombardia e continuiamo ad affermare la nostra leadership in una regione dinamica e strategica, salvaguardando i livelli occupazionali”. Quindi, a proposito dell’ipermercato acquisito ricorda che “è adatto ad accogliere e proporre il nostro modello commerciale focalizzato sui prodotti freschi, su una nuova visione distintiva del non alimentare e su una forte integrazione con il digitale e l’omnicanalità su cui intendiamo investire”.

Operatività

Il programma di rebranding dell’ipermercato di San Giuliano Milanese prevede che a settembre il punto di vendita sia completamente integrato nella strategia commerciale di Bennet. Questo primo passaggio comporterà quindi la sostituzione immediata dell’insegna, l’inserimento in assortimento di tutte le linee dei prodotti a marchio e l’attivazione del programma fedeltà Bennet Club.

Entro fine anno l’ipermercato sarà totalmente rivisto secondo il modello commerciale di Bennet con un intervento importante sui freschi, punto di forza dell’insegna; nel corso del prossimo anno, sarà attivato il servizio di eCommerce Bennet, uno dei pilastri del modello di business e della crescita dell’azienda.

 

Omnicanalità: sito rinnovato e click&collect 

A questo proposito va ricordato che all’inizio dell’estate Bennet ha rilasciato il suo nuovo sito web www.bennet.com che integra la piattaforma eCommerce e il sito corporate, portando così a compimento un processo avviato lo scorso anno, anche alla luce delle nuove esigenze di consumo emerse con la pandemia e ormai divenute strutturali.

Nella foto il "drive" aperto a Montano Lucino (Co)

Quasi in contemporanea il gruppo ha annunciato l’apertura del Bennetdrive di Ivrea (To), arrivando così a 56 punti di ritiro attivi. Il servizio consente di ordinare la spesa comodamente online in modo pratico: basta cliccare su Bennet.com da qualunque dispositivo 24 ore su 24, scegliere i prodotti da portare a casa e passare a ritirarli nell’apposita piattaforma in qualsiasi momento della giornata. La spesa viene caricata direttamente in macchina da un addetto senza costi aggiuntivi. Il pagamento si effettua alla consegna tramite bancomat o carta di credito.

 

Aldi accelera sulla sostenibilità

Il discounter tedesco fa il punto sui risultati raggiunti e fissa i prossimi target di progresso

Non solo conquistare i consumatori, ma anche dotarsi di procedure in grado di minimizzare i rischi e produrre benefici sui conti nel medio-lungo periodo. La sostenibilità aziendale sta evolvendo verso forme più mature, nelle quali la comunicazione è solo una componente e non certo la più importante. Una scelta strutturale che non ammette passi indietro e che sempre più spesso coinvolgere intere filiere. L’ultimo esempio in tal senso arriva dal Gruppo Hofer, al quale fa capo tra gli altri Aldi Italia, che ha accresciuto nel tempo l’impegno per un corretto approvvigionamento e una regolare distribuzione delle merci sia a livello nazionale, che internazionale.

La catena di discount ha riunito sotto la sua iniziativa Oggi per domani la responsabilità sociale e l’impegno in tema di sostenibilità, impegnandosi a ottimizzare svariati ambiti aziendali: dalla riduzione degli imballaggi e dei rifiuti all’incremento della trasparenza nelle catene di fornitura, dallo sviluppo dello store concept a impatto zero ad una logistica dei trasporti sostenibile.

Trasporti e sostenibilità

Per quanto concerne questo aspetto, uno dei temi più importanti per il gruppo in ambito logistico riguarda la realizzazione ed implementazione di pallet sostenibili e riutilizzabili. A questo tema sono collegati progetti come i carrelli Aldi per le piante, i mezzi pallet in plastica sviluppati autonomamente oppure i contenitori Ifco riutilizzabili per il trasporto.

Il formato pieghevole delle cassette garantisce un trasporto ottimale dei vuoti, con risvolti positivi anche sul fronte risparmio di CO2. Una volta impiegate, le cassette vengono pulite con sistemi a basso dispendio di risorse e predisposte per il relativo riutilizzo. I contenitori danneggiati vengono riciclati e trasformati in nuove cassette riutilizzabili, secondo un modello di economia circolare chiusa.

Morato compra ancora in Spagna

Morato pane
Si tratta della seconda acquisizione iberica per l’azienda vicentina, che conferma l’intento di acquisire un ruolo da aggregatore a livello europeo

Grande è bello, anzi è necessario per restare competitivi in un mercato sempre più concorrenziale e di portata globale, che premia le realtà capaci di generare economie di scala, guardare oltre i confini nazionali e proporre soluzioni il più possibile diversificate per fasce di clientela. Una conferma in tal senso arriva dal gruppo Morato Pane, che punta ancora sulla Spagna per crescere.

Dopo la prima acquisizione in terra iberica dello scorso anno (comparto bakery salato di Cerealto-Siro), arriva la seconda operazione: questa volta a essere rilevato dalla stessa Cerealto-Siro è un plant produttivo a Briviesca, nel nord del Paese.

 

“Lo sviluppo del business spagnolo è una delle nostre priorità strategiche e rappresenta un mercato estremamente potenziale, che oggi già presidiamo in qualità di fornitore di Mercadona per alcune categorie di prodotto -racconta in merito Stefano Maza, chief executive officer del gruppo con headquarter ad Altavilla Vicentina, che nei dodici stabilimenti ubicati tra Italia e Spagna produce sandwich, cassette, tramezzini, bruschette, panini dolci e salati e piadine, oltre a sostituti del pane croccanti, tra cui in primis grissini e crostini-. L’operazione è stata possibile grazie alla partecipazione del gruppo Casalini, primaria realtà industriale con un importante know-how nel mercato dei prodotti da forno che contribuirà in modo sostanziale alla crescita dell’azienda spagnola”.

 

Le caratteristiche del nuovo impianto

L’azienda di Briviesca, con dieci linee produttive su 34mila metri quadri di stabilimento, è in grado di produrre svariate tipologie di prodotti da forno, con un giro d’affari che si attesta intorno ai 35 milioni di euro e che porta il gruppo Morato a un fatturato consolidato in Spagna di 65 milioni.

Attualmente le vendite oltreconfine costituiscono circa il, che intende portare nel medio termine questo livello a non meno del 50%.

 

 

 

Retail, modello marketplace tra fisico e digitale

Marketplace
Marketplace
Il circolo virtuoso che spinge l’evoluzione del retail verso il modello marketplace d2c, anche per la vendita di prodotti alimentari

I vantaggi della piattaforma e del d2c, senza intermediari verso il consumatore

  • Inventario diffuso o digitale
  • Sono i vendor a gestire il proprio shop
  • Selezione condivisa dell’offerta
  • Produttore/vendor e marketplace collaborano da punti di vista diversi
  • Focus sugli obiettivi
  • Ciascun stakeholder si impegna per la propria parte del business
  • Massima “democraticità” dell’offerta
  • Domanda e offerta si incontrano in una piazza più ampia
  • Strategie personalizzate
  • Il vendor sceglie prezzi, posizionamenti, comunicazione in base al momento
  • Interessi condivisi
  • Concorrenza e spinta al servizio potrebbero favorire i consumatori
  • Massima flessibilità
  • Più novità, più attrazione
  • Trasparenza
  • Il brand emerge con tutta la sua filiera
  • Contatto diretto con i consumatori

Marketplace, piattaforma: questi termini si riferiscono a una formula di retail nella quale più venditori vengono aggregati presso un unico luogo fisico o digitale, dove riescono a valorizzare meglio la propria offerta e a raggiungere un maggior numero di clienti in modo diretto. Alcuni esempi di successo sono Amazon, Alibaba, eBay, ma anche Vivino, andando in verticale per il vino, oppure Farfetch per la moda, e Runnics per il mondo del running. La formula funziona, e bene: è scalabile, declinabile in modi diversi e focalizza gli sforzi, perché il vendor cura il proprio shop, l’offerta e il servizio, mentre chi gestisce il marketplace si impegna per offrire ai brand presenti (industriali o retailer che siano) il meglio in termini di tecnologia, con software avanzati e di ultima generazione, motori di ricerca, sistemi di pagamento, adattamenti territoriali.

Nel canale fisico il corrispettivo del marketplace è il department store moderno, stile Rinascente, Harrod’s Galeries Lafayette, ma anche l’outlet McArthurGlen, oltre che Walmart e Target. Si tratta di una soluzione che attrae per la capacità di selezionare l’offerta, coccolare e servire il cliente, con il lusso o con la convenienza (o con una combinazione di entrambi gli elementi). Se, invece, si parla di alimentari, il riferimento, anch’esso storico, è il mercato, rivisto e aggiornato, per esempio Mercato Centrale di Torino.

Marketplace digitali e fisici hanno in comune la partnership tra chi gestisce la vetrina e chi vi opera con le proprie merci, con una formula che porta al massimo la soddisfazione del cliente e conserva il contatto diretto. Non c’è intermediazione, il vendor sceglie l’offerta, pianifica il pricing, espone i prodotti, si occupa del pre e del post vendita, risponde alle domande del cliente, a volte consegna anche i prodotti, oppure si affida ai servizi logistici del marketplace. Nel digitale il riferimento è Amazon, partito proprio dalla volontà di offrire al cliente la migliore e più grande selezione di prodotti possibile, anche se quella del marketplace vero e proprio è stata un’evoluzione avvenuta nel 2002 quando i venditori singoli sono stati inseriti nella piattaforma. Adesso le vendite dal marketplace superano quelle con il modello retailer, e l’evoluzione è stata replicata per il food di Amazon Prime Now: Unes e Pam sono partner su Milano, Torino e Roma, affiancati dall'offerta Amazon, mentre a Bergamo è presente solo Unes, nel senso è disponibile solo la selezione del partner con la logistica di Amazon per le consegne in giornata. La priorità è il cliente, cui è destinata l’offerta: le insegne food ci mettono i prodotti a marchio -graditissimi, riferisce Amazon, quelli de Il Viaggiator Goloso- e Amazon oltre alla visibilità sui clienti Prime, alla logistica e al canale digitale, ci mette un’offerta aggiuntiva di prodotti “i migliori di Amazon”, dal mouse alle pile ai dispositivi proprietari, in un’ottica di servizio pronta consegna.

All’estero la logica è la stessa: in UK c’è Morrisons, a Madrid c’è anche Mercado De La Paz, un marketplace fisico, con l’obiettivo di garantire più valore al cliente che può scegliere tra prezzi diversi, una più ampia selezione, e una varietà di reparti. L’ultimo passo è stato portare il food su Amazon.it: qui ora si trovano i due negozi alimentari Unes e Pam, più quello di Amazon, cioè Fresh, con una esperienza d’acquisto migliore rispetto al passato.

Il modello marketplace per il retail alimentare

Se il successo dei marketplace digitali è affidato in prevalenza a categorie non food, a causa della complessità nella conservazione e nella consegna per i prodotti freschi, non è detto che il retailer food tradizionale non possa trarre ispirazione dal modello digitale.

Descrizione dei prodotti, definizione del pricing, fulfillment, spedizione e resi, il passaggio è da un modello rigido, controllato centralmente, a uno sempre più flessibile, alla Amazon, controllato dai singoli brand o partner, ma capace di garantire uniformità nel livello di prestazione, anche se la gestione è affidata a interlocutori diversi. “Se in Amazon già il 55% del venduto è da attribuirsi alla formula marketplace -dichiara Vito Perrone, ceo e fondatore di Yocabè- anche Zalando ha annunciato che entro il 2023 la maggior parte del proprio business verrà dal marketplace. A livello globale, la quota dei marketplace è in crescita, e anche il 70% delle ricerche di prodotto partono da marketplace e non più da motori di ricerca”. È la conferma del progressivo spostamento dei retailer verso questa formula, in versione omnicanale. “Nel food ci sono stati grandi investimenti, tutti verso tecnologie che hanno a che fare con la logistica, la sua ottimizzazione e automatizzazione -prosegue Perrone- perché la chiave è lì”. Pensiamo alla tecnologia di Ocado con Waitrose & Partners, piuttosto che a quella di Fabric in Israele per i retailer food, ai quali offre la consegna in un’ora attraverso mini dark store completamente automatizzati. Il marketplace permette di trasformare un numero virtualmente infinito di magazzini che si trovano in location diverse (come appunto i negozi o depositi dei brand), in un unico magazzino accessibile attraverso una interfaccia online, capace di ottimizzare la relazione tra domanda e offerta. Questa idea, estremizzata nel food da scontrini bassi e tempi di consegna sempre più stretti, anche a causa della deperibilità dei prodotti, si sposa bene anche con le reti di negozi alimentari, perché permette di aumentare l’offerta senza i limiti del magazzino tradizionale.

“Mi aspetto che alcune infrastrutture che si stanno attrezzando per supportare l’online -chiarisce Perrone- vengano impiegate per collegare la domanda e l’offerta del food offline, soprattutto per alcune categorie, come i prodotti che non hanno un largo consumo presso una certa insegna e, quindi, non vengono proposti nell’assortimento standard del supermercato, ma che potrebbero comunque essere acquistati con rotazioni inferiori e in una fascia di prezzo più alta”.

Per esempio, il bio, o articoli che il 70% dei clienti dell’insegna non acquista: gli assortimenti diventano più ampi e profondi grazie a dark shop che puntano fortemente sulla tecnologia. “Un match tra domanda e offerta molto più dinamico -dice Perrone- guidato sempre più da automatismi tecnologici e sulla base di una logistica che sta cambiando in modo radicale: è questo l’apporto che il marketplace digitale può dare al canale fisico”.

Tutto da sviluppare poi è l’aspetto della relazione diretta del brand con il cliente: in un marketplace fisico quale potrebbe essere il corrispettivo della scheda prodotto online? “Penso che l’avvicinamento tra questi mondi avverrà attraverso la realtà aumentata -precisa Perrone-: basta guardare alla Cina, che sta ripensando i negozi fisici con questa tecnologia per dare più spazio ai brand”.

Certo, non mancano difficoltà per le aziende nell’evoluzione verso il marketplace. “La prima è la stessa organizzazione -chiarisce Perrone- le aziende sono abituate al modello wholesale, nel senso che vendono a un distributore, con dinamiche di quantità e scontistiche. Anche decidere il prezzo di vendita è una difficoltà, perché le aziende finora si limitavano a dare ai retailer linee guida, che venivano calate nelle singole realtà di negozio. Poi merchandising, promozioni, gestione del cliente. Le realtà che si stanno evolvendo più velocemente, come il fashion, assumono figure professionali dedicate per il d2c”.

La logistica rappresenta un’ulteriore criticità e per ora i modelli indicati dal marketplace sono due: nel primo, il brand conserva il prodotto nei propri magazzini, o in quelli di un fornitore di servizi come Yocabè, e li vende su più canali, dai marketplace al proprio eCommerce. Questo modello si adatta bene a prodotti ad alto valore. Il secondo modello si presta di più al largo consumo: è lo stesso marketplace che offre l’infrastruttura logistica e il produttore spedisce verso il magazzino del marketplace che distribuisce al cliente finale. “Il primo passaggio è il retailer offline che si apre verso l’online, ma rimane retailer -chiarisce Perrone -. L’evoluzione naturale è diventare marketplace, cioè andare oltre il magazzino unico di distribuzione della gdo e permettere ai brand di distribuire loro stessi i propri prodotti, come fa Amazon. Questo permette di vendere prodotti prima non disponibili in assortimento e anche di capire quali hanno effettivamente successo, così da proporli anche nel canale fisico. Un circolo virtuoso che dal fisico va al marketplace per tornare al negozio fisico. I due modelli imparano l’uno dall’altro, trasferendo i vantaggi del fisico anche sul digitale, e viceversa, con gli opportuni adattamenti”.

“Oggi gli stessi marketplace, nati come piattaforme di marketing conversion sulle quali si mirava a convertire il prodotto in acquisto, esattamente come Rinascente -spiega Paola Marzario, presidente di BrandOn Group- stanno diventando luoghi full funnel, dove incontrare tutti gli utenti e fare brand awareness su target differenziati”. La differenza è che nei marketplace stanno evolvendo una serie di sistemi capaci di spingere la visibilità del prodotto attraverso l’advertising, in modo molto mirato, semplice e con investimenti più concentrati. Senza contare che gli assortimenti sono infiniti, possono incontrare esigenze diverse ed è possibile lavorare sulle parole chiave e le sponsorizzazioni. L’obiettivo del marketplace, fisico o digitale, rimane quello di portare traffico.

“Le logiche si evolvono ma il modello era già quello di Esselunga -dice Marzario- ovvero il prezzo a metro lineare, che su Amazon diventa un fee e un revenue share, e la promoter instore che diventa adv. Anche i programmi fedeltà sono analoghi, da Amazon Prime a Cdiscount à Volonté del francese Cdiscount”.

La Francia è uno dei Paesi più avanzati nella creazione di marketplace di retailer: Carrefour ha abbracciato questa logica nell’eCommerce permettendo ai brand di offrire assortimenti più ampi rispetto a quelli presenti in store. Un approccio che è già stato attivato anche in Spagna e presto dovrebbe arrivare anche in Italia Sempre in Francia, anche Decathlon ha aperto la propria piattaforma ad altri brand, mentre Metro è diventato marketplace nel b2b. Analogamente Douglas ha fatto lo stesso in Germania, Austria, Francia e Polonia. “Una volta che questi retailer si sono dotati della capacità di gestire milioni di sku offerte da terze parti -aggiunge Marzario- far crescere il marketplace porta solo vantaggio perché è tutto self service. Mi aspetto che cominceranno a vendere servizi di media advertising sulle loro piattaforme, quando avranno raggiunto traffici e presenze di brand adeguate, proprio come fa Amazon”. Il retailer partecipa al successo del brand e ogni brand ha le stesse possibilità, anche se legate al budget. “C’è più democrazia, su un marketplace -dice Marzario- perché è il consumatore che sceglie, non il buyer: è la customercentricity da cui nel ’99 è partito Jeff Bezos”. Ed è la logica abbracciata anche da Walmart che ha investito molto per competere con Amazon e oggi lo tallona da vicino, negli Stati Uniti. Brand e retailer devono evolvere da una logica b2b a una b2c, proprio come il colosso fondato da Sam Walton. “Il primo ostacolo è la cultura aziendale -aggiunge Marzario-, quindi la gestione del cliente, il customer service, la logistica, infine le competenze digitali: il marketplace manager e l’advertising marketplace manager sono professioni destinate a crescere”.

La piattaforma di Ovs per la famiglia

Direzione marketplace sia per il canale fisico che per quello digitale: questa l’evoluzione che ha intrapreso l’insegna Ovs. Accanto alle proprie mdd (brand di propria produzione) -come Grand&Hills outdoor casual per il giovane e ragazzo, Piombo per l’uomo che preferisce uno stile italiano upper casual, Everlast, lo sport casual per uomo e donna-, sta integrando marchi internazionali caratterizzati da forte notorietà, come Gap, presente sul sito e in circa 20 negozi a partire dalla linea kids. Molti altri se ne aggiungeranno, ha annunciato l’azienda, tra brand in licenza o in concessione, ma anche attraverso acquisizioni.

Uno stesso sviluppo è previsto anche per l’eCommerce, nel quale ai brand proprietari se ne aggiungeranno altri sinergici con l’offerta di Ovs e caratterizzati da un posizionamento chiaro. L’obiettivo è generare sempre più traffico intorno a una piattaforma dedicata principalmente al target della famiglia. “Siamo convinti che vi siano davanti a noi rilevanti opportunità di crescita che intendiamo cogliere -ha detto l’Ad Stefano Beraldo- adottando una strategia che valorizzi le nostre peculiarità e in sintonia con i trend strutturali del mercato. Intendiamo affrontare la crescita in una logica di ecosistema, attraverso lo sviluppo di diversi canali, dal fisico, al digitale, al b2b, utilizzando marchi propri e nuovi. La crescita avverrà prevalentemente attraverso il subentro in aziende o quote di mercato esistenti, piuttosto che attraverso la pura competizione per acquisire nuove quote di mercato”.

Target accoglie Ulta Beauty e Apple

Una serie di partnership che rendono sempre più distintiva la shopping experience: così Target sta collezionando brand che propone con la formula dello shop in shop. Dopo Disney, nel 2019, Levi Strauss & Co.’s, Cvs e Starbucks, sono arrivati il beauty store di Ulta Beauty e Apple. Ulta Beauty entrerà entro la fine del 2021 in 100 negozi Target, per estendersi successivamente ad altri shop della rete, compreso l’eCommerce del retailer. L’offerta è costituita da brand in precedenza non disponibili nell’area beauty di Target insieme a servizi in ottica omnicanale, come la consegna o il ritiro in giornata, e a strumenti come il tester virtuale GlamLab. L’offerta viene animata con capsule collection e limited edition.

Anche per Apple lo shop in shop è sia fisico che virtuale, partendo da 17 location fisiche in inverno 2021 cui se ne aggiungeranno altre in autunno. L’obiettivo è consolidare il ruolo di destinazione per la categoria dell’elettronica, sulla base dei desideri espressi dai clienti Target. Apple era presente anche prima nell’offerta del retailer, ma con la metà dei prodotti rispetto al nuovo spazio. A questo si aggiungono i servizi dell’online: la consegna in due giorni, il ritiro e drive gratuiti.

Community market

A Roma Tor Vergata Carrefour riprende l’idea del mercato rionale: 28 produttori del Lazio con corner nell’ipermercato. 200 articoli di cui 120 freschi del territorio. Analoga iniziativa temporanea da Muji in C.so Buenos Aires a Milano, con produttori, designer, artigiani.

Polti verso la revisione completa dei ferri da stiro

Verso modelli pratici, veloci e confortevoli, da utilizzare per stirare anche soltanto piccole quantità di indumenti

Nel mondo dei ferro da stiro, e soprattutto dei sistemi a vapore, Polti è tra i protagonisti di mercato, grazie a più di 200 brevetti e prodotti commercializzati in oltre 50 Paesi al mondo. Un'azienda che in molti ricordano per il primo ferro da stiro con caldaia ad uso domestico, Polti Vaporella. Novità di cui si può essere “soddisfatti o rimborsati” sono quelle proposte. A parlarne, anticipando anche un lancio a inizio 2022 nel campo della pulizia a vapore, è la marketing manager, Roberta Galassini.

Roberta Galassini, responsabile marketing Polti

“Stiamo lavorando a nuovi lanci e a una revisione completa della gamma dei nostri ferri da stiro con e senza caldaia, sempre con l’obiettivo principale di avere i prodotti che meglio possono rispondere alle esigenze dei consumatori. - spiega - Di recente abbiamo lanciato quattro ferri da stiro a vapore Polti Vaporella, due modelli Polti Vaporella Quick & Slide e due modelli Polti Vaporella Quick & Comfort, che ci permettono di completare la nostra offerta e soddisfare qualsiasi tipo di necessità di stiratura del nostro target di riferimento, gli homelovers. Pensati per chi è alla ricerca di un ferro pratico, veloce e confortevole da utilizzare per stirare piccole quantità di indumenti, i due modelli Polti Vaporella Quick & Slide sono dotati dell’innovativo selettore rotativo della temperatura Rotary Control e di display digitale che permettono di selezionare quattro programmi di stiratura. La piastra in alluminio Pro-Steam con 485 fori e il rivestimento in ceramica garantiscono la massima scorrevolezza su tutti i tipi di tessuto per stirare senza fatica. I due modelli Polti Vaporella Quick & Comfort sono invece dotati di un morbido cuscinetto all’interno dell’impugnatura per il massimo comfort durante la stiratura. La piastra in acciaio inossidabile e il riscaldamento rapido consentono di stirare tutti i tipi di tessuto in poco tempo. Per supportare la novità di prodotto, nei punti vendita è inoltre attiva la promozione Soddisfatto o Rimborsato: fino al 31 dicembre, chi acquista i modelli Polti Vaporella Quick ha tempo 30 giorni per provarli e restituirli se non è soddisfatto”.
Un fatturato di gruppo a quota 80 milioni, per un 44% realizzato all'estero e per un 5% reimpegnato in attività di ricerca e sviluppo, dalla sua sede comasca di Bulgarograsso (il cui impianto fotovoltaico permette di soddisfare il 70% del fabbisogno energetico aziendale), Polti dichiara oggi che il 55% dei suoi prodotti sono Made in Italy. Quanto all'andamento del settore e alle attese di chiusura 2020, la Marketing Manager commenta: “Durante il 2020 c’è stata una contrazione del mercato dovuta al fatto che le persone hanno ridotto gli spostamenti e la cura del vestire. Il mercato è calato di circa il 13% secondo le indagini più consolidate. Polti è stato il solo brand tra quelli più noti che si è mosso controtendenza migliorando i propri risultati e aumentando la propria quota di mercato, il tutto competendo solo nel segmento dei generatori di vapore, con e senza caldaia e, fino ad oggi, non ancora nel segmento dei ferri a vapore tradizionali. Polti Vaporella è un brand che gli italiani conoscono e apprezzano ed oggi, dopo aver portato la stiratura professionale nelle case oltre 40 anni fa, offre una gamma completa di prodotti in ogni segmento del mercato. In questa prima parte del 2021, il mercato ha dato segni di risveglio, spinto molto probabilmente dal recupero della vita sociale e della mobilità. I dati sono positivi rispetto al 2020 e ancora una volta premiano il brand Polti anche in questa fase di ripresa”.

Per i petlover la promo di luglio di Vorwerk Italia

Per riportare divani e materassi a nuova vita, eliminando acari, allergeni e peli di animali da ogni superficie imbottita

Folletto di Vorwerk Italia ha dedicato la sua promozione estiva (valida per prenotazioni online di dimostrazione pratica effettuata entro luglio) ai possessori di animali domestici, soggetti allergici, famiglie con bambini, o più semplicemente a “tutti coloro che sognano superfici igienizzate in profondità per dormire sonni tranquilli”. Con la promessa di riportare divani e materassi al loro vecchio splendore, come nuovi, eliminando acari, allergeni e peli di animali da ogni superficie imbottita. Importante la scontistica, con tagli fino al 40% sulla spazzola PB440 e sul set di pulizia MP100 e MR100.
Da oltre 80 anni è una delle più importanti presenze nazionali in tema di cura e pulizia della casa attraverso una distribuzione che avviene esclusivamente tramite il canale di vendita porta a porta. Una rete di 4mila agenti che contattano ogni anno più di due milioni e mezzo di famiglie, le quali sono poi supportate dall'assistenza di oltre 400 centri assistenza autorizzati e 50 Vorwerk Point.

La comunicazione

La comunicazione dell'azienda si è incentrata su quanto gli animali domestici siano una fonte inesauribile di amore, ma anche di peli in giro per casa. Una faticaccia rimuoverli da ogni angolo, e soprattutto dalle superfici imbottite. E poi, soprattutto dal punto di vista della salute e dell'igiene degli ambienti, una delle maggiori fonti di allergeni. La soluzione proposta è quella del Sistema Folletto, sul mercato con l’ultimo modello VK220 S: un sistema modulare, con apparecchi e accessori che si combinano per offrire soluzioni adeguate a tutte le esigenze di pulizia. Compatto, maneggevole e potente, in grado di pulire qualsiasi tipo di pavimentazione.

Per i divani

Sempre per padroni di animali è anche un altro apparecchio, PB440 S, che rispetta i tessuti e rimuove in modo sicuro e igienico i peli da fibre delicate e imbottiti, con una forma affusolata che lo rende molto pratico anche per arrivare negli interstizi più difficili, e quindi non solo in casa, ma ad esempio anche in auto. Due spazzole circolari rotanti in senso inverso rimuovono lo sporco dalle fibre e lo aspirano ad altissima velocità, mentre il movimento delle spazzole impedisce alle particelle di aderire al tessuto e la griglia di protezione preserva le superfici tessili. Il sistema di filtraggio rimuove acari e polveri sottili dagli imbottiti trattenendo odori, batteri e polveri fini.

... e i materassi

E poi ancora, c'è il Lavamaterasso Folletto MP100, che per pulire in profondità il materasso permette di applicare il detergente Lavenia della gamma di detergenti in polvere Vorwerk ad azione ipoallergenica e protettiva dei tessuti: appunto Lavenia, specifica per la cura di materassi e cuscini e invece Kobosan Active per la pulizia di tappeti e moquette. La cellulosa presente nel detergente assorbe la polvere, lo sporco e gli allergeni lasciando una piacevole sensazione di freschezza e garantendo un'igiene assoluta. E infine il Battimaterasso Folletto MR100 per rimuove energicamente lo sporco e gli allergeni della polvere dal materasso.
L’intero Sistema di pulizia Folletto VK220 S è in grado di trattenere il 99,99% degli allergeni della polvere presente in casa fino a 0,3 micron. L’efficacia nel trattenere polveri sottili e allergeni è certificata dall'ente tedesco TÜV Nord.

Zalando: sostenibilità come vantaggio competitivo

Prosegue la crescita di Zalando, in termini di fatturato, numero di ordini, numero di clienti attivi, ordini per cliente e carrello medio. Continuare anche la strategia storica del retailer digitale, che consiste nel progressivo incremento del business attraverso investimenti sulla piattaforma in termini sia tecnologici che di offerta, prodotto e servizio. E la parola chiave è sostenibilità

Prosegue la crescita di Zalando, a livello di fatturato, numero di ordini, clienti attivi, ordini per cliente e carrello medio. Continua anche la sua strategia Csr, centrata sul progressivo incremento del business grazie a investimenti sulla piattaforma in termini sia tecnologici sia di offerta, prodotto e servizio. Per tutto, la parola chiave è sostenibilità, scelta presa a ottobre 2019 con la strategia do-More per ridurre a zero le emissioni di operazioni, consegne e resi gestiti tramite la piattaforma, cui si è aggiunta la volontà di eliminare entro il 2023 gli imballaggi in plastica monouso. Il terzo tassello è l’offerta di capi e accessori sostenibili in parte con la private label Zign, in parte con i brand del mondo fashion. L’impegno va oltre le attività aziendali e cerca di coinvolgere anche clienti, partner e fornitori in un circolo virtuoso che alimenti una moda ecologica, ma anche remunerativa. Per questo entro il 2023 il retailer punta a far sì che il 23% del venduto lordo arrivi dalla vendita di capi sostenibili, definiti con criteri sempre più stretti e segnalati con un bollino verde anche sull’eCommerce. Al bollino corrisponde la presenza effettiva di almeno una tra le 15 certificazioni accolte dal retailer, che spaziano dai materiali al lavoro, alla produzione e agli imballaggi.

Rubin Ritter - Ceo Zalando

“L’obiettivo è dare all’ambiente più di quello che prendiamo e diventare economicamente circolari -ha di recente spiegato il co-ceo Rubin Ritter, che ha appena annunciato la sua uscita dal Cda-. La circolarità passa dall’aumento dell’assortimento sostenibile, che deve triplicare nel 2021 per arrivare a oltre 80.000 articoli, incorporando piccoli brand sostenibili e aiutando quelli più strutturati a evidenziare la parte green della loro offerta su Zalando”.

In questo contesto, un ruolo centrale tocca alla marca privata, che esprime valori di riciclabilità, durabilità ed ecologicità anche per la materia prima. Zign è il brand che rappresenta questo impegno: dal 2021 ha allargato l’uso del cotone bio: tutto il prodotto è sostenibile, non solo una parte; i colori sono sostenibili, il poliestere è riciclato, le fibre sono lavorate a maglia, la produzione rispetta comportamenti etici e cerca l’efficienza dei processi; gli standard si alzano per i partner in Cina e Bangladesh. Nel 2020 la redZign for Circularity collection con QrCode ha offerto più trasparenza ai clienti e informazioni su come usare di più, rivendere e riciclare gli abiti. “Zalando può assumersi un ruolo in ogni fase di questo circuito -ha sottolineato Ritter- per arrivare nel 2023 a estendere la vita di oltre 23 milioni di capi: non significa vendere meno, ma meglio, spingendo sull’efficienza del magazzino e sulla crescita diminuendo le emissioni”.

In linea con questa filosofia, ad aprile 2021 è stato lanciato in Italia (oltre che in Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Austria e Svezia), Second Hand (vedi box a fianco) servizio nato un anno fa per dare una seconda vita ai capi così come è stata annunciata anche la nascita della Fondazione Zalando, che non sarà un’entità del retailer, pur essendo ad esso strettamente collegato. “Con Robert e David (gli altri due co-ceo) abbiamo costruito Zalando -ha commentato Ritter- ricevendone grandi opportunità, non equamente distribuite nella società. Vogliamo lavorare per colmare questa disparità”.

Entro il 2023 Zalando si impegna a sviluppare per 50 milioni di articoli, Secondo Hand, servizio chiesto con insistenza dai più giovani. Secondo uno studio del retailer, oltre il 90% della Gen Z si dichiara sensibile all’impegno ambientale delle aziende. In Italia è alta la percentuale di consumatori di moda che ritiene che i brand debbano essere trasparenti: 71%, più alta rispetto a francesi, tedeschi, inglesi e svedesi. Con Second Hand, Zalando non vuole solo ridurre i rifiuti, ma anche remunerare chi adotta la causa green, acquistando dalla piattaforma. Su questa, ogni utente trova nel proprio account l’elenco dei capi acquistati su Zalando; a questi può aggiungere anche quelli acquistati altrove, ma presenti nel proprio guardaroba. Se ne possono selezionare massimo 20, che Zalando quota con un determinato valore di mercato, che l’utente potrà spendere di nuovo sulla piattaforma per acquistare, o che potrà donare in beneficenza.

Dal 2019 al 2020 Zalando ha raggiunto la neutralità nelle emissioni nelle operation dirette e generato il 16% delle vendite con articoli sostenibili.

Faema porta la reginetta del bar nelle case (in edizione limitata)

Seguendo la sempre più diffusa attenzione all'Home Bar, l'azienda del gruppo Cimbali celebra l'anniversario riproponendo la sua macchina per caffè professionale

Compie 60 anni Faema E61, iconica macchina per il caffè espresso di Faema, azienda del Gruppo Cimbali che ha deciso di festeggiare l'anniversario della sua intramontabile “reginetta da bar” con una serie di iniziative: nuovo merchandising dedicato, un contest fotografico sui canali social, una partnership per rimarcare lo stretto legame con il mondo del ciclismo, un’asta benefica e un modello in edizione limitata, appositamente pensato all'ambiente domestico e all'Home Bar.
“Celebriamo un prodotto diventato negli anni un’icona del caffè d’autore gustato al bar -ha dichiarato il Chief Commercial Officer di Gruppo Cimbali, Enrico Bracesco-. Il suo 60° anniversario ci offre anche l’opportunità di valorizzare il passato per guardare soprattutto al futuro con determinazione e curiosità verso le nuove abitudini delle persone. Lavorando su innovazione, passione e memoria, puntiamo a un nuovo mercato, quello consumer, proponendo una macchina professionale che si adatta al contesto domestico rispondendo al crescente trend dell’Home Bar. Portiamo a casa il gusto del caffè d’autore e il design sempre originale di Faema con la nuova versione Limited Edition. Ulteriori nuovi traguardi ci attendono in questo ambito da settembre in poi”.

Home Bar

È quindi, non solo “per rafforzare i valori del brand e il senso di appartenenza alla community”, che l'azienda fondata da Carlo Ernesto Valente nel 1945 a Binasco nella cintura milanese, trova occasione per festeggiare questa icona di stile, nata sotto gli auspici dell'eclissi solare del 1961 a cui deve il nome, che ha cambiato la storia delle macchine per caffè e contribuito alla nascita del bar moderno. È infatti per guardare al futuro e per rispondere alle nuove esigenze dei clienti, seguendo la sempre più diffusa attenzione all'Home Bar, che Faema lancia una Limited Edition E61 1 Group Anniversary, proposta in un ambiente nuovo, quello domestico, pur mantenendo intatta la propria identità di macchina professionale.
Un “oggetto del desiderio” che, dal bar entra in casa, con una potenza installata che la rende idonea anche ad un ambiente domestico, con un'estetica dove alcuni dettagli caratterizzanti in legno, come la levetta di erogazione caffè, si integrano al corpo macchina in acciaio e con il distintivo colore rosso del pannello retro illuminato.

Erogazione continua

“La Faema E61 ha cavalcato quest’onda di rinascita e rivoluzione diventando un’icona di stile immutabile nel tempo” spiegano dall'azienda. Una macchina a erogazione continua, dove l’acqua per il caffè proviene direttamente dalla rete idrica (non dalla caldaia), attraversando l’addolcitore a resine che elimina il calcare. L’acqua, spinta dalla pompa elettro-volumetrica alla pressione di 9 atmosfere attraverso uno scambiatore di calore, garantisce il mantenimento della temperatura ottimale e costante. La macchina, inoltre, ottimizza il principio della pre-infusione: bagnando la polvere di caffè per qualche secondo prima dell’erogazione, così da ottenere la massima estrazione delle sostanze aromatiche per un eccellente caffè in tazza. Inoltre, per soddisfare ogni esigenza di gusto, la E61 è dotata di un brevetto Thermobalance System che permette di variare le temperature, adattandosi ad ogni tipologia di caffè, anche i più moderni e delicati caffè gourmet.

Il mondo del ciclismo

Tra le altre iniziative di comunicazione e marketing, non manca poi il kit Merchandising Limited Edition dedicato proprio al mondo del ciclismo, con maglietta, calzini e cappellino brandizzati per gli appassionati delle due ruote, da sempre legati all’azienda e alla storica maglia bianca e rossa Faema (squadra maschile di ciclismo su strada che ha visto tra i suoi campioni anche Eddy Merckx per tre stagioni, dal 1968 al 1970). È inoltre prevista una partnership con Basso Bikes per la realizzazione di bici brandizzate Faema, che saranno esposte al Flasgship di Milano dell’azienda e al MUMAC, il Museo d’Impresa di Gruppo Cimbali, in cui a settembre si potrà vedere anche il modello della E61, realizzata in edizione limitata nel 2015 per il 70 anni dell'azienda, e dove continua l’iniziativa social “Un caffè con Faema” con una serie di interviste a campioni del ciclismo. Dall'autunno, questi esemplari saranno in vendita sull’eshop Faema e uno di queste biciclette andrà all’asta durante la Fiera Host di ottobre (il ricavato sarà destinato all’associazione World Bicycle Relief, che da anni supporta le comunità rurali di tutto il mondo, sostenendo programmi di life-changing bicycle e non solo). Infine, il pannello Special Edition Faema, andrà a chi acquisterà una nuova Faema E61; mentre il kit dedicato al ciclismo andrà in premio ai primi dieci classificati del contest fotografico pensato su Instagram per coinvolgere la community digital dei Coffee Lovers e dei possessori della E61.

Unieuro potenzia il canale Gdo: nuovo accordo con Conad

L'accordo Unieuro-Margherita Distribuzione (Conad) prevede l’apertura di 4 nuovi negozi diretti Unieuro all’interno di altrettanti ipermercati Spazio Conad

Unieuro svilupperà nuovi punti di vendita all'interno degli ex ipermercati Auchan, oggi Spazio Conad, a partire da questo autunno. Il progetto è frutto di un accordo quadro con Margherita Distribuzione SpA (Conad) finalizzato all’apertura di quattro nuovi negozi diretti a insegna Unieuro all’interno di altrettanti ipermercati.

L'iniziativa svilupperà a regime ricavi addizionali annui pari a circa 40 milioni di euro  e riguarderà i centri e i parchi commerciali Porta di Roma, Grande Sud (Giugliano, Napoli), Porte di Catania e Belvedere (Melilli, Siracusa), tre dei quali sono nella graduatoria delle prime 20 location commerciali italiane per footfall.

I nuovi punti di vendita svilupperanno una superficie media di 1.800 mq, con accesso diretto dalla galleria commerciale e saranno gestiti direttamente da Unieuro tramite personale proprio, parte del quale di provenienza ex-Auchan.

In continuità con la strategia di sviluppo all'interno della Gdo, avviata dal 2019, Unieuro si insedierà in centri commerciali di primario livello, attualmente presidiati da insegne concorrenti; sfrutterà il footfall dei centri e parchi commerciali oggetto dell’accordo, pari a circa 40 milioni di visitatori annui ante-Covid; beneficerà in 3 delle 4 location delle potenzialità del format Spazio Conad, caratterizzato da un’area di vendita compresa tra 6.000 e 8.000 mq; darà ulteriore impulso alla strategia omnicanale, grazie alla capillarità della rete e alla possibilità di ritirare in negozio i prodotti acquistati online sulla piattaforma unieuro.it.

Bruna Olivieri, direttore generale di Unieuro

Dopo la partnership siglata nel febbraio 2020 con Cia, una delle cooperative socie del Consorzio nazionale Conad, saliranno a 9 i punti vendita Unieuro negli spazi ex-Auchan, rafforzando così la presenza dell’insegna come partner specialista della Gdo, dove è presente anche con i 21 shop-in-shop Unieuro by Iper.

“Forti del successo della nostra esperienza pionieristica nella Gdo -commenta Bruna Olivieri, direttore generale di Unieuro- siamo felici di estendere la collaborazione con il mondo Conad a quattro nuove e prestigiosissime location, una delle quali in Campania, regione strategica in cui rafforziamo il nostro presidio. I nuovi punti di vendita saranno operativi entro la stagione di picco ed esporranno il nostro marchio e la nostra offerta merceologica a un potenziale di ben 40 milioni di visitatori annui, rafforzando la proposizione omnicanale di Unieuro in territori di grande interesse".

Cedi Sigma (D.IT) consolida la rete in Campania

Sigma D.It
Prosegue l'espansione dell'insegna Sigma nella regione grazie all'iniziativa del Gruppo Del Fiume, storico socio della Ce.Di. Sigma Campania

Aggiornamento 29 luglio 2021

Prosegue l'espansione nella regione dell'insegna Sigma di Ce.Di. Sigma Campania (socio D.IT-Distribuzione Italiana). L'ultima apertura è stata realizzata a Paduli (Bn). L'insegna nella regione opera con 240 punti di vendita.

2021

La struttura di Paduli, della famiglia Mastrovito-Rubino, si sviluppa su un'area di oltre 600 mq e conta un assortimento di circa 7.000 referenze. Lo store ha ampie corsie e un’impostazione che facilita l’individuazione di reparti e offerte.

L'area freschi si articola nei reparti di ortofrutta con focus alle eccellenze agricole locali, gastronomia, macelleria con carni provenienti da filiere di allevamento controllate e certificate. Il 10% dell’offerta è riservato alla marca del distributore.

In linea con la filosofia che caratterizza i Supermercati Sigma - spiega Francesco Rubino  anche questo nuovo punto di vendita offre ai clienti l’opportunità di un’esperienza di acquisto conveniente, veloce, di qualità che ben si coniuga con i valori della tradizione e della qualità, tipiche della mission aziendale”.

2020

Si amplia la rete grazie all'iniziativa del Gruppo Del Fiume, storico socio della Ce.Di. Sigma Campania (Gruppo D.IT) che ha realizzato un punto di vendita o a Colliano (Sa) sviluppato su un'area di 800 mq e situato all'interno del centro commerciale La Macchia.

La decisione di aprire uno store in una fase congiunturale non certo facile dal punto di vista imprenditoriale per il paese e per il nostro territorio, è un segnale forte di fiducia, impegno e responsabilità sociale e ambientale, che abbiamo voluto dare a tutta la comunità” afferma Antonio Del Fiume, imprenditore e storico socio di Sigma.

L'assortimento comprende 10 mila referenze, con una presenza del 10% di private label. Lo store propone un allestimento moderno, dai colori caldi che rendono l'ambiente accogliente, e una chiara segnalazione dei reparti e delle offerte.

L'area freschi è articolata nei reparti ortofrutta, con particolare focus sulle eccellenze agricole locali, gastronomia, pescheria, salumeria, macelleria con carni provenienti da filiere di allevamento controllate e certificate.

La struttura è dotata di quattro casse con sistemi intelligenti di avanzamento delle code e offre il servizio click & collect, un progetto codificato a livello nazionale con sistema di Crm studiato per migliorare il servizio e creare delle community su cui individuare azioni promozionali ad hoc. Lo store è, inoltre, munito di etichette digitali, in linea con la filosofia sostenibile che si intende perseguire.

Il successo della prossimità

I negozi di vicinato hanno svolto nei primi mesi dell’anno un ruolo strategico -afferma Vincenzo Gargano, consigliere di D.IT e di Cedi Sigma Campania- che siamo certi continueranno a ricoprire anche in futuro. Un trend che vede protagonista anche il Gruppo Del Fiume, grazie all’adesione ad una realtà in forte sviluppo quale è Sigma Campania, particolarmente attenta, oggi più che mai, all’implementazione di nuovi servizi per la propria rete di punti di vendita ad insegna Sigma, con speciale riguardo a quelle innovazioni tecnologiche che ben si sposano con i valori della tradizione e della qualità, tipiche della mission aziendale”.

Carrefour investe nella startup quick commerce Cajoo

Carrefour 2026

L'annuncio è di oggi: Carrefour ha avviato una trattativa esclusiva per l'acquisizione di una quota di minoranza della startup Cajoo, lo specialista francese del quick commerce, ovvero la consegna di cibo a domicilio con tempi inferiori ai 15 minuti.

Carrefour e Cajoo: cosa cambia?

Il retailer francese è già presente nell'eCommerce e anche nel segmento della consegna rapida della spesa, per la quale si avvale di partner esterni ovvero affermate piattaforme di consegna. I servizi gestiti direttamente invece vanno dalla consegna a domicilio in città alla gestione di punti di distribuzione (locker).

PER CARREFOUR - L'investimento in Cajoo contribuirà ad accrescere i servizi rivolti ai consumatori, seguendo le tendenze, e sarà basata sulla condivisione dei dark store di Cajoo per rifornimento e per la logistica. In più, l'expertise di Cajoo aiuterà Carrefour a ottimizzare il proprio modello di spesa digitale e a proporre nuovi e innovativi servizi.

"Il Quick Commerce è uno dei trend principali emersi durante il lockdown e si sta progressivamente affermando entro le abitudini dei consumatori, in tutti i Paesi nei quali Carrefour opera. Quale leader nella consegna a domicilio in Francia, Carrefour ha deciso di intercettare questo nuovo trend e insieme a Cajoo sta esplorando tutte le opportunità strategiche capaci di dare valore in questo nuovo segmento in rapida crescita", ha detto Elodie Perthuisot, executive director eCommerce, data and digital transformation del Gruppo Carrefour.

PER CAJOO - I fondi raccolti con l'investimento di Carrefour serviranno ad accelerare lo sviluppo della startup in Francia e in Europa.

"Siamo entusiasti di questa partnership strutturale con Carrefour, che ci aiuterà a consolidare la nostra posizione di leader nel quick commerce in Francia e ad accelerare lo sviluppo in Europa. Cajoo sarà in grado di offrire un'esperienza di consumo totalmente nuova, e questo grazie alla propria agilità e alla tecnologia, sostenuta dalle capacità logistiche e operative di Carrefour", afferma Henri Capoul, co fondatore e Ceo di Cajoo.

Cajoo in breve

Startup nata a febbraio 2021, pioniere del quick commerce in Francia, in soli 5 mesi di attività ha già raggiunto 10 città e oltre 100.000 utenti, cui consegna a domicilio circa 2.000 referenze tra alimentare e non alimentare in meno di 15 minuti, in fasce orarie estese. L'efficienza è raggiunta grazie a una rete di dark store e a una squadra di picker e driver stipendiati.

BigMat, Alessandro Cerbai nuovo presidente

Alessandro Cerbai, presidente BigMat Italia
Toscano e volto storico di BigMat Italia, Alessandro Cerbi è stato nominato presidente ed è il suo primo mandato in questa veste

Toscano (di Sesto Fiorentino) e volto storico di BigMat Italia, Alessandro Cerbai è stato nominato presidente ed è il suo primo mandato in questa veste. Tra gli obiettivi della sua nuova presidenza Cerbai sottolinea l’importanza di far crescere ancora Gruppo BigMat: "Abbiamo un brand internazionale e un’insegna forte grazie alla quale poter sviluppare ulteriormente la nostra rete sul territorio italiano, dando servizi e risposte alle nostre aziende socie e contribuendo così al miglior posizionamento possibile sul mercato". Alessandro Cerbi raccoglie il testimone da Rocco Alfano in carica da 7 anni.

Rinnovato anche il Cda composto da 11 membri di cui 6 nuovi consiglieri e 5 conferme.

Il fatturato 2020 (445 milioni di euro) ha registrato una lieve flessione rispetto al 2019. L'anno scorso ha visto anche quattro nuovi ingressi: Barbella New Generation di Castellammare di Stabia (Na), Bit Imperia di Imperia, Edilizia Di Leone di Benevento e Orlandi Edilizia di Subiaco (Rm).

BigMat Italia ha oggi 115 soci, distribuiti su tutto il territorio nazionale, con 200 punti di vendita.

L’Assemblea nazionale, primo evento in presenza dopo quasi due anni di riunioni a distanza, ha rappresentato anche un momento di dialogo e condivisione. Nella cornice del Teatro Odeon, la quasi totalità dei soci si è riunita per condividere progetti ed esperienze, per fare il punto della situazione sui trend del settore e confrontarsi sulle strategie di sviluppo del Gruppo.

In un mercato in costante evoluzione, caratterizzato da forte dinamismo che vede i multipoint crescere e rafforzarsi, BigMat è a fianco dei suoi associati attraverso nuove modalità per gestire le dinamiche della distribuzione edile,  garantire la perennità e lo sviluppo del Gruppo.

Il consorzio si propone nel panorama della distribuzione edile con un progetto di Supporto Rete che mette tutti i servizi e le potenzialità del network a disposizione dei soci che scelgono BigMat e che decidono di intraprendere percorsi di consolidamento attraverso progetti di aggregazione e acquisizione.

Sempre nell’ottica di presidio e sviluppo della Rete a livello nazionale, statuto e regolamento sono stati aggiornati per agevolare l’ingresso di nuovi soci e favorire una maggiore copertura e prossimità dei Punti Vendita al territorio e agli interlocutori della filiera edile.

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