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Mutti presenta il suo primo bilancio ambientale

Presentazione del bilancio ambientale 2020 dell'azienda Mutti al Cibus 2021. Parma, 02 Settembre 2021. ANSA / ELISABETTA BARACCHI
Mutti presenta a Cibus 2021 il suo primo bilancio ambientale. È una tappa di un percorso già avviato da tempo, e che passa attraverso uno schema di monitoraggio progettato insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

Mutti presenta a Cibus 2021 il suo primo bilancio ambientale. L'azienda emiliana precisa che questo documento rappresenta solo una tappa di un lungo percorso per mettere a sistema azioni già messe in campo, e che passa attraverso uno schema di monitoraggio progettato insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che permette di inquadrare le performance aziendali in questo periodo di espansione.

Il bilancio ambientale è l’ultima di una serie di iniziative di Mutti nella sostenibilità ambientale: nel 1999 è stata la prima azienda ad adottare il Disciplinare di produzione integrata certificata, a garanzia di una produzione agricola più sostenibile e tracciabile fino al prodotto finito. Nel 2001 ottiene la dichiarazione Non Ogm, e nel 2010 avvia una collaborazione, tuttora in corso, con WWF Italia, per la riduzione dell’impronta idrica e di carbonio dell’azienda e della filiera, e la tutela della biodiversità.

Francesco Mutti (presentazione del bilancio ambientale 2020 al Cibus 2021. Parma). ANSA / ELISABETTA BARACCHI

"In un momento in cui il mondo è a un punto di svolta ambientale, è importante che le imprese accelerino il proprio impegno nell’ambito della sostenibilità, intervenendo con azioni migliorative nelle aree di maggior impatto –commenta Francesco Mutti, amministratore delegato di Mutti SpA-. Noi abbiamo un rapporto diretto con l’ambiente, il cui stato di salute è collegato indissolubilmente alla qualità dei nostri prodotti. È da queste premesse che nasce il nostro primo bilancio ambientale, frutto di un lavoro di monitoraggio che, con un investimento iniziale di 1,5 milioni di euro nel periodo 2022-2024 dedicato esclusivamente a progetti di sostenibilità ambientale, ci permetterà di accelerare il passo e di proiettarci in avanti. Questo documento, che redigeremo ogni anno ed evolverà insieme all’azienda, ci consente ora di individuare le aree di intervento strategiche, le leve su cui agire a vari livelli di responsabilità, gli obiettivi e i target trasparenti. Monitoreremo e interverremo continuamente per restituire alla natura almeno una parte di ciò che da sempre ci dà".

Per rendicontare le performance ambientali sono state impiegate apposite informative dei Sustainability Reporting Standards, definiti dal Gri (Global reporting initiative), che rappresentano uno dei quadri di riferimento più conosciuti e impiegati a livello internazionale. Il bilancio ambientale ha inoltre una caratteristica particolare: è partecipativo, ossia costruito attraverso il contributo degli stakeholder che con Mutti hanno progettato e implementato iniziative specifiche in grado di migliorare gli indici ambientali del Gruppo. Ad essi è stato infatti affidato il racconto di queste azioni ideate e realizzate a quattro mani. Cnr, Scuola Sant’Anna di Pisa, WWF Italia, Hort@ (spin off dell’Università Cattolica), Ente Parchi del Ducato, sono solo alcuni dei compagni di strada che hanno messo a fattor comune il proprio spirito innovatore in ambito ambientale.

Le principali azioni

ENERGIA I consumi energetici, considerando l’incremento della produzione, non sono però cresciuti proporzionalmente all’aumento delle tonnellate di prodotto finito: da 1,76 GigaJoule per tonnellata nel 2019 a 1,72 nel 2020. Da non omettere la presenza di impianti fotovoltaici in due degli stabilimenti del Gruppo, che nel periodo 2018-2020 hanno garantito un risparmio di 1.500 tonnellate di CO2.

RISORSE IDRICHE Venendo all’impronta idrica, sull'onda della riduzione (-4,6%) dei consumi tra 2010 e 2015 lungo un'ampia porzione della catena del valore, grazie anche collaborazione di oltre 60 aziende conferenti, non sono mancati interventi di miglioramento dell'efficienza negli stabilimenti, per aumentare i quantitativi di acqua riutilizzata e depurata, in modo da ricorrere sempre meno al prelievo idrico di superficie e di falda.

RICICLO Non meno importante nell'ambito agri-food l'impatto della produzione dei rifiuti e del loro riciclo e riutilizzo. Mutti recupera o ricicla oggi l’81%. Nel 2020, il rapporto tra rifiuti e prodotto finito è pari al 4,1%, migliore del 2019 (4,7%). Il pomodoro fresco non idoneo alla trasformazione viene impiegato in zootecnia o per la produzione di biogas, in un’ottica di economia circolare. Nel 2020 risulta riciclabile il 99% degli imballaggi primari e secondari, con obiettivo 100% per il 2021. Circa 1/4 del totale risulta derivato da materiale riciclato.

BIODIVERSITÀ Nel 2019 Mutti ha sostenuto il progetto di riforestazione denominato KilometroVerdeParma e nel 2020 ha lanciato un’iniziativa di piantumazione denominata Mille Querce. Il progetto ha già visto la messa a dimora di 1.100 piante, di cui 130 querce, in un’area di 50.000 metri quadrati in aree demaniali dei Comuni di Montechiarugolo, Traversetolo e Sissa Tre Casali e proseguirà con l’inclusione di altri Comuni interessati.

L’impegno di Mutti non si ferma qui: nei prossimi mesi l’azienda lavorerà a diversi progetti, come quello di rinaturalizzazione del Po attraverso la creazione di boschi, siepi e filari e ambienti macchia-radura, e si impegnerà con i propri partner a definire nuove iniziative.

A Bologna apre il primo Decathlon City

Il gruppo francese punta sulla prossimità. Benessere e mobilità urbana al centro dell’offerta sotto la città delle due Torri

La tendenza a promuovere gli store di prossimità non riguarda solo l’alimentare. Settembre si apre con una novità per Decathlon Italia, che inaugura il primo Decathlon City in Italia nel cuore di Bologna.

 

Le caratteristiche

Si tratta di un nuovo concetto di negozio, che si sviluppa su una superficie ridotta di 620 mq, raggiungibile a piedi, in bici, in monopattino o con i mezzi pubblici. Decathlon City è infatti pensato per rispondere alle esigenze di quartiere, ai lavoratori del centro, agli studenti degli atenei e agli oltre 3 milioni di turisti che ogni anno visitano il capoluogo emiliano.

Il nuovo negozio vedrà impiegate quasi 30 persone, di cui nove scelti tra quelli già in carico al gruppo e 19 nuovi assunti.

 

L’offerta

Al centro dell’offerta ci sono prodotti per il benessere della persona e la mobilità urbana, in una città in cui fitness e mobilità dolce sono protagonisti. Per rendere lo sport sempre più accessibile, sostenibile e immediato, lo store propone diversi servizi, tra cui manutenzione, riparazione e noleggio di biciclette e monopattini, nonché la personalizzazione degli stessi. Inoltre offre la possibilità di ordinare qualsiasi articolo non disponibile in negozio garantendo la consegna a domicilio o in un punto di ritiro in tempi rapidi.

Per altro, grazie alla presenza di graffiti dedicati all’anima sportiva e sostenibile di Bologna, il pdv offre un percorso nuovo e completo che accompagna il consumatore nella scoperta di tutti gli sport.

Integrazione dei canali

“Decathlon City è un negozio di prossimità a cui attingere non solo fisicamente, ma anche in modalità digitale e per la consegna gratuita di prodotti e servizi -sottolinea il direttore del pdv Jacopo Bahrani-. Vogliamo sperimentare nuove forme di vendita per garantire ai consumatori un’esperienza a tutto tondo all’insegna dello sport e della sostenibilità, per rispondere con proattività e velocità alle esigenze di tutti gli appassionati”.

Per tutto il mese che segue l’inaugurazione, Decathlon City promuoverà attività per condividere il piacere di fare sport insieme. In partnership con società e associazioni sportive locali, nelle prossime settimane verranno organizzate diverse attività: dai 130 chilometri nell’Appennino Tosco-Emiliano lungo il cammino Via degli Dei e Via della Lana e della Seta allo yoga, dalla scoperta di Bologna in bicicletta al pilates.

Crai lancia il concorso per le generazioni future

Negli oltre 900 drugstore del Gruppo Crai sarà attivo il concorso Generazione Futuro, disponibile dal 4 al 18 settembre, promosso da campagna adv

Negli oltre 900 drugstore del Gruppo Crai con le insegne Caddy’s, IperSoap, Pilato, PiùMe, Proshop, Risparmio Casa, Saponi & Profumi, Smoll, Vitulano Drugstore, sarà attivo il concorso Generazione Futuro, disponibile dal 4 al 18 settembre.

Com'è strutturato il concorso?

Per partecipare basta effettuare una spesa minima di 15 euro acquistando almeno un prodotto dei brand sponsor 1 in un unico scontrino. Il cliente ha la possibilità di controllare l’esito su questo sito che indicherà l’eventuale vincita immediata di una
delle 75 gift card da 100 euro laFeltrinelli.
I partecipanti registrati potranno, inoltre, concorrere all’estrazione finale di 1 voucher da 1.000 euro da poter utilizzare a proprio piacere in un’attività che supporti il proprio talento.
Con una spesa minima di 15 con prodotto sponsor, si potrà infine partecipare al contest fotografico scattando e caricando sul sito una foto che esprima al meglio il proprio talento. Sarà, quindi, effettuata un’ulteriore estrazione di 3 buoni spesa da 200 euro cadauno da spendere nel proprio negozio drugstore di fiducia.

La campagna adv

Il concorso sarà supportato da una campagna di comunicazione, a partire dalla
campagna tv sulle reti Mediaset (Canale 5, Italia 1, La 5, Mediaset Extra, Top Crime,
Canale 20) con un messaggio promozionale in onda dal 5 al 18 settembre. Prevista anche una comunicazione dedicata online e instore tramite locandine, evidenziatori da scaffale e volantino. Le radio all'interno dei punti di vendita delle diverse insegne, inoltre, trasmetteranno per tutto il periodo un soggetto radio dedicato e personalizzato per insegna.

 

Rossopomodoro, nuove aperture con Grandi Stazioni Retail

Rossopomodoro, Stazione Centrale
Rossopomodoro rafforza la partnership con Grandi Stazioni Retail: prevede nei prossimi dodici mesi tre nuove pizzerie a Torino Porta Nuova, Bologna Centrale e Roma Termini e una ricollocazione del ristorante di Milano Centrale

Rossopomodoro (Gruppo Sebeto) firma un accordo strategico con Grandi Stazioni Retail per l’apertura dei suoi ristoranti nelle stazioni ferroviarie delle più importanti città italiane. La partnership con Grandi Stazioni Retail, partita oltre dieci anni fa con le aperture di Rossopomodoro a Milano Centrale e Venezia Santa Lucia, si rafforza con un calendario di nuovi ristoranti nei prossimi dodici mesi: tre pizzerie nelle stazioni di Torino Porta Nuova, Bologna Centrale e Roma Termini e una nuova ricollocazione del locale di Milano Centrale. Nelle stazioni di Torino e Bologna, così come già a Milano e Venezia, Rossopomodoro affiancherà alla sua proposta tradizionale basata su pizza e pasta napoletana con servizio al tavolo, anche 'A Puteca (bottega, in napoletano) specializzata nella vendita al banco delle specialità dello street food napoletano. Nelle sue vetrine saranno esposti i prodotti dolci e salati della gastronomia partenopea, e non mancherà, ovviamente, il caffè.

Roberto Colombo, ad di Sebeto (Rossopomodoro)

"Il piano di aperture conseguente alla firma dell’accordo con Grandi Stazioni Retail rappresenta una crescita enorme per il nostro brand -commenta Roberto Colombo, Ad di Rossopomodoro-. Rossopomodoro sarà nei più importanti scali ferroviari italiani per flusso di passeggeri. L’accordo firmato con Grandi Stazioni Retail è un pilastro fondamentale del piano di sviluppo di Rossopomodoro: ci permette di portare la nostra esperienza napoletana a milioni di viaggiatori, anche a chi non vive in città dove siamo già presenti, confermando la leadership del nostro marchio come catena di ristorazione di pizza e pasta tradizionale napoletana".

"Vogliamo offrire ai nostri clienti, a quanti transitano nelle nostre stazioni, una proposta food completa e di qualità, per incontrare i gusti di tutti e per valorizzare, anche con il cibo, l’esperienza del viaggio -aggiunge Sebastien De Rose, Chief operating officer di Grandi Stazioni Retail-. Siamo particolarmente soddisfatti della nuova partnership con Rossopomodoro che ci consentirà di completare la nostra offerta con lo street food e la pizzeria napoletana. Le nostre stazioni, collocate nei centri città e facilmente raggiungibili, sono protagoniste della mobilità sostenibile, punto di riferimento anche per i cittadini che possono trovare, nei loro percorsi quotidiani, un’offerta completa di food, servizi e shopping".

Rossopomodoro nasce dall’esperienza ultraventennale nel campo della ristorazione con  circa 130 milioni di fatturato 2019, tra locali in gestione diretta e franchising. Sebeto SpA, proprietaria del marchio Rossopomodoro, è specializzata nell’ideazione, progettazione e gestione di servizi di ristorazione commerciale, pizzerie ristoranti, puteca-bar nei centri città, nei centri commerciali, negli aeroporti, e nelle stazioni ferroviarie.

Grandi Stazioni Retail gestisce e valorizza gli spazi commerciali e di comunicazione all’interno delle 14 più grandi stazioni italiane in 11 città più (Roma, Milano, Napoli, Torino, Firenze, Venezia, Bologna, Verona, Genova, Bari e Palermo).

 

I profumi e i sapori di Mercato Centrale arrivano anche a Milano

Una formula fatta di artigianalità, territorio e cibo dove prendono vita botteghe del gusto, un mulino, un ristorante, un mercato biologico e tanto altro

Anche Milano ha il suo Mercato Centrale. Dopo Firenze, Roma e Torino, il progetto di Umberto Montano - presidente e fondatore di Mercato Centrale - prende vita nella città meneghina dopo lo stop imposto dall’emergenza sanitaria. E come per le tre esperienze già avviate, anche nel capoluogo lombardo Mercato Centrale conferma la sua formula vincente fatta di artigianalità, territorio, incontro e vocazione culturale.

Affacciato su piazza IV Novembre nell'edificio della stazione ferroviaria, lo spazio Mercato Centrale Milano è un ulteriore tassello di Cantiere Centrale, il piano di rigenerazione nell’area della Stazione milanese voluto dal Comune, da Grandi Stazioni Retail e da Ferrovie dello Stato. Sviluppato su due piani per oltre 4.500 mq, a cui si aggiungono 200 mq di dehor, Mercato Centrale vanta novità e storie tutte da raccontare dietro i volti dei 29 artigiani che compongono l’offerta. Dalla pescheria di Andrea Collodi, dove il pesce è in vendita da asporto o da cucinare nella bottega de La Cucina di Pesce di Ruggero Orlando, alla carne con la macelleria di Fausto Savigni, con carni e salumi degli allevamenti nell’oasi Wwf di Dynamo Camp, all’american Barbecue di Joe Bastianich, con il Bbq in stile Usa, solo per citarne alcuni. Al Mercato anche un mulino con Davide Longoni, panettiere agricoltore, i ravioli cinesi di Agie Zhou, la pasta fresca dei Fratelli Michelis e la bottega del tartufo di Luciano Savini. Non manca il mercatino biologico (con annesso caseificio) di Tommaso Carioni dove tutto è prodotto a ciclo chiuso: dalla coltivazione dei foraggi all’allevamento di bovini da latte, dalla trasformazione casearia alla vendita diretta. Per il beverage, presenti Birreria Moretti e Tannico. Mercato Centrale arriva anche a casa grazie a cosaporto.it, la startup italiana di delivery che con un click permette di ordinare i prodotti delle botteghe e ricerverle a domicilio. Mentre se si vuole saltare la coda, viene in aiuto Zerofila, un servizio che permette di ordinare online e consumare sul posto o portare a casa ciò che si è acquistato.

Ma Mercato non è solo cibo. È uno spazio dove partecipare a laboratori, presentazioni o corsi di cucina oppure ascoltare buona musica come quella che prende forma da Radio Mercato Centrale. Un progetto web radio con Alessio Bertallot, direttore artistico, che nella location di Milano trova spazio con il primo laboratorio radiofonico: una bottega culturale in vui si alternano personaggi della scena artistica milanese e nazionale.

Crai e Shopfully potenziano la partnership

Crai ha scelto ShopFully, con cui collabora da tempo, come partner per la gestione delle campagne video hyperlocal sul digitale

Crai, che collabora in maniera continuativa con ShopFully, ha scelto la tech company
come partner per la gestione delle campagne video hyperlocal sul digitale. La partnership permette all'insegna di coinvolgere i responsabili di acquisto potenzialmente interessati, geolocalizzati in prossimità dei suoi punti di vendita.
Attraverso la pianificazione su tutti i marketplace proprietari di ShopFully (DoveConviene, PromoQui e VolantinoFacile) e su tutti i canali digitali (inclusi
Google e Facebook), è stata infatti stimolata la brand awareness in prossimità degli store della catena. I risultati della prima fase hanno registrato 2.8 milioni di utenti raggiunti e oltre 3.3 milioni di contenuti visualizzati (+120% rispetto all'obiettivo). Ulteriore testimonianza del risultato della campagna è che oltre il 60% degli utenti coinvolti è atterrato sul sito dell’insegna dopo aver interagito con i contenuti video.

Le dichiarazioni

Durante tutta la durata della pandemia, Crai è sempre stata in prima linea, impegnandosi per dare ai propri clienti un servizio sicuro, costante e garantito. Eravamo alla ricerca di una soluzione che ci permettesse di raccontare il nostro impegno in maniera efficace e innovativa, per questo siamo molto soddisfatti della collaborazione con ShopFully -commenta Mario La Viola, direttore marketing, format, rete di Crai Secom-. Questa campagna ha avuto il pregio non solo di creare awareness attorno al nostro impegno, ma di coinvolgere le persone interessate e nelle vicinanze dei
nostri punti vendita, così da incentivare anche il traffico nei nostri store, sia online che offline”.

La nuova soluzione di ShopFully è in grado di combinare la forza del formato video e i benefici della targetizzazione geolocalizzata, che permette di massimizzare gli investimenti coinvolgendo solo gli utenti interessati e nelle vicinanze dei punti di vendita. Questa nuova soluzione funziona in maniera perfettamente sinergica con il volantino digitale, perché ci permette di presidiare in modo solido l’intero bacino di attrazione di ogni negozio -aggiunge Marco Durante, vice president sales & marketing
Italia di ShopFully-. Un aspetto interessante di questo nuovo servizio, inoltre, è che data la sua peculiare capacità di integrare la geolocalizzazione alla forza espressiva del video, si presta anche ad essere un innovativo strumento per tutti i brand che vogliono comunicare con gli utenti attraverso lo smartphone”.

 

Il nuovo look dell’ipermercato Bennet (ex Carrefour)

Lo store di San Giuliano Milanese (ex Carrefour), situato in via Emilia, riapre a insegna Bennet rimodulato negli spazi e nell'offerta

Bennet (Gruppo VéGé) riapre i punti di vendita, frutto di una recente acquisizione. Lo store di San Giuliano Milanese (ex Carrefour), situato in via Emilia, rientra in questo contesto. L'ipermercato è stato rimodulato sia nella superficie, passata da 7.300 mq a 5.100 mq, e nell’offerta, più ampia e diversificata, sia food che non food.

Il punto di vendita, rinnovato secondo lo stile Bennet, si presenta con un layout semplice e una distribuzione degli spazi che garantiscono chiarezza nelle scelte del cliente e velocità durante la spesa. Anche il pricing è allineato alle politiche dell’insegna che privilegia un rapporto qualità/prezzo improntato alla convenienza, a cui si affiancano le forti promozioni, elemento distintivo dell’azienda. Il restyling proseguirà anche nei prossimi mesi durante i quali sarà potenziata l'area freschi e si lavorerà per proporre  l'integrazione con il digitale e l’omnicanalità, parte fondamentale del modello di business dell’azienda. Sarà, inoltre, introdotto bennetdrive, il servizio che consente di ordinare la spesa online in modo pratico e rapido con la possibilità di ritirarla nell’apposita piattaforma dedicata, in qualsiasi momento della giornata.

L'offerta

In assortimento trovano spazio le linee di prodotti a marchio pensate per rispondere a molteplici esigenze: da Bennet Bio, per i prodotti ottenuti con tecniche agronomiche naturali, alla linea ViviSì, dedicata ad una dieta equilibrata e di gusto; dalla linea Filiera Valore Bennet, che garantisce al consumatore finale il controllo puntuale e rigoroso dell’intera filiera ai prodotti di eccellenze regionali per la linea Selezione Gourmet. Anche il non food propone i prodotti a marchio Bennet come nel caso della Cosmesi Naturale Bio e di Bennet Eco.

Il non food propone articoli per casa, cartoleria e giocattoli, elettro, Fai da Te, abbigliamento, mondo Baby, con un assortimento base ampliato in funzione delle stagionalità. In questo store sarà disponibile anche la linea Award e Award Green Life per gli articoli da ufficio, Kevler per la tecnologia e Incontro per i piccoli elettrodomestici, Delinea per l'intimo per tutta la famiglia.

 

Il Ministro Patuanelli a Cibus ribadisce il sostegno alla filiere

Il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Stefano Patuanelli è intervenuto alla seconda giornata di Cibus 2021. Pugliese si esprime sul Nutriscore. Il valore dell'export

L'agroalimentare italiano come spinta alla crescita. Il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Stefano Patuanelli, intervenuto alla seconda giornata di Cibus 2021, evidenzia l'importanza strategica del made in Italy e sottolinea le azioni messe in atto per favorire il settore.

Sono contento di essere qui a Parma -dichiara Patuanelli durante la tavola rotonda Made in Italy agroalimentare e le indicazioni geografiche: le strategie per spingere la crescita, curata da Food Trend Foundation-. Ripartono finalmente le fiere e gli eventi in presenza, ed è una grande soddisfazione per me, ministro del settore più trainante dell'economia italiana. Abbiamo risorse e abbiamo una condizione politica che ci consente di fare alcune cose che nella normalità non sarebbero possibili. Abbiamo avuto una stagione che mi auguro sia alle spalle, che ha messo in luce alcune fragilità dei nostri sistemi produttivi. Aver inserito una parte significativa di risorse nel Fondo complementare per il sostegno alle filiere è stata un'azione giusta”.

No al Nutriscore

Nel corso della tavola rotonda è intervenuto anche Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad che ha sottolineato quanto Conad sia contraria a tutte le semplificazioni, inclusa l’etichetta nutrizionale definita "a semoforo", Nutriscore. "Conad -spiega Pugliese- eventualmente è pronta a lanciare una campagna di informazione per i consumatori su questo sistema di etichettatura". Su questo sistema di etichettatura anche l'industria nei mesi scorsi aveva detto la sua, come raccontato in questo articolo su Mark Up.

L'export

Durante l'evento fieristico focus anche sulle esportazioni delle Indicazioni Geografiche italiane che risultano in aumento e rappresentano circa il 25% di tutto l’export alimentare, per un valore annuo di 10 miliardi di euro, sui 40 miliardi del settore (dati Federalimentare). Mauro Rosati, di Origin Italia, ha ricordato che l’Italia ha 876 IG, 315 nel settore cibo e 526 in quello del vino. In questo settore operano 180mila imprese e 285 Consorzi di Tutela. A livello europeo, un quinto dell’export scaturisce dalle IG europee.

Le dichiarazioni

Nello stesso convegno è intervenuto Giampiero Maioli, responsabile del Crédit Agricole in Italia. “Siamo orgogliosi di essere azionisti e banca ufficiale di Fiere di Parma, nonché di aver contribuito al suo sviluppo e rilancio -afferma-. Solo con una grande piattaforma di presentazione dei prodotti a livello internazionale come Cibus si può competere sui mercati globali. Tuttavia, non ci sarà successo del Made in Italy se non ci sarà il successo del Paese. Oltre alle esigenze dei consumatori, l’industria agroalimentare dovrà tenere sempre più in considerazione la dimensione sostenibile. La finanza sta mettendo al centro dei criteri valutativi di concessione del credito i parametri ESG. Su questo aspetto Crédit Agricole rappresenta un’avanguardia: in tutti gli scoring ed i rating inseriremo questi parametri, considerando anche trasparenza della governance e grado di digitalizzazione delle imprese”.

L’europarlamentare Paolo De Castro, coordinatore S&D alla commissione Agricoltura, ha preso la parola dichiarando: “Il New Green Deal e la strategia Farm to Fork lanciata dalla Commissione Ue, devono puntare al rafforzamento delle politiche di qualità. E questo è un obiettivo confermato dalla riforma della Politica agricola comune che entrerà in vigore da gennaio 2023. La Commissione presenterà entro l’anno due Regolamenti, sulla promozione e sulle IG. Ci auguriamo che questi facciano leva sulle filiere certificate italiane che sono alla base delle nostre eccellenze agroalimentari".

Prénatal si espande con il multiformato

Si rafforza la rete di Prénatal Retail Group con punti di vendita multiformato Prénatal e Toys Center. L'ultima apertura è stata realizzata a Grugliasco (To)

Si rafforza la rete di Prénatal Retail Group con punti di vendita multiformato Prénatal e Toys Center. L'ultima apertura è stata realizzata a Grugliasco (To) all’interno del parco commerciale ShopVille Le Gru di via Crea e si sviluppa su un'area di 1.200 mq di cui 500 dedicati all'area giocattoli di Toys Center.

Il gruppo sta potenziando la presenza sul territorio italiano e sta procedendo gradualmente al remodelling dei propri store. Il piano di espansione prevede a settembre quattro ulteriori aperture.

Il punto di vendita di Grugliasco

Lo store è stato concepito in una dimensione circolare per permettere una fruizione libera di ogni spazio e categoria prodotto. Il negozio è stato realizzato con soluzioni green e richiama ambientazioni naturali come nel caso della struttura centrale ideata come una grande casa sull’albero, dimensione giocosa per i piccoli, elemento funzionale per i grandi, unendo in un punto facilmente identificabile, accoglienza, informazioni e check-out. Tra le novità, la presenza di un kiosk, il digital point che permette di ordinare direttamente anche gli articoli non presenti in negozio.
In assortimento  proposte di abbigliamento 0-8 anni, mom to be, tessile per la cameretta, articoli di puericultura, baby food e body care.

Le dichiarazioni

Il nostro obiettivo è far sì che il negozio non sia semplicemente un punto di passaggio, ma un luogo magico per i bambini, il luogo dove inizia l’avventura, come sottolineato dal claim di Toys Center. In questo nuovo centro abbiamo inoltre concentrato a beneficio degli adulti tutte le potenzialità omnicanale sviluppate negli ultimi mesi come ad esempio ZeroCoda, l’innovativa soluzione che combina prenotazioni online e coupon
digitali”, sottolinea Cristiano Flamigni, Toys Center business unit director.

In questa nuova location che rappresenta una vera evoluzione dei format per l’infanzia, abbiamo dedicato estrema cura all’allestimento e alla selezione di prodotti per guidare e semplificare l’esperienza di acquisto dei nostri clienti integrando alle modalità “in presenza”, soluzioni innovative per chi preferisce farlo “da remoto”.
Insieme ai servizi già testati e apprezzati come il personal shopper o il drive-in che permette di ritirare comodamente fuori dal punto di vendita senza fare code quanto ordinato telefonicamente, portiamo oggi a Grugliasco lo smartshop ovvero la possibilità di acquistare direttamente da casa tramite una videochiamata” aggiunge Massimo Arioli, managing director di Prénatal.

Speciale Cibus 2021 #gdoweekeventi

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Sostenibilità, motore dell’innovazione per l’alimentare

cibus 2021 sostenibilità
La sostenibilità è un campo di forte interesse per il settore alimentare, a partire dalla produzione. Lo ha ribadito, in apertura della ventesima edizione di Cibus, Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare

La sostenibilità è un campo di forte interesse per il settore alimentare, a partire dalla produzione. Lo ha ribadito, in apertura della ventesima edizione di Cibus, il salone internazionale dell’alimentare che si tiene annualmente a Parma, Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare: "La sostenibilità ambientale è un processo che dobbiamo assolutamente percorrere; ma è bene essere chiari: comporta enormi sacrifici sul piano economico e sociale e più restringiamo i tempi, maggiori saranno i sacrifici delle aziende e dei cittadini".

"Il made in Italy si trova di fronte a sfide specifiche legate ai trend di sostenibilità e salubrità che spesso entrano in contrasto con la tradizione culturale -aggiunge Giulio Busoni, partner di Porsche Consulting commentando le parole di Ivano Vacondio-. L’industria alimentare, secondo settore manifatturiero del Paese, deve lavorare su tre direzioni di innovazione, non solo di prodotto come le proteine alternative, ma anche di modello di business, come la transizione verso ecosistemi esperienziali che fidelizzano il cliente, e la spinta verso innovative strategie multicanale per rispondere alle nuove esigenze di consumo e accelerare l’internazionalizzazione. Voglio inaugurare una nuova stagione per l’industria alimentare, andando incontro alle nuove sfide, cogliendo le opportunità future ma restando sempre pronti a fronteggiare le minacce che incombono sulle nostre eccellenze".

Giulio Busoni, Porsche Consulting

A proposito dei possibili sacrifici economici e sociali legati ai tempi di realizzazione, ai quali accennava all'inizio Ivano Vacondio, Giulio Busoni aggiunge: "Sono d’accordo che la transizione ecologica è improrogabile e ha un costo rilevante, ma il Pnrr aiuterà mitigando parte dei costi, con un supporto alla filiera agricola pari a 6,8 miliardi di euro per l’ammodernamento tecnologico, per la logistica e per la produzione di energia pulita. In questa transizione ognuno può definire il proprio ruolo secondo tre principali approcci: identificando benefici importanti, ma circoscritti, per esempio relativi alle emissioni di CO2, oppure (e così può trarne un vantaggio competitivo) creando nuovi modelli di business fondati sulla sostenibilità come sta accadendo nell’automotive, o, infine, come aspirazione più visionaria, risolvere problemi sociali su scala globale".

Porsche Consulting, società specializzata nella consulenza operativa e strategica con una rete di 12 uffici, ha una visione che deriva dal suo patrimonio storico: trasferisce l’esperienza di forte trasformazione che sta vivendo il settore automotive al settore dei beni di largo consumo e della distribuzione. Alcune analogie: la sfida dei motori elettrici è equivalente a quella dei nuovi ingredienti a basso impatto ambientale, l’evoluzione delle abitudini di consumo come la mobilità condivisa (shared mobility) rivoluzionano il mercato tanto quanto le tendenze nel benessere e nella salubrità.

Sardegna Più: restyling e sviluppo della rete Coop

Si sviluppa sul territorio sardo l'insegna Coop grazie al lavoro di Sardegna Più, Coop Master di Sardegna che sta ristrutturando la rete e ampliando la presenza

Aggiornamento 1 settembre 2021

Il progetto di sviluppo e restyling della rete di Sardegna Più, Coop Master di Sardegna, prosegue. Dopo le ristrutturazioni realizzate in via Liri a Quartu e via Lenin a Serrenti, e il restyling del punto di vendita di Serramanna, si inaugurano lo store di Capoterra, località Torre degli Ulivi, aperto in partnership col neo-affiliato Gia.cri srl e il punto di vendita di Cagliari, ultima apertura in ordine di tempo.

Settembre

Si conclude il restyling del negozio di via Mameli a Cagliari, situato nel quartiere di Stampace e in prossimità del caratteristico centro storico di Cagliari. Lo store si
sviluppa su una superficie di circa 320 mq. In assortimento sono disponibili oltre 900 prodotti a marchio Coop. In questo punto di vendita, così come nel ristrutturato store di  Is Maglias (sempre a Cagliari), è stato inserito il reparto di pescheria servita.

Luglio

Il negozio realizzato a Capoterra è situato in prossimità della costa meridionale su una superficie di circa 200 mq che comprende i reparti di ortofrutta, surgelati, secchi, gastronomia, salumi e formaggi. In assortimento trovano spazio oltre 800 prodotti a marchio Coop e numerosi prodotti del territorio tra cui le etichette dei vini sardi di qualità.

Il direttore generale Simone Perra spiega: “Siamo davvero felici di aver condiviso questa esperienza di crescita con due ottime imprenditrici del territorio, con le quali condividiamo, ancora prima di progetti economici, dei significativi aspetti valoriali, etici e morali. Sbarchiamo a Torre degli Ulivi, centro di 5.000 abitanti (frazione di Capoterra), che vedrà il supermercato Incoop come punto di riferimento per i consumatori amanti del risparmio e della qualità”.

Giugno

Lo store di Serrenti, situato in via Lenin, nell’area del Medio Campidano, riapre dopo i lavori di ristrutturazione.

"Sono contento di presentare oggi uno store importante rinnovato con alcuni elementi, credo, di originalità -spiega Simone Perra, direttore generale di Sardegna Più-. Continuiamo a prenderci cura dei nostri negozi, rivisitandoli e portando diverse migliorie e alcune nuove
idee in modo costante, in modo tale da distinguerci in modo competitivo sul mercato. Così come a Serrenti, abbiamo voluto quasi arredare il negozio facendo perno su elementi come quadri e cornici che di norma vengono proposti in un contesto abitativo domestico. Aspiriamo a creare, in questo modo, curiosità e appartenenza a una grande giovane famiglia, pur mantenendo saldi i nostri consolidati valori".

Alla base della filosofia dell'insegna sull'Isola c'è la valorizzazione e il rispetto del territorio,  la necessità di offrire prodotti sani, sicuri e di qualità. In linea con questi principi è stato sviluppato l'assortimento di questo negozio. Il punto di vendita di Serrenti si sviluppa su una superficie di 800 mq rivisitati in ogni spazio con un'offerta ampia che prevede in area freschi i reparti assistiti di macelleria, pescheria, gastronomia, salumeria e ortofrutta a libero servizio.

Il piano di sviluppo

Simone Perra, direttore generale di Sardegna Più srl e Supersardissimi srl, evidenzia i progetti di sviluppo e restyling della rete. “Siamo partiti con la ristrutturazione del punto di vendita di via Liri a Quartu lo scorso marzo -dice- e ora proseguiamo il nostro progetto nel rivestire i nostri negozi con i colori dei valori più importanti che tentiamo di trasmettere col nostro lavoro ai consumatori. Abbiamo lavorato anche a Serrenti per avvicinarci sempre più a un format lineare e luminoso. Le prossime tappe ci vedranno protagonisti a Serramanna (24 giugno), via Is maglias a Cagliari (1 luglio) e via Mameli sempre su Cagliari il prossimo 14 luglio”.

 

Mondo Convenienza si rafforza in Lombardia

Mondo Convenienza apre al centro commerciale di Rescadlina (Mi) il suo nono punto di vendita in Lombardia, rafforzando la sua presenza in una delle regioni chiave per lo sviluppo dell'insegna

Il nuovo punto di vendita Mondo Convenienza di via Togliatti a Rescaldina, nell'omonimo centro commerciale, si può riassumere schematicamente in 3 cifre chiave: 3 milioni di euro l'investimento per restyling e ristrutturazione; circa 3.000 mq di spazi espositivi e 75 consulenti dell’arredo al servizio dei clienti.

Il nuovo Mondo Convenienza si aggiunge agli 8 già presenti in Lombardia, portando il totale nazionale a 44 punti di vendita visitati ogni anno da oltre 12 milioni di persone. La rete al dettaglio è supportata da 41 snodi (hub) logistici in Italia. Il piano di crescita in Italia prevede, entro il primo semestre 2022, l’apertura di altri quattro punti di vendita, tra megastore e negozi di prossimità per andare incontro alle nuove abitudini di consumo e a tutte le differenti esigenze di acquisto dei clienti.

"Il nostro progetto di crescita ed espansione in Italia prosegue -commenta Dario Carosi, Cio di Mondo Convenienza-. Milano e la Lombardia si confermano territori strategici e siamo particolarmente lieti di aver contribuito al restyling di uno spazio commerciale storico e di grande affluenza. Il nostro impegno è creare punti di vendita di grande qualità, tecnologicamente avanzati ed ecosostenibili e offrire la migliore esperienza di acquisto, grazie a prodotti di filiera made in Italy, a servizi innovativi in-store e online e a un approccio consulenziale omnicanale per soddisfare tutte le necessità dei clienti".

Servizi e novità tecnologiche: dalla videochiamata alle ricariche per auto elettriche

Nel Mondo Convenienza di Milano Rescaldina sono previsti 50.000 visitatori solo nella prima settimana. Il nuovo negozio valorizza l’offerta di soluzioni di arredo realizzate con prodotti di filiera italiana per provenienza geografica, qualità e controllo del processo produttivo, per un totale di 136 aree espositive dedicate ai vari ambienti della casa. Lo stesso percorso espositivo, grazie a lightbox che ne riproducono le immagini, è un omaggio a Milano, capitale del design e dell’arredamento, e al suo hinterland, tra architettura urbana e storia del territorio, mentre i materiali decorativi rievocano la tradizione del design.

Ai servizi già disponibili (acquisto online, live chat sul sito, assistenza e vendita telefonica), si aggiungono importanti novità tecnologiche introdotte per garantire ai clienti, accanto ai vantaggi dei negozi fisici, la comodità e velocità dei servizi online, in un’ottica di integrazione omnicanale. Tra queste, la videochiamata in store, che diventa un vero e proprio canale di vendita: grazie a un avanzato software interno, sarà possibile condurre da remoto e in tempo reale gli appuntamenti di vendita con i clienti, anche qualora i negozi dovessero essere chiusi per necessità legate alla situazione sanitaria.

Altro servizio: il tablet corredato con Mobile Pos, a disposizione di ciascun consulente di vendita, per concludere direttamente con un unico interlocutore tutte le fasi dell’acquisto: dalla consulenza sulla scelta dei prodotti, alla progettazione fino all’ordine e all’eventuale finanziamento con le aziende partner di credito al consumo.

Entro dicembre 2021 verranno inserite nel parcheggio stazioni di ricarica rapida per tutte le auto elettriche.

 

Santambrogio a Cibus: “Digitalizzazione decisiva per il futuro dell’Italia”

giorgio santambrogio vege
Il vice presidente vicario di Federdistribuzione è intervenuto al convegno inaugurale di Cibus in corso di svolgimento presso Fiere di Parma

“Un Paese più digitale è un Paese più efficiente. Lo è perché rende più competitivo tutto il sistema produttivo, semplifica i servizi ai cittadini, contribuisce a velocizzare la transizione ecologica e la mobilità sostenibile”. È la convinzione di Giorgio Santambrogio, neo vice presidente vicario di Federdistribuzione con delega alla digitalizzazione, che si è espresso in questi termini intervenendo al convegno inaugurale di Cibus 2021, in corso di svolgimento presso Fiere di Parma.

La spinta della pandemia

Senza dimenticare la sua drammaticità, la pandemia ha fatto scoprire a chi finora lo aveva sottovalutato l’importanza di disporre di infrastrutture tecnologiche adeguate, senza le quali le attività economiche bloccate dai lockdown non sarebbero potute andare avanti, con conseguenze ancora peggiori di quelle che abbiamo conosciuto al picco dell’emergenza sanitaria.

Partendo da questa consapevolezza, Santambrogio si è soffermato sul valore della trasformazione digitale per lo sviluppo economico e sociale dell’Italia. Trasformazione che ha il compito di migliorare e rendere più efficienti tutti i servizi, pubblici e privati. 

Il contributo del Pnrr

Non è un caso se il 27% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) sono dedicate proprio alla transizione digitale, sviluppata lungo due assi principali: la banda ultra-larga e la trasformazione della Pubblica Amministrazione. Da qui l’invito dell’esponente di Federdistribuzione ad accelerare sulla digitalizzazione, che può aiutare a vincere anche un’altra sfida decisiva come l’inclusione e la coesione dei territori e delle comunità.

Il ruolo del retail

Detto della cornice, per Santambrogio il mondo del retail e della distribuzione organizzata deve essere protagonista attivo del cambiamento. La digitalizzazione infatti impatta positivamente sull’evoluzione dei punti vendita e dei servizi che offrono, l’esperienza di acquisto, ascolta e soddisfa bisogni vecchi e nuovi dei consumatori, rende chiara la tracciabilità dei prodotti, contribuisce al raggiungimento degli obbiettivi di sostenibilità e rende più efficiente la lotta contro lo spreco alimentare e il risparmio di risorse.

“Un anno e mezzo di emergenza sanitaria ha reso inconfutabile l’urgenza di potenziare e rendere meno disomogenea digitalizzazione delle aziende del retail”, ha ricordato nel suo intervento. L’elenco delle esperienze di successo da cui trarre esempio e ispirazione è lungo, ha ricordato l’esperto. “Omnicanalità, consolidamento della logistica (robotizzata) con l’apertura di nuovi magazzini e utilizzo dei punti vendita a supporto dell’online, estensione dei sistemi di self scanning e self check-out per agevolare l’impiego di mezzi di pagamento di ultima generazione, collaborazioni con operatori esterni per velocizzare i servizi di consegna, i chioschi digitali, la tracciabilità, la blockchain …giusto per citarne alcuni”.

Non resta, dunque, che concretizzare gli impegni presi. “Quello che dobbiamo fare adesso è coordinare progetti, risorse e operatività nella consapevolezza che il tempo utile per agire è ora e che le energie non vanno disperse, avendo sempre presente che dobbiamo avere come focus di tutti i nostri progetti, le persone”, ha concluso Santambrogio.

Salute, benessere e italianità guideranno i consumi di domani

La voglia di innovazione non è facile da saziare, anche perché il suo significato cambia, evolve, seguendo stimoli esterni ed interni.
Nel 2021, osserviamo già alcune tendenze che si stanno facendo largo, figlie di un modo di vedere la vita (e la sua caducità) cambiato. Ci siamo scoperti più fragili, lo sforzo per tutti è ritrovare un proprio “posto” inteso sia come luogo, di lavoro e di vita, sia come ruolo, sociale, lavorativo, diverso. Abbiamo scoperto nel tempo cose di noi cui non avevamo mai (o più) pensato e altre nuove, istanze, bisogni, che non sapevamo di avere. La salute è tornata in cima alla lista, il benessere fisico e mentale sono nuove priorità, non perché prima non fossero importanti ma oggi sappiano che non sono scontate.

La ricerca anche di un benessere più ampio, che abbraccia ciò che ci circonda, che si infila dietro le quinte delle produzioni, che diventa sempre più verde. Molte delle risposte il cliente oggi le cerca nel cibo, bene rifugio, promotore di appagamento, socialità. Nascono nuove curiosità, persino la voglia di viaggiare trova una sua risposta nella ricerca di sapori lontani, esotici, senza bisogno di green pass. Bisogni cui la nostra produzione agroalimentare è più che in grado di appagare, si vedono i primi risultati, partendo proprio dai processi. La tradizione artigianale si ingegna nel trovare la stessa cura e qualità optando per una maggiore industrializzazione. In agricoltura inizia una ricerca di nuove culture, si riscopre la biodiversità e corre il biologico.

La richiesta di proteine di origine vegetale guida l’industria a nuove proposte. Le aziende che innovano oggi, poi, si devono umanizzare, dare un volto e una storia al prodotto, avvicinandosi al cliente. Tornano in campo l’empatia e l’ascolto. Dicevamo salute fisica ma anche mentale, spuntano sugli scaffali i mental drink, altri cibi per la mente verranno, per sostenere una popolazione che invecchia ma ancora attiva. Continua la cavalcata degli arricchiti e dei senza ma con formulazioni nuove che sanno meno di costrizione e più di libera scelta, anche di gusto. Gli stimoli non mancano, ad aziende e retailer il compito di cercare le risposte giuste.

Bolton conquista la statunitense Wild Planet Foods

L’acquisizione consente alla multinazionale italiana di accelerare  nel processo di internazionalizzazione e crescere nella produzione di conserve ittiche sostenibili

Un’acquisizione che accelera la presenza internazionale di Bolton Group e il presidio di un settore importante come la produzione di conserve ittiche sane e sostenibili. La società milanese ha acquisito la statunitense Wild Planet Foods, pioniera in questo segmento di mercato.

L’accordo segue l’acquisizione -nel 2019- di Tri Marine, una delle aziende più importanti a livello internazionale nella filiera del tonno sostenibile e risponde all'obiettivo di rafforzare Bolton Group come protagonista globale in questo mercato.

 

Sviluppo congiunto

Bolton Group e Wild Planet lavoreranno insieme per lo sviluppo di una catena di approvvigionamento responsabile d’eccellenza, un percorso che entrambe le aziende hanno abbracciato da tempo. Sin dalla sua fondazione Wild Planet ha commercializzato tonno pescato al 100% in modo responsabile, grazie a metodi di pesca con canna e lenza.  Tutti i prodotti nel portafoglio di Wild Planet rispettano i più alti standard di sostenibilità.

Analogamente, l'impegno di Bolton Group in quest’ambito è molto forte e radicato, come dimostra l’obiettivo di raggiungere il 100% di pesca sostenibile per il tonno entro il 2024, obiettivo a portata di mano considerato che l'azienda oggi è già al 70%.

Nel comunicato relativo all’acquisizione viene sottolineato che i due gruppi condividono “gli stessi valori, la stessa natura di imprese familiari e lo stesso solido spirito imprenditoriale alla base del loro successo”.

Non a caso, il fondatore e presidente dell’azienda Usa, Bill Carvalho, sottolinea che le due aziende “sono in sintonia su molti aspetti. Entrambi i gruppi hanno una vera passione imprenditoriale per l’eccellenza del prodotto, con l'obiettivo di generare valore per i nostri consumatori”. Inoltre, aggiunge: “Condividiamo una profonda e radicata etica aziendale  e la volontà di costruire relazioni durature con fornitori e clienti. Infine, è fondamentale  il nostro comune impegno a preservare i nostri oceani e il pianeta per le generazioni future”.

 

Brand distinti

Bolton manterrà il nome Wild Planet e fa sapere che investirà nella continua crescita dell’azienda. Oltre a sostenere il posizionamento storico del marchio come prima azienda di conserve ittiche negli Stati Uniti focalizzata sulla sostenibilità con prodotti ad alto valore nutrizionale e con l'obiettivo di proteggere l’ecosistema marino per le generazioni future

 

“Apprezziamo molto la cultura e i risultati di Wild Planet e non vediamo l'ora di iniziare questo nuovo ed entusiasmante capitolo insieme -dichiara Marina Nissim, executive chairwoman di Bolton Group-. Siamo sempre più concentrati ad espandere la nostra crescita internazionale e vogliamo posizionarci come attore globale con marche iconiche e sostenibili”.

 

 

 

Zalando punta sui brand

zalando
La piattaforma online di moda sta potenziando la propria offerta con la copertura di designer e creativi per conquistare nuovo pubblico

L’obiettivo sembra quello di conquistare il segmento di consumatori più attento al design e ai brand. Zalando, una delle più note piattaforme online di moda e lifestyle leader in Europa, punta sulla categoria Designer per affermarsi come partner affidabile, fresco e inclusivo per firme di lusso e stilisti.

 

Nuovi marchi in vetrina

Nel corso dell’ultimo anno questa sezione ha accolto oltre 50 nuovi brand (tra cui Missoni, Christopher Kane, 032C e Mansur Gavriel), proponendoli a una clientela che, a livello europeo, supera quota 45 milioni. Inoltre, da settembre la multinazionale tedesca collabora con la piattaforma di designer e creativi Not Just a Label (Njal) che offre agli stilisti la possibilità di connettersi a un pubblico globale e li incoraggia a produrre una moda che sia più sostenibile e supporti maggiormente le comunità locali e la maestria artigiana.

Secondo quanto comunicato dalle due società, Njal porterà in Zalando Designer numerosi brand emergenti provenienti da background diversi.

 

Strategie social

Riccardo Vola, director Southern Europe and gift cards di Zalando
Riccardo Vola, director Southern Europe and gift cards di Zalando

“Da sempre l'italianità è sinonimo di lusso e innovazione; per questo siamo lieti di poter offrire ai nostri clienti in Italia un assortimento di marchi di lusso sempre più ampio ed accessibile, migliorando anche l’esperienza d’acquisto -sottolinea Riccardo Vola, director Italy and Spain di Zalando-. Con l’inserimento di oltre 50 brand contemporanei solo nel 2021, facciamo un ulteriore passo verso il nostro obiettivo di diventare Starting Point for Fashion e punto di riferimento per i clienti italiani, tra cui tantissimi della Generazione Z e Millennial”. Target che spiegano la grande attenzione prestata ai social network. Di fatti Designer ha da poco introdotto una nuova esperienza che punta a ispirare i clienti e aiutarli a scoprire un’intrigante gamma di articoli di lusso in un ambiente dedicato che utilizza un esclusivo linguaggio visivo e ospita Designer Brand Home personalizzate. Qui i brand griffati possono pubblicare le storie che si celano dietro al design e presentare editoriali stagionali con collezioni accuratamente selezionate, come nella vetrina di un grande magazzino di lusso.

Lusso personalizzato

Infine, il portale ha da poco lanciato una campagna di marketing dedicata, Il lusso secondo te, nella quale vengono esplicitate le caratteristiche di Zalando Designer e si invitano i consumatori a immergersi in un nuovo mondo di lusso all’insegna di fluidità, autoespressione e inclusività.

Con la regia di Vincent Haycock, la fotografia di Coco Capitán, l’impostazione stilistica di Ib Kamara e l’attore Lachlan Watson come protagonista, la campagna si presenta come un’esperienza filmica digitale e coinvolgente che fonde il mondo di TikTok con una serie interattiva di video shoppable intitolata The Life of Liberty.

Italian Snack Food a Cibus con Mr.Beans

Dolci e salati, i legumi proposti come snack a utilizzo molteplice: dalla merenda all'aperitivo o come integratori di proteine

Italian Snack Food partecipa a Cibus 2021 con l'intento di presentare e spingere i nuovi snack salati e dolci realizzati con farine di legumi italiani a marchio Mr.Beans. L'azienda si avvale di materie prime italiane, selezionate, non solo per garanzia di qualità, ma anche di sostenibilità e tracciabilità. Mr. Beans si posiziona sul mercato all'interno di un segmento in espansione ed evoluzione sulla spinta degli acquisti mirati al benessere.
“Mr. Beans è il modo divertente di inserire nella nostra dieta i legumi sotto forma di snack” commenta Cristina Valenti, Co-Fondatrice di Italian Snack Food. Partendo dai valori nutrizionali e di sostenibilità dei legumi, sempre più in prima linea per quanto riguarda gli alimenti di maggior pregio per una dieta corretta e salubre, si tratta di assecondarne i consumi creando nuove occasioni di utilizzo, più facili e pratiche rispetto ai dettami della cucina tradizionale. “Noi li abbiamo resi gustosi e divertenti. Prodotti ideali per tutti, che ambiscono a non essere un prodotto salutistico di nicchia, ma che puntino a catturare l’attenzione dei consumatori. “
I legumi utilizzati sono la lenticchia rossa della Puglia, il cece della Toscana, il pisello verde dell’Emilia e  il fagiolo Borlotto del Piemonte. Provengono da una attenta filiera di produzione in cui sono garantite la sostenibilità e la tracciabilità.
Si collocano0 a scaffale come spezza fame, merenda per bambini, snack da aperitivo e per chi cerca di integrare proteine e fibre. I prodotti Mr Beans si presentano sia nella versione salata (con estrusi di legumi in 4 varianti di gusto) sia nella variante dolce con barrette al cioccolato fondente o ai mirtilli rossi.

Novità e curiosità tra gli stand di Cibus 2021

novità cibus 2021

Tornano ad animarsi i padiglioni della Fiera di Parma per la XX edizione di Cibus, il salone dell'agroalimentare. Raccogliamo in questo articolo alcune delle novità che possono essere viste agli stand da martedì 31 agosto a venerdì 3 settembre.

1. Il cuore verde carbon neutral di Monini

La sostenibilità al cuore delle strategie di Monini. L’azienda spoletina si presenta a Cibus come primo grande player italiano del settore a realizzare un progetto integrale di carbon neutrality. Al Cibus anche l'ingresso nel segmento delle olive da tavola per l’azienda spoletina. Padiglione 05 - Stand D 008

2. De Cecco e il presidio salutistico

Nel 2021 De Cecco ha evidenziato buone performance di crescita su tutto il segmento delle Specialità di Semola, sull’Integrale, Kamut, Multicereali e Senza Glutine. Oltre ai 7 Cereali sono state lanciate altre linee come Il Senza Glutine, il Farro Integrale Biologico, la Pasta con Cereali alternativi quali Kamut. Padiglione 05 - Stand C 016.

3. Lo stand di Zucchi nato dalla tempesta

Tra le novità presentate in fiera da Zucchi, l'Olio extra vergine di oliva 100% italiano da filiera certificata sostenibile Zucchi e l'Olio di semi di mais 100% italiano da filiera tracciata e certificata, una nuova eccellenza ottenuta dal germe del mais e arricchita con Vitamina E e Vitamina B6. Ma anche lo stand sostenibile di Zucchi attira l'attenzione: tutta la struttura è stata realizzata con legno certificato “filiera solidale Pefc Vaia 2018”, proveniente cioè dagli schianti causati dalla tempesta Vaia, che nel 2018 ha colpito le foreste alpine del Nord Ovest. Tutti i materiali di comunicazione sono inoltre stampati su carta Fsc e con vernici all’acqua, mentre lo stand è illuminato da lampade Led a risparmio energetico. Padiglione 05 - Stand G 008

4. Il brand Venere passa a Riso Scotti

A seguito dell’accordo di filiera e di esclusiva mondiale siglato con Sapise, che detiene la proprietà del marchio Venere, Riso Scotti porta al Cibus in anteprima la linea dedicata all’Italia e ai mercati internazionali. Padiglione 06 – Stand D046

5. Il brand Medusa si estende ai sughi ittici

Diverse le novità per Cesare Regnoli & Figlio Srl tra cui la linea dei Fritti & Cucinati Medusa, come il classico fritto misto con molluschi e crostacei, i filetti di alici fritte, i pesciolini fritti e le pepite di baccalà fritto (certificato Msc per una pesca sostenibile). Spazio anche alla nuovissima linea di sughi freschi di pesce, disponibile in tre differenti ricettazioni: il sugo allo scoglio, il sugo alle vongole e il sugo al tonno e olive. Padiglione 03 - Stand C 014

 

6. Sostenibilità a partire dalle cialde per Caffé Borbone

Cialda Eco Borbone Cibus

La cialda compostabile con incarto riciclabile 100% è l’ultima novità, in termini di sostenibilità, lanciata sul mercato da Caffè Borbone che concretizza il suo impegno per la natura e l’ambiente. Al filtro in carta, che rende la cialda smaltibile nell’umido e, quindi, compostabile, certificata Cic (Consorzio Italiano Compostatori), e alla scatola in cartone che prevede la certificazione Fsc (il marchio della gestione forestale responsabile), si aggiunge quindi l’utilizzo di un incarto primario, riciclabile nel contenitore della carta, certificato Aticelca (associazione dei tecnici cartari italiani). Padiglione 06 - Stand E 016

7. Dimmidisì estende Gusto d'Oriente con la zuppa Phuket

DimmidiSì presenta in anteprima all’edizione 2021 di Cibus una novità tra le zuppe fresche e pronte Gusto d’Oriente: la Zuppa Phuket. Un prodotto che incontra i gusti di un target giovane, dinamico, curioso, attratto dalle cucine orientali. Ispirata alla famosa ricetta thailandese Tom Yum, è una zuppa dal sapore agrodolce e piccante grazie a ingredienti tipici: lemongrass, latte di cocco, coriandolo e peperoncino. Padiglione 03 - Stand H 025

8. Terra e Oro e l'erogatore di miele squeeze

Terra e Oro porta a Cibus una nuova linea di prodotti nel comparto dei dolcificanti, con packaging innovativi e ampliamenti di gamma come il nuovo Miele di Fiori Sq (squeeze) da 1 kg. La gamma delle referenze è molto ampia e diversificata e commercializzata con differenti brand.Padiglione 06 - Stand I 052

9. Gruppo Eurovo entra nel segmento degli integratori alimentari con Lypro

Gruppo Eurovo debutta nel segmento degli integratori alimentari con Lypro, nuovo brand di prodotti a base di proteine delle uova, per offrire ai consumatori la possibilità di scoprire le preziose proprietà dell’uovo attraverso modalità di consumo innovative. A Cibus 2021 saranno presentati i primi prodotti: Lypro Chewing Gum, confetti masticabili senza zuccheri a base di proteine d’uovo, e Lypro Instant Immuno Energy, integratore in polvere solubile con proteine d’uovo e Vitamina C.

10. Premium e proteine vegetali per la pasta Rummo

Rummo punta sulla pasta premium di semola e sulle referenze con elevato contenuto di proteina e fibra come quelle ai Ceci di Toscana e alle Lenticchie Rosse, proposte ideali per i condimenti a base di verdure. Padiglione 06 - stand I 052

 

Lekkerland aderisce a C3

La divisione italiana del grossista entra nel consorzio guidato da Maggiorino Maiorana, che fa parte della centrale di acquisti Forum

Novità nel panorama della distribuzione organizzata. Lekkerland Italia si appresta a entrare nel Consorzio C3, uno dei più importanti della distribuzione moderna, aderente alla Centrale di acquisti Forum, che ha una quota di mercato del 9%.

Di fatto, l’azienda, attiva nella distribuzione di prodotti dolciari, beverage e d’impulso sul canale tradizionale e Out of home e considerata come un punto di riferimento per i piccoli commercianti, bar e attività rivolte al pubblico, aderirà ufficialmente al Consorzio dal 1° gennaio 2022.

 

Collaborazione tra canale tradizionale e d.o.

“L’adesione di Lekkerland al Consorzio C3 in qualità di soci, rappresenta un passaggio fondamentale nel nostro percorso di crescita -sottolinea il presidente Antonio Sareni, per il quale la novità “costituisce un elemento motivazionale ed un'ulteriore spinta all’espansione di Lekkerland sul territorio nazionale”. Quindi rivendica: “ La nostra organizzazione è l’unica del canale tradizionale e impulso in grado di collaborare con altre realtà della distribuzione moderna”.

 

Gli fa eco il presidente del consorzio Maggiorino Maiorana, che si dice molto soddisfatto per il nuovo ingresso. “Si tratta di una realtà strutturata che risponde ai valori delle imprese del nostro gruppo, caratterizzate da una gestione agile e dinamica che, unita alla forte radicazione sul territorio, porta valore aggiunto a tutta la filiera distributiva delle imprese associate”.

I consumi in casa favoriscono l’andamento agroalimentare

Il carrello della spesa è sempre più orientato agli acquisti gastronomici a valore aggiunto, ne parliamo nel nostro Speciale Cibus 2021

La differente e ridotta mobilità della popolazione è uno dei fattori principali che influenzano la domanda di beni primari nel retail. La centralità domestica significa continuare a mantenere una parte importante dei consumi di base (soprattutto alimentari) in casa. Fattore che determina un forte impatto sui mercati del largo consumo confezionato. Da quanto rilevato dalle indagini Iri, è cambiato il rapporto di forza tra formati distributivi, a beneficio del discount (+16,1% delle vendite nei primi quattro mesi del 2021) e, parzialmente, anche dei supermercati. L’eCommerce intanto viaggia ancora in doppia cifra, nonostante sia passato più di un anno dall’inizio della pandemia.

Segui lo speciale Cibus 2021 su Gdoweek

Dinamiche persistenti

Il largo consumo ha chiuso il 2020 con una crescita a volume del 6,6% e a valore del 7,8%: numeri davvero inediti. Anche i primi mesi di quest’anno hanno visto proseguire queste dinamiche positive: il dato del progressivo ad aprile segna 5,8% a volume e +4,5% nella spesa. A livello di reparti, sicuramente alimentari e bevande hanno beneficiato del travaso dal fuori casa segnando performance commerciali di tutto rispetto. L’alimentare ha raggiunto durante lo scorso anno +7,2% in termini di volumi, mentre le bevande hanno segnato +4,5%.

Negli ultimi mesi Iri ha osservato un raffreddamento dei prezzi principalmente dovuto allo spostamento degli acquisti verso i canali di basso prezzo e alla ripresa delle promozioni nel comparto del largo consumo. In particolare, il forte aumento dell’incidenza dei discount tende a spostare il paniere medio della spesa su livelli di costo più bassi, offrendo questa tipologia per missione un prezzo mediamente inferiore del 30% rispetto ai formati classici. Nel 2021 la promozione ritorna ad avere un ruolo importante per gestire la concorrenza orizzontale tra formati. In un contesto di inasprimento della competitività di prezzo fra canali, è logico attendersi un rinnovato uso del up&down per contrastare o difendere le posizioni conquistate. Anche questo fattore spinge in basso i prezzi medi della spesa. Interessante infine notare come l’appiattimento dei prezzi (+0,1%) del comparto nel secondo semestre 2020 celi una certa polarizzazione dell’offerta, con prodotti premium e primi prezzi (sia di marca che a marca del distributore) che comprimono la fascia mainstream.

La migrazione della domanda verso formati distributivi più piccoli sta riducendo la numerica assortimentale. Si riscontra in modo esteso la tendenza a comprimere la profondità assortimentale. La pandemia, insomma, ha dato l’avvio a quel processo di razionalizzazione degli scaffali di cui tanto si è discusso in passato, ma che poco veniva praticato. I consumatori hanno continuato a evolvere i propri stili di consumo e cercano sugli scaffali nuove risposte alle loro mutate esigenze. I nuovi prodotti che sono stati in grado di incontrare quella che era la richiesta dei consumatori, hanno sviluppato performance estremamente interessanti.

Il basket di spesa -riporta Iri- è diventato sempre più alimentare, guidato dall’espansione dei prodotti freschi confezionati. Il fresco a contenuto di servizio rimane una tendenza di fondo, aiutata anche da sviluppo tecnologico e ammodernamento dei concept distributivi. La domanda da farsi è: che ne sarà del banco assistito nel medio periodo? Un’ipotesi tutta da verificare potrebbe essere che prenda sempre più spazio una formula dedicata a specialità di alta gamma, ribaltandone completamente il posizionamento di prezzo.

Dop-Economy, un pilastro fondamentale del made in Italy

Dop-Economy

Anche in periodo emergenziale la Dop-Economy italiana ha evidenziato la solidità e la forza di un sistema che ribadisce un trend di ininterrotta ascesa negli ultimi 10 anni. A Cibus 2021 il presidente e il direttore della Fondazione Qualivita, Cesare Mazzetti e Mauro Rosati, ribadiscono i numeri di questo comparto agroalimentare. Un pilastro fondamentale dell’export, ma anche della trasformazione alimentare nazionale. Le dop-igp sono usate soprattutto in condimenti (42% delle indicazioni geografiche coinvolte) e primi piatti (41%), salumi (33%) e dolci (31%), seguono poi formaggi e gelati (25%), marmellate, pizze e bevande (23%).

Appuntamento

1° settembre - ore 10,30

Il Made in Italy agroalimentare

SALA PLENARIA – PAD. 1

Nel complesso, si stima un valore alla produzione di origine destinato a prodotti trasformati pari a 260 milioni di euro. Nel panorama mondiale, l’industria alimentare europea detiene la leadership per fatturato (quasi 1.300 miliardi di euro) distanziando di alcune lunghezze quella cinese (1.000 mld) e statunitense (800 mld di euro). L’industria alimentare italiana si configura invece al terzo posto nel ranking europeo, dopo Francia e Germania, con 145 miliardi di euro. Quella italiana rappresenta la sesta potenza mondiale per export di prodotti alimentari, un posizionamento in crescita durante la pandemia, trainato anche dall’ottima reputazione di cui gode il food & beverage made in Italy presso i consumatori di tutto il mondo (come evidenziato dai risultati delle consumer survey realizzate da Nomisma nei top mkt di export). Non c’è dubbio che tra gli artefici di tale good reputation ci siano i prodotti ad indicazione geografica, il cui peso sulle vendite oltre frontiera del F&B italiano arriva vicino al 25% e, contestualmente, spiega un posizionamento di prezzo all’export che per alcuni comparti (come formaggi e salumi) è il più alto tra tutti i competitor internazionali.

Ma il ruolo delle indicazioni geografiche sul sistema agroalimentare non si esaurisce con il contributo all’export e alla reputation. I prodotti certificati dop e igp esprimono evidenti riflessi socioeconomici nei territori di produzione: basti pensare ai prosciutti e salumi Dop che coinvolgono l’80% dei suini allevati in Italia o anche ai vini Dop e Igp che derivano dalla trasformazione del 70% delle uve prodotte nel nostro Paese.

Si tratta ora di capire come valorizzare ulteriormente questo connubio virtuoso tra Dop-Economy e sistema agroalimentare nazionale, in particolare alla luce del nuovo scenario post-pandemico.

Diretta streaming disponibile su https://www.youtube.com/watch?v=bLA4IgeQQxo

 

Gli eventi e gli appuntamenti a Cibus 2021

Speciale CIBUS
Eventi e Convegni

Cibus 2021, la XX edizione del Salone Internazionale dell’Alimentazione di Parma, diventa l’appuntamento della ripartenza dell’agroalimentare italiano. In esposizione i nuovi prodotti chiamati a trainare la ripresa dei consumi interni e a sostenere l’export internazionale, in tutte le merceologie: dai salumi ai formaggi, dalla pasta al pomodoro, dall’olio ai prodotti da forno, dal beverage al grocery, dai surgelati ai prodotti locali.

La riapertura della manifestazione (l’edizione del 2020 è stata cancellata a causa dell’emergenza) coincide con una ripresa dell’export dell’agroalimentare: i dati Istat, elaborati da Federalimentare, riferiscono di una crescita significativa nel primo semestre 2021. Da Fiere Parma è stato allocato un budget record per favorire l’incoming di buyer internazionali, già consolidato dalla piattaforma B2B My Business Cibus e dai webinar di Cibus Lab, nonché dalla partecipazione di Cibus alla fiera Food Hotel China di Shanghai (lo scorso novembre) e al Gulfood di Dubai (21 febbraio 2021).

Tutti i convegni sono stati organizzati in una cornice unica e coerente, chiamata Cibus Forum, anche per sottolineare la continuità con quanto elaborato nello scorso Cibus Forum del settembre 2020.

Martedì 31 Agosto

Ore 10.45 | Sala Plenaria - Pad 1
Agroalimentare, nuovi modelli e prospettive per la crescita industria e retail: la ripartenza è omnicanale

Ore 14.30 | Sala Plenaria - Pad 1
Made in Italy alimentare, la ripartenza comincia da qui
A cura di Federalimentare, Sponsored by Deloitte
Alla presenza di Luigi Di Maio, ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e di Carlo Bonomi, presidente di Confindustria

Ore 15.00 | Sala Pietro Barilla
Concorso Birra dell’anno

Ore 15.00 | Sala Workshop - Pad 4
Beverfood industry: sostenibilità e competitività

Mercoledì 1 Settembre

Ore 10.00 | Sala Workshop - Pad 4
Aziende food e startup: un matrimonio possibile?
(Su invito)

Ore 10.00 | Sala Pietro Barilla
Il banconista passione e professione

Ore 10.30 | Sala Plenaria - Pad 1
Il Made in Italy agroalimentare e le indicazioni geografiche: le strategie per spingere la crescita

Ore 11.30 | Sala Pietro Barilla
Deloitte market monitor: le frontiere evolutive del food service

Ore 12.00 | Sala Workshop - Pad 4
La sostenibilità. Una filosofia imprenditoriale che guarda alla persona come bene primario e all’ambiente come eredità per le future generazioni

Ore 14.00 | Sala Workshop - Pad 4
Food industry monitor: sostenibilità ed economia circolare fattori competitivi per le imprese

Ore 15.00 | Sala Plenaria - Pad 1
L’informazione nutrizionale in Europa fra rischi e opportunità
A cura di Confagricoltura

Ore 16.00 | Sala Pietro Barilla
Filiera horeca. Un confronto diretto per riscrivere le regole

Ore 16.30 | Sala Workshop - Pad 4
La filiera delle bevande analcoliche, rischi ed opportunità

Giovedì 2 Settembre

Ore 10.30 | Sala Plenaria - Pad 1
Farm to fork: food waste and sustainability in Europe

Ore 10.30 | Sala Workshop - Pad 4
L’efficienza energetica nella catena del freddo

Ore 11.00 | Spazio 2 - Pad 2 (1° Piano)
Ifs global markets: una grande opportunità per le pmi

Ore 12.00 | Sala Pietro Barilla
Pnrr: strumenti per i giovani imprenditori dell’agroalimentare

Ore 14.00 | Sala Plenaria - Pad 1
Tespi Awards

Ore 14.30 | Sala Pietro Barilla
Mutti e l’ambiente. Riflessioni su presente e futuro

Ore 14.30 | Sala Workshop - Pad 4
Agricoltura 100

Ore 16.30 | Sala Pietro Barilla
Filiera del Made in Italy: origine, qualità, sostenibilità
A cura di Grande Impero in collaborazione con Confagricoltura

Pulito profondo e rispetto per il pianeta: il meglio per il tuo bucato da Spuma di Sciampagna

NUOVE FORMULE PIÙ CONCENTRATE ED EFFICACI A BASSE TEMPERATURE.

La linea di Detersivi Lavatrice Spuma di Sciampagna contribuisce a tutelare l’ambiente grazie alla selezione di materiali e di processi produttivi sempre più sostenibili. Le sue formule sono diventate ancora più concentrate, così da impiegare meno acqua, garantendo la stessa efficacia usando un minor quantitativo di prodotto, anche a basse temperature. Queste formule, inoltre, sono appositamente studiate per essere dermatologicamente testate e si prendono cura delle fibre rispettando la pelle grazie a ingredienti di origine naturale.

La gamma è composta da 5 tipologie di prodotti:

- Marsiglia, con sapone di origine naturale. Con questo prodotto puoi detergere a fondo tutti i capi, anche i più delicati, sia bianchi che colorati, e lasciarti coccolare dal profumo della tradizione;

- Fresco Puro è imbattibile nel neutralizzare i cattivi odori. Un detersivo perfetto per lavare i tuoi capi dopo l’attività sportiva o quando i tuoi vestiti sono stati a contatto con odori forti, per esempio in cucina o al ristorante;

- Pulito e Igiene, per un triplice vantaggio: colori brillanti, capi smacchiati e perfettamente igienizzati. Una tecnologia pulente con Olio di Tea Tree che conquista!

- Per il bucato bianco affidati, invece, all’efficacia del detersivo Bianco Puro. La sua formula concentrata ha un’azione antigrigio per restituire, lavaggio dopo lavaggio, un bianco brillante. Puoi usarlo anche sui capi colorati: avrai sempre un pulito impeccabile dai colori vivaci.

- E se non vuoi rinunciare a un dettaglio nero nel tuo outfit quotidiano, c’è la soluzione perfetta anche per i capi neri e scuri. Nero Puro aiuta a prevenire lo sbiadimento delle tonalità scure, ravvivandole così da mantenere la loro lucentezza originale.

NUOVE CONFEZIONI PIÙ ATTENTE ALL’AMBIENTE!

Anche i flaconi ed i tappi dosatori sono stati rinnovati. Il loro design è appositamente studiato per diminuire la quantità di plastica impiegata. Ma l’impegno green di Spuma di Sciampagna continua con la scelta di usare la plastica riciclata nella produzione dei flaconi e con la proposta delle Ecoricariche: pratiche confezioni realizzate con il 70% di plastica in meno rispetto ai flaconi tradizionali.

Piccole azioni, importanti abitudini quotidiane per uno stile di vita sostenibile che rendono Spuma di Sciampagna un’amica, la migliore amica, del tuo bucato e dell’ambiente!

Spuma di Sciampagna. È naturale volersi bene. 

Scopri la linea completa: https://spumadisciampagna.it/prodotti-per-la-casa/

A Milano Conad lancia il formato Urban

Spesa facile format Urban Milano
A promuovere l’iniziativa è la cooperativa Cia Commercianti Indipendenti Associati, con l'insegna Spesa Facile. L’obiettivo è conquistare nuovi clienti, attirandoli tra chi è interessato a una spesa veloce, basata sul libero servizio

“L’obiettivo principale è conquistare nuovi clienti tra coloro che sono interessati a una spesa veloce, puntando su una maggiore caratterizzazione dell’offerta rispetto al passato”. Gianluca Abriani, responsabile dei canali di ultra prossimità di Cia Commercianti Indipendenti Associati sintetizza così la decisione di lanciare Urban, nuovo formato del gruppo Conad, con l’apertura di un punto di vendita a insegna Spesa Facile in via Venini (non distante da piazzale Loreto) a Milano.

Si tratta di una struttura di circa 300 metri quadrati, inserita laddove finora operava un Conad City.

 

Evoluzione in corso

Rispetto al formato precedente, Urban ha una maggiore caratterizzazione.

“È confermata l’assenza del banco gastronomia e dei salumi al taglio con la totalità dell'offerta libero servizio, ma abbiamo deciso di affiancare alla frutta e verdura confezionate, anche un’offerta sfusa”, spiega Abriani, ricordando che questa soluzione costituisce una peculiarità anche rispetto ai formati simili dei concorrenti.

A completare l'offerta vi sono salumi, formaggi, gastronomia take away, carne e pesce in atmosfera modificata e, infine il pane, quest'ultimo “dorato quotidianamente nel punto di vendita dai nostri addetti con in aggiunta anche una proposta di pane e dolci confezionati”, ricorda Abriani, che precisa: “Sin dall'inizio del mio percorso in Conad mi hanno insegnato che la spesa quotidiana è incentrata su latte, pane e frutta e verdura. Quindi non vogliamo assolutamente far mancare la freschezza in tutte queste importantissime categorie".

La proposta commerciale del nuovo Urban ben si sposa con l'offerta del Conad Supermercato poco distante: i due punti di vendita avranno la stessa linea prezzi al pubblico a confermare l’approccio sinergico che caratterizza le strategie del gruppo guidato da Francesco Pugliese.

 

Target di riferimento

Per quanto riguarda la clientela di riferimento, Abriani chiarisce che si tratta di "clienti di  fascia medio-alta, a cominciare da quel cliente Urban-business che lavora negli uffici del quartiere e dai giovani che cercano oggi una spesa veloce e non sono disposti a fare la fila al banco e in cassa”.

Per questo, come specifica Abriani, sono state inserite 3 casse veloci come ulteriore servizio per la clientela.

Sviluppo potenziale

Urban è un progetto pilota che potrebbe essere esportato in altre aree di Milano e anche in città differenti,  “pur nella consapevolezza delle specificità di ogni zona e in centro, dove sarà fondamentale lavorare su un assortimento che possa rispondere in maniera ottimale alle esigenze della clientela”, conclude Abriani.

Il totem per i pagamenti, un passo nella trasformazione digitale di Todis

Todis ha iniziato la sperimentazione per i pagamenti extra spesa dai chioschi instore, ne abbiamo parlato con Massimo Lucentini che ci ha illustrato anche i progetti in divenire

L’introduzione, a livello di test, dei chioschi multimediali per la gestione dei pagamenti extra spesa all’interno di due punti di vendita è l’occasione per fare il punto sulla strategia di trasformazione digitale di Todis, l’insegna “soft discount” con circa 260 punti di vendita nel centro sud Italia, appartenente al mondo Conad, che si fonda principalmente su un assortimento composto da private label, circa il 60%, ma con un’attenzione alla gestione dei reparti freschi e freschissimi simile a quello di un supermercato tradizionale, “non a caso ci definiscono il Decathlon dell’alimentare”, dice Massimo Lucentini, managing director di Todis. “Uno degli aspetti che ci caratterizza -continua il manager-, fatturando alle casse poco meno di un miliardo di euro con 200 affiliati, è il fatto di riuscire a essere snelli, sfruttando questa dimensione a filiera corta, per essere più reattivi sul mercato ed essere molto rapidi a implementare soluzioni nuove per essere sempre un passo in avanti rispetto agli altri, o quanto meno non essere un passo indietro. Se parliamo di digitalizzazione uno dei più grandi progetti in divenire sarà l’introduzione di una fidelity card, che non sia una carta fisica ma sia gestita in digitale. La sfida più grande è creare uno strumento che abbia una utilità, sempre presente sullo smartphone dei clienti”.

I pagamenti digitali non impattano sull'operatività della barriera casse nei pdv Todis

Tornando al totem, “C’è stata una forte spinta da parte della rete -sottolinea Lucentini- per introdurre sistemi di pagamento per bollette, pagamenti della pubblica amministrazione, ricariche telefoniche, gestione delle gift card all’interno dello store, molti nostri concorrenti lo fanno in barriera casse, ma noi non abbiamo box informazioni presidiato e la nostra barriera casse è composta al massimo 5 o 6 postazioni e le operazioni devono essere veloci, non potevamo quindi permetterci di appesantire quel processo. Così, anche visto quello che è successo nella ristorazione fast food, un settore in cui non c’era molto da inventare, ma in cui i chioschi multimediali per gli ordini e i pagamenti hanno rappresentato una vera innovazione, abbiamo deciso di introdurli all’interno dello store”. L’hardware scelto per i totem è configurato da VisioSpot e il software di gestione è di Argentea, società che si occupa di pagamenti digitali.

Il totem è un esempio di un processo digitale utile -dice Lucentini-, non solo un mero sfoggio di capacità tecnologia fine a sé stessa. Il test è iniziato in due punti di vendita in provincia di Roma a Testa di lepre, e l’altro ad Assisi a Santa Maria degli Angeli e sta procedendo bene, il roll out è previsto per il prossimo autunno”. Il totem ha come funzionalità i pagamenti dei diversi operatori telefonici, della pubblica amministrazione, degli operatori energetici o la gestione delle gift card dei principali circuiti, si possono utilizzare solo strumenti digitali come bancomat, carte di credito o come Apple, Google Pay o ancora Satispay, quindi non il contante. “La fase più complessa, paradossalmente, è stata quella amministrativa perché ogni operatore ha il suo standard e le procedure sono diverse, ma una volta superato questo scoglio, lato utente l’interfaccia grafica è molto intuitiva e l’utilizzo è semplice”.

Ma il digitale è anche parte della strategia di comunicazione di Todis, “c’è un passaggio culturale rilevante nei packaging, abbiamo studiato i pack dell’industria e della concorrenza e la questione più rilevante è la comunicazione delle informazioni, abbiamo voluto superare questa barriera mettendo in mano dei nostri clienti che fossero leggibili con caratteri più grandi dando indicazioni su elementi nutritivi”. Il QR code, che è un elemento ponte tra un mondo fisico e digitale è invece “stato introdotto solo sulle passate di pomodoro certificate “zerotruffe” -precisa il manager- ma lo usiamo sui volantini cartacei per raccontare il nostro mondo dei fornitori, un esempio è quello sulle birre che rimanda a un video e informazioni sulla filiera, è un elemento che tendiamo ad esaltare avendo il 98% di fornitori italiani. Il volantino è anche in versione digitale ed è la pagina più visitata del sito, un sondaggio fatto tra i nostri clienti via Internet, solo il 30% di loro utilizza e legge quello cartaceo, sul volantino raccontiamo la nostra azienda, i nostri prodotti e nostri marchi. Abbiamo inoltre aumentato la nostra presenza sul web, assumendo risorse che si occupano in particolare di marketing nell’online, e che fino a qualche anno fa non esistevano nella nostra struttura”.

Dall'eCommerce al marketplace Todisbazar.it per il non food

Non si può infine non prendere in considerazione la crescita dell’online, che ha accelerato durante l’emergenza Covid “Todisacasa.it è il nostro portale dedicato al grocery che è cresciuto nei picchi del Covid fino a 11 volte a parità di rete -dice Lucentini- , ma il peso relativo resta sempre entro il 3%, con una crescita del 60% rispetto al periodo preCovid. Un peso preponderante lo ha la consegna a casa, che facciamo attraverso una società gestita da Conad e furgoni brandizzati anche Todis. Un altro grande progetto lanciato a giugno, è stata la creazione di un eCommerce sul non food per gestire tutto ciò che è ingombrante. Avevamo un sistema di prenotazione online dei prodotti ingombranti che non potevamo tenere nel punto di vendita ma che potevano essere prenotati e ritirati in negozio. Lo abbiamo ora trasformato in un marketplace all’indirizzo todisbazar.it assieme a un partner, che ci permette di gestire un catalogo di oltre 1.500 referenze dagli elettrodomestici all’arredo casa, ma anche pet, bricolage e arredo giardino con la consegna direttamente a casa”.

Video Tour: il Despar di Bari

Il punto sul format convenience, aperto all'interno della stazione ferroviaria del capoluogo pugliese, spiegato dal direttore sviluppo Luigi Peschchera.

Luigi Peschechera, direttore sviluppo di Maiora despar Centro Sud, ci guida all'interno di uno dei più piccoli store della rete dell'impresa fondata dalla famiglia Cannillo, lo store Despar che si trova all'interno della stazione ferroviaria di Bari, aperto già da qualche tempo.

Lo store si caratterizza per essere un format convenience, in grado di risolvere i bisogni sia dei viaggiatori sia delle persone che lavorano nei molti uffici circostanti (banche, aziende, uffici regionali), oltre che nelle rispettive abitazioni.

L'assortimento è stato studiato per garantire una spesa completa, che prevede sia brand industriali leader sia mdd con una politica commerciale che segue le logiche dell'Every Day Low Price, anche per evitare di avere un'eccessiva movimentazione di prodotti dovute a promozioni che questo negozio non sarebbe in grado di sostenere.

 

Particolare attenzione viene dedicata di prodotti adatti ai viaggiatori, come panini imbottiti, bibite fresche, frutta e verdura tagliata, ecc.

 

"Il negozio ha sempre lavorato bene, raggiungendo il budget previsto, anche se durante la pandemia è stato penalizzato dalla mancanza di viaggiatori e personale negli uffici, numeri in ripresa in questi ultimi mesi", conclude Peschechera.

 

 

Multicedi sceglie il calcio

Partnership tra il brand Decò e tre club del Centro-Sud: Napoli, Bari e Roma

Il calcio è tra le principali vetrine per i brand, industriali o retail, che vogliono conquistare spazio in Italia. In quest'ottica, Multicedi (VéGé) ha deciso di legare la sua insegna ammiraglia Decò a tre grandi squadre del Centro-Sud Italia: SSC Napoli, AS Roma e SSC Bari.

Dunque, oltre a rinnovare la storica partnership ha con la società partenopea, l’azienda di distribuzione organizzata con una presenza radicata in Campania, Lazio e Puglia torna ad affiancare i giallorossi e, per la prima volta, entra a far parte del network di aziende che sostengono il sodalizio pugliese, del quale sara main sponsor, con il logo che campeggerà sulla casacca ufficiale.

 

Radicamento territoriale

Per Napoli e Roma, impegnate in Serie A, Decò sarà supermercato ufficiale. Per quanto concerne i capitolini, la partnership si estende al team femminile, fresco di trionfo nella finale di Coppa Italia della scorsa stagione.

Le partnership sono accompagnate da una campagna di comunicazione di lungo periodo, intesa a esaltare la relazione esistente tra i tre club e i territori di riferimento. Decò racconta, così, la passione collettiva per il pallone attraverso delle espressioni dialettali o vernacolari, ormai entrate di diritto nell’immaginario dei tifosi e nel lessico sportivo corrente: se a Roma er cucchiaio è un gesto tecnico ormai patrimonio identitario e a Napoli impazza il tormentone o’ tiraggir, a Bari nessuno ha dimenticato u trenin, colorita esultanza post-gol diventata negli anni Novanta simbolo sportivo di un’intera città.

 

I motivi della scelta

“La scelta di investire in modo così mirato nel calcio -commenta Vittorio Amatucci, direttore commerciale di Multicedi- nasce dalla volontà di valorizzare il forte legame di Multicedi e Decò alla cultura e alle eccellenze enogastronomiche del territorio. Le tre società sportive partner sono state selezionate proprio per il lustro che hanno saputo dare alla tradizione calcistica delle regioni in cui Multicedi sta concentrando il proprio sviluppo”.

 

Amazon punta sui department store

amazon
Il leader mondiale delle vendite online si prepara a un nuovo cambio di rotta nel retail fisico. L’obiettivo è crescere nell’abbigliamento e negli articoli per la casa con una rete di vendita

Non c’entra l’addio di Jeff Bezos alla guida operativa, né si può parlare di un cambio di rotta improvviso. La decisione di Amazon di puntare sui negozi fisici è perfettamente in linea con il profilo di un’azienda che sin dall’inizio ha saputo fare della capacità di adattarsi ai continui mutamenti della domanda il suo tratto caratteristico.

Secondo quanto pubblicato con grande risalto dai media statunitense, il gigante delle vendite online sta lavorando all’apertura di nuovi negozi fisici con l’obiettivo di rafforzare le sue quote di mercato in settori come l’abbigliamento, gli articoli per la casa e l’elettronica.

 

Punti di vendita e assortimento

Il Wall Street Journal segnala che l’obiettivo è puntare su punti di vendita di circa 2.800 metri quadrati, più piccoli della maggior parte dei grandi magazzini (che solitamente occupano oltre 9mila metri quadrati) e più in linea con quelli delle dimensioni di Kohl’s e TJ Maxx.
In termini di assortimento, il fil rouge prevederà di puntare sui grandi marchi.

Scelte strategiche

Dopo che per anni ha sottratto quote di mercato alle catene tradizionali puntando sulla velocità e i costi ridotti dell’online, tanto da arrivare di recente a superare Walmart come il più grande venditore al dettaglio al mondo al di fuori della Cina, ora Amazon li sfida sul loro terreno. Un passo in questo senso la società lo aveva già fatto negli anni scorsi, anche se in piccolo, acquistando Whole Foods Market e aprendo librerie fisiche Amazon Books, negozi di alimentari a marchio Amazon e minimarket senza cassa.

Ora una nuova mossa in grande stile, con la sensazione che l’obiettivo sarà di integrare i vari canali, con quello fisico utile a far crescere la visibilità e consentire ai consumatori di provare i vestiti. Anche se proprio l’abbigliamento, da tempo in difficoltà per la crescente concorrenza che ha fatto calare sensibilmente i margini, è tra i comparti in maggiore difficoltà dopo che la pandemia ha fatto crollare gli acquisti. Tanto che grandi nomi come JC Penney, Lord & Taylor e Neiman Marcus hanno dichiarato bancarotta nei mesi scorsi. Resta grande la curiosità in merito alla ventata di novità che saprà portare Amazon.

 

Commenti

Secondo Eddie Capel, Ceo di Manhattan Associates, azienda tecnologica leader nei software per la gestione della supply chain e del commercio omnicanale, questa mossa di Amazon conferma l’importanza per i retailer di logiche di omnicanalità allo scopo di offrire una migliore customer experience alla propria clientela. 

“Fino ad ora, i retailer bricks and mortar affermati hanno avuto come principale difesa contro Amazon la loro presenza nei negozi locali. Una volta che questo ‘fossato’ è stato violato, difendere il ‘fortino’ diventa molto più impegnativo. Cerchiamo di essere chiari-continua il manager-: Amazon è molto bravo in quello che fa e portando un approccio digital first al retail bricks and mortar offrirà certamente nuove opzioni creative e tecnologiche al consumatore. Oltre all’acquisizione di Whole Foods e alla sua partnership con Kohls, questa mossa nell’ambito del retail fisico convalida quello che i negozi fisici sono un elemento vitale di un’esperienza di shopping OMNIchannel centrata sul consumatore. Per come la vediamo noi -conclude Capel-, l’annuncio di questa scelta strategica a favore di una rete fisica proprietaria rappresenta un’opportunità per tutti i retailer di raddoppiare e andare ‘all in’ sull’omnichannel. Per sopravvivere a questa prossima fase dell’evoluzione di Amazon i retailer dovrebbero preparare i propri sistemi e processi per un nuovo mercato che sarà dominato da quei marchi che sono in grado di offrire esperienze di acquisto personalizzate e senza soluzione di continuità simultaneamente attraverso i canali fisici e digitali.”

Tesco crede negli store senza casse

La catena punta sulla tecnologia cashierless

Si fa la spesa al supermarket e si esce senza passare dalle casse, con i vantaggi che ne derivano in termini di tempo trascorso in fila. È la novità di casa Tesco, che ha lanciato a Londra il primo punto di vendita Tesco Express basato su tecnologia cashierless, che significa che i clienti possono “uscire” senza pagare alla cassa. Una soluzione resa possibile dal fatto che il gruppo britannico si è dotato di un sistema che consente di aggiungere automaticamente i prodotti a un carrello della spesa digitale. Con la sicurezza garantita da un sistema di monitoraggio diffuso tramite telecamere.

Il sistema, basato  sulla soluzione Just Walk Out di Amazon, è destinato a diffondersi nei prossimi anni con il duplice obiettivo di migliorare l’esperienza dei consumatori e ridurre i costi del personale. Tesco si dice convinta di riuscire per la gran parte a convertire i punti di vendita già esistendo, ottimizzando così costi e tempistiche per la transizione.

La decisione del gigante della distribuzione moderna è al tempo stesso innovativa e difensiva, considerato che proprio Amazon ha da qualche anno aperto Amazon Go, negozi alimentari senza casse. Gli acquirenti possono scansionare un’app per smartphone per entrare, ritirare la merce e uscire. Poco dopo ricevono una ricevuta via e-mail e vengono fatturati dal loro account Amazon.

Anche altri operatori tradizionali della gdo si stanno muovendo in questa direzione. Carrefour (Francia), Shufersal (Israele) e Conad in Italia stanno testando o utilizzando tecnologie cashierless sviluppate quasi sempre da startup per avvicinarsi al modello di supermercato senza casse.

L’identità digitale arriva al supermercato

La Coop ha avviato a Firenze il servizio di attivazione dello Spid

Oltre 800 identità digitali “create” nell’arco di poche settimane. È il primo bilancio del servizio di attivazione dello Spid promosso da Unicoop Firenze, l’identità digitale personale, attraverso la quale il cittadino può accedere ai servizi online della pubblica amministrazione (Inps e Agenzia delle entrate solo per fare due esempi) e dei privati aderenti. È inoltre una delle modalità attraverso cui si può scaricare il Green Pass.

La sperimentazione, partita a inizio luglio in quattro punti di vendita Coop del capoluogo toscano e ampliata ad altri 14 sul finire dello scorso luglio, si sta rivelando un successo.

Nel solo punto vendita del Centro*Gavinana di Firenze, fanno sapere dalla cooperativa, sono già state rilasciate 619 identità digitali e le prenotazioni sono a quota 692.

A Ponte a Greve, dove il servizio è partito con l'apertura del punto di vendita temporaneo lo scorso 28 luglio, le attivazioni sono 189 e 201 le prenotazioni. A Gavinana i prossimi appuntamenti disponibili sono a partire dai primi giorni di settembre, dalla fine dell'ultima settimana di agosto per Ponte a Greve.

 

Conta il radicamento territoriale

La scelta di avviare questo servizio sembra indicare la volontà di fidelizzare la clientela, soprattutto quella che ha meno familiarità con la tecnologia, oltre a rispondere all’anima sociale che tradizionalmente caratterizza lo spirito cooperativo. “Chi non ha un pc, chi non ha le competenze per motivi culturali o anagrafici: il digital divide (termine inglese che indica la distanza tra chi sa usare le nuove tecnologie e chi non riesce) colpisce un po’ tutti”, spiega una nota di Unicoop Firenze.

La procedura per l'ottenimento dello Spid si svolge in un’area dedicata del supermercato, dove un dipendente Coop, appositamente formato, supporta il cittadino durante tutta la procedura.

 

Come funziona

Per accedere al servizio occorre prenotarsi chiamando al numero 800 050 760 (ogni giorno dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 18,00), lo stesso da contattare per concludere l’ultima fase, quella del riconoscimento digitale, presentando i moduli già scaricati e riempiti ed avendo già fatto alcune operazioni dal proprio pc di casa. Durante la prenotazione è possibile indicare il supermercato scelto con l'indicazione dell'orario a cui presentarsi nello spazio individuato per questa attività, che si svolge da lunedì a sabato (9,00-12,30/15,30-19,00).

 

Conad: avanti senza esitazioni per consolidare la rete

Archiviato un 2020 dai grandi risultati, il 2021 è considerato un anno di consolidamento in vista di ulteriori rafforzamenti (da Gdoweek 11)

“Il conto economico del 2020 è molto positivo, con risultati importanti per la cooperativa e per i soci: con un giro d’affari di quasi 1,8 miliardi la soddisfazione è alta, ma anche la preoccupazione per i prossimi mesi -racconta Ivano Ferrarini, Ad di Conad Centro Nord-. Siamo di fronte a un consumatore molto cambiato nelle sue abitudini che non sappiamo se torneranno quelle prima del Covid o muteranno ancora, mentre i dati, dopo le fasi tremende del lockdown, sono altamente volatili e altalenanti, con anche, a volte, delle punte negative”.

Un quadro complesso da gestire, che richiede ...
Prima di tutto, calma, per capire meglio cosa serve, e prudenza, perché è difficile fare previsioni. Con questo spirito, abbiamo definito per il 2021 budget prudenti, partendo dall’ultima situazione conosciuta, quella del 2019, e disegnato il nostro business plan, consapevoli di operare in un mercato sempre più competitivo, che ha visto, ad esempio, tornare sulla cresta dell’onda gruppi non particolarmente concorrenziali.

Per questo state per acquisire una società storica della d.o. come L’Alco?
Abbiamo fatto un’offerta, insieme ad altri competitor. Non sappiamo ancora se andrà a buon fine: dipende da molti fattori, tra cui le condizioni di accesso. Detto questo, guardiamo con attenzione a operazioni che si caratterizzano per una presenza in bacini secondari e una rete di vendita medio-grande, tra i 1.000 e i 1.500 mq. Caratteristiche vicine alle nostre, come struttura, anima e dimensione. Vedremo cosa succederà. Al momento non c’è niente di certo in nessuna direzione.

È certo, invece, che avete ormai archiviato l’acquisizione di Auchan Italia come un argomento del passato ...
Archiviato è una parola grossa. Diciamo che stiamo vivendo la fase 2, forse la più difficile di tutta l’operazione, quella che vuole trasformare la mentalità di chi lavora nelle diverse tipologie di vendita grazie alla presenza dei nostri soci. Proprio l’affermarsi di questa figura, il baricentro del nostro sistema, rappresenta un salto culturale importante, una forte spinta al cambiamento, che tocca la gestione dei negozi nel loro complesso, ma anche alle relazioni con i dipendenti e la comunità. A noi servono 3-4 anni per creare un socio indipendente in grado di lavorare in maniera efficiente e redditizia nel suo negozio, insieme a persone preparate con una sintonia comune nella visione del business.

A che punto siete con questa costruzione di soci in linea con i vostri criteri?
In due anni, abbiamo fatto molto, ma il lavoro è ancora tanto. Dopo essere partiti con la gestione diretta della rete abbinata a un’attività di tutor da parte dei soci, oggi stiamo lavorando per individuare le persone giuste per questo ruolo sia nel nostro mondo sia tra le persone ex Auchan, che vogliono provare questa esperienza. Circa il 50% dei nuovi soci proviene infatti dal mondo Auchan e il nostro focus quest’anno è metterli nella condizione di esprimere al meglio il loro potenziale nei nostri format. Alcune situazioni sono già definite, ad esempio a Bergamo, San Rocco (Pc) e Roncadelle (Bs), altre stanno maturando con l’obiettivo di affrontare il 2022 più forti e agili per consolidare nelle nostre aree le quote di mercato.

A livello di rete di vendita, state definendo format di nuova generazione?
Sì, in linea con indicazioni stabilite dal consorzio, aggiornate a livello locale. Siamo concentrati sia sull’apertura di nuovi superstore (3.000-3.500 mq) sia sul consolidamento degli ipermercati Spazio Conad, con una dimensione di 4-5.000 mq più piccola rispetto agli standard di Auchan. Finora abbiamo in primis lavorato sul rilancio dei punti di vendita per rimetterli a regime, ma da inizio anno stiamo progressivamente puntualizzando offerta e servizi, oltre che inserendo l’extralimentare (presente anche nei superstore).

E per quanto riguarda Sapori&Dintorni quali sono i vostri progetti?
Nel 2020 abbiamo aperto Piacenza, in un ex pdv Simply, mentre quest’anno apriremo in centro a Cremona e nel 2022 a Bergamo, nell’ex Teatro Nuovo. Negozi che si andranno ad aggiungere a una rete di 6 negozi (Brescia, Parma, Piacenza e 3 a Milano), che, a parte qualche rara eccezione, non ha soffer-to durante il lockdown. Anzi questi negozi (hanno ampliato il loro raggio d’azione con locker, click&collect e altri servizi di supporto alla clientela, una direttrice de-stinata a svilupparsi anche nel prossimo futuro.

Tra le attività da sviluppare rientra anche l’eCommerce?
Noi lo stiamo facendo da un po’ sia in maniera autonoma, con Altro Servizio Conad già attivo in circa 50 negozi, sia attraverso l’accordo sottoscritto con Deliveroo dal Consorzio. Inoltre, stiamo partecipando al progetto nazionale, che dovrebbe diventare operativo nella seconda parte dell’anno. Per noi l’eCommerce è parte integrante del concetto di servizio insito nella nostra mission, da declinare utilizzando tutte le opzioni possibili: vuol dire telefono, Whatsapp, click&collect nei punti di vendita più grandi, consapevoli che, soprattutto in aree competitive come la Lombardia, soluzioni di home delivery o simili sono un elemento distintivo per il consumatore nella scelta dell’insegna. Certo al momento si tratta di un servizio ancora antieconomico, ma è necessario per continuare a crescere e rafforzare la reputazione delle nostre insegne.

Follower i nuovi consumatori

Social e brand: quale rapporto e quali nuove opportunità? Un’analisi su categorie, generazioni e tendenze facendo chiarezza sul perché essere sui social può fare la differenza nella comunicazione di marca (da Gdoweek 12)

I consumatori del next normal continuano a preferire il contatto con i brand attraverso i media tradizionali, ma la vera partita si gioca nel mondo digitale, a suon di follower, challenge, reaction, influencer e tendenze del momento. La comunicazione di marca non può oggi esimersi dall’essere digitale sviluppando i suoi contenuti in chiave collaborativa e rendendo i consumatori protagonisti del purpose aziendale. Dagli scaffali agli schermi degli smartphone i brand, oggi, si muovono in ottima multicanale e cross channel attraverso un’ibridazione costante tra reale e virtuale che vede negli utenti social gli attori protagonisti della mission aziendale. La presenza sui social diventa occasione di confronto e ascolto costante, cartina tornasole dell’impatto che un brand ha sulla quotidianità di chi lo sceglie.

E come portare, dunque, gli elementi della brand identity nel mondo social? E soprattutto, quali portare? Intanto, diciamolo subito: non è necessario essere su tutti i social. Vale, oggi più che mai, la regola del less is more: meglio la presenza su un solo social ma ben indirizzato, con una identità chiara e una forte attenzione alla community. Il tutto, ricordandoci che ogni social parla a un target diverso, con il suo linguaggio, le sue regole e i suoi tempi. C’è, anche, da tenere a mente, un discorso di generazione. La GenZ, ad esempio, preferisce un rapporto con la marca attraverso i social, partecipando a challenge e interagendo con gli influencer; i Millennials ricercano il purpose del brand nella sua comunicazione e sono dunque attenti a modalità di storytelling che evidenzino il valore sociale della marca; la GenX, invece, è più orientata al sito web e alla presenza del brand su social più noti, Facebook in cima. Basta così? No, perché i social, oggi, parlano all’ibridazione tra generazioni facendo nascere nuovi contenuti dei quali i brand devono tener conto se vogliono tenere vivo il dialogo con la community di riferimento.

L’abbattimento della barriera brand-consumatore passa anche dalle app di messaggistica, Whatsapp, Messenger e Telegram che permettono di rispondere con celerità alle richieste e di creare liste broadcast dedicate agli utenti con news, promozioni e offerte.

FACEBOOK

Perché esserci: è il social più usato al mondo e grazie alle pagine aziendali permette una interazione friendly e costantemente aggiornata, integrando tab personalizzate e aggiungendo cataloghi di prodotti, strumenti di ricerca e garantendo un’assistenza continua a clienti in essere e potenziali. Permette, inoltre, di integrare foto, post, linkare articoli facendo crescere la social reputation del brand. Come ingaggiare: in maniera tradizionale, utilizzando contenuti testuali e fotografici, invito all’utilizzo della chat, link a contenuti dedicati pubblicati sul sito.

Alcuni esempi in pillole:

Winni’s arricchisce la sua pagina con il marketplace dedicato e un racconto dell’essere green che si sviluppa con una comunicazione interattiva sulla versatilità dei prodotti.

ACE Italia vede tra gli elementi di successo lo storytelling su progetti dedicati all’ambiente e engagement su abitudini sostenibili, tutorial grafici sotto il cappello dell’hashtag #IgieneOgniGiorno. La collaborazione con gli Youtuber di Casa Surace, e personaggi dello spettacolo coinvolge sia media tradizionali che digitali e parla attraverso meme e challenge.

INSTAGRAM

Perché esserci: La componente fotografica si completa con la possibilità di creare, utilizzando lo strumento delle story, una biblioteca tematica sempre accessibile e in grado di comunicare con il sito web dedicato. Lo storytelling si sviluppa con la creazione di reel, brevi video personalizzabili con adesivi, scritte e gif e caroselli di foto e video per tenere alto il livello di entertainment e garantire una lunga permanenza sul profilo.

Come ingaggiare: attribuendo un equilibrio grafico al profilo che rispetti la brand identity e inviti ad approfondire i singoli post; utilizzando i caroselli fotografici per raccontare un prodotto, il making of, evidenziare le particolarità tenendo così alto il livello di entertainment e garantendo una maggiore permanenza sul profilo. I reel, brevi video personalizzabili con adesivi, scritte e gif, permettono una esperienza immersiva ma devono essere pochi ma identitari. Call to action attraverso hashtag dedicati e tag e/o punti di vista nei commenti tengono alto il livello di engagement.

Alcuni esempi in pillole:

Estathé: ironia, meme, call to action e un senso di freschezza diffuso. Protagoniste le situazioni della quotidianità trasformate in meme video e fotografici e l’invito a condividere i piatti che vengono accompagnati dal thé con l’hashtag #ETuConCosaLoBevi.

Alce Nero nel suo profilo racconta le particolarità delle materie prime e il making of dei prodotti finali. Lo fa, oltre che con i post, con un archivio di story che porta il consumatore a vivere le esperienze della raccolta dei prodotti e ad approfondire curiosità e temi legati al biologico nel blog dedicato FattiDiBio.

TWITTER

Perché esserci: per la capacità di raccontare con immediatezza il brand attraverso le tendenze, diventando parte di un momento sociale. Il focus è tutto sulla capacità di interazione costante: tweet, retweet e commenti attivano l’engagement, generando un dialogo tra brand e consumatore. Il newsjacking, l’utilizzo di un trend, un tema caldo per inserirsi nelle conversazioni in rete, trova il suo ambiente ideale su Twitter con una condizione: non fermarsi alla prima occasione di real time marketing.

Come ingaggiare: cavalcando l’onda del momento in ottica real time, invitando al dialogo, alla partecipazione e raccolta di informazioni e punti di vista in merito a un determinato argomento, mantenendo, nel tono di voce, ben riconoscibile l’identità di marca.

Un esempio in pillole:

Oreo con il suo intervento durante il blackout della finale del SuperBowl, nel 2013, è diventato uno dei casi di newsjacking più citati al mondo. Oggi, il suo account Twitter continua sulla logica dell’immediatezza del momento con contenuti che guardano alla diversity, e a citazioni cinematografiche e legate alle notizie del momento.

CLUBHOUSE

Perché esserci: per instaurare un dialogo radiofonico con i propri clienti e portare l’esperienza del brand in altri contesti, legando la personalità di marca a un confronto collettivo. Esserci anche per mettersi in ascolto dei consumatori e intercettarne desideri, caratteristiche, richieste.

Come ingaggiare: le varie stanze permettono di coinvolgere i presenti su temi specifici nei quali si può far strada l’esperienza di un brand. Certamente è un social che permette un livello di ingaggio particolare, grazie alla possibilità di poter realmente sentire la voce dei consumatori, i loro punti di vista e considerazioni in merito alla marca.

Alcuni esempi in pillole:

Grana Padano è intervenuto in una stanza di Clubhouse, “I persuasori occulti”, facendo ripensare uno spot ai presenti e chiedendo ai consumatori perché avrebbero consigliato o sconsigliato il prodotto. Un modo, questo, per definire nuove modalità di ascolto collettivo.

Un po’ come hanno fatto anche Barilla e Peroni, tra i primi ad approdare sul social, accettando la sfida di un dialogo diretto, immediato e senza filtri con i consumatori.

TIKTOK

Perché esserci: è il social più amato dalla GenZ e quello più trasversale e libero. Tutto giocato sul tema dell’intrattenimento immediato e sorprendente, TikTok è forte di un imperativo: mettersi in gioco per divertire e far divertire. Le challenge sono gli evergreen di questo social. Affinché funzionino e siano accettate devono essere facilmente replicabili e abbinate a un brano musicale ben riconoscibile. Attenzione ai target: il social ha rapidamente conquistato anche la GenX ed è facile incontrare nonni da migliaia di follower.

Come ingaggiare: proponendo contenuti che prevedono lo stich, il duetto e filtri dedicati, sorprendendo e divertendosi con contenuti inaspettati e ricercati.

Alcuni esempi in pillole:

• Attivissimo su TikTok, Vigorsol ha ribaltato l’hashtag #maiunagioia mostrando l’altra faccia della medaglia. La #sempreungioiachallende permette di ribaltare una situazione, seppur virtualmente, di tristezza e di personalizzare il proprio volto con il filtro.

Ringo alimenta la sua presenza su TikTok con challenge a suon di musica con i talenti della GenZ. La challenge del 2021 permette agli utenti di duettare con gli influencer del momento, usando lo strumento dello stich e passandosi l’iconico tubo di biscotti da uno schermo all’altro.

Red Bull sposa la causa di TikTok: intrattenimento puro con una buona dose di adrenalina. Il social diventa lo scenario ideale per raccontare un mondo di motori, sport e atteggiamento pronto a sfidare ogni limite, invitando i follower, con moderazione, a fare altrettanto.

PINTEREST

Perché esserci: è il social della narrazione visiva, dell’ispirazione, dello storytelling dove raccogliere suggestioni del brand e dei suoi clienti, misurando la percezione del brand e il desiderio di sposarne valori e indentità.

Come ingaggiare: utilizzando le bacheche di co-creazione “build it!”, e invitando i clienti che utilizzano il prodotto a condividere le proprie idee dando loro la possibilità di mettere in mostra la propria creatività.

Un esempio in pillole:

Chiquita utilizza il profilo Pinterest per raccontare il mondo e la storia del brand, anche con uno slancio fortemente vintage, insieme a ricette, suggestioni e tips and tricks, tutti da segnare con il pin.

SPOTIFY

Perché esserci: per diventare parte del mood del cliente, arricchire un momento, condividere stati d’animo, raccontare in modo nuovo e inaspettato il proprio brand.

Come ingaggiare: utilizzando podcast per aprire le porte alla storia del brand, per educational o entertainment pure e attraverso la realizzazione di playlist dedicate alla condivisione di momenti di quotidianità con il cliente.

Alcuni esempi in pillole

• Il tempo di cottura? Non più sulla confezione della pasta ma indicato da una playlist. Scegli il tipo di pasta ed ecco i 10, 5 o 7 minuti necessari: è l’idea di Barilla che abbina ai diversi formati di pasta una playlist per cucinare con il mood giusto.

• Portare la shopping experience fuori dal punto di vendita attraverso la riproduzioni degli stessi suoni del punto di vendita. È l’idea di Lidl che nel 2019 lancia la playlist Allt annat är olidligt (in svedese: Tutto il resto è insopportabile), raccolta di suoni e voci tipici del supermercato. Una curiosità: la playlist è tornata virale nel 2021 grazie a uno YouTuber, Mark The Hammer che ha realizzato un video parodia sul suo canale.

YOUTUBE

Perché esserci: è il secondo social più usato al mondo dopo Facebook, il primo più usato in Italia. Con un pubblico trasversale, insieme alla possibilità di creare delle video gallery proprietarie, YouTube vede in prima linea tutorial, approfondimenti, challenge e storytelling ad alto tasso emozionale con una regola imprescindibile: la qualità del materiale inserito, adatto a un pubblico attento alla ricerca dell’immagine, della giusta musica e rilevanza. Elementi, questi, che fanno ben tollerare anche una durata importante.

Come ingaggiare: con contenuti giocati sull’emozione, (un esempio su tutti: il cortometraggio Barilla con Claudio Santamaria dedicato alla Carbonara) con tutorial, challenge e approfondimenti dedicati a temi di tendenza per i consumatori.

Alcuni esempi in pillole:

• La collaborazione tra ACE Italia e gli YouTuber di Casa Surace si traduce con una serie di video tutorial che, all’insegna dell’ironia, spiegano come utilizzare al meglio i prodotti del brand.

• La Roche-Posay raccoglie sul suo canale approfondimenti dedicati alla cura della pelle e alla scelta dei migliori trattamenti tra quelli proposti dalla maison

Garnier si rivolge a un target giovane e sceglie di ingaggiare attraverso challenge e tutorial a cura di volti noti del mondo YouTube.

Aperol porta l’immagine della convivialità sul digitale con challenge orientate a unire persone e creativi di tutto il mondo e ballare, cantare, cucinare e brindare insieme, condividendo sul social i video, per poi trasformare il tutto in iniziative di beneficenza.

Rigoni di Asiago gioca, invece, la carta delle ricette e della narrazione delle materie prime con video brevi dedicati al “fallo anche tu” e più lunghi dedicati, invece, ad approfondimenti.

Social e brand: quale rapporto e quali nuove opportunità? Un’analisi su categorie, generazioni e tendenze facendo chiarezza sul perché essere sui social può fare la differenza nella comunicazione di marca.

Se il caffè diventa social

Dici caffè e dici Italia, condivisione, casa. Il matrimonio perfetto tra social e caffè era, dunque, inevitabile. La sfida diventa quella di dar valore al brand e farlo emergere nel mare magnum di post e contenuti dedicati con una identità chiara e in linea con il target. Due esempi che hanno colpito la nostra attenzione sono Caffè Borbone e Nespresso. Per entrambi, la comunicazione social si affianca alla presenza di influencer in linea con il target. Caffè Borbone, forte della tradizione napoletana, ha scelto i The Jackal, comici partenopei che hanno associato la loro presenza a campagne su media tradizionali e social. Il tema? Ironizzare sulla dissonanza tra vita vera e pubblicità rispecchiando l’ironia napoletana in un sodalizio di tradizione e tendenze social. Nespresso sceglie invece l’imprenditrice Chiara Ferragni. Una scelta con ricadute importanti sul target Nespresso che spinge verso un posizionamento premium, glamour ed esclusivo. A corredo della collaborazione, una capsule in co-branding con macchina del caffè, coffee mug e traver mug e un temporary cafè nel cuore di Brera, a Milano, dove vivere l’esperienza Nespresso e condividerla, grazie a spazi perfettamente instagrammabili, con la propria rete.

Comunicare la sostenibilità

Sui social con un obiettivo: comunicare la sostenibilità, condividerne i valori e raccontare la filiera. È il caso di Armatore, che su Instagram racconta le modalità di pesca sostenibile esplicitando la reason why di marca. Grazie ai post della pagina è possibile salire a bordo con i pescatori Armatore e seguire le campagne di pesca del Tonno rosso e delle Alici, core business del brand. I post di maggiore risalto sono accompagnati da articoli sul sito dedicato con focus sul rispetto dell’ecosistema marino e della tutela. Non solo: nella sua comunicazione social Armatore accende i riflettori su tutta la filiera della sostenibilità evidenziando il coinvolgimento attivo del territorio di Cetara e di tutti gli attori coinvolti nel processo di pesca, fabbricazione e distribuzione e garantendo un compenso sempre equo, la tutela costante dei luoghi di lavoro e una formazione orientata alla cultura del rispetto dell’ambiente e delle sue risorse.

Anche Naturasì, forte di un expertise trentennale nel biologico e nell’agricoltura, traduce il suo impegno in una comunicazione social diversificata. Su Instagram si alternano rubriche tematiche dedicate alle storie dei produttori, alle ricette da realizzare con i prodotti a marchio e sul progetto Laboratorio2050, un viaggio verso la sostenibilità che si declina con contenuti visual e un podcast dedicato. Su YouTube si fanno spazio brevi video dal taglio divulgativo, Pillole di Coscienza, dedicati all’agricoltura che ritornano su Facebook insieme a tutorial e ad un apprezzato Lunario dedicato alle attività agricole. Una strategia efficiente per parlare a target diversi di un progetto condiviso. Nella cura della persona, interessante la strategia di Nivea che si muove tra canali diversi focalizzando sempre l’attenzione sulla sostenibilità dei prodotti e del packaging con tutorial, challenge e un engagement su più livelli, diversificato sulla base del social.

Despar Nord Ovest si rafforza a Savona

Un Despar Express nel centro di Savona è una delle più recenti aperture del gruppo 3A

Continua la crescita di Gruppo 3A Despar Nord Ovest che di recente (fine luglio) ha aperto un nuovo store Despar Express in centro a Savona con i soci Angelo Melara e Donatella Gaggero al loro terzo Despar in provincia di Savona.

“Ogni giorno noi ed i nostri collaboratori ci mettiamo a disposizione della comunità, investendo il 100% delle nostre energie per garantire un servizio all’altezza delle esigenze del cliente” afferma Donatella Gaggero, titolare del nuovo punto di vendita e dei Despar di Spotorno e Bergeggi.

Si tratta di un negozio di prossimità che si sviluppa su una superficie di 120 mq e propone un assortimento completo fortemente incentrato sulle mdd del gruppo (la mainstream Despar e la top di gamma Despar Premium) per una spesa sia quotidiana sia settimanale, che spazia dall’ortofrutta alla gastronomia (servita e confezionata), mentre la carne viene proposta solo confezionata in un murale dedicato, che comprende anche prodotti pronti come le verdure già pronte sottovuoto.

Accanto è stato inserito un armadio frigorifero per pasta fresca di fascia premium, prodotta da La Ginestra, azienda locale artigianale.

Particolare cura è stata posta sia ai formati di piccole dimensioni per single sia ai piatti pronti del reparto gastronomia, realizzando pensando alle esigenze degli uffici presenti in zona.

 

Per rispondere meglio a questi bisogni, il reparto gastronomia nella sua interezza (vale a dire sia il banco assistito sia il murale del confezionato) è stato affidato in gestione a Stefano Griffo, titolare di negozi specializzati in zona (Casa del formaggio a Savona e Albissola Superiore), che ha messo a punto un assortimento che dia spazio anche alle specialità locali, punto di forza del negozio.

 

 

Il design fa la differenza nei pagamenti self-checkout

Un report di Ecr Retail Loss Group fa il punto sull’importanza della progettazione per evitare analisi errate e frustrazione ai consumatori quando fanno la spesa nei negozi della gdo

Il design è decisivo per evitare errori in fase di scansione, oltre che frustrazione nei consumatori. Si può sintetizzare così quanto emerge dalla ricerca realizzata da Ecr Retail Loss Group e intitolato Self-Checkout Loss: Three Ways to Rethink Sco (self-checkout, ndr) Design.

Gli analisti sottolineano come le perdite nel retail possano essere ridotte attraverso l’adozione di un approccio più strategico al design, grazie a un vero e proprio pensiero progettuale. Il report segnala infatti che un design povero può portare a scansioni erronee (se non addirittura di mancate), provocando nei clienti reazione negative che possono anche arrivare a lasciare quel punto di vendita per lo scarso livello di servizio del pagamento automatico, con il risultato di non incassare e "registrare" una vendita persa.

Evoluzione di mercato

Il mercato delle postazioni di self-checkout, quelle in cui i clienti possono autonomamente scannerizzare e pagare i prodotti acquistati, è in forte crescita con un Cagr annuo del 10,3%. Imponendo il distanziamento sociale, la pandemia da Covid-19 ha accelerato il suo processo di espansione, in particolare per quanto riguarda l’uso di pagamenti contactless e via cellulare.

Dunque, se le tecnologie Sco hanno dimostrato di poter migliorare la customer experience, offrendo al tempo stesso un vantaggio anche per i retailer in termini di miglioramento della produttività, esiste la possibilità che esse generino al contrario impatti negativi sulla profittabilità, creando discrepanze nell’inventario. Infatti, uno studio condotto congiuntamente in Europa e negli Stati Uniti da tredici imprese del settore retail, insieme a due fornitori di sistemi Sco, ha fatto emergere che un maggior uso di tecnologie di self checkout ha provocato un aumento nelle perdite.

 

La vision di Checkpoint

Partendo da questa analisi, Checkpoint Systems punta su una soluzione alternativa di etichette Rf, che permette di disattivarle solo quando il pagamento finale è stato confermato, il che significa che i prodotti non pagati attivano il sistema di allarme all’uscita.

Attraverso il posizionamento di sensori di disattivazione delle etichette Rf sulla bilancia peso nell’area buste, queste etichette possono essere disattivate tramite una sola operazione al ricevimento di un messaggio di conferma di avvenuto pagamento, attivato dal software Sco. Un sistema di questo tipo, sottolineano dall’azienda, garantisce una soluzione più sicura al retailer, pur assicurando una customer experience altrettanto gradevole.

 

 

Nuovo cda per Ergon

Eletti sette membri, con Paolo Canzonieri alla presidenza. Allo stesso tempo il gruppo siciliano che operano con i marchi Despar e Altasfera, oltre che Ard nell'area dei discount, avvia il processo di semplificazione

Novità in casa Syneos, capogruppo di Ergon (che fa parte di Despar, e opera in Sicilia con le insegne Despar, Interspar, Altasfera e Ard discount), che ha chiuso il bilancio consolidato 2020 con ricavi per 609 milioni di euro (+18% sull’anno precedente), un patrimonio di 47 milioni e un margine operativo lordo di 17 milioni.

Il nuovo Cda

L’assemblea dei soci ha rinnovato il consiglio di amministrazione, che è composto da sette consiglieri, con Paolo Canzonieri designato presidente e Marco Sgarioto amministratore delegato.

A completare il board sono Gaetano Alioto, Clara Cavalieri, Stefania Di Quattro, Fabiano Iacono e Danilo Occhipinti. Maria Luisa Maione è il sindaco unico, mentre la revisione è stata affidata alla società EY.

La catena di direzione sarà completata dai capi divisione, dai direttori delle funzioni di staff, dai responsabili di area, nonché –precisa una nota societaria– “dalle figure operative ed esecutive che assicureranno la piena efficienza della organizzazione aziendale”.

Processo di ottimizzazione

In parallelo Syneos ha annunciato l’avvio di un processo di semplificazione del gruppo che, dopo i tempi tecnici necessari, sarà composto dalla Capogruppo stessa e da poche società operative, la maggiore delle quali sarà Ergon, che abbandonerà la sua struttura consortile per detenere l’intera rete di negozi e continuare a svilupparla attraverso una organizzazione strutturata per business unit.

 

“Gli andamenti sono in linea con il nuovo piano che prevede un costante miglioramento del mol annuale e complessivo, grazie a un equilibrio tra i margini che dovranno garantire adeguata competitività alla rete diretta e affiliata e i costi che, in riduzione anche grazie alla semplificazione societaria, saranno costantemente monitorati per assicurarne adeguato equilibrio”, sottolinea nella nota Gianni Cavalieri.

La crescita delle rete

Su questo tema, Sgarioto sottolinea: “Lo sviluppo avverrà per linee sia interne, con ammodernamenti e ristrutturazioni della rete esistente, sia esterne attraverso l’acquisizione di posizioni nuove o esistenti che abbiano elevati standard commerciali”.

Per sostenere queste logiche di sviluppo il cda prevede importanti investimenti nel prossimo triennio per complessivi 32 milioni di euro, “ampiamente sostenibili in relazione alla redditività e ai flussi registrati dall'azienda”, conclude.

La trasformazione del largo consumo nel new normal

Cosa è cambiato nel 2020 allo scenario economico del largo consumo, in termini di vendite, prezzi, promozioni, rapporti con il retail. La situazionedei primi mesi e i possibili sviluppi (da Gdoweek 12)

Come noto, la pandemia ha innescato forti discontinuità e oggi ci si deve confrontare con una realtà economica complessa e con un ampliamento dei divari sociali.
L’accelerazione del piano vaccinale sarà probabilmente l’elemento chiave per schiarire l’orizzonte per imprese e famiglie, ma è difficile aspettarsi un ritorno alla normalità pre-Covid in tempi brevi. La nuova realtà nei comportamenti dei cittadini italiani si traduce in una ridotta mobilità della popolazione. Questo è uno dei fattori principali che influenzano la domanda di beni primari nel retail. Più gente a casa, a causa delle restrizioni e per le chiusure dei punti di ristorazione e, ultimo ma non ultimo, per la maggiore diffusione dello smart working, significa continuare a mantenere una parte importante dei consumi di base (soprattutto alimentari) fra le mura domestiche. Questi fattori hanno ovviamente un forte impatto sui mercati del largo consumo confezionato.
La lontananza dalla normalità a causa del Covid ha comportato forti modifiche, anche strutturali, nel comparto con cui tutti gli operatori dovranno fare i conti anche in futuro, nonostante i risultati dello scorso anno siano stati più che brillanti.

Il largo consumo infatti ha chiuso il 2020 con una crescita a volume del 6,6% e a valore del 7,8%: numeri davvero inediti. Anche i primi mesi di quest’anno hanno visto proseguire queste dinamiche positive: il dato del progressivo ad aprile segna 5,8% a volume e +4,5% nella spesa. A livello di reparti, sicuramente alimentari e bevande hanno beneficiato del travaso dal fuori casa segnando performance commerciali di tutto rispetto. L’alimentare ha raggiunto durante lo scorso anno +7,2 in termini di volumi, mentre le bevande hanno segnato +4,5%. Il cura casa, grazie anche alla necessità di igienizzazione degli ambienti determinata dalla pandemia, ha ribaltato dinamiche in precedenza flettenti: parliamo di una crescita pari al 9,3% nei volumi. L’unico reparto a essere stato parzialmente penalizzato durante lo scorso anno è stato quello del cura persona (+3,5% a volume), che ha sofferto nelle voci del beauty e della cosmesi a causa delle limitazioni nei contatti sociali.

Cosa è accaduto ai canali distributivi? L’anno anomalo che abbiamo vissuto ha portato anche altri grandi mutamenti. È cambiato infatti il rapporto di forza tra formati distributivi (vediamo cambiamenti di quota pari a quasi 5 punti percentuali a distanza di un anno), con la forte crescita del discount (+16,1% delle vendite nei primi quattro mesi del 2021) e il conseguente calo costante di quota delle grandi superfici.
I discount sono in forte espansione, i supermercati in leggera crescita. Pesante invece la crisi delle grandi superfici (soprattutto quelle poste in centri commerciali al di fuori dell’ambito urbano) e della prossimità classica (le superette). Per queste due formule la pandemia ha accentuato i problemi strutturali che erano già evidenti da tempo e per questo è a nostro avviso necessario un profondo ripensamento strategico da parte degli operatori presenti in questa offerta. Per gli ipermercati pesano però le perduranti limitazioni imposte durante i fine settimana. Interlocutoria la performance dei superstore con fasi positive e negative alternate. Il formato forse non sta vivendo uno dei momenti più brillanti della sua storia, ma pensiamo che le sue potenzialità siano ancora intatte per un contesto di mercato come quello italiano. L’eCommerce intanto viaggia ancora a doppia cifra nonostante sia passato più di un anno dall’inizio della pandemia. Il canale virtuale ha acquisito ormai un ruolo chiave nelle scelte dei consumatori. Durante il 2020 questo canale ha registrato crescite superiori al 120%.

Quali tra questi trend del retail si consolideranno? Quali scelte continuerà a fare il consumatore? A nostro modo di vedere i discount manterranno ancora un passo elevato così come pure i supermercati. La prossimità classica si assesterà sui livelli bassi raggiunti a fine 2020, mentre i drugstore probabilmente arresteranno la loro corsa con l’affievolirsi della domanda per prodotti direttamente collegati alla pandemia (disinfettanti, sanificatori, dispositivi per la protezione personale), ma questo eventuale rallentamento fisiologico sarà maggiormente riscontrabile solo nella seconda parte del 2021. Infine, l’eShopping del largo consumo potrebbe arrivare ad assorbire quest’anno 2,5 punti di quota delle vendite. Una crescita ancora importante che potrebbe proiettare il canale fra i principali contributori allo sviluppo delle vendite del largo consumo confezionato.
Negli ultimi mesi abbiamo osservato un raffreddamento dei prezzi principalmente dovuto allo spostamento degli acquisti verso i canali di basso prezzo e alla ripresa delle promozioni che stanno nel comparto del largo consumo. In particolare, il forte aumento dell’incidenza dei discount che, offrendo per missione un prezzo mediamente inferiore del 30% rispetto ai formati classici, tende a spostare il paniere medio della spesa su livelli di costo più bassi. La prima parte del 2021 mostra dei rimbalzi soprattutto nei mesi primaverili, visto che i prezzi si confrontano necessariamente con i rialzi anomali della controcifra 2020. Possiamo aspettarci un riallineamento sui livelli dello scorso anno nel secondo semestre. Nel 2021 la promozione ritorna ad avere un ruolo importante per gestire la concorrenza orizzontale tra formati dopo l’abbandono della leva durante i primi mesi dell’epidemia. In un contesto di inasprimento della competitività di prezzo fra canali era logico attendersi un rinnovato uso del “up&down” per contrastare o difendere le posizioni conquistate. Anche questo fattore spinge in basso i prezzi medi della spesa. Interessante anche notare come l’appiattimento dei prezzi (+0,1%) del comparto del secondo semestre 2020 celi una certa polarizzazione dell’offerta con prodotti premium e primi prezzi (sia di marca che marca del distributore) che comprimono la fascia mainstream.
Le spinte inflazionistiche degli ultimi periodi sulle materie prime del food & beverage (grano +12%, soia +15%), che sino a oggi sono stati pagati principalmente dalle aziende del settore, probabilmente tenderanno a essere scaricati a valle con conseguenti aumenti dei prezzi al consumo.

La migrazione della domanda verso formati distributivi più piccoli sta riducendo la numerica assortimentale. Tuttavia, anche limitando il campo di osservazione all’interno della distribuzione moderna “classica” (iper e supermercati), si riscontra la tendenza a comprimere la profondità assortimentale. La pandemia insomma ha dato l’avvio a quel processo di razionalizzazione degli scaffali di cui tanto si è discusso in passato, ma che poco veniva praticato: il dato medio indica nel 2020 una riduzione della numerica dei prodotti offerti. Occorre notare che le crescite che si registrano negli ultimi mesi sono frutto del confronto con i cali anomali dei primi periodi della pandemia nel 2020 e non rappresentano la tendenza in atto. Tuttavia il dato medio nasconde un maggior peso di canali con assortimenti limitati come i discount. Infatti, si evidenziano trend contrapposti: la distribuzione moderna classica riduce l’offerta e il discount la aumenta grazie anche all’ingresso dei prodotti di marca.

Lo stimolo della domanda ha comunque influenzato in parte la profondità assortimentale spingendo alcune voci in controtendenza: ad esempio i prodotti be safe aumentano gli assortimenti e la minor frequentazione di bar e ristoranti aumenta l’offerta di bollicine nel retail proprio per far fronte a una crescita della richiesta domestica.

È un peccato però che il processo di razionalizzazione abbia anche penalizzato l’innovazione. Nel 2020 l’attività di lancio di prodotti a scaffale ha avuto un periodo di stanca. L’incidenza dei lanci si è un po’ affievolita (-0,3 punti percentuali): urgenze, difficoltà logistiche di breve e soprattutto l’incertezza sul futuro hanno congelato in parecchi casi il processo di revisione dell’offerta. Questo non è bene perché, come anche dimostrato dalle nostre indagini, i consumatori hanno continuato a evolvere i propri stili di consumo e quindi cercano sugli scaffali nuove risposte alle loro mutate esigenze. I nuovi prodotti che sono stati in grado di incontrare quella che era la richiesta dei consumatori hanno sviluppato performance estremamente interessanti. Il diverso assetto competitivo e le difficoltà economiche contribuiscono a diffondere le marche del distributore nel paniere medio. Questa tendenza è risultata molto concentrata nell’ambito dell’alimentare, mentre non ha coinvolto più di tanto le altre voci della spesa. Il successo delle marche del distributore però va ben interpretato. Infatti, la gran parte della loro crescita è la conseguenza dello sviluppo dei discount; più consumatori acquistano in questo canale e inevitabilmente più si diffonde la presenza di marchi d’insegna nel paniere medio. Se però misuriamo cosa succede all’interno dei singoli formati (ovvero non consideriamo gli spostamenti degli acquisti fra i canali) scopriamo che i prodotti di marca industriale tengono bene le posizioni e non c’è un travaso importante di acquisti verso le mdd. Il prodotto di marca ha perciò saputo comunque reggere l’urto all’interno dei suoi canali d’elezione, cioè supermercati ed ipermercati.

Ma il basket di spesa è diverso non solo per le marche che lo compongono ma anche per le categorie acquistate: che prevedono più food e meno “chimico”, ad eccezione dei prodotti per la protezione individuale. Il basket è diventato sempre più alimentare guidato dall’espansione dei prodotti freschi confezionati. Il fresco a contenuto di servizio rimane una tendenza di fondo aiutata anche da sviluppo tecnologico e ammodernamento dei concept distributivi. La domanda da farsi è: che ne sarà del banco assistito nel medio periodo? Un’ipotesi tutta da verificare potrebbe essere che in questo servizio prenda sempre più spazio una formula dedicata a specialità di alta gamma, ribaltando completamente il posizionamento di prezzo tra le due tipologie di offerta.

Cia punta su Cesena Con Conad City

Conad City Osoppo Cesena
La cooperativa guidata da Luca Panzavolta prosegue nel suo programma di espansione nel segmento dei punti di vendita di prossimità

La prossimità è uno dei segmenti su cui stanno puntando con maggiore decisione gli operatori della distribuzione organizzata. Una politica in controtendenza rispetto a qualche anno fa (quando a dominare la scena erano le grandi superfici, molte delle quali fuori dai centri cittadini), che è stata accelerata dalla pandemia. Perché si è capito che, in molte circostanze, la disponibilità dei prodotti a pochi passi da casa è più importante di un’ampia scelta di opzioni.

 

Recenti aperture

L’ultima novità arriva da Cia Conad, che ha da poco inaugurato a Cesena un Conad City: ubicato in via Osoppo, impiega 12 persone e vede la gestione affidata alla società La villa snc. La superficie complessiva di vendita è di circa 460 metri quadri.

Foto: Fabio Blaco

“Il Conad City di via Osoppo -dichiara l’amministratore delegato di CIA-Conad, Luca Panzavolta- era uno dei punti di vendita acquisiti da Auchan nell’ambito della operazione strategica con cui Conad è diventato il primo gruppo della grande distribuzione organizzata in Italia. Serve un’area importante per la città, quella di Villachiaviche e Sant’Egidio, con una clientela principalmente di prossimità. Il cambio di insegna viene ora seguito da una completa ristrutturazione che, unita alla comprovata professionalità dei soci che hanno in gestione il negozio, siamo certi porterà il marchio Conad a entrare ancora più nel cuore dei cesenati”.

I plus dello store

Il supermercato punta sulla cura dei prodotti freschi e sulle referenze del territorio romagnolo, in particolare per l’ortofrutta, oltre che per salumeria, carni e formaggi. I clienti possono trovare all’interno la macelleria servita con lavorazione tradizionale, il pesce confezionato, la gastronomia ricca di pietanze calde e fredde pronte da mangiare.

Il City dispone di parcheggio gratuito e consente il pagamento con Conad Card.

Gli orari di apertura sono dal lunedì al  sabato dalle 7,00 alle 20,00, mentre la domenica dalle 8,30 alle 12,30.

Video Tour: lo store Action di Vanzaghello (Mi)

Action è una nuova insegna discount non food arrivata in Italia ad aprile. Si tratta di un brand di origine olandese specializzata nel non food, già presente in otto Paesi europei, con una rete complessiva di 1.700 negozi e un organico complessivo di 50.000 impiegati.

I primi store sono stati aperti a Vanzaghello (Mi) e a Torino e oggi può contare su una rete di 7 punti di vendita in Lombardia e Piemonte.

L’obiettivo è potenziare la propria presenza sviluppandosi nel nord ovest con negozi stand alone di dimensione compresa tra gli 800 e i 1.000 mq in grado di proporre un assortimento di circa 6.000 item, suddivise in 14 categorie merceologiche tra mdd Action e brand esclusivi (ancora con etichette in lingua straniera in attesa di raggiungere volumi più importanti) proposti in formati famiglia, per sottolineare meglio il concetto di convenienza.

In linea con la mission discount, infatti, prezzi sono mediamente sotto i 2 euro, cui si aggiungono alcune offerte, poste all’ingresso del negozio, che propongono a meno di 1 euro per circa 1.500 referenze delle 6.000 totali.

 

I consumatori cambiano … ecco come

Per i consumatori è molto importante che i marchi abbiano valori forti sia nel supporto al cliente sia nella sostenibilità

Un nuovo tipo di consumatore si affaccia sul mercato: dopo 18 mesi di prove difficili, di confinamenti e restrizioni, di nuove abitudini, le persone sono molto cambiate, sono diventate più consapevoli, hanno modificato comportamenti di consumo, hanno scoperto -o riscoperto- una serie di valori. Una serie di indicatori, la cui evoluzione è stata tracciata da Toluna con un Consumer Barometer continuativo, dice che oggi più che mai per le marche è importante capire non solo che i consumatori sono cambiati, ma anche come e, meglio ancora, farlo mentre questi cambiamenti accadono per intercettare i nuovi bisogni mentre si stanno formando. Il 25% dei consumatori, secondo il tracking di Toluna, dichiara di interagire con brand che condividono i loro valori, il 38% dice di aver smesso di acquistare marche non allineate e il 57% pensa di favorire quei brand che sente sulla stessa lunghezza d’onda riguardo a temi importanti come il rispetto delle persone e dell’ambiente. Durante i lockdown molti consumatori hanno provato nuove marche perché non avevano la possibilità di accedere a prodotti e servizi consueti e il 16% di questi ha continuato a farlo anche quando non esistevano più limitazioni oggettive all’acquisto, mantenendo una nuova abitudine. Scoperte che sono state rafforzate da un’ulteriore conoscenza e che in molti casi hanno risposto a quella domanda di condivisione di valori. Oggi, secondo il tracking di Toluna, l’85% dei consumatori a livello globale ritiene che le marche debbano rendere conto ai consumatori di come producono, della loro sostenibilità sociale e ambientale, e, sempre a livello globale, circa la metà dei consumatori ha smesso di sostenere con i propri acquisti determinate marche.

Il Consumer Barometer ci dice poi che continueranno a cucinare in casa. È iniziata una nuova relazione con il cibo, meno abitudinaria e più avventurosa, ma anche più consapevole degli effetti che il cibo ha sulla salute sull’ambiente. Non c’è solo la sostenibilità tra i valori personali che i consumatori chiedono ai brand di rispettare: c’è anche il bisogno di essere sostenuti con gesti concreti, che diano un significato alla relazione con la marca attraverso interesse, fiducia e affidabilità, a maggior ragione visto che il 45% dei consumatori continuerà a fare trade down e questo implica sviluppare una comprensione continua e profonda dei comportamenti, dei bisogni e delle domande dei consumatori.

Molto è cambiato anche nei comportamenti in fatto di salute, benessere e bellezza. Anche in questi segmenti le marche devono relazionarsi con persone che hanno acquisito nuove abitudini e nuove capacità e intendono portarle avanti: ¼ dei consumatori a livello globale dice che continuerà a prendersi cura di sé a casa, come quando parrucchieri e barbieri erano chiusi, il 58% è interessato in prodotti e soluzioni per migliorare il proprio benessere e vitamine e integratori sono entrati a far parte stabilmente della routine del 41% dei consumatori e più in generale spenderanno di più per prodotti di igiene e cura della persona.

La vicinanza è un valore che tocca anche le insegne: le nuove abitudini di consumo fanno sentire i loro effetti anche sui canali d’acquisto. E se l’accelerazione digitale -in 12 mesi quello che sarebbe altrimenti avvenuto in 5 anni- ha portato un boom dell’eCommerce e dell’home delivery, il suo contraltare è stata la ri-scoperta dei negozi di prossimità e quelli indipendenti fino al rapporto diretto con la marca, acquistando dal sito web senza intermediari. Quest’ultima tendenza, più forte in Usa che in Italia, indica che il 22% vorrebbe comprare certi prodotti direttamente dalla marca, mentre il 33% vorrebbe acquistare una quota maggiore di grocery dal negozio locale, il 34% si dice aperto a provare nuove marche e se il 31% ha amato la convenienza di ricevere i prodotti direttamente sulla soglia di casa, il 20% dice che continuerà a utilizzare il servizio di click and collect.

Le metriche di ieri si possono applicare ancora in un mondo profondamente segnato da un’emergenza globale? I modelli tradizionali basati su awareness, familiarità, consideration e utilizzo presuppongono un framework lineare e una misurazione del successo passato o attuale. Funzionavano quando i messaggi passavano esclusivamente attraverso i media di massa, da uno a molti e dall’alto in basso, senza esplorare le aspettative dei consumatori, considerando il brand momentum. Oggi i brand devono monitorare la loro rilevanza in progress, sviluppare innovazioni che si adattano alle esigenze delle persone riducendo il time to market, dimostrare di essere dalla loro parte. E per farlo devono capire i consumatori per definire i bisogni e come soddisfarli, utilizzando i dati per definire la strategia e comunicando chiaramente i propri valori per costruire relazioni più forti e significative.

 

Consilia, marca del distributore sempre più brand

Continua l'evoluzione del brand di Consorzio Sun (socio Selex dal 2021), che si è affidata all’agenzia Auge per realizzare  il restyling del logo e del packaging

Non più solo marca del distributore, ma brand autonomo, con caratteristiche uniche. È questa l’evoluzione di Consilia, presente in tutti i punti di vendita degli aderenti a consorzio Sun (Selex).

Un progetto realizzato a valle di quanto emerso da un’indagine condotta sui consumatori dall’Università Cattolica di Piacenza, che riguarderà progressivamente le oltre 2mila referenze ed è già oggi apprezzabile su pasta, gelati e conserve animali.

 

Le direttrici del restyling

“Mentre di norma le mdd beneficiano degli investimenti in comunicazione dell’insegna principale, Consilia, brand che che non rappresenta l'insegna di nessun socio, deve diventare una vera marca, con caratteristiche ben precise che la differenziano da qualsiasi altro marchio”. Spiega così l’obiettivo dell’iniziativa Federica Ariagno, socio e direttore esecutivo di Auge Communication, la società che ha curato il restyling.

L’agenzia, con sedi a Milano, Firenze e Brescia, ha studiato un sistema di comunicazione per il packaging orientato a valorizzare il livello qualitativo dei prodotti Consilia.

Partendo da uno spunto semantico, come suggerisce Ariagno: “Consilia ha in sé il concetto di consiglio”, la comunicazione è stata rivolta ad un target attento più alla qualità che al prezzo, con la promessa forte della scelta migliore valutata e selezionata da Consilia e, a supporto, il fatto che Consilia non solo selezioni, ma scelga e consigli il meglio per tutti noi.

Il logo è stato ripensato per trasmettere fiducia e qualità. L’idea del consiglio diventa dunque un segno grafico comune e ben comprensibile, l’icona del “fumetto”, all'interno del quale Consilia parla al consumatore della referenza e delle sue qualità.

Un linguaggio visivo che si adatterà ad ognuna delle famiglie di prodotti: non più lo stesso format grafico e tipografico uguale per tutti i prodotti, ma ogni pack adotterà uno stile grafico e tipografico in linea con lo scaffale di riferimento. Così il brand Consilia diventa maggiormente credibile e soprattutto a fuoco su ogni categoria merceologica, con una nuova scelta di colori ed immagini.

Il tormentone sociale estivo de Il Viaggiator Goloso

Il brand premium di Unes lancia la campagna di comunicazione estiva affidandosi ancora all’agenzia Melismelis

“Dimmi che… senza dirmi che” è uno dei tormentoni più in voga del momento sui social network. Partito durante gli Europei di calcio con i calciatori italiani ripresi a gesticolare secondo i luoghi comuni internazionali, ha conosciuto in queste settimane diverse versioni a livello locale e settoriale.

A cavalcare il trend è il Viaggiator Goloso, il brand top di gamma di Unes, che ha scelto il tormentone per la campagna di comunicazione che celebra l’estate. A realizzarla è stata Melismelis, agenzia creativa che con l’azienda ha una partnership di lungo corso.

 

Viaggio nei sapori autentici

La campagna, che racconta il viaggio nel gusto fra alcuni dei sapori più autentici e genuini de il Viaggiator Goloso, si sviluppa in quattro soggetti.

Si parte con Dimmi che ami l’estate senza dirmi che ami l’estate, ideato per promuovere i nuovi gelati e sorbetti su stecco firmati il Viaggiator Goloso, mentre il Dimmi che ami la Puglia senza dirmi che ami la Puglia celebra il gusto della stracciatella, preparata con latte 100% italiano. Completano il quadro le due declinazioni con Feta Dop e Tortelli Cacio e Pepe che strizzano l’occhio, rispettivamente, alla Grecia e a Roma.

Con pianificazione sia off sia online, la campagna sarà on air fino a fine agosto su Ooh, stampa, social e digital. Il primo canale, oltre alla personalizzazione di maxi bus, prevede alcune maxi-formati a Milano - in Stazione Centrale, Corso Garibaldi, via Stephenson, Piazzale Cadorna, Porta Genova e Porta Romana - e a Torino.

 

 

 

 

 

Il Viaggiator Goloso è molto più di un brand: è una vera esperienza che ti fa viaggiare coi sensi”, spiega Massimo Melis, ceo di Melismelis. Mentre la responsabile marketing & comunicazione di Unes Supermercati, Gaia Mentasti, sottolinea l’ispirazione a “un trend social molto attuale che gioca con immagini e simboli iconici che rappresentano sentimenti, momenti o luoghi di cui sono emblemi inconfondibili e popolari, con l’obiettivo di esprimere i valori del brand”.

 

Iges rileva dodici pdv Fortè in Sicilia

Forté hard discount
Cambiano gli equilibri del retail in Sicilia, con questa operazione siglata dalla società del gruppo PAC2000A

Continua il dinamismo nel settore della gdo. Iges, la società che fa parte del gruppo PAC 2000A che opera nel mondo dei discount con l'insegna Todis, ha rilevato dodici punti di vendita a marchio Fortè, ubicati tra Palermo e Trapani. A vendere è stata la Meridi, società del patron del Calcio Catania Antonino Pulvirenti, con esperienze imprenditoriali anche nel campo degli alberghi e delle compagnie aeree, oltre che alla guida di imprese agricole e campi da golf.

L’intesa è stata raggiunta a valle della richiesta –da parte di Fortè– di accedere alla procedura di concordato preventivo. Nei giorni scorsi i giornali locali avevano indicato in pole position per l’acquisizione Eurospin, anche se evidentemente gli abboccamenti iniziali non hanno avuto seguito.

 

I contenuti dell'accordo

Ad annunciare la conclusione positiva delle trattative sono stati i sindacati, specificando in una nota: “Secondo quanto comunicato, con la procedura 52 lavoratori saranno trasferiti a più società affiliate alla Iges srl”.

I rappresentanti dei lavoratori si mostrano soddisfatti dell’esito, ricordando che si tratta di una realtà da un anno in amministrazione straordinaria. “Una storia travagliata quella dei lavoratori Fortè che, negli ultimi anni, si sono sottoposti a sacrifici estenuanti dovendo ancora percepire diverse mensilità -ha spiegato la sindacalista Mimma Calabrò-. Abbiamo già formulato richiesta di incontro alle nuove società subentranti alle quali chiederemo garanzie occupazionali per i lavoratori coinvolti. Confidiamo che presto anche gli altri 113 lavoratori dei punti di vendita dislocati nell’intera rete vendita siciliana possano anch’essi transitare in altre società mettendo fine ad una situazione drammatica”.

Sembra dunque risolversi positivamente una situazione complicata che si trascinava da anni in un territorio, come la Sicilia, che di recente ha vissuto altri momenti difficili, dal fallimento del gruppo Roberto Abate nel 2019 (i cui store sono stati acquisiti da Md) e alle difficoltà legate al gruppo Sma-Auchan (i cui store sono stati acquisiti da diversi operatori locali, tra cui Gruppo Arena, Radenza/Crai).

 

Carrefour porta la spesa in spiaggia … e in barca

Carrefour 2026
L’iniziativa Spesa in vacanza, lanciata in collaborazione con Everli, punta a fidelizzare ulteriormente la clientela, raggiungendola nelle località di vacanza

Se Maometto non va alla montagna, è la montagna a raggiungere Maometto, un concetto che sembra ben adattarsi alle politiche di fidelizzazione da parte della gdo, che conoscono un nuovo step con la spesa recapitata direttamente nei luoghi di vacanza.

A lanciare l’iniziativa, Carrefour Italia ed Everli che portano gli acquisti in numerose località italiane: dalla Liguria, con Sanremo, Imperia, Savona e Genova (Sestri Ponente, Genova Centro, Nervi), passando per Marina di Carrara, Lido di Ostia, Napoli Mergellina, arrivando fino a Cagliari.

Con Spesa in vacanza, il gruppo francese amplia il servizio di recapito già presente in 64 città: ai clienti sarà sufficiente indicare l’indirizzo di recapito e specificare il punto esatto in cui ricevere la spesa all'interno del porto. Inoltre, fino a fine agosto, collegandosi al link Carrefour.it.everli.com, i clienti Carrefour potranno usufruire di uno sconto di 5 euro su una spesa minima di 75 euro, inserendo il codice SUMMERCRF1.

Carrefour Italia ed Everli aggiungono così un nuovo tassello al proprio impegno nell’offrire servizi innovativi e rispondere sempre più puntualmente alle esigenze del consumatore, orientato a un utilizzo crescente delle soluzioni proposte dal delivery”, rivendica la nota che accompagna l’annuncio della nuova iniziativa.

Risparmio Casa cresce nel Lazio con un megastore

Il gruppo specializzato in prodotti per la cura della casa e della persona ha inaugurato un nuovo punto di vendita a Monterosi (Vt), rilevato dal fallimento di Mercatone Uno

Continua a crescere la rete di vendita Risparmio Casa, catena di 123 negozi dedicata ai prodotti per la cura della casa e della persona. Di recente, il gruppo italiano ha inaugurato un nuovo punto vendita a Monterosi (Vt), un ex Mercatone Uno. Per la precisione, il megastore è ubicato in località Prato della Fontana – SS Cassia Km 40.

Parliamo di un esercizio commerciale di 6.000 mq, il 13esimo punto di vendita aperto da inizio anno in Italia, a conferma della strategia di crescita che sta caratterizzando l’azienda laziale. Oltre a offrire qualità e risparmio, la nuova apertura porta con sé anche opportunità di lavoro per il territorio, grazie all’inserimento di 45 nuove risorse. Infatti, in seguito a un accordo sindacale, l’azienda assorbirà e assumerà tutti gli ex dipendenti di Mercatone Uno di Monterosi.

Le caratteristiche del punto di vendita

Il format è in linea con quello classico dell’azienda, basato su un assortimento di oltre 25mila referenze divise tra prodotti per la pulizia e cura della casa, bellezza e cura della persona, casalinghi e giocattoli. Non solo grandi marche, ma anche una vasta proposta di marchi propri.

“La nuova apertura di questo megastore si inserisce nel nostro piano di sviluppo del 2021”, sottolinea in una nota Fabio Tomassini, Ad di Risparmio Casa. Che ricorda come l’obiettivo sia di puntare su convenienza e qualità per mostrare “fiducia e ascolto verso il cliente, da sempre al primo posto. Siamo orgogliosi di poter creare nuove occasioni di sviluppo e occupazione per i territori e le comunità locali e di aver salvaguardato e garantito il posto di lavoro agli ex dipendenti di Mercatone Uno di Monterosi. La nostra forza sono le persone che ogni giorno lavorano con entusiasmo per rendere tutto questo possibile; ed è proprio su questo entusiasmo che si basa il segreto del nostro successo, che ci dà un ulteriore stimolo per fare sempre di più e nel miglior modo possibile”.

La scelta della marca nell’era new normal

Lavorare sul processo decisionale e d’acquisto a più livelli, dalla percezione all’esperienza, per un ritorno in valore misurabilee (da Gdoweek 12)

È ormai chiaro a tutti quanto il contesto in cui oggi si sceglie una marca sia cambiato sensibilmente rispetto al pre-Covid sotto tutti gli aspetti: politico, personale, professionale, sociale ed economico. Il 37% degli italiani, non a caso, pensa che la propria vita sia cambiata nel lungo termine. Un elemento cui si aggiunge la crescita al ricorso alla tecnologia, che ha aumentato il parterre di marchi a disposizione degli utenti e l’accessibilità agli stessi. “Durante il giorno compiamo circa 35mila scelte, ovvero una ogni 2 secondi, molte di queste le facciamo in modo automatico e inconsapevole, altre a seguito di un processo più conscio e ragionato. Capire come funziona quest’ultimo, ovvero come si prendono le decisioni, come queste sono influenzate e come si pensa alle marche, sono i primi tre step essenziali per arrivare a farsi scegliere”, spiega Monica Sala, brand health tracking leader di Ipsos, nel corso dell’appuntamento “Dancing with duality”, il quarto della serie di webinar “And now what?”. Il processo decisionale delle persone, innanzitutto, è dinamico e non binario, un continuum dove processi cognitivi, razionali e inconsci si attivano e operano congiuntamente. Il modo in cui scegliamo, dunque, è flessibile rispetto al contesto, da qui l’importanza di saper leggere l’attualità oggi più che mai, data la rilevanza dei cambiamenti apportati dalla pandemia.

I brand, in tutto questo, vivono nella mente delle persone come network di associazioni (colori, emozioni, immagini, forme e ricordi) che tanto più sono forti e distintive, tanto più consentono di attivare scorciatoie mentali per farsi riconoscere e selezionare. Le marche devono dunque imparare a interagire con le persone a più livelli, spostandosi da quello più inconscio a quello più razionale. La marca leader, per esempio, punterà a rinforzare un processo decisionale già automatico nei propri confronti per restare nella top of mind del cliente. Chi si pone invece come follower tenderà a creare un momento di stop che interrompa il riferimento intuitivo automatico al leader del mercato, attingendo a processi più razionali. Vi è poi un terzo livello d’interazione che punta infine a giustificare apertamente la scelta del consumatore con elementi molto fattivi.

Sono tre, in particolare, le leve che le marche possono utilizzare per rafforzare, modificare o giustificare il processo di scelta: identità, percezione ed esperienza. Identità significa creare asset distintivi per facilitare le scelte intuitive e attirare l’attenzione. Vi è poi il lavoro sulla percezione della marca e su come questa è mappata nella mente del consumatore. Da ultimo, ma non per importanza, l’esperienza, perché nel momento in cui si utilizza un prodotto/servizio e lo si trova rispondente alle proprio aspettative (altrimenti detto: il brand fa effettivamente quello che promette), il legame con la marca si rafforza significativamente.

Un esempio di lettura determinante del contesto e risposta sincrona da parte della marca, con attivazione di tutte e tre le leve sopracitate, è quello di McDonald’s. L’insegna ha dovuto infatti ribaltare la percezione usuale del fast-food, notoriamente associato a un’alimentazione poco sana e di scarsa qualità, per rispondere ai nuovi trend orientati alla preferenza per ingredienti locali, sicurezza, naturalità e una dieta priva di carne. Un vero e proprio percorso di riduzione della dissonanza cognitiva che, lato percezione, ha coinvolto l’offerta di prodotti (attenzione alla filiera italiana), il packaging (scelta di un’immagine più genuina) e la comunicazione (ricorso a chef star, ecc.). McDonald’s ha altresì riorganizzato i punti di vendita (cucine a vista che suggeriscono la preparazione al momento, nuovi layout ecc.) per agire sul livello esperienziale e, lato identità, ha creato un logo più green con relativo rebranding. Si tratta in questo caso di un investimento importante e di un cambio di contesto che, rispetto alla propria categoria, ha richiesto di coinvolgere tutte le leve per restare competitivi. In molti casi, tuttavia, è ovviamente possibile scegliere solo una delle tre leve per una strategia più mirata. In questo senso “la brand purpose può essere un asset forte e vincente, ma solo nel momento in cui è gestito in modo autentico e limpido, così da trasferire i valori di brand senza restituire la percezione di un fine utilitaristico”.

Focalizzandoci sull’esperienza con la marca, un tema centrale nel post Covid più ancora che nel pre-Covid è la customer experience. Parliamo di un elemento spesso critico ma che, se valorizzato, rappresenta forse il plus competitivo più importante.

Il consumatore, non a caso, oggi ha come riferimento il modello di servizio in stile Amazon, che insieme ad altri player ha alzato l’asticella delle aspettative, rendendo l’utente sempre più demanding. “La customer experience non è più solo una misurazione della soddisfazione, ma l’imperativo di business che può fare la differenza tra successo e fallimento, in quanto elemento differenziante in un contesto sempre più complesso”, conferma Federica Aceto, cx leader di Ipsos. Le priorità, in quest’ambito, si possono ridurre sempre a tre elementi principali: capire quale sia il ritorno sull’investimento, quale il posizionamento del brand rispetto ai leader e come arrivare all’eccellenza, nonché il cosiddetto “close the loop”, ovvero quali siano le azioni da intraprendere per gestire e rispondere al feedback dei clienti. Parlando del primo tema, ovvero del valore reale della customer experience, Ipsos ha ad esempio calcolato per un’importante realtà di automotive un aumento di 120 milioni di sterline di vendite annue, a fronte dell’incremento di un punto percentuale della soddisfazione media dei clienti su questo fronte. Un ritorno dunque elevato a fronte di un miglioramento apparentemente esiguo. Per effettuare una misurazione di questo tipo, vi sono diversi aspetti da considerare: si parte dalla necessità di individuare i giusti kpi e il migliore momento di raccolta, per poi passare all’integrazione di quanto ottenuto con altri dati rilevanti che consentano la messa a punto di analisi avanzati e relative insight, passando infine ad adattare il design dell’esperienza stessa ai risultati, con il supporto anche di neuroscienze e psicologia comportamentale.

Un approccio che, sempre in termini di Roi, può essere difficile da cogliere perché si concretizza con indicatori diversi: la retention dei clienti, la share of spent rispetto ai competitor, il passaparola positivo e un risparmio grazie all’efficienza operativa. La sfida sta dunque nella quantificazione del legame tra kpi dell’indagine e risultati aziendali e finanziari, così da giustificare in modo più solido la spesa e inserire a buon diritto l’esperienza del cliente come priorità nell’agenda aziendale. Per farlo, spiega Aceto, una soluzione può essere “l’indagine longitudinale abbinata ai dati finanziari raccolti nello stesso periodo di tempo, per costruire un simulatore basato su modelli statistici multivariati”. Il piano di comunicazione interna che ne deriva dovrà pertanto focalizzarsi su diversi livelli, a partire dal c-level per la definizione della strategia aziendale, passando al team che si occupa della customer experience, da dotare degli strumenti necessari, per arrivare infine alla front line, che necessiterà di formazione ad hoc per interagire efficacemente con il cliente finale. Giunti a questo punto, l’altro concetto essenziale che si inserisce giocoforza nel percorso strategico del brand è quello dei diversi touchpoint e dell’omnicanalità. Un termine che nella teoria non è certo nuovo, ma che lo scoppio della pandemia ha imposto di concretizzare più velocemente nella pratica. “L’omnicanalità ha assunto un’importanza enorme nell’ultimo anno, nonché sempre più allargata tra i vari stakeholder e funzioni aziendali, passando da un ruolo tattico a uno strategico. L’approccio a quest’ultima deve essere quindi olistico”, sottolinea David Parma, managing partner Ipsos Strategy3. Un terzo dei consumatori, per esempio, dichiara che, al momento, il suo canale d’acquisto primario è quello online. Questo in tutti i 16 Paesi monitorati dalla relativa indagine Ipsos, Italia inclusa. Un altro terzo circa, pure con differenze in base al settore merceologico, privilegia ugualmente offline ed eCommerce, mentre la parte restante si mantiene focalizzata sul negozio, con la quota più alta per l’alimentare (61%) e le più basse per vestiti e accessori (33%), casa ed elettronica (28%) nonché giochi (27%).

Il digitale, però va ben oltre l’eCommerce. “Per i consumatori significa accesso a tutta una serie di nuove esperienze e servizi”, ribadisce Parma. Il voice commerce, ad esempio, è atteso entro il 2024 come qualcosa di consolidato all’interno del nostro lifestyle. Non si tratta più, dunque, di vendere online come semplice modalità aggiuntiva, ma di rivedere il proprio business all’interno di un nuovo sistema di canali. Non a caso un colosso come Walmart sta investendo già da tempo sull’offrire ai propri clienti un’esperienza senza soluzione di continuità, espandendo la capacità di servirli con il merchandise nei negozi, mentre continua al contempo a lavorare lato eCommerce. Si tratta, in sintesi, di diventare una struttura phygital: una visione spesso e volentieri di più facile adozione per quei nativi digitali che passano successivamente al mondo dei punti di vendita fisici, forti del loro modello agile, più che per i cosiddetti retailer tradizionali. Questa prospettiva apre a sua volta a nuove frontiere della competitività. Pur restando fondamentale, infatti, l’importanza della valorizzazione dei dati e del loro utilizzo come guida per costruire l’esperienza dell’utente, sarà importante non perdere di vista il fattore umano, quel “tocco” differenziante in grado di arricchire e colmare eventuali gap. Il 68% dei consumatori, a tal proposito, sostiene di aver affrontato nel passato recente dei problemi durante lo shopping online. I disagi sono diversi e vanno da ritardi nella consegna all’eccesso di email ricevute da marche/negozi, passando per la difficoltà di reso, la lacuna di informazioni e immagini sul prodotto e così via. Per gestire l’omnicanalità con successo è quindi necessario agire su più dimensioni, dai bisogni allo sviluppo dei nuovi prodotti, passando per la creazione di una connessione emotiva e l’ottimizzazione di una navigazione complessiva dell’ecosistema di marca. Il punto centrale sta nel capire a monte su quali leve intervenire per agire a livello globale, con un’analisi strategica iniziale rispetto alla categoria di riferimento e al proprio posizionamento di marca, così da intervenire con oculatezza ed efficacia.

Le maggiori criticità dell’eCommerce

  • Ritardi di consegna (25%)
  • Scoperta tardiva che gli articoli sono esauriti (16%)
  • Troppe email da marche/negozi (14%)
  • Non abbastanza informazioni/immagini del prodotto (13%)
  • Il monitoraggio della consegna non era accurato (13%)
  • Impossibile applicare sconti/promozioni (12%)
  • Scarsa qualità degli articoli ordinati (11%)
  • Difficoltà di reso (11%)
  • Difficoltà nel trovare i prodotti sul sito (10%)
  • Scarso servizio clienti (10%)
  • Il sito era difficile da navigare (10%)

Le preferenze d’acquisto post Covid

Food & grocery Personal care & cosmetics Furniture & home decor Jewelry, fashion accessories Clothing & footwear Home electronics Toys & games
Negozio 61% 46% 40% 38% 33% 28% 27%
eCommerce 10% 18% 23% 27% 27% 32% 32%
Negozio ed eCommerce 29% 36% 38% 35% 40% 39% 41%

Fonte: Ipsos

Certosa Salumi entra nel portafoglio di Veronesi

Il gruppo veneto, che conta già brand come Aia e Negroni, con questa operazione rafforza il suo posizionamento nel campo degli affettati da libero servizio

Una nuova acquisizione che rafforza la quota di mercato nella produzione di affettati da libero servizio e di salumi della tradizione italiana. Il gruppo Veronesi, già leader dell’agroalimentare italiano con i marchi Aia, Negroni e Veronesi, ha finalizzato l’acquisizione di Certosa Salumi, società emiliana specializzata nella produzione, nella stagionatura e nel confezionamento dei salumi della tradizione italiana.

Una operazione che conferma la strategia del gruppo di Quinto di Valpantena (Vr) orientata alla crescita nella fascia dell’alimentare di qualità. Infatti Certosa è specializzata nel salame felino Igp.

Sinergie possibili

Veronesi fa sapere che l’acquisizione consentirà di sviluppare sinergie e opportunità per la crescita del Gruppo nei mercati internazionali, dove da sempre grazie ai marchi Negroni e Montorsi porta sulle tavole dei consumatori alcune delle eccellenze del made in Italy agroalimentare. “Con piacere accogliamo nel nostro gruppo questa realtà produttiva che ci consentirà di rafforzare la nostra presenza sul mercato e continuare a crescere nel settore della salumeria in cui operiamo da anni -afferma Luigi Fasoli, amministratore delegato del Gruppo Veronesi-. Si tratta di una operazione all’insegna del Made in Italy nel cuore della food valley emiliana in cui già operiamo da decenni e che custodisce un pezzo del saper fare del nostro Paese”.

Chi è Certosa Salumi

Fondata nel 2010 e con sede in provincia di Parma, Certosa Salumi dispone di uno stabilimento di oltre 10mila metri quadri dotato delle più moderne tecnologie per la produzione e stagionatura dei salami, oltre a linee all’avanguardia per il confezionamento dei salumi affettati dedicati al libero servizio. Le produzioni sono inoltre certificate per l’export verso Paesi come Stati Uniti, Canada, Giappone e Brasile. Nel 2020 la società ha registrato un fatturato complessivo di 32,6 milioni di euro. Con la conferma degli attuali livelli occupazionali, il sito continuerà a operare in continuità.

 

I numeri di Gruppo Veronesi

Parliamo del primo gruppo italiano con filiera completa e integrata che parte dalla produzione dei mangimi sino alla trasformazione e distribuzione delle carni e dei salumi della tradizione gastronomica italiana. Con circa  9.000 dipendenti distribuiti in 23 siti produttivi in Italia, il Gruppo Veronesi ha chiuso il 2020 con ricavi netti consolidati pari a 3,13 miliardi di euro, confermandosi tra le principali realtà italiane dell'agroalimentare per fatturato. A questo risultato hanno contribuito le vendite sul mercato italiano e internazionale: nel 2020 l’export Made in Italy ha raggiunto oltre 70 Paesi e rappresenta il 16% del fatturato totale.

Dm accelera sulla strada della digitalizzazione

Dm drogherie markt e ShopFully confermano la partnership, indicando come obiettivo il rafforzamento della distribuzione digitale del volantino per aumentare il traffico nei 56 punti di vendita italiani del retailer

Non solo processi di gestione interna dell’azienda e commercio elettronico. Le strade della digitalizzazione sono molteplici, accomunate dall’obiettivo di fare efficienza per aumentare la produttività e difendere i margini in una fase di crescente competizione sul fronte dell’offerta.

Uno degli ultimi esempi arriva da dm drogerie markt, tra le principali catene commerciali europee di prodotti per la cura della persona e della casa, che ha confermato la partnership con ShopFully, tech company italiana attiva nel drive-to-store, indicando come obiettivo dell’accordo il rafforzamento della distribuzione digitale del volantino per aumentare il traffico nei 56 punti di vendita del retailer in Italia.

Risultati ottenuti 

La collaborazione tra i due operatori, iniziata nel 2018, ha prodotto risultati positivi nel primo trimestre dell’anno, con un aumento di visite in negozio nell’ordine del 33% tra gli utenti coinvolti nell’attività fatta da ShopFully rispetto all’ultimo trimestre del 2020.

Al centro delle attività pianificate per i prossimi mesi, grazie alla piattaforma tecnologica della tech company, c’è l’utilizzo dei tre marketplace di ShopFully (DoveConviene, PromoQui e VolantinoFacile) e di tutti i canali digitali, per raggiungere il 100% dei responsabili di acquisto geolocalizzati vicino ai negozi fisici del retailer.

Nel documento che annuncia il rinnovo della partnership, dm drogerie markt sottolinea la capacità di ShopFully nel fornire dati e insight rilevanti sulle iniziative svolte, in particolare riguardo le visite nello store.

Codè Crai Ovest e lo spreco alimentare

Nuova campagna di sensibilizzazione verso un fenomeno come lo spreco alimentare, verso il quale si sta registrando un'attenzione sempre maggiore

Nemmeno la pandemia, con le difficoltà di approvvigionamento emerse soprattutto nelle prime settimane dalla diffusione globale del coronavirus, ha fermato il fenomeno dello spreco alimentare, che anzi ha visto crescere le proprie dimensioni.

Secondo uno studio realizzato nei mesi scorsi dalla Scuola Superiore Sant’Anna per l’Osservatorio Metronomo, il 44% delle aziende intervistate ha segnalato per il 2020 una crescita dello spreco alimentare nell’ordine del 15%, con il 41% di frutta e verdura è andato disperso.

Numeri che fanno impressione se parametrati alle difficoltà che tante famiglie stanno attraversando in questa fase. Ed è così che le campagne di sensibilizzazione assumono un peso crescente per stimolare comportamenti virtuosi. L’ultimo annuncio in questo campo arriva da Codè Crai Ovest: dal 26 Agosto in tutti i punti di vendita Crai di Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta partirà la campagna anti-spreco Aiutaci a salvare il cibo, attraverso la quale i consumatori potranno trovare un reparto dedicato ai prodotti in scadenza, caratterizzato da sconti fino al 50%.

“Lo stile della spesa è cambiato e i consumatori sono sempre più attenti agli sprechi”, è la constatazione dalla quale parte Rossella Pastorino, responsabile marketing & comunicazione Codè Crai Ovest. A questo proposito cita una recente indagine Nielsen che ha messo in evidenza come circa il 30% dello spreco alimentare in Italia avvenga tra le mura domestiche, quindi a partire dalla spesa. Coldiretti ha stimato che sono 5,2 milioni le tonnellate di alimenti finiti nella spazzatura nel 2020 e che gli sprechi domestici rappresentano in valore ben il 54% del totale.

Gli obiettivi dell'operazione

“Volendo essere sempre più vicini alle esigenze dei nostri clienti abbiamo scelto di impegnarci in questa campagna anti spreco che consentirà di acquistare la qualità che da sempre al centro della nostra insegna ma al tempo stesso di alleggerire il conto alla cassa", sottolinea Pastorino, che aggiunge: “Da molti anni promuoviamo iniziative concrete, capaci di produrre un impatto significativo in termini di sostenibilità. Siamo sicuri che la campagna Aiutaci a salvare il cibo darà riscontri estremamente positivi, consentendo a noi e ai nostri consumatori di compiere azioni concrete nel contrasto allo spreco alimentare”.

Visioni di lungo periodo

Questa iniziativa si aggiunge ad altre attività organizzate da Codè Crai Ovest nei suoi punti di vendita per limitare l’ecological footprint e contribuire a combattere il cambiamento climatico. Alcuni esempi in questo senso sono l’utilizzo di materiali di consumo riciclabili o compostabili nei banchi di gastronomia, ortofrutta e macelleria, l’utilizzo di carta riciclata e la crescente proposta di dispenser per la vendita del prodotto sfuso, dall’acqua in vetro ai detersivi fino alla frutta secca.

Bennet continua a crescere in Lombardia

Il gruppo rafforza la sua presenza in Lombardia grazie all'acquisto dell’ipermercato Carrefour di San Giuliano Milanese. Si consolida anche la rete BennetDrive

Non si ferma nemmeno ad agosto il consolidamento nel mercato nazionale della gdo. Bennet (VéGé) ha infatti annunciato l’acquisizione dell’ipermercato e del centro commerciale Carrefour di San Giuliano Milanese, portando così a quota 74 il totale dei propri punti di vendita.

L’acquisizione non è una novità per il gruppo con quartier generale a Como, dato che la politica di acquisizioni è in atto dalla fine del 2019, quando sono stati rilevati l’ipermercato e la galleria commerciale di Bagnolo Cremasco ed è proseguita nel corso del 2020 con il passaggio sotto l’insegna Bennet di nove ipermercati e superstore ex Auchan in Lombardia.

 

Obiettivi dell'acquisizione

L’azienda fa sapere che verrà garantita l’occupazione di tutti i 120 dipendenti operativi a San Giuliano Milanese, dato che Bennet ha individuato nell’area milanese un territorio con un buon potenziale di crescita.  Le due attività che passano sotto il controllo di Bennet sono infatti situate lungo la via Emilia, un asse stradale di forte afflusso e passaggio verso il capoluogo regionale. L’attuale superficie di vendita dell’ipermercato è di circa 7.300 mq, mentre il centro commerciale, in cui oltre all’ipermercato sono attivi circa 20 negozi, supera i 16.500 mq di Gla.

 

“Questa acquisizione rappresenta un passaggio importante nella strategia di crescita di Bennet -sottolinea Adriano De Zordi, consigliere delegato di Bennet-. Con questo ulteriore progetto rafforziamo la nostra presenza nel cuore della Lombardia e continuiamo ad affermare la nostra leadership in una regione dinamica e strategica, salvaguardando i livelli occupazionali”. Quindi, a proposito dell’ipermercato acquisito ricorda che “è adatto ad accogliere e proporre il nostro modello commerciale focalizzato sui prodotti freschi, su una nuova visione distintiva del non alimentare e su una forte integrazione con il digitale e l’omnicanalità su cui intendiamo investire”.

Operatività

Il programma di rebranding dell’ipermercato di San Giuliano Milanese prevede che a settembre il punto di vendita sia completamente integrato nella strategia commerciale di Bennet. Questo primo passaggio comporterà quindi la sostituzione immediata dell’insegna, l’inserimento in assortimento di tutte le linee dei prodotti a marchio e l’attivazione del programma fedeltà Bennet Club.

Entro fine anno l’ipermercato sarà totalmente rivisto secondo il modello commerciale di Bennet con un intervento importante sui freschi, punto di forza dell’insegna; nel corso del prossimo anno, sarà attivato il servizio di eCommerce Bennet, uno dei pilastri del modello di business e della crescita dell’azienda.

 

Omnicanalità: sito rinnovato e click&collect 

A questo proposito va ricordato che all’inizio dell’estate Bennet ha rilasciato il suo nuovo sito web www.bennet.com che integra la piattaforma eCommerce e il sito corporate, portando così a compimento un processo avviato lo scorso anno, anche alla luce delle nuove esigenze di consumo emerse con la pandemia e ormai divenute strutturali.

Nella foto il "drive" aperto a Montano Lucino (Co)

Quasi in contemporanea il gruppo ha annunciato l’apertura del Bennetdrive di Ivrea (To), arrivando così a 56 punti di ritiro attivi. Il servizio consente di ordinare la spesa comodamente online in modo pratico: basta cliccare su Bennet.com da qualunque dispositivo 24 ore su 24, scegliere i prodotti da portare a casa e passare a ritirarli nell’apposita piattaforma in qualsiasi momento della giornata. La spesa viene caricata direttamente in macchina da un addetto senza costi aggiuntivi. Il pagamento si effettua alla consegna tramite bancomat o carta di credito.

 

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